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DUE LIBRI & QUALCHE VERSO

PAGINE PER I GRANDI

A CURA DI

MIRYAM SCANDOLA

IL LIBRO. È snervante avere una scadenza biologica. Un termine definitivo che ci sottopone alla brutalità della riflessione sul perduto o, peggio, sull’avuto. Sheila Heti in Maternità cerca di creare un metodo per destreggiarsi tra le opzioni. Per far capire se a 37 anni è il caso di desiderare un figlio oppure è meglio decidere di non averlo mai. L’autrice non banalizza la scelta adeguandosi alla facile partigianeria, da un lato e dall’altro. Ci si cala così dentro da farla diventare l’unica questione. Tira i dadi, chiede all’oracolo cinese, piange sui figli non fatti e poi si dice che li ha fatti («ho scritto sei libri»), si concede grandi incubi distopici e domanda a tutti se vogliono procreare ma le risposte non la convincono mai. Sheila Heti lo dice che questo libro è «la sua difesa scritta», una perorazione interna, l’ultima e la prima libertà. Chiede di non essere condannata se non sa dire bene perché non desidera essere madre.

Titolo: Maternità Autrice: Sheila Heti Casa Editrice: Sellerio Pagine: 300

L’AUTRICE. Canadese, editor presso la rivista di letteratura The Believer, otto libri tra narrativa e saggistica portano la sua firma. Era «un tema imbarazzante» per lei quello della maternità. Lo ammette in diverse interviste perché «desideravo che fosse la vita a dirmi che cosa fare, davanti all’ipotesi di un figlio». La vita non si è pronunciata, quindi lei si è trovata a compiere «una stesura nuova delle regole della femminilità». Nel libro, tra le maggiori opere del 2019 secondo il New York Times e il Times Literary Supplement, Heti rivendica la possibilità di sottrarsi alle domande secolari, che suonano come imposizioni, che sono il massacro per le donne, e lo sono per tutte. Lei chiede di poter «non rispondere a nessuno, non compiacere nessuno, lasciare tutti in sospeso, da maleducata». NOTE A MARGINE. La pressione sociale, quella biologica (che forse sono due forme della stessa insistenza) trova una sintesi così onesta nelle parole di Heti. «Se sei una donna, non puoi semplicemente dire che non vuoi un figlio. In alternativa devi avere qualche grande idea o progetto a cui dedicarti. E guai se non è qualcosa di straordinario. E guai se non sai raccontare in maniera convincente – prima ancora che si svolga – come sarà il restante arco della tua vita». Non c’è la banalità di un femminismo troppo facile da argomentare. In lei c’è il dubbio, il continuo, ossessionante sospetto di perdersi qualcosa per sempre. «C’è questa tristezza nel non volere quella cosa che dà il senso alla vita degli altri». Eppure, di contro, è bruciante la consapevolezza che essere madre vorrà dire essere meno di altro. Vorrà dire, forse, perdere qualcosa di se stesse in nome del destino della cura. Heti sembra dire, e lo dice, con l’intuizione di una fragilità intima che sa farsi comune e descrivere ogni vita, «avrei voluto essere tutto». Ma tutto, forse, non si può.

PAGINE PER I PIÙ PICCOLI

A CURA DI

ALESSANDRA SCOLARI

IL LIBRO. Racconta la scoperta di Eva: una scatoletta di acciaio che custodisce una stella, una fotografia e un dente. Cosa significano? A spiegare la storia, poiché la mamma è impegnata a corregge i compiti e il papà sta scrivendo a un amico d'infanzia, c’è uno splendido nonno. È proprio lui con delicatezza, parole semplici e toccanti, a raccontare la Shoah. «Cosa possiamo fare?», dice la giovanissima Eva spinta dall’emozione. «Ricordare, Zakhor, in lingua ebraica» risponde il nonno. Ricordare sempre, nella speranza che tragedie come questa non accadano più. Significative anche le due schede finali che tracciano, in estrema sintesi, date e fatti storici, nonché la Shoah e il rapporto con l’arte in cui si scoprono i simboli che famosi artisti hanno voluto dedicare a questo pezzo di storia. L’AUTRICE. Guia Risari, nata nel 1971 a Milano, dopo gli studi classici e la laurea in Filosofia Morale all'Università Statale, ha lavorato come educatrice e giornalista, specializzandosi nello studio dell’antisemitismo italiano. Trasferitasi in Francia, oltre a scrivere e tradurre testi (in quattro lingue), ha insegnato e svolto ricerche sulla storia moderna. Per l'infanzia, fin dal 2004, ha pubblicato parecchi albi illustrati e libri guadagnandosi fiducia e stima. Le immagini dettagliate di Gioia Marchegiani – illustratrice e pittrice diplomata in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Roma, dove vive e lavora – anche in questo libro, sembrano scandire le singole parole e conducono per mano il piccolo lettore (e non solo) nella storia dell'umanità.

Titolo:

La stella che non brilla

Autrice:

Guia Risari

Illustrazioni:

CURIOSITÀ. Il racconto inizia con Eva interessata a «conoscere papà prima di me» attraverso il suo amico di infanzia. Nell’attesa del suo arrivo, che fare? Meglio esplorare la casa dei nonni, in cui è venuta abitare con la sua famiglia, partendo dalla soffitta. «È la stanza che preferisco. Calda e polverosa, ha l'odore degli anni che passano e colora il mondo di giallino». Il brevissimo racconto, che tocca le corde dell’emozione fin dalla prima pagina, trova sbocco nella speranza della memoria. Ricordare e raccontare per fermare l'odio e l'intolleranza.

Gioia Marchegiani

Casa Editrice:

Gribaudo Pagine: 46 Età: dai nove anni

SE VI SERVE UN PO’ DI POESIA Tutti riceviamo un dono. Poi, non ricordiamo più né da chi né che sia. Soltanto ne conserviamo – pungente e senza condono – la spina della nostalgia.

(Generalizzando, Giorgio Caproni) 66

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