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L’IMPORTANZA (ANCHE SPIRITUALE) DI AVERE UN GIARDINO

I COMMUNITY GARDENS E LA LORO ETICA PREZIOSA Se fate attenzione, passando da Milano, da Parigi, o da New York, vi capiterà di vedere uno dei cosiddetti “giardini condivisi”. Si tratta di appezzamenti di terreno rimasti inutilizzati o, più spesso, degradati, che la municipalità concede attraverso un bando a dei privati, affinchè vengano riqualificati a verde. Molte volte queste aree vengono destinate per metà all'organizzazione di eventi pubblici, e per metà sono concesse a singoli cittadini affinchè possano mettere alla prova il proprio pollice verde.

L

A CURA DI MICHELA CANTERI

'IDEA DEI “COMMUNITY GARDENS” è nata a New York negli anni '70 ed è arrivata in Europa intorno agli anni '90. Ci è capitato di vederne uno a Parigi, in un quartiere popolare. Gli spazi individuali erano suddivisi con precisione, delimitati a volte da aiuole, altre volte da piccoli recinti o da semplici solchi nel terreno. La visione d'insieme rimandava ad un’idea abbastanza precisa di quello che ognuno aveva voluto comunicare attraverso il proprio piccolo giardino: c'era chi aveva studiato nei minimi dettagli l'accostamento di forme e colori, e l'alternanza di specie vegetali che seguono il ciclo delle stagioni. Poi c'era chi aveva pensato di dare vita ad un'oasi dal sapore esotico, o ad un giardino roccioso; chi aveva costruito uno spazio zen e chi aveva scelto di stare con i piedi per terra, piantando zucchine, patate e insalata. Infine, ed è certo che molti di noi si riconosceranno in quest'ultimo, c'era chi ci aveva fatto l'albero di Natale sei mesi prima e si era dimenticato di togliere le palline dorate, i nastrini rossi e le stringhe argentate, abbandonandole penzolanti sul piccolo abete, umiliato da tutto il ben di dio che gli pullulava intorno. L'esigenza di mettere mano ad un giardino nasce da un desiderio atavico, che è quello di circondarsi della bellezza del paesaggio, plasmandolo a proprio piacimento. Conoscere la 42

natura, osservarla, sperimentare i suoi processi, sentirla palpitare sotto i propri occhi e tra le proprie mani, significa sentirsi parte di un macrocosmo vivo e pulsante attraverso il quale conoscere la vita e imparare la curiosità, la pazienza, i legami tra le varie parti del creato. Inoltre, la contemplazione di un giardino produce molti benefici fisici ed emozionali: colori, forme, suoni della natura sollecitano i nostri sensi, arrivano direttamente al nostro cervello e rilassano la nostra mente. L'occhio è stimolato dall'allegria dei gialli e degli arancioni, si acquieta davanti al bianco, all'azzurro e al lilla, e il gioco delle ombre e delle linee morbide delle piante lo conducono a immaginare storie di luoghi lontani. L'orecchio sussulta di fronte al canto degli uccelli, al rumore delle foglie scosse dal vento e, se il giardino ne è dotato, al rumore dell'acqua. E l'olfatto si inebria di profumi unici e miracolosi che ci toccano l'anima come le carezze degli angeli. TUTTO QUESTO PRENDE ulteriore valore se a creare il nostro giardino siamo noi. Mentre in Europa la fusione tra arte e giardini si ebbe solo nel XIII secolo, in Cina essi furono progettati sin dagli albori (III sec. d.C.) da poeti e pittori, alla ricerca di un'atmosfera che interpretasse la propria sensibilità artistica. Il

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