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DUE PAROLE CON LINO GUANCIALE

SUL PALCO TRA PARADISI POLITICI E PRECARIATO ESISTENZIALE

Foto di Achille Le Pera

La sua storia d’amore con il teatro continua nonostante la celebrità. Lui è Lino Guanciale, uno dei più amati attori del momento. L’abbiamo raggiunto a Ferrara dove ha portato il suo spettacolo La classe operaia va in paradiso.

T

ALENTO, CARISMA, cultura, fascino, sensibilità artistica e una forte coscienza politica e sociale si fondono nella sua personalità. L’artista si racconta dopo essere andato in scena al Teatro Comunale di Ferrara con lo spettacolo La classe operaia va in paradiso, produzione di Emilia Romagna Teatro Fondazione, una rivisitazione del film di Elio Petri (1971), tanto potente quanto attuale.

vorato sulla colonna sonora di Morricone e sulla rilettura dell’inverno di Vivaldi, perché il regista ha ritenuto che la musica barocca potesse riprodurre il suono delle macchine. Con questo progetto abbiamo realizzato un sogno: non uno spettacolo normale, ma un cantiere aperto su quel che è stato e quello che è oggi. Un invito a riflettere su come un’opera così possa essere straordinariamente attuale.

Com’è nata la scelta di portare sul palco questo spettacolo? L’idea è stata mia. È sedici anni che lavoro con il regista Claudio Longhi, direttore di Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro Nazionale. Con lui c’è un sodalizio artistico e umano molto forte. Da tempo accarezzavamo l’idea di portare sul palcoscenico un classico del cinema, per questo, cercando una pellicola che affrontasse il tema del lavoro, abbiamo pensato a La classe operaia va in paradiso. Un’idea un po’ folle perché si tratta di un film all’epoca aspramente criticato. Un progetto ambizioso, sposato dall’intera compagnia. Il testo è stato smontato, rimontato, ricostruito con arrangiamenti narrativi e accompagnamenti musicali (canzoni dell’epoca con strofe nuove scritte da me). Il polistrumentista della compagnia ha la-

L’uomo è sempre immerso nel fare, nel produrre. Spesso perde di vista i valori ma continua ostinato la sua corsa, ritrovandosi solo e sofferente. Qual è una soluzione a questa voragine? La soluzione è difficile da trovare. Il film racconta una soluzione politica. Solo alla fine, in questa nebbia di solitudine, il protagonista Lulù Massa si trova finalmente insieme a tante altre persone. Con loro sfonda il muro per occupare il Paradiso. Non si sa bene cosa rappresenti questo luogo, sicuramente un forte richiamo alle forze progressiste dell’epoca per cercare di immaginare un paese migliore, più giusto. Una condizione molto simile ai giorni d’oggi, perché è vero che non esiste più il cottimo, ma la situazione delle formule contrattuali è davvero precaria. I giovani che hanno visto lo 24

A CURA DI VALENTINA BAZZANI

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