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C o p i a g r at u i ta

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febbraio 2017

Anno 10, Numero 1

PANTHEON WWW.VERONA-PANTHEON.COM

VERONA

ZINE

VER NA N E T W O R K

E SCLUSIVO I N T E R V I S TA a Sergio Pellissier

VERONA IN LOVE Il cappello del cuore di “Terry”

BENESSERE Il kit per una casa in salute

Patrizia Bisinella

S P O S E R Ò TO S I

CO N O S E N Z A T E R Z O M A N DATO


matteo.scolari@giornalepantheon.it @ScolariMatteo

Febbraio 2017

EDITORIALE Ancora più spazio a coloro che noi in redazione amiamo definire “i veronesi protagonisti”, ovvero tutte quelle persone che, nonostante le molte difficoltà quotidiane, non rinunciano a guardare avanti con entusiasmo, con fiducia e con un incredibile con voglia di fare.

Invece di maledire il buio, meglio accendere una candela. Lao Tzu

A loro, e a voi, sarà dedicata la nuova stagione di Pantheon Verona Magazine, il mensile che esce in questo 2017 con una veste rinnovata: cambio del formato, nuova grafica, nuovi contenuti e più pagine a disposizione, ottanta, per raccontare, come sempre, ma ancora meglio, storie di persone speciali, progetti innovativi, iniziative lodevoli, idee vincenti, soluzioni alla portata di tutti. Una “missione” particolare la nostra, che rimane immutata dal 2008, dal primo numero del giornale, uscito quasi dieci anni fa, e che oggi può contare anche sull’apporto di un importante alleato. Lo scorso dicembre, infatti, Pantheon e la storica emittente televisiva TV7 Triveneta, con sede a Padova, visibile a Verona sul canale 12 del digitale terrestre, hanno unito le proprie forze per amplificare in maniera esponenziale questo nostro messaggio di spinta, di incoraggiamento, e per rilanciare un progetto multimediale aggregativo. Lo scopo è mettere al centro la Verona e i veronesi che “ci credono” e che desiderano migliorare, giorno dopo giorno, partendo dalle cose semplici, dal loro vivere quotidiano. Grazie a questo sodalizio editoriale, allargheremo progressivamente la visibilità di ciò che andremo a raccontare, delle persone che andremo a conoscere, dei progetti che andremo a scoprire, arrivando a raggiungere oltre duecentomila contatti con l’insieme degli strumenti cartacei, online e televisivi a nostra e a vostra disposizione. Un cambio di marcia significativo, numerico, adrenalinico, che rappresenta per certi versi una svolta storica per la nostra realtà, e che ci offre - di questo siamo felici - la grande opportunità di dare ulteriori stimoli a questo territorio, ricco di talenti, ma spesso privo di spirito di squadra. E se anche tu, sì, proprio tu che stai leggendo queste righe, se anche tu ti senti un “protagonista”, in famiglia, con gli amici, nel lavoro, nello sport...se anche tu ti alzi al mattino mettendo davanti alle difficoltà le soluzioni, davanti ai problemi l’ingegno, davanti ai cattivi pensieri il sorriso, beh, vanne fiero. Noi saremo sempre dalla tua parte.

foto di Anna Mainenti


Registrazione Tribunale di Verona n.1792 del 5/4/2008 - Numero chiuso in redazione il 23/01/2017

INDICE 8 14 18 22 24 26 30 32 46 52 54 60 64

IN COPERTINA Intervis ta a Patriz ia Bis inella IN COPERTINA /2 A tu p er tu con S ergio Pellis s ier PRIMO PIANO I “cop rip ens ieri” d i Terry LA STORIA D u e p iccoli au tori tra le cors ie BENESSERE S e la cas a è in (bu ona) s alu te SPORT D ebora Roncari s u gli s cii d ella vita SICUREZZA La bas e NATO d i Lu ghez z ano DAL MONDO Martina e l'aria come mes tiere SOUNDS FOOD S qu is ite armonie SCORCI L'ip ogeo d i S anta Maria in S telle IN VETTA L'oro ros s o d ella Les s inia LOVE FILM FEST J e t'aime, anche nel 2017 IERI&OGGI Margot che nacqu e in u n lager

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BOX OFFICE

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LIBRO DEL MESE

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Brevi da Verona

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Bellezza al Naturale

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IN CUCINA CON NICOLE

Ma qua nt o se i s oc ia l Ve r ona? La c l a s s if ic a DA PA G 34

G l i e v e nt i di f e b b r a io, s e c ondo noi a pag 76

Il nuovo

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Errori da segnalare? redazione@giornalepantheon.it

Direttore responsabile

M at t e o S c o l a r i

Redazione e Collaboratori

D I R E Z I O N E E D I T O R I A L E M i rya m S c a n d o l a R e d a z i o n e M at t e o S c o l a r i , M i rya m S c a n d o l a F l av i o B r u t t i , M A R C O M E N I N I H a n n o c o l l a b o r at o a l n u m e r o d i f e b b r a i o 2 0 1 7 a d i c o n s u m , M at t e o B e l l a m o l i , M a r ta B i c e g o, C H I A R A B O N I , C L A U D I A B U C C O L A , G i o r g i a C a s ta g n a , A N N A G I R A R D I , f e d e r i c a l ava r i n i , M A R C O M E N I N I , M a r c o N i c o l i s , E m a n u e l e P e z z o , m a r i n a p i s ta f fa , E r i k a P r a n d i , M I RYA M S C A N D O L A , N i c o l e S c e va r o l i , A l e s s a n d r a S c o l a r i , I n g r i d S o m m a c a m pa g n a , j o s e p h s p i n e l l i , G i o va n n a T o n d i n i , G I U L I A Z A M P I E R I , r i c h a r d z a n o n i , v e r o n a g r e e n , M at t i a Z u a n n i . C o p e r t i n a F l av i o B r u t t i foto di Copertina anna mainenti P r o g e t t o g r a f i c o F l av i o B r u t t i S o c i e tà e d i t r i c e I n f o Va l S . r . l . R e d a z i o n e V i a T o r r i c e l l i , 3 7 ( Z A I -V e r o n a ) - P. I va : 0 3 7 5 5 4 6 0 2 3 9 - t e l . 0 4 5 . 8 6 5 0 7 4 6 - fa x . 0 4 5 . 8 7 6 2 6 0 1 m a i l : r e d a z i o n e @ g i o r n a l e pa n t h e o n . i t - w e b : w w w.V E R O N A - PA N T H E O N .C O M - Fa c e b o o k : / Pa n t h e o n - T w i t t e r : @ pa n t h e o n v r ufficio commercialE: SARAH SALGARELLI 045 8650746 C o n t r i b u t i p e r Pa n t h e o n M a g a z i n e c / c p o s ta l e 9 3 0 7 2 2 6 2 i n t e s tat o a : I n f o va l s r l – V i a l e d e l L av o r o 2 , 3 7 0 2 3 G r e z z a n a ( V R )


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Cinque curiosità dal mondo che valeva la pena raccontarvi

di Marco Menini

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S' Cool Bus Assomiglia a quella dei Flintstones ma esiste davvero. A Rouen, nel nord della Francia, è operativo un servizio di scuolabus ecologico (finanziato da una campagna di crowdfunding) che funziona a pedali. A muoverlo sulle

R oyo l e F l e x P h o n e , l o s m a r t p h o n e c h e s i a r r o t o l a a l p o l s o P r e s e n tat o a l C E S 2 0 1 7 d i L a s V e g a s , i l R oyo l F l e x P h o n e è u n p r o t o t i p o d i s m a r t p h o n e c o n

piste ciclabili sono infatti i bambini dai 4 ai 12 anni.

d i s p l ay e c o m p o n e n t i f l e s s i b i l i . P u ò e s s e r e u t i l i z z at o n o r m a l m e n t e c o m e s m a r t p h o n e o p p u r e a r r o t o l at o a l p o l s o i n m o d a l i tà o r o l o g i o . P e r g l i s p o r t i v i , i n f i n e , c o m e f i t n e s s t r a c k e r .

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Disturba il segnale e blocca tutte le frequenze di 2,4 e 5,8 Ghz, la ricezione di Gps e addirittura il Glonass, il sistema di posizionamento satellitare russo. Basta puntare il revolver in direzione del quadricottero per costringerlo a tornare tra le mani del proprietario. DroneGun (disponibile all'acquisto qui: droneshield.com/dronegun) riesce a immobilizzare un drone fino a due chilometri di distanza, ma c'è da ricordare che il suo utilizzo è vietato in Italia.

Homestead II o no, cinema o meno, ossessiona tutti la possibilità che ci sia nell'universo un nuovo pianeta abitabile. E, per fortuna, gli occhi fissi sul manto stellare di Stephen Kane (San Francisco State University), considerato uno dei massimi esperti tra i cacciatori di pianeti, qualcosa hanno trovato. Si chiama Wolf 1061c, a 14 anni luce di distanza dalla terra, e potrebbe essere abitabile.

04 Cannabis libera In un paese dove anche il sarcasmo è vietato, si può fumare liberamente marijuana. Ma qualcuno è finito in prigione, colpevole di aver tentato di fare uno spinello con carta di giornale dove era ritratto il leader Kim.

Top Gun dell'Asia Formalmente in guerra con la Corea del Sud dal 1950, la Corea del Nord è uno dei Paesi più militarizzati del mondo, con un esercito di oltre un milione di soldati, anche se resta un mistero la reale entità del suo potenziale bellico.

Gusti difficili Non ama viaggiare in aereo, anzi, il mezzo alato lo terrorizza. Nonostante ciò è rimasto poco soddisfatto dal nuovo mega-aeroporto di Pyongyang. Dell'architetto più nessuna traccia.

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U n n u o v o p i a n e ta d a a b i ta r e ( e d o v e s c a p pa r e ) ?

Sportivo di classe Appassionato di calcio e basket, ha dato impulso allo sport, investendo molto in nuove strutture, con l’obiettivo di rilanciare all’estero un’immagine più sana e moderna del Paese, alimentando nel contempo l’orgoglio nazionale.

Una pistola anti-drone p e r g l i a m a n t i d e l l a p r i va cy

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Cinque cose che forse non sai su Kim Jon Un

Kim l'ambizioso Risale al 2013 la decisione del leader di rendere legali solo quattro tagli di capelli, naturalmente ispirati al look di Kim. Qualche regola: attaccatura alta, capelli che si aprono a coda di pavone ma restano corti davanti e soprattutto ai lati. (La Corea del Nord ha 28 acconciature approvate dal governo per uomini e donne)


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IN COPERTINA

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«Io tifo Chievo, Flavio è da sempre per l'Hellas. Lui lo sapeva e ci 'sfottevamo' in continuazione».

inter vista a

Patrizia Bisinella

IL DERBY CHE CI HA FATTO INNAMORARE Si incontrano, lasciano la Lega insieme «quando si trasforma» nell'era salviniana. La donna che sposerà Flavio Tosi, con o senza terzo mandato

di Miryam Scandola foto di Anna Mainenti


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IN C O P ER T I N A

un buono». Dice con voce sporcata appena dall'imbarazzo e dimentica per un attimo le parole della politica che conosce bene come senatrice, a Palazzo Madama dal 2013. Non fa campagna elettorale quando racconta dell'uomo che ama. Torna a farla, certo, quando parla del sindaco che vede il suo mandato finire. Spera nell'Italicum Patrizia Bisinella per veder togliere quel limite legislativo che congela l'ipotesi di un Tosi tris. «Flavio me lo dice sempre: la cosa che vorrei di più per me è poter continuare a fare il sindaco». E lei? Lascia aperti spiragli «per chi come me parte dal consiglio comunale, fare il primo cittadino è la cosa più bella», senza permettere di ricamare congetture e un «sarò, comunque, della partita» dobbiamo farci bastare. Il tutto mentre si chiacchiera un avvicinamento tra Forza Italia e Il Fare! tosiano (così mentre scriviamo, ma si sa, poco è più volubile della politica) che potrebbe aprire gli scenari più disparati, soprattutto in caso di ballottaggio. Ma lasciamo le amministrative di primavera riposare nell'incertezza di schieramenti da fare e disfare e facciamo un passo indietro. Guardiamo a lei, camicetta in seta, 46 anni dei quali almeno una quindicina di militanza nella Lega. Si sapevano solo di nome nei corridoi del Carroccio quando lui, Flavio, era vicesegretario e lei, Patrizia, la pupilla prima di Calderoli e poi di Maroni. E ora «ho fatto qui il centro della mia vita e del mio lavoro». Da martedì a giovedì scende a Roma e, stando alla classifica di rendimento dei parlamentari, è una tra le prime della classe con il 59esimo posto. Da venerdì a lunedì si butta «nella mia Verona», città che ha preferito alla sua Castelfranco Veneto. Ma non di solo filobus e traforo vive Tosi, e, ovviamente, la sua first lady.

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Sono cresciuta con mio padre che comprava cinque giornali al giorno. Mi faceva leggere gli articoli e mi spingeva a confrontarli cia fare passi indietro. Prima, necessaria domanda, in tempi pre-elettorali: le piacerebbe Palazzo Barbieri? Sono fortunata, ho un osservatorio privilegiato, e stare con Flavio mi permette quel contatto diretto con il cittadino che il ruolo di sindaco concede. In questo senso, a volte, il vestito di parlamentare può essere penalizzante perché ti separa dal territorio che rappresenti. Sei sì il collante tra i cittadini e i palazzi romani, ma alla gente non arriva sempre quello che fai. Invece, un sindaco è tutti i giorni sul campo. Per chi ha la passione della politica è forse la strada più bella. Certo che mi piacerebbe. Ma l'unica cosa sicura al momento è che sarò della partita dando una mano alla squadra. L'ultimo scampolo di mandato per Tosi; le ha confidato di avere qualche rimpianto? Non aver visto realizzate alcune opere infrastrutturali per cui si era battuto. Come nel caso del traforo, dove a pesare è stata la crisi economica che ha toccato il tessuto produttivo dei privati e a cascata quello dei lavori pubbici. La preoccupazione ora è che arrivi qualcuno e fac-

Una soddisfazione però se l'è tolta con il lieto fine dei quadri di Castelvecchio. Quando ci fu il furto, lui visse quella notte malissimo: non ha mai dormito ed è stato in contatto stretto con le forze dell'ordine. Il giorno della restituzione era distrutto dall'influenza ma è andato lo stesso a Kiev, imbottito di farmaci. Voleva avere le tele sotto gli occhi, vederle caricare sull'aereo. È stato un sollievo per lui.

mata. Galeotto è stato un derby. Io tifo Chievo, Flavio è da sempre per l'Hellas. Lui lo sapeva e ci 'sfottevamo' in continuazione. Eravamo nelle curve opposte quando ha segnato il Chievo all'ultimo minuto e io, esultante, dopo la partita, l'ho cercato. Lui era arrabbiatissimo e in completo silenzio, alcuni amici della curva mi hanno addirittura detto di lasciarlo stare che: “Quando il Verona perde...”. Poi? Beh, ci abbiamo riso parecchio nei giorni seguenti.

Un aggettivo, invece, per il compagno? Flavio è un buono.

Come trascorrete il tempo, quando non siete la “coppia politica”? L'ho iniziato al tennis e ora scendiamo in campo insieme e facciamo i doppi con gli amici. Il tempo è poco, ma quando abbiamo una pausa per noi la sfruttiamo per visitare nuove città. Flavio è un fotografo bravissimo, e ama ritrarre paesaggi e monumenti. Tutto quello che fotografa lo salva e poi lo guardiamo insieme, proiettandolo nelle serate in famiglia.

Ogni amore ha il suo inizio, qual è stato il vostro? L'intensa campagna per le europee del 2014, da parlamentare lo accompagnavo nei vari incontri. E la simpatia in atto si è, come dire, trasfor-

Veniamo a lei. Una laurea in giurisprudenza spesa subito sui banchi leghisti come funzionaria legislativa tra federalismo fiscale e riforme costituzionali. Era così che si sognava da bambina?

Mi dice l'aggettivo che meglio racconta il sindaco? È capace. Glielo dicevo anche quando lo frequentavo solo politicamente: è un vero conoscitore della macchina amministrativa e delle sue regole.


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I N C O P ER T I N A Qui la stupirò. Da piccola tra le materie amavo l'italiano e mi piaceva tantissimo scrivere. Dicevo sempre che avrei fatto la giornalista. Alla fine del liceo ho iniziato a scrivere per la Tribuna di Treviso. Sono cresciuta con mio padre che comprava cinque giornali al giorno. Mi faceva leggere gli articoli e mi spingeva a confrontarli. Mai fidarsi di come viene venduta una notizia, diceva.

Nel mese di San Valentino

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Quindi la Lega, se vogliamo, è stato il suo secondo amore... Direi di sì, ho militato per 15 anni. Sono entrata in Parlamento con la lista di Maroni. Poi arriva Salvini e in un anno e mezzo stravolge tutto. E, infatti, quando si è consumata la frattura, ha seguito Tosi. Una scelta legata solo al cuore? Ero comunque già in crisi, quando Flavio è stato cancellato dai libri sociali, e dopo quell'atto vergognoso, per me è stata una decisione assolutamente spontanea andarmene. Ma da tempo non mi riconoscevo più nel partito con la conduzione salviniana che boicottava le istanze venete in favore della Lega lombarda. La deriva lepenista ha preso il posto del federalismo fiscale, della questione settentrionale. Questo recente legame con l'estrema destra europea non mi è mai appartenuto. L'incapacità di mediazione che Salvini continua a dimostrare, anche ora, è stata determinante per la rottura. Tosi è sempre stato un pensatore libero dentro la Lega, e con Bossi e Maroni le cose sarebbero andate diversamente. Ho lasciato, ma l'ho fatto prima di tutto con la testa, poi, ovviamente, ho seguito anche il cuore. Tra amministrative e l'interrogativo delle elezioni anticipate, davanti avete un 2017 denso: perché non aggiungere anche il matrimonio? Siamo molto contenti e per noi sarebbe il prima possibile. Tra una campagna elettorale e l'altra speriamo di riuscire entro quest'anno a sposarci. Vogliamo una cosa intima, quando ci sarà un po' di spazio per noi due. Cosa spera per lei, per voi, Patrizia? Di vivere serenamente quest'anno che ci aspetta. E di continuare questa vita a due, dividendo la nostra passione per la politica, questo senso civico che ci viene naturale.

50% Il matrimonio? Vogliamo una cosa intima, quando ci sarà un po' di spazio per noi due

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I N CO P ER T I N A / 2

I n t e r v i s ta a S e r g i o P e l l i s s i e r

«IL CHIEVO?

LA MIA SECONDA CASA»

di Matteo Scolari

Capitano del ChievoVerona. Con la maglia clivense detiene diversi record, dal numero di presenze in A, a quello di presenze in assoluto. Primatista per numero di gol nella massima serie (superata quota 100 nel dicembre scorso), l’attaccante aostano, classe 1979, è considerato, da più parti, una delle ultime bandiere del calcio moderno.

L

o incontriamo in una tarda mattinata di gennaio nella hall d’ingresso dell’Hotel Veronello, a Calmasino, sede degli allenamenti del ChievoVerona. Si presenta impeccabile con la sua divisa di allenamento, accompagnato dal team manager Marco Pacione. Disponibile, gentile come sempre, già concentratissimo per la seduta sul campo che sarebbe iniziata pochi minuti dopo, a mezzogiorno in punto. Un professionista serio Sergio Pellissier, un amante di questo sport che con la sua scelta di sposare a vita la società “della diga” ha ispirato e ispira i romantici del calcio, di ogni parte dello Stivale. Sergio Pellissier, di Aosta. Da un aostano ci si aspetterebbe una predilezione per altri sport, più legati al territorio montano. Quando nasce la sua passione per il calcio? Da bambino ho provato un po’ tutti gli sport invernali: sci di fondo, discesa, slittino...tuttavia il calcio è sempre stata la mia passione più grande. Giocavo con i miei amici sotto casa, in cortile, a scuola. Ad ogni ora. La sua carriera inizia a Torino, sponda granata. Era la sua società di riferimento al tempo? A Torino sono arrivato dopo che alcuni osservatori granata mi avevano notato nella squadra del mio paese. Sono andato via di casa giovanissimo per inseguire il sogno di diventare calciatore e devo dire che l’esperienza con questa società, con cui sono stato sette anni, mi ha insegnato molte cose. Anche perché il Toro, a quel tempo, vantava un settore giovanile tra i migliori in Italia.

Quando hai più responsabilità, quando ti senti più importante, riesci a dare anche di più

Cosa rappresenta, dal punto di vista professionale e umano “casa Chievo” per Sergio Pellisier? Beh, tanto. Sono cresciuto in questa società, ho raggiunto traguardi importanti. Ho sofferto e ho gioito con questa maglia e, indubbiamente, per me è come se fosse una seconda casa. È rimasto fedele ai gialloblu anche nell’anno della retrocessione in serie B, nel 20072008, segnando ben 22 reti con le quali ha contribuito all’immediata risalita in A, l’anno successivo. Fu quello il presupposto per il matrimonio a vita con la società clivense? Mi sentivo in colpa per la retrocessione. Sono sempre stato molto onesto con me stesso e

quando una stagione risulta fallimentare non si può dare la colpa soltanto all’allenatore o alla società: siamo noi giocatori che scendiamo in campo. Retrocedere dà fastidio, ti segna. Mi vergognavo anche di andare in giro, sentirsi dire dalla gente: “ma come avete fatto?”. E per una persona come me, particolarmente orgogliosa, lasciare da sconfitto proprio non mi andava. Sono rimasto anche grazie al presidente che mi ha voluto a tutti i costi e mi ha dato qualcosa in più: mi ha consegnato la fascia di capitano, mi ha affidato responsabilità maggiori e a volte, quando hai più responsabilità, quando ti senti più importante, riesci a dare anche di più. Quell’anno è stato fantastico perché siamo riusciti risalire con una squadra straordi-

Fin da piccolo immaginava di poter arrivare dov’è oggi, in Serie A, con numerosi record personali in tasca? Quando si è giovani ci si spera, ma non si ha chiaro fin dove si possa arrivare. Io mi sono sempre impegnato al massimo delle mie possibilità, con tanto impegno, serietà e dedizione. Fortunatamente molti dei miei sogni professionali si sono realizzati. Dopo il Torino, con cui fece l’esordio nei professionisti, la parentesi di Varese e l’approdo definitivo a Verona. Com’è nata la storia d’amore col Chievo? È nata grazie al direttore sportivo di allora, Giovanni Sartori. Già ai tempi del Torino parlò di me al presidente Campedelli. Quando passai in prestito al Varese trattarono la comproprietà con i granata. L’anno dopo, fortunatamente per la mia carriera, Chievo e Torino arrivarono alle buste. La società della diga fece l’offerta, il Toro lasciò vuota la busta. Passai alla società scaligera rimanendo ancora in prestito al Varese e poi alla Spal. Se fossi rimasto al Toro probabilmente non sarei riuscito a raggiungere certi obiettivi, perché quando cresci fin da bambino in una società, vieni visto sempre come un giovane della società. Non sarei stato valorizzato come, invece, è successo qui a Verona.

naria, arrivando primi, registrando tanti record. In quell’occasione ho imparato che nella vita si può anche rinunciare a qualcosa di più facile e conveniente, per avere poi delle gioie immense e impagabili. Si riferisce alla lusinghe ricevute in quegli anni, all’apice della sua carriera, da club più blasonati? Sei o sette anni fa ho rinunciato ad alcune proposte davvero importanti. E l’ho fatto perché sentivo di avere qui nel Chievo un gruppo di persone, e in particolare il presidente Campedelli, che hanno sempre


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creduto in me e che su di me facevano tanto affidamento. Quando ti trovi in questa situazione, senti la totale fiducia, non puoi che contraccambiare in tutti i modi possibili, anche rinunciando a qualcosa apparentemente più lusinghiero. Parlando di cose grandi non possiamo che ricordare la data del 6 giugno 2009. Marcello Lippi la chiama in Nazionale per l’amichevole contro l’Irlanda del Nord. Entra e segna. Quali emozioni ha provato quella sera? Un’emozione enorme. Indossare la maglia della Nazionale, avere questa opportunità, per giunta arrivandoci da una società medio-piccola come il Chievo, e segnare, è un traguardo fantastico. Ci sono riuscito grazie all’impegno personale, ma anche grazie alla mia società e ai miei compagni. Quella sera sono ritornato bambino, anche se avevo 30 anni, i brividi di gioia erano quelli dei 17, 18 anni, del primo esordio in serie C o in B. Una serata memorabile. Senta, qual è il segreto di questo Chievo che ogni anno riesce a sorprendere per la capacità di fare dei campionati con risorse contenute? Io credo che scelga dei giocatori giusti, persone giuste. Ragazzi che possano far bene qua. Un giovane che sceglie il Chievo deve sapere che non è come in una grande squadra, non si trova in un ambiente dove magari i tifosi possono rappresentare numericamente parlando il dodicesimo uomo in campo. Tuttavia hai tante

persone vicine, tanti tifosi che ti vogliono bene e che ti possono dare una mano nei momenti difficili. Al Chievo devi crescere anche da solo, devi avere la testa giusta, la testa sulle spalle, devi essere una persona che sa guadagnarsi il risultato sul campo con grinta e determinazione. Devi essere consapevole che è necessario portare a casa punti ogni domenica perché se il Chievo non si salva, la società rischia il fallimento. Questo è necessario che sappia ogni giocatore che veste la nostra maglia. Ha già iniziato a immaginare a cosa farà una volta smesso col calcio giocato? Ogni tanto ci penso, ma cerco di mettere questo pensiero in fondo alla lista. Sto ancora bene fisicamente e voglio cercare di giocare il più possibile. Quando mi accorgerò che starò facendo fatica, allora inizierò a pensare di ritirarmi. Il suo legame con la città di Verona e con i veronesi? È speciale. Ormai sono 16 anni che vivo in questa città. Dal punto di vista professionale, e spero anche umano, mi rispettano tutti, anche i tifosi dell’Hellas. Questo per me è un orgoglio immenso perché mi fa capire che quando c’è l’impegno, quando si dà tutto per una società, quando si mettono in campo anche valori morali, si superano le divisioni. Si entra in una dimensione superiore in cui le persone, anche se di fedi diverse, riconoscono la tua buona fede e il tuo amore per questo sport. Che è di tutti.

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UN CAPPELLO?

PUÒ FARE ABBASTANZA

Tra dolori e amori

«Non sei più né un uomo né una donna; sei solo un malato di cancro. Fin da subito ho cominciato a guardarmi allo specchio e a dirmi: inizio da questa faccia con la mia tavolozza di trucchi» miryam.scandola@verona-pantheon.com

I cappelli, dove e come

@miryamscandola

di Miryam Scandola

In città si trovano da Clary's in via Stella 5 e presto saranno acquistabili online sul sito "La cura sono io".

Non passa il tumore se lo vesti di colori, se copri i segni delle terapie con foulard variopinti. «Perché non si tratta di guarire ma di curarsi». È una questione di lessico «giusto» per Maria Teresa Ferrari. Il cancro ha trasformato le sue parole che ora si scrivono con una linea di copricapi, o meglio, di “copripensieri”. Per ogni occasione, “Verona in Love” e corsie d'ospedale comprese.

I

DIOZIE, le chiamava Buzzati. E raccomandava di praticarle sempre, perché senza scrittura, senza pittura, senza arte finisce la speranza. Maria Teresa, 52 anni, giornalista veronese esperta da sempre dello scrittore, l'ha preso in parola. E nei corridoi del dolore ha portato la bellezza. L'ha deciso, così, prima di entrare in sala operatoria per un tumore: niente parrucca; se li sarebbe fatti lei i suoi cappelli. «Sarei partita dalla testa… sì dalla testa, perché è lì che prende vita la volontà di volersi bene, ancora di più quando vivi la sua improvvisa nudità, causata dalle chemio». Neanche li ha guardati quei copricapi impietosi che vendono nei negozi specializzati per i pazienti in terapia. Foulard che invece di nascondere, sembrano gridare quello che manca. Avvilivano la sua femminilità, compagna fedele della sua vita disegnata dagli eventi culturali, dalle mostre e dalle presentazioni. «Dopo la diagnosi, mi sono armata. Sono andata ad attrezzarmi esteticamente: ho comprato degli occhiali grandi, per nascondere le sopracciglia che avrei perso». Vedersi bene è importante, sarà retorico ma non è scontato. «Un vestito, un filo di rossetto: tutto poteva aiutarmi perché, quando sei negli ultimi periodi di terapia, perdi tutti i connotati. Non sei più né un uomo né una donna; sei solo un malato di cancro. Fin da subito ho cominciato a guardarmi allo specchio e a dirmi: inizio da questa faccia con la mia tavolozza di trucchi». IL RESTO è già quasi storia: “Cappelli ad arte”, il nome del progetto, “copriprensieri”, il sottotitolo che non nasconde sotto un turbante la fatica quotidiana della malattia. «Li indossavo nelle stanze di

Oncologia» e quanto stridevano all'inizio quelle paillettes con le pareti grigie. Ora sono richiesti in tutta Italia, con un e-commerce in partenza e tre regole fisse non negoziabili. Sono in fibra naturali, cotone e bambù, per non irritare la pelle. Hanno un costo accessibile perché, in tempi di chemio, coprirsi la testa non è un lusso. Sono per tutte, malate e non. Perché la rinascita non conosce esclusioni. Tessuti variegati che si fanno volani di questo «discorso allargato» indirizzato a chi soffre, in ogni forma possibile. Quanto può fare un cappello? «Abbastanza,

perché, ormai, me lo dicono in tanti, è diventato un contenitore di valori» racconta ed è sufficiente uno sguardo alla sua pagina facebook seguitissima o al suo blog di speranza seria, per darle ragione. ANCHE SE «io sto ancora lottando, non è che sono fresca come una rosa», pensa a tutti, questa donna dalla voce avvolgente che scompone la malattia nei petali di una metafora. Sta scrivendo un libro che si chiamerà con il titolo che governa le sue giornate: “La cura sono io”. Un vademecum che potrebbe diventare anche

LAVO RA C O N NOI I N FOVAL s oc i e tà d e l Gr u p p o FI N VAL S pa (F in a n zia r ia Valpan t e n a Le s s i n i a) c e r c a p e r s on al e n e l l e m an s i on i d i:

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prim o pi a n o una app, utile pure a quanti vivono da coprotagonisti il percorso. Perché è un'arte tutta da imparare quella di stare accanto bene a chi attraversa un tumore. «Le persone si sbizzarriscono nel darti i consigli più strampalati del mondo. Gli amici a volte diventano ossessivi. Mi faceva impazzire il loro bisogno di scendere nei dettagli della malattia». A

Target Salute

Per il nostro benessere quotidiano

volte a fare, davvero, la differenza sono le sciocchezze quotidiane: «un'amica dopo ogni sessione di chemio mi porta a bere una centrifuga. Un'altra mi invita a cena quando cucina il pesce. Io non sono mai stata brava a prepararlo». Sembrano idiozie. E quanto non lo sono. Facebook.com/cappelliadarte mariateresaferrariblog.com

Poliambulatorio Specialistico

Biofeedback

L’incontro tra mente e corpo

I

n vari momenti o in alcune situazioni della vita può capitare di sentirsi particolarmente preoccupati e agitati, percependo una serie di modificazioni corporee che possono prendere il soppravvento. È successo a tutti di percepire il cuore battere forte, un nodo in gola che fa passare l’appetito o un forte mal di testa che impedisce di svolgere al meglio le nostre attività quotidiane. È possibile esercitare un CONTROLLO sui cambiamenti che avvengono nel nostro corpo e tornare ad essere calmi? Posso, ad esempio, volontariamente diminuire la mia tensione muscolare o il mio battito cardiaco? Attraverso la strumentazione di biofeedback si può imparare ad aumentare la consapevolezza di questi processi fisiologici e ottenere così un controllo volontario sul corpo e sulla mente, riducendo la sensazione di agitazione e aumentando la probabilità di stati di tranquillità. Le terapie di biofeedback sono trattamenti non farmacologici che utilizzano strumenti scientifici per misurare, amplificare e restituire informazioni relative alla propria attivazione corporea, consentendo alla persona di raggiungere una capacità di autoregolazione della propria attività fisiologica per migliorare il proprio benessere.

Di amore in amore

VE RO N A I N L OVE

L'amore, quello giusto, ci insegna a diventare la versione migliore di noi stessi. Maria Teresa non poteva mancare a Verona in Love con il “cappello del cuore”, il premio che riceveranno gli autori dei messaggi più belli. Venduta in una versione più economica anche in città (da Amelia, in Piazza Erbe 33), la nuova linea di copricapi sarà solo l'inizio. «Prenderà il volo perché un simbolo così non può restare solo veronese. Per i prossimi mesi abbiamo in cantiere dei progetti a livello di Oncologia nazionale». Intanto per San Valentino, l'associazione “La cura sono io” ha già in agenda “Amarsi e amare di gusto per essere felici. Le mille facce dell'amore tra autostima, rispetto, cura di sé, azioni e pericolosi inganni”, sabato 11 febbraio, in Piazza Dante, una conversazione imperdibile tra Maria Teresa Ferrari e Valeria Benatti sul sentimento principe che circonda tutto.

Il b en e i n v i s i b i l e c he s e rve Capelli che cadono, unghie che si anneriscono. La sfida di vivere con il cancro passa ogni giorno anche dallo specchio. Sono due le estetiste specializzate a Verona che hanno seguito i corsi Apeo (Associazione professionale di estetica oncologica): Jessica Catone ( jewelestetica@libero.it) e Maria Victoria Bautista (esteticasinergy@gmail.com ). Voci amiche e competenti che consigliano le creme da usare per alleviare le irritazioni, i rimedi naturali per diminuire i fastidi.

Attraverso l’utilizzo di sensori di superficie si rilevano diverse risposte fisiologiche, come la tensione muscolare, lo stato di attivazione dell’organismo, la respirazione addominale, la frequenza cardiaca e la sua variabilità della frequenza cardiaca, l’attività elettrica del cervello, e il flusso sanguigno. Vari studi mostrano come il biofeedback, da solo e in combinazione con altre terapie comportamentali, risulti essere efficace per trattare una varietà di disturbi sia di tipo medico sia di tipo psicologico, dai disturbi d’ansia alle cefalee, dai disturbi del sonno all’ipertensione e al disturbo di Raynaud. Attualmente vi è sempre una maggiore richiesta di interventi di questo tipo, rappresentando un trattamento di prima scelta per alcune patologie mediche o psicologiche e un trattamento eccellente aggiuntivo per altre. Il paziente avrà un ruolo attivo individuando insieme al terapeuta strategie personalizzate per la gestione della proprie risposte fisiologiche, diventando capace di comprendere quanto accade all’interno del corpo ed agire volontariamente per raggiungere un determinato stato fisico e mentale. Dott.ssa Arianna Sittoni Psicologa presso il Poliambulatorio Specialistico Target Salute

I nostri Servizi • Ortopedia • Dermatologia • Cardiologia • Neurologia • Psicologia e psicoterapia • Dietologia e medicina nutrizionale • Medicina estetica • Endocrinologia e Diabetologia • Medicina del lavoro • Fisioterapia e osteopatia • Trattamento per il tabagismo

Il poliambulatorio Target Salutesi trova in via Enrico Da Porto 6 a Grezzana ed è aperto dal lunedì al giovedì dalle ore 8.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 19.00. Il venerdì fino alle 17.30. Tel. 045 8669119 - Fax: 045 907232 - info@studiomenegalli.it - www.targetsalute.it


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LA STORIA

Due piccoli autori e il libro di Abeo

SONO I SOGNI

C H E S A LVA N O I B A M B I N I

giovanna.tondini@verona-pantheon.com

di Giovanna Tondini

Il 12 dicembre scorso è successo qualcosa di bello, di emozionante. È successo che due ragazzini di nome Matteo e Marco hanno presentato la storia della loro esperienza, scritta in un libro. “Il sogno che salvò i Bambini” è proprio quello che loro hanno vissuto in due lunghi anni di cure per guarire dalla malattia.

U

N SOGNO che è stato coraggio, forza di volontà, voglia di vivere. Quello che gli ha permesso di andare oltre e di vincere gli ostacoli. Due anni, dunque, da quando i due, ancora bambini, sono entrati in ospedale. Matteo aveva otto anni. Marco nove. «È stato un fulmine a ciel sereno» dice il papà di Matteo. «In un’ora al pronto soccorso ci è cambiata la vita», prosegue la mamma di Marco. Vedendo questi giovani corpi sofferenti vuoi capirne al più presto il motivo, ci spiegano. Anche se la realtà poi è stravolgente. Ancora di più «quando pensi di avere già dato: era già da anni infatti che lottavamo perché Matteo aveva avuto delle disfunzioni motorie dalla nascita». COSÍ Matteo e Marco si sono trovati tra le mura di Borgo Roma. “Isolamento completo”, la diagnosi più pesante. Un continuo andirivieni tra ospedale e casa. E la voglia sempre più grande e necessaria di vedere qualcuno, che non siano solo medici e familiari. «Mamma ho i valori alti, possiamo uscire al parco giochi?», era l’unica speranza di fuga per Marco. Così cominci ad apprezzare ogni attimo della tua vita, ogni particolare, tanto che «anche fare la spesa diventa una delle massime aspirazioni della giornata». LA REALTÁ appare diversa. Maturi senz’altro certi meccanismi mentali, anche se «sul lato relazionale si regredisce», spiega la mamma di Matteo. «La malattia ti porta ad attaccarti particolarmente alla figura del genitore». Ma l’accettazione della malattia è sempre un percorso difficile. Ancora di più se si è lasciati a se stessi. Questo, però, grazie all’associazione Abeo non è successo.

La nostra Giovanna Tondini con Matteo e Marco

«Trovare un ambiente che ti accoglie è importantissimo», sottolineano i genitori. Vivi infatti un momento in cui «il tempo te lo dimentichi», in cui «bisogna fissarsi piccoli traguardi e vivere alla giornata, altrimenti ti prende l’ansia». Se dunque «i genitori accettano ed elaborano bene la notizia, anche i bambini reagiscono bene», spiega lo psicoterapeuta Manuel Pauciullo. «Fin dall’età di 5-6 anni si parla della malattia con un linguaggio tollerabile. Ciò permette ai bambini di dare un nome a quello che stanno facendo. Raccontare “la favola dell’orsa” non giova a nessuno». Lo stesso Matteo conferma che dopo qualche giorno di ricovero in ospedale ha visto il noto ed efficace cartone Scopriamo il corpo umano, che lo ha aiutato a capire meglio la realtà e ad affrontarla. Ed è stato proprio grazie ai volontari e operatori di Abeo che «il sogno non è stato brutto». Dall’ospedale sono passati i giocatori dell’Hellas, quelli delle squadre veronesi di pallavolo e di basket. Con i fondi raccolti i giovani ricoverati sono andati dal Papa e hanno fatto tante altre esperienze, come salire su un veliero. QUESTO NON BASTEREBBE comunque se poi non ci fosse un modo per esprimere il proprio disagio,

Fin dall’età di 5-6 anni si parla della malattia con un linguaggio tollerabile. Ciò permette ai bambini di dare un nome a quello che stanno facendo. Raccontare “la favola dell’orsa” non giova a nessuno

il proprio dolore. «Marco non faceva mai pesare nulla», dice la mamma. E questo è stato possibile solo grazie all’arte-terapia, promossa sempre da Abeo. Attraverso laboratori di disegno e di manualità con l’utilizzo ad esempio della creta, i due ragazzini insieme ad altri coetanei non solo hanno espresso il loro mondo, ma hanno anche rafforzato la loro amicizia. Ed è stata proprio la loro intesa a permettere la realizzazione del libro. «L’IDEA è nata da una proposta degli operatori che avevano compreso l’esigenza di alcuni bambini di parlare apertamente della loro malattia». Marco e Matteo hanno subito colto l’occasione e, dopo alcune letture di fiabe, hanno messo nero su bianco il loro racconto. Una combinazione del proprio vissuto, con un tocco di fantasia e un pizzico di magia. Ne è uscito un libro, dove il coraggio di un bambino è servito a salvare la vita di tanti altri. «I bambini hanno uno spirito di solidarietà e di complicità tra loro che è unico, ma hanno anche bisogno di una forza ulteriore per fare agire la cura, di adrenalina. E il libro li ha aiutati molto in questo». L’entusiasmo con cui Marco e Matteo parlano del loro capolavoro trasmette solo gioia e serenità. È un’energia che si percepisce guardandoli e stando con loro. Noi abbiamo solo da imparare. Perché la felicità, come diceva Bauman, è «risolvere problemi, non anestetizzarsi».

I L LIBRO Il volume si può trovare presso l'ufficio ABEO in via Fonte Tognola 4 a Ca' di David con un’offerta minima di 12,00 euro. Il ricavato andrà a sostegno dei progetti dell'associazione.

ABEO, DI CHE PARLIAMO L’Associazione Bambino Emopatico Oncologico (Abeo) è nata a Verona nel 1988. Da anni fornisce una serie di servizi a sostegno dei malati e delle famiglie, tra cui: progetto trapianti, supporto psicologico, scuola a domicilio, arte terapia, “ti accompagno io…”. ABEO ha 150 volontari www.abeo-vr.it


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BENESSERE

NUOVE TECNOLOGIE

SE LA CASA È IN (BUONA) SALUTE

tro lato del bancone, conferma Bacchini, «c’è interesse verso questa opportunità che adesso viene offerta. Già alcuni cittadini hanno prenotato l’apparecchiatura. Una volta raccolto un certo numero di informazioni, potremo scattare una fotografia dettagliata dello stato di salubrità delle abitazioni veronesi».

marta.bicego@verona-pantheon.com @MartaBicego

di Marta Bicego

Nelle farmacie aderenti a Federfarma è disponibile un piccolo dispositivo capace di rintracciare ventisei diverse tipologie di inquinanti che possono nascondersi tra le pareti domestiche. Sono tre i fattori che possono incidere sulla salute umana: aspetti genetici, alimentazione e inquinamento dell’ambiente inquinanti». Se i danni causati dalle onde elettromagnetiche sono ormai noti - chiarisce, - meno lo sono quelli legati, ad esempio, all’inquinamento acustico che adesso a livello europeo si comincia a combattere. In generale sappiamo che la qualità dell’aria e dell’acqua fanno la differenza nel mantenimento della salute, sia fuori che dentro casa». FARE UN CHECK-UP diventa insomma doveroso: decisione che trova degli alleati nei camici bianchi che lavorano in farmacia. Dall’al-

C

’È INQUINAMENTO e inquinamento. Ed esistono inquinanti che si annidano, indisturbati, tra le pareti domestiche o nell’ambiente di lavoro. A classificarli è anche il Ministero della Salute che, alla voce inquinamento indoor, riporta agenti chimici, fisici, biologici: dalla polvere alle muffe, dal fumo alla formaldeide, dal radon alle onde elettromagnetiche. Ciò che conta è che, oggi, capire se le stanze nelle quali si trascorrono le ore della giornata sono salubri o meno è possibile. Questo grazie ad un dispositivo piccolo nelle dimensioni, che ha un ingombro inferiore a una scatola da scarpe, ma piuttosto intelligente poiché in grado di rintracciare ventisei tipologie di nemici invisibili che possono minare la salute delle persone. L’APPARECCHIO, prodotto da Nuvap, è acquistabile nelle farmacie aderenti a Federfarma o si può noleggiare per sei giorni (al costo di 119 euro) per posizionarlo a rilevare la qualità dell’aria. Ma non solo. L’elenco dei

parametri misurabili comprende radiazioni ionizzanti e campi elettromagnetici; monossido di carbonio, metano, polveri sottili e radon; inoltre, per quanto riguarda l'acqua del rubinetto, la macchinetta verifica la presenza di nitriti e nitrati oltre cloro, durezza, alcalinità; valuta infine i rumori. Il tutto in un periodo di monitoraggio che inizia con la consegna del dispositivo tramite spedizioniere e si conclude con il ritiro da parte dello stesso; operazione che termina con l’analisi dei dati accumulati da parte di un team di ingegneri che, in due giorni, fornisce un report. DAI RISULTATI, secondo Federfarma, si possono ricavare indicazioni utili ad adulti e bambini. «Sono tre i fattori che possono incidere sulla salute umana: aspetti genetici, alimentazione e inquinamento dell’ambiente», fa notare il presidente provinciale Marco Bacchini. Se sulla genetica poco si può intervenire, prosegue, «tanto si può fare in termini di educazione alimentare e per quanto riguarda i fattori di rischio correlati agli agenti

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SONO CIRCA 900 gli inquinanti che possono essere nocivi, chiosa il responsabile della Pneumologia dell'ospedale Sacro Cuore di Negrar Carlo Pomari. Dalle ricerche effettuate in ambito regionale o urbano, sottolinea, «emerge una elevata incidenza di pericolose patologie in particolari macro aree, focalizzando l'indagine sulle scuole». Utile è, conclude il medico, «integrare le conoscenze derivate dai risultati di questi studi a livello macroscopico con la possibilità di individuare le eventuali aree in cui l'esposizione è maggiore e dove il rischio è più elevato. Le ricerche svolte in ambito istituzionale dalle varie Arpa possono evidenziare particolari problemi a livello macroscopico: la possibilità di entrare direttamente nelle case e di rivelare la presenza di inquinanti pericolosi è una opportunità molto interessante».

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SPORT

I n t e r v i s ta a D e b o r a R o n c a r i

QUANDO IL PODIO ERA UN TRONCO TAGLIATO

emanuele.pezzo@verona-pantheon.com @Manupegaso

di Emanuele Pezzo

Sciatrice di Campofontana in forza al C.S. Carabinieri, si è laureata per il secondo anno consecutivo campionessa italiana nella gara team sprint. Un podio che arriva da molto lontano, fin dai sogni di bambina, e frutto di una vita vissuta quotidianamente in funzione del proprio lavoro.

Nella gara team sprint di Fiera di Primiero, Debora ha vinto assieme a Gaia Vuerich. Seconda l'altra veronese Lucia Scardoni

S

pesso gli sportivi sembrano marziani, esseri alieni dotati di un DNA particolare nel quale è impresso sin dalla loro nascita il successo. L'immagine di un atleta sul gradino più alto del podio è un'istantanea che si tende a proiettare nel passato e nel futuro del campione, sorvolando la fatica fatta e, quindi, tutta la strada percorsa. C'è chi è partito da molto lontano, alzandosi alle prime luci dell'alba (o anche prima), allenandosi quotidianamente in mezzo a distese bianche e silenziose. E tuttora lo fa, di passare la giornata coi piedi ancorati a degli sci, studiando tutta la giornata in funzione del proprio sport. È il caso di Debora Roncari, sciatrice del Corpo Sportivo Carabinieri originaria della Lessinia, che qualche settimana fa si è confermata campionessa italiana nella gara team sprint di sci di fondo, ottenendo anche il terzo posto nella prova individuale del giorno seguente.

GUARDA IL SERVIZ IO SU VERO NA-PANTHEO N.CO M Debora, da dove arrivano questi risultati? È un lavoro lungo anni. Nelle sprint ci vuole tantissima preparazione e la riconferma è sempre difficilissima, perché ci sono tante variabili tra cui anche la fortuna. Sinceramente non pensavo di arrivare a questo risultato, perché era un periodo in cui non andavo tanto forte. Com'è la sua giornata tipo? Mi alzo presto e verso le 9 inizio a sciare. Dopo pranzo proseguo con un'uscita pomeridiana, sugli sci o in palestra, oppure se è il giorno pregara faccio una corsetta defaticante. La sera arriva in fretta perché tutto nella mia giornata è focalizzato all'obiettivo, anche il mangiare, il riposo pomeridiano, i tempi di recupero... Cosa significa essere in un corpo sportivo militare? Innanzitutto è un onore. È sempre stato il mio sogno, quello di esprimermi nello sport appoggiata da un corpo sportivo. Siamo un bellissi-

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SPORT mo gruppo, ma siamo anche militari e ci sono tanti aspetti a cui dobbiamo fare attenzione, come la disciplina e pure l'abbigliamento. Ma siamo anche molto liberi nell'allenamento. Cosa la potrebbe fare sentire più tranquilla nella vita che fa? Mi piacerebbe sapere che c'è sempre un mio familiare a vedere la gara. Stare tanto lontano da casa è un sacrificio. Vorrei, una volta tagliato il traguardo, poter andare da qualcuno a cui non importa se sia andata bene o male. Cosa le manca di casa? La mia quotidianità. Quando sono via ho il lavoro in testa 24 ore su 24. Sono sola e programmo tutto in base all'allenamento. A casa, invece, riesco a staccare molto di più con la testa: ho più cose da fare anche se mi alleno comunque. Essere lontana però mi fa apprezzare di più la vicinanza dei miei cari, mi dà tranquillità e serenità. Chi sono le persone più importanti della sua vita? Senz'altro il mio fidanzato, mia mamma e

mio fratello. Ma prima di tutto mio papà, perché so che posso chiamarlo per qualsiasi cosa e sa sempre cosa dirmi. Da bambina riusciva a intravedere questo suo presente sportivo? Con un'amica ogni tanto, allenandoci, vedevamo qualche tronco tagliato. Allora ci fermavamo, salivamo sopra e giocavamo a dirci che era il primo podio conquistato ai campionati italiani. Lei poi ha cambiato strada, mentre io mi sono ritrovata su quel podio tanto desiderato: anche se erano giochi da bambine, ogni tanto mi viene in mente e sorrido.

AP NU ER OV TU A RA !

Debora, nel weekend di gare sprint a Dobbiaco (14 – 15 gennaio) ha conquistato i primi 2 punti in Coppa del Mondo

Come si vede tra 5 anni? Dipende dal mio stato d'animo. Quando sono in crisi mi vedo in pantofole a casa, quando sono su di giri invece penso che magari sarò stata alle Olimpiadi e starò ancora giocandomi le mie carte. Il suo sogno più grande? Sentirmi realizzata anche oltre lo sport e trovare la mia strada. Sono cresciuta sugli sci e sarà difficile un giorno entrare nel mondo reale.

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«Quando sono in crisi vedo il mio futuro in pantofole a casa, quando sono su di giri penso che magari sarò stata alle Olimpiadi»

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Nicolae ha lavorato per otto anni come panettiere nel panificio di San Mauro di Saline e nei fine settimana come cameriere in diversi ristoranti della Lessinia. Ottenuto il diploma di cuoco all’istituto alberghiero Berti di Chievo, assieme alla moglie Adriana ha gestito per sei anni il Bar Ristorante Pizzeria Cristall di San Rocco di Piegara. Oggi parte questa nuova avventura nel cuore della Valpantena. NI C O LAE I NS I E M E ALLA M O GLI E AD RI ANA


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SICUREZZA

S a r à l a b a s e p i ù i m p o r ta n t e d’ E u r o pa

A LUGHEZZANO LA SUPER

S TA Z I O N E N A T O

La Stazione Satellitare nasce negli anni ’60 e viene costruita nel 1978, diventando operativa nel 1985. Lo scopo principale è quello, fin dalla sua origine, di mettere in comunicazione l’Italia con gli altri paesi membri della NATO. Dagli anni ’90 lo scenario geopolitico si è modificato e di conseguenza deve fare anche la NATO, la quale ha intrapreso un rinnovamento dell’assetto operativo. Tale sviluppo verrà applicato anche alla base di Lughezzano, scelta come uno dei due nuovi centri europei.

di Marina Pistaffa e Matteo Scolari

Partiti da qualche mese i lavori di ampliamento del sito di telecomunicazioni che sorge nel comune di Bosco Chiesanuova. La stazione della Lessinia diventerà il punto di riferimento continentale dell’organizzazione internazionale impegnata nel settore della difesa.

C

’È CHI, affettuosamente, l’ha soprannominata la “Palla”, per via di quel curioso involucro tondo e bianco che ricopre la grande antenna parabolica, strumento principe della stazione di telecomunicazioni satellitari NATO di Lughezzano, nel Comune di Bosco Chiesanuova. Una presenza discreta, talvolta rassicurante, quella della base denominata SGS F14 (Satcom Ground Station), che fin dal lontano 1985, anno della sua attivazione, ha sempre convissuto in perfetta armonia con il territorio circostante e con le persone che lo abitano. Nel settembre scorso, e precisamente mercoledì 14, sono iniziati i lavori di ampliamento della stazione previste dalle linee guida della NATO che già nel 2004 avevano battezzato il sito veronese come idoneo e ideale per lo sviluppo europeo e per il nuovo assetto operativo di cui si sta dotando l’organizzazione di difesa internazionale. INSIEME A QUELLA di Kester, in Belgio, la base di Lughezzano è una delle poche stazioni satellitari fisse attive nel nostro Continente e oggi deve adeguarsi ai nuovi standard di sicurezza e a un’elevata capacità d’azione. Ecco il perché del progetto di ampliamento che durerà per tutto il 2017 e parte del 2018. «Il progetto prevede l’installazione di altre tre parabole oltre a quella già esistente - spiega il comandante di SGS F14, il tenente colonnello Diego Fasoli, che aggiunge - Una avrà il diametro di 12 metri, come quella già presente, chiamata dai residenti “La Palla”, e due di 16 metri, per poter rendere la stazione “flessibile” alle esigenze dell’Agenzia». «Abbiamo cominciato con una prima fase di adeguamento infrastrutturale e con la creazione delle fondamenta su cui impiantare le altre tre antenne. Prosegui-

BREVE STORIA DEL SGS F14

Nella pagina precedente la parabola contenuta all'interno della "Palla". Nelle foto a dx: il sindaco di Bosco Claudio Melotti assieme al comandante Diego Fasoli. Sotto le immagini del cantiere di Lughezzano.

remo nei prossimi mesi col vero e proprio adeguamento tecnologico dei sistemi di telecomunicazione - prosegue Fasoli - Questo porterà alla creazione di una nuova base NATO molto attrezzata, adeguata all’attuale evoluzione della componente trasmissiva e tecnologica e seguita da personale esperto - . La realizzazione di questo progetto è affidata alla SELEX (ora LEONARDO Lt), realtà industriale globale nel settore dell’alta tecnologia e protagonista chiave nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza.

Insieme a quella di Kester, in Belgio, la base di Lughezzano è una delle poche stazioni satellitari fisse attive nel nostro Continente.

«LA COMPLESSITÁ delle opere di ampliamento hanno richiesto la partecipazione di aziende straniere e italiane e hanno reso indispensabile la collaborazione con realtà operanti sul territorio veronese, come Beton Lessinia S.r.l, Scavi Valpantena s.n.c. di Annichini e Tezza, Ferrari BK, il geologo Paolo De Rossi per citare alcuni nomi» sottolinea il Comandante di SGS F14 che ricorda anche il pieno supporto del Comune di Bosco Chiesanuova e del sinda-

co Claudio Melotti per affrontare questo passaggio importante nel rispetto dei cittadini e dell’ambiente circostanti. «PER QUANTO riguarda l’impatto visivo ambientale, installeremo una recinzione in legno perimetrale pensata per creare continuità con il paesaggio che delimiterà il perimetro della stazione satellitare. Sul confine di questa vi sarà, come avviene tutt’oggi, il personale militare con il supporto dei Carabinieri, guidati dal Maresciallo Giuseppe Fichera. Inoltre, per mitigare ulteriormente l’impatto delle future strutture dall’esterno, verrà eseguita una piantumazione, voluta espressamente dalla Regione Veneto. Così facendo, non si andrà a rovinare l’aspetto estetico della zona, che ospiterà l’aggiunta di nuovo personale assegnato alla base, apportando un flusso consistente di persone che si sposteranno e si integreranno senza problemi, come è sempre stato, sul territorio della Valpantena e della Lessinia».


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VERONESI NEL MONDO

I l m e s t i e r e d i M a r t i n a , h o s t e s s p e r E m i r at e s

L'ARIA

MI HA BATTEZZATO

giulia.zampieri@verona-pantheon.com

di Giulia Zampieri

Ammirare l’umanità in viaggio, mentre il mondo albeggia. Un lavoro che sembra poesia quando viene raccontato da Martina Marogna, giovane veronese volata a Dubaiper inseguire il sogno lontano di conoscere il mondo dalle nuvole.

È

ANCHE un po’ poesia, forse frettolosa, l’umanità che, in un aeroporto, si affretta tra i bagagli di una vita, e le mille direzioni che può prendere, tra entusiasmo e nostalgia. Non luogo, l’ha definito qualcuno, forse perché da passeggero questa poesia è più difficile da afferrare. Tutto cambia però se in quel non luogo ti senti un po’ a casa, come è oggi per Martina Marogna. 29 anni, veronese originaria di Chievo, laureata in lingue straniere e un lavoro a tempo indeterminato. E poi, per caso, l’opportunità di riafferrare un sogno lontano, dimenticato per un po’ grazie alla sicurezza di un lavoro stabile e appagante: girare il mondo per lavoro, ammirandolo mentre si fa piccolo, dall’alto, tra nuvole e sereno. DOPO UNA durissima selezione, e due altrettanto impegnativi mesi di training, con otto ore al giorno di formazione e sveglia alle tre e mezza ogni mattina, oggi Martina ha un immenso privilegio: quello di osservare il mondo che albeggia da una cabina di pilotaggio, come ci racconta, emozionata, ricordando il suo primo volo, direzione Bangkok, e il suo battesimo dell’aria come hostess per Emirates, la compagnia di bandiera dell’Emirato Arabo di Dubai. UN CURRICULUM mandato per caso, seguito da una serie di meritati colloqui e infine una vita che cambia radicalmente: la coraggiosa decisione, presa più o meno «dal lunedì al mercoledì», di lasciare Verona per Dubai, dove adesso Martina vive, tra un volo e l’altro, da settembre 2015. Lei lo definisce «un lavoro che si autorigenera e ti insegna ad essere fluido e flessibile» perché ogni giorno inizia un nuovo capitolo: «ogni volta a bordo ci sono col-

Abita a Dubai, la città «tra mare e deserto dove il cielo è sempre blu»

leghi diversi, e passeggeri provenienti da ogni parte del mondo: è come un mini paese che viaggia». Certo, non ci sono i classici orari da ufficio, e abituarsi a uno stile di vita così diverso non è facile, «ma lavorando 90 ore al mese ho anche molto tempo libero per scoprire il mondo».

Martina Marogna

ANCOR PRIMA però, è soprattutto un lavoro molto umano perché avendo a che fare con le persone e con le loro storie, diverse e non per forza felici, si tratta anche «di attenuare alcuni momenti, o di renderne memorabili altri, insomma soprattutto si tratta di riservare attenzione alle persone, che spesso oggi non sono più abituate a riceverne». Così, dal cielo e dalla terra, da un anno e mezzo Martina ammira l’umanità che viaggia, mentre il mondo cambia e si fa prato verdeggiante, ciliegio in fiore, dorato deserto. PER POI TORNARE, sempre, a casa: a Dubai, la città «tra mare e deserto dove il cielo è sempre blu». Una città «senza storia né radici e per questo rispettosa di tutti», che riconosce nella diversità la propria identità. Una città che è un po’ un mondo, ed è questo l’aspetto più straordinario di Dubai, secondo Martina. «Qualche tempo fa sono ritornata a Verona dopo mesi di

assenza, e c’era qualcosa di strano. Poi, improvvisamente, ho capito: mi mancava quella diversità, le zaffate di spezie e i colori sempre diversi dei volti e degli abiti della gente. Mi mancava quella sconfinata miriade di possibilità, che certo possono diventare tentazioni se non sai trovare il tuo equilibrio, ma che oggi, anche se un po’ incasinata, sono la mia dimensione».

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Black Mirror in salsa scaligera

MA QUANTO SEI SOCIAL VERONA?

del Partito Democratico e Fabio Venturi, presidente di AGSM. Nella lista delle aziende siamo invece partiti dalla classifica delle realtà imprenditoriali che hanno raggiunto i maggiori fatturati nel 2016. Tra queste abbiamo però voluto includere due realtà giovani e in espansione, ovvero AQuest, molto legata al mondo digitale in quanto operante proprio in questo settore e il Verona FabLab, realtà che ripropone invece in chiave moderna il mondo dell'artigianato.

matteo.bellamoli@verona-pantheon.com @MatteoBellamoli

DI Matteo Bellamoli

Ci siamo lasciati prendere la mano da un po' di sana curiosità. Quanto è social Verona e quanto sono social i suoi protagonisti? Nell'utopico tentativo di rispondere a questa domanda abbiamo un po' surfato il web scaligero. Ecco i risultati.

D

URANTE le ultime vacanze natalizie, ci siamo imbattuti in un articolo abbastanza frivolo di un tabloid inglese, in cui si cercava di fare una lista tra le personalità, le aziende e i personaggi della capitale britannica per capire quali di loro fossero i più seguiti sui social network. I risultati, a leggere quell'approfondimento, da una parte confermavano l'idea generale delle persone, dall'altra rivelavano popolarità inattese o, contrariamente, curiosi silenzi digitali di realtà che nella vita reale lambiscono la quotidianità di tutti. Abbiamo quindi vestito i panni dei blogger e abbiamo provato a fare lo stesso anche con la nostra città di Verona. Per qualche giorno abbiamo navigato il mondo dei tre principali social network (Facebook, Twitter e Instagram) per capire chi sono le persone, le aziende e le realtà che godono di una maggiore popolarità su questi canali. PREMETTIAMO, a scanso di equivoci, che è pressoché impossibile poter monitorare tutti i più seguiti del web, pertanto quello di cui state per leggere è solamente un approfondimento parziale. Ci siamo limitati a tracciare una breve lista a partire da quattro macro categorie: personalità dello sport

e società sportive, personalità politiche e istituzionali, aziende, cultura e informazione. Tra questi un solo denominatore comune: essere di Verona o essere realtà caratterizzante dello schema sociale veronese. L'esperimento è abbastanza semplice, cercare di capire se la nostra percezione di “popolarità” nella vita reale sia effettivamente rispecchiata da quella rappresentata da “like” e “followers” nella realtà digitale. Per quanto riguarda le “personalità dello sport” abbiamo inserito cinque persone impegnate in altrettante discipline: Damiano Tommasi, ex calciatore di Roma e Nazionale, originario di Sant'Anna d'Alfaedo; Damiano Cunego, attualmente ciclista professionista di Cerro Veronese; Umberto Scandola, pilota nel Campionato Italiano Rally, di Erbezzo; Filippo Lanza, schiacciatore della Nazionale ai recenti Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, originario di Zevio e infine Elia Viviani, Oro nell'Omnium proprio a Rio, originario di Isola della Scala. Abbiamo poi inserito anche le quattro società principali della città, l'Hellas Verona, il Chievo Verona, la Tezenis Scaligera Basket e la BluVolley Verona. Tra le personalità politiche ci siamo limitati a inserire il sindaco Flavio Tosi, Mattia Fantinati del Movimento 5 Stelle, Alessia Rotta

INFINE, per la categoria cultura e informazione abbiamo inserito L'Arena, principale quotidiano della città, l'Università degli Studi. Completano questo quadro Don Mazzi, che non ha certo bisogno di presentazioni e Matteo Bussola, scrittore. Ci siamo poi lasciati prendere la mano e abbiamo inserito tre dei profili “veronesi” più seguiti nel panorama social nazionale. Uno è Sio, disegnatore, fumettista e youtuber di Montorio, gli altri due sono personaggi del gossip, ovvero Andrea Damante, ex tronista della trasmissione Uomini&Donne ed Elena Rizzello, modella e playmate. Prima di lasciarvi ai numeri sottoline-

Veronesi 2017

P R O TA G O N I S T I

amo ancora che la nostra scelta è stata dettata semplicemente dalla curiosità, pertanto non sono state fatte esclusioni o inclusioni motivate. Volutamente non commenteremo quanto state per leggere, lasciando quindi a tutti voi lettori impressioni, sorprese e discussioni, perché per una volta la parte dei curiosoni digitali l'abbiamo fatta al posto vostro.

Veronesi

P R O TA G O N I S T I C’e’ un cuore grande che batte a Verona, è il cuore dei veronesi “tuti mati”, persone straordinarie che ogni giorno, con la loro passione, coraggio ed energia, rendono unica e straordinaria la nostra città. Per raccontare la tua storia chiamaci allo 045 8650746 o scrivi a veronesiprotagonisti@ veronanetwork.it

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FILIPPO LANZA

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CALZEDONIA BLU VOLLEY VERONA

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8.213

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*dati raccolti tra il 10/01/2017 e il 14/01/2017. Sono state considerate le pagine e i profili ufficiali (laddove presenti). Per “N.P.” ci riferiamo all'impossibilità di rintracciare la pagina o il profilo con il nominativo personale o aziendale conosciuto.

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IN TV

MATTEO VALBUSA SU RAI2

ACADEMY

L A M U S I C A?

È “ V E C CHI A SCU O L A”

di Chiara Boni

C’è anche il direttore d'orchestra, originario di Bosco Chiesanuova, tra gli insegnanti selezionati per il nuovo programma tv Il Collegio, in onda su Rai2: una scuola vecchio stampo, eppure innovativa, che non contempla tecnologia e computer, ma piuttosto disciplina ferrea e esercizi di bella grafia.

T

RALASCIANDO i toni decisamente d’epoca, il format è innovativo e moderno, per quanto l’uso della tecnologia sia ridotto al lumicino. Si parla del nuovo docu-reality, Il Collegio, in onda dal 2 gennaio su Rai2. Prodotto da Magnolia, si tratta di un inedito esperimento sociale che mette alla prova 18 ragazze e ragazzi tra i 14 e i 17 anni. Catapultati in un’altra epoca, nel Collegio Convitto di Celana a Caprino Bergamasco, i protagonisti hanno l’occasione di vivere un’esperienza educativa vecchio stampo: a studenti e studentesse è richiesto di imparare poesie a memoria, avere una bella calligrafia, alzarsi in piedi quando entra il professore, finire tutto quello che hanno nel piatto e soprattutto fare i compiti senza l’aiuto di computer, smartphone o connessione wi-fi.

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IL LORO obiettivo didattico è quello di ottenere la Licenza di Scuola Media del 1960, la stessa che hanno dovuto conseguire i loro nonni. Sfidando soprattutto se stessi, a colpi di esercizi di bella grafia, ferrea disciplina, rispetto per l’autorità, i ragazzi potranno quindi “ritornare al futuro” più consapevoli di ciò che è stato nel loro passato. FA PARTE del corpo docenti di questa speciale scuola anche un veronese doc: Matteo Valbusa, originario di Bosco Chiesanuova, che a Il Collegio insegna musica e canto corale. Trasmettere l’amore per la musica alle nuove generazioni non è certamente qualcosa che Valbusa ha improvvisato per le telecamere: direttore d’orchestra, maestro di coro e insegnante, oltre che direttore della Insieme Corale Ecclesia Nova e del Coro Maschile La Stele, ha dedicato la sua intera vita alla musica e al suo insegnamento. Appassionato didatta e divulgatore, nel 2004 Matteo Valbusa ha fondato il Festival Corale Internazionale “VOCE!” di Bosco Chiesanuova, di cui è tuttora direttore artistico.

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24 APRILE

08 MAGGIO

22 MAGGIO

05 GIUGNO

C’era una volta “Non è mai troppo tardi” Era il 15 novembre del 1960 quando la prima puntata di “Non è mai troppo tardi”, a cui “Il Collegio” si ispira, condotta dal maestro e pedagogo Alberto Manzi, raggiungeva gli schermi di milioni di italiani. Con un intento ben preciso: insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado pur avendo superato l'età scolare. Vere e proprie lezioni multimediali ante-litteram quelle del Maestro Manzi, che tramite filmati, supporti audio, dimostrazioni pratiche aiutarono concretamente a combattere l’analfabetismo che ancora colpiva una grande parte della popolazione italiana. “Non è mai troppo tardi” continuò a essere trasmessa fino al 1968, anno in cui poté essere sospesa grazie all'aumento della frequenza alla scuola dell'obbligo.

Orari dei corsi: 18.30 - 22.00 Presso: VeronaNetwork, Via Torricelli, 37 - ZAI Verona CORSO A PAGAMENTO - POSTI LIMITATI

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MULTIMEDIA

Pa n t h e o n r a d d o p p i a e d i v e n ta V e r o n a M a g a z i n e

IL NO ST R O SO G N O? DA R E VOC E AI V E RO N E S I P RO TA G O N I S TI

di Redazione

La redazione di Pantheon Verona Magazine e il direttore Matteo Scolari. Da dicembre scorso è iniziata la collaborazione con TV7 Triveneta (Canale 12)

Un nuovo progetto editoriale e multimediale, supportato dalla partnership con TV7 Triveneta (Canale 12), permetterà di raggiungere progressivamente oltre duecentomila persone ogni giorno. Saranno proprio le persone le protagoniste di una Verona che ha voglia di guardare avanti con grinta e speranza. Abbiamo intervistato Germano Zanini, presidente di Finval Spa, azionista di riferimento del magazine. Lugo, l’apertura del Verona FabLab a Grezzana e altre importanti startup sul territorio scaligero.

“V

eronesi tuti mati?” Questo non lo sappiamo, quello che è certo è che ci sono decine di migliaia di nostri concittadini che alla logica dell’autocommiserazione, del disfattismo, della polemica fine a se stessa o addirittura della violenza proprio non ci stanno. Conosciamo veronesi capaci di guardare avanti con spirito propositivo, ingegno, creatività, altruismo e voglia di fare. Sono loro i protagonisti della nuova stagione di Pantheon che in questo 2017 raddoppia e diventa Pantheon Verona Magazine. Grazie anche alla collaborazione con la storica emittente televisiva padovana TV7 Triveneta, visibile sul canale 12 del digitale terrestre, nel giro di pochi mesi la voce delle persone speciali che rendono straordinaria la nostra città e la nostra provincia e che molto spesso non hanno la giusta visibilità, potrà arrivare a un pubblico ancora più grande, stimato in oltre duecentomila contatti. Ma il nuovo progetto, sostenuto anche da Finval, la public company del territorio che con i suoi 90 soci condivide questo nuovo percorso, ambisce a dare voce sì ai cittadini veronesi, ma alle associazioni, alle imprese e in generale alle eccellenze scaligere. Questa, in sintesi, la nuova sfida della redazione di Pantheon, del direttore Matteo Scolari, della sua squadra e degli oltre sessanta soci istituzionali dell’Associazione Verona Network, la rete, appunto, dei veronesi protagonisti. Ce ne parla Germano Zanini, presidente di Finval.

Accennava ad alcune novità che riguardano la public company di cui è presidente... Nell’assembla del 15 dicembre scorso c’è stata una svolta importante. Dopo sette anni di attività i soci hanno deciso che la nuova Finval oltre ad intraprendere nuove iniziative imprenditoriali nel settore della manifattura, dell’energia, del turismo e delle start up giovanili, avrà una nuova mission ambiziosa, ovvero dare assieme a Pantheon Verona Magazine, voce e visibilità attraverso diversi canali a coloro che riteniamo essere i “veronesi protagonisti”. Persone che desiderano fortemente dare una scossa positiva alla nostra città e alla nostra provincia, promuovendo le eccellenze del territorio e creando tutte le condizioni affinché gli stessi veronesi riscoprano la voglia di mettersi in gioco in famiglia, nei loro quartieri, nei luoghi pubblici e nelle imprese. Quali saranno i prossimi passi? Con questo giornale mensile, nato nel 2008 in Valpantena e Lessinia, racconteremo la Verona che “ci crede”. Per mezzo di nuove iniziative editoriali, iniziative speciali, approfondimenti ed eventi. Non mancheranno nuovi canali comunicativi. Oltre alla carta stampata, i mezzi di comunicazione online (veronanetwork. it e verona-pantheon.com), i canali social (Facebook, Twitter e Instagram), aggiungeremo progressivamente il canale televisivo.

Presidente, dare voce ai “veronesi protagonisti”, una nuova sfida per Pantheon, ma anche per il suo azionista di riferimento, Finval... Certamente. Dopo l'inaugurazione di Lucense 1923 , la centrale idroelettrica di Montorio che dallo scorso settembre produce energia da fonte rinnovabile per 250 famiglie, prosegue l'impegno della nostra finanziaria per il sostegno del territorio e delle imprese veronesi. Dal 2010, anno di nascita di Finval, sono state numerose le soddisfazioni (e anche qualche rimpianto) da parte mia e dei soci. In un momento di stallo generale per l’economia e per la società Finvale ha sostenuto la realizzazione dell’impianto solare Energyland di

Si riferisce a TV7 Triveneta? Esattamente. Da dicembre scorso possiamo contare su una nuova alleanza con

Germano Zanini

foto di Anna Mainenti

un gruppo editoriale molto importante di Padova che ha fatto la storia della televisione locale nella nostra regione. Da oltre quarant’anni, infatti, Triveneta entra nelle case dei veneti e dei veronesi e per quest’ultimi ancor di più da oggi con il supporto della redazione di Pantheon. Con l'accordo di collaborazione stimiamo possano essere oltre duecentomila le persone che ogni giorno saranno raggiunte dall’informazione del gruppo Verona Magazine. Potete contare anche sull'associazione Verona Network? Finval assieme a Pantheon e ad altri sette soci fondatori ha dato vita nel 2014 a questa associazione che ad oggi raccoglie oltre sessanta enti e associazioni istituzionali diversificati in diversi settori economici e sociali della nostra città. Assieme rappresentiamo oltre tremila aziende e cinquantamila persone fisiche. Con loro, già da un anno, abbiamo messo sul tavolo, attraverso incontri mensili, temi quali la sicurezza, l’agroalimentare, l’arte, la scuola, il turismo, le nuove tecnologie...il tutto per proseguire in questo percorso di spinta per una Verona migliore e sempre più viva. Qualche settore a cui guardare con maggiore attenzione in questo percorso di valorizzazione della città? Partendo dal presupposto che il nostro obiettivo è promuovere le eccellenze del territorio veronese, non possiamo non fare a meno di guardare con particolare interesse il settore turistico che vede la nostra città ai vertici delle classifiche nazionali, e non solo, e che proprio in questo ambito avrà un ruolo chiave nelle prossime stagioni.


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XFACTOR

I vincitori

SOUL SYSTEM

L 'A B C D I UN SUC CESSO

She's like a star, il loro primo inedito sta già spopolando in rete marco.nicolis@verona-pantheon.com

“coach” Alvaro Soler che, dopo averli inizialmente scartati è tornato sui suoi passi e, a giudicare dal finale, ha fatto la scelta giusta. Una consacrazione meritata per il talento che questi cinque ragazzi hanno saputo mostrare. Grinta e passione che ha coinvolto chiunque abbia anche solo fatto un passaggio veloce sulla televisione, incrociando una loro esibizione.

di Marco Nicolis

Come potevamo non parlarne? Chi altri in questo momento potevano prendere posto sulle nostre pagine mensili se non loro? Rompiamo gli indugi ed ecco a voi i Soul System, la band veronese che ha vinto la decima edizione del talent show di casa Sky.

L

A FINALE, più seguita (share complessivo del 10%, in crescita rispetto a quella del 2015) e votata di sempre, ha visto proprio il gruppo veneto salire sul podio, superando l’agguerrita concorrenza tutta rosa di Eva, Gaia e Roshelle, le altre finaliste in gara. Ma tralasciando la finale, gli applausi, i premi e i sorrisi di rito, ripercorriamo un po’ quello che è stato il percorso di Ziggy, A.J., Leslie, Alberto e David all’interno della decima edizione del talent show targato Sky. PER CHI non fosse un assiduo spettatore del programma, il viaggio dei Soul System al programma capitanato dai giudici Fedez, Arisa, Alvaro Soler e Manuel Agnelli, è cominciato decisamente in salita. Anzi, più che un inizio difficile possiamo parlare di un “non inizio” poiché, scartati già alle audizioni, il quintetto veneto è stato ripescato e salvato grazie alla rinuncia dei Jarvis, band milanese già promossa al turno successivo e ritiratasi improvvisa-

mente dalla competizione. Proprio da lì ha inizio la scalata alla vetta. Serata dopo serata, esibizione dopo esibizione, i Soul System si sono guadagnati il favore di giudici e spettatori, i quali hanno visto in loro una band matura, fresca e compatta che, malgrado non fosse favoritissima all'inizio, ha saputo portare avanti la propria originale idea di musica, composta da un misto tra funk, R&B, soul e rap.

rietà arrivata grazie all’esposizione sullo schermo, i Soul System erano partiti dai locali, dai piccoli palchi, dalla sala prove, esattamente come tutti gli artisti, che abbiamo conosciuto. Uniti, come detto, da circa due anni grazie alla passione in comune per la musica soul, hip-hop e R&B, hanno lavorato duro, sudato e peregrinato lungo ogni palco che potesse ospitarli.

UNA MUSICA POSITIVA, proprio come loro. Cinque ragazzi che, da circa due anni, condividono la stessa passione per la musica. Passione che è sfociata nella vittoria di X-Factor e nella composizione del primo inedito “She’s like a star”. Un pezzo coinvolgente, freschissimo, che dopo pochi giorni dalla sua uscita sta già spopolando in rete e ha già registrato migliaia di visualizzazioni sul canale You Tube. MA, PER RISPETTARE quello che è il nostro consueto procedere nella scoperta dei gruppi che vengono ospitati sulle nostre pagine, dobbiamo accennare anche quello che è il “passato” della band. Perché, prima della noto-

POI L’ESPLOSIONE e la definitiva consacrazione ad X-Factor sotto la guida del

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Anno 8, Numero 6

Luglio - Agosto 2015

MA ORA una domanda sorge spontanea, come mai una band così talentuosa, grintosa e piena di idee ha dovuto partecipare e vincere un talent show perché la propria musica fosse sulla bocca di tutti? Se non fossero stati ripescati adesso di cosa staremo parlando? Chissà quanti “Soul System” ancora non sono esplosi, non sono stati scoperti dall’occhio della televisione. Beh, fortunatamente per noi appassionati e per il mondo della musica, i Soul System ce l’hanno fatta. Ora godiamoci questi cinque artisti e la loro musica, in attesa di quello che ci offriranno nei prossimi anni. Sicuramente non ne rimarremo delusi.

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XFACTOR /2

I n t e r v i s ta a V e r o n i c a M a r c h i Foto di Marco Olivotto

STORIA DI UNA RAGAZZA E DELLA SUA CHITARRA

chiara.boni@verona-pantheon.com @chiarettaboni

di Chiara Boni

Ha sempre vissuto di musica Veronica Marchi, cresciuta tra accordi di chitarra e dischi dei Queen. Interprete raffinata e talento purissimo, nel corso degli anni si è fatta conoscere ed apprezzare dai più. Fino ad approdare, lo scorso anno, sul palco della trasmissione televisiva X-Factor, che l’ha portata alla ribalta nazionale. Foto di Anto di Bella

«L

earning to walk again/ I believe I've waited long enough/ Where do I begin?», cantava David Grohl, frontman della rock band Foo Fighters, in Walk. Sono le stesse parole che, cantate dalla voce delicata ed intensa di Veronica Marchi, lo scorso settembre hanno stregato i quattro giudici del talent show X-Factor, che hanno paragonato la cantautrice veronese alla grande Joni Mitchell. Genuina, talentuosa, senza maschere: Veronica Marchi ha cominciato con la musica quando aveva solo 9 anni. E non ha più smesso: dopo venticinque anni di iscrizione alla SIAE, Veronica si tiene stretta la sua chitarra e continua a fare ciò che le viene meglio, la cantautrice. Si è da poco concluso il tour “Io e Veronica”, con cui ha girato l’Italia. Com’è andata? Direi molto bene, abbiamo fatto poche tappe ma buone. Era da un po’ che non avevo l’occasione di suonare dal vivo e tornare a sentire il calore del pubblico è stato molto importante per me. Ci parli del suo ultimo singolo, Il tè dei matti. Com’è nata l’idea? Il tè dei matti racconta la storia di una ragazza trentenne in cerca di se stessa. Un’immagine che ho già utilizzato altre volte ma che ho voluto rendere più vera, più autentica. Questa canzone si colloca a metà tra il mio lavoro degli ultimi anni, che si è evoluto sempre di più in un cantautorato “intimista” che raccontasse sempre più le storie e meno me stessa, e il sound dell’ultimo album, La guarigione, più acustico e con qualcosa di nuovo. Diciamo che questo singolo è un ponte tra la scelta non scontata del 2016 di partecipare a un talent show televisivo e ciò che verrà nel 2017. Dove trova l’ispirazione per le sue canzoni?

fortuna di poterla seguire, non senza ostacoli, certo. La musica è stata una linea continua lungo tutta la mia vita.

La musica è stata una linea continua lungo tutta a mia vita

Le cose che scrivo sono fotografie della vita intorno a me. Sono un’osservatrice silenziosa, mi piace “catturare” le cose, le persone, le dinamiche che mi circondano. Un tempo mi ispiravo di più a me stessa, ai miei sentimenti e ai miei stati d’animo, ma dopo ben 25 anni di iscrizione alla SIAE le cose sono cambiate, ora sono più riflessiva. Ha cominciato a fare musica da piccola, la sua prima canzone risale a quando aveva solo 9 anni. Ma c’è stato un momento preciso in cui ha deciso che sarebbe diventata una musicista? Non ho mai pensato neanche per un istante di fare un altro lavoro, anche se nel corso degli anni ho intrapreso altre carriere, un po’ per necessità e un po’ per essere sicura di quello che volevo fare veramente. Però la musica è sempre stata la mia vita. Ho capito fin da subito qual era la mia passione e ho avuto la

VENITE A TROVARCI! La scuola non organizza giornate di porte aperte ma incontra ciascuna famiglia interessata con appuntamenti individuali in cui si presenta l’offerta formativa e i servizi. Rispondiamo così a tutte le richieste e curiosità. Prendete appuntamento telefonando al numero 342.7175127 o scrivendo all’indirizzo info@scuolaperucci.it

Discografia Bimbo Dj – (Mc, 1994) Io da grande – (ed. San Paolo, 1996) Veronica – (demo autoprodotto, 2002) Musicalive – (compilation omaggio, 2003) Live@Melys – (autoprodotto, 2003) Tales – (compilation omaggio, 2004) Quando erano bambini – (compilation omaggio, 2004) Demo Rai 2 – (compilation Raitrade/Edel, 2005) Veronica Marchi – (Lamatricula/Venus, 2005) L’altrove – (autoprodotto, 2005) Verona Aid – (Ruben, 2005) Ruben “Da qui non si vedono le stelle” – (Lamatricula, 2008) Veronica Marchi “L’acqua del mare non si può bere” – (Lamatricula/Venus, 2008) · Veronica Marchi “La guarigione” – (Cabezon Records, 2012) · Veronica Marchi “coVer” – (Musicraiser/Veronica Marchi, 2014)

E com’è la Veronica Marchi post X-Factor? Quella di prima! Forse qualcosa è cambiato nella vita di tutti i giorni, magari dal panettiere o in coda alle poste mi riconoscono. Però io e la mia musica non siamo cambiate di una virgola.

L A S C U O LA PERUCC I APRE LE PORTE:

Sono un’osservatrice silenziosa, mi piace “catturare” le cose, le persone, le dinamiche che mi circondano

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È stata una sorpresa per molti la sua partecipazione, lo scorso anno, al talent show televisivo X-Factor: come ha deciso di partecipare a questa avventura “controcorrente”? È vero, X-Factor è stato un punto di rottura rispetto al mio mondo. Il mio desiderio come musicista è quello di raggiungere più persone possibili, di far arrivare la mia musica alla gente. Nel corso della mia carriera, nonostante tanti successi, mi sono sempre ritrovata in una sorta di imbuto: si sa, il mondo della musica non è sempre facile. L’anno scorso, a 33 anni, ho capito di essere pronta per un’esperienza meno tradizionale e più pop come X-Factor. Ho voluto fare una cosa meno “politically correct” di altre, certo, ma l’ho vissuta con consapevolezza e maturità. Il palco di X-Factor è stato un’opportunità, e sono felice di averla colta.

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La Scuola fa parte della Cooperativa Sociale “Cultura e Valori”


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PROGETTI

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Cibo&musica

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di Giorgia Castagna

Due chiacchiere con Stefania Berlasso che ha fondato con l'amica Margherita Vitellozzi Soundsfood, un portale che fa incontrare le note della musica con quelle del sapore.

Risotto ai tre radicchi abbinato a “The Power of Three” dei Belle and Sebastian. Uno dei consigli targato Soundsfood, ruba altre idee sul profilo Instagram /soundsfood

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hi di noi non ha mai cucinato facendosi accompagnare dalla musica che più lo ispira? O ancora, chi non ha scelto con cura il cd da mettere di sottofondo alla cena organizzata per gli amici? Unire musica e cibo non è poi così strano, ma arrivare a fondare un sito per «mettere in musica» antipasti, primi, secondi e dolci, per tutti i gusti non si era mai sentito. Stefania Berlasso ci racconta come lei e l'amica Margherita hanno portato in tavola l’idea. Come siete partite? Soundsfood nasce dalla passione e dalla bravura di Margherita in cucina e dal mio amore incondizionato per la musica. In realtà vorrei poter raccontare una storia brillante su come ci è venuta questa idea, ma la realtà è che non c’è, o forse, non me la ricordo. Sicuramente però c’è stata l’intenzione di voler fare un blog che parlasse di cucina con un ritmo diverso! Poi i sapori, come le canzoni hanno quel potere straordinario di provocare forti emozioni, inoltre è facilissimo associare a momenti particolari della nostra vita una canzone e basta un sapore per far scattare un ricordo nella nostra mente. Insomma, abbiamo pensato che fosse un’abbinata

vincete e che ci permetteva di scrivere e raccontare le nostre passioni. Qual è la sua coppia perfetta piatto e musica? Secondo me, la miglior musica per mangiare è il folk, penso subito all’Irlanda e in un attimo volo lì a gustarmi un bel piatto di filetto di salmone accompagnato da della buona musica irlandese. Ma non solo, il folk rimanda a tutti i sapori autentici e genuini della terra. L’importanza del km 0, la valorizzazione di prodotti del territorio e l'attenzione alla stagionalità sono dei principi importantissimi per Soundsfood, quindi sicuramente la musica folk si sposa benissimo con la filosofia del nostro blog. Soundsfood non è passato inosservato tanto da attirare l’attenzione di Zuegg, la multinazionale specializzata nella lavorazione della frutta e con sede a Verona.. Quella con Zuegg è stata un’esperienza entusiasmante, l’idea di mettersi in gioco con dei prodotti e rielaborarli in maniera alternativa e innovativa trovando la musica adatta è sicuramente stata una bella spinta creativa. Senza dubbio è stata una grande occasione che speriamo di

Le canzoni di Margherita “Futura” di Lucio Dalla “Last Goodbye” di Jeff Buckley “Paranoid Android” dei Radiohead

Le canzoni di Stefania “The Blower’s Daughter” di Damien Rice, “Hey Jude” dei Beatles “Wannabe” delle Spice Girls

ripetere. Finora ci siamo imbattute in esperienze che ci hanno sempre stimolate a fare cose nuove: in primis, con i workshop durante gli eventi, tra i quali Arsenale Vintage World e BeerEat, i primissimi a credere nel nostro progetto, trasportando il nostro blog da esperienza virtuale a reale! Altre idee nel cassetto per ampliare il progetto o, chi lo sa, per abbinare altro? Assolutamente sì! Siamo solo all’inizio ma il 2017 di Soundsfood si prospetta intenso. Già sabato 11 febbraio, infatti, saremo presenti alla seconda edizione del Love Film Fest (ne parliamo a pagina 60, ndr) con un workshop realizza-

to per questa speciale occasione. Il festival quest’anno omaggerà la Francia e avrà una sezione dedicata all’amore per il cibo e per la cucina. Noi ci inseriremo in questo contesto con un laboratorio dedicato alla crepes e alle colonne sonore dei film francesi: un’abbinata davvero imperdibile. Infine, un’altra grande novità: dalla primavera Soundsfood collaborerà come consulente alle proposte del menù del Cohen, un nuovo ristò pub e locale per la musica dal vivo che aprirà nel quartiere di San Zeno a Verona. Dove c’è ottima musica e buon cibo noi non possiamo davvero mancare. Scopri tutto qui: www.soundsfood.it Facebook: soundsfoodita


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PROGETTI/2

U n p i a n o d i c i t ta d i n a n z a at t i va n at o i n b i b l i o t e c a

GUTENBERG ERA UNO DI NOI

mate per bambini, creando oltre 30 punti di bookcrossing nel paese e un punto itinerante presente a diversi eventi, come Mag Festival e Sona Food & Wine. E poi, la rassegna cinematografica “Wikifilm”, grazie anche al sostegno del bando wiki, mostre come “Art Sharing”, letture animate per adulti con laboratori creativi come “Arabian Atelier”, e molto altro.

di Anna Girardi

Un modello inedito di partecipazione dei giovani ai servizi del territorio che ha già superato con successo la boa del primo anno di attività. Durante il mese di febbraio l’amministrazione di Sona incontrerà i comuni vicini per condividere l'esperienza di “Progetto Gutenberg”.

L'anno nuovo e una sfida che sa di libertà «La grande novità e il nostro punto di forza maggiore è sicuramente la libertà - afferma Mattia Leoni, delegato alle politiche giovanili - Gutenberg è essenzialmente un contenitore, che consente ai volontari di realizzare tutto ciò che a loro interessa di più. Ma libertà anche nel senso dei rapporti con l’esterno: nel 2017 vogliamo coinvolgere

Shop Libri LE PIEGHE DEL TEMPO

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ON SOLO volontariato, ma vero proprio coinvolgimento: questa l’essenza profonda della piccola rivoluzione, giovane e silenziosa (tranne quando si suona), che sta avvenendo nel Comune di Sona. Un’idea che nasce per avvicinare i ragazzi al territorio e stimolarli a riappropriarsi degli spazi pubblici e che vede la luce all’inizio dello scorso anno grazie all’iniziativa di Mattia Leoni, giovane consigliere con delega alle politiche giovanili, e all’appoggio dell’assessore (e vicesindaco) Simone Caltagirone. Presto vengono coinvolti, tramite un bando, 10 ragazzi e ragazze con età tra i 18 e i 30 anni, che si attivano per ideare, organizzare e promuovere una serie di momenti

di aggregazione e approfondimento culturale. Al centro di tutto la rinnovata biblioteca, che diventa il luogo d’elezione delle iniziative, che hanno tutte, come punto di partenza, i libri, da cui anche il nome del progetto: Gutenberg, come l’inventore della stampa a caratteri mobili. IL 24 APRILE 2016, l’inaugurazione ufficiale del calendario di proposte con l’evento “Gutenberg Spritz”: da quel momento si snodano attraverso il 2016 diverse attività, che riescono a calamitare attorno alla biblioteca e alle attività culturali sempre più giovani, di Sona e non solo. I “gutenberg”, come ormai vengono chiamati simpaticamente da tutti, investono tempo ed energie nei campi più svariati, organizzando aperture serali straordinarie della biblioteca, letture ani-

anche altri giovani che gravitano attorno ai volontari, rendendo ogni gutenberg “responsabile” di un gruppo di lavoro. Così potremo “rompere le barriere” del progetto e penetrare ancora di più nel tessuto sociale». Per informazioni: Facebook.com/bibliosona

FORTI DEL SUCCESSO ottenuto, per il 2017 i promotori si danno ora nuovi, e ambiziosi, obiettivi: innanzitutto, condividere il “modello Gutenberg” con i comuni limitrofi, ponendo le basi per una futura rete di collaborazione, durante un convegno che si svolgerà intorno alla metà di febbraio. La seconda sfida sarà, invece, un nuovo approccio: si cercherà di incentivare i volontari a “emanciparsi” dal comune, spingendoli a sviluppare loro stessi anche le strategie esecutive (ed economiche) per mettere in piedi le attività, nell’ottica di “farli crescere”. Ad aiutarli, le molte associazioni del territorio, che saranno così sempre più coinvolte. Infine, a primavera, comparirà un murales sulle pareti esterne della biblioteca, realizzato dall’artista Pierpaolo Spinazzé: segno tangibile del passaggio di questa piccola rivoluzione.

DALLA LESSINIA AL CENTRO STORICO IL BRIGANTE FALASCO

PROFESSIONE DETECTIVE

Le pieghe del tempo è un insieme di storie vere, narrate dalla viva voce dei protagonisti. Sono storie di persone e famiglie legatae alla propria attività commerciale che a Cerro è nata e si è evoluta nel tempo, una generazione dopo l’altra fino ad oggi.

Le vicende in Valpantena del brigante Falasco rivisitate nei fumetti a cura di Aldo Signorini

Professione Detective è un manuale che si focalizza sulla deontologia dell’investigatore privato, riassumendo e analizzando le principali tecniche investigative di questa figura professionale.

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I FUNGHI NELLA CUCINA VENETA

Il libro presenta la lunga durata della viticoltura, dimostrando come queste valli esercitarono nei secoli una funzione trainante nella viticoltura veronese fino ad assumere negli anni del 900 il ruolo di protagoniste della viticoltura veronese e veneta.

Questo libro è un atto di omaggio alle popolazioni della montagna che per secoli hanno fatto di un ambiente difficile, avaro e aspro il luogo amato della loro abitazione e del loro lavoro. Costituita dalla narrazione delle contrade e dal lavoro cimbro.

Un repertorio di piatti semplici e straordinari, con eccezionale riscoperta di accoppiamenti di molte varietà di funghi a cibi della tradizione comune. Un libro di vecchie e nuove ricette, proposto all’esperienza di chi ama la naturalezza in cucina.

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PROGETTI/3

IL RICICLO CHE SI FA DA SÉ

L a m a c c h i n a i n n o vat i va d i R e G r e e n

LA MACCHINA, PER PUNTI

marco.menini@verona-pantheon.com

-Un sistema di conferimento differenzia i pezzi inseriti dai cittadini (bottiglie di plastica e lattine di alluminio) tramite un sensore ottico che riconosce i materiali e li colloca nella relativa vasca di raccolta. - Vasca di raccolta prestoccaggio: raccoglie i materiali e li indirizza alla pressa. -Nella pressa vengono prodotti cubi dal peso di 25 kg ciascuno. Sono necessari circa 1200 pezzi per creare un cubo. -Gli addetti al trasporto estraggono i cubi (primo ed unico intervento “umano” della filiera) e li inviano alla ditta che si occupa del riciclo.

@menini_marco

di Marco Menini

Differenziare plastica e alluminio in maniera automatizzata e con meno spreco di energie. L’idea è della startup ReGreen, presentata alla fiera Ecomondo lo scorso novembre a Rimini, che propone un modello di riciclo più sostenibile che fa l'occhiolino alle Smart Cities.

MA A RIDIMENSIONARE l’impatto ci ha pensato la startup ReGreen, che ha presentato alla fiera Ecomondo lo scorso novembre a Rimini un modello più sostenibile di riciclo totalmente automatizzato. La macchina ideata sarebbe in grado di raccogliere, pressare

MA REGREEN dice la sua anche in tema di innovazioni tecnologiche. Innanzitutto perché si tratta di una macchina totalmente automatizzata, a partire dal sistema di conferimento che “legge” e riconosce i pezzi inseriti nella macchina, fino all’imballaggio, attraverso una potente pressa. Si è stimato che per ottenere un cubo (25kg) sono necessarie circa mille bottiglie, e il primo interven-

mezzi elettrici, sistema di monitoraggio dell'aria e molto altro. È NOTO A TUTTI che il processo di riciclo della plastica garantisce una minore produzione di gas serra rispetto alla quantità generata dall'abbandono in discariche non a norma. Gli scienziati non sanno nemmeno quanti anni servano esattamente perché una bottiglia di plastica sparisca: potrebbe trattarsi di secoli. Si stima che in tutto il mondo il 40 per cento del-

la plastica esistente finisca nelle discariche e il 32 per cento venga disperso nell’ambiente. Nell’ottica di un’economia circolare, quindi, i prodotti mantengono il loro valore il più a lungo possibile e le risorse restano all’interno del sistema economico, anziché andare in discarica. La prima applicazione della macchina ReGreen sarà a Gorizia e si concluderà entro la metà del 2017.

“Per fare un tavolo, ci vuole il legno” “Per fare un tavolo, ci vuole il legno” “Per fare un tavolo, ci vuole il legno” “Per fare un tavolo, ci vuole “Per fare un tavolo, ci vuole il legno” “Per fare un tavolo, ci vuole

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“Per fare un tavolo, ci vuole il legno” “Per fare un tavolo, ci vuole il legno” “Per fare un tavolo, ci vuole il legno”

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e imballare, senza l’intervento umano, addirittura 200 kg di materiale. «Il riciclo deve diventare l’obiettivo chiave dell’industria, sia in termini ambientali che di guadagno», spiega Michele Zilocchi, ingegnere chimico in ReGreen da sempre appassionato di sostenibilità e riciclo. «Ad oggi Comuni ed aziende riescono a vendere i propri rifiuti plastici (indifferenziati) al COREPLA (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclaggio, e il recupero degli imballaggi in plastica) ad un prezzo che si aggira attorno i 200 euro/tonnellata». Cifra che però teme la concorrenza. Stando al valore attuale infatti, «il guadagno derivato dalla vendita di imballaggi già differenziati al COREPLA ammonterebbe a circa 436euro/tonnellata per quanto riguarda la plastica e 600 euro/tonnellata per l’alluminio».E non è tutto. ReGreen ha pensato anche ad un incentivo al cittadino: per ogni bottiglia di plastica inserita si guadagna 0,25 centesimi di euro, spendibili poi nei centri convenzionati.

“Per fare un tavolo, ci vuole il legno” “Per fare un tavolo, ci vuole il legno” “Per fare un tavolo, ci vuole il legno”

to umano si vede solo dopo la raccolta di oltre ottomila pezzi. Oltre ad un guadagno per il Comune e le aziende, ReGreen riduce lo spreco di energie in termini di trasporti e di sostenibilità ambientale, andando a diminuire la dispersione di materiale plastico nell’ambiente e limitando i gas tossici. In cantiere c'è infatti anche il Regreen Smart Point, che vedrà integrarsi il sistema di riciclo con i punti di ricarica per

L RICICLO, senza girarci intorno, è ormai d’obbligo. Lo dicono i dati, secondo i quali la produzione di plastica dal 1950 al 2009, sarebbe cresciuta da 5,5 milioni a 100 milioni di tonnellate all’anno. La raccolta differenziata ha contribuito notevolmente al riutilizzo dei materiali plastici e ad una conseguente minor immissione di gas tossici nell’atmosfera, ma solo una parte di questa raccolta raggiunge effettivamente il suo obiettivo. Secondo Walter Regis, presidente di ASSORIMAP (Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori di Materie Plastiche), «in Italia nel 2015 si sono immessi a consumo oltre 2.128.000 tonnellate di prodotti plastici con una raccolta differenziata di quasi 900 mila e con un avvio al riciclo di circa 540 mila tonnellate». Poco più della metà insomma, senza considerare le sbavature, tra cui le perdite di materiale nell’ambiente e il costo dei trasporti.

( D I M E N S I O N I : 5 MX 6 M)


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A RC H EO LO G I A

L’ i p o g e o d i S a n t a M a r i a i n S t e l l e

PANTHEON, D O V E E R AVA M O R I M A S T I ?

Foto 1: Cella nord, affresco della Natività dopo il restauro.

di Matteo Scolari

Foto 2: Affresco, del IV secolo d.C., di Daniele nella fossa dei leoni dopo il restauro

È uno dei siti archeologici di epoca romana più importanti di tutto il nord Italia. Da molti anni è chiuso per interventi di restauro urgenti che ne possano garantire una degna conservazione nel tempo. Oggi, a che punto siamo?

Foto 3: Atrio, con installati tutti gli strumenti del secondo rilievo del microclima

L’ANALISI DEI DATI evidenzia che il comportamento microclimatico dell’ipogeo è quello tipico degli ambienti sotterranei, aggravato però dalla presenza dell’acqua. Gli interscambi d’aria esterno-interno, sono modesti nel periodo autunnale e invernale e assolutamente trascurabili o nulli nei restanti periodi stagionali. Viene consigliato di attivare tutti i possibili interscambi d’aria per mezzo di finestre e lucernari presenti anche nella chiesa del paese, questo almeno nel periodo più critico dal punto di vista microclimatico, e cioè quello estivo.

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’IPOGEO di Santa Maria in Stelle, gioiello del I secolo incastonato nel cuore della Valpantena, considerato uno dei più interessanti esempi di monumento pittorico del periodo romano-paleocristiano, è chiuso da tempo per lavori di restauro e, ad oggi, ancora inaccessibile al pubblico. È l’ingegner Luigi Antolini, incaricato dalla Parrocchia - proprietaria del sito - a spiegare che «gli interventi di conservazione e di pulizia stanno proseguendo molto bene e che quanto fatto fino a questo momento ha sicuramente permesso di preservare e valorizzare lo stato di conservazione dell’antico ninfeo». IL “CASO PANTHEON” inizia ben 13 anni fa: è il 2004, infatti, quando sul Corriere della Sera appare l’articolo di Donata Righetti dal titolo “I tre giovani ebrei e il tesoro paleocristiano perduto”, dove vengono sottolineate alcune criticità che interessano proprio l’ipogeo di Santa Maria in Stelle. Grazie all’intervento dell’on. Alberto Giorgetti, a quel tempo deputato

di Alleanza Nazionale, viene stanziato da Roma un contributo di 420.000 Euro per il restauro conservativo del Pantheon (Decreto dell’8 luglio 2005 pubblicato sulla G.U. dell’11 luglio 2005, ndr). Il contributo viene concesso direttamente al Comune di Verona, che nella seduta della Giunta Comunale del 31 agosto 2005 predispone il progetto preliminare e il preventivo di spesa, ignorando che il bene è di proprietà della parrocchia e non, appunto, del Comune. PER RISOLVERE l’incongruenza, un vero e proprio cortocircuito burocratico, si ragiona fino a maggio 2008, quando viene stipulata una convenzione tra i due soggetti in causa. Il 10 novembre 2008 il parroco don Paolo Dal Fior, comunica alla dott.ssa Giuliana Cavalieri Manasse, direttore del Nucleo Operativo di Verona della Soprintendenza dei Beni Archeologici, che il Consiglio Parrocchiale intende affidare l’incarico del rilievo topografico all’ing. Luigi Antolini, con la collaborazione del prof. Luigi Marino del DIRES – Gruppo di Ricerca sul “Restauro Archeologico” dell’Università degli Studi di Firenze. Il 9 dicembre 2008 viene approvato dalla So-

printendenza il progetto per il rilievo topografico e diagnostico. Il lavoro finale composto da un CD con i disegni, dalla documentazione fotografica e da 27 tavole viene consegnato il 7 luglio 2011. Quattro giorni dopo il Consiglio Parrocchiale affida l’incarico per le indagini termoigrometriche finalizzate al miglioramento microclimatico all’ing. Ippolito Massari di Roma, il quale esegue alcuni sopralluoghi e colloca la strumentazione che, a partire dal 19 marzo 2012, inizia a rilevare temperatura, umidità relativa, umidità specifica e densità, fino al 21 novembre 2012.

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QUELLO CHE EMERGE dagli interventi di aerazione è che i fenomeni di condensazione si sono visibilmente ridotti, tanto che la copiosa presenza di acqua sulle superfici non si è più verificata. Viene decisa un’ulteriore campagna di misure microclimatiche nel periodo maggio 2014 – febbraio 2015. L’intervento viene svolto dal dott. Carlo Cacace di Roma. La ripetizione permette il confronto tra le condizioni odierne e quelle prima degli interventi effettuati. IL 9 LUGLIO 2015, il laboratorio R&C Art S.r.l. di Altavilla Vicentina, esegue una serie di indagini diagnostiche di tipo chimico-fisico e biologico nell’atrio e nella cella nord dell’ipogeo. Il tutto si conclude il 30 settembre 2015 con la consegna della relazione “Indagini di laboratorio”, propedeutiche all’individuazione delle patologie di degrado sugli affreschi e dei biocidi da utilizzare. IL 2016 INIZIA con un intervento campione di restauro pittorico, per la messa in sicurezza delle parti pericolanti della pellicola pittorica degli affreschi della cella nord e dell’atrio e con il completamento dei lavori di rimozione dei sali carbonati e la sostituzione delle stuccature incongrue realizzate nei precedenti restauri. Le zone interessate sono quelle della Natività, del cielo stellato e del ciclo completo dell’atrio e vengono affidate al Laboratorio di restauro di Claudio Montoli di Verona con la collaborazione del chimico Leonardo Borgioli di Firenze. Queste operazioni servono per testare i materiali e le metodologie più idonee e si concludono il 9 dicembre 2016. «Alla luce dei risultati ottenuti e del progetto presentato, siamo in attesa, da parte della Soprintendenza, dell’autorizzazione per intervenire sull’intero ciclo di affreschi della cella nord dell’Ipogeo, lavoro che impegnerà sicuramente tutto il 2017» conclude Luigi Antolini.

In previsione della conclusione del restauro, la parrocchia di Santa Maria in Stelle, la Diocesi di Verona e il NOI si stanno muovendo per avviare un'associazione volta alla promozione e valorizzazione dell'Ipogeo. Da alcuni mesi un gruppo di volontari sta infatti lavorando per preparare al meglio la riapertura del sito e il programma di visite che ne conseguirà. L'augurio è quello di lanciare un’attività culturale che coinvolga i giovani di Santa Maria In Stelle e della Valpantena. Chi fosse interessato a collaborare, può contattare Claudia Annechini, referente del progetto, all'indirizzo email ipogeo.sms@gmail.com


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IN VETTA

L A C O LT I V A Z I O N E I N E D I T A D I C H I A R A C A S T A G N A

L 'O RO RO SSO DELLA LESSI NI A Ha portato lo zafferano a settecento metri di altitudine, sfidando le tradizioni. Si alza prima dell'alba per raccogliere i preziosi fiori prima che si schiudano e lavora rigorosamente a mano la rara spezia.

di Alessandra Scolari

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ELLA SOCIETÀ che cambia nascono nuove attività. Mestieri che richiedono «mani delicate impegnate ore e ore» che si sommano a quelle della cura dei terreni. A Roverè Veronese si sta facendo strada lo zafferano della Lessinia e a Ceredo (Sant’Anna D’Alfaedo, vedi pagina 56) l’allevamento della pecora Brogna e i prodotti derivati. E, non è un caso, che siano due giovani donne le protagoniste. CHIARA CASTAGNA, 38 anni, laureata in Scienze Forestali a Padova, di Roverè, un paio di anni fa, nel vedere i bellissimi crochi lilla che coloravano i Monti Lessini pensò: «Perché non valorizzarli producendo lo zafferano come sull’Appennino?». Una sfida coraggiosa che è entrata nel cuore della giovane donna che ha deciso di prepararsi a diventare imprenditrice: sull’esempio di altri produttori italiani, ha selezionato i migliori fornitori nazionali. Dopo aver valutato le tecniche di coltivazione, ha eseguito piccoli esperimenti sul terreno di casa, per individuare il bulbo compatibile. Infine, ha costituito l’omonima azienda agricola individuale e ha preparato il terreno per la piantagione: lo Zafferaneto, tra San Vitale e San Rocco. LA PRODUTTRICE coltiva e lavora esclusivamente a mano lo Zafferano Lessinia e non usa additivi o altre sostanze chimiche, «per rispettarne e preservarne le caratteristiche

Lo zafferano È una piccola pianta che appartiene alla famiglia delle Iridacee, dal nome scientifico Crocus sativus e con un bel fiore colore viola. Pare sia di origine asiatica. Nei millenni scorsi lo zafferano veniva usato per profumare la casa, mentre oggi è una spezia molto apprezzata in cucina. Uno dei dieci cibi più cari al mondo Tempi e costi di raccolta e produzione fanno dello zafferano una spezia pregiata e venduta letteralmente a peso d'oro (un grammo di pistilli va dai 25 ai 30 euro).

organolettiche», precisa. Lo Zafferano Lessinia, confezionato in stimmi nei vasetti di vetro a chiusura ermetica, per la purezza e le sue peculiari caratteristiche, è stato già classificato di prima categoria. Un buon traguardo per Chiara che sogna per questo suo prodotto la denominazione di prodotto tipico e dop. GLI AMBITI OBIETTIVI ben si allineano alla passione che Chiara ha per la propria terra. Sì, c’è il tanto lavoro, come la raccolta a mano dei fiori (uno per uno), alle prime luci del giorno, per evitare inquinamenti sul prodotto, seguono la separazione dei tre filamenti rossi, che costituiscono lo zafferano e l’essiccazione. Ma, cosa non si fa per amore? LO ZAFFERANO LESSINIA si può trovare in contrada Crosara di Roverè, dove Chiara nella vecchia osteria del nonno ha ricavato il laboratori di trasformazione alimentare a norma igienico-sanitaria. L’auspicio è che i molti visitatori della Lessinia imparino a conoscere Chiara e la sua nuova spezia fino a decretarla prodotto di eccellenza.

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INTRECCI

LA STORIA DI CRISTINA TRA PECORE BROGNA E ALPACA

SUL FIL DI

LANA

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di Alessandra Scolari

Cristina Ferrarini fa una scelta desueta «un po’ incosciente ed avventurosa», va ad abitare nel comune di Sant’Anna D’Alfaedo, forte di un bagaglio di esperienze e di un entusiasmo travolgente. Il suo viso solare è contagioso. La sua forza e il suo impegno nei progetti la trovano vincente. Azienda Agricola Lana al Pascolo è la sua nuova attività.

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IPLOMATA «Perito Agrario» all'Istituto Bentegodi, Cristina frequenta Scienze Forestali a Padova. Abbandona gli studi (a pochi esami dalla laurea) e lavora nell’azienda commerciale di famiglia a Bolzano. A chi le chiede «Titolo di studio?» risponde con aria sorniona «deperito agrario». Il lavoro e la famiglia (ha due figli) assorbono le sue energie. La perdita del padre e la decisione della famiglia di lasciare l’attività cambiano la vita di Cristina, che racconta: «Qualche mese prima di lasciare Bolzano, vidi, per la prima volta, in un Maso a Renon gli alpaca. Fu amore a prima vista! A mio marito dissi “andremo a Ceredo e alleveremo questi animali”. Uno scherzo? “No! Una scelta di vita”». «NEL 2007 dovevamo decidere se vendere o finire la casa di Ceredo. Scegliemmo di completare i lavori e di trasferirci lì. Qualcuno ci disse “ma chi sono quei pazzi che da Bolzano vengono ad abitare in Lessinia?” Noi! Rispondevamo». Il trasferimento nel settembre 2009 e lo studio

Cristina ha studiato la filiera industriale della lana, pensando a come coinvolgere una «filiera corta», dopo aver imparato a lavorare il feltro, a creare stole, borse e collane; a tingere con prodotti naturali (a coltivare piante tintorie) e a filare con l’arcolaio

del progetto: «Allevare alpaca e pecore Brogna». Oltre ad allevatori appassionati, Cristina incontra l’Associazione promozione e tutela pecora Brogna, la quale raccolta lana grezza in Lessinia, la fa lavorare a Biella. È nel 2014 l’acquisto di un piccolo pascolo «il classico terreno abbandonato. La vegetazione aveva ricoperto ogni traccia di lavoro umano. Unica testimone: una stalla in pietra in discrete condizioni. Ci rimboccammo le maniche, ripulimmo il pascolo e ripristinammo la strada sterrata. Ad aprile le prime tre alpaca. A settembre nacquero due bellissimi cria (così si chiamano i cuccioli d’alpaca), due femmine! La considerammo una fortuna!». Gli obiettivi di Cristina? «Far crescere pecore e alpaca e in parallelo sviluppare la lavorazione della lana. Trasformare la lana grezza in oggetti unici, è una soddisfazione indescrivibile».

Prenotazioni aperte e cataloghi disponibili nelle agenzie Fiordiloto di Grezzana e Bosco


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SCHERMI

I n t e r v i s ta a l l a r e g i s ta d i L i b e r a m i

ranea ed è questo il motivo per cui il film non si chiude in se stesso, ma apre nuovi orizzonti di senso su quanto accade davan-

S T O R IE DI E SORCI SMI C O N T EMPO R ANEI

di Federica Lavarini

Pensava che fosse un film impossibile da fare. Ma alla fine, Federica Di Giacomo ha realizzato un documentario sul tema metafisico che inquieta e affascina da sempre. E sulla vita di Padre Cataldo, 77 anni, uno degli esorcisti più ricercati in Sicilia.

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ll’alba del 2020, perché parlare di esorcismo? In un comunicato pubblicato sul proprio sito internet, la diocesi di Milano scrive: «Per offrire questo ministero è sembrato bene integrare il collegio degli esorcisti diocesani e organizzarne il servizio. È possibile incontrare gli esorcisti solo previo appuntamento». Segue lista di undici preti esorcisti con orari e luoghi di ricevimento. Questo, forse, basterebbe a dimostrare quanto si stia parlando di una pratica assolutamente diffusa anche nell’era di internet, quando molti di noi si immaginano sia ancora un’usanza segreta e occulta. Guardando il film-documentario Liberami di Federica Di Giacomo si ha un’ulteriore conferma di quanto l’esorcismo non sia per nulla in via d’estinzione. Aggiungiamoci che il film ha vinto il premio Nuovi Orizzonti all’ultimo Festival del cinema di Venezia e intuiamo quanto il fenomeno sia di assoluta attualità. Federica Di Giacomo, regista spezzina trapiantata in Sicilia per girare il film, ha studiato il fenomeno e ha conosciuto molte persone che si sentono “possedute” dal male, bisognose dell’aiuto di un prete che le “liberi” dal demonio. La regista è stata ospite alla proiezione di Liberami, promossa dal Bridge Film Festival (BFF) al Centro di Cultura Polivalente Santa Maria in Chiavica a dicembre. Federica Di Giacomo, come è nata l’idea del film? Volevo fare un film che parlasse delle dipendenze, delle ossessioni che si acutizzano in tempo di crisi e, in quel periodo, mi trovavo in Sicilia dove per caso mi sono imbattuta in un annuncio che parlava di corsi di formazione per preti esorcisti. Così mi sono informata, avvicinata e ho iniziato a partecipare a dei riti di esorcismo.

Federica Di Giacomo durante le riprese

ti ai nostri occhi tutti i giorni. Penso sia questo uno dei motivi che ci ha fatto meritare il premio Nuovi Orizzonti a Venezia.

A marzo, in programma In Piazza San Zeno, si terrà Box 336, una manifestazione con tutte le associazioni culturali veronesi per raccogliere fondi a favore delle persone colpite dal terremoto del 2016 in Centro Italia.

Diplomart, i prossimi appuntamenti sulla libertà (anche) del porno Bridge Film Festival è un'iniziativa dell'associazione Diplomart che si svolge nel mese di luglio in spazi all'aperto della città. Vi sono anche alcune proiezioni invernali a Santa Maria in Chiavica: mercoledì 15 febbraio, in collaborazione con l'associazione Are We Human, sarà presentato il filmdocumentario Porno e Libertà di Carmine Amoroso, una retrospettiva sull'ingresso della pornografia nel cinema e nella cultura dagli anni Settanta. Ospite della serata: Helena Velena. arewehuman2@gmail.com/info@diplomart.org

La pellicola ha vinto il premio Nuovi Orizzonti all’ultimo Festival del cinema di Venezia

Chi sono le persone che vanno dall’esorcista? In genere tutti pensiamo si tratti di persone credenti, invece non è affatto così e questo mi ha sorpreso moltissimo. Ho assistito a rituali di esorcismo molto violenti, forti, dai tratti tragicomici a volte, ma che si inserivano in una giornata normale di una persona qualunque. Tant’è che una ragazza, dopo l’esorcismo, mi ha invitato in un bar per parlarmi tranquillamente della sua storia. La convivenza del fantastico ed eccezionale nel quotidiano è così forte che fin da subito ho pensato fosse un film che non si poteva non fare. Come è stato possibile filmare questi riti? Dopo una lunga frequentazione delle messe, dopo una relazione che si è stabilita sia con il vescovo, che formalmente autorizza alle riprese in chiesa, sia con i preti, con i quali abbiamo parlato moltissimo. Ci siamo sempre posti con un atteggiamento non giudicante, non avevamo pregiudizi, volevamo comprendere come interpretare questo fenomeno. Abbiamo capito molto della società contempo-

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Anno 8, Numero 6

Luglio - Agosto 2015

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CRESCE IL NUMERO DI FAMIGLE “UNIPERSONALI”

MA QUANTO COSTA VIVERE DA SOLI?

CRISI GRECA

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Intervista al Prof. Federico Testa

Itinerari e percorsi in Lessinia

Ok all’acquisto dei farmaci online

Il talento di Giacomo Bagnara

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LOVE FILM FEST

L'EDIZIONE 2017

J e t 'aime

Nicola Fedrigoni

il successo di questo genere.

erika.prandi@verona-pantheon.com

di Erika Prandi

Sarà molto francese la seconda edizione della rassegna cinematografica che si svolgerà in Gran Guardia dal 10 al 15 febbraio. Abbiamo intervistato il presidente Nicola Fedrigoni per scoprire in anteprima i segreti del festival che celebra il sentimento. Una scena tratta dal film Amélie

Un video contest al profumo d'amore «Abbiamo ricevuto diverse decine di video e questa partecipazione ci ha fatto davvero piacere. Significa che siamo sulla strada giusta. Dobbiamo crescere, ma senza fretta, e aver proposto già un mini-contest per la sigla iniziale rappresenta una sorta di viatico necessario per arrivare, un giorno, ad un vero e proprio contest cinematografico. Il contest infatti, nelle future edizioni, potrebbe non riguardare soltanto la clip-sigla iniziale, ma anche altre sfere del festival. È, ovviamente, uno dei nostri obiettivi per il futuro».

di sentimenti, d’amore, di passione, parla direttamente al cuore di ciascuno di noi. Ritrovare queste vicende descritte, spesso magnificamente, sul grande schermo è allo stesso tempo consolatorio e catartico e ci aiuta a capire un po’ di noi e del nostro mondo. Credo risieda soprattutto qui

A volte la difficoltà maggiore si ha nel coinvolgere i giovani che risultano i meno interessati al genere. Voi come l’avete affrontata? Non è semplice coinvolgere i giovani, soprattutto in un periodo come quello di San Valentino, quando tante commedie sentimentali di natura decisamente più leggera arrivano al cinema. Abbiamo comunque scelto alcuni titoli adatti anche alle più giovani generazioni (come Moulin Rouge e Il meraviglioso mondo di Amélie) e abbiamo coinvolto l’Università degli Studi di Verona, con un progetto legato al Professore di Critica Cinematografica Alberto Scandola, che ha curato direttamente un’intera sezione, quella dei Classici. Inoltre abbiamo proposto già nella prima edizione, e lo faremo anche quest’anno, alcuni titoli certamente importanti, ma allo stesso tempo non del tutto avulsi da logiche commerciali, proponendo un giusto mix di film d’autore e più leggeri, sperando che questa formula, col tempo, riesca a coinvolgere un numero sempre maggiore di ragazzi. lovefilmfest.it

#BUILDYOURFUTURE

L

a seconda edizione di Love Film Fest ha come Paese ospite la Francia, una scelta non casuale visto il tema della rassegna. Cosa dobbiamo aspettarci quest’anno? La scelta del Paese ospite di questa seconda edizione è stata fatta la scorsa estate, pochi giorni dopo, fra l’altro, il terribile attentato di Nizza. Abbiamo pensato di solidarizzare con la Francia anche in questo modo. Rendiamo omaggio ad un produzione per il grande schermo in gran parte intimista, che ha donato nella sua storia tantissimi capolavori alla cinematografia mondiale e che saprà sicuramente ammaliare anche il nostro pubblico. Sarà l’occasione per scoprire e per alcuni riscoprire capolavori imperdibili. Inoltre abbiamo voluto creare un sottotema più leggero come quello del cibo. Avremo un’anteprima veneziana l’8 di febbraio, in collaborazione con il gruppo de Les Fems du Cinema, e una veronese, in collaborazione con il Cinema

Rivoli. Avremo anche, come già nella prima edizione, alcuni eventi collaterali, come la serata inaugurale del 9 febbraio, i convegni della mattina alle 11 (aperti e gratuiti per il pubblico) e incontri con personaggi del mondo del cinema. Per gli amanti dei cortometraggi, infine, ci sarà una sezione speciale che inaugureremo proprio quest’anno e che vede il gemellaggio con il Greenvich Village Festival di New York. La rassegna l’anno scorso ha visto la partecipazione di circa cento persone a film. Secondo lei quali sono i punti di forza del genere sentimentale? Direi che nel complesso si è trattato, per essere una prima edizione, di un buon risultato. L’idea sarebbe di ricreare a Verona quella stessa atmosfera da festival che si respirava allora. In fondo, il genere sentimentale esiste da sempre e non tramonterà mai. Quando il cinema parla

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BOX OFFICE

a cura di Mattia Zuanni

IL FILM

Mentre si trova in visita ufficiale a Istanbul, il re dei belgi Nicolas III è costretto a fare ritorno nel proprio paese in grande difficoltà. Una tempesta solare, però, ha provocato l'interruzione dello spazio aereo e delle telecomunicazioni. Con l'aiuto di un regista britannico e di un'improbabile compagnia di cantanti folk bulgari, il re e il suo entourage riusciranno ad oltrepassare il confine turco e, nel tentativo di raggiungere il Belgio, intraprenderanno un'odissea attraverso i Balcani.

CURIOSITÀ

Questo film è considerato un mockumentary, ovvero un film di finzione che ricalca i moduli stilistici e narrativi propri del documentario, generalmente con intenti parodici e/o satirici. I due registi fanno coppia fissa anche nella vita reale; marito e moglie, hanno scritto e diretto assieme il primo film nel 2006 (Khadak), vincendo il Leone del futuro alla 63ª Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

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VER NA Titolo: Un re allo sbando Genere: Commedia Durata: 94 minuti Regia: Peter Brosens e Jessica Woodworth Attori: Peter Van den Begin, Lucie Debay, Titus De Voogdt Uscita (Italia): 9 febbraio

UN RE SBANDO

N E T W O R K

ALLO

CALENDARIO INCONTRI GRATUITI WORKSHOP VERONA NETWORK 2017 OGNI TERZO GIOVEDÌ DEL MESE, ORE: 18:00 - 19:30 CON APERITIVO FINALE L’Unione fa la forza. Questo è lo spirito di Associazione Verona Network: un “anello di congiunzione” per ascoltare i veronesi e sviluppare soluzioni eccellenti in tutti i settori economici e sociale della nostra Verona. Aderiscono a Verona Network 58 primarie realtà scaligere, in rappresentanza di 3000 imprese e oltre 50.000 cittadini scaligeri fotografa il

codice QR per vedere il trailer

I N S I EM E PER UN A V ERON A PROTAG ONISTA ASSEMBLEA GENERALE

C LASSICI DA NON PERDERE Titolo: Il labirinto del Fauno - Genere: Fantastico - Durata: 114 minuti - Regia: Guillermo del Toro Attori: Ivana Baquero, Sergi Lòpez, Maribel Verdù, Doug Jones Spagna 1944. La piccola Ofelia è divisa fra la dura realtà e un mondo di sogno, scoperto alla fine di un labirinto. Il Fauno, guardiano del labirinto, una creatura magica inquietante rivela ad Ofelia che lei è la principessa scomparsa di un antico reame. Tre sono le prove che la piccola dovrà superare per tornare nel suo regno per sempre.

SICUREZZA E TERRITORIO

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notizia

Meryl Streep

«Prendi il tuo cuore s p e z z at o , f a l l o d i v e n ta r e a r t e » Ha chiuso con una frase che le ripeteva l'amica e collega Carrie Fisher (scomparsa alla fine del 2016), Meryl Streep, durante il suo discorso ai Golden Globe 2017 per il premio alla carriera. Le sue parole sono diventate virali, nei giorni seguenti, per la forte critica contro Trump che contenevano, come il riferimento ad un episodio non particolarmente luminoso della campagna elettore del neopresidente americano. «Quando ha imitato un reporter disabile, mi ha spezzato il cuore. Se i potenti usano la loro posizione per maltrattare gli altri, perdiamo tutti quanti».

ARTE, DESIGN E CULTURA

febbraio

LUGLIO

MONTAGNA E LESSINIA

SALUTE E BENESSERE

AGROALIMENTARE E SOSTENIBILITÀ

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marzo

14 SETTEMBRE

ACCOGLIENZA E TURISMO

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APRILE

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OTTOBRE

INNOVAZIONE E TECNOLOGIA

18 maggio

16 novembre

di Miryam Scandola

foto

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14 dicembre

SCUOLA, GIOVANI E LAVORO CREDITO ECONOMIA E IMPRESA NO PROFIT E FESTA FINALE

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IERI&OGGI

La storia della famiglia Kretz e della piccola Margot

IL LIBRO

NACQUI IN MEZZO ALL'ORRORE

Nata in un lager, (Mursia, 2017) è disponibile in libreria e online al costo di 20 euro. La protagonista si chiama Margot Marie Kretz, ma tutti la chiamano Margot. Marie era la sorella di sua madre Jeanne, per questo le diede il secondo nome. Margot ha cinque mesi nella foto con la madre (foto 1), l'unica esistente, scattata dalla cuoca tedesca Ingrid che aiutava la nonna Catherine perché Jeanne era insieme al tedesco Kurt; di nascosto portava il latte alla piccola perché la madre non ne aveva, era debilitata e magrissima. Altrimenti imbevevano una garza con l'acqua delle verze e delle patate cotte. Il funerale di Jeanne in Polonia, a sinistra Georges, nonno di Margot, visibilmente distrutto (foto 2); quello di Stato verrà fatto in Francia, quando Margot era ormai dodicenne. Ciò che restava di Jeanne erano poche ossa e un cranio con ancora le ciocche bionde. La bimba fu costretta a vedere questo dal nonno, ormai in preda ad una forte depressione a causa del rimorso di quello che aveva causato.

ingrid.somma@verona-pantheon.com @ingridsomma89

di Ingrid Sommacampagna

La scrittrice e psicologa di Tregnago Alessandra Maggia ha pubblicato un libro biografico dal titolo Nata in un lager che omaggia la storia della famiglia Kretz, scoperta attraverso il racconto di Margot Marie, nata il 2 maggio del 1943 in un lager dell'ex Cecoslovacchia, da una madre giovanissima morta di stenti quando lei aveva solo dieci mesi.

Foto 1

I

L FREDDO, quello che non ti fa più sentire gli arti e il cuore, che ti annebbia i pensieri e assidera la speranza. È una storia tragica questa, gelida come le temperature di quei luoghi, ma animata da una lotta per la vita per salvare una bambina, Margot, nata dall'amore tra la francese Jeanne Kretz e il tedesco Kurt Schuhmacher, che non fu mai accettato dal padre della donna, Georges, che decise così di rinnegarla.

Margot a 10 anni

Foto 2

sa Jeanne a un terribile destino: tutti, infatti, furono deportati nel campo di concentramento di Halbstadt. Il viaggio in treno durò 44 giorni e Jeanne, incinta, si debilitò a causa del freddo e delle malattie, e dopo il parto non riuscì più a riprendersi. Morì, infatti, a soli 20 anni, nel rimorso del padre che l'aveva allontanata, lasciando al mondo la piccola di appena dieci mesi, che scoprì solo a 16 anni di avere un padre, ancora vivo, in Germania. Margot fu fatta uscire di nascosto dal lager, prima della fine della guerra, grazie alla complicità della cuoca tedesca Ingrid con la nonna Catherine che la passò attraverso la rete del campo, nelle braccia della zia Elise, portandola in salvo. Una volta liberata l'intera famiglia, il nonno Georges decise di prendersene cura. Ma saranno solo la nonna e gli zii a raccontare tutta la verità a Margot, e tutte le peripezie fatte del padre Kurt per rintracciare Jeanne e per stare con la piccola. MARGOT OGGI ha 72 anni, vive a Tregnago dal maggio del 1991 e parla tre lingue: il tedesco, il francese e il dialetto veronese. «Nonostante la tragedia vissuta è felice perché ha incontrato suo padre e la sua famiglia, instaurando un rapporto bellissimo con gli zii, i fratellastri e i nipoti», spiega Murielle, la prima delle tre figlie, nata in Francia. Ciò che sorprende di lei sono i suoi occhi azzurri lucenti, il suo sorriso stampa-

Il viaggio in treno durò 44 giorni e Jeanne, incinta, si debilitò a causa del freddo e delle malattie, e dopo il parto non riuscì più a riprendersi

del 1945, dove i cosacchi russi violentarono le donne rubando tutto quello che restava», spiega Alessandra. LA SCRITTRICE HA COLTO l'unicità di questa storia, chiedendosi come mai nessun altro si fosse interessato alla cosa fino ad allora. La vicenda trasuda disperazione e allo stesso tempo amore e determinazione per salvare una bambina, sfidando la morte, per poter assicurarle quella possibilità di vita che non è stata data alla madre Jeanne. Il libro è scritto in maniera semplice e può essere letto da tutti, a maggior ragione nelle scuole, perché è fondamentale educare al rispetto, all'aiuto reciproco e all'ascolto. Per info: alessandra.maggia@alice.it

“noi ci mettiamo la firma” duecento anni di scuola libera, solidale, vicina duecento anni di missione con i giovani a Verona Istituto Alle Stimate Scuola paritariaa cattolica Giovanni, diplomato al Liceo Classico nel 2016 Marco, diplomato al Liceo Scientifico nel 2016

LA GUERRA era alle porte e i tedeschi avanzavano in Alsazia, regione ricca di miniere e di industrie siderurgiche, come il paese di Nilvange, dove viveva la famiglia Kretz per lavoro. Nell'ottobre del 1942 Georges decise di non collaborare con i nazisti, condannando la famiglia e la stes-

to sul volto e la pace interiore ritrovata nelle 404 pagine del libro, tenuto vicino al proprio letto, come fosse l'incarnazione della madre. «Il libro ha riportato a galla tutto e va letto perché di donne nate nel lager in Italia, e tuttora viventi, che possono raccontare questo tragico passato nella storia dell'umanità, si contano su una mano. È una viaggio nel ricordo che emoziona, narrato in prima persona, e che mi ha coinvolta completamente; ritengo importante parlare di queste vicende mai emerse, perché non esiste solo la Shoah, e non si possono dimenticare tutte quelle altre vittime, portate via solo perché non si alleavano con i nazisti. Inoltre, non si possono negare anche le colpe di chi ha aperto i cancelli del lager di Halbstadt, nel maggio

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a cura di Miryam Scandola

EDITORIA PER ADULTI

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Titolo: Eccomi Autore: Jonathan Safran Foer Traduttore: Irene Abigail Piccinini Editore: Guanda Edizione: 2016 Pagine: 672

L LIBRO: Enciclopedico, magistrale eppure sincero. È la storia di quattro generazioni di padri e figli, filtrate da dolori intimi, divorzi, sexting, stanchi credi religiosi e, su tutto, il matrimonio fiaccato dal silenzio di Jacob e Julia. Fa da sfondo il confronto inossidabile tra tradizione americana e ebraismo. Marco Missiroli sul Corriere della Sera parla di «un'opera-mondo che si insinua nelle fondamenta della società e dei nostri amori». In definitiva, un capolavoro sul fraintendersi come condanna innocente di ogni relazione. AUTORE: In diverse occasioni, l'autore, già padre di altri tre scritti (Ogni cosa è illuminata, Guanda 2002, Molto forte, incredibilmente vicino Guanda, 2005, Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? Guanda 2009) non ha nascosto di considerare questo lavoro «il suo primo libro». Ed è così, in un certo senso: gli appassionati dell'enfant prodige della letteratura americana, hanno, infatti, dovuto aspettare undici anni per riabbracciare la sua sintassi intrecciata. «Per scriverlo ci sono voluti 10 mesi, o venticinque anni», ha detto Foer, confermando che per affrescare in maniera millimetrica gli strazi della vita domestica, bisogna, in qualche modo, averli (avuti) sulle spalle. CURIOSITÀ: È il miglior libro del 2016 per La Lettura del Corriere della Sera. Parte della critica ha ravvisato tracce di autobiografismo (il divorzio di Foer dopo dieci anni di matrimonio e due figli) mai negate ma neppure confermate dalla scrittore. Ma, come ricorda il Sole24Ore, le verità dure della sua prosa finiscono per essere «più vicino alla vostra vita che alla sua».

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TERRITORIO A SPICCHI

BREVI DA VERONA E PROVINCIA

PROSPETTIVA FAMIGLIA E DIECI ANNI DI IMPEGNO EDUCATIVO - VERONA Ci sono compleanni e compleanni. Alcuni vanno festeggiati davvero. Come quello dell'associazione scaligera impegnata da una decade nel mondo della formazione, nata dalla «sensibile attenzione di alcuni educatori» verso le necessità e le paure dei genitori rispetto alla crescita dei loro figli adolescenti. Il risultato da otto anni si chiama Progetto Scuola per Genitori, Educatori e Giovani. Alleanza educativa una delle parole chiave con cui leggere i tanti incontri, conferenze e workshop che

hanno costellato l'attività di Prospettiva Famiglia, attraverso la disponibilità gratuita di qualificati psicoterapeuti e professionisti di vari ambiti. Oggi la Scuola per Genitori, Educatori e Giovani di Prospettiva Famiglia si articola in un percorso gratuito che include annualmente più di venti momenti formativi serali distribuiti da settembre a maggio e diverse proposte didattico formative per le trenta scuole del territorio veronese appartenenti alla Rete “Scuola e Territorio: Educare insieme”.

RINASCE IL CENTRO NUOTO BELVEDERE - BORGO VENEZIA

a cura di Alessandra Scolari

EDITORIA PER RAGAZZI

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Titolo: GGG il Grande Gigante Gentile Autore: Roald Dahl Traduttore: Donatella Ziliotto Illustratore: Quentin Blake Editore: Istrici Dahl Adriano Salani Edizione: Novembre 2016 Pagine: 215 Età di lettura: Dai 9 anni

L LIBRO: Narra l’avventura di Sofia, un’orfanella che dall’orfanatrofio viene rapita dal Grande Gigante Gentile. Destinazione «Paese dei giganti» e «Paese dei sogni». Il GGG è buono, cortese e premuroso, non si abbuffa, come i suoi nove colleghi, di esseri umani (popolli), ma di «cetrionzoli», ortaggi ripugnanti. Storpia le parole, però ha una missione: recuperare sogni e portarli ai bambini. Sofia si fa spiegare i segreti: come li raccoglie, li divide, li mette nei barattoli. Una collezione di «quasi cinquantamila sogni allineati sui scaffali e il Gigante sapeva esattamente dove ciascuno si trovasse». Il GGG alcuni li mescola e li frulla: ne escono «bolle dagli splendidi colori» che volano via. Gli altri giganti che fanno nell’Ora delle Ombre? Quando Sofia lo scopre, con il GGG, prepara un complotto: l’intervento della Regina d’Inghilterra… AUTORE: Roald Dahl (1916- 1990) è considerato uno dei più grandi scrittori di libri per bambini, di origini norvegesi, trasferito con la famiglia in Inghilterra, iniziò nel 1943 a scrivere racconti e romanzi per ragazzi. Il primo fu The Gremlins (tradotto nel 1984 in un film). Dopo la Seconda Guerra Mondiale si trasferì negli Stati Uniti. È nel 1961 che Dahl, con il libro James e la pesca gigante, inizia a scrivere solo per l'infanzia a livello internazionale. Le sue opere, tradotte in trentaquattro lingue, vendute in milioni di copie nel mondo, dopo aver vinto premi prestigiosi,  sono tuttora sugli scaffali. Il 13 settembre 2016, per festeggiare i 100 anni dalla nascita è stato celebrato in grande stile l’annuale «Roald Dahl's birthday!». CURIOSITÀ. Il GGG, uscito nel 1982, è un libro che per i suoi misteri e per le sue scene, talvolta macabre e grottesche, ha appassionato generazioni di bambini. L’autore usa il dialogo diretto con Sofia, che, pur attenta, a volte non capisce, però non molla, continua a fare domande. E il Grande Gigante Gentile spiega e poi chiede «chiaro o scuro?», intendendo «mi sono spiegato?», apprezzando questa sua voglia di imparare. Anche Steven Spielberg ha riscoperto il libro GGG e ne ha costruito un film (uscito in Italia il 30 dicembre scorso) per riproporre la storia, alle nuove generazioni, attraverso gli effetti speciali della cinematografia.

IL GRANDE GIGANTE GENTILE (ANCHE) AL CINEMA Il film è diretto da Steven Spielberg ed è il frutto della prima collaborazione tra il regista americano e la Walt Disney Pictures, che produrrà e distribuirà il film. GGG è realizzato mischiando live action con attori in carne e ossa e animazioni computerizzate.

Una storia a lieto fine quella dalla struttura natatoria che, dopo la chiusura a seguito della revoca della concessione alla società sportiva Sergio De Gregorio che gestiva l'impianto, ha ripreso a funzionare a pieno ritmo. Inaugurata l'11 gennaio alla presenza del Sindaco Flavio Tosi e dell’assessore allo Sport Alberto Bozza, la piscina in via Montelungo, nel quartiere di Bor-

È ORA DI TEATRO - TREGNAGO Teatrè, che unisce le due compagnie teatrali La Nogara e Teatrinvisibili, organizza cinque serate di spettacoli nell'Auditorium comunale «Mario Pigozzi», in via Fabbrica, di Tregnago, dalle 20.45. Sabato 11 febbraio Loredana Cont con «Ridi e Lassa Ridar», sabato 25 febbraio, El Gavetin con «Busetta e boton», sabato 11 marzo Nautilus c.t. con «La Presidentessa», sabato 25 marzo Teatro Armathan con «Bonjour Paris», e infine, sabato

a cura di Marco Menini

go Venezia è in gestione per l'intero 2017 alla società Leaena di Brescia. La struttura coperta, completamente riqualificata nel 2010, comprende due vasche, una da 25 metri e una più piccola da 12,5 metri. Nei mesi estivi è disponibile il lido esterno che, completato nel 2011, comprende un’area verde e un punto ristoro.

UN CAMPIONE IN PISTA E NELLA VITA - SANT’ANNA D’ALFAEDO Ronnie Quintarelli non finisce mai di stupire per le sue doti sportive ma anche per la sua grande sensibilità nei confronti delle persone meno fortunate. Il pilota veronese, originario di Corrubio, con quattro titoli di Super GT in tasca e una medaglia di Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia sul petto, si è reso protagonista di un’altra lodevole iniziativa solidale dopo quella in favore delle vittime dello tsunami del 2011 in Giappone: Quintarelli, infatti, assieme all’altro pilota italiano impegnato nella massima serie automobilistica del Sol Levante, Andrea Calda-

a cura di Marco Menini

a cura di Matteo Scolari

relli, ha avviato nei mesi scorsi, su richiesta di molti giapponesi, una raccolta fondi per le popolazioni italiane colpite dal terremoto del 24 agosto 2016. La raccolta, supportata dall’hashtag #PrayForItaly, ha permesso di acquistare una macchina pickup che è stata donata in gennaio al Comune di Amatrice, in provincia di Rieti. Quintarelli ha comunicato l’esito dell’iniziativa il giorno dell’Epifania quando, nuovamente in Italia per le festività natalizie, ha pranzato insieme ai famigliari, agli amici e ai tifosi al ristorante Al Tesoro, sede del suo Fans Club.

a cura di Ingrid Sommacampagna 8 aprile, La Nogara con «Bastava na bota». L'ingresso costa 6 euro e si potrà fare un abbonamento al costo di 25 euro. La rassegna, nel periodo estivo, dal 23 giugno, si sposterà nelle piazze e ville del paese e delle sue frazioni. I biglietti si potranno trovare in vendita, dalle 19.30, nell'Auditorium, prima degli spettacoli. Per info: 3484900207, prolocotregnago@gmail.com.


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MODA

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ANCHE TRA LE RIGHE

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C on Stile

C O M E L’I TALI A HA C O N Q U I S TAT O I L MON D O

di Chiara Boni

Dalla qualità senza tempo degli abiti di sartoria al prestigio del Made in Italy, si sa, l’Italia in fatto di stile detta legge. A raccontarci la storia di un’eleganza tutta italiana ci pensa Alessandro Marzo Magno, autore di Con stile. Come l’Italia ha vestito (e svestito) il mondo, ospite a Verona per spiegare come proprio dalla moda è passata anche la liberazione del corpo femminile.

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I COMINCIA dalla testa, che in fondo è «la metafora dell’essere umano» e per questo va protetta e messa in mostra, e anche sotto cappelli, berretti e veli resta la prima cosa che si nota di una persona. E si arriva alle calzature, quelle strettissime, anche un paio di numeri in meno, ma anche quelle altissime, fino a mezzo metro d’altezza, con cui le donne veneziane sfilavano (faticosamente) tra le calli nel XV secolo. Passando per tutto quello che sta nel mezzo: dai seni artificiali di cartapesta, avi di quelli moderni in silicone, indossati dalle donne del Seicento, alle calzemaglie imbottite su polpacci e natiche per far apparire più muscolosi gli uomini del Cinquecento. È ALESSANDRO Marzo Magno a raccontarci come e perché l’idea di eleganza sia cambiata nel corso dei secoli, tracciando un percorso che parte proprio dal Bel Paese, in Con stile. Come l’Italia ha vestito (e svestito) il mondo, edito da Garzanti. Un viaggio nel tempo, ma anche un’ideale sfilata, alla scoperta di tutte le tendenze che, nate in seno alla creatività italiana, si sono diffuse in tutto il mondo e hanno contribuito a renderlo più bello. E SE QUANDO si parla di moda non si può non parlare al femminile, è anche vero che le tendenze di stile per secoli hanno dettato le regole del corpo delle donne: tiranna e liberatrice, la moda ha imposto nel tempo modelli di un femminile sempre in divenire. Dalle già citate e a dir poco scomode calzature che volevano slanciare la figura, ai celebri corsetti, complementi di moda indispensabili quanto dolorosi, che donavano alle donne figure più sinuose, è noto che la liberazione del corpo passa anche da quello che lo copre. O lo scopre. Intervenuto a Verona lo scorso 19 gennaio all’incontro “La liberazione del corpo femminile”, moderato dalla giornalista Anna Martellato, all’Hotel Veronesi La Torre di Dosso-

CORSO DI COMMUNITY MANAGEMENT 8 ORE DI FORMAZIONE CON I PROFESSIONISTI DEL SETTORE

Il libr o, da vicino Titolo: Con stile Autore: Alessandro Marzo Magno Collana: SAGGI VA Casa Editrice: Garzanti Dettagli: 208 pagine Prezzo: 18,00€

Breve st oria del corsett o Fu Caterina de’ Medici la madrina, per così dire, di questo capo d’abbigliamento, che dalla corte di Francia nel 1500 si diffuse in tutta Europa. Considerato indispensabile per la bellezza della figura femminile, in realtà non fu prerogativa esclusiva delle donne: anche gli uomini ne fecero uso per correggere postura e portamento. Stretto, lungo fino alla vita, da portare sotto gli ampi vestiti, il corsetto costringeva i busti per creare linee sinuose e sottolineare le forme. A volte con conseguenze drastiche: mancamenti e svenimenti, ma anche effetti irreversibili sulla struttura interna del corpo. Utilizzato per molti secoli (fu dismesso solo dopo la prima guerra mondiale, meno di un secolo fa) le forme del corsetto si sono continuamente evolute nel tempo, per adeguarsi, e adeguare i corpi, alle tendenze della moda.

Alessandro Marzo Magno con la giornalista Anna Martellato

buono di Villafranca, l’autore ha spiegato come proprio la biancheria intima, segno di stile e, ovviamente, di seduzione, sia stata nel corso dei secoli strumento politico, sociale e di emancipazione, simbolo di una libertà solo recentemente conquistata.

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BELLEZZA AL NATURALE

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TUTTI

GIOVE I SCONT DI SU TUO 10% TTO

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ICURE CARNI S SCELTA A DI PRIM

L’olio di cocco L’olio di cocco ha proprietà antiossidanti e antisettiche, ed è quindi ottimo sulla pelle. In ogni caso, al momento dell’acquisto è meglio scegliere un olio di cocco vergine, puro al 100%, possibilmente con certificato di provenienza da agricoltura biologica. Abbiamo già utilizzato l’olio di cocco come ingrediente per alcune ricette di questa rubrica, ora scopriamo alcuni altri usi cosmetici di questo preziosissimo alleato della bellezza al naturale.

INGREDIENTI E PREPARAZIONE STRUCCANTE: prendete una piccola quantità di olio di cocco e con l’aiuto di un dischetto di cotone o di microfibra massaggiate con movimenti circolari (toglie anche il trucco waterproof!). IDRATANTE VISO/CORPO: indicato per le pelli particolarmente secche. Basta massaggiarlo al posto della crema idratante. La quantità? Poche gocce per il viso, una noce per le gambe (considerate poi un tempo di assorbimento di circa 15 minuti). ANTIRUGHE: applicatelo massaggiando sulle zone critiche del viso, l'olio di cocco aiuta a ridurre segni e rughe sottili, contribuendo a mantenere i tessuti connettivi forti ed elastici. IDRATANTE LABBRA: qualche goccia spalmata sulle labbra è ottima al posto del burrocacao. CREMA PER LE CUTICOLE: strofinato intorno alle cuticole ammorbidisce le zone secche. LOZIONE PER LA RASATURA: un sottile strato sulla zona da radere sostituisce egregiamente la schiuma da barba, facilitando la rasatura. L'acido laurico contenuto nell'olio di cocco servirà anche come antisettico per eventuali taglietti. IMPACCO PRE-SHAMPOO: l’olio di cocco è fantastico per lucidare e rinforzare i capelli secchi e sfibrati. Massaggiate sul cuoio capelluto, distribuite sulle lunghezze e sulle punte e lasciate in posa un paio d’ore, prima di procedere al normale lavaggio con lo shampoo.

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in cucina con Nicole

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Le Ricette dal Mondo di

Cucinare è amore che si può assaggiare senzalattesenzauova.ifood.it

Una coccola per San Valentino

NICOLE

Cucinare è amore che si può assaggiare

TORTINI DI CIOCCOLATO

dal cuore morbido INGREDIENTI • 100gr di cioccolato fondente • 30gr di cacao amaro • 4 cucchiai di zucchero • 40gr di burro o olio • 40gr di fecola • un pizzico di sale • 4gr di lievito per dolci • 1 bicchiere di latte (vegetale o animale) (per 6-8 tortine)

Mescolate fecola, zucchero, cacao, lievito, sale, latte e burro fuso. Sciogliete il cioccolato, unitelo all'impasto. Ungete e spolverate col cacao degli stampi in alluminio, riempiteli per metà e infornate per 12 minuti a 180 gradi. Mangiateli caldi!

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Tagliate a metà le banane, infilzatele con gli stecchi. Sciogliete il cioccolato a bagnomaria, intingete le banane e decoratele con granella di nocciole, zuccherini o cioccolato bianco fuso. Fate indurire in freezer per 15 minuti.

Le Ricette dal Mondo di

NICOLE

Cucinare

è amore

che si può assaggiare

Nicole Scevaroli

15 nuove creazioni e tantissimi ingredienti “multimediali”. Ci piace mantenere le promesse ed ecco a voi la ristampa de “Le Ricette dal Mondo di Nicole”. A breve inizierà anche il roadshow con tanti appuntamenti sfiziosi sul territorio.


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ADICONSUM

FINANZA,

È ORA DI BUONE NOTIZIE?

di Carlo Battistella per Adiconsum Verona

Già dai primi giorni dell'anno nuovo, l'ambito attualmente più scottante per i consumatori, il settore finanziario, è stato interessato da due importanti notizie. Una buona e l'altra...molto attesa ma non altrettanto soddisfacente.

Fin dall’antica Roma, fare testamento era una prassi importante: era considerato l’atto solenne più sicuro con il quale “pater familias” poteva disporre dei suoi beni. Dalle vestigia romane ai tempi più recenti, si arriva al 1942 quando viene introdotto il codice civile e vengono riconosciute le categorie dei soggetti legittimari.

L

a notizia che ha dato origine a diverse polemiche, attiene al caso delle banche popolari venete. Banca popolare di Vicenza e Veneto banca, che con il crollo delle loro azioni hanno fatto capitolare le sorti di migliaia di risparmiatori, hanno finalmente iniziato a formulare ai propri soci le proposte di rimborso. Le offerte interessano circa 75.000 azionisti VB e 94.000 azionisti BPVI e il parco “risarcimento” proposto all’azionista è del 15% della perdita subita per l’Istituto di Montebelluna e di €9,00/azione per quello di Vicenza oltre ad altre proposte commerciali affiancate. L'altra novità che, invece, ha solo aspetti positivi riguarda il debutto dell'Arbitro per le controversie finanziarie, un nuovo organismo istituito per la risoluzione stragiudiziale dei contenziosi fra risparmiatori e intermediari. Dal 9 gennaio 2017 possono rivolgersi a questo Arbitro, tramite una domanda telematica al sito www.acf.consob.it, tutti i risparmiatori che non hanno adeguata competenza nell’ambito dei servizi finanziari per sottoporre all'organismo controversie (fino ad un controvalore massimo di 500.000 euro) relative alla violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza cui sono tenuti gli intermediari nei loro rapporti con gli investitori nella prestazione dei servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio. Sono considerati intermediari, oltre alle Banche, Sim, Sgr e Poste Italiane – Divisione Servizi di Banco Posta, anche i gestori di portali di “crowdfunding”, cioè i

TESTAMENTO: PERCHÈ È BENE FARLO?

Notaio, partiamo proprio da quel 1942: codice civile e riconoscimento dei legittimari... Una data storica, sia per l’entrata in vigore del codice civile sia per il riconoscimento per legge di quote di patrimonio destinate a persone “vicine” al testatore. Se quest’ultimo volesse disporre del proprio patrimonio a favore di terzi, i legittimari possono impugnare il testamento davanti al giudice e ottenere la loro quota legittima, detta anche di riserva.

soggetti che attraverso il proprio portale web offrono quote o azioni di società da poco costituite o di piccole/medie dimensioni e che operano in settori innovativi. La procedura è veloce e gratuita, il ricorso deve essere deciso entro il termine massimo di sei mesi, ed è garantito il principio del contraddittorio: sia il risparmiatore che l’intermediario avranno la possibilità di far valere le proprie ragioni. Sebbene la decisione del collegio non sia vincolante – l’investitore può sempre ricorrere all’Autorità giudiziaria – se il provvedimento non viene rispettato, tale inadempimento viene diffuso sui media nazionali comminando la cosiddetta sanzione reputazionale. Per maggiori informazioni su questi temi www.adiconsumverona.it

Perché è così importante fare testamento? Perché è lo strumento principe per lasciare dei beni a chi ci è stato vicino in vita, nel matrimonio o anche al di fuori o al di là di un matrimonio o di una unione civile. Si riferisce anche ai figli? In particolare ai figli. Solo il genitore sa quello che ha dato loro, aiutandoli in vario modo, in via diretta o indiretta, e il testamento diventa l’atto con il quale riequilibrare le posizioni stesse all’interno del nucleo famigliare. Ci fa un esempio? Un genitore può lasciare la propria quota disponibile a favore di uno o più figli, al coniuge o a terzi come riconoscenza, dell’aiuto ricevuto in vita da costoro, oppure per dare un contributo economico, in particolare a favore

di quel figlio che è stato meno fortunato degli altri, o per assecondare le inclinazioni imprenditoriali di uno piuttosto che dell’altro. Quindi strumento efficace anche in termini aziendali? Certamente, col testamento può essere assegnata un’azienda a uno o più figli, tutelando con apposite disposizioni gli altri membri della famiglia. E viceversa. Chi non avesse figli, si dovrebbe interessare al testamento? Il testamento ha un’utilità maggiore per chi non ha figli o coniuge in quanto permette di disporre benefici nei confronti di soggetti ai quali sarebbero negati i diritti, in quanto, senza nulla di scritto, sarebbero esclusi e l’eredità devoluta a favore di parenti prossimi quali fratelli, zii, cugini... Può essere il caso delle coppie di fatto? Sì, anche. Un partner di una coppia di fatto può lasciare i propri beni all’altro o all’altra soltanto col testamento, altrimenti, come dicevamo, ne beneficeranno i familiari del defunto con esclusione totale di chi magari ha vissuto una vita, o una parte importante di vita con quest’ultimo. Cosa fare quindi se interessati a lasciare qualcosa di scritto? Consiglio di rivolgersi all’esperto in materia, in questo caso il notaio, per avere informazioni corrette al fine di confezionare il testamento “su misura”, che soddisfi le esigenze del testatore e che diventi esecutivo. Una volta scritto, può essere modificato? Fino all’ultimo istante di vita.

Via Enrico da Porto, 10/C 37023 Grezzana (VR) - TeL. 0458650274 Fax. 045 8650445 - msartori@notariato.it - www.notaiosartori.it


febbraio 01

MERCOLEDÌ

“Buchenwald 1943-1945” Luogo: Biblioteca A. Frinzi Night Garden Luogo: Teatro Ristori - Ora: 20:30

07

MARTEDÌ

gli eventi del mese secondo noi

2017 02

GIOVEDÌ

Evoluzioni rassegna di danza 29 gennaio - 04 marzo Luogo: Teatro Nuovo

08

MERCOLEDÌ

Vincenzo Salemme Luogo: Teatro Nuovo

03

VENERDÌ

Tristana Dini Luogo: Circolo della Rosa ora: 17.30

09

GIOVEDÌ

04

SABATO

Street Photography Exhibition Luogo: Villa Boschi - Ora: 10 - 23.30 ElettroExpo - Fiera di Verona

DOMENICA

Prima domenica del mese: ingresso a 1 euro per tutti i Musei Civici

10

11

VENERDÌ

06

LUNEDÌ

12

DOMENICA

64^ Borsa scambio giocattoli d’epoca e automodelli Luogo: Fiera di Verona - Ora: 10 -16

Toteli ti - Teatro di San Massimo

Love Film Fest Luogo: Palazzo della Gran Guardia

Dacia Maraini Luogo: Ites Aldo Pasoli Ora: 20:45

05

SABATO

Verona in Love Luogo: Piazza dei Signori

Giulietta e Romeo Half Marathon Luogo: Agsm Forum

Verde Stupore – Stefano Faravelli Luogo: Museo Storia Naturale - Ora: 17

Vittorio Sgarbi Luogo: Area Exp Cerea - Ora: 21 VERONA IN LOVE

13

LUNEDÌ LUNEDÌ

14

MARTEDÌ

15

MERCOLEDÌ

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GIOVEDÌ

Molière: La recita di Versailles Luogo: Teatro Nuovo

17

VENERDÌ

Ali, una storia lastricata di stelle Luogo: Cinema Teatro Astra - Ora: 21:00 Mio Eroe Luogo: Teatro Ristori - Ora: 20:30

VERONA IN LOVE

VERONA IN LOVE

19

DOMENICA

Giuseppe Albanese Luogo: Teatro Filarmonico

20

LUNEDÌ

Gino Paoli Luogo: Teatro Filarmonico

La vedova allegra Luogo: Teatro Ristori

25

SABATO

Carnevale

Regata Storica Luogo: Quartiere Filippini Piazza Bra

26

DOMENICA

MARTEDÌ

Vino Dentro Luogo: Teatro Ristori Ora: 20:30

27

MERCOLEDÌ

23

GIOVEDÌ

Punti di vista Luogo: Polo Zanotto

Hesperos piano trio Luogo: Teatro Ristori

LUNEDÌ

Duca della Pignatta Luogo: Quartiere di Santo Stefano

Carnevale

22

Idan Raichel Luogo: Teatro Camploy

Carnevale

Infinita a Verona Luogo: Teatro Salieri Carnevale sul Liston Luogo: Piazza Bra

21

Eco di Sirene Carmen Consoli in concerto Luogo: Teatro Filarmonico - Ora: 21

28

MARTEDÌ

18

SABATO

I shot the albatross Fucina Culturale Machiavelli Luogo: Teatro ex Centro Mazziano Svergognata a Verona Luogo: Teatro DIM

24

VENERDÌ

Carnevale

Venerdì Gnocolar Luogo: Corso Porta Nuova - San Zeno Orchestra i pomeriggi musicali Luogo: Teatro Ristori

legenda

P ER DIRE Fino al 5 marzo – Palazzo della Gran Guardia Maya, il linguaggio della bellezza Fino al 12 marzo – Museo AMO -Palazzo Forti

MOSTRE/ARTE

CINEMA

LIBRI

MUSEO

Picasso. Figure Fino al 19 marzo – Museo africano di Verona Ottava mostra internazionale di illustrazione

SPORT

INCONTRI

FIERA

DANZA

MUSICA

AMORE

CARNEVALE

TEATRO

Fino a settembre – Museo Archeologico Teatro Romano L’Egitto a Verona


A CURA DI

78

Andrea Nale

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GARDEN MATTARANA

L'OROSCOPO ALLA NOSTRA MANIERA

ARIETE

TORO

GEMELLI

CANCRO

Hai qualcosa da dire a qualcuno: qualcosa che non hai ancora detto, e che sarebbe il caso che questo qualcuno sapesse. Un segreto, una bugia o una piccola cosa bella che non può sapere: raccontateglielo nel punto più alto di Ponte Pietra.

Gli scienziati hanno scoperto che una particolare balena, nata dall’incrocio tra due diverse specie, ha passato la vita in totale solitudine emettendo richiami ad una frequenza solo sua: nessun altro animale poteva ascoltarlo. Che ne dici di dare più peso alle parole che arriveranno dagli amici, questo mese?

Hai un indubbio bisogno di cambiare. C’è un negozio in cui ogni giorno ti fermi senza mai entrare? Questo mese, almeno una volta, supera le sole intenzioni ed entra a curiosare. Da lì niente sarà come prima.

Hai mai letto delle poesie su Verona? Devi imparare ad amare più profondamente le piccole cose. Da queste, tutto il bello sarà a venire. Inizia dalla tua città, conoscila attraverso le belle parole.

LEONE

VERGINE

BILANCIA

SCORPIONE

Avrai bisogno di essere attento ai dettagli, prova a prestare attenzione alla qualità della luce.

Chiusa una porta si apre un portone, no? Non solo, aprire un portone significa uscire a fare una passeggiata all’aria aperta, sulle Torricelle, magari. È ora di tornare a respirare aria nuova.

La neve a Verona cade circa una volta all’anno, se quel giorno si è lontani ci si perde uno spettacolo unico. Fatti trovare pronto, di spettacoli ce ne saranno vari quest’anno.

Le relazioni amorose per te sono qualcosa da intraprendere, guardare in TV o ignorare del tutto?

SAGITTARIO

CAPRICORNO

ACQUARIO

PESCI

In natura l’avocado per poter germogliare ha bisogno di essere digerito, intero, da un grosso animale. La vita non ti sta mettendo alla prova, ti sta solo “trattando” perché tu possa dare il meglio di te.

«Non c’è mondo al di fuori delle mura di Verona», ma la vita è migliore adesso che, per lo più, non dobbiamo occuparci della difesa delle mura. Le certezze, come le mura, ti difendono: non abbatterle ma sali fino in cima e affacciati all’orizzonte.

Tutti gli sforzi dello scorso anno non sono stati vani, ora è però il momento di dimostrare a chi vi sta attorno che non solo in passato si «saltavano i fossi par el longo».

Ci vorrebbe più energia di quella che hai per poterti permettere di perdere la pazienza. Cerca di rilassarti di più e concentrarti sui veri problemi. Combattere contro i mulini a vento è più stancate che andar al mulino a comprare il pane.

Pr o f e s s i o n a l i tà

Q u a l i tà

C o r te s i a

Pre z z o

SEMPRE APERTO ORARIO CONTINUATO

dalle 9.00 alle 19.30 Garden Center

Addobbi per Ceri mon ie

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Pantheon 77 - Patrizia Bisinella si racconta  

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