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C o p i a g r at u i ta

3,50

Anno 9, Numero 9

NOVEMBRE 2016

MAGAZINE DI VERONA

DNA

Dalle piante all’uomo

MUSALAB

Il Dario Fo che riposa a Verona

PALLAVOLO

A tu per tu con Andrea Giani

TRA SCUOLA e LAVORO Giovani chiamati alla prova del futuro

WWW.VERONA-PANTHEON.COM

(Ri)

Generazioni


Editoriale Non abbiamo bisogno di chissà quali grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di più gente onesta.

Benedetto Croce

Allontanamento dalla politica? I giovani di questo pressapochismo non sanno cosa farsene.

La politica urlata, francamente, mi ha stancato. E come me, penso siano in tanti in Italia, e a Verona, a provare un profondo senso di disagio o di rifiuto nei confronti di una continua e crescente strumentalizzazione del dibattito politico. In questo Paese non si entra quasi mai nel merito dei contenuti, nella discussione costruttiva tra le parti, nel tentativo di trovare soluzioni a criticità che permeano il nostro vivere quotidiano. Qualsiasi argomento, qualsiasi proposta, qualsiasi oggetto di discussione si trasforma in terreno di scontro. Il 4 dicembre, come sappiamo, saremo chiamati alle urne per il referendum costituzionale. Una volta tanto avremmo un argomento molto serio di cui parlare, su cui confrontarci, su cui riflettere: la Costituzione. Potremmo essere chiamati a una prova di maturità. E invece no, siamo di nuovo punto a capo. Assistiamo, sia a destra che a sinistra, al misero tentativo di appropriarsi e di portare a proprio vantaggio, con ogni mezzo, e ad ogni costo, nel bene e nel male, un passaggio che per portata storica e istituzionale risulta essere uno dei più importanti della recente storia repubblicana. E lo si fa con le urla, appunto, con gli imbarazzanti schiamazzi e/o tea-

matteo.scolari@giornalepantheon.it

di Matteo Scolari @ScolariMatteo

trini in tv privi di dignità istituzionale, con attacchi ripetuti all’avversario politico che, quasi per un sadico piacere personale, deve essere taciuto ancor prima che ascoltato. Un atteggiamento ripetuto e scorretto da parte della classe dirigente che si riflette tra le persone, che agita la gente e che allontana i cittadini da quel senso civico che dovrebbe essere, invece, al centro di tutto. A questo tipo di politica dico basta, come probabilmente avrebbero detto basta i padri fondatori della Costituzione italiana che in queste settimane vengono ricordati con poca delicatezza. Loro, settant’anni fa, nonostante fossero altrettanto divisi politicamente, furono compatti, saggi e preparati nel tentativo di dare a questa nazione, e a questo popolo, una forma e una sostanza. Ci si meraviglia tanto della poca partecipazione dei ragazzi alla politica. Certo, i ragazzi di questo pressapochismo non sanno cosa farsene. Come ripeteva spesso l’ex presidente Pertini: “I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo”. Nella politica di oggi tutto questo manca. Forse per questo mi ostino a credere ancora nei giovani, sono gli unici a poter dare un futuro migliore a questo Paese.


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Registrazione Tribunale di Verona n.1792 del 5/4/2008 - Numero chiuso in redazione il 08/11/2016

INDICE 6 12 16 18 20 22 26 28 30 32 38 42 52

PRIMO PIANO I l pr i m o g i o r n o d i l avor o La scuola alla prova del futuro REGENERATION Un n e t w o r k D I G IOVA N I IN VIAGGIO S a r a je vo a po r tata d i E r a sm u s ECONOMIA I n t e rv i s ta a Va len t in o T r a in ot t i SALUTE I l D n a h a m e n o s e g r e t i SCIENZA La s c o pe r ta “s e m pl ic e ” d i A m e d e o Ba l bi SPORT A t u pe r t u c o n A n d r e a G ia n i TERRITORIO C h i e r a A po lli n a r e V e r on e si IL PERSONAGGIO I l m e s t i e re d e l l o st or ic o 2. 0 TEATRO I l Da r i o Fo c h e r i po s a a V e r on a SOLIDARIETà I l s o r r i s o d i M av i, su l volt o d i A n d r e a AGROALIMENTARE C a s tag n a v e r on e se , bu on a l a p r im a TENDENZE E s c a pe r o o m , s pi egata ( e p r ovata )

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LIBRO DEL MESE - BOX OFFICE

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pantheon Underground

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Brevi da Verona

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Bellezza al Naturale

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IN CUCINA CON NICOLE

Inse gu i i nos t r i a e r op l an i d i c ar ta e sc o p r i su w w w. v erona-pantheon.c om i c ontenu ti mu lti m edi al i c he abbi amo p reparat o per t e Er r o r i da seg n al are? redaz i one@g i ornal epantheon. i t Direttore responsabile

M at t e o S c o l a r i

D I R E Z I O N E E D I T O R I A L E M i r ya m S c a n d o l a

Redazione e Collaboratori

R e d a z i o n e M at t e o S c o l a r i , M i r ya m S c a n d o l a F l av i o B r u t t i , C h i a r a B o n i , M A R C O M E N I N I H a n n o c o l l a b o r at o a l n u m e r o d i N O V E M B R E 2 0 1 6 a d i c o n s u m , M at t e o B e l l a m o l i , M a r ta B i c e g o , C H I A R A B O N I , C L A U D I A B U C C O L A , G i o r g i a C a s ta g n a , A N N A G I R A R D I , f e d e r i c a l ava r i n i , M A R C O M E N I N I , M a r c o N i c o l i s , E m a n u e l e P e z z o , E r i k a P r a n d i , M I R YA M S C A N D O L A , N i c o l e S c e va r o l i , A l e s s a n d r a S c o l a r i , I n g r i d S o m m a c a m pa g n a , G i o va n n a T o n d i n i , G I U L I A Z A M P I E R I , r i c h a r d z a n o n i , L U C A S PA Z I A N I , v e r o n a g r e e n , M at t i a Z u a n n i . C o p e r t i n a F l av i o B r u t t i P r o g e t t o g r a f i c o F l av i o B r u t t i S o c i e tà e d i t r i c e I n f o Va l S . r . l . R e d a z i o n e V i a T o r r i c e l l i , 3 7 ( Z A I -V e r o n a ) - P. I va : 0 3 7 5 5 4 6 0 2 3 9 - t e l . 0 4 5 . 8 6 5 0 7 4 6 - fa x . 0 4 5 . 8 7 6 2 6 0 1 m a i l : r e d a z i o n e @ g i o r n a l e pa n t h e o n . i t - w e b : w w w.V E R O N A - PA N T H E O N .C O M - Fa c e b o o k : / Pa n t h e o n - T w i t t e r : @ pa n t h e o n v r direzione marketing commercialE: SARAH SALGARELLI 045 8650746 S ta m pat o d a V e n e ta R o t o s . r . l . - V i a T o r r i c e l l i 3 1 - V e r o n a C o n t r i b u t i p e r Pa n t h e o n M a g a z i n e c / c p o s ta l e 9 3 0 7 2 2 6 2 i n t e s tat o a : I n f o va l s r l – V i a l e d e l L av o r o 2 , 3 7 0 2 3 G r e z z a n a ( V R )


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pr i m o p i a n o

IL PRIMO GIORNO DI LAVORO

miryam.scandola@verona-pantheon.com @miryamscandola

di Miryam Scandola

Spaventa un po' tutti, non neghiamolo. Ma l'alternanza scuola-lavoro, resa obbligatoria per il triennio delle superiori dalla legge 107/2015, potrebbe ridurre la distanza tra istruzione e realtà professionale. Orientamento, alleanza generazionale e formazione di competenze che per non rimanere solo parole chiedono alleanza con il mondo dell'impresa.

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IENTE CAMPANELLE, ma pause caffè. Riunioni, al posto delle interrogazioni. Report temuti quanto o più delle verifiche. Il mondo del lavoro ha un alfabeto diverso da quello che si impara tra i banchi che, in fin dei conti, al netto della fatica, sono pure confortevoli. La legge 107/2015, anche detta "Buona Scuola", non fa sconti e ha reso obbligatorio il modello duale per il triennio delle scuole superiori. Un ponte tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro, forse, necessario per un Paese che conta il 46% di disoccupazione giovanile e che ha visto coinvolti dall'arrivo della normativa ben 652 mila studenti (+139% rispetto all'anno scolastico 2014/15). Questi, almeno, i dati nazionali resi noti dal ministro Stefania Giannini, il 18 ottobre scorso, in merito al primo anno di obbligatorietà dell'alternanza scuola-lavoro che gode, per questo capitolo, di un stanziamento annuo di 100 milioni. La risposta dell'universo aziendale non si è fatta attendere. Saranno, infatti, 27mila i posti per studenti messi a disposizione prossimamente da colossi come Accenture, Bosch, Consiglio Nazionale Forense, Coop, Dallara, Eni, Fondo Ambiente Italiano, Fca, General Electric, Hpe, Ibm, Intesa Sanpaolo, Loccioni, McDonald's, Poste Italiane e Zara. Coinvolgere 16 grandi realtà – aziende, ordini professionali e Terzo settore – : questo il programma che porta il nome – ancora tutto da meritare - di “I Campioni dell'Alternanza” e che, lanciato dal governo, promette un numero significativo di ragazzi “impegnati”, esperienze formative/informative di notevole spessore e percorsi innovativi. L'ampliamento delle tipologie delle strutture ospitanti (non solo imprese, quindi)

e l'obbligatorietà prevista per tutti gli indirizzi – istituti tecnici, professionali e licei – è un vero e proprio unicum rispetto al resto dell'Europa, malgrado alcuni suoi Paesi predichino da tempo il modello duale. L'alternanza è scuola a tutti gli effetti, dice il Ministero. E deve, quindi, essere fatta e fatta bene. Non mancano, in questo senso, i nodi da sciogliere come ha sottolineato l'indagine promossa da Cgil, Flc Cgil e Rete degli Studenti Medi e realizzata dalla Fondazione Di Vittorio che mostra come i risultati presentati dal Miur non possano ancora dirsi omogenei tra nord e sud, e soddisfacenti a livello formativo visto che il 10% dei ragazzi ha preso parte solo ad attività propedeutiche. E LA NOSTRA REGIONE? Nel solo anno scolastico 2017/2018 si stima che saranno 118mila gli studenti in Veneto che utilizzeranno lo strumento didattico che prevede 400 ore obbligatorie nell'ultimo triennio degli istituti tecnici e 200 per quello dei li-

652.000 gli studenti italiani in alternanza nel 2015/16. In Veneto 39.848 studenti hanno partecipato all'ASL


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La scuola alla prova del futuro

È attivo un portale ministeriale studiato per seguire passo, passo: scuola, famiglia, studente e azienda su www.istruzione. it/alternanza

cei. Numeri che, non si può negarlo, interrogano anche il mondo dell'impresa veneta e scaligera. «Non si tratta di una formula di stage o tirocinio ma di metodologia didattica a tutti gli effetti» ha chiarito Laura Parenti, referente provinciale delle attività ASL presso l’Ufficio Scolastico di Verona, durante la tavola rotonda Alternanza scuola-lavoro: quali opportunità per le aziende veronesi?, organizzata da Verona Network, il 21 ottobre scorso presso la sede dell'Ordine degli Ingegneri di Verona. Secondo i dati ufficiali nazionali, in questo primo anno, le imprese sono state in testa nella dispo-

Il convegno

nibilità a impiegare gli studenti (36,1% dei casi) e, stando al Registro Nazionale dell'ASL, portale che permette di individuare le posizioni aperte in alternanza, sono 500 le organizzazioni iscritte che offrono in totale 7.000 “posti”. Un capitolo tutto ancora da scrivere, ma l'agevolazione prevista dalla legge di bilancio che opera sotto forma di sgravio contributivo per le aziende che abbiano percorsi di alternanza attivi, potrebbe disegnare quel trampolino verso il mondo del lavoro - tanto auspicato dalla riforma - che nasconde possibilità non trascurabili anche per l'imprenditoria italiana e veronese.

L'associazione scaligera Verona Network, lo scorso 21 ottobre, si è fatta promotrice di una tavola rotonda che ha scandagliato la novità più discussa della “Buona Scuola”. ll focus, Alternanza scuola-lavoro: quali opportunità per le aziende veronesi?, è stata l'occasione per riunire gli attori principali - almeno sul suolo scaligero - e riflettere insieme su una riforma che offre grandi opportunità, ma che nella sua fase applicativa presenta ancora dei punti critici. L'incontro, che

si è tenuto presso la sede dell'Ordine degli Ingegneri, ha visto la partecipazione di Laura Parenti, referente provinciale delle attività ASL presso l’Ufficio Scolastico di Verona, Massimo Castellani, segretario provinciale CISL di Verona, Pietro Scola, dirigente area anagrafica della CCIAA di Verona, Stefano Pachera, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Verona, Mauro Pavoni, preside scuola secondaria di secondo grado Istituto Seghetti e Carlo Reggiani, consigliere Ordine degli Ingegneri di Verona.

Laura Parenti referente provinciale delle attività ASL presso l’Ufficio Scolastico di Verona Una metodologia didattica ASL si struttura come una prosecuzione del lavoro fatto a scuola in ambito lavorativo: per questo è uno strumento molto positivo per i ragazzi, con una forte valenza orientativa e pensato come un metodo didattico per lo sviluppo di competenze.

Pietro Scola dirigente area anagrafica della CCIAA di Verona Un portale per le aziende Uno strumento utile a ridurre in maniera “pratica” il gap tra scuola e lavoro è il portale delle imprese messo online dal Registro Nazionale per l’ASL, sviluppato da Unioncamere e collegato al Registro delle Imprese, di cui fa parte anche la CCIAA di Verona e a cui possono iscriversi gratuitamente le aziende. Nel dicembre del 2015 abbiamo firmato un protocollo d’intesa con l’ufficio della dirigenza scolastica provinciale, con cui ci siamo impegnati a collaborare con diversi soggetti per rendere concrete l’attuazione dell’alternanza scuola-lavoro.

Massimo Castellani segretario provinciale CISL di Verona ASL promossa, ma con riserve Il problema è la volontarietà delle aziende che possono scegliere se ospitare o meno studenti per l'attività formativa. Servono incentivi in questo senso, per rendere attrattiva l'ASL, senza fare affidamento solamente alla sensibilità sociale o allo spirito solidale di qualche imprenditore più illuminato.

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pr i m o p i a n o

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La scuola alla prova del futuro

La riforma negli Istituti La parola ai dirigenti Mauro Pavoni dirigente scolastico scuola secondaria di secondo grado Istituto Seghetti L'alternanza è scuola Dal punto di vista dell’azione didattica, bisogna far capire agli insegnati che è un momento formativo. Il periodo di assenza dalla classe deve essere vissuto come un prolungamento a tutti gli effetti dell'attività scolastica. Per il bene dei ragazzi è necessario abbattere il muro ideologico che separa la scuola dal lavoro.

Anna Capasso dirigente scolastico scuola secondaria di secondo grado Liceo Messedaglia Uno scambio bidirezionale, utile anche nei licei L'ASL è una sfida notevole, soprattutto per quelle scuole che hanno come sbocco naturale l'università, come i licei. All'inizio, la riforma è stata percepita come una sorta di carico aggiuntivo all'impegno scolastico, sia per gli studenti che per i genitori. È chiaro, però, che sia un'ottima opportunità, non solo per il raccordo con il mondo del lavoro, quanto per la messa in gioco sul campo delle competenze. L'alternanza obbligatoria è una “partita grossa” che delinea una dinamica di insegnamento e apprendimento reciproco: uno scambio bidirezionale.

I l m e s t i e re d e l f u t u r o, fate v e l o d i r e

L'occupazione più richiesta oggi? Secondo LinkedIn, il social network "professionale" per eccellenza, che ha stilato, recentemente, una classifica sui 10 lavori che vanno per la maggiore su un campione di 259 milioni di

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H-ac k s ch o o l , a l ez i o n e ( s tavo lta ) ci va l a s cu ola Nasce negli Usa, si chiama hackathon ed è una sorta di maratona a base di tecnologia e innovazione. L'anno scorso, il Miur ha preso in prestito il format americano e l'ha declinato in una sfida didattica, per cercare di colmare l'abisso che separa la scuola di ieri con quella che potrebbe diventare domani. L'H-ack school, inaugurata nel marzo 2015 a Milano, ideata dal Ministero dell'Istruzione con la collaborazione di H-Farm e Meta Group ha coinvolto 29 istituti, 64 team, 110 professori nella progettazione di diverse soluzioni volte a favorire la digitalizzazione didattica nelle scuole. Il primo esperimento della penisola ha prodotto una rosa variegata di idee come una web app che traduce in voti le attitudini, una card con tecnologie Nfc che mette insieme e dà visibilità ai talenti extracurriculari e pure un sito che è già un programma "Impara e lavora". Un progetto che fa germogliare l'idea di una scuola come comunità di apprendimento dove ad imparare sono tutti: personale e alunni, in una logica di contaminazione propositiva.

B o n u s c u lt u r a , i n s i n t e s i Le competenze non si ricevono in dote. Si devono cercare e acquisire e, a volte, si fanno trovare anche in luoghi "inaspettati". Il Bonus cultura di 500 euro, del quale tutti i ragazzi del 1998 potranno usufruire

fino al 31 dicembre 2017, apre svariate possibilità. I diciottenni possono registrarsi al sito www.18app.italia.it e richiedere un buono da 500 euro da spendere a scopi culturali. Dopo essersi iscritti al Sistema pubblico di identità digitale (SPID), i giovani studenti potranno scaricare e accedere all'app “18app” e ricevere

buoni per biglietti del cinema e di concerti, libri e ingressi ai musei. Secondo il governo l’iniziativa riguarderà circa 550mila ragazzi che compiono o hanno compiuto 18 anni nel 2016.


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La scuola alla prova del futuro

COOPERATIVE SCOLASTICHE ECCO L’OPPORTUNITÀ IN PIÙ

di Luca Spaziani

Gli studenti formano una cooperativa con i compagni di classe e svolgono il tirocinio in un’impresa-partner. L’esempio del Trentino.

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RA GLI obiettivi dell’alternanza scuola-lavoro promossa dalla legge 107 del 2015, c’è sì quello di portare gli studenti fuori dalle aule perché si accostino il prima possibile al mondo del lavoro, ma anche quello di far entrare in classe il mondo dell’impresa, avvicinando due mondi che nel nostro Paese sembrano non parlarsi abbastanza. E fuori dalle aule scolastiche cosa si può trovare di più adatto ad essere riprodotto in classe se non una cooperativa? Nella Provincia Autonoma di Trento, ad esempio, dal 2012 sono migliaia gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado divenuti soci di un’Associazione Cooperativa Scolastica (ACS). IL PROGETTO, promosso dalla Federazione Trentina della Cooperazione, ha l’obiettivo di educare gli studenti fin dalla tenera età

ai valori della cultura cooperativa facendo vivere loro in prima persona l’esperienza di essere soci. Su iniziativa degli insegnanti, appositamente formati e assistiti, gli alunni sono invitati a costituire una vera e propria cooperativa, dandosi uno Statuto, degli obiettivi e, soprattutto, dei ruoli da rispettare e delle regole da seguire. Da quel momento i ragazzi dovranno imparare a discutere proposte e prendere decisioni tutti insieme, abituandosi ad ascoltarsi a vicenda, a trovare compromessi, stabilire priorità, condividere risorse e strumenti, accettare la diversità e anteporre il bene comune al proprio interesse. LE FINALITÁ delle ACS possono essere le più disparate: si va dal mettere insieme piccole somme di denaro per un’opera di solidarietà, alla redazione di un giornalino di classe, alla pulitura di spazi comuni, alla riparazione di biciclette, mentre i ragazzi delle scuole superiori possono svolgere anche attività più strutturate e complesse come gestire un doposcuola per gli studenti più piccoli o assistere gli anziani del quartiere. Da quest'anno scolastico, con l’entrata in vigore della “Buona Scuola”, la costituzione delle cooperative scolastiche può offrire un’opportunità in più consentendo di praticare l’alternanza scuola-lavoro anche nel mondo cooperativo. Sempre in Trentino, accanto alla ACS sono nate le Cooperative Formative Scolastiche (CFS) dedicate proprio a questo scopo e rivolte agli studenti dell’ultimo triennio di scuola superiore: dopo aver costituito l’associazione e aver stabilito il progetto che si intende portare avanti, si individua una cooperativa partner nella quale i “soci-studenti” potranno svolgere il tirocinio obbligatorio previsto per legge. NON SOLO: studenti e lavoratori redigono insieme il business plan del progetto mentre i tutor della cooperativa guidano i ragazzi nella stesura del bilancio sociale ed economico a conclusione dell’attività. Nel mezzo un continuo scambio di esperienze e competenze con visite presso la cooperativa e a scuola. Un percorso replicabile ed esportabile anche altrove, che può portare gli studenti a respirare forte il profumo del lavoro e chissà che, alla fine degli studi, qualcuno non decida di mettere su una cooperativa vera.

Un modo per educare gli studenti fin dalla tenera età ai valori della cultura cooperativa facendo vivere loro in prima persona l’esperienza di essere soci.


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pr i m o p i a n o

IL PRESENTE NON È MAI STATO COSÌ NOSTRO «C'entra tutto con noi». È il ritornello che i ragazzi di ReGeneration si sono scelti come intervallo ad ogni spinoso e vasto capitolo del nostro oggi. Il 19 novembre, al Teatro alle Stimate, la nuovissima associazione scaligera proverà a sfiorare qualche tassello della nostra attualità. Sei relatori; una sfida per volta. di Miryam Scandola

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EMPI DURI, dice qualcuno. Tempi diversi rispondono, sicuri, questi venti ragazzi dalle età variegate (si va dai 20 ai 30 anni) ma dalle consapevolezze certe. Li ha uniti la chimera del contratto a tempo indeterminato, l'immigrazione che non è un fenomeno temporaneo, ma parte di un cambiamento globale incontrovertibile, l'enigma cruciale dell'ambiente. «Il paradigma è cambiato, non vogliamo solo lamentarcene. Vogliamo approfondire le sfide che ci riguardano», spiega il presidente Tommaso Pollini, 26 anni. «Per mio padre il gas serra era poco più che una parola», ironizza con il sorriso Tommaso Ferrari, 28 anni, con in testa chiare le differenze generazionali che, senza girarci intorno, si delineano. Dai social network al lavoro che si cerca, anche e soprattutto, all'estero, il nostro è un presente che muta a passo spedito. Per non perderlo di vista, questo eterogeneo gruppo veronese ha pensato di scomporlo, cambiamento per cambiamento, nella certezza che «le cose si trasformano e noi ci trasformiamo con loro». Universitari, studenti e lavoratori che hanno finito per raccogliersi sotto un nome che già si presta a farsi premessa: ripartire dalla generazione di idee. E, come prima cosa, dalle scintille dell'ascolto. Nata "informalmente" a maggio e associazione ufficiale da qualche settimana, ReGeneration prova a farsi conoscere con un incontro il 19 novembre prossimo, al Teatro alle Stimate. Sei i relatori che, dalle 16 alle 20, nel tempo sintetico di 15 minuti, spazieranno dalle opportunità professionali fino ai nuovi poveri, passando per l'immigrazione che impara a farsi integrazione, per arrivare all'interrogativo ambientale. «ABBIAMO cercato di capire quali fossero i temi più urgenti per noi, poi abbiamo scelto gli ospiti», chiarisce Giacomo Cona, 22 anni. Tanti mesi di confronto

«Le cose si trasformano e noi ci trasformiamo con loro»

«senza steccati ideologici» hanno portato, infine, ad un convegno composito. C'è il mondo delle startup, come si conviene in un'Italia che, stando ad UnionCamere, vede i giovani artefici di un terzo delle nuove imprese del Bel paese. A Matteo Danieli, co-founder di Bending Spoons (startup da milioni di download con oltre 20 dipendenti) il compito di dare conto dei contratti di lavoro nell'era della flessibilità, se non agognata, innegabilmente diffusa. D'altronde, se cambia l'atteggiamento cambiano anche i risultati. Alberto Magnani non fa che ripeterlo dalle colonne del Sole 24ore. E questo il giornalista tornerà a ribadirlo durante il suo intervento sul lavoro e sulle possibilità anche e soprattutto italiane, targate under 35. In tempi di globalizzazione, anche l'indigenza arriva negli angoli della nostra quotidianità, a poche settimane dal Rapporto Caritas 2016 sulla povertà, Michele Righetti, direttore della casa di accoglienza “Il Samaritano”, tratteggerà i volti dei nuovi poveri e delinerà la strada, forse, sempre troppo rimandata, dell'inclusione sociale. Di confini che diventano friabili, malgrado i muri tentati che li sostituiscono, parlerà, invece, Ro-


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IL PRIMO NETWORK DI GIOVANI (VERONESI)

Alcuni ragazzi del team di ReGeneration

lando Curzi delle Comunità di Sant'Egidio indicando quei corridoi umanitari che il movimento tra i primi si è adoperato a creare. Gabriele Silva, Head of recruiting Pirelli, entrerà, invece, nel merito del presente e del passato mettendo generazioni di lavoratori allo specchio. Infine, il mondo della legalità incontrerà quello dell'ambiente nello speech di Alessandra Liverani, sostituto procuratore presso il Tribunale di Trento.

«VEDERE la politica e quello che ci va dietro come una cosa interessante è un nostro dovere» risponde veloce Francesca Framba, 24 anni, quando le chiediamo perché ha deciso di infilare tra i suoi studi in giurisprudenza anche l'impegno associativo. Essere interlocutori e non solo uditori,«essere giovani che possono incidere» è la sintesi del loro provare. Facebook.com/ReGeneration

“noi ci mettiamo la firma” duecento anni di scuola libera, solidale, vicina duecento anni di missione con i giovani a Verona

Giovanni, diplomato al Liceo Classico nel 2016 Marco, diplomato al Liceo Scientifico nel 2016

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L'EVENTO

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5 TA L KS E U N P O ' D I M U S I C A R I B E L L E

IL MOD O MIGLIORE PER PREDIRE IL FUTURO? INVENTARLO

di Anna Girardi

Giovedì 27 ottobre il roadshow “Talks Slidingdoors”, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri nell’ambito della rassegna “Open. Ingegneri aperti alla città” ha appassionato un gremito Teatro Ristori. A partire dalle 18, relatori di estrazione molto diversa hanno affrontato il tema chiave delle “generazioni”. A Eugenio Finardi il compito di incantare giovani e meno giovani, in una sorta di sintesi musicale, davvero “generazionale”.

U

NA CARRELLATA di esperienze e riflessioni legate alla parola “generazioni” è ciò che è avvenuto giovedì 27 ottobre al Teatro Ristori, in un incontro che sapeva di ispirazioni e di futuro. Esperienze come quella di Ilaria Decimo, ricercatrice, che da “cervello in fuga” è tornata nel nostro Paese, nonostante molte difficoltà. Riflessioni come quella di Alessandro Rosina, coordinatore della principale indagine italiana sulle nuove generazioni, il Rapporto Giovani dell’Istituto G. Toniolo, che nel suo intervento ha dimostrato come ci sia un rapporto diretto, quantificabile, tra investimento in ricerca, affrancamento dei giovani dalle famiglie e crescita. Una fotografia lucida e preoccupante della situazione dei bambini nel mondo l’ha presentata Paolo Ferrara di Terre des Hommes: la violenza e il mancato accesso all’istruzione sono i problemi principali delle nuove generazioni del Terzo mondo, che perdono così la possibilità di diventare agenti attivi del cambiamento. Ispirazioni come quelle che Franco Cesaro ha dato per affrontare con serenità il passaggio di testimone nelle aziende: occorre coltivare il dialogo e osservarsi tra generazioni senza aspettative «perché i figli sono un foglio bianco e saranno loro a scrivere la loro storia».

Eugenio Finardi

«Un futuro senza limiti era spalancato prima. Ai nostri figli non resta che un futuro con scadenza» INFINE, l’ospite speciale della serata: Eugenio Finardi. Da un’intensa versione di “Alleluja” di Leonard Cohen alla sua “Un amore diverso” (scritta per la figlia Elettra), ha regalato canzoni che raccontano tutto l’amore per la sua famiglia, un legame pieno di affetto che diventa universale, una “musica ribelle” che crea un ponte tra le generazioni fatto di sostegno, stima e incoraggiamento a non smettere di rompere le barriere e credere nei propri sogni.

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giulia.zampieri@verona-pantheon.com

di Giulia Zampieri

Si è tenuto a Sarajevo l’evento di apertura di INSIDE!, il progetto finanziato dal programma Eramus+ che per due anni vedrà la collaborazione di Italia, Albania e Bosnia ed Erzegovina. Un percorso condiviso per immaginare, e fare assieme, quell’Europa di ponti, e non di muri, che è l’Europa del domani.

S

I CHIAMA INSIDE, punto esclamativo, perché è una chiamata, forte e chiara, all’azione. E un invito, rivolto ai giovani dai 17 ai 29 anni d’età, a diventare protagonisti. È questo il nome scelto, e non per caso, per il progetto di capacity building finanziato dal programma Erasmus+ che nel biennio 2016-2018 vedrà collaborare assieme Italia, Albania e Bosnia ed Erzegovina. TRE I PARTNER chiamati a confrontarsi: Caritas Italiana attraverso Caritas Vittorio Veneto e Caritas Diocesana Veronese, il Centro Giovanile Giovanni Paolo II di Sarajevo e l’Associazione Ambasciatori di Pace, a rappresentare l’Albania. Uno solo l’obiettivo comune: la cooperazione innovativa per promuovere l’inclusione sociale e lavorativa dei giovani. DUE INVECE i macro temi scelti per riflettere sul presente, guardando al futuro: il riuso creativo degli spazi abbandonati guiderà la riflessione del primo anno di attività, mentre la protezione ambientale tramite soluzioni eco-turistiche animerà il dibattito della seconda fase di lavoro. Numerose e diverse le attività in programma pensate per portare innovazione e fare condivisione: laboratori, campagne di sensibilizzazione, study visit per conoscere realtà che per la comunità fanno, e fanno bene, e ancora scambi

I volontari visitano la Moschea Gazi Husrev-beg a Sarajevo

culturali per incontrarsi e riconoscere quelle differenze che fanno ricca l’Europa. Quell’Europa, e quel futuro, che per realizzarsi, in fondo, non ha bisogno di nulla se non di noi. Per chiunque fosse interessato: www.caritas.vr.it giovani@caritas.vr.it


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NON CHIUDERE GLI OCCHI DI FRONTE ALL’AFFATICAMENTO Affaticamento visivo a scuola e sul lavoro. Quali sono i sintomi

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ECONOMIA

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I N T E R V I S TA A VA L E N T I N O T R A I N O T T I

R I F O R M A B A N C A R I A? U N ' O P P O R T U N I TÀ

di Matteo Scolari

Il direttore generale di Banca di Verona è ottimista nei confronti di uno scenario nazionale in cui gli istituti a credito cooperativo sono chiamati a fondersi in Spa.

«N

on perderemo quei valori distintivi di radicamento e attenzione al territorio che sono nostri da 65 anni». Né è convinto il direttore generale di Banca di Verona, Valentino Trainotti, che in un’intervista rilasciata al nostro giornale affronta il tema della riforma di settore introdotta lo scorso aprile. Un provvedimento dettato dalla Bce che impone ai piccoli e medi istituti nazionali a credito cooperativo di fondersi in grandi gruppi bancari cooperativi che raggiungano un patrimonio netto complessivo di almeno un miliardo di euro. A tal proposito, poche settimane fa, proprio a Verona la trentina Cassa centrale banca ha presentato un progetto alternativo a quello ufficiale romano promosso da Iccrea creando di fatto una doppia scelta per le cinque banche cooperative veronesi. Dott. Trainotti, Trento o Roma? È una domanda pertinente. Per dare una risposta dobbiamo ascoltare prima di tutto i nostri soci e i cittadini veronesi. Un istituto come Banca di Verona, che nasce 65 anni fa con l’obiettivo fondante di essere al servizio del territorio, non può prescindere da questo. Recentemente abbiamo coinvolto l’Università di Verona per effettuare una ricerca sulle percezioni e sulle aspettative dei clienti di servizi bancari nel contesto della riforma, quest’ultima oggetto del prestigioso convegno del 12 novembre al Polo di Santa Marta. Se ci saranno uno o più gruppi, Trento o Roma, lo sapremo più avanti, dopo l’emanazione delle disposizioni della Banca d’Italia delle quali siamo in attesa e che indicano le normative di attuazione della legge. Fino a quel momento preferiamo ascoltare, come dicevo, il territorio. Preoccupato dalla riforma di settore? No, la ritengo piuttosto un’opportunità. La riforma prevede la costituzione di uno o più gruppi bancari cooperativi che avranno al proprio

Valentino Trainotti

interno banche che in ogni caso manterranno la propria autonomia aziendale. I primi avranno funzione di coordinamento, controllo e direzione, le seconde di presidio e di contatto con il territorio. Alcune criticità potranno nascere proprio nella conciliazione dei due ruoli, tuttavia, avendo a monte un’economia di scala, potremmo sicuramente migliorare l’efficienza operativa e di conseguenza prezzi e servizi per il cliente. Il sistema bancario veneto e veronese, dopo le note vicende che lo hanno interessato, potrà avere ancora un ruolo di primo piano in futuro? Il movimento a credito cooperativo nazionale conta circa 340 banche, 37mila dipendenti, un patrimonio complessivo superiore ai 20 miliardi di Euro. Il Veneto, dopo la Lombardia, è la regione con volumi bancari e masse intermediate più alte, questo ci dà l’idea della centralità della nostra regione. Per quanto riguarda Verona, abbiamo cinque istituti a credito cooperativo, piccoli ma con fondamentali davvero buoni. Questo è un ottimo viatico per costituire un futuro gruppo importante.

Guarda la v i d eo i nt erv i s ta a VALENT I NO TRAINO TTI su VERO NA-PANTHEO N.C O M/PANTHEO NTV


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SALUTE

IL DNA

(GRAZIE ALLE PIANTE) HA MENO SEGRETI

marta.bicego@verona-pantheon.com @MartaBicego

di Marta Bicego

Un team di ricerca internazionale, del quale fa parte il docente dell’Ateneo scaligero Massimo Delledonne, ha messo a punto un approccio rivoluzionario per ricostruire la componente materna e paterna. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Methods.

A

RRIVA, ancora una volta, dalle piante la chiave di volta per comprendere i meccanismi del corpo umano. Deriva infatti dalla natura, ed è a vantaggio della cura e prevenzione delle malattie, il rivoluzionario approccio messo a punto in campo bioinformatico e di sequenziamento del Dna da parte di un team internazionale coordinato da Michael Schatz della Johns Hopkins University. Studio, pubblicato sulla rivista Nature Methods con il titolo Phased diploid genome assembly with single-molecule real-time sequencing, che tra i suoi scienziati annovera Massimo Delledonne, docente dei dipartimento di Biotecnologie dell’Università scaligera. LE RICERCHE hanno portato allo sviluppo di “Falcon”, software che supera gli attuali limiti di assemblaggio dei genomi. «Noi abbiamo 23 copie di cromosomi, che provengono da parte paterna e materna: tre miliardi di lettere che derivano da nostra madre e tre miliardi di lettere da nostro padre» esemplifica il genetista. Il patrimonio genetico dell’essere umano, spiega, «è costituito da 23 cromosomi, tutti duplicati: coppie di versioni che, insieme, contribuiscono a definire ciò che siamo e che per la prima volta, in modo non perfetto ma abbastanza preciso, possiamo ricostruire. Sono le combinazioni e le interconnessioni tra questi due manuali a creare le differenze». I RISULTATI raggiunti, frutto della combinazione tra il software e la tecnolo-

Massimo Delledonne

gia di ultima generazione PacBio, sono stati prodotti nei laboratori della University of California grazie al supporto dell’azienda vinicola J. Lohr Vineyards & Wine. Ed è qui che le piante, in particolare della vite, hanno dato il loro contributo: «L’uomo è semplice da studiare rispetto alle piante, grazie alle quali abbiamo scoperto molti fenomeni, come l’epigenetica e il Dna ripetuto». Concetto che, declinato tra i filari di grappoli, ha avuto quale effetto lo scoprire che «il cabernet sauvignon è “figlio” di un cabernet franc, uva rossa, e di un sauvignon blanc, uva bianca: condensa cioè le caratteristiche migliori di entrambi i genitori e, per questa ragione, è un vitigno di pregio coltivato in tutto il mondo».

«L'uomo è semplice da studiare rispetto alle piante, grazie alle quali abbiamo scoperto molti fenomeni, come l'epigenetica e il Dna ripetuto»


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U n i n n o vat i v o a p p r o c c i o c h e pa r l a a n c h e v e r o n e s e

moltissime informazioni che con gli approcci tradizionali non avremmo mai ottenuto».

SCOPERTE che saranno automaticamente trasferite all’uomo, aprendo innovative possibilità nella prevenzione e cura di numerose patologie genetiche. Oggi, prosegue Delledonne, «siamo in grado di sequenziare un genoma al costo di meno di 2mila euro, non riusciamo però a ricostruirlo: possiamo prendere il Dna dell’individuo che vogliamo caratterizzare, frantumarlo, leggerlo e confrontarlo con quello di riferimento».

laboratorio prova e vedrai che la differenza si sente

La procedura evidenzia la mancanza di porzioni di cromosomi, responsabile dell’insorgenza di numerose malattie, ma non di verificare quel qualcosa in più che manca. Attraverso “Falcon”, chiarisce, «per la prima volta, avremo la possibilità di ricostruire il genoma senza il confronto con quello di riferimento: ciò porterà ad acquisire

IL LAVORO della scienza non si ferma. E l’impatto di tale approccio, fondato sulla tecnologia di sequenziamento ed analisi dei dati, è elevato. Il prossimo passo è vedere, durante la maturazione dell’uva, il contributo di padre e madre: «Aspetto meraviglioso, mai preso in considerazione finora. Per migliorare un processo, bisogna conoscerlo. E le conoscenze di fasi estremamente complesse, per esempio quelle della maturazione dell’uva, daranno le risposte per comprendere l’insorgenza delle malattie. Se nel 2001 è stata annunciata la decodifica del genoma umano – conclude –, nel 2016 finalmente si è potuto dire che i cromosomi sono 46 e non 23».

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SCIENZA

LA SCOPERTA DELLA S E M P L I C I TÀ

di Federica Lavarini

A Verona, il 26 ottobre scorso, in occasione del ciclo di incontri promosso dalla Fondazione Campostrini, La scienza e il futuro della Terra. Dal bosone di Higgs all’esplorazione dello spazio, l'astrofisico e divulgatore scientifico Amedeo Balbi ci racconta la sua ricerca sulle origini del cosmo.

L

’ESPLORAZIONE dello spazio ha compiuto un percorso punteggiato da pietre miliari che rimarranno per sempre nella storia dell’umanità e nella mente di chi le ha vissute. È il 20 luglio 1969 quando per la prima, e ancora unica volta, l’uomo arriva sulla Luna, il punto di riferimento astronomico più familiare ai nostri occhi. Dopo di allora, in meno di cinquant’anni, l’umanità è arrivata all’esplorazione del pianeta Marte grazie al Land Curiosity (2012), alla conferma dell’esistenza del bosone di Higgs (2012) e alla rilevazione delle onde gravitazionali (2015). Se atterrare su Marte rappresenta, a livello di percezione, una sorta di continuazione di quanto si era lasciato nel 1969, l’importanza del bosone di Higgs e delle onde gravitazionali è forse meno comprensibile a molti per l’estrema complessità di fondo. A grandi linee si può dire che la fisica da teorica, con la Teoria della relatività generale di Albert Einstein (1915), ha avuto una prova “pratica” quando le onde gravitazionali sono state rilevate (2015) e confermate (2016), così come la teoria del 1962 del fisico Peter Higgs ha trovato riscontro al CERN di Ginevra. Le date sono importanti per capire come vi siano menti geniali capaci di dettare lo sviluppo delle imprese scientifiche dei secoli successivi e come, allo stesso tempo, forse mai come ora si sia in grado di portarle a compimento in un tempo così breve: cento o cinquant’anni non sono ora così tanti se pensiamo che i primi segnali della nascita dell’Universo risalgono a 400mila anni fa.

piano con Fabiola Gianotti per il bosone di Higgs e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) per le onde gravitazionali. Il 26 ottobre scorso la Fondazione Campostrini ha ospitato Amedeo Balbi, ricercatore all’Università di Roma “Tor Vergata”, la cui attività scientifica ha avuto un ruolo cruciale nello studio delle radiazioni cosmiche di fondo, ovvero onde gravitazionali. Una persona di cui l’Italia va fiera nel mondo. Amedeo Balbi ci regala una chiacchierata prima del suo seguitissimo intervento. Qual è stato il momento più bello della sua vita come ricercatore? In genere, la vita di un ricercatore ha un andamento abbastanza costante, tra momenti di frustrazione e fatiche non ripagate: ma fa parte del mestiere dello scienziato. Ogni tanto, però, capita di intravedere un frammento del funzionamento dell’Universo. È andata così per me, quando ero ancora studente di dottorato all’Università di Berkeley, dove ho lavorato sull’esperimento MAXIMA. Qui abbiamo scoperto qualcosa che fino a quel momento non si era capito: che l’Universo ha una geometria semplice, ovvero è sostanzialmente piatto.

NELLE ULTIME due scoperte, gli scienziati italiani hanno avuto un ruolo di primo

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L'Universo e noi

Una vita tra le stelle

Amedeo Balbi

Amedeo Balbi, astrofisico, insegna all’Università di Roma “Tor Vergata”. Autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche, ha partecipato a numerosi progetti di ricerca internazionali. I suoi studi spaziano dall’origine dell’universo, al problema della materia e dell’energia oscure, alla ricerca di vita nel cosmo. Molto attivo anche sul fronte della divulgazione scientifica, è editorialista de Le Scienze, scrive tra gli altri per Repubblica, La Stampa, Wired, Il Post, collabora con programmi radio e tv, ed è autore di diversi libri. Con Cercatori di meraviglia (Rizzoli, 2014) ha vinto il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica 2015. Il suo ultimo libro è Dove sono tutti quanti? (Rizzoli, 2016).

«La Terra è un posto speciale. Quante cose sono dovute andare nel verso giusto per avere un pianeta come quello su cui poggiamo i piedi?»

Come spiegherebbe a un giovane l’importanza della scoperta delle onde gravitazionali? Lo coinvolgerei per fargli capire che si tratta di una scoperta epica. Non immagino impresa umana così vasta, che coinvolge diverse generazioni lontane fra loro nel tempo e nello spazio. Si tratta di una delle scoperte umane più belle e interessanti che ci siano mai state e, spesso, è proprio nel campo scientifico che tali scoperte avvengono. C’è poi la bellissima Teoria della relatività di Einstein, pensata cento anni fa

e che sembra aver già detto tutto, ma su cui noi scienziati continuiamo a lavorare: forse ci piacerebbe trovare qualcosa da migliorare, ma per ora Einstein non ha eguali. Che cosa ha cambiato per l’umanità l’atterraggio su Marte? Marte è il pianeta che conosciamo di più, grazie al quale possiamo capire anche quanto la Terra sia un posto speciale, quante cose sono dovute andare nel verso giusto per avere un pianeta come quello su cui poggiamo i piedi.


HITECH

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STORIE DI FABLAB

PASSATO (PROSSIMO) PRESENTE E FUTURO

di Federica Lavarini

Oltre mille laboratori germogliati in tutto il mondo. La “febbre” da FabLab ha contagiato anche il Veneto, in prima linea con FabCUBE, l'innovativo incubatore che non offre solo supporto tecnologico alle giovani imprese, ma anche sostegno di tipo manageriale.

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ABLAB è la sigla di FABrication LABoratory ed è una realtà nata dall’idea di Neil Gershenfeld, direttore al MIT di Boston del Center for Bits and Atoms. La strategia vincente del FabLab è quella di mettere a disposizione di tutti un luogo dove, da una parte, sia possibile sperimentare la fattibilità delle proprie idee e, dall’altra, mettere a disposizione le proprie competenze a tutti coloro che usufruiscono del FabLab. Un processo di scambio e integrazione di competenze dove nessuno deve remunerare nessuno, se non condividendo conoscenze. Mossi dalla stessa motivazione che li ha fatti nascere in vari punti della nostra Regione, alcuni FabLab si sono organizzati

per costruire una rete territorialmente più ampia. Il FabLab di Vittorio Veneto, coordinato da Alessandro Dal Col, è capofila del progetto FabCUBE, una collaborazione tra sei FabLab del Veneto: FabLab Verona, Officine Digitali ZIP a Padova, MegaHub a Schio e Cre-Ta a Cassola, in provincia di Vicenza, Plus+FabLab a Portogruaro (Venezia) e FabLab Vittorio Veneto appunto. «CI SONO iniziative incubate nei FabLab diventate realtà di successo» ci racconta Alessandro, «come Bclever, startup nata al FabLab di Vittorio Veneto che ha creato Spider, la prima stampante al mondo in grado di stampare immagini di qualsiasi dimensione». FabCUBE, per cui FabLab Verona ha messo a disposizione la sua struttura «ha appena ricevuto l'approvazione di un progetto da parte della Regione Veneto mirato alla realizzazione di un "contest" per start up che si chiamerà FabCUBE - Fabbrica di Futuro per il quale avvieremo a breve la selezione di start up e progetti di start up che riceveranno un percorso di incubazione ed accelerazione gratuito». Gli spazi di FabLab Verona


Speciale Referendum 4 dicembre 2016 Presentazione del libro

Italia, si cambia Identikit della riforma costituzionale (Rubettino Editore)

Interviene Giovanni Guzzetta autore del libro Dialoga con l’autore Patrizio Del Prete

15 novembre 2016

alle ore 20.45

Presso la sede di VERONA FABLAB Viale del Lavoro, 2 - GREZZANA Il dibattito sulla riforma è avvelenato. Scontri ideologici che spesso ignorano i contenuti. Al di là delle tante soluzioni ipotetiche, però l’alternativa è chiara: conservare o cambiare. Di qui la necessità di «conoscere per deliberare», come ricordava Einaudi. Il libro analizza la riforma esaminando i mali delle istituzioni italiane, senza intenti apologetici o demolitori. Un esame di luci e ombre in vista del referendum costituzionale.

Ingresso Libero

L’autore: Giovanni Guzzetta, costituzionalista, è professore ordinario di diritto costituzionale presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata ove, dal 2005 e sino all’anno accademico 2013-2014, è stato docente di istituzioni di diritto pubblico.


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SPORT

IL MOSTRO SACRO

DEL VOLLEY

emanuele.pezzo@verona-pantheon.com @Manupegaso

di Emanuele Pezzo

È stato uno dei simboli della "generazione di fenomeni" del volley italiano maschile, capace di vincere a ripetizione in Europa e nel mondo. Con un unico cruccio: l'oro olimpico. La dimensione di Andrea Giani si comprende appieno dal fatto che nel 2008 sia stato incluso nella Hall of Fame della pallavolo internazionale, uno dei soli tre atleti italiani presenti.

P

iù di vent'anni fa saltava in un memorabile spot del Maxicono, forse l'unico mai girato in Italia a tema di pallavolo, schiacciando sulle note di "Somebody to love" dei Queen e lanciando un cono gelato autografato a una bionda tifosa sugli spalti. Giani, un'infanzia nel canottaggio per poi passare al volley, cerca ancora di mettere in campo le proprie capacità nella veste di coach, alla quarta stagione nella massima serie nazionale sulla panchina della Calzedonia Verona (oltre all'incarico parallelo di ct della nazionale slovena), dopo aver vinto la stagione scorsa la Challenge Cup in finale contro i russi del Novy Urengoy. Dagli indimenticabili trionfi in maglia azzurra degli anni Novanta alla panchina: cos'è cambiato in questi quasi trent'anni? Non è cambiato nulla: vivo con una grande passione questo gioco. Ripeto, è un gioco e deve rimanere tale. La parte ludica è sempre un aspetto importante. Cosa si aspetta, in questa stagione, dalla squadra? Mi aspetto di arrivare fino in fondo ai nostri obiettivi, che sono la Coppa Italia e il campionato. Secondo me abbiamo i mezzi tecnici per arrivarci. Dobbiamo sviluppare tutto il nostro potenziale rispetto alle squadre che ci sono davanti. Cosa può dare da allenatore, uno sportivo con il suo palmares?

Andrea Giani

Potrei dire esperienza ma è banale, perché alla fine si forma durante le partite e gli allenamenti. Ho ottenuto tanti risultati in carriera non solo grazie al talento, ma anche per la disciplina quotidiana: è questo che cerco di riportare ogni giorno nell'allenamento. Disciplina vuol dire automatismo e se l'automatismo è efficace in partita è molto più semplice giocare. Preferisce il Giani giocatore o il Giani allenatore? Il prepartita che vivevo da giocatore era pieno di tensione agonistica, oggi arrivo senza vivere le stesse emozioni. È la stessa cosa, ma in un modo diverso. Sto apprezzando tantissimo il fatto che l'allenatore debba spaziare


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A tu per tu con Andrea Giani

«Ho avuto le mie chance di vincere l'oro olimpico, ma mancherà sempre»

Nel pal mare s del G iani g iocatore 3 titoli mondial i 4 euro pei 7 Wo rl d L eague 2 arg enti e 1 bronzo al le O limpiadi

a 360 gradi: fare il coach ti coinvolge otto o nove ore al giorno, la visione del gioco è più completa. Però quelle emozioni le vivi solo da atleta. Si sente vip? Mai sentito. Vivo lo sport in maniera ludica e con passione, e questo non mi fa sentire diverso dagli altri. Mi piace quello che faccio, però non lo faccio pesare a nessuno. Mi piace la vita normale, adoro il rapporto con le persone magari di altezze diverse (vista la sua statura di ben 1,96 m, ndr) ma sullo stesso piano dal punto di vista del feeling. Oltre al volley, cos'è Andrea Giani? È papà di due ragazzi ormai grandi. La famiglia è sempre stata un punto di riferimento e quando vado a casa non parlo mai di pallavolo. Cerco di fare altro e la mia vita privata è un po' diversa. È vero, quello che pratico è un mestiere, ma ho anche avuto la fortuna di potermi organizzare diversamente e nel momento in cui smetterò di fare l'allenatore potrò fare dell'altro.

È più sport di squadra il volley o la famiglia? La famiglia può essere più complicata, perché c'è un aspetto emotivo che una squadra non ha. Quindi quando ci sono di mezzo i sentimenti di per sé cambia il modo di approcciare le persone che ti circondano. Cosa cerca ogni giorno? Cerco di migliorarmi e di trovare soluzioni. Cerco di trovare il piacere in quello che faccio. L'impegno che ci metto comunque deve sempre avere uno scopo. Costruisco la mia giornata in modo che abbia un fine e non riuscirei a viverla senza averlo. Le manca l'oro olimpico: qualcosa potrebbe compensarlo? No. L'Olimpiade è fatta per gli atleti e giustamente i medagliati sono solo gli atleti. Potrei avere la soddisfazione vincere il torneo olimpico da allenatore, ma l'emozione non sarebbe mai la stessa. Ho avuto le mie chance, belle, però purtroppo questa vittoria mancherà sempre.

G u ar da la v i d eo i ntervista a ANDREA GIANI su VERO NA-PANTHEO N.C O M/PANTHE O N T V


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TERRITORIO

L'IMPRENDITORE STIMATO

DELLA VALPANTENA

alessandra.scolari@verona-pantheon.com

di Alessandra Scolari

A Lugo, ora c’è «Via Apollinare Veronesi, imprenditore 1911-2010», ricorderà un cittadino che ha contribuito al suo sviluppo, a quello della Valpantena e dell’Italia. Straordinario esempio di lungimirante capacità, Veronesi ha indicato a figli, dipendenti e nipoti la strada maestra.

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N UOMO con talento, lungimiranza e voglia di fare innati, che lo hanno portato, a 47 anni, ad avviare la sua avventura imprenditoriale, costruendo la Veronesi mangimi e nel 1967 l’AIA: marchi oggi conosciuti a livello internazionale. In azienda era un innovatore pragmatico e realista e nella vita privata umile: sapeva farsi amare e rispettare da tutti. LE ORIGINI. Era nato a Lugo nel 1911 e allora far parte di una comunità significava appartenervi e partecipare alla vita sociale. Non per niente diceva: «Dobbiamo crescere insieme», riferendosi alla famiglia, all’azienda e alla comunità. Lo storico Bruno Avesani - nell’incontro organizzato dal comune, il 27 ottobre scorso, per ricordare questo suo «emerito cittadino» - ha magistralmente riassunto le sue origini, esordendo «La storia della famiglia Veronesi è l’inizio stesso della storia del paese di Lugo». Ed è partita dalla locazione del 1508 (circa due campi, con alberi da frutto, il mulino e il diritto d’uso delle acque per la macina) che ha ritrovato nel 1573, con il rinnovo della locazione perpetua. Una famiglia scampata alla Peste del 1630 che ha decimato Lugo: nel 1619 erano 603 abitanti e nel 1632 solo 323. A Lugo arriva un innovatore don Paolo Petronilli (parroco 16851712), originario dalla Corsica con la famiglia. Di questa famiglia è anche Maria Petronilli che sposò Marcellino Veronesi: ebbero dieci figli. Apollinare era il nono e a sua volta di Lugo sposò Cesira Girlanda «pilastro della famiglia: presenza silen-

ziosa concreta e preziosa» l’ha definita il giornalista Pecchioli. Ebbero cinque figli: Carlo, Giordano, Marcella, Luisa e Bruno. A Lugo ci tornava sempre volentieri. I SUOI PRINCIPI. «Saper fare, fare e far sapere», questa una massima a cui Apollinare si ispirava e che ancora oggi figli, nipoti, responsabili e dipendenti si attengono. Ha raccontato Morello Pecchioli: «Apollinare Veronesi ha fondato l’azienda su cardini solidi: gli uomini sono il primo grande patrimonio, così come il rispetto per l’ambiente e  la sua gente. Gli obiettivi devono essere grandi e positivi per noi e per la società in cui viviamo». «Un grande imprenditore -  ha concluso Pecchioli - gli bastava essere quello che era. Mitica la sua frase “La modestia paga”». I SUCCESSI. La vita dell’imprenditore Apollinare Veronesi è stata colma di  successi. Molti i riconoscimenti, le onorificenze (dal Domus Mercatorum, al premio Sviluppo Valpantena, al Cavaliere

Apollinare Veronesi


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Chi era Apollinare VeronesI

Le Pillole DI Apollinare «Impara a rendere felici le persone intorno a te» «Ascoltare prima di parlare è una cosa da imparare» «Umiltà, impegno, sacrificio ed orgoglio sono gli ingredienti di una squadra vincente».

di Gran Croce, al Cavaliere del Lavoro, fino alla laurea honoris causa in Scienze Agrarie dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza), però egli attribuiva la crescita della sua Azienda all’intera squadra che vi lavorava e amava definirsi «un mugnaio». LA STRADA. I nipoti, in una nota, hanno

scritto tra l’altro: «Ci ha lasciato una strada ben chiara, da percorrere con determinazione: quella del fare con gioia e della condivisione delle idee “più teste ragionano meglio di una”, ricordandoci “in ogni cosa che fai mira al fine”. Era capace di gesti di grande e piccola generosità quotidiana che chi lo ha conosciuto non potrà mai dimenticare».

U N A SERATA P E R RICORDA RE Lo scorso 27 ottobre, una sala Bodenheim gremita ha ascoltato l'avventura umana e imprenditoriale del fondatore del Gruppo Veronesi, scomparso nel 2010 all'età di 98 anni. In prima fila i cinque figli del Cavaliere del lavoro e Cavaliere di gran croce che fondò l'azienda a Quinto nel 1958, che, sabato 29 ottobre, hanno partecipato alla cerimonia di apertura della via dedicata al loro grande padre a Lugo suo paese natale. Assieme a loro tutti i nipoti e tanti dipendenti ed ex collaboratori del Gruppo Veronesi, ma anche tanti concittadini grezzanesi e di Lugo che hanno voluto rendere omaggio con la loro presenza a un uomo che più volte durante la serata è stato definito un “gigante”.


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IL PERSONAGGIO

QUANTO PASSATO C'È NEL NOSTRO PRESENTE

giorgia.castagna@verona-pantheon.com @CastaGiorgia

di Giorgia Castagna

Se nell’immaginario collettivo, parlando della “figura dello storico”, ci immaginiamo uno studioso sepolto sotto una montagna di libri, con lui è il caso di dirlo: gli stereotipi cambiano. Andrea Brugnoli, storico veronese laureato a Bologna in Storia agraria medievale con Massimo Montanari (uno dei maggiori specialisti di storia dell'alimentazione a livello internazionale, ndr) e trasferitosi poi a Verona per conseguire un dottorato di ricerca in studi storici e antropologici, ci racconta un po’ di lui e della sua grande missione: «Mettere l’informatica a servizio della nostra storia».

La storia, ovvero la ricerca basata sulle fonti, è il contrario dello storytelling

D

ott. Brugnoli, di cosa si è occupato principalmente nel passato? Le mie ricerche hanno toccato diversi ambiti tra storia dell’agricoltura e dell’alimentazione, dell’insediamento e dell’organizzazione del territorio nel medioevo, oltre che di applicazioni informatiche alla ricerca storica. Tra i lavori più importanti ci tengo a ricordare il Codice digitale degli archivi veronesi (cdavr.dtesis.univr.it). Tornando a parlare di storia, tra i vari lavori che ha seguito è nota la sua ricerca sulla novella shakespeariana di Romeo e Giulietta che “sfalsa” in parte il mito. Cosa ha scoperto? Cercando di ricostruire il contesto e le ragioni di questa domanda appare come il “mito” di Giulietta e Romeo sia stato creato a Verona, in seguito all’originaria novella di Luigi Da Porto edita nel 1531, ben prima di Shakespeare, da parte di circoli culturali locali. Mi sono dunque domandato il perché di questa accoglienza in loco della novella, con la sua ripropo-

sizione in prosa da parte di Matteo Bandello, allora residente a Verona, e in rima dal nobile veronese Gherardo Boldieri. Quest’ultimo identificò già allora la tomba degli amanti e ne trasmise memoria al nipote Girolamo Dalla Corte, autore della prima “storia ufficiale” di Verona, dove la vicenda viene mutata da novella a storia. Quello che mi è sembrato di poter ipotizzare è che la vicenda di Giulietta e Romeo sia stata adottata dal patriziato veronese come strumento ideologico per sostenere la loro egemonia sulle magistrature cittadine minacciata dalle classi mercantili favorite dai Veneziani dopo la guerra di Cambrai. Insomma, il messaggio che i nobili si danno è: «Basta farci la guerra, seppelliamo le ragioni di conflitto, altrimenti rischiamo di perdere il controllo del Consiglio cittadino e dunque il potere residuo sulla città». Questa appropriazione locale ha costituito secoli dopo lo schermo su cui si sarebbe proiettata una nuova immagine ideale della stessa vicenda, ricreata, soprattutto col Romanticismo, dai lettori di Shakespeare.


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Andrea Brugnoli e il mestiere dello storico 2.0

A cosa sta lavorando attualmente? Ho diversi progetti in corso. Sto curando per conto del Centro di Documentazione per la storia della Valpolicella (cdsv.it), dove svolgo la mia attività di ricerca, una piattaforma informatica che ha in progetto di mettere a disposizione on line pubblicazioni di storia locale (veronastoria.it). Qui è ospitata anche la collana in cui è uscito il contributo di cui abbiamo parlato, Studi veronesi, portata avanti per puro divertimento assieme a un gruppo di amici storici. Mi sto poi impegnando in un Osservatorio per il paesaggio della Valpolicella dove vorrei che la storia fosse considerata come elemento imprescindibile per la programmazione e la tutela del territorio (osservatoriovalpolicella.it). Impresa quanto mai improba, visto che la storia, ovvero la ricerca basata sulle fonti, è il contrario dello storytelling tanto amato dalla politica attuale e dalle forze economiche per dare copertura alle

loro scelte. Oltre alla ricerca, sto scoprendo il gusto per la divulgazione: in particolare la storia dell’alimentazione si presta a diventare un ponte con cui mettere in contatto molte persone con il loro patrimonio culturale. Oltre a un pamphlet uscito l’anno scorso e ormai esaurito (Magna e tasi! Paralipomeni a una storia di Verona in cucina) e a una serie di pagine ospitate sul giornale L’Arena dedicate alla storia delle produzioni agricole e alimentari locali, sto preparando una guida divulgativa sulla storia dell’alimentazione veronese. Il tutto, però, su ricerche basate sulle fonti. Insomma: la sfida è trovare il modo di tornare a raccontare storia perché si torni a capire quanto passato c’è nel nostro presente.

IL CODICE DIGITALE DEGLI ARCHIVI VERONESI. DI COSA SI TRATTA? «Attraverso questo sito è possibile visualizzare le riproduzioni della documentazione conservata negli archivi veronesi, prodotta tra l’VIII e il XII secolo (il primo documento è dell’anno 762). Per ora sono disponibili circa 1.200 pergamene conservate all’Archivio di Stato di Verona. In futuro spero di poterlo completare con quanto conservato all’Archivio capitolare e all’Archivio segreto vaticano. Intanto, però, sono inserite le schede di tutti questi archivi e dei documenti qui conservati».


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TEATRO

IL DARIO FO CHE RIPOSA A VERONA

giovanna.tondini@verona-pantheon.com

di Giovanna Tondini

Un tempo erano gli antichi magazzini del grano. Oggi un filo “popolare” unisce quel passato al presente grazie alla realizzazione del Musalab (Museo Archivio Laboratorio). Un archivio di eccezionale valore dove il patrimonio di Dario Fo e Franca Rame ha trovato asilo, dopo una lunga ricerca.

C

OPIONI, manoscritti, stesure progressive dei lavori svolti, disegni, dipinti, bozzetti, manifesti, libri, articoli, costumi, pupazzi, marionette, scenografie, locandine e fotografie di scena. Un insieme di arti rappresentata da una delle coppie più note della scena teatrale, e non solo, del Novecento. Dichiarato nel 2015 “d'interesse storico particolarmente importante”, inaugurato il 23 marzo 2016, in presenza del ministro Dario Franceschini, il Musalab è un regalo per tutti. E certo per la città di Verona, che ha saputo cogliere questa opportunità. «Da anni si stava cercando un luogo del genere, ma nessuno ne aveva colto l’importanza e le potenzialità», ci spiega Jacopo Fo, il figlio della coppia di artisti. «La creazione di una serie di attività, iniziative, eventi di corollario non potrà che essere vantaggioso per la città scaligera». Fino alla creazione, come si sta già progettando, di un centro studi internazionale, con un attivo gruppo di ricerca. Un modello per tutti, aggiungiamo noi. Perché, come sosteneva la coppia Fo-Rame, è necessaria «un’arte diffusa che arrivi ad aprire le porte di ogni città, usando il teatro e lo spettacolo per l'incontro e la conoscenza». Sĺ, L'INCONTRO. Quello che era alla base di ogni creazione artistica dei due attori. Fedeli come erano al concetto di arte come impegno sociale. Come partecipazione totale. Dove il pubblico è coinvolto appieno. Un concetto che oggi ci suona normale, ma che negli anni Sessanta era

del tutto all’avanguardia. Frutto di un’esperienza accumulata nel tempo, in decenni e decenni di attività con la compagnia di giro. La famiglia nella quale è cresciuta Franca Rame. E alla quale poi si è unito Dario Fo. «Con la compagnia di giro si giungeva nel paese per lo spettacolo in programma. Nei giorni di permanenza la famiglia si fermava a parlare con la gente. Ascoltava i racconti del farmacista, del prete, del postino», ci racconta Maria Teresa Pizza, direttrice del Musalab. «Poi con la tecnica della commedia dell’arte si preparava un canovaccio sul quale si improvvisava. Risultava facile per il bagaglio ormai acquisito dai componenti della famiglia». FRANCA RAME, che a otto giorni dalla nascita prese parte allo spettacolo Genoveffa di Bramante in braccio alla mamma, non solo impara ed acquisisce tutto il sapere della sua compagnia, ma ne comprende il valore, tanto da continuare l’esercizio di

IL MUSALAB Si trova in via Santa Teresa 12 a Verona, zona borgo Roma, presso L'Archivio di Stato. www.archivio. francarame.it


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I l M u s a l a b d e l L ' A r c h i v i o d i S tat o

archiviazione portato avanti dai suoi familiari. Nel 1993 il salto di qualità. L’artista, infatti, digitalizza l’archivio e ne nasce uno dei patrimoni più ricchi sul teatro degli ultimi 200 anni di storia. Un archivio consultato anzitutto dagli stessi coniugi Fo, che «riprendevano i testi, li rielaboravano, riadattavano, per proporre sempre qualcosa di nuovo«», sottolinea la professoressa Pizza. Quel qualcosa che spesso “dava fastidio”, aggiunge il figlio Jacopo. La coppia Fo-Rame ha incontrato tanta resistenza nella sua lunga carriera, per il suo andare oltre. «Per il suo modo di opporsi, in una cultura sì progressista, ma che aveva il buon senso di non parlare ad esempio di mafia». Come fecero invece Fo-Rame a Canzonissima nel 1962. «Lo fecero

al culmine della loro carriera, rischiando quindi tutto pur di palesare la realtà, come quella in Sicilia». OGGI, per valorizzare l’opera dei due artisti, «manca ancora un luogo dove si possa scoprire il come e il cosa dell’artigianato teatrale, partecipando in prima persona», dice la direttrice di Musalab. «Per comprendere che oggi, dove tutto sembra facile grazie alla tecnologia e al web, c’è ancora tanta manualità di cui si ha bisogno per realizzare certe opere». Nel frattempo sarà allestita una mostra permanente negli spazi già esistenti: un viaggio interattivo, esperienziale del mondo di Dario e Franca. Il tutto per recuperare il valore della lentezza del fare. E, come diceva Fo, «dare la cultura in pasto ai giovani».

FO R AM E E V ER O N A Alla conferenza stampa presso la sala convegni al palazzo della Gran Guardia al Comune di Verona, il 28 aprile 2016 un ricco pubblico di studenti ascoltava i ricordi di quanti, meno giovani, in anni passati, avevano preso parte agli affollatissimi spettacoli di Fo e Rame in Verona nei parchi, nelle università, nei palazzetti dello sport. Gli spettacoli teatrali, così come gli impegni sociali (dalle iniziative per le petizioni sulle carceri -anni 80-, al Nobel per i disabili- anni 90/200 fino ad oggi) di Dario Fo e Franca Rame hanno sempre attraversato anche Verona. Verona torna nella storia di Dario Fo e Franca Rame anche per l'editoria che vede con Bertani Editore, VR, le prime loro pubblicazioni. Tra gli spettacoli, a parte Mistero Buffo, si ricordano le primissime rappresentazioni proprio a Verona nel 1969 di Ci ragiono e Canto per la costituzione dell'ARCI. Più tardi anche l'Arena di Verona ospiterà nel 2006 Franca Rame per il monologo teatrale: Madre Pace. Decidano le madri per la guerra; nel 2015 Dario Fo dipinge Maria Callas per una mostra di pitture di Fo a Palazzo Forti.

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LINEAMENTI

FINESTRE DI COLORE

ingrid.somma@verona-pantheon.com @ingridsomma89

di Ingrid Sommacampagna

Francesco “Furia” Salzani è un artista poliedrico di 40 anni originario di Tregnago. Ha cominciato da giovanissimo a dedicarsi alla musica e a dipingere, riscuotendo successo a Verona e nel mondo, grazie alle sue esposizioni e all'utilizzo dei social network. L'ultima mostra lo ha visto protagonista all'Antica Fiera di San Martino di Tregnago dall'11 al 13 novembre, nell'Auditorium.

L

A VITA di un paese di provincia è diversa da quella della città, perché ci sono persone e personaggi conosciuti da tutti, che la arricchiscono, lasciandone un segno indelebile. Questo è il caso di Francesco Salzani, un personaggio originale, riconoscibile dal suo cappellino all'indietro e dalla sua folta barba; è uno di quei tipi caratteristici più amati di un luogo, che non puoi non fermare per una chiacchiera tra una birra e l'altra. “FURIA” di giorno è un magazziniere della Globo S.p.a. e di notte è un artista. Ha studiato al Liceo artistico “Nani-Boccioni”, realizzando da subito opere con l'originale tecnica del dripping (“sgocciolamento” di colore su un supporto orizzontale, ndr); testando poi altre forme poiché la sua arte è caos apparente: non si tratta di semplici grovigli di linee e di macchie filiformi e circolari; alla base vi è una ricerca e uno studio accurato dell'accostamento dei colori e della loro densità. La luce gioca un ruolo fondamentale perché, posizionandola in diversi punti, crea degli effetti visivi inaspettati. I materiali su i quali lavora sono di scarto industriale e provengono dall'edilizia (guaine di copertura, assi di legno, casse, bancali, pannelli, mensole); viene data loro nuova vita, esaltandone le caratteristiche, esprimendo tutta l'energia e le emozioni dell'artista e trasmettendole poi ad un osservatore che resta stupito dalla logica cromatica. Francesco è anche il batterista del gruppo Xavante,

"Psycho Holiday", opera realizzata con pasta modellabile fluorescente, che cambia con l'illuminazione UV

nota band di Illasi, ed è proprio questo ruolo ad incidere nella sua arte, perché il ritmo e la potenza rock vengono trasmessi attraverso l'abbinamento forte dei colori acrilici. La tridimensionalità dei suoi quadri è data dalla sovrapposizione della pasta modellabile - a volte di tipo fluorescente - con materiali diversi. Il colore è studiato per sconfinare oltre il limite della cornice e per riconsegnare la nitida identità di ciascun materiale impiegato. NEL 2010 ha realizzato l'arredamento del locale del fratello, facendosi così notare da altri commercianti e da possibili acquirenti. Da allora, ha allestito case, uffici, pizzerie e ristoranti, annoverando esposizioni all'Art Pollution Festival (2010 e 2011), alla collettiva organizzata

«Quando vedo un materiale me lo immagino già dipinto e ci credo fino alla fine; la stesura del colore avviene in modo istintivo, ma non casuale; infatti, anche solo una macchia sbagliata, può rovinare la composizione»


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L ' a r t e d e l “ F u r i a” d i T r e g n a g o

U N A V I TA A R EG O L A D ' ARTE Francesco le sue passioni se le porta anche a casa, e nel vero senso della parola perché abita in un appartamento di Villa Gritti, la splendida costruzione del XV sec. che sorge a Villabella di San Bonifacio, unicum della zona, dove l'artista ha adibito anche il suo coloratissimo laboratorio. Francesco Salzani accanto a "Magic Board", opera realizzata su una lavagna di recupero

dalla Biblioteca Comunale di Tregnago nel 2010, al Penta Party Motoraduno a Badia Calavena nel 2011, in aziende vinicole e in hotel. L'esposizione realizzata nella terrazza del Due Torri Hotel di Verona, il 19 settembre 2015, è stata la prima ad essere concessa ad un artista privato. Proprio qui è stato notato da un ingegnere civile giapponese, a cui ha inviato due quadri ad Hong Kong; tutto ciò è stato possibile solo dopo aver ottenuto una certificazione di spedizione internazionale attraverso l'iscrizione all'albo degli artisti contemporanei. «Quando vedo un materiale me lo immagino già dipinto e ci credo fino alla fine; la stesura del colore avviene in modo istintivo, ma non casuale; infatti, anche solo una macchia sbagliata, può rovina-

re la composizione. Il mio sogno è quello di esporre sulla Torre dei Lamberti di Verona», spiega Francesco. PITTURA E MUSICA si fondono nella vita del “Furia”, che resta sempre se stesso nonostante le 10 mila visualizzazioni su Google Maps, gli apprezzamenti su Instagram, le sue opere vendute in California, Francia, Spagna e nel resto d'Italia; è stato addirittura notato dal Museum of Fine Arts di Boston. La sua arte è semplice come semplici sono i materiali di scarto da lui ripescati, che divengono finestre per sognare ad occhi aperti. Cell.: 3285726034 Instagram: francesco_furia_salzani Mail: ff.salzani@gmail.com

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STORIE DI STORIA

DON MAZZA E L'ARTE DEL RICAMO

erika.prandi@verona-pantheon.com

di Erika Prandi

È stato un importante missionario veronese che nella sua città natale ha lasciato significative eredità, non solo spirituali ma anche educative. Don Nicola Mazza rivive oggi attraverso i numerosi istituti, società, associazioni e un museo, il Museo del Merletto, che sta indagando su una misteriosa coperta.

D

ON NICOLA MAZZA è nato nel 1790 a Verona da una famiglia di commercianti di stoffe. Grazie alla sua precoce vocazione ecclesiastica diviene sacerdote nel 1814 ed entra nel gruppo di discepoli di San Gaspare Bertoni dediti all’austerità, alla preghiera, alla dedizione ai giovani e all’entusiasmo per le missioni in Africa. Rinuncia ad avere una sua parrocchia per insegnare matematica alle scuole del seminario. Nel 1828 accoglie per la prima volta delle bambine che si trovano in una condizione disagiata e le affida a delle educatrici. Da qui nascerà poi l’Istituto femminile, che avrà parrocchia nella chiesa di San Paolo in Campo Marzio, guidato da laiche consacrate chiamate Cooperatrici. All’interno dello stesso si troveranno, oltre alla scuola elementare, anche il laboratorio di fiori artificiali, una filanda e il laboratorio del ricamo in seta e oro. Verso la fine degli anni Quaranta dell’Ottocento inizia ad accogliere anche ragazze provenienti dall’Africa per avviarle all’insegnamento, alla catechesi e alle attività domestiche, tra cui il ricamo. È QUESTA l’attività più ricordata di don Nicola Mazza e che emerge anche dalla visita al Museo del Merletto, situato nella omonima via al civico numero 14. Sale arredate con esposizioni dei più pregevoli lavori a ricamo realizzati in seta, oro e argento, bouquet di fiori in stoffa e baco da seta, disegni preparatori, tessuti, strumenti. Tutto converge a creare ambienti d’altri tempi in cui sono esposte delle

vere e proprie opere d’arte realizzate con la fine tecnica del ricamo. Una maestria che in parte si è persa perché non ci sono più quei fili, quei tessuti e quella richiesta di avere opere finemente ricamate. Nonostante questo continua l’attività portata avanti dall’associazione “Punti d’incontro” che fa capo al Museo. Tradizione e modernità si incontrano per tenere in vita il ricordo di un’importante periodo dell’arte serica veronese. Dalla visita al Museo si apprende dell’allevamento del baco da seta, della filanda, della tintura e del lavoro finale condotto sulla guida dei cartoni preparatori. Un percorso che si snoda attraverso i progressi tecnici e le vicende storiche dell’Istituto. A condurre i visitatori in questo viaggio nel tempo

Recentemente è venuto alla luce un tessuto ricamato di 2 metri e 60 centimetri per lato che si trovava nel monastero di clausura di Santa Elisabetta delle Sorelle povere di Santa Chiara.


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I n a s p e t tat e e r e d i tà

vi è la maestra Gabriella Gallio che, fino a poco tempo fa, era coadiuvata dalla maestra Angela Mazo, venuta a mancare nel 2009. Era lei che portava avanti la tradizione del ricamo con seta e filo d’oro. ACCANTO all'attività museale e di ricamo vi è anche quella della ricerca. Recentemente è venu-

to alla luce un tessuto ricamato di 2 metri e 60 centimetri per lato che si trovava nel monastero di clausura di Santa Elisabetta delle Sorelle povere di Santa Chiara, sito in stradone Antonio Provolo. Le suore Clarisse riferiscono che il manufatto gli era stato donato da Maria Maddalena Trezza per le preghiere di suffragio. Il reperto, recuperato da Gaetano Zanotto del gruppo giovani di Povegliano, è un’opera unica nel suo genere. Come riferisce Teresa Zaja dell’associazione “Punti d’incontro”, «il manufatto raccoglie in sé tutte le tecniche di esecuzione, il che lo rende molto originale. Il tessuto in lino e la manifattura lo collocano a metà Ottocento ma l’aggiunta del ricamo lo rimandano a un tempo più lontano. Purtroppo – continua Zaja – non ci sono per ora collegamenti con l’Istituto don Mazza ma stiamo continuando le ricerche per capirne di più». Proprio su questa coperta, dall’esecuzione definita a “boutis”, si concentrerà l’incontro che si terrà il 18 novembre alle 21 nella sala della chiesa di San Rocco. L’evento è gratuito e aperto a tutti.

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SOLIDARIETÀ

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U N A N U O VA C A R R O Z Z I N A P E R I L G I O VA N E A T L E TA V E R O N E S E

IL SORRISO DI MAVI SUL VOLTO DI A NDREA

di Matteo Scolari

Conclusa la prima tappa di “S-lancio senza ostacoli”, progetto di inclusione promosso dalla onlus nata per ricordare Maria Vittoria Marcolini, diciottenne di San Pietro in Cariano scomparsa lo scorso dicembre a causa di un incidente stradale. Consegnata ad Andrea Arbetti una carrozzina da basket personalizzata.

I

L SORRISO di “Mavi” rimarrà indelebile in chi ha avuto la fortuna di conoscerla. Una ragazza tanto speciale quanto sfortunata Maria Vittoria Marcolini, vittima di un incidente stradale lo scorso dicembre che l’ha strappata alla vita a soli diciotto anni. Il suo sorriso verrà ricordato per sempre, dicevamo, anche grazie ai suoi compagni di scuola che il 6 maggio 2016, con il consenso della famiglia Marcolini e l’appoggio del dirigente dell’Istituto Seghetti Mauro Pavoni e dei professori, hanno fondato un’associazione che porta il suo nome. «Il Sorriso di Mavi Onlus – come spiega il giovane presidente Matteo Mazzucco – nasce in primis per ricordare Maria Vittoria, una ragazza straordinaria, solare, dal sorriso davvero contagioso. Un punto di riferimento per molti di noi e una promessa dello sport. E proprio da qui, dallo sport, che Mavi amava tanto, abbiamo voluto iniziare la nostra attività raccogliendo fondi per il progetto “S-lancio senza ostacoli”, un’iniziativa di inclusione sociale destinata a persone con disabilità». «ABBIAMO INDIVIDUATO all’interno della nostra scuola uno studente altret-

tanto straordinario, Andrea Arbetti, che ha saputo reagire con coraggio e tenacia a un incidente avvenuto un paio di anni fa durante un allenamento in BMX a Montorio, che gli ha tolto l’utilizzo delle gambe, ma non la voglia di vivere e di essere felice» conclude Mazzucco. Sabato 8 ottobre, al Palazzetto “Gavagnin” di Verona, al termine di un’amichevole di basket in carrozzina organizzata ad hoc, e patrocinata dal Comune, tra i Delfini 2001 di Montecchio Maggiore (VI) e l’Olympic Basket Verona, squadra in cui milita Andrea, è stata consegnata dal Sorriso di Mavi Onlus una carrozzina nuova e personalizzata al giovane atleta scaligero. «Un’emozione incredibile – ha commentato Andrea Arbetti durante la consegna – Non finirò mai di ringraziare l’associazione e tutte le persone che sono qui oggi e che mi sono vicine nel mio percorso di crescita. Ricordare Maria Vittoria con questo gesto è stato un pensiero meraviglioso e sono orgoglioso di essere stato io il primo a ricevere questo riconoscimento così importante». Facebook.com/ilsorrisodimavi

«Dallo sport, che Mavi amava tanto, abbiamo voluto iniziare la nostra attività raccogliendo fondi per il progetto “S-lancio senza ostacoli”» Andrea assieme a un compagno di squadra e ad Andrea Conti, pluricampione veronese di Handbike


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SFIDE

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IL TURISMO ACCESSIBILE IN NUMERI

LA SCELTA GIUSTA (CHE CONVIENE)

chiara.boni@verona-pantheon.com @chiarettaboni

di Chiara Boni

Un turismo «come dovrebbe essere», adatto a tutti è possibile: l’ha spiegato, lo scorso 23 ottobre, il convegno “Il turismo accessibile veronese – modelli di sviluppo”, organizzato da Progetto Yeah. Un approccio meritevole, certo, ma anche un modo per essere più competitivi sul mercato, se si pensa che in Italia il turismo accessibile coinvolge almeno 10 milioni di persone.

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NA BUONA pratica, prima di tutto. E un’opportunità economica non trascurabile, in secondo luogo. Quando si parla di turismo accessibile i numeri non si possono ignorare: è la Regione Veneto a stimare che un turismo aperto alle esigenze di tutti si tradurrebbe in 800 mila viaggiatori in più ogni anno sul nostro territorio, circa 1 milione se si considerano famiglie e accompagnatori. A FOTOGRAFARE la situazione di Verona e provincia ci ha pensato, lo scorso 23 ottobre al Palazzo della Gran Guardia, il convegno “Il turismo accessibile veronese – modelli di sviluppo”, organizzato da Progetto Yeah, ramo sociale della cooperativa Quid, che si occupa di consulenza per l’accessibilità e il turismo, in collaborazione con il Comune di Verone e i patrocini di InSoave e Verona Network. Il dibattito, dal taglio pratico, ha visto sul palco tante testimonianze di esperienze già avviate con successo nel campo dell’accessibilità. «Il turismo accessibile può essere un modo per allargare la stagione e attrarre nuovi utenti – spiega Marco Andreoli, uno dei fondatori di Progetto Yeah assieme a Fabio Lotti – noi di Yeah possiamo rappresentare una cerniera tra mondi che si conoscono poco. Attraverso corsi di formazione per guide, strutture alberghiere e parchi invitiamo a mettersi letteralmente nei panni di chi ha una disabilità o un’esigenza particolare». SIGNIFICATIVA, in tal senso, l’esperienza di Pier Matteo Signorini dell’Hotel Roxy Plaza che sul palco della Gran Guardia ha raccontato di una realtà che funziona, anche grazie all’accessibilità: «Numeri delle stanze in rilievo e diciture in braille, guide

tattili nei percorsi di accesso, ma soprattutto la formazione del personale che ora sa assecondare le esigenze di chi ha una disabilità ci hanno dato un riscontro positivo da parte degli ospiti, molte richieste di informazioni sui nostri servizi ed un passaparola che ha incrementato gli arrivi». Ma il turismo va inteso come esperienza a tutto tondo: gli interventi di Chiara Mattiello, sommelier che si occupa di percorsi multisensoriali enogastronomici dedicati anche a persone con disabilità visive, e di Manuela Uber, guida turistica della città di Verona che dedica tour specifici a persone con disabilità, raccontano una Verona da scoprire (e da gustare) con tutti e cinque i sensi. A chiudere il convegno è stato Marco Ceccherini, dell’associazione InChiostro di Bergamo, che ha illustrato ai partecipanti un’app per supporti multimediali che attraverso immagini legate a testi ascoltabili consente di ottenere la descrizione delle bellezze artistiche di una città. Insomma una via già tracciata, quella del turismo accessibile, che ora spetta agli operatori saper percorrere nel senso giusto. Facebook.com/ProgettoYeah www.progettoyeah.it


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C A S TA G N A V E R O N E S E , B U O N A L A P R I M A

L'ANNATA MIGLIORE DA QUALCHE ANNO

matteo.bellamoli@verona-pantheon.com @MatteoBellamoli

DI Matteo Bellamoli

Il parassita che da diversi anni stava limitando prepotentemente la produzione locale sembra avere attenuato la sua morsa e il raccolto 2016 è buono. Gli esperti della Regione: «Servirà ancora qualche anno per capire se la cura funziona».

B

UONE NOTIZIE dalle nostre colline e montagne. La castagna veronese sembra avere parzialmente limitato gli effetti devastanti causati in questi ultimi anni dalla vespa cinese, un parassita che negli anni scorsi ha messo in ginocchio la produttività del marrone della Lessinia. Nelle zone di riferimento, San Rocco di Piegara e San Mauro di Saline, i coltivatori sono moderatamente soddisfatti e si sono potuti raccogliere frutti che pur di contenute dimensioni hanno spiccato per il gusto intenso. Il prodotto raccolto è tuttavia anche fino al 40% inferiore rispetto ai valori di “regime” (ovvero senza limitazioni di sorta), in quanto le temperature estive si sono protratte ben oltre i limiti stagionali andando ad affaticare le piante che, in alcuni casi, hanno perso i frutti quanto questi non erano ancora maturi per la raccolta. C'È PERÒ da essere ottimisti. Questo è stato il primo anno che, grazie all'intervento della Regione Veneto, si sono attuate le procedure di una lotta biologica alla vespa cinese atta a limitarne i danni e soprattutto la proliferazione, con una sinergica collaborazione tra coltivatori e ricercatori che è stata forse la chiave di questa svolta. Tuttavia è ancora presto per dichiarare sconfitta la minaccia. Dall'Università di Padova, referente del progetto di lotta biologica regionale, fanno sapere che il sistema attualmente in uso ha una possibilità di successo non superiore al 30% e che se nelle zone pedemontane veronesi si sono raggiunti gli obiettivi in tempi particolarmente brevi, occorre stare ancora all'erta. Solo nei prossimi anni sarà possibile stabilire se questi dati sono il frutto di una

fortunata combinazione di fattori oppure il primo passo di una costante che dovrebbe tornare a dare alle nostre coltivazioni di castagni la salute e la produttività di qualche anno fa.

CASTAGNE, SALUTE E BENESSERE Con il loro alto contenuto calorico le castagne sono un ottimo sostitutivo a pasti più completi e aiutano ad assimilare un alto contributo energetico. Possiedono molti sali minerali tra cui potassio (antisettico, rinforza muscoli e ghiandole), fosforo (calcificante delle cellule nervose), zolfo (aiuta la robustezza delle ossa) e tra gli altri anche il sodio, che facilita la digestione. La percentuale di cellulosa contenuta aiuta il problema della stitichezza e quindi è un alimento consigliato a chi soffre di emorroidi. Ottime per chi pratica sport o è soggetto a stress sono però da evitare per i diabetici, dato che la presenza di zuccheri è abbastanza importante. Viene utilizzata con successo anche per i casi di anemia ed è consigliata in gravidanza per il suo apporto di acido folico.

LA VESPA CINESE Nome scientifico: Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu Origine: Cina. Introdotto poi in Giappone e quindi negli USA. In Europa è arrivato nel 2002 in provincia di Cuneo. Nel 2009 risultava assente solamente in Val d'Aosta. La sua diffusione è stata molto rapida anche grazie all'assenza di limitatori naturali in grado di contenerne la diffusione. Come riconoscerlo: Induce la comparsa di ingrossamenti tondeggianti detti “galle” su germogli e foglie delle piante colpite nei quali la sua larva compie il ciclo vitale.


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A cura di Eliana Rapisarda, direttore Veronagreen.it

M A M M A , H O R I C I C L A T O I L PA N N O L I N O Una tonnellata di rifiuti. È la sorprendente quantità prodotta da un neonato nei primi tre anni di vita per l’utilizzo di pannolini in plastica usa e getta. Ma l’alternativa esiste: sono i pannolini lavabili, che accompagnano il bambino dalla nascita al vasino e, oltre a rappresentare un vantaggio non indifferente per il bilancio economico della famiglia, sono più sicuri per la salute della pelle dei bambini. I PANNOLINI, si sa, sono un bene di prima necessità usato quotidianamente dalla maggior parte dei genitori: ma quelli in plastica costituiscono ben il 20% circa dei rifiuti presenti nelle nostre discariche, con un tempo di decomposizione che varia da 200 a 500 anni. La loro degradazione rilascia inoltre nell'ambiente anche numerose sostanze tossiche, tra cui diossina, ethylbenzene, styrene e isopropylene. SONO POCHE ragioni ma davvero valide per decidere di passare ai pannolini lavabili per i propri figli, per alleggerire in maniera significativa l’impatto ambientale del diventare genitori. In provincia di Verona sono ancora poche purtroppo le amministrazioni comunali che offrono incentivi per l'acquisto di panno-

lini lavabili. Tra questi, Caprino Veronese e Castelnuovo del Garda, che si aggiungono a Bardolino, Garda, Peschiera, Povegliano e Sommacampagna. Chiedete al vostro Comune se aderisce a questa iniziativa. Contributi comunali a parte, utilizzare pannolini lavabili è comunque una scelta economica vantaggiosa per il portafoglio dei genitori. UN NUOVO PANNOLINO (lavabile) costa circa 20 euro, mentre la spesa per un kit di almeno 1520 pezzi, necessari per una gestione quotidiana, si aggira attorno ai 400-500 euro. Si tratta però di una spesa una tantum che non ha niente a che vedere con i 500 euro annuali, necessari per un pacco di usa e getta settimanali. Nel caso di utilizzo degli stessi pannolini lavabili per altri figli,

inoltre, il risparmio aumenta proporzionalmente. Infine anche la salute dei vostri piccoli ne beneficerà: i pannolini lavabili garantiscono infatti una migliore traspirazione, riducendo frequenti e problematici arrossamenti. Oltre ad evitare l’esposizione a sostanze chimiche nocive, essi permettono una migliore posizione delle anche per il corretto sviluppo delle articolazioni. Un ultimo vantaggio, ma non meno importante: il loro uso aumenta nei bambini la percezione delle funzioni fisiologiche, permettendo quindi di anticipare il momento del passaggio dal pannolino al vasino. Sono tante quindi le buone ragioni per passare all'utilizzo dei pannolini lavabili, tali da convertire - ci auguriamo - un numero crescente di “genitori virtuosi”.


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LETTERATURA

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LE ADDIZIONI FEMMINILI DI ALBERTO FEZZI

L'AMORE, QUANDO RITORNA

di Miryam Scandola

Vince chi resta, vince chi fugge. Per lo scrittore veronese Alberto Fezzi non vince nessuno, perché le strategie servono a poco quando, nello spazio semplice di una settimana, tornano, uno per uno, tutti gli amori del passato, zittiti dal tempo. E quando si affollano i ritorni come in Le addizioni femminili, meglio andare di sottrazioni. Félix Gonzales Torres, Untitled (Portrait of Ross in L.A.)

U

N MUCCHIO di caramelle che qualunque mano può portare via. Sillabe di dolcezza da spargere nel mondo che hanno il peso specifico di Ross, l'amore della sua vita. L'installazione, tra le più celebri dell'artista cubano Félix Gonzalez -Torres, realizzata in memoria del compagno perduto nel 1989, lo suggerisce piano che l'amore quando si perde, lascia comunque tracce. A volte così insistenti da farsi pure ritrovare. Ha scritto un libro sul ricordarsi, Alberto Fezzi, scrittore veronese, classe 1977, dalla biografia piacevolmente interrotta dalla pubblicazione di ben 9 libri. Non perché ci fosse bisogno di altre parole impigliate nel sentimento, ma «perché ce lo chiediamo un po' tutti. Se tornassero i nostri amori del passato, cosa faremmo?». Da questa domanda che è pure riflessione è nato Le addizioni femminili (Historica, 2015) che vede il protagonista, Luca, destreggiarsi tra «l'assommarsi dei ritorni» di tutti i suoi amori di ieri, nello spazio esiguo di una settimana. Il romanzo, finalista al torneo letterario Io Scrittore nell'edizione 2015 e selezionato tra i partecipanti al XXI^ Premio Letterario Internazionale "Scrivere per Amore"", in questi mesi sta tentando anche la strada della web serie. UN SUCCESSO dovuto alla freschezza della penna di Fezzi che negli anni si è confermata essere decisamente estroversa, spaziando da romanzi sull'a-

more (Io ballo da solo, (però mi guardo intorno) 2006), a ritratti irriverenti sul mondo degli avvocati (Il principe del foro non esiste, 2011), passando per complete e argute rassegne su come, per esempio, superare il cinismo (Non mi diverto più, 2012). Tra le righe di Le addizioni femminili viene fuori anche un ironico (e utile) elenco di luoghi veronesi dove possono avvenire incontri insperati. C'è Ponte Pietra, segue Castelvecchio, con svariate soste sul lago, ma "il fulcro di tutto è un bar", ispirato al Caffè Nobile di via IV novembre. «Crocevia di casualità», il bancone è un luogo che Alberto visita spesso con la scrittura. All'osservazione delle abitudini alcoliche dei veronesi deve, non a caso, il suo acclamatissimo esordio con Sognando un Negroni (2004, oltre 2000 copie vendute), dove raccoglie «istantanee che sono un vero capolavoro», secondo Vittorino Andreoli che ne ha scritto la prefazione. E barista è anche, in Le addizioni femminili, il suo Luca, insicuro e trentenne. Una scelta anagrafica precisa perché, oggi, a quell'età si è «precari nel sentimento perché lo si è nel lavoro e viceversa». Al netto delle addizioni e delle sottrazioni, l'amore è, dunque, un gioco a somma zero? «Direi più un gioco a somma x, l'incognita che regna indiscussa in tutte le aritmetiche sentimentali». Le addizioni femminili è stato pubblicato nel 2015 da Historica. A Verona il libro è disponibile presso le librerie La Feltrinelli e Ghelfi & Barbato, oppure online.


Comune di Grezzana

Settore servizi sociali alla famiglia e alla persona

SOCIETÀ IN

CAMBIAMENTO

QUALE RUOLO PER LA

FAMIGLIA?

MERCOLEDÌ 30 NOVEMBRE Ore 20.45 SALA BODENHEIM CENTRO CULTURALE EUGENIO TURRI VIA SEGNI 2 - GREZZANA SALUTI ISTITUZIONALI Arturo Alberti, Sindaco di Grezzana Don Remigio Menegatti, Parroco di Grezzana INTERVENGONO Mario Sartori, Notaio in Grezzana Paola Di Nicola, Prof.ssa Ordinaria in Sociologia presso l’Università degli Studi di Verona Mons. Bruno Fasani, Prefetto della Biblioteca Capitolare di Verona CONCLUSIONI Guido Lonardoni, Consigliere delegato ai servizi sociali e alla persona Comune di Grezzana MODERA Matteo Scolari, Direttore rivista Pantheon Riflessione di natura giuridico-normativa, etica- morale e sociologica sui grandi cambiamenti che stanno interessando la nostra società e, in particolare, la famiglia. Con le recenti riforme che sono state introdotte e affiancate al matrimonio tradizionale (unioni civili, contratti di convivenza, legge sul dopo di noi...), il cittadino rischia di rimanere disorientato o scarsamente informato su quello che invece dovrebbe conoscere bene per agire da protagonista, e non come soggetto passivo, all’interno di una comunità.

Partner

In collaborazione con

Biblioteca Capitolare di Verona


Michaels Leonard Sylvia (Adelphi)

per adulti

a cura di Alessandra Scolari

Franco Fortini Tutte le poesie (Mondadori)

Haiku e dintorni 19 novembre | Opificio dei Sensi

EVENTO

I co nsi gl i della Re da z i one

EDITORIA PER RAGAZZI

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Titolo: La principessa che imparò a volare Autore: Stacy Gregg Traduttrice: Maria Bastanzetti Prezzo di copertina: 15 euro Editore: Piemme (Il Battello a Vapore) 2016 Pagine: 293 Età di lettura: dai 10 anni

L LIBRO: Si ispira all’infanzia della principessa giordana Haya Bint Al Hussein, segnata dalla scomparsa della mamma. La bambina, sempre più triste trova vita nella scuderia di Al Hummar, tra i cavalli «creature magiche … capaci di guardarti nell’anima» che Haya adora.  Così il padre, quando compie 6 anni, le regala una puledra anche lei orfana, facendole presente che deve farle da madre. Haya accoglie la sfida: la chiama Bint Al-Reeh, ovvero «figlia del vento», che il fratellino Alì trasforma in Bree. Haya occupandosi della puledra, appena nata, riprende a vivere, ad amare il padre e il fratello. Non solo, cresce e si avvia ad una nuova straordinaria vita. A dodici anni cavalca e concorrere ai massimi livelli internazionali. Già Haya trova serenità, quando sta in groppa alla sua Bree. L’AUTRICE: Stacy Gregg nata il 23 luglio 1968 a Melbourne, giornalista e autrice tra l’altro di due popolarissime serie di libri sui pony e in questo libro - tradotto benissimo da Maria Bastanzetti - propone una puledra, coprotagonista della storia.  L’autrice per scrivere questo libro ha trascorso molto tempo in Giordania e ha intervistato parenti e amici della casa reale: il risultato è un libro davvero da non perdere (per ragazzi e adulti). CURIOSITÀ: Il racconto affascina fin da subito: Haya scrive una lettera alla Mama sotto le coperte per sottrarsi alla vista di Fraces, la tata rispettosa delle regole. Così  Haya  racchiude i suoi cari ricordi in una scatola “dorata”: incombono impegno e responsabilità. Spicca la fiducia e sintonia tra Haya e Bree, con il padre che la sostiene sempre e con le persone che girano intorno alle scuderie reali. La scorrevolezza del linguaggio dà forza e poesia a questo racconto. La principessa Haya oggi è sposata, ha due figli ed è ambasciatrice del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite.   

BOX OFFICE

a cura di Mattia Zuanni

IL FILM Cosa succede se un potentissimo boss mafioso sta per morire e vuole lasciare il comando della sua spietatissima cosca a un figlio che non ha mai riconosciuto? Ma, soprattutto, cosa succede se quel figlio è un innocuo, ingenuo e goffo ragazzotto di 35 anni che fa il chierichetto e che è vissuto in un orfanotrofio di un paesino del Sud Italia? CURIOSITÀ Il regista Enrico Lando è il creatore della serie televisiva “I soliti idioti” con gli attori Biggio e Mandelli. La serie lo ha portato nel 2011 al debutto cinematografico  con “I soliti idioti – Il film”.  Luigi Luciano, protagonista del film, è il vero nome di Herbert Ballerina, attore italiano famoso per le collaborazioni con Marcello Macchia (in arte Maccio Capatonda) e Enrico Venti (Ivo Avido) nei programmi televisivi “Mai dire Lunedì” e “Mai dire Martedì”.

Titolo: Quel bravo ragazzo Genere: Commedia       · Durata: 90 minuti Regia: Enrico Lando Attori: Luigi Luciano, Tony Sperandeo, Enrico Lo Verso, Ninni Bruschetta Uscita (Italia): 17 novembre

fotografa il

codice QR per vedere il trailer

CLASSIC I DA NON PE RDERE Titolo: Facciamola finita Genere: Commedia Durata: 106 minuti Regia: Evan Goldberg, Seth Rogen Attori: James Franco, Jonah Hill, Seth Rogen, Jay Baruchen

Sei amici rimangono intrappolati in casa di uno di loro in seguito ad una serie di strani e catastrofici eventi che sembrano aver distrutto Los Angeles. Mentre il mondo va a pezzi, i pochi viveri e la voglia di uscire cominciano a mettere in crisi la loro amicizia, così saranno costretti a lasciare la casa e a cercare il vero significato dell’amicizia e della libertà, prima che sia troppo tardi.

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LIFESTYLE

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V I L L A A R V E D I , A P P U N TA M E N T O C O N L O S H O P P I N G

LO SPLENDORE DELLA RAFFINATEZZA

di Chiara Boni

Tutto il meglio della creatività e dell’artigianato made in Italy tornano in mostra a Villa Arvedi: sabato 26 e domenica 27 novembre la corte della maestosa residenza ospiterà la settima edizione di Shopping in Villa, l’ormai tradizionale appuntamento che unisce arte, design, cibo e musica.

S

ABATO 26 e domenica 27 novembre la maestosa corte di Villa Arvedi apre le sue porte per un nuovo appuntamento con l’ormai tradizionale mostra mercato “Shopping in Villa”, che arriva quest’anno alla sua settima edizione. Dalla moda al design, dalla bigiotteria all’arte, dagli oggetti d’artigianato alle raffinatezze gastronomiche: la qualità e la ricercatezza dei prodotti in mostra sono, come sempre, il tratto distintivo della manifestazione, che trova di nuovo casa nei suggestivi spazi di Villa Arvedi a Grezzana. Un’occasione imperdibile per visitare uno dei luoghi più affascinanti del nostro territorio, immergendosi allo stesso tempo nel clima unico della creatività e dell’artigianato made in Italy. DOPO la prima edizione del novembre del 2013 la manifestazione è cresciuta moltissimo, diventando un richiamo per tutti gli appassionati dell’handmade e dell’artigianato di qualità, arrivando a raggiungere quota 5000 visitatori durante le edizioni del 2015. Per questa settima edizione saranno circa un centinaio gli espositori presenti con i loro esclusivi prodotti. Ad organizzare l’evento, le agenzie “Beautiful Trends” di Giovanni Fameli e “Eventincorso” di Cristiana Bianchi, grazie anche alla collaborazione della famiglia Arvedi, proprietaria della Villa.

GLI STAND di Shopping in Villa saranno visitabili sabato 26 novembre dalle 11.30 alle 19.30 e domenica 27 dalle ore 10.30 alle 18.30. Nel corso della due giorni ci sarà spazio anche per le eccellenze gastronomiche, con una “Food Court” dedicata sabato dalle 11.30 alle 19.30 e domenica dalle 10.30 alle 22.30. Ma anche l’intrattenimento avrà il suo debito spazio: sabato 26 a partire dalle 18.30 la corte di Villa Arvedi si animerà grazie alla musica dell’Unreal Orchestra, seguita dal concerto di Joe Sanketti, che salirà sul palco alle 19.45. Per info: 3297394072 - 3487268723 info@shoppingvilla.it www.shoppingvilla.it


TENDENZE

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E S C A P E R O O M , S P I E G A TA ( E P R O VA TA )

60 MINUTI PER SCAPPARE DA UNA STANZA

marco.menini@verona-pantheon.com @menini_marco

di Marco Menini

Quando nel gioco la vista e la conoscenza non bastano, bisogna andare di logica. Siamo andati per voi dentro un'escape room, il real life game del momento, che ha contagiato anche la nostra città.

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IÚ CHE una fuga (come suggerirebbe il termine inglese escape) è una corsa contro il tempo. Sono sessanta, infatti, i minuti a disposizione dei giocatori per trovare e risolvere gli enigmi ed uscire dalle stanze in cui si è, letteralmente, rinchiusi. Stiamo parlando dell’escape room, sfida ad altissima tensione che da qualche mese ha iniziato ad affascinare la città scaligera. Da giugno di quest’anno, c'è l’opportunità per gli appassionati di scienza di affacciarsi in modo trasversale alla chimica con spirito ludico. L’idea di portare un’escape room chimica a Verona nasce durante i viaggi negli Stati Uniti di Gianluca Varrazzo, Davide Sarasini e Silvia Di Nunzio, gli attuali soci della sede di Effugio a Verona. Questo gioco che spopola da anni oltreoceano, conquista subito lamente dei tre amici. Al ritorno in Italia decidono di contattare Effugio, azienda di escape room con sede a Milano e Cagliari, e con loro scelgono di dare un “taglio chimico” alla sede veronese. «L'ESCAPE ROOM è come un cinema, al suo interno si possono trovare sale che offrono una gamma molto ampia di generi cinematografici», spiega Gianluca. Spesso si crede che le escape room siano tutte uguali, eppure la bellezza di questo gioco risiede proprio nelle diverse tipologie proposte. Nelle stanze di Effugio Verona di via Leone Pancaldo 44, «la chimica è esattamente come nei laboratori, ma non richiede la benché minima conoscenza della materia», continua Gianluca. Sì, perché per poter risolvere gli enigmi «che sono difficili anche da

A VERONA

Oltre ad Effugio, sono atterrati sul suolo veronese anche Phobos Escape ; Intrappola. TO; Great Escape. Stanze proprio per tutti i gusti. Sei curioso? Su VERONA-PANTHEON.COM/PANTHEONTV trovi qualche video assaggio

scovare», c’è bisogno semplicemente di un’altissima concentrazione e di una buona dose di intuito. «La logica è per tutti», aggiunge Davide Sarasini, precisando che i tipi di ragionamenti richiesti sono a prova di bambino di sette anni. Non per niente «spesso ci troviamo a dare meno consigli agli adolescenti che agli adulti». Gli occhi vigili della regia infatti seguono passo passo i giocatori e indirizzano gli stessi verso la soluzione. La filosofia di Effugio è accompagnare i partecipanti alla risoluzione degli enigmi e generare gioco di squadra. Per intenderci, negli Stati Uniti l’escape room è utilizzata dalle aziende per il “team building”, ovvero per sviluppare e favorire l’instaurazione di un clima di collaborazione tra colleghi di lavoro. Per i gruppi più determinati e competitivi sarà possibile, a breve, sfidarsi simultaneamente grazie alla creazione di un laboratorio uguale e specchiato a Formulab2. www.effugio.it/city/verona

Escape room, come funziona Una stanza preparata ad hoc. Minimo in due massimo in sei (ma i numeri possono decisamente variare), i giocatori sono chiusi all'interno del piccolo spazio e ricevono le istruzioni introduttive, hanno poi 60 minuti per risolvere enigmi a tema, decifrare codici, aprire lucchetti in quantità e scovare l’ultima delle chiavi. Quella per garantirsi l'uscita.


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D A A S C O LT A R E I CONSIGLI DI FILIPPO BRUGNOLI DEI C+C= MAXIGROSS

DEGIAN

SI SCRIVE ROCK SI LEGGE CAMBIAMENTO

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A RICETTA per l’originalità artistica sta nel rock cantautorale italiano. Partiamo allora proprio dalla raccolta dei vari ingredienti per questa grande minestra di idee. Prendiamo un pizzico di Pink Floyd a cui aggiungiamo una bella dose di De Andrè, uniamo dei testi originali, con quel tocco di colore che solo la lingua italiana sa creare, mescoliamo il tutto e il nostro risultato si chiamerà Degian, il progetto di rock cantautorale acustico che ci accompagnerà nelle prossime righe. E PROPRIO DA qui, da questo grande calderone di idee e stili mescolati che Gianpiero Occhialini, Degian per gli amici, ha deciso di partire. Dalla creazione di uno stile, di un’idea che non vuole assomigliare a niente e a nessuno, che vuole essere indipendente, creativa, non riconducibile

marco.nicolis@verona-pantheon.com

di Marco Nicolis

a qualcosa di già sentito prima. Un mix originale, il cui risultato è visibile (ascoltabile, più che altro) grazie alle prime due raccolte di brani autoprodotti da Gianpiero, e dal prossimo disco, in uscita nel 2017. Punti di partenza solidi ai quali aggrapparsi che, per un artista follemente innamorato della propria arte, sono un porto sicuro da cui partire e al quale fare sempre riferimento. Infatti ora, nonostante l’animo strumentale del progetto, il vento del cambiamento è dietro l’angolo, rivolto verso una ricetta più rock, con l’aggiunta di strumenti elettrici e l’arrivo di nuovi artisti nel progetto. Chissà, forse anche questo cambiamento farà sì che la musica di Gianpiero diventi ancora più originale. ORA, nell’attesa dell’album e del nuovo esperimento elettrico, vi rimane solo da ascoltare alcuni dei suoi brani (a me personalmente piacciono davvero molto), per potervi fare un’idea del pensiero artistico che Degian ha messo in musica.

info: soundcloud.com/degian1

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Info: facebook.com/marcoangelomusic

T H E H O O D E D G U I TA R

I L C H I TA R R I S TA I N C A P P U C C I A T O Foto di Elena Arzani

americani come Steve Vai e Joe Satriani, accoppiandola con l’energia e la velocità di formazioni come Metallica e Nirvana.

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ARTIAMO DA UNA precisazione, molti artisti che affollano il variegato mondo della musica celano la propria identità dietro maschere, travestimenti o pesanti strati di trucco. Lo fanno per diversi motivi, per “fare scena” oppure per rendere più intense le performance live. Nel nostro caso però il cappuccio scuro tirato fino sotto gli occhi serve per preservare quell’alone di mistero e di curiosità che avvolge la musica e l’animo del nostro

artista del mese. In particolare, è necessario a Marco Angelo per immergersi completamente nella propria arte dove la chitarra deve parlare, dove la chitarra è la vera protagonista dello show, mentre il musicista è lo strumento, il coprotagonista. MA TRALASCIANDO la parte prettamente scenica, stiamo parlando di un artista eclettico, di un “One man band”, influenzato da uno stile che mescola la creatività tecnica dei guitar hero

CON DIVERSE incisioni già sulle spalle, tra le quali proprio un tributo ai Metallica, Marco ha portato la propria musica in lungo e in largo, toccando le coste della Grande Mela, e suonando precisamente al Whisky a Go Go che, per chi mastica il genere, è un’istituzione, un tempio tra i locali dedicati alla musica live. Non a tutti infatti capita l’occasione di salire su un palco dove hanno suonato le grandi icone della musica mondiale. Un po’ come se uno di noi, per rendere l’idea un po’ più “italiana”, si ritrovasse a giocare una finale dei mondiali di calcio. DOPO QUESTA incredibile parentesi Marco, tornato nel Bel paese, ha ricominciato a suonare, pensare e progettare il proprio futuro, lavorando su un nuovo videoclip e un nuovo album. Nell’attesa però vi posso lasciare qualche indicazione su come e dove trovarlo. Fate in fretta però, chissà che non si unisca anche lui al grande esodo dei talenti italiani verso nuovi e distanti lidi.

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Territorio a Spicchi Brevi da Verona e Provincia

Infermentum, un panettone c he vola fino a Napoli - GREZZANA Sabato 29 ottobre, per il periodo prenatalizio, ha riaperto il laboratorio artigianale di Infermentum in via Nicolò Copernico a Stallavena e con l'occasione è stato inaugurato il nuovo punto vendita adiacente lo spazio di produzione. Grande

la soddisfazione per un'iniziativa partita a Natale del 2014 all'interno di un capannone dismesso dalla lavorazione del marmo, dall'idea di quattro giovani del territorio, i quali, reinventandosi con creatività e passione, hanno dato il là a un'attività commerciale nuova

e di successo. Attorniati da molta gente, i quattro fondatori Francesco, Luca Daniele ed Elisa hanno voluto festeggiare con una versione de "Il Panettone Fichi, Mele e Noci" da 5 kg! Il 18 novembre prossimo Infermentum sarà a Napoli, in lizza per concorso nazionale «Il Panettone secondo Caracciolo».

A cura di Chiara Boni

Ricomincio da me, il know-how al femminile che fa scuola - VALEGGIO SUL MINCIO Ricominciare, a volte, è un viaggio. E per non perdersi, una guida è necessaria. Da un’idea di Alice Manganotti, esperta di marketing strategico che da qualche tempo ha declinato la sua passione a servizio di altre donne, torna il Laboratorio Femminile “Ricomincio da me”, dedicato a donne e mamme

in crisi lavorativa o solo in cerca d’ispirazione. Sabato 12 e domenica 13 novembre all’Agriturismo Monte Baldo a Valeggio sul Mincio le partecipanti sono state coinvolte in tante attività pensate per offrire lo spunto per progettare il proprio futuro, partendo dalle basi. Oltre ai consigli esperti di

Alice, che ha approfondito il metodo intuitivo del Business Model Canvas, il laboratorio si è avvalso degli interventi di Liza Martin, esperta di costellazioni familiari, e delle prelibatezze di Silvia Revello, che si è occupata del pranzo light & green. Per info: www.alicemente.it | info@ alicemente.it | +39 328 8480149

Un'asta, un ricordo per fare del bene - VERONA Torna, dall’8 al 13 dicembre la Grande Asta Pubblica di Beneficenza, ospitata nella Sala Buvette del Palazzo della Gran Guardia. Organizzata dall’Associazione Culturale Quinta Parete con la collaborazione di Tubaì

Tappeti di Limena (PD) e di alcune gallerie e antiquari di Verona, l’asta come per le due passate edizioni, presenterà opere d’arte di vario genere (quadri, tappeti, argenti, Sheffield, mobili, ceramiche di Faenza, vetri di Murano). Parte

del ricavato sarà a favore di UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) che sta cercando di acquistare un nuovo pulmino e di “Pietro Casagrande Onlus”, associazione impegnata nella raccolta fondi per finanziare il servizio di Psicologia per i malati oncologici presso l’Ospedale di Borgo Roma.

A cura di Alessandra Scolari

Lo sport è davvero una palestra di vita - GREZZANA Lodevole l’iniziativa intrapresa da una dozzina di associazioni sportive di Grezzana, con il patrocinio del comune: incontrare sportivi e simpatizzanti per lanciare il progetto «Sport: palestra di vita». Che lo sport - specie a livello dilettantistico - abbia un ruolo educativo e sia punto di aggregazione è risaputo. Lo è anche nella società digitale? A tirare le fila di questo progetto è stato invitato Andrea Sales, lo psicologo e formatore del centro Paradoxa di Treviso, il quale ha esordito dicendo «We have a dream. Quello di costruire tutti insieme uno sport che sia davvero veicolo di crescita umana e sociale. Come?

Coinvolgendo la società nel perseguire obbiettivi-valori che girano intorno all’attività sportiva da conoscere e fare propri». Ha poi continuato «la competizione sana è un valore, così come l’errore, mentre è da evitare la paura di sbagliare, perché blocca tutti. Contano l’entusiasmo, il divertimento e l’esempio». Già, i giovani copiano dagli adulti, i quali devono essere consapevoli del compito e della responsabilità di formare le giovani generazioni. Anzitutto, ha detto il dott. Sales, bisogna «rispettare le regole e usare un linguaggio appropriato nei confronti di ragazzi e adulti». Per esempio bisogna dire «hai fatto una

cretinata», mai «sei un cretino» perché si intacca la persona. L’elenco dei valori è davvero lunghissimo: fatica, pazienza, impegno, responsabilità, comunicazione, gruppo, ruolo, alimentazione, lealtà, amicizia, spirito di appartenenza, disciplina, esempio, rispetto, competizione e benessere. Tra i valori, aggiunti durante l’incontro, il coinvolgimento, la collaborazione e soprattutto l’inclusione. Già l’eliminazione dei ragazzi dalla disciplina - se non motivata e condivisa - lascia segni non positivi. A breve sono previsti altri incontri.

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Territorio a Spicchi Brevi da Verona e Provincia

Non sai cosa regalare a Natale? - SANTA MARIA IN STELLE Aprirà nei giorni 8, 9 e 10 dicembre il tradizionale e rinomato mercatino di Natale della Scuola materna e l’asilo nido Santa Maria Assunta. Di fianco alla scuola materna e nido, presso la

sala Mariotti, il mercatino si riempirà di lavoretti creativi fatti a mano dai bambini ma anche dai genitori, dai nonni e dai numerosi volontari che partecipano attivamente a questo

importante appuntamento annuale. Ci sarà anche l’opportunità di condividere un momento di festa, con i bimbi e le famiglie, nella chiesa parrocchiale, prima del mercatino. www.infanziastelle.it

Pennellate di cambiamento alla scuola dell’infanzia - ROMAGNANO Grazie all'impegno dei genitori, le stanze della scuola d'infanzia di Romagnano sono state completamente rinnovate nelle tinteggiature.

Grazie, invece, ad un nonno speciale i bambini hanno a disposizione un parco-tricicli: tricicli recuperati e rimessi a nuovo, con campanellini e zona dove transitare. La

scuola aprirà le sue porte: sabato 17 dicembre 2016 dalle 9 alle 11 e giovedì 12 gennaio 2017 dalle 16.00 alle 18.00. Per informazioni: 045-907449 Facebook.com/ Scuoladell'infanziadiRomagnano

Torna la rassegna corale che illumina il Natale - LUGO Come da piacevole tradizione, anche quest'anno il coro “Voci del bosco” si fa promotore della apprezzata rassegna

corale del periodo natalizio. I cori che allieteranno la chiesa parrocchiale di Lugo, sabato 17 dicembre alle ore 20.45, saranno

il Coro "Pasubio" di Vallarsa (TN), la "Schola Cantorum San Nicolò" di Roverè V.se e il Coro "Voci del bosco" di Lugo, appunto.

Sono piemontesi i vincitori del 14° Revival Rally Club Valpantena - GREZZANA Sono Francesco Messina e Massimo Cuccotti, su Lancia Fulvia Coupè per i colori della Scaligera Rallye a conquistare il 14° Revival Rally Club Valpantena. Il piemontese ha fatto sua l'edizione più dura di una delle regolarità sport più apprezzate d'Italia, corsa per tutta la seconda tappa sotto una pioggia battente ed incessante. La coppia ha centrato l'obiettivo alla seconda partecipazione, dopo il terzo posto ottenuto due anni fa, al debutto in questa gara. «È stata dura, durissima» hanno detto sorridenti sulla pedana di arrivo, a Grezzana, «non pensavamo di potercela fare ad arrivare in fondo, perché abbiamo rotto i collettori di scarico all'inizio della seconda tappa. I

nostri complimenti a Loris Lumignon per il secondo posto, è stata una sfida davvero appassionante». Decimi assoluti Vassanelli-Vassanelli (Lancia Fulvia 1.3/HCC Verona) staccati di +56 penalità ma primi in 4^ Divisione e vincitori del “Trofeo Buri” dedicato al primo equipaggio veronese. «Devo ringraziare anche quest'anno, ma forse di più di sempre, tutta la nostra squadra che ha lavorato anche sotto la pioggia in maniera perfetta. La dimostrazione sono le ruspe che, subito dopo l'arrivo dell'ultima vettura, hanno iniziato a smantellare la bellissima pedana di arrivo in sasso che abbiamo realizzato grazie al sostegno dei nostri partners» ha

detto Roberto “Bob” Brunelli a nome del Comitato Organizzatore Rally Club Valpantena. «Nonostante le condizioni meteo siano state questa volta inclementi la manifestazione ha girato alla perfezione e questo per noi è il risultato più importante. Spero che tutti i concorrenti portino con loro un ricordo positivo di queste due giornate. Grazie a tutti gli sponsors, alle amministrazioni comunali che come sempre ci hanno supportato, allo staff tecnico e agli spettatori che hanno sfidato le intemperie per venire a vedere anche questa edizione del Revival. Per noi qualche giorno di pausa e poi saremo di nuovo al lavoro per il prossimo anno».

Nasce a Verona il nuovo gruppo di azione per la montagna - LESSINIA La montagna e le sue esigenze saranno il focus del nuovo gruppo costituito a Verona lo scorso 11 ottobre e composto dai GAL (Gruppi di Azione Locale) della macro regione alpina, che comprende i GAL Baldo-Lessinia,

Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trento e Bolzano, ma anche dalla Rete Rurale Nazionale, ente del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. L’obiettivo della neonata cabina di

regia è quello di individuare questioni e problematiche comuni da tradurre in progetti con percorsi formativi e workshop per lo sviluppo dei territori della macro regione alpina per il biennio 2017-2019.


BELLEZZA AL NATURALE Maschera pre-shampoo alla cannella L’autunno è la stagione perfetta per riscoprire una spezia dalle mille proprietà: la cannella. Sui capelli, infatti, la cannella ha una duplice funzione: la prima stimolante della crescita, la seconda di ravvivamento dei riflessi, specialmente sui capelli castani. Ecco allora una ricetta facile, con pochi ingredienti che tutti hanno nella dispensa.

INGREDIENTI · Miele · Cannella · Cacao amaro in polvere · Succo di limone · Tuorlo d’uovo (facoltativo) · Acqua calda

Procedimento Per preparare la maschera pre-shampoo alla cannella basta mescolare due cucchiaini rasi di cannella ad un cucchiaino di cacao amaro in polvere e, successivamente, unire due cucchiai di miele e qualche goccia di succo di limone: a questo punto il composto ottenuto è molto denso, quindi è necessario aggiungere un po’ d’acqua calda, per ottenere una consistenza abbastanza liquida che ci permetta di distribuire facilmente la maschera sui capelli. Un passaggio ulteriore adatto solo a capelli particolarmente secchi e sfibrati è l’aggiunta ai nostri ingredienti di base di un tuorlo d’uovo; in questo caso la consistenza della maschera risulta più liquida, ma è ugualmente possibile regolarla con un po’ d’acqua calda se dovesse essere ancora troppo densa.

mODALITà D’USO Applicate la maschera uniformemente sui capelli asciutti, sulla cute e su tutte le lunghezze, prima dello shampoo. Dopo l’applicazione i capelli vanno raccolti e lasciati in posa per un paio d’ore. Per un’azione più profonda avvolgete intorno ai capelli raccolti della pellicola trasparente da cucina, e coprite il tutto con un asciugamano. Concluso il tempo di posa lavate bene i capelli con lo shampoo, rimuovendo con cura tutte le tracce della maschera.

NOTE Le quantità indicate sono adatte a capelli di lunghezza media; per capelli molto lunghi è preferibile aumentare in proporzione la quantità di ciascun ingrediente piuttosto che aggiungere molta acqua, che renderebbe la maschera troppo diluita. Preparate questa ricetta di volta in volta al bisogno e nella quantità utile per un singolo uso: non è infatti adatta ad essere conservata per più giorni.

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in cucina con Nicole

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Cucinare è amore che si può assaggiare senzalattesenzauova.ifood.it

Guarda la video ricetta su verona-pantheon.com/pantheontv

PENNETTE AL PESTO DI NOCI Un primo piatto veloce da preparare, gustoso e nutriente: senza burro e panna. INGREDIENTI • 250gr di pennette • prezzemolo fresco • 100gr di noci • mezzo spicchio d’aglio sgusciate • 50ml di latte • 3 cucchiai di olio evo (vegetale o vaccino)

Mentre la pasta cuoce conservate una tazza di acqua di cottura. Tritate noci, prezzemolo, aglio e olio. Unite il latte, sale e pepe. Saltate la pasta con il sugo aggiustando la consistenza con l’acqua di cottura.

TISANA

zenzero, miele e limone

Ottima durante l’inverno, calda, digestiva e antinfiammatoria. INGREDIENTI (per 1 tazza) • 250ml di acqua • 2 fette di zenzero • 2 fette di limone • 1 cucchiaio di miele

In un tegamino fate bollire per 5 minuti l’acqua assieme allo zenzero e limone. Spegnete il fuoco, fate riposare altri 5 minuti ed addolcite con il miele. 15 nuove creazioni e tantissimi ingredienti “multimediali”. Tenetevi indietro qualche regalo di Natale, che stiamo facendo di tutto per farvi trovare la ristampa de “Le Ricette dal Mondo di Nicole”, cotta a puntino già per i primi di dicembre.


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A N C H E L A P R I VA C Y VA A S C U O L A

di Carlo Battistella per Adiconsum Verona

La tutela della riservatezza, un argomento complesso e delicato calato nel contesto scolastico dove, complice l'avvento di alcuni strumenti tecnologici, risulta ancora più difficile trovare il giusto equilibrio tra gli interessi delle parti coinvolte: istituzioni scolastiche, famiglie e studenti.

I

l Garante della Privacy si è impegnato, in varie occasioni, a spiegare nel dettaglio come vadano gestiti i momenti della vita scolastica in cui potrebbe essere leso il diritto alla riservatezza. Tuttavia, a causa della veloce evoluzione della materia e delle continue riforme che colpiscono la Scuola, l'argomento Privacy non è mai del tutto chiuso e molte preoccupazioni vengono destate dalla sempre maggiore richiesta di dati personali, all'incontrollabile diffusione di smartphone e telecamere oltre, ovviamente, all'ineducato utilizzo dei social network. Sembra evidente, dunque, l'importanza che il delicato aspetto della tutela dei dati personali e della riservatezza del singolo assuma all'interno delle strutture scolastiche vista la preminenza del lato educativo della questione. Infatti, oltre alla semplice osservanza delle regole individuate dal Garante della Privacy grava sugli operatori scolastici il fondamentale compito di educare al rispetto di questi particolari diritti. Vediamo di seguito alcuni dei punti fondamentali tra quelli elencati dal Garante. Consenso per il trattamento dei dati Le scuole pubbliche non hanno l’obbligo di ottenere il consenso degli studenti e delle loro famiglie per il trattamento dei loro dati personali, ma devono comunque informarli adeguatamente circa quali dati vengono raccolti e come sono utilizzati. Quelle private, invece, hanno l’obbligo di ottenere il consenso degli studenti e delle loro famiglie per il trattamento dei relativi dati personali. Foto, video, registrazioni audio La registrazione di immagini e suoni è lecita solo per fini personali, e sempre nel rispetto della dignità e dell’immagine dei soggetti coinvolti (ad esempio, è lecito registrare la lezione per scopi didattici e personali). È illecita però la diffusione o la comunicazione

sistematica a terzi delle immagini e dei suoni senza aver prima ottenuto il consenso esplicito delle persone coinvolte (ad esempio, è illecito “postare” in internet video o foto ad insaputa dei soggetti rappresentati, o, peggio, contro la loro volontà). La scuola decide come disciplinare l’uso di apparecchi atti alla registrazione audio/video (cellulari abilitati, foto e videocamere, registratori, tablet, ecc), anche vietandoli, se lo ritiene opportuno. Videosorveglianza Il diritto alla riservatezza degli studenti prevale sull’esigenza di videosorvegliare l’istituto. Per particolari ragioni di sicurezza, tuttavia, le videocamere possono essere installate, ma possono funzionare solo durante l’orario di chiusura dell’istituto, e i cartelli che le segnalano devono essere sempre perfettamente visibili. Le immagini registrate possono essere conservate solo per 24 ore. Maggiori informazioni su www.adiconsumverona.it o www.garanteprivacy.it


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