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ANNIBALE MARTINI - MUSICANTE DAL 1948

Il mio incontro con la Banda Santa Cecilia è avvenuto nel 1948 proprio durante la prima uscita della rinata banda Santa Cecilia. Allora frequentavo la quarta elementare e ricordo che nell’ambito del gruppo di musicanti erano presenti Annibale Martini. dei “rinforzi” (cioè alcuni musicanti presi in prestito dalle bande dei paesi vicini) provenienti da Cusano Milanino. Tra quei musicanti, c’era un ragazzino che suonava il clarinetto ed io, che allora avevo solo nove anni, ero affascinato dal suo cappello militare (allora la divisa non c’era ancora e ciascuno indossava la giacca più bella del proprio guardaroba). Ricordo che mi avvicinai per conversare con lui e quando egli mi domandò quale strumento mi sarebbe piaciuto suonare io gli risposi: “La tromba”. Detto, fatto. Qualche giorno dopo ero davanti alla scuola di musica della banda S. Cecilia, in via Garibaldi (dove c’era il famoso “Circulin”), per chiedere se mi insegnavano a suonare la tromba. Mi affidarono alle cure di un certo signor Angelo Passera, - ero amico dei suoi due figli e si diceva che avesse suonato il clarinetto nella banda della Marina Militare -. Lui incominciò ad insegnarmi a riconoscere le note musicali e mi affidò i primi esercizi di solfeggio. Non ho fatto in tempo a frequentare due lezioni di musica che mi hanno dovuto ricoverare subito in ospedale… No, la causa non era dovuta al trauma per l’impatto con la musica. Semplicemente avevo avuto un attacco di peritonite. Terminato un lungo periodo di degenza mi sono ripresentato alla scuola di musica. Il maestro, nel contempo, era cambiato e pertanto sono stato affidato alle cure di Paolo Sanvito di Bollate.

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Sanvito era un amabile maestro, bonaccione e burbero al tempo stesso. Ricordo che quando noi apprendisti lo facevamo innervosire con le nostre frequenti “stecche”, o perchè studiavamo poco, si metteva a strillare e finiva sempre col la “terribile” minaccia di “mangiarci le orecchie”. Tutti scoppiavamo a ridere. Ho sempre avuto difficoltà a frequentare regolarmente le lezioni di musica perché, per molti anni, ho frequentato corsi serali di motorista meccanico, finalizzati al perfezionamento professionale. Ma la passione per la banda era cosi grande che ho sempre trovato il modo di conciliare le due cose. Quando avevo gli esami a scuola serale, chiedevo il permesso alla banda e quando avevo prove di concerto con la banda, chiedevo il permesso di assentarmi dalle lezioni della scuola serale: in tutti e due i casi rinunciavo ad alcune ore di sonno. IL GENIS E IL FLICORNINO Una volta terminati i solfeggi mi hanno messo in mano un goffo strumento che poco aveva a che vedere con la gloriosa tromba che io sognavo. Mi dissero che, quel coso, si chiamava Genis. Il maestro Lucio Molteni, che intanto aveva preso il posto di Paolo Sanvito, mi aveva preso a ben volere e, visto il mio profitto nel suonare il Genis, mi concesse di utilizzare i libri (metodi) sui quali egli aveva conseguito il proprio diploma in tromba. Non posso dimenticare però il preziosissimo aiuto che mi è stato dato da Carluccio Bugatti (fratello di Alfio). E’ stato con lui che ho perfezionato l’abilità nell’uso del Genis per arrivare poi a suonare il flicornino in mi-bemolle. Mi pare di ricordare che Carluccio Bugatti avesse studiato al conservatorio o alla scuola civica di musica di Milano. Certo è che lui aveva una grande professionalità nella lettura della musica e nell’uso dello strumento. Carluccio Bugatti era confluito nella Banda S. Cecilia dopo aver militato nella banda cit-

tadina. Dopo il perfezionamento impartitomi da Bugatti, il maestro Molteni mi tolse il Genis e mi affidò il flicornino. LA MIA PRIMA USCITA E LA FOTO NEL CORTILE DEL MARTELLETTI La mia prima uscita, nella compagine bandistica, è avvenuta il lunedì dell’Angelo del 1949. Allora, oltre allo strumento (genis), mi avevano consegnato quel bel cappello, tipo militare, che tanto avevo ammirato nel mio primo incontro con la banda. E’ di pochi mesi dopo quella foto in cui io appaio col genis e senza divisa. La foto è stata scattata nel cortile di Vicolo San Protaso: il cortile del Santangiulin e del Galli (detto anche Martelletti, quello che faceva le casse da morto). Ricordo che ci siamo fermati lì, di ritorno dal cimitero dove si era tenuta una commemorazione per il 4 novembre, e la sosta era motivata dalla presenza, in quel cortile, di una posteria (salumeria e bar) dove, tra una suonata e l’altra, ci è stato offerto da bere. LA DIVISA NUOVA Per quello che ne so io, la prima divisa – quella invernale blu scuro - è stata finanziata da Angelo Testori che, oltre a pagare parte della confezione degli abiti, ha donato tutti gli scampoli di stoffa necessari per la produzione. Il sarto che le ha confezionate, su misura per ciascun musicante, è stato l’allora presidente Valentino Ballabio che di professione faceva, appunto, il sarto. Ricordo di essermi recato personalmente – e come me tutti i musicanti - a casa del Valentino per farmi prendere le misure per la divisa. Ma forse maggiori particolari su questo argomento li potrebbe fornire Vittorio Ballabio, figlio dell’allora presidente. La divisa ci è stata consegnata prima che andassimo

Profile for Nazzareno Pampado

60 anni di Banda Santa Cecilia di Novate Milanese  

1948 - 2008 Una passione per la musica. Storia del Corpo Musicale Santa Cecilia di Novate Milanese

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1948 - 2008 Una passione per la musica. Storia del Corpo Musicale Santa Cecilia di Novate Milanese

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