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Poste Italiane - In caso di mancato recapito inviare al CMP di Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi - ANNO XVI - N°8 DICEMBRE/GENNAIO 20/21 - 8 EURO

NUMERI, FATTI E PROTAGONISTI DELLA MODA E DEL LUSSO

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DICEMBRE/GENNAIO

COVER BY JAMES WOLANIN

MAGAZINE

La strada verso il futuro ha LUCI multicolore. Dal Summit Pambianco arrivano messaggi positivi: la RIPRESA avrà tratti nuovi, ma le aziende sono consapevoli della sfida. A cominciare da quella dimensionale nel retail DIGITALE


editoriale

La dimensione conterà ancora di più di David Pambianco

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o scenario anomalo dei prossimi mesi rischia di accelerare un divario pericoloso per l’industria della moda italiana. La diffusione e il protrarsi della pandemia, il suo incidere sulle abitudini di consumo e, soprattutto, il suo evolversi in tempi e livelli differenziati tra le diverse aree geografiche, sta amplificando la differenza tra i grandi brand e la miriade di piccoli e medi nomi del made in Italy. Un esempio di quanto potrà essere dirompente questo effetto arriva dai numeri presentati al Summit Pambianco dello scorso 11 novembre. Numeri che evidenziano come una ripresa dei consumi ci sarà, ed è anzi già cominciata in alcune aree del mondo, ma sarà caratterizzata da elementi piuttosto differenti dalla situazione ante Pandemia. Innanzi tutto, le analisi dimostrano come lo shopping di Giappone, Corea e, soprattutto, Cina, si sia risvegliato, ma è appannaggio dei soli big brand occidentali che hanno notorietà e presenza commerciale in loco. Inoltre, si conferma l’importante spostamento di attitudine verso l’acquisto online, dove diventa cruciale riuscire a trasferire l’identità del brand. In questa prospettiva, è chiaro che i brand più noti e strutturati vedranno ampliarsi i vantaggi dimensionali. In primo luogo, poiché saranno in grado di raggiungere i clienti ‘a casa loro’, ovvero anche nei mercati domestici, con l’apertura di store su quelle aree. Inoltre, potranno mettere in atto gli investimenti necessari per mantenere visibilità e identità online, un mondo in cui diventa ogni giorno più difficile guadagnarsi spazio, e mantenerlo di fronte a generazioni di consumatori sempre più esigenti e mutevoli. Ecco perché, oggi come non mai, acquistano rilevanza i progetti di aggregazione delle forze di distribuzione. In tale scenario, infatti, il modello Farfetch diventa un’ancora di salvataggio per i brand di dimensioni minori. E non sfugge come anche Zalando si stia muovendo nella stessa direzione, cioè quella di offrire un’integrazione di network (con visibilità e logistica) alle piccole e medie imprese. Nei mesi scorsi, diversi progetti di aggregazione logistica hanno riguardato buyer, negozi e showroom italiani. Non è ancora chiaro quale di queste iniziative abbia effettivamente raggiunto la soglia necessaria per diventare un supporto di sistema. Ma è evidente che il consolidamento in network potrà essere un passaggio cruciale in un mondo, quello post Covid, dove la variabile dimensionale peserà ancora più di oggi.

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sommario

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Attualità 2021, il lusso guarda la sfera di cristallo

Cosa resterà, di questi anni 2020 e 2021? Difficile a dirsi. Le stime per l’anno in corso riguardanti il mondo della moda e del lusso fanno intendere cali in doppia cifra. L’incognita sono i tempi del risveglio.

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Dossier Summit Pambianco, la ripresa dopo la crisi

La ripresa arriverà. Non è certo il ‘quando’, non sono chiare le percentuali di ri-crescita, non è chiaro il modello: è invece pressoché sicuro che ciò che si presenterà sarà un mercato, anzi, un sistema, che avrà tratti differenti da quelli odierni.

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Scenari I tessuti post-Covid saranno antivirali

Per il futuro si profila un’opportunità importante per il tessile italiano. L’abbigliamento resterà una voce strategica per le aziende che producono tessuti, ma le potenzialità arrivano dai prodotti antivirali per nuovi segmenti.

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Scenari Gioielli in rete. L’hard luxury corre sul web

Per alcune maison del lusso l’ecommerce è già la prima boutique al mondo per volume d’affari. Il settore della gioielleria accelera online senza penalizzare la qualità del servizio. Strategici i portali che servono il mercato cinese.

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Tendenze Unconventional Xmas

Niente cene numerose né veglioni affollati, quest’anno vivremo un Natale diverso, ma l’emergenza sanitaria non spegnerà la voglia di brillare. Sebbene per pochi intimi, o magari solo per noi stessi, vale sempre la pena di vestirsi a festa.

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Fenomeni Non è solo oro quello che luccica

Da Cleopatra alle star di Hollywood. L’uso di creme, sieri, contorno occhi e maschere dagli ingredienti preziosi, con elementi aurei e diamanti, stanno trasformando sempre più il beautycase in uno scrigno di bellezza.

In copertina: James Wolanin “Night Drive” Acrylic & Resin on Panel 122x122 cm Courtesy of JoAnne Artman Gallery, Laguna Beach | New York

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Cover story pag. 96

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overview

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ITTI UOMO, FILATI E BIMBO INSIEME A FEBBRAIO Pitti Uomo trasloca a febbraio, così come Pitti Bimbo e Pitti Filati. Il Cda di Pitti Immagine si è riunito e, “considerate l’attuale situazione dell’emergenza sanitaria in Italia e nel mondo e le misure di contenimento adottate dal Governo italiano”, ha deciso di spostare i saloni Uomo, Filati e Bimbo al 21-23 febbraio 2021, concentrando le attività fieristiche e gli eventi speciali sull’asse Fortezza da Basso-Stazione Leopolda. DIESEL, RITORNO ALLA CRESCITA DAL 2023 - Tornare ai livelli pre-Covid nel 2022, per poi crescere in maniera razionale nel 2023. È l’obiettivo di Diesel, annunciato dal CEO Massimo Piombini. Il nuovo posizionamento del brand passa anche dalla nomina di Glenn Martens alla direzione creativa, annunciata lo scorso ottobre.

MANGO PUNTA A 1MLD € DI RICAVI ONLINE NEL 2021 - Cifre record di vendite online per Mango. Dall’inizio dell’anno fino a ottobre, il brand ha registrato un fatturato online di 800 milioni di euro, in crescita del 40% rispetto al 2019. Grazie a tale risultato, la società punta a realizzare un miliardo di vendite online entro il 2021.

PRADA, QUASI ULTIMATO IL POLO DI LEVANELLA - È quasi pronto il nuovo polo logistico destinato a smistare tutte le produzioni moda del gruppo Prada. A Levanella, in Valdarno, è stato completato il terzo magazzino della struttura firmata da Guido Canali, cui farà capo anche il sorting per l’e-commerce e servirà anche per lo shop online.

LV SPOSTA SUL DIGITALE IL MADISON SQUARE GARDEN - Louis Vuitton spinge ancora più lontano la copertura digitale. Ed ecco che il lancio della capsule Nba avvverrà comunque in uno dei luoghi simbolo dello sport americano il Madison Square Garden che si sposta in una dimensione elettronica. L’esperienza digitale LvxNba è aperta al pubblico che potrà seguirla online su louisvuitton.com.

GCDS, LA MAGGIORANZA PASSA A MADE IN ITALY FUND - Made in Italy Fund rileva la quota di controllo di GCDS, brand fondato dai fratelli Giuliano e Giordano Calza, che manterranno una quota rilevante diretta nell’azienda. Ad affiancare gli imprenditori, oltre al management di Quadrivio & Pambianco, ci sarà Patrizio di Marco. FRASERS SU MULBERRY AL 37%. SENZA OPA (PER ORA) Agli inizi di novembre Frasers Group aveva più che raddoppiato la sua quota in Mulberry salendo dal 12,5% al 29,7 per cento. Nelle scorse ore l’ex Sports Direct (il nome è stato cambiato a fine 2019) ha aumentato la sua partecipazione a circa il 37 per cento.

NIKE ALZA ANCORA I DIVIDENDI TRIMESTRALI - Nike ha annunciato che il board del gruppo ha approvato un incremento del dividendo trimestrale del 12%. Questa decisione, spiega Reuters, evidenzia “la forza finanziaria del più grande produttore di abbigliamento sportivo al mondo nel mezzo della pandemia Covid-19”.

PARIGI COMUNICA LE DATE DELLE PROSSIME SFILATE - La Federation de la haute couture et de la mode ha divulgato le date relative alle prossime fashion week. Dal 19 al 24 gennaio 2021, la capitale francese ospiterà le collezioni maschili A/I 2021-22 mentre, dal 25 al 28, andranno in scena le collezione couture P/E 2021.

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LAUNCHMETRICS ACQUISISCE LA CINESE PARKLU - Launchmetrics si espande e punta al mercato asiatico con l’acquisizione di Parklu, la principale piattaforma cinese di analisi di influencer che monitora più di 100mila influencer in tutte le principali piattaforme di social media cinesi, tra cui WeChat, Douyin (TikTok), Weibo, Red e Bilibili. LVMH E TIFFANY TROVANO L’ACCORDO: SCONTO DEL 2,5% - Lvmh fa colazione ‘con’ Tiffany e lo fa ad un prezzo scontato. Il numero uno del lusso ha annunciato il raggiungimento dell’accordo per l’acquisizione dell’azienda di gioielleria a 131,5 dollari per azione. In questo modo, Lvmh ottiene uno sconto del 2,5% sull’offerta iniziale.

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overview

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L COVID AFFONDA LE GRANDI CATENE UK, ARCADIA E DEBENHAMS - Affonda il retail inglese. Nei primi giorni di dicembre, il

gruppo Arcadia, controllante di Topshop, è entrato amministrazione controllata, mettendo a rischio circa 13mila posti di lavoro. Pochi giorni più tardi, è arrivato il rischio chiusura di un’altra catena simbolo, Debenhams. Quest’ultima, che ha dichiarato bancarotta ad aprile, ha infatti visto sfumare il salvataggio da parte di Jd Sports. Debenhams impiega 12mila persone.

FENOMENO LIDL, TUTTI IN CODA ANCHE IN ITALIA - Il successo della moda low cost di Lidl è stato confermato anche in Italia. La prima collezione firmata dal colosso della Gdo è arrivata negli store italiani con un numero limitato di pezzi con il noto logo dai colori saturi che aveva già registrato un sorprendente riscontro all’estero.

DOLCE&GABBANA PRESENTA SERIE DI SFILATE ‘SEE NOW-BUY NOW’ - Dolce & Gabbana ha dato il via al progetto ‘DG Digital Show’, una serie di sfilate digitali ospitate sulle piattaforme web e social del brand che rende immediatamente disponibili all’acquisto in boutique e sull’e-commerce i capi della passerella.

OVS, AUMENTO DI CAPITALE PER NUOVE ACQUISIZIONI - Terzo trimestre in positivo per Ovs che propone aumento di capitale da 80 milioni per fare acquisizioni. I risultati preliminari del trimestre, hanno evidenziato un fatturato di circa 360 milioni di euro, con un incremento di circa il 6% rispetto all’analogo trimestre precedente.

GUCCI TI IMMERGE IN UN FILM. BYPASSATO IL CONCETTO DI STORYTELLING NELLA MODA OIbusa simus. L’inconfondibile estetica di Alessandro Michele concentrata in 19 minuti. È stato diffuso nei giorni il primo episodio del film in sette puntate diretto dal regista Gus Van Sant e dal direttore creativo di Gucci. Il luxury brand ha scelto di svelare la sua nuova collezione durante il GucciFest.

CHIARA FERRAGNI AFFIDA IL KIDSWEAR A MONNALISA Chiara Ferragni ha appena firmato un accordo di licenza della durata di 5 anni con Monnalisa, azienda specializzata nel childrenswear di alta gamma. Il nuovo corso del kidswear Chiara Ferragni Collection esordirà con la stagione autunno/inverno 2021-22.

NATALE ALL’INSEGNA DEL DIGITAL PER RALPH LAUREN - Ralph Lauren punta tutto sul virtuale per l’arrivo delle feste natalizie. La griffe americana sta concentrando una serie di sforzi creativi, da Snapchat agli store virtuali, per far vivere ai propri clienti un’esperienza di realtà aumentata.

IL GRUPPO VF SI COMPRA SUPREME - Supreme entra nell’universo di Vf Corporation. Gli attuali investitori, The Carlyle Group e Goode Partners, stanno infatti vendendo le loro quote della label. Secondo quanto riferito da Bloomberg, l’operazione vale 2,1 miliardi di dollari. La transazione dovrebbe essere completata alla fine dell’anno.

DOLLY NOIRE, FOCUS SU ESTERO E ACADEMY - Dolly Noire, marchio italiano di streetwear ha chiuso il 2019 con un fatturato vicino ai 4 milioni di euro (+25%), e dovrebbe archiviare il 2020, in crescita e in utile, e, per i prossimi anni come spiegato dall’AD Alessandro Malandra mira all’internazionalizzazione.

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BALENCIAGA RICOPRE DI OTTONE LA SNEAKER Balenciaga celebra la sua famosa sneaker Track.2 con un’edizione speciale. Nello spazio e-commerce del brand è attualmente presente la sezione ‘articoli’ all’interno della quale è possibile acquistare ‘Scultura Track’ a 4.900 euro è disponibile online.

A EURAZEO LA MAGGIORANZA DI AXEL ARIGATO - Il fondo di private equity Eurazeo ha rilevato la maggioranza del marchio svedese di footwear Axel Arigato per 56 milioni di euro. Il deal è il primo investimento europeo della divisione Eurazeo Brands, lanciata nel 2017 con un focus sulle opportunità negli Stati Uniti e in Europa.

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attualità

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attualità

di Sabrina Nunziata

Pioggia di stime e previsioni: FIDUCIA su ripresa 2021. Ma il lusso guarda la sfera di CRISTALLO

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osa resterà, di questi anni 2020 e 2021? Difficile a dirsi. Le stime per l’anno in corso riguardanti il mondo della moda e del lusso fanno intendere cali in doppia cifra considerevoli. E le prospettive per il prossimo dovranno comunque fare i conti con una situazione che risulta al momento imprevedibile e soggetta a molteplici variabili (turismo, vaccini, ulteriori nuove ondate). Secondo l’Altagamma–Bain Worldwide Luxury Market Monitor 2020, si stima un mercato dei beni di lusso personali in contrazione “per la prima volta in 10 anni”, e quindi in discesa del 23% a circa 217 miliardi di euro. Ma c’è chi vede più nero, soprattutto per quanto riguarda l’Italia. Come spiegato all’Adnkronos da Guia Ricci, principal di Boston Consulting Group, “entro la fine dell’anno, per il mercato globale del lusso, stimiamo una perdita tra il 25% nello scenario migliore e il 45% in quello peggiore”. Diversa però è la storia per l’Italia, in cui “siamo vicino al -50% perché, oltre alle complicazioni legate al Covid, mancano i turisti, prevalentemente cinesi, che sono tra i driver fondamentali del lusso nel Belpaese”. Rimanendo in Italia, “il mercato della moda e del lusso subirà un calo nel 2020 a livello di topline tra il 35% e il 40 per cento”, ha spiegato Federico Bonelli, retail, fashion & luxury leader strategy & transactions Med di Ey. “Questo calo sarà accompagnato da un calo più che proporzionale dell’ebitda atteso tra il 25% e il 35% con un forte impatto sulla generazione di cassa e sulla capacità di rimborso del debito, che, in molti casi, specialmente per aziende tra i 100 milioni e il miliardo di fatturato, porterà

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attualità

all’apertura di tavoli di discussione con gli istituti finanziari”. Secondo le stime di Confindustria Moda, la federazione italiana di tessile, moda e accessorio, emerse dalla ‘Terza Indagine relativa all’impatto del Covid-19 sulle imprese del settore’, la contrazione del fatturato complessivo si attesterebbe al 29,7%, con una perdita totale stimata in 29 miliardi. Nello specifico, il 29% delle aziende interpellate assisterà a un calo compreso tra il 35/50%, mentre il 15% del campione arretrerà di oltre il 50 per cento. CRESCE L’ONLINE. E CHIUDONO I NEGOZI Tra i pochi ‘vincitori’ uscenti di questo 2020 da dimenticare ci sono sicuramente i player online. Secondo lo studio di Bain & Company, quest’anno il canale online ha raddoppiato il peso sul mercato dei beni di lusso personali arrivando al 23% (12% nel 2019). Ciò soprattutto grazie al canale diretto dei brand del lusso, alla performance registrata in Asia e alla forte crescita di categorie come scarpe e cosmetici. Ovviamente, parte del successo di questo canale è dipeso dalle chiusure imposte al suo principale ‘competitor’, ovvero il brick&mortar. Non a caso, secondo le stime di Federazione Moda Italia-Confcommercio, nel dettaglio moda si stima una perdita di 20 miliardi di euro di consumi a fine anno, con la chiusura di 20mila negozi in Italia. Inoltre, considerando il solo periodo del Black Friday, si prospetta uno “squilibrio concorrenziale”, come lo definisce una nota di Confesercenti, che potenzialmente potrebbe spostare dai negozi fisici al web una somma complessiva di 25 milioni di euro di vendite al giorno per quanto riguarda le sole categorie di abbigliamento e accessori. PAROLA D’ORDINE 2021: RIPRESA Per quanto l’anno nuovo sia dietro l’angolo, l’incertezza legata all’attuale seconda ondata di pandemia, unita al timore di una terza, già praticamente messa in conto dall’Oms, fa sorgere non pochi interrogativi sulle sorti del prossimo futuro. Per quanto riguarda il mercato italiano, “ci aspettiamo che la prima metà del 2021 sia di fatto ancora in continuità della situazione attuale, con i mercati occidentali pesantemente impattati dalla pandemia con possibili lockdown locali nei primi mesi dell’anno”, ha spiegato Stefano Vittucci, Partner Ey, responsabile consumer products and retail in Italia. “Nella seconda parte dell’anno ci attendiamo un inizio di ripresa anche nel mondo occidentale, che tornerà ai livelli di fatturato del 2019 tra la fine del 2022 e il 2023”. La ripresa viene analizzata anche dall’Altagamma Consensus 2021, secondo il quale il prossimo anno i beni personali di lusso torneranno a crescere con una media in doppia cifra del 14% e, tra questi, spiccherà la pelletteria, per la quale si prevede un sostanziale ritorno ai livelli del 2019. Nell’anno in corso, infatti, questa aveva già beneficiato, tra le altre cose, della crescita degli acquisti online, e la propensione verso il canale digitale non può che incentivarne la ripresa. Allo stesso modo, lo studio ‘Il settore italiano della moda’ di Euler Hermes, società di Allianz, pubblicato a ottobre, stima un rimbalzo del 15% per l’anno prossimo. Secondo l’analisi, la resilienza dell’industria italiana dipende da diversi fattori, tra cui “la crescita dinamica in tutti i segmenti in cui i produttori europei e italiani in particolare sono i più competitivi”. Considerando, pertanto, il segmento di pelletteria e accessori, quello che, come precedente detto, dovrebbe registrare la crescita maggiore, l’Italia vanta una quota di mercato del 14% (contro il 10% nel 2009) per un commercio globale del valore di 88 miliardi di dollari (43 miliardi nel 2009). Un dato che, se combinato a quanto emerso dal Consensus, fa poggiare le speranze di una ripresa su delle solide basi.

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Ey si aspetta “che la prima metà del 2021 sia di fatto ancora in continuità della situazione attuale. Nella seconda parte dell’anno ci attendiamo un inizio di ripresa anche nel mondo occidentale, che tornerà ai livelli di fatturato del 2019 tra la fine del 2022 e il 2023”


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° Pambianco - PwC Fashion Summit

dossier

Un futuro che richiede risposte ad alta novità Dal 25esimo Summit Pambianco arriva una chiave di lettura piuttosto chiara sul tema ‘L’industria della moda e la gestione dell’incertezza - L’impatto della crisi sui mercati e le risposte delle aziende’. Ovvero, il futuro prossimo, quello della fase post Pandemia, porterà con sé cambiamenti profondi nel mercato e, più in generale, nella cultura dei clienti. La ripresa sarà a geografia variabile e con differenze generazionali importanti. Da parte loro, le aziende evidenziano consapevolezza sull’ampiezza di questa sfida. E raccontano i progetti per vincerla. DICEMBRE/GENNAIO PAMBIANCO MAGAZINE

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25° Pambianco-PwC Fashion Summit

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25° Pambianco-PwC Fashion Summit

di Luca Testoni

Dopo la CRISI sarà un mercato diverso. Con crescita differenziata per aree geografiche e per GENERAZIONI

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a ripresa arriverà. Non è certo il ‘quando’, non sono chiare le percentuali di ri-crescita, non è chiaro il modello: è invece pressoché sicuro che ciò che si presenterà dopo la lunga crisi indotta dalla pandemia Covid-19 sarà un mercato, anzi, un sistema, che avrà tratti differenti da quelli odierni. Differenze culturali nel consumatore, ma anche differenze strutturali nella catena del prodotto, dalle fabbriche alla logistica e alla distribuzione. Cercare di guardare oltre, ossia riflettere su quali potranno essere gli assi vettoriali di questo cambiamento, è stato l’obiettivo del 25esimo Summit Pambianco, organizzato quest’anno in versione digitale, cioè senza pubblico in sala, ma comunque mantenendo il fill rouge della presenza in Borsa Italiana, dove si sono susseguiti gli speaker e le dodici interviste della giornata (riportate nelle pagine successive), ottenendo una partecipazione di 6.400 visitatori unici. Del resto, il tema dell’evento è stato quello su cui oggi si interroga ogni imprenditore del fashion italiano: ‘L’industria della moda e la gestione dell’incertezza - L’impatto della crisi sui mercati e le risposte delle aziende’. Da qui le parole di introduzione di David Pambianco, CEO di Pambianco Strategie di Impresa, che ha moderato la giornata e l’ha aperta con “l’auspicio che questo evento possa essere di spunto e di aiuto in un anno particolare, in un contesto di mercato difficile, in cui non è facile prendere le decisioni”. Mentre Raffaele Jerusalmi, ammnistratore delegato di Borsa Italiana, ha portato la chiave di lettura del mondo finanziario: “Sembrerebbe, a osservare l’andamento dei mercati, che

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gli investitori stiano scommettendo su una soluzione rapida della crisi. Perciò, anche su fatto che le misure delle autorità possano rendere possibile una ripresa a tassi che non vedevamo da tanto tempo. Per tornare a interventi pubblici simili, in termini di risorse, bisogna risalire al periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Ricordiamoci che quel periodo ha caratterizzato il miracolo italiano. Una situazione simile si potrebbe ripetere anche nei prossimi 2-3 anni dopo la pandemia”.

UN MOLTEPLICE CAMBIAMENTO

A supporto di chi ha oggi il complesso compito di decidere quale sarà la direzione su cui muovere la propria azienda nei prossimi mesi, sono arrivate le ricerche che hanno caratterizzato la prima parte dell’evento, da parte di Erika Andreetta (Partner PwC) e di Sara Bernabè (General Manager Italy Planet). Ricerche che hanno rilevato lo stato dell’arte, attraverso questionari svolti presso il consumatore o il canale retail, a livello internazionale e con focus anche sull’Italia. Il filo conduttore delle due analisi è il concetto di ‘cambiamento’ indotto dalla pandemia. Un’evoluzione che riguarda diversi ambiti e livelli della realtà: quello geografico, ovvero lo spostamento dei consumi tra diverse aree del pianeta; quello culturale, ambito in cui spicca ovviamente l’aspetto del boom digitale; quello generazionale, con una progressiva maggiore incidenza di fasce di età più giovani; quello valoriale, per cui comincia ad avere un effetto tangibile il posizionamento sostenibile dei marchi.

NUOVE ABITUDINI DISTANZIATE

Ad aprire l’analisi è stata Andretta, presentando una sintesi di diverse analisi sul campo, a livello globale, effettuate da Pwc, che hanno reso possibile, per alcuni dati, anche un confronto tra il prima e il dopo Covid. “Parliamo di aspetti qualitativi – ha esordito la manager – ma che hanno un impatto su filiere e sistemi di business”. Tanto che il titolo della prima slide della presentazione è stato: ‘Unprecedented Change’. Tra questi aspetti, Andretta è partita dalle ‘preoccupazioni’ delle persone, mostrando una classifica da cui emerge che “i temi chiave ancora sul tavolo a livello globale sono sicurezza e salute” anche davanti alle prospettive di un calo di reddito. Insomma, l’aspetto di protezione personale prevale su tutto, anche nella logistica quotidiana. Secondo le rilevazioni di Pwc, il 74% degli intervistati oggi lavora da casa, almeno parzialmente, il 35% fa la spesa online o via telefono, e, negli Usa, quasi la metà del campione evita di uscire di casa se non strettamente necessario. Questa tendenza al lavoro da casa, ha commentato la manager di Pwc, “ce la porteremo dietro anche nei prossimi anni, se non, più in generale, nel futuro”. Non solo. Anche il distanziamento sociale manterrà un impatto, e questo si tradurrà “in una diversa interazione nel negozio, che non avverrà con la serenità di prima. Questo imporrà un cambio di attitudine e skills negli addetti, richiedendo una maggiore esperienza e professionalità, specialmente per la moda”.

PROSPETTIVE DI SPESA

Una situazione di ‘arrocco’ che si abbatte sulle prospettive di spesa. Le percentuali di taglio dei consumi previsti sono tangibili. Si riduce del 28% la quota di coloro che prevede di aumentare la spesa nei prossimi 12 mesi, e aumenta dell’89% la fascia di quelli che prevedono una riduzione di spesa (in Italia, chi pensa a un taglio è il 42% degli intervistati, leggermente superiore alla media europea).

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Il filo conduttore delle analisi del Summit è il concetto di ‘cambiamento’ indotto dalla pandemia. Un’evoluzione che riguarda diversi ambiti e livelli della realtà: quello geografico; quello culturale; quello generazionale; quello valoriale


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Fonte: Pambianco Due slide delle ricerche presentata in apertura del Summit da Sara Bernabè, General Manager Italy Planet (in alto) e da Erika Andreetta, Partner PwC, (in basso)

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La pandemia ha deformato l’attitudine all’acquisto, con un ‘discount mindset’ che ha colpito in modo particolare la moda, in tutti i Paesi, con il 51% dei consumatori che ne ridurrà la spesa (in misura maggiore rispetto ad attrezzature sportive, ristoranti, materiale da ufficio e beauty). I dati italiani, su questo fronte, sono tra i più alti, arrivando al 65%, dietro solo a quelli della Spagna (70%).

DECOLLO ONLINE, MA NON SOLO

In parallelo al taglio degli acquisti, c’è inoltre un chiaro orientamento verso l’online, a discapito dei canali apprezzati prima del lockdown (“prima del Covid, i department store erano il format preferito”). Dalla ricerca emerge un balzo per tutti i device: il 45% ha aumentato il proprio shopping da smartphone, il 41% lo shopping da pc e il 33% lo shopping da table. Ma attenzione, secondo l’analisi di Andretta, ci sono chiari e importanti segnali anche per i negozi. “Per le nuove generazioni (Millennial e generazione Z) l’ecommerce non farà sparire i negozi fisici: lo store è il canale di acquisto preferito, ma dovrà evolvere”. In particolare, in risposta alla domanda specifica sulle prossime festività rispetto al 2019, occorre prendere consapevolezza di un cambio di mood: “La prudenza si sostituisce allo shopping esperienziale, con il 60% del campione che punta a ‘fare più acquisti mirati, e ad andare in meno negozi rispetto al solito’”. La ricerca individua poi che, “nella scelta di un retailer fisico la ‘fiducia nel brand’ rimane il fattore determinante (per il 45% dei M&Z intervistati), ma sale in seconda posizione la ‘vicinanza’”. Infine, una indicazione cruciale per la vendita online: nella scelta di un retailer virtuale i fattori determinanti sono diventati la rapidità delle consegne e le condizioni di reso. Lo afferma il 52% del campione M&Z, contro il 22% dell’anno scorso.

EFFETTO TURISMO

‘The ‘Great Reset’?’ si intitola la ricerca presentata da Bernabè, Country Manager, Italy di Planet, fornitore globale di servizi di pagamento e tecnologici che aiutano le aziende a soddisfare le esigenze degli shopper internazionali. Cioè, si parte dalla domanda: sarà un grande riassetto per il mercato? Evidentemente, la scossa è stata notevole rispetto alla situazione precedente. “Rispetto a prima del Covid – ha esordito Bernabè – e nonostante la graduale riapertura delle boutique del lusso, il giro d’affari si è drasticamente ridotto a causa della totale assenza acquirenti internazionali: per alcuni brand il calo è stato del 50% o più degli acquisti in boutique, in quanto i clienti stranieri erano 3 volte il cliente domestico”. Nel complesso, fino al momento del Summit, i dati di Planet indicano una riduzione del 79% delle vendite tax free in Europa, con l’Italia che arriva addirittura all’84 per cento. Il crollo è generale sia per provenienza del consumatore sia per destinazione. A fronte di una simile scomparsa dai radar, conta poco che la transazione media sia aumentata (+14% in Europa). Nello specifico, i visitatori cinesi sono calati dell’87%, i russi del 76% e gli statunitensi del 91 per cento. Questi ultimi, ha evidenziato la manager di Planet, “sono stati i più frenati in quanto viaggiano principalmente in primavera, mentre un po’ di cinesi sono stati intercettati nella prima parte dell’anno”. Similmente, nel calo generalizzato che ha riguardato tutte le città italiane, qualche differenza si lega alla provenienza: Milano ha registrato una frenata inferiore a quella di Firenze e Roma perché ha potuto contare su un supporto dai clienti svizzeri.

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In risposta alla domanda specifica sulle prossime festività, occorre prendere consapevolezza di un cambio di mood: “La prudenza si sostituisce allo shopping esperienziale, con il 60% del campione che punta a ‘fare più acquisti mirati, e ad andare in meno negozi rispetto al solito’”


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PROIEZIONI DI VIAGGIO

Il punto chiave, dunque, riguarda le previsioni sui movimenti degli stranieri (specie quelli a lungo raggio). Bernabé ha mostrato le proiezioni della International Air Transport Association (Iata), indicandole come le “più caute e realistiche”: si punta a un ritorno ai livelli 2019 solo nel secondo trimestre del 2023 per quanto riguarda i viaggi internazionali, mentre ci si aspetta di rivedere i livelli dello scorso anno già a metà 2021 per quanto riguarda i voli domestici. Dunque, i turisti e i compratori non spariscono, ma si muoveranno in ambiti domestici o, comunque, più ristretti. E, qui, Bernabè ha portato l’esempio cinese, dove, anche grazie a interventi governativi che hanno agevolato gli acquisti (con la riduzione di alcune tipologie di tasse) si sono rilevati fenomeni incoraggianti. La manager ha fatto un confronto tra due momenti di festività cinesi, e ha evidenziato come nella fase iniziale della Golden Week di ottobre si siano registrati quattro volte i viaggiatori domestici di quelli che erano stati registrati a maggio (Labor Day). Non solo. Bernabè ha commentato che “a partire da aprile, i negozi cinesi hanno riaperto, e si è notato ancora un flusso contenuto, ma con un tasso di conversione maggiore e transazioni più elevate per effetto del revenge shopping”.

DOMESTICI, MA CON VOGLIA EUROPEA

In sostanza, dunque, la voglia di acquisto cinese non si è volatilizzata. I consumatori dell’Ex Celeste impero “sono già tornati a viaggiare e spendere, ma sono spinti a farlo nel Paese e vicino a casa”. La chiave, ha proseguito Bernabè, è dunque quella di capire quando gli converrà tornare in Europa. E, da questo punto di vista, le notizie sono positive. “Rispetto al prezzo in Europa – ha spiegato la Country Manager di Planet -, il differenziale dei listini cinesi resta molto elevato nonostante gli interventi pubblici” che hanno ridotto i rincari dal 30% di agosto 2019 al 23% di agosto 2020. Inoltre, Il 46% prevede di viaggiare nei prossimi 6 mesi, il 72% entro i prossimi 12 mesi. E, cosa più importante, l’Europa è la scelta più importante, con il 54% delle preferenze. C’è, infine, un altro aspetto che gioca a favore dell’Europa e, in modo ancora più particolare, dell’Italia: la voglia di leisure travel, fattore che è la cosa che più manca al campione intervistato tra Usa, Uk, Italia e Francia. Ovvero, manca la voglia di vacanza, assai più della cena fuori o dell’acquisto fashion o beauty. Su questo fronte, “è evidente – ha aggiunto Bernabè – che i nostri brand e le nostre location siano sempre in vantaggio”

L’ANIMO UMANO

“Davvero – si è chiesta, infine, Bernabè - ci sarà un effetto duraturo nelle nostre nuove abitudini?”. I quesiti da risolvere riguardano, per esempio, l’e-commerce: anche dopo la pandemia, il consumatore resterà online? Bisogna fare attenzione, ha evidenziato, “ai connotati esperienziali e psicologici dell’acquisto di un bene di lusso (come il farsi coccolare o l’effetto della personalizzazione) e credo che per il lusso l’esperienza off line tornerà”. Altro aspetto: cambieranno qualcosa i pagamenti cashless? In realtà, è la risposta, questo non è un aspetto nuovo, perché le questioni tecnologiche erano già sul tavolo prima della pandemia. E così, altri fattori di cambiamento, come lo smart working, la spinta sostenibile, l’intervento dei governi sui prezzi, le norme per la sicurezza, sono tutte variabili da tenere in considerazione. Ma che incideranno su “una ripresa che avverrà, per quanto questi fattori la renderanno a fasi e aree variabili”. Perché, ha concluso la manager, “la pademia ha accelerato tendenze già in atto e introdotto nuove abitudini. Ma non può aver cambiato piacere del lusso. È vero che si cambiano le abitudini, ma non si cambia l’animo umano”.

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25° Pambianco-PwC Fashion Summit INTERVISTA CIRILLO COFFEN MARCOLIN

Digital e SOSTENIBILITÀ sono le chiavi per la ripresa

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irillo Coffen Marcolin, presidente di Confindustria Moda, riassume la genesi dell’associazione e illustra le sfide che il settore dovrà affrontare per riprendere terreno dopo l’attuale emergenza sanitaria. Il Covid-19 impatterà fortemente sull’andamento economico 2020 delle aziende nostrane che, anche con l’aiuto del Governo, dovranno aprirsi ancora di più alla digitalizzazione per confermare la leadership italiana nel mondo. Come tratteggiare l’identità di Confindustria Moda, una federazione giovane anche se frutto dell’unione di associazioni storiche? Confindustria Moda è nata per la volontà delle aziende e delle associazioni di settore di fare sistema. Nel 2005 abbiamo costituito la Federazione Italiana Accessorio Moda e Persona, nel 2017 ha preso il via Confindustria Moda che ha visto liquidare la precedente Federazione e inglobare tutte le associazioni del mondo dell’accessorio assieme anche al settore tessile e abbigliamento, che rappresenta di fatto il comparto più importante. Quali sono le dimensioni di Confindustria Moda oggi? Confindustria Moda nel 2019 ha raggiunto un fatturato di oltre 98 miliardi rappresentando oltre 65 mila imprese e 600mila addetti, una propensione all’export che supera il 66 per cento. Rappresentiamo la seconda manifattura in Italia e nel 2019 abbiamo contribuito al saldo positivo della bilancia dei pagamenti per oltre 30 miliardi.

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State facendo rilevazioni sull’andamento del settore, visto anche l’impatto dell’emergenza sanitaria? Nel 2020, abbiamo subito un’elevata contrazione dei fatturati. Nei primi 9 mesi la perdita ha raggiunto i 29 miliardi. Più di 300 aziende intervistate hanno visto una contrazione del proprio fatturato dell’ultimo trimestre di oltre il 27%, in netta decelerazione rispetto ai precedenti. La raccolta degli ordini nel terzo trimestre ha visto un calo di oltre il 24%, in decelerazione rispetto al periodo da aprile a giugno. L’86% delle imprese del panel ritiene che nel 2020 avrà un fatturato in calo di circa il 10%, dato più negativo rispetto alla previsione nazionale che vede il pil in calo dell’8 per cento. Nel dettaglio scopriamo che oltre il 29% delle imprese ritiene di avere un fatturato in calo tra il 35 e il 50%, addirittura il 10% con un calo superiore al 50 per cento. Il 33% delle imprese ha utilizzato la cassa integrazione per oltre l’80% dei dipendenti nel terzo trimestre. Nel nostro comparto la stragrande maggioranza delle imprese sono pmi con un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro. Nel terzo trimestre il 64% delle imprese ha dovuto anticipare la cassa integrazione. Il tessile prevede di chiudere il 2020 con un calo del 33%, superiore anche a quello dell’abbigliamento stimato intorno al 26 per cento. Quali sono le aree di investimento di Confindustria per uscire da questa situazione di emergenza? La filiera del fashion è sempre stata molto attenta alle tematiche di impatto sociale ed ambientale, essendo tutta la filiera localizzata in Italia è nell’interesse degli stessi imprenditori di creare dei circoli virtuosi sul proprio territorio. La tematica della sostenibilità a 360° farà la differenza per fortificare ulteriormente il settore moda nei prossimi anni. Proprio Confindustria Moda insieme alle organizzazioni sindacali ha inviato un appello al Governo in cui evidenziamo i temi cardini per il rilancio del nostro settore. Fra questi un argomento che non possiamo non ricordare è la formazione professionale che ha fatto la differenza nel corso degli anni, permettendo alle nostre aziende di avere una posizione di leadership internazionale. Oltre alla formazione abbiamo chiesto al Governo di aiutarci nell’ottica di un’economia circolare, di investimenti importanti in industria 4.0, di sostegno pubblico per migliorare la conciliazione dei tempi tra la la vita privata e il lavoro, soprattutto per l’apporto femminile preponderante nel nostro comparto. Sappiamo che dovremo sollecitare le imprese a investire nella digitalizzazione, come dimostrato da smart working ed e-commerce. Le fiere dovranno rivedere la propria struttura. Il touch & feel è ancora importante nel nostro settore quindi ci auguriamo di poter tornare ad allestire le fiere nel 2021 ma, allo stesso tempo, è indubbio che le manifestazioni debbano digitalizzarsi per garantire showroom online e consentire alle nostre imprese di vedere virtualmente ai propri buyer.

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25° Pambianco-PwC Fashion Summit Fashion Summit INTERVISTA A CARLO CAPASA

La RIVOLUZIONE PHYGITAL delle sfilate continua. Ma per aiutare davvero la moda serve capire la sua unicità


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a flessibilità è tutto nella moda. Così, in piena era Covid, Cnmi ha accelerato la sua digitalizzazione, lanciando una piattaforma in grado di trasmettere sfilate, presentazioni ed eventi. Prima per la Cina, poi per l’uomo e le pre-collezioni donna a luglio e, infine, per la fashion week di settembre. La prima in phygital è coronata da un successo in termini di click: 45 milioni di visualizzazioni. “Un record assoluto”, l’ha definito Carlo Capasa.

Considerato il successo, continuerete quindi con lo stesso format? La fashion week è andata molto bene contestualmente al momento storico ma speriamo di tornare presto a quel momento fisico. Durante il Covid abbiamo accelerato certi processi digitali che erano già in essere. Per gennaio e febbraio confermiamo le date delle settimane della moda. E sfrutteremo questa piattaforma ricca di contenuti. Saremo flessibili. Saremo più digitali o più fisici a seconda del momento. Con la pandemia è cambiato anche l’approccio creativo dei brand? Di sicuro. Si stanno nuovi scenari creativi e i nostri creativi, con la loro resilienza interpretano al meglio il momento che viviamo. Quali sono i punti chiave per il futuro? La sostenibilità, la digitalizzazione che à già presente. Dobbiamo lavorare sulla formazione e sul legame tra istituti tecnici e aziende. A livello istituzionale, cosa sta facendo il governo per la moda? La moda è la seconda industria italiana ma manca la percezione che la moda in Italia sia qualcosa di diverso. Le imprese attive che lavorano nella moda in Italia sono 338mila, di cui 91mila si occupano di produzione, 246mila sono del settore commercio e servizi. Gli addetti sono oltre un milione. In Italia facciamo il 41% della produzione europea di moda, contro l’11% della Germania e l’8% della Francia. Vuol dire che siamo il centro di produzione europeo della moda? Al mondo è stimato che più del 60% della produzione di alto di gamma venga fatta in Italia. In Francia o in Inghilterra c’è una grande considerazione della moda. In Italia è tutto sulle spalle dei singoli imprenditori. Cosa si può fare per richiamare l’attenzione sulla moda? Durante il Covid abbiamo presentato un documento cofirmato da Confindustria Moda ed Altagamma. Dieci misure specifiche: ebbene, quasi tutte non sono state approvate o se sono passate sono annacquate. O le aziende sono troppo piccole per questioni di dimensioni oppure sono troppo grandi. Si tende ad appiattire il discorso e cercare provvedimenti cross industry, ma la moda ha un sistema unico. Cosa intende nel dettaglio? I 220 brand associati a Camera della moda contano il 54% del fatturato di tutta la moda, quasi 100 miliardi. Se poi ci aggiungiamo l’indotto, arriviamo al 70 per cento. E per i brand lavorano quelle 300mila imprese di cui accennavamo prima che fanno da traino per tutta la filiera della moda. Se noi non capiamo che dobbiamo aiutare i brand ad essere sempre più forti, ma anche proteggere la filiera in basso non facciamo nulla per la moda. Tutte le misure prese fino ad ora evitano di lavorare sul basso o sull’alto. Io mi chiedo sempre: perché non esiste ministro della moda. Ce ne accorgeremo quest’anno perché, perdendo 30% di fatturato, perderemo in pratica 29 miliardi di fatturato, più di tutto il settore del design.

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25° Pambianco-PwC Fashion Summit INTERVISTA A LUCA COLOMBO

Boom E-COMMERCE e MESSAGGISTICA. Questo trend continuerà? “Sì, ma con maggior riequilibrio”

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a pandemia ha cambiato il comportamento dei consumatori negli acquisti e il modo di comunicare e di vendere delle aziende della moda e del lusso. L’accelerazione nell’adozione di strumenti digitali è arrivata a toccare percentuali elevatissime, e non fanno eccezione le piccole e medie imprese. A parlare di questi cambiamenti sul palco del 25° Fashion Summit Pambianco-PwC è Luca Colombo, Country Director Facebook Italia. Dal vostro osservatorio, quali sono i cambiamenti maggiori che avete notato nei consumatori in queste due ondate di lockdown? Facendo riferimento alle nostre piattaforme, l’e-commerce ha avuto un’accelerazione importantissima, che abbiamo notato in tutte le piattaforme - da Facebook a Instagram e WhatsApp - in maniera trasversale. Dall’altra parte, la messaggistica l’ha fatta da padrone. In generale tutte le piattaforme, ma soprattutto WhatsApp e Messenger, hanno visto un’esplosione di accessi - si parla del 70% di tempo speso in più su alcune applicazioni. Lo scambio di messaggi è aumentato del 50%: potrebbe sembrare un numero non particolarmente elevato se non fosse che questi numeri sono legati a piattaforme che già toccano 2 miliardi di persone al mese. Parlando di e-commerce... Abbiamo visto che il 57% di persone ha acquistato da nuove aziende, nello specifico da pmi. Se si va ad analizzare il perché questa percentuale di persone ha acquistato da nuove realtà, è legato a miglior assortimento, miglior servizio e migliori prodotti. 26

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Come sempre i basic del commercio non vengono scardinati, ma i canali attraverso i quali uno entra in relazione con nuovi brand possono fare la differenza per scoprire, e quindi per avere accesso a nuovi clienti. Questa crisi ha anche facilitato l’accesso all’e-commerce di piccole realtà. In un certo senso li ha aiutati a smuovere un’inerzia di base? Oggi, guardando i numeri su realtà come la nostra, ma anche tante altre realtà digitali, certamente possiamo vedere come c’è sempre più un’adozione del digitale, quindi dell’e-commerce. All’inzio dell’anno, il numero di aziende che utilizzavano una delle nostre piattaforme erano complessivamente 140 milioni. Nella seconda trimestrale questo numero è salito a 160 milioni, fino a toccare nell’ultima trimestrale i 200 milioni. All’inzio dell’anno, il numero di aziende che hanno usato advertising per farsi conoscere e per spingere le vendite nella parte di e-commerce era di 8 milioni. Oggi siamo a 10 milioni. Crescere di così tanto non è semplice e questa crescita la uso come elemento per dire quante aziende molto piccole - perché quando parliamo di 2 milioni di nuove aziende parliamo prevalentemente di piccole aziende - che si spostano verso questo tipo di modalità di fruizione digitale sono legate ad una parte di e-commerce. Ci sono dei comportamenti specifici all’interno di questi trend che hanno adottato le aziende della moda e del lusso? Molte aziende si sono adattate e hanno saputo leggere meglio le condizioni di mercato e dell’ambiente in cui si muovevano i consumatori per raggiungerli in maniera più consona rispetto a quello che erano le loro preferenze. In questo senso, l’e-commerce è stato un argomento sul quale abbiamo avuto tantissime conversazioni in questi ultimi mesi con le aziende. Dall’altra parte, il come rimanere in contatto con i consumatori, sapendo che oggi gli acquirenti sono sempre più su piattaforme di messaggistica. Le pmi che si sono avvicinate al digitale e all’e-commerce torneranno indietro una volta che la pandemia sarà gestita? O è un trend che poi continuerà con la stessa velocità? Quando si tornerà ad una situazione di normalità credo ci sarà un maggiore riequilibro. Oggi i numeri che ho citato prima sono numeri derivanti da una forzatura, dal costringere le persone a non potersi muovere dalla propria abituazione. Non saremo forzati a gestire una situazione di “emergenza”, ma il passaparola e il fatto di vedere sempre più aziende che utilizzano questi strumenti certamente aiuterà questo movimento ad avere un suo ritmo. Magari non pari a quello che abbiamo visto nell’ultimo semestre, ma certamente più rapido rispetto a quello che vedevamo all’inizio del 2020. Che consiglio dare ad un Brand che vuole comunicare in questo contesto di incertezza? I due temi che dovrebbero essere al centro delle strategie delle aziende sono la conversazione, l’interazione e la comunicazione con i propri clienti da un lato, e il senso di comunità dall’altro. Continuare, quindi, a pensare a come rimanere in contatto con i propri clienti per mantenere un legame stretto, ma anche come creare un senso di comunità attorno al brand. E questo riguarda sia i clienti che i propri brand ambassador.

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25° 25° Pambianco-PwC Pambianco-PwC Fashion Fashion Summit Summit INTERVISTA A SILVIO CAMPARA

Golden Goose mette al centro le PERSONE. L’online? Non serve solo per vendere. E nasce la Digital Broadcast

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ersone. È questa, in sostanza, la parole chiave per il CEO Silvio Campara. Grazie a quelle interne all’azienda, Golden Goose è riuscita a dimostrare il proprio valore anche in tempo di pandemia, portando a casa non solo il closing con Permira, che l’ha acquisita per 1,3 miliardi di euro, ma anche un 2020 in linea con il 2019. Per le persone esterne, e quindi i clienti, la realtà veneta sta invece riorganizzando i negozi, che saranno altamente digitalizzati. Siete appena stati acquisiti da Permira, proprio a cavallo del Covid. Come è andato questo passaggio? Abbiamo fatto il signing una settimana prima dell’annuncio del lockdown e il closing a due settimane della sua fine. Ed è interessante capire cosa è successo nel mezzo. I player in campo erano due pesi massimi, Carlyle e Permira, e poi c’era un’azienda che ha dimostrato di avere dei fondamentali che valevano la cifra per cui è stata comprata, ovvero circa 1,3 miliardi di euro, la quale non è stata toccata di un centesimo. A febbraio infatti, subito dopo il lockdown, il problema era che non vedevamo nulla, eravamo impauriti, il governo non c’era. E, in quel momento, è uscita la capacità delle persone. Cosa avete fatto quindi? Ci siamo ritrovati a discutere con un’entità che aveva deciso di comprare la nostra azienda che, in quel momento, si ritrovava a non consegnare né fatturare più. Abbiamo quindi chiesto all’azionista cosa preferisse tra fatturato e brand e, dopo il mio sollecito a pensare al brand, il suo appoggio è arrivato in un attimo. A febbraio avevamo appena chiuso la campagna vendite per la main collection, circa 36 milioni di fatturato che, per un’azienda che ha chiuso il 2019 a 262 milioni, era una parte importante. E in tempo zero la visione mi diceva di tagliare tutto, anche perché i nostri ricavi arrivano per l’80% dall’estero e l’Italia si ritrovava ad essere il primo mercato colpito, mentre le altre aree ancora non avevano la sensibilità. A quei tempi i clienti francesi, tedeschi, americani ci chiedevano cosa stessimo facendo. Poi ci hanno ringraziato. Come andrà questo 2020? La nostra fortuna è stata aver avuto una solidità di cassa enorme che ci ha dato la possibilità di avere una visibilità nel gestire gli investimenti e le persone. Questo ci porterà ad avere un anno sostanzialmente in pari, quindi 265 milioni contro i 262 dell’anno scorso. Non solo, lo chiuderemo con scaffali vuoti e con i clienti che hanno ancora la stessa fame di prodotto. Diciamo che quest’anno è come se Golden Goose avesse fatto un +30% e ci aspettiamo di avere un 2021 in linea con queste crescite. Come si stanno comportando i mercati dove siete attivi? Il nostro fatturato è generato per il 37% circa dall’America, 33% Europa, 30% Asia. Per quanto riguarda quest’ultima, abbiamo molta Corea, pertanto siamo stati molto colpiti perché questa non ha reagito esattamente come la Cina che, invece, essendo stata ben organizzata pre Covid, ha dato un sacco di frutti, aiutandoci molto. Allo stesso modo ci ha aiutato la nostra forte presenza, capillarità e penetrazione nel mercato americano, sia da un punto di vista diretto sia di department store. E la cosa ancora più interessante è stata la resilienza dei retailer europei, soprattutto quelli di fascia alta che, grazie anche all’aiuto di Farfetch, sono riusciti a fare dei numeri incredibili, tanto che noi in sostanza abbiamo chiuso l’ultima campagna estiva sostanzialmente in crescita. DICEMBRE/GENNAIO PAMBIANCO MAGAZINE

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L’America, nello specifico, come sta andando? Qual è l’approccio rispetto agli europei? Questa pandemia ha dato riscontro di quanto sia importante il consumo per gli americani. Ci siamo resi conto che è stato più impattante il tema del Black Lives Matter o delle elezioni che il Covid. I grossi drop di fatturato li abbiamo registrati più per elementi legati alle persone che non legati alla pandemia. Come azienda che ha quasi 200 dipendenti negli Stati Uniti, abbiamo visto che la pandemia è stata vissuta più a livello personale che di comunità, e quindi in modo differente rispetto all’Italia, e questo ha fatto sì che l’atteggiamento verso i consumi fosse diverso. E per quanto riguarda l’e-commerce? L’online una volta serviva a vendere, ora serve a molto di più. Tutti siamo cresciuti in un mondo guidato da place, price, promotion e product, oggi invece, per via del Covid, il mondo si è evoluto in un attimo. Il nuovo prodotto è il consumatore, il nuovo place sono le community, i nuovi promotion sono le conversation e il nuovo price è la consideration. Ci spostiamo dal mondo delle quattro ‘p’ al mondo delle quattro ‘c’, promosso dalle people interne ed esterne, anche perché le conversation non è tanto quante ne fai, ma cosa dici, che per il consumatore conta tantissimo. Oggi la conversazione deve portare un’azione. Le nuove generazioni richiedono che ci sia un’azione, quindi il concetto di call to action è fondamentale. Il passaggio che il Covid ha imposto alle aziende è quello di passare da un’epoca in cui le persone erano importanti a un’epoca in cui sono rilevanti, che è molto diverso. Tutti infatti vogliamo un pezzo di noi in ogni cosa che facciamo e compriamo. E il ‘fisico’ come si colloca in tutto ciò? Il fisico ancora più di ieri è super importante perché se c’è una cosa che non si potrà mai fare digitalmente è ‘toccare’. La possibilità di riuscire a co-creare sia da un punto di vista intellettuale che di prodotto può succedere solo nel contesto fisico. Per questo noi stiamo trasformando i nostri negozi in una rete di broadcast. Nascerà quindi la Golden Goose Digital Broadcast, nella quale i nostri store diventeranno luoghi in cui creare contenuti insieme ai clienti. Quindi avete in programma nuove aperture? Si, e poi in questo momento è fondamentale perché si possono portare a casa a condizioni eccezionali. Raddoppieremo infatti a Milano aprendo in Montenapoleone.

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25° Summit Pambianco-PwC DAVID PAMBIANCO INTERVISTA TIZIO CAYO SEMPRONIO

Ga. Um velicitiam, officie tusam, netur? QUIDICIUM de aut omnis pa et erunt quamendanias autest acearum id quodit fugit


25° 25° Pambianco-PwC Pambianco-PwC Fashion Fashion Summit Summit INTERVISTA A SANDRO VERONESI

La FLESSIBILITÀ è tutto. Soprattutto in tempi di Covid

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l lockdown e la pandemia stanno imponendo un nuovo modello di flessibilità. Non cambiano solo le modalità di acquisto, ma anche i prodotti richiesti. E la percezione dei brand. Lo conferma Sandro Veronesi, patron di Calzedonia, gruppo dell’intimo da 2,4 miliardi di euro di fatturato nel 2019, che aggiunge: “Le cose da fare sono due: gestire l’incertezza, che è quello che stiamo facendo. E capire cosa vogliamo fare dopo”.

Partiamo dai numeri. Come vi aspettate di chiudere l’anno? Avevamo una previsione di fatturato discreta, un calo del 20% o anche meno e poi con i lockdown la situazione è diventata più difficile. Ci stanno chiudendo negozi a raffica, in Francia e in altri paesi europei. Ora ogni lunedì dobbiamo rivedere quello che abbiamo deciso il lunedì precedente. La prima dote che bisogna avere in questo momento è una grande calma, bisogna aspettare che le persone possano tornare nei negozi. E quando tornano, sono ben contente di acquistare. Però ormai c’è l’e-commerce che può aiutare il business. Certamente e le vendite online stanno andando molto bene. Ma i negozi sono ancora molto importanti. Ne contiamo ben cinquemila. A proposito di negozi, avete mantenuto i piani di apertura nel 2020? Mi sono detto che bisogna prendere decisioni con calma non nei momenti di stress. Chiaramente ci sarà meno voglia di spendere per affitti e negozi importanti e avere la possibilità di avere alternative ai luoghi d’acquisto e poter utilizzare l’online potrebbe far perdere forza alle destination street più importanti. Quanto pesa il vostro e-commerce? Eravamo partiti da numeri bassi, 4-5% e stiamo arrivando sul 10-12% di media con punte interessanti come quella di Falconeri che viaggia sul 25 per cento. E a livello geografico ci sono Paesi che fanno tra i 40 e i 50% come la Germania. L’e-commerce è una realtà molto variegata. Lo gestite internamente? Si, fin dall’inizio. E la redditività dell’e-commerce? Se raggiungi certi livelli può essere profittevole Parlando di Falconeri, qual è la vostra strategia a livello di prodotto? Puntiamo sulla maglieria in cashmere e in filati pregiati in stagioni anche diverse. Approfittando di questo momento di Covid, stiamo operando un riposizionamento del brand. Il consumatore in questo momento vuole spendere di meno e quindi proponiamo alta qualità a prezzi competitivi. Avevamo già dei prezzi competitivi ma non erano percepiti come tali dal nostro pubblico e quindi ci siamo messi al lavoro sulla comunicazione. Come facciamo con prezzi? Grazie alle economia di scala e al fatto di non avere intermediari. Il gruppo Calzedonia ha stabilimenti produttivi in diversi Paesi, tra cui l’Africa... Esatto, abbiamo una fabbrica in Etiopia che lavora soprattutto per il marchio Tezenis. E per ricordarci che non c‘è solo il Covid a rendere difficile la situazione, nel paese DICEMBRE/GENNAIO PAMBIANCO MAGAZINE

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africano e, purtroppo, sta scoppiando una guerra civile. La preoccupazione è palpabile perché significa reimpatriare le persone e sperare che la fabbrica non venga distrutta. Ma pensiamo anche ai duemila dipendenti che lavorano qui e che avevano iniziato ad avere una vita normale grazie allo stipendio. La speranza è che tutto si risolva in fretta. Rilocalizzerete la produzione in altri stabilimenti? Si, è una fabbrica importante ma ci sono diverse capacità libere in giro per il mondo e quindi possiamo trovare capacità produttive. Certo, è un peccato perché abbiamo investito molto in termini economici e di energie. Parliamo del vostro modello di business. È prettamente franchising. Qual è la quota? Abbiamo metà negozi a gestione diretta e metà in franchising. Qual è la vostra strategia sul fronte distributivo? Occorre puntare sull’omnicanalità perché è quello che si aspetta il consumatore. Ma per raggiungerlo dobbiamo trovare un modello che coinvolga più partner e qui sta la difficoltà, anche per questione burocratiche, in primis le “limitazioni” dello scontrino elettronico. Ci stiamo comunque lavorando e abbiamo iniziato con Intimissimi. Nel futuro vedete più franchising o negozi diretti? Il nostro obiettivo è prima di tutto ottimizzare entrambe le formule, cercando di gestire a seconda della realtà geografica, investimenti e persone. E su questo fronte c’è anche un’altra difficoltà. Quale? È sempre più difficile trovare personale di vendita che abbia qualifiche o interesse e chiaramente questo favorisce l’online. Oggi abbiamo 37mila dipendenti. E difatti uno dei fattori chiave è gestire bene le risorse umane. Il gruppo distribuisce in molti mercati. Qual è la situazione attuale dei diversi Paesi chiave? Essere su tutti i mercati è impegnativo perché bisogna conoscere tutte le situazioni perché ogni paese fa la sua storia a sé. Quindi occorre conoscere bene il retail, i competititor, la comunicazione e così via. E con la situazione attuale legata al Covid, non solo ogni paese ha la sua normativa, ma le singole regioni all’interno seguono indicazioni differenti. La complessità aumenta, soprattutto in questi periodi di discontinuità. Avete chiuso il 2019 con un ebitda superiore ai 200 milioni. Vedete in questo contesto di crisi qualche possibilità di acquisire altre insegne? Nel retail ci troviamo di fronte a un invecchiamento delle catene, quindi è quasi più conveniente aprire nuove insegne ex novo piuttosto che comprare competitor retail. Se sono aziende gioielli non hanno prezzo. Se sono aziende vecchie hanno costi non giustificati. Il gruppo Calzedonia è sano e non ha bisogno di capitali freschi, ma in un’ottica di visibilità avete mai pensato alla Borsa? Io credo nel valore delle aziende familiari che in questo momento possono dire: se non guadagniamo questa volta fa niente. Ho tre figli in gamba, se vogliono andare in Borsa ci penseranno loro, per me la pagina è chiusa.

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25° Pambianco-PwC Fashion Summit INTERVISTA A PAOLO PICAZIO

Aprire online oggi costa meno. Ma per SHOPIFY la consapevolezza viene prima di tutto

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ilioni di aziende e piccole imprese si stanno muovendo verso il digitale spinte dall’emergenza sanitaria. In Italia si sta registrando una crescita di aziende che vendono e di consumatori che acquistano online. Ad offrire una piattaforma di e-commerce è Shopify che si definisce ‘il brand dietro ai brand’, offrendo supporto ai marchi nella creazione dei propri siti di vendita con una tecnologia user friendly.

Come funziona Shopify? Shopify è una multinazionale canadese molto conosciuta in America, da poco sbarcata in Italia, che dal 2006 ha sviluppato una piattaforma per la creazione di siti e-commerce utilizzata da più di 1 milione di imprenditori. Siamo ‘il brand dietro ai brand’, la tecnologia che permette a chiunque di vendere anche online a livello locale e internazionale. In Italia tra le aziende che utilizzano Shopify ci sono Alessi, Clio Makeup e Velasca. Cosa vede dal vostro osservatorio privilegiato? In questi mesi abbiamo assistito a una importante dimostrazione di resilienza da parte del mondo degli imprenditori che sono stati in grado non solo di adattarsi alla situazione spiacevole ma di migliorarsi. Si può dire che l’imprenditore sia il sistema ‘anti-fragile’ per eccellenza. In Italia, infatti, c’è stata una vera e propria corsa da parte di tutti i settori, dal food al design, al fashion, verso il digitale per contrastare gli effetti del lockdown. Secondo l’Osservatorio di Shopify, l’Italia ha avuto una crescita, dal 36

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punto di vista digitale, quattro volte superiore all’Inghilterra e due volte superiore alla Germania. Sul fronte dei consumatori, poi, si è registrato un boom di acquisti online che ha visto passare il numero di acquirenti digitali da 25 milioni a 27 milioni. Sono aumentate, quindi, sia le aziende che vendono online che i consumatori che acquistano online. Cosa prevedete per il Black Friday? Il Black Friday, che si terrà nel weekend del 27 novembre, è diventato l’appuntamento più importante per l’e-commerce nel mondo occidentale (Europa e Usa). Nel 2019 sulla piattaforma di Shopify sono transati 3 miliardi di dollari (+68% sul 2018). Nato negli Stati Uniti ora è molto più sentito in Italia dove abbiamo rilevato, grazie a una ricerca realizzata con un partner esterno, un dato strabiliante: l’84% degli intervistati ha dichiarato che in questo weekend ha intenzione di fare acquisti, contro il 64% degli americani e il 67% di inglesi e francesi. Il ticket medio di spesa previsto si aggirerà sui 370 euro, con gli uomini che spenderanno di più delle donne e una predilezione per fashion ed elettronica di consumo come categorie merceologiche. Il Black Friday non è più, quindi, un evento di nicchia come lo era tre o quattro anni fa, ma dà il polso di cosa rappresenta l’e-commerce in Italia dove l’interesse per il Black Friday è stato crescente a partire dal 2014, con un picco nel 2015 e un consolidamento dal 2016 in poi. Quali sono le maggiori difficoltà che le pmi incontrano nell’avvicinarsi all’ecommerce? Si parte da un discorso innanzitutto di consapevolezza. Oggi aprire un negozio online è più semplice e meno costoso rispetto a dieci anni fa. Noi di Shopify in prima persona, ma anche con altri player di settore come Facebook e con realtà come Confcommercio, cerchiamo di aumentare questa consapevolezza e comunicarla in modo chiaro a quanti più imprenditori possibile. Inoltre, andare online oggi rispetto al passato non richiede particolari conoscenze o competenze tecnologiche, soprattutto se si utilizzano piattaforme come Shopify. C’è poi un discorso legato all’educazione: l’età media degli imprenditori italiani è tra le più alte d’Europa, sono generazioni meno digitalizzate che quindi vanno aiutate in questo percorso con programmi specifici e attivando partnership con realtà vicine al territorio, come Confcommercio, in grado di spiegare agli imprenditori l’utilità di investire in questa evoluzione digitale. Essenziale comprendere, inoltre, come online e offline siano parte di un’unica strategia omnichannel. Come vedete il mercato italiano nel 2021? Non credo che l’offline scomparirà ma ci sarà un ribilanciamento. Gli italiani hanno imparato in questi mesi un nuovo approccio e i brand dovranno rispondere alla richiesta di multicanalità dei nuovi consumatori. Oggi le persone scoprono un prodotto offline ma lo acquistano online o viceversa, quindi fisico e digitale dovranno essere sempre più vicini. Sono due realtà interconnesse.

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25° Pambianco-PwC Fashion Summit INTERVISTA A ANDREA SCARANO

Leader delle ‘FLASH SALES’, per Veepee il 70% delle vendite dipende dai suoi ‘mobile shoppers’

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on un fatturato di 3,8 miliardi di euro e oltre 7mila brand partner, per Veepee il 70% delle vendite dipende dai suoi ‘mobile shoppers’ che appartengono alla ‘customer base’ di 72 milioni di clienti nel mondo. Per il secondo anno consecutivo Partner digitale europeo scelto dai brand del fashion e del lifestyle per le loro promozioni, Veepee ha un’anima B2B e lancia il progetto ‘brand place’, in contrapposizione al più comune ‘market place’, che pone i brand al centro del progetto.

Come nasce Veepee e qual è la vostra mission? Nata a metà anni 80 come società di gestione di stock dei brand del fashion, fondata dall’attuale presidente Jacques-Antoine Granjon, e passata da business offline a online a fine anni 90, è nel 2001 che diventa vente-privee.com lanciando il modello delle ‘flash sales’ con accesso esclusivo per la nostra ‘customer base’ di 72 milioni di clienti nel mondo, 12 milioni dei quali in Italia. Il successo rende la società uno dei primi ‘unicorn’ digitali europei, comincia così nel 2007 l’espansione europea, che comprende l’Italia, finché nel 2016, a seguito di una crescita organica , si completa il processo di acquisizione di altri player che convergono nel 2019 sotto il cappello di Veepee insieme a venteprivee.com. La nostra mission in questi anni non è mai cambiata: ci prendiamo cura dello stock di grandi brand valorizzandolo, curandone allo stesso tempo l’immagine e la brand value.

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Il vostro fatturato è realizzato principalmente con ‘flash sales’. State sviluppando altri progetti? Nel 2019 il fatturato Veepee è stato di 3,8 miliardi di euro e siamo presenti in 12 Paesi con oltre 7mila brand partner e con una forte componente fashion che è il nostro ‘core’ a cui abbiamo aggiunto altre categorie come il design, kids, lo sport, la casa, l’enogastronomia. Ora stiamo sviluppando un nuovo progetto che si chiama ‘brand place’, in contrapposizione al più comune ‘market place’, con i brand al centro del progetto anziché il mercato. Saranno i brand a gestire lo spazio dedicato in cui ci sarà un ampliamento dell’offerta di prodotti, collocando anche prodotti più continuativi rispetto a quelli che delle flash sale. Quindi una selezione più ampia con un ciclo di vita di prodotto che parte da prima ed evidentemente essendo più recenti i prodotti, con politiche promozionali più moderate. Ad oggi questo progetto rappresenta per l’Italia il 10% del nostro business. Come è cambiato in questi mesi il comportamento dei brand e dei consumatori? E’ cresciuta l’attenzione verso l’online che ha portato a una accelerazione del processo di digitalizzazione delle aziende. Noi, come partner, le abbiamo supportate mettendo a disposizione la nostra finestra di ‘mobile shoppers’. Più del 70% delle nostre vendite avviene, infatti, tramite smartphone. Qual è la situazione del mercato italiano? L’Italia è un mercato pieno di risorse, sia per il fashion che per l’e-commerce che è destinato a crescere. Così come noi continueremo a crescere in Italia e all’estero. Una delle carte vincenti è il vostro modello di business? Aver reso l’offerta di Veepee diversa dai modelli concorrenti e in particolare con la presenza di una vetrina esclusiva, una comunicazione segmentata e la produzione di contenuti ad hoc per tradurre fedelmente l’immagine dei brand, ci hanno sempre premiato. Più dell’80% dei nostri visitanti scopre sulla piattaforma un modello o un marchio nuovo rispetto agli altri e-commerce tradizionali dove si cerca spesso un prodotto specifico. Il vostro ‘core’ è il fashion. E i marchi del lusso? Il lusso è un focus per il nostro sviluppo futuro. I marchi di questo segmento sono sempre stati una nostra realtà, anche se parzialmente. E’ in atto un loro avvicinamento che crediamo sia un trend destinato a proseguire. Per il lusso serve una diversa strategia di comunicazione e marketing in quanto si rivolge a una particolare tipologia di clienti. Il mondo del lusso per noi è importante, dobbiamo dare un’esperienza più customizzata dentro quelle che sono le nostre piattaforme ed è quello che stiamo cercando di offrire sempre di più. Quali sono le vostre linee guida per il futuro? Portare avanti i nostri progetti mantenendoci vicino ai brand. L’obiettivo per il 2021 è di ampliare la nostra offerta aggiungendo nuove marche e prodotti. Con una sempre maggiore attenzione alla shopping experience, che Veepee strutturerà in modo sempre più competitivo.

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25° Pambianco-PwC Fashion Summit INTERVISTA A ENRICO MORETTI POLEGATO

Diadora è STORICITÀ e ITALIANITÀ. Con un occhio attento alla SOSTENIBILITÀ

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iadora, da oltre 70 anni nel mercato, ha contribuito a scrivere le pagine più belle della storia dello sport. Presente in più di 60 mercati nel mondo, sta continuando la sua espansione grazie a un’ampia offerta di prodotti all’avanguardia, focalizzati nell’ambito delle performance e nell’ambito fashion, con la linea premium Heritage e con quella Sportswear. Enrico Moretti Polegato, presidente di Diadora, racconta l’azienda. Come si è svolta l’operazione di acquisizione di Diadora? Si è trattato di salvare quello che non è solo un marchio, ma un pezzo di storia dello sport italiano. L’operazione è iniziata nel 2009, quando è stato chiesto a L.I.R., la holding di proprietà della nostra famiglia che controlla anche Geox, di partecipare al rilancio di Diadora, che stava attraversando un momento di difficoltà economica. Ho ritenuto che potesse essere un bel progetto per tre motivi: da un punto di vista di orgoglio nazionale, non avrei mai voluto che un marchio così pieno di significato andasse perduto; da un punto di vista strategico-territoriale, poichè si vedeva che la difficoltà era più di Diadora azienda che di Diadora marchio. Infine, la terza motivazione è strettamente mia personale: avere l’occasione di crescere professionalmente. Quali sono stati i primi obiettivi che vi siete posti una volta acquisita? Portare l’azienda ad essere di nuovo solida dal punto di vista economico, finanziario e commerciale, e ridare la giustà visibilità al marchio, parlando la sua lingua. Direi che sono stati ampiamente raggiunti. 40

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Oggi quali sono i numeri di Diadora? Nel 2019 il fatturato ha raggiunto i 168 milioni di euro, escluse licenze soprattutto di mercati lontani. Diadora ha ricominciato a produrre utili già nel primo anno questa generazione di utili e di cassa è continuata nel tempo, compreso il 2019. Quali sono le previsioni del 2020? L’anno è piuttosto complicato, nonostante questo pensiamo di portare risultati migliori di quelli che avevamo previsto a marzo/aprile. A cosa si deve questo miglioramento? Questo sviluppo, sia dal punto di vista economico che finanziario, è guidato da settori di mercato sui quali avevamo puntato, perché erano quelli che secondo noi definivano l’identità di Diadora, e da settori di mercato nei quali abbiamo un contatto diretto col consumatore. La risposta positiva ci viene quindi da chi il nostro prodotto lo indossa e lo apprezza. Avete avuto il vantaggio di poter far leva su questa notorietà storica o siete dovuti ripartire da zero? Dipende dai mercati e dalle categorie di prodotto: se parliamo del running, Diadora ha cominciato a parlarne seriamente con la nuova gestione. Per la linea Heritage, fatta di sneaker da tutti i giorni che riproducono i modelli storici di Diadora, la storicità è proprio la ragion d’essere della linea di prodotto. È quindi una situazione eterogenea. Heritage è prodotta in Italia? Buona parte di Heritage è fatta in Italia. In realtà il rapporto tra Diadora e l’Italia è ben più radicato dell’esistenza della linea Heritage, l’italianità è uno degli elementi costitutivi del marchio. All’inizio lo avevamo interpretato soprattutto come il saper fare italiano, poi però abbiamo deciso di investire ulteriormente in questa identità italiana con un processo di reshoring portando in Italia parte della produzione che negli anni passati era stata delocalizzata. Abbiamo riaperto una linea produttiva storica nella nostra sede di Caerano San Marco, dove produciamo il top di gamma. Oggi quanto pesa per voi e-commerce e distribuzione diretta? L’e-commerce in toto rappresenta circa un 5-8% delle nostre vendite. Non abbiamo invece una catena di retail su strada. Abbiamo qualche negozio monomarca Diadora, ma non fa parte delle strategie di sviluppo dell’azienda. Parlando di sostenibilità, avete accelerato su questi progetti o è un qualcosa che c’era già prima? Abbiamo elaborato un piano che viene aggiornato di anno in anno. Le attività principali sono tre: attività corporate, controllo di supply chain attraverso una certificazione che richiediamo ai nostri fornitori e innovazione di prodotto. Per citarne qualcuna, abbiamo abolito la pelle di canguro dalle nostre scarpe e per le t-shirt utilizziamo cotone certificato Gots.

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25° 25° Pambianco-PwC Pambianco-PwC Fashion Fashion Summit Summit INTERVISTA A UBALDO MINELLI

OTB fa da magazzino e da banca ai clienti. L’obiettivo è tutelare la FILIERA

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a solidità finanziaria di Otb ha permesso al gruppo fondato da Renzo Rosso di intervenire a sostegno della filiera e dei clienti. A entrare nel merito del progetto Cash è Ubaldo Minelli, CEO del gruppo che oggi ingloba Diesel, Marni, Maison Margiela, Viktor & Rolf, Staff International e Brave Kid, nonché una quota di Amiri. La pandemia è arrivata dopo un 2019 molto positivo, accelerando il processo di trasformazione digitale. Quale è oggi la struttura del gruppo Otb? In molti in Italia hanno provato a costruire un gruppo moda di alta gamma. Renzo Rosso ci è riuscito. Otb parte ovviamente da Diesel, che è il marchio che ancora oggi viene identificato con il signor Rosso. Oggi però oltre a Diesel ci sono altri brand: Maison Margiela, Marni, Viktor & Rolf. La partecipazione più recente, ma in questo caso non di controllo, è Amiri. Poi ci sono le aziende Staff International e Brave Kid che danno un servizio ai brand del gruppo in termini di progettazione, sviluppo collezioni, produzione e logistica e gestiscono anche i marchi in licenza, con un servizio di distribuzione worldwide su tutti i canali. Quale è stato il vostro andamento nel 2019? In fase pre-Covid eravamo oltre il miliardo e mezzo di ricavi, posizionandoci tra le prime realtà italiane del settore moda e lusso. Come avete gestito, da realtà così complessa, l’emergenza della prima fase di chiusure? Venivamo da un 2019 di cui eravamo particolarmente soddisfatti. È stato l’anno del turnaround di Diesel, anno in cui siamo cresciuti con tutti i brand, in tutti i mercati e in tutti i canali. Anche i primi due mesi del 2020 sono stati molto positivi. Il 2020 era il secondo anno del piano triennale approvato dalla proprietà e dal board con obiettivi ambiziosi: crescita a doppia cifra del fatturato e progressione significativa anche a livello di ebit ed ebitda. Poi è arrivata la pandemia. Siamo stati molto reattivi nel capire la portata e l’impatto dell’emergenza sanitaria. Con quali iniziative? Per gestire il lockdown e le sue conseguenze abbiamo creato un team di lavoro apposito, una war room che ha assunto la responsabilità di definire azioni strategiche di breve periodo, ovvero la sola gestione dell’emergenza, e azioni di medio-lungo periodo, lavorando sugli asset principali del nostro gruppo. Da un lato clienti, fornitori, dipendenti e poi, in una fase senza precedenti come la pandemia, la gestione del conto economico e della cassa. Il secondo ambito su cui è al lavoro la war room sono i cambiamenti strutturali. La crisi, di cui - sia chiaro - avremmo fatto tutti volentieri a meno, ha fatto da acceleratore al cambiamento. Abbiamo potenziato i servizi legati all’e-commerce, il nostro virtual showroom e, in generale, il processo di digitalizzazione dell’azienda. Abbiamo lavorato su temi organizzativi e su tutto quello che riguarda la supply chain. Come avete supportato la filiera? Nel 2013, in tempi non sospetti, abbiamo lanciato il progetto ‘Cash’ per sostenere la filiera produttiva e il made in Italy. A farsene promotrice è stata soprattutto

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Staff International, perché oltre il 90% delle sue produzioni sono made in Italy e una filiera in salute è una condizione necessaria per operare al meglio. In sei anni abbiamo erogato oltre 250 milioni di euro. Solo negli ultimi mesi abbiamo erogato tra i 70 e gli 80 milioni di euro. Al tempo, quindi nel 2013, abbiamo chiesto e ottenuto una linea di credito, garantita da noi e di cui ci siamo inibiti l’utilizzo, mettendola a disposizione dei nostri partner della filiera produttiva, o meglio di quelli virtuosi. Questi ultimi sono infatti stati valutati da parametri chiari e oggettivi. Una linea di credito garantita dal gruppo vuol dire prestiti erogati alle condizioni del gruppo? Esatto. Con i nostri clienti abbiamo avuto un approccio molto trasparente. Durante il lockdown le aziende dovevano ancora saldare le spedizioni della primavera/estate 2020, anche perché molti clienti non avevano ancora chiuso la stagione dei saldi dell’autunno/inverno 2019. Avevamo inoltre raccolto gli ordini dell’autunno/inverno 2020 e avviato la produzione, ordinando le materie prime. Entro qualche mese si sarebbe infine posto anche il problema delle collezioni per la primavera/estate 2021. Questo fa capire che sono state diverse le collezioni impattate dal Covid-19. Abbiamo invitato i clienti a non farsi prendere dal panico e gli abbiamo fatto da banca e da magazzino. La decisione è stata presa in piena consapevolezza che questo avrebbe avuto un impatto sulla posizione finanziaria del gruppo e, ovviamente, è stata presa in pieno accordo con l’imprenditore. Quale è la posizione finanziaria di Otb? Il gruppo è patrimonialmente e finanziariamente molto solido. È un gruppo che non ha debiti, che non ne ha mai avuti. Siamo entrati in lockdown con una posizione netta positiva di 130 milioni di euro. L’impegno a fare da banca e magazzino ai clienti ha fatto sì che a fine maggio la posizione finanziaria si fosse assottigliata a 25 milioni. La trasparenza e il sostegno ai clienti sono stati però premiati. Noi oggi abbiamo una posizione finanziaria netta che è tornata oltre i 100 milioni di euro. Inoltre, non abbiamo avuto un annullamento di ordini maggiore rispetto al 2019. Anche i livelli di inventario sono in linea con gli anni precedenti. Sono stati apportati dei cambiamenti alle collezioni? Abbiamo rivisto, insieme alle diverse maison, la struttura delle collezioni, le tempistiche di uscita, di consegna e di vendita, anche perché abbiamo dirottato le vendite sul nostro virtual showroom. Quest’ultimo è un progetto che esisteva già ma che sicuramente la pandemia ha accelerato.

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DAVID PAMBIANCO INTERVISTA TIZIO CAYO SEMPRONIO

Ga. Um velicitiam, officie tusam, netur? QUIDICIUM de aut omnis pa et erunt quamendanias autest acearum id quodit fugit


25° 25° Pambianco-PwC Pambianco-PwC Fashion Fashion Summit Summit INTERVISTA A LIVIO PROLI

Missoni è PRONTA al passaggio nella corsia veloce

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l nuovo amministratore delegato Livio Proli svela le strategie per velocizzare la crescita di Missoni. Il brand italiano farà tesoro del know how nella maglieria per potenziare anche altre categorie merceologiche. Il manager intende valorizzare la collezione maschile, la linea home e lo storico legame con lo sport, con un occhio di riguardo per il daywear femminile.

Dopo 19 anni da Armani è diventato amministratore delegato di Missoni, com’è andata? A 54 anni ho tirato le somme delle mia vita. I cicli finiscono e, quando ne ho preso atto, mi sono umilmente fatto da parte con dispiacere ma con piena consapevolezza. Dopo un anno sabbatico non pensavo di ritornare a lavorare così presto ma, durante il primo lockdown Maurizio Tamagnini, CEO del Fondo Strategico Italiano (che detiene il controllo del 41,2% di Missoni, ndr), mi ha chiesto se avessi voluto fare una chiacchierata con Rosita e Angela Missoni. Da quella chiacchierata in maniera naturale, veloce e sorprendente mi sono trovato dentro l’azienda. Che percepito ha avuto di Missoni? L’aspetto più importante è la forza del marchio. Un brand pulito, solito, distintivo, credibile ma allo stesso momento, nonostante sia stato fondato nel 1953, ha ancora un grande margine di espansione e di crescita. Nell’autostrada della competizione negli ultimi 10 anni l’azienda ha deciso di stare nella corsia a velocità più bassa, questo nel tempo non ha più soddisfatto la famiglia che infatti nel 2018 ha agevolato l’ingresso del Fondo Strategico Italiano per ridisegnare una visione. Io sono stato chiamato qualche mese fa perché sia la famiglia che il fondo hanno visto e preteso un cambio di marcia. Adesso abbiamo un progetto preciso, sicuramente non facilitato dal Covid ma l’importante è avere la chiarezza delle cose che dovremo. Quali sono le prime aree su cui sta intervenendo o vorrà intervenire nei prossimi mesi? Gli elementi di forza sono il grande concetto di qualità, Missoni è un marchio sinonimo del made in Italy, di prodotti di lusso, specialmente nella maglieria. È un’azienda che ha una grande propensione alla ricerca dei filati, dei colori, delle lavorazioni sempre nel mondo knitwear e questo fa capire che forse dovremmo portare queste capacità anche in altre categorie merceologiche. Manca un po’ di programmazione e pianificazione, in passato comandava e dava una grande mano l’aspetto della creatività. Oggi questa qualità va messa a terra e con una cinghia di trasmissione portata ad essere più facilmente vendibile senza depauperarne gli elementi di ispirazione, mettere a posto l’intera filiera sotto il titolo di ‘creatività vendibile’ sarà la grande sfida dei prossimi 12 mesi. Com’è la peculiarità di avere membri della famiglia coinvolti nell’azienda? Si può lavorare bene se si è intelligenti e si ha un obiettivo comune. Parto dall’architrave della famiglia Missoni che è Rosita Missoni: un moto perpetuo ed efficace, ha una cultura personale incredibile e un’energia, una disciplina al lavoro che nonostante l’età anagrafica è giovanile. La affiancano Angela, suo fratello Luca e i loro figli che garbatamente stanno cercando di entrare, imparare e capire. Dal punto di vista familiare c’è la voglia di dare un contributo ed imparare a lavorare in modo manageriale. Ogni tanto andiamo nei comitati direttivi o nel CdA e i familiari diventano invece azionisti, il loro modo di analizzare e confrontarsi passa DICEMBRE/GENNAIO PAMBIANCO MAGAZINE

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a un altro livello. Questa capacità di sdoppiarsi in due approcci diversi è l’elemento che ci sta garantendo di poter lavorare in modo diverso. Chiaramente poi abbiamo il bilanciamento molto forte e importante del Fondo Strategico Italiano. Oggi qual è il fatturato dell’azienda? L’azienda ha un fatturato di 110 milioni di euro, le cose interessanti sono due: la prima è la composizione del fatturato ben distribuita in tutti i Paesi del mondo, poi c’è il lifestyle Missoni. Di questi 100 milioni 20 mln arrivano da MissoniHome quindi siamo di fronte a un progetto lifestyle completo. Abbiamo un’estensione di prodotti che vanno dal ready to wear agli accessori pelle e tessili, ai mondi home, beachwear e tutte le licenze: occhiali, orologi, profumi. Quali sono le aree di prodotto che hanno maggiori potenzialità di crescita? Sicuramente la parte uomo che performava molto bene all’inizio degli anni 2000 ma piano piano il business si è affaticato. Dobbiamo rilanciare il menswear e lo sport perché ricordiamo che Ottavio Missoni ha corso nel 1956 la finale olimpica a Londra, quindi abbiamo nel dna dell’azienda il concetto di sport performance che declineremo in sport/fashion. Tutti abbiamo davanti l’idea e lo stimolo di sviluppare il mondo accessori pelle ma sappiamo benissimo che senza know how è un desiderata che 9 volte su 10 può fare male. Possiamo spingere molto di più la parte home, è un dipartimento che con facilità riesce a creare dei sogni, prevalentemente la parte tessile. Procede molto bene il beachwear donna che esprime dei fatturati sorprendentemente grandi. La vera scommessa sarà il mondo daywear donna che in questo momento è la parte che sviluppiamo con minore abilità perché ci siamo arroccati nel segmento red carpet, caratterizzato da pezzi di grande maestria e contenuto tecnico che possono deliziare molte donne, ma non moltissime. Quale sarà la sfida del settore moda in futuro? La sfida di combinare il nuovo con il tradizionale in una maniera fluida, combinando all’interno delle aziende i giovani talenti con i senior. Nel mondo della moda occorre coniugare gli opposti, la creatività si deve sposare con la disciplina, l’immagine deve coniugarsi con la funzionalità.

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25° Pambianco-PwC Fashion Summit INTERVISTA A MICAELA LE DIVELEC

È la Cina a sostenere Ferragamo. Il target giovane detta le abitudini di CONSUMO

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alvatore Ferragamo archivia il terzo trimestre dell’anno con segnali di ripresa. A trainare è l’Asia, Cina Continentale in testa, dove la maison intercetta inoltre un target più giovane. Le collezioni si arricchiscono di proposte comfort, mentre per le festività si potenziano strumenti digitali che consentano il contatto con i clienti. A raccontarlo è Micaela Le Divelec, CEO della maison dal 2018.

Partiamo dai dati del terzo trimestre e dei primi 9 mesi dell’anno. Quali sono gli highlights? A emergere è soprattutto il recupero, a partire dal mese di luglio, in tutti i mercati, fatta eccezione per l’Europa. Qui ha pesato la quasi totale assenza di flussi turistici, dato fondamentale per il nostro brand, ma in generale per tutto il settore lusso. Il lavoro del team di Salvatore Ferragamo prosegue con iniziative a sostegno delle vendite della top line, iniziative volte a contenere l’impatto della pandemia, a ridurre i costi e a recuperare efficienza. Ci sono cambiamenti nell’andamento del terzo quarter, confrontato con il primo semestre? Potremmo parlare di un andamento bi-fase. La prima metà dell’anno è stata impattata in maniera pesante dalla pandemia, con perdite di fatturato superiori alla media dei competitor. Nel terzo trimestre siamo riusciti a contenere il calo, che è stato di circa il 20 per cento. Le restrizioni anti-Covid19 implementate negli ultimi mesi costituiranno 50

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un ostacolo alla ripresa nell’ultimo quarter, ma stiamo lavorando duramente per chiudere l’anno nelle migliori condizioni possibili. Che segnali ricevete dal mercato asiatico? Abbiamo registrato una performance molto incoraggiante nella Cina Continentale, ma anche in mercati asiatici dove il focus è da sempre sulla clientela locale, quindi meno impattati dai traffici turistici. Ovviamente le informazioni di prima mano sono quelle che otteniamo dai nostri DOS, mentre per il wholesale abbiamo informazioni mediate, che spesso riceviamo con un po’ di ritardo. Nella Mainland China il rimpatrio dei consumi ha più che compensato il gap della prima metà dell’anno. Cresce inoltre Taiwan, dove i consumi si concentrano su prodotti con una fascia di prezzo più alta che in altri Paesi asiatici, e in Corea, dove DOS e duty free vivono una situazione opposta. Gli store diretti sono in crescita rispetto al 2019, mentre i duty free coreani, storica meta di shopping per i viaggiatori cinesi, sono in sofferenza. La crisi ha accelerato qualche cambiamento positivo in azienda? In questi mesi i diversi team di lavoro hanno dato prova di grande resilienza e di grande ambizione. Questo ci riporta al dna del brand e ai successi che il fondatore ha ottenuto solo con le sue forze. Il ruolo della leadership è ora quello di mantenere alta la motivazione del team, pur trovandosi in un momento complesso da gestire. Basti pensare che la P/E presentata a giugno in campagna vendite è stata sviluppata dall’ufficio stile, da chi segue lo sviluppo prodotto e dal merchandising, in remoto, quindi in una modalità tutt’altro che logica per un brand che punta molto, nello specifico, sui prodotti di pelletteria. Detto questo, il team sarà in grado di alzare ulteriormente l’asticella della qualità anche in futuro. Come si interagisce con il consumatore quando i negozi sono chiusi? Abbiamo portato avanti una grande attività di customer engagement. Oggi facciamo leva sugli strumenti digitali, ma sempre valorizzando le relazioni interpersonali, fondamentali per il mondo del lusso. I team di vendita lavorano in remoto, contattando i clienti direttamente per rafforzare la solidità di relazione. Per le festività questo verrà confermato e potenziato. Come è cambiata, se è cambiata, l’offerta della maison? È un processo continuo. C’è stata da subito una rifocalizzazione sugli elementi comfort, visto il cambiamento dello stile di vita e delle abitudini di consumo. Questi elementi, per quello che potremmo definire un ‘appagamento a casa’, si affiancano ai nostri prodotti iconici. Quanto alle collezioni, abbiamo ridotto il numero di SKU per favorire la produzione. La lettura del cambiamento delle abitudini di consumo è fondamentale. Il nostro target è mediamente più giovane, anche per la maggiore incidenza della clientela asiatica. Rivolgersi ai giovani non vuol dire trascurare la clientela tradizionale, anzi. Siccome i giovani sono a loro volta influenzatori e motori di nuove forme di consumo, guardare a loro vuol dire venire incontro anche alla clientela che da sempre è fedele al marchio.

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25° 25° Pambianco-PwC Pambianco-PwC Fashion Fashion Summit Summit INTERVISTA A ALFONSO DOLCE

Dolce & Gabbana è ECCELLENZA e UNICITÀ. “Facciamo vivere delle ESPERIENZE”

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er Alfonso Dolce, CEO di Dolce & Gabbana, la chiave per superare questo periodo al meglio è sicuramente “lavorare sulla qualità, sull’unicità e sull’eccellenza dell’esperienza da far vivere ai clienti attraverso il punto vendita, dove si può far vivere veramente il Dna del brand, e l’esperienza online”. Il manager, poi, sul Palco del 25° Fashion Summit Pambianco-Pwc ha fatto il punto sul presente e delineato l’evoluzione della griffe. Come viene vissuto all’estero il legame del brand con la Sicilia? Portiamo sempre attraverso concetti molto semplici ma molto focus quello che sono le radici del marchio fondate su una cultura mediterranea, sulla Sicilia in particolare. Attraverso le vetrine, i prodotti, ma soprattutto attraverso il mondo di relazionarci con i mercati - e quindi con i consumatori finali - nel non vendere un prodotto, bensì nel far vivere delle esperienze di vita. Questa è la formula che ci permette di avere quell’eccellenza, quell’unicità che differenzia un’azienda stile da un’azienda prodotto. Qualche anno fa c’è stato l’incidente diplomatico in Cina che vi ha coinvolto, come sta andando lì il mercato? Stiamo recuperando molto di questo imprevisto che abbiamo avuto. Ha rafforzato la cultura e la forza aziendale perché ci ha reso protagonisti in questi due anni di viaggi educativi e culturali. Abbiamo imparato che un marchio locale che vuole essere internazionale deve veramente calarsi all’interno dei territori, conoscere storia e cultura del proprio cliente per costruire insieme un percorso. Siete tornati ai livelli pre 2018 o non ancora? Stiamo recuperando, non siamo ancora a quei livelli perché avevamo una posizione molto dominante, eravamo tra i primi tre marchi sul settore, ma oggi ci stiamo riavvicinando. Abbiamo ancora strada da fare. Tornando all’azienda, da qualche tempo, oltre alla comunicazione di prodotto e di stile, date uno spazio anche allo storytelling aziendale. Come mai questo cambio di rotta? Può essere un’evoluzione naturale. L’azienda ha sempre voluto per strategia comunicare con la creatività, con la parte più artistica dei valori del brand. Più che raccontarci per noi è più importante fare, dare il nostro contributo al servizio dei nostri potenziali clienti. Sicuramente col rientro in Camera Nazionale della Moda Italiana Stefano Gabbana e Domenico Dolce hanno voluto dare un contributo maggiore di “sistemapaese”. Per noi l’Italia è qualcosa che rappresentiamo in maniera più eccelsa fuori dalle mura domestiche. A proposito di italianità, come è nata e come evolverete l’idea dei co-branding con altri produttori? L’attività di co-branding, che consiste nel selezionare delle eccellenze di prodotti italiani di varie categorie merceologiche - principlamente con un focus nel food, beverage e intrattenimento -, è un qualcosa che fa parte del Dna del marchio da sempre. La primissima collaborazione nasce nel 2001 con Martini, un brand di eccellenza italiana. Da qui pasta Di Martino, Panettoni Fiasconaro, Smeg, Donna Fugata. Ci piace condividere con il nostro cliente non soltanto un punto di vista di economia e di core business, ma un’esperienza di stile di vita. Il concetto di bellezza e il piacere di vivere

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fa parte di noi, sia quando lavoriamo con molta etica, rispetto e professionalità nel donare ad altri un prodotto di grande qualità, sia quando viviamo la vita di tutti i giorni. Vestiamo un prodotto di eccellenza e diamo una internazionalizzazione al prodotto e all’azienda, eccetto Smeg e Martini, le altre sono aziende più familiari. E questi prodotti, dove si possono comprare? Sia nel nostro sito che nelle distribuzioni tradizionali dei nostri partner. Parlando di numeri, quali sono le previsioni di chiusura del 2020? Siamo in un momento di mercato da definirsi. Avevamo una prima stima di chiusura del -15%, oggi la stiamo rianalizzando, dipenderà molto dal periodo di lockdown non solo in Italia ma anche in Europa e nel mondo. Quanto fate di distribuzione diretta? Oggi siamo un marchio che ha 70% di fatturato fatto dai propri DOS, 30% fatto con fatturato da terzi, di cui il 15% su insegna D&G. Abbiamo una vendita mono-insegna dell’85% e una vendita su canale multi-marca intorno al 15%. Riteniamo che il canale multi-marca sia un canale assolutamente importante e significativo, è fondamentale farlo in maniera qualificata. Il cliente deve avere l’opportunità di scegliere un prodotto attraverso un’offerta più ampia e diversa. E di e-commerce? Il dato dell’anno precedente si aggira intorno al 6%, quest’anno andremo verso l’8-9%, nel nuovo anno fiscale sicuramente oltre il 10%. Prima parlavamo di prodotti... a parte Shiseido e Luxottica, avete tutto interno. Come siete organizzati? La caratteristica principale del gruppo è di avere una realtà aziendale verticalizzata. Il concetto di creatività, ingegnerizzazione, produzione e distribuzione è quello di essere come filiera integrata interna a Dolce & Gabbana. Eccetto gli occhiali con Luxottica e il mondo della bellezza con Shiseido, tutto il resto, compreso le ultime categorie di prodotti - gioielleria e orologi - sono gestiti verticalmente dal gruppo. Abbiamo creato per ogni categoria merceologica delle divisioni industriali dedicate, rispetto anche alla coerenza tra la storicità di quel settore merceologico e il territorio. La pandemia ha obbligato a rivedere la parte del prodotto e dell’offerta, voi su cosa vi state spostando? In primis, sicuramente avere ancora più rispetto del proprio Dna e fare ancora più focus su quello che appartiene al valore etico del brand. Da una parte maggiore focalizzione sui contenuti creativi, dall’altro un ridisegnare all’interno delle strutture di collezione un piano di vita più lungo e coerente. Non si può parlare di moda, lusso, stagionale e continuativo: oggi è una esperienza che si evolve in maniera coerente e continuativa. Con la moda crei lo stile e lo stile non vive senza moda. La moda deve rimanere il punto cardine, ma intorno ad essa gira un concetto di offerta che è più coerente e contemporanea con un’esigenza di un consumatore molto più evoluto, dinamico e internazionale.

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RINGRAZIANO

i relatori, i partecipanti e gli sponsor che hanno contribuito al successo del

25° Fashion Summit - 2020

L’INDUSTRIA DELLA MODA E LA GESTIONE DELL’INCERTEZZA L’impatto della crisi sui mercati e le risposte delle aziende

con il supporto di

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Gli atti e i video di tutti gli interventi sono disponibili su http://summit.pambianconews.com/


scenari

di Milena Bello

In alto, Alessandro Pedretti, presidente del CdA della Italtex con il progetto Virkill; tessuti antivirali di Albini Group

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scenari

di Milena Bello

I tessuti post-Covid saranno ANTIVIRALI. Le aziende italiane già pronte ad andare oltre la MODA

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er il futuro si profila un’opportunità importante per il tessile italiano. L’abbigliamento resterà una voce strategica per le aziende che producono tessuti, ma in un’epoca dominata dal Covid-19, le potenzialità per il tessile arrivano dai prodotti antivirali, che consentono di allargare lo spettro d’azione ad ambiti come il medicale, l’arredamento o l’hospitality. Secondo i dati di Global Market Insights, il mercato dei tessuti antimicrobici e antivirali valeva 10,48 miliardi di dollari nel 2019 e salirà a oltre 20,5 miliardi entro il 2026, con una crescita media annua del 9,8 per cento. Un boom confermato anche da Sistema Moda Italia. L’area ricerca e innovazione dell’associazione è stata inondata, da sei mesi a questa parte, di richieste e consulenze da parte di aziende italiane del settore per la creazione di tessuti tecnici dalle caratteristiche antivirali. Un ambito spesso nuovo per questo mondo, e che potrebbe portare alla creazione “di un tavolo di lavoro per mettere in contatto possibili fornitori e confezionisti per fare innovazione e portare sul mercato il ritrovato della ricerca o trovare nuove sinergie”, spiega Mauro Sampellegrini, dell’area ricerca e Innovazione Smi.

ACCORDI CON I BIG STRANIERI

I primi prodotti tessili antibatterici e antivirali arrivano da aziende che hanno stretto accordi con realtà biomedicali internazionali che hanno sviluppato trattamenti ad hoc. Sono due i nomi che si sono spartiti parte degli accordi con le aziende tessili italiane. La prima è la svizzera Heiq. La tecnologia messa a punto dai laboratori elvetici si chiama Viroblock ed è una combinazione di tecnologie a vescicole e argento che viene introdotta durante l’ultimo passaggio della

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produzione manifatturiera di tessuti. Resiste ad almeno 30 lavaggi in acqua (massimo 60 gradi) e a cinque lavaggi a secco. Tra i primi in ordine di tempo ad annunciare un accordo con il colosso svizzero c’è la toscana Beste (che lo ha introdotto sulla sua collezione di abbigliamento Monobi) e ha annunciato l’avvio di un piano quadriennale con Heiq per l’individuazione di prodotti chimici a minor impatto ambientale. Spostandosi in Lombardia, anche Luxury Jersey e Albini Group hanno siglato accordi con Heiq per la sua tecnologia Viroblock. Il primo ha introdotto la possibilità di applicarla su alcuni suoi tessuti “di eleganza informale”; Albini Group ha dato vita a una linea di tessuti, chiamata ViroFormula, già presenti sul mercato e usati anche per mascherine, camici e divise da lavoro. Anche la milanese Argar, specializzata nella realizzazione di tessuti a maglia di protezione individuale per l’utilizzo professionale (Dpi) tecnico sportivo, in collaborazione con Heiq, ha realizzato una linea di tessuti chiamata Avirtex per lo sportswear, automotive, abbigliamento medicale e per la fabbricazione di mascherine chirurgiche. L’altro player è Polygiene che ha aggiornato la tecnologia Viraloff, messa a punto contro Influenza A Birdflu, Norovirus e Sars, adattandola al nuovo ceppo Covid-19. Promette di ridurre in brevissimo tempo oltre il 99% dei virus che potrebbero appoggiarsi sulla superficie del tessuto. Marzotto Group è stato uno dei primi ad annunciare un accordo di partnership con la società svedese per applicarlo su tessuti prodotti con fibre naturali, come lana, lino e cotone. La stessa tecnologia Viraloff, distribuita da Colors è stata adottata anche da altre aziende del mondo moda: Diesel, Roncato che ha trattato le mascherine Rv Roncato in tessuto.

CHI SI MUOVE DA SOLO

Parallelamente a questi accordi, sono diverse le piccole realtà tessili italiane (spesso specializzate in settori esterni al fashion) che hanno sviluppato o stanno sviluppando autonomamente trattamenti antivirali, con tempi che ovviamente si allungano. Un esempio arriva dalla Tessitura Gelmi, azienda bergamasca specializzata nella stampa digitale, che sta mettendo a punto, insieme all’Università di Padova, dei test sui tessuti in funzione anti-Covid. Obiettivo del progetto, fanno sapere dalla Tessitura Gelmi “non è tanto trovare soluzioni per l’emergenza Covid, quanto la ricerca nel medio lungo periodo per prodotti che garantiscano maggior attenzione al benessere e igiene, trend che sicuramente la ricerca dovrà portare avanti come lascito del Covid”. Sempre nella bergamasca, anche Radici, gruppo specializzato in moquette per il settore alberghiero, navale e fashion, ha studiato internamente un trattamento, chiamato Virex, in grado di ridurre la carica virale del Sars-Cov-2 rispettivamente del 99,9% su fibre naturali e del 99,4% su fibre sintetiche e che dovrebbe garantire la sua efficacia per almeno tre anni. La difficoltà maggiore è stata quella di trovare laboratori ed enti in grado di certificare per il Covid. Lo conferma anche un’altra case history lombarda, Italtex, azienda di Como con più di 70 anni di storia nei tessuti tecnici per la moda, che ora ha lanciato il progetto Virkill, marchio registrato di tessuto fabbricato in Italia che contiene nano-particelle di rame, un materiale naturale molto efficace contro batteri e virus. “La particolarità di questo tessuto - spiega a Pambianco il presidente Alessandro Pedretti - è che non si tratta di un trattamento superficiale che può avere un degrado con i lavaggi, ma di una caratteristica intrinseca del tessuto”. L’azienda ha iniziato i primi studi sul tessuto a marzo e ad agosto sono iniziati i test nel laboratorio londinese Virology Research Services. “Il nuovo progetto è stato una occasione per estendere il raggio d’azione a settori che tradizionalmente non tocchiamo, ovvero il medicale, il mondo dei dentisti, ma anche hotellerie e ristorazione. Ci auguriamo interesse dal mondo moda, ma per il momento condiziona il fatto che è monocromatico. Stiamo studiando come tingerlo”.

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I tessuti antivirali consentono di allargare lo spettro d’azione dalla sola moda ad altri ambiti come il medicale, l’arredamento o l’hospitality


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di Giulia Sciola

Gioielli in RETE. L’hard luxury accelera la sua corsa digitale. Per alcune maison l’online è già lo store NUMERO UNO

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emergenza sanitaria fa da acceleratore di una transizione già in atto, ma di cui solo ora si comprende la valenza strategica, ovvero lo spostamento online delle vendite di gioielli d’alta gamma. Un’accelerazione, appunto, perché, a differenza delle diffidenze che ancora si incontrano nell’orologeria, la fine jewelry ha da tempo avviato la sua evoluzione digitale, sfruttando il potenziale di e-shop diretti e piattaforme multibrand. Se per alcune maison intervistate da Pambianco Magazine l’e-commerce ha ancora un’incidenza limitata sul fatturato, ma inizia a essere scelto come canale anche per proposte di altissimo valore, per altre, come Bulgari, l’e-shop è diventato il negozio numero uno in tutto il mondo, con una crescita triple digits in tutti i mercati. “Sappiamo che l’e-commerce è un canale di business prioritario – ha raccontato a Pambianco Magazine il CEO di Bulgari, JeanChristophe Babin -, ma spesso difficile da accostare al mondo dell’alta gioielleria. Eppure i risultati ci stanno aprendo un mondo con delle potenzialità incredibili e inaspettate. Ad esempio, abbiamo appena venduto in Italia un bracciale Serpenti da 23mila euro, offrendo al cliente una cerimonia di vendita digitale d’eccellenza. L’esperienza di questi ultimi mesi ci porta sempre più a concentrarci su quelli che per noi sono key focus da tenere anche per il futuro”. Questi ultimi sono lo sviluppo omnichannel, la possibilità, per i clienti, di avvalersi di un customer service altamente specializzato, un signature packaging dedicato agli acquisti online e l’intelligenza artificiale, che permette di personalizzare la navigazione del sito per rendere l’esperienza digitale facile come in negozio. “Oltre agli otto mercati già coperti a fine 2019 – ha continuato Babin -, abbiamo lanciato negli ultimi mesi sette nuovi siti e-commerce

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in Italia, Francia, Uae, Corea, Messico, Brasile e Singapore. La crescita è a tre cifre su tutti i mercati con particolari performance in America, Cina e Giappone. L’Europa sta crescendo molto e diventando sempre più matura da un punto di vista digitale”. Nel 2021, l’e-commerce di Bulgari dovrebbe estendere ulteriormente il suo network mondiale ad altri grandi mercati, in primis la Russia.

TRAINO DELLA RIPRESA

Nel 2021, completata l’operazione da quasi 16 miliardi di euro, ci sarà anche Tiffany & Co ad arricchire la galassia gioielli e orologi di Lvmh. Nel terzo trimestre del 2020, le vendite e-commerce dell’azienda di New York sono balzate del 92%, con una performance positiva in tutti i mercati. L’incidenza (year-to-date) delle vendite digitali ha raggiunto il 12%, contro il 6% degli ultimi tre esercizi fiscali. L’avventura e-commerce di Tiffany, ha spiegato la stessa azienda a Pambianco Magazine, è iniziata negli anni 90. Ora la portata del suo e-shop tocca 15 Paesi e si affianca alle partnership con Net-a-porter e Farfetch. Tutte le collezioni simbolo di Tiffany sono acquistabili nel suo negozio online. “Le features digitali – precisa la maison - includono video e informazioni dettagliate che evidenziano gli standard di qualità di Tiffany. Viene inoltre evidenziato l’impegno per la sostenibilità e l’approvvigionamento responsabile attraverso il programma Diamond Craftsmanship Journey”. L’esperienza virtuale di acquisto dei gioielli si evolve in chiave omnichannel, con il sito e i canali social che influenzano gli acquisti in boutique. Con il lockdown imposto dalla pandemia Covid-19, tuttavia, l’e-commerce ha garantito l’alta qualità del servizio e ha saputo stimolare le vendite. Lo conferma anche Piaget, controllata del colosso Richemont, che ha lanciato il suo primo e-shop negli Usa nel 2012, per poi espandersi in Europa e, dal 2015, in Cina. “Siamo felici di annunciare – ha dichiarato Julie Thompson, chief digital officer di Piaget - che il Giappone lancerà il suo sito e-commerce entro la fine del 2020. Infine, siamo presenti anche su Weboutique, dal 2018, per servire meglio il nostro pubblico cinese. Con la crisi sanitaria offriamo anche a chi acquista la possibilità di ordinare da remoto, chiamando la loro boutique Piaget più vicina. È un buon modo per i nostri clienti di rimanere in contatto con lo staff dei negozi”. L’italiana Buccellati, maison entrata a far parte del gruppo Richemont nel 2019, è dal canto suo presente nella sezione luxury jewellery di Net-a-porter dalla primavera 2017. “La partecipazione di Buccellati è rappresentata da un’ampia gamma di prodotti anche di prezzo elevato, che vengono venduti a clienti americani, europei, medio orientali e asiatici. Da allora, Buccellati è presente anche in altri siti e-commerce multibrand di altri partner, quali Neiman Marcus in Usa e Feng Mao (joint venture di Richemont e Alibaba, ndr) in Cina. Al momento, la percentuale di vendite via e-commerce è ancora bassa, ma è significativo il trend e l’interesse dei nostri clienti a questo nuovo canale di vendita anche per prodotti cari, quali i gioielli. Abbiamo allo studio un nostro e-shop, che si affiancherà ai multibrand e che dovrebbe essere attivo nella seconda metà del prossimo anno”.

MODELLO FARFETCH

Tra i modelli di business online che si sono dimostrati più resilienti alla crisi innescata dalla pandemia c’è quello di Farfetch, sito che aggrega più di 700 boutique indipendenti e circa 3mila brand. Su questa scia, Caroline Chalmer e Mie Ejdrup, due imprenditori danesi, hanno lanciato Finematter, un multimarca dedicato alla fine jewelry, che fa da aggregatore per brand e gioiellieri indipendenti. Il sito si rivolge a questi ultimi, ma anche ai consumatori finali.

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La gioielleria brinda alla crescita dell’e-commerce, dove le esperienze d’acquisto si confermano all’altezza del posizionamento dei brand. Ottimale l’evoluzione omnichannel, anche per l’interazione con il personale di vendita. In Europa debutta Finematter, il Farfetch della gioielleria


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Dall’alto e in senso orario, proposte di gioielleria Bulgari, Piaget, Tiffany & Co e Buccellati.

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Nelle foto, dall’alto, le boutique di Rocca 1794, Orologerie Luigi Verga, Pisa Orologeria, Bartorelli 1882 e Gobbi 1842

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di Giulia Sciola

Le OROLOGERIE italiane scommettono sul servizio di qualità. Cresce il valore del COLLEZIONISMO

U

n settore duramente colpito nel 2020, ma in grado di guardare con ottimismo ai prossimi mesi. Le orologerie italiane d’alta  gamma, infatti, sono consapevoli che, pur fortemente penalizzate dalle restrizioni imposte dalla pandemia Covid-19, a guidare la ripartenza saranno  l’alta  qualità dei servizi al cliente, l’elevata e immutata desiderabilità dei più noti brand di settore, nonché la capacità degli orologi di lusso di conservare un alto valore nel tempo.

L’ANDAMENTO DEL SETTORE

A livello globale, nei primi nove mesi dell’anno,  l’export  degli orologi svizzeri, principale benchmark del comparto lancette, risulta in calo, ma con una flessione più contenuta di quanto registrato nel primo semestre. Nel mese di settembre, le esportazioni di segnatempo elvetici si sono attestate a 1,60 miliardi di franchi (circa 1,48 miliardi di euro) il 12% in meno anno su anno. Nei primi nove mesi del 2020, l’export rossocrociato valeva 11,41 miliardi di franchi, il 28,3% in meno rispetto a dodici mesi prima; nella prima metà  dell’anno  il tonfo era stato del 35,7 per cento. L’industria svizzera degli orologi rappresenta oltre la metà del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione. Per il periodo gennaiosettembre 2020, il quadro dei dieci maggiori mercati vede crescere solo il Gigante Asiatico: Cina +10,6%, Stati Uniti -22,9%, Hong Kong -44,9%, Giappone -32,6%, Regno Unito -32,3%, Singapore -30,5%, Germania -25,4%, Emirati Arabi – 27,2%, Francia -39,2 per cento.  L’Italia  si mantiene al decimo posto, in flessione del 38,3 per cento.  La sfida, per il settore, è ora quella di riuscire a contenere ulteriormente

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il calo dell’export  nell’ultimo  quarter dell’anno. Di certo, la seconda ondata di chiusure, che ha colpito in modo generalizzato gran parte del pianeta, non sarà d’aiuto ai bilanci.  

CLIENTELA BUSINESS E NON SOLO

“La ripresa del settore – ha raccontato a Pambianco Magazine Carlo Bartorelli, alla guida di Bartorelli 1882 - non dipende solo dal momento contingente, ma anche dalle politiche distributive di prodotto. Stiamo vivendo una fase di grande difficoltà. Nei prossimi mesi verranno premiate quelle realtà e quei brand che nel tempo hanno fatto scelte di qualità, sia a livello di distribuzione sia di prodotto. Prevedo una ripresa per il 2021, grazie ai segnali positivi che riceviamo quotidianamente dalla nostra clientela che ricerca e colleziona beni di qualità, oggetti che siano anche un investimento, un bene rifugio”. Oggi, il 70% della clientela del gruppo, che conta insegne a Cortina, Forte dei Marmi, Milano Marittima, Pesaro e Riccione, è italiana. Gli stranieri risultano però in aumento sul canale online, dove “è in crescita netta la vendita di gioielleria rispetto all’orologeria”. A non credere troppo al potenziale dell’e-commerce per il settore delle lancette di lusso è Umberto Verga, presidente di Orologeria Luigi Verga, per il quale l’online è un importante veicolo pubblicitario e di comunicazione, ma difficilmente diventerà un canale di riferimento per la vendita. “Il rapporto Italia/estero per la nostra azienda è 70% contro 30 per cento – ha precisato l’imprenditore italiano -. Il contatto con la clientela estera è molto difficile da mantenere e gli stranieri nostri clienti sono soprattutto uomini d’affari che arrivavano da noi durante le fiere o i meeting aziendali. È probabile che ora abbiano trovato, nei loro Paesi, fornitori in grado di soddisfare le loro richieste. Personalmente, non credo nell’ecommerce per il settore dell’orologeria di lusso. Sono però convinto che, nel momento in cui si tornerà a viaggiare, il savoir-faire dei concessionari italiani farà ancora la differenza positivamente”.  

QUALITÀ DEL SERVIZIO ITALIANO

Il punto su cui concordano i diversi intervistati, del resto, è l’appeal del servizio italiano, accogliente e capace di interpretare le esigenze del cliente e seguirlo anche nell’assistenza post-vendita. Dopo una prima fase di scoperta, grazie ai social media, ai siti o ai portali, i clienti e gli appassionati vogliono confrontarsi con un cultore o un esperto capace di raccontargli il prodotto e di fare da riferimento anche per eventuali riparazioni o iniziative di compravendita legate al collezionismo. “Se, da un lato, è certamente vero che in questo momento i flussi turistici sono rallentati – ha spiegato Stefano Amirante, buying & merchandising manager di Rocca 1794 -, è altresì importante sottolineare che gli appassionati italiani sono per noi clienti stabili che spesso seguiamo da generazioni e che hanno trovato in Rocca un punto di riferimento grazie alla nostra competenza orologiera, ampia scelta dei modelli disponibili sul mercato e ai numerosi servizi di assistenza offerti. È un pubblico particolarmente attento a quanto accade nel mondo dell’orologeria, curioso di sapere e di scoprire cosa sta dietro ‘l’invisibile del visibile’. Da parte nostra, in questo periodo, al fine di ottimizzare la gestione dei flussi dei clienti ed evitare eventuali attese, abbiamo dato la possibilità ai nostri clienti di prenotare il proprio appuntamento e di riservare spazi privati in boutique, così da garantire la massima assistenza, oppure dato la possibilità di farsi recapitare a casa il proprio acquisto”.

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Mentre il settore dell’orologeria svizzera di lusso prova a contenere il calo dell’export nell’ultimo trimestre dell’anno, i principali rivenditori italiani di maison come Rolex o Patek Philippe puntano su nuovi servizi al cliente. Il pubblico italiano compensa solo in parte l’assenza di turisti


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LA FORZA DEI BIG DI SETTORE

Nel 2020, l’orologeria ha dovuto rinunciare agli eventi fisici di settore. Se Baselworld è stata cancellata, Watches &  Wonders (l’ex Sihh)  ha organizzato un evento online. Baselworld  salterà anche nel 2021, scontando l’esodo delle sue colonne portanti. A metà dello scorso aprile, con un comunicato congiunto, Rolex, Patek Philippe, Chanel, Chopard e Tudor hanno infatti annunciato la loro uscita da Baselworld e la creazione di un nuovo watch trade show, a Ginevra, nell’aprile 2021, insieme alla  Fondation de la Haute Horlogerie. Quest’ultima organizza anche il salone  Watches & Wonders, al quale si affiancherà dunque il nuovo evento al Palexpo. “Marchi come Rolex, Tudor e Patek  Philippe – riflette Serena Pozzolini Gobbi, CEO di  Gobbi  1842 - rimangono sempre molto desiderati dal pubblico e, anche in un anno in cui abbiamo visto la cancellazione degli appuntamenti importanti del mercato, sono comunque stati in grado di presentare alcune interessanti novità. Inoltre, da non dimenticare, gli orologi godono della ‘non stagionalità’ e sono diventati sempre più un bene rifugio, soprattutto quelli di alcune manifatture come Rolex”. Difficile, ha dichiarato la manager al vertice del celebre store milanese, collocare nel tempo il ritorno alla normalità. “Abbiamo avuto un primo segnale positivo subito dopo il primo lockdown quando i nostri clienti sono tornati con fiducia nel nostro salotto facendo presupporre una buona ripresa – ha continuato Pozzolini Gobbi -. Con questa seconda chiusura è davvero difficile ipotizzare un ritorno rapido alla normalità perché è indubbio che, in un momento di incertezza come questo, la spinta all’acquisto subisca un ulteriore contraccolpo”. 

COLLEZIONISMO MODERNO

A confermare la sua solidità è il mercato del collezionismo e del secondo polso, con orologi vintage trattati alla stregua di un oggetto d’antiquariato o d’arte. Di recente, Pisa Orologeria ha lanciato Timeless, un nuovo servizio dedicato agli orologi acquistati in passato, che consente ai clienti più affezionati di rinnovare le proprie collezioni tramite un servizio di permuta dedicata e sicura. “È stato un progetto frutto di attente analisi e valutazioni sui mercati attuali - ha confermato Chiara Pisa, AD di Pisa Orologeria -, sulle tendenze di gusto del pubblico e sui servizi offerti da realtà a noi affini a livello internazionale. Benché la maggior parte dei clienti creda ancora che un orologio sia per la vita, altri lo vedono più come un oggetto di sfoggio in cui il valore estetico supera quello emotivo; un accessorio, insomma, che oggi rispecchia il mio essere e il mio sentire e domani non mi rappresenta più. Da qui, la voglia di aggiornare la propria collezione. Siamo una realtà ampia, in costante aggiornamento e in espansione: non possiamo soffermarci su quello che consideriamo il nostro cliente tipo (intenditore e appassionato di tecnica orologiera), ma è doveroso da parte nostra, in un’ottica di buon servizio, venire incontro a tutti i differenti tipi di richieste da parte di una clientela sempre più varia ed esigente”.

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NASCE PAMBIANCO HOTELLERIE

IL PRIMO MAGAZINE DEDICATO AI SETTORI DELL’OSPITALITÀ E DEL TURISMO BUSINESS E LEISURE

MAGAZINE Con un taglio unico e nuovo in Italia, Pambianco Hotellerie racconta e analizza i settori dell’ospitalità e del turismo business e leisure

NEWSLETTER La newsletter settimanale, pubblicata il mercoledì, aggiorna tempestivamente gli operatori del settore sui fatti principali della settimana

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SITO hotellerie.pambianconews.com è il portale verticale con notizie, approfondimenti, interviste, fotogallery e video


WHAT’S NEW? Unconventional Xmas

di Marco Caruccio

Niente cene numerose né veglioni affollati, quest’anno vivremo un Natale diverso ma l’emergenza sanitaria non spegnerà la voglia di brillare. Sebbene per pochi intimi, o magari solo per noi stessi, vale sempre la pena di vestirsi a festa. Per non pensare ai mesi passati, per guardare con ottimismo a quelli futuri e accoglierli con look speciali. Il guardaroba femminile include caldi maglioni da indossare durante il daywear abbinati a capispalla candidi come la neve. Lunghi abiti da sera, texture luminose e immancabili accessori scarlatti per il countdown versione privé. Splendidi gioielli e segnatempo preziosi da sfoggiare (o regalare) per sedurre (o essere sedotte). Il guardaroba maschile celebra la tradizione con avvolgenti indumenti tricot mentre i bambini potrebbero trovare sotto l’albero abiti glitterati, pull speciali e camicie check appena consegnate da Santa Claus.


Special gifts HERMÈS

SALVINI OBLIQUE CREATIONS

FALCONERI

STELLA MCCARTNEY

MANUEL RITZ

SPARKLING LADY Abiti scintillanti da indossare con calzature glitterate, accessori in pendant e immancabili gioielli.

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MISSONI

GUCCI

ETRO

STEPHEN VENEZIA

Il marchio italiano presenta ‘Toys’, capsule collection in edizione limitata di borse e accessori stampa Paisley personalizzati con disegni ispirati al mondo dei giocattoli.

Artigianalità e sensualità rappresentano i core values del marchio di calzature femminili. I boots disegnati dal direttore creativo Stefano Bertollo non passano inosservati.

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tendenze

SOLORZANO

BONA CALVI

ROLEX

CETTINA BUCCA

PASQUALE BRUNI

BOTTEGA VENETA

N°21

COLLINI MILANO 1937

Carmine Rotondaro, direttore creativo e CEO della griffe, rende omaggio agli anni 70 con creazioni ricoperte di glitter. Gli ankle boots sono la quintessenza della disco music.

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CHIARA BONI LA PETITE ROBE

DIOR

La celebre Lady Dior sfoggia il ricamo ‘Dior In Heart Lights’ multicolore cucito a mano con perline e filo, ispirato alle sfarzose luminarie tipiche delle celebrazioni nel Sud Italia. Tracolla rimovibile inclusa.

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tendenze

SERENA GOBBI MILANO

LORENA ANTONIAZZI

MOSCHINO LANCEL

MIU MIU

ALBERTA FERRETTI

WHITE & GOLD Look candidi come la neve incontrano proposte metalliche che esaltano la sensualità con tocchi scarlatti.

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ELISABETTA FRANCHI

ALDO

HERNO

RRD

Il piumino A-shape in nylon Chamonix del brand italiano è imbottito in piuma d’oca con la tecnologia Herno Polar-Tech ad alto isolamento termico. Il cappuccio staccabile e polsini in maglia.

Il parka high-tech in piuma d’anatra comprende lo shell composto da due strati di poliuretano che contengono una maglina di poliestere. Esternamente le cuciture sono termosaldate.

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tendenze

BORBONESE SWAROVSKI

BEATRICE B

DAMIANI

BULGARI

LUISA SPAGNOLI

MOTIVI

YAMAMAY

MARNI

VALENTINO GARAVANI

Trunk Sublime bag in velluto veneziano artigianale realizzato su telai di Luigi Bevilacqua. La special edition è stata creata secondo l’antica Arte dei Tessitori di Seta di Venezia.

Borsa della collezione Atelier Bag 03 Rose Edition in nappa ideata da Pierpaolo Piccioli, caratterizzata da applicazione di petali in pelle che ricreano una rosa tridimensionale.

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tendenze

BIKKEMBERGS MONCLER

STEFANO RICCI

RED

GANT ARMATA DI MARE

MONTBLANC

LET IT SNOW Morbidi pull tricot nella tradizionale palette natalizia e tante idee regalo da scartare sotto l’albero.

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PAUL&SHARK

WOOLRICH

ALTO MILANO

ESEMPLARE

Calza tricot con lavorazione in cotone invernale elasticizzato ed intrecciato, perfetta per essere indossata durante le festività grazie al tocco gold che impreziosisce la palette bicolor.

Due capi da indossare singolarmente o sovrapposti per proteggersi dalle intemperie invernali. Con un occhio di riguardo per la sostenibilità, da sempre nel dna del brand.

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tendenze

PAUL SMITH

HANDPICKED

BROOKSFIELD

FESTINA

SERAPIAN

SALVATORE FERRAGAMO

IN THE BOX

L.B.M. 1911

VIVIENNE WESTWOOD

PINEIDER

GCDS

Modello roller Avatar in compound di madreperla e UltraResin quasi infrangibile, resistente a oli, inchiostri, elettricità , alle alte e basse temperature e agli agenti atmosferici.

Il variopinto brand streetwear dei fratelli Calza interpreta in chiave cinefila in classico maglione natalizio aggiungendo i personaggi del mitico film di fantascienza Gremlins.

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tendenze

ORIGINAL MARINES PRIMARK

TWINSET GIRL

LE PETIT COCÒ FENDI KIDS

VICOLO GIRL

SIMONETTA

WAITING FOR SANTA Lurex sugli abiti pensati per bimbe impazienti, calze e maglioni con motivi norvegesi per i wild boys.

NATURINO

MONNALISA

Caldo come un abbraccio il maglione in lana e cashmere 100% made in Italy impreziosito da Minnie, beniamina del team Disney e protagonista di avventure senza tempo.

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THE MARC JACOBS

PHILOSOPHY DI LORENZO SERAFINI KIDS

Il designer romagnolo lancia ‘Santa’s Helper’, la nuova capsule collection natalizia dedicata a tutte le aiutanti di Babbo Natale, pensata per adulte e bambine.


tendenze

SARABANDA

KIABI BENETTON KIDS

GALLO

H&M

IDO

OVS

DIESEL KID

IL GUFO

DSQUARED2

MANGO KIDS

Tra i capi più riconoscibili del marchio fondato dai fratelli Dean e Dan Caten c’è senza dubbio la camicia check. Da sfoggiare con jeans, maxi felpa con cappuccio e immancabili sneakers.

Il brand catalano rende omaggio al classico dolce natalizio The Gingerbread Man, protagonista della fiaba inglese ‘L’omino di pan pepato’ apparso anche nella saga cartoon Shrek.

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Le aziende si raccontano in collaborazione con:

UNLOCK

SCALAPAY

DISNEY ITALIA

SUSY MIX

VENISTAR


Unlock

UNLOCK informa: HYPEMIND, nasce la business intelligence di Hypebeast HYPEMIND è il nuovo insight del gruppo Hypebeast che utilizza risorse e competenze uniche nel campo della scienza dei dati, della tecnologia e dell’Intelligence per far crescere la brand equity, la deliverability delle campagne e raggiungere gli obiettivi di business complessivi. I dati generati dalle piattaforme digitali proliferano e il valore dei dati si moltiplica con il numero di utenti e partner nell’ecosistema, è per questo motivo che Hypebeast - con una community estremamente attiva e 42 milioni di page views al mese – si posiziona come leader e principale destinazione online per Millennials e Gen Z, trovandosi in un punto di intersezione unico tra: moda, cultura, design, arte, e tecnologia. Come spiega Antonio Casamassima, CEO di Unlock – Digital Agency esclusiva di Hypebeast sul mercato italiano. L’obbiettivo di Hypemind è aiutare i brand ad avvicinarsi all’audience di Hypebeast ed entrare a far parte della sua community attraverso industry report, workshops, survey online, focus group e polls. Andiamo

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a vederli uno ad uno: gli industry report sono il risultato di ricerche ad hoc per un’analisi approfondita del settore e del mercato, identificando le anomalie e le tendenze che lo influenzano. Hypemind può stabilire così opportunità di business sostanziali, individuare nuovi flussi di prodotto e aiutare il brand nello sviluppo di strategie di innovazione dirompenti. I workshop servono ai brand per testare nuovi prodotti, collezioni o strategie di marketing all’interno di mercati specifici. Hypemind ingaggia esperti del settore e si rivolge ai consumatori organizzando discussioni coinvolgenti, guida la discussione e documenta la conversazione, costruendo i principali takeouts in un film report dettagliato per i clienti. Infine, troviamo tre tipologie di sondaggi - survey online, focus group e polls - che si adattano ai diversi scopi di ricerca dei brand come: valutare il percepito del brand o la fattibilità di nuove iniziative e strategie, fare sourcing di informazioni su regioni e aree demografiche per i lanci futuri di prodotti e campagne.

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Disney Italia Susiy Mix

Frame della nuova campagna Disney

Disney mixa tradizione e innovazione per il Natale 2020 Un tuffo nei ricordi autentici per festeggiare la ricorrenza più speciale dell’anno attraverso una campagna emozionante che unisce intere generazioni. Un Natale diverso dagli altri ma non meno speciale. La nuova campagna Disney ‘Una famiglia, infinite emozioni’, sottolinea il rapporto tra una nonna e sua nipote attraverso un cortometraggio che enfatizza l’unione tra le protagoniste negli anni. “L’obiettivo della campagna – spiega Jay Visconti, General Manager, Disney EMEA Retail Channel Strategy – è parlare al cuore delle famiglie nel senso più ampio del termine. Siamo tornati ai valori tradizionali, in primis nostalgia e affetto, attraverso tutto ciò che concerne i sentimenti. Il cortometraggio svela la vita di Lola, bambina nel 1940 diventata nonna nel 2005, seguendola lungo momenti memorabili fino ai giorni nostri con la nipote. C’è un fil rouge che lega le protagoniste: il peluche vintage di Topolino. Con il passare degli anni il giocattolo rappresenterà anche il simbolo del loro legame per diventare infine fonte di ispirazione per un’inaspettata sorpresa la mattina di Natale”. I fan possono acquistare il peluche di Natale

Topolino Vintage in Edizione Limitata presso tutti i Disney Store italiani e online su ShopDisney.it supportando così l’associazione Make A Wish. “La campagna media e retail – continua il manager – si contraddistingue per il forte contributo emozionale. Oltre al peluche ‘Una famiglia, infinite emozioni’, supporta i prodotti di punta di varie categorie merceologiche. Le idee regalo Disney celebrano i ricordi che costituiscono l’heritage personale di ognuno di noi mixando tradizione e innovazioni, includendo qualsiasi target anagrafico e fascia di prezzo”. Oltre ai classici personaggi Disney, le proposte includono i volti dell’universo Marvel, Pixar e Star Wars interpretati da numerosi brand italiani tra cui Monnalisa, Intimissimi, Calzedonia, Yamamay, Original Marines, Stroili, Moaconcept, Geox e OVS. Tra i giocattoli spiccano Frozen 2, Star Wars e i supereroi Marvel. Non mancano anche cofanetti regalo dvd cui si affiancano libri strenna appositamente pensati per il Natale.

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Susy Mix

Essenza Italiana Campagna F/W 20-21, Pier Paolo Comandini e Gianluca Santolini

Susy Mix, il digitale come ponte per crescere all’estero L’azienda amplia l’offerta e potenzia i servizi B2B. Una storia nata 25 anni fa, ma che oggi più che mai guarda al futuro, pronta a confermare la qualità delle sue proposte. È quella di Susy Mix, importante realtà del fast fashion Made in Italy, le cui collezioni nascono nello showroom del Centergross di Funo di Argelato (BO). L’hub-store di Bologna rappresenta anche l’headquarter della società fondata da Gianluca Santolini, Michela Beccaletto, Pier Paolo Comandini, affiancata, dal 2019, da Route Capital Partners, realtà indipendente di private equity. Specialista del womenswear, Susy Mix si aggiorna costantemente per poter vestire ogni tipo di donna. “Susy Mix - hanno raccontato a Pambianco Magazine Gianluca Santolini e Pier Paolo Comandini - è da anni un total look brand, ma oggi abbiamo deciso di ampliare ancora di più la nostra gamma prodotti. Gli accessori hanno visto l’inserimento di borse, cinture e di una mini capsule di calzature. Per la prossima P/E completeremo il beachwear, mentre stiamo studiando la possibilità di realizzare una nuova linea dedicata interamente allo sviluppo

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di taglie comfort”. Le restrizioni di questi mesi hanno reso necessario un repentino cambio delle modalità distributive e l’azienda ha rivisto i piani di sviluppo, potenziando strategie digitali che hanno portato all’ampliamento del canale B2B. “Abbiamo creato - spiegano dall’azienda - un virtual showroom che ha permesso alle nostre venditrici di interagire con i clienti online. Abbiamo creato un appuntamento settimanale dedicato alle vendite e canalizzato ogni energia sull’attenzione verso i nostri rivenditori, implementando le newsletter e creando momenti di confronto e formazione in ambito digitale. Ancora oggi, in questa fase di estrema incertezza, implementare il B2B rientra fra le nostre priorità commerciali, anche per lo sviluppo del mercato estero: Grecia, Austria, Germania e parte dell’Est Europa sono i primi Paesi dove andremo ad investire, proponendoci con un sito tradotto in lingua e con azioni di marketing per supportare la nostra rete vendita”. Oggi l’estero genera il 20% del fatturato di Susy Mix. L’obiettivo è arrivare al 40% nei prossimi 3 anni.

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Venistar

Data-Driven Strategy, l’importanza di farsi guidare dai dati Oggi il panorama digitale permette di creare nuovi business basati sulla rielaborazione e strutturazione sapiente dei dati. Ed è dalla loro raccolta, analisi e valorizzazione che è possibile intercettare il consumatore in maniera coerente e personalizzata in tutte le sue fasi d’acquisto. L’approccio basato sui dati è diventato essenziale per i Brand del Fashion, Luxury & Design, soprattutto per innescare un percorso di crescita costruendo in parallelo un rapporto forte e fidelizzato con i clienti. Perseguire tale visione significa farsi guidare dai numeri e da fattori oggettivi che aiutano l’organizzazione a prendere decisioni obiettive in grado di dare un significato a tutti i passi di una roadmap aziendale. Dal punto di vista tecnologico, gestire una vasta mole di dati manualmente, oltre che comportare un costo esorbitante sia in termini di tempo che di lavoro, potrebbe risultare pressoché impossibile. Per questo motivo bisogna approfittare della tecnologia che si ha a disposizione. Tutti questi dati, strutturati e non, provenienti da varie sorgenti (e-commerce, Pos, campaign management, customer database, carte loyalty, attività sui social, etc.) convergono in un datalake, come CX Commerce eXperience - piattaforma digitale omnicanale diventata il riferimento del mercato per alcuni tra i Brand più innovativi del Made in Italy - un abilitatore importante in questo genere di progetti, grazie alla sua tecnologia omnichannel, flessibile e aperta.

Un altro tassello tecnologico cruciale è il Customer Master Data Management (CX CMDM) che centralizza, consolida e deduplica in un unico database le informazioni provenienti da fonti eterogenee come Point of Sales, Shop on Line, CRM, Mobile Apps, Strumenti di Marketing/Social, mantiene aggiornati in real-time una serie di KPI e rende disponibili questi dati in tempo reale a tutti gli strumenti operativi aziendali, inclusi Customer Analytics, Clienteling App, piattaforme di Digital Marketing e Marketing Automation. “I Fashion, Luxury & Design Brand hanno la necessità di adottare la giusta tecnologia per ottenere una visione unificata delle informazioni e quindi un approccio data-driven alla Customer eXperience” afferma Roberto Da Re, Presidente di Venistar. “Venistar, con la sua esperienza e con soluzioni tecnologiche innovative, si propone come partner strategico in grado di affiancare i più importanti marchi nazionali ed internazionali in un processo di evoluzione che sfrutta i dati per risultare vincenti nell’attuale scenario competitivo globale, attivando nuovi servizi digitali in grado di soddisfare e fidelizzare il nuovo “digital globe shopper”.

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Scalapay

Con Scalapay gli acquisti ora si pagano a rate. E le vendite aumentano “Compra ora, paga poi” è il motto di Scalapay, la fintech che ha lanciato un anno fa in Italia una nuova piattaforma per fare acquisti dilazionando il pagamento in tre rate senza interessi. Per i venditori un’occasione per aumentare l’ordine medio e la conversione al checkout. Dopo Liu-jo, Veralab e Pandora, anche Yamamay, Patrizia Pepe, Colmar e Calzedonia. La corsa di Scalapay non si arresta. In soli dodici mesi, Scalapay è diventata partner di oltre un migliaio di marchi internazionali per i quali, tramite il suo sito web scalapay.com, è diventata un formidabile catalizzatore di clienti. “Nel solo mese di novembre i brand convenzionati con Scalapay hanno ricevuto oltre mezzo milione di visite provenienti dal nostro sito”, spiega Simone Mancini, amministratore delegato della fintech. Una crescita da capogiro confermata dagli utenti. “Fantastico, semplice, sicuro e immediato”, dice un utilizzatore della piattaforma. “Scalapay è un servizio eccellente che consente di togliersi qualche sfizio senza intaccare il bilancio mensile”, osserva un altro consumatore. Ma perché integrare Scalapay nel proprio e-commerce o nel proprio negozio? “Perché ti consente subito di aumentare il ticket medio e di ridurre il tasso di

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abbandono del carrello”, risponde Riccardo Maria Monti, chairman di Triboo. “Grazie a Scalapay il nostro scontrino medio sul canale e-commerce è salito da 50 a 74 euro mentre l’incidenza di questo metodo di pagamento sulle nostre vendite online è diventata del 16% – conferma Stefano Finco, omnichannel director di Bata –. Ma la sorpresa più grossa l’abbiamo registrata con i negozi dove lo scontrino medio è cresciuto da 50 a 150 euro”. Lo hanno capito molti negozianti che dopo l’estate hanno aderito entusiasticamente a Scalapay: da settembre, quando è partita la piattaforma dedicata ai punti vendita, ogni mese ben 500 negozi hanno apposto l’adesivo di Scalapay sulla propria vetrina. Ma il bello deve ancora venire, assicura Simone Mancini. “Dopo il successo riscontrato in Italia e in Francia, ora siamo pronti ad accompagnare i nostri partner su altri mercati europei”, conclude l’amministratore delegato di Scalapay.

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giro poltrone SALLY SINGER Amazon

LAWRENCE STEELE Aspesi Aspesi nomina il designer americano Lawrence Steele suo primo direttore creativo con l’incarico di occuparsi sia del design che della comunicazione. Lo stilista, che annovera esperienze in maison italiane quali Moschino, Prada e Marni, seguirà tanto il menswear quanto il womenswear. La prima collezione a sua firma sarà quella della P/E 2022.

Amazon accelera sul fashion e arruola Sally Singer, che è stata creative director di Vogue per sette anni, in qualità di Head of Fashion Direction. Nel ruolo appena creato, la manager riporterà direttamente a Christine Beauchamp, presidente di Amazon Fashion. Singer si occuperà presumibilmente degli aspetti legati all’innovazione e al marketing.

FABIO ASSECONDI Miroglio Fashion Fabio Assecondi è il nuovo brand director di Elena Mirò e Luisa Viola, due dei marchi di Miroglio Fashion, società del Gruppo Miroglio. Entrato a far parte del Gruppo Miroglio nel 2019 con la carica di group strategy & transformation director, in precedenza ha maturato un’esperienza pluriennale in Bain & Company a livello internazionale.

VINCENT WAUTERS Rossignol Cambio al vertice di Rossignol, noto produttore di attrezzatura per sci e snowboard. Nel primo trimestre del 2021, infatti, Bruno Cercley lascerà l’incarico di CEO, rimanendo presidente e membro del Cda. Cercley era alla guida di Rossignol dal 2008. Al suo posto, il board ha nominato CEO Vincent Wauters, fino allo scorso giugno numero uno di Hunter.

ROBERTO TADINI Associazione Italiana Pellicceria

ANNA FERRINO Assosport Anna Ferrino è la nuova presidente di Assosport, l’Associazione Nazionale fra i Produttori di Articoli Sportivi. AD dell’azienda Ferrino & C. Spa attiva nel campo della produzione di attrezzatura e abbigliamento per l’outdoor, riceve il testimone dal presidente uscente Federico De Ponti, founder e CEO di Boxeur Des Rues.

Roberto Tadini è il nuovo presidente dell’Associazione Italiana Pellicceria. Tadini, che dal 2014 è stato vice presidente di Aip e dal 2016 presidente di Ifdda (International Fur Dressers’ and Dyers’ Association), succede così a Roberto Scarpella, che da ora ricoprirà il ruolo di presidente onorario.

FILIPPO VADDA Lanificio F.lli Cerruti Cambio al vertice di Lanificio F.lli Cerruti. Filippo Vadda è il nuovo AD, in sostituzione di Alessandro Cannas, che ha garantito l’interim in questo ruolo dallo scorso febbraio dopo l’addio di Paolo TorelloViera. Vadda, con alle spalle un MBA a Stanford, in passato ha ricoperto ruoli di responsabilità in aziende del settore della moda, del food e dell’automotive, quali Barilla, Bain & Co. e Loro Piana.

JOANNE CREVOISERAT Tapestry Tapestry ha annunciato la nomina di Joanne Crevoiserat nel ruolo di CEO con effetto immediato. Dallo scorso luglio, la manager ha ricoperto lo stesso ruolo ad interim, dopo che Jide Zeitlin aveva rassegnato le dimissioni dal gruppo e dal Cda per motivi personali.

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master e-academy

Pambianco “L ACADEMY, sostenibilità e DIGITAL

a necessità di orientarsi nei nuovi scenari del consumo rende necessario per i professionisti un aggiornamento costante e dalla forte connotazione digital e sostenibile. Pambianco Academy è il nuovo punto di riferimento nella formazione professionale dei settori Fashion, Design e Beauty”, racconta David Pambianco.

di Alessia Perrino

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Le tematiche scelte per le nuove proposte di master della piattaforma di formazione realizzata da Pambianco, sono in linea con le ultime tendenze in materia di gestione aziendale e formazione, perché gli imprenditori e i professionisti devono rimodulare i modelli di business e di management e la propria cultura organizzativa, anche ai tempi del Covid-19. Fresco di realizzazione e appena partito, il Master “Sostenibilità nel Fashion, nel Design e nel Beauty” nasce con l’obiettivo di fornire ai partecipanti tutti gli strumenti necessari per poter creare un percorso di sostenibilità all’interno della propria azienda. Il programma si suddivide in 4 aree specifiche, la prima delle quali dal titolo ‘Come iniziare un percorso di sostenibilità’ con lo studio dei principi internazionali di riferimento e l’analisi dei trend di settore. Si prosegue con i macro-focus su ‘Responsabilità ambientale’, ‘Sviluppo delle risorse umane’ e ‘Trasparenza nella governance aziendale’. Continua invece il successo del Master “Progettare e costruire una strategia digitale integrata”, il più venduto dalla nascita di Pambianco Academy, e costantemente aggiornato nei contenuti. Tanti i temi affrontati: la rivoluzione digitale, il nuovo customer journey e l’impatto sulle aziende, come scegliere la piattaforma e-commerce e come gestire il Customer Relationship Management, fondamenti di base della SEO, i segreti del Content Marketing, del Brand Storytelling e del Social Media Marketing con moduli dedicati a ciascun canale (Facebook, Instagram, Linkedin, YouTube), tra cui anche i più recenti come TikTok e Telegram, e ancora Email Marketing, Digital PR, Influencer marketing, Performance marketing, e molto altro. Tutte le proposte formative si avvalgono di un sistema con video-lezioni sempre disponibili, docenze di professionisti qualificati e numerose testimonianze di manager delle più importanti aziende di settore. Per info dettagliate, programma e costi, potete visitare il sito academy.pambianconews.com oppure scriverci a e-academy@pambianco.com

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Non è N solo ORO quello che luccica anche su pambianco beauty

di Chiara Dainese

on è tutto oro quello che luccica? Per la skincare lo è eccome. L’universo della bellezza, infatti, non si limita più ad ammirarlo nella sua accecante lucentezza, ma lo chiede in prestito alla natura per arricchire creme, maschere e sieri viso dal finish altamente lussuoso. Non a caso, il più prezioso dei metalli (da sempre simbolo di potere ed eleganza) ora s’immerge con decisione in lussuose formulazioni, per trasformarsi in un vero e proprio elisir di giovinezza per la pelle, dalle numerose proprietà benefiche. In particolare, per combattere i segni del tempo, le discromie e l’invecchiamento cutaneo, l’oro puro aiuta a stimolare la naturale produzione di collagene, facendo risultare l’incarnato più elastico, giovane e luminoso.

Apprezzato da molte culture per le sue proprietà benefiche, l’oro ha una storia lunga e leggendaria. Oltre 5.000 anni fa, gli Egizi utilizzavano l’oro per purificare la mente, il corpo e lo spirito. Gli Alchimisti di Alessandria credevano che l’oro fosse un metallo mistico che rappresentava la perfezione della materia e la cui presenza nel corpo avrebbe donato nuova vitalità e giovinezza insieme a una salute perfetta. Nell’antica Roma, venivano utilizzati balsami a base d’oro per curare vari problemi della pelle. Si dice che Cleopatra dormisse tutte le notti con una maschera d’oro sul viso per migliorare l’incarnato e mantenere la pelle radiosa. Oggi, però, è soprattutto il suo effetto di instant beauty che lo ha reso l’ingrediente star dei trattamenti ‘pre-red carpet’. Per molte (ma non per tutte) la versione prêt-à-porter di questo approccio alla bellezza (particelle dorate in crema, gel o maschere da usare a casa) ha un costo che può variare da alcune decine di euro come la Gold Mask e la Star Mask di Shaka (in esclusiva da Ovs), a diverse centinaia di euro.

IL POTERE DELL’ORO

Sono lussuose alla vista e nelle formule, le maschere con oro 24K sono diventati virali per il loro lato molto instagrammabile e perché regalano radiosità alla pelle. L’oro usato nello skincare aiuta a stimolare la produzione di collagene e a compensare la naturale perdita sul lungo periodo. Ma quali azioni svolge l’oro puro sulla pelle? Contrasta il degrado di collagene ed elastina, due elementi indispensabile per la giovinezza della pelle;

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stimola la microcircolazione, donando così all’epidermide un aspetto roseo e vivo; combatte i radicali liberi e aiuta la pelle a difendersi dalle aggressioni degli agenti esterni; crea un effetto ‘blur’ che rifrange la luce e fa apparire le linee sottili e le imperfezioni meno evidenti. Inoltre, grazie alla sua carica elettrica, l’oro ha anche un effetto energizzante, prezioso per tutti i tipi di pelle. Non c’è quindi da stupirsi se gli scienziati La Prairie abbiano deciso di includere questo metallo prezioso nei prodotti The Radiance Collection, per restituire alla pelle la radiosità della giovinezza grazie a rari ingredienti a base d’oro (l’essenza della ricchezza), rivitalizzandola, perfezionandone l’aspetto e restituendole tonicità e luminosità. Cellular Radiance Perfecting Fluide Pure Gold è l’ultimo ‘piacere dorato’ della linea the Radiance Collection e rappresenta una nuova pietra miliare dallo straordinario potere rivitalizzante. “La perfezione dell’oro sarà tua”, fanno sapere dall’azienda del lusso. Ma non solo. L’ultimo e più prezioso segreto delle dive di Hollywood è linea Oro 24 carati di LR Wonder Company. “Ho fondato LR Wonder Company - sottolinea il CEO Lorenzo Riva - sull’idea di una cosmetica di lusso accessibile a tutti, e la nostra collezione Oro 24K rispecchia esattamente quest’idea. Le proprietà benefiche e antinfiammatorie dell’oro erano già note nell’antico Egitto: l’oro è un prezioso alleato nella cura delle infiammazioni della pelle e aiuta a stimolare la produzione di collagene, con un benefico effetto anti-age. Ciò significa che la pelle, grazie all’oro 24k colloidale risulterà più giovane, tonica ed elastica. L’oro ha una naturale capacità riflettente, e illumina naturalmente di preziosi bagliori la pelle, e aiuta infine gli altri principi attivi dei prodotti a penetrare più profondamente nella pelle, potenziandone quindi l’efficacia”. Anche la collezione Femme D’or 24K, nasce dai laboratori Rephase per preservare la bellezza della pelle grazie all’utilizzo dell’oro. “L’oro agisce in modo diretto e profondo sull’epidermide - conferma Roberto Casadio, brand manager Rephase - contrastando i fattori di invecchiamento. L’utilizzo nella formula dell’Oro colloidale, ovvero in forma organica, insieme alle preziose particelle d’Oro 24K e in sinergia con purissimi attivi biofunzionali rende i nostri due prodotti, il trattamento viso rimodellante e illuminante e la maschera rimodellante intensiva Femme D’or 24K, preziosi alleati quotidiani di bellezza”.

DIAMANTI PER BRILLARE

La diva Marilyn Monroe, icona di bellezza per eccellenza, cantava: “Diamonds are the girl’s best friend“. Anche i diamanti infatti, sono entrati a far parte di quello che può essere definita una routine ‘skincare gioiello’. Lo sa bene anche Donatella Colangelo, fondatrice del beauty brand di cosmetici naturali Seticrei, ha usato per la prima volta, in cosmetica, la polvere di diamante nebulizzata pura, massaggiata direttamente sul viso e utilizzata in un trattamento estetico. “Con il mio brand, Seticrei, ho selezionato un laboratorio italiano specializzato nel taglio di diamanti naturali che vengono micronizzati, cioè resi polvere, in modo da poter poi essere nebulizzati sul viso e successivamente massaggiati con l’olio al caviale. Questa texture regala un’immediata lucentezza”. Il diamante è infatti il minerale perfetto per la salute e la gioventù della pelle: le restituisce un aspetto levigato e rimpolpato mediante l’attivazione di naturali processi anti invecchiamento. Inoltre, la protegge dagli effetti nocivi del sole e dell’inquinamento. Non solo, i diamanti vengono impiegati anche per la loro struttura fisica: sotto forma di microcristalli o microparticelle sono elementi essenziali per rinnovare l’epidermide e rimuovere le impurità che la intossicano. A far brillare come diamanti ci ha pensato anche Charlotte Tilbury con il Magic Serum Crystal Elixir, con un complesso di 5 cristalli ispirato al benessere olistico e alla frequenza guaritrice della luce e dell’energia.

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Da Cleopatra alle star di Hollywood. l’uso di creme, sieri, contorno occhi e maschere dagli ingredienti preziosi, con elementi aurei e diamanti, stanno trasformando sempre più il beautycase in uno scrigno di bellezza


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Dall’alto in senso orario, The Radiance Collection di La Prairie, la crema viso e la maschera anti-age Oro 24K di LR Wonder Company e la linea Femme D’or 24K di Rephase. In apertura, il deep natural manual lifting, trattamento per il viso che unisce massaggio e polvere di diamante pura e naturale di Seticrei

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LA PRAIRIE PER RIGENERARE Platinum Rare HauteRejuvenation Elixir stimola i processi di ringiovanimento e rigenerazione della pelle grazie a due principi attivi fondamentali: il Complesso Cellulare Esclusivo brevettato di La Prairie, che infonde la pelle con nutrienti essenziali e la protegge dai fattori di stress, dando nuova vita ed energia alle cellule, e il nuovo ed esclusivo MultiPeptide al Platino, che, oltre ad attivare la produzione di collagene, rafforza la barriera cutanea e migliora l’idratazione. Il risultato è una pelle rassodata e uniforme, dall’aspetto più giovane. (30ml, € 1200)

di Anna Gilde

CLINIQUE: CORREGGERE E TRATTARE Even Better All-Over Concealer + Eraser è un correttore trattante, per attenuare le imperfezioni, che incorpora un applicatore a spugnetta per facilitare la stesura del prodotto; leviga, idrata ed ha una tenuta impeccabile. La formula contiene Vitamina C, per illuminare, acido ialuronico, per levigare, caffeina, per attenuare i segni visibili di stanchezza, e diffusori ottici per uniformare. (6ml, € 33)

L’ELISIR ANTIETÀ DI SENSAI Dual Essence è un elisir bifase che associa oli di origine vegetale a Koishimaru Silk Royal, potente mix di ingredienti anti-età. Idrata e nutre la pelle, regalandole una nuova luminosità, mentre ridefinisce forma e contorni del viso, per una pelle più compatta, densa, levigata e nutrita. La formula si compone di una fase olio, che rende la pelle morbida, e una fase essenza, che la idrata generosamente. (30ml, € 160)

FILORGA: IL PRIMO STEP Global-Repair Essence è una lozione preparatrice, idratante e nutri-rivitalizzante, da utilizzare prima dei trattamenti, per preparare la pelle, renderla più ricettiva e donarle comfort ed elasticità. Contiene un estratto di alga bruna, associato ad una formula concentrata in attivi riparatori ad azione intensiva globale, che aumenta la produzione dei lipidi, ricostruisce e rafforza la barriera cutanea (150ml, € 69)

NUOVA ENERGIA ALLA PELLE CON SHISEIDO Future Solution LX Legendary Enmei Ultimate Renewing Cream è una lussuosa crema anti-età globale che sfrutta la capacità di rigenerazione della pelle, per infondere energia, illuminare e ridefinire i contorni del viso. Principi attivi chiave al cuore della formula sono Enmei Herb, pianta dalle virtù di longevità e di rinnovamento, e Green Treasured Silk, seta filata dai bachi da seta delle querce giapponesi, che producono una fibra morbida e impalpabile, con un’eccezionale elasticità e resistenza. (50ml, € 490)

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SISLEY SI VESTE PER LE FESTE Eau Du Soir, fragranza fiorita, speziata e chypré, presenta un’Edizione Limitata, in collaborazione con l’artista Sydney Albertini, per una versione magica che rappresenta un cielo che si tinge di blu celeste e rosa candido. (100ml, € 240)

NARCISO RODRIGUEZ IN VERSIONE COUTURE Xmas for Her Eau de Toilette, caratterizzato dall’inconfondibile cuore di muschio, si veste, per celebrare le feste, di un elegante flacone nero con dettagli dorati. (100ml, € 110)

TRUSSARDI PROFUMA MILANO Le Vie di Milano, sei straordinarie fragranze unisex, tracciano una mappa olfattiva delle diverse zone della città, classificando, insieme con gli odori, lo stile, l’emozione e le abitudini tipiche della cosiddetta milanesità. Passeggiata In Galleria Vittorio Emanuele II ha note di testa di nocciola, caffè, cannella, un cuore di cocco, tuberosa, gelsomino, e un fondo di legno di cedro, vaniglia, white musk. (100ml, € 165)

SENSUALE E FRESCA DYLAN TURQUOISE Racchiusa in un flacone dalle forme sinuose ed eleganti, che ricordano un’anfora, forte richiamo alla cultura e alla mitologia greca, la nuova fragranza di Versace è vibrante e luminosa. Si apre con note di limone primofiore, che si accompagna al mandarino italiano di Sicilia, con note frizzanti di pepe rosa. Il cuore ha un retrogusto esotico e tropicale che unisce succo di Guava a petali di gelsomino ed essenza di fresia. I legni moderni uniti al muschio bianco aggiungono un tocco sensuale. (100ml, € 99,50)

CHANEL N°5 VA SULLA LUNA La nuovissima campagna di Chanel N°5, affidata al regista svedese Johan Renck, mostra l’attrice Marion Cotillard che si ritrova sulla luna, per poi trasformare il proprio sogno in realtà. Creato circa 100 anni fa, N°5 resta ancora oggi un simbolo di lusso ed eleganza; è un bouquet di fiori che racchiude 80 componenti, in cui le note di rosa, gelsomino, ylang-ylang, sandalo, si mescolano ad altri fiori e, per la prima volta nella storia, alle aldeidi, ingredienti quasi misteriosi, che sublimano e rendono più persistente la fragranza. (100ml, € 129)

HUGO BOSS CELEBRA L’UOMO DI OGGI È la nuova vivace ed esuberante Eau de Parfum maschile nella famiglia Boss Bottled, una raffinata composizione legnosa-speziata. Mela e bergamotto esplodono nelle note di testa, contrastando con l’essenza di pepe nero; il cuore speziato svela seducenti note di castagna, cardamomo e cannella, per poi fondersi con note di fondo di vetiver e musk, che donano un sentore cuoio e smoky. (100 ml, € 100)

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ELVAUX SI ESPANDE NELLA VILLE LUMIÈRE - La casa di pelletteria Delvaux ha inaugurato una nuova boutique parigina, la quarta nella capitale francese. Il negozio in rue Saint Honoré si sviluppa su 100 metri quadrati ed è stato progettato da Vudafieri-Saverino Partners, lo studio milanese che firma dal 2012 il concept mondiale degli store Delvaux.

RENÉ CAOVILLA SBARCA A MIAMI BAL HARBOUR - Il marchio veneziano di calzature René Caovilla prosegue il proprio percorso di crescita internazionale inaugurando una nuova boutique negli Stati Uniti presso il distretto di Bal Harbour, a Miami, al 9700 di Collins Avenue. Progettata dal duo di architetti italiani Bonelli-Radovic di m2atelier, la boutique si estende per oltre 100 metri quadrati.

TROVIAMO SPAZI SPECIALI, NON LUOGHI COMUNI Affidatevi al servizio CBRE High street and tenant representation retail

PAUL SMITH APRE A SOHO, NYC - Si trova in Wooster street, nel cuore pulsante di Soho, il nuovo store monomarca di Paul Smith, che ha scelto New York per celebrare ancora una volta la liaison, a lui così cara, tra moda e arte. Lo spazio scelto, infatti, nei suoi 462 metri quadrati non solo opsita capi della collezione uomo e donna dello stilista brit, ma espone anche lavori di artisti locali e opere provenienti da tutto il mondo.

CP COMPANY RADDOPPIA A MILANO Come si evince dalle tre vetrine al civico 7 di corso Giacomo Matteotti, il brand di sportswear aprirà un nuovo negozio nel 2021

BOUTIQUE TRICOT FA IL BIS A CHIANCIANO TERME - Un secondo store Boutique Tricot ha aperto a Chianciano Terme, in provincia di Siena, nella splendida cornice della Val d’Orcia. Affiancandosi allo storico spazio di viale Roma fondato agli inizi degli anni Ottanta, il nuovo punto vendita in viale della Libertà presenta tre vetrine su strada e si sviluppa su una superficie di oltre 500 metri quadrati distribuiti su tre livelli.

PINK MEMORIES PUNTA SU FIRENZE - Dopo l’apertura del primo flagship store Pink Memories a Forte dei Marmi, il brand toscano ha aperto il secondo negozio a Firenze.

ELISABETTA FRANCHI ARRIVA A MOSCA - La boutique Elisabetta Franchi all’interno del centro commerciale Atrium, a Mosca, entra a far parte del retail diretto della maison. Si tratta del secondo punto vendita di proprietà in Russia, dopo Metropolis, gestito direttamente dal personale della filiale russa dell’azienda. Il negozio si estende su una superficie di 120 metri quadri e porta a 15 il numero di boutique nell’area Ex Urss.

PER CARPISA MEGASTORE IN CORDUSIO - Carpisa ha inaugurato in via Dante 3 uno store di 300 metri quadrati su due piani e cinque vetrine con affaccio su piazza Cordusio.

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CISALFA SPORT INAUGURA STORE A LIVORNO E CUNEO - Cisalfa Sport, retailer specializzato in Italia nella grande distribuzione di articoli sportivi e per il lifestyle, prosegue nel suo piano di sviluppo e inaugura due nuovi punti vendita 3.0. Ha, infatti, aperto un nuovo store di 1.380 metri quadrati presso il Centro Commerciale Parco Levante di Livorno, seguito da un punto vendita di 1.600 metri quadrati presso il Centro Commerciale Grande Cuneo nell’omonima località. L’azienda, che conta 150 punti vendita, offre un’ampia selezione di brand tra i quali Nike, Adidas, The North Face, Ellesse, New Balance e Fila. CAMICISSIMA APPRODA IN MAROCCO - Camicissima continua il suo percorso di espansione internazionale, annunciando l’ingresso in un nuovo mercato. Già presente in Africa con quattro store in Sudafrica e uno di recente apertura presso l’aeroporto del Cairo, Camicissima è sbarcata in Marocco con un punto vendita all’interno del Marocco Mall di Casablanca, considerato, in virtù dei suoi 350 negozi, il più grande centro commerciale del Nord Africa. Lo store di 70 metri quadrati è stato inaugurato con una proposta P/E, pensata per rispondere alle esigenze climatiche del Paese.

PRIMARK DEBUTTA NELLA CAPITALE - Primark ha inaugurato il suo nuovo punto vendita presso il Centro Commerciale Maximo a Roma, il sesto del retailer in Italia. Lo store, che porta a 388 il numero di negozi Primark nel mondo, ha una superficie di oltre 4.600 metri quadrati e offre moda donna, uomo e bambino, inclusi calzature, accessori, biancheria intima e per la casa, beauty.

A ROMA LA PRIMA BOUTIQUE TUDOR IN ITALIA - Hausmann & Co e Tudor hanno annunciato l’apertura a Roma della prima boutique Tudor in Italia, ospitata all’interno di un palazzo storico in via Condotti. Roma è una delle capitali europee protagoniste della strategia del marchio in orbita al gruppo Rolex e questa apertura rafforza la collaborazione tra Hausmann & Co. e Tudor, già presente nel multibrand store in via del Babuino 63.

ELIE SAAB MAISON A MILANO - Elie Saab e Corporate Brand Maison hanno aperto a Milano il primo showroom Elie Saab Maison all’angolo tra via Sant’Andrea e via della Spiga.

FIELMANN ARRIVA A MANTOVA E PARMA - Fielmann, azienda tedesca specializzata nel settore ottico e nella vendita di occhiali al dettaglio, apre le porte di due store, che la portano a quota 31 in Italia. Il primo, a Mantova in via Broletto 54, occupa una superficie di oltre 230 metri quadrati; il secondo, a Parma in strada Cavour 19, di 150 metri quadrati. Fielmann è presente in Lombardia con 9 store e in Emilia Romagna con 6.

ETRO HOME IN LIBANO - Etro ha inaugurato nella nuova area downtown di Beirut un monomarca di oltre 700 metri quadrati su due piani dedicato alle collezioni Etro Home.

FONTANA MILANO 1915 RAFFORZA LA PRESENZA IN COREA - Fontana Milano 1915, produttore di articoli di pelletteria sin dalla sua fondazione nel 1915, ha inaugurato la terza boutique monomarca in Corea. Situata a Seoul, nella Galleria Luxury Hall East 2F, mette in mostra borse, piccola pelletteria e sciarpe di seta. Da quando il marchio ha lanciato il flagship store nel 2016, la sua posizione nella città coreana si è rafforzata.

SICIS INVESTE SULLA CINA - Sicis ha aperto a YongKang uno showroom in partnership con Dongpeng Ceramic, dove sono presentati i prodotti da rivestimento della società.

SLOGGI SCEGLIE RIMINI - Sloggi rafforza la propria presenza sul mercato europeo. Il marchio di underwear, distribuito in 2.000 multimarca italiani e con 13 flagship store in Europa, a distanza di un anno dall’apertura del primo store italiano a Roma, ha inaugurato il primo negozio sloggi & Triumph a Rimini. Uno spazio di 36 metri quadrati in corso d’Augusto 107. IL DUOMO CONQUISTA CHAMONIX - Il Duomo, storica boutique di Novara, ha inaugurato un punto vendita nel cuore di Chamonix, in rue Paccard. Il negozio di circa 100 metri quadrati, progettato dallo Studio Baciocchi, è situato sulla principale via pedonale della città, che si affaccia sul Monte Bianco.

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JAMES WOLANIN Glamour in stile retrò

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erco di riportare lo spettatore a un periodo di innocenza”, rivela James Wolanin. Di preciso, all’atmosfera esuberante della cultura americana degli anni sessanta. Cieli soleggiati, candidi sorrisi e spensierati pomeriggi domenicali a bordo piscina caratterizzano le sue visioni. In filigrana, il ricordo delle pubblicità vintage. Ispirandosi dichiaratamente ad artisti pop come Andy Warhol e James Rosenquist, Wolanin – che vive e lavora nel New Jersey – attinge alla memoria visiva collettiva per creare composizioni stilizzate del sogno targato Usa. Talvolta, preleva frammenti da opere celebri della storia dell’arte e li restituisce privi di peso, come nel caso della giovane Marie-Thérèse ritratta da Picasso davanti allo specchio. Ne scaturiscono brevi narrazioni, rese lucide e seducenti dal rivestimento di resina. La disposizione equilibrata degli elementi, associata a colori frizzanti e a inserti testuali, lascia emergere il passato di grafico di Wolanin. Il suo lavoro è recentemente entrato a far parte della collezione della Fondazione Alex Katz ed è attualmente esposto nella mostra collettiva ‘How The West Was Won’, che inaugura una nuova serie di esposizioni online organizzata dalla JoAnne Artman Gallery, con sede a Laguna Beach e a New York.

Courtesy of JoAnne Artman Gallery, Laguna Beach | New York

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