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CERTIFICAZIONI

SEMPRE PIÙ NECESSARIE

113 PAMBIANCO DESIGN

Novembre/Dicembre 2020

COVER BY DANIEL RICH

ANNO V- N°6 NOVEMBRE/DICEMBRE 2020

DESIGN DOSSIER La grande scommessa

RETAIL Tra identità e digitale

SOSTENIBILITÀ Il punto sugli imballaggi


Rimadesio

Modulor boiserie, Self bold contenitore. Design Giuseppe Bavuso


Colors of Wood


real

WOOD

ITALY

made

®

Discover the new Collection ReThinking the Future — Anthology One on www.tabu.it


EDITORIALE

Arredo, come sarà lo store del futuro prossimo? di David Pambianco In un sistema che si muove guardando al post pandemia, mi è capitato di osservare ultimamente le decine di showroom che, negli ultimi anni, i brand del design hanno aperto nel centro di Milano e mi sono interrogato su quanto siano adeguati a cavalcare i trend di questo immediato futuro. Un futuro che va verso un rapporto molto più diretto con il consumatore finale, con la conseguente necessità di avere più punti vendita sparsi per il mondo. Un futuro in cui l’experience del cliente nel punto vendita dovrà essere sempre più emozionale e impeccabile nel servizio da parte dell’azienda. Un futuro infine, in cui emergerà, in parallelo, anche l’esigenza di avere una rete di punti vendita sostenibili economicamente. Alla luce di queste considerazioni, forse il modello dei grandi showroom (spesso deserti), all’interno dei quali esporre un gran numero di prodotti dell’azienda, potrebbe non essere più una formula adatta ad affrontare queste sfide. Forse occorre immaginare spazi più contenuti, allestiti in modo innovativo, con un forte supporto della tecnologia e con al centro il rapporto interpersonale venditore/consulente e cliente. Il sistema del design è ancora molto ancorato alla sua cultura industriale e gli spazi di vendita, in tale visione, restano l’occasione per una ‘esposizione’ al mercato di ciò che viene realizzato in azienda. Sono concettualmente, una finestra sulla fabbrica. Fino oggi questi spazi hanno avuto due problemi: il primo riguarda la cultura del personale, anch’esso abituato a pensare nell’ottica del produttore, mentre, per contro, oggi un addetto deve essere sintonizzato con le esigenze e le emozioni del consumatore; il secondo riguarda la funzionalità del punto vendita. Non è un caso che questo continui a essere indicato come ‘esposizione’, mentre, è proprio sul concetto di ‘esperienza emotiva’ e sul servizio che va a giocarsi la competizione. Una esperienza che oggi può e deve essere garantita più dalle opportunità visive della tecnologia, che non dai grandi spazi fisici. Questa riduzione delle dimensioni e lo spostamento dell’esperienza verso digitale e emozioni sono passaggi indispensabili per sostenere economicamente l’ampliamento della rete di distribuzione diretta nei principali mercati del mondo. Un cambio di passo che non è più rimandabile.

12 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020


Gogan

by Patricia Urquiola, 2019

ad Designwork – photo Alessandro Paderni set coordinator Marco Viola

Moroso Udine Milano London Amsterdam KĂśln Gent New York Seoul moroso.it @morosofficial


SOMMARIO 18

PRIMO PIANO

22

OPENING

26 ATTUALITÀ 26 Il rimbalzo? Nel 2021

30 Usa mai fermi

33

DOSSIER

Ufficio in trasformazione

34 Il 2020 congela l’ufficio

36 La grande scommessa

42 Quando l’ufficio entra nella scuola

46 Real estate, una asset class

su cui puntare

50 Tra urgenza e new normal

54 Lo smart working svuota (per ora)

le Torri

33

56 Il co-living, un cambio di paradigma

58

INTERVISTA Franco Bianchi

DOSSIER

Le nostre basi per il futuro

UFFICIO IN TRASFORMAZIONE

62

SPECIALE RETAIL

62 Duccio Grassi e Rune Ricciarelli:

Il settore ufficio potrebbe chiudere l’anno con un calo non inferiore al 20%. Lo smart working ha svuotato le Torri dei centri urbani e aperto nuove opportunità per il settore.

Spazi fashion, tra identità e digitale 68 Calvi Brambilla: Ogni progetto

un racconto 72 Patricia Urquiola: Retail innovativi ma coerenti

36

14 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

26

ANALISI

ATTUALITÀ

LA GRANDE SCOMMESSA

IL RIMBALZO? NEL 2021

Fatturato stabile per il 2019 (-0,6%), ma le aziende si dicono fiduciose per il futuro

Calano a doppia cifra i consumi del mobile nel mondo. La Cina va alla pari


SOMMARIO

76

SOSTENIBILITÀ

76 Certificazioni, sempre più necessarie

In copertina

80 Come far vivere e rivivere i prodotti

84 Il punto sugli imballaggi

88

CASE HISTORY Con Regeneration, la plastica ha vita nuova

103

L’UFFICIO

68 SPECIALE RETAIL

CALVI E BRAMBILLA: OGNI PROGETTO UN RACCONTO

La design week milanese li ha visti protagonisti con progetti di nuovi spazi retail, per il duo c’è futuro per gli spazi arredo. Ad alcune condizioni.

Daniel Rich “Houston”, 2019 Acrylic on dibond 80.3 x 60 cm Courtesy of Miles McEnery Gallery, New York Cover story pag. 113

...ogni giorno sul web www.design.pambianconews.com

GREEN PEA, 1° ‘GREEN RETAIL

Apre a Torino, il primo green retail al mondo, a fianco di Eataly 16 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

PER BOFFI|DEPADOVA

suggestioni nipponiche con Time & Style ēdition

SCARICA LA APP DI PAMBIANCONEWS


PRIMO PIANO

CARLO RATTI DISEGNA IL ‘NEW MEDIA SPACE’ MEET

L

o studio di progettazione Cra-Carlo Ratti Associati e Italo Rota hanno ultimato il progetto di ristrutturazione di Meet, centro internazionale di cultura digitale, che ha inaugurato a Milano. La nuova sede, realizzata con il supporto di Fondazione Cariplo, si trova in via Vittorio Veneto 2, nel cuore di Porta Venezia, all’interno di uno storico edificio costruito all’inizio del Novecento e ampliato da Gae Aulenti alla fine degli anni Novanta del secolo scorso. Con questo progetto, che si estende su una superficie di oltre 1500 metri quadri e si sviluppa su tre livelli, Cra mira a indagare il ruolo dello spazio fisico in un modo digitalizzato. Un obiettivo perseguito attraverso una ibridazione delle funzioni, ossia la possibilità per qualsiasi spazio di ospitare diverse attività allo stesso tempo. Questo approccio si riflette innanzitutto nello spazio verticale centrale, imperniato su una ‘scala abitata’ di 15 metri di altezza, arricchita da un sistema di proiezioni multimediali, la quale può trasformarsi di volta in volta in teatro, spazio di lavoro o area riunioni. Attorno a questo crocevia dell’attività e degli eventi del centro, sono disposti i numerosi ambienti destinati a mostre, conferenze e performance. A dare il benvenuto all’ingresso è, inoltre, il Bistrot ideato e gestito da mare culturale urbano con il concept ‘Food Balls’ del food designer Martí Guixé e il design di Italo Rota.

18 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

LAGO LANCIA IL PERSONAL DESIGNER Dopo il riscontro positivo ottenuto per il servizio di consulenza digitale lanciato lo scorso marzo, il brand italiano di design dà vita alla Lago Shopping Experience: un consulente online, direttamente dal sito aziendale, accompagna in tempo reale i clienti negli showroom in Italia e all’estero, alla scoperta degli ultimi prodotti, raccontando gli arredi e mostrandone dettagli e funzionalità. Inoltre, un configuratore 3D consente di personalizzare online gli arredi Lago e di scaricare il proprio progetto da finalizzare poi nel punto vendita più comodo.

IKEA ENTRA NEL BUSINESS DELL’USATO Dopo aver avviato il servizio ‘Dai una Seconda Vita ai tuoi Mobili’, che permette ai clienti di restituire i mobili Ikea usati, ottenendo in cambio un buono acquisto, il colosso svedese ha annunciato di voler inaugurare entro la fine dell’anno il suo primo second-hand store, nel centro commerciale ReTuna, a Eskilstuna. Concepito come progetto pilota, resterà inizialmente aperto per sei mesi.

RICONVERSIONE ‘GREEN’ PER TERMINI IMERESE Smart City Group è un consorzio di imprese provenienti da tutta Italia pronto a riconvertire l’area ex Fiat di Termini Imerese (Palermo) in un sito di economia circolare, sostenibile e ad alta innovazione tecnologica, con investimenti per 200 milioni di euro. Lavorano al progetto ‘S.U.D., Smart Utility District’ Giancarlo Longhi e Stefano Rolando.

LA CUCINA DI SCAVOLINI ‘PARLA’ CON AMAZON Alla sua prima collaborazione con l’azienda pesarese, l’architetto Fabio Novembre disegna ‘Dandy Plus’, un progetto smart di cucina, living e bagno che, oltre a riattualizzare le forme dello storico modello ‘Dandy’, porta all’interno del focolare domestico Alexa, l’assistente personale intelligente sviluppata da Amazon per attivare con la voce le funzioni domotiche della casa.


ph. Miro Zagnoli

Milano dal 1945

www.oluce.com


PRIMO PIANO

GREEN PEA, 1° ‘GREEN RETAIL PARK’ AL MONDO Al Lingotto di Torino, di fianco al primo Eataly inaugurato nel 2007, apre Green Pea, il primo green retail park al mondo dedicato al tema del ‘rispetto’. Di proprietà della Eataly Real Estate, che ha investito 50 milioni di euro, tra l’acquisizione del terreno e la costruzione del building, Green Pea è il terzo progetto imprenditoriale della famiglia Farinetti, dopo UniEuro e Eataly. La Green Pea è una newco, 90% della Eatinvest – di cui

maggiori azionisti sono le famiglie Farinetti 60% e Nocivelli 20% – e 1 0 % d e l l a f a m i g l i a Ore c c h i a . Pre s i d e n t e e A D è Fr a n c e s c o Farinetti, figlio più grande del fondatore Oscar, già AD di Eataly, dove ora ricopre il ruolo di vicepresidente. L’edificio si sviluppa su una superficie di 15mila metri quadrati su 5 piani, dedicati a cambiare il rapporto con l’energia, il movimento, la casa, l’abbigliamento e il tempo libero.

A MILANO NASCE LO SPAZIO DIGITALE PHYD HUB

Secondo il World Economic Forum, nei prossimi tre anni, a livello globale, l’evoluzione del mondo del lavoro – accelerata dalla tecnologia, dal digitale e dell’automazione – determinerà la nascita di 133 milioni di nuove opportunità occupazionali, a fronte di 75 milioni di posti di lavoro destinati a scomparire. Unioncamere stima che, solo in Italia, ci sarà bisogno di 2.5 milioni di occupati in più e il 75% delle aziende nei prossimi sei mesi reagirà alla crisi prodotta dal Covid-19 con attività di reskilling del proprio personale. Per rispondere a questi

paradigmi, è nato il nuovo spazio di Phyd, digital venture di The Adecco Group, situato nel cuore di Milano, in via Tortona 31, e dedicato a percorsi di up-skilling e reskilling per studenti, professionisti e imprese attraverso esperienze phy-gital. Con un investimento di oltre 6 milioni di euro, comprensivo della realizzazione della piattaforma, il concept design, il progetto e i lavori di costruzione, a cura de Il Prisma, hanno portato alla realizzazione di un luogo fisico e digitale, strutturato in un percorso gamificato, così da aumentare l’ingaggio dell’utente.

20 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

Nuova sede giapponese per Kering Il gruppo del lusso francese Kering ha scelto come suo nuovo headquarter in Giappone, a Omotesando (Tokyo), l’edificio progettato nel 2004 dall’architetto giapponese Toyo Ito, vincitore del premio Pritzker per l’architettura. All’interno, i quattro piani dedicati agli uffici sono stati progettati dall’architetto Fara Taraie. Inoltre, l’edificio include uno spazio al sesto piano dedicato all’organizzazione di iniziative da parte di Kering e delle sue maison, mentre la terrazza sul tetto al settimo piano permette di immergersi nella natura.

Filiale in Francia per Panzeri Consolidare la presenza nei paesi di lingua tedesca e aggredire il mercato francese attraverso una nuova struttura distributiva: gli obiettivi di espansione commerciale annunciati dall’azienda di illuminazione Panzeri sono stati raggiunti con l’apertura di una filiale a Lione.

Al via la collaborazione tra Molteni&C e LG Molteni&C e LG Electronics collaboreranno allo sviluppo di progetti, tra cui mostre ed eventi per il brand LG Signature. Il tv LG Signature Oled 8K sarà esposto al Museo Molteni di Giussano e nello store Molteni&C che aprirà a Parigi alla fine dell’anno.

Edilizia, con il superbonus +5mila imprese nel Q3

La nuova sede Kering in Giappone

Il superbonus stimola la nascita di imprese edili (+4.971 tra luglio e settembre 2020) e questo consente al sistema imprenditoriale italiano di tenere le posizioni, aumentando di quasi 24mila unità rispetto al trimestre precedente. È quanto emerge dai dati di UnioncamereInfoCamere sulla dinamica delle imprese italiane.


Asola seating system, Asola low table, Tela armchair, Boule floor lamp, design Matteo Nunziati

rubellicasa.com


OPENING

APRE NEL QUADRILATERO IL PRIMO SHOWROOM ELIE SAAB MAISON

E

lie Saab e Corporate Brand Maison, divisione del Gruppo specializzata in progetti di brand extension nei settori dell’arredamento e ospitalità, hanno aperto a Milano il primo showroom Elie Saab Maison, situato al primo piano di un palazzo storico, all’angolo tra via Sant’Andrea e via della Spiga. “In occasione del lancio della collezione Elie Saab Maison, nel maggio scorso, avevamo parlato di un viaggio che stava per iniziare ricorda Massimiliano Ferrari, presidente di Corporate Brand Maison -. Oggi ci siamo, la prima destinazione è stata raggiunta. Si tratta di Milano, il luogo ideale per l’apertura del nostro primo showroom. Uno spazio che simboleggia il connubio tra moda e design”. La location accoglierà l’intera collezione dei prodotti di arredamento del brand di haute couture, arricchita da una gamma di accessori, tessili, composta da cuscini decorativi e plaid, insieme agli oggetti per l’illuminazione e ai tappeti. Il concept dello showroom di Milano, cui per la fine dell’anno seguiranno le aperture di Dubai, Londra e Beirut, è stato sviluppato dal direttore creativo di Corporate Brand Maison, Carlo Colombo, insieme al suo team. “Siamo partiti da un preciso contesto storico, gli anni ’50 - commenta Colombo -, da cui abbiamo mutuato la predilezione per lo stile essenziale, sul quale abbiamo aggiunto una serie di ispirazione condivise, in molti casi riferimenti agli elementi della natura”.

22 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

CECCOTTI INAUGURA IN VIA DURINI Ceccotti Collezioni ha aperto in via Durini 23 il suo nuovo flagship store, progettato dallo studio Calvi Brambilla. L’ambiente si compone di un ampio piano terra espositivo che ospita in vetrina la parte living delle collezioni. Una scala conduce al piano superiore, palcoscenico delle altre novità del brand toscano, che affaccia sulla parte sottostante. Un’area più raccolta è, invece, ospitata al piano interrato con una sala riunioni e uno spazio dedicato alla materioteca.

LE CUCINE DI ARREDO3 DEBUTTANO A MILANO Arredo3 ha presentato il suo primo flagship store in via Solferino, all’interno dell’edificio ‘Casa in piazza San Marco’. Lo spazio si sviluppa su due livelli: un ingresso con area espositiva al piano strada caratterizzato da due vetrine e una estesa superficie con uffici al piano interrato predisposta all’esposizione dei diversi modelli.

La nuova ‘Tratto10’ di Arredo3

SIGNATURE KITCHEN SUITE ARRIVA IN EUROPA Signature Kitchen Suite, brand di elettrodomestici built-in alto di gamma parte del gruppo LG Electronics, ha scelto l’Italia e Milano per il suo debutto sul mercato europeo. Progettato dallo studio Calvi Brambilla, l’headquarter in piazza Cavour si sviluppa in uno spazio di 1.100 metri quadrati su tre livelli, con 15 vetrine.

TRE NUOVI PUNTI VENDITA PER FEBAL CASA Febal Casa ha inaugurato tre punti vendita in cui presentare le proprie proposte total living: uno in Veneto a Villorba (TV), uno in Calabria a Catanzaro e uno in Puglia a Capurso (BA). Nell’ultimo anno il brand ha aperto dieci store in aggiunta agli attuali 103 punti vendita presenti sul territorio nazionale.


Fribourg, SCOTT Sports HEADQUARTER

KOBI COLLECTION designed by Patrick Norguet


OPENING

Scavolini sbarca in Corea

Florim fa tappa a Londra Continuano gli investimenti di Florim nell’apertura di spazi istituzionali nei centri strategici del design mondiale. Il nuovo flagship store inaugurato a Londra ha sede in un’antica courthouse del diciottesimo secolo: la ‘Old Sessions House’, al numero 4 di Farringdon Ln, a Farringdon. All’interno, soffitti a volta, pavimenti antichi e archi in mattoni a vista fanno da cornice ai prodotti. Le superfici ceramiche dei marchi del gruppo – che realizza oggi un fatturato di oltre 400 milioni di euro – sono presentate in uno spazio-casa per mettere in risalto la versatilità della gamma in una dimensione domestica. La capitale inglese è la tappa più recente di un percorso avviato nel 2009 con l’apertura di uno spazio a Milano, seguita da Mosca nel 2014, New York nel 2015, ancora Milano nel 2016 con lo Spazio Cedit, Singapore nel 2019 e Francoforte a inizio 2020.

Scavolini prosegue l’ampliamento del canale retail all’estero con l’inaugurazione dello store di Seoul. Un mercato, quello asiatico, che si conferma di rilevanza strategica per l’azienda pesarese. Con i suoi 500 metri quadrati dedicati alle proposte Scavolini, lo showroom espone una ricca selezione di programmi cucina e living, tra cui le collezioni MIA by carlo Cracco, Diesel Open Workshop, DeLinea, LiberaMente, Carattere, Mood e Sax, insieme alle soluzioni per l’arredo bagno Tratto, Magnifica, Rivo, Juno, Diesel Open Workshop, Lagu e Aquo.

PER BOFFI|DEPADOVA QUINTA VETRINA DIRETTA NEGLI STATI UNITI Boffi|DePadova consolida la propria immagine internazionale con una nuova apertura nel Miami Design District. Lo spazio di 600 metri quadrati è pensato per integrare i sistemi Boffi, gli arredi contemporanei De Padova, le soluzioni divisorie architettoniche di ADL e la collezione Time & Style ēdition, l’ultima nata dalla partnership con l’azienda giapponese Time & Style. Un mood racchiuso in una struttura 24 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

dal sapore industriale dove i toni informali del grigio antracite e dell’acciaio sovrastano il layout per incorniciare le forme, i colori, gli accostamenti e i materiali scelti dalla direzione artistica del gruppo. All’interno del flagship store, che rappresenta la quinta vetrina diretta negli Stati Uniti, mondi differenti sanno coesistere: “sistemi cucine e bagni si legano agli arredi più prestigiosi”, ha commentato il CEO Roberto Gavazzi.

SICIS SI ESPANDE IN CINA È stato inaugurato a YongKang (provincia di ZheJiang) il nuovo showroom Sicis in parnership con Dongpeng Ceramic, dove sono presentati i principali prodotti da rivestimento della società italiana, Vetrite e mosaico, e a breve aprirà le porte anche lo showroom di Qingdao. Si tratta dei primi di una lunga serie di showroom che saranno aperti in Cina grazie alla partnership siglata tra Sicis e il colosso cinese per la distribuzione e commercializzazione delle superfici e materiali da rivestimento sviluppati e prodotti dalla società ravennate.

DITRE ITALIA SI FA SPAZIO A HONG KONG Ditre Italia ha aperto un nuovo store a Hong Kong, rafforzando così la propria presenza in Asia. Situato nell’isola di Ap Lei Chau, lo store disposto su un unico piano si sviluppa su una superficie di 190 metri quadrati.

UNA NUOVA BOUTIQUE ETRO HOME IN LIBANO Etro ha inaugurato un monomarca di oltre 700 metri quadrati a Beirut, allestito con una selezione di elementi d’arredamento, prodotti in licenza da Jumbo Group, carte da parati Rasch, complementi d’arredo e accessori decorativi delle collezioni Etro Home.


Flagship store Gioia8 via M. Gioia 6/8, Milano

novamobili.it


ATTUALITÀ

IL RIMBALZO? Nel 2021

di Andrea Guolo

I CONSUMI DEL MOBILE, ALLA FINE DEL 2020, SCENDERANNO A DOPPIA CIFRA PIÙ O MENO OVUNQUE, CON L’ECCEZIONE DELLA CINA CHE PERÒ NON ANDRÀ OLTRE IL PAREGGIO. GERMANIA E USA LIMITANO I DANNI (-10%). L’ANALISI DI CSIL SULLE PRINCIPALI AREE DEL MONDO 26 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

I

n un quadro mondiale di forte sofferenza, l’eccezione è costituita dalla Cina e da poche realtà asiatiche che non saranno in controtendenza, ma almeno mostrano segni di tenuta rispetto ai consumi registrati nel 2019. Una fotografia sulle vendite globali dell’arredamento è stata scattata da Csil, centro studi specializzato sull’industria del mobile, che evidenzia situazioni più o meno gravi e individua nell’Europa l’area maggiormente critica, sulla base dei dati raccolti alla fine di settembre. EUROPA IN ROSSO “Il decollo dei consumi estivi ha contribuito a limitare i danni che si erano manifestati nei mesi primaverili, ma il saldo rimane negativo”, afferma Sara Colautti, director industry studies di Csil, evidenziando nella Francia e nella Gran Bretagna due


ATTUALITÀ

tra i mercati nei quali la situazione appare più complessa. L’Italia non fa eccezione e prospetta a fine anno una flessione del 22% su base annua, mentre a Parigi il dato previsto è del -19% e Londra dovrebbe chiudere il 2020 ancora peggio dell’Italia. Tra le grandi nazioni del vecchio continente, una delle più reattive parrebbe essere la Germania, con una previsione di -10% a fine anno, in linea con gli Stati Uniti. “E non c’è un mercato al mondo che faccia eccezione, se non quello cinese che evidenzia almeno una stabilità, grazie ai segnali di ripresa che si sono manifestati già a metà marzo per poi continuare nei mesi successivi. Ad ogni modo, nonostante lo sforzo del governo cinese per sostenere i consumi interni, pensiamo che il risultato finale di Pechino non possa superare quello dello scorso anno”. Analizzando per specializzazioni, spicca in negativo il comparto dei mobili per ufficio, mentre la più dinamica tra le categorie del mobile parrebbe essere quella delle cucine. Ma Colautti non crede a una divisione del mondo tra vincenti, in questo caso l’office, e perdenti, dove andrebbe inserito il comparto kitchen. “Ci sono zone d’ombra in entrambi i casi. Possiamo invece indicare nella grande distribuzione e nell’e-commerce i canali più interessanti per tempi e modi di reazione. L’andamento degli acquisti post lockdown ha evidenziato un rispetto dei tempi di acquisto preventivati da parte del consumatore e uno scontrino medio più alto delle previsioni. Questo non riguarda in generale le specializzazioni legate ai singoli ambienti. Se pensiamo all’Italia, è vero che la cucina è andata certamente meglio della media, ma ha pur sempre evidenziato un calo del 15 percento. È un winner rispetto ad altri segmenti, ma non in termini assoluti”, precisa Colautti. Inoltre, se fino alla prima metà di agosto si poteva parlare di ottimismo diffuso per la ripartenza dei consumi, la situazione si è successivamente offuscata e dalla seconda metà di settembre è tornato a soffiare un vento freddo sul comparto del mobile. “I budget sono in contrazione e ora si teme l’effetto negativo della seconda ondata del contagio”, afferma la ricercatrice. Quanto a un potenziale rilancio stimolato dal ritorno in casa della popolazione europea, aspetto che aveva dato il via a una rinvigorita domanda di mobili e complementi d’arredo dopo il primo lockdown, Colautti avverte: “Ci sono

diverse variabili da considerare, prima tra tutte quella del reddito disponibile per le famiglie. Un nuovo ricorso agli ammortizzatori sociali, con la possibilità di un ritardo nei versamenti degli stessi, potrebbe incidere in negativo sulla propensione ai consumi. In questo momento è più probabile lo scenario contrario, perché finora i tempi degli acquisti non si sono dilazionati e lo scontrino medio continua a essere superiore alla media, ma il futuro è denso di incognite”. Oltre alla gdo del mobile, Colautti evidenzia l’apporto offerto al settore da “un gruppo di distributori indipendenti che ha saputo reagire e adattarsi alla nuova situazione, investendo sui servizi alla clientela e realizzando ricavi superiori alla media del comparto. E lo ha fatto non solo intercettando la domanda delle famiglie, ma anche quella proveniente dal contract, organizzandosi per fornire tutta una serie di servizi nell’ambito delle ristrutturazioni. Quest’ultimo è un ambito che continua

Ritratto di Sara Colautti, Director Industry Studies di CSIL

Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 27


ATTUALITÀ

a mostrare una certa vivacità, al pari della compravendita di immobili destinati a una conseguente riqualificazione”. E questo lascia ben sperare in prospettiva del 2021, anno per il quale non esistono, attualmente, elementi tali da consentire previsioni certe. “Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente rivisto le previsioni di crescita mondiale, con un ulteriore taglio dello 0,2%, che però nel caso delle economie avanzate arriva a un -1% rispetto alle stime iniziali. E i mercati a cui si rivolge il mobile italiano, se escludiamo la Cina, sono proprio quelli tradizionali”. Il percorso verso la ripresa è ancora lungo, ma la ricercatrice ritiene che: “In ogni caso, è ipotizzabile un primo rimbalzo a partire dalla primavera del prossimo anno, riportando molti mercati in territorio positivo entro la fine del 2021”. LA CONCENTRAZIONE AIUTA Quali saranno dunque i mercati-chiave per agganciare la possibile ripresa? In attesa che l’Europa riprenda quota e che l’Africa possa davvero esprimere il suo potenziale, i più promettenti restano gli Stati Uniti, la Cina e altri Paesi dell’area asiatica dove però, avverte

Colautti: “Per imporsi sulla scena bisogna essere organizzati e disporre di strutture in loco, ad esempio le filiali commerciali. Fa ben sperare, in vista di un potenziamento del business, il fatto che le aziende italiane oggi siano finanziariamente più solide rispetto alla crisi del 2009 e quindi avranno più risorse a disposizione per effettuare tutte le azioni necessarie. La concentrazione avvenuta negli anni scorsi, con la nascita di gruppi del design, sarà importante per conseguire l’obiettivo”. E Colautti ritiene che, nel medio/lungo termine, il grado di concentrazione sia destinato ad aumentare ulteriormente. “Anche se – conclude – non arriveremo ad avere imprese del mobile con dimensioni medie di tipo tedesco e forse non è nemmeno auspicabile, perché da sempre gli italiani si impongono grazie anche alla flessibilità tipica delle realtà di dimensioni più contenute. Ma occorre investire sempre più in internazionalizzazione, per coprire più mercati e farlo in maniera non sporadica, senza dimenticare il tema della sostenibilità che oggi rappresenta un fattore di competitività globale”.

Andamento del consumo di mobili in alcuni grandi mercati Variazioni 2020 su 2019 in termini reali 2020 0% Cina -10%

Stati Uniti

-10%

Germania

-19%

Francia

-19%

Regno Unito

-23%

28 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

Italia

Fonte: CSIL, World Furniture Outlook Update settembre 2020


EAST SIDE angelettiruzza design

cristinarubinetterie.com


ATTUALITÀ

USA mai fermi

di Andrea Guolo

GLI STATI UNITI SI CONFERMANO COME IL PIÙ DINAMICO DEI MERCATI MATURI E ANCHE IL 2020, NONOSTANTE LA PANDEMIA E IL RALLENTAMENTO DELLA COSTRUZIONE DI NUOVI BULDINGS, HA OFFERTO BUONI RISULTATI PER DUE RETAILER SPECIALIZZATI NEL MOBILE ITALIANO 30 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

G

li Stati Uniti sono pronti a ripartire, e in realtà non si sono mai fermati. Le difficoltà legate alla pandemia, alle tensioni sociali che hanno caratterizzato il 2020 e alla campagna elettorale molto tesa che ha portato poi al cambio della guardia nella Casa Bianca, possono aver rallentato qualche progetto edilizio già avviato o in discussione, ma chi opera negli States assicura che il mercato è vitale, ed è pronto ad affrontare il 2021 con più energia. E con un occhio di riguardo per il mobile italiano.

MENO PRODOTTO, PIÙ MARKETING “Abbiamo registrato solo un leggero calo delle vendite, dal 2019 a oggi. I nostri clienti stanno ancora andando avanti con grandi progetti, nuove costruzioni e ristrutturazioni”, racconta a Pambianco Design Eve Forbord, fondatrice e ceo di Dzine


ATTUALITÀ

Living, realtà specializzata nella vendita al dettaglio di mobili di fascia alta, nata nel 2004 con un piccolo negozio a San Francisco in North Beach e poi diventata il punto di riferimento della città californiana per il mobile made in Italy. “Dove abbiamo registrato un calo significativo – prosegue – è nelle vendite di cucine, bagni e armadi. L’attività edilizia è stata sospesa per un certo periodo, all’inizio della pandemia, e poi ci sono stati degli starts and stops dovuti a protocolli di sicurezza e vari ritardi, che hanno rallentato il ritmo dei lavori. Dove siamo andati benissimo è nel mobile per esterni”. In prospettiva, la ceo di Dzine Living si dice ottimista. “L’estate è stata altalenante, ma le presenze in showroom sono aumentate costantemente da settembre e le persone sono ancora molto interessate a migliorare le loro case con la pandemia in corso”. Così Dzine ha in programma l’apertura, prevista per la primavera del 2022, di un secondo showroom nella Silicon Valley. Tra i marchi più richiesti, sui 37 presenti nell’offerta di Dzine, Forbord cita Paola Lenti, in linea con il trend tutto rivolto all’outdoor che spopola in California. “In primavera e in estate abbiamo lavorato a molti progetti di arredo per esterni. Le persone erano molto interessate a creare bellissimi spazi all’aperto da godere durante la pandemia, quando la maggior parte del tempo veniva trascorso a casa. Paola Lenti è un marchio unico e sorprendente e i nostri clienti ne sono molto attratti”. Il clima californiano contribuisce a spingere la richiesta dell’outdoor. “Qui viviamo all’aperto per otto mesi all’anno, e molti dei nostri clienti hanno spazi abitativi esterni alquanto ampi. Inoltre, l’esterno è spesso arredato scegliendo un marchio solo, a differenza degli interni dove si tende a combinare più marchi per comporre l’ambiente. E questo fatto ha portato a grandi vendite con singolo brand, tutte Paola Lenti”. In prospettiva, Dzine sta lavorando ad alcuni grandi progetti per nuove costruzioni, che contemplano la cucina, il bagno, gli armadi e i mobili in generale, e su pacchetti completi di mobili per nuove case appena acquistate. “La pipeline è sempre la stessa, ma ci sono stati dei ritardi soprattutto sui nuovi progetti in costruzione. Abbiamo perso solo una vendita importante, perché il cliente ha scelto di non andare avanti con il progetto”, precisa Forbord, che lancia un appello ai propri fornitori italiani affinché spingano gli investimenti

sul marketing, magari deviando verso la comunicazione un po’ delle risorse previste per il lancio di nuovi prodotti. “Il Salone del Mobile non c’è stato ed è difficile parlare con forte convinzione di un pezzo che non hai toccato o su cui non ti sei seduto, per esempio.

In alto, ritratto di Eve Forbord, fondatrice e CEO di Dzine Living Sotto, ritratto di Dario Snaidero, fondatore e presidente di Snaidero Usa In apertura, interno dello spazio Dzine a San Francisco con arredo Paola Lenti

Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 31


ATTUALITÀ

Quindi penso che investire meno in nuovi prodotti, in questo momento, sia assolutamente giusto. Mentre di fronte alla comunicazione e al marketing, gli americani rispondono sempre in maniera positiva. In un certo senso, quest’anno sembra essere stato sospeso nel tempo e non c’è particolare aspettativa, da parte dei clienti, sul ‘cosa c’è di nuovo’. Penso che questa spinta possa aspettare fino a quando non saremo tutti in grado di tornare a viaggiare”.

IL SERVIZIO È SACRO “Se dicessi che va male, direi una bugia”, afferma Dario Snaidero, fondatore e presidente di Snaidero Usa, realtà ormai staccata dall’omonima azienda friulana di cucine, che però continua a distribuire per il mercato americano assieme ad altri marchi italiani tra cui spiccano l’arredo bagno di Novello, gli armadi di Novamobili, le porte in vetro e le soluzioni di design di Henry Glass. Tutti brand prodotti a nordest, che è anche la terra originaria di Dario Snaidero, presente da più di 25 anni in nord America, dove iniziò a lavorare in Canada per poi entrare negli Stati Uniti con basi più solide

Flagship store di Snaidero Usa a Manhattan (NY) 32 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

per affrontare il mercato leader mondiale. Oggi la sua società muove tra i 25 e 30 milioni di dollari l’anno con differenze significative in base all’andamento della progettazione sullo specifico esercizio fiscale. Questo canale origina infatti il 65% del giro d’affari di Snaidero Usa, che dalla sua fondazione ha gestito ben 243 progetti, ciascuno dei quali può comportare ordini da cento a ottocento cucine, a cui si aggiungono poi i bagni (“Perché per il costruttore c’è l’obbligo di fornire gli appartamenti comprensivi di cucina e bagno, precisa) e in qualche caso gli armadi e diversi mobili o complementi d’arredo. Cifre importanti, dunque, originate da un segmento di business che non si è mai interrotto. “Gli Usa non si fermano mai – precisa Snaidero – e la pandemia ha confermato la regola. Io credo che molti italiani già presenti negli States stiano soffrendo perché avevano concentrato tutto a New York, dove effettivamente il calo nella progettazione si sta percependo. Ma io in tutta la mia vita a New York ho gestito soltanto un mezzo progetto, roba da appena mezzo milione di dollari. In California, Florida, a Chicago e nelle altre zone dove sono ben inserito, la progettazione va benissimo: dopo lo scoppio della pandemia, abbiamo concluso quattro nuovi contratti e altri stanno per arrivare”. Peraltro New York, aggiunge Snaidero, è la città che va meglio come business retail. A Manhattan, Snaidero Usa ha recentemente inaugurato un flagship store da 450 metri che sta offrendo ottimi risultati. “Lavoriamo per i residenti, che sono rimasti in città e comprano non solo per arredare le loro case newyorchesi, ma anche per quelle nelle località più lontane. L’ultima importante vendita che abbiamo fatto per la cucina era legata a una villa nelle Bahamas”. Snaidero dunque vede rosa per il futuro e si prepara a inaugurare altri due punti vendita, il primo in California (Costa Mesa) e il secondo a Toronto, in Canada. E dice che negli Stati Uniti c’è spazio, anche per eventuali concorrenti: “A patto che non si arrivi qui per fare spot business, perché chi lo fa ci mette tutti in difficoltà. Bisogna essere presenti in pianta stabile e offrire il miglior livello di servizio possibile, perché per gli americani il servizio al cliente è sacro. Poi, se ci si presenta con la massima serietà, gli americani sceglieranno quasi sicuramente il mobile made in Italy, perché loro amano l’Italia più di ogni altro Paese”.


dossier

Ufficio in TRASFORMAZIONE IL MONDO DELL’OFFICE POTREBBE CHIUDERE L’ANNO CON UN CALO NON INFERIORE AL 20 PER CENTO. UNA SITUAZIONE NON SEMPLICE PERCHÉ IL COVID-19 HA ACCELERATO LE TRASFORMAZIONI GIÀ IN ATTO, IN PRIMO LUOGO LO SMART WORKING CHE HA SVUOTATO (PER ORA) LE TORRI DEI CENTRI URBANI DEL BUSINESS. MA È ANCHE L’OCCASIONE PER APRIRE NUOVE OPPORTUNITÀ PER IL SETTORE. 


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Il 2020 CONGELA l’ufficio di Milena Bello

PER IL MONDO OFFICE L’ANNO POTREBBE CHIUDERSI CON UN CALO NON INFERIORE AL 20 PER CENTO. È LA STIMA DI ASSUFFICIO. IL PRESIDENTE GIANFRANCO MARINELLI RACCONTA COSA SI DOVRÀ ASPETTARE IL SETTORE 34 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

N

on c’è - quasi - settore che, in Italia e nel mondo, non abbia risentito pesantemente dell’annus horribilis 2020 che ha completamente immobilizzato per tre mesi produzione e commercio. Ma per l’universo dell’arredamento per l’ufficio la pandemia ha agito da acceleratore di trasformazioni che erano già in atto (la destrutturazione dell’ufficio tradizionale e soprattutto lo sdoganamento dello smart working, diventato in emergenza sanitaria home working). Gli effetti sulla produzione di sistemi e arredi per ufficio si faranno sentire pesantemente sui bilanci di fine anno. Secondo il presidente di Assufficio, Gianfranco Marinelli, “al 30 giugno il settore ha subito un calo del 27%. Stante la situazione attuale saremmo sorpresi se il calo di fatturato fosse inferiore al 20%”.


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UN SETTORE SUI GENERIS Si tratta di una contrazione importante che si somma a un 2019 non esattamente brillante. Secondo i dati del Centro Studi FederlegnoArredo, il sistema ufficio che comprende mobili, pareti e sedute in Italia e che comprende 309 aziende per 6.118 addetti, ha realizzato un valore della produzione di 1,2 miliardi di euro, di cui il 58% destinato al mercato italiano, mentre il restante 42% viene esportato. Lo scorso anno il mondo dell’office aveva già sperimentato un primo calo dopo quattro anni di crescita: -3,5% dovuto sostanzialmente alla frenata degli ordini dall’estero (Francia, Stati Uniti, Svizzera, Russia). Una situazione non semplice anche perché anche per il 2020 il mercato estero è - per ovvi motivi di emergenza sanitaria - piuttosto bloccato dato che gli spazi commerciali e collettivi stanno vivendo una situazione di chiusura o di contingentamento. Nonostante qualche ordine inizi ad arrivare, è un trend a singhiozzo. “Il problema del settore ufficio è che non rappresenta un acquisto che avviene sulla scia dell’emotività. Non c’è un contatto diretto con l’utente finale, avviene sempre attraverso un intermediatore. Ed è un settore che da anni ha a che fare con una marginalità ridotta”, spiega Gianfranco Marinelli. Ecco perché non ha potuto godere del piccolo ma significativo rimbalzo di ordini ottenuto dal settore della casa dopo il lockdown, con una ripresa sia interna sia internazionale. “Qualche boccata di ossigeno è arrivata dal bando legato ai nuovi banchi scolastici”, aggiunge mentre le speranze che arrivano dall’home working ci sono ma sono molto limitate. “Anche dopo la pandemia lo smart working e in generale il fuori dai tradizionali ambienti dell’ufficio manterrà una quota importante. Però vedo difficile che un dipendente possa acquistare direttamente e per sé un sistema da ufficio adeguato perché queste dotazioni sono appannaggio della ditta ed è direttamente la società a doversi far carico della spesa”, spiega. “Diciamoci la verità: non è semplice che accada questo e il cittadino non lo farà. Per questo stiamo chiedendo alle istituzioni

degli sgravi fiscali per le aziende che forniscono ai dipendenti mobili per ufficio, che siano scrivanie o sedie ergonomiche”. DA FEDERLEGNO LE LINEE GUIDA PER L’UFFICIO Nel frattempo, l’imperativo per il mondo dell’ufficio è tenere duro e sperare in una ripresa nel 2021. Resistere significa anche mettere in atto soluzioni alternative. Così è nato il progetto “Linee guida per la disposizione dei mobili per ufficio nel periodo post Covid-19” di FederlegnoArredo, una guida elaborata dalla Commissione Tecnica di Assufficio, con la collaborazione di professionisti esterni impegnati nella progettazione di spazi ufficio e nel loro adeguamento in condizioni postpandemiche e che ora ha ottenuto il riconoscimento dell’ATS Milano città metropolitana. L’opuscolo, disponibile sul sito dell’associazione, fornisce una serie di indicazioni e consigli per fornire ai responsabili della sicurezza aziendale una serie di indicazioni utili a predisporre gli ambienti di lavoro, rispettando le norme di distanziamento sociale imposte dalla diffusione della pandemia Covid-19. “Il progetto - spiega Marinelli - è nato a maggio, quando si è presentato il problema del rientro in ufficio in sicurezza”. Il libretto rappresenta anche una fotografia delle trasformazioni degli ambienti dell’ufficio. “Quello che emerge, tra le altre cose, è che il concetto delle postazioni di lavoro intese come open space è ormai del tutto superato anche perché, oltre alla questione Covid, riduce la produttività e aumenta lo stress”. Di qui la necessità di ripensare la distribuzione degli spazi. “Da svariati anni il muro divisorio tra ufficio e casa si è sgretolato - racconta Marinelli - perché si sono frantumati i concetti di gerarchia pura. Di contro, hanno acquisito importanza le zone di concentrazione e le aree riunioni. Una curiosità: ormai negli uffici le cassettiere non ci sono più”. L’avvicinamento tra i due mondi, home e office, è ormai in atto da tempo. E il Covid-19 lo renderà sempre più inesorabile. In apertura, Gianfranco Marinelli, presidente di Assufficio Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 35


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La grande SCOMMESSA di Milena Bello

NEL 2019 LA TOP TEN DELLE AZIENDE DI ARREDO UFFICIO HA CHIUSO L’ANNO CON UN FATTURATO STABILE (-0,6%). E NEL 2020? PER ALCUNI LA CRISI GENERALE VA VISTA COME UN’OPPORTUNITÀ

36 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

È

nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato”. Lo diceva Albert Einstein novant’anni fa ma la massima è più che mai attuale. Il mondo dell’arredo per ufficio ha chiuso il 2019 con fatturati sostanzialmente stabili grazie alle grandi commesse estere, come evidenzia la tabella sui fatturati 2019 dei principali gruppi italiani dell’arredamento office elaborata da Pambianco. Secondo la classifica, il fatturato della top ten è pari a 501 milioni, stabile (-0,4%) rispetto al 2018 con situazioni di crescita a doppia cifra e d’altro canto, riassestamenti a seguito della chiusura di importanti progetti. Ma la complessa situazione attuale dovuta all’emergenza sanitaria tuttora in corso sta obbligando le aziende del settore a guardare il mondo dell’ufficio da una prospettiva diversa. Quali saranno i primi mercati a ripartire? E come cambierà la domanda di arredo per ufficio? Ma, soprattuto, quando si potrà parlare di ripresa? Le opinioni, come ovvio,


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I TOP 10 DELL’ARREDO UFFICIO ITALIANO PER FATTURATO 2019 Aziende

Fatturato ‘18 Fatturato ‘19

∆%

1

UniFor *

105

105

0,0

2

ARPER

72

74

2,5

3

ESTEL GROUP

78

55

-29,1

4

TECNO **

35

45

30,7

5

QUADRIFOGLIO SISTEMI D’ARREDO ***

44

44

0,2

6

BRADO

44

44

-0,1

7

LAS MOBILI

37

42

14,0

8

CENTRUFFICIO LORETO

32

34

4,8

9

DVO

31

30

-0,5

10

FREZZA

26

27

6,0

TOTALE

504

501

-0,4

NOTA METODOLOGICA: Nella stesura della tabella sono state prese in considerazione le aziende di arredamento che hanno come business principale (superiore al 50% del fatturato totale) il settore ufficio * dato consolidato delle società UniFor ** dato relativo solo a Tecno *** dato riferito a Quadrifoglio Sistemi D’Arredo Spa. Nel 2018 è stato istituito Quadrifoglio Group (nel quale rientrano: Quadrifoglio Holding Srl, Karboxx Srl, Offisit Srl, L’Impresa Srl) il cui consolidato 2019 è 45,1 milioni di euro Fonte: Pambianco

cambiando da azienda ad azienda, in funzione delle caratteristiche del proprio business (più legato a commesse contract e quindi dalle tempistiche più lunghe o maggiormente vicini al mercato finale) e dalle dinamiche internazionali. Il panorama che emerge, tuttavia, nonostante i lockdown a macchia di leopardo nel mondo, resta più che fiducioso per il futuro. OPPORTUNITÀ DALL’HOSPITALITY Per Marco Piscitelli, managing director del Gruppo Molteni che vede presenti due marchi di rilievo del panorama dell’arredo per ufficio, UniFor (105 milioni nel 2019) e Citterio (21 milioni nel 2019) specializzata in un’offerta tailor made per i progettisti, “la pandemia è stata un forte acceleratore del processo di trasformazione dell’ufficio. Noi in realtà eravamo già da tempo focalizzati su quest’aspetto. Abbiamo quindi lavorato sugli stessi progetti ma con una maggiore sensibilità sul concetto di smart working come ad esempio sul nomadismo delle postazioni di lavoro”. Il gruppo nonostante tutto stima la chiusura dell’anno “quantomeno in linea con il 2019”, aggiunge Piscitelli. Un risultato

Ritratto di Marco Piscitelli, managing director del Gruppo Molteni In apertura, UniFor Factory a Turate

Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 37


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Vista aerea del complesso industriale di Las Mobili a Poggio Morello

che si spiega con la forte vocazione contract, particolarmente spiccata nel segmento ufficio. “Le gestazioni dei progetti contract possono anche essere lunghe, quindi quest’anno sarà positivo in particolare per UniFor proprio perché vengono a concretizzarsi commesse su cui si lavorava da tempo”, spiega. Il punto interrogativo è piuttosto spostato più in là, nel 2021. “È probabile un rallentamento dei nuovi lavori. Questo potrebbe valere in particolare per gli Stati Uniti. L’Asia, invece, sembra aver già superato la fase critica del Covid. Anche in quest’area peraltro siamo ben strutturati con le nostre consociate in Australia, Hong Kong e Singapore: come tutti, anche questo mercato tende a premiare le aziende che possono garantire una presenza diretta sul territorio, elemento cruciale in tutte le fasi di gestione del progetto. È quindi ragionevolmente auspicabile che il prossimo anno finalizzeremo varie opportunità”. L’impatto del Covid sulla progettazione sarà soprattutto legato agli spazi. “La prima necessità è stata quella di riprogettare le aree di lavoro, consentendo il distanziamento tra le persone ma evitando al contempo quel clima di disorientamento che ciò può generare. Ridisegnare gli spazi oltre che una misura per 38 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

ottemperare la legge è per noi uno stimolo ad intervenire sulla qualità del lavoro stesso, vale a dire sulla qualità del tempo che le persone trascorrono sul luogo di lavoro, nonché sul loro benessere psicofisico”. Del resto è da ambienti migliori che nascono idee stimolanti. “Penso davvero che questa situazione contribuirà a generare una nuova energia dirompente. L’importante sarà farsi trovare pronti ad incanalarla correttamente”. Tra i mondi del contract che potrebbero godere maggiormente di un rimbalzo con conseguenti commesse per l’arredo ufficio c’è anche l’hospitality dove già è presente quel mix tra home e office che è la via maestra del futuro dell’ufficio. “Penso che sarà uno dei primi settori a riprendersi - aggiunge Piscitelli - soprattutto in Usa e Asia dove il tema del viaggiare è fondamentale”. Di nuove possibilità del mondo alberghiero parla anche Claudio Feltrin, presidente della trevigiana Arper, realtà da 74 milioni di euro di ricavi, di cui l’80% legato al mondo contract. Secondo Feltrin “ci sarà probabilmente una rivisitazione degli alberghi stessi che sceglieranno di dedicare aree smart working o co-working per venire incontro alle nuove esigenze della


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clientela che chiederà di avere tutto vicino, prediligendo hotel che danno la possibilità di limitare spostamenti e unire pernottamento, relax e lavoro”. Anche lo smart working potrebbe portare qualche beneficio al settore ufficio secondo Feltrin. “Potrebbe incentivare l’acquisto di prodotti da ufficio partendo, ad esempio dalle sedute. Sicuramente darà il via a una ricerca progettuale di arredi flessibili che possono essere usati in ufficio e in casa, ma sono allo stesso tempo convinto che non bisognerà andare alla ricerca esasperata, ma riutilizzare prodotti che già si ha. Si andrà verso un prodotto usufruibile in ogni occasione. Penso, nel nostro caso, alla sedia con rotelle Cila Go o alle pannellature Parentesit che possono essere usate come pannelli a muro per fonoassorbenza ma anche appoggiati a terra per consentire insonorizzazione e privacy in casa”. Per Arper il 2020 sarà un anno di transizione denso di difficoltà. “Il calo sarà a doppia cifra. Stavamo andando verso risultati migliori ma la situazione ha penalizzato l’ufficio. Adesso vedremo di concentrarci su un 2021 che si riprenderà nella seconda parte dell’anno. Resto però moderatamente ottimista per il futuro”. GEOGRAFIA DELLA RIPRESA Il concetto più ricorrente tra gli addetti ai lavori quando si parla del 2020 è “acceleratore di trasformazioni”. In pochi mesi il mondo dell’ufficio ha vissuto - e sta vivendo tutt’ora - una serie di cambiamenti già in essere da tempo ma che, probabilmente, si sarebbero sviluppati nel corso di un quinquennio. Di conseguenza, non si può parlare di una strategia precisa da parte delle aziende per superare l’empasse dato dall’emergenza sanitaria. Piuttosto si tratta di decisioni e percorsi già intrapresi negli ultimi anni. L’abruzzese Las Mobili, presente in oltre 70 paesi al mondo, ha introdotto già dallo scorso anno il concetto di diversificazione con ottimi risultati. Nel 2019 il gruppo ha chiuso in crescita del 14 per cento. Un risultato che si spiega con l’aumento della domanda da parte del mercato Mediorientale registrata già dalla fine del 2018. “Lo scorso anno l’Asia ha registrato un +37% rispetto all’anno precedente mentre l’Italia ha fatto +10% spiega il CEO Marcello Pedicone - a questo poi si aggiunge il lancio di un nuovo canale destinato a General contractor con mobili casa 40 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

focalizzato sul mercato americano”. Lo smart working potrebbe incidere nelle vendite di prodotti da ufficio? “Stiamo siglando accordi con alcune direzioni generali delle aziende ma siamo solo all’inizio. In generale stiamo vedendo che qualche ordine torna ad arrivare anche se la ripresa della domanda appare lenta. Ad ogni modo secondo gli ultimi dati economici l’effetto negativo della pandemia ha influito in modo meno significativo sul nostro fatturato rispetto a quanto registrato dalla media di settore”. Più scettico sulle possibilità del segmento smart working è Marcello Pepori, presidente e CEO di IOC project partners, divisione indipendente di Lema dedicata ai progetti per gli spazi del lavoro professionale d’ufficio. “Tutti a casa hanno uno spazio per lavorare con il portatile senza dover allestire la propria abitazione con uno spazio dedicato. La realtà è che pochi possono permettersi in casa uno studio anche per una questione di metratura. Proprio per questo non credo nella possibilità di studiare linee dedicate all’ufficio per la casa perché non ci saranno mai volumi sufficienti per giustificare una produzione industriale. Il concetto di home office potrebbe però valere per pochi singoli pezzi”. “Questa epidemia - continua Pepori ha portato danni economici enormi ma anche paura generalizzata. Grosse istituzioni come banche, assicurazioni e imprese private hanno già annunciato il blocco degli investimenti. Per quanto riguarda gli uffici io temo che il settore nel 2021 sarà molto penalizzato. È difficile immaginare scenari. Per l’arredo domestico ci sono l’Estremo Oriente e la Cina che possono sostenere il mercato. Per l’arredo da ufficio non è esattamente così: sono mercati inesplorati e molto difficili da affrontare. Nel nostro caso continuiamo ad investire in Europa e nel Nord America ma dobbiamo stare a guardare quel che accadrà. Dopo mesi di inattività, ci saranno settori molto penalizzati. A mio avviso - conclude - sarà una ripresa lenta”. TECH E NUOVE ACQUISIZIONI A giocare sempre di più un ruolo fondamentale nell’ufficio del domani sarà anche la tecnologia. Lo conferma il caso di Tecno, l’azienda da 45 milioni di euro di ricavi guidata da Giuliano Mosconi che ha svolto il ruolo di pioniere nell’applicare la tecnologia e l’IoT (internet of things) agli oggetti. “Questo


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periodo drammatico per molti versi è stato meno negativo per un’azienda come Tecno che si occupa di tecnologia perché gruppi internazionali hanno richiesto di usare le nostre”, spiega Mosconi. “Il Covid-19 ha agito da acceleratore di cose che stavano già succedendo, penso allo smart working”. D’altro canto di crisi nel settore ufficio ce ne sono state diverse. “In Italia con la recessione del 2008-2009 si è un po’ persa la sfida di riavviare un processo di competizione internazionale basato sull’innovazione. Quando abbiamo acquisito Tecno in piena crisi abbiamo cercato di procedere a una attenta revisione di quello che è il settore e di quello che è necessario portando a immaginare tipologie di prodotto diverse dall’ordinario. Nel lavoro del futuro occorre progettare luoghi dove si lavora che non necessariamente siano l’ufficio. È lì che stanno andando, peraltro, gli investimenti di molte società immobiliari. L’ufficio non sparirà e non si lavorerà sempre da casa”. Mosconi si dice abbastanza fiducioso nel futuro. “Per Tecno credo che il 2020 sarà simile al 2019. Certo, poi i progetti si sono rallentati, quindi si tratterà di capire come andrà il 2021. Noi abbiamo i primi 4 o 5 mesi coperti. Ci sono alcune aree del mondo già ripartite, come Cina, Australia, Corea e Sudest asiatico e lì si stanno sbloccando anche progetti. L’America, per contro, mi sembra più bloccata per le elezioni che per

il Covid. Quello, piuttosto, sarà un punto interrogativo”. Chi punta tutto sul post pandemia è il gruppo industriale veneto Mezzalira Investment Group (MIG), fondato e guidato dall’imprenditore Gianmaria Mezzalira che riunisce quattro realtà dell’arredo, Jesse (arredo casa), Rotaliana (illuminazione), Sinetica (arredo ufficio) e Sitland (sedute per ufficio e contract), oltre a due aziende della meccanica e componentistica, Mwm, Sacemi Gamar e che sta per arricchire il suo portfolio con una realtà specializzata nelle pareti. “È vero, la pandemia ci ha portato a riscoprire le nostre case - ammette Mezzalira alla guida del gruppo da 53 milioni di euro di cui il 40% derivante dall’ufficio - ma non si vivrà solo a casa. Si tornerà in ufficio e, piuttosto, sarà nuovamente trasformato. Avevamo i loculi chiusi negli anni Ottanta, gli open space nei Novanta e poi le isole di lavoro. Ora si divideranno gli spazi inserendo le pareti”. Anche la fluidità nell’arredo tra casa e ufficio sarà uno dei punti di forza del “nuovo” mercato dell’office. “È una scelta che ci sta premiando, come anche il puntare su Asia e America. Credo che il 2020 non andrà male anche perché abbiamo in conto grossi ordini contract in Medio Oriente ma ritengo che anche il 2021 potrebbe essere positivo perché abbiamo un portafoglio importante”.

Headquarter della sede Sitland a Nanto (VI) Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 41


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Quando l’UFFICIO entra NELLA SCUOLA di Milena Bello

IL FAMOSO BANDO DI QUEST’ESTATE PER LA PRODUZIONI DI NUOVI BANCHI MONOPOSTO E SEDUTE INNOVATIVE HA REGALATO CHANCE IMPORTANTI ANCHE PER ALCUNE AZIENDE DI ARREDO UFFICIO CHE HANNO PARTECIPATO. È IL CASO DELLA VICENTINA ESTEL E DI QUADRIFOGLIO SISTEMI DI ARREDO 42 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

S

embra quasi un paradosso ma in questo 2020 che sta sparigliando le carte in tavola, la salvezza - se così si può definire - di parte dell’arredo per ufficio made in Italy arriva da un maxi appalto per un settore difficilmente lambito dagli ordini delle griffe del design, ovvero la scuola. La notizia è apparsa su tutti i giornali quest’estate: mentre si cerca di riorganizzare il rientro a scuola di milioni di alunni emerge la necessità di dotarsi di nuovi banchi monoposto e sedute di nuova tipologia per attrezzare le scuole in funzione anti-Covid. Il Commissario commissario all’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri a fine luglio lancia un bando per la produzione dei banchi. Una “chiamata alle armi” a cui hanno risposto diverse aziende italiane anche nel mondo ufficio. IL DILEMMA DEI TEMPI DI CONSEGNA Il problema che emerge fin da subito sono i numeri e le tempistiche di consegna. Sul territorio italiano, infatti, sono solo una decina le aziende


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specializzate in arredi scolastici e tutte di piccola dimensione, non in grado di garantire la produzione tempestiva di tutte le postazioni richieste dal Governo. In una prima fase il bando, con un termine per la partecipazione del 5 agosto, prevedeva la sottoscrizione dei contratti il 7 agosto e la consegna di oltre tre milioni di pezzi (fino a 1,5 milioni di banchi monoposto, fino a 700mila sedute tradizionali e fino a 1,5 milioni di sedute “attrezzate di tipo innovativo”) entro il 31 agosto. Il numero dei banchi e delle sedute, successivamente, viene modificato: 2 milioni di banchi monoposto, 1,3 milioni di sedute tradizionali e 400mila sedute innovative, i cosiddetti banchi con le rotelle ma è chiaro che non possono gravare solo su di una manciata di aziende. La platea di aziende che partecipano, perciò, si allarga anche ai soggetti fino ad ora specializzati non solo in ambito scolastico ma anche al mondo ufficio. Stando ai dati, al bando aderiscono 14 aziende, 11 sono le vincitrici (sei tramite bando e cinque per affidamento diretto, quattro delle quali estere). Nell’elenco, tra le altre, ci sono sette aziende associate a FederlegnoArredo, che si sono unite, insieme ad altre realtà del mondo dell’arredo scolastico, in una Ati (associazione temporanea di impresa). Si tratta Vastarredo, Mobilferro, Siriani, Sudarredo, Arredalascuola, Paci e Biga alle quali è stato affidato il compito di fornire mezzo milione di banchi e 300mila sedute; la veneta Quadrifoglio, incaricata della produzione di banchi monoposto (600mila pezzi) e delle sedute (400mila), Gonzagarredi (circa 100mila) e la vicentina Estel che ha prodotto 200mila sedute innovative. Le aziende produttrici avevano contestato fin dall’inizio alcuni capitoli del bando di gara. In particolare, quello relativo ai tempi previsti per la consegna dei banchi, ritenuti troppo brevi, l’assenza di un piano dettagliato dei fabbisogni e la mancanza di specifiche sulle dimensioni degli arredi da fornire. Ma si va avanti perché comunque la consegna è prevista in tempi stretti (entro metà settembre, termine poi slittato a fine ottobre) e la sfida immane: si tratta di consegnare e montare in sei settimane i banchi normalmente forniti in sette anni e mezzo. Le aziende si sono fortemente impegnate nel rispettare gli stretti termini temporali ma non sono mancate le difficoltà anche su questo fronte che hanno

posticipato le consegne appunto a fine novembre. Primo tra tutte, le scuole chiuse per ordinanze regionali, (Campania, in primis che ha richiesto il 10% delle forniture) o a causa delle quarantene per Covid. CASE HISTORY DI ESTEL E QUADRIFOGLIO Al di là della cronaca sul bando e sulle tempistiche, una cosa è certa: per l’appalto dei nuovi banchi è stato stanziata un maxi somma da parte del governo che dovrebbe superare le centinaia di milioni di euro. Così per parte del mondo dell’arredo la scommessa dei nuovi banchi anti-Covid ha rappresentato un modo per portarsi a casa commesse importanti in un momento in cui il settore dell’arredamento era in affanno. Lo conferma il caso di Estel, l’azienda di Thiene da 55 milioni di euro di fatturato nel 2019. Nel 2020, grazie alla commessa sui banchi, le previsioni di fine anno, quanto meno a livello di fatturato, sono più che rosee. “Consideriamo di chiudere questo bilancio con un incremento dei ricavi del 50%”, ha anticipato a Pambianco Design il vicepresidente di Estel, Massimo Stella.

Sedia realizzata da Estel per il bando banchi In apertura, Vista aerea dello stabilimento di Quadrifoglio Group a Basalghelle (TV) Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 43


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All’indomani dell’assegnazione del 12 agosto, l’azienda ha installato cinque linee produttive dedicate alla sedute con rotelle per la produzione di 218mila sedute, con oltre 4.500 pezzi prodotti al giorno, realizzati insieme a un pool di aziende che hanno collaborato al progetto Estel Education (Ergotec, Brado, Omp, Keter, Vivi, Donati, Infiniti, Segix e consegnate con il supporto di Cst logistica trasporti). “È stato un lavoro differente rispetto al solito perché abbiamo lavorato con la plastica e materie prime diverse” racconta Massimo Stella. Difficoltà? “Direi soprattutto nella parte dei componenti. Ne servivano in grandissime quantità e ad un certo punto non è stato semplice trovare tutti gli elementi che servivano per l’assemblaggio. L’altro aspetto cruciale è stata la logistica”. Qui non si parla di magazzini e negozi ma di scuole dislocate sull’intero territorio nazionale, quindi “il nodo era far arrivare la cosa giusta nel posto giusto”, aggiunge. A conclusione del progetto, racconta Stella, “abbiamo anche girato e veicolato un video per spiegare a presidi e insegnanti come poter utilizzare i nuovi tipi di banchi con le rotelle, il tipo di didattica possibile attraverso questi mezzi. Si tratta di oggetti in uso soprattutto nelle aree anglosassoni”. Il progetto potrà avere un seguito? Difficile dirlo in ambito scolastico, dove di norma i bandi vengono gestiti in modo differente e la concorrenza al ribasso è molto accesa. “Spero però - conclude Stella - che il prodotto possa

Vista interna del magazzino di Quadrifoglio Group 44 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

essere replicato”. Restando sempre in Veneto, anche Quadrifoglio Sistemi d’Arredo tratteggia il bando come di una fonte di grande opportunità. L’azienda ha realizzato in tre mesi 600mila banchi e 400mila sedute con una media di produzione di 15.873 articoli al giorno destinati a 5mila scuole dislocate principalmente nelle regioni di Lombardia, Lazio, Campania, Puglia e Sardegna. “Abbiamo vissuto questa sfida come un’opportunità economica ma anche come un impegno di responsabilità sociale - racconta Alessandro Cia, CEO di Quadrifoglio Group - contribuendo ad attrezzare correttamente le scuole e di conseguenza permettendo l’avviamento del nuovo anno scolastico. Bisogna, tuttavia, ammettere che è stato un progetto piuttosto impegnativo, soprattutto in termini di organizzazione, di gestione della produzione e del coordinamento di tutti i partner, in primis dei fornitori per il reperimento delle materie prime. Ma con il lavoro di squadra siamo riusciti a portare a termine la sfida”. Per il gruppo trevigiano si tratta di un’esperienza dall’importanza strategica, anche per il futuro. “Questo progetto ci ha messo a dura prova e sotto pressione ma ci ha regalato grandi soddisfazioni, anche perché significa che siamo in grado di gestire bandi di grandi dimensioni che prevedono numeri molto importanti e tempi stretti. Nel frattempo, reinvestiremo i proventi del bando nello sviluppo interno ed innovazione e perché no, magari per intercettare nuovi stream di business”.


pentalight.com

GLIFO

Valerio Sommella & Anonima Luci, 2020


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REAL ESTATE, una asset class su cui puntare di Maria Elena Molteni

IN UN MONDO DI TASSI VICINO ALLO ZERO E CON UNA GRANDE QUANTITÀ DI EQUITY DA ALLOCARE SUL MERCATO, L’IMMOBILIARE RESTA UN SETTORE SU CUI INVESTIRE. UFFICI, LOGISTICA, IMMOBILI CORE A PIÙ ALTO RENDIMENTO

46 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

O

pportunità e cautela guidano l’industria immobiliare europea. Gli investitori, a prescindere dal fatto che il loro business sia globale, paneuropeo o nazionale, si stanno concentrando su città che offrono liquidità e connettività. Uffici, logistica, ma anche nuove formule abitative mostrano i maggiori margini di crescita. Nelle grandi città è la qualità dell’edificio a determinare il grado di interesse sull’investimento. Secondo la ricerca ‘Emerging Trends in Real Estate’ realizzata da PwC e Urban Land Institute, con bassi tassi di interesse, che tali resteranno a lungo, addirittura negativi in alcuni paesi europei, il settore del real estate resta una asset class fondamentale su cui puntare. Tutto questo al netto dell’emergenza sanitaria. Che ha solo però in parte costretto a rivedere gli investimenti. Il real estate per i fondi e gli investitori istituzionali resta ad alto indice di gradimento. Un nuovo elemento è però intervenuto a sparigliare le carte in tavole: si chiama smart working.


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AD ARDIAN UN PORTAFOGLIO DI IMMOBILI MPS Il mercato ha solo rallentato. “Non si è fermato” sottolinea Rodolfo Petrosino, Senior Managing Director per il sud Europa di Ardian Real Estate, nato nel 2015 per presidiare i mercati considerati core in Europa che includono, a parte l’Italia, la Francia, la Germania e la Spagna. Il primo fondo ha raccolto la cifra record di 738 milioni di euro facendolo diventare il più grande fondo immobiliare in Europa. Attualmente è in fase di raccolta per il fondo Areef II. Il focus è sugli immobili ad uso ufficio nelle principali città europee, che vengono acquisiti per essere riqualificati e poi venduti a investitori di lungo periodo secondo una strategia valueadded. In Italia, in particolare Ardian, gestisce immobili per circa 1 miliardo di euro tra cui edifici di prestigio, mentre sono in fase di avvio o sviluppo 8 cantieri. Il primo esordio italiano di Ardian Real Estate è stata l’acquisizione del portafoglio del fondo Cloe da Prelios, ma la sua presenza in Italia si è rafforzata con l’acquisizione (il closing è previsto a breve) per un importo di circa 300 milioni del portafoglio Mps: un pacchetto di 28 immobili a uso prevalente uffici, che ha fatto salire il peso dell’Italia al 25% del portafoglio. Il pacchetto di Mps include cinque palazzi storici di pregio che rappresentano gran parte del valore dell’intero portafoglio. Si tratta di immobili con un grande valore storico, come la sede di Mps a Milano in via Santa Margherita, o il Palazzo Alinari nel centro storico di Firenze. VALORI PRE COVID PER I TROPHY ASSET Ma se in questo momento storico, è proprio il segmento value-added a dover affrontare una qualche difficoltà, “con ‘bid and ask’ distanti anche se non ci sono evidenze che consentano di affermare che il mercato value-added ha avuto, un riposizionamento a 10-15-20%”, nessuna difficoltà per gli immobili core. “I trophy asset stanno transando a valori addirittura più alti del pre-covid. La spiegazione è semplice: c’era e c’è ancora una grande quantità di equity che deve essere riallocata sul mercato. E il real estate tra le ‘alternative asset class’ è sicuramente importante” sottolinea il manager. Ma se c’è un segmento che acquisirà importanza è, secondo Petrosino, quello delle “temporary

work company perché offriranno quella flessibilità necessaria alle aziende per espandersi -o contrarsi- a seconda delle necessità del momento”. Certamente lo smart working “avrà un impatto sugli spazi occupati dalle società, se già avevano realizzato chiaramente che molte attività potevano essere in remoto, ora, con il Covid-19 che ha agito da acceleratore, ne sono pienamente consapevoli” sottolinea Petrosino. Quel che è certo è che “il mondo non finirà tutto in smart working perché per alcune attività è impossibile. Si assisterà a una ‘quality biforcation’: alcuni immobili di qualità nei centri cittadini o nei business district delle città continueranno ad essere scambiati anche a valori importanti e a mantenere o addirittura accrescere il loro valore. Edifici meno importanti che magari erano occupati da back office, da attività secondarie per cui già le aziende avevamo una propensione alla spesa più bassa perderanno un po’ di valore e appel su mercato”. PARIGI SEMPRE AL TOP, LONDRA IPER COMPETITIVA Rispetto ai mercati, Parigi è saldamente in cima alla lista degli investitori dei mercati più desiderabili, attirando capitali di ogni tipo da tutto il mondo, con rendimenti per gli uffici centrali pari o di poco inferiori al 3%. Tra l’altro con l’ulteriore discesa dei rendimenti dei titoli di stato in territorio negativo, la capitale francese continua ad attirare il denaro di assicurazioni, fondi pensione e investitori retail. Va anche detto che la capitale francese, evidenzia Petrosino “ha un forte potenziale domestico e non solo internazionale. A differenza dal mercato italiano che è guidato al 60-70% da transazioni internazionali, quello parigino vede il 30% di transazioni internazionali e il 60-70% di transazioni domestiche”. PwC ricorda che un afflusso di denaro è arrivato dalla Corea del Sud: 4,4 miliardi di euro di capitale attraverso sette grandi transazioni nel 2019, mirate a lotti di grandi dimensioni in località centrali, in particolare La Défense. Ad alto indice di gradimento la Germania: “se guardiano – dice Petrosino al vacancy rate, cioè la percentuale di spazio sfitto nei vari sottomercati, esso risulta estremamente basso. Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 47


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Per gli immobili Grade A sotto l’1%. Ciò significa che quando un immobile viene ristrutturato e riposizionato viene assorbito dal mercato quasi istantaneamente perché c’è carenza di questo prodotto. Allo stesso modo viene assorbito dal mercato di capitali, per lo stesso motivo, perché c’è carenza di prodotto. Oggi ci sono diversi capitali allocati sui vari mercati europei, ma ci sono pochissime transazioni perché non c’è prodotto”. Londra resta il mercato più attrattivo in Europa ‘nonostante Brexit’, ma pur sempre porta d’accesso all’Europa. Guardando allo stock, “per l’87% - sottolinea Petrosino - è Grade A, mentre nel resto delle città europee va dal 15 al 20%. Questo significa anche però che Londra è una città molto competitiva e volatile rispetto ad altri mercati. Lo era in epoca pre Brexit e pre Covid, a maggiore ragione ora”. CRESCONO IN ITALIA INVESTITORI DOMESTICI Venendo al mercato italiano, “se la maggior parte delle transazioni sono state concluse da investitori stranieri che hanno rappresentato, per i primi nove mesi dell’anno, circa il 60% del totale delle operazioni, da parte degli investitori domestici si è visto un incremento, in termini di volumi, del 30%” spiega Gabriele Bonfiglioli, Haed of Investment Management di Coima. “I volumi delle transazioni in questi nove mesi che sono stati caratterizzati dal Covid sono scesi, a livello italiano, del 15% a 5,3 mld di euro, con dinamiche molto diverse da settore a settore: gli uffici hanno tenuto, anzi c’è stata una crescita, +7%, soprattutto grazie a Milano che ha avuto uno dei migliori nove mesi dell’anno negli ultimi 10 anni, raggiungendo 1,9 mld di euro; a Roma le transazioni sono scese del 35%. Alcuni settori continuano ad andare molto bene, in termini di volumi, come quello logistico; altri, come quello alberghiero e commerciale in particolare, hanno subito un calo molto forte in termini di volumi. L’attesa per la fine dell’anno è che si possano raggiungere 8 mld di transazioni che sono in linea con il valore minimo degli ultimi cinque anni con una ripresa nell’ultimo trimestre”. Secondo Bonfiglioli ci troviamo di fronte a una ripresa che non è a V, ma nemmeno a U: “se dovessimo dare una forma sarebbe più vicina alla K. Settori come la logistica e il residenziale avranno un’accelerazione e lo 48 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

stiamo vedendo anche nella domanda degli investitori; altri settori, come l’alberghiero e il commerciale, affrontano dinamiche e progressioni molto differenti”. TORNA INTERESSE SU IMMOBILI CORE A ROMA In Italia “il mercato principe è chiaramente Milano, ma anche Roma si sta riprendendo” aggiunge Petrosino, evidenziando però che nella Capitale “la situazione in termini di Grade A asset è drammatica: che si possano definire tali sono pochissimi e quelli in particolare con certificazione Platinum e Gold si contano sulle punta delle dita. Però, se l’immobile merita anche qui l’investitore internazionale arriva, magari a premio rispetto a Milano di 100-80-120 basis point ma se il prodotto c’è, sono convinto che il mercato romano sia ancora appealing. Del resto, Roma è città eterna”.

Vista panoramica della città di Roma In apertura, vista panoramica de La Défense a Parigi


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Tra urgenza e NEW NORMAL di Maria Elena Molteni

IL LAVORO A DISTANZA, TRA SPAZI DI TEMPO LIBERO DA RITAGLIARE E UNA NUOVA NORMALITÀ TUTTA DA SCOPRIRE E DA RIORGANIZZARE. PER NON PERDERE IL CONTATTO E LE RELAZIONI INTERPERSONALI

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osa pensa che accadrà nel medio-lungo periodo? E’ la domanda che nella stragrande maggioranza dei casi, a chiunque la si ponga e su qualsivoglia argomento, ottiene più o meno la medesima risposta: “ci vorrebbe una sfera magica”. Ma, sappiamo bene, trattasi di oggetto che appartiene solo al mondo delle favole. Nella realtà sono gli uomini che con raziocinio e anche un po’ di immaginazione devono studiare tutti gli scenari scenari possibili, valutare pro e contro, rischiare poi con alcune scelte. Ci sono però realtà, big company, che hanno il potenziale intellettuale e tecnologico per essere super-reattive agli eventi. E possono indicare la strada. Alphabet (Google), Facebook, Microsoft, Amazon, Salesforce, Oracle sono solo alcune delle websoft company americane che hanno capitalizzazioni straordinarie. Le prime 5 al mondo, secondo la più recente survey diffusa da Ricerche&Studi di Mediobanca, a fine 2018 valevano oltre otto volte l’intera Borsa italiana e oltre il doppio di quella tedesca e al 14 novembre


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2019 avevano ulteriormente incrementato la loro capitalizzazione. Competenze e possibilità che hanno consentito di mettere a punto modelli iper reattivi alle crisi. La più recente che ha colpito il mondo intero, la pandemia da Covid-19, oltre a ‘stressare’ fortemente il sistema sanitario mondiale, ha costretto a ripensare ai modelli di lavoro e alla mobilità. Ecco cosa hanno messo a fuoco in Italia due dei giganti, Google e Salesforce, come hanno spiegato Federica Terrenzio a capo dell’HR di Salesforce in Italia e Spagna e Carlo Marchini, Head of Google Workspace, SEEM (Southern Europe and Emerging Markets) di Google Cloud Italy. FLESSIBILITA’ TOTALE “Proviamo a distinguere tra aspetti infrastrutturali, organizzativi e motivazionali. In Salesforce il concetto e la pratica del ‘lavoro agile’ focalizzato su obiettivi da raggiungere è una realtà consolidata per cui l’obbligo dello smart working per noi non è stato un problema infrastrutturale o organizzativo. L’azienda ha deciso di dare completa flessibilità a tutti i dipendenti che potranno scegliere di tornare o meno a lavorare in ufficio fino al luglio 2021. La messa in sicurezza dei nostri dipendenti è la priorità numero uno. In Italia questo significa smartworking al 100% per tutti i nostri dipendenti” spiega Terrenzio che per il futuro immagina, come altre aziende, uno “scenario ibrido” in cui i dipendenti potranno utilizzare l’ufficio per determinate attività di tipo collettivo (es. gruppi di lavoro, riunioni con i client) continuando a beneficiare della flessibilità e conciliazione lavoro / vita che è possibile tramite lo smartworking”. Attenzione però agli effetti collaterali, fa appello Terrenzio: “un periodo prolungato di lavoro in smartworking come sembra prospettarsi avrà un impatto anche dal punto di vista di benessere emotivo dei dipendenti. Come molte altre aziende abbiamo predisposto un servizio di ascolto e counselling a supporto dei nostri dipendenti e familiari e strumenti di self-help per la resilienza individuale e di team”La manager tiene anche a evidenziare la necessità di “parlare di lavoro agile, più che di smartworking che ormai è sempre più sinonimo di lavoro da casa: una opportunità per trovare un nuovo bilanciamento tra vita personale e professionale”. Un aspetto su cui

Salesforce è molto attenta “perche’ il rischio di rimanere troppe ore concentrati senza staccare è molto elevato e anche per questo cerchiamo di dare consigli per gestire meglio il tempo, mitigare lo stress e ritagliare degli spazi per il proprio benessere fisico e mentale qualunque esso sia perchè ognuno è diverso. Come diciamo sempre questa e’ una maratona non una gara di velocità, bisogna arrivare in fondo”. MAI SCHIAVI DEL DIGITALE Rispetto agli strumenti a disposizione dei dipendenti per affrontare il lavoro in questa nuova era, “in Salesforce oltre alla nostra piattaforma abbiamo un vero e proprio arsenale di strumenti di produttività che ci consentono di continuare a lavorare in team e per progetto. Questo ci ha consentito per esempio di mettere a punto un on-boarding che si svolge virtualmente per le decine di persone che abbiamo assunto negli scorsi mesi. Si sono creati nuovi team di lavoro del tutto virtuali. La produttività non ne ha risentito stando ai dati

Ritratto di Federica Terrenzio, responsabile HR di Salesforce In apertura, rendering di un piano della torre di Salesforce a San Francisco

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ma dobbiamo comunque continuare ad essere vigili e a tastare il polso dei nostri dipendenti per comprendere le esigenze sempre nuove e le sfide dei mesi che ci aspettano”. Il lavoro del futuro “Il futuro del lavoro dovrà essere agile e ibrido. Il digitale ci offre sempre più opportunità ma attenzione a non diventarne schiavi. La pandemia ha accelerato anni luce l’adozione di determinati strumenti e pratiche e ha forzato la resistenza culturale di alcune aziende”. 5 ANNI IN 8 SETTIMANE “Durante questi mesi abbiamo assistito a un aumento nell’utilizzo della tecnologia da parte di aziende e persone, un’accelerazione di circa cinque anni in otto settimane secondo uno studio McKinsey” ricorda Marchini di Google Cloud Italy. Con molte aziende che hanno avviato, o accelerato, il proprio processo di trasformazione digitale, “il mondo del lavoro si trova oggi più pronto”. E se le persone hanno fatto esperienza diretta degli strumenti digitali e di quello che possono consentire anche dal punto di vista della gestione da remoto, “possiamo ipotizzare che l’esigenza di

Ritratto di Carlo Marchini, Head of Google Workspace, SEEM Google Cloud Italy

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collaborazione sarà sempre più grande nei mesi a venire, con l’obiettivo di cogliere al massimo le potenzialità che gli strumenti digitali possono offrire per permettere alle persone di accorciare le distanze e allo stesso tempo ottimizzare i propri processi di lavoro”. COLLABORARE SENZA INCONTRARSI Ad esempio potrà capitare spesso “che interi team si trovino a cooperare e a crescere senza incontrarsi di persona; sarà importante poter sfruttare al meglio il tempo per concentrarsi sulle attività di maggiore impatto e relazionarsi con le persone anche attraverso nuove modalità”. Per portare un esempio concreto, “questa riflessione è parte dell’idea alla base di Google Workspace, la nostra suite integrata che comprende le app per la produttività e la collaborazione di Google - come Gmail, Calendar, Google Meet e molte altre - pensata per fornire un’esperienza semplice, intuitiva e ancora più flessibile tra i nostri diversi strumenti, proprio per andare incontro alle esigenze delle persone e delle aziende”. E oggi sono oltre 2,6 miliardi gli utenti privati, le aziende e gli insegnanti che ogni mese utilizzano le app per la produttività e la collaborazione di Google. Un altro aspetto da tenere poi in considerazione pensando al lavoro da remoto è sicuramente l’infrastruttura, che con lo smartworking diventa necessaria per garantire continuità di business. In questo senso, “l’infrastruttura globale di Google Cloud – sottolinea Marchini - è progettata per essere resiliente e affidabile, offrendo il massimo delle prestazioni in modo altamente sicuro e sostenibile”. Per l’esperto la pandemia ha influito non solo sulle modalità di lavoro, ma anche su altri aspetti della vita: “pensiamo anche alla didattica a distanza, alla telemedicina, al digital banking e a come questi e molti altri aspetti oggi siano diventati più che mai essenziali e parte della nostra quotidianità. Per quanto la situazione che stiamo affrontando in questo momento risulti complessa, credo sia importante rimanere ottimisti: gli strumenti digitali si sono rivelati nel corso dell’anno una risorsa per supportare le aziende e le persone e conto possano continuare a farlo in molti modi, primo fra tutti offrendo soluzioni che consentano alle persone di rimanere in contatto e collaborare tra loro”.


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Lo SMART WORKING svuota (per ora) le Torri di Maria Elena Molteni

COME GIGANTI VUOTI, I GRATTACIELI DI MILANO, CHE HANNO MODIFICATO LO SKYLINE DELLA CITTÀ E NE SONO STATI ORGOGLIO E VANTO DEGLI ULTIMI ANNI, FANNO I CONTI CON L’IMPREVISTO. IL CASO DI PWC A CITYLIFE

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a diffusione della pandemia da Covid-19 ha in gran parte svuotato i grattacieli nei quartieri del business, a seguito dell’adozione del lavoro a distanza. Al netto di lockdown più o meno stringenti, gli ‘abitanti’ delle due city milanesi, Porta Nuova e City Life, cuori del business downtown, devono ripensare le modalità di occupazione e di utilizzo degli spazi, mettere a fuoco nuovi processi. Immaginare e programmare il futuro. Il Curvo di Daniel Libeskind è l’ultima torre costruita in ordine di tempo, quartier generale del ramo italiano della società di consulenza internazionale Pwc, all’interno del Quartiere di City Life. Ultimata di recente e costruita in gran parte proprio durante la chiusura dei mersi scorsi. IL ‘CURVO’ DI LIBESKIND OCCUPATO AL 50% DELLA CAPACITA’ TOTALE “Al momento è ancora in corso il trasloco che prevediamo di concludere entro la fine del mese”, spiega a Pambianco Design Marco Sala, partner


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e Coo di PwC. “A regime, la torre potrà includere circa 2420 postazioni di lavoro e 75 sale riunioni e 175 aree di supporto (Chat sofa/ Phone booth, Focus room, incontri informali, Touch down, etc.)”. Attualmente, “per le restrizioni previste dai protocolli Covid, prevediamo un utilizzo del 50 % della capacità totale. Il tutto in modo molto flessibile in quanto gestito da un software sviluppato ad hoc”. I 28 piani dell’edificio, saranno così strutturati: due piani di accoglienza (Hall Bassa + Hall Alta), 25 adibiti a uffici, altri due dedicati alla ristorazione (il 15esimo e il 28esimo). E ancora, un piano parzialmente dedicato a sale modulabili (sale agile), il 27esimo dedicato a Sala eventi e sale executive. Infine la Hall Bassa verrà utilizzata come per il training e per gli informal meeting. POSTAZIONI E SALE MULTIPURPOSE Importanti gli investimenti in tecnologia per “facilitare un’esperienza digitale sia ai colleghi sia ai visitatori della torre. Ogni postazione di lavoro e le sale multipurpose (che si trasformano da uffici singoli a sale riunioni) hanno a disposizione schermi e supporti avanzati per fare in modo che il tutto avvenga in modo semplice, immediato e con grande qualità” sottolinea Sala, che chiarisce anche che non si sono resi necessari interventi specifici per rendere fruibili gli spazi, “se non qualche accorgimento per gestire i flussi in entrata ed in uscita. Come detto, la flessibilità del software di supporto ci consente di prendere in poche ore decisioni in merito alla occupancy”. UN PROGETTO NO BOUNDARIES Ciò che è più complesso è immaginare il futuro. Avere oggi chiara una visione di come saranno i modelli di lavoro di domani, a emergenza conclusa, è un esercizio difficile ma necessario. “Per come ci siamo immaginati il nostro ufficio sarà una vero spazio di condivisione tra i team e con i clienti. Abbiamo voluto fin dall’inizio fare un progetto ‘no boundaries’. L’accesso sarà molto facilitato dalla tecnologia, con badge virtuale e senza tornelli, tutto comunque con una gestione attenta della security”. In tutti i casi, la messa in smart working di una parte della popolazione lavorativa, pur con

modalità differenti, diventerà strutturale. E questo, di conseguenza, libererà alcuni spazi, la cui destinazione deve ora essere ripensata. E’ ancora presto però per immaginare esattamente come. L’urgenza della salute e della messa in sicurezza dei dipendenti diventa prioritaria per le società. “Nell’ultimo periodo siamo stati concentrati sul progetto di moving e, malgrado abbiamo ricevuto molteplici interessi esterni a trovare delle modalità di collaborazione e condivisione degli spazi, abbiamo preferito concentrarci sull’utilizzo sicuro ed efficiente della torre. A partire da gennaio faremo valutazioni più attente e complete in merito all’utilizzo di alcuni spazi” confida Sala. Quel che è certo è che qui come altrove non mancheranno spazi di coworking: In particolare, il 15esimo piano della torre Libeskind, “ha una parte dedicata alla caffetteria e una parte che abbiamo chiamato ‘sale AGILI’, proprio per facilitare il processo di condivisione e di lavoro in team; tale spazio è adatto anche per progetti con start up e giovani studenti”.

Ritratto di Marco Sala, partner e COO di PwC In apertura, vista aerea delle Tre Torri di CityLife a Milano

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Il CO-LIVING, un cambio di paradigma di Maria Elena Molteni

IN UN’EPOCA DOVE TUTTO È MESSO IN DISCUSSIONE, C’È SPAZIO ANCHE PER UN ULTERIORE PASSAGGIO ‘CULTURALE:’ DALLA PROPRIETÀ PRIVATA A FORMULE DI CONDIVISIONE ABITATIVA

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l co-living sta guadagnando popolarità come forma di investimento alternativo a causa della crescente domanda di alloggi in affitto da parte di single, studenti o giovani professionisti. Tutto questo al netto dell’emergenza sanitaria che ha solo rallentato il mercato, almeno quello dei capitali. Ma l’attrattività del co-living è anche conseguenza dell’eccesso di offerta di nuovi uffici, ragion per cui gli investitori potrebbero esplorare altre opportunità di diversificare il loro portafoglio per mitigare i rischi. Un fenomeno che cresce e conquista quote di mercato soprattutto nel Far East, secondo quanto emerge dal Knight Frank’s Commercial Real Estate Investment Sentiment Survey 2020 (Creiss 2020). DA M&G 62 MLN PER STUDENTATO A BOLOGNA In Italia, uno delle più recenti operazioni che vanno in questa direzione è firmata M&G Real Estate, braccio immobiliare di M&G Investments, che finanzierà lo sviluppo di un progetto immobiliare destinato ad alloggi per studenti da 513 posti letto nel centro di Bologna. Il finanziamento, del


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valore di 62 milioni di euro, sarà erogato dal fondo M&G European Property, gestito da David Jackson e Simon Ellis e dotato di un patrimonio complessivo di 4 miliardi di euro. La proprietà si trova nel cuore della Bolognina, quartiere noto in città per i suoi bar, la scena artistica e i mercati alimentari e distante 20 minuti a piedi dall’Università di Bologna. A occuparsi dello sviluppo sarà Stonehill Group. Disposta su 15 piani, sarà pronta ad accogliere gli studenti a partire dall’estate del 2022. ALL’INSEGNA DELLA SOSTENIBILITA’ Gli alloggi, le sale studio e le aree private dedicate al pranzo saranno alimentati da impianti di riscaldamento a basso impatto ecologico e da sistemi intelligenti di risparmio energetico altamente efficienti. Le credenziali green dell’immobile sono rafforzate dalla disponibilità di 294 parcheggi per biciclette, 18 posti per scooter elettrici e punti di ricarica per auto elettriche. Gli studenti potranno inoltre disporre di un cortile panoramico, una palestra, uno studio yoga, un cinema e una sala “Questa acquisizione amplierà ulteriormente l’esposizione del nostro Fondo ai mercati residenziali istituzionali europei in rapida crescita, fornendo forte diversificazione e un’attesa crescita degli affitti. Guardiamo con particolare interesse alle opportunità di investimento in Italia, Francia, Paesi Bassi e Paesi Scandinavi, mercati in cui – sottolinea David Jackson, Fund Manager del Fondo European Property di M&G - stiamo cercando attivamente di aumentare la nostra esposizione. DOVEVIVO, UNA RISPOSTA AI FUORISEDE Ha da poco sottoscritto un aumento di capitale da 15 milioni di euro DoveVivo, altro player del co-living, con l’obiettivo di “finanziare sia i progetti in partenza in Italia, che hanno una forte valenza strategica, sia quelli in partenza all’estero, dal momento che da poco abbiamo varcato i confini nazionali”. Lo spiega l’amministratore delegato Valerio Fonseca, evidenziando che “il nostro modello di business rappresenta la risposta moderna, imprenditoriale ed efficiente alla domanda di alloggi da parte dei giovani fuorisede e, al tempo stesso, offre ai proprietari un servizio per l’investimento, la valorizzazione e la gestione degli immobili, massimizzandone il valore nel lungo termine”. Uno degli esempi a Milano è rappresentato da

DoveVivo Bligny28, un palazzo di 6 piani appena ristrutturato, in centro a Milano, a pochissimi passi dall’Università Bocconi, posizionata tra i quartieri di Ticinese e Porta Romana. In tutto 16 appartamenti per un totale di 76 stanze singole, dotate di ogni comfort in un contesto premium. All’interno anche aree comuni condominiali appositamente pensate: una palestra per il benessere fisico, aree lounge e living polifunzionali ideali per studiare insieme o condividere momenti di svago e uno schermo per vedere insieme le serie tv o le partite di Champions League. Senza contare la precedente operazione proprio dedicata a Scalo Romana e dunque a servire l’Università Bocconi, del campus firmato Hines e progettato dallo studio di architettura giapponese Sanaa E IL POLIMI LANCIA UN OSSERVATORIO Un tema urgente da affrontare e tanto rilevante, soprattutto ora con una emergenza sanitaria in corso, che il Politecnico di Milano ha dato vita a un “Osservatorio sulle Residenze Studentesche”, all’interno del Dipartimento ABC diretto da Stefano Capolongo, L’Osservatorio, si legge nella introduzione alle linee guida, “parte dalla comprensione delle mancanze e difficoltà che hanno segnato questa fase emergenziale, per delineare una nuova visione della residenzialità studentesca, a vantaggio di un cambio di paradigma in un orizzonte di medio-lungo periodo”.

Vista esterna del progetto DoveVivo a Milano In apertura, studentato nel centro di Bologna Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 57


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Franco Bianchi Ceo di Haworth 58 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020


INTERVISTA

LE NOSTRE BASI per il futuro di Andrea Guolo

L’UFFICIO NON È FINITO, IL MONDO SI RIPRENDERÀ E GLI STATI UNITI SARANNO ANCORA IL MERCATO PIÙ DINAMICO DEL PIANETA. NE È CONVINTO FRANCO BIANCHI, CEO DI HAWORTH, CHE PERÒ AVVERTE: “SERVE UNO SFORZO IN PIÙ. PER LE AZIENDE, CHE DEVONO ENTRARE NELLA VISIONE DEL CLIENTE, SEMPRE IN EVOLUZIONE, E PER I PROGETTISTI, CHE DEVONO AVERE UNA VISIONE DEL DOMANI”

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er Franco Bianchi, gli Stati Uniti non sono soltanto il Paese delle opportunità, ma anche la nazione che continuerà la propria corsa superando ogni tipo di difficoltà. Il manager bolognese diventato CEO di Haworth, il regista dell’operazione che ha portato un leader dell’ufficio ad acquisire Poltrona Frau Group, oggi Lifestyle Design, per imparare a progettare i luoghi di lavoro come se fossero ambienti domestici (e viceversa), arrivò negli Usa pochi mesi dopo l’11 settembre e ricorda: “Allora sembrava che Manhattan non potesse risollevarsi da quella tragedia, con le aziende che si trasferivano in New Jersey e con i piani bassi delle torri affittati a prezzi più cari delle penthouse. Questa situazione è durata 18 mesi, poi le torri sono diventate ancora più alte e Manhattan ancora più vibrante. E vedrete che andremo avanti anche questa volta, ma in modo diverso e più intelligente”. Che impatto sta avendo la pandemia sulle vendite di arredo negli Usa? Bisogna distinguere in base ai mondi di appartenenza. Per quanto riguarda l’ufficio, la pandemia ha originato una crisi economica piuttosto acuta per la combinazione di clienti che operano in modalità smart working e di altri clienti che per ragioni di prudenza hanno rimandato nuovi progetti. Haworth è un’azienda privata e comunica ben poco in termini finanziari, ma analizzando i risultati delle public company posso affermare che ce la stiamo cavando abbastanza bene: in quest’ambito limiteremo le perdite attorno al 20% contro una media di mercato che BIFMA quantifica attorno Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 59


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al -30 percento. Nel mondo residenziale e hospitality invece, dopo il grave impatto iniziale, la situazione è ripartita molto bene un po’ ovunque. Siamo convinti di poter finire l’anno discretamente bene in questo settore, su valori non troppo distanti dal 2019. Come si prospetta il 2021? Ogni previsione è strettamente legata alla dinamica della pandemia, e io sono moderatamente pessimista perché temo che servirà molto tempo per arrivare ad una ampia diffusione di vaccini su tutta la popolazione. Di conseguenza, il 2021 sarà un anno complicato, spero meno di quanto lo è stato il 2020. Probabilmente all’inizio sarà anche peggio, se consideriamo il comparto dei mobili da ufficio, perché i progetti del prossimo anno dipenderanno dalle decisioni attuali, ancora molto incerte, ma poi voglio pensare e sperare che le cose miglioreranno; come e quanto, lo scopriremo strada facendo. Chi è stato il vincitore della fase pandemica, nel mondo dell’arredamento? I casi di successo riguardano le aziende digital first, quelle focalizzate sul consumatore e quelle specializzate nei prodotti di fascia media e medio/bassa. In generale, i consumi si sono spostati dal canale fisico a quello digitale, premiando gli specialisti, ed è stata l’accelerazione di una tendenza già presente nella società e nel mercato. Abbiamo sostituito il delivery al ristorante, lo streaming al cinema, l’ecommerce al negozio. Mi fa un po’ di tristezza, visto che non sono più un ragazzo, ma tant’è… Di conseguenza, le aziende del mobile dotate di una struttura digitale importante non solo non hanno perso quota, ma stanno addirittura guadagnando posizioni. Nel mercato statunitense, ci sono zone più energiche e zone più colpite dalla crisi? Le tendenze in atto sono assolutamente omogenee, ma le grandi città sono state più colpite rispetto alla provincia e le aree costiere soffrono più della parte interna. Sono forme di acutizzazione che hanno comportato maggiori sofferenze per i retailer concentrati sul business tradizionale e presenti soprattutto nei centri storici o nei mall, perché i consumatori cercano di evitare luoghi troppo affollati. 60 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

Che futuro ci sarà per il mobile da ufficio? Credo che la progettazione abbia di fronte a sé una grande sfida. La pandemia continuerà per un po’ di tempo e quando andrà via, ci lascerà diverse paure e la necessità di un nuovo modo di vivere l’ufficio e gli spazi pubblici. Tutti si stanno ponendo il problema di come ridisegnare questi spazi, di interpretare le mutate esigenze attraverso la progettualità. E questo genererà il cambiamento, aprendo una fase di innovazione per le aziende di progettazione e per le realtà manifatturiere che sapranno interpretare al meglio il cambiamento, imponendosi come aziende propositive e come leader di mercato. Haworth si è adeguata alla svolta digitale? Era una parte già abbastanza definita prima della pandemia ed è stata accelerata durante i mesi più critici, con discreti risultati. Con i nostri online store, come haworth.com, abbiamo cercato di intercettare tre tipologie di domande: quelle di aziende che rimborsano ai propri dipendenti l’acquisto di una serie di tools per lavorare da casa, quelle di privati che acquistano indipendentemente dal rimborso delle aziende e quelle dei dealer che cercano di incorporare una parte digitale. Tutto questo non ha certamente compensato le perdite della nostra distribuzione consolidata, ma ha offerto un buon contributo alla ripartenza. Il futuro dell’ufficio, e dei mobili da ufficio, sarà lo smart working? Se parliamo di memo, presentazioni, colloqui monodirezionali o update, oggi tutti pensiamo che un luogo come l’ufficio non sia più necessario. E non lo scopriamo certamente grazie al Covid, che pure ha imposto il superamento di una barriera culturale rispetto al lavoro da casa. Ma sono convinto, e mi è stato anche confermato da un’imponente ricerca commissionata a marzo, che le attività focalizzate sul cliente, sullo sviluppo e sull’innovazione, se sono fatte da casa non funzionano. Lo scambio di idee in videoconferenza è estremamente difficile. E a soffrire di più lo smart working sono stati i giovani, perché hanno perso l’occasione di confronto che si può avere a stretto contatto con i senior. Quindi penso che il futuro sarà dell’ufficio, e non dello smart working, se la progettazione riuscirà a concepire un luogo, chiamato ufficio, nel quale il lavoratore andrà


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Vista esterna del Headquarter di Haworth in Michigan, USA

non perché ci deve andare, ma perché offre un reale valore aggiunto. E perché, se non ci andrà, non riuscirà a far bene il proprio lavoro. Cosa cambierà, d’ora in poi, per le aziende italiane che operano negli Usa? Dovranno essere ancora più vicine al loro cliente, dovranno comunicare e spiegare il loro marchio con più efficacia, dovranno rivolgersi all’interezza del mercato. E dovranno naturalmente investire in digitalizzazione. Si tratta di uno sforzo ancora più significativo, partendo dalla consapevolezza che oggi, per vincere la sfida, non basta avere il grande designer o assicurare la miglior qualità. E che questa sfida non la vinceranno necessariamente i più grandi, perché spesso le pmi italiane si sono rivelate all’altezza del compito, entrando in totale simbiosi con la cultura del cliente statunitense. A sei anni di distanza, come valuta l’investimento di Haworth in Lifestyle Design? Dario Rinero, il nostro CEO di Lifestyle Design, sa che non sono mai del tutto contento… ma in questo caso avrei dei buoni motivi per esserlo. Attraverso l’acquisizione di

Poltrona Frau Group, oggi Lifestyle Design, abbiamo portato Haworth a essere una realtà molto diversificata, che continua a ragionare da multinazionale ma non in maniera monolitica, convinti come eravamo che per poter pensare all’ufficio del futuro avremmo dovuto pensare alla casa del futuro, e viceversa. Siamo quindi assolutamente soddisfatti dell’investimento e convinti che questo momento così complicato aumenterà la nostra percezione di aver fatto una scelta giusta. Se fosse una partita di calcio, direi che siamo soltanto alla fine del primo tempo, perché c’è ancora tantissimo da fare non solo in termini dimensionali, ma anche come percorso verso l’eccellenza, con i marchi che già abbiamo o federandone altri. Ci sono settori specifici ai quali guardate in prospettiva di acquisizioni? La nostra regia non la facciamo per stanze o guardando a settori specifici. Guardiamo alle eccellenze, e le aziende che fanno parte di Lifestyle Design lo sono, ciascuna nel proprio ambito di appartenenza. Inoltre, non rincorriamo una dimensione, ma un certo tipo di qualità e eccellenza che, se la troviamo, ci porterà anche a essere più grandi. Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 61


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SPAZI FASHION, tra identità e digitale di Antonella Galli

I PUNTI VENDITA NON SCOMPARIRANNO, MA CAMBIERANNO PELLE E IDENTITÀ. DUCCIO GRASSI, PROGETTISTA DEI NEGOZI DI MAX MARA, E VISUAL DISPLAY, CHE FIRMA LO STORE MILANESE SLOWEAR 18, RACCONTANO COME E PERCHÉ

© Alessandro Saletta for DSL Studio

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rentanove su quattrocento: tanti sono i negozi che hanno chiuso da settembre in Corso Buenos Aires a Milano, uno dei principali distretti urbani dello shopping. Si tratta del 10% , in un’area in cui solo qualche tempo fa era difficile trovare anche solo uno spazio commerciale da affittare. Le tante – troppe - vetrine vuote nelle grandi arterie metropolitane, così come nei piccoli centri di tutt’Italia, hanno gettato un’ombra inquietante sul settore del retail in generale, e su quello della moda in particolare. Un fenomeno che non è legato alla contingenza della pandemia, benché il Covid lo abbia accelerato. Dunque i negozi stanno scomparendo? I grandi flagship store, così come le boutique, non avranno più senso di esistere? E se rimarranno in vita, come si trasformeranno? Abbiamo interrogato chi li progetta per capire come e perché tale evoluzione, già in atto prima della pandemia, sia una rivoluzione a tutti gli


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effetti, rapida, irreversibile. La risposta è univoca: per far sì che questo processo sia rigenerativo e non distruttivo è necessario ripensare gli spazi affinché diventino la manifestazione fisica del mondo del brand e, al contempo, siano attrattivi per clienti che vivono immersi nella dimensione digitale. Il settore fashion è l’avamposto di questa rivoluzione e un’osservatorio privilegiato per comprenderla.

negozio deve manifestare l’identità del brand. “L’architetto deve disegnare uno spazio in cui il target di clientela prescelto trovi il proprio universo aspirazionale, quello in cui gli risulta gradevole proiettarsi”, conferma Duccio Grassi; “il progetto interpreta questo universo e lo rende fisico, fatto di materiali, di spazi di luci. Quando disegno un negozio cerco di immedesimarmi

IL NEGOZIO ESPRIME UN MONDO Duccio Grassi, a capo dell’omonimo studio di architettura con sede a Reggio Emilia e a Milano, è progettista dei negozi di Max Mara da oltre trent’anni, ma anche di molti altri brand nel settore fashion (Zara, RayBan, Canali, Max&Co, Guess by Marciano, Penny Black); la sua analisi del momento attuale parte da un punto di vista storico: “Le prime avvisaglie della crisi del negozio fisico ci furono già sei anni fa in Cina, dove ogni cosa è accelerata”, afferma; “prima del 2013 le aziende spendevano qualunque cifra pur di poter aprire negozi a ripetizione. Alcuni brand locali, con cui abbiamo collaborato, avevano progettato espansioni di duecento negozi in quattro anni all’interno del Paese. Ma hanno capito che un tale ritmo non poteva reggere e hanno iniziato a sfruttare il web per le vendite”. Un anticipo di quello che poi sarebbe avvenuto ovunque: “Ho assistito a varie crisi negli ultimi trent’anni, di diverse origini, e dopo ogni crisi c’è stata sempre una crescita accelerata”, rassicura Duccio Grassi, “credo che l’astinenza accentui il desiderio, e così avverrà anche in questo caso: la mancata frequentazione dello spazio fisico e il bisogno dell’incontro personale porteranno a un rilancio dei negozi post-Covid.” RETAIL È COMUNICAZIONE Il negozio è luogo di emozioni ed esperienza. La vendita non è il suo scopo primario: “La necessità del negozio come luogo di acquisto non esiste più; vale la funzione di aggregazione, di incontro e di esperienza originale di un brand.” ribadisce l’architetto Grassi; “il progettista deve mettere in scena un mondo di riferimento unico.” Si torna alla regola di base, secondo cui il

Dall’alto ritratto dell’architetto Duccio Grassi e sotto ritratto dell’interior designer Rune Ricciardelli In apertura interno di Slowear 18 in via Solferino su progetto di Visual Display. Un concept store con le collezioni del brand, che integra un mixology bar e cafè e un Franciacorta bar con spazio dehors

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© Yves Chan You

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Negozio Max Mara a Beijing di mq 705, aperto nel 2014 su progetto dello studio Duccio Grassi Architects

nel cliente e parto dall’ingresso: quello della soglia è un momento importantissimo, in cui si decide se entrare o uscire. Qui devo catturare il cliente, rassicurandolo con un ambiente vicino ai suoi desideri, ma anche suggerendo un’esperienza nuova. Il cliente non deve vedere tutto subito, ma deve intuire qualcosa che lo attira e lo porta in fondo.” Per Duccio Grassi i negozi non scompariranno, cambieranno collocazione: saranno privilegiate le grandi città e i luoghi per viaggiatori e turisti anziché i piccoli centri, ma gli spazi retail torneranno a vivere come e più di prima come luoghi di incontro e gratificazione per clienti sempre più consapevoli. QUELLO CHE IL WEB POTRÀ MAI DARE Sul fronte retail le aziende calibrano con sempre maggiore attenzione gli investimenti 64 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

e chiedono spazi ad alto valore aggiunto. Valore che si concretizza nel trasmettere al cliente senso di appartenenza, esperienze e servizi che ‘valgano il viaggio’ e che l’acquisto via web non potrà mai dare. Rune Ricciardelli, direttore creativo dell’agenzia Visual Display di Udine, specializzata in progetti retail e hospitality, ne è convinto: “Nell’ambito retail progettiamo delle storie”, afferma, “come dice il nostro payoff: interior, identity, stories. Affianchiamo il cliente nel definire la sua visione, poi la sviluppiamo come un racconto. Possiamo definirci dei cantastorie.” Visual Display ha progettato per Slowear Venezia il negozio di Tokyo nel 2018 e a seguire, al termine del 2019, il concept store Slowear 18 in via Solferino a Milano, un progetto ibrido che ha suscitato molto interesse. “Slowear 18 é un’ulteriore espressione del nostro progetto di retail, che conta oggi circa 30 store nel mondo”, afferma Roberto Compagno, President & Ceo di Slowear, “e punta ad offrire sempre più negozi intesi come luoghi esperienziali e di intrattenimento. Slowear 18 offre un’integrazione completa tra un mixology bar e café e un negozio di abbigliamento, uno spazio in cui le due attività si completano e si integrano in sinergia”. Bar e fashion store durante il giorno si fondono armoniosamente, per poi trasformarsi la notte, quando il fashion store diviene lo scenario suggestivo della vita del bar. “Per la sua natura di negozio esperienziale, Slowear 18 strizza l’occhio alla formula del club”, commenta Rune Ricciardelli, “in cui si fa esperienza della musica, di ottimi drink, e dove si possono acquistare abiti e accessori speciali. Di sera vince il bar, ma il negozio non sparisce. Abbiamo risolto possibili interferenze ideando un espositore centrale con una calotta in vetro sospesa che la sera scende e lo protegge. È una sorta di macchina scenica. In tal senso è efficace anche la soluzione di coprire le nicchie a muro, che contengono accessori e capi, con una maglia semitrasparente dello stesso colore della parete. La maglia non si percepisce, ma impedisce ai clienti di toccare gli oggetti.” Visual Display aveva già sperimentato un concept simile con FSM, Filling Station


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© Giulio Boem

DIGITAL OLTRE LO SPAZIO FISICO Infine, la tecnologia digitale: nell’ambito retail tutti ne parlano, molti la celebrano, pochi hanno le idee chiare su come utilizzarla. Tra i progettisti è diffusa la convinzione che non basta un ledwall o dei monitor nelle sale prova per rendere tecnologicamente avanzato uno spazio vendita. L’evoluzione ‘da phisical a phigital’, neologismo che esprime l’unione di fisico e digitale, implica lo sviluppo di un rapporto con il cliente che oltrepassa la visita in store. La tecnologia digitale oggi consente di informare attraverso i social, di conoscere gusti e preferenze personali, di creare una relazione esclusiva con un assistente di vendita, di estendere i servizi a domicilio (consegna, prova, riparazioni). Rune Ricciardelli così spiega il fenomeno: “Solo qualche anno fa la tecnologia era una propensione verso un futuro percepito come imminente e mai veramente realizzato. Mancava la maturità degli utilizzatori. Oggi è avvenuto un cambio di passo: i clienti di tutte le età, forse anche costretti dalla pandemia, hanno familiarizzato con il digitale, scoprendone le possibilità. La vera evoluzione, quindi, sta nell’ampliamento dei servizi che la tecnologia digitale consente di focalizzare sullo store, migliorando l’esperienza di acquisto: informare prima della visita, organizzare di appuntamenti in store e servizi post-vendita, simulare la prova di capi e colori, pagare virtualmente e rapidamente”, conclude Ricciardelli. Il negozio ‘phigital’ è un punto vendita che inserisce la tecnologia digitale nel rapporto quotidiano con i clienti, li coinvolge, offre servizi che vanno oltre la soglia. Un’esperienza aumentata nel tempo e nello spazio, come solo il digitale può fare.

© Andrea Martiradonna

Motel (del 2018), un’officina per le moto che integra un negozio di abbigliamento per motociclisti e un’osteria. Un luogo per coloro che si identificano con quel mondo (ma non solo): “Esperienze del genere non esistevano nel settore moto”, rivela Ricciardelli, “il progetto ci ha coinvolto anche nella scelta dello spazio e nel naming. Ed è che tra quelli che ci hanno gratificato di più”.

Dall’alto negozio di Zara a Roma di mq circa 5.000, aperto del Dicembre 2010 su progetto dello studio Duccio Grassi Architects Sotto negozio Max&Co a Reggio Emilia di mq 389, aperto nel 2019 su progetto dello studio Duccio Grassi Architects


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CALVI BRAMBILLA: Ogni progetto un racconto di Antonella Galli

LA DESIGN WEEK MILANESE LI HA VISTI PROTAGONISTI CON I PROGETTI DI NUOVI SPAZI RETAIL, RAFFINATI E SORPRENDENTI: PER FABIO CALVI E PAOLO BRAMBILLA C’È FUTURO PER I NEGOZI DI ARREDO. AD ALCUNE CONDIZIONI

C

omunicare belle storie di design attraverso i progetti è una delle cose che riesce meglio al duo di architetti Fabio Calvi e Paolo Brambilla. È per questo che negli ultimi mesi a Milano, nel settore arredo design, lo studio Calvi Brambilla ha siglato alcuni degli spazi retail tra i più interessanti, a servizio di brand e prodotti assai diversi: dal recentissimo store SKS Signature Kitchen Suite di LG allo spazio Pianca&Partners focalizzato sul contract, dallo showroom Ceccotti Collezioni alla nuova veste dello storico spazio Flos di Corso Monforte, che il duo aveva ridisegnato nel 2019. Sono spazi distintivi, in grado di comunicare il marchio in modo elegante e leggibile, grazie alla composizione accurata dei pezzi e all’atmosfera confidenziale, quasi domestica; ma sanno anche sorprendere quando serve. I due architetti non sono pessimisti rispetto allo sviluppo del retail. Anzi, Fabio Calvi avverte dalle aziende segnali positivi ed è convinto dell’importanza dei negozi

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multimarca, e ancor più del ruolo dei gestori, come racconta nell’intervista. Si annunciano nubi tempestose sul settore retail, ma nella vostra percezione la prospettiva non sembra essere quella del declino... No, in realtà penso che stia avvenendo il contrario, almeno per ciò che riguarda il settore furniture. La pandemia, benché pesante, è transitoria, e come tale va vissuta, cercando di proiettarsi verso quello che sarà. Bisogna considerare una semplice verità: siamo persone fisiche e abbiamo bisogno di spazi fisici. Ora stiamo sperimentando soluzioni per situazioni d’emergenza: è la rivincita del plexiglass, anche se non credo che lo porteremo con noi in futuro. Forse cambierà la prossemica, ma la necessità fisica di vedere e toccare i prodotti non potrà essere cancellata. Un divano lo giudichi principalmente da come ti accoglie, non si può prescindere dalla prova. La vera rivoluzione è un’altra, ovvero come le merci vengono vendute. Si sta ampliando il mercato online, ma coloro che sono partiti vendendo solo su internet ora aprono spazi retail. D’altronde la design week milanese di settembre, pur nel periodo difficile, ha visto l’apertura di tanti nuovi spazi, dagli arredi ai materiali, dai mono ai multimarca. Durante la Design Week avete presentato un nuovo allestimento dello spazio Flos di Corso Monforte, con l’installazione Elements of Light Tour. Ma è vostro anche l’intero restyling dello showroom, avvenuto nel 2019. Cosa vi ha guidato nella definizione del progetto? Il restyling e l’ampliamento hanno mirato a renderlo da subito moderno, tridimensionale, pensato per il dialogo con i social, una sorta di bacheca digitale in continua evoluzione. Un sistema di pannelli bifacciali consente di creare delle nicchie alle pareti riservate a ciascuna lampada: una sorta di piccolo teatro per ciascuna, in modo che i vari prodotti non interferiscano tra loro. I pannelli sono leggeri e consentono di modificare facilmente l’allestimento; inoltre, ci sono cornici per monitor o per la grafica, finestre per ospitare video, testi, immagini che vengono dai social o dagli archivi dell’azienda. Con questo sistema si è dato spazio al racconto dell’oggetto, che

mancava, e in modo flessibile. Le lampade di Flos hanno una storia importantissima, che è giusto raccontare, esporre, comunicare. L’installazione Elements of Light presentata a settembre ha celebrato il dialogo tra lo spazio e i prodotti di luce architetturale: abbiamo creato composizioni di grosse lettere tridimensionali che evocano i nomi stessi delle lampade esposte, e da queste sono illuminate, come grandi sculture.

Allestimento Elements of Light Tour di Calvi Brambilla nello showroom Flos di Corso Monforte, presentato alla Milano Design City di Settembre 2020 In apertura, nello store SKS Signature Kitchen Suite, la parete con videowall nella lobby del piano inferiore, realizzata completamente in acciaio

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Laddove la storia dei prodotti è recente oppure il brand è di nuova generazione come si crea una narrazione efficace che dà carattere allo spazio? Il progetto non è solo storia del design, è fatto anche di cose bizzarre. In questo caso la creatività viene in supporto allo storytelling. Se una storia non c’è, la inventiamo. O scaviamo nel carattere dei prodotti per creare un’immaginario che li accolga. Una case history esemplare, in questo senso, è lo showroom SKS Signature Kitchen Suite, una collezione di elettrodomestici da incasso nell’altissimo di gamma di LG, che ha scelto Milano per l’apertura, a fine ottobre, del primo negozio europeo, firmato dal nostro studio. La loro esigenza era di entrare in dialogo con la città e le sue eccellenze: design, moda, arte contemporanea. Lo spazio, su tre livelli, e la collocazione, con 15 vetrine in affaccio su via Manzoni, via Fatebenefratelli e piazza Cavour, aveva necessità di una narrazione d’impatto, sorprendente e allo stesso tempo raffinata. Abbiamo risolto con un’esposizione installativa al piano terra, in cui gli elettrodomestici sono inseriti in grandi meteoriti caduti dallo spazio; ad accogliere i clienti c’è una parete nera e ibrida, un grande quadro che sovrasta la reception composto da utensili da cucina, schermi ed elettrodomestici da incasso. Questo è il nuovo che sorprende. Scendendo al piano inferiore, invece, si trova la milanesità, tradotta in una serie di ambienti domestici caratterizzati ciascuno da un colore dominante in cui sono ambientati i pezzi di alcuni maestri del design meneghini come Achille Castiglioni, Franco Albini, Angelo Mangiarotti, Luigi Caccia Dominioni. Nel retail dell’arredo sembra vincere il monomarca, lo showroom aziendale. Quale futuro, quindi, per i negozi multimarca? Perde chi non sa fare la selezione e chi subisce le imposizioni delle aziende. È decisiva la figura del dealer, che deve avere una sua personalità, un suo gusto, conoscere il mercato e i suoi clienti. Un mestiere difficile, che richiede personalità. Ma i multimarca sono decisivi nelle città piccole e grandi d’Italia, dove i flagship store dei brand principali non sono presenti. L’Italia non è Milano. Quando ero bambino, in provincia, ricordo che il mio passatempo preferito la

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domenica era visitare i negozi di arredamento. C’erano negozianti storici che sapevano cosa scegliere e come presentarlo. Il design e l’architettura sono l’arte della composizione, e nel caso del multimarca deve prevalere il gusto e lo stile del venditore sulle richieste delle aziende. Nei casi di successo, è il dealer stesso a diventare un marchio di riferimento.

Interno flagship store di Ceccotti Collezioni (Lifestyle Design Group) di via Durini, con il nuovo allestimento presentato a Settembre 2019 in occasione di Milano Design City: una scatola architettonica minimalista su progetto di Calvi Brambilla


fazzinihome.com

Italian Attitude

Made in Italy


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PATRICIA URQUIOLA: Retail innovativi ma coerenti di Antonella Galli

NON SOLO LUOGO D’INCONTRO PER ADDETTI AI LAVORI, OGGI LO SHOWROOM È STRUMENTO DI COMUNICAZIONE A TUTTO TONDO, CHE ARRIVA AL CLIENTE FINALE: ECCO COME ACCRESCERNE IL POTENZIALE

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egli ultimi due anni Patricia Urquiola ha progettato a Milano, in modalità molto differenti, il nuovo assetto dello showroom Cassina di via Durini, l’innovativa boutique Crystal Studio Swarovski in via Dante e il primo spazio retail di Mutina, brand di rivestimenti ceramici d’autore. L’intervento sullo showroom Cassina, che da oltre cinquant’anni costituisce un riferimento per progettisti e retailer, ne ha ampliato funzioni e capacità espositiva grazie alle nuove aree che possono ospitare eventi, cene, incontri, showcooking; il Crystal Studio Swarovski, ideato come spazio interattivo e di intrattenimento oltre che di vendita, è il capostipite di una serie di negozi che apriranno in tutto il mondo; il progetto di Casa Mutina ha convertito un’abitazione in zona Brera nell’hub narrativo e commerciale del marchio di ceramiche. Tre progetti che, nella loro diversità, sono accomunati da un principio: lo spazio retail deve essere coerente con l’identità del brand e, al contempo, deve saper mutare, interagire, dialogare.

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Abbiamo chiesto a Patricia Urquiola come sia possibile far convivere queste esigenze, visto che nei tre progetti milanesi l’architetto è riuscita a interpretare la visione delle aziende traducendola in spazi vivi e accoglienti, e attraenti anche per un pubblico più ampio. Come sta evolvendo il progetto degli spazi retail dedicati all’arredo? Stiamo vivendo una fase in cui si sta rafforzando – o in alcuni casi creando - la connessione diretta tra i brand e i clienti finali. La comunicazione in senso bidirezionale è sempre meno filtrata da passaggi intermedi e permette di offrire una percezione della narrativa dell’azienda e di avere una risposta immediata dal mercato. Per questo quando si progetta per il retail è necessario costruire un universo integrato, dove lo spazio fisico diventerà rappresentazione del marchio ed espressione della sua credibilità. L’intenzione è quella di creare una bolla che permette di entrare nell’identità del marchio, e in stretta relazione con l’e-market e la comunicazione analogica e digitale. Le dimensioni, le sensazioni fisiche, tattili, l’esperienza e l’investimento temporale ed economico nei prodotti rendono ancora importante lo spazio fisico. Esempi come RH o Design Within Reach negli Stati Uniti sono un possibile modello. Per le aziende quale significato e valore assume oggi lo spazio di esposizione e vendita al pubblico? Cambieranno le funzioni, le dimensioni, le modalità di accoglienza e attività? E come? Lo store dovrà essere coerente con il brand, con le sue potenzialità e i suoi clienti. Ad esempio, lo showroom di Cassina in via Durini a Milano, uno dei primi showroom mono-brand nel settore del design in Italia, ha già festeggiato il suo cinquantesimo anniversario. Abbiamo deciso di raddoppiare lo spazio, accogliendo degli eventi culturali, delle mostre d’arte, una cucina professionale per servire colazioni e cene con clienti, giornalisti e fan del marchio. La flessibilità data dai due livelli permette di tenerli separati o unirli. Lo showroom diventa il luogo in cui presentare i nuovi prodotti, ricevere un cliente privato o business: per l’azienda è uno

strumento di rappresentazione e di estensione. Diverso è il progetto di Casa Mutina, sempre a Milano, inaugurato la scorsa estate. È uno spazio domestico, curato, caldo, che risponde a diverse esigenze e diversi utilizzatori. Abbiamo creato un club per specialisti del settore, architetti, interior designer o developer, che possono ricevere un’assistenza tecnica; ma anche i privati possono visitarla e vedere la più ampia presentazione di prodotto, per poi essere

Interno di Casa Mutina, primo spazio espositivo di Mutina a Milano, ambientato in un appartamento a Brera e progettato da Patricia Urquiola, aperto a Luglio 2019 In apertura, la scala elicoidale dello showroom Cassina e le poltrone Feltri di Gaetano Pesce. Il restyling dello spazio è stato curato da Urquiola

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SPECIALE RETAIL

Ampliando la visione, nel settore arredo ha senso contaminare gli spazi retail con altre attività, come ad esempio la ristorazione pubblica, o farli convivere altre tipologie merceologiche, come sta accadendo nel settore fashion? Sì, se la presenza è credibile e coerente con il marchio. Il limite del settore dell’arredo è sempre stato quello di non saper parlare ad un pubblico più grande, ma di comunicare in modo diretto principalmente agli addetti ai lavori. L’arte, ad esempio, è un canale che permette di declinare i valori dell’azienda e creare ulteriori occasioni per far vivere lo showroom. Il food è direttamente collegato con la domesticità e l’ospitalità e permette di vivere in una situazione reale i mobili e gli oggetti per la tavola del marchio. Talk ed eventi danno la possibilità di vivere il brand al di là di quella che può essere una visita convenzionale e sollecitare stimoli per una conversazione sulla realtà dell’azienda, sui suoi valori e sui suoi obiettivi futuri.

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© Swarovski

Quale ruolo assumeranno la tecnologia e il digitale nella progettazione dello spazio vendita? Porteranno a modificare i comportamenti dei clienti e in che modo? La tecnologia e il digitale sono già entrati nei progetti retail e penso che la loro presenza crescerà sempre di più. Abbiamo sperimentato proprio con il nuovo format retail di Swarovski - presentato a Milano in anteprima a ottobre 2019 - la possibilità di interagire con i social attraverso un fun wall presente in negozio o, ancora, di ricevere consigli di styling online su un gioiello che si è selezionato fisicamente in negozio. Insomma, il progetto favorisce un’interazione profonda fra digital e mondo fisico che credo possa essere la chiave anche per le aziende di design. La visita in showroom deve essere sempre più un’esperienza. I marchi dovranno essere in grado di esprimere la propria narrativa attraverso una tecnologia evolutiva, che non invecchia velocemente, meno dipendente da un hardware visibile, ma aggiornabile continuamente da remoto.

© Cassina

indirizzati su un rivenditore. L’importante è superare l’esposizione statica dei prodotti, per ricercare un continuo rinnovamento dello spazio e degli oggetti.

In alto, il nuovo allestimento dello showroom Cassina, con il tavolo Olimpino di Ico Parisi e il paravento da un disegno di Giacomo Balla Qui sopra, Crystal Studio Swarovski di via Dante su progetto di Patricia Urquiola: il primo di una serie di store interattivi in corso di apertura in tutto il mondo


mandelli.it PP33 è la riedizione esclusiva di una maniglia realizzata da Piero Portaluppi nel 1933. Un omaggio a un genio libero, poliedrico, ironico, che ha saputo interpretare e interrogare con eleganza e stile le tendenze della sua epoca.


SOSTENIBILITÀ/CERTIFICAZIONI

CERTIFICAZIONI, sempre più necessarie di Valentina Dalla Costa

ARREDO E ARCHITETTURA NECESSITANO DI CERTIFICAZIONI PER GARANTIRE CHE UN DETERMINATO PRODOTTO E CHE UNA COSTRUZIONE RISPETTINO TUTTI I CANONI PER DEFINIRLI SOSTENIBILI. GLI ENTI DI CERTIFICAZIONE SI OCCUPANO DI QUESTO E DELLA FORMAZIONE DI PERSONALE, CLIENTI E RIVENDITORI 76 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

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rredo e architettura necessitano di attestazioni per garantire che un determinato prodotto e che una costruzione rispettino tutti i canoni per definirli . sostenibili. Gli enti di certificazione si occupano di questo e della formazione di personale, clienti e rivenditori. CERTIFICAZIONE FSC: DALLE FORESTE AGLI ARREDI SOSTENIBILI, Un trend trasversale a molti settori, cresciuto molto negli ultimi anni, è quello della sostenibilità, in termini di scelta di materie prime e di processi. Il rapporto GreenItaly 2019 di Fondazione Symbola ha rilevato come negli ultimi anni il nostro Paese sia cresciuto in termini di investimenti green, diventando uno dei leader europei per eco-tendenza. “Il comparto design e arredo


SOSTENIBILITÀ/CERTIFICAZIONI

non è estraneo a questi cambiamenti, ha la potenzialità di trainare la domanda e l’offerta di prodotti di qualità con particolare attenzione all’ambiente, aggiungendo ulteriore valore a questo segmento – commenta Diego Florian, Direttore Forest Stewardship Council Italia (FSC Italia) - Un significativo passaggio che abbiamo riscontrato è la maggiore propensione anche dei brand storici ad introdurre concetti di sostenibilità nella loro comunicazione”. FSC è una certificazione internazionale, indipendente e di parte terza, specifica per il settore forestale e i prodotti derivati dalle foreste. “Ci sono evidenze scientifiche che la deforestazione - e la conseguente perdita di biodiversità - sia stata la causa scatenante del COVID-19: ampie aree vengono depredate e animali infetti vengono in contatto con l’uomo – continua Florian - Una prima motivazione per scegliere di approvvigionarsi da filiere certificate FSC è proprio questa: avere la certezza di utilizzare materia prima sostenibile, con impatti positivi dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. È una scelta strategica date le crescenti richieste di prodotti legnosi di origine legale e dati i progressivi impegni in ambito ambientale che i diversi Governi stanno adottando”. È poi un’opportunità di mercato: sempre più persone prestano attenzione ai prodotti che acquistano e alla provenienza di questi ultimi. E all’impegno delle aziende: secondo uno studio Deloitte per il World Economic Forum 2019, un quarto del valore di mercato di un’azienda può essere direttamente correlato alla sua reputazione. Più le aziende sono green, più hanno la possibilità di diversificarsi rispetto ai concorrenti. Infine, è un asset di promozione e comunicazione: le aziende hanno voglia e necessità di promuovere il loro impegno, creando empatia con i clienti su temi comuni. Scelta strategica anche per il mercato internazionale: “se chiediamo alle aziende italiane che operano all’estero – afferma Florian - risponderanno che una fetta consistente della richiesta di prodotti certificati FSC deriva proprio da qui: mercati come quello britannico o statunitense sono molto rigidi in termini di forniture sostenibili, e la certificazione è spesso un pre-requisito indispensabile per accedere a bandi e commesse. Lo stesso accade anche per Emirati, Australia e Indonesia, mercati esigenti su questi aspetti che chiedono di importare esplicitamente solo arredi certificati FSC”.

SOSTENIBILITÀ NELLE COSTRUZIONI Green Building Council Italia (GBC Italia) è l’organizzazione di riferimento per la sostenibilità delle costruzioni in Italia che nasce nel gennaio del 2008, a cui hanno aderito oltre 300 soci, tra cui grandi player del settore edile, imprese, associazioni, studi professionali, università, enti pubblici. L’associazione ha assistito alle trasformazioni del mercato e ha acquisito sempre maggiore autorevolezza nel panorama italiano e internazionale, registrando un aumento del mercato dei green building; basti pensare all’aumento del numero di edifici certificati LEED nel corso degli anni. L’associazione fa parte del World GBC, la rete di GBC nazionali presenti in più di 70 paesi, che rappresenta la più grande organizzazione internazionale al mondo attiva per il mercato delle costruzioni sostenibili. Nello specifico, GBC Italia promuove un processo di trasformazione del mercato edile italiano attraverso la promozione dei sistemi di certificazione volontari di terza parte (come LEED, WELL, BREEAM) i cui parametri stabiliscono precisi criteri di progettazione e realizzazione di edifici salubri, energeticamente efficienti e a impatto ambientale contenuto. Facendo riferimento ai protocolli LEED, è nata la famiglia di protocolli a marchio GBC: GBC Home per le costruzioni residenziali, GBC Historic Building per gli edifici storici, GBC Quartieri per porzioni di territorio e GBC Condomini per la riqualificazione e gestione degli edifici esistenti. Tutti protocolli di certificazione che considerano l’edificio non solo dal punto di vista dell’efficienza energetica, ma anche idrica, la scelta dei materiali da costruzione, la qualità degli ambienti interni, l’innovazione nella progettazione, le priorità regionali. Per ognuna di queste aree vengono assegnati determinati punteggi, la cui somma determina il livello di certificazione dell’edificio. GBC Italia, oltre alle attività di certificazione, si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’impatto che gli edifici hanno sulla qualità della vita dei cittadini. Quest’anno, durante il lockdown, ha pubblicato un proprio Manifesto per invitare il Governo a riconoscere il ruolo centrale del settore delle costruzioni per un futuro dell’Italia a emissioni zero e sostenibile in linea con quanto richiesto dall’Europa. Gli edifici, infatti, rappresentano un grande potenziale Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 77


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Leed project registered in Italy

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2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 Grafico che evidenzia l’impennata delle certificazioni LEED in Italia che passano da 86 dal 2010 a 760 nel 2020 In apertura, lastra con timbro FSC: certificazione internazionale, indipendente e di parte terza, specifica per il settore forestale e i prodotti legnosi e non legnosi - derivati dalle foreste

nel raggiungimento degli obiettivi di contrasto al cambiamento climatico poiché sono responsabili del 36% di tutte le emissioni, del 40% di energia, del 50% di estrazione di materie prime nell’UE, del 21% del consumo di acqua. Il mercato delle certificazioni energetiche ambientali degli edifici in Italia con il passare degli anni è diventato sempre più consistente. È aumentata la richiesta di qualità certificata ed è aumentata anche l’offerta degli standard che la certificano. Oggi in Italia vi sono 760 progetti LEED per una superficie totale di circa 13 milioni di mq, 270 progetti certificati BREEAM, 48 progetti WELL, per citarne solo alcuni. Sta aumentando considerevolmente anche il mercato delle certificazioni che si occupano del benessere delle persone negli edifici come WELL e FITWEL. Stiamo quindi assistendo a un periodo di grandi trasformazioni che cambieranno in modo irreversibile il nostro modo di concepire gli ambienti in cui viviamo. LA CERTIFICAZIONE LEED LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) è un sistema di certificazione volontario che promuove la progettazione integrata dell’intero edificio, nasce 78 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

in America negli anni ’90 per opera di United States Green Building Council (USGBC) e si diffonde in oltre 150 Paesi nel mondo. Rappresenta un sistema di rating che valuta l’impatto ambientale degli edifici considerando una pluralità di dimensioni, dall’efficienza energetica alla scelta del sito di costruzione, la gestione efficiente dell’acqua, i materiali impiegati, lo smaltimento rifiuti, il comfort e la salubrità degli spazi. Si tratta, dunque, di un sistema che fornisce metodi e strumenti oggettivi per misurare le prestazioni dell’edificio in termini di sostenibilità ambientale e di utilizzo delle risorse, lasciando allo stesso tempo la possibilità di premiare l’innovazione che non trova negli aspetti considerati la possibilità di venir valutata. Il sistema LEED rappresenta l’equivalente nell’edilizia di pratiche che in tutti gli altri ambiti sono normali (per fare un esempio semplice, nell’acqua minerale c’è un’etichetta che ne dichiara tutte le caratteristiche). Per gli edifici non esistono ancora sistemi di etichettature che dichiarino quanto consumano, come si vive nell’edificio, quali sono i materiali con cui è stato prodotto, il comfort acustico, termico, visivo, e così via. LEED dichiara tutte le performance del sistema edificio nel complesso.


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SOSTENIBILITÀ/PRODOTTO

Come FAR VIVERE e RIVIVERE i prodotti di Valentina Dalla Costa

NON BASTA PENSARE A MATERIALI CONSIDERATI ‘SOSTENIBILI’. STUDIARE IL CICLO DI VITA DI UN PRODOTTO È FONDAMENTALE. RILEGNO E COREPLA SONO DUE CONSORZI CHE TUTELANO E GARANTISCONO IL RICICLO DI LEGNO E PLASTICA

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uando si parla di ciclo di vita, si intende un insieme composto da fasi differenti che caratterizzano l’evoluzione di un prodotto nel tempo, la cui durata è indiscutibilmente determinata dall’andamento delle vendite e della risposta del mercato. Queste fasi iniziano con lo sviluppo del prodotto, la sua introduzione sul mercato, la crescita e poi il declino. Analizzato il processo da un punto di vista differente, ovvero della sostenibilità, non solo i risultati e le performance di vendita sono importanti. LCA: STUDIO DEL CICLO DI VITA DEL PRODOTTO Per progettare secondo logiche riferite all’Ecodesign, è necessario analizzare l’LCA, ovvero il Life Cycle Assesment, altrimenti detta


SOSTENIBILITÀ/PRODOTTO

valutazione del ciclo di vita di tutte le fasi di produzione di un prodotto o di un servizio, le quali hanno – nessuna esclusa – un impatto ambientale dato. Durante lo studio dell’LCA vengono analizzati i flussi di materiale in ingresso e uscita, l’energia e le emissioni delle fasi di prodotto. Per minimizzare l’impatto di ogni fase del ciclo di vita del prodotto, si parte dalla scelta delle materie prime per passare ai processi di realizzazione e finiture, fino alla scelta degli imballaggi e le soluzioni per migliorare e ottimizzare la logistica riducendo gli impatti sul trasporto. Alcune strategie possono aiutare a migliorare le caratteristiche di ecosostenibilità: selezione di materiali a basso impatto ambientale e rinnovabili con riduzione/sostituzione di materie pericolose, tossiche o altre incompatibili con l’ambiente, sia nel prodotto sia nel consumo relativo; riduzione dell’uso dei materiali e sostituzione con materiali riciclati ove possibile; ottimizzazione delle tecniche di produzione; ottimizzazione dei sistemi di distribuzione; riduzione e semplificazione degli imballaggi; comunicazione pubblicitaria a basso impatto; comunicazione trasparente verso il consumatore delle prestazioni ambientali del prodotto e del corretto uso e smaltimento; riduzione dell’impatto durante l’uso; ottimizzazione della durata di vita con possibilità di: riparare o di effettuare una manutenzione dei prodotti (durabilità); potenziare l’uso di un prodotto attraverso un disegno classico; considerazione di eventuali esigenze future (longevità); ampliare le funzioni (multifunzionalità o modularità dei prodotti); ottimizzazione dei sistemi di fine vita(semplicità di smontaggio; materiali di scarsa complessità; utilizzo di materiali riciclati e riciclabili; recupero dei componenti mediante remanufacturing (fabbricazione con materiali riciclati) nell’ambito di un ciclo chiuso e applicazioni secondarie) – fonte “Atlante dell’ecoinnovazione. Metodi, strumenti ed esperienze per l’innovazione, la competitività ambientale d’impresa e lo sviluppo sostenibile” di Serenella Sala e Valentina Castellani. RILEGNO, UN ESEMPIO VIRTUOSO Un’attività, quella del riciclo del legno, che il Consorzio Rilegno svolge con successo fin dal 1997, quando tutto ebbe origine in seguito all’entrata in vigore del Decreto

Ronchi, attuato per risolvere i problemi legati al ciclo di vita degli imballaggi in legno. “Quattro sono le priorità per Rilegno come la legge stessa stabilisce – racconta a Pambianco Design Nicola Semeraro, Presidente Rilegno - Prevenire, recuperare, riutilizzare e riciclare. Questi quattro punti rappresentano le linee guida che il Consorzio persegue nel suo approccio rivolto alla realizzazione concreta dell’economia circolare così da consentire un infinito ritorno in vita del materiale”. Oltre 23 anni di storia hanno reso Rilegno un caso virtuoso unico nel panorama internazionale. 2000 imprese, 400 piattaforme di raccolta legno in tutta Italia, 16 aziende di riciclo, 4545 Comuni. Per comprendere l’importanza delle sue attività, basta osservare i numeri: i risultati del 2019 parlano di 1.967.000 tonnellate raccolte e riciclate e oltre 60 milioni di pallet rigenerati e reimmessi al consumo. “La quantità di legno riciclato ogni anno è tale che basterebbe a riempire il Colosseo per oltre 30 volte. Un trend in forte crescita e che ha segnato negli ultimi anni un aumento costante tanto da raggiungere una percentuale del 63% nel riciclo degli imballaggi in legno, ben oltre il target fissato dall’Unione Europea per il 2030”. La ricerca condotta dal Politecnico di Milano dal titolo “Il sistema circolare della filiera legno per una nuova economia”, ha evidenziato che la filiera basata sulle attività di recupero, riutilizzo e di riciclo del legno post-consumo in Italia, diversamente da quanto accade in altri Paesi, dove il legno post consumo viene prevalentemente bruciato per produrre energia, ha consentito di rigenerare e quindi riutilizzare quasi il 30% degli imballaggi recuperati e di riciclare la parte restante, consentendo di produrre pannelli per l’arredo senza bisogno di consumare legno vergine. Complessivamente, l’impatto economico sulla produzione nazionale delle attività della filiera del recupero del legno post consumo è stimabile in circa 2 miliardi di euro, con 10.000 posti di lavoro in Italia. Il mercato oggi parla chiaro: le aziende con una certa visione guardano al mercato con sguardo necessariamente sostenibile, perchè il consumatore è sempre più attento all’uomo e al pianeta. “Sostenibile vuol dire un’economia che ha una visione ampia che tiene conto dell’impatto sull’ambiente e sull’uomo. Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 81


SOSTENIBILITÀ/PRODOTTO

Quindi l’attenzione alla sostenibilità non è più un’opzione, è un senso unico. Il cambiamento climatico, i disastri ambientali, eventi tragici come la pandemia ci chiamano a una forte responsabilità e chi non se la assume non potrà più procedere nel mondo del futuro”. Il punto forte dell’economia circolare messa a punto da Rilegno è il fatto di essere sistemica, di coinvolgere settori diversi in un equilibrio necessario perché il sistema funzioni, “sistema che in poco più di 23 anni ha creato una vera e propria nuova economia che ha prodotto risultati importanti sia in termini ambientali (2 milioni di tonnellate di CO2 risparmiate ogni anno), sia sociali con la capacità di creare sviluppo e occupazione. Il nostro rapporto con le aziende del settore arredo è stretto, o per meglio dire facciamo parte dello stesso sistema circolare e Rilegno funge da equilibrio. Per dare un termine di paragone concreto: oggi il 95% del legno riciclato diventa pannello di

qualità che viene utilizzato dalle aziende che producono prodotti d’arredo”. Il pannello truciolare italiano, che costituisce ancora la base per i prodotti di arredamento, è infatti realizzato con tecniche che permettono di utilizzare una percentuale di legno riciclato superiore alla media europea. Le aziende riciclatrici, tra cui Fantoni, il Gruppo Frati, Kastamonu, Saib, il Gruppo Mauro Saviola, continuano in questo modo a contribuire a trasformare materiali scartati in una materia prima d’eccellenza per lo sviluppo del made in Italy d’arredo, mantenendo la leadership mondiale nelle tecnologie per la trasformazione e il riciclo del legno. COREPLA, LE LOGICHE DI RICICLO DELLA PLASTICA Il Consorzio si occupa della gestione dei rifiuti che arrivano dalla raccolta differenziata di imballaggi in plastica, per poi avviare il

Infografica che illustra i dati positivi per il ciclo di vita del legno per il 2019. Lo schema rappresenta chiaramente un aumento di raccolta e riciclo rispetto all’anno 2018

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SOSTENIBILITÀ/PRODOTTO

materiale al recupero. “Il nostro lavoro – spiega Antonio Protopapa, direttore Ricerca & Sviluppo Corepla – è quello di garantire l’effettivo recupero dei materiali, ovvero il riciclo di imballaggi trasformati in materia prima, oppure trasformati per recupero di energia”. Gli imballaggi menzionati vanno dalla bottiglia d’acqua minerale fino a flaconi, vaschette. “Dal loro riciclo si ottiene una fibra sintetica, il poliestere, molto utilizzato nel settore tessile e moda”. Parlando di progettazione e ‘good design’, il Consorzio forma i produttori di imballaggio, direzionandoli verso linee guida precise per poter progettare contenitori che possano essere riciclati, una volta trasformati in rifiuto. “Sembra banale, ma fino a pochi anni fa era fantascienza. Oggi la situazione è migliorata, tutti i grandi marchi sono coinvolti nel ciclo di vita dei loro prodotti”. Tra le aziende del settore design e arredo, una collaborazione interessante quella con Fratelli Guzzini. “La sinergia con loro ha dato frutti interessanti: una linea realizzata partendo da plastica riciclata. Corepla ha collaborato aiutando a scegliere i materiali giusti, ed è nata Circle, linea di prodotti che vengono dal riciclaggio di bottiglie d’acqua in PET e flaconi in PP, che altrimenti sarebbero destinati alla discarica. Altra iniziativa è ‘Corepla – call for Ideas’: “tre anni fa abbiamo lanciato una call per avere nuove idee su come avviare al riciclo alcuni nostri materiali. Nel 2019 abbiamo premiato l’idea di Anaktite, materiale ottenuto da riciclo di PPT che unisce due esigenze: recuperare gli scarti prodotti dal riciclo del vetro, la cosiddetta sabbia di vetro, che non può essere riutilizzata nelle vetrerie a causa della granulometria troppo ridotta, e impiegare la polvere di PET riciclato che esalta le caratteristiche del composito grazie alle sue prestazioni chimico-fisiche. Il risultato è un materiale al 100% sostenibile e nuovamente riciclabile, in grado di replicare - sia esteticamente che dal punto di vista tecnico - le pietre naturali e i compositi di ultima generazione. Grazie alla sua versatilità in termini di forma, colore e rilievo, unita alla termoplasticità del PET, può essere utilizzato nel settore dei rivestimenti interni ed esterni, nelle pavimentazioni, nei top per cucine e in applicazioni alternative ai laminati per arredo”.

Grafico esplicativo del progetto Circle, avviato con Corepla in collaborazione con Fratelli Guzzini

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SOSTENIBILITÀ/IMBALLI

Il punto sugli IMBALLAGGI di Valentina Dalla Costa

L’ANELLO DEBOLE DI TUTTO IL CICLO DI VITA DEL PRODOTTO. ARREDI E OGGETTI DI ALTA QUALITÀ SPESSO ARRIVANO AL CONSUMATORE FINALE ‘IMBALLATI’ O PROTETTI DA MATERIALE CONSIDERATO POCO SOSTENIBILE. COME MAI? RISPONDE SIMONA FONTANA, RESPONSABILE CENTRO STUDI E AREA PREVENZIONE DI CONAI 84 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

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l Sistema Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI), svolge un ruolo strategico nella salvaguardia dell’ambiente, promotore di un’intera filiera industriale che va dalla raccolta al trattamento e alla valorizzazione dei rifiuti di imballaggio. Secondo i dati a consuntivo del 2019 pubblicati nel Programma generale di prevenzione e gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, in particolare nella Relazione Generale Consuntiva 2019, nel corso del 2019 in Italia è stato avviato a riciclo il 70% dei rifiuti di imballaggio, con un incremento del 3,1% rispetto ai quantitativi del 2018. Nato sulla base del Decreto Ronchi del 1997, il Consorzio ha segnato il passaggio da un sistema di gestione basato sulla discarica ad un sistema integrato, che si basa sulla prevenzione, sul recupero e sul riciclo dei sei materiali da imballaggio: acciaio, alluminio, carta, legno,


SOSTENIBILITÀ/IMBALLI

plastica e vetro. Simona Fontana, Responsabile Centro Studi e Area Prevenzione di CONAI, racconta a Pambianco Design come CONAI e il settore dell’arredo possano e stiano effettivamente lavorando in sinergia. In che modo CONAI collabora con il comparto arredo? L’esempio più immediato è quello del Consorzio Rilegno, che fa capo a CONAI e si occupa del recupero e del riciclo di imballaggi in legno. Per buona parte, gli imballaggi in legno recuperati diventano pannelli truciolari utilizzati nel comparto dell’arredo. Ma ci sono anche numerosi esempi di riuso creativo promossi con le filiere del legno, della carta e della plastica, soprattutto in anni recenti, che hanno visto imballaggi giunti a fine vita utilizzati per allestimenti fieristici. Non dimentichiamo come il comparto dell’arredo sia uno dei nostri grandi soci: parliamo di aziende che sono grandi utilizzatrici di packaging. Packaging e ricerca: il design lavora insieme alla ricerca e all’innovazione? Si stanno facendo studi mirati per poter migliorare lo stato attuale delle cose, cercando di snellire tutto ciò che riguarda gli imballaggi dei prodotti finiti oppure no? Innovazione e sostenibilità vanno sempre di pari passo. Sono due lati della stessa medaglia, soprattutto nel comparto degli imballaggi. Da anni CONAI promuove azioni di eco-design per incentivare riutilizzo, design-for-recycling, riduzione del peso... ossia tutte quelle leve su cui le aziende possono agire per migliorare le prestazioni ambientali dei loro pack. Nel comparto arredo, del resto, la prestazione dell’imballaggio è un aspetto forse più importante che in altri comparti. Perchè pare, agli occhi di un consumatore finale, che il packaging sia ancora ‘arretrato’ rispetto a tutte le attenzioni che ci sono sul prodotto venduto, in termini di sostenibilità? Ci sono senz’altro margini di miglioramento. Devono essere trovati: la sostenibilità ambientale è un percorso, non dimentichiamolo, e migliorare in quest’ottica è sempre possibile. Spesso, però, tendiamo a banalizzare. Mi sorprendo ancora quando percepisco stupore di fronte alla quantità di imballaggi con cui un pezzo d’arredo viene consegnato. Ci

dimentichiamo troppe volte che un bene deve arrivare a casa del consumatore integro, e che l’imballaggio ha il dovere di far sì che ciò accada. Un pezzo d’arredo o un mobile deve uscire perfetto da tutti i processi che attraversano la logistica e il trasporto fino al punto vendita, e poi fino a casa del cliente: gli imballaggi moderni sono progettati per resistere a quel percorso. Non consideriamo poi come i rivenditori offrano spesso servizi di ritiro dei pack che – una volta assolta la loro funzione – possono essere ritirati per essere riutilizzati o avviati a riciclo diventando input per nuovi cicli produttivi. In che modo conai sensibilizza le aziende? Da diversi anni promuoviamo un Bando per l’eco-design: premiamo le aziende che hanno rivisto i loro imballaggi in chiave green. Anche l’edizione 2020, nonostante l’emergenza sanitaria, si è chiusa con iscrizioni in crescita. Ne siamo molto contenti. In palio ci sono 500.000 euro. Abbiamo poi messo a disposizione delle aziende un nuovo strumento di eco-design: il nostro EcoD Tool, un software che guida le aziende nella valutazione ambientale dei propri

Ritratto di Simona Fontana, Responsabile Centro Studi e Area Prevenzione di CONAI In apertura, i sei materiali da imballaggio che grazie a Consorzio CONAI vengono rigenerati e riciclati

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SOSTENIBILITÀ/IMBALLI

imballaggi. Grazie all’EcoD Tool, i benefici dell’eco-design vengono valutati grazie ad un’analisi Life-Cycle Assessment semplificata, e misurati in termini di risparmio energetico, idrico, di riduzione delle emissioni di CO2, di materia prima seconda generata e di circolarità. Abbiamo inoltre creato Progettare Riciclo, una piattaforma web per la consultazione pubblica e la diffusione di Linee Guida sul design for recycling degli imballaggi nei vari materiali. E non posso dimenticare E-PACK, un servizio online di supporto alle imprese per la progettazione di imballaggi eco-efficienti, anche con riferimento all’etichettatura ambientale, un tema caldo su cui stiamo offrendo assistenza e supporto. Come economia circolare e sostenibilità possono diventare un punto di forza e un driver importante per il business di una azienda? Promuovere un business legato a sostenibilità ed economia circolare è ormai un fattore fondamentale, sempre più riconosciuto anche dal consumatore finale. È un driver che veicola qualità del prodotto. C’è un legame sempre più stretto fra l’economia circolare e le azioni che un’azienda mette in campo per promuoverla e il valore di un brand. Diverse ricerche

che abbiamo promosso lo testimoniano: il consumatore inizia a introdurre elementi legati alla sostenibilità ambientale nella valutazione dell’offerta, soprattutto quando acquista beni di lunga durata come quelli del comparto arredo. Bilancio 2019: cosa ci dicono i numeri? E cosa si prevede per il 2020 quasi giunto al termine? Nonostante il difficile momento di emergenza che stiamo vivendo, prevediamo miglioramenti anche per il 2020. Il COVID-19 ha rischiato di mettere in crisi il settore lo scorso marzo, quando attività come quelle di cementifici e pannellifici erano chiuse e la domanda di materia da riciclo era crollata. Il primo semestre del 2020, nonostante tutto, ha visto i conferimenti di rifiuti di imballaggio al sistema CONAI aumentare, soprattutto per l’acciaio, la carta e il vetro. Stiamo vivendo un periodo difficile sotto molti punti di vista. È un momento complesso per le aziende e per l’intera filiera della gestione dei rifiuti e del riciclo degli imballaggi. Dobbiamo continuare a lavorare con ottimismo, però: l’Italia è leader in Europa nel riciclo dei rifiuti di imballaggio, siamo fra i paesi più virtuosi. È importante continuare a fare del nostro meglio per mantenere salda questa posizione di leadership.

Immagine istituzionale di Rilegno che rappresenta il legno come uno dei materiali coinvolti nei processi di riciclaggio e rigenerazione, monitorati e gestiti da CONAI, nello specifico, con il Consorzio Rilegno che fa capoa CONAI

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CASE HISTORY

Con REGENERATION, la plastica ha vita nuova di Andrea Guolo

NARDI, REALTÀ LEADER DELL’ARREDO OUTDOOR, SPINGE SUL PROGRAMMA SOSTENIBILE PER IL RECUPERO DEGLI ARREDI USATI A CUI DARE UNA SECONDA VITA, UTILIZZANDONE I MATERIALI COME BASE PER LA CREAZIONE DI NOVITÀ. UN TREND IN PIENA LINEA CON LE ESIGENZE DEL MERCATO 88 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

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l leader dell’outdoor punta a diventare il leader della sostenibilità con un progetto dedicato alla second life della plastica. Nardi, prima azienda italiana per giro d’affari (50,7 milioni di euro nel 2019) nel mobile da esterni, preme l’acceleratore sul programma industriale per la rigenerazione della plastica denominato Regeneration, naturale conseguenza di un impegno assunto trent’anni fa, agli esordi del percorso imprenditoriale della famiglia Nardi, per la realizzazione di arredi basati sul polipropilene, interpretato come materiale di qualità, ergonomico e dal ciclo di vita potenzialmente infinito. Una filosofia che ha spinto la famiglia Nardi a impegnarsi non solo nell’utilizzo di materiali riciclati, ma anche nel recupero stesso degli arredi usati per giocare un ruolo importante nel loro trattamento a fine vita.


CASE HISTORY

E dopo aver dato il via al progetto con il lancio di Komodo EcoWall, che ha ottenuto il riconoscimento del Green Good Design da The European Centre for Architecture Art Design and Urban Studies and The Chicago Athenaeum, nelle scorse settimane ha presentato il suo secondo prodotto in plastica rigenerata. Si tratta di Sipario, divisorio per ambienti disegnato da Raffaello Galiotto. E siamo solo agli inizi, perché la sostenibilità per noi costituisce una questione etica e di coscienza”, raccontano in quest’intervista Anna e Floriana Nardi, CEO dell’azienda di Chiampo (Vicenza). Come nasce il programma Regeneration? Da sempre, Nardi riutilizza gli scarti di produzione perché in azienda siamo convinti che sia fondamentale contribuire al miglioramento dell’ambiente. Il passaggio successivo è stato quello di dare una seconda vita a un materiale come il polipropilene che, se correttamente riciclato, può contribuire alla realizzazione di nuovi prodotti. Da qui è nato il programma industriale Regeneration. Il progetto pilota ha avuto il via circa due anni fa, non senza difficoltà.

Regeneration, avvenuto durante il Fuorisalone del 2019, il fortissimo interesse suscitato non era tanto legato alla novità di prodotto, quanto alla scelta del materiale di recupero. Si tratta di un approccio che appartiene alla sensibilità comune, soprattutto in un momento storico come l’attuale. I consumatori sono disposti a riconoscere un plus di prezzo ai mobili realizzati con materiali di recupero? Sicuramente lo sono. Poi dipende dal sentire personale, dalla tipologia della clientela e dai Paesi di origine. Ad esempio, negli Usa o in nord Europa i consumatori si sono dimostrati particolarmente maturi in tal senso, ma anche in area mediterranea sta crescendo questo tipo di consapevolezza. Il lockdown ha contribuito a rafforzare questo trend? Il processo era già in atto, ma quest’anno l’attenzione legata ai temi della sostenibilità e del ciclo di vita dei prodotti è senz’altro aumentata. Per diversi motivi noi siamo impegnati da tempo nella ricerca per la

Quali in particolare? Nel rispetto di tutte le normative vigenti, abbiamo deciso di ritirare direttamente i materiali destinati in discarica con la collaborazione dei nostri clienti, partendo dal Veneto per poi estendere la raccolta in tutta Italia e ai mercati esteri. Alle ultime campagne di raccolta hanno aderito anche alcuni clienti del Belgio e della Germania. Ed è stato confortante osservare tanto interesse, suscitato dal fatto che un conto è utilizzare un materiale riciclabile, un altro è lavorare in termini di economia circolare e dimostrare che un oggetto, un arredo per esterni nel nostro caso, può avere effettivamente una seconda vita. Quali clienti si sono dimostrati più interessati a questo tipo d’approccio? Più o meno tutti. Forse gli architetti sono apparsi particolarmente pronti, essendo a loro volta sottoposti a richieste di questo tipo da parte dei propri clienti sempre più interessati a materiali sostenibili o riciclabili. Al debutto ufficiale del nostro programma industriale

Ritratto di Floriana Nardi e Anna Nardi, CEO di Nardi spa In apertura Regenerating plastic programme di Nardi, dettaglio di elementi di arredi obsoleti

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CASE HISTORY

gestione delle problematiche legate al riutilizzo della plastica e per riuscire a proporre prodotti performanti e di design in plastica rigenerata. Perché non è facile ottenere forme innovative, resistenti e belle con un materiale riciclato che offre un livello di performance decisamente inferiore rispetto a un materiale vergine. Per questo siamo partiti studiando e proponendo al mercato prodotti modulari autoportanti. Il know-how acquisito ci permetterà di presentare, probabilmente già nel corso del 2021, altre tipologie di prodotto con maggiori complessità estetiche e funzionali come tavoli e sedie in plastica riciclata. Quanto avete investito complessivamente in Regeneration? È difficile stimare una cifra perché gli investimenti comprendono diversi aspetti: R&D, design, tecnologia, l’acquisizione di nuovi spazi logistici…parliamo certamente di qualche milione di euro. Quello che però ci teniamo a sottolineare è che lavorare allo sviluppo del programma Regeneration è parte integrante della nostra strategia aziendale e che, nonostante gli inevitabili problemi dovuti all’attuale pandemia mondiale, tutti gli investimenti, anche in termini di tecnologie, per il 2021 sono confermati.

Essere specialisti dell’outdoor richiede una maggiore attenzione verso la sostenibilità rispetto, ad esempio, a chi opera nel mondo indoor? Dipende innanzitutto dalla propensione dell’azienda. La discriminante non è tanto l’essere specialisti dei mobili da interno o da esterno, quanto in primis dal pensare che un’azienda ha anche una responsabilità sociale nei confronti del contesto in cui opera e quindi anche dell’ambiente e del suo saper guardar lontano. Nel nostro caso specifico, se l’arredo per l’outdoor viene trattato in modo corretto può avere lunga vita e, data la specificità del polipropilene, può essere anche rigenerato. Ed essendo un prodotto destinato al giardino o in ogni caso all’esterno, ha una sua naturale esigenza di armonia – sia in senso estetico sia in ottica di sostenibilità - con l’ambiente che lo circonda. Come sta performando l’outdoor? Molto bene per la parte retail e in generale per la domanda privata, perché il lockdown ha fatto riflettere ognuno di noi sull’esigenza di vivere all’aria aperta e su come strutturare meglio i nostri spazi outdoor privati. Soffrono di più i prodotti dedicati al contract.

Regenerating plastic programme di Nardi, granuli di plastica obsoleta ottenuti dopo la triturazione e l’omogeneizzazione di arredi usati

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CASE HISTORY

E le vendite online? Grazie anche ai forti investimenti in comunicazione – particolarmente rinforzati nella parte digital - durante e dopo il lockdown, la domanda online è decollata. A oggi, considerando le piattaforme specializzate e la parte e-commerce gestita dai nostri clienti fisici – in assenza di una nostra piattaforma a gestione diretta – l’online genera tra il 10 e 15% dei ricavi. Come pensate di chiudere il 2020? Prima della seconda ondata di contagio pensavamo di chiudere a -5%, a 47-48 milioni, nonostante lo stop legato al lockdown di marzo e aprile. Ora vediamo cosa succederà nella parte finale dell’anno, che non è per noi particolarmente rilevante in termini di fatturato, ma può comunque incidere sul risultato finale. E le prospettive per il 2021? Difficile fare previsione con questo scenario. Diciamo che potremmo ritenerci soddisfatti se riuscissimo a riconfermare i numeri di quest’anno. E-commerce a parte, quanto state investendo nel digital? Moltissimo, possiamo quantificare un aumento del 50% rispetto agli investimenti del 2019 in ogni settore del digital: investimenti sul sito in termini hardware e di contenuti, forte incremento nella produzione di immagini e video, spinta sui social, investimenti in adv e altro ancora. Vi mancano le fiere? Mancano a noi e anche ai nostri clienti, perché l’esperienzialità con i nostri prodotti è fondamentale, inoltre risulta difficile instaurare nuovi rapporti senza poter contare sull’incontro diretto. Nonostante tutto, guardiamo al futuro con positività. In questi mesi abbiamo messo a punto nuove strategie commerciali e di marketing, nuovi modelli comunicativi con la nostra forza vendita, e il fatto che la nostra organizzazione commerciale sia molto radicata e coesa, sta aiutando comunque molto. Ovviamente aspettiamo di vedere quando finalmente si potrà tornare in fiera; significherà che il peggio è passato, anche se va detto che l’esperienza di questo periodo ci ha offerto nuovi strumenti di valutazione e selezione dei diversi eventi.

Sipario, nuovo divisorio modulare per l’outdoor in plastica riciclata, design Raffaello Galiotto

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A CERVIA un polo per il benessere Un tempio del benessere di vocazione internazionale. È il Magazzino del Sale di Cervia, recuperato e riqualificato attraverso un intervento architettonico sostenuto da investimenti pubblici e dal contributo dell’imprenditore Leopold Cavalli come atto d’amore verso il territorio a cui è legato. Un progetto ambizioso, visionario che mira a convertire un edificio di archeologia industriale degli inizi del ‘700 in un luogo per il benessere dell’individuo e dell’intera comunità. Si tratta della riqualificazione del Magazzino del Sale di Cervia secondo un intervento che vede al centro il poliedrico imprenditore Leopold Cavalli e le tre aziende che a lui fanno capo: Visionnaire (Metaluxury LifestyleBrand), Nuage (Wellness Academy) e Fonoprint (Entertainment). La filosofia che guida l’approccio di Cavalli nell’ideazione della nuova struttura ricettiva è la promozione di uno stile di vita all’insegna del benessere psicofisico, che parte da una corretta alimentazione e si realizza con un percorso multisensoriale che stimola gusto, olfatto, tatto, vista e udito. Nella Spa, cuore dell’intervento, l’utente potrà, dopo esami diagnostici di valutazione del proprio stato di salute, seguire una dieta mirata preparata da eccellenze locali nei laboratori enogastronomici integrati nell’edificio e sfruttare i benefici di trattamenti a base di sale e acqua di mare e di musica terapeutica in una scenografia artistica. L’obiettivo di Cavalli è sensibilizzare a questo approccio altri imprenditori illuminati e coinvolgerli attivamente con partnership ad hoc. “Il progetto 92 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

vuole essere inclusivo - spiega - e stimolare la partecipazione di realtà del mondo della nutrizione, della diagnostica, del beauty, dell’automotive, dell’arte e di chiunque sposi la nostra visione”. (Contatti alla mail progettodarsena@ipe.it, ndr). Sul fronte enogastronomico, l’imprenditore guarda ad aziende che propongono un’alimentazione attenta all’alta digeribilità, alla qualità delle materie prime, all’attenzione verso le intolleranze, sempre più manifesta come necessità. Sul fronte diagnostico, trattandosi di una ‘medical Spa’, Cavalli è alla ricerca di partner in grado di fornire strumentazioni di alto livello. “Vogliamo promuovere la consapevolezza nelle persone dell’importanza di una corretta alimentazione, della cura del proprio corpo e della propria mente per perseguire un benessere a tutto tondo”. La location scelta è d’eccezione, “waterfront” nel centro di Cervia, località dell’Adriatico che si è distinta negli ultimi anni per aver sviluppato un’idea di turismo legato alla cura dell’individuo, all’ospitalità, al buon cibo e allo sport. Contesto ideale nel quale Cavalli ha voluto inserirsi partecipando e aggiudicandosi nel 2017 il bando di gara per riqualificare questo luogo storico parte del patrimonio artistico italiano, in collaborazione con la Regione


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Emilia-Romagna e il Comune di Cervia attingendo a fondi europei. Il Magazzino del Sale aveva attraversato già una rivisitazione, mai portata a termine, negli anni 80 ad opera dell’architetto Giancarlo De Carlo, esponente del brutalismo cementizio, con un progetto di recupero e trasformazione del Magazzino in museo navale collegato alla vicina Darsena che ha visto l’inserimento di una piattaforma aerea in ferro e cemento che lambisce il fabbricato senza mai toccarlo e la creazione di un bacino d’acqua interno di 500 metri quadrati. IL NUOVO PROGETTO ARCHITETTONICO Il nuovo progetto, affidato all’architetto Fabrizio Fontana di Archlabo (www.archlabo.com), prevede un lavoro di riqualificazione su una superficie esterna di oltre 30mila metri quadrati, dei quali 8mila metri quadrati d’acqua, 5mila metri quadrati di coperto e il restante di aree esterne su terraferma. Saranno coinvolti piazza dei Salinari, il tratto di canale tra il ponte mobile e il ponte di via Cavour, la Darsena con il suo perimetro verde e il fabbricato ex Magazzino del Sale con 4mila metri quadrati di superficie interna. “Sarà l’unione tra un’architettura del passato e l’avanguardismo che ci proietta nel futuro commenta Cavalli - Ci sarà una contaminazione tra le curve delle grandi arcate rotondeggianti e materiali freddi come il cemento

In questa pagina dall’alto, rendering della ‘Via del Sale’ al terzo livello della nuova struttura e area benessere al primo livello con pedane e scale in ferro di collegamento al secondo piano In apertura, veduta della Darsena e dell’ex Magazzino del Sale allo stato attuale

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PAMBIANCO PER VISIONNAIRE

e il ferro dagli angoli acuminati”. La volontà dell’imprenditore è riconsegnare al territorio e alla collettività un nuovo luogo da vivere. Sullo spazio urbano distribuito sull’intero asse longitudinale del Magazzino, arredato e attrezzato, si affacceranno dei ‘Chioschi’, che ospiteranno laboratori artigianali/cucine di produzione e spaccio, come ‘Il chiosco della colazione con i fiori’. Architettonicamente i chioschi saranno concepiti come ‘Voliere’ chiuse in struttura di ferro e vetro trasparenti che si affacceranno sia sul cortile interno coperto che su quello esterno scoperto, entrambi arredati con tavolini e sedute leggere. La grande Spa, di 600 metri quadrati, posta all’interno di un contenitore in vetro, si affaccerà sui tre livelli del magazzino riflettendosi sullo specchio d’acqua. L’accesso alla zona benessere si svilupperà sia al piano terra che sui tre livelli fuori terra trovando la sua massima espressione nel terzo livello, ‘LA VIA DEL SALE’. “Qui, sarà possibile camminare su un percorso terapeutico rigenerante, unico in Europa, formato da un letto di sale di Cervia a temperature controllate e differenziate che servirà per la talassoterapia e sarà illuminato in modo spettacolare di sera - anticipa Cavalli - La passeggiata sarà accompagnata da una colonna sonora studiata per il rilassamento che prevede l’utilizzo di cuffie con musica binaurale, una neurotecnologia definita ‘effetto viola’ (www.effettoviola.eu) per la cura naturale di ansia e stress fisiologico attraverso un principio

attivo sprigionato dalla riproduzione delle onde sonore tipiche di specifici pattern celebrali. Tecnica che, secondo studi scientifici, riesce a cambiare l’umore delle persone in soli 15 minuti”. La VIA DEL SALE avrà un panorama emozionante filtrato da filari di piante profumate perimetralmente alla passerella esistente. Alle pareti troveranno posto testimonianze culturali della storia delle saline di Cervia intesa come ‘area museale’ per la valorizzazione della storia e degli usi del sale, intervallate da esposizioni itineranti di giovani artisti emergenti. Viene così concepita la prima galleria al mondo, in cui cultura, architettura e benessere, si fonderanno in un panorama mozzafiato, raggiungendo un punto di equilibrio. Al secondo livello si sviluppa il ‘CORTILE DELLA MUSICA’: una galleria coperta in vetro, in cui anche i musicisti non professionisti potranno raccogliere una nuova e singolare opportunità di visibilità potendo usufruire di una sala di registrazione professionale offerta da Fonoprint. SCENOGRAFIE FIRMATE VISIONNAIRE CONTRACT DIVISION La progettazione di scenografie per le zone interne ed esterne è stata affidata a Visionnaire Contract Division (www.visionnairehome.com), brand di riferimento nell’ambito del meta-luxury, grazie alle sue proposte che fondono artigianalità ed esclusività. “La nostra proposta unisce diversi mondi - prosegue Cavalli

Sopra, rendering degli esterni dell’ex Magazzino del Sale Nella pagina successiva, rendering della zona benessere collegata nei tre livelli dalla struttura in ferro formata da pedane e scale

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PAMBIANCO PER VISIONNAIRE

- in primis quello del design e del progetto, con l’estetica avanguardista in cui Visionnaire stessa si riconosce e la ricerca di contaminazioni insita nel nostro dna. E’ un progetto che ricerca la bellezza in grado di stimolare una reazione virtuosa nell’individuo”. Per Visionnaire si tratta del progetto più completo realizzato nel settore pubblico attraverso la Divisione Contract, già attiva da 15 anni nel settore della nautica, dell’hotellerie di lusso, della ristorazione e con progetti di soft contract in tutto il mondo. “L’anima di Visionnaire si esprime qui - commenta Eleonore Cavalli - attraverso la sua profonda componente valoriale e la Darsena ne è l’emblema: un luogo in cui prende vita il concetto di bellezza sostenibile che ormai da anni perseguiamo con impegno e passione crescenti. Il virtuoso progetto architettonico che si sta concretizzando pone al centro il benessere di chi ci lavora e di chi lo visita e vuole rappresentare un luogo in cui etica ed estetica convivono in armonico equilibrio. L’ispirazione che ha guidato la definizione stilistica degli interni è nata dal desiderio di coniugare i valori di partecipazione e condivisione con la valorizzazione estetica dell’ambiente di lavoro. Gli spazi accoglienti e personalizzati rimandano ai luoghi dell’abitare, in cui le scelte formali ed estetiche si conciliano con le necessità funzionali. Abbiamo studiato un progetto ad hoc capace di emozionare e creare una profonda sensazione di wellbeing per il visitatore: ogni arredo, fisso e mobile, vestirà le linee

guida di un progetto architettonico che sposa il passato e l’avanguardismo di De Carlo, ma che è estremamente attento alle basse emissioni, alla certificazione dei materiali utilizzati e al loro ‘recupero’ in una ottica ‘carbon neutral’. Ampio spazio verrà dato ad una collezione outdoor destinata all’uso pubblico, sostenibile e a bassissima (attenzione) emissione, una linea versatile adatta all’utilizzo ‘intensivo’ in & out grazie a speciali rivestimenti heavy duty e forme che non rinunciano all’eleganza anche per gli utilizzi open air”. A Viabizzuno (www.viabizzuno.com) è stato assegnato il supporto tecnico per la resa illuminotecnica interna ed esterna al monumento. “L’illuminazione delle parti storiche dell’edificio sarà più fredda e museale - spiega Leopold Cavalli - mentre per gli elementi avanguardisti la luce sarà più calda”. PERCORSO MULTISENSORIALE Ubicata all’interno del parco naturalistico delle Saline di Cervia2, la Darsena del Sale sarà una nuova Agorà ispirata alla filosofia mindfulness, dove l’individuo ed il suo benessere sono al centro del progetto 12 mesi l’anno. Un benessere perseguito attraverso la stimolazione dei 5 sensi. Il gusto sarà protagonista di un progetto di ‘nutrizione per il benessere’: “prevediamo di realizzare otto laboratori enogastronomici con eccellenze del territorio come pesce, sushi,

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PAMBIANCO PER VISIONNAIRE

carne, pane, pizza, pasta, pasticceria e gelato gestiti da aziende esterne in partnership con noi - dichiara l’imprenditore -. Sarà il primo ristorante al mondo dove il menù sarà customizzato sulle necessità dei ogni cliente in relazioni a valori del sangue esaminati da uno scanner tramite un cerotto”. L’udito sarà risvegliato attraverso la riscoperta della bellezza del suono come terapia del benessere: “oltre all’uso della neurotecnologia - come anticipato - ci sarà un impianto resident che accompagnerà il visitatore con un ‘comfort immersivo’ e una programmazione di spettacoli musicali organizzati da Fonoprint (già Museo del Suono e della Canzone della città di Bologna) durante la stagione estiva sullo scenografico palco sull’acqua della Darsena. Per il tatto verrà creato uno spazio permanente dedicato alla ‘riabilitazione psicofisica’ che vivrà dentro il monumento della Darsena, ‘una capsula’ a temperatura e umidità controllate per la migliore ricezione delle varie tecnologie messe a disposizione da Nuage Beauty Accademy, marchio di trattamenti tecnologicamente avanzati per la cura del corpo e dello spirito: crioterapie, floating meditativi, saune e hammam emozionali (queste ultime firmate Effegibi) rimodellamento del corpo ed eliminazione degli inestetismi attraverso la laser terapia di nuova concezione, le cure anti aging attraverso tecnologie non invasive e protocolli naturali. L’olfatto sarà stimolato dagli elementi cardine di questo progetto che sono l’acqua del mare e il sale. Profumi rilassanti verranno,

Sopra, rendering del ‘Cortile della Musica’ al secondo livello

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inoltre, diffusi con un sistema multi-aroma ad aree differenziate. La vista, infine, sarà stimolata dalle architetture, dai giochi di luce e dalle proposte di interior design. Negli spazi riqualificati andranno in scena anche mostre d’arte, presentazioni di anteprime esclusive, eventi privati e corporate, spettacoli di artisti italiani e internazionali che si esibiranno nel palco acquatico posto proprio al centro della Darsena. “Per le proposte su acqua delle stagioni calde siamo attualmente al lavoro su soluzioni inedite che riveleremo tra qualche mese. Sfrutteremo al massimo tutte le possibilità che ci mette a disposizione questo elemento naturale”, afferma Cavalli. L’offerta si estenderà anche a corsi di enogastronomia, laboratori musicali per i più piccoli, una Academy della Musica per i giovani cantautori, una radio nazionale, una sala di incisione professionale sperimentabile anche da neofiti. Infine, ci sarà una parte della proposta dedicata all’eventistica: “sarà un contenitore importante che permetterà alle aziende di venire a proporre, in una cornice spettacolare, nell’ambito di un convegno o di un evento, il proprio prodotto, supportate da una serie di servizi e contenuti specifici attinenti al mondo del benessere”. “Il progetto della nuova Darsena così concepito vede architettura archeologica e destinazione d’uso fondersi in un punto di equilibrio, in un tempio del benessere, oggi vero lusso, composto di ambiti funzionali poliedrici che dialogano tra di loro, nel rispetto del genius loci ma con un’eco nazionale ed internazionale”, conclude Cavalli.


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Sette punti per IL RILANCIO Dal sostegno alle filiere alla sostenibilità , dall’accesso alla liquidità al digital, PwC ha evidenziato come può ripartire l’Italia. E Giulia Molteni, head of marketing and communication di Molteni Group, affronta punto per punto come si sta muovendo il mondo dell’arredamento. Il rilancio dei consumi post pandemia è stato al centro del quinto digital event “Italia 2021 - Competenze per riavviare il futuro” organizzato da PwC Italia, trasmesso in diretta TV sul canale Active 501 di Sky e sulle piattaforme social di PwC, a cui hanno partecipato le principali istituzioni, associazioni di categoria e imprese del settore da cui sono emerse 7 priorità d’azione. Erika Andreetta, partner PwC Italia, ha spiegato: “Negli scenari post COVID-19, ci attendiamo: lato consumi sempre più acquisti Made in Italy, in un’ottica di solidarietà collettiva, la preferenza per prodotti “sicuri” oltre che gratificanti e un balzo in avanti decisivo per l’e-commerce, specie nell’e-grocery. Lato business un incremento della collaborazione per far ripartire l’economia nel Paese. Made in Italy, reshoring e sostenibilità saranno gli elementi differenzianti”. Il piano dei sette punti si può applicare a tutti i settori della nostra economia, compreso l’arredamento, per il quale abbiamo chiesto a Giulia Molteni, head of marketing and communication di Molteni Group, di interpretarne l’applicazione punto per punto. 1. Azioni di sistema per aggregare le aziende salvaguardando competenze e filiere. La filiera dell’arredamento è molto lunga e frammentata e, sebbene veda nell’essere a km zero il suo ‘plus’, 98 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

trova proprio nella sua estrema parcellizzazione la maggiore criticità. Per questo motivo, secondo Molteni, le aziende leader e dimensionalmente più grandi hanno il dovere di sostenere le pmi, fatte di piccoli fornitori che hanno faticato ad adeguarsi ai nuovi protocolli sanitari. “Noi abbiamo fatto da traino e capofiliera, per questo motivo e perché, grazie agli ampi spazi di lavoro abbiamo potuto adeguarci più facilmente alle nuove norme sanitarie legate al distanziamento, abbiamo potuto riaprire prima durante il lockdown. Permettendo poi di riaprire anche alle piccole realtà che dipendono da noi”. Secondo Giulia Molteni un’efficace aggregazione si otterrebbe includendo le piccole imprese in aziende più grandi attraverso acquisizioni o protocolli comuni, al fine di rendere le filiere più agili e snelle. 2. Supporto al Made in Italy e rilancio dei consumi nazionali. Per Molteni il supporto alle imprese e al Made in Italy è fondamentale per rilanciare i consumi: loro stessi hanno sostenuto i rivenditori di mobili, piccole aziende familiari alla prima o seconda generazione che hanno subìto uno shock di liquidità notevole, dilazionando i pagamenti o applicato notevoli sconti finanziari, prendendosi in carico queste piccole situazioni di disagio


PAMBIANCO PER PWC

temporanee per far fronte comune all’emergenza. Il sostegno delle aziende leader per i più piccoli però non basta: “servono incentivi fiscali - afferma l’imprenditrice - per permettere a tutto il settore non solo di riprendersi ma di proseguire con i piani di innovazione e digitalizzazione”. I consumi nazionali e l’export si stanno velocemente riprendendo dal lockdown, vissuto dal consumatore come un momento di presa di coscienza del valore della casa e dell’importanza di investire in essa. “Noi abbiamo expertise che sono ‘cross’ tra mondo casa e mondo ufficio, abbiamo quindi potuto traslare tecnologie e prodotti destinati all’ufficio anche al mondo casa. Molto importante in un momento storico in cui lo smartworking sta cambiando l’uso dello spazio domestico”. “All’interno di un programma di welfare - prosegue - sarebbero utili incentivi alle grandi imprese per permettere di fornire a tutti i lavoratori in smartworking workstation portatili brandizzate, così da trasferire parte del valore dell’impresa anche a casa”. 3. Digitalizzazione: adesso o mai più. Come emerso dalla ricerca di PwC la necessità per le aziende è rafforzare le proprie capacità digitali sia sul fronte e-commerce che social. Il processo di digitalizzazione era già stato avviato prima del Covid, ma lo stato emergenziale ha dato un’ulteriore spinta al rinnovamento. “Bisogna adeguarsi a un mondo in cui il digitale fa da padrone - afferma Giulia Molteni -: dalle ‘experience immersive’ ai ‘virtual tour’, a tutti gli elementi digitali che ci aiutano nella presentazione dei prodotti laddove i negozi sono chiusi o registrano un traffico limitato”. Poi l’e-commerce, che ha registrato un successo senza precedenti durante il lockdown portandolo all’attenzione anche di nuovi fruitori: “Stiamo lanciando l’e-commerce negli Stati Uniti ma siamo già pronti ad ampliarlo a Uk e poi al resto d’Europa nel 2021, proprio perché con il lockdown l’e-commerce ha raggiunto un’enorme popolarità: chiusi in casa abbiamo scoperto la comodità di ordinare e acquistare online. Per l’arredo esistono prodotti singoli adatti ad essere vendute in questa modalità”. 4. Sostenibilità come elemento differenziante. Il tema della sostenibilità è tra i principali nell’agenda delle associazioni di settore da Assarredo a FederlegnoArredo. Esistono già aziende virtuose e prodotti sostenibili di per sé. “Come il nostro - spiega l’imprenditrice - di alta qualità, lunga durata e con un ciclo di smaltimento molto veloce perché utilizziamo materiali naturali e la monomatericità che rende il prodotto più veloce da smaltire. Questo valore però spesso non viene comunicato, bisognerebbe investire in narrazione”. Numerosi i progetti di Molteni e dell’industria dell’arredamento in termini di sostenibilità: ricerca di nuovi materiali e innovazione di prodotto; adeguamento delle fabbriche, riduzione delle emissioni, utilizzo di l’energia green. “Tutti investimenti onerosi però, soprattutto in questo momento, che richiederebbero più incentivi”. 5. Accesso alla liquidità. Gli incentivi erogati dal Governo andrebbero rinnovati, incrementati e adeguati alla nuova realtà, secondo Molteni: “Siamo in uno stato d’emergenza, non si tratta più di un piano a supporto di un’innovazione costante. Bisogna agire in fretta e servono risorse e competenze”. “L’arredamento è un settore che in questo contesto, soprattutto nel mondo retail più che nel contract (più soggetto, quest’ultimo, al blocco di finanziamenti e di grandi commesse), sta soffrendo meno di altre realtà obbligate a

ricorrere al credito per sopravvivere, per questo motivo iniezioni di liquidità da parte del Governo permetterebbero di proseguire con la ricerca e lo sviluppo”. 6. Reshoring & Industry 4.0. La filiera a km zero tipica dell’arredamento, con fornitori locali specializzati, la rende distante dal fenomeno del reshoring che nel post-Covid sta riguardando altri settori, come la moda. “Producendo tutto in Italia - spiega Giulia Molteni - abbiamo evitato ritardi di produzione, anzi abbiamo ripreso molto bene con un maggiore slancio verso la casa da parte del consumatore. Gli incentivi al settore da parte del Governo italiano vanno direzionati all’innovazione: le aziende stanno accelerando i processi di automazione, stanno rendendo lo smartworking una modalità di lavoro permanente, si stanno riorganizzando spazi di lavoro e commerciali in un’ottica di digital transformation per la quale serve liquidità. 7. Attenzione alle nuove generazioni. Bisogna investire sui giovani e sulla loro istruzione che oggi richiede competenze specifiche che mancano in azienda. Servono nuove figure professionali esperte, in primis, di digitale.

Dall’alto, Erika Andreetta, partner PwC Italia e Giulia, Molteni, head of marketing and communication di Molteni Group In apertura, Octave, sistema di divani componibili di Vincent Van Duysen per Molteni&C

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ADA, la piattaforma di configurazione 3D di Arcadia Efficienza dei flussi, usabilità intuitiva e integrazione assoluta su tutta la filiera. Sono questi i principali vantaggi derivati dall’impiego di ADA, la piattaforma di configurazione 3D di Arcadia che applica l’intelligenza artificiale Arcadia, azienda trevigiana specialista assoluta nelle tecnologie di configurazione grafica, ha sviluppato con i propri clienti partner leader di settore un sistema software – ADA – capace di offrire servizi ad alto valore aggiunto, cloud oriented e client based. La collaborazione pluriennale con il Gruppo Battistella – leader in Italia nei sistemi di arredo –, incentrata sui temi dell’integrazione tra configurazione grafica e sistemi di produzione, ha confermato il valore aggiunto della piattaforma: semplificare le relazioni tra azienda e rivenditore, aumentando le prestazioni reciproche. Cinque anni di evoluzione hanno reso la piattaforma ADA uno dei sistemi più evoluti del settore in termini di usabilità, integrazione, velocità e flessibilità. Tra i principali vantaggi, l’aggiornamento automatico sia del software sia dei cataloghi mediante il Cloud basato su Microsoft Azure, l’invio automatico degli ordini mediante Cloud, la personalizzazione di progetti

100 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020

realizzati dal produttore e allocati nello Showroom Virtuale, l’import delle planimetrie sia in formato dwg sia dxf, l’import di oggetti in formato 3ds, immagini e texture dalla rete, l’export di oggetti e/o progetti in formato 3ds per altri software Cad come, ad esempio, 3ds Max e Sketchup. Oggi arredare significa interpretare lo spazio trovando soluzioni personalizzate per chi ci vive e per chi ci lavora. Le tecnologie smart manufacturing 4.0, integrate a livello di produzione e supply chain, hanno portato il digitale in tutte le dinamiche di marketing e, soprattutto, commerciali. Tra queste, le piattaforme di progettazione grafica e configurazione 3D rappresentano un asset strategico di innovazione nelle aziende di mobili componibili. Ecco perché l’integrazione software di tutta la filiera – azienda, rivenditori, progettisti e utenti finali – è sinonimo di efficienza assoluta e velocità nello sviluppo dei processi produttivi e dei flussi dell’ordine ma anche, in primo luogo, nell’engagement


PAMBIANCO PER ARCADIA

verso i consumatori al fine di generare un vantaggio competitivo per il brand e per il punto vendita. ADA è disponibile anche nella versione ADA BE (Browser Edition), pensata per il consumatore finale. Una soluzione che migliora la customer experience online permettendo all’utente di modificare le configurazioni 3D di mobili e complementi d’arredo e di accedere tramite il browser ai siti internet dei brand produttori. Fruibile sia da desktop che da mobile, ADA BE consente la creazione di soluzioni personalizzate scegliendo finiture, colori e accessori in base alle proprie esigenze e ai propri gusti. I progetti 3D configurati, infine, possono essere scaricati e utilizzati dai rivenditori ADA.

supporteranno nel completamento del progetto fornendo loro anche il preventivo. ADA si è dimostrata essenziale, per esempio, per i progetti multivano dei designer, per le nuove funzionalità dello showroom virtuale e per l’efficacia dell’invio automatico dell’ordine. Oggi, la differenza tra essere fornitori e partner è il fattore decisivo per il successo delle aziende sul mercato.

LA TESTIMONIANZA DI BATTISTELLA COMPANY Lavoriamo con Arcadia e la piattaforma ADA da oltre quindici anni. Consideriamo Arcadia un partner con cui affrontare le sfide, anche le più complesse. Per questo, abbiamo intrapreso un percorso che, oltre a gestire la parte produttiva e quella commerciale, ci porta anche al consumatore finale. Prima con Nidi camerette e ora con Novamobili stiamo sviluppando nuove funzionalità esclusive di intrattenimento e configurazione online. Grazie ad ADA BE (browser edition), infatti, i nostri utenti finali saranno coinvolti in un’esperienza di design con il prodotto e il brand, ma soprattutto potranno creare una relazione con l’azienda e con la rete dei nostri rivenditori che li

La piattaforma ADA

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PAMBIANCO PER KE

Da sinistra a destra, la pergola bioclimatica ‘Kedry Prime’ di KE e il CEO dell’azienda Simone Mazzon

KE Outdoor Design VERSO I MERCATI INTERNAZIONALI Innovazione, investimenti in produzione e logistica, tecnologia, responsabilità sociale, presenza capillare dei KE Store e consolidamento della presenza internazionale sono la formula vincente del brand trend-setter del mondo dell’outdoor design KE – brand del Gruppo BAT, tra i principali player internazionali nel mercato mondiale delle soluzioni ombreggianti outdoor e di accessori per la schermatura solare – annuncia risultati positivi, nonostante l’effetto Covid. Il fatturato di 21,7 milioni di euro, in linea con quello del 2019, si inserisce in un fatturato aggregato a livello di gruppo di 78,3 milioni di euro, in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo i dati aggiornati al 30 settembre 2020. Un’azienda che ha saputo far fronte ai cambiamenti, rispondendo positivamente a una situazione difficile a livello globale. “Nel rispetto della salute e della tutela dei dipendenti, abbiamo aumentato i turni produttivi e saltato la consueta chiusura per le ferie estive, garantendo così una continuità di servizi per assecondare le esigenze di tutti i clienti”, dichiara il CEO di KE Simone Mazzon. L’impegno e la responsabilità dei dipendenti sono stati premiati con incentivi non solo economici: un ruolo sociale che sempre più l’azienda si impegna ad avere. La strategia di crescita di KE deve il suo crescente successo a un approccio propositivo al mercato, grazie a prodotti e progetti che sono espressione di un know-how originale, in grado di coniugare design ed elevate prestazioni nel mondo delle schermature solari e dell’outdoor, che negli ultimi anni ha vissuto un’espansione e un ritorno alla centralità progettuale. Tutti i prodotti sono progettati, ingegnerizzati e creati in Italia a garanzia di una qualità che si traduce in una gamma poliedrica, che va dalle tende da sole a bracci alle pergole bioclimatiche (novità che arriveranno nei primi mesi del 2021) fino alle vele ‘Sails’, unique selling proposition del settore.

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Nell’ottica di consolidare e accrescere il proprio sviluppo sul territorio nazionale e internazionale, KE sta portando avanti un progetto in continua evoluzione per la costruzione di una rete qualificata di KE Store: rivenditori premium, che sposano la filosofia del brand e ne soddisfano i criteri di eccellenza. Showroom monomarca per presentare prodotti di design e approfondire la concezione del vivere moderno. L’azienda è anche presente in contract hub strategici, come Pianca & Partners nel cuore di Milano, che riuniscono diverse aziende per favorire un modello di sviluppo dei progetti contract improntato sulla flessibilità e sulla collaborazione. L’internazionalizzazione del gruppo prosegue, inoltre, con l’apertura di filiali nei Paesi più strategici. Entro fine anno, ad esempio, verrà inaugurata una nuova filiale commerciale in Germania, nei pressi di Monaco, supportata da importanti investimenti in tecnologie di produzione e logistica, che consentirà all’azienda di svilupparsi sul mercato tedesco in maniera appropriata, mantenendo le direttive della casa madre italiana. L’apertura della nuova filiale KE Deutschland va a completare la presenza già capillare del gruppo nei mercati chiave come Francia, Spagna, Svezia e Stati Uniti – in cui sono distribuite le 14 filiali – perseguendo l’obiettivo di internazionalizzazione che lo ha contraddistinto sin dagli inizi. “Siamo orgogliosi che i nostri prodotti vengano scelti dai consumatori di tutto il mondo per le loro case, gli hotel, i luoghi di relax e di svago, dove la qualità costituisce un criterio di scelta imprescindibile – aggiunge Simone Mazzon –. Tutto ciò mixando il savoir faire artigianale italiano con una tecnologia all’avanguardia.”


PRODOTTI

L’UFFICIO Benessere delle persone, versatilità e connettività, gli arredi pensati per l’ufficio, puntano tutto sulla qualità. Una reazione forte al cambiamento dei costumi e delle abitudini lavorative, che mai come quest’anno si è imposto come argomento di discussione. Il mondo del lavoro è molto cambiato, la diffusione del coworking prima e l’utilizzo sempre più massiccio del lavoro a casa, sta trasformando il nostro modo di stare insieme. Sarà per il distanziamento personale, imposto dalle nuove regole anti Covid, ma i paradigmi dell’ufficio aperto come modalità di organizzazione del lavoro, oggi viene messo in discussione. E allora ecco che molti pensano a postazioni mobili e i designer progettano scrivanie su ruote che si trasformano a seconda dell’uso, paraventi divisori colorati e fonoassorbenti che creano postazioni riservate. L’attenzione all’abbattimento del rumore è uno dei punti chiave di molti progetti, come l’attenzione ai tessuti sempre più performanti, senza rinunciare all’estetica e ai materiali sempre più attenti all’ambiente. Anche i divisori trasparenti si sono evoluti, più facili da installare hanno profili ad alta tecnologia che permettono una maggior flessibilità. E poi ci sono i sistemi seduta creati apposta per gli spazi di relax e per le aree in cui favorire la collaborazione tra colleghi. Perché l’ufficio oggi sta diventando un luogo confortevole che sappia accogliere chi ci lavora.

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PRODOTTI

VITRA Citizen è una collezione di sedute disegnata da Konstantin Grcic composta da due poltrone, Citizen Highback e Citizen Lowback. Hanno il sedile sospeso su tre cavi per consentire un rilassante movimento oscillante, mentre lo schienale è fissato al telaio in acciaio.

ALIAS La libreria bassa Aline / S02 disegnata da Dante Bonuccelli con struttura in estrusi d’alluminio, ripiani in alluminio verniciato e cassetti doppi in MDF laccato profondità ha i piedini ad altezza regolabile in alluminio anodizzato.

ARPER La collezione Paravan design Lievore Altherr permette di creare composizioni angolari e curve, che possono personalizzare, grazie all’alta gamma di finiture, qualsiasi ambiente d lavoro, dalle zone lounge, agli spazi d’attesa e di coworking. 104 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020


PRODOTTI

DIEMME Sistema modulare Snake è un prodotto versatile con panche imbottite di diverse lunghezze, disponibili anche con braccioli e schienale a cui affiancare tavolini, elementi di elettrificazione, e accessori quali portariviste, porta piante e appendiabiti. Completano la collezione Snake delle paretine divisorie.

FANTONI Il progetto Woods sviluppato con lo studio Metricaa ha appena ottenuto la menzione Metrica d’Onore al Compasso d’Oro. Una collezione completa di tavoli destinata al mercato contract, dotata di un forte grado di comfort e qualità estetica, che nasce dalla riflessione sui nuovi modi di lavorare e sui mutamenti dei luoghi ad esso deputati.

CAIMI Clasp divider di design (a+b) Annalisa Dominoni, Benedetto Quaquaro è liberamente configurabile e sfoderabile. Composto dal tessuto acustico Snowsound Fiber ha una struttura componibile realizzata in metallo cromato sospesa su cavi.

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PRODOTTI

EITHERLAND Mistermind è una soluzione diversa per piccole riunioni. Composta da un tavolo circolare, racchiuso da tre strutture a forma di foglia e con una quarta separata che ospita lo schermo, offre spazio sufficiente per attività di gruppo anche all’aperto..

IOC Ghisolfa è un sistema di sedute progettato da Raffaella Mangiarotti per offrire negli spazi più aperti un microambiente protetto. Gli elementi imbottiti possono essere accoppiati frontalmente per creare degli ambienti completi più isolati e intimi. Lo spessore della trapuntatura e il tessuto conferiscono a queste sedute un elevato coefficiente di assorbimento sonoro.

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MANERBA Kokoro Meeting System, disegnato da Fedeica Blasi prevede una vastissima gamma di arredi, come divani, tavoli, tavolini o aree chiuse per le riunioni, con schienali più o meno alti, porzioni allungabili o integrabili e altri componenti che possono ad andare ad aggiungersi al sistema molto flessibile pensato per organizzare aree comuni.


PRODOTTI

ESTEL Collaborative Room X2 è un box freestanding di forma rettangolare che può ospitare fino a 10 persone in due/ tre distinte aree garantendo un perfetto isolamento acustico.

VESCOM Tula è una tenda semi-coprente effetto lana, disponibile in varie colorazioni che può diventare un’alternativa naturale e gradevole per separare gli ambienti. Pur essendo realizzata in poliestere ignifugo conforme ai più severi standard internazionali per spazi pubblici, anche nel settore sanitario, mantiene un aspetto naturale e moderno.

KNOLL KN06 firmata da Piero Lissoni è una poltrona con scocca in fibra di vetro, verniciata in colore bianco lucido o nero lucido, oppure rivestita in tessuto o pelle. Ideale per ambienti domestici e sale d’attesa.

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PRODOTTI

USM Mobili contenitori USM Haller grazie alla loro versatilità, possono essere utilizzati davvero ovunque. Da quest’anno l’azienda ha anche predisposto uno shop on line con configuratore che consente uan consegna rapida e su misura.

LA PALMA Ori è il nuovo sistema di tavoli per l’ufficio progettato da Romano Marcato. Design essenziale ha diverse altezze e piani di differenti misure e forme, che lo rende facile da ambientare in diversi luoghi, dall’ufficio alla casa, al café, fino ad ambienti pubblici, come gli spazi di un museo o di una biblioteca.

FARAM Ispirato ai semplici banchi di Ballarò, il progetto Bahlara disegnato da Egidio Panzera è un nuovo concept per lo spazio ufficio. Tante le configurazioni possibili, il sistema offre una gamma ampia di elementi, come scrivanie, divani, schermi fonoassorbenti, tavoli, tutti disponibili in tante finiture. 108 PAMBIANCO DESIGN Novembre/Dicembre 2020


PRODOTTI

DIEFFEBI Trendline Silver è un programma modulare di armadi realizzati in robusta lamiera con verniciatura a polveri, di varie lunghezze, e hanno porte a battente singola o multipla con serrature e fori posteriori per la ventilazione.

FANTIN Il sistema di librerie Frame firmato da Salvatore Indriolo ha tre lunghezze di ripiani su cinque altezze, dove poter disporre in libertĂ schienali, fianchi e vani con ante a ribalta e rialza, sempre in luce al telaio.

DVO Parete divisoria monovetro da 3,2 cm della serie DV602, con profili perimetrali in alluminio, lastre di vetro stratificato, pannelli in melaminico o impiallacciato, porte scorrevoli o battenti e moduli vari. Novembre/Dicembre 2020 PAMBIANCO DESIGN 109


PRODOTTI

PEDRALI Modus 2.0 è un’innovativa collezione di sedute modulari imbottite anche con schienale alto, progettata per creare varie configurazioni d’arredo, garantendo un’assoluta flessibilità in fase di assemblaggio e installazione.

HAWORTH Cellular, linea Brunner, design Archirivolto è una postazione di lavoro individuale costruita con angoli di 60 gradi per configurazioni modulari, per comporre liberamente postazioni protette acusticamente. Disponibile in due altezze di scrivania, in diverse configurazioni.

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UniFor Touch Down Unit disegnata dallo Studio Klass è una postazione di lavoro mobile autonoma, che può facilmente essere spostata ed adattata ai continui cambiamenti di layout e di configurazione degli spazi.


PRODOTTI

TECNO WE è una parete divisoria monovetro dello spessore totale di 45 mm. La sua semplicità ed eleganza la rendono adatta alla divisione di spazi operativi. La sua impronta tecnologica è rappresentata dal Cric, piedino patent pending, che agevola sia il montaggio che la regolazione del vetro.

SINETICA La scrivania direzionale Vogue ha la struttura caratterizzata da un caratteristico profilo a T e ha vasta gamma di optional come il porta CPU, flip top, e una porta stampante e cassettiere e mobili di servizio.

MARA Follow è la collezione di tavoli eco-friendly e ultra regolabili con sistema meccanico di regolazione dell’altezza (da 680 a 1180 mm) azionabile mediante una maniglia posta sotto al piano.

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FORMAZIONE

PAMBIANCO ACADEMY, sostenibilità e digital di Alessia Perrino

“L

a necessità di orientarsi nei nuovi scenari del consumo rende necessario per i professionisti un aggiornamento costante e dalla forte connotazione digital e sostenibile. Pambianco Academy è il nuovo punto di riferimento nella formazione professionale dei settori Fashion, Design e Beauty”, racconta David Pambianco. Le tematiche scelte per le nuove proposte di master della piattaforma di formazione realizzata da Pambianco, sono in linea con le ultime tendenze in materia di gestione aziendale e formazione, perché gli imprenditori e i professionisti devono rimodulare i modelli di business e di management e la propria cultura organizzativa, anche ai tempi del Covid-19. Fresco di realizzazione e appena partito, il Master “Sostenibilità nel Fashion, nel Design e nel Beauty” nasce con l’obiettivo di fornire ai partecipanti tutti gli strumenti necessari per poter creare un percorso di sostenibilità all’interno della propria azienda. Il programma si suddivide in 4 aree specifiche, la prima delle quali dal titolo ‘Come iniziare un percorso di sostenibilità’ con lo studio dei principi internazionali di riferimento e l’analisi dei trend di settore. Si prosegue con i macro-focus su 102 PAMBIANCO DESIGN Dicembre 2020

‘Responsabilità ambientale’, ‘Sviluppo delle risorse umane’ e ‘Trasparenza nella governance aziendale’. Continua invece il successo del Master “Progettare e costruire una strategia digitale integrata”, il più venduto dalla nascita di Pambianco Academy, e costantemente aggiornato nei contenuti. Tanti i temi affrontati: la rivoluzione digitale, il nuovo customer journey e l’impatto sulle aziende, come scegliere la piattaforma e-commerce e come gestire il Customer Relationship Management, fondamenti di base della SEO, i segreti del Content Marketing, del Brand Storytelling e del Social Media Marketing con moduli dedicati a ciascun canale (Facebook, Instagram, Linkedin, YouTube), tra cui anche i più recenti come TikTok e Telegram, e ancora Email Marketing, Digital PR, Influencer marketing, Performance marketing, e molto altro. Tutte le proposte formative si avvalgono di un sistema con video-lezioni sempre disponibili, docenze di professionisti qualificati e numerose testimonianze di manager delle più importanti aziende di settore. Per info dettagliate, programma e costi, potete visitare il sito academy.pambianconews.com oppure scriverci a e-academy@pambianco.com


Cover STORY

STORIE URBANE. LE UTOPIE INFRANTE DI

DANIEL RICH Che si tratti di una facciata che incombe in primo piano o di un paesaggio urbano esplorato da lontano, nei dipinti di Daniel Rich domina un horror vacui che non lascia spazio all’uomo. ‘Edifício Copan’ a San Paolo, in Brasile, sembra un’onda. Tra la cresta e il ventre, si snodano millecentosessanta appartamenti, suddivisi su trentotto piani, che rendono questo grattacielo residenziale una ‘città nella città’, dotata persino di un proprio codice di avviamento postale. Meticolosamente l’artista tedesco ne dipinge le fattezze: la massiccia struttura in cemento, i riflessi sul manto vetrato, le linee nette che si inseguono tra le pennellate di colore acrilico. Intorno, un silenzio privo di vita. All’origine di questa e delle altre sue opere, vi sono fotografie trovate e immagini anonime di ‘monumenti’ contemporanei che, nella loro apparente permanenza, rivelano i ritmi sociali e i mutamenti politici sottesi all’ambiente costruito. “Utopie fallite”, “icone della nostra esperienza di vita” – li definisce il pittore – che narrano della caducità del potere e del fascino intramontabile dell’eternità. Nato nel 1977 a Ulm e attualmente residente a Berlino, Rich ha studiato belle arti negli Stati Uniti, presso l’Atlanta College of Art, la Tufts University di Medford e la School of the Museum of Fine Arts di Boston, prima di approdare alla Skowhegan School of Painting and Sculpture. Esposti nelle collezioni permanenti di diverse istituzioni, tra cui il Cornell Fine Arts Museum di Winter Park, il Museum of Fine Arts di Boston e la Collezione Maramotti di Reggio Emilia, i suoi lavori sono stati di recente oggetto di una mostra personale, intitolata ‘Back to the Future’, alla Miles McEnery Gallery di New York.

Courtesy of the artist

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COLOPHON

DESIGN Direttore Responsabile David Pambianco Redazione e Collaboratori Paola Cassola, Giulia Mauri, Valentina Dalla Costa, Antonella Galli, Andrea Guolo, Maria Elena Molteni Grafica e Impaginazione Mai Esteve, Lucrezia Alfieri Coordinamento Paola Novati Cover Project Anna Gilde Pubblicità Martina Leoni Contatti design@pambianco.com adv@pambianco.com abbonamenti@pambianco.com Telefono 02.763.886.00 Tipografia Starprint srl - Bergamo Registrazione Tribunale di Milano n. 62 del 29/02/2016 Proprietario ed Editore Pambianco Strategie di Impresa Srl Corso Matteotti 11 - 20121 Milano Costo dell’abbonamento annuale: 50 euro Per abbonarti, stampa e compila la scheda su: magazine.pambianconews.com

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