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Poste Italiane - In caso di mancato recapito inviare al CMP di Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi ANNO VI- N°5 SETTEMBRE - OTTOBRE 2021

RINCARO MATERIE PRIME, SIAMO SOLO ALL’INIZIO

COVER BY ADRIAN KAY WONG

ATTUALITÀ Supersalone, una sfida vinta contro le perplessità

INTERVISTA Patricia Viel, La città policentrica

SCENARIO Le superfici tornano in fiera


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Nei nostri stabilimenti italiani produciamo ceramiche di design abbattendo le emissioni di CO2 grazie a 42.000 mq di pannelli fotovoltaici. La sostenibilità è una scelta: facciamola insieme.


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5/10 Settembre 2021 SUPERSALONE by Salone del Mobile Quartiere Fiera Milano, Rho - Pad. 3 Corsia E18 MILANO DESIGN WEEK Riflessi Store P.zza Velasca, 6

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editoriale

Riflessioni per il 2022 di David Pambianco

S

e i numeri raccontano il successo dell’edizione speciale del Salone del Mobile, anzi del ‘Supersalone’, che con le sue 60mila presenze ha dato soddisfazione a coloro che ci avevano creduto sin dall’inizio, resta tutta sul tavolo l’analisi su cosa abbia rappresentato davvero la manifestazione per gli operatori del settore e, soprattutto, quale eredità lasci in vista del 2022. L’edizione ‘importante’, quella del 60esimo, quella due volte rimandata causa Covid, sarà infatti quella del prossimo anno. Ma cosa succederà davvero? Ci saranno cambiamenti rispetto alle consuete modalità, oppure la proposta ‘snella’ del Supersalone ha insegnato qualcosa? Partiamo dal primo elemento utile alla riflessione e cioè che quella di settembre è stata una kermesse più votata alla comunicazione, alle pubbliche relazioni, al ritorno ai rapporti in presenza. Tutto necessario dopo la pandemia, che aveva messo troppe distanze. Il Design Made in Italy aveva bisogno di dire al mondo che non solo non aveva perso terreno. Anzi. Aveva ancora tanto da dire. E così le grandi maison hanno offerto un assaggio di quello che sarà il prossimo anno. Nessuna grande sorpresa. Tutto largamente atteso. Nel centro di Milano, poi, si è potuto assistere a una grande operazione di rifacimento di maquillage di negozi e showroom e molti sono stati i brand a investire su nuovi spazi. Che, va detto, hanno avuto un ottimo riscontro. Ora, c’è da chiedersi quale sarà il range accettabile di investimento per gli stand in fiera il prossimo anno. E questo è un punto che gli organizzatori hanno ben presente. Ma dovremo anche aspettare qualche mese, o forse qualche anno, per capire se ci saranno novità e cambiamenti nelle strategie delle aziende, che oggi sono ancora parzialmente in attesa di capire cosa riserverà la pandemia, ma soprattutto sono ‘drogate’ da un mercato in bolla, da una domanda così importante che non richiede grandi sforzi di innovazione, se non in termini di sostenibilità, soprattutto di processo. Scopriremo tra qualche tempo quindi, quando la curva tornerà a scendere e a normalizzarsi, chi avrà la forza e le risorse, creative e finanziarie, per affrontare con successo le nuove sfide.

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sommario

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Attualità Una sfida vinta contro le mille perplessità

Chiusa con un successo di presenze l’edizione speciale del Salone del Mobile. Un appuntamento cui si era deciso di dare vita pur con mille perplessità e che mostra la vitalità e reattività del settore e che segna la ripartenza del sistema fieristico italiano

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Dossier Più crescita e meno sprechi

Le aziende di arredo, per evitare di frenare la corsa degli ordini, puntano a non scaricare le tensioni a valle. La loro strategia si basa sull’efficienza produttiva e sulla realizzazione di economie derivanti da un lavoro a pieno regime

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Intervista Patricia Viel, La città policentrica

Favorire la diffusione dei servizi sul territorio, così da non doversi spostare inutilmente; rendere i luoghi di lavoro attraenti e piacevoli; incentivare la mobilità condivisa,  ma anche la locazione degli immobili

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Speciale Bagno Assobagno, un anno positivo, nonostante tutto

A fronte di una situazione complessa, dettata da stallo iniziale, dall’aumento della domanda e dai listini impazziti, il comparto regge e le aziende affrontano la situazione registrando un aumento rispetto ai due anni precedenti.

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Speciale Materiali Le superfici tornano in fiera

Cersaie e Marmomac sono i primi eventi mondiali del 2021 per ceramiche industriali, pavimentazioni in legno e pietra naturale. Per tutti questi comparti, l’anno è destinato a superare i livelli del 2019

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Speciale Materiali A Cersaie con il cuore oltre l’ostacolo

Il mondo della ceramica affronta l’appuntamento con la più importante fiera del settore in programma a Bologna dal 27 settembre al primo ottobre 2021 forte di un momento positivo nonostante la pandemia e le criticità macroeconomiche

In copertina: Adrian Kay Wong “Lamp and Chair”, 2018 Olio su carta 33 x 30,5 cm Courtesy of Uprise Art (www.upriseart.com)

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Cover story pag. 160

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MAXI PANNELLI SCORREVOLI, SELF BOLD CONTENITORE. DESIGN GIUSEPPE BAVUSO


overview

KE investe 8 milioni in tecnologia e logistica

Performance positive nel primo semestre dell’anno per il brand KE di Noventa di Piave (Ve) che raggiunge quota 35,5 milioni di euro, un dato che si inserisce all’interno del fatturato consolidato del Gruppo Bat, di cui fa parte, che si attesta a 63,3 milioni, sfiorando il raddoppio del volume d’affari. Nuove committenze, sia nell’ambito contract che nel residenziale, hanno portato l’azienda a prevedere lo stanziamento di 8 milioni di euro, in parte destinati a nuovi macchinari tecnologicamente all’avanguardia, per accrescere e potenziare la capacità produttiva. Il piano di crescita include anche l’acquisizione di un’area edificabile di 35mila metri quadrati, adiacente all’headquarter italiano che ospiterà un nuovo stabilimento KE destinato a uffici e reparti produttivi. Aumentano inoltre le risorse destinate ai mercati esteri dove KE è già attiva in 72 Paesi. Dopo l’apertura di KE Deutschland GmbH, KE realizzerà una base logistica in Francia con magazzino automatizzato per un investimento di 3 milioni.

Artemide, semestre a 58,8 mln (+43,8%)

Dati economici in crescita per Artemide che nei primi sei mesi del 2021 ha registrato ricavi per 58,8 milioni di euro, in incremento del 43,8% rispetto allo stesso periodo del 2020. “L’incremento delle vendite sul mercato italiano - scende nel dettaglio il Cfo di Artemide, Carlo Maconi - ha raggiunto il 63,3%, una crescita confermata anche dal confronto con il 2019, rispetto a cui l’incremento complessivo è stato del 10,6% (e del 17,2% relativamente al mercato italiano)”. Il valore del portafoglio ordini a fine agosto si è mantenuto su livelli molto elevati: +39% e + 72% rispetto al corrispondente periodo del 2020 e del 2019. Nel primo semestre del 2021 è stato significativo l’aumento della redditività (con l’Ebitda margin al 20%) e della generazione di cassa: elementi che, sommati, hanno portano un miglioramento della posizione finanziaria di Artemide. Le esportazioni si confermano in linea con l’andamento complessivo, con la crescita dei mercati europei sostenuta dalla performance dell’area DACH (rispetto al 2019 la Germania, primo mercato export, ha segnato un +18,6% e la Svizzera un +35,5%). I Paesi Nordici sono arrivati al + 61,6%”. Finalmente anche l’e-commerce ricopre una cifra significativa rispetto alle vendite del Gruppo: +18,8% con volumi più che raddoppiati (+125%) rispetto al 2019, e +57% rispetto al 2020. Un dato rilevante innescato anche dall’accelerazione agli acquisti via digitale.

A Colombini Group il 60% del Gruppo Bontempi Casa

Il Gruppo Colombini porta avanti il suo piano strategico di creazione di un polo italiano dell’arredamento e acquisisce il 60% del Gruppo Bontempi Casa. Il portafoglio prodotti di Bontempi, specializzato in mobili e complementi per le zone Giorno e Notte, consentirà al Gruppo di arredamento Colombini, attivo con i propri marchi Rossana, Febal Casa, Colombini Casa, Offic’è e Colombini Group Contract, di rafforzare la propria presenza nel segmento del centro stanza. Il gruppo marchigiano, che produce mobili e complementi per la zona giorno e la zona notte con i brand Bontempi Casa e Ingenia, ha registrato nel 2019 un fatturato di circa

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35 milioni di euro e ha chiuso il 2020 con indicatori economici in linea con l’esercizio precedente. Per l’anno in corso stima di confermare i risultati positivi. In particolare, nel primo semestre 2021 l’azienda ha registrato un incremento del fatturato di circa il 25% rispetto al 2019. Il nuovo Consiglio di Amministrazione di Bontempi Casa sarà composto da 5 membri: 3 espressi dal Gruppo Colombini e 2 dalla famiglia Bontempi che manterrà la guida operativa dell’azienda.

Scavolini, una biografia per i 60 anni

Scavolini, che compie quest’anno 60 anni di storia, ha voluto festeggiare l’anniversario ripercorrendo la storia di Valter Scavolini – presidente e, insieme al fratello Elvino, fondatore di Scavolini – nella biografia “Valter Scavolini. La vita come grande impresa”. La storia della sua vita, dell’intera famiglia e dello sviluppo dell’azienda. “Un anno importante – afferma l’amministratore delegato Fabiana Scavolini – che abbiamo avviato con il lancio della campagna di comunicazione “60 Anni Insieme”: da sempre al centro del nostro modo di operare ci sono le persone, parte integrante del lungo percorso che ci ha portato ad essere “la più amata dagli italiani”.

Al via la prima Borsa italiana del Legno

Assolegno, associazione di FederlegnoArredo, ha lanciato la ‘Borsa italiana del Legno‘, per mettere insieme le filiere anche per la produzione di case in legno. Un passo significativo in un momento in cui le quotazioni internazionali del legno hanno registrato un balzo tra il 30 e il 60%, a seconda delle tipologie. Oggi l’85% del legno utilizzato in Italia, per costruzioni e per energia, arriva da fuori confine. Il passo è l’attuazione della strategia forestale per il Paese che nasce dalla legge forestale italiana del 2018. L’obiettivo è anche di valorizzare le zone montane e favorire le attività produttive in un Paese che conta su 11 milioni di ettari di boschi, un terzo dell’intera superficie.

Laminam investe 50 mln in industria 4.0

Laminam ha affrontato la pandemia mantenendo costanti i risultati, con un fatturato 2020 a 128 milioni di euro, esattamente lo stesso del 2019. Per l’anno in corso la stima è di crescere a quota 150 milioni e per farlo l’azienda, che produce superfici ceramiche di grandi dimensioni per l’architettura, gli interni, il design e l’arredo, continua a investire in industria 4.0, con un piano triennale (2021 – 2022 – 2023) che prevede un budget di 50 milioni di euro da destinare in innovazione tecnologica e dei processi e nell’ampliamento della capacità produttiva negli stabilimenti italiani e russo.

Villani (BTicino) nominato vicepresidente di Federcostruzioni

L’ad di BTicino, Franco Villani, è entrato a far parte del Consiglio Generale di Federcostruzioni, Federazione di Confindustria che riunisce le categorie produttive del mercato edile e infrastrutturale, per un totale di 100 associazioni di settore e circa 30mila imprese. In qualità di vp in rappresentanza del Socio Ordinario Anie per la filiera ‘Tecnologie, impianti e macchinari afferenti alle costruzioni civili’, Villani affiancherà la neoeletta presidente Paola Marone dal 2021-2025.

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Living Divani punta ai 25 milioni nel 2021

Con un fatturato in crescita del 40% rispetto al 2019, Living Divani guarda avanti con positività e stima, in base agli ordinativi confermati a +55/60 per cento, di raggiungere un fatturato a fine anno sui 24-25 milioni. Un trend che, seppur con proporzioni di crescita che fisiologicamente si ridurranno, continuerà anche in futuro. Il mercato italiano, raddoppiato rispetto al 2019, ha sicuramente spinto la buona performance, confermandosi il primo per il marchio; bene anche la Germania. In generale, l’Europa come unicum rappresenta la piazza principale per Living Divani con tutti i Paesi che hanno registrato un incremento degli ordinativi del 20-30 per cento. Per un’azienda cresciuta di oltre il 60% dal 2014 al 2020, il passo naturale è stato l’ampliamento degli spazi sia con l’inaugurazione, nel settembre 2020, del primo showroom del brand, la Living Divani Gallery di Milano, sia all’interno dello showroom nell’headquarter di Anzano del Parco (Co) che è diventato operativo nel 2019 e ha visto ora, dopo il rallentamento dovuto alla pandemia, la sua veste definitiva con una parte adibita alla gestione del ‘merchal’ pronto e un’altra parte, ex area abitativa, oggi destinata a zona accoglienza per i clienti.

Moroso crea una nuova divisione per la ricerca

Si chiama More-So, la nuova divisione, interna all’azienda Moroso, dedicata al potenziamento della ricerca e della sperimentazione applicata all’arredodesign che agirà con l’obiettivo di migliorare l’efficienza della produzione industriale rendendola più agile e sostenibile. I prodotti realizzati dalla divisione, che si pone come spazio intermedio tra la prototipizzazione e la produzione industriale, comprenderanno mobili e oggetti unici o in edizione limitata destinati a un pubblico di appassionati del design d’autore.

Calligaris: “Per Fatboy monomarca a Milano”

Dopo aver annunciato a inizio agosto l’acquisizione del brand olandese Fatboy, brand olandese di design presente in tutto il mondo, in particolare Francia, Germania, Benelux, Scandinavia e Stati Uniti, con un fatturato di oltre 50 milioni di euro, il gruppo Calligaris ha svelato qualche dettaglio in più, con la finalizzazione dell’acquisizione. La strategia distributiva è ancora allo studio ma il CEO di Calligaris, Stefano Rosa Uliana e Petra Vos, CEO di Fatboy ed ex Nike e Procter&Gamble, anticipano l’intenzione più che probabile di dedicare al brand negozi monomarca, partendo dalla piazza milanese.

Wall&Decò, 2021 verso i 9 mln (+10% sul 2019)

Essere punto di riferimento nel mondo delle carte da parati di alta gamma per ricerca&sviluppo e per cifra stilistica, questo l’obiettivo cardine di Wall&Decò, azienda nata quindici anni fa e attiva a livello internazionale nella decorazione d’interni di alta gamma, che stima di chiudere l’anno in corso a 9 milioni di euro in crescita del 10% sul 2019. Per l’azienda, distribuita in oltre novanta Paesi nel mondo, il fulcro delle attività sarà Milano mentre a Parigi, anticipa Christian Tomadini managing director di Wall&Decò, “il temporary showroom

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con il quale siamo presenti diventerà stabile, dopo marzo 2022, per trasformarsi nel fulcro delle nostre attività sul mercato francese“. La strategia del brand, che possiede anche un terzo showroom a Colonia, proseguirà con un potenziamento della forza vendita e investimenti negli Stati Uniti per rafforzarvi la presenza.

Giorgetti con Hyundai nell’arredo high-end

Giorgetti ha siglato un accordo di partnership con Hyundai Livart, divisione arredo del gruppo coreano consociata di Hyundai Department Store Group, “con l’obiettivo – si legge nella nota ufficiale della società italiana – di definire e consolidare la presenza del brand coreano nel segmento lusso, sia nel mercato residenziale privato che in quello dei grandi sviluppi immobiliari”. Il piano strategico prevede, entro i prossimi due anni, l’apertura di sette grandi store, di cui tre monomarca e quattro shop- in-shop all’interno di mall, distribuiti nelle principali città della Corea del Sud: le prime inaugurazioni sono previste entro l’estate in corso a Seoul, all’interno di altrettanti department store, cui seguirà a fine anno un negozio monomarca di 500 metri quadrati nel cuore del design district della capitale. Infine, apriranno i monomarca e gli shop-in-shop di Daegu e Busan.

Due acquisizioni entro l’anno per WeDo

La holding del gruppo Doimo punta a diventare un vero e proprio polo del design, ampliando il perimetro merceologico e crescendo all’estero. Due acquisizioni finalizzate entro l’anno in corso, almeno una terza sotto la lente di ingrandimento, raggiungimento del target dei 150 milioni di fatturato di gruppo nel 2021 (126 milioni nel 2020, -5% sull’anno precedente), percorso di internazionalizzazione verso i mercati di Cina e Stati Uniti. Del gruppo, che conta 500 dipendenti, fanno parte i brand Frezza, Dvo, Mis Medical, Arrital, Doimo Cucine, Copatlife, Punto Ettore e Altamarea, specializzate nei segmenti delle cucine, degli uffici e delle sedute destinate al contract. I figli dei fondatori sono oggi azionisti e siedono nel board della holding, la quale a sua volta è organizzata a matrice con funzioni specialistiche per la gestione delle controllate.

BT Group cresce e acquisisce area industriale

Ha messo a segno una crescita del 50% sullo stesso periodo del 2020, BT Goup chiudendo il primo semestre 2021 a oltre 10,3 milioni di euro rispetto ai quasi 5,5 dell’anno precedente. L’incremento si rileva anche rispetto al 2019, pre-Covid, quando la società aveva messo a segno un fatturato semestrale di oltre 7,4 milioni. Forte dei risultati, l’azienda di Lesmo specializzata in schermature solari e strutture per outdoor, sta investendo nell’acquisizione dell’area Ex Mellin a Carnate per intensificare la produzione e dare un ulteriore slancio alla società. L’ampliamento è nell’ottica di un nuovo progetto strategico che ha l’obiettivo di rispondere alle esigenze del mercato e sopperire alla criticità dettate dalla carenza di alluminio. Nella nuova area prenderà il via il cantiere di costruzione di nuovi capannoni di stoccaggio dei componenti e dell’alluminio ma anche del nuovo impianto di verniciatura completamente green.

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Antrax IT, semestre a +20%

Compie 25 anni l’azienda di Resana (Tv), guidata dall’AD Alberico Crosetta, che ha registrato nel primo semestre dell’anno una crescita del 20% del fatturato sul 2019, quando nell’intero anno aveva toccato quota 6,8 milioni di euro, e del 48% sul 2020. “Il 2021 per Antrax IT si è aperto all’insegna di numeri estremamente positivi”, racconta l’AD dell’azienda specializzata dal 1996 nella produzione di radiatori di design. Il 2020, quando l’azienda ha dovuto rispettare un lungo periodo di blocco della produzione durante il primo lockdown, ulteriormente aggravato dallo stop forzato della filiera distributiva, ha rappresentato per la proprietà di Antrax IT – Alberico Crosetta, il padre Ivano e i fratelli Andrea e Luigi – un momento di ripensamento delle strategie di mercato, con un supporto sempre più mirato nei confronti dei punti vendita e della forza commerciale internazionale, ma soprattutto con l’inaugurazione di una divisione dedicata ai progettisti dei settori architettura e interior design.

Cappellini si espande nel sud-est asiatico

Cappellini espande la propria rete di distribuzione nel territorio del sud-est asiatico con l’apertura di quattro nuovi spazi commerciali. A Seoul, nel cuore del distretto di Gangnam, il brand è ora presente all’interno dello store Jean Design Art. Nel cuore di Kuala Lumpur Cappellini si trova all’interno dello showroom di Artwright nell’imponente edificio di Naza Tower a Platinum Park. A Taipei, in una delle vie più prestigiose per lo shopping dell’arredo di lusso, lo store Danese & Lealty espone un’ampia varietà di prodotti Cappellini. Infine, a Singapore Cappellini si è fatto spazio nello showroom di XTRA Designs presso uno dei centri commerciali più grandi di Singapore a Marina Square.

Immobiliare in crescita per uffici e logistica

Nel primo semestre dell’anno il mercato immobiliare, soprattutto degli uffici, ha registrato un trend di crescita che si stima proseguirà per tutto il 2021. A Milano, il Q2, secondo i dati di GVA Redilco, ha registrato un assorbimento di spazi direzionali pari a 127mila metri quadrati (+100% rispetto allo stesso periodo del 2020 e superiore anche al 2019) che ha portato il totale da inizio anno a circa 210mila metri quadrati. In questo periodo sono state perfezionate diverse transazioni rilevanti concentrate prevalentemente nel CBD (Central Business District) e nel centro, complessivamente il 39% del totale. In incremento anche il mercato immobiliare logistico che ha registrato un assorbimento pari a 1,3 milioni di metri quadrati, +56% sul primo semestre 2020 con previsioni positive per fine anno. In Italia il volume degli investimenti in logistica alla fine dell’H1 2021 ha superato i 635 milioni con una crescita del 92% sulle stesso periodo del 2020 e del 167% sul 2019.

Savio Firmino investe in Blockchain per tracciabilità

L’azienda con oltre 80 anni di storia, oggi guidata dalla terza e quarta generazione di famiglia, da qualche anno ha definito processi di prototipazione

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e produzione che hanno permesso di coniugare le tecniche di maestria artigiana e produzione manuale a tecnologie all’avanguardia. Uno sviluppo tecnologico che passa dalla Modellazione in 3D al reverse engineering, dalla realtà aumentata sino a quella che oggi è una delle sfide più grandi per l’azienda: la tracciabilità certificata dell’intera produzione attraverso un sistema verificabile e trasparente di registrazioni delle lavorazioni artigianali su Blockchain. Nel concreto, per ogni prodotto viene realizzato un gemello digitale, che nel mondo reale punta ad un database distribuito; le informazioni contenute all’interno del registro (anno e luogo di produzione, materiali) possono essere visualizzate, controllate e verificate dal cliente sia attraverso un sistema NFC, che per mezzo di un QR_Code.

Museo del Novecento, intervento da 18,5 milioni

Il team con capogruppo l’architetto Sonia Calzoni insieme a Pierluigi Nicolin, Ferdinando Aprile, Giuseppe Di Bari e Bruno Finzi ha vinto il Concorso internazionale di progettazione “Novecentopiùcento“, pubblicato a dicembre 2020 dal Comune di Milano, con l’obiettivo di ampliare il Museo del Novecento all’interno del Secondo arengario, con un incremento di oltre mille metri quadrati di spazi espositivi. La mecenate Giuseppina Antognini donerà al Museo 5 milioni di euro per il Secondo arengario e un nucleo di opere del primo Novecento, provenienti dalla Collezione Giuseppina Antognini e Francesco Pasquinelli, il cui valore complessivo supera i 15 milioni di euro. Obiettivo del progetto è raggiungere una sintesi architettonica tra i due edifici gemelli in modo da formare un unico organismo.

Scalo Romana e Villaggio Olimpico, al via il masterplan perfezionato

Un masterplan evoluto a seguito delle osservazioni emerse dal dibattito con i cittadini, attraverso una consultazione pubblica online e al confronto con il Comune e i tre proponenti, Covivio, Prada Holding e Coima. Il risultato è un progetto di intervento su un’area di 190mila metri quadrati che punta sulla sostenibilità e su volumetrie distribuite in modo più omogeneo rispetto al progetto iniziale. Conferma la realizzazione dell’ampio parco centrale Elizabeth Diller, Founding Partner di Diller Scofidio + Renfro, che spiega come la presenza di corridoi verdi che ospiteranno attrezzature come giochi per bambini, sport e orti urbani, garantirà continuità urbana e connessioni pedonali e ciclabili con la città esistente. Rimane l’idea di realizzare la foresta sospesa sopra i binari ferroviari semi interrati anche se è ancora in corso di valutazione la sua fattibilità tecnica ed economica. Per quanto riguarda nello specifico il quadrante sud-ovest, destinato al Villaggio Olimpico, che si svilupperà su un’area di 60mila metri quadrati e da cronoprogramma sarà consegnato nel luglio 2025, il bando progettuale è stato vinto dallo studio di architettura SOM – Skidmore, Owings & Merrill. Rispetto alla proposta iniziale sarà realizzato con edifici più bassi e diffusi e offrirà servizi per creare un quartiere cittadino aperto a una frequentazione intergenerazionale anche attraverso la composizione di spazi pedonali e piazze ben connesse.

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attualità

Vista interna del Supersalone settembre 2021

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attualità di Maria Elena Molteni

Supersalone, UNA SFIDA VINTA contro le mille perplessità Chiusa con un successo di presenze l’edizione speciale del Salone del Mobile. Un appuntamento cui si era deciso di dare vita pur con mille perplessità e che mostra la vitalità e reattività del settore e che segna la ripartenza del sistema fieristico italiano.

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ltre 60mila presenze a Milano per il Supersalone, i cui effetti si distendono anche sull’indotto, provocando un effetto volano per la città. Dove tutto, o quasi, torna in presenza. Sono stati 425 i brand espositori, di cui il 16% esteri a cui si sommano 170 giovani studenti provenienti da 22 Paesi e 39 designer indipendenti. Più della metà dei visitatori sono stati operatori di settore e buyer (il 47% provenienti dall’estero. Insomma, un risultato che batte le attese più rosee, battezzato d’altra parte da un ‘fuori programma’ del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che, intervenendo alla giornata inaugurale, aveva sottolineato come l’occasione, “che raccoglie coraggio di impresa, creatività, fantasia e cultura” fosse di “straordinario significato in questo momento del Paese per il suo rilancio e la sua ripresa”. In questo senso, aveva sottolineato, “si esprime anche il ruolo della fiera di Milano, punto di incontro e di raccordo che consente la proiezione del nostro Paese verso mercati internazionali, ma anche la sollecitazione verso il mercato interno per riprendere l’attività con pienezza e con successo”.

PORRO, ABBIAMO INNESCATO REAZIONE A CATENA “Grande soddisfazione e tanta emozione” per Maria Porro, Presidente del Salone del Mobile.Milano, secondo la quale “era importante fare un primo ma decisivo passo, esserci e dare un segnale all’intero Paese. “Siamo stati una miccia che ha innescato una reazione a catena che ha coinvolto l’intera design community internazionale, la città di Milano e tutto il settore. Ora guardiamo al futuro, con rinnovata consapevolezza del valore e della storia di questo patrimonio collettivo e con la voglia di accogliere le nuove sfide lavorando da subito alla sessantesima edizione del Salone del Mobile di

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attualità

Milano che si terrà dal 5 al 10 aprile 2022” ha annunciato Porro. A sollecitare l’edizione di settembre era stato anche il primo cittadino di Milano, Giuseppe Sala, che ora fa notare il “bilancio estremamente positivo”. “Io mi prendo solo un merito: quello di avere insistito tanto quando non c’era tutta questa convinzione di farlo”. E i numeri dell’indotto parlano chiaro: dall’analisi di H-Benchmark, diffusa da Confcommercio Milano, l’occupazione media delle camere degli hotel milanesi dal 4 al 10 settembre è stata del 45% con un prezzo medio per camera di 171,6 euro e una redditività effettiva per camera (su tutte quelle disponibili) di 77,2 euro”. Certo, non sono i numeri di una edizione ‘normale del Salone, ma un primo passo che se non riequilibra l’andamento negativo dei mesi passati, ‘riapre’ di fatto la città. Infatti, sempre dall’analisi H-Benchmark, se a occupare gli alberghi sono stati per il 38,3% gli italiani, l’8,3% proveniva dalla Gran Bretagna, il 5,9% dagli Stati Uniti, il 4,9% dalla Francia, il 3,9% dalla Germania, il 2,3% dall’Olanda. Da altri Paesi il 23,9. PALERMO, CONFERMATO SUCCESSO GREEN PASS Altro elemento positivo, il segnale di ripartenza del sistema fieristico, come evidenzia Luca Palermo, amministratore delegato e direttore generale di Fiera Milano: “finalmente le fiere sono ripartite. Il supersalone è il simbolo della nostra rinascita”. “L’edizione speciale del Salone del Mobile segna una ripartenza non solo per il settore del design ma rappresenta anche una boccata d’ossigeno per Milano, la Lombardia e il Paese”. Palermo evidenzia anche che “l’affluenza dei visitatori al supersalone conferma il successo del green pass. In questo modo si è consentita la ripartenza dell’intero settore fieristico, che si regge anche sulla presenza fisica a questo tipo di eventi. Le 60.000 persone presenti in fiera in questi giorni sono anche un ottimo segnale in vista dei prossimi appuntamenti fieristici in calendario. Lo strumento fieristico che in Italia vale 60 miliardi di euro, come ha ricordato anche il Presidente Mattarella durante l’inaugurazione del supersalone, continua ad essere un punto di raccordo che favorisce la produzione del nostro Paese verso i mercati esteri. Da qui a dicembre avremo più di 30 eventi in calendario e finalmente possiamo tornare a supportare le imprese”. BOERI, MOSTRATO IL FUTURO DELLE GRANDI ESPOSIZIONI “Neanche quattro mesi fa la conferma della 59a edizione, poi il conferimento dell’incarico all’architetto Stefano Boeri e oggi i numeri finali oltre le aspettative che decretano il successo del supersalone. Tre step che riassumono la cronistoria di un evento che ha per noi il sapore della sfida vinta, frutto del coraggio e della voglia di mettersi in gioco dei nostri imprenditori, desiderosi di mostrare al mondo intero le creazioni degli ultimi 18 mesi, cogliendo la grande opportunità di misurarsi con una sperimentazione preziosa” sottolinea Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo. “Credo vada riconosciuto agli imprenditori del legno-arredo, presenti con 425 brand, di aver fatto molto di più, assumendosi la responsabilità di dare alla ripartenza dell’intero Paese una bandiera, un contenitore, vorrei dire una casa”. “Lo straordinario di un team di curatori – Andrea Caputo, Maria Cristina Didero, Giorgio Donà, Anniina Koivu, Studio Folder (Marco Ferrari e Elisa Pasqual), Lukas Wegwerth – ha mostrato al mondo quale può essere il futuro delle grandi esposizioni” rimarca afferma l’architetto Stefano Boeri, curatore di supersalone. E cioè “aperto al pubblico, all’interazione digitale e all’acquisto, con un formato espositivo limpido e capace di valorizzare i prodotti, completamente riciclabile nei materiali e smontabile negli allestimenti, il supersalone è stata la dimostrazione che, nei momenti di difficoltà, l’intreccio tra coraggio, passione e chiarezza negli obiettivi è una leva che può cambiare il mondo. 28

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Moroso Udine Milano London New York Gent Zürich moroso.it /diesel-collection

photo Alessandro Paderni – set coordinator Marco Viola

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attualità

DESIGN A LIVELLI PRE CRISI, BALZO EXPORT VERSO USA E FRANCIA A valle di tutto questo un settore che è tornato ai livelli pre pandemici e mostra di essere tra i più dinamici in Italia, come evidenzia Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, nello Studio ‘L’industria italiana del mobile: sfide e opportunità di crescita’, in occasione di un evento ospitato in Triennale dalla banca, in collaborazione con Il Salone del Mobile e FederlegnoArredo, dal titolo ‘Il Salone del Mobile di Milano: dal settore un segnale di rilancio per il Paese’. L’incremento del giro d’affari del comparto nei primi sei mesi è stato del 12,9% rispetto ai valori registrati negli stessi mesi del 2019 e +54,9% sullo stesso periodo del 2020. Un dato che si fa ancora più rilevante se paragonato al manifatturiero nel suo complesso: +4,7% sui primi sei mesi del 2019 e +29,5% sul primo semestre del 2020. In Europa, solo Danimarca e Polonia hanno fatto meglio dell’Italia, rispettivamente +17% e +15,7% rispetto al 2019. Valori negativi, invece per Spagna -3,1% e Germania -3,8%. Le imprese medio-grandi sono le maggiori protagoniste della ripresa in corso. Sono in forte ripresa sia le vendite sul mercato interno sia le esportazioni. In particolare, si è registrato un balzo dei flussi di export verso Stati Uniti (+32,4%) e Francia (+14,4%). Un buon contributo alla crescita è venuto anche dall’Asia (su tutti Cina +9,4%, Corea del Sud +33,7%e Qatar +22,3%). È poi tornato ad ampliarsi l’avanzo commerciale del settore che nel primo semestre del 2021 ha raggiunto quota 4,1 miliardi di euro, su livelli di massimo storico. Guardando ai distretti, ottime le performance per Pordenone, Forlì e Pesaro, già ampiamente sopra i livelli pre-pandemici. I dati relativi al primo trimestre raccontano di una crescita del 64,3% dei ‘mobili imbottiti’ di Forlì, del 26,5% del ‘legno arredo’ di Pordenone, del 14,3% delle ‘cucine’ di Pesaro, del 6% dei ‘mobili in stile’ di Bovolone, del 3,2% del ‘legno arredo’ di Treviso. Ancora in flessione (del 3,9%) il ‘legno arredo’ della Brianza. De Felice indico “buone prospettive, con opportunità di crescita sia in Italia sia all’estero” per i prossimi anni, mentre digitale, ricerca e sviluppo, green, internazionalizzazione e capitale umano sono le priorità da affrontare. Le imprese italiane del mobile mostrano una buona diffusione di nuove tecnologie nei processi produttivi, ma sono in ritardo sul fronte dell’e-commerce. Cresce poi l’attenzione all’ambiente e si rafforza l’evidenza che essere sostenibili produce evidenti vantaggi economici: le imprese italiane del mobile con certificazioni ambientali o Emas o Fsc hanno registrato un aumento del fatturato del 6,7% tra il 2017 e il 2019; il resto delle imprese del settore si è fermata a +1,8%. INCIDENZA COMMODITIES E PREZZI IN CALO NEI PROSSIMI MESI Un contributo importante in termini di sostenibilità potrà venire anche dalle filiere di prossimità, particolarmente diffuse in Italia. In termini macroeconomici, nota il capo economista di Intesa Sanpaolo, “la diffusione delle vaccinazioni dovrebbe limitare l’impatto economico delle nuove ondate di contagio”, mentre “l’esclusione dei paesi emergenti dalle vaccinazioni impedirà però una piena normalizzazione, imponendo la proroga di restrizioni sui viaggi internazionali”. La crescita globale del Pil è vista al 6% nel 2021, dopo il -3,4% del 2020. “Il rimbalzo sarà ampio con il maggior contributo proveniente da Asia e Stati Uniti”. Si assisterà a un “ribilanciamento della domanda da beni a servizi”. Dato importante per il settore e non solo, il fatto che “il contributo di commodities e dei trasporti alla crescita dei prezzi si ridurrà nei prossimi mesi”, mentre “l’ampio livello della disoccupazione rende poco probabile una spirale prezzi-salari, soprattutto in Europa. Le politiche fiscali rimarranno espansive e le politiche monetarie accomodanti nei paesi avanzati”. Che significa: “niente rialzi dei tassi fino al 2024”.

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Brilla il mobile e si prepara a un autunno caldo Commodities sotto stress, rimbalzo dei prezzi, difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, trasporti rallentati. Queste le criticità con le quali il comparto del mobile dovrà continuare a confrontarsi in autunno. Ma a fronte di un rimbalzo che è stato significativo e che ha riportato i valori a quelli pre pandemia, di un supersalone che è stato indubbiamente di successo e di un Cersaie che sta per aprire i battenti sotto i migliori auspici. SETTEMBRE/OTTOBRE 2021 PAMBIANCO DESIGN

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dossier di Maria Elena Molteni

Rincaro MATERIE PRIME, siamo solo all’inizio di un ciclo Il rialzo dei prezzi delle materie prime, lungi dall’essere un fenomeno passeggero, per una serie di ragioni di natura macroeconomica, sarà un tema con il quale gli imprenditori di tutti i settori si dovranno confrontare a lungo. E non basterà fare magazzino.

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iamo solo al calcio d’inizio, che segna l’avvio di un ciclo espansivo molto ampio. Con il rialzo dei prezzi delle commodities dovremo fare i conti ancora per molto tempo. Ne è convinto Enrico Vaccari, responsabile della clientela istituzionale di Consultinvest. “Anche perché – spiega - abbiamo assistito a periodi in cui le commodities sono state in consolidamento, in movimento laterale. E’ accaduto dal 1960 fino al 1970. Dal 1980 al 2005 e, nella fase attuale, dal 2006 al 2020”. Trend sulle materie prime, dunque, di fatto laterali con movimenti all’interno di un range e senza mai sfondare. “Quello che emerge oggi è che rispetto agli asset finanziari l’andamento delle commodities è a dei punti minimi. E questa, purtroppo, non è una buona notizia, perché significa che sono destinate a salire ancora molto. E con esse l’inflazione”.

AUMENTO INFLAZIONE TUTT’ALTRO CHE TRANSITORIA Ecco dunque uno dei primi effetti. Che rende inefficace la definizione di fenomeno transitorio che il presidente della Fed, Jerome Powell, aveva attribuito all’inflazione. Un elemento “che le banche centrali si ostinano a non vedere”. Secondo Vaccari “si arriverà a un’inflazione molto, molto forte. Non abbiamo mai vissuto un periodo di stop delle economie globali, delle catene di produzione, come è avvenuto con il lockdown. Ora, chiaramente, per riattivare la macchina occorre tempo. Questo tempo porta con sé, essendo una fase espansiva delle economie, delle fiammate inflattive”. Allora l’investitore cosa fa? Qual è lo strumento che ‘copre’ di più? “Sono gli asset reali e quindi le commodities”. Il cui prezzo aumenta. Ma attenzione. Ad oggi l’incremento è di molto inferiore a quello degli asset finanziari: “significa – avverte Vaccari - che siamo probabilmente all’inizio di un superciclo”. Su tutto questo, insiste il tema dell’inflazione che aumenta, con ricadute sull’economia reale.

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SE CROLLA IL POTERE DI ACQUISTO ANCHE I CONSUMI FRENANO “E’ come se fosse un aumento della pressione fiscale. Non avrà effetto immediato, ma sicuramente nel medio termine le conseguenze si faranno sentire. A quel punto avremo problemi importanti sulla catena di distribuzione. Il potere d’acquisto calerà. E quando il potere di acquisto cala, i consumi frenano anche perché non c’è la sola inflazione con la quale si deve fare i conti. Non dimentichiamo che dalla pandemia non siamo ancora usciti”. E il ciclo si chiude. In questo contesto la Cina, uscita dalla crisi ben prima dell’Occidente, per sostenere il forte rimbalzo dell’economia, ha fatto incetta di una serie di materie prime, si è ’riempita il frigo’, andando a comperare in giro per il mondo a prezzi scontati il legname, i container ecc.”, garantendosi un vantaggio competitivo “enorme”. C’è da capire ora cosa dovrebbero fare le imprese per mettersi il più possibile al riparo dalla volatilità inevitabile del mercato: “purtroppo, per un imprenditore che lavora nell’economia reale, le strategie di hedging sono molto limitate e riguardano la sola parte finanziaria” avverte l’esperto. “Può ‘coprirsi’ dal rischio del rialzo dei tassi. Purtroppo, però, non ha strumenti, tranne qualche realtà più strutturata ed evoluta, di copertura sul rialzo delle commodities. L’unica cosa che può fare è valutare le condizioni dei suoi finanziamenti, dei suoi prestiti. Viceversa sarà molto complicato. Non ci sono oggi le condizioni per fare magazzino che, tra l’altro, in caso di un ritorno della pandemia, rappresenta un rischio enorme. Molte imprese saranno sottoposte al vento della volatilità che inevitabilmente ci sarà”. Di 2021 quale “snodo cruciale” per i mercati, parla Marco Mencini, Senior Portfolio Manager Plenisfer Investments Sgr, a partire dalla considerazione che “le spinte inflattive sono sempre più evidenti, trainate dal rialzo dei prezzi, a partire dalle materie prime, a loro volta trascinate da diversi fattori, tra cui la ridefinizione delle catene di approvvigionamento che vedono oggi i costi del trasporto merci in crescita del 40% dal 2019, con picchi fino al 60%. Un aumento dettato dal fatto che il mondo, prima della pandemia, non aveva un ‘piano B per il disaster recovery’ reso invece necessario dai cambiamenti avviati dall’amministrazione Trump, per contrastare il dominio produttivo e commerciale cinese, da anni di mancati investimenti sulle filiere, e dall’esplosione dell’ecommerce che rende necessarie catene di approvvigionamento più capillari”. RIALZO COSTI TRASFERITO SUI PREZZI Secondo l’esperto la conseguenza più naturale e plausibile è che “le aziende trasferiranno, chi più chi meno, il rialzo dei costi sui prezzi”. E intanto le banche centrali cercano di rassicurare i mercati mentre iniziano a ragionare, nonostante sostengano sia “molto prematuro”, sull’exit strategy (il “tapering”) dalle politiche espansive. “È evidente che affrontiamo una fase complicata e difficile da decifrare, destinata a durare diversi mesi. Il grande timore è che l’inflazione sfugga di mano e sappiamo che, come il genio che esce dalla lampada, una volta libera di correre, è molto difficile rimetterla nella bottiglia. E oggi i mercati temono che si ripeta quanto accaduto con Greenspan nel 1994, ovvero che la reazione delle banche centrali arrivi quando è troppo tardi”. Ci attendono dunque, secondo Mencini “mesi di volatilità elevata e a violente correzioni, al rialzo e al ribasso”. Si tornerà a una normalizzazione, a un “nuovo equilibrio”, mentre ora “il mercato cammina sul filo del rasoio con rischi di correzione significativi e violenti su tutte le asset class alla luce dei premi al rischio estremamente bassi”.

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dossier Di Maria Elena Molteni

CAROPREZZI in EDILIZIA, il Governo interviene con un fondo di compensazione Per dare respiro al settore un emendamento al dl Sostegni Bis introduce un meccanismo che, in deroga alla normativa vigente, ristabilisce gli equilibri sul fronte dei prezzi delle materie prime. Ma riguarda i soli appalti pubblici. Il prossimo obiettivo estenderlo anche ai privati.

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nche l’edilizia si trova a dovere fare i conti con il rincaro dei prezzi di acquisto di alcuni materiali da costruzione. Che in un momento storico in cui la domanda è altissima, determina non poche difficoltà alle imprese. Soprattutto in considerazione del fatto che il Codice degli appalti non prevede adeguati meccanismi di revisione prezzi. Con la conseguenza che i contratti non risultano in alcuni casi più economicamente sostenibili” e che il rischio di un blocco generalizzato degli appalti è dietro l’angolo. La Camera ha dunque introdotto nel decreto Sostegni Bis un meccanismo di compensazione a favore delle aziende appaltatrici di opere pubbliche, “al fine di assicurare il giusto equilibrio contrattuale ed evitare ritardi di consegna dovuti e ai rincari eccezionali dei prezzi di acquisto verificatisi nel primo semestre del 2021”. INTERESSATI I LAVORI ESEGUITI E CONTABILIZZATI NEL PRIMO SEMESTRE 2021 Si tratta di una disciplina dal carattere eccezionale, in quanto - in analogia a quanto già avvenuto nel 2008 - è destinata ad introdurre un regime di compensazione straordinario, che si può applicare solamente ai lavori eseguiti e contabilizzati in un arco temporale circoscritto, relativo al primo semestre 2021. Per quanto riguarda i lavori eseguiti e contabilizzati negli anni precedenti, invece, rimarrà invariata la disciplina precedente. La disposizione segue ad una intensa azione dell’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili che, fin dalla fine dell’anno scorso, ha lanciato l’allarme “sulla drammatica situazione in atto, invocando un intervento straordinario ed urgente da parte del Governo al fine di ricondurre ad equità i contratti in corso e scongiurare il rischio di un blocco generalizzato degli appalti”.

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ANCE, ESTENDERE ANCHE AI CONTRATTI PRIVATI Un passo avanti, dunque, pur con qualche criticità ancora sul tavolo. In particolare, come chiede Ance, “l’estensione anche ai contratti privati ed ai contratti per la ricostruzione post-sisma che beneficiano di contributo pubblico”. E il Governo, ricorda l’Associazione, “si è impegnato a valutare l’opportunità di prevedere, quanto prima, idonee misure compensative anche per tali lavori, al pari di quanto previsto per il settore dei lavori pubblici”. Ma cosa prevede esattamente l’articolo 1-septies del decreto? Innanzitutto va detto che si riferisce esclusivamente ai lavori eseguiti e contabilizzati nel periodo 1 gennaio-30 giugno 2021. Entro il prossimo 31 ottobre il ministero delle Infrastrutture dovrà rilevare, le variazioni percentuali, in aumento e in diminuzione, dei prezzi dei principali materiali da costruzione verificatesi, appunto, nel primo semestre 2021. Le compensazioni, in entrambi i casi, verranno applicate in deroga a quanto attualmente previsto (dal Codice De Lise e dal Codice 50/2016) e al netto di eventuali riconoscimenti revisionali già riconosciuti e liquidati all’impresa per il medesimo e liquidati. Verranno valutate le variazioni eccedenti l’8%. Per le variazioni in aumento l’appaltatore dovrà presentare un’istanza di compensazione alla stazione appaltante entro 15 giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale. Le stazioni appaltanti avranno a disposizione il 50% delle somme accantonate per imprevisti nel quadro economico di ogni progetto. In caso di risorse insufficienti il ministero delle Infrastrutture ha istituito un fondo da 100 milioni per l’adeguamento dei prezzi. ASSOLEGNO, GOVERNO HA ASCOLTATO GRIDO D’ALLARME “Riconosciamo al Governo il merito di aver ascoltato il grido d’allarme del comparto industriale delle costruzioni, di fronte a una situazione davvero insostenibile che ha visto il legno da costruzione subire aumenti anche oltre il 200% rispetto a settembre 2020”, ha dichiarato il presidente di Assolegno di FederlegnoArredo, Angelo Luigi Marchetti. “La nostra associazione, insieme ad altre del comparto edile, ha apprezzato il dialogo costruttivo avviato con le istituzioni per individuare una soluzione che eviti un duro contraccolpo non solo al nostro settore, ma ancor di più alla ripresa economica dell’intero Paese. Sino ad oggi le soluzioni disponibili per le imprese erano due: l’assunzione di idonee iniziative tese al riequilibrio dell’appalto o richiedere la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta. Finalmente si intravede una possibile soluzione attraverso il decreto ministeriale che rileverà le variazioni percentuali. Fatta questa premessa, però, non possiamo esimerci dal far presente al Governo che il lavoro non è finito”. BLOCCO ACCIAIO, NUOVA TEGOLA SUL COMPARTO Ma un’altra tegola è caduta sul comparto edile sempre in relazione ai materiali da costruzione: il blocco di mezzo milione di tonnellate di acciaio ai porti di Marghera e Ravenna. “Mentre il Paese ha fame di materie prime, con lunghe attese per la fornitura di materiali, oltre mezzo milione di tonnellate di acciaio è bloccato nei porti di Marghera e Ravenna a causa delle quote all’import stabilite dalla Commissione europea. Un paradosso inaccettabile” secondo il Presidente dell’Ance, Gabriele Buia, che mette in guardia dal “rischio concreto che le opere del Pnrr e gli interventi privati relativi al Superbonus non arriveranno nei tempi stabiliti, trasformando in un fuoco di paglia la ripresa economica in atto”. “E’ necessario che il Governo italiano si attivi immediatamente in Ue – ha fatto appello Buia - per chiedere una sospensione dei vincoli all’importazione dell’acciaio. In questo modo non daremo ulteriore spazio a speculazioni sui prezzi, che già stanno mettendo in ginocchio le imprese, e garantiremo il proseguimento della ripresa delle attività economiche”. 40

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Edi Snaidero, presidente di Efic

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dossier di Maria Elena Molteni

UNA RISPOSTA comunitaria per FRONTEGGIARE carenza materie prime Shortage e rimbalzo dei prezzi delle commodities sono temi che trasversalmente toccano tutti i continenti. L’Unione europea deve assumere una iniziativa a tutela delle imprese del Vecchio Continente. Lo chiede Efic, insieme alle associazioni europee di settore.

L’

effetto del rimbalzo dell’economia post crisi, la corsa a mettere fieno in cascina, la necessità di rispondere a una richiesta “fortissima”. Carenza di materie prime e rialzo dei prezzi sono figli e conseguenza di questi movimenti. Che avvengono su scala globale e richiedono una risposta almeno europea. E nemmeno è lecito pensare che possano essere fenomeni passeggeri. Bolla o non bolla, gli incentivi, pur molto positivi, come il bonus mobili o il Superbonus 110% hanno spinto sull’acceleratore della domanda. E così i fornitori si sono trovati a dovere rispondere senza avere potuto programmare adeguatamente o a sufficienza. UNA QUESTIONE INTERNAZIONALE Un tema, e un problema, che non riguarda soltanto l’Italia, “ma che è sicuramente europeo, per non dire internazionale, visto che si tratta di dinamiche che toccano un po’ tutti i continenti, con il Far Est che gioca un ruolo e una influenza molto forte”. Lo spiega Edi Snaidero, presidente di Efic, la European Furniture Industries Confederation. Ma qual è la situazione attuale e quanto durerà la difficoltà a reperire le materie prime e a che prezzi? “Partiamo dalle cause: sicuramente l’effetto dei lockdown, e dunque delle chiusure industriali che ci sono state nel 2020, hanno avuto un’onda lunga. Mentre il mercato ha dato subito segnali di recupero alla riapertura, dall’altra parte il livello di produzione, che era calato, non poteva raddoppiare per stare dietro alla domanda. Chi ha impianti a ciclo continuo, ad esempio, deve confrontarsi con un evidente limite fisico”. Se a questo si aggiungono le riaperture a macchia di leopardo con la Cina che ha riaperto per prima e con un rimbalzo fortissimo, vien da s’ che “questo ha generato domanda di materiale per moltissime tipologie. Non solo il legno che ha le sue peculiarità. La

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paura di non avere a disposizione la materia prima, ha generato la rincorsa alle scorte e anche questo, a sua volta, ha generato non poche difficoltà soprattutto a coloro che sono abituati ad acquistare just in time o sul venduto”.Un tema che tocca tutti i mercati e soprattutto tutti i materiali. Tutte le tipologie. “Chiaramente – nota Snaidero - tutto quello che ha a che fare con il petrolio ha avuto effetti ancora maggiori, con derivati e polimeri che interessano il nostro settore sotto diversi punti di vista, dalle colle ai materiali plastici. Non c’è un’area, dall’acciaio in poi che non sia stata coinvolta”. INCENTIVI DILUITI IN PIU’ ANNI PER EVITARE LA CORSA Ma cosa accadrà ora? E’ verosimile, secondo le stime di FederlegnoArredo, che la domanda possa sensibilmente calare, adesso che le persone e le famiglie tornano a guardare ‘fuori’ casa. Nuove e diverse scelte di acquisto potrebbero forse calmierare i prezzi? O siamo all’inizio di un trend di crescita? “Se pensiamo alle ristrutturazioni siamo ancora all’inizio. Fino alla fine del 2021 e ancora nel 2022 la tendenza sarà la medesima” secondo Snaidero, che suggerisce di “diluire in più anni gli incentivi - questa la proposta - per evitare la corsa. I termini secchi generano sempre una domanda esagerata e questo genera una pressione forte sulla disponibilità dei materiali e dunque anche sui prezzi”. Diluire, dunque, il bonus 110% che “non andrebbe ad aumentare il costo per lo Stato, ma potrebbe essere più coerente per le famiglie o le aziende che potrebbero pianificare a medio termine, cercando dunque alternative sui materiali ed evitando di mettere pressione sui fornitori. Un tema che tocca il nostro settore. Dobbiamo organizzarci – chiosa Snaidero - anche perché il settore arredo-casa può essere davvero chiave della ripartenza”. IMPRESE EUROPEE PER UNA VOLTA UNITE DALLO STESSO OBIETTIVO Ma il tema, ribadisce il presidente di Efic, è squisitamente internazionale. “La Cina non è un importante produttore di legno, importa dall’Europa: dalla Russia o dall’Ucraina. Paesi che hanno fatto un ban alle esportazioni del legno verso la Cina proprio per bloccare questo trend fortissimo di richiesta cinese”. E anche mantenere in loco i materiali per i loro fabbisogni”. Questo, però, “sta creando un grande problema all’Europa, che non ha una regola di protezione per il mercato interno. Non sta nella logica del mercato comune”. Ma serve una risposta comunitaria. Ecco perché Efic ha chiesto un incontro al vicepresidente della Commissione Ue Vladis Bombrovskis, alla quale parteciperà anche Federlegno. “Evidenzieremo il problema. L’Europa qualcosa deve fare, anche come reazione temporanea. Se alcune nazioni si difendono in questo modo, non fare nulla vuol dire subire”. Il problema ovviamente non riguarda il solo legno, ma in generale tutte le commodities. “Ne consegue che anche i prezzi di vendita vengono ritoccati, generando inflazione e soprattutto probabilmente anche un rallentamento della ripresa perché evidentemente l’aumento dei prezzi non aiuta le vendite”. Ma in attesa dell’Europa, che cosa devono fare gli imprenditori per subire meno la situazione? Aumentare il magazzino o assumere decisioni e iniziative di natura finanziaria? “Ci sarà un effetto positivo sui volumi, ma negativo sui conti. Non è possibile ribaltare completamente e automaticamente i prezzi ai consumatori. Ci sono tempi, ordini in corso e una distanza tra prezzo di acquisto e vendita molto importante. Ci sono contratti e accordi firmati e vanno rispettati anche se economicamente possono essere meno convenienti. Serve tenere i nervi saldi, pianificare meglio e non comperare i materiali ‘come al supermercato’. I fornitori se hanno una pianificazione riescono a gestire meglio il tema dei loro stessi acquisti. La creatività sarà fondamentale per trovare soluzioni, ad esempio riducendo gli scarti, sperando che sia una bolla e che in qualche modo il tutto si normalizzi”.

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MILANO – BERLINO – PARIGI FALPER.IT


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Un’immagine della fiera Lineapelle

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dossier di Andrea Guolo

La fiammata. AUMENTI e SHORTAGE per legno, tessuti e pellami Prima lo stop della pandemia, che ha bloccato la produzione di filiera. Poi la ripartenza immediata della domanda, alimentata dalle politiche occidentali di incentivo per la casa. Tensioni al massimo, ma nel 2022 si torna alla normalità.

L

a filiera del mobile paga il conto di uno stop and go spiazzante su tutti i fronti, con problemi differenziati a seconda delle commodity di riferimento. L’aumento dei prezzi è soltanto una delle conseguenze e probabilmente la meno preoccupante, perché il rischio non è soltanto dover ritoccare i listini al rialzo, bensì arrivare alla cancellazione degli ordini per ragioni di shortage. È quanto sta accadendo per tutti gli impieghi, dal legno ai tessuti fino alle pelli. E proprio dall’ambito ligneo stanno emergendo le tensioni più acute, per l’ampio utilizzo legato non solo al comparto dell’arredo ma anche a quello delle costruzioni. CARENZA DI LEGNO “Durante la pandemia, una parte della filiera si era bloccata e di conseguenza è venuto a mancare un buon 25% di materia prima globale. Lo shock verrà riassorbito ma non in tempi brevi, perché c’è una rigidità in fatto di capacità produttiva” sostiene Alessandro Calcaterra, presidente di Fedecomlegno, associazione di FederlegnoArredo che rappresenta le aziende importatrici di legname. “Per recuperare i quantitativi mancanti, occorrerà mettere in atto la ricerca di efficienze, economie e aumenti della produttività. Le dinamiche di rientro alla normalità dei prezzi dipenderanno dai singoli casi”. L’associazione stima un aumento della domanda globale di legname nell’ordine del 7-10% e la percezione di Calcaterra è che i picchi riguardino proprio l’Europa, per effetto delle politiche di incentivo alla ristrutturazione varate dai singoli Stati (tra cui l’Italia). Si aggiunge poi il boom dell’edilizia negli Stati Uniti, dove le costruzioni sono fortemente legate al materiale legno, mentre la situazione in Cina non è ancora del tutto chiara. Agli sconvolgimenti in atto concorrono peraltro le conseguenze, in termini di offerta, del

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surriscaldamento globale, che limita le disponibilità di legname in alcune aree forestali. Conseguenze? “Gli aumenti di prezzo sono mediamente nell’ordine del 20%, ma nei prodotti base si può arrivare fino a valori raddoppiati o triplicati. Nessuno pensa che questi aumenti siano destinati a essere confermati, ma i tempi del rientro dipendono dalla lunghezza del ciclo produttivo: per alcuni prodotti, come ad esempio il truciolare derivante da legname locale, è questione di pochi mesi; per altri si può arrivare fino a un anno e mezzo”. Ma se il canale residenziale ha le possibilità di sostenere l’impatto dei rincari, la situazione cambia per il contract perché, precisa Calcaterra: “Sui grandi lavoro già contrattualizzati, gli aumenti macroscopici comportano una serie di problematiche di rinegoziazione difficili da risolvere in ambito internazionale. Gli ordini concordati ai vecchi prezzi oggi appaiono impossibili da consegnare”. E il fatto che l’Italia sia fortemente dipendente da legname d’importazione, che rappresenta circa l’80% degli impieghi totali, certamente non aiuta il sistema di filiera ad affrontare la situazione. “L’utilizzo di legno italiano sarà destinato a crescere, ma si parte da una quota molto bassa, che è il risultato di un sottoutilizzo storico delle nostre risorse forestali” precisa Calcaterra. La carenza di legname e gli aumenti in atto hanno creato sofferenze particolari nel mondo degli imballaggi dove, in un pallet, l’incidenza del costo del legno arriva a rappresentare l’80% del totale, secondo la stima di Ezio Daniele, presidente di Assoimballaggi. “Maggio e giugno sono stati i periodi peggiori, con incrementi elevatissimi e veri e propri stop nel flusso di fornitura” precisa Daniele, evidenziando come a luglio si sia intravisto un miglioramento tutto da verificare in termini di consolidamento futuro. “In autunno ci sarà la prova del nove. Al di là della situazione temporanea, in Italia occorre una svolta nella gestione di un patrimonio come quello forestale, le cui potenzialità sono molto interessanti. Le foreste devono essere considerate una risorsa sulla quale investire con politiche di taglio e piantumazione come quelle avviate da oltre trent’anni in Austria. E i nostri concorrenti austriaci hanno ottimamente raccolto il risultato di quegli investimenti, dalla produzione alla lavorazione: oggi la più grande segheria austriaca, da sola, taglia più metri cubi di legname di quanti ne faccia l’intero Trentino. Stiamo giocando in un campionato di serie B mentre, puntando in alto, potremmo riequilibrare una bilancia commerciale fortemente negativa”. TESSUTI E PELLI IN TENSIONE Nel mondo tessile, gli aumenti registrati a maggio 2021 da Confindustria Moda per Smi sono nell’ordine del 26% per il cotone e di quasi il 30% per le fibre sintetiche. “Credo che l’inversione di tendenza non sarà affatto rapida e questa situazione inflativa ce la trascineremo per tutto il 2021” afferma Alberto Paccanelli, ceo del gruppo Martinelli Ginetto e presidente di Euratex, associazione europea del comparto tessile. Nel frattempo, la domanda internazionale di tessuti per la casa è in forte aumento, come dimostrano anche i dati dell’export nazionale nei primi quattro mesi: +52% in valore per i prodotti tessili da letto, +30% per quelli da arredo e quasi +34% per quelli da bagno e cucina. Paccanelli è però convinto che i massimi di prezzo siano già stati toccati e ora si stia per tornare alla normalità: “Mi pare sia in atto una stabilizzazione sull’alto e si inizia a intravedere qualche cedimento, seppur minimo, per le nostre materie prime. Ci sono però altri problemi in pieno sviluppo, dai costi dei noli internazionali a quelli dei pallet di legno. E poi c’è la difficoltà di reperimento. Nel tessile per la casa, una parte rilevante di filati e tessuti dipende da materie prime di importazione che poi vengono nobilitate in Italia e l’assenza di una continuità di forniture crea sofferenze nella filiera. Chi aveva ampi magazzini a disposizione si è trovato in una situazione di vantaggio. Il problema è che ora i magazzini, più o meno per tutte le aziende, si sono alleggeriti e vedremo nei prossimi mesi quali saranno le conseguenze”. 48

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Nei pellami, le difficoltà di reperimento delle materie prime sono legate soprattutto al calo delle macellazioni bovine in Europa, continente che offre la pelle grezza di qualità più alta tra le varie origini mondiali. L’aumento dei prezzi all’origine è stato piuttosto consistente nel primo trimestre dell’anno e ha colpito prevalentemente il toro (+35%), che è la pelle di riferimento per l’ambito upholstery (arredo e auto). Proprio la domanda legata ai mobili per la casa (divani, poltrone e rivestimenti per mobili e letti) è stata, secondo le rivelazioni di Unic-Concerie Italiane, la più dinamica nella fase post pandemica, compensando in parte il calo della richiesta del comparto fashion: se nel 2020 l’arredamento assorbiva il 15,7% della produzione complessiva ed era l’unica destinazione d’uso ad aver chiuso l’anno con segno positivo (+0,2%), nel 2021 la quota è destinata ad aumentare ulteriormente. “La domanda di pelli per la casa è in aumento e sta rilanciando gli investimenti commerciali delle concerie specializzate nell’arredo” notano in Unic. In prospettiva, i prezzi delle pelli grezze potrebbero essere sottoposti a un ulteriore rimbalzo, seppur più contenuto rispetto a quello di inizio anno, anche perché i macelli si devono rifare delle precedenti perdite, e queste tensioni creano problemi di marginalità per le concerie, che non possono scaricare in blocco gli aumenti sulla propria clientela. “I prezzi attuali dei tori hanno decisamente superato i livelli pre-Covid” notano in Unic. Si aggiunge poi la problematica del livello qualitativo delle materie prime: le cosiddette “prime scelte” sono sempre meno presenti nel mercato, a causa del contenimento dei costi nella filiera macello-allevamento, e quindi le pelli migliori tendono a crescere di prezzo in maniera più che proporzionale rispetto alle scelte inferiori. IL NODO DEI NOLI In un quadro già di per sé complicato, è entrata pesantemente in gioco la variabile dei trasporti internazionali via mare, con tensioni che hanno portato ad aumentare i costi di movimentazione dei container fino a 8-10 volte. Luigi Merlo, presidente di Federlogistica (federazione che raggruppa le imprese di logistica e gli operatori portuali, retroportuali ed aeroportuali). parla di una situazione certamente eccezionale e destinata, a suo avviso, a stabilizzarsi entro il 2022. Le cause della fiammata sono legate a un assieme di conseguenze. “La ripartenza del trasporto marittimo dopo la pandemia è stata immediata e sbilanciata verso l’Europa e gli Usa, con poche disponibilità di container pronti. Si sono poi aggiunti il fattore Suez, con il blocco temporaneo del passaggio attraverso il canale egiziano, e la chiusura di alcuni porti cinesi a causa della pandemia” afferma Melo. In un settore per sua natura rigido, perché l’ingresso nel mercato di nuove navi richiede tempi lunghi, il riequilibrio avverrà gradualmente. L’Italia peraltro sta pagando non solo i ritardi delle consegne internazionali via mare, ma anche le lentezze del trasporto via gomma innescate dai cantieri aperti lungo la rete autostradale. Nel frattempo si assiste a una crescita “sostanziale e significativa”, per citare le parole di Merlo, del ricorso alla rotaia, nella logica di una sempre più forte integrazione verticale del trasporto ferroviario le compagnie marittime che diventano operatori logistici di interconnessione. “Il tema vero, che l’Italia e l’Europa oggi si pongono, è quello di ripensare un modello di produzione non più così delocalizzato, sia per la parte componentistica sia per quella produttiva. Occorre riportare in Italia una parte della filiera per non delegare tutto il potere alla Cina, che già dispone di accessi strategici come ad esempio quello del Pireo in Grecia. E che potrebbe influire sempre più pesantemente sugli equilibri economici globali”.

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LUX Patrick Norguet

ph: Riccardo Bianchi


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Più crescita e MENO SPRECHI per contenere l’impatto delle commodities Le aziende di arredo, per evitare di frenare la corsa degli ordini, puntano a non scaricare le tensioni a valle. La loro strategia si basa sull’efficienza produttiva e sulla realizzazione di economie derivanti da un lavoro a pieno regime.

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caricare gli aumenti sul cliente finale? Non è questa la risposta delle aziende di arredamento, che stanno cercando di assorbire il più possibile i costi aggiuntivi per non creare distorsioni a valle. Piuttosto è meglio rinunciare a qualche punto di ebitda. Perché il momento di mercato è così favorevole che l’obiettivo primario, per tutti, diventa intercettare la crescita.

IMPATTO SUI COSTI LOGISTICI I materiali più difficili da reperire? “Soprattutto i metalli e i marmi, ma ci sono anche diverse strozzature legate ai prodotti chimici, in particolare vernici e collanti” racconta Nicola Coropulis, CEO di Poltrona Frau. Il problema dei rincari è stato avvertito già nel 2020, mentre l’emergenza legata allo shortage si è manifestata in pieno a partire dall’estate di quest’anno. “Le irregolarità nelle forniture ora continuano e il risultato è che sta aumentando la quota degli ordini incompleti, che di conseguenza non possono essere consegnati con conseguente aggravio dei costi logistici” aggiunge il manager dell’azienda di Tolentino. Una quota crescente della produzione resta quindi in magazzino e non può essere fatturata. Coropulis sottolinea il paradosso: “Per trovare un trend cosi sostenuto di ordinativi bisogna risalire agli anni Novanta, ai tempi della svalutazione della lira. Potrebbe essere un momento d’oro, ma lo shortage di materie prime lo sta frenando”. Inoltre, l’incremento dei costi di acquisto avrà un impatto negativo sulla marginalità, che in Poltrona Frau cercano di contrastare attraverso le economie generate dalla spinta sulla produzione rese possibili dall’abbondanza di ordini. Una revisione dei listini del prodotto finito è stata già attuata all’inizio dell’anno, in una quota che proiettava l’aumento medio stimato degli impieghi. Sarebbe stato necessario ricorrere a ulteriori aumenti, ma

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Poltrona Frau ha evitato di scaricare le tensioni sul consumatore. “Se ne riparlerà all’inizio del 2022 – precisa Coropulis – perché intanto siamo riusciti a riequilibrare la spinta verso l’altro dei costi dei materiali con gli incrementi di efficienza conseguiti in produzione. E vedremo se questo bilanciamento sarà in grado di confermare gli obiettivi fissati in termini di ebitda”. In prospettiva, il CEO di Poltrona Frau ritiene che la bolla degli aumenti sia destinata a stabilizzarsi: “A oggi il problema più pressante non è l’incremento dei costi, che ormai abbiamo interiorizzato, bensì la regolarità degli approvvigionamenti. E l’impatto maggiore non ricade tanto sul residenziale quanto sul contract, dove occorre operare con grande equilibrio per non dover rifare da zero tutti i conteggi elaborati al momento della progettazione”. Tra tante problematiche, una certezza: il 2021 di Poltrona Frau si chiuderà con un bell’aumento delle vendite. “Nella parte residenziale, a livello di ordini, siamo sopra del 30% rispetto al 2019 e il trend di luglio e agosto conferma quanto sia sostenuta la domanda in tutti i principali mercati. Inoltre, per rimediare ai ritardi nelle spedizioni internazionali, abbiamo spinto molto sullo stoccaggio di prodotti in pronta consegna nei centri logistici basati in Cina e Stati Uniti, a cui i nostri rivenditori possono attingere in base alle loro necessità”. E il contract? “Ci sono evidenti rallentamenti, ma non appena la situazione si sarà stabilizzata ci aspettiamo una ripresa destinata a durare per molto tempo. Saremo tornati alla normalità quando la curva domestica e quella dell’ambito pubblico/istituzionale torneranno ad avvicinarsi”. TRADE SERENO Nel comparto elettrodomestici, lo shortage si è manifestato sia per i materiali, in particolare l’acciaio, sia per le componenti elettroniche. In presenza di aumenti, approvvigionamenti contingentati e conseguenti blocchi produttivi, i gruppi del settore hanno cercato di rimediare migliorando i parametri di efficienza e il livello organizzativo. È il caso di Siemens, che alla fine ha contenuto sia i ritardi delle consegne sia l’impatto sui prezzi di vendita. “Abbiamo cercato – spiega Rossana Sartori, brand manager per l’Italia della società appartenente a Bsh Group (113,9 miliardi di ricavi nel 2020) – di adattarci alle problematiche e di rafforzare le collaborazioni tra i reparti interni, dal commerciale al marketing fino al planning, alla logistica e al customer care, perché in momenti come questi diventa fondamentale la precisione nella programmazione per riuscire a risolvere i problemi. Il lavoro di team è stato prezioso e ci ha permesso di limitare il più possibile gli inevitabili ritardi di consegna”. Ritardi che poi variano anche in base alla tipologia del prodotto. Le situazioni più critiche hanno riguardato le lavastoviglie, ambito nel quale proprio quest’anno Siemens ha lanciato una nuova linea, con picchi nei tempi di consegna rispetto alla situazione normale, mentre per altri prodotti, come ad esempio i forni domestici, le tempistiche hanno quasi rispettato le previsioni iniziali. “La regolarità del flusso di materiali è certamente la priorità del momento” riconosce Sartori, precisando però che “nel raggiungere l’obiettivo di una fornitura regolare, conta anche la capacità della filiale italiana di gestire i rapporti con l’headquarter in Germania”. In Italia, Siemens è presente solo come filiale commerciale perché la parte produttiva dipende dagli stabilimenti situati in Germania, Spagna, Turchia e in altre nazioni. I prezzi di vendita? “A settembre c’è stata una revisione dei listini, applicata senza particolari segni di nervosismo da parte del trade. L’aumento, infatti, non è soltanto la conseguenza dei costi aggiuntivi per i materiali, ma è anche il risultato del lavoro che abbiamo fatto in termini di assistenza, attività di comunicazione, livello del servizio al cliente trade e consumer. La reputazione del marchio Siemens rappresenta un valore aggiunto per il mercato. E noi lavoriamo tantissimo su questi aspetti, anche con progetti di lungo respiro basati su collaborazioni strategiche, come quello presentato al Fuorisalone 2021 assieme a Naba, e 54

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OUTDOOR LIVING

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sui quali investiamo a prescindere dal ritorno economico, proprio perché ci offrono una visione di lungo periodo”. Quanto alla gestione della filiera, Sartori assicura: “Tutte le strategie pianificate sono state confermate”. SCORTE E SEMILAVORATI PRONTI Un caso particolare è quello del mobile outdoor, la cui domanda è letteralmente esplosa dopo il primo lockdown. Il settore si è quindi trovato ad affrontare un allargamento rapido e immediato della forbice tra domanda e offerta, e in una situazione come questa è diventato fondamentale disporre di scorte in magazzino: chi le aveva, ne ha tratto vantaggio. “Il mobile outdoor non tollera tempi lunghi di attesa, perché quando esce il sole e il clima si addolcisce, il cliente finale vuole subito il prodotto e se non ce l’hai tu, lo acquisterà da un altro” racconta Fabrizio Cameli, fondatore e CEO di Talenti. Di conseguenza, la società umbra – osservando l’andamento promettente – ha fatto magazzino per garantire la produzione di un anno intero. “Ho sempre pensato che avere in casa quantitativi importanti di semilavorati e di prodotti finiti fosse la vera ricchezza di un’azienda come la nostra. Questa strategia comporta investimenti economici rilevanti, ma i risultati ci danno ragione. Abbiamo intercettato tutte le opportunità che si sono presentate e lo abbiamo fatto senza aumentare i prezzi di vendita, ottimizzando i tempi produttivi e riducendo l’incidenza dei costi di manodopera grazie ai vantaggi offerti da un altro investimento fondamentale: la nuova sede realizzata ad Amelia”. I risultati? “Nel primo semestre 2021 siamo al +80% rispetto al 2020 e pensiamo di chiudere l’anno attorno ai 27-28 milioni contro i 19 milioni del 2020. Sarà certamente il nostro anno migliore”. La politica di acquisto sta premiando anche Roda. “Avendo comprato molti materiali a prezzi ‘vecchi’, riusciamo a calmierare almeno in parte gli aumenti che stiamo subendo sui nuovi approvvigionamenti” racconta Andrea Azzimonti, COO dell’azienda di Gavirate (Varese). “Inoltre, stiamo mettendo in atto una serie di investimenti volti a rafforzare la capacità produttiva interna, semplificando i processi e le metodologie di lavoro già avviate in sinergia con i nostri fornitori. Al centro delle nostre attenzioni, più che la negoziazione dei prezzi di acquisto, c’è l’analisi del processo produttivo, per contenere i costi e di limitare al massimo gli sprechi”. L’obiettivo di Roda è quello di assorbire il più possibile gli incrementi dei prezzi di acquisto per non perdere le occasioni di crescita che si stanno presentando. “Ridurremo un po’ l’ebitda, ma in questo momento lo consideriamo come un investimento per il futuro. Prevediamo infatti che gli aumenti dei materiali saranno destinati a esaurirsi già nel 2022, perché nel frattempo le aziende fornitrici stanno investendo molto per aumentare la produzione e quindi si arriverà a un aumento di offerta tale da stabilizzare i prezzi”. Nel frattempo, anche Roda continua a investire e lo fa per aumentare la quota di prodotto gestito in house, attualmente pari al 20% del totale. Una scelta che risponde proprio alla volontà di razionalizzare il ciclo produttivo e di aumentare le performance produttive. Lo scorso anno, in ottobre, è stata acquisita una falegnameria del territorio, prima ancora era stato avviato un reparto interno dedicato a tappezzeria, confezione, cordatura e cinghiatura poi ulteriormente rafforzato. “A settembre 2020 avevamo 46 addetti in Roda, oggi siamo in 80” rimarca Azzimonti. Per il 2021, la crescita di Roda è stimata tra il 30 e 35%, e il 5% di incertezza dipende dal momento in cui verranno fatturati alcuni grandi ordini del contract.

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Cabinet disegnato da Bethan Laura Wood per Nilufar Gallery, arricchito dall’utilizzo di un legno Alpi bespoke, dalla texture ondeggiante e colorata

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dossier di Andrea Guolo

VINCE chi fa PIÙ SCORTA. E le tensioni continueranno fino alla primavera I gruppi leader della filiera (tessile, legno e pelle) investono nel magazzino delle materie prime: il rischio, nel caso mancassero gli impieghi, è di non disporre della “benzina” necessaria per alimentare il motore della produzione.

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are scorta per non trovarsi a corto di materiali. È questa la soluzione, l’unica possibile, per gestire in maniera efficace una situazione così complessa sul versante delle commodities. Ad affermarlo sono le aziende fornitrici dell’arredo, evidenziando come la strategia di acquisto costante e di magazzino pieno si sia rivelata vincente per chi l’ha attuata, permettendo alle realtà della supply chain di essere più forti e di poter intercettare tutte le possibilità di business che si sono presentate nel periodo post pandemico. Ora però anche le realtà più lungimiranti iniziano ad avere difficoltà negli approvvigionamenti, e intanto gli stock tendono a diminuire a seguito della domanda ingente. L’autunno, di conseguenza, potrebbe determinare nuove tensioni e ulteriori ritardi nelle consegne dei materiali.

TESSILE, SCORTE STRATEGICHE Nel giugno del 2020, osservando l’impennata degli ordinativi in ingresso, il gruppo Dickson Constant (marchi Dickson per la protezione solare e Sunbrella per il mondo nautico e per la casa) decise di fare scorta di materie prime per concretizzare una crescita dell’anno fiscale 2020/21 stimata nell’ordine del 30-35 percento. Un obiettivo ambizioso ma supportato dagli investimenti già effettuati in capacità produttiva, con la costruzione a tempo di record della seconda fabbrica in Francia (60 milioni di stanziamento) per dare al gruppo la possibilità di centrare la crescita, avendo già raggiunto il limite di saturazione nella prima. “Ma lo stabilimento è trasformazione, e se manca la materia prima non si risolve alcun problema” evidenzia Angelo Battista, sales director per i mercati Italia e Balcani. La produzione del gruppo parte da fibre in acrilico tinto massa, derivate dal petrolio, e le problematiche di quest’ambito sono il frutto di una

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duplice combinazione di fattori: all’iniziale scarsità di materiale (per effetto del calo dei consumi energetici durante il primo lockdown) si è poi aggiunta la richiesta di tessuti superiore al previsto quando l’economia è ripartita, con conseguente impennata dei prezzi. Pur essendo subito corsa ai ripari, la dirigenza non si sarebbe mai immaginata una simile esplosione di ordini, legati in particolare all’ambito dell’outdoor. “Nell’autunno del 2020 – sottolinea Battista – avevamo consumato la materia prima acquistata per gestire un anno intero di produzione. Di conseguenza, a gennaio abbiamo dovuto procedere a nuove scorte ma nel frattempo continuavano ad arrivare ordini. E così a marzo, che poi è il momento in cui parte la stagione dell’outdoor, ci siamo trovati a dover gestire i primi ritardi di consegna”. Da allora, i tempi si sono allungati ulteriormente: alla fine dell’estate, gli ordini piazzati dai clienti andavano in consegna per l’inizio del 2022. “Pur avendo potenziato le scorte, ci siamo trovati senza magazzino già in fase di pre-stagione. I clienti inizialmente si sono arrabbiati, forse anche perché siamo stati i primi loro fornitori ad accusare ritardi e scarsità di impieghi, ma poi tutti hanno iniziato a ritardare e allora hanno compreso che si trattava di una situazione generale. Quanto ai prezzi, finora abbiamo assorbito tutti gli aumenti e inizieremo a scaricarli da ottobre, in una misura media del 7 percento”. Intanto Dickson Constant punta a un ulteriore aumento di produzione (+15% in metri quadrati per l’anno 2021-22), è alla caccia di fornitori alternativi di fibre acriliche per non perdere opportunità di sviluppo e ha chiesto ai propri supplier consolidati di aumentare a loro volta la produzione. “Prevediamo due anni molto intensi sia per il mondo casa e outdoor che per la nautica. E non sarà facile reperire le materie prime nel mercato. Fino alla prossima primavera, ci sarà una selezione basata sulla disponibilità e i produttori più forti, che l’avranno a disposizione, ne usciranno avvantaggiati”. LEGNO, CORSA ALL’ACQUISTO Essere produttore forestale ha rappresentato il punto di forza di Gruppo Alpi. La società di Modigliana (Forlì) dispone infatti di licenze per la gestione di oltre mezzo milione di ettari di foreste nel cuore dell’Africa (Camerun e Costa d’Avorio), progetto avviato nella metà degli anni Settanta con l’obiettivo di garantire gli approvvigionamenti di materia prima per la lavorazione del legno nello stabilimento situato in Romagna. In questo modo, Alpi può rispondere a un aumento della domanda senza doversi contendere il legname con altri competitor e ancor più senza essere sottoposta alla pressione dei prezzi della materia prima. “Il nostro piano di produzione – afferma il CEO Vittorio Alpi – è strutturato in modo da soddisfare prima il fabbisogno di Alpi Italia e in un secondo momento quello di altri utilizzatori, tra cui alcune aziende cinesi e vietnamite a cui vendiamo compensati e segati. Di conseguenza, l’aumento dei prezzi non ci ha creato difficoltà, anzi: ha determinato una maggiore remunerazione. Qualche problema lo stiamo invece riscontrando nei tempi di consegna, per effetto del boom della domanda: siamo ben sopra i livelli del 2019 e non riusciamo a evadere gli ordini prima dei tre mesi”. Alpi Italia ha cercato di correre ai ripari con nuove assunzioni, portando da 400 a 440 il numero di addetti nell’arco di soli quattro mesi, ma gli investimenti in forza lavoro non sono bastati per riportare la programmazione in linea con le tempistiche pre-pandemiche. “Sembra quasi di assistere a una corsa all’acquisto. La domanda è aumentata improvvisamente già in piena crisi da Covid e da allora è stato un continuo incremento. Siamo un po’ in imbarazzo con la clientela, che comunque conosce la situazione generale e cerca di rispondere con una programmazione degli acquisti” precisa Vittorio Alpi. Quanto ai prezzi, l’aumento all’origine è evidente e quantificabile in media nell’ordine del 20%, per il legname tropicale, rispetto alle quotazioni precedenti alla pandemia. “Il 60

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prezzo non lo facciamo noi, viene stabilito dal mercato in base al rapporto domanda/ offerta e la prima supera abbondantemente la seconda” evidenzia Alpi, notando comportamenti frenetici di acquisto da parte degli utilizzatori asiatici (“Sono disposti a pagare prezzi superiori alla media pur di assicurarsi i materiali”). Di conseguenza, tra i fornitori di legname, chi non dispone di una filiera completa a partire dalle foreste è più esposto alle difficoltà di approvvigionamento e questo vale ancora di più per chi lavora i legni nordamericani ed europei, che sono i più richiesti sia per l’arredamento che per le costruzioni. L’impatto sulla clientela dell’arredo? “Molto più contenuto rispetto agli aumenti presenti all’origine” sottolinea Alpi. Tra le destinazioni d’uso dei suoi prodotti, il gruppo forlivese osserva una situazione molto favorevole per l’automotive, dove è fornitore di legno pregiato per cruscotti nell’ambito del lusso, e per la nautica. PELLE, MEGLIO L’ALTO DI GAMMA “Siamo ancora leggermente sotto i livelli massimi pagati tre anni fa per le pelli grezze, ma l’aumento è stato certamente rapido e costante” afferma Giancarlo Dani, conciatore a capo del Gruppo Dani, 170 milioni di ricavi nel 2020 e una previsione di incremento del 20% per l’anno in corso. Tra le destinazioni seguite dal gruppo vicentino delle pelli, che spazia dalla moda all’auto fino all’arredamento per interni, proprio quella legata alla casa appare come la più dinamica e Dani precisa: “Siamo in arretrato con le consegne, ma la richiesta è marcatamente rivolta alla fascia medio/alta. Questo determina una ricerca di materiali di alta qualità e perlopiù a partire da origini europee. Di conseguenza, gli aumenti delle pelli grezze sono più consistenti per queste tipologie e origini. Non abbiamo problemi di reperibilità: le pelli ci sono, basta pagarle il prezzo richiesto”. Il problema delle concerie è scaricare gli aumenti al cliente: “I margini si stanno riducendo perché, oltre alle pelli grezze, sono aumentati anche i costi dei prodotti chimici, dei trasporti e dell’energia. Di conseguenza, per non operare in perdita, bisogna rivedere il prezzo delle pelli finite e questo richiede un confronto con i nostri acquirenti e talvolta una difficile mediazione per scaglionare gli aumenti nel tempo” precisa Dani. La strategia del gruppo in fase di acquisto si basa su una gestione delle scorte allineata allo storico degli ordinativi. I listini vengono rivisti mensilmente dai macelli, mentre una realtà come Dani assicura ai propri clienti prezzi di vendita invariati su base semestrale. Inoltre, la conceria offre servizi aggiuntivi come gli stock di pelli conciate in pronta consegna, per assecondare le richieste dei clienti che hanno bisogno di materiali per gestire gli ordini last minute. “La forza della conceria italiana è legata proprio al servizio, alla sua capacità di garantire consegne rapide e decine di colori pronti in magazzino. La qualità è fondamentale, ma oggi vince soprattutto chi riesce a soddisfare la domanda con più rapidità”. Inoltre, in una situazione di forte domanda come l’attuale (almeno per l’ambito arredo), è avvantaggiata la conceria che opera a ciclo completo, perché avendo le scorte già in casa e non dovendo dipendere da commercianti di pelli semilavorate, può gestire l’ordine nei tempi prestabiliti senza il rischio di cancellazioni dipendenti da mancate consegne. Quanto ai mercati di destinazione, Dani assicura: “Esportiamo l’80-85% della nostra produzione, ma tra i migliori clienti del momento compaiono i salottifici italiani e in particolare quelli basati in Brianza. Posso dire che oggi stiamo osservando il miglior momento dell’arredo made in Italy, delle aziende che a loro volta si affidano a fornitori qualificati e che offrono tutte le garanzie necessarie non sono in fatto di qualità, ma anche di tracciabilità e certificazioni”.

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Dipendiamo dall’estero. Occorrono STRATEGIE DI SISTEMA per non perdere business L’idea del reshoring? Affascinante ma complessa, afferma Erika Andreetta (PwC). Le soluzioni alternative: ridurre la dipendenza, potenziare il riciclo dei materiali, valutare delocalizzazioni produttive nei mercati chiave.

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ll’inizio di agosto, Electrolux ha annunciato 13 settimane di cassa integrazione nello stabilimento di Susegana (Treviso) per carenza di forniture di importazione asiatica come le schede elettroniche e l’acciaio. A fronte di una domanda sostenuta, la scarsità di materie prime per gli elettrodomestici non rende possibile la continuità della produzione e di conseguenza, per il periodo autunnale, l’azienda opererà a giornate ridotte. Si tratta del picco, almeno a nordest, di una serie di tensioni che hanno riguardato l’economia nel suo complesso e che stanno facendo riflettere gli operatori sui rischi della dipendenza dalla Cina, principale fornitore mondiale di diverse commodity. Il comparto della casa non fa eccezione.

BUSINESS PERDUTO “Il caso di Electrolux è eclatante – afferma Erika Andreetta, partner e retail and consumer goods consulting in PwC – non solo perché rispecchia la situazione in atto nelle filiere, ma anche perché indica quante opportunità di business si possono vanificare a causa dello shortage”. Certamente non si tratta di una situazione normale per le materie prime nel loro assieme. Andreetta parla di “una fase di assoluta eccezionalità dovuta a una serie di concause: elevato grado di incertezza dovuto alla pandemia, ripartenza veloce del ciclo economico contemporaneamente in tutto il mondo, inefficienza del sistema logistico, attese di aumento di prezzi che portano le aziende ad acquistare in anticipo rispetto al fabbisogno”. Nel mondo dell’arredo, dove il tasso di dipendenza dalla Cina per le materie prime può variare dal 20 al 50% (fonte Ispi), le conseguenze si avvertono in tutti gli ambiti: “Su alcuni materiali – afferma Andreetta – si assiste a rincari fino al 30%-40% e, nel caso del legno, il prezzo non viene fissato al momento dell’ordine ma solo successiva-

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mente. All’aumento dei prezzi si è accompagnato un allungamento dei tempi di fornitura che, essendo prevalentemente estera per abete, pino e altri tipi di legno, risente anche dell’allungamento dei tempi di logistica”. Altrettanto difficile, se non di più, è la situazione di tutti quegli ambiti che dipendono dalla filiera dell’elettronica, dipendente dalle forniture cinesi e asiatiche: “Le maggiori difficoltà riguardano l’illuminazione, le cucine e l’ambito degli elettrodomestici. Negli ultimi mesi abbiamo avuto testimonianze di operatori del settore che indicavano come materiali che, fino a tempi anche recenti, arrivavano in 60 giorni, arrivino oggi in 6 mesi. La dipendenza dell’Italia è inoltre superiore rispetto a quanto dicano i dati ‘diretti’, poiché molte forniture provenienti dalla Cina non sono importate direttamente dall’Italia ma da Paesi terzi, dai quali l’Italia poi si rifornisce”. Si aggiunga poi che, unitamente al problema dell’approvvigionamento dei materiali, le aziende hanno dovuto far fronte all’aumento dei prezzi non solo delle materie in sé, ma anche dei costi accessori per la gestione e il trasporto delle stesse. “Il risultato è che si è creata la paradossale situazione nella quale, nel registrare un inaspettato effetto-traino del Covid, le aziende del settore, pur avendo ordini che consentirebbero al budget 2021 di essere in linea con il 2019, non riescono a evadere (o non assumono) gli ordini”. Ciò pone il sistema economico di fronte alla necessità di correre ai ripari, riducendo la dipendenza dalle forniture internazionali e in particolare da quelle extra Ue. Ma le filiere non si rilanciano in tempi brevi e la ricostituzione richiede grossi investimenti. POSSIBILI SOLUZIONI Nel caso del legno, l’Italia paga anni di sottoutilizzo delle risorse forestali. I primi passi verso l’implementazione di nuove filiere corte, tra i quali spicca la collaborazione tra Federlegno Arredo e Forest Sharing, sono stati mossi, ma il reshoring riguardo le materie prime di origine legnosa non è percorribile in quantitativi importanti. “In parte stiamo assistendo già ad approvvigionamenti di qualità nei mercati nel Nord Europa per il legni di migliore qualità, ma i costi per i mercati di fascia media e bassa sono troppo alti, per cui il ritorno in Europa è scarsamente realizzabile in maniera massiccia. Il reshoring potrà riguardare la sviluppo di tecnologie per la produzione/trasformazione di materie prime, non le materie prime stesse”. Passando dal legno a tutte le produzioni di base, gli investimenti necessari per il rilancio delle filiere sono molto elevati e comportano diverse conseguenze: “Occorrerebbe accettare prezzi che nel breve periodo risulterebbero più alti, ma anche affrontare i necessari passi diplomatici e di relazione verso i Paesi che detengono le materie prime, spesso in Africa, dove peraltro la Cina ha sviluppato rapporti consolidati nel tempo. Il settore dell’arredo non è paragonabile all’alimentare, per cui sarà poco ipotizzabile un ricorso a produzioni di base in questo ambito. Pertanto, si dovrà lavorare preferibilmente su fonti sicure ed estese di approvvigionamento estero”. Non è quindi ipotizzabile un’inversione di tendenza. Bisognerebbe invece ridurre la dipendenza attraverso una serie di azioni, tra cui anche l’investimento nel riutilizzo dei materiali esausti attraverso il riciclo. Inoltre, Andreetta evidenzia la necessità per le aziende italiane di valutare la scelta della delocalizzazione produttiva nei mercati strategici dell’export perché diversamente, afferma, “c’è il rischio di perdere il treno della ripresa”. Intanto, nell’immediato, il sistema dell’arredo presenta scorte sufficienti per la produzione dei prossimi sei mesi e il sistema è in grado di assorbire aumenti fino al 10% delle materie prime. “I marchi di fascia alta potranno assorbire eventuali aumenti se vorranno mantenere i prezzi invariati o potranno aumentare i prezzi, dinamica molto probabile in tutto il settore. Invece, i marchi di fascia bassa (o che impiegano molto materiale come le cucine) dovranno assolutamente ritoccare i prezzi per non vedere penalizzata la marginalità in maniera importante”. 66

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ph. Marcello Perego

S WA N |

Bernhard Osann

“I’m fascinated by kinetic objects and thus searched for a new way to get a wall lamp moving.”


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dossier di Andrea Guolo

Pur di ottenere la crescita, la GDO DEL MOBILE è disposta ad assorbire gli aumenti Si teme l’impatto dei rincari sul cliente finale, che già deve affrontare problematiche di servizio. E allora il margine finisce in secondo piano rispetto al fatturato. L’obiettivo è ridurre le difficoltà, rafforzare la loyalty e ottenere più quote di mercato.

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orrere ai ripari. Per i retailer del mobile è giunto il momento di affrontare l’emergenza delle consegne, resa più complessa dai costi e dalle disponibilità di noli intercontinentali, impegnandosi direttamente nella gestione delle spedizioni. Ad agosto, i primi gruppi internazionali hanno iniziato a muovere le proprie navi portacontainer: in questa direzione si sono già mossi Walmart e Home Depot negli Stati Uniti e Ikea in Europa. Quest’ultima, oltre a noleggiare i portacontainer, sta acquistando container propri e ha anche deviato alcune forniture su rotaia, utilizzando il trasporto ferroviario dalla Cina all’Europa per liberare la capacità dei container che possono così essere utilizzati per rafforzare le spedizioni verso il mercato statunitense. In un’intervista all’emittente svedese Svenska Dagbladet, il direttore dei trasporti di Ikea, Mikael Redin, ha spiegato che l’azienda ha preso quest’iniziativa innanzitutto a causa dei ritardi che da alcuni mesi interessano molti servizi delle compagnie marittime. “Non siamo così ingenui da pensare che l’emergenza finirà nelle prossime settimane o addirittura nei prossimi mesi”, ha dichiarato al Financial Times il global supply manager di Ikea, Henrik Elm. E già nei punti vendita della multinazionale svedese del mobile iniziano a mancare alcuni prodotti. PIÙ MADE IN ITALY Accorciare la filiera, laddove possibile, diventa una delle soluzioni al vaglio della grande distribuzione italiana del mobile. Mondo Convenienza, presente nel mercato con 45 store e forte nel 2020 di un fatturato di 1,2 miliardi di euro (con 1,5 miliardi di valore della produzione), ha superato l’80% di quota del prodotto Made in Italy. “La percentuale di importato dal Far East e dall’Europa orientale si sta sempre più riducendo,

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perché oggi il servizio conta più del prezzo e perché l’oscillazione dei costi dei prodotti importati non ci permette di fare strategie a lungo termine” racconta Dario Carosi, chief innovation officer e componente del cda di Mondo Convenienza Holding, evidenziando un dato: se a inizio anno il prezzo di un container per le spedizioni internazionali si aggirava sui 1800 dollari, a settembre la richiesta è salita fino a 10mila dollari. A questa dinamica vanno poi aggiunte le spinte speculative sui materiali, con il legno raddoppiato e il ferro aumentato del 60% e oltre. “Dietro a questi rincari c’è una strategia ben definita e che deve essere vista come una manovra a lungo termine” precisa Carosi, convinto da un lato che non si potrà tornare velocemente ai livelli dei costi pre-Covid e dall’altro che la bolla potrà essere assorbita entro la fine dell’anno o al massimo entro l’inizio del 2022. Come risposta, la società con sede a Roma ha evitato accuratamente di scaricare il peso degli aumenti a valle: “Abbiamo operato degli aggiustamenti, che sono stati minimi e non paragonabili all’impatto delle materie prime” rimarca Carosi. Mondo Convenienza ha quindi cercato di rafforzare le strategie di partnership con i fornitori italiani, assicurando loro più ordini – in linea con l’andamento del mercato – e cercando di realizzare delle economie di scala tali da minimizzare l’impatto dei rincari sulla voce complessiva dei costi. Questa strategia determinerà una parziale contrazione dei margini, suddivisa tra il committente (Mondo Convenienza) e i propri fornitori, ma al tempo stesso sostenibile perché, tenendo fermi i prezzi, sono state rispettate le previsioni di crescita. “Le economie di scala sono una risposta comune nella grande distribuzione e il settore del mobile non fa eccezione” precisa Carosi. Così, nel 2020, il giro d’affari è aumentato del 10%, nonostante i lockdown, e per quest’anno le previsioni indicano un ulteriore incremento del 12 percento. Un passo reso possibile anche dagli investimenti nel canale online, da cui oggi dipende all’incirca un quinto delle vendite totali. “Durante i lockdown – afferma – abbiamo aperto sei canali di vendita solo digitale nelle zone rosse, attraverso i quali la clientela può vivere un’esperienza di acquisto analoga a quella in store ma direttamente da casa. Inoltre, abbiamo aperto la nostra digital factory, il cui compito esclusivo è quello di traghettare Mondo Convenienza nella digital trasformation. Infine, è nato il progetto Dolce Casa, per offrire la presenza di un nostro architetto direttamente al domicilio del cliente: era partito a inizio anno con pochi appuntamenti al giorno, ma oggi sono oltre cento e il servizio è assicurato su tutto il territorio nazionale”. Nel frattempo, il sito di Mondo Convenienza viaggia verso i 20 milioni di accessi l’anno, con 1,5 milioni di chiamate in azienda e oltre 100mila video chiamate operate. “Abbiamo iniziato la trasformazione digitale già nel 2017, e con il Covid c’è stata una forte accelerazione da parte nostra: entro un mese avevamo già a disposizione tutti gli strumenti necessari per offrire quel che i nostri competitor, per i limiti legati alle loro dimensioni, non potevano garantire. E noi ne abbiamo approfittato”. SCORTE SEMESTRALI Un altro fattore decisivo per Mondo Convenienza è stata la politica delle scorte di magazzino. “La potenza finanziaria fa sempre la differenza – dice Carosi – e quando è iniziata la spinta delle quotazioni a monte, noi avevamo già incamerato materiali sufficienti a garantire la produzione dei sei mesi successivi”. L’azienda ha quindi continuato ad acquistare con regolarità, riuscendo a contenere il peso degli incrementi attraverso la politica delle medie di magazzino. Al tempo stesso, la potenza finanziaria le ha permesso di sostenere i fornitori per garantire loro una tranquillità nella gestione della potenziale crisi generata dall’eccesso di domanda. “Il segreto di ogni cosa è la capacità di previsione degli sviluppi futuri. Quest’azienda è stata in grado di prendere decisioni rapide, pur essendo vicina ai 2 miliardi di ricavi (le stime a fine 2021 sono di 1,75 miliardi consi70

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Photo: Andrea Avolio, behance.net/neroluce

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derando il venduto e non il fatturato, ndr), e ha creato attorno a sé le condizioni per non interrompere i processi produttivi. Abbiamo pagato a 30 giorni quasi tutti i nostri fornitori, alcuni dei quali operano in esclusiva per noi, e assicurato molti più ordini che in passato. Il risultato è la crescita, pur con meno margini, ma il goal di Mondo Convenienza non è mai stato l’utile. Il nostro obiettivo principale è un tasso di crescita annuale pari o superiore al 10% e questa crisi, come tutte le altre, ci ha permesso di aumentare le quote di mercato proprio perché non siamo intervenuti pesantemente sui prezzi”. Secondo i calcoli di Carosi, su un valore italiano di sell out pari a 11 miliardi di euro, Mondo Convenienza si è già assicurata una quota pari al 15% del totale. “E se escludiamo le pmi, che cubano un 70% del totale, la gdo del mobile vale 3,5 miliardi e Mondo Convenienza rappresenta oltre il 50% di questo giro d’affari”. Intanto continua la scalata del gruppo nelle classifiche internazionali, con l’ambizione di entrare nella top3 dei retailer specializzati in Europa: “A oggi siamo al 14° posto e siamo entrati anche nella top30 a livello mondiale”. ELETTRODOMESTICI “DI SERVIZIO” Per le catene con un numero più contenuto di punto vendita, l’applicazione degli aumenti è stata una decisione inevitabile e tutte le attenzioni sono confluite sul rispetto dei tempi di consegna o, laddove lo shortage non lo consentiva, sull’individuazione di soluzioni alternative. Ricci Casa, gruppo con cinque insegne tra Emilia Romagna e Lombardia e circa 40,3 milioni di euro di fatturato nel 2020, ha fatto ricorso agli “elettrodomestici di cortesia”, seguendo un modello simile a quello adottato dai concessionari quando le automobili sono sottoposte a un richiamo dalla casa madre. “Lo abbiamo fatto nei casi più complessi – racconta Fabio Generali, responsabile commerciale – per limitare il livello di disservizio certamente non dipendente da noi. Abbiamo dato il segnale che il rivenditore resta comunque vicino al cliente, in un momento di difficoltà. In altri casi, qualora il modello ordinato non fosse stato disponibile, abbiamo proposto un upgrade gratuito, offrendo un prodotto di fascia superiore allo stesso prezzo di quello ordinato dal cliente e la cui consegna era prevista in ritardo. Certamente non possiamo dire al cliente: la tua cucina è pronta, ma per il frigorifero devi aspettare quattro mesi”. Le conseguenze di questa situazione sono facilmente prevedibili: “La performance a fine anno sarà in parte condizionata dai rincari e dalle mancate consegne. A oggi non è facile comprendere se i produttori ci consegneranno tutto quel che abbiamo ordinato. In vent’anni di esperienza all’interno di Ricci Casa, non mi era mai capitato di assistere a una situazione simile” sottolinea Generali. Peraltro, con i fornitori c’è stato poco margine di trattativa e in alcuni casi si è arrivati a una doppia richiesta di aumento. “Come ogni realtà commerciale, abbiamo cercato di valutare al meglio le condizioni che ci venivano sottoposte, ma spesso siamo stati costretti ad accettare l’offerta al rialzo nella sua interezza. Al momento di definire i nostri prezzi di vendita, in alcuni casi abbiamo deciso di assorbire gli aumenti riducendo la marginalità, in altri abbiamo dovuto scaricare a valle senza vie di fuga. Nella media, oggi, i prezzi sono superiori ai livelli del 2020”. Le prospettive? In Ricci Casa osservano un miglioramento in atto per le tempistiche degli elettrodomestici, che è stato il primo comparto a entrare in shortage, mentre per i pannelli e per l’industria del legno l’apice della negatività è stato toccato alla fine dell’estate. “Mi auguro di vedere un primo miglioramento nel corso dell’autunno, ma al momento non ci sono segnali di inversione della tendenza” conclude il direttore commerciale.

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INTERVISTA A PATRICIA VIEL

La città policentrica, dove il confine fisico cede il passo alla CONNESSIONE DIGITALE di Antonella Galli

Patricia Viel


intervista

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avorire la diffusione dei servizi sul territorio, così da non doversi spostare inutilmente; rendere i luoghi di lavoro attraenti e piacevoli; incentivare la mobilità condivisa, ma anche la locazione degli imnnobili: l’architetto Patricia Viel rivela le linee guida per progettare le città del futuro - policentriche, certamente, ma anche ricche di servizi e relazioni. Digitali e verdi. I nuovi parametri dello sviluppo urbano sono già in divenire in alcuni progetti a cui Viel con il suo studio ACPV Antonio Citterio Patricia Viel sta lavorando: a Milano il business park Symbiosis, la riqualificazione di Sesto, lo sviluppo di Cascina Merlata, a Roma la sede di Enel. Una visione a tutto campo, dalla scala micro degli arredi domestici a quella macro del masterplan di un quartiere.

La città policentrica è ritenuta il modello urbanistico del futuro. È così anche per l’Italia? La città policentrica non è un modello nuovo: le grandi capitali della vita civile del nostro mondo – New York, Londra, Parigi, Berlino – sono policentriche. Ma l’Italia è un Paese particolare, con una struttura geografica che fa sì che, accanto a centri urbani relativamente grandi, ci sia una miriade di piccoli centri abitati di grande qualità, ma difficili da raggiungere. Quello che davvero sta cambiando è che, dal punto di vista dei fattori di necessità, la connessione fisica sta cedendo il passo alle connessioni digitali. Il nostro Paese può facilmente entrare nel paradigma del modello urbano policentrico contemporaneo, addirittura scavallando i confini dei comuni: ad esempio, Milano è all’interno di una regione urbana più ampia che arriva a Torino, Bergamo e Brescia. Le regioni favorite come la Lombardia, con ferrovie e autostrade, verranno raggiunte da regioni meno facili da connettere, perché ora la priorità si sposta sulla connessione digitale. Anche nel PNRR c’è una fortissima leva di progetto che prevede le infrastrutture, con priorità altissima su quelle digitali, proprio perché l’idea ‘città versus campagna’, ‘lavoro versus non-lavoro’ è totalmente esplosa, non ha più alcun senso. Questo aspetto ha come risvolto un rapporto con il tempo che è completamente diverso e che investe i rituali della vita comune: le cose si fanno perché sono parte di un progetto del quotidiano non preconfigurato. Ne consegue una profonda revisione dei rapporti istituzionali - famiglia, scuola, lavoro, Stato: abbiamo appena iniziato a percepire questi profondi cambiamenti. Qual è il fattore chiave di questo cambiamento? La digitalizzazione estesa, diffusa, capillare, e la cultura della digitalizzazione. Agiscono sulle filiere commerciali, sul controllo della qualità del lavoro, la trasmissione delle informazioni, la verifica del tempo, le catene di decisione e di approvazione: è una rivoluzione profondissima. Il nostro Paese è arretrato da questo punto di vista. La priorità massima va data all’industria, alla rete commerciale, ai modelli di spesa (il contante non deve servire più), per passare alla sanità, al rapporto con il medico di base e tanto altro. La pandemia ha cambiato i comportamenti, quindi le persone hanno già questi bisogni: il solco è stato creato. Il modello esistenziale del lockdown, che era una follia perché era obbligatorio, diventando un’opzione ha scardinato una serie di fattori acquisiti. Le grandi organizzazioni si devono reinventare: la pubblica amministrazione deve rieducare tutta la sua filiera di rapporto con il pubblico. Dal punto di vista della città, anche il rapporto con la pubblica amministrazione deve cambiare: non ha senso avere mastodontici luoghi dove alle piccole necessità del cittadino si risponde in presenza. I grandi contenitori dedicati all’erogazione dei servizi cittadini avranno sempre meno senso. Questo significa essere policentrici: non solo avere i quartieri attivi, ma non dover prendere la metro per fare un certificato. SETTEMBRE/OTTOBRE 2021 PAMBIANCO DESIGN

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intervista

Il nostro studio sta lavorando sia su progetti di nuova costruzione e di trasformazione, ad esempio a Milano Sesto con Hines, sia su progetti di rigenerazione. In entrambi i casi il fenomeno è molto simile: è fondamentale ristabilire il rapporto con il suolo urbano come luogo abilitante a ricevere e offrire dei servizi e fare rete fra diverse forme di organizzazione del vivere comune. A Milano Sesto il progetto delle residenze include moltissimi servizi che si fondano sull’interazione tra le persone. Come si traducono questi stimoli nello sviluppo del real estate? Gli sviluppatori spingono la locazione piuttosto che la vendita perché il cambiamento dell’utente porta valore alla città. Il fatto di possedere una casa e darla in eredità ai figli è stato ed è un piombo spaventoso per l’Italia, che ha ridotto la mobilità, la flessibilità, la possibilità di intervenire sul patrimonio edilizio esistente per rigenerarlo, perché di tanti piccoli proprietari che non hanno i mezzi per finanziare la riqualificazione. Oggi la valorizzazione dell’immobiliare tiene conto di fattori fino a oggi non praticati: il cambiamento degli utenti, l’offerta di servizi, la capacità di fare rete all’interno dello stesso complesso o area di sviluppo. È quello che è accaduto a Cascina Merlata, area a nord ovest di Milano, un progetto che il nostro studio ha seguito come masterplan, e in parte costruito. Abbiamo osservato una formidabile capacità di generare servizi da parte degli stessi abitanti, che hanno costituito reti di servizi e di reciprocità. Lo stesso avverrà nei progetti di rigenerazione urbana al centro delle città, dove il contesto cambia molto, perché sia Sesto che Cascina Merlata sono cosiddette ‘periferie’. In realtà non lo sono affatto: sono sono lontane dal centro storico della città, ma capaci di generare centralità perché hanno la massa critica. In questi luoghi i progetti contengono l’ossatura del quartiere - la scuola, materna, gli alimentari, la chiesa piuttosto che la moschea. Non hanno però la densità e la compattezza del centro storico, dove il problema è analogo ma un po’ diverso. Quello che cambierà moltissimo in centro è il commercio. Gli spazi retail non offriranno più solo lo scambio di merce per denaro, ma conterranno cultura e servizi; non saranno permanenti e non avranno una configurazione statica, ma saranno capaci di attrarre perché cambiano continuamente. I piani terra degli edifici del centro storico diventeranno spazi aperti a esposizioni, manifestazioni culturali, pop-up stores, nuove imprese, trasformandosi in spazi molto più ciclici e vivi di quanto non siano oggi. Questa evoluzione comporta una riduzione delle superfici residenziali? No, le case non saranno più piccole. La rottura dei rituali implica l’imprevedibilità: si deve poter avere il ‘lasco’, la possibilità di condividere spazi dei quali non si è certi di avere il controllo. I bambini non vanno a giocare sempre alla stessa ora, chi va al lavoro oggi non va domani, ma lo decide all’ultimo; in assenza di una programmazione rigida e statica, si ha bisogno di più spazio, di poter riconfigurare una stanza per fare uno studio, di poter togliere le sedie e il tavolo per metterli da qualche parte (negli spazi ancillari, di servizio). Nel design per il residenziale vedo più interessanti oggetti riducibili, sedie pieghevoli, librerie che sono anche contenitori, con antine removibili. Non c’è più il contenitore d’apparato e quello di servizio: il contenitore diventa una commodity generica, in una casa che può riconfigurarsi e cambiare funzione nel tempo. Sarà molto importante che la casa abbia spazi esterni: giardino, balcone, cortile che si può condividere. Milano potrebbe riqualificare i suoi cortili: spesso il regolamento di condominio vieta l’utilizzo del cortile! Dovrebbero invece essere spazi dove si può condividere un momento di relax, per i bambini, per gli animali domestici. E vero che la gestione rappresenta una difficoltà, ma a questo potrebbe contribuire la figura del portinaio. 76

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intervista

Nella nuova configurazione urbana quale ruolo avranno i luoghi di lavoro? Si è già ridotto moltissimo il concetto di workstation fissa. L’esigenza forte è di riconsiderare l’architettura tecnica e digitale delle grandi organizzazioni, perché chiunque oggi deve poter lavorare da casa sua, in plug-in in ufficio o con una rete mobile quando è occasionalmente in un altro ufficio; si deve polverizzare la capacità di accesso al lavoro, e questo per le grandi organizzazioni significa una profonda revisione delle infrastrutture digitali. Inoltre, i luoghi di lavoro devono essere belli, attraenti, di grandissima qualità e generare l’opportunità di andare in una parte della città che si frequenta meno. Oggi ha meno senso un headquarter in centro città, quanto piuttosto in una zona che ha un parco, una vista, una situazione di contorno non usuale. A Milano stiamo completando il business park di Symbiosis nella zona sud di Porta Romana, dove stanno arrivando dei tennant prestigiosissimi, che fino a tre anni fa avrebbero scelto il centro storico, mentre oggi cercano la qualità ambientale. Quella zona ha un carattere peculiare, offre spazi verdi e servizi: l’ufficio fa da concierge, da casella di posta per pagamenti, c’è la palestra, il parrucchiere, l’asilo anche temporaneo per i bambini, l’officina e il deposito per le biciclette. L’organizzazione dello spazio per il lavoro deve fare queste veci, così alimenta la città policentrica. Se Milano rappresenta un’area di sperimentazione del nuovo modello di città, come procede il resto d’Italia? A Roma stiamo lavorando all’headquarter di Enel, una cittadella per quattromila persone. Enel è un’azienda globale con necessità di networking e un modello organizzativo estremamente avanzato. A Roma stiamo seguendo anche altri progetti e avvertiamo l’emergere di una cultura urbana diversa: ci si sta rendendo conto che una città con tali qualità paesaggistiche non può essere così inquinata dalla presenza delle auto. Dovrebbe prevalere l’immagine della città-simbolo della nostra civiltà, che va oltre al fatto di essere capitale. Roma deve offrire al visitatore un’immagine rispondente al suo prestigio. Bisogna disincentivare il possesso di un’auto: il lavoro sulla città dovrà spingere i comportamenti verso l’utilizzo della mobilità condivisa o di quella pedonale. Quanto influisce la politica su di uno sviluppo urbanistico realmente innovativo? Bisogna distinguere la politica dalle politiche: la politica che è in grado di fare delle politiche efficaci è scientifica e non cerca il consenso, si basa su dati: demografia, modelli di mobilità, capacità tecnologica di controllo degli effetti, investimenti. All’origine c’è una decisione politica, che porta alla formulazione di politiche: così si governa. Se invece si fa politica solo per il consenso, senza lavorare sui dati e sulla modellazione di quello che accadrà in futuro, non si approda a nulla. Nell’ambito dei materiali, qual è quello che vorrebbe avere a disposizione e ancora non esiste? Nel settore delle costruzioni credo che il nostro Paese abbia molto bisogno di una spinta all’industrializzazione. C’è ancora molto artigianato, il cantiere italiano tipico si costruisce ad hoc per il progetto, si fa il cemento in sito, si costruisce in calcestruzzo armato, la filiera edile dal punto di vista dei contenuti tecnici e della carbon footprint è molto arretrata. Dobbiamo fare in modo che la nostra industria delle costruzioni vada verso una maggiore prefabbricazione. L’utilizzo di materiali evoluti non significa sostituire il calcestruzzo con il legno, ma il controllo della filiera, come viene prodotto l’elemento architettonico finito e come viene gestito sul cantiere. I cantieri devono essere molto più brevi, proprio perché si deve poter costruire con elementi pensati per essere

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Timeless surface for outdoor and indoor


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installati e montati, che è la direzione più sostenibile oggi. Abbiamo una cultura della costruzione che è una ricchezza, ma deve essere fatta evolvere con la digitalizzazione dell’approvvigionamento, del cantiere, del progetto, della gestione e del controllo del ciclo di vita degli edifici. L’Italia è il Paese leader al mondo per le tecnologie legate alle ceramiche, in particolare il gres porcellanato, estremamente durevole, che si produce da materie prime purissime, con un altissimo contenuto tecnologico. È un nostro patrimonio, un asset in fortissima espansione, così come le lavorazioni del marmo e della pietra naturale. Non c’è più bisogno di lavorare il marmo in spessore, poiché viene realizzato in lastre sottili che limitano il peso e il consumo delle cave. Come vede i nostri ragazzi, soprattutto quelli che hanno passione per l’architettura? Come dovranno muoversi per traghettare la professione nel futuro? Premetto che credo moltissimo nei giovani: dovremmo lasciarli fare. Il mondo è talmente cambiato che, per quanto possiamo essere attenti, umili e concentrati sulle cose che facciamo, la nostra comprensione della realtà attuale è molto limitata. È un problema di scollamento dei nostri saperi rispetto alla realtà in cui viviamo. Siamo in una fase di transizione: oggi il mercato del progetto è atomizzato in una insensata moltitudine di piccoli studi professionali che non sono in grado di affrontare un progetto correttamente. Oggi per affrontare un progetto è necessario avere un’organizzazione che abbia degli standard qualitativi, dei modelli di metodo costanti e che possa confrontarsi con società committenti che hanno, a loro volta, dei paradigmi di qualità molto alti. I giovani architetti italiani hanno una formazione molto avanzata, eterogenea e completa, e la multidisciplinarietà in questa professione è fondamentale. All’interno del progetto si deve poter dialogare con tutti, essere laterali, entrare nelle scarpe del committente. Bisogna combinare i saperi informatici alla comprensione globale e umanistica del progetto. E non dimenticare la bellezza, il punto di forza del nostro essere italiani.

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arredo griffato

Dall’alto in senso orario, le installazioni di Missoni Home alla Statale di Milano durante la Design Week di settembre, Missoni Vase by Orsoni Venezia 1888, sedie Miss Wood, sedie Miss e poltrone Grandma

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arredo griffato di Paola Cassola

Missoni Home, dal FASHION alla CASA un unico ‘lifestyle’ La Divisione Casa di Missoni traina la ripresa del gruppo mettendo a segno un primo semestre 2021 a +60% rispetto al 2020 e punta a rappresentare il 30% del fatturato dal 10% del 2019.

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ata circa venti anni fa, la divisione Missoni Home, inizialmente interna alla società di famiglia T&J Vestor di Golasecca (Va) poi acquisita dal Gruppo Missoni, è stata il ‘booster’ delle vendite del gruppo post pandemia. Sulla spinta della ritrovata centralità della casa durante i lockdown, la divisione ha permesso di recuperare le perdite, a livello di gruppo, legate alla chiusura dei negozi e alle conseguenti ingenti rimanenze di magazzino, mettendo a segno nel primo semestre dell’anno un +60 per cento. Nel 2020 il gruppo Missoni aveva registrato un fatturato netto a -30% rispetto al 2019 quando si era attestato a 110 milioni di euro, dei quali 18 milioni relativi all’Home. “Pur avendo sofferto a livello di marginalità, sebbene in linea con il settore, - dichiara l’amministratore delegato di Missoni, Livio Proli - non abbiamo mai avuto problemi di liquidità né a livello patrimoniale; due aspetti essenziali quando ci si trova ad affrontare un’emergenza”. Il 2021 si prospetta un anno di ripresa a fronte dei dati semestrali, al 30 giugno, che hanno quasi raggiunto i valori pre-pandemia (-4% rispetto alla semestrale 2019) e fanno sperare, non solo di chiudere l’anno come il 2019 e con una percentuale relativa alla ‘casa’ in crescita che toccherà il 30%, ma anche di poter raggiungere l’obiettivo dei 150 milioni entro il 2025. “Ma prima di sbilanciarci – spiega cauto l’AD - vogliamo vedere l’andamento dell’ultimo quarter”.

QUANDO LA MODA ‘ENTRA IN CASA’ È sempre più frequente che le aziende del fashion sperimentino collaborazioni nel design, se non vere e proprie brand extension. Le ragioni strategiche hanno come elemento comune l’obiettivo di una ulteriore crescita ma soprattutto il desiderio di presentare al pubblico una proposta completa che comunichi il concetto di ‘lifestyle’ del marchio. “Dal punto di vista strategico la scelta, per un brand di moda come il nostro, di estenderci alla casa

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arredo griffato

continuando ad ampliarne la proposta negli anni, ha un’enorme importanza – conferma Proli -. Riteniamo fondamentale portare tutto quello che è l’heritage del brand in maniera armonica in tutte le declinazioni di business: dall’abbigliamento, agli accessori, all’home che in futuro amplieremo gradualmente come proposta. L’intenzione è offrire un nostro ‘total living’, motivo per cui abbiamo deciso di internalizzare il core business di MissoniHome”. L’elemento d’arredo, secondo Proli, oggi non è più percepito dal consumatore come un oggetto puramentre estetico o funzionale ma deve rappresentare la personalità di chi lo possiede. “Si crea così una forte complicità tra consumatore e brand – spiega l’AD - che deve offrire la possibilità di personalizzazione, intesa non come volontà di essere diversi dagli altri, ma di essere più se stessi”. VERSO L’INTERNAZIONALIZZAZIONE Missoni Home fino a un anno fa era gestito dal licenziatario T&J Vestor che aveva sviluppato al 95% il mercato europeo, ancora il principale, e al 5% il mercato americano, con una proposta formata per la maggior parte da tessile casa e outdoor (piscina e spiaggia) e in misura minore da elementi d’arredo, sviluppati solo a completamento di specifiche commesse contract. “La nostra proposta Home – dichiara l’AD - sta riscuotendo successo per la sua capacità di portare allegria e colore nelle case, coniugando l’estetica all’alta qualità. Stiamo ricevendo forti richieste da Usa e Asia Pacifico dove, con la nostra nuova filiale di Shanghai, ci rivolgeremo sempre più sia all’Asia che all’Oceania”. Molto richiesto a livello internazionale, nel residenziale e nel contract, il prodotto Missoni Home è protagonista di due imponenti commesse: la torre di 57 piani ‘Missoni Baia’ a Miami, prima torre residenziale firmata Missoni per la quale il brand fornirà gli arredi di appartamenti, spazi pubblici e aree di servizio e un grosso building a Dubai del quale personalizzerà gli interni. SI AMPLIA LA PROPOSTA D’ARREDO CON LA COLLEZIONE 2021 Anima della Divisione Home è Rosita Missoni, mente creativa che sin dagli esordi si dedica alla ideazione delle proposte del marchio e per la casa, confida, ha sempre avuto una grandissima passione: “Mi piace creare ambienti accoglienti e conviviali”. Alla proposta tessile casa e outdoor la collezione 2021 aggiunge una interpretazione, fortemente connotata secondo i tratti del dna Missoni, di sedute e tavoli, presentati, in occasione della design week da poco conclusasi, in tre location in città. Oltre alla boutique di via Sant’Andrea, il brand ha allestito il Cortile d’Onore dell’Università Statale con le proposte per l’outdoor: il sofa Nap Outdoor, la chaise longue Virgola Soft, il pouf Cubo Soft e il vaso ricoperto di prezioso mosaico Missoni Vase by Orsoni Venezia 1888. La possibilità di coordinare tra loro tutti i diversi elementi d’arredo, dalle sedie ai tappeti, è stata messa in scena, infine, nello spazio di via Solferino con l’allestimento di due ambienti, uno giocato sui toni chiari e l’altro su quelli scuri. Immancabile la presenza anche all’interno dei padiglioni fieristici di Rho dove l’azienda ha presentato le nuove sedie scultoree Miss Wood e la poltrona con braccioli Grandma. “I nostri tratti distintivi ritornano nelle novità che presentiamo quest’anno - spiega Rosita Missoni -: le coloriture mai unite, le sfumature ‘mélange’, i ‘fiammati’ coi loro fili intrecciati di colori mai puri che trasmettono allegria e senso di leggerezza. Nello specifico le sedie, delle quali sono molto soddisfatta, realizzate in legno massello ma leggere e impilabili, dalle geometrie arrotondate, sinora proposta ricoperta con gli iconici tessuti debutta quest’anno nella versione in legno naturale ma con 5 sfumature di colore”. Nella sua lunga esperienza nell’arredo e, soprattutto, nel tessile casa, Rosita Missoni ha visto evolvere il gusto del pubblico e ha saputo aggiornare la proposta del marchio mantenendosi fedele ai tratti riconoscibili di Missoni: il colore, “compreso il bianco e nero ma mai primario”, e la spontaneità nella scelta delle proposte, frutto dell’influenza del quotidiano. 84

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FOIL design Marco Pisati

cristinarubinetterie.com


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Sedia Uno premiata al Compasso d’Oro ed ora esposta al Museo del Compasso d’oro, produttore Segis

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case history di Paola Cassola

Per crescere FARE SISTEMA e perseguire una ‘VERA’ INNOVAZIONE Tagliare gli sprechi progettuali e innovare con un consolidato metodo scientifico ideato internamente. Così l’azienda ha costruito la sua storia ultratrentennale e supporta le aziende nello sviluppo di prodotti di design.

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auciglietti Engineering è un centro di ricerca e sviluppo prodotto, fondato da Renzo Fauciglietti e dalla moglie Graziella Bianchi nel 1989, certificato dal RINA nel 1994 ISO 9001-2000, evoluzione del precedente Studio Ok fondato nel 1986, con l’intento di supportare le aziende produttrici e commerciali nella complessa attività di creazione e sviluppo di prodotti di design e con l’obiettivo di contribuire al rinnovamento della metodica inerente la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti industriali di design. Il logotipo della società riprende la forma del cervello a sottolineare la natura intellettuale dell’attività, organizzata attraverso processi trans-funzionali che, pur tenendo divisi gli ambiti di loro competenza (R&S, marketing, design, progettazione, modellistica, prototipistica, approvvigionamenti), ha abolito le gerarchie funzionali lavorando attraverso team di progettisti e professionisti multidisciplinari che adottano sistemi decisionali rapidi e diretti, al fine di ridurre il time to market dello sviluppo prodotto e i relativi costi. “Abbiamo strutturato un metodo scientifico che ci consentisse di seguire un processo ordinato che garantisse la qualità finale”, esordisce Renzo Fauciglietti. Un metodo che, tra linee guida e controlli, ha accompagnato l’azienda fino ad oggi nell’elaborazione di ben 721 progetti ed è in continuo aggiornamento integrando valenze sempre più attuali come l’attenzione all’ecologia, l’utilizzo parsimonioso dei materiali e la dismissione dei prodotti a fine vita.

LA ‘VERA’ INNOVAZIONE PASSA ATTRAVERSO LE NUOVE TECNOLOGIE In trentacinque anni di attività, la società, che vede nell’Italia il suo mercato principale seguito da Europa e Stati Uniti, ha progettato, per diversi settori, prodotti artigianali e industriali molti dei quali coperti da brevetti di invenzione. “Abbiamo ottenuto 50 bre-

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vetti d’invenzione che si sono tradotti in prodotti vincenti, a tal puto che in alcuni casi hanno reso possibile la costruzione di fabbriche interamente dedicate al prodotto da noi studiato e sviluppato”. Il primo brevetto depositato risale al 1991 e riguarda la porta Convex “così innovativa da aver convertito il settore a una nuova filosofia e a un nuovo modo di costruire”, ricorda con emozione Fauciglietti. La ‘vera’ innovazione, come ama definirla Fauciglietti, ha attraversato la storia dell’azienda, tra brevetti, prodotti esposti in importanti musei italiani, come la Triennale di Milano e il Palazzo delle Esposizioni di Roma, e riconoscimenti internazionali tra i quali il Compasso d’Oro nel 2008 alla Sedia Uno. “L’innovazione non nasce dal nulla. È indispensabile attingere a contenuti dai diversi mercati, selezionare informazioni, assumere da fonti attendibili conoscenze e strutturarle, attingere dai lavori eseguiti dai grandi maestri del design, ma al tempo stesso è necessario sapersi aggiornare continuamente, avendo a disposizione le più moderne risorse della tecnologia. I materiali e le tecnologie aiutano e supportano il ruolo dell’innovazione, ne consegue che il rapporto con i fornitori specializzati in diversi ambiti e lavorazioni risulta di fondamentale importanza”. Nello specifico, la Sedia Uno, spiega l’ingegnere, “identifica tutto il percorso creativo e produttivo cui si sottopongono i nostri progetti: dallo studio del materiale all’individuazione della migliore soluzione tecnologica, nello specifico un poliuretano sviluppato ad hoc, all’ideazione del telaio interno, fino alla possibilità di riciclo dei materiali utilizzati. Infine, l’aspetto tattile”. CRESCERE CON TAGLI AGLI SPRECHI E AGGREGAZIONI Oltre all’innovazione altri tre elementi chiave vanno perseguiti per crescere, secondo Fauciglietti: la cultura, il taglio agli sprechi progettuali e nelle filiere produttive e commerciali e la crescita dimensionale: “L’80% dei nuovi prodotti non sopravvive più di 5 anni, vengono dispersi in quanto non recepiti dal mercato per mancanza di reali contenuti innovativi”. Per Fauciglietti, tutto parte da una buona progettazione che focalizzi gli obiettivi per permettere di evitare la dispersione di preziose risorse. Poi bisogna ragionare sulle materie prime e sul ciclo di lavorazione con l’obiettivo di proporre prodotti sempre competitivi, nuovi, concettualmente validi e funzionali”. “Alle aziende – afferma - consiglio di valutare l’aggregazione per la crescita dimensionale. E’ un processo essenziale per ottenere una struttura forte sia in termini di fatturato sia di creazione di una rete commerciale internazionale e di un piano di comunicazione a supporto del brand”. DAL PROGETTO AI PIANI PRODOTTO La società si occupa anche di interior design a livello internazionale per privati, strutture alberghiere e catene di distribuzione e ad oggi offre un servizio completo esteso anche alla comunicazione e costruzione della brand identity. Specializzata nell’ambito dell’arredamento ha sviluppato mobili per la casa, per l’ufficio, per il contract, illuminazione, box doccia, lavabi, sanitari tecnologicamente avanzati, accessori per il comparto automobilistico, carrelli e vetrine per il settore della grande distribuzione, porte e scale per il settore domestico e pubblico, oltre a un’ampia varietà di accessori. “Negli anni conclude Fauciglietti - abbiamo prestato consulenza alle Direzioni di importanti aziende nell’identificazione e messa a punto dei piani prodotto, verificandone nel tempo la loro corretta attuazione”.

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In questa pagina in senso orario, Collezione di sedute Marilyn, produttore Billiani; Collezione di tavoli Circus con basamento in tondino e top in vetro, produttore Colico; Scala Techne con pannelli fotovoltaici, produttore Fontanot; Porta Convex selezionata al Compasso d’oro, produttore Tre Più.

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Elia Vismara, presidente Assobagno

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ASSOBAGNO, un anno positivo. Nonostante tutto A fronte di una situazione complessa, dettata dallo stallo iniziale, dall’aumento della domanda e dai listini impazziti, il comparto regge e le aziende affrontano la situazione registrando un aumento rispetto ai due anni precedenti.

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numeri sono molto buoni, anche se fare un confronto con il 2020 è forse inopportuno, poiché il primo semestre dell’anno scorso è stato inficiato dai rallentamenti causati dalla pandemia. Elia Vismara, presidente Assobagno espone criticità, previsioni e strategie per far fronte a problemi ormai noti a tutti quali distribuzione, reperimento delle materie prime e ricaduta di tali problematiche sul mercato. EXPORT MEGLIO CHE IN GERMANIA, FRANCIA E REGNO UNITO “Se prendiamo il 2019 come ultimo anno di riferimento, riscontriamo un aumento medio che oscilla tra il 10 e il 15%, a seconda che si consideri mercato italiano o export. Questo – commenta – è il vero dato incoraggiante. Alcune nostre aziende hanno una spiccata vocazione all’export, mentre altre rappresentano una solida massa critica sul mercato nazionale. La bilancia commerciale, ad ogni modo, ci dà in netto vantaggio per l’export rispetto a Germania, Francia e Regno Unito: dato che leggo come un’importante capacità tutta italiana di esportare qualità e valore aggiunto, mentre le scelte di importazione da Paesi come Cina o Bulgaria vengono guidate da logiche di prezzo inferiore per la componentistica. Sarà poi interessante rileggere questi dati alla luce delle difficoltà di reperibilità e conseguente importazione di materie prime”. Per poter risolvere problematiche legate a questo aspetto, viene automatico pensare ad un reshoring strategico, che però avrà tempi lunghi, come conferma Vismara. “Nel breve e medio periodo continueremo ad avere questi importatori preferenziali, anche se alcune aziende, a seconda della componentistica necessaria, stanno iniziando a reperirla anche su territorio nazionale. Se si hanno rapporti consolidati costruiti nel tempo, si riescono a chiudere accordi strategici, rispetto a situazioni in cui si ricercano condizioni in cui il driver deci-

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sionale è il prezzo”. Nodo cruciale sta nella produzione: i rallentamenti sono dovuti alle difficoltà di approvvigionamento, il magazzino viene svuotato e pur di garantire continuità si cede a un rincaro delle materie prime che “rispetto al pozzo delle quotazioni dello scorso anno – continua – vede un aumento in percentuale elevatissimo, parliamo del 70, 80 o 120% su certi materiali, pur considerando le quotazioni minime raggiunte l’anno scorso”. Difficoltà dovute ai costi a parte, il vero problema è comunque dettato dalla reperibilità. “Chi ha chiuso contratti con prezzi aggressivi mesi fa, ora sta avendo difficoltà nel rispettarli; buona parte delle aziende ha fatto aumenti di listino in corsa, poichè la politica di prezzi attuata a gennaio 2021 ad oggi non è più sostenibile”. Un volano dato dalle agevolazioni e i vari bonus, e da un aumento della domanda finale (“che rispetto al 2019 cresce del 10, 15%, dato importante ma non altissimo”, commenta sempre Vismara), che ha subito un’impennata anche dopo un periodo di incertezza e di blocco generale delle operazioni immobiliari e dei cantieri nello scorso anno. “Nel 2020 molte aziende sono andate a diminuire le quantità presenti a magazzino – spiega – per abbassare il rischio finanziario. Quando tutto è ripartito, si è innescato il circolo vizioso: si ha poca materia prima, allo stesso tempo la si vuole reperire anche a costo maggiorato. Questo effetto ha amplificato il problema, anche per colpa della speculazione fatta in queste operazioni”. Ci si aspetta un assesto entro fine anno, nei mesi autunnali si andrà verso una calmierazione dei prezzi. GLI APPUNTAMENTI FIERISTICI La decisione di un posizionamento del Salone del Mobile a settembre ha da sempre rappresentato una criticità per il settore del bagno. “Con Cersaie a tre settimane di distanza, per giunta. Quel che è certo – aggiunge Vismara – è che il settore sta lavorando da anni sulla comunicazione per fare in modo che l’appuntamento fieristico venga vissuto da retail e distrubuzione come una fiera di settore vera e propria, e non solo un momento in cui le aziende espongono prototipi o mostrano installazioni scenografiche. Cersaie invece parte da presupposti del tutto differenti: gli spazi sono tutti occupati. Ciò che salta all’occhio, per entrambe le manifestazioni, è la gran voglia di incontrarsi di persona, dopo un anno e mezzo in cui nessuno ha potuto toccare con mano i prodotti, e, lato aziende, di far vedere le collezioni dal vivo”. Il mondo succedaneo del digitale ancora una volta si è dimostrato ottimo alleato, ma non sostituto di momenti d’incontro come le manifestazioni fieristiche. “Il phigital è la giusta dimensione, il mondo fisico serve ed è necessario”. DURATA E QUALITÀ PER UNA FILIERA SOSTENIBILE La parola “sostenibilità” è forse una “delle parole più usate in ogni Consiglio di Presidenza e assemblea. Oggi, mi sento di poter dire che siamo a un piccolo punto di svolta. Fino a qualche tempo fa, era solo una tematica legata al marketing, oggi invece è un effettivo tema di sviluppo. Stiamo gestendo insieme a Federlegno un’operazione di ricerca sulla situazione attuale delle aziende partecipanti ad Assobagno per capire lo stato dell’arte attuale. Dai primi dati abbiamo rilevato projet leader che stanno lavorando in termini di compatibilità ambientale, c’è poi una nuvola di aziende più piccole che hanno mosso qualche passo iniziale verso questa direzione”. Assobagno ha da tempo messo in atto politiche per poter aiutare le sue aziende in questo senso, pensando anche alla sostenibilità legata ai processi. Inoltre, si insiste sulla durevolezza dei prodotti, che non necessiteranno di una sostituzione se si garantisce un’alta qualità. “Fare ciò, significa agire a livello di progetto e customer service – conclude il presidente di Assobagno – cercando di impattare sull’ambiente il meno possibile”. 92

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Luca Fallavena (ph. Giovanni Battista Righetti)

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FALPER verso i 9 milioni nel 2021 tra retail brandizzati e STRATEGIA DIGITALE L’azienda bolognese specializzata in arredo bagno di alta gamma amplia e consolida la sua rete di punti vendita brandizzati, aprendo a una strategia digitale che coinvolge il retail fisico.

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a crescita costante è il tratto distintivo di Falper, azienda bolognese di ‘Living Bathroom’, un ambiente bagno realizzato con i codici estetici e qualitativi della zona living, che negli ultimi cinque anni ha visto il fatturato passare dagli iniziali 4 milioni di euro agli 8,5-9 milioni previsti per quest’anno. Un trend che, sebbene in forma più contenuta a causa della pandemia, non si è arrestato nemmeno nel 2020 quando l’azienda ha raggiunto i 7,6 milioni. “L’andamento delle vendite prosegue nel trend positivo dei recenti anni – esordisce l’AD Luca Fallavena – certamente a breve termine lo ‘shortage’ di materie prime e componenti rappresenta la sfida più importante, ma sul medio periodo la casa resterà al centro degli investimenti delle famiglie, seppur con nuove modalità di acquisto”. L’azienda, che esporta il 90% dei suoi prodotti, ha come mercati di riferimento Europa, Medio Oriente, ex Unione Sovietica, Far East e Australia. In Europa, la parte principale è realizzata dai Paesi di lingua tedesca, che richiedono una qualità e un livello di servizio molto elevati. Sia l’estero che il mercato domestico, che sta dando segnali positivi negli ultimi due anni, sono in incremento, quindi la percentuale si manterrà costante.

PHYGITAL, TRA STORE FISICI E CONFIGURAZIONI DIGITALI Sul fronte distributivo, Falper gestisce due tipologie di spazi: gli Store, dove a Falper viene dedicato l’intero negozio, e gli Studio dove il brand è presente come shop in shop rispettando però sempre il mood e il format del marchio nell’allestimento dell’area. I primi ad oggi sono presenti a Milano, Berlino e Parigi; i secondi a Francoforte, Amsterdam, Kyiv, Taiwan, Rouen, Aachen, Losanna e due sono in arrivo a Bruxelles e Sidney. Oltre a numerosi rivenditori ‘ID’, ovvero corner di diverse dimensioni allestiti all’interno di punti vendita qualificati. “Puntiamo soprattutto sui punti vendita brandizzati – prosegue l’AD – perché

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oggi l’approccio del consumatore è ‘phygital’ e per la parte fisica presuppone una presenza ufficiale della marca”. “I nostri punti vendita brandizzati hanno un fatturato per unità e un tasso di crescita più che doppio rispetto ai rivenditori che presentano esclusivamente i nostri prodotti in una logica di multimarca”. I partner di Falper Store e Falper Studio possono infatti contare sull’ufficio stile e sul team di comunicazione del brand, per la progettazione degli spazi e per una serie di attività mirate al sostegno e alla promozione diretta di ciascun dealer. Questo crea una vera e propria experience legata al marchio, coerente e riconoscibile, che inizia dai punti vendita fisici, passa per l’immagine coordinata e arriva fino alla strategia digitale. Fisico e digitale si uniscono dunque, senza soluzione di continuità, in un approccio phygital. Online, infatti, Falper ha di recente lanciato il nuovo sito internet che offre la possibilità all’utente di configurare fotograficamente il suo prodotto. La pandemia ha fatto da acceleratore a un processo digitale già avviato che mira a integrare reale e digitale, con il punto vendita a svolgere il ruolo di hub. “Il sito è pensato per fare, già nei prossimi mesi, un ulteriore passo – anticipa Fallavena -: l’introduzione dell’e-commerce, pensato per lavorare in partnership con i nostri punti vendita”. RICERCA, INNOVAZIONE E ATTENZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ L’innovazione per Falper è un modo di pensare che permea l’intera attività e implica investimenti continui nel processo produttivo e nel prodotto perseguendo un approccio sostenibile: dalla verniciatura all’acqua all’utilizzo di acciaio inox AISI 316L (senza componenti di carbonio all’interno) fino al Cristalplant Biobased realizzato con il 30% di resine vegetali. “Facciamo continua ricerca sui materiali più evoluti e stiamo per lanciare – svela l’AD – un Cristalplant Active che contiene una percentuale di biossido di titanio che, se stimolato dalla luce del sole o a Led, attiva una funzione virucida, efficace anche contro il Covid-19. Utile sia in ambito domestico sia alberghiero”. Per raccontare le specificità che rendono particolari i prodotti Falper, l’azienda punta sui propri canali digital oltre al sito internet che si amplierà sempre più di contenuti ad hoc. “Negli ultimi anni – spiega Fallavena – gran parte della distribuzione e dei consumatori finali ha sviluppato una sensibilità verso i temi dell’innovazione sostenibile, andando oltre le mere logiche commerciali. Ricerca e innovazione guidano anche il design di prodotti e collezioni firmate dal brand: tra le novità presentate nel negozio milanese di via Pontaccio, si è fatta notare la collezione minimalista ‘Minimum’, firmata dall’architetto Victor Vasilev, composta da lavabi in marmo, cemento e Cristalplant Bio Active ed elementi di arredo dalla forte identità, che fondono le due anime bagno di Falper, il segno iconografico e minimale e il ‘su misura’. IL DEBUTTO NELLA CUCINA In occasione della Design Week di settembre, Falper ha inoltre presentato ‘There’s Something Cooking’, una exclusive preview del suo debutto nel mondo delle cucine: un evento a numero chiuso su invito, in cui ha rivelato in anteprima una brand extension che sarà presentata ufficialmente al pubblico entro l’inizio del 2022. Il concept è quello di cucine dalle dimensioni ridotte, a partire da soli 2,6 metri quadrati, che propongono “un sistema unico e completamente nuovo pensato per risolvere la cucina all’interno di appartamenti di prestigio ma di piccole dimensioni - svela l’AD –. Una cucina da sogno pensata per essere inserita in un ambiente living di piccole dimensioni, capace di mantenere gli alti standard e la configurazione conviviale tipici delle grandi cucine, su metrature inedite. Una soluzione fino ad oggi non disponibile sul mercato”. Dal punto di vista progettuale si tratta di elementi finiti, iconografici e minimali, semplici da progettare e posizionare, che consentono infinite configurazioni. “Siamo riusciti a integrare il concept che avevamo ben chiaro con i vincoli della cucina, il tutto con un’estetica, un rigore e un pregio che sono quelli tipici di Falper”. 96

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Dall’alto, i negozi di Milano, Berlino e Parigi (ph. Alberto Strada)

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Mercato euforico per ANGAISA, ma resta il NODO CRITICO della DISTRIBUZIONE Un momento positivo per il settore che punta a crescere nel 2021 oltre il 10%. Sul tappeto però restano alcuni temi da monitorare e affrontare. A partire dalla distribuzione su tutta la catena, dalla produzione all’installazione.

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ngaisa, Associazione Nazionale Commercianti Articoli Idrosanitari, Climatizzazione, Pavimenti, Rivestimenti ed Arredobagno, è un punto di riferimento importante per tutti i distributori del settore, offrendo supporto e opportunità di confronto su temi di particolare attualità e importanza strategica per il futuro dell’idrotermosanitario. Tra le tematiche cruciali sollevate da Enrico Celin, presidente Angaisa: cambiamenti in atto dovuti all’incertezza del periodo, importanza della filiera commerciale, trasformazione e ruolo della distribuzione specializzata.

LE REAZIONI A CATENA SCATENATE DALLE PRESSIONI DI DOMANDA E OFFERTA “Ciò che stiamo vivendo – racconta Celin – è un continuo riposizionamento dei listini, dovuto anche alla scarsa reperibilità delle materie prime. Non siamo l’unico settore che patisce questo problema, contestualizzato alla ripresa mondiale dei consumi con la Cina che sta crescendo con livelli di Pil molto forti rispetto al resto del mondo, seguita dall’area oceanica e dall’America. A questo, si somma l’elemento di scarse possibilità di forecast sulle produzioni mondiali legate allo sviluppo della pandemia”. Si consideri anche che il nostro Paese, così come l’Europa in generale, sono luoghi di manifattura e non di produzione, che risentono delle dinamiche e pressioni di domanda e offerta. “Nella catena di produzione e nella manifattura – continua – viene poi fatta speculazione, che crea un vortice di aumento dei prezzi. Negli ultimi sei mesi molte nostre aziende hanno dovuto riposizionare i listini con aumenti dal 7 al 10% di media, valore molto alto rispetto ad una tipica variazione, generalmente di uno o due punti l’anno. Contiamo in un assesto a partire da ottobre 2021”. Le conseguenze ricadono su tutti, dalla distribuzione agli installatori, poichè si fatica ad accettare che, preventivando di ordinare alcuni

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materiali ad un determinato prezzo, verrannno invece ritirati con un aumento considerevole. “Si avverte da tempo difficoltà e tensione – confessa sempre Celin – Ma purtroppo non possiamo farci molto. L’unica alternativa possibile è concludere i lavori e incassare, come stanno facendo tutti del resto”. Azzardando un possibile cambio di rotta, per far fronte alla scarsa reperibilità di materiali e conseguenti ritardi su tutta la catena, si potrebbe forse pensare all’utilizzo o allo studio di soluzioni alternative, nuovi materiali, nuove dinamiche progettuali, ma Celin è prudente e dubbioso. “Di certo molti sistemi si sono evoluti con ingegnerie nuove, per tentare di far fronte alla problematica della scarsa reperibilità. Per citare un esempio su tutti, si sta studiando un composto chimico per sostituire l’agglomerato con cui si crea il cappotto termico, che non solo può fungere da barriera ma anche da compendio al fotovoltaico. Sono stati avviati studi in questo senso, ma dire che in questo momento possano rappresentare la soluzione al problema sarebbe un azzardo. Ad ogni modo non lamentiamoci, il momento per il settore è decisamente favorevole, e non parlo solo dell’impiantistica ma anche dell’edilizia. Gli studi per lo sviluppo prodotto e le migliorie in campo tecnologico sono in atto, ma si parla di cicli di circa 3 o 4 anni per poterle testare e mettere a punto. Di certo non possono essere considerate come alternative per compensare o risolvere la tensione tra domanda e offerta che stiamo vivendo”. ANGAISA E IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA Angaisa lavora al momento per dare massimo supporto agli associati, in relazione al Pnrr, con piani di intervento molteplici. “Questo – precisa Celin - è un aspetto importante, che premia il contenimento del consumo di suolo e dello spreco energetico, sia dal punto di vista dell’energia elettrica e termica. Nonostante ancora oggi le case consumino molto, il piano d’intervento si inserisce perfettamente negli obiettivi e scopi del Pnrr, che prevede un considerevole contenimento dei consumi, passando dai carbon fossili alle energie rinnovabili. Questo innesca meccanismi che favoriscono lo sviluppo e il miglioramento della parte impiantistica, che ci vede coinvolti: il cambio da caldaia tradizionale a pompa di calore supportata da pannelli fotovoltaici o solari equivale a un valido contenimento di costo, di consumo energetico e di contenimento delle emissioni di CO2. Detto ciò, il nostro settore ne sta portando a casa benefici e vantaggi, si sta registrando una riqualificazione da parte degli installatori, impiantisti e di conseguenza in parallelo stiamo avvertendo un cambiamento anche nella distribuzione, che deve avere prodotti e soluzioni per imprese installatrici diversi rispetto a quanto veniva proposto sino a tre o quattro anni fa. Punto determinante è che l’impiantista assuma un impegno in parallelo alla distribuzione: l’associazione ora è coinvolta in un programma di consulenza, destinato anche ad altre associazioni (come Cna e Confartigianato, Assobagno e Federlegno, per citarne solo alcune) per tutelare tutta la filiera”. Il settore sta fortunatamente godendo di un incremento di fatturato inaspettato, vista la precedente stagione di stallo causata dalla pandemia. “Mi piace definirlo un momento di mercato ‘euforico’ – conferma – i numeri che si sono espressi con il primo semestre del 2021 sono molto positivi; questo rappresenta un momento importante per tutta la categoria dal punto di vista del consolidamento e per il riposizionamento di alcuni investimenti, che certamente torneranno utili in termini di processi evolutivi nei prossimi due anni. Sono certo che se manterremo questo trend sino alla fine del 2021, la crescita che registreremo sarà bel oltre il 10%”.

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LIMITLESS LIVING

KEDRY SKYLIFE


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Giuseppe Presotto

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ARBLU investe in 4.0 e PRODOTTO e punta a un fatturato di 34,5 milioni nel 2022 Retail, 4.0 e sostenibilità sono le parole chiave dell’azienda friulana che, forte di un primo semestre a +10% (sullo stesso periodo del 2019) con un fatturato di 18 milioni, continua a investire ed è pronta a lanciare nuovi prodotti tra Cersaie e Salone del Mobile.

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ata come produttrice di box doccia, ancora oggi core business dell’azienda friulana con il 65% del fatturato, Arblu, che compie qust’anno il suo 25esimo anniversario, ha ampliato nel tempo la sua offerta integrando piatti doccia e mobili per bagno che si dividono equamente il restante 35 per cento della quota. “La scelta dell’ampliamento di gamma - spiega Giuseppe Presotto, co-titolare di Arblu insieme alla sorella Diada e al padre Pier Giorgio - è stata quasi obbligata nel momento in cui abbiamo deciso di presentare Arblu come brand e non più solo come azienda: l’obiettivo era di garantire al cliente finale un’esperienza unica e coordinata in cui ritrovasse la costante della qualità del marchio. Oggi possiamo dire senza paura di smentita che è stata una scelta lungimirante che sta premiando in termini di vendite e anche di posizionamento”. L’azienda, presente in Italia e all‘estero con una rete di agenti e all’interno di retail multimarca, dopo aver chiuso il 2019 con un fatturato di 30,6 milioni di euro, ha attraversato la pandemia in lieve flessione, attestandosi a 27,3 milioni. Il buon andamento del primo semestre 2021 fa prevedere una chiusura d’anno a 34,5 milioni, in crescita del 26% sul 2020 e del 13% sul 2019. “Il primo semestre 2021 è stato positivo – prosegue l‘imprenditore – Abbiamo venduto merce per 18 milioni di euro, segnando un +61% sul 2020 e, per fare un raffronto più bilanciato, un +10% sullo stesso periodo del 2019. Avere un’offerta diversificata ci ha consentito di lavorare sulla marginalità e ottimizzarne il rendimento. Nel nostro caso specifico, su un aumento medio (rispetto il 2019) del 10% , abbiamo avuto per l’arredamento un +15% e per i piatti doccia un +13%”. L’export rappresenta il 22% del fatturato, mentre il 78% dipende dal mercato domestico. “Una quota che negli ultimi tre anni si è mantenuta stabile – prosegue l’imprenditore –

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ma che nel 2020 ha vissuto un andamento non lineare a causa delle continue aperture e chiusure legate alla pandemia: in Italia abbiamo accusato il colpo per un breve periodo, viceversa all’estero l’impatto è stato meno violento ma si è protatto di più nel tempo, con il risultato di ridurre le differenze percentuali. L’aumento di fatturato nel semestre 2021 rispetto al semestre 2020 è stato del 40% all’estero e del 60% in Italia”. INVESTIRE IN DIGITALE, 4.0 E CERTIFICAZIONI Gli investimenti in azienda non si sono mai fermati. Sul fronte digitale, Arblu comunica il marchio e i prodotti sia attraverso il sito internet ufficiale in continuo aggiornamento, sia appoggiandosi a blog e social network. Per quanto riguarda l’innovazione di processo in ottica 4.0, l’azienda ha ottimizzato la supply chain smantellando i blocchi informativi tra i diversi punti della catena di approvvigionamento: “Grazie ai sistemi 4.0 e a un tracciamento puntuale e istantaneo dei flussi della lavorazione abbiamo creato una rete di informazioni che compenetrano i vari compartimenti, facendo in modo che dialoghino tra loro – afferma Presotto -. Stiamo, inoltre, rinnovando gli impianti per favorire una comunicazione biunivoca tra fabbrica e uffici e verso i nostri clienti che, attraverso un’applicazione messa a loro disposizione, possono seguire sia lo stato di avanzamento dell’ordine che il flusso contabile”. L’azienda da anni sta approcciando l’intero processo di produzione in modo sostenibile e a inizio 2020 ha ottenuto la certificazione EPD di comparto per la categoria pareti doccia. Una dichiarazione ambientale certificata volontaria che fornisce dati ambientali sul ciclo di vita dei prodotti. “Per la categoria delle pareti doccia – spiega Presotto - mancavano le regole di riferimento per condurre l’analisi, quindi abbiamo collaborato attivamente con Assobagno e con il gruppo di lavoro tecnico dei box doccia GLT, per individuare i parametri necessari per poter introdurre l’EPD di comparto: dall’estrazione delle materie prime al trasporto, fabbricazione e smaltimento. I prodotti firmati Arblu che hanno ottenuto questa certificazione sono stati individuati tra i box doccia con telaio, semitelaio e senza telaio: si tratta della chiusura doccia scorrevole Vega, del modello Sei con anta battente e della parete in cristallo temperato dallo spessore di 8 mm Separet Otto. “Le certificazioni sono una diretta conseguenza di un atto di responsabilità sociale - spiega l’imprenditore - che si traduce, per l’azienda, nel vantaggio di affrontare, in modo pulito e coerente, i processi che tutelano il suo mercato oltreché il consumatore finale”. NUOVI PRODOTTI PER UN GRADITO RITORNO IN FIERA Il periodo pandemico ha spinto l’azienda anche a riflettere su nuove tipologie di prodotti che saranno presentati in occasione del Cersaie di settembre e del Salone del Mobile di aprile 2022. Per quanto concerne i box doccia, ha aggiornato il suo portfolio, rendendolo più attuale, introducendo 5 nuove linee (Icaro, Cloè, Linea, Virgo e A180) che saranno presentate nelle prossime fiere. Per quanto riguarda i mobili, invece, l’obiettivo era di ampliare l’offerta andando ad introdurre un prodotto entry level (Tango) e potenziando la quantità delle finiture su tutte le collezioni. Il fil rouge di Arblu è Pietrablu: un sistema di superfici che permette al bagno di avere i suoi elementi coordinati tra loro, sia per texture che per colori: ci sono 44 cromie e 5 matericità tra cui scegliere. “Il lockdown ci ha insegnato l’importanza del digitale – conclude Presotto – ma, allo stesso tempo, ci siamo resi conto di quanti siano irrinunciabili le fiere in presenza. Siamo contenti che siano ripartite e di parteciparvi perché è un piacevole e utile momento di confronto con clienti e colleghi. Inoltre, le fiere svolgono un ruolo di acceleratore per l’entrata a regime dei prodotti. Il futuro sarà, quindi, omnichannel”. 104

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Panca e lavabo della collezione Vivace

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Lavabo della collezione White Tulip disegnata Philippe Starck per Duravit, prima serie completa interamente creata dal designer

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Vincono il GIOCO D’ANTICIPO e i rapporti con i fornitori. Saldi e fondati SULLA FIDUCIA Magazzini e stock, rapporti privilegiati e fiduciari con i fornitori, forte attenzione alla comunicazione istituzionale: queste alcune delle leve che hanno permesso alle aziende di affrontare un periodo complesso, ma tutt’altro che negativo.

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ome si riversa sulle aziende la complessità del periodo storico in cui i listini sono aumentati a dismisura e gli approvvigionamenti sembrano ancora complessi da gestire? In che modo la sostenibilità influenza e migliora i processi produttivi?

ANTICIPARE E DIVERSIFICARE LA CHIAVE RISOLUTIVA DELLA SITUAZIONE La distribuzione eterogenea degli impianti di produzione a livello globale si è rivelata decisiva per superare l’iniziale fase di difficoltà dello scorso anno. “La nostra supply chain – dichiara Pierluigi Sgarabotto, Managing Director Duravit Italia – ha fatto in modo che l’azienda potesse gestire il momento peggiore della pandemia, ovvero il periodo di chiusure generali delle produzioni. Si iniziò con la Cina, e in quel momento abbiamo deciso di trasferire i volumi produttivi negli stabilimenti di altri Paesi, sopperendo al picco della domanda. Quando poi è stato il turno dell’Europa, in Medio Oriente la situazione iniziava ad essere contenuta e abbiamo riaperto, alternando di fatto gli stabilimenti attivi”. Una scelta fatta molto prima dell’arrivo della pandemia, in ottica di minimizzare i costi e l’impatto ambientale del trasporto. “Il nostro magazzino centralizzato di Achern – continua – molto vicino alla sede Duravit, è sufficientemente ampio da poter coprire tutte le necessità dei mercati europei. Per questo motivo non abbiamo avuto gravi ritardi nella produzione o nelle consegne. Eravamo coscienti del fatto che ci sarebbero stati cambi repentini nel mercato, dunque abbiamo giocato d’anticipo e cercato di stockare il più possibile nella nostra logistica centralizzata in Germania. Stesso discorso vale per la parte di produzione realizzata in Egitto, che ha una forte competenza nelle lavorazioni con materiali acrilici: siamo riusciti a creare uno stock in grado di sopperire alle mancanze in altri Paesi durante il picco della pandemia”. Unica

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‘falla’ nel sistema bel oliato di Duravit ha interessato prodotti in cui vengono utilizzati microchip, come saune e idromassaggi, in cui la componente elettronica viene acquistata dall’azienda. “Per il resto, abbiamo assorbito al meglio ogni ordine, perchè riusciamo a gestire internamente il processo dalla materia prima al prodotto finito”. Il tema dei rincari ha colpito tutti, e Sgarabotto ha un punto di vista chiaro, in primis partendo dalla Cina, Paese che non è stato molto “fair dal punto di vista del trading globale. C’è stata – spiega - una sorta di gara tra Cina e Usa per accaparrarsi a qualsiasi costo la materia prima, ed è grazie a questo che oggi si pena per il loro reperimento. In generale, tutti i governi occidentali hanno compreso che l’impatto economico dovuto alla pandemia è stato sopravvalutato. Abbiamo sofferto molto di più durante la crisi petrolifera; in questi due anni i governi hanno sovrastimato l’impatto economico e messo a disposizione un ammontare di risorse e investimenti forse eccessivi; ciò si è riversato sui mercati e ha dato vita a fenomeni speculativi. Il 2022 andrà meglio, anche se per riallineare i margini dei nostri prodotti dovremo applicare degli aumenti, che variano dal 3% al 5%”. Un rincaro, certo, ma calmierato dalla programmazione fatta a monte dall’azienda: “il mondo ceramico vive principalmente di caolino e argilla; grazie agli acquisti fatti in precedenza siamo riusciti a contenere gli aumenti”. RASSICURARE I CLIENTI E I FORNITORI COMUNICANDO IN TRASPARENZA L’effervescenza di mercato ha portato grande entusiasmo in azienda. “Non si assisteva ad una situazione così favorevole da molti anni”. Parole di Barbara Novellini, Presidente dell’azienda, che da un lato è ovviamente contenta dell’andamento commerciale del momento, ma allo stesso tempo pone molta attenzione al tema del mantenimento della marginalità sulle vendite. “Speculazione e aumento della domanda hanno visto un’impennata commerciale importante, così come una spinta inflattiva repentina, che forse non si vedeva dall’inizio degli anni 2000”. Ciò che ha permesso all’azienda di monitorare costantemente gli effetti di questo impatto sulle proprie marginalità, prendendo decisioni talvolta non facili, è la disponibilità di prodotto a magazzino. “Far riferimento alle scorte è una soluzione valida se si parla di un breve periodo di contenimento – spiega – ma se l’onda si protrae oltre un trimestre, servono altre soluzioni. Se non ho modo di far fronte alle marginalità, rinunciandovi, la controparte è l’aumento dei listini. Su alcune categorie di prodotto la Novellini è leader di mercato sia in Itlaia che in Francia, Belgio e Germania, dunque le nostre decisioni sono sempre attese. Il rischio è che i competitor non seguano il trend, e che quindi si diventi meno competitivi in termini di pricing”. L’azienda ha trovato molta comprensione tra fornitori e clienti, e grazie alla comunicazioe istituzionale adottata ha anticipato al meglio le sue azioni; “questo ci ha aiutato a trasmettere ai clienti, sopratutto quelli internazionali, cosa stessimo vivendo durante il picco pandemico, anche in rapporto agli impegni assunti con loro. La rassicurazione è stata la chiave”. Motivare l’aumento dei prezzi e mostrare estrema trasparenza hanno reso l’azienda ancora più vicina ai partner, che hanno compreso aumenti e ritardi di consegna a partire dal secondo trimestre. “Abbiamo iniziato a soffrire di indisponibilità delle materie prime, con conseguenti ritardi nella consegna dei prodotti. Il nostro modello di business è verticalizzato, grazie a questo siamo riusciti a ‘tener a bada’ questa problematica il più possibile. Inoltre – continua la Novellini – per alcune categorie di prodotto come i box doccia, non abbiamo alcun tipo di problema relativo alla customer satisfaction, poichè sono sempre disponibili a magazzino, mentre abbiamo sofferto nel settore wellness: l’offerta delle nostre piscine, ad esempio, è aumentata, ma i micro-componenti che arrivano dagli Stati Uniti hanno fatto registrare ritardi, in media, di un paio di settimane”. Il modello di business dell’azienda include anche estrema attenzione verso 108

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un ciclo di vita del prodotto virtuoso e la sostenibilità, tema di estrema importanza per Novellini. “Tutto il nostro processo è pensato nel rispetto dell’ecosistema in cui viene prodotto. L’80% dell’alluminio che utilizziamo, per fare un esempio, viene da rottami, e solo il 20% viene acquistato grezzo. Con una fusione secondaria si estrude e ogni passaggio viene svolto nello stesso sito produttivo, azzerando trasporti e scarti, perchè questi vengono poi inseriti nuovamente in un diverso circolo produttivo. Un esempio lampante per comprendere come, a cascata, tutta la nostra produzione sia pensata per un modello produttivo sostenibile”. GESSI, BENESSERE A TUTTO TONDO Come tutti in sofferenza per l’aumento dei prezzi delle materie prime, Gessi sta rispettando e onorando tutti i contratti e gli accordi presi, “per un discorso di eticità nei confronti dei fornitori”, spiega Giovanni De Filippo, responsabile Marketing e Comunicazione. “Per far ciò, stiamo ammortizzando l’aumento dei costi. Nonostante le difficoltà del periodo, l’azienda gode di canali e rapporti privilegiati, costruiti su basi solide che si sono rafforzate decennio dopo decennio. Per questo motivo, ad oggi godiamo di canali preferenziali e una speciale attenzione da parte dei fornitori”. L’eticità abbraccia l’intera filosofia alla base dell’azienda, che si definisce “Private Wellness Company”: un progetto più esteso e ampio rispetto al solo benessere personale e domestico, che incorpora concetti di qualità e bellezza dei suoi prodotti. “Poniamo una speciale attenzione sociale ed etica sull’ambiente, la collettività, il territorio, il luogo dove i prodotti vengono realizzati, ovvero il Parco Gessi, eco-architettura industriale che incontra tecnologia, avanguardia impiantistica e design”. Per sviluppare e divulgare questa filosofia, l’azienda ha fondato la sua forza sulla partecipazione, sullo scambio intellettuale con antropologi, specialisti di economia sostenibile, studiosi dei significati psicologici ed emotivi degli ambienti. “Gessi coltiva e incoraggia da sempre un’ idea di sostenibilità come impegno di protezione e promozione non solo dell’ambiente fisico, naturale e domestico – puntualizza De Filippo - ma anche delle loro dimensioni psicologiche e culturali, come individui e famiglie; e quindi si preoccupa tanto della cura del corpo e del benessere quanto della coltivazione dell’equilibrio e della crescita mentale attraverso il sostegno di iniziative benefiche e meritorie nei campi dello sport, del volontariato, della ricerca, della cultura. Ritenendo in particolare fondamentale il valore della bellezza e delle emozioni come fonte di benessere, valore che Gessi ha posto al centro della propria mission, l’azienda da un lato crea prodotti sostenibili nella loro essenza e nel processo, dall’altro divulga e incarna - in tutte le proprie manifestazioni - dalla fabbrica nel Parco Gessi, agli showroom nel mondo, dalle parole alle immagini alle innovazioni proposte nei modi di vivere i propri spazi più privati, una filosofia del ben-essere (come opposto al ben-avere) moltiplicando al contempo il proprio impegno a sostegno dell’arte, del sapere e della cultura. Tra le più recenti iniziative, il sostegno fornito a diversi piccoli autori per realizzare le loro pubblicazioni e per ultimo alla riapertura del Teatro degli Arcimboldi di Milano, dopo più di un anno di chiusura forzata, con il contributo al rifacimento dei camerini e del foyer”.

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Le SUPERFICI tornano in fiera, dopo un anno di VENDITE RECORD, per interpretare il futuro Cersaie e Marmomac sono i primi eventi mondiali del 2021 per ceramiche industriali, pavimentazioni in legno e pietra naturale. Per tutti questi comparti, l’anno è destinato a superare i livelli del 2019.

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ll’euforia per l’andamento del mercato dal maggio 2020 in poi, nel comparto delle superfici si aggiunge ora l’attesa per la ripartenza delle fiere in presenza, a Bologna con Cersaie (27 settembre- 1 ottobre) e a Verona con Marmomac (29 settembre – 2 ottobre). A livello fieristico, si ricomincia dunque dall’Italia e con un numero di espositori superiore alle previsioni della vigilia. Il risultato in termini di buyer non potrà certamente uguagliare i livelli pre-Covid, con i visitatori extra Ue bloccati nei propri Paesi di origine, ma quel che ora conta di più è dare un segnale di rinascita delle relazioni dirette, utile anche a consolidare un business tornato ai massimi livelli.. CERAMICA SOPRA IL 2019 Per la ceramica industriale, lo shock della pandemia è ormai superato. “Superati i timori iniziali, legati all’incertezza per le nuove ondate di contagio, il 2021 si è rivelato più che positivo. Il business è superiore al 2020 e possiamo già dire che, a fine dicembre, avremo dati migliori di quelli del 2019” afferma Emilio Mussini, vice presidente di Confindustria Ceramica. I dati dello scorso anno avevano evidenziato un calo del 4%, sostanzialmente causato dal lockdown primaverile, ma nel primo trimestre ‘21 le vendite erano già aumentate del 9% rispetto al 2020 e del 7% sul 2019. Nel settore operano 271 aziende per 6,2 miliardi di fatturato complessivo. La grande incognita è legata ai prezzi delle materie prime, partendo dalla componente energetica (il cui peso è rilevante per un comparto energivoro come quello delle piastrelle) per arrivare poi agli impasti utilizzati per la produzione delle ceramiche industriali e senza trascurare la componente dei costi di trasporto. “Ci auguriamo che questa spinta sia destinata a rientrare entro qualche mese, per non essere costretti a ulteriori incrementi nei prezzi di

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vendita. Già c’è stato un primo ritocco dei listini, non compensativo degli aumenti dei costi di produzione, da parte delle aziende produttrici di ceramica ed è stato comunicato alla distribuzione all’inizio dell’estate e applicato prima di Cersaie. All’aumento dei prezzi di acquisto si è poi accompagnata una certa difficoltà di reperimento dei materiali” avverte Mussini. Il quale però rassicura: “La tensione è legata alla forte domanda di prodotto ceramico e non la consideriamo un fenomeno durevole nel tempo”. In alcuni mercati trainanti, come ad esempio gli Usa, l’esportazione della ceramica made in Italy è stata certamente penalizzata dall’aggravio dei costi di spedizione, ma la scelta fatta da diverse aziende di investire in stabilimenti produttivi locali (in particolare nello stato del Tennessee) ha permesso di contenere l’impatto dei rincari. Cersaie 2021 sarà l’occasione per toccare con mano l’evoluzione degli ultimi trend legati alla ceramica. “In fiera – sostiene Mussini – avremo la percezione precisa di quella che è stata l’evoluzione degli ultimi due anni. In questo periodo, i produttori italiani si sono concentrati sulla profondità di gamma, offrendo disponibilità sempre più ampie di formati, spessori e finiture, alzando l’asticella del livello di cura del prodotto. Fare ceramica complessa è il nostro tratto distintivo”. Ed è sui contenuti cromatici che c’è più fermento. “Il colore – evidenzia il vice presidente di Confindustria Ceramica – è un tema sempre più forte, evidente e ormai recepito dal mercato, grazie anche alle nuove tecnologie sviluppate dalle imprese per ottenere complessità cromatiche tali da rendere protagonista la superficie. Questa ricchezza e capacità espressiva legata ai colori è destinata a rafforzare l’impiego delle ceramiche nelle superfici verticali”. A Cersaie ci saranno 15 padiglioni allestiti e totalmente pieni, con la novità del nuovo padiglione realizzato da Bolognafiere. Quanto ai visitatori, gli extra Ue rappresentavano una quota minoritaria delle presenze totali e di conseguenza le limitazioni ai viaggi intercontinentali avranno un peso relativo nel bilancio finale. “Ci aspettiamo un grande numero di visitatori italiani ed anche europei, grazie al protocollo estremamente rigoroso di Cersaie. Sarà una fiera con le massime garanzie di sicurezza e noi italiani daremo la dimostrazione che, anche in una situazione particolare come questa, si può organizzare una manifestazione importante e di successo” conclude Mussini. PIETRA SOLIDA Nei primi cinque mesi dell’anno, l’export di materiali lapidei italiani è aumentato di quasi il 30% e il mercato statunitense ha offerto il principale contributo in termini di crescita, confermandosi in vetta per destinazione e facendo segnare un balzo di poco inferiore al 39 percento. Subito dietro gli Usa si è piazzata la Germania (+17%) e poi a seguire Svizzera, Francia e Regno Unito, quest’ultimo protagonista di una crescita record dell’89 percento. Tanto da far dire a Marco De Angelis, presidente di Confindustria Marmomacchine, che: “Le economie più forti hanno continuato a far girare il mercato in maniera efficace. E in prospettiva ci aspettiamo una continuità della crescita, pur vivendo una situazione caratterizzata da una visione a breve termine: è una conseguenza della pandemia, che ha determinato la ripartenza del canale residenziale ma ha colpito settori importanti come il turismo, il cui rilancio non è ancora stato avviato. Tuttavia, per il settore della pietra naturale, il contract non si è mai fermato del tutto e ora ci sono ottimi segnali dall’Asia, dove non abbiamo mai interrotto le forniture per i grandi gruppi dell’hotellerie”. De Angelis evidenzia inoltre il punto di forza del marmo: “La pietra sta vivendo un momento positivo perché è un materiale naturale e il mercato apprezza sempre più questo suo valore aggiunto. E quando nel mondo si pensa al marmo, si pensa a Carrara, alla pietra italiana, alla nostra capacità di estrazione e alla nostra esperienza nella lavorazione. Inoltre, sempre di più, si pensa alla leadership acquisita dagli italiani 114

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nella meccanica applicata”. Quanto a Marmomac, De Angelis ha ottime aspettative dall’evento di riferimento mondiale per il comparto. “C’è un’ottima adesione di espositori e un connubio ormai consolidato con Veronafiere. Non ci facciamo troppe illusioni in merito alla presenza di visitatori asiatici e sudamericani, mentre potremmo avere qualche bella sorpresa dal fronte nordamericano. Ad ogni modo, considerando la risposta offerta dagli espositori, è chiaro che le aziende oggi credono alle fiere anche più di quanto ci credessero prima della pandemia. Gli operatori non vedono l’ora di potersi muovere e di tornare a Verona”. LE ATTESE DEL LEGNO Intanto, tra i materiali per la pavimentazione, il legno punta ad aumentare la propria quota che, dati alla mano, si può considerare ancora di nicchia ma con prospettive di forte sviluppo. “I numeri della Federazione europea dei pavimenti in legno parlano di un 40% del mercato continentale ancora in mano al tessile (moquette), di un 22% alle ceramiche, di un 17% al vinile e di un 12% ai laminati, mentre il legno non supera il 5% del totale” afferma Renza Altoé Garbelotto, alla guida del Gruppo Pavimenti di FederlegnoArredo, indicando peraltro il consumo pro capite per l’Italia pari a 0,13 mq contro 0,74 per l’Austria e 0,54 per l’area scandinava. Si parte dunque da una situazione di relativa debolezza per questo materiale, che però ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento anche grazie alle maggiori attenzioni del consumatore per le caratteristiche del legno da superficie. “I numeri dicono che in Italia il mondo ceramico è molto più forte rispetto a quello del parquet, ma oggi la gente passa più tempo in casa e ha compreso il benessere che deriva dall’applicazione di una pavimentazione in legno. E anche le istituzioni hanno compreso come l’utilizzo del legno possa trasformare una criticità degli immobili, che sono responsabili del 40% delle emissioni totali, in un punto di forza, proprio perché permette di trasformare la casa da fonte di emissioni in elemento di assorbimento delle stesse. Una casa in legno è una casa amica dell’ambiente”. A livello di mercato, dopo il calo del 2020 legato ai lockdown e stimato nell’ordine del 9% a livello europeo, il nuovo anno è stato caratterizzato da un inizio brillante. “Le aziende sono sommerse da ordini legati soprattutto alla ristrutturazione degli immobili esistenti. Ma non è solo il frutto degli incentivi statali. Il consumatore oggi appare più attento, orientato a scegliere aziende certificate e made in Italy. Nel 2021 il settore della pavimentazione in legno è destinato a superare i livelli del 2019”. Tra i problemi da risolvere, spicca quello degli acquisti di materia prima. In un comparto dove il legno di quercia e rovere domina il panorama dell’offerta, l’Italia mostra una spiccata dipendenza dal prodotto d’importazione, che proviene in particolare dall’est Europa dove esiste una radicata cultura della coltivazione forestale. Al di là del rilancio della filiera italiana, una delle questioni strategiche sul tavolo di FederlegnoArredo è la creazione di un gruppo d’acquisto per determinate tipologie di legname (tra cui la betulla certificata, uno dei supporti più utilizzati dalle imprese): “Così avremmo più forza rispetto ai leader europei ovvero le aziende tedesche o austriache, e potremmo rimediare alle attuali mancanze di reperibilità del prodotto contenendo al tempo stesso i costi” precisa Altoé Garbelotto.

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A CERSAIE con il cuore oltre l’ostacolo. Vivacità e COLORE raccontano la ripresa Il mondo della ceramica affronta l’appuntamento con la più importante fiera del settore, in programma a Bologna dal 27 settembre al primo ottobre 2021, forte di un momento positivo nonostante la pandemia e le criticità macroeconomiche.

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n rimbalzo così non avveniva dal 2008, quando la crisi dei subprime affossò l’economia mondiale. Per il mondo della ceramica la ripresa è stata lenta e la pandemia, ovviamente, ha steso i suoi effetti. Ma né quest’ultima né il rincaro delle materie prime hanno al momento avuto la meglio su un comparto che si appresta a mostrare tutte le sue novità in occasione al Cersaie di Bologna. Una occasione dove, assicura il vicepresidente di Confindustria ceramica e presidente di PanariaGroup, Emilio Mussini, si potrà toccare con mano la “vivacità” del settore. “In questo anno e mezzo – spiega - l’innovazione e la ricerca sul prodotto non si sono arrestate. Abbiamo presentato nuove collezioni, ne presenteremo altre, come azienda e comparto, a Cersaie” e, assicura, “sarà molto stimolante”. Questo perché “il Covid non ha rallentato il processo di ricerca, Competiamo con aree del mondo che non si sono fermate” e, dunque, “guai a fermarci. La fiducia nel Cersaie è proprio questa: le decisioni sono state prese all’inizio dell’anno, quando eravamo ancora preoccupati di quanto sarebbe stata resistente la nuova variante e quando la campagna vaccinale era ancora agli inizi. Abbiamo scelto la fiducia e optato per un salone pieno: tutti gli espositori hanno confermato la loro adesione, abbiamo inaugurato un nuovo padiglione”. Insomma, sarà “un Cersaie di ottimi numeri”. ATTESI FATTURATI RECORD A FINE ANNO Del resto, per quanto sia impossibile prevedere quale sarà l’andamento delle presenze, le premesse sono le più positive possibili: “i nostri clienti mostrano di avere preso atto che ci sono le condizioni per muoversi in sicurezza. Milano (con il ‘supersalone’) lo ha dimostrato. Viaggiare per lavoro è più semplice. Certamente manterremo tutti i presidi di tutela come il Green Pass all’ingresso, la mascherina obbligatoria e la misurazione

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della febbre”. Non nega Mussini che “avevamo qualche timore, ma abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo. Non sappiamo quanto durerà il Covid, ma abbiamo maturato la consapevolezza che oggi ci si può convivere e lo sarà ancora di più quando anche i Paesi che sono più indietro con la campagna avranno un copertura migliore”. Segno e segnale della ritrovata fiducia il fatto che “le collezioni che presenteremo saranno caratterizzate da grande vivacità, dopo la neutralità che le ha connotate negli ultimi anni. Il colore si riaffaccia in maniera significativa, anche grazie alle collaborazioni che la ceramica ha sviluppato nel mondo del design”. A fronte di questo contesto, la convinzione che il settore mostrerà alla fine dell’anno un “fatturato record”. Insomma, quello in corso è “un anno più vivace di quanto era atteso. Anche le migliori previsioni non osavano tanto” confida il numero uno di Panaria Group. In generale, “per il settore e anche per la nostra azienda il fatturato di questi mesi è stato certamente superiore al 2020, in maniera importante, ma anche sopra i risultati del 2019. L’effetto della pandemia, per quanto riguarda i volumi del business, è già stato superato”. Restano diverse criticità sul tappeto, “ma il rimbalzo della domanda è stato molto sostenuto. Il settore torna davvero a crescere, a tassi più vivaci dei mercati esteri. Ed è la prima volta negli ultimi 15 anni. E questa – chiosa Mussini - è la vera novità”. Ora i conti si fanno con il rincaro delle materie prime, i costi dell’energia e del trasporto. OLTRE LE STIME Nonostante l’extracosto su imballaggi ed energia “un po’ inaspettato”, nessuna battuta d’arresto per Italcer. Anzi. “Siamo soddisfatti”, confessa Graziano Verdi, amministratore delegato del gruppo, che quest’anno “supererà i 250 milioni di ricavi”, battendo dunque le stime. Nati nel 2017, “siamo fra i principali player nell’ambito del distretto ceramico e pensiamo di potere superare i 60 milioni di Ebitda nell’esercizio in corso”. Intanto la domanda di brevetto sul nuovo supermateriale Advance ha avuto buon esito, con l’ok da parte del ministero competente, quello dello Sviluppo Economico. “Un risultato molto importante, che dà forza a una delle innovazioni più importanti dell’intero comparto. Noi crediamo molto in questa tecnologia che si afferma su un settore maturo. Abbiamo fatto un passo in avanti molto significativo con l’ottenimento del brevetto della tecnologia di Advance perché riteniamo che esso potrà rappresentare il 10% del giro d’affari tra 6-7 anni. Nell’anno in corso il peso sui nostri ricavi di Advance è di circa l’1%”. Ma la commercializzazione, va detto, è iniziata solo da fine aprile. ITALCER PUNTA A DIVENTARE UNO DEI PRINCIPALI PLAYER AL MONDO Nell’attraversare il periodo non certo facile, complicato anche dal rincaro delle materie prime, Mandarin Capital Partners, il fondo di investimento azionista di Italcer, “ha dato un contributo importante alla costruzione del gruppo”. Ma siamo ora alla fase di exit: “ci saranno nel prossimo anno nuovi investitori”. Il processo di vendita è stato affidato a Banca Imi, Credit Suisse e Scouting che stanno lavorando al dossier, ma intanto si apprende che tutti gli acquirenti interessati hanno già espresso la volontà di mantenere gli attuali vertici. L’intenzione è, dunque, fare crescere il gruppo e “farlo diventare uno dei più grandi player a livello mondiale” assicura Verdi. Il consolidamento del perimetro continuerà e, nelle more del passaggio di proprietà, “che pensiamo avverrà nel corso del prossimo anno, potremo condurre ancora un’operazione e poi le altre saranno seguite in coordinamento e accordo con il nuovo azionista di maggioranza”. “Abbiamo come gruppo la volontà di creare uno stabilimento 4.0 negli Stati Uniti, dove verranno prodotte grandi lastre. Crediamo che questo possa avvenire a partire 120

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dal 2023. A valle di questa operazione faremo un’altra acquisizione, non necessariamente in Italia per poi costruire lo stabilimento ex novo negli Usa”. IL COSTO DELL’ENERGIA UN TEMA DA AFFRONTARE IN SEDE EUROPEA Intanto, “sicuramente per i prossimi sette/otto mesi dovremo soffrire ancora il costo dell’energia”, mentre già “l’intero comparto è stato costretto ad intervenire sui listini per sostenere i costi”. Tuttavia, evidenzia Verdi, “per il mix di prodotto di Italcer e per come abbiamo colto le opportunità sul mercato, siamo riusciti e riusciamo a difenderci. Certo, l’energia a costi più ragionevoli ci avrebbe permesso di essere più competitivi e di fare investimenti più importanti. Ma è un tema che riguarda tutte le aziende. La regola sulla Co2, la tassa che si vuole fare pagare anche a chi produce ceramica in Italia, ci penalizzerà: andrebbe fatta pagare anche a chi esporta. Se non tasso India, Turchia e Cina, che senso ha autotassare noi europei?” si domanda il numero uno di Italcer. “Sarebbe corretto che fosse applicata in maniera sistematica a tutto il mondo. Ma su un bacino europeo, dove non si arriva a un miliardo e mezzo di prodotti su una produzione mondiale di oltre 12 miliardi di mq, è una scelta miope. So che il governo Draghi sta affrontando il tema in sede europea. L’Italia pesa in Europa, ma bisogna vedere se a sufficienza. Sicuramente una persona di straordinarie competenze come Mario Draghi lo porterà nelle sedi corrette e forse, auspichiamo, saranno portati correttivi”. CURVA DI TENDENZA IN CRESCITA PER COLOROBBIA In ottima salute anche il Gruppo Colorobbia, assicura il direttore generale Elia Bitossi: “Stiamo trascorrendo un buon periodo. Considerando gli ultimi 12 mesi consecutivi, siamo riusciti a crescere sebbene il Covid sia ancora penalizzante. La pandemia si è mossa in tempi differenti in vari mercati creando dei rallentamenti nei piani di sviluppo. In generale la curva di tendenza é in crescita”. Poi “siamo stati sorpresi nel 2021 da una serie di rincari spaventosi delle materie prime, uniti alla carenza delle stesse. Questo ci ha costretto a rivedere delle politiche di pricing dei nostri prodotti. Oltre alla pressione dei prezzi e la disponibilità delle materie prime strategiche, si è unito il problema dei trasporti”. Ma ecco che “i programmi d’acquisto di molte materie prime è stato rivisto ed implementato con alternative vincenti, cha hanno ci hanno permesso di mantenere i nostri output in linea con la domanda. Ovviamente, abbiamo sofferto molto anche nelle spedizioni di merce. Alcune regioni del mondo dove abbiamo importanti partecipazioni di mercato sono state più penalizzate. Tuttavia siamo riusciti a soddisfare la domanda mantenendo i nostri clienti tranquilli”. E ora il gruppo con i suoi brand si appresta a partecipare a Cersaie con una nuova gamma di prodotti che guideranno la decorazione ceramica verso nuove frontiere. Il progetto guida si chiama ‘Forma’: “ci permette di cambiare le superfici ceramiche con delle applicazioni di smalti digitali di ultima generazione, colle digitali che permettono le applicazioni di vetri e materia. In questo modo la piastrella riesce ad interpretare in modo sempre più fedele il prodotto naturale, rendendo la produzione flessibile ed unica per i nostri clienti”. ‘Forma’ potrà guidare i clienti dalle decorazioni dei formati più piccoli fino alle grandi lastre”. Con queste premesse, “per il prossimo anno continuiamo fiduciosi, pensando positivo, continuando a credere nella ceramica come migliore soluzione per la decorazione degli ambienti e per l’architettura”. NUOVA RECESSIONE DA SCONGIURARE Non ha potuto contare su sedi di produzione all’estero, ma ha puntato tutto “sulle proprio forze” Ceramiche Piemme. La nascita di Piemme Usa, tuttavia, è stata, spiega il

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direttore generale del gruppo Simone Bartolini, “un primo piccolo passo che ci avvicina alle esigenze di un mercato dinamico ed in costante evoluzione”. Ceramiche Piemme “non è una multinazionale, è un’azienda italiana fortemente radicata al territorio che guarda ai mercati strategici, quale quello Nord Americano, cercando di supportarli con unità commerciali/logistiche”. Ad oggi, “la realtà americana è troppo giovane per avere avuto un ruolo significativo sul nostro attraversamento della pandemia. Piemme ha gestito le inevitabili difficoltà di questo ultimo periodo con le proprie forze, puntando fortemente sulla razionalizzazione industriale e organizzativa. Riteniamo che, già dall’ultimo trimestre 2021, si potranno notare segnali di sempre maggiore incisività della branch americana per la quale le nostre aspettative sono di vederne esplicitato il pieno potenziale a partire dal 2022”. Intanto, la crisi dei trasporti, ma più in generale l’approvvigionamento di materie prime, materiali di consumo ed energia rappresenta “in prospettiva una fase di incertezza che non ci lascia tranquilli” Di qui l’auspicio di Bartolini che “l’impennata dei costi che si sta riversando su tutti i settori manifesti un concreto rallentamento”. Altrimenti, “si rischia di vedere parzialmente compromessa la ripresa economica post-pandemica”. Dello stesso parere Mussini che auspica “un rientro da questa fase di surriscaldamento, altrimenti aumenterebbe l’inflazione con il rischio che venga posta fine, forse anche in maniera anticipata, alla spinta indotta dalla immissione di liquidità (da parte delle banche centrali)” con la conseguenza di una “nuova contrazione della domanda e dunque a una successiva recessione. Questo – chiosa - è da scongiurare nella maniera più assoluta”. ALLA RICERCA DELL’EFFICIENZA E DELLA PERFORMANCE Per ora nessuna ipotesi di consolidamento è sul tavolo di Panaria, Ceramiche Piemme e del gruppo Colorobbia, a differenza di Italcer che ha piani di crescita anche per linee esterne. Per Piemme “al momento non vi è nell’orizzonte aziendale alcuna ipotesi di acquisizione estera, se non piuttosto quella di potenziare ulteriormente prodotti e processi qui in Italia. Vorrei sottolineare – spiega Bartolini - che il cervello pensante della produzione ceramica, riconosciuto a livello mondiale, è rappresentato dal distretto italiano sia per innovazione che per stile/tendenza. Per un’azienda che guarda al futuro l’attenzione ai mercati mondiali resta, però, sempre alta”. Anche PanariaGroup punta all’efficientamento: “Abbiamo spazi per creare molta efficienza all’interno e dunque questo sarà lo sforzo primario. Del resto, era nei nostri obiettivi da più di un anno e il Covid è stato un incentivo ad accelerare questo percorso. Del resto, la competizione globale ci obbliga a diventare più leggeri e flessibili. Questo comporta un cambiamento di modello e di governance. Abbiamo bisogno di essere più diretti nei vari livello aziendali. Dobbiamo puntare sulla tecnologia per la comunicazione all’interno delle operations per processare i dati in modo più performante e per prendere decisioni migliori. Ci dobbiamo lavorare molto perché sono convinto ci siano spazi di miglioramento. Siamo più concentrati a ottimizzare al nostro interno che non alla espansione per vie esterne”.

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IL MARMO made in Italy si RIMETTE LE ALI: ordini, qualità e design trainano la ripresa Due le incognite: scarsità delle materie prime e crescente costo della logistica. Ma per gli operatori del settore ‘un boost’ può arrivare dalla ripresa della vita in presenza e dalle tradizioni esposizioni fieristiche, volàno dell’intera industria.

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a ripresa rimette le ali all’industria italiana del marmo. Dopo un 2020 in affanno, con la paura del Covid-19 e lo stop alle produzioni, sono bastati i primi mesi del nuovo anno per segnare il cambio di rotta. I dati di Confindustria Marmomacchine rivelano che tra gennaio e maggio 2021 l’export di pietre ornamentali è cresciuto del 30% e l’import è aumentato del 20%. A conti fatti si tratta di quasi 700 milioni di euro venduti all’estero e 131 milioni acquistati da altri mercati; segnali di vitalità da un’industria che vive a stretto contatto con l’edilizia, il lusso e l’hotellerie. Se il presente sorride, la novità è che anche per il futuro si percepisce positività: “I grandi contratti per i progetti lunghi sono per noi un vero termometro che ci permette di stimare la pipeline dei prossimi uno-due anni. E devo dire che le prospettive sembrano essere buone”, racconta Gabriele Salvatori, ceo dell’omonima azienda di famiglia. DALLE FIERE UN BOOST IMPORTANTE Anche per Franchi Umberto Marmi, spiega il presidente e ad, Alberto Franchi, “i segnali che arrivano dai mercati sono confortanti e ci rendono cautamente ottimisti”. Ad alimentare la fiducia c’è anche la ripresa delle attività un tempo tradizionali, finite in stand-by nel rispetto delle rigide norme anti pandemia: “Il ritorno alla normalità dell’attività fieristica dovrebbe garantire un ulteriore importante boost a supporto dei nostri progetti di crescita”, aggiunge il top manager. Proprio nei giorni del Salone del Mobile 2021 un’altra azienda del marmo made in Italy ha scommesso sulla vita in presenza, aprendo in centro a Milano uno showroom dedicato a progettisti, architetti e curiosi. Antolini ha presentato il suo spazio in piazza Fontana “per portare in città un assaggio di quello che siamo diventati in 65 anni di

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attività”, dice Carlo Alberto Faccioni Antolini, esponente della terza generazione dell’azienda di Sega di Cavaion (piccolo borgo della provincia di Verona) che ha ideato anche un servizio di delivery dei campioni per agevolare il lavoro degli architetti milanesi. Lo spazio di piazza Fontana servirà a familiarizzare con i marmi per venire incontro “alla impressionante voglia di ripartire del mercato - spiega Faccioni Antolini - Abbiamo fiducia perché vediamo questa desiderio in tutto il mondo e soprattutto negli Stati Uniti d’America dove c’è una richiesta esorbitante”. LOGISTICA RUOLO CENTRALE L’altra faccia della medaglia di così tanto entusiasmo è rappresentata dalle difficoltà di approvvigionamento dei materiali e dell’aumento dei costi della logistica, problemi che già creano disagi profondi per altre industrie come l’automotive. “La verità - ammette Salvatori - è che si rischia di gonfiare gli ordini ma di non riuscire a fatturare e ad evadere le richieste. Sta già succedendo perché si fa fatica a tenere il passo con la fatturazione: ci sono problemi a trovare il legno dell’imballaggio, l’acciaio per la meccanica dei cassetti e così via”, spiega. Il contesto internazionale è un freno per le imprese italiane e i problemi valgono per la componentistica così come sullo stesso marmo che le aziende comprano, grezzo o semilavorato, dall’estero: “La nostra non è un’industria normale sottolinea Faccioni Antolini - ciascuno di noi ha migliaia di fornitori in tutto il mondo” e la logistica gioca un ruolo fondamentale. Se la macchina si inceppa, bisogna ritoccare i piani: non solo i prezzi dei container sono passati da 2mila euro per un viaggio via mare a 12-15mila euro per la stessa tratta, ma le continue tensioni geopolitiche rallentano il flusso di materia prima da alcuni paesi asiatici e il terrore di nuove ondate azzera molto facilmente le attività di terminal portuali strategici, che possono chiudere anche a tempo indeterminato per un solo caso asintomatico di Covid-19 - ed è accaduto a NingboZhoushan in Cina a metà agosto. TRA RESHORING E MATERIALI ‘NAZIONALI’ Come è successo per gli altri settori industriali afflitti dalle carenze di materie prime, le difficoltà di una supply chain globalizzata hanno spinto le imprese ad accorciare quanto più possibile le catene del valore per rendere più agile il sistema di produzione. Già a fine 2020 Franchi Umberto Marmi ha annunciato di rilevare il 50% della Ingegner Giulio Faggioni Carrara, società attiva nell’estrazione del marmo nel distretto delle Apuane. “Crediamo nell’eccellenza del nostro prodotto e ora abbiamo nel perimetro quote di una delle migliori cave di marmo del mondo - evidenzia Franchi - Abbiamo deciso di investire nelle cave di Carrara per aumentare la capacità di approvvigionamento di marmo di elevata qualità e migliorare così il nostro posizionamento strategico e le attese di redditività futura” aggiunge. Invece Salvatori, che tradizionalmente lavora in Italia per il 65% marmo proveniente dall’estero, per ridurre le distanze tra la materia prima e il prodotto finito ha dato una stretta ai suoi designer: “Nei brief - spiega il ceo dell’azienda - quest’anno abbiamo chiesto a tutti di scegliere materiali nazionali che sono di più facile e sicuro approvvigionamento”. Insomma, obbligo è evitare le brutte sorprese per continuare a essere affidabili e competitivi nel mercato globale. I tempi in cui l’Italia era leader internazionale nell’estrazione e lavorazione dei blocchi sono ormai lontani: solo nel 1996 l’Italia deteneva il 17,7% della produzione marmorea mondiale, staccando di un soffio la Cina al 16%. In appena 25 anni, emerge dalla lettura dei dati della brasiliana Abirochas che riunisce le imprese locali del marmo, lo scenario è profondamente cambiato: l’Italia porta sul mercato 5,8 milioni di tonnellate di marmo, ovvero il 3,8% della produzione mondiale posizionandosi 128

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TABU, Italian excellence in dyeing wood veneers, presents SKEENS: a new vision of the boiserie made of wood, the complete redesign of the wooden surfaces to cover the walls with a thickness that is almost zero. The certified and sustainable wood species FSC® used are: Bolivar, Eucalyptus, Larch, Walnut, Oak, Lime tree.

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dopo Brasile, India, Turchia, India e Cina che oggi vanta il 32% delle tonnellate di blocchi estratti. Oggi ogni blocco può garantire mediamente 50 lastre di marmo da 2-3 centimetri, ottenute anche in 8-9 ore di lavoro intenso dei macchinari che per funzionare richiedono ingenti quantità di acqua per evitare surriscaldamento e spazzare via la polvere generata dai tagli. Per mantenere il suo ruolo di guida, l’industria italiana punta a pieno ritmo sulla creatività e sulla abilità degli artigiani che restano tra i più celebri al mondo. Ma la bellezza non basta e per tenere lontani i competitor sui prodotti lavorati si punta forte anche sulla tecnologia che permette di migliorare gli standard qualitativi del made in Italy: “A livello di innovazione - sottolinea Franchi - non ci siamo mai fermati e pur essendo il nostro un materiale complesso siamo riusciti a sviluppare nuovi trattamenti sempre più sofisticati: antimacchia, antigraffio e antibatterico, rendendo quindi il marmo utilizzabile in svariati settori”. Anche Antolini ha lavorato sui processi di produzione per proteggere le sue lastre dalle macchie accidentali, decisamente comuni nelle cucine a ogni latitudine: “Dopo dieci anni di ricerca e sviluppo - evidenzia Faccioni Antolini - abbiamo perfezionato il nostro Azerocare che è un processo effettuato direttamente sulle lastre in fabbrica, con macchinari specifici sui quali lavorano dipendenti specializzati. Così - prosegue - siamo riusciti a rendere i nostri marmi immuni dalle macchie accidentali, ad esempio di limone o aceto che corrodono le lastre”. La protezione è “a vita”, assicura il manager veneto, ed è anche per questo che Antolini tiene tutta per sé l’invenzione vista dall’azienda “come il vero game changer dell’industria” marmorea. Per un settore che taglia e modella un prodotto naturale come la pietra, anche il concetto di sostenibilità diventa centrale quando si guarda al futuro. Salvatori è stata tra le prime aziende al mondo ad aver sviluppato già negli anni Settanta dei sistemi di economia circolare nel processo produttivo per il riciclo dell’acqua utilizzata nel taglio del marmo, per poi diventare alfiere dell’uso degli scarti per la realizzazione di oggetti di design tanto premiati quanto desiderati. “Molti prodotti che facciamo scaturiscono interamente dallo scarto della lavorazione, sia nostro che di altre aziende - racconta il il ceo Salvatori - Recuperiamo marmo dalle stesse cave, che per ogni blocco buono di prima scelta ne producono cinque di scelta commerciale e trenta di scarto. Noi abbiamo voluto utilizzare quei prodotti lì”. Una scelta in pieno spirito del tempo: “Per il nuovo campus di Google a Palo Alto è scelto il nostro materiale di riciclo e la maggior parte delle collezioni che abbiamo presentato al Salone del Mobile 2021 - prosegue Salvatori - sono fatte all’85% da scarti. È anche una posizione etica che trasferiamo a chi disegna i nostri oggetti: niente uso di plastiche e polimeri, con il possibile utilizzo degli scarti delle altre industrie”. Franchi declina la sostenibilità attraverso l’integrazione con il territorio: “Possiamo contare su un modello di business integrato che copre tutte le fasi del processo produttivo e distributivo, coniugando l’esigenza di controllare l’intera filiera per assicurare la qualità del prodotto, con quella di rendere efficiente e sostenibile la catena del valore”, spiega il presidente della Franchi Umberto Marmi. Anche Antolini sottolinea l’importanza del rapporto con i fornitori per garantire linee di business sostenibili: “Parte tutto dalla scelta delle cave, ci sono quelle più o meno sostenibili - evidenzia Faccioni Antolini - Per il nostro bianco Lasa lavoriamo con una cava del parco Nazionale dello Stelvio, super controllata: possono portar fuori solo due blocchi al giorno, pianificano le estrazioni anni prima con la provincia autonoma e danno lavoro solo a membri della comunità locale”.

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In alto, Itlas, boiserie Le Righe Fineline della collezione Ecos; al centro, SkemaIdea, parquet Yles nei formati Hexagon e Tarsia: qui sopra, Listone Giordano, collezione Custom+, progetto Atmosfere Arles

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Parquet e boiserie, le SUPERFICI IN LEGNO riprendono a correre (con qualche ostacolo) La sensibilità verso i valori ambientali è aumentata e le aziende di pavimenti e rivestimenti in legno rispondono con prodotti e progetti innovativi. Ma gli alti costi della materia prima non aiutano a sostenere la domanda in crescita.

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egno senza fine, si potrebbe dire. Un po’ perché è una materia che si rigenera senza inquinare e un po’ perché la passione per il legno tra le pareti domestiche non perde forza. Lo dimostra il lancio della boiserie Pieces of Styles di Bottega Ghianda firmata da Philippe Starck avvenuto durante il FuoriSalone di Milano: una preziosa linea di rivestimenti composta da tavole modulari in legno massiccio dagli intarsi di elegante classicità. Pieces of Styles rinnova la tradizione delle boiserie francesi del XVII e del XVIII secolo, come ha affermato durante la presentazione lo stesso Starck: “I re di Francia Luigi XIV e Luigi XV avevano pannelli scolpiti fatti a mano sulle mura dei loro castelli. Oggi con Bottega Ghianda creiamo un sistema in legno elegante e poetico, accessibile e strutturalmente moderno, per giocare e progettare i propri interni. Pieces of Styles è modularità moderna per un risultato altamente classico”. Un progetto raffinato, a riprova di una rinnovata attenzione al legno come rivestimento. Ma a questi segnali positivi si contrappongono elementi di rallentamento. UN SETTORE IN CRESCITA CON QUALCHE OMBRA Il nodo fondamentale risiede nell’incremento dei costi della materia prima, soprattutto se proveniente dall’estero e da Paesi in cui gli organismi nazionali controllano la filiera dei tagli e degli approvvigionamenti. Il settore del parquet in Italia già nel 2019 aveva registrato una perdita complessiva di fatturato del 12%, un trend che si è mantenuto anche nell’anno successivo. Nel 2020, infatti, la produzione nazionale è diminuita del 13,2% e e le esportazioni dell’8,1%; la quota export si è assestata sul 25% del totale e il valore della produzione per il mercato italiano su 280 milioni complessivi (dati Centro Studi FederlegnoArredo). La fotografia del settore a fine 2020 rilevava un totale di circa

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200 aziende (-1,4%) con 1600 addetti (-3%). Fep, la Federazione Europea dell’Industria del Parquet, a cui aderisce anche EdilegnoArredo e che rappresenta e difende gli interessi delle industrie del parquet, colloca l’Italia al settimo posto su 17 Paesi aderenti, con il 6,33% della produzione totale, a fronte di una domanda di mercato che tra 2019 e 2020 è rimasta sostanzialmente invariata in tutta Europa. La stessa Fep, che da giugno scorso ha come presidente Lorenzo Onofri, consigliere di EdilegnoArredo, nei primi mesi del 2021 ha rilevato un maggiore dinamismo del mercato, un trend che si conferma valido anche in Italia (+24% nell’export, dato Federlegno). ITLAS, IL RECUPERO DEGLI SCARTI PER UN PROGETTO DI DESIGN Trentatré anni di vita e un brand divenuto punto di riferimento per i pavimenti e i rivestimenti in legno: Itlas, azienda di Cordignano in provincia di Treviso, dal 1988 non ha smesso di crescere, anche in ricerche e buone pratiche. La sensibilità ambientale è parte del DNA dell’azienda sin dalla fondazione e in quest’ottica l’azienda ha pubblicato nel 2020 il primo bilancio volontario di sostenibilità. Ha un Sistema di Gestione Ambientale certificato conforme alla Uni En Iso 14001 ed è anche certificata Pefc e Fsc, poiché utilizza come materia prima il legno da foreste certificate. Ma a Itlas non basta: recentemente ha avviato il progetto Ecos, una collezione di pavimenti e rivestimenti ricavata dagli scarti del taglio dei tronchi e declinata in quattro prodotti (Online, Online Industriale, Tecno Smart, Le Righe Fineline). L’anno della pandemia, il 2020, con poco più di 15 milioni di euro di fatturato, ha visto un calo dei ricavi di 2 milioni rispetto al 2019. La domanda nel 2021 è risalita, ma quello che preoccupa Patrizio Dei Tos, fondatore e amministratore di Itlas, è la fornitura della materia prima: “Assistiamo a un blocco dell’importazione dagli altri Paesi, dovuto all’accelerazione della domanda, alla svalutazione dell’euro e a un meccanismo di speculazione a seguito della tensione sui prezzi e sulle materie prime” afferma Dei Tos; “il mercato è drogato da questa situazione e il mio timore è che i prezzi non diminuiranno. Itlas è una delle poche aziende che può vantare una catena verticale di approvvigionamento. Il faggio proviene dall’Italia (Foresta del Cansiglio), mentre il rovere dalla Serbia e dalla Francia, da società nazionali con cui abbiamo contratti e che gestiscono il patrimonio forestale. Durante la pandemia la domanda si è ridotta e le società hanno programmato approvvigionamenti e tagli basandosi su questa riduzione. Ora che la domanda è ripresa preferiscono mantenere alti i prezzi. Da parte nostra c’è la speranza che si calmierino, anche perché non possiamo scaricarne il peso sul cliente finale.” Il timore maggiore è che, a causa di questi condizionamenti, i clienti si rivolgano a prodotti alternativi. LISTONE GIORDANO, LEGNO A TUTTO CAMPO E FORMULE ANTIBATTERICHE Per Andrea Margaritelli, brand manager di Listone Giordano, marchio di punta nel settore delle pavimentazioni lignee d’alta gamma che fa capo al gruppo multibusiness Margaritelli, l’impegno per la sostenibilità è un dovere: “In un pianeta che negli ultimi 50 anni ha visto raddoppiare la popolazione e aumentare esponenzialmente la pressione antropica, i rappresentati del mondo imprenditoriale sono chiamati a impegnarsi in azioni concrete non solo per produrre una generica ricchezza economica, ma per contribuire a creare un benessere che sia insieme ambientale e sociale, duraturo e condiviso. Ogni scelta che facciamo come Listone Giordano parte da questo presupposto”. La casa è diventata il rifugio intimo e di rigenerazione fisica e mentale, a cui il legno può contribuire “È un portatore - afferma il manager - di benessere sano; si può definire ‘lievito madre’ della qualità dell’abitare. È una materia ancestrale che trasmette benessere, calore, armonia e serenità interiore quasi per irraggiamento”. Il trend positivo in 134

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Listone Giordano non si è mai interrotto, nemmeno nei mesi più difficili. Il fatturato si è mantenuto a 46 milioni di euro nel 2019 e nel 2020, mentre per il 2021 la previsione è di 51 milioni. L’azienda conta circa 550 punti vendita dell’Alleanza Listone Giordano in circa cinquanta Paesi nel mondo e vanta una produzione annuale di oltre 2 milioni di metri quadrati di parquet. “Grazie alla nostra rete di ‘antenne’ internazionali - continua Margaritelli - recepiamo una richiesta, sempre crescente di personalizzazione degli interni, ma anche di origine controllata e tracciabilità della materia prima. Tra i caratteri distintivi di Listone Giordano figura proprio il controllo integrale della filiera produttiva, dall’albero in foresta al prodotto posato, e l’applicazione dei criteri più stringenti per rendere le proprie collezioni salubri e prive di nemici invisibili come la formaldeide, i solventi o i preservanti chimici.” Abbiamo imparato che la salute è un valore non negoziabile, ma talvolta è minacciata anche all’interno degli spazi che dovrebbero essere i più intimi e protettivi, come la casa. “Recenti studi dimostrano come la qualità dell’aria negli spazi abitativi o di lavoro possa rappresentare un rischio per la salute addirittura superiore a quello dell’esposizione all’aria esterna - sottolinea il manager - ambienti interni sempre più sigillati ed ermetici pongono l’esigenza di una scelta oculata delle componenti, che va ben oltre l’aspetto puramente estetico”. Per questo Listone Giordano ha brevettato insieme al partner Icro Coatings la tecnologia Crystal Care, che garantisce igiene e salubrità inibendo la proliferazione dei batteri sulla superficie del parquet. SKEMA INVESTE SUL PARQUET COME SISTEMA DI PROGETTO Creare nuove superfici per l’abitare: questa la mission di Skema, azienda di Ponte di Piave (in provincia di Treviso) che dal 1992 si distingue per le produzioni innovative nelle proposte di pavimentazioni e superfici in più materiali, dal laminato al legno, al vinilico. Una realtà che ha deciso di investire sul legno come materiale di pregio, con cui ha creato una nuova collezione di impronta contemporanea e innovativa. È il sistema di parquet Yles, sviluppato dalla divisione Skemaidea, sotto la direzione artistica dell’architetto Franco Driusso. Raffaele Ferrara, marketing e product manager di Skema, definisce Yles come “un vero e proprio pensiero che si concretizza in un parquet capace di rendersi tridimensionale”. Yles è un pavimento in legno di rovere o di noce a tre strati realizzato con legname certificato e tracciato; è declinato in sette collezioni che riscrivono le forme tradizionali del quadrato, del rettangolo e della tavola, anche in verticale. Il pregio di Yles si rivela anche nelle sei colorazioni, solo ad olio, e nella lavorazione delle superficie spazzolata e tramata. L’investimento di progetto sul settore legno dimostra la fiducia di Skema nel futuro del materiale. La società nel 2019 ha fatturato nel suo complesso oltre 25 milioni di euro, in crescita sul 2018. Dopo il rallentamento congiunturale del 2020, quest’anno è ripartita con una forte accelerazione, che nei primi sei mesi si è assestata sul 30% in più rispetto al 2019 e di oltre il 50% rispetto al 2020. In questo panorama positivo, però, il settore legno con la quota del 20% registra una riduzione, a causa della mancanza importante di materia prima e delle impennate dei prezzi. Un fardello che pesa su un settore che avrebbe tutti i numeri per crescere. A partire dai progetti delle nuove collezioni e dai processi produttivi. L’attesa è di una normalizzazione, anche se questa congiuntura lascerà il segno.

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Gobbetto Dega Energy, resina con proprietà magnetiche e conduttive che consente anche il fissaggio di accessori e complementi con magneti specifici, mantenendo intatte le superfici

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speciale materiali di Antonella Galli

RESINE e microcementi per l’interior: FORZA e BELLEZZA delle superfici continue Non si finisce mai di scoprirle, nei colori, nelle varianti e nelle soluzioni materiche: le superfici in resina o in microcemento sono un’eccellenza italiana grazie a imprese che investono in ricerca e sostenibilità.

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hi ricorda più il tempo in cui le resine o i cementi erano esclusivamente materiali per i pavimenti di magazzini e fabbriche, grigie e inespressive? Gli anni Sessanta, il cemento armato e il boom edilizio... Qualche decennio è trascorso e molta inventiva imprenditoriale e di ricerca è stata spesa sul fronte delle resine e dei microcementi per l’interior design, fino ad arrivare al momento attuale, in cui questi materiali rappresentano una risorsa irrinunciabile per l’architettura. Garantiscono prestazioni sempre più elevate e declinazioni estetiche pressoché infinite, tanti quanti sono i colori e le possibili applicazioni. I ‘pavimenti e rivestimenti continui’, come sono stati definiti, senza fughe e pratici da gestire e pulire, non possono che continuare a crescere. La ripresa del settore edile e gli sviluppi tecnico-scientifici favoriscono il loro impiego; le imprese italiane hanno tenuto le posizioni durante i mesi più difficili della pandemia e ora vedono risalire i fatturati; la ricerca non si è mai fermata e sperimenta ogni giorno soluzioni sostenibili. Alcuni dei principali esponenti italiani del settore ne raccontano le evoluzioni: Gobbetto, Kerakoll e Ideal Work. CON GOBBETTO LA RESINA RICICLA GLI SCARTI E FA RISPARMIARE Giancarlo Gobbetto è stato il pioniere italiano delle resine: fondatore dell’azienda che porta il suo cognome, è divenuto simbolo di coraggio imprenditoriale e creatività. Mancato da poco (a fine luglio 2021), ha lasciato l’azienda nelle solide mani dei figli Gianluca e Clarissa. Dalla fine degli anni Cinquanta, quando le resine erano utilizzate unicamente per rivestire barche e aerei, Giancarlo Gobbetto ha promosso la resina applicata all’edilizia con il Monosint, la prima linea di resine monolitiche. Lo chiamò Gaetano Pesce negli anni Ottanta e da allora la resina si trasformò in un materiale SETTEMBRE/OTTOBRE 2021 PAMBIANCO DESIGN

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artistico. “Il Gruppo porta avanti un brand italiano riconosciuto nel mondo”, afferma Gianluca Gobbetto, direttore tecnico commerciale, “oltre al fatturato aziendale bisogna tenere conto dell’indotto che coinvolge rivenditori e posatori, artisti e designer. Il fatturato attuale è intorno ai 5 milioni di euro, ma l’indotto arriva a 25 circa. I mercati forti sono in Europa - Germania, Svizzera e Ungheria in testa. Ma anche l’Oriente: in Giappone, a Tokyo, a Pechino e Shanghai. I fornitori orientali rimangono a bocca aperta: loro producono le materie prime, ma non sono in grado di fabbricare la resina di qualità ed applicarla.” Con il celebre Monosint inventato dal padre Giancarlo sono state realizzate sedi storiche come Motta, Alemagna, Glaxo, Alfa Romeo. “L’incontro tra mio padre e Gaetano Pesce”, continua Gianluca Gobbetto, “ha spalancato le porte della creatività alla resina.” Anni ruggenti; ma oggi qual è il rapporto con il mondo del progetto? “La resina è il materiale del futuro”, ribadisce convinto, “i solventi e tutto quello che è nocivo sono stati man mano eliminati. Quando è catalizzata, la resina è inerte, si comporta come un sasso. È riciclabile, gli sfridi e gli scarti sono riutilizzati per fare stucchi.” In Gobbetto, azienda che funziona con energia solare e che ha piantato 500 alberi in fabbrica a Trezzano, sono allo studio progetti con resina di recupero, plastica macinata, polvere di caffè e materiali organici di scarto per pavimenti ecologici. Recentemente ha esordito un nuovo prodotto, Dega Energy, che consente il risparmio del 20% di energia per il riscaldamento: “È un nostro brevetto”, spiega Gobbetto, “un prodotto in pasta senza solventi (atossico), bi-componente, a base di resine sintetiche arricchite con pigmenti, cariche fibrose, quarzifere e metalliche con proprietà magnetiche e conduttive. I pavimenti e i rivestimenti presentano così miglior conducibilità termica, e sono in grado di fornire una buona barriera di isolamento dalle onde elettromagnetiche. Se applicato a pavimenti con pannelli radianti, Dega Energy migliora l’efficienza termica per la diffusione del calore. Sulle pareti consente il fissaggio di accessori e complementi d’arredo con magneti specifici, evitando forature per chiodi o tasselli”. Ma non finisce qui: “Puntiamo ai mobili e ai complementi d’arredo”, rivela infine Gobbetto, “e per poter esportare il materiale là dove non ci sono applicatori professionali abbiamo studiato pannellature da fissare con tasselli e pavimenti autoposanti.” L’ALFABETO COLORATO DI KERAKOLL RIVESTE TUTTE LE SUPERFICI Costruire e vivere nel rispetto dell’ambiente e del benessere abitativo: questa la mission che si è data Kerakoll, la prima azienda al mondo a offrire una soluzione globale nei materiali e nei servizi per l’edilizia sostenibile. Il Gruppo di Sassuolo, fondato da Romano Sghedoni nel 1968 e ancora oggi controllato dalla famiglia, ha una storia di successo: dagli 11 milioni fatturati nel 1990 ai quasi 500 del 2020, con 2000 persone impiegate e presenze dirette in 12 Paesi. Nell’annus horribilis 2020 i dati hanno comunque mostrato un andamento positivo: i ricavi totali aggregati hanno raggiunto i 486 milioni di euro, mantenendosi sostanzialmente in linea rispetto al 2019, nonostante i due mesi in cui le attività produttive e distributive sono rimaste inattive. Poi, a partire da maggio 2020 si è registrata una forte crescita che, a livello aggregato, nel resto dell’anno è stata pari a circa il +8,8%. L’Italia ha rappresentato il mercato più rilevante con 289,7 milioni di euro realizzati nel 2020, pari a oltre il 60%, ma il Gruppo ha confermato la sua vocazione all’internazionalizzazione. Le performance migliori sono state realizzate in Polonia (+11% del fatturato), Spagna (+9%), Portogallo (+6%) e Grecia (+3%). A commento di questi dati Andrea Remotti, amministratore delegato, conferma la volontà di ampliamento degli orizzonti, sia in ricerca, sia nei mercati: “Approcciamo il

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futuro con ottimismo nella convinzione che quelli che da sempre sono i nostri principali driver di sviluppo - le persone e la sostenibilità - saranno ancora più fondamentali per presidiare il mercato che verrà. In questa direzione va il piano di investimenti varato da Kerakoll per 175 milioni di euro nei prossimi 5 anni, con focus sull’internazionalizzazione”. La ricerca in Kerakoll è un must, e lo dimostrano i numeri del Kerakoll GreenLab, il centro tecnologico più avanzato al mondo per lo studio e lo sviluppo di nuovi materiali per l’edilizia green: circa 5% del fatturato investito (15 milioni), 7.000 m2 di superficie dedicata, 9 laboratori specializzati in cui operano più di 140 ricercatori bioedili con 1.500 strumentazioni. In quest’ottica l’anno 2021 ha visto nascere Color Collection, la nuova proposta di pitture e resine decorative eco-compatibili, coordinate in una palette di 150 colori e 15 texture materiche per la decorazione d’interni. L’architettura e l’interior design hanno, in tal modo, uno strumento impareggiabile per interpretare le tendenze, le sensibilità e le richieste di personalizzazione. Tutte le superfici sono coinvolte: pareti e pavimenti, interni ed esterni, legni e intonaci. Dai toni pastello alle tinte più intense, Color Collection consente di combinare le tonalità in modo armonico. La ricerca estetica, però, non dimentica la sostenibilità: i colori sono formulati con pigmenti di alta qualità combinati con oli e principi attivi naturali. I MICROCEMENTI DI IDEAL WORK ALLA CONQUISTA DEL MONDO Dall’incontro tra Maurizio Pontello e Luca Seminati, il primo ex posatore con decenni di esperienza nel settore e il secondo commerciale e tecnico, scaturisce nel 1996 l’idea di fondare Ideal Work a Vallà di Riese Pio X, una piccola località in provincia di Treviso. L’obiettivo era quello di introdurre il concetto di qualità del calcestruzzo, e oggi si può dire che sia stato centrato, se dopo 25 anni Ideal Work è leader europeo nel settore delle pavimentazioni e degli intonaci stampati in calcestruzzo, con una presenza in oltre 25 paesi nel mondo. Oggi Luca Seminati è direttore vendite dell’azienda e Maurizio Pontello direttore tecnico: “Sul fronte dello sviluppo vediamo una costante crescita del mercato del calcestruzzo decorativo”, affermano a due voci, “soprattutto all’estero, dove l’estetica e le performance delle nostre soluzioni sono sempre più apprezzate. Nel 2020 abbiamo deciso di crescere ulteriormente entrando a far parte di Bostik, multinazionale francese specializzata nella produzione di adesivi, preparazioni di superfici per muri e pavimenti, sistemi di impermeabilizzazione, sigillanti, attiva in Europa, Nord America e Asia, e parte del gruppo Arkema. Grazie a questa integrazione”, confidano, “abbiamo la possibilità di migliorare la nostra area Research & Design e offrire soluzioni integrate e innovative”. I numerosi progetti internazionali che hanno adottato le soluzioni proposte da Ideal Work testimoniano questa continua crescita: “Microtopping è il fiore all’occhiello delle nostre soluzioni”, spiegano Seminati e Pontello, “in soli 3 mm di spessore è in grado di rivestire qualsiasi superficie, orizzontale e verticale, donando continuità. È personalizzabile in una grande varietà di colori ed effetti. L’architetto Robert Konieczny lo ha scelto per la sua abitazione, Konieczny’Ark (Wallpaper Design Awards 2017) e per From The Garden House, una residenza contemporanea in Polonia il cui progetto è ispirato dal giardino. O, ancora, il Museo Zoya vicino a Mosca, un progetto di Architectural Buro A2M, e lo Ucca Design Art Museum in Cina a firma di Open Architecture.”

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Mai come in questi mesi abbiamo compreso il significato di vivere in case ben progettate, confortevoli e salubri. Le case di Marlegno sono costruite con cura scegliendo materiali naturali rinnovabili e applicazioni tecnologiche per creare un ambiente accogliente, silenzioso e sicuro. Tutto questo significa garantire la qualità dei luoghi in cui viviamo, ponendo al centro l’uomo, il suo benessere e quello del pianeta: un investimento che ripaga nel tempo. Non perdere l’occasione di scoprire quanto sia facile migliorare il tuo modo di abitare.

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Yoku SH diventa Yoku Spa Effe presenta il nuovo sistema wellness ispirato alla foresta: YOKU Spa, evoluzione dell’iconico Yoku SH, disegnato da Marco William Fagioli, che si caratterizza per l’ampio spazio doccia tra la sauna e il bagno turco, attrezzato con un soffione da 30 centimetri e doccetta a mano. Il Supersalone è per Effe, azienda internazionale, che produce sistemi wellness, in particolare saune e hammam, sviluppati rispettando la tradizione dei riti antichi, l’occasione per presentare il suo nuovo sistema wellness YOKU Spa, disegnato da Marco Wiliam Fagioli. Evoluzione della ormai iconica Yoku SH, premiata con il German Design Award 2021, il nuovo sistema YOKU Spa è caratterizzato dalla presenza di un ampio spazio doccia tra la sauna e il bagno turco. Se nel progetto Yoku SH il soffione è un elemento integrato nello spazio hammam, nella nuova versione spa il beneficio rigenerante e tonificante della doccia diventa un momento centrale dell’esperienza con uno spazio dedicato. Attrezzato con soffione da 30 cm di diametro e

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doccetta a mano, lo spazio doccia è immaginato senza porta per regalare massima facilità di accesso e libertà di movimento. Le dimensioni importanti – 444 x 170 x h. 214 – e la completezza del sistema, che integra i tre riti fondamentali legati al benessere dell’acqua e del calore, rendono YOKU Spa particolarmente adatta a spazi wellness dI prestigiosi hotel e resort, oppure a residenze private che contemplino un’area benessere raffinata e super confortevole. Punto di forza di Effe è, infatti, la capacità di adattare la tecnologia alle situazioni più diverse, dai grandi spazi pubblici a piccole spa ‘en suite’ di prestigiosi alberghi internazionali, rispettando il contesto naturale e architettonico per dare il

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“senso del luogo” all’esperienza di benessere. Come tutta la linea Yoku, anche YOKU Spa mantiene il design essenziale in cui gli elementi verticali in legno naturale suggeriscono l’idea di essere “immersi” in una foresta di alberi, L’ispirazione, da cui deriva il suo nome, guarda a un ramo particolare della medicina naturale giapponese chiamato shinrin-yoku, o “bagno nella foresta”, pratica che si basa sul principio che l’immersione profonda nella natura abbia sorprendenti effetti benefici sulla salute. Elemento distintivo di tutti i sistemi Yoku è sempre la presenza di grandi vetrate in vetro temperato fumé da 8 mm, anche disponibile con libreria a giorno attrezzata con ripiani in lamiera di acciaio ossidata. Anche nella versione YOKU spa, la struttura è realizzata con pannelli strutturali in legno naturale ad alte prestazioni, sui quali vengono applicate le differenti finiture: doghe in legno naturale nella sauna e rivestimenti in grès per il bagno turco e la doccia (Calacatta Gold Extra e Fior di Bosco Tortora).

Gli ingenti investimenti destinati dall’azienda alla ricerca di prodotto e all’innovazione tecnologica in ottica 4.0, (500mila euro nel solo 2020), permettono di garantire ad ogni realizzazione firmata Effe standard tecnologici all’avanguardia. Nello specifico, tutti i materiali sono ecocompatibili. Non è utilizzato alcun elemento in plastica, e le tre finiture proposte in legno di prima qualità (aspen termotrattato, legno massiccio termotrattato e noce canaletto) non provengono da deforestazione. Il processo produttivo di YOKU Spa è interamente realizzato nello stabilimento di Cesena. Come sempre accade, questo rende possibile realizzare anche particolari versioni site specific, disegnate su misura per assecondare le più diverse esigenze progettuali. Effe, dopo aver registrato un 2019 a 13,8 milioni di euro e un 2020 a quasi 13 milioni, reggendo bene l’impatto della pandemia, per l’anno in corso stima di raggiungere i 16 milioni di fatturato.

A sinistra dall’alto, ‘Yoku Spa G’ e ‘Yoku Spa D’ entrambi i sistemi, disegnati da Marco W. Fagioli, sono formati da sauna+doccia+bagno turco in Aspen termotrattato, finiture ceramica per la parte doccia e bagno turco grès Calacatta Gold. Vetri temperati chiari 8mm. Dimensioni cm 444 x 170 h. 214. ‘Yoku Spa D’ ha lato sauna porta in legno, lato hammam porta in vetro. ‘Yoku Spa G’ ha entrambe le porte in vetro. In apertura, ‘Yoku Spa S’ per il design di Marco W. Fagioli. Sistema sauna+doccia+bagno turco in Aspen termotrattato, finiture ceramica per la parte doccia e bagno turco grès Calacatta Gold. Vetri temperati chiari 8mm. Mensole in acciaio decappato e montanti in legno per le vetrate. Dimensioni cm 444 x 170 h. 214

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Alpac

Con Shopping-Live l’esperienza di acquisto diventa ‘phygital’ Nasce un rivoluzionario modo di fare shopping che, grazie ad una piattaforma digitale e all’alta tecnologia di innovativi visori, indossati da un personal shopper dedicato, proietta l’utente in negozio per un’esperienza ‘live’ del proprio acquisto, da effettuare comodamente da casa o in qualsiasi posto ci si trovi. ALPAC, che nei suoi dieci anni di vita ha ampliato l’attività dalla stampa digitale ad un vero e proprio ‘retail total look’ per brand di alta gamma, dopo aver superato i 7 milioni di euro di fatturato nel 2019, ha attraversato la pandemia e il suo impatto sul retail continuando a investire e tornando a crescere nei primi mesi del 2021. “ALPAC ha un’anima attiva – afferma Mauro Oliva CEO di ALPAC e Zelo21 – per questo motivo anche nel 2020 abbiamo avviato diversi progetti, dalla nuova esperienza di acquisto ShoppingLive all’apertura di due negozi fisici a Milano e

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Brescia da affiancare al già esistente e-commerce Zelo21; fino allo sviluppo della prima carta da parati in puro denim che sarà distribuita da una multinazionale in tutto il mondo. Ora che il mercato si sta riprendendo siamo certi che tutte queste iniziative si affermeranno sempre più”. L’attività dell’azienda, che collabora soprattutto con brand del fashion di alta gamma come Armani, Prada, Zegna e Moschino, solo per citarne alcuni, si è sviluppata fino ad offrire un ‘retail total look’ curando, a livello internazionale, allestimenti, eventi, sfilate, installazioni e vetrine di negozi.

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ALPAC, come general contractor, ha realizzato il nuovo store milanese di Seventy e quello di North Sails all’interno di Green Pea, nuovo centro total green dell’imprenditore italiano Farinetti. Obiettivo dell’azienda è coinvolgere sempre più anche altri settori del lusso come il design, per il quale ha realizzato diversi allestimenti/installazioni in occasione delle passate Design Week milanesi, il beauty, l’automotive (con partner come Ferrari a cui ha fornito particolari pensiline retroilluminate) e il wine&food gourmet. “Andare sempre avanti è la nostra filosofia, è ciò che ci ispira a sperimentare, a dare forme sempre inedite alle idee dei nostri clienti e nuova vita a ogni materiale”, prosegue Oliva. Frutto di questo approccio è Shopping-Live un rivoluzionario modo di fare acquisti che si rivolge ai diversi settori dell’alto di gamma. Si tratta di un portale tramite il quale è possibile entrare virtualmente negli store più importanti dei brand presenti e, con l’ausilio di particolari visori indossati dal personal shopper, osservare le proposte nel dettaglio grazie all’alta qualità delle immagini garantita dalla tecnologia integrata, in continuo aggiornamento.

Usufruire del servizio è semplice: basta collegarsi al portale shopping-live.com da pc, tablet o smartphone, selezionare il brand o la categoria di interesse, avviare la videochiamata e, alla fine dell’esperienza, procedere direttamente all’acquisto senza dover uscire dal portale. “Quello che offriamo – sottolinea il CEO – è un giusto mezzo tra l’esperienza fisica in negozio e quella dell’online, a volte percepita come troppo ‘distaccata e fredda’, garantendo una maggiore vicinanza e assistenza al cliente nell’intero processo di selezione e ordine, senza rinunciare alla comodità dell’acquisto ‘a distanza’, molto apprezzato dal consumatore già in tempi non pandemici e destinato ad affermarsi sempre più anche in futuro”. Sebbene appena nato, il progetto è stato recepito con molto interesse. “Siamo in fase di ‘demo’ con noti brand della moda, dell’arredo e del food - anticipa l’imprenditore - e diversi sono i brand che hanno già siglato un accordo con noi: Harmont&Blaine, North Sails e Wineria, nota enoteca milanese che seleziona esclusivamente vini di pregio provenienti perlopiù da piccoli produttori”.

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Perdormire

Perdormire amplia la produzione per crescere nel ‘sistema letto’ Il marchio toscano del bedding è pronto a investire nell’ampliamento della produzione per incrementare la quota del ‘sistema letto’. In arrivo un nuovo stabilimento ad hoc e nuovi monomarca in Italia. Perdormire guarda avanti e, forte di un primo semestre a +26,4% sullo stesso periodo del 2019 e a +37,4% sul 2020, quando il Gruppo aveva chiuso l’anno a quota 90 milioni di euro di fatturato, investe in nuovi monomarca, soprattutto in Italia, e in infrastrutture per incrementare la propria capacità produttiva relativa al sistema letto, considerato elemento trainante sui mercati e in grado di spingere la crescita. Oltre ad intensificare il peso del sistema letto per quanto concerne le quote di venduto del canale Retail, già passate dal 42,5% del 2019 al 52,5% del 2020, l’inten-

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zione nel prossimo futuro è di lanciare un nuovo stabilimento ad hoc per la produzione di strutture letto. “Siamo soddisfatti delle performance raggiunte considerando che lo scenario del Q1 2021 è stato, per assurdo, più complesso di quello del Q1 2020 – commenta Paolo Luchi Head of Sales & Marketing di Perdormire - a causa delle chiusure disomogenee tra regioni italiane e a livello internazionale”. Per l’azienda, che punta a chiudere l’anno in corso a più di 100 milioni di euro (+18% sul

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2020, +35% sul 2019), l’export rappresenta il 35%. In Europa, mercato principale dopo quello domestico, Perdormire ha due poli maggiormente attrattivi: un blocco Ovest rappresentato principalmente dalla Francia e un blocco Est formato da Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, cui si aggiunge il Far East rappresentato in particolar modo dalla Cina. “Ad oggi all’estero siamo presenti con modelli distributivi diversi – spiega Luchi – attraverso rivenditori plurimarca indipendenti o con importatori che a loro volta distribuiscono il prodotto sul mercato locale, ma siamo pronti a debuttare a Malta con il nostro primo shop basato sul progetto distributivo della Retail Italia. L’Italia si conferma la piazza principale, infatti il piano di espansione ha visto l’inaugurazione di 9 nuovi monomarca dall’inizio dell’anno, ai quali seguiranno ulteriori 7 aperture entro la fine del 2021. Tutte le nuove aperture seguono le linee guida progettuali del piano triennale di rebranding della rete vendita, lanciato nel novembre 2020, secondo il nuovo concept affidato allo studio Duccio Grassi Architects. Prosegue anche il rebranding del logo, che è stato disegnato dallo Studio Novembre con il cambio di insegna su tutto il territorio nazionale che sarà completato entro l’inizio del 2024. Un retail che si integra sempre più con il digitale, con la possibilità, dopo la visita e consulenza in negozio, di effettuare il check out da casa attivando la realtà aumentata. “A breve – anticipa il manager – il cliente potrà anche modificare il sistema letto prescelto da casa, cambiandone dimensioni e colore in totale libertà prima di pro-

cedere con l’acquisto. Da noi l’omnicanalità è un concetto concreto per cui il cliente può avviare l’acquisto in-store e chiuderlo online o viceversa”. Gli investimenti dell’azienda in ottica digitale sono anche diretti alla gestione del processo produttivo: “Stiamo per introdurre il nuovo sistema ERP end-to-end che favorirà la tracciabilità del prodotto in tutta la supply chain, dalla ricezione della materia prima all’ingresso del prodotto nella casa del cliente”. Infine, sul fronte della sostenibilità, Perdormire prosegue il suo approccio ingegneristico per lo smaltimento dei prodotti a fine vita. Ne è un esempio la tecnologia brevettata Vacusan, un macchinario per mettere sottovuoto e sanificare il prodotto da smaltire.

Sopra, Paolo Luchi, Head of Sales & Marketing di Perdormire A sinistra, il concept store di Pistoia, primo esemplare del nuovo layout disegnato da Duccio Grassi Architects In apertura, letto matrimoniale Cloe, personalizzabile e customizzabile scegliendo rivestimento, colore, piedini e rete

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nautica

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nautica di Maria Elena Molteni

È il momento della NAUTICA Cannes, Genova, Monaco, Barcellona, Southempton, Fort Lauderale e Amsterdam: le fiere della ripartenza

S

Scorcio del Salone Nautico di Genova

e i dati del quarto trimestre 2021 confermassero la fascia superiore di stima, l’industria italiana della nautica tornerebbe a toccare i livelli massimi di fatturato raggiunti nel biennio 2007/2008. Questo significa che potrebbe crescere fino a +28,8% e portarsi a un valore complessivo di 6 miliardi. Nella stima più prudenziale la crescita potrebbe essere +18,8% a 5,5 miliardi di euro. Con una media dunque del +23,8%, la crescita del comparto va molto oltre il rimbalzo successivo al lockdown registrato dall’industria italiana, spiega Stefano Pagani Isnardi, dell’Ufficio Studi di Confindustria. A spingere in particolare la crescita è l’export della cantieristica, che nei primi sei mesi dell’anno ha toccato i 2,8 miliardi di euro, i portafogli ordini di superyacht, che per molti operatori coprono il prossimo triennio, e l’ottima performance dei comparti dell’accessoristica nautica e dei motori marini. Intanto, come evidenzia la nuova edizione del rapporto ‘La Nautica in Cifre LOG’, il fatturato globale dell’industria nautica si è attestato nel 2020 a 4,66 miliardi di euro, con una crescita pari all’1,36% per il comparto della produzione cantieristica, determinata dalla riapertura anticipata delle attività industriali. La componentistica (accessori nautici e motori marini) ha invece segnato nel 2020 una flessione media dell’8,7%, generata principalmente dagli effetti della chiusura delle attività produttive nei primi mesi di lockdown, con l’interruzione delle catene di approvvigionamento delle forniture e delle filiere logistiche connesse. Buoni i numeri sul fronte dell’occupazione: +2,4% gli addetti effettivi, che superano le 24.000 unità, e l’aumento del peso del contributo al Pil da parte dell’industria nautica, in crescita dal 2,22‰ al 2,37%. “E’ un momento magico per le esportazioni italiane ma anche per il valore aggiunto della nostra manifattura” sottolinea Marco Fortis (Fondazione Edison – Università Cattolica). Nei primi sei mesi dell’anno, tra i Paesi dell’Euro, “l’Italia è quella SETTEMBRE/OTTOBRE 2021 PAMBIANCO DESIGN

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con la crescita più forte non solo a livello di Pil, dove siamo più o meno alla pari con la Francia, ma soprattutto nella manifattura, con +11% di crescita acquisita nei primi sei mesi dell’anno”. In calo invece il leasing che, nel periodo gennaio – luglio 2021, ha totalizzato 175 nuovi contratti dal valore di 136 milioni di euro (-57,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Il taglio medio delle operazioni si dimezza e si attesta a 777 mila euro. La stima di Assilea è che la riduzione, dovuta alla riforma del leasing voluta dalla Commissione Ue, farà perdere 40 milioni di gettito DUE PREMIERE PER FERRETTI GROUP E intanto i campioni della nautica sfoggiano gli ultimi nati. Due le premiere per Ferretti Group: il 68’ Diable e il Pershing 6X. La prima è l’ammiraglia Riva varata lo scorso luglio. Nuovissimo l’hard top dal design lineare e pulito, in cui scompaiono alla vista gli elementi tecnici e tecnologici, che protegge e ripara le zone centrali e quindi l’area pranzo e la stazione di comando del ponte principale. Lo yacht è dotato anche di tettuccio apribile in due direzioni (fronte marcia e contromarcia). Il layout del ponte inferiore presenta 3 cabine per 6 ospiti, disposte intorno a un’area open space con galley e dinette. La master cabin a centro barca, cabina doppia con letti singoli a sinistra, VIP a prua. Come tutta la produzione Riva degli ultimi 27 anni, Riva 68’ Diable nasce dalla matita di Mauro Micheli, fondatore con Sergio Beretta di Officina Italiana Design, in collaborazione con il Comitato Strategico di Prodotto e la Direzione Engineering di Ferretti Group. Pershing 6X può raggiungere 48 nodi di velocità massima. È compatto, lungo 18,94 metri (62’ circa) e largo 4,80 metri (16’ circa), frutto della collaborazione con lo studio di design di Fulvio De Simoni. La forma del profilo è affusolata del profilo e le grandi vetrate a scafo inondano di luce naturale tutti gli ambienti sottocoperta. Nuove le forme del grande prendisole di poppa, il tavolo in carbonio e teak dell’area dining in pozzetto e la chaise longue a proravia, con schienale reclinabile. Ferretti Group ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con ricavi che hanno toccato i 457 milioni di euro, in crescita del 78% rispetto al primo semestre del 2020. L’Ebitda si è attestata a 53 milioni di euro, arrivando quasi a quadruplicare il valore ottenuto nello stesso periodo del 2020 (13,5 milioni di euro). L’utile è salito a quota a 23 milioni di euro (2,6 milioni nel primo semestre 2020) superando il risultato di tutto il 2020 (22 milioni di euro) A giugno 2021 l’order intake ha raggiunto un valore di 493 milioni di euro, rispetto ai 181 milioni rilevati a giugno 2020, facendo lievitare il portafoglio ordini a quota 817 milioni. L’ASIMMETRICO SOTTO I 30 MT LA NOVITA’ DI SANLORENZO L’asimmetrico SL90A è la novità di punta di Sanlorenzo che consolida in dimensioni più contenute rispetto alle sister ship (SL96A, SL102A, SL120A) il tema dell’asimmetria su uno yacht sotto i 30 metri, mantenendo il solo passavanti sul lato di dritta ed eliminando quello sinistro, che viene portato sul tetto della struttura, ampliando il salone sul main deck e garantendo così di avere maggiore spazio e luminosità con vetrate laterali a tutt’altezza, che sul lato sinistro affacciano direttamente sul mare. Cabina armatoriale e salone del main deck si trovano alla stessa quota, soluzione normalmente presente su imbarcazioni di dimensioni maggiori. La cabina armatore beneficia di un accesso dedicato alla zona di prua mentre fly e zona di prua sono collegati fra di loro, e accolgono un ampio prendisole integrato nella sovrastruttura a tutto baglio. SL90A ha anche vetrature ‘One Way’ che, risultando cromaticamente simili allo scafo esternamente, smaterializzando così la percezione dei vuoti e rafforzando il senso di pulizia e continuità estetica. Il cantiere ha chiuso i primi sei mesi dell’anno

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con ricavi netti derivanti dalla vendita di nuovi yacht a 263,6 milioni di euro, +43,2% rispetto al primo semestre del 2020 L’Ebitda rettificato a 40,4 milioni (+56,8%), mentre l’utile è stato di 21,2 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto al primo semestre 2020. Il gruppo ha anche rivisto al rialzo delle stime, con una crescita a doppia cifra delle principali metriche, favorita da un portafoglio ordini che ha raggiunto un valore di 1.011,8 milioni di Euro al 31 agosto 2021, prima dell’apertura della stagione dei saloni nautici. AZIMUT BENETTI, DECK A CASCATA SUL MARE Azimut Grande Trideck + One è la più importante novità firmata Azimut che al Salone Nautico di Genova ha vinto il Design Innovation Award 2021 nella categoria superyacht sopra i 24 metri. La nuova ammiraglia propone un nuovo modo di vivere l’area living con la Sea View Terrace, ponte intermedio rialzato a poppa che si pone tra i tradizionali ponti di un trideck, creando un effetto a cascata, dal sundeck al mare. Con questo innesto le terrazze diventano 4. Un ulteriore spazio creato dal ponte intermedio è il Private Patio, che resta nascosto e offre privacy anche in porto. Ma intanfo, con un valore della produzione pari ad 850 milioni di euro, in crescita di 100 milioni rispetto all’anno precedente, il Gruppo Azimut|Benetti negli ultimi 6 mesi ha consegnato un totale di 245 imbarcazioni tra i due marchi Azimut Yachts e Benetti. Circa 570 milioni degli 850 complessivi, riguardano imbarcazioni sopra i 24 metri. Il portafoglio ordini è triplicato rispetto alla stagione precedente: 1 miliardo e 200 milioni di euro, di cui circa 900 riguardano modelli superiori ai 24 metri. La “sfida più grande” ora, ha fatto sapere il gruppo, è “proseguire nella ricerca in tema di sostenibilità ambientale”. Raggiunto definitivamente il traguardo di ridurre i consumi (fino almeno al 40%) e di conseguenza le emissioni grazie all’uso di carbonio, carene e propulsioni ottimizzate, “stiamo lavorando a ulteriori soluzioni tecniche per offrire imbarcazioni sempre più rispettose dell’ambiente”. E proprio in tema di Ricerca e Sviluppo il Gruppo conferma investimenti triennali per oltre 100 milioni di Euro. THE ITALIAN SEA GROUP RADDOPPIA I RICAVI Risultati record anche per The Italian Sea Group che chiude il primo semestre dell’anno con un utile che passa da 994mila euro a 4,6 milioni, mentre raddoppiano i ricavi: da 40,6 milioni a 81 milioni di euro. Il valore complessivo dei contratti in essere relativi a yacht non ancora consegnati alla clientela al 30 giugno 2021 è pari a 452,5 milioni di euro. Il gruppo ha da poco consegnato il nuovo motor yacht Tecnomar EVO120, il cui main deck ospita la sala da pranzo con annessa zona living e la zona kitchen. Il sundeck ospita un grande lounge area con piscina “infinity” parzialmente vetrata, una zona bar con cucina outdoor e la timoneria di comando. Nel lower deck la cabina armatore a tutto baglio, una cabina vip e due cabine guest. A prua si trova l’area dedicata all’equipaggio mentre a poppa si trova una zona di storage per toys e tender fino a 4,5 metri. La velocità massima di crociera del motor yacht è stimata a 20 nodi “Tutto questo è stato possibile – ha spiegato Giovanni Costantino, founder & Ceo di The Italian Sea Group – grazie ad un posizionamento di eccellenza sul mercato, come dimostra la focalizzazione su yacht di lunghezza fino a 100 metri, facendo leva allo stesso tempo su accordi di collaborazione con prestigiosi marchi del settore lusso, quali Automobili Lamborghini e Giorgio Armani”. Anche per Tisg conferma della guidance relativa all’esercizio 2021, ma con la precisazione che verrà centrata la parte alta della forchetta dei valori indicati (ricavi netti di 160-170 milioni, Ebitda Adjusted di 25-26 milioni). 156

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Ferretti, il Nuovo Pershing, lungo 18,94 metri, colpisce l’aspetto slanciato e sfilante. La grande novità riguarda la plancia di comando realizzata da un cruscotto unico con pannelli di comando in fibra di carbonio

L’asimmetrico SL90A è la novità di punta di Sanlorenzo che consolida in dimensioni più contenute rispetto alle sister ship (SL96A, SL102A, SL120A) il tema dell’asimmetria su uno yacht sotto i 30 metri

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Azimut Trideck + one è l’ammiraglia della Collezione Grande di Azimut Yachts, modello rivoluzionario e dal design altamente innovativo, caratterizzato da un inedito “ponte extra”

Tecnomar EVO120 , brand di The Italian Sea Group, rappresenta la perfetta sintesi tra stile e funzionalità, efficienza ingegneristica e design all’avanguardia

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cover story

Courtesy of Uprise Art (www.upriseart.com)

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cover story

di Giulia Mauri

Adrian Kay Wong. La misurata intimità DELL’ORDINARIO

“I

l flusso e riflusso delle onde, il lento strisciare della luce attraverso una finestra, lo sventolio gentile di una tenda: sono spesso attratto da queste scene di singolare movimento, se non per la discreta intimità di quell’istante, forse per la loro capacità di rallentare la nostra esperienza del tempo”. Nel tentativo di racchiudere e preservare quella breve caducità, Adrian Kay Wong dipinge spazi domestici spesso privi di abitanti, ma ricolmi di tracce della loro presenza: una tazza da tè lasciata vicino a una finestra al mattino, un bicchiere di vino la sera, un’arancia rimasta sul davanzale. Contraddistinti dai cambiamenti cromatici della luce, i dipinti di Wong trasportano lo spettatore in una giornata simbolica, mentre l’orologio appeso al muro e il persistente spostamento del Sole da est a ovest echeggiano il passare del tempo. Un ticchettio reso tramite sagome ripetute e motivi ricorrenti. Un’allitterazione visiva che consente all’artista di esplorare a fondo le relazioni tra colore, composizione e forma, mentre il rapporto tra soggetto primario, contesto e dettagli è livellato mediante una deliberata piattezza della superficie pittorica, animata da sottili dinamismi. Il medesimo impianto strutturale è sotteso anche alla nuova serie presentata all’interno della mostra personale ‘Close to Home’, allestita dalla galleria online Uprise Art. Opere in cui a essere scoperte e glorificate sono scene di vita quotidiana per di più trascurate: sedentarie, talvolta mondane, malinconiche. Nato nel 1991 e cresciuto nella baia di San Francisco, Wong si è laureato alla School of the Art Institute of Chicago nel 2013. Ad oggi, vive e lavora a Los Angeles, in California.

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colophon MAGAZINE

Direttore Responsabile David Pambianco Redazione e Collaboratori Paola Cassola, Valentina Dalla Costa, Antonella Galli, Andrea Guolo, Giulia Mauri, Maria Elena Molteni Grafica e Impaginazione Mai Esteve, Lucrezia Alfieri Coordinamento Paola Novati Cover Project Anna Gilde Pubblicità Martina Leoni Contatti design@pambianco.com adv@pambianco.com abbonamenti@pambianco.com Telefono 02.763.886.00 Tipografia Starprint Srl - Bergamo Registrazione Tribunale di Milano n. 62 del 29/02/2016 Proprietario ed Editore Pambianco Srl Corso Matteotti 11 - 20121 Milano Costo dell’abbonamento annuale: 69 euro Abbonamento (spedizione con corriere espresso) Per abbonarti alla rivista cartacea vai su: magazine.pambianconews.com

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