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ARTE E DESIGN, AZIENDE ISPIRATE

COVER BY NIV ROZENBERG

ANNO V- N°1 FEBBRAIO/MARZO 2020 5 EURO

DESIGN SPECIALE OUTDOOR

Analisi, arredo e pergole

MERCATI

Il Vietnam è un’opportunità

SCENARIO

Tessile e carta da parati

Massimiliano Locatelli

INTERVISTA


Ph. Giovanni Gastel

EXTRASOFT, FLOYD TABLE, ILE TABLE . WWW.LIVINGDIVANI.IT


TAVOLO TREBLE SEDIE GIÃ’

RIFLESSI STORE: MILANO PIAZZA VELASCA 6 ROMA VIA PO 1H POLTRONCINE YORK NAPOLI VIALE KENNEDY 415/419 TAVOLINO LUMIERE BERGAMO VIA SUARDI 7 Designed and made in Italy LIBRERIA FREEWALL BARI P.ZZA GARIBALDI 75/A MADIA LINEA REGGIO CALABRIA C.GARIBALDI 545 riflessi.it LAMPADA PLANET TORINO C.SO TURATI, 82


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EDITORIALE

Il design si sposta outdoor di David Pambianco Quale che sia il lusso di domani, avrà molto probabilmente a che fare con un giardino. La chiave della vita all’aperto, infatti, sta caratterizzando ogni segmento del made in Italy e in modo particolare l’arredamento. A favorire il fenomeno è la presa di coscienza che la qualità del vivere si eleva attraverso un’iniezione di green nella propria giornata. Questo fattore si abbina alla costante crescita degli ultimi anni del mercato immobiliare e in particolare quello dell’alto di gamma, in cui giardini, piscine e ampi terrazzi sono diventati un must irrinunciabile di qualsiasi casa top che si rispetti. Senza contare che la parte in esterna, per lo stesso trend, è diventata una componente importante anche per il crescente numero di progetti contract di hotellerie di lusso sparsi nel mondo. Le aziende specialiste del settore ne hanno beneficiato e negli ultimi anni si sono affermate sul mercato con una riconoscibilità mai avuta prima. Ma questo scenario sta anche portando un ripensamento concettuale del posizionamento dei grandi marchi di alto di gamma, quelli che fanno maggiormente leva sulla simbiosi tra arredamento e qualità del vivere. Ecco che brand come Flexform, Meridiani, Giorgetti, Baxter e, in ultimo Cassina…. hanno annunciato il proprio esordio nell’outdoor. Il management di Cassina ha spiegato chiaramente le ragioni: “L’outdoor di alta gamma è una richiesta crescente da parte del contract, dall’hotellerie alla ristorazione di alto livello, fino ai resort e alle installazioni sulle spiagge; così come a livello di residenziale privato”. In sostanza, tutti voglio l’outdoor. E, soprattutto, quando si parla di progetti integrati e di dimensioni multiple. Insomma, non si tratta di un fenomeno passeggero, ma si può parlare di un cambiamento strutturale nel mercato. Del resto, l’introduzione di spazi esterni da coltivare, assaporare, vivere, è un trend che prende consistenza nel momento stesso della progettazione degli edifici: è a livello di costruzione immobiliare che l’outdoor ha superato l’idea di “costoso accessorio” per assicurarsi il ruolo di elemento essenziale per la vendita. Quanto il fenomeno sia strutturale lo provano anche le reazioni degli specialisti. I quali non temono l’ingresso sul mercato dei brand indoor. Anzi, al contrario. A sentire le reazione di chi, da sempre, ha prodotto oggetti destinati all’ambiente esterno, la fase attuale è l’occasione per rendere “istituzionale” un segmento fino a oggi ritenuto secondario. Del resto, un nuovo e più integrato rapporto con la natura si profila come la rivoluzione culturale di questo decennio. 12 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020


ph. Miro Zagnoli

Milano dal 1945

www.oluce.com


SOMMARIO 18

PRIMO PIANO

22

ATTUALITÀ Vittorio Grassi: Lo sport è un bel progetto

27

DOSSIER L’arte ispira

28 Tra scoperte e investimenti

34 Arte e design, aziende ispirate

42 L’arte strumento di vendita nel retail

50 Audrey Large,‘maker digitale’ 54 Massimiliano Gioni: La città, opera d’arte urbana

58

INTERVISTA Massimiliano Locatelli: Disegno un sogno ed è già realtà

66

SPECIALE OUTDOOR

66 Analisi: continua la scalata dell’arredo outdoor

68 Analisi: tecnologie e Ho.Re.Ca. spingono le pergole

72 L’outdoor prospera negli hotel

80 Intervista: Cassina perspective goes outdoor

84

MERCATI

84 Dante Brandi (Console italiano a

27 DOSSIER L’ARTE ISPIRA

Arte come ponte tra investimento e rischio, tradizione e futuro, cultura e messa in discussione dei suoi stessi dogmi. Spezza i confini tra pubblico e privato, contamina e si lascia contaminare. Ispira la moda e il design che la traducono in limited edition.

Ho Chi Minh): Il Vietnam è un’opportunità 88 D8, da Saigon a Milano

92 Edilizia progettata secondo natura

66

14 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2019

68

ANALISI

ANALISI

Continua la scalata dell’arredo outdoor

Tecnologia e Ho.Re.Ca spingono le pergole

Fatturati in crescita e marginalità buone per i mobili da esterni

Comparto da 1.244 milioni di euro nel 2018 (+2% sul 2017)


SOMMARIO

100

SPECIALE TESSILE

100 Il tessile scende, i leader no

In copertina

106 Mae Engelgeer, professione ‘textile designer’

110

SPECIALE CARTE DA PARATI Gioco di carte

116

OPENING

119

PRODOTTI

Outdoor

88 MERCATI / INTERVISTA D8, da Saigon a Milano

Debutto al prossimo Salone del Mobile per D8, diretto dal creativo Darren Chew per mostrare non solo le capacità artigianali, ma anche l’up-to-date delle collezioni made in Vietnam

Niv Rozenberg “Boswijck 01” Courtesy of the artist and Klompching Gallery, Brooklyn, NY www.nivrozenberg.com Cover story pag. 129

...ogni giorno sul web www.beauty.pambianconews.com

RIQUALIFICAZIONE URBANA

ADI Design Museum apre al pubblico a giugno 2020

16 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2019

PARLANO LE AZIENDE

Poltrona Frau e Lectra, una partnership vincente

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PRIMO PIANO

NEMO LIGHTING ACQUISISCE ILTI LUCE

Nemo ha acquisito dal Gruppo Signify (nuova denominazione di Philips Lighting) Ilti Luce di Torino, specializzata nell’offerta di apparecchi di alta gamma per i settori museali, retail e architetturali da esterno. Ilti Luce, realtà che ha registrato nel 2018 un fatturato di 5,8 milioni di euro e impiega 28 dipendenti, è stata tra le prime aziende italiane ad utilizzare illuminazioni a LED oltre 20 anni fa e, soprattutto, la fibra ottica, con cui ha partecipato alla realizzazione del Museo Egizio di Torino. Nel corso degli anni, Ilti ha lavorato a progetti importanti quali lo Smithsonian Institution di Washington, La Venaria Reale di Torino, l’Armani/Silos di Milano. “Il fatturato di Ilti Luce è stabile e legato soprattutto a progetti di outdoor e museali”, spiega Federico Palazzari, CEO di Nemo. Nemo, che ha messo a segno nel 2018 ricavi per 17,5 milioni, ha sottoscritto contestualmente all’acquisizione un contratto di fornitura per i prossimi due anni con il Gruppo Signify, per il quale Ilti Luce continuerà a collaborare anche se non più in forma esclusiva. L’operazione è in linea con la strategia di Signify, che mira a concentrare le proprie 18 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

produzioni sui sistemi, i servizi per i broad applications LED. “Siamo molto soddisfatti dell’acquisizione di Ilti Luce e del rapporto che è stato instaurato con il gruppo Signify – commenta Palazzari – L’ingresso di Ilti nel mondo Nemo rappresenta uno sviluppo importante, grazie al know-how unico e sofisticato di Ilti nell’illuminazione architetturale e outdoor. Siamo interessati a continuare a crescere nei settori museale, retail e outdoor, che ha portato Ilti a risultati così importanti”. Nessuna commento, invece, in merito al valore economico dell’operazione.

A MISSONI IL 100% DI T&J VESTOR Missoni ha consolidato la linea Missoni Home completando l’acquisizione del 100% delle attività operative di T. & J. Vestor. L’integrazione della società con il gruppo Missoni permetterà un ulteriore sviluppo della linea casa verso il segmento contract e hospitality, con una collezione completa di articoli, dalla biancheria per la casa ai tessuti, dalla carta da parati ai tappeti e le moquette, dagli imbottiti ai complementi d’arredo.

BEKO PUNTA A UN +10% NEL 2020 Dopo avere archiviato il 2019 con un fatturato di 150 milioni, in incremento dell’11% sull’esercizio precedente, Beko, società che opera nel settore degli elettrodomestici, punta a una ulteriore crescita sia in termini di giro d’affari (+10% a fine anno), sia in termini di posizionamento. Tra le novità 2020, ci sarà anche la presentazione di prodotti ‘slim’ perfetti per spazi piccoli.

A TRIBOO IL 51% DI LOVETHESIGN

Federico Palazzari

Triboo, gruppo attivo nel settore dell’e-commerce e dell’advertising digitale quotato sul mercato MTA, ha acquisito una quota di partecipazione pari al 51% del capitale sociale di LOVEThESIGN, società attiva nella commercializzazione online di mobili e complementi di arredo.


PRIMO PIANO

TORRE VELASCA PASSA A HINES, PROSSIMO OBIETTIVO ROMA Hines, player globale del real estate, ha finalizzato, da parte del fondo Hines European Value Fund (HEVF 1), il preliminare per l’acquisizione di Torre Velasca, asset immobiliare di 27 piani ad uso misto nel centro di Milano. Situato in Piazza Velasca, nella centrale zona Missori, Torre Velasca si sviluppa su oltre 20mila metri quadrati di uffici, residenze e negozi. Hines avvierà un intervento strutturato di completo rinnovamento e ammodernamento per

trasformare la torre in un asset immobiliare ad uso misto di alta qualità, con prevalenza di uffici anche attraverso un intervento di riqualificazione e rilancio della piazza. Intanto, fa sapere Mario Abbadessa, Senior Managing Director e Country Head per il Gruppo in Italia, Hines è pronto a investire 800 milioni di euro nei prossimi 24 mesi su Roma nei settori uffici e High street, soprattutto nel centro storico.

ADI DESIGN MUSEUM APRE AL PUBBLICO A GIUGNO 2020

L’ADI Design Museum aprirà al pubblico a fine giugno 2020: lo ha annunciato durante una conferenza stampa il presidente Luciano Galimberti, insieme al sindaco di Milano Giuseppe Sala e al presidente della Fondazione ADI Umberto Cambini. Il nuovo spazio avrà una superficie espositiva di 2.400 metri quadrati, cui si aggiungono 600 metri quadrati destinati ai servizi (foyer, caffetteria, bookshop), circa 1.500 metri quadrati di magazzini e circa 500 metri quadrati di uffici, dove ADI trasferirà nei prossimi mesi la sua sede. Ricavato

dalla ristrutturazione di un edificio di archeologia industriale del Novecento – ex deposito dei tram milanesi e successivamente impianto di distribuzione elettrica dell’Enel – in via Ceresio 7, è stato progettato dallo studio Migliore+Servetto Architects e da Italo Lupi, che ne ha disegnato anche la brand identity. Un’operazione fortemente voluta dal Comune di Milano, che ha investito 6,5 milioni di euro (altri 2 milioni sono stati messi da ADI) perché la storica Associazione del Disegno Industriale potesse finalmente diventare una sede museale.

Per Kartell manifesto di etica industriale Kartell presenta un vero e proprio manifesto industriale che pone al centro l’etica: responsabilità verso l’ambiente e attenzione alle buone pratiche di sostenibilità i suo diktat. L’impegno del brand nello studio e nella sperimentazione di materiali eco-friendly e performanti come il riciclato, il bio e il legno e l’unione delle più recenti tecnologie, come l’intelligenza artificiale, ha portato alla realizzazione della prima sedia ‘A.I’ in materiale riciclato che si avvale di un processo virtuoso che ripulisce l’ambiente attraverso il riutilizzo di residui industriali che tornano a essere materia prima.

Nuovi partner per Stefano Boeri Francesca Cesa Bianchi e Marco Giorgio, storici collaboratori di Stefano Boeri, sono i due nuovi partner dello studio. Entrambi architetti, seguono rispettivamente i progetti internazionali e nazionali.

Lema UK per lo show flat di The Makers Con The Makers, nuovo sviluppo residenziale nascosto da City Road tra la dinamica area di Shoreditch e il distretto finanziario della City di Londra, Lema si riconferma punto di riferimento nella capitale britannica nel settore delle grandi forniture contract. Il complesso composto da due building, di cui una torre che raggiunge i ventotto piani ospita 175 residenze, dal monolocale ad appartamenti da una a tre camere da letto oltre ad alcune dimore duplex, con 42 varianti di layout. Lema per la prima volta sul mercato britannico offre ai nuovi proprietari la possibilità di acquistare un pacchetto completo per l’arredo usufruendo del servizio di progettazione su misura che Lema offre nel flagship store di King’s Road nel cuore di Chelsea.

Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 19


PRIMO PIANO

NUOVO POLO PER MILANO NELLE EX ACCIAIERIE FALCK Un nuovo progetto sta per far rinascere l’area delle ex acciaierie Falck di Sesto San Giovanni, ormai trasformate in un cantiere a cielo aperto da oltre dieci anni. A raccogliere la sfida, il colosso americano dell’immobiliare Hines e il gestore di fondi immobiliari Prelios, con il supporto di Intesa Sanpaolo che finanzia gran parte dell’operazione. L’intera operazione, che richiederà un intervento di diversi anni, vale circa 4 miliardi di euro. Al momento si parte

con 500 milioni, metà capitale di Hines e metà finanziamento da 250 milioni di euro a 7 anni da parte della banca milanese. Le novità di progetto prevedono un parco di 500mila metri quadrati e, soprattutto, abitazioni in affitto per anziani, studenti e giovani famiglie che garantiscano una sostenibilità economica. Sarà possibile abitare questa nuova città da 15mila abitanti a partire dal 2025.

SCALO PORTA ROMANA, PRONTO IL BANDO

Sarà lo scalo di Porta Romana ad aprire la marcia della rigenerazione urbana che nei prossimi dieci anni riguarderà Milano e coinvolgerà gli ex scali ferroviari per una superficie di circa un milione di metri quadrati, il 65% dei quali sarà destinato ad aree verdi. Il bando di vendita per lo scalo Romana sarà lanciato la prossima settimana, a giugno sarà scelto l’investitore/sviluppatore. Due anni dopo apriranno i cantieri con l’obiettivo di consegna per metà 2025, in tempo per le Olimpiadi Invernali del 2026. Non ci sono ancora cifre ufficiali per la vendita dei terreni dell’ex scalo ferroviario, di proprietà di ferrovie dello Stato, ma il valore potrebbe aggirarsi, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, tra i 70 e i 100 milioni di euro. Il progetto prevede una nuova stazione,

che recupererà gli edifici attuali vincolati, e percorsi pedonali. Un manto verde coprirà cento metri di linea per collegare il quartiere. Un parco dominerà nove ettari dell’area scelta per ospitare il villaggio olimpico che, probabilmente, si svilupperà in cinque edifici di massimo sette piani ciascuno da riconvertire in studentato.

20 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

Nh Hotel, accordo per 8 immobili Boscolo Dopo l’acquisizione da parte di Covivio di otto alberghi di fascia alta precedentemente appartenenti al portfolio Boscolo, l’operatore immobiliare e Nh Hotel Group hanno raggiunto un accordo per la gestione delle strutture alberghiere. Il contratto ha una durata iniziale di 15 anni, prorogabile a un periodo non inferiore a 15 anni a discrezione di Nh Hotel Group. Il rebranding degli hotel avrà luogo alla chiusura dell’accordo, fatta eccezione per gli hotel di Firenze e Nizza, attualmente in ristrutturazione, che passeranno sotto la nuova insegna rispettivamente entro giugno 2020 e gennaio 2021.

Nexxt, nuovo headquarter Fastweb a Milano Presentato ufficialmente Nexxt, il nuovo headquarter milanese di Fastweb. Situato in Piazza Adriano Olivetti, nella zona sud di Milano, il nuovo headquarter ospiterà a regime, entro i primi mesi del 2020, circa 1.400 persone. L’edificio ha una superficie complessiva di oltre 18mila metri quadrati e si colloca all’interno dell’area “Symbiosis”, il progetto della società immobiliare Covivio volto alla trasformazione dell’ex area industriale adiacente alla Fondazione Prada, tra via Gargano e via Adamello, in un polo attrattivo e a basso impatto ambientale.

Al via la riqualificazione dell’ex Garage Sanremo E’ stata approvata dal Comune di Milano e dalla Soprintendenza la proposta preliminare di riqualificazione dell’area abbandonata dell’ex garage Sanremo: sarà realizzato un nuovo albergo dalle dimensioni simili al tessuto urbano preesistente. Verrà inoltre ceduta e sistemata l’area a verde di via Scaldasole, già utilizzata oggi come giardino condiviso a servizio dei cittadini.


PRIMO PIANO

Nasce Art Share per acquistare l’arte in quote Art Share è la prima piattaforma online che consente di acquistare e collezionare opere d’arte grazie a una partizione del valore in quote.

Luoghi Sos-pesi, in mostra il recupero di immobili Tutto è iniziato con una mostra fotografica per Arte Fiera 2020 e Art City Bologna, denominata ‘Luoghi Sos-pesi’ e dedicata a immobili abbandonati in Emilia Romagna. Le immagini scattate dall’artista Luca Maria Castelli hanno attratto cinquemila persone, accorse nella sede di Fondazione Carisbo a Bologna per ammirare l’esposizione curata da Simona Pinelli e promossa da un’associazione, Re-Use With Love, che ha nel nome la propria mission. Tra le immagini esposte, i bolognesi hanno ritrovato luoghi che ben conoscevano e che sono ancora in attesa di una nuova destinazione, spesso abbandonati a loro stessi, come il cinema Modernissimo, e Villa Ghigi. Tra questi, anche una ex cabina Enel ai Giardini Margherita che riprenderà vita anche grazie alla vendita delle fotografie, che hanno trovato tutte un acquirente. L’immobile rinascerà attraverso un’operazione di rigenerazione urbana condotta dallo studio di architettura Mca di Mario Cucinella, che ha interpretato in chiave architettonica l’innovazione sociale e la filosofia del riuso.

Attraverso l’acquisto di piccole o grandi quote d’investimento, sarà possibile essere comproprietari di un’opera e beneficiare della crescita del suo valore. La piattaforma, da un’idea del gallerista Claudio Poleschi e di Maurizio Fontanini, consulente legale e finanziario per le imprese, mette a disposizione una selezione di lavori tra dipinti, installazioni, sculture, incisioni, edizioni e altro, scelti e proposti per la loro qualità intrinseca ma anche in base a criteri commerciali.

A MILANO L’ARTE A PREZZI ACCESSIBILI CON ‘AFFORDABLE ART FAIR’ Si è tenuta a Milano Affordable Art Fair, la fiera che ha contribuito a far scoprire ad un pubblico più ampio il piacere di collezionare arte contemporanea. La rassegna ha celebrato con la prossima edizione i suoi primi 10 anni, invitando i visitatori ad entrare nell’affascinante mondo dell’arte contemporanea, grazie alle 82 gallerie partecipanti. Tra queste ci sono Circoloquadro (che presenta un percorso dedicato alla pittura e alla sua evoluzio-

A MIART INCONTRO DI DISCIPLINE La relazione simpatetica tra le cose e tra le discipline sarà il fulcro attorno al quale si svolgerà la 25esima edizione di Miart, fiera internazionale di arte moderna e contemporanea che andrà in scena nel padiglione 3 di Fieramilanocity dal 17 al 19 aprile 2020. Nella pratica, il concetto definito dallo scultore e scrittore Luciano Fabro nel 1981 (“La nostra esperienza è esperienza sulla simpatia delle cose”), si tradurrà nell’integrazione delle diverse tipologie di gallerie – arte, design e arti decorative – sino ad oggi tenute separate in sezioni ad hoc, in un percorso unico attraverso cinque sezioni tematiche: Established Contemporary, Established Masters, Generations, Decades ed Emergent. Il tema sarà anche al centro della nuova campagna visiva “Transmission” ideata per il lancio di questa edizione fieristica. La manifestazione, curata per il quarto anno da Alessandro Rabottini, vedrà la presenza di 181 gallerie, 36 delle quali al loro debutto nella rassegna, provenienti da 20 Paesi. “Il mercato dell’arte ha registrato nel 2018 un valore di 65 miliardi di dollari (oltre 50 miliardi di euro), in crescita del 6% sull’anno precedente”, ha ricordato Simona Greco direttore manifestazioni di Fiera Milano, sottolineando l’interesse internazionale verso la rassegna.

ne attraverso il lavoro di quattro artisti). Affordable Art Fair è un evento che cambia le classiche regole del mondo dell’arte con una proposta unica: opere di artisti emergenti e affermati, dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alla grafica, sotto i 7.500 euro, e un programma collaterale di intrattenimento. Per la decima edizione sono scese in campo ben 31 nuove gallerie, su un totale di 82, il più alto numero di new entry di sempre. Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 21


ATTUALITÀ

LO SPORT è un bel progetto

di Maria Elena Molteni

IL CUORE DELLE CITTA’ SI FA SEMPRE PIU’ VERDE E CAMBIA ANCHE LA CONCEZIONE DEGLI IMPIANTI SPORTIVI: DA VOCE DI SPESA PUBBLICA A POTENZIALE FONTE DI GUADAGNO, IMPRONTATO A CRITERI ETICI E IN GRADO DI ATTRARRE INVESTIMENTI PRIVATI. NE PARLA VITTORIO GRASSI, PROGETTISTA SPECIALIZZATO 22 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

A

ree green e impianti sportivi di nuova generazione sono strategici nei documenti di programmazione dei territori, concepiti per essere non solo sostenibili finanziariamente, ma anche, a loro volta mezzi di sviluppo sostenibile, nel rispetto dei criteri Esg. L’obiettivo è creare un circolo virtuoso dove lo sport possa adempiere alla sua funzione ricreativa e agonistica ma sia anche fattore sociale aggregante. E non tanto, o non più, un costo per le amministrazioni pubbliche, piuttosto fonte di guadagno improntato a criteri etici, che sempre più accendono l’interesse degli investitori. SPORT E SHOPPING “Noi che di masterplan abbiamo molta esperienza, possiamo dire – spiega Vittorio Grassi che guida l’omonimo studio


ATTUALITÀ

di architettura di Milano – che all’impianto sportivo servono attività che siano capaci di equilibrare il ‘costo dello sport’: attività commerciali, attività di ristorazione, ad esempio. Non solo. Anche i nuovi interventi urbani hanno bisogno di poli aggreganti che sono rappresentati proprio dallo sport, che svolge una funzione sociale”. Peraltro , tutto ciò che è sport incontra sempre più l’interesse -e l’intervento- privato: si configurano con sempre maggiore frequenza situazioni di impianti privati ad uso pubblico “e anche gli investitori, che poi – chiosa l’architetto sono quelli che rinnovano le città, gli stessi che hanno reso Milano più bella e che poi mettono i soldi perché ci credono, ormai lavorano sempre più assecondando i fattori Esg, ovvero i tre criteri - Enviromental, Sustainability e Governance - che se integrati nelle attività finanziarie, le qualificano come etiche”. In effetti, impattano laddove sono contemplati, a più livelli: in termini di sostenibilità e tutto ciò che comporta, ad esempio anche parità di genere, di istruzione; ma anche sulla governance “perché si ispira a principi democratici e salvaguarda i diritti di chi dà lavoro e di chi lavora” tiene a sottolineare. Peraltro, oggi la pianificazione è tutta negoziata, ma è realistica proprio perché negoziata, e questo significa che poi funzionerà: “se un investitore vuole metterci dei soldi, vuol dire che ci crede e questo comporta da parte del progettista la necessità di prevedere quelli che saranno gli scenari futuri. Questo è il suo compito: immaginare le forme e le funzioni della città nel futuro. Non è il demiurgo, ma lavorare alla scala della città non è come lavorare a una piccola scala”. PROGETTI TECNICI Al centro di ogni masterplan, ma anche di ogni progetto, nella filosofia dello studio di Vittorio Grassi, c’è sempre di più lo sport. Che, peraltro rappresenta “una bella sfida”. “L’impianto sportivo, in particolare se di nuova costruzione, – fa notare il progettista - ti permette di lavorare molto sull’aspetto tecnologico, dell’innovazione e strutturale. Questo accade a maggior ragione se le dimensioni sono importanti. E’ sfidante, come tutti i progetti, ma un edificio per lo sport rappresenta una sfida ancor più grande dal punto di vista tecnologico e tecnico”.

Chi ha avuto a che fare con questo genere di progetti, sa che “l’impianto sportivo – spiega ancora Grassi – è una macchina. Non è un edificio, ma una vere propria macchina e, come tutte le macchine, deve funzionare, essere al passo con le normative che cambiano continuamente, sia quelle generali, ed esempio relative all’approvvigionamento energetico, alla sicurezza, ma anche con riguardo ai singoli sport che vengono ospitati nei palazzetti”. Per semplificare, un conto è che si svolgano attività sportive dilettantistiche. Un altro è che si ospitino gare internazionali. Nel primo caso non vanno assecondate speciali norme di Coni e delle singole Federazioni. Nel secondo, obbligatoriamente. “In impianti come quello che stiamo costruendo a Lamezia Terme, ad esempio, si devono seguire regolamenti stringenti perché le Federazioni delle varie discipline lo richiedono. Bisogna conoscerli, essere aggiornati e applicarli, ma anche far capire alla committenza che più uno spazio deve essere flessibile, più è complesso da progettare, e più costa”. Ma non è tutto. Altro tema sono gli sport paralimpici, che richiedono standard ancora

Sopra, l’architetto Vittorio Grassi, fondatore dello studio VGA and partners. In apertura, progetto per la ristrutturazione del Velodromo Vigorelli a Milano

Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 23


ATTUALITÀ

maggiori ad esempio per gli spogliatoi, per le vie di fuga. Vanno previsti avvisi sonori e tutto ciò che è necessario per andare incontro a diverse forme di disabilità. Degli sportivi e anche degli spettatori. “ L’amministrazione di Lamezia ha voluto un palazzetto che avesse tutte queste caratteristiche perché fosse un impianto di riferimento non solamente per la città, ma anche per tutto il Sud Italia”. IL CASO MEAZZA Si può affermare che, progettare un certo tipo di impianto sportivo è assai complesso e se si aggiunge il tema della proprietà, spesso pubblica, allora si capisce il perché del sorgere di domande che appassionano un po’ tutti, quando, ad esempio, si deve decidere se demolire un edificio esistente o conservarlo. E se poi si parla del Meazza… difficile trovare uno che non abbia una sua propria opinione. “Io come progettista posso solamente dire che è

Il progetto per la città militare della Cecchignola a Roma, che prevede 720 nuovi appartamenti per 21 edifici modulari all’interno di un parco 24 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

quasi impossibile mettere a norma un impianto sportivo esistente. Che sia degli anni 70, che sia degli anni 50, è impossibile” evidenzia Grassi. Che aggiunge: “il 90% degli impianti in Italia funziona grazie a deroghe del prefetto”. In poche parole, laddove non ci sono le condizioni di sicurezza che la legge richiede, il prefetto concede, in deroga appunto, l’utilizzo dell’impianto e una serie di contromisure, come l’impiego di uomini sul posto. “Ma non può funzionare così perché tutto diventa straordinario e non c’è più niente che sia ordinario”. Nel caso specifico di San Siro, gli studi concorrenti “hanno dimostrato che non è pensabile che l’impianto, possa essere reso praticabile per eventi agonistici, visto che già adesso funziona con delle deroghe. Posso capire – sottolinea Grassi - la scelta di andare su un impianto nuovo. Capisco anche, d’altra parte, quello che dice il Comune e cioè che


ATTUALITÀ

Sports Hall di Lamezia Terme, palazzetto con tutte le certificazioni per ospitare anche le discipline e le gare paralimpiche

non si può fare una minusvalenza demolendo e basta. Ci sono delle politiche amministrative che vanno rispettate. Peraltro rimarrebbe proprietà del Comune e il Comune dovrebbe provvedere”. Ora si dovrà attendere la decisione finale, ma di certo sarebbe “un’occasione persa per tutti se lo stadio dovesse finire a Sesto San Giovanni, o a San Donato”. Procede intanto l’iter per la realizzazione del nuovo stadio a Milano. Dalla presentazione dei progetti da parte di Inter e Milan avvenuto lo scorso anno, molti passi avanti sono stati fatti. Palazzo Marino, che si è sempre espresso negativamente rispetto all’abbattimento del Meazza, ha chiesto di rivedere i masterplan e di considerare una ristrutturazione e un reindirizzo del vecchio stadio. Un compromesso, insomma, che probabilmente si renderà necessario se si vuole che il tempio del calcio milanese resti a San Siro e non venga costruito altrove. Ecco che le nuove ipotesi presentate insieme agli studi manica e Popolous “in ottemperanza alle indicazioni dell’amministrazione comunale e come convenuto nel precedente incontro, prevedono una rifunzionalizzazione del Meazza destinandolo prevalentemente a funzioni 26 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

sportive di base e a funzioni di intrattenimento per far vivere il distretto di San Siro 365 giorni all’anno, in ottica di servizio e beneficio per la cittadinanza. I Club proseguiranno nell’approfondimento tecnico ed economico delle ipotesi progettuali presentate, sempre in coerenza con le linee guida indicate dal Comune”. Il più recente step ha visto l’incontro tra l’assessore al Bilancio, Roberto Tasca, l’assessore al Turismo e Sport, Roberta Guaineri e i rappresentanti di Inter e Milan. Al centro della discussione gli aspetti economici e finanziari. In particolare si è parlato dei diritti di superficie che le squadre nella loro proposta iniziale di realizzazione di un nuovo stadio proponevano di pagare dopo 32 anni. Davanti al ‘niet’ del Comune, i club hanno presentato un nuovo piano di fattibilità economico. Il diritto di superficie verrebbe pagato da subito e non dal 33esimo anno. Il costo ingloberebbe anche i 100 milioni di euro che rappresentano il valore di San Siro secondo quanto stimato dall’Agenzia delle Entrate. Su tutto incombe ancora, però, la decisione della Sovrintendenza circa il vincolo sul vecchio stadio che dovrebbe arrivare a marzo. I giochi sono dunque ancora tutti aperti.


dossier

Veduta della mostra 'Nudo, mani in alto!’, opere di Stefano Scheda, a cura di Angela Madesani, Galleria Fumagalli, Milano 2020

L’arte ISPIRA ARTE COME PONTE TRA INVESTIMENTO E RISCHIO, TRADIZIONE E FUTURO, CULTURA E MESSA IN DISCUSSIONE DEI SUOI STESSI DOGMI. E’ IL CONFORTO DELLA BELLEZZA, MA SOPRATTUTTO LIBERTÀ. SPEZZA I CONFINI TRA PUBBLICO E PRIVATO, CONTAMINA E SI LASCIA CONTAMINARE. ISPIRA LA MODA E IL DESIGN CHE LA TRADUCONO IN LIMITED EDITION


DOSSIER

TRA SCOPERTE e investimenti di Maria Elena Molteni

L’ARTE, UN BENE DI RIFUGIO, NEI MOMENTI PIÙ INCERTI. LE GALLERIE DIVENTANO IL TERMOMETRO DELL’ECONOMIA DI UN PAESE. OGGI SI PUÒ DIRE CHE, TRA I COLLEZIONISTI, C’È LIQUIDITÀ E VOGLIA DI SCOMMETTERE SU ARTISTI SCONOSCIUTI

28 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

U

n acquirente attento, alla ricerca del bene rifugio (a prescindere dall’importo dell’investimento, che non deve essere necessariamente a sei zeri) e al tempo stesso con il piacere della scoperta, della scommessa su nomi che potrebbero essere destinati a un illustre futuro. Il ritratto del collezionista d’arte – ma anche del semplice appassionato – mette a fuoco identità distinte, due facce della stessa medaglia. Una guarda all’investimento, l’altra si fa sedurre dalla bellezza e dalle emozioni che sa offrire un’opera d’arte, affidandosi all’istinto o alla fiducia nel gallerista. Queste due facce permettono alla medaglia di splendere perché, nonostante qualche nota in chiaroscuro, il mercato dell’arte tiene. Le gallerie, che pure sono esposte alla concorrenza dei grandi brand americani da un lato e del web dall’altro, hanno superato la selezione naturale avvenuta all’epoca della grande crisi e il cambio delle normative che ha ‘spazzato via’ alcune realtà improvvisate. Oggi hanno tante più chance quanto sanno contemperare la presenza degli autori moderni con la scommessa sul


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contemporaneo, sulla ricerca vera e attenta, osando scommettere sui giovani. VINCE IL CONTEMPORANEO “Tratto sia il moderno sia il contemporaneo” racconta Glauco Cavaciuti della galleria omonima di via Vincenzo Monti a Milano. “E ho la sensazione che i giovani tra i 30 e 40 anni preferiscano il contemporaneo. Perché vogliono vivere la loro contemporaneità che, per altro, è in evoluzione. I giovani hanno un approccio all’arte più veloce, la vogliono divorare, come un’emozione da vivere subito”. Per questa ragione, aggiunge Cavaciuti, “Devono indirizzarsi su un target di spesa diverso”. Ci sono però anche artisti storicizzati come Mimmo Rotella “che costano quasi come un artista contemporaneo, nonostante le Biennali di Venezia alle spalle o le pubblicazioni”. Ora,

tiene a evidenziare il gallerista: “È chiaro che, dal punto di vista dell’investimento, io consiglio un artista storicizzato e pubblicato rispetto a un contemporaneo”. Ma di voglia di scommettere Cavaciuti ne ha, e lo dimostra inaugurando l’anno con un nuovo nome, Giulia Ligresti, e la sua collezione di sedute, ‘Love’. Design, più che arte, ed è la prima volta per la Galleria che si appresta a lavorare “a un progetto interessantissimo sull’arte sciamanica. Ancora top secret”. Chi punta soprattutto sulla ricerca è la Galleria Raffaella Cortese, di via Stradella 7, che stimola da sempre l’acquisto anche di opere meno facili, come la performance e il video: lavora con artisti come Joan Jonas, Simone Forti e Yael Bartana,“nei quali abbiamo sempre creduto molto. Stiamo ricevendo – spiegano dalla Galleria - apprezzamenti e soddisfazioni in questo senso, sia a livello di mercato sia

Nella pagina accanto: ‘Unrequited Love’ di Monica Bonvicini, Galleria Raffaella Cortese Qui sopra: ‘L’amore per il progetto’ di Rodolfo Aricò e Anna Castelli Ferrieri, Galleria Tommaso Calabro

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istituzionale. Simone Forti è in mostra all’Ica di Milano fino al 2 febbraio ed è la prima mostra personale che un’istituzione italiana le dedica; seguirà una sua mostra al Centro Pecci di Prato e durante l’ultima edizione di Artissima un suo lavoro storico del 1973 è stato acquisito dalla Gam di Torino”. Per quanto riguarda Yael Bartana che è in mostra alla Fondazione Modena Arti Visive fino ad aprile, aprirà il 27 febbraio apre una personale in galleria. Di Jitka Hanzlova, ricordano, “è in corso la prima retrospettiva che il suo paese, la Repubblica Ceca, le dedica, alla Galleria Nazionale di Praga fino al 16 febbraio, poi sarà a Reggio Emilia ai Chiostri di San Pietro. Il Pac ospiterà da giugno 2020 una personale di un’artista straordinaria, Luisa Lambri, con cui collaboriamo dal 2019 e a cui dedicheremo i nostri spazi in una mostra nel 2020”. Tra le altre iniziative, fino al 9 febbraio

alle Ogr di Torino espone Monica Bonvicini”. Il 2020 è anche l’anno del 25esimo anniversario della galleria Raffaella Cortese, che ospiterà una mostra di Franco Vimercati: l’artista, venuto a mancare nel 2001, è stato il primo a cui la galleria ha dedicato una mostra nel 1995, nel precedente spazio in via Farneti. Con la sua opera fotografica la galleria ha partecipato al dibattito vivace, in quegli anni, sul mercato della fotografia, presentando un artista concettuale che usava la macchina fotografica in modo estremamente preciso. Il mezzo fotografico è diventato sempre più importante nel mercato dell’arte, da allora. NOVITÀ E CONFERME Per Luisa delle Piane, storico spazio milanese al confine tra design e arte, c’è un esubero di progetti inseriti in un processo di identità indeterminate in continuo mutamento,

‘Ospitare lo spazio’ di Grazia Varisco, Galleria, M77

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come per la maggior parte del design contemporaneo. “Ma ci sono anche progetti che trovano solidità” spiega la gallerista dell’omonimo spazio di via Giusti 24 a Milano. “Ad esempio, i dettami del design italiano che fanno della forma la funzione e viceversa come per Giacomo Moor ove si rintraccia questo elemento distintivo e che, toccando la tradizione, la riedita con profonda conoscenza, sapore colto, sapienza del fare. Ancora, con l’innovazione, come ben mostrano i designer Zanellato Bortotto”. Intanto, la Galleria è prossima alla partenza per Nomad per l’edizione di StMoritz, per poi dedicarsi all’inaugurazione ad inizio aprile della mostra monografica di Davide Pizzigoni ‘Quasi Vuoto’. Sarà presente a Miart2020 con la doppia esposizione nelle sezioni Generations ed Established Contemporay e al Fuori Salone con un nuovo progetto di lampade disegnate dall’architetto Andrea Branzi. Non mancano nel calendario le mostre che si susseguono durante l’anno negli spazi di via Giusti, come quella in programma ad ottobre in occasione del Milano Design Film Festival. “Il mercato è sempre alla ricerca di nuove proposte – assicura Irene Crocco della Galleria Viasanterna , di via Giacomo Leopardi 32 - ma nella moltitudine di artisti e gallerie, i collezionisti cercano anche conferme. E qui noi ci proponiamo di crescere insieme agli artisti”. Con molti di loro, la galleria lavora sul problema dell’immagine contemporanea, affrontata in modi e mezzi diversi. “Mi sono accorta che a distanza di quattro anni c’è più attenzione a queste ricerche da parte del mercato dell’arte” assicura Crocco, evidenziando che anche un’artista come Marion Baruch, faticosamente accolta dal mercato, ora è una delle artiste più ricercate, e finalmente un museo svizzero sta per inaugurare la sua prima retrospettiva e ArtBasel Hong Kong le dedica un focus nella sezione Unlimited. “Dalla nostra mostra nel 2018, le sue opere sono molto aumentate di prezzo e questo significa che ci vuol tempo, a volte troppo, per la segnalazione e la comprensione del lavoro di un artista da parte del mercato”, sottolinea Crocco. Per l’anno in corso, la Galleria ViaSanterna lavora a due progetti molto particolari. Il primo è la personale di un giovane artista messicano, Cristobal Gracia, con un mercato 32 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

già internazionale ma alla sua prima personale in Italia; il secondo, in occasione del Salone del mobile, è legato a Vico Magistretti, per il centenario della sua nascita, e sarà realizzato grazie alla Fondazione Magistretti e al Centro Ecal di Losanna.

‘Interno n.7 dalla serie Ricerca 8’ di Teresa Giannico, Galleria Viasanterna


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ARTE E DESIGN, aziende ispirate di Valentina Dalla Costa

COME STANNO REAGENDO LE AZIENDE A QUESTA TENDENZA? PROPONENDO COLLEZIONI IN LIMITED EDITION, LAVORANDO A PROCESSI DI PRODUZIONE SOFISTICATI CHE SI AVVICINANO ALL’ARTIGIANATO E PUNTANDO A CLIENTI ALTOSPENDENTI 34 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

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er un tema come quello dell’arte che abbraccia il design, è d’obbligo menzionare una delle più grandi sostenitrici di questo legame all’interno di ogni sfera del progetto: Charlotte Perriand. La Fondazione Louis Vuitton, in occasione del ventesimo anniversario dalla sua scomparsa, le ha dedicato una grande mostra, visitabile fino al 24 febbraio a Parigi. Vera personificazione dell’esprit nouveau, Charlotte ha immaginato un’arte del vivere che, a inizio 900, andò contro tutti i codici dell’epoca. Pernette Perriand-Barsac, la figlia, ci racconta di come sua madre abbia sempre lavorato con gli artisti. “Era molto amica di Fernand Léger, con lui come con Picasso e tanti altri ha voluto collaborare per ogni suo progetto. Charlotte credeva fermamente nell’integrazione della pittura all’interno dell’architettura e del design. Non si trattava di mera decorazione, ma molto di più. Faceva parte della sua filosofia di pensiero, credeva nella dissoluzione dei confini tra le varie discipline. Mia madre diceva che chiunque può essere un creativo, un creatore di bellezza. Anche


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senza disporre di denaro, si può trovare l’arte nella natura, nella bellezza del legno, delle conchiglie, dei fossili che restituisce il mare. Ecco cos’era l’Art Brut per lei”. Una delle sue immagini più note la ritrae sdraiata sulla sua chaise longue basculante progettata con Le Corbusier e Pierre Jeanneret: indossa una collana fatta di cuscinetti a sfera, realizzata da Charlotte come manifesto portatile della sua visione di fusione tra arte e industria. Nell’arredo di alta gamma, oggi, alcune aziende stanno guardando ancora una volta a questa possibile fusione, per dare la possibilità al cliente finale di ricreare spazi sofisticati e caratterizzanti, lavorando con designer che sperimentano spingendosi oltre i confini canonici del progetto, per creare nuovi dialoghi tra forma, materiali e funzione. Ecco tre esempi. DAL SISTEMA AL PEZZO UNICO Maria Porro, direttore marketing e comunicazione dell’azienda Porro e quarta generazione della famiglia fondatrice, crede che il design si debba avvicinare all’arte in

termini di offerta. “Oggi al mondo del progetto viene richiesta sempre più la capacità, come nell’arte, di offrire dei pezzi unici alla clientela più sofisticata, e questo vale in particolar modo per un marchio come il nostro, specializzato in sistemi”. La clientela del brand si aspetta soluzioni personalizzate e progetti creati ad hoc. “Lo spazio del cliente è sempre diverso, e per questo motivo ogni nostro progetto è integrato nell’architettura come fosse un abito cucito su misura sul corpo. Nello stesso modo, l’arredo deve essere progettato e realizzato a partire dallo spazio architettonico. La sfida personale di Porro è quella di riuscire ad elevare i sistemi componibili a pezzi unici, ed è per questo che abbiamo rivoluzionato il sistema produttivo industriale in un’ottica lean”. Porro è un’azienda in cui la parola ‘standard’ ormai non esiste più, così come non esiste più un magazzino per i semilavorati. Tutto quello che viene prodotto, a partire dalle prime fasi di lavorazione, è sempre nuovo, elaborato per rispondere in modo funzionale e preciso ad ogni specifico progetto. Si tratta di una scelta mirata anche in ottica di

A sinistra in apertura, The Uncollected Collection di Living Divani, sotto, tavolo modello Metallico disegnato da Piero Lissono per Porro

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sviluppo sostenibile, perché riduce gli scarti e allo stesso tempo rende ogni realizzazione unica e impeccabile nei dettagli. “Una vera e propria opera d’arte – puntualizza – e anche la nostra ricerca sulle finiture trae ispirazione continua dal mondo dell’arte: quando definiamo una nuova superficie, i riferimenti al mondo della scultura e della pittura sono sempre presenti. In un atto liberatorio e creativo, scegliamo trattamenti realizzati con diversi passaggi manuali che si ispirano alla tradizioni antica della lacca e traggono ispirazione dalla profondità dei colori ad olio delle pale lignee del ‘400; inoltre, trattiamo i metalli con processi di caratura manuale e anodizzazioni che si ispirano alle superfici metalliche delle sculture di Richard Serra per creare insolite sensazioni tattili e visive”. Queste finiture vengono applicate ai sistemi, contribuendo a trasformare un prodotto storicamente considerato più industriale, in un pezzo unico e irripetibile. Sono progetti dalla doppia anima: da un lato la precisione millimetrica della macchina in grado di realizzare tutto

Sotto, Madia Schermo di Alessandro Mendini per Porro e destra, Modern e Load-it di Porro

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su progetto, dall’altro la bellezza necessaria dell’imperfezione manuale. “Queste ricerche e indagini ci hanno portati a produrre delle vere e proprie opere d’arte in edizione limitata, come nel caso dei contenitori Maggio e Schermo disegnati da Alessandro Mendini con fronte intarsiato, un vero e proprio capolavoro di ebanisteria numerato e firmato”. LA FORZA DELLA LIMITED EDITION Da sempre, l’intento di Living Divani è quello di puntare a una comunicazione volta al lato artistico più che a quello commerciale del prodotto. “Per me è molto facile vedere le strade di design e arte come contigue, anche se non parallele”, commenta Carola Bestetti, head of marketing & communication e seconda generazione aziendale. “Se poi parliamo di approccio, il processo creativo è simile, ma si deve considerare l’output che è diverso. L’opera d’arte è inevitabilmente un pezzo unico, il prodotto va per forza industrializzato. Oggi sempre più aziende che hanno a che fare con processi di industrializzazione stanno


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facendo collezioni in limited edition, noi compresi, perché ci si vuole distaccare dal bombardamento ossessivo della comunicazione di oggi che ti porta a voler parlare sempre e solo di prodotto; la limited edition ti permette invece un’elevatura maggiore per poter entrare in contatto con l’elite del collezionismo”. Non solo le aziende, ma anche i progettisti stanno ricercando un linguaggio simile. “Molti designer non approcciano direttamente l’industria – conferma Carola – ma propongono una produzione che viene presentata e distribuita poi attraverso le gallerie. In questo periodo sto dialogando con un giovane che fino ad oggi non ha quasi mai fatto prodotto industrializzato, bensì autoproduzione. Il suo linguaggio mi piace molto e stiamo provando a fare il percorso inverso: il progetto che parte dall’autoproduzione viene inserito in un contesto industrializzato”. Living Divani non è nuova ad approcci simili, anzi è un percorso che è iniziato nel 2008, con la riedizione di alcuni pezzi di Shiro Kuramata, operazione mirata al recupero storico di pezzi che in origine erano stati concepiti dall’architetto come parte di un suo 38 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

Qui sopra, Family Chair e Drop Table disengnati da Junya Ishigami sempre per Living Divani e in alto, sedute all’Hangar Bicocca a Milano, sempre di Living Divani


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progetto specifico, portati invece dall’azienda a un livello di fruibilità diverso. Risale poi al 2010 la collaborazione con Junya Ishigami, dove elementi concepiti come opere d’arte sono poi entrati in produzione: le cinque sedie di Family chair, in acciaio dall’effetto ottico amplificato che sembra frutto della deformazione ottenuta dalla superficie ‘a lente’ di Drop Table, tavolo scultura che distorce la percezione dello spazio. “Il mondo del design e quello dell’arte non sono paralleli, ma possono trovare un punto di unione – ribadisce Carola – senza però mai snaturare il principio fondante per l’azienda e la sua produzione”. La collezione più recente concepita in questi termini è The Uncollected Collection: 10 pezzi in edizione limitata realizzati per celebrare i 30 anni di collaborazione con Piero Lissoni e i 50 anni dell’azienda. “Per noi – sottolinea Bestetti – è stato uno sforzo considerevole. Abbiamo dedicato circa otto mesi allo sviluppo del progetto, che ha visto poi la luce durante l’ultimo Salone del Mobile. In termini di investimenti, abbiamo aggiunto un 20% al totale del budget già pianificato”. Ad oggi, la collezione sta cercando il canale distributivo

migliore, puntando ovviamente sulle gallerie. “In Cina è meno complesso, posso affidarmi ad alcuni clienti perché sono loro stessi dei collezionisti. In Europa o in America, questa nicchia di mercato segue processi diversi”. I risultati dell’operazione, in termini di comunicazione, sono stati ottimi. Bisogna invece attendere per il riscontro economico, da valutare su una prospettiva di medio-lungo termine. IL BENEFICIO DELL’IBRIDAZIONE L’arte in tutte le sue forme ed espressioni rappresenta da sempre una fonte di ispirazione per Visionnaire. Il dialogo all’unisono tra arte e design ha portato il brand a inaugurare qualche anno fa una galleria dedicata ai progetti di arte contemporanea all’interno del flagship store di Milano. Tra i precursori di questa tendenza, Visionnaire insiste sull’importanza del connubio tra i due mondi. “Basti vedere il successo di fiere di settore come il Pad, Nomad e Design Art Basel”, commenta Eleonore Cavalli, art director dell’azienda. “Traiamo energia creativa dalla contaminazione tra vari linguaggi, musica, danza, video, scultura con Sedute Peacock di Visionnaire

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installazione tropicale, The garden of beauty. A marzo, la Visionnaire Embassy di Hong Kong inaugurata nell’autunno del 2019, ospiterà in occasione dell’edizione asiatica di Art Basel una personale di Michele Astolfi, artista apprezzato dalla clientela Visionnaire per il suo processo di lavorazione che sperimenta le combinazioni tra l’immagine fotografica digitale e materiali come legno fossile, cristalli, pietra e acciaio.

Due opere supportate dal brand Visionnaire: CJG del 2015 e Chlorphyl di Alessandro Brighetti

particolare attenzione alla sperimentazione artigianale e una produzione rigorosamente organizzata in Italia. Dal 2008 all’interno del flagship store milanese, l’ex cinema Cavour, coesistono in uno spazio polifunzionale uno showroom di arredamento, un bistrot, una design gallery che chiamiamo Wunderkammer. È un laboratorio di idee nonché spazio espositivo. La capacità di lavorare con i materiali e di realizzare opere uniche sono le caratteristiche che guidano la scelta dei creativi con cui collaboriamo, e non ci diamo limiti se non il rispetto dei valori aziendali fortemente legati al savoir faire e all’alta artigianalità. Le opere presentate in Wunderkammer spesso sono inserite nei nostri progetti. Abbiamo presentato in Italia tanti promettenti artisti stranieri come l’argentina Nina Surel, il francese Olivier Roller, lo svizzero Conrad Jon Godly, e abbiamo fatto conoscere ai nostri clienti nel mondo giovani artisti italiani come Alessandro Brighetti, Paolo Leonardo, Bertozzi e Casoni e il collettivo dei CaCO3”. E sono tanti i progetti che vedono l’azienda coinvolta anche fuori dai confini italiani. Durante l’ultima edizione di Miami Art Basel ha presentato il Pavone, capsule di poltrone da collezione disegnate da Marc Ange e inserite all’intero di un 40 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020


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L’ARTE come strumento di vendita nel RETAIL di Valentina Dalla Costa

ARTE E DESIGN SONO ACCOMUNATI DALLA TIPOLOGIA DI CLIENTELA. NEL RETAIL, L’ARTE DIVENTA PARTE DI UN PROGETTO COMPLETO, DIVENTANDO OGGI UNA ‘TENDENZA’. ECCO TRE CASI ESEMPLARI, DAGLI USA ALL’ITALIA

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ggi il confine è labile, più di un tempo, ma quello tra arte e design è un rapporto stretto e consolidato negli anni. Nel mondo dei distributori e del retail dell’arredo di design, l’arte può diventare parte di un progetto completo, dove l’offerta non si limita più alla selezione di pezzi che arredano, ma anche a opere d’arte che dialogano con l’arredo stesso. Da un lato l’estetica, dall’altro l’investimento. C’è chi ha fatto di questo connubio la propria fortuna, organizzando anche seminari, eventi e mostre in cui i due mondi si fondono, e lo showroom diviene veicolo forte e credibile per architetti e clienti finali. Ecco alcuni esempi. LA CONTAMINAZIONE DI LUMINAIRE Iniziamo da Luminaire. Fondato nel 1974 da Nasir e Nargis Kassamali, il multibrand design store negli anni ha lanciato sul mercato statunitense i più importanti marchi all’avanguardia europei, facendolo diventare una vera e propria design destination. È la casa del ‘good design’ di cui i fondatori


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si fanno portavoce attraverso l’organizzazione di programmi educativi, conferenze, seminari, esposizioni e open-forum, mettendo sempre in connessione l’universo creativo, i suoi molteplici linguaggi e il pubblico. Tra i nomi presenti nei quattro negozi Luminaire (per un totale di oltre 6000 metri quadrati) ci sono Piero Lissoni, Konstantin Grcic, Ron Arad, Patricia Urquiola, Marcel Wanders, Naoto Fukasawa, Giulio Cappellini e brand come Cassina, Living Divani, Cappellini, Zanotta e Moroso. Nasir e Nargis definiscono i loro spazi dei centri di ricerca sul design che contamina e interagisce anche con altre discipline, tra cui l’arte. “Arte, design e architettura – puntualizza Nasir Kassamali a Pambianco Design – sono mondi che si contaminano da più di cent’anni. Dalla fondazione del Movimento Moderno, protagonisti come Le Corbusier hanno cercato di fondere queste discipline in un tutt’uno armonico. L’intera ‘living experience’ era considerata come un unicum integrato. Lui era un grande artista, così come un grande architetto. Non penso che l’unione di design e arte possa definirsi un fenomeno, la considero un modo di vivere che appaga tutti i sensi. Nel corso degli anni, questa fusione ha continuato ad esistere e a crescere”. Ed è una fusione che si percepisce anche all’interno degli showroom Luminaire, a partire dal negozio di Miami, città dove il rapporto tra arte e design è ormai consolidato, anche grazie alla presenza di Miami Art Basel e DesignMiami/. “Oggi – continua Nasir – molti amici, colleghi e partner che si occupano di design stanno progettando pezzi eccezionali per gallerie d’arte: il messaggio è sempre il medesimo ovvero esprimere l’unione di queste due discipline e abbatterne i confini. Il processo creativo rimane invariato, ma invece di avere come filtro la creazione attraverso le lenti d’ingrandimento del mondo del progetto, procedono osservando quelle dell’arte. Diversi designer si stanno muovendo in questo senso, come i fratelli Bouroullec, Konstantic Grcic, Ron Arad e altri, producendo limited edition come quelle per la galleria Kreo a Parigi. Anche a Luminaire abbiamo ospitato mostre con prodotti e progetti simili. Con Nao Tamura, ad esempio, abbiamo indagato il concetto di design come medium artistico. Negli ultimi 45 anni, abbiamo ospitato molte mostre esplicitamente dedicate al mondo dell’arte”. Secondo Nasir, arte e design sono due mondi connessi ma con caratteristiche

ben diverse, da considerare quando si cercano contaminazioni e link tra le due discipline. “Definisco il design come un cammino olistico, non è arte. Il design è compromesso, l’arte non lo è. Ma c’è qualcosa che li rende molto vicini. Nonostante la separazione sia intrinseca nella loro natura, è essenziale realizzare che arte e design condividono molte tematiche, caratteristiche e momenti storici. Ciò che le accomuna è vitale per esplorare panorami e linguaggi diversi, formulando e definendo l’intera sfera culturale come un tutt’uno. È difficile, anzi impossibile, immaginare l’una senza l’altra. Design è linguaggio, non stile. Da Luminaire lavoriamo con oltre 30 artisti internazionali, come Lars Zec e Piet Stockman, che con i loro lavori arricchiscono il nostro modo di concepire e vivere gli spazi domestici”.

In apertura, la sede Luminaire di Los Angeles Sopra, lo showroom Dzine a San Francisco Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 43


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Sopra, immagine di Austin Forbord di Dzine, punto di riferimento di architetti e designer della baia di San Francisco

DZINE, HUB PER LA COMUNITÀ DZine è un distributore multibrand di base a San Francisco, di recente acquisito da Lifestyle Design Group (ex Poltrona Frau Group) così come era accaduto con Luminaire oltre due anni fa. Ed è cambiato molto dalla sua apertura, nell’ottobre 2004. Oltre all’espansione dello spazio espositivo e di vendita, ha aumentato nel tempo anche il numero di brand con cui collabora e grazie all’ingresso in azienda di Austin, fratello di Eve Forbord (fondatrice e presidente di DZine), si è aperta sempre più al mondo dell’arte. Austin Forbord è anche videoartista, videomaker, performer, film maker, fotografo e coreografo. Il mondo dell’arte è sempre stato parte del suo dna e il brand ne ha senza dubbio tratto beneficio. “Ho iniziato a lavorare con mia sorella sette anni fa – racconta – e avendo un background legato all’arte, è stato naturale per me portare le mie radici all’interno di questo spazio. Prima del mio arrivo, DZine era focalizzato sulla vendita di prodotti d’arredo, specialmente le collezioni legate al nome di Piero Lissoni. Da allora abbiamo fatto molta strada e abbiamo cambiato un po’ direzione. Il nostro 44 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

focus rimane la proposta legata principalmente al design italiano, ma abbiamo aggiustato il tiro per accontentare la richiesta del mercato, che a San Francisco è sorprendentemente ancora conservativo dal punto di vista estetico. Stiamo cercando di ‘educare’ il pubblico, che è ancora orientato verso linee e texture più legate al mondo luxury. Abbiamo introdotto brand come Baxter e le collezioni di Paola Navone, che stanno avendo un riscontro molto positivo e sono seconde in termini di vendita solo a Paola Lenti. In aggiunta a questo aspetto, ho lavorato per portare al centro della nostra offerta la mia visione legata al mondo dell’arte”. Nato originariamente come rivenditore di design europeo contemporaneo, e in particolare di prodotti italiani, Dzine oggi rappresenta anche produttori locali, artisti e una vasta gamma di produttori di accessori. La società crea occasioni di incontro tra queste realtà e il pubblico attraverso eventi organizzati in showroom tra cui mostre e conferenze, eventi e happening site specific. Inoltre, l’acquisizione da parte di Lifestyle Design Group si è rivelata


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In alto, installazione di Nao Tamura da Luminaire. Qui sotto, ancora DZine, dove arte e design sono parte di un unico progetto integrato e si elevano una con l’altro

positiva, sotto tutti i punti di vista: dalla logistica alla gestione dell’amministrazione, dall’accesso da parte del brand all’expertise del gruppo fino alla possibilità di ottenere finanziamenti. “Tutto concorre ad aiutare il nostro business e a supportare la pianificazione della strategia da attuare, che può finalmente guardare al lungo periodo”, afferma Austin. Anche i numeri confermano la crescita di DZine, che nel 2019 ha fatturato 10 milioni di dollari, di cui un 5% deriva dalle vendite legate all’arte. Per sottolineare l’intento del brand, è 46 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

stata aperta una galleria, DZine Gallery, dove due volte l’anno vengono organizzate mostre in cui gli artisti, selezionati perlopiù all’interno della scena locale, dialogano con collezionisti e appassionati e ampliano l’offerta del brand che ora può offrire consulenza anche in campo artistico. “Abbiamo una figura di riferimento qualificata, il gallery manager Philip Bewley, che può fare anche da consulente per chi desidera investire in opere d’arte da acquistare come investimento – spiega Austin – ed è un supporto valido per progettisti che vogliono inserire opere d’arte all’interno dei loro progetti. Da quando abbiamo iniziato a lavorare in questo senso, sei anni fa, le cose si sono sviluppate e il successo riscontrato è sempre più positivo all’interno della comunità della baia di San Francisco”. La galleria rappresenta una sorta di estensione dello showroom, in cui le opere d’arte completano l’offerta d’arredo e contestualizzano ogni progetto di interior design. “Il nostro showroom non è un semplice spazio di esposizione e vendita, ma un vero e proprio hub per la comunità. L’associazione degli architetti di San Francisco organizza molti eventi da noi. Questo è un segnale di riconoscibilità istituzionale ed è indice che quanto stiamo facendo viene apprezzato e supportato da clienti e pubblico. A livello curatoriale, non proponiamo solo opere d’arte e fotografie, ma coinvolgiamo e ospitiamo all’interno dei nostri spazi compagnie teatrali e performance, oltre ad artisti e maker locali che realizzano opere site specific. Il nostro obiettivo per il prossimo anno è un’ulteriore espansione


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dello spazio per un totale di 3.800 metri quadrati in cui si incontrano design e arte, ma anche moda e food”. VAGO E IL LINK CON L’ARTE Vago Forniture nasce alla fine del 1920 come laboratorio di falegnameria a Barlassina (Vago Antonio Arredamenti) e, in un secolo di storia, le tre generazioni Vago hanno consolidato il loro modo di sviluppare il tema dell’arredo degli interni, proponendosi come un centro di consulenza globale per offrire a privati e architetti un servizio ‘chiavi in mano’ e poter affrontare progetti d’arredo completi. Le soluzioni proposte spaziano tra brand nazionali e internazionali (essendo rivenditore di oltre 150 aziende) e il servizio offerto affianca e sviluppa progetti forniti da studi di architettura di ogni parte del mondo. Anche se, conferma Simone Vago, figlio del fondatore, ormai la maggior parte dei clienti si concentra al di fuori del nostro Paese. “L’80% del fatturato oggi viene fatto all’estero,

dagli Stati Uniti al sud della Francia, dall’India all’Israele alla Cina”. Accanto a prodotti di produzione, Vago Forniture fornisce lo sviluppo e la realizzazione di arredi su disegno, chiamati a completare il progetto di uno spazio. Come sottolineava Antonio Vago già alla fine degli anni ’80: “Oggi non si può vendere il mobile e basta, occorre offrire tutto quello che vi è collegato. Noi rivenditori abbiamo il compito fondamentale di veicolare la cultura del prodotto; se nessuno sostiene e mostra nei suoi showroom i prodotti innovativi e di ricerca nel campo del furniture design, come può il pubblico dei clienti conoscerli, apprezzarli, vederli?” Una lezione, quella di pensare alla commercializzazione dell’arredo quale strumento di sostegno alla cultura del progetto, che Simone Vago porta avanti sia nello spazio storico dello showroom di Barlassina, sia nel punto vendita di Milano. “Trent’anni fa ho iniziato a proporre pezzi d’arte insieme ai progetti d’arredo grazie a mio zio, Valentino Vago. Era un buon pittore

La storica sede di Vago Furniture a Barlassina, showroom di design e vetrina per opere d’arte italiane di fine anni ’60 e altri artisti quotati Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 47


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astrattista milanese, che introdusse il fratello, mio padre, nella scena degli scapigliati dell’epoca. Alla fine degli anni ’60 tutti i negozi vendevano il mobile classico, e noi siamo stati tra i primi a capire che si poteva puntare a qualcosa di diverso. C’erano poche aziende che proponevano mobili contemporanei: Cassina, Zanotta, Gavina e poche altre. Mio padre capì che c’era spazio ed era il momento di vendere il design”. Oggi molte aziende parlano di serie limitata e pezzo unico, forse per attrarre un pubblico e una clientela diversa. “È un trend – commenta Simone Vago – e tutti parlano di limited edition. Poi vai a verificare, e scopri che molte aziende dicono di produrre 50 pezzi, quando in realtà ne hanno venduti 300. Non c’è mai stato un grande controllo e nemmeno una grande serietà. Il discorso sulla commistione tra arte e design è ormai diventato un luogo comune. La verità assoluta è che bisogna essere dei grandi professionisti, per poter capire se ci sono davvero pezzi validi e sopratutto originali, su cui poter investire”. Le gallerie nate seguendo questa scia di mercato, negli ultimi vent’anni, sono moltissime. Basti pensare alle fiere di riferimento, in cui oltre alle opere d’arte appese alle pareti, vengono venduti oggetti d’arredo legati a produzioni storiche a partire dagli anni ’30 del secolo scorso, sino ad arrivare all’ultimo boom degli anni ’70. “Manifestazioni come il Tefaf, Art Basel, Miart, Nomad a St. Moritz, hanno intercettato il desiderio di clienti benestanti ormai stufi di comprare pezzi prodotti in serie. Per questo oggi ne esistono più di trenta, mentre 15 anni fa c’era una sola fiera di riferimento per questo settore”. Parlando poi di commistione tra arte e design, Simone Vago ha iniziato oltre 30 anni fa a proporre ai suoi clienti dei pezzi d’arte per poter completare i loro progetti d’arredo. “I clienti si affidano a te, quando non sono grandi conoscitori della materia. Ho sempre proposto lavori interessanti anche grazie alle opere di mio zio, che ho sempre avuto a disposizione. E’ stato quasi un passaggio naturale. Oggi le cose sono un po’ cambiate, consiglio solo i clienti con cui ho un certo rapporto, a cui ho sempre proposto pezzi importanti ma anche opere di giovani artisti appena usciti dall’Accademia di Brera”. Una sorta di evoluzione di questo modus operandi ormai consolidato è Vago e Vago, unione tra Vago Forniture e Stefano Ronchetti della Marzorati Ronchetti (ora Mr) di Cantù, entrambe realtà della Brianza, cuore 48 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

del design del mobile italiano. L’obiettivo è quello di unire in un’efficiente sinergia operativa le competenze della Vago Forniture e quelle di Stefano Ronchetti per offrire un servizio sempre più completo alla clientela, ai professionisti di tutto il mondo che ricercano e pretendono la qualità italiana sia nella scelta degli arredi, degli oggetti e degli accessori di produzione, sia nella realizzazione di mobili e artefatti su disegno estesi anche al mondo dell’architettura. Da questa unione emergono le anime che hanno reso importante la storia del design italiano: la produzione seriale e l’esecuzione del pezzo unico.

Sopra, showroom Dzine che, grazie all’ingresso in azienda di Austin Forbord, si è sempre più avvicinato al mondo dell’arte


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Audrey Large, ‘MAKER DIGITALE’ di Valentina Dalla Costa

LA SUA PROGETTAZIONE TRASCENDE LE LOGICHE DEL CONSUMO PER OPERARE LIBERAMENTE. COME UN ARTISTA

S

i parla tanto di autoproduzione e di designer che oscillano tra la pratica artistica, il laboratorio e il lavoro da bricoleur, e l’attitudine invece più legata all’industrial design. Audrey Large non si colloca in nessuna delle due categorie, ma le tocca entrambe. Classe 1994, una giovane diplomata alla Design Academy di Eindhoven che in meno di un paio d’anni ha esposto all’interno di contesti museali e gallerie in Francia, Olanda, Belgio, Germania, Korea, Cina, Stati Uniti e Italia. A Milano, le sue creazioni si trovano da Nilufar: chiaro segno di un lavoro che si scosta dalla produzione industriale tradizionale, per avvicinarsi al collezionismo e a pratiche curatoriali piuttosto che alle logiche di consumo che seguono prodotti furniture classici. OGGETTI E IMMAGINI Si divide tra arte e quello che lei stessa definisce ‘object design’. Il lavoro di Audrey Large esplora le potenzialità dell’immagine digitale e del

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suo processo di manipolazione applicato al progetto materiale. Per lei, gli oggetti sono immagini e le immagini divengono oggetti. “Se penso al mio lavoro, mi considero una designer, anzi ancor meglio, una image maker. Però in base al luogo in cui mi trovo, viene considerato e letto in maniera differente. In Olanda espongo i miei pezzi in contesti di assoluto design, in Francia non sarebbe invece mai possibile, e mi trovo all’interno di musei e gallerie di belle arti”. Quando le si chiede cosa pensa del confine tra arte e design, preferisce parlare di sè e del suo operato, piuttosto che di ‘massimi sistemi’. “Mi riconosco nell’attitudine di molti miei coetanei. La nostra generazione quando lavora a un progetto, nemmeno ci pensa se sta facendo arte o se sta progettando qualcosa. Per quel che mi riguarda, utilizzo il design come spazio di ricerca, e la ricerca diventa un pretesto per esplorare la mia pratica. Solo facendo così, riesco a focalizzarmi solo sul mio lavoro e ad essere indipendente”. Guidata anche dalla sua giovane età, non pensa a logiche di mercato, a commissioni e all’industria. “I miei oggetti sono uno strumento per la mia riflessione. Certo, quando si parla di oggetti ci si riferisce sempre a un determinato comportamento o ad una azione con cui vengono utilizzati, ma a me piace creare conflitti anche dentro uno stesso progetto. Il design è un luogo perfetto per poter creare cortocircuiti... Troppi si interrogano su quale sia la nuova forma giusta per una sedia e quali le aspettative di vendita di un’azienda. Quando creo un vaso, so perfettamente che l’immagine di un vaso è quello che attira le persone in modo inconscio verso quello che ho progettato, ma la mia ricerca muove da ben altro”.

utilizzando il digital cinema come un campo di ricerca per ripensare alla metodologia legata alla produzione di oggetti. Unendo le tecniche cinematografiche ai processi di produzione che da digitale diventa materiale, il suo lavoro cerca di definire un nuovo modo di ‘fare design’. “Per fare ricerca leggo manuali di teoria sul cinema: leggendoli mi rendo conto che quel che apprendo è in piena sintonia con quello che sto facendo. Lavoro nella dimensione digitale, tutto parte dal computer, ma il risultato finale è sempre qualcosa di estremamente materiale, che ha tre dimensioni.

Oggi designer in residence alla Jan Van Eyck Academy di Maastricht, Audrey Large continua la sua ricerca sull’immagine-oggetto così come il lavoro con il collettivo Morph.love, fondato nel 2018

GENERAZIONE ‘FLUIDA’ Quella di Audrey Large è una generazione influenzata da un importante momento di incertezza, positivo e negativo insieme. Instabilità economica, politica e sociale, barriere che spariscono e che si innalzano. La storia si riflette sull’operato di makers e designer che si lasciano contaminare da altre discipline e che esplorano metodologie legate ad altri mondi. In un contesto come quello contemporaneo, esponenzialmente digitalizzato, Audrey abbraccia la forma interdisciplinare del design Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 51


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Il progetto Implicit Surfaces utilizza il potenziale dello spazio digitale come spazio creativo e libero, che porta alla creazione di forme 3D intuitive

Per questo preferisco considerare le immagini come oggetti tridimensionali”. Il lavoro digitale si pensa sia disconnesso dalla sfera reale e concreta. In realtà, nel suo lavoro non è così perchè si parte da un software, e con lo stesso approccio con cui si potrebbero creare personaggi per un’animazione, invece si ottiene un vaso. “Il mio è un processo molto intuitivo. All’interno del computer opero in uno spazio libero che ha un potenziale infinito. Quando si ottiene la forma finale, si può stampare in 3D in scala ridotta, ed è quindi un gioiello, o grandissima, e dal digitale ottieni un’architettura”. IL RAPPORTO CON NILUFAR E L’ITALIA Giovane, ma dalle idee ben chiare. Crede non solo alla suddivisione netta tra discipline come arte e design, ma anche nella nascita di un nuovo campo d’azione, radicato in molti Paesi ormai da anni. “C’è il design, c’è 52 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

l’arte, e c’è poi un ambito che è ‘arte e design’ insieme. E’ una terza categoria ben diversa. Basti guardare alle fiere, alle manifestazioni, ai negozi e alle scuole che offrono corsi di studio, fanno ricerca e vendita mirata a questo nuovo spazio che si è creato all’interno del mondo del progetto. Ho iniziato a collaborare con Nilufar soprattutto grazie alla ricerca di Valentina Ciuffi (curatrice che lavora con Nilufar Gallery e Depot da tempo, n.d.R), che ha visto i miei lavori durante una mostra e li ha notati. Quel che apprezzo di Nilufar è la continua ricerca e volontà di spingermi a creare in modo libero seguendo la mia ricerca, spaziando da oggetti più funzionali ad altri più estremi, senza dover badare all’aspetto commerciale del progetto. So che potrebbe risultare un atteggiamento molto naif, ma per l’età che ho e per la ricerca che sto facendo, lo considero ancora un bene prezioso”.


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La città, opera d’ARTE URBANA di Valentina Dalla Costa

NELL’AMBITO DI MILANO ART WEEK 2020, LA FONDAZIONE NICOLA TRUSSARDI HA COMMISSIONATO THE COLLECTIVITY PROJECT, INSTALLAZIONE DOVE ARTE E CITTÀ DI FONDONO, PER RIFLETTERE SUI CAMBIAMENTI IN ATTO

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I

n occasione dell’Art Week milanese e della Design Week, la Fondazione Nicola Trussardi annuncia l’arrivo a Milano di The Collectivity Project, installazione partecipativa firmata dall’artista danese-islandese Olafur Eliasson e curata dal direttore artistico della Fondazione, Massimiliano Gioni. Si tratta di un progetto realizzato per la prima volta a Tirana nel 2005, poi a Oslo un anno più tardi, a Copenaghen nel 2008 e a New York nel 2015. Quello che si vedrà nel cuore di Milano sarà un paesaggio urbano immaginario, ideato e costruito dal pubblico. UNA SCULTURA SOCIALE “The collectivity project – spiega Gioni a Pambianco Design – è una delle opere più semplici e al contempo più evocative di Eliasson. Si tratta di una scultura sociale, in constante divenire: un paesaggio che viene costruito e decrostruito dal pubblico. Su una serie di grandi tavoli


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sono gettate tonnellate di mattoncini Lego bianchi, con cui ognuno è invitato a costruire una città. Un’opera pubblica, presentata cioè in uno spazio aperto a tutti e dai forti connotati civici e civili: pertanto è un’opera nella quale i cittadini immaginano una sorta di città ideale e fantastica, in continua trasformazione”. Sarà visibile e in divenire a partire dal 14 aprile e fino al 3 maggio. Segue l’esempio di ‘A Friend’, imponente intervento su scala urbanistica concepito per i caselli daziari di Porta Venezia dal ghanese Ibrahim Mahama nel 2019, e ‘Sacrilege’, installazione gonfiabile colossale realizzata da Jeremy Deller nel 2018, che in scala 1:1 ha ricostruito nel parco delle sculture di City Life il sito archeologico di Stonehenge. La città di Milano non è dunque nuova a interventi simili, in cui arte e contesto urbano si contaminano. Un fenomeno sempre più presente e importante, come conferma Gioni: “La storia dell’arte del Novecento e di questo nuovo millennio potrebbe in fondo essere raccontata come la storia delle città. Basti pensare alla città moderna dei futuristi, la “città che sale” per usare il titolo di un’opera di Umberto Boccioni; quella cacofonica dei cabaret dei dadaisti; quella magica e ricca di incontri misteriosi dei surrealisti, fino alla città del dopoguerra (nelle affissioni dei decollage di Rotella o negli ammassi di oggetti di scarto dei neodadaisti), alla città pop e così via. Oggi viviamo in aree urbane sempre più spettacolarizzate e parte di una nuova economia dell’esperienza, dove si mescolano turismo, intrattenimento, servizi, e dove, al contempo, paradossalmente i centri storici si svuotano per lasciare spazio a case e appartamenti in affitto per turisti dell’arte. Negli ultimi decenni l’opera di Eliasson ha offerto molteplici occasioni in cui pensare al ruolo dello spettacolo nella nostra società e a modi in cui l’arte può costituire comunità temporanee nelle quali riscoprire nuovi contatti umani”. SPAZI IN TRASFORMAZIONE Come spesso accade con le installazioni di Eliasson, The collectivity project è generatore di un ‘nuovo luogo’, creato per la conversazione e lo scambio tra le persone, un’opera collettiva che svela una visione utopistica del

nostro futuro da un lato, e riflette in maniera concreta sugli sviluppi più recenti e i cambiamenti in atto del tessuto urbano di Milano e altre grandi metropoli contemporanee dall’altro. “Se pensiamo al centenario della fondazione del Bauhaus, appena concluso, ci appare chiaro come tutto il Novecento sia stato attraversato da un desiderio di rinnovare e trasformare le nostre città e gli spazi in cui viviamo: desideri che in fondo sono alla base della pratica del design e dell’architettura”, prosegue Gioni. “E se il Novecento è stato il secolo delle città, è stato anche il secolo in cui artisti, architetti e designer hanno dovuto accollarsi la responsabilità anche di immaginare come si potesse vivere nelle nostre città e nelle nostre case. Un artista come Olafur Eliasson vive questo ruolo con grande senso di responsabilità, lavorando sia come artista sia come architetto, e intervenendo spesso

Ritratto di Massimiliano Gioni, foto di Marco De Scalzi. In apertura, installazione “A Friend” di Ibrahim Mahama a Porta Venezia, Milano per Fondazione Trussardi

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sul territorio. In particolare trovo che nel suo lavoro ci sia un’attenzione alla percezione e alla molteplicità dei punti di vista, che è una riflessione quanto mai importante oggi, in un presente cosi plurimo e polifonico”. La ricerca dell’artista spazia in effetti tra scultura, pittura, fotografia, film e installazioni, ma non si confina mai tra le mura di un museo o di una galleria, anzi coinvolge la sfera pubblica attraverso l’architettura e interviene nello spazio civico con un costante approfondimento delle urgenze del nostro presente. ESPERIMENTI DI COESISTENZA Dal 2013, Fondazione Nicola Trussardi fa ‘incursione’ con progetti speciali, performance, mostre temporanee e interventi pop-up sul territorio urbano portando a Milano, in

occasione di Miart, artisti internazionali importanti tra cui Sarah Lucas,Gelitin, Darren Bader e Stan VanDerBeek. “Il nostro lavoro – ribadisce Gioni – si è sempre espresso su una scala urbanistica e architettonica. Non avendo una sede espositiva, per ogni mostra e intervento scegliamo luoghi celebri, monumenti o edifici dimenticati della città che apriamo o che riportiamo all’attenzione dei cittadini. Quindi ogni mostra o intervento è anche un’occasione per riflettere sul tessuto connettivo, di simboli e ricordi, che anima il nostro spazio urbano. Questa volta, con l’opera di Olafur Eliasson, la riflessione sulla città diventa essa stessa il tema dell’opera. In fondo l’arte è sempre una forma di partecipazione, cosi come le città sono esperimenti di coesistenza”.

P40 The Collectivity Project, Olafur Eliasson: un’installazione urbana che rende il pubblico partecipe e attivo

56 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020


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INTERVISTA

Massimiliano Locatelli (foto Luca Rotondo) 58 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020


INTERVISTA

DISEGNO UN SOGNO ed è già realtà di Monica Montemartini

MASSIMILIANO LOCATELLI DIMOSTRA CHE L’ARCHITETTURA È MATERIA VIVA E IN PERENNE MUTAMENTO. MA, SOPRATTUTTO, È LO STRUMENTO PRIVILEGIATO PER FAR DIALOGARE PASSATO E TRADIZIONE CON LE ESIGENZE DEL VIVERE CONTEMPORANEO: NEI CONTESTI PUBBLICI COME NEGLI SPAZI PRIVATI

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reciso, esigente, curioso e autoironico: Massimiliano Locatelli è un professionista poliedrico e, in un certo senso, quasi “rinascimentale”, proprio per il suo essere architetto aperto all’esplorazione degli ambiti estetici più diversi. Socio fondatore nel 1993 dello studio Locatelli Partners e PhD alla Columbia University di New York, è fra i progettisti italiani più influenti a livello internazionale, celebre per il minimalismo rarefatto, l’amore per l’arte e lo spirito d’avanguardia che ispirano tutte le sue realizzazioni. Autore di interventi in luoghi storici di Milano e di realtà ad alto contenuto d’innovazione (come un’abitazione costruita con una stampante in 3D), ha esportato il gusto italiano in tutto mondo, da New York al Vietnam, da Parigi a Mumbai, firmando spazi pubblici, negozi, ristoranti, hotel e residenze private. Il nuovo studio milanese di Locatelli in via Corridoni - 800 metri quadrati ospitati in una palazzina fresca di restauri nel Parco del Collegio delle Fanciulle - è un atelier pieno di luce, che divide con i soci Davide Agrati, Giovanna Cornelio e Annamaria Scevola. Ed è qui che ci racconta come è iniziata la sua avventura. Qual è stato il primissimo progetto? Un amico mi aveva chiesto di ristrutturare il suo appartamento e io, che mi ero appena laureato, ho proposto a Giovanna e Annamaria, che già conoscevo, di lavorare insieme. Questo è stato il primo banco di prova. Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 59


INTERVISTA

L’appartamento milanese di Massimiliano Locatelli (foto Luca Rotondo)

Cosa significa, oggi, “fare architettura”? Sono convinto che il lavoro dell’architetto sia particolarmente complesso perché ha delle logiche ma anche delle “non logiche”, ha un aspetto di coinvolgimento emotivo molto forte e una parte razionale che è altrettanto importante. È un mestiere che si mescola in modo molto stretto con la vita. Le cose che fai, come progettista, le metti nelle mani del committente e le lasci andare: sono un po’ come dei figli. Ed è interessante vedere come ognuno abbia la propria personalità e possa imboccare nel tempo strade imprevedibili. Ecco perché dico che architettura e avventura sono mondi fra loro molto affini. Qual è il peso dell’arte all’interno dei progetti? Oggi l’architettura tende a influenzare l’arte in modo più pregnante rispetto al passato. Per esempio: ho qui davanti a me un’opera di Jonathan Binet, assistente di Oscar Tuazon, uno degli artisti che più si è nutrito di elementi di architettura. La cornice è costruita con frammenti di ferro grezzo, quei profili usati nei cantieri saldati tra loro; il quadro, una volta realizzato, è stato tolto e tagliato perché ciò che importa è la cornice, la struttura architettonica: 60 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

chiamiamola la parte hard dell’opera. Di sicuro il lavoro dell’artista è più solitario, più introspettivo e in fondo anche più egoista, perché ha dalla sua parte il vantaggio di una libertà assoluta, che manca a noi architetti, che abbiamo sempre come riferimento una committenza. Eppure artisti e architetti si capiscono al volo e lavorano magnificamente insieme: anni fa mi è capitato di realizzare a New York un appartamento, di gusto Upper Side, che era di per sé raffinatissimo, ma quando l’arte è entrata in casa l’energia dello spazio è cambiata radicalmente. Cosa fa di un’architettura un’opera d’arte e di un architetto un artista? L’architetto non è un artista e l’architettura non è arte ma quando entrano in contatto la sinergia diventa totale. L’architettura è un’espressione estetica e funzionale, l’arte è energia pura, non ha confini, mentre l’architettura ne ha tanti. Per questo sono e resteranno dei mondi distinti. Qual è il messaggio che un progetto deve saper esprimere? Un buon progetto deve essere compiuto, e per “compiuto” intendo che siano soddisfatti il committente come pure l’architetto. E poi,


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non ultimo, ci deve guadagnare anche lo spazio occupato dal progetto, perché quando disegno una casa o affronto un restauro, devo aver ben presente che il mio intervento rimane. E i luoghi vanno sempre rispettati e salvaguardati dal punto di vista estetico. Come si gestisce il rapporto con la committenza? È corretto rispettare il committente, ma è necessario anche rispettare il luogo e l’ambiente. Questi tre elementi sono fondamentali e, secondo me, sono quelli che dovrebbero diventare le linee guida di qualunque progetto. Se lavoro Milano di fronte a un parco meraviglioso, allora disegnerò un edificio in cui le aperture avranno la parte del leone; se devo confrontarmi con un edificio di Gio Ponti, allora, che sia per opposizione o per analogia, mi muoverò con un intervento di dialogo e di ricucitura più delicato. L’architettura - non si può mai dimenticarlo - è un segno che resta. Cosa c’è in cantiere per il prossimo Salone del Mobile? Ho sul tavolo diversi progetti: dei mobili per la Galleria Nilufar, sempre in edizione limitata, due lampade con Nemo, una serie di arredi per Gebrüder Thonet Vienna e, per B&B Italia, una nuova immagine dell’azienda. Sono in contatto anche con la Cina, con una storia che vorrei presentare al Salone: sto realizzando per loro dei grandi pavimenti di porcellana, delle piastrelle che arrivano a un formato di m. 3x2, prodotte a Shenzhen da una grande azienda che realizza 6omila metri quadri di pavimenti al giorno, e anche lì stiamo operando sia sul tema della sostenibilità che su quello dell’immagine. È stato interessante vedere la loro reazione di fronte alle mie proposte: abbiamo sì lavorato sul marmo, che per loro è un materiale molto importante, ma l’abbiamo reso “morbido”. Lo abbiamo stampato su un grande telo, quindi gli abbiamo impresso un movimento, lo abbiamo fotografato e lo abbiamo ristampato: il risultato è il Cristo Velato. Il drappo di marmo chiaramente non è marmo, ma c’è tutta un’altra profondità: è il racconto di un drappo rinascimentale gettato a terra per diventare un pavimento sul quale si cammina come sulle nuvole. In pratica, abbiamo lavorato sulla forza emotiva ed evocativa del materiale. È una filosofia simile a quella che stiamo seguendo con B&B Italia. 62 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

Continua la collaborazione con Nina Yashar di Nilufar che si muove a cavallo tra arte e design. Qual è il rapporto fra questi due mondi? Nilufar non è arte: è design. La ricerca che Nina fa con i giovani designer, e anche con gli autori del passato, è molto puntuale e meticolosa, ma non è arte. Lei è comunque bravissima a plasmare il design all’interno di situazioni estreme, sia per ricerca sui materiali che per la sperimentazione di forme. Da settembre è in libreria Locatelli Partners Dialogues: Architecture Interiors Design edito da Rizzoli International, un volume che è un viaggio attraverso i lavori dello studio. Quale il fil rouge che li lega? Ho avuto la fortuna di aver incontrato, nel corso degli anni, dei committenti illuminati e diversificati, che dal Vietnam alla Cina all’America mi hanno permesso di poter fare una ricerca ad ampio spettro: quando si è davvero consapevoli del contesto in cui si opera, anche lo studio dei materiali, delle tecniche e del

Miss Sixty Store, Milano 2018 (foto Delfino Sisto Legnani)


INTERVISTA

modo migliore per utilizzarle diventa una parte fondamentale del nostro lavoro. In Vietnam, per esempio, ho conosciuto artigiani abilissimi, che hanno realizzato oggetti con una maestria e una precisione che ormai da noi sarebbero impensabili. Mi hanno realizzato dei tavoli fatti con un pezzo unico di marmo intagliato e lucidato tutto a mano, che in superficie sono morbidi come il velluto… La forma è quella del tavolo di plastica che invade tutte le strade dell’Oriente: il modulo base di ogni bar. È un archetipo contemporaneo che, nobilitato con un materiale tradizionale e sostenibile, ha reso magico e prezioso un arredo di uso comune. Tradizione e innovazione: come dialogano fra loro oggi, in un contesto storico in cui i tempi della tecnologia sono sempre più rapidi? Sono sempre due linee guida importantissime: la tradizione è ciò che ci porta ad avere consapevolezza del nostro passato e del nostro background, ma guardare davanti è la molla che ci spinge a innovare e a non ripetere sempre il medesimo modello. Com’è stata l’esperienza a San Paolo Converso, in piazza Sant’Eufemia a Milano, la chiesa sconsacrata del ‘500 dove avete avuto il vostro studio fino allo scorso anno? La chiesa è un luogo unico nel suo genere, che adesso continua con Converso, uno spazio espositivo dedicato all’arte del nostro tempo. Lavorare in un contesto del genere è stato affascinante e al tempo stesso complicato: eravamo separati dal mondo esterno, si viveva come in una bolla, e la luce artificiale aveva su tutti noi un effetto quasi straniante. A me non dava fastidio, ma capisco che non è per tutti così: ci sentivamo come astronauti ospiti di una navicella spaziale che fluttuava nello spazio e, quando si usciva, si riprendeva contatto con la realtà. Mostre in programma in questi spazi? Abbiamo inaugurato da poco una mostra dell’inglese Michael Dean. Per il Salone, invece, abbiamo avviato una partnership con un designer-artista che potrà esprimersi all’interno dello spazio con un lavoro site specific. C’era anche l’idea di fare un’altra mostra, che con tutta probabilità sarà posticipata a settembre: è un’indagine sul design africano, che reputo fondamentale

La prima casa stampata in Europa in 3D, presentata nel 2018 in piazza Beccaria durante il Salone del Mobile di Milano (foto Luca Rotondo)

per l’utilizzo dei materiali e per l’approccio al design. Stiamo facendo una ricerca approfondita con una curatrice esperta e non ce la sentiamo di arrivare in corsa per la Design Week. Quanto contano tecnologia, ricerca e sostenibilità nel lavoro di un architetto? Tantissimo. Penso alla casa 3D che abbiamo terminato due anni fa: era proprio basata su tecnologia e sostenibilità, intesi come ingredienti imprescindibili per dare vita a un’abitazione pensata per il futuro. Stiamo continuando a lavorarci per renderla più fruibile, ma è un lavoro complesso. A breve dovremmo curare anche il restyling di un palazzo in via Senato e mi piacerebbe abbatterlo e ricostruirlo tutto stampandolo in 3D. Purtroppo sono otto piani e non siamo ancora pronti. Il problema è l’altezza. Quali sono gli strumenti del progettista contemporaneo? La matita, il computer, un plastico o cos’altro? Di solito si parte da un mood board in cui si lavora con suggestioni, con parole o immagini Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 63


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di riferimento, vecchie e nuove. Prima del “fare”, deve esserci sempre un momento fondamentale di meta progetto, di pensiero e di confronto. Credo che sia questa la fase più importante, e non bisogna mai avere fretta di concluderla. E oltre al lavoro, che cosa c’è? Amo il rapporto con le persone con cui ho collaborato, dal muratore al fabbro. Mi piace anche sporcarmi le mani e i vestiti con la polvere dei cantieri e poter constatare come in fondo, al di là del ruolo di “direttori d’orchestra” svolto dagli architetti, questo rimanga un mestiere di uomini e di passioni. Nel mio lavoro la verità è molto importante: è la mia bussola nel rapporto con clienti, colleghi, manovalanze e, a maggior ragione, è la base delle relazioni interpersonali. Il sindaco Beppe Sala vede nel futuro di Milano altri importanti interventi di “rigenerazione urbana”. Cosa ne pensa? Dopo tanti anni, è la prima volta che Milano è diventata un importante punto di riferimento a livello europeo. Lo era già in quanto polo della moda e del design, ma adesso siamo andati ancora oltre. E questo grazie al sindaco, grazie alle persone che lavorano oggi e grazie anche a tutti coloro che si sono dati da fare in passato: i nostri genitori, i nonni, chi è arrivato qui dalla provincia attratto dalla grande energia che si respira a Milano, ha coltivato un atteggiamento serio - direi quasi calvinista -verso il lavoro, e non ha mai avuto paura di rimettersi in gioco. Ecco, credo che la rigenerazione urbana cui allude Sala, al di là delle grandi opere architettoniche e dei cantieri ancora aperti, possa proseguire soprattutto grazie alle persone che vivono e fanno vivere Milano: la gente comune e la gente che crea, progetta, costruisce, sperimenta. All’interno del grande Rinascimento milanese, c i sarà un nuovo intervento di Locatelli Partners? Probabilmente inizieremo a lavorare sulla torre Velasca. Questo edificio icona diventerà uno dei punti di forza del grande cambiamento già avviato a Milano e, in un certo qual modo, incarnerà il nuovo atteggiamento nei confronti della metropoli: un capolavoro della prima modernità che indosserà degli abiti completamente nuovi. Questo vuol dire far dialogare la tradizione con il futuro. Con rispetto e leggerezza. 64 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

Torre Velasca progettata negli anni Cinquanta a Milano dallo studio BBPR


SPECIALE OUTDOOR/ANALISI

Continua la scalata dell’ARREDO OUTDOOR di Paola Cassola

FATTURATI IN CRESCITA E MARGINALITÀ SODDISFACENTI PER I PRODUTTORI DEI MOBILI DA ESTERNI. L’OUTDOOR CRESCE SULLA SPINTA DELLE COMMESSE CONTRACT E DELL’HOSPITALITY, DAGLI ALBERGHI ALLA RISTORAZIONE DI LUSSO. TIENE IL RESIDENZIALE PRIVATO

L’

Proposta di Paola Lenti

66 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

arredo da esterni rappresenta un settore in costante crescita, grazie alla richiesta in aumento dal mondo del contract e del residenziale privato. A confermarlo è lo studio di Pambianco Strategie di Impresa sui bilanci delle aziende specializzate, in un ambito che sta sempre più attraendo i produttori di mobili indoor; un segno, quest’ultimo, che conferma la percezione di un andamento crescente del business, tale da spingere i marchi più prestigiosi del made in Italy a inserire collezioni dedicate agli spazi esterni. Ultimo, in ordine di tempo, Cassina che ha presentato la sua proposta all’ultima edizione di Imm Cologne. Una concorrenza, quella dei produttori da indoor, che finirà per essere particolarmente stimolante perché, secondo la visione degli specialisti dell’outdoor, punterà ancor di più i riflettori sui mobili da esterno, trainando la domanda e portando i consumatori più sofisticati a scegliere chi è in grado di offrire garanzie aggiuntive ovvero coloro che hanno l’outdoor nel proprio dna.


SPECIALE OUTDOOR/ANALISI

I TOP 5 ARREDO ESTERNI PER FATTURATO CON EBITDA (Valori in milioni di euro)

Rank

Ragione Sociale

2017

2018

Var%

Ebitda 2018

Ebitda% 2018

1

Nardi

45,4

46,9

3,3

13,5

28,7

2

Emu Group

28,4

30,3

6,4

2,4

8,0

3

Paola Lenti

27,7

28,9

4,5

3,1

11,0

4

Roda

16,3

16,5

1,6

1,0

6,0

5

Varaschin

12,1

13,3

9,3

1,3

9,8 Fonte: Pambianco

* Il fatturato fa riferimento ai soli ricavi e proventi della gestione caratteristica (voce A1 del conto economico) ** Nel calcolo dell’Ebitda, per omogeneità di confronto, sono stati inclusi i proventi diversi

NARDI SI CONFERMA LEADER Leader italiano dei mobili da esterno si conferma anche nel 2018 Nardi, azienda vicentina protagonista di un ulteriore incremento del fatturato rispetto al 2017, salito da 45,3 a 46,9 milioni di euro, 51 i milioni registrati nel 2019, e di un buon risultato in termini di redditività: l’ebitda è stato di 13,5 12 milioni, con un incidenza del 29% sulle vendite totali. “Le aspettative e i primi feedback del 2020 sono buoni - afferma Anna Nardi CEO, direzione commerciale e amministrativa certo la situazione congiunturale mondiale attuale impone cautela nelle previsioni. A livello industriale, entro febbraio 2020 Nardi completerà un vasto progetto di informatizzazione della logistica che garantirà all’azienda performance ancora più efficienti. Mentre entro la fine del 2020 sarà ultimata la ristrutturazione di uno dei siti produttivi storici dell’azienda con l’introduzione di presse ibride di ultima generazione ad alto risparmio energetico e la realizzazione di un nuovo impianto di raffreddamento per migliorare l’efficienza e diminuire ulteriormente l’impatto ambientale”. Nardi precede in classifica Emu Group, secondo sul podio anche lo scorso anno, a 30,3 milioni di euro, e Paola Lenti, terza a 28,9 milioni, dei quali circa l’80% legato all’export. “Il mercato più importante è

sicuramente quello degli Stati Uniti, seguito dall’Europa e dal Sud America afferma Anna Lenti CEO di Paola Lenti -. La richiesta è legata in primo luogo al settore residenziale, ma sono altrettanto interessanti i riscontri che vengono dal settore contract, in particolare dalla nautica e dall’hospitality”. In merito alle performances del fatturato, il CEO conferma il “trend positivo di questi ultimi anni che testimonia la stabilità del marchio Paola Lenti anche in un periodo sfavorevole a livello mondiale”. A seguire, nelle prime posizioni della graduatoria, compaiono Roda con 16,5 milioni, in crescita a 18,3 milioni nel 2019 e Varaschin, new entry nella top five con 13,3 milioni. E se nel 2017 le prime cinque realtà specializzate nell’outdoor fatturavano complessivamente 128 milioni di euro, la cifra nel 2018 è aumentata fino a raggiungere quota 136 milioni. TOP PER CRESCITA La crescita più importante, in termini percentuali, è quella registrata dalla new entry Varaschini che mette a segno un +9,3% seguita da Emu Group (+6,4%), Paola Lenti (+4,5%) e dal primo della classifica fatturati con un incremento sull’anno precedente del 3,3%. Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 67


SPECIALE OUTDOOR/ANALISI

Tecnologia e Ho.Re.Ca. spingono le PERGOLE di Paola Cassola

CRESCONO FATTURATI E MARGINALITÀ PER LE AZIENDE ATTIVE NEL BUSINESS DELLE PERGOLE E DELLE TENDE DA SOLE, NONOSTANTE QUALCHE ECCEZIONE CHE CHIUDE L’ANNO CON UN SEGNO MENO IN TERMINI DI CRESCITA PERCENTUALE

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I

l comparto pergole e tende da sole ha chiuso il 2018 con una produzione pari a 1.244 milioni di euro, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente. Secondo i dati Federlegno Arredo, il risultato è trainato dalla crescita del mercato interno (+2,1%) mentre le esportazioni sono poco più che stabili (+0,8%). Tra i Paesi in aumento rilevante compaiono Germania (+9,9), Svizzera (+17,7%) e Austria (+51,6%), mentre per la Francia si parla di una flessione piuttosto marcata (- 20,5%) rispetto al 2017. Il settore è composto da 1.408 aziende e impiega oltre 8mila addetti. Il 90% del fatturato è realizzato da società di capitali che rappresentano il 27% del totale delle aziende. “Il settore negli ultimi anni ha registrato una crescita omogenea nei mercati europei - dichiara Simone Mazzon - AD di Ke e membro del board di Gruppo Bat - trainata, soprattutto dal settore delle


SPECIALE OUTDOOR/ANALISI

I TOP 5 TENDE DA SOLE - PERGOLE PER FATTURATO CON EBITDA (Valori in milioni di euro)

Rank

Ragione Sociale

2017

2018

Var%

Ebitda 2018

Ebitda% 2018

1

Gruppo BAT - KE

69,7

71,8

3,0

10,2

14,0

2

Pratic

37,1

39,1

5,6

10,8

28,0

3

Gibus

32,6

34,0

4,3

4,3

13,0

4

Brianzatende

24,4

26,9

10,0

2,7

10,0

5

Corradi

18,5

19,9

8,0

-1,5

-8,0 Fonte: Pambianco

* Il fatturato fa riferimento ai soli ricavi e proventi della gestione caratteristica (voce A1 del conto economico) ** Nel calcolo dell’Ebitda, per omogeneità di confronto, sono stati inclusi i proventi diversi

pergole sia a tessuti impacchettabili sia a lame orientabili anche dette pergole bioclimatiche”. Secondo lo studio di Pambianco Strategie di Impresa sui bilanci delle principali aziende del settore, il 2018 è stato un anno positivo per il business che trova collocazione in diverse destinazioni d’uso. Una tenda da sole o una particolare pergola può essere inserita in una struttura ricettiva per creare privacy e un clima ideale nelle terrazze delle singole stanze. L’hospitality risulta essere un obiettivo importante per questo business che spazia dagli alberghi ai ristoranti, fino ai café. KE TOP FATTURATO, PRATIC TOP % EBITDA Leader italiano del settore nel 2018 è il Gruppo Bat - Ke che registra un alto valore di fatturato attestandosi a quota 71,8 milioni di euro, in crescita sul 2017 del 3%. Ottima performance anche nel 2019, in crescita a quota 78,8 milioni. “A livello di gruppo Bat l’export pesa circa il 70% - afferma Mazzon -. Lavoriamo in 70 Paesi al mondo, i principali mercati di riferimento oltre all’Italia in ordine di importanza e volumi sono la Francia che sviluppa volumi analoghi al mercato italiano, a seguire gli Stati uniti, poi Spagna e poi Germania”. “Lo sviluppo del nostro business - continua Mazzon - viene fatto sia su settore hotellerie tramite la rete distributiva dei dealer Ke e anche direttamente, sia su settore residenziale e settore direzionale, la gamma prodotti infatti copre un po’ tutte le necessità di schermatura solare e copertura outdoor in

ambito edilizio”. Il rapporto tra i brand di arredo indoor che debuttano nell’outdoor e le aziende specializzate da sempre nelle pergole si può definire di reciproco stimolo e traino: “gli spazi arredati da chi fa outdoor necessitano di essere poi coperti dalle nostre strutture per renderli vivibili tutto l’anno - fa notare Mazzon -. Viceversa dove noi installiamo una struttura, quasi necessariamente il cliente inserità arredi specifici”. Segue in seconda posizione, Pratic, azienda udinese protagonista di un buon incremento del fatturato rispetto al 2017, salito da 37,1 a 39,1 milioni di euro, e di un buon risultato in termini di redditività: l’ebitda è stato di 10,8 milioni, con un’incidenza del 28% sulle vendite totali. L’azienda ha registrato nel 2019 un fatturato di 41,5 milioni. “Il fatturato 2019 conferma il trend positivo di crescita dell’azienda che mantiene e consolida le posizioni sul mercato domestico (che ad oggi incide il 65%) e continua il processo di sviluppo e potenziamento sul fronte export (incidenza 35%) con un importante sviluppo su tutti i mercati nord europei - afferma Edi Orioli vicepresidente di Pratic -. Rispetto ai canali di business oltre allo sviluppo residenziale, l’azienda sta potenziando il canale B2B soprattutto con riferimento al segmento Ho.Re.Ca grazie a soluzioni di prodotto sempre più evolute dal punto di vista progettuale e tecnologico, che consentono di ampliare il business di esercizi commerciali e strutture ricettive”. Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 69


SPECIALE OUTDOOR/ANALISI

Pratic precede in classifica Gibus, a 34 milioni di euro (in crescita dai 32,6 milioni nel 2017), con un 2019 a 40,9 milioni, +20,4%. 2018). Particolarmente positiva è stata anche la performance in Italia, dove si registrano ricavi pari a 27,8 milioni, +18,6% rispetto a 23,5 milioni nel 2018. Segue Brianzatende con 16,5 milioni (24,4 nel 2017) e Corradi con 19,9 milioni (+8%). E se nel 2017 le prime cinque realtà fatturavano complessivamente 182,2 milioni di euro, la cifra nel 2018 è aumentata per attestarsi a quota 191,7 milioni. “La crescita - afferma Gianfranco Bellin, presidente e AD di Gibus - è essenzialmente attribuibile alla performance del segmento lusso, che registra ricavi pari a 16,2 milioni, +40,3% rispetto a 11,6 milioni nel 2018, e rappresenta il 41% del totale

(35% nel 2018)”. Una crescita trainata da tutte le linee di prodotto per la capacità di realizzare proposte all’avanguardia in termini di tecnologia e design. “La linea Lusso High Tech (pergole bioclimatiche), che rappresenta il 29% dei ricavi e registra un incremento del +46,6% rispetto al 2018, evidenzia una crescita dei prodotti lanciati sul mercato nel 2018 e un ottimo contributo della linea Med Joy introdotta a marzo 2019, caratterizzata dal design minimale e leggero, ideale per installazioni in ambito sia residenziale che Ho.Re.Ca.”. I ricavi realizzati all’estero sono pari a 13,1 milioni, registrano una crescita del 24,4% rispetto a 10,5 milioni nel 2018 e rappresentano il 32% del totale (31% nel 2018). Bene, infine, l’Italia, con ricavi pari a 27,8 milioni (+18,6%).

Sotto, proposta Gibus - Nodo per il contrac In apertura, proposta KE - Qubica Plumb

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Professional all black: aspirazione efficace dei vapori dal loro punto di origine

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SPECIALE OUTDOOR/PROGETTI

L’OUTDOOR prospera negli hotel SI MOLTIPLICANO I PROGETTI PER NUOVE STRUTTURE ALBERGHIERE, CHE QUASI OVUNQUE FANNO SEGNARE IL MASSIMO STORICO.LE AZIENDE DI OUTDOOR DEVONO ATTREZZARSI, GARANTENDO ANCHE IL CUSTOM MADE di Andrea Guolo

L

o sviluppo di nuovi progetti riguarda gli hotel e, in seconda battuta, la ristorazione, interna ed esterna agli alberghi. I dati di Lodging Econometrics testimoniano che mai nella storia si è investito tanto in hotellerie come nel 2019, anno che ha evidenziato una media mondiale del +9% e nel quale ogni area del mondo, con la sola eccezione dell’America Latina, ha fatto segnare il proprio record. E non è certo finita, considerando che ci sono in corso d’opera altre 4.400 strutture nel globo, che porteranno alla realizzazione di altre 636mila camere. Il che significa anche aree lounge, hall, spazi esterni. È quindi normale che gli specialisti dell’outdoor stiano focalizzando le attenzioni sulla progettazione legata agli hotel, stringendo relazioni dirette con i designer e con gli architetti che spesso firmano non solo i mobili e le soluzioni per le aziende, ma anche il design dell’intera struttura. Questo sta determinando un cambiamento del canale distributivo, fenomeno già osservato nell’arredo per gli interni, con una perdita di importanza del dettaglio e un moltiplicarsi di relazioni tra aziende e studi di architettura. Peraltro, come si evince dai progetti selezionati nelle pagine seguenti e legati ad alcuni top brand del mobile da esterni, il link con gli architetti permette alle aziende di comprendere quelli che sono i trend vincenti nel mercato, a cominciare dall’armonia tra ambiente e arredi. Sta poi all’azienda ottenere la fiducia dei clienti: questo significa certificazioni ambientali, consegne puntuali (anche per grandi quantitativi) e capacità di operare custom-made.

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SPECIALE OUTDOOR/PROGETTI

In alto: Nicolette poltroncine dining, design Patrick Norguet per Ethimo, al Burro Tsum di Mosca In apertura, un’altra immagine degli esterni del ristorante del celeberrimo luxury shopping center moscovita

PRANZO AL TSUM CON ETHIMO Buro Tsum è il ristorante del celeberrimo Tsum, il più grande shopping center del lusso a Mosca. La sua terrazza panoramica offre un’esperienza al tempo stesso gastronomica ed estetica, anche grazie all’arredo degli esterni che vede l’importante contributo di Ethimo con le poltroncine dining Nicolette, disegnate da Patrick Norguet, la collezione lounge Esedra by Luca Nichetto e le poltroncine dining Costes. In questo luogo, a due passi dal teatro Bolshoi, ci si rilassa e si vive il rooftop nel massimo del comfort. “La Russia, come anche il Medio Oriente, è un’area dove la cultura del design sta crescendo, mantenendo però alta l’attenzione su quell’idea di bello che è propria del made in Italy”, afferma il ceo di Ethimo, Gian Paolo

Migliaccio, i cui mercati di elezione per il contract da ristorazione sono quelli europei (Francia, Spagna, Grecia e, più a nord, il Regno Unito) e gli Stati Uniti. Le richieste della committenza hanno come denominatore comune il concetto di qualità, applicata a materiali, disegno, prodotto. “La ristorazione di alto livello, in Italia come all’estero, punta a creare ambienti sofisticati in cui design e funzione sono elementi essenziali e imprescindibili per offrire al cliente un’esperienza piacevole, che non trascuri i dettagli e che diventi un momento di benessere da dedicare a se stessi e da condividere con gli altri”. E in particolare, i progetti selezionano elementi d’arredo che siano in sintonia con l’ambiente naturale. Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 73


SPECIALE OUTDOOR/PROGETTI

IL ROCK GARDEN DI JANUS

La terrazza del St.Regis di Hong Kong, con i pezzi della collezione Rock Garden prodotta da Janus et Cie (design André Fu). L’azienda statunitense, appartenente a Design Holding, è molto forte nelle forniture alle navi da crociera

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I pezzi della collezione Rock Garden, frutto della prima collaborazione di Janus et Cie con l’architetto e designer André Fu, arredano gli esterni del St.Regis hotel di Hong Kong. Proprio le collaborazioni con nomi come Fu, genio di Hong Kong e fondatore nel 2015 di Afl (André Fu Living), e come Patricia Urquiola sono alla base dello sviluppo prodotto di Janus, azienda statunitense fondata nel 1978 dalla ceo Janice Feldman e oggi appartenente a Lifestyle Design. “Per creare collezioni nuove e stimolanti che sono costruite per resistere alla prova del tempo in termini di stile e durata”, afferma la stessa Feldman. I principali mercati per il contract di Janus et Cie, al di fuori degli Stati Uniti, sono Italia, Francia e Gran Bretagna. “Ma vediamo anche il Medio Oriente in continua crescita per il nostro outdoor”, precisa l’azienda. Le richieste della clientela sono connaturate alla tipologia del progetto: essendo quelli in ambito hospitality e commerciale caratterizzati da “alto traffico” e regolamentazioni piuttosto ristrette, mobili e materiali devono essere progettati per resistere all’uso frequente e agli sbalzi del clima. “I nostri prodotti sono installati in più della metà delle navi da crociera oceaniche, quindi sono in grado di soddisfare gli standard di ospitalità e spazi per il contract all’aperto e anche indoor”.


SPECIALE OUTDOOR/PROGETTI

FAST IN COSTA SMERALDA In apertura, la meravigliosa area outdoor del Sandalia Boutique Hotel arredata con le collezioni Aikana e Zebra Knit. Sotto, un dettaglio del divano Aikana. (Foto Adelaide Saviano)

Il Sandalia Boutique Hotel è un hotel (22 camere) in Costa Smeralda, progettato coniugando il fascino e la rusticità caratteristici del paesaggio circostante ai livelli di comfort di un hotel urbano. L’interior design rilegge in chiave contemporanea l’iconografia dei tipici motivi galluresi e anche gli esterni, realizzati con i prodotti Fast in chiave moderna e fresca, rievocano il legame con l’architettura e le tradizioni del luogo. Le collezioni scelte sono Aikana (divano, poltrona e tavolo basso) e le poltrone lounge a dondolo Zebra Knit. “L’hotellerie è un mercato in crescita – racconta il ceo Marco Levrangi – e stiamo concentrando i nostri sforzi in quest’ambito non solo grazie al conseguimento di certificazioni ambientali, ma anche grazie all’inserimento di figure professionali dedicate totalmente alla cura delle relazioni con gli studi di progettazione”. Le richieste riguardano perlopiù grandi terrazze, rooftop e giardini, laddove Fast fa valere il plus della produzione interna di mobili outdoor gestendo così richieste custom legate non solo alle misure, ma anche alle finiture e riducendo i tempi di consegna. Tra i progetti in esecuzione compaiono il Resort Sugar Bay nelle isole Barbados e il Gütsch Bergrestaurant Andermatt nelle Alpi svizzere. Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 75


SPECIALE OUTDOOR/PROGETTI

KOMODO A VILNIUS PER NARDI Nel roof del Loop Hotel di Vilnius, in Lituania, il relax è assicurato dal sistema di sedute imbottite modulari Komodo, realizzate dal leader italiano dell’outdoor Nardi. Questo prodotto ha recentemente ottenuto il German Design Award e il Good Design Award. “L’hôtellerie – afferma Anna Nardi, ceo dell’azienda – richiede prodotti di design che si integrino nel total look estetico della struttura e che, aspetto fondamentale, garantiscano qualità nel tempo, prestazioni e semplicità d’utilizzo professionale”. Aspetti, questi, che sono riconosciuti al marchio specializzato in soluzioni per l’outdoor e che offre alla clientela degli hotel un servizio qualificato con consegna just in time, possibilità di customizzazione dei prodotti, estensione delle garanzie e, sempre di più, la consulenza sul progetto. I mercati di punta, tra gli oltre cento dove opera Nardi, sono l’Europa e il bacino del Mediterraneo. In prospettiva, spiega Anna Nardi, nella realizzazione delle zone outdoor prevarranno forte identità, cura dei dettagli e originalità. Perciò la progettazione sarà sempre più affidata a professionisti. “Alcune catene di alberghi, anche non molto grandi, hanno il loro staff di progettazione interno o lo stanno implementando”, conclude.

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Le sedute modulari Komodo, qui ospitate nel roof del Loop Hotel di Vilnius (Lituania), hanno conquistato diversi premi, tra i quali spiccano il German Design Award e il Good Design Award. Sono realizzate da Nardi, azienda italiana leader dell’outdoor


SPECIALE OUTDOOR/PROGETTI

VARASCHIN CON VISTA TOWER BRIDGE Le Pont de la Tour, ristorante francese di lusso in riva al Tamigi, è uno dei posti più incredibili per fotografare il Tower Bridge di Londra. E per godersi la vista della città comodamente seduti nella poltroncina Cricket disegnata da Anki Gneib e realizzata da Varaschin. Un prodotto, già dal nome, perfettamente adatto a un esterno british. La ristorazione, in particolare quella collegata al settore alberghiero, è uno dei principali canali di vendita per l’azienda veneta. “Negli ultimi anni, si cerca sempre più di soddisfare quel bisogno interiore del consumatore di vivere a contatto con la natura – afferma Verena Varaschin – e nel caso del ristorante londinese, lo studio Russel Sage, che ha seguito il progetto, ha interpretato questo necessità interiore in una veste eclettica e cosmopolita”. Inghilterra, Spagna e Usa sono in costante crescita tra i Paesi di destinazione dell’outdoor Varaschin, che ha nel mercato domestico il suo fiore all’occhiello. “Continueremo a perseguire il segmento del lusso sia per la ristorazione che per il mercato residenziale privato di altissimo livello, segmento in constante crescita”, ribadisce Varaschin. Tra i progetti in esecuzione compaiono il complesso culturale World of Wine a Vila Nova de Gaia (Portogallo) e il Tbilisi Marriott in Georgia.

La poltroncina Cricket, disegnata da Anki Gneib, è tra i prodotti di punta di Varaschin, azienda trevigiana del comparto outdoor. Il prodotto si trova anche nel ristorante londinese Le Pont de la Tour, con vista Tamigi e ponte di Londra

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SPECIALE OUTDOOR/PROGETTI

CLUB MED PER EMU

Le soluzioni per esterno Emu al Club Med di Cefalù. In basso, i divani componibili Dock di Sebastian Herkner e gli ombrelloni Shade di Christophe Pillet nella zona a bordo piscina. In alto, un particolare delle sedie Round di Pillet

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Club Med ha scelto Cefalù, in Sicilia, per realizzare il primo resort della Exclusive Collection del Mediterraneo. E ha scelto Emu per arredare molte zone outdoor, a partire da uno dei ristoranti stellati adiacente alla struttura principale, con le sedute Darwin dello studio Lucidi/Pevere e i divani Terramare di Chiaramonte/Marin. A bordo piscina, troviamo il sistema di divani componibili Dock di Sebastian Herkner e gli ombrelloni Shade di Christophe Pillet. In prossimità della spiaggia, ecco i lettini Shine del francese Arik Levy e gli ombrelloni Shade, mentre la collezione Round di Pillet, sedie e chaise longue, arreda le terrazze delle esclusivissime Ville Deluxe, bungalow di lusso disseminati nei giardini del complesso. I Paesi affacciati sul Mediterraneo sono tra i mercati d’elezione di Emu, ma i più importanti nell’ambito contract, in questo momento, sono gli Stati Uniti. Tra le evoluzioni in corso spicca la fornitura di un “grand hotel galleggiante”: la nave ammiraglia Costa Smeralda. “Siamo un’azienda produttrice a 360° e avendo alle spalle molti anni di esperienza manifatturiera, possiamo fronteggiare con grande reattività qualsiasi richiesta di assistenza e manutenzione, fino alla customizzazione”, dicono da Emu.


SPECIALE OUTDOOR/PROGETTI

TALENTI A DUBAI

La collezione Breez, firmata da Karim Rashid, arreda la piscina

Dalla piscina del Royal Mirage Hotel, in Jumeirah Beach, si può godere di una vista mozzafiato sui grattacieli di Dubai. Qui Talenti è presente con alcune delle sue collezioni più iconiche e originali tra le quali Breez, firmata da Karim Rashid, con il lettino relax. Gli Emirati Arabi sono tra i mercati più dinamici per Talenti, grazie allo sviluppo dei progetti di hotellerie, ma anche Stati Uniti e nord Africa appaiono in forte fermento, al pari dell’Italia e degli altri Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo. “Le richieste che arrivano da questo settore sono molteplici – afferma il ceo dell’azienda, Fabrizio Cameli – prima fra tutte, che gli arredi da esterno vadano ad integrarsi perfettamente con gli altri ambienti dell’hotel. Richiesta che siamo in grado di soddisfare pienamente poiché le nostre collezioni sono complete e ci permettono di creare un total look per tutti gli spazi outdoor come piscine, spa, giardini, terrazze o ristoranti”. Senza dimenticare l’attenzione all’elemento tessile, che contribuisce alla caratterizzazione e all’atmosfera di ogni ambiente. “Prevediamo di avvicinarci sempre più alla customizzazione, rendendo i nostri arredi un vestito su misura”, aggiunge il ceo.

del Royal Mirage Hotel di Dubai. Spicca il lettino relax di Breez: purezza e semplicità delle linee si associano alla sua comodità ed eleganza, dando forma ad un oggetto di puro design

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SPECIALE OUTDOOR/INTERVISTA

CASSINA perspective goes OUTDOOR di Paola Cassola

DEBUTTO NELL’OUTDOOR PER IL BRAND DEL GRUPPO LIFESTYLE DESIGN. A FIRMARE LE PROPOSTE TRE GRANDI TALENTI INTERNAZIONALI: PATRICIA URQUIOLA, PHILIPPE STARCK E RODOLFO DORDONI. TRE VISIONI PER SPAZI LIVING E DINING IN EVOLUZIONE

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C

assina ha scelto la vetrina di imm cologne per fare il suo esordio nel mondo dell’outdoor. Lo ha fatto presentando “The Cassina Perspective Goes Outdoor” abbinando le icone della Collezione LC di Le Corbusier e lo stile elegante di Charlotte Perriand con tre designer di fama internazionale: Rodolfo Dordoni, Philippe Starck e Patricia Urquiola. Tre visioni rivolte a tre target di pubblico riunite all’interno di uno stand-giardino creato per l’occasione. “Abbiamo scelto di aprirci all’outdoor perché è uno dei segmenti che cresce di più nel settore dell’alto di gamma – spiega il CEO di Cassina Luca Fuso – In questo mondo Cassina fino ad oggi era presente soltanto con la collezione Le Corbusier portata all’esterno. L’outdoor di alta gamma è una richiesta sempre crescente da parte del


SPECIALE OUTDOOR/INTERVISTA

contract, dall’hotellerie alla ristorazione di alto livello, fino ai resort e alle installazioni sulle spiagge; così come a livello di residenziale privato. Per noi è stata quindi una naturale estensione”. TRA INTERNO ED ESTERNO Cassina ha inaugurato, con il Salone Internazionale del Mobile 2019, la strategia denominata “Cassina Perspective”: una proposta di ambienti completi living e dining che integra design moderno e pezzi storici della collezione “I Maestri”. “Creiamo ambienti già editati - afferma Fuso - che prevedono anche quei piccoli accenti che solitamente si cercano al di fuori del normale assortimento di un marchio”. Cassina ha poi deciso di portare questo concetto anche all’esterno. “Per l’outdoor - prosegue il CEO - abbiamo pensato una proposta che va oltre gli arredi fino a comprendere gli accessori, dai tappeti all’illuminazione, dai vasi per le piante ai cuscini”. Innovativa per il brand anche la selezione di colore, “un po’ diversa da quelle presenti già sul mercato”. Il debutto nell’outdoor “fa parte della strategia di presidio dei vari settori della casa - dichiara Fuso - alla luce di una differenza sempre più labile tra ‘dentro’ e ‘fuori’. Oggi, le persone desiderano lo stesso livello di comfort in casa e negli spazi all’aperto, come i grandi terrazzi emanazione della casa stessa”. TRE PROPOSTE IN EVOLUZIONE Entrando nel dettaglio delle collezioni, l’outdoor Cassina ad oggi prevede due proposte complete, di living e di dining. Se la collezione di Dordoni copre già entrambi gli ambienti, Starck si è concentrato sulla zona living, mentre per Urquiola si tratta di un inizio di proposta che andrà a completarsi tra settembre e ottobre 2020, per essere presente sul mercato a partire dal 2021. Si concluderà così la prima fase del progetto. Successivamente, Dordoni aggiungerà elementi alla sua proposta e Starck introdurrà la zona dining. “Debuttare con tre collezioni in contemporanea è una partenza forte, non da tutti”, commenta Fuso. “Abbiamo strutturato la proposta con tre aree di gusto diverse - spiega il CEO -: quella di Starck in stile “tiky garden” uno stile quasi barbarico molto legato ai temi della natura rivolta a

un pubblico internazionale, con apertura mentale e un gusto deciso; la proposta più borghese, chic e bon ton di Dordoni con una connotazione particolare dovuta all’ispirazione dei materassini Anni 50; quella di Urquiola più femminile e accattivante, anche per la presenza di molti cuscini, crea una vera e propria scenografia”. Philippe Starck celebra l’armonia e l’osmosi con la natura attraverso una collezione outdoor – “Fenc-e Nature” - ispirata e rispettosa dell’ambiente circostante. Protagonista un modo nuovo di pensare il divano classico, fatto di materiali naturali e forme organiche, quasi primitive, ed elementi materici come il generoso bracciolo in massello di teak con una finitura sabbiata che crea un effetto grezzo naturale. Ogni singolo

Sopra,“Trampoline”, love bed di Patricia Urquiola. Ph©DePasquale+Maffini In apertura,“Sail Out” di Rodolfo Dordoni. Ph©DePasquale+Maffini e riedizione della poltrona Doron Hotel in versione outdoor di Charlotte Perriand Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 81


SPECIALE OUTDOOR/INTERVISTA

schienale di ciascuna seduta è intrecciato a mano in corda con un disegno studiato appositamente per questo progetto; lo schienale è inoltre disponibile in salice, un materiale vivo, mai usato in questo contesto, per rafforzare ancora di più il legame con la natura. Il materiale innovativo SoloSoff® a base di fibra di poliestere soffiata e memory foam, è stato scelto per l’indeformabilità della struttura cristallina della fibra insieme all’elasticità del poliuretano per offrire morbidezza. Rodolfo Dordoni si ispira allo spirito della villeggiatura degli anni ‘50 per il progetto del divano da esterno Sail Out. Il divano componibile ricorda, infatti, la forma morbida dei materassini gonfiabili in tela grazie alle singole fasce imbottite inserite in tasche delimitate dalle cuciture del rivestimento. Sail Out è composto da tre moduli per la seduta e tre elementi correlati che insieme creano una varietà di combinazioni. Sail Out è arricchito da un pouf rotondo, disponibile in due misure, realizzato da spicchi triangolari che convergono al centro in un piccolo vuoto nascosto per far fluire l’acqua ed evitare ristagni. Appoggiato sul pouf un cuscino zavorrato può sorreggere un vassoio oppure essere usato come bracciolo. La famiglia è completata da un unico tavolino basso in terrazzo giallo-bianco o verde-bianco o in cemento sorretto da piedini in teak. L’area living comprende anche la poltroncina impilabile Dine Out, realizzata in legno massello di teak impreziosita da una corda in polipropilene grigio intrecciata a mano intorno ai braccioli e alla parte superiore dello schienale. Patricia Urquiola interpreta la felicità della vita all’aria aperta di piccoli paradisi privati con Trampoline (il cui nome deriva dai tappeti elastici visti dalla designer in Groenlandia e fonte di ispirazione), un ‘love bed’ dalle forme morbide e giocose pensato per gli spazi grandi e accoglienti. Trampoline prevede un set di tre cuscini per lo schienale oltre a due tipologie di cuscini aggiuntivi. Anche qui l’intreccio, realizzato a mano in corda di polipropilene, diventa una decorazione distintiva. Trampoline è disponibile sia come una semplice isola che con uno spettacolare baldacchino che permette di ripararsi dal sole. È stata proposta anche una versione outdoor 82 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

del tavolo basso Bowy di Patricia Urquiola per gli ambienti living. Cassina inoltre ha rieditato la storica poltrona Doron Hotel, pensata da Charlotte Perriand. La versione outdoor è in teak e presenta linee morbide e tondeggianti. La realizzazione è avvenuta con la collaborazione della figlia della designer, Pernette Perriand Barsac. Infine, il marchio ha deciso di rilanciare la

Sopra,“Dine Out” di Rodolfo Dordoni. Ph©DePasquale+Maffini


SPECIALE OUTDOOR/INTERVISTA

Collezione LC di Le Corbusier, Jeanneret, Perriand con una nuova gamma di tessuti e finiture per valorizzare gli ambienti living e dining proposti per l’outdoor, con la poltroncina a schienale basculante LC1, la poltrona e il divano LC3, il tavolo da pranzo LC6, la poltroncina girevole LC7, lo sgabello girevole LC8 e i tavoli bassi LC10-P. FEEDBACK POSITIVO Il debutto a Imm e a Maison & Objet è andato bene: “abbiamo allestito due presentazioni molto interessanti e accattivanti che, abbinate a un prodotto fatto di tessuti esclusivi e colorati, ma mai eccessivi, hanno attirato molti visitatori: abbiamo ricreato un’ambientazione da esterni utilizzando il verde come elemento fondamentale di

contestualizzazione del prodotto outdoor, inserendo un intero soffitto di vegetazione. OUTLOOK 2020 Il 2019 è stato positivo per il marchio, in incremento “high single digit”, con un equilibrio sostanziale nella crescita di tutti i mercati. “I Paesi di maggior crescita per noi, sui quali punteremo anche per l’outdoor, sono adesso quelli orientali - spiega il CEO -. Abbiamo una presenza molto forte in Giappone, crescono Cina e Asia Pacific. Abbiamo avuto una significativa ripresa in Italia e in Europa (molto importante per noi visto il periodo di difficolta del mercato). Bene anche gli Stati Uniti”. “Spero e credo - conclude Fuso - che anche l’outdoor ci darà molte soddisfazioni”.

Sopra, Fenc-e Nature” di Philippe Starck. Ph©DePasquale+Maffini Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 83


MERCATI/INCHIESTA

IL VIETNAM è un’opportunità

di Maria Elena Molteni

CENTO MILIONI DI ABITANTI, UNDER 30, PRONTI AL SALTO DI QUALITÀ CHE I LORO VICINI CINESI HANNO INIZIATO A FARE DIECI ANNI FA. MIGLIORA LA MANIFATTURA LOCALE, LO STATO DELL’EX INDOCINA È ATTENTO AL GUSTO INTERNAZIONALE E APERTO ALLE NUOVE TENDENZE

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a semplice piattaforma manifatturiera a mercato di tutto rispetto, con i suoi quasi 100 milioni di abitanti. È la trasformazione in atto nel Vietnam, Paese cruciale nello scacchiere indocinese, che pur mantenendo tutte le peculiarità legate alla capacità produttiva, è diventato anche destinazione per le esportazioni di beni realizzati in occidente. Inoltre, la qualità delle produzioni locali, soprattutto per quanto riguarda la moda e il design, mostrano una maturità importante e una consapevolezza che fa dei partner locali i primi paladini dell’autenticità dei prodotti, contro ogni forma di contraffazione. Ben sapendo che la cultura legata al prodotto non può che fare crescere il mercato e l’interesse internazionale. Tutto sostenuto (anche) dall’esplosione del mercato immobiliare, soprattutto nelle aree costiere.


MERCATI/INCHIESTA

GIOVANE E APERTO Il processo è lento e tutt’altro che compiuto, ma la direzione è tracciata. Dante Brandi, console generale d’Italia a Ho Chi Minh, evidenzia infatti che “la trasformazione è abbastanza lenta, perché si tratta pur sempre di un’economia che vive ancora di investimenti esteri diretti, soprattutto nei settori tradizionali ad ampio uso di manodopera come il tessile, l’arredo, l’acciaio, la manifattura tradizionale. Però – tiene a sottolineare – pian piano i principali partner del Vietnam si stanno accorgendo che sta diventando un mercato interessante. Il settore del design si inserisce in questa contingenza storico-economica e cerca di cogliere il passaggio ad un mercato sempre più maturo”. Oltre ad altri vantaggi, e cioè che il Vietnam è un paese relativamente stabile nell’area del Sud Est asiatico, è molto bene integrato commercialmente perché ha accordi con tutti i paesi del Pacifico e ne ha firmato uno importante con l’Unione Europea che dovrebbe entrare in vigore a breve. “E quindi – prosegue il console – è un paese che sta suscitando le attenzioni di tutti i marchi del design, del lifestyle e del lusso in generale, italiani e non”. Questo è il contesto. Ma c’è un altro fattore rilevante e cioè che si tratta di un Paese giovane, con ulteriori possibilità di sviluppo. Su 96 milioni di abitanti, il 60% ha meno di 30 anni. Dunque è un mercato su cui si può costruire ancora molto in termini di marketing, di orientamento dei consumi. Peraltro, quello dei giovani rappresenta un target con una capacità di spesa crescente, come del resto tutte le fasce sociali, fatta eccezione per le generazioni non più giovanissime, che abitano le zone rurali. “Il Vietnam – evidenzia ancora il console – ha ancora una forte dislocazione geografica in aree rurali, poiché il 70% vive nelle province, ma la connettività ormai sta facendo la differenza, visto che il Paese non ha mai subito censure dei social media, come invece accade in Cina. Sono tutti molto diffusi, soprattutto Facebook, e tra i giovani cresce Instagram”. FUTURO IN CRESCITA Intanto i brand del design, italiano e internazionale, si stanno costruendo un mercato insieme a partner locali. I loro clienti sono rappresentati da una fascia di consumatori che va dai 40 ai 60 anni, quindi

un target ormai maturo, ma la scommessa è tutta sul futuro, sulle nuove generazioni. Ed è, secondo Brandi: “Una prospettiva promettente, perché non si intravvedono inversioni di tendenza. Ovviamente ci sono punti deboli che dovrebbero migliorare, nei fondamentali economici, come ad esempio la volatilità del lavoro. Ma la previsione degli economisti è che nei prossimi 10-15 anni il mercato del Vietnam aumenterà agli stessi livelli di oggi, e dunque anche la capacità di spesa aumenterà, i gusti miglioreranno, i giovani viaggeranno più dei loro genitori e si misureranno con il gusto internazionale, non necessariamente asiatico. E questo è fondamentale soprattutto per chi fa della industria creativa la sua professione”. Del resto, è quanto sta accadendo già tra i cinesi, che questo processo lo hanno avviato soltanto una decina d’anni prima dei vietnamiti. I brand del design sono dunque presenti attraverso partner locali, che si rendono necessari vista la distanza geografica e le condizioni non facili da decifrare per chi è abituato a mercati più maturi. I partner facilitano l’intercettazione dei gusti dei vietnamiti. La crescita del settore “va di pari passo con il mercato delle costruzioni residenziali, commerciali e pubbliche che portano con sé la necessità di arredare e di diversificare, guardando a soluzioni innovative e di gusto internazionale”, ribadisce il console.

Ritratto di Dante Brandi, console generale d’Italia a Ho Chi Minh In apertura, immagine della città di Ho Chi Minh

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MERCATI/INCHIESTA

AREE AVANZATE Le province più dinamiche restano quelle dove si trovano le due grandi città del Paese, Ho Chi Minh (già Saigon) e Hanoi. “Le località costiere, soprattutto le più recettive del turismo internazionale, stanno crescendo molto e le previsioni degli esperti confermano che ci sarà nei prossimi 15 anni un raddoppio dell’industria dell’ospitalità di alta fascia, di resort di lusso sempre più attenti alle esigenze di sostenibilità e adattabilità al territorio; non si dovrebbe più assistere a grandi scempi sulle coste vietnamite” auspica Brandi. Le zone più attive, lungo la costa, sono quelle Da Nang, Hoi Han, Quang Nam, ma anche e soprattutto Na Chang, dove è appena stato costruito un aeroporto internazionale che ha già quasi otto milioni di passeggeri all’anno. Un turismo di visitatori proveniente soprattutto da Russia e Cina, per facilità logistica e prossimità geografica, che però i vietnamiti vorrebbero diversificare per attrarre visitatori anche da altre regioni. Poi ci sono centri manifatturieri e commerciali molto dinamici come Hai Phong, che è il porto a nord vicino ad Hanoi e che dovrebbe essere la sola tappa in Vietnam della Via della Seta. Infine, c’è il delta del Mekong, che resta rurale ma sta sviluppando anche industrie di trasformazione molto complesse e importanti

di grandi dimensioni: “Perché l’ambizione è di aprirsi al commercio internazionale”, ribadisce Brandi. E l’accordo con l’Unione Europea dovrebbe spingere in questo senso. Se il tema della copia e della contraffazione resta dietro l’angolo, bisogna anche dire che il Vietnam, diversamente da altri Paesi della regione, mostra una vena di creatività crescente. “Non solo della moda, ma anche nel design” assicura il console. I settori più a rischio copia sono invece l’illuminazione e il contract, quest’ultimo per una evidente questione di contenimento di costi. “Ma si deve innanzitutto scommettere e credere nel mercato vietnamita”, conclude il console. “Elemento tutt’altro che scontato, perché e comprensibile che un marchio di design italiano o francese possa ambire a un mercato con maggiori volumi come la Cina o con gusti evoluti come Giappone o Corea. Tuttavia, il Vietnam non tornerà indietro e i rischi dell’essere copiati si mitigano man mano che passa il tempo. Il tema è l’educazione e dunque le aziende italiane ne devono fare un argomento forte della propria attività, affidandosi a partner vietnamiti che esistono e che fanno della autenticità e della cultura del progetto la propria bandiera, che li distingue dal resto del mercato”. Immagine del traffico a Hanhi

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DolceVita

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siamo al Salone Internazionale del Bagno - HALL 24 STAND C02


MERCATI/INTERVISTA

Da SAIGON a Milano

di Maria Elena Molteni

UNA NOVITÀ AL PROSSIMO SALONE DEL MOBILE: DEBUTTA IL MARCHIO VIETNAMITA D8 (DISTRICT EIGHT), DIRETTO DAL CREATIVO DARREN CHEW. PER MOSTRARE NON SOLO LE CAPACITÀ ARTIGIANALI, MA ANCHE L’UP-TO-DATE DELLE COLLEZIONI MADE IN VIETNAM 88 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

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ondata nel 2010, l’azienda D8-District Eight si è imposta nel dinamico panorama vietnamita non solo come polo artigianale e produttivo di arredi, ma anche come una novità dal punto di vista del gusto e dei contenuti. Darren Chew, direttore creativo, è artefice del successo nel suo Paese del brand, che si prepara ad affrontare il Salone del Mobile di Milano. Si tratta della consacrazione, nel tempio del design, per un marchio che ne ha fatta di strada. E che premia l’intuizione e il saper fare del Vietnam. NATA DALLA MODA Prima di arrivare a costituire D8, Darren Chew viaggia, conosce, sperimenta. Dapprima con l’abbigliamento, aprendo un’azienda di moda che tutt’ora possiede. E capisce che può osare oltre. In realtà la ‘scoperta’ è un po’ casuale. Dopo avere girato a lungo nel


MERCATI/INTERVISTA

Sud Est asiatico, Darren si trasferisce nell’antica Saigon, l’attuale Ho Chi Minh City, nel sud del Paese, la più ‘occidentale’ delle città, considerati i trascorsi. Bella, elegante e piena di vita. “Da quando sono a Saigon – racconta – produco abbigliamento per l’esportazione. Nel 2009, con i miei partner, abbiamo costruito il concept store/caffetteria al dettaglio, L’Usine, proprio per vendere le nostre collezioni. L’edificio era un vecchio hotel coloniale francese e non era possibile trovare mobili adatti”. Ecco l’idea: realizzarli direttamente. “Ho prodotto su misura tutti i mobili, l’illuminazione e gli arredi”. Il successo è immediato. “Con l’apertura del negozio, abbiamo avuto molte richieste per i pezzi e il District Eight nasce proprio per dare seguito a quegli ordini”. Serve ora un luogo per produrre e Darren, con i suoi collaboratori, sceglie un vecchio spazio coloniale lungo un canale del Distretto Otto. Ne nasce l’azienda, e anche il brand. La crescita è rapida. Si inizia arredando “alcuni vecchi magazzini di riso della porta accanto”. Cinque anni fa la riqualificazione dell’area e il trasferimento nella attuale sede “che ospita una fabbrica di acciaio, una fabbrica di legno e un laboratorio di tappezzeria. Siamo cresciuti fino a 200 dipendenti con un fatturato di 7 milioni di dollari Usa, producendo ogni prodotto dall’inizio alla fine, in house, per avere un controllo totale sulla qualità”.

normale vedere per strada studenti universitari con l’abito tipico vietnamita, biciclette e risciò soprannominati ‘Cyclos’. L’architettura era ancora influenzata dalla storia coloniale francese e quando compravi i mobili, era comunque e sempre una replica dell’antiquariato asiatico, fatta su misura da un piccolo laboratorio”. Con la globalizzazione, e con il contributo di web e dai social, il cambio di passo è stato rapido nel contesto vietnamita. Ci si avvicina a una nuova estetica, a un nuovo modo di vestire e di concepire gli spazi sulla scia anche di una spinta aspirazionale, di un mood che vede nell’occidente un interessante punto di riferimento. E se un tempo era inevitabile copiare, oggi l’ovest per l’est rappresenta piuttosto una base da cui partire per sviluppare codici propri e identitari. “Così come in altri Paesi in rapido sviluppo – sottolinea infatti Chew – lo stile del Vietnam è stato influenzato da ciò che si vede online; il gusto e le mode stanno cambiando nelle giovani generazioni”.

Nella pagina accanto, divano Stilt di Toan Nguyen (D8) e, qui sotto, ritratto di Darren Chew CEO di District Eight

QUALITÀ INTERNAZIONALE L’obiettivo, sin dagli esordi è stato “lavorare per raggiungere un livello di qualità internazionale”. Fondamentale, in questo senso, il supporto dei partner. “Si è trattato di un aiuto straordinario” afferma il direttore creativo, che spiega di avere inizialmente fatto tesoro della “esperienza danese nella lavorazione del legno: questo ci ha aiutato migliorare incredibilmente la qualità della produzione. Più di recente abbiamo aggiunto la conoscenza italiana in tema di mobile imbottito e siamo stati fortunatamente presentati a Roberto Archetti (che fu brand director di Poltrona Frau per lungo tempo, oltre 25 anni, prima di passare ad Arper e Luxury Living Group, ndr), il quale ha contribuito a portare la sua profonda conoscenza ed esperienza nel marchio, che sarà visibile ed evidente nei nuovi prodotti”. Un grande passo, se si pensa che “quando mi sono trasferito in Vietnam, 20 anni fa, lo stile era abbastanza tradizionale ed era Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 89


MERCATI/INTERVISTA

Per quanto riguarda il mercato dell’arredo, il vietnamita con forte capacità di spesa guarda ancora al legno massiccio intagliato e agli intarsi in madreperla, ma si assiste al passaggio a uno stile europeo più contemporaneo. Una prova? “Nel centro di Saigon si vedono ora grandi showroom monomarca di Poltrona Frau, Cassina, Fritz Hansen”, afferma. Insomma, sono arrivate le grandi icone del design europeo. E in un paese dove il 60% della popolazione ha meno di 35 anni, Chew prevede che la tendenza verso uno stile più contemporaneo continuerà a crescere. Saigon, in particolare l’area che ruota intorno a District Eight, ha una storia interessante con una forte influenza cinese e francese, alla quale si aggiunge l’architettura modernista del periodo bellico americano (a quale periodo si riferisce? se intende la guerra del vietnam, non la definirei in questo modo). “Manteniamo queste influenze nel nostro design e nell’immagine del marchio”, dice Chew.

CON DE LUCCHI Intanto aprile è ormai alle porte e l’attesa per il Salone del Mobile di Milano si fa ogni giorno più evidente”. “Siamo entusiasti di presentare due nuove collezioni. E siamo onorati di presentare una collezione di librerie con la firma di Michele De Lucchi, che ho avuto la fortuna di incontrare quando era in visita in Vietnam l’anno scorso. Ci sarà anche anche una collezione di divani disegnati da Toan Nguyen. Con la sua eredità (che significa?) vietnamita e francese, Toan ha lavorato con noi per definire un’estetica vietnamita contemporanea e di respiro internazionale”. L’appuntamento è allo stand A9 del padiglione 10. Sarà il primo passo per abbracciare in maniera più strutturata il mercato europeo, dove D8 vuole imporre e diffondere il proprio brand. E Darren, provenendo dal mondo della moda, sa bene l’importanza, anzi la necessità, di dare forza a un brand che dovrà misurarsi con i competitor occidentali, ma dalla sua avrà tutta la forza di chi vuole affermarsi sulla scena internazionale.

Da sinistra: tavolino basso e poltroncina della collezione 2019 firmata D8; un dettaglio dello schienale arrotondato 90 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020


MERCATI/TENDENZE

PROGETTATI secondo natura

di Maria Elena Molteni

NEI CODICI ARCHITETTONICI VIETNAMITI, IL LEGAME CON LA TRADIZIONE VIAGGIA DI PARI PASSO CON IL RISPETTO PER IL PAESAGGIO. C’È INNOVAZIONE, MA NON STRAVOLGIMENTO E IL TUTTO AVVIENE NEL SEGNO DELLA SOSTENIBILITÀ. UNA PANORAMICA DI OPERE E STUDI ALL’AVANGUARDIA

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erde, sostenibile, a misura d’uomo. E di natura. Questa è la cifra della progettualità degli architetti vietnamiti per spazi abitativi, commerciali o destinati all’ospitalità, che si inseriscono nei contesti urbani conservando i codici della tradizione, ma evolvendo anche grazie alle nuove tecnologie. Nel segno della sostenibilità. Tetti arredati a verde, boschi verticali ad ampia suggestione italiana (Stefano Boeri ha fatto scuola), acqua che scorre ovunque sia possibile. In un rapporto uomo-natura assolutamente paritetico. ECO E TRADIZIONE Vincitore del premio che lo indica come miglior architetto del Vietnam nel 2019, Vo Trong Nghia ha fondato nel 2006 l’omonimo studio che oggi conta oltre 60 tra architetti,


MERCATI/TENDENZE

ingegneri e personale internazionale, dislocato in due sedi. quella di Ho Chi Minh City, la più grande, e quella di Hanoi, la capitale del Paese. Sperimentando con la luce, il vento e l’acqua e utilizzando materiali naturali e locali, Vtn Architects utilizza un vocabolario di design contemporaneo per esplorare nuovi modi di creare un’architettura green, mantenendo l’essenza dell’espressione architettonica asiatica. Lo studio collabora di frequente con Wind and Water House Jsc, una società di costruzioni specializzata nella edificazione di strutture eco e che realizza progetti di alta qualità in Vietnam. Vo Trong Nghia ha studiato architettura all’Università di Tokyo prima di tornare in Vietnam per fondare Vtn Architects e ha sviluppato una progettazione architettonica sostenibile, integrando materiali locali a basso costo e competenze tradizionali con l’estetica contemporanea e le metodologie moderne. Nghia ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionalI. Oltre a dirigere il suo studio, ha continuato ad occuparsi di architettura a livello di base, insegnando al Nagoya Institute of Technology nel 2011. Tra le realizzazioni più recenti e rappresentative, c’è sicuramente l’Hotel Chicland di Danang, una struttura di 21 piani e 129 stanze, ciascuna delle quali ha all’interno un giardino tropicale. Ci sono anche un centro benessere, un caffè, bar e ristorante, oltre a una piscina a sfioro sul tetto. Sempre a Danang, Vtn Architects ha realizzato la Thang House, dove l’acqua riciclata da un laghetto per pesci al piano terra viene utilizzata per nutrire gli alberi da frutta sul tetto. Taa Design è uno studio con sede a Ho Chi Minh. È noto per il progetto The Red Roof, ovvero la casa dal tetto rosso, che si trova a Quang Ngai. La zona dove sorge l’abitazione è un’area rurale coinvolta da una rapida urbanizzazione, che ha cambiato e sta cambiando l’architettura e lo spazio abitativo di questo villaggio. “Le nuove case, con stili che si possono facilmente trovare nelle grandi città, hanno sconvolto il loro paesaggio e lo stile di vita familiare”, raccontano dallo studio. “Alla ricerca di una nuova tipologia adeguata al contesto, siamo convinti che adattare la nuova architettura basata sullo stile di vita tradizionale sia il compito più importante”. Ecco allora un orto, un parco giochi e uno spazio di collegamento dove svolgere le attività

quotidiane come il giardinaggio, l’asciugatura delle risaie. Orti e parchi giochi polivalenti diventano l’anima delle case di questo villaggio. PROGETTI INNOVATIVI Di grandi dimensioni, il Mia Design Studio è stato fondato da Manh Nguyen Hoang, Steven Baeteman e Bao Bui Hoang a Ho Chi Minh City nel 2003. Oggi impiega 70 dipendenti regolari, tra cui architetti, paesaggisti, interior designer e tecnici. Il team annovera grandi estimatori del movimento modernista e realizza progetti caratteristici per la loro semplicità formale, l’integrazione di interni ed esterni in spazi fluidi con particolare attenzione alle condizioni paesaggistiche e climatiche di ogni progetto. L’attenzione alla sostenibilità degli edifici è una delle peculiarità di tutti i progetti nei quali si cerca di minimizzarne l’impatto ambientale negativo attraverso l’efficienza e la moderazione nell’uso dei materiali, dell’energia e dello spazio di sviluppo. Tra i più interessanti compare la Sky House, un edificio a tre piani in connubio perfetto con la natura pur all’interno di un contesto urbano. Per segnare la distanza con la città, tra la casa e la strada sono state

Sopra, rendering della Tile Roof House, K59 Atelier Nella pagina accanto, ‘The red Roof’, Taa Design Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 93


MERCATI/TENDENZE

immaginate della fioriere a forma di cubi che contengono arbusti e piccoli alberi. La casa poi è stata suddivisa a metà in due spazi ideali; la prima è dedicata alla natura, l’altra all’uomo e a tutte le attività casalinghe. Al piano terra si trovano un laghetto, la zona giorno e la cucina. L’ingresso della luce è favorita dal taglio centrale dell’edificio, un vuoto che lascia entrare quella naturale a illuminare gli spazi. Il principio del collegamento tra piani diversi che creano spazio, movimento e aria è anche alla base del progetto dello studio, nonché privata abitazione di K59 Atelier, a Ho Chi Minh City. Il risultato è un blocco di quattro piani, che contiene una casa con tre camere da letto e lo spazio per uffici e laboratori dello studio di architettura, progettato attorno a un’alta e sottile cornice di cemento. Gli spazi sono divisi da vuoti aperti e spazi comuni che sono stati progettati per includere l’ambiente circostante, piuttosto che escluderlo.

Colorato e stravagante, lontano dalle tradizionali forme e materiali vietnamiti, l’asilo Ttc Elite Saigon è stato disegnato da Kientruc O, altro importante studio del paese. Lo spazio si trova a ovest del Distretto 3, vicino alla stazione ferroviaria di Ho Chi Minh ed è pensato come una forma geometrica pura, per suscitare un senso di curiosità nei bambini. Composto da 5 livelli, i primi 3 piani sono riservati alle aule e ai campi da gioco al coperto, mentre i piani superiori sono destinati all’organizzazione di eventi, alla formazione del personale e all’amministrazione della scuola. Come una casa “ludica” per i bambini, la disposizione delle finestre sembra casuale, ma viene calcolata sistematicamente per garantire che ogni aula retrostante riceva un’adeguata luce naturale e ventilazione durante l’uso. Il davanzale esteso aiuta ad evitare che la luce diretta del sole entri nello spazio interno.

Da sinistra, Louvers Office e Louvers Hotel IQ di TAA Design

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MERCATI/TENDENZE

Sopra, interno della Tile Roof House, K59 Atelier Sotto, uno scorcio della K59 Home & Atelier

PASSATO E FUTURO Non mancano, in definitiva, agli architetti vietnamiti la capacità progettuale, la creatività e l’inventiva a servizio di un’architettura sostenibile. D’altra parte, parliamo un Paese in grande crescita, che deve contrastare gli effetti di una forte e rapida, spesso caotica urbanizzazione. Le giovani generazioni si sono assunte l’onere di rispondere alle tante implicazioni che tale crescita comporta. Inoltre, il 60% dei residenti in Vietnam ha meno di 35 anni e, al netto di chi vive nelle zone rurali e ha ormai una certa età, il coinvolgimento con il mondo occidentale, i suoi gusti e aspirazioni sono un dato di fatto. Resta, pur sempre, un grande rispetto della cultura passata. E lo si vede nei progetti, anche in quelli più moderni che sempre rimandano ai tradizionali codici architettonici vietnamiti. Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 95


PAMBIANCO PER FARAM

Chiuso il 2019 a quota 17 milioni di giro d’affari, Faram affronta l’anno appena iniziato forte di un backlog di 25 milioni di euro e mettendo anche a segno un importante accordo con Renault

FARAM 1957 guarda agli Usa di Maria Elena Molteni Un obiettivo di fatturato a fine 2020 di 29 milioni di euro, un Ebitda del 13% (3,7-3,8 milioni) al quale contribuiscono sia un backlog di tutto rispetto, sia l’aggiudicazione di una commessa di 15 milioni di euro nell’automotive con la casa francese Renault, che mette i conti in sicurezza per i prossimi anni, 81 dipendenti che saranno 88 a fine anno. Faram 1957, azienda di Giavera del Montello, in provincia di Treviso, che produce pareti e arredi per l’ufficio, guarda con ottimismo al futuro e ai nuovi progetti che prevedono, insieme al gruppo Aliante che ne detiene l’intero capitale sociale, anche operazioni di M&A. Due certe che andranno in porto nei prossimi mesi, altre due possibili o comunque tra gli obiettivi prossimi venturi. Nel piano della proprietà c’è il raggiungimento di un giro d’affari superiore ai 100 milioni di euro. Il 2018 è stato “un anno che ha dato slancio. Siamo stati tutti bravi a crederci” confida l’amministratore delegato 96 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

Massimiliano Giacomelli, che dal suo ingresso in azienda, a fine 2017, ha portato a una crescita del fatturato del 100%, circa 17 milioni di euro con un Ebitda di circa 1.5 milioni. “Il 2019, in particolare, si chiude con un incremento del fatturato del 23-24% e con un ebitda che si attesta in valori assoluti a 1,5 milioni, dunque sullo stesso livello dello scorso esercizio. Questo, nonostante i costi sostenuti per l’evento a Milano di presentazione di Bahlara, il nuovo sistema di arredi operativi, e per la Design Week, in occasione della quale l’azienda ha scelto di mostrarsi in uno spazio nuovo, ma anche per gli investimenti in ricerca e sviluppo che daranno vita alla nuova parete mobile che verrà presentata sempre a Milano il 19 Marzo prossimo insieme ai nuovi arredi direzionali” Intanto si lavora, insieme al gruppo Aliante, alle acquisizioni. Si è conclusa la due diligence nei confronti di una azienda strategica per le sinergie di business e di progetto, il cui


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closing è atteso per fine febbraio, marchio storico del trevigiano ma ancora top secret, e contemporaneamente ne è iniziata un’altra per un’azienda storica del comparto arredo ufficio che andrà a integrare il range di prodotto. “Per perseguire l’obiettivo del gruppo di arrivare a un giro d’affari superiore ai 100 milioni di euro, la strada passa anche dalle acquisizioni di aziende strategiche dal punto di vista del prodotto e della sinergia industriale” sottolinea Giacomelli. Oltre alle due operazioni in corso, altrettante sono “sotto osservazione”. Si tratta sempre di società “che andranno ad integrare sinergie e prodotto”. L’obiettivo di Faram e di Aliante è di diventare un gruppo industriale che si ponga in maniera completa ed integrata sul mercato”. Nel consolidato previsionale 2020 sono previsti 38 milioni di ricavi: “cautamente abbiamo inserito solo una acquisizione anche se sappiamo che saranno due e che si concluderanno nei primi sei mesi dell’anno”. Faram 1957 dallo scorso anno ha messo mano a un intervento importante sulle collezioni, con “l’obiettivo non solo di rinnovarle, dal momento che alcune pareti sono tuttora quelle che Norman Foster ed altri grandi studi di architettura adottano per i loro progetti” – puntualizza l’AD. “L’obiettivo era quello di dotarle di contenuti alti, sia a livello tecnologico che di visione Abbiamo introdotto arredi operativi come il Balhara, disegnato da Egidio Panzera(direttore artistico), che prospettano una concezione completamente nuova degli ambienti di lavoro e dello stesso concetto di smartworking che, a nostro avviso, si era un po’ svuotato di senso negli anni.

Sopra, IBM Studios, progetto Coima Image, Milano Sotto e in apertura, Bahlara Collection premiata con Good Design Award Chicago

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PAMBIANCO PER FARAM

Peraltro con Bahlara abbiamo vinto il Good Design Award”. Giacomelli rivendica la scelta di Panzera: “l’ho voluto perché so come lavora e punta molto sulle competenze, seguendo personalmente ogni progetto, per il quale sa creare una storia, un racconto. La capacità di raccontare un prodotto, o un progetto, è fondamentale oggi”. L’azienda si prepara intanto a lanciare la nuova parete “che è innovativa dal punto di vista dei materiali e della tecnologia. Per presentarla il format sarà lo stesso dello scorso anno: un forum il 19 marzo con ospiti importanti e con ‘il muro che racconta storie’ quale tema conduttore. Tra gli ospiti chiamati a parlarne, Bernard Henry Levy, Daniel Libeskind, Diego Fusaro, Kai Wiedenhoefer, Massimo Nava ed altri. Per quanto riguarda i mercati, certamente la Francia ha un ruolo importante per la società trevigiana che si è appena aggiudicata la gara per gli allestimenti e gli arredi del Techno Centre Renault, la sede della casa automobilistica alle porte di Parigi che accoglie circa 12mila dipendenti. Per il paese d’Oltralpe sono previsti 7,8 milioni di euro di fatturato nel 2020. “Sarà strutturata come una vera e propria filiale nei prossimi mesi”, sottolinea Giacomelli anticipando la partecipazione a Workspace Expo 2020, che si terrà dal 10 al 12 marzo.

Saremo alla fiera parigina con il nostro stand in uno degli spazi principali della struttura e anche inseriti nell’area ‘tendenze’. Ma “l’America – aggiunge l’ad - è uno dei nostri obiettivi del 2020, grazie a una joint venture che ora è operativa”. Quello statunitense è un mercato di sbocco che, confida Giacomelli, “fino ad oggi è stato poco affrontato, ma ora, con un nostro direttore commerciale e gli uffici a Manhattan che gestiranno le operazioni in loco, possiamo iniziare a lavorare”. L’Italia, invece, “è un mercato da cui si potrà estrarre difficilmente più di quanto abbiamo fatto fino ad ora. Ma resta la nostra casa, anche se con una marginalità non elevata”. Altri approdi, UK, il Benelux, “dove abbiamo appena firmato un accordo con un dealer, il più prestigioso dell’area”; la Svizzera e il Libano “dove abbiamo accordi di dealership esclusivi”, quindi il Kuwait e gli altri paesi del Golfo (da sempre aree di grande business per Faram), l’India e la Cina e uno sbarco importante in Australia. Decisioni da prendere, dunque, ma anche un sogno nel cassetto dell’amministratore delegato: dare vita a “un piccolo forum Ambrosetti”, una occasione di incontro e riflessione annuale, che prescinda dalla presentazione dei nuovi prodotti, dove si possa discutere di temi di economia, sostenibilità e tecnologia all’ombra del cavallino rosso di Faram.

IBM Studios, progetto Coima Image, Milano

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20 ANNI


SPECIALE TESSILE/SCENARIO

Il tessile scende, I LEADER NO di Valentina Dalla Costa

IL COMPARTO SEMBRA SOFFRIRE NELL’AMBITO DELLA CASA. MA LE AZIENDE PIÙ STRUTTURATE E I DESIGNER APPAIONO IN CONTROTENDENZA, CON RICAVI IN CRESCITA E INVESTIMENTI SU NUOVE TECNOLOGIE, INNOVAZIONE E RETE DISTRIBUTIVA

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roppo presto per fare previsioni sul 2020, ma i dati relativi agli ultimi due anni sono ben diversi tra loro. Il comparto tessile per la casa (comprensivo della produzione di biancheria da letto, da tavola, in spugna da bagno e cucina) ha registrato, nel 2018, un +1,7% rispetto all’anno precedente. Nei primi 10 mesi del 2019, invece, con riferimento all’interscambio con l’estero, secondo le elaborazioni di Confindustria Moda per Smi su dati Istat, le esportazioni italiane di tessile-casa sono diminuite del 5% per un controvalore di 411 milioni di euro. E anche l’import ha evidenziato una dinamica negativa, registrando un -2,6% corrispondente a 682 milioni di euro. I CONTI DEL TESSILE Se analizziamo i diversi comparti del settore, si evince che il solo tessile per la tavola, con un valore di circa 30 milioni di euro, mette a segno un timido aumento (+1%). Sono invece caratterizzati da variazioni negative gli altri comparti: nel dettaglio, il tessile arredo (tappeti e moquettes incluse),

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SPECIALE TESSILE/SCENARIO

che rappresenta quasi il 52% delle vendite totali estere, scende del 2,8%, il tessile letto mette a segno un -7,5% ed infine il tessile bagno/ cucina registra un calo a doppia cifra (-12,4%). Con riferimento agli sbocchi commerciali, si sottolinea che il mercato comunitario è il maggior acquirente, con una quota del 52,2% sull’export totale, mentre il mercato extra Ue copre il restante 47,8%. Il principale paese di sbocco sono gli Stati Uniti, con un’incidenza del 15,2% e una crescita del +8,1% rispetto all’anno precedente; seguono la Francia, in crescita del 2,8%, e la Germania (+0,9%). E poi troviamo la Svizzera, che segna una contrazione del 6,3%, e la Spagna che presenta un calo a doppia cifra (-21,4%). Se si parla invece di importazioni, nel periodo gennaio-ottobre 2019, il top supplier è stata la Cina con una quota del 21,5% e sostanzialmente stabile rispetto al 2018 (+0,1%). Seguono il Pakistan con una crescita del +0,7% e uno share del 16,6% e la Turchia, in calo del 5,2%. Nonostante i dati, aziende, brand e studi confermano un approccio positivo, volto all’innovazione, alla ricerca e alla scelta di mosse strategiche per ampliare il mercato.

Giorgio Armani, il quale ha portato in Rubelli la propria esperienza di maestro della moda. Vogliamo continuare questa tradizione con capsule collections firmate da designer e artisti che possano contribuire con la loro estetica ad arricchire l’offerta delle collezioni tessili Rubelli”. Ne è una riconferma la collaborazione con Luca Nichetto, che firmerà una linea proprio per il prossimo Salone del Mobile. Altra grande novità è la nuova direzione artistica di Rubelli Casa, inizialmente affidata a Luca Scacchetti, scomparso prematuramente nel 2015. L’azienda ha trovato in seguito validi contributi nelle idee di architetti come Nava+Arosio e Marco Piva, mantenendo però il controllo dell’art direction. Ora una scelta strategica precisa, che passa il testimone a Matteo Nunziati: “Abbiamo voluto avvalerci di un progettista di talento – spiega Nicolò Favaretto Rubelli – al quale siano familiari sia le caratteristiche di un mobile ben In apertura, la nuova collezione Jane Churchill, brand acquisito da Colefax Group. Sotto, dettaglio della collezione di Rubelli disegnata da Peter Marino

RUBELLI E LE GRANDI FIRME Ci sono tante novità in casa Rubelli. Tra queste spicca una collezione tessile firmata dall’architetto Peter Marino, che svela il suo profondo legame con la città di Venezia, caratterizzata da texture che rimandano al riflesso dell’acqua sulle superfici urbane, ispirandosi ai colori e alle texture care a Giovanni Battista Tiepolo. “Venezia – racconta l’architetto – per me è magica e va di pari passo con una delle mie maggiori ossessioni: la luce. La luce in laguna è assolutamente unica, lo si può vedere dai dipinti veneziani, dove c’è un qualcosa del tutto diverso. Quest’acqua color acqua cambia a seconda di cosa vi si riflette e da come viene percepito il colore”. Non è la prima volta che Rubelli sceglie di collaborare con architetti di fama internazionale. “Già negli anni Trenta del secolo scorso, abbiamo lavorato con artisti del calibro di Gio Ponti, permettendo loro di interpretare il knowhow aziendale” spiega a Pambianco Design Nicolò Favaretto Rubelli, amministratore delegato dell’azienda tessile insieme al fratello Andrea. “La partnership più importante è comunque quella iniziata nel 2009 con Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 101


SPECIALE TESSILE/SCENARIO

I nuovi tessuti Progetto Tessuti di Dimorestudio

fatto che l’arte di progettare uno spazio. In Matteo Nunziati abbiamo trovato tutte queste caratteristiche, e ci è piaciuto in particolare che i suoi progetti nascano con la matita in mano. Questo ‘tocco umano’ è coerente con i nostri valori aziendali e ci ha conquistati”. Tutti questi presupposti fanno prevedere al gruppo un incremento a fine anno del 10% rispetto al 2019, anche grazie ad alcuni progetti importanti che saranno in chiusura proprio nel 2020. Tra i mercati più forti ci sono Francia, Gran Bretagna, Medio Oriente e Cina, e in generale si punta a progetti residenziali e contract, cercando di abbandonare la realtà della distribuzione tradizionale, ritenuta un mondo ormai ‘stanco’. Il navale è un canale positivo, grazie anche alle forniture di grandi navi con Costa Smeralda. DIMORESTUDIO E I SUOI FORNITORI Una raffinata ricerca contagiata da opulenza visiva e coerenti citazioni iconografiche è stata la conseguenza dell’esigenza, da parte di Dimorestudio, di accedere a una propria linea tessile come ulteriore patrimonio del 102 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

percorso decennale fino ad ora compiuto. Progetto Tessuti nasce nel 2015 dalla necessità di creare tessuti affini alla propria ricerca creativa e la collezione si amplia con la presentazione avvenuta durante la scorsa edizione di Paris Déco Home, accompagnata da una selezione di tessuti d’archivio. Nuovi accostamenti di colori e l’utilizzo di materiali spesso contrastanti tra loro caratterizzano i filati, lavorati per conferirgli grande corposità e pienezza. L’accostamento di materie più o meno preziose, moderne e vintage, così come l’impiego diffuso della laminatura al fine di donare luminosità o lucidità ai diversi tessuti, incluso il panno, caratterizza la nuova collezione del brand, confermandone i codici stilistici, che nel contrasto e nell’imprevisto trovano la formula perfetta per la realizzazione di tessuti contemporanei. Jacquard e stampati sono bilanciati tra loro, distinti da una forte presenza grafica e nobilitati da sofisticate sfumature di colori. Tecniche speciali di finissaggio sono impiegate per ottenere una straordinaria ricercatezza tattile e una particolare profondità


SPECIALE TESSILE/SCENARIO

di rilievo, mentre i pattern, distribuiti a campo intero sulle superfici, diventano elemento di identificazione immediata del brand. “Per le collezioni di tessuti Dimoremilano disegnate da Dimorestudio, lavoriamo in totale simbiosi con un gruppo selezionato di fornitori esterni, che servono anche l’Alta Moda”, spiegano Emiliano Salci, cofondatore e direttore creativo, e Britt Moran, cofondatore e direttore esecutivo. “Il brand non ha un’azienda di produzione propria, ma si avvale dell’aiuto di fornitori che mettono a disposizione la giusta tecnologia per concretizzare l’idea creativa. Si tratta di fornitori esperti e molto preparati, in grado di rispondere alle nostre richieste di tessuti complessi caratterizzati dall’accostamento di materiali differenti, e che necessitano tecniche di lavorazione in grado di garantire superfici dalle texture particolari”. Un progetto sempre in divenire e in evoluzione, arricchito e differente grazie alle contaminazioni con il know-how di fornitori e collaboratori che operano anche nel settore fashion, il cui fatturato è pari al 25% del fatturato complessivo di Dimoremilano.

DEDAR PUNTA ALL’ORIENTE Per le novità 2020, Dedar guarda le intersezioni e i punti di incontro tra forme naturali e geometriche, con incursioni curiose nel passato che si mescolano a pattern astratti e dinamici. Al centro, il colore e la sagoma iconica della palma, espressione del côté più spensierato dei disegni Dedar per il 2020. Poi un fiammato fiorentino seicentesco (o “point d’Hongrie”) rivisitato in chiave contemporanea e con una sperimentazione che evoca l’ikat, un procedimento per la tintura dei filati, diffuso oggi specialmente fra i popoli malesi ed indonesiani. Infine, omaggio al Bauhaus con due jacquard dalle forme più rigorose. L’azienda tessile comasca ha chiuso il 2019 con successo, crescendo a doppia cifra. Tra le altre, le collezioni outdoor stanno avendo un riscontro molto positivo in termini di vendita e non solo per una questione di prezzo, inferiore rispetto a quelle indoor, ma soprattutto perché “riescono a portare l’alta qualità e la bellezza dei tessuti usati negli interni anche all’esterno”, precisa Caterina Fabrizio, comproprietaria di Dedar.

In occasione di Paris Déco Home, Dimoremilano ha presentato inoltre una nuova linea di pouf prodotti in tre diverse dimensioni

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SPECIALE TESSILE/SCENARIO

“Le abbiamo chiamate Enjoyable Outdoors: sono collezioni che ti danno la possibilità di vivere gli spazi in modo gioioso e spensierato, che sia con gli tuoi animali domestici oppure in occasione di una festa. I designer di interni scelgono i nostri tessuti outdoor per progetti molto diversi, che si tratti di una piscina, una barca, un giardino o all’interno della casa. Il successo della collezione outdoor Dedar risiede anche nella qualità del processo produttivo e nella scelta del filato, che garantisce ottime performance in termini di solidità alla luce, agli agenti atmosferici, all’abrasione, oltre ad essere lavabili e smacchiabili, anche con la candeggina”. Successo italiano, distribuzione estera. Non è una novità, e anche per Dedar i numeri sono simili a tante altre eccellenze che trovano la loro miglior distribuzione fuori dal Paese. “Il 70% della produzione avviene in Italia, ma l’85% è venduto all’estero. Abbiamo una presenza diretta con showroom monomarca a Milano, Parigi, Londra, New York e Mosca. L’obiettivo per il futuro è consolidare la presenza negli Stati Uniti, ma stiamo studiando una distribuzione mirata anche in Oriente, dalla Cina al Giappone”. Tra i motivi iconici presentati da Dedar c’è la palma. Colore in primo piano

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COLEFAX SFIDA LA BREXIT Colefax Group è editore e distributore internazionale di tessuti e carte da parati di lusso quotato alla Borsa di Londra e comprende i brand Colefax and Fowlers, Cowtan e Tout, Jane Churchill, Larsen e Manuel Canovas. Ha uffici nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Francia, Germania e Italia, tutti parte di una rete di distribuzione mondiale in espansione. Le vendite del gruppo fino al 30 aprile 2019 sono aumentate dello 0,4% a 86,36 milioni di sterline, ma sono diminuite dell’1,1% su base valutaria costante. Un componente chiave del modello di business Colefax è che non produce direttamente tessuti e carte da parati, ma si avvale di oltre cento produttori di fascia alta con sede principalmente in Italia, Francia, Belgio, Regno Unito e India, che consentono al gruppo britannico di rispondere rapidamente ai mutevoli gusti del mercato ed evitare alcune complessità legate strettamente alla produzione. L’industria dei tessuti di fascia alta è ancora relativamente frammentata con un gran numero di concorrenti indipendenti, per essere competitivi e accontentare diverse tipologie di clienti è avvenuta, negli anni, l’acquisizione dei altri brand che fanno parte del gruppo, con il desiderio di ampliare il portfolio con ulteriori marchi di tessuti e carte da parati, in modo da integrare l’offerta esistente offrendo sinergie dal punto di vista geografico e operativo. Colefax e Fowler è uno storico marchio inglese di lusso ed è completato da Jane Churchill, che ha però come target un prezzo inferiore rispetto a Colefax e Fowler. Larsen è invece americana, ha una linea contemporanea, e Manuel Canovas è un’icona del tessile di lusso francese. Infine Cowtan and Tout si rivolge alla fascia alta ed è venduto esclusivamente sul mercato statunitense. “La sfida in corso in termini di acquisizioni – svela David Green, presidente di Colefax Group – è trovare rivenditori pronti a operare a un prezzo realistico. Un’alternativa più economica e altrettanto valida alle acquisizioni è quella di avviare un nuovo marchio da zero. Tuttavia, ci sono ancora buone opportunità di crescita organica all’interno del portafoglio dei marchi già presenti nel Gruppo. La nostra strategia prevede la massimizzazione delle vendite, principalmente attraverso un ciclo annuale di investimenti in nuovi prodotti”.


SPECIALE TESSILE/SCENARIO

Il gruppo inglese ha uno showroom a Milano dal 2014, ma è presente da molto tempo su tutto il territorio italiano. Probabilmente le dinamiche cambieranno, a causa delle decisioni politico-economiche derivate dalla Brexit. “Nei prossimi due anni – continua Green – ci focalizzeremo su risparmi e sinergie di costi, trasferendo alcune operazioni della divisione Fabric nel sud-ovest di Londra, a Wandsworth. Allo stesso tempo continueremo a investire nel nostro portafoglio di marchi e nell’ampliamento della nostra rete di vendita in tutto il mondo. Siamo in un periodo di notevole incertezza causata dalla Brexit. Il gruppo importa ed esporta molto in Europa, quindi saremo influenzati negativamente dalle tariffe derivanti dalle politiche economiche legate a Brexit. Se dovesse verificarsi questa eventualità, faremo tutto il possibile per mitigare il suo impatto sui nostri clienti. Ad oggi, il gruppo ha un solido bilancio con liquidità netta di 9,5 milioni di sterline e riteniamo di essere in una buona posizione per trarre vantaggio da qualsiasi miglioramento delle condizioni di negoziazione nei nostri principali mercati”.

Sopra, cuscini e rivestimenti per imbottiti della nuova collezione Manuel Canovas, brand di Colefax Group, in alto, rivestimenti per imbottiti di Colefax and Fowlers Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 105


SPECIALE TESSILE/INTERVISTA

MAE ENGELGEER textile designer di Valentina Dalla Costa

LASCIA LA MODA PER ENTRARE NEL DESIGN. MAE ENGELGEER, TEXTILE DESIGNER OLANDESE, HA RESO IL SUO APPROCCIO MINIMALISTA UNA FIRMA RICONOSCIBILE, PUR SEMPRE MANTENENDO IL DNA DELL’AZIENDA

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I

l textile design è sempre stato al centro delle sue sperimentazioni. Mae Engelgeer si laurea all’Amsterdam Fashion Institute per poi accedere al prestigioso Master in Applied Arts al Sandberg Institute, dove sviluppa la sua prima collezione. Apre il suo studio nel 2013 ad Amsterdam e da allora si dedica al design e allo sviluppo di prodotti, installazioni e ha firmato importanti collaborazioni internazionali. Usa il colore e le forme geometriche in ogni lavoro, prediligendo gli elementi lineari. Come sei diventata una textile designer? Il mio percorso è stato inaspettato. Ho sempre saputo che avrei voluto lavorare nel campo tessile, mi interessa il suo aspetto tattile e la possibilità di creare atmosfere differenti


SPECIALE TESSILE/INTERVISTA

tramite il tessuto. Sono una persona ricettiva, e quel che mi serve è proprio un materiale ‘malleabile’, tattile, con cui creare. Ho studiato fashion design, quindi fin dai miei primi approfondimenti in accademia sono stata abituata a partire dalla materia: dal lavoro manuale alla maglieria alla tessitura, la forma è sempre stata il risultato finale di un lungo processo.

sviluppo tecnico, ma non le considero mai dei vincoli insormontabili, anzi: sono punti di partenza stimolanti da cui prendere, talvolta, direzioni diverse. Per questo è fondamentale essere in contatto anche con i produttori, e non solo con il brand. Visitare e frequentare spesso la produzione può stimolare sempre nuove visioni e suggestioni, così come risolvere difficoltà se ce ne sono, scaturite dalla fase creativa.

Lavori con aziende che appartengono al mondo del design e dell’arredo e non con la moda. C’è differenza? Lavorando nel mondo della moda, ho capito che quel che mi interessava andava al di là della creazione di un volume che poi si potesse concretizzare in un capo; a me è sempre interessata la materia. Così sono approdata al Sandberg Institute: finalmente ho capito che il mondo del textile design non solo era l’inizio del mio processo creativo, ma anche il risultato finale. Una volta diplomata, ho conosciuto Cok de Rooij, curatore illuminato che dal 1992 ha associato il suo nome a Frozen Fountain, concept store di Amsterdam conosciuto a livello internazionale per la sua ricerca. Lui mi ha offerto uno spazio all’interno del loro negozio/ showroom, per poter presentare i miei lavori. In quel momento non avevo idea di cosa volesse dire essere textile designer, e forse ancora oggi non ho trovato una giusta definizione.

E la fase creativa? Dopo aver discusso del progetto con l’azienda inizia la progettazione, che parte da un concept per arrivare a schizzi dettagliati, che portano poi ai primi sample. Questo è uno step fondamentale all’interno del processo progettuale. I prototipi possono essere sorprendenti: anche dagli errori, si può lavorare per farne uscire qualcosa di bello. Sfrutto lo sviluppo del prodotto per arrivare alla fase finale del progetto, in modo da non restare fossilizzata su un’idea iniziale che magari non poteva funzionare. Nel mondo del tessile la materia che si lavora ha una struttura talmente complessa, che difficilmente si possono immaginare prodotti finiti partendo dall’idea iniziale senza passare dalla prototipazione.

Non c’erano, o non ci sono oggi, dei modelli di riferimento? Il problema è che non c’è mai stata, a mio avviso, una strada precisa e delineata da poter seguire. Certo, c’erano alcuni riferimenti importanti come Hella Jongerius, ma ad ogni modo il campo del textile design era ancora troppo vasto e poco definito. Per quel che mi riguarda, la strada si è venuta a creare passo dopo passo. Nel frattempo, il nostro settore è cresciuto anche in termini di reputazione e ha iniziato ad essere considerato nel mondo del design. Come iniziano le collaborazioni con un’azienda? Il primo approccio è quello più importante, in cui si crea la sinergia giusta per poter sviluppare un progetto insieme. Si discute sulla tipologia di prodotto o di oggetto su cui lavorare, e da questo punto in avanti diciamo che ho carta bianca. I confini e le barriere si trovano nello

Ritratto della textile designer Mae Engelgeer, in apertura, dettaglio di una sua lavorazione, Hosoo residence Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 107


SPECIALE TESSILE/INTERVISTA

Tappeto Hello Sonia Reloaded di Studiopepe (foto Beppe Brancato,Styling Greta Cevenini)

Ti occupi anche di art direction. In che modo? Mi viene richiesto sempre più spesso di lavorare come color director, compito molto legato al mio lato intuitivo. Mi piace lavorare su accostamenti e gradazioni, e proporre alle aziende quali colori accostare e abbinare a determinati materiali. Da qualche anno collaboro con Hosoo, azienda di Kyoto che si occupa di luxury textiles. Per loro, ‘coloro’ tutte le collezioni. Lavoro anche sulla selezione dei materiali e sulla combinazione di tessuti con diverse matericità: per me è fondamentale che tutto si colleghi e racconti la stessa storia. C’è differenza nell’approccio e nella strategia delle aziende italiane, se confrontate con altre a livello internazionale? Quello che apprezzo delle aziende italiane è la loro preparazione ed esperienza nel campo dell’artigianato. Hanno un patrimonio prezioso da cui poter partire per iniziare a lavorare a un progetto. Se faccio un raffronto con la realtà olandese, in Italia trovo più apertura verso la novità, nonostante i brand sappiano bene su cosa focalizzarsi in termini di business e strategia di vendita. Quello che sta accadendo in Italia, è che molte aziende stanno passando il timone alla generazione più giovane è più 108 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

aperta a sperimentazioni e collaborazioni con designer emergenti. Il tuo modo di lavorare è cambiato con lo sviluppo di nuove tecnologie? Certamente è cambiata e si è evoluta la professione. IPer quel che mi riguarda, però, io lavoro ancora moltissimo con la manifattura e gli artigiani, preferisco collaborare con i tessitori a mano. Quando sviluppo progetti partendo da queste tipologie di lavorazione, la restituzione visiva del prodotto finale deve essere contemporanea per poter avere appeal sul mercato. Invece, quando lavoro su progetti di grandi dimensioni, dove devo utilizzare grandi macchine industriali, allora mi avvalgo della tecnologia, ma cerco sempre di mostrare il lato manuale e artigianale del processo. Dovrebbe sempre esserci un mix equilibrato delle due cose. Qual’è la differenza nel scegliere un textile designer esterno per l’azienda? Un creativo svincolato dalle dinamiche aziendali può portare un approccio nuovo, tenendo sempre presente l’identità di un brand durante il processo progettuale. Il mio scopo è sempre quello di trovare un buon equilibrio tra il dna dell’azienda e la mia firma.


Ingresso diretto da Porta Est, Porta Sud, Porta Ovest.


SPECIALE CARTA DA PARATI/SCENARIO

Gioco di CARTE di Patrizia Piccinini

COLORATA, ECOLOGICA, PERSONALIZZATA, DIGITALE O DIPINTA A MANO. LA CARTA DA PARATI CONTEMPORANEA DIVENTA NEL MERCATO DELLA DECORAZIONE L’ASSO PIGLIA TUTTO. GRAZIE ANCHE ALLA TECNOLOGIA

D

opo un lungo periodo d’assenza, le tappezzerie sono ritornate protagoniste. E sono diventate un jolly in mano agli interior e ai consumatori per cambiare pelle alla casa in modo facile, trendy ed ecosostenibile. Questo è stato possibile grazie alla tecnologia digitale, diventata una delle principali forme di stampa di carta da parati. La nuova tecnica ha consentito di eliminare l’uso di costose lastre e cilindri di stampa; inoltre, ha permesso di produrre tirature limitate per ogni disegno riducendo la necessità di impiegare magazzini di stoccaggio. I vantaggi non si limitano alla pura riduzione di costi e tempi: si aggiunge infatti la versatilità nel modificare i disegni con i nuovi software di elaborazione dell’immagine senza grandi problemi (e costi). RIPETIZIONE ADDIO Poiché i dati utilizzati per la stampa sono digitali, non sono necessarie molte risorse per produrre versioni diverse dello stesso sfondo. Questo consente ai designer di creare

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SPECIALE CARTA DA PARATI/SCENARIO

un’atmosfera visiva particolare e un ambiente su misura per ogni cliente. Lo conferma Ferruccio Laviani, che collabora dal 2018 con Londonart, azienda che, a dispetto del nome, è italianissima, di Noventa Vicentina. “La tecnologia è fondamentale – sostiene l’architetto e designer – ed è l’innovazione stessa del materiale a suggerire nuovi impieghi. Il vincolo della ripetizione è ormai superato. Oggi si può tranquillamente lavorare su standard più grandi. Questo ci permette di proporre un range infinito di possibilità e, grazie ai nuovi supporti, si può utilizzare questo tipo di rivestimento anche in bagno, con sviluppi un tempo impensabili anche nell’ambito del contract”. Con queste premesse le nuove carte da parati, caratterizzate da materiali innovativi, continueranno la loro ascesa anche nel 2020. Lo dimostra uno studio Global Industry Analysts, casa editrice statunitense che si occupa di ricerche di mercato internazionali. Il rapporto “Digitally Printed Wallpaper Market”, pubblicato alla fine dello scorso anno, prevede che la carta da parati a stampa digitale raggiungerà i 3,66 miliardi di dollari entro la fine del 2023, con una crescita del 19,8% nel periodo 2019-2023.

riviste, ci si faceva suggestionare da una mostra; oggi invece tutto passa attraverso il cellulare, che ogni istante ci propone nuove mode e nuovi modi di immaginare le cose. Siamo tutti più liberi di esprimerci e capaci di dare forma al nostro personale gusto”. La parola d’ordine è, dunque, digitale. E lo è anche nella sua ultima collezione per Londonart, un lavoro di elaborazione di immagini ispirat a un suo viaggio a Tokyo e al mondo del video gioco.

In apaertura, la carta da parati Animalia di Vito Nesta Grand Tour. Sotto, Crystal Palace, firmata Paolo Badesco e Costantino Affuso dell’ultima collezione di Wall&decò

NUOVA ETÀ DELL’ORO A dimostrarlo è anche la grande affluenza di buyer e visitatori a Maison & Object, manifestazione fieristica d’elezione per il mondo della decorazione. Al Parc des Expositions de Villepinte, dal 17 al 21 gennaio scorso, circa 80mila visitatori sono accorsi da 150 Paesi del mondo per scoprire le novità tra le proposte di oltre 2.700 aziende espositrici. La crescente richiesta di nuove soluzioni di rivestimenti murali, spiega ancora la ricerca americana, sta trasformando il gusto e creando nuove tendenze, e porterà il mercato verso una crescita continua e costante. “La tappezzeria vive una nuova età dell’oro” continua Ferruccio Laviani. E prosegue: “Abbiamo abbandonato il minimalismo dei primi anni Duemila, quel rigore che limitava al minimo la decorazione. Torna la voglia di sperimentare, si sente bisogno di colore, di ornamento. Il merito, o forse la colpa, è sempre del progresso tecnologico. La velocità e la quantità di scambi e informazioni della rete, social media in testa, hanno trasformato il gusto dei consumatori. Una volta si sfogliavano le Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 111


SPECIALE CARTA DA PARATI/SCENARIO

Della collezione Tokyo Blue di Arte & Moooi Wallcovering, il rivestimento murale in juta e rafia, Tie-Tami Wallpaper si ispira alla pavimentazione giapponese di tatami intrecciati

DESIGN CIRCOLARE C’è un legame molto forte tra il décor, la domanda di bellezza e l’esigenza di un’industria più sostenibile. Emblematica, a questo proposito, la scelta di Wall&decò, azienda fondata nel 2005, e acquisita alla fine del 2017 da Wallvision, primo gruppo svedese produttore di carta da parati, che ha fatto della logica dell’economia circolare una propria missione. Essere ecologici, oggi significa sempre di più pensare il prodotto nel suo intero ciclo di produzione. “Abbiamo messo a punto un nuovo supporto per rendere i nostri prodotti sempre più “eco” – ci racconta Christian Benini, direttore creativo dell’azienda – e il Cwc-Eco, questo è il nome che abbiamo dato a un supporto totalmente ecologico e riciclabile, ha bisogno solo di acqua per la produzione. Anche gli scarti di lavorazione hanno un posto d’onore in fabbrica, perché sono utilizzati per alimentare 112 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

le caldaie”. Un’azienda che produce in modo corretto, non ha necessità di magazzino, non ha bisogno di movimentare altro che rotoli di modeste dimensioni per la spedizione, e con le sue collezioni fa tendenza, ha le chiavi del successo in mano. Lo confermano i dati: “Anche se il mercato presenta alti e bassi, quest’anno in Europa possiamo vantare un +10% in Germania, un +5% in Italia e +15% in Francia”, continua Benini. “E un mercato che per noi era diventato interessante, almeno prima degli ultimi avvenimenti, è senz’altro quello cinese, dove il fatturato è all’incirca triplicato, e dove i nostri uffici di Wallvision Cina stanno facendo un ottimo lavoro di sviluppo”. Ma non è solo il supporto a rendere vincente il prodotto. Quest’anno, al salone di Parigi, l’azienda si è presentata con un nuovo “biglietto da visita”, diverso dal solito. “Un libro, più che un catalogo – continua


SPECIALE CARTA DA PARATI/SCENARIO

Christian Benini – dove la visone del prodotto è raccontata seguendo tre diverse linee di pensiero. Tre capitoli di una stessa storia, scritta però da mani diverse, con designer, fotografi differenti”. La nuova Contemporary Wallpaper Collection ha differenti ispirazioni stilistiche e cromatiche, ricca di spunti legati alla moda: “Gucci in modo particolare. E vive di palette cromatiche e materiche proprie di una sfilata moda. E se qualcuno vuole sperimentare di persona e trovare il proprio stile, ecco che l’azienda, sempre pronta a sperimentare, si è inventata una App, W&d Xtra Reality, che attiva la visualizzazione in realtà aumentata. Grazie a marker inseriti nelle immagini è, infatti, possibile scoprire grafiche nelle varianti di colore all’interno di una stanza in 3D. STILI NO LIMITS Anche WallPepper, azienda milanese attiva sul mercato da 4 anni, tra paesaggi (il loro punto di forza da sempre) e grafiche geometriche, ha

visto aumentare notevolmente il volume di affari negli ultimi anni: “Questo è avvenuto soprattutto in Italia, e poi c’è la Germania. I clienti di entrambi i Paesi amano le nostre creazioni”, racconta Claudia Vicini, responsabile comunicazione e marketing dell’azienda. “La stampa digitale, permette di portare un’immagine su ogni superficie – continua Vicini – e noi stampiamo qualunque cosa su richiesta. Ora stiamo puntando molto sulla WallPepper® Acoustic, un prodotto fonoassorbente, ideato per decorare e insieme migliorare il benessere acustico degli ambienti”. Le carte da parati offrono oggi davvero soluzioni su misura per tutti i gusti: dalle influenze orientali della milanese Dedar, all’evocazione dei paesaggi andalusi dell’inglese Cole&Son, fino alle suggestioni indiane del brand francese Pierre Frey, un mondo colorato e multietnico sta per invadere le nostre case. E contagia anche aziende che per mestiere producono tutt’altro. Basti pensare all’olandese Moooi, produttore di

Della collezione Exclusive Wallpaper di Londonart, la carta 8BIT disegnata da Ferruccio Laviani, si ispira al mondo dei videogiochi

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SPECIALE CARTA DA PARATI/SCENARIO

mobili, che ha creato una linea di tappezzerie in collaborazione con il marchio belga Arte. E poi ci sono le grandi firme dei designer che contribuiscono al boom delle grafiche da parete. Da Ferruccio Laviani e Marcel Wanders per Londonart a StudioPepe e Draga Obradovic + Aurel K. Basedow per Wall&decò, fino a Indhia Mahdavi per la francese De Gournay e Cristina Celestino per la linea di carte dipinte a mano prodotte dall’italiana Misha. Un mix di suggestioni e spunti che conferma la nascita di un nuovo eclettismo decorativo. Che la voglia di ornamento sia una delle forti tendenze di questi anni lo conferma anche il giovane designer Vito Nesta, che ha fatto dell’arte del décor il proprio tratto distintivo. Dopo aver lanciato il suo marchio, Vito Nesta Gran Tour, con una produzione legata soprattutto al mondo della tavola, ha deciso quest’anno di ampliare i suoi orizzonti e creare una linea di wallpaper, il nuovo disegno si chiama Animalia, in co-branding con Jannelli&Volpi, l’azienda

nel 1961. «Il piacere della decorazione, dopo anni di indifferenza, sta vivendo una nuova primavera e da “arte minore” sta diventando progetto», racconta il designer. L’esperienza di Vito Nesta riferita al disegno per la stampa digitale su carta, è iniziato nel 2016 con le aziende italiane Texturae prima, e poi con Devon&Devon, Roche Bobois e Limonta. Lo scorso anno, ha creato una straordinaria collezione di parati dipinti a mano partendo dalla decorazione dei rivestimenti di villa Mozart di Milano, progettata dall’architetto Piero Portaluppi. RITORNO ALL’ARTIGIANATO Dal digitale all’artigianale, nel nuovo mondo della decorazione c’è spazio per tutti, anche per chi fa della tradizione il proprio biglietto da visita. Come nell’esperienza di Vito Nesta con San Patrignano. Nella comunità di recupero fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli, il laboratorio è formato da ragazzi che stanno

Il pattern Floating Peonies di Misha, rivestimento con grandi peonie, ricamate a mano su seta che fluttuano su un fondo di colore nero 114 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020


SPECIALE CARTA DA PARATI/SCENARIO

Un decoro fatto di bambù forma il paesaggio della nuova tappezzeria Lust, firmata da Alice Carmen Goga per Wallpepper

portando a temine il loro percorso di vita e dipingono sui parati ancora a mano. “Il team lavora solo su commissione. Niente vendite, solo prodotti su progetto per mantenere la comunità. Ma la loro abilità ha contagiato anche famosi progettisti, come Peter Marino e Paolo Moschino”, precisa Nesta. In questo mondo variopinto e pieno di stimoli, c’è dunque ancora spazio per l’artigianalità. Basta guardare l’evoluzione di Misha, un marchio tutto italiano, frutto della passione di Chiara Enrico, architetto e imprenditrice che, insieme alla sorella Anna, ha dato vita nel 2007 al marchio. Il nome, che nasce dalla fusione di due città, Milano e Shanghai, vuole coniugare ricerca e savoir-faire, tradizione e innovazione nella produzione di esclusive carte da parati. Le collezioni sono tutte dipinte a mano su molteplici tipologie di supporti. Tra i clienti può vantare firme come Driade, Molteni&C,

Pomellato e Tiffany&Co e una crescita del 16% circa negli ultimi anni. Una strada lenta, ma in salita: «siamo entrati nel mercato in modo soft – racconta Chiara Enrico – prima con la collezione Cina Classic poi con la linea Asia e Tour des Voyages. All’inizio abbiamo puntato sul mercato italiano, che per noi è ancora il 50% del nostro fatturato, ora stiamo iniziando a lavorare bene in tutt’Europa. Produciamo quasi tutto in Cina, dove abbiamo laboratori artigianali che lavorano sui nostri disegni, dipingendo e ricamando.» E continua: «Abbiamo iniziato a distribuire le nostre carte anche in Cina e in America, anche se con il problema dei dazi non è così facile. E ora c’è il problema del Coronavirus che spero non rallentati il mercato.» Ma intanto il brand si prepara all’evento del Salone, con una nuova ed esclusiva collezione firmata da Cristina Celestino. Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 115


OPENING

APRE LA MANUFACTURE, CONCEPT STORE A PARIGI

Ha aperto le porte al pubblico, in occasione di Maison et Objet, un nuovo concept store che “ha l’ambizione di diventare una destinazione della città”, come ci racconta Luca Nichetto, art director chiamato dall’imprenditore libanese Robert Acouri, presidente del gruppo Cider, per occuparsi del progetto. Si trova in 3, rue Édouard VII, nel cuore del 9° arrondissement parigino, ed è chiaro l’intento di voler unire design, moda e accessori. Tutto made in Italy, realizzato con la collaborazione dell’alto artigianato italiano, ‘filtrato’ dal savoir faire francese. Ad affiancare Nichetto c’è Milena Laquale, responsabile della collezione moda. Ogni elemento si combina con gli altri, “ma non come una classica collezione – puntualizza Nichetto – Ogni pezzo vuole essere iconico, portatore di precise caratteristiche che difficilmente si ritrovano negli altri pezzi”. Un unicum coerente, creato da designer scelti personalmente da Nichetto: Oki Sato dello studio Nendo, Ben Gorham di Byredo, Patrick Norguet, Sebastian Herkner, Emma Boomkamp, Todd Bracher, Marco Dessí e Elena Salmistraro. “Dopo anni spesi a sognare di realizzare questo progetto – racconta Robert Acouri – ho individuato i giusti partner per renderlo reale. Luca e Milena condividono con me la stessa passione e determinazione”. 116 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

Il negozio ha una superficie di 250 metri quadrati e l’intera progettazione dello spazio porta la firma di Nichetto. “Quello che si vede qui – commenta – è esattamente tutto quello che avevo in testa, non ho dovuto cambiare nulla. Robert ha grande fiducia in quello che faccio, e grazie a lui ho potuto sviluppare un progetto completo, dalla scelta dei progettisti con cui lavorare alla collezione ai dettagli dello store”. Gli interni accolgono il visitatore in uno spazio informale, con tanto di lungo bancone dove fare acquisti, ricevere assistenza e bere un caffè. “Ho voluto eliminare le rigide barriere che si trovano in molti negozi, cercando di unire retail e hospitality, e offrendo la possibilità al brand di ospitare mostre ed eventi”.

CALLIGARIS, TRIS DI OPENING A HANGZHOU Calligaris ha aperto nel giro di qualche mese tre store a Hangzhou, importante città della provincia della Zhejiang, a due ore di auto da Shanghai. In questi giorni ha inaugurato il terzo store monomarca in centro città, nel Mall del mobile “Newera”, dove sono già presenti famosi marchi italiani ed europei dell’arredo. Il nuovo store si sviluppa su 2 piani con una superficie totale di 450 mq.

ETRO HOME A HO CHI MINH Etro ha aperto con Eurasia Concept un monomarca dedicato alle collezioni Etro Home a Ho Chi Minh, in Vietnam. Lo spazio, al piano principale del Times Square Building, presenta le collezioni Etro Home: da complementi d’arredo e accessori decorativi, di produzione Etro, a una serie di elementi d’arredo prodotti in licenza da Jumbo Group.

FLORIM IN UN EDIFICIO STORICO DI FRANCOFORTE Il Gruppo inaugurerà il 27 febbraio il nuovo flagship store a Francoforte, centro europeo di rilievo per il design. Situato in Hanauer Landstr. 175-179, lo store è inserito nella cornice di un edificio del 1886 protetto dai beni culturali.


OPENING

PER RIMADESIO PRIMO SHOWROOM NEL DESIGN DISTRICT DI MIAMI Rimadesio ha inaugurato ufficialmente il suo primo showroom nel cuore del Design District: si tratta del terzo monomarca in territorio americano dopo New York e Denver. L’apertura conferma l’importanza del mercato statunitense nel piano di crescita internazionale portato avanti dall’azienda. Il nuovo showroom, situato in 3800 NE 2nd Avenue, si trova nel quartiere più creativo di Miami. Partner esclusivo è Solesdi, dealer specializzato

nell’arredo d’alta gamma e nella progettazione d’interni. All’interno di Rimadesio propone la sua collezione per la zona giorno e l’area notte, porte battenti, scorrevoli, tavoli, madie e complementi, tutto rigorosamente made in Italy. Oltre a Miami, l’azienda ha recentemente inaugurato gli showroom di Londra (Regno Unito), Mosca (Russia), Amburgo (Germania), Valencia e Vigo (Spagna), Seoul (Corea del Sud) e Bangalore (India).

SCAVOLINI INAUGURA DUE STORE PARIS XVII

Scavolini ha inaugurato nel cuore di Parigi i primi due punti vendita monomarca del brand: gli Scavolini Store Paris XVII. Entrambi situati nel 17° arrondissement – in prossimità dell’Arc de Triomphe e della Place des Ternes – lo Scavolini Store Niel è dedicato alla gamma cucina, living e cabine armadio mentre lo Scavolini Store Mac Mahon, ospita l’offerta bagno di Scavolini. Nell’ottica di una continua espansione internazionale e, dopo la costituzione della controllata francese Scavolini France nel 2018, l’apertura degli Scavolini

Store Paris XVII rappresenta un’ulteriore tappa di una più ampia strategia retail che vede l’azienda impegnata sul mercato globale, con costanti investimenti per il consolidamento della propria rete distributiva. “Dopo un’attenta valutazione del mercato – commenta l’AD Fabiana Scavolini – abbiamo ritenuto importante investire sulla presenza diretta in Francia. Abbiamo selezionato due spazi strategici ideali per diventare i punti di riferimento della città nel mondo cucina e bagno anche grazie alla partnership con la famiglia Atthar”.

Boffi | De Padova, nuovo spazio a Madrid Boffi | De Padova apre il suo nuovo showroom nella capitale spagnola e raddoppia la sua presenza assieme a Barcellona. Sono 160 i metri quadrati di ispirazione industriale, soffitti alti e pareti scure; uno spazio che ospita diversi ambienti in cui le proposte più creative ed esclusive firmate Boffi, De Padova, MA/U Studio e ADL si mixano perfettamente. Situato nel cuore del quartiere Salamanca a Madrid, in Calle Jorge Juan 43, il progetto è stato realizzato dalla Direzione dell’Ufficio Stile Boffi | De Padova.

Society Limonta, flagship a New York Society Limonta, il marchio italiano di tessile per la casa design oriented, apre a Soho ilnuovo flagship store di New York. Ultimo in ordine di tempo dopo la recente apertura di Londra, lo store monomarca è situato al numero 78 di Grand Street in un loft in puro stile newyorchese. I 180 metri quadrati dello spazio, situato al piano rialzato, mantengono lo stile originale della struttura con mattoni a vista, soffitti alti e un’ampia vetrata/lucernaio che illumina l’ambiente dall’alto. La novità è rappresentata da una nuova visione del negozio, che diventa ora più simile all’ambiente di una casa. Per realizzare il nuovo look il progetto di interior decoration è affidato a Beatrice Rossetti.

Ideal Standard a Londra Ideal Standard International ha inaugurato un nuovo showroom da 1 milione di sterline nel quartiere londinese di Clerkenwell. Il “Design and Specification Centre” londinese del gruppo è stato creato per riunire molteplici professionisti del settore, dagli architetti ai designer, dagli sviluppatori ai progettisti.

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FORMAZIONE

PAMBIANCO ACADEMY, al via i nuovi Master di Alessia Perrino

V

ogliamo diventare il punto di riferimento nella formazione professionale dei settori fashion, design e beauty. La necessità di orientarsi nei nuovi scenari del consumo rende necessario per i professionisti un aggiornamento costante, verticale e dal forte orientamento digital”, ha commentato David Pambianco. Le tematiche scelte per il nuovo calendario di master di Pambianco Academy, la piattaforma di formazione realizzata da Pambianco, sono in linea con le ultime tendenze in materia di gestione aziendale e formazione, perchè le aziende possano trovare nuovi punti di riferimento e rimodulare i propri modelli di business in chiave digitale. A partire dal 3 febbraio 2020 è acquistabile il Master “L’innovazione nel retail e la gestione dell’omnicanalità”, che verterà sull’integrazione degli aspetti più tradizionali del retail con le opportunità offerte dalla digitalizzazione, così da garantire ai propri clienti una customer experience fluida, efficace e cross-channel. A partire dal 2 marzo sarà disponibile il Master “Strategie e sviluppo per l’e-commerce management”, che tra i temi vedrà: come progettare un negozio su piattaforma e-commerce e i principi di user experience, Neuro-marketing, Performance Marketing, Digital PR e Influencer marketing, social 118 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

shopping, CRM, Email marketing e digital customer service, Remarketing e Programmatic ADV, Seo e Inbound marketing, e ancora come creare chatbot experience, gli aspetti legali e le cautele contrattuali, e molto altro. A partire dal 16 marzo sarà invece acquistabile il Master “Progettare e costruire una strategia digitale integrata”, in cui parleremo di: rivoluzione digitale, nuovo customer journey e impatto sulle aziende, come scegliere la piattaforma e-commerce e come gestire il Customer Relationship Management, fondamenti di base della SEO, i segreti del Content Marketing, del Brand Storytelling e del Social Media Marketing con moduli dedicati a ciascun canale (Facebook, Instagram, Linkedin, YouTube), tra cui anche i più recenti come TikTok e Telegram, e ancora Email Marketing, Digital PR, Influencer marketing, Performance marketing, e molto altro. La proposta si avvale di un innovativo sistema di formazione con video-lezioni sempre disponibili, docenze di professionisti qualificati e numerose testimonianze di manager delle più importanti aziende di settore. Per info dettagliate, programma e costi, potete visitare il sito academy.pambianconews.com oppure scriverci a e-academy@pambianco.com.


Ot System di Wall&decò e tavolino Porcini di Lorenza Bozzoli per Dedon

SALOTTI

Come fondo la tappezzeria per outdoor Out_Wl1901 della collezione

PRODOTTI

all’aria aperta

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PRODOTTI

CORRADI

Intrecci di STILE CORDE CHE SI ISPIRANO AL MONDO MARINO, LAMELLE IN ACCIAIO A PROVA DI AGENTI ATMOSFERICI E CINGHIE TECNOLOGICHE, L’OUTDOOR È SEMPRE PIÙ HIGH-TECH PEDRALI

CORRADI Pergola bioclimatica Maestro con lamelle orientabili è disponibile sia in versione autoportante che fissata a muro. Realizzata in alluminio è componibile con moduli di dimensioni massime da cm 470x620,5. PEDRALI Divanetto lounge a due posti impilabile Tribeca 3666 creato da CMP Design con struttura in tubo Ø20 mm verniciato per esterno, schienale e seduta intrecciate. 120 PAMBIANCO DESIGN Febbraio/Marzo 2020

VARASCHIN

VARASCHIN Poltrona Bergère, caraterizzato da uno schienale alto,creando comfort e comodita’, disegnata da Monica Armani.


PRODOTTI

F MANUTTI

GERVASONI

F MANUTTI Il tavolino della collezione Mood firmato da Gerd Couckhuyt ha la strutta in metallo e il piano a listelli di iroko. GERVASONI Poltrona con schienale alto Panda di Paola Navone realizzata con un intreccio di fettuccia di polietilene, 100% riciclabile, resistente e adatta alle condizioni esterne. FERMOB Struttura in tubo d’acciaio rotondo, seduta e schienale in lamelle d’acciaio per la poltroncina impilabile Cactus verniciata a polvere anti-UV. RODA Elemento decorativo e divisorio, il paravento Wing design Rodolfo Dordoni ha la struttura in acciaio inox verniciato a polvere e cinghie in poliestere. ETHIMO La collezione Knit creata da Patrick Norguet ha la struttura in teak naturale, intrecci della seduta Flat Rope Lava Grey e cuscino in polipropilene Red Diamonds.

FERMOB

ETHIMO

RODA

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PRODOTTI

Un tocco di colore per SPAZI OPEN AIR

PRATIC

EVOCANO LUOGHI ESOTICI, HANNO FORME ACCOGLIENTI E MATERIALI RICERCATI. TESSUTI SINTETICI DALLE TONALITÀ VIVACI VESTONO POLTRONE E DIVANI DA COMPORRE A PIACERE

PAOLA LENTI

PRATIC Le lame della Pergola Bioclimatica Brera si compattano creando una copertura retrattile. Brera Premium è la versione fulloptional con tende verticali Raso Zip e vetrate scorrevoli Slide Glass. PAOLA LENTI Bench è un sistema di sedute per esterni altamente componibile. Il punto di partenza del progetto è una panca, una semplice base rettangolare proposta in due diverse larghezza in legno di Accoya, da comporre con cuscini.

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VONDOM

VONDOM Vasi Suave disponibili in tre grandezze, creati da Marcel Wanders e fabbricati con resina di polietilene tramite stampo rotazionale.


PRODOTTI

SLIDE La texture ispirata all’intreccio artigianale del cuoio riveste la scocca della poltrona Mara disegnata da Lorenza Bozzoli, con cuscini in tessuto impermeabile, .

SLIDE

EMU Il dondolo RIO R50, design Gargano-Cristell ha una struttura in tubo di acciaio di tipologia ASFORM, acciaio di alta qualità con elevate capacità meccaniche ed è disponibile in 12 colori. JANUS ET CIE La sedia da esterno Anatra in alluminio verniciato e corda intrecciata, firmata Patricia Urquiola è caratterizzata dalla forma del bracciolo che rievoca il becco di un uccello. DESALTO Clay Outdoor firmato da Marc Krusin è un tavolo con base in poliuretano rigido disponibile in tante finiture con piano in ceramica da 6 mm.

EMU

JANUS ET CIE

LIVING DIVANI DayDream Daybed è stato progettato da Mist-o con struttura in acciaio tinto canna di fucile, struttura a corda disponibile nella gamma della collezione. Cuscini seduta e schienale inclusi in diverse finiture. COLOS I tavoli TA di Jeremiah Ferrarese sono dotati di struttura in tubolare d’acciaio e hanno una particolare conformazione del piede del piede e il piano ribaltabile.

DESALTO

LIVING DIVANI COLOS Febbraio/Marzo 2020 PAMBIANCO DESIGN 123


PRODOTTI

Eleganza METROPOLITANA

KE

FINITURE DI PREGIO E COLORI SOFT, PER UN OUTDOOR DA VIVERE SENZA RINUNCIARE AL COMFORT E ALLA RAFFINATEZZA DELLE SALE INTERNE ALLA CASA KE Isola 3 è l’ultima tenda a pergola della famiglia Gennius ha una forma del tetto ad arco ribassato, che permette di diminuire l’ingombro in altezza e di migliorarne l’aspetto estetico. Disponibile addossata a parete e autoportante. ROYAL BOTANIA Sedia Exes creata da Kris Van Puyvelde con telaio in fusione di alluminio e braccioli in teak. Lo schienale è realizzato con una piastra di alluminio curvata e senza saldature. B&B ITALIA Hybrid è il un nuovo sistema di sedute disegnato da Antonio Citterio. Si tratta di un progetto estremamente versatile, dalla componibilità pressoché infinita e all’insegna della sostenibilità.

ROYAL BOTANIA

B&B ITALIA

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PRODOTTI

RIFLESSI

RIFLESSI Unico, tavolo da pranzo fisso, completamente realizzato in tecnoril, materiale all’avanguardia di origine minerale altamente resistente utilizzabile in spazi outdoor. FLEXFORM Poltrona Peter Outdoor con struttura in acciaio inox lucido o verniciato a polveri, seduta e schienale realizzati con intreccio in polipropilene.

FLEXFORM

MERIDIANI Il lettino Noa Open Air , un progetto di Andrea Parisio, è sostenuta da una struttura in alluminio verniciato con intrecci in corda di polipropilene, che si rifà alle funi utilizzate negli ormeggi delle imbarcazioni. MINOTTI La poltrona Tape Cord Outdoor progettata da Nendo design ha la struttura in metallo, proposta con una finitura per esterno e rivestimento con corde effetto midollino disponibili nei colori Fango e Liquirizia.

MERIDIANI

GIORGETTI Tavolo Gea in versione rettangolare e quadrata in acciaio inox protetto e piano configurabile grazie a doghe in rovere Abonos, afrormosia e marmo grigio oriente spazzolato.

MINOTTI

GIORGETTI

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PRODOTTI

GIBUS

Il giardino diventa LIVING GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASA SI POSSONO TRASFORMARE IN VERE E PROPRIE STANZE AGGIUNTE. GRAZIE ALLE VERANDE IPER TECNOLOGICHE E AI NUOVI BARBECUE, CON IL PRIMO SOLE, LA STAGIONE DEI PRANZI ALL’APERTO COMINCIA PRIMA

NARDI

GIBUS Pergola bioclimatica modulare Med Varia in alluminio estruso verniciato a polveri, disponibile nella versione isola o addossata. La struttura integra completamente le chiusure avvolgibili Zip all’interno dei profili. NARDI Komodo è il sistema di sedute modulare disegnato da Raffaello Galiotto con l’innovativo sistema di aggancio tra schienale e seduta che avviene per semplice rotazione.

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PRODOTTI

KOY

SCAB

KOY Divano Cane disegnato dal giovane designer indiano Kunaal Kyhaan realizzato artigianalmente in canna intrecciata e rivestimento in tessuto. SCAB Sedia impilabile Summer, design Roberto Semprini, con struttura in acciaio zincato e verniciato con polvere poliestere. Impilabili. MAGIS Table One Bistrot Outdoor, creato da Konstantin Grcic è realizzato in alluminio anodizzato con base in cemento. FAST Poltroncina Ria creata da Alberto Lievore è realizzata completamente in alluminio verniciato in 14 colori diversi.

MAGIS

DEDON Divano Sealine di Jean-Marie Massaud ha il telaio in teak lavorato a mano e uno schienale in una corda marittima o fibra. FAST

DEDON

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academy.pambianconews.com

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Cover STORY

NIV ROZENBERG, ARCHITETTURE URBANE TRA REALTÀ E DIGITALE

N

iv Rozenberg è un fotografo israeliano, di base a Brooklyn, il cui lavoro, come spiega lui stesso, “esplora le complessità all’interno dell’ambiente urbano, spaziando tra fotografia diretta e manipolazione digitale.” Le sue immagini manipolate creano un’estetica che si muove tra fotografia, architettura e design, enfatizzando colori, forme, spazio e tempo. “Sono affascinato - prosegue l’artista - dal modo in cui funziona il posto in cui vivo e dal suo aspetto in costante cambiamento. La serie Boswijck si concentra sul paesaggio urbano unico del quartiere Bushwick a Brooklyn e sulla sua architettura colorata e mista. Il lavoro intitolato Boswijck (il nome originale del quartiere, che significa “piccola città nei boschi”) mette in evidenza questa diversità, isolando visivamente i differenti stili architettonici, decostruendo le facciate in una varietà di forme e colori e mostrandole come vivide reliquie astratte e bidimensionali”. Rozenberg ha conseguito un MFA in fotografia alla Parsons - The New School for Design, e in precedenza si è laureato con lode presso l’Hadassah College in Israele. Il suo lavoro ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui: Neutral Density Silver Star Award, Feature Shoot Emerging Photography Awards, Dave Bown Projects e il 1° posto alla The Lucie Foundation (IPA). Per la sua forte ‘voce visiva’, Rozenberg è stato selezionato come fotografo di campagna in esclusiva per la prima e seconda edizione di Frieze New York Art Fair. Il lavoro dell’artista è stato esposto in gallerie internazionali come: Klompching Gallery, sito:Brooklyn Gallery, Month of Photography Los Angeles, Nox Gallery, Foley Gallery, Glass Box Gallery, BRIC Biennal, Simon / Neuman2 Gallery, ed è stato pubblicato tra gli altri su The New York Times, The New Yorker e HuffPost.

Courtesy by the artist and Klompching Gallery, Brooklyn, NY www.nivrozenberg.com

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COLOPHON

DESIGN Direttore Responsabile David Pambianco Redazione Paola Cassola Collaboratori Valentina Dalla Costa, Andrea Guolo, Maria Elena Molteni, Monica Montemartini, Patrizia Piccinini Grafica e Impaginazione Mai Esteve, Lucrezia Alfieri, Luca Carvelli Coordinamento Paola Novati Cover project Anna Gilde Advertising Manager Martina Leoni Contatti design@pambianco.com adv@pambianco.com abbonamenti@pambianco.com Telefono 02.76388600 Tipografia Boost Spa Via Alessandro Volta 4 Cenate Sotto (Bergamo) Registrazione Tribunale di Milano n. 62 del 29/02/2016 Proprietario ed Editore Pambianco Strategie di Impresa S.r.l. Corso Matteotti 11, Milano 20121

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