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ASSOCIAZIONE ONLUS

IL POLIZIOTTO CHE SALVÒ MIGLIAIA DI EBREI

Periodico di informazione • anno IV • n. 4 settembre/ottobre 2010 Direttore Responsabile: Massimo Petrassi - Vice Direttore: Rolando Balugani - Segretario di Redazione: Carlo Mearilli Iscrizione al Trib. di Reggio Emilia n. 1186 del 15 maggio 2007 - Redazione: Via Panisperna, 200 - Telelefono Segreteria Associazione 06/46535456 Fax 06/46527029 - Tipografia: Direzione Centrale della Polizia Criminale - Viale dell’Arte, 81 Roma - Sito Internet: www.associazionegiovannipalatucci.it - e-mail:segreteria@associazionegiovannipalatucci.it

In questo numero: • La Fondazione Raoul Wallemberg per

Palatucci • Concorso Nazionale per orchestra di fiati

"Giovanni Palatucci" • Ricordando il custode del campo di San

Bartolomeo a Campagna: Remo Tagliaferri • Palatucci in teatro a Modena • Il Comune di Giffoni (Sa) ha intitolato una

strada a Palatucci • Visite al Museo - Itinerario della Memoria

e della Pace • Macomer (Nuoro): dedicato un monu-

mento a Palatucci • Lettera del Presidente mons. Pietro Iotti

ai referenti • La Trasfigurazione di Gesù: il quadro più

bello del mondo • Recensioni • 18° Convegno nazionale dei Cappellani

della Polizia di Stato • Resoconto fondi raccolti per la sottoscri-

zione per la famiglia di Mauro Macci


I

La Fo n d a zio n e R a ou l Wall emb e rg p er P al atu c ci di Francesco Petrassi

mportante iniziativa filatelica della Fondazione Raoul Wallenberg* in onore e ricordo di Giovanni Palatucci e della sua opera in favore dei perseguitati e degli oppressi dal nazismo. L’iniziativa, esempio di comunione di intenti molto edificante, ha permesso di “gemellare” due associazioni che perseguono lo stesso scopo: non dimenticare l’Olocausto ed i tanti eroi che, a prezzo della propria vita, hanno salvato degli innocenti dalle scellerate leggi razziali. L’emissione di una serie di francobolli (vedi copertina), che accomuna Palatucci e Wallemberg, permetterà di diffondere ancora di più la conoscenza dei due martiri - eroi.

La lettera che il Vicepresidente della Fondazione Raoul Wallemberg, Danny Rainer, ha inviato in allegato al francobollo commemorativo e di seguito la risposta del Presidente Iotti

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* RAOUL GUSTAV WALLEMBERG

Raoul Gustav Wallenberg (Kappsta, 4 agosto 1912 – 16 luglio 1947) fu un diplomatico e filantropo svedese, che si adoperò per gli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Il suo nome è inserito fra i “Giusti tra le nazioni”. Di estrazione aristrocratica fu inviato a Budapest in Ungheria in missione diplomatica e iniziò ben presto a prendersi carico, per conto del War Refugee Board americano, della difficile condizione degli ebrei nell’Ungheria occupata dalle forze naziste. Consegnò a molti ebrei certificati con bandiera svedese e stemma della corona svedese, i cosiddetti "passaporti Wallenberg" che mettevano al sicuro dai nazisti. Wallenberg istituì anche cucine da campo, ospedali, orfanotrofi e scuole per gli ebrei ungheresi superstiti, istituì una "zona sicura" comprendente 31 case ed ostelli speciali che ospitavano circa 33.000 persone. Negli ultimi giorni di guerra sventò il piano nazista di far esplodere due ghetti salvando così circa 100.000 persone. Raoul Wallenberg fu imprigionato dalle truppe sovietiche nel 1945 e di lui non si seppe più nulla. In seguito l’Unione Sovietica dichiarò che morì in prigionia nel 1947 ma i dubbi sulla sua sorte sono tuttora irrisolti. –3–


L

Concorso Nazionale per orchestra di fiati “Giovanni Palatucci” di Carlo Mearilli

o scorso 16 luglio il teatro comunale "D’Annunzio" di Latina ha ospitato la serata finale del Concorso Nazionale di composizione per orchestra di fiati intitolato a Giovanni Palatucci. L’iniziativa, di cui sono stati resi partecipi tutti i conservatori e gli istituti parificati italiani, si è posta l’obiettivo principale di far conoscere la sua figura ai giovani attraverso il concorso musicale. Tale evento, sostenuto dalla Questura di Latina, guidata dal Questore Dr. Nicolò D’Angelo, in collaborazione con il Conservatorio di Musica "Ottorino Respighi" di Latina, diretto dal Dr. Giuseppe Gazzelloni, ha ricevuto una speciale medaglia del Presidente della Repubblica nonché il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Provincia e del Comune della città di Latina. La piacevole serata si è aperta sulle immagini di un video che in maniera coinvolgente e significativa ha raccontato al pubblico chi fosse Giovanni Palatucci, la sua biografia ma soprattutto gli altissimi ideali che ne contrassegnarono la vita. A caratterizzare l’evento è stata la presenza sul palco del D’Annunzio dei 72 elementi della Banda della Polizia di Stato diretta dal M° Maurizio Billi. La Banda ha eseguito le tre opere finaliste e cioè:

Uno scorcio della Mostra

Una foto della Banda a Latina

- "VISIONI ORFICHE" di Filippo CANGIAMILA - "THE ADVENTURE" di Michele CONT - "UN ANGELO PER LA VITA" di Carlo PIROLA La Giuria del Concorso ha deciso di assegnare soltanto il 2° premio di 2.000 euro all’opera "Visioni Orfiche" del compositore palermitano Filippo Cangiamila, diplomato in trombone, composizione e strumentazione per banda e, dal 2007, elemento della Banda Musicale centrale della Guardia di Finanza in Roma dove attualmente presta servizio. Un elogio va comunque rivolto anche agli altri due compositori, finalisti in un ventaglio di 14 autori che concorrevano con opere create per l’occasione. Va ricordato che alla cerimonia ha partecipato anche il Comitato ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) di Latina il cui Presidente, Benito Gavazza, è originario di Fiume. Introdotto dalla simpatia e dalla cordialità della conduttrice, Susanna Scalzi, la serata è stata chiusa dall’intervento di Padre Piersandro Vanzan, Vice Presidente dell’Associazione Nazionale "Giovanni Palatucci", che ha narrato ad una platea particolarmente attenta, alcuni episodi significativi della vicenda di Giovanni Palatucci soffermadosi in particolar modo su una sua frase: "Capuozzo, accontenta questo ragazzo": esempio di quell’etica della responsabilità di cui Palatucci fu modello assoluto. Come Associazione Palatucci vogliamo infine rivolgere un caloroso ringraziamento a tutta l’organizzazione della Questura di Latina ed in particolare all’Ispettore Tommaso Malandruccolo, nostro irrinunciabile punto di riferimento ed all’Ispettore capo Antonella Bonanno sempre attenta e disponibile alle nostre richieste.

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Ricordiamo il custode del campo di san Bartolomeo a Campagna: Remo Tagliaferri

I

di Liberato Trotta - Delegato dell’Associazione per la Città di Campagna

l 7 luglio 2010, all’età di 94 anni, è deceduto nella sua abitazione di Salerno il M.llo Remo Tagliaferri. Classe 1916, nativo di Collepardo (FR), nel giugno del 1940 era in servizio a Lampedusa, presso un campo per confinati politici, quando l’allora Ministro dell’Interno dispose che i confinati fossero trasferiti ad Ustica mentre Tagliaferri, con altri suoi colleghi, destinati a Campagna in vista dell’apertura di un campo di concentramento per internati civili. Il campo San Bartolomeo fu diretto, inizialmente, dal Commissario di P.S. Eugenio De Paoli (coadiuvato da 14 agenti di PS e 4 Carabinieri) sostituito, il 30 giugno del 1941, dal funzionario Maiello e successivamente dal vice brigadiere Mariano Acone. Tagliaferri, in qualità di custode del campo, era il principale responsabile della vita degli internati. "Una volta arrivati al campo - raccontava - ad ogni singolo internato veniva fornito come prima cosa il posto letto, poi una coperta con le lenzuola, un armadietto e per finire una bottiglia con bicchiere e posate". Tra i suoi compiti vi erano il mantenimento dell’ordine nel campo e l’atTagliaferri, Wolf e p. Vanzan tenta sorveglianza preventiva degli internati: "Avevo una piccola stanzetta all’interno del campo dove passavo notti tranquille; in verità anche durante il giorno gli internati non creavano nessun tipo di problema: erano di una correttezza unica e mai una volta si sono lamentati a riguardo delle loro condizioni di vita". Ad onor del vero, dopo il matrimonio, non sempre dormiva nel campo. "Dopo l’ultimo appello della giornata, chiudevo il portone e andavo a dormire a casa da mia moglie; erano gli stessi internati a rassicurarmi della totale inesistenza di piani di fuga nei loro pensieri". Le condizioni di vita nel campo erano accettabili tant’è che gli internati impiegavano il loro tempo giocando a carte, disegnando, leggendo e addirittura riuscendo ad organizzare, anche grazie alla bontà del custode, molte festicciole essendo alcuni di loro musicisti e attori di teatro; la maggior parte, però, era solita pregare per ore in una sorta di sinagoga creata all’interno dello stesso campo, oltre che

a dedicarsi allo studio: una buona parte degli internati era composta da professionisti (dottori, ingegneri, professori). Nei compiti principali di Tagliaferri rientrava anche quello di fare l’appello: "Facevo l’appello tre volte al giorno; alle otto del mattino, a mezzogiorno e alle sette di sera. Dopo l’appello del mattino gli internati erano liberi di uscire Remo Tagliaferri sulla porta per il paese senza però oltredi ingresso di San Bartolomeo passare dei limiti; questi ultimi erano delineati da strisce di calce bianca sul manto stradale con su scritto in diverse lingue: limiti di confine. Una pattuglia, era addetta al controllo degli ebrei fuori dal campo. Malgrado tutto non si era affatto severi e il più delle volte si chiudeva un occhio se si vedeva sconfinare qualche internato. Molto spesso, infatti, erano soliti andare a giocare a calcio al campo sportivo situato a un paio di chilometri oltre i limiti di confine; alcune volte però chiedevano direttamente il permesso per poterlo raggiungere. Per legge non potevano inoltrarsi nemmeno nei numerosi vicoletti del paese, ma anche in quel caso si era permissivi". Ad esempio, tra gli internati vi era un medico che aveva in cura molti cittadini campagnesi, il dott. Max Tanzer: questi spesso chiedeva il permesso per prestare il suo servizio a qualche abitante di Campagna bisognoso di cure e, nonostante fosse vietato e rischioso, Remo Tagliaferri non negò mai tale permesso assumendosene, anzi, la responsabilità delle uscite. Per mezzogiorno dunque gli internati dovevano ritornare al campo per il secondo appello dopo di che erano di nuovo liberi di circolare per il paese; il terzo ed ultimo appello si faceva in genere nella piazzetta antistante l’entrata del campo dove, dopo ogni singola chiamata, gli internati rientravano disciplinatamente all’interno. Assicuratosi che nessuno mancasse all’appello, Tagliaferri provvedeva a chiudere a chiave il portone. A testimonianza della serietà che contraddistingueva gli ebrei destinati a Campagna e la "collaborazione" con l’agente di custodia, non si verificò mai nessun mancato rientro al campo. Tagliaferri contribuì senz’altro a rendere meno pesante il soggiorno agli ebrei internati a Campagna, ed è forse proprio per

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questo che gli internati chiedevano ripetutamente al loro guardiano di farsi ritrarre con loro in numerose fotografie; emblematica è quella che lo ritrae con un gruppo di internati proprio sulle scale del portone d’ingresso del campo di S. Bartolomeo. Ma l’atto eroico fu compiuto dal M.llo Tagliaferri quando questi rischiò la propria incolumità contribuendo materialmente alla fuga degli ebrei: dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, un comando di tedeschi giunse a Campagna comunicando che il giorno seguente sarebbero venuti a prelevare gli internati. "Due tedeschi salirono fino al campo avvertendomi che il giorno seguente sarebbero venuti a prendere gli internati e mi ordinarono di non consentire più agli stessi la libera uscita ritenendomi, in caso contrario, personalmente responsabile". "Gli internati, appresa la notizia, piangendo mi chiesero di aiutarli perché avevano paura di morire". Tagliaferri, mosso a compassione, durante la notte permise agli internati di divellere le inferriate di una finestra del secondo piano del campo e li aiutò a fuggire nelle montagne circostanti. Quando i tedeschi arrivarono al centro di Campagna, Tagliaferri diede loro le chiavi del campo lasciandoli proseguire da soli fino al San Bartolomeo; poco dopo, grazie a un amico, fu avvertito che i tedeschi, una volta constatato l’assenza degli internati, iniziarono a cercarlo. A questo punto, temendo il peggio, anche Tagliaferri decise di scappare: "Mi rifugiai nel campanile del convento della Madonna d’Avigliano, situato a circa cinque chilometri da Campagna; i tedeschi però vi sopraggiunsero con al seguito alcuni cani che annusavano in ogni angolo del convento; inspiegabil-

mente, e per mia fortuna, non pensarono a perquisire il campanile". Scampato il pericolo, Tagliaferri trovò un posto più sicuro verso le montagne di Acerno, dove rimase fino al 17 settembre (giorno del catastrofico bombardamento di Campagna, dove persero la vita circa 200 persone) "brancolando come un animale che fugge" e riuscendo a nutrirsi grazie alla generosità di alcuni pastori. Con l’arrivo degli americani l’intero corpo di Polizia fu spogliato di tutti i suoi poteri e gli ebrei, nonostante alcuni di loro continuassero a dormire ancora al San Bartolomeo erano ormai da considerarsi uomini liberi a tutti gli effetti. Tagliaferri, con l’intero corpo di guardia, fu trasferito a Salerno a collaborare con gli alleati. Nel campo dell’ex convento domenicano di San Bartolomeo, oggi sede del Museo/Itinerario della Memoria e della Pace - Centro Studi "G. Palatucci", Tagliaferri ha trascorso tre anni della sua vita; un lungo periodo coronato però dalla consapevolezza di aver contribuito alla salvezza di molti innocenti, in un periodo storico disumano, perpetrato dall’uomo contro l’uomo: il genocidio degli ebrei. A testimonianza di quanto accaduto a Campagna nel periodo della seconda guerra mondiale e della bontà del custode del campo di San Bartolomeo, vi è il racconto di Mr. Walter Wolff, ebreo internato a Campagna (dal 1940 al 1941), che dopo 65 anni, alla veneranda età di 90 anni, il 13 settembre 2006, da New York tornò a Campagna per ringraziare i cittadini di Campagna e il suo carceriere "buono" M.llo Remo Tagliaferri.

Tagliaferri al tempo degli ebrei internati a Campagna

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A

Pal atucc i i n teatro a M odena

di Rolando Balugani

nche Modena ha ricordato Giovanni Palatucci con una rappresentazione teatrale tenutasi il 17 settembre presso il Teatro dei Sogni di Modena, con la partecipazione di Monsignor Pietro Iotti, presidente dell’Associazione "G Palatucci". Tale iniziative è stata intrapresa dal circolo cultuale "Mo…si recita" ,che ha allestito la rappresentazione teatrale, ispirata alla vita e al martirio di Palatucci, dal titolo "Ebbe come criterio il cuore". Regista dello spettacolo Mauro Mancini, che ha anche interpretato il ruolo del protagonista. La rappresentazione teatrale è riuscita molto bene sia per la bravura degli attori che per i dialoghi di Padre Franco Stano, postulatore della causa di beatificazione di Palatucci. Appropriata la scelta di toni e musica di Fabio Calamita, che hanno accompagnato tutto lo spettacolo. Il numeroso pubblico ha seguito in religioso silenzio la rappresentazione manifestando il proprio apprezzamento con prolungati applausi. Al termine dello spettacolo Monsignor Iotti ha avvinato gli attori per congratularsi con loro per la brillante rappresentazione che ha contribuito a far conoscere il nostro eroe-martire.

L

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’Associazione Giovanni Palatucci, che nel nome del “Questore giusto” rivolge una particolare attenzione spirituale e professionale, alle donne ed agli uomini delle Forze dell’Ordine, è lieta di fornire il Patrocinio morale e gratuito al progetto di istituzione del “Master di I° livello in Protezione civile e tutela dell’Ambiente”. Tutte le informazioni e le agevolazioni per i nostri Soci sul Master, attivato presso l’Università di Castel Sant’Angelo di Roma, a cura della Genuensis C.I.C. ed in collaborazione con la Space Academy Foundation, con la Sicurezza e Ambiente S.p.A., con l’ANVU e con il Patrocinio della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Camerino e la Provincia dell’Aquila, possono essere reperite ai numeri 010/3071730 e 3487327489 oppure sul sito WWW.GENUENSECM.IT –7–


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IL POLIZIOTTO CHE SALVÒ MIGLIAIA DI EBREI


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Il Comune di Giffoni Valle Piana (Sa) intitolerà una strada a Palatucci di Claudio Pelonzi

l comandante Raffaele Immediata della Polizia Municipale della città di Giffoni in una lettera, a suo tempo inviata alla nostra Associazione, ha reso nota la decisione dell’ Amministrazione Comunale di dedicare una strada a Giovanni Palatucci. La cerimonia si è tenuta lo scorso 25 settembre alle ore 18,30. Sul prossimo Notiziario pubblicheremo un più ampio resoconto ed alcune foto. Peraltro, in un prossimo futuro la manifestazione proseguirà con l’ allestimento di una mostra che permetterà agli studenti (locali o meno) ed ai cittadini (locali o meno) di scoprire le gesta e le virtù eroiche del nostro Servo di Dio. Tale mostra sarà anch’ essa organizzata dagli amministratori della Città di Giffoni Valle Piana ed allestita nei locali del Convento di San Francesco. L’iniziativa assume particolare importanza poiché permetterà una maggior diffusione della figura di Giovanni Palatucci nei dintorni dei suoi luoghi d’ origine. Visitando il nostro sito www.associazionegiovanni palatucci.it comunicheremo le date di inizio e fine della mostra suddetta ed invitiamo fin Il Sindaco, il Vice Sindaco e il Comandante dei V.U. di Giffoni Valle Piana d’ ora i nostri iscritti a volerla visitare.

I

Macomer (Nu): dedicato un monumento a Palatucci di Giovanni Castronovo

l 18 giugno 2010, a Macomer (NU), è stato dedicato un monumento a Giovanni Palatucci. L’iniziativa è stata dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato, sezione Fabio Faedda di Macomer e del suo presidente Giovanni Castronovo. Ad essa hanno contrinbuito anche il Comune di Macomer e la Questura di Nuoro. Grazie alla disponibilità dell’Amministrazione comunale, di fronte al commissariato di Polizia, è stato posizionato il monumento, consistente in un obelisco di 5 metri, realizzato dall’artista macomerese Giulio Ledda. (VEDI FOTO). Fitto il programma delle iniziative collegate all’evento alle quali ha partecipato, assieme alle autorità locali e regionali, anche il Direttore della Direzione Centrale per gli Affari Generali della Polizia di Stato, Prefetto Luigi Mone. Assai qualificato poi l’intervento di monsignor Marco Zuncheddu, primo postulatore della causa di beatificazione di Giovanni Palatucci presso la chiesa cattolica. Le manifestazioni, che si sono svolte presso le ex Caserme Mura, hanno compreso anche una mostra filatelica, con speciale annullo, ed una mostra fotografica sulla Shoah, a cura dell’Associazione filatelica di Macomer. Di Giovanni Palatucci ha parlato anche Miriane Tramontin, profuga istriana, arrivata appositamente da Trieste e Pietro Murgia, che, prigioniero a Dachau assieme a Palatucci, lo assistette sino alla fine. Murgia dunque con la sua presenza ha regalato a tutti momenti di rara intensità. Sabato 19 giugno, infine, presso la chiesa Santa Maria di Nazareth, è stata officiata la Santa messa dal Vescovo della Diocesi di Alghero-Bosa, Mons. Lanzetti. Al termine della funzione religiosa, alle ore 12.00, è stato inaugurato il monumento dello scultore Giulio Ledda. –9–


I

Visita al Museo - Itinerario della Memoria e della Pace di Liberato Trotta n attesa della nomina del Direttore del Museo-

Itinerario della Memoria e della Pace sito a

Campagna (SA), nell’ex campo di internamento di San Bartolomeo, continuano numerose le visite guidate organizzate sia dalla nostra Associazione, tramite il delegato del luogo, che dal locale Comitato Palatucci. Degna di particolare menzione è quella di S.Em. il Cardinale José Saraiva Martins che il 16 luglio scorso, in occasione delle sua venuta a Campagna per la festività della Madonna del Carmine, ha voluto visitare quel luogo noto per l’opera salvifica ivi compiuta da Giovanni Palatucci con la collaborazione dello zio Giuseppe Maria Vescovo di Campagna e la comCarmine Granito illustra al Cardinale Martins plicità dei campagnesi. Il Cardinale, accompai pannelli esposti nel Museo gnato dal Sindaco della Città e dai rappresentanti dell’Associazione romana e del Comitato campagnese, si è soffermato nei vari ambienti del museo ascoltando con attenzione il racconto e le spiegazioni fornite dal giornalista Carmine Granito, addetto stampa del Comitato Palatucci, mentre prendeva visione dei pannelli espositivi e degli allestimenti. Il Cardinale, osservatore attento ed interessato, è rimasto affascinato non solo dalla Città e dalla sua storia, ma soprattutto dal modo in cui gli internati vivevano da uomini liberi nel campo di San Bartolomeo in una condizione di internaIl Cardinale Martins in un altro momento della visita mento sui generis.

Giovanni Palmieri e consorte referente di Cesena e Forlì

Nel precedente numero del notiziario, nel quale abbiamo dato conto della riunione annuale dei soci che si è svolta a Roma il 27 maggio u.s., a causa del limitato numero di pagine del Notiziario, non abbiamo potuto ringraziare tutti coloro che hanno partecipato all’Assemblea. Lo facciamo ora, rivolgendo a tutti costoro un caloroso grazie per la presenza e per il costruttivo contributo offerto da: Don Angelo ODDI; Don Vincenzo GRECO (Terni); Don José De La Torre (Grosseto); Luigi CONDÒ (Referente Grosseto); Gaetano DE ROSA (Referente Arezzo); Fiorenzo DAL ZOTTO (Referente Vicenza); Giampiero LANDUCCI (Referente Lucca); Pier Angelo MALTONI (Referente Bolzano); Paolo MOLINELLI(Referente Senigallia); Davide RIOLI (Referente Modena); Domenico PARRELLO (Referente Piacenza);Carmine BENEDETTI (Teramo); Giuliana BERNARDINI (Ancona); Francesco CAVALLARO (Crotone); Massimo GIUSTI (Lucca); Massimo VIOLA (Roma); Giulio VASILE (Roma) Giovanni PALMIERI (Cesena Forlì).

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LETTERA AI REFERENTI

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I

L a T r a sf ig u r a z i o n e d i Ge s ù : i l q u a d r o p i ù b el l o d e l m o n d o di Massimo Petrassi

l 6 agosto scorso è stata celebrata la festa liturgica della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. Il dipinto che meglio descrive questo episodio è l’opera di Raffaello, dall’omonimo titolo. Dal punto di vista artistico il quadro è definito "il più bello del mondo" ed è l’ultima opera a cui stava lavorando il grande pittore, prima della morte, per cui è rimasta incompleta. La "Trasfigurazione" ha un significato religioso molto profondo che Raffaello ha ben interpretato e reso nel suo dipinto. Come un moderno mezzo di comunicazione multimediale, caso non raro nell’arte di argomento religioso, il quadro aiutava il sacerdote ed i fedeli a "vedere" il mistero celebrato e ad identificare nella candida ostia consacrata, il Cristo glorioso. Il quadro è oggi esposto nella Pinacoteca Vaticana ma nel 1520, tre anni dopo la commessa fatta a Raffaello dal cardinale Giulio de’ Medici, poi Clemente VII, per la cattedrale francese di Narbonne, venne collocato sopra l’altare maggiore della chiesa romana di San Pietro in Montorio, dove rimase fino al 1797, quando fu portato in Francia da Napoleone. Dopo quindici anni, però, tornò a Roma e da allora, come già detto, è esposto in una sala dei Musei Vaticani. Interessante è l’analisi iconografica dell’opera ed i riferimenti evangelici. Il dipinto è suddiviso in due sezioni dove sono rappresentati altrettanti episodi evangelici distinti, tratti dal Vangelo di Matteo, legati dal punto di vista tematico. L’emisfero superiore della pala mostra la Trasfigurazione di Cristo, quindi il mutamento di Gesù circondato da un intenso alone di luce in una sorta di "sospensione" divina, rappresentata da una nube biancastra sotto la quale sono, prostrati a terra, i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Al fianco di Gesù vediamo i profeti Mosé ed Elia. I Vangeli di Matteo e Marco narrano, infatti, che una voce da una nube, simbolo di Dio, disse di ascoltare Cristo perché era suo Figlio e per questo i discepoli caddero a terra impauriti. Differentemente, la sezione inferiore della pala d’altare celebra la liberazione, dal demonio, da parte di Cristo, di un ragazzo epilettico posseduto. La rappresentazione speculare dell’episodio, pone due gruppi che sembrano fronteggiarsi apertamente: a sinistra gli Apostoli e a destra la famiglia dell’indemoniato. I Vangeli di Matteo e Marco accennano al fallimento del tentativo degli apostoli di guarire il giovane, che avvenne, solo dopo la Trasfigurazione di Cristo. Il ragazzo indemoniato è l’unico in grado di vedere la Trasfigurazione con l’occhio della mente. L’iconografia del dipinto risulta particolarmente inconsueta per via dell’accostamento di due differenti episodi del Vangelo, che non ha precedenti nella storia dell’arte italiana. Alcuni critici vi hanno letto un messaggio politico antiluterano, nel senso di una lotta tra cattolicesimo, rappresentato dagli apostoli a sinistra, detentori della giusta fede, che indicano verso Cristo e luteranesimo, simboleggiato dall’indemoniato e dai suoi familiari. Interessante è anche la figura femminile di spalle, che inizialmente doveva essere la madre dell’indemoniato, che però, l’artista, preferì sostituire con la Maddalena, sorella di Lazzaro. Da alcune notizie stampa, apprendiamo che il Papa sta scrivendo la terza parte del suo libro "Gesù di Nazaret", quella dedicata ai Vangeli dell’infanzia (il primo dei tre volumi è uscito nel 2007 ed il secondo è già stato consegnato alle stampe e uscirà contemporaneamente in più lingue nella Quaresima del 2011) e nell’opera la Trasfigurazione di Gesù ha una parte centrale. In essa infatti, ha scritto Benedetto XVI nel primo volume, "la divinità di Gesù va insieme alla croce". Gesù parla con Mosè ed Elia della "necessità" della sua passione. Quel mistero "che Dio ha stabilito prima dei secoli" si svela nel Cristo crocifisso. Oltre che centro della narrazione evangelica, la Trasfigurazione è dunque anche centro focale di ogni teologia tesa ad esplorare e comprendere il mistero di Cristo. Peraltro in un recente articolo, pubblicato su L’Osservatore Romano, il teologo Monsignor Inos Biffi, afferma che se alla genesi della teologia (intelletto della fede) sta il mistero cristiano, non è pensabile che in una determinata epoca la si possa completamente rifare da capo. Essa, infatti, viene alimentata da una tradizione ininterrotta di contenuti e anche di linguaggio, che non ammette discontinuità drastiche e rivoluzionarie: il rischio è la perdita dell’identità. La scelta grazie alla quale la teologia potrebbe e dovrebbe ricevere un profondo rinnovamento o nuovo assestamento è il cristocentrismo che non significa soltanto l’eccellenza di Cristo rispetto a tutto il resto, ma la sua predestinazione a essere la ragione incondizionata di tutto quello che Dio ha chiamato e chiama all’esistenza. La "precedenza" nel disegno di Dio del Verbo incarnato, morto e risuscitato, mediante il quale "furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili". L’articolo di Monsignor Biffi ci è di supporto nella considerazione dell’attualità di un dipinto in tal senso ispirato. La rivelazione del monte Tabor, espressa con il linguaggio rasserenante e divinizzante dell’arte, ci indica la luce e ci conferma che di lì si giunge alla gloria. Una luce, una speranza come quella che il nostro “Questore giusto” Giovanni Palatucci ha offerto a tanti esseri umani. Paladino di una fede che ha dato la forza all’uomo per lottare contro le ingiustizie umane. Un uomo che ha salvato la vita a tanti ebrei e che, pur sapendo di mettere a rischio la propria, non ha esitato a farlo. – 12 –


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Lutto nella famiglia del nostro consigliere Isp. Sup. Giovanni Roberti

Nell’agosto scorso è tornato alla Casa del Padre Vincenzo Mercuri, papà di Emanuela, l’instancabile consorte dell’Isp. Sup. Giovanni Roberti. Aveva 83 anni e ha concluso la sua giornata terrena dopo lunga ma serenamente affrontata malattia. Umile e grande lavoratore - appassionato giardiniere, ma che sapeva fare di tutto: muratore, elettricista, idraulico ecc . - si è dato completamente alla famiglia e ne ha avuto pieno ritorno. In questo ritorno affettuoso spiccano i nipoti che, insieme a Emanuela e Giovanni, gli sono stati molto vicini fino all’ultimo. L’Associazione - specialmente con Mons. Iotti, Padre Vanzan e Liberato Trotta, da sempre vicini alla Famiglia di Emanuela e Giovanni - ha fatto loro sentire la cordiale e orante vicinanza anche in questo distacco.

RECENSIONI MARIA DE SIMONE PALATUCCI - LA RESPONSABILITÀ PENALE DEL MEDICO. INTRODUZIONE DI FRANCO ROBERTI. PREFAZIONE DI ANTONIO GUERRIERO - LA SCUOLA DI PITAGORA, NAPOLI 2010, PP. 238, € 15,00 di Amedeo Vitagliano Stendardo

Il volume affronta il tema della responsabilità penale del medico e del personale sanitario in genere, dato che negli ultimi decenni si è avuta una proliferazione abnorme di pronunce giurisprudenziali, con orientamenti contrastanti, in ogni ambito sia dell’attività medico-chirurgica (professione da sempre a elevato rischio di responsabilità), sia delle responsabilità connesse al suo esercizio (proprio e improprio). I quotidiani casi di mala-sanità e proprio l’abnorme crescita delle pronunce giurisprudenziali (spesso contrastanti) richiedevano uno strumento che orientasse nella "selva oscura" dell’attuale giurisprudenza. Siamo quindi grati all’Autrice - pronipote del Martire irpino, Giovanni Palatucci - per aver realizzato, con lo stesso animus o "intento di servizio" del Prozio quest’importante opera, che si raccomanda per due motivi. Anzitutto, per il coraggio di analizzare le tante questioni che hanno dato vita a evoluzioni giurisprudenziali riguardanti: ruolo e limili del c.d. "consenso informato", l’insufficienza della causalità e il contributo dell’analisi funzionalistica, colpa medica e colpa d’équipe, individuazione del contenuto dell’obbligazione professionale medica, ripartizione dell’onere della prova, profili di responsabilità dell’ente ospedaliero, tipologie di danni risarcibili, altre specifiche problematiche applicative. E poi - ma vorrei dire soprattutto - per aver riportato puntualmente sia le pronunce più recenti e significative, sia i principali orientamenti giurisprudenziali in esse presenti. AMEDEO VITAGLIANO STENDARDO - LA CRIMINALITÀ INFORMATICA NEI SISTEMI DI PAGAMENTO DIGITALE E CON SMART CARD. PREFAZIONE DI DOMENICO VULPIANI - GEDIT EDIZIONI, BOLOGNA 2010, PP. 428 CON ILLUSTRAZIONI A COLORI, € 35,00 (Acquistabile anche ordinando a avs@scienzeforensi.eu) di Piersandro Vanzan

I computer crime sono il risvolto negativo dello sviluppo tecnologico dell’informatica e della telematica. Questo sviluppo ha determinato nuovi preoccupanti scenari e il diritto si è trovato nella necessità di affrontare queste nuove sfide, anche per ridurre lo scetticismo e il timore dell’utenza Internet. L’aumento delle frodi nel commercio on-line incrementa negli istituti di credito la richiesta di trovare un ambiente giuridico favorevole, ma la complessità e l’inadeguata normativa sono un rischio per l’ebanking. Le nostre leggi, infatti, dovrebbero rimuovere le barriere nazionali e ampliarsi oltre lo scambio di beni materiali. Le recenti modifiche dimostrano che l’evoluzione tecnologica impone un continuo aggiornamento della legge per evitare lacune nella punibilità e risposte non adeguate alla gravità dell’aggres-

sione. Era necessaria quindi una trattazione che analizzasse le tante facce di interdisciplinarità caratterizzanti la criminalità nei sistemi di pagamento, a sostegno dell’e-commerce e collegati alle problematiche relative alla sicurezza informatica. Siamo perciò grati al criminologo e nostro iscritto, Dott. Amedeo Vitagliano Stendardo, per avere realizzato questa importante opera, che riteniamo uno strumento prezioso - come annota il Dott. Vulpiani nella prefazione - non solo per i Magistrati e la Polizia postale, ma per quanti a diversi titoli intendono prendere coscienza dei rischi legati all’odierno macrofenomeno detto computer crime. RITA PRONI - GESÙ IN UFFICIO, EDIZIONI SEGNO, TAVAGNACCO (UD) 2010, PP. 270, € 15,00. di Piersandro Vanzan

Ci sono due motivi per suggerire questo libro ai tanti Iscritti e Amici dell’Associazione. Il primo riguarda l’Autrice, di cui basterà dire che, nata a Roma nel 1961 e cresciuta in ambiente salesiano, entra nella Polizia di Stato nel 1986, come Agente. Laureatasi in Scienze dell’Investigazione (L’Aquila 2006), è attualmente Sostituto Commissario. In questo ruolo e negli altri incontri della vita ha potuto raccogliere le testimonianze qui riportate che, seppur protette, sono reali e fedeli all’originale. E così veniamo al secondo motivo che raccomanda di prendere in mano questo libro. Infatti, la tesi o "la morale" che Rita trae da queste storie è che, nel mare della vita, dove tentiamo di rimanere a galla, c’è sempre Lui, l’àncora di salvezza o, meglio "la mano tesa", pronta a essere afferrata. E appena la tocchiamo, godiamo della stessa acqua, dove prima annaspavamo, perché - nonostante tutto - con Lui diventa un mare di pace. In breve, scorrendo queste pagine troviamo molto di noi, degli affanni che ognuno - per motivi diversi - incontra nella vita quotidiana, dove si ha spesso bisogno di una buona parola. Quando siamo noi a darla, quando a noi hanno domandato aiuto o consiglio, allora la vita pare dirci "qualcosa". E, senza reticenze né malinteso "rispetto umano", Rita afferma che nel momento in cui incontriamo Cristo e diventiamo suoi amici, nei nostri cuori entrano la pace e la gioia: due frutti della fede che non possono rimanere chiusi in noi stessi, ma devono essere trasmessi e condivisi. Risuonano qui gli ideali che sostennero Giovanni Palatucci nei lunghi quattro anni in cui, nella Questura di Fiume, fece meraviglie per salvare gli ebrei. E decisamente palatucciano è lo spirito che troviamo alla fine del libro: i diritti d’autore saranno destinati alla realizzazione di una casa per anziani soli o poveri, dove la vecchiaia possa lasciare il posto a sentimenti di vita e dove saggezza e disponibilità possano rivelarsi ancora doni per la comunità.

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1 8° C on ve gn o Na zio n al e de i C ap pe l la ni de ll a Po l izi a d i St ato di Sergio Dr. Raimo

C

Dal 14 al 26 settembre scorso si è svolto, a Nettuno (Rm), il 18° Convegno Nazionale dei Cappellani della Polizia di Stato

on la firma dell’intesa fra Ministero dell’interno e Conferenza Episcopale Italiana (D.P.R. del 17 gennaio 1991 n. 92) venne definito l’impegno di offrire l’assistenza spirituale al personale della Polizia di Stato, già previsto dall’art. 69 della Legge di riforma della P.S. (Legge n. 121 del 1° aprile 1981) e dall’art. 11 dell’accordo di revisione del Concordato Lateranense tra Santa Sede e Repubblica Italiana (legge n. 121 del 28 dicembre 1985). Per conformarsi a questo orientamento istituzionale e per una verifica dell’impegno pastorale degli stessi Cappellani, si pensò fin dall’inizio ad un evento annuale specifico, il ConIl Capo della Polizia Prefetto Manganelli vegno Nazionale, attualmente alla diciottetra Mons. Iotti e P. Vanzan sima edizione. Presieduto dal Cappellano Coordinatore Nazionale della Polizia dì Stato, Mons. Giuseppe Saia, il Convegno si è tenuto a Nettuno presso l’istituto per Ispettori ed ha avuto, come obiettivo primario l’approfondimento teologico ed il confronto esperenziale sui Progetto pastorale" del prossimo triennio, Il Prefetto Luigi Mone con particolare attenzione alle emergenze educative. I qualificati Direttore Centrale AA.GG. i contributi dei relatori intervenuti: Mons. Mariano Crociata, SeRelatore gretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, del Capo della Polizia - Prefetto Antonio Manganelli, del Pefetto Pier Luigi Mone, del Prefetto Alberto Pazzanese, del Dott Gerardo Cautilli, del Dipartimento della Polizia di Stato e di Don Salvatore Currò, teologo, saranno riportati approfonditamente sul prossimo notiziario ed anche una documentazione fotografica sulla concelebrazione iniziale, presso la Basilica di S. Croce in Gerusalemme a Roma, presieduta da S.Em.za Card. Giovanni Battista Re, e su quella finale, nel Santuario di S. Maria Goretti a NetMons. Mariano Crociata Mons. Giuseppe Saia tuno, presieduta da S.E. Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Segretario generale CEI Coordinatore Nazionale Relatore Albano. Cappellani della P.diS. Gli utili della pubblicità vanno esclusivamente all’Associazione “Giovanni Palatucci ONLUS”

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Appello – Sottoscrizione per Mauro Macci Il nostro carissimo Socio Dr. Mauro Macci, Sostituto Commissario di Polizia e Cavaliere Pontificio dell’Ordine di S. Silvestro, giace nell’Ospedale CTO totalmente immobilizzato, paralizzato gambe e braccia, in condizioni inimmaginabili, da ben 9 mesi, a seguito dell’incidente occorsogli durante un’ordinaria esercitazione fisioterapica in palestra. Con lui anche la sua ottima famiglia – la moglie Tamara e le due figlie, Simona, da poco laureata e Chiara, laureanda – è rimasta travolta da questo fulmine a ciel sereno, ed è piombata in una grave crisi di impreviste interminabili difficoltà d’ogni genere. La nostra associazione si onora di avere in Mauro un fedelissimo testimone del valoroso Funzionario e Martire Giovanni Palatucci, del quale ha scritto una pregevolissima biografia: “Un italiano contro le leggi razziali - L’opera di Giovanni Palatucci” la tesi di laurea con la quale Mauro si è da due anni laureato in “Istituzioni Politiche e Storia delle Costituzioni”. Interpretando i sentimenti di suoi superiori, amici ed estimatori, sento il dovere di lanciare un appello di fraterna solidarietà cristiana e aprire una sottoscrizione in aiuto allo stato di grave necessità anche materiale cui si è venuto a trovare il carissimo Mauro e la sua famiglia. COMUNICAZIONE

Per garanzia di trasparenza ci impegnamo a pubblicare su ogni Notiziario, l’importo delle somme perrvenute nonchè la dichiarazione autografa della signora Tamara Macci, di aver ricevuto, da noi consegnata, la stessa cifra. RESOCONTO

Nei tre mesi di Luglio, Agosto e Settembre 2010 sono stati versati sul conto, avente la causale “Sottoscrizione pro famiglia Mauro Macci”, € 3.100,00 (tremilacento/00). Tale somma, come si può vedere nelle foto pubblicate di seguito, è stata consegnata “brevi manu” alla signora Tamara Macci il 22 settembre scorso. Ricordiamo, inoltre, che si può aiutare l’amico Macci in due modi: • inviando la donazione direttamente a casa: Sig.ra Tamara Macci, Via Giuseppe d’Avarna, 21/c - 00151 Roma • tramite bonifico sul conto BANCOPOSTA IT05D00760103200000004988080 causale: Mauro Macci. I versamenti pervenuti: Ass. G.P. € 1000 B.U.B.L. € 500

G.R. € 100 B.L. € 500

A.A. € 350 I.I.P. € 400

(Mons. Pietro Iotti, presidente - Rag. Emilio Paterlini, tesoriere) La signora Tamara Macci riceve l’assegno circolare con la somma di 3.100 euro frutto della sottoscrizione promossa dall’Associazione Giovanni Palatucci. La consegna è stata effettuata dal Presidente Mons. Iotti e dal Tesoriere Rag. Emilio Paterlini.

Mons. Iotti accanto a Mauro Macci nel suo quotidiano sostegno spirituale al malato ed alla sua famiglia

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M.C. € 150 A.I. € 100


MAURO MACCI

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Settembre ottobre 2010