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In questo numero: Viaggio a Dachau 29 settembre 2009: Festa di San Michele Arcangelo, ricordato a Trieste Giovanni Palatucci Lettera di ringraziamento dell’Associazione Palatucci, al Presidente del "Credito Cooperativo del Carso - ZKB” Riunione del c.t.s. del museo/itinerario della memoria e della pace Centro studi "Giovanni Palatucci" Stele in ricordo di Palatucci a Modena Italia Protagonista, Associazioni Dalmata e Giovanni Palatucci insieme per celebrare il "Questore giusto" Universalità del messaggio ii Giovanni Palatucci Intervista a Gregorio Gregori compagno di prigionia di Palatucci Incontro a Reggio Emilia degli Allievi del 65° corso Allievi P.S. del 1979 Visita al Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia di Roma VI^ edizione del Premio Palatucci organizzata dal CEPIS Ma il Crocifisso chi turba?


29 SETTEMBRE 2009: FESTA DI SAN MICHELE ARCANGELO, RICORDAT O A TRIESTE GIOVANNI PALATUCCI IN TRE EVENTI di Sergio Schirinzi rieste è stata designata, quest'anno, quale sede nazionale della commemorazione di San Michele Arcangelo, Patrono della Polizia di Stato, che ricorre il 29 settembre. La manifestazione, organizzata con il patrocinio del Capo della Polizia, Prefetto Antonio Manganelli, che si è avvalso della collaborazione dell'Ufficio Relazioni Esterne e Cerimoniale di Roma diretto dal Dott. Maurizio Masciopinto e della Questura di Trieste, guidata dal Questore Dott. Francesco Zonno, assieme alla Scuola Allievi Agenti della PS di Trieste, diretta dal I° Dir. Michele Vitale, è stata ricca di iniziative non circoscritte soltanto alla giornata di martedì 29 settembre. La buona riuscita della manifestazione è stata resa possibilie dal sostanziale apporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, con il suo presidente Renzo Tondo e del Comune di Trieste, con il suo Sindaco Roberto Dipiazza. Nel panorama delle proposte erano inserite la mostra storica, allestita in Piazza Unità d'Italia, a cura dell'Ufficio Storico della Polizia di Stato, diretto dal V.Q. Agg. Dott. Raffaele Camposano; la presenza delle varie specialità della Polizia di Stato che hanno dato dimostrazione del loro operato quotidiano a servizio della giustizia, tra le quali la Polizia Stradale, la Polizia Scientifica, l'Unità Cinofili, i Sommozzatori e gli Elicotteristi che hanno messo in mostra le loro capacità tecniche d'intervento con esibizioni varie.Il Giuramento dei 325 Agenti in Prova del 172° corso, della durata di un anno, presso la Scuola Allievi Agenti di Trieste, si è svolto alle 10.30 nella stupenda cornice di Piazza Unità d'Italia (la più grande piazza d'Europa affacciata sul mare) in una splendida giornata di sole, ha dato inizio alle celebrazioni del Santo Patrono. Alla cerimonia, presenziata dal Capo della Polizia Direttore Generale della PS Pref. Antonio Manganelli, erano presenti, tra gli alti vertici della Polizia di Stato il Vice Dir. Gen. PS Pref. Francesco Cirillo, il Vice Dir. Gen. PS Pref. Nicola Izzo, il Direttore Centr. Ist. Istruzione Pref. Oscar Fioriolli, il Dir. Gen. Aff. Gen. Min. Int. Pref. Luigi Mone ed il Prefetto di Trieste Giovanni Balsamo. Fortemente voluta da parte dell'Associazione è stata la conferenza del 26 settembre, svoltasi presso la Scuola Allievi Agenti, nella quale lo storico dell'Associazione, Dott. Rolando Balugani (che dal 2005 ha sviluppato importanti ricerche a tutela della verità su Palatucci, macchiata da uno storico croato ed un triestino), ha fatto conoscere ai neo-agenti di Polizia, alla vigilia del loro giuramento, la "Persona Palatucci", necessario modello soprattutto per gli operatori di polizia, riguardo alla loro peculiare responsabilità. Il relatore ha sottolineato il coraggio non comune e la fredda determinazione con la quale il giovane funzionario di polizia, Palatucci, salvò migliaia di Ebrei da morte sicura, immolando se stesso in nome della fede in Dio e nei valori universali della giustizia e della solidarietà umana. Al termine della conferenza, i rappresentanti dell'Associazione Palatucci presenti hanno distribuito materiale divulgativo ai partecipanti. In particolare il volume "Giovanni Palatucci - Giusto fra le Nazioni" del Gesuita Piersandro Vanzan, grazie alla generosa elargizione dell'Istituto bancario "Credito Cooperativo del Carso" ZKB di Opicina a Trieste; che, tramite il consiglio di amministrazione ed il suo presidente Rag. Sergio Stancich ha permesso l'acquisto di 1000 copie della pubblicazione. Inoltre è stato donato il volume "Un italiano contro le leggi razziali L'opera di Giovanni Palatucci", tesi di laurea del Sost. Commissario Cav. Mauro Macci, attivissimo socio dell'Associazione, nonché persona ricca di Fede (tutti noi, dopo aver appreso l'agghiacciante notizia dell'incidente a lui occorso, ripensiamo alla profondità dei suoi scritti sul nostro notiziario e preghiamo incessantemente per la sua ripresa, chiedendo l'intercessione al nostro Servo di Dio Giovanni Palatucci). Ringraziamenti vanno all'instancabile impegno dei soci Claudio Pelonzi e Carlo Melito, venuti da Roma. La Celebrazione Eucaristica nella Cattedrale di San Giusto, fu officiata dal Vescovo di Trieste Mons. Eugenio Ravignani unitamente al Coordinatore nazionale dei cappellani della Polizia di Stato Mons. Giuseppe Saia ed al Cappellano provinciale Triestino don Paolo Rachic. All’evento religioso hanno presenziato il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, il Sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, con il Capo della Polizia Pref. Balugani e Schirinzi alla Scuola Allievi P. di S. di Trieste Manganelli e le più alte cariche della Polizia di Stato giunte da

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Roma, nonché pubbliche autorità provenienti dalla regione Friuli Venezia Giulia, che è stata il cuore dell’epopea palatucciana. Il Vescovo, nella sua Omelia, ha usato questa espressione in riferimento ai caduti della Polizia di Stato: " … e come posso non ricordare proprio in questa città di Trieste, vicina a Fiume, un grande caduto oggi Servo di Dio, Giovanni Palatucci, che salvò dai campi nazisti migliaia di Ebrei e che da qui dopo la prigionia al carcere Coroneo fu deportato in un vagone ferroviario piombato a Dachau, dove trovò la morte?”. La presenza del quintetto d'archi e della Banda della Polizia di Stato, diretta dal Maestro Granata, hanno dato solennità alla celebrazione.Più tardi sul Molo Audace, il Capo della Polizia ha offerto un rinfresco, allietato dalle note della Fanfara della Polizia di Stato. In serata, presso il Teatro Lirico Giuseppe Verdi, a concludere le celebrazioMons. Ravignani con i concelebranti, nella Cattedrale di San Giusto ni si è svolta la prima edizione del premio "San Michele Arcangelo". L'inedita iniziativa è stata voluta dal Capo della Polizia, commosso dalla vicenda di Giuseppe Fierro, Ispettore capo in servizio alla Scuola Polgai di Brescia; il quale alla prova scritta del concorso per Ispettore Superiore nel 2006, presentò una sorta di testamento morale. Questo avvenne poco prima della sua scomparsa per un male incurabile. Alla serata, presentata da Fabrizio Frizzi e Paola Saluzzi, è intervenuto l'attore Sebastiano Somma, inteprete di Palatucci, nella fiction Rai "Senza Confini", il quale ha potuto approfondire personalmente, grazie al suo ruolo televisivo, la Persona del Venerabile. È stato un momento toccante quando, su esortazione di Frizzi, i presenti si sono alzati in piedi, fortemente coinvolti dal racconto di Somma, applaudendo la vicenda che ha reso Palatucci "Giusto tra le Nazioni". Partendo dal nostro funzionario di Polizia Palatucci, l'attore ha saputo ricollegarsi al giovane Ispettore Capo di Polizia Fierro, dando lettura appassionata di questo suo speciale testamento. Riconoscenza verso la Pubblica Amministrazione, amore e senso di responsabilità riguardo al proprio ruolo, onore, disciplina, nonché i sentimenti di un uomo che ha a cuore la propria famiglia; sono i contenuti che hanno commosso la platea. Era presente la vedova, Ass.te.Capo della Polizia Laura Colella con i suoi due figli Leonardo e Leonora, la quale ha ritirato, dalle mani del Capo della Polizia, il I° Premio San Michele Arcangelo. Momento decisamente più leggero fu quello in cui il Ministro dell'Interno Maroni ha consegnato un premio al complesso di musica leggera "Pooh" per la sua longevità. Lo stesso Ministro, accompagnato dalle note suonate dalla Banda della Polizia di Stato, diretta dal Maestro Billi, ha suonato e cantato assieme ai Pooh. I pugili del Gruppo Sportivo Fiamme Oro, Roberto Cammarelle e Domenico Valentino, freschi campioni del mondo, che hanno testimoniato l'enorme costante sacrificio necessario per raggiungere il risultato, sono stati premiati invece dall'ex campione olimpico di box, il triestino Nino Benvenuti. Infine i balli della coppia "Titola Peron", campione del mondo, insieme ai comici Aldo, Giovanni e Giacomo, hanno ricevuto applausi per le loro colorite esibizioni.

TRIESTE Una suggestiva immagine del giuramento dei 325 Agenti in Prova del 172° corso


Pubblichiamo la lettera di ringraziamento inviata dai vertici dell’Associazione Giovanni Palatucci, al Presidente del "Credito Cooperativo del Carso - ZKB”, Dottor Sergio Stancich, per il tangibile contributo dell’Istituto bancario, alla diffusione del volume sulla vita del !”Questore giusto” Palatucci.Funzionario di Polizia e fervente cristiano.

Egregio Signore Dr. Sergio Stancich Presidente del "Credito Cooperativo del Carso - ZKB” Via del Ricreatorio, 2 34151 OPICINA TS e, p.c.

Egr. Sig. Assist. Capo P.S. Sergio Schirinzi Consigliere Naz. Assoc. "G. Palatucci" c/o Scuola Allievi Agenti di Polizia Via Damiano Chiesa, 111 34128 TRIESTE TS

Egregio Signor Presidente, con la presente desideriamo esprimere la gratitudine della nostra Associazione verso di Lei e del Consiglio di Amministrazione di Codesto Spett. le Istituto per la generosa elargizione di € 1.000 (Mille) destinati a copertura parziale della spesa da noi sostenuta per l' acquisto di 1.000 copie del volume di Padre Vanzan "Giovanni Palatucci Questore Giusto", distribuito agli Allievi Agenti della Scuola di Polizia di Trieste il 26 settembre scorso, in occasione del Convegno di studio organizzato dal nostro Consigliere, referente per Trieste, Assistente Capo della Polizia di Stato, Sergio Schirinzi. Daremo notizia del Vs. gesto gradito sul prossimo numero del notiziario di questa Associazione. Con rinnovati ringraziamenti porgiamo distinti saluti.

Roma, li 19 ottobre 2009

Prof. Carlo Melito, consigliere

Mons. Pietro Iotti, presidente


SECONDA RIUNIONE DEL C.T.S. DEL MUSEO/ITINERARIO DELLA MEMORIA E DELLA PACE - CENTRO STUDI "GIOVANNI PALATUCCI" di Liberato Trotta*

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l del 23 settembre 2009, nel salone del Sindaco del Comune di Campagna, si è riunito il Comitato Tecnico Scientifico (C.T.S.) del Museo/Itinerario della Memoria e della Pace - Centro Studi "Giovanni Palatucci", per approvare definitivamente Statuto e Regolamento e valutare quanto dovrà formare oggetto della terza fase del progetto, per la cui realizzazione il Sindaco della Città, Biagio Luongo, ha ottenuto un ulteriore finanziamento di 100mila euro. Alla riunione hanno partecipato il Sindaco della Città di Campagna, Prof. Biagio Luongo; il Rappresentante della Provincia, Arch. Ruggiero Bignardi; il Direttore dell'E.P.T. Vito Caponigro; il rappresentante del Comitato "G. Palatucci" di Campagna, Prof. Mariano Vitale; il rappresentante dell'Associazione "G. Palatucci" di Roma, Isp. PS Sergio Raimo e lo scrivente, delegato per la Città di Campagna. L'incontro è stato costruttivo poiché, oltre all'approvazione degli atti propedeutici per il funzionamento del museo e del centro studi, si è raggiunto un accordo unanime sulle ulteriori fasi del progetto e sul completamento di quella già in atto, il cui iter burocratico è stato completato ed è imminente l'allestimento degli ulteriori ambienti del museo. Un'intesa si è raggiunta anche a proposito dell'Associazione "G. Bruno", conferendo mandato al Sindaco di stipulare un accordo con la stessa assegnandole esclusivamente la mansarda dell'edificio, come risulta dal verbale della riunione. Per garantire l'immediato funzionamento del Museo è stato nominato ad interim direttore dello stesso il Sindaco di Campagna, in attesa di espletare le procedure pubbliche per la selezione. La mattinata si è conclusa con un sopralluogo nell'ex campo di internamento del San Bartolomeo per meglio definire le fasi determinanti del 2° e del 3° passo del progetto. * Delegato per la Città di Campagna

Concorso: " I giovani ricordano il Funzionario di Polizia Giovanni Palatucci nel contesto storico della Shoah. " dell’Isp. Sups Giovanni Roberti* concomitanza con il progetto della Polizia di Prossimità, già in atto presso alcuni istituti scolastici del IV° Municipio, I nrealizzato dal Commissariato di P.S. Fidene -Serpentara, l'Associazione Giovanni Palatucci, bandisce il concorso "I giovani ricordano il Funzionario di Polizia Giovanni Palatucci nel contesto storico della Shoah." La prova è riservata agli studenti delle terze medie statali, che dovranno , analizzare e riflettere sulle circostanze che hanno dato avvio ai periodi più oscuri della storia dell'Europa, elaborando singolarmente o in gruppo il tema oggetto del concorso. Per tale scopo l'Associazione G. Palatucci, fornirà alle scuole interessate al Progetto, il materiale occorrente per gli sviluppi degli elaborati. Soggetto proponente : Associazione G. Palatucci Strutture coinvolte : tutte le scuole medie statali - 3 classi Responsabili del progetto: Ispettore Sups Giovanni Roberti e la Prof. Eva Pasqualini. Obiettivo strategico: favorire un'azione educativa per una modifica comportamentale volta a rimuovere gli atteggiamenti sbagliati più radicati nel campo della diversità in relazione alla razza umana. Commissione giudicatrice degli elaborati : Prof. Anna Foa - Docente di Storia Moderna e Storica della Shoah; Prof. Eva Pasqualini , Dirigente Scolastica scuola media Statale "Perazzi" Prof. Piersandro Vanzan , Vice Presidente dell'Associazione Giovanni Palatucci, redattore di Civiltà Cattolica e autore del libro " il Questore giusto" . Premiazione degli elaborati singoli o di gruppo : Mons. Pietro Iotti, Presidente dell' Associazione Giovanni Palatucci Ospiti alla premiazione: Dott. Cristiano BONELLI, Presidente del IV Municipio; Dott. Riccardo PACIFICI, Presidente della Comunità Ebraica di Roma; Dott. Paolo VOLTA, Dirigente del Commissariato di P.S. Fidene - Serpentara; Gli elaborati dovranno essere consegnati entro il 10 marzo 2010 *

Consigliere del Direttivo dell’Associazione Giovanni Palatucci


STELE IN RICORDO DI PALATUCCI A MODENA stele in ricordo di Giovanni Palatucci. Il 29 U na settembre scorso, a Modena, in occasione

nisse realtà. "L'esempio di Palatucci - ha detto il Questore di Modena - è sempre attuale. Ciascun dei festeggiamenti per San Michele Arcangelo, individuo ha il diritto, inderogabile e inalienabile, Patrono della Polizia di Stato, al termine della al rispetto della propria dignità in quanto essere Santa Messa officiata dall'Arcivescovo Abate umano. Tale diritto non deve essere calpestato, della città e di Nonantola, Monsignor Benito ma tutelato quale valore universale. Ho voluto Cocchi, è stata svelata una stele in memoria l'intitolazione della via della Questura a Giovanni dell'ultimo Questore di Fiume, che, da solo, Palatucci perché ritengo che quanto compiuto da salvò la vita di oltre cinquemila innocenti di origi- quest'ultimo in favore della comunità ebraica ne ebraica. Con la partecipazione delle più alte debba essere ricordato da tutti. Soprattutto dai cariche della provincia, dell'Onorevole Ricardo giovani. E', infatti, per questo motivo che ho chieFranco Levi e del presidente della Comunità sto, oggi, qui, la presenza di una folta rappresenEbraica di tanza di stuModena e denti. Le loro Reggio Emilia, composizioni S a n d r a lette nel corso Eckert, è stata della Santa anche inauguMessa hanno rata un'area toccato i cuori verde di fronte di tutti i prealla Questura, senti. Ne sono all'interno della certo". quale è stata I ragazzi della posta la stele scuola seconche riporta il daria di primo volto di g r a d o Palatucci in cri"Ferraris" stallo. Nella intervenuti, stessa area è infatti, hanno presente,un composto albero di olivo alcuni pensieri secolare provepersonali sulla MODENA. Le Autorità accanto alla stele commemorativa di Giovanni Paltucci. Il Questore di niente dal figura di Modena Salvatore Mergherito, l’ On. Ricardo Franco Levi, la Sig.ra Sandra Eckert, il Sindaco di Modena Giorgio Pighi e l’Assessore Daniele Sitta Salento,Il Giovanni Questore di Palatucci e su Modena, dott. Salvatore Margherito, sin dal suo quanto da lui compiuto in favore della popolazioinsediamento in terra emiliana, ha presieduto ne ebraica. "Morire per qualcuno o per qualcosa numerose riunioni con tecnici ed architetti al fine che ami - ha scritto uno studente di terza media di realizzare nel più breve tempo possibile l'inte- - ti rende immortale. Nel cuore di tante persone ro progetto. Nel corso dei festeggiamenti in e nel cuore dell'Italia, ci sono coloro che hanno onore di San Michele Arcangelo, poi, è stata sacrificato la loro vita, nostro motivo di gloria, i inaugurata ufficialmente la strada ove sorge la nostri eroi". "Ci sono persone - ha commentato Questura che, da via Divisione Acqui n. 151 è un altro giovane dell'ultimo anno delle medie diventata via Giovanni Palatucci n. 151. Questo che pensano agli altri prima di tutto, prima della è stato reso possibile anche grazie all'operato loro stessa vita, senza aspettarsi niente in camdel Comune di Modena che, nella persona del bio. Un ringraziamento particolare a Giovanni sindaco della città, prof. Giorgio Pighi e dell'as- Palatucci, che venne punito per essere stato un sessore alle infrastrutture ed alla mobilità, grande uomo. Non so quanta gente al suo posto Daniele Sitta, hanno messo a disposizione avrebbe avuto il coraggio di fare quello che fece quanto di competenza dell'amministrazione lui. Da oggi, grazie a questo monumento, sarà comunale per fare in modo che tutto questo dive- ricordato come un eroe. Quello che era".


ITALIA PROTAGONISTA, ASSOCIAZIONE DALMATA ED ASSOCIAZIONE GIOVANNI PALATUCCI INSIEME PER CELEBRARE IL “QUEST ORE GIUST O” di Massimo Petrassi prestigiosa Sala Conferenze di Palazzo Marini N ella a Roma, il 29 ottobre, si è tenuto un convegno per celebrare il Martire Palatucci. Alla presenza di numerose Autorità di Istituzioni italiane ed estere i relatori, il Dott. Guido Cace (Associazione Nazionale Dalmata), S.J. padre Piersandro Vanzan (Associazione Giovanni Palatucci) ed il Sen. Maurizio Gasparri (Italia Protagonista) hanno ricordato quei terribili momenti della storia italiana. In particolare L’Ing. Cace ha rivelato particolari inediti sulla tragedia delle Foibe oggetto, solo di recente, di rivisitazione storica. Fiume ed i fiumani sono stati il tramite per parlare della storia di Palatucci che, con la solita passione, padre Vanzan, autore di Marini. Una panoramica della Sala conferenze numerose edi- Palazzo durante il convegno sul “Questore giusto di Fiume” zioni della biografia del Martire Irpino, ha esposto ai presenti. Nell’intervento conclusivo, il Senatore Gasparri ha ribadito la necessità, specialmente in concomitanza con i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, di celebraIl Dott. Guido Cace, Massimo Petrassi e re gli uomini che in vari campi, hanno reso possibile la p. Vanzan al tavolo della Presidenza creazione di un Paese libero e democratico. Palatucci è un modello positivo, un eroe che ha unito amor patrio ed amore per Dio. Quell’amore che ha permesso di salvare migliaia di vite umane e che ci auguriamo sia la giusta causa per il collocamento tra i Santi del Servo di Dio Palatucci. Un convegno al quale hanno partecipato funzionari del Ministero dell’Interno, come tra l’altro il Direttore Generale per gli Affari Generali del Dipartimento della P.S. Pref. Luigi Mone, in rappresentanza del Capo della Polizia Pref. Antonio Manganelli e dell’Ambasciatore del Montenegro presso la Santa Sede, il Dott. Anton Sbutega ed inoltre: il Generale di Divisione Giovanni Marizza, il Dott. Lucio Toth (Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), il Dott. Marino Micich (Segretario Società Studi Fiumani), il Dott. Leopardi Tiberi (Direttore Commerciale Istituto Luce), il Dott. Antonio Marsia (Amministratore Delegato MetroRoma), la Dott.ssa Mila MIHAJLOVIC (giornalista RAI), Mons. Pietro Iotti (Presidente dell'Associazione Giovanni Palatucci), Mons. Giuseppe Saia, (Coordinatore Nazionale dei Cappellani di Polizia), Don Nicola Tagliente (Cappellano della Questura di Roma, l’Isp. Sups Giovanni Roberti ed il Prof. Carlo Melito del Direttivo dell'Associazione Giovanni Gasparri - Presidente di Italia Protagonista - ha indicato Palatucci ed una folta rappresentanza di Allievi Il Sen. Maurizio il Questore Palatucci come modello positivo da seguire della Scuola Superiore di Polizia, Roma.


Le Autorità che non sono potute intervenire hanno inviato calorosi telegrammi che riportiamo di seguito.

CARISSIMO PADRE VANZAN, IMPOSSIBILITATO PER MOTIVI DI SALUTE A INTERVENIRE ALLA BELLA CELEBRAZIONE PALATUCCIANA ORGANIZZATA DA ITALIA PROTAGONISTA INSIEME ALL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE DALMATA E A QUELLA DI GIOVANNI PALATUCCI, PORTI IL MIO DEFERENTE SALUTO A TUTTI I CONVENUTI E IL MIO SINCERO AUSPICIO CHE IL GRANDE SFORZO, CHE TUTTI INSIEME STATE PORTANDO AVANTI, RAGGIUNGA PRESTO IL MERITATO OBIETTIVO. MI FACCIA SAPERE COME È ANDATA. CON VIVA STIMA E AFFETTO, ANCHE DA PARTE DI DAVIDE.

MITTENTE: DOTT. CARLO MOSCA 00100 ROMA

Il telegramma del Prefetto Carlo Mosca

Il telegramma del Prefetto Antonio Manganelli Capo della Polizia e Direttore Generale P. S.

IL MUSEO/ITINERARIO DELLA MEMORIA E DELLA PACE - CENTRO STUDI "GIOVANNI PALATUCCI" DI CAMPAGNA (SA), ESPRIME VIVO APPREZZAMENTO PER L'ALTO VALORE DELL'ODIERNO EVENTO. IL PLAUSO CHE SI RIVOLGE A QUANTI HANNO FATTIVAMENTE COLLABORATO PER L'ORGANIZZAZIONE DELL'INIZIATIVA NON RIGUARDA ESCLUSIVAMENTE IL CONVEGNO IN SÉ MA L'ALTO SIGNIFICATO CHE LO STESSO HA NEL RICORDARE LA FIGURA E L'OPERA DEL "MARTIRE IRPINO" CHE SICURAMENTE PUÒ ESSERE INDICATO COME UNO DEI FIGLI MIGLIORI DELLA POLIZIA DI STATO E UN FULGIDO ESEMPIO DA IMITARE AFFINCHÉ MAI PIÙ SI RIPETA LA BARBARIE DELLA GUERRA E DELL'OLOCAUSTO.

MITTENTE: IL DELEGATO LIBERATO TROTTA 83048 MONTELLA

Il telegramma di Liberato Trotta

Il telegramma dell’Avv. De Simone - Palatucci


La Professoressa Anna Foa - Docente di Storia Moderna e Storica della Shoah, pur non potendo essere presente, ha affidato per la lettura durante l’incontro, la comunicazione che riportiamo di seguito e che ha ricevuto applausi dai presenti per l’alta lezione di storia ascoltata.

Intervento della Prof.ssa Anna FOA a vicenda di Giovanni Palatucci, solo negli anni Ottanta quasi sconosciuta in Italia, è ormai divenuta nota agli spe-

cialisti come al più largo pubblico, grazie agli scritti apparsi intorno alla sua figura, allo sceneggiato televisivo a lui Ldedicato, e grazie all'opera delle Associazioni a lui dedicate, che si sono moltiplicate in Italia, in corrispondenza del pro-

cesso di beatificazione iniziato dalla Chiesa cattolica, e dell'opera di divulgazione della sua immagine intrapresa dalla Polizia di Stato, di cui Palatucci è stato funzionario. Un forte impulso alla conoscenza della sua figura è venuto anche dall'apertura nel 2008 di un Museo a Campagna, in provincia di Salerno, nel convento di San Bartolomeo, il luogo che fra il 1940 e il 1943 ospitò un campo di internamento per ebrei stranieri, e dove molti ebrei fiumani furono inviati da Giovanni Palatucci, fidando sulla rete di protezione creata dallo zio, vescovo di Campagna. In realtà, il ruolo del giovane questore di Fiume nell'opera di salvataggio degli ebrei a Fiume era stata messa in evidenza, fin dal dopoguerra, dai molti ebrei da lui aiutati a scampare alla deportazione. Le prime testimonianze appartengono ai primi anni Cinquanta, come quella dell'ebrea croata Olga Hamburger, fuggita nel 1941 da Zagabria, a cui Palatucci consentì di rimanere a Fiume fino al 1942, e che poi fu trasferita a Modena come internata libera; o come quella delle sorelle Ferber, che anch'esse, con i loro famigliari, riuscirono a restare a Fiume fino al 1942 e poi inviate a Sàrnico, sul lago d'Iseo, sempre in internamento libero, come al San Bartolomeo di Campagna e moltissime altre. Nel 1953, a Ramat Gan, presso Tel Aviv, un viale alberato - con 18 alberi per parte (per ricordare i 36 anni del Martire Irpino) - fu dedicato al questore Palatucci. Nel 1955, nel decimo anniversario della sua morte, un'altra iniziativa memoriale in Istraele: la dedica di un bosco nella Foresta dei martiri a Yad Vashem. Infine, il 17 aprile 1955 l'Unione delle Comunità Israelitiche gli conferiva la medaglia d'oro alla memoria "per la sua opera in favore degli ebrei e degli altri perseguitati". Iniziative di ebrei salvati, uniti nella volontà di ricordare, che trovarono sbocco tanto nell'attività memoriale iniziata in Israele intorno a Yad Vashem quanto nel riconoscimento pubblico del mondo ebraico italiano. Un riconoscimento, quindi, che viene da parte ebraica, negli anni difficili del dopoguerra, in un momento in cui la memoria della Shoah era ancora patrimonio esclusivo del mondo ebraico, e in cui la società esterna viveva la rimozione e l'oblio tanto dello sterminio degli ebrei, quanto degli orrori della guerra. Ma l'opera di Palatucci merita un particolare rilievo anche sotto un altro aspetto. Il Dott. Guido Cace Infatti, mentre non mancano le prove che un'opera di salvataggio degli ebrei fu compiuta negli anni fra il 1940 e il 1943 da molti funzionari italiani e da molti alti ufficiali dell'esercito italiano nelle zone di occupazione in Jugoslavia e in Francia, e non dal solo Palatucci, non possiamo dimenticare che il suo aiuto continuò anche dopo l'8 settembre, dopo la Carta di Verona del novembre, che imponeva l'arresto come nemici di tutti gli ebrei, italiani e stranieri, ai funzionari che, come Palatucci, avevano aderito dopo l'8 settembre alla Repubblica di Salò. Tanto che la sua adesione al regime di Salò si configura come un vero e proprio doppio gioco, in cui Palatucci salva gli ebrei che le leggi gli imporrebbero d'arrestare. E ciò fino all'arresto e alla deportazione a Dachau, dove il giovane questore morì di tifo il 10 febbraio 1945. In breve, nel caso di Palatucci siamo di fronte a un personaggio che agisce per proteggere gli ebrei non solo quando è un funzionario dello Stato fascista, ma anche quando rappresenta a Fiume le istituzioni repubblicane e antisemite di Salò. Uno sguardo ampio alla storia della Shoah in Italia non può che far risaltare l'opera di Palatucci come un atto di grandissima eticità, frutto di una consapevole e rischiosissima disubbidienza a una normativa che per la sua coscienza umana e la sua formazione cristiana era decisamente ingiusta.

L’intervento di P. Vanzan toccante ricorE’ particolarmente dare in questa prestigiosa sede l'ultimo Questore di Fiume italiana, Giovanni Palatucci - del quale ricorre il centenario della nascita (Montella [AV]) - morto a Dachau il 10 febbraio 1945, a soli 36 anni, perché reo d'aver salvato circa 5.000 ebrei, sottraendoli rocambolescamente alla barbarie nazifascista. Chi ha avuto modo di leggere qualcosa dell'ormai ampia bibliografia sul Martire irpino rimane colpito da quella sua incredibile opera di salvataggio, che egli

realizzò con l'esplicita intenzione di "essere per gli altri" o, come suona oggi il motto della Polizia, essere donne e uomini "di prossimità": vicini alla gente! Una dedizione al prossimo talmente egregia che la Chiesa ne ha introdotto la Causa di Beatificazione - e la prima fase si è conclusa al meglio l'11 febbraio 2004 -, intestandola al "Servo di Dio Giovanni Palatucci, laico, Funzionario della Polizia di Stato, martire in odio della fede". Né meno significativo è il fatto che gli

ebrei, nostri "fratelli maggiori" nella fede d'Abramo, hanno fatto altrettanto, riconoscendolo "Giusto tra le nazioni" - e immortalandolo tra i primi degli attuali 420 italiani, finora scolpiti nelle grandi lapidi dello Yad Vashem, Memoriale della Shoah a Gerusalemme, e che gli sia stata conferita la medaglia d'oro al Merito Civile e alla Memoria da parte dello Stato Italiano. Eroe e martire della carità, quindi, Palatucci spicca come uno dei figli migliori della nostra Polizia poiché, con la sua opera, la


complicità dei suoi poliziotti e l'ausilio dello zio Giuseppe Maria Palatucci, Vescovo della Città di Campagna in provincia di Salerno, dov'era ubicato un Campo d'internamento per ebrei, riuscì appunto a salvarne circa 5.000. Non potendo qui dilungarmi nei tanti risvolti dell'avventura palatucciana, mi limito a ricordare tre passaggi fondamentali di quell'epopea. 1. Laureatosi brillantemente in giurisprudenza nel 1932, contro la volontà paterna rinuncia alla professione di avvocato per entrare nella PS, ritenendo che questa scelta gli offrisse migliori chances per aiutare il prossimo e servire il bene comune. Assegnato come Vice Commissario Aggiunto in prova a Genova (settembre 1936), nella città ligure resterà soltanto 13 mesi dato che, a motivo di un'intervista rilasciata a un giornale locale - in cui lamentava un eccessivo burocratismo nella PS, "invece di mandarci tra la gente" -, si meritò letteralmente "il confine", a Fiume: crogiuolo di nazionalità, culture e religioni. Ma proprio questa "punizione" si rivelò la provvidenziale e grande opportunità di realizzare il suo progetto umano e cristiano decisamente sopra le righe. Infatti, mandato come responsabile dell'Ufficio Stranieri presso quella regia Questura (2 novembre 1937), la routine dell'ufficio cui fu assegnato cambiò radicalmente a motivo delle leggi razziali (1938): funeste per gli ebrei e assolutamente offensive per la civiltà dell'Italia. Ma per Giovanni è "l'opportunità unica" di fare tanto bene e salvare molte vite umane! 2. Ma non da solo - ecco un punto cruciale, da non sottovalutare -, bensì insieme e grazie a una squadra di giovani poliziotti - anch'essi variamenti penalizzati da quella destinazione -, che tuttavia nella loro semplicità intuivano quanto fosse bella e giusta l'impresa del loro Capo. Infatti, per valutare appieno l'epopea palatucciana a Fiume, bisogna ricordare la meravigliosa "squadra" che seppe mettere insieme: una squadra di poliziotti giovani e semplici, ma coraggiosi e fidati, perfettamente affiatati col loro Capo, verso il quale nutrivano una fiducia totale, e soltanto quella sintonia permise di compiere i tanti rocamboleschi salvataggi degli ebrei. Proprio dalle loro testimonianze balzano agli occhi i fattori decisivi per valutare quell'affiatamento e la conseguente buona riuscita di quell'epopea di salvataggio. Risultato: quei

giovani poliziotti trovarono in Giovanni non solo un superiore dal cuore grande, ma anche un ideale per cui meritava rischiare. E così Palatucci e i suoi uomini riuscirono a salvare migliaia d'infelici, grazie a rocamboleschi interventi e con l'aiuto di una fitta rete di solidarietà: tanto a Fiume e dintorni (famiglie e conventi disposti a rischiare), quanto a Campagna (Sa), dove il vescovo era proprio suo zio. Infatti, da quando nel maggio 1940 Mussolini aveva istituito campi di internamento per ebrei stranieri ritenuti pericolosi, nasce la collaborazione tra zio e nipote, che

p. Piersandro Vanzan durante l’intervento

istrada a Campagna il maggior numero possibile di ebrei, dove lo zio vescovo non solo era il regista nel coinvolgere i campagnesi e le stesse autorità (nominalmente fasciste) per dar loro buona ospitalità - confortandoli e aiutandoli in tutti i modi, come testimoniano i sopravvissuti -, ma anche si prodigava col Ministero dell'Interno affinché le pratiche che riguardavano quegli infelici andassero a buon fine.3. E vengo alla tragica conclusione di quell'epopea. Dopo l'armistizio, 8 settembre 1943, il litorale adriatico è occupato dai tedeschi e nei primi mesi del 1944 iniziano le retate degli ultimi ebrei presenti nella zona. In questo frangente Palatucci, - diventato reggente della Questura di Fiume - distrugge tutti i documenti riguardanti gli ebrei negli archivi della Questura e ordina all'ufficio anagrafico del Comune di non rilasciare alcun documento riguardante i cittadini di razza ebraica senza averlo prima informato. Ciò gli permetteva di ricorrere subito alle opportune contromosse e, di fatto, tra gennaio e luglio 1944 Giovanni e i suoi misero in salvo altri ebrei, finché la notte del 13 settembre 1944 fu arrestato dal tenente colonnello delle

SS. Kapler, che alla fine era riuscito a scoprirne la molteplice attività, decisamente eversiva per il regime nazifascista. Rinchiuso nel carcere del Coroneo a Trieste - come ricorda una lapide ivi collocata - dal 13 settembre al 18 ottobre 1944, giorno in cui fu instradato per Dachau, dove trovò la morte il 10 febbraio 1945. Fu l'ultimo suo viaggio, ma alla partenza da Trieste gli riuscì ancora un gesto della sua evangelica pietas amorosa e fraterna. Infatti, quando il brigadiere di pubblica sicurezza Pietro Capuozzo apprese del treno che avrebbe portato a Dachau il suo capo, Palatucci, aiutato da un collega della polizia ferroviaria raggiunse i carri piombati e, camminando su e giù per il marciapiede, lungo i vagoni, discuteva animatamente con l'amico nella speranza che Giovanni lo sentisse e potessero così salutarsi per l'ultima volta. A un tratto gli cadde un bigliettino tra i piedi e sentì la voce di Palatucci: "Capuozzo, accontenta questo ragazzo. Avverti sua madre che sta partendo per la Germania. Addio". Raccolto sul binario della morte, quel bigliettino - con indicate famiglia e via di Trieste resta l'ultimo segno e come il testamento spirituale di un funzionario dello Stato che ha speso tutta la vita per gli altri. Infatti, anche in quelle ultime ore non pensa a sé - non dice a Capuozzo "avvisa la mia famiglia" , ma si preoccupa degli altri: di quel ragazzo che sta partendo con lui, ristretto nel carro bestiame con lui, per Dachau! Ecco perché Giovanni Palatucci è indicato dal Ministero dell'Interno come esemplare di ogni poliziotto, mentre la Chiesa ha introdotto la Causa di beatificazione e lo addita come esempio per ogni cristiano: perché egli imitò al meglio quel Gesù di Nazaret che, per definizione, è "l'uomo per gli altri", fino "alla morte in croce". Ecco perché Palatucci rappresenta per tutti un modello da imitare, affinché tutti - e non solo i poliziotti - diventiamo veramente come lui: uomini e donne che, facendosi "prossimi alla gente", favoriscano l'avvento di una mondo migliore, impedendo anche così la reiterazione delle brutture e degli orrori del passato. Per saperne di più: P. Vanzan-M. Scatena, Giovanni Palatucci il Questore "giusto", Pro Sanctitate, Roma 2008 (IV^ edizione aumentata) e P. Vanzan, Giovanni Palatucci, "Giusto tra le Nazioni", VELAR, Bergamo 2009.


UNIVERSALITA' DEL MESSAGGIO DI GIOVANNI PALATUCCI di Tiffany Marie Parks ho sentito per la prima volta la storia di Giovanni Palatucci, Q uando Servo di Dio, sono rimasta estremamente commossa dal racconto

del sacrificio di un uomo, volto a salvare le vite di migliaia di persone che non aveva mai conosciuto. Persone che, naturalmente, potevano spesso differire da lui per religione o nazionalità. Io ho sentito parlare di questo eroe da un amico molto caro, e mi sono così interessata alla Sua vita, così inspirata dalla Sua missione, che ho deciso di diventare anche io socio dell'Associazione. Come donna americana cristiana, ho molti amici e conoscenti di fede ebraica, forse di più di quanti potrebbe averne un italiano, perché sono presenti numerosi ebrei residenti negli USA, ma lì non avevo mai sentito il nome di Giovanni Palatucci. Anche tra alcune mie dirette conoscenze di fede ebraica,come ad esempio un mio cognato, il nome del "Nostro" risulta per lo più sconosciuto. Com'è possibile? Mi sono chiesta. Com'è possibile che un uomo che ha prima costantemente rischiato, e alla fine sacrificato la propria vita, per salvarne migliaia di altre, sia quasi completamente ignoto in un paese dove abitano milioni di ebrei, tra cui verosimilmente molti discendenti di quelli salvati da Giovanni Palatucci? In quel momento ho deciso di tentare di diffondere la conoscenza delle opere di questo martire alla gente del mio paese. Ma come cominciare a condividere questo messaggio di amore e altruismo con (mi auguro) sempre più persone? Ho pensato di iniziare con la mia propria famiglia, i miei amici residenti negli USA. Tutto questo, conseguentemente, mi ha dato modo di riflettere su quanto magnifica e allo stesso tempo misteriosa è la Provvidenza Divina. Nel momento in cui ho avuto un immediato riscontro positivo nelle risposte dei miei predetti amici e parenti, ho avuto la conferma della universalità di questo messaggio, che unisce confini, popoli e religioni. Richieste di adesioni cominciano ad arrivare dall'altra parte dell'oceano ed io so che questo potrà servire a contribuire alla missione di questa importante Associazione. In più, ho in mente l'idea, se confortata in merito dal Presidente dell'Associazione Monsignore Pietro Iotti, di scrivere in Inglese un brevissima vita del Nostro eroe, che intendo mandare ai miei amici in America, così loro potranno se vorranno, con le loro adesioni e le loro preghiere, contribuire ad alzare il Servo di Dio Giovanni Palatucci agli onori che merita. Mentre scrivo, un articolo sulla pagina 16 del periodico informativo più recente, no. 3/4, Maggio-Agosto 2009, "Giovanni Palatucci", ha attirato la mia attenzione. Il 21 Maggio scorso, a Campagna (SA) presso il centro studi intitolato al "Nostro", si è tenuto un convegno dal titolo: "Pensare Auschwitz." Tra i presenti, il Rabbino Emerito David Lincoln di New York; ciò va a testimonianza della validità dell'opera divulgatrice che ho appena intrapreso, e mi spinge a continuare. Spero che i miei pensieri ed idee scritte qui possano trovare ospitalità nel periodico informativo detto sopra, anche se sono scritti in Inglese, sperando che saranno letti non solo da italiani, ma anche da i numerosi connazionali adesso presenti in Italia.


THE UNIVERSALITY OF THE MESSAGE OF GIOVANNI PALATUCCI di Tiffany Marie Parks I first heard the story of Giovanni Palatucci, the Servant of W hen God, I was extremely moved by the tale of one man's sacrifice

to save the lives of thousands of men and women he had never met. Men and women who, naturally, were not even members of his own religion or nationality. I came to know of him through a close friend, and I became so interested in his story, and so inspired by his mission, that I decided to become a member of the Association myself. As a Christian American woman, I have numerous friends and acquaintances of the Jewish faith, perhaps more than an average Italian would have, due to the very high number of Jews currently living in my country. And yet, I had never heard the name Giovanni Palatucci. Even my Jewish friends and my Jewish brother-in-law had never heard of him. How is this possible? I wondered. How can a man who risked, and ultimately sacrificed, his own life to save thousands of Jews be all but unknown in a country that has been called home by millions of Jews for centuries? Even more so considering the possibility that many of these are descendants of the same Jews saved by Palatucci. I decided then that I would endeavor to find a way to make the works of this heroic martyr known to the people of my own country. But how was I to begin to share this message of love and altruism with what I hoped would be very many people? I determined to begin with my own family, friends and acquaintances who are residents of the United States. This, consequently, gave me cause to reflect upon how magnificent, and at the same time mysterious, divine providence can be. When the response of my above-mentioned friends and family members was so immediate, it was to me a confirmation of the universality of this message, which bridges borders, race and religion. Requests for membership began arriving literally from across the ocean, which I knew would only help to strengthen and nourish the mission of this important Association. Further, I have in mind the idea, if supported in merit by the president of the Palatucci Association, Monsignor Pietro Iotti, to write in English a brief biography of our hero, which I will send to my close friends in the United States, so that they might, by their memberships and with their prayers, contribute in raising the Servant of God, Giovanni Palatucci to the honors he deserves. As I write this, an article on page 16 of the most recent periodical, no. 3/4, May-August 2009, "Giovanni Palatucci" was brought to my attention. The article informed me that last May 21st, in Campagna, (in the province of Salerno), at the center for studies of the same name, a convention was held entitled "Pensare Auschwitz." Among those participant was the Distinguished Rabbi David Lincoln of New York, and this is evidence of the validity of the work I recently undertaken, which in turn has urged me to continue. I hope that my thoughts and ideas laid out here may find hospitality in the periodical mentioned above, despite the fact that they are written in English, in hopes that they will be read not only by Italians, but also by my many compatriots now present here in Italy.


Una testimonianza su Palatucci p. Vanzan intervista Gregorio GREGORI Nell'incontro palatucciano a Bassano del Grappa (Vi), la sera del 27 novembre 2007 - di cui già riferimmo in un bollettino del 2008 e che qui riportiamo in sintesi, ai numerosi professionisti, funzionari e poliziotti di quel Commissariato la relazione di p. Vanzan ha fatto particolare memoria della "squadra" che Palatucci aveva saputo mettere insieme: un aspetto importante per entrare nel suo fascino. Era una "squadra" composta da uomini semplici, ma coraggiosi e fidati, perfettamente affiatati col loro Capo, verso il quale nutrivano una fiducia totale, e soltanto quell'intesa permise di compiere i loro tanti e rocamboleschi salvataggi degli ebrei. Proprio dalle loro testimonianze balzano agli occhi i fattori decisivi per quell'affiatamento e per la conseguente epopea. Anzitutto, il fatto che Palatucci offrì loro una nascosta, ma grande e suggestiva bandiera di dignità. Cioè, permise loro di fare del bene, senza dover contravvenire alla regole, alle istituzioni, alla divisa. Quelle dilacerazioni le aveva affrontate e risolte lui, in base alla sua grande fede ("bisogna obbedire più a Dio che agli uomini"!), e loro non avevano problemi: erano sicuri che "così era giusto". L'altro elemento fu l'unione che Palatucci aveva saputo creare tra loro e con lui, attraverso i mille fili di una relazione amicale eccellente: dalle pizze insieme alle licenze straordinarie; dal rischiare insieme per fare le tante opere buone, al difenderli dai soprusi degli ustascia e dei tedeschi. Risultato: quei giovani poliziotti trovarono in Palatucci non solo un superiore dal cuore grande, ma anche un ideale per cui meritava rischiare. Era l'ideale del bene - l'evangelico amore pel prossimo -, sicché le meraviglie che quegli uomini operarono insieme a Palatucci furono l'espressione più alta e piena di quel valore gratificante, trascendente e universale, che è l'amore cristiano. Dopo P. Vanzan ha preso la parola il Sig. Gregorio Gregori che, finito pure lui a Dachau, non solo vi incontrò Palatucci, ma ebbe modo di apprezzarne il suo eccezionale "essere per gli altri". Infatti, nonostante fosse visibilmente debilitato e sofferente per le vessazioni dei nazisti, che lo giudicavano un "traditore", Palatuci aveva per tutti di compagni di prigionia un gesto e una parola di conforto. Tra l'altro, Gregori ha ricordato di essere stato tra "le cavie umane" del criminale nazista Mengele, "il dottor morte" - come lo chiamavano - e forse anche per questo Palatucci gli riservava un'attenzione speciale e gesti di aiuto particolari (come quello di dargli un po' del pochissimo suo cibo). In breve, concludeva quella sera il Signor Gregori - proprio ricordando d'essere stato fra i primi testimoni sentiti dal tribunale ecclesiastico istituito a Roma per la Causa di beatificazione -, "se non fanno santo Palatucci, non so chi possa diventarlo"! Finita la conferenza, P. Vanzan intervistò a lungo il Sig. Gregorio Gregori, e il testo che qui riportiamo vuol essere insieme un grato ringraziamento e anche l'ultimo saluto a questo testimone dei mesi palatucciani a Dachau. Infatti, il Sig. Gregorio Gregori è tornato alla Casa del Padre il 28 aprile 2009, e mentre le Sue spoglie mortali riposano a Piovene Rocchette (Vi), la Sua anima - come insegna la fede cristiana - partecipa già della Risurrezione di Cristo e noi speriamo vivamente che ora, nella Stanza di Sopra, Giovanni e Gregorio siano finalmente insieme: ma nella gioia e pienezza di vita.

L’intervista D. - Caro Signor Gregori, come dove e quando incontrò Giovanni Palatucci? R. - Senza indugiare sui precedenti, comincio da quando mi sono trovato nelle carceri di Salisburgo. Non so dire quanto vi rimasi, ma ricordo che finalmente arrivò il giorno di partire per Dachau, che chiamavano campo di lavoro. A mezzanotte ci hanno portato alla stazione, dove arrivava una tradotta da Trieste, e proprio in quella tradotta c'era Palatucci. Io non sapevo chi era Palatucci. Da Salisburgo a Dachau sono circa 220 chilometri e siamo arrivati alla 7 di sera. Ci mandavano per le linee secondarie perché le principali erano occupate per portare le armi, e durante il viaggio abbiamo avuto un bombardamento. Siamo stati fuori del campo tutta la notte. Poi al mattino hanno fatto tutto quello che facevano all'arrivo e dei prigionieri e poi ci hanno fatto entrare. Io a Dachau sono stato registrato il 21 di ottobre, invece Palatucci il 22 ottobre, anche se è arrivato con lo stesso convoglio. Dopo ci hanno sistemati nel blocco degli italiani: era il 25. Alla mattina sveglia alle 4, si andava all'appello, poi si rientrava per un po' di sboba e quindi di nuovo fuori. Si camminava su e giù fuori dalla baracca per scaldarci un po' e prima di sera non ci facevano entrare. Dovevamo lasciare gli zoccoli nel mucchio, e per dormire un sacco di carta. Di giorno, siccome era freddo, si guardava dove tirava il vento e poi si faceva il "grappo", in modo che chi è inter-


no stava più caldo e poi veniva fuori… e ci si dava il cambio. Io camminavo con un certo Zumpo, calabrese, che faceva il calzolaio ma che da parecchi anni viveva a Fiume, e un giorno arrivarono due prigionieri e quello disse: "Signor questore anche lei qui?", e fece tanto d'inchino a quella persona. Gli sembrava impossibile, ma là dentro siamo tutti uguali: Palatucci dormiva due e tre letti, per modo di dire, sui castelli dopo il mio e, benché lui fosse più anziano di me, ci unì subito una bella intesa. Alla mattina bisogna darsi il turno per lavarsi solo con una camicia, ci si lavava e ci si asciugava e poi si metteva su sempre la solita camicia. Uno di noi quattro alla mattina andava fuori a prelevare gli zoccoli perché altrimenti si trovavano spaiati e non era uno scherzo tenerli fino a sera. I primi comandi di lavoro di solito erano a Monaco; si faceva l'appello a 20/30 mila persone, ci si metteva in fila e si partiva. Alla stazione ferroviaria di Monaco avevamo il compito di far funzionare due o tre binari. Palatucci era nella mia squadra. Si lavorava all'aperto, sotto i bombardamenti. Un giorno stavamo riparando i binari quando, mentre con un altro portavo le traversine, con uno zoccolo mi sono preso dentro a uno scambio e mi sono rotto un piede. Sono caduto per terra dolorante, ma subito una guardia e mi ha detto di alzarmi. Io non ce la facevo e allora con il calcio del fucile cominciò a picchiarmi sulla schiena e dire "bandito italiano". Poi sono svenuto e mi ha buttato dentro una buca, piena di neve. Fortuna che era verso sera e dopo circa due ore i miei compagni, con Palatucci, sono venuti a tirarmi fuori: prima che il tedesco tornasse a darmi una pistolettata. Rientrati al campo, stavo male ed ero in pensiero per l'appello della mattina. Infatti, quando la mattina ho provato ad alzarmi, il piede era troppo gonfio. Allora Palatucci mi disse: "Gregorio appoggiati a me". Appoggiato a lui sono arrivato al piazzale. Fatto l'appello, mi sono detto: come posso tornare alla baracca? Palatucci mi disse: "Gregorio ti accompagno io". Gli dissi che se mi accompagnava e tardava a raggiungere il gruppo, erano 25 colpi di nerbo sulla schiena. Mi ha accompagnato lo stesso fino alla baracca e probabilmente ha fatto in tempo perché non l'ho più visto. Alle 12 speravo che mi portassero un mestolo di brodaglia, invece erano venuti a prendermi perché mancavo dal lavoro. Mi hanno portato dove c'era una specie di inginocchiatoio e mi hanno dato 25 colpi sulla schiena. Alla sera, quando è tornato, Palatucci mi ha chiesto come stavo e gli dissi quali erano le mie condizioni. Mi colpi quella sua fraterna vicinanza, tanto più che gli italiani erano disponibili verso gli altri. Quando due litigavano, stavamo alla larga. Ma se ciò succedeva tra un russo o un polacco, i loro correvano in aiuto. Loro erano più compatti; noi invece no. Che sia il nostro carattere? D. - Quanto è stato con Palatucci in quella baracca? R. - Fino a quando nella baracca morì il primo, colpito da tifo petecchiale. Nella baracca c'era un ingegnere, certo Aldo Battagion di Bergamo, che parlava tedesco. Quando mori il polacco per tifo tradusse gli ordini dei tedeschi, dicendo che chi lo portava fuori e lo lavava aveva una razione di cibo in più. Io accettai e feci ancora altre volte quel servizio. Facendo questo servizio ho conosciuto Don Giovanni Fortin. Conoscendo lui e questo Battagion passai al servizio interno: lavavo marmitte, tenevo pulito il bagno soprattutto per il tifo petecchiale. Qualche volta trovavo uno che si era impiccato e dovevo portarlo via. Ma intanto stavo dentro al caldo. Io tenevo sempre il rapporto con Palatucci, perché lui faceva di tutto per cedere il posto e mandare a lavorare i giovani. Perché così loro si muovevano e mangiavano qualcosa di più, mentre restare senza lavoro e stare nel campo, fuori al freddo, era una cosa tremenda. Lo incontravo generalmente a sera, ma io non ho mai saputo che lui avesse fatto tutti qei salvataggi di ebrei. Non mi ha detto niente. Mi diceva solo che gli piaceva sentirmi parlare in dialetto, quasi come quello parlato a Fiume, perché diceva mi sembra di essere in mezzo alla mia gente. Era tanto attaccato a quella gente là. Ogni tanto mi diceva che gli avrebbe fatto tanto piacere essere ancora là. Quello che sapevo di lui lo sapevo tramite il calzolaio di Fiume, che mi disse che era una brava persona e che cosa aveva fatto per salvare tanti. Palatucci era uno che parlava poco; era pensieroso. Lui diceva che io ero uno strambo. Finalmente un giorno venne nel mio stesso posto, per fare qualche lavoro: ma non dentro l'officina, bensì fuori, tutto il giorno al vento gelido. Penso che lui soffrisse più degli altri, perché una persona istruita ne risente di più. Lui mi diceva: "Tu questi non li conosci mica tanto". Lui purtroppo li conosceva bene! Ma tra noi c'è sempre stata una buona amicizia Per me era una gran brava persona; è difficile trovare gente così, specie in quei posti, dove terribile è. il bisogno e nessuno ti bada. Invece Palatucci, quando ho avuto l'ematoma in seguito alle frustate e non potevo andare a lavorare, soffriva anche lui a vedermi in quelle condizioni. Poi ho perso quel posto e il suo lavoro perché ho avuto la diarrea e fui ricoverato in infermeria. Quando sono uscito dall'infermeria, quattro giorni dopo, lui era già morto: finito dal tifo petecchiale, mi dissero. D. - Cosa ricorda di quell'ultima notizia e quale fu la sua reazione? R. - Anzitutto la trovo strana. Infatti, io ero ricoverato con quelli del tifo petecchiale. C'erano due o tre blocchi


con il tifo petecchiale e pur girando per qui blocchi io non l'ho mai visto. Eppure lui è morto quattro giorni prima che io uscissi. Quando sono uscito e il calzolaio mi disse: "Palatucci è morto", rimasi senza parole. Dicono che sia morto di tifo petecchiale, ma c'è un però: io ero ricoverato per tifo petecchiale e invece mi hanno fatto delle iniezioni per esperimenti. Non vorrei che anche a lui abbiano fatto delle iniezioni per esperimenti. D. - Forse lei pensa che non fosse ammalato di tifo petecchiale? R. - No. Lui era certamente ammalato di tifo petecchiale; anch'io sono stato in infermeria per quel tifo. Ma dopo due tre giorni risultò non essere tifo petecchiale e cominciarono a farmi iniezioni varie, e dopo cinque o sei giorni mi facevano i prelievi di sangue; e mi facevano camminare, perché penso che quelle iniezioni colpissero già le mie ossa [n.d.r. - erano gli esperimenti del famigerato Dr. Menge (detto "il dottor Morte")]. Non so se hanno fatto così anche con Palatucci. Né so cosa mi hanno messo dentro, ma le ossa sono crollate. Basti dire che siamo giunti a Dachau in 40 e siamo tornati in due: io scassato nelle ossa, mentre l'altro è tornato tubercoloso e dopo si è lanciato dal quinto piano dell'ospedale di Schio.

Gli ex Allievi PS del 65° Corso del 1979, Soci dell’Associazione Palatucci Guardie di P.S. del 65° Corso, svolG litosiAllievi nel 1979 presso la Scuola PS di Reggio Emilia, dopo 30 anni, sono ritornati nella città a ringraziare il Signore, felici di poter riabbracciare e rivedere il vecchio don Pietro. Interessati dalla breve relazione su Giovanni Palatucci, tenuta dal Dottor Rolando Balugani, sono stati ben felici di aderire, come Soci, all’omonina Associazione. E’ uno stimolo all’imitazione!

Foto di un gruppo di ex Allievi PS del 65° Corso del 1979

Un libro coerente e generoso di Vincenzo Andraous* "L'Altra Città" edizioni Studium Roma è il nuovo libro di Padre Piersandro Vanzan e Fabio Rossi, un volume sul disagio giovanile, l'immigrazione, il carcere, come costruire nuove solidarietà. Padre Vanzan, grande amico della comunità Casa del Giovane, non è soltanto il mitico scrittore di Civiltà Cattolica, è anche un uomo che non arretra di fronte all'arrembaggio contemporaneo delle nuove certezze vendute a poco prezzo, basate spesso sulla capacità di dire tante cose in fretta proprio per non dire niente. "L'Altra Città" racconta di come tanto tempo fa chi abbandonava il paese raggiungeva la sicurezza nella città, nello stare insieme a tante altre perso-

ne incontrava sempre nuove opportunità. Città del passato e città del presente, tanti agglomerati e tante differenze, città del buio e città della luce, manifesti universali e cartelli artigianali, città che non hanno più capacità di riparare e migliorare, di modificare percezioni e vivibilità, la stessa paura del diverso che "non consente di pensare una differente dimensione sociale". Questo libro possiede coerenza e generosità, righe che riguardano i costruttori di futuro e i custodi attenti di verità, pagine scritte con quadratura intellettuale ferma e allo stesso tempo mobile, per non rimanere sconvolti dalla scoperta di avere tante città diseguali, mimetizzate, straripanti una nuova idealità del passare avanti, del non fare caso a chi cade, non andare troppo sul sottile per quanto succede nelle parti "altre" della città, e "altre" città che non sono la nostra, anch'essa ci appare distante da ciò che credevamo fosse.Città di periferie esistenziali, di colori di guerra sulla pelle, di luoghi sicuri non per arte di tolleranza che spesso professa disinteresse per le condizioni altrui. "L'Altra Città" descritta da Padre Vanzan, va spiegata fin dalla scuola materna, fin da piccoli, quando gli occhi non vedono dall'altra parte della strada. Stili di vita, comportamenti, quotidianità che possono essere strumenti e riferimenti alti, per allentare i sovraccarichi intollerabili degli interventi di una giustizia giusta per ogni città che si presenta scoperta, spogliata, tradita, nelle sue molteplicità, a partire dalle problematiche mai risolte dei rom e dei sirti, del carcere ridotto a un contenitore di numeri e inutilità, ai flussi migratori impediti a Lampedusa e vaganti sul territorio, sulla violenza che dilaga tra le mura domestiche e sulle carreggiate, violenza che obbliga a barricarci dentro noi stessi, e così perpetrare altra violenza nelle generazioni più giovani, quelle che dentro una classe optano per il sopruso e la sofferenza dell'altro per arrivare primi al traguardo. L'Altra Città è una ridotta specola sulle tante altre città che divampano private di uscite di emergenza, nelle altre estremità esistenziali ove non esiste attenzione, ma disamore per quanti non sono come noi. Questo libro è diga insormontabile affinché la violenza non diventi l'unico strumento di certezza di fronte a ciò che riteniamo una diversità etnico, religiosa, o più semplicemente socioeconomica, pagine di vista prospettica, posseggono la fiducia necessaria per ricondurre la società in un alveo di civiltà, concordia, e integrazione. *articolo tratto da: il Cittadino - quotidiano del lodigiano e del sudmilano (20/08/2009 p. 24)


V isita al Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia di Roma di Amedeo Vitagliano Stendardo on è difficile pensare che il nostro Eroe, Giovanni Palatucci, abbia confermato e rafforzato la sua missione colpito proprio dagli occhi sofferenti dei bambini!. Così il Vicepresidente dell'Associazione Palatucci, Padre Piersandro Vanzan, ha ricordato il valore e la figura del "Questore Giusto" durante l'incontro di giovedì 5 novembre 2009 al CNCPO, Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia su Internet, sito nel Polo Investigativo Tuscolano di Roma. La visita ha avuto inizio con un momento di preghiera, particolarmente sentita, proprio nel luogo dove gli instancabili uomini del Centro sventano giornalmente bande di delinquenti dediti all'adescamento, trovando reti, siti e indecenze varie che hanno l'unica finalità di sfruttare l'innocenza dei bambini e, nei modi più infami, abusarne. Insieme a questi coraggiosi operatori erano presenti l'organizzatrice dell'incontro, Dott.ssa Elvira D'Amato, responsabile del CNCPO, e il Direttore della Divisione investigativa della Polizia Postale e delle Comunicazioni, Dott. Diego Buso (nella foto gentilmente scattata da Riccardo Improta), che già in passato si è fatto promotore, in seno all'ANFP, Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, di vivaci iniziative per approfondire la figura del "Questore Giusto", contribuendo significativamente a ottenere dal Comune di Nettuno (RM), il 25 aprile 2002, l'intitolazione a Giovanni Palatucci del parco comunale "Loricina", e dal Comune di Roma, il 10 febbraio 2003, l'intitolazione di un Parco nel quartiere Alessandrino, alle cui cerimonie parteciparono i rispettivi sindaci dell’epoca, il Capo della Polizia, Giovanni De Gennaro, i Vicecapi della Polizia, il Questore di Roma, l'Ambasciatore d'Israele, Ehud Gol, il Sottosegretario della CEI, Mons. Antonio Menegaldo, il Presidente dei "Figli della Shoà", Riccardo Pacifici, e numerose altre Autorità civili, militari e religiose. All'incontro del 5 novembre i due funzionari hanno espresso una speranza comune nel CNCPO: quella che la strada della beatificazione, pur in salita, sia presto portata a felice compimento. Padre Vanzan è stato poi cordialmente ricevuto dal Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato, Prefetto Oscar Fioriolli, dal Dott. Antonio Apruzzese, neodirigente superiore e nuovo direttore del Servizio Polizia postale e telecomunicazioni, e dal Dott. Domenico Vulpiani, neodirigente generale, direttore uscente del Servizio e attuale consigliere ministeriale della Direzione Centrale delle Specialità per la sicurezza informatica e la protezione delle infrastrutture critiche, il quale ha commentato: "Palatucci è stato e continuerà a essere un grande eroe del suo tempo, ma insieme dev'essere sempre più anche un esempio per tutti i Foto ricordo nella sede del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia giovani di oggi, e in particolare per gli appartenenti alla Polizia di Stato. Per questo dobbiamo insistere nel far conoscere sempre più e meglio le rocambolesche sue gesta eroiche". Questo incontro di forte coinvolgimento e profondità umana si è concluso con una promessa: di ripeterlo nuovamente, per condividere e penetrare ulteriormente l'eredità di Giovanni Palatucci: un Questore tutto dedito al servizio degli altri, fino a dare la propria vita per salvarne il maggior numero possibile. Infatti, è stata la generale conclusione dell'incontro al CNCPO, soltanto messaggi di questo spessore possono contribuire a meglio superare le difficoltà che quotidianamente s'incontrano in mansioni così delicate e penose, trovando nella forte solidarietà umana del gruppo e nell'indispensabile supplemento della fede l'unica risposta in grado di garantire un'efficace riuscita di servizio allo Stato e soprattutto al cittadino.

N

Al Teatro delle Arti di Salerno VI^ edizione del Premio Palatucci Al Teatro delle Arti di Salerno, si è svolta la sesta edizione del Premio Nazionale Giovanni Palatucci, organizzato dal Cepis, il Centro Europeo per la Pace nel mondo per l’Infanzia e per lo Sviluppo. Il premio, che ogni anno viene assegnato a personalità che si sono distinte per l’impegno sociale, intende onorare la memoria di Giovanni Palatucci che sacrificò la propria vita per salvare dallo sterminio migliaia di vittime del regime nazista. La serata, a cui ha partecipato la Prof.ssa Miriana Tramontina Ivone, Presidente del Cepis, è stata allietata dall’Opera teatrale “Giovanni Palatucci: una vita donata” e dalla Cerimonia di Premiazione che ha assegnato l’ambito riconoscimento al Dott. Roberto SCHIAVONE, alla Dott.ssa Loredana TRONCHILLO, al Dott. Mauro RAGANI ed agli Agenti PS Gaetano e Giambattista D’ANGELO in memoria del padre Antonino deceduto in un conflitto a fuoco durante il servizio.

Alle Autorità, agli uomini ed alle donne della Polizia di Stato, ai nostri Soci ed a tutti i collaboratori, porgiamo fervidi auguri di un Santo Natale. A tutti, con un pensiero particolare agli infermi ed in special modo al Sost. Comm. Dott. Mauro Macci nostro Socio e valido sostenitore della causa di Giovanni Palatucci, auguriamo che il Santo Natale sia sereno e fiducioso nella fede e nella speranza di un mondo migliore. Con la Grazia del Signore sia felice e prospero anche il Nuovo Anno!


MA IL CROCIFISSO CHI TURBA? di Massimo Petrassi La vicenda della sentenza che vieta di appendere il crocifisso nelle aule scolastiche, è su tutti i giornali e quindi sarebbe superfluo ripeterla. Tuttavia un’introduzione per sommi capi è doveroso farla: la signora Soile Lautsi (di origine finlandese ma da anni cittadina italiana) nel 2002 chiese al Preside della Scuola di Abano Terme (PD), frequentata dai suoi due figli di 11 e 13 anni, di rimuovere il crocifisso appeso in aula. Al rifiuto del funzionario si rivolse al T.A.R. del Veneto, alla Corte Costituzionale ed al Consiglio di Stato. Tutti gli organismi respinsero la domanda considerando il crocifisso un simbolo legato all'identità italiana e non solamente religioso. A quel punto, la signora Lautsi si rivolse alla Corte europea dei diritti dell'Uomo che solo oggi, dopo sette anni, ha emesso la sentenza. Di seguito riportiamo gli stralci più significativi del provvedimento ma, in special modo, tutti i riferimenti normativi, dall'Unità d'Italia ad oggi, che dimostrano quanto questo simbolo non sia solo religioso ma un emblema dell’identità italiana ed europea.

RICORSO LAUTSI contro ITALIA : Motivazione della Corte: la presenza del crocifisso può essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, e si sentono educati in un ambiente scolastico caratterizzato da una particolare religione. Per Questi Motivi: 1. Dichiara ricevibile il ricorso; 2. Riscontra violazione dell'articolo 2 del Protocollo n. 1 ( Diritto all’Istruzione ndr) rivisto in combinato disposto con l'articolo 9 della Convenzione; 3. Non ritiene di esaminare la denuncia ai sensi dell'articolo 14, preso da solo o in combinazione con l'articolo 9 della convenzione e all'articolo 2 del Protocollo n. 1; Afferma: a) che lo Stato convenuto deve versare al richiedente entro tre mesi dal giorno in cui la decisione è divenuta definitiva ai sensi dell'articolo 44 § 2 della Convenzione, 5.000 (cinquemila euro) econdo i molti cittadini italiani, cattolici e non, che si sentono penalizzati da questa sentenza, il Diritto italiano ha origini ben più lontane, che prescindono dalle ultime decisioni che non riconoscono un’identità nazionale ancora profondamente radicata. Vediamo nel dettaglio i riferimenti normativi che suffragano la nostra tesi. L'obbligo di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche, risale a prima dell'unificazione d'Italia. Secondo l'articolo 140 del regio decreto n. 4336 del 15 settembre 1860 del Regno di Sardegna ", ogni scuola deve (...) essere dotata di un crocifisso. Nel 1861, anno di nascita dello Stato italiano, lo Statuto del Regno di Sardegna del 1848, divenne la legge italiana ed ha affermato che "la Cattolica Apostolica e Romana [era] l'unica religione di Stato. Le altre religioni esistenti [erano] accettate in conformità con la legge". Nonostante la presa di Roma da parte dell'esercito italiano, il 20 settembre 1870, e la conseguente crisi nei rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica, dopo che Roma fu annessa e proclamata capitale del nuovo Regno d'Italia, la normativa italiana e lo Stato unilateralmente nei rapporti con la Chiesa e il Papa, hanno dato una serie di privilegi per condurre una regolare attività religiosa. Con l'avvento del fascismo, lo Stato ha adottato una serie di circolari per far rispettare l'obbligo di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche: la Circolare del Ministero della Pubblica Istruzione n. 68, 22 novembre 1922 ha dichiarato: “... Noi intimiamo quindi a tutti i comuni del Regno di ristabilire l'ordine nelle scuole che mancano nei due sacri simboli della fede e del sentimento nazionale (l'immagine di Cristo e il ritratto del Re). Anche la Circolare n. 2134-1867 del 26 maggio 1926 ha dichiarato: "Il simbolo della nostra religione, sacro alla fede e per il sentimento nazionale, sollecita e ispira i giovani studenti,(...)". L'articolo 118 del regio decreto n. 965 del 30 aprile 1924 impone che: "Ogni scuola deve avere la bandiera nazionale, in ogni aula l'immagine del Crocifisso e il ritratto del Re”. Per l'articolo 119 del regio decreto n. 1297 del 26 aprile 1928 il crocifisso è tra le apparecchiature ed i materiali necessari per le scuole in

S

aula. I Patti Lateranensi, firmati l'11 Febbraio 1929, segnarono la "riconciliazione" dello Stato italiano e la Chiesa cattolica e confermarono il cattolicesimo come religione ufficiale dello Stato italiano. L'articolo 1 del trattato riconosce e riafferma il principio sancito dall'articolo 1 dello Statuto Albertino del Regno del 4 marzo 1848, che la Chiesa cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato. Nel 1948 il governo italiano, adottando la Costituzione repubblicana, ribadisce che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. La religione cattolica ha cambiato il proprio status, a seguito della ratifica della legge n. 121 del 25 marzo 1985, che modifica i Patti Lateranensi del 1929 e considera la religione non più l’unica dello Stato italiano. Dalla sentenza della Corte costituzionale italiana sulla causa n. 508 del 20 Novembre 2000 che riafferma i principi fondamentali di uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione (art. 3 della Costituzione) e pari libertà di tutte le religioni davanti alla legge (articolo 8 della Costituzione), deriva che l'atteggiamento dello Stato deve essere contrassegnato da imparzialità ed equidistanza. Il punto di svolta, che ha indebolito anche l’identità italiana, è stato l'assenza di riferimenti alle radici giudaico-cristiane della coscienza europea nella Costituzione europea del 2003. Infatti, nonostante i molti richiami fatti dal Papa, dai rabbini e dai capi spirituali protestanti, gli stati che valorizzano la laicità dello stato, per prima la Francia, si sono opposti duramente ad un esplicito riferimento religioso nella Costituzione, mentre stati a maggioranza cattolica e ortodossa (tra cui l'Italia, la Polonia e la Grecia) hanno spinto verso un inserimento di questi riferimenti nel testo ma senza successo. Di recente la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sull'obbligo di esporre il crocifisso nelle scuole pubbliche, ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione. Anche a seguito della forte indignazione dell’opinione pubblica italiana, il Governo italiano ha esercitato la sua facoltà di ricorrere, entro tre mesi dalla decisione, alla Grande Camera che potrebbe, ci auguriamo, annullare la sentenza.

Novembre dicembre 2009  
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