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Febbraio 2009

Onda anomala FACCIAMOCI SENTIRE. SEMPRE. "...dove si è solo un numero, dove lo studente non è persona: Non c'è peggiore uguaglianza che quella applicata a diseguali" Recitava così una storica frase di Don Lorenzo Milani, uno dei primi promotori in Italia del diritto allo studio. E il suddetto principio è stato il comune denominatore delle molteplici proteste del movimento studentesco dell’Onda nell’autunno appena trascorso. Da tempo la “società” considerava noi studenti relegati in un abulismo “civico” e sociale dal quale sembrava non potesse scorgersi una benché minima reazione. Gli studenti hanno però rotto questi schemi: hanno reagito, hanno protestato e fatto sentire la propria voce per il loro futuro e per l’istruzione pubblica italiana accessibile a tutti. Migliaia di studenti e studentesse hanno protestato in difesa del

diritto allo studio e in difesa dell’ università pubblica, libera e democratica. La legge 133 e l’ultimo bilancio regionale hanno annientato tutti i progressi che fin qui erano stati fatti. Due milioni e 400 mila euro tagliati per il fondo sul diritto allo studio dall’ultimo bilancio regionale e ben 1 miliardo e mezzo di euro di tagli alle università con la legge 133. Non ultima in termini di importanza lo scandaloso art. 66 della Legge 133 che prevede la possibilità di trasformare le facoltà in fondazioni di diritto privato (di fatto la trasformazione da università pubblica a università privata). Ma ecco arrivare, dulcis in fundo, la proposta più vergognosa del ministro Gelmini. Ultima in termini temporali, ma sicuramente prioritaria nella sua gravità. L’Abolizione del valore legale al titolo di studio. Questi sono solo dei numeri che possono far ben capire come “l’assalto” all’ istruzione della

“nostro” Governo sia già iniziato. Anche l’ultimo bilancio universitario ci consegna dati alla mano a dir poco sconfortanti con un inadeguato finanziamento alle strutture a dir poco preoccupante e il rischio, negli anni futuri, dell’ innalzamento della contribuzione studentesca. L’Udu dell’Aquila ha sempre lottato, lotta e lotterà per garantire il diritto allo studio e l’ istruzione pubblica. Tutti noi studenti, prendendo coscienza dei vergognosi “assalti” al sistema di formazione pubblico, dobbiamo lottare per il nostro futuro. Noi non possiamo permettere a questo governo di togliere soldi alla formazione per regalarli alla banche in crisi. Continueremo ad urlarlo: Noi la crisi non la paghiamo! Udu L’Aquila

ALL’INTERN NO E’ ora di svegliarsi

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Bilancio: gioie e dolori

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Libera Chiesa in Libero Stato. Ma dove?

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Continuano le mobilitazioni, difendiamo il valore del titolo di studio

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Un caldo autunno

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Titolo offerta formativa

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Tirocinio, è l’ora di prenderselo. Sul serio.

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Flash dalle facoltà

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Articolo 34 della Costituzione italiana: ”La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.“


2 La Regione prevede un taglio di 2,4 milioni al Diritto allo Studio A rischio tutti i servizi, dalle mense alle aule studio

È ora di svegliarsi! Si apre una fase difficile per il Diritto allo Studio e per la Regione Abruzzo: sulla voce in bilancio relativo al fondo per il Diritto agli Studi Universitari, la vecchia giunta regionale, in fase di bilancio provvisorio, ha effettuato un taglio di 2 milioni 400 mila euro passando da 7 milioni 400 mila euro, raggiunti dopo anni di sforzi, a 5 milioni euro. Un dato da brividi che riporta l’Abruzzo indietro di circa 10 anni. La quota di 7 milioni 400 mila euro del fondo per il Diritto allo Studio, ha garantito all’Aquila una copertura totale delle borse di studio, un notevole incremento di posti letto ed un potenziamento e miglioramento dei servizi per la generalità degli studenti, quali servizio mensa e sale studio. E’ necessario cercare di correggere la voce di bilancio, riportandola almeno alla quota stanziata l’anno precedente, garantendo così la tutela dei servizi collettivi e la copertura totale delle borse di studio. Con un bilancio di 5 milioni euro, sarà necessario tagliare qualche servizio. Si dovrà scegliere tra il sacrificare le mense universitarie,

Visibili da subito gli effetti della legge 133/08 Biblioteche: aumentato il fondo di 150 mila euro

Bilancio, le novità L’Ateneo dell’Aquila ha approvato il bilancio di previsione 2009, e noi rappresentanti degli studenti, anche quest'anno, ci siamo trovati alle prese con delle voci di spesa non sufficientemente adeguate alle nostre esigenze. Durante tutto l’iter, in commissione bilancio abbiamo costantemente espresso la nostra contrarietà rispetto ai tagli di spesa, che andavano inesorabilmente a peggiorare le condizioni di vita degli studenti. Alcune voci di bilancio, infatti, riguardanti le spese in conto capitale, quindi acquisto/ realizzazione impianti e laboratori e soprattutto biblioteche e servizi di documentazione, erano molto sotto-finanziate rispetto alle esigenze dell’Ateneo. Grazie alle nostre pressioni e al dissenso costantemente espresso durante l’iter, siamo riusciti ad allargare i margini di contrattazione e a far aumentare il fondo biblioteche di 150.000 , passando da 750.000 a 900.000, così da garantire almeno un servizio minimo, riservando la priorità di questi fondi ai libri di testo per gli studenti (impegno prioritario inserito nella relazione del Rettore sul bilancio). Abbiamo comunque rilevato con piacere un adeguato finanziamento delle borse per i dottorati di ricerca, ed una

spesa, nella media dello scorso anno, per le borse Part-time. Nonostante le note positive che vi abbiamo evidenziato, è chiaro che l’inadeguato investimento sulle strutture, come ad esempio sui laboratori, non ha soddisfatto noi studenti. E’ pur vero che il cronico sottofinanziamento dell’università, a cui si sovrappone la legge 133 del 2008, affiancata dal dl 180 del 2008 che non cambia rotta, anzi continua a spingere tramite i tagli le università pubbliche verso squilibri finanziari e privatizzazioni, non lascia ampi margini di manovra. Da non sottovalutare di fronte a questa situazione, lo sventato pericolo di un aumento delle tasse universitarie, fortemente voluto dalla docenza, ma contrastato con forza da noi rappresentanti dell’UDU; tasse che rischiano di diventare nei prossimi anni passaggio obbligato per l'aumento delle entrate d'Ateneo, se non ci sarà un’inversione di tendenza sul finanziamento del sistema pubblico universitario, a livello governativo. Posti razionalmente di fronte a questo scenario, abbiamo scelto, in sede di Senato e di Consiglio di Amministrazione, di votare favorevolmente il bilancio d’Ateneo, dichiarando che, con impegno, vigileremo sulla concreta applicazione delle priorità riguardanti noi studenti. Luca Santilli

arrivate a servire 310.000 pasti l’anno, chiudere qualche sala studio, o il sacrificare le nuove iniziative residenziali (residenza diffusa e residenza ex-Gesuiti). Una scelta drastica sulle mense avrebbe ripercussioni devastanti per gli studenti universitari, andando a ledere uno dei servizi collettivi più utilizzato. Una scelta drastica sulle residenze universitarie e sulla residenza diffusa, riporterebbe la percentuale degli alloggi universitari nella Regione Abruzzo al vecchio 0,4%, lontano dall’1% appena raggiunto. A livello nazionale, la regione Abruzzo è una delle più povere d’Italia, ma nonostante questo contesto difficile all’Aquila si raggiunge ormai da tre anni la copertura totale delle borse di studio e si sono alzati i livelli dei servizi. Su circa 70.000 universitari in Abruzzo quasi 7000 risultano idonei alla borsa di studio, cioè sono meritevoli e possiedono un reddito ISEE familiare al di sotto dei 16.000 Euro. Altre migliaia di studenti sono con redditi ISEE tra i 16.000 e i 20.000, fanno cioè notevoli sforzi per sostenere i propri studi e tendenzialmente utilizzano i servizi,

economicamente più accessibili, a partire dalle mense. La crisi economica che colpisce le famiglie arriverà a toccare gli studenti universitari, che avranno quindi bisogno di un sostegno maggiore e non minore, per sostenersi gli studi. In questo scenario rischia di scomparire il Diritto allo Studio. La Regione Abruzzo, come già detto altre volte, deve investire sul suo futuro, partendo proprio dal Diritto allo Studio, garantendo un percorso e una vita universitaria dignitosi a tutti gli studenti universitari. Sta all’agenda politica di una regione stabilire delle priorità. Il Diritto allo Studio deve essere una priorità per la Regione Abruzzo, che deve riportare il capitolo sul DSU ad una quota almeno pari a quella dell’anno scorso. E’ importante da parte nostra, da parte di tutti gli studenti, vigilare sull’operato della nuova Giunta Regionale da poco insediata, e se necessario, ricominciare, come abbiamo sempre fatto, a mobilitarsi, perché sul Diritto allo Studio non si dorme. Carmela Tomassetti

Libera chiesa in Libero Stato. Ma dove? dalla Redazione Art. 34 In queste settimane tutta l'italia ha seguito con forte coinvolgimento la vicenda personale della famiglia Englaro e le conseguenti vicende istituzionali. Gli italiani si sono divisi in profondità sul fronte eticoemotivo. Una vicenda umana difficilissima è stata accompagnata anche da un durissimo scontro istituzionale. Tra potere giudiziario, esecutivo e legislativo innanzitutto, tra Governo e Presidenza della Repubblica sui poteri costituzionali. Una vicenda umana difficilissima che ha fatto riesplodere le contraddizioni del rapporto tra Stato Italiano e Vaticano. L'Udu come organizzazione ha partecipato alle iniziative a difesa della Costituzione e della Laicità dello Stato. Non vogliamo riproporre qui le riflessioni e i punti di vista che più si sono confrontati in queste settimane, sia sulla vicenda "etica" che sulla vicenda "istituzionale", certi che tutti hanno avuto modo di seguire la vicenda. Vogliamo invece ospitare una riflessione da un punto di vista che ha avuto poco spazio nel racconto mediatico, ma che invece è stato molto presente nei territori. Il punto di vista di una parte del mondo cattolico che non si è riconosciuto nella posizione del Vaticano e delle gerarchie. Per chi, da cattolico, cercasse maggiori informazioni al riguardo, si consigliano gli approfondimenti su www.noisiamochiesa.org.

intervento di Danilo Rocchi lecito equilibrio. E’ chiaro (giovane di Azione Cattolica) che laicità di stato non è e non deve assolutamente Prima di inoltrarmi nello essere laicismo, incorrendo sbriciolare alcuni personali c o s ì n e l l ’ e r r o r e d i pensieri in merito, è d’obbligo appiattimento o peggio precisare che quanto di seguito ancora di annullamento possa venire da una più intima della sfera religiosa, ma è e sofferta analisi personale, quanto stabilito nell’articolo r i s c o n t r a t r a s v e r s a l m e n t e 8 della Costituzione della congrui consensi nella larga Repubblica Italiana: base Cattolica… checché ne “Tutte le confessioni religiose d i c a n o l e a l t e s f e r e sono egualmente libere davanti alla legge. Le ecclesiastiche. Il caso Englaro purtroppo è confessioni religiose…hanno stato l’ennesima dimostrazione d i r i t t o d i o r g a n i z z a r s i da parte della gerarchia di secondo i propri statuti, in imporre un modo di pensare quanto non contrastino con c h e , p u r r i s p e t t a b i l e e l’ordinamento giuridico comprensibile, è italiano.” d e m o c r a t i c a m e n t e Credo sia lecito oltre che democratico contribuire inaccettabile. “…la crisi che la chiesa sta p u b b l i c a m e n t e a l l a attraversando nella società formazione di un’opinione e attuale non deriva soltanto dal di una coscienza pubblica suo sforzo di adattamento o su tematiche tutt’ora in dalla condizione di ghetto; è la itinere come l’essenza della crisi che coinvolge la sua stessa Vita, il principio della Morte, esistenza come chiesa del Cristo la relazione dell’intervento crocifisso. Ogni critica che umano in esse e così via, ma r e a l m e n t e l a c o l p i s c a sempre con il rispetto delle dall’esterno è soltanto un diversità senza nessuna s i n t o m o d e l l a s u a c r i s i presunzione di possesso cristologica interiore...” (J. assoluto della Verità. M O L T A M A N N “ i l D i o “…il fondamentalismo crocifisso”, ed. Queriniana, pietrifica la bibbia ed eleva 1973) l’autorità indiscutibile. Il L’impressione che emerge è d o g m a t i s m o c o n g e l a l a quella che si voglia ripristinare t r a d i z i o n e v i t a l e d e l un sistema d’imposizione cristianesimo. Il diffuso diretto ed indiretto, sia a c o n s e r v a t o r i s m o d e l l a l i v e l l o n a z i o n a l e c h e religione rende la liturgia i n t e r n a z i o n a l e , p e r n o n immobile, mentre la morale perdere un certo predominio cristiana tramuta – spesso culturale oltre che posizioni di c o n t r o l a m i g l i o r e favore. Il concetto di “laicità di conoscenza e coscienza – in stato” diviene così sempre più un legalismo mortale…” (J. incomprensibile. Se si intende M O L T A M A N N “ i l D i o p e r l a i c i t à d i s t a t o l a crocifisso”, ed. Queriniana, compartecipazione delle varie 1973) p r o s p e t t i v e d i v i t a c h e , Sarebbe un grave errore non intimamente e pubblicamente, prendere in considerazione un cittadino può esercitare, tutte le istanze, ma ancor esse devono convivere senza più grave sarebbe la pretesa che l’una prevalga in assoluto d’imporre la presunzione di sulle altre e viceversa, ma in un “pensiero forte”!


3 Dopo l’attacco all’Università pubblica e dopo i tagli della 133 il Governo mina l’integrità del valore legale della laurea

Continuare le mobilitazioni Difendere il valore del titolo di studio Nello scorso autunno l'Italia è stata a t t r a v e r s a t a d a u n a g r a n d e m o b i l i t a z i o n e d e g l i s t u d e n t i universitari che per dimensione, forza e capacità di comunicare alla gente mancava da qualche anno. Una grande mobilitazione, sicuramente varia e plurale, che ha messo al centro della propria lotta il carattere pubblico e democratico del sistema universitario italiano messo sotto attacco da parte del Ministro Gelmini e del Governo. Il movimento studentesco, l'Onda come è stata chiamata, ha saputo legare la lotta contro la Legge 133, i tagli ai fondi e il Dl 180 con la difesa dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione: l'università deve essere libera, pubblica, autonoma e accessibile per tutti gli studenti universitari. Principi che le leggi del Governocontrastano alla radice. La Legge 133 prevedendo la possibilità di trasformare le università in fondazioni private distrugge l'università pubblica e rompe l'unità del sistema formativo rischiando di fatto la creazione di diversi sistemi universitari paralleli tra loro, che hanno leggi differenti e che favoriscono la disuguaglianza tra gli studenti. La privatizzazione degli atenei inoltre avrà anche una pesante ricaduta da un punto di vista sociale perché le fondazioni private potranno stabilire, fuori dai limiti nazionali, la tassazione studentesca colpendo così proprio gli studenti economicamente svantaggiati. Nei fatti comincia a riprendere piede una sorta di restaurazione verso l'università classista. I tagli previsti dal Governo rispondono unicamente all'obiettivo di indebolire l'università pubblica, poter dire che non funziona, e aumentare a dismisura così finanziamenti alle università private. Nonostante le dimensioni, la durezza e l'enorme partecipazione alla mobilitazione il Governo, non senza qualche difficoltà e tentennamento, è andato avanti per la sua strada non ritirando gli art. 16 e 66 della legge 133 e confermando i tagli al Fondo di Finanziamento. Come se non bastasse il Governo ha emanato un nuovo decreto, il Dl 180, poi successivamente convertito in legge, in cui è previsto che gli Atenei che hanno gravi condizioni economiche sono sottoposti non possono accedere totalmente ai fondi per l'assunzione di personale docente e ricercatore penalizzando in tal modo gli studenti universitari che nulla hanno a che vedere con una cattiva gestione dei fondi e delle risorse. Il criterio che siano gli studenti a pagare sempre e comunque i tagli ai finanziamenti è inaccettabile. Ma la proposta più grave e più preoccupante che arriva dal Ministro

Gelmini è quella di ridurre, se non del tutto abolire, il valore legale del titolo di studio. Il valore legale del titolo di studio assicura e tutela su tutto il territorio nazionale la spendibilità del titolo di studio per i concorsi pubblici e la certificazione delle conoscenze acquisite. Con l’abolizione del valore legale del titolo non ci sarebbe più nessuna forma di tutela e uniformità sia durante il percorso di studi sia dopo, in nome di un modello mercantile. Gli studenti dopo la laurea saranno prigionieri di clientele e baronie che a seconda della loro forza determinerebbero un maggiore o minore “valore” del titolo di studio. Tuttavia grazie un importante risultato è stato ottenuto, ovvero l'aumento di 135 milioni di euro per il fondo integrativo per il diritto allo studio, richiesta che da anni è al centro delle battaglie dell'Unione degli Universitari e degli studenti universitari. Ma non può bastare perché le condizioni sociali degli studenti peggiorano sempre di più e perché va invertita completamente la politica nei confronti dell'università pubblica e del diritto allo studio. L’Udu in questi mesi ha inoltre scelto di partecipare ai momenti di mobilitazione della CGIL portando accanto alle lotte dei lavoratori le rivendicazioni degli studenti. La lotta dei lavoratori per il contratto nazionale di lavoro, ovvero per una tutela nazionale dei propri diritti, si lega con quella degli studenti in difesa del valore legale del titolo di studi. Così come le battaglie sui redditi dei lavoratori anche quella per il diritto allo studio si inserisce in una prospettiva più generale di lotta per difendere i diritti sociali e la libertà sociale delle persone. Sicuramente la mobilitazione autunnale ha subito una battuta d’arresto, ma ha lasciato e ampliato nuovi spazi di lotta e partecipazione negli Atenei dove continua comunque un lavoro di informazione. Il carattere pubblico dell’università deve essere continuamente difeso e rafforzato, così come il valore legale del titolo di studio non può essere in nessun modo intaccato. La nostra prospettiva deve essere quella di continuare a contrastare nei nostri Atenei le politiche e le proposte del Governo affinché si costruisca e si rafforzi sempre di più il carattere democratico, laico, accessibile e pubblico dell’università e della ricerca. Tino Colacillo

Un caldo autunno Il 23 ottobre gli studenti hanno sfilato per le vie di L’Aquila, in condizioni climatiche precarie, ma con un comun denominatore: gridare forte contro l’attacco del Governo nei confronti dell’Università pubblica e contro il taglio di un miliardo e mezzo di euro dal fondo di finanziamento ordinario. Il 30 ottobre, sotto una pioggia torrenziale, aumentano il volume della protesta, sfilando anche sotto Palazzo Carli, nel quale era in corso una riunione del Senato Accademico. Il 14 novembre, a Roma, duecento persone sono partite da L’Aquila per ribadire il proprio dissenso. Ripercorriamo assieme quei momenti.

23 ottobre - L’Aquila, quasi 5000 persone scendono in strada per un corteo che sfila tra le vie del centro storico. Dalla Prefettura al Palazzo Comunale e ritorno. Dopo numerose assemblee nelle varie facoltà, la risposta degli studenti è stata tanto fantastica quanto rumorosa. (foto: Tommaso Tani)

30 ottobre - L’Aquila, neanche la pioggia torrenziale ferma i 5000 studenti che, dopo una settimana, manifestano sotto la Prefettura per mandare un chiaro messaggio al Governo. Il taglio da 1,5 miliardi di euro all’Università, unito al meccanismo delle fondazioni genera dissenso. (foto: Tommaso Tani)

14 Novembre - Roma, centinaia di migliaia di studenti scendono in piazza per contestare l’imminente approvazione del decreto Gelmini e per difendere l’Università pubblica, messa in pericolo dai tagli e dalle riforme nascoste nella legge 133. (foto: Tommaso Tani)


4 OFFERTA FORMATIVA - Dalla specialistica inesistente di Scienze della Formazione al dilagare imminente della limitazione all’accesso alle lauree triennali.

Tra magistrali fantasma e numero chiuso

Nella seduta di gennaio del Senato Accademico è stata completata la prima di fase di approvazione dell’offerta formativa di ateneo, ovvero l’approvazione delle schede RAD. Tali schede vanno compilate inserendo una serie di informazioni di carattere generale del corso che si vuole attivare, quali, ad esempio, obiettivi formativi, sbocchi occupazionali, conoscenze richieste per l’accesso, oltre all’elenco dei settori scientifici disciplinari che interessano quel corso. Facendo un’analisi complessiva di quanto esaminato, sicuramente emergono una serie di criticità, che riguardano sia il contenuto delle schede RAD, sia, più in generale, le scelte delle facoltà in merito ai corsi da trasformare. Parliamo di trasformazione dei corsi, dal momento che, le facoltà si sono apprestate a riformulare i propri ordinamenti ai sensi del DM 270/04. Un adeguamento in ogni caso obbligatorio entro l’A.A. 2010/2011. Il passaggio maggiormente critico sicuramente è quello relativo alle conoscenze richieste per l’accesso. Per le lauree triennali ci troviamo di fronte a numerosi casi di introduzione del numero chiuso. Oltre a Medicina, Ingegneria EdileArchitettura, Scienze della Formazione

Primaria e Scienze dell’Investigazione, ora si aggiungerebbero, salvo ripensamenti, Scienze Motorie, Biotecnologie e Psicologia. In generale, il fatto che il decreto preveda la verifica delle conoscenze all’ingresso, in ogni caso non vincolanti ai fini dell’immatricolazione, nei fatti sta diventando una scusa per limitare gli accessi, introducendo un numero programmato, impropriamente definito su parametri ministeriali che servono a definire tutt’altro. Il tutto nonostante il parere contrario degli studenti. Sulle magistrali si sono posti diversi tipi di problemi legati all’accesso, sicuramente per quanto riguarda i corsi di Ingegneria. Infatti, si volevano introdurre dei criteri per la verifica della preparazione personale dello studente basati sulla media dei voti conseguita nel corso della triennale. Noi studenti abbiamo fortemente contrastato tale scelta, che evidentemente non è oggettiva e che, in alcuni casi, prevedeva addirittura l’impossibilità di immatricolarsi. Dopo numerose proteste siamo riusciti a far cassare questo “presunto” criterio. Tuttavia, ragionando in termini più complessivi sul panorama dei corsi trasformati, sicuramente ci sono delle scelte non condivisibili. Si pensi ad esempio al ventaglio delle lauree magistrali offerte: sono diversi i casi di

facoltà che hanno numerosi corsi triennali e un numero di magistrali decisamente esiguo. L’Ateneo deve strutturare la propria offerta formativa a “ventaglio”, partendo da un numero ridotto di corsi triennali offrendo un numero di magistrali decisamente più ampio. E invece, al netto della trasformazione dei corsi, le magistrali sono state addirittura ridotte. Emblematico il caso di Scienze della Formazione, che, addirittura, non ha affatto trasformato la specialistica di “Scienze dell’Educazione e Formazione nella Società complessa”, lasciando intendere chiaramente che non verrà attivata nemmeno nella seconda fase dell’offerta formativa. Contestiamo tale scelta e protesteremo affinché sia garantita l’attivazione, ancora possibile, della specialistica suddetta, per dare la possibilità agli iscritti alla triennale di Educazione e Formazione il loro naturale sbocco formativo. Per queste ragioni, nonostante i risultati ottenuti, i rappresentanti dell’UdU, in Senato Accademico, si sono astenuti sulla votazione dell’offerta formativa. Il libero accesso ai corsi di laurea, un’offerta formativa di qualità e l’attivazione dei un numero minimo di magistrali sono ancora lontani. Per raggiungere questi obiettivi noi studenti dovremo mobilitarci nei prossimi mesi. Alessia Ettorre

PSICOLOGIA - In pericolo i tirocini autorizzati dal 19 marzo 2009 in poi

FLASH DALLE FACOLTA’ SCIENZE MM.FF.NN. Il Consiglio di Facoltà ha proposto una modifica del Regolamento d’Ateneo che mette a repentaglio i diritti degli studenti

INGEGNERIA Negato l’appello straordinario per i laureandi della sessione di aprile. Concesso soltanto un prolungamento della sessione invernale

MEDICINA E CHIRURGIA Futuro incerto per le cliniche universitarie

SCIENZE DELLA FORMAZIONE Scomparsa la laurea magistrale: gli studenti in mobilitazione attraverso una petizione promossa dai rappresentanti dell’Udu I testi di queste notizie li trovate sul nostro sito

UDU L’AQUILA c/o Via del Gatto 2, 67100 L’Aquila Telefono: 0862 61243 Email: uduaq@hotmail.com Website: www.uduaq.org

Gerenza: “Art. 34” è un foglio dell’Associazione Udu L’Aquila in distribuzione gratuita solo presso le sedi universitarie. “Art. 34” non è un periodico. Stampato su Carta riciclata.

Tirocinio, è ora di prenderselo. Sul serio. Ancora una volta siamo costretti ad utilizzare lo spazio riservato alle news della facoltà sul nostro giornalino per informarvi sulle ultime novità del tirocinio. Dopo i vari incontri fatti l’anno scorso con il Presidente dell’Ordine degli Psicologi d’Abruzzo per risolvere le problematiche dovute al rispetto delle linee guida nazionali, che ristringevano notevolmente il numero di strutture dove poter svolgere un tirocinio professionalizzante, con la Facoltà si era stabilito un nuovo regolamento del tirocinio che prevedeva l’istituzione di un doppio binario: solo accademico, valido esclusivamente per il conseguimento della laurea, oppure accademicoprofessionalizzante, che riconosceva le ore di accesso all’albo. Per gli immatricolati di quest’anno accademico il tirocinio valido per iscriversi all’albo degli psicologi, è solo quello postlauream. Ma se pensavate che tutto si fosse risolto e che da adesso in poi potevate dormire tranquilli vi sbagliavate di grosso! Infatti, il 13/11/2008 il Ministero ha emanato una circolare, la quale prevede il compimento di un tirocinio post-lauream continuativo e della durata di un anno per l’ammissione all’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo. In seguito a questa, l’Ordine ha proposto alla Facoltà di utilizzare tale data come termine per autorizzare tirocini professionalizzanti e che questi tirocini, qualora fossero autorizzati successivamente a tale data, devono rispettare necessariamente il requisito di continuità e semestralità. La mediazione che la Facoltà sta portando avanti in questi giorni posticipa la data di autorizzazione al 16 marzo 2009 e prevede la data conclusoria del tirocinio per il 14 settembre 2009.

Ne consegue che, se dovesse passare questa mediazione, tutti i tirocini che verranno autorizzati dopo il 16 marzo 2009 non saranno più ritenuti professionalizzanti! Noi crediamo che debbano essere tutelati i diritti di tutti gli iscritti fino all’anno accademico 2007/2008, permettendo loro di svolgere il tirocinio professionalizzante all’interno del percorso accademico senza particolari restrizioni, fermo restando la durata semestrale (per l’albo B) e annuale (per l’albo A) prevista dal D.P.R. 328/2001. Proporre un termine durante l’anno accademico in corso porta inevitabilmente ad una discriminazione tra chi riesce a presentare domanda di tirocinio prima del 16 marzo 2009 e chi dopo, e lo stesso discorso vale per la data conclusoria. Inevitabilmente si creerebbe il caos anche tra gli studenti iscritti nello stesso anno, che avrebbero un differente trattamento svolgendo un tirocinio in un modo diverso dai propri colleghi. Riteniamo quindi che l’unico spartiacque da mettere in campo sia quello d’iscrizione all’anno accademico e, qualora questo non fosse possibile, cercheremo almeno di posticipare la data il più tardi possibile. Per farlo è necessario e fondamentale che tutti gli studenti di psicologia si muovano insieme e si mobilitino per preservare il proprio diritto ad avere un titolo pienamente spendibile nel campo lavorativo. In questi giorni vi terremo informati sulle ultime novità e cercheremo di mettere in campo forme di mobilitazione o momenti di incontro al fine di risolvere la situazione. UDU Psicologia uduaq.psicologia@gmail.com

Art. 34 - Febbraio 2009  

L'edizione di Febbraio 2009 del foglio informativo dell'Udu L'Aquila

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