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ANNO 2, NUMERO 3

MAGGIO

2013

EPOCHÉ MAGAZINE Editoriale

Tirami un pugno Sommario: ne del vincitore e soprattutto all’acquisizione delle competenze.

Il ring della comunicazione è un'occasione dove incontrare altre persone che sono disposte ad ascoltare e farsi ascoltare. Ma non basta partecipare, si deve vincere. E la persona può essere allenata a vincere, mettendo a frutto gli strumenti e le risorse di cui già dispone con la consapevolezza di poter sviluppare alcune abilità che spesso sono viste come laterali o ausiliarie, sulle quali invece si può intervenire in maniera massiccia per affinare una vera e propria tecnica di successo. Gli esperti dicono che quasi sempre la differenza che decreta il vincitore in un incontro di boxe, non è fatta solamente dalla preparazione atletica o fisica dei partecipanti, ma molto fa la motivazione; è importante quindi imparare a far crescere tutte le abilità che concorrono alla definizio-

Abbiamo intitolato questo numero del nostro magazine Tirami un pugno per parlare del coaching, in quanto il vero coach, secondo noi, è colui che non si limita ad urlare consigli dall’angolo, rimanendo al suo posto, seppur con suggerimenti utili, ma sale sul ring e invita il suo allievo a testare i suoi pugni su di lui. In tal modo infatti, offre a se stesso e al boxeur una visione più completa dei limiti e dei punti di forza e può intervenire in maniera adeguata. Come sempre offriremo entrambe le sfaccettature di questo argomento, attraverso un’intervista a chi il coaching l’ha subito e un articolo redatto invece da chi non solo lo propone, ma sta cercando di innovarlo per ottenere più risultati. Speriamo che aprire queste finestre su dei temi molto comuni ma sviluppati in modo originale possa essere un’opportunità sviluppabile per chi si sente o vuole diventare un manager del futuro.

Editoriale

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Una scoperta di sé—il coaching: dall’esigenza al risultato (a cura di Cristian Ferlini)

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Come nasce un coach

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(a cura di Lucrezia Guerrera) Aforismi sul coaching

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(a cura di Lucrezia Guerrera) La nostra vignetta (a cura di Alice Ravasio)

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EPOCHÉ MAGAZINE Pagina 2

Una scoperta di sé - il coaching: dall’esigenza al risultato A cura di Cristian Ferlini Area Sales Manager—Wika Come e da parte di chi è nata l’esigenza di un coaching personalizzato? Vedendo la possibilità di una crescita professionale e un possibile futuro manageriale, la mia azienda ha pensato per me ad un percorso di coaching personalizzato. Quali erano le sue aspettative relative a questo incontro? Sicuramente mi aspettavo di compiere un’esperienza di livello superiore rispetto a quello che già possiedo. Infatti essendo io un area manager, non avevo ancora avuto una vera e propria diretta esperienza manageriale, quindi le mie aspettative erano quelle di dover affrontare un percorso in cui si sarebbero sviluppati gli aspetti motivazionali, la gestione del personale, la gestione del tempo, l’organizzazione. Avevo quindi aspettative generiche a macro su questi argomenti Quali sono stati i temi affrontati e con che approccio sono stati sviluppati? Il percorso di coaching è coinciso con un affiancamento ad una persona di primissimo livello, che mi ha accompagnato lavorando. La cosa che mi ha colpito - e che non mi aspettavo - è che

abbiamo compiuto un lavoro introspettivo sulla mia persona, toccando tutti gli argomenti che ricalcolavano quelle che poi erano le mie aspettative, ma andando anche oltre. Abbiamo infatti discusso della gestione del personale e, attraverso un approccio personale, abbiamo fatto emergere le abilità e skills necessarie proprio lavorando sulla mia persona, sul mio orientamento e mettendo alla prova me stesso. Non era pertanto un teaching, una lezione frontale che, seppur utile, non aveva motivo di differenziarsi da qualunque altra lezione, ma un coaching, in cui sono stato accompagnato a partire dai miei punti forti per raggiungere degli obiettivi stabiliti insieme. Da come ne parla sembra che lei abbia effettivamente riscontrato dei risultati. E’ così? Quali miglioramenti ha notato? Considero il percorso compiuto un punto di partenza che sto cercando di portare avanti e sviluppare ogni giorno. Quello che però ho riscontrato subito è una maggiore consapevolezza dei miei punti forti e delle mie aree di miglioramento. Ora ho una “visione dall’alto” che mi è più

utile – io sono sempre stato abituato a essere l’uomo in prima fila e difficilmente ho avuto la possibilità e il tempo di avere una visione complessiva della struttura e della rete in cui mi stavo muovendo, cosa che invece il manager deve avere. E’ cambiata quindi la prospettiva del mio lavoro, che sto assimilando e portando avanti per perseguire la mia crescita professionale. Il cambio di prospettiva fornito dal coaching, ha permesso anche un effettivo riscontro pratico nel lavoro quotidiano? E’ stato possibile per Lei tradurre in comportamenti le conoscenze acquisite? Non vorrei incentrare le risposte solo sulla mia persona ma il lavoro svolto è stato proprio questo. Uno dei miei punti deboli infatti era quello di essere troppo spesso diplomatico, cosa che ha avuto un miglioramento pratico nel mio comportamento di tutti i giorni comunicando in maniera più diretta e soprattutto con maggiore consapevolezza.


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Come nasce un coach Il percorso di chi ha fatto della sua passione la sua professione A cura di Lucrezia Guerrera

Abbiamo parlato con Clarissa, un Executive Coach (coach di profili elevati) che ci ha raccontato di come è nata la passione per il coaching e di come la sta portando avanti dopo averne fatto la sua principale professione. Clarissa: “Dopo dieci anni di carriera in azienda come commerciale ho avuto modo di conoscere un coach che mi ha accompagnata lungo un percorso di formazione manageriale. Questo periodo di formazione mi ha aperto le porte al mondo del coaching e mi sono resa conto che il mio ruolo e la realtà aziendale in cui lavoravo da così tanto tempo iniziavano a starmi stretti. Ho deciso di lavorare su me stessa, creandomi una strategia personale fatta di obiettivi e corsi di formazione specifica sul coaching…un bravo coach per gli altri deve esserlo prima di tutto per se stesso. Così facendo ho raggiunto la “maturità” professionale giusta per decidere di lasciare il posto di lavoro e mettermi in proprio, da qui è iniziata la mia carriera come coach per aziende, privati e società di consulenza, non accantonando mai la mia formazione (ogni anno seguo master di aggiornamento).” Epoché: Quella di Clarissa è solo una delle tante storie di persone che hanno deciso di intraprendere questa professione dopo averne testato l’efficacia sulla propria pelle. In Italia purtroppo non esiste ancora un albo di categoria rivolto alla professione del coach, allora gli abbiamo chiesto con quali criteri si definisce un coach e come lo si diventa?

Clarissa: “Quello che è possibile fare per dare sempre più riconoscimento a questa figura nel nostro paese è iscriversi all’unica associazione ufficiale italiana di coach e seguire i master di formazione specifica sul coaching divisi in tre livelli: Associated, Professional e Master coach Certified. Oppure andando all’estero, e soprattutto in America, si trova una vasta scelta di corsi preparatori. Negli ultimi anni la parola coach viene spesso affiancata ad ambiti apparentemente non correlati al lavoro, come avviene per il cosiddetto Life Coach, una sola cosa è certa...il coaching mira a “tirare fuori il meglio” dalle persone, che sia esso life coach o professional coach, l’importante è dare alle persone un metodo per lavorare sui propri obiettivi e raggiungerli. Gli obiettivi possono afferire alla sfera privata, come la famiglia, lo status, le relazioni sociali… oppure essere di stampo puramente economico (aumentare le proprie entrate)…o ancora appartenere all’ambito lavorativo (il voler fare carriera, cambiare ambito lavorativo, ecc), insomma…

tutto si può ottenere se si analizzano le capacità delle persone e si studia una strategia ad hoc per il raggiungimento dello scopo, sia esso a breve (1 mese) o a lungo termine (ci sono casi di coaching che durano anche più di un anno). La cosa importante è avere ben chiaro che il coach non fa i miracoli, il coach non raggiunge gli obiettivi al posto del coachee, il coach è una guida…è colui che analizza la situazione oggettivamente, che vede tutto ciò che di utile può essere fatto, e che monitora i progressi gioendo delle riuscite e spronando in caso di fallimento.” Epoché: La figura del coach, possiamo concludere, è alquanto delicata…è soggetta al segreto professionale al pari di psicologici, medici, ecc.. e deve trovarsi sempre nel giusto equilibrio tra empatia profonda e professionalità elevata per poter capire il coachee e guidarlo in obiettivi realizzabili e realistici.


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Aforismi sul coaching Life is like riding a bicycle. To keep your balance you must keep moving. (Albert Einstein) Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla. (Martin Luther King) Conquista te stesso, non il mondo. (Cartesio) Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare. (Eraclito)

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