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Corriere della Sera Mercoledì 6 Giugno 2018

CRONACHE

25 #

di Candida Morvillo

La scheda

L

e ragazze candidate a Miss America non dovranno più sfilare in costume da bagno, come accade da 96 anni. L’ha deciso il nuovo consiglio di amministrazione, nominato dopo che a dicembre i vertici erano stati decapitati dallo scandalo seguito alla divulgazione di email sessiste. Si erano dimessi in tre, in testa il Ceo Sam Haskell, uno particolarmente feroce verso le ex miss che si permettevano il lusso di invecchiare e ingrassare. La messa al bando del costume è stata annunciata ieri dal nuovo capo del Cda, Gretchen Carlson, che è stata Miss America 1989 e che, soprattutto, è l’ex presentatrice della Fox News che nel 2016 ha portato alle dimissioni — causa molestie — dell’amministratore delegato della rete, Roger Ailes. Ora, se bastasse far sfilare le miss vestite anziché in costume per poterci dire che il #MeToo sta producendo pari dignità per le donne, la decisione sarebbe un piccolo passo per Miss America e un grande balzo per l’umanità, ma siamo nel campo delle buone intenzioni con esiti da verificare. «Non ti giudicheremo per il tuo aspetto, perché siamo interessati a ciò che ti rende te stessa», ha detto Gretchen Carlson, rivolgendosi a un’ideale concorrente, mentre annunciava la novità in tv, a Good Morning America. E se questo sia davvero un buon giorno per le americane lo sapremo il 9 settembre quando le ragazze, così ha spiegato Carlson, «potranno evidenziare ai giudici risultati e obiettivi della propria vita, spiegando come useranno talenti, passioni e ambizioni

Il personaggio

● Il concorso di Miss America è nato nel 1921, premia con borse di studio giovani donne provenienti da tutti gli Stati Uniti d’America

Svolta a Miss America, basta costumi da bagno «Si giudica il talento» La rivoluzione sull’onda del movimento #MeToo

Il debutto Margaret Gorman prima Miss nel 1921 (Wikipedia)

per svolgere il ruolo di Miss America». La presidente Regina Hopper ha rincarato: «La nostra missione è preparare grandi donne per il mondo e preparare il mondo a grandi donne». Il rischio, però, è che il lodevole intento soccomba alla tirannia dei tempi televisivi che condannano le ragazze al noto campionario di risposte banali. Nel frattempo, se il caso Weinstein e il #MeToo hanno svegliato una nuova sensibilità sul sessismo, non hanno svuotato i social dai milioni di foto di ragazze ammiccanti e

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erza e ultima «tappa» di Diciotto idee per il futuro: in allegato al Corriere e sulla Digital Edition un inserto di 32 pagine dove si prova a immaginare come sarà il mondo nei prossimi vent’anni.

poco vestite e la sfida di Miss America si gioca dentro questa contraddizione, che è il tentativo di proporre un nuovo modello femminile, di ragazze prima intelligenti, poi eventualmente belle. Per non ridurre tutto a una fasulla operazione di marketing, ai selezionatori è richiesto il coraggio di superare i canoni estetici più stereotipati e al pubblico di fare la propria parte, affinché le buone intenzioni reggano alla prova degli ascolti. Riuscire nell’impresa sarebbe un segnale, non solo nell’America di Donald Trump, che si era comprato un altro concorso, Miss Usa, salvo disfarsene in vista della Casa Bianca e mentre si alzava il coro di miss, con Temple Taggart, Miss Utah 1997, che lo accusava di averla baciata a tradimento, o con Alicia Machado, Miss Usa 1996, che si era sentita ribattezzare Miss Piggy, Miss Maialina. Vedremo se basterà rinunciare al bikini per mettere in mostra il cervello. E gli americani, telecomando in mano, da che parte staranno.

L’Osservatorio compie diciott’anni La sfida di Ceccherini per i giovani Cos’è ● L’Osservatorio permanente giovani editori è stato fondato il 5 giugno 2000 da Andrea Ceccherini ● È un’organizzazione che punta a favorire un percorso di formazione e di educazione alla cittadinanza attraverso la lettura dei giornali ● Fra i progetti, «Il Quotidiano in Classe» che allena lo spirito critico dei ragazzi e «Young Factor» per migliorare la padronanza dei mezzi economicofinanziari

● Le aspiranti Miss sono selezionate da cinque distinte giurie per altrettante gare. Le competizioni finora erano: «L’Intervista Privata»; «Talento»; «Stile di vita & Forma fisica in costume da bagno», ora abolita; «Abito da sera» e «La domanda sul palco»

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Ilsuccessodel«Quotidianoinclasse»eilprogettocontrolefakenews Ieri, a Firenze, è stato festeggiato il diciottesimo compleanno dell’Osservatorio permanente giovani editori (Opge) che pochi giorni fa, a Bagnaia nel Senese, aveva fatto confrontare sul futuro dell’editoria i direttori dei quotidiani più prestigiosi degli Stati Uniti (New York Times, Wall Street Journal e Washington Post) con i numeri uno mondiali delle news di Facebook, Google e Twitter. Una prova di dialogo che forse non si era mai vista nemmeno negli Usa. Se si chiede loro perché proprio in Italia, la risposta è: ci ha portati qui Andrea. L’Andrea di cui si parla è Ceccherini, che oggi ha 43 anni ma già da liceale amava aggregare e venne eletto leader degli studenti. Sono gli anni della «Pantera» e agli universitari che chiedevano l’occupazione della scuola, Ceccherini oppone un metodo: confrontarsi per spiegare i pro e i contro e, poi, votare. Alla fine, vince il fronte del no. Il metodo è replicato anche quando fonda, sempre a Firenze, il movimento «Progetto Città» dove i big della politica dibattono con i giovani. Un dato lo colpisce: dal

● Ogni anno assegna oltre 45 milioni di dollari, utilizzati dalle vincitrici per frequentare master o scuole professionali, o per saldare debiti di studio già contratti

a cui partecipano i direttori Dean Baquet (New York Times) e Gerard Baker (Wall Street Journal) e il Ceo di Apple, Tim Cook che, a ottobre, davanti agli studenti del «Quotidiano in classe» dice: «Andrea me lo ha spiegato e lo trovo favoloso». Nella Silicon Valley, Ceccherini incontra Eric Schmidt (membro del board di Alphabet) e Jan Koum, (co-fondatore di WhatsApp). Le sue iniziative gli aprono pure le porte delle Istituzioni in Italia. Al Quirinale è ricevuto da Carlo Azeglio Ciampi (2005), Gior-

L’obiettivo Aiutare tutti i ragazzi a diventare i cittadini di domani, grazie anche alla lettura critica dei giornali 1975 al 2000 si sono persi un milione di lettori acquirenti di giornali. Si appella agli editori per creare un’alleanza che blocchi l’emorragia. Aderiscono per prime Rcs e Poligrafici editoriali e insieme fondano l’Opge di cui Ceccherini è, ancora oggi, il presidente. La missione è chiara: «Aiutare i giovani di oggi a diventare i cittadini di domani — ripete senza tregua — sviluppando anche grazie alla lettu-

ra critica dell’informazione di qualità lo spirito critico che rende l’uomo libero». Il mezzo diventa il progetto di media literacy «Il quotidiano in classe» con cui porta nelle scuole i quotidiani avvicinando milioni di giovani, guidati dai docenti, al giornalismo di qualità. Quindi, lancia il progetto di alfabetizzazione economico-finanziario «Young Factor» che consente ai ragazzi di confrontarsi con i governatori delle banche cen-

trali Ue tra cui Klaas Knot (Nederlandsche Bank), Luis Linde (Banco de España), François Villeroy de Galhau (Banque de France), Ignazio Visco (Banca d’Italia) e Jens Weidmann (Deutsche Bundesbank) che poi entrano nell’International advisory board dell’Opge. Una struttura che si affianca all’International advisory council che sovrintende al processo di internazionalizzazione dei progetti di media literacy e contro le fake news

Insieme Da sinistra, i direttori delle news e dei quotidiani Hardiman, (Facebook), Baker (Wsj), Greenberger (Twitter), Gingras (Google), Baron (WP), con Ceccherini e Baquet (Nyt)

gio Napolitano (2012) e Sergio Mattarella (2015). In Vaticano, stringe la mano sia a Benedetto XVI (2011) sia a Francesco (2013). L’Opge, però, si è già proiettato nel futuro e, dal prossimo anno scolastico, lancerà una nuovo iniziativa con Google: il «Quotidiano in classe» avrà un’appendice in Rete contro le fake news con il progetto «A caccia di bufale». Alessio Ribaudo © RIPRODUZIONE RISERVATA

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