Issuu on Google+

NEWSLETTER MENSILE DI ARTICOLO3-OSSERVATORIO SULLE DISCRIMINAZIONI ―In Other Words ― è un progetto cofinanziato dalla Commissione Europea—DJ Justice

Dicembre 2011 nº2

“La società moderna è perversa, non malgrado il suo puritanesimo, o come una specie di contraccolpo della sua ipocrisia; è perversa realmente e direttamente. […] L’insediamento delle perversioni è un effettostrumento: è attraverso l’isolamento, l’intensificazione e la consolidazione delle sessualità periferiche che le relazioni del potere con il sesso si ramificano, si moltiplicano, misurano il corpo e penetrano i comportamenti. E su questa postazione avanzata dei poteri si cristallizzano sessualità disseminate, fissate ad un’età, ad un luogo, ad un gusto, ad un tipo di pratiche”. Michel Foucault, La volontà di sapere

Indice: Editoriale

1

In biblioteca

2

Lo specchio

3, 4

Il progetto: glossario

5

Approfondimento

6

In Other Words NEWS Editoriale Viviamo in una società ipersessualizzata, dove il sesso è considerato causa e fine di ogni azione e comportamento. In particolare, il discorso sul sesso informa, forma e deforma l‘immagine mediatica delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender. I media infatti contribuiscono in maniera essenziale alla costruzione sociale delle identità di queste persone: le inventano e le fissano in identità perverse, marginali, patologiche, deviate. Violenza discorsiva che si articola in due movimenti: da un lato, fruga nell‘intimità delle relazioni, spoglia i corpi e si imprime nei desideri e, dall‘altro, inscrive quei desideri e quei corpi all‘interno di ambiti precisi, li circoscrive in luoghi e contesti con caratteristiche comuni. Faccio un passo indietro e propongo qui in via sperimentale di effettuare due spostamenti epistemici: dal testo al contesto discorsivo, cioè dagli eventi alle relazioni che collegano i fatti e le idee nel discorso, e dalle persone ascrivibili alla minoranza LGBT ai contesti sociali nei quali esse vengono inquadrate e messe in relazione. L‘attività di monitoraggio della stampa e la decostruzione delle notizie sono cruciali soprattutto quando non ci troviamo di fronte ad una discriminazione esplicita, a dichiarazioni omofobe o razziste, bensì ad una modalità di mettere in relazione fatti, luoghi e persone che presuppone (e suggerisce) uno sguardo stereotipante sulle persone e sui comportamenti sociali. Ancora una volta, ciò che conta non è tanto l‘intenzione discriminatoria del giornalista, quanto la produzione e la riproduzione mediatica di stereotipi sociali. Nell‘articolo Rapinò gay. Va a giudizio (Giorno Lecco, 28/10) il senso del testo è da ricercarsi nel contesto, lo sfondo della ―notizia‖, un banale furto. Attraverso una metodica (e morbosa) descrizione, il giornalista costruisce poco a poco l‘oggetto annunciato nel titolo: ―il gay‖. Uomini omosessuali vengono sorpresi da un ladro mentre si trovano nell‘abitacolo di un‘auto, in un parcheggio buio di periferia. L‘omosessuale, per effetto distorsivo della lente mediatica, è persona che si nutre di rapporti occasionali, clandestini, vissuti nelle periferie fisiche e morali della società. Ed è proprio uscire da queste periferie (fisicamente e simbolicamente) che destabilizza, crea scompensi ed apre nuovi orizzonti. In Falli e sfinteri a scuola: apre la mostra sui trans finanziata dal Comune (Libero Milano, 23/11), l’esperienza transessuale e transgender, aproblematicamente identificata con la strada e la prostituzione, crea sconcerto nel momento in cui si propone come esperienza umana significativa ed educativa all‘interno del contesto scuola. La fobia diffusa di ―un sistema subdolo per rendere ancora più labili i confini tra normalità e patologia, sano e insano, giusto e ingiusto‖, rivela precisamente che la posta in gioco non è quella di una scuola che diventi inclusiva di molteplici identità, quanto piuttosto di una scuola che perda il suo ruolo di formare al rispetto dei confini tra normalità e patologia, sano e insano, giusto e ingiusto. Eppure, la resistenza alla frammentazione dei confini, la capacità di muovere i confini e di muoversi fra i confini è parte integrante dell‘esperienza delle persone trasgender, di cui in questa newsletter Valerie Taccarelli, parte del Movimento Identità Trans, ci dà ampia e incisiva testimonianza. Testimonianza profondamente educativa nella misura in cui invita a mettere in discussione le categorie binarie con cui siamo abituati ad interpretare la realtà, e allo stesso tempo a ricondurre ogni esperienza umana ad un'unica unità sostanziale: ―l‘essere sempre se stessi‖. Elena Cesari


In Other Words

Il progetto

Pagina 2

“In Other Words”: un progetto europeo contro la discriminazione nei media

La newsletter si pubblica ogni mese a Mantova (Italia), Jaen (Spagna), Almeria (Spagna), Mortagua (Portogallo), Marsiglia (Francia), Timisoara (Romania) e Tallín (Estonia) con il sostegno della Direzione Generale Giustizia della Commissione Europea. L‘edizione di Mantova è coordinata da Articolo 3, Osservatorio sulle discriminazioni

I

l progetto mira a formulare una risposta nei confronti della situazione attuale, in cui i

media sono spesso veicoli per la diffusione degli stereotipi, e a contribuire al miglioramento del messaggio mediatico, in particolare rispetto alla rappresentazione che esso fornisce delle minoranze etniche e religiose, delle persone con disabilità e degli appartenenti alla comunità Lesbica-Gay-Bisex-Trans. Capofila del progetto: Provincia di Mantova Partner: Articolo 3, Intercultural Institute of Timisoara (Romania), Eurocircle (Francia), Diputaciòn Provincial de Jaen (Spagna), IEBA (Portogallo), Fundaciòn Almeria Social y Laboral (Spagna), Tallin University (Estonia). Il progetto prevede la creazione di una redazione locale in ogni Paese, dedita al monitoraggio dei media, ad attività di ricerca e decostruzione degli stereotipi e ad un lavoro di rete con giornalisti e professionisti dei media, scuole e università, organizzazioni della società civile. Per saperne di più: www.inotherwords-project.eu

rtanti!

Le parole sono impo

VOCABOLARIO

In Other Words NEWS

rliamo di: In questo numero pa

GAY

BISESSUALITA’ TRANSESSUALE

RE IDENTITA’ DI GENE

LESBICA

TRANSGENDER ORIENTAMENTO

SESSUALE

A p. 5

Per i più piccoli - G. Aitken, 50 modi per dire favoloso, Edizioni Del Cardo, 2008. - C. Alicata, Quattro, Il dito e la luna, 2006. - A. Bechdel, Full home. Una tragicommedia familiare, Rizzoli, 2007. - G. Bardi, La famiglia Serenity, Coccole e caccole, 2005. - Juanolo, Ci piacciamo!, Il dito e la luna, 2007. - F. Pardi e D. Guicciardini, Qual è il segreto di papà?, Lo Stampatello, 2011.

In biblioteca

Q ualche consiglio di lettura: Marzio Barbagli e Asher Colombo, Omosessuali moderni, Il Mulino, 2001 Judith Butler, Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio, Sansoni, 2004 Chiara Cavina e Daniela Danna, Crescere in famiglie omogenitoriali, Franco Angeli, 2011 Marcella Di Folco, Transessualismo: dall’esclusione totale a un’inclusione parziale, Aspasia, 2002 Michel Foucault, Storia della sessualità. La volontà di sapere, Feltrinelli, 2001 Giovanni Dall‘Orto, Manuale per coppie diverse, Editori Riuniti, 1994 Teresa De Lauretis, Pratica d’amore. Percorsi del desiderio perverso, La Tartaruga, 1997 Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli, 2002 Beatriz Preciado , Manifesto contra-sessuale, Il dito e la luna, 2002 Chiara Saraceno, Diversi da chi? Gay, lesbiche e transessuali in una città metropolitana, Guerini, 2003 Monique Witting, Il corpo lesbico, Edizioni delle donne, 1976


Dicembre 2011 nº2

Lo specchio

Pagina 3

Il meglio e/o il peggio della stampa lombarda, in materia di minoranze

Dalla cronaca all’ammiccamento omofobo: un passo breve

Rapinò gay. Va a giudizio (Giorno Lecco, 28/10). L‘articolo utilizza il pretesto della notizia di un banale processo per rapina per specificare l‘orientamento sessuale del rapinato, evidentemente del tutto irrilevante. Sorge il legittimo dubbio che la rapina sia un escamotage per sottolineare ripetutamente che si trattava di ―una coppia appartata nella zona di Bione”, “le vittime, una coppia di omosessuali appartati nei pressi del centro sportivo di Bione‖ e ―ha preso di mira i due giovani semplicemente perché appartati in una zona defilata e poco illuminata attorno appunto al centro sportivo cittadino‖ e infine ―per lui si trattava di una semplice coppia appartata e impegnata in effusioni‖. E allora, perché non dirlo subito, e senza tante ripetizioni che aggiungono ogni volta un elemento in più (come il gioco ―acqua, fuoco e fuocherello‖ dei bambini) che il focus dell‘articolo, la pietra dello scandalo, non è certo la rapina, bensì sono quelle effusioni fra uomini? Articoli di cronaca come questo sono all‘ordine del giorno e sono particolarmente insidiosi da monitorare. Infatti il contenuto discriminatorio non è esplicito, anzi l‘articolo sembra riportare il caso di due uomini omosessuali rapinati e dunque sembra prendere logicamente le difese dei rapinati. Eppure capiamo subito che lo scopo dell‘articoletto è un altro, anche perché intuitivamente un furto di ―un telefono cellulare e di pochi spiccioli‖ di per sé non fa notizia. Il testo si concentra in maniera ossessiva sulla ―dinamica della rapina‖, sul contesto, l‘ambientazione. L‘effetto è quello di una telecamera che si avvicina lentamente, di uno zoom sulla vita privata e intima di due persone. In tal modo al lettore resta ben chiara in mente l‘immagine di due uomini, appartati, in una periferia cittadina, per di più in un luogo poco illuminato. In maniera subdola si insinua l‘idea che le relazioni omosessuali siano relazioni da nascondere, che si vivono ai margini, in zone d‘ombra, relazioni fugaci, che si consumano dentro ad un‘auto, in lontane periferie. EC


Dicembre 2011 nº2

Lo specchio

Pagina 4

Educare alla transfobia

D

omenica 20 novembre si è celebrato nel mondo il TDOR, il Transgender Day of Remembrance, la Giornata mondiale in ricordo delle vittime dell‘odio e del pregiudizio contro le persone transessuali. Si tratta di un evento di grande importanza, perché la violenza transfobica è lungi dall‘essere riconosciuta e condannata in maniera chiara ed unanime dalle istituzioni e dai media. Inaccettabile a mio avviso è l‘articolo pubblicato su Libero Milano del 23 novembre: Foto di trans osé esposte a scuola. Falli e sfinteri a scuola: apre la mostra sui trans finanziata dal Comune (Libero Milano, 23/11). Il giornalista Bruno Baso così commenta l’iniziativa del Presidente del consiglio di zona 2 di promuovere un evento culturale e una mostra sulle vittime di violenza transfobica: ―Si spendono denari pubblici per celebrare i transessuali. Non è che Milano non li conosca, anzi. Ben ci è nota la fatica che Vigili e Polizia compiono per debellarne la presenza dalle pubbliche vie e contrastarne l‘allegro giro di marchette‖. Baso conosce ‗così bene‘ le persone transessuali da associarle in toto al mondo della prostituzione, del quale d‘altronde ignora le violenze e le sofferenze subite da chi ne è prigioniera/o. Un‘esponente del Pdl, intervistata, così descrive la mostra fotografica: ―Una quarantina di scatti in cui sono immortalati travestiti, alcuni dei quali in pose osé [...]. Non vorrei che dietro a questa iniziativa si celasse un sistema subdolo per rendere ancora più labili i confini tra normalità e patologia, sano e insano, giusto ed ingiusto. Soprattutto se i bambini diventano spettatori loro malgrado di simili manifestazioni‖. L‘ingiustizia, a mio avviso, è quella di una società moralmente ipocrita, che condanna i ‗corpi difformi‘, travalicanti i generi e la ―normalità‖ all‘invisibilità e al nascondimento, mentre al contrario promuove l‘ostentazione e il vilipendio pubblico del corpo delle donne. Queste rappresentazioni generano e giustificano la violenza maschile perché, fra l‘altro, riducono i corpi altri (da quello maschile) a oggetto di consumo. EC


In Other Words

Il progetto

Pagina 5

Glossario: le persone LGBT

L

GBT: lesbiche, gay, bisex e trans. Come ne parlano i

TRANSESSUALE: persona la cui identità di genere differisce dagli aspetti

media? Proponiamo una carellata di alcuni dei termini — il cui significato esatto è ancora largamente sconosciuto — che

culturalmente associati al suo sesso congenito, e che decide di int r ap re nd er e un p e rc or s o d i adeguamento chirurgico e/o ormonale

descrivono le persone LGBT.

del sesso anatomico alla propria identità di genere.

IDENTITA’ DI GENERE: identificazione primaria delle persone come maschio o femmina; il riconoscersi come appartenenti al genere maschile o femminile. ORIENTAMENTO SESSUALE: attrazione emotiva, sessuale e affettiva che una persona sperimenta nei confronti di un‘altra; attrazione percepibile nei confronti di una persona dello stesso sesso, del sesso opposto, o di entrambi. Orientamento sessuale e identità di genere sono due aspetti diversi e ben distinti della personalità di ciascuno.

Dalla Guida ai diritti delle persone LGBT, CGIL Emilia Romagna

GAY: termine comune per definire una persona omosessuale di sesso maschile, impropriamente spesso utilizzato come sinonimo di ―persona omosessuale‖ in genere. Gay è un acronimo: Good As You, ―bravo quanto te‖. BISESSUALITA’: attrazione affettiva ed erotica verso persone di entrambi i sessi. LESBICA: termine comune per definire una persona omosessuale di sesso femminile.

Termini come gay, lesbica, transessuale, transgender sono spessissimo utilizzati come sostantivi. Si trovano di frequente sui gironali titoli come Lesbica aggredita, il picchiatore nega l’omofobia

(Prealpina,

10/9) o Ex trans multata dagli agenti (Il Giorno Brescia, 25/9). Questo utilizzo fa assumere a tali termini una connotazione negativa, li fa apparire come dispregiativi. Estrapolando una caratteristica della persona e presentandola come solo tratto identitario capace di definirla, accentua la marginalizzazione di queste cosiddette ‗minoranze‘. Questo improprio uso lessicale, inoltre,

Persone, prima

TRANSGENDER: termine ampio e generico per indicare una persona la cui identità di genere differisce dal sesso biologico ma che, a differenza della persona transessuale, sceglie di non sottoporsi a trattamenti di riassegnazione del sesso anatomico. TRAVESTITO/A: persona che si traveste, indossando (regolarmente o meno) abiti generalmente indossati dall‘altro sesso. Il termine non è sinonimo di ―gay‖, né di ―transgender‖ o ―transessuale‖, come i media spesso sembrano ritenere, utilizzandolo con le stesse intenzioni spregiative sottese ad, esempio, a ―viado‖. Da evitare!

contribuisce a costruire l‘idea che il solo dato importante, quando si viene a parlare di persone omoaffettive, sia il loro orientamento/comportamento sessuale. Semplificando, sarebbe come chiamare una ragazza eterosessuale ―la eterosessuale‖. Nessuno farebbe un simile errore, dimenticando di stare parlando, prima di tutto, di una ragazza, appunto. Cioè di una persona. Lo stesso vale per le persone omosessuali. ―Gay‖, ―lesbica‖, ―trans‖ vanno utilizzati come aggettivi. Prima vengono le persone.


Dicembre 2011 nº2

Approfondimento

Pagina 6

Celebrando il TDOR: intervista a Valerie Taccarelli

I

Valerie Taccarelli sulla locandina del Festival “Divergenti” 2011

n occasione del Transgender Day of Remembrance del 20 novembre, Articolo 3 intervista Valerie Taccarelli, attivista e femminista transgender, da anni militante del MIT (Movimento Identità Trans).

Valerie Taccarelli: Per me è un po‘ difficile parlare solo del MIT e non del movimento GLBT tutto, perché io sono in Italia tra i primi militanti del movimento nel suo intero. Poi ho fatto una scelta, quella di militare nel MIT, ma non perché abbia scelto solo in seguito di essere me stessa, semplicemente perché fino ad un certo punto militavo all‘interno del movimento tutto. La mia esperienza personale inizia nel ‗77. Io mi definivo una femminista (ancora non esistevano le trans femministe, ma comunque io ero una donna femminista), la scelta di militare nel MIT risale al ‘93. Un po‘ di cose erano cambiate… Il MIT iniziale non mi piaceva, e quindi non ci stavo: non ci stavo a fare la militanza, per lo meno; poi, quando c‘era bisogno, chiaramente c‘ero. Ad esempio, quando siamo state sotto il Parlamento italiano, prima che venisse approvata la legge n.164 nel 1982, io c‘ero, nonostante il MIT non mi rappresentasse. La legge 164 è quella relativa al cambio del nome sui documenti, a seguito dell‘operazione chirurgica di riassegnazione del sesso: una legge che non fu neanche discussa in Parlamento,

ma solo dal Consiglio dei Ministri, e che prevede la ‗normalizzazione‘. Ecco perché io non mi ritrovavo nel MIT, per questa ‗normalizzazione‘, che non mi apparteneva e non mi appartiene. Oggi posso definirmi una transgender, perché esiste il termine; allora non esisteva, ma ho sempre saputo di non essere una transessuale. Io non ho mai voluto cambiare il mio sesso; ho cambiato il genere, ho ripudiato il genere maschile, ma non voglio e non volevo rinunciare a una parte della mia sessualità. E prendemmo tante botte, sotto il Parlamento, quel 1981: eravamo lì, immaginati queste signorone, tutte impellicciate, piene di gioielli, cosa avremmo potuto mai fare?! Eppure ci massacrarono. Però la legge passò. Passò, appunto, per la ‗normalizzazione‘; oggi è un po‘ datata, questa legge, perché non permette a me, che non voglio cambiare sesso, di cambiare il mio nome sul documento. E anche questa è violenza. La violenza transfobica ha diecimila sfumature, e questa è una. Per quanto mi riguarda, non mi tocca: io tranquillamente esibisco i documenti, la cosa non mi crea nessuna sofferenza. Oggi. Con il percorso che ho alle spalle. Però sicuramente alla maggioranza delle persone trans dover mostrare il documento di identità crea una grande sofferenza. E quindi questa 164 andrebbe rivista, ma la vedo dura! Rischiamo che ci portino via anche questa! EC: E‘ molto importante questo argomento della definizione dei due generi, questa dicotomia e stereotipizzazione dei ruoli… VT: Sì, forse poteva andare bene cinquant‘anni fa! Ma negli ultimi cinquant‘anni sono successe tante cose nel mondo, stiamo vedendo e abbiamo visto, stiamo capendo e abbiamo capito che non è così, i generi possono essere veramente tanti… EC: Tutto questo però fa paura a livello sociale, crea vari tipi di ‗scompensi‘ nell‘immaginario collettivo… VT: Fin da piccoli siamo educati ad essere o l‘uno o l‘altro, tutto quello che ci circonda ci dice che dobbiamo essere maschi con le pistole e i mitra, o femminucce con le Barbie… Ma non è così!


Dicembre 2011 nº2 Pagina 7

Approfondimento

Ma parliamo del TDOR, il Transgender Day Of Remembrance (la Giornata internazionale in memoria delle persone trans), nato nel 1999 negli Stati Uniti, in memoria di una delle leader del movimento trans americano (l‘afroamericana Rita Hester, ndr). E’ a partire dal momento del suo assassinio, che ogni anno si ricordano le persone trans massacrate nel mondo, un numero sempre crescente: sono state 221 nel 2011. A proposito di questa Giornata, voglio raccontarti una cosa dello scorso anno. Quando ho letto la lista delle vittime del 2010, ho visto il nome di un bambino di 13 mesi. All’inizio mi sono detta: “Non ho letto bene, avrà avuto 13 anni‖, per cui ho riletto; ma no, avevo letto bene. Il bambino aveva 13 mesi, ed era stato ucciso dal padre, che riteneva che suo figlio si comportasse da femminuccia. L‘ha ucciso a 13 mesi. Questo è stato il nome che ho letto l‘anno scorso, in occasione della manifestazione pubblica del TDOR del 20 novembre 2010, perché mi ha creato una sofferenza enorme; tuttora, quando ci penso, mi vengono le lacrime agli occhi. Com‘è possibile? Un padre toglie la vita ad un esserino di 13 mesi, perché secondo lui si comporta da femmina... EC: Veniamo al contesto italiano: in Italia la violenza transfobica è largamente misconosciuta, e nell‘immaginario collettivo purtroppo è ancora troppo spesso associata al mondo della prostituzione. Questo accade con la complicità dei media, nei quali la violenza transfobica passa come regolamento di conti tra persone trans; in questo modo la società si lava le mani della transfobia, come a dire: ―Non riguarda noi persone ‗per bene‘‖, un modo per non riflettere. In realtà, che cosa sono la violenza transfobica e la transfobia? VT: La violenza transfobica è quotidiana, accade in ogni momento. Non è solo l‘uccisione di una persona trans. Sono episodi di violenza transfobica anche il sorrisetto, la gomitata, la coppia etero che deve affermare… la propria esistenza, evidentemente, anche se non ce ne sarebbe nessun bisogno. Per fare un esempio: se io sono in autobus, e c‘è una coppia etero, per qualche motivo cominciano subito le

effusioni tra le due persone; mi sono confrontata con tante persone trans, e questa cosa non succede solo a me. E‘ perché devono affermare la ‗normalità‘. Succede sempre, ovunque. All‘inizio pensavo che fosse una mia paranoia, invece negli anni, confrontandomi con le mie amiche, ho scoperto che questa cosa avviene sempre. Anche questa è violenza transfobica. Certo, i media evidenziano sempre la parte ‗brutta‘, più nera: le persone trans che si prostituiscono sono le più evidenti, ma non rappresentano la totalità del mondo trans. Oggi, per fortuna, non abbiamo più solo quella opportunità: è stata un‘opportunità per noi, negli anni, fare le prostitute. Oggi non è più così, per fortuna; però chi sta su un marciapiede, o su un sito, è più evidente di me, per esempio, che lavoro su altre cose, o di diecimila altre persone che fanno altrettante cose diverse. Noi abbiamo qui al MIT fior fiore di professionisti: persone con più lauree, avvocati di grido… Però queste persone chiaramente in media non fanno notizia. EC: Sì, perché la tendenza è quella di relegare il mondo trans a contesti di perversione… VT: Faccio fatica a pensare a questa cosa della ‗perversione‘… Allora siamo tutti perversi! Io ho fatto la prostituta per undici anni, e ti assicuro che ho lavorato tantissimo nella mia vita. E con chi lavoravo? Con i nostri padri, i nostri mariti, i nostri fratelli. Allora?! Io ho subito un‘aggressione, per esempio. E non l‘ho subita su un marciapiede. Poi i media anche allora scrissero quello che volevano, perché io non li ho voluti incontrare. In una situazione del genere, in cui ero viva per miracolo, chiaramente non li ho voluti incontrare, e loro scrissero tutta un‘altra storia. In realtà, io avevo conosciuto questa persona, che aveva seri problemi; non di natura economica – come mi aveva fatto credere – ma di tossicodipendenza. Capito questo, io avevo eretto un muro tra noi, ci sentivamo esclusivamente per telefono: cercavo di incoraggiarlo, e lui sembrava trarre molto beneficio dal mio conforto, e questo mi motivava a continuare a sostenerlo, anche se solo per telefono. Fino a quando, un giorno, mi ha chiamato dicendo che sarebbe tornato in Sicilia e che voleva vedermi per salutarmi prima di partire. E‘ venuto da me con l‘idea ben precisa di uccidermi: proprio


Dicembre 2011 nº2 Pagina 8

Approfondimento

perché sono una trans, perché allora facevo ancora la sex worker e sarei stata solo una delle tante ad essere uccisa in casa, nel mistero più totale. Quando sono arrivata al pronto soccorso, mi è stato detto che se il coltello fosse penetrato mezzo centimetro più a fondo, avrebbe raggiunto la giugulare e io sarei morta dissanguata. Essendomi però io difesa con molta forza, il coltello non è arrivato così in fondo. E questo è successo perché io sono una trans! In seguito ho scoperto che lui aveva già in passato commesso violenze contro delle donne, picchiandole, tenendole segregate… Ma mai si era spinto a tanto. L‘ha fatto perché sono quella che sono, ed era sicuro che non sarebbe stato rintracciato, e dunque punito. Avrà pensato: ―Tanto è solo una prostituta, chiuderanno le indagini in un attimo‖. L‘accusa è stata di tentato omicidio, ma al processo – non si sa perché – è caduta. Questo signore ha scontato quattro mesi di carcere (perché quando è arrivata la polizia sono stata in grado di raccontare tutto l‘accaduto, e quindi è stato catturato quaranta minuti dopo, mentre stava per scappare), qualche mese di arresti domiciliari e l‘obbligo di un risarcimento, che io non ho peraltro mai avuto e che non ho fatto nulla per avere. Quello che mi interessava era aver portato a casa la vita e avere bloccato lui, perché non potesse fare altro male. La famiglia era molto potente e ha cercato di comprarmi perché io ritrattassi la mia versione dei fatti, ma ovviamente non ho mai accettato.

no, aggiungendo due righe, ma non ce n‘è la volontà politica. I casi di transfobia nelle istituzioni, però, oggi sono sempre meno: trentacinque anni di battaglie sono serviti a qualcosa! Ovunque io vada, quando sono costretta mostrare il mio documento, comunque la gente continua a chiamarmi ―Signora‖. Il cambiamento si deve soprattutto alle nuove generazioni; lo dimostra il fatto che tu sia qui, lo dimostrano i movimenti di protesta nel mondo, il fatto che qui a Bologna abbiano voluto me come ―Santa Insolvenza‖… E in tutto questo anche noi stessi giochiamo un ruolo importante: è la sicurezza che trasmettiamo, il modo in cui ci poniamo. Se io mi vergogno di essere quella che sono, è un conto; ma se entro in qualsiasi ufficio a testa alta, la gente cambia atteggiamento, riconosce l‘orgoglio, il fatto che la persona che si trova davanti non abbassa mai la testa. EC: Tu, infatti, sei un modello di grande sicurezza, anche rispetto alla tua scelta di non omologarti ad un sesso ben definito. Credo che in molti casi l‘influenza della società abbia un grande peso, nelle scelte sia delle persone transessuali che in quelle delle persone omosessuali…

EC: Anche alla luce di questo episodio, che hai vissuto in prima persona, mi pare urgente una riflessione sulla situazione legislativa italiana. Lo scorso luglio, il Parlamento italiano ha perso l‘ennesima occasione per introdurre l‘aggravante per i reati di omofobia e transfobia: quali sono, secondo te, le responsabilità degli organi legislativi nel creare questo clima di impunità? Possiamo dire che c‘è una transfobia istituzionale?

EC: Questa questione del desiderio di modifica del proprio corpo ci porta al discorso sulla medicalizzazione e sulla patologizzazione delle persone trans…

VT: Certo, ed è enorme. Non c‘era nemmeno bisogno di una legge sulla omo- e transfobia (a parte il fatto che chi l‘ha presentata aveva inizialmente inserito solo il termine ―omofobia‖). A me l‘operazione del legiferare fa sempre paura: credo che, in certi casi, meno leggi ci sono, meglio è. Basterebbe estendere la Legge Manci-

VT: Certo, i binari sono due. E tu ci devi rientrare. Non esisti, se non sei o maschio o femmina. Quindi capisco molto bene che una giovane persona trans voglia rientrare in una di queste due caselle, per non avere – meglio, per illudersi di non avere – problemi e discriminazioni.

VT: Sono due concetti diversi. La patologizzazione è un conto; ma dalla medicalizzazione noi non possiamo prescindere. Siamo costretti a fare cure ormonali, abbiamo bisogno di esperti, affinché non si ripetano gli errori che abbiamo fatto in passato, quando negli anni Settanta e Ottanta non esistevano centri specializzati, quindi tutto funzionava tramite passaparola, e questo ha causato danni fisici a molte di noi. Poi c‘è la questione della chirurgia estetica… Noi non possiamo scappare dalla medicalizzazione: abbiamo bisogno di dermatologi, psicologi, chirurghi. Io stessa ho fatto un percorso di psicoterapia, quando il


Dicembre 2011 nº2 Pagina 9

Approfondimento

MIT ha iniziato a fornire questo servizio, e mi è stato molto utile, nonostante vivessi la mia condizione di persona trans già da vent‘anni. Qui arrivano persone giovanissime, accompagnate dalle famiglie: un sostegno psicologico è essenziale, e il MIT ha tre psicologhe, che lavorano qui ormai da una ventina d‘anni. Oggi queste giovani vite hanno la possibilità di non sentirsi sole come lo eravamo noi qualche decennio fa: io pensavo di essere l‘unica, nonostante vivessi in una grande città; non si sapeva nulla del transessualismo, non ne parlava nemmeno la televisione. EC: Vorrei a questo punto citare la filosofa americana Judith Butler, che in un‘intervista alla televisione francese, commentando l‘uccisione di un ragazzo transgender per mano di alcuni coetanei, affermava: ―Quello che mi spaventa sono tutte quelle situazioni in cui il genere come norma si esercita in modo coercitivo‖. Secondo Butler, esiste un nesso stretto tra le norme legate al genere e il loro potere coercitivo. In altre parole, l‘attraversamento dei generi, trasgredendo la norma, causa in alcune persone angoscia, panico, rabbia; e infine il bisogno di porre fine alla trasgressione e ripristinare la norma con la violenza. VT: Come non essere d‘accordo con Judith Butler! Ma io credo che, come esseri umani, noi siamo spaventati da tutto quello che non conosciamo, in genere. Anche a me spaventano le cose che non conosco, ma penso che se una certa persona esiste è perché ha un signifi-

cato. Non credo in Dio, ma credo che ognuno di noi abbia un valore, e se esistiamo è perché la natura l‘ha sempre contemplato. Noi trans siamo sempre esistiti, in tutti i tempi; la cultura cristiano cattolica ci ha voluti cancellare, ma noi ci siamo sempre stati! EC: In conclusione, volevo chiederti di darci qualche suggerimento sulle pratiche che possiamo agire quotidianamente, per creare un tessuto sociale più elastico, accogliente, in grado di prevedere diversità al suo interno… VT: Soprattutto, io credo che sia necessario essere sempre se stessi. Indipendentemente dal fatto di essere o non essere trans, questo è un discorso generale. Cambiando una virgola, si cambia il mondo. Sono le piccole cose che fanno i grandi cambiamenti. Se ognuno di noi non cambia il proprio modo di pensare, non cambierà mai nulla, anzi, tutto andrà sempre peggio. Nel profondo, ciascuno di noi sa chi è: ci vuole coraggio, per farlo emergere, ci vuole tenacia, nel perseguire un percorso. Io ho sempre saputo quello che ero, ma mi spaventava tutto quanto; avevo quattro anni, e già sapevo perfettamente di non essere un ‗maschio‘. Serve coraggio per essere se stessi. Seguire i percorsi che la società impone può sembrare più semplice, ma provoca una sofferenza interiore enorme: non solo per la persona direttamente interessata, ma anche per quelle intorno. Bisogna sapere che il mondo è in evoluzione, che tutto è in trasformazione. Elena Cesari

Per ascoltare l’intervista: http://www.articolo3.org/comunita-lgbt/intervista-a-valerie-taccarelli

Calendario dei prossimi eventi

Lunedì 30 gennaio, ore 17 Palazzo della Ragione Mantova ” “Il presente della memoria o Presentazione del Rapport annuale 2011 di Articolo 3

.45 Martedì 31 gennaio, ore 20 a ien Bib o atr Te Mantova zingari” “Oltre i confini—Ebrei e Spettacolo musicale di e con Moni Ovadia

9.30 Mercoledì 1 febbraio, ore ne gio Ra la del Palazzo Mantova ” “Il presente della memoria o Presentazione del Rapport e. van nto ma ole alle scu Con Moni Ovadia


Newsletter "In other Words" n.2/dicembre 2011