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Periodico di informazione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli Monaldi - Cotugno - Cto

numero 1/maggio 2013

AMERICA’S CUP

[distribuzione gratuita]

Focus On L’integrazione delle cure 03

Memorie di carta: la Nostra Storia

NAPOLI 2013

06

Il Cardinale Sepe in visita al Monaldi 12

Speciale Forum P.A. 2013 16

Azienda Ospedaliera dei Colli Monaldi - Cotugno - CTO


02

numero 1/maggio 2013

sommario

IN QUESTO NUMERO

dalla copertina:

L’Azienda dei Colli all’America's Cup Village 2013

• • • • • • • • • • • • • • •

L’integrazione: una ricchezza

03

04

La Sanità è cambiata, è ora di cambiare i processi

05

L’Azienda dei Colli in 12 scatti

06

Memorie di carta: la Nostra Storia

07

Convegni

09

Approfondimenti

12

Il Cardinale Sepe in visita al Monaldi

13

Museo di Anatomia Patologica

14

Lo spirito del clown al servizio di chi soffre

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Formazione

16

Speciale Forum P.A. 2013

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Assistenza

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Proposte di lettura

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Riceviamo e pubblichiamo Direttore Responsabile Antonio Giordano

Iscritto al n. 51 del 09.10.2012 Registro Stampa Tribunale di Napoli NUMERO 1 - MAGGIO 2013 decolliamo@ospedalideicolli.it

Responsabile di redazione Francesca Laudato Ufficio Relazioni con il Pubblico Tel. 081.7067354 - urp@ospedalideicolli.it

A Napoli, alla Villa Comunale, in Via Dohrn, dal 13 al 21 aprile 2013, nel Villaggio della America’s Cup era presente il Campus Salute. Attivi 9 ambulatori: Ginecologia, Addome, Cardiologia, Dermatologia, Metabolismo-Diabete-Osteoporosi, Tiroide, Senologia, Odontoiatria e Andrologia ed in più era disponibile un mammografo mobile. L’Azienda dei Colli ha garantito, attraverso la presenza dei suoi specialisti, l’accettazione cardiologica. Lo Scopo del Campus Salute è la promozione e la diffusione della cultura della prevenzione primaria delle malattie attraverso iniziative di tipo sanitario, culturale, educativo e scientifico attraverso l’organizzazione di un vero e proprio ospedale da campo con ambulatori specialistici organizzati nelle piazze e/o in luoghi pubblici per avvicinare la popolazione alla visita medica specialistica al di fuori delle strutture deputate a tali attività come ospedali, presidi ospedalieri, ambulatori pubblici e privati. Questa organizzazione permette di effettuare prestazioni specialistiche di elevato valore professionale evitando alla popolazione il contatto con l’ambiente ospedaliero, foriero di contenuti psicologici non sempre ben accetti da chi si sente in buona salute. Redazione Azienda Ospedaliera dei Colli Via L. Bianchi snc - 80131 Napoli Foto di Enrico Teperino Fotocomposizione e stampa: Poligrafica F.lli Ariello Editori sas - Napoli


numero 1/maggio 2013

editoriale

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EDITORIALE

L’Integrazione: una ricchezza

C

ari Colleghi, La Rivista deCOLLIamo, proponendosi quale strumento di comunicazione, approfondimento e riflessione dell’Azienda dei Colli, affronterà in questo numero l’argomento dell’integrazione multiprofessionale e multidisciplinare.

Vorremmo parlare insieme di una medicina sostenibile dal sistema e dalla collettività, dove tutti gli operatori che, a vario titolo, fanno parte di quello che si definisce “sistema salute” possano riflettere sull’opportunità che l’integrazione delle cure e la collaborazione tra gli operatori offrono nella realizzazione di un progetto complessivo orientato alla cura della persona. Sostenibile, quindi non solo economicamente, ma anche culturalmente: che ristabilisca, attraverso la conoscenza dei bisogni e dei problemi, un clima di rispetto delle competenze altrui, e che si rinnovi attraverso la collaborazione. L’organizzazione sanitaria influenza moltissimo la percezione dei bisogni delle persone, ha le competenze per auto valutarsi, per migliorarsi, ma ha una naturale tendenza ad attivare due meccanismi limitanti: il conservatorismo e l’assenza di dialogo interno o peggio ancora: un costante conflitto fra le competenze e le professionalità dei suoi principali attori, in essa vi è un anelito costante all’impietosa diagnosi dei propri malesseri, un apparente voglia di cambiamento che, troppo spesso, però, confluisce in un apatico conservatorismo.

La Redazione

La crescita culturale e professionale delle persone che operano in strutture sanitarie è un elemento cruciale per una Sanità migliore e più sostenibile. Il riconoscimento di livelli di autonomia professionale più

adeguati deve essere esercitato in condizioni tali da garantire l’integrazione professionale e il coordinamento delle attività in un’ottica interdisciplinare. Offrire un luogo in cui attivare un confronto e un dibattito tra figure professionali diverse, che abbiano in comune l’attenzione alle esigenze della persona nella sua totalità, può diventare una risorsa preziosa per tutti. Riteniamo che il principio di centralità dei bisogni dell’utente sia garantito, oltre che dalla scelta di modelli che determinano la maggiore flessibilità e funzionalità organizzativa, anche dalla definizione ed attuazione di percorsi e protocolli assistenziali integrati e multidisciplinari in grado di sviluppare sinergie tra servizi amministrativi, tecnici e clinici. Vorremmo costruire un giornale che metta insieme visioni diverse, che parli di problemi specifici, ma anche delle ricadute che problemi di settore hanno su tutti gli operatori e, conseguentemente, sui pazienti. Certi che l’integrazione di competenze e specializzazioni diversificate – la multidisciplinarietà trasversale – sia un connubio vincente, intendiamo dar voce alle esperienze di ciascuno di Voi, cui chiediamo di contribuire a costruire un tavolo di confronto al quale ci si propone di far seguire progetti operativi; chiediamo, dunque, a Voi di farci pervenire esempi virtuosi di integrazione delle cure, ma anche di evidenziare le difficoltà e le criticità operative, al fine di contribuire ad un governo dell’Azienda partecipato e condiviso dai professionisti che ne fanno parte. Saremmo lieti di raccogliere le vostre opinioni, per promuovere delle riflessioni e delle analisi che favoriscano un ulteriore approfondimento della tematica trattata, sicuri di poter contare sulla vostra collaborazione. e-mail: decolliamo@ospedalideicolli.it


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focus on

La Sanità è cambiata, è ora di cambiare i processi Tassello importante di tale percorso virtuoso è rappresentato dalle persone che ne fanno parte. Ci vuole formazione, tanta, e altrettanta motivazione per giungere ad un nuovo modello gestionale e di cura.

integrazione delle cure è la parola chiave che caratterizza la Sanità di oggi, disegnando l’efficienza di domani. Con questo concetto si fa riferimento a “un insieme coerente di metodi e modelli, a livello clinico, di finanziamento, amministrazione, organizzazione ed erogazione dei servizi, orientati a creare collegamenti, allineamento e collaborazione all’interno e tra i settori sanitario e sociale; con l’obiettivo di migliorare la qualità delle cure e di vita, la soddisfazione e l’efficienza di assistenza dei pazienti con problemi complessi, la cui cura coinvolge molteplici fornitori di servizi diversi” (Kodner & Spreeuwenberg, 2002). In pratica l’integrazione mira a creare soluzioni per favorire la continuità e la qualità delle cure. Negli ultimi decenni, le politiche sanitarie della maggior parte dei paesi eu-

L’

immediata valutazione integrata delle indicazioni diagnostiche e terapeutiche per i pazienti che afferiscono all’AORN “Azienda Ospedaliera dei Colli”. La costituzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, ha portato con sé una progressiva trasformazione delle strutture, dei processi delle politiche e delle culture, per anni consolidatesi nelle tre realtà aziendali coinvolte. Tali trasformazioni hanno provocato nelle persone, per lo più impiegati e personale operativo, sensazioni di disorientamento, diffidenza, incertezza sul futuro ma, in taluni casi, hanno rappresentato anche nuove sfide cui far fronte, un nuovo stimolo per la propria attività professionale. Le iniziali resistenze al cambiamento hanno dovuto, necessariamente, tramutarsi in esigenza di sinergia: mettendo in campo le

ropei hanno riconosciuto l’importanza dell’integrazione delle cure, il tema è particolarmente rilevante per il SSN italiano, visto che gli ultimi quattro piani sanitari nazionali (2003/05, 2006/08, 2010/12 e 2011/13) si considera l’integrazione e la continuità delle cure quali importanti risposte per affrontare l’invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento delle disabilità e delle patologie croniche. Il processo assistenziale del futuro vedrà un paziente “de-localizzato” si tratta del passaggio da una Sanità ospedaliera ad una Sanità territoriale, questo comporta diversi approcci al paziente: quelli che un tempo erano semplicemente i ricoveri, oggi si stanno trasformando in nuove modalità di cura che implicano una multidisciplinarietà di interventi, con il coinvolgimento di diverse competenze specialistiche che offrano al paziente percorsi assistenziali semplificati e trattamenti qualificati. E’ in quest’ottica che la fusione di tre Ospedali, ciascuno nel rispetto della propria vocazione, può rappresentare una risorsa preziosa per garantire al cittadino/paziente la ridefinizione di un percorso di cura che sia basato su un modello operativo di trattamento multidisciplinare, che prevede una

specifiche risorse dei tre Ospedali ci si è trovati a produrre un sistema sinergico di competenze e valori comuni. Un modello di cura condiviso ed integrato, oltre a garantire un ottimale percorso di cura per il paziente, consente omogeneità dei percorsi diagnostico-terapeutici, definizione ed inizio del trattamento in tempi brevi ed ottimizzazione di risorse aziendali e regionali impattando favorevolmente sui fenomeni di migrazione extra-aziendali ed extra-regionali. Il termine “percorso”, dunque, per definire l’iter organizzativo che si realizza nella realtà aziendale dal momento della presa in carico del paziente e allo stesso tempo l’iter del paziente dal primo contatto con il mondo sanitario, dalla diagnosi e terapia fino alla presa in carico totale: dalla prevenzione alla riabilitazione, attraverso interventi multi professionali e multidisciplinari rivolti in diversi ambiti come quello psico-fisico, sociale e delle eventuali disabilità. Tassello importante di tale percorso virtuoso è rappresentato dalle persone che ne fanno parte. Ci vuole formazione, tanta, e altrettanta motivazione per giungere ad un nuovo modello gestionale e di cura.


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memorie di carta

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L’Azienda dei Colli in dodici scatti.

R

accontarsi attraverso le immagini e riscoprire la propria identità. Questo lo scopo con cui nasce il calendario 2013 dell’Azienda dei Colli: dodici scatti del fotografo napoletano Gianni Di Natale, che ripropongono luoghi ed ambienti vissuti quotidianamente dagli operatori degli Ospedali Monaldi,Cotugno, Cto, ma riproposti sotto la luce magica e suggestiva che solo l’arte della fotografia può rendere. Cambiare prospettiva per vedere meglio la realtà; dodici immagini cui si sovrappongono altrettante didascalie: aforismi, citazioni tratte da convegni che appaiono come esortazioni e suggeriscono di riscoprire l’essenza della relazione di cura, aiutando a focalizzare quelle che sono le caratteristiche proprie dell’ “Ars Medica”, in un percorso ideale che scandisce il tempo che passa e contemporaneamente ne restituisce il valore, ricordando le ricorrenze annuali dedicate

ad alcune patologie che rappresentano appuntamenti importanti per ricordare ed accrescere la coscienza sulle tematiche legate alla salute.

Il Calendario 2013 dell’Azienda dei Colli è stato realizzato dalla U.O.C. Ufficio relazioni con il Pubblico, stampa, comunicazione e internal audit. Le foto sono di Gianni Di Natale


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memorie di carta

Memorie di carta: la Nostra Storia

L’

ospedale Monaldi risale al 1931, anno di inizio dei lavori di costruzione dell’imponente complesso ospedaliero, voluto dall’allora Istituto Nazionale Fascista per la Previdenza Sociale (I.N.F.P.S.), per la cura dei pazienti affetti da tubercolosi. I lavori furono poi completati nell’aprile del 1939, allorquando fu inaugurato un moderno Sanatorio di circa duemila posti letto, immerso in un vasto parco sulla collina dei Camaldoli e denominato “Principe di Piemonte”. Nell’immediato dopoguerra la direzione del Sanatorio fu assunta dal professor Vincenzo Monaldi, illustre clinico di prestigio internazionale, che qualificò l’intera struttura, non solo con le attività clinico-assistenziali, ma anche con attività di ricerca, facendone un polo di attrazione per numerosissimi medici italiani e stranieri che identificarono l’ospedale quale riferimento internazionale per la lotta alla tubercolosi. Tale proficua ed intensa attività scientifica portò alla pubblicazione della rivista “Archivio di tisiologia”, ancora oggi esistente nell’edizione di lingua inglese. Agli inizi degli anni ’70 l’ospedale fu intitolato al professor Vincenzo Monaldi e divenne Ente Ospedaliero. Pur continuando ad essere il più importante Centro del Mezzogiorno per la tisiologia e le malattie dell’apparato respiratorio, l’Ospedale Monaldi, negli anni, ha allargato l’offerta dei propri servizi ad altre discipline mediche e chirurgiche. In una sinergia di rapporti con l’Università degli Studi di Napoli ha aperto i suoi spazi per lo svolgimento delle attività assistenziali all’Università Federico II, accogliendo le due cattedre di Malattie Respiratorie e, successivamente, alla Seconda Università di Napoli ospitando le due cattedre della stessa disciplina nonché le Cattedre di Cardiochirurgia adulti e di Cardiologia. Nel 1995 l’Ospedale Monaldi, a seguito di un’ulteriore riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, diventò Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione, in considerazione di peculiari connotati di qualità nel campo delle malattie cardiopolmonari che, coniugate alle altre discipline di medicina e chirurgia presenti in Ospedale e con il supporto specialistico di laboratori e diagnostiche particolarmente attrezzate, lo hanno reso punto di riferimento nazionale ed internazionale. L’Ospedale Cotugno, inaugurato nell’anno 1885, fu creato per accogliere gli infermi di malattie contagiose provenienti da Napoli e dal circondario. Dopo una parentesi, intorno all’anno 1943, durante la quale la struttura fu trasferita a San Giorgio a Cremano, nel 1968 venne finalmente costruita la sede attuale sulla collina dei Camaldoli nel 1968. Nell’agosto del 1973 il Cotugno dovette far fronte all’epidemia di colera che colpì Napoli e la sua provincia. Da allora, ha costituito un valido punto di riferimento

C.T.O. - Vetrata piscina

Monaldi - Facciata ingresso principale

Cotugno- Ingresso utenti Foto : Gianni Di Natale

durante le numerose emergenze sanitarie, tra le quali Antrace, AIDS/HIV, SARS, H1N5 (influenza aviaria), H1N1 (influenza suina). Il Cotugno è ancora oggi l’unico centro di riferimento, per tutto il sud Italia, per le patologie infettive ed è dotato di rianimazione infettivologica, di un centro per le epatiti fulminanti, di dialisi per infettivi e di camere a pressione negativa per il contenimento di infezioni aerotrasmissibili. Successivamente, con decreto del Presidente della Giunta della Regione Campania n. 22782 del 1° dicembre 1997, l’ospedale è stato costituito in Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale. Il Presidio Ospedaliero C.T.O. (Centro Traumatologico Ortopedico), originariamente monospecialistico, nel corso degli anni si è arricchito di altre discipline e specialità

finalizzate ad assicurare al paziente il necessario supporto per evitare un’assistenza limitata alla sola disciplina orto traumatologica e riabilitativa. Sulla scorta di tali motivazioni, negli anni ’80 all’Unità Operativa di Oculistica si sono aggiunti gli Istituti Universitari (Neurochirurgia, Neurotraumatologia e Neuroradiologia) della Seconda Università degli Studi di Napoli; è stata poi istituita l’Unità Operativa di Urologia e si è completata la strutturazione dell’Ospedale, una volta confluito nell’USL 40, in virtù del trasferimento dal presidio ospedaliero “Elena d’Aosta” delle Unità Operative di Medicina e Chirurgia, ed annesso Pronto Soccorso. Nella seconda metà degli anni ’90, il C.T.O., nel frattempo confluito nell’ASL NA 1, è stato arricchito dell’Unità Operativa di Neurologia con annessa Unità Spinale, nonché di un’area centrale multi specialistica di DH/DS.


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convegni

Psicologi in ospedale Funzioni e contesti operativi

Andrea Cappabianca, Teresa di Gennaro Psicologi volontari U.O.S.D. di Psicologia Clinica AORN Ospedali dei Colli

S

i è tenuto, lo scorso 21 novembre, presso l’Aula Magna dell’Ospedale Monaldi ed organizzato dall’ U.O.S.D. di Psicologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, il Convegno dal titolo: “Psicologi in Ospedale, funzioni e contesti operativi. La comunicazione interculturale in sanità: identità culturale e salute”. Vi hanno partecipato circa 120 persone, prevalentemente operatori dell’Azienda e psicologi campani, mostrando grande entusiasmo e voglia di prospettive per una presenza più radicata di tali professionisti, come ha pure auspicato il Direttore Sanitario, dott. Nicola Silvestri. Il Convegno è il primo di una serie di eventi che si prepongono l’obiettivo di promuovere momenti di confronto e formazione professionale attorno alla tematica della comunicazione in ambito sanitario ed è voluto essere una testimonianza della forte collaborazione tra Medicina e Psicologia, rapporto per certi versi inedito, che sta però conducendo alla evidenziazione di vantaggi clinici, assistenziali e, più recentemente, anche economici, di una reale integrazione dei percorsi di diagnosi, cura e riabilitazione con l’inserimento di specifici interventi di ambito psicologico. Durante la giornata sono intervenuti i Responsabili di diverse Unità Operative, quali il Prof. Antonio Corcione, Direttore U.O.C. Anestesia e Terapia Intensiva post-operatoria; il Prof. Giliberti, Direttore U.O.C. Neonatologia; il Prof. Leone, Direttore U.O.C. di Otorinolangoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale; il Prof. Chirianni, Dir. Dipartimento Aids, il Prof. Montesarchio, Direttore U.O.C. Oncologia; il dott. Nardini, Direttore U.O.C. Psichiatria, il Dott. Maiello, Responsabile U.O.S.D. Chirurgia dei Trapianti; il Prof. Ronga, Direttore U.O.C. Neurologia-CTO; il dr. Viparelli, resp. UOS Psichiatria di Consultazione, il dott. Piantedosi, Responsabile UOSD DH Pneumologico, il Dott. Iavarone, Responsabile Lab. di Neuropsicologia U.O.C. Neurologia-CTO. La loro presenza è stata la dimostrazione delle variegate esperienze che gli psicologi conducono da anni nell’Azienda in ambiti diversi: Psichiatria, Neonatologia, Infettivologia, Trapianti, Oncologia, Neurologia, Tabaccologia, Psicoterapia Ambulatoriale, Cardiochirugia Pediatrica e rapporti con l’associazionismo, dimostrando in questo

modo il soddisfacente livello di professionalità raggiunto. L’ intento della giornata è stato proporre a tutte le altre figure del “sistema” in cui siamo collocati, la nostra visione delle funzioni della psicologia, evidenziando innanzitutto i successi già raggiunti, ma anche le potenzialità di ulteriori sviluppi, senza negare i limiti della nostra operatività, come ha chiarito il Dott. Vito, responsabile dell’U.O.S.D. di Psicologia Clinica. La giornata è stata intensa, articolata con il susseguirsi degli interventi di tutti gli psicologi operanti presso l’A.O. Ospedali dei Colli. Ognuno ha potuto mostrare e specificare la propria attività attraverso la presentazione del servizio che offre all’Azienda. Tra gli interventi vanno ricordati: L’intervento psicologico in neonatologia della Dott.ssa V. Cocuzza e della Dott.ssa F. De Angelis, che offrono un sostegno psicologico e un contenimento alle coppie genitoriali che approdano nel loro Reparto e si trovano a doversi confrontare con la nascita pretermine e con la brusca separazione dal loro bambino; La qualità della vita ed i disturbi cognitivi nei pazienti HIV, della Dott.ssa L. Alfano, del Dott. A. Cappabianca, della Dott.ssa M. De Stefano, che hanno presentato l’attività clinica rivolta ai pazienti con HIV, per i quali viene utilizzato un modello di intervento in cui l’assistenza psicologica è proposta sin dal primo contatto col paziente, che viene accompagnato nella fase diagnostica e nel processo di adattamento ai cambiamenti che impone l’infezione; Un cuore che cambia... implicazioni psicologiche del trapianto, della Dott.ssa M. Pratillo, la quale ha centrato l’intervento sulla necessità di offrire al paziente trapiantato o in attesa di trapianto uno spazio in cui poter esplicitare le ansia e le paure legate

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all’intervento e soprattutto sul significato che il “nuovo cuore” assume per il paziente stesso; L’assistenza psicologica nei gruppi con pazienti laringectomizzati, della Dott.ssa I. d’Alessandro e della Dott.ssa T. Di Gennaro, intervento centrato sulle attività di sostegno svolte con il gruppo di pazienti a cui è stato asportato un tumore della laringe, in collaborazione con le logopediste Accorsero e Galdieri, osservando come la perdita della voce rappresenti per tali pazienti la perdita della loro identità e i conseguenti risvolti psicologici che ciò comporta; La dimensione psicologica nel tabagismo, della Dott.ssa C. Guarino, della dott.ssa M. Lo Cascio e della Dott.ssa N. De Stefano, che hanno presentato le attività svolte presso il Centro per la cura del tabagismo, attivo sia al Monaldi diretto dal dott. Brancaccio sia al Cotugno presso l’UO Psicologia, in collaborazione con il dott. R. Parrella, pneumologo; La Psiconcologia negli Ospedali dei Colli, delle Dott.sse R. Manzo, A. Massa e G. Petrillo, che hanno presentato il lavoro di accoglienza e sostegno svolto con i pazienti oncologici e evidenziato la necessità di incrementare ancor più la centralità del paziente nell’organizzazione dei servizi oncologici; La relazione tra Psichiatria e Psicologia nell’Ospedale, della Dott.ssa Penta e del Dott. Viparelli, interventi atti ad evidenzare le differenze ma soprattutto i punti di incontro tra le due branche teoriche e di quanto l’intervento sinergico di Psichiatria e Psicologia si configuri come mezzo per effettuare un inquadramento diagnostico ed un iter terapeutico complesso; Il ruolo dello psicologo all’interno del reparto di Neurologia, del Dott. F. Matascioli, che ha presentato le attività svolte presso l’UOC di Neurologia del CTO e di come la figura dello psicologo permetta di svolgere la duplice funzione di professionista che concorre alla diagnosi di patologie a cavallo tra lo psicologico ed il neurologico; L’umanizzazione delle strutture ospedaliere ed il ruolo del volontariato: il BookCrossing in corsia, del Dott. A. Cappabianca e del Dott. F. Capuano, che, oltre a presentare il concetto di “umanizzazione” in ospedale, hanno presentato il Progetto “LIBrus Infettano Ospedali” proposto dall’UOSD di Psicologia Clinica e dall’associazione Compagni di Viaggio Onlus; L’attività di psicoterapia per pazienti ambulatoriali, della Dott.ssa I. Calamaro, della Dott.ssa I. d’Alessandro e della Dott.ssa F. Gallo le quali hanno presentato l’attività di psicoterapia rivolta ad utenti che afferiscono presso la struttura ospedaliera con una richiesta di prestazione ambulatoriale. Con questo Convegno ci si è interrogati sul futuro e sulle prospettive di una solida presa in carico dei bisogni psicologici sia dei pazienti, sia dei loro familiari nella Azienda Ospedaliera dei Colli e con la speranza di una maggiore sensibilizzazione da parte degli organi preposti verso la figura dello psicologo, che è già presente nel contesto ospedaliero e che svolge compiti importanti e soprattutto necessari, ma che ancora manca di un adeguato riconoscimento istituzionale.


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convegni

Il dolore nella patologia e oltre

Il 19 aprile, si è tenuto, presso l’Aula Magna dell’Ospedale CTO, il convegno: “Il dolore nella patologia e oltre” un incontro, promosso dal Comitato Etico dell’Azienda Ospedaliera dei Colli che si è proposto come occasione di confronto e approfondimento sui principali aspetti medico-clinici, ma anche giuridici ed etici del tema del dolore. Il Comitato Etico ha voluto così trattare non solo sperimentazioni cliniche ma anche perseguire l’obiettivo di informare e sensibilizzare gli operatori sanitari e i cittadini sull’importanza di promuovere la “cultura del sollievo” ed estendere la consapevolezza che oggi, con una terapia adeguata, è possibile controllare sensibilmente il dolore acuto e cronico fino ad eliminarlo, in nuova cultura dell’assistenza, dell’umanizzazione delle cure e del rispetto della dignità delle persone malate.

COMITATO ETICO Composizione del Comitato Etico Azienda Ospedaliera dei Colli Presidente: Prof. Maurizio Cotrufo Clinico. Professore emerito di Cardiochirurgia presso la Seconda Università degli Studi di Napoli Segretario Comitato e Responsabile Ufficio Affari Scientifici e Sperimentazioni Cliniche: Dott.ssa Ivana Santafede Telefono: 081 7062886 / 335 1256009 Fax: 081 7062816 email: ivana.santafede@ospedalideicolli.it Componenti: Prof. Liberato Berrino Vice Presidente del Comitato Etico, Farmacologo Prof. Claudio Buccelli Medico legale

I responsabili scientifici: prof. Maurizio Cotrufo e il dr. Nicola Silvestri, hanno voluto offrire a tutto il personale ospedaliero, ma anche ai pazienti, la possibilità di superare pregiudizi e luoghi comuni, illustrando i nuovi scenari di diritti-doveri aperti dalla legge n. 38/2010, che sancisce il diritto di tutti gli esseri umani di non soffrire dolori inutili, nella forma acuta della malattia, dopo che il dolore ha esaurito il suo messaggio diagnostico, e nelle patologie croniche senza guarigione possibile. Se da un lato si cerca di informare i pazienti, dall’altro c’è un forte impegno a formare i sanitari non solo per ‘misurare il dolore’, ma anche e soprattutto per costruire, condividere ed applicare i protocolli terapeutici verificando, insieme ai pazienti, se sono adeguati. Durante questa giornata si è riaffermata la centralità della persona malata e il suo diDott. Adriano Cristinziano Direttore del Servizio Farmacia A.O.R.N “Azienda Ospedaliera dei Colli” Monaldi – Cotugno – CTO Dott. Mario De Finis Collaboratore professionale sanitario. Fisioterapista esperto EBM Prof. Giovanni Battista Gaeta Clinico Dott.ssa Maria Paola Garofalo Rappresentante dell’Associazione di volontariato Koinè Dott.ssa Mariaroberta Gregorini Esperta di Bioetica Avv. Raffaele Marzano Avvocato civilista, esperto in diritto commerciale Dott.ssa Rosa Nunziata Chimico ad indirizzo organico Data manager

ritto ad essere informata su quanto si può fare per controllare il dolore, sottolineando l’importanza che rivestono nell’alleviare la sofferenza non solo le terapie più avanzate, ma anche la capacità dei sanitari di rapportarsi umanamente a chi soffre, considerando il malato come persona a cui dedicare attenzione, con bisogni e necessità da soddisfare. Un dibattito interdisciplinare, come strumento per il personale, ma anche un’ occasione di incontro con esperti e con i vertici aziendali, per conoscere i progetti e le azioni di un’ Azienda, gli Ospedali dei Colli, che può dirsi senza dubbio all’avanguardia in questo settore. Il primo intervento è stato quello del prof. Aldo Masullo, professore emerito di filosofia morale, che con la sua affascinante dialettica ha introdotto il tema del dolore. Ad alternarsi poi, nell’analisi di questo argomento, complesso e delicato, esperti del campo medico come il dr. Giuseppe Nardini, direttore dell’Unità di Psichiatria dell’Azienda dei Colli, il dr. Antonio Corcione, direttore dell’Unità di Anestesia dell’Ospedale Monaldi ed il dr. Fernando Chiumiento, direttore dell’Unità di Anestesia del CTO. Inoltre, per l’area riabilitativa, sono intervenute la dr.ssa Annamaria Ciriello in sostituzione della dr.ssa Laura Riccio e la dr.ssa Fortuna Martuccio, la quale ha contribuito a focalizzare l’attenzione sulla necessità di fornire un approccio globale alla cura della persona, che non si limiti ad individuare la patologia ma che sia orientata all’analisi dei bisogni dei pazienti. Nel suo intervento la dr.ssa Mariella Galdo, della Farmacia dell’Ospedale Monaldi ha illustrato gli strumenti farmacologici disponibili, con cui combattere il dolore. La discussione si è inoltre arricchita dei preziosi interventi del Responsabile dell’Unità di Terapia del Dolore del Monaldi, dr. Alfonso Papa, che ha anche illustrato alcuni casi clinici, testimoniati direttamente dall’intervento di alcuni pazienti L’aula Magna del C.T.O. è divenuta, dunque, un luogo di incontro tra ambiti diversi della cultura, per comprendere la complessità del dolore e della sofferenza che ad esso si accompagna e da esso deriva. Avv. Gaetana Paesano Avvocato – esperta in problematiche della persona, della famiglia e dei minori, docente a contratto presso l’Università degli studi di Salerno Dott. Gaetano Piccinocchi Medico di Medicina generale convenzionato con il S.S.N. Dott. Alfredo Siani Clinico- Radiologo Dott. Nicola Silvestri Direttore Sanitario Aziendale “ex officio” dell’ A.O.R.N. “Azienda Ospedaliera dei Colli” Monaldi –Cotugno-CTO Prof. Bruno Trimarco Clinico- Cardiologo Prof.ssa Paola Villani Professore Associato di Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” email : comitato.etico@ospedalideicolli.it


numero 1/maggio 2013

approfondimenti

Scienza ed etica a confronto Gaetana Paesano Avvocato – Componente Comitato Etico Azienda Ospedaliera dei Colli.

L’

attenzione che tutti riservano, oggi, agli effetti e alle conseguenze che derivano, o che potrebbero derivare, dalle nuove scoperte scientifiche e dall’applicazione delle più recenti tecniche per la diagnosi e la cura delle malattie, è particolarmente significativa. L’uomo segue con scrupoloso interesse ogni risultato della ricerca, anche nella intima e segreta speranza che “l’ultima scoperta” possa essere elemento utile a garantire una salute piena e ad allungare, quanto più possibile, la presenza fisica sulla terra. La realtà, oggi, è quella di una ricerca scientifica e, per essa, di una medicina, che contribuisca in maniera determinante alla cura della salute dell’uomo: alcune malattie, in passato mortali, sono state quasi del tutto debellate; altre possono, oggi, contare su farmaci che migliorano di gran lunga le aspettative di vita e la stessa qualità della vita del paziente, alleviando le sue sofferenze. E’ innegabile, d’altra parte, che la scienza che oggi opera sull’uomo per l’uomo - sicché soggetto agente e oggetto agito finiscono per coincidere - sia fonte anche di uno stato generale di ansia e di incertezza rispetto alle nuove future rivelazioni ed ai nuovi confini dell’agire umano. I passi in avanti della scienza e della medicina hanno, in alcune occasioni, suscitato più di una riflessione di carattere etico-filosofico ed etico-giuridico: dalle questioni relative all’uso ed alla manipolazione delle informazioni genetiche, alla protezione legale delle invenzioni biotecnologiche, all’antico dibattito sui rapporti tra progresso scientifico e valori fondamentali dell’uomo. Molte di queste riflessioni sono scaturite dal timore e dal pericolo, da più parti temuto, della perdita del “valore uomo” e della lesione del diritto alla dignità umana: l’indagine su tutti gli aspetti della realtà ha portato a mettere in discussione la stessa fiducia nel progresso scientifico come cieca ed assoluta. E così, i sostenitori dello “scientismo”, che individuano il ruolo della ricerca scientifica nel condurre avanti il progresso dell’umanità, e confinano il ruolo dell’etica unicamente nell’affermare la necessità del rigore scientifico, la veridicità ed il rifiuto della frode, la destinazione a tutti dei risultati conseguiti, ribadiscono l’esigenza che i principi morali non interferiscano con la ricerca e con lo studio delle leggi che governano la natura, come esigenza metodologica della scienza. La libera ricerca e la libera critica sono tese alla conquista del sapere, e non possono essere in ciò condizionate da alcun valore o concetto predeterminato. La scienza e l’etica, in un’altra prospettiva, appaiono tuttavia inconciliabili: la scienza può dimostrare i fondamenti dell’etica, e

l’etica può preservare la scienza dagli errori. Questa visione è sicuramente più rispondente alla realtà attuale: il campo metodologico di operatività degli scienziati, se pure all’interno di uno spazio autonomo rispetto alle altre legittime forme di pensiero metafisico, è costituito solo dalle teorie verificabili empiricamente. E ciò anche come conseguenza della presa di coscienza dei fallimenti ai quali porta una scienza “dogmatica”. La questione epistemologica del rapporto tra il sistema che deriva dal mondo scientifico ed il sistema che deriva dall’esperienza giuridica si impone, inoltre, quasi inevitabilmente in una società democratica, in cui la libertà della scienza non può essere illimitata e situarsi al di fuori dello Stato di diritto e delle leggi morali. L’esigenza primaria di protezione e garanzia per i cittadini, in particolare, agevola il passaggio da una visione acritica del sapere scientifico, come interamente dato e certo, ad una posizione consapevole della non neutralità delle proposizioni scientifiche. E’ in questo contesto che deve leggersi l’istituzione dei Comitati Etici. La fase della sperimentazione sull’uomo dei risultati della ricerca ha trovato attenta garanzia con la istituzione di organismi indipendenti, composti di personale sanitario e non, incaricati di garantire la tutela dei diritti, della sicurezza e del benessere dei soggetti della sperimentazione e di fornire pubblica garanzia di questa tutela, emettendo pareri sul protocollo di sperimentazione, sull’idoneità dello o degli sperimentatori, sulle strutture e sui metodi e documenti da impiegare per informare i soggetti della sperimentazione prima di ottenere il consenso informato. In Italia l’istituzione dei Comitati Etici è prevista nelle strutture sanitarie pubbliche e negli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico privati (IRCCS). Il principale riferimento per le decisioni e l’attività generale di un Comitato Etico è costituito dalla Dichiarazione di Helsinki (nella sua versione più aggiornata) e dalla Convenzione di Oviedo; in secondo luogo, sono rilevanti le raccomandazioni del Comitato Nazionale di Bioetica. Per le sperimentazioni di medicinali è previsto che si faccia riferimento alle norme indicate dal Good Medical Practice, nella sua versione più recente. Un ovvio riferimento sono poi le leggi nazionali ed internazionali, secondo le linee guida aggiornate dell’Agenzia europea in tema di valutazione dell’efficacia delle sperimentazioni cliniche. L’ “Azienda Ospedaliera dei Colli” che, nel panorama della sanità campana, costituisce punto di eccellenza e di riferimento per alcune patologie, quali quelle infettive, cardiologiche, pneumologiche, orto-traumatologiche, anche in virtù della sinergia con le facoltà di medicina e chirurgia della Università “Federico II” e della Seconda Università degli studi di Napoli, è interessata da varie richieste di sperimentazione di nuovi risultati della ricerca e di nuovi farmaci, e si pone tra le Aziende Ospedaliere di riferimento per molte società scientifiche e case farmaceutiche. Ha provveduto, perciò, a costituire un proprio Comitato Etico, con lo scopo di garantire la fattibilità di

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un progetto di ricerca in termini di correttezza etica e scientifica della sperimentazione, a tutela, prima di tutto, dei diritti dei soggetti che prendono parte allo studio clinico. Grazie all’apporto di eccellenti professionisti, il Comitato Etico dell’Azienda Ospedaliera dei Colli sta operando ispirato da una visione di legittimità del progresso della scienza medica sperimentale solo ove le finalità perseguite dalla sperimentazione e dalla libera ricerca medica, sulla base del principio fondamentale di solidarietà sociale, siano quelle di tutela e realizzazione del benessere collettivo, nel rispetto dei diritti primari personalissimi dei pazienti sottoposti all’attività sperimentale. Il nostro sistema costituzionale impone il rispetto dell’uomo, come limite di ogni agire umano, e funzionalizza l’avere rispetto all’essere. Il modello etico più conforme a questa visione personalista, anche rispetto alla ricerca scientifica, come ricerca finalizzata al bene vero dell’uomo, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini, è quello che affida all’etica il compito importante (e non secondario) di indicare i mezzi, i metodi, i rischi per la dignità e l’integrità della persona, nonchè di attribuire alla ricerca scientifica un significato vero in rapporto al benessere della società. L’intervento medico o scientifico legittimo è, pertanto, solo quello volto alla difesa ed alla promozione della vita umana, nel senso di un’attività diretta ad un miglioramento positivo della qualità della vita, in una prospettiva insieme individuale e sociale. Il modello di etica personalista, che ben si concilia con il nostro ordinamento costituzionale, consente di applicare alla ricerca scientifica ed alla sperimentazione il sistema di valori etici individuati dal diritto a tutela e salvaguardia del benessere dell’individuo. La norma costituzionale su cui si fondano l’autonomia e la libertà scientifica (art. 33) è, contemporaneamente, fondamento dei suoi stessi limiti intrinseci, che derivano dalla necessità di tutela di interessi prevalenti (art. 24). Se è vero, peraltro, che essa non contiene la previsione di limiti espressi, il che ha consentito un’interpretazione a favore esclusivo della totale autonomia della ricerca, è vero anche che l’interesse della scienza cessa di rilevare come valore assoluto nel momento in cui si tiene conto dell’intero ordinamento costituzionale e, in particolare, del principio di tutela dei diritti fondamentali dell’individuo, espresso negli artt. 2 e 3 della Costituzione. Sotto questo profilo la liceità degli interventi scientifici e della sperimentazione sull’uomo va valutata in riferimento ai principi costituzionali, altrettanto rilevanti, del rispetto della dignità umana e del valore dell’uomo, che non possono trovare limitazione in nessuna, asserita, ragione di interesse superiore. Ed in questo senso opera il Comitato Etico dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, attento al progresso scientifico ed alla validità delle sperimentazioni, autorizzando l’attività scientifica e controllandone il concreto svolgimento, entro i limiti, però, di tutela dei diritti fondamentali dell’individuo, attento al principio della dignità umana che è di tutti e di ciascuno, in ogni fase dello sviluppo dell’uomo ed in ogni condizione della vita umana e sociale.


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approfondimenti

Prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA), sono un importante problema di Sanità pubblica per le gravi ripercussioni sull’utente e sulla comunità sociale.

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el panorama dei potenziali rischi per la sicurezza dei pazienti attribuibili all’assistenza sanitaria, le complicanze infettive giocano un ruolo di primo piano, perché sono frequenti, hanno un elevato impatto clinico ed economico e perché sono in parte evitabili con l’adozione di misure di provata efficacia. La frequenza delle infezioni ospedaliere costituisce un indicatore di qualità dell’assistenza prestata in Ospedale, essendo ormai ampiamente dimostrato che determinate pratiche assistenziali, comportamenti professionali, assetti organizzativi e strutturali sono in grado di influenzare il rischio per i pazienti e per il personale sanitario di contrarre un’infezione in Ospedale. Negli ultimi anni, inoltre, il tema della sicurezza del paziente è diventato una questione centrale per i servizi sanitari, il numero di reclami e denunce per malpractice è in continuo aumento, così come i costi assicurativi che le strutture sanitarie devono sostenere. La sicurezza dei pazienti quindi si colloca nella prospettiva di un complessivo miglioramento della qualità e poiché dipende dalle interazioni delle molteplici componenti che agiscono nel sistema, deve essere affrontata attraverso l’adozione di pratiche di governo clinico che consentono di porre al centro della programmazione e gestione dei servizi sanitari i bisogni dei cittadini, valorizzando nel contempo il ruolo e la responsabilità di tutte le figure professionali che operano in sanità. La gestione delle strutture sanitarie moderne richiede l’acquisizione continua di nuove competenze attraverso la formazione e la ricerca, che permettano di sviluppare modalità di management adattate alla gestione del cambiamento in un contesto normativo e regolamentare in costante evoluzione e in un quadro economico-finanziario sempre più stringente. Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA), come oggi si definiscono le infezioni ospedaliere, sono un importante problema di sanità pubblica per le gravi ripercussioni sull’utente/paziente (aumento di circa 5 giorni della degenza media) e sulla comunità sociale, che vede impiegare risorse ag-

Dott.ssa Pagano Liliana Infermiera Epidemiologa Azienda Ospedaliera dei Colli

giuntive per la salvaguardia, la cura e il ripristino dello stato di salute. Il tema infezioni ospedaliere è stato affrontato per la prima volta in Italia nel 1985, su indicazioni del Consiglio d’Europa, con la Circolare del Ministero della Sanità n. 52 “ Lotta contro le Infezioni Ospedaliere”. La Circolare aveva un duplice obiettivo: sensibilizzare gli operatori sanitari al problema e delineare le misure generali di prevenzione e controllo delle infezioni nosocomiali. In particolare, si individua in un sistema di sorveglianza mirata e continua l’azione di controllo più efficace ed, al fine di garantire un’operatività costante in materia di infezioni ospedaliere, si raccomanda l’istituzione, presso ogni presidio ospedaliero o in aggregati di ospedali di piccole dimensioni, di una specifica commissione tecnica (Comitato per le Infezioni Ospedaliere, CIO). Sottolineando l’importanza di un approccio multidisciplinare alla problematica, la Circolare indica le figure professionali essenziali del CIO che, coadiuvato dal direttore sanitario, deve comprendere esperti in igiene, malattie infettive e microbiologia, il dirigente del personale infermieristico ed i rappresentanti delle diverse aree funzionali. Inoltre, per l’attuazione del programma di controllo, la Circolare prevede la designazione da parte del comitato di un ristretto gruppo operativo costituito da: un medico igienista della direzione sanitaria, un esperto in microbiologia, in esperto in malattie infettive, un caposala, tre infermieri professionali particolarmente addestrati in materia, un farmacologo clinico o farmacista ospedaliero. Nell’ambito del gruppo operativo, la Circolare riconosce all’infermiera addetta al controllo delle infezioni un ruolo fondamentale nel sistema di sorveglianza, recitando “E’ una figura fondamentale per la sorveglianza delle infezioni ospedaliere: è un’infermiera/e professionale con una certa esperienza consolidata nel lavoro di reparto (chirurgico o medico) e coinvolta nel programma di controllo. Le sue funzioni sono le seguenti: 1. Sorveglianza delle infezioni ospedaliere (rilevazione dei dati ed analisi perio-

dica, indagini di eventi epidemici). 2. Educazione-insegnamento (programmi di aggiornamento, nuovi assunti, ecc.) nei confronti del personale di assistenza. 3. Collegamento tra il Comitato per le Infezioni Ospedaliere e le diverse aree ospedaliere (applicazione delle misure di controllo decise). 4. Modificazione dei comportamenti del personale di assistenza. Tale figura dovrebbe essere identificata all’interno del personale esistente ed essere dotata di specifica competenza per assolvere alle sue mansioni.” Tali argomenti sono poi approfonditi nel 1988 in una seconda Circolare del Ministero della Sanità n.8: “Lotta contro le infezioni ospedaliere: la Sorveglianza” in cui si definiscono in dettaglio le principali infezioni nosocomiali (infezioni delle vie urinarie, infezioni delle basse vie respiratorie, infezioni delle ferite, batteriemie/infezioni sistemiche) e si descrivono i diversi approcci possibili per la loro sorveglianza (di laboratorio, con studi di prevalenza, per reparti ad alto rischio, per problemi). L’infermiera Epidemiologa Risale al 1988 l’istituzione, all’interno dell’allora Ente Ospedaliero V. Monaldi, la nascita del CIO. Uno strumento che negli anni si è perfezionato, modificando obiet-


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tivi, priorità e componenti, il tutto per dare visibilità e credibilità alle attività dello stesso Comitato e del Gruppo Operativo al fine di far aumentare la consapevolezza dei problemi relativi alle infezioni ospedaliere fra gli operatori sanitari. Nel settembre del 2009 l’Azienda Ospedaliera Monaldi affidava ad un’infermiera il compito di occuparsi delle Infezioni Correlate alle Pratiche Assistenziali (ICPA), progetto ambizioso del Direttore Sanitario dell’epoca e tenacia del Direttore del Servizio Infermieristico che ha voluto fortemente l’inserimento a tempo pieno di una figura infermieristica nel complesso sistema di sorveglianza in collaborazione con la Direzione Sanitaria, vera dimostrazione di interesse alla problematica e chiara volontà verso un approccio organizzativo, sistematico e continuativo. La creazione ex novo di un servizio di “Prevenzione e Controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza” all’interno del SIT (Servizio Infermieristico e Tecnico) non poteva mancare in una struttura di eccellenza come il Monaldi. E’ iniziato così un percorso che nasce dalla volontà di mostrare cosa facciamo, come lo facciamo e quali risultati otteniamo per condividere e valorizzare il lavoro di tutti, percorso svolto in collaborazione con il già consolidato gruppo di lavoro CIO-GOIO.

approfondimenti

Modalità operative Uno degli obiettivi del programma consisteva nell’identificare le misure prioritarie per ridurre il rischio delle infezioni correlate all’assistenza. Per realizzarlo sono state valutate le aree assistenziali, identificando quelle a maggior rischio. Sono state date, quindi, indicazioni su specifiche misure di base per il controllo delle ICA da applicare nella pratica assistenziale, provvedendo inoltre, a determinare degli indicatori di processo e di esito per monitorare l’adesione alle principali misure di controllo. L’importanza di valutare i processi su base sistematica attraverso degli indicatori condivisi e documentare quindi l’effettivo miglioramento della qualità delle prestazioni in ciascun contesto operativo risulta fondamentale. La sorveglianza e il controllo è un processo dinamico di raccolta, organizzazione, analisi e comunicazione dei dati (feedback) ed è il principale strumento in grado di ridurre l’incidenza delle infezioni associate all’assistenza. Per produrre dei miglioramenti in termini di qualità è indispensabile sapere da dove si parte e questo si realizza attraverso un processo conoscitivo che si concretizza appunto nella raccolta dei dati. Gli effetti delle attività di sorveglianza (in termini di riduzione dei fenomeni) non sono evidenziabili nell’immediato, ma nel medio-lungo periodo, poiché il tutto è riconducibile ad un processo educativo che deve influire sulle abitudini comportamentali modificandole. Sono da tempo avviate e consolidate all’interno del Monaldi attività di sorveglianza di laboratorio e sul paziente, che consentono di valutare la circolazione dei microrganismi, di determinare tassi, grezzi e specifici, di colonizzazione o d’infezione, di stabilire variazioni nella frequenza o della distribuzione degli avvenimenti, di mettere in atto investigazioni per interpretare l’eventuale aumento dei tassi, d’instaurare misure di controllo e di determinarne l’efficacia. Più recente, invece, è l’avvio di un sistema di valutazione del grado di adesione alle procedure da parte degli Operatori, che rappresenta una fase di fondamentale importanza nell’ambito di un piano di prevenzione e controllo poiché consente la correzione in itinere di eventuali comportamenti errati e costituisce un momento di formazione sul campo e di confronto con gli operatori, teso a mantenere sempre alta l’attenzione sulle problematiche di natura infettiva, ma anche a far emergere eventuali criticità (audit). Obiettivi da perseguire Con la costituzione della nuova Azienda Ospedaliera dei Colli non si poteva non ambire ad un progetto che coinvolgesse gli altri due ospedali (Cotugno-CTO), ognuno con il proprio percorso alle spalle, in tale ambito. La necessità, quindi, di uno scambio di esperienze, viste le diverse specializzazioni della neo Azienda distribuite nei tre ospedali, non può che essere un arricchimento di informazioni ottenute dai diversi programmi di sorveglianza, integrandoli così

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in un unico sistema condiviso. Non può non avere peso la consolidata esperienza in ambito infettivo dei colleghi del Cotugno, così come non va sottovalutata l’esperienza dei colleghi del CTO nella gestione dei pazienti ortopedici e neurochirurgici, notoriamente più esposti al rischio infettivo. E come era successo tre anni prima, il Direttore del Servizio Infermieristico ha affidato incarico all’ICI aziendale di coordinare le attività di prevenzione e controllo, coinvolgendo gli altri due ospedali, con l’utilizzo di risorse e persone disponibili nell’immediato. Tale progetto sarà preceduto da un’analisi dei rischi infettivi delle rispettive realtà e da un periodo di formazione dedicato al personale che collaborerà alla sorveglianza. L’impiego a tempo pieno delle necessarie risorse umane di personale interno rappresenta sicuramente un obiettivo da perseguire, destinando una unità infermieristica, in possesso di un master specifico, per ognuno dei tre ospedali, anche al fine di garantire la continuità ed il miglioramento delle attività di sorveglianza e di controllo. Conclusioni Le misure di prevenzione per contenere il rischio infettivo spesso richiedono semplici ma basilari modifiche di comportamenti, pertanto prive di costi significativi, ma l’impegno al cambiamento è spesso condizionato dalla volontà degli operatori sanitari. Le barriere al cambiamento sono molteplici ed è indispensabile individuare quelle che, nel contesto specifico, hanno un peso maggiore. Vanno, quindi, individuate strategie comunicative atte a realizzare il cambiamento con la partecipazione dei professionisti coinvolti che rappresentano la vera struttura portante del sistema. Il coinvolgimento dei singoli ed il riconoscimento del contributo di ognuno sono alla base per un programma di successo. Ascoltare le difficoltà e cercare di comprendere le ragioni che producono la mancata adesione dei programmi si presenta indispensabile per arrivare a dare ciò che serve per lavorare meglio. Far sì che il confronto sia un occasione di formazione e non di controllo ribadendo che “il controllo va alla ricerca delle cause e non delle colpe” e che i suggerimenti e le opinioni dei professionisti non solo sono utili ma preziosi. L’infermiera addetta al controllo delle infezioni agisce attraverso i colleghi mettendoli nelle condizioni necessarie per erogare un servizio di qualità sia dal punto di vista pratico che intellettuale. L’ICI è un intermediario tra le difficoltà di chi lavora quotidianamente “sul campo” e l’azienda, è un interlocutore pronto a dare risposte, o a cercarle per lui, e tutto questo deve essere visto come un vantaggio non come interferenza dai professionisti sanitari . La multidisciplinarità di cui si parla tanto va intesa come il team della Ferrari dove la conoscenza e le capacità di ognuno fanno sembrare semplici anche cose in realtà molto impegnative.


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attualità

Il Cardinale Sepe in visita al Monaldi “La generosità dei napoletani da sempre ha migliorato e contribuito alla crescita umana, spirituale della nostra comunità”

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l cardinale Crescenzio Sepe al Monaldi. Il 9 maggio l’ arcivescovo di Napoli ha benedetto due lettini dell’unità operativa complessa di Neonatologia, da lui stesso donati con parte del ricavato dell’annuale asta di beneficenza tenutasi nell’auditorium della Rai, il 7 dicembre scorso. I due speciali lettini sono provvisti di una tecnologia all’avanguardia che permette di sottoporre a monitoraggio costante le attività cerebrali dei piccoli pazienti. Il macchinario, costato circa 54 mila euro, riesce a diagnosticare in tempi rapidi una patologia cerebrale acquisita, congenita o acuta. L’introduzione dell’elettroencefalografo ad ampiezza integrata rientra nell’ambito del progetto di sorveglianza neurologica del neonato in terapia intensiva, denominato «Di onda in onda». Il periodo di transizione che un bambino prematuro vive, tra il parto e la definitiva vita quotidiana tra le braccia dei genitori, è la terapia intensiva neonatale conosciuta anche come TIN. «La mortalità neonatale è passata dal 3,8 per mille del 1990 al 1,6 di oggi» ci spiega Paolo Giliberti – direttore dell’Unità Operativa Complessa di neonatologia del Monaldi – la sopravvivenza per i neonati pretermine di età gestazionale sotto le 24 settimane è passata al 40%, quella tra le 25 e le 27 settimane all’80%, quella tra 28 e 34 settimane al 95%». Durante la visita al reparto, il cardinale Sepe , accompagnato dal direttore Generale Antonio Giordano e dal dr. Paolo Giliberti è stato accolto dall’entusiasmo e dalla gratitudine degli operatori dell’Unità: medici, infermieri, tecnici ma anche dai genitori dei piccoli ricoverati, ai quali questo gesto di speranza e solidarietà ha potuto restituire, per un attimo, un sorriso, in un momento difficile come quello che stanno affrontando. «La generosità dei napoletani da sempre ha migliorato e contribuito alla crescita umana, spirituale della nostra comunità. Grazie a loro abbiamo potuto portare a termine i nostri progetti» questo il commento del cardinale, cui è stata intitolata, in segno di riconoscenza, una targa apposta all’ingresso del reparto.

Al CTO apre la Chirurgia Generale Tecnologia e attenzione ai bisogni dei pazienti

Il progetto “Onda su onda” Il progetto “Onda su onda” ha l’obiettivo di introdurre nel programma di monitoraggio delle funzioni vitali dei neonati patologici l’elettroencefalografia ad ampiezza integrata (aEEG). Il sistema dell’ aEEG permette di avere informazioni 24 ore su 24 sugli effetti degli eventi patologici, sulle conseguenze di interventi farmacologici, sugli eventuali effetti di misure assistenziali e di documentare anomalie della funzione celebrale. Quest’approccio, quindi, garantisce un miglioramento delle risposte terapeutiche e contribuisce sostanzialmente al contenimento degli esiti neurologici a distanza. Negli ultimi decenni la Neonatologia ha fatto dei progressi consistenti, portando ad una graduale riduzione della mortalità neonatale. Tuttavia, mentre è assicurato a tutti i neonati in terapia intensiva un monitoraggio continuo dell’attività cardiaca e di quella respiratoria, della saturimetria periferica, delle pressioni arteriose e della temperatura corporea, sono ancora poco diffuse forme di controllo sull’attività celebrale. Se negli anni si è assistito alla diminuzione della mortalità si è, però, osservato un aumento della prevalenza della paralisi celebrale nella popolazione infantile generale, ed in particolare nei bambini nati pretermine di peso alla nascita inferiore a 1500g.

Reparto di Chirurgia del Cto, il taglio del nastro e la benedizione dell’Unità, diretta dal prof. Feliciano Crovella, è avvenuto lunedì 5 novembre 2012. All’Unita’ Operativa, trasferita dal Cotugno, è stato destinato un ambiente completamente ristrutturato, progettato all’insegna della tecnologia ed in linea con i bisogni dei pazienti. Sensibile l’incremento dei posti letto: 16 per ricoveri ordinari e 2 per day surgery. Unificare le Unità di Chirurgia del Cto e del Cotugno significa razionalizzare i complessi operatori che, in un’Azienda Ospedaliera, determi-

INAUGURATO IL NUOVO

nano costi elevati; situare l’Unità Operativa al CTO, invece, rappresenta un ulteriore slancio per un Ospedale che ritrova la sua vocazione chirurgica, e arricchisce ulteriormente la sua offerta di salute.


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attualità

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Museo di Anatomia Patologica “A ciascun quadro è correlata una storia di sofferenza umana, per questi motivi è doveroso tramandarlo con fedele dedizione alle future generazioni di studiosi”

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l futuro dell’anatomia patologica nello studio del passato: annesso all’Unità Operativa di Anatomia Patologica dell’ “Azienda Ospedaliera dei Colli”, presso l’ospedale Monaldi, rinasce il Museo di Anatomia Patologica. E stato il prof. Pietro Micheli, direttore dell’Unità Operativa, a volere fortemente ridare dignità museale alla raccolta di reperti trovati al suo insediamento nel 2011. Il Museo è sorto intorno al 1950, per volontà del prof. Blasi, come collezione di pezzi anatomici di interesse patologico, prelevati da cadaveri e sistemati in vasi di vetro; la raccolta è proseguita negli anni, con l’impegno e la dedizione dei primari che si sono succeduti: dal prof. Catena al prof. Aliperta al prof. Forte; nel corso del tempo però, è andata persa la volontà espositiva e didattica ed il Museo Anatomico ha acquistato una funzione esclusivamente conservativa dei circa 400 reperti raccolti, questi sono stati alloggiati in un’area dedicata ma chiusa al pubblico., si è temuto che fossero destinati all’oblio. Il prof. Micheli, però, ha subito individuato l’inestimabile valore della collezione e, grazie al prezioso aiuto di collaboratori appassionati come il dr. Giuseppe Antinolfi, la dr.ssa Erica Barra, la dr.ssa Nicla De Rosa e con il supporto dei colleghi medici ed il personale tecnico, ha deciso di progettare il nuovo Museo. Pochi i lavori di ristrutturazione possibili in tempi di crisi, ma molto impegno ed un unico obiettivo: valorizzare i reperti individuando temi e percorsi che ne potessero sviluppare le potenzialità didattiche. I vasi in vetro, che contengono i preparati immersi in liquido conservativo, sono disposti in vetrine; si possono osservare soprattutto sezioni di organi, isolate, o applicate in serie su lastrine di vetro. La collezione rispecchia gli indirizzi di ricerca ed i settori di specializzazione dell’ Ospedale Monaldi per cui numerosi sono i reperti relativi a patologie tubercolari. Considerando la data di inizio della collezione, molto del materiale ha interesse storico, oltre che patologico, e comprende comunque reperti ed esemplari rari. In esposizione anche strumentazioni ed apparecchiature che venivano utilizzate nella pratica quotidiana dei laboratori di ricerca. Attraverso questo materiale è possibile seguire, in

un percorso ideale, l’evoluzione della ricerca in campo anatomico, con l’utilizzo di strumenti che ci riportano ad un passato assai prossimo. Tale raccolta acquista quindi dignità museale non solo in quanto antica, ma in quanto testimonianza fedele, svincolata da concetti di bellezza ed unicità, di una evoluzione scientifica. È importante quindi sottolinearne la duplice “anima”: se da un lato se ne evidenzia il valore storico, dall’altro risulta preminente la componente didattica, intesa come strumento formativo ed informativo per gli studenti. Il Museo, inoltre, è dotato di certificazione di qualità ISO 9001, tale certificazione garantisce che il Museo operi secondo criteri non solo di correttezza, ma anche di elevata qualità nell’ambito della sua attività educativa e culturale. Nei reperti esposti, i visitatori che si interessano di storia della medicina possono trovare una dettagliata documentazione delle malattie che hanno colpito gli uomini

nel passato; per il visitatore meno specializzato essi parlano il singolare linguaggio della curiosità. Come si legge in un documento rispolverato ed incorniciato dal prof. Micheli e disposto all’ingresso della sala espositiva: “Il museo di Anatomia patologica è frutto di vari decenni di ricerca assidua e di lavoro appassionato e costante di tutto il personale dell’Unità Operativa di Anatomia ed Istologia Patologica. Nel corso degli anni sono stati raccolti reperti di grande interesse scientifico che rappresentano patologie rare o quasi scomparse. A ciascun quadro è correlata una storia di sofferenza umana, per questi motivi è doveroso tramandarlo con fedele dedizione alle future generazioni di studiosi.” Il Museo, sito presso l’Ospedale Monaldi, può essere visitato, previo accordo con il Responsabile contattando i seguenti recapiti telefonici: 081/ 7602362- 081/7605152.


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attualità/formazione

Lo spirito del clown al servizio di chi soffre

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nvasione di “nasi rossi” al reparto di Chirurgia Pediatrica del Monaldi. Una nuova squadra di clowndottori è pronta ad entrare in azione grazie alla onlus napoletana Energia del Sorriso e al contributo organizzativo ed economico di Optima Italia S.p.A. Nei mesi di gennaio e febbraio scorsi, attraverso un corso di formazione, l’Associazione ha selezionato 18 giovani, preparandoli a regalare gioia, speranza e allegria ai malati più piccoli. Il 26 marzo, presso la sala della Biblioteca dell’Ospedale Monaldi, il Direttore Generale Antonio Giordano, il Direttore del reparto di Chirurgia Pediatrica Giuseppe Caianiello, l’attore e regista Gino Rivieccio, hanno consegnato ai neo-clowndottori gli attestati riconosciuti dalla FNC (Federazione Nazionale Clowndottori) per la partecipazione al corso organizzato e sostenuto da Energia del Sorriso. A coordinare l’evento è stato Peppe Iannicelli, giornalista, conduttore tv e socio fondatore della onlus. La clown-terapia è l’uso delle tecniche del clown a favore di chi soffre un disagio: la leggerezza che arriva da un momento di buon umore, l’energia interiore che si può trovare nel giocare con la fantasia. Non è una medicina, è una carezza, non lavora sul piano della cura sanitaria, lavora sul piano della persona. La presenza dei clown dottori può allargare i confini di una stanza ospedaliera, ma proprio perché il loro servizio accosta la sofferenza delle persone, nelle stanze di ospedale, la formazione è al centro dell’impegno dei volontari. Bisogna percorre un cammino che inizia nel primo anno di tirocinio e prosegue durante tutta l’attività in Associazione, a spiegarlo ai giovani volontari è stato Glauco Siviero, conosciuto con il nome di “Fischietto”: clowndottore, con oltre dieci anni di esperienza, che si è alternato a medici, psicologi e sociologi nel fornire indicazioni e preziosi consigli durante le 90 ore di formazione. Nel corso degli incontri didattici sono stati affrontati gli aspetti tecnici di “clownerie” ma anche i risvolti psicologici del malato, passando da cono-

scenze di igiene e comportamento in ospedale a stimoli per la propria crescita personale. La “cultura del sorriso” è fatta, dunque, di bolle di sapone, palline colorate e dall’immancabile naso rosso, che rende simpatici e affidabili, ma soprattutto è fatta di quella delicatezza e quel rispetto che permettono di abbattere le barriere e ridurre le distanze. Che il riso abbia effetti positivi e terapeutici è oramai ampiamente risaputo e dimostrato: c’è chi parla di un tonico esercizio muscolare, chi di fenomeno distensivo e purificativo delle vie respiratorie superiori. Ridere può far cessare una crisi d’asma, può rilassare le fibre dei bronchi, agevola la respirazione e gli scambi polmonari, abbassa persino il tasso di grasso nel sangue, tutto il corpo che ride si distende, una risata distrae dal dolore, fa passare l’insonnia e aumenta l’ottimismo. Ridere, inoltre, è contagioso, come lo è stato per i medici e per gli infermieri del reparto del dr. Caianiello, che, accogliendo i clown in corsia, hanno aperto le porte all’allegria, ritrovandosi a condividere con i piccoli pazienti e con i loro familiari un lungo abbraccio di solidarietà.

Corso di formazione: la gestione dello stress la prevenzione del burnout L’attenzione alla salute e alla sicurezza sul lavoro comporta benefici sociali ed economici per il singolo, per l’organizzazione lavorativa, per la società.

APPROFONDIMENTO

La cura del sorriso L’origine della clownterapia moderna si deve al dottor Hunter Patch Adams. Negli anni ’70 egli iniziò a formulare una teoria sulla felicità partendo dall’esperienza negativa che lo aveva visto protagonista quando era ancora un adolescente: egli, infatti, fu ricoverato in una clinica a causa di una forte depressione che lo stava conducendo lentamente al suicidio. Dopo essersi iscritto alla Facoltà di Medicina, intraprese degli studi su un campione di pazienti ricoverati in ospedale. Da sempre convinto che risata e sorriso portassero enormi benefici, Adams iniziò a visitare i suoi pazienti travestito da clown. Passo dopo passo il suo sogno prendeva forma: realizzare una casa-ospedale dove curare i pazienti con terapie alternative a quelle tradizionali, basate sulla ricerca del benessere. Nel 1983 Adams, con la collaborazione di alcuni amici, riuscì finalmente a realizzare il Gensundheit Institute - Istituto della Salute- nelle montagne del West Virginia: in questa struttura il rapporto tra pazienti e dottori si basa su fiducia reciproca e buon umore, mentre gioia e creatività sono divenute prescrizioni essenziali delle sue cure. Nel 1998 la vicenda di “Patch” Adams divenne un film di grande successo, e contribuì a far conoscere al grande pubblico la “clown terapia” e i suoi potenziali campi di applicazione, primo fra tutti i reparti di degenza ospedaliera. I tempi erano probabilmente maturi ad accogliere discorsi che solo qualche decennio prima avrebbero scandalizzato: un medico, un infermiere che si lasciano andare a giocare con i malati, si travestono da pagliacci dissacrando gli strumenti del sapere, non sarebbero stati accettati da nessuno; ora invece è un dato acquisito che non si può curare solo un corpo ma la persona nella sua interezza e che aprire l’ospedale ad una dimensione ludica che attenui il senso di estraneità e di oppressione rendendo i reparti più “vivibili”, sia ormai quasi una parola d’ordine.Ed è così che la clown terapia si è diffusa in molte cliniche ed ospedali di diversi paesi del mondo: in Italia, i primi clownmedici risalgono agli anni ’90.

IL CORSO,

che ha trattato di un tema di grande attualità come quello dello stress lavorativo, ha risconto un’ottima adesione dei suoi destinatari, proponendo un’ innovativa offerta formativa. Il tema della gestione dello stress lavoro correlato e della prevenzione del burn out rappresenta oggi un ambito di acceso dibattito, specialmente per quanto riguarda le professioni sanitarie esposte a forte rischio di burn out. Per meglio comprendere l’attualità e la diffusione di tale fenomeno basti pensare che lo stress è il secondo problema sanitario legato all’attività lavorativa, più frequentemente segnalato in Europa e che colpisce il 22% dei lavoratori dei paesi comunitari. Da diversi studi condotti è emerso infatti che una percentuale compresa tra il 50% e il 60% di tutte le giornate lavorative perse è ricon-


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formazione

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Porte aperte in terapia intensiva

hi vorremmo al nostro fianco in un momento difficile, quando la salute ci viene meno o siamo in pericolo per essa? Certamente un medico qualificato, un’equipe sanitaria di valore, ma ancor di più un familiare o comunque una persona importante per noi. Accade invece che dopo un intervento chirurgico importante o in una condizione che si definisce “critica”: in una Rianimazione, le porte si chiudano. Nella maggior parte dei casi (e solo una persona per volta) i familiari possono accedere per qualche minuto nell’arco della giornata, in genere mai prima di ventiquattro ore dall’ingresso in “Area Critica”. Anche le comunicazioni con la struttura sono ridotte al “bollettino”, un colloquio breve con un medico sulle condizioni del paziente che sta dietro quella porta chiusa o per la comunicazione di un esito infausto imminente o appena accaduto. L’Azienda dei Colli, che ha al suo interno un’ “Area Critica” vasta e articolata in servizi molto diversi tra loro e che adottano differenti protocolli di comunicazione con l’esterno (T.I.P.O.: Terapia Intensiva post operatoria, Rianimazione, terapie intensive di cardiochirurgia, trapianti) ha deciso di avviarsi verso la cosiddetta Rianimazione Aperta: un modello che ha già mostrato risultati interessanti con l’esperienza della Terapia intensiva Neonatale. Numerosi studi mostrano, nel confronto tra i diversi modelli di rianimazione aperta/chiusa che, se il rischio di infezioni ospedaliere e di contaminazione ambientale è sostanzialmente

identico, in quelle cosiddette “aperte” migliorino gli esiti, con riduzione delle durate di degenza, miglior decorso e conseguente miglioramento del grado di soddisfazione registrato nell’utenza. Aprire le porte della Terapia Intensiva deve, però, comportare una trasformazione della struttura, dei percorsi, ma soprattutto della consapevolezza degli operatori ed anche dell’utenza nel senso di una maggiore compartecipazione alla relazione. Allo scopo di aiutare gli operatori a considerare il paziente ed il suo nucleo familiare al centro dell’attenzione medico-infermieristica e a riconoscerlo quale parte integrante del piano terapeutico-assistenziale, è stato concepito un corso di formazione che coinvolge i dipendenti dell’Azienda dei Colli. Il percorso formativo, progettato dall’U.O.C Psichiatria per l’integrazione dei percorsi di cura in collaborazione con U.O.S.D di Psicologia clinica, è partito nel mese di Aprile e si è concluso a Maggio. Si tratta del primo corso che intende formare gli operatori di area critica sugli aspetti emotivi, relazionali e comunicativi connessi all’apertura delle Unità di Terapia Intensiva. Il percorso didattico è stato rivolto, per ora, a circa cento operatori delle Unità di Terapia Intensiva Post-Operatoria e Rianimazione del Monaldi e all’Unità Operativa di Rianimazione

del Cotugno. In step successivi ci si rivolgerà a tutte le altre Unità di Terapia Intensiva, prevedendo di coinvolgere circa 200 operatori. I partecipanti sono stati suddivisi in classi di non più di 20 unità. Ogni classe, composta da medici e infermieri. Il corso si è articolato in cinque incontri, durante i quali, metà del tempo era destinato al lavoro di gruppo. Ogni gruppo ha avuto un referente didattico di area psicologico-relazionale. L’obiettivo è stato quello di innovare i servizi di cure intensive promuovendo il modello di terapia intensiva aperta e implementando e migliorando la comunicazione con i pazienti e con i caregivers. Grande attenzione è rivolta, quindi, al tema della gestione delle emozioni nel contesto lavorativo, alle dinamiche relazionali e alla prevenzione dello stress lavoro correlato e della sindrome da burn out. Altra caratteristica di questo ambizioso progetto è stato il coinvolgimento diretto dei responsabili delle Strutture nella didattica, questi ultimi, infatti, hanno partecipato al percorso formativo con la presentazione degli argomenti teorici. Alcuni dei temi trattati, come la comunicazione di cattive notizie e i vissuti psicologici del paziente e dei familiari in relazione al ciclo di vita sono stati, poi, presentati a due voci: un docente psicologo ed un docente rianimatore, nel tentativo di sviluppare un dialogo tra componenti diverse del gruppo allargato di persone che operano nell’Ospedale. Grande è l’interesse perché si realizzi questo processo di cambiamento e ciò è testimoniato anche dall’impegno riposto nella didattica: 100 partecipanti, 5 classi che hanno sviluppato il programma in parallelo, 5 incontri per ciascuna classe in aula di 6 ore più due osservazioni in reparto di 2 ore, circa 15 docenti per ogni corso, in gran parte impegnati in coconduzione. L’idea guida di questo progetto è quella di una formazione che non sia solo aggiornamento, formazione intesa come possibilità di trasformazione e non solo trasferimento d’informazioni; è per questo che i gruppi hanno prodotto idee che saranno poi trasferite direttamente nella pratica di lavoro in reparto e nei nuovi percorsi assistenziali.

ducibile allo stress. Nel 2002 il costo economico annuo dello stress legato all’attività lavorativa nell’Unione Europea ammontava a 20 miliardi di euro. Dal 22 Ottobre presso le aule di formazione dell’ Ospedale Cotugno è partito il corso “La gestione dello stress – la prevenzione del burn out” destinato a medici e infermieri di area critica, oncologie, pediatria, psichiatria dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. Il corso, diretto dal Dott. Giuseppe Nardini Direttore dell’ U.O.C. di Psichiatria per l’Integrazione delle cure e dal Dott. Antonio Rispo Dirigente Infermiere, responsabile dell’ Ufficio Linee Guida e VRQ della UOC Servizio delle Professioni Sanitarie Infermieristiche”, è stato ideato in collaborazione con la Direzione Generale e con la Direzione Sanitaria. L’incontro, ripetuto per 10

edizioni, si è articolato in sei ore di lavoro in una sola mattinata: la giornata iniziava proponendo alla classe un lavoro sui vissuti personali relativi alla gestione dello stress nella propria esperienza professionale. L’elaborato di gruppo diveniva, poi, oggetto di discussione e di confronto con i docenti, nell’intento di promuovere la riflessione e il dibattito, coadiuvati da tutor d’aula. Dopo la fase esperienziale del lavoro di gruppo e del dibattito, il corso ha previsto il susseguirsi di brevi lezioni frontali: dai meccanismi psicologici e fisiologici di risposta allo stress ai principali riferimenti normativi, dal tema del burn out a quello dello stress lavoro correlato. Professionisti di diverse discipline si sono alternati per illustrare le nozioni fondamentali e per rispondere alle ri-

chieste della classe, in un vivace e stimolante confronto. Il corso si è proposto, pertanto, come occasione per acquisire aggiornamento con un attività di tipo esperienziale attraverso il lavoro sul gruppo condotto da docenti psichiatri e psicologi esterni e interni all’Azienda dei Colli (Tiziana Celani, Paolo Schettino, Gemma Zontini, Giuseppe Viparelli, Giuseppe Nardini, Alberto Vito, affiancati da psicologi nella veste di tutor d’aula (Andrea Cappabianca, Ida Calamaro, Lucia Alfano, Ilaria D’Alessandro, Teresa Di Gennaro, Gelsomina Lo Cascio) e con lezioni frontali grazie all’apporto dei docenti delle varie branche (Roberto Luciano, Alessandro Colucci, Vincenzo Scarallo, Valentina Penta, Francesca Laudato, Verbena Cucuzza, Raffaella Manzo).

Formazione intesa come possibilità di trasformazione e non solo trasferimento d’informazioni Valentina Penta Psicologa Psicoterapeuta Ricercatrice presso U.O. S.D. Psicologia Clinica e U.O.C. Psichiatria per l’integrazione dei percorsi di cura A. O. dei Colli

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FORUM PA 2013 Il Paese alla sfida della trasparenza e della verità

L’

expo di maggio di FORUM PA, luogo privilegiato per la discussione sull’innovazione e la modernizzazione del sistema pubblico italiano, presente a Roma da 24 anni, propone per il 2013 un’edizione rinnovata, a partire dalla sua nuova sede, il Palazzo dei Congressi dell’EUR. Invariati, però, rimangono gli obiettivi di Forum PA: promuovere e facilitare l’incontro e il confronto tra Pubbliche Amministrazioni, imprese e cittadini sui temi chiave dell’innovazione, tramite l’utilizzo di metodologie e strumenti di sensibilizzazione, comunicazione e partecipazione. L’azienda dei Colli rinnova il suo appuntamento e, anche quest’anno, dal 28 al 30 maggio, sarà presente, con il suo stand, alla prestigiosa manifestazione. Tre sono le parole d’ordine dell’Open

Government: partecipazione, collaborazione, trasparenza, ed è proprio sulla trasparenza che Forum Pa 2013 ha scelto di fondare il proprio tema unificante. La trasparenza, infatti, permette la partecipazione e la collaborazione e rende quindi possibile quella profonda innovazione istituzionale, organizzativa e tecnologica che da anni è propugnata nell’ambito della Pubblica Amministrazione. La crisi economica e la conseguente esigenza di contenimento della spesa pubblica determina una sempre maggiore attenzione al rapporto tra costi e benefici derivanti da un investimento pubblico, invocando una sempre maggiore responsabilità nell’uso del denaro dei cittadini. Nella sanità questo fenomeno è ancora più accentuato perché i sistemi sanitari rappresentano una delle voci più importanti del bilancio pubblico. L’innovazione tecnologica rappresenta una

delle poche risposte possibili per superare il contrasto tra le esigenze di contenimento di costi e le crescenti richieste di servizi sanitari, universalmente accessibili e di qualità, senza dover mettere in discussione lo stesso modello di welfare applicato. L’Azienda dei Colli, attraverso progetti innovativi come la “Dematerializzazione delle fasi del ciclo passivo di fatturazione” e l’“On Line Guided checklist” dimostra di aver recepito questo importante messaggio. Promuovendo l’introduzione del digitale in Sanità e puntando ad un miglioramento della qualità dei servizi, attraverso una riduzione dei costi globali, di fatto, si proietta nel futuro di una medicina sempre più mediata dalla tecnologia ma attenta al rispetto dell’autonomia e della professionalità, elementi indispensabili per sintetizzare e rispondere appropriatamente al bisogno di salute dei propri cittadini.

I PROGETTI IN MOSTRA Work-life balance Equilibrio tra vita personale e professionale IL DIBATTITO SULLA NECESSITÀ di un maggiore incremento del numero di donne nel mondo del lavoro e della loro inclusione nelle stanze del potere è quanto mai attuale. Il tema della presenza delle donne nel mondo del lavoro è spesso collegato a quello della conciliazione famiglia-lavoro. L’Italia ha ancora molta strada da fare e il management ricopre un ruolo fondamentale nella creazione di una nuova cultura di conciliazione tra lavoro e vita privata. Instabilità ed elevata dinamicità del contesto lavorativo richiedono ai dipendenti livelli crescenti di impegno sia in termini di quantità di lavoro che di coinvolgimento emotivo e cognitivo: per questo, negli ultimi anni, si avverte sempre più la difficoltà di gestire il proprio tempo senza sacrificare il lavoro, gli impegni personali e la vita familiare. In risposta a questi bisogni, l’Azienda dei Colli ha sviluppato una varietà programmi per creare un ambiente che si prenda cura dei collaboratori e anche delle loro famiglie facilitando i percorsi legati alle aree della prevenzione primaria di patologie legate sia al mondo dell’infanzia (obesità) che dell’adulto

(oncologiche); di diagnosi e cura di patologie dismetaboliche, oncologiche e orto-neuro-motorie. Attraverso il “Programma Community” Il progetto punta a modelli di organizzazione aziendale che prevedano luoghi di ‘integrazione’ e di ‘socializzazione’, in questi rientra il potenziamento della ludoteca, la creazione di asilo nido e palestre. Particolare rilevanza è data a corsi di alta formazione. Per rispondere alle esigenze di razionalizzazione del tempo del personale, i corsi saranno erogati in modalità mista (in presenza, in Fad e e-learning) con una specifica piattaforma che risponde a innovative tecniche didattiche).

In pratica, si fa un salto di qualità rispetto alla tradizionale attenzione rivolta alle Risorse Umane “alzando il tiro degli interventi” e cercando di ottenere il miglior equilibrio fra l’attività professionale e la vita privata: con l’intervento “Care for Workers 1-2” si intende attivare un percorso di Counseling personalizzato; lavorare sulla riduzione del rischio stress lavoro-correlato e sulla riduzione del rischio correlato a patologie incidenti (cardiache, metaboliche e tumorali). Tali iniziative, viste in ottica di organizzazione manageriale, si traducono in un vantaggio oltre che per il lavoratore anche per l’Azienda in quanto contribuiscono ad aumentare la employee satisfaction contenendo i costi, ridurre il turnover, ridurre l’assenteismo, razionalizzare il rapporto costi/benefici delle iniziative di motivazione dei collaboratori. Per dirla con le parole di uno dei più autorevoli pensatori mondiali sulle tematiche del lavoro e dell’occupazione, Richard Donkin: “Non si tratta di mettere artificiosamente insieme un qualche equilibrio tra vita e lavoro, ma di assicurare una vita realmente equilibrata per tutti. E’ questa la ragione per cui il futuro delle donne nel lavoro non deve essere considerato una questione separata, bensì parte integrante del modo in cui le persone vengono gestite, reclutate, promosse e premiate”. [Donkin, R. (2011). Il futuro del lavoro, ed. Il Sole 24 ORE libri].


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SICUREZZA IN SALA OPERATORIA: SPERIMENTAZIONE DI UNO STRUMENTO INNOVATIVO “ON LINE GUIDED CHECKLIST” (OGC) G. Cafarella, G. Giaconia, N. Silvestri, G. Longo, G. Sagliocco, A. Corcione, N. Galdieri, L. Farina, D. Sarracino, G.A. Nappi, R. Vizzuti, M. Pezzella, A. Giordano Realizzazione grafica: Claudia Dentice di Accadia sanitario più affidabile e sicuro è una sfida con la quale è oramai necessario confrontarsi, considerando la sicurezza del paziente un bene di primaria importanza. Ciò è possibile, analizzando le criticità che emergono nell’assistenza ai pazienti, discutendo e migliorando le pratiche cliniche attraverso la comprensione degli errori latenti ed attivi che si celano dietro un evento avverso. Tutto questo implica un profondo cambiamento culturale, che passa dal coinvolgimento degli operatori in prima linea, ma che vede chiamati in causa tutti gli attori del sistema: i politici, il management delle aziende ed i cittadini stessi. L’Azienda dei Colli, attenendosi scrupolosamente alle disposizioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e recepite dal Ministero della Salute attraverso specifiche direttive regionali, si adopera per contenere il rischio clinico migliorando la gestione del paziente in condizioni critiche e più in particolare nelle sale operatorie,promuovendo all’interno dell’Azienda stessa, l’adozione del Manuale per la Sicurezza in Sala Operatoria e Checklist (OGC). Lo strumento progettato è attualmente al vaglio attraverso una fase sperimentale, solo dopo un’attenta valutazione ed analisi dei risultati, le procedure saranno standardizzate, contribuendo a salvaguardare il soggetto ricoverato, durante la sua degenza in ospedale. L’ OGC ha l’ obiettivo di uniformare e pianificare tutto il percorso perioperatorio del paziente chirurgico, grazie alla guida “senza invadenza” di un ‘applicazione web based, che può essere utilizzata da ogni operatore sanitario coinvolto ed ovunque sia presente una connessione Internet. Implementare l’appropriatezza diagnostico-terapeutica, la comunicazione nella relazione di cura e tra gli operatori, minimizzare gli errori nel percorso perioperatorio e quindi ridurre mortalità, morbilità e costi, avere a disposizione uno strumento “difensivo” in caso di contenzioso medico-legale, riappropriarsi del “giusto tempo” da parte degli operatori sanitari, ridurre il gap di efficienza nella

RENDERE IL SISTEMA

pianificazione e coordinamento del percorso perioperatorio tra le diverse strutture sanitarie presenti sul territorio, far nascere e/o implementare la cultura del clinical risk management, rappresentano solo alcuni degli obiettivi della OGC. Nella OGC il percorso perioperatorio è stato diviso temporalmente e funzionalmente in 2 fasi: la fase di pianificazione dell’intervento e quella operatoria propriamente detta, ove sono previsti per ogni singolo operatore (chirurgo, anestesista, infermiere) alcuni item da validare. Gli item inoltre sono arricchiti sia da “tendine informative” in forma flash, utilizzabili “on demand”, che da “alert di tempo minimo di validazione” e di “comunicazione”. Presso l’Azienda dei Colli ed in particolare presso la U.O.C. di Cardiochirurgia Generale e dei trapianti è iniziata la sperimentazione clinica, propedeutica alla validazione. I risultati preliminari hanno riguardato il grado di soddisfazione degli operatori, la qualità percepita, la neutralizzazione di near miss, al fine di evidenziare le principali criticità e le relative azioni correttive. La Regione Campania ha valutato positivamente sia il nuovo innovativo strumento (OGC), che

l’avvio della sperimentazione, proponendosi dopo l’esito dei primi risultati, di trasferire l’esperienza in altri presidi ospedalieri regionali. Il progetto è stato presentato dall’Azienda Ospedaliera dei Colli, lo scorso novembre, al 7° forum sul Risk Management in Sanità di Arezzo, attraverso le immagini di un accattivante video, che, con sottile ironia, illustra il futuro di una medicina che, attraverso la tecnologica, è più attenta alle esigenze dei pazienti.


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LA GESTIONE DIGITALE DEL CICLO PASSIVO DELLA SPESA: IL FASCICOLO ELETTRONICO del Sistema Sanitario evidenzia alcune esigenze, ormai improrogabili, tese alla eliminazione del disavanzo, al recupero del debito pregresso ed al miglioramento della conoscenza del sistema stesso. Il Core business di un’Azienda Ospedaliera diviene, dunque, il mettere a disposizione dei cittadini le migliori conoscenze tecnico scientifiche e le più avanzate tecnologie nel rispetto dei principi di etica, efficacia, efficienza ed economicità. In un momento in cui si punta molto sul miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dei servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione, diventa essenziale eliminare le attività ridondanti e razionalizzare le attività a scarso valore aggiunto. Di fatto diventa indispensabile consentire una efficace azione di monitoraggio, controllo e pianificazione della spesa. Una delle maggiori criticità di sistema in Sanità è rappresentata dalla tempistica di liquidazione e pagamento delle fatture. Criticità che impatta in modo diretto sul piano di rientro, sul mercato degli acquisiti e sul rapporto con i fornitori. La gestione dei documenti del «ciclo passivo» rappresenta, nel settore sanitario, uno dei processi a particolare tasso di inefficienza e di costi sommersi sia per la farraginosità della raccolta documentale per la liquidazione, che per la necessità di dover condividere la documentazione cartacea tra i diversi settori aziendali (trasversalità del processo). L’obiettivo diventa allora, la gestione «senza carta» dei documenti di spesa attraverso la dematerializzazione delle fasi del ciclo passivo di fatturazione: non solo fatture ma tutti i documenti collegati all’attività di spesa. Con l’intento di assicurare un’offerta più adeguata ai bisogni dei cittadini, riducendo le attività inappropriate e riorganizzando funzionalmente ed operativamente le diverse vocazioni delle strutture ospedaliere coinvolte e nell’ottica della futura conservazione sostitutiva della documentazione amministrativa, il direttore della U.O.C. Gestione Economico Finanziaria e il responsabile dell’U.O.C. Informatica e CED, in collaborazione con un partner esterno – la Datagraf Servizi, hanno elaborato un progetto che avesse come razionale la revisione del processo “ciclo passivo” tramite la dematerializzazione dei flussi documentali e la gestione del fascicolo di liquidazione delle fatture passive attraverso: • l’eliminazione delle attività ridondanti/duplicazioni • la razionalizzazione di quelle a scarso valore aggiunto La soluzione che è stata elaborata, come modello di lavoro da sottoporre alla validazione dei direttori coinvolti nel processo di liquidazione, e che è da considerarsi obiettivo per tutti gli attori del processo gestionale, ha permesso di snellire e rendere più L’ATTUALE SCENARIO DI RIFERIMENTO

celere una parte significativa della gestione documentale del ciclo passivo attraverso l’automazione delle fasi di acquisizione, di rilevamento automatico dei dati caratteristici e di trasferimento sia dei dati che delle immagini. In generale la soluzione progettata ha consentito di: • ottimizzare il percorso di gestione delle fatture passive • ridurre il flusso cartaceo dei documenti coinvolti nella gestione che “viaggiavano” tra le diverse strutture aziendali

coinvolte nel processo di gestione (Acquisti, Controller, GEF) • decentralizzare il processo di validazione, fornendo agli attori coinvolti gli opportuni supporti informativi e documentali. • ridurre le attività manuali afferenti alla gestione delle fatture passive, con particolare riferimento alla registrazione delle stesse, riducendo nel contempo errori ed imprecisioni. Completano la soluzione, aumentando il livello di efficienza del processo, e quali spe-


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cifiche opzioni: • il trattamento in automatico dei flussi di fatturazione SoReSa, • la gestione del fascicolo di liquidazione: • la trasformazione in elettronico del fascicolo cartaceo di liquidazione per ogni fattura da liquidare, • l’inserimento in automatico dei documenti di trasporto cui la fattura da liquidare fa riferimento e di altri documenti a corredo della liquidazione;

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• l’evidenziazione dello stato di liquidabilità di un fascicolo; • l’utilizzo della firma digitale; • La creazione ed aggiornamento, all’atto della validazione del fascicolo di liquidazione, della vista logica delle fatture da liquidare contabilmente. In conclusione, oltre agli indubbi vantaggi relativi alla eliminazione della carta ed alla riduzione dei “passaggi di mano”, la soluzione prospettata va a garantire: • la riduzione dei tempi di pagamento al

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fine di avvicinarci agli standard legislativi • una maggiore sicurezza e affidabilità della procedura, • la razionalizzazione dei tempi di lavoro con possibile riallocazione di operatori su attività a maggior valore aggiunto inerenti il controllo e la supervisione dei processi, • la diminuzione della spesa per materiali di consumo e per la gestione degli archivi.

IL PROGETTO La soluzione realizzata permette di velocizzare, con conseguente abbattimento dei costi, una parte significativa del processo di gestione dei documenti del ciclo passivo, automatizzando le fasi di acquisizione, rilevamento automatico dei dati caratteristici e trasferimento dei dati e delle immagini verso i sistemi contabili e di gestione documentale di riferimento. Al fine di garantire il pieno successo all’ azione si sono individuate 4 fasi fondamentali del processo: • il monitoraggio delle attività contabili e gestionali attraverso procedure di raccolta e gestione dei dati necessari a verificare la Regolarità – Puntualità – Trasparenza di tutte le fasi del processo del ciclo passivo (fatturazione – liquidazione – pagamento) • la verifica della corrispondenza con il processo ordinativo e di consegna tipico della gestione logistica (ordini – bolle di consegna) • la digitalizzazione e la dematerializzazione della documentazione amministrativa e contabile nell’ambito della gestione del ciclo passivo al fine di eliminare gradualmente i supporti cartacei • l’attuazione delle nuove procedure che consentano di monitorare – verificare – garantire la regolarità e puntualità nei pagamenti ai vari soggetti che intrattengono rapporti con il sistema sanitario.

VIAGGIO SUL BUS DELLA PREVENZIONE “PARLIAMONE TOUR” IL BUS DELL’AZIENDA DEI COLLI, in seguito al successo ottenuto sul territorio e all’interesse riscontrato nelle precedenti edizioni di Forum PA, anche quest’anno effettuerà la sua corsa in direzione di Roma, rinnovando la sua attività di prevenzione/informazione sul tema di: • malattie sessualmente trasmesse (MST) con particolare focus sull’infezione da HIV. • tabagismo e abuso di alcol; • comportamenti alimentari salutari; • promozione dell’attività fisica. Il concetto di prevenzione, in Sanità, si è evoluto. Al modello di intervento, che parte dalla presa di coscienza di una determinata situazione di disagio o di devianza e mira ad evitare, superare o limitare quanto più possibile le cause e la diffusione, operando direttamente con i soggetti considerati a rischio o potenzialmente tali, si è affiancata un’altra modalità, che non guarda tanto alla situazione di disagio specifica, ma si pone degli obiettivi da raggiungere, costruire o consolidare nel tempo, secondo un’ottica promozionale. In questo modo, vengono elaborate strategie con lo sguardo aperto sulla complessità dei bisogni e l’articolazione delle risorse disponibili; si tratta di un approccio sinergico su più fronti, volto a perseguire il benessere più che contrastare la patologia. Il raggiungimento di tale obiettivo è possibile a partire da una azione capillare di corretta informazione, sensibilizzazione e comunicazione sociale rivolta a tutti cittadini, che può scaturire solo

Il bus di Parliamone Tour, edizione 2012, in Piazza Dante, Napoli

dall’integrazione tra il livello normativo, programmatico ed operativo delle azioni in ambito educativo, sociale e sanitario. Il pullman dell’Azienda dei Colli è ormai noto ed atteso dai cittadini napoletani, che seguono le attività del programma di educazione sanitaria itinerante con crescente interesse. Un team di esperti si alterna a bordo del veicolo e, toccando le principali

piazze della città, informa e risponde alle domande dei passanti. I colori vivaci dei manifesti e gli slogan accattivanti parlano il linguaggio dei giovani che, dapprima con curiosità e poi con interesse, si approcciano ai temi della salute in una modalità giocosa, recependo i consigli dei medici e arricchendo le loro conoscenze sull’argomento.


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LE NOVITÀ DELLA BIOCHIMICA CLINICA: DEMATERIALIZZAZIONE DEL REFERTO E UNITY ALLERT Luigi Atripaldi Direttore U.O.C. Biochimica Clinica Azienda Ospedaliera dei Colli L’UNITÀ OPERATIVA DI BIOCHIMICA Clinica

ha avviato un processo attraverso il quale i dirigenti del Laboratorio sono in grado di inviare direttamente i referti validati e firmati digitalmente nelle divisioni ed in tutte le unità cliniche che richiedono prestazioni diagnostiche. In pratica, grazie all’utilizzo di un modulo informatico, Caleido Ref, una evoluzione del LIS Diamante della società Informatica Medica, viene realizzato un portale dei Referti che in tal modo vengono resi disponibili ai medici dell’Azienda dei Colli, riducendo tempi di attesa, spesa per materiale cartaceo e carico di lavoro da parte del personale di Laboratorio. I medici di ciascuna Unità Operativa possono accedere al portale dei referti mediante password e Username individuali, in modo da garantire la sicurezza dei dati dei pazienti ed impedire quindi la visualizzazione dei referti da parte di operatori sanitari di altri reparti. Attualmente l’Ospedale Cotugno utilizza già questo nuovo sistema di gestione elettronica del referto che tra l’altro consente di richiamare da un archivio storico i dati riferiti a precedenti indagini di Laboratorio. Tale procedura sta per essere estesa agli altri ospedali dell’Azienda dei Colli. L’uso della, ormai collaudata, cartella clinica elettronica fornita dalla società Nexera, con la quale vengono richieste indagini ed informatizzati i materiali biologici, il ritorno dei risultati delle analisi nella stessa cartella, la possibilità di stampare nei reparti direttamente i referti dopo la validazione con firma digitale, rendono maggiormente sicura quella fase di pre /post analitica che è bersaglio di pericolosi errori che affliggono il delicato percorso della diagnostica di Laboratorio. Controllo Di Qualità in Biochimica Clinica Un altro esempio di innovazione tecnologica in Biochimica Clinica è rappresentato dall’utilizzo di un sistema di Controllo Di Qualità completamente informatizzato, gestito da un software dedicato, con inserimento di controlli a matrice umana processati ogni giorno in tutte le serie analitiche. Il sistema, fornito dalla ditta Biorad, prevede l’invio dei dati in maniera completamente automatica dagli analizzatori al gestionale dedicato, tramite un’ interfaccia appositamente creata per la gestione dei controlli. Prima della validazione della serie analitica i dati di controllo vengono valutati nel software

gestionale, Unity Real Time, per la verifica della loro ripetibilità (precisione) e mediante l’applicazione di una flow-chart di regole di Westgard, precedentemente individuate, si controlla se essi rientrano nei limiti impostati. In tempo reale il software mostra i dati di controllo divisi per settore al supervisore o al responsabile di turno ed inoltre sono riportate tutte le eventuali azioni correttive intraprese, tutte le calibrazioni e le manutenzioni straordinarie effettuate sugli strumenti, in modo da tenere traccia degli interventi. I dati dei controlli ven-

gono confrontati con un programma interlaboratorio a livello mondiale con oltre 19000 utenti in modo da valutare non solo la precisione ma anche l’accuratezza analitica. Ulteriore innovazione è l’ Unity Alert, un modulo aggiuntivo che affianca il software di gestione della qualità: un progetto pilota ancora unico nel Sud Italia. Unity™ Alert permette il monitoraggio continuo della situazione del CQI. Mediante codici colore è possibile evidenziare in tempo reale quali controlli hanno violato le regole di Westgard e/o i Traguardi Analitici impostati e, cosa più importante, avvisare i supervisori in tempo reale, anche a distanza, mediante posta elettronica, in caso di dati mancanti o fuori regola. Il sistema è completamente personalizzabile e permette di decidere quali informazioni ricevere e quali notifiche di allarme in tempo reale per e-mail tenere sotto controllo. Lo schema di seguito riportato mostra graficamente la gestione del controllo di qualità impostato presso il nostro laboratorio:

TERAPIA EPARINICA  CLINICA E DIAGNOSI 28 Maggio 2013 Incontro con il Laboratorio: Il Laboratorio di Biochimica Clinica dell’Azienda dei Colli, nella ricerca di un continuo aggiornamento e miglioramento dei servizi offerti, ha implementato una nuova metodica per lo studio della Trombocitopenia Indotta da Eparina (HIT). La HIT è un disordine immuno-mediato e autoimmune: immunomediato perché le IgG specifiche sono dirette verso epitopi neoformantisi sul fattore piastrinico 4 (PF4) a seguito dell’unione fisiologica con l’eparina sulla superficie piastrinica; autoimmune perché tali le IgG colpiscono non regioni del farmaco, ma regioni del PF4, appartenenti al nostro organismo. Tramite lo stimolo all’espressione del fattore tissutale ed il legame della porzione Fc delle IgG con i recettori Fc�RIIa presenti sia sulle piastrine che sui monociti, si osserva l’attivazione di piastrine, cellule endoteliali e monociti. Si mostra, rispettivamente, degranulazione piastrinica con ulteriore richiamo di nuove piastrine, aumento dell’adesività endoteliale e fagocitosi. La trombosi (HIT+T) può risultare potenzialmente massiva, incontrollata ed ubiquitaria e si osserva nel 35-75% dei pazienti con HIT. L’emorragia è molto rara e caratteristicamente coinvolge le arterie surrenali. Le più frequenti complicanze legate alla trombosi sono: trombosi venosa profonda (TVP) ed embolia polmonare ictus ischemia critica degli arti con gangrena (cui spesso segue amputazione dell’arto) infarto miocardico acuto infarto renale con insufficienza renale acuta trombosi dei seni venosi cerebrali trombosi delle arterie retiniche (cui segue anopia o emianopia) Il test HIT consente di determinare la presenza di anticorpi anti-PF4 (IgG, IgA, IgM), per lo screening dei pazienti che hanno una probabilità clinica media o elevata di incorrere in una pericolosa piastrinopenia in corso di terapia eparinica. In caso di risultato negativo l’elevato potere predittivo negativo del test permette di escludere la presenza di HIT, consentendo di proseguire il trattamento con eparina. In caso di positività il laboratorio dispone del test di conferma con dosaggio specifico degli anticorpi anti-PF4 (IgG) Ciò ci permetterà di rispondere alle richieste dei clinici, anche con carattere di urgenza, riducendo i costi di gestione dei pazienti stessi. Escludere rapidamente la presenza della trombocitopenia indotta da eparina (HIT) eviterà di ricorrere ai farmaci alternativi (molto costosi) in tutte quelle situazioni che non ne presentano un’effettiva utilità. La disponibilità di un test rapido è anche molto importante per tutti gli aspetti di carattere medico legale, legati a possibili complicanze dovute alla somministrazione di eparina. UOC di Biochimica Clinica, con l’obiettivo di iniziare uno studio congiunto sulla base di un’efficace sinergia tra il laboratorio e la clinica, ha organizzato, per il 28 maggio, un incontro con esperti per parlare di HIT .


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A TUTTA SALUTE IL FUTURO DEMOGRAFICO DELLA POPOLAZIONE, con il costante incremento dell’età

media e la patogenesi delle più importanti malattie, che vede un aumento della morbilità a fronte della riduzione della mortalità, ci impone una riconsiderazione culturale e strategica di governo del servizio sanitario: ripensare il sistema delle cure, dare il giusto posto e il giusto peso alle cure primarie rispetto ad un sistema che è diventato troppo ospedale-centrico diviene una necessità improrogabile. Per portare a termine tali obiettivi, il problema va affrontato non solo sul versante quantitativo dell’organizzazione dell’offerta, ma deve coniugare adeguate strategie di governo della domanda. Mirati interventi di prevenzione e promozione della salute possono rappresentare una leva strategica importante per ridurre gli accessi ospedalieri, limitando spesa sanitaria e costo dei farmaci. Promuovere la capacità di intercettare, sia a livello centrale che periferico, il reale bisogno di prestazioni, per garantire con efficienza ed efficacia le risposte ai bisogni individuati consente di eliminare l’eccesso di domande inappropriate e di erogare le prestazioni efficaci per garantire i livelli essenziali di assistenza. I medici di medicina generale sono i primi interlocutori con i quali i cittadini vengono a contatto per esprimere i loro problemi sanitari. E’ evidente che bisogna ripensare tutto il sistema delle cure primarie nel quale porre al centro il ruolo del medico di medicina generale come effettivo tutore della salute del cittadino. Il bisogno reale che i cittadini hanno è quello di più servizi domiciliari, più necessità di avere sul territorio poliambulatori specialistici ai quali recarsi ogni qualvolta il medico di medicina generale richieda un approfondimento sui diversi tipi di patologie. L’invecchiamento della popolazione

impone una maggiore integrazione socio sanitaria nei servizi assistenziali: domiciliarità, servizi di sostegno, servizi di riabilitazione, sono le parole chiave di questo processo. Per il raggiungimento di tali obiettivi l’Azienda dei Colli, in sinergia con la 3^ Municipalità del Comune di Napoli ed il suo Osservatorio Sanitario, ha elaborato un progetto di collaborazione che mira ad integrare l’offerta assistenziale dell’Azienda ed il bisogno della popolazione afferente agli ambulatori dei medici del territorio, garantendo ai cittadini un accesso facilitato alle strutture di cui necessitano. Si tratta di una implementazione dell’organizzazione sanitaria territoriale che comporta la riorganizzazione delle sedi ospedaliere con l’obiettivo di fornire inter-

venti mirati attraverso appropriate tecnologie e sistemi di cura avanzati. Tutto questo si traduce in un miglioramento del rapporto tra domanda e offerta in termini di appropriatezza da realizzarsi con la ridefinizione delle relazioni tra le figure professionali preposte alle erogazioni di prestazioni e servizi sanitari, ma anche avviando una concreta opera di informazione culturale nei confronti della popolazione, agendo, dunque, sia sul terreno della domanda che su quello dell’offerta.

PROFILO DI COMUNITÀ MUNICIPALITÀ N. 3 (San Carlo all’Arena - Stella) Quartieri

Kmq

maschi

femmine

totale

San Carlo allʼArena

7,64

34.617

38.316

72.933

Stella

1,87

14.618

16.082

30.700

Totale

9,51

49.235

54.398

103.633

La Municipalità 3 presenta una densità abitativa di 103.633 abitanti per kmq, superiore al dato cittadino. Nellʼanalisi della composizione dei quartieri il dato si distribuisce in maniera disomogenea, infatti Stella ha una densità di 16.611 abitanti per Km2 ed una popolazione pari al 31% dellʼintera municipalità; San Carlo allʼArena, invece, presenta una densità abitativa pari a 9.042 abitanti per kmq con il 69% della popolazione residente. Relativamente allo Stato di Salute della popolazione, la fascia di età compresa tra i 65-74 anni nella Municipalità 3, presenta un tasso di ospedalizzazione totale pari al 376,83 per mille, un tasso di 230,50 per i ricoveri ordinari e 146,33 per i Day Hospital.

IL PROGETTO Protocollo Operativo • In una prima fase del progetto sono previsti degli incontri informativi rivolti ai medici del territorio. Tali incontri saranno finalizzati soprattutto alla descrizione dell’offerta assistenziale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli ed all’analisi dei bisogni assistenziali dei quartieri di Stella-S. Carlo all’Arena. • Si verificherà la compatibilità dell’offerta rispetto alle necessità della popolazione afferente agli ambulatori dei medici di base, riguardo a patologie specifiche (asma, BPCO, patologie da inquinamento ambientale, possibili patologie infettive emergenti, cardiopatie, vasculopatie, neuropatie, medicina della riabilitazione, ecc.). • I medici di medicina generale potranno, in una seconda fase, effettuare prenotazioni di prestazioni specialistiche direttamente dal loro studio. • L’azienda fornirà gli strumenti per veicolare le richieste per la gestione delle prenotazioni, necessari per lo sviluppo del progetto. • I medici di tutte le convenzioni ed i medici privati aderiranno al

progetto su base volontaria e senza alcun tipo di compenso. Soggetti interessati 1. Medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti e professionisti sanitari della ASL Napoli 1 Centro/DSB. 2. Azienda Ospedaliera dei Colli. Finalità • Migliore integrazione tra medici del territorio e strutture assistenziali aziendali. • Facilità di accesso ad ambulatori ad alta specializzazione. • Vie preferenziali per le diagnosi precoci e le terapie più indicate. Durata La sperimentazione avrà inizialmente durata annuale. • Nel corso della sperimentazione i medici coinvolti elaboreranno report trimestrali delle prestazioni effettuate. • In questo modo, si potranno sanare eventuali criticità emerse nel corso della sperimentazione.


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ERMES: TECNOLOGIA AL LETTO DEL PAZIENTE in prima linea, non solo per l’alta specializzazione ma anche gestione dei flussi informatizzati, sia amministrativi che sanitari. Il paziente quale fulcro di un sistema di informatizzazione nel quale le varie componenti software (HIS, SIS, RIS, CIS, PACS, LIS, CUP etc…) si fondono formando un unico tessuto informatizzato e dando luce ad “EPR” (Electronic Patient Record). Il Servizio Informatica e C.E.D. dell’Azienda dei Colli ha già, da tempo, dato vita ad un progetto ambizioso per la realizzazione di un sistema informativo, altamente integrato, per la gestione informatizzata dei processi clinici all’interno degli Ospedali Monaldi, Cotugno e CTO. Quale elemento cardine del processo di informatizzazione, l’Azienda Ospedaliera dei Colli si è dotata, recentemente, di sistemi ERMES: innovativi dispositivi medici realizzati dalla ditta M.I. MEDICAL di Caserta, che consentono al personale ospedaliero di interagire con i software in dotazione alla Struttura Sanitaria direttamente in corsia ed in prossimità del posto letto di degenza, in modo semplice ed efficace. Questi sistemi sono di semplice utilizzo e condivisibili da tutti gli operatori sanitari garantendo e facilitando l’attività assistenziale. ERMES - vero fiore all’occhiello di questo processo informatico - è un innovativo dispositivo medico All-in-One, PC based wireless ed autoalimentato, installabile su un qualsiasi carrello sanitario in dotazione che migliora il workflow operativo delle corsie ospedaliere e la qualità e la sicurezza delle prestazioni cliniche. Grazie al suo utilizzo il personale sanitario (medici, infermieri, tecnici, etc.) è in grado di visualizzare tutte le informazioni cliniche, unitamente alle immagini, dei degenti mediante la cartella clinica (EPR), prenotare esami e visite specialistiche, verificare la terapia ed eventualmente modificarla e tanto altro ancora in modo pratico ed immediato ed, il tutto, in real time a diretto contatto con il paziente. I vari componenti ed accessori di cui sono dotati questi sistemi, monitor 21” touch screen, tastiera e mouse IP65 (involucro totalmente protetto contro la polvere), stampante di etichette, lettore CD/DVD, lettore smart-card, lettore bar-code, antenna RFID, webcam con microfono, etc., sono stati integrati nel sistema con l’ottica di migliorare i processi clinici e nel contempo essere di ausilio agli operatori per coprire alcune aree, tra le più delicate, di Risk Managment in Sanità (sistema Certificato CE - classe IIa - della direttiva Comunitaria EEC/93/42, per il contatto diretto con il paziente).

AZIENDA OSPEDALIERA DEI COLLI

Immagini di Ermes: dispositivo medico PC Based

LA TECNOLOGIA IN SANITÀ Grazie alla tecnologia wireless si possono visualizzare le informazioni cliniche direttamente al letto del malato. I dati sono, così, subito disponibili per l’intero team del reparto, snellendo le procedure burocratiche e garantiendo più tempo da dedicare al paziente. Accedere alle informazioni dei pazienti e consultare tutti i dati disponibili con la massima rapidità e è un valore aggiunto per una struttura sanitaria efficiente e moderna. La gestione del processo di cura digitale consente l’accesso al sistema tramite terminali mobili che sfruttano una rete wireless . L’interfaccia è molto intuitiva e quindi facile da utilizzare, anche la manutenzione è semplice. La riservatezza delle informazioni che circolano sulla rete è garantita dall’adozione dei più recenti sistemi di sicurezza. Il vantaggio del sistema è l’estrema versatilità e la facilità di interazioni con i sistemi informativi presenti già nella struttura, questo consente una reale ottimizzazione delle risorse perché non costringe l’unità sanitaria a modificare i propri sistemi informativi per accogliere HERMES; il tutto si traduce in un risparmio reale dei costi.


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Progetto “Il Filo di Arianna”

F

acilitare la progressiva riduzione del disagio psico-sociale dei soggetti affetti da Hiv e dei familiari-caregivers che assistono questi ultimi durante il loro percorso di guarigione dalla malattia. Questo lo scopo del progetto “Il Filo di Arianna” , l’iniziativa, tra le vincitrici del Bando Pubblico promosso dalla Regione Campania nell’ambito degli interventi di sostegno alle famiglie è stata proposta dall’ Associazone V.O.L.A. Volontari Ospedalieri Lotta all’Aids e sarà realizzata in partenariato con il Comune di Napoli, l’Azienda dei Colli, il Collegio IPASVI e l’Associazione ANLAIDS. L’obiettivo è quello di mettere in campo azioni innovative per dare un sostegno forte alle famiglie dei pazienti con HIV, affinché facciano rete intorno ai malati di una patologia spesso dimenticata che sta purtroppo ritornando in auge. L’HIV è una patologia a carattere anche familiare, la complessità della cura e l’impegno costante, reso più problematico da una rete dei servizi ancora inadeguata, le implicazioni relazionali ed emozonali, i costi economici diretti ed indiretti, mettono a dura prova l’equilibrio psicofisico dei caregiver e dell’intero nucleo familiare, a sua volta in continua evoluzione. La famiglia, infatti, è ancora un luogo privilegiato della cura nel nostro Paese, ma non è più il “contenitore” stabile di un tempo. Il sostegno della famiglia e della comunità può venir meno a causa della paura e dei pregiudizi associati all’HIV, il caregiver può sviluppare sensazioni di impotenza, incapacità, paura. Il progetto si

Assistenza

propone di migliorare le capacità e le competenze dei caregiver e sostenerli nei loro compiti di cura, sensibilizzare il territorio e le istituzioni sui temi riguardanti le malattie degenerative, con particolare attenzione all’HIV, aumentare la consapevolezza rispetto al riconoscimento e all’accoglienza dei bisogni delle persone con HIV e dei loro familiari/caregiver, garantire un adeguato sostegno alla famiglia ed alla comunità, agire sulla risocializzazione e sulla riduzione dello stigma associato alla malattia. Gli obiettivi saranno perseguiti attraverso la creazione di uno “Sportello Informativo” che favorirà ed accompagnerà le famiglie verso la fruizione dei servizi e delle risorse esistenti sul territorio, saranno garantiti, inoltre, incontri individuali di counselling per particolari situazioni di fragilità, e saranno organizzati gruppi training autogeno e di auto- aiuto, volti ad accogliere il disagio emotivo ed insegnare le tecniche comunicative e relazionali più efficienti. Il progetto, di estremo interesse sociale, è stato presentato da Arci Napoli, il 16 Aprile, al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo nell’ambito del convegno “Caregiver: HIV e Sostegno alle famiglie” che ha dato l’avvio ad un percorso di aggiornamento e approfondimento sulla patologia dell’HIV e sulle variabili psico-sociali legate a tale problematica, ad alternarsi nella discussione, introdotta da Mariano Anniciello – Presidente dell’Arci Napoli e moderata da Luca Mattiucci - Direttore di “Comunicare il sociale”, sono stati: Giuseppe Nardini Direttore dell’ U.O.C. Psichiatria per l’Integrazione degli Interventi di Cura dell’Azienda dei Colli, Giuseppe Bonadies del Dipartimento assistenziale di malattie infettive e medicina legale AOU Federico II, Raffaele Felaco Presidente dell’Ordine degli Psicologi Della Campania, Margherita D’Errico Presidente NPS e Vincenzo De Falco, presidente dell’Associazione VOLA.

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APPROFONDIMENTO

I caregiver

Il termine “cura” nella cultura anglosassone, viene espresso in due diverse accezioni, a seconda se si tratta di cura sanitaria curing o quella sociale caring. Il termine “care” può essere tradotto in italiano con “assistenza” e può avere diversi significati: - care come assistenza alla persona, accudimento fisico (è la parte più “dura” dell’assistenza, la più intima, quella più difficile da erogare) - care come interesse per la persona, supporto o sostegno (non comprende il contatto fisico) può essere sostegno materiale o psicologico - care come interessarsi in senso generico che potrebbe concretizzarsi in un’offerta di denaro o in un impegno pubblico per il sostegno di una categoria di persone svantaggiate. Il termine anglosassone cargiver è entrato stabilmente nell’uso comune ed indica “colui che si prende cura”, si riferisce, naturalmente, a tutti i familiari che assistono un loro ammalato, spesso, però il caregiver è un amico, un compagno, chiunque, insomma, partecipi al percorso di cura di un proprio caro. È noto che assistere un paziente affetto da una malattia cronica ed invalidante rappresenti per i caregiver un’esperienza carica di stress emotivo e fisico che condiziona pesantemente la loro qualità di vita, il caregiver vive due drammi: l’accettazione e la condivisione della malattia del proprio caro e la necessità di far fronte ai propri sentimenti di difficoltà ed inadeguatezza. È per questo che negli ultimi anni aumenta l’interesse verso questa categorie di persone, cui indirizzare azioni di sostegno.

L’HIV oggi I DATI DIRAMATI negli ultimi anni dal Mini-

stero della Salute non lasciano dubbi: il virus dell’Hiv non è affatto scomparso e, nonostante i progressi culturali e medici, continua a lasciare dietro di sé una lunga scia di contagi. Nella nostra regione, secondo quanto riportato dalle stime ufficiali, nel 2011 sono stati accertati 193 episodi di contrazione dell’Aids. Il rapporto del ministero, a cura del professore Guglielmo Borgia, presenta inoltre l’elenco delle strutture sanitarie della regione presso cui sono state diagnosticate le infezioni di Aids. Guida la speciale graduatoria il Cotugno con 117 casi appurati, circa il 60 percento del totale. Se i dati del 2011 non offrono motivi per sorridere, quelli del recentissimo passato non saranno da meno. Indiscrezioni provenienti dal ministero della Sanità, dove sono in corso di analisi le cifre

relative all’anno 2012, paventano uno scenario ancor più preoccupante con un sensibile aumento dei casi diagnosticati. La maggioranza dei nuovi casi di infezione avviene per trasmissione sessuale, e se è vero che si registra una significativa diminuzione della mortalità da ADIDS come diretta conseguenza delle nuove terapie antiretrovirali (HAART) che hanno contribuito a trasfor-

mare l’AIDS in una malattia ad andamento cronico, c’è però da considerare che le infezioni da HIV conservano un’incidenza piuttosto stabile e ogni anno si verificano in Italia circa 4.000 nuove infezioni, segno che è ancora oggi necessario elevare il livello dell’attenzione sul pericolo di contagio. Rispetto alle fasi iniziali dell’epidemia dove ad essere contagiati erano i tossicodipendenti e gli omosessuali oggi l’infezione interessa principalmente gli eterosessuali. Si continua a pensare che l’Hiv sia una malattia da ghetto, ma non lo è. Può colpire chiunque abbia una vita sessualmente attiva e questo sta avendo una ricaduta epidemiologica devastante se si pensa che molti dei pazienti diagnosticano la malattia già ad una fase avanzata. Ad essere cambiata anche la tipologia dei pazienti.


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assistenza

ASSOCIAZIONE V.O.L.A.

Volontari ospedalieri lotta all’AIDS V.O.L.A. è un’Associazione ONLUS di volontari che svolge dal 2004 sul territorio attività finalizzate all’assistenza sanitaria ed all’educazione per la prevenzione primaria e secondaria dell’HIV in particolar modo nella scuola e nel lavoro. Collabora con l’Ospedale Cotugno dove ha sede l’associazione, promuove assistenza psicologica ai pazienti sieropositivi e alle loro famiglie, la qualificazione professionale e l’aggiornamento, organizza manifestazioni ed eventi a scopo sociale e promulgativo. Il presidente Vincenzo De Falco, Coordinatore Infermieristico dell’ Azienda dei Colli presso

l’ospedale Cotugno, ci spiega la scelta del nome “Il Filo di Arianna” per il progetto Caregiver: «Il riferimento è, ovviamente, al mito greco di Teseo e Arianna, Arianna regalò a Teseo un gomitolo che gli permise di uscire salvo dal labirinto, noi offriamo un supporto

“DeA in un S.O.R.R.I.S.O” Monica Paolillo Arte-terapeuta

Giusy Petrillo Psico-oncologa UO.C. Oncologia Azienda Ospedaliera dei Colli

Parlare di cancro al seno vuol dire entrare nella galassia multiforme di un processo insidioso, misterioso, divorante e contagioso, con i suoi significati di sofferenza fisica e psichica, di disperazione, di morte, di stigma, di colpa, di vergogna che spesso accompagnano latenti il vissuto della donna anche molto tempo prima della malattia, la quale manifestandosi li porta allo scoperto. Si pensa spesso al cancro come una malattia mortifera delle cellule, lasciando in secondo piano la componente psicologica ed emotiva che accompagna le diverse fasi della malattia e che spesso ne è il fattore scatenante. È ciò che Tolstoj, nel racconto “La morte di Ivan Il’ic” (1986), coglie nelle parole del protagonista “…il dottore aveva parlato di sofferenze fisiche e a ragione; ma più terribili delle sofferenze fisiche erano quelle morali…” Sulla base di questi presupposti, presso l’U.O.C. di Oncologia diretta dal Dott. Montesarchio e nell’ambito del progetto S.O.R.R.I.S.O. (Servizio di Ospedalizzazione e Riabilitazione attraverso una Rete Integrata per il Sostegno Oncologico) è sorto un programma di sostegno psicologico per le donne con diagnosi di carcinoma mammario, denominato “D.eA in un S.O.R.R.I.S.O” (Donna e Arte in un Servizio di Ospedalizzazione e Riabilitazione attraverso una Rete Integrata per il Sostegno Oncologico), proposto dalla Cooperativa Sociale onlus “Il Tappeto di Iqbal”, con il patrocinio della Federazione Italiana di Teatroterapia e grazie ad un contributo liberale della Susan G. Komen e della Fondazione UniCredit.

Confusione totale

I colori per la Vita

Io nel mio mondo

Il mio Buio

Il progetto “D.eA in un S.O.R.R.I.S.O” si propone di contrastare le ricadute negative che la patologia e i trattamenti possono provocare sull’aspetto psicologico, emotivo e fisico della donna, attraverso l’attivazione di percorsi in Arteterapia e all’implementazione di laboratori artistici espressivi.

costante nel permettere di individuare il migliore percorso di cura possibile. Quando un familiare o una persona amata si ammala è come trovarsi in un labirinto, si perde il senso del come e del perché ci si trovi in quella situazione e ci si chiede quale sia la strada migliore per proseguire in quell’esperienza. Sempre utilizzando la metafora, per uscire dal labirinto, Teseo, è stato aiutato da Arianna che conosceva la complessità e le trappole del labirinto e dal di fuori è stata in grado di analizzare il problema e ricercare la migliore soluzione, nel nostro caso potremmo parlare delle conoscenze specialistiche e le competenze relative alla specifica patologia e al relativo percorso di cura, ma anche del supporto psico-sociale individualizzato per chi, nella quotidianità, funga da filo attraverso la costituzione dei gruppi di auto aiuto». Sito internet: www.v-o-l-a.org e-mail: associazionevola@libero.it

L’attività ludico-terapeutica, inoltre, è affiancata dalla creazione di una rete di servizi di sostegno integrata, quale modello sperimentale nell’accompagnamento delle pazienti verso percorsi di guarigione e cura, rispettosi delle istanze di tutti gli attori coinvolti nel processo (paziente, operatore, caregiver) nella promozione del miglioramento della qualità delle attività sanitarie. L’arte diventa un ottimo pretesto per lavorare all’integrazione delle parti, per lasciare emergere gli stati emotivi sottostanti l’esperienza e poterli elaborare attraverso l’espressività corporea, creando un prezioso canale di comunicazione che diviene fruibile e condivisibile con gli altri, promuovendo nella donna consapevolezza, benessere e recupero della propria immagine corporea, cui è strettamente legata l’immagine di sé e della propria identità. L’attuazione del programma prevede, per tutte le pazienti in trattamento chemioterapico in differenti regimi di ricovero (Day-Hospital e Degenza Ospedaliera), una consulenza psicologica per una prima valutazione del disagio psichico reattivo al trauma, e la partecipazione ai laboratori di arte terapia e shiatzu-terapia (previa visita posturologica). Ogni incontro è coadiuvato dall’intervento integrato di un’arte terapeuta ed una psico-oncologa. Gli interventi vengono personalizzati perché ogni donna è diversa ed ha bisogno di aiuto differente: per alcune donne sono sufficienti, ad esempio, incontri periodici che le riposizionino rispetto all’autostima e alla motivazione; per altre, invece vi è alla base una condizione di sofferenza psicologica per cui viene avviato un intervento di supporto e sostegno personalizzato attraverso colloqui individuali, di coppia o familiari affinché possa affrontare in un’ottica diversa la malattia e ridurre i disagi fisici e soprattutto emotivi. Per informazioni e contatti: sorriso.cotugno@gmail.com / info@iltappetodiiqbal.it I disegni pubblicati sono stati realizzati dai pazienti durante i laboratori artistici espressivi


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proposte di lettura

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proposte di lettura L’OSPEDALE OSPITALE Ospedale Ospitale propone un percorso che ha l’andamento di una parabola: si parte dall’impatto emotivo forte delle testimonianze personali, per passare agli aspetti organizzativi, economici e progettuali di una struttura sanitaria. Il libro, nato da un’idea di Antonio Giordano e curato da Francesca Laudato e Giuseppe Nardini, comprende una serie di interventi diversi per stile e contenuto, tenuti insieme da un unico filo conduttore, che ha guidato, in questi anni, l’azione sul tema: il passaggio dall’umanizzazione delle cure alla riorganizzazione delle strutture sanitarie.“Ospedale Ospitale” riepiloga il percorso sviluppato dell’Ospedale Cotugno a partire dal 2007. All’interno di una cornice storica ed antropologica della medicina si conclude con i toni vibranti delle considerazioni che, un intruso della sanità, come Andrea Camilleri stesso si definisce, espone a conclusione del convengo svoltosi al Forum della Pubblica Amministrazione nel 2008. Nel volume si vuole riassumere l’esperienza maturata e sviluppata in un ospe-

dale che si qualifica non solo per l’erogazione delle prestazioni sanitarie specifiche, ma per la programmazione degli interventi complessivi e la formazione del personale. Attraverso questo percorso si intende superare la logica della cosiddetta “umanizzazione delle cure” e passare ad una visione complessiva che comprenda la competenza tecnica, l’organizzazione, la struttura, e la competenza della relazione, dove l’aspetto relazionale – comunicativo non è considerato accessorio, perché diviene parte stessa della competenza professionale. Tecnica, organizzazione e progettazione in una dimensione umana e più ampia della cura perché le conoscenze che derivano dal campo delle scienze psicosociali e antropologiche sono fondamentali quanto quelle che derivano dai campi della biologia.

• Antonio Giordano • Francesca Laudato • Giuseppe Nardini

AFFETTI SPECIALI • Uno psicologo (si) racconta • Alberto Vito

Cosa prova uno psicoterapeuta al termine di una seduta? Quali sono i suoi pensieri prima di addormentarsi? Questa professione modifica la vita di chi sceglie di esercitarla? Cosa fa “riuscire” una terapia? Il lettore trova qui le risposte personali di un clinico esperto che mette a nudo con sincerità il proprio modo di lavorare

e le proprie debolezze. L’autore è Alberto Vito, Psicologo, Psicoterapeuta familiare, Sociologo, direttore dell’Unità Operativa S.D. di Psicologia Clinica presso l’Azienda dei Colli. Il volume narra 10 storie cliniche. Si raccontano in modo romanzato, ironico, ma rispettoso delle procedure scientifiche, due settimane di lavoro di un terapeuta, immaginando che ogni giorno incontri un paziente diverso descrivendo ciò che avviene in seduta. Brevi considerazioni su quanto accade nella vita dello psicologo, tra una seduta e l’altra, fanno da collante alla narrazione. Pur partendo da effettive esperienze cliniche, i racconti sono espressione di fantasia e sono nascosti i riferimenti alle vicende concrete. I 10 pazienti presentano alcuni tra i disturbi più frequenti per i quali ci si rivolge ad uno psicologo (problemi di coppia, ipocondria, ossessioni, dipendenze, ansia) e dalle sequenze di sedute il lettore accede alle questioni più importanti sottese ad una psicoterapia. I malintesi, l’irrazionalità di alcune paure, le contraddizioni dello psicologo riescono a strappare più di un sorriso. Il libro è scritto con un duplice scopo. Da un lato, avvicina il lettore non tecnico

al mondo della psicoterapia provando a smitizzare alcune false credenze. Esso appaga l’interesse di chi è attratto da questa particolare esperienza umana, sempre più frequente, ma tuttora oggetto di incomprensione e fantasie inappropriate. D’altro canto, costituisce un complemento letterario per gli specialisti che intendono arricchire le competenze professionali confrontandosi con un testo in cui, in prima persona, si racconta ciò che avviene in seduta e cosa prova un terapeuta. Le indicazioni illustranti lo stile di conduzione e gli obiettivi degli interventi forniscono la cornice entro cui collocare la clinica presentata. Il volume termina con un breve saggio, a chiarire ulteriormente gli ingredienti indispensabile per essere un buon terapeuta. L’autore esprime in modo evidente il suo rispetto assoluto verso chi, narrandogli di se stesso, lo ha aiutato a migliorarsi come persona. E’ proposta una visione della attività clinica richiedente innanzitutto umiltà, poi sincero interesse verso gli altri ed infine chiarezza sia degli obiettivi che dei limiti del proprio intervento.


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l’angolo della lettura

OLTRE NOI • di Antonio Mongirulli Un filo, quello tra la vita e la morte, assai più sottile di quanto si possa credere. Perché, specie da giovani, si dovrebbe pensare a tutt’altro piuttosto che alla fine di ogni cosa. Ma per alcuni non è così. E’ un libro che fa riflettere, “Oltre Noi” di Antonio Mongirulli, dirigente della UOC direzione infermieristica dell’ Azienda dei Colli. Mongirulli ama però definirsi semplicemente: infermiere, con l’orgoglio che solo chi è fiero del proprio lavoro può provare. Persona eclettica e curiosa Antonio ama la musica e il teatro, da circa dieci anni calca le scene teatrali con la compagnia “Facimmece Quattro Risate” in cui, altre a recitare cura anche la regia degli spettacoli; è al suo esordio nella scrittura con una storia sul delicato tema della donazione degli organi. Al centro della narrazione, le ingenuità, i sogni, i batticuore di quattro ragazzi alle prese i primi amori e gli studi, tra i progetti per il futuro e l’impegno per realizzare le proprie aspettative, che si incontrano e si scontrano con le preoccupazioni dei genitori in un ricco scambio generazionale. Attraverso i racconti dei protagonisti, aspiranti infermieri,si riscopre il vero significato della professione infermieri-

stica e le motivazioni che spingono, o dovrebbero spingere, i giovani a scegliere questa attività con competenza e passione e con l’unico obiettivo di porsi come punto di riferimento per i pazienti. In questa storia, raccontata con delicatezza e allegria non mancano, però, colpi di scena, situazioni in cui la vita e la morte si confrontano in una lotta spietata. “Oltre Noi” è un’opera tenuta nel cassetto per molti anni, l’idea di trattare il tema della donazione di organi, è stata suggerita all’autore da un amico che ha subito un intervento di trapianto; per anni il pensiero ha accompagnato Mongirulli, che, attraverso la sua quotidiana attività di infermiere, ha potuto approfondire l’argomento, indagando gli stati d’animo con cui si affrontano situazioni così delicate. Solo quando i tempi gli sono sembrati maturi è riuscito a scrivere, dapprima una sceneggiatura per un’opera teatrale, e poi il libro, che ha deciso di dare alle stampe proprio per sensibilizzare i giovani su di un tema spinoso, di fronte al quale molti ancora storcono il naso. “Il mio libro – spiega l’autore – attraverso una lettura semplice e appassionante, ha lo scopo di avvicinare i lettori all’idea del diventare donatori di organi.

Era il 15 gennaio del 1988 quando aurizio Cotrufo, accompagnato da Gianantonio Nappi, oggi direttore della divisione di Cardiochirurgia dell’Azienda dei Colli, effettuò il primo trapianto di cuore della storia al Monaldi. 25 anni da ricordare, come un traguardo medico, certo, ma anche e come una conquista della vita sulla morte. In occasione dell’anniversario il direttore generale dell’Azienda, Antonio Giordano ricorda Cotrufo, Fabrizio De Vivo, che ha retto

Sono vicino a questa battaglia; purtroppo di “donazione degli organi” si parla sempre meno e questo provoca tanta ignoranza in materia, tale da bloccare il crescere del numero di donatori. Spero con questo progetto, di poter dare un contributo alla causa”.

il Centro per dieci anni e Ciro Maiello che lo guida attualmente. Dal 1988 ad oggi sono stati effettuati complessivamente 608 trapianti, compresi quelli pediatrici. La sopravvivenza degli ammalati, provenienti da tutto il Mezzogiorno d’Italia, è pari a quella delle casistiche internazionali: del 90 per cento ad un anno dall’intervento, del 75 per cento a cinque anni e del 50 per cento a 15 anni, con una aspettativa destinata ulteriormente a crescere in futuro.

Quanno mor’ io fammillo ‘nu piacere mmiezo a ‘sta rrobba fraceta, nu piezzo bbuono pure ce starra’. Dallo a chi serve e che se po salva’. Ce pienze che bellezza? Co piezzo mio che passa ‘ncuorpo a n’ato facimmo fesso a morte tutt’e dduie. Aldo di Mauro


numero 1/maggio 2013

riceviamo e pubblichiamo

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Le cose che lasciano il tempo che trovano di Roberto Calenda* Cercare di capire il senso di tutto questo, Esprimere con i gesti i movimenti della propria anima. Guardare dentro se stessi perchè vanno a morire i sogni ... e dove inizia e termina il tutto... senza chiedersi il percorso del mistero che alberga dentro di noi, o chiudersi in un labirinto senza spazio né tempo alla continua ricerca del senso di ogni cosa del vuoto perso che ... ora appare e ... ora scompare all’imbrunire di un nuovo giorno. Cercare di capire il senso di tutto questo è come vivere in una bolla di sapone sospesa nell’aria ... che guarda ... che osserva ... e che si dissolve lasciando per terra impresse macchie di solitudine ... che lasciano il tempo che trovano. Noi corpi sospesi che si cercano e che si uniscono in un solo abbraccio.

La sveglia del mattino

* Collaboratore amministrativo Azienda Ospedaliera dei Colli

IL VENTO di Roberto Calenda Il vento muove gli alberi, i giunchi secchi, e le canne battendoli di qua e di là. Il vento accarezza la sabbia e le spiagge cancellando le nostre orme. Il vento muove le onde del mare accarezzandone le creste. Che sia Libeccio o Maestrale, vorrei che TU fossi il mio vento che mi sfiora la pelle del viso e ondeggia i miei capelli. Che mi accompagni nelle notti di luna piena a guardar le stelle cercando di carpirne il silenzio e capirne la saggezza.

Il Bersagliere e il suo cavallo di ferro

Le foto pubblicate in questo spazio ci sono state gentilmente inviate da Luigi Salvatore Fusco

E... vorrei che questo MIO vento si confonda nel TUO In un fresco abbraccio di pace e tranquillità e ... salga su nel cielo in ogni notte stellata per ... sempre ...



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