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cittadini e palazzo

Ambiente/2

intervista con Fabiano Amati di Oronzo Rubino

L’acqua è di tutti

a Puglia si è distinta nella discussione sulla privatizzazione del servizio idrico con un disegno di legge che dichiara l’acqua “bene comune dell’umanità”. Segno ha intervistato Fabiano Amati, assessore alle opere pubbliche, all’acqua e alla protezione civile della Regione e ideatore, assieme al presidente Nichi Vendola, del disegno di legge che sta per essere adottato. Quali sono i principi che vi ispirano? Innanzitutto il principio universale che l’acqua è un bene comune e che quindi la sua funzione la realizza solo ed esclusivamente con una gestione pubblica. Non è possibiIl dibattito sull’uso dell’acqua come bene le, così come si pretende in questa fase storica, avere l’acqua pubblica e la gestione comune sta privata. Il privato, attraverso le sue decisioni crescendo in tutto che rispondono a logiche industriali può il paese. La Puglia decidere dove, come e a chi erogare la è in prima fila. L’assessore regionale risorsa idrica e il servizio idrico integrato. alle opere pubbliche Cosa prevede questa legge? spiega quello che Trasforma di fatto l’Acquedotto Pugliese si sta facendo per (Aqp) da “società per azioni” a “soggetto uno dei più grandi giuridico di diritto pubblico”. acquedotti d’Europa Quali sono i tempi di approvazione? Il disegno di legge è il primo approvato dalla giunta in questa legislatura, quindi sarà il primo a essere calendarizzato in consiglio. Sarà approvato probabilmente in autunno.

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È un ’ es i ge nz a d el la P ugl ia o un c a pr ic c io de gl i amministratori locali? La domanda mi consente di sottrarmi dal dibattito ozioso intorno alla riflessione che in Puglia stiamo brandendo un’ideologia. E la cosa mi dà fastidio soprattutto perché è da un pezzo che non esistono più i partiti ideologici. Noi crediamo nella cultura dell’acqua bene comune. E ci vengono in sostegno nella riflessione anche le belle, e devo dire per me inaspettate, parole di Benedetto XVI nel messaggio per la 43a Giornata mondiale della pace, Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. Però questa legge va in controtendenza con il decreto Ronchi...

Un libro e un sito

L’ACQUEDOTTO PIÙ GRANDE D’EUROPA Acquedotto Pugliese è l’opera di approvvigionamento idrico più grande d’Europa e tra le più imponenti al mondo. Gestisce più di 20.000 km di rete idrica e 10.000 km di rete fognaria con circa 180 depuratori. Serve più di 4 milioni di abitanti sparsi in 330 comuni della Puglia e in parte di Campania, Molise e Basilicata. Il fatturato annuo è in media di 370 milioni di euro. Un’opera che permette ai pugliesi, e non solo, l’accesso all’acqua in una regione assetata per via della sua morfologia. Il sito ufficiale dell’Acquedotto Pugliese, www.aqp.it, offre cifre e tour virtuali; mentre il libro La Puglia e il suo acquedotto di Michele Viterbo (Laterza, 2010) racconta la storia dell’acquedotto.

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cittadini e palazzo Oltre alla speculazione sulle tariffe, quali altri interessi potrebbe avere un privato? Ad esempio sulla chilometrica rete idrica potrebbero essere distesi i cavi della banda larga. Inoltre in Puglia, non avendo fiumi (cioè le lavatrici naturali per le acque reflue) prima di scaricare in mare dobbiamo depurare con processi chimici. Questi creano una quantità notevole di fanghi che possono essere utilizzati in concimi per l’agricoltura con un’attività molto lucrativa. Il nostro disegno di legge prevede che Aqp potrà occuparsi anche di queste attività con la differenza che gli utili verranno reinvestiti nel miglioramento della rete. Il privato li avrebbe giustamente divisi tra i soci. Ci tengo a precisare che per noi è importante il concetto «venite in Puglia e arricchitevi». La ricchezza non ci spaventa, anzi la sosteniamo perché può essere occasione per produrre ad esempio nuovi posti di lavoro e aiutare chi non ce la fa. Ma ci sono ambiti, come quello dell’acqua, che devono essere necessariamente gestiti dal pubblico per non tornare ai tempi in cui le disuguaglianze tra cittadini si materializzavano anche attraverso il possesso della risorsa idrica. Mi aspetto che in tante g altre regioni si produca un’imitazione. ■ Referendum

SUPERATO IL MILIONE DI FIRME a raccolta firme per il referendum a sostegno dell’acqua pubblica si è conclusa ufficialmente lunedì 19 luglio con la consegna di oltre un 1 milione e 400mila firme presso la Corte di Cassazione. Un record rispetto agli altri referendum della storia repubblicana. Dopo l’opportuna convalida delle firme verrà fissata la data per la chiamata alle urne. L’obiettivo è superare il quorum con almeno 25 milioni di votanti. Tre i referendum abrogativi chiesti: il primo quesito prevede l’abrogazione dell’art. 23 bis della Legge n. 133/2008 (cosiddetto decreto “Ronchi”) relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici. Il secondo e terzo quesito, attraverso l’abrogazione degli articoli 150 e 154 del Decreto legislativo n. 152/2006,, propongono rispettivamente la pubblicizzazione dei servizi idrici e l’eliminazione dei profitti dalle tariffe. Tante sigle dietro il comitato promotore del referendum. Numerosa è ad esempio la presenza di movimenti e associazioni cattoliche come Acli e Agesci. Aderiscono all’iniziativa anche alcune associazioni diocesane di Azione cattolica, come ad esempio quelle di Molfetta, Padova e Cosenza (www.acquabenecomune.org).

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A lato: l’assessore all’“acqua” della regione Puglia, Fabiano Amati. Nelle altre foto, immagini dell’Acquedotto Pugliese

Se vogliono obbligarci ad assegnare la gestione ai privati, noi ricorriamo alla potestà legislativa regionale e contrapponiamo un’altra visione del mondo che non è ideologica, ma basata su profili tecnici. Molto spesso mi ritrovo a dover discutere di questo argomento con sostenitori del servizio privato che però non conoscono l’argomento e si rifugiano nei luoghi comuni del tipo, «Il privato è meglio del pubblico». Un’azienda privata se sbaglia manager, non è efficiente. Un esempio? La Parmalat: sbagliò il management e trascinò nel delirio tutti coloro che ci avevano creduto. Sia pubblico che privato possono essere efficienti solo se scelgono i missionari più adatti alla missione.

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SEGNO - Intervista con Fabiano Amati