Page 32

Orlando esplorazioni

PRIMAVERA 2013

C’ERANO UNA VOLTA (LE RIVISTE)

Periodo Ipotetico G

rande Rosso, l’opera di Alberto Burri, è del 1964. Qualche anno dopo, nel 1968, per Feltrinelli viene pubblicata la Lezione di Fisica e Fecaloro di Elio Pagliarani, una raccolta di poesie “fuori formato”, dalla copertina rosso scuro. Nel 1977, per le edizioni della Cooperativa scrittori, Pagliarani pubblica Rosso corpo lingua oro pope papa scienza. Ecco se si dovesse cercare un colore per descrivere gli anni Settanta e l’aura che li precede fino a spingersi in quelli del Boom conclamato, questo colore è indubbiamente il rosso, vessillifero di lotta e speranza, di passione e di impegno, non solo politico. E rossa, di un bel rosso brillante, è la copertina del primo numero di Periodo ipotetico, rivista oramai rarissima nel mercato dell’antiquariato – ancora più raro il numero uno, “in attesa di registrazione” – dal formato tascabile e snello, caratteri da stampa quotidiana e impaginazione e colonne, titoli e parole strillate, fotografie in bianco e nero. Le riviste certo raccontano la storia. Alcune di più e altre meno. Periodo ipotetico è fra quelle che più la raccontano; racconta, cioè, cos’è che volevano, facevano, pensavano ed agivano gli scrittori e gli intellettuali italiani degli Anni Settanta non tutti organicamente legati all’azione politica, quello che pensavano “ipoteticamente” nella sottile linea di confine fra l’avanguardia letteraria, già esplosa ed epigonicamente esaurita, e il fare, fra l’esperienza di Quindici e quella di Che fare. Per avere un’idea di chi fosse il suo direttore, Elio Pagliarani (1927-2012), basta andare a pagina 45-46, alla rubrica Pastone: quattro argomenti di attualità economica, storica e sociale, trattati con la solita penna giornalisticamente incisiva e graffiante, Svalutazione della lira?, Postelettorale, Il Secondo bollettino della Vittoria, Visitatore apostolico, Lo strega a Piovene. Non solo poesia o scrittura: l’economia, la quotidianità politica e partitica, la Chiesa come una delle organizzazioni protagoniste sulla scena mondiale. Il compito di parlare del genere rivista è lasciato a Gianni Celati che lo affronta in modo splendido e ancora drammaticamente attuale rinviando ad una struttura aperta, de-gerarchizzata, precaria, provvisoria e in continua discussione, basata sulla “priorità dell’invenzione strategica momentanea sulle strutture permanenti, e infine sulla scarsa drammaticità di tutto questo” Rivista come opera aperta? Rivista di informazione dissacrazione? Sicuramente di un’informazione diversa e senza limiti, basta scorrere le firme e gli argomenti

32

trattati in questo primo numero, si va da Carlos Franqui con Cultura borghesia e rivoluzione a Jacquelin Risset, sul lavoro di Tel Quel e il feticismo del testopassando per i Carmina priapea di Nino Massari all’industria militare italiana di Gian Luca Devoto e non possono mancare né Angelo e Guido Guglielmi (rispettivamente con Folla alla mostra di Klee e Letteratura e/o rivoluzione). Rivista coraggiosa che pubblica nel secondo numero gli Atti del Tribunale di Milano relativi alla morte di Pinelli insieme a recensioni di film e teatrali di Alberto Abruzzese e Franco Cordelli, testi creativi di autori come Giulia Niccolai e Michele Perriera in quella ricercata rottura di ambiti e di spazi che, da sempre, contraddistingue

la militanza culturale delle avanguardie. Dopo la morte di Giangiacomo Feltrinelli, nel 1972, con un massimo di anticonformismo e di pragmatismo socialista Pagliarani così parla dell’attualità politica e movimentista nel suo editoriale di apertura: “Ma non pochi continuano a intendere l’azione politica come rivolta al conseguimento della palingenesi, la quale non solo non è mai esistita e non esiste, ma viceversa funziona in negativo, fa da Fata Morgana, abbacina i viandanti, facilita ai fascisti l’esplosione di Segrate; Feltrinelli ci perde la vita; il senso della sua vita assume un rigore una tensione massima: ma rimane autolesionistico e non esemplare. Una tragedia autentica, coi piani che pure non incontrandosi producono attrito , e sanguinosamente”. Nei numeri successivi l’attenzione è rivolta ad Umberto Eco, a Roland Barthes, alla letteratura fantastica (Giorgio Pa-

di CETTA PETROLLO PAGLIARANI trizi, A proposito della letteratura fantastica) a Hausmann e Dada (Carlo Alberto Sitta su Jean Francois Bory, Prolegomenes à une monographie de Raoul Hausmann) con pubblicazione di testi creativi importanti, dello stesso Pagliarani (Dalla Ballata di Rudi, Ipotesi sul nostro) a esordienti eccellenti come Valentino Zeichen ( Delle acque minerali) pur senza trascurare argomenti politici e sociali (Ellis Donda, Ciò che resta di Trento, Milton Leitemberg, Vietnam: statistiche di una guerra) L’ultimo numero, il 10/11 del gennaio 1977, si apre con un intenso editoriale in cui Pagliarani afferma e sostiene il ritorno della poesia. Sono gli anni dei suoi primi Laboratori ma anche quelli delle librerie specializzate sulla poesia, dei fogli volanti venduti nelle strade limitrofe alla romana Città universitaria della Sapienza mentre gli indiani Metropolitani, emuli del Sessantotto, occupano aule e Facoltà. Tutto, quindi, solo nelle mani del Movimento? No, Pagliarani ipotizza un certo spazio, uno spazio che “permette una qualche attenzione al farsi poetico”. Sullo specifico poetico, sulla capacità della lingua poetica di farsi etica del coraggio vitalizzando e attivando, col corpo della lingua, anche lo stesso corpo umano si addensano i contenuti di quest’ultimo della rivista che si apre con lo straordinario Emilio Villa di “O lombard, corp lombard”. Seguono poi, in una carrellata dei tutti i più significativi poeti contemporanei, anche esordienti, uno straordinario Adriano Spatola (Per Jean – Clarence Lambert, La macchina cufica), un Corrado Costa altrettanto vitale (Il Titolo lo mettiamo dopo, Dove va, Differenze fra due disegni uguali, Facciamo i conti), Luigi Ballerini (Frammenti dell’onomaremalogos), Nanni Cagnone, Tommaso Kemeny, Franco Rella, Renato Aymone, Sergio Derisio, Milo de Angelis, Michelangelo Coviello, Gregorio Scalise, Dario Capello, Gino Scartaghiande, Tommaso Di Francesco, Antonio Valentini, Carlo Bordini, Luciano Testa, Fernando Mottola, Antonio De Rose, Guido Galeno, Danilo Plateo, Chiare Scalesse e Valerio Magrelli. Se uno dei valori che può dare una rivista è quello di fare sentire il colore e la dimensione della storia passata, così com’essa è stata vissuta e agita dai suoi protagonisti, ecco questo Periodo Ipotetico in bilico fra l’ostentazione del rosso politico e l’orgoglio dei linguaggi – non solo poetici ma anche politici ed economici e filosofici - rappresenta in modo palpabile un momento della storia di quegli intellettuali italiani che furono disorganici ai partiti della Sinistra pur sempre rimanendo consapevoli delle potenzialità del movimento e soprattutto di quelle dell’azione rivoluzionaria e vitale del mestiere “poesia”.

Orlando n 2  
Orlando n 2  

Secondo numero della rivista

Advertisement