Page 3

PRIMAVERA 2013

CONTATTI MAGICI

Orlando esplorazioni di OLGA CAMPOFREDA

Amélie Nothomb

“Casa mia è in un romanzo di Cocteau” B

elgio, Giappone, Cina, Stati Uniti, Bangladesh. Tanti i luoghi che hai chiamato casa. Ma a quale di questi senti di appartenere realmente? Finalmente, il Belgio! Perché l’identità Belga è così indefinita e vaga: mi si addice. Quale immagine ti suggerisce la parola ‘casa’? Una bottiglia piena di champagne. In Biografia della Fame dichiari: «Moi je parle le franponais». Parlare fluentemente due lingue quanto influisce sul punto di vista, sulla visione del mondo? Il linguaggio influisce sul punto di vista tanto quanto la musica: moltissimo! Ci sono certi sentimenti che riesco solo ad esprimere in giapponese. Esiste un libro in cui ti senti a casa? Sì. Les enfants terribles di Jean Cocteau. Quali erano le letture che ti facevano compagnia, ad esempio, nel difficile periodo del Bangladesh?

L’incipit di Barbablù (Voland 2013, traduzione di Monica Capuani)

Iliade e Odissea (Omero); Les jeunes filles (Montherlant); Le pavillon d’or (Mishima). Qual è stata la prima cosa che hai scritto in assoluto? Un romanzo che parlava di una omelette spaziale, quando avevo diciassette anni. E il libro che avresti voluto scrivere? La Bibbia. È importante il luogo dove scrivi? È sempre lo stesso o cambia per ogni romanzo che scrivi? Non è poi così importante; ho imparato a scrivere dappertutto, perfino in aeroplano. Quanto hanno influito sul tuo immaginario le favole e le leggende dei Paesi in cui hai vissuto? A quale sei più legata? Beh, davvero molto. E le ricordo tutte. Specialmente Yama-uba. È la storia di una bruttissima strega delle montagne, vestita di un kimono stracciato, si ciba di carne umana. Molte leggende le attribuiscono una bocca sulla nuca, nascosta dai capelli; altre narrano che il suo segreto stia in un fragilissimo fiore, che custodisce la sua anima.

Quando Saturnine arrivò nel luogo dell’appuntamento, si meravigliò che ci fosse tanta gente. Non pensava certo che sarebbe stata l’unica candidata, ma di lì a essere ricevuta in una sala d’attesa dove la precedevano quindici persone c’era una notevole differenza. “Troppo bello per essere vero” pensò. “Non sarò mai la coinquilina che cercano.” Dal momento che si era presa la mattinata libera, decise comunque di aspettare. Il magnifico luogo la induceva a farlo. Entrava per la prima volta in un palazzo signorile del VIIarrondissement di Parigi e non riusciva a capacitarsi dello sfarzo, dei soffitti altissimi, del tranquillo splendore di quella che costituiva appena un’anticamera. L’annuncio precisava: “Una stanza di 40 metri quadri con bagno, accesso libero a una grande cucina attrezzata” per un affitto di 500 €. Ci doveva essere un errore. Da quando Saturnine cercava casa a Parigi, aveva visitato tuguri immondi di 25 metri quadri senza bagno, a 1.000 € al mese, che trovavano chi li prendeva in affitto. Che imbroglio nascondeva dunque questa offerta miracolosa? Osservò poi i candidati e si accorse che si trattava solo di candidate. Si chiese se la condivisione di casa fosse un fenomeno femminile. Quelle donne sembravano tutte angosciatissime e Saturnine le capiva: anche lei desiderava ardentemente aggiudicarsi quella stanza. Ahimè, perché avrebbero dovuto scegliere lei invece di quella signora dall’aria così rispettabile oppure di quella manager dalla messa in piega spavalda?

Il tuo ultimo libro, Barbablu, è la rivisitazione moderna della fiaba trascritta da Perrault nel XVII secolo. Perché riproporla oggi? Perché sembra quasi che oggi sia proibito nascondere segreti.

Amélie Nothomb nasce nel 1967 a Kobe, in Giappone, dove il padre è diplomatico. Trascorre l’infanzia e la giovinezza in vari paesi dell’Asia e dell’America, seguendo i genitori nei loro cambiamenti di sede. A 21 anni torna da adulta in Giappone, terra da lei incondizionatamente amata, e lavora per un anno in una grande impresa giapponese, con esiti disastrosi e ironicamente raccontati in Stupore e tremori. Alla fine di questa devastante esperienza, torna in Francia e propone il manoscritto di uno dei suoi romanzi a una solida e storica casa editrice, Albin Michel. Si tratta di Igiene dell’assassino, che esce il 1° settembre del ’92 e conquista subito folle di lettori. Da quel momento Amélie Nothomb pubblica un romanzo all’anno, fedele alla stessa casa editrice, Albin Michel, come in Italia è fedele alla Voland. A oggi ha venduto nel mondo 15 milioni di libri, pubblicati da 41 editori diversi. Ha ottenuto numerosissimi premi letterari tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie Française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori (da cui è stato tratto anche un film diretto da Alain Corneau), il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore. Vive tra Parigi e il Belgio. Barbablù è il suo 21° romanzo.

Credi che le fiabe abbiano un rapporto molto stretto con la vita di tutti i giorni? Certamente. I brutti uomini si innamorano sempre delle belle donne perché da bambini qualcuno gli ha raccontato della Bella e la Bestia e loro lo hanno creduto possibile.

Barbablu è una storia che parla di stanze. In un palazzo ricco e splendente è nascosto il luogo degli orrori. Il tuo Barbablu spinge ad oltrepassare quella porta o essere saggi e starne alla larga? Io non la vedo così. Per me Barbablù ha ragione: ha tutto il diritto di avere un luogo in cui è proibito entrare agli altri; un posto tutto per sé, nascosto agli occhi del mondo.

E tu cosa hai imparato riscrivendo questa fiaba? Ho imparato di essere stata almeno una volta entrambi i protagonisti, Barbablu e Saturnine.

3

Orlando n 2  
Orlando n 2  

Secondo numero della rivista

Advertisement