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Orlando esplorazioni Quando nasce il tuo rapporto con la scrittura e quale è stata la prima lingua che ti è venuto naturale utilizzare? Io credo che il rapporto con la scrittura per ogni autore parta da quello con la lettura. Io sono sempre stata una grande lettrice, ho sempre ascoltato storie, perché mia madre è nomade, poi è diventata sedentaria, ma fino ai nove anni in Somalia viveva in boscaglie, facendo il pastore. I pastori della Somalia nordoccidentale accompagnavano la propria vita con i racconti, si raccontavano storie e favole per passare il tempo. I protagonisti erano gli animali come leoni, pecore, iene. E rappresentavano molto spesso personaggi stereotipati che simbolicamente rimandavano al mondo degli uomini. Questo, tutto questo è entrato nel mio immaginario. Prima di diventare scrittura le storie erano qualcosa che accompagnavano la vita, il sonno, la veglia. Poi si è concretizzato. A furia di leggere Verne e Stevenson, da lettrice mi sono trasformata in maniera del tutto naturale e continuativa alla scrittura. Quando mi riferisco a quelle favole, intendo più che altro “figure archetipiche”. Queste storie cambiano in base a chi le racconta. Tutt’oggi ad esempio, quando è mia zia a raccontare, (ultimamente abbiamo parlato tanto al telefono) lei abbonda di particolari splatter. Le iene sono spesso le protagoniste. La iena deve prendere il suo gregge e tu devi mettere in campo una serie di furbizie per impedirle il suo intento. A volte, per far capire che la iena è un animale veramente pericoloso, si può scegliere di raccontarne le malefatte, descrivendo persone e animali che ha ucciso in precedenza, scendendo in dettagli che piacerebbero molto a Tarantino, il regista. Se è mia madre a raccontare magari lei insiste sulla solidarietà della gente che si è messa insieme per lottare contro la iena. Dipende dal punto di vista del narratore. Ci sono poi figure particolarmente celebri, ad esempio quella di Arawelo, la donna mangia uomini. Ritorna in moltissime storie.

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PRIMAVERA 2013

Nessuno ha mai ordinato un codice di favole nomadi e l’oralità accoglie tutte le varianti insieme. La narrazione stessa diventa una sorta di gioco di ruoloin cui i dettagli, i personaggi, l’evoluzione diegetica dipende dalla voce del narratore del momento. Mia madre quando vede le iene nei documentari trema. Eravamo con mio nipote in Inghilterra, stavamo guardando un documentario su rete quattro (mia madre oramai vive un po’ in Italia, un po’ in Inghilterra). Quando è arrivata la

scena della iena che mangiava un facocero, mio nipote faceva il tifo per lei, mentre mia madre tremava. Lei quella iena l’ha incontrata davvero, mio nipote no. Era molto interessante questo sguardo di generazioni sulla stessa cosa. A quanti anni sei arrivata in Italia? Io sono nata qui. Sono stata poi in Somalia tante volte, prima della guerra civile, che dura ormai da 22 anni. Lì ho fatto la prima media in scuole italiane e ci sono tor-

nata per varie estati. Ti sei sentita a casa la prima volta che sei andata in Somalia? Sì. È stato proprio divertente. Lì c’è la gente che ti accoglie tutta, ti racconta cose, ti fa assaggiare cose che non hai visto fino a quel momento, come il latte di cammello. La prima volta avevo sette, otto anni. Fino a quel momento mi avevano solo raccontato quel mondo, quindi quando poi ci sono stata per me è stato meraviglioso: aderente al racconto, ma anche

Orlando n 2  
Orlando n 2  

Secondo numero della rivista

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