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N° 1 • gennaio - febbraio - marzo 2008 RIVISTA TRIMESTRALE DELL’ ASSOCIAZIONE NUOVI ORIZZONTI - POSTE ITALIANE S.P.A - SPEDIZIONE A.P. - DL 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/04 N. 46) ART. 1 COMMA 2 - DRCB. ROMA - AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE N° 277


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SPIRITUALITÀ

NOTIZIE FLASH

PREMIO INTERNAZIONALE DELLA BONTÀ PER CHIARA AMIRANTE

Rivestiti della tua

MAGNIFICENZA “Rivestiti della tua magnificenza (Is. 52,1)”! Non è stupendo scoprire dalla Parola di Dio la grandezza della vocazione che abbiamo ricevuto?! Siamo così oppressi dalle tante preoccupazioni della vita quotidiana, dalle tante fragilità, limiti, povertà con cui ci scontriamo ogni giorno, che troppo spesso ci dimentichiamo che, se Colui che ci ha creato è l’Artista degli artisti, noi siamo un suo capolavoro! Allora c’è un mistero di bellezza nascosto, tutto da scoprire in ciascuno di noi, in ogni persona che ci passa accanto. “Rivestiti della tua magnificenza !” Sì, Signore, tu ci hai fatti come un prodigio, hai posto nel nostro cuore la tua stupenda scintilla divina e altro non desideri che vederla risplendere in tutta la sua originaria bellezza. Ci hai pensato fin dall’Eternità, ci hai chiamato per nome, hai posto in noi il tuo soffio vitale, ci hai fatto dono del tuo Santo Spirito e hai fatto un sogno magnifico sulla nostra vita. Donaci , Signore, di esultare di gioia nel contemplare il tuo sogno di amore; donaci di vivere ogni istante in pienezza per realizzare il tuo sogno sulla nostra vita! Che bello sarebbe se riuscissimo a liberarci di tutti i giudizi con cui “l’accusatore” da sempre tenta di tarparci le ali ed imprigionare il nostro volo. Che bello sarebbe se sapessimo guardarci come ci vedi tu, se ci impegnassimo con tutto il cuore a gareggiare nello stimarci a vicenda, ad amarci come tu ci hai amato. Che meraviglia se sapessimo riscoprire la dimensione contemplativa della vita per lasciarci sorprendere dal mistero di bellezza, dalla magnificenza di ogni creatura, che resta invisibile allo sguardo dei più. Che gioia se ci mettessimo in ascolto di quel “tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo (Is.43,4)” che Tu che sei l’Amore continui a sussurrare al nostro cuore, e che bello se invece di sprecare tanto tempo prezioso nel condannare e giudicare, sapessimo piuttosto ripeterci gli uni agli altri: “Tu sei degno di stima”. Eppure tu, Signore, ci hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore tu ci hai rivestito, ma quanto indegna è la condizione in cui troppo spesso ci accontentiamo di vivere! Così presi ed ammaliati dai miraggi di questo mondo, ci dimentichiamo di cercare le cose di lassù, ci dimentichiamo che tu hai fatto il nostro cuore per te e il nostro cuore non trova pace finché non riposa in te. Tentiamo in ogni modo di riempire il nostro cuore di cose finite, dimenticando che il nostro cuore è fatto per l’Infinito, per l’Eterno, per gli orizzonti sterminati. Un forte senso di nostalgia di Cielo ogni tanto affiora nella nostra anima, ma continuiamo a tentare in ogni modo di anestetizzare, con i tanti paradisi artificiali a basso costo, quel senso tagliente di vuoto e di insoddisfazione che così spesso ci assale. Preferiamo prostrarci in adorazione dei folli idoli del consumismo piuttosto che librarci in volo negli orizzonti di Cielo che tu, Signore, hai preparato per noi. Elemosiniamo amore dalle creature, pronti a svendere corpo e anima al primo viandante solitario e ferito che ci promette un po’ di affetto e non riusciamo a trovare il tempo per accorgerci che tu, Signore, con tanta tenerezza continui a bussare alla porta del nostro cuore per farci conoscere quanto immensamente ed eternamente ci ami. Sì, Signore, abbiamo sfigurato, con la follia del nostro peccato, quel capolavoro che il tuo Amore fin dall’eternità aveva sognato per noi, abbiamo ferito in profondità il nostro cuore e quello dei nostri fratelli, abbiamo dimenticato la grandezza della chiamata che abbiamo ricevuto ed abbiamo ripiegato in un cristianesimo di comodo, in un’assurda tiepidezza che ha imprigionato la nostra anima. Ci rivolgiamo allora a te, Signore della Gloria, a te che tutto puoi: Donaci, Signore, in questo tempo di Pasqua di risvegliarci dal letargo di un cristianesimo tiepido; donaci di sciogliere i legami delle tante dipendenze che hanno imprigionato la nostra anima; trasfigura tutto ciò che noi abbiamo sfigurato con il nostro peccato e donaci di essere il tuo popolo di Risorti che vive nella Gioia piena della contemplazione della tua Gloria; donaci di rivestirci della tua luce, della tua magnificenza! 2 ORIZZONTI NEWS

Chiara Amirante

Un inizio d'anno accademico all'insegna dell'evangelizzazione per i cappuccini del convento di San Leopoldo Mandic a Padova. Chiara Amirante, invitata a parlare sul tema: “Evangelizzare è la nostra vocazione!” ha parole che vanno dritte al cuore: parole che hanno smosso il cuore oltre che l'intelletto di esegeti e docenti di teologia presenti al simposio. Parole nate oltre che dalla sua esperienza personale anche da una Parola che segna da sempre la vocazione a Nuovi Orizzonti: il capitolo 15 del Vangelo di Giovanni,quell'invito a rimanere nell'amore del Padre e a seguire i suoi comandamenti, proprio come ha fatto Gesù stesso, affinché la nostra gioia sia piena (cfr Gv 15, 9-13). Segue la testimonianza di Mirko (una vita sofferta e immersa nelle reti della dipendenza della droga) che non perde occasione per commuoversi parlando del suo incontro ‘liberatore’ con Dio. A fine giornata la consegna a Chiara del premio internazionale della Bontà, premio che Chiara ha voluto consegnare simbolicamente a Mirko, rappresentante di tutte le meraviglie di Dio compiute su tantissimi giovani in tutti questi anni.

DAL 21 AL 23 DICEMBRE, CRISTO SI È FERMATO A EBOLI! Eboli, ridente cittadina in provincia di Salerno, si è preparata al Natale in modo un po' particolare. Mentre la gente si affrettava a fare gli ultimi regali natalizi, il regalino alla suocera o al vicino di casa che si erano dimenticati di includere nella lista, una piccola equipe di Nuovi Orizzonti, in collaborazione con la parrocchia Santa Maria delle Grazie e il gruppo Rinnovamento dello Spirito “Lumen Christi” ha invaso la cittadina il 21, 22 e 23 dicembre per portare un messaggio di gioia e di amore per le strade. E tra una preghiera e una testimonianza hanno trovato pure il tempo per dare spettacolo con il diacono Roberto Dichiera che ha vestito i panni del mago Joyfull e con lo spettacolo del gruppo artistico Joymix: “Grazie Mamma!”. Ora spetta alle parrocchie della zona di Eboli a concretizzare la pioggia di Spirito Santo caduta in quei giorni.

DENTRO LA RETE DI CRISTO Quando il calcio incontra la fede. Potremo definirla così la micromissione vissuta dai giovani della comunità di Belpiano e della scuola di evangelizzazione di Guidonia che dal 25 al 27 novembre del 2007 si è svolta nella parrocchia dei Diecimila martiri crocefissi nel quartiere Marassi di Genova. Un'armata di Cavalieri della Luce è scesa per le strade del quartiere che ospita lo stadio di Genova a portare il messaggio di colui che sa fare gol nella vita delle persone: il Cristo Risorto. Una missione non semplice ma che ha portato grandi frutti: oltre a tutti i giovani che abbiamo visto entrare in Chiesa per il momento di adorazione (cercando, almeno per un attimo, una luce nuova nella loro esistenza), un frutto particolare: un ragazzo che continuava ad abboccare a false esche fatte di peccato e sofferenza ma che dopo l'incontro con i i giovani evangelizzatori ha scelto di farsi accogliere dalla rete di Cristo. Una rete che ti trascina fuori dal mare del dolore. Una rete che ti porta a vivere a tu per tu con il sole della vita!

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Chiara Amirante

Un inizio d'anno accademico all'insegna dell'evangelizzazione per i cappuccini del convento di San Leopoldo Mandic a Padova. Chiara Amirante, invitata a parlare sul tema: “Evangelizzare è la nostra vocazione!” ha parole che vanno dritte al cuore: parole che hanno smosso il cuore oltre che l'intelletto di esegeti e docenti di teologia presenti al simposio. Parole nate oltre che dalla sua esperienza personale anche da una Parola che segna da sempre la vocazione a Nuovi Orizzonti: il capitolo 15 del Vangelo di Giovanni,quell'invito a rimanere nell'amore del Padre e a seguire i suoi comandamenti, proprio come ha fatto Gesù stesso, affinché la nostra gioia sia piena (cfr Gv 15, 9-13). Segue la testimonianza di Mirko (una vita sofferta e immersa nelle reti della dipendenza della droga) che non perde occasione per commuoversi parlando del suo incontro ‘liberatore’ con Dio. A fine giornata la consegna a Chiara del premio internazionale della Bontà, premio che Chiara ha voluto consegnare simbolicamente a Mirko, rappresentante di tutte le meraviglie di Dio compiute su tantissimi giovani in tutti questi anni.

DAL 21 AL 23 DICEMBRE, CRISTO SI È FERMATO A EBOLI! Eboli, ridente cittadina in provincia di Salerno, si è preparata al Natale in modo un po' particolare. Mentre la gente si affrettava a fare gli ultimi regali natalizi, il regalino alla suocera o al vicino di casa che si erano dimenticati di includere nella lista, una piccola equipe di Nuovi Orizzonti, in collaborazione con la parrocchia Santa Maria delle Grazie e il gruppo Rinnovamento dello Spirito “Lumen Christi” ha invaso la cittadina il 21, 22 e 23 dicembre per portare un messaggio di gioia e di amore per le strade. E tra una preghiera e una testimonianza hanno trovato pure il tempo per dare spettacolo con il diacono Roberto Dichiera che ha vestito i panni del mago Joyfull e con lo spettacolo del gruppo artistico Joymix: “Grazie Mamma!”. Ora spetta alle parrocchie della zona di Eboli a concretizzare la pioggia di Spirito Santo caduta in quei giorni.

DENTRO LA RETE DI CRISTO Quando il calcio incontra la fede. Potremo definirla così la micromissione vissuta dai giovani della comunità di Belpiano e della scuola di evangelizzazione di Guidonia che dal 25 al 27 novembre del 2007 si è svolta nella parrocchia dei Diecimila martiri crocefissi nel quartiere Marassi di Genova. Un'armata di Cavalieri della Luce è scesa per le strade del quartiere che ospita lo stadio di Genova a portare il messaggio di colui che sa fare gol nella vita delle persone: il Cristo Risorto. Una missione non semplice ma che ha portato grandi frutti: oltre a tutti i giovani che abbiamo visto entrare in Chiesa per il momento di adorazione (cercando, almeno per un attimo, una luce nuova nella loro esistenza), un frutto particolare: un ragazzo che continuava ad abboccare a false esche fatte di peccato e sofferenza ma che dopo l'incontro con i i giovani evangelizzatori ha scelto di farsi accogliere dalla rete di Cristo. Una rete che ti trascina fuori dal mare del dolore. Una rete che ti porta a vivere a tu per tu con il sole della vita!

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NEL CIELO DI FORTALEZA! La testimonianza di Maria Vittoria Ungari, piccola della Gioia, missionaria in Brasile

Nuovi Orizzonti arriva fino al cielo…di Fortaleza,al CEU,il Condominio Espiritual Uirapuru. Fanno parte del CEU 19 realtà cattoliche che svolgono un lavoro di utilità sociale e che condividono gli stessi ideali di solidarietà e unità.In questo terreno di cento ettari alla fine di ottobre del 2007 è stata inaugurata la prima casa della nostra seconda‘cittadella cielo’brasiliana; si tratta del nuovo Centro di evangelizzazione. Fortaleza con i suoi 2 milioni e mezzo di abitanti è la capitale dello Stato del Cearà, nel nordest brasiliano, che è la regione più povera dell’intera nazione. È una città di forti contrasti: accanto a lussuosi grattacieli e hotel in riva al mare sorgono innumerevoli favelas sovrap-

popolate, dove le condizioni di vita sono pessime e il tasso di violenza è molto alto. Sul lungomare non è difficile incontrare bambini di strada che chiedono l’elemosina e ragazzine che si prostituiscono. È sotto gli occhi di tutti vedere turisti europei in compagnia di adolescenti che spinte dalla miseria o abbandonate dai genitori o vendute dal tacito consenso omertoso delle loro stesse famiglie si svendono per pochi reais. In un contesto simile non potevamo rimanere con le mani in mano e quindi le nostre attività si sono presto moltiplicate occupando interamente le nostre giornate! Una prima collaborazione con alcune associazioni del Condominio e altre istituzioni cittadine è stata indispensabile per entrare poco a poco nei numerosissimi luoghi infernali di Fortaleza. Fin dalle prime settimane abbiamo incontrato i meninos de rua,quei bambini che hanno fatto della strada la loro casa. L’impatto è stato piuttosto duro: hanno in media 12 anni, maschi e femmine, alcuni sono scalzi e indossano solo un paio di calzoncini,altri vestono magliette larghe così da poter nascondere più facilmente le bottigliette dalle quali sniffano colle e solventi che li intontiscono.

4 ORIZZONTI NEWS

Li si incontrano ai semafori, dove si improvvisano giocolieri e dove poi chiedono l’elemosina. Capita però, all’improvviso, di vederli correre e scomparire: si radunano in luoghi nascosti, conosciuti solamente da loro e dove nessun altro ha accesso. Qui si drogano tutti insieme e poi il capo gang li manda nuovamente ai semafori a rubare o a comprare e vendere droga. Infatti, dal momento che sono bambini, la polizia non può arrestarli e i trafficanti adulti ne approfittano. Altre volte invece non è facile incontrarli; infatti si nascondono e scappano perchè qualcuno di loro si è imbattuto in uno squadrone della morte. Si tratta di gruppi di civili armati,ma anche di poliziotti, che spesso finanziati dai commercianti che vogliono contenere la dilagante criminalità che li danneggia, picchiano,torturano e addirittura uccidono i bambini di strada. Quando invece sono più tranquilli e lucidi,si avvicinano,cercano affetto e si fermano a parlare. Lì allora è possibile ascoltarli, cercare di far capire loro che quella non è vita e che se anche sono già stati segnati da sofferenze enormi è possibile cambiare e ricominciare di nuovo. È veramente scioccante incontrare adolescenti che

hanno sofferto a tal punto da non sentire più nemmeno il desiderio di vivere; bambini che si anestetizzano fumando e sniffando in continuazione e che ti dicono: “Tia, così chiamano gli adulti in modo affettuosoportami via!”; ragazzine che alla domanda: “Perchè sniffi?” ti rispondono: “Se non lo faccio non sopporto la strada e inoltre così non sento la fame!”. Davanti a tutto questo vorremmo trovare immediatamente una soluzione per tutti, ma non è facile, e ciò che ci anima a continuare è la certezza che ogni gesto fatto per amore non è vano,consapevoli che “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Altre esperienze molto forti sono quelle di evangelizzazione nelle favelas. Da soli non è assolutamente possibile entrare, quindi siamo sempre stati accompagnati da qualcuno che già conosce la zona e può presentarci alle famiglie. Alcune tra le favelas più povere sorgono su dune di sabbia a un passo dalla spiaggia. Qui la maggior parte delle famiglie vive in condizioni di estrema miseria in baracche di un metro quadrato o poco più,costruite con cartoni, ovviamente senza servizi igienici e con un braciere come cucina, dove preparano un po’ di riso e fagioli. La situazione peggiora a partire da gennaio fino a giugno, la stagione delle piogge, quando fortissimi temporali inondano la città e le baracche inevitabilmente cadono una sull’altra,riversando le famiglie sulle strade.Personalmente,quando entro in una favela ho la sensazione di essere in un girone dell’inferno senza via di uscita. Una madre di famiglia che ci ha accolto nella sua casa ci diceva: “Qui non c’è futuro. Cosa può offrire un posto come questo a un giovane? Niente! Qui non c’è niente di buono: solo violenza! E un bambino cosa può imparare? Le famiglie sono sfasciate e vivono in ambienti malsani e angusti,cosicché i bambini passano le loro giornate in strada, in mezzo alla

sporcizia, e l’unico esempio che hanno è quello di giovani violenti che spacciano, si drogano, rubano, ammazzano...”. Di fronte a situazioni così complesse non nego di essermi sentita impotente e un giorno mi sono chiesta che senso avesse la nostra piccola attività di evangelizzazione davanti a un gigante Golia di questa portata. Ho trovato la risposta nel Vangelo del giorno, la mattina seguente: “Ero affamato e mi avete dato da mangiare… ero forestiero e mi avete ospitato,... carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 35-36) e ho capito che qui ho la fortuna di poter vivere queste parole alla lettera! Inoltre il Signore mi dona la grazia ogni giorno di vedere i frutti attraverso i tre ragazzi brasiliani coi quali ho iniziato questo meraviglioso cammino. Tra loro c’è chi proviene dalla favela, chi era coinvolto nel mondo della droga o dell’alcool e chi ha conosciuto il carcere.Oggi,salvati dalla misericordia di Dio, si fanno attivi evangelizzatori e testimoni del suo amore.In poco più di due mesi,infatti,abbiamo incontrato più di 6.600 persone in 8 parrocchie di Fortaleza, abbiamo accolto nel centro di ascolto, aperto 2 giorni alla settimana, circa 40 ragazzi, dei quali alcuni hanno già iniziato il cammino di recupero a Quixadà, abbiamo incontrato numerosi bambini di strada,persone senza fissa dimora,famiglie,carcerati e minori ricoverati in ospedale. Così è iniziata e continua la nostra avventura nelle strade di Fortaleza,avventura che ogni giorno ci coinvolge,ci appassiona e a volte ci lascia senza fiato, ma che ci spinge ad amare, amare, amare sempre di più!

Chiunque volesse avere maggiori informazioni può scrivere all’indirizzo di posta elettronica: fortaleza@nuoviorizzonti-onlus.com, telefonare al numero 0055.85.32894257 visitare il sito www.ceufortaleza.org.br richiedere il nuovo DVD del Brasile!

“CITTADELLA CEU FORTALEZA”

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Nuovi Orizzonti arriva fino al cielo…di Fortaleza,al CEU,il Condominio Espiritual Uirapuru. Fanno parte del CEU 19 realtà cattoliche che svolgono un lavoro di utilità sociale e che condividono gli stessi ideali di solidarietà e unità.In questo terreno di cento ettari alla fine di ottobre del 2007 è stata inaugurata la prima casa della nostra seconda‘cittadella cielo’brasiliana; si tratta del nuovo Centro di evangelizzazione. Fortaleza con i suoi 2 milioni e mezzo di abitanti è la capitale dello Stato del Cearà, nel nordest brasiliano, che è la regione più povera dell’intera nazione. È una città di forti contrasti: accanto a lussuosi grattacieli e hotel in riva al mare sorgono innumerevoli favelas sovrap-

popolate, dove le condizioni di vita sono pessime e il tasso di violenza è molto alto. Sul lungomare non è difficile incontrare bambini di strada che chiedono l’elemosina e ragazzine che si prostituiscono. È sotto gli occhi di tutti vedere turisti europei in compagnia di adolescenti che spinte dalla miseria o abbandonate dai genitori o vendute dal tacito consenso omertoso delle loro stesse famiglie si svendono per pochi reais. In un contesto simile non potevamo rimanere con le mani in mano e quindi le nostre attività si sono presto moltiplicate occupando interamente le nostre giornate! Una prima collaborazione con alcune associazioni del Condominio e altre istituzioni cittadine è stata indispensabile per entrare poco a poco nei numerosissimi luoghi infernali di Fortaleza. Fin dalle prime settimane abbiamo incontrato i meninos de rua,quei bambini che hanno fatto della strada la loro casa. L’impatto è stato piuttosto duro: hanno in media 12 anni, maschi e femmine, alcuni sono scalzi e indossano solo un paio di calzoncini,altri vestono magliette larghe così da poter nascondere più facilmente le bottigliette dalle quali sniffano colle e solventi che li intontiscono.

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Li si incontrano ai semafori, dove si improvvisano giocolieri e dove poi chiedono l’elemosina. Capita però, all’improvviso, di vederli correre e scomparire: si radunano in luoghi nascosti, conosciuti solamente da loro e dove nessun altro ha accesso. Qui si drogano tutti insieme e poi il capo gang li manda nuovamente ai semafori a rubare o a comprare e vendere droga. Infatti, dal momento che sono bambini, la polizia non può arrestarli e i trafficanti adulti ne approfittano. Altre volte invece non è facile incontrarli; infatti si nascondono e scappano perchè qualcuno di loro si è imbattuto in uno squadrone della morte. Si tratta di gruppi di civili armati,ma anche di poliziotti, che spesso finanziati dai commercianti che vogliono contenere la dilagante criminalità che li danneggia, picchiano,torturano e addirittura uccidono i bambini di strada. Quando invece sono più tranquilli e lucidi,si avvicinano,cercano affetto e si fermano a parlare. Lì allora è possibile ascoltarli, cercare di far capire loro che quella non è vita e che se anche sono già stati segnati da sofferenze enormi è possibile cambiare e ricominciare di nuovo. È veramente scioccante incontrare adolescenti che

hanno sofferto a tal punto da non sentire più nemmeno il desiderio di vivere; bambini che si anestetizzano fumando e sniffando in continuazione e che ti dicono: “Tia, così chiamano gli adulti in modo affettuosoportami via!”; ragazzine che alla domanda: “Perchè sniffi?” ti rispondono: “Se non lo faccio non sopporto la strada e inoltre così non sento la fame!”. Davanti a tutto questo vorremmo trovare immediatamente una soluzione per tutti, ma non è facile, e ciò che ci anima a continuare è la certezza che ogni gesto fatto per amore non è vano,consapevoli che “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Altre esperienze molto forti sono quelle di evangelizzazione nelle favelas. Da soli non è assolutamente possibile entrare, quindi siamo sempre stati accompagnati da qualcuno che già conosce la zona e può presentarci alle famiglie. Alcune tra le favelas più povere sorgono su dune di sabbia a un passo dalla spiaggia. Qui la maggior parte delle famiglie vive in condizioni di estrema miseria in baracche di un metro quadrato o poco più,costruite con cartoni, ovviamente senza servizi igienici e con un braciere come cucina, dove preparano un po’ di riso e fagioli. La situazione peggiora a partire da gennaio fino a giugno, la stagione delle piogge, quando fortissimi temporali inondano la città e le baracche inevitabilmente cadono una sull’altra,riversando le famiglie sulle strade.Personalmente,quando entro in una favela ho la sensazione di essere in un girone dell’inferno senza via di uscita. Una madre di famiglia che ci ha accolto nella sua casa ci diceva: “Qui non c’è futuro. Cosa può offrire un posto come questo a un giovane? Niente! Qui non c’è niente di buono: solo violenza! E un bambino cosa può imparare? Le famiglie sono sfasciate e vivono in ambienti malsani e angusti,cosicché i bambini passano le loro giornate in strada, in mezzo alla

sporcizia, e l’unico esempio che hanno è quello di giovani violenti che spacciano, si drogano, rubano, ammazzano...”. Di fronte a situazioni così complesse non nego di essermi sentita impotente e un giorno mi sono chiesta che senso avesse la nostra piccola attività di evangelizzazione davanti a un gigante Golia di questa portata. Ho trovato la risposta nel Vangelo del giorno, la mattina seguente: “Ero affamato e mi avete dato da mangiare… ero forestiero e mi avete ospitato,... carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 35-36) e ho capito che qui ho la fortuna di poter vivere queste parole alla lettera! Inoltre il Signore mi dona la grazia ogni giorno di vedere i frutti attraverso i tre ragazzi brasiliani coi quali ho iniziato questo meraviglioso cammino. Tra loro c’è chi proviene dalla favela, chi era coinvolto nel mondo della droga o dell’alcool e chi ha conosciuto il carcere.Oggi,salvati dalla misericordia di Dio, si fanno attivi evangelizzatori e testimoni del suo amore.In poco più di due mesi,infatti,abbiamo incontrato più di 6.600 persone in 8 parrocchie di Fortaleza, abbiamo accolto nel centro di ascolto, aperto 2 giorni alla settimana, circa 40 ragazzi, dei quali alcuni hanno già iniziato il cammino di recupero a Quixadà, abbiamo incontrato numerosi bambini di strada,persone senza fissa dimora,famiglie,carcerati e minori ricoverati in ospedale. Così è iniziata e continua la nostra avventura nelle strade di Fortaleza,avventura che ogni giorno ci coinvolge,ci appassiona e a volte ci lascia senza fiato, ma che ci spinge ad amare, amare, amare sempre di più!

Chiunque volesse avere maggiori informazioni può scrivere all’indirizzo di posta elettronica: fortaleza@nuoviorizzonti-onlus.com, telefonare al numero 0055.85.32894257 visitare il sito www.ceufortaleza.org.br richiedere il nuovo DVD del Brasile!

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“L’AMORE DEL CRISTO CI SPINGE”! (2 Cor 5,14) di Davide Banzato

Commento alla nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, pubblicata il 3/12/2007 Dopo la nota pastorale sul primo annuncio del Vangelo Questa è la nostra fede e dopo il Convegno Ecclesiale di Verona (16-20 ottobre 2006) Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, la Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato una nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione. Punto fondante della stessa è 2Cor 5,14: Caritas Christi urget nos – l’Amore del Cristo ci spinge! L’evangelizzazione ha come destinataria tutta l’umanità; significa farsi strumento della presenza di Dio nel mondo. Come destinatario ogni persona ha il diritto di ricevere un primo annuncio, come “cristiano annunciatore” ha invece il dovere di condividere con la propria famiglia (l’umanità!) il dono e la scoperta più grande ricevuta: il segreto della pienezza della gioia in Cristo Risorto, un Dio che si è fatto uomo per accogliere ogni nostro grido e vincerlo. Pertanto, sottolinea la nota, l’evangelizzazione non può esser ridotta a un’azione sociale e caritativa (che di sicuro dovrà sgorgare in caso di necessità, altrimenti sarebbe omissione di soccorso), ma ha un significato molto più ricco e ampio. Punto critico odierno, sottolineato dalla Congregazione, è da una parte la crescente confusione creata dal relativismo etico e dai vuoti liberalismi che ritengono un limite posto alla libertà il convincere altri in questioni religiose, dall’altra il ritenere non indispensabile l’annuncio evangelico, credendo che ogni persona, impedita alla conversione per seri motivi , possa salvarsi secondo la legge di coscienza. Nel primo caso si vuol mettere la sordina ai cristiani in modo elegante facendoli passare per fanatici di proselitismo, nel secondo si invoca quanto il Concilio Vaticano II ha detto nella Lumen Gentium al numero 16. La nota in questione affronta puntualmente ognuna di queste tematiche. È essenziale sottolineare che l’evangelizzazione svolta dalla Chiesa in tutte le sue direzioni (missio ad gentes verso coloro che non conoscono Cristo, nuova evangelizzazione verso i cristiani che si definiscono “non praticanti”, primo annuncio là dove mai è stato annunciato personalmente il kerygma* e collaborazione ecumenica nell’annuncio cristiano) non è mai un’azione di imposizione, ma di annuncio, di condivisione e come tale ha come cardini l’ascolto, il dialogo sincero, il confronto e la libertà di scelta . C’è quasi la ricerca di un principio de iure (di diritto) per far tacere i cristiani; è una vera intolleranza e dittatura che si vuole instaurare. La persona come tale invece è una ricchezza per l’umanità, qualunque sia il suo bagaglio culturale ed esperienziale. Il diritto all’annuncio e alla parola è costato il sangue di migliaia di persone nella storia, e oggi, dietro false moderne ideologie, si vorrebbe far parlare solo chi fa comodo al proprio pensiero o interesse. Il missionario non deve essere un promoter, che vende un prodotto “chiesa cattolica” o “gesù”, ma deve “essere Gesù” per chi incontra, essere gioia per chi incontra, essere pace per chi lo ascolta…Allora sarà incisivo, convincente, vero. Già Paolo VI ha sottolineato come il mondo oggi necessiti di testimoni, non di predicatori. La testimonianza personale è il caposaldo dell’evangelizzazione, ma la testimonianza più autorevole resta la “coerenza di vita”, la vita di santità che segue e va di pari passo con l’annuncio della parola. Nel secondo caso, se è vero che ci si può salvare seguendo la legge di coscienza in quanto in essa ci sono sempre dei semi gettati da Dio, è anche vero che non è detto che questa conduca a un approdo sicuro, se non è ben guidata e illuminata. Una cosa è la luce e il calore di una candela, un’altra è la luce e il calore del sole! La ricchezza che proviene dalla fede cristiana è talmente abbondante e dona così tanta gioia che non consegnarla a quanti non l’hanno ancora ricevuta sarebbe un atto supremo di egoismo.Va inoltre sottolineato il parere di san Paolo: la conversione libera “dal regno delle tenebre” (Col 1,13-14), rompe i legami col peccato perché apre gli occhi là dove “il salario del peccato è la morte” (1Cor 15,56), la morte dell’anima. L’evangelizzazione è una possibilità di arricchimento per tutti: per i destinatari perchè, sia che accolgano sia che rifiutino, avranno una conoscenza in più, per i missionari che così approfondiscono i termini delle proprie scelte e si arricchiscono di pareri diversi.

Perché dunque averne paura? Nel documento si accenna anche allo scandalo della disunità dei cristiani e si invoca un impegno missionario di tutti per l’ecumenismo.In modo preciso si prende anche netta distanza dal diffondere la fede con coercizione o sollecitazioni disoneste o scorrette, come usano per prassi diverse sette nel mondo. Nella nota viene anche sottolineato (come non è mai mancato negli anni da parte del Magistero) che il vero agente della missione resta comunque lo Spirito Santo, che rende presente Dio nella Chiesa e, attraverso la Chiesa, opera una vera umanizzazione dell’uomo e del mondo. Per i più scettici si aprirebbe il dibattito su tutti gli errori storici della Chiesa. Bisogna però distinguere tra uomini di chiesa e Chiesa: gli uomini di chiesa hanno messo al rogo Giovanna D’Arco e la Chiesa l’ha proclamata santa; gli uomini di chiesa hanno perseguitato padre Pio e la Chiesa l’ha proclamato santo. La Chiesa è fatta di uomini e il miracolo è proprio questo, l’indefettibilità della Chiesa: la Chiesa è veramente indefettibile, cioè non può venir meno; nonostante le debolezze umane di cui essa è composta, permane e prevale lo Spirito di Cristo! E noi ne siamo testimoni.

“GUAI A ME SE NON EVANGELIZZASSI” (1 Cor 9,16) La testimonianza e la preghiera di Elena Albani dopo una missione La missione dura sempre. Non finisce mai. Sempre ho il dovere di portare l’Amore degli Amori al mondo, quell’Amore che mi ha salvata, che mi ha donato la gioia, che mi ha amata per primo. Tutte le volte che torno da una missione o da un’evangelizzazione mi accorgo che è sempre di più tutto quello che ricevo rispetto a quanto cerco di donare agli altri. Ogni volta il mio cuore si scioglie di fronte alla meravigliosa potenza di Gesù. Ogni volta mi emoziono, proprio come una bambina, quando vedo che Lui arriva, entra in un cuore, cambia uno sguardo,trasforma un dolore nascosto in lacrime, una durezza di sguardo in dolcezza,apre una porta… e questo lo fa tramite noi, anche tramite me. Lo fa se lascio anche solo per un attimo da parte quello che sono io: pensieri, paure, attaccamenti… e lascio che sia Gesù a passare attraverso di me,attraverso i miei occhi,il mio sguardo, le mie parole. Grazie, Gesù, perché ci hai fatti tuoi seminatori, grazie perché hai mostrato tutta la tua potenza. Oggi porto nel cuore tutti i nomi, tutti i volti, tutti i cuori dei giovani che si sono aperti a Te e anche tutti i cuori che non si sono aperti, tutti i dolori che ho ricevuto, tutti i sì ma anche i no… Li offro a te, Padre, perché tu sai, perché a me non è dato di vedere i frutti, perché i tuoi tempi sono solo tuoi, perché i cuori di quei giovani venuti a te, Tu li hai toccati e tu opererai in loro… perché il mio cuore ancora una volta ti ha incontrato, perché mi sono resa conto ancora una volta di quanto sei grande e di quanto l’incontro con Te ogni giorno trasformi la mia vita, perché la strada che porta a Te è l’unica strada, l’unica via che porta alla gioia.

* Kerygma: annuncio sintetico del messaggio cristiano (Cristo è morto e risorto per ciascuno di noi).

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“L’AMORE DEL CRISTO CI SPINGE”! (2 Cor 5,14) di Davide Banzato

Commento alla nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, pubblicata il 3/12/2007 Dopo la nota pastorale sul primo annuncio del Vangelo Questa è la nostra fede e dopo il Convegno Ecclesiale di Verona (16-20 ottobre 2006) Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, la Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato una nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione. Punto fondante della stessa è 2Cor 5,14: Caritas Christi urget nos – l’Amore del Cristo ci spinge! L’evangelizzazione ha come destinataria tutta l’umanità; significa farsi strumento della presenza di Dio nel mondo. Come destinatario ogni persona ha il diritto di ricevere un primo annuncio, come “cristiano annunciatore” ha invece il dovere di condividere con la propria famiglia (l’umanità!) il dono e la scoperta più grande ricevuta: il segreto della pienezza della gioia in Cristo Risorto, un Dio che si è fatto uomo per accogliere ogni nostro grido e vincerlo. Pertanto, sottolinea la nota, l’evangelizzazione non può esser ridotta a un’azione sociale e caritativa (che di sicuro dovrà sgorgare in caso di necessità, altrimenti sarebbe omissione di soccorso), ma ha un significato molto più ricco e ampio. Punto critico odierno, sottolineato dalla Congregazione, è da una parte la crescente confusione creata dal relativismo etico e dai vuoti liberalismi che ritengono un limite posto alla libertà il convincere altri in questioni religiose, dall’altra il ritenere non indispensabile l’annuncio evangelico, credendo che ogni persona, impedita alla conversione per seri motivi , possa salvarsi secondo la legge di coscienza. Nel primo caso si vuol mettere la sordina ai cristiani in modo elegante facendoli passare per fanatici di proselitismo, nel secondo si invoca quanto il Concilio Vaticano II ha detto nella Lumen Gentium al numero 16. La nota in questione affronta puntualmente ognuna di queste tematiche. È essenziale sottolineare che l’evangelizzazione svolta dalla Chiesa in tutte le sue direzioni (missio ad gentes verso coloro che non conoscono Cristo, nuova evangelizzazione verso i cristiani che si definiscono “non praticanti”, primo annuncio là dove mai è stato annunciato personalmente il kerygma* e collaborazione ecumenica nell’annuncio cristiano) non è mai un’azione di imposizione, ma di annuncio, di condivisione e come tale ha come cardini l’ascolto, il dialogo sincero, il confronto e la libertà di scelta . C’è quasi la ricerca di un principio de iure (di diritto) per far tacere i cristiani; è una vera intolleranza e dittatura che si vuole instaurare. La persona come tale invece è una ricchezza per l’umanità, qualunque sia il suo bagaglio culturale ed esperienziale. Il diritto all’annuncio e alla parola è costato il sangue di migliaia di persone nella storia, e oggi, dietro false moderne ideologie, si vorrebbe far parlare solo chi fa comodo al proprio pensiero o interesse. Il missionario non deve essere un promoter, che vende un prodotto “chiesa cattolica” o “gesù”, ma deve “essere Gesù” per chi incontra, essere gioia per chi incontra, essere pace per chi lo ascolta…Allora sarà incisivo, convincente, vero. Già Paolo VI ha sottolineato come il mondo oggi necessiti di testimoni, non di predicatori. La testimonianza personale è il caposaldo dell’evangelizzazione, ma la testimonianza più autorevole resta la “coerenza di vita”, la vita di santità che segue e va di pari passo con l’annuncio della parola. Nel secondo caso, se è vero che ci si può salvare seguendo la legge di coscienza in quanto in essa ci sono sempre dei semi gettati da Dio, è anche vero che non è detto che questa conduca a un approdo sicuro, se non è ben guidata e illuminata. Una cosa è la luce e il calore di una candela, un’altra è la luce e il calore del sole! La ricchezza che proviene dalla fede cristiana è talmente abbondante e dona così tanta gioia che non consegnarla a quanti non l’hanno ancora ricevuta sarebbe un atto supremo di egoismo.Va inoltre sottolineato il parere di san Paolo: la conversione libera “dal regno delle tenebre” (Col 1,13-14), rompe i legami col peccato perché apre gli occhi là dove “il salario del peccato è la morte” (1Cor 15,56), la morte dell’anima. L’evangelizzazione è una possibilità di arricchimento per tutti: per i destinatari perchè, sia che accolgano sia che rifiutino, avranno una conoscenza in più, per i missionari che così approfondiscono i termini delle proprie scelte e si arricchiscono di pareri diversi.

Perché dunque averne paura? Nel documento si accenna anche allo scandalo della disunità dei cristiani e si invoca un impegno missionario di tutti per l’ecumenismo.In modo preciso si prende anche netta distanza dal diffondere la fede con coercizione o sollecitazioni disoneste o scorrette, come usano per prassi diverse sette nel mondo. Nella nota viene anche sottolineato (come non è mai mancato negli anni da parte del Magistero) che il vero agente della missione resta comunque lo Spirito Santo, che rende presente Dio nella Chiesa e, attraverso la Chiesa, opera una vera umanizzazione dell’uomo e del mondo. Per i più scettici si aprirebbe il dibattito su tutti gli errori storici della Chiesa. Bisogna però distinguere tra uomini di chiesa e Chiesa: gli uomini di chiesa hanno messo al rogo Giovanna D’Arco e la Chiesa l’ha proclamata santa; gli uomini di chiesa hanno perseguitato padre Pio e la Chiesa l’ha proclamato santo. La Chiesa è fatta di uomini e il miracolo è proprio questo, l’indefettibilità della Chiesa: la Chiesa è veramente indefettibile, cioè non può venir meno; nonostante le debolezze umane di cui essa è composta, permane e prevale lo Spirito di Cristo! E noi ne siamo testimoni.

“GUAI A ME SE NON EVANGELIZZASSI” (1 Cor 9,16) La testimonianza e la preghiera di Elena Albani dopo una missione La missione dura sempre. Non finisce mai. Sempre ho il dovere di portare l’Amore degli Amori al mondo, quell’Amore che mi ha salvata, che mi ha donato la gioia, che mi ha amata per primo. Tutte le volte che torno da una missione o da un’evangelizzazione mi accorgo che è sempre di più tutto quello che ricevo rispetto a quanto cerco di donare agli altri. Ogni volta il mio cuore si scioglie di fronte alla meravigliosa potenza di Gesù. Ogni volta mi emoziono, proprio come una bambina, quando vedo che Lui arriva, entra in un cuore, cambia uno sguardo,trasforma un dolore nascosto in lacrime, una durezza di sguardo in dolcezza,apre una porta… e questo lo fa tramite noi, anche tramite me. Lo fa se lascio anche solo per un attimo da parte quello che sono io: pensieri, paure, attaccamenti… e lascio che sia Gesù a passare attraverso di me,attraverso i miei occhi,il mio sguardo, le mie parole. Grazie, Gesù, perché ci hai fatti tuoi seminatori, grazie perché hai mostrato tutta la tua potenza. Oggi porto nel cuore tutti i nomi, tutti i volti, tutti i cuori dei giovani che si sono aperti a Te e anche tutti i cuori che non si sono aperti, tutti i dolori che ho ricevuto, tutti i sì ma anche i no… Li offro a te, Padre, perché tu sai, perché a me non è dato di vedere i frutti, perché i tuoi tempi sono solo tuoi, perché i cuori di quei giovani venuti a te, Tu li hai toccati e tu opererai in loro… perché il mio cuore ancora una volta ti ha incontrato, perché mi sono resa conto ancora una volta di quanto sei grande e di quanto l’incontro con Te ogni giorno trasformi la mia vita, perché la strada che porta a Te è l’unica strada, l’unica via che porta alla gioia.

* Kerygma: annuncio sintetico del messaggio cristiano (Cristo è morto e risorto per ciascuno di noi).

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ANTICIPI DI PARADISO... MENTRE IL CUORE SANGUINA La testimonianza di Lucia: “Così abbiamo vissuto la malattia di nostro figlio” di Lucia Emma

La famiglia Emma al completo nel giorno della prima comunione della piccola Anna

A differenza di Jacopo e Anna che sono cresciuti come fiori annaffiati, Emilio, come dice il nostro amico pediatra, è un caso che cammina…È stato sotto controllo costante già allo sbocciare della sua vita nel grembo materno per una cisti polmonare congenita, operato quando aveva un mese per l’asporto della stessa e di una piccola parte di polmone, affetto da tachicardia parossistica dall’età di un anno, con relativa assunzione giornaliera di farmaci, ecc…e, malgrado tutto ciò, la malattia di Emilio arrivò, come banalmente si dice, a ciel sereno. Dopo i primi controlli e le prime false aspettative, la diagnosi: linfoma di Hodgking, stadio abbastanza avanzato, piuttosto aggressivo …Le parole ci suonano nuove nel

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vocabolario della nostra vita. Dopo il primo sgomento, la paura, l’ansia, comune a tanti in questi casi, gli occhi si alzano al Cielo:“ Signore, io non so ma Tu sai , nelle tue mani questa creatura, che prima di essere nostra è tua!”. Terapie, chemioterapie, effetti collaterali e il cuore che sanguina, mentre raccogli un cuscino con i capelli di tuo figlio tutti là…:“ Io non so, Signore, ma Tu sai!”…… Un cerchio d’amore si stringe intorno a noi, preghiere che si elevano al Cielo da tanti cuori, da tanti amici … Le terapie hanno il loro effetto: la malattia regredisce, scompare; remissione completa, ci dicono. Il giorno in cui Emilio deve togliere il catetere utilizzato per le chemio, eccolo là un altro nodino al lato del collo!

Mi rivedo con mio marito Marco nell’anticamera della sala operatoria mentre aspettiamo il responso, il nostro rosario in una mano, il fazzoletto nell’altra. Le lacrime ci rigano gli occhi, il nostro cuore sembra che scoppi: “ Signore, allontana da noi questo calice, ma sia fatta non la nostra volontà, ma la tua!” E anche questa volta le parole del chirurgo risuonano nuove: “Abbiamo messo un catetere a due vie; avrà bisogno di chemio più pesanti”.“ A due vie?- risponde la mia mente; io,Signore, conosco solo la tua via!”. Il nostro cuore sanguina ancora.”Signore, io non so, non capisco, ma Tu sai, dacci forza , sorreggici!”. È così che ha inizio la lunga strada di sofferenza di Emilio: chemioterapie pesantissime, altamente tossiche…

Una notte la vita di Emilio sfiora la morte. In ginocchio chiamo gli angeli tutti del Cielo per pregare intorno al suo letto; loro non tardano… Poi il trasferimento a Bergamo: cambio di terapia e tutto da ricominciare: gente nuova, ospedale nuovo, medici nuovi, solitudine nuova… Viaggi continui, in cui io e Marco ci alterniamo: Venezia – Bergamo; Bergamo - Venezia. La piccola Anna, prima di ogni mia partenza, vomita e io devo lasciarla comunque…lasciare tutto… tutto ciò che ho di più caro, lasciare tutto: ogni sicurezza, ogni certezza: ogni volta un salto nel buio. Mi rivedo nelle lunghe notti d’ospedale a raccogliere nel mio cuore, a uno a uno, i lamenti dei bimbi; rivedo le piccole nuche nude dove i capelli non hanno avuto il tempo di crescere perché la malattia è arrivata prima; rivedo i loro sguardi, le piccole mani protese, vive al mattino e alla sera tramutate in ali di angeli volati in Cielo, vite appena sbocciate portate via da una banale infezione. Sento ancora, trascinati nei corridoi, i piedi stanchi di padri smarriti, vedo ancora gli sguardi straziati delle madri come Maria ai piedi della Croce. Quanto ho pregato Dio perché donasse loro la stessa forza che stava dando a noi! Quanto ci ha sollevato sostare in preghiera per prendere respiro nella scalata alla prova! E così, quando arriva a Bergamo Jacopo (il nostro figlio maggiore) con il sospetto della stessa malattia di Emilio, si ripete come in un film lo stesso copione: stesse ore di attesa (non so più a quale figlio guardare, perché uno è in un reparto, uno in un altro), stessa diagnosi. Ora le fatidiche parole le conosciamo bene… fanno ormai parte del vocabolario della nostra vita; ma la pienezza della stessa ci è data per Grazia, anche nei momenti che agli occhi del mondo sembrano tragici, perché, proprio quando senti che le onde di angoscia stanno per

travolgerti e non sei più niente, è proprio in quel momento che Lui entra nel tuo cuore riempiendoti di Infinito, dissipando ogni paura, colmandoti di quel Qualcosa di cui nessuna parola, neanche la più nobile, può narrare l’immensità: meraviglioso abbandono nelle mani del Padre che costa la morte a noi stessi, e mentre il cuore sanguina, Lui ti fa assaporare anticipi di Paradiso. Vorrei che, immergendovi in queste righe, poteste sentire, oltre al nostro dolore così umanamente tangibile, anche, come noi la sentivamo, la presenza di Gesù che passava stanza per stanza con passo lieve, sostando con amore infinito vicino ai suoi piccoli, che accarezzava le madri, riempiva lo sguardo implorante dei padri, che sorreggeva braccia ormai esauste e sfinite e dolcemente, come Lui solo sa fare, intesseva con un impalpabile filo d’oro ricami di pace e di intima gioia che il mondo non sa. Vorrei riuscire a trasmettere come la preghiera, quella intima silenziosa comunione con Dio, ci abbia permesso di non affondare, come la preghiera abbia tenuto salda la nostra anima, unita a Dio e abbia trasformato un tempo finito in tempo eterno e dei comuni rapporti umani in una comunione soprannaturale, tanto da far sì che, quando ritorni al mondo dopo un’esperienza umana così forte, non puoi più essere come prima, ma aneli costantemente a quel “di più” che trovi solo quando sosti con Lui e in Lui. Non riesco più a immaginare una giornata senza preghiera: mi mancherebbe più dell’aria, più dell’acqua, e non riesco a pensarla priva di lodi e di ringraziamenti silenziosi anche nelle circostanze comuni, che nessuno avverte; non riesco a pensarla senza Gesù che si fa cibo. Che grande, immensa bugia ci raccontiamo quando diciamo che non abbiamo tempo in famiglia per pregare! Basta alzarsi prima, quando i figli ancora

dormono, e nel silenzio assaporare quella grazia speciale attraverso la quale tutto puoi in Colui che ti dà forza! Come non abbiamo tempo? Abbiamo tutto il tempo… tutto il tempo che Dio ci dona. Perché il tempo è suo, non nostro!

LA FAMIGLIA EMMA Marco (48 anni) e Lucia (43) si sono sposati nel 1985. Lei è originaria di Canale d’Agordo. Lui, architetto, è di Venezia dove la famiglia abita tuttora. Sono consacrati in Nuovi Orizzonti dal 2004 e adesso sono preziosissimi collaboratori nella costruzione della CITTADELLA CIELO di Frosinone. Emilio (16) attualmente è in buona salute pur conservando alcune conseguenze degli effetti collaterali delle intense terapie sostenute. Frequenta il secondo anno di Liceo scientifico ed ha sempre dimostrato un incredibile caparbietà nel portare avanti gli studi sia pur in condizioni fisiche molto difficili. È attivo animatore in parrocchia per i gruppi grest, campi scuola, e nell’ associazione Jonathan dove si occupa dell’animazione dei ragazzi diversamente abili. Jacopo (22), superati anche lui i problemi fisici, è impegnato nella neonata associazione “Goccia di luce”, di cui è co-fondatore, che si occupa dei ‘senza fissa dimora’ e delle persone fortemente disagiate a Venezia, oltre a frequentare con successo l’università. La bellissima Anna (11) frequenta la quinta elementare. Gloria a Dio per le meraviglie che ha compiuto in questa sua famiglia! Grazie a Lucia per la testimonianza che ci ha dato! Grazie a tutta la famiglia Emma!

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La famiglia Emma al completo nel giorno della prima comunione della piccola Anna

A differenza di Jacopo e Anna che sono cresciuti come fiori annaffiati, Emilio, come dice il nostro amico pediatra, è un caso che cammina…È stato sotto controllo costante già allo sbocciare della sua vita nel grembo materno per una cisti polmonare congenita, operato quando aveva un mese per l’asporto della stessa e di una piccola parte di polmone, affetto da tachicardia parossistica dall’età di un anno, con relativa assunzione giornaliera di farmaci, ecc…e, malgrado tutto ciò, la malattia di Emilio arrivò, come banalmente si dice, a ciel sereno. Dopo i primi controlli e le prime false aspettative, la diagnosi: linfoma di Hodgking, stadio abbastanza avanzato, piuttosto aggressivo …Le parole ci suonano nuove nel

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vocabolario della nostra vita. Dopo il primo sgomento, la paura, l’ansia, comune a tanti in questi casi, gli occhi si alzano al Cielo:“ Signore, io non so ma Tu sai , nelle tue mani questa creatura, che prima di essere nostra è tua!”. Terapie, chemioterapie, effetti collaterali e il cuore che sanguina, mentre raccogli un cuscino con i capelli di tuo figlio tutti là…:“ Io non so, Signore, ma Tu sai!”…… Un cerchio d’amore si stringe intorno a noi, preghiere che si elevano al Cielo da tanti cuori, da tanti amici … Le terapie hanno il loro effetto: la malattia regredisce, scompare; remissione completa, ci dicono. Il giorno in cui Emilio deve togliere il catetere utilizzato per le chemio, eccolo là un altro nodino al lato del collo!

Mi rivedo con mio marito Marco nell’anticamera della sala operatoria mentre aspettiamo il responso, il nostro rosario in una mano, il fazzoletto nell’altra. Le lacrime ci rigano gli occhi, il nostro cuore sembra che scoppi: “ Signore, allontana da noi questo calice, ma sia fatta non la nostra volontà, ma la tua!” E anche questa volta le parole del chirurgo risuonano nuove: “Abbiamo messo un catetere a due vie; avrà bisogno di chemio più pesanti”.“ A due vie?- risponde la mia mente; io,Signore, conosco solo la tua via!”. Il nostro cuore sanguina ancora.”Signore, io non so, non capisco, ma Tu sai, dacci forza , sorreggici!”. È così che ha inizio la lunga strada di sofferenza di Emilio: chemioterapie pesantissime, altamente tossiche…

Una notte la vita di Emilio sfiora la morte. In ginocchio chiamo gli angeli tutti del Cielo per pregare intorno al suo letto; loro non tardano… Poi il trasferimento a Bergamo: cambio di terapia e tutto da ricominciare: gente nuova, ospedale nuovo, medici nuovi, solitudine nuova… Viaggi continui, in cui io e Marco ci alterniamo: Venezia – Bergamo; Bergamo - Venezia. La piccola Anna, prima di ogni mia partenza, vomita e io devo lasciarla comunque…lasciare tutto… tutto ciò che ho di più caro, lasciare tutto: ogni sicurezza, ogni certezza: ogni volta un salto nel buio. Mi rivedo nelle lunghe notti d’ospedale a raccogliere nel mio cuore, a uno a uno, i lamenti dei bimbi; rivedo le piccole nuche nude dove i capelli non hanno avuto il tempo di crescere perché la malattia è arrivata prima; rivedo i loro sguardi, le piccole mani protese, vive al mattino e alla sera tramutate in ali di angeli volati in Cielo, vite appena sbocciate portate via da una banale infezione. Sento ancora, trascinati nei corridoi, i piedi stanchi di padri smarriti, vedo ancora gli sguardi straziati delle madri come Maria ai piedi della Croce. Quanto ho pregato Dio perché donasse loro la stessa forza che stava dando a noi! Quanto ci ha sollevato sostare in preghiera per prendere respiro nella scalata alla prova! E così, quando arriva a Bergamo Jacopo (il nostro figlio maggiore) con il sospetto della stessa malattia di Emilio, si ripete come in un film lo stesso copione: stesse ore di attesa (non so più a quale figlio guardare, perché uno è in un reparto, uno in un altro), stessa diagnosi. Ora le fatidiche parole le conosciamo bene… fanno ormai parte del vocabolario della nostra vita; ma la pienezza della stessa ci è data per Grazia, anche nei momenti che agli occhi del mondo sembrano tragici, perché, proprio quando senti che le onde di angoscia stanno per

travolgerti e non sei più niente, è proprio in quel momento che Lui entra nel tuo cuore riempiendoti di Infinito, dissipando ogni paura, colmandoti di quel Qualcosa di cui nessuna parola, neanche la più nobile, può narrare l’immensità: meraviglioso abbandono nelle mani del Padre che costa la morte a noi stessi, e mentre il cuore sanguina, Lui ti fa assaporare anticipi di Paradiso. Vorrei che, immergendovi in queste righe, poteste sentire, oltre al nostro dolore così umanamente tangibile, anche, come noi la sentivamo, la presenza di Gesù che passava stanza per stanza con passo lieve, sostando con amore infinito vicino ai suoi piccoli, che accarezzava le madri, riempiva lo sguardo implorante dei padri, che sorreggeva braccia ormai esauste e sfinite e dolcemente, come Lui solo sa fare, intesseva con un impalpabile filo d’oro ricami di pace e di intima gioia che il mondo non sa. Vorrei riuscire a trasmettere come la preghiera, quella intima silenziosa comunione con Dio, ci abbia permesso di non affondare, come la preghiera abbia tenuto salda la nostra anima, unita a Dio e abbia trasformato un tempo finito in tempo eterno e dei comuni rapporti umani in una comunione soprannaturale, tanto da far sì che, quando ritorni al mondo dopo un’esperienza umana così forte, non puoi più essere come prima, ma aneli costantemente a quel “di più” che trovi solo quando sosti con Lui e in Lui. Non riesco più a immaginare una giornata senza preghiera: mi mancherebbe più dell’aria, più dell’acqua, e non riesco a pensarla priva di lodi e di ringraziamenti silenziosi anche nelle circostanze comuni, che nessuno avverte; non riesco a pensarla senza Gesù che si fa cibo. Che grande, immensa bugia ci raccontiamo quando diciamo che non abbiamo tempo in famiglia per pregare! Basta alzarsi prima, quando i figli ancora

dormono, e nel silenzio assaporare quella grazia speciale attraverso la quale tutto puoi in Colui che ti dà forza! Come non abbiamo tempo? Abbiamo tutto il tempo… tutto il tempo che Dio ci dona. Perché il tempo è suo, non nostro!

LA FAMIGLIA EMMA Marco (48 anni) e Lucia (43) si sono sposati nel 1985. Lei è originaria di Canale d’Agordo. Lui, architetto, è di Venezia dove la famiglia abita tuttora. Sono consacrati in Nuovi Orizzonti dal 2004 e adesso sono preziosissimi collaboratori nella costruzione della CITTADELLA CIELO di Frosinone. Emilio (16) attualmente è in buona salute pur conservando alcune conseguenze degli effetti collaterali delle intense terapie sostenute. Frequenta il secondo anno di Liceo scientifico ed ha sempre dimostrato un incredibile caparbietà nel portare avanti gli studi sia pur in condizioni fisiche molto difficili. È attivo animatore in parrocchia per i gruppi grest, campi scuola, e nell’ associazione Jonathan dove si occupa dell’animazione dei ragazzi diversamente abili. Jacopo (22), superati anche lui i problemi fisici, è impegnato nella neonata associazione “Goccia di luce”, di cui è co-fondatore, che si occupa dei ‘senza fissa dimora’ e delle persone fortemente disagiate a Venezia, oltre a frequentare con successo l’università. La bellissima Anna (11) frequenta la quinta elementare. Gloria a Dio per le meraviglie che ha compiuto in questa sua famiglia! Grazie a Lucia per la testimonianza che ci ha dato! Grazie a tutta la famiglia Emma!

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IL CORPO SFIGURATO DI GESÙ Pubblichiamo per gentile concessione di “Gen’s”, rivista ecclesiale, la forte e cruda testimonianza di Renato Chiera

Sono Renato Chiera, da 30 anni lavoro in Brasile nella famigerata Baixada fluminense, periferia di Rio de Janeiro. Qui da 20 anni porto avanti la Casa do menor che accoglie i ragazzi di strada, candidati alla droga, alla prostituzione, al narcotraffico, alla morte precoce; ragazzi spesso violenti, perché nessuno li ha mai amati. Se sono ancora prete e se sono contento di esserlo è perché ho affondato le radici nella spiritualità dell’unità. La scelta di Dio al primo posto e non del sacerdozio, la scoperta di lui Amore che ci chiama ad essere famiglia e soprattutto l’incontro con Gesù abbandonato sono stati e restano i cardini della mia vita. A dire il vero all’inizio non capivo perché Chiara Lubich ha scelto Gesù abbandonato per suo Sposo. «Come ci si può innamorare di uno sposo così?», mi domandavo. Poi ho scoperto poco per volta che Gesù abbandonato è il Dio-Uomo che dà la vita, amando fino alla fine senza aspettarsi niente. Se resisto nella Baixada che gronda sangue e ha i mille volti della sofferenza, è perché vi ho scoperto il suo volto, gli ho dato un nome: Gesù crocifisso che grida l’abbandono, e lo amo. E vedo rinascere la Vita. Prima di tutto Gesù abbandonato ha ricostruito la mia persona. I miei problemi non risolti che mi facevano tanto soffrire, le mie mancanze che mi bloccavano, i distacchi dolorosi e infine la malattia, sono diventati poco per volta volti di lui da amare, facendomi sperimentare una vita nuova e feconda. Poi Gesù abbandonato ha messo radici profonde nelle mie scelte pastorali. Una notte ritornando da Rio mi fermo sul ponte sopra di un’autostrada: guardo le luci della Baixada, sento i suoi rumori e le grida di dolore. Provo ripugnanza e impotenza; tutti i giorni sempre la stessa

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“Guardo le luci della Baixada, sento i suoi rumori e le grida di dolore. Provo ripugnanza e impotenza; tutti i giorni sempre la stessa cosa: tante morti senza giustificazione, tanta sofferenza senza soluzioni”

cosa: tante morti senza giustificazione, tanta sofferenza senza soluzioni. E ho voglia di scappare. Improvvisamente capisco che questo dolore immane; è un grande Cristo sfigurato e sofferente che grida il suo abbandono in questa Baixada, abbandonata da tutti, sembra anche da Dio. Una luce: se c’è tanto dolore, se qui è venerdì santo, ci sarà pure tanta vita e risurrezione. E questo corpo enorme di Gesù che grida mi attrae. «Non ho altro sposo sulla terra». E accelero la macchina e vado ad incontrarlo nella stazione dove trovo tanti ragazzi e ragazzine che si drogano e fanno sesso. Essi corrono al mio incontro, abbracciandomi... Seduto in mezzo a loro, che puzzano per l’esalazione acre della “colla”, mi sento in adorazione di lui in questa piazza adesso per me divenuta Chiesa. Ritorno a casa e un adolescente mi aspetta e mi porge un’arma: «Prendi questa pistola. Non voglio più rubare e uccidere». Un’altra sera, appena

rientrato, mi avvisano che hanno sparato a Pirata, un ragazzo accolto in casa mentre la polizia gli stava dando la caccia. Era cambiato: si era battezzato e si preparava per la prima comunione. Vedo il sangue davanti alla porta e corro all’ospedale. Lo trovo disteso su una pietra gelida con un foro di rivoltella in testa. Non ho potuto salvarlo! Riconosco Gesù abbandonato in un ragazzo che mi cerca e mi spiega che sono già stati uccisi 36 suoi compagni in un solo mese nella mia parrocchia e mi mostra una lista di altri 40 “segnati per morire”. «Il primo nome della lista è il mio – dice. Io non voglio morire. E voi non fate niente?». È Gesù che non vuole morire e mi chiede aiuto e io ho paura di rischiare. Devo essere spugna per assorbire quello che non é buono e amabile. Vado in Italia perché da tempo non sto bene. Il medico mi dice con fermezza: «In queste condizioni non puoi più tornare in Brasile». È come se Dio mi

dicesse: «Renato, mettiti da parte, perché la Casa do menor è mia, non tua. Finora eri tu il protagonista. Adesso lascia che sia o a portarla avanti». E la Casa do menor migliora e molto durante la mia assenza. Accolgo Gesù abbandonato tutte le volte che devo seppellire dei ragazzi che sono tornati alla strada e alla droga dopo aver ricevuto tanto amore. A che serve amare? Ma io non devo cambiare nessuno, devo solo continuare ad amare. Un anno fa in un sol giorno ho seppellito nove ragazzi uccisi dalla polizia. Devo assorbire un dolore senza spiegazioni e offrirlo, come Maria desolata ai piedi della Croce. Accanto alla mamma di Douglas, ragazzo di 11 anni ammazzato mentre giocava, c’è il nostro vescovo, inginocchiato, con la tonaca macchiata di sangue: é l’immagine di Gesù sporco di sangue per salvarci e darci speranza. L’11 marzo scorso sono stato di nuovo minacciato di sequestro e morte. Resto tranquillo: con la grazia di Dio sono pronto a dare la vita per davvero. Mentre celebro la messa capisco meglio: questo è il mio corpo e il mio sangue... non solo il corpo di Gesù... anche il mio corpo. Ma forse Dio non vuole ancora il mio martirio. Vuole che ogni giorno io dia la vita in piccoli gesti di amore e di perdono e di capacità di ricominciare con ragazzi che non riescono a risorgere nei tempi che noi vorremmo. Insieme ad un religioso e a membri di una nuova famiglia spirituale che sta nascendo, vado di notte per le strade di Rio o di Fortaleza e incontriamo situazioni sempre più drammatiche di ragazzi che noi vogliamo perché nessuno li vuole. E assistiamo a veri miracoli: giovani che risorgono a vita nuova.

Diventiamo segno e modello di politiche sociali e da molte parti ci chiamano perché abbiamo qualcosa che fa la differenza. Gesù abbandonato e Gesù risorto sono la stessa cosa e mi viene da chiedere a Dio di accettare meglio le sofferenze, perché da esse nasce sempre più la vera vita.

CHI È RENATO CHIERA La minaccia di morte e la scommessa per la vita. Su questi due opposti si dipana l'esperienza pastorale e umana di Renato Chiera. Missionario in Brasile dal 1978, don Renato ha creato la ‘Casa do minor’: un'opera meravigliosa a favore dei bambini di strada in una delle regioni più problematiche e violente della terra: la Baixada Flumense, la grande periferia di Rio de Janeiro. La Baixada non è solo la periferia di Rio, è un insieme di Comuni divisi da una strada, da una casa, da un muro, che accoglie 6 - 7 milioni di persone. Le condizioni sono molto, molto precarie, ma nulla in confronto a quello che Renato si è trovato a affrontare quando, sotto il regime, si è

ritrovato catapultato nel mezzo della violenza. Tanti anni sono ormai passati, e la passione, l'amore che ci mette nel fare le cose, è cresciuto con il crescere della sua opera. Renato ha dato una possibilità di riscatto, e come lui tutti quelli che partono in missione, non solo a più di 15.000 ragazzi che ha salvato, ma a tutta la Baixada. Oggi qui non vengono più uccisi ragazzi, almeno non con il ritmo che si vede nelle favelas di Rio. Oggi qui il narcotraffico non riesce più a influenzare i ragazzi. Nuovi Orizzonti ha avuto la fortuna di conoscere Renato Chiera nel gennaio del 2001, quando Chiara e Tonino, in quel periodo, si recarono in Brasile. L’incontro con padre Renato fu uno degli incontri più belli e arricchenti che consolidarono in Chiara la volontà di inserire a Fortaleza una presenza di Nuovi Orizzonti e in modo particolare fra i meninos de rua. La Casa do menor di Renato Chiera è presente con il nostro centro di evangelizzazione nel Condominio Espiritual Uirapuru di Fortaleza e collabora direttamente con noi per avvicinare i bambini di strada.

Renato Chiera

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IL CORPO SFIGURATO DI GESÙ Pubblichiamo per gentile concessione di “Gen’s”, rivista ecclesiale, la forte e cruda testimonianza di Renato Chiera

Sono Renato Chiera, da 30 anni lavoro in Brasile nella famigerata Baixada fluminense, periferia di Rio de Janeiro. Qui da 20 anni porto avanti la Casa do menor che accoglie i ragazzi di strada, candidati alla droga, alla prostituzione, al narcotraffico, alla morte precoce; ragazzi spesso violenti, perché nessuno li ha mai amati. Se sono ancora prete e se sono contento di esserlo è perché ho affondato le radici nella spiritualità dell’unità. La scelta di Dio al primo posto e non del sacerdozio, la scoperta di lui Amore che ci chiama ad essere famiglia e soprattutto l’incontro con Gesù abbandonato sono stati e restano i cardini della mia vita. A dire il vero all’inizio non capivo perché Chiara Lubich ha scelto Gesù abbandonato per suo Sposo. «Come ci si può innamorare di uno sposo così?», mi domandavo. Poi ho scoperto poco per volta che Gesù abbandonato è il Dio-Uomo che dà la vita, amando fino alla fine senza aspettarsi niente. Se resisto nella Baixada che gronda sangue e ha i mille volti della sofferenza, è perché vi ho scoperto il suo volto, gli ho dato un nome: Gesù crocifisso che grida l’abbandono, e lo amo. E vedo rinascere la Vita. Prima di tutto Gesù abbandonato ha ricostruito la mia persona. I miei problemi non risolti che mi facevano tanto soffrire, le mie mancanze che mi bloccavano, i distacchi dolorosi e infine la malattia, sono diventati poco per volta volti di lui da amare, facendomi sperimentare una vita nuova e feconda. Poi Gesù abbandonato ha messo radici profonde nelle mie scelte pastorali. Una notte ritornando da Rio mi fermo sul ponte sopra di un’autostrada: guardo le luci della Baixada, sento i suoi rumori e le grida di dolore. Provo ripugnanza e impotenza; tutti i giorni sempre la stessa

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“Guardo le luci della Baixada, sento i suoi rumori e le grida di dolore. Provo ripugnanza e impotenza; tutti i giorni sempre la stessa cosa: tante morti senza giustificazione, tanta sofferenza senza soluzioni”

cosa: tante morti senza giustificazione, tanta sofferenza senza soluzioni. E ho voglia di scappare. Improvvisamente capisco che questo dolore immane; è un grande Cristo sfigurato e sofferente che grida il suo abbandono in questa Baixada, abbandonata da tutti, sembra anche da Dio. Una luce: se c’è tanto dolore, se qui è venerdì santo, ci sarà pure tanta vita e risurrezione. E questo corpo enorme di Gesù che grida mi attrae. «Non ho altro sposo sulla terra». E accelero la macchina e vado ad incontrarlo nella stazione dove trovo tanti ragazzi e ragazzine che si drogano e fanno sesso. Essi corrono al mio incontro, abbracciandomi... Seduto in mezzo a loro, che puzzano per l’esalazione acre della “colla”, mi sento in adorazione di lui in questa piazza adesso per me divenuta Chiesa. Ritorno a casa e un adolescente mi aspetta e mi porge un’arma: «Prendi questa pistola. Non voglio più rubare e uccidere». Un’altra sera, appena

rientrato, mi avvisano che hanno sparato a Pirata, un ragazzo accolto in casa mentre la polizia gli stava dando la caccia. Era cambiato: si era battezzato e si preparava per la prima comunione. Vedo il sangue davanti alla porta e corro all’ospedale. Lo trovo disteso su una pietra gelida con un foro di rivoltella in testa. Non ho potuto salvarlo! Riconosco Gesù abbandonato in un ragazzo che mi cerca e mi spiega che sono già stati uccisi 36 suoi compagni in un solo mese nella mia parrocchia e mi mostra una lista di altri 40 “segnati per morire”. «Il primo nome della lista è il mio – dice. Io non voglio morire. E voi non fate niente?». È Gesù che non vuole morire e mi chiede aiuto e io ho paura di rischiare. Devo essere spugna per assorbire quello che non é buono e amabile. Vado in Italia perché da tempo non sto bene. Il medico mi dice con fermezza: «In queste condizioni non puoi più tornare in Brasile». È come se Dio mi

dicesse: «Renato, mettiti da parte, perché la Casa do menor è mia, non tua. Finora eri tu il protagonista. Adesso lascia che sia o a portarla avanti». E la Casa do menor migliora e molto durante la mia assenza. Accolgo Gesù abbandonato tutte le volte che devo seppellire dei ragazzi che sono tornati alla strada e alla droga dopo aver ricevuto tanto amore. A che serve amare? Ma io non devo cambiare nessuno, devo solo continuare ad amare. Un anno fa in un sol giorno ho seppellito nove ragazzi uccisi dalla polizia. Devo assorbire un dolore senza spiegazioni e offrirlo, come Maria desolata ai piedi della Croce. Accanto alla mamma di Douglas, ragazzo di 11 anni ammazzato mentre giocava, c’è il nostro vescovo, inginocchiato, con la tonaca macchiata di sangue: é l’immagine di Gesù sporco di sangue per salvarci e darci speranza. L’11 marzo scorso sono stato di nuovo minacciato di sequestro e morte. Resto tranquillo: con la grazia di Dio sono pronto a dare la vita per davvero. Mentre celebro la messa capisco meglio: questo è il mio corpo e il mio sangue... non solo il corpo di Gesù... anche il mio corpo. Ma forse Dio non vuole ancora il mio martirio. Vuole che ogni giorno io dia la vita in piccoli gesti di amore e di perdono e di capacità di ricominciare con ragazzi che non riescono a risorgere nei tempi che noi vorremmo. Insieme ad un religioso e a membri di una nuova famiglia spirituale che sta nascendo, vado di notte per le strade di Rio o di Fortaleza e incontriamo situazioni sempre più drammatiche di ragazzi che noi vogliamo perché nessuno li vuole. E assistiamo a veri miracoli: giovani che risorgono a vita nuova.

Diventiamo segno e modello di politiche sociali e da molte parti ci chiamano perché abbiamo qualcosa che fa la differenza. Gesù abbandonato e Gesù risorto sono la stessa cosa e mi viene da chiedere a Dio di accettare meglio le sofferenze, perché da esse nasce sempre più la vera vita.

CHI È RENATO CHIERA La minaccia di morte e la scommessa per la vita. Su questi due opposti si dipana l'esperienza pastorale e umana di Renato Chiera. Missionario in Brasile dal 1978, don Renato ha creato la ‘Casa do minor’: un'opera meravigliosa a favore dei bambini di strada in una delle regioni più problematiche e violente della terra: la Baixada Flumense, la grande periferia di Rio de Janeiro. La Baixada non è solo la periferia di Rio, è un insieme di Comuni divisi da una strada, da una casa, da un muro, che accoglie 6 - 7 milioni di persone. Le condizioni sono molto, molto precarie, ma nulla in confronto a quello che Renato si è trovato a affrontare quando, sotto il regime, si è

ritrovato catapultato nel mezzo della violenza. Tanti anni sono ormai passati, e la passione, l'amore che ci mette nel fare le cose, è cresciuto con il crescere della sua opera. Renato ha dato una possibilità di riscatto, e come lui tutti quelli che partono in missione, non solo a più di 15.000 ragazzi che ha salvato, ma a tutta la Baixada. Oggi qui non vengono più uccisi ragazzi, almeno non con il ritmo che si vede nelle favelas di Rio. Oggi qui il narcotraffico non riesce più a influenzare i ragazzi. Nuovi Orizzonti ha avuto la fortuna di conoscere Renato Chiera nel gennaio del 2001, quando Chiara e Tonino, in quel periodo, si recarono in Brasile. L’incontro con padre Renato fu uno degli incontri più belli e arricchenti che consolidarono in Chiara la volontà di inserire a Fortaleza una presenza di Nuovi Orizzonti e in modo particolare fra i meninos de rua. La Casa do menor di Renato Chiera è presente con il nostro centro di evangelizzazione nel Condominio Espiritual Uirapuru di Fortaleza e collabora direttamente con noi per avvicinare i bambini di strada.

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APPROFONDIMENTO

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FAME D’AMORE a cura di Natalina Zanatta

Cosa sono? Sono vere e proprie malattie, la prima causa di morte fra le malattie psichiatriche; si manifestano quasi totalmente nelle donne giovani (il 5% delle donne dai 12 ai 35 anni) anche se iniziano ad ammalarsi sempre più maschi. Anoressia nervosa e bulimia sono le più conosciute ma ancora molto sottovalutate.

Tutto può partire da una dieta: all’inizio la ragazza ha solo l’intenzione di dimagrire di qualche chilo. La buona riuscita di questa decisione rinforza il senso di autocontrollo e di

Fattori socio-culturali I disturbi nel campo dell’alimentazione sono ancora oggi del tutto sconosciuti al di fuori del mondo occidentale e dei paesi industrializzati, dove invece esplosero verso gli anni ’70. Sono patologie a fortissima incidenza culturale (i mezzi di comunicazione parlano continuamente di corpo, di forma fisica, di magrezza e diete) e costituiscono l’espressione più evidente e negativa conseguenza la sensazione del del cambiamento delle aspettative sociali nei proprio valore. Le amiche la invidiano confronti soprattutto delle donne: l’identità femminile perché riesce a stare a dieta e a viene definita sempre più in base alla capacità di dimagrire, le persone in genere le fanno intraprendere e stabilire importanti relazioni interpersonali e complimenti per la sua forma fisica. Per i primi sviluppare una buona carriera sociale. Bellezza ed efficienza giorni digiunare è faticoso, ma i risultati la dunque sono simboli che trovano il proprio ideale in un corpo compensano della fatica, anzi rinforzano in lei magro e snello, dinamico e vivace per cui ragazze insicure della l’autostima. È la “luna di miele con l’anoressia”: il propria identità e particolarmente preoccupate del giudizio degli altri fattore precipitante che scatena il disturbo, la vengono incoraggiate e bombardate da continui messaggi goccia che fa traboccare il vaso. La ragazza sente contradditori legati al cibo (come i numerosissimi spot pubblicitari di di avere forza e capacità superiori alla norma: prodotti dietetici per sentirsi bene con se stesse o le ambivalenti ecco trovata la cura dei propri problemi! Qui associazioni di ragazza anoressica e bellissima che divora cioccolatini nasce l’illusione di poter spostare sul cibo il controllo delle più famose marche del nostro Paese) e iniziate all’uso di pratiche che pensa di non avere sulla propria vita e di dietetiche restrittive. Proprio per questa insicurezza interiore, esiste spostare sulla propria forma corporea il valore di sè spesso una costante ricerca dell’approvazione altrui e una che sente mancante. Questo è ciò di cui ha bisogno ossessiva attenzione e valutazione di sé a partire dall’immagine’ per affrontare le situazioni in cui si sente inadeguata! Così del proprio corpo. si ripete lo stesso meccanismo dell’alcolista o del droViviamo in un mondo che spinge all’uso delle maschere gato…meccanismo che poi fa cadere tutti in una dipendenza più che alla verità, all’apparenza, più che all’essenza e invalidante. alla profondità. Questa realtà è per le personalità più L’entrata nell’anoressia viene dunque favorita da una combinazione sensibili e sognatrici il veleno che fa ammalare le loro di rinforzi positivi: bisogno di successo (che brava che sei! Quante anime. energie hai! Vorrei avere la tua costanza!), bisogno dell’approvazione altrui (Quanto bella sei! Sei dimagrita! Vorrei avere il tuo fisichetto!) e di 1. anoressia nervosa (mancanza di appetito) rinforzi negativi (sono consapevole che può morire chiunque, posso essere La gente ha paura di queste ragazze-spaghetto, lasciata anche dall’amore della mia vita, posso perdere un anno delle ossa che sotto qualsiasi vestito, luce o scolastico o il lavoro, ma in quello che davvero è importante per me non movimento, sembrano personificare lo spettro sto fallendo!). (S.) della morte, teme i loro occhi, spenti, invisibili dietro le occhiaie… La gente tanto evita queste ragazze consumate e tanto poi le richiede con spot e riviste di moda. Un modello culturale che per le donne ha la forza di un imperativo: l’imperativo della magrezza. Il corpo magro come ideale della bellezza… (S.)

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Sintomo micidiale nel mantenimento della malattia è il disturbo dell’immagine corporea sostenuto da una vera e propria fobia per il cibo (unico nemico!): paura che porta la ragazza ad evitare con giustificazioni più o meno evidenti, ogni situazione in cui

potrebbe trovarsi di fronte al cibo. Se da una parte detesta di essere vista mentre ragazza si vergogna della sua mangia, dall’altra esorcizza la sua paura del cibo nutrendo gli altri, la famiglia o abitudini alimentari patologiche; addirittura lavorando in ristoranti o pasticcerie. La ragazza anoressica trova gravi infatti le crisi bulimiche avvengono in difficoltà a fare contatto con le proprie emozioni e a tollerarle; pensa di risolvere solitudine, quanto più segretamente ogni situazione con la sola forza di volontà (“Dal momento che non riesco a possi-bile. In casi però gravi e ancora controllare più nulla, tutto mi travolge… emozioni troppo violente, sensazioni più conclamati, neanche la presenza di ingestibili, impulsi invadenti… ora divento brava e gestisco almeno il mio altre persone ferma la ragazza nel suo aspetto esteriore. Posso aver l’autocontrollo in qualcosa”). Cibo e rituale ‘abbuffata-vomito indotto’. Tante immagine distorta di sé diventano l’unica occupazione costante che ragazze di notte si sentono come drogate di non le permette altre passioni, altri interessi: la persona arriva così a calorie in crisi di astinenza e quindi spinte alla perdere ogni libertà di pensiero e di azione. Vorrebbe così essere ricerca ossessivo-compulsiva di cibo da eliminare contemporaneamente aiutata e lasciata libera di uccidersi. poi, per il sopraggiungere di un forte senso di colpa, come se fosse veleno. …mi faceva arrabbiare il fatto che io riuscissi con le persone La persona bulimica non sceglie di concedersi i piaceri che ricorrevano a me per sentirsi un po’ meno sole, a della tavola, ma è costretta ad ingerire cibo, ad ingoiare leggere dai loro occhi i loro drammi interiori, mentre il mio “tutto il pane del mondo”. Urlo Silenzioso non veniva colto da nessuno. Sono servite le Tale costrizione nasce da un vuoto incolmabile e profondo mie ossa impressionanti alla vista a dover rendere visibile che crea un vortice dentro la sua anima tanto da non quello che avevo dentro… facendomi rischiare seriamente di poter fare diversamente. giocarmi la vita. A volte ci si accanisce sul proprio corpo per uccidere quello che si ha dentro… Facevo di tutto per vederlo Come si manifesta? magro, per annientarlo… e vivevo con angoscia ogni sua • Ricorrenti abbuffate: la persona mangia, in modo legittima risposta… (S.) compulsivo senza ordine ed esagerato, una quantità di cibo decisamente eccessiva e Come si manifesta? mentre mangia ha la sensazione di non poter • eccessiva attenzione alla propria immagine, al proprio peso, alla propria controllare più le proprie azioni (non riesce e sensazione di essere sempre e comunque troppo grassa; più a smettere e questo le dà il senso di • riduzione graduale e inesorabile del cibo fino alla fobia; perdere il controllo di tutto). • attività fisiche molto stancanti, al fine di consumare calorie. • Comportamenti compensatori ricorrenti ed inappropriati: per evitare l'auAll’inizio il senso di colpa è costante e forse non sparirà mai del tutto. È come se mento di peso, utilizza tecniche come dentro di me ci fosse sempre un Giustiziere Interno che decide ogni mio gesto quella del vomito autoindotto (dita e che mi ripete caparbiamente che devo farcela, devo resistere alle tentazioni, in gola), abuso di lassativi, diuretici, altri devo rifiutare ogni piacere, devo fare ginnastica, devo camminare, devo farma-ci, digiuno o esercizio fisico superare me stessa... IO divento così il Difetto più grande… (S.) eccessivo. • Valutazione dell'autostima decisa-mente Spesso le anoressiche che provano a ricreare un’alimentazione sana influenzata dalla forma e dal peso corporei. nella loro vita (con cure fai da te o seguite da specialisti) sono maggiormente esposte a scivoloni verso la bulimia. Ed è soprattutto in Ecco perché quando iniziavo un qualsiasi tipo questa fase che hanno bisogno di sostegno adeguato perché il di rapporto, di amicizia, o d’amore, se poi li passaggio dal controllo totale del cibo a una nutrizione sana è avvertivo troppo profondi, tendevo a chiuderli o paradossalmente molto più rischioso ed è facile che si trasformi in li facevo morire il prima possibile. Tutto per evitare una esperienza fallimentare. Se si insinua l’idea che allora è di dover dare spiegazioni. È un continuo fuggire… impossibile uscirne, il cammino verso morte questa volta verrà ma da se stessi si può fuggire?! (S.) facilmente ripreso e in modo determinato. Queste malattie sono definite anche come difesa B2. Bulimia nervosa (fame da bue) dal proprio dolore profondo: si tratta di un baratro Ci si accorge ancora più tardi dell’esistenza di questa malattia, nascosto ‘dentro e prima’ del corpo, di un vuoto perché non c’è nella ragazza evidente dimagramento tipico incolmabile che crea un vortice distruttivo dentro le della persona anoressica. Tutto rimane nascosto perché la anime…

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Cosa sono? Sono vere e proprie malattie, la prima causa di morte fra le malattie psichiatriche; si manifestano quasi totalmente nelle donne giovani (il 5% delle donne dai 12 ai 35 anni) anche se iniziano ad ammalarsi sempre più maschi. Anoressia nervosa e bulimia sono le più conosciute ma ancora molto sottovalutate.

Tutto può partire da una dieta: all’inizio la ragazza ha solo l’intenzione di dimagrire di qualche chilo. La buona riuscita di questa decisione rinforza il senso di autocontrollo e di

Fattori socio-culturali I disturbi nel campo dell’alimentazione sono ancora oggi del tutto sconosciuti al di fuori del mondo occidentale e dei paesi industrializzati, dove invece esplosero verso gli anni ’70. Sono patologie a fortissima incidenza culturale (i mezzi di comunicazione parlano continuamente di corpo, di forma fisica, di magrezza e diete) e costituiscono l’espressione più evidente e negativa conseguenza la sensazione del del cambiamento delle aspettative sociali nei proprio valore. Le amiche la invidiano confronti soprattutto delle donne: l’identità femminile perché riesce a stare a dieta e a viene definita sempre più in base alla capacità di dimagrire, le persone in genere le fanno intraprendere e stabilire importanti relazioni interpersonali e complimenti per la sua forma fisica. Per i primi sviluppare una buona carriera sociale. Bellezza ed efficienza giorni digiunare è faticoso, ma i risultati la dunque sono simboli che trovano il proprio ideale in un corpo compensano della fatica, anzi rinforzano in lei magro e snello, dinamico e vivace per cui ragazze insicure della l’autostima. È la “luna di miele con l’anoressia”: il propria identità e particolarmente preoccupate del giudizio degli altri fattore precipitante che scatena il disturbo, la vengono incoraggiate e bombardate da continui messaggi goccia che fa traboccare il vaso. La ragazza sente contradditori legati al cibo (come i numerosissimi spot pubblicitari di di avere forza e capacità superiori alla norma: prodotti dietetici per sentirsi bene con se stesse o le ambivalenti ecco trovata la cura dei propri problemi! Qui associazioni di ragazza anoressica e bellissima che divora cioccolatini nasce l’illusione di poter spostare sul cibo il controllo delle più famose marche del nostro Paese) e iniziate all’uso di pratiche che pensa di non avere sulla propria vita e di dietetiche restrittive. Proprio per questa insicurezza interiore, esiste spostare sulla propria forma corporea il valore di sè spesso una costante ricerca dell’approvazione altrui e una che sente mancante. Questo è ciò di cui ha bisogno ossessiva attenzione e valutazione di sé a partire dall’immagine’ per affrontare le situazioni in cui si sente inadeguata! Così del proprio corpo. si ripete lo stesso meccanismo dell’alcolista o del droViviamo in un mondo che spinge all’uso delle maschere gato…meccanismo che poi fa cadere tutti in una dipendenza più che alla verità, all’apparenza, più che all’essenza e invalidante. alla profondità. Questa realtà è per le personalità più L’entrata nell’anoressia viene dunque favorita da una combinazione sensibili e sognatrici il veleno che fa ammalare le loro di rinforzi positivi: bisogno di successo (che brava che sei! Quante anime. energie hai! Vorrei avere la tua costanza!), bisogno dell’approvazione altrui (Quanto bella sei! Sei dimagrita! Vorrei avere il tuo fisichetto!) e di 1. anoressia nervosa (mancanza di appetito) rinforzi negativi (sono consapevole che può morire chiunque, posso essere La gente ha paura di queste ragazze-spaghetto, lasciata anche dall’amore della mia vita, posso perdere un anno delle ossa che sotto qualsiasi vestito, luce o scolastico o il lavoro, ma in quello che davvero è importante per me non movimento, sembrano personificare lo spettro sto fallendo!). (S.) della morte, teme i loro occhi, spenti, invisibili dietro le occhiaie… La gente tanto evita queste ragazze consumate e tanto poi le richiede con spot e riviste di moda. Un modello culturale che per le donne ha la forza di un imperativo: l’imperativo della magrezza. Il corpo magro come ideale della bellezza… (S.)

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Sintomo micidiale nel mantenimento della malattia è il disturbo dell’immagine corporea sostenuto da una vera e propria fobia per il cibo (unico nemico!): paura che porta la ragazza ad evitare con giustificazioni più o meno evidenti, ogni situazione in cui

potrebbe trovarsi di fronte al cibo. Se da una parte detesta di essere vista mentre ragazza si vergogna della sua mangia, dall’altra esorcizza la sua paura del cibo nutrendo gli altri, la famiglia o abitudini alimentari patologiche; addirittura lavorando in ristoranti o pasticcerie. La ragazza anoressica trova gravi infatti le crisi bulimiche avvengono in difficoltà a fare contatto con le proprie emozioni e a tollerarle; pensa di risolvere solitudine, quanto più segretamente ogni situazione con la sola forza di volontà (“Dal momento che non riesco a possi-bile. In casi però gravi e ancora controllare più nulla, tutto mi travolge… emozioni troppo violente, sensazioni più conclamati, neanche la presenza di ingestibili, impulsi invadenti… ora divento brava e gestisco almeno il mio altre persone ferma la ragazza nel suo aspetto esteriore. Posso aver l’autocontrollo in qualcosa”). Cibo e rituale ‘abbuffata-vomito indotto’. Tante immagine distorta di sé diventano l’unica occupazione costante che ragazze di notte si sentono come drogate di non le permette altre passioni, altri interessi: la persona arriva così a calorie in crisi di astinenza e quindi spinte alla perdere ogni libertà di pensiero e di azione. Vorrebbe così essere ricerca ossessivo-compulsiva di cibo da eliminare contemporaneamente aiutata e lasciata libera di uccidersi. poi, per il sopraggiungere di un forte senso di colpa, come se fosse veleno. …mi faceva arrabbiare il fatto che io riuscissi con le persone La persona bulimica non sceglie di concedersi i piaceri che ricorrevano a me per sentirsi un po’ meno sole, a della tavola, ma è costretta ad ingerire cibo, ad ingoiare leggere dai loro occhi i loro drammi interiori, mentre il mio “tutto il pane del mondo”. Urlo Silenzioso non veniva colto da nessuno. Sono servite le Tale costrizione nasce da un vuoto incolmabile e profondo mie ossa impressionanti alla vista a dover rendere visibile che crea un vortice dentro la sua anima tanto da non quello che avevo dentro… facendomi rischiare seriamente di poter fare diversamente. giocarmi la vita. A volte ci si accanisce sul proprio corpo per uccidere quello che si ha dentro… Facevo di tutto per vederlo Come si manifesta? magro, per annientarlo… e vivevo con angoscia ogni sua • Ricorrenti abbuffate: la persona mangia, in modo legittima risposta… (S.) compulsivo senza ordine ed esagerato, una quantità di cibo decisamente eccessiva e Come si manifesta? mentre mangia ha la sensazione di non poter • eccessiva attenzione alla propria immagine, al proprio peso, alla propria controllare più le proprie azioni (non riesce e sensazione di essere sempre e comunque troppo grassa; più a smettere e questo le dà il senso di • riduzione graduale e inesorabile del cibo fino alla fobia; perdere il controllo di tutto). • attività fisiche molto stancanti, al fine di consumare calorie. • Comportamenti compensatori ricorrenti ed inappropriati: per evitare l'auAll’inizio il senso di colpa è costante e forse non sparirà mai del tutto. È come se mento di peso, utilizza tecniche come dentro di me ci fosse sempre un Giustiziere Interno che decide ogni mio gesto quella del vomito autoindotto (dita e che mi ripete caparbiamente che devo farcela, devo resistere alle tentazioni, in gola), abuso di lassativi, diuretici, altri devo rifiutare ogni piacere, devo fare ginnastica, devo camminare, devo farma-ci, digiuno o esercizio fisico superare me stessa... IO divento così il Difetto più grande… (S.) eccessivo. • Valutazione dell'autostima decisa-mente Spesso le anoressiche che provano a ricreare un’alimentazione sana influenzata dalla forma e dal peso corporei. nella loro vita (con cure fai da te o seguite da specialisti) sono maggiormente esposte a scivoloni verso la bulimia. Ed è soprattutto in Ecco perché quando iniziavo un qualsiasi tipo questa fase che hanno bisogno di sostegno adeguato perché il di rapporto, di amicizia, o d’amore, se poi li passaggio dal controllo totale del cibo a una nutrizione sana è avvertivo troppo profondi, tendevo a chiuderli o paradossalmente molto più rischioso ed è facile che si trasformi in li facevo morire il prima possibile. Tutto per evitare una esperienza fallimentare. Se si insinua l’idea che allora è di dover dare spiegazioni. È un continuo fuggire… impossibile uscirne, il cammino verso morte questa volta verrà ma da se stessi si può fuggire?! (S.) facilmente ripreso e in modo determinato. Queste malattie sono definite anche come difesa B2. Bulimia nervosa (fame da bue) dal proprio dolore profondo: si tratta di un baratro Ci si accorge ancora più tardi dell’esistenza di questa malattia, nascosto ‘dentro e prima’ del corpo, di un vuoto perché non c’è nella ragazza evidente dimagramento tipico incolmabile che crea un vortice distruttivo dentro le della persona anoressica. Tutto rimane nascosto perché la anime…

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LE GIORNATA DI SPIRITUALITA’ con Chiara Amirante

LA FORMAZIONE IN NUOVI ORIZZONTI

ACQUISTANDO LE NOSTRE PUBBLICAZIONI

Dalle 10 alle 17 del pomeriggio,in genere ogni prima domenica del mese,potrai partecipare a un evento di festa,con meditazioni, preghiere,canti,testimonianze,e,in un clima di fraternità semplice e spontanea, tanta e tanta gioia. Se verrai con il cuore aperto, ti caricherà umanamente e spiritualmente per tutto il mese! La meditazione iniziale è guidata da Chiara Amirante, la quale propone a tutti un tema particolare da meditare e da vivere. Insieme alla celebrazione eucaristica, la giornata è scandita anche da momenti di adorazione,testimonianze,e aggiornamenti vari riguardanti la vita di Nuovi Orizzonti. E allora...organizza già da ora il viaggio!! ‘Vieni e vedi’ anche tu! Quando? Domenica 6 aprile e, nella festa delle feste di Nuovi Orizzonti, il giorno 11 maggio, solennità di Pentecoste. Dove? Al Teatro Gianelli, in Via Mirandola 15 (zona Villa Fiorelli) a Roma. Non mancare fratello (o sorella)!

Aumenta con il tempo la possibilità di avere spazi formativi aperti a tutti in più zone d’Italia. In questi appuntamenti, per prima cosa, si cerca di approfondire il carisma di Nuovi Orizzonti, cercando, dall’esperienza e dagli insegnamenti di Chiara Amirante, di cogliere la bellezza e la grandezza del dono della Gioia Piena che Gesù ci dona (cfr Gv 15,11) e l’urgenza di essere oggi testimoni di essa in un mondo che tende alla tristezza e al non senso. Oltre a conoscere e approfondire meglio il carisma dell’Associazione, c’è la possibilità in questi gruppi di fare un cammino di formazione umana attraverso momenti di ‘conoscenza di sé’. Non si può essere veri cristiani senza essere prima veri uomini!

• Stazione Termini, i dialoghi di Chiara con i ragazzi della stazione, 1994 (XIV ed.) Città Nuova. Euro 7,00 • Nuovi Orizzonti, l’autobiografia di Chiara e la storia della Comunità 1997 (XI ed.) Città Nuova. Euro 8,00 • Il regno della gioia, una parabola sul “Viaggio della vita”, 2000 (V ed.) Shalom. Euro 7,00 • Alzati e rivestiti di luce, meditazioni di Chiara per ricominciare ogni giorno 2005 (III ed.) Città Nuova. Euro 8,00 • Gioia Piena, esercizi per non essere mai tristi, 2007 (I ed.) Città Nuova. Euro 10,00

LA LODE IN PIAZZA ALLA STAZIONE TERMINI

• ROMA: ogni Giovedì alle ore 18,30 presso parrocchia San Fabiano e Venanzio (via Terni 94 a Roma)

Ti va di trascorrere il sabato sera in un modo tutto speciale, rinunciando magari al cinema o alle solite cose per offrire a Gesù uno fra i momenti più preziosi della tua settimana? La Preghiera di Lode davanti alla Stazione Termini a Roma, ovvero nel luogo dove è iniziata l’esperienza di strada di Nuovi Orizzonti, è un appuntamento di preghiera e evangelizzazione dal fascino tutto particolare! Si tratta di un momento di festa nel quale, attraverso i canti, la musica, le preghiere spontanee, le testimonianze, si cerca di rendere presente,in mezzo a viaggiatori,barboni,tossicodipendenti, stranieri,frequentatori abituali della zona,la gioia di Gesù Risorto in un luogo dove ce n’è veramente bisogno. Ti aspettiamo, sabato 15 marzo e sabato 19 aprile alle ore 21.15!

• PIGLIO (FR): ogni 2 settimane il giovedì alle 18 presso la Comunità. Per info: 0775/502353

DIVENTA ANCHE TU CAVALIERE DELLA LUCE Ti sei forse dimenticato di arruolarti anche tu nel grande esercito dei Cavalieri della Luce? Chi sono i Cavalieri della Luce? Ma non lo sai ancora? Sono persone che decidono di “lasciarsi arruolare nell’ esercito di Gesù” per portare la rivoluzione del Vangelo nel mondo prendendo l’impegno di vivere la Parola di Dio il più possibile alla lettera,con grande radicalità.Sono coloro che se le inventano di tutte per portare l’Amore in un mondo che sta morendo per mancanza d’Amore. Ecco perché non c’è più tempo per aspettare! Arruolati anche tu,possibilmente via internet collegandoti al sito www.cavalieridellaluce.net dove troverai informazioni più precise. Altrimenti puoi farlo via posta o telefono (al centro di Piglio)

14 ORIZZONTI NEWS

Ecco i vari luoghi e gli orari dove viene svolta la formazione:

• PADOVA: alle ore 15,30 presso Santuario Madonna Pellegrina Via D’Acquapendente 70 ogni terzo sabato del mese: 15/3; 19/4; 17/5 • SASSUOLO (MO): alle ore 21 presso la Parrocchia di Madonna di Sotto il 31/3, poi ogni terzo venerdì del mese: 18/4; 16/5. • MONTEVARCHI (AR): ogni 2 settimane il giovedì alle 18,30 presso la Comunità. Per info: 055/984819 • CHIAVARI (GE): il primo lunedì del mese alle 20,30 e il terzo sabato del mese alle 15 presso il Seminario Vescovile in P.zza dell’Orto,Belpiano. Per info: 0185/340591 • VILLARICCA (NA): il secondo e quarto sabato del mese alle 20 presso la Parrocchia di S.Pasquale Baylon, Corso Italia, Ischia. Per info: 081/998813 • COMO: ogni seconda e quarta domenica del mese alle 15,30 (per adolescenti) e alle 18 (per adulti) al Seminario Vescovile. Per info: 338/9789430 Alessandra

È STATA REALIZZATA INOLTRE UNA COLLANA DI SPIRITUALITÀ NUOVI ORIZZONTI IN COLLABORAZIONE CON LA CASA EDITRICE OCD: • Pregare é amare, esercizi spirituali, (IV ed.) 2005. Euro 9,00 • Il Paradiso non può attendere, vivere adesso la gioia del cielo, (III ed.) 2006. Euro 9,00 • Il sole nell’abisso, colorare di gioia le tenebre del mondo, (I ed.) 2006. Euro 10,00 • Fuoco dal cielo, volare con le ali dello Spirito Santo, (I ed.) 2007. Euro 9,00 • Davide Banzato, Evangelizzazione di strada, l’esperienza di evangelizzazione di Nuovi Orizzonti 2006 (II ed.) Città Nuova. Euro 10,00

Il CD di Francesca Picollo “il suono dell’Anima”

Il CD di Francesca Picollo che contiene anche le canzoni del Musical “Nuovi Orizzonti”

Musiche per meditare composte ed arrangiate da Marco Guadin

Meditazioni di Chiara Amirante in versione CD e cassetta

RICHIEDI ORIZZONTI NEWS E DIVENTA AMICO SOSTENITORE

SOSTIENI NUOVI ORIZZONTI CON IL 5 X 1000

Vuoi ricevere sempre a casa tua le notizie riguardanti la vita di Nuovi Orizzonti e arricchirti con le nostre pagine di spiritualità, di testimonianze, di approfondimenti vari riguardanti i problemi e la vita di oggi? Vuoi, in poche parole, abbonarti al nostro trimestrale e diventare così,se non lo sei già,un amico sostenitore? Versa allora un offerta libera sul c/c postale indicato nella pagina finale,specificando la causale:“amico sostenitore”e telefonando poi al centro di Piglio per fornire il tuo nome e indirizzo.

Anche quest'anno hai una possibilità unica per aiutare la nostra Associazione: destina il 5xmille dell'IRPEF a Nuovi Orizzonti ONLUS. La finanziaria 2008 ha confermato infatti la possibilità di destinare una quota delle imposte (5xmille) alle Organizzazioni ONLUS.

SITI WEB Per aggiornamenti quasi ‘giornalieri’ su NUOVI ORIZZONTI:

www.nuoviorizzonti-onlus.com http://www.korazym.org/archivio.asp?IdSez=284 Se vuoi saperne di più sulla nostra realtà e sul progetto CITTADELLACIELO consulta i nostri siti:

www.cittadellacielo.com www.cavalieridellaluce.net

Il 5xmille non sostituisce l'8xmille (destinato alle confessioni religiose) e non costa nulla per il cittadino contribuente. È una quota di imposte a cui lo Stato rinuncia per destinarla alle organizzazioni no-profit per sostenere le loro attività. Trasforma la tua dichiarazione dei redditi in una grande azione di concreta solidarietà. Ci aiuterai a sostenere le numerose attività che l’associazione porta avanti a favore di moltissime persone in difficoltà nei suoi numerosi centri in Italia e all’estero. Ecco come puoi fare: riporta il codice fiscale dell’Associazione ONLUS Nuovi Orizzonti:

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... SE VUOI PUOI SOSTENERCI • CON LE TUE PREGHIERE • CON I TUOI TALENTI E LE TUE PROPOSTE • CON OFFERTE E CONTRIBUTI ECONOMICI Versamento (offerta non deducibile dal reddito) su c/c bancario intestato a: Ass. Nuovi Orizzonti c/c 000001075811 - codici: IBAN IT89 - CIN S - ABI 03002 - CAB 74520 - BANCA DI ROMA Filiale di Piglio (Fr) Nel caso, invece, si volesse usufruire della deducibilità(*) (per chi non ha necessità di dedurle, si chiede gentilmente di fare il versamento sul conto corrente bancario indicato sopra), occorre effettuare il versamento tramite: versamento sul C/C postale a Associazione Nuovi Orizzonti Onlus, Via Prenestina 95, 03010 Piglio (Fr), CC/P 59604009, mettendo come causale “offerta” o “donazione”. (*) I contributi economici all’Ass. Nuovi Orizzonti ONLUS (ove specificato) sono deducibili dal reddito fino al 10% del reddito complessivo dichiarato e con il limite massimo di Euro 70000 annui (Art. 14 D.L. 14/03/2005 n. 35 – L. 14/05/2005 n. 80).

Il documento giustificativo da conservare é: la ricevuta del c/c postale. Non sono ammessi versamenti in contanti. • PER LE ADOZIONI A DISTANZA IN BRASILE: Per modalità e informazioni contattare l’Ufficio Brasile: tel. 335/7052428 o 0775/502353 - ufficioadozioni@nuoviorizzonti-onlus.com • AIUTANDOCI A DIFFONDERE I NOSTRI SPETTACOLI (MUSICAL E CABARET) Puoi contattare i “Giullari dell’Amore” al n° 333/1200295 (Maurizio) • USUFRUENDO DEI SERVIZI OFFERTI DALLA NOSTRA COOPERATIVA SOCIALE “ALI BLU” Giardinaggio, articoli vivaistici, lavori vari di artigianato, pulizia, ristrutturazione di immobili, falegnameria, restauro di mobili, creazione e divulgazione materiale informativo e preventivo, lavori di assemblaggio per conto terzi.

GLI INDIRIZZI DEI NOSTRI CENTRI PRINCIPALI PIGLIO: Sede Centrale Casa accoglienza “Nuovi Orizzonti” Via Prenestina 95 - 03010 Piglio (FR) - Tel/Fax 0775/502353 piglio@nuoviorizzonti-onlus.com

PISTOIA: Casa accoglienza “San Francesco” Via Castellina 20 – 51030 Casore del Monte (PT) - Tel 0572/618067 pistoia@nuoviorizzonti-onlus.com

ROMA: Centro prima accoglienza “Arcobaleno” Via Portoferraio 9 - 00182 Roma - Tel 06/70305159 - Tel/Fax 06/70309621 arcobaleno@nuoviorizzonti-onlus.com - Skype: centroarcobaleno

CEI: Centro di formazione e evangelizzazione - Località Bellaria di Cei – 38060 Villalagarina (TN) - Tel 0464/800002 - 339/4955108 - alucip@libero.it

ROMA: P. le Clodio, 00100 Roma (RM) - Tel 0774 304158 GUIDONIA: Centro di formazione ed evangelizzazione “Città della Gioia” - Via delle Molette 43 – 00012 Guidonia (RM) Tel 0774 304158 - apostoli@nuoviorizzonti-onlus.com MARINO: Centro accoglienza “Casa Gioia” P.zza Garibaldi 8 – 00047 Marino (RM) - Tel - Fax 06 93803113 - casagioia@nuoviorizzonti-onlus.com FROSINONE: Centro di ascolto “Rejoyce” - Tel 331/9253951 (Elena) Messenger: nuoviorizzontipiglio@hotmail.com - Skype: nuoviorizzontipiglio FERENTINO: Casa di formazione al presbiterato “Emmanuel”. Tel. 3393281385 GROTTAFERRATA: Centro accoglienza “Nuovi Orizzonti” Via Colle delle Ginestre 69 – 00046 Grottaferrata (RM) - Tel 06/94315460 MONTEVARCHI: Casa accoglienza “Nuovi Orizzonti” Via Pestello Campagna 7 – 52025 Montevarchi (AR) Tel 055/984819 – Fax 055/9850807 - montevarchi@nuoviorizzonti-onlus.com

BELPIANO: centro di formazione e di evangelizzazione – Via Belpiano 10, 16041Borzonasca (GE) Tel Rist. 0185 340025 - Tel Com. 0185 340591 E-mail no.belpiano@libero.it - Sito www.belpiano.net ISCHIA: Centro di form. e evang. “Giovanni Paolo II” Via Purgatorio snc - 80075 Forio (NA) - Tel 081/998813 – Fax 081/19308753 nuoviorizzontiischia@alice.it PADOVA: Casa famiglia “magnificat” - via Tre garofani 65/67 - 35124 Tel 049 605147 - padova@nuoviorizzonti-onlus.com MEDJUGORJE: Casa di spiritualità “Stella del mattino” Tel 00387/63435148 - medjugorje@nuoviorizzonti-onlus.com CENTRI IN BRASILE: Quixada: Missione “Raina do Serto” (Regina del deserto) Tel 0055/8899681742 - quixada@nuoviorizzonti-onlus.com FORTALEZA: Centro di evangelizzazione - Tel 0055/8532894257 fortaleza@nuoviorizzonti-onlus.com

RUBRICHETTA APPUNTAMENTI 2008 MICRO-MISSIONI: (info gabriella 333/3219652 - gbmisia@libero.it) • 28/30 marzo: Roma presso quartiere Trionfale. • 3/5 aprile: Roma Zona Centro. Collaborazione con don Mauro Parmeggiani e il vicariato di Roma • 15/18 maggio: Caiazzo (Caserta)

• 31 maggio: Mirko Vucetich e Elena Fedi • 7 giugno: Lorenzo De Michele e Donatella Anzidei ALTRI APPUNTAMENTI:

TOUR JOIMIX (info maurizio 333/1200295 - mauriziofratamico@libero.it) • 18 marzo Canosa (BA) / • 5 aprile Genzano (RM) / • 15 aprile Padova (PD) • 18 maggio Caiazzo (CE) / • 15 giugno Melfi (PZ)

• 12 APRILE ore 20,30 presso il Palasport Paganelli di Sassuolo (MO): NEK IN CONCERTO Spettacolo a sostegno della CITTADELLA CIELO di MEDJUGORJE. (Con la partecipazione di Vanessa Incontrada) Info e prenotazioni: 0536/075303

MATRIMONI (info 0775/502353 Piglio) • 24 maggio: Enzo Fratamico e Lucia Tognarini • 31 maggio: Paolo Brigo e Paola Rizzo

• 1 GIUGNO ORE 11: INAUGURAZIONE DEL NUOVO CENTRO DI PADOVA con S.E.Mons Antonio Mattiazzo vescovo della città presso Santuario Madonna Pellegrina DIRETTORE RESPONSABILE: Franco Tobia GRUPPO REDAZIONALE: Francesco Candian, Natalina Zanatta, Pia Salmaso, Silvia Piasentini AUTORIZZAZIONE: Trib. Frosinone n° 277 del 29/03/2000 FOTO: archivio Nuovi Orizzonti

PROPRIETÀ: Comunità “Nuovi Orizzonti” Via Prenestina 95 - 03010 Piglio (Fr) Tel./Fax 0775.502353 - e-mail: piglio@nuoviorizzonti-onlus.com www.nuoviorizzonti-onlus.com IMPAGINAZIONE E STAMPA: Happy News - Tipolitografica Trullo - Tel. 06.65793309


Orizzonti News n.1 2008