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 agine 14, 16 » p Adozioni gay, gli articoli dei lettori (r)Esistenza Copernicana MAGGIO — GIUGNO 2012 Numero 3

A PAGINA 18 » Mafia in Emilia-Romagna

A PAGINA 36 » Diaz - Non pulire questo sangue

A PAGINA 4 » Che monotonia queste frasi ad effetto


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ORGIAINTELLETTUALE MAGGIO — GIUGNO 2012

numero 3

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entornati carissimi! Eccoci arrivati al terzo numero dell'anno! Un "pizzico" in ritardo, ma ci perdonate, vero?! Quando il giornale uscirà ci saranno già le prime giornate di sapore estivo e la Bea potrà andare fuori a vendere ai fumatori senza congelarsi; la neve si sarà sciolta e disciolte si saranno le polemiche, le difficoltà e i divertimenti (e le vacanze!) che ci ha portato. Si saranno dissolte le polemiche su Schettino e la Concordia e si è apparentemente dissolto perfino Berlusconi! Ma la crisi, quella no, non si scioglie. Resta lì come un mattone. E restiamo in balia della borsa, della finanza e di Spread Bond Btp Bund che rendono i nostri telegiornali pressoché incomprensibili, anche se il messaggio generale è sempre chiarissimo: siamo messi male e per ora non c'è scioglimento a questo intrigo. Non si acquieta la bufera che si scatena sul nostro povero Paese, e anzi ecco bombe che colpiscono le nostre speranze e terremoti che regalano altre preoccupazioni. Nelle ultime settimane abbiamo salutato anime innocenti e spiriti liberi con personalità che non dimenticheremo mai; tra questi portiamo alla mente Lucio Dalla, sperando che il suo ricordo non sfumi tanto presto. Per questo, anche se ci hanno già pensato un tot di talk show, vogliamo ricordarlo nel modo più semplice possibile, con una frase di una sua canzone, Balla Balla Ballerino.

« Sono pochi gli anni forse sono solo giorni e stan finendo tutti in fretta e in fila non ce n'è uno che ritorni. Balla il mistero di questo mondo che brucia in fretta quello che ieri era vero, dammi retta, non sarà vero domani. » Il tempo passa, alcune cose si sciolgono cadendo nel dimenticatoio, mentre altre riacquistano peso, restando, o tornando ad essere, impresse nella nostra memoria. Ma tutte le cose che si squagliano ed evaporano dalle nostre bocche e dai nostri giornali perdono forse la loro importanza? Apparentemente sì, sono le cose che si ricordano e di cui si continua a parlare ad avere più significato. Eppure non è sempre così, il nostro cervello è uno strano congegno. A volte preferiamo dimenticare qualcosa proprio per la sua dolorosa importanza, altre ricordiamo un evento perché legato a una situazione particolare ma non necessariamente significativa. E dimenticare non è forse anche segno della nostra continua proiezione verso il futuro? In questo frullato di passato e futuro, di ricordi e speranze in cui viviamo, godiamoci almeno questo fuggevole presente! Presente che intanto sarà occupato da questo numero… godetevelo! — Chiara Minoccheri e Lucrezia Zanardi per la redazione

COME LEGGERE I CODICI QR Novità di questo ultimo numero sono i codici QR, quei simpatici quadrettoni che compaiono ogni tanto in qualche articolo. Ogni codice QR rappresenta un link a un contenuto internet: un video, un sito, un'immagine, ecc. Li utilizzeremo spesso nei nuovi numeri. Se hai un cellulare abbastanza recente puoi, passando il telefono sul codice, visitare questo link direttamente sul telefono. Mentre alcuni (pochi) telefoni hanno questa funzione "di serie", su altri è necessario installare un applicazione di terze parti per leggere i codici.

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iPhone: la redazione consiglia l'applicazione gratuita "Scan" scaricabile dall'App Store. Installala da lì. Android: vai sul Market (ora si chiama Google Play) e scarica un'applicazione a caso tra quelle che escono scrivendo QR-Code. La redazione consiglia QR Droid, ma una vale l'altra. Ricordiamo che è necessario essere collegati ad internet. Apri l'applicazione scaricata e passa il telefono sul codice!


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Redazione Editori Andrea Liotta Arianna Vaccari Beatrice Giaramita Caterina Frolloni Chiara Minoccheri Ilaria Ledonne Leonardo Malaguti Lorenzo Bergonzoni Lucia Naldi Lucrezia Zanardi Miriam Montesarchio Stefano Rossi Teresa Mazzanti Grafica Stefano Rossi Illustrazioni Lorenzo Bergonzoni Foto di copertina Arianna Vaccari Contributi Illustrazioni Chiara Gamberini Docente referente Prof.ssa Anna Maria Incorvaia Fondo di Orgia Ad ogni uscita di Orgia 80 euro li indirizzeremo per sostenere l'importante progetto dell'associazione Nyumba Ali della casa famiglia in Tanzania per bambini e ragazzi con handicap fisico. I restanti li terremo nel fondo di Orgia per finanziare la mostra fotografica di fine anno.

In questo numero Attualità Riflessioni pomeridiane - pagina 40 » Che monotonia queste frasi ad effetto - pagina 4 »   KONY 2012 - pagina 5 »   Il disturbatore - pagina 13 »   Che cosa vuol dire naturale? - pagina 14 »   Mamme, ma perché non ho un papà? - pagina 16 »   Bologna Pride 2012 - pagina 17 »   Operazione Vortice e Rosarno - pagina 18 »   Diaz - Non pulire questo sangue - pagina 36 »   I ragazzi del Copernico sulle terre confiscate alla mafia - pagina 42 »   Il riciclaggio di denaro: un male da combattere - pagina 44 » Cultura » Libri   Attraverso lo Specchio e Quel che Alice vi Trovò - pagina 22 »   Ci sono bambini a zig-zag - pagina 27 »   Dove nessuno ti troverà - pagina 32 » Cultura » Film Amati ritrovati [Crash - Contatto fisico] - pagina 24 »   Shame - pagina 25 »   The Iron Lady - pagina 26 » Cultura » Musica Random Music Pills [Violent Pornography] - pagina 56 »   Priscilla - The Musical - pagina 54 » Cultura » Arte Il lato artistico del Copernico - pagina 28 » Manga Kissa - pagina 52 »   Consigli a chi piace la fotografia o a chi vuole solo rifarsi gli occhi - pagina 8 » Cultura » Altro Dolci Ciccioni - pagina 46 »   Itinerari europei - pagina 33 »   I bambini odiano lo spazzaneve - pagina 41 »   Giorgio Bocca: il partigiano anti italiano - pagina 45 »   È ora di mettersi in gioco - pagina 48 »   Towel Day - pagina 50 » Funny corner   Giochi vari - pagine 12, 21 » Altro Scrivilo all'Orgia - pagina 61 »   Concorso fotografico - pagina 58 »

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attualità

Che monotonia queste frasi ad effetto

Del resto, diciamo la verità, che monotonia queste frasi ad effetto… attualità di Miriam Montesarchio

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giovani devono abituarsi all'idea che non Gli italiani e I giovani hanno in genere troppa avranno un posto fisso per tutta la vita. Del diffidenza verso la mobilità e il cambiamento". resto, diciamo la verità, che monotonia un Non è forse mobilità l'essere pendolari o l'emigrare posto fisso per tutta la vita. È più bello cambiare dal Sud al Nord? Inoltre non mi risulta che molti e accettare nuove sfide purché siano in condizioni nostri giovani laureati abbiano avuto 'diffidenza' accettabili. E questo vuol dire che bisogna tutelare nell'andare all'estero. un po' meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un Monti ha rilasciato anche un'altra frase interessante po' di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del su cui riflettere: "L'articolo 18, per come viene lavoro o proprio non riesce ad entrarci". applicato in Italia, scoraggia investimenti di capitali Essendo io molto ingenua, quando il governo stranieri ma anche italiani". L'articolo 18 dello Monti salì al posto del governo Berlusconi, pensai Statuto dei Lavoratori stabilisce le regole per il che magari il nuovo premier e I nuovi ministri reintegro del lavoratore nel suo posto di lavoro. non potessero provare quel piacere quotidiano che In pratica, dice quali sono i diritti e i limiti per chi provavano I loro predecessori nel dire una frase ad viene licenziato e fa' richiesta al giudice per ottenere effetto la mattina per poi approfondirla, chiarirla indietro il suo impiego, ritenendo di esser stato o smentirla la sera affinché per un paio di giorni si allontanato senza un motivo giustificato. parlasse solo di quello che avevano detto e non dei Ciò che invece scoraggia gli investimenti in problemi reali. Pensavo che potessero se non essere Italia è la corruzione: secondo una lista stilata migliori, almeno diversi: I ministri del governo da Transparency International, ONG nata per Berlusconi parlavano di istruzione pubblica, combattere la corruzione, su 182 Paesi del mondo trasporti pubblici e disoccupazione senza averne l'Italia è al 69esimo posto (più si scende nella la minima conoscenza. La seconda parte della graduatoria e più il livello di corruzione aumenta). I dichiarazione di Monti lascia sperare che comunque Paesi meno corrotti sono anche quelli a reddito più egli sappia quale sia il problema di base: l'avere alto: perché la fiducia attira investimenti. tutele sul lavoro. Forse però come disse Monicelli Mario Monti comunque non è stato il primo a "la speranza è una trappola infame inventata da chi scoprirsi spirito libero, senza confini o barriere. comanda". Tornando indietro al 15 dicembre 2011, in una In seguito Monti, in un videoforum su Repubblica. puntata di Servizio Pubblico, l'ex vicepresidente it, ha precisato: "Una frase come quella, presa di Confindustria Guidalberto Guidi affermò: fuori dal contesto, può prestarsi a un equivoco. Se "Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità" intendiamo per 'fisso' un posto che ha una stabilità e praticamente sosteneva che l'avere una casa di e tutele, certo è un valore positivo. La mia frase proprietà fosse una cosa negativa. In televisione ci serviva a dire che I giovani devono abituarsi all'idea bombardano di pubblicità con slogan del tipo 'Il di non avere un posto fisso per tutta la vita, come lusso è un diritto' o nelle quali le persone chiedono, capitava alla mia generazione o a quelle precedenti, anzi: pretendono, di pagare molto di più per un posto stabile presso un unico datore di lavoro o acquistare un'automobile; inoltre non fa' in tempo con la stessa sede per tutta la vita o quasi". Meglio ad uscire un nuovo modello di cellulare che tutti invece "abituarsi a cambiare spesso luogo o tipo si mettono in fila per averlo. Anziché imparare di lavoro e Paese. Questo – sottolinea – non è da dopo le varie crisi che bisogna cambiare il sistema guardare con spavento, come una cosa negativa. economico attuale, l'imprenditore Guidi critica il

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attualità

consumismo grazie al quale invece le sue imprese vanno avanti. Così dicendo però non faccio altro che confermare la mia ingenuità di cui vi accennavo all'inizio: non posso certo aspettarmi voglia di cambiamento da persone che pur criticando posto fisso e casa di proprietà, non rinuncerebbero mai ad essi. Significativa è una frase sul consumismo che mi disse una volta una mia amica che abita in un paesino fra Lazio e Campania: "La gente dove abito io fa' di tutto per comprarsi I vestiti firmati e l'ultimo modello di telefonino. Poi vai a vedere e in verità non c'hanno manco li occhi pe' piagne". Rileggendo questo articolo mi sono resa conto di come sia presente quell'atteggiamento che abbiamo spesso noi giovani nel sostenere le nostre idee e tra

me e me mi sono fatta due risate pensando a come Giorgio Bocca definì una volta Giuliano Ferrara: "… Giuliano Ferrara con il protagonismo da opera lirica che gli è proprio, imponente, baritonale, gioviale, finto feroce, melodrammatico, italianissimo, passato dal più acceso comunismo al più ferreo conservatorismo…". Forse fra trent'anni sarò acida e cicciona come Giuliano Ferrara, e come Monti e gli altri non saprò dare il giusto peso alle parole, ma ho tutta una vita davanti per imparare il peso e la forza che le parole possono avere. Ma soprattutto tengo a mente una frase che Pasolini disse a Biagi durante una trasmissione televisiva: "…di fronte all'ingenuità o alla sprovvedutezza di certi spettatori, io stesso non vorrei dire certe cose". n

KONY 2012

attualità diArianna Vaccari

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uesto non sarà un bell'articolo, magari scritto senza sbagliare verbi o senza troppe virgole, ma non sarà un articolo piacevole. Comunque, bando alla seduttiva introduzione, si sta diffondendo in rete un video e una proposta di cui vi trasmetto le coordinate. Ha nome "Kony 2012", vi prego sinceramente di andarlo a vedere, dura circa mezz'ora e non sarà una mezzora della vostra vita sprecata. Comuque vi propongo una sintesi dell'intero lungometraggio che sta spopolando in rete. È il riassunto fino ad oggi dell'arrività di Jason Russel, giovane attivista americano che si occupa del gruppo Invisible Children. Tutto inizia dal suo incontro con Jacob, giovane ugandese che scappa dai ribelli, per evitare di finire con un mitra in mano ad uccidere persone per la causa di un certo Joseph Kony. La figura di Kony viene meglio desritta in seguito, l'obiettivo inizialmente inquadra Jacob e la sua storia, comune a migliaia di altri bambini e bambine che si ritrovano in Uganda, ieri come oggi a combattere per la loro vita. Jacob ha perso un fratello, lo hanno ucciso davanti ai suoi occhi in maniera brutale e ora, davanti alla consapevolezza del valore della

sua vita, afferma che preferirebbe morire ucciso piuttosto che affrontare ancora lo strazio su questa terra. " Se fosse successo in America, un solo giorno, sarebbe stato sulla copertina di Newsweek" commenta il regista, visibilmente scosso. Jason è motivato anche dal fatto che suo figlio Gavin un giorno possa vivere in un posto migliore, vuole lasciarlgi un mondo in cui non siano più presenti certe atrocità o certe ingiustizie. Presenta Gavin al pubblico, gli spiega in cosa consiste il suo lavoro, cosi come si potrebbe spiegare ad un bambino una cosa più grande di lui… "Allora Gav, sei pronto?" "Si" "Ti farò delle domande e tu dovrai solamente guardarmi e rispondermi" "Sono un po' nervoso" "Che lavoro faccio?" "Fermi gli uomini cattivi che fanno cattive cose" "Chi sono i tipi cattivi?" "I personaggi di Star Wars" "Sono loro i personaggi cattivi?"

   

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"Si" "Posso dirti il nome del cattivo? "Si" "Questo è Joseph Kony" [….] "Joseph Kony ha un esercito e lui porta via i bambini dai propri genitori, dà loro un'arma e li fa uccidere altre persone" "Ma non faranno nulla vero? Perchè sono persone buone, no?" "Loro non vogliono fare quello che lui dice, ma lui li obbliga a fare cose cattive" "Cosa ne pensi?" "È triste" In seguito Jason ammette di non aver detto ogni cosa a Gavin. Ha omesso che Kony rapisce bambini della sua età (lo fa da ben 26 anni), li annovera nella sua Lra: Lord's Resistance Army - Esercito di resistenza del Signore, di ormai circa 30.000 membri, rende le femmine semplici oggetti sessuali e i maschi piccoli soldati. Questi ultimi sono obbligati a attaccare, torturare, mutilare, uccidere chiunque sia contro la causa del capo. Allora parliamo di questa causa a cui quest'uomo pare così devoto. La Lra è sostanzialmente un gruppo di guerriglieri ugandesi che in principio disponeva anche dell'appoggio dell'opinione pubblica, ma successivamente si è ribellata contro i suoi stessi sostenitori, al fine di "purificare" il popolo degli Acholi (etnia tra l'Uganda e il Sudan). Tutto questo secondo la personalissima interpretazione dei Dieci Comandamenti da parte di Kony. Non ha alleati e ogni volta che ha proposto la pace ha anche riattaccato nel giro di poco tempo… La sua causa dunque perde ogni significato e fondamento, ha il solo scopo di tenere il capo come capo, senza ribellarsi al suo crescente potere. La fonte delle informazioni è la International criminal court, nata nel 2002 con l'obiettivo di porre fine ai peggiori crimini internazionali. Nelle loro liste ci sono decine di ricercati per crimini di guerra, contro la popolazione civile e l'intera umanità… non faticheremmo a riconoscere molte persone, spesso protagoniste dell'attualità. Ma trascurando che negli ultimi decenni molti di questi dittatori sono stati eliminati non significa che la lotta per la libertà e l'integrità personali sia finita, tutt'altro. Abbiamo assistito alla cosiddetta Primavera araba, alla ribellione di Libia, Tunisia, Siria devono aggiungersi altre battaglie per paesi come il Congo, l'Uganda, il Sudan, il Kenya, la Costa d'avorio o addirittura la Russia e l'est Europa. Tornando alla causa di Jason, l'International criminal court sostiene che arrestando il massimo esponente del movimento, ovvero Kony, si fermerebbe l'intero sistema. Qui sorge un problema: nessuno conosce quest'uomo. Di conseguenza

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è partita una campagna d'informazione su quest'uomo e sui suoi crimini, con il preciso scopo di fermarlo. Jason Russel e il suo team sono arrivati alle porte della Casa Bianca per chiedere che venissero mandate forze americane in Uganda a difendere i civili per ostacolare l'operato di Kony. Il governo americano si è rifiutato poichè Kony non minacciava in alcun modo la sicurezza nazionale del paese. A questo punto Jason non sapeva cosa fare, ha semplicemente continuato a diffondere la storia di Jacob e degli Invisible Children con i suoi mezzi, con il suo tempo e i suoi soldi. Coloro che arrivavano a conoscenza di questa storia erano basiti e scioccati, ma queste emozioni si sono trasformate in voglia di cambiare le cose. Senza l'appoggio di alcuna istituzione, ma con il solo aiuto di questi nuovi sostenitori hanno intrapreso iniziative culturali e informative, hanno costruito scuole ed ideato posti di lavoro,inoltre una rete radio per proteggere i villaggi dagli attacchi. Come sottolinea Jason questo è stato possible solo grazie alla volontà di un gruppo di giovani e motivati ragazzi, che hanno investito i loro soldi, il loro tempo e il loro talento a disposizione della vita umana e del suo valore inviolabile. Il loro programma si chiama Tri e ha reso visibile l'invisibile. Con questi risultati e centinaia di migliaia di persone Jason è ritornato alla Casa Bianca per parlare con i senatori e chiedere nuovamente l'aiuto del governo. Questa volta la reazione è stata diversa… "[…] I have authorized a small number of U.S. forces to deploy to central Africa to provide assistance to regional forces that are working toward the removal of Joseph Kony from the battlefield.[…] Sincerely, Barack Obama." ([…] Ho autorizzato un piccolo numero di forze militari affinchè possa provvere all'assistenza della regione e possa lavorare affinchè Joseph Kony venga catturato.[…] Cordialmente, Barack Obama.) Questo accadeva nell'ottobre 2011. È la sorprendente prova di quanto l'essere umano sia socievole ed altruista, di quanto abbia voglia di unirsi ad un gruppo di persone mosse da un unico e alto ideale, per fare del mondo un posto migliore, almento migliore di quello che è oggi. Sorprendentemente Joseph Kony non ha gradito tutta questa pubblicità, ha combiato metodo di azione, si nasconde e scappa di continuo, senza arrestarsi. Come se non bastasse il governo potrebbe cambiare idea in ogni momento e riportare gli aiuti a casa, senza pressione mediatica la gente ha la memoria corta e quindi non si interessa. La


attualità soluzione a questo problema è ancora una volta la pubblicità, sono stati stampati cartelloni, poster, volantini, adesivi e l'associazione si è messa in contatto con dodici celebrità e dodici politici per aumentare ancora la propaganda. Sul sito dell'associazione Kony2012.com è possibile acquistare un braccialetto o i volantini per la causa, donare al programma Tri, tutto ciò fino al 20 aprile 2012, quando copriranno tutto di volantini fino all'alba: "Cover the night". È una lotta dura, non è affatto facile e c'è sempre la possibilità di fallire o che i nostri sforzi vengano vanificati da un altro dittatore subito dopo quello in questione, ma d'altra parte restarcene immobili a goderci la nostra fortuna sarebbe a dir poco egoista. Perchè si tratta solo di fortuna se noi siamo nati qui e non in un paese come l'Uganda, se mangiamo, ci vestiamo, possediamo oggetti, studiamo e abbiamo cure mediche assicurate; non tutti sono nella nostra

stessa situazione… Abbiamo la possiblità e forse il dovere di cambiare un mondo in cui regnano i soldi e il potere nelle mani di pochi, essi possono controllare i media, le istituzioni e le notizie che ci arrivano, ovunque tranne che in rete. Ed avendo noi a disposizione questo miracoloso mezzo di condivisione ed informazione reciproca perchè non usufruirne al meglio? Le persone possono prendersi cura le une delle altre e cercare di ribaltare questo ingiusto sistema, in questa enorme comunità che è la rete che nessuno può censurare.

KONY 2012 (29:59) URL: cl.lk/22ozpjw (sui cellulari il video è visibile soltanto in lingua inglese)

   

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cultura arte

Consigli a chi piace la fotografia o a chi vuole solo rifarsi gli occhi

arte di Arianna Vaccari

Steve Mccurry – Portraits (Ritratti) Una raccolta di soli ed esclusivi volti in contesti, paesi, situazioni completamente diverse. Una più bella dell'altra, queste foto raccolgono alcuni degli sguardi più significativi al mondo,spaccati a testimonianza della fama di Mccurry.

World Press Photo 2011 Ogni anno migliaia di fotografi da tutto il mondo mandano scatti che vengono divisi in nove categorie: ritratti, protagonisti dell'attualità, notizie generali, spot news, storie di attualità,vita quotidiana, natura, arte e spettacolo, sport. Un'immensa memoria collettiva. Quest'anno la vincitrice è stata Jodi Bieber, la cui foto è in copertina. È nata in Sud Africa, dove la creatività non viene molto supportata… Nonostante ciò dopo il successo al quotidiano The Star (Johannesburg) per lei sono arrivati

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incarichi e riconoscimenti sempre più importanti; ha ricevuto diversi premi, non solo in otto diverse edizioni dal World Press Foto, ma ad esempio anche il Prix de l'Union Europèenne alla biennale africana per la fotografia. La donna ritratta è Bibi Aisha, 18 anni, che si è ribellata al marito violento, lo ha lasciato e per questo è stata sfigurata. È successo nella provincia di Uruzgan, Afghanistan centrale. Fu donata alla famiglia di quest'uomo (combattente talebano) a 12 anni, insieme alla sorella minore. Quando denunciò le violenze subite venne presa e portata in montagna, dove le sono state mozzate orecchie e naso; nella cultura locale infatti una donna che ha disonorato il marito gli ha "fatto perdere il naso", pertanto questa è la punizione correlata. Infine abbandonata è stata fortunatamente condotta a Kabul, dove ha potuto beneficiare della Women for Afghan Women (Donne per le donne afgane), che le ha dato assistenza. L'epilogo è stato un intervento di chirurgia ricostruttiva negli Stati Uniti. Gli ultimi guerrieri africani Un po' più vecchio degli altri ma altresì importante per contenuti ed immagini. Un esclusivo reportage ad opera di Gianni Giansanti basto sul forte impatto visivo che queste foto possiedono, anche per il grande formato utilizzato (34 x 41,5cm). Si viaggia tra popolazioni quiete o aggressive, abiutuate ad organizzarsi e a sopportare dolore, sofferenza e semplicemente un altro tenore di vita, spesso sconvolgente secondo i nostri canoni. Il continente nero esaltato in tutta la sua maestosità attraverso le persone che lo compongono, radici dell'essenza umana.

La Editing (Treviso) ha pubblicato nel 2008 questa affascinante biografia sul celeberrimo scultore Antonio Canova. L'autore del libro, Aldo Scibona, la dedica a Cronia, la quarta delle Grazie. È una curatissima raccolta delle opere, con approfondimenti e riferimenti al contesto culturale e della vita dello scultore. La stessa impaginazione delle foto è da apprezzare, essendo tutta su carta nera per il massimo risalto, inoltre in grande contrasto con la lucentezza delle sculture.

   

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Collane Taschen Queste collane offrono un altissimo livello per quanto riguarda la fotografia, la cura delle note e dei paragrafi allegati e per il rapporto qualità-prezzo. Trattano un'infinità di argomenti, a partire da ogni campo dell'arte ( spesso divisi per autore) ad approfondimenti di carattere più specifico, ad esempio relativi ad una corrente o ad una tradizione. Inoltre sono anche qui presenti raccolte fotografiche di grandi fotografi, ad un prezzo decisamente basso. Meno curati ma decisamente appetibili sono i volumetti Arte e dossier editi da Giunti. n 

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"Il pescatore" Lorenzo Bergonzoni

   

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funny corner

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attualità

Il disturbatore

attualità di Arianna Vaccari

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o consciamo tutti, è l'idolo delle folle e degli spettatori di Minzolini. È il Disturbatore, L'Arlecchino della Tv, agitatore culturale, L'Arsenio Lupin catodico, L'Urlo di Munch, Situazionista Debordiano, Genio sregolato felicemente malinconico. Questo idolo ha stabilito anche un record di apparizioni televisive, non c'è da stupirsi, Record mondiale attestato e confermato. È anche apparso (soprattutto online) con numerosi personaggi noti, da Giovanni Paolo II a Woody Allen, in principio per diffondere il culto per l'uso del preservativo, cosa in cui crede molto. Confidava nell'apertura della Chiesa da tempo.

trascurare che questa "pecora nera" possiede ben due avvocati, ormai impiegati a tempo pieno. Probabilmente si metteranno avanti coi lavori leggendo il primo libro del loro cliente "Gabriele Paolini entra nella storia della Giurisprudenza". Buona lettura. n

Altre sue banali e riviste performance potrebbero essere il bagno nella fontana di Trevi (o in altre fontane italiane) con tanto di bermuda a fiori, gli insulti all'ultradiscusso presidente del consiglio Berlusconi quando era ancora in carica (indagato per gli scandali sessuali) o forse la sua semplice presenza a fianco degli impegnati e restii operatori del TG1. È molto più famoso di quanto sembra, anche data la sua fama su You Tube e le sue ulteriori apparizioni su quotidiani a livello mondiale. Naturalmente questo piccolo omaggio non poteva non consigliare il sito e le sue pagine online, e

   

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attualità

Che cosa vuol dire naturale? contributi dei lettori — attualità di Francesca Maviglia

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primo luogo fare una distinzione fra riproduzione orrei proseguire il dibattito sulle adozioni e crescita dei figli, poiché sono due problematiche omosessuali, iniziato negli ultimi due differenti e necessitano di riflessioni differenti. numeri di Orgia con due posizioni Riguardo alla questione prettamente biologica, sì: discordanti: un articolo si schierava a favore è necessario l'incontro di un gamete maschile e mentre un altro si dichiarava contrario. Proprio un gamete femminile per la nascita di un nuovo a quest'ultimo intendo rispondere, analizzando individuo, quindi una coppia omosessuale non più nello specifico alcune problematiche sollevate potrebbe avere figli. D'altra parte, non possono dall'autore; ci tengo però a sottolineare che non è avere bambini neanche coppie in cui uno dei mia intenzione attaccare le idee precedentemente partner è sterile o che semplicemente non sono mai espresse né fare dell'argomento una discussione riuscite ad avere una gravidanza, per non parlare personale contro chi si è pronunciato prima di me. dei casi dei "genitori single". È evidente che nella Citerò l'articolo dello scorso numero unicamente nostra società, in cui esistono la fecondazione perché presenta argomentazioni che ho sentito spesso usare ed è quindi un buon punto di partenza assistita e le adozioni, la "naturalezza" della riproduzione sia già infranta in migliaia di casi per riflettere sul tema. Mi associo all'invito lanciato anche senza scomodare le coppie omosessuali. Mi dagli autori che mi hanno preceduto a informarsi sembra dunque molto ipocrita permettere cure e non parlare solo per preconcetti. La proposta ormonali e fecondazione in vitro a chi non ha la di un gruppo di discussione in merito durante le possibilità di avere figli con il metodo tradizionale assemblee di istituto è giustissima: fortunatamente e poi gridare alla rottura dell'ordine precostituito se nella nostra scuola abbiamo questa opportunità gli stessi metodi sono applicati da coppie gay. grazie ai laboratori sulla sessualità del Gruppo Scuola del Cassero. Vorrei fare inoltre una piccola precisazione riguardo Un discorso differente è rappresentato dall'allevamento dei figli, ovvero dall'eterno a quanto detto nel precedente articolo sul fatto che problema: un bambino crescerà equilibrato con l'omosessualità sia causata dall'ambiente in cui si cresce o da una differente concentrazione ormonale. due genitori dello stesso sesso? Il suo sviluppo Entrambe le ipotesi sono state ampiamente discusse, psicologico sarà normale? Come si relazionerà con i propri compagni, conscio di avere una situazione ma non è stata ancora trovata una causa certa familiare diversa? La risposta è evidentemente della formazione dei diversi orientamenti sessuali. delicata ed è ciò su cui avvengono le maggiori Le teorie sono tanto numerose quanto discordi divergenze di opinioni; ognuno avrà in mente in l'una dall'altra, ma ad oggi non esiste una tesi questo momento un sì o un no, a seconda della globalmente accettata dalla comunità scientifica, propria opinione in merito, ma penso sia più né riguardo alla conformazione fisica né riguardo sensato fondare le proprie idee non solo sulla mera all'influenza delle esperienze vissute. coscienza individuale bensì sulle prove scientifiche – altrimenti, chiunque potrebbe andare in giro a dire La tesi sostenuta più frequentemente da chi si che la Terra è piatta e il Sole le gira intorno. schiera contro le adozioni gay è la seguente: la Gli studi sull'adozione omosessuale ci sono, sono natura ha fatto sì che per generare un bambino tanti e dicono praticamente tutti la stessa cosa: i fossero necessari un individuo maschile e uno bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso non femminile, dunque i genitori devono essere una dimostrano nessuna differenza a livello personale coppia eterosessuale. Penso sia importante in

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o sociale rispetto a quelli educati in famiglie tradizionali. Cito in merito una dichiarazione dell'American Psychological Association: Innanzitutto, l'omosessualità non è un disordine psicologico. Sebbene l'esposizione al pregiudizio e alla discriminazione basati sull'orientamento sessuale possano causare stress acuti, non c'è alcuna prova affidabile che l'orientamento omosessuale possa di per sé compromettere le funzioni psichiche. Inoltre, la convinzione che gay e lesbiche non possano essere genitori idonei non ha alcun fondamento empirico. I singoli componenti di coppie LGBT con figli si dividono in modo equo le questioni inerenti alle cure dei bambini e sono soddisfatti della loro relazione col partner. Non ci sono prove scientifiche per dimostrare che madri lesbiche e padri gay possano essere non idonei sulla base del loro orientamento sessuale. Al contrario, i risultati di queste ricerche suggeriscono che i genitori omosessuali sono abili tanto quanto quelli eterosessuali nel provvedere ad un ambiente solidale e salutare per i loro bambini. Questa non è l'opinione di un passante per strada: è la conclusione tratta da una delle maggiori associazioni di psicologi mondiali come riassunto delle numerose ricerche in merito (ad esempio, gli studi Patterson e Armesto, giusto per citare un paio di studiosi). Ora, se è stato provato che le cosiddette Famiglie Arcobaleno hanno non solo le stesse capacità teoriche, ma anche gli stessi risultati effettivi nell'educazione degli figli, che senso ha continuare a negare questa realtà? In questo discorso entra in gioco il problema dei ruoli di genere, ovvero la posizione che la donna e l'uomo occupano in una famiglia. Gli stessi concetti di ruoli maschili e femminili, così come li intendiamo noi, non sono naturali ma culturali: in altre società si sono sviluppati in modo totalmente diverso, dunque non bisogna considerarlo come scontati e immutabili. L'antropologa americana Margaret Mead, nel saggio "Sesso e temperamento", descrive il comportamento di tre tribù della Nuova Guinea: nella prima, tutta la popolazione agiva in modo materno e sensibile, come noi ci aspettiamo facciano nel donne; la seconda era energica e spesso anche aggressiva, incarnando caratteristiche che nella società occidentale sono associate agli uomini. Nella terza, infine, gli uomini avevano un contegno "femminile" e assolvevano i compiti domestici, mentre le donne erano attive e dirigevano la vita del villaggio. Si vede dunque che le figure maschili e femminili sono assolutamente relative la loro influenza nello sviluppo del bambino ha un ruolo differente a seconda della situazione presa in considerazione. Spero vivamente di fraintendere le intenzioni dell'autore nell'interpretare la frase: I figli nascono

dalla mamma. Vengono allattati dalla mamma. Insieme al papà giocano, imparano, crescono, ridono, scherzano, litigano… vivono, presente nell'articolo precedente, perché l'idea che davvero nel XXI secolo si consideri ancora la donna unicamente come involucro che partorisce e allatta per poi "passare la palla" al marito che è colui che fa "crescere, imparare e vivere" mi fa rabbrividire. Consideriamo cosa stiamo in realtà dicendo quando parliamo di ruolo della madre e ruolo del padre: ciò che abbiamo in testa è la mamma che stira e pulisce e il papà che la sera torna a casa dall'ufficio, scompiglia i capelli ai bambini e promette loro che la domenica li porterà a pescare. È un'idea più che normale, perché è il retaggio di secoli e secoli in cui la famiglia è stata così: le donne non lavoravano e stavano a casa ad occuparsi dei bambini, sottomettendosi poi alla patria potestas del marito in merito alle decisioni importanti – è un'idea normale, sì, ma è un'idea che è auspicabile mantenere? Penso – spero – che a livello teorico la maggior parte di noi sia a favore della parità dei sessi, ma bisogna riflettere sul fatto che quando diciamo che "una famiglia di genitori omosessuali difetta di una figura femminile o maschile" stiamo in realtà riproponendo la stessa vecchia zuppa: la donne devono fare delle cose, gli uomini devono farne delle altre. Qual è il problema se un bambino cresce senza madre o senza padre? Che vedrà due uomini che cucinano e stirano o due donne che lavorano fuori casa e montano mobili dell'IKEA? Non solo non vedo dove sia il problema, ma anzi penso che sia una cosa auspicabile anche nelle coppie eterosessuali. In questo momento ho in mente l'immagine di uno scandalizzato signore dell'America del Ku Klux Klan che esclama: «Matrimoni misti tra bianchi e neri? Ma è una pazzia! Come cresceranno i bambini vedendo due genitori di razze diverse?». Il fatto è che la cultura e la società si evolvono e il concetto di normalità anche. È successo per i diritti dei neri, per i diritti delle donne e succederà anche per i diritti omosessuali. Posto tutto ciò, concludo con una considerazione che di scientifico non ha nulla ma è puramente umana: sebbene sia praticamente impossibile avere una stima precisa, l'ipotesi più accreditata è che il 5-10% della popolazione mondiale sia classificabile sotto la sigla LGTBQ; considerato che siamo circa 7 miliardi, vogliamo davvero avere la crudeltà di continuare a privare dai 350 ai 700 milioni di persone dei propri diritti? A ognuno le proprie conclusioni. n 

   

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Mamme, ma perché non ho un papà?

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contributi dei lettori — attualità di Marko Mansuelli

uesta è la risposta ad un articolo del numero precedente in cui si è detto perché una coppia omosessuale non possa adottare. Voglio specificare, nel caso qualcuno non l'avesse letto, che si trattava di un articolo pacato, umile e soprattutto scritto da una persona che mi è parsa essere con i piedi per terra ed è per questo che rispondo, so che non butterò le mie parole al vento come molto spesso accade quando si trattano questi temi.

Ma iniziamo: Perché non far crescere un figlio a due genitori dello stesso sesso? Non penso che l'argomentazione del "non può pretendere che gli venga affidata una vita che da sola non sarebbe in grado di generare" sia valida, perché a questo punto neanche le persone eterosessuali ma che non possono avere figli potrebbero adottare. Molta gente alla fine sceglie questa opzione proprio perché non ha possibilità di avere un figlio proprio. L'essere un bravo educatore non sta nel fatto di potersi riprodurre o no, ma dalla persona che si è. Senza contare che un orfano probabilmente preferisce avere un qualsiasi tipo di famiglia piuttosto che nessuna (si dia il caso che io sostenga anche l'adozione da parte di single). Una motivazione, se vogliamo dire, "più valida" è quella che si presenta spesso con la domanda: "Ma se diamo a dei genitori omosessuali un bambino da crescere, siamo poi sicuri che questo crescerà diventando una persona normale?" Beh, diciamo che innanzitutto bisogna chiarire il concetto di "normalità". Quelli che pongono questa domanda hanno forse paura che quel bambino possa ascoltare troppa musica pop? O troppo poca? O che possa essere molto esuberante? O molto timido? Che vada bene a scuola? Forse un po' troppo? O troppo poco? O su? O giù? A destra e a sinistra o in alto e in basso?

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Insomma, cosa si intende con "persona normale"? Gay, etero o bisessuale? Poi cosa cambierebbe? Ma non parliamo ora di ciò che non è, perché le statistiche fatte in questo campo dimostrano che la maggioranza dei figli cresciuti da omosessuali sono eterosessuali. Io non credo che un eventuale anormalità (e qui non mi riferisco più all'orientamento sessuale) dipenda dal fatto che i genitori siano entrambi dello stesso sesso e questo è confermato anche dall'American Psychological Association, dall'American Psychiatric Association, dall'American Academy of Pediatrics e altri gruppi. La prima delle associazioni che ho appena citato ha infatti pubblicato questo nel 2004: « non esiste alcuna prova scientifica che l'essere dei buoni genitori sia connesso all'orientamento sessuale dei genitori medesimi: genitori dello stesso sesso hanno la stessa probabilità di quelli eterosessuali di fornire ai loro figli un ambiente di crescita sano e favorevole. La ricerca ha dimostrato che la stabilità, lo sviluppo e la salute psicologica dei bambini non ha collegamento con l'orientamento sessuale dei genitori, e che i bambini allevati da coppie gay e lesbiche hanno la stessa probabilità di crescere bene quanto quelli allevati da coppie eterosessuali. » Quindi, ecco la domanda che mi ponevo sempre io quando ero contrario alle adozioni da parte dei gay: "E se poi questi figli vengono presi in giro a scuola perché hanno due genitori omossessuali?". È vero che potrebbe capitare, ma alla fine i bambini si prendono in giro per tutto. Possono prendere in giro un loro compagno perché è grasso, di un colore diverso, povero, perché non sa giocare a


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calcio o perché ha il monociglio! Cosa facciamo allora? Mandiamo gli assistenti sociali in casa dei genitori che danno troppe patatine fritte ai loro figli? E comunque la colpa non ricadrebbe sui genitori, bensì sui bambini o meglio dire sull'educazione che gli è stata data dai genitori. Ma se non volete credere alle statistiche e alle ricerche, potete chiedere (indirettamente) a Clement Nantes, un giovane francese di 26 anni, che racconta in un'intervista ("figlio di due madri" su www.youtube.com per gli interessati) come è cresciuto in una famiglia omogenitoriale. n 

Video dell'intervista (9:43) URL: cl.lk/22ozmpy

Bologna Pride 2012

attualità diArianna Vaccari

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olgo l'occasione dell'inizio dell'estate per ricordare a tutti che esattamente l'ultimo giorno di scuola (il 9 giugno) , si terrà a Bologna il Gay Pride. Anche se molti cercheranno una scusa per schivare l'ultimo giorno è un'ottima occasione per rilassarsi e divertisimi in mezzo ad una coloratissima parata/manifestazione. Gran parte dell'attenzione mediatica su un evento LGBT di questa portata sarà su Londra, poichè quest'anno è fortunato anche per le Olimpiadi oltre che per l'Euro Pride, a distanza di circa un mese l'uno dall'altro. Il festival londinese è previsto dal 23 di giugno fino all'8 di luglio, e la parata ufficiale per sabato 7 luglio. Tuttavia non dobbiamo demordere e per chi non abbia tempo, voglia, soldi c'è sempre la possibilità di festeggiare l'orgoglio LGBT in centro. n

   

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attualità

Operazione Vortice e Rosarno

Le mafie conquistano l'Emilia-Romagna contributi dei lettori —attualità di Caterina Terzaghi

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mproprio parlare di "infiltrazioni": ormai indagini e processi hanno dimostrato la presenza di un vero e proprio radicamento mafioso anche nella nostra terra fin dagli anni Ottanta, in moltissimi settori dell'economia emiliano-romagnola. Qui le organizzazioni criminali non hanno usato le armi, per evitare di dare nell'occhio, ma hanno investito sul nostro mercato e sulle nostre imprese, mischiandosi tra tabaccai, negozianti e piccoli imprenditori e ce l'hanno fatta. Il problema è più grave di quello che si può immaginare e come ha affermato in una sua dichiarazione il giornalista siciliano Pino Maniaci, "al Nord ci sono le mafie ma non si vedono e non ci sono gli anticorpi, che ci sono in Meridione, per combatterle". Non dobbiamo avere paura di affrontare questo tema in riferimento al nostro territorio, anzi, dobbiamo denunciare collettivamente l'inquinamento economico prodotto dalle mafie e informare più persone possibili per contrastarlo e impedire lo sviluppo di questo fenomeno. Questo è ciò che ha fatto e continua a fare da cinque anni il giornalista Giovanni Tizian, collaboratore della "Gazzetta di Modena" e del mensile "Narcomafie". Il giovane, ben informato, ha rivelato il retroscena dei business mafiosi che hanno luogo nella città di Modena e in tutta Italia. Qualcuno dei clan, sentendosi minacciato dalle provate accuse del giornalista, ha deciso qualche settimana fa di intimidirlo pesantemente tanto che la prefettura di Modena ha disposto per il cronista una misura di protezione, tutelandolo con due finanzieri armati. Tizian ha svolto diverse indagini riguardanti i traffici illegali di cocaina che avvengono in Emilia Romagna e ha studiato con precisione i movimenti delle merci e del denaro mafioso, arrivando perfino a collaborare con la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bologna, che ha condotto importanti operazioni sul territorio. Una di queste è stata l'operazione Vortice 2, che ha permesso di

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ricostruire il tragitto della cocaina in arrivo nelle piazze emiliano-romagnole. Questo articolo si basa proprio sulle indagini del giornalista, pubblicate sul mensile "Narcomafie" del giugno 2010. Operazione Vortice 2 Nel marzo 2009, con l'operazione Vortice 2, la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bologna ha ricostruito il tragitto della cocaina che, per iniziativa della 'ndrangheta calabrese, giunge in Emilia Romagna. Vengono arrestati i cugini Francesco Mario Cannas e Fiorenzo Santoro, originari di Cariati, in provincia di Cosenza, proprietari di una tabaccheria a Modena fin dagli anni 90. Questi erano affiliati al locale Farao-Marincola di Cirò, potente cosca della 'ndrangeta di Crotone con ramificazioni al Nord Italia e in Germania, e trafficavano grandi quantità di cocaina. Il processo a carico di Cannas e Santoro è iniziato nel gennaio 2010 e ai due cugini. I loro avvocati hanno cercato di sminuirne il ruolo, come se si trattasse di "due pesci piccoli della 'ndrangheta", ma le indagini hanno provato che i due sono tutt'altro che "pesci piccoli", al contrario erano in contatto con boss latitanti e con i principali clan 'ndranghetisti, che gli permettevano sicurezza e prestigio. Utile alle indagini è stato il collaboratore di giustizia Angelo Cortese, che dal 1984 era il braccio destro del capobastone Nicolino Grande Aracri, di Cutro, in provincia di Crotone, il quale, assieme ai boss Pasquale Nicosia e ad Antonio Pelle, ha attribuito a Cortese il "grado di Crimine alla 'ndrina", una nomina che gli permetteva di avere un grande spessore mafioso. Il pentito è stato arrestato nel 2007 per spaccio di droga, ma da quando ha iniziato a collaborare si è autoaccusato anche di otto omicidi, traffico di droga e armi, rapine ed estorsioni, reati commessi sul territorio della Calabria, dell'Emilia Romagna


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e della Lombardia. Degli otto omicidi era stato massacro di sei ragazzi, facenti parte del clan dei processato solo per uno, ma dalle accuse era Pelle-Vottari (l'episodio si inserisce nella faida tra stato poi prosciolto e addirittura risarcito con gli Strangio ei Pelle-Vottari di San Luca). 100mila euro, usati per comprare le prime partite Il giro di cocaina era stratosferico come i guadagni di cocaina. Dal 2004 si era poi trasferito in Emilia, dei due cugini, che erano protetti dalla più grande dove è stato introdotto alla pratica di truffe ed cosca 'ndranghetese, che mandava a Modena estorsioni da compaesani già risiedenti in regione. ("succursale della cosca Farao-Marincola") come Il collaboratore di giustizia dichiara: "Creavamo supervisore Francesco Amantea. Grazie alle società fantasma per l'acquisto di escavatori". intercettazioni telefoniche, si è scoperto che Cannas Cortese, che nel 2006 inizia a trafficare cocaina, e Santoro aiutavano perfino i boss latitanti Cataldo racconta del suo primo incontro con i due cugini Marincola e Giuseppe Cariati, sostenendo le spese di Cariati, i quali sono da allora diventati i suoi per la loro latitanza e fornendo loro appartamentifornitori ufficiali e ai quali pagava quotidianamente nascondiglio, dimostrando così di essere un "grosso fino a 250 grammi di cocaina in contanti, che poi punto di appoggio". Cannas aveva rapporti anche rivendeva venduta a clienti altolocati. con Giuseppe Farao, figlio del boss condannato La cocaina arrivava dall'Olanda attraverso la assieme a Marincola per associazione mafiosa, Germania, dove vive un parente dei cugini, il il quale chiese all'amico tabaccaio di aiutare quale, dopo aver ricevuto il denaro, si metteva in economicamente la sorella. contatto con i fornitori olandesi, molti dei quali sono stati arrestati e avevano scambi commerciali clandestini con il Sud America; dalla Germania la Operazioni "Rosarno è nostro" (luglio 2009) e merce giungeva in Italia a bordo di camion. I cugini "Rosarno è nostro 2" (2010) si rivolgevano per il trasporto al milanese Francesco Un'altra importante operazione della Squadra Desiderato, indagato più volte per traffico di mobile di Bologna, in collaborazione con quella cocaina, ma ora ai soli arresti domiciliari. reggina, è stata l'Operazione Rosarno è nostro 2, La cocaina della 'ndrangheta è la migliore d'Italia che, nel gennaio 2010, ha assestato un secondo duro e il narcotraffico calabrese è organizzato in modo colpo a uno dei più potenti clan 'ndranghetisti, che efficiente, poiché gli 'ndranghetisti hanno rapporti stava organizzando una sanguinosa guerra di mafia. diretti con molti narcotrafficanti e commerciano Carmelo Bellocco, boss della cosca padrona di chili di cocaina pura al 92% pagata tra i 16 e 17 mila Rosarno, sognava di mettere radici a Bologna e euro al chilo e rivenduta per 60 euro al grammo, provincia, ma con l'Operazione Rosarno è Nostro guadagnando così cifre esorbitanti. I clienti che 2, oltre al suo, sono stati eseguiti 17 arresti (molti volevano spendere meno potevano acquistare tra i membri della famiglia Bellocco) e svariati dai cugini una sostanza tagliata fino al 50%, il sequestri di beni e attività commerciali. cui costo era intorno ai Il 30-35 euro al grammo. In caso di emergenza, cioè quando si verificavano ritardi e mancava la merce, i cugini Cannas e Santoro si procuravano da trafficanti albanesi in poco tempo la quantità di cocaina richiesta. Da Modena il traffico arrivava a Bologna, Reggio Emilia, Perugia, Parma e Lucca, fino a Cariati. I due cugini rifornivano anche un trafficante di cocaina che ha vissuto a lungo a Modena, Domenico Rappazzo, chiamato "Mimmo", un giovane di San Luca, del clan degli Strangio, lo stesso clan responsabile della strage di Duisburg dell'agosto 2007, che vide il

   

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nome dell'operazione deriva da una frase del figlio di Carmelo, Umberto Bellocco, registrata in un'intercettazione: "Rosarno è nostro e deve essere per sempre nostro, se no non è di nessuno". Carmelo Bellocco, agli arresti domiciliari, si era trasferito a Granarolo dell'Emilia nell'abitazione di Rocco Gallo, imprenditore rosarnese titolare della "Veneta Frutta S.r.l." attiva all'interno del Caab, il mercato ortofrutticolo di Bologna, a soli 10 minuti dalla nostra scuola, e titolare anche della ditta di agrumi con sede a Rosarno "Rocco Gaetano Gallo". Bellocco lavorava come dipendente di Gallo, ma in realtà era Bellocco stesso che impartiva comandi all'imprenditore e usava la ditta come luogo di incontro degli 'ndranghetisti di Rosarno. Nel giugno 2009 Bellocco è stato intimidito dallo "Zingaro" (sono chiamati "zingari" tutti i mafiosi non facenti parte di una famiglia) Francesco Amato, per un passato omicidio di un parente. La famiglia Bellocco allora sospetta un tradimento da parte dei suoi alleati, i Pesce: è impensabile che Amato abbia potuto agire da solo sfidando un uomo (e una famiglia) così potente come Bellocco, forse dietro l'intimidazione ci sono i membri della famiglia Pesce, tanto più che il nipote Domenico Bellocco aveva visto spesso a Rosarno Pesce e Amato parlare. La famiglia si riunisce allora in un summit a Granarolo, che è stato registrato dalle microspie della Squadra Mobile, per preparare una guerra armata contro i Pesce per impossessarsi di Rosarno. Dall'intercettazione tra la moglie di Bellocco, Maria Teresa d'Agostino, e uno dei figli, si è venuti a conoscenza della spietata mentalità delle donne mafiose, che, nel caso di una "guerra" tra famiglie, non si interessano del numero di morti e feriti e ritengono uomini, donne e bambini alla pari.

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Il 26 giugno 2010 la Squadra Mobile ha arrestato Carmelo, la moglie e i figli Umberto e Domenico Bellocco e Rocco Gallo, che, grazie all'avvocato in rapporti stretti di amicizia con un giudice, è finito ai soli arresti domiciliari. Gallo ha lasciato la ditta "Veneta Frutta" a Marcello Careri, non coinvolto nelle indagini, ma conoscente di Bellocco. La famiglia Bellocco era proprietaria anche di un supermercato a Rosarno, che gli dava un incasso giornaliero di 13 mila euro; il supermercato è stato sequestrato, ma non era a loro nome (i soci erano un certo Filippo Scordino e Elisabetta Maiolo). A Bologna ci sono tuttora diversi investimenti immobiliari che fanno capo alla 'ndrina dei Mancuso di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia; mentre in provincia (Sant'agata Bolognese e San Giovanni in Persiceto) fanno affari il clan dei Casalesi, conquistando appalti a suon di intimidazioni e inserendosi nelle attività di facchinaggio tra l'ortofrutta e l'interporto bolognese. n


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cultura libri

Attraverso lo Specchio e Quel che Alice vi Trovò

recensione del libro di Lewis Carroll libri di Lorenzo Bergonzoni Tutti (o quasi tutti) hanno sentito nominare almeno una volta il famoso libro (e poi film, cartone animato, fumetto, videogioco etc.) chiamato "Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie", ma quanti sapevano dell'esistenza di un seguito, per questo fantasioso libro? Ebbene si: "Attraverso lo Specchio" è effettivamente il seguito alla prima avventura di Alice.

impossibile per gli esperti. Proprio per questo che ogni traduzione diversa potrebbe quasi essere considerata un libro a sé stante. Consiglio pertanto a chiunque volesse leggere questo volume, di procurarsi un'edizione che comprenda una parte in lingua originale oppure una versione del libro completa di note esplicative (Io possiedo l'edizione della Mondadori, con note e commento di Masolino D'amico, e la consiglio tantissimo).

Ambientato da Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson) sei mesi dopo il primo Buona lettura (forse). libro, più precisamente la sera del 4 Novembre, questo tomo racconta un secondo viaggio della piccola protagonista, tanto fantasioso e bizzarro * Nelle prime pagine è presente una sorta di breve quanto il primo. riassunto del libro, schematizzato come se fosse A differenza del Paese delle Meraviglie, però, il una partita di scacchi e anche durante il libro mondo in cui si troverà questa volta Alice non sarà alcuni personaggi (compresa Alice) si muoveranno basato sulle carte da poker, ma sugli scacchi (tanto da un posto all'altro seguendo le regole degli che l'intero libro è riassumibile in una partita di scacchi (a seconda ovviamente della pedina che scacchi*). rappresentano). In più, questo secondo capitolo è più cupo e si sofferma maggiormente, rispetto al primo, ** La "Ciarlestroniana" è una delle prime poesie sull'indole umana e le sue controversie. presenti nel libro, e viene trovata da Alice su un Un'altra cosa che spicca, rispetto a "Le Avventure tavolino, appena al di là dello specchio. di Alice nel Paese delle Meraviglie" è la gigantesca È una delle poesie più particolari del libro in quanto, mole di freddure, giochi di parole o interi passi pur sembrando un poema epico, non ha alcun del libro, basati unicamente sull'uso del non-senso senso. Infatti molte delle parole che la compongono piuttosto che sugli stravolgimenti letterali delle non hanno il benché minimo senso e sono state parole (come lo scrittore ha fatto nel primo libro). inventate dallo stesso autore (da notare il fatto che Sempre sul filone dei giochi linguistici troviamo, di alcune di queste parole sono effettivamente entrate tanto in tanto, poesie strampalate e contorte come a far parte della lingua inglese corrente, dopo essere la "Ciarlestroniana"** (forse la più famosa del libro) state usate da Carroll in questo libro). e, per citarne un'altra, "Il Tricheco ed il Carpentiere", Molte delle parole "insensate" di questa poesia sono che ci introdurranno alcuni personaggi (come nel state spiegate dallo stesso autore ai suoi lettori, ma i caso di Tweedledum e Tweedledee) oppure saranno significati, anche inseriti nella poesia, non le danno soltanto di contorno, tanto che lasceranno in parte il un senso vero e proprio. tempo che trovano. Uno dei personaggi più famosi del libro (Humpty Dumpty) spiegherà ad Alice il primo verso della La traduzione in italiano di questo libro, tanto poesia, ma lascerà nascosto il significato (assente) pieno di giochi di parole e di tranelli letterari del resto del componimento. basati sulla lingua inglese, è stata un'impresa quasi

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Qui di seguito riporto la poesia (sia in versione tradotta che originale) ma non ho la minima voglia di copiare due pagine di spiegazione dei termini dalla versione cartacea a qui… Abbiate pazienza. n

CIARLESTRONIANA Era brillosto, e i tospi argìluti Facean girelli nella civa; Tutti i paprussi erano mélacri, Ed il turgòn striniva.

JABBERWOCKY Twas brilling, and the slithy toves Did gyre and gimble in the wabe: All mimsy were the borogoves, And the mome raths outgrabe.

« Ma bada al Ciarlestrone, o figlio! Con fauci e denti ti rinserra. Del Giuggio uccèl bada all'artiglio, E al frumio Bandafferra! »

« Beware the Jabberwock, my son! The jaws that bite, the claws that catch! Beware the Jubjub bird, and shun The frumious Bandersnatch! »

Il figlio impugna il brando vòrpido, In cerca del mansone va; E giunto dei Tontoni all'albero Fermo e perplesso sta.

He took his vorpal sword in hand: Long time the manxone foe he sought – So rested he by the Tumtum tree, And stood awhile in thought.

Qui mentre sosta in pensier bellici L'occhidibragia Ciarlestone Si sonfla nella selva tulgida, Sbollando nell'azione!

And as in uffish thought he stood, The Jabberwock, with eyes of flame, Come whiffling through the tugley wood, And burbled as it came!

Un, due! Un, due! E poi daccapo, Il brando vòrpido schidatta! Morto il nemico, col suo capo Galonfa alla ritratta.

One, two! One, two! And through and through The vorpal blade went snicker-snack! He left it dead, and with its head He went galumping back.

« Il Ciarlestrone hai schiantato? Qua che t'abbracci, o raggioso! Callò! Callài! Giorno fergiato! » Quei strepitò, gioioso.

«And hast thous slain the Jabberwock? Come to my arms, my beamish boy! O frabjous day! Callooh! Callay!» He chortled in his joy.

Era brillosto, e i tospi argìluti Facean girelli nella civa; Tutti i paprussi erano mélacri, Ed il turgòn striniva.

Twas brilling, and the slithy toves Did gyre and gimble in the wabe: All mimsy were the borogoves, And the mome raths outgrabe.

   

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cultura cinema

Amati ritrovati [Crash - Contatto fisico]

«Quando ti muovi alla velocità della vita… scontrarsi è inevitabile» — rubrica di cinema di Chiara Minoccheri

Regia di Paul Haggis Attori principali: Sandra Bullock, Don Cheadle, Matt Dillon, Jennifer Esposito, William Fichtner Germania 2004, drammatico, 113 minuti.

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l film del regista esordiente (ma sceneggiatore di Million Dollar Baby di Clint Eastwood!) Paul Haggis è un intreccio di storie, di episodi, di vite, di persone in una Los Angeles fredda e disillusa. Sulla scena si alternano e si concatenano le vicende di un detective di colore con una madre shockata e distrutta dalla scomparsa del figlio scappato di casa, di una coppia di giovani delinquentelli neri emarginati dalla società e di una coppia di ricchi borghesi bianchi. E ancora una famiglia sudamericana, con un bravo e giovane padre saggio e mite; un uomo indiano arrabbiato e disperato, proprietario di un negozio, e la figlia dottoressa; un regista nero razionale e saggio ma forse un po' passivo e sua moglie, ribelle e reattiva. Una coppia di coreani, un poliziotto razzista col padre malato e un suo collega, buonone e alle prime armi.

Il collante di tutte queste storie? Il razzismo, l'emarginazione, la rabbia, la solitudine, l'impotenza. Forse Haggis cerca un po' troppo di far combaciare queste storie facendo sì che siano tutte collegate, ma quel che mi è piaciuto è la fluidità, la scioltezza

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con cui passa da una situazione ad un'altra senza rendere pesanti storie così drammatiche e dolorose. E anche se la morale sembra un po' troppo esplicita, è un film che ha più sfaccettature e significati. Nella Los Angeles di Haggis i buoni non si comportano sempre da buoni e i cattivi hanno alle spalle situazioni più grandi e più malvagie di loro. Incisivo è lo slogan promozionale : "You think you know who you are. You have no idea." Gli attori, tutti eccezionali, esprimono le sofferenze e le difficoltà dell'immigrazione e fanno riflettere su quanto i pregiudizi e gli stereotipi siano deleteri e come l'odio generi altro odio, l'emarginazione altra solitudine. Si, è un film drammatico, ma non pensate di trovarvi davanti all'ennesimo mattone sull'immigrazione o al solito film strappalacrime. È un film particolare per la struttura e avvincente. Certo un film impegnato, ma ci vorrà pure, no? Se preferite melensità e film leggerini vi basta accendere la tv! "In una città vera si cammina. Sfiori gli altri passanti, sbatti contro la gente… Qui a Los Angeles non c'è contatto fisico con nessuno: stiamo tutti dietro vetro e metallo. Il contatto ci manca talmente che ci schiantiamo contro gli altri solo per sentirne la presenza." n


cultura cinema

Shame

recensione del film di Steve McQueen cinema di L  eonardo Malaguti Un film di Steve McQueen con Michael Fassbender, Carey Mulligan UK 2011

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randon, yuppie newyorkese rispettabile e di bell'aspetto convive segretamente (o quasi) con una patologica dipendenza dal sesso che gli impedisce di avere una vera vita. Un giorno gli piomba in casa la sorella, cantante complessata e tremendamente bisognosa di attenzioni che scombina completamente lo schematico scorrere della sua esistenza. Steve McQueen prima di passare alla regia cinematografica era un video artista e si nota: tutto il film è montato su immagini evocative e figurativamente bellissime, curate nel minimo dettaglio, visivamente impressionanti (letteralmente). Troppo spesso però a ciò e ciò soltanto sembra ridursi. Il risultato è un film lento, manierato, la cui ricerca del momento scioccante e dell'inquadratura suggestiva, invece di rafforzare il crudo realismo che vorrebbe mettere in scena, lo indebolisce, lo edulcora involontariamente limitandolo ad una sequenza di monotone sebben brutali scene di sesso. In Shame c'è troppa arte e poco cinema e McQueen è troppo artista e poco regista. Manca una concezione cinematografica dell'opera, non ce n'è la tempistica né la metodologia di narrazione organica della vicenda. La sceneggiatura sfiora solamente le tematiche trattate, si avverte spesso la mancanza di profondità nello scavo psicologico dei personaggi, come si avverte la debolezza dell'intreccio, che ingrana pianissimo, sembra a un certo punto raggiungere finalmente un climax per poi invece scemare nuovamente. A coprire le falle però interviene Fassbender. La sua interpretazione è semplicemente sublime, quasi perfetta nella sua commistione di rabbia, dolore feroce, battaglia interiore, il suo Brandon è un fascio di nervi, una bomba a orologeria repressa dietro un fragile muro di irreprensibilità. A tutto ciò che manca del personaggio nella sceneggiatura

Fassbender ovvia con il suo viso, con il suo corpo, con un'espressività sorprendente e, a differenza della regia, sotto le righe, per nulla manierata. Anche Carey Mulligan, nel ruolo di Sissy, spicca per credibilità e intensità e la sintonia tra i due attori è tangibile. Un film discreto che poteva essere un ottimo film, ma che probabilmente è solo l'esordio di un regista promettente ma non ancora del tutto capace, valido soprattutto per le struggenti interpretazioni dei protagonisti. n Voto: ««½

   

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cultura cinema

The Iron Lady

recensione del film di Phyllida Lloyd cinema di L  eonardo Malaguti Un film di Phyllida Lloyd con Meryl Streep, Jim Broadbent, Richard E. Grant (UK, 2011)

M

argaret Tatcher, ormai anziana e sola, preda della demenza senile, fa i conti col passato ripercorrendo la sua carriera dagli albori, ad essere la prima donna al 10 di Downing Street al declino. Più di un semplice biopic, meno di un dramma, 'The Iron Lady' di Phyllida Lloyd è il tentativo di raccontare una donna che fu cruciale nella storia inglese (e mondiale) del secondo Novecento attraverso il suo privato di cui possiamo solo ipotizzare la veridicità , riuscendoci solo a metà. Provando ad approfondire la parte più intima della Tatcher per darne un ritratto meno convenzionale, viene messa troppo in disparte la parte pubblica, l'importanza capitale che, nel bene e nel male, questa donna ha avuto a livello internazionale e la sua influenza sulle politiche che hanno seguito la sua, calcando eccessivamente sulla demenza senile della donna e mantenendo un tono indeciso tra la critica e la neutralità. Per quanto la regia sia buona e a volte capace di invenzioni interessanti, spesso si avverte una certa confusione nell'insieme, la mancanza di basi veramente solide; per quanto la Lloyd abbia fatto certamente del suo meglio questo film avrebbe necessitato di un respiro più imponente, sicuro, di una regia capace di sostenere il carisma del personaggio. Ma tutto ciò salta agli occhi solamente dopo una buona riflessione una volta usciti dalla sala, durante il film è impossibile concentrarsi troppo su queste incongruenze perché tutta l'attenzione è catalizzata dalla performance straordinaria di Meryl Streep. Impossibile giudicare se questa possa essere l'interpretazione che corona la sua carriera data la mole di film dove la Streep eccelle, ma sicuramente resta un'interpretazione magnifica

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che lascia senza fiato per intensità e meticolosità nell'aderire al personaggio: la voce, i gesti, gli sguardi, sono studiati nel minimo dettaglio e non falliscono un'inquadratura. Quella che vediamo in scena è Margaret Tatcher, non un'attrice che la impersona. Si piange, si ride, si provano rabbia e pietà completamente rapiti da una performance magistrale. Possiamo dire che in Meryl Streep il film riesce e fallisce: per tutto il tempo si ha l'impressione che l'insieme sia troppo piccolo per una bravura tanto grande. In generale, comunque, dal punto di vista della recitazione il film è completamente riuscito, con un cast di prim'ordine guidato da un grande Jim Broadbent e anche, a sorpresa, da Alexandra Roach che nell'interpretare la Tatcher da giovane non si lascia intimorire dal ruolo dando una performance carismatica, credibile e perfettamente in linea con quella della Streep, lasciando il segno. n Voto: ««½


cultura libri

Ci sono bambini a zig-zag

recensione del libro di David Grossman libri di Caterina Frolloni

F

orse ognuno di noi, qualche tempo fa, si è trovato a fare i conti col passato proprio mentre il futuro lo stava per investire. Una sensazione strana, in realtà: due forze opposte, una alle nostre spalle, una davanti ai nostri occhi, ci schiacciano, ci confondono. A volte forse abbiamo avuto la sensazione che le nostre radici ci stessero attirando alla terra sulla quale prima, nella nostra puerile ingenuità, semplicemente fluttuavamo. Passato presente futuro spesso coincidono, forse è una questione di prospettiva. A volte la cosa migliore è lasciarsi rapire dal passato, così come ha fatto Nono, il tredicenne protagonista del romanzo, e volare con la fantasia nel mondo degli spettri del proprio passato e del proprio futuro, senza preoccuparsi per una volta di chi siamo realmente; per infine scoprire che forse non si è più la persona noiosa e banale che si credeva di essere. Addirittura Nono viene rapito dal più famoso ladro di tutti i tempi, Felix Glick, il quale lo induce a credere che il viaggio da loro intrapreso è stato organizzato dal padre del bambino come regalo per il suo bar-mitzvah. Nono ci appare spesso fastidiosamente ingenuo, un po' stupido, poichè crea una storia parallela alla realtà, da lui stesso inventata a causa della paura di scoprire che le cose non stanno proprio come vorrebbe. In realtà trovo affascinante il modo in cui l'autore, completamente ringiovanito fino all'età di tredici anni (senza però regredire, ancora padrone della propria esperienza), riesca a far pensare ed agire un bambino in maniera così realistica. È importante, secondo me, non dimenticare chi siamo stati, come siamo stati… Così nella ricerca della vera identità del protagonista, il lettore finisce per ricercare sé stesso, poichè nella ricerca della verità non può altro che fare supposizioni: Nono inganna sé stesso, l'autore inganna il lettore, gli altri personaggi si ingannano fra di loro. Personaggi mirabilmente

dipinti, tondi ma allo stesso tempo indefiniti: concluso il romanzo, chi tiene il libro in mano e guarda negli occhi il proprio compagno di lettura sta ancora cercando quel qualcosa che la storia gli ha solo suggerito. n 

   

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cultura arte

Il lato artistico del Copernico

V per vendetta e A per Artemisia rubrica di arte diTeresa Mazzanti

L

a sala si apre con un letto immacolato. Immacolato: siamo sicuri? La sala si apre con un letto macchiato di sangue, gli schizzi vermigli brillano sul lenzuolo bianco e disfatto. Un fruscio: in alto ondeggia una foresta di pagine, appese a fili invisibili. Incerte, ma inequivocabili. È il diario di una giovane donna. Una voce femminile le legge in sottofondo: se sai ascoltare, non vedrai solo un letto (non)immacolato, ma una scena di abuso e di violenza.

Così si apre la mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi, tenutasi fino al 29 gennaio a Milano. Per l'ennesima volta, la sua memoria è ricordata in funzione di altri, in funzione di uomini. Una fastidiosa scelta di primi piani. Figlia del pittore Orazio Gentileschi, stuprata da un collega del padre a 17 anni, torturata e umiliata pubblicamente durante il processo che avrebbe dovuto difenderla. Inutile dire come tutto questo l'abbia segnata profondamente, come persona e come pittrice: gli insegnamenti del padre, i traumi del passato… Ognuno riporta le incisioni, più o meno visibili, delle persone che ha incontrato e delle esperienze che ha vissuto. Ma chi accetterebbe di essere ricordato solo in funzione di queste? Di Artemisia si è parlato tanto, ma a mio parere troppo spesso sotto una prospettiva limitativa. Un passato di violenza impressiona facilmente l'immaginario collettivo (forse più di un grande talento artistico) e va tenuto in un contesto d'insieme. Artemisia non è stata una grande pittrice e una grande donna in funzione dei soprusi subiti: sono questi che vanno tenuti presenti come influenze del suo lavoro e del suo essere, entità che vanno oltre a tutto questo.

E allora percorro la sala del letto ed entro nella mostra vera e propria, immergendomi nel mondo della "somma pittora". Mi ritrovo immersa in un'atmosfera da cui traspare in maniera forte e tangibile una personalità sicuramente non comune. Artemisia nasce a Roma nel 1593. Sin da giovanissima dimostra un'inclinazione naturale per la pittura, che coltiva incoraggiata del padre,nonostante al tempo si trattasse di un'attività quasi esclusivamente maschile. Nel 1611 scatta la denuncia di stupro, "accadimento amaramente banale" come viene definito. Segue un lungo e logorante processo con tanto di inflizioni fisiche e umiliazioni dirette alla vittima stessa. Nonostante lo scandalo, la ragazza continua imperterrita nel suo percorso e il suo talento sboccia.

Autoritratto come suonatrice di liuto

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La giovane dipinge ispirandosi a Caravaggio e al padre, ma con una nota personalissima: tinte violente, vestiti splendidi, sangue, erotismo, luci e ombre in netto contrasto. I suoi dipinti meravigliosi sono animati da una collera nuova, le figure sono attraversate da una forte tensione. Si percepisce una furia vendicativa come pure una calda complicità femminile. Appare subito chiaro come solo una donna possa esserne la creatrice. Il suo successo è enorme. È cercata e richiesta da illustri acquirenti e per questo motivo viaggia e si sposta spessissimo, altra rarità per le donne del XVII secolo. Per anni però la sua memoria viene offuscata, rimaneggiata, recuperata solo dai movimenti femministi che ne fanno un banale modello, senza dare la giusta rilevanza alle sue doti artistiche. Tornando alla mostra… L'atmosfera è dunque, fin dalla prima impressione, molto particolare. Il visitatore viene avvolto nella penombra, la stessa che caratterizza molte delle opere. L'artista, come altri suoi colleghi seicenteschi, da La Tour a Caravaggio, ama illuminare la scena con una luce vibrante di candela, forse l'unica capace di tradurre la trepidazione dell'anima, con le sue mille incertezze e tribolazioni. Il lume fioco diventa un invito alla riflessione. Blocca il tempo nell'attimo immediatamente antecedente o seguente all'azione, attimo in cuila pittrice vuole racchiudere le violenze e i contrasti sottesi. È l'esempio di Giuditta con l'ancella, dove il chiarore della candela diventa il silenzio profondo che

segue l'opera truculenta appena compiuta. Di questa è unica e modesta testimone la testa mozzata di Oloferne, che quasi scompare accostata alla luminosa bellezza ed espressività delle due protagoniste. Tragicità, sensualità, sentimento: tutto viene comunicato da Artemisia attraverso le donne. Dee, eroine bibliche e mitologiche, persino una suora dallo sguardo accattivante (più simile alla monaca di Monza che a una santa). Quel che più emoziona è notare che si tratta sempre di lei: tutte le donne che ritrae sono suoi autoritratti. La pittura è uno strumento per esorcizzare gli impulsi, le passioni, i dubbi e le angosce. Fin dalla prima opera, che apre e chiude il percorso, si vede una Giuditta-Artemisia trionfante che decapita il condottiero assiro con risolutezza e insieme con sapienza domestica (sembra infatti che stia affettando un pezzo di carne per cena). Allo stesso tempo si ritrae per non macchiarsi l'elegantissimo vestitocon gli zampillii di sangue (la moda è una delle grandi passioni di Artemisia e lo si nota dall'estrema cura con cui riproduce veli, stoffe, ricami e gioielli). Le tante Maddalene raccontano una sorta di diario interiore. Le prime sono giovanissime, poveramente vestite e imploranti. I capelli scarmigliati e le espressioni sconvolte lasciano intuire che il ricordo del passato è ancora vivido dentro di lei e la riempie di confusionee dolore. Nell'ultima si nota subito come la sofferenza abbia lasciato il posto a una maggiore consapevolezza

Cleopatra

   

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Danae e a una serenità conquistata duramente. La Maddalena-Artemisia è ora una donna matura che guarda verso l'alto con fiducia. Sembra esserci un'ombra di amarezza, che però contribuisce ad accentuare ulteriormente la sua fierezzae il suo orgoglio. Non indossa più vesti anonime, ma ricchi ricami e velluti. I suoi capelli non sono più disordinati, ma trattenuti in un'acconciatura elaborata. Artemisia è bella, anzi, bellissima. Losi vede in ogni quadro, nelle Cleopatre particolarmente. Il momento del morso del serpente, piccolo e insignificante rispetto al corpo disteso della donna, è sensualissimo. L'espressione vaga del viso fa sfumare la morte in un attimo di estasi. L'erotismo e la morte si intrecciano e rendono le regine ancora più vittoriose. Persino un piccolo quadro da camera colpisce per la sua manifestazione del piacere e della sensualità. Coperto durante il giorno perché ritenuto "licenzioso", raffigura una Danae,distesa e nuda come le Cleopatre, in estasi sotto una pioggia di monete d'oro, mentre un'ancella si affanna per raccoglierle. Non c'è più traccia di tragicità, ma in compenso le corde che tocca sono ancora più intime e personali, non solo per le dimensioni ristrette della tela. Chi sa a chi aveva consegnato il quadretto Artemisia? Il tema della morte e dell'amore torna con un'altra assassina, dopo Giuditta, in Giaele e Sisara. Lui è dolcemente addormentato ai suoi piedi; lei, china su di lui, lo guarda con grande tenerezza. Sembrano due amanti, eppure lei sta per conficcargli un chiodo nella tempia, la mano pronta a infliggere il colpo. Il contrasto è intensissimo.

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Seguono Susanna, Betsabea, Clio, Ester, Giaele; dame, ninfe e allegorie. Le figure vengono moltiplicate da un gioco di specchi, che sono "riflessi di vanità e strumenti di conoscenza e divinazione", oltre che indispensabili al lavoro di Artemisia. A propria volta vi si viene riflessi e moltiplicati,

Susanna e i vecchioni


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tanto da far sorgere il dubbio su chi sia Maddalena, chi Betsabea, chi la ninfa Corisca e chi l'osservatore. Ci si avvicina alla fine. Lungo le pareti tinte di rosso, compare inaspettatamente l'unico autoritratto dichiarato come tale. Se non fosse per la didascalia, quella donna con il liuto in mano potrebbe benissimo essere l'allegoria della musica, o una musa. La donna è attraente e ci guarda con aria di sfida. Vuole catturarci e provocarci. Ma più che a un osservatore indefinito, si rivolge a una persona in particolare, o meglio, vuole cogliere l'attimo del loro incontro. Si tratta di Francesco Meringhi, uno dei tanti amanti attribuitele, ma non uno come gli altri: è il vero grande amore della sua vita. Lo testimonia un fitto carteggio amoroso, rappresentato nella mostra da 5 appassionate lettere in cui si alternano errori di grammatica a citazioni di Petrarca, Ariosto e Tasso. Ancora una volta i contrasti della personalità di Artemisia colpiscono. Usciti dalla mostra, per del tempo rimane impressa l'immagine di questa donna, una presenza indomita e ribelle e pure così misteriosa e distante. In fondo cosa sappiamo di lei, cosa sappiamo delle sue abitudini, dei suoi sogni, delle sue paure e inclinazioni più segrete? Rimane vivida però un'altra impressione, determinata a mantenere la propria integrità proprio come colei che l'ha ispirata. È la consapevolezza che le donne dei suoi quadri non sono semplici eroine: sono le sue eroine, sono lei stessa che si fa eroina del proprio animo ed apre continui varchi a un'audace e ostinata rivendicazione delle violenze, delle derisioni, delle torture e di tutte le ingiustizie subite. La rivendicazione di se stessa nella sua femminilità, creatività e personalità. È quindi lei, alla fine, a vincere la causa cominciata ormai secoli fa. Lei è diventata immortale, ora sarà lei a deridere (in eterno) i suoi nemici. E tutto questo grazie all'arte. n

Giuditta e Fantesca

Giuditta che decapita Oloferne, Artemisia Gentileschi

   

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cultura libri

Dove nessuno ti troverà

recensione del libro di Alicia Gimènez-Bartlett libri di Lucrezia Zanardi

I

"Teresot, Teresot. cos'hai sotto la gonna Teresot?"

l suo passato una beffa continua, eppure ricordato con l'affetto di chi ha impiantato le sue radici nella Spagna "triste e sordida" che ha come unico sostegno una bottiglia e tradizionali feste popolari. Ma l'amaro di una vita sofferta, di una risata continua davanti alla propria figura.. cosa diventeremmo noi, a distanza di anni? Privati di affetti e risate sincere?

Quale sarebbe la nostra reazione se non l'isolamento o la pazzia? Teresa Pla Meseguer scelse lo straniamento e poi l'appartenenza ad una nuova realtà: quella partigiana. E così ecco che Florencio ha finalmente cominciato a vivere, infine accettato dai suoi compagni e con l'intenzione di non lasciare mai, mai più le sue montagne. Il quadro lentamente si ricompone e rivela un essere umano incredibilmente affascinante e realmente esistito - scoperto da due immaginari e improvvisati investigatori: il giornalista Carlos Infante e lo psichiatra parigino Lucien Nourissier. L'uno spagnolo, testimone e vittima delle violenze inflitte dalla Guardia Civil del Generale Franco, l'altro studioso, insegnante e totalmente estraneo alle crudeltà dell'opprimente regime. La diversità, però, viene oscurata dall'esigenza di entrambi di trovare una strada, una travolgente e ansiosa ricerca di tranquillità e soddisfazione: è la Pastora, infine, l'unica che li incarna, in una pura, meravigliosa innocenza… nel suo dormire sotto una coperta di stelle. Alicia Gimènes-Bartlett ricostruisce con efficacia ambienti e personaggi della cupa e misera Spagna rurale ormai piegata al franchismo: sulle montagne

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del Maestrazgo (tra Aragona e castellòn) abita infine La Pastora, o Durruti, o Teresot o ancora Florencio e Teresa, mille nomi e facce per una donna affetta da una rara forma di ermafroditismo, che sceglie poi di divenire un uomo con il nome di Florencio Plà Meseguer. La Guardia Civil lo accusò di ogni genere di delitto e solo dopo vent'anni di carcere e di perizie poté vivere libero la sua vecchiaia. Naturalmente, la giallista, oltre a guidare il lettore in comunità e villaggi chiusi e diffidenti, in paesaggi aspri e meravigliosi, aggiunge suspence alla trama fatta di avventura e di solitudine, di miseria e tradimenti. Grazie a una riuscita elaborazione narrativa, esploriamo assieme a lei le ferite ancora aperte della storia spagnola del secolo scorso. n  "A questo punto l'avrai capito che l'idea di incontrare personalmente La Pastora si fa sempre più inverosimile.[..]" "Me l'hai già detto altre volte. Ma ormai ho imparato da te che quando si vive senza speranza l'ultima cosa da fare è perdere la speranza" "Mi pare logico che da me tu abbia imparato una contraddizione"


cultura altro

Itinerari europei

I

un viaggio per ripercorrere legami tra le forme e gli incastri del nostro grande puzzle contributi dei lettori —altro di Raffaele Viaggi

l nostro viaggio virtuale alla scoperta dell'Europa degli stereotipi parte dal freddo Nord, dove tre lunghe sagome di stazza vichinga si stiracchiano e ci scrutano dall'alto del loro stile di vita rilassato e del loro notevole benessere sociale (il famoso Welfare State)..in effetti se lo possono permettere più del resto del continente in quest'epoca d'insicurezze e di crisi. La Svezia però tende a farci notare il suo distacco dalla Finlandia, Paese di origini e di lingua diversissime rispetto agli altri Stati Nordici, e preferisce legarsi alla più ricca Norvegia, che con i suoi mille fiordi, simili agli spini di un riccio di mare, tenta di proteggere avidamente le grandi quantità di petrolio scoperte nel mare del Nord. Poco più in basso troviamo la piccola Danimarca, che come una bussola punta verso il Nord, quasi a sottolineare la sue origini più scandinave che continentali, e si slancia verso la Svezia che la accoglie con il lunghissimo Ponte di Öresund, che festeggia quest'anno i suoi 10 anni. Sempre a Nord troviamo il sandwich dai sapori baltici che va recitato sempre tutto ad un fiato, anche per questioni di assonanza, "Lituania-Lettonia-Estonia". Lontano da tutto, persa a navigare solitaria come una nave vichinga tra le tormente dell'Oceano Atlantico, ecco l'Islanda, che dopo la pesante crisi del 2008 pare più un iceberg alla deriva (non a caso il nome in inglese è Ice-land) che cerca di riemergere puntando sul forte spirito di coesione nazionale. Bisogna navigare in direzione Sud per trovare le altre due isole-Stato europee: l'Irlanda che pare inseguire la Gran Bretagna come un bimbo segue la mamma e la cui costa è come un puzzle da incastonare su quella inglese, se non fosse per il grande patriottismo che contraddistingue gli irlandesi e per un passato di sofferenze subite che la mantengono ben lontana dal Paese della regina. Il Regno Unito, dal canto suo, si prende tutta la distanza necessaria grazie al Canale della Manica per occuparsi più dei propri interessi che di quelli europei (vedi questione euro e unità di misura). Di fronte ci sono i Paesi Bassi, che rubano terreno

al mare con splendide opere di bonifica, come per avvicinarsi agli inglesi (gli olandesi sono il primo popolo non anglofono al mondo per conoscenza della lingua inglese). Poco al di sotto, compresso dal peso degli stati che lo circondano, troviamo il piccolo e apparentemente irrilevante Belgio, che si rivela però il luogo perfetto dove piazzare la capitale europea, Bruxelles, punto di incontro, o forse è meglio dire "di scontro" di due gruppi etnici di lingue diverse, I fiamminghi e i valloni. Procedendo verso sud, ci si imbatte nella grande Francia, posta come per volere divino al centro dei 5 Paesi europei di maggior rilievo internazionale e i cui confini sembrano pronti ad allargarsi da un momento all'altro, quasi a voler riprendersi una grandeur che, seppur i francesi facciano fatica ad accettarlo, è ormai stata persa da tempo. Solo la Bretagna, penisola a Nord-Ovest di forti influenze celtiche e tradizioni medievali, si dissocia dalla "manie di protagonismo" del resto del Paese e si protende verso l'oceano. Il trono che la Francia ha probabilmente perso da Napoleone in poi è occupato ai giorni nostri dalla Germania (più da un punto di vista economico che politico), che con la sua forma sembra come sedersi su quei piccoli cuscinetti che sono l'Austria e la Svizzera ed utilizzare come poggiabraccio la Repubblica Ceca e l'Alsazia a ovest, regione lungamente contesa tra tedeschi e francesi. La Germania, dall'alto dei suoi 82 milioni di abitanti, è la vera signora lì in mezzo, che può unire o dividere tutti a suo piacimento. La Svizzera è invece una specie di parco dei divertimenti per i più ricchi, la chiamerei "Europa in miniatura": confederazione di Stati, 4 lingue diverse, monti, pianure, laghi e grossi capitali… eppure (e non a caso) è l'unico Stato continentale a non farne parte… L'Austria sembra aggrapparsi alla sua vicina ricca con quella specie di coda, ma è subito riportata alla realtà del passato dalla capitale, Vienna, tutta spostata invece verso Est, verso l'Ungheria, un tempo parte dello stesso impero. La Spagna è unita al continente dalle sole regioni che sognano la libertà da questa: la Catalogna (chi è stato a Barcellona ha probabilmente notato la voglia

   

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di indipendenza di questo popolo) e i Paesi Baschi, che l'hanno minacciata per decenni. Altrimenti la Spagna potrebbe essere benissimo un'isola, un'isola beata dove i problemi che toccano il resto dell'Europa sarebbero presi con la giusta calma mediterranea, tra una siesta e l'altra. Lo Stretto di Gibilterra la separa dall'Africa: esso è così sottile però che ci fa riflettere su quanto lo siano anche le differenze che ci dividono dagli altri continenti e dalle altre culture. Il Portogallo, ancor più furbo, si è accaparrato la costa ventilata dalla temperatura mite con vista sull'oceano, e osserva ancora nostalgico le colonie perdute (Brasile in primis) e gli orizzonti lontani delle prime grandi esplorazioni via mare. Lo stesso vale per la Croazia che, tra gli infiniti piccoli stati che formavano la Iugoslavia, ruba agli altri tutta la zona costiera e si sdraia sulle spiagge calme dell'Adriatico. Un'altra sagoma caratteristica è quella della Bosnia, simile a un proiettile sparato in aria, quasi a ricordare che è lì a Sarajevo che, con un colpo di pistola, fu segnato l'inizio della Prima Guerra Mondiale. Alle loro spalle la Serbia, lo Stato tra di essi più grande e che li bada con il suo carattere rabbioso e vendicativo, che sbatte però la testa in alto contro la rigida Ungheria, recentemente

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sotto un governo totalmente anti-democratico e criticato dal resto dell'Unione. Più a Sud l'Albania che fissa l'altra sponda del mare dove scorge promettenti trulli e taralli; e poi la Macedonia, nome che sarebbe più adatto all'Europa intera per l'incredibile mescolanza di popoli così diversi, che ha la forma più che altro di un mandarino ammaccato. La Turchia è un enorme braccio tozzo con una mano che cerca di aggrapparsi in tutti i modi alla parte più vicina del continente, la Grecia, rivale dai tempi di Achille ed Ettore, che sembra però scappare lasciando dietro di sé una scia di isolette, o sono forse monete perse per strada dalle casse statali? La Romania può apparire come un grosso pesce palla (gonfio di speranze dovute al recente ingresso nell'Unione?) che nuota verso Ovest, una sorta di conquista del Far West, con la piccola Moldavia che le si aggrappa saldamente al dorso. Bielorussia e Ucraina, entrambe piuttosto "grosse" sembrano fare da buttafuori per lasciar fuori la Russia dal festino privato europeo. La Russia, non se ne preoccupa affatto: è abbastanza grande (e ricca di materie prime) per divertirsi per conto suo…e si diverte non poco come politica internazionale!


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E ora siamo arrivati finalmente nella nostra Italia, stivale di marca ma con qualche cucitura di troppo e con il timore di inciampare a causa dei venti minacciosi che soffiano dal non lontano ciclone finanziario greco. Il Bel Paese con la sua parte settentrionale che prova a tenersi attaccata all'Europa, a reggerne il confronto…se solo questa non ci avesse messo di mezzo anche le Alpi, che come un muro sembrano far intendere che ce la dovremo cavare da soli, qualsiasi cosa succeda. L'unica che alla fine prende veramente una posizione chiara ed evidente è la Corsica, che come una piccola mano punta l'indice verso il continente… ci sta forse dando la colpa di qualcosa o ride invece della nostra Europa? n 

   

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attualità

Diaz - Non pulire questo sangue

attualità diArianna Vaccari

C

olgo l'occasione dell'uscita del film "Diaz. Non pulire questo sangue" per riportare tutti ai fatti di quei drammatici giorni. Sostanzialmente il film inquadra la famosa notte dell'irruzione, toccando il nervo più sensibile dell'intero panorama di eventi del G8 del 2001 a Genova. Magari la storia in generale potrà essere nota, quello che non è noto, spesso e volentieri, è come abbia reagito la popolazione civile e l'intera comunità europea a quella che Amnesty International ha definito come La più grave sospensione dei diritti umani in un paese democratico dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una definizione da niente. Il film del coraggioso Daniele Vicari racconta la verità riguardo gli eventi verificatisi nella scuola Diaz, nella scuola Pertini, nella scuola Pascoli e in seguito anche nella Caserma di Bolzaneto, lasciando meno spazio all'altra grossa questione della morte di Carlo Giuliani. A grandi linee il film racconta di diversi personaggi. Luca è un giornalista della Gazzetta di Bologna (giornale di centro destra) che il 20 luglio 2001 decide di andare a vedere di persona cosa sta accadendo a Genova dove, in seguito agli scontri

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orgia intellettuale

per il G8, un ragazzo, Carlo Guliani, è stato ucciso. Alma è un'anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri e ora, insieme a Marco (organizzatore del Social Forum) è alla ricerca dei dispersi. Nick è un manager francese giunto a Genova per seguire il seminario dell'economista Susan George. Anselmo è un anziano militante della CGIL che ha preso parte al corteo pacifico contro il G8. Bea e Ralf sono di passaggio ma cercano un luogo presso cui dormire prima di ripartire. Max è vicequestore aggiunto e, nel corso della giornata, ha già preso la decisione di non partecipare a una carica al fine di evitare una strage di pacifici manifestanti. Tutti costoro e molti altri si troveranno la notte del 21 luglio all'interno della scuola Diaz dove la polizia scatenerà l'inferno. I fatti sono che tra le 22.00 e mezzanotte del 21 luglio 2001 il VI reparto mobile della polizia di Stato ha fatto irruzione nella scuola in tenuta antisommossa. Dopo quest'azione, che verrà definita non a caso dal poliziotto vicequestore Michelangelo Fouriner come "macelleria messicana" sono finiti sotto accusa 125 poliziotti, diversi dirigenti e capisquadra. Tirando


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processo strenuo sostenitore dell'innocenza dei macellai. Tornando alla sentenza, fu a dir poco scandalosa, insieme a tutti gli eventi correlati del processo. Riepilogando…in pieno stile regime dittatoriale, nella nostra splendida Repubblica Italiana, le forze dell'ordine di regime, non contenti di aver ucciso il giorno prima Carlo Giuliani, non contenti di aver caricato come, quando e chi li pareva, avvalendosi di infiltrati-provocatori nelle file dei Black Block, si presero la briga e di certo lo spasso di entrare nella scuola scelta dai manifestanti come rifugio per la notte, occupata per lo più da gente che voleva effettivamente dormire. Inoltre giocare a spaccare un po' di teste, tirare giù qualche dente, rompere un po' di ossa, tirare qualche manganellata qua e là dato ceh c'era l'occasione ed arrestare un centianio di innocenti e, in maniera illegale, tenerli rinchiusi nella caserma di Bolzaneto per poi, non le somme tra gli attivisti nella scuola Diaz si ebbero paghi, divertirsi ancora un po'. Risulatato: 62 delle dai 60 agli 80 feriti, di cui 3 in prognosi riservata, 93 persone in ospedale, 28 ricoverati di cui 3 in 1 in coma. "Non pulire questo sangue" calza a prognosi riservata,  ovviamente con lesioni più o pennello, ce ne sarebbe stato da pulire veramente tanto, decine e decine di ragazzi genovesi, no global, meno gravi, ma quasi tutti con dei traumi cranici, tutto ciò in una manciata di minuti. giornalisti, turisti capitali lì per caso a passare la Il tutto, per altro, filmato dalle telecamere o notte, pestati a sangue senza alcuna pietà e inoltre fotografato video e foto che sono inevitabilmente senza alcun motivo. Ecco quello che facevano: circolati su internet, e che, nonostante la Polizia di dormivano. Hanno tentato di nascondersi, non Stato abbia evidentemente tentato di insabbiare le potevano avere paura, non avevano fatto nulla di prove (un esempio su tutti la sparizione dei video male, erano li semplicemente a passare la notte. inerenti la macelleria della scuola Diaz, inviati dalla Posto sbagliato al momento sbagliato. La Caserma Polizia, senza autorizzazione della magistratura, in di Bolzaneto successivamente è stata teatro di Svizzera e Germania e di cui poi si è perso le tracce), ulteriori abusi. Personalmente una frase del film sono venuti alla luce e sono stati usati come prove che mi ha fatto gelare il sangue nelle vene risale durante il processo. a quando la gente stava ancora entrando nella scuola durante le ultime ore del giorno, un uomo ha Ma ovviamente non è tutto. I nostri cari "tutori dell'ordine", i nostri "eroi", non si sono accontentati chiesto dove potesse dormire e gli hanno indicato di tutto ciò, hanno voluto di più. Dal momento la Diaz. che giustificare l'irruzione nella scuola, con i precedenti attacchi dei Black Block alle camionette "Non ci sono letti, però è pulito, se lei ha un sacco a della Polizia in via Cesare Battisti non avrebbe retto pelo…" molto ( e loro naturalmente lo sapevano) allora per " Si, sacco a pelo! Ragazzo, quando sei in guerra si provare che quei 93 che albergavano nella scuola dorme per terra…". Diaz erano veramente dei poco di buono, dei Lo dice sorridendo. facinorosi, pericolosi (quasi quasi anche terroristi) si è provveduto a fornirli di armi. Proprio cosi: se ti Dopo questo massacro sono seguito 8 anni di metto un coltello nello zaino è per forza tuo e io ti travaglio giudiziario per arrivare a una sentenza massacro di botte così sei definitivamente sfregato definitiva, e che sentenza! Naturalmente se resti vivo e io, d'altra parte, sono un poliziotto e alcune personalità politiche non si sono fatte per definizione sono un servo di questo Stato. mancare i loro pertinenti commenti, ad esempio Fondamentalmente sono due le armi che la polizia Pierferdinando Casini che ha commentato "Siamo ha fatto entrare nella scuola Diaz, e che dovevano lieti che la giustizia ordinaria riconosca una verità rappresentare il motivo del pestaggio dei facinorosi nota a tutti gli italiani e cioè che al vertice della 93, cioè due molotov costruite con due bottiglie Polizia di Stato in Italia ci sono stati e ci sono di vino, che vennero in seguito riconosciute dal autentici galantuomini e servitori delle istituzioni. vice-questore aggiunto Pasquale Guaglione, come Il tentativo di criminalizzare, per i fatti del G8 di molotov da lui stesso ritrovate il pomeriggio prima, Genova, i vertici delle forze dell'ordine si è rivelato in una traversa di Corso Italia. Quelle molotov si per quello che era: un'autentica persecuzione". O trovavano dentro un blindato delle forze dell'ordine, Maurizio Gasparri che fu per tutto il tempo del

   

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guidato da Michele Burgio, al quale era stato ordinato alle 00.19 (per sua stessa ammissione) dal generale e responsabile del nucleo anti-sommossa Valerio Donnini e dal vice-questore Pietro Troiani, di portarle dentro la scuola Diaz, per usarle come principali prove contro i 93 che ivi albergavano. Queste famigerate molotov passarono di mano in mano, da un poliziotto all'altro, fino ad arrivare alle ore 00.41 nelle mani di Giovanni Luperi, vice di La Barbera (morto l'anno successivo, e sul quale, tra l'altro, hanno provato a scaricare le colpe della Diaz. Davvero un bel colpo. La cosa da notare è che questi eventi, queste mosse, questi scempi, sono stati ordinati dall'alto. Partì direttamente dal questore di Genova Francesco Colucci l'ordine delle 21.50 (quindi 40 minuti prima del presunto attacco in via Battisti ai danni della Polizia) di entrare nella scuola Diaz, impartito a Valerio Donnini (che girò l'ordine al comandante del VII nucleo Vincenzo Canterini). Pietro Troiani (che, come ricordo, era vice-questore), dal canto suo, ha ordinato di fornire prove false a Michele Burgio. Come se non bastasse, in questa vicenda di omertà e menzogna di Stato, si inserisce anche la storia della presunta coltellata al poliziotto Massimo Nucera. Qua entrano in scena altri due personaggi grotteschi, cioè Spartaco Mortola, capo della Digos Genovese, e, appunto, Massimo Nucera. Per inciso, al primo dei due, che era presente nella scuola Diaz, verranno consegnate le molotov da due ufficiali che avrebbero ammesso di averle trovate nella scuola, uno dei quali si sarebbe poi rivelato Troiani (che addirittura si sarebbe camuffato togliendo i gradi dalla giacca per confondersi tra gli agenti della scuola Diaz). Questi due personaggi, nella confusione e nel caos di quella notte, pensarono bene di simulare un accoltellamento da parte di presunti no-global ai danni di Massimo Nucera, che avrebbe dovuto costituire o un attenuante per le violenze gratuite della polizia, oppure un aggravante per quanto riguarda l'operato dei no-global, a seconda dei punti di vista. Nella vicenda si inserisce anche Maurizio Panzieri, che non ci penserà due volte

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ad avallare il verbale dell'accoltellamento. Inutile dire che l'accoltellamento si rivelerà una clamorosa montatura. In questo bel quadretto di abusi e soprusi all'italiana, come vuole la grande tradizione targata Kossiga, incorniciato tra menzogne, calunnie, arresti illegali, falsi ideologici, omertà e un atteggiamento di mutuo soccorso tra i boia della Diaz, bisogna inserire anche l'ex numero due della Polizia (adesso, ahinoi, numero uno) Antonio Manganelli, ed il capo della direzione centrale anti-crimine Francesco Gratteri. Il Gratteri è stato riconosciuto da numerosi teste (tra i quali una teste tedesca di notevole importanza) essere stato uno dei vertici di comando alla Diaz, uno di quelli che "alla Diaz dava ordini". Il Gratteri è un personaggio di notevole importanza poiché è stato il numero uno dell'Antiterrorismo, amico e collaboratore di Giovanni De Gennaro (ex capo della Polizia, già capo di Gabinetto del Ministero dell'Interno, tra l'altro nato a Reggio Calabria come Gratteri), il Dalla Chiesa per le nuove Brigate Rosse, capo della Sco e dell'anticrimine, uno dei più importanti e potenti poliziotti d'Italia. Nella concitata notte del 21 Luglio 2001, anche loro si sarebbero inseriti ed avrebbero giocato un ruolo importante; i loro cellulari squillavano e squillavano e squillavano, alla ricerca di un modo per addolcire la situazione, alla ricerca di un attenuante, alla ricerca di un capro espiatorio, nella consapevolezza del disastro successo, nella consapevolezza che quanto era accaduto, non poteva non essere notato dal popolo italiano, e dal popolo mondiale. Insomma, un'odissea. Ebbene, dopo otto anni di tribolazioni giudiziarie, di storie di avvocati, di giudici, di pm, di procure, dati, testimoni, prove fasulle, prove smarrite e vere e proprie balle, arriva la sentenza. E scusate, lasciatemelo dire, che schifo. 16 Assoluzioni, 13 Condanne, la più grave delle quali a 4 anni (di cui 2 condonati). Assolti: Massimo Nucera, Maurizio Panzieri, Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi, Massimiliano Di Bernardini, Salvatore Gava, Alfredo Fabbroccini, e ovviamente tutti i vari vertici, tra cui Spartaco Mortola, Giovanni Luperi, Francesco Gratteri (gli ultimi due in forumla piena) Condannati: Vincenzo Canterini a 4 anni e al pagamento dei danni per falso ideologico e calunnia in concorso (2 anni dei 4 sono condonati), Michelangelo Fournier a 2 anni (non menzione, vale a dire che la sentenza non è iscritta nel casellario giudiziario), Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo


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Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri, Vincenzo Compagnone condannati a 3 anni (tutte le pene sono condonate) per lesioni personali continuate (assolti dall'accusa di lesioni ai danni di una parte civile). Pietro Troiani condonnato a 3 anni per calunnia e porto illegale di arma da guerra, Michele Burgio a 2 anni e mezzo per calunnia e porto illegale di arma da guerra, Luigi Fazio ad un mese più l'interdizione dagli uffici pubblici per un anno (non menzione). Oggi volta che leggo il resoconto mi sale la bile alla bocca. Chiunque abbia seguito la storia della scuola Diaz non può che indignarsi al cospetto di questa ennesima porcata all'italiana, che dimostra quanto in Italia si assuma un atteggiamento di debolezza con i forti e forza con i deboli. Riporto la vicenda e la testimonianza del giornalista freelance inglese di Indymedia Mark Covell, il quale ha testimoniato come teste e come parte offesa al processo a carico dei 29 poliziotti imputati per le presunte violenze avvenute durante l'irruzione nella scuola. Il giornalista ha riferito in particolare di come fu picchiato violentemente tanto da svenire, durante i primi violenti istanti si finse morto, ma poichè i colpi non cessavano, alla fine svenne. Il pestaggio sarebbe avvenuto all'esterno dell'edificio scolastico. Nella notte 8 delle sue costole furono fratturate, i polmoni perforati e fu ricoverato in fin di vita per emorragie interne con danni alla spina dorsale e 16 denti in meno. Mark Covell non ride mai: non solo non gli riesce psicologicamente a causa di un disturbo psicologico da stress post traumatico ancora molto forte, ma per non mostrare la sua dentiera sgangherata, da vecchio indigente. Peccato che questo uomo piccolo e scheletrico non sia anziano: ha 43 anni. Gli è sicuramente cambiata la vita dopo questa avventura. "Ho detto al console che farò denuncia - spiega - perché non è possibile che una cosa del genere accada in un paese che si dice democratico. Come hanno potuto accusarmi di essere un Black Bloc. Io non ho nemmeno visto una manifestazione. Sono stato sempre chiuso al terzo piano della scuola, dove c'era il News Dispatch. Da lì aggiornavo il nostro sito con le notizie che arrivavano dalle piazze e dalle strade. Non pensavo andasse a finire così". Il Corriere lo intervista dopo la sentenza. "Qual è la sua emozione?" "Provo rabbia e dolore. Mi dispiace per l'Italia, che vive in una dittatura, e per Obama: avrebbe potuto avere un G8 tranquillo alla Maddalena, si troverà a rivivere il G8 di Genova". "Si aspettava molto dal processo". "Mi aspettavo giustizia. Ho vissuto 7 anni di attesa; abbiamo avuto solo ingiustizia. Le prove erano schiaccianti. I poliziotti che ci hanno picchiato

a sangue sono pericolosi e gli è stato detto che possono continuare a fare ad altri ciò che hanno fatto a noi". In compenso ha ottenuto la cittadinanza onoraria della città di Genova, chissà se avrà voglia di tornarci… Quindi per decine di persone come quest'uomo questo è il riscatto. Hanno "pagato" i soliti pochi sfigati capitati nella "persecuzione giudiziaria"e i diritti civili sono stati temporaneamente cacciati in discarica, nel 2001, in Italia. In Italia stiamo vivendo una situazione per cui la Polizia può pestare chi vuole, può agire come le pare, può insabbiare le prove, può costruire false accuse, può arrestare con modi illegali, può calpestare le procedure giudiziarie, può addirittura uccidere e non venire pienamente condannata. A voi le vostre conclusioni, personalmente non guarderò mai più un qualsiasi poliziotto nella stessa maniera. Se ne avrò uno vicino non mi sentirò nè protettà nè tanto meno tutelata, mi sentirò piuttosto in soggezione. Ora più che mai le nostre "forze dell'ordine" potrebbero essere denominate " forze repressive dello Stato". n 

   

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attualità

Riflessioni pomeridiane

Il mondo visto attraverso Facebook rubrica di attualità diCaterina Frolloni

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uesta rubrica nasce sul finire dell'anno scolastico. Quando qualcosa si conclude, c'è sempre da trarne degli insegnamenti o dei vantaggi. In questa ora dedicata alla scrittura di questa pagina avrei dovuto studiare, ma ho deciso che non vale la pena sforzarmi di pensare ad altro quando la mia mente continuava a concentrarsi su ciò che la mezz'ora di Facebook quotidiana aveva suscitato in me. L'insegnamento che ho tratto dalla stanchezza per il peso di questo ultimo mese di scuola mi ha portato a prendermi cura di me stessa. Vi parlo col cuore, quindi non prendete troppo seriamente quello che state per leggere. Dopo aver ciondolato su Facebook per qualche minuto ho iniziato a sentirmi strana. Più che strana, divisa. Cosa ho visto su Facebook? Ho visto un album di ragazze "bellissime", che non citerò, ma sono certa che molti di voi lo abbiano almeno intravisto. Ciò che mi interessava non erano le ragazze in sé, ma i commenti alle foto che le ritraevano. Ci sono persone che si ribellano al fatto che le modelle debbano apparire magrissime, perché ciò causa nelle ragazze anche malattie fisiche e mentali molto gravi come l'anoressia. Altre persone (mi riferisco soprattutto a commenti di ragazze, siccome gli unici maschi che hanno commentato lo hanno fatto per complimentarsi per la bellezza delle ragazze ritratte nelle foto), dicevo, altre persone invece hanno sostenuto che la magrezza delle modelle non sia causa anoressia, costituisce semplicemente di un tratto distintivo di eleganza. Non che le ragazze in carne siano brutte, ma sicuramente quelle magre sono più eleganti. E poi la bellezza è soggettiva, "quindi se queste ragazze non ti sembrano belle, taci." Ciò che mi sorge spontaneo obiettare è che i canoni di bellezza non sono poi così tanto soggettivi come spesso crediamo e come spesso i modi di dire (il

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linguaggio, dunque) ci fanno credere ("è bello ciò che piace", "la bellezza sta negli occhi di chi guarda"): si tratta appunto di canoni, di modelli che ognuno di noi vede con i propri occhi in televisione, sui manifesti pubblicitari, al cinema… dunque non siamo pienamente liberi (libere, soprattutto, ma anche per i ragazzi la situazione non è poi così diversa) di scegliere ciò che ci piace e ciò che non ci piace, bensì siamo fortemente influenzati da ciò che ci propinano o più semplicemente da ciò che riconosciamo come modello ideale. Anche i cosiddetti "alternativi", e con questa parola intendo designare la "categoria" di coloro che non fanno del modo di apparire una questione così essenziale, seguono dei modelli ben precisi. Ad esempio, chi indossa gli anfibi pensa ai punk degli anni '70, chi indossa pantaloni larghi e variopinti si rifà agli hippie e non solo… Dunque, tornando al principio, cosa mi ha fatto sentire divisa, in tutto ciò? Il fatto che io sia cresciuta con modelli di ragazze "perfette" sotto gli occhi sin da quando avrei dovuto essere una spensierata bambina e il fatto che ciò mi condizioni tuttora, nonostante io stia prendendo realmente coscienza di me stessa e di ciò che desidero essere. Mi sento tirare per un braccio da ciò che piace alla maggior parte delle persone e per l'altro da ciò che piace a me e solo a me. Non vorrei parere contraddittoria, anche la soggettività di ciò che piace solo a me è influenzata dai modelli che mi sono stati sottoposti fin dalla nascita. Ed è proprio questo il punto: esistono modelli sociali e modelli individuali. Ed è importante riconoscere quali possano essere dannosi per noi stessi… n 


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I bambini odiano lo spazzaneve

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contributi dei lettori — altro di Marcello Saltarelli

bambini odiano lo spazzaneve. Chiunque, da bambino non ha mai visto di buon occhio lo spazzaneve. Lo spazzaneve passa sulla strada, prima bianca, soffice, silenziosa e pura e la rende nera, sporca e rumorosa. Lo spazzaneve agli occhi di un bambino è la macchina che infrange i sogni, se li porta via con la sua pala rimestandoli e lasciandoli mezzi sciolti impilati a bordo strada. Sogni puri, sogni ingenui, sogni immateriali ma anche materiali. Il sogno della scuola chiusa il giorno dopo, o della città adulta paralizzata, invasa dai pupazzi con sciarpa e il naso di carota o in mano ai monelli e alle loro palle di neve. Citando Bennato, chi è saggio, chi è maturo, lo sa, non è possibile bloccare, alterare l'andirivieni quotidiano per un po' di neve, lo spazzaneve è necessario. Lo spazzaneve è necessario per permettere all'uomo di continuare a muoversi e consentire al progresso di migliorare di giorno in giorno le nostre vite. Ma agli occhi innocenti, puri, forse ingenui, di un bambino, il progresso non

serve. A cosa serve quando si ha già tutto, le scuole chiuse, miliardi di potenziali palle di neve da tirarsi, mamma e papà a casa tutto il giorno. Al volante dello spazzaneve non ci sono però dei bambini. Lo spazzaneve prosegue il suo percorso, cancella quel sentiero bianco senza pensarci, è una macchina senza sentimenti, pura oggettività, strumento del progresso. D'altronde ora più che mai c'è bisogno di attivarsi, andare a lavorare, amministrare e produrre, siamo in un momento di crisi, lavora senza farti troppe domande e se ne uscirà assieme. Chissà se invece non sarebbe meglio smettere, solo per qualche giorno, finché il cielo non smetterà di invecchiare i campi, spegnere lo spazzaneve. Fermarsi, riflettere, prendere un piccolo spazio di tempo e dedicarlo ai nostri bambini, figli, fratelli, cugini. Chissà se non ci farebbe bene rassegnarci per qualche ora e lasciare che la corsa al progresso si blocchi, che i bambini scendano per strada ed inseguano i loro sogni finché possono, finché gli basta così poco per essere felici. n 

Chiara Gamberini

   

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attualità

I ragazzi del Copernico sulle terre confiscate alla mafia Alla scoperta di come si lavora sulle terre confiscate alla mafia — contributi dei lettori — di Alessandra Cooperative "LiberaTerra": lotta alla mafia a 360 gradi - La Vicepresidente della "Placido Rizzotto" racconta l'organizzazione della cooperativa di Corleone l 29 Febbraio scorso gli studenti di alcune classi seconde del nostro Liceo hanno lasciato perdere per qualche oretta la matematica e la chimica per incontrare Valentina Fiore, Vicepresidente della cooperativa sociale siciliana "Placido Rizzotto". Questo è un incontro formativo finalizzato a formare nei ragazzi una coscienza critica e attenta ai problemi della società: aggiornandoli dei provvedimenti presi fin ora e stimolandoli a considerarli come punto di partenza per portare avanti la lotta contro la mafia. Nell'Auditorium l'atmosfera è calda, i ragazzi e le insegnanti più attenti che mai e Valentina è piena di carica da trasmettere al suo pubblico. La relatrice inizia il suo discorso della nascita dell'associazione alla quale la sua cooperativa fa capo. Ci tiene a specificare che Libera nasce dopo l'epoca dello stragismo mafioso: il periodo, tra gli anni '80 e '90, durante il quale la mafia ha commesso innumerevoli omicidi per "togliere di mezzo" coloro che intralciavano il suo operato, come magistrati, politici, uomini delle forze dell'ordine, giornalisti o anche gente comune che contrastava la mentalità criminale. E qui Valentina, risalendo ancor più indietro nel tempo, porta l'esempio della storia di Placido Rizzotto, un giovane di Corleone che, dopo aver fatto la guerra come soldato prima e partigiano poi, ritorna in Sicilia, nel suo paese, trovando una situazione pessima a causa del "dominio" mafioso e dell'elevatissimo tasso di corruzione, che determinava un terribile disagio sociale. Nel corleonese i boss praticavano ancora il caporalato provocando la rovina per molte famiglie siciliane che avevano "osato"

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ribellarsi a queste tecniche "obsolete". Placido, dunque, cerca di dare una svolta alla popolazione restituendo la dignità ad ogni lavoratore. Ma il suo senso di giustizia, la sua etica del lavoro lo portò ad essere ucciso dalla mafia all'età di soli trent'anni. Tornando agli anni '90, dopo le stragi del '92 – racconta Valentina-­‐ si avverte un certo fermento tra i cittadini, sempre più insofferenti ad accettare e subire la prepotenza mafiosa, è in quel clima che Don Ciotti, il fondatore di Libera, organizza e unisce tutti coloro che hanno come obiettivo contrastare la criminalità organizzata. Perché, se è vero che la mafia è un'organizzazione efficientissima, la si può combattere unicamente con l'unione dei singoli individui, organizzando i cittadini perché - afferma convinta -­«l'unione fa la forza!». Infatti L'idea è che se le mafie sono organizzate, la società civile deve esserlo a sua volta, per questo Libera è una rete, un'associazione di associazioni. Fino al 1996 lo Stato spesso non riusciva a gestire in modo produttivo i beni confiscati, perciò capitava che essi rimanessero abbandonati, incustoditi, in uno stato di degrado, creando scontento nella popolazione che notava che, quando quei beni erano di proprietà del mafioso, fruttavano molto di più rispetto alla gestione/non gestione dello Stato. Quindi proprio per contrastare queste considerazioni Libera promuove una raccolta firme che supera il milione di adesioni per proporre un disegno di legge: affidare la gestione dei beni confiscati, pur rimanendo proprietà dello Stato, a cooperative ed associazioni che li facciano fruttare a beneficio della collettività. La legge, promossa da Libera, è appunto la 109 del 1996. Grazie all'approvazione di questa legge le terre confiscate, dopo anni di abbandono, tornano così a essere coltivate, operando secondo i canoni del Consorzio di Comuni "Sviluppo e Legalità",


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creando così opportunità occupazionali ispirandosi riescono a dimostrare agli abitanti dei piccolipaesi ai principi della solidarietà e giustizia. nei quali vigono unicamente le "regole" mafiose Per questo le associazioni di libera terra si devono quanto sia più conveniente lavorare "in regola". Si attenere ad un disciplinare prestabilito del quale presenta così l'occasione di introdurre la legalità Valentina ricorda i requisiti fondamentali. proprio in quei territori dove essa è stata più Innanzitutto prestare la massima attenzione nel offuscata dalla criminalità organizzata. «Noi siamo selezionare clienti affidabili», dice soddisfatta la Vicepresidente, il personale per evitare le infiltrazioni «paghiamo puntualmente i nostri fornitori, ma in criminali,attuare accurate analisi e controlli sui cambio esigiamo lavoro svolto in regola dal punto prodotti per garantirne la qualità(per questo di vista fiscale, con tracciabilità su tutto, fatture metodo di coltivazione scelto sin dall'inizio è quello …Molti inizialmente erano ostili alla nostra biologico e le produzioni sono tutte artigianali), ed presenza», e qui racconta alcuni episodi, «ma infine osservare i diritti dei lavoratori e mostrare in seguito si sono accorti che chi lavorava con noi ci la trasparenza della gestione, rendendo visibili le guadagnava, e si sono "convertiti"». Così redazioni dei bilanci e i rendiconti economici. si è creato un circolo, questa volta, virtuoso. È importante che le cooperative Libera Terra si Inoltre le cooperative come la "placido Rizzotto" siano sviluppate proprio in piccoli paesi del sono di tipo "b" poiché dà disponibilità Meridione, nei quali i boss alimentano facilmente il lavorative alle categorie "B" cioè quelle formate da loro potere attraverso il controllo del svantaggiati e invalidi, che ottenendo un territorio. «Il collegamento tra terreni e potere è loro stipendio diventano autonomi e di fondamentale», racconta Valentina, conseguenza non necessitano di una pensione di «l'estensione di territorio che un mafioso controlla è invalidità recando un grande risparmio economico direttamente proporzionale al potere allo stato. che acquisisce». Un terreno va coltivato, ciò implica «Dopotutto», conclude, «siamo soddisfatti del il lavoro di qualcuno ovvero persone da lavoro fatto fin ora, ma dobbiamo considerarlo far sottostare al proprio comando e di conseguenza come un punto di partenza per raggiungere un al proprio servizio. Questo, dunque, altro obiettivo perchè la strada da percorrere è giustifica l'importanza della confisca. Fiore l'ha ancora lunga, un giorno,neanche troppo lontano, spiegato orgogliosamente: «Con la confisca dovrete percorrerla voi, ragazzi!». n  non si reca solo un danno economico al mafioso, ma anche di immagine, gli si sottrae una piccola quantità di potere». «Il problema principale dalle nostre parti», continua, «è contrastare la perversa logica del favore, il concetto su cui si basa tutta la forza di Cosa Nostra. Il sistema si regge sul seguente principio: io faccio qualcosa per te, ti do il lavoro per mantenere te e la tua famiglia, tu sottostai però al mio comando, sei fedele ai miei ordini, mi aiuti nel momento del bisogno». In questo modo, purtroppo, le persone sono intrappolate in un circolo vizioso da cui una volta entrate non riescono più ad uscire, perché con l'andare del tempo entrano in gioco la dipendenza, i ricatti, le minacce, vincolando al massimo grado la libertà di scelta. Valentina Fiore paragona efficacemente chi subisce la pressione mafiosa a un cane tenuto ad un guinzaglio, ma molto corto, metafora che rende al meglio il concetto di dipendenza; non si potrebbero spiegare diversamente i periodi di lunghissima latitanza di certi mafiosi:sono stati permessi proprio dalla logica del bisogno, a cui il mafioso dà sempre una risposta, assicurandosi consenso, è così che si crea una rete di protezione intorno al criminale. Invece le cooperative come la "Placido Rizzotto"

   

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Il riciclaggio di denaro: un male da combattere

Combatti il riciclaggio: la società ringrazia contributi dei lettori — attualità di Francesco Mascari Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, nel suo ultimo libro spiega come sia possibile sconfiggere le mafie attraverso l'antiriciclaggio artedì 21 febbraio al teatro Duse, il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso ha presentato il suo libro "Soldi Sporchi". A questo evento hanno partecipato e sono intervenuti anche Virginio Merola, Sindaco di Bologna, e Massimo Mezzetti, l'Assessore alla Cultura e allo Sport della Regione Emilia-Romagna. Grasso ha parlato a lungo di uno dei temi portanti del suo libro: il riciclaggio di "denaro sporco". Probabilmente molti non sanno esattamente che cosa sia, nell'economia criminale, il riciclaggio: si tratta di una prassi non così lontana da quella domestica, infatti, il riciclaggio serve a rendere utilizzabili le entrate illegali delle mafie che altrimenti sarebbero come spazzatura, "soldi sporchi" appunto. Questa pratica illegale è così diffusa che se il riciclaggio fosse un'economia mondiale, sarebbe la nona per estensione. Anche in Italia costituisce una fetta rilevante del sistema produttivo: ben il 7% del PIL. Si stima inoltre che la metà delle transizioni borsistiche giornaliere possa essere ricondotta alle mafie. Le mafie sono costrette a ricorrere a questa pratica per portare sul mercato legale i proventi dei traffici illeciti, affinché queste grandi somme di denaro possano divenire spendibili e utilizzabili per il sostegno dell'associazione mafiosa stessa. Le entrate "sporche" della criminalità organizzata provengono principalmente dal traffico di stupefacenti, di armi, di rifiuti e dalla prostituzione. Siccome però questi proventi sono sospetti e rintracciabili, la mafia ha trovato vari modi per nascondere e rendere riutilizzabile questo denaro per poi reinvestirlo. I mezzi utilizzati dai mafiosi per pulire il denaro sono diversi, la maggior parte dei quali conformi alla legge: non bisogna immaginarsi solo la classica

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valigia piena di banconote, vista in tanti film. Ci sono metodi molto più evoluti e impensati: si va dal cambio di fiche in un casinò, al deposito in paradisi fiscali. Tuttavia il metodo oggi più diffuso è il conto corrente sotto prestanome, ossia aperto da una persona incensurata e pertanto insospettabile. I prestanomi sono anche chiamati white collars, poiché spesso sono esponenti dell'alta borghesia, della politica o dell'economia. Mondi in cui ormai l'infiltrazione mafiosa è molto radicata. È quindi evidente quanto è semplice compiere del riciclaggio, al contrario l'identificazione del reato è molto più difficile poiché non è documentabile e non lascia traccia. Tuttavia l'Italia non è rimasta ferma a guardare questa grave situazione, ma si è dotata di misure preventive, quali la registrazione dei soggetti che in una settimana movimentano più di 15 mila euro. Inoltre dal 1991 l'utilizzo di contanti non è permesso oltre certi limiti. Ora questa soglia, con la manovra economica "salva-Italia" del governo Monti, è diventata di 1.000 euro grazie ad un emendamento che vuole avere l'effetto di contrastare anche l'evasione fiscale. Anche gli istituti finanziari s'impegnano contro il riciclaggio, esaminando con attenzione i capitali e i clienti. Un cliente è solitamente sospetto se falsifica o non fornisce informazioni, se termina improvvisamente il rapporto dopo poco tempo o se si dimostra interessato alle regole di antiriciclaggio dell'azienda. Tuttavia le transazioni più sospette sono quelle senza alcuna ragione apparente, senza interesse per i costi dell'operazione e prive delle informazioni specifiche sull'origine del capitale e la destinazione della movimentazione. Nel caso in cui un'operazione di riciclaggio andasse a buon fine, si creerebbe una concorrenza sleale tra le imprese sane e quelle riconducibili alle organizzazioni mafiose, facendo sì che queste ultime, che si basano sugli enormi proventi delle


cultura altro

attività illegali, abbiano una base maggiore di capitali, mentre le prime abbiano difficoltà in periodi di crisi, come quello attuale, a causa della scarsa liquidità dei vari istituti finanziari. Perché l'alta finanza e le leggi italiane devono impegnarsi con determinazione contro questo

reato? Poiché se si riuscisse a contrastare definitivamente il riciclaggio, si sconfiggerebbero anche le mafie: una volta intercettati e bloccati i loro soldi, i boss avrebbero le mani legate e quindi non riuscirebbero più a reinvestirli. n

Giorgio Bocca: il partigiano anti italiano

altro diMiriam Montesarchio

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o sempre considerato alcune delle personalità più anziane del nostro paese come dei vecchi saggi, pronti a preparare uno spettacolo teatrale, a girare un documentario o a scrivere un articolo per spiegare a noi giovani quello che succede o per trasmetterci qualcosa che loro hanno imparato nel corso della vita. Tra questi "nonni acquisiti" c'era anche Giorgio Bocca che, assieme ad Enzo Biagi, è stato uno dei mostri sacri del giornalismo italiano. Giorgio Bocca nacque nel 1920 a Cuneo e morì a Milano il 25 dicembre 2011. Dopo l'armistizio fondò le formazioni "Giustizia e Libertà" con cui aderì alla lotta partigiana. Iniziò a scrivere da adolescente, sospese l'attività durante la guerra e la riprese alla fine sul giornale di Giustizia e Libertà. Ha collaborato con l'Europeo e con Il Giorno. Nel 1976 è tra I fondatori, con Eugenio Scalfari, del quotidiano la Repubblica. Scriveva settimanalmente su l'Espresso e su il Venerdì con le rubriche l'Antitaliano e Fatti nostri. Ha pubblicato molti libri coi quali ha raccontato la società, I mutamenti e I problemi dell'Italia dal nord al sud. Andando a rileggere un suo articolo qualsiasi, si notano tre caratteristiche fondamentali: il modo di scrivere chiaro e diretto, il fatto che non risparmiasse critiche a nessuno e, soprattutto negli ultimi tempi, la denuncia della perdita di valori. In un'intervista Bocca disse: "Sono certo che morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l'emancipazione civile dell'Italia. Sono passato per

alcuni innamoramenti, la Resistenza, Mattei, il miracolo economico, il centro-sinistra. Non è che allora la politica fosse entusiasmante, però c'erano principi riconosciuti: I giudici fanno giustizia, gli imprenditori impresa. Invece mi trovo un paese in condominio con la mafia. E il successo di chi elogia I vizi". n 

   

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cultura altro

Dolci Ciccioni

altro diAndrea Liotta

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ari colleghi, in questi mesi ne sono successe di ogni: terremoti, nevicate… ma queste ultime in particolare mi hanno dato tempo di testare due ricette nordiche, una anche abbastanza famosa e cioccolatosa, la Sacher, l'altra invece è decisamente più di nicchia, ma merita tantissimo comunque: la Keiserschmarrn. Diamo quindi il via alle danze, preparate l'arsenale da cucina e, al mio segnale, scatenate l'inferno. Sacher Delle due è probabilmente la più difficile e lunga, ma merita ogni minuto di fatica, se viene bene. Occorrente per una teglia da 24 cm: 75 g di burro, 4 uova + un albume 100 g di cioccolato fondente 75 g di farina 75 g di zucchero Un pizzico di sale Marmellata di albicocche 50 ml d'acqua 100 g di cioccolato fondente (sssi, un altro) 100 g di zucchero

Procedimento: Fondete il burro e il cioccolato (solo 100 g), come al solito a bagnomaria, montate gli albumi a neve e durante il processo incorporate anche lo zucchero (75 g) molto lentamente. Ora unite i tuorli al cioccolato, mescolate finchè non diventa omogeneo, a questo punto aggiungete il bianco dell'uovo e

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con un cucchiaio girate dal basso verso l'alto il composto. A questo punto aggiungete la farina e continuate a mescolare. Mettete in forno a 160° per circa 40 minuti, ma controllate spesso perché è una torta infingarda e tende a bruciarsi molto facilmente. Appena è cotta, lasciatela riposare 5 minuti, prendetela fuori e lasciatela riposare finchè non è a temperatura ambiente. Tagliatela e spargete circa 200 g di marmellata di albicocche tra i due strati, in modo che la confettura sia uniforme. Se è molto densa, scaldatela prima in un pentolino. In ogni caso, prendete altra marmellata e scaldatela in modo che diventi fluida e coprite tutta la torta, anche i bordi e lasciate riposare almeno mezz'ora. A questo punto iniziate a fare la copertura. Prendete il cioccolato e mettetelo a sciogliere, nel frattempo mettete zucchero e acqua a bollire insieme, facendo


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in modo che si cuocia ed evapori parte della miscela. A questo punto unitela al cioccolato (deve essere abbastanza denso, mi raccomando!) e coprite la torta in modo da creare uno strato uniforme. Se volete dare un tocco artistico, quando la glasse si sta per indurire, grattugiateci sopra del cioccolato, alternativamente fate un cono con un becco molto piccolo con della carta da forno e, dopo averci versato dentro altro cioccolato fuso, scriveteci sopra "Sacher" o quello che più vi piace. Keiserschmarrn (Caiserscmarrn) Occorrente per 4 persone [attenzione, è calcolata per essere un pasto completo]: 5 uova 50 g di zucchero 250 g di farina 0,4 l di latte Un pizzico di sale Una manciata d'uva passa imbevuta nel rhum 80 g di burro Zucchero a velo Marmellata di mirtillo nero

Procedimento: L'albume va montato a neve, mentre lo zucchero si unisce ai tuorli. Quando è omogeneo, aggiungete lentamente un po' di farina, un po' di latte, il sale, un po' di uva passa e facoltativamente un po' di pinoli, sino ad esaurire i vari ingredienti. Aggiungete l'albume e mettete un pezzetto di burro a sciogliere in padella. Prendete ora un terzo della pastella e mettetela a friggere. Preparatevi, perché dovrete tagliarla e girarla mentre è in padella. Ripetete per tutto l'impasto, servite la Keiser e ricopritela con lo zucchero a velo. A fianco mettete la marmellata. n

   

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altro

È ora di mettersi in gioco

Liberiamoci con la Ludopedagogia altro diTeresa Mazzanti

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orpi turbati. Accusati, umiliati e rinnegati. Corpi denudati, denaturati. Per secoli ci siamo allontanati dei nostri corpi, con una testardaggine più o meno consapevole. Riprendiamoci i nostri corpi. Perché riprendersi il proprio corpo spesso coincide con il riappropriarsi della parte più vera e profonda di noi, della nostra interiorità e soggettività, nel dare ascolto a quei bisogni e a quelle emozioni di cui non sospettavamo l'esistenza, o che ignoravamo. Ma che cos'è il corpo? Carne, spirito, merce, casa, prigione, peccato, piacere..? Per qualcuno il corpo è una festa.

Una festa dei sensi e della mente, da celebrare e condividere con gli altri. È un gioco, che trasmette gioia e che impone riflessioni, che può ribaltarti completamente, ponendo dei dubbi là dove trova idee ormai convenzionate, ormai certezze, idee che ormai avevi adottato come la tua realtà: imparerai che in realtà le certezze non esistono, imparerai che non è mai né troppo tardi né troppo presto per imparare, e che nella vita non c'è niente di più bello di questa incertezza e continua scoperta. Ora più che mai abbiamo bisogno di riprenderci ciò che è nostro, solo nostro e di nessun altro, ciò che può farci sperimentare ogni esperienza nel più meraviglioso dei modi: noi stessi. È ora di mettersi in gioco: liberiamoci con la Ludopedagogia. La Ludopedagogia si potrebbe definire in vari modi: è un metodo che vuole riscattare la dimensione socio-affettiva, l'importanza della relazione,

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della soggettività, della corporeità, dell'allegria e del piacere come fonti e riserve inesauribili ed ancora vergini di conoscenza e potere reale, come importanti possibilità di applicazione didattica e metodologica per creare e rafforzare tanto la consapevolezza e la professionalità del lavoro sociale quanto i processi di organizzazione popolare e comunitaria. È un metodo per costruire partecipazione e restituire potere alle persone. Non è una terapia e non dà risposte: apre alla possibilità ed alle potenzialità del dubbio e del desiderio di sperimentare diverse prospettive È una proposta politica in quanto si propone di provocare continuamente possibilità di cambiamento a livello personale, professionale, istituzionale. È il risultato aperto (senza data di conclusione) di una ricerca iniziata trent'anni fa in Uruguay. La Ludopedagogia nasce proprio qui, nel cuore del continente sudamericano, durante la dittatura militare degli anni '70. In questo contesto di violenza, negazione e repressione, un gruppo di studenti di Educazione Fisica decide di dare vita a un piccolo movimento ribelle, attivo e pacifico, che attraverso nuovi modi di rapportarsi e di agire in campo sociale, culturale, sindacale e politico scardini i limiti imposti e contribuisca alla restaurazione delle democrazia. In principio il gruppo indaga un approccio diverso di vivere e affrontare la realtà in relazione ai movimenti popolari di operai, contadini, studenti, professionisti e intellettuali. Lo stesso prende il nome provocatorio di B.A.R.B.A.S.: barbe, quelle barbe che il regime vieta severamente sul volto degli uomini, omologandoli


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e privandoli del diritto inalienabile di decidere per se stessi (nemmeno per quanto riguarda la peluria). Con l'arrivo di una democrazia ricostruita, l'esperienza di resistenza civile delle B.A.R.B.A.S. si evolve ponendosi nuovi scenari. Ai principi etico-ideologici, le "barbe" accostano forme di resistenza e di lotta creative e innovatrici. Nelle loro attività compaiono quei temi dimenticati nel recente passato che si sono appena lasciati alle spalle: gli affetti, le relazioni, le emozioni, la soggettività, il corpo, l'allegria e il piacere. Tutti valori che per troppo tempo la politica aveva negato e addirittura temuto e represso, prova della loro importanza e del pericolo che costituivano per il regime. Nasce così una nuova associazione, il Centro La Mancha. Nella consapevolezza che mutare la realtà è un percorso lento e tortuoso, il centro si impegna ad intraprendere sempre nuovi percorsi coi quali diventa possibile portare ad un'effettiva trasformazione sociale, a un riscatto politico e a un cambiamento nella vita delle persone (quella di chi è escluso dal potere sociale, politico ed economico così come di chi si crede padrone della propria dimensione quotidiana, ma che ha la forza e la voglia di metterla in discussione). Tutto ciò grazie a un lavoro che tocca contesti e campi incredibilmente variegati. E se prima, con le B.A.R.B.A.S. si parlava di un conoscere per trasformare, l'orizzonte verso cui si dirige La Mancha è sempre più simile a un giocare per conoscere. Da questa prospettiva si è sviluppata la Ludopedagogia, pedagogia ludica dal passato

affascinante, e dal presente attivo e in continua ricerca. Ludus, il ludo, il gioco: è questo il cardine alla base della disciplina. Giocare è una scelta umana, non è solo un'attività infantile. Il giocare infatti permette di conoscere e di conoscersi in modo diverso, di sperimentare nuove o nascoste modalità di essere e di relazionarsi, potendo provare e riprovare, in un contesto in cui le conseguenze sono ridimensionate ad episodi significativi ma non marcanti. Si può sbagliare e si può riprovare, si può sbagliare e dallo sbaglio possono nascere riflessioni ed azioni importanti per tutti, o può nascere una nuova regola, o una nuova modalità di agire ed intessere relazioni, che arricchisce tutti. Si tratta di un gioco liberatore, che non solo diverte, ma trasforma. In Italia il movimento prende il nome di Barbe della Gioconda, che con incontri e laboratori diffonde il verbo giocare in tutta la penisola. Mi è capitato di partecipavi, e se vi raccontassi com'è andata probabilmente non mi credereste. La verità è che il campo d'indagine è quanto di più personale e soggettivo possa esistere, per cui la mia esperienza diventa irripetibile e unica, diversa da qualsiasi altra. Proprio come diversi, unici e irripetibili sono di volta in volta gli appuntamenti con le Barbe, che fanno della fantasia il punto di partenza per un percorso al di là di un limite preciso. Non vi resta che testare sulla vostra pelle. n

   

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cultura altro

Towel Day

altro diLorenzo Bergonzoni In pochi lo conoscono ed in tantissimi lo evitano. Ormai dal lontano 2001 il "Towel Day" (letteralmente, "giorno dell'asciugamano", conosciuto anche come "Giorno universale degli Autostoppisti Galattici") ci aiuta a ricordare e celebrare la morte di un grande scrittore: Douglas Adams. Autore della serie legata alla "Guida Galattica per Autostoppisti" divisa in cinque volumi ("Guida Galattica per Autostoppisti", "Ristorante al Termine dell'Universo", "La vita, l'Universo e Tutto Quanto", "Addio e Grazie per tutto il Pesce" e "Praticamente Innocuo") nata come programma radiofonico e diventata infine pellicola cinematografica. Niente panico: non è strano chiedersi "Cosa diavolo centra un asciugamano con uno scrittore?!" (dovreste invece preoccuparvi, se non ve lo siete chiesto). La spiegazione è semplice: uno dei passi più famosi della "Guida" recita … Ma che ve lo spiego a fare? Lascio la parola al signor Adams. A lei: « L'asciugamano, si dice, è forse l'oggetto più utile che l'autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica - ve lo potete avvolgere attorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; potete usarlo come vela di una mini-zattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare i vapori nocivi […] [Un non-autostoppista] infatti pensa che un

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uomo che abbia girato in lungo e in largo per la galassia in autostop, adattandosi a percorrerne i meandri nelle più disagevoli condizioni e a lottare contro terribili ostacoli vincendoli, e che dimostri alla fine di sapere dov'è il suo asciugamano, sia chiaramente un uomo degno di considerazione. » Vi basta come spiegazione? Spero di si, perché altre non ce ne sono. Comunque … Durante il Towel Day, celebrato il 25 Maggio, è usanza portare con se un'asciugamani ovunque si vada. L'idea originale di questo evento si ebbe nel forum "Binary Freedom" e si sparse in tutto il mondo in breve tempo, attecchendo soprattutto negli Stati Uniti e nell'Europa centrale. Cosa che non fece il forum, che chiuse non troppo tempo dopo. Invito quindi ognuno di voi a partecipare al Towel Day del prossimo anno, portandovi dietro un Nerdosissimo asciugamano (va benone anche un telo da spiaggia) in memoria di un grande autore ed un re del non-senso. Qui di seguito riporto una delle più famose citazioni dal primo libro della "Guida", riguardante il "Gotto Esplosivo Pangalattico", famosa (famigerata) bevanda alcolica inventata da uno dei personaggi principali.

« Anche la Guida galattica per gli


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autostoppisti nomina l'alcol. Dice che la miglior bevanda alcolica che esista è il Gotto Esplosivo Pangalattico. Dice che quando si beve un Gotto Esplosivo Pangalattico si ha l'impressione che il cervello venga spappolato da una fetta di limone legata intorno a un grosso mattone d'oro. La Guida dice anche quali sono i pianeti su cui servono i migliori Gotti Esplosivi Pangalattici, quanto costano l'uno, e quali sono le organizzazioni volontarie che possono aiutare il bevitore a disintossicarsi. La guida insegna perfino come ci si può preparare da soli il Gotto: 1) Prendete una bottiglia di Liquore Janx, dice. Riempitevi un bicchiere. 2) Poi versatevi una dose d'acqua dei mari di Santraginus V. Ah, quell'acqua di mare santraginese!, dice la Guida. Ah, quei pesci santraginesi!!! 3) Fate sciogliere tre cubi di Mega-gin di Arturo nella mistura (che dev'essere opportunamente ghiacciata, altrimenti il benzene va perso).

che non ho idea di cosa siano la metà delle cose qui riportate) ho dato un'occhiata sul web ed ho trovato questa ricetta "alternativa" e più abbordabile per chi, come me, non ha la possibilità di procurarsi del liquore Janx di qualità decente. 1 ½ shot di rum, 1⁄¼ shot di tequila, 1⁄¼ shot di gin, 2 /3 shot di Cointreau, 1 shot di Curaçao blu, 1 spruzzo di Montenegro, 1 spruzzo di granatina, 1 oliva. Il tutto vi dovrebbe dare un cocktail dal tono blu scuro che sicuramente somiglia molto ad una fetta di limone legata ad un mattone d'oro che vi trancia il cervello." (tratto da www.cookingbydummies. com, un sito di cucina molto interessante, nonché molto cretino. Consiglio a chiunque sia interessato all'arte culinaria di farci almeno un salto). Addio Douglas, e Grazie per Tutto il Pesce. n

4) Aggiungetevi quattro litri di gas delle paludi falliane, in ricordo di quei felici autostoppisti che sono morti di piacere nelle Paludi di Fallia. 5) Sul retro di un cucchiaio d'argento fate galleggiare una dose di estratto d'Ipermenta Qualattina, dall'odore e dal sapore dolci, pungenti, mistici. 6) Aggiungete il dente di una Tigre del Sole Algoliana. Guardatelo dissolversi e diffondere il fuoco dei Soli di Algol nel cuore della bevanda. 7) Spruzzate un po' di Zamfour. 8) Aggiungete un'oliva. 9) Bevete… ma… con molta attenzione… »

Ora. Capisco che la ricetta per un alcolico inesistente non vi lascia che con un pugno di mosche… Quindi mi sono adoperato un attimo e (premesso

   

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cultura arte

Manga Kissa

rubrica di arte diIlaria Ledonne

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alve a tutti! Dopo un numero di pausa, riprende la rubrica "Manga Kissa" (purtroppo o per fortuna?).

Apro la rubrica con la notizia della chiusura di Megaupload/Megavideo. Purtroppo sì… per chi non se ne fosse accorto Megaupload e Megavideo hanno chiuso, ed è diventato davvero difficile reperire film, telefilm e anche anime in streaming. Alcuni forum stanno tentando di salvare il salvabile, ma, come accennavo prima, è davvero un arduo compito. Perciò non rimane che aspettare e sperare… Qualche tempo fa mi è stata fatta la richiesta di recensire due manga…e io l'accontento volentieri!

I due manga sono "Gintama" e "One Piece", entrambi molto popolari in patria. "One Piece", di Eiichiro Oda, è uno degli shonen* più famosi in Giappone e anche all'estero. La storia parla del giovane pirata Monkey D. Rufy che sogna di diventare il Re dei Pirati. Per farlo dovrà conquistare il leggendario tesoro lasciato dal famosissimo pirata Gol D. Roger, "One Piece" per l'appunto. Per realizzare il suo sogno, riunirà intorno a sè una ciurma davvero molto particolare…come il suo capitano del resto! Infatti, oltre ad un carattere piuttosto vivace, Rufy ha la capacita di allungarsi ed allargarsi a suo piacimento grazie al frutto del diavolo Gom Gom che ha involontariamente ingerito da bambino.

Gintama

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orgia intellettuale

Certamente non mancano i momenti esilaranti e bizzarri, ma neanche i momenti seri e commoventi. Sicuramente molti di voi lo conosceranno poiché è stato trasmesso dalla Mediaset su Italia 1 con diverse modifiche e censure all'originale (come al solito!). Consigliato a tutti…maschi e femmine, belli e brutti!

nella quale "Gintama" viene pubblicato, nonché la più famosa per pubblicazioni shonen). L'ambientazione è molto particolare, una via di mezzo fra il periodo Edo (1603-1868) e la nostra epoca. Insomma, ideale per chi cerca una lettura leggera e a cui piace ridere!

"Gintama", di Hideaki Sorachi, è un manga comico, parodia del genere shonen. Protagonisti sono i lavoratori dell'"Agenzia tuttofare Gin-chan": Gintoki Sakata, Shinpachi Shimura e Kagura. Non vi è una vera e propria trama, infatti i capitoli del manga legati fra loro sono pochi e gli episodi dell'anime sono per lo più auto-conclusivi; il vero obbiettivo della storia è far ridere e prendere in giro le situazioni tipo dei manga, in particolare degli shonen, di cui Gintoki è un grande appassionato (lo vediamo spesso leggere "Shonen Jump", la rivista

Anche per questo numero passo e chiudo… ma se c'è ancora qualcuno che legge questa rubrica, vi aspetto al prossimo numero! n  P.S. Comprate Orgia Intellettuale! *shonen: categoria di manga e anime indirizzati a un pubblico maschile, generalmente dall'età scolare alla maggiore età. (cit.Wikipedia)

One Piece

   

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cultura musica

Priscilla - The Musical

musica diArianna Vaccari

Il 14 dicembre 2011 ha debuttato per la prima volta in Italia, al teatro Ciak di Milano, il musical Priscilla, la regina del deserto. Il musical. Un'affascinante esibizione che prendeva già all'entrata degli artisti, si era a caccia del look, del vestito o del trucco più sgargiante. Nel musical prendono parte 495 costumi, 65 parrucche, 150 paia di scarpe fatte su misura per un totale di 261 cambi costume. Motivo per cui ho lasciato grande spazio alle foto. È stato un totale successo, partendo da Broadway e Londra e, naturalmente, dall'Austalia come punto di partenza. I colori sono brillanti, l'atteggiamento degli artisti coinvolgente ed espressivo e la musica, nonostante sia ben nota, è sempre pronta per essere usata in nuove interpretazioni e performance, ancora stupefacenti dopo diec'anni di successo. Forse qualcuno di ricorederà di I will survive e I like a virgin… Lo spettacolo prende il nome e la trama dallo storico film The adventures of Priscilla, queen of the

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orgia intellettuale

desert diretto da Stephen Elliot nel 1994 e premiato un anno dopo per i migliori costumi. Racconta le vicende di tre amici di Sidney che decidono di inoltrarsi nel deserto austaliano per fare delle serate di canto e ballo in playback con sotto i più grandi successi degli anni '60 e '70. Sono Bernadette, Mitzi e Felicia, nomi d'arte di Ralph, Anthony e Adam; il primo transessuale, gli altri due drag queen. Dopo la morte del compagno di Bernadette, i tre partono alla volta di Alice Springs, dove la moglie di Tick (dalla quale si era separato) ha organizzato per loro una tournée. I tre viaggiano su Priscilla, un autobus inaugurato all'inizio del viaggio, "color lavanda, non rosa ". Durante la loro esperienza nell'outback affronteranno ogni cosa, dai guasti del mezzo agli episodi di aperta intolleranza, fino a trovare la loro strada. Con reazioni diverse e numerosi colpi di scena, l'intero viaggio e l'arrivo ad Alice Spings riserveranno loro immense sorprese. n 

   

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cultura musica

Random Music Pills

[Violent Pornography] rubrica di musica diLorenzo Bergonzoni

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alve! Per una volta, oltre che disegnare oscenità a fondo pagina per Orgia, ho deciso di scrivere qualcosa… Spero di poter continuare questa rubrica di musica, dove penso di riportare testi, traduzioni e commento di canzoni varie. Se per le prossime volte vorrete suggerirmi qualche titolo… sappiate che dovrete prima prendermi vivo… cioè, intendevo…

Beh, insomma: a voi il testo di "Violent Pornography": Brano Artista Album Data di uscita

Violent Pornography System of a Down Mezmerize Maggio 2005

Testo originale Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody fucks Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody sucks*

Traduzione Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti fanno sesso Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti sono dei leccapiedi

Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody cries Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody dies It's a non-stop Bet you it's Nabisco** Bet you didn't know (x2)

Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti piangono Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti muoiono

It's a non-stop disco Bet you didn't know Bet you didn't know

Un disco che non si ferma mai Scommetto che non lo sapevi Scommetto che non lo sapevi

It's a non-stop disco Bet you didn't know Bet you didn't know Bet you didn't know

Un disco che non si ferma mai Scommetto che non lo sapevi Scommetto che non lo sapevi Scommetto che non lo sapevi

Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody fucks Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody sucks

Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti fanno sesso Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti sono dei leccapiedi

Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody dies Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody cries

Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti muoiono Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti piangono

It's a non-stop disco Bet you it's Nabisco Bet you didn't know (x2)

È un disco che non si ferma mai Scommetti che è Nabisco? Scommetto che non lo sapevi (x2)

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È un disco che non si ferma mai Scommetti che è Nabisco? Scommetto che non lo sapevi (x2)


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Non-stop disco Bet you didn't know Bet you didn't know

Un disco che non si ferma mai Scommetto che non lo sapevi Scommetto che non lo sapevi

Non-stop disco Bet you didn't know Bet you didn't know Bet you didn't know

Un disco che non si ferma mai Scommetto che non lo sapevi Scommetto che non lo sapevi Scommetto che non lo sapevi

It's a violent pornography! Choking chicks and sodomy The kinda shit you get on your TV! (x2)

È una pornografia violenta Ragazze strangolate e sodomia Il tipo di merda che trovi in TV (x2)

Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody sucks Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody fucks

Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti sono dei leccapiedi Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti fanno sesso

Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody dies Everybody, everybody, everybody livin' now Everybody, everybody, everybody cries

Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti muoiono Tutti, tutti, tutti quelli che al momento vivono Tutti, tutti, tutti muoiono

It's a non-stop disco Bet you it's Nabisco Bet you didn't know (x2)

È un disco che non si ferma mai Scommetti che è Nabisco? Scommetto che non lo sapevi (x2)

It's a non-stop disco Bet you didn't know Bet you didn't know

Un disco che non si ferma mai Scommetto che non lo sapevi Scommetto che non lo sapevi

It's a non-stop disco Bet you didn't know Bet you didn't know Bet you didn't know

Un disco che non si ferma mai Scommetto che non lo sapevi Scommetto che non lo sapevi Scommetto che non lo sapevi

It's a violent pornography! Choking chicks and sodomy The kinda shit you get on your TV! (x3)

È una pornografia violenta Ragazze strangolate e sodomia Il tipo di merda che trovi in TV (x3)

It's on your TV. FUCK! Turn off your TV.

È sulla tua TV, Fanculo: spegni la televisione

Can you say "brainwashing"? It's a non-stop disco…

Riesci a dire "lavaggio del cervello"? È un disco che non si ferma mai…

Differentemente da quello che si può intuire dal titolo, la canzone non parla affatto di sessualità. Si riferisce infatti al contenuto (spesso molto squallido) dei programmi televisivi con cui noi stessi ci "bombardiamo", passando ore in compagnia del televisore. In questo modo ci sottoponiamo ad un'ondata violenta di TV spazzatura e, per i più drastici, ad un lavaggio del cervello ("can you say brainwashing"?) La canzone, con i suoi toni veementi ed il testo ripetitivo, tenta di imitare quelle emittenti televisive che usano la violenza e la volgarità per attirare l'attenzione dello spettatore. È una canzone che personalmente adoro: la voce di Serj Tankian si riconoscerebbe tra mille ed in più anche la chitarra ha un suo ritmo molto particolare: a

tratti si separa dalla voce e dalla batteria, a tratti fa da semplice accompagnamento. Spero vi piaccia questo brano … * "Everybody sucks" si può tradurre sia come "sono tutti leccapiedi" sia come "fanno tutti schifo": punto di vista che la TV spesso ci porta ad adottare. Visto il significato letterale ("tutti succhiano"), questa espressione intende anche sviare l'ascoltatore dal vero significato della canzone, forse per prendersi un po' in giro, forse per fan-service? ** la "Nabisco" (National Biscuit Company) è una società di biscotti americana, una volta parte della Kraft. La canzone si riferisce quindi alle sue pubblicità televisive. n

   

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Concorso fotografico di Orgia Mostra fotografica finale dal 5 giugno ———————————————— Con grande soddisfazione abbiamo il piacere di comunicarvi che dal 5 giugno per i corridoi del Copernico potrete ammirare tutti i magnifici scatti del nostro concorso fotografico!

———————————————— Allestimento mostra Lucrezia Zanardi Fotografi partecipanti Marcello Saltarelli Michelle Sarti Matteo Schiavon Beatrice Strada

———————————————— Un sentito ringraziamento ai fotografi che hanno partecipato e tutti coloro che hanno votato le foto su Facebook!

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Foto vincitrice - parola "tempo" Michelle Sarti    

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Concorso fotografico di Orgia Le foto in concorso "Inizio"

Marcello Saltarelli

Matteo Schiavon

"Tempo"

Marcello Saltarelli

Matteo Schiavon 60   

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Michelle Sarti

Beatrice Strada


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Scrivilo all'Orgia

rubrica diIlaria Ledonne

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ola! Anche per questo numero ci sono arrivati i vostri messaggi… perciò grazie! Vi ricordiamo in ogni caso come farceli avere perchè una ripassatina non guasta mai. Scriveteci il vostro messaggio in questo modo: Scrivilo all'Orgia [testo del messagio] [firma, che può essere anche un soprannome o un nome d'arte] e pubblicatelo sulla nostra pagina Facebook (http://www.facebook.com/orgiaintellettuale), oppure, se volete rimanere anonimi, inviatelo sul nostro sito http://orgiaintellettuale.co.cc/ask o scrivete un bigliettino con la stessa struttura e mettetelo nella buchetta al lotto 3!

Partiamo! ————— Ciao Orgia! Forse nessuno lo ha mai fatto… o mai ufficialmente, ma davvero GRAZIE MILLE! Perchè ogni volta, grazie a voi, riesco a passarmi ore noiosissime! Bravi davvero! Anonimo Caro Anonimo, grazie mille a te! Quando si fa qualcosa per cui si è apprezzati ci si sente più felici, si lavora meglio e si fa girare l'economia! Comunque hai appena vinto il premio "Miglior commento del 21esimo Secolo". ————— Cara Orgia, visto che ormai si avvicina San Valentino hai qualche idea carina per dichiararsi? [Messaggio non firmato] Purtroppo quando leggerai questo messaggio San Valentino sarà ormai TRApassato… ma ci si può

dichiarare anche dopo! Non sono proprio un'esperta di queste cose… ma che ne dici di una classica valentina? Magari qualcosa di simpatico, tipo questa:

————— Ciao, scrivo per fare un brevissimo commento al messaggio del numero precedente di cucciolotta confusa 97… ma seriamente, ma come si fa a scrivere così? Io non ci posso credere. Senza offesa per cucciolotta, è un commento in generale. Perchè ce n'è di gente che scrive così! Qualcuno che scrive in Italiano Ovviamente spero che cucciolotta non se la prenda (anche perchè una critica costruttiva ogni tanto fa bene), ma penso che tu abbia espresso il pensiero di molti (me compresa!). Non sai quanti mi sono venuti a chiedere come ho fatto a decifrare il messaggio… ma Orgia ha visto cose che voi umani non potreste neanche immaginare! ————— Ma questa posta può essere usata come posta del cuore? [Messaggio non firmato] A vostro rischio e pericolo. n  Mi raccomando, scriveteci numerosi per il prossimo numero!

   

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"I Am No More" Chiara Gamberini

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COPERNIVOX - Ma avete dei problemi? - Lodini sei figo!!! - Ciccio mi sposi? S.M. - sbo..bo..booom!!! - Sisso sei sexy! Ti lovviamo

- Greta di 2N sei una figa e anche gay - Votiamo Katy Perry come rappresentante d'istituto? Le tre Grazie

- Elena di 4M sei fighissima - Oh ma chi è che piscia sempre fuori nel bagno dei maschi lotto 5 piano terra?! - Rimo e Salta siete due fighi! Love

   

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orgia intellettuale vi augura buone ferie

illustrazione di

Lorenzo Bergonzoni

Orgia Intellettuale | numero 3 | maggio-giugno 2012  

Edizione di maggio-giugno 2012 di Orgia Intellettuale, il giornale del liceo Copernico di Bologna.

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