Issuu on Google+

(r)Esistenza Copernicana DICEMBRE 2013 — GENNAIO 2014 Numero 5

A pagina 6 » Perche due classi non hanno potuto votare?

A pagina 7 » Se dall'Italia scappi

A pagina 24 » Riflessioni sull'occupazione


orgia intellettuale

ORGIAINTELLETTUALE DICEMBRE 2013 — GENNAIO 2014

numero 5

orgiaintellettuale.info facebook.com/orgiaintellettuale redazione@orgiaintellettuale.info

C

aro Babbo Natale, sono passati ben due anni dall’ultima letterina che ti abbiamo scritto, ma la situazione è sempre quella: ci sono ancora scontri tra compagni, ci sono ancora lotte per ideali non chiari e ci sono ancora tanti problemi riguardanti l’Italia. Quindi, ora che siamo tutti davvero disperati, abbiamo bisogno del tuo aiuto. Questo Natale potresti portarci la bontà che solo tu, gigante barbuto e pacioccoso, puoi donare? Insomma, dai, invece che lasciarci tutti a bisticciare non sarebbe meglio se ci aiutassi a condividere pacificamente le piccole ma importantissime cose della vita? Basterebbe che ci mettessimo tutti a guardare un film insieme, discutere di un libro o farci una bella settimana enigmistica di gruppo. Ascoltare la musica? Disegnare? Qualsiasi cosa è bella se fatta insieme e se è condita con un po’ di altruismo e un pizzico di allegria!

2   

orgia intellettuale

Speriamo che tu possa realizzare la nostra unica ma enorme richiesta! Grazie! P.s. ho dimenticato di comprare il latte e i biscotti, quindi se hai fame puoi dare un’occhiata al frigo. Dovrebbero esserci delle rimanenze di cetrioli sottaceto. Buon appetito! — Chiara Gamberini per la redazione


orgia intellettuale

di Chiara Gamberini

   

orgia intellettuale   

3


orgia intellettuale

In questo numero Riflessione sui fatti di lunedì 18 novembre

Se è futuro questo

Quando qualcosa di importante come il diritto di voto viene toccato, occorre fermarsi un momento a pensare; in questo breve articolo è presentato il risultato di uno di quei momenti.

Sempre più spesso la nostra classe politica ci parla di "emergenza futuro". E purtroppo l'emergenza c'è, c'è davvero: se l'unica alternativa che abbiamo è quella di cercare lavoro all'estero per poi finire ammazzati... E noi, cosa possiamo fare per cambiare le cose? pagina 6 » pagina 7 »

Caro Babbo Natale

La guerra che non c'è

Un anno è passato, così come è passata un'altra occupazione. Ora, a cose fatte, si cerca di tirare le fila di quanto successo, concentrandosi soprattutto su come quest'occupazione è stata vissuta.

Quando parliamo di guerra, la vediamo sempre come lontana. E purtroppo ci sbagliamo. Sbagliamo a considerare il valore di ciò che ci circonda, sia degli oggetti che dei nostri beni, solo in termini economici. Non pensiamo alla loro storia, al percorso che hanno fatto, giungendo fino a noi da paesi dove la guerra che non c'è, purtroppo, esiste. pagina 8 »

Hanno contribuito a questo numero Caporedattori Ilaria Ledonne Lorenzo Bergonzoni Impaginazione Stefano Rossi Disegni ed altri elementi grafici Chiara Gamberini Lorenzo Bergonzoni Selma Inane Teresa Mazzanti Disegni in copertina ed ultima pagina Chiara Gamberini Testata Lucrezia Zanardi

4   

orgia intellettuale

pagina 24 »

Attualità Copernicana  Riflessione sui fatti di lunedì 18 novembre — pagina 6 »  Caro Babbo Natale — pagina 24 » Attualità  Se è futuro questo — pagina 7 »  La guerra che non c'e — pagina 8 »   Come il fiore di loto — pagina 12 »   Persone! — pagina 26 » Cultura » Libri   Io parlo — pagina 10 »   Prima che sia troppo tardi — pagina 25 » Cultura » Film   Il Grande Gatsby — pagina 13 » Cultura » Musica  Random Music Pills — pagina 28 »


orgia intellettuale

di Chiara Gamberini

Editori Arcangelo Massari Chiara Gamberini Emanuele Vicinelli Ilaria Ledonne Lorenzo Bergonzoni Selma Inane Docente referente Prof.ssa Anna Maria Incorvaia

Cultura » Fumetti  Manga Kissa — pagina 14 » Cultura » Fotografia  Io armi non ne ho - Cantamaggio — pagina 18 » Funny Corner  Sudoku — pagina 11 »  Labirinto — pagina 27 »

COME LEGGERE I CODICI QR Novità abbastanza recente sono i codici QR, quei simpatici quadrettoni che compaiono ogni tanto in qualche articolo. Ogni codice QR rappresenta un link a un contenuto internet: un video, un sito, un'immagine, ecc. Li utilizzeremo spesso nei nuovi numeri. Se hai un cellulare abbastanza recente puoi, passando il telefono sul codice, visitare questo link direttamente sul telefono. Mentre alcuni (pochi) telefoni hanno questa funzione "di serie", su altri è necessario

installare un applicazione di terze parti per leggere i codici. Se hai un iPhone, la redazione consiglia l'applicazione gratuita "Scan" scaricabile dall'App Store. Installala da lì. Se hai un cellulare Android puoi utilizzare QR Droid scaricabile da Google Play. Ricordiamo che è necessario essere collegati ad internet. Apri l'applicazione scaricata e passa il telefono sul codice! Sotto al QR troverai anche un link visitabile da computer.

   

orgia intellettuale   

5


attualità copernicana

Riflessioni sui fatti di lunedì 18 novembre Attualità Copernicana | diIlaria Ledonne "I rappresentanti d'istituto sono quattro studenti eletti da e fra tutti i frequentati l'istituto stesso senza nessuna eccezione."

S

e mi chiedessero di dare una definizione del termine "rappresentanti d'istituto" sarebbe proprio questa. E se mi chiedessero se ritengo che il rappresentante d'istituto sia un ruolo importante, io, senza dubbio, risponderei di sì: non solo è importante, ma è FONDAMENTALE, perchè, come il termine stesso suggerisce, deve rappresentare gli studenti della scuola.

Forse sarei dovuta essere più precisa nell'ultima parte dell'ultima frase, avrei dovuto specificare che il rappresentante "deve rappresentare TUTTI gli studenti della scuola". Spesso capita di dimenticarsi, o meglio, di dare per scontate certe cose che possono sembrare dettagli trascurabili, ma che trascurabili proprio non sono. Proprio questo è successo lunedì 18 novembre al Copernico, si è forse dato un po' troppo per scontato il fatto che a votare debbano essere TUTTI gli studenti, tant'è vero che ad alcune classi non è stato permesso di farlo. I motivi? Come per ogni storia, saltano fuori numerose versioni che dipendono dalla classe, da chi la racconta, da quando la racconta e da altre migliaia di fattori, ma il fatto rimane: ad alcune classi non è stato permesso di esercitare il loro sacrosanto diritto di voto. I responsabili? La stessa storia descritta sopra che si ripete; ma, esattamente come sopra, il fatto rimane. La cosa è stata ovviamente fatta notare dagli studenti che non hanno votato, e di come questi sono stati trattati dopo (e badate bene, da altri studenti!) ci sarebbe da scrivere un bel manuale sul rispetto reciproco.

6   

orgia intellettuale

Ciò che mi ha lasciato più basita è quanto alcuni non abbiano capito la gravità della situazione: sarà pur vero che i voti di quella parte di studenti non avrebbero comunque cambiato le sorti della votazione, ma qui non si sta parlando di questioni matematiche, si sta parlando del fatto che studenti del Copernico non hanno avuto la possibilità di esercitare un loro legittimo diritto, non sono stati trattati come studenti della scuola. Non sono stati presi provvedimenti circa l'accaduto, non sono stati trovati dei responsabili, non sono state fatte delle scuse che, a mio parere, sarebbero doverose in casi come questo. Tutto è andato avanti seguendo il suo corso. Di polemica su questa storia ne è stata fatta tanta, perciò la mia la concludo qui. Solo un consiglio per gli anni prossimi: fate attenzione ai dettagli che tralasciate, accertatevi che siano davvero trascurabili, fate valere i vostri diritti e fate in modo che quelli degli altri non siano limitati, cancellati o (concedetemi la ripetizione) trascurati. Per voi e per chi vi sta vicino. Per la scuola e per la vostra vita al di fuori da essa. n 


attualità

Se è futuro questo Attualità | diEmanuele Vicinelli

A

rriva un momento, nella crescita di una persona, in cui si sente quasi il bisogno di diventare artefici della propria esistenza, di definirla con le proprie scelte e non più con quelle degli altri. Si decide allora di cambiare, di vivere fino in fondo. È questo il caso di Joele e Alex.

Joele nasce a Nibonno, un piccolo paesino in provincia di Lecco ed è qui che cresce. È qui che, all'età di tre anni, conosce Alex Galbiati. La loro sarà un'amicizia forte, quasi fraterna. Sarà lo stesso Alex a farsi convincere da Joele ad afferrare la propria vita con due mani e ad andare a Londra per imparare l'inglese, per costruirsi un futuro. Sarà Alex a prendere insieme a Joele il volo EasyJet U25264 per London Gatwick e sarà lui a condividere con l'amico appartamento e lavoro nella città di Maidstone, nel Kent. Arrivano lì il 14 di ottobre e il giorno dopo, Martedì, cominciano a lavorare come camerieri nel ristorante Vesuvius e ad abitare in un piccolo appartamento della stessa palazzina del locale. Passano pochi giorni, giusto il tempo di adattarsi ai nuovi ritmi, e Joele, su Facebook, scrive "Sono in Inghilterra, sto cercando di sistemarmi qui. Ho trovato lavoro in un ristorante italiano e ora sto imparando a fare il cameriere. Davvero tutto perfetto". Il giorno dopo, il 18 Ottobre, Joele e Alex vanno al lavoro come al solito. All'orario di chiusura salgono di nuovo nel loro appartamento e si mettono sul letto, a vedere un film alla televisione. Poco dopo entrano nel loro appartamento i vicini e dei loro amici. Uno di loro ha una spranga. Si dirigono verso Joele e Alex e cominciano a picchiarli.

- Italiani di merda, ci rubate il lavoro! - urlano. Joele cade per terra, vene preso a calci, pugni e sprangate in testa. L'amico viene bloccato sul muro con le mani al collo, dopo aver inutilmente provato a reagire. La polizia arriverà poco dopo, verso le 23 e 30, allertata dal proprietario del Laughing Buddha, un altro ristorante accanto al Vesuvius. Quando la pattuglia arriva e trova Joele a terra, in un lago di sangue, predispone inutilmente il trasferimento al pronto soccorso con l'eliambulanza, ma Joele morirà poco dopo essere stato ricoverato, mentre l'amico Alex verrà dimesso dopo alcuni giorni. Il medico legale troverà nelle "numerose ferite alla testa" la causa del decesso. Per quanto riguarda il movente dell'omicidio, invece, dovrà essere la polizia a pronunciarsi, ma ancora oggi non è stata fatta chiarezza né alla Farnesina né ai genitori e al fratello quindicenne di Joele. Ora ditemi se è futuro questo. Se è accettabile che una persona veda negarsi ogni sbocco in un paese che, ormai, si ciba della speranza dei suoi stessi cittadini e che sia costretto a cercare lavoro all'estero, per poi venire barbaramente ucciso. Allora poniamoci la domanda: cosa si può fare per ridare vita ad una nazione e ai suoi cittadini? Posso io, come persona, fare qualcosa, anche se piccola e limitata? Se ognuno pensasse così, probabilmente molte, molte cose cambierebbero. E allora, questo, dove gli Italiani diventano la speranza della loro Italia, che futuro sarebbe? n

   

orgia intellettuale   

7


attualità

La guerra che non c'è Attualità | diArcangelo Massari "Cosa faresti se domani, un evento imprevedibile e tragico, sconvolgesse gli equilibri del pianeta e scoppiasse una guerra?" "Perché?, tu credi ci sia equilibrio, oggi, nel mondo?" "Beh, sì, nel mondo in cui viviamo io e te, non in quello dei siriani e dei palestinesi certo, ma a casa nostra c'è la pace…"

S

ono state queste poche battute, scambiate con un mio amico tempo fa, ad avermi spinto a scrivere questo articolo. Lettore, cazzeggiatore, assiduo giocatore di Call of Duty o videogiochi affini, studioso, se ti dico: "La guerra affascinante", a cosa pensi? Forse a niente, forse alle sparatorie del tuo videogioco, oppure ti vengono in mente la geniale strategia di una grande battaglia del passato, Maratona, forse, e gli eroi suoi attori. Fonti storiche attestano che l'odore principale sul campo di battaglia greco era quello della cacca, l'oplita se la faceva addosso: la sua prospettiva era quella di venire infilzato all'inguine, perché è lì che miravano le lance nemiche, e di morire dopo ore in piedi, non potendo certo chiedere per piacere di allontanarsi dallo scontro per distendersi e crepare in pace. Ecco gli eroi, gli uomini morti in piedi per la patria! Non c'è niente di bello nella guerra. La guerra è brutta. Oggi, solo in Europa, ci sono 5 guerre. Questo significa che se ogni conflitto coinvolgesse un solo Paese, e non è così, sui 48 Stati dell'UE, circa uno su nove sarebbe in guerra. Ma quel che è peggio, è che siamo messi meglio rispetto al resto del mondo. In tutto 35 guerre e 10 situazioni instabili, che nella guerra potrebbero sfociare, dilaniano il globo: sui 204 Stati in cui è diviso, se ogni conflitto coinvolgesse un solo Paese, e non è così, circa uno su cinque sarebbe in guerra.

8   

orgia intellettuale

Le ragioni fondamentali alla base di questi massacri solo le stesse che spingevano i persiani a conquistare Atene: egoismo, aggressività, avidità. Caino continua ad essere la sola autorità in materia. Cambiano gli strumenti, cambiano le vittime. Nel 1918 è stato calcolato che circa il 90% delle vittime della Prima Guerra Mondiale erano stati soldati, il 10% civili. Nel 2011 il rapporto si è esattamente invertito. Oggi, in termini assoluti il numero di morti prodotti dalle singole guerre è, apparentemente, minore di quello sia della Prima, che della Seconda Guerra Mondiale: 150 circa furono i morti ogni minuto per tutta la durata della Grande Guerra e le vittime totali della Seconda furono oltre 70 milioni. La guerra in Iraq, per esempio, non ha queste cifre, ma dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi, durante questa lunga "Pace Mondiale", ci sono state oltre 150 milioni di vittime, per il 90% civili. Ed è davvero una "Pace Mondiale", perché nessuno, né tu né io, al Copernico, forse in Italia crederebbe, se glielo dicessero, di essere in guerra. Ma il problema non si pone, perché non verrà a dircelo nessuno. Anche tu, lettore, se mai ti imbattessi nella verità, tienila per te! Mantieni il segreto! La censura a volte si chiama convenienza e diventa autocensura. E difatti le ragioni per cui i giornali italiani non parlano di questi problemi sono molto sfumate. In primo luogo l'italiano medio non ama gli stranieri, viaggia poco, non conosce altre lingue, ammesso che conosca la propria, e quindi ha una scarsissima cultura degli esteri. Questo si riflette sull'informazione, che si conforma al suo pubblico. I giornali parlano soprattutto degli Stati Uniti perché sono famosi, dell'Inghilterra perché è simpatica (?) e, se succede qualcosa di gigantesco che è impossibile tacere, anche di quello, punto. Il secondo problema riguarda la cultura italiana della notizia: il nostro giornalismo è bizzarro. Aprendo il giornale non ci vuole molto


orgia intellettuale

per accorgersi che i tre quarti degli argomenti trattano politica italiana, e basta; addirittura viene considerato un grande giornalista il redattore politico, figura che in altri Paesi nemmeno esiste. Ma la ragione più profonda che cancella dal vocabolario giornalistico la parola "guerra" è che parlarne, soprattutto in Italia, è molto sconveniente. Il nostro Paese è impegnato da più di 20 anni in "missioni di pace", abbiamo circa 7.000 uomini in armi nel mondo e per attrezzarci a combattere spendiamo oltre 2 miliardi di euro all'anno più le spese extra, per esempio qualche aereo militare supersonico come l'F35. Nel 2011 l'Italia ha acquistato 92 F35 per un costo totale di circa 22 miliardi di Euro. Una legge finanziaria che si possa considerare pesante si aggira intorno ai 14 miliardi di euro. C'è un mondo sotto la dicitura "terremo fede agli impegni Internazionali" che compare nel programma elettorale di qualsiasi politico, nessuno verrà mai a raccontarci cosa veramente significhi. Per esempio significa che se avessimo acquistato 91 aerei militari invece che 92, con i soldi risparmiati si sarebbe potuto risolvere il problema dell'acqua corrente in tutta l'Africa. E ancora, se avessimo acquistato 90 aerei militari invece che 92, con i soldi risparmiati si sarebbe potuto risolvere il problema del primo soccorso in tutta l'Africa. Ma questo, chi ha comprato quegli aerei, lo sa benissimo, ci sono dei meccanismi internazionali complicati dietro quei soldi, che non conosco e forse non capirei. La corruzione è diventata ineffabile.

È istintivo sentirsi esclusi da questi disastri, stiamo bene, tutto sommato, soffriamo i problemi tipici della gente fortunata e tuttavia ci lamentiamo. Ma siamo tutti coinvolti, fin dentro le nostre tasche dove, invisibile e sconosciuto, si trova un minerale più prezioso del diamante: sto parlando del coltan, indispensabile per produrre gli smartphone. Questa pietra, nera come il petrolio, si trova soprattutto in Congo, Rwanda, Burundi e Uganda ed è radioattiva, quindi provoca tumori. Le multinazionali sfruttano gli abitanti locali assicurandogli uno stipendio relativamente alto, 200 dollari al mese, rispetto a quello di un congolese medio che è invece di soli 10 dollari al mese, scatenando una vera e propria corsa alle miniere da parte dei guerriglieri che se ne vogliono impossessare. Quelli del RDC (Rassemblement Congolaise pour la Democrazie) terrorizzano minatori e civili tanto da costringerli a scavare buche nella terra per nascondersi, seppellendosi vivi. Non è tutto, il coltan viene estratto a mani nude nonostante contenga una buona percentuale di uranio, con effetti devastanti sulla salute dei minatori. Naturalmente, i soldi spesi dalle multinazionale per estrarre il coltan non vengono utilizzati per costruire ospedali, scuole, ma per comprare armi e sostentare i soldati. Non a caso è difficilissimo risalire ai nomi di questi colossi, ne conosciamo solo tre: Nokia, Eriksson e Sony. Ora hai un'idea più precisa di quanto veramente costi il tuo cellulare, non in termini di denaro, ma di vite umane.

Le conseguenze della "Pace Mondiale" le conosciamo, sono le stesse della guerra: devastazione, povertà, malattie, esodi di massa. Una migrazione, in particolare, ci riguarda da vicino, è quella che coinvolge i Paesi del Nord Africa e ha come destinazione le coste della Sicilia, di Lampedusa, le nostre coste. Ho sentito gente arrabbiarsi di questo, chiamare la fuga per necessità invasione barbarica, vorrei rispondere qui a queste persone: un abitante della Repubblica Democratica del Congo, che di democratico non ha niente, ha un'aspettativa di vita media di 42 anni. In Italia si aggira intorno agli 81. Se tu avessi un figlio e abitassi in Congo, non cercheresti per lui una prospettiva migliore? La guerra in Libia ha generato, solo fino all'inizio del 2012, circa 1.300.000 profughi, dei quali 1.240.000 si sono diretti in Egitto e in Tunisia e solo 60.000 in Europa. Il profugo non invade altri paesi, si sposta quanto più possibile vicino casa, perché magari, un giorno, potrà tornarci: la migrazione è un fenomeno Sud-Sud. Chi ha letto Furore, di John Steinbeck, capisce bene questo fenomeno, chi non l'ha letto è caldamente invitato a rimediare.

La guerra che non c'è esiste ed è ovunque, persiste perché i forti ammazzano i deboli e i deboli si ammazzano tra loro, per egoismo, aggressività, avidità. Siccome non è dato immaginare un essere umano privo di egoismo, l'unica soluzione potrebbe essere quella di promuovere il cosiddetto egoismo ragionevole, quello che ti fa giungere alla conclusione che la guerra è generatrice di se stessa e che "non può esistere una nazione vittoriosa, se la vittoria vera è una morte vivente per la nazione" come disse un vero vincitore, Gandhi. Fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te non conviene. n

   

orgia intellettuale   

9


cultura

» libri

Io parlo Cultura » Libri | diSelma Inane «Sono puttane, ma soprattutto pazze, depresse e instabili le donne che parlano e che, parlando, disturbano la 'ndrangheta e imbarazzano la società.» ——————————————————————— el mese di Ottobre nel nostro liceo si è svolto un incontro che purtroppo ha visto davvero poca affluenza da parte degli studenti, così ve ne volevo parlare io. L'incontro è stato organizzato dal presidio studentesco Mauro Rostagno, in collaborazione con libera, per presentare il nuovo libro "Io parlo" dell'autrice calabrese Francesca Chirico. Un libro che è fra saggio e inchiesta giornalistica, tutto dedicato alle donne e alla loro lotta, personale e non, contro la 'ndrangheta .

N

Un libro fatto di storie, fatti, sentimenti e tanta realtà. Una realtà che queste donne sono costrette a vivere. Che siano sostenitrici o succubi delle personalità maschili all'interno dell'ambiente familiare, hanno un ruolo fondamentale. Spesso sono così devote che pongono "la famiglia" al centro del loro mondo, ma di quale famiglia si parla? Non quella a cui si è abituati, ma quella che per raggiungere determinati scopi sacrificherebbe persino i propri figli. Ma nonostante ciò, queste donne la pongono al disopra delle loro stesse vite. Perché sono spinte ad agire dalla paura, sono asfissiate dal pugno di ferro che hanno serrato intorno al loro collo. L'autrice ci presenta donne che non sono solo sottomesse, anzi, soprattutto in questi ultimi tempi, assumono anche il ruolo di 'boss': gestiscono i traffici illegali, le finanze e sono vitali per la sopravvivenza del clan. Nel libro la storia che più rappresenta questo tipo di donna è quella di Ermelinda Pagano o 'lady camorra' arrestata nell'aprile del 2011. È fondamentale anche la storia di Giuseppina Pesce che è l'esempio perfetto della donna 'ribelle' che si riappropria di se stessa e compie una scelta: diventare collaboratrice di

10   

orgia intellettuale

giustizia. Giuseppina, come tante altre, l'ha fatto per i suoi tre figli, ha sfidato la morte per il giusto. Ora la sua storia è tutelata fra le pagine di questo libro. Oltre a queste testimonianze, nel libro compaiono anche le storie più tragiche di quelle personalità che hanno infranto il silenzio, ma hanno dovuto pagare con la vita. Come Maria Concetta Cacciola che decide di parlare e denunciare, ma ciò la porta in gravi conflitti con i propri famigliari. È vittima di minacce, paura, emancipazione . Maria non ce la fa più, decide così di bere acido muriatico. I suoi famigliari l'hanno fatto passare per un suicidio, ma grazie a recenti indagini, la corte d'assisi di Palmi ha condannato il padre, il fratello e la madre per omicidio. La storia, forse più nota, a cui è destinato un intero capitolo del libro è quella di Lea Garofalo, collaboratrice e testimone di giustizia. Nel 2002 è messa sotto protezione, insieme alla figlia Denise, perché testimonierà contro la famiglia e il compagno Carlo Cosco in tribunale. Nel 2006 Esce dal programma perché non è più ritenuta sotto minaccia, ma lea sa di essere in pericolo, così nel 2007 fa appello al consiglio di stato e viene riammessa. Nel 2009, improvvisamente lascia il programma e torna a vivere nella sua città natale. Il primo tentativo di rapimento avviene nel maggio dello stesso anno ed è ad opera dell'ex compagno Cosco che, per un guasto alla lavatrice manda a casa di lea un suo collaboratore, Massimo Sabatino, travestito da idraulico. «Se sei venuto per ammazzarmi fallo adesso!» urla Lea che si è accorta dell'inganno. Grazie anche alla figlia Denise riesce però a scappare. Il rapimento vero e proprio avviene sei mesi dopo, quando viene attirata in strada da Carlo Cosco con il presupposto di voler parlare del futuro della figlia ma, assieme ai suoi collaboratori Sabatino e Venturino, la rapisce. Viene consegnata ai famigliari che la tortureranno per ore, per poi essere strangolata, buttata in un bidone


orgia intellettuale

e bruciata. Nel processo a fare la testimonianza decisiva sarà proprio Denise che, con coraggio, accuserà il padre e farà i nomi degli assassini della madre. Il funerale vero e proprio si è svolto il 19 ottobre scorso a Milano e ha visto l'affluenza di migliaia di persone da tutta Italia. Mentre, ogni 21 marzo, nella giornata della memoria delle vittime di mafia, l'associazione Libera, ricorda Lea, Maria e tutte le altre vittime delle mafie.

Puzzle 1 (Easy, difficulty rating 0.41)

Puzzle 1 (Hard, difficulty rating 0.74)

Facile

Medio

3 4

4

8

1

2

5

9

5 3

7 4

2

9

7

2

9

1

7 4

9

2

7

6 8

1

Generated by http://www.opensky.ca/~jdhildeb/software/sudokugen/ on Tue Dec 24 14:00:47 2013 GMT. Enjoy!

5

6

9 7

1

7

1

4

9

2

4

6

5

2

3

6

2

8

1

7

6

4

8 1

8

4

6

4 9

7

7 5

5

5

6

Puzzle 1 (Very hard, difficulty rating 0.78)

6 6

9

8

Generated by http://www.opensky.ca/~jdhildeb/software/sudokugen/ on Tue Dec 24 14:00:27 2013 GMT. Enjoy!

2

Molto difficile

1

5

4 8

4

8

6 1

3

1

5

6

4

Generated by http://www.opensky.ca/~jdhildeb/software/sudokugen/ on Tue Dec 24 13:59:58 2013 GMT. Enjoy!

2

9

2 9

1

Puzzle 1 (Medium, difficulty rating 0.50)

4

4

4

1

5

Difficile

7

1

9

6

2

6

8

3 5

5

5

9

4 6

2

3

8

2

1

6

6

6

7

9

Nonostante queste donne non siano più vive, le loro azioni, le loro storie vivono e vivranno ogni giorno e continueranno a ispirare migliaia di persone con il loro coraggio, la loro forza di volontà e la sofferenza che hanno dovuto patire. Ecco a chi è dedicato questo libro: a tutte quelle donne che hanno detto, o decideranno di dire: "io parlo". n 

4

5

1 6

8

5

2

4

Generated by http://www.opensky.ca/~jdhildeb/software/sudokugen/ on Tue Dec 24 14:01:00 2013 GMT. Enjoy!

   

orgia intellettuale   

11


attualità

Come il fiore di loto Attualità | diEmanuele Vicinelli

P

iede da elefante, veniva chiamata. Presa in giro da tutti, osteggiata, allontanata, denigrata. Ignorata. Era solo una bambina che, al contrario delle altre, era figlia di contadini, e per questo lavorava, quindi aveva bisogno di piedi sani per portare sulle spalle il raccolto dal campo alla casa. Mentre le altre bambine, loro no. Avevano piedi piccoli e ricurvi, che stavano bene nelle scarpine cucite a mano da loro stesse, scarpine lunghe poco più di otto centimetri. Per fare un confronto, un piede lungo 9,7 centimetri oggi calzerebbe comodamente una scarpa che, sulla confezione, nella casella dedicata al numero, ha scritto 16. Scarpe da neonati.

Le altre bambine erano ricche, non dovevano lavorare, per questo erano state oggetto di una pratica, che si è lentamente estinta agli albori del '900, chiamata loto d'oro. Consisteva nel ripiegare le dita del piede della bambina sotto la pianta, per poi fasciarlo strettamente con tre metri di benda, in modo da costringerlo ad assumere una forma ad arco. La bambina veniva obbligata a camminare sul piede così bloccato, e le ossa, ancora flessibili e malleabili, si rompevano. E si risaldavano tra di loro in quella posizione così dolorosa. Le dita, sotto le bende, sanguinavano e si infettavano. La bambina piangeva, e per questo veniva picchiata. Ogni due settimane le scarpe che indossava sotto il piede bendato erano sempre più piccole, così come più piccola diventava la pianta dello stesso. Lo strato di carne della pianta del piede si ripiegava su sé stesso, impedendogli di snellirsi e curvarsi. Doveva essere periodicamente tolto, per questo la parte in eccesso veniva tagliata via con un coltello. Dopo anni, finalmente, le bende venivano tolte. La bambina ormai era diventata prima ragazza e poi donna, una donna con i piedi piccoli, ricurvi e gonfi. E ora era pronta per sposare l'uomo che la famiglia le imponeva.

12   

orgia intellettuale

Questa pratica prende il nome dal fatto che le donne con i piedi così deformati, per rimanere in equilibrio quando camminavano, dovevano muoversi con un'andatura particolare, che ricordava le movenze di un fiore di loto sferzato dal vento. Nelle famiglie povere la tradizione veniva rispettata solo quando la bambina era diventata ragazza in età da marito e, quindi, non poteva e non doveva più lavorare, ma sempre prima dei 13 anni, età dopo la quale le ossa, ormai, diventavano troppo rigide per potersi curvare. L'uomo bramava la donna dai piedi piccoli, la desiderava. Il dolore che aveva sopportato testimoniavano la sua docilità, le scarpe ricamate che la donna si cuciva erano indice dell'abilità nei lavori domestici. Soprattutto, però, i piedi piccoli e le dita ripiegate facevano male, così la donna faceva fatica a camminare. Così non poteva scappare dal marito. Così era sottomessa, domata, vinta. Così non era più donna. Piede da elefante, veniva chiamata. Osteggiata, denigrata e ignorata. Ma non ti preoccupare, piccolina: tra pochi anni i piedi piccoli ce li avrai anche tu. Basta. Basta alle violenze, ai soprusi, alle intimidazioni, basta alla tortura psicologica. L'amore non è costrizione, non si fonda sulla paura, non si basa sul possesso. L'amore è rispetto, è scelta, è passione, è l'altro, è il «non io ma lei», è porsi dopo chi amiamo. Mettiamocelo in testa. n


cultura » film

Il Grande Gatsby recensione | Cultura » Film |diChiara Gamberini Genere Drammatico Regista Baz Luhrmann Cast Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher. Durata 143 min Anno 2013 Trama Tratto dal romanzo omonimo di Fransis S. Fitzgerald, il film narra di un promettente giovane agente di borsa, Nick Carraway (Tobey Maguire), che nella estate del 1922 si trasferisce a Long Island, in una modesta casetta confinante con l'immensa dimora del signor Jay Gatsby (Leonardo DiCaprio). Oscuro e misterioso, con un passato e un presente torbidi, Gatsby è un milionario che organizza grandiose feste per far parlare di sé, anche se di lui pochissime persone conoscono la verità.

dei personaggi si ritrovano tutte le caratteristiche del film "Moulin Rouge". Il personaggio di Nick Carraway richiama subito alla mente lo scrittore squattrinato Christian, facendo perdere al film l'aura di mistero che dovrebbe avvolgerlo. Tirando le somme però si deve ammettere che complessivamente "Il Grande Gatsby" ha il suo fascino, è costruito bene e non è pesante da guardare. Consigliato a chi piace vedere film alternativi e in costume! n

Jay Gatsby stringe amicizia con Nick apparentemente senza motivi particolari, ma in seguito confessa di aver una situazione delicata in sospeso con Daisy Buchanan (Carey Mulligan), l'affascinante e dolce cugina di Nick. Il giovane agente allora decide di far rincontrare i due giovani dopo 5 anni dal loro ultimo saluto. In una spirale di musica R&B, alcol, feste grandiose e tradimenti, Nick si troverà a dover gestire una situazione fuori dalla sua portata, e che nemmeno lo riguarda.

Q

uesto film è la testimonianza chiara e innegabile della versatilità e della capacità di metamorfosi di Leonardo DiCaprio in quanto attore. Ogni personaggio da lui interpretato ha qualcosa di così particolare e ben costruito che non si ritrova negli altri, e in questo film è riuscito a mantenere il suo alto livello di professionalità. Non deludente ma di certo neanche esaltante è stata la regia di Baz Luhrmann: sembra quasi una pellicola già vista, poiché nello stile e nel carattere

   

orgia intellettuale   

13


cultura » fumetti

Manga Kissa Cultura » Fumetti | diIlaria Ledonne

S

alve a tutti, lettrici e lettori! Conoscete il detto "una volta è un caso, due volte è una coincidenza, ma tre volte è uno schema"? Io sì, e per esagerare ho fatto pure la quarta! Quarto anno di fila per la rubrica Manga Kissa, che fra alti e bassi cerca sempre di proporvi letture nuove ed interessanti!

Qualche giorno fa un ragazzo del giornalino mi ha detto: «La rubrica sui manga la rifai, vero? C'è una mia compagna che la segue sempre». Sono stata così felice! Mi rendo conto di non averlo mai fatto, quindi lo faccio ora: a tutti coloro che mi leggono, GRAZIE MILLE!!! Grazie davvero. E poi basta, partiamo!

Riguardavo i numeri di Orgia che ho a casa, ed ho notato che nonostante sia così popolare, non ho mai parlato di Naruto! Ma stiamo scherzando?!? Il dubbio sul non averne mai scritto mi è venuto a causa del fatto che da poco Masashi Kishimoto, l'autore di Naruto, ha annunciato che sta per concludere la storia, e chi legge i capitoli in pari con le uscite giapponesi sa di che cosa sto parlando. Mi è sembrato proprio un peccato non parlarne prima che si concludesse, perciò una recensione è d'obbligo!

14   

orgia intellettuale


orgia intellettuale

Naruto, ambientata in un mondo di fantasia abitato da ninja, è la storia di un giovane ninja di nome Naruto che viene considerato da tutti un incapace buono a nulla (un po' una costante per i protagonisti degli shonen), e che per dimostrare a tutti quanto vale, decide di dedicare la propria vita alla realizzazione del suo sogno: diventare Hokage (capo del villaggio). Ma la strada non è di certo facile, anche a causa del fatto che Naruto cela dentro di sé lo spirito della Volpe a nove code (Kyuubi), il demone che 12 anni prima dell'inizio attaccò il villaggio e causò non poche morti prima che il Quarto Hokage potesse fermarla e sigillarla all'interno di Naruto, dando la vita per la salvezza del villaggio. A Naruto segue Naruto Shippuden, che prosegue la storia dopo un salto temporale di due anni e mezzo circa.

Che dire? Stra-super-mega consigliato a tutti: è stato il mio battesimo al mondo dei manga perciò mi piace particolarmente. In alcuni punti è molto divertente ma sa essere anche molto serio e commovente. La trama è coinvolgente e i personaggi sono davvero ben fatti, in particolare quelli che nel corso della storia cambiano e si evolvono, come ad esempio il protagonista. Quindi leggetelo, non rimarrete delusi! Purtroppo, per mancanza di tempo (colpa mia...), concludo qua la rubrica per questo numero, ma per il prossimo prometto di scrivere molto di più! Ve lo prometto su questo pucciosissimo cane! (Che per chi fosse interessato è Tetsuya #2 di Kuroko No Basket, di cui ho parlato l'anno scorso... penso...) Al prossimo numero! n 

di Chiara Gamberini

   

orgia intellettuale   

15


orgia intellettuale

di Chiara Gamberini

16   

orgia intellettuale


Comitato Antimafia Rita Atria Ehi, tu! Sai cos'è la mafia? Ne sei così sicuro? Perché noi del Comitato Rita Atria siamo consapevoli che è un grave problema in Italia (ed anche in EmiliaRomagna, dove vi sono più di 100 beni confiscati). Pertanto come Rita Atria, la ragazza cui è intitolato il Comitato, ci informiamo e ci impegniamo nel nostro piccolo per sconfiggere la Criminalità Organizzata! Per saperne di più informati nelle classi 4N, 4O, 4A, 4E, 3E e 3H, consulta la nostra bacheca al primo piano tra i lotti 3 e 4 per conoscere le date delle riunioni o iscriviti al gruppo di Facebook. Ricordate: il nostro Comitato è aperto a tutti!

Con il supporto di Presidio Studentesco Mauro Rostagno

Gruppo Facebook http://sn.im/25a0azm

   

orgia intellettuale   

17


cultura » fotografia

Io armi non ne ho Canto Disarmato - Cantamaggio 2012 Cultura » Fotografia | diLucrezia Zanardi (ex-redattrice 2012-2013) Un piccolo omaggio a tutti coloro che si illuminano di fronte alla bellezza. A tutti coloro che si emozionano pensando al Parco delle Mondine di Medicina e alla magia che vi accade ogni 1 maggio. A tutti coloro che fanno teatro e che ogni giorno vivono la fatica e la gioia del sentirsi UNO. La bellezza non sta nelle foto, ma nei visi, nella passione che vediamo nel volto di ciascuno di questi 100 ragazzi. Quindi.. illuminiamoci! n

18   

orgia intellettuale


orgia intellettuale

   

orgia intellettuale   

19


orgia intellettuale

20   

orgia intellettuale


orgia intellettuale

   

orgia intellettuale   

21


orgia intellettuale

22   

orgia intellettuale


orgia intellettuale

di Chiara Gamberini

   

orgia intellettuale   

23


attualità copernicana

Caro Babbo Natale Attualità Copernicana | diEmanuele Vicinelli

C

aro Babbo Natale,

Mi chiedo quanti realmente sappiano la portata e le conseguenze della scelta che, consapevolmente o meno, hanno preso. Evidentemente no. Ora faccio il passo successivo. Mi chiedo quanti realmente abbiano avuto la voglia di protestare. Evidentemente pochi. Quest'anno l'occupazione è stata vissuta da molti come un'occasione per stare a casa, per andare in centro la mattina. Forse qualcuno più diligente della media l'ha vissuta come un momento per mettersi in pari con lo studio. Ma solo pochi l'hanno vissuta per quello che realmente doveva essere: un'occasione per protestare, per proporre idee, vagliare alternative, per confrontarsi. Ma non è andata così: se 501 persone hanno votato a favore dell'occupazione solo molte, molte di meno si sono presentate ad occupare realmente. Solo una cinquantina scarsa di studenti ha davvero organizzato i gruppi, ha partecipato attivamente ai flash mob e all'opera di volantinaggio. Solo pochi hanno preso parte alla pulizia dei bagni, un gesto semplice per fare capire che, in un'occupazione, non devono esserci per forza danni, ma qualcosa può essere costruito. D'altro canto l'occupazione stessa poteva essere gestita in maniera più responsabile: sarebbe stato molto più utile mettere, oltre che gli eventi alle feste e agli aperitivi, quelli relativi alle manifestazioni e alle proteste portate fuori dalla scuola, in modo da mettere a conoscenza le persone che non occupavano del fatto che non si protestava solo dentro al Copernico, ma anche andando fuori, nel mondo dove noi, oltre che studenti, siamo anche cittadini. Cittadini che dovrebbero essere pensanti e consapevoli dei problemi, e abbastanza maturi da sapere che occorre risolverli.

24   

orgia intellettuale

Non fermiamoci a guardare solo il lato negativo, però: mi piace pensare che l'anno prossimo le cose andranno meglio. Mi piace pensare che avremo Rappresentanti che, in situazioni come quella che abbiamo vissuto quest'anno, prenderanno le stesse decisioni che hanno preso i rappresentanti che si sono dissociati pochi giorni fa, con un atto indice di grande coraggio e di rigore morale. Mi piace pensare che ci saranno studenti che hanno imparato da quanto successo in questa occupazione e che, in piena consapevolezza, siano coerenti con quanto esprimeranno, a prescindere dal fatto che si occupi o no, e facciano solo ciò che ritengano giusto. Siano cittadini responsabili, maturi e, soprattutto, con molta voglia di cambiare le cose. Che tanto non basta mai. Con affetto

Uno studente qualunque n


cultura

» libri

Prima che sia troppo tardi Recensione del libro di Linwood Barclay Cultura » Libri | diGiulia Bergami

Q

uante volte ad un adolescente capita di rincasare più tardi dell'orario prestabilito con i genitori? Se poi magari si ha appena litigato con il padre di certo la voglia di rivederlo è poca. Ma se invece di una semplice fuga con gli amici si scoprisse che la propria figlia è veramente scomparsa? Questo è quello che è successo al protagonista del romanzo giallo di Barclay: Tim Blake. Abile venditore d'auto nel nord America, separato da anni da una moglie alla ricerca dell'uomo di carriera, ha una figlia Sidney ( o come la chiama lui Sid) di diciassette anni. Una litigata a colazione, una banale discussione sulla provenienza di un paio di occhiali a suo dire troppo costosi per l' effettiva busta paga della figlia sarà l'ultima immagine che Tim avrà di Sid. Ed ecco che il lettore da questo punto in poi si ritrova catapultato nella trama del celebre film di Pierre Morel Io ti troverò. Con questo non intendo certo dire che la storia è uguale, ma sicuramente si ripresenta la già vista scarsa collaborazione della polizia e una conseguente indagine "fai da te" del protagonista.

Ecco, da qui si può capire quanto, a volte, i genitori non conoscano effettivamente la persona che dovrebbe essere la più cristallina e trasparente di tutte: quella che hanno cresciuto e accudito sin dall'infanzia. Forse questo è il vero filo conduttore dell'intero libro. Di fatti tra mille ritrovamenti, false piste e colpi di scena Tim non verrà in nessun momento abbandonato dalla perenne preoccupazione di non aver mai saputo realmente chi fosse Sid. Berclay è riuscito, quindi, a rendere una storia all'apparenza già vista e rivista, un qualcosa di nuovo e avvincente. Il linguaggio molto scorrevole e la narrazione in prima persona riescono,infatti, a tirarti dentro alla vicenda come se stessi vivendo tu stesso quella situazione. Un libro che si legge tutto d'un fiato, perché alla fine di ogni capitolo, quando una questione si è finalmente risolta, ecco comparire quel qualcosa che ti fa dire: "aspetta ancora una decina di pagine poi smetto". n 

Una ricerca attuata un po' dietro le quinte, continuando la vita lavorativa di sempre e sforzandosi di dimostrarsi forte e poco frustrato. Di fatti la Barclay riesce a rendere perfettamente questa netta caduta di un uomo che, abituato ad entrare al lavoro a testa alta e ammirato da tutti, improvvisamente si trova commiserato e compatito. La sua stessa datrice di lavoro, sempre severa e austera, nonostante i suoi repentini cali nelle vendite, lo tratta al pari di una sorta di intoccabile depresso sull'orlo del suicidio. Ma forse un poco lo è diventato veramente. D'altronde come si dovrebbe reagire scoprendo che la propria figlia, oltre ad essere scomparsa, non ha mai lavorato nell'hotel in cui si recava ogni mattina?

   

orgia intellettuale   

25


attualità

Persone! Attualità | di Chiara Montanari

Q

uanti di voi, passeggiando per le vie di Bologna, hanno visto almeno un senzatetto? E quanti, nel vederlo, hanno provato ribrezzo, poi pena, poi disinteresse? Basta uno sguardo par far nascere il conflitto interiore: "Sarà il caso di dargli qualcosa?" "Forse no, sarebbe inutile, che differenza fa una moneta?"... Così preferiamo non degnarli nemmeno di quello sguardo. Quindi non è la crudeltà a generare l'indifferenza, quanto piuttosto la nostra impotenza di fronte alla loro condizione, in quell'attimo in cui li incrociamo.

In ogni caso, ci sentiamo totalmente estranei alla loro vicenda, per noi il loro è un mondo parallelo, che non si incrocerà mai con il nostro. Pensiamo: "Io non potrei mai ridurmi così, sicuramente se sono in quella situazione è tutta colpa loro, non sono persone normali. Io non sarò mai così." Quando hai una casa, del cibo e affetti assicurati da tutta una vita, è ben difficile pensarla diversamente. Ho provato a chiedermi cosa si provi ad essere invisibile, perchè loro questo sono, invisibili: lo sono per il passante come, purtroppo, per la società. Il barbone, agli occhi del glabro, non ha una storia. È a stento una persona. Appare fetido, rovinato, immobile... E sa di esserlo. Vi chiederete il perchè di questo articolo, se così lo vogliamo definire. Qualche settimana fa ho avuto la fortuna di conoscere alcuni senzatetto e di dargli un aiuto concreto. Oggi so di aver conosciuto delle persone, e ho grande rispetto del loro coraggio: hanno scelto di vivere, anche se per molti di loro, trovare la morte non sarebbe altro che un sollievo. "Cos'è per te il coraggio?" "Per me è alzarmi ogni mattina e vivere, non ho paura di morire"... Questo mi ha risposto Fabio, quarantenne, che ha pagato l'alcolismo con una gamba. E prima? Un padre che violentava la sorellina durante pretestuosi

26   

orgia intellettuale

bagnetti pomeridiani. Una carriera militare nella legione straniera. Lorenzo mi ha risposto: "Il coraggio non è sempre una cosa positiva, con il coraggio ci ho quasi ammazzato un uomo. Una volta ho avuto il coraggio di bucare un ragazzo; era già completamente fatto e non riusciva a bucarsi ancora, gli usciva sangue dappertutto. Ma mi avrebbe pagato, e io l'ho fatto, mi servivano i soldi... Tornando indietro non lo rifarei, ma è successo". Molti di loro hanno vissuto questo e lo raccontano con una lucidità agghiacciante. Basta porgli una sola domanda, perché ti vomitino addosso un'intera vita. I senzatetto apprezzano il dialogo e anche un'uscita banale, un: "Come stai?" li fa sorridere. Noialtri siamo così abituati ad avere tante persone attorno e ad arrovellarci per conquistare la loro attenzione, la loro stima, per mero piacere personale, che ci dimentichiamo quanto in realtà siamo distanti gli uni dagli altri. Dimentichiamo quanto tutti abbiamo bisogno del contatto, quello vero. Pensare solo a noi stessi è davvero triste. E poi, a che scopo? Scoprirsi sicuri di sé, affermati, illusi di stare bene? È vero, finché l'illusione dura, si potrebbe davvero essere felici... Ma poi? Quando si arriva a sbattere la testa contro la realtà, una, due, tre volte? Che cosa si fa? Si chiudono gli occhi? È solo quando li apri che ti accorgi che dietro lo zuccherato muro dei tuoi favolosi problemi c'è il grigio, e ci sono anche i senzatetto, e basta regalare un panino, una tazza di tè, imparare un nome, per scoprire che non sono sporcizia, sono persone. Io apprezzo molto che loro sappiano fare una cosa che alla stragrande maggioranza di noi riesce difficile: dare. "Scusate, non è che avreste qualcosa per Giovanni? È arrivato da circa un mese a dormire sotto il mio portico e non accetta nulla, non parla con nessuno. Io ho provato a dargli la mia coperta, ma non l'ha voluta. Ma io sono sicuro, ha


orgia intellettuale

freddo. Provate per favore, magari da voi accetta qualcosa!". Questa è stata l'unica richiesta che Mario ci ha fatto mentre, come volontari, distribuivamo ai senzatetto cibo, coperte e vestiti, di notte, per quelle strade di Bologna dove non passa mai nessuno. Perchè loro, che nulla possiedono, sanno dare? Perchè loro, che nulla possiedono, alla domanda "Vuoi qualcosa?" rispondono: "Si grazie, ma poco... Così poi ce n'è anche per gli altri?" Non credo che la loro natura sia più generosa della nostra, forse il problema nasce dal fatto che noi che possediamo non vorremmo mai essere nelle condizioni di chi

non possiede, quindi pensiamo che sia possedere qualcosa, se è possibile sempre di più, il segreto della felicità, ma non ci accorgiamo che se tutti sapessimo riconoscere veramente di cosa abbiamo bisogno e sapessimo dare quel 'più' a chi non ha nemmeno un 'abbastanza', nessuno sarebbe costretto a vivere in povertà. Non so se una soluzione concreta a tutto questo sarà mai possibile, ma intanto potremmo pensarci, e farci nauseare da questo pensiero. n 

   

orgia intellettuale   

27


cultura

» musica

Random Music Pills Cultura » Musica | diLorenzo Bergonzoni Walking in the Air We're walking in the air We're floating in the moonlit sky The people far below are sleeping as we fly

Stiamo camminando nell'aria Stiamo fluttuando nel cielo / iluminato dalla luna La gente lontana laggiù / Dorme mentre voliamo

I'm holding very tight I'm riding in the midnight blue I'm finding I can fly so high above with you

Mi sto tenendo molto stretto Sto cavalcando nel blu di mezzanotte Scopro che posso volare cosÏ in alto con te

Far across the world The villages go by like trees The rivers and the hills The forests and the streams

Andando per il mondo I villaggi passano come fossero alberi I fiumi e le colline, le foreste ed i ruscelli

Children gaze open mouth Taken by surprise Nobody down below believes their eyes

I bambini guardano a bocca aperta Colti di sorpresa Nessuno laggiù crede ai propri occhi

We're surfing in the air We're swimming in the frozen sky We're drifting over icy Mountains floating by

Stiamo navigando nell'aria Stiamo nuotando nel cielo gelato Andiamo alla deriva sopra ghiacciate Montagne che galleggiano

Suddenly swooping low on an ocean deep Arousing of a mighty monster from its sleep

Improvvisamente in picchiata / Verso un oceano profondo Risvegliando un feroce mostro dal suo sonno

We're walking in the air We're floating in the midnight sky And everyone who sees us greets us as we fly

Stiamo camminando nell'aria Stiamo cavalcando nel cielo di mezzanotte E tutti quelli che ci vedono / Ci salutano mentre voliamo

V

isto il momento in cui esce questo numero del giornalino, ho pensato di spulciare un po' in mezzo alle canzoni che conosco, tra quelle che abbiano un minimo di spirito natalizio.

Niente di pu˘ facile: ne conosco quattro in croce. Avevo ampia scelta tra "Merry Christmas", "Jingle Bells", "Last Christmas" e "Walking in the Air". Scelta obbligata, essendo l'ultima quella un po' meno conosciuta. Ad ogni modo, ho cominciato a documentarmi un poco tramite la rete ed ho scoperto che c'è

28   

orgia intellettuale

una quantità pressochè indefinibile di cantanti, gruppi musicali o aspiranti tali che hanno voluto creare una loro versione di questa canzone (Scritta da Howard Blake per la colonna sonora del lungometraggio di animazione natalizio "The Snowman", in Italia "Il pupazzo di neve"). In se, la canzone mi piace molto. Senza eccezioni di sorta, tutte le versioni che ho ascoltato mantengono l'atmosfera sognante e festiva dell'originale. È una canzone calma, rilassante. Non una ninna nanna ma un pezzo veramente adatto, almeno secondo me, al rilassarsi in poltrona


orgia intellettuale

durante una serata invernale in cui non si ha nulla di nulla da fare. Se apprezzate le voci soprano, questo Ë decisamente un pezzo da ascoltare. Cantata per la prima volta da Peter Auty all'età di 13 anni, questa canzone è stata ripresa praticamente da chiunque volesse fare per qualunque motivo un album, una raccolta o una strimpellata di qualunque tipo che involvesse il natale. Le differenti versioni non variano di molto a parte in rari casi, anche perchè la canzone si presta ben poco ad essere reinterpretata radicalmente. Nonostante questo sono quasi una cinquantina le voci su Wikipedia di artisti di vario genere che si sono cimentati nell'impresa. Dai "Sephira", band irlandese che si lascia andare ai virtuosismi di violino a Cliff Richard, uno dei pochi uomini ad aver reinterpretato questa canzone, che ha portato la canzone un po' più sul filone del pop. Altri nomi che mi sono segnato sono quelli di Connie Talbot e Jackie Envacho, rispettivamente 8 e 11 anni (quando hanno registrato questa canzone).

Anche i The Darkness ed i Nightwish hanno dato le loro personalissime versioni del pezzo natalizio in questione: i primi sfornando un pezzo Rock strumentale veramente bello, ed i secondi dando spazio alla chitarra distorta ed alla batteria. Quest'ultima versione è quella che apprezzo di più, tra tutte, ma a voi scegliere! Qui i link alle versioni citate nell'articolo:

orgiaintellettuale.info/qr/5/rmp Lascio a Wikipedia il compito di fornirvi, se necessario, ulteriori versioni della canzone! n 

di Lorenzo Bergonzoni

   

orgia intellettuale   

29


orgia intellettuale

di Chiara Gamberini

30   

orgia intellettuale


orgia intellettuale

di Selma Inane

   

orgia intellettuale   

31


orgia intellettuale

Numero disponibile online!

Passami dopo avermi letto! Diffondete il verbo Copernicano tra compagni, amici e congiunti, le nostre parole sono per tutti e tutti sono invitati a partecipare! :)

32   

orgia intellettuale

www.orgiaintellettuale.info/archivio-numeri

Riciclami! Se proprio vuoi sbarazzarti di questo bellissimo giornale, non buttarlo nell'indifferenziata. Passalo a qualcun altro o riciclalo. Pensa a quei poveri alberi che sono stati tagliati per stamparlo!

www.orgiaintellettuale.info facebook.com/orgiaintellettuale redazione@orgiaintellettuale.info


Orgia Intellettuale | numero 5 | dicembre 2013 - gennaio 2014