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traverso un portale di e-commerce e paghiamo con la nostra carta di credito o in generale con moneta virtuale, affidiamo la sicurezza della transazione ad un algoritmo crittografico a chiave pubblica. Ovvero, proteggiamo le informazioni sensibili – come il numero della carta di credito – “mascherandolo” con una serie di operazioni matematiche che rendono il messaggio non intellegibile a chiunque non abbia la corrispondente chiave per decifrarlo. Il più famoso algoritmo di crittografia a chiave pubblica è RSA, che si basa sull’esistenza di due chiavi per ogni soggetto: 1) una chiave pubblica, utilizzata da chiunque voglia inviare un messaggio sicuro; 2) una chiave privata, che solo il soggetto co-

Figura 4: Esempio di trappola ionica [Fonte: Jan Krieger]

nosce e che serve per decifrare e leggere il messaggio. L’intera sicurezza del sistema RSA si basa sul presupposto che calcolare matematicamente la chiave privata a partire da quella pubblica, operazione possibile attraverso la fattorizzazione in numeri primi della chiave data, sia decisamente oneroso in termini di tempo e denaro per chiunque voglia provarci. Si stima attualmente che scomporre e decifrare una chiave RSA-1024 bit (309 cifre decimali) richieda circa un anno di tempo ed $1M di costo: oneroso, ma alla portata di molte organizzazioni governative. Sicuramente antieconomico per un singolo numero di carta di credito... Un computer capace di prestazioni 100 milioni di volte superiori a quelle di un computer tradizionale mette a serio rischio la sicurezza intrinseca di sistemi crittografici come l’RSA. Attraverso un attacco a forza bruta, la chiave potrebbe essere calcolata in pochissimo tempo. C’è di più. Già nel 1994 il professor Peter Shor del Dipartimento di Matematica Applicata del MIT teorizzò un algoritmo per utilizzare le proprietà dei qubit e della matematica quantistica per calcolare con velocità esponenziale i fattori primi di un numero dato. A Marzo 2016, Science ha pubblicato un articolo in cui ricercatori del MIT assieme ai loro colleghi dell’università austriaca di Innsbruck annunciano di essere riusciti a creare un com-

ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI ROMA

Quaderno IOroma II-2016  
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