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FOCUS

possono generare ulteriori freni alle effettive convenienze di entrambe le parti. infatti, oltre a non essere superato il problema della validazione dei piani economico-Finanziari dei progetti di ppp, che possono essere validati senza un conseguente impegno al finanziamento reale dell’iniziativa, la norma prevede che i rischi del progetto in ppp vengano integralmente ribaltati sui privati, come di fatto avviene in qualunque attività imprenditoriale. un nuovo approccio che in linea di principio è perfettamente comprensibile poiché una pa non si può trovare coinvolta nel rischio d’impresa. le conseguenze, però, dell’applicazione di tale direttiva non sono irrilevanti. l’aumento del rischio nelle logiche finanziarie, inevitabilmente, si ripercuoterà sui saggi di remunerazione del capitale che, come noto, crescono con lo stesso. un aumento dei saggi che, conseguentemente, si traduce in un “maggiore costo” per il pubblico (come aumento del valore delle tariffe o della durata della concessione, come minor qualità dell’opera o del servizio, ecc.). un fattore ben noto in gran bretagna dove, con il PF2 (Private Finance 2), proprio per ridurre i saggi attraverso una riduzione del rischio, le pa

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stanno entrando, con piccole quote minoritarie ma di garanzia, in compartecipazione nella newco (New company) di gestione con i privati. anche qui, pertanto, occorre lavorare preventivamente per creare una ”cultura” di questi strumenti e costruire, preventivamente, con gli istituti di Credito reali condizioni di fattibilità. il terzo passo del processo di realizzazione di un ppp riguarda la fase delle procedure di aggiudicazione. nella stesura della norma, le stazioni appaltanti vengono strutturate e sottoposte a un processo di qualificazione. in realtà, però, in concreto, nulla viene detto sulle modalità di valutazione per affidamento di progetti in ppp. Queste iniziative, che per la natura non possono essere aggiudicate che con il metodo dell’Offerta Economicamente più Vantaggiosa, comportano, però, che le Commissioni aggiudicatrici siano composte dalle diverse professionalità che la complessità dello specifico progetto, di volta in volta, richiede con un’ampiezza, anche numerica delle Commissioni che la norma non sembra prevedere. ancora una volta la stessa figura del rup, che dovrebbe garantire anche nel bando, adeguati criteri

Rivista IORoma III-2016  
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