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La sanità nel Lazio vista dai giornali Venerdì, 2 dicembre 2016

a cura dell'Osservatorio delle politiche sanitarie del Lazio dell'Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Frosinone

Aurigemma (FI): "Pubblico e privato al collasso, mentre Zingaretti taglia nastri" “Mentre Zingaretti si limita a tagliare nastri, la sanità è al collasso. Quanto denunciato dall’Ugl non fa che confermare le nostre preoccupazioni. Sia il settore pubblico che quello privato accreditato con il servizio sanitario regionale stanno incontrando pesanti difficoltà, dovute principalmente alla politica di tagli e riduzioni portate avanti dal governatore. Già nelle settimane scorse avevamo parlato delle problematiche dei lavoratori di Villa Aurora, Villa Fulvia e Karol Wojtyla. Adesso, il quadro è sempre più allarmante. Basti pensare alle nuove procedure di licenziamento per 26 operatori del gruppo Ini, oppure del caso del reparto di riabilitazione pediatrica del San Raffaele Pisana: un’eccellenza della nostra sanità che ha chiuso da ieri e le famiglie, dopo mesi di mancate risposte da parte della regione, hanno occupato il reparto stesso perché aspettano ancora un riscontro da

parte del presidente Zingaretti. Peraltro, le ricadute negative riguardano anche il personale, visto che sono 28 i medici e gli infermieri che rischiano il posto di lavoro. Senza dimenticare poi la questione dell’Idi, un fiore all’occhiello della nostra sanità, che corre il pericolo di veder svilito il gran lavoro fatto in questi anni per superare i momenti bui, a causa dei tagli decisi dalla regione. Questo è lo stato della sanità privata convenzionata con la Regione, a cui si aggiungono le solite criticità riguardanti le strutture pubbliche, come le liste d’attesa, il caos nei pronto soccorso e la cronica carenza di personale. Dei disagi e della gravità della situazione se ne sono accorti tutti, tranne il presidente e commissario ad acta Nicola Zingaretti” Lo dichiara il Capogruppo di Forza Italia della regione Lazio e vice presidente della Commissione Salute Antonello Aurigemma

Sanità, Giuliano (Ugl): “Manca un progetto di rilancio sia nel pubblico sia nel privato” “Inaccettabile gestione di Sanità pubblica e privata del Lazio: i lavoratori e cittadini pagano sulle proprie spalle la disastrosa situazione del settore, per il quale manca un progetto chiaro di rilancio e un adeguato coinvolgimento dei sindacati, come chiediamo da tempo”. Questo l’allarme del segretario Ugl Sanità Roma e Lazio, Gianluca Giuliano, secondo il quale “è quotidianamente tangibile la sofferenza degli operatori che fanno salti mortali per garantire servizi di qualità ai cittadini”. “Siamo di fronte ad una continua emergenza - sottolinea -, da una parte, nel pubblico, le misure adottate per lo sblocco del turnover del personale sono solo una goccia nell’oceano, dall’altra, la sanità privata accreditata è ormai alla deriva”. Basti pensare “al Gruppo Ini che, dopo tre anni di cassa integrazione e due anni di contratto di solidarietà, ha avviato una nuova procedura di licenziamento per 26 operatori; al

Gruppo San Raffaele che ha avviato una nuova procedura di licenziamento per 28 operatori dell’Irccs San Raffaele Pisana, a seguito della scellerata gestione dell’Ente Istituzionale sulla riabilitazione pediatrica, a causa di lacune sulla regolamentazione dei criteri di accesso e di appropriatezza sui pazienti in età evolutiva; siamo altamente preoccupati per la situazione della Fondazione Luigi Maria Monti (Isi, Irccs e Villa Paola), a seguito dei tagli del budget effettuati dall’ente regionale, i cui lavoratori hanno pagato a duro prezzo con cassa integrazione e contratti di solidarietà la scelta scellerata della Regione di penalizzare oltre misura le strutture in procedura concorsuale negli anni precedenti”. “È un sistema arrivato al collasso – conclude Giuliano - e i servizi ai cittadini rischiano vertiginosamente di perdere efficienza e qualità”.


Agostini (PD): “Bene stabilizzazione dipendenti ASP” “Un nuovo passo verso la normalizzazione della sanità del Lazio è stato fatto oggi con la stabilizzazione di 86 precari storici dell’Asp (Agenzia di sanità pubblica), dopo oltre 20 anni di precariato e dopo la chiusura dell’agenzia stessa e l’accorpamento delle funzioni in seno alla Regione. Con la firma dell’accordo di oggi, dopo l’intesa raggiunta a luglio, i contratti che attualmente sono a tempo determinato saranno trasformati in tempo indeterminato e parziale dal 1 gennaio 2019, così come

tutti i contratti da part-time verranno trasformati in fulltime, alle dipendenze della società LazioCrea. Una promessa mantenuta da parte della Regione, che segue le stabilizzazioni e le nuove assunzioni nelle Asl e che sulla quale abbiamo lavorato sin dall’inizio della legislatura.” Lo scrive in una nota il consigliere regionale del Partito Democratico Riccardo Agostini, membro della commissione Salute della Pisana.

Medicina - Ipotiroidismo: documento di consenso AME-AACE per il trattamento dell'ipotiroidismo - Le nuove indicazioni rendono più efficace e semplice una terapia individualizzata Stilate dall’AME, Associazione Medici Endocrinologi congiuntamente con l’AACE, American Association of Clinical Endocrinologists e pubblicate su Endocrine Practice le nuove linee di consenso per il trattamento dell’ipotiroidismo, una malattia che colpisce 5 milioni di persone in Italia. L’ipotiroidismo colpisce prevalentemente il genere femminile ed è una delle malattie endocrinologiche più comuni colpendo circa 5 milioni di italiani. Una patologia non grave ma con cui fare i conti ogni giorno, ricordando per tutta la vita l’assunzione dell’ormone tiroideo con le limitazioni previste dal trattamento tradizionale e le difficoltà che possono intervenire nel corso degli anni. “Una tiroide che non funziona a dovere o che è stata rimossa chirurgicamente, spiega Enrico Papini, Direttore UOC Endocrinologia e Malattie Metaboliche, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale, ha ripercussioni su tutto l’organismo. Infatti, dal buon funzionamento di questa ghiandola dipendono il controllo del metabolismo e le principali funzioni dell’organismo quali il battito cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso centrale, l’accrescimento corporeo, il peso, la forza muscolare, il benessere della cute e dei capelli e tante altre ancora. In ugual modo, se la terapia non è adeguata, si può avere un insidioso peggioramento della qualità della vita”. “Le linee guida e i documenti di consenso hanno un compito arduo: stabilire cosa è corretto per tutti considerando le tante variabili ed eccezioni che la pratica clinica presenta per arrivare a quella medicina personalizzata che ogni paziente chiede. Quando però lo strumento farmacologico è rappresentato da una sola molecola, la levotiroxina, il più importante ormone della tiroide prodotto per sintesi, deve essere prestata la massima attenzione a tutte le condizioni che possono interferire con la terapia, continua Rinaldo Guglielmi, Past President AME, Associazione Medici Endocrinologi. Queste linee di indirizzo personalizzano il trattamento non solo secondo parametri fisici, come peso ed età, ma ribadiscono che la gestione della malattia deve essere in accordo anche con

lo stile di vita e le preferenze del paziente. Infatti, nella scelta della terapia non deve essere considerato solo il raggiungimento dell’equilibrio ormonale ma anche il benessere del paziente e i fattori che possono influenzare l’aderenza alla terapia. Un benessere che può corrispondere con la semplicità della forma farmaceutica: meno eccipienti meno possibili effetti collaterali”. “Nei casi in cui la terapia sostitutiva presenti delle difficoltà nel raggiungere obiettivi ottimali o quando si ha particolare instabilità dei valori ormonali, spiega Franco Grimaldi Presidente dell’AACE Italian Chapter, la raccomandazione è di non procedere solo alla modifica ripetuta del dosaggio giornaliero ma di considerare anche il trattamento con una differente formulazione, come la formulazione liquida o le capsule molli, che sono in grado di accrescere la non facile aderenza alla terapia. Queste formulazioni devono essere considerate anche nei soggetti a rischio di alterato assorbimento della compressa per condizioni di malassorbimento gastrointestinale, quali la celiachia, l’assunzione di farmaci interferenti di uso comune e nelle non poche persone che non riescono a rispettare i tempi di attesa prima della colazione. Infatti, la formulazione liquida, ad esempio, ha dimostrato scientificamente di poter essere assunta in prossimità del primo pasto della giornata, contrariamente alle compresse che devono essere assunte da 30 a 60 minuti prima. Ricordiamo, inoltre, che le nuove formulazioni possono essere anche assunte dagli intolleranti al lattosio, al contrario delle compresse che contengono questo zucchero, conclude l’esperto”. “Nella pratica clinica, ci troviamo a trattare pazienti che, pur avendo raggiunto valori ormonali normali di TSH, continuano a presentare sintomi di ipotiroidismo. In


questi casi, soprattutto per le persone che hanno subito l’asportazione della ghiandola, viene preso in considerazione l’utilizzo di una terapia sostitutiva con la combinazione dei due ormoni tiroidei, per supplire alla mancanza endogena di T3, conclude Enrico Papini. È ovviamente necessario escludere, prima di iniziare la terapia combinata, che la condizione di malessere sia riconducibile a problematiche psicologiche o ad altre patologie non conosciute. Questa opzione riguarda una

minoranza dei pazienti e non dovrebbe essere intrapresa come modalità iniziale di trattamento, tuttavia l’associazione T3-T4 può migliorare lo stato di benessere in un numero non trascurabile di persone ipotiroidee. Deve essere sottolineata la necessità di evitare l’utilizzo indiscriminato della T3, escludendo in particolare i pazienti fragili o con problemi cardiovascolari e, tassativamente, le donne in gravidanza o che si preparino al concepimento”.

San Raffaele, Aurigemma (FI) “Continuano le bugie di Zingaretti” “Apprendiamo del solito comunicato anonimo del sig. regione sulla vicenda della chiusura del reparto di riabilitazione pediatrica del San Raffaele Pisana, nel quale viene affermata la presenza di un tavolo tecnico che vede impegnati la struttura stessa, la Regione e il Bambino Gesù per regolamentare i criteri di accesso e di appropriatezza per le attività in questione. Comprendiamo bene che la nota sia anonima perché ci si dovrebbe vergognare a scrivere e a continuare a menzionare notizie difformi dalla realtà. Zingaretti dovrebbe incominciare a mettere la sua faccia dinanzi a queste situazioni, non solo per le scelte errate che reitera ma anche per le persone che lui ha voluto alla guida della sanità regionale, che in più occasioni hanno tenuto atteggiamenti maleducati sia a livello istituzionale che nei confronti delle famiglie, che nel caso specifico sono mamme di bambini affetti da gravi patologie, e che sistematicamente convivono con i disagi del settore. Per quanto riguardo il reparto di riabilitazione pediatrica, la vera storia è questa: nel mese di luglio la struttura, guidata dal prof. Albertini, e i genitori dei piccoli pazienti scrivono alla regione, sollecitando l’attuazione del protocollo Stato Regione stipulato nel 2011, per quanto riguarda la disabilità. Protocollo che già è stato attuato da altre regioni d’Italia, a seguito dell’emanazione delle linee guida avvenuta anni fa dal Ministero della Salute. Naturalmente la struttura e i genitori non hanno ricevuto il benché minimo riscontro da parte della regione. Il San Raffaele, dopo aver svolto questo servizio senza alcun tipo di retribuzione da parte della regione, comunica ai pazienti e ai genitori la cessazione delle attività dal 30 novembre. Le mamme ovviamente scrivono a settembre ai consiglieri regionali e dopo una lunga discussione durante il consiglio straordinario sulla sanità, fortemente voluto dalle opposizioni, tenuto alla Pisana il 14 novembre, si riesce a convocare una seduta della commissione salute per lo scorso lunedi 21. In quella sede, si denota la mancanza del presidente Zingaretti e del responsabile della cabina di regia Dott. D’amato, è invece presente ahimé il direttore regionale del dipartimento salute Dott. Panella, che si distingue anche in quel caso per il suo bon ton nei confronti del

personale della struttura, dei genitori, ma anche verso i consiglieri, accusati dal dirigente di aver riunito allo stesso tavolo controllore e controllato. Nonostante le rassicurazioni del povero dott.Schiavetti, in rappresentanza della cabina di regia, naturalmente si fissa soltanto un ulteriore incontro tecnico di li a pochi giorni. Il San Raffaele, allora prende l’iniziativa di predisporre il protocollo di attuazione per risolvere il famoso problema delle linee guida, sostituendosi di fatto a Zingaretti, visto che il protocollo è di competenza della regione. Questa documentazione viene consegnata appunto alla regione, che in sostanza con tutta calma dice che valuterà. Ovviamente siamo arrivati alla giornata odierna (il 30), il reparto è stato chiuso e le mamme per perorare i loro diritti si sono recate al freddo e al gelo sotto gli uffici di Via Colombo. Anche oggi, Zingaretti non le ha ricevute ma si è presentata la solita trojka ( Panella-D’amatoSchiavetti), che ha dato l’ennesima prova di maleducazione visto che ha ribadito ai genitori che si sono sbagliati a rivolgersi alla commissione e alla politica. Anche se D’amato e Panella si dimenticano che le loro nomine sono espressione proprio della politica e non di un concorso all’Ergife. Quindi, se non sono in grado di risolvere i problemi, almeno potrebbero tenere un comportamento più educato. Anche l’incontro di stamattina si è chiuso con un nulla di fatto, ma non è mancato lo show di voci alzate, pugni sbattuti sui tavoli, di fronte ai genitori e ai bambini. Le famiglie, comprensibilmente sconsolate, si sono recate di nuovo al San Raffaele, e la proprietà ha chiamato direttamente il presidente Zingaretti, esternando il totale disappunto per la scelta del personale, privo sia di capacità che di umanità. Il risultato è l’ennesimo comunicato sterile, a firma regione Lazio, nel quale non viene data la minima certezza alle mamme e al personale. Tant’è che già sono state avviate le procedure di mobilità per medici e infermieri del reparto. In sostanza, nonostante tutto ciò, siamo di fronte all’ennesimo impegno preso e non mantenuto da Zingaretti. Questa, purtroppo, è la sanità laziale”. Lo dichiara il Capogruppo di Forza Italia della regione Lazio e vice presidente della Commissione Salute Antonello Aurigemma


D’Amato: "Raggiunta soglia Lea per screening Seno" «Per la prima volta abbiamo raggiunto la soglia Lea per lo screening alla mammella: questo è un dato significativo». Così il responsabile della cabina di regia sanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato, nel corso dell’inaugurazione della nuova Senologia dell’ospedale San Giovanni di Roma. «Sono state invitate più di 300 mila donne nell’ultimo anno - ha spiegato - di cui hanno aderito oltre 135mila. Con questa adesione è stato possibile diagnosticare 660 tumori alla mammella. Questo è un dato importante, il Lazio non era mai arrivato a questo livello di adesione ai Lea. Questo ci conforta anche nel lavoro che fa la Senologia del San Giovanni - ha concluso D’Amato - uno dei centri più importanti della città di Roma e della regione»

Latina, l'Aids spaventa ancora: 7 morti e 30 nuove infezioni nel 2016, 500 i pazienti in cura L'Aids uccide ancora, come dimostrano i 7 casi di pazienti morti nei primi 11 mesi del 2016 in provincia di Latina e le 27 nuove infezioni registrate nello stesso periodo. Ha commentato così il sindaco di Latina, Damiano Coletta, rivolgendosi ai ragazzi delle medie inferiori e superiori presso l'aula De Pasquale per la lezione aperta in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids: «Grazie alle opportunità offerte dalle nuove terapie i casi mortali sono in calo, ciononostante è sempre importante informare, soprattutto i giovani, riguardo ai rischi legati al virus dell'Hiv. A metà degli anni '80 non esisteva una cura e la mortalità era del 100%; grazie alla ricerca è stato identificato l'agente infettivo e individuata la terapia, che ha consentito di abbattere i tassi di mortalità; oggi abbiamo tutto ciò che serve per lottare con efficacia contro la sua diffusione». A tenere la lezione: Miriam Lichtner (Università La Sapienza), Anna Colucci (Istituto superiore di sanità) e Claudio Mastroianni (primario dell'Unità operativa complessa di Malattie infettive dell'ospedale Goretti di Latina). Mastroianni ha spiegato: «Nel nostro centro abbiamo in trattamento 504 pazienti su 510 totali, ma molti altri pontini potrebbero essere in cura nei centri romani. Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento costante nei pazienti in cura». Nel 2011 erano 385 i pazienti in trattamento su 415 totali, oltre cento in meno di oggi. A livello pontino, nel 2016, in maggioranza (78%)

i nuovi casi sono italiani, seguiti da africani (15%) e asiatici (7%); stessa percentuale (78%) per il sesso maschile nei nuovi casi; per quanto riguarda le classi di età, le nuove infezioni si registrano soprattutto tra i 20 e i 29 anni e oltre i 60 anni (entrambe le classi di età al 22%). Debellate quelle per via endovenosa (trasfusioni o tossicodipendenza), in provincia le trasmissioni avvengono oggi tutte per via sessuale: nel 41% dei casi si tratta di omossessuali e giovanissimi, classe in cui le nuove infezioni sono in costante aumento, nel 37% dei casi eterosessuali, e nel 22% sono bisex. Aumentata comunque a Latina la consapevolezza: se a luglio, per le chiamate di consulenza al numero verde dell'Istituto superiore di sanità, Latina era al 23esimo posto in Italia tra le province, ora è salita al 20esimo. I dati a livello nazionale, esposti da Anna Colucci (Iss) confermano la tendenza pontina: nel 2015 si sono registrati 3.444 nuovi casi di infezione da Hiv e le regioni con l'incidenza più alta sono proprio il Lazio, seguito da Lombardia, Liguria, Emilia Romagna; l'incidenza più elevata di nuovi casi è nella fascia di età tra 25 e 29 anni. Centrale è la strategia 90-90-90 dell'Organizzazione mondiale della sanità, per diagnosticare il 90% delle persone affette da Hiv; prendere in cura il 90% dei soggetti positivi; ottenere l'azzeramento del virus nel 90% dei soggetti positivi, rendendoli non contagiosi. (Fonte: Il Messaggero, Cronaca di Civitavecchia, Pag. 40)

Latina, l'emergenza freddo intasa il 118 Torna l'emergenza freddo nel territorio pontino e si paralizza il 118. Il dormitorio invernale infatti non è ancora stato allestito e buona parte dell’assistenza ai senzatetto grava sul pronto intervento 118 sempre più spesso chiamato a intervenire nelle ore serali e notturne, per salvare i senzatetto dall’ipotermia. Nella maggior parte dei casi i soccorritori vengono impegnati a lungo in questo tipo di emergenze. Tutto questo non fa altro che peggiorare una situazione già critica dato che la spending review imposta dalla politica regionale alla spesa sanitaria ha previsto anche un taglio dei mezzi di soccorso. Nel centro città sono operative infatti due ambulanze, con sede in via degli Osci, ma solo una svolge servizio ventiquattro ore al giorno: l’altra copre la turnazione solo per dodici ore, di giorno, mentre di notte resta ferma. Questo perché nell’appalto regionale non è prevista la copertura della turna-


zione completa che prima veniva garantita con personale e mezzi dell’Ares 118 extra appalto. Ulteriori tagli hanno portato all’abolizione delle dodici ore notturne della seconda ambulanza e questo vuol dire che su Latina centro, di notte, è in servizio una sola ambulanza.

Rieti, Zingaretti risponde ai sindaci ma lo fa a metà Finalmente il Presidente della Regione Lazio, Zingaretti ha risposto alla Conferenza dei Sindaci e Comitato per il Diritto alla Salute, tuttavia la risposta non è risultata quella che ci si aspettava. La Regione, infatti, ricorda i tanti interventi fatti per il sistema sanitario reatino ma non parla del famoso decreto regionale che dovrebbe certificare lo status di area disagiata periferica del territorio reatino, così da metterlo al riparo dall'applicazione futura della legge Lorenzin del 2015 e del decreto di riordino della sanità laziale del 2014. A dire il vero, nella sua nota, Zingaretti scrive: «Non procedere a riconversioni e/o riduzioni dei servizi del de Lellis e rafforzare la Asl di Rieti: questo hanno chiesto i sindaci il 28 settembre e questa è la strada maestra su cui si muove la Regione Lazio» per poi riassumere tutti gli interventi fin qui effettuat: «L'aumento dei posti letto, gli interventi strutturali sul Pronto Soccorso, il potenziamento del reparto neonatale. In tre anni la Regione ha stanziato oltre 13 milioni di euro per la Asl di Rieti, e il grosso della cifra (10 milioni) è stata impegnata per il potenziamento dell'Ospedale del capoluogo. In particolare, è stata rilasciata l'autorizzazione all'esercizio e all'accreditamento

istituzionale del SIMT. Nel febbraio 2016 è stata attivata la Stroke Unit e lo scorso maggio è stata attivata l'Unità di Degenza Infermieristica e Discharge Room. L'attività di chirurgia ortopedica è stata incrementata con significativo miglioramento degli indicatori di esito e col potenziamento dell'attività del laboratorio di emodinamica anche grazie all'acquisizione di tecnologia più evoluta. Prossimi saranno l'attivazione della Chirurgia Oncologica ed il completamento del processo di restyling del laboratorio analisi, con adeguamento tecnologico ed implementazione del sistema a rete di point of care testing. Inoltre, sono già attivate o in corso di attivazione, convenzioni con il Sant'Andrea per attività di gastroenterologia, chirurgia toracica e cardiochirurgia, e con il Policlinico Gemelli per attività di ostetricia e ginecologia, alcune delle quali finalizzate allo sviluppo e qualificazione delle linee di produzione oncologiche». Tuttavia quanto elencato è il "già fatto" ma nessuna garanzia è stata data sul futuro prossimo circa la tenuta del de Lellis e della Asl reatina. (Fonte: Il Messaggero, Cronaca di Rieti, Pag. 39)

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