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La sanità nel Lazio vista dai giornali Mercoledì, 30 novembre 2016

a cura dell'Osservatorio delle politiche sanitarie del Lazio dell'Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Frosinone

Roma A Roma cresce l’emergenza anziani ma per alcuni si tratta di una miniera I dati degli ospiti anziani delle case di cura, case famiglia e comunità alloggio non vanno comunicati alla Asl, ma alla Questura. In questo modo però il risultato è che è facile sfuggire al controllo, alle leggi e ai regolamenti che stabiliscono chi dovrebbe essere ricoverato in base alle condizioni fisiche e quale personale dovrebbe essere presente. Per ottenere l’autorizzazione igienico sanitaria basta ottenere un pa-

rere non negativo dal Comune. Non lascia quindi stupiti che nella casa di riposo di Velletri, finita come molte altre al centro delle indagini degli inquirenti per le scarse condizioni igienico sanitarie in cui versavano gli ospiti, vi fosse anche una donna in sedie a rotelle cerebrolesa. Secondo Il Corriere della Sera è impossibile richiedere il numero preciso delle strutture di assistenza e del numero di persone che vi risiedono.

Quello che si sa è che le case di riposo (famiglia e alloggio) dovrebbero ospitare solo anziani autosufficienti o con non autosufficienza moderata. Non dovrebbero avere in organico personale medico né infermieri, a differenza delle Rsa ma se si supera un certo reddito i parenti non possono permettersi di sostenere l’intera retta di ingresso. (Fonte: Il Corriere della Sera, Cronaca di Roma, Pag. 3)

Regione / Petrangolini: nel Lazio un tavolo con le associazioni per combattere l’epatite C

Comunicato della Direzione Asl Convegno presso la sala di via Fabi

“Un tavolo di lavoro importante quello aperto oggi tra la Regione Lazio e le associazioni dei pazienti di epatite C impegnate nella Campagna ‘Senza la C’: una ottima occasione per dare una strategia alla politica sanitaria regionale in un ambito cruciale se si pensa che in Italia ci sono 9mila pazienti tra dializzati e in attesa di trapianto”. A parlare è Teresa Petrangolini, consigliere regionale del Lazio (gruppo Pd), componente della commissione Politiche sociali e salute.  “La Regione Lazio - spiega - ha accolto con favore l ‘ingresso di nuovi farmaci per curare la patologia. Bisogna cogliere questa opportunità: le risorse e i farmaci sono fondamentali, ma non sufficienti. Serve, infatti, il contributo delle associazioni dei pazienti per promuovere politiche più efficaci e raggiungere risultati concreti nel campo dell’assistenza”. “Partecipare alla promozione e alla realizzazione delle politiche - aggiunge Petrangolini - è una pratica normale in Europa. La Giunta Zingaretti è disponibile alla collaborazione con i pazienti anche se ha dovuto fare i conti con una situazione complicata dai vincoli del piano di rientro. Ma si può fare comunque tantissimo. Oggi si comincia aprendo un dialogo. Una iniziativa simile - ricorda- è stata presa con le associazioni dei diabetici e ha prodotto un risultato importante: la costruzione di un piano diagnostico terapeutico regionale partecipato. Vogliamo continuare su questa strada: la collaborazione delle associazioni - conclude - aiuta anche noi a fare meglio il nostro lavoro di amministratori”.

«I disturbi dello spettro autistico: approcci metodologici e progetto integrato nei diversi contesti di vita». Questo è il titolo del convegno che si svolgerà domani a Frosinone presso la sala teatro Asl di via Fabi a partire dalle 9,30. Dopo i saluti del commissario Asl Macchitella, del dottor Marcello Russo e del dottor Giuseppe Nucera i lavori si articoleranno in due sessioni: la prima, intitolata “Autismo: mai più senza rete” con gli interventi dei dottori Valeri, Venerosi e delle professoresse Villani e Venditti; la seconda sessione invece, intitolata “Metodologie abilitative ed esperienze a confronto”, vedrà gli interventi delle equipe degli ambulatori di Ceccano, Priverno e di Villa Alba. Alle ore 17 si parlerà dei segnali di allarme e dell’abilitazione precoce.


La Città eterna scelta per il 2017 dal programma Cities Changing Diabetes, un progetto globale per far fronte alla sfida che il diabete pone nelle grandi città L’annuncio nel corso del convegno “Sustainable cities promoting urban health”, organizzato a Roma dall’Ambasciata di Danimarca, in collaborazione con Ministero della salute, Istituto superiore di sanità, SDU-National Institute of Public Health di Danimarca, ANCI, Health City Institute, Danish Healthy Cities Network, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei ministri. Roma, 29 novembre 2016 – È Roma la metropoli scelta per il 2017 dal programma Cities Changing Diabetes®, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center con il contributo di Novo Nordisk che coinvolge Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, con l’obiettivo di evidenziare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire la malattia. L’annuncio è stato dato oggi nel corso del convegno “Sustainable cities promoting urban health”, organizzato nella capitale dall’Ambasciata di Danimarca in collaborazione con Ministero della salute, Istituto superiore di sanità, SDU-National Institute of Public Health di Danimarca, ANCI-Associazione nazionale comuni italiani, Health City Institute, Danish Healthy Cities network, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei ministri. “Nel 1960 un terzo della popolazione mondiale viveva nelle città. Oggi si tratta di più della metà e nel 2050 sarà il 70 per cento. Allo stesso tempo, circa 400 milioni di persone soffrono di diabete e si prevede un aumento fino a 600 milioni nel 2035”, dice Erik Vilstrup Lorenzen, Ambasciatore di Danimarca. Il compito è chiaro: per combattere il diabete è necessario aumentare l’attenzione sulla salute e sullo sviluppo urbano in modo da creare ‘città vivibili’. In breve, dobbiamo creare un ambiente urbano che promuova la salute come una parte fondamentale dell’infrastruttura e delle funzioni delle città. In Danimarca, soprattutto a Copenaghen, abbiamo un’ampia esperienza nel rendere la città più vivibile con una particolare attenzione sulla bicicletta come metodo di trasporto per incoraggiare l’attività fisica. Nella sola città di Copenaghen ci sono oltre 360 chilometri di piste ciclabili. Ma favorire la viabilità ciclistica costituisce solo una parte di un approccio multidisciplinare che coinvolge molti stakeholder: la società civile, l’ente di edilizia residenziale pubblica, la scuola, le associazioni di pazienti e tanti altri. Copenaghen riconosce le sfide della salute urbana e ha investito nella necessità di creare ambienti fisici positivi che incoraggiano attivamente il miglioramento della salute e il benessere. A Copenaghen, la salute pubblica costituisce una responsabilità condivisa dell’intera città, e

tutte le amministrazioni lavorano per il sostegno della salute e la riduzione dell’ineguaglianza salutare. Tutto ciò coinvolge la pianificazione urbana, ma anche gli asili nido, i programmi doposcuola e le aree sociali e dell’occupazione. Le politiche e le pianificazioni locali e nazionali (educazione, lavoro e settore residenziale inclusi), sono riconosciuti come elementi prioritari nella promozione della salute”. Oltre 3 miliardi di persone nel mondo vivono oggi in città metropolitane e megalopoli: Tokyo ha 37 milioni di abitanti, Nuova Delhi 22 milioni, Città del Messico 20 milioni. 10 anni fa, per la prima volta nella storia dell’Umanità, la popolazione mondiale residente in aree urbane ha superato la soglia del 50% e questa percentuale è in crescita, come indicano le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2030, 6 persone su 10 vivranno nei grandi agglomerati urbani, nel 2050 7 su 10. “Questa è una tendenza che, di fatto, negli ultimi 50 anni sta cambiando il volto del nostro Pianeta e che va valutata in tutta la sua complessità. Grandi masse di persone si concentrano nelle grandi città, attratte dal miraggio del benessere, dell’occupazione e di una qualità di vita differente, e la popolazione urbana mondiale, soprattutto nei Paesi medio-piccoli cresce anno dopo anno”, spiega Andrea Lenzi, coordinatore di Health City Institute, gruppo di esperti che ha recentemente messo a punto il manifesto “La Salute nelle città: bene comune”, per offrire a istituzioni e amministrazioni locali spunti di riflessione per guidarle nello studio dei determinanti della salute nei contesti urbani. Che aspetto avrà dunque il pianeta Terra nel 2050? Come si evolveranno le nostre città? Saranno in grado i governi di rispondere alla crescente domanda di salute? Dobbiamo, infatti, prendere atto che si tratta di un fenomeno sociale inarrestabile e una tendenza irreversibile, che va amministrata ed anche studiata sotto numerosi punti di vista quali l’assetto urbanistico, i trasporti, il contesto industriale e occupazionale e soprattutto la salute. “Le città stesse ed il loro modello di sviluppo sono oggi in prima linea nella lotta contro le criticità connesse al crescente inurbamento e, ovviamente, la salute pubblica occupa fra queste un posto di primaria importanza”, afferma Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale dell’ANCI e Sindaco di Catania. Un filo sottile ma evidente lega il fenomeno dell’inurbamento alla crescita di malattie come il diabete. Esiste infatti una suscettibilità genetica a sviluppare questa malattia, a cui si associano fattori ambientali legati allo stile di vita. Oggi sappiamo che vive nelle città il 64% delle persone con diabete, l’equivalente di circa 246 milioni di abitanti, e anche questo numero è destinato a crescere. Inoltre, la


maggior parte di loro - l’80% circa - vive in Paesi a bassomedio reddito, dove gli agglomerati urbani si espandono più rapidamente. Il vivere in città è associato ad un peggioramento dello stile di vita: questo rappresenta un fattore chiave dell’aumento di questa e delle altre malattie non trasmissibili - cardiovascolari, obesità, disturbi broncopolmonari, tumori - e studi internazionali evidenziano la connessione fra stile di vita degli abitanti delle aree urbane e prevalenza del diabete. “Ciò significa che nel definire le politiche di lotta a questa malattia si deve tenere conto del contesto urbano in cui essa si manifesta: risulta fondamentale pianificare lo sviluppo e l’espansione delle città in ottica di prevenzione delle malattie croniche, per incoraggiare stili di vita salutari. I dati evidenziano come città che non considerano questi aspetti nell’urbanizzazione finiscano per contribuire alla crescita di patologie croniche, e questa situazione può diventare esplosiva dal punto di vista sanitario soprattutto nelle megalopoli. Vivere in città aumenta da 2 a 5 volte il rischio di sviluppare il diabete”, aggiunge Lenzi. “L’inurbamento e la configurazione attuale delle città offrono per la salute pubblica e individuale tanti rischi, ma anche opportunità da sfruttare con un’amministrazione cosciente e oculata”, osserva Roberto Pella, Vicepresidente Anci e Presidente Confederazione Città e Municipalità UE. “Ciò può avvenire attraverso un’analisi preventiva dei determinanti sociali, economici e ambientali e dei fattori di rischio che hanno un impatto sulla salute”, prosegue. La principale arma di prevenzione a nostra disposizione, dunque, è eliminare o comunque modificare questi fattori. Per questo motivo

Steno Diabetes Center, University College London (UCL) e Novo Nordisk hanno dato vita nel 2014 a Cities Changing Diabetes. “Il programma non nasce con lo scopo di sostituirsi o di soppiantare il considerevole lavoro già in atto, in tutto il mondo, per affrontare il tema del diabete nelle città. Specialisti, accademici, istituzioni e comunità conoscono molto bene il problema”, chiarisce Federico Serra, Government Affairs and External Relations Director di Novo Nordisk Italia. “L’obiettivo è di dar vita a un movimento di collaborazione internazionale in grado di unire le forze per proporre e trovare attraverso l’analisi delle best practice soluzioni per affrontare il crescente numero di persone con diabete e obesità nel mondo, e il conseguente onere economico e sociale, partendo dal tessuto e dal vissuto urbano che tanta parte sembra avere in questo fenomeno”, dice ancora. Il programma Cities Changing Diabetes® ha visto in questi primi anni il coinvolgimento di sette grandi città: Houston, Copenhagen, Tianjin, Shanghai, Vancouver, Johannesbourg e Città del Messico. Nel 2017 sarà la volta di Roma. “In queste città i ricercatori elaborano dati e svolgono ricerche per identificare chiaramente lo scenario e capire le aree di vulnerabilità. Inoltre, si cerca di comprendere i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete, di identificare le politiche di prevenzione, oltre a comprendere come migliorare la rete di assistenza. In ultima analisi, si vuole individuare e comprendere, tramite case studies, come certi ambienti urbani favoriscano l’insorgenza del diabete di tipo 2 e le sue complicanze”, conclude Serra.

Roma San Camillo, interrotta la collaborazione con la onlus Sanes. Addio all'assistenza domiciliare L'ospedale San Camillo chiede «trasparenza e chiarezza» sulle procedure amministrative e sull'aspetto economico e per questo sospende la collaborazione con la onlus Sanes che fino al 5 novembre offriva assistenza domiciliare gratuita a circa 19 malati del Padiglione Cesalpino. I pazienti sono ora disperati perché, testimoniano, la Onlus offriva loro assistenza nella gestione di tutte le difficoltà di ordine pratico che accompagnano le cure invasive a cui sono costretti a sottoporsi. Assistenza domiciliare gratuita con visite, prelievi del sangue, trasfusioni, accompagnamento presso l'ospedale. Racconta Rossella Memoli, psicologa della Sanes: «Il materiale, le sacche di sangue vengono fornite dal Day Hospital del San Camillo, noi ci rechiamo a casa dei malati, abbiamo due mezzi per il trasporto perché il paziente ematologico è fragile, alcuni sono in gravi condizioni. Alcuni medici sono professionisti del San Camillo che fanno visite a domicilio come fossero visite intramoenia pagate dalla onlus e non dal paziente. Le Asl al momento non sono in grado di offrire un servizio come il nostro, vogliamo sapere il perché della sospensione della convenzione. Il San Camillo non ci dà soldi per quello che facciamo». Il 5 dicembre ci sarà un incontro tra i vertici dell'ospedale e rappresentanti della onlus. Il direttore generale del San Camillo, Fabrizio D'Alba spiega: «Abbiamo sospeso il progetto, vogliamo chiarezza, trasparenza, procedure codificate anche per dare certezze e continuità al paziente. Nello specifico l'attività domiciliare non è compito in carico all'azienda ospedaliera, ma territoriale. La nostra Asl ha un servizio con trasfusione a domicilio. La collaborazione con la Sanes nasce nel 2007 da un progetto sperimentale della Regione e quindi già in condizioni di deroga, non ci sono più stati i finanziamenti e la collaborazione è continuata con una modalità non pienamente ortodossa».  (Fonte: Il Messaggero, Cronaca di Roma, Pag. 38)


Rieti Rieti, Zingaretti non risponde sul de Lellis al via il sit in della salute La Regione alle richieste del Comitato per la Salute su un decreto formale che «blindi» Asl e «de Lellis» come presidi di zona disagiata e oggi alle 15.30 all'ospedale provinciale scatta il sit-in aperto a tutta la cittadinanza. L'idea era quella di fare una vera manifestazione, che da Rieti città arrivasse fino all'ospedale, ma la questura non ha autorizzato il corteo per via della concomitanza elettorale. La proposta del Comitato ricalca quella della Conferenza Locale della Sanità, ovvero dei Sindaci del 28 settembre scorso: un documento drammatico, che oltre alla richiesta di un decreto regionale con cui dichiarare Rieti zona particolarmente disagiata chiedeva di non accorpare l'Asl reatina con altre del Lazio, di adeguare il de Lellis al rischio sismico e faceva riferimento anche alla necessità di salvaguardare la quota capitaria e di attivare una Casa della Salute anche a Rieti città. (Fonte: Il Messaggero, Cronaca di Rieti, Pag. 34)

Viterbo Viterbo, nasce il primo bambino in acqua a Belcolle A Belcolle ora si nasce anche in acqua. Sabato scorso il primo parto del genere. Il bambino, un maschietto di quasi quattro chili, dopo 48 ore è già tornato a casa insieme a sua madre. L'ospedale di Viterbo non è il primo della provincia a offrire questo servizio dato che nel 2012 è stato l'ospedale di Tarquinia il primo della regione a garantirlo. Merito di un investimento del Comune pari a 17mila euro. Il travaglio e il parto sono avvenuti in una vasca rivestita da un pvc monouso, tessuto non tessuto, che ha consentito di creare un ambiente esclusivo, protetto e adeguato sotto il profilo della sicurezza per la mamma e per il piccolino. Il travaglio è durato circa due ore e mezza e il parto è avvenuto in circa 25 minuti nonostante le dimensioni del neonato. L'acqua è stata mantenuta a una temperatura costante tra i 36 e i 37 gradi in modo da ricreare l'habitat naturale, il sacco amniotico, nel quale il feto è cresciuto e si è nutrito. (Fonte: Il Messaggero, Cronaca di Viterbo, Pag. 35)

Rieti, test HIV gratis al de' Lellis per la giornata mondiale di lotta contro l’Aids L'Asl di Rieti, il primo dicembre, in occasione della "Giornata mondiale di lotta contro l’AIDS" rinnova la campagna di sensibilizzazione per la prevenzione dell’infezione da HIV e delle altre malattie a trasmissione sessuale. Grazie ad una iniziativa della Direzione Aziendale, l’Unità Operativa di Malattie infettive dell’Ospedale de’ Lellis, in collaborazione con il Laboratorio analisi, offre la possibilità di fare il test Hiv gratuitamente ed in anonimato presso l’Ambulatorio ospedaliero; in orario 9-13 e 14.30-18.00 e presso la Casa della Salute di Magliano Sabina; in orario 10:30-12:30 e 14:30-15:30. Il primo dicembre sarà possibile incontrare il personale medico ed infermieristico dell’Unità Operativa Malattie Infettive presso un Punto Informazioni e Counselling in orario 9/13 – 15/19, istituito presso il reparto ospedaliero e il Centro Commerciale Perseo.

Roma, donna denuncia: "mia madre troppo vecchia, si rifiutano di curarla" Il Messaggero, Cronaca di Roma, riporta in prima pagina la testimonianza di una donna che dopo aver chiamato il 118, ha visto il personale dell'autoambulanza accorsa presso il suo domicilio, rifiutare di prendere in carico sua madre in quanto aveva disposizione di accettare solo i rianimati. La donna ha quindi portato con la sua auto la madre, anziana e affetta ad arteriopatia al San Camillo. Qualche giorno prima una situazione analoga si era verificata al Santo Spirito dove l'anziana era stata rimandata a casa senza aver ricevuto alcun trattamento. Il punto è che i pronto soccorso della Capitale sono strapieni e, afferma la donna: «per evitare i ricoveri, qualsiasi patologia viene considerata da codice verde, massimo giallo. Il politraumatizzato lo accettano, il rianimato pure, ma chi ha pericolose trombosi in corso no». (Fonte: Il Corriere della Sera, Cronaca di Roma, Pag. 3)

Viterbo, concluso il corso per i volontari di Oncologia Concluso il corso di formazione per volontari in Oncologia organizzato dalle associazioni che compongono il Tavolo oncologico, in collaborazione con oncologi e psicologi della Asl. Da aprile a ottobre decine di volontari hanno seguito le lezioni della durata di circa 3 ore. Il progetto è stato lanciato dall'Aman. Spiega Maria Neve, presidente Amman: «La formazione dei volontari è uno strumento fondamentale per il miglioramento dei servizi che offriamo agli utenti. La condivisione della progettazione all'interno del Tavolo oncologico è l'occasione per ottenere una validazione delle competenze dei volontari nelle strutture pubbliche». (Fonte: Il Messaggero, Cronaca di Viterbo, Pag. 35)


Viterbo, parla la responsabile regionale Nursing Up: "Infermieri: insufficienti e senza mezzi" Situazione infermieri sempre più critica all'Ospedale Belcolle. Per questo il responsabile regionale Nursing Up Lazio, il sindacato degli infermieri italiani, Laura Santoro , con il responsabile della Asl di Viterbo, ha inviato tre informative e ha richiesto un incontro col direttore dell’ufficio Governo sanitario. Questo quanto scritto dalla Santoro in una lettera inviata al direttore generale della Asl Daniela Donetti: "Dopo aver parlato a lungo con molti colleghi in servizio a Belcolle, ho rilevato uno sconforto generale. Sono convinti che nell'azienda ospedaliera viterbese non venga premiato il merito. Vale a dire che non sanno come e perché vi siano delle nomine a coordinatori e posizioni organizzative. Delle fasce economiche credo sia meglio non parlarne. Molti si domandano anche le ragioni del trasferimento 'coatto' di alcuni, senza pre indicazioni, né formazione mirata . Tutto fa pensare a modalità poco trasparenti''. Non solo. "È stato trasferito il reparto di otorinolaringoiatria.

Causa lavori? Non vi è segnaletica, non è arrivata informativa ai colleghi – continua - Succede che, durante la notte e non solo, i pazienti che hanno la necessita dell'otorinolaringoiatra, debbano girare per l'ospedale, che già normalmente non è facile da perlustrare. Non è infrequente trovare utenti disorientati. Questa modalità è sicura per il personale e per i pazienti?''. Altro problema: la mancanza di mezzi a disposizione del personale come banalissimi computer: alcuni non sarebbero funzionanti da febbraio scorso. Altri avrebbero dei virus. Infine il problema degli ausiliari: "Nella struttura non esiste un gruppo sufficiente di ausiliari. Ho visto ausiliari dividersi su due piani, sempre che il coordinamento del Saio (Infermieri, Infermieri Pediatrici, Ostetriche) non ne ritenga utile l'utilizzo altrove, per carenza di personale, malattie inaspettate". Senza contare che nella gestione del personale va considerata l'età avanzata dello stesso personale. "Secondo l'Agenzia Europea per la

Sicurezza e la Salute sul Lavoro, i lavoratori anziani sono una parte crescente della forza lavoro. Nella Regione Lazio più che da qualsiasi altra parte, perché non si sente parlare di concorsi da molto, molto tempo rispetto alle altre Regioni. Si lavora più a lungo, quindi anche la gestione della Sicurezza del Lavoro, secondo la stessa Agenzia Europea dovrebbe diventare una priorità. È convinzione di questa organizzazione sindacale che molte sono le peculiarità dell'infermiere 'diversamente giovane'. Con l'età si accumulano anche esperienze lavorative e competenze. Tuttavia, alcune capacità funzionali, principalmente fisiche e sensoriali, diminuiscono per effetto del naturale processo di invecchiamento. I possibili cambiamenti delle capacità funzionali devono essere presi in considerazione nella valutazione dei rischi e per far fronte a tali cambiamenti devono essere modificati l'ambiente di lavoro e i compiti lavorativi''.


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