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La sanità nel Lazio vista dai giornali a cura dell'Osservatorio delle politiche sanitarie del Lazio dell'Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Frosinone

Giovedì, 1 dicembre 2016

Borsa di studio “Giannandrea” - Ricerca sui tumori, l’ordine dei medici premia Debora «Vede, mio marito ha fatto il medico per una vita e mai, come ora, ci sono stati tanti morti per tumore. Anzi, lui stesso è scomparso, due anni fa, per un cancro al colon. Quando se ne è accorto ha iniziato la chemio, poi l’intervento... nulla da fare. Dopo nove mesi è morto. Era il 29 maggio del 2014». La professoressa Maria Teresa è la moglie del dottor Mario Giannandrea di Atina (ex vice sindaco e consigliere provinciale) ed è la ideatrice della Borsa di studio che ogni anno, in accordo con l’Ordine dei Medici di Frosinone, viene assegnata ad un giovane studente che si laurea in medicina trattando tesi sulle malattie oncologiche.  Quest’anno è stata premiata (con un assegno della famiglia Giannandrea) Debora D’Aniello di Vallemaio, au-

trice di una tesi sul tumore all’utero. «Lo scopo della nostra iniziativa prosegue Maria Teresa Giannandrea - è quello di favorire la prevenzione e soprattutto la ricerca che, qui in Ciociaria, è all’anno zero. Ecco, con questa Borsa di studio vogliamo sollecitare i neo laureati ad impegnarsi in tal senso. Sono certa che, con l’aiuto dell’Ordine dei Medici, riusciremo a veicolare questo nostro messaggio anche nelle scuole della nostra provincia». L’iniziativa segue i recenti dati diffusi da «Italia Oggi» che colloca la provincia di Frosinone al 32° posto in Italia per morti di tumore, vale a dire un decesso su 4 è per cancro (per l’esattezza 26 ogni 100). «Mi creda - aggiunge la professoressa Maria Teresa - ho vissuto per oltre trent’anni vicino a mio ma-

rito e ai suoi pazienti. Mai ho assistito ad una escalation di morti come ora. Ecco perchè è importante fare qualcosa. Non possiamo restare indifferenti. E sono certa che questa Borsa di studio è un piccolo, ma importante passo, per favorire la prevenzione e la ricerca. E con l’Ordine dei medici lavoreremo proprio in questa direzione». Per la cronaca la consegna della Borsa di studio è avvenuta nell’ambito della Giornata del Medico, giunta alla XVI^ edizione. Il presidente Fabrizio Cristofari, tra l’altro, ha premiato con medaglia d’oro i colleghi per il 60° anno di laurea. Ossia: Giovanni Caroli, Loreto Castrucci, Auro Massa, Diego Morigine, Arduino Schietroma, Anna Maria Terenzi e Attilio Tremiterra.

Nasce primo osservatorio Lazio su Epatite C Il Lazio sarà la prima regione italiana ad avere un osservatorio dedicato all’Epatite C. Questo l’esito dell’incontro tenutosi presso la Giunta della Regione  Lazio tra il consigliere regionale Teresa Petrangolini, membro della Commissione Politiche sociali e salute e la rete ‘Senza la C’, composta da sei associazioni di pazienti e comunità colpite dall’infezione, ovvero Aned (Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto), Epac (Pazienti con epatite e malattie del fegato), FedEmo (Federazione Associazioni Emofilici), L’Isola di Arran (Associazione impegnata nella lotta all’emarginazione legata alla droga), Nadir (Persone con HIV/AIDS) e Plus (Persone LGBT Sieropositive). All’insegna delle tre le parole d’ordine Informazione, Prevenzione e Cura, nascerà infatti l’Osser-

vatorio ‘Una Regione senza la C’. Tra gli obiettivi quello di aggiornare il registro delle persone con HCV, monitorare la prevalenza dell’infezione, promuovere una prevenzione mirata ed effettuare campagne di sensibilizzazione e screening in popolazioni maggiormente a rischio, come tra i tossicodipendenti e nelle carceri, coinvolgendo anche altre associazioni. L’iniziativa prevedrà nell’immediato il rilancio attraverso circuiti distributivi e reti regionali della campagna di consapevolezza e sensibilizzazione Senza la C, avviata a livello nazionale dalle 6 associazioni nel 2014, e la definizione e adozione di protocolli per i test salivari: con queste due iniziative si intende avviare il cammino che ha come obiettivo finale quello di eliminare le barriere di cura che


impediscono a tutte le persone in necessità di accedere ai Consiglio Matteo Renzi, al ministro della Salute Beatrice nuovi farmaci contro HCV. Richiesta che tornano a fare Lorenzin e al direttore dell’Agenzia del Farmaco (Aifa) oggi le associazioni in una lettera aperta al presidente del Mario Melazzini.

Aids: in Italia lieve diminuzione delle nuove diagnosi di HIV nel 2015 Nel 2015 in Italia si è osservata una lieve diminuzione sia del numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv sia dell’incidenza (casi/popolazione) del virus. Il nostro Paese si colloca così al 13° posto in termini di incidenza Hiv tra le nazioni europee, come riferisce un focus sul sito del ministero della Salute in vista della Giornata mondiale dedicata alla malattia, con gli ultimi dati dell’Istituto superiore di  sanità al 31 dicembre 2015. La diminuzione del numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv nel nostro Paese è stata osservata per tutte le modalità di trasmissione, tranne che per i maschi che fanno

sesso con maschi. Nel 2015 la maggior parte delle nuove diagnosi Hiv è avvenuta negli omosessuali e nei maschi eterosessuali. La quota delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv in fase clinica avanzata (bassi CD4 o presenza di sintomi) è sostanzialmente invariata rispetto agli anni precedenti. Anche il numero delle nuove diagnosi di Aids è in lieve decremento. Il numero di decessi in persone con Aids è stabile dal 2010, mentre aumenta progressivamente la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che scopre di essere Hiv positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di Aids. 

La cambiale infinita del San Giacomo Si chiama canone finanziario ma assomiglia di più a un leasing o a un vero e proprio affitto, adesso, a fondo perduto. Una sorta di locazione dai risvolti assurdi. Fino al 2033 infatti la Regione Lazio dovrà ancora pagare oltre 2 milioni di euro all’anno per l’ospedale San Giacomo chiuso dal 2008 e inserito cinque anni prima in un maxi processo di cartolarizzazione condotto sotto la giunta Storace per rientrare dal deficit della sanità laziale, che con il passare del tempo ha interessato altre 49 strutture sanitarie. Attualmente la Regione paga annualmente per gli stessi motivi ben 89 milioni e mezzo di euro. La vicenda emerge proprio in occasione dell’anniversario dell’ottavo anno di chiusura dello storico ospedale in via di Ripetta. Il San Giacomo, sotto la giunta Marrazzo, chiuse i battenti dopo 670 anni di attività. Solo fino a pochi mesi prima la Regione aveva svolto lavori di ristrutturazione nei 32 mila metri quadrati dell’immobile a due passi da piazza del Popolo spen-

dendo circa 20 milioni di euro e inaugurando uno dopo l’altro nuovi padiglioni. Da allora l’edificio è invece in abbandono, senza manutenzione ordinaria, inaccessibile. Dotato di vigilanza privata che respinge qualsiasi tentativo di ingresso. Senza contare che altri lavori di ristrutturazione, nonostante la chiusura al pubblico, ci sono stati fino al 2013. «Stiamo cercando di sottrarre il San Giacomo a questo circolo vizioso nel quale è stato inserito, liberarlo dal vincolo del canone per poi riuscire a valorizzarlo, venderlo oppure trasformarlo in qualcos’altro», rivelano oggi dalla Regione. Un’impresa visto che sul complesso gravano importanti vincoli della soprintendenza e anche il volere della famiglia del cardinale Antonio Maria Salviati che nel suo testamento del 1562 dispose la cessione dell’immobile a Roma a patto che rimanesse un ospedale. Ma andiamo con ordine. Dopo la cartolarizzazione la Regione attraverso la neonata San.Im. incassò alcune de-

cine di milioni di euro dopo che la Asl di appartenenza cedette il San Giacomo alla stessa società. Ancora oggi è proprio la Asl a pagare il canone all’olandese Cartesio, società vincolo che emise i titoli necessari per il finanziamento. Una garanzia per le banche che nel 2003 hanno finanziato la cartolarizzazione. Ma nel caso del San Giacomo qualcosa, evidentemente, non ha funzionato. Tanto che nel 2009 la Corte dei Conti ha invitato «a riflettere se continuare a destinare denaro - per l’ospedale - senza che vi sia, neppure in prospettiva, un beneficio effettivo per l’utenza». Negli anni scorsi ci sono stati alcuni tentativi di recuperare il San Giacomo, finito al centro di vibranti proteste da parte dei residenti e pazienti - anche con cariche delle forze dell’ordine compreso quello di trasformarlo in una rsa per l’assistenza degli anziani. Un progetto anch’esso fallito e finito nel dimenticatoio che ora però potrebbe essere ritirato fuori.


Passi in avanti per la medicina nucleare Dal mese di agosto l'unità operativa di Medicina nucleare dell'ospedale di Belcolle, diretta da Riccardo Schiavo, ha dato avvio alla somministrazione del radiofarmaco Xofigo, a base di Radium-223 Cloruro, per la terapia del carcinoma prostatico in casi particolari. Il radiofarmaco utilizza per la prima volta nel complesso ospedaliero viterbese le particelle alfa che, rispetto al trattamento chemioterapico, si sono dimostrate efficaci nel combattere la malattia, quando diviene più aggres-

siva, in quanto riducono il dolore accusato dai pazienti e il rischio di fratture spontanee, garantendo quindi una qualità di vita altrimenti non realizzabile. I pazienti candidati alla somministrazione del radiofarmaco sono selezionati dal gruppo interdisciplinare di Uro-oncologia. I singoli casi clinici vengono discussi ogni lunedì a Belcolle presso l'unità di Radioterapia, con la partecipazione di oncologi, urologi, radioterapisti, patologi e medici nucleari. «Abbiamo iniziato ad erogare questo nuovo

trattamento spiega Schiavo dopo che la Regione Lazio ha individuato la nostra struttura come centro autorizzato alla somministrazione del radiofarmaco Xofigo. La Asl di Viterbo, con l'apertura di questa linea di attività, conferma la propria vocazione all'uso del nucleare buono, confermando la precisa scelta strategica fatta 12 anni fa con l'apertura della Medicina nucleare». Fonte: Il Messaggero - Cronaca di Civitavecchia pag. 44

Dialisi peritoneale in aumento i pazienti che si curano a casa Dialisi peritoneale, aumentano i pazienti trattati con l'innovativo trattamento. L'attività era iniziata con una prima fase di sperimentazione nel 2015, poi da giugno di quest'anno i pazienti assisti dall'ambulatorio attraverso il sistema domiciliare sono passati da 4 a 10. Nel distretto della Asl Roma 4 le patologie di insufficienza renale sono molto diffuse e attualmente presso l'Unità operativa complessa di Nefrologia del San Paolo sono ben ottomila le cartelle attive. I pazienti sottoposti con regolarità alla dialisi sono 260 e per un ristretto gruppo di questi, che rispondono a determinate caratteristiche, dallo scorso anno l'Azienda sanitaria, grazie a un accordo con la società Baster, ha attivato il nuovo servizio di emodialisi domiciliare. Le visite per reclutare nuovi pazienti idonei da avviare al trattamento sono sempre in corso, sottolinea il direttore dell'Unità Moreno Malaguti, specialista in nefrologia, e infatti altri due candidati stanno per partecipare al corso di training nel quale apprenderanno quali comportamenti tenere

per svolgere il trattamento a casa. «Gli utenti che risultano idonei spiega il primario del reparto - vengono sottoposti a un piccolo intervento per inserire un catetere peritoneale attraverso il quale poi, in piena autonomia, somministreranno il trattamento. Iniziano così il percorso di tutoraggio. In questo frangente gli operatori sanitari specializzati insegnano loro come procedere e quali regole igieniche tenere durante la somministrazione del trattamento, per non incappare in complicazioni e soprattutto in infezioni. A periodi stabiliti poi, i pazienti ricevono visite dagli infermieri specializzati del San Paolo che verificano in loco come procede il trattamento e se il paziente segue alla lettera le indicazioni. Questa nuova tecnica - aggiunge lo specialista - riesce a garantire una miglior qualità della vita a molti soggetti che soffrono di malattie renali e che, in attesa del trapianto, sono costretti a sottoporsi a cure stressanti e che rivoluzionano la vita stessa. Poter scegliere una terapia non invasiva e

dove il paziente è parte attiva del trattamento, è una conquista importantissima». Infatti, seguendo questa metodica, il paziente può sottoporsi alla dialisi nelle ore notturne, così da poter recarsi al lavoro e svolgere tutte le attività quotidiane in piena libertà. In questi giorni, inoltre, il sistema è oggetto di ammodernamento. «Stiamo dotando il sistema di registrazione dati - dice ancora Malaguti - di un modem wifi così che in tempo reale avremo la possibilità di monitorare i valori del dializzato». Visti i numeri e la gran mole di lavoro per l'unità di Nefrologia, nel 2017 ci saranno novità importanti. La Regione ha infatti accordato l'assunzione di due nuove medici, che si andranno ad aggiungesi ai 4 già arrivati in estate. Inoltre si sta procedendo a ritmo serrato con i lavori di adeguamento di un'ala del quinto piano dove verrà ricollocato il reparto che sarà arricchito anche di due nuovi posti letto dedicati a pazienti affetti da epatite. Fonte: Il Messaggero - Cronaca di Civitavecchia pag. 44


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