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La sanità nel Lazio vista dai giornali Martedì, 14 maggio 2018

a cura dell'Osservatorio delle politiche sanitarie del Lazio dell'Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Frosinone

Frosinone, medici di base al pronto soccorso: esperimento prorogato fino a dicembre Buoni risultati dall’esperimento dei medici di base nei pronto soccorso. Che ora viene prorogato fino a fine anno, per costi pari a 260mila euro. Ma resta comunque solo una “toppa” al sovraffollamento e alle criticità dei pronto soccorso ciociari. Le postazioni per codici bianchi e verdi, infatti, alleviano ma non risolvono le criticità strutturali che continuano ad alimentare le file (di pazienti e ambulanze) e i disagi quotidiani degli ospedali. La Asl ha deciso di confermare fino a fine 2018 la ricetta temporanea che ha portato i medici di medicina generale nei reparti di emergenza dei quattro ospedali della provincia di Frosinone. Si tratta di un progetto partito a metà gennaio come sperimentazione bimestrale e successivamente prorogato fino alla fine di giugno. Prevede che, al fine di abbattere il sovraffollamento dei pronto soccorso, i medici di base prendano in carico codici bianchi e verdi (le situazioni meno gravi dal punto di vista dell’emergenza). Con postazioni 7 giorni su 7, dalle 8 alle 20 in pronto soccorso. Ora una delibera della Asl proroga l’iniziativa fino al 31 dicembre del 2018. Il servizio con i medici di base nei pronto soccorso ciociari costerà circa 260mila euro totali per i mesi da luglio a dicembre. Nell’atto si mettono in evidenza i benefici prodotti dalla postazione per i codici bianchi e verdi. Confrontando i tempi di attesa in pronto soccorso nel quadrimestre gennaio-aprile di quest’anno con quanto avveniva nel 2017. Stando ai dati della Asl, se si fa una media fra i quattro ospedali del territorio, i tempi di attesa per i codici bianchi (quelli non critici e non urgenti) si sono ridotti di oltre il 60%. A Frosinone nel 2017 l’attesa per un codice

bianco era di quasi tre ore (170 minuti) e ora è scesa sotto le due ore (111 minuti). A Cassino le attese per i codici bianchi sono scese da 112 a 30 minuti; a Sora si sono dimezzate (da 46 a 24 minuti); ad Alatri sono meno della metà (da 156 a 65 minuti). Per i codici verdi (casi poco critici e differibili) i tempi di attesa sono stati abbattuti di oltre il 40%, se si fa una media dei quattro presidi provinciali. A Frosinone si è passati da 73 a 52 minuti. Tempi di attesa dimezzati ad Alatri (da 61 a 33 minuti), a Cassino (da 67 a 30 minuti) e a Sora (da 48 a 20 minuti). Questo però non deve illudere rispetto alle difficoltà in cui versano i pronto soccorso della provincia di Frosinone. Infatti il progetto è solo una misura per superare il sovraffollamento dei reparti di emergenza-urgenza. Nella stessa delibera della Asl si evidenzia che i medici di base hanno solo alleggerito criticità dovute «alla scarsità di dirigenti di pronto soccorso» da impiegare nei turni. La stessa azienda ribadisce nero su bianco che la dotazione organica dei pronto soccorso è «sottodimensionata per dimissioni, pensionamenti, limitazioni funzionali». E i concorsi per reclutare nuovi dirigenti di pronto soccorso sono ancora in alto mare, per via della mancata pubblicazione sul Bollettino regionale del bando. Problema che fa il paio con la carenza di personale e posti letto (ne mancano all’appello circa 200 in provincia) nei reparti. Con conseguenti attese nei pronto soccorso per i ricoveri nei reparti. Una criticità che si manifesta anche nelle file delle ambulanze fuori dagli ospedali, che attendono di riavere indietro le barelle e ripartire.


Frosinone, arriva la campagna di Senior Italia Federanziani «Parlo con te»

Ferentino, anche l’Ambulatorio Infermieristico diventa realtà

Presentata l’indagine sul rapporto fra senior e sanità nella provincia di Frosinone e nella Regione Lazio Senior Italia FederAnziani, con il coinvolgimento delle principali società medico-scientifiche, ha condotto una grande indagine per analizzare la vita reale della popolazione ultrasessantenne in Italia e approfondirne le condizioni di salute, gli stili di vita, il rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale. Il progetto, realizzato con il contributo non condizionante di Menarini, ha consentito di conoscere a fondo, attraverso focus group realizzati all’interno dei Centri Sociali per Anziani e con la somministrazione di questionari, le concrete problematiche sanitarie degli over 60, le loro abitudini, la propensione alla prevenzione e al mantenersi in buona salute, il loro rapporto con il servizio sanitario e il livello di soddisfazione rispetto a quest’ultimo. Dall’indagine, condotta su un campione pesato di oltre 6.000 persone in tutte le regioni italiane, emerge uno spaccato importante sul vissuto quotidiano dei senior, che evidenzia i punti di forza e di debolezza dell’offerta sanitaria rispetto ai loro bisogni. Il progetto PARLO CON TE farà conoscere questo quadro ai senior attraverso quaranta incontri in altrettante province italiane per fornire un quadro realistico delle loro condizioni di salute e stimolarli a diventare parte attiva nel rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale. Oggi 14 maggio a Frosinone, presso il Centro Sociale Comunale in Corso Lazio, si è svolta la presentazione dell’indagine sul rapporto fra senior e sanità nella provincia di Frosinone e nella Regione Lazio, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e degli attori del sistema sanitario.

Presso la Casa della Salute di Ferentino sarà attivato l’Ambulatorio infermieristico, per assicurare un’assistenza sempre più appropriata e continuativa e favorire l’integrazione tra la rete dei servizi ospedalieri e territoriali. L’ambulatorio verrà attivato tutti i giorni, da lunedì a sabato e agli utenti saranno garantite tutte le prestazioni di natura infermieristica, oltre a rappresentare un punto di ascolto sanitario per informazioni e orientamento sulla prevenzione. Un altro servizio, dunque, che potenzia ancor di più l’offerta della Casa della Salute di Ferentino, così come era stato spiegato quando la struttura è stata inaugurata. Ossia, l’impegno per l’aumento progressivo delle prestazioni erogate. Anche in questo caso, così come in occasione dell’inserimento della Casa della salute a Ferentino nel piano aziendale della Asl, il risultato è il frutto della collaborazione del dialogo tra la Regione Lazio del presidente Nicola Zingaretti e il sindaco di Ferentino Antonio Pompeo. “Voglio ringraziare il presidente Zingaretti – ha spiegato Pompeo – nel momento in cui si è presentata l’opportunità di potenziare la Casa della Salute di Ferentino con il servizio Ambulatoriale infermieristico, mi sono attivato. Il presidente Zingaretti ha subito accolto le richieste, considerando di assoluta necessità la presenza dell’Ambulatorio infermieristico a Ferentino, tenuto conto dell’ampio bacino di utenza che serve. Continueremo così anche in futuro. Dopo anni di tagli e chiusure, abbiamo invertito la tendenza e ora puntiamo a potenziare l’offerta socio sanitaria della nostra Città, proprio a partire dalle valorizzazione del ruolo e delle attività della Casa della salute”.

Intervento dell’Associazione Codici sull’affidamento dei servizi sanitari del 118 da parte dell’Ares alle Associazioni La delibera 241 del 30 marzo 2018 stabilisce che i lavoratori dell’ARES (AZIENDA REGIONALE EMERGENZA SANITARIA) dal 1° giugno saranno sostituiti da una rete del volontari pagati con rimborso per svolgere l’emergenza sanitaria nella Regione Lazio in un’ottica di risparmio. I servizi interessati dalla delibera hanno visto negli anni affidamenti diretti alle Associazioni, attivazioni di mezzi “spot” e un affidamento provvisorio in attesa dello svolgimento delle procedure comparative riservate alle ONLUS. La delibera 493/2015 ha creato uno schema-tipo di convenzione tra Regione e ONLUS, in luogo delle condizioni applicate

in precedenza. Attualmente l’affidamento di servizi ad Associazioni di Volontariato del territorio sembrerebbe sinonimo di vicinanza alla comunità, rispetto alle società votate al risparmio nell’esclusivo nome del profitto. Proprio in virtù di ciò l’attuale orientamento normativo (D.Lgs. 117/2017) prevede l’affidamento diretto, in via prioritaria, al Terzo settore. Le figure professionali attualmente impegnate nel servizio (principalmente infermieri) rimangono invariate nel numero e verrebbero assorbite senza problemi dalle Associazioni affidatarie del servizio. In ragione del previsto cambio di affidatario del servizio, sarebbe opportuno


per i “professionisti” prendere contatti con le Associazioni piuttosto che demonizzarle in pubblico, proprio per le opportunità offerte dai nuovi accordi. A bene vedere non esisterebbe una “privatizzazione” del servizio, semmai si tratta di una ricollocazione da privato a Terzo settore di postazioni da anni ormai in outsourcing. La direttrice generale dell’Azienda regionale emergenza sanitaria, Maria Paola Corradi, è stata molto esplicita: ha sottolineato infatti la consapevolezza da parte della società privata del carattere temporaneo di questo affidamento, consigliandole allo stesso tempo di riassorbire i lavoratori – considerate anche le molte attività da lei svolte sul territorio regionale. Attualmente non si sa

esattamente cosa succederà nell’immediato futuro: da una parte ARES 118 sembra determinata nel voler concludere la procedura di affidamento alle Associazioni, mentre dall’altra il personale attualmente impiegato nelle postazioni prosegue le proteste, con l’appoggio di alcuni esponenti politici. CODICI si augura che un servizio così importante e delicato come quello svolto da Ares, venga presto affidato alle Associazioni di Volontariato per far fronte senza ulteriori attese ad una situazione di emergenza generale nella Regione Lazio e che, il passaggio a politiche regionali e aziendali coinvolga in misura sempre maggiore il Terzo settore, lo valorizzi includendo il personale sia dipendente che volontario.

Anlaids Lazio: «Boom di contagi HIV soprattutto tra i giovani» Secondo l’ultimo bollettino del Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità «ogni anno si registrano circa 4.000 nuove diagnosi di infezione da Hiv. In proporzione è in aumento anche il numero di persone che scoprono la propria sieropositività poco prima della diagnosi di Aids conclamato. Il Lazio è tra le regioni con il maggior numero di nuovi casi (quasi 600) e vede a rischio la fascia di età compresa tra i 25 e i 29 anni. La riduzione di attenzione mediatica verso la malattia ha creato una generale disinformazione soprattutto tra i giovani, i più esposti a questo allarmante boom di contagi». Lo sottolinea Anlaids Lazio ricordando che «in Italia sono in terapia più di 130mila pazienti con Hiv». Promuovere prevenzione e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche sociali connesse all’Aids sono gli obiettivi dell’iniziativa ‘Arte & Aids’ a cura di Anlaids Lazio per sostenere progetti nel campo della lotta all’Aids. «Il progetto coinvolgerà numerose celebrity dello spettacolo, della moda, della cultura e dell’arte nella realizzazione di un lavoro creativo da trasformare in uno strumento di raccolta fondi spiega l’associazione - grazie ad un vero e proprio kit da pittura completo di tela, colori, pennelli e tavolozza, artisti e personalità daranno vita a delle opere che saranno esposte dall’8 al 14 giugno nella favolosa cornice di Palazzo Doria Phamphilj, e diventeranno oggetto di raccolta fondi in occasione di un evento che Anlaids Lazio promuoverà giovedì 14 giugno presso lo splendido palazzo cinquecentesco». Numerose personalità appartenenti a diversi settori hanno raccolto l’invito di Anlaids Lazio e si preparano a prestare la propria creatività per l’iniziativa. Tra i ‘Vip’

coinvolti nel progetto ci sono: Alessandro Preziosi, Patty Pravo, Filippo Magnini, Paolo Sorrentino, Vladimir Luxuria, Ornella Muti, Barbara Alberti, Roberto Coin, Ferzan Ozpetek, Fortunato Cerlino, Giuseppe Di Iorio, Massimiliano e Doriana Fuksas, Orietta Berti, Veronica Angeloni, Riccardo Rossi, Simonetta Gianfelici, Sandro Campagna, Nicoletta Romanoff, Paolo Giacomelli e Roberta Paolucci, Massimo Romeo Piparo e Antonio Capitani. I kit di pittura non raggiungeranno solo artisti e personalità, ma anche numerosi studenti degli istituti laziali coinvolti nel progetto di informazione «Anlaids Lazio incontra i giovani» promosso da Anlaids da oltre 15 anni nelle scuole secondarie di secondo grado, nonché gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Roma. I dipinti degli studenti si affiancheranno a quelli dei ‘Vip’ nell’esposizione di Palazzo Doria Pamphilj. Il progetto ‘Arte & Aids’ vedrà inoltre il coinvolgimento degli allievi del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma ai quali sarà affidato il compito di selezionare e interpretare le musiche di accompagnamento della serata del 14 giugno. «Per troppo tempo l’informazione sull’Aids - osserva Massimo Ghenzer, presidente di Anlaids Lazio - è stata debole e ha indotto i cittadini a sottovalutare l’infezione. Se si contrae il virus, i farmaci cronicizzano ma non debellano l’infezione, il sistema immunitario si indebolisce e i rischi per la salute aumentano. La corretta informazione, la prevenzione e il test salivare sono i contributi di Anlaids Lazio al territorio della nostra Regione. Ringrazio conclude Ghenzer - tutti i nostri volontari, i nostri soci e i medici dello Spallanzani per l’aiuto che ci danno nell’adempimento della nostra missione».


D’Amato: «Ferma condanna per aggressioni a Tivoli» «Serve una ferma condanna unitaria nei confronti della vile aggressione consumata questa notte ai danni del personale sanitario in servizio presso il Pronto soccorso dell’ospedale di Tivoli, mi auguro che sia fatta piena luce sui fatti e che i colpevoli vengano assicurati alla giustizia. Chi aggredisce un medico o un infermiere aggredisce se stesso». Lo dichiara in una nota l’Assessore alla  Sanità e l’Integrazione Socio-sanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato. «Stiamo parlando di persone che con grande spirito di sacrificio e professionalità si spendono ogni giorno per il prossimo. Proprio il 22 maggio incontrerò, insieme al Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, il Prefetto di Roma, - conclude D’Amato - che ha risposto positivamente alla nostra richiesta di incontro, per fare il punto sulla situazione e studiare una strategia comune per affrontare un fenomeno come quello delle aggressioni al personale sanitario in preoccupante aumento».

Roma, corso di laparoscopia a Tor Vergata Nel Policlinico di Tor Vergata chirurghi laparoscopici come piloti d’aereo. È appena partito il laboratorio didattico per la formazione e il perfezionamento dei medici diretto da Giuseppe Sica in questa tecnica mini invasiva. In pratica gli interventi vengono simulati per apprendere sul campo i segreti di tecniche sempre più sofisticate utilizzando apparecchiature di ultime generazione. Addio alle lunghe cicatrici: la chirurgia laparoscopica permette, utilizzando dei minuscoli bracci robotici e micro telecamere a altissima risoluzione (le cui immagini sono viste in tempo reale dal medico su un grande tv), di arrivare dentro l’addome del malato e vedere internamente in modo dettagliatissimo. Lo scopo del «laparoscopic training center» è portare in sala operatoria chi si è confrontato con le simulazioni che oggi riproducono in modo quasi perfetto la realtà.

Così c’è un duplice vantaggio per chi deve essere addestrato: impara a gestire questa moderna tecnica e a vincere l’ansia da prestazione. Il tutor, la maggior parte arriva dal Policlinico Tor Vergata, dispone degli strumenti più efficaci per trasferire l’arte mini-invasiva agli allievi. Al progetto partecipano anche Simone Sibio della Sapienza e i responsabili di importanti centri europei. Come i piloti di un aereo, che prima di afferrare la cloche passano ore e ore al simulatore, i chirurghi apprendono ogni aspetto della laparoscopia prima di operare. A Tor Vergata oltre 9 interventi addominali su 10 (soprattutto su colon retto e stomaco) sono fatti in laparoscopia: tra i vantaggi i giorni di ricovero medi si sono ridotti da 7 a 4,1. Le colecistectomie sono eseguite in day surgery. (Fonte: Il Corriere della Sera, Cronaca di Roma, Pag. 4)

Poggio Mirteto, Centro di Riabilitazione ancora chiuso Spacciato per operativo dal giorno dell'inaugurazione, avvenuta in campagna elettorale, il centro di riabilitazione gestito dalla Asl di Rieti a Poggio Mirteto, è ancora chiuso. A bloccarne l'apertura sarebbe la carenza di personale specializzato. Così, dopo una cerimonia inaugurale in pompa magna nella quale sono stati presentati al pubblico 17 posti letto dichiarati subito fruibili, sui 60 previsti, il centro ad oggi è off limits. L'unico impedimento riguarderebbe la pianta organica. Per accogliere i pazienti sono indispensabili tre fisiatri, che in una fase iniziale possono anche fermarsi a due. Al momento, però, solo uno ha risposto all'avviso pubblico promosso dalla Asl di Rieti. Due mesi fa, hanno

fatto sapere dalla direzione aziendale della Asl di Rieti, è stato pubblicato un avviso pubblico perché preparare un concorso avrebbe impiegato molto più tempo. Purtroppo, però a quell'avviso per medici gettonisti (a partita iva) ha risposto solo un fisiatra. Per poter avviarla ne servono almeno due. Come direzione aziendale, vogliamo farla partire prima possibile e ci stiamo muovendo in tal senso». E pochi giorni fa è stato pubblicato il bando per due fisioterapisti. Il resto del personale, invece, dovrebbe provenire dalle agenzie interinali e non rappresenterebbe un problema. Lo scoglio rimangono i fisiatri che in base alla legge devono dirigere il centro di riabilitazione. «Abbiamo attivato continuano


dalla Asl anche un percorso per stipulare una convenzione con strutture sanitarie private». Il disagio è reale. Non a caso, questa mattina, il direttore generale Marinella D'Innocenzo ha previsto un incontro per fare il punto della situazione per giungere a una soluzione in tempi rapidi. Dal taglio del nastro, sono trascorsi due mesi e mentre quei 17 posti letto sono vuoti, ci sono pazienti residenti in provincia che sono costretti a rimanere in cura presso strutture fuori provincia, dove

hanno iniziato ad essere seguiti prima dell'inaugurazione del centro di riabilitazione. La tanto attesa risorsa per il territorio resta così momentaneamente incastrata in cavilli e lungaggini che non fanno che dilatare quello che lo stesso direttore generale aveva definito «un percorso incompiuto che si trascina da anni», continuando a privare la provincia di Rieti di posti letto pubblici di riabilitazione e post acuzie. (Fonte: Il Messaggero, Cronaca di Rieti, Pag. 37)

Rieti, ancora vuota la casella del Direttore Sanitario della Asl Le dimissioni di Velia Bruno dalla carica di direttore sanitario della Asl di Rieti hanno generato un problema molto più grande della semplice necessità di trovare una nuova figura professionale in sostituzione della 53enne romana. Lo scoglio più grande è trovare chi ha voglia di venire a «sporcarsi le mani» a Rieti e si tuffi nell'avventura con le qualità professionali e di esperienza che il ruolo necessita. Impresa al momento impossibile alla luce dei primi tentativi esperiti dal direttore generale Marinella D'Innocenzo che ha contattato un paio di figure di livello che operano nella Capitale, ma ha ricevuto un garbato quando deciso «no, grazie». Rifiuti motivati soprattutto dal fatto che l'Asl di Rieti è inserita, per quanto riguarda il compenso eco-

nomico, in «fascia 2» e il ruolo di direttore sanitario è equiparabile, in termini contrattuali, a quello di un primario. E per chi viene da Roma, faccia ogni giorno il pendolare o si fermi durante la settimana a Rieti, di remunerativo in termini di stipendio c'è poco o nulla. Senza contare che il ruolo non può essere ricoperto part-time. Nell'immediato risulta inoltre difficile anche la nomina di un facente funzione, da pescare all'interno delle professionalità che operano a Rieti. Da escludere, la possibilità che al momento la scelta possa ricadere su due dei maggiori papabili, il dottor Mario Santarelli e il dottor Basilio Battisti, promotori del Comitato per un nuovo ospedale. (Fonte: Il Messaggero, Cronaca di Rieti, Pag. 37)

Tivoli, troppa attesa al pronto soccorso: scoppia la rissa Un pronto soccorso di frontiera, quello di Tivoli, per un bacino di utenza di quasi mezzo milione di persone. Domenica sera due medici e alcuni infermieri sono stati spintonati e picchiati, senza contare uno dei vigilantes, intervenuto per calmare una coppia già conosciuta, anche dalle forze dell’ordine, che aveva perso la pazienza per la lunga attesa della donna, in codice verde, prima di essere visitata. Lei, di 42 anni, e lui, di 49, hanno dapprima insultato medici e infermieri, poi sono passati alle vie di fatto. Attimi di tensione che sono continuati con l’intervento della guardia giurata, fino all’arrivo dei carabinieri. I militari della stazione di Tivoli, avvertiti dal personale sanitario, hanno scoperto che si trattava di persone con precedenti: le hanno denunciate per interruzione di pubblico servizio, minacce e resistenza a pubblico uf-

ficiale. Sembra che si fossero già presentate in mattinata al pronto soccorso. Per i vertici della Asl Roma 5 quella dei due è stata «un’azione deplorevole», denunciata dal direttore del Dea. Ci sarà anche un audit interno. Per l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato si è trattato di «una vile aggressione: chi aggredisce un medico o un infermiere aggredisce se stesso». Il prossimo 22 maggio D’Amato incontrerà il prefetto Paola Basilone insieme con il presidente dell’Ordine dei medici romani, Antonio Magi. Dura l’accusa lanciata da Dimitri Cecchinelli, segretario territoriale Cisl Fp Roma e Rieti, che sottolinea come «il Dea rimane il luogo di lavoro con più episodi di violenza in assoluto.». (Fonte: Il Corriere della Sera, Cronaca di Roma, Pag. 5)


Rieti, oggi chiusura anticipata Cup del de Lellis La Direzione Aziendale della Asl di Rieti martedì 15 maggio anticiperà la chiusura degli sportelli Cup dell’Ospedale provinciale de Lellis alle ore 18. La chiusura anticipata consentirà di effettuare la migrazione della base dati della Asl del sistema Recup su server più moderni e aggiornati e riguarderà esclusivamente gli sportelli Cup del de Lellis.

Viterbo, il 17 visite gratuite a Belcolle per la Giornata dell’asma Anche quest’anno a maggio si celebra la Giornata mondiale dell’asma. Il tema scelto questa volta è “Never too early, never too late”, non è mai troppo presto, non è mai troppo tardi. La manifestazione punta l’attenzione alla sensibilizzazione e all’educazione dei giovani su una malattia sociale che colpisce 3 milioni di soggetti in Italia. Federasma e allergie onlus, la Federazione italiana pazienti asmatici e Associazione laziale asma e malattie allergiche, Alama, hanno organizzato in quattro città del Lazio gli eventi “Porte Aperte”. Dopo gli appuntamenti di Colleferro, Roma e Rieti, giovedì 17 maggio la manifestazione farà tappa a Viterbo Nello specifico, dalle ore 10 alle 13, nella hall dell’ospedale Belcolle, i volontari Alama/Federasma e Allergie Onlus saranno presenti con un desk per fornire informazioni e per distribuire materiale divulgativo. I cittadini potranno prenotare, sempre nella giornata del 17 maggio, la visita medica e gli esami presso l’ambulatorio di Pneumologia, al secondo piano dell’ospedale viterbese Belcolle. Il personale medico e infermieristico della unità operativa Bpco e Malattie respiratorie croniche, diretta da Patrizia Scavalli, collaborerà alla realizzazione dell’evento attraverso un’attività di sensibilizzazione e informazione ed effettuando delle visite, spirometrie e test gratuiti. Hanno aderito all’iniziativa anche i pediatri pneumologi ed allergologi della unità operativa di Pediatria di Belcolle, diretta da Massimo Palumbo.

15 maggio