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Libertà

ECONOMIA

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ABBIATEGRASSO • Commercianti confusi e sulla difensiva

ITALO AGNELLI (ASCOM)

venerdì 13 gennaio 2012

Orari “liberi” per i negozi non vuol dire più lunghi Provvedimento inefficace e inutile?

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enere conto delle esigenze di tutti: delle attività commerciali, dei consumatori, dei grandi centri: con questo obiettivo nel decreto salva Italia è stata introdotta la norma che prevede la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali. Della norma è stata data notizia nel bel mezzo del mese di dicembre, mese topico per le vendite, reso quest’anno difficile dal peso della crisi economica nazionale. Il risultato è un quadro confuso che manca di riferimenti; i negozianti hanno sentito parlare di orari liberi e hanno subito reagito male: perché a loro, che soprattutto in dicembre lavorano un numero di ore esorbitante, annullando ogni festività, è parso un provvedimento controproducente, che sfavorisce i piccoli esercizi impossibilitati a coprire il servizio, a favore dei colossi in grado di prevedere turni per il personale dipendente. Ma nessuno ha mai parlato di lavorare di notte e soprattutto liberalizzare dovrebbe significare cambiare, liberare il settore dal rispetto di orari stabiliti dai regolamenti comunali, dai giorni fissi di riposo, dall’orario spezzato. L’associazione dei consumatori Adiconsum invita al rispetto e alla tutela di tutte le parti in causa, ma intanto Confcommercio nicchia e il presidente Sangalli dice: se liberalizzazione deve essere, allora riguardi tutti, non solo il commercio. E in città cosa dicono gli esercenti? Si va dai contrarissimi, ai possibilisti: vediamo tre casi. A.C.

Gigolò: «Ma il potere di acquisto è quello che è» «Totalmente contraria a questa proposta che mi pare assurda perchè non serve a nessuno: il potere di acquisto è quello che è, spalmarlo su orari più estesi o diversi non significa aumentarlo. Ad Abbiategrasso poi le abitudini dei consumatori sono molto radicate, ci sono tipologie diverse di clienti con relativi orari, che vanno accontentare. Noi siamo sempre stati favorevoli all’innovazione, non ci siamo mai tirati indietro davanti alle aperture domenicali o a quelle serali estive, ma lo abbiamo sempre fatto per offrire un servizio: il ritorno economico non c’è, mentre la necessità anche per noi di dedicare tempo alla famiglia e alla nostra vita privata, quella esiste. Non è facile la vita del commerciante che quando ha il negozio chiuso deve fare i conti con gli orari di altre strutture per pagare bollette e effettuare commissioni varie: ditemi voi quali altri servizi offrono maggiore disponibilità oraria di noi?»

Alimentari Ticozzi: «Non vedo stravolgimenti» « Non riesco ancora a capire dove stia la vera novità perchè mi pare che una liberalizzazione fosse già in atto e non mi sembra che si debba pensare ad uno stravolgimento: ognuno fa già ciò che ritiene più opportuno. La nostra attività per esempio è aperta tutto il lunedì. Forse in discussione c’è la domenica che però ad Abbiategrasso è già lavorativa, volendo. Ho la vaga impressione che si sia voluto alzare un polverone per spostare l’attenzione dai veri problemi, che sono quelli di un’economia che non tira: calendari regionali e deroghe esistono già».

Coccinella: «Va bene così, i clienti sono abitudinari» «Il nostro lavoro comporta tour de force notevoli perché è vero che se il negozio è aperto le vendite aumentano, però è altrettanto vero che la clientela si abitua e non cambia facilmente. Per esempio utilizzare la pausa pranzo da noi non funziona: la gente usa quel momento per far la spesa al supermercato, ma un abito lo acquista nel pomeriggio, non troppo tardi perchè ci sono sere d’inverno in cui alle 18.30 non si vede già più nessuno. Noi non siamo come quei cinesi disposti a vivere e lavorare in negozio, siamo persone con orari di lavoro già abbastanza estesi». A.C.

+20% GIA’ NEL 2011

Caro-benzina consumi giù Prezzi alle stelle

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iamo quasi a quota 1,8 euro al litro e già si prevede che il prezzo delle benzina possa toccare i 2 euro. Colpa dell'aumento delle accise e dell’Iva, colpa delle speculazioni...il dato di fatto è che il carburante è alle stelle, che la differenza tra gasolio e benzina è sempre più risicata, e che l’aumento riguarda anche il gas metano. Non c’è speranza per gli automobilisti, ma nemmeno per chi l’auto non la utilizza, perchè le ricadute di questi prezzi-boom, autentiche o gonfiate, ci sono già; soprattutto sui generi alimentari e comunque su tutti i beni di largo consumo che per arrivare a destinazione devono essere trasportati. Su gomma, perchè in Italia oltre l’85% delle merci viaggia così. Dunque chi va a fare rifornimento si accorge alla pompa dei rincari, gli altri pagano pegno con il rialzo di frutta e verdura, per esempio. Stanchi, tutti stanchi di questa vessazione e di un sistema che già nel corso del 2011 aveva portato ad un aumento medio del 20% del carburante. Ma non abbastanza stanchi da non dar vita ad uno sciopero contro il caro-benzina per far pressione sul governo: e infatti l’annuncio fatto dal sottosegretario Antonio Catricalà che prevedeva misure per incentivare i piccoli distributori dando vita a benzinai multimarca, che rivendono carburante proveniente cioè da società petrolifere diverse sta, diventando realtà. Intanto gli automobilisti sembrano aver ridotto i consumi, lo si evince da un calo del 6% delle vendite di benzina su base annua: ma cos’altro si può fare, nella maggior parte dei casi, se non utilizzare l’auto laddove i servizi di trasporto collettivo non esistono o funzionano da cani? Altro che ridurre i viaggi, come se l’auto fosse un mezzo “ da vacanza”, qui si tratta di raggiungere i posti di lavoro! Alessandra Ceriani

Strategie allo studio «si deve cambiare» N

egli uffici di via Annoni, sede dell'Associazione commercianti è tempo di riflessioni: l'annuncio della liberalizzazione degli orari impone, secondo il segretario Italo Agnelli, di adeguarsi alle decisioni che verrano assunte dalla Regione, ma nel frattempo di studiare strategie a livello locale. Per questo motivo il segretario inizierà una serie di consultazioni volte a capire se gli orari attualmente in vigore ad Abbiategrasso siano ottimali o se non sia il caso di pensare ad una differenziazione tra il periodo estivo e quello invernale per assecondare le diverse esigenze. Un discorso analogo potrebbe valere per alimentari e non food, dove i primi al loro interno potrebbero anche far nascere un angolo per i prodotti di qualità del nostro territorio. Per Agnelli è prioritario mantenere in vita l’apertura dei negozi la prima domenica di ogni mese, ma gli è ben chiaro il sentimento di disagio che i commercianti provano davanti all'ipotesi di orari di apertura estenuanti. «Ritengo che la liberalizzazione oraria sia una nuova strategia della grande distribuzione: siamo consapevoli che i dettaglianti non potranno mai adeguarsi ai colossi, ma dovranno sforzarci di interpretare le esigenze, non i capricci dei consumatori», ha detto il segretario. Lo sforzo di cui parla Agnelli deve però essere corale: di tutta la comunità. No al singolo negozio aperto, ma non sarà sufficiente nemmeno la presenza dei soli commercianti, servirà poi anche quella degli esercenti e della ristorazione. «Penso a mobilitare tutti perchè la risorsa sia davvero complessiva, da parte dei ristoranti con un’offerta turisticogastronomica, da parte dei bar con un servizio di accoglienza di qualità». Ritorna il discorso di sempre: l’aggregazione favorisce le sinergie e supera il vecchio concetto di concorrenza. A.C.

Alle stazioni di rifornimento lo scontento dei benzinai e quello degli automobilisti «I

l 1 gennaio ho tenuto aperto e ho guadagnato solo 5 euro» così ci racconta Daniele, gestore della pompa di benzina Shell di viale Mazzini, mercoledì mattina. «Si lavora in media 55 ore a settimana per avere, se va bene, uno stipendio da operaio». E ci sono regole ben precise: «Se arriva il camion con la benzina, devi pagare subito, quindi devi anticipare dei soldi. Perciò se vendi guadagni, se non vendi non guadagni. Le compagnie non rischiano niente, rischi solo tu». Daniele fa sempre un piccolo sconto (sette centesimi), concordato con la compagnia, sul prezzo al servito: «Un prezzo concorrenziale mi ha permesso di lavorare un po’ di più». Qui il gasolio, con lo sconto, costa 1.690 euro al litro, la benzina 1.708 euro al litro. Sul guadagno: «Per noi è minimo». E sulla liberalizzazione della benzina non si sbilancia: «Bisogna vedere cosa faranno. Andrebbe bene se ci facessero vendere altro, diventeremmo dei piccoli autogrill». Ma il gestore pone una condizione: «Basta che considerino anche noi e non vadano solo a premiare la grande distribuzione». «C’è gente che viene da noi, ci chiede se c’è lo sconto, se non c’è se ne va e torna dopo, quando lo applichiamo» con questo racconto Simona, gestore della pompa di benzina Tamoil di viale Mazzini, ci fa capire come il momento sia difficile per gli automobilisti e per i benzinai. Qui la benzina è a 1.753 euro al litro, il gasolio a 1.729 euro al litro. Il calo di lavoro c’è stato e

aumenta di giorno in giorno «La gente viene durante il self service e nelle ore notturne perche c’è lo sconto di 10 centesimi. Durante l’apertura si fermano prevalentemente macchine delle ditte e chi ha qualche convenzione con la compagnia». Il prezzo è imposto: «Noi siamo solo gestori. La mattina io chiamo la compagnia e mi danno il prezzo. Proprio oggi è aumentato». Anche per i benzinai le spese sono aumentate: «I carichi di benzina sono aumentati, per noi c’è una maggiore esposizione di soldi. La benzina la devi pagare subito». Il guadagno è minimo per i benzinai: «Guadagnamo 4 centesimi su ogni litro».

Simona è favorevole alla liberalizzazione della benzina: «In questo modo potresti decidere tu il prezzo e non saresti vincolato dalla bandiera. Chi acquista privatamente, in base a quello che paga, può fare un prezzo differente». Alla pompa di benzina Fremar di via Paolo VI «La gente - ci racconta Andrea, il gestore - che viene a far benzina non è dimnuita, però spende meno perché fa meno benzina. Si lavora di più per guadagnare di meno». Qui la benzina è a 1.689 euro al litro, il gasolio è a 1.659 euro al litro. E’ contro la liberalizzazione della benzina: «E’ una stupidata, l’utente non ci guadagna e nemmeno i benzinai. Tutti i distributori sono in gestione. Io adesso non pago l’affitto, con la liberalizzazione la compagnia mi chiederebbe di pagarlo. Ha più senso l’ipotesi di poter fare più servizi». Quest’aumento scontenta si a i benzinai che gli automobilisti, quando si fermerà il prezzo? Paolo Rossetti

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