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XXXVI stagione concertistica

Daniele rustioni direttore fabio fabbrizzi flauto


fondazione orchestra regionale toscana

Direttore generale

Marco Parri

Direttore servizi musicali

Paolo Frassinelli

Direttore comunicazione

Riccardo Basile

Ufficio sviluppo e fundraising

Elisa Bonini

Amministrazione

Simone Grifagni, Cristina Ottanelli Ufficio del personale

Patrizia Brogioni, Andrea Gianfaldoni Segreteria

Stefania Tombelli, Tiziana Goretti, Ambra Greco Servizi tecnici Orchestra

Angelo Del Rosso

OspitalitĂ  e sala Teatro Verdi

Fulvio Palmieri, Paolo Malvini Consiglio di Amministrazione

Maurizio Frittelli presidente Francesca Bardelli vice presidente Elisa Burlamacchi Nazzareno Carusi Claudio Martini Revisore Unico

Vittorio Quarta

Palcoscenico Teatro Verdi

Alfredo Ridi, Walter Sica, Carmelo Meli Sandro Russo, Alessandro Goretti Personale di sala

Lisa Baldi, Alessandra Biagiotti, Anastasiya Byshlyaha, Tommaso Cellini, Lorenzo Del Mastio, Enrico Guerrini, Chiara Giglioli, Michele Leccese, Pasquale Matarrese, Andrea Nigro, Sara Spinicchia, Mario Venneri, Giuseppe Zarcone


XXXVI stagione concertistica 16_17

direttore artistico

Giorgio Battistelli

direttore principale Daniele Rustioni direttore e compositore in residence Tan Dun direttore onorario Thomas Dausgaard

 O IC

stituzioni

oncertistiche

rchestrali


DANIELE RUSTIONI

ANTONIO SALIERI

direttore

Sinfonia Veneziana

FABIO FABBRIZZI

Allegro assai Andantino grazioso Presto

flauto

JACQUES IBERT Concerto per flauto e orchestra Allegro Andante Allegro scherzando

GABRIEL FAURÉ Pavane op.50

***

Firenze, Teatro Verdi *

lunedì 23 gennaio 2017 ore 21.00 PISA, TEATRO VERDI

martedì 24 gennaio 2017 ore 21.00 LIVORNO, TEATRO GOLDONI

giovedì 26 gennaio 2017 ore 21.00

Registrazioni e produzioni audio a cura di SoundStudioService

WOLFGANG AMADEUS MOZART Sinfonia n.35 in re maggiore K.385 'Haffner' Allegro con spirito Andante Minuetto Finale (Presto)


DANIELE RUSTIONI

A 33 anni, è uno dei direttori d’orchestra più interessanti della sua generazione, avendo ricevuto il premio come «Best newcomer of the Year» all’International Opera Awards già nel 2013. Nel 2014 è stato nominato direttore principale dell’ORT, dopo aver ricoperto il ruolo di direttore ospite principale al Teatro Michajlovskij di San Pietroburgo e di direttore musicale al Petruzzelli di Bari. Ha studiato a Milano, dove si è diplomato giovanissimo in organo, composizione e pianoforte. Ha proseguito gli studi di direzione d’orchestra con Gilberto Serembe, continuando la sua formazione alla Chigiana di Siena sotto la guida di Gianluigi Gelmetti e alla Royal Academy of Music di Londra. Nel 2007 Gianandrea Noseda diventa il suo mentore, che lo avvia alla carriera direttoriale con l’opportunità di debuttare al Regio di Torino, mentre alla Royal Opera House (Covent Garden di Londra) è stato assistente di Antonio Pappano, che lo ha seguito nei primi passi. Oggi dirige regolarmente nei migliori teatri italiani, dal Regio Torino, alla Fenice di Venezia, ospite del Maggio Musicale Fiorentino e del Rossini Opera Festival a Pesaro. Nell'ottobre 2012 ha debuttato al Teatro alla Scala con La bohème; vi è tornato per due stagioni consecutive con la nuova produzione di Un ballo in maschera

nell’ambito delle celebrazioni del bicentenario verdiano e per una ripresa de Il trovatore nel febbraio 2014, registrata in video dalla RAI. Nel marzo 2011 aveva già debuttato con Aida alla Royal Opera House, dove è tornato lo qualche anno dopo con una produzione dell’Elisir d’amore di grande successo. Sempre nel Regno Unito ha diretto all’Opera North ed è stato ospite della Welsh National Opera per una serie di progetti, tra cui una nuova produzione di Così fan tutte e due opere belcantiste di Donizetti, Anna Bolena e Roberto


Devereux, accolte da un clamoroso successo della critica. Ha debuttato negli Stati Uniti al Glimmerglass Festival con una nuova produzione della Medea di Cherubini; vi è poi tornato per il debutto alla Washington National Opera nel 2013 con Norma e per un tour con l’Orchestra dell’Accademia della Scala nel dicembre dello stesso anno. Nella stagione 14/15 ha fatto la sua prima apparizione all'Opera House di Stoccarda, alla Staatsoper di Berlino, all’Opernhaus di Zurigo e all’Opéra National de Parigi, dopo i debutti nella stagione precedente all'Opéra National de Lyon per una nuova produzione del Simon Boccanegra e alla Bayerische Staatsoper con Madama Butterfly. Rustioni svolge un’intensa attività sinfonica: oltre alla collaborazione con l’ORT, ha già diretto le migliori orchestre sinfoniche italiane come l’Orchestra dell’Accademia di S.Cecilia, l’Orchestra Sinfonica della RAI e la Filarmonica della Fenice. Ha inoltre diretto la BBC Philharmonic, l’Orchestra della Svizzera Italiana (a Lugano e in tournée), la Helsinki Philharmonic, la Bournemouth Symphony Orchestra, la London Philharmonic, l’Orchestre Philharmonique di Montecarlo. Nell'ottobre 2015 ha fatto il suo debutto con la City of Birmingham Symphony Orchestra, dove è stato immediatamente invitato a ritornare nella stagione in

corso. Nel 2014 ha diretto Madama Butterfly al Nikkikai Opera per il suo debutto giapponese, seguito da concerti sinfonici alla guida della Kyushu Symphony Orchestra, mentre la scorsa estate, ha fatto le sue prime apparizioni al Hyogo Performing Arts Center e sul podio della Tokyo Symphony Orchestra. Tornerà in Giappone il prossimo mese, a febbraio, per condurre Tosca al Nikkikai Opera e per una serie di concerti con la Toyko Metropolitan Symphony Orchestra. Oltre al suo debutto al Metropolitan Opera House di New York, la stagione 2016/17 vede Rustioni ritornare alla Royal Opera House, diregere La traviata al Covent Garden, il Rigoletto l'Opéra National de Paris, Cavalleria rusticana e Pagliacci all'Opernhaus di Zurigo e Eine Nacht in Venedig di Johann Strauss in occasione del Concerto di Capodanno all'Opéra National de Lyon, per cui dallo scorso anno è stato nomminato direttore pricipale (incarico che decorrerà dal 1° settembre 2017 ed avrà durata quinquennale). Per Sony Classical ha registrato un album, Aries, con Erwin Schrott alla guida dell’Orchestra Sinfonica della Radio di Vienna, mentre alla ne di settembre è uscito, sempre per Sony Classical, il nuovo CD dedicato a Giorgio Federico Ghedini e registrato proprio con l'ORT, al quale seguiranno altre due dedicate a Petrassi e Casella.


FABIO FABBRIZZI

Nato a Firenze, ha studiato con Giorgio Fantini al Conservatorio di Musica 'Luigi Cherubini' diplomandosi con il massimo dei voti e la lode. Nel 1982, sotto la direzione artistica di Luciano Berio, ha vinto il concorso per Primo Flauto dell'Orchestra della Toscana. In seguito ha frequentato la classe di perfezionamento all'Accademia di Winterthur con Conrad Klemm, e al Mozarteum di Salisburgo con Irena Grafenauer. Già primo flauto con prestigiose orchestre, quali l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e I Virtuosi di Mosca, con l'ORT ha avuto modo di collaborare con importanti direttori come Myung-Whun Chung, Christopher Hogwood, Daniel Harding, Franz Bruggen, Rafael Frühbeck de Bourgos, Eliahu Inbal, Neville Marriner, Ton Koopman, David Robertson, Eduardo Mata, Esa-Pekka Salonen, Hans Vonk ed esibitosi come solista diretto da Roger Norrington, Emmanuel Krivine, Tugan Sokhiev, Paolo Carignani, Tito Ceccherini, Valerio Galli e molti altri. Per la musica da camera ha partecipato ai più importanti festival italiani e internazionali ed ha registrato per ORF (Radio Televisione Austriaca), RAI Radio3, Edipan e Nuova Era. Si è inoltre esibito con attori come Michele Placido, Paolo Poli, Riccardo Massai, Alessandro Riccio

e Anna Marchesini. Ha collaborato a con l'Accademia Musicale Chigiana e l'Istituto Musicale pareggiato 'Rinaldo Franci' di Siena È membro del Quintetto a fiati del'ORT con il quale attualmente è impegnato in vari concerti con lo spettacolo I Fiati all'Opera.


ANTONIO SALIERI (Legnano 1750 – Vienna 1825)

Sinfonia Veneziana durata: 10 minuti circa

Ancora oggi su Antonio Salieri grava la fama, ingiusta perché assolutamente infondata, di essere stato nientemeno che l’assassino di Mozart. Un’immagine a creare la quale ha in larga parte contribuito il noto film Amadeus di Milos Forman, a sua volta ispirato da una fantasiosa tradizione nata con l’ottocentesco dramma in versi Mozart e Salieri di Aleksandr Puskin. Il Salieri divorato dall’invidia per Mozart, come al cinema l’abbiamo conosciuto con il volto dell’attore Murray Abrahm, fu in realtà uno dei musicisti più influenti, rispettati e di successo nella Vienna asburgica di metà Settecento: considerato l’erede di Gluck, ebbe l’incarico, ambitissimo, di maestro di cappella alla corte di Giuseppe II, scrisse una quarantina di titoli teatrali ed ebbe fra i suoi numerosi allievi, a conferma dell’autorevolezza di cui godeva, musicisti come Beethoven, Schubert e Liszt. Fra i titoli operistici di Salieri che più spopolavano nella Vienna dove Mozart era già arrivato, c’era La scuola de’ gelosi, briosa opera comica su testo di Caterino Mazzolà che aveva avuto la sua prima rappresentazione a Venezia nel 1778 e che nella capitale imperiale venne rappresentata nel 1783, al Burgtheater, con formidabile successo; una storia formicolante di intrighi e giochi di seduzione, raccontati da un testo che era stato per l’occasione in parte

rivisto dall’abate avventuriero Lorenzo Da Ponte, proprio colui che di lì a poco avrebbe confezionato i libretti per Le nozze di Figaro e per Don Giovanni di Mozart. La scuola de’ gelosi, ammiratissima da Goethe, dominò i cartelloni fino ai primi anni dell’Ottocento, e fu probabilmente sull’onda di quella enorme popolarità che, di lì a poco, un anonimo ammiratore di Salieri realizzò quello che si è soliti chiamare “pasticcio”, ossia un brano musicale costituito da un collage di pezzi altrui: nacque così una Sinfonia, dove il primo movimento (Allegro assai) riprende motivi dalla sinfonia introduttiva proprio della Scuola de’ gelosi, mentre il secondo (Andantino grazioso) e il terzo (Presto) utilizzano quelli della sinfonia da La partenza inaspettata, altra commedia per musica che Salieri aveva composto per il Teatro Valle di Roma, nel 1779. La pagina così assemblata è diventata nota come Sinfonia Veneziana, con probabili allusioni alla città dove Salieri si era formato e dove era stata tenuta a battesimo la fortunata Scuola de’ gelosi. Il piacevole patchwork sinfonico rivela comunque tutta l’abile maestria dell’arte compositiva di Salieri, che ricorre a formule e soluzioni del linguaggio musicale tipico del tempo, lo stesso che anche Mozart assimilò e rielaborò. Contrasti carichi di brio e un


JACQUES IBERT (Parigi 1890 - 1962)

Concerto per flauto e orchestra durata: 20 minuti circa

irrefrenabile slancio ritmico animano il primo tempo della Sinfonia Veneziana, seguendo sempre quella concitata mobilità e quel gusto per la sorpresa tipici dell’opera buffa. Lieve, quasi sospeso e sulle prime titubante, è il secondo movimento, accarezzato da una melodia che si snoda con timida tenerezza. A questa dimensione fatta di sonorità raccolte, si contrappone il vivace finale, avviato da una sorta di fanfara di caccia; anche qui, come all’inizio, continuo è il gioco fra piano e forte, fra idee ritmiche frenetiche e altre più distese, e ricrea in orchestra quella teatralissima vitalità che, ancora una volta, appartiene all’opera comica. Francesco Ermini Polacci

"Voglio essere libero, sgombro da tutti i pregiudizi che dividono tanto arbitrariamente i difensori di una certa tradizione e i partigiani di una certa avanguardia (…)", affermava Jacques François Antoine Ibert. Impresa non proprio facile per un compositore francese nato nel 1890, con un cursus studiorum impeccabile al Conservatorio di Parigi, giovane artista nel turbinoso e battagliero periodo delle avanguardie, non interrotto ma profondamente solcato dalla Grande Guerra, a cui partecipò nella Marina. Quindi, a cavallo degli anni Venti, troviamo Jacques Ibert un po' compagno di strada dei compositori del gruppo dei Sei, “les Six”, Poulenc, Milhaud, Honegger, Auric, Tailleferre, Durey, ma non più di tanto. Il tratto di gruppo dei Six, sbarazzino e un po' circense, affiorerà in Ibert in pezzi di successo come il Divertissement per orchestra, e anche, qua e là, certe suggestioni stravinskijane, comuni anche a Poulenc e a Milhaud. Ma, a differenza dei Sei e dei loro mentori, Erik Satie e Jean Cocteau, spesso assai polemici verso i maestri della precedente generazione, Fauré, Debussy, Ravel, è proprio a questi ultimi che Ibert sembra guardare, nelle fonti d'ispirazione, nella nobiltà del gesto compositivo, nella scrittura (esemplare per questo retaggio il notevole Quatuor à cordes del 1937). Dal 1920 al 1923 Ibert, vincitore del Prix de Rome,


risiedette a Villa Medici a Roma, e da lì spedì in Francia le prime composizioni che l'imposero all'attenzione: i pezzi per orchestra La Ballade de la geôle de Reading ispirato al poema di Oscar Wilde e Escales (“Scali”, ricordo di viaggi fra i porti del Meditearraneo), le Histoires pour piano del 1922. Dopo alcune ottime affermazioni in patria, nel 1937 Ibert veniva nominato direttore dell'Accademia di Francia a Roma dopo esserne stato, come si è visto, borsista nei primi anni Venti. Ibert teneva moltissimo a questa carica romana e la detenne – tranne negli anni di guerra, in cui si rifugiò prima nella Francia meridionale poi in Svizzera - fino al 1960, ossia fino al pensionamento per raggiunti limiti di età (sarebbe morto nel 1962). Il suo è un catalogo copiosissimo, che annovera partiture orchestrali, concerti spesso per combinazioni e organici insoliti (come il concerto per violoncello e dieci fiati e il concertino da camera per sassofono e undici strumenti), musica da camera, opere teatrali fra cui citiamo almeno l'opéra-comique Angélique (1927), che ebbe un successo straordinario in tutto il mondo, e l'Aiglon, ispirato al celebre testo di Rostand e scritto assieme ad Arthur Honegger, e ancora balletti, molte musiche di scena e per film, fra cui spiccano quelle per il Don Chisciotte di Pabst e per il Macbeth di Orson Welles. Questo concerto per flauto fu scritto per Marcel Moyse, grande flautista e docente, che lo eseguì nel 1934 sotto la direzione di Philippe Gaubert per la Società dei Concerti del Conservatorio di Parigi. È un'opera chiaramente memore del più ricco retaggio flautistico francese, da Bizet a Fauré a Debussy, con tutta la varietà dei relativi caratteri, maliosi,

talora sognanti, talora sbrigliati e vivaci. Il concerto prende l'avvio con un articolato primo movimento, Allegro, aperto da una sorta di ventata cromatica a cui si contrappone subito il puntuto profilo del solista in un primo tema a cui fa seguito un'espressione più lirica e distesa dello stesso materiale, con un gioco sapiente di proposte e risposte fra il solista e le diverse sezioni dell'orchestra. Ma le sorprese maggiori ce le riservano il secondo movimento, un sognante Andante, e il finale, Allegro Scherzando. Nell'Andante, il flauto solista è accompagnato da un soave tessuto di archi e fronteggiato da alcune idee alternative emergenti nei legni e, a un certo punto, dallo struggente controcanto del violino: reminiscenze ed evocazioni mediterranee, luminose ma un po' malinconiche, che rimandano ad uno dei lavori più duraturi di Ibert, Escales. Nell'Allegro Scherzando alcune figure di base si appoggiano ad una complessa intelaiatura ritmica, alternante pulsazioni binarie e ternarie, dai sapori folklorici che soprattutto nella conclusione prendono un carattere quasi di tarantella, ma non prima aver dato luogo ad un'ampia e quieta oasi solistica fiorita, fra memorie debussyane e l'evocazione di melos mediterraneo, arabo, gitano o napoletano che sia. Il concerto mostra al più alto grado la miglior qualità di Ibert, la scrittura leggera ma nutrita e complessa, di un notevole spessore contrappuntistico, che però non offusca mai la trasparenza del discorso musicale. Elisabetta Torselli


GABRIEL FAURÉ (Pamiers 1845 – Parigi 1924)

Pavane op.50 durata: 7 minuti circa

Caratteri distintivi di Gabriel Fauré sono il lirismo, la pudicizia dell'ispirazione, una scrittura sottile e sofisticata, la vibratilità dei colori, il senso di sospensione armonica e melodica, il rifiuto di ogni magniloquenza. I suoi lavori, rimasti ai margini del repertorio corrente, sembrano sostare in un limbo atemporale in cui modernità e passato anche assai remoto si dissolvono entro uno stile misurato e personalissimo, al limite dell'austerità sentimentale. Perciò Fauré preferì esercitarsi prevalentemente nella dimensione intima della musica da camera, della lirica vocale, del pianoforte. Scelte che riflettono l'estraneità, per una parte consistente della sua vita, alle istituzioni musicali francesi che contavano (non era stato allievo del Conservatorio, non aveva vinto il prestigioso Prix de Rome, non era rappresentato all'Opéra: ecco perché nel 1905 la sua nomina a direttore del Conservatorio di Parigi destò le proteste del corpo docente) e di conseguenza all'accademismo compositivo e a certa retorica espressiva a esso correlata. Solo una volta infatti si sperimentò nella Sinfonia (1884) per poi, comunque, distruggerne presto il manoscritto che non lo soddisfaceva, mentre per il teatro musicale scrisse malvolentieri l'opera kolossal Prométhée (1900) e il dramma lirico Pénélope (1913). Al teatro di parola dedicò invece qualche energia in più.

Vanno almeno ricordate le musiche di scena per il dramma Pelléas et Mélisande di Maurice Maeterlinck (1898), poi interamente rivestito di note da Claude Debussy. La Pavane op.50 è una delle opere più note di Fauré. Anche chi non frequenta il repertorio classico ce l'ha nelle orecchie, poiché è stata sfruttata dalla danza (nel 1917 entrò nel repertorio dei Balletti Russi), dal pop e dal cinema – di recente nella colonna sonora del Divo di Paolo Sorrentino. Composta nel 1887 per orchestra e coro (che può anche venir omesso come avviene nella presente esecuzione), presenta tratti eleganti e sfumati, il corrispettivo in musica di una pittura preraffaellita. Il pezzo, che riecheggia nel nome e nella struttura una danza d'origine rinascimentale, sta tutto nella melodia semplice ed elusiva, dapprima enunciata dal flauto sul pizzicato degli archi e poi replicata tante e tante volte quasi invariata sopra un basso armonico altrettanto ripetitivo. Gregorio Moppi


WOLFGANG AMADEUS MOZART (Legnano 1750 – Vienna 1825)

Sinfonia n.35 in re maggiore K.385 'Haffner' durata: 20 minuti circa

Composta nell’estate del 1782, la Sinfonia KV 385 da sempre nota come Haffner è, ufficialmente, la prima delle sei che segnano la maturità di Mozart, in quanto nate dopo il suo trasferimento a Vienna nel 1781. Un passo, questo, che in ogni senso siglò una svolta cruciale nella sua storia privata come in quella artistica: nei dieci anni che gli restavano da vivere Mozart avrebbe agito autonomamente, libero sia dal lavoro mediocre al servizio dell’Arcivescovo di Salisburgo -, sia dalla tutela psicologica del padre Leopold, suo maestro e manager durante un’infanzia di fanciullo prodigio e un’adolescenza fin troppo protratta. In realtà la Haffner diventò la prima sinfonia viennese di Mozart dopo essere stata la sua ultima serenata per orchestra salisburghese: conclusione e culmine di una professionalità che l’aveva visto più volte impegnato a rifornire con musiche brillanti e amabili le feste all’aperto delle maggiori famiglie della città. Fra queste spiccavano appunto gli Haffner: e per il matrimonio di una di loro Mozart aveva composto nel 1776 una serenata (oggi identificata con i numeri KV 248b e KV 250) destinata a portare appunto il loro cognome. Adesso, dopo un anno di vita a Vienna da libero professionista, gli arrivava da Salisburgo una richiesta pressante di Leopold: comporre un’altra serenata per

gli Haffner, per festeggiare la concessione di un titolo nobiliare. Leopold non poteva scontentare concittadini così importanti: Mozart capì (così come capiva che doveva farsi perdonare da lui sia la rottura con il lavoro fisso in patria sia il prossimo matrimonio con Constanze Weber) e a tempo di record mise su carta una serenata in sei movimenti – aperta dalla Marcia tradizionale e provvista di due Minuetti, e strumentata per due oboi, due fagotti, due corni, due trombe, timpani e archi – e la spedì a Salisburgo. In una situazione del genere qualunque compositore avrebbe ceduto alla tentazione di tirare un po’ via, fidandosi soprattutto del mestiere e del rispetto di abitudini stilistiche ben consolidate. Invece Mozart riuscì non soltanto a creare un ennesimo capolavoro entro i limiti propri della musica da intrattenimento, ma addirittura a compiere un notevole passo in avanti nella definizione di un suo stile sinfonico. Dovette rendersene ben conto quanto Leopold gli rispedì la partitura: e nell’aprile 1783, trovandosi a organizzare un’“accademia” a Vienna, e volendo farci figurare un lavoro importante e impegnativo, ne ricavò rapidamente una sinfonia vera e propria, sopprimendo la Marcia iniziale (oggi catalogata come KV 408/2) e uno dei due Minuetti (che è invece andato perduto: sicché oggi non potremmo ricostruire la Serenata scritta


per Salisburgo), e irrobustendo la strumentazione con l’aggiunta di due flauti e due clarinetti nel primo e nell’ultimo movimento, portando così l’organico alla dimensione piena, con i quattro legni “a due” che sarebbe stata caratteristica delle prime sinfonie di Beethoven. Naturalmente la soppressione dei due movimenti “in più” rispetto all’architettura classica della sinfonia moderna e l’ampliamento dell’organico strumentale non sarebbero bastati a sancire il passaggio di questo lavoro dalla dimensione disimpegnata della musica per feste all’aperto al più nobile e serioso genere sinfonico se già la sua sostanza formale e stilistica non avessero parlato in questo senso. La Sinfonia che ne risultò resta, senza dubbio, più agile e brillante, se non più leggera, delle altre cinque scritte in seguito da Mozart: ma se si pensa che il ben più anziano Haydn in quel tempo non aveva ancora composto le sue ultime ventitre sinfonie (le sei Parigine, le dodici Londinesi e le cinque partiture isolate nate fra quelle e queste), e che quindi buona parte del cammino storico di definizione del genere e del suo linguaggio era ancora da percorrere, la Haffner può legittimamente rivendicare, oltre al suo indiscutibile status di capolavoro, anche una sua iscrizione a pieno titolo fra le pietre miliari del grande sinfonismo viennese.

Basterebbe il gesto imperioso sul quale si apre il primo movimento, così come la dovizie delle elaborazioni cui è sottoposto il tema principale ma anche la condotta espressiva dell’Andante, in cui la stumentazione si alleggerisce limitandosi a contrapporre agli archi oboi, fagotti e corni rispettando la distribuzione originale del pezzo, presenta una intensità ben superiore a quella di un normale tempo lento di serenata: il Minuetto superstite (anche se privo di flauti e clarinetti come nella prima versione del lavoro) recupera forza e vivacità in una scansione robusta dei ritmi, trovando un contrasto netto ed efficacissimo con la scrittura leggera del Trio. Quasi un esempio di virtuosismo orchestrale nel moto perpetuo del Presto conclusivo, che nella nuova strumentazione assume un carattere ancor più incisivo e vigoroso. Daniele Spini


L’Orchestra della Toscana si è formata a Firenze nel 1980 per iniziativa della Regione Toscana, della Provincia e del Comune di Firenze. Nel 1983, durante la direzione artistica di Luciano Berio, è diventata Istituzione Concertistica Orchestrale per riconoscimento del Ministero del Turismo e dello Spettacolo. Composta da 44 musicisti, che si suddividono anche in agili formazioni cameristic-he, l’Orchestra realizza le prove e i concerti, distribuiti poi in tutta la Toscana, nello storico Teatro Verdi di sua proprietà. Le esecuzioni fiorentine sono trasmesse su territorio nazionale da Radio Rai Tre e in Regione da Rete Toscana Classica. Tra barocco e musica d’oggi Interprete duttile di un ampio repertorio che dalla musica barocca arriva no ai compositori contemporanei, l’Orchestra riserva ampio spazio a Haydn, Mozart, tutto il Beethoven sinfonico, larga parte del barocco strumentale. Accanto ai grandi capolavori sinfonico-corali si aggiungono

i Lieder di Mahler, le pagine corali di Brahms, parte del sinfonismo dell’Ottocento con una posizione di privilegio per Rossini. Una precisa vocazione per il Novecento storico, insieme a una singolare sensibilità per la musica d’oggi, caratterizzano la formazione toscana nel panorama musicale italiano. Il festival “Play It! La musica fORTe dell’Italia” è il manifesto più eloquente dell’impegno dell’orchestra verso la contemporaneità, premiato nel 2014 con il XXXIII Premio della Critica Musicale “Franco Abbiati” come migliore iniziativa 2013. Ospite delle più importanti Società di Concerti italiane, si è esibita con grande successo al Teatro alla Scala di Milano, al Maggio Musicale Fiorentino, al Comunale di Bologna, al Carlo Felice di Genova, all’Auditorium del Lingotto di Torino, all’Accademia di S.Cecilia di Roma, alla Settimana Musicale Senese, al Ravenna Festival, al Rossini Opera Festival e alla Biennale di Venezia.


Numerose le sue apparizioni all’estero a partire dal 1992 tra cui: Salisburgo, Cannes, Strasburgo, New York, Edimburgo, Madrid, Hong Kong, Tokyo per la rassegna “Italia-Giappone 2001-2002”. Negli ultimi anni il concerto al Konzertsaal di Lucerna con Daniele Rustioni sul podio e Sergej Krylov al violino (maggio 2013); la doppia tappa in Germania (Münster e Hannover) con Francesco Lanzillotta e Benedetto Lupo solista al piano, nel novembre 2014, e nel giugno 2016 la trasferta in Sudamerica per una tournée di 6 concerti in Ecuador, Perù, Cile, Argentina sempre guidati dal direttore principale Rustioni. Discografia Musiche di Schubert e di Cherubini con Donato Renzetti (Europa Musica), Pierino e il lupo e L’Histoire de Babar con Paolo Poli e Alessandro Pinzauti (Caroman), Cavalleria rusticana con Bruno Bartoletti (Foné), Il barbiere di Siviglia con Gianluigi Gelmetti (EMI Classics), Omaggio a Mina e Orfeo cantando tolse di Adriano Guarnieri

con Pietro Borgonovo (Ricordi) e lo Stabat Mater di Rossini con Gianluigi Gelmetti (Agorà), Tancredi sempre con Gelmetti (Foné), Holy Sea con Butch Morris (Splasch), Richard Galliano e I Solisti dell’Ort (dreyfus), Le Congiurate di Schubert con Gérard Korsten per la regia di Denis Krief, Concertone con Stefano Bollani (Blue Label), Omaggio a Puccini con Fiorenza Cedolins (Bongiovanni), il Requiem di Mozart con Gianluigi Gelmetti. Negli ultimi anni le incisioni Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce di Haydn, concertatore Andrea Andrea Tacchi; Play it! con musiche di Sylvano Bussotti, Carla Rebora, Riccardo Panfili per VdM Records. Lo scorso 30 settembre è uscito su etichetta Sony Classical un nuovo disco dell'ORT diretta da Daniele Rustioni e decicato alle musiche di Giorgio Federico Ghedini. A questo lavoro seguiranno altri due Cd (sempre su etichetta Sony) dedicati rispettivamente a Casella e Petrassi.


VIOLINI PRIMI

CONTRABBASSI

Daniele Giorgi * Paolo Gaiani ** Patrizia Bettotti Stefano Bianchi Marcello D'Angelo Marian Elleman Chiara Foletto Alessandro Giani

Amerigo Bernardi * Luigi Giannoni **

VIOLINI SECONDI

Chiara Morandi * Susanna Pasquariello ** Angela Asioli Gabriella Colombo Francesco Di Cuonzo Marco Pistelli VIOLE

Stefano Zanobini * Caterina Cioli ** Alessandro Franconi Pier Paolo Ricci

Ispettore d’orcheStra e archivista

Alfredo Vignoli

FLAUTI

Michele Marasco * Sivlia Marini OBOI

Alessio Galiazzo * Flavio Giuliani * CLARINETTI

Marco Ortolani * Alfredo Vena * FAGOTTI

Umberto Codecà * Vincenzo Felicioni CORNI

Andrea Albori * Paolo Faggi * TROMBE

VIOLONCELLI

Luca Provenzani * Augusto Gasbarri ** Stefano Battistini Giovanni Simeone

Donato De Sena * Guido Guidarelli * TIMPANI

Morgan M.Tortelli *

* prime parti ** concertino


I prossimi appuntamenti

I Concerti aperitivo al Relais S.Croce

29

GENNAIO

domenica ore 11.00

1

FEBBRAIO

mercoledĂŹ ore 21.00

NON SOLO OPERA Ortensemble Daniele Giorgi concertatore brani strumentali da Rossini, Puccini, Verdi Concerto + aperitivo 10,00 euro tutto compreso Stagione 16_17

DANIEL SMITH direttore

ANNA TIFU violino musiche di Rossini, Mendelssohn, Beethoven

5

FEBBRAIo

domenica ore 11.00

I Concerti Aperitivo al Relais S.Croce

I FIATI ALL'OPERA Quintetto a fiati dell'ORT Alessandro Riccio attore


COMUNICAZIONI PER IL PUBBLICO

TORNANO I CONCERTI APERITIVO AL RELAIS S.CROCE

CONCORSO PIERO FARULLI: SECONDA EDIZIONE

È aperto il nuovo bando per il secondo Concorso Internazionale di Composizione per Quartetto d’Archi Junior intitolato alla memoria di Piero Farulli, la viola del leggendario Quartetto Italiano e fondatore della Scuola di Musica di Fiesole. Organizzato dall'Associazione Piero Farulli con lo scopo di arricchire un repertorio praticamente inesistente per giovani e giovanissimi strumentisti ad arco, è aperto a tutti i compositori dell’Unione Europea per la creazione di opere per quartetto d’archi. Il concorso si svolge in collaborazione con l’ORT presso il Teatro Verdi. La scadenza per le domande di iscrizione è fissata entro e non oltre venerdì 30 giugno 2017. Per info e scaricare la domanda visita il sito www.associazionepierofarulli.com

Riproposti la scorsa stagione dopo un’assenza di quasi dieci anni, i Concerti Aperitivo della domenica mattina hanno ottenuto subito uno straordinario successo. Grazie alla collaborazione con il Relais Santa Croce, ritornano a gennaio con tre appuntamenti da non perdere, presso la Sala della Musica dell'Hotel con ingresso da via Ghibellina, 87. Dopo il concerto (ore 11.00) seguirà un aperitivo. Protagonisti i Gruppi da Camera dell'ORT: 29 gen NON SOLO OPERA (OrtEnsemble), 5 feb I FIATI ALL'OPERA (Quintetto a fiati dell'ORT e Alessandro Riccio), e 12 feb NON SOLO MOZART (I Solisti dell'ORT). Concerto + aperitivo € 10,00 Biglietti acquistabili presso la Biglietteria del Verdi e online su teatroverdionline.it Scopri tutti i programmi su orchestradellatoscana.it > calendario > I concerti aperitivo


IL NUOVO DISCO

DELL’ORCHESTRA DELLA TOSCANA DIRETTA DA

Daniele Rustioni UN OMAGGIO APPASSIONATO AD UNO DEI PROTAGONISTI DEL ‘900 STORICO ITALIANO

GIORGIO FEDERICO GHEDINI [ 1 ] APPUNTI PER UN CREDO [ 2 ] MUSICA NOTTURNA [ 3 ] STUDI PER UN AFFRESCO DI BATTAGLIA [ 4 ] SONATA DA CONCERTO PER FLAUTO E ARCHI Orchestra della Toscana Daniele Rustioni, direttore / conductor [2] Andrea Tacchi, Chiara Morandi, violino / violin [4] Andrea Oliva, flauto / flute 1 CD SONY CLASSICAL 88985366412 / DISPONIBILE ANCHE IN DIGITALE


COMUNICAZIONI PER IL PUBBLICO

S.STEFANO AL PONTE: sconto sulla nuova mostra

ORT DISCOGRAFIA: il primo di una trilogia

Lo scorso settembre è uscito il nuovo disco dell’ORT, diretta da Daniele Rustioni. Prodotto e distribuito da Sony classical è dedicato a Giorgio Federico Ghedini. La tracklist include Appunti per un credo, Musica notturna, Studi per un affresco di battaglia e Sonata da concerto per flauto e archi. Solisti i violini Andrea Tacchi e Chiara Morandi, ed il primo flauto solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Andrea Oliva. La registrazione è stata effettuata dal 16 al 19 settembre 2014 al Teatro Verdi di Firenze da Marco Capaccioni per SoundStudioService. È il primo volume di una trilogia che nei prossimi anni vedrà come protagonisti Goffedo Petrassi e Alfredo Casella (uscite previste rispettivamente per il 2017 e 2018, sempre per Sony Classical).

Dopo il successo di pubblico e di critica ottenuto dalle mostre precedenti, Santo Stefano al Ponte ospita Klimt Experience, un inedito evento espositivo dedicato alla vita e all’opera dell’artista viennese, uno dei maggiori autori dell’era moderna. Fino al 2 aprile 2017, le figure e i paesaggi di Klimt saranno i protagonisti assoluti della mostra curata da Sergio Risaliti, in una nuova rappresentazione multimediale immersiva ideata e prodotta dal Gruppo Crossmedia. Biglietti a partire da €8,00. Ricordiamo che chi è in possesso di un biglietto o abbonamento ORT, presentandolo alla biglietteria di Santo Stefano al Ponte, avrà diritto ad uno sconto di 3,00 euro sull'intero adulti, ridotto studenti e over 65. Visita il sito www.klimtexperience.com


COMUNICAZIONI PER IL PUBBLICO

SITO INTERNET

Qui sono raccolte tutte le informazioni che riguardano l’Orchestra della Toscana. Trovate il calendario, le news con gli aggiornamenti, le anticipazioni, le foto gallery ed i dettagli di tutte le nostre inziative. è anche il punto di partenza per i nostri canali social (Facebook, Twitter, You Tube, Pinterest e Instagram). Si possono scaricare materiali informativi ed inviti ad iniziative speciali: www.orchestradellatoscana.it I PROGRAMMI SU ISSUU

Tutti i programmi di sala, come questo che state leggendo, vengono pubblicati con qualche giorno di anticipo sul portale Issuu a questo indirizzo: issuu.com/orchestradellatoscana Chi vuole può dunque prepararsi all’ascolto in anticipo e comodamente da casa. Il link è disponibile anche nel nostro sito internet. I programmi resteranno a disposizione del pubblico per tutta la stagione.

AUDIO SU SOUNDCLOUD

Sono disponibili sulla piattaforma di condivisione audio Soundcloud materiali che ci riguardano come le introduzioni ai concerti, gli interventi didattici e una selezione di brani dall’ultimo Play It! Ci trovate a questo indirizzo: soundcloud.com/orchestradellatoscana LE FOTO DEL CONCERTO

Sulla nostra pagina Facebook sarà possibile vedere nei prossimi giorni un’ampia galleria fotografica che documenta questo concerto. Più in generale, sul nostro sito trovate una ricca foto gallery su tutta l’attività dell’Orchestra della Toscana, realizzata da Marco Borrelli.


SOSTENENDO L’ORT SARà TUTTA UN’ALTRA MUSICA

Crediamo che la cultura rappresenti un volano di sviluppo del territorio, arricchisca la società e assicuri la crescita consapevole delle nuove generazioni. Siamo convinti che la musica possa nutrire lo spirito e il corpo, che contribuisca a far crescere le nuove generazioni attraverso un ascolto consapevole dell’affascinante mondo musicale in cui viviamo, un mondo in continua trasformazione. La nostra proposta musicale è rivolta a tutti e suggerisce una libertà di ascolto che spazia nel tempo, dal passato al presente. Lavoriamo con impegno e passione perchè siamo convinti che con una musica intelligente e bella si possa vivere meglio. Cerchiamo amici disposti a condividere il nostro lavoro, affiancandoci nel percorso e sostenendoci nella nostra visione di una città più armoniosa. Il tuo contributo potrà arricchire l’attività e i progetti di formazione e di educazione all’ascolto rivolti ai più giovani.

Scegli il tuo sostegno all’ORT!

MY ORT € 50,00 SOSTENITORE € 100,00 AMICO € 250,00 ELITE € 500,00 Sul sito www.orchestradellatoscana. it è possibile scoprire tutti i vantaggi riservati ai nostri sostenitori. Il proprio contributo può essere comodamente donato con bonifico bancario sul conto corrente IBAN IT 75 S061 6002 8001 0000 0010 505

E anche per le aziende che vorranno essere partner dell’ORT, saremo lieti di costruire le opportunità migliori. Inoltre destinando il 5 PER MILLE all’Orchestra della Toscana si potrà contribuire ai progetti didattici, alle iniziative scolastiche e provinciali organizzate dall’ORT: basta mettere la propria firma nell’apposito spazio della dichiarazione dei redditi riservato e riportare il codice fiscale della nostra fondazione: 01774620486 Ufficio sviluppo sviluppo@orchestradellatoscana.it


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Ufficio Comunicazione ORT IMPAGINAZIONE

Ambra Greco Foto

Marco Borrelli stampa

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Programma Rustioni | Fabbrizzi | Stagione 16_17