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XXXVI STAGIONE CONCERTISTICA

Festa della Toscana

CHRISTOPH POPPEN direttore ANNA FUSEK flauto dolce


FONDAZIONE ORCHESTRA REGIONALE TOSCANA

Direttore generale

Marco Parri

Direttore servizi musicali

Paolo Frassinelli

Direttore comunicazione

Riccardo Basile

XXXVI STAGIONE CONCERTISTICA 16_17

Ufficio sviluppo e fundraising

Elisa Bonini

Amministrazione

Simone Grifagni, Cristina Ottanelli Ufficio del personale

Patrizia Brogioni, Andrea Gianfaldoni

Giorgio Battistelli

Segreteria

direttore artistico

Servizi tecnici Orchestra

direttore principale Daniele Rustioni direttore e compositore in residence Tan Dun direttore onorario Thomas Dausgaard

Stefania Tombelli, Tiziana Goretti, Ambra Greco Angelo Del Rosso

OspitalitĂ e sala Teatro Verdi

Fulvio Palmieri, Paolo Malvini Consiglio di Amministrazione

Maurizio Frittelli presidente Francesca Bardelli vice presidente Elisa Burlamacchi Nazzareno Carusi Claudio Martini Revisore Unico

Vittorio Quarta

Palcoscenico Teatro Verdi

Alfredo Ridi, Walter Sica, Carmelo Meli Sandro Russo, Alessandro Goretti Personale di sala

Lisa Baldi, Alessandra Biagiotti, Anastasiya Byshlyaha, Tommaso Cellini. Lorenzo Del Mastio, Enrico Guerrini, Chiara Giglioli, Michele Leccese, Pasquale Matarrese, Andrea Nigro, Sara Spinicchia, Mario Venneri, Giuseppe Zarcone

 O IC

stituzioni

oncertistiche

rchestrali


Festa della Toscana CHRISTOPH POPPEN direttore

CHRISTOPH POPPEN WOLFGANG AMADEUS MOZART Sinfonia n.31 in re maggiore K.297 'Paris'

ANNA FUSEK

Allegro assai | Andantino | Allegro

flauto dolce

JOHANN SEBASTIAN BACH ANTONIO VIVALDI Concerto per flauto dolce, archi e basso continuo BWV 975/RV 316 arrangiamento di Anna Fusek (Allegro) | Largo | Giga (Presto)

JOHANN SEBASTIAN BACH Concerto italiano per flauto dolce, archi e basso continuo BWV 971 arrangiamento di Anna Fusek (Allegro) | Andante | Presto FIRENZE, TEATRO VERDI *

ANTONIO VIVALDI

MASSA, TEATRO GUGLIELMI

Concerto per flautino, archi e basso continuo RV 443

mercoledì 30 novembre 2016 ore 21.00 venerdì 2 dicembre 2016 ore 21.10 PISA, TEATRO VERDI

martedì 6 dicembre 2016 ore 21.10 * concerto trasmesso in differita da Rai Radio3

Allegro | Largo | Allegro molto

***

FRANZ JOSEPH HAYDN Rai Radio

Registrazioni e produzioni audio a cura di SoundStudioService

Sinfonia in re maggiore Hob.I:104 London' Adagio, Allegro Andante Menuetto, Allegro Finale, Allegro spiritoso

Fin dall’inizio della sua carriera Christoph Poppen è conosciuto a livello internazionale per i suoi programmi innovativi e per l’impegno nella promulgazione della musica contemporanea. È stato direttore ospite di prestigiose orchestre quali la Bamberger Symphoniker, la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin, la Sächsische Staatskapelle Dresden, la Wiener Symphoniker, la Netherlands Philharmonic Orchestra, la Detroit Symphony Orchestra, la Indianapolis Symphony Orchestra, l’Orchestra Sinfonica di San Paolo, la New Japan Philharmonic, la Singapore Symphony Orchestra e la Camerata Salzburg. È molto presente anche in Italia nei cartelloni delle principali orchestre e festival, come la Biennale di Venezia. Per la stagione in corso continua la sua stretta collaborazione con la Kölner Kammerorchester nel ruolo di direttore principale, all'Hong Kong Sinfonietta come direttore ospite principale, ed è ospite sul podio dell'Orquesta Sinfónica Nacional del Perú, dell'Orchestra Sinfonia dell'Opéra di Tolone, e dell'Athens State Orchestra. In repetorio operistico, si farà direttore nella versione per orchestra di Oberon di Weber all'Oper Köln di Colonia. Nelle stagioni precedenti ha diretto sempre in Germania una nuova produzione di Iphigénie en Aulide di Gluck allo Staatsoper Stuttgart e una nuova produzione del Die Entführung aus dem Serail al Teatro Aalto di Essen. Nel 2009 ha guidato la direzione di The Pearl Fishers all’Oper Frankfurt (dove è tornato

ospite per Il flauto magico di Mozart) e creato una nuova produzione di Sing for Me, Death del compositore Claude Vivier con la compagnia RuhrTriennale di Gelsenkirchen. Ha preso parte anche allo sviluppo di progetti d’opera di successo con il Tiroler Landestheater di Innsbruck, come La clemenza di Tito e un concerto tratto dall’Otello di Rossini, anticipati da altre nuove produzioni di Arabella di Richard Strauss e Falstaff di Verdi. Nei


ANNA FUSEK primi mesi del 2016 è tornato al Teatro Carlo Felice di Genova per una nuova produzione di Don Giovanni. Negli anni, Christoph Poppen ha ricoperto una serie di ruoli dirigenziali presso istituzioni tedesche, tra cui la direzione artistica della Munich Chamber Orchestra, dal 1995 al 2006, istituendo in breve tempo un nuovo profilo del complesso orchestrale. I suoi inconfondibili programmi, basati sul contrasto tra musica classica e contemporanea con numerosi lavori commissionati, lo hanno portato ad un grande successo. Così nell’agosto 2006 è stato nominato direttore musicale della Radio Symphony Orchestra Saarbrücken ed è stato incaricato di sovraintendere e guidare artisticamente la fusione di quest'ultima con la Radio Orchestra Kaiserslautern, ricoprendo lo stesso ruolo fino al 2011 per la nuova orchestra fondata, ovvero la Deutsche Radiophilharmonie Saarbrücken Kaiserslautern. Oggi è direttore artistico dell’International Festival di Marvão in Portogallo, da lui istituito nel 2014. Oltre la carriera di direttore d'orchestra, è molto attivo anche in campo didattico, nominato professore di violino e musica da camera prima alla Hochschule für Musik a Detmold e dopo alla Hanns Eisler Hochschule für Musik a Berlino, dove è stato preside dal 1996 al 2000; è stato direttore artistico della rinnovata ARD International Music Competition, mentre dal 2003 è professore di violino e musica da camera alla Hochschule für Musik und Theater di Monaco. Dopo tre anni torna sul podio dell'ORT.

Nata a Praga e cresciuta in Germania, Anna è un fenomeno lodato da stampa e pubblico: In grado di spaziare tra i confini musicali, ha conquistato le sale da concerto di tutto il mondo alternandosi tra ben tre strumenti, ospite solista per orchestre di fama mondiale come la Venice Baroque Orchestra o la Akademie für Alte Musik di Berlino. Negli anni si è assicurata il suo spazio nella realtà musicale odierna come solista al flauto, ma spesso, con grande gioia e sorpresa del pubblico appassionato, durante gli applausi si presta a deporre il flauto dolce così da poter prendere il violino e continuare la sua performance. A tal proposito, portando avanti la tradizione barocca del musicista versatile, è anche apparsa numerose volte sul palco al pianoforte. Il suo vasto repertorio le permette di beneficiare di tutti i tipi di progetti artisti-

ci: l'eleganza dell'arte di Anna trasmette la gioia del suonare e la sua profonda musicalità, come la French Muse Baroque (rivista di musica barocca) descrive un suo concerto: “un’incredibile performance di Anna Fusek che ha inviato onde elettriche durante tutta la serata”. Classe 1981, inizia con lo studio del violino all’età di cinque anni, a sei il flauto dolce e a otto il pianoforte. La sua prima insegnante è stata Corinna Guzinski a Dortmund e poi Michael Wessel-Therhorn a Münster. Successivamente studia con Han Tol a Rotterdam e si diploma nel 2005 a Berlino sotto la guida di Christoph Huntgeburth. Grazie ad una borsa di studio, approfondisce la conoscenza del pianoforte storico con Edoardo Torbuanelli e di flauto dolce con Conrad Steinmann alla Schola Cantorum di Basilea, in Svizzera. Torna poi a Berlino


WOLFGANG AMADEUS MOZART (Salisburgo 1756 – Vienna 1791)

Sinfonia n.31 in re maggiore K.297 'Paris' durata: 19 minuti circa

per studiare il violino barocco con Irmgard Huntgeburth all’University of Arts diplomandosi nel 2013. Non solo, affianca la formazione musicale con il diploma in Filosofia e Musicologia alla Humboldt University Berlin e con lezioni di recitazione all’American Academy of Dramatic Arts di New York. Ha vinto il secondo premio e il premio dell’International Youth Jury all’International Recorder Competition nel 2006 a Feldkirch in Austria ed è la più premiata nella National German Youth Competition “Jugendmusiziert” per tutti e tre i suoi strumenti. È stata solista nei più prestigiosi teatri del mondo: Musikverein Wien, Carnegie Hall di New York, Concertgebouw di Amsterdam, Philharmonie Berlin, Théatre des Champs-Elysées a Parigi, Walt Disney Concert Hall a Los Angeles, Gran Teatro del Liceu di Barcelona, Herkulessaal Munich and Rudolfinum Prague, collaborando con Andrea Marcon, Christian Curnyn, Michael Sanderling, Richard Dindo, Andreas Dresen, Magdalena Kožená, Sara Mingardo e Reinhold Friedrich, per orchestre come la Venice Baroque Orchestra, Akademie für Alte Musik di Berlino, Berliner Philharmoniker, Rundfunk-Sinfonieorchester di Berlin, Bremer Philharmoniker, Baroque Orchestra Collegium 1704 di Praga, Il Pomo d'oro, Baroque Orchestra La Cetra Basel,

Baroque Orchestra Elbipolis di Amburgo, Cappella Mediterranea, Kammerakademie Potsdam e Ensemble Oriol. Come attrice e musicista, ha interpretato la parte di “Amor” nell’opera barocca di Francesco Cavalli, La Calisto (per la regia di Jan Bosse), incantando il pubblico del Teatro di Basilea e dell'Opera di Francoforte. Come assistente musicale del clavicembalista Andrea Marcon e del fagottista Sergio Azzolini (entrambi direttori d'orchestra), è stata coinvolta nelle produzioni di opera al Basel Theater, al Potsdam Palace Theater e al Goethe Theater durante l'Händel-Festspiele di Halle. Inoltre, è stata assistente del regista Ingo Kerkhof del KölnerOper e stagista al Maxin Gorki Theater Berlin del regista Jan Bosse. In campo radio-televisivo appare su emittenti quali MDR, NDR, SchweizerFernsehen, ČeskáTelevize, ORF, Radio de la Suisse Romande, Radio 98.7wfmt Chicago e mentre in ambito discografico ha registrato per la Deutsche Grammophon, EMI e PanClassics. Ospite per la prima volta all'ORT, allieterà il pubblico con due sue trascrizioni da Bach: un gioco di riflessi e di mascheramenti quello delle partiture bachiane, che a loro volta sono copie d’artista della musica italiana barocca di Vivaldi.

La Sinfonia K.297 viene detta "Paris" dalla città nella quale fu scritta, ed alla cui prassi musicale era indiscutibilmente legata. L'insofferenza verso il provincialismo della città natale, la ricerca di una affermazione internazionale e di un impiego prestigioso spinsero Mozart, nel 1777, ad abbandonare Salisburgo per compiere un lungo viaggio che lo avrebbe portato ad Augsburg, Mannheim e Parigi. Nella capitale francese il compositore era già stato da bambino, nel 1763/64 e nel 1766, accolto allora con grande ammirazione. Assai più amaro fu il soggiorno del 1778; l'ambiente parigino mostrò una sostanziale indifferenza verso il compositore ventiduenne, che stentò ad inserirsi anche per la sua scarsa propensione verso il gusto francese. L'occasione di scrivere una Sinfonia per la società del Concert Spirituel fu comunque estremamente preziosa. Abituato al ridotto organico strumentale della corte salisburghese e ad uno stile segnato dall'esperienza di Haydn, Mozart si trovò a scrivere per un grande complesso orchestrale e a rispettare i canoni riconosciuti del sinfonismo parigino; ma anche a cercare di colpire il pubblico con particolari effetti eclatanti. Emblematica a questo proposito la lettera inviata dal compositore al padre, rimasto a Salisburgo, il 3 luglio 1778, lettera da cui traspare anche l'antipatia del compositore verso

la prassi musicale parigina. "Ho dovuto comporre una sinfonia per aprire il Concert spirituel. E stata eseguita il giorno del Corpus Domini fra il plauso generale. [ ... ] Alla prova ero molto preoccupato, non avendo mai sentito in vita mia nulla di peggio; non si può immaginare come abbiano stravolto e straziato la mia sinfonia per due volte consecutive. [ ... ] la sinfonia è cominciata, [il tenore] Raaf stava accanto a me e proprio a metà del primo allegro c'era un passaggio che sapevo bene che doveva piacere: tutti gli ascoltatori ne sono stati rapiti ed è scoppiato un grande applauso. Poiché nel comporlo ero ben conscio dell'effetto che avrebbe prodotto, l'avevo nuovamente inserito alla fine ... e così stessa accoglienza Da capo. È piaciuto anche l'andante, ma soprattutto l'allegro finale. Poiché avevo sentito che qui tutti gli allegri finali cominciano come quelli iniziali, con tutti gli strumenti insieme e per lo più all'unisono, io ho cominciato solo con due violini, piano per otto battute, e immediatamente dopo con un forte. In questo modo gli ascoltatori, come previsto, al momento del Piano hanno fatto sst, poi è venuto immediatamente il forte e sentire il forte e battere le mani per loro è stato tutt'uno. Così per la Felicità subito dopo la sinfonia sono andato al palais Royal a gustarmi un buon gelato [ ... ]"


ANTONIO VIVALDI | JOHANN SEBASTIAN BACH

Concerto per violino e archi RV 316a op.IV n.6 Concerto per clavicembalo e archi BWV 975 (arrangiamento per flauto di Anna Fusek) durata: 7 minuti circa

JOHANN SEBASTIAN BACH (Eisenach 1685 – Lipsia 1750)

Concerto in stile italiano BWV 971 (arrangiamento per flauto di Anna Fusek) durata: 13 minuti circa

Ecco dunque che la Sinfonia K.297 costituisce un "unicum" nel catalogo mozartiano, e tuttavia, nonostante il distacco del compositore dal gusto francese, contiene una varietà di effetti di cui Mozart saprà fare tesoro negli anni seguenti. L'Allegro assai si apre con il rituale "premier coup d'archet", con un potente effetto di unisono; e tutto questo primo movimento si svolge secondo una logica di grandi contrasti, con due temi di carattere opposto, momenti aulici alternati a passaggi delicati, sempre secondo una grande fluidità espressiva. Il tempo centrale, un semplice Andante in 3/4, non piacque al direttore dei "Concert spirituel", Legros, e Mozart lo sostituì con un Andantino in 6/8, di grande eleganza melodica, che poi si è imposto nell'uso. E questo movimento presenta una fluidità nel fraseggio che viene appena turbata da qualche screziatura espressiva. Il Finale, così bene descritto da Mozart nella sua lettera, è una sorta di moto perpetuo brillantissimo, aperto quel brusco scarto dinamico (da piano a forte) che sollevò gli applausi del pubblico alla prima esecuzione; non mancano però quegli intrecci contrap-

puntistici e quelle implicazioni drammatiche nello sviluppo che rappresentano il marchio inconfondibile dell'autore; né una conduzione complessa e variata, che garantì alla partitura la permanenza nel repertorio della società concertistica che lo aveva commissionato. Arrigo Quattrocchi

La musica strumentale di scuola italiana, quella che porta i nomi di Arcangelo Corelli, Francesco Geminiani, Tomaso Albinoni e Antonio Vivaldi, era di gran moda all’epoca e nella Germania di Bach. Quando questi, nel 1708, si trasferì a Weimar, come organista di corte e maestro dell’orchestra ducale di Wilhelm Ernst di Sassonia-Weimar, anche la vita musicale là molto attiva seguiva quelle tendenze; e un aggiornamento significativo del gusto imperante sarebbe avvenuto grazie al principe Johann Ernst, nipote del duca reggente, lui stesso compositore e curiosissimo, quasi famelico osservatore di tutte le novità in campo musicale. Di rientro nel 1713 da un viaggio di studio ad Amsterdam e Düsseldorf, allora importanti centri musicali, Johann Ernst portò con sé un nutrito bagaglio di spartiti freschi di stampa e addirittura in forma manoscritta, e fra questi si trovavano anche La stravaganza e L’estro armonico, raccolte di concerti di Vivaldi scritti da pochissimo tempo. Fu probabilmente la conoscenza diretta di queste musiche, favorita dall’interessamento dell’amico Johann Ernst, a far sì che Bach – pur già conoscendo lo stile

concertistico italiano – si confrontasse direttamente con quelle pagine, di alcune realizzando trascrizioni modellate sulle caratteristiche strumentali e di repertorio dell’orchestra della Corte di Weimar. Agli anni 1713-17, cioè fino al trasferimento di Bach a Cöthen, si è soliti ricondurre questa consistente serie di trascrizioni, dedicate a concerti di Alessandro Marcello, Giuseppe Torelli e, in netta prevalenza, di Antonio Vivaldi. Lo stesso Concerto per clavicembalo BWV 975 si basa sul Concerto per violino e archi n.6 RV 316a di Vivaldi, tratto dalla già ricordata raccolta La stravaganza op.IV, pubblicata proprio ad Amsterdam, nel 1713; anche se poi alcuni studiosi rintracciano in certe differenze gl’indizi che Bach avesse lavorato su una versione di poco precedente a quella effettivamente stampata. Nato con Vivaldi per il violino come solista, ruolo che Bach trasferisce al clavicembalo, ascoltiamo il Concerto BWV 975 nella versione per flauto dolce realizzata da Anna Fusek, l’interprete di questa serata. Al di là delle inevitabile differenza nel colore dello strumento, più avvolgente e melodico nel flauto, invariato rimane il senso di


ANTONIO VIVALDI (Venezia 1678 – Vienna 1741)

Concerto per flautino, archi e basso continuo RV 443 durata: 11 minuti circa

una pagina bachiana che riproduce, con lievissimi aggiustamenti, la fantasia sbrigliata dell’invenzione vivaldiana, il tipico gioco di contrapposizioni serrate fra il solista e il resto degli strumenti, con il primo sovente chiamato a esibirsi in sortite di brioso virtuosismo. C’è un tema quasi scanzonato a dominare, esposto dal flauto, il primo movimento, ed è l’argomento musicale principale per continue metamorfosi intrecciate, come arabeschi, sui dialoghi delle parti. Il Largo è invece un momento introspettivo, caratterizzato da una melopea distesa, che al flauto suona quasi arcana; voce sommessa, che si appoggia sul discreto accompagnamento degli altri strumenti. Sveltissima, la Giga finale, costruita sulla tipica vitalità di quest’antica danza, chiede al flauto agilità e verve, ed è un moto incessante che s’impone fino all’improvviso arresto. Il Concerto in stile italiano BWV 971 (Concerto nach italianischen Gusto), noto come Concerto italiano, rappresenta il coronamento del lavoro di confronto e di assimilazione che Bach, l’abbiamo visto, aveva intrapreso con i modelli offerti da Vivaldi, Corelli, e da tutti gli altri maestri che portarono ai massimi sviluppi espressivi e tecnici la musica concertistica. Si è soliti ricondurre la sua composizione agli anni trascorsi presso

la corte di Cöthen (1717-1723), quando Bach mostra una nuova e pressoché esclusiva attenzione per la dimensione sonora puramente strumentale, scrivendo, ad esempio, quei capolavori di originalissima invenzione che sono i ben noti Concerti Brandeburghesi; la prima apparizione ufficiale del Concerto italiano è tuttavia datata 1735, quando viene stampato nella seconda parte della Clavier übung (Esercizio per tastiera), monumentale progetto editoriale che il musicista volle dedicare a una sistematica organizzazione della sua opera per tastiera. Anche se non era stato il solo a farlo nel suo tempo, Bach trasferisce qui su un solo strumento, il clavicembalo, lo spirito e i caratteri del Concerto grosso, e dunque di una composizione che gli autori italiani presi a modello avevano codificato come fondata sullo strettissimo dialogo fra un gruppo di strumenti dalla spiccata fisionomia solistica (il “concertino” o “soli”) e la più consistente rimanenza della formazione orchestrale (il “concerto grosso” o “tutti”); ma è ancor più vero che il punto di riferimento rimane quello della formula del concerto solistico secondo Vivaldi, che da quella del Concerto grosso del resto deriva, con un solo protagonista strumentale che si confronta con tutti gli altri. Tipicamente italiana è poi la successione dei movimenti, perché si susseguono

secondo l’alternanza tempo velocetempo lento-tempo veloce, abbandonando nei loro titoli ogni riferimento alle forme di danza tipiche, invece, del gusto francese. Una dimensione, insomma, davvero concertistica, e che risalta ancor di più nell’arrangiamento realizzato dalla flautista Anna Fusek, che fa dell’originale bachiano in questa veste un vero e proprio concerto per flauto e archi. Il gioco dei contrasti è evidente fin dall’Allegro iniziale, che secondo la tipica struttura vivaldiana propone un tema principale, qui particolarmente vivace e pimpante, che viene di continuo incastonato nel flusso ininterrotto di diversi episodi. Un puro canto, un canto assorto e intenso, percorre l’Andante; una melodia lunga, solitaria, che si dipana nella sua essenziale bellezza su un basso ritmicamente regolare. È uno dei momenti più alti e commoventi di tutta l’arte di Bach. Gli si oppone il Presto conclusivo, con un motivo che nel suo andamento ascensionale si carica di vitalità, e procede alternandosi a briosi episodi solistici; anche qui, come nel movimento iniziale, al passo di un travolgente e serrato ritmo che pare non aver mai fine. Francesco Ermini Polacci

Fra i maggiori e certo più celebri rappresentanti del Barocco musicale, violinista lui stesso di strepitosa bravura, Vivaldi portò il genere del concerto solistico a sviluppi fino a quel momento impensabili, e tali da diventare, come si diceva, oggetto di studio di un musicista come Bach. Una fantasia sfrenata, un’audacia di soluzioni, una libertà capace di lampi drammatici come di dolcissimi ripiegamenti eppur incanalata in un preciso rispetto formale: tutto questo segna indelebilmente la scrittura di Vivaldi negli oltre suoi trecento concerti fino a noi oggi pervenuti, e che hanno per solista non solo il prediletto violino ma anche diversi generi di flauti. Fu destinato al flautino, un flauto dolce di taglia più piccola e dal timbro più acuto, il Concerto RV 443, uno dei tanti concerti che appartengono allo sterminato catalogo di partiture che Vivaldi formò per l’Ospedale della Pietà: qui il musicista veneziano trascorse quasi quarant’anni, dal 1704 al 1740, insegnando a suonare gli strumenti alle giovani trovatelle che alloggiavano nell’istituto, le famose “Putte di Vivaldi”, musiciste di straordinaria bravura che spesso furono le prime e, pare, formidabili interpreti dei suoi lavori strumentali. Quanto a virtuosismo, il Concerto RV 443 nulla ha da invidiare alle più celebrate pagine di Vivaldi. A dircelo è la brillantezza generale, l’ampia


FRANZ JOSEPH HAYDN (Rohrau 1732 - Vienna 1809)

Sinfonia in re maggiore Hob.I:104 ‘London’ durata: 27 minuti circa

gamma di possibilità espressive che Vivaldi affida a questo piccolo strumento fin dall’Allegro iniziale, con il solista che prende subito in mano il discorso snocciolando rapidissime fioriture, scale ascendenti e discendenti, passaggi impervi che paiono ricami raffinatissimi e leggeri sul tessuto strumentale d’accompagnamento. È invece una melodia dolente e commossa ad essere intonata dal flautino nel Largo, sul cullante sottofondo creato dagli archi. Anche qui, come spesso accade nei movimenti lenti dei concerti di Vivaldi, la cantabilità mesta e nobile che modella questa melodia, spinta anche verso le zone più acute, pare riecheggiare da vicino quella di un’aria da opera seria. Un canto ininterrotto, che talvolta pare assumere le inflessioni di un’accorata implorazione. Anche il piglio festoso dell’Allegro molto finale non risparmia passaggi di bravura al solista, impegnato con le altre parti in un dialogo rapinoso che lo vede sempre primeggiare, fino a una conclusione del Concerto quanto mai smagliante e gioiosa. Francesco Ermini Polacci

L'ultima sinfonia di Haydn, detta London da un'anno­tazione dell'autore, o Salomon (due titoli che però potrebbero riferirsi all'intero ciclo delle ultime sinfo­ nie haydniane), è il frutto estremo del secondo (1794 -95) dei due soggiorni inglesi di Haydn, promossi inizialmente dall'impresario/violinista Salomon. L'idil­lio fra Haydn e Londra fu tale che la sola "prima" del­la Sinfonia n.104 (4 maggio 1795 al King's Theatre) fruttò all'autore la somma di ben quattromila fiorini. Tutto suggerisce che l'Inghilterra vedesse in Haydn un nuovo padre della patria musicale venuto dal mondo germanico, com'era stato, all'inizio del secolo, Hän­del (morto nel 1759 e già oggetto di venerazione nazio­nale con festival e revivals vari); a ciò c'è da aggiun­gere sia la naturale consonanza fra il compositore "umorista" per eccellenza e la terra di Swift e Fielding, sia il riaffiorare nelle Londinesi di sporadici brividi di sublimità preromantiche e "ossianiche" (negli Adagi introduttivi, ad esempio), brividi che in Haydn veniva­no molto da lontano - dalle sue sinfonie Sturm und Drang composte intorno ai quarant'anni, ad esempio - e che, benchè dissimulati in una sorta di poetica dell'Assenza, dovevano risultare non meno riconosci­bili nella terra che, bene o male, al Romanticismo ha fatto da culla, ma al cui gusto di allora - che vogliamo immaginare già

orientato su un certo understatement sornione - doveva convenire non meno bene la carta che Haydn gioca così divinamente nelle Londinesi, quell'apparenza di "niente soggettività, siamo Classi­ci" che le contraddistingue, spesso in una proiezione esterna del sentimento creativo sulla sfera del "carat­teristico", reinterpretando con movenze di studiatissi­ma semplicità divise sonore chiare e più o meno diret­tamente attribuibili a quella sfera (l'incedere militare della marcia, il ticchettio dei congegni meccanici, la danza robusta quasi pensata come un omaggio all'albio­nica country life). Il primo tempo si apre con il consueto Adagio dalla semplice ma evocativa struttura, che qui ha un sapore particolarmente misterioso e vaticinante - lo squillo tonica/dominante e, alla fine, certe catene di disso­nanze e ritardi degli archi, uno stilema dello stile "gra­ve" che ritroveremo di lì a qualche anno in apertura all'oratorio haydniano "La Creazione" che introdu­ce l'Allegro (passando al maggiore) costruito su un tema graziosissimo e scherzoso in una sapiente strut­tura di forma-sonata sostanzialmente monotematica (dopo la transizione alla dominante riascoltiamo infat­ti la stessa idea) che insiste suIl' elaborazione capilla­re e respirata ma lievissima del materiale: gli equilibri della 104 sono

infatti studiati in vista di un grande fina­le in forma-sonata. L'Andante, impiantato in sol mag­giore, è una scena di variazioni su un soggetto di con­versazione che si impernia su un tema conciso e gar­bato, subito increspata però da qualche episodio più veemente e drammatico (come quello in minore dopo il primo ritornello) fino all'estroversione "eroica" di un ritmo alla marcia, mentre il Menuetto (sic) è insapori­to da scherzi ed epigrammi vari, come il trillo a tutt'orche­stra sulla settima di dominante (ma ingentilito da un Trio limpido e soave anche se sempre giocoso). Ma questa sinfonia, come abbiamo già detto, è tutta orien­tata sul grandioso Finale che chiude con un sorriso, e con un documento di sapienza compositiva straordi­naria, la lunghissima e feconda vicenda sinfonica di Franz Joseph Haydn. Come in molte delle Londinesi anche stavolta il tema è dato da una canzone popola­re di area slava esposto dai violini su un pedale di toni­ca dei bassi (quasi una zampogna). Ma è caratteristi­co del raffinatissimo "stile popolare" haydniano il fat­to che il tema (a cui dopo lo transizione alla dominante un altro se ne aggiunge, ma scaturito direttamente da quello principale) non solo si ambienti perfettamente negli equilibri dello stile classico, ma anche che in que­sto contesto spontaneamente si faccia cosmopolita pren­dendo un


I PROSSIMI APPUNTAMENTI

carattere da country dance anglosassone. È una costruzione magistrale per esemplificare la quale si potrebbero segnalare moltissimi procedimenti e parti­colari: ci accontentiamo di richiamare l'attenzione sul fugato che apre la sezione di sviluppo, e i ricorrenti impa­sti accordali di corni, trombe e legni che "legano" i mot­ti ritmicamente agilissimi dei violini dando loro un indi­menticabile e arguto sfondo campestre.

Tutti al Teatro Verdi!

Elisabetta Torselli

gli spettacoli del sabato pomeriggio per bambini, ragazzi e famiglie

17 IL PUPAZZO DI NEVE

DICEMBRE

cartone animato con voce recitante e musica dal vivo

sabato ore 16.30 CARLOMORENO VOLPINI direttore

24

DICEMBRE

sabato ore 17.00

Concerto di Natale

PETER GUTH direttore e violino

Saluti da Vienna musiche di Strauss, Suppé, Stolz, Lehár

11

GENNAIO

mercoledì ore 21.00

ROLAND BÖER direttore

VERONIKA EBERLE violino musiche di Schubert, Schumann, Beethoven


L'Orchestra della Toscana si è formata a Firenze nel 1980 per iniziativa della Regione Toscana, della Provincia e del Comune di Firenze. Nel 1983, durante la direzione artistica di Luciano Berio, è diventata Istituzione Concertistica Orchestrale per riconoscimento del Ministero del Turismo e dello Spettacolo. Composta da ottimi musicisti, che si suddividono anche in agili formazioni cameristiche, l’Orchestra realizza le prove e i concerti, distribuiti poi in tutta la Toscana, nello storico Teatro Verdi, situato nel centro di Firenze. Interprete duttile di un ampio repertorio che dalla musica barocca arriva fino ai compositori contemporanei, l’Orchestra riserva ampio spazio a Haydn, Mozart, tutto il Beethoven sinfonico, larga parte del barocco strumentale, con una particolare attenzione alla letteratura meno eseguita. Accanto ai grandi capolavori sinfonico-corali si aggiungono i Lieder di Mahler, le pagine corali di Brahms, parte del sinfonismo dell’Ottocento con una posizione di privilegio per Rossini. Una precisa vocazione per il Novecento storico, insieme a una singolare sensibilità per la musica d’oggi, caratterizzano la formazione toscana nel

panorama musicale italiano. Il festival “Play It! La musica fORTe dell’Italia” è il manifesto più eloquente dell’impegno dell’orchestra verso la contemporaneità, premiato nel 2014 con il XXXIII Premio della Critica Musicale “Franco Abbiati” come migliore iniziativa 2013. Ospite delle più importanti Società di Concerti italiane, si è esibita con grande successo alla Scala di Milano, al Maggio Musicale Fiorentino, al Comunale di Bologna, al Carlo Felice di Genova, all’Auditorium Agnelli del Lingotto di Torino, all’Accademia di S.Cecilia di Roma, alla Settimana Musicale Senese, al Ravenna Festival, al Rossini Opera Festival e alla Biennale di Venezia. Numerose le sue apparizioni all’estero a partire dal 1992: Salisburgo, Cannes, Strasburgo, New York, Edimburgo, Madrid, Hong Kong, Tokyo, Buenos Aires, Santiago, Lima solo per ricordarne alcune. Incide per Emi, Ricordi, Agorà, Dreyfus. Lo scorso 30 settembre è uscito su etichetta Sony Classical un nuovo disco dell'ORT diretta da Daniele Rustioni e decicato alle musiche di Giorgio Federico Ghedini.

VIOLINI PRIMI

VIOLONCELLI

Daniele Giorgi * Paolo Gaiani ** Stefano Bianchi Clarice Curradi Marcello D'Angelo Francesco Di Cuonzo Marian Elleman Chiara Foletto

Luca Provenzani * Augusto Gasbarri ** Stefano Battistini Giovanni Simeone CONTRABBASSI

Amerigo Bernardi * Luigi Giannoni ** FLAUTI

VIOLINI SECONDI

Chiara Morandi * Alessandro Giani ** Angela Asioli Gabriella Colombo Susanna Pasquariello Marco Pistelli VIOLE

Stefano Zanobini * Pier Paolo Ricci ** Caterina Cioli Alessandro Franconi

Fabio Fabbrizzi * Michele Marasco *

CORNI

Andrea Albori * Paolo Faggi * TROMBE

Donato De Sena * Guido Guidarelli * TIMPANI

Morgan M.Tortelli * CLAVICEMBALO

Francesco Dilaghi *

OBOI

Flavio Giuliani * Simone Fava CLARINETTI

Marco Ortolani * Francesco Darmanin FAGOTTI

Paolo Carlini * Umberto Codecà *

ISPETTORE D’ORCHESTRA E ARCHIVISTA

Alfredo Vignoli

* prime parti ** concertino


PROMOZIONI PER IL PUBBLICO

COMUNICAZIONI PER IL PUBBLICO STELLE DI NATALE | PER LE FESTE REGALA UN CONCERTO

I CONCERTI PER FTS | GRUPPI DA CAMERA IN REGIONE

Per le prossime feste regala o regalati un concerto: se acquisti insieme è ancor più conveniente! Il Concerto di Natale, con Peter Guth (24 dicembre) e il primo concerto del 2017 con Roland Böer sul podio e Veronika Eberle solista al violino (11 gennaio) scontati del 30%: primo settore euro 13,00, secondo settore euro 11,00. Se acquistati insieme ulteriore sconto: 25,00 anzichè 36,00 per la platea e il primo ordine di palchi e 21,00 euro anziché 30,00 per la galleria e gli altri ordini di palchi.

UN ABBONAMENTO SPECIALE PER I SOCI COOP

Con la nuova stagione riparte la convenzione esclusiva pensata per i soci Unicoop Firenze, i quali potranno usufruire di uno sconto di € 2,00 sull’acquisto del biglietto di ingresso per tutti i 16 concerti fiorentini in programma al Teatro Verdi durante la Stagione 2016/2017. Ma non è finita qui: l'ORT offre inoltre l’opportunità ai soci Unicoop Firenze di sottoscrivere un esclusivo abbonamento a 5 concerti ad un prezzo speciale di € 55,00 (posti di II settore). Questo abbonamento potrà essere richiesto, a partire dal prossimo dicembre, presso la biglietteria del Teatro Verdi di Firenze - via Ghibellina 97 orario di apertura dal lunedì al sabato 10-13 e 16-19.

Per ottenere lo sconto basterà presentare il depliant 'Stelle di Natale' (che trovate in Teatro) presso: la Biglietteria del Teatro Verdi, la sede Box Office (via delle Vecchie Carceri) e nei punti del Circuito Regionale Box Office.

STRINGS CITY | FIRENZE SI FA LA CITTÀ DELLE CORDE

Strings City è la manifestazione che si svolgerà sabato 3 dicembre in 40 luoghi culturali grandi e piccoli della città (ore 9,30-23,00). Voluta dal Comune di Firenze, è curata dalla Scuola di Musica di Fiesole con la partecipazione attiva del Conservatorio “Luigi Cherubini”, del Maggio Musicale Fiorentino e dell’ORT. Tanti i generi che verranno proposti, ma denominatore comune delle oltre trenta ora di musica previste nella giornata, il fatto di essere realizzate esclusivamente da strumenti a corda, dal violino al pianoforte, dall'arpa alla voce umana. Gli artisti si esibiranno in luoghi culturali della città diversi tra loro, alcuni raccolti, quasi intimi, altri più grandi. Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso gratuito ma è necessario prenotarsi andando sul sito www.stringscity.it

L'ORT e Toscana Spettacolo sono due Fondazioni della Regione che operano per la produzione della classica e nella distribuzione di prosa, danza e balletto. Da un anno collaborano insieme per ampliare la distribuzione della musica sul territorio regionale con produzioni che vedranno protagonisti, nei teatri del circuito FTS, i gruppi da camera dell'ORT. Per tutto il mese di dicembre moltissimi saranno gli appuntamenti in Toscana con il Quintetto di fiati dell'ORT e la voce di Alessandro Riccio per I FIATI ALL'OPERA; con l'OrtEnsemble guidato da Daniele Giorgi per una serata di NON SOLO OPERA; e con I Solisti dell'ORT impegnati in musiche di Mozart, Bruck e Piazzolla, raggiungendo le province di Siena, Prato, Arezzo, Livorno, Lucca e Massa. Scopri tutto il calendario sul nostro sito www.orchestradellatoscana.it (menù > calendario > appuntamenti FTS)


SOSTENENDO L’ORT SARÀ TUTTA UN’ALTRA MUSICA

CONTATTI FONDAZIONE ORCHESTRA REGIONALE TOSCANA

Crediamo che la cultura rappresenti un volano di sviluppo del territorio, arricchisca la società e assicuri la crescita consapevole delle nuove generazioni. Siamo convinti che la musica possa nutrire lo spirito e il corpo, che contribuisca a far crescere le nuove generazioni attraverso un ascolto consapevole dell’affascinante mondo musicale in cui viviamo, un mondo in continua trasformazione. La nostra proposta musicale è rivolta a tutti e suggerisce una libertà di ascolto che spazia nel tempo, dal passato al presente. Lavoriamo con impegno e passione perchè siamo convinti che con una musica intelligente e bella si possa vivere meglio. Cerchiamo amici disposti a condividere il nostro lavoro, affiancandoci nel percorso e sostenendoci nella nostra visione di una città più armoniosa. Il tuo contributo potrà arricchire l’attività e i progetti di formazione e di educazione all’ascolto rivolti ai più giovani.

Scegli il tuo sostegno all’ORT!

MY ORT € 50,00 SOSTENITORE € 100,00 AMICO € 250,00 ELITE € 500,00 Sul sito www.orchestradellatoscana. it è possibile scoprire tutti i vantaggi riservati ai nostri sostenitori. Il proprio contributo può essere comodamente donato con bonifico bancario sul conto corrente IBAN IT 75 S061 6002 8001 0000 0010 505

E anche per le aziende che vorranno essere partner dell’ORT, saremo lieti di costruire le opportunità migliori. Inoltre destinando il 5 PER MILLE all’Orchestra della Toscana si potrà contribuire ai progetti didattici, alle iniziative scolastiche e provinciali organizzate dall’ORT: basta mettere la propria firma nell’apposito spazio della dichiarazione dei redditi riservato e riportare il codice fiscale della nostra fondazione: 01774620486 Ufficio sviluppo sviluppo@orchestradellatoscana.it

Via Verdi, 5 - 50122 Firenze tel. 055 2342722 | 2340710 fax 055 2008035 www.orchestradellatoscana.it Segreteria info@orchestradellatoscana.it

Direzione Generale direzionegenerale@orchestradellatoscana.it Direzione Artistica direzioneartistica@orchestradellatoscana.it Area Comunicazione ortstampa@orchestradellatoscana.it Ufficio Sviluppo sviluppo@orchestradellatoscana.it Ufficio del Personale ufficiopersonale@orchestradellatoscana.it Amministrazione direzioneamministrativa@orchestradellatoscana.it Servizi Tecnici ufficiotecnico@orchestradellatoscana.it

PROGRAMMA DI SALA A CURA DI

Ufficio Comunicazione ORT

TEATRO VERDI

Via Ghibellina, 99 - 50122 Firenze Biglietteria Via Ghibellina, 97 - 50122 Firenze orari dal lun al sab 10-13 e 16-19 festivi chiuso tel. (+39) 055 212320 fax. (+39) 055 288417 www.teatroverdionline.it info@teatroverdionline.it

IMPAGINAZIONE

Ambra Greco FOTO

Sasha Guso (copertina) Takao Komaru (5, 6), Felix Broede (7, 8) Snowman Enterprises Ltd (17) Marco Borrelli (18, 19) STAMPA

Grafiche Martinelli (Firenze)


IL NUOVO DISCO

DELL’ORCHESTRA DELLA TOSCANA DIRETTA DA

Daniele Rustioni UN OMAGGIO APPASSIONATO AD UNO DEI PROTAGONISTI DEL ‘900 STORICO ITALIANO

GIORGIO FEDERICO GHEDINI [ 1 ] APPUNTI PER UN CREDO [ 2 ] MUSICA NOTTURNA [ 3 ] STUDI PER UN AFFRESCO DI BATTAGLIA [ 4 ] SONATA DA CONCERTO PER FLAUTO E ARCHI Orchestra della Toscana Daniele Rustioni, direttore / conductor [2] Andrea Tacchi, Chiara Morandi, violino / violin [4] Andrea Oliva, flauto / flute 1 CD SONY CLASSICAL 88985366412 / DISPONIBILE ANCHE IN DIGITALE

Programma Poppen | Fusek | Stagione 16_17  

Christoph Poppen direttore | Anna Fusek flauto dolce | Firenze | Teatro Verdi | 30 novembre 2016 | Massa (2 dicembre), Pisa (6 dicembre)

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