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XXXVI STAGIONE CONCERTISTICA

DANIELE GIORGI direttore CHLOË HANSLIP violino


fondazione orchestra regionale toscana

Direttore generale

Marco Parri

Direttore servizi musicali

Paolo Frassinelli

Direttore comunicazione

Riccardo Basile

Ufficio sviluppo e fundraising

Elisa Bonini

Amministrazione

Simone Grifagni, Cristina Ottanelli Ufficio del personale

Patrizia Brogioni, Andrea Gianfaldoni Segreteria

Stefania Tombelli, Tiziana Goretti, Ambra Greco Servizi tecnici Orchestra

Angelo Del Rosso

OspitalitĂ  e sala Teatro Verdi

Fulvio Palmieri, Paolo Malvini Consiglio di Amministrazione

Palcoscenico Teatro Verdi

Maurizio Frittelli presidente Francesca Bardelli vice presidente Elisa Burlamacchi Nazzareno Carusi Claudio Martini

Personale di sala

Revisore Unico

Vittorio Quarta

Alfredo Ridi, Walter Sica, Carmelo Meli Sandro Russo, Alessandro Goretti Lisa Baldi, Martina Berti, Anastasiya Byshlyaha, Tommaso Cellini. Lorenzo Del Mastio, Enrico Guerrini, Chiara Giglioli, Michele Leccese, Pasquale Matarrese, Giuseppe Zarcone


XXXVI stagione concertistica 16_17

direttore artistico

Giorgio Battistelli

direttore principale Daniele Rustioni direttore e compositore in residence Tan Dun direttore onorario Thomas Dausgaard

 O IC

stituzioni

oncertistiche

rchestrali


DANIELE GIORGI

Johannes BrahMs

CHLOË HANSLIP

Allegro non troppo Adagio Allegro giocoso, ma non troppo vivace

direttore violino

concerto in re maggiore per violino e orchestra op.77

***

Johannes BrahMs serenata n.1 in re maggiore op.11 Allegro molto Scherzo. Allegro non troppo - Trio. Poco più moto - Scherzo Adagio non troppo Menuetto I - Menuetto II - Menuetto I Scherzo. Allegro - Trio - Scherzo Rondò. Allegro

FIRENZE, TEATRO VERDI *

mercoledì 16 novembre 2016 ore 21.00 FIGLINE VALDARNO, TEATRO GARIBALDI

giovedì 17 novembre 2016 ore 21.15 * concerto trasmesso in differita da Rete Toscana Classica

registrazioni e produzioni audio a cura di SoundStudioService


DANIELE GIORGI Direttore d’orchestra, compositore e violinista, Daniele Giorgi considera una ricchezza irrinunciabile dedicarsi alla musica da più prospettive. Nato a Firenze nel 1970, si diploma in violino con il massimo dei voti presso il Conservatorio Luigi Cherubini perfezionandosi in seguito al Conservatorio (Scuola Universitaria di Musica) della Svizzera Italiana. Dal 1999 violino di spalla dell’ORT, inizia nel 2003 a dedicarsi alla direzione d’orchestra sotto la guida di Piero Bellugi e Isaac Karabtchevsky. Nel 2004 vince il secondo premio assoluto all’ottava edizione del Concorso

Internazionale per Direttori d’Orchestra “Antonio Pedrotti” di Trento, aggiudicandosi inoltre il premio speciale del pubblico ed il premio per la migliore esecuzione del brano di musica contemporanea. Da quel momento collabora con numerose orchestre fra cui la Haydnorchester di Trento e Bolzano, l’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, l’Orchestra di Padova e del Veneto, la Czech Chamber Philharmonic. Nel luglio 2006 ha inaugurato il 31° Cantiere d’Arte di Montepulciano, festival internazionale fondato nel 1989 da Hans Werner Henze.


CHLOË HANSLIP Nel settembre 2006 è stato invitato alla Sagra Musicale Umbra sul podio dell’Orchestra della Toscana per la prima esecuzione italiana di Die beiden Pedagogen di Mendelssohn. Nel 2008 è stato preparatore della Symphonica d’Italia per i concerti diretti da Lorin Maazel. Ha collaborato con solisti come: Juliane Banse, Yuri Bashmet, Kolja Blacher, Stanislav Bunin, Michele Campanella, Renaud Capuçon, Umberto Clerici, Roberto Cominati, Enrico Dindo, Ingrid Fliter, Ilya Grubert, Freddy Kempf, Karl Leister, Viktoria Mullova, Igor Oistrakh, Miklós Perényi, Boris Petrushansky, Marco Rizzi, David Russell, Viktor Tetriakov, Francois-Joel Thiollier. È direttore artistico de L’Antidoto, rassegna di musica da camera della Fondazione Pistoiese Jorio Vivarelli. Dalla stagione 2014/2015 è il direttore musicale dell'Orchestra Leonore e responsabile della programmazione artistica della Stagione Sinfonica della Fondazione Pistoiese Promusica.

Nata nel 1987, è già da tempo un'affermata violinista a livello internazionale. Precocemente dotata di un prodigioso talento, Chloë ha debuttato ai BBC Proms già nel 2002 e negli Stati Uniti l'anno seguente. Si è esibita molto presto in sale prestigiose del Regno Unito come la Royal Festival Hall e la Wigmore Hall di Londra, in Europa al Musikverein di Vienna, alla Laeiszhalle di Amburgo, al Louvre e alla Salle Gaveau di Parigi, all'Hermitage di SanPietroburgo, alla Carnegie Hall di New York, al Metropolitan Arts Space di Tokyo e all' Arts Center di Seul. Ha suonato con molte grandi orchestre quali l'Orchestra della Radio di Monaco di Baviera diretta da Mariss Jansons, la Philharmonia, la Royal Philharmonic e la London Philharmonic di Londra, la City of Birmingham Symphony, la Royal Liverpool Philharmonic, la BBC National Orchestra of Wales, i London Mozart Players, la Lahti Symphony, l'Orchestra di Stato di Mosca, l'Orchestra della Radio Norvegese, la Real Filharmonia della Galizia, la Vienna Tonkünstler Orchester, l’Orchestra Beethoven di Bonn e la Sinfonica di Amburgo, l’Orchestra Nazionale Ceca, l'Orchestra Nazionale della RAI di Torino, l’Orchestra della Toscana, la Helsingborg Symphony, la Royal Flemish Philharmonic e la Tampere Philharmonic Orchestra. Ha suonato fin da giovanissima negli Stati Uniti con le Orchestre Sinfoniche di Cincinnati, Detroit, Houston, in Asia con la Tokyo Symphony, la Malaysia Philharmonic, e la Singapore Symphony Orchestra, oltre che in Australia con l'Orchestra di Adelaide. È stata diretta da


grandi nomi quali Neville Marriner, Andrew Davis, Mariss Jansons, Jeffrey Tate, Paavo Järvi, Charles Dutoit, Leonard Slatkin, Susanna Mälkki, Hannu Lintu, Pavel Kogan, Gerard Schwarz, Claus Peter Flor, Martyn Brabbins, Michail Jurowski, Vassily Sinaisky, Alexander Vedernikov e molti altri. Incide per Hyperion e la sua prima registrazione dedicata ai Concerti di Vieuxtemps con la Royal Flemish Philharmonic Orchestra e Brabbins, ha ottenuto bellissime recensioni. Per le registrazioni con la London Symphony Orchestra (Warner Classics) ha vinto il Premio Echo Klassik in Germania per il ”Miglior debutto' (2002) e il premio “Miglior Giovane Musicista Inglese” al BRITS Classica (2003). Sono seguiti tre dischi dedicati a Glazunov, ai Concerti di Schoeck con l'Orchestra della Svizzera Italiana diretta da Vedernikov e alle Sonate di Medtner insieme a Igor Tchetuev e alle Sonate di York Bowen con il pianista Danny Driver (premiato da Gramophone e The Strad). Chloë ha inciso anche il Concerto per violino di John Adams insieme alla Royal Philharmonic Orchestra e Leonard Slatkin, e i Concerti di Hubay con la Bournemouth Symphony Orchestra. Il repertorio di Chloë è molto vasto e comprende i Concerti di Britten, Prokof'ev, Beethoven, Brahms, Korngold, Šostakovič, Barber, Bernstein, Mendelssohn, Bruch, Elgar, Čajkovskij, Walton e Sibelius oltre a opere contemporanee di Adams, Glass, Corigliano, Nyman, Kurt Weill, Huw Watkins e Brett Dean. Si esibisce regolarmente anche come


johannes brahms (Amburgo 1833 – Vienna 1897)

Concerto in re maggiore per violino e orchestra op.77 durata: 37 minuti circa

musicista da camera alla Open Chamber Music di Prussia Cove con Steven Isserlis e Gerhard Schulz, e al Kuhmo Chamber Music Festival in Finlandia. Di recente è tornata alla Wigmore Hall per un recital con Charles Owen e suona regolarmente con Danny Driver, Angela Hewitt, Igor Tchetuev and Charles Owen. Nel 2012-13 ha curato la serie di Musica da Camera Internazionale a Leeds, dove ha messo a punto una serie di programmi sulla musica americana. Ha studiato per dieci anni con il pedagogo russo Zakhar Bron. Ha continuato gli studi anche con Christian Tetzlaff, Robert Masters, Ida Haendel, Salvatore Accardo, e Gerhard Schulz. Suona un Guarneri del Gesù del 1737. In Italia Chloë Hanslip ha debuttato con grande successo nel 2003 suonando il Concerto n.1 di Paganini con l’Orchestra Verdi a Milano, dove è poi tornata in anni recenti per suonare il Concerto n.1 di Goldmark e il Secondo Concerto di Paganini. Nel 2006 ha ottenuto un vivo successo con il Concerto di Beethoven con l’Orchestra della Toscana, con cui ha suonato anche al CortonaMixFestival 2014 e nel 2008 con l’Orchestra RAI di Torino e Jeffrey Tate. Torna all'ORT con l'imponente Concerto per violino op.77 di Brahms, in una serata dedicata esclusivamente al compositore tedesco.

All’origine della creazione del Concerto per violino e orchestra in re maggiore op.77 di Johannes Brahms c’è la lunga amicizia del compositore con il violinista Joseph Joachim, rapporto centrale nelle esistenze di entrambi i musicisti, appena turbato, a tratti, da qualche ombra. I due si incontrarono nel 1853, quando Brahms aveva vent’anni e Joachim ventidue; a legare i due artisti c’era una sorta di affinità spirituale, una comune interpretazione classicistica della poetica romantica, che, nel caso di Joachim, si traduceva in un suono di straordinaria bellezza ed eleganza. Non a caso il violinista, insieme ad altri pochi fidati amici fra i quali Clara Schumann, rivestì per il compositore un ruolo particolare di fidatissimo consulente, al quale sottoporre in anteprima i propri lavori per un giudizio sincero. Dovette passare però ben un quarto di secolo perché Brahms affidasse all’archetto dell’amico il compito di eseguire in prima esecuzione un concerto per violino, l’unico del suo catalogo. Fu nell’estate del 1878, trascorsa a Pörtschach, in Carinzia, che la partitura prese forma. Joachim giocò, nella creazione, un ruolo di assoluto riferimento, svolgendo una revisione di tutta la parte del solista, e proponendo molte modifiche. Brahms tuttavia, pur non sentendosi del tutto sicuro nella scrittura violinistica, accolse solo in parte i suggerimenti, rimanendo


determinato a inventare soluzioni originali; lasciò però all’amico il compito di scrivere la cadenza solistica. La prima esecuzione avvenne al Gewandhaus di Lipsia il 1 gennaio 1879, ovviamente con Joachim come solista e Brahms sul podio. Proprio la scrittura del violino solista, e il suo rapporto con l’orchestra è l’aspetto che più lasciò sconcertati i contemporanei nel Concerto op.77. Hans von Bülow, il grande pianista e direttore, definì questo come un “concerto contro il violino”, altri parlarono di “sinfonia con violino obbligato”. In effetti il cimento tecnico della parte solistica è dei più alti, ma non in senso virtuosistico e appariscente; il violino inoltre non stabilisce un rapporto conflittuale e competitivo con l’orchestra, ma piuttosto uno di plastica integrazione con essa, secondo un gioco di reciproco scambio di ruoli. Sotto il profilo formale il concerto ebbe una genesi piuttosto tormentata. In un primo momento Brahms aveva pensato ad una articolazione in quattro movimenti – come quella che apparterrà, tre anni più tardi, al Secondo Concerto per pianoforte – così da sottolineare ancor più l’impostazione sinfonica; in seguito però omise i due tempi centrali per sostituirli con un nuovo tempo lento. Per il resto, la partitura segue il modello del concerto classico, assumendo come modello il Concerto per violino di Beethoven, ricalcato in molti

evidenti dettagli costruttivi, a partire dalla tonalità di re maggiore. A rendere celebre il Concerto op.77 c’è poi la sua particolare ambientazione espressiva, legata a quei paesaggi sereni e pastorali che appartengono anche alla Seconda Sinfonia e a molti lavori del medesimo periodo creativo. È una impostazione che si coglie immediatamente dall’unisono che apre la lunga introduzione orchestrale al primo movimento; troviamo in questa introduzione quasi tutto il materiale melodico del tempo; non c’è frattura e contrapposizione fra i vari temi, ma essi sembrano sorgere quasi spontaneamente l’uno dall’altro. Il violino entra con un tema molto gestuale, ma subito passa ad accompagnare con liquidi arpeggi gli strumenti a fiato; è un esempio del rapporto di integrazione fra orchestra e solista. Tocca poi al violino esporre il lirico ed intimo secondo tema. Il movimento, in forma sonata, ha ovviamente una sezione di sviluppo, ma Brahms sviluppa i suoi temi lungo tutto il tempo, trovando sempre nuove soluzioni espressive. Anche al termine, dopo la lunga cadenza solistica di Joachim – altre si sono imposte però nell’uso – il tema principale viene ripreso dal violino nel registro acuto, e portato verso una lirica astrazione, che sfocia tuttavia in una energica conclusione. Il secondo movimento venne definito


Serenata n.1 in re maggiore op.11 durata: 40 minuti circa

scherzosamente dall’autore come “un misero Adagio”; si tratta di un Lied in tre sezioni principali, aperto da una lunga esposizione del tema affidata all’oboe, su un morbido accompagnamento. Solo in seguito entra il violino, per riprendere ed arricchire la melodia. Segue così una sezione centrale più animata, dove il fraseggiare del solista assume contorni più frastagliati e implicazioni emotive più ombrose, diradate nella ripresa, dove si impone come una rinnovata conquista l’idea di una espressività lirica e sublimata. Brusco è il contrasto con il finale, Allegro giocoso ma non troppo vivace; qui Brahms fa ricorso a uno dei suoi stilemi preferiti, quello della musica ungherese la cui ricchezza gli era stata rivelata già negli anni giovanili dal violinista Eduard Reményi. È il solista ad affrontare immediatamente il tema fortemente ritmico; e la scrittura violinistica si fa più apertamente virtuosistica; questo refrain così caratteristico si alterna con episodi dal profilo contrastante, sempre però attraversati da quel senso del gioco che innerva tutto il movimento; una breve cadenza del violino conduce poi alla brillantissima coda, nella quale il ritmo diviene più incisivo e il confronto fra solista e orchestra più serrato, prima di una chiusa quasi teatrale nella sua calibrata gestualità. Arrigo Quattrocchi

Brahms considerò sempre la sinfonia come un traguardo: solo dopo un lavoro di ammaestramento passato attraverso la musica da camera, e senza mai abbandonare la vocalità, il compositore, varcata la soglia dei quarant’anni, si decise al grande passo. Vent’anni prima, la gestazione della serenata op.11, tra il 1857 e il 1858 (parallela a quella della seconda serenata, op.16: entrambe furono pubblicate nel ’60), è un esempio emblematico di quell’anelito alla forma sinfonica che il giovane Brahms decise di reprimere, per rinviarne gli esiti alla raggiunta maturità. Il progetto del lavoro coincise con l’assunzione di Brahms, in veste di maestro di cappella, da parte del principe di Lippe-Detmold (1857-59): fu un periodo di relativa serenità, dopo una tormentata permanenza a Düsseldorf al fianco di Clara Schumann e dopo la morte di Robert nel manicomio di Endenich. A questi anni (1854-57) risale anche la difficile elaborazione del primo concerto per pianoforte. Una prima stesura della serenata op.11 fu portata a compimento nel settembre 1858: era in quattro soli movimenti, e la strumentazione s’era mantenuta leggera. Furono Clara Schumann e l’amico violinista Joseph Joachim a far rilevare a Brahms la natura sinfonica della composizione, suggerendogli di ampliarne l’orchestrazione. Brahms accarezzò allora l’idea di far


nascere così la sua prima sinfonia: il carattere del brano, tuttavia, non lo soddisfaceva in tal senso, motivo per cui, nel dicembre del ’58, videro la luce due “scherzi” destinati a conferire nuovamente al tutto il carattere d’una classica serenata. La prima esecuzione del brano, in sei movimenti, ma con l’originaria orchestrazione “lieve”, si ebbe ad Amburgo il 28 marzo 1859; solo un anno dopo (il 3 marzo) il lavoro fu eseguito a Hannover nella sua versione attuale. Per comprendere pienamente lo stile della prima serenata di Brahms, occorre tener presente che il musicista si era dedicato, negli anni di Detmold, allo studio delle sinfonie di Haydn, avviando così un rapporto privilegiato con l’opera del maestro di Rohrau. Per quanto sia sempre pericoloso cercare affinità tematiche tra composizioni distanti, in questo caso è davvero difficile non cogliere l’analogia del motivo d’apertura della serenata brahmsiana con il movimento finale dell’ultima sinfonia di Haydn (n.104), nota come “London”. Impostato nella medesima tonalità (re maggiore), il lavoro di Brahms prende avvio con un pedale doppio, tenuto dall’orchestra a mo’ di cornamusa, analogo a quello che, per l’appunto, dà inizio al finale della London: in sé, si tratta d’un tradizionale procedimento d’ambientazione “pastorale” (ne fa uso, ovviamente, lo stesso

Beethoven nella sesta sinfonia). Ma l’analogia non si ferma a questo punto: il tema d’apertura della serenata, affidato da Brahms al corno, risulta davvero un ampliamento del medesimo modello intervallare utilizzato da Haydn. Più in generale colpisce, in questo lavoro del giovane Brahms, la capacità di assimilare numerosi modelli, fondendoli in una sintesi già assolutamente personale. È difficile infatti, ascoltando la serenata, non pensare frequentemente a Beethoven e a Schubert: al primo, ad esempio, per le affinità dell’Adagio non troppo in forma sonata con il Larghetto della “Seconda”, o per la scrittura dei corni nel secondo scherzo; a Schubert, per il carattere di Ländler del trio del primo scherzo. Ma il suono orchestrale, i temi (si pensi al Menuetto II) e soprattutto l’armonia, a tratti coloristica, non lasciano dubbi sull’originalità dello stile brahmsiano; che anzi, con questo lavoro inaugura un genere di serenata ottocentesca col quale faranno i conti compositori come Čajkovskij e Dvořák. Marco Mangani


VIOLINI PRIMI

VIOLONCELLI

CORNI

Virginia Ceri * Paolo Gaiani ** Angela Asioli Damiano Babbini Gabriella Colombo Marcello D'Angelo Alessandro Giani Susanna Pasquariello Marco Pistelli

Luca Provenzani * Augusto Gasbarri ** Stefano Battistini Ilaria Sarchini Giovanni Simeone

Andrea Albori * Paolo Faggi * Gabriele Galluzzo Tea Pagliarini TROMBE

CONTRABBASSI

Amerigo Bernardi * Luigi Giannoni ** Mauro Quattrociocchi

VIOLINI SECONDI

Chiara Morandi * Francesco Di Cuonzo ** Patrizia Bettotti Stefano Bianchi Marian Elleman Chiara Foletto Angela Tomei

FLAUTI

Donato De Sena * Guido Guidarelli * TIMPANI

Morgan M.Tortelli *

Fabio Fabbrizzi * Michele Marasco * OBOI

Alessio Galiazzo * Flavio Giuliani *

Ispettore d’orcheStra e archivista

Alfredo Vignoli

VIOLE

Stefano Zanobini * Caterina Cioli ** Alessandro Franconi Giulia Panchieri Pier Paolo Ricci

CLARINETTI

Marco Ortolani * Emilio Checchini * FAGOTTI

Paolo Carlini * Umberto Codecà *

* prime parti ** concertino


I PROSSIMI APPUNTAMENTI

30

NOVEMBRE

mercoledì ore 21.00

17

DICEMBRE

sabato ore 16.30

CHRISTOPH POPPEN direttore ANNA FUSEK flauto dolce

musiche di Mozart, Bach, Vivaldi, Haydn Tutti al Teatro Verdi!

IL PUPAZZO DI NEVE

CARLOMORENO VOLPINI

direttore cartone animato con voce recitante e musica dal vivo

24

DICEMBRE

sabato ore 17.00

Concerto di Natale

PETER GUTH direttore e violino

Saluti da Vienna musiche di Strauss, Suppé, Stolz, Lehár


NUOVO CD PER L'ORT IL PRIMO DI UNA TRILOGIA

Lo scorso 30 settembre è uscito il nuovo disco dell’Orchestra della toscana, diretta da Daniele Rustioni. Prodotto e distribuito da Sony Classical è dedicato a Giorgio Federico Ghedini. La tracklist include Appunti per un credo, Musica notturna, Studi per un affresco di battaglia e Sonata da concerto per flauto e archi. Solisti i “nostri” violini Andrea Tacchi e Chiara Morandi, ed il primo flauto solista

dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma Andrea Oliva. La registrazione è stata effettuata dal 16 al 19 settembre 2014 presso il Teatro Verdi di Firenze da Marco Capaccioni per SoundStudioService. È il primo volume di una trilogia che nei prossimi anni vedrà come protagonisti Goffredo Petrassi e Alfredo Casella (uscite previste rispettivamente per il 2017 e 2018, sempre per Sony Classical).


CoNTATTI FONDAZIONE ORCHESTRA REGIONALE TOSCANA

Via Verdi, 5 - 50122 Firenze tel. 055 2342722 | 2340710 fax 055 2008035 www.orchestradellatoscana.it Segreteria info@orchestradellatoscana.it

Direzione Generale direzionegenerale@orchestradellatoscana.it Direzione Artistica direzioneartistica@orchestradellatoscana.it Area Comunicazione ortstampa@orchestradellatoscana.it Ufficio Sviluppo sviluppo@orchestradellatoscana.it Ufficio del Personale ufficiopersonale@orchestradellatoscana.it Amministrazione direzioneamministrativa@orchestradellatoscana.it Servizi Tecnici ufficiotecnico@orchestradellatoscana.it

TEATRO VERDI

Via Ghibellina, 99 - 50122 Firenze Biglietteria Via Ghibellina, 97 - 50122 Firenze orari dal lun al sab 10-13 e 16-19 festivi chiuso tel. (+39) 055 212320 fax. (+39) 055 288417 www.teatroverdionline.it info@teatroverdionline.it

proGramma di sala a cura di

Ufficio Comunicazione ORT IMPAGINAZIONE

Ambra Greco Foto

Sasha Guso (13) stampa

Grafiche Martinelli (Firenze)


Dialoghi sul limite Ingresso libero

Ideato e promosso da

Con il patrocinio di Fondazione Italiana di LeniterapiaÂŽ

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Si ringrazia


Programma Giorgi | Hanslip