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Lucia D’Ammacco Adamo Anna Irene Del Monaco

Claudio Adamo Architetto Progetti e Opere

Scorpione Editrice


Claudio Adamo Architetto Progetti e Opere

SCorpione editrice


Foto di copertina: piazzale d’ingresso all’edificio scolastico per il Liceo Classico, Statte (Ta). Retrocopertina: Fabbricato in Viale Virgilio, Taranto; villa in San Vito dei Normanni, Brindisi; Villa “R” a Castellaneta Marina, Taranto

Testo: Lucia D’Ammacco Adamo Anna Irene Del Monaco © 2010 di Lucia D’Ammacco Adamo. Tutti i diritti riservati.

Edito da: Scorpione Editrice srl Taranto, Via Istria, 65d Tel/fax 099 7369548 web: www.scorpioneeditrice.it e-mail: info@scorpioneeditrice.it

Grafica e impaginazione: Angelo R. Todaro Taranto Tel. 099 7775843 web: www.angelotodaro.it e-mail: info@angelotodaro.it

Stampa: StampaSud S.p.A. Mottola (Ta) Tel. 099 8865382 web: www.stampa-sud.it e-mail: info@stampa-sud.it


Prefazione

“…Il

nostro amore è stato tanto grande ormai che non sa morire, per questo canto e canto te...” sono le parole di una bella canzone di Sergio Endrigo di fine anni sessanta e vengono in mente a fronte di quest’ultimo lavoro su “Claudio Adamo Architetto” a cura di Lucia D’Ammacco e Irene Del Monaco.

Entrambe architetti, compagna di vita la prima e, per certi aspetti, figlia spirituale la seconda, evidentemente “innamorate” ora dell’uomo ora dell’architetto, hanno dato alla luce questo pregevole lavoro che in prima battuta potrebbe forse essere qualificato come una privata manifestazione di affezioni personali. Ma sarebbe un errore. In primo luogo perché, in fondo, ogni coscienza dell’universale non trae origine che dall’autentico individuale, e tutta l’arte ne è testimonianza; in secondo luogo perché quando tutto o quasi tutto ciò che oggi si pubblica, per evidenti ragioni di marketing editoriale, viene presentato e pubblicizzato in modo così impudicamente forzato come, che so, “lavoro di inestimabile valore culturale, ecc.”, una voce fuori dal coro, che più modestamente evidenzi come propria motivazione di fondo il piacere e l’amore di raccogliere e rendere pubblico quanto nella vita ha fatto un uomo che si stima e che ci è stato caro, è una rarità in sé da ben considerare. “Le vite degli uomini” diceva B. Croce (1) “sono da esaminare come le opere d’arte, da critico, cioè, e non da grammatico e maestro di scuola. Delle opere d’arte non si domanda se siano perfette, ma se sia in esse il soffio ispiratore, se siano informate e governate da una forza poetica. Così le vite degne sono quelle che sono state mosse dalla fiamma di un ideale...”. E dunque, alla più o meno accentuata ricchezza culturale di un determinato contesto concorre sì la presenza operativa di uomini dalla fiamma ideale alta ma anche quella di critici in grado di misurarne l’altezza e adeguatamente divulgarla. Ora, è difficile dire se nel nostro contesto territoriale, nel tarantino cioè, abbondino o meno uomini di tale caratura, di certo v’è da dire che non se ne sente la presenza di molti. E ciò probabilmente per due accidentali cause concomitanti: la prima di carattere più generale, globale bisognerebbe ora dire; la seconda di carattere più schiettamente locale. La prima. Senza voler qui stare a fare la storia del mondo, è evidente a tutti ormai quale sia lo scotto da pagare per il benessere materiale derivante dalla industrializzazione dei processi di produzione. Stante la logica industriale “più si consuma, meno costa, più si guadagna”, è ovvia la convenienza a stampare prodotti di largo consumo, cioè a scarso contenuto informativo e ad alta ridondanza. In pratica, si pubblica in modo sapientemente variato, solo ciò che già si conosce ed è grande. Condizione questa dunque, non certo ideale per la divulgazione dell’operato di eventuali nuove “coscienze critiche” e a carattere locale, poiché fatalmente piccoli e a bassa “tiratura”. La seconda. “È Taranto una città che, posta in un sito singolarissimo, potrebbe essere stupenda … e invece è squallida…” così press’a poco Cesare Brandi nel suo “Pellegrino di Puglia”. Ma amaramente è ciò che pensa anche la maggioranza dei tarantini. Taranto infatti non è amata dai suoi figli. E non lo è, tra l’altro, perché non l’hanno costruita loro, bensì terzi, interessati solo al suo sito e perseguenti finalità non sempre coincidenti con le loro. Sicché, crescendo e sviluppandosi senza una precisa coscienza di sé, ora godendo ora soffrendo

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Prefazione

passivamente la buona o cattiva sorte determinata da eventi ormai da lei non gestibili, ha via via fatalmente infiacchito proprio quella potenziale attitudine progettuale dei suoi figli migliori (gli uomini dalle vite degne) che sola avrebbe potuto ben indirizzarla. In questo contesto pertanto, il lavoro di cui la presente nota risulta quanto mai opportuno, in quanto ben si inserirebbe in un eventuale ed auspicabile progetto di riscatto del territorio. Interpretando infatti la presente crisi economico/finanziaria mondiale, che è strutturale, come occasione per ripensarsi, si potrebbe immaginare l’avvio di un nuovo processo per la sua rinascenza partendo questa volta dal reale sé stesso, e cioè dalla conoscenza della sua storia materiale e ideale e dalle opere che lo caratterizzano. Lucia D’Ammacco e Irene Del Monaco, sono sì state inizialmente stimolate a questo lavoro dall’amore derivante dalla conoscenza diretta della personalità e delle opere di Claudio Adamo, ma è tuttavia evidente che, man mano che il lavoro di compilazione e analisi critica procedeva, si integrava ad esso il sentimento di profondo apprezzamento dei contenuti di verità e bellezza che le architetture di Adamo esprimono. Bene quindi l’idea di ordinarle e pubblicarle per consentirne nel tempo e ai più un’agevole lettura.

Piero Papari

(1) B. Croce - Dal libro dei pensieri (1927) XXII - 2002 Adelphi - Milano.

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Indice 9 Introduzione

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Parte prima – Progetti per Amministrazioni comunali

14 Piano Urbanistico particolareggiato della nuova zona di sviluppo, Martina Franca (Ta) 17 Corpo d’ingresso cimiteriale, Carosino (Ta) 22 Scuola media Ugo De Carolis, Taranto 26 Liceo Artistico, struttura urbana, Taranto 34 Piano particolareggiato dell’”Affaccio costiero sul Mar Grande”, Taranto 42 Il piano strade urbane, Taranto 44 2ª Rassegna Nazionale di Urbanistica, Ferrara 48 Palco papale alla stadio Iacovone, Taranto 54 Parco attrezzato con risanamento igienico-ambientale, Taranto

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Parte seconda – Progetti per Istituti, Enti, ecc.

58 Chiesa San Giovanni Bosco e Parrocchia salesiana, Taranto 68 Complesso Gescal al quartiere Tamburi, Taranto 75 Cappella di culto San Francesco de Geronimo, Grottaglie (Ta) 81 Complesso di “Edilizia pubblica residenziale”, Legge 865/1971, Palagiano (Ta) 86 Complesso edilizio “Casmez-Italsider”, Massafra (Ta) 90 Complesso edilizio “Legge 166”, Statte (Ta) 97 Chiesa parrocchiale Maria SS. Addolorata, Taranto 105 Opere parrocchiali della chiesa Maria SS. Addolorata, Taranto 106 Chiesa parrocchiale Spirito Santo e relativa canonica, Taranto 118 Cappella della SS. Eucaristia, Parrocchia S. Antonio, Taranto 122 Chiesa parrocchiale San Massimiliano Kolbe, Taranto 130 Opere per il ministero pastorale e Casa canonica, Chiesa San Massimiliano Kolbe, Taranto 5


Claudio Adamo

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Parte terza – Enti sovvenzionati dallo Stato e Consorzi

134 Cooperativa San Cristoforo, Edifici per civili abitazioni, Taranto, viale Trentino 137 Cooperativa Italia, Fabbricato torre per civili abitazioni, Taranto, corso Italia 141 Italposte (Legge 64/86), Ristrutturazione Lungomare Affaccio Costiero, Taranto 159 Approdo turistico in rada, Bisceglie (Ba)

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Parte quarta – Progetti per conto di privati

162 Complesso edilizio per civili abitazioni, Taranto, via Leonida 164 Edicola funeraria Martinez, Cimitero di Taranto 166 Fabbricato per civili abitazioni, Taranto, via Oberdan 168 Fabbricato per civili abitazioni, Taranto, corso Piemonte 172 Chiosco-bar nel Giardini pubblici Peripato, Taranto 175 Cappella funeraria De Crescenzo, Cimitero di Taranto 177 Fabbricato per civili abitazioni, Taranto, viale Virgilio 183 Villa ad appartamenti, San Vito dei Normanni (Br) 186 Villa “R” e Villa “P”, Castellaneta Marina (Ta) 187 Villa Rochira 195 Villa Pavone 199 Ristorante Hiding in Taranto, Piazza Ebalia 209 Ristorante mini-night Ambasciata di Puglia, San Vito dei Normanni (Br) 219 Villini ad appartamenti duplex, Lama, Taranto

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Parte quinta – Partecipazione a Concorsi nazionali

226 Stadio comunale a Torre Rossa, Taranto 232 Istituto professionale oggi Facoltà di Ingegneria, Taranto 242 Edificio scolastico per Liceo classico, Statte, Taranto

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Indice

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Parte sesta – Altri progetti

250 Stabilimento balneare e Cinema sperimentale, lavori universitari 260 Casa ispettoriale e Centro sociale in Luanda, Angola (Africa)

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Parte settima – Lavori di designer

268 Due manifesti per il Convegno di studi per l’Artigianato e per l’Industria, C.C.I.A.A. di Taranto 269 Piastrelle della serie Stac, ditta Cemer in Calimera (Le) 274 Opere grafiche pubblicate 277 Ristorante Hiding in Taranto, Piazza Ebalia 278 Ristorante Ambasciata di Puglia in San Vito dei Normanni (Br)

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Parte ottava – Pubblicazioni

280 Pubblicazioni di opere di Claudio Adamo

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Parte nona – Curriculum professionale e regesto delle opere

286 290

Curriculum professionale Regesto delle opere

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Claudio Adamo


Introduzione

C

laudio Adamo, nasce a Napoli il 16 Novembre del 1931 da una famiglia di impresari di teatro e frequenta la Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli “Federico II” dal ‘49 al ‘59, dopo essersi diplomato presso la Scuola d’Arte “Filippo Palizzi” di Napoli.

Adamo, dunque, frequenta la sede della Facoltà di architettura, Palazzo Gravina, quando la generazione dei docenti di ruolo a Napoli era quella del 1910: Francesco Della Sala, Franz di Salvo, Giantristano Papale, Giulio De Luca, Carlo Cocchia, Ferdinando Chiaromonte, Roberto Pane, Stefania Filo Speziale, Luigi Cosenza, Franco Jossa, Ludovico Quaroni, Michele Capobianco, una generazione oggi storicamente importante che gli studiosi vanno riscoprendo con maggiore consapevolezza nel quadro della cultura italiana del secondo dopoguerra. Una generazione “dal linguaggio architettonico riconoscibile e inimitabile, severo e nitido, dalla raffinata sensibilità e dal mai tradito rigore e nitore”, come afferma Paola Villani in una recensione al libro su Vittorio Amicarelli curato da Giovanni Menna, “Amicarelli: protagonista del ‘900” edito da Edizioni Scientifiche Italiane. Questo libro è molto utile per comprendere il contesto culturale in cui si forma Adamo poichè, come ha affermato Michele Capobianco nell’introduzione, rappresenta non soltanto una biografia artistica e professionale, ma un percorso attraverso la storia di Napoli, delle sue costruzioni e della sua scuola stilistico-architettonica, della generazione di architetti cooptata nell’università da Alberto Calza Bini, esponente dell’accademia fascista, fondatore della Facoltà di Napoli, e da Marcello Canino, ingegnere e architetto convertito, dopo la seconda guerra mondiale, al partito liberale. Il clima culturale e i personaggi di palazzo Gravina in quegli anni sono stati inoltre descritti con vivace precisione da Renato De Fusco in un suo scritto intitolato “Palazzo Gravina da studente”, nel quale De Fusco racconta, appunto, la scuola, i corsi e i docenti attraverso la sua esperienza diretta. Claudio Adamo fu uno studente lavoratore; lavorò dal ‘50 al ‘58 presso lo studio di Vittorio Amicarelli, allievo e assistente di Chiaromonte, docente di Tecnologia dei materiali e tecnica delle costruzioni. Amicarelli divenne noto internazionalmente per lo stabilimento balneare di Capri (1948-50), un progetto post-razionalista, e per alcuni interventi nella Mostra d’Oltremare degli stessi anni. Oltre alla esperienza di “aiuto di studio” di Vittorio Amicarelli – quasi un corso di perfezionamento frequentato in parallelo all’università per otto anni – la vita professionale di Adamo, dopo la laurea, si svolgerà esclusivamente a Taranto, dove si trasferì per insegnare dal 1° ottobre 1961 “Disegno Geometrico, Prospettiva ed elementi di Architettura” presso l’Istituto d’Arte di Grottaglie. Trasferito in ruolo nella stesso Istituto il 9 ottobre 1969, dopo aver vinto il concorso a cattedra. Il 1° ottobre del 1971 continuò ad insegnare le stesse materie presso il Liceo Artistico “Lisippo” di Taranto, città di provenienza di Lucia D’Ammacco, anche ella studentessa di Architettura a Napoli, che Claudio Adamo sposò nel ‘62 e che ha sempre collaborato e co-firmato con lui i principali progetti. Una volta arrivato a Taranto, nel ’75, Adamo, con un piccolo gruppo di colleghi, fonda l’Ordine Professionale che, successivamente, presiederà dal ’77 all’’83, con l’intento di affermare la dignità e i diritti di una figura professionale ben distinta dalle altre autorizzate dalla legge a svolgere le stesse funzioni (gli ingegneri e i geometri). La sua prima opera è la Chiesa di S. Giovanni Bosco, che quarantasette anni dopo avrebbe ospitato le sue esequie. La sua ultima opera, che a breve dovrebbe essere costruita, è stata la Parrocchia di S. Massimiliano Kolbe. Gli edifici di culto sono certamente stati una tipologia edilizia frequentata in modo significativo da Claudio Adamo,

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Introduzione

ma la sua professionalità si è espressa con pienezza anche in altri temi progettuali come quello residenziale e quello scolastico, per la redazione dei quali la lezione modernista appresa all’università, certamente, costituiva un solido supporto di partenza. La sua produzione progettuale si può sinteticamente suddividere in due fasi: una prima serie di opere in cui prevale il linguaggio brutalista, diffuso nell’architettura internazionale degli anni ‘60 e ‘70, cioè l’uso del cemento a faccia vista, di pannelli in mattoni e di inserti di pietre locali e un secondo gruppo di opere in cui l’uso del cemento architettonico è applicato con evidenti intenti di sperimentazione sulle possibilità d’espressione plastica delle masse e delle strutture. In entrambi i gruppi l’opera di Adamo è sempre caratterizzata da volumi in cui l’idea di gravità, il peso delle masse è considerato, compositivamente e tettonicamente, una risorsa da esaltare e non un limite da controllare. Inoltre, in ambo le “fasi”, è riscontrabile la tendenza ad impostare la pianta dell’edificio – tipologicamente sempre ineccepibile – secondo i criteri dell’architettura organica e, come Adamo stesso ha più volte affermato nelle sue relazioni progettuali, secondo le “invarianti dell’architettura” e il “codice anticlassico” affermati da Bruno Zevi, il quale ha pubblicato molte opere del progettista napoletano sulla rivista “L’architettura cronache e storia”. Claudio Adamo dunque, architetto italiano moderno, ha svolto per lo più la sua opera in una dimensione urbana e territoriale mediterranea, intesa come tale sia rispetto al paesaggio urbano fisico che ai conflitti umani e sociali che vivono in questo scenario. Egli si è formato secondo la tradizione modernista, nelle sue varie accezioni, per cui nella sua architettura è possibile individuare la fascinazione sia dell’opera di F. L. Wright, di Le Corbusier ma soprattutto di Oscar Niemeyer ed ha, successivamente, pur avendo vissuto la sua maturità culturale in pieno clima post-moderno, recepito con passione la critica operativa che Bruno Zevi divulgava attraverso la sua rivista, nota, fra le altre cose, per l’efficacia con cui raggiungeva i professionisti e i committenti delle province italiane. L’opera di Claudio Adamo è un tassello significativo per conoscere gli esiti della scuola napoletana del secondo dopoguerra e ha segnato Taranto con opere di indiscutibile interesse e valore, cercando di interpretare in un territorio di provincia, con lucida passione e alto profilo etico, una professione difficile e complessa che richiede talento e sincerità intellettuale, e che difficilmente trova riscontri in contesti culturalmente periferici dove l’aggiornamento dei professionisti non è sufficiente a recepire innesti culturali più profondi e strutturati. Laureatosi con Carlo Cocchia, con una tesi su un “CENTRO TERMALE” a Pozzuoli (NA) ed una tesina-studio “ISTITUTO D’ARTE” a Pozzuoli, Adamo rinunciò a tentare la carriera accademica, nonostante gli incoraggiamenti di diversi docenti. Si trasferì a Taranto, mise su famiglia vivendo nella nostra città gioie e dolori – il lutto per la perdita della giovanissima figlia fu una prova amarissima – e applicò in questa terra gli insegnamenti appresi in una scuola alta e solida, affermando il suo pensiero progettuale con una buona dose di idealismo, ma sempre con un senso molto concreto della prassi. La scuola napoletana e la natura partenopea emergevano dirompenti in lui dalla teatralità dell’eloquio alla naturalezza talentuosa con cui eseguiva i suoi disegni; impressionavano e impressionano anche oggi gli schizzi che egli sapeva produrre istantaneamente – è noto a molti il disegno architettonico napoletano di scuola, una fra le più interessanti espressioni artistiche delle facoltà di architettura italiane del secondo dopoguerra. La grande scuola si rivela sempre: non molto tempo fa ho avuto modo di riscontrare in alcune opere di Aldo Loris Rossi, eminente architetto della Facoltà di Napoli, quasi coetaneo di Adamo e allievo anch’esso della stessa Facoltà, forti affinità col modo di progettare e di disegnare di Claudio Adamo la cui opera, peraltro, sembra gareggiare linguisticamente con la produzione progettuale di Marcello D’Olivo. Questo libro si deve certamente a Lucia D’Ammacco che, dopo la morte di Claudio, sopraggiunta il 4 agosto 2008, intendeva raccogliere e pubblicare le sue opere più significative, quelle

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in cui egli si identificava di più, in particolare gli edifici di culto. A questo libro sono onorata di contribuire anche perché Claudio Adamo è stato il primo architetto che io e i miei fratelli, Annunziata e Vincenzo, oggi tutti architetti, abbiamo conosciuto e apprezzato. Egli ha certamente affascinato le nostre menti durante l’infanzia e l’adolescenza e, assieme alla radice artistica trasmessaci da nostro padre, Orazio, che è stato unito a lungo da un sodalizio artistico e professionale ad Adamo, ha contribuito alla scelta comune di diventare architetti. Claudio e Lucia Adamo sono stati fondamentali nella nostra formazione, hanno frequentato la nostra casa, trasformandola e ristrutturandola nel tempo, hanno seguito la nostra crescita e i nostri studi superiori e, contemporaneamente, hanno trasmesso al nostro nucleo familiare una idea di spazio architettonico totalmente assente nella cultura diffusa in provincia, e non solo in provincia, dove la parola architettura si associa frequentemente a velleità formalistiche e a produzioni edilizie di un gusto più o meno scadente, generato e divulgato dall’esuberanza di professionisti senza cultura. I coniugi Adamo, architetti, hanno stimolato la curiosità intellettuale istintiva di tutti noi, soprattutto di nostra madre Margherita, aprendo una finestra verso un modo di vivere lo spazio domestico che corrispondeva ad una qualità di vita più alta, espressione di una civiltà migliore. La loro casa-studio, in un edificio residenziale “a torre” in Viale Virgilio, ha costituito una lezione concreta e tangibile, per la nostra famiglia, di questo modo di concepire lo spazio di vita e di lavoro, pienamente allineato ai principi della tradizione modernista e organica insieme. Dunque mi permisi di suggerire circa un anno fa a Lucia Adamo che l’opera di Claudio e sua, andava presentata nella sua interezza, inclusi i progetti che sembrano architettonicamente meno significativi, come quelli per i quartieri e gli alloggi di edilizia popolare. Questi ultimi, guardati con gli occhi di un giovane ricercatore universitario della Sapienza di Roma, architetto della generazione della fine degli anni ‘70, quale io sono, rappresentano l’espressione professionale di una generazione di architetti capaci di esprimersi al massimo livello possibile anche in un territorio di provincia - con tutti i limiti che questa condizione presenta – con opere comparabili con le migliori eseguite in Italia. Il modo quasi artigianale di Claudio e Lucia Adamo di svolgere la professione in questa dimensione, è oggi, tra l’altro quasi inesistente, ma potrebbe rivelarsi come la formula da recuperare o almeno il modello su cui riflettere, viste le disfunzioni che la professione dell’architetto e il mondo delle costruzioni vivono oggi fra crisi e catastrofi di gusto, di cultura e di condizioni finanziarie generali. Lucia D’Ammacco ha personalmente esteso il prezioso lavoro di collazione di disegni, relazioni tecniche a tutti, o quasi tutti, i loro progetti, costruiti e pubblicati. Ella ha certamente svolto questo compito perché l’unica in grado di farlo con metodo, con professionalità e determinazione, ma soprattutto con la più profonda immedesimazione di intelletto e di sentimenti con Claudio Adamo, architetto e uomo. Il mio contributo a questa raccolta di opere è stato soltanto quello di compilare i testi che accompagnano l’illustrazione grafica delle opere (disegni, schizzi, fotografie), e che hanno costituito per me una sorta di percorso di lettura “a ritroso” di opere che conoscevo da tempo, ma che ho imparato a rileggere e descrivere cercando di inquadrarle in un contesto più ampio e in qualche modo ormai storicizzato e, inoltre, dando il più possibile spazio al progettista facendolo parlare attraverso citazioni e testi estratti dalle relazioni di progetto, conducendo il racconto in un quadro il più possibile unitario. Una nota significativa che mi fa piacere segnalare è che Claudio Adamo ebbe come docente di Urbanistica Ludovico Quaroni negli anni fra il ‘51 e il ‘55, dal quale rimase culturalmente sedotto, alla stregua di Roberto De Fusco che lo racconta nel suo testo sopra citato. In molti progetti di Adamo, come il Lungomare di Taranto e i quartieri di edilizia popolare e molti altri, si rilegge il metodo progettuale quaroniano, ai cui lombi accademici io stessa indirettamente appartengo attraverso Lucio Barbera, del quale sono allieva. Anche la dinastia dei Calza Bini Alberto che fondò la Facoltà di Napoli – ha avuto un ruolo

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Introduzione

di primissima linea nella storia urbana e accademica romana. Dunque questa rilettura per me ha rappresentato una escursione fra intersezioni e congiunture fra scuole, capiscuola e vicende storiche. L’organizzazione dei capitoli di questo libro, va precisato, fa riferimento alla struttura secondo cui Adamo era solito presentare il suo Curriculum. Questo lavoro, oltre a costituire la biografia e artistica e professionale di un architetto napoletano, Claudio Adamo, che ha operato quasi tutta la sua vita professionale a Taranto, costituisce una raccolta di documenti e di progetti che possono rivelarsi di utile consultazione per gli studiosi tutti e per gli studenti di architettura (sia universitari che di scuole superiori ad indirizzo artistico) e costituire un riferimento, un modello da imitare, in grado di stimolare una sana ambizione, come la lettura dell’opera di tutti i Maestri, nel passaggio delle generazioni, ha sempre saputo fare.

Anna Irene Del Monaco

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Parte prima Progetti per Amministrazioni comunali


Agosto 1962

PIANO URBANISTICO PARTICOLAREGGIATO della nuova zona di sviluppo Comune di Martina Franca (Ta) Progettista

Il Piano Particolareggiato per la nuova zona di sviluppo, commissionato dal Comune di Martina Franca (TA), è stato consegnato dal progettista per l'approvazione il 23.8.1962. L'area di progetto, di circa 10 ettari, localizzata a Sud del nucleo urbano storico di Martina Franca, è delimitata da Via Massafra, Via Fanelli, Via Fighera e Via della Stazione. Il piano urbanistico prevedeva l'insediamento di circa 6000 abitanti in tipologie edilizie a carattere popolare. Il progetto proposto organizza una serie di corti residenziali lungo il perimetro del lotto di progetto, attorno ad un ampio spazio pubblico pedonale centrale, anch'esso concepito come una corte di gerarchia maggiore rispetto a quelle delimitate dagli edifici residenziali. L'ampio cortile centrale attraversa da nord a sud l'area urbana destinata al nuovo insediamento ed è destinato a servizi pubblici (scuola elementare, mercato rionale, cinema, albergo, negozi, centro sociale, asilo) e giardini. Le corti urbane minori, invece, collegate a quella principale attraverso percorsi e passaggi fra gli edifici, sono definite da un edilizia residenziale in linea, anch'essa organizzata in corti di 4,5 o 6 piani, aperte o parzialmente aperte su un lato, per permettere la continuità fra le aree verdi e i percorsi pedonali. Il progetto definisce pertanto un fronte urbano compatto ed omogeneo sui lati esterni del lotto di progetto, quelli rivolti verso la città esistente, definendo il limite fisico di un nuovo spazio pubblico introverso e protetto. Il sistema delle corti, composto da circa 63 costruzioni in linea, inoltre, definisce un sistema insediativo che favorisce un certo grado di comfort ambientale, indirizza

Planimetria: stato dei luoghi.

Piano edilizio di progetto e, a sinistra, il plastico del Piano Urbanistico.

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Piano urbanistico Particolareggiato della nuova zona di sviluppo

la ventilazione a livello di quartiere e stimola la costituzione di un efficace spazio sociale per l'aggregazione. Le cellule tipo prevedono alloggi con 3 e 5 vani utili, come evidenziano gli studi tipologici e gli schemi allegati al progetto. Confrontando la planimetria del piano con le foto aeree attuali si riscontra, in generale, la congruenza fra la realizzazione e il progetto del piano particolareggiato nel corso degli anni, ad eccezione di alcune situazioni, in cui si sono attuate densificazioni, per aggiunta di edifici, probabilmente realizzate durante fasi successive a quelle di attuazione del piano particolareggiato. Cellula da 3 vani utili = 5 vani legali - ml. 18.50 Cellula da 4 vani utili = 6 vani legali - ml. 21.90 Cellula da 5 vani utili = 7 vani legali - ml. 25.25 Cellula da 6 vani utili = 8 vani legali - ml. 28.60

./. 20 ./. 22 ./. 26 ./. 30

4 Piani = h 15,00 5 Piani = h 18,20 6 Piani = h 21,50

Proporzionamento volume edifici.

Veduta satellitare.

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Claudio Adamo

Cellula tipo da 3 Vani utili 5 Vani legali.

Cellula tipo 4 Vani utili 6 Vani legali.

Cellula tipo 5 Vani utili 7 Vani legali.

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Ottobre 1963

CORPO D’INGRESSO CIMITERIALE con reparto mortuario e casa custode del Cimitero urbano Comune di Carosino (Ta) - Via provinciale per Monteparano Progettista e Art Director

La Giunta del Comune di Carosino nella seduta dell'Ottobre 1963 conferiva all'arch. Claudio Adamo l'incarico per la progettazione del corpo d'ingresso del cimitero Comunale. Il progetto si compone di tre parti: l'atrio d'accesso con lampada votiva e croce, la casa del custode con l'ufficio e la sala mortuaria con sala per le autopsie. Con una superficie progettata di circa mq 310, il corpo di fabbrica, costruito su un fronte unico e sotto un'unica copertura, ha l'accesso principale sulla Via provinciale per Monteparano. Sulla stessa strada, inoltre, affacciano gli accessi delle altre due funzioni di progetto: la casa del custode e la sala mortuaria. L'atrio di ingresso è uno spazio coperto da un unico solaio a blocco rivestito con intonaco e, come già accennato, ricopre l'intero corpo progettato, per affermare l'unitarietà dell'intervento, ed è definito da 13 vuoti a incasso praticati sul fronte strada. Il solaio, inoltre, è stato progettato per un sovraccarico di 200 kg/mq ed è rifinito con una impermeabilizzazione di mm 10 di asfalto. L'atrio è definito da una parete di colore rosso-mattone ed è realizzata in mattoni pieni, disposti secondo un disegno a faccia vista che segue un andamento diagonale da un lato, e da un corpo di fabbrica rivestito in pietra di Trani dall’altro. Il progetto presentato per l'approvazione prevedeva che la parte coperta del solaio d’ingresso, in corrispondenza dell'atrio, fosse rifinita con una soffittatura in legno di noce, trattato con vernici al poliestere. La dignità che si intendeva attribuire all'allestimento dello spazio esterno era richiesta dal fatto che l'atrio, arricchito dallo sfondo alberato del camposanto, con l'aggiunta di un altare provvisorio, avrebbe dovuto svolgere, temporaneamente, la funzione di Chiesa Madre. L'alloggio del custode include due vani utili e un piccolo ufficio. La sala mortuaria e la sala per le autopsie sono realizzate nel blocco a destra, per chi entra, con tamponature in blocchi di tufo e con rivestimento in pietra di Trani. Il progetto denota un controllo equilibrato fra le tecniche di finitura prescelte, calcestruzzo, mattone pieno e lastre di pietra, che evidentemente caratterizzano la capacità del progettista di gestire altrettanti linguaggi architettonici e, in questo caso specifico, la loro congiunta orchestrazione.

Via Provinciale per Monteparano: accesso principale.

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Maggio 1968

SCUOLA MEDIA UGO DE CAROLIS in Taranto, via Medaglie d’Oro Progettista

L'amministrazione Comunale di Taranto con delibera della Giunta, n. prot. 63997 del 1968 affida all'architetto Claudio Adamo la progettazione della Scuola Media “Ugo De Carolis”. L'area prescelta dalla Municipalità si trova in una zona urbana in cui era previsto secondo il piano un forte sviluppo residenziale, a Sud di Corso Italia. Il suolo destinato al progetto è compreso fra Via Medaglie d'Oro a Sud Ovest, Via Abruzzo a Nord Ovest e via Ugo De Carolis a Nord-est. A Sud-Est confina col lotto di un privato. Nell'area sono già presenti altre strutture scolastiche: il Liceo Archita e una scuola elementare. Il suolo è quasi pianeggiante, lievemente in pendenza verso Sud-Ovest ed è di forma romboidale (con gli assi lunghi circa mt 100x mt 75) per una superficie totale di mq 7.692. L'insolazione del suolo, il traffico automobilistico, la forma geometrica del lotto hanno indotto le scelte di impostazione del progetto, corrispondente ad una superficie coperta di mq 2.600 e ad un volume di mc 30.000. L'impostazione tipologica dell'edificio prevede una

serie di funzioni a piano terra, accessibili da una galleria principale, a partire dalla quale si accede, con due corpi scala, ad un corpo di fabbrica alto tre piani. Le funzioni immediatamente raggiungibili, entrando dall'ampia scalea d'ingresso, sono la guardiola e la Segreteria Amministrativa; poi si passa alla galleria, spazio servente principale dell'intera scuola, dal quale si accede alle aule destinate ad attività speciali: scienze naturali, educazione artistica, applicazioni tecniche, biblioteca, sala medica e pronto soccorso, sala riunioni, attività integrative ed educazione musicale. Vi è inoltre la possibilità di accedere all'edificio da un ingresso su strada separato dalla Palestra coperta e quella aperta. Le aule normali, invece, sono organizzate a gruppi da tre nel corpo di fabbrica alto tre piani, per un totale di 18 aule, dimensionate secondo le necessità del quartiere. Come è evidente soprattutto dalla vista prospettica su Via Ugo De Carolis, l'Auditorium è collocato al primo piano e definisce col suo “volume ponte” un'area che realizza un atrio secondario di accesso in corrispondenza del-

Ingresso alla scuola da via Medaglie d’Oro. Planimetria Piano regolatore.

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Via Medaglie D’Oro.

l'area destinata alle attrezzature sportive. Oltre alle aree sportive all'aperto, la galleria principale conduce ad altre aree all'aperto dedicate alla ricreazione degli studenti. L'edificio scolastico, progettato con struttura in calcestruzzo armato, è caratterizzato sul lato di Via Medaglie d'Oro da un rivestimento in facciata di cortina di mattoni, ed elementi frangisole in calcestruzzo intonacato che contribuiscono ad evidenziare il carattere compositivo regolare e ordinato di questo prospetto. Sul lato di Via Ugo De Carolis, invece, il carattere spaziale è disegnato da elementi volumetrici che, alternativamente, definiscono direttrici longitudinali e verticali in un gioco di tensioni e di luci-ombre: l'Auditorium, sospeso e appoggiato, che lascia intravedere il corpo “a stecca” che si sviluppa dietro di esso, per chi guarda dalla strada, costituiscono l'episodio principale, in una cornice più ampia definita dalla presenza degli edifici bassi posti sui lati.

Planimetria. Via Umbria.

23


Claudio Adamo

Planimetria di Progetto e Stato dei luoghi.

Prospettiva. Vista su via Medaglie d’Oro (ingresso)

Particolare del Prospetto e sezione.

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Scuola Media Ugo De Carolis

Particolare Aula e servizi.

Particolare Bussola interna.

Particolare Scala e Ringhiera.

Prospettiva: vista su via De Carolis (ingresso zona sportiva).

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1997

PARCO ATTREZZATO con risanamento igienico-ambientale Viale del Tramonto, San Vito - Comune di Taranto Coprogettista

Il progetto del Parco “Viale del Tramonto”, redatto da un gruppo misto composto da funzionari del Comune di Taranto e professionisti, è stato sviluppato e presentato fino al progetto esecutivo. Esso intendeva riqualificare un'area di notevole pregio ambientale e paesaggistico, in gravi condizioni di degrado e abbandono, localizzata nel quartiere S.Vito. L'area, dunque, denominata “Viale del Tramonto”, compresa tra la Sezione velica della Marina Militare e la diga foranea che delimita lo specchio acqueo del Mar Grande, è posta in posizione marginale, sia fisicamente che psicologicamente, rispetto al quartiere a cui appartiene. Uno dei primi obiettivi, perciò, è stato quello di rendere fruibile, attraverso il progetto, l'area ai residenti, primi destinatari della struttura, e, in secondo luogo ai fruitori stagionali, numerosi soprattutto durante il periodo estivo. Dunque il progetto ha considerato la riorganizzazione degli spazi pubblici lungo le strade del tessuto residenziale (vegetazione, illuminazione, arredo urbano), molte delle quali convergenti verso la litoranea, e, lungo questa, la realizzazione di una passeggiata che alterna tratti in

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Parco attrezzato con risanamento igienico-ambientale

ombra a tratti con vegetazione, aree di sosta con sedute e servizi per il ristoro. Lo scopo generale dell'intervento, pertanto, era quello di realizzare uno stato di riqualificazione generale del quartiere attraverso la realizzazione di servizi di base che, ottimizzati, fossero in grado di permettere più organicamente la fruizione dell'area anche nei periodi di balneazione e di attribuire un certo grado di identità-qualità all'insieme urbano. A questo proposito anche la zona sabbiosa è stata oggetto di risanamento, inclusa la ridefinizione della linea di costa, attrezzata per l'attracco di barche di piccole dimensioni e imbarcazioni a pedali per il turismo estivo. Particolare di un tratto della zona.

Prospettiva della Piazzetta con Cavea

Prospettiva a volo d’uccello di un tratto del Viale, con Pergola e Snack bar.

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1967

COMPLESSO GESCAL AL QUARTIERE TAMBURI in Taranto Progettista

tiere. Essa, infatti, è prospiciente anche il lotto destinato all'edilizia scolastica. Nell'area più piccola, invece, si realizzano tre cortili senza uno spazio pubblico comune. Questo progetto, redatto successivamente al piano Urbanistico per il Comune di Martina Franca, conserva gli stessi principi di qualità urbana applicati in quell'altro caso: l'uso delle corti urbane per definire spazi pubblici e semipubblici per la socializzazione rappresentano anche un ottimo dispositivo progettuale a scala urbana per favorire ventilazione, raffrescamento e socializzazione. Questo tipo di modello insediativo, da sempre utilizzato nella tradizione urbana europea, a Londra, ad Amsterdam, a Roma (in particolare con il progetto del Tiburtino), ha subito aggiornamenti, variazioni ma rappresenta, comunque, un caso di successo, soprattutto se paragonato ad altri modelli insediativi ispirati alla lezione del Movimento Moderno, in particolare in quartieri fatti di edifici “a stecca”, e nonostante la densità abitativa che esso, in generale, è in grado di mettere in gioco per via della sua compattezza. Lo studio dell'alloggio tipo è gestito con perizia, essendo questo il vero elemento di qualità che più facilmente sopravvive al processo di costruzione, soprattutto se gestita in econo-

Questo progetto si inquadra nell'ambito del Programma di intervento N. 607/bis Quartiere GESCAL al Rione Tamburi di Taranto. Stazione appaltante I.A.C.P. – Taranto 4 Maggio 1967 Il lotto in cui va inserito il progetto GESCAL, tangente su un lato lungo alla strada statale Taranto- Martina è di forma irregolare, e, precisamente, descrive due superfici edificabili di dimensioni molto diverse, una più ampia, di forma quadrangolare, l'altra più piccola dal perimetro triangolare. Il progetto prevede una strada di distribuzione interna – che attraversa entrambe le aree edificabili descritte in precedenza – lungo la quale sono localizzate una serie di edifici in linea che, a loro volta, definiscono spazi urbani semichiusi su una corte, localizzata sui lati opposti a quelli della strada centrale di distribuzione, dove sono localizzati giardini e spazi all'aperto. Nella parte centrale del lotto sono previsti i servizi scolastici, in posizione equidistante dalle residenze. Le corti residenziali sono organizzate secondo misure differenti. Nell'area più ampia il progetto prevede una corte-giardino più grande organizzata come spazio pubblico per tutto il quar-

LEGGENDA

Planimetria.

1 - Sezione Territoriale I.N.A.M 2 - Chiesa parrocchiale 3 - Recinto giochi bambini 4 - Scuola elementare 5 - Vivaio comunale 6 - Biblioteca

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7 - Parco pubblico a guardiania comunale con recinto da chiudere di notte 8 - Tettoia mercato 9 - Posteggi 10 - Negozi con alloggi al piano superiore 11 - Cabina di trasformazione 12 - Residuo dell'area "Piano 167” comprensorio n. 5


I.A.C.P. Tamburi Schemi

Varie soluzioni

Disposizioni sulle caratteristiche tipologiche dei fabbricati - Numero dei piani abitabili - N° alloggi per piano/scala - Tipo di copertura - Ubicazione locali di deposito ripostiglio - Destinazione del piano terra - Quota calpestio 1° piano abit. - Altezza dei piani da pavimento a pavimento

3 2–3 tetto piano terra ripostigli, centrale termica, raccolta rifiuti, sollevamento acqua 3,30 3,30

Limiti minimi e massimi di superficie utile netta: tipo B (5 v. c.) alloggio min. 82 max. 84 mq. tipo C (6 v. c.) alloggio min. 96 max. 98 mq. tipo D (7 v. c.) alloggio min. 110 max. 112 mq.

- Alloggi N° 42; vani 210 - Alloggi N° 105; vani 630 - Alloggi N° 51; vani 357

Totale deposito ripostiglio uguale per tutti, esterni agli alloggi

- Alloggi N° 198; vani 1197 min. 6,00 max. 7,50 mq.

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Claudio Adamo

mia. Le facciate, in questo caso, tenendo forse conto di questo tipo di situazione, sono organizzate con elementi molto semplici, ordinari, e affidano al proporzionamento degli infissi il compito di caratterizzarne la definizione formale.

Disposizioni sulle caratteristiche tipologiche dei fabbricati: — Numero dei piani abitabili: 3 — N° alloggi per piano/scala: 2-3 — Tipo di copertura: tetto — Ubicazione locali di deposito ripostiglio: piano terra — Destinazione del piano terra: ripostiglio, centrale termica, raccolta rifiuti, sollevamento acqua — Quota calpestio 1° piano abitabile: 3,30 — Altezza dei piani da pavimento a pavimento: 3,30.

Il programma utilizza l’area per mq. 25.000. Il numero di vani utilizzabili su tutta l’area, in base alla disciplina urbanistica vigente, è di circa n° 1.200. Schemi

+---

22,30

-----+

Pianta Piano Terra alloggio tipo B - Vani convenzionali 5 - mq. 83,987.

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Complesso Gescal al quartiere Tamburi

Pianta 1째 Piano alloggio tipo B.

Prospetto Fronte Strada alloggio tipo B.

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1975

COMPLESSO EDILIZIO “CASMEZ-ITALSIDER” Programma intervento n. 46, costruzione 100 alloggi in Massafra (Ta) Coordinatore, Coprogettista e Art Director

sto tipo di viabilità è risultata la più conveniente sia ai fini economici e sia ai fini dell'impianto fognante, che potrà essere realizzato in sede stradale senza problemi di pendenze. Gli edifici, porticati al piano terra, sono costituiti prevalentemente da 4 piani abitabili, salvo due di essi, orientati verso Sud, che hanno 3 piani abitabili. L'impianto generale definisce un disegno compatto e i 100 alloggi sono tutti realizzati, come già accennato, nei 13 edifici in linea in media alti 5 piani.

Con Convenzione del 14/11/1975 l’I.A.C.P. di Taranto affida all'arch. Adamo l'incarico della progettazione di 100 alloggi da realizzare nel Comune di Massafra per i dipendenti Italsider dello Stabilimento Siderurgico di Taranto. Secondo i dati riportati nella relazione di progetto l'intervento è stato localizzato dal Comune di Massafra nell'ambito delle zone residenziali del Programma di Fabbricazione vigente, con delibera consiliare n°61 del 24/7/1975. In mancanza di un Piano Particolareggiato o di un Piano di Zona, è stato necessario elaborare uno studio urbanistico preventivo, derivandolo dalla normativa del Programma di Fabbricazione e dimensionandolo per una consistenza edilizia di 100 alloggi. L'area scelta dalla Municipalità misura una superficie di mq. 21.000 e fa parte di una zona d'espansione più vasta, che misura complessivamente circa mq. 123.700. Essa si trova ad est dell'abitato, in adiacenza della strada provinciale per Statte-Taranto; il suo sedime ha quota variabile da 120 a 113 con pendenza verso sud. Il piano prevede la distribuzione di 13 edifici-scala intorno ad un nucleo centrale di area libera. Essi sono serviti da un asse strada-parcheggi orientato da Nord a Sud che si allaccia alla strada provinciale esistente. Un altro tronco stradale disegna una viabilità verso Est, a collegamento della restante zona del comparto. Que-

Planimetria zona d’intervento.

Planimetria generale di progetto, diviso in fabbricato A, B, C.

86


Complesso edilizio “Casmez-Italsider�

Piano di sistemazione urbanistica: profili altimetrici.

Ăˆ importante evidenziare che i criteri progettuali adottati nell'impostare il progetto delle strutture tengono conto del comportamento della struttura in caso di sisma. I pilastri, infatti, sono di forma rettangolare e sono orientati alternativamente lungo gli allineamenti trasversali alle diverse campate, una volta in senso longitudinale, una volta in senso orizzontale, in modo da opporsi comunque alla sollecitazione eventuale del sisma.

Profilo stradale: Fabbricato A.

Profilo stradale: Fabbricato B.

Profilo stradale: Fabbricato C.

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Claudio Adamo

Fabbricato B: Pianta Piano Terra.

Pianta Piano Tipo.

Pianta Piano Copertura.

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Complesso edilizio “Casmez-Italsider”

Dati di progetto – Area del terreno – n° edifici di 4 piani abitabili – n° edifici di 3 piani abitabili – Alloggi insediati – Superficie lorda coperta dagli edifici (mq. 231,36 x n°13 edifici) – Altezza degli edifici di 4 piani sup. – Altezza degli edifici di 3 piani abit. – Volume degli edifici: edifici n°11 x mq. 231,36 x h 16,50 = n° 2 x mq. 231, 36 x h 13,20 = totale lordo a detrarre volume porticato libero (mq.135,36 x edif. 13 x h 3,00) = volume contabile – Parcheggi: privati (mc. 42.814/20 ) = pubblici = totale parcheggi

mq. 21.000 11 2 100 mq. 3.007 m. 16,50 m. 13,20 mc. 41.987 mc. 6.106 mc .48,093 mc. 5,279 mc. 42.814 mq. 2.140 mq. 1.508 mq. 3.648

Dati rivenienti dal Pr di F, I dati e le consistenze rivenienti dalla normativa del Pr. di F. sono i seguenti: – Volume ammissibile (mq. 21.000x2 mc.) = mc. 42.000 – Parcheggi privati (mc.42.814/20) = mq. 2.140 mq. 1.200 (circa) – Parcheggi pubblici =

Fabbricato B: Fianco e Sezione.

totale parcheggi mq.

Prospetto NORD.

Prospetto SUD.

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1967

COOPERATIVA SAN CRISTOFORO Edifici per civili abitazioni in Taranto, viale Trentino Progettista e Art Director

L'area di proprietà della cooperativa si trova a sinistra del Viale Magna Grecia, verso Via Cesare Battisti, in una zona di sviluppo urbano secondo quanto previsto dagli strumenti di pianificazione. Il terreno è quasi perfettamente pianeggiante e il progetto copre circa il 28% dell'intera superficie. Le richieste dei committenti, la forma geometrica del lotto e l'ubicazione, hanno in parte suggerito l'impostazione del fabbricato progettato. La costruzione è costituita da due corpi di fabbrica attaccati e fusi in un unico blocco servito da due scale che a loro volta servono due appartamenti per piano, mentre i servizi condominiali come la casa custode, la centrale termica, l'impianto di sollevamento acqua, il salone per le riunioni condominiali e i depositi, sono comuni ai due corpi e localizzati al piano terra nella parte retrostante il portico, adibito alla sosta delle auto dei condomini; parte dell'area retrostante il fabbricato è destinato a parcheggio condominiale. Il fabbricato sorge a mt 1,20 dal confine stradale e a quota 0,96 dal piano marciapiedi; l'accesso pedonale è provvisto sia di gradini che di rampa per discesa; la stessa rampa serve anche per l’accesso carrabile. Il piano tipo è composto da n° 4 appartamenti a piano, serviti da due scale: ogni appartamento è composto di n°5

vani utili pari a n° 7 vani legali. La facciata è scandita da balconi aggettanti di dimensioni uguali, profondi poco più di un metro.

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Cooperativa San Cristoforo

Stato dei luoghi: rilievo.

Planimetria.

Via Dalmazia.

Strada di piano regolatore.

Viale Trentino.

Sezione.

Profili: altimetria.

135


Claudio Adamo

Sezione e sezioni tipiche.

Particolare della facciata.

Prospetto.

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1988

ITALPOSTE (Legge 64/86) Ristrutturazione Lungomare affaccio costiero in Taranto, tratto Ponte girevole - via Cavallotti Capogruppo, Coprogettista e Art Director

Queste elaborazioni si concentrano sugli edifici e le funzioni che avrebbero dovuto ospitare l’intervento di ristrutturazione del Lungomare localizzati a quota mare; fra la strada, Viale Virgilio, e il mare, inoltre, si prevede l'inserimento, lungo la scarpata ad un livello intermedio, di un percorso pedonale. Si tratta di opere destinate a funzioni turistiche, circoli comunali per la cultura e la Stampa che, se realizzati, sarebbero stati in grado di rendere il lungo-

mare di Taranto un'area dinamica e vitale e avrebbe trasformato la percezione dello spazio sull'acqua dalla strada litoranea. Il progetto, se attuato, sarebbe stato un'occasione significativa per la città, come si è già detto in precedenza, un esercizio di “democrazia urbana”, come quella attuata da alcune amministrazioni europee illuminate, come quella di Barcellona, che Taranto, tuttavia, per ragioni storiche e geografiche, non è ancora stata in grado di attuare.

Profilo del Lungomare visto dal mare.

Pianta del progetto dell’Affaccio Costiero sul Mar Grande.

Veduta prospettica d’insieme.

141


Claudio Adamo

144


Italposte – Ritrutturazione Lungomare affaccio costiero

Edificio 3 – Circolo Comunale della Cultura e della Stampa – Area18, verde; 19, fontana Vedute prospettiche

Luoghi di Ristoro Localizzazione dell’Edificio 4 Mensa, Ristoro e Night Comunale. Area18, verde; 19, fontana

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Claudio Adamo

Opere turistiche previste scendendo a mare da piazza Ebalia Localizzazione dell’Edificio 5a 5b Pubbliche istituzioni e servizi sociali, Dogana, Polizia, Pronto soccorso, Farmacia, P.T., Bazar: Bar. Area 18, verde; 19, fontana Vedute prospettiche

Edificio 5a.

Edificio 5b: servizi di igiene pubblica, ufficio AA

Telefono pubblico: attesa.

Studi dell’Edificio 5a.

148


Italposte – Ritrutturazione Lungomare affaccio costiero

Studio distributivo per i servizi generali.

Studio servizi igienici.

149


1964

FABBRICATO PER CIVILI ABITAZIONI in Taranto, corso Piemonte-via Friuli Progettista e Art Director

Anche questo progetto, come quello di Via Oberdan, affronta il tema residenziale in un lotto d'angolo, in un contesto urbano molto compatto e denso e si può descrivere come l’aggregazione “ad L” di due case in linea su un unico lotto. Il taglio degli alloggi è molto comodo, circa mq 120, secondo l'uso diffuso in quegli anni. Essi sono tutti organizzati planimetricamente in modo da offrire a ciascun alloggio il doppio affaccio; così, la cucina e una stanza da letto, la più piccola, sono rivolte sul cortile di servizio, cioè l'area che risulta sul retro dell'edificio dalla sottrazione della pianta “ad L” sulla superficie del lotto rettangolare; le altre stanze affacciano sul lato strada. Lo studio della facciata è svolto con intelligenza e tenta sempre una soluzione costruttivamente semplice, realizzabile e articolata, ma non banale, nonostante i materiali da costruzione siano ordinari. Inoltre, come si vede da alcuni schizzi preparatori, tenta ambiziosamente un raccordo con l'ambiente urbano e con le facciate adiacenti attraverso il ritmo e le quote dei solai giustapposti.

Prospetto Corso Piemonte.

Planimetria.

168


Fabbricato per civili abitazioni in corso Piemonte

Prospetto su via Friuli.

Veduta prospettica da corso Piemonte.

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1966

CHIOSCO-BAR NEI GIARDINI PUBBLICI PERIPATO in Taranto Progettista e Art Director

Si tratta del progetto di un piccolo padiglione nella Villa comunale di Taranto. Un tema progettuale sviluppato con meticolosa cura per i dettagli costruttivi. Il padiglione descrive un piccolo recinto all’interno della villa, dentro il quale vi è un ulteriore, seppure piccolissimo, patio. Il recinto è definito dalla pensilina dal profilo ondulato realizzata in calcestruzzo e sorretta da montanti in acciaio. Il chiosco è rivestito in ceramica e, in alcuni punti, utilizza una soluzione d'angolo in mattoni sfalsati lasciati a vista. Un altro tema architettonico affrontato in questo progetto, nonostante le dimensioni ridotte, è la separazione fra l’edificio e il tetto. Un’asola in vetro, elemento ricorrente in molti progetti di Adamo, segna con un vuoto apparente l'appoggio del tetto a falde in calcestruzzo, sul

perimetro verticale del chiosco. L’elemento vetrato, inoltre, si dispiega in continuità nelle altre vetrate, compreso l'ingresso, lungo il perimetro del piccolo edificio.

Una veduta della costruzione situata nell'interno del Parco.

Rilievo.

Pianta.

172


1967

FABBRICATO PER CIVILI ABITAZIONI in Taranto, viale Virgilio Progettista e Art Director

Fin dallo schema planimetrico generale è evidente l’intenzione di C. Adamo di attribuire a ciascun alloggio, comunque esso sia disposto planimetricamente, una vista sul Mar Grande. L’impianto “ad X” certamente asseconda questo obiettivo, sostiene il progettista nella relazione, e consente di esporre verso il mare due facciate, per gli alloggi prospicienti Viale Virgilio e, una sola facciata, per gli alloggi interni. Uno degli aspetti più interessanti di questo progetto è l’articolazione planimetrica e la varietà tipologica che viene offerta sui vari livelli, piccole varianti dello stesso alloggio tipo, applicate al rapporto fra il soggiorno e lo spazio esterno, veranda o balcone che sia. Il progettista afferma, infatti, nella relazione al progetto: “È utile precisare la grande elasticità della soluzione studiata e l’ampia possibilità di differenziazione e personalizzazione della casa così come risulta evidente dagli schemi tipologici inseriti nel progetto oltre all’articolazione dei corpi a sbalzo, ottenuti sempre su di una pianta di forma standard, e quindi di facile carpenteria. È evidente però che per alcuni degli schemi indicati viene a perdersi, in parte, la particolarità dell’ambiente ritenuto più positivo e nuovo, il “soggiorno intimo” a doppio affaccio disposto trasversalmente all’alloggio, che è stato studiato e voluto per aprire il centro della casa al sole. Per nessun alloggio viene a mancare la vista del panorama. Tale soluzione è stata possibile grazie all’adozione della pianta a X, che non è certamente nuova, ma che permette sicuramente, come si è detto, di mettere tutti gli appartamenti in condizione di assoluta panoramicità. Una esplicazione chiara deriva dalla comparazione dei due schemi plani-

Planimetria generale. Fabbricato disposto a croce per dare una visuale panoramica a tutti gli appartamenti.

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Planimetria di piano di lottizzazione con fabbricati paralleli tra loro.

Schema planimetrico.


Claudio Adamo

metrici allegati, cioè del progetto qui presentato e l’indicazione degli angoli di panoramicità e della pianta tipo dl un ordinario fabbricato eseguito nel rispetto del tipo edilizio indicato nel piano di lottizzazione”. Un altro aspetto significativo è rappresentato dallo studio dei volumi in facciata, che, a dire il vero, perdono, in parte, la forza espressiva e la chiarezza volumetrica comunicata negli schizzi prospettici allegati al progetto, per via della soluzione edilizia adottata e dei materiali di rifinitura.

ascensore e motacarichi

• •

ripostiglio

Pianta pianerottolo.

Studio di un appartamento.

178


Fabbricato per civili abitazioni in viale Virgilio

Prospetto ovest.

Prospetto nord.

Prospetto est.

Particolare della ringhiera del balcone.

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Claudio Adamo

Prospetto sud.

Schizzo Prospettico.

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1967

VILLA AD APPARTAMENTI in San Vito dei Normanni (Br), via Leo Progettista e Art Director

Il lotto di progetto, di forma trapezoidale, si trova in una zona di sviluppo urbano e misura una superficie di mq 390, con un fronte strada di ml 18,25. Il progetto utilizza mq 218,00 dell'intero lotto. L'edificio composto da tre piani, include tre alloggi così distribuiti: il primo piano è tutto destinato ad un appartamento di mq 170,00; il secondo piano è composto da due appartamenti di circa mq 87. Il piano terra è destinato ad attività commerciali. Si tratta di uno dei progetti in cui Claudio Adamo ha applicato lo studio della linea curva come elemento caratterizzante il linguaggio architettonico.

Prospettive di studio.

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1972

VILLA “R” E VILLA “P” in Castellaneta Marina (Ta) Progettista e Art Director

Il progetto villa “R”, assieme a quello che segue, la villa “P”, corrisponde ad una fase di elaborazione significativa della produzione architettonica di Claudio Adamo che, partendo dalle prime sperimentazioni sulle tipologie residenziali unifamiliari, appunto Villa R e Villa P, si è sviluppato e ha trovato applicazione prolifica, pochi anni dopo, nello studio degli edifici di culto. La densa interlocuzione con la redazione della rivista diretta da Bruno Zevi, L’architettura cronache e storia, che manifestò il suo interesse con la pubblicazione dei progetti stessi, evidenzia il quadro culturale nel quale, in quegli anni, trovava alimento e confronto il pensiero progettuale di Adamo. Esso si può sostanzialmente sintetizzare nella ricerca appassionata e tenace di una architettura “organica” in grado di mettere insieme il linguaggio moderno e i principi tipologici degli edifici mediterranei arcaici. Ne consegue, di solito, l’uso di impianti circolari, per via della notevole fluidità che essi, se gestiti in modo appropriato, sono in grado di configurare. Il commento della redazione di L’architettura Cronache e storie (n° 241, 1975) nell’articolo allegato al progetto pubblicato è il seguente: “l’autore ha dubbi soltanto per la settima invariante, l’integrazione col territorio: per esempio in questa casa « R », la vicinanza di uno stabilimento balneare, nonché di altre costruzioni, e la scala ridotta dell’intervento, non consentono altro che una caustica plasticità nella visione ravvicinata, una discreta mimetizzazione nel contesto esterno... la plasticità prescelta integra intenzionalmente seconda e quinta invariante, coinvolgimento delle forme strutturalizzate in una inevitabile asimmetria sia orizzontale che verticale; con conseguenze di scomposizione, e anche intenti di quadri di dimensionalità, di temporalizzazione. Queste le intenzioni, e in buona misura anche i risultati. L’accentuato plaVilla Rochira vista dalla Piazzetta, In basso: prospettiva dell’ingresso alla villa.

186


Villa “R” e Villa “P”

Prospettiva a volo d’uccello: veduta d’insieme.

Prospettiva della villa vista dal mare.

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1990

ISTITUTO PROFESSIONALE oggi Facoltà di Ingegneria Politecnico di Bari in Taranto, quartiere Paolo VI Coprogettista e Art Director

Questo edificio è stato progettato per ospitare un 'Istituto professionale per l'industria e l'artigianato' e sorge ad est del quartiere Paolo VI, su un'area di forma regolare, un rettangolo, con il lato maggiore disposto secondo l'orientamento Sud-Nord. Gli ingressi principali ed il piazzale di sosta per gli alunni, interno al lotto, sono previsti lungo il lato ovest; l'entrata di servizio, lungo il lato nord, conduce ai locali per impianti tecnologici ed alle aree esterne sistemate a verde, con parcheggi e strutture sportive. La scuola, secondo la previsione del progetto, si apre verso il quartiere a nordovest, dove sono concentrate le strade di accesso; il volume dell'edificio si impone a nord per la compattezza del volume della palestra, ad ovest per l'articolazione dei volumi: l'atrio di accesso preceduto da un porticato; la biblioteca e la zona degli organi collegiali, che si sviluppano ad un piano fuori-terra; l'auditorium, la cui figura compatta, interessa tre livelli di costruzione. L'insieme di questi volumi, aperti al-

l'interazione con il quartiere, sono visivamente racchiusi da due quinte, una orientata sud-nord, l'altra est-ovest, entrambe costituite da corpi di fabbrica a tre piani fuori terra, che ospitano le normali attività didattiche. I collegamenti orizzontali in basso, immersi nel verde e distribuiti da nord a sud, sono elementi di raccordo fra le attività sopra ricordate e fra il complesso delle officine ben evidenziate nei prospetti. I caratteri fin qui descritti rivelano chiarezza tipologica e linearità distributiva nell'impianto generale.

Disegni preparatori.

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Istituto professionale – Facolta di Ingegneria

Per la razionalità con cui i volumi sono dislocati sul lotto, questo progetto ricorda il razionalista Illinois Institute of Technology progettato da Mies van der Rohe. Ai caratteri razionalisti dell'aggregazione dell'insieme architettonico, tuttavia, gli autori aggiungono elementi che rinnegano l'impostazione tipologica razionalista e utilizzano un linguaggio più articolato e plastico: l'ingresso tagliato su una diagonale, con forti chiaroscuri sorretto da un suggestivo pilastro tozzo da un lato; dall'altro lato troviamo un altro sostegno, simile ma più sottile, rotolato in piedi al di sotto della rampa; la finestra a nastro dell'auditorium segue l'andamento delle gradonate interne e nasconde un fendente nel tamponamento. Sono evidenti inoltre i corridoi di raccordo scalettati e gli incastri fra volumi. Uno degli elementi fortemente caratterizzanti lo spazio dell'edificio, tuttavia, è il grande auditorium centrale, completamente permeabile alle altre funzioni, attorno al quale sono organizzate tutte le attività e attorno al quale i passaggi dei percorsi distributivi, vista l'assenza di muri che ne delimitano lo spazio, sono volutamente obbligati. Disegni preparatori.

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Studio delle aule.


Claudio Adamo

Sala senato (corpo docente). Particolare aula-studio-biblioteca del professore. Studio servizi igienici per gli alunni.

Il Complesso visto dall’alto.

Prospettiva d’insieme.

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Istituto professionale – Facolta di Ingegneria

Pianta piano terra.

Prospetto ovest.

Prospetto sud.

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1990

EDIFICIO SCOLASTICO PER LICEO CLASSICO in Statte, Taranto Capogruppo, coprogettista e Art Director

Anche questo edificio scolastico, come l’Istituto professionale nel quartiere Paolo VI, è il risultato di una gara d’appalto per affidamento in concessione per progettazione e costruzione. L’area di progetto, a nord del quartiere Statte, su un lotto a forma trapezoide, si colloca lungo la strada provinciale Taranto-Crispiano. L’edificio, localizzato all’interno di una periferia sfrangiata e priva di urbanità, si pone come punto di riferimento con i suoi volumi e per le sue molteplici funzioni: insieme agli spazi destinati alla didattica, infatti, sono stati previsti luoghi per le attività parascolastiche, integrative e ludico-sportive a disposizione del quartiere. Un ampio piazzale di sosta per gli autoveicoli precede uno spazio di raccolta destinato agli alunni. L’organismo si sviluppa su tre livelli fuori-terra, ed ha come fulcro spaziale e funzionale l’auditorium e la cavea all’aperto. Al piano terreno, attorno all’auditorium, si sviluppano gli ambienti amministrativi, l’aula per gli insegnanti, la biblioteca e i locali per gli organi collegiali, da un lato; i gruppi-scala, i servizi igienici, la zona per attività didattiche speciali e cinque aule sorgono sul lato opposto. Al primo piano, con orientamento sud e est, si trovano dieci aule, ed altrettante, con analogo schema distributivo, sono ubicate al secondo livello.

Anche questa architettura è stata pubblicata, assieme alla sede scolastica del quartiere Paolo VI su L’Architettura Cronache e storia (n. 448, anno 1993). La nota editoriale riporta il seguente commento: “Osservando le immagini delle due scuole a confronto, non può non saltare agli occhi l’uso di un linguaggio comune talmente marcato da rendere non di rado difficile attribuirle all’una o all’altra. Non solo gli elementi-base, ma le stesse trasgressioni – dall’ingresso in diagonale al nastro scalettato dell’auditorium – si ripetono puntigliosamente: ulteriore conferma, se mai ve ne fosse stato bisogno, della convinzione degli autori sulla necessità di definire un codice minimo di civiltà che oggi appare loro l’unico possibile argine al degrado ed all’arbitrio imperanti”. Si riporta nell’articolo, inoltre, uno stralcio della lettera di accompagno scritta dai progettisti alla redazione stessa della rivista: “Per quello che posso – aggiunge Claudio Adamo – con i miei lavori, grandi e piccoli, duraturi o effimeri, compensati o gratuiti, pur se consapevole che sono ben poca cosa nel mare di tanta necessità, per quella fame di architettura che ho, costantemente mi sforzo di arrivare a ‘produrre’ compiutamente, superando ogni provocazione e facendo di ogni occasione l’occasione e, sempre nella speranza di poter SUSCITARE gli animi, acquisendoli alla bellezza della libertà espressiva concessa dall’utilizzo delle invarianti, le quali, è da dire, oltre a far godere chi l’usa, rendono possibile entusiasmare, muovere e, in qualche caso, commuovere gli spiriti”. Questa breve ultima nota ci sembra esplicativa del

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Edificio scolastico per Liceo Classico

pensiero stesso dell’autore, e dell’entusiastico rapporto, quasi militante direi, che egli coltivava nei confronti del pensiero zeviano, in particolare, nei confronti delle “sette invarianti dell’architettura”, che tentava di applicare rigorosamente in ogni sua opera.

Bozzetti preliminari per il progetto.

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Claudio Adamo

Prospettiva: veduta d’insieme (sopra) e vista portico d’accesso.

Pianta piano terra.

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Edificio scolastico per Liceo Classico

L’albero del carrubo, esistente, attraversa la pensilina tramite una apertura.

Pianta della cavea: sosta per gli alunni, ricavata per salvare l’albero del carrubo.

Apertura a disegno sul muro di cinta, protetta da rete, per lasciare la libera visione del carrubo.

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Claudio Adamo architetto  

Progetti e opere Plans and works

Claudio Adamo architetto  

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