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Bollettino della parrocchia prepositurale di san Giovanni Battista in Palazzago e di san Carlo in Burligo

La lettera SETTEMBRE 2016 anno XXX numero 3


Orari Sante Messe Palazzago Sabato

ore 17.00 Beita ore 19.00 Chiesa Parrocchiale

Domenica ore ore ore ore

08.00 Montebello 09.00 Beita 10.30 Chiesa Parrocchiale 18.00 Chiesa Parrocchiale

Giorni Feriali Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì

ore 16.30 ore 16.30 ore 16.30 ore 09.00 ore 16.30

Brocchione Precornelli Beita Chiesa Parrocchiale Ca’ Rosso

Orari Sante Messe Burligo Sabato

ore 18.00 Chiesa Parrocchiale

Domenica

ore 09.00 Collepedrino ore 10.30 Chiesa Parrocchiale

Giorni Feriali Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì

ore 17.00 ore 17.00 ore 17.00 ore 17.00 ore 17.00

Chiesa Parrocchiale Acqua Chiesa Parrocchiale Chiesa Parrocchiale Chiesa Parrocchiale

Recapiti Don Giuseppe Don Roberto Don Giampaolo Don Paolo

035.550336-347.1133405 035.540059-348.3824454 338.1107970 035.550081

Oratorio e Sagrestia Palazzago 035.551005

www.oratoriopalazzago.it parrocchia@oratoriopalazzago.it segreteria@oratoriopalazzago.it palazzago@diocesibg.it

Cosa c’è di più naturale di una mamma che tiene per mano il suo bambino? E’ così che Ambrogio da Fossano (1453-1523) detto il Bergognone ha pensato e dipinto Maria e Gesù, con quel realismo che caratterizza la sua pittura. La figura della madre si staglia su un panno calato dall’alto, lasciando intravedere, a destra e a sinistra, uno scorcio di paesaggio con montagne, lago, pianura e il verde prato con fiori e erbette minuziosamente dipinte. Maria è bella, avvolta in un importante vestito che sembra quasi contrastare con la tenera semplicità del volto. I capelli, mossi e fluenti, stranamente senza velo, si posano sulle spalle, dopo aver incorniciato il volto. Maria è insieme regina e giovane donna di paese. Ma ecco alcuni particolari che ci obbligano a vedere un poco più in là. Nella sua mano sinistra Maria tiene un garofano rosso, fiore nato, secondo la tradizione, dalle sue lacrime e comunque esplicito riferimento alla passione: d’amore e di dolore. Con la mano destra tiene la piccola mano del figlio che a sua volta stringe una mela, rinvio esplicito al frutto del giardino delle origini. E’ come un passaggio di consegne, un mandato e una garanzia: il frutto del grembo di questa donna porta il frutto buono della grazia. E al collo del bambino? Una collana di corallo (com’era abitudine al tempo del Bergognone mettere ai piccoli a difesa di ogni male): il vero corallo, colui che toglie il male radicale, è proprio lui. Ma anche l’altra mano stringe qualcosa: è un ramoscello di more, il frutto che nasce tra le spine, ulteriore allusione alla passione e alla morte. Questa tavola, allora, attira il nostro sguardo non solo per la bellezza e la preziosità dell’opera, ma anche per ciò che ci consegna da vivere nella fede. Ambrogio da Fossano (1453-1523) detto il Bergognone: Madonna dell’umiltà. Burligo, chiesa parrocchiale, altare di destra.

Segreteria Parrocchiale (Via Maggiore 108) da martedì a venerdì, dalle 10.00 alle 12.00. Ci si può rivolgere ai volontari per certificati, pratiche, richieste, fotocopie, ritiro materiale,...


[Editoriale]

Donne e uomini della porta

Porte e finestre. Aperte. La finestra aperta ti consente di osservare, spesso dall’alto. La porta aperta ti chiede di coinvolgerti. In prima persona. Poi, senti il Papa -questo straordinario costruttore di ponti- dire ai giovani “su dal divano, la vita non è lì…” oppure “non accontentatevi di stare alla finestra…” e ancora “via le pantofole, mettetevi scarponcini per camminare…”. Finestra e porta. Ponti e cammini. Progettare un anno pastorale è pensare e desiderare una Comunità in movimento, con le intuizioni, le emozioni, le riflessioni, gli smarrimenti, le fatiche, le aperture, i sussulti e le decisioni… con quel perdersi dietro ad una Voce che fa ardere il cuore. E’ vero che nell’estate abbiamo sentito parlare più di muri che di ponti, più di paura che di speranza. Eppure, o forse, proprio per questo, la sfida è tutta dentro una porta aperta. E anche se quella Santa del Giubileo della Misericordia verrà chiusa, non lo è quella del cuore di Dio. Da dove ricominciare allora? Da Lui, come donne e uomini della porta. Perché? Perché gli uomini e le donne della finestra sono sempre in ritardo all’appuntamento del cuore, abituati come sono a guardare dall’alto in basso, a giudicare, a passare minuziosamente al setaccio persone e parole. Raramente negli occhi hanno stupore: hanno immancabilmente l’aria di chi ti dice:” tutto qui?” Gli uomini e le donne della porta, invece, si perdono dietro i percorsi del cuore, scoprono germogli, si incantano dietro l’emozione di una voce. Li incanta la nudità di una presenza, li avvolge lo Spirito della libertà e della profezia, non hanno paura a sognare e a tentare. Sanno che potranno sbagliare, ma sanno anche che il più grande sbaglio è non partire mai. Come sono belli sui monti i piedi di donne e uomini della porta, “piedi di messaggeri di lieti annunzi che annunziano la pace, messaggeri di bene che annunziano la salvezza…” (cfr Is 52,7). Buon cammino, come donne e uomini della porta.

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m p N no, à quindi a parrocchiale nel riodo già e e di giug p in l f a a o ll qued a s i, pensan nella chie ticipare a ialmente o n iz P to a n a . I r o b . ta it ) r le is ile e e tt f a n già c rale e l’in vanni Ba Cre, abbiamo pre ile Regio to io s iv a G C p n a o a v n a S del meell’an si pens nale di dell’inizio ne tra il termine d ente per tempo, 9 sta patro o e s f s o la id n r o to c momento decisam ngiunzio tamenti a o to n ta c s u i e ia p c d u p n q a o u a i ll n zione ta, an da ane pieno d que la da e prepara può fare n m e u o h d c c o e c ta h c a c sta d le an tive. E o pastora ttività es n a n tà e a ’ ll l e d o m zio Comuni ivre i i v d to a n s ta a n I Casa. ttezzati d a la C a b n e i r u i a t à t f t si prima. u i t n a bbiettivi: lla Comu are muri, chiedo con due o r - fare de u aug

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STATO AV ANZAME NTO LAV TOTALE ORI € 918.000 di cui 418 .000 LIQ

UIDATI

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100.000

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00.000 AMENTO 100.000 DI € 564.9 anno 202 6 0 - NR.8 RA 3 TE ANNU anno 202 E DI € 70 2 .620 anno 202 1 anno 202 0

FINANZI

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Il prospetto dello stato avanzamento lavori evidenzia che siamo quasi a metà dell’opera. Il prospetto del finanziamento evidenzia che abbiamo rimborsato la quota di un anno. Ne rimangono ancora sette; il punto critico (sofferenza di cassa) per la restituzione del mutuo si presenterà presumibilmente ad aprile 2017. Si ricorda la possibilità di aiutare l’opera con offerte detraibili (per persone e imprese) e il deposito fiduciario garantito dalla Curia di Bergamo. E con tutte le altre forme che ognuno può trovare. Avanti, forza e coraggio.


I consigli riuniti

[A cura di Patrizia]

Dopo un momento di preghiera, don Giuseppe ricorda il tema dell’anno: “Misericordiae Vultus”, con riferimento alla bolla del Papa per l’anno giubilare e al volto del Guercino, dato in dono alla nostra parrocchia. Ripercorre le cinque tappe dell’anno pastorale legate ad un aspetto fisico della persona di Gesù: mani, piedi, volto, sguardo, cuore e alle proposte e sussidi dei tempi forti, c h i e dendo ai membri un resoconto del percorso fatto alla luce della lettera del Vescovo “Donne e uomini capaci di carità”. Vengono fatte delle riflessioni in merito alla catechesi degli adulti, in particolare si avverte l’esigenza di avere un incontro di sintesi e di confronto tra gli animatori dei gruppi e si avverte la necessità di anticipare a inizio novembre i gruppi nelle case e di proseguire in Avvento. Oltre a questo momento, che è risultato essere una esperienza positiva per il clima di amicizia e di condivisione della propria vita

famiglie coscienti che i sacramenti sono un dono, ma devono essere accolti con consapevolezza e gratitudine e devono trovare terreno fertile per portare frutto. Preparare bene la cerimonia e il cuore dei ragazzi può essere un primo passo per fare sentire alle famiglie che la comunità desidera il bene per le nuove generazioni, ma è sempre l’inizio di un cammino personale. La visita alle sette chiese del 2 giugno, complice anche il tempo e la collocazione della festa, non ha visto una grande partecipazione. Nasce la proposta di spostare il pellegrinaggio nella domenica di conclusione dell’anno catechistico. Alla processione del Corpus Domini c’era invece molta gente. Parlando del Triduo dell’Addolorata si registra un calo nella partecipazione, forse perché questa devozione non è più così presente nelle “mamme e nelle spose”, coloro che la sostenevano e la alimentavano. Nelle giornate eucaristiche si sono succeduti gruppi di bambini e ragazzi, anche con alcuni genitori e catechisti mentre gli adulti, che dovrebbero essere più abituati a questa forma di preghiera, sono stati un po’ latitanti. Altri momenti di adorazione, oltre il primo venerdì del mese, sono stati l’ora giornaliera in Avvento “Venite Adoremus” e l’ora prima della messa domenicale vespertina nei tempi forti. Anche la frequenza alle messe del mese di maggio con un

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di fede, sono state molteplici le occasioni di formazione per gli adulti: la catechesi il giovedì mattina dopo la s. Messa, l’itinerario dei sacramenti, le visite a dei luoghi sacri nel percorso “ArteFede”, gli incontri a livello di unità pastorale in Quaresima, l’ottavario dei defunti, le celebrazioni nel mese di maggio e il ritiro parrocchiale all’inizio della Quaresima, prop o s t o quest’anno per la prima volta, che è stato vissuto come un momento di arricchimento e di meditazione sul tema della carità. Per quanto riguarda la catechesi dei ragazzi, emerge il problema della frequenza, soprattutto negli anni dei sacramenti, un traguardo che richiede impegno, costanza e anche una certa preparazione, ma che è talvolta sottovalutato da alcuni genitori, proprio perché loro stessi non avvertono la necessità di avere una formazione. La nuova evangelizzazione parte spesso dal secondo annuncio per cui occorre rendere le


itinerario diverso ogni anno è stata buona. Un’altra occasione di meditazione è stato l’ottavario dei defunti, molto partecipato. Si tratta di numerose proposte che si cerca di qualificare per coinvolgere le varie fasce d’età nella vita della comunità. Con il tempo occorrerà vagliare le diverse iniziative, cercando di incentivarle e rimotivarle, mentre altre proposte potranno essere lasciate; del resto, come ribadisce don Giuseppe, i preti sono sempre meno, e non è facile tenere in vita tanti percorsi. A questo proposito racconta della chiesa ministeriale di Bologna, che ha visitato con i suoi compagni d’ordinazione, in cui vi sono 140 diaconi permanenti e accoliti istituiti che mantengono viva la fede e garantiscono la continuità dell’annuncio. Sicuramente in un futuro non lontano, saranno i lai-

ci a portare avanti le proposte pastorali della comunità, anche per la corresponsabilità che nasce dal battesimo. Don Giuseppe sottolinea il fatto che una parrocchia cresce, quando c’è un sentire comune di corresponsabilità, per cui davanti alle necessità e valutando le proprie competenze e possibilità, non ci si tira indietro, ma si dà una mano, si offrono tempo e energie. Se c’è un’educazione in questo senso, non è necessario avere sempre presente la figura del parroco, di fatto la missione di ogni battezzato è quella di testimoniare il Signore. Si avverte tuttavia la necessità di trovare forze nuove, coinvolgendo volontari, evitando così che il gruppo si chiuda. Alcune remore ci possono essere perché si pensa che l’impegno richiede troppa disponibilità e il timore di essere giudicati. E’ anche normale che nella vita del gruppo ci siano momenti di stanchezza, per cui occorre ritrovare la motivazione per andare avanti, ci sono poi gruppi che lavorano senza farsi notare, come chi pulisce l’oratorio, sistema la chiesa… se gli incarichi sono ben distribuiti e svolti bene possono diventare d forma di testimonianza e di servizio anche per chi arriva nella nostra parrocchia, magari anche solo per partecipare ad un funerale o matrimonio. Per quanto concerne le prospettive del prossimo anno pastorale, il Vescovo propone di riflettere sull’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, alcune parti della quale saranno presenti anche nei

sussidi della diocesi. L’anno 2017 vedrà l’inaugurazione della casa parrocchiale (fine lavori 28 febbraio); lo sguardo non è rivolto solo all’opera muraria, ma anche a ritrovare un rinnovato slancio nella vita di fede; in tal senso di sta pensando di lanciare la missione parrocchiale, utilizzando le forze in loco come gli animatori dei gruppi nelle case e formatori esterni come supporto. Non si nasconde la preoccupazione per di pagamento del mutuo: per questo si porta a conoscenza delle possibilità esistenti e proposte, anche con detrazioni fiscali. Il 25 settembre ci sarà il Giubileo del nostro vicariato nel pomeriggio in Cattedrale, per cui la festa della Madonna della Beita sarà anticipata alla terza domenica di settembre. N.B. Diversi passaggi del verbale sono stati omessi perché già presenti nelle pagine della Lettera che raccontano la vita di Comunità. La Lettera settembre ‘16

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Sub tuum praesidium

[Madonna della Misericordia]

L’immagine della Vergine che protegge col suo manto l’umanità rimanda a una fede intrisa di speranza e spirito di condivisione. Perciò ha senso riscoprirla ora, in pieno Giubileo della Misericordia.

Le braccia aperte e l’orlo del mantello che scivola tra le dita. La sagoma imponente e l’aiuola di fedeli che alle sue pendici sembrano tante fragili miniature in cerca di riparo. Che porti la corona o l’aureola, che ve sta abiti broccati o grossolane tuniche cremisi, la Madonna della Misericordia è una delle iconografie più diffuse e paradossalmente meno conosciute dell’arte sacra. Un monito alla fede e un simbolo di fratellanza che, specie in quest’Anno santo dedicato alla Misericordia, vale la pena approfondire. Lo facciamo con alcune opere, partendo da Milano, dove il Museo diocesano ospita, fino al 20 novembre, una Madonna della Misericordia di Antonio da Fabriano La Lettera

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(1470) [in questa pagina]. L’opera dipinta a olio e tempera su tavola nasce in realtà come stendardo da portare durante le processioni sacre. All’epoca, infatti, gonfaloni devozionali, come pure ancone votive e pale d’altare, sono tra le opere d’arte sacra più gettonate dagli ordini religiosi (francescani e domenicani in primis) e dalle confraternite laiche che - cresciute a macchia d’olio specie in Toscana, Emilia Romagna, nelle Marche e nel Lazio - vedono nell’iconografia della Vergine ammantata un richiamo alla fratellanza sociale e un sostegno per affrontare carestie e pestilenze. Ecco dunque la Vergine maestosa come un albero e solida come la roccia, mentre apre le braccia in segno di accoglienza. Al suo fianco compaiono spesso santi (su tutti, san Sebastiano e san Giuseppe) e nuvole di angeli alati. Più in basso, a pregare per la salvezza della loro anima: uomini e donne, nobili e volgo, compresi i committenti dell’opera. Non c’è patrimonio o lignaggio che tenga. Agli occhi della Sancta Dei Genitrix tutti hanno diritto a una seconda chance. Perché la Misericordia è un bene prezioso che non si compra, ma viene concesso dall’alto. Di questo avviso è anche Piero della Francesca [a pagina 8], quando nel 1464 - su commissione della Confraternita della Misericordia

di Sansepolcro (AR) - realizza un grandioso Polittico della Misericordia (ventitré tavole assemblate a formare una superficie di 168x91 centimetri), immortalandosi egli stesso tra i supplici, tra la vivacità cromatica, l’armonia delle forme e il minuzioso studio dei panneggi (Museo civico di Sansepolcro). Come Antonio da Fabriano e Piero della Francesca, sono tanti gli artisti più o meno noti che, nel corso dei secoli, si confrontano con l’immagine della Madonna della Misericordia. Pensiamo a Lippo Memmi [a pagina 9, in alto] (la sua Madonna della Misericordia del 1320 si può ammirare nel Duomo di Orvieto), Simone Martini [a pagina 9, in basso] (1305-1310, Pinacoteca Nazionale di Siena), Domenico Ghirlandaio [a pagina 11, in alto] (1472, chiesa di Ognissanti a Firenze), Luca Signorelli a pagina 11, n°1] (1490, Museo Diocesano di Pienza). Nel 1375 Barnaba da Modena [a pagina 11, n°2] realizza una «versione alternativa» per la chiesa di Santa Maria dei Servi a Genova. Da semplice coprispalle con cappuccio (il maphorion della tradizione bizantina), il manto della Madonna diventa uno schermo contro i dardi che, scagliati dagli angeli tutt’intorno, si piegano al contatto con la veste sacra. Ogni freccia simboleggia le avversità con cui l’es-


sere umano deve fare i conti. Su tutte, l’epidemia di peste che - tra il XIV e il XV secolo - flagella l’Europa a fasi alterne. Non a caso, nel 1464 e nel 1472 Benedetto Bonfigli firma due Madonne della peste, oggi conservate nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia e nella chiesa parrocchiale di Corciano (PG). Nella nostra terra e ai nostri giorni, aggiungiamo il quadro di Trento Longaretti a pagina 11, n°3] che si può vedere nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Sotto il manto di Maria trovano rifugio le stagioni della vita, insieme all’ingegno umano significato dalla musica e dalla pittura. Pittura, ma anche scultura, incisione e miniatura: nel corso dei secoli non c’è forma d’arte che resti impassibile al fascino della Madonna della Misericordia. Già nel Duecento la Vierge au manteau compare sui primi sigilli dei cistercensi, spunta negli inventari e adorna le matricole (documenti giuridici istitutivi di società) sottoforma di capolettera. Basti vedere quel-

la abbozzata da Lando di Antonio in apertura dell’inventario dell’Ospedale della compagnia di Santa Maria delle Laudi (1329), oggi custodita nella Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Al di là del puro esercizio stilistico, però, l’iconografia della Vergine ammantata vanta radici ben più profonde. Siamo nel X secolo quando la Madonna, apparsa a sant’Andrea il folle nel santuario di Blancherne a Costantinopoli, sormonta col suo coprispalle uno stuolo di fedeli. Quattrocento anni dopo è la voce di Maria, apparsa stavolta a santa Brigida di Svezia, a confermare il valore del proprio indumento. «Il mio manto ampio e prezioso è la mia Misericordia, perché misericordiosa mi rese la Misericordia del mio Figlio. Vieni dunque, figlia mia, e riparati sotto il mio manto». Madre per eccellenza, la Vergine svolge da sempre nell’immaginario collettivo una funzione protettiva e mediatrice tra uomo e Dio. «Con Maria l’Eterno sposa la storia, nell’alleanza tra l’umano e il divino, fra la terra e il cielo -

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Così ci appare come luogo di un mistero profondo, di cui è protagonista e testimone» (Paolo Biscottini, direttore del Museo diocesano di Milano). Ma questo, con buona pace degli studiosi, in fondo lo sapevamo già. L’abbiamo intuito fin da piccoli, ripetendo a memoria una semplice preghiera che, in realtà, è il più antico troparion mariano. In latino, il breve componimento ritmico (III secolo) suona così: «Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Génitrix; / nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus, / sed a periculis cunctis libera nos semper, / Virgo gloriosa ed benedicta» (Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio; non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta).

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Le opere citate in queste pagine, riprodotte su tessuto, verranno esposte in chiesa parrocchiale accanto ad alcuni piviali (mantelli, appunto) che ci provengono dalla tradizione locale e portate nella processione della Madonna del Rosario La Lettera settembre ‘16

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C’eravamo anche noi

Tra i dieci milioni di pellegrini che a fine giugno avevano già varcato la porta santa per il Giubileo c’eravamo anche noi. Il gruppo delle fiaccole del cuore è partito di sabato, dopo la ce-

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lebrazione mattutina, durante la quale è stata accesa la fiaccola al cero pasquale. E poi via, di chilometro in chilometro, di giorno e di notte, con il sole e la pioggia… Intanto, di lunedì, partiva il gruppo in pullman che nella città eterna iniziava il percorso giubilare dalle catacombe e attraverso le diverse basiliche, le piazze, i palazzi… Momento intenso è stato quello della celebrazione eucaristica all’altare di S. Giovanni XXIII, con uno sguardo al volto del papa che sembrava lì ad attenderci. Poi, l’udienza del mercoledì: una macchia gialla (il colore delle magliette indossate da tutti 90) si stagliava nella piazza gremita, ascoltando la catechesi del papa e sentendosi in un grande abbraccio, concretizzato dal possente colonnato del Bernini. Nella catechesi il Papa ha citato l’episodio evangelico di Luca del mendicante

[A Roma con le Fiaccole del Cuore]

cieco che recupera la vista grazie a Gesù e decide di seguirlo. “Colui che volevano far tacere adesso testimonia ad alta voce il suo incontro con Gesù di Nazaret. Il secondo miracolo è che ciò che è accaduto al cieco fa sì che anche la gente finalmente veda. La stessa luce illumina tutti accomunandoli nella preghiera di lode. Così Gesù effonde la sua misericordia su tutti coloro che incontra: li chiama, li raduna, li guarisce e li illumina, creando un nuovo popolo che celebra le meraviglie del suo amore misericordioso”. La conoscenza delle bellezze di Roma è stata accompagnata da momenti di spiritualità e preghiera, nelle chiese e sul pullman. Il clima di amicizia e condivisione creatosi è stato molto bello. Insomma, per dirla alla Alba: “Toy boys e toy girls spettacolari!” E grazie all’organizzazione: impeccabile.


[A cura di Virginia]

A due anni dalla bellissima ed emozionante esperienza di Lourdes, le Fiaccole del Cuore sono andate in pellegrinaggio a Roma in occasione del Giubileo della Misericordia, portando a termine la terza tappa del lungo viaggio iniziato nel 2014. Partite da Palazzago sotto il diluvio, hanno raggiunto Loreto e la “Santa Casa” e poi Assisi, partecipando alla Messa celebrata da don Ivan nella basilica di Santa Maria degli Angeli – Porziuncola –. Dopo una breve sosta, sono ripartite per Roma per partecipare all’udienza di papa Francesco insieme agli altri parrocchiani, giunti nella capitale in pullman, e ad altre migliaia di pellegrini. Anche questa nuova espe-

Corri corri, pedala pedala! rienza di pellegrinaggio ha suscitato tanto entusiasmo sia ai tedofori che ai ciclisti; uniti hanno affrontato al meglio tutti gli ostacoli e le insidie incontrate sul percorso, per raggiungere con tanto orgoglio gli obbiettivi prefissati. Durante il “viaggio” si sono creati legami molto intensi e sinceri che hanno permesso a tutti di mettersi a disposizione dell’altro e in particolare di chi ne aveva bisogno. Momenti di difficoltà non sono mancati, anche a causa delle differenze di età dei componenti del gruppo, che vanno dai 18 anni ai 79, ma si è sempre riusciti a “ripartire”. Durante il percorso la fiaccola spirituale don Ivan ci ha guidato nelle celebrazioni e nei momenti di riflessione, unen-

do alla sua ottima performance fisica consigli sempre utili e omelie molto toccanti che hanno fatto crescere ulteriormente il gruppo. E’ stato un vero riferimento spirituale per tutti e a lui va un sincero grazie. Arrivati al campeggio di Roma con non pochi problemi di viabilità e fatta una doccia veloce, le fiaccole hanno voluto raggiungere il più presto possibile Piazza San Pietro, per vivere e condividere l’udienza del Santo Padre insieme ai compaesani già presenti. Alcune di loro hanno ritrovato con sorpresa parenti cari che non vedevano da alcuni giorni, e l’occasione ha messo a dura prova i battiti cardiaci degli interessati, già provati dal lungo viaggio appena ultimato.

Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno, non è vissuto invano. (Madre Teresa di Calcutta)

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Ora si era tutti lì in una piazza che si affollava sempre più, con tanta emozione per il desiderio di vedere papa France-

sco e sentire le sue parole. Finalmente eccolo spuntare sulla papamobile che ha transitato lentamente in mezzo alla folla che lo acclamava, con la sua figura e la sua benedizione che ha caricato tutti di tanta gioia e tanta gratitudine. Poi le sue parole semplici, toccanti e costruttive con tutti i fedeli partecipi a vivere questo momento intenso per capire ancor meglio il vero significato del Giubileo della

Misericordia, e con le Fiaccole del Cuore più consapevoli che il pellegrinaggio ciclo-podistico appena ultimato ha avuto un senso e le ha fatte crescere. Si è capito ancor meglio e avuto la conferma che raccogliere fondi da destinare a Comunità bisognose, pregare per chi soffre e offrire del tempo a chi ne ha bisogno non è un bel gesto che fai, ma è un dono che ricevi. Grazie ai vari sponsor, ad Associazioni e a sostenitori privati, le Fiaccole del Cuore con questo pellegrinaggio a Roma hanno raccolto 3750 € completamente devoluti a varie Comunità che qui elenchiamo: Scuola Kabrousse del Senegal, Associazione Talita Kum che opera in Congo, Orfanatrofio di Suor Kornelya e Comunità Yahweh a Medjugorje, una fa-

miglia rumena bisognosa ed infine la nostra Parrocchia. Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto economicamente e materialmente, ma anche a chi ci è stato vicino con la preghiera. Grazie a don Giuseppe e a Claudia per la presenza e per la grande disponibilità nei diversi momenti del Pellegrinaggio. Un sincero grazie a entrambi per la spiritualità che hanno sempre saputo trasmettere al gruppo, ma anche per la loro competenza con l’arte durante le varie visite fatte alle Chiese e ai Monumenti di Roma. Le Fiaccole del Cuore soddisfatte del percorso fatto in questi anni, non si fermano e stanno già programmando il prossimo Pellegrinaggio ciclo-podistico che ci sarà nel mese di Giugno del 2018. Per quanto riguarda i programmi a breve termine, cercheranno di impegnarsi per essere di riferimento come gruppo di aiuto sociale.

L’obelisco di San Pietro L’Obelisco che domina piazza San Pietro, splendido esemplare di granito rosso, alto più di 25 metri e proveniente da Heliopolis in Egitto, dimostra come lo “scarto” venga regolarmente recuperato e adattato a funzioni diverse, attraverso i secoli. Si tratta di un grande monolito con una storia iniziata quando il faraone Nencoreo (forse La Lettera

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Amenemhet II) lo fece innalzare a Heliopolis, tra il 1985 e il 1929 a.C, in onore del dio Sole che lo aveva guarito dalla cecità. Ridotto in altezza e fatto trasportare ad Alessandria, nel Forum Iulii, da Cornelio Gallo, primo prefetto d’Egitto dopo la conquista di Ottaviano, nel 40 d.C. l’imperatore Caligola lo volle a Roma, dove arrivò

su una nave costruita appositamente per sopportare l’enorme peso e riempita di lenticchie per evitare che si spezzasse. A Roma l’Obelisco venne innalzato al centro della “spina”, la barriera divisoria del grande circo che Nerone aveva fatto costruire nell’Ager Vaticanus, dove l’imperatore non solo amava correre sulla quadriga


ma faceva martirizzare i primi cristiani. Quando nella notte tra il18 e 19 luglio del 64 d.C, a Roma si sviluppò un terribile incendio, che arse la città per nove giorni, Nerone distolse l’attenzione da sé, facendo ricadere la colpa sui cristiani. Aveva così inizio la prima grande persecuzione, durante la quale anche san Pietro subì il martirio, crocifisso a testa in giù e poi sepolto nella necropoli appena dietro il circo, sopra la quale sorge oggi la Basilica di San Pietro. Il monolito, quindi, potrebbe testimoniare il “martirio della moltitudine di cristiani” che fu sterminata proprio intorno al suo basamento. L’Obelisco rimase al suo posto per tutta l’antichità e il Medioevo, ritrovandosi su un lato dell’antica Basilica di Costantino fino al 1586. In quell’anno papa Sisto V lo fece sistemare nella piazza antistante la nuova basilica, ancora in costruzione, non solo per abbellirla, ma perché i passanti potessero incontrare proprio il “testimone muto del martirio di San Pietro”. Poiché non era facile spostarlo, l’impresa fu affidata all’illustre architetto Domenico Fontana, il quale, per abbassarlo e rialzarlo, progettò un ingegnoso sistema di argani e carrucole. I lavori di imbragatura durarono sette mesi e terminarono il 10 settembre 1586. Il 16 settembre il monolito fu innalzato sulla nuova base, con l’impiego simultaneo di 44 argani, oltre 900 operai e 140 cavalli. Per dirigere quella massa di lavoratori, l’architetto si era fatto costruire un’impalcatura: da lì, dava or-

dini ai suoi collaboratori, che a loro volta li trasmettevano a suon di trombe, tamburi e segnalazioni con bandiere. Il tutto avveniva nel silenzio più assoluto, se è vero che, come racconta un cronista dell’epoca, per rendere efficace l’imposizione del silenzio durante le manovre, non solo si era minacciata la pena di morte ai contravventori, ma era stata innalzata una forca sulla piazza per spaventarli, con tanto di carnefice e aiutanti. Ma proprio quando si era già riusciti a porre l’Obelisco in verticale e a sollevarlo sulla base, gli operai si resero conto che le corde minacciavano di rompersi. Si fermò tutto, Fontana non sapeva più che fare. In quel momento, incurante dell’ordine di fare silenzio, si alzò un urlo tra la folla: “Acqua alle corde!”. A gridare fu un ex marinaio di Sanremo il quale, più di chiunque altro, sapeva che sotto l’azione dell’acqua le corde si restringono e resistono meglio al cedimento. Grazie al consiglio di Benedetto Bresca - questo il nome del salvatore - l’Obelisco poté essere raddrizzato e 1’opera compiuta’ nel sollievo di tut-

ti. Naturalmente, Bresca non solo non fu ucciso, ma venne personalmente ringraziato da Sisto V, che affidò a lui e ai suoi discendenti un privilegio: fornire le palme sanremesi per la cerimonia della Domenica delle Palme. Dieci giorni dopo, al termine di una solenne processione, l’Obelisco fu esorcizzato per cancellare ogni residuo di paganesimo. A conclusione di quella cerimonia, dopo esser stato benedetto e consacrato, sulla punta dell’Obelisco venne installata una croce, mentre alla sua base furono inseriti quattro leoni bronzei, opera di Prospero Antichi. Una scelta, questa, non affatto casuale, dato che il leone è il segno araldico di papa Sisto V ma anche il custode dei luoghi sacri. Nell’antico Egitto, poi, il leone era la personificazione del Nume triforme, che oggi possiamo dire anticipatore della Trinità cristiana, e dato che gli antichi naturalisti sostenevano che dormisse a occhi aperti, i primi cristiani lo adottarono come simbolo della Vigilanza, figura di Cristo che vede tutto e protegge dal male. La Lettera settembre ‘16

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Imbarcati

Mollati gli ormeggi, il CRE di Palazzago è partito, solcando le acque del mese estivo. Le vele gonfie di vento ci ricordano i colori delle squadre e dell’Italia, accanto al

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logo “Perdiqua”. Sali sulla nave ed entri nella vivacità di centoottanta bambini e ragazzi raggruppati nelle quattro squadre riconducibili a quattro caratteristiche del mitico Ulisse: sapiente, avventuroso, astuto, curioso. Sali sulla nave ed incontri la simpatia di cinquanta animatori e l’intraprendenza di una decina di mamme per la cambusa e i laboratori. Al timone il don con due singolari amici, Demodoco

e Plotino, che presentano alcune tappe dei viaggi di Ulisse. Così tutti i membri dell’equipaggio si danno da fare per rendere il viaggio una bella esperienza di amicizia, di riflessione e svago, coinvolgendo ogni settimana anche i genitori in una serata preparata ad hoc. Proprio il viaggio che ci voleva…


[di Leonardo Serban]

Perché accontentarsi di un viaggio solo quando se ne possono fare molti? Qui all’oratorio di Palazzago abbiamo cercato di allargare il cerchio: il come è presto detto. Abbiamo affiancato al “percorso principale” quello di Ulisse, che caratterizza tutto il CRE, dai giochi ai laboratori, altri viaggi. Il primo è un viaggio nell’arte: ogni giorno, arriva una cartolina molto speciale da parte di un artista importante: pittori come Arcabas, Carracci e Giotto, la Tour… sono sempre contenti di condividere con noi le loro opere. Queste cartoline guidano i nostri momenti di preghiera quotidiani interpretando le parole del Vangelo. Il secondo viaggio è un po’ particolare, attraverso le dipendenze: l’Associazione “TAXI1729” ci ha presentato il panorama del gioco d’azzardo con “Smetti e…vinci” e l’importanza delle scelte con “Scegli cosa voglio”. Abbiamo così saputo che, per esempio, la probabilità di vincere al Superenalotto è solo 1 su 622.614.630. Certo, tutto è volto a persuaderti che quell’uno potresti davvero essere tu, ma quando scopri che fare un incidente mortale in macchina è più di 4000 volte più probabile che essere proprio quell’uno, la storia cambia. Altro viaggio nella carità con l’organizzazione “Mato Grosso” che ha presentato il progetto di impegno verso i poveri invitando alla collaborazione

Un viaggio a 360 gradi nella raccolta di un fine settimana. E poi il viaggio fatto di movimento: a piedi, in bici, in pullman, sugli alberi, tra le rocce e in acqua, in compagnia…con la fantasia.

Insomma, a Palazzago non si viaggia in una sola direzione, ma “a 360 gradi”, perché ogni strada ha qualcosa da insegnare e ogni passo ci porta sempre più ad essere sognatori, stranieri, ospiti e viaggianti.

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BabyCre Numerosi sono stati anche i bambini che hanno partecipato al BabyCre per tutto il mese di luglio. Nello stare insieme dei piccoli con le animatrici si è riscontrato il desiderio di socializzare, di giocare e di esplorare, di conoscere luoghi nuovi. I piccoli durante questo mese si sono impegnati nelle varie atti-

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[A cura di Maria] vità proposte realizzando lavoretti e cimentandosi nei balletti indicati dal materiale Perdiqua. Nella serata finale, ispirata come tutto il mese al viaggio di Ulisse e alle sue avventure, è stata riletta la storia dell’eroe semplificata ed adattata per i piccoli, creando quadretti veramente simpatici. Al termine

possiamo certamente dire che il mese è trascorso velocemente e in allegria, anche grazie alle brave animatrici che hanno coinvolto tutti i bambini: anche a loro va il nostro grazie! Grazie anche a tutti i collaboratori e volontari che in diversi modi hanno contribuito alla buona riuscita del BabyCre.


Gente di mare

[Vacanza ado e famiglie]

Il tema del viaggio ci ha tenuto compagnia per tutto il mese del CRE. Alla fine di Luglio gli adolescenti, dopo tutta la teoria, sono arrivati anche alla pratica. A differenza di Ulisse, non si è potuto organizzare una “crociera” nel Mediterraneo lunga 10 anni. Con grande capacità di sintesi abbiamo condensato tutto nella vacanza al mare a Igea Marina, dal 24 al 29 Luglio. Tanto è bastato per visitare remoti paesi stranieri come San Marino, o per conoscere i dispetti di Poseidone, con i temporali sempre in agguato. Nell’Odissea si racconta che Nausicaa, mentre gioca a palla, incontra il naufrago

Ulisse, stremato da viaggio; passato lo spavento, lo accoglie nella terra dei Feaci. Nella casa che ci ospitava, noi abbiamo incontrato molti

ragazzi provati dalla malattia: il disagio iniziale si è trasformato in danza. Piccole accoglienze per diventare grandi. Igea Marina non ha accolto soltanto gli adolescenti, ma anche le famiglie che hanno vissuto la settimana di vacanza, tra Villa Paola e la distesa di sabbia tipica dell’Adriatico. E’ così che gruppi familiari, giovani coppie, bambini e cuori solitari hanno creato un clima di amicizia, di relax e di divertimento, un mix collaudato già da alcuni anni. Ma quando arriva il don?

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Anniversari di matrimonio e kintsugi

[Festa Patronale]

A chi non è mai capitato di farsi scivolare un bicchiere dalle mani apparecchiando la tavola per la cena? E chi non ha mai urtato un vaso all’ingresso, uscendo di corsa per un appuntamento? Diciamoci la verità, gli oggetti fragili in casa si infrangono molto più frequentemente di quanto vorremmo, costringendoci a ricorrere spesso alla paletta e a numerose sostituzioni. Sì ma… come si fa quando l’oggetto è insostituibile? Quando ad essere finiti in mille pezzi sono il piatto decorato a mano dalla nonna o la bomboniera del matrimonio (o qualunque altro oggetto a cui siamo particolarmente legati), è bene evitare sia il cestino della spazzatura, sia le lacrime da “latte versato”, ed agire prontamente per tentare di rimettere insieme i cocci prima che qualcuno vada perso. Se poi alla colla aggiungiamo un po’ di creatività, allora il risultato potrebbe essere qualcosa di veramente bello, una fusione artistica tra il vecchio e il nuovo che porta avanti la storia di famiglia aggiungendo una graziosa postilla alla voce “Imprevisti“. Se vi state chiedendo come

Festeggiare il Patrono è ritrovare quell’oro della Grazia che lungo gli anni la Comunità ha accolto e donato anche alle nuove generazioni. Così abbiamo vissuto gli appuntamenti della settimana patronale: gli anniversari, la promessa d’impegno di terza media, la memoria del Battesimo, il mandato agli animatori del Cre, la concelebrazione presieduta da Mons. Lino Casati nel grazie per il servizio alla nostra parrocchia per tanti anni e la processione con la statua di San Giovanni Battista.

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questo sia possibile, vi consigliamo di informarvi sull’antica arte giapponese chiamata Kintsugi, letteralmente “riparare con l’oro”, che consiste nell’usare i cocci rotti per realizzare nuove creazioni in ceramica utilizzando una lacca mescolata con polvere d’oro o d’argento. La tecnica permette di ottenere degli oggetti preziosi sia dal punto di vista economico (per via della presenza di metalli preziosi) sia da quello artistico: ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee dorate unico ed ovviamente irripetibile per via della casualità con cui la ceramica si frantuma. La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore. Così, forse, anche nella vita di coppia, di comunità, di gruppo… dove ci possono essere sicuramente delle crepe o delle rotture, ma dove ci vuole anche il coraggio di “riparare”. Festeggiare gli anniversari è pensare all’oro colato lungo gli anni dentro le nostre relazioni che fanno risplendere ancor più lo stare insieme.


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Vicenza-Jesolo Titolo Titolo Titolo Titolo

Molte volte nel Cre, il tema del viaggio ci aveva portato a pensare che ogni traguardo è sempre un punto di partenza. E’ stato vero anche per la biciclettata: Vicenza, traguardo della scorsa edizione, con la fatica dei monti Berici, è stata la partenza di quella dell’estate 2016. Uno sguardo alla città per chi era nuovo dell’esperienza e poi, sfidando un cielo minaccioso che ad un certo punto ha liberato abbondante pioggia, verso Marostica, la città degli scacchi. Ogni due anni infatti la piazza ospita una sfida con scacchi viventi e rievocazione storica, di cui abbiamo avuto un assaggio alle prove serali, ammirando gli sbandieratori a suon di trombe e tamburi. Lasciata Marostica, dopo la pedalata giornaliera, ecco Castelfranco Veneto, incantevole cittadina circondata da mura e fossato, patria del grande pittoLa Lettera

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re rinascimentale Giorgione. Prima di lasciare la città abbiamo ammirato la pala con la Madonna e i Santi Francesco e Liberale, nella cappella Costanazo in Duomo, unica opera del maestro nel paese natio. Ed eccoci d’un fiato a Treviso, bella, elegante, vivace. Magari non ricorderemo tutti i monumenti visitati, ma sicuramente non dimenticheremo quella fontana riportata su tutte le guide turistiche, dalla quale ci siamo abbeverati. E tra boschi, piste ciclabili o sentieri proposti dal “direttore di gara” Angelo, risalendo le sorgenti del Sile, arriviamo a Quarto d’Altino per l’ultima notte, un tuffo nel mare a Jesolo e il ritorno. Eravamo in 22 + 1, Giona, il profeta che ci ha raccontato il suo viaggio di profeta ribelle. Chiamato per annunciare la conversione a Ninive, si imbarca per

[Biciclettata 2016]

una meta all’opposto, Tarsis. Alla fine, quando si decide, predica tanto per farlo, poi si arrabbia con Dio. Il libro si conclude con una domanda che il Signore gli rivolge: «Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita: e io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?». Un viaggio quindi dentro la misericordia, più forte della testa dura del profeta. E di quella di Piombino, di Aldino, di Claudio, di Angelo (del don direbbe qualcuno): insomma, di tutte le nostre.


[Sorpresa 6]

Possiamo chiaramente dire che il percorso “Arte e fede” è un’iniziativa partecipata e ricercata. A maggior ragione per l’appuntamento del 31 agosto perché, insieme alle bellezze artistiche della zona di Solto Collina, abbiamo incontrato don Lorenzo, da un anno parroco in quelle terre. Accompagnati da un’esperta guida del luogo, la prima bellezza artistica visitata è stato l’Oratorio dei Disciplini, con deliziosi affreschi, testimonianza della fede vissuta dalla gente alcuni secoli fa nella nostra diocesi. A seguire la visita alla Cappella del Crocifisso, attribuito allo scultore bergamasco Andrea Fantoni e poi la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, bisognosa di restauri, ma piena di preziose opere d’arte. Tra commenti meravigliati delle donne di Palazzago sulle tovaglie della chiesa di Solto, abbiamo partecipato alla messa concelebrata da don Lorenzo e don Giuseppe. Nella riflessione ha ricordato le belle esperienze nelle nostre comunità, “utili” anche nella sua nuova realtà. Non poteva mancare la merenda in oratorio e una tombola per ritemprare e rallegrare la compagnia. Alla fine la visita a Gargarino, perla della comunità di Zorzino, chiesa romanica con rifacimenti successivi, guardata dallo sguardo benevolo e benedicente di Dio Padre, affrescato in una delle due absidi.

Artefede: Solto Collina A far da corona a tutto questo è lo spettacolo naturale delle colline e del lago (lì dove in estate galleggiava la famosa passerella) che rende ancor più belli e suggestivi questi luoghi. Un altro capitolo di arte e fede si è chiuso, consapevoli che iniziative come queste ci rendono più uniti come comunità, tanto da chiedere simpaticamente: “dove sarà il prossimo appuntamento?”. Intanto, sul pullman, la nostra Alba ci rallegrava con le sue barzellette, ovviamente tutte… innocenti. Davide

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Ballata del pellegrino Andiamo di primo mattino usciamo dalla notte lavate le mani e il cuore e sul volto riflessa la gloria della sua Schekinah! [è la santa presenza di Dio per l’Antico testamento - ndr.] Il pellegrinaggio alle sette chiese ha preso spunto dalle parole di papa Francesco che ci presentano Gesù come il volto della misericordia di Dio, l’unico volto che può dare anche un volto nuovo all’uomo. Ogni tappa del nostro percorso ha presentato due opere d’arte: la prima come una domanda, una della grandi domande che fanno l’uomo, che abitano nel profondo di ogni cuore; la seconda come presentazione del volto di Gesù, un tratto del suo volto che diventa risposta sorprendente e eccedente la domanda stessa dell’uomo. Una risposta che aiuta l’uomo a scoprire che non solo può chiedere ma anche può avere una risposta che allarga le sue prospettive e ampia le sue speranze. Sentirci pellegrini che ascoltano le domande che sorgono dal cuore, dalla nostra più schietta umanità e metterci in ascolto e contemplazione di ciò che Gesù ci rivela e ci dice. Riportiamo l’introduzione che diventa anche un omaggio al pittore Trento Longaretti, un autore ancora molto vicino La Lettera

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[Pellegrinaggio alle sette chiese]

a noi e ancora vivente, dalla veneranda età di cento anni, essendo nato a Treviglio il 26 settembre 1916. Ci vogliamo identificare con i personaggi del suo dipinto. Grande parte del lavoro di questo pittore bergamasco ha come tema l’umanità dolente che desidera un futuro migliore e cammina verso nuovi orizzonti di più grande giustizia, dove poter vedere realizzate le proprie attese. È un’ umanità in cammino sotto un cielo abitato da astri che indicano la via, che segnano la meta. Non è un vagare senza scopo. Pur nella povertà, nella condizione umile e povera è gente che ha una dignità, ha un traguardo da raggiunge-

in cui finalmente ritrovarsi. Il padre porta sulle spalle un contrabbasso, uno strumento musicale perché anche le tappe del cammino possano conoscere momenti di pausa, di serenità, nonostante tutto. La madre, vestita di un rosa che è quasi fucsia, tiene in braccio un piccolino e, tra essi, c’è la figlia più grandicella che impara a camminare al ritmo dei genitori. Le sagome piegate dallo sforzo ci fanno pensare a un cammino che è anche una prova ma la strada è segnata e la meta ora è visibile. Zygmut Bauman, un grande pensatore del nostro tempo, ha scritto che l’uomo contemporaneo vive nel mondo come

re e dunque un percorso sensato da affrontare. Nel quadro che abbiamo scelto vediamo una famiglia che cammina verso una città dorata, che appare subito come luogo di pace

se fosse un vagabondo o, al più un turista, dell’esistenza. Un vagabondo, cioè un senza-fissa-dimora; uno che vive mosso dalle emozioni un giorno qua e un giorno là. Si sente libero ma


non sa dove va: la sua è una libertà che paga al prezzo di un cammino senza meta e dunque un viaggio che non ha un senso, una direzione. Anche la figura del turista non interpreta a sufficienza la grandezza del desiderio dell’uomo perché per un turista il viaggio è esente da pericoli, da rischi. È un viaggio dove non si deve rimanere troppo feriti da ciò che si vede, non troppo coinvolti da ciò che si sperimenta. C’è come una protezione continua riguardo la realtà. Il turista, in senso stretto, va in un luogo diverso dal suo per tornare alla sua casa indenne e raccontare agli altri ciò che ha visto come qualcosa di strano, di originale. Egli spesso fa fotografie ma non resta veramente coinvolto dai drammi che incontra: se la situazione della terra che visita si fa pericolosa, egli ha un’uscita di sicurezza, un possibile rientro alla propria casa che non ha davvero lasciato. Altra è la condizione del pellegrino che davvero lascia la propria casa e che nell’incontro si lascia toccare in profondità, si lascia plasmare. Mosso dal desiderio di arrivare alla meta non può però fuggire di fronte alla novità, la deve attraversare con tutto sé stesso, non può non farsene carico. Ne va della sua vita, ne va della possibilità di riprendere il cammino verso la meta...L’immagine dorata della città - che ricorda una città/monastero della lontana Russia dove Longaretti andò già dal 1964 - ci dice che il pellegrinaggio avrà il suo compimento. Il traguardo è la città santa, la nuova Gerusalemme di cui parla il libro dell’Apocalisse: e sarà finalmente la pace.

Da Precornelli, inizio dell’itinerario, siamo poi partiti seguendo lo schema qui riportato. • Chiesa Parrocchiale: IL DESIDERIO DI FELICITA’ E DI VITA • Brocchione: IL GRIDO DELL’ANGOSCIA • Carosso: LA SETE DI UNA PAROLA CHE SPIEGHI IL DRAMMA, • CHE RIEMPIA L’ATTESA • Montebello: SIAMO FATTI PER L’AMORE • Salvano: TRA ESIGENZA DI GIUSTIZIA E NECESSITA’ DI PERDONO • Beita: COSTRUIRE UN MONDO FRATERNO

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Festa della Campagna

Anche quest’anno ce l’abbiamo fatta. Dopo qualche intoppo iniziale che ci aveva fatto rallentare la preparazione, la 33° festa della Campagna è stato nuovamente un piacevole successo per la nostra piccola Comunità di Burligo. Il lavoro è stato lungo. Già dai primi di marzo Andrea e Marzia ci avevano indicato la strada da seguire per portare alcune novità nel meccanismo già ben collaudato della festa: non abbiamo perso tempo e ci siamo buttati tutti insieme in questa nuova sfida, determinati a raggiungere i nostri obiettivi. La Lettera

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Non è mancato nulla, i nuovi progetti hanno preso piano piano la loro forma e si sono materializzati così come li avevamo pensati: la nuova casetta del bar, le nuove proposte musicali ma soprattutto il supporto di tutti nel lanciarsi in nuove sfide. II 2 Giugno siamo partiti, con una squadra perfetta: quattro fine settimana in cui il lavoro non è mancato, grazie a tutti coloro che, nonostante il meteo non sempre clemente, non hanno voluto mancare all’appuntamento fisso del mese di Giugno a Burligo, anche solo una sera, per far parte della nostra Comunità che ogni volta, sotto il tendone, è diventata la Comunità di tutti. Ovviamente non sono mancati la buona cucina, il buon vino, la buona musica e l’ottima compagnia, non solo di chi ha occupato le lunghe tavolate ma soprattutto di chi, ogni anno, indossa la maglietta verde e si prende cura della Comunità allargata che ogni sera affolla la festa. Ma non possiamo certo dimenticare che la festa è nata intorno alla figura di Santa Eurosia, patrona della campagna. L’ultima Domenica di giugno abbiamo vissuto la celebrazione negli spazi della festa, giungendovi con la

[a cura di Michela]

processione iniziata in chiesa parrocchiale. Don Roberto, che per la prima volta ha vissuto questa festa –anche se per il passato con i suoi familiari aveva già gustato la bontà dei piatti preparati qui– ci ha guidati con la sua riflessione attraverso la Parola e la testimonianza della Santa. Non poteva mancare l’offertorio con i prodotti tipici del luogo che si uniscono (aggiunta della Redazione) ai “prodotti tipici” del luogo in carne ed ossa… La lista dei grazie sarebbe veramente troppo lunga, si correrebbe il rischio di dimenticare qualcuno. Non si può comun-

que fare a meno di riconoscere il grande impegno dei nostri Andrea e Marzia. Senza di loro tutti i tasselli dello splendido mosaico di una tradizione trentennale non avrebbero trovato il posto giusto. Sono riusciti a inserire ogni nuovo pezzo del grande puzzle dell’organizzazione valorizzando il lavoro di chi da sempre si adopera per la buona riuscita della festa e di chi solo quest’anno ha potuto condividere l’allegria e la serenità di un gruppo di lavoro compatto e unito.


Non vogliamo ovviamente dimenticare tutti coloro che hanno contribuito con il cuore, facendo la loro parte e rinunciando al tempo con le proprie

famiglie per portare avanti la più bella tradizione di Burligo. Grazie poi a chi ha mangiato, bevuto, suonato, ballato, a chi si è lamentato, a chi ci ha ap-

prezzato, a chi è tornato, a chi è arrivato per la prima volta, a chi non tornerà e a chi il prossimo anno aspetterà con noi di ricominciare a festeggiare. La Lettera settembre ‘16

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Mi presento So che da queste pagine si è presentata la bella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Allora ho pensato anch’io, sebbene non sia così imponente, di fare la stessa cosa, perché il significato dello spazio sacro vale anche per me. Sono la chiesa parrocchiale di Burligo e, raccontandoti

un po’ della mia storia, ti presento ciò che qui puoi trovare. Gli abitanti di questa frazione di Palazzago vollero una chiesa bella e accogliente, come la casa di tutti, già nel 1612, anno in cui posero la prima pietra, sostituendo una chiesa già esistente del 1400. Quando venne costituita la parrocchia (1696), venni dedicata, come tutte al Signore stesso e poi a S. Carlo Borromeo, il Santo della riforma di Trento che venne anche nelle Parrocchie della Bergamasca, iniziando così un processo di rinnovamento del volto della Chiesa. Al mio interno i fedeli hanno La Lettera

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[Chiesa Parrocchiale di Burligo]

raccolto nel corso dei secoli, insieme alle loro preghiere e invocazioni, opere d’arte molto preziose. Entrando, non puoi non lasciarti rapire dall’imponente apparato ligneo di stampo barocco del XVII e XVIII secolo, realizzato da artigiani locali, che custodisce l’organo Bossi. La musica che da lì avvolge tutta la chiesa colpisce anche lo sguardo con cariatidi, cherubini, angeli, putti con violino, liuto e frutti, il grande palco di cantoria e la mostra di organo, tutto scolpito nel legno. All’altare di destra puoi ammirare l’opera più preziosa: una tavola con Madonna e Bambino (Madonna dell’umiltà) di Ambrogio da Fossano detto il Borgognone (1453-1523). Sorprende la dolcezza della Madre che tiene per mano il Bambino. Qui tutto parla di umiltà, di passione (d’amore e di croce), di grazia che sconfigge ogni male. Comprendi così la collana di corallo al collo del bambino, la mela, il garofano e il ramoscello di more. Le tele ai lati del presbiterio raffigurano l’Ascensione di Gesù e l’Assunzione di Maria, opere del 1700, attribuite a Francesco Cappella, che presentano i destini speculari del Figlio e della Madre. Al centro, il bel altare mag-

giore del 1800 in marmo bianco, grigio e rosso di Camerata sulla cui tribuna espositoria sono state collocate le statue di due angeli e di Dio Padre in marmo bianco, scolpite un secolo prima. La parte absidale è abbracciata dal coro ligneo scolpito in noce nel 1800. Sopra, al centro, la pala raffigurante la Madonna che tiene in braccio Gesù Bambino e in ginocchio san Carlo Borromeo e il piccolo Giovanni Battista, tela attribuita a Gian Paolo Cavagna (1612). Accanto ammiriamo due deliziose tele raffiguranti l’Annunciazione e la Sacra Famiglia con sant’ Anna, di ambito veronese (1725), lo stesso ambito del quadro nella controfacciata, con la sacra Famiglia. Le esigenze della riforma e della partecipazione attiva dei fedeli all’azione liturgica, orientano ora lo sguardo ai luoghi celebrativi: l’ambone e l’altare, la mensa della Parola e del Pane, inseriti in modo singolare al mio interno, in dialogo con la tradizione ma anche con uno stile contem-


poraneo, creando un dialogo tra il legno e i colori delle opere dell’artista Cosetta Arzuffi. Le statue che trovi sono di san Carlo Borromeo, sant’Eurosia, santa Barbara, san Luigi Gonzaga, la Madonna Immacolata, il Sacro Cuore e la Madonna Addolorata, gruppo scultoreo dell’800. I quadri della Via Crucis lungo

tutto il mio perimetro sono state dipinti nel 1935 da R. Bonomelli. Scendendo le scale sotto l’organo, si intravede sulla parete un brano di affresco antico e si giunge poi nella cripta dell’Addolorata, porzione più antica della chiesa, in parte risalente alla prima costruzione del 1400. Bene, ti ho detto un po’ di me. Ma tu continua a dire di te a Lui, anche attraverso ciò che qui puoi ammirare.

Disegno di Damiano Nembrini La Lettera settembre ‘16

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Santa Margherita, san Lorenzo e san Rocco Don Roberto ha celebrato per la prima volta l’Eucarestia a Carosso per la festa di Santa Margherita, seguita dalla processione con la statua della Santa. Nella riflessione, partendo dal Vangelo, ci ha detto che il Signore si fida di ciascuno, al punto da scrivere il nostro nome nel cielo. Nel cuore di Dio non c’è posto per il male, ma per noi. Santa Margherita ha vinto il male con la croce, quella di cui San Paolo dice:” non c’è nessun vanto che nella croce di Cristo”. Mandando a due a due i settantadue discepoli, li chiama a vivere la fraternità, testimoniando il “terzo” che è Dio. Ma, stando insieme, si lavora anche su se stessi, limando il proprio carattere, ascoltando e abbassando la testa. I discepoli sono poi mandati come agnelli in mezzo a lupi: è lo stile della non violenza e del-

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[Festa a Carosso, Montebello e Burligo]

la pace. Quando i cristiani vogliono fare i lupi non arrivano da nessuna parte. Di lupi ce ne sono, ma la vita di Santa Margherita ci aiuta a comprendere che le forze negative, se non possono essere eliminate, van controllate e legate. Nella statua e nella tela d’altare del resto la Santa è sempre rappresentata con un drago ai suoi piedi, legato: il male va fatto tacere. Nella processione invece noi abbiamo cantato e pregato, percorrendo la strada verso Cabacaccio tutta addobbata a festa con gusto e finezza. Dopo la benedizione, la novità di questo anno (dovuta anche alla pausa della festa culinaria) : un gradito ristoro in contrada che si è popolata delle molte persone che hanno partecipato. Sembrava di vivere nei tempi in cui ci si trovava a parlare, giocare e mangiare in strada…


A Burligo, invece, per San Rocco è arrivato don Matteo Bartoli, curato a Calolziocorte e con “precedenti palazzaghesi” in quanto il nonno gestiva il Ristorante Passatore. Al Corpus aveva celebrato a Palazzago e, arrivato con il Santissimo a Precornelli aveva visto scendere un’altra processione chiedendosi: da dove arrivano questi? Da Burligo! Ed eccolo lì, nella chiesa in Acqua, dedicata al Santo pellegrino, povero tra i poveri. Un bel gruppo di persone ha partecipato alla concelebrazione seguita dalla processione con la reliquia e la statua del Santo, con accanto l’immancabile cagnolino. E mentre la banda diffondeva per la valle note festose, l’assemblea si scioglieva contenta.

Ma per don Roberto non è finita, ghiotto com’è di processioni. Infatti ha celebrato anche per San Lorenzo a Montebello, camminando nella processione per le stradine della frazione addobbata e gustando il panorama che la bella giornata permetteva di vedere. Il martire del terzo secolo ha trovato in Gesù il suo tesoro, per il quale ha versato anche il sangue a testimonianza di una fiducia totale in colui che dice:” Non temere piccolo gregge”. Noi tutti piccoli, ma presi per mano dalla grazia e dalla misericordia. Anche a Montebello si è chiusa la festa con un momento conviviale.

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Un tesoro prezioso!

[Campo animatori a Mezzoldo]

“Accoglienza”, “relazione”, “progettare”, “indignarsi” e “passione”, queste sono state le parole chiave che hanno guidato il campo di Mezzoldo. Il 23 di Agosto, io e altri 50 animatori da tutta la diocesi ci siamo ritrovati in cima alla Val Brembana, al rifugio “Madonna delle Nevi” uniti da un solo obbiettivo: scoprire noi stessi e nuovi modi di vivere l`oratorio. Non farò la cronaca di quello che abbiamo fatto per filo e per segno, ma cercherò, invece, di racchiudere in queste righe il senso profondo di quest’espe-

insegnamento, è stato il tesoro prezioso che ci ha regalato Mezzoldo. Abbiamo vissuto diversi momenti, dai lavori di gruppo, al gioco, alla spiritualità, tutti intensi anche se in modi diversi, ma da tutti abbiamo tratto una seconda perla: vivere con passione. Un giorno è venuto a portarci la sua testimonianza un prete, Don Massimo, che ora fa il parroco a Longuelo; ha detto molte parole, sul male, sulla vita e sulla morte, ma il tono che aveva, i gesti con cui accompagnava il discorso, le

uno da chiamare nel momento del bisogno, manco fosse la fata turchina di Pinocchio, ebbene, Don Massimo ci ha proposto un modello di fede più attivo, più coinvolgente: dobbiamo noi, singolarmente, partecipare alle sofferenze di Dio, aiutarlo, consolarlo, renderci responsabili del male che ogni essere umano compie nei suoi confronti, insomma, essere capaci di indignarci per qualcosa. Il concetto di indignazione ci ha accompagnato durante tutto il campo: al mondo serve gente che si indigni, che dica “NO, io

rienza e i valori che ci sono stati trasmessi. Mezzoldo è stato per me un luogo magnifico di relazioni: i legami che si sono creati tra di noi sono stati sinceri, schietti e limpidi, tanto che ci sentivamo davvero liberi di esprimerci anche su questioni importanti senza essere giudicati. Questo, prima di ogni altra parola o

lacrime agli occhi, era come se ci dicessero “Vivi, ragazzo, vivi con passione! Non sprecare neanche uno dei tuoi giorni!” L’incontro con lui è stato devastante, ma in senso buono: ci ha letteralmente ribaltato ogni sicurezza che avevamo sul fronte della vita, ma anche su quello della fede. Spesso per noi Dio è solo un “tappabuchi”,

non ci sto!”, ma che non si fermi lì, che si adoperi in ogni modo per risolvere quella situazione che è male. Questo tipo di persone cambiano davvero il mondo. Mezzoldo dal punto di vista spirituale ci ha dato molto, innanzitutto il riscoprire questa dimensione, che spesso lasciamo puntualmente da par-

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te, in un ambiente familiare, di rispetto e cura. Mi riferisco a tutti, indistintamente se giovani, vecchi, preti e non: la Messa vissuta come un ripetersi meccanico di azioni e gesti NON è spiritualità, non basta, non nutre l`anima. A Mezzoldo ho vissuto la Messa più bella della mia vita, caratterizzata da una cura estrema, che ti faceva sentire speciale con dei gesti pieni di senso. Bisogna svegliarsi dal torpore generale, “alzarsi dal divano” spirituale che ti fa sentire nel giusto solo perché la Domenica esci di casa e vai in Chiesa, porsi le grandi domande: chi sono io? Che senso ha vivere? E la morte? Anche sulla morte apro un piccolo paragrafo: la figura che ci ha accompagnato in que-

sta settimana è stata quella di Dietrich Bonhoeffer, uomo che a causa della sua indignazione contro il nazismo ha dato la vita. Lui è davvero riuscito a ridere in faccia al male, a sconfiggerlo a non regalargli il suo odio: mentre era in prigione leggeva, studiava, pensava al suo futuro, alla sua famiglia, anche se era perfettamente consapevole che di lì a poco sarebbe morto. La morte è un dono, la morte è vita, la morte ti permette di dare un valore inestimabile alla tua vita, al tuo tempo, ti permette di vivere con passione perché la paura della morte non deve essere lo sparire dalla faccia della terra,

ma il non aver meritato i giorni che ti sono stati donati. (A questo proposito leggete “Non avrete il mio odio” di Antoine Leris di un padre che ha perso la moglie alla strage di Parigi al Bataclan) Oltre al tesoro spirituale, Mezzoldo ci ha consegnato un “tesoro oratoriale”, se così lo si può chiamare. Devo dire di aver imparato un`arte, quella di progettare: spesso quando vogliamo fare qualcosa, organizzare un incontro, un evento, il CRE stesso, passiamo subito alla programmazione, al chi fa cosa, alle cose pratiche per intenderci, senza aver fatto prima un lavoro sul progetto: che valori voglio trasmettere con questa attività? Che senso ha? Chi me la chiede? Quale è il piano? Spero che la mia presenza in Oratorio sia da ora caratterizzata da un grande progettare, per non costruire solo una facciata, ma anche delle solide basi coerenti col resto. Le testimonianze degli altri oratori sono state bellissime: condividere idee, progetti, modi di vivere la nostra “casa” differenti. Anche qui, l`oratorio deve essere casa, ognuno di noi deve sentirlo come tale, deve sentire quasi il bisogno ogni tanto

di tornare “a casa”, quella casa dove c`è un bel clima di dialogo, di relazione. Non facciamoci rubare questa casa, altri darebbero tutto per averla (quest`estate in alcuni oratori della bergamasca sono arrivati dei seminaristi agrigentini per imparare l`oratorio e costruirne uno a casa loro). Perché andare al parco quando c`è l`oratorio, perché andare in strada quando c`è l`oratorio? Lo scopo della casa di comunità che sta arrivando è proprio questo, intensificare il sentire di casa che si respira dietro quella bellissima Chiesa. Mi fermo qui anche se sarebbero ancora molte le parole da dire, in ogni caso se volete parlarne ci si vede “a casa”. Mezzoldo mi ha consegnato un tesoro prezioso e io a mia volta lo consegno a voi, usatelo, spendetelo, investitelo come i talenti nella parabola, la vita vi aspetta, non state a guardare! Leonardo La Lettera settembre ‘16

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Santa Madre Teresa Moltissimi hanno seguito la canonizzazione di Madre Teresa. Vogliamo anche noi dare spazio a questo evento che ha ufficializzato ciò che già c’era nel cuore della gente. Lo facciamo con alcuni passaggi di un articolo di don Giacomo Panfilo preso da sant’Alessandro.org Nella biografia di Madre Teresa di Calcutta si parla di una “Notte oscura” della sua fede, una notte oscura che si è protratta per la durata di tutta la vita della Madre. Sorprende non poco pensando che ha vissuto una così fitta notte della fede proprio lei che irradiava della luce di Cristo. Per una comprensione più profonda di questo mistero si deve far riferimento a San Giovanni della Croce, il mistico carmelitano (1542-1591) che nel suo libro “Notte oscura dell’anima”, ha elaborato una vera e propria analisi spirituale di questo fenomeno. Egli lo definisce un’esperienza di profondo abbandono e di solitudine interiore e dice che si tratta di un autentico dono mistico. La “notte oscura” rappresenta nella sostanza un invito a vivere continuamente e ininterrottamente per Gesù, in profonda unione con lui, anche se da questo non viene alcuna, anche minima, forma di piacere o di gusto. La “notte oscura” rende il mistico simile a Gesù sulla Croce (“Dio mio, perché mi hai abbandonato?) e lo fa diventare un’icona viva dell’unione dell’anima con lo sposo Crocifisso. Se analizziamo la vita di Madre Teresa a partire dall’insegnamento di San Giovanni della Croce, non solo possiamo definire un percorso La Lettera

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spirituale più chiaro, ma possiamo definire la stessa Madre un’autentica mistica del nostro tempo. La “notte oscura” di Madre Teresa non è un fatto isolato. Si parla, ad es., di una crisi di “ateismo” di santa Teresa del Bambino Gesù. E qualcosa del genere si legge anche nella vita del nostro B. don Sandro Dordi, morto martire in Perù nel 1991 e beatificato il 5 dicembre 2015. Quando, dopo il primo periodo di vivace ministero in Polesine, fu destinato al servizio degli emigranti italiani in Svizzera, si trovò in un ambiente caratterizzato, anche dal punto di vista religioso, dalla freddezza e dalla precisione elvetica, a cui anche gli italiani finivano per adeguarsi, egli smarrì la consapevolezza del senso e del valore della sua vita. La sua desolazione era tale che progettò di lasciare il sacerdozio. In una tavola rotonda televisiva su di lui, a cui partecipava uno dei suoi fratelli (Alcide) e la sindaca di Gandellino, sig. ra Flora Fiorina, io ad un certo punto ho segnalato questo fatto. Il fratello confermò la cosa e disse il turbamento che avevano vissuto in casa

quando l’avevano saputo. Fu la mamma ad aiutarlo a superare la crisi che era di tipo psicologico con attinenza con la fede. La mamma gli disse: “Il Signo-

re sa lui perché permette la tentazione. Anche i santi sono stati provati in ogni modo, eppure, con la grazia del Signore, si son fatti santi. Anche tu puoi diventare santo”. La sindaca di Gandellino nell’ascoltare questo racconto ebbe come un trasalimento e uscì in un’espressione di gioiosa sorpresa. “Non sapete come sono contenta di sentire questa cosa. Mi fa capire che i santi non sono della gente fuori del mondo, impeccabili e superiori alle nostre miserie; sono delle persone della nostra stessa pasta, con i nostri stessi problemi e i nostri turbamenti”. Anche il Papa il 16 giugno scorso ebbe a dire: “Anch’io tante volte mi trovo in crisi con la fede e ho anche la sfacciataggine di accusare Gesù… L’ho fatto da laico, da religioso, da vescovo e pure da Papa!”.


Battesimi Titolo Titolo Titolo Davide

Domenica 12 giugno ore 11.30 Davide Rota di Luca e Alessia Mazzoleni, nato il 17 febbraio 2016

Leonardo

Leonardo Carrara di Marco e Valentina Torri, nato il 2 febbraio 2016 Lukas Gamba di Ramon e Isaura Gotti, nato il 25 marzo 2016

Lukas

Domenica 17 luglio ore 17.00 Leonardo

Leonardo Rota di Matteo e Elisa Mazzoleni, nato il 22 febbraio 2016 Anna Manzoni di Nicola e Clara Gandolfi, nata il 20 aprile 2016

Anna

Domenica 7 agosto ore 17.00, Burligo Maurizio Capelli di Raoul e Francesca Mangili Tampieri, nato il 15 aprile 2016

Maurizio

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Matrimoni

Eleonora Rota e Manuel Panza 6 agosto 2016, Chiesa parrocchiale Federica Oberti e Mattia Pellegrinelli 7 luglio 2016 Santuario B.V.M. della Castagna, Bergamo

Roberta Rota e Roberto Mazzoleni 9 settembre 2016 San Nicola, Almenno S. Salvatore

Barbara Sesini e Alessandro Giovanni Bonfanti Battesimo di Elisa 3 settembre 2016, Caprino

Marzia Michela Rota e Marco Magoni 5 settembre 2016, Chiesa Parrocchiale

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Defunti Titolo Titolo Titolo ROTA BULÒ FAUSTA (Ninì) di anni 90 deceduta il 24 luglio 2016 (nata a Palazzago, morta a Ravenna)

“Coloro che amiamo e che abbiamo perduto, non sono più dov’erano, ma sono dovunque noi siamo”. I tuoi cari GHEZZI OLGA vedova SALVETTI di anni 87 deceduta il 15 agosto 2016 e funerata il 17 agosto 2016 L’amore per una mamma è insostituibile, custodiremo nel nostro cuore il tuo ricordo. I tuoi figli

Anniversari

ROTA ALESSANDRO di anni 68 deceduto il 22 agosto 2016 e funerato il 24 agosto 2016 Il vuoto che ci hai lasciato è incommensurabile… Difficile descrivere a parole quello che eri per noi… Il ricordo più grande è la tua bontà, il tuo essere riservato ma sempre disponibile. Proteggici con le tue preghiere e con il tuo sguardo costante. I tuoi cari BALDI LUIGI di anni 82 deceduto l’11 luglio 2016 e funerato il 13 luglio 2016 “Tu sollevi in alto coloro che ami”. S. Agostino I tuoi cari

CEFIS GIOVANNI (2011 - 2016)

VISCONTI GIUSEPPE (2006 - 2016) Sei sempre presente nei nostri pensieri. La tua bontà e generosità rimarranno sempre nei nostri cuori. Ti ricordiamo con affetto, I tuoi cari

Il tempo non cancella il ricordo di una persona speciale e tu sei sempre presente nei nostri cuori. I tuoi cari

BONACINA LUIGI (GINO) (2001 - 2016) Nel dolore di allora, nell’amore di sempre vivi nei nostri cuori. I tuoi cari

CANDEAGO KATIUSCIA (1993 - 2016)

ROTA CAREMOLI GIUSEPPE (1979 - 2016)

GUALANDRIS LUCIA (2003 - 2016)

Il vostro infinito amore è sempre vivo in noi, quale esempio di vita che ci accompagna ogni giorno. Con affetto, i vostri cari

Valter Magri

Luca Mangili

Sono passati tanti anni da quel terribile giorno, sono più gli anni che manchi di quelli che hai vissuto, ma mi hai dato tanto che compensano quelli che sei mancata, mi manchi, ciao Kati. Tua mamma

ONORANZE FUNEBRI DELL’ISOLA s.r.l. Serviziodiurno, diurno, notturno notturno ee festivo festivo •• Trasporti tutta Servizio Trasporti in tutta inItalia Italia Vestizione salme • Disbrigo pratiche Addobbi funerari • Cremazioni 24030 BREMBATE DI SOPRA (BG) - Via XXV Aprile 32 - Tel. 035.620916 - Fax 035.6220326 Cell. Valter 335 6923809 - Cell. Luca 335 6904124


Lettera settembre 2016  

Bollettino Parrocchiale Palazzago settembre 2016

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