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L’ECO DI BERGAMO DOMENICA 1 MAGGIO 2011

Wojtyla oggi Beato Il racconto di un vescovo indiano

«Ci aveva detto che desiderava bagnarsi nelle acque del Gange»

Prima di una visita in India, Papa Giovanni Paolo II aveva espresso il desiderio di «bagnarsi nelle acque del Gange», il fiume considerato sacro da milioni di induisti. Lo rivela un vescovo dello Stato indiano del Kerala al quotidiano «The Times of India». «Papa Wojtyla

aveva confidato la sua intenzione a un prelato di Thrissur, Joseph Kundukulam, oggi scomparso, che era giunto in Vaticano per mettere a punto i preparativi della prima visita del Papa in India del 1986», ha affermato Mar Rahael Thattil, vescovo della diocesi keralese.

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«Un giorno venne ad Aprilia in auto a cercarci...» Emma Torri di Gandino: «Un’amicizia nata per caso Noi gli portavamo frutta e verdura a Castel Gandolfo» GIAN BATTISTA GHERARDI

a «I fedeli hanno sentito, hanno sperimentato che era “un uomo di Dio”». È un passo del decreto di Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, ma è anche il senso profondo del ricordo di chi l’ha conosciuto da vicino, nel quotidiano e nella cordialità di numerosi incontri privati. Come due coniugi della Val Gandino, Mario Franchina ed Emma Torri, che hanno avvicinato il Santo Padre nella quiete di Castel Gandolfo, complici la frutta e le verdure della campagna romana. Una storia semplice, testimoniata, nel Santuario della Madonna d’Erbia a Casnigo, dalla Veste talare del Papa loro donata, forse l’ultima da lui indossata prima di morire il 2 aprile del 2005. «Se non l’ultima – sottolinea Emma Torri, originaria di Gandino – è la più vissuta. Nei delicati rammendi, nell’usura di alcune parti è ben visibile l’attività instancabile di un grande Uomo di Dio». Mario Franchina, casnighese, è morto nel febbraio 2010 dopo una breve malattia. I coniugi si erano trasferiti per l’attività tessile ad Aprilia negli anni ’60. Il Vaticano aveva insignito Franchina della prestigiosa onorificenza di Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno. «Tutto – ricorda Emma – cominciò per caso. Mario conobbe in aereo monsignor Gaetano Bonicelli, quando era vescovo di Albano, e si offrì di dargli un passaggio in auto all’arrivo in aeroporto. Nacque un’amicizia e, durante una cena, l’idea di offrire al Papa la buona frutta della campagna romana, che mai mancava in casa nostra». Quella «fornitura» dell’estate 1979 fu la prima di una lunghissima serie. «Durante il periodo estivo – continua Emma – Mario, i nostri figli o i nostri collaboratori, salivano a Castel Gandolfo ogni martedì, portando frutta e verdure della zona. Si instaurò un’amicizia spontanea con il segretario monsignor Stanislao Dziwisz, oggi cardinale e arcivescovo di Cracovia, con le suore deputate al servizio personale del Papa e con le guardie in servizio nella residenza estiva del Pontefice. Mario raccontava di come fosse una festa l’arrivo a Castel Gandolfo, quando oltrepassava fra tanti sorrisi l’ingresso principale con il suo furgone rosa con una vistosa scritta pubblicitaria. Tutto nor-

male e semplicemente bello». L’amicizia più incredibile, fu quella che crebbe negli anni con il Papa. «A fine stagione ci riceveva per i saluti – aggiunge – ma capitava di incontrarlo anche in cucina o nei corridoi. Chiedeva sempre di Giuseppe, Francesca e Fabrizio, i nostri figli, ci invitava a portarli con noi. Assistevamo alla Messa che celebrava nel cortile interno della villa pontificia oppure, negli ultimi anni, nella cappella personale, dove il numero dei presenti era limitato a poche persone. Celebrazioni molto semplici, ma tanto intense. A volte abbiamo avuto la possibilità di allargare l’invito a parenti e amici. Fu il caso nel 1986 della Cora-

A Casnigo A

La veste custodita nel santuario A La veste talare del Beato Giovanni Paolo II è custodita dal 2005 nel Santuario della Madonna d’Erbia, a lato dell’altare maggiore. La piccola chiesa è situata fra i pascoli a monte di Casnigo. Fu eretta in ricordo dell’apparizione del 5 agosto 1550. Secondo la tradizione, nella cascina di un contadino si trovava un’immagine molto venerata della Madonna. Numerosi pellegrini attraversavano i campi circostanti calpestandone l’erba. Il contadino, infastidito, sfregiò a colpi di zappa il dipinto che, durante la notte, magicamente ricomparve. Una seconda apparizione avvenne il 6 agosto 1839, quando il piccolo Luigi Lanfranchi trovò rifugio sotto il portico della chiesetta durante un forte temporale. Il bimbo, impaurito, fu accolto da una donna vestita di rosso e bianco, che lo accudì nel vicino fienile lasciandogli del pane, oggi venerato come reliquia. Nel 1873 il vescovo di Bergamo, Pierluigi Speranza, certificò il prodigio. I casnighesi sono molto devoti alla Madonna d’Erbia e al Santuario sono molti gli ex-voto, il più vetusto dei quali risale agli inizi del XIX secolo Un «sentiero di fede» unisce infine la Madonna d’Erbia al Santuario della SS. Trinità (definita la Sistina della Bergamasca per l’interno affrescato dai Baschenis), lungo un percorso che immerge i pellegrini in un’atmosfera di pace e preghiera. G. B. G.

le San Bernardino di Semonte, nella quale cantano molti casnighesi, che accompagnò la Messa nel cortile interno. Ancora avverto l’emozione provata. Il Papa chiese anche la replica, alla fine, di un canto a cappella particolarmente suggestivo». I ricordi sono tantissimi, al punto che anche le centinaia di immagini scattate da Arturo Mari, fotografo ufficiale di Sua Sanità, riescono appena a darne un’idea. C’era il tradizionale scambio di doni in Vaticano nel periodo del Natale, ma anche la torta di carote con cui le Guardie Svizzere salutavano quei simpatici amici bergamaschi, che portavano i meloni maturati al punto giusto e le prugne più gustose, ma anche verdure, tanto apprezzate dal Papa. «Monsignor Stanislao ci confidò che una volta il Papa, in vacanza a Castel Gandolfo, volle provare a venirci a trovare ad Aprilia. Dovettero desistere perché non riuscivano a raggiungere la nostra casa e non era il caso di fermarsi a chiedere informazioni». Rispetto alle curiosità e alla «statistica», prevalgono nel ricordo la fede e la semplicità, le stesse che al Santuario della Madonna d’Erbia circondano quella Veste ormai reliquia. «Abbiamo conosciuto il Papa giovane e vigoroso – ricorda Emma – ma l’abbiamo incontrato anche durante la sofferenza degli ultimi anni. Ricordo le sue mani tremanti che ancora cercavano, nell’ultimo incontro a fine estate 2004, le mani di mio marito e le mie per un saluto e una benedizione. Un gesto che aveva la stessa intensità con cui negli anni precedenti leggeva gli sguardi: sentivi che parlava all’anima. Negli ultimi anni era grande la voglia di tradurre l’affetto del cuore in un abbraccio caloroso. Mia figlia un giorno lo fece e il Papa sorrise». All’indomani della morte del Papa, Mario Franchina, la moglie Emma e i figli furono invitati da monsignor Dziwisz nella Sala Clementina, dove la salma era esposta prima di essere trasferita in San Pietro. «Erano ammesse – ricorda Emma – solo le persone accreditate presso la Santa Sede e le personalità. Noi entrammo da un ingresso secondario e ci fu concesso di sostare a lungo in preghiera vicino alla salma del Papa. All’uscita monsignor Stanislao, affiancato da madre Tobiana, la suora sempre vi-

18 settembre 1980: il Papa con il piccolo Fabrizio Franchina, figlio di Mario ed Emma. A sinistra monsignor Gaetano Bonicelli (FOTO ARTURO MARI)

Qui sopra la veste talare conservata a Casnigo. A destra il Papa con Mario ed Emma Franchina

Nacque un’amicizia spontanea con il segretario Stanislao Dziwisz «Abbiamo conosciuto il Papa vigoroso, ma anche quello sofferente»

cina al Santo Padre, ci fece dono della Veste, confezionata in una scatola e di un fazzoletto con il nome del Papa ricamato in modo molto semplice. Lo serbo ancora fra le cose più care». Un sorriso si accende quando Emma ripensa all’uscita dalla Sala Clementina, con tutti quei notabili in fila e lei con quella scatola da reggere con emozione, «scortata» dal marito e dalla figlia. «La stessa emozione provata durante il viaggio in treno quando portammo la Veste a Casnigo e siglammo, il 13 maggio, l’atto notarile che la lega per sempre al Santuario della Madonna d’Erbia». Una coincidenza temporale (il 13 maggio è anche la data dell’attentato al Papa nel 1981 e festa liturgica della Madonna di Fatima) che annoda ulterior-

mente i fili di una storia semplice e straordinaria che quella Veste racconterà ai posteri. Nell’ottobre 2005 al Museo della Basilica di Gandino, un altro ricordo legato a Papa Wojtyla: uno zucchetto, pure donato ai coniugi Franchina da monsignor Dzwisz e consegnato al gandinese monsignor Lorenzo Frana, per molti anni osservatore permanente della Santa Sede presso l’Unesco. Lo zucchetto è il piccolo copricapo bianco portato dal Papa, che gli viene tolto solo alla consacrazione durante la Messa: da qui il nome anche di «solideo», che significa «a Dio solo». Per la Beatificazione di Giovanni Paolo II lo zucchetto è stato trasferito a Casnigo ed esposto insieme alla veste talare. ■ ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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