Issuu on Google+

PROGETTO EDUCANTE

Oratorio San Giovanni Bosco nella Parrocchia S.M. Assunta di Calcinate


1. INTRODUZIONE

La costruzione dell’edificio sito in piazza Chiesa e che oggi ospita l’Oratorio risale molto probabilmente al 1800 ed era destinato ad abitazione dei preti del paese. Il parroco abitava nell’edificio limitrofo ora proprietà dei Sig. Finazzi. In seguito al trasferimento della Canonica in via Mologni 2 voluto da Mons. Mologni, Parroco a Calcinate dal 1883 al 1923, l’edificio in piazza Chiesa è stato utilizzato per abitazione dei curati in servizio presso la Parrocchia al piano sopra; come “disimpegno” della Chiesa al piano terreno e anche come spazio di proiezione del “cinema”. In seguito all’incremento demografico del Paese, non potendo più il Conventino delle Suore Maestre di S. Dorotea sito in via Val Marcia assolvere al compito di ospitare i bambini da 3 a 6 anni l’odierno Oratorio, sistemato il piano terra con tre grandi aule (una per la sezione Piccoli, una per i Mezzani e una per i Grandi) e un grande salone (la veranda) adibita non solo a sala accoglienza, sala giochi, ma anche come refettorio ospita l’Asilo per l’infanzia fino al 1957 anno in cui la nuova Scuola Materna si sposta in via Circonvallazione ponente 4 dopo che anche le Suore, lasciando il Conventino si sono trasferite al primo piano della nuova Scuola. In seguito le aule dell’Oratorio sono utilizzate la domenica pomeriggio per la “dottrinella” dei maschi mentre le bambine sono accolte ancora dalle Suore nel nuovo Asilo.

2


La domenica pomeriggio poi presso le Suore le ragazze vivevano il loro momento insieme (di Oratorio) tra giochi, canti, lavoretti e chiacchiere mentre i maschi vivevano il loro momento ludico nel campetto sottostante l’attuale Oratorio. Solo a metà degli anni ’70 l’attuale edificio “Oratorio” diventa luogo di catechismo per gruppi misti e per gioco di ragazzi e ragazze insieme. Intanto a seguito della legge italiana sull’obbligatorietà della Scuola Media Unificata (1963) essendo il Comune sprovvisto di un edificio ad hoc l’Oratorio ospita la Scuola Media fino all’estate del 1971. L’Oratorio continua ad essere luogo di catechismo, di gioco e sporadicamente ospita una classe elementare negli anni 1993/1994 in occasione di una ristrutturazione della Scuola Elementare e nella metà degli anni ’80 anche di 2 classi della Scuola Media in occasione dell’ampliamento della stessa a seguito dell’abolizione della sezione C ubicata presso i Padri Passionisti (odierna Traccia). Dalla fine degli anni ’80 l’edificio più volte sistemato, o meglio “rabberciato” secondo i bisogni immediati, è andato via via deteriorandosi dal punto di vista murario fino al 2004 quando si è dato il via alla ristrutturazione terminata con l’inaugurazione alla presenza del Vescovo Mons. Amadei nel settembre del 2005. In tutto questo tempo però l’Oratorio non ha mai smesso di funzionare come luogo di catechesi, anzi, seppur fatiscente è divenuto punto di ritrovo per giovani e con don Angelo Oldrati è diventato anche punto di incontro estivo per i ragazzi con il Calcinestate (l’abbiamo inventato noi!!!) vissuto sia in Oratorio sia nelle zone del Paese.

3


4


5


2. PREMESSA

2.1

"CHE COSA È UN PROGETTO EDUCANTE?"

Per poter rispondere, crediamo sia importante capire cosa vogliono significare i termini dell'espressione usata: "progettare" ed "educare”. Il termine "progetto" in ambito oratoriale si applica all’area pedagogica secondo la quale progettare vuole indicare insieme degli obiettivi e delle mete capaci di suscitare un cammino di maturità umana, e nel nostro specifico soprattutto cristiana. E' la promessa di un cammino, di una realtà che deve farsi ancora. Con il termine "educante" si vuole esplicitare l'orientamento del progetto stesso: sarà e deve essere un progetto “in divenire” capace di rispondere alla finalità primaria dell'Oratorio, essere e diventare un luogo in cui si fanno emergere le potenzialità di ciascuno, i propri talenti, perché al centro delle attenzioni sta la crescita umana e cristiana di ogni singolo ragazzo e ragazza, e si favorirà questo con proposte concrete, ben strutturate e progressive sul cammino di fede.

2.2

PERCHE’ PENSARE E STILARE UN PROGETTO EDUCANTE PER IL NOSTRO ORATORIO?

Dopo che anche in passato si era già steso un progetto educativo, ritorniamo oggi a sentire la stessa esigenza. Ci accorgiamo, guardandoci attorno, che ormai da tempo non è più proponibile un lavoro educativo, legato a spazi e a persone, che non abbia alle spalle una solida struttura di pensiero capace di camminare al passo con i tempi e che lasci, spesso, 6


troppo margine al ‘tentativo’ educativo, così come funzionare, forse, in passato.

poteva

Il nostro Oratorio anche se in forma frammentaria (legata soprattutto alla riflessione interna ai vari gruppi), si è sempre preoccupato di motivare il proprio lavoro e la propria presenza, ma spesso queste riflessioni sono cresciute senza gli strumenti necessari ad un lavoro organico e sistematico e ancora di più senza che tutte queste riflessioni venissero a convogliare in un unico pensiero e stile educativo condiviso che non eliminasse i carismi e le specificità dei singoli, ma anzi che li convogliasse dentro alla grande unica identità educativa dell’Oratorio. Sentiamo anche la forte responsabilità che ci è data dal fatto che a Calcinate l’Oratorio è una delle poche agenzie educative per i ragazzi ed i giovani, insieme a quelle istituzionali delle Scuola pubblica e della privata “la Traccia” e della Polisportiva. Questo ci fa prendere coscienza delle grandi possibilità che il nostro Oratorio potenzialmente ha in sè. E’ necessario acquisire allora con maggiore chiarezza come intendiamo proporci al singolo giovane del nostro paese e all’ intera comunità. Dobbiamo poter dire con sufficiente chiarezza chi siamo e in che modo ci muoviamo a tutti coloro che dall’ interno o dall’esterno, ci chiedono di rendere ragione della nostra presenza e del nostro stile; è giusto che anche l’Oratorio abbia il suo Piano di Offerta Formativa per una maggiore trasparenza, ma anche per una piena consapevolezza di sè. Avere un progetto il più possibile chiaro, inoltre, consente e garantisce maggiore continuità rispetto ai cambiamenti e alle diversità delle persone che si avvicendano nei più svariati ruoli educativi interni all’ oratorio e che portano inevitabilmente un modo proprio di stare e vivere con gli altri. Non si tratta di omologare le presenze in oratorio, ma di porre accorgimenti di stile e di motivazione e di indicare obiettivi e finalità di fondo che nelle diverse specificità non cambino con il cambio dei responsabili dei gruppi, degli animatori e dello stesso direttore o del parroco. 7


2.3

PRINCIPI ISPIRATORI E PRIORITA’ EDUCATIVE

«L’Oratorio è lo strumento educativo della parrocchia, il luogo della missione della parrocchia per i ragazzi, gli adolescenti e i giovani» (C.M. Martini). L’oratorio non si identifica con un luogo fisico (sebbene abbia una sua sede), né con un’elite di persone, ma fa sua la scelta di educare, divenendo così espressione della pastorale pedagogica della parrocchia; è la comunità cristiana che si scopre responsabile della comunità che cresce. L’oratorio è l’attenzione della Chiesa locale per la formazione dei ragazzi e dei giovani in modo da offrire loro l’inizio e lo svolgimento dell’esperienza di comunità cristiana, in tutte le espressioni della sua vita. In oratorio viene ricondotta ad unità la missione della Chiesa di offrire al mondo giovanile uno spazio in cui sperimentare la vita fraterna. L’oratorio, mediante la sua azione educativa, tende alla formazione globale della persona, all’interazione della fede e della vita: vuole condurre i giovani a diventare uomini e donne secondo lo Spirito di Gesù. Le proposte dell’oratorio infatti hanno a cuore la libertà e il corpo, le emozioni e la ragione, gli affetti e le fedeltà, i dubbi e le certezze, il coraggio e le paure, le offese e la generosità, la coscienza personale e le relazioni sociali, il rapporto con le cose e il rapporto con Dio, l’ascolto delle voci e l’ascolto della Parola... Tutto ciò si compie alla scuola del Vangelo: in questo sta la maturità umana e cristiana, nella sequela e nella imitazione di Colui che ci ha amato e ha dato se stesso per noi. (Cfr. Gal 2, 20)

2.4

EVANGELIZZAZIONE E PROCESSO EDUCATIVO 8


Anzitutto alcune osservazioni sul rapporto tra annuncio del Vangelo ed educazione. La trasmissione del Vangelo implica una comprensione eticoreligiosa del processo educativo, cioè la promozione della coscienza morale in rapporto al Vero e al Bene; il compito di annuncio della Chiesa rimanda al momento educativo della coscienza morale, ma anche si preoccupa di portarlo a compimento, trascendendolo e mostrando come il riferimento al Vangelo sia il fondamento ultimo di ogni scelta etica. In tal modo la trasmissione della fede propria della Chiesa non apparirà né ridotta al servizio di educazione che la Chiesa in modi diversi esercita nei confronti dei giovani, né sganciata o aggiunta successivamente al processo pedagogico con cui il giovare accoglie criticamente dal sistema culturale dato, la questione della verità e del bene. Lo schema domanda-risposta (l'educazione culturale favorirebbe l'elaborazione delle domande; mentre l'educazione religiosa darebbe le risposte) è insufficiente a descrivere la relazione tra esperienza umana e Rivelazione cristiana. L'oratorio come luogo educante deve essere formativo e l'educazione deve far riferimento a ciò che è degno dell'uomo, al bene e al vero per l'uomo. Il rispetto dell'individuo, la coltivazione del suo destino e della sua vocazione personale, il primato dell'uomo nella cultura contemporanea è sentito come primato della persona.

9


3.

LIVELLI ANTROPOLOGICI DELL’INTERVENTO EDUCATIVO

3.1

ETICO-RELIGIOSO

Laddove avviene la disposizione libera del soggetto di fronte alle istanze supreme della vita, dove esso si determina come risposta al bene, cioè come vocazione, entra in gioco il livello etico-religioso. L’Oratorio ha valenze educative, non tanto perché parla esplicitamente di Dio, della Chiesa e della vocazione, ma perché, introducendo ad una visione simbolica (etica e religiosa), apre obiettivamente lo spazio a questo livello. Non sempre il singolo animatore-educatore svolgerà esplicitamente o sottolineerà direttamente questo aspetto. La trasmissione del sapere non è solo trasmissione di cose da conoscere, ma è un’abilitazione al comunicare e al comunicarsi e quindi a scegliere e a donarsi. Per questo l’educatore partecipa all'affascinante avventura con cui ciascuno risponde il proprio sì al carattere buono e promettente della vita. Questo da molti è chiamata scelta di vita, il codice religioso la chiama vocazione, in ogni caso significa identità personale e sociale della persona, il bene più grande che possiamo trasmettere!

10


3.2

PSICOLOGICO

La sfera psicologica riguarda la prima modalità della coscienza del "sentirsi" del soggetto, la modalità propriamente affettiva. E' abbastanza chiaro come questo livello influisca su quello che chiamiamo l'interesse e conseguentemente la volontà nell'apprendimento. Qui bisogna evitare gli estremi: quello di chi si lascia irretire nella relazione immediata e affettivamente calda, senza uscire dal circolo vizioso che essa tende a creare, quando non viene purificata, elaborata, fatta crescere e maturare; e quello di chi la censura, pensando così di sottoporre il ragazzo ad una specie di intervento-shock, per fargli comprendere subito fin dall'inizio che la bontà della proposta, non dipende dalla intensità del canale di comunicazione. La relazione matura consiste in un fluttuare tra il punto di partenza del soggetto e la proposta obbiettiva offerta; il suo criterio più certo è quello di far convergere su un disegno/progetto indicato.

3.3

CULTURALE

Il livello culturale è quello che introduce al sistema delle rappresentazioni oggettive con cui il soggetto articola la sua posizione nel mondo, nel gruppo e nella società civile e si abilità ad una crescente capacità di esprimersi consapevolmente e liberamente con quella strumentazione. La difficoltà di questo livello dell'intervento educativo, consiste nel superare un'interpretazione esclusivamente materiale della trasmissione del sapere. Il sapere in ogni sua forma è un linguaggio che serve per comunicare e per decidersi per un progetto comune, nel quale ciascuno alla fine decide di sé.

11


4.

ORATORIO COMUNITÀ EDUCANTE

NATURA, FINALITA’, METODO, PROPOSTA DELL’ORATORIO

4.1

NATURA

Attraverso l'Oratorio la comunità parrocchiale esprime la sua passione educativa per le nuove generazioni che, in questo tempo vivono o deboli appartenenze alla comunità parrocchiale, o una sofferta ricerca di fede o una lontananza di fatto dalla esperienza ecclesiale. L'Oratorio diventa quindi il luogo dell'accoglienza di tutti coloro che, ancora nell’ età evolutiva, trovano in esso un ambiente di socializzazione, di confronto, di esperienza di valori, di condivisione. Esso incarna, così, un aspetto della missionarietà della Chiesa. L'appartenenza all'Oratorio è tendenzialmente ampia e diversificata, per non spegnere, con preclusioni rigide, la fiamma dello Spirito che va ben oltre alle idee e ai processi umani. Non esiste un unico modello di cristiano, né un unico modo per incontrare Cristo: nella misura del possibile, nessuna capacità 12


o dono, nessuna disponibilità, anche se germinale, deve essere spenta o anche solo offuscata. Questa intenzione si traduce concretamente nella volontà proporre una vasta gamma di attività, esperienze, modi partecipare che esaltino la ricchezza della diversità rispondano a varie esigenze e diversificate capacita adesione.

di di e di

Senza dimenticare che la peculiarità di una comunità ecclesiale è la dimensione religiosa, è opportuno però anche affermare che qualsiasi realtà che costituisce ed arricchisce l’ uomo, costituisce ed arricchisce il cristiano, un uomo incarnato nel suo ambiente, ma progettato secondo il Vangelo. L'Oratorio propone un’ immagine esemplare, concreta di giovane che, nella pienezza delle sue doti umane, si disponga all'impegno, in Dio, per i fratelli. Il destinatario dell'azione educativa globale e di ogni attività dell'Oratorio è tutto e soltanto l'uomo. Questo non significa che l'Oratorio voglia tendenzialmente avocare a sé ogni funzione educativa o divenire l'ambiente esclusivo della formazione (sia pure cristiana). In primo luogo, ogni intervento, ogni esperienza ed ogni rapporto al suo interno hanno di mira "tutta la persona" non si intende, infatti, strumentalizzare nessuno in nome di una ideologia o di un'antropologia parziale, bensì accogliere l'uomo, incarnato nel proprio ambiente, carico della propria umanità, dei propri problemi e desideri, come del resto faceva Gesù. Ancora, l'Oratorio promuove iniziative educative che arricchiscano l'umanità di ognuno, sia gestendola direttamente che sollecitandola ed appoggiandola, anche con la propria presenza collaborativa, sul territorio.

13


4.2

FINALITA’

Le molteplici attività dell'Oratorio hanno come scopo di educare il giovane secondo l’ antropologia del Vangelo, avendo come modello esemplare la figura di Gesù Cristo, uomo nuovo, perché è nel mistero di Cristo che trova vera luce il mistero dell'uomo. Questo processo educativo non ha carattere manipolatorio ed il suo esito non è automatico ma è un evento che si compie in un rapporto di libertà; "... il cristianesimo per intrinseca vocazione, mira a proteggere, fortificare, promuovere la libertà della persona, indispensabile condizione della sua crescita nella grazia; e nella libertà racchiude e promuove, come nel loro vortice, tutti i valori umani che sono ordinati a costruirla" (Rinnovamento della catechesi 92). Le iniziative dell'Oratorio intendono arricchire l’umanità di ognuno, liberare dai condizionamenti, favorire il sorgere della domanda sul senso della vita, proporre la Buona Novella con l'annuncio esplicito e la testimonianza della comunità dei cristiani. Tutto questo, però, deve ritenersi in qualche modo propedeutico, in quanto si ferma alle soglie di due libertà: la libertà dello Spirito che, solo, configura il cristiano a Gesù Cristo e la libertà dell'adesione personale di ognuno alla presenza interpellante del Signore. Questo cammino educativo non è anonimo ma avviene all'interno di una comunità cristiana (quella parrocchiale) che già esprime nella sua vita (liturgia e carità) quanto annuncia, svelando al mondo con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di Dio. Stanti la centralità della persona umana e la natura relazionale della stessa, la finalità educativa dell'Oratorio si declina a due livelli complementari e profondamente solidali tra loro: il livello dell’identità personale: il soggetto viene aiutato a "scoprire" la propria identità (conoscere se stesso, sviluppare le proprie doti, accettare i propri limiti coltivare i desideri ... ), all'interno della quale è già inserita la sua vocazione ed insieme ad integrare in modo più profondo il binomio: fede e vita; il livello 14


della ministerialità-missionarietà secondo i doni dello Spirito, indica che ciascuno di noi ha, nella Chiesa e nel mondo, la sua chiamata. Tale vocazione coincide con la personale e specifica conformazione a Cristo, attuata da ogni singolo. L'azione educativa dell'Oratorio ha come finalità primaria quella di rendere consapevole il soggetto del suo posto nella storia per la costruzione del Regno di Dio. E' questo uno dei servizi più delicati e preziosi da offrire ai ragazzi piccoli e grandi.

4.3

METODO

Gli interventi, le attività, le proposte dell'Oratorio sono molteplici e perché questo non si traduca in un attivismo pressappochistico, frammentario o solo spontaneo, è necessaria un attenta programmazione e verifica. Ogni attività educativa si struttura secondo delle mete da raggiungere anche se non sempre potrà essere immediato avere risultati verificabili. La riconduzione delle attività ad alcuni obiettivi offre dei criteri di scelta e valutazione delle priorità, evidenzia le eventuali lacune, aiuta a correggere errori di prospettiva e ad orientare meglio le energie. In altre parole, una programmazione secondo gli obiettivi, oltre che creare un gruppo-educante di adulti coeso lo impegna in una analisi approfondita della situazione di partenza, in un confronto dialettico con il contesto culturale e sociale, coi valori e comportamenti dominanti e in una consapevole e rinnovata scoperta ed espressione del significato e delle modalità, della propria appartenenza alla Chiesa. L'opera educativa deve partire dalla presa di coscienza da parte della comunità educativa, del proprio ruolo, del contenuto che vuole trasmettere, dei destinatari: in ciò consiste il dinamismo e la perenne apertura dell'azione educativa. 15


Quindi tutte le attività singolarmente e nel loro insieme, intendono far maturare la persona nella acquisizione di conoscenze, nell'interiorizzazione di atteggiamenti e nella produzione di comportamenti, stabiliti in base all'età e alla maturità della persona, alle tappe dell'iniziazione già percorse, al cammino indicato dal progetto catechistico. Per far ciò è necessario far sentire a proprio agio colui che è convocato, evidenziare a priori l’importanza e la preziosità dell’altro nell’ascolto e nel dialogo il dialogo preparato da un clima generale di disponibilità, simpatia, attenzione. Questo è accogliere cioè fare spazio e accompagnare discretamente colui che viene affinché trovi nell’Oratorio il suo spazio e la possibilità di essere attivo.

4.4

LA PROPOSTA

La proposta è la persona di Gesù presente e vivo nella Chiesa. Infatti non si tratta solo di far conoscere una teoria, ma di promuovere le condizioni per un incontro che cambia la vita, un incontro che coinvolge tutte le dimensioni dell’uomo. In base a quanto detto finora, risultano evidenti alcune indicazioni di metodo che intendono caratterizzare lo stile educativo dell'Oratorio. La centralità della persona umana si traduce in uno stile che privilegia il rapporto personale come via educativa. Oltre al fatto che gli animatori delle attività e gli educatori ai vari livelli si devono continuamente educare a porre l'individuo con la sua libertà e la sua irreperibilità al centro del loro interesse e al di sopra di qualsiasi metodologia, l'attenzione alla persona si esprime anche nella scelta prioritaria del gruppo come dimensione favorevole alla crescita dell'esperienza di fede individuale. La strada che l’Oratorio persegue non è primariamente quella delle proposte standardizzate ed anonime, bensì quella della promozione di gruppi i cui membri guidati e sostenuti da uno o 16


più animatori, vivano insieme un cammino che li abiliti, poi, ad essere protagonisti nella Chiesa per il mondo. L'Oratorio, per essere proposta di esperienza comunitaria concreta, è strutturalmente articolato e prevede una pluralità di presenze educative: sacerdoti e laici, adulti e giovani, uomini e donne. Questa pluralità è fonte di ricchezza, testimonianza della varietà delle membra nell'unità del corpo, esemplificazione del carattere universale del popolo di Dio e, insieme, della sua ministerialità; la collaborazione fra le varie componenti, il loro reciproco integrarsi e valorizzarsi sono fonte di fecondità educativa. Molteplici sono anche le proposte: l'oratorio non è solo il luogo della catechesi anche se questo è un impegno primario ed essenziale, assolutamente irrinunciabile, e della iniziazione alla vita liturgica e spirituale, ma la sua funzione educativa prevede a pieno titolo anche attività ludiche, artistiche, ricreative, sportive in genere, dirette alla animazione del tempo libero. In questo modo l'Oratorio concretizza la sua tendenziale apertura a tutto l'uomo (non considerando estraneo a sé tutto ciò che promuove il soggetto in età evolutiva) ed a tutti gli uomini (prevedendo diversi livelli di appartenenza e di fruizione delle sue attività, in relazione alla maturità raggiunta da ognuno). La molteplicità delle proposte e degli interventi si manifesta anche nella varietà delle associazioni a gruppi giovanili sia per il servizio stesso che prestano a livello parrocchiale, sia per il loro essere concreta espressione, secondo un carisma specifico, della vita cristiana.

17


5. I SOGGETTI

La Comunità Educante dell'Oratorio è l'insieme di tutti coloro che si impegnano, a diversi livelli e con compiti diversi, a realizzare il Progetto Educativo dell'Oratorio. Ogni collaboratore vive la sua presenza in Oratorio con atteggiamento di servizio e di disponibilità; in quanto condivide magari a livelli e con sfumature diverse, lo stesso ideale di servizio educativo, cerca e promuove l'unità e l'armonia tra tutti coloro che si dedicano all'animazione e alla gestione dell'Oratorio.

5.1

LA PARROCCHIA

a) L'Oratorio è parte integrante della Parrocchia e di essa costituisce un'espressione fondamentale. b) La partecipazione alla vita dell'Oratorio è il modo fondamentale con cui ragazzi, adolescenti e giovani sono inseriti nella Parrocchia: essi, in quanto vivono nell'Oratorio e partecipano alle sue attività, sono parte di essa. Per molti di loro, l'Oratorio rimane addirittura l'unico punto di contatto con la realtà parrocchiale. c)

In quanto educa alla vita di fede e alla partecipazione responsabile, l'Oratorio prepara i futuri membri attivi della Comunità parrocchiale, anche se non ritiene questo l'unico ed esclusivo spazio e tempo di azione e restituzione, l'oratorio più in ampio vuole educare alla vita. 18


d) Vista la sua funzione di "vivaio" della Parrocchia, l'Oratorio deve essere oggetto di particolare cura, investimento a tutti i livelli ed attenzione da parte di essa. Di quest'attenzione si dovrebbe far particolarmente carico il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP) e) La presenza del sacerdote responsabile, degli adulti e degli animatori dell'Oratorio nel Consiglio Pastorale Parrocchiale, garantisce il collegamento tra quest'ultimo e l'Oratorio stesso.

5.2

IL PARROCO

a) In quanto responsabile primo, a nome del Vescovo, di tutta la Parrocchia, il Parroco è il punto di riferimento principale anche dell'Oratorio. Nell'adempimento delle sue responsabilità, si avvale della collaborazione del direttore dell'Oratorio, al quale spetta il compito di agire concordando con lui scelte e iniziative.

5.3

SACERDOTE RESPONSABILE (DIRETTORE)

a) Suo ruolo primario è l'animazione e il coordinamento della Comunità Educante dell'Oratorio, secondo il modello la tradizione, e la lettura della realtà che da sempre caratterizzano il suo ruolo. b) Con i collaboratori si mostra disponibile nell'ascoltare esigenze, idee e proposte. Da parte dei collaboratori va tenuto un atteggiamento consapevole delle sue responsabilità e di accettazione del suo ruolo, anche quando non si condividessero alcune sue scelte. Il direttore usa particolare attenzione formazione degli educatori-animatori. 19

per

la


c)

E' sua responsabilità il collegamento e la collaborazione con le varie forze operanti per l'educazione dei ragazzi e dei giovani nel Territorio.

d) Ha il compito di presenza e di sensibilizzazione nel Consiglio Pastorale. A lui tocca far sentire l'Oratorio come un'attuazione della comunità cristiana e aiutarne l'inserimento nella programmazione parrocchiale.

5.4

EDUCATORI ATTIVI

a) Si ritengono ‘educatore’: i responsabili di gruppi animatori, i catechisti, i coordinatori di servizi e programmi, i responsabili delle varie attività culturali, ricreative, ecc. b) Essi svolgono il loro servizio in stretta collaborazione con il direttore dell'Oratorio, con il quale concordano iniziative, discutono di eventuali problemi e intrattengono un rapporto personale di fiducia e di stima. Essi per primi devono vedere nel direttore dell'Oratorio innanzitutto il sacerdote, a cui chiedere, prima di ogni altra cosa, la Parola di vita e la Grazia dei Sacramenti. c)

Nessun educatore compie la sua opera senza collegarsi a quella della Comunità Educante di cui è parte. Oltre al direttore dell'Oratorio, suo punto di riferimento è perciò il Consiglio dell'Oratorio.

Caratteristiche dell'educatore di Oratorio: 1) - La ricchezza della proposta in ogni campo, la chiarezza, l'essenzialità, sono un modo con cui l’educatore abilita l'educando ad una maggiore libertà; la diversità dei metodi e degli strumenti praticati può essere un aiuto a far trovare a ciascuno non solo l'interesse e la passione 20


per il percorso pensato per la sua formazione, ma anche il metodo di apprendimento più mirato sulla sua persona. - L'onestà intellettuale di fornire non solo le differenti visioni della vita, ma di aiutare a comprenderle, di accompagnare gradualmente ad un giudizio personale, senza scorciatoie rispetto alla ricchezza degli elementi in gioco, senza precipitose anticipazioni, introducendo alla fatica necessaria per raggiungere un giudizio maturo e pacato, sono forme con cui l'educatore tempra l'esercizio di una libertà matura e consapevole. - La pazienza pedagogica quale forma per distribuire i tempi e i momenti della maturazione, per riguardare i ragazzi nelle loro fatiche personali, per aiutarli ad elaborare persino il loro fallimento, senza per questo ricorrere a comode pigrizie o perdere il senso della meta e del progetto. - La pluralità delle figure: in ogni processo educativo la pluralità dei modelli e dei punti di riferimento non è solo importante come momento di identificazione, ma diventa fruttuosa quando le diverse figure convergono su un progetto comune, mettono in luce diversi aspetti della maturazione della persona e della coscienza, allargano le prospettive e forniscono maggiori elementi di giudizio. A questo proposito non è concessa alcuna forma di gelosia educativa o di sequestro personale: si pagherebbe assai caro in termini educativi. 2) - un atteggiamento costante di conversione, per mettersi in ascolto della persona e a servizio della sua crescita - un atteggiamento di condivisione della vita delle persone a lui affidate e uno spirito di dedizione; esse si esprimono attraverso la conoscenza, la disponibilità, la solidarietà, l'accettazione di tutti coloro che gli sono affidati - una precisa — per quanto possibile — qualificazione nel suo ruolo specifico, per una conduzione seria ed educativa delle varie esperienze 21


- un compito di responsabilità "minuta" nel condurre l'attività quotidiana della vita oratoriale (funzionamento e adeguamento dei locali, ecc.) - impegno nello stimolare la partecipazione dei ragazzi e dei giovani alla vita dell'Oratorio, coinvolgendoli nelle varie attività. - al di sopra di tutto, l'animatore deve curare la propria formazione cristiana e trovare, nella sua giornata, spazi di preghiera e riflessione. Con ciò egli testimonia che il servizio di cui si fa carico è espressione del suo personale rapporto con Cristo e da esso trae alimento e motivazione; ciò gli permetterà altresì di vivere con sempre maggior coerenza sia il suo servizio educativo, sia la sua vita personale. Egli è il primo ad assumere, sia in Oratorio che fuori, un comportamento ed un linguaggio conformi alla natura e alle finalità educative dell'Oratorio, perchè un animatore è animatore sempre.

5.5

GENITORI

a) La testimonianza e l'inserimento dei genitori nell'Oratorio sono necessari per la ricchezza dell'esperienza e per la loro primaria responsabilità educativa. b) Spetta a loro per primi educare cristianamente i figli sul piano civile, morale e, soprattutto, su quello della fede. All'interno dell'Oratorio è possibile attuare una efficace complementarietà educativa tra genitori cristiani e comunità parrocchiale, evitando indebite ingerenze e nello stesso tempo deleghe deresponsabilizzanti. c)

In concomitanza col cammino di fede dei figli, la Parrocchia organizza incontri con i genitori 22


-

per aiutarli a capire meglio i Sacramenti a cui i figli accedono;

-

per coinvolgerli attivamente nella preparazione e nella celebrazione dei Sacramenti stessi;

-

per approfondire alcuni argomenti specifici di fede;

-

per condividere, approfondire e studiare problemi e questioni inerenti ai propri figli e per condividere e coordinare scelte e conquiste educative.

d) Una rappresentanza dei genitori è chiamata a far parte del Consiglio dell'Oratorio.

5.6

ALTRI COLLABORATORI

a) Nell'Oratorio prestano la loro opera anche collaboratori occasionali, legati a specifiche attività. Essi possono essere singoli o gruppi, parrocchiali e non, la cui presenza si rivela utile e preziosa. Nello svolgimento della loro opera devono agire in conformità al Progetto Educativo, sentendosi partecipi dell'azione formativa dell'Oratorio.

5.7

SUORE MAESTRE DI S.DOROTEA

a) Un capitolo a parte meritano le nostre suore “Maestre di S. Dorotea”, che, nel loro carisma, voluto dal nostro concittadino don Luca Passi, hanno nello specifico l’educazione della gioventù. Per questo si ritiene facente parte del cons. dell’Oratorio di diritto, la Madre Superiore dell’istituto Mons. Mologni del paese.

23


6.AMBITI FORMATIVI

L'Oratorio cura la formazione dei bambini, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani nei vari ambiti e iniziative miranti all'esplicito annuncio della fede, all'educazione dei rapporto con Dio e alla formazione delle coscienze. Queste attività sono: la catechesi, la liturgia e i Sacramenti, le proposte di preghiera, l'ambito caritativo e missionario, quello culturale e sociale, le attività ludiche.

6.1

LA CATECHESI

6.1.1 - NATURA DELLA CATECHESI E SUA FINALITÀ GENERALE a) La catechesi è educazione alla vita di Fede; questa non è solo un insieme di verità da credere ma è la scoperta, l’ incontro e il rapporto vivo che lo Spirito Santo ci fa realizzare con Gesù Cristo, dono del Padre. (cfr. RdC 56-68). b) Perciò la catechesi non consiste solo nell'insegnare e nell'apprendere delle nozioni riguardanti la dottrina cristiana; non è la pura e semplice comunicazione di verità, ma è cammino comunitario di Fede che conduce alla scoperta e alla accettazione, nella vita, della Persona di Gesù, l’amico con cui condividere il cammino della propria esistenza personale e comunitaria. La catechesi perciò mira alla formazione 24


di personalità cristiane, consapevoli ed autonome: è il percorso di iniziazione alla vita cristiana. c)

Va pertanto superata la mentalità che vede l'incontro di catechismo come una sorta di lezione scolastica, è invece la capacità di vivere l'incontro come esperienza di gruppo, nel quale sia il catechista, sia i ragazzi o i giovani, insieme, camminano verso Cristo, guidati dallo Spirito (cfr. RdC 30-52-55).

6.1.2 - OBIETTIVI DELLA CATECHESI La catechesi, con le altre attività formative ad essa connesse, raggiunge la sua finalità generale mediante il perseguimento di questi essenziali e fondamentali obiettivi: a) sviluppo costante di una mentalità di fede: "Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere con Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo" (RdC 38). b) formare atteggiamenti conseguenti, conformi al Vangelo, in modo tale che il cristiano sia segno sacramentale di Cristo nel mondo; la catechesi, in quanto incontro con la Parola di Dio, fa sorgere un impegno di costante conversione per una vita nuova in Cristo risorto (cfr RdC 52-53). c)

introdurre gradualmente alla conoscenza della Storia della Salvezza e dei contenuti principali della fede cristiana (Dio-Trinità, Gesù Cristo, la Chiesa, i Sacramenti) e delle esigenze morali derivanti dalla vita nuova in Cristo. Tutto questo viene presentato non come astratta dottrina ma come insieme di realtà che gettano continua luce sulla storia e sulla vita di ciascuno e la interpellano continuamente (cfr. RdC 3941). Il conseguimento di questi obiettivi si realizza tenendo 25


presenti aspetti e dimensioni che devono costantemente caratterizzare il cammino di Iniziazione Cristiana. •

dimensione ecclesiale: la vita cristiana a cui la catechesi educa è autentica se realizzata nella consapevolezza di appartenere ad una comunità, la Chiesa (cfr. RdC 42-43-48).

dimensione apostolica-missionaria: il cristiano che riceve il dono della vita nuova in Cristo Gesù, si sente impegnato a renderne partecipi gli altri, testimoniando, attraverso la carità, l’amore che Dio nutre per tutti. Fanciulli, ragazzi e giovani vanno perciò educati ad un vivo senso dell’apostolato tra i coetanei e i compagni di studio, di gioco o di lavoro; devono sentirsi impegnati nel collaborare, secondo le possibilità concrete di ciascuno, all’opera di annuncio del Vangelo ad ogni uomo, missione essenziale della Chiesa (cfr RdC 47.49-51).

dimensione liturgica: la catechesi, in quanto nel suo svolgersi fa costante riferimento alla liturgia, sia per quanto riguarda i Sacramenti, sia per ciò che concerne i periodi e le feste liturgiche, educa alla partecipazione consapevole alle celebrazioni della comunità cristiana (cfr RdC 44-46).

dimensione vocazionale: la catechesi, in quanto introduce i soggetti alla vita cristiana, educa alla ricerca del progetto di Dio sulla vita di ciascuno, del posto che ognuno deve occupare nella Chiesa e nella società; insieme all'atteggiamento di ricerca, mira a far nascere in tutti la disponibilità a Dio e al suo progetto, accolto con fiduciosa e gioiosa docilità, quando esso viene scoperto.

d) Dal parlare di Dio deve gradualmente scaturire l'esigenza e la capacità di parlare con Dio: la catechesi, almeno in forma essenziale, ha il compito di educare alla preghiera, personale e comunitaria. 26


6.1.3 - NOTE DI METODO a) Il cammino di Iniziazione Cristiana (catechesi) deve essere: •

graduale, perché adattato alle capacità delle diverse età;

continuo: non si partecipa al catechismo solo perché c'è un Sacramento da ricevere; non è il singolo anno catechistico che prepara al Sacramento; è tutto il cammino di catechesi che, in quanto educa alla vita cristiana, rende capaci di accogliere la grazia dei Sacramenti;

attivo: il gruppo sia continuamente coinvolto nella realizzazione dell'incontro mediante opportune tecniche di animazione; sia offerta ai suoi membri la possibilità di una concreta partecipazione attiva alla vita dell'Oratorio, della Parrocchia e della Chiesa universale (opere di carità, iniziative missionarie, ecc.);

aperto sulla vita e sulla storia: l'annuncio di Cristo deve avvenire anche, a volte proprio, partendo dai fatti della vita dei ragazzi, dei giovani, delle loro famiglie… come pure dagli avvenimenti della cronaca locale, nazionale e mondiale.

b) Nel cammino di catechesi sono coinvolti i genitori e le famiglie. Con loro si promuovono perciò incontri periodici, o, almeno, occasionali come anche – auspicabilmente - momenti di preghiera e/o celebrativi e di festa. c)

Il rapporto tra catechista e ragazzi dovrebbe continuare, nel limite del possibile, anche al di fuori dell'incontro catechistico, in momenti di amicizia, di gioco, ecc. 27


6.1.4 - SPIRITUALITÀ E FORMAZIONE DEL CATECHISTA a) Il catechista si sente impegnato in prima persona a vivere e praticare ciò che comunica al suo gruppo; ne fa oggetto di personale riflessione e preghiera. Anch'egli si sente in cammino e in ricerca con i ragazzi o i giovani che gli sono affidati. In questo modo, l'incontro di catechesi risulterà sempre meno un insegnamento cattedratico di nozioni e sempre più un cammino di crescita nella fede, compiuto insieme. b) Il catechista prega per tutti e singoli i membri del gruppo; all'azione dello Spirito Santo affida, sempre nella preghiera, ogni incontro di catechesi affinché, aldilà dei segni esteriori di riuscita o di fallimento, il seme gettato con la parola e la testimonianza attecchisca nei cuori e porti frutto. c)

Per gli adolescenti o i giovani che decidono di svolgere questo prezioso e fondamentale servizio, è auspicabile l'istituzione di un corso a livello parrocchiale o vicariale o la partecipazione a quelli organizzati dalla Diocesi. È pure opportuno un periodo di "tirocinio" come assistente di un catechista di una certa esperienza.

d) Vale in primo luogo per il catechista quanto viene affermato degli animatori in genere, in modo particolare per quanto riguarda la formazione personale: partecipazione al magistero dei catechisti e agli incontri di preparazione in gruppo.

28


6.2

LA PREGHIERA

a) Complemento indispensabile della catechesi, nella formazione della vita di fede, è la proposta della preghiera, da attuare nei modi e nei tempi che si ritengono di volta in volta più opportuni. b) La parola "Oratorio" significa proprio "luogo di preghiera". L' ambiente destinato a questo specifico scopo (chiesina dell'Oratorio ) deve essere tenuto con cura, di modo che chiunque desidera recarvisi per l'incontro personale con il Signore, lo trovi accogliente ed ordinato. c)

È cosa buona che i gruppi catechistici vivano alcuni momenti di preghiera comunitaria in Chiesa o anche nelle chiesette del Paese in particolari momenti di festa delle stesse.

d) È auspicabile la nascita di gruppi di preghiera, affinché chi vi partecipa sia meglio educato al dialogo con il Signore e alla meditazione della sua Parola, si potrebbero utilizzare momenti particolare come le veglie o le giornate eucaristihe, oppure i tempi dell’Avvento e della Quaresima.

6.3

LITURGIA E SACRAMENTI

La liturgia si colloca come uno dei momenti della crescita cristiana dove ogni singolo cristiano, nella comunità, fa "esperienza" viva dell’incontro con Cristo. Va intesa nella sua dimensione storico sacramentale e non come complesso di cerimonie e di riti, dove le norme rubricali prevalgono sulla vita della comunità che celebra. Secondo il Magistero della Chiesa la liturgia è: "Esercizio del sacerdozio di Cristo, cioè il complesso dei segni con cui Cristo risorto, nella Chiesa e attraverso la Chiesa, continua la sua opera salvifica, culminata nell'atto centrale del suo sacerdozio: mistero pasquale, 29


finalizzato a glorificare Dio e a salvare gli uomini" (Sacrosantum Concilium 7). Quindi la liturgia è la storia della Salvezza in atto nell'oggi della Chiesa che prolunga nel tempo la missione di Cristo, fino a quando il progetto di Dio si sarà definitivamente compiuto (cfr. 1 Cor. 15,28). Perché i segni possano venire valorizzati nella loro portata educativa, è necessaria una opportuna catechesi della celebrazione; non è possibile, infatti entrare "nell’evento", diventare protagonisti dell’incontro con Cristo vivo, senza un introduzione alla comprensione dei vari segni attraverso i quali Dio si fa presente e si comunica all'uomo. Il senso della festa è giusta espressione dell’ incontro gioioso con Cristo, che avviene nella liturgia, memoria della sua Pasqua e deve caratterizzare primariamente le nostre celebrazioni liturgiche. La comunità deve trovare nella liturgia l’apice della sua vitalità, il punto di arrivo e di partenza di tutte le sue attività. Questo impegna la Chiesa locale a rendere sempre più trasparente la "vita" presente nelle celebrazioni perché la liturgia sia davvero il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e la "fonte da cui promana tutta la virtù" (Sacrosantum Concilium 10).

6.4

AMBITO CARITATIVO MISSIONARIO

Ancora prima di essere una conseguenza dell’incontro con Cristo, la missionarietà è una componente di tale incontro, perché la Chiesa resta storicamente l’esperienza più evidente del regno, ma anche nello spazio cosiddetto laico, andando a servire la presenza di Dio nell’ uomo, nella società e nella storia. In questa apertura missionaria si situa la capacità di testimonianza dei propri valori, della propria fede, del proprio comportamento coerente. Ai cristiani è affidata la gioiosa e tremenda responsabilità di "raccontare" la fede alle generazioni future, di presentare modelli di cristiani convinti, vivi ed entusiasti ai più giovani, e di dare il contributo della loro passione evangelizzatrice e 30


innovatrice alla comunità cristiana. Questo raccontotestimonianza è fatto di gesti concreti che si traducono in scelte di vita e proposte educative. In questo senso è doverosa quanto insostituibile una presenza di testimonianza cristiana negli ambienti di vita (famiglia, scuola e lavoro).

6.5

AMBITO CULTURALE POLITICO E SOCIALE

Per il nostro stesso essere cristiani siamo chiamati in quanto collaboratori alla costruzione del regno di Dio, ad adempiere ai nostri doveri di cittadini, fedeli allo spirito del Vangelo, secondo la vocazione di ciascuno; in tal senso l’impegno politico è riscoperto come specifica vocazione del laico cristiano. Il cristiano, spinto dall’anelito ad una solidarietà più vasta ed alla consapevolezza di non doversi sottrarre agli interrogativi delle situazioni, si muove nella storia, consapevole dei problemi del proprio ambiente. Così la comunità cristiana non si limita esclusivamente alla celebrazione della parola di Dio, alla pratica sacramentale e alla catechesi, ma si apre alla testimonianza sul territorio, inteso come luogo nel quale si stabilisce il modo di abitare, di produrre, di agire. Da ciò consegue che l’educazione all’impegno politico (non partitico) rientra tra i doveri propri della comunità, che aiuta i più giovani a ritrovare la politica come servizio all'uomo, alla propria realtà, alla costruzione del bene comune e alla difesa della dignità della persona in ogni momento della sua esistenza. La presa di coscienza della corresponsabilità nella gestione della città degli uomini, deve essere aperta ad ogni esigenza di questo servizio e comprende, quindi, sia l'impegno sociale che trova una concreta realizzazione, ad esempio, nel volontariato, sia l’impegno politico che si concretizza attraverso scelte più articolate e nella presenza diretta dei giovani nelle istituzioni: circoscrizione e quartiere, scuola, servizi sanitari, comune, assistenza, amministrazione civica, cultura locale, ecc. 31


6.6 AMBITI E STRUTTURE DI CARATTERE RICREATIVO E SPORTIVO L'azione educativa dell'Oratorio non è indirizzata alla formazione di una spiritualità che non tiene conto della globalità della persona; di essa, invece, cura la crescita integrale: "L'Oratorio è aperto a tutto l'uomo, è aperto alla vita".

6.6.1 - IL BAR 1)

Il bar dell'Oratorio è una risposta al bisogno dei ragazzi e dei giovani di incontrarsi in modo sereno, per occupare parte del tempo libero.

2)

Il bar dell'Oratorio non è l'Oratorio, ma una delle sue attività, nemmeno la più importante: l'Oratorio non si identifica con il bar. Chi lo frequenta, ne deve usufruire nel rispetto delle finalità e della natura dell'Oratorio.

3)

Gestione. Il bar dev'essere affidato a persone sensibili ai valori educativi cristiani, coloro ai quali viene affidata la gestione del bar sono considerati a tutti gli effetti, educatori. Pertanto, devono: svolgere il loro compito sentendosi corresponsabili dell'azione educativa dell'Oratorio, tenere un atteggiamento di disponibilità e cordialità nei confronti dei ragazzi e dei giovani, adempiere coscienziosamente ai doveri inerenti alla loro specifica funzione, usare un comportamento ed un linguaggio corretti. È, ancora, loro compito vigilare affinché il comportamento ed il linguaggio dei frequentatori del bar siano rispettosi sia delle elementari norme della buona educazione, sia 32


delle convinzioni di fede di cui l'Oratorio è al servizio. 4)

L'Oratorio potrà offrire alternative ed attività di particolare importanza ogni volta che si ritiene necessario: ragazzi, giovani ed animatori potranno promuovere particolari iniziative, soprattutto quelle di carattere formativo, con il nulla osta del C.d.O.

5)

Norme particolari. a) Non si somministrano alcolici di nessun tipo e in nessuna quantità ai minorenni. b) I giochi, qualora vi fossero, si possono fruire solo quando non ostacolano le attività catechistiche e le iniziative di animazione, a discrezione del direttore dell'Oratorio e dei volontari del bar.

6)

Gli orari di apertura e chiusura del bar vengono stabiliti dal direttore dell'Oratorio e/o dal Consiglio dell’Oratorio e può essere variata se incompatibile con altre attività dell’Oratorio.

6.6.2 - IL GIOCO E “LO SPORT” 1)

Il gioco come valore educativo. a) Il gioco è tipico del ragazzo, soprattutto per l'età che va dall’infanzia all'adolescenza; è un’espressione che l'Oratorio accoglie ed educa, non tanto come tecnica competitiva, ma come momento forte di socializzazione e tramite di formazione. b) E’ compito degli animatori preposti alle attività ricreative, organizzare in determinate circostanze, giochi "comunitari" che sviluppano la capacità di relazione tra i ragazzi. c) Anche quando il gioco è praticato in Oratorio spontaneamente (non organizzato) è importante la presenza amichevole e vigile degli educatori. 33


2)

“Sport” Particolare forma di gioco è lo “sport”. Esso in Oratorio, non può essere considerato solo come attività fine a se stessa; va invece inteso come mezzo per lo sviluppo delle potenzialità psicofisiche e per la formazione di determinati valori, che stanno alla base sia della convivenza umana, sia della vita cristiana: lealtà, valorizzazione del corpo e delle proprie doti, rispetto delle capacità altrui, dominio di sè, spirito di sacrificio, rispetto dell'avversario, collaborazione. Tale investimento è mirato a ribadire con forza e costantemente che tutti hanno diritto ad essere protagonisti anche i più deboli e i meno dotati; che va rifiutato un agonismo ad oltranza, in quanto pregiudica il rispetto della persona. Nella misura in cui si ritengono utili dal punto di vista educativo, vengono organizzati all'interno dell'Oratorio dei tornei, per le varie età. A coloro che vi partecipano, specialmente se adulti, deve essere fatto presente in modo chiaro e preciso lo stile secondo cui deve essere vissuta la competizione sportiva in Oratorio. Sarà perciò esteso un regolamento da consegnare ai singoli giocatori. Gli organizzatori del torneo e gli arbitri devono mostrarsi particolarmente severi nell'esigere un comportamento corretto da parte di tutti i giocatori.

6.7

ATTIVITÀ TEATRALI, MUSICALI, ESPRESSIVE, GITE-PELLEGRINAGGI

L'educazione integrale della persona esige che si valorizzi il bisogno di sano protagonismo e le capacità espressive dei ragazzi e dei giovani. 34


Obiettivi Tali attività: sono occasione per creare nuovi rapporti tra i ragazzi; permettono la scoperta e la valorizzazione delle doti che ciascuno ha ricevuto in dono; offrono ai ragazzi e ai giovani la possibilità di un contatto più continuo e perciò maggiormente fruttuoso con gli animatori-educatori; costituiscono, spesso, l'inizio di una partecipazione più attiva alla vita dell'Oratoro; rappresentano un mezzo attraverso cui comunicare agli altri determinate convinzioni e, perciò, una forma di educazione al servizio e all'apostolato di testimonianza. È compito degli animatori-educatori preposti a queste attività perseguire con consapevolezza gli obiettivi sopraindicati e renderli chiari a coloro che vi partecipano. È pure loro impegno fare in modo che anche la forma espressiva e l'allestimento siano il più possibile curati, al fine di evitare improvvisazioni, che risultano nocive al messaggio che si vuol comunicare. Per quanto riguarda le gite e i pellegrinaggi essi: Vengono effettuate per permettere ai ragazzi, ai giovani e alle famiglie di socializzare, nell'ambito di una cornice diversa da quella in cui si vive la vita quotidiana al fine di far coesistere momenti dedicati all'incontro con Dio e il tempo dedicato allo svago e al sano divertimento.

35


6.8

ATTIVITÀ ESTIVE

a) L’obiettivo fondamentale è quello di educare i ragazzi e i giovani a vivere da cristiani anche la vacanza; esse offrono a coloro che vi partecipano la possibilità di armonizzare valori umani e cristiani; propongono un'utilizzazione fruttuosa del tempo libero. b) Il tema formativo dell'esperienza viene concordato dal direttore con gli animatori, con i quali si incontra per analizzare la traccia del cammino, da lui eventualmente predisposta, per svilupparla nel modo più opportuno. c)

Il programma di massima di queste esperienze viene portato a conoscenza di coloro che intendono parteciparvi e dei loro genitori.

d) Nel corso dell'esperienza, la prima testimonianza che direttore e animatori offrono ai partecipanti è la comunione tra loro e la condivisione di ogni esperienza con spirito di servizio e di corresponsabilità. e) Ogni persona che contribuisce alla realizzazione dell'esperienza, qualsiasi servizio compia, deve agire in collaborazione e comunione con il direttore e gli animatori. f)

Durante il cammino, direttore e animatori si incontrano per verificare l'andamento dell'esperienza. Un incontro di verifica globale va effettuato anche al termine di essa.

g) Il tipo di attività estive da realizzare viene stabilito di anno in anno, secondo l'opportunità. h) rientrano nelle attività estive e non solo, anche i soggiorni presso le case di proprietà dei calcinatesi, di Dorga e Andora.

36


7. LA MULTIORATORIALITA'

Già da alcuni anni gli oratori del nostro vicariato (CalepioTelgate) collaborano tra loro. Con questi si svolgono attività formative, spirituali, ricreative e culturali. Questo consente il costante confronto e integrazione tra modelli di Oratorio diversi, aiuta animatori e ragazzi ad aprire gli orizzonti dei propri schemi mentali, delle esperienze educative e dell'integrazione delle diversità. Questa esperienza che è cominciata come una sperimentazione sta assumendo un peso fondamentale per alcune attività di programmazione e formazione dell'Oratorio e va quindi fortemente rafforzata e tenuta presente ad ogni livello anche delle attività specifiche del nostro Oratorio.

37


8.

RAPPORTI TRA L'ORATORIO E GLI ALTRI CENTRI EDUCATIVI

8.1

LA FAMIGLIA

a) L'Oratorio si apre alla famiglia, ne integra l'opera educativa e la stimola; la sostiene nel difficile compito di educare alla fede i figli. b) L’Oratorio farà il possibile perché le famiglie assecondino e favoriscano l'azione educativa dell'Oratorio, nel caldeggiare la partecipazione dei loro figli alle attività che esso propone, prima fra tutte la catechesi. c)

Promuoverà inoltre la presenza dei genitori a partecipare alle iniziative nelle quali sono invitati a coinvolgersi.

8.2

LA SCUOLA

a) L'opera formativa nei confronti delle nuove generazioni richiede la convergenza educativa tra Famiglia, Oratorio e Scuola. b) Tra Oratorio e Scuola, nel pieno rispetto della autonomia e delle caratteristiche delle due istituzioni, possono essere proposte e coordinate iniziative di 38


comune interesse; può essere utile lo scambio di informazioni su attività che riguardano i ragazzi. c)

8.3

Nella misura delle sue possibilità e della disponibilità di persone che prestino con competenza la loro opera, l'Oratorio valuta l'opportunità di affiancare le famiglie per seguire ragazzi ed adolescenti nell'impegno scolastico.

IL TERRITORIO E IL MONDO DEL LAVORO

a) La persona vive in un Territorio, al quale l'Oratorio si apre per creare, nel limite del possibile, occasioni di collaborazione educativa. L'Oratorio presta tale collaborazione senza rinunciare alla propria specifica finalità e metodologia. b) È compito dell'Oratorio formare i ragazzi e i giovani affinché si sentano partecipi dei problemi che interessano la gente nel Territorio, come la casa, la cultura, la sanità, le strutture a servizio dei bisognosi, le iniziative contro la droga, la violenza e l'emarginazione. In questo ambito, realtà a cui l'Oratorio deve sensibilizzare o preparare sono: l'impegno sociale, il servizio alla comunità civile mediante l'assunzione di responsabilità amministrative, politiche e sindacali, il volontariato, il servizio civile… c)

Il C.d.O. farà conoscere il proprio calendario delle attività annuali alla Comunità e ai gruppi associativi pronto a condividere anche momenti comuni.

39


9.

IL CONSIGLIO DELL'ORATORIO

9.1

NATURA E COMPITI

Il Consiglio dell'Oratorio (C.d.O.) è espressione della Comunità Educante dell'Oratorio: -

promuove le attività e le iniziative,

-

le coordina, in modo che siano tra loro in armonia,

-

valuta se siano conformi alla finalità generale dell’Oratorio, se siano utili o opportune e se il modo concreto della loro attuazione è in linea con la natura dell’Oratorio e la sua metodologia, così come sono indicate in questo Progetto,

-

studia modi adeguati per coinvolgere, nella vita dell’Oratorio un sempre maggior numero di persone, allargando la composizione della Comunità Educante e garantendo la continua presenza di nuovi collaboratori.

Nell'attuazione di tali compiti il C.d.O. tiene conto: -

dei suggerimenti del Consiglio Pastorale Parrocchiale,

-

delle indicazioni e delle richieste di coloro che operano nelle varie attività dell'Oratorio.

40


9.2

FUNZIONI DEL C.d.O.

Il C.d.O. rispecchia lo stile di vita della Chiesa, della quale è espressione. In essa, il sacerdote, in quanto pastore, è investito della responsabilità ultima delle scelte di carattere educativo e formativo e di quelle ad esse collegate. Tale responsabilità va però condivisa con coloro che, in base ad una scelta personale, radicata nel Battesimo e nella Cresima, fanno parte della Comunità Educante dell'oratorio (la Chiesa è comunione). Questo, da parte del Sacerdote, richiede capacità di ascolto e attenta valutazione dei pareri che vengono espressi dai membri del C.d.O. e da tutti coloro che fanno parte della Comunità Educante, in ordine alle varie scelte e iniziative. Ciò premesso, al C.d.O. viene attribuita:

9.2.A - FUNZIONE DIRETTIVA PER QUANTO CONCERNE -

la gestione dei fondi a disposizione dell'Oratorio

-

gli aspetti amministrativi delle diverse attività, di ognuna di esse l'amministratore dà al Consiglio puntuale e dettagliato rendiconto economico

-

l'uso per fini extra oratoriani di ambienti, strumenti o sussidi dell'Oratorio

-

l'acquisto di mobili, macchine e sussidi in genere

-

le iniziative o attività che coinvolgono in prima persona il Consiglio stesso, in quanto tale.

9.2.B - FUNZIONE CONSULTIVA O PROPOSITIVA Rientra nell'ambito di tale competenza il compito da parte dei membri del Consiglio dell’Oratorio di fornire valutazioni, proposte, suggerimenti al direttore responsabile per una più snella e sostanziale proposta educativa. 41


9.3 COMPOSIZIONE E FUNZIONAMENTO DEL C.d.O.

1)

Fanno parte del C.d.O.: il direttore dell’oratorio, (1) un membro eletto dal Consiglio pastorale, (1) almeno un giovane; (1) proposto dal direttore Per i collegamenti con il territorio sarebbe importante la presenza di uno o due genitori proposti dal direttore di un rappresentante della scuola proposto dal direttore I referenti di alcuni gruppi, Catechisti (2) Animatori Ado (1) Volontari uomini (2) Personale delle pulizie (1) Baristi/e (1) Responsabile Coro Millenote (1) Segreteria Oratorio (1) Cinema (1) Ogni singolo gruppo incaricherà a rappresentarlo il referente che ritiene piÚ opportuno.

42


2)

Il C.d.O. si ritrova almeno tre volte all’anno indicativamente all’inizio dell’Anno Pastorale (primi di ottobre), in occasione della settimana dell’Oratorio(metà gennaio) e all’apertura del CRE (primi di giugno), lavora su alcuni obiettivi concordati all’inizio dell’anno o dal Progetto educativo dell’oratorio locale.

3)

Il C.d.O. incarica una Giunta, che si ritrova anche mensilmente in relazione alle necessità pratiche dell’Oratorio. Questa Giunta ha anche il compito di coordinare, su espresso suggerimento del C.d.O., i singoli gruppi che gravitano attorno all’Oratorio stesso.

4)

Il C.d.O. dura in carica 5 anni.

43


19 Calcinate, letto approvato e sottoscritto in data 19/01/2009

44


Progetto educante