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Lecce, 26 dicembre 2009

L’Ora del Salento UN EURO 1

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Nuova serie, Anno XIX, n. 44

R O M A 1 9 9 Lecce, 0 26 dicembre 2009 SETTIMANALE CATTOLICO 6 GENNAIO 2 0 1 0 IL MESSAGGIO DI NATALE DI MONS. L E D’AMBROSIO C C E

VESCOVO DA VENT’ANNI

Misericordia e fedeltà

Buon Natale alla nostra città che ha bisogno di dialogo, di ascolto, di stima e di amicizia

di Nicola Paparella L’anno che se ne va, non ci lascia rimpianti. Il debito pubblico, le liste dei disoccupati, i disagi economici d’ogni giorno, e le tante ragioni di inquietudine sociale alimentano delusioni, amarezze, diffidenze. Nessuno più ha voglia di credere alle parole della politica; il cittadino si sente isolato, trascurato, a volte inutilmente vessato, altre volte semplicemente tradito. Eppure, anche quest’anno tornano gli Angeli sulla grotta di Betlemme promettendo la pace agli uomini di buona volontà. Sì, abbiamo bisogno di pace, ma non sappiamo ancora trovare le ragioni, la forza, la voglia d’essere davvero uomini di buona volontà. In verità, le occasioni non mancherebbero: basterebbe rispondere con operosa solidarietà alla crisi prodotta dalla speculazione e dall’ingordigia di pochi; basterebbe contrapporre una certa misura di sobrietà alla dilagante volgarità dei costumi e controbattere l’individualismo egoistico con la riscoperta dei valori della persona. Occorre prendere l’avvio, fare la prima mossa, incominciare a reagire. Come persone e come comunità. Non possiamo vivere nel disordine; la comunità cristiana deve poter apprezzare il senso degli insegnamenti evangelici e ritrovare il gusto della condivisione e dell’aiuto reciproco. L’augurio di Natale è perciò un augurio di pace da vivere nella comunità e all’insegna della solidarietà, per avviarci al nuovo anno con la forza, la tenacia e la perseveranza che vengono dalla fede. All’inizio del nuovo anno, il Pontefice ci richiamerà, nella Giornata mondiale della pace, al dovere di custodire il creato. Dopo l’immensa delusione per il fallimento dei colloqui di Copenaghen, le parole del Papa disegnano un percorso di vita ed un campo di azione politica dandoci i criteri per capire che cosa ciascuno può fare per assicurare vivibilità alle generazioni che verranno. Ed avremo, ancora, sempre all’inizio del nuovo anno, in occasione dell’Epifania, la possibilità di celebrare il 20mo anniversario dell’ordinazione episcopale di mons. Arcivescovo. Il motto che mons. D’Ambrosio ha voluto riportare nel suo sigillo episcopale è centrato su due parole: misericordia e fedeltà. Mai come in una fase di crisi, si debbono ritrovare le ragioni di una fedeltà antica, di una fedeltà che incardina in una tradizione ricca di doni e di linfa vitale. E mai come in una fase di crisi è doveroso essere misericordiosi, nel duplice senso di saper esercitare la misericordia e di saper accettare d’essere accolto da una comunità con la quale condividere idealità e valori. Nel porgere gli auguri a mons Arcivescovo, lo ringraziamo per i pensieri che vengono suggeriti dal suo motto episcopale, che quest’anno sembrano particolarmente appropriati, per interpretare efficacemente quella buona volontà che ci fa essere destinatari e partecipi dell’augurio degli Angeli alla grotta del Bambino. Auguri.

“O misterioso prodigio! Si è piegato il Signore ma si è rialzato l’uomo” (Clemente Alessandrino)

Bambinello, Marco Epicochi Lecce

Sta in queste parole, carissimi tutti, il miracolo del Natale: Dio, dall’immensità della sua gloria, scende e si fa incontro all’uomo caduto e decaduto a causa del peccato, per rialzarlo e ridargli la possibilità di risalire i gradini della scala sulla cima della quale Egli, quale Padre attende noi suoi figli per rivestirci dell’abito nuovo, quello della festa, infilare nel dito dell’uomo l’anello dell’amore che domanda fedeltà nuova e definitiva, invitarlo al banchetto della comunione per spezzare con lui il pane di vita e donargli il vino della gioia e della speranza.. Il pane della vita e il vino della speranza è Cristo Gesù che a noi è stato donato e dato da

Maria, scelta e prediletta da Colui che sta per diventare suo Figlio. Sta qui il senso del Natale del Signore Gesù che ci apprestiamo a vivere nella comunione gioiosa della fede. È il mio primo Natale in questa nostra terra meravigliosa: il Salento e nel suo angolo di incomparabile bellezza e preziosità, Lecce. Lo sto vivendo con la curiosità attenta e stupita del bambino, con la riflessione pensosa e ragionata dell’adulto, con la preoccupata serietà dell’anziano, con l’ottimismo della speranza di chi molte volte si è prostrato davanti al Bambino di Betlem, fonte sicura di quella pace che il mondo non sa e non può dare.

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VESCOVO DA VENT’ANNI 1990 - 2010 ROMA 6 GENNAIO LECCE

La Chiesa di Lecce gioisce e prega per il suo Pastore


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Lecce, 26 dicembre 2009

IL MINISTRO FITTO

Nelle terre del Mezzogiorno con impegno e passione I vent’anni dell’ordinazione episcopale di S.E. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio sono l’occasione per unire gli auguri più sentiti di un proficuo lavoro nella Sede Arcivescovile di Lecce a quelli per il Natale e per un buon anno nuovo. Sono certo che da quando mons. D’Ambrosio si sia trovato nella condizione di dire “Civis lyciensis sum” questa nuova cittadinanza sia stata per lui gradita, circondata dall’affetto e dalla stima di tutti gli abitanti della diocesi. Affetto e stima che spero stiano moderando la nostalgia per la sua terra amatissima del Gargano nella quale e nei pressi della quale ha esercitato a lungo la sua missione pastorale. Da Termoli a Foggia a Manfredonia e ora a Lecce, mons. D’Ambrosio si può dire che abbia esercitato ed eserciti tuttora una sorta di episcopato lungo l’Adriatico che tutti abbiamo auspicato come un mare di pace e di concordia dopo anni di eventi, anche bellici, che ne hanno fatto la via di fuga verso l’Occi-

IL PRESIDENTE GABELLONE

L’Ora del Salento SETTIMANALE CATTOLICO Iscritto al n. 517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce

un patrimonio di saperi e di sensibilità prezioso per sostenere le speranze di una comunità che sono le stesse speranze che ognuno di noi coltiva per la propria famiglia e i propri figli. Alla costruzione di quelle speranze la guida di Sua Santità Benedetto XVI e di arcivescovi come mons. D’Ambrosio è sentita come indispensabile dalla nostra comunità. Raffaele Fitto Ministro per gli Affari Regionali

Ci indichi la strada per raggiungere la meta strano come Sua Eccellenza sia già calata pienamente nella nostra cultura ecclesiale e civica, a guida importante e prestigiosa per la crescita tutta del nostro amato Salento. Per questo, arrivino al nostro Arcivescovo Metropolita gli auguri più belli e sentiti, a nome dell’intera comunità salentina, per questa ricorrenza del 20° anno di episcopato e di attività lungimirante e luminosa, tra la gente e per la riconciliazione delle genti, al servizio dunque di quello spirito di conciliazione che fa della Chiesa l’anima della nostra comunità. Antonio Gabellone Presidente della Provincia di Lecce

Quando, incontrate le folle e guariti gli ammalati, Gesù deve allontanarsi, sente “compassione” - così il Vangelo si esprime in più di un passo - per coloro che lo hanno seguito, e fa in modo che possano mangiare, moltiplicando i pani e i pesci. Non si tratta “soltanto” di fatti storici, attestati dai presenti e trasmessi dalla memoria orale e dalla Sacra Scrittura; è il modo col quale Nostro Signore si manifesta pastore; è l’attenzione concreta alle necessi-

tà di ciascuno dei suoi; è la cura perché nessuno si senta perduto o abbandonato; è una cura che si rivolge non ai dottori del Tempio o a coloro che pretendevano di sapere già tutto, ma alle persone semplici, che ascoltavano con interesse ciò che per i farisei costituiva scandalo. C’era tanto bisogno di una guida in quel momento, che sanasse le ferite del corpo e dello spirito; ce ne è altrettanto oggi, in un vivere quotidiano nel quale la frammentazione, l’as-

IL SINDACO PERRONE

Punto di riferimento per la nostra comunità La dedizione con cui il nostro Arcivescovo ha intrapreso la sua missione pastorale nella Chiesa leccese ci impone di salutare con tutto l’affetto possibile questo importante traguardo dei 20 anni della sua ordinazione. I primi mesi di questo ministero episcopale ci hanno fatto apprezzare una persona silenziosa, ma fattiva, che è già diventata un punto di riferimento per tutta la comunità. Forte di una grossa formazione dottrinale e pastorale, mons. D’Ambrosio ha dimostrato di avere una spiritualità profonda che si trasforma in un irrinunciabile e attento ascolto dei fedeli. Se notoriamente il ruolo che ricopre attiene alla custodia della comunione ecclesiale, alla sua difesa e promozione, possiamo certamente affermare che il nostro Arcivescovo incarna alla perfezione la figura del Pastore che sorveglia e vigila. Lecce è una comunità complessa che da qualche tempo ha imparato a convivere con presenze religiose di diverso tipo e quindi con un sentire religioso non più unico o pressoché tale. È nata e cresciuta parallelamente una esigenza di tolleranza e di compenetrazione di cui può essere brillante artefice proprio mons. D’Ambrosio. Il suo servizio, che abbiamo imparato a conoscere come un servizio non solo istituzionale e amministrativo, ma profondamente spirituale, deve costituire una sorta di bussola per farci orientare. Mi piace pensare che i venti anni di missione episcopale sono un traguardo personale di cui possiamo beneficiare tutti quanti noi. Sono convinto che mons. D’Ambrosio, pur in questo breve periodo, ha avuto modo di constatare la fede profonda dei leccesi e la loro ansia nella ricerca dei valori e non dell’effimero. E sono ancor più convinto che sotto la sua guida la Chiesa di Lecce continuerà a sentire il cattolicesimo come elemento di vitalità non solo religiosa, ma anche civile, come forza educatrice e come strumento di difesa dei più deboli e degli emarginati. Paolo Perrone Sindaco di Lecce

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Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

VESCOVO DA VENT’ANNI

IL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO

Già Salentino come noi. Guida luminosa per tutti Con gioia e felicità personale ricordo come il Salento abbia accolto a braccia aperte questo pastore forte ma buono e dolce nei modi e nella medesima cortesia con cui interagisce con tutte le categorie sociali di questo territorio. Ecco, è comune credo il sentimento delle istituzioni nel porgere i più vividi auguri per questo traguardo di vita spirituale di estrema importanza, che arriva nello stesso periodo in cui il suo rinnovato impegno pastorale sta mettendo “radici” solide nella nostra Lecce e nella prossimità immediata del Natale del Signore. I fatti, gli esiti dei numerosi incontri tenuti con i rappresentanti del clero, delle comunità cristiane, dei semplici laici e delle istituzioni, dimo-

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dente delle popolazioni più diverse per identità e fede. Vent’anni di esperienza nelle terre del Mezzogiorno che richiedono ancora un grande impegno collettivo e soprattutto delle istituzioni laiche e religiose per consolidare e accrescere la qualità della vita e del lavoro di tutti. Si tratta di questioni che mons. D’Ambrosio ben conosce non solo per diretta esperienza ma anche per il suo impegno nella Commissione Episcopale per i problemi sociali, del lavoro, della giustizia e della pace. Impegno, in più occasioni ribadito, anche di recente, dalla Conferenza Episcopale Italiana. Oltre ogni formalità sono certo della ineludibile sostanzialità proficua di una stretta relazione tra religione e vita pubblica e tanto più in un mondo nel quale le contraddizioni si fanno più acute e i contrasti più aspri. Vent’anni di vita episcopale trascorsi dal tramonto di un secolo all’alba del nuovo costituiscono anche

AUGURI L’Ora del Salento agli auguri per le feste natalizie all’Arcivescovo di Lecce unisce sentimenti di lode al Signore e di gratitudine perché dopo vent’anni di episcopato continui a portare frutti di grazia e di servizio fecondo per la Chiesa di Lecce.

VENT’ANNI FA...

A tutti i lettori, dando appuntamento al prossimo 16 gennaio 2010, giungano gli auguri per un Santo Natale e un Sereno Nuovo Anno.

senza di riferimenti e il senso di smarrimento confermano che l’essere “pecore perdute senza pastore” è la condizione esistenziale più diffusa; c’è bisogno, soprattutto, di chi indichi quale è la Guida che non tradisce, distinguendola dai falsi pastori. È curioso che i documenti del Vicario di Cristo oggi siano più conosciuti, e per certi aspetti, più apprezzati dagli “uomini di buona volontà”, cui pure - e da ultimo - si rivolgono, che da coloro che se ne dovrebbero fare annunciatori senza sosta; l’enciclica Caritas in veritate ha sollecitato attenzione e approfondimento da parte di laici più che di chierici, da parte di addetti ai lavori qualificati (imprenditori, sindacalisti, rappresentanti delle istituzioni), che se ne sentono direttamente interpellati e si domandano come dare seguito alle sollecitazioni in essa contenute, piuttosto che in larga parte delle omelie, spesso teatro di banalità e di banalizzazioni che accentuano la nostalgia di un pastore. Per questo l’augurio che mi permetto di rivolgere a mons. D’Ambrosio, a pochi mesi dal suo arrivo a Lecce e nel ventesimo anniversario della sua consacrazione episcopale, è di continuare a colmare il desiderio di una guida che dia nutrimento a chi, dentro e fuori i confini della diocesi, ne ha quotidiana necessità; che il Signore gli mantenga la forza di rispondere alle domande essenziali che ciascuno di noi pone a sé stesso; che prosegua a far toccare con mano la concretezza del cibo che la Chiesa distribuisce: luce per far capire chi si è e dove si va, e forza per seguire l’indirizzo giusto. Non è un caso se l’anniversario cade nel giorno dell’Epifania: nel giorno, cioè, in cui re coraggiosi e sapienti sanno mettersi nelle mani della Guida, con studio serio e con apertura, e - superando ostacoli e difficoltà - arrivano a conoscerla e a contemplarla direttamente. È l’augurio di indicarci la strada dei Santi Magi, rendendoci consapevoli degli ostacoli e delle difficoltà e insegnandoci a confidare solo in Chi può farceli superare. Alfredo Mantovano Sottosegretario all’Interno


L’Ora del Salento

Lecce, 26 dicembre 2009

“Prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” (cf. Mt 2, 11). Queste parole del Vangelo di Matteo contengono come la sintesi del mistero, che è espresso dal sostantivo greco “Epifania”. I magi, provenienti dall’Oriente, depongono i doni ai piedi del Bambino di Betlemme: oro, incenso e mirra. Questi doni sono la risposta al Dono. Il Dono dall’alto è stato loro annunziato mediante la stella splendente tra le tenebre. I magi dall’Oriente seguono la stella, poi a Gerusalemme domandano informazioni a Erode. Ricevono spiegazioni, che vengono loro date con le stesse parole del Profeta. Vanno con perseveranza verso Betlemme per accogliere il Dono dall’alto. Chiamano questo Dono “il re dei Giudei che è nato”, mentre il Profeta lo chiama ���un capo che pascerà il popolo”. Egli è colui che il Padre ha unto con lo Spirito Santo e ha mandato nel mondo: il Messia. Il Figlio Unigenito, donato dal Padre. I magi trovano il Bambino tra le braccia della Madre: trovano il Figlio dell’uomo. Sanno che egli è il Dono del Padre. Giungono da lontano per accoglierlo: per accogliere il Dono in cui l’Eterno esprime il suo amore: “Infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito” (Gv 3, 16). Magi dall’Oriente sono tra i primi ad accoglierlo. Sono i testimoni della divina Epifania. Cari figli e fratelli! Voi oggi venite all’altare in questa basilica di San Pietro per ricevere l’imposizione apostolica delle mani e l’unzione episcopale; da questo momento la vostra vocazione sarà di accogliere lo stesso Dono: accogliere Cristo, nato a Betlemme, che il Padre ha mandato nel mondo. Il Figlio unigenito che il Padre ha donato per amore verso quel mondo che è suo, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Nello Spirito Santo, voi riceverete il Dono del Padre, che è il Figlio unigenito, fattosi uomo per la redenzione del mondo. Gesù Cristo, nato a Betlemme, figlio della Vergine Maria. Gesù Cristo, crocifisso e risorto. Gesù Cristo, sacerdote della nuova ed eterna alleanza, che siede alla destra del Padre. Cari fratelli e figli! Come vescovi della Chiese

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VESCOVO DA VENT’ANNI

L’OMELIA DELL’ORDINAZIONE EPISCOPALE

Giovanni Paolo II: siate sempre ministri fedeli e instancabili dovete essere gli speciali amministratori della divina Epifania.

gono da lontano . . . / perché le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli” (Is 60, 4-5).

Sui doni che i magi dall’Oriente offrirono al neonato Bambino, il profeta Isaia aveva detto le seguenti parole: “Tutti verranno da Saba / portando oro e incenso / e proclamando le glorie del Signore” (Is 60, 6). E Isaia lo aveva detto tenendo davanti agli occhi il meraviglioso corteo delle nazioni, che dovevano camminare verso quella luce, che avrebbe rifulso su Gerusalemme: “Tutti costoro si sono radunati, vengono a te. / I tuoi figli ven-

Ciascuno di voi, carissimi figli, porta a questo altare, nella basilica di San Pietro, il suo “proprio dono”: l’oro, l’incenso e la mirra della propria vita. Questo dono che brilla nel vostro cuore mediante la luce dello Spirito della Verità, che matura al momento dell’odierno offertorio. Il vostro dono deve oggi essere consacrato di nuovo, e diventare una particolare risposta al Dono della divina Epifania in Gesù Cristo.

L’Epifania è la festa dello scambio dei doni. Quindi ciascuno di voi porta qui non soltanto il suo proprio dono. Attraverso ciascuno di voi si esprime “tutta la dovizia di capacità dei popoli”. La vostra odierna consacrazione è il segno della cattolicità della Chiesa. Ecco “in tutte quante le nazioni della terra è radicato un solo popolo di Dio . . .”. E in lui “le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa” (Lumen gentium, 13. 15). In questo modo - mediante il dono che è proprio di ciascuno e mediante “tutta la dovizia di capacità dei popoli” che ognuno di voi porta dentro di sé - noi tutti cresciamo in questa particolare comunione che è la Chiesa, il Corpo di Cristo, e nello stesso tempo noi tutti formiamo e rendiamo più ricca questa comunione. [...] Cari fratelli, chiamati oggi a esercitare il ministero episcopale, il Figlio di Dio nato dalla Vergine accolga i vostri doni, così come ha accolto i doni dei magi provenienti dall’Oriente, e vi aiuti sempre a rivelare, con la luce e la potenza dello Spirito Santo, a tutti gli uomini, a tutti i popoli e nazioni della terra il Dono del Figlio Eterno che è stato dato dal Padre, perché “chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Vi aiuti a essere ministri della divina Epifania. Ministri fedeli e instancabili!

L’OMELIA DELLA CONSEGNA DEL PALLIO AI NUOVI METROPOLITI

Benedetto XVI: vescovi delle anime e del gregge [...] La Prima Lettera di san Pietro è un saluto rivolto da Roma all’intera cristianità di tutti i tempi. Essa ci invita ad ascoltare “l’insegnamento degli Apostoli”, che ci indica la via verso la vita. Questa Lettera è un testo ricchissimo, che proviene dal cuore e tocca il cuore. Il suo centro è - come potrebbe essere diversamente? - la figura di Cristo, che viene illustrato come Colui che soffre e che ama, come Crocifisso e Risorto: [...] Partendo dal centro che è Cristo, la Lettera costituisce poi anche un’introduzione ai fondamentali Sacramenti cristiani del Battesimo e dell’Eucaristia e un discorso rivolto ai sacerdoti, nel quale Pietro si qualifica come co-presbitero con loro. Egli parla ai Pastori di tutte le generazioni come colui che personalmente è stato incaricato dal Signore di pascere le sue pecorelle e così ha ricevuto in modo particolare un mandato sacerdotale. Che cosa, dunque, ci dice san Pietro -

proprio nell’Anno sacerdotale - circa il compito del sacerdote? Innanzitutto, egli comprende il ministero sacerdotale totalmente a partire da Cristo. Chiama Cristo il “pastore e custode delle … anime” (2, 25). Dove la traduzione italiana parla di “custode”, il testo greco ha la parola epíscopos (vescovo). Un po’ più avanti, Cristo viene qualificato come il Pastore supremo: archipoimen (5, 4). Sorprende che Pietro chiami Cristo stesso vescovo vescovo delle anime. Che cosa intende dire con ciò? Nella parola greca “episcopos” è contenuto il verbo “vedere”; per questo è stata tradotta con “custode” ossia “sorvegliante”. Ma certamente non s’intende una sorveglianza esterna, come s’addice forse ad una guardia carceraria. S’intende piuttosto un vedere dall’alto - un vedere a partire dall’elevatezza di Dio. Un vedere nella prospettiva di Dio è un vedere dell’amore che vuole servire l’altro, vuole aiutarlo a diventare veramente se stesso. Cristo è il “ve-

scovo delle anime”, ci dice Pietro. Ciò significa: Egli ci vede nella prospettiva di Dio. Guardando a partire da Dio, si ha una visione d’insieme, si vedono i pericoli come anche le speranze e le possibilità. Nella prospettiva di Dio si vede l’essenza, si vede l’uomo interiore. Se Cristo è il vescovo delle anime, l’obiettivo è quello di evitare che l’anima nell’uomo s’immiserisca, è di far sì che l’uomo non perda la sua essenza, la capacità per la verità e per l’amore. Far sì che egli venga a conoscere Dio; che non si smarrisca in vicoli ciechi; che non si perda nell’isolamento, ma rimanga aperto per l’insieme. Gesù, il “vescovo delle anime”, è il prototipo di ogni ministero episcopale e sacerdotale. Essere vescovo, essere sacerdote significa in questa prospettiva: assumere la posizione di Cristo. Pensare, vedere ed agire a partire dalla sua posizione elevata. A partire da Lui essere a disposizione degli uomini, affinché trovino la vita. Così la parola “vescovo” s’avvicina molto al termine “pastore”, anzi, i due concetti diventano interscambiabili. È compito del pastore pascolare e custodire il gregge e condurlo ai pascoli giusti. Pascolare il gregge vuol dire aver cura che le pecore trovino il nutrimento giusto, sia saziata la loro fame e spenta la loro sete. Fuori di

metafora, questo significa: la parola di Dio è il nutrimento di cui l’uomo ha bisogno. Rendere sempre di nuovo presente la parola di Dio e dare così nutrimento agli uomini è il compito del retto Pastore. Ed egli deve anche saper resistere ai nemici, ai lupi. Deve precedere, indicare la via, conservare l’unità del gregge. Pietro, nel suo discorso ai presbiteri, evidenzia ancora una cosa molto importante. Non basta parlare. I Pastori devono farsi “modelli del gregge” (5,3). La parola di Dio viene portata dal passato nel presente, quando è vissuta. È meraviglioso vedere come nei santi la parola di Dio diventi una parola rivolta al nostro tempo. In figure come Francesco e poi di nuovo come Padre Pio e molti altri, Cristo è diventato veramente contemporaneo della loro generazione, è uscito dal passato ed entrato nel presente. Questo significa essere Pastore - modello del gregge: vivere la Parola ora, nella grande comunità della Santa Chiesa. [...] E ora mi rivolgo a voi, cari Confratelli nell’episcopato, che in quest’ora riceverete dalla mia mano il Pallio. È stato intessuto con la lana di agnelli che il Papa benedice nella festa di sant’Agnese. In questo modo esso ricorda gli agnelli e le pecore di Cristo, che il Signore risorto ha affidato a Pietro

GLI AUGURI DEL CARD. DE GIORGI

Nelle Chiese locali da lui guidate il ricordo indelebile della sua azione

VENT’ANNI FA...

Mi unisco con doveroso e immenso affetto alla Chiesa di Lecce, mia madre, nel rendimento di grazie al Signore per i venti anni dell’Ordinazione Episcopale del degno e zelante pastore, S.E. mons. Domenico D’Ambrosio, che il Pastore dei pastori le ha donato in questo Anno Sacerdotale. Ma ringrazio cordialmente anche il carissimo confratello, non solo per avere accettato nell’obbedienza della fede di essere a servizio del no-

stro popolo che lo ha accolto con tanta simpatia, ma anche e soprattutto per lo spirito di fede, l’amore pastorale, l’intelligenza della mente, la sapienza del cuore e la dedizione apostolica con cui lo serve, dopo aver servito egregiamente le Chiese di Termoli Larino, di Foggia (nella quale mi onoro di averlo avuto come secondo successore) e di Manfredonia-Vieste-S.Giovanni Rotondo, nelle quali ha lasciato un ricordo indelebile della sua pre-

con il compito di pascerli (cfr Gv 21, 15-18). Ricorda il gregge di Gesù Cristo, che voi, cari Fratelli, dovete pascere in comunione con Pietro. Ci ricorda Cristo stesso, che come Buon Pastore ha preso sulle sue spalle la pecorella smarrita, l’umanità, per riportarla a casa. Ci ricorda il fatto che Egli, il Pastore supremo, ha voluto farsi Lui stesso Agnello, per farsi carico dal di dentro del destino di tutti noi; per portarci e risanarci dall’interno. Amen. senza sacerdotale e dell’azione pastorale. Il 6 gennaio, unito al Santo Padre nella celebrazione dell’Eucaristia nella Basilica di San Pietro dove venti anni fa mons. D’Ambrosio è stato ordinato Vescovo, mi unirò alla preghiera di quanti lo hanno conosciuto e amato per chiedere al Signore, attraverso l’intercessione di Maria da lui tanto amata, la grazia di arricchire la sua vita episcopale di santità e il suo ministero pastorale di frutti fecondi per l’incessante edificazione della Chiesa di Lecce come famiglia di Dio, sempre più tesa verso la santità, sempre più unita nella comunione, sempre più ardente nella missione. + Salvatore De Giorgi


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VESCOVO DA VENT’ANNI

Gli auguri dei ragazzi della diocesi che riconoscono in mons. D’Ambrosio un vescovo molto vicino al loro mondo

I sogni dei giovani al cuore del Pastore Nello splendido discorso tenuto durante la Veglia con i giovani nella brulicante spianata di Tor Vergata, in quel Giubileo romano del 2000, Giovanni Paolo II affermava: “se vuoi rimanere giovane devi stare coi giovani”. E lo fece suscitando una vibrante eco di sorrisi ed applausi... Quello della gioventù è un mondo nel quale bisogna immergersi con discrezione, in punta di piedi ma non senza entusiasmo, non senza quell’amore che rigenera e fa sentire vivi. I giovani di Lecce hanno, dallo scorso 4 luglio, un amico in più, un amico d’eccezione! Un Padre amorevole che sogna con loro, progetta e spera di poter realizzare le cose più belle. Mons. Domenico D’Ambrosio è succeduto a Mons. Ruppi e, come in ogni passaggio di staffetta, ci si è posti tante domande, sono sorte mille curiosità e ...si è cominciato a sognare. Ma qual è il sogno dei giovani di Lecce? Senza alcun dubbio è quello di una Chiesa più fresca, vitale, a misura

d’uomo, che possa aiutare a compiere un cammino nella gioia ma anche con quella profondità tipica di chi vuol vivere nella società di oggi da protagonista. Avere accanto una guida sicura, un padre sorridente che indichi la strada e la percorra insieme a noi è l’aspettativa di ciascuno. E questo sogno non verrà disilluso perché il nostro Padre Vescovo ha già mostrato il suo slancio e la sua innata passione nei confronti dei ragazzi di ogni età, ha già abbondantemente palesato la sua fermezza nel voler coinvolgere la nuova generazione col suo fervore e nell’esserne a sua volta coinvolto. Ha già elargito attorno a sé la voglia di vivere problemi, attese e speranze che appartengono alla fascia “teen and over”! E di tutto questo il mondo dei giovani leccesi si è subito reso conto. D’altronde, con il suo carattere solare, il nostro Padre Domenico ci ha già fatto intravedere quel volto che lo rappresenta appieno: l’immagine di un ami-

co che ti viene incontro spalancando braccia e cuore ha già conquistato ciascuno di noi ed è per questo che oramai i suoi giovani lo amano e lo desiderano presente nei momenti di comunione e di confronto che la Diocesi organizza e propone per tutti, periodicamente. È l’era dei “perché” e delle sfide e non va vissuta allo sbaraglio! Il cuore pulsante della Lecce giovane conferma ancora una volta la propria identità attraverso una richiesta precisa: farsi guidare! Ed è proprio al nostro Pastore che noi, pecorelle, vogliamo affidarci; il nostro Vescovo crede nei giovani e i giovani credono in Lui. Benediciamo dunque il Signore Gesù che sta per nascere e la dolce Sua Mamma per il dono ricevuto: siamo stati idealmente consegnati nelle mani del Pastore e vogliamo dunque chiedere per questo amico, l’amico dei giovani, la benigna protezione dell’Amore Infinito di Dio. Antonella Rizzo

L’ESPERIENZA DEI CRESIMANDI

A casa del vescovo prima di ricevere lo Spirito

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Noi cresimati prima di fare la cresima abbiamo fatto una settimana di ritiro spirituale e siamo andati a trovare con Don Carlo il nuovo vescovo. Entrati nel vescovato siamo stati accolti da Vescovo in una sala molto grande. L’arredamento di questa sala era molto antico in un ambiente molto accogliente. Dopo esserci tutti seduti, abbiamo conversato con Lui che ha risposto alle nostre domande e ci ha raccontato della

sua vita e di quando aveva la nostra età. È una persona molto allegra e solare. Questo incontro è stato molto importante per noi e ci ha aiutato a comprendere meglio la sua figura ed il suo ruolo. Ci ha permesso inoltre di capire che il rito della cresima, importantissimo sacramento della Chiesa Cattolica, è una “seconda fase” del cammino dell’iniziazione cristiana, che avviene attraverso l’incontro sacramentale col Vescovo.

Con la cresima i cresimandi confermano le promesse battesimali fatte a nome loro dai genitori, dai padrini e dalle madrine al momento del battesimo. Con la cresima il Vescovo ratifica e conferma ciò che era iniziato con il battesimo, e questo produce un rafforzamento della fede nei cresimati. Finito l’incontro siamo tornati a casa con un senso di pienezza nel cuore, difficile da spiegare ma piacevole da provare. Silvia Sozzo


L’Ora del Salento

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IL PROGRAMMA DEL VENTENNALE 4 gennaio 2010 - ore 18.00 Teatro Politeama Greco - Lecce Incontro con le Istituzioni e il Popolo Interventi Dott. Raffaele Fitto Ministro per i Rapporti con le Regioni Dott. Antonio Maria Gabellone Presidente della Provincia di Lecce Dott. Paolo Perrone Sindaco di Lecce

Relazione “Misericors et Fidelis”: 20 anni di episcopato di Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio S. Em.za Angelo Card. Comastri Arciprete della Papale Basilica Vaticana Concerto a cura del Gruppo Madrigalistico Salentino “P. Igino Ettorre”

5 gennaio 2010 - ore 19.00 Chiesa Cattedrale Solenne Concelebrazione Eucaristica Presieduta da S. E. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio

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VESCOVO DA VENT’ANNI CONTINUA DALLA PRIMA

Con il sostegno della preghiera

Il Messaggio di Natale di mons. D’Ambrosio Nelle tante volte della vita che mi hanno visto prostrato davanti al Bambino di Betlemme, con attese e speranze, per adorarlo e riconoscerlo come Signore, per celebrare il suo Natale, ho trovato sempre le risposte giuste e attese. Gesù non mi ha mai deluso! Ma a Betlem bisogna andare lasciandosi guidare dalla luce della Parola ascoltata e accolta, con il cuore pronto, gli occhi aperti, le orecchie attente e con le mani cariche della forza dell’amore che sa donare senza riserve, senza calcoli. Si giunge davanti al Bambino perché non si resta sordi e insensibili all’annunzio dell’angelo del Signore: “Oggi, nella città di Davide, è nato per noi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,11). Certo, come i pastori, per arrivare alla grotta, abbiamo, dobbiamo attraversare l’oscurità della notte, la coltre di buio che spesso avvolge la nostra storia, la nostra vita. Ma a Betlem c’è la luce vera che illumina ogni uomo che è nel mondo. Finalmente possiamo conoscere Dio: ha il volto, la tenerezza e il dono di amore di un bambino. C’è un Dio che riveste i panni, la carne della nostra debolezza, della nostra fragilità. E’ un Dio vicino, anzi è un Dio con noi. Non siamo più soli e abbandonati. Dunque il buio e la solitudine non ci fanno più paura. Da Betlem Dio percorre con l’uomo le strade e i percorsi della vita. A tutti voi che con me percorrete lo stesso tratto di strada il mio augurio vero, forte, affettuoso: possiate andare incontro a Cristo Signore attraversando, con coraggio e con piena fiducia, i percorsi dell’uomo. Sono strade a noi ben note ma in questi ultimi tempi la loro percorribilità è messa a dura prova a causa dei molti egoismi che le rendono difficoltose a volte al limite della impraticabilità. A noi credenti è chiesto di non accodarci improvvidamente ai profeti di sciagure: siamo guidati nel percorrere le strade della storia, dalla luce della fede. Come per i Magi per noi c’è la luce di una stella che cerchiamo alzando lo sguardo verso il cielo perché non ci accontentiamo dei timidi sguardi che ci legano alla terra. Questa stella che è Cristo Gesù ci guida nella complessità delle strade e nel buio della notte, ci aiuta a vincere incertezze e disorientamenti. Non ne mancano anche in questa nostra amata comunità. Mi hanno colpito alcune stime di indici sulla qualità della vita in Puglia con un preoccupante titolo giornalistico: “Qualità della vita, Puglia alla deriva”. Scorrendo gli indici ho notato che come spesso accade, la nostra Provincia in compagnia delle ‘consorelle pugliesi’ è condannata ad occupare gli ultimi posti! Vorrei pensare che anche questi dati sono un po’ da pesare e sfrondare. Restano comunque cifre e percentuali che sono lo specchio di un quotidiano imbatterci nella sofferta, allarmante situazione socioeconomica. Gli indici di povertà, è fuori dubbio, bussano con forza alla porta di molte famiglie. Il numero dei senza lavoro aumenta, basta scorgere un indicatore sicuro quale è quello delle domande di disoccupazione. Una disoccupazione che tocca, secondo i competenti analisti, il 15% della forza lavora. È in aumento il numero di coloro che bussano alle nostre strutture caritative (Caritas diocesana, parrocchie, servizi mensa) per essere sostenuti e aiutati nella ricerca del “pane quotidiano”. C’è un degrado morale che tocca anche noi. Spie significative non ne mancano anche in queste ultime settimane, se pensiamo ad alcuni squallidi episodi che hanno come teatro il nostro territorio e che chiamano in causa il livello di attenzione, di salvaguardia e di protezione nei confronti delle fasce più facilmente

esposte e prede di violenze inqualificabili, degradate e degradanti. Come sentinella di prima linea la comunità cristiana, tutti noi, siamo più che mai impegnati nella formazione, nell’attenzione e nel sostegno delle fasce giovani. Non posso non esprimere tutta la mia gratitudine per il grande, appassionato e attento lavoro che i nostri Sacerdoti nelle parrocchie, nella discreta rete di oratori e nelle strutture sportive, svolgono a vantaggio e servizio dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani. È una via privilegiata di attenzione e di servizio che la nostra Chiesa intende ancor più favorire e attenzionare. Un augurio, a nome mio personale e dell’intero presbiterio un augurio, ricco di amicizia cordiale, di stima e di sincera attenzione, a coloro che, a vario titolo, sono a servizio della nostra comunità, alla guida delle istituzioni di ordine politico, amministrativo, giudiziario ai tanti che sovrintendono all’ordine pubblico nelle varie realtà a ciò deputate. Possa il Signore sostenervi e guidarvi nel compito di promozione e di tutela del bene comune. Abbiamo bisogno della vostra intelligente, generosa, disinteressata professionalità per sentirci accompagnati nel nostro comune impegno per una società più giusta, più vera, più attenta ai reali bisogni dell’uomo. Vi sono grato per la disponibilità sempre pronta, per il clima di dialogo cercato e donato, per la pazienza e la grande amabilità con cui mi avete accolto e annoverato, per la amicizia sincera con cui mi gratificate. Voglia il Signore accompagnare il vostro difficile compito con la luce del Suo Spirito. Possiate essere guide sagge, lungimiranti, capaci di intessere rapporti veri lontani da atteggiamenti che discriminano e condannano , pronti nell’ascoltare e nel recepire i grandi drammi e le giuste attese dei cittadini, desiderosi di vedervi con loro, non assenti, distratti o lontani dalla loro vita e dai loro drammi. Poiché siete e siamo a servizio della Chiesa, della città, non dimentichiamo il valore pedagogico ed educativo che sottende ad ogni gesto ad ogni parola. Che non manchi in noi la fiducia e il credito di stima. A volte si ha l’impressione che si sta dilatando, a causa di incomprensioni, di errori, la forbice della distanza e della condanna dei cosiddetti “avversari”. Questa nostra città ha bisogno di dialogo, di ascolto, della reciproca stima, di amicizia. Che siano lontano da noi i frettolosi giudizi le condanne senza appello, le barriere che dividono, i recinti che escludono. Faccio mie alcune parole del Card. Bagnasco, presidente della Cei: “Il messaggio di Natale ritorna in tutta la sua bellezza e urgenza. Esso sembra stridere rispetto al clima che stiamo vivendo come Paese. L’aria di odio personale avvelena la politica, fomenta la rissa, e sfocia in gravi e inaccettabili episodi di violenza. Senza un’evidente, onesta e concreta svolta si alimenta il senso di insicurezza, diminuisce la fiducia nelle istituzioni, si scoraggia la partecipazione alla vita del Paese, si indebolisce la coesione sociale”. A voi tutti, fratelli e sorelle amati dal Signore, parte della grande famiglia che Egli ha voluto affidarmi il mio grazie, la mia gioia sincera, il mio augurio. Come i pastori di Betlemme, come i Magi, insieme mettiamoci in cammino verso Betlemme, cerchiamo di scrutare e leggere i segni della presenza del Principe della pace, andiamo a Lui, prostriamoci, adoriamolo e presentiamogli il dono della fedeltà alla sua Parola che ogni giorno ci raggiunge e ci costituisce testimoni del suo amore da donare e condividere con i compagni di viaggio che incontriamo nel cammino della vita. Buon Natale. + Domenico D’Ambrosio Arcivescovo

Una stagione di rinnovamento per la comunità leccese e salentina In questi giorni si dibatte in Italia un tema anomalo: se l’amore e l’odio possano e debbano essere categorie della politica. La politica, però, non è spazio per gli affetti, positivi, o negativi che siano: è progetto di comunità ed esercizio di potere secolare per la realizzazione di quel progetto. Una delle tentazioni di Satana, quando Gesù si era ritirato nel deserto, fu quella di dargli tutto il potere sul mondo. Gesù rifiutò affermando che era venuto per adorare Dio e prostrarsi davanti a Lui. Ma la tentazione del potere rimane in ognuno di noi. Anche nella Chiesa si può presentare in alcuni momenti e in alcuni personaggi. E quando ciò avviene, la comunità richiede modelli diversi, modelli giusti: quelli del servizio, che è l’antitesi del potere, e della presenza efficace ai fini di una pratica diffusa dei valori peculiari del cristianesimo. Perciò il laico, il sacerdote, il vescovo sono e debbono essere segni viventi di quei valori. La nostra Diocesi ha attraversato un periodo storico molto duro, confuso, talvolta contraddittorio. Ora è il tempo della riconciliazione, della chiarezza, di quella progettualità “essenziale” rispetto alla natura della Chiesa, come avrebbe detto don Giuseppe Dossetti. La ricorrenza che si festeggia e che concerne il cammino ecclesiale di mons. D’Ambrosio ci trova pronti e attenti. Ci trova soprattutto fiduciosi nella sua esperienza di sacerdote e di vescovo, nella sua umanità trasparente e serena, nella sua attenzione ai bisogni reali del popolo di Dio. Sono bisogni di fede, anzitutto, e di carità, di senso della vita. Attendiamo, in maniera non passiva, una stagione di rinnovamento nella Chiesa di Lecce. Giovanni Invitto

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A sei mesi dall’inizio del ministero episcopale del nostro caro Pastore nella Chiesa di Lecce, festeggiamo il ventennale del Suo episcopato unendoci, nella lode al Signore, a tutte le greggi del popolo di Dio che in questi venti anni hanno ricevuto le sue cure pastorali. Il nostro vescovo Domenico ha subito incarnato efficacemente l’immagine del testimone e del promotore della Speranza cristiana. Una Speranza che si basa sulle promesse di Dio, sulla fedeltà alla Sua parola e che ha come certezza inequivocabile la risurrezione di Gesù Cristo e la Sua vittoria definitiva sulla morte e sul peccato. Il Vescovo, con la grazia dello Spirito Santo che dilata e approfondisce il suo sguardo di fede, diviene l’icona vivente di Cristo Buon Pastore. Governa servendo responsabilmente il gregge affidatogli per l’edificazione del Regno di Dio; come maestro della fede, insegna con autorità la dottrina rivelata da Dio e come gran sacerdote è lo strumento del Signore per la santificazione del Suo popolo. È un promotore instancabile dell’annuncio della salvezza, suscitando il dinamismo teologale che è proprio del Vangelo affinché l’umanità intera ascoltando creda, credendo speri e sperando ami. La Speranza cristiana è intimamente congiunta all’annuncio coraggioso ed integrale del Vangelo che eccelle fra le funzioni del ministero episcopale. Il nostro padre Domenico, vicino e presente in mezzo al suo popolo, dimostra la Sua paternità, la Sua fraternità e la Sua amicizia in modo semplice, accessibile e diretto, nei confronti di tutti, specialmente verso chi è nella povertà. Pensiamo alla vicinanza dimostrata ai detenuti, agli ammalati, ai piccoli e agli immigrati. Stiamo ricevendo, in tanti ambiti, per Suo tramite, il ristoro del fiume della Grazia che irriga la vigna del Signore, anche attraverso il coraggio di saper essere segno di contraddizione per la difesa della verità, nel nostro ambito ecclesiale e sociale. Il laicato cattolico, e l’Azione cattolica in maniera speciale, deve impegnarsi sempre meglio a supportare la dimensione della comunione e della collaborazione nella realtà diocesana; quanto più ricca sarà la missione della nostra Chiesa e sarà rafforzato e confortato il ministero del Vescovo. Dobbiamo sostenere il Vescovo, nella molteplicità dei suoi impegni, con l’energia della nostra preghiera e attraverso un apostolato laicale che, per essere tale, deve mostrarsi puntuale e coerente nel servizio alla Chiesa e al mondo. Siamo grati al nostro Pastore che ci offre tutta la sua vita a imitazione di Gesù; ogni suo sforzo ci edifica, la nostra fedeltà al Vangelo e ogni espressione di devozione filiale, lo sostengano per tanti e tanti anni ancora! Massimo Vergari


Nessun ambito della pastorale mai trascurato: con la carità, unico e vero metodo di lavoro Quando a metà dicembre del 1989, subito dopo l’elezione a Vescovo di Termoli-Larino di mons. D’Ambrosio, il presbiterio della Diocesi cominciò ad avere i primi incontri informali con il nuovo presule, si percepì immediatamente una sinergia del tutto inattesa. Il primo passo, due giorni dopo l’elezione, che il Vescovo eletto fece verso la nostra Diocesi fu la visita ai seminaristi teologi al Seminario Regionale di Chieti, sottolineando così un’attenzione a tutta la Chiesa a lui affidata, e al suo domani. Il giorno dell’inizio del suo servizio pastorale, nell’omelia, tracciava un programma, il nuovo presule metteva subito in chiaro che si sarebbe inchinato solo dinanzi a Dio, e servitore della Parola, avrebbe rivolto la sua attenzione ai poveri. In questa prospettiva, l’anno successivo diede inizio all’adorazione perpetua in una chiesa del borgo antico di Termoli, nei pressi della Cattedrale, cuore della città e della Diocesi, e la mensa per i poveri, che situò nel corpo della casa vescovile. Ancora oggi l’adorazione perpetua e la mensa dei poveri, con le necessarie evoluzioni, incoraggiate dai Vescovi che si sono succeduti, sono un punto fermo nella vita della nostra Chiesa. Il servizio pastorale di mons. D’Ambrosio ha toccato tutti gli ambiti della vita della nostra Chiesa. Il rapporto del Vescovo con il presbiterio e con i singoli presbiteri non è stato mai formale, ma schietto e sincero, nella ricerca del vero bene della Chiesa. Mai è mancata la carità, unico vero metodo di lavoro, e mai tralasciando l’attenzione alla formazione permanente del clero e l’incorag-

giamento ai preti più giovani per approfondire gli studi. Attraverso le lettere pastorali e soprattutto, con la Visita Pastorale, si è fatto pellegrino fino al cuore di ogni singola persona a lui affidata, per farsi compagno lungo la strada verso la sanità. La vita liturgica, il primato della parola, l’annuncio del regno, la comunione ecclesiale, la carità, il “farsi prossimo” (definizione a lui cara in quegli anni) furono punti saldi della vita di mons. D’Ambrosio, punti che ha cercato di trasmettere a tutta la Diocesi. Il rapporto con i gruppi, le associazioni, i movimenti ecclesiali e con la realtà parrocchiali improntato sulla consapevolezza di una paternità mai adombrata, hanno reso l’incontro con il Vescovo un vero e proprio “spazio educativo”. L’incoraggiamento al laicato cattolico si è espresso attraverso la totale disponibilità all’incontro sempre e comunque. In questa prospettiva, ha posto le basi per proporre a tutti l’esempio di santità di Ersilia Peristelli: una madre che nell’Azione Cattolica e nella famiglia ha trovato la sua strada verso Dio. La priorità, nel cuore di mons. D’Ambrosio, è sempre stata per i giovani: per loro, secondo lui, non si faceva mai abbastanza e non ha mai rinunciato al suo coinvolgimento personale, fino al punto da trovare sempre tempo, per essi, come padre, maestro e pastore; non si è sottratto alla direzione spirituale dei giovani e alla loro educazione alla preghiera. Ancora oggi alcuni giovani degli anni ’90 ricordano l’adorazione eucaristica settimanale nella casa vescovile, le giornate condivise con il Vescovo nel tempo di Natale e le

Gmg vissute insieme con lui. Memorabile il pellegrinaggio con i giovani in Terrasanta. Per una rinnovata attenzione alla liturgia è stata fondamentale la Settimana Liturgica che su invito del Vescovo il Cal, ha celebrato a Termoli. Per incrementare lo studio e l’ascolto della Parola ha voluto un convegno dell’Abi a Termoli. Queste due esperienze hanno portato frutti così duraturi che in Diocesi se ne sentono ancora i benefici. L’idea di Chiesa in cammino è stata alla base della convocazione del Sinodo Diocesano che però, promosso alla Sede Metropolitana di Foggia, mons. D’Ambrosio non ha potuto concludere. Già nei primi giorni di vita a Termoli, mons. D’Ambrosio si rese conto di essere custode di un tesoro immenso: le reliquie di S. Timoteo, discepolo dell’Apostolo Paolo. L’impegno profuso per la diffusione del culto di questo santo, e l’opportunità della sua presenza tra noi per una maggiore attenzione alle Scritture, non hanno pari. La lettera autografa del papa Giovanni Paolo II al Vescovo, in occasione del 50° anniversario del rinvenimento delle reliquie di S. Timoteo, è stata la conferma e l’incoraggiamento a proseguire nel lavoro. Il giorno dell���ordinazione episcopale (6 gennaio 1990), il Papa, durante l’omelia, invitò i vescovi ordinandi ad essere “Ministri della divina Epifania”, impegno che mons. D’Ambrosio ha accolto e si è sempre sforzato di vivere nella nostra Chiesa. Gabriele Morlacchetti Vicario generale della Diocesi di Termoli-Larino

Sempre a suo agio in mezzo al popolo foggiano Tre anni di servizio scolpiti nei ricordi di tutti Il 27 maggio 1999, nell’episcopio di Foggia, veniva letta la Bolla di nomina di mons. Domenico D’Ambrosio ad Arcivescovo di Foggia-Bovino. L’8 marzo 2003, nello stesso luogo, si annunciava il suo trasferimento nell’Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-S. Giovanni Rotondo. Poco più di tre anni. Un episcopato ‘toccata e fuga’, di ‘passaggio’. Un fatto, purtroppo, non inusuale in alcune diocesi. La decisione dei trasferimenti supera tutti, anche il vescovo a cui è chiesto il ‘sì’ dell’obbedienza. “I nostri piedi si fermano alle tue porte”, la lettera di saluto prima del suo ingresso, anticipava il dono delle “perle” che egli desiderava portare: la Parola, l’Eucarestia e la Carità. Missiva che si è rivelata come biglietto da visita. Ad effetto la sua dichiarazione durante la celebrazione dell’inizio del suo ministero: “Vengo in mezzo a voi come l’usciere della gioia”. Anticipazioni diventate,

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poi, le “Linee progettuali per gli orientamenti pastorali” e lo stile del suo ministero. Quando si annuncia la venuta di un nuovo Pastore tanti si attendono iniziative diverse e capovolgimenti pastorali. Con semplicità, egli ha dichiarato l’intenzione di immettersi nel solco tracciato da chi lo ha preceduto, ha promesso l’ascolto della Chiesa che veniva a servire garantendo l’attuazione del I Sinodo Diocesano appena concluso, ha assicurato una particolare attenzione ai presbiteri. Forte la convinzione del primato dell’evangelizzazione con le indicazioni per renderla attuabile. L’annuncio della Buona Notizia non può prescindere dalla conoscenza della realtà per discernere cosa il Signore vuole da noi. è Gesù la persona da annunciare, non le nostre idee. La parrocchia deve risultare il luogo naturale per vivere l’esperienza di fede. è necessario ‘uscire dal tempio’ alla ricerca di ‘nuovi tavoli di confronto’ senza arrendersi di fronte alle difficoltà, ma accettando le ‘nuove sfide’ che la società odierna presenta. Non sono mancati i momenti duri, come il crollo del palazzo di Viale Giotto la notte dell’11 novembre 1999 che ha registrato 67 morti. Nell’occasione non si è risparmiato. Ha fatto suo il dolore dei fratelli che hanno perso i loro cari sotto le macerie, ha trasmesso il calore della sua presenza di padre ed ha annunciato con forza la speranza che scaturisce dalla fede. Il dubbio può affiorare. Non si è trattato di un episcopato, quasi inutile per la sua brevità, che non ha consentito di incidere in profondità nella vita della diocesi?

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Ogni energia per il gregge a lui affidato Quando t’imbatti in un’avventura più grande di te, scopri la bellezza del dono che ricevi nell’incrociare, sulla tua strada, una persona cara che, in qualche modo, segna la tua vita. Chiamato dalla bontà di mons. Domenico D’Ambrosio ad essere suo primo collaboratore, nel servizio alla diocesi, ho vissuto con fede e condiviso con affetto l’intero percorso del suo ministero pastorale alla Chiesa Sipontina, per la quale egli è stato Figlio stimato ed obbediente, Sposo appassionato e fedele, Padre tenero e premuroso, Pastore sapiente e vigile. I sei anni del suo episcopato trascorsi in mezzo a noi sono stati vissuti al servizio della Verità. La logica del Vangelo ha ispirato la sua vita ed il Vangelo è stato il parametro di giudizio per ogni sua scelta. Segno luminoso del suo passaggio, incisivo seppure troppo breve, nella nostra diocesi rimane la Visita pastorale, con la Missione al popolo e la Peregrinatio Mariae con l’icona della Vergine Regina di Siponto. Mons. D’Ambrosio ha amato e servito la Chiesa sempre, anche nei momenti di difficoltà e di incomprensioni, e laddove dal Papa è stato inviato. Cogliamo l’occasione del 20° anniversario della sua Ordinazione episcopale per ripetergli, nella stima e nell’affetto immutati, il grazie profondo e sincero per quanto ha operato per la nostra chiesa locale, per la generosità con cui si è speso al suo servizio, nonostante le spine e le croci disseminate sul suo cammino, per la cura pastorale attenta e sollecita, propria di un Pastore che ama il suo gregge, vigila su di lui, è in ansia per lui e gli riserva ogni energia. Auguriamo all’Arcivescovo di Lecce un ministero ancora lungo e fecondo, accompagnato dalla gioia più grande che un Padre possa provare: la gioia di amare i suoi figli e di essere da loro amato, sempre e dovunque si trovino. Al Signore chiediamo che continui a sostenerlo con la forza del Suo amore e con la luce del Suo Spirito. Auguri, Eccellenza. Mons. Andrea Starace Vicario generale dell’Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-S. Giovanni Rotondo

Di sicuro tante idee sono rimaste sulla carta. Alcune iniziative rimaste incompiute. Altri progetti rimasti a metà. Ma ciò non pregiudica o annulla una presenza. Un criterio fondamentale per la buona riuscita di un’impresa è il tempo, ma è anche vero che il tempo non è l’unico elemento che qualifica l’operato dell’uomo. Molto dipende dal modo di vivere l’esperienza e di stare dentro le cose, dall’intensità dell’impegno profuso, dalla profondità delle relazioni che si intessono. Tutto ciò dà qualità alla propria azione, sia a livello personale che comunitario. La gente rimaneva ammirata per l’immediatezza nei rapporti, la capacità di stabilire un conDALLA MOLDOVA tatto diretto con le persone, la facilità di stare tra i fedeli, l’affabilità nel trattare l’interlocutore, il linguaggio forbito, ma accessibile a tutti. Ed Dalla Chiesa sorella di Chisinau in egli era contento di sentirsi a Moldova e dalla Fondazione Regina Pacis suo agio con il suo popolo. Il giungano a S.E. mons. D’Ambrosio, Arcisaluto cordiale, il sorriso acvescovo Metropolita di Lecce, gli auguri in cattivante, l’abbraccio umaoccasione del ventesimo anno di episcopato no spontaneo, la sua affabia servizio del popolo di Dio. La sensibilità lità sono risultate le carte vinpastorale sempre molto attenta agli ultimi centi. La gente ben se ne ried a quanti soffrono ai margini della sociecorda. tà, come è stato possibile vedere in occaUn ricordo che rimane, in sione dell’ingresso nell’Arcidiocesi di Lecce, modo particolare, nel cuore riempia il cuore di gioia li dove la Chiesa di di chi lo ha conosciuto meglio e voluto bene maggiorLecce è presente con una piccola ed umile mente. Un ricordo che si tramissione accanto ad una Chiesa sorella delduce in augurio per il ventenl’est. L’augurio che la passione per i poveri nale di Consacrazione Episulle orme del buon Pastore e Maestro Criscopale e in preghiera. sto Gesù sia sempre più segno di speranza Filippo Tardio per la tutta la terra del Salento. Vicario Generale + Anton Cosa dell’Arcidiocesi Vescovo di Chisinau in Moldova di Foggia-Bovino

Gli auguri dalla Chiesa sorella


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Sono passati pochi mesi e la Diocesi di Lecce torna a stringersi attorno al suo Pastore nel ventesimo anniversario della Consacrazione Episcopale. Abbiamo avuto modo in questo tempo di conoscere il nuovo Vescovo che la Divina Provvidenza, nell’alternanza dei tempi e degli uomini, ha scelto per scrivere una nuova pagina della storia cristiana della nostra chiesa e per condurci ancora più in alto. Lo abbiamo accolto e amato subito, perché abbiamo colto sin dalla prima lettera indirizzata a noi nel giorno di Pasqua “la grande fatica e la non piccola sofferenza” che il Papa gli ha chiesto, ma anche la sua risposta pronta e generosa, segno del suo cuore grande e dell’affetto verso la Chiesa di Lecce. “È stato risolutivo questo gioioso e particolare modo del Signore che vuole anche me partecipe del Suo progetto, quello con il quale fin dall’eternità mi ha scelto per essere santo e immacolato al Suo cospetto nell’amore… Le sorprese dell’amore non finiscono mai. E voi siete la sorpresa dell’amore che Dio mi riserva da sempre. Con voi che siete nella Chiesa che vive in Lecce, non devo far cadere il sogno di Dio: santi e immacolati al suo cospetto nell’amore.” “Se potete fatemi posto nel vostro cuore”. E come non aprire il cuore ad un Padre che si presenta con tanta umiltà, come Servo umile e fedele a immagine di Gesù! “Accoglietemi e consideratemi come servo di Cristo Signore e amministratore e dispensatore dei suoi santi divini misteri”. Così lo abbiamo conosciuto fin dal primo momento: Padre che calorosamente accoglie e risponde, che saluta con le braccia elevate e con la mano benedicente, che dona in ogni occasione un sorriso contagioso, che mostra lo slancio e la generosità di chi vorrebbe abbracciare tutti, uno per uno. Ha fatto il suo ingresso in diocesi percorrendo, in pellegrinaggio fin dalle prime ore del mattino, le parrocchie lungo il percorso che lo portava in Città, e poi in visita nella Casa Circondariale a contatto con i detenuti, e poi presso le Suore fondate da S. Filippo Smaldone e poi tra i giovani e infine nella calorosa piazza Duomo con la sua Cattedrale e l’antico Seminario. Dopo appena poche ore già chia-

Vent’anni di servizio episcopale celebrati qui nella Chiesa di Lecce

Alla scuola del Pastore anche noi profumo di Vangelo e di speranza Esperienza di Dio, discernimento sapienziale e scelta del dialogo

Spiritualità e cultura “eucaristica” I modelli culturali dell’attuale società multimediale non di rado incrinano il fruttuoso rapporto tra l’uomo contemporaneo e l’annuncio del messaggio cristiano. È, quindi, importante coltivare il rapporto tra le diverse esperienze umane e coniugare l’impegno culturale con una forte esperienza di fede e di evangelizzazione. In questo contesto, mons. D’Ambrosio considera l’impegno ed il fervore per superare la frattura tra Vangelo e mentalità secolarizzata di tanta gente mediante la proposta dell’unità della persona derivante da una religiosità teologicamente motivata. Mediante un incontro con la Sapienza, dono elargito dall’Alto e conquista dell’intelligenza e del cuore attraverso la mediazione di Cristo, come l’esperienza di fede, di cultura e di Chiesa, come quella presentata a studenti e docenti dell’Istituto di scienze religiose in occasione della celebrazione vissuta con loro in un clima di intesa partecipazione. Mediante una contemplazione dei doni elargiti da Dio, capaci di stupire ed appagare l’animo con la loro meravigliosa gratuità, di partecipare la forza dello Spirito, di sostenere le straordinarie e nello stesso tempo fragili capacità dell’intelligenza umana. Mediante un vincolo di amore ecclesiale esplicitato sia dalla disponibilità del presule ad offrire con viva partecipazione e generosità il proprio servizio di guida paterna sia dalla domanda degli allievi di poter contare su un provetto timoniere in un itinerario che prima di essere umano e culturale è soprattutto spirituale. Il presule, infatti, presiede l’Eucaristia incentrando sul Mistero della Cena una proposta di religiosità fondata sul “mirabile sacramentum”, segno ed evento di una presenza divina da onorare ed adorare e soprattutto da accogliere nell’amore, oltre che con l’intelletto.

Una delle prime proposte, che ha colto un po’ tutti di sorpresa, fatta da mons. Domenico D’Ambrosio al clero e all’intera comunità diocesana, appena approdato a Lecce, è stata quella di istituire una forma di vita comune, in episcopio, tra il Vescovo e i seminaristi prossimi ad essere orinati diaconi e poi presbiteri. Una sorta di noviziato alla vita comune del clero. Personalmente ho accolto la proposta con grande gioia, soprattutto perché l’Arcivescovo, per tale iniziativa, si era ispirato al modello della vita comune che S. Agostino conduceva con il suo Presbiterio. La Regola di S. Agostino, dove viene descritta e normata la vita comune, è un testo molto breve ed è destinata al clero diocesano. Ebbene. Per il vescovo d’Ippona la vita comune non è semplicemente un mezzo di perfezione cristiana ma il fine stesso della vita della Chiesa: “Il motivo essenziale per cui siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa e abbiate unità di mente e di cuore protesi verso Dio” (Reg. 1,3). Il model-

Egli non propone una lezione di spiritualità, ma una comunicazione dello stupore personale, della gioia intima e soprattutto della fede profonda che vive ogni giorno nel celebrare l’Evento del giovedì santo. Consapevole di essere chiamato a somministrare i doni provenienti dall’Eucaristia con il suo ministero di apostolo e quindi di depositario e responsabile, rivela così la sua interiore, intensa e dolce partecipazione al mistero pasquale quale fondamento e sostegno della quotidianità ed alimento del proprio itinerario di ascesi ed attività pastorale. È facile rilevare che più volte fa riferimento al rapporto con il Padre, il Figlio e lo Spirito in atteggiamento di gratitudine e di lode per le grazie ottenute e ricorda di aver ricevuto il compito di riconoscere i carismi distribuiti da Dio ai singoli ed all’intera comunità offrendo sostegno con la preghiera, l’aiuto paterno, l’amore. Con stile immediato, sereno, coinvolgente, ricco di parole calorose, attinge considerazioni ispirate dalla fede e nello stesso tempo da chiara riflessione teologica. Mostra, pertanto, ammirazione per la proposta culturale, per cui esprime vivo compiacimento per i riferimenti patristici e coniuga il valore dello studio e della ricerca della Verità con lo slancio dell’incontro con la trascendenza vissuta sulla scia della Parola. Evidente la sua sensibilità e la sollecitudine nel dialogare con la cultura contemporanea sostenendo gli specifici luoghi di formazione, allo scopo di allargare l’intellegibilità dei contenuti evangelici ed il dialogo pastorale. E rendere così più pregnante ed efficace l’esperienza di Dio con la testimonianza, il discernimento sapienziale delle diverse situazioni e la progettazione ecclesiale mediante i diversi linguaggi della società. Adolfo Putignano

La vita isolata non ha mai avuto successo nella Chiesa

Per una cultura di comunione fra vescovo e presbiteri lo assunto è la stessa comunità apostolica degli Atti. Una regola tanto breve quanto più presuppone tutta la produzione teologica agostiniana e che nasconde il livello più alto dell’itinerario spirituale di Agostino. La ricerca di Dio è stata il punto di partenza del suo itinerario interiore mediante la filosofia come sapienza; e poi la ricerca di Dio nella Chiesa e nella Scrittura; infine, la ricerca di Dio mediante la vita comune. Agostino ha individuato e proposto così i luoghi essenziali ed oggettivi perché sia concretamente possibile una forte esperienza di Dio. In fondo, lo

sappiamo bene, non può esserci annuncio e accoglienza del messaggio cristiano se non mediante espressioni di vita comunitaria. La vita presbiterale è nata dentro una struttura comunitaria ben precisa. I primi presbiteri sono il cosiddetto “senato” del Vescovo. E, come ci assicura S. Ignazio d’Antiochia, “sono un tutt’uno con il Vescovo”. Dai Padri della Chiesa ci viene una unanime testimonianza di come Vescovo e Presbiteri governassero insieme la Chiesa locale. S. Cipriano afferma che nessuna decisione veniva presa da lui prima di aver sentito

mava per nome i suoi sacerdoti e le persone che andavano ad incontrarlo. Ha ricevuto un mandato importante da Cristo e la sua disposizione d’animo è quella di servirLo servendo l’uomo; lavorare nella vigna del Padrone e camminare per le strade del mondo, incontrare i suoi figli sul posto di lavoro per invitarli a condividere la fede nel Risorto. Giovane coi giovani, carcerato coi carcerati, ammalato coi malati… a tutti assicura: “Vi voglio bene e vi accolgo nella mia preghiera…” e queste parole arrivano al cuore di ognuno e riaccendono la speranza. Questa nuova pagina della Chiesa di Lecce inizia con il profumo della speranza. La speranza! Ogni giorno avvertiamo un certo senso di disagio, provocato dalle sfide e dalle lusinghe dell’attuale cultura: la difficoltà nella comunicazione, la disperata sofferenza d’una esistenza chiusa negli orizzonti terreni, la fatica di vivere in un contesto frammentato e depresso, la sofferenza per il prevalere di tanta esteriorità a danno dell’interiorità che si va pian piano perdendo. Stiamo diventando stranieri a noi stessi. Non basta più una fede generosa, ma occorre una fede disposta ad abbandonarsi all’azione dello Spirito e una intelligenza spirituale creativa, e il Vescovo dalla prima omelia ha voluto radicarci nell’essenziale, ha voluto fare in modo che mettessimo più in profondità le radici. Ha indicato Gesù quale pietra viva che rende stabile e forte la nostra esistenza. L’essenziale è Lui: il Suo mistero in cui immergerci, la Sua parola a cui alimentarci… Così, con il cuore in Lui, rigeneriamo la nostra volontà per amare questo nostro tempo, ricominciamo ogni giorno il cammino rimessi in piedi dalla Sua misericordia e diffondiamo nel mondo la speranza che nasce dall’amare e dall’essere amati. In questo giorno tanto significativo per il nostro Arcivescovo, ci stringiamo attorno a Lui, quali pietre vive rese unite da Cristo, figli che testimoniano la verità in cui credono con convinzione e mitezza, con desiderio di ascolto e rispetto, con atteggiamenti di attenzione e di gratuità, di condivisione e di ricerca di senso… perché alla scuola del nostro Pastore vogliamo essere anche noi profumo di Vangelo, profumo di speranza. Fernando Filograna

presbiterio e popolo. La vita isolata e il modello individualistico non hanno mai avuto successo nella Chiesa. Il Concilio Vaticano II ribadisce l’importanza del rapporto di fratellanza fra i Presbiteri, facendolo scaturire direttamente dall’unità del presbiterio con il Vescovo nella celebrazione eucaristica. Le forme di fratellanza fra i presbiteri sono l’immediata conseguenza dell’unità eucaristica, anzi la rendono credibile. Il primo biografo di Agostino, Possidio, a proposito di vita comune, scrive: “I Chierici stavano sempre con lui nella stessa casa e venivano nutriti e vestiti con una sola mensa e con spese comuni (Vita 25). Nell’intenzione del nostro Arcivescovo, attraverso il tentativo della vita comune con lui dei Seminaristi prossimi al presbiterato, vi è un vero e proprio progetto, simile a quello agostiniano, aggiornato alle odierne esigenze, quello cioè di fare della fraternità presbiterale il vero motore della pastorale. Luigi Manca


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zoom

Suor Enrica Rosanna A Poggiardo una conferenza tenuta dal Sottosegretario della Congregazione Vaticana per gli Istituti di vita consacrata Grazie al Consorzio per i Servizi Sociali dell’ambito di Poggiardo, presieduto e fortemente voluto dal dott. Giuseppe Colafati e primo modello, peraltro, di tale sistema integrato di welfare in Puglia, è stato possibile assistere ad una conferenza di rara preziosità per la statura etica e professionale della relatrice: suor Enrica Rosanna, sottosegretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica delle Figlie di Maria Ausiliatrice - il ramo femminile della Famiglia salesiana - con la sua vasta bibliografia ed esperienza di vita dedicata alla donna ha consentito agli uditori, presenti il 12 dicembre scorso nel Palazzo della Cultura di Poggiardo, di attingere ad un patrimonio di conoscenze di rilievo inestimabile. Tra aneddoti e racconti la religiosa, già Preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”, ha approfondito la peculiarità del ruolo femminile nella sua dimensione di donna-madre nel terzo millennio, in una accezione che connota la donna nella specificità della sua identità di persona: il prendersi cura dell’altro. È, questa, espressione del suo genio che assurge ad arte quando ha come coordinata principale l’amore. Il termine inglese I care, afferma suor Enrica, racchiude una molteplicità di significati legati al prendersi cura dell’altro che, di fatto, è patrimonio specifico della donna-madre. La maternità è struttura ontologica della donna, iscritta nel suo sesso; a lei è affidato il compito naturale di “prendersi cura della vita”. La sua attitudine naturale alla maternità, nella relazione con il figlio, svela pienamente alla donna la sua capacità di donarsi completamente, nella sua disposizione ad accogliere e proteggere. L’essere umano è definibile per il suo essere in relazione con l’altro e dall’esclusivo rapporto con la madre che lo genera scaturisce la conoscenza di sé come essere in relazione. La qualità delle relazioni umane è, quindi, strettamente legata alla capacità dell’educatore, madre e padre, di donarsi all’altro. Il contributo derivante dall’apporto d’amore dei due sessi è, infatti, complementare e fondante per la costruzione armonica ed equilibrata della nuova persona. Ora, la ricchezza e la profondità

FRANCAMENTE

Essere donna e madre nel terzo millennio

Un incontro promosso dal Consorzio per i Servizi Sociali dell’ambito di Poggiardo, presieduto dal dott. Colafati

O NUIT BRILLANTE

di Salvatore Palma

Esiste davvero la differenza tra uomini e donne? “Poiché ignoriamo le differenze esistenti tra uomini e donne siamo condannati a vivere in stato di guerra. Di solito ci sentiamo arrabbiati o frustrati nei confronti dell’altro sesso perché abbiamo dimenticato questa importante verità. Ci aspettiamo che i rappresentanti del sesso opposto siano simili a noi. Ci piacerebbe che ‘volessero ciò che noi vogliamo’ e ‘sentissero come sentiamo noi”. È quanto sostiene lo psicologo americano John Gray in un suo interessante e piacevole libro di successo che ha avuto molti fautori ma anche qualche detrattore, “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere. Ma quali sono “le differenze esistenti tra loro”? Esistono davvero delle differenze? Si tratta di una campo interessante della psicologia e della medicina che per molti aspetti è ancora inesplorato e sconosciuto,

anche se qualche punto fermo può essere facilmente stabilito. Le diversità anatomico-fisiologiche dell’apparato urogenitale sono sotto gli occhi di tutti e investono profondamente, in modo assai più pregnante di quanto non pensiamo, il tema della paternità nell’uomo e della maternità nella donna. Quest’ultima penetra e attraversa la psicologia femminile coinvolgendola molto più di quanto non possa accadere nell’uomo, la maternità realizza il prodigio della vita (e rendendo possibile l’essere umano è ciò che costituisce il ‘primum’ rispetto ad ogni altro discorso dell’uomo e sull’uomo), è difficile da racchiudere in ragionamenti e forse irraggiungibile nel nucleo più profondo del suo significato. Si tratta di un’affermazione fondata sulla semplice esperienza di ogni madre, che percepisce con chiarezza la vastità di questo rapporto così ‘suo’, senza peraltro riuscire a

dell’universo femminile possono incidere in maniera determinante per lo sviluppo umano integrale nella vita civile e sociale. Nella società contemporanea, caratterizzata da una cultura di prevalente egocentrismo ed autoaffermazione, l’insegnamento più immediatamente percepibile è l’esempio concreto di grandi figure femminili come Madre Teresa di Calcutta, Edith Stein o Maria Domenica Mazzarello, che ha condiviso con Don Bosco l’intuizione che l’educazione è motore della storia e che nei giovani formati alla maturità responsabile è affidata l’umanizzazione della società. Ma la giovinezza è soprattutto nella volontà di imparare, volontà che prescinde da criteri meramente temporali. La donna impara quotidianamente, con costanza e impegno, a realizzarsi come tale. E la maternità cui fa riferimento suor Enrica è maternità a tutto tondo: essere madre, cioè prendersi cura di figli generati biologicamente o spiritualmente e di chiunque richieda attenzione e protezione sono sempre espressioni di quella singolare disposizione umana che la donna trasmette già nel grembo materno. Assumendo la Madonna, Madre di Dio e Madre degli uomini, come modello per eccellenza, la madre spirituale feconda generazioni di anime attraverso la missione educatrice, così come la madre biologica apre alla relazionalità: entrambe nel dono incondizionato di sé. Un altro aspetto caratterizzante il femminile è legato al mistero del limite. Quando i momenti di fecondità e sterilità mostrano alla donna la sua limitatezza, quando la mamma coglie la sua posizione di subordinazione alle esigenze filiali già nella gravidanza, durante la quale il figlio dipende dal cordone ombelicale ma è autonomo nella respirazione, si sviluppa anche la sensibilità a dare spazio all’altro, diverso da sé. Così, la fragilità del bimbo che dipende dalla mamma sollecita le migliori risorse affettive e spirituali della donna in quella esperienza unica, la procreazione, che fa sperimentare alla madre l’aspetto positivo del dolore e del dono come genesi dell’amore. Tutto questo, nella convivenza sociale, non può che tradursi in accoglienza e tolleranza nei confronti di culture e mentalità differenti. Giuseppina Capozzi

delinearne un profilo esaustivo. Quella della maternità è certamente la differenza principe su cui si fonda tutto il resto. Dal punto di vista fisico ve ne sono altre che pur non avendo la stessa importanza, hanno un certo peso nel modo di essere tra l’uomo e la donna: il diverso timbro della voce, la diversa struttura corporea (più muscolosa e massiccia quella dell’uomo, più rotonda e minuta quella della donna), il diverso sviluppo delle ghiandole mammarie, la diversa quantità e distri-

buzione dei peli sul corpo, la maggiore o minore incidenza di alcune “patologie”. Gli uomini e le donne quindi sono anatomicamente e fisiologicamente diversi. Purtroppo però anziché vivere la diversità come una grande opportunità per integrarsi reciprocamente, la si vive come una ‘diminutio’ che toglie qualcosa al proprio essere e che talvolta induce a scagliarsi contro ogni differenza solo perché non sappiamo distinguere tra questa e l’uguale dignità. Il concetto classico di giustizia ‘dare a ciascuno il suo’ non toglie l’uguale dignità di ogni essere umano, ma rispetta le differenze e l’arricchimento reciproco. Tardiamo a comprendere che l’ideale di unità nella diversità è la convergenza suprema di realtà a sé stanti e originali”. palma@loradelsalento.it

Concerto presso le Benedettine Sabato 26 dicembre alle ore 19.30 presso il Monastero delle Benedettine a Lecce ancora una volta di scena il coro polifonico San Gregorio Nazianzeno di Acquarica di Lecce, in una serata di beneficenza organizzata dall’associazione culturale Teutrhas in collaborazione con il Club Lions Copertino Salento, presieduto dalla prof.ssa Anna Maria Colaci docente presso l’Università del Salento. O nuit brillante, a cura del maestro Giuseppe Lattante, è il titolo del concerto di brani sacri e della tradizione natalizia, che si snoda dal medioevo fino ai nostri giorni attraverso un prezioso bouquet di musiche di autori quali Francesco Durante, Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi, Pietro Mascagni, Karl Jenkins, a cui si affiancano le più celebri melodie che celebrano il Natale. Ad affiancare il coro San Gregorio Nazianzeno il giovane soprano Denise Ingrosso, il soprano Marina Tundo, il mezzosoprano Maria Grazia Nicchiarico, il baritono Gianluigi Palma, il basso Piero Conte, all’organo il maestro Matteo Cisternino, diretti dal maestro Giuseppe Lattante. “Anche quest’anno, spiega il presidente dell’associazione Teutrhas Walter Ingrosso, abbiamo voluto coniugare musica e solidarietà, devolvendo i liberi proventi del concerto a favore del progetto Lions, finalizzato all’acquisto di un cane guida per un giovane salentino non vedente”. Ad impreziosire la serata saranno i pensieri del prof. Carlo Alberto Augieri, ordinario di critica letteraria e letterature comparate presso l’Università del Salento, che ci guiderà in un suggestivo percorso sul tema del natale. Ingresso libero.


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FONDAZIONE REGINA PACIS

Il patronato Acli presente in Moldavia Natale in Moldavia. Il Ministro chiede aiuto alla Fondazione in collaborazione con il Regina Pacis A servizio dei poveri e degli ultimi È stato da molti definito un evento storico quello celebrato nei giorni scorsi a Chisinau in occasione dell’avvio della presenza del Patronato Acli in Moldova, in collaborazione con la Fondazione Regina Pacis. L’evento è stato prima di tutto presentato al Ministro degli esteri moldavo on.le Igor Leanca lo scorso lunedì 14 dicembre ed il giorno successivo è stato sottoscritto l’accordo tra le Acli e la Fondazione Regina Pacis alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Moldova dott. Stefano De Leo. In sintesi in base all’accordo la Fondazione Regina Pacis dovrà garantire la collaborazione necessaria alle sedi di Patronato Acli italiane per l’eventuale disbrigo di pratiche da compiersi in Moldavia. Allo stesso modo le sedi di Patronato italiane collaboreranno con la Fondazione Regina Pacis per il disbrigo di pratiche relative a cittadini moldavi da svolgere in Italia. Il Patronato Acli svolgerà le proprie attività presso l’ufficio in Strada Sfatul Tarri 17/32 in Chisinau, sede della Fondazione Regina Pacis, e sarà presente con un proprio referente anche presso l’Ufficio Consolare Italiano per le attività di informazione ed assistenza ai cittadini moldavi che intendono richiedere un visto di ingresso in Italia. Infatti le Acli, come già avviene in altri Stati e sempre in collaborazione con il Ministero per gli Affari Esteri Italiano, saranno a disposizione per le attività di informazione ed assistenza nelle domande di Visto d’Ingresso per l’Italia e Ue, per le modalità di accesso degli studenti moldavi all’Università in Italia, per le Informazioni in materia di soggiorno regolare in Italia e in Ue. Il valore del servizio, che sarà sempre e rigorosamente

gratuito, è finalizzato, così come chiaramente delineato sia dalle Acli che dalla Fondazione Regina Pacis, all’assistenza dei moldavi che intendono recarsi legalmente in Italia, ai moldavi che avendo fatto rientro in Moldova avranno bisogno di regolarizzare le proprie posizioni, anche nei rapporti con i datori di lavoro o per la situazione pensionistica, ai moldavi che in Italia incorreranno in situazioni di disagio e sfruttamento. Tale accordo rientra anche in una specifica e chiara richiesta fatta dal Ministro degli esteri moldavo on.le Igor Leanca, il quale ha espressamente richiesto alla Fondazione Regina Pacis di attivare un servizio di protezione sociale per i moldavi in Italia che hanno bisogno di aiuto e sostegno. Oggi tutto ciò è possibile grazie alla rete di contatti e competenze in Italia messa a disposizione dal Patronato Acli. L’accordo, inoltre, rientra nei programmi dell’Ambasciata di Italia in Moldova. Obiettivo primario dell’Am-

basciatore De Leo è stato sempre quello di allargare il raggio di informazione nella materia del rilascio dei visti e permettere un accesso ai servizi consolari rapido, concreto, legale, gratuito e lontano da ogni forma di sfruttamento. A tale progetto ha fin dall’inizio delle attività dell’Ambasciata italiana collaborato la Fondazione Regina Pacis, per cui oggi il notevole ed autorevole supporto delle Acli renderà ancora più concreto e sostenibile il percorso di legalità e servizio al popolo moldavo tenacemente voluto dall’Ambasciatore De Leo. Va anche detto che la presenza del Patronato Acli a supporto delle attività della sede Consolare italiana di Chisinau, come già avviene in Marocco, Albania ed in altri diciassette Stati, è stata sostenuta dal Ministro degli esteri italiano on.le Franco Frattini, che per primo ha sollecitato tale servizio in Moldova. Dal mese di gennaio l’Ufficio sarà operativo, presso la sede della Fondazione, e rappresenterà un ulteriore passo verso la legalità ed il rispetto dei diritti dei cittadini moldavi che vorranno muoversi in Italia ed in Europa. Nicola Rocca

È il freddo dell’est a dettare quest’anno le regole e i tempi del Natale in Moldova, notoriamente diviso in due momenti, cioè il Natale dei cattolici con la celebrazione il 25 dicembre ed il Natale degli ortodossi che sarà celebrato il 7 gennaio prossimo. La novità di grandissimo valore è data dal fatto che per la prima volta quest’anno in Moldova anche il Natale dei cattolici è stato ritenuto una festa della Stato, per cui finalmente il 25 dicembre anche i fedeli della Chiesa cattolica potranno celebrare la Solennità senza dover essere costretti ad andare a lavorare, come era sempre avvenuto in passato. Certamente anche quest’anno non per tutti sarà una vera festa, perché i poveri sono ancora tanti, lungo le strade o all’interno delle case. Nei giorni scorsi il Ministro del lavoro e della protezione sociale moldavo ha scritto una lettera alla Fondazione Regina Pacis per chiedere aiuti materiali a beneficio di un istituto dove sono internati 310 bambini. Il Ministro Valentina Buliga scrive: “Abbiamo 310 bambini nell’Istituto di Orhei e siamo preoccupati perché a motivo della loro sofferenza e della situazione sociale non possiamo dare loro un motivo per fare festa. Vi chiediamo dolci, frutta e giochi”. Ecco la Moldova! Ecco l’opera della Fondazione Regina Pacis accanto ai poveri, anziani e bambini già assistiti e le tante richieste che giungono ininterrottamente. Ma c’è anche tanta solidarietà a sostegno delle azioni di carità. La Comunità italiana ha organizzato la “Cena della solidarietà” per raccogliere fondi, alcune aziende hanno inviato prodotti e vestiario. L’impatto con la povertà non lascia insensibile nessuno. Ma il Natale è anche preghiera e liturgia, che sarà celebrata nel Cenacolo Regina Pacis, dove proprio in occasione del Natale ci sarà il Battesimo di una ragazza moldava, ospite della Casa Famiglia Regina Pacis, la quale dopo un lungo percorso formativo, seguito dalle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, ha chiesto di ricevere il Sacramento del Battesimo. Dalla povertà alla fede, dalla miseria alla conoscenza di Dio: sono questi i miracoli della carità, sono questi i grandi doni che il buon Dio riserva lungo il cammino della missione a quanti si dedicano a servizio degli ultimi. Questo sarà in Natale in Moldova, ed anche il mio Natale, certamente molto diverso, senza luci e senza chiasso, senza pranzi di festa e senza la bontà degli amici, immerso nella povertà e nel freddo, ma ricco di fede e carità, perché la Moldova oggi ha bisogno proprio dei miracoli che Gesù compiva passando tra la gente e sanandola nel corpo e nello spirito. A S.E. mons. Domenico D’Ambrosio, ai Confratelli Sacerdoti, ai Religiosi e Religiose, a tutta la Chiesa di Lecce, agli amici ed in particolare a quelli de L’Ora del Salento, alla mia famiglia ed a quanti porto nel cuore, l’augurio sincero di Santo Natale e felice Anno Nuovo. Cesare Lodeserto (clodeserto@reginapacis.org)

Nel Sentiero, marcia sinfonica di Coggi QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

di Antonio Martino

La seconda parte della marcia sinfonica “Nel sentiero” di Gesualdo Coggi si presenta nel modo minore e viene introdotta da un brevissimo episodio, come se fosse un corale. Utilizza i primi clarinetti in sib., le cornette in sib., i flicorni tenori e baritoni e, con un movimento discendente, i flicorni bassi e contrabbassi. Il successivo tappeto armonico, realizzato dai corni e dai flicorni chiari con suoni ribattuti, anticipa il giungere del tema principale. Quest’ultimo, caratterizzato da gruppi di quattro semicrome e di un successivo suono lungo, genera un’atmosfera di attesa, come se l’ascoltatore aspettasse l’arrivo di qualcosa. Il clima, in cui si muove la composizione, è fortemente sostenuto dalla distribuzione strumentale dell’idea tematica centrale; infatti il compositore ha meticolosamente ripartito, tra le sezioni bandistiche, le semifrasi sviluppate dalla melodia. Alla prima proposta affidata ai primi clarinetti in sib., giunge la risposta dei secondi clarinetti in sib., dei sassofoni tenori, dei flicorni tenori e dei flicorni baritoni, tutti sostenuti dall’intervento pizzicato dei flicorni contrabbassi e di conseguenza dei corni. In questo secondo segmento i suoni ribattuti, evidenziati in precedenza, vengono momentaneamente interrotti affinché l’azione della melodia possa essere più incisiva ed efficace. La seconda proposta viene delineata come la prima e di conseguenza anche la rispettiva risposta; il tema è ora ben chiaro nella mente del fruitore e lo stesso è immerso

in contesto sonoro e dinamico ben controllato in cui l’energia è volutamente sopita per assicurare il clima sviluppato in questa fase della composizione. Nella seconda frase musicale giungono, all’interno della melodia principale, delle variazioni, perfezionate anche con l’ausilio del gioco timbrico. Infatti, dopo l’intervento dei clarinetti in sib., compare, come effetto eco, la risposta dei flicorni tenori e baritoni, immediatamente dopo ricompaiono i primi clarinetti, seguiti dalle cornette in sib. Tutto ciò ben si lega alla seconda fase del tema, la quale appare un elemento conseguenziale più concitato e variegato. Lo schema analizzato viene riprodotto un’altra volta e la seconda parte della marcia sinfonica volge al termine. Nel ritornellare il secondo tema non può essere trascurato l’intervento delle cornette in sib., le quali agiscono sulla melodia per renderla più dinamica e luminosa. Il Coggi, a sua volta, ripropone gli squilli delle trombe e il relativo segmento, già analizzato nel numero precedente, perchè la composizione si ricarichi del giusto dinamismo volumetrico e per far ritornare l’equilibrio nelle sezioni della banda. La coda è un proseguimento naturale di questo “spartiacque” ideato dal compositore. Appena terminate le terzine relative agli squilli, tutto l’organico bandistico si muove sul ritmo croma - punto - semicroma per segnare definitivamente l’epilogo che giunge attraverso un serrato uso di triple appoggiature. Il compositore elabora una conclusione su un momento di forza della melodia.


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SQUINZANO/Inaugurato e benedetto dall’Arcivescovo D’Ambrosio il deposito degli alimenti destinati ai poveri Finalmente è ufficiale: anche Squinzano, dopo Alessano, ha il suo Banco delle Opere di Carità. Si trova a pochi passi dalla stazione ed è stato inaugurato sabato 19 alla presenza di Sua Eccellenza mons. Domenico D’Ambrosio, del sindaco Gianni Marra, di esponenti politici di livello provinciale e regionale e di tanta gente comune. L’inaugurazione, animata dal coro interparrocchiale diretto dalla prof.ssa Maria Rosaria Scalcione, è iniziata con la benedizione dei locali impartita dal Vescovo ed è proseguita con una serie di interventi a cui ha dato il via don Nicola Macculi che, dopo aver salutato e ringraziato tutti i presenti, ha sottolineato come la possibilità di poter donare qualcosa agli altri sia un modo “per vivere al meglio la solidarietà. La scelta di aprire il Banco nell’imminenza del Natale”, ha continuato Don Nicola, “non è stata casuale, perchè è proprio questo il miglior periodo per dimostrare quanto il cuore della gente sia vicino ai più deboli e alle loro esigenze”. Successivamente ha preso la parola don Lucio Ciardo, responsabile del Banco di Alessano, che ha evidenziato come “il condividere sia un impegno fondamentale dei cristiani. Il Banco di Alessano dal 1995 è un deposito al servizio degli enti caritativi che ne fanno richiesta e, dal 2009, anche dei comuni.” Non bisogna dimenticare poi la dimensione umana del donare infatti, continua don Lucio, “i nostri volontari che portano i prodotti alle famiglie, entrano nelle stesse stabilendo un rapporto di affetto, di fiducia, di riconoscenza. Attualmente sono circa 130 gli enti che noi riforniamo e lavorare a stretto contatto con questo tipo di realtà ci ha fatto notare che purtroppo sta aumentando la soglia della povertà e si avvicinano a noi anche persone che fino a qualche tempo fa non avevano bisogno del nostro aiuto. Siamo felici che oggi si apra un deposito anche a Squinzano che si occuperà della zona Lecce-Brindisi.” Il sindaco Marra, dopo aver salutato tutti i presenti, ha posto l’accento sul fatto che la povertà stia davvero diventando la piaga del nostro tempo tanto che anche “il Santo Padre, durante l’ultimo vertice della Fao, ha manifestato la sua preoccupazione lanciando il suo monito contro gli sprechi. La situazione è talmente grave che ormai muoiono ogni giorno 17.000 bambini, 1 ogni 5 secondi. Bisogna ringraziare quindi tutti coloro”, ha continuato il sindaco, “che operano a favore del prossimo e la nostra amministrazione, quando don Nicola ci ha prospettato il progetto, lo ha subito appoggiato”. Contro gli sprechi si è anche pronunciato Antonio Gabellone, Presidente della Provincia, facendo notare quanto sia importante la solidarietà proprio in questo periodo in cui “la forbice, il divario tra coloro che sprecano e coloro che sono in gravi difficoltà economiche si sta allargando. Bisogna quindi ringraziare coloro che aiutano il prossimo anche con gesti semplici, spontanei, ma sicuramente molto significativi”. La vicepresidente regionale Loredana Capone nel suo intervento ha affermato: “Credo che questa sia la forma migliore di vivere il rapporto con gli altri. In Salento don Lucio, Don Nicola e Don Attilio Mesagne, direttore della Caritas, costituiscono il nucleo fondante contro la povertà. La nostra quindi è una Chiesa attiva, partecipe, che insegna come fare volontariato e moltiplica il numero dei volontari. Spesso si tratta di ragazzi molto giovani che imparano la solidarietà, l’amore per il prossimo e mi piacerebbe che si riuscisse a vedere come la crisi, nonostante tutti i suoi aspetti negativi, abbia fatto riscoprire il valore dello stringersi insieme per superare tutte le difficoltà”.

Il Banco delle Opere di carità Il più bel regalo di Natale L’ARCIPRETE

Don Nicola: ora tocca ai volontari È con ansia e orgoglio che la comunità e don Nicola Macculi, parroco delle Chiese di San Nicola e Mater Domini a Squinzano, si preparano all’inaugurazione del “Banco delle Opere di Carità”. “Il deposito, ampio circa 700 metri quadri”, come spiega don Nicola, “sarà luogo di stoccaggio di derrate alimentari che saranno distribuite presso gli enti, le associazioni e i comuni vicini, ad esso convenzionati. Saranno circa 4000 gli indigenti che riusciremo ad aiutare sin da subito e vorremmo con il tempo riuscire a coinvolgere quanti più comuni possibili, attualmente sono 6”. “Ci sono voluti mesi di lavoro prima di riuscire a realizzare questo progetto”; continua don Nicola “è stato necessario infatti trovare il locale adatto per lo scopo, compiere al suo interno dei lavori (l’allaccio della luce e del telefono per esempio), contattare comuni e associazioni, informarli e convincerli dell’importanza economica, umana, cristiana e territoriale del Banco. Lungo il cammino però abbiamo ricevuto la collaborazione, oltre che degli enti, di tanta gente comune; volontari che ci hanno aiutato anche

il 14 novembre, giornata della Raccolta alimentare. Senza dimenticare l’amministrazione comunale che, sin da subito, si è dimostrata particolarmente sensibile al progetto dandoci il suo valido supporto”. In effetti, fino ad oggi in Puglia vi era solo un altro Banco, quello di Alessano, e per i volontari delle associazioni del Nord Salento e i comuni, era obiettivamente difficoltoso andarsi a rifornire a più di 100 km di distanza ogni volta che arrivavano i tir da Caserta, dove si trova la sede centrale. Sotto quest’ottica quindi il deposito di Squinzano acquista anche una valenza geograficamente strategica poiché “ora”, annuncia don Nicola, “questo su e giù per la provincia non sarà più necessario; è un po’ il nostro regalo di Natale per coloro che da anni spendono il proprio tempo e le proprie energie per aiutare il prossimo”. Un regalo che risulterà sicuramente gradito e che, si spera, spingerà sempre più cittadini ad avvicinarsi al mondo del volontariato e alle difficili problematiche che ogni giorno si sforza di affrontare. V.P.

IL PRESIDENTE PUGLIESE

Don Lucio: il 6 marzo la raccolta alimentare Alessano rappresenta il primo centro pugliese del Banco delle Opere di Carità, è nato infatti nel dicembre 2008, appena una anno fa. Come spiega don Lucio Ciardo però, che ne è il responsabile, “la nostra comunità è al servizio di Caserta, dove è situata la sede nazionale, sin dal 1994, ma l’esigenza di riuscire a coprire i bisogni di un numero sempre maggiore di indigenti ci ha spinti a far sì che anche in ambito regionale si potesse dare vita allo stesso tipo di realtà”. Un’impresa pienamente riuscita visti i risultati, “nel 2008 siamo riusciti a venire incontro ai bisogni di ben 20000 persone e nel 2009 di circa 26000. Ora potremo contare sull’aiuto di Squinzano che si occuperà della distribuzione delle derrate alimentari nel Nord Salento”. “Un altro aspetto molto importante legato alla nascita del Banco”, continua don Lucio, “è la creazione di nuovi posti di lavoro, perché è vero che vi è una massiccia partecipazione di volontari, ma qui ad Alessano vi sono tre persone regolarmente assunte che si occupano a tempo pieno della gestione amministrativa dei depositi. Anche questo è un modo per combattere la crisi ed è segno della costante attenzione della Chiesa nei confronti di tutte le problematiche sociali fortemente acuitesi in questi tempi”. Non è casuale che don Lucio abbia parlato di depositi perché ad Alessano ve ne sono ben 2, uno di circa 550 mq. e l’altro di 400, che in un anno hanno permesso di stoccare e distribuire 1.155.000 kg. di merce. “Buona parte della merce distribuita”, spiega don Lucio, “viene for-

nita dall’Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura), che ci consegna il cibo prossimo alla scadenza, ma ancora perfettamente commestibile che non avrebbe la possibilità di essere acquistato in tempo negli scaffali dei supermercati e sarebbe quindi destinato alle discariche. Un’altra parte la recuperiamo attraverso le giornate della Raccolta alimentare, dove sono i singoli cittadini a dimostrare la loro generosità e infine vi sono le aziende che si spera possano essere

sempre più collaborative. Ogni chilo di merce donato da un’azienda può essere dedotto fiscalmente dall’impresa, ma purtroppo sono ancora pochi gli imprenditori che condividono la nostra lotta alla povertà. Il prossimo appuntamento, che vedrà impegnati i nostri volontari”, annuncia don Lucio, “sarà il 6 marzo 2010, il primo sabato del mese, quando si svolgerà un’altra giornata della Raccolta alimentare”. V.P.

Più efficacemente spirituale è stato l’intervento di Luigi Tamburro, Presidente nazionale del Banco delle Opere di Carità, che ha esordito dicendo che “la risposta al bisogno dell’uomo non siamo noi, ma è Cristo; in questo preciso momento noi incontriamo l’attesa, la possibilità di cambiamento del nostro cuore, incontriamo quindi uno sguardo diverso sul valore della vita. La vita non è apparire, ma è essere”. Tamburro ha continuato ricordando la figura di Madre Teresa la quale diceva che: “lei non si scandalizzava che esistessero i ricchi e i poveri, ma la scandalizzava lo spreco; purtroppo noi facciamo molto spreco e non riconosciamo il valore di quello che abbiamo. Madre Teresa inoltre voleva essere una matita nelle mani del Signore. Chi vive di carità non può fare a meno di vedere in sé il segno di un altro, ed è proprio in questo modo che si porta la vera gioia, la vera partecipazione e la vera condivisione. Noi non siamo i padroni della vita, né la risposta di coloro che sono in difficoltà, noi possiamo solo aiutare gli altri a condividere e a vivere la bellezza della vita. Dobbiamo considerare tutti coloro che ci sono intorno come il segno di un altro e in quest’ottica impegnarci affinché tutti possano gustare la bellezza della vita. Il Banco delle Opere di Carità”, ha continuato il presidente, “raccoglie le eccedenze agroalimentari per ridistribuirle agli enti, alle strutture in cui l’accoglienza diventa un segno, dove nella gratuità molta gente viene sostenuta nella vita quotidiana”. L’ultimo intervento è stato quello del Vescovo D’Ambrosio il quale nei suoi saluti ha ricordato che “l’autorità è servizio, diversamente non ha senso e noi siamo tutti quanti servi gli uni degli altri. Quello che è accaduto qui a Squinzano dimostra che quando ci si mette insieme per un gesto d’amore scaturiscono tante fonti e la Provvidenza si moltiplica. L’istituzione del Banco è molto importante, ma è necessario che nasca anche una nuova sensibilità; noi cristiani dobbiamo essere capaci di mettere in pratica ciò che dice il Vangelo”. Sua eccellenza ha ricordato poi la moltiplicazione del pane e dei pesci con cui Gesù riuscì a sfamare ben 5000 persone ma, “dopo che ebbero finito di mangiare Gesù disse: “Colligite fragmenta”, cioè raccogliete gli avanzi perché tutto è frutto di Dio e dell’opera dell’uomo. Bisogna dare ai poveri quello che c’è sulla tavola, educarci a questo gesto di attenzione, di condivisione, di solidarietà”. Valentina Polimeno

CAMPI SALENTINA

Segui anche tu la stella. Presepe vivente Nei giorni 25, 26, 27 e 30 dicembre e 6 gennaio 2009, dalle ore 18.30 alle ore 22.30, a Campi Salentina avrà luogo un presepe vivente, dal titolo “Segui anche tu la stella”, che recupera la tradizione rimaneggiandola. Un’iniziativa che avvicina la dimensione dei giovani a un mondo antico. Di fatto, gli animatori dell’Oratorio “Don Bosco” e il Gruppo Giovani della Parrocchia “S. Maria delle Grazie”, all’interno di una casa del centro storico del paese, in via Cuore di Maria, daranno vita a un villaggio della Palestina di duemila anni fa. Un gruppo di animatori, dai quali ha avuto impulso il progetto, ha lavorato per due mesi alla progettazione e realizzazione del presepe, contando solo sulla propria creatività e le proprie risorse. La scenografia è stata quasi interamente realizzata con scarti di falegnameria e materiali riciclati, senza sprechi di denaro. Attori di questa rievocazione sono oltre trenta dei componenti del Gruppo Giovani della Chiesa Madre, tutti ragazzi tra i 14 e 26 anni, e alcuni bambini che frequentano l’oratorio. L’intento è quello di recuperare la tradizione del presepe vivente, che sempre affascina, dandogli però una prospettiva di ricerca storica. Infatti, i giovani ideatori hanno voluto realizzare non solo i classici ambienti che caratterizzano i nostri presepi, ma ricreare squarci di vita quotidiana dell’epoca e della terra di Gesù. Un’iniziativa che per la sua potenziale valenza culturale ha voluto coinvolgere anche le scuole del paese, con un

presepe didattico, che si è svolto nelle mattine del 18, 19 e 21 dicembre. Una visita guidata dell’allestimento per far conoscere agli alunni usi e costumi del popolo di Israele. Alla realizzazione pratica della scenografia è di fatto preceduto un periodo di ricerche per raccogliere notizie che permettessero di raccontare con dovizia di dettagli e attendibilità storica piccoli frammenti di vita vissuta dagli Ebrei di duemila anni fa. Si potrà così vedere la sinagoga, la casa del popolano con arredamenti che cercano di rispettare il più possibile gli usi israeliti, la casa del notabile, l’angolo del pescatore, oltre ai tradizionali falegnami e pastori. Senza dimenticare naturalmente la Natività e gli angeli. E ad accogliere i visitatori i legionari romani. All’interno, in spazi, adattati all’ambientazione, ci sarà anche una degustazione e vendita di olio e vino locali, e idee regalo realizzate da un’animatrice. I fondi ricavati dall’iniziativa sono destinati a sostenere le attività dell’Oratorio “Don Bosco”. Una realtà che sta crescendo su più fronti, a partire dalla ricchezza degli animatori alla programmazione mensile offerta con sempre maggiore ricercatezza. I giovani impegnati in questa iniziativa pertanto sperano che in molti seguiranno la stella che condusse a Betlemme quanti cercavano Gesù e contribuire così al miglioramento di importanti agenzie educative quali sono gli oratori. Non dimenticando che un oratorio offre un ambiente familiare e sicuro, la formazione ai valori veri, un luogo privilegiato di sana socializzazione. Sara Foti Sciavaliere


L’Ora del Salento 14

Lecce, 26 dicembre 2009

appunti

Scultore e pittore. Vive e opera a Lecce dove insegna decorazione plastica presso l’Istituto Statale d’Arte “G. Pellegrino”

Scupola, il percorso di un segno: dalla mente alla pietra Giovanni Scupola, scultore, pittore, docente presso l’Istituto d’Arte di Lecce è da anni impegnato in una ricerca artistica singolare e silenziosa lontana da ogni retorica e formalismo gratuiti. I suoi lavori, le sue opere nascono alcune volte direttamente sulla carta, racconta lo scultore, da un gesto anonimo senza però la sovrastruttura preliminare di un significato e di un peso simbolico; altre volte esse scaturiscono invece direttamente nella realtà, nella materia lasciando di fatto comprendere come la nascita di un pensiero artistico segua percorsi incogniti, imprevisti, imprevedibili dove possono improvvisamente innestarsi gli stimoli visivi di una immagine televisiva o quelli acustici di una musica proveniente chissà da dove. Non è facile il percorso di un segno.

c@ttolici in rete

Tanti i siti web per vedere i presepi

argo

IL POLLICE

IL SONNO DELLA RAGIONE2 Il ferimento di Silvio Berlusconi, ovviamente, ha conquistato le prime (ma anche le seconde, le terze, e chi più ne ha più ne metta) pagine di tutti i quotidiani che, bontà loro, hanno espresso nella quasi totalità esecrazione per il gesto, folle o meno che sia, auspicand, in piena fedeltà alla linea espressa dal Presidente della Repubblica Napolitano, un abbassamento dei toni polemici e quindi una desiderata disponibilità al dialogo nella direzione di quelle benedette riforme che tutto vogliono fare insieme ma, chissà per quale motivo, non riescono mai a partire. Tutte le reti delle nostre Tv si sono poi gettate a pesce sull’argomento. Ha iniziato Rai Uno, ha proseguito, nel rispetto del palinsesto la seconda rete Rai con “Anno Zero” (Rai Due, ore 21,06) in una serata che ha visto accanto a Santoro e a Travaglio, Lupi, Di Pietro e qualche giornalista di grande serenità, non fosse altro che per l’analisi attenta e rigorosa effettuata. Ovviamente, è volata anche qualche parola grossa, ma si sa, siamo fatti così, e la televisione è lo specchio della società. O viceversa?

tommaso dimitri

Si avvicinano i giorni di festa del Natale. Un’amara constatazione: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2,7), come Luca segnalava nel suo vangelo. E ancora oggi discussioni: abbiamo in casa tantissimo spazio per luminarie, addobbi e alberi ma per il presepe non abbiamo né luogo e né tempo. Nei grandi magazzini troviamo tantissimo per arredare case e giardini e quasi nulla per costruire un presepe. Non è più di moda. Molte volte il buon senso prende alcune svolte così impreviste che lo perdiamo di vista! Comunque: vogliamo cercare il presepio nel mondo virtuale di Internet e lo troviamo; e con tanto di neve. Il “sito ufficiale” del presepio, per accontentare gli autori che lo hanno allestito, è: www.presepio.it. È un sito storico e ricco di storia. Il sito è gestito dall’Aiap (Associazione Italiana Amici del Presepio) sorta nel 1953 ad opera di alcuni appassionati cultori di quest’arte, capitanati da Angelo Stefanucci, insigne studioso del presepio, e da Mario Mattia, attuale Presidente dell’Associazione. Lo scopo era quello di riunire, mettendoli in contatto, i tanti appassionati a questa tradizione tipicamente italiana che assomma in sé fede, religione, tradizione, arte, storia e tecnica. Pubblica ininterrottamente dal 1953, per i soci, una rivista trimestrale, “Il Presepio”. Se entriamo in profondità notiamo che ci informa non solo sulla storia del presepe ma di tutti i presepi più belli sparsi in tutta Italia. Un altro sito importante è: www.museodelpresepio.com in cui possiamo trovare una interessante galleria dei presepi del mondo. Non è vastissima ma il gruppo funziona da 30 anni. Se cercate un concorso di alto livello, allora dobbiamo andare nella provincia di Arezzo e precisamente a Laterina: www.oroincensoemirra.it. Il sito è imponente come anche i dettagli dell’artigianato a supporto di una vera e propria arte del presepe. Non spaventatevi, nel sito è pubblicizzato un vero e proprio corso per presepisti con le tecniche più antiche (la pasta di sale) e quelle più moderne (illuminazione in fibra ottica). Chissà se questa passione di costruire una stalla in miniatura ci porterà ad incontrare il Figlio di Dio per accoglierlo con fede profonda e sincera. Buon Natale e buona navigazione a tutti.

Esso gradualmente acquisisce il peso di un significato cercando in ogni caso di non perdere mai la leggerezza imprigionata nella essenzialità e rapidità del gesto iniziale. Il ruolo, il lavoro, la passione, tutti questi termini a mala pena riescono a contenere il significato di una attività le cui manifestazioni finali sono pensieri appuntati rapidamente su supporti spesso occasionali e che solo dopo prendono le forme più istituzionali di quello che l’osservatore-fruitore distratto chiama statue, quadri o altro. Questo mestiere, quello dell’artista intendiamo, la cui materia è il pensiero, il sogno, l’intuizione può riassumersi in una parola che ha in se anche il germe della contraddizione: Immagine. Gli artisti contemporanei indipendentemente dalla materia finale di cui sono fatte le loro opere risultano, a ben vedere, l’ultimo baluardo di un mondo che un tempo aveva una sua unicità: il generare immagini, il raccontare per immagini, il sentire attraverso immagini, il ricordare per immagini. Questa particolare attività dell’artista di fatto non è oggi cambiata nella sostanza, afferma Scupola, ma è cambiato il contesto ambientale in cui l’arte e l’artista operano perché devono confrontarsi nel bene e nel male con una sovrabbondanza di immagini che spesso sono senza senso, significato e soprattutto vuote nella loro capacità di evocare un pensiero, un atto, un ricordo. Questa vacuità di senso di fatto genera non una leggerezza del fare e percepire un’opera ma solo un assordante silenzio dove l’unico modo per far sentire un presunto messaggio sta per alcuni artisti solo nell’alzare il tono della voce, convinti che l’opera acquisisca una legittimità di senso per il solo fatto di essere stata urlata appunto. Scupola nel suo quotidiano procedere cerca ed esprime altro. In una società, anche pseudo artistica e pubblicitaria per definizione nel senso che è vissuta in maniera rapida, in una sorta di virtuale e congestionato fast-food delle forme artistiche, Scupola propone la calma di un gesto isolato e, come si è detto all’inizio, silenzioso non urlato in cui è il coraggio dell’attesa, il coraggio di chi si pone domande lasciando al tempo il suo tempo per le risposte. In questo senso e nella misura in cui una scultura guadagna il tempo, l’attesa appunto, in cui il gesto costruisce la sua storia, si attiva un percorso verso l’essenzialità del segno artistico. E allora in quella che diventa l’avventura del segno che si muove attorno a se stesso si risolve anche il rapporto con un passato presente e pesante come quello della scultura barocca e non solo. Essenzialità è sinonimo di povertà

francescana, ritorno alle origini anche quelle di un cristianesimo primigenio dove la parola ed il segno avevano una profondità perturbante; dove risuona ancora da lontano l’eco dell’ultima parola del Cristo sulla Croce, dove l’Urlo del Salvatore diventa la preghiera al Padre carica di Speranza. Le opere di Scupola tanto quelle di grandi dimensioni quanto quelle che invece entrano nel palmo di una mano sono viaggi cui l’occhio è invitato, sono percorsi alla scoperta della vicenda umana. Seguendo la luce su quelle superfici di pietra e nel tempo del viaggio, nel tempo dell’attesa di una fine e di una risposta che potrebbero non arrivare mai, nelle figure di un corpo o di un volto si sospendono le domande di un uomo. Se da un lato, mentre ascoltavo il suo racconto, le forme e le immagini delle parole di Scupola si sostanziavano nelle realtà luminose delle sue sculture gettando il ponte verso la parola Speranza, dall’altro quelle stesse parole descrivevano una realtà sociale e culturale, quella leccese in particolare, poco propensa ed attenta all’arte come fenomeno sociale necessario. C’è stato un tempo in cui la religiosità e non solo di cittadini ed istituzioni trovava sfogo proprio nell’arte. Per intenderci meglio, la Lecce che conosciamo oggi, quella del barocco, ragione per la quale è meta di un turismo sempre più crescente, si è costruita perché un tempo si credeva nel valore e nel potere rappresentativo dell’arte. In una realtà in cui internet ed il virtuale hanno consentito una circolazione e diffusione inverosimile delle immagini l’uomo si muove di più, si sposta di più, dimostrando paradossalmente di avere un bisogno recondito ed inaspettato e cioè quello di vedere e vivere nella realtà ciò che il virtuale ed internet hanno invece solo annunciato. Si ha bisogno di Immagine ma anche di toccare con mano quella realtà e quella dell’arte in particolare. Quindi se oggi nella produzione dell’arte ci si trova nel ben mezzo di un blocco afasico, dove però le risorse economiche non mancano, è solo perchè il committente credente o meno ma soprattutto le istituzioni non sono più in grado di produrre quanto può riassumersi in una parola: Bellezza. Chi ha paura del Bello? Chi ha paura dell’Arte? Chi ha paura di rappresentare e rappresentarsi? Il coraggio di una scelta che è quello della assunzione delle responsabilità del fare Arte è nelle parole e nei segni di Scupola e si esprime nell’urlo silenzioso dei suoi germogli di pietra che continuano nonostante tutto e tutti a fiorire. Fabio Grasso

@loradelavoro@ anna rita favale FIGURE VARIE Azienda di Galatina, operante nel settore della metalmeccanica cerca 1 saldatore, 1 verniciatore a spruzzo, 1 carpentiere metalmeccanico. Si richiede età, preferibilmente, dai 20 ai 50 anni e residenza nei paesi limitrofi. Si offre contratto a tempo determinato per mesi 3. Si richiede disponibilità a trasferte in ambito regionale. Gli interessati possono prenotarsi entro il 22 dicembre 2009 per il colloquio di selezione telefonando al numero 0836-566904 dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30-12.30. Il colloquio di selezione si terrà nel Centro Impiego di Galatina. Portare il curriculum vitae.

ADDETTO PRODUZIONE Azienda operante nel Settore della Ristorazione cerca 1 addetto produzione e preparazione alimentare (per tirocinio formativo di 6 mesi full-time). Si richiede: preferibilmente Diploma di Istituto Alberghiero; prefertibilmente esperienza; almeno 18 anni di età; residenza nella città di Lecce e comuni limitrofi (max distanza 6 Km). Tirocinio Formativo di 6 mesi full-time con rimborso spese mensile di 400,00 euro. Sede del lavoro: Surbo (Le). Se sei interessato/a all’offerta presenta il tuo curriculum vitae recandoti presso il Centro per l’Impiego v.le Giovanni Paolo II, 3, Lecce. Infotel: 0832 393118

B ANCONISTA Azienda operante nel Settore della Ristorazione cerca 2 banconisti - bar Si richiede: diploma di Scuola Media Secondaria di II° grado; prefertibilmente esperienza; almeno 18 anni di età; conoscenza della Lingua Inglese a livello scolastico; residenza nella città di Lecce e comuni limitrofi. Tirocinio formativo di 6 mesi full-time con rimborso spese di euro 400,00 mensili. Sede del lavoro: Surbo. Se sei interessato/a all’offerta presenta il tuo curriculum vitae recandoti presso: Centro per l’Impiego v.le Giovanni Paolo II, 3, Lecce. Saranno convocati i Candidati

che l’Azienda riterrà opportuno di convocare, dopo aver visionato tutti i curriculum vitae pervenuti. Infotel: 0832 393118. A CAPURSO (Ba) si cercano 4 Comsulenti Immobiliari Formazione, caratteristiche ed età dei candidati. Il Centro Impiego di Casamassima pubblica che a Capurso, Idea Casa agenzia immobiliare è alla ricerca di 4 Consulenti Immobiliari. I Consulenti dovranno ricercare immobili in vendita e locazione -. acquisizione degli stessi - conduzione alla vendita. Gli interessati devono essere automuniti. L’età richiesta è 18/30 anni. Il rapporto di lavoro è a tempo indeterminato full/

time. La data di scadenza per la pubblicazione dell’offerta è fissata al 31 dicembre 2009. Per maggiori informazioni e invio curriculum vitae: Idea Casa agenzia immobiliare referente aziendale sig. D’Addabbo Vito via Valenzano, 18/20 - Capurso (Ba), tel. 080/4553391 DIPLOMATI GEOMETRA Il Centro Impiego di Barletta per uno studio di Consulenza Aziendale per la Sicurezza sul lavoro è alla ricerca di 2 diplomati Geometra o Perito Industriale. I candidati dovranno avere un’età compresa tra i 18 e i 26 anni, precedente esperienza lavorativa e anzianità di disoccupazione non inferiore

a 24 mesi. Il numero dell’ offerta è 0017. Per informazioni chiamare il Centro per l’impiego via I. Pizzetti, 24, 70051 Barletta tel. 0883.510048, fax 0883.518966. CONSULENZA ASSICURATIVA Si cercano ragazzi età: 23/ 29 anni max con diploma di maturità o laurea. Contratto collaboratore di agenzia con trattamento provvigionale e incentivi. Sede aziendale: Nardò, sede svolgimento lavoro: Nardò, Copertino, Leverano e Porto Cesareo. Gli/Le interessati/e alla selezione dovranno presentarsi nei locali del Centro per l’Impiego di Nardò Via Sanpietroburgo.


L’Ora del Salento 15

Lecce, 26 dicembre 2009

lo sport L’ASSIST

di Paolo Lojodice

Tempo di meditazione per il Lecce durante le vacanze natalizie. Ricaricarsi per tornare in campo con entusiasmo e forza nuova

Dopo le feste i tre punti col Vicenza Le vacanze di Natale per il Lecce devono essere un tempo di meditazione. A dire il vero la partita prima di queste non ha una tradizione estremamente favorevole, anche questa volta è andata così. 3 ceffoni in pieno volto da un Cesena motivato ma non stellare, viste le numerosissime assenze nella compagine avversaria che hanno messo gli uomini di De Canio in condizioni di tornare a casa, è il caso di dirlo, con le pive nel sacco. Certo, i fattori contingenti hanno avuto il loro peso: non bastano a giustificare una sconfitta di queste proporzioni ma possono supportare una analisi relativa alla possibilità che i giallorossi non abbiano, oltre che lucidità, avuto la sufficiente serenità di visione. Da un punto di vista tattico, l’assenza di Vives ha tolto un elemento divenuto importante nello scacchiere di De Canio, anch’egli assente dal campo per squalifica in seguito all l’inverosimile episodio verificatosi in casa contro l’Ascoli, visto che dire “è incredibile” ad un arbitro in malafede - ci si scusi in questo clima natalizio la malignità! - non si può. C’è da

dire che la giornata no è stata determinata anche dalla furbizia degli avversari: molti giocatori esperti, anche abili a costringere a falli i giallorossi. Quello da rigore, nel recupero del primo tempo è stata forse la svolta. De Marco ha creduto che Rosati toccasse l’avversario, Bucchi, che invece cerca in tutti i modi di incrociarne le gambe e piomba a terra pesantemente. Il rigore non c’era. Ma l’errore arbitrale è fatalmente preceduto dall’errore di Fabiano che non trattiene il centravanti già in area, da qui l’inizio dei guai. A seguire il resto, che è cronaca ormai passata. I due gol nati da errori di tipo tattico con l’intermezzo della espulsione di Schiavi, che lascia in inferiorità numerica i compagni. Un Lecce che non siamo riusciti a riconoscere ma che adesso ha l’obbligo di riprendersi perché la ripresa ci vedrà impegnati contro il Vicenza che a metà classifica ha la tranquillità di giocare senza troppi affanni alla ricerca di mete più gratificanti. Mancheranno Corvia, Giacomazzi e Schiavi. De Canio avrà però sino alla ripresa tutto il tempo per

organizzare e ricompattare i suoi per tenere quella testa della classifica che manteniamo da qualche settimana e che comunque ci auguriamo possa essere di buon auspicio in chiusura d’anno. L’altra squadra salentina, il Gallipoli, ha chiuso decisamente con migliori fortune e abilità. La ripresa è stata emozionante anche perchè ha ribaltato come un calzino un primo tempo sonnolento, in chiusura del quale comune lo svantaggio dei padroni di casa era maturato ad opera di Bonazzoli. Gli jonici hanno saputo firmare tutto il secondo tempo: un pari al 10’ con mancini su cross di Di Carmine, e il raddoppio a soli 6’ di distanza, con un diagonale di sinsitro di Scaglia, di certo in evidenza in questa gara. Dobbiamo dare atto a Giannini e ai suoi che hanno saputo soffrire e fatto vedere un calcio apprezzabile in questa serie B: veloce, aggressivo e, a tratti, anche non privo di una certa spettacolarità. Il tecnico tributa ai suoi i giusti meriti: “Questi ragazzi, con umiltà, domenica dopo domenica stanno dimostrando grande attaccamento alla maglia”.

Un anno che si chiude, considerando tutti i parametri e gli elementi, in modo non negativo: il Lecce, sconfitto sì, ma ancora in testa alla classifica, il Gallipoli vittorioso e sempre più consolidato come gruppo che è alla ricerca del suo scudetto personale, denominato “salvezza”. Dopo lo storico salto in B per gli jonici sarebbe un secondo straordinario traguardo. Di cosa sarà foriero il 2010 lo sapremo solo a fine stagione. Il percorso si costruisce però, come ha detto Giannini, ma sarà di certo anche un pensiero di De Canio, giornata dopo giornata, allenamento dopo allenamento. La serietà e l’impegno, in genere, pagano. Al minimo con il pensiero che quello che si è fatto lo è stato con il più alto degli intenti. E con questa considerazione chiudiamo il 2009 calcistico, guardano alla ripresa di inizio anno, quando il Lecce troverà il Vicenza, come già detto, e il Gallipoli, fuori casa, a Piacenza. Adesso pausa per tutti e, in attesa di ritrovarci su queste pagine il più sincero augurio a tutti di serene festività. lojodice@loradelsalento.it

MONDO Il Csi S. Domenico S. di Merine da vent’anni a servizio di tutti La fine dell’anno solare porta tutti a fare bilanci di quanto è stato realizzato nell’anno che è trascorso, anche per il Csi questo è un momento di bilanci. In questo periodo vengono solitamente premiati i campioni dell’anno precedente, che hanno conseguito risultati importanti in tutte le discipline sportive. Troppo spesso le nostre associazioni, che vivono di volontari e di volontariato, devono lottare per poter avere in uso strutture pubbliche, le quali in taluni casi sono inutilizzate ed è per questo che è necessario far comprendere che l’attività che svolge il Csi è rivolta ai ragazzi e non ha altri scopi o altre mire. La festa delle premiazioni è diventato ormai un appuntamento fisso, al quale i bambini e i ragazzi partecipano con una particolare attenzione e nel momento della consegna del trofeo c’è sempre un’esplosione di gioia. Questo è anche il tempo di festeggiare un’associazione, il Csi San Domenico Savio di Merine, che è diventata ormai negli anni un pilastro del Csi di Lecce e che da oltre 20 anni vive per i ragazzi e si prodiga non solo a far crescere il proprio contesto comunale, ma anche la realtà provinciale. È necessario ricordare che il nostro presidente provinciale, Marco Calogiuri, che ha contagiato tutta la realtà associativa con il suo entusiasmo e con il suo amore per il Csi ha mosso i primi passi in associazione proprio a Merine, ricoprendo la carica di presidente dell’associazione per diversi anni. Il contributo che l’associazione Csi San Domenico Savio ha fornito al Comitato Provinciale è veramente notevole, anche perché oltre al presidente ha dato un consigliere provinciale Sandro Ingrosso e il Coordinatore alla formazione Simona Tondo, abile e capace nell’offrire una formazione di qualità alle associazioni affiliate. In realtà tutta l’associazione di Merine si è sempre resa disponibile e ha partecipato in modo attivo a tutte le attività realizzate dal comitato provinciale e dalle altre associazioni affiliate. Quindi in questa occasione, in cui l’associazione vive un momento così importante, il Comitato Provinciale Csi vuole fare gli auguri al Csi San Domenico Savio Merine nella persona del suo presidente Luigi Cucurachi, rinnovando la stima e rinsaldando vincoli di appartenenza che il tempo ha migliorato e reso più forti. Il Csi deve un grazie a tutte le associazioni, che con il loro impegno fanno crescere i ragazzi in contesti formativi di grande qualità, sopperendo in taluni casi a mancanze da parte di altre strutture, predisposte alla formazione dei giovani. Grazie a tutti e un augurio di un Natale sereno. Andrea Iurlaro


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