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Lecce, 21 novembre 2009

UN EURO

L’Ora del Salento

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Nuova serie, Anno XIX, n. 39

Influenza e vaccini

SETTI MANALE CATTOLICO

L’Arcivescovo interviene sulla questione suscitata dalla sentenza della Corte di Strasburgo

Il Crocifisso: fuori o dentro?

di Nicola Paparella Perché mai alcuni medici rifiutano di vaccinarsi? E perché mai si discute tanto di una pandemia che, fatti bene i conti, non dovrebbe spaventare più di tanto? E tutto questo parlarne in tv, non vi pare che serva a debellare la paura piuttosto che il virus, rischiando, paradossalmente, di incrementare la paura senza riuscire a bloccare il virus? La verità è che abbiamo sinora poche imprese farmaceutiche (soltanto tre) che si sono impegnate nella produzione del vaccino, e che il vaccino disponibile non basta per tutti e non è privo di effetti collaterali. E questo andrebbe detto con chiarezza, perché oltre tutto servirebbe a ponderare, caso per caso, quando è necessario ed urgente vaccinarsi e quando si può rimandare ed attendere. Da numerosi organismi scientifici internazionali si punta il dito contro l’aggiunta, nel vaccino, di sostanze come l’allumino e il Tiomersale, adoperati come conservanti, e contro lo Squalene, che è un olio estratto dal fegato dello squalo, e che viene usato nei vaccini per potenziare la risposta immunitaria. È una sorta di brodo che si aggiunge alla scarsa minestra per fare in modo che possa servire ad un maggior numero di persone. Lo Squalene è presente anche nell’organismo umano, ma quando viene inserito con un’iniezione, dall’esterno, non viene riconosciuto dal sistema immunitario, che parte alla carica con una reazione poco gestibile dalla quale derivano effetti collaterali particolarmente severi, tanto da indurre gli organismi di vigilanza degli Stati Uniti a negare l’approvazione a qualsiasi vaccino che contenga Squalene. Insomma lo Squalene, negli Sati Uniti è fuorilegge. Come anche il Tiomersale che è un sale di mercurio, su cui si addensano molti sospetti, tanto da far pensare che esso possa essere responsabile, nei bambini, di alcuni disordini generali dello sviluppo, comprese alcune forme di autismo. Anche in questo caso, in America, si è intervenuti proibendo l’uso del Tiomersale nei vaccini destinati all’infanzia. In Europa sono al momento presenti quattro tipi diversi di vaccini destinati a combattere l’influenza pandemica. In Italia se ne commercializzano soltanto tre, tutti addizionati con adiuvanti. In Germania è presente il quarto tipo di vaccino, che è del tutto privo di adiuvanti. Qualcuno dice, ma sottovoce e senza impegnarsi, che forse anche in Italia avremo un vaccino privo di aggiunte pericolose, ma bisognerà attendere qualche settimana. Che fare, allora? Intanto sarebbe stato utile e sarebbe ancora desiderabile che le Autorità fossero capaci di fornire informazioni precise e non falsamente rassicuranti. In secondo luogo sarebbe giusto avvertire che i vaccini oggi disponibili presentano delle incognite che vanno valutate in ragione della gravità della situazione. Per ultimo va anche detto che la vaccinazione di massa sarebbe comunque utile - con vaccino privo di effetti collaterali - per predisporsi all’eventuale ritorno del virus fra un anno o due, come pure da molti si sospetta che possa accadere.

Lecce, 21 novembre 2009

Il titolo di questa mia breve nota è provocatorio ma di sicuro sintetizza bene il dibattito acceso e non sempre rispettoso della larghezza del dialogo e delle ragioni che da duemila anni vedono nella croce non un simbolo che offende o mortifica ma un segno che si inscrive nella logica dell’amore e del dono. La Croce sta a ricordare l’offerta di una vita per amore. Mi sembra di poter affermare che lo spazio del vissuto dell’uomo da duemila anni ad oggi, non può fare a meno di un segno che narra e descrive in modo icastico l’amore di Dio per l’uomo che culmina nel Figlio per noi incarnato e per noi offerto. È storia di questi giorni: è in atto il tentativo di cacciare nell’angolo buio e tra i vaghi ricordi di leggende con qualche incerto appiglio storico, l’evento di salvezza certa che ha dato senso, novità, spessore esistenziale alla quotidiana battaglia dell’uomo che nel Dio fatto uomo, crocifisso e risorto, ha avvertito la forza della sua dignità e la certezza di fare del proprio quotidiano impegno contro il male e le sue varie espressioni, non una fatica di Sisifo ma una speranza certa di vittoria. Si vuole cancellare e codificare con leggi la cacciata del crocifisso dalla vita e dai luoghi in cui essa si esprime. C’è da dire che molti anche laici leggono in questo segno il volto dell’umanità sofferente e umiliata e della carità che sa riscattare gli emarginati dall’amore. Non so se la storia moderna soffra di una iconoclastia di ritorno. Vedo però in positivo in questi giorni, nel dibattito che la decisione della Corte di Strasburgo ha suscitato sulla stampa, l’attenzione che molti laici illuminati riservano e riconoscono all’apporto che il cri-

stianesimo e il suo simbolo più alto ed eloquente, la Croce hanno dato alla storia e alla cultura non solo dell’Italia ma dell’intera Europa. Mi sembra opportuna e puntuale una osservazione di Piero Ostellino sul Corriere della sera di sabato 7 novembre laddove scrive che la rimozione del crocifisso dai luoghi pubblici non offende la religione ma il senso comune.... Il crocifisso è una testimonianza storica che in quanto tale non dovrebbe offendere nessuno proprio perché a-confessionale; la sua rimozione minaccia, invece, proprio di offendere il senso comune perché è astorica, se non anti-storica. Mi sembra importante e, per certi versi, molto più appropriata ed efficace una discussione che primariamente porti le ragioni del rigetto e del rifiuto di questa lotta a uno dei segni più alti dell’amore che si offre e si dona, sul piano storico culturale che non richiede una professione di fede ma una valutazione serena del dato storico. Il dato incontrovertibile che giustifica l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, afferma un comunicato stampa della Conferenza Episcopale Italiana, è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come parte del patrimonio storico del popolo italiano ribadito dal Concordato del 1984. Forse in una logica non eccessivamente alta ma di pratico buonsenso alla domanda provocatoria del titolo di queste note; fuori o dentro, c’è una riposta ovvia. Il segno della croce non offende ma aiuta a riflettere sui valori grandi che fanno della vita di chi sa donarsi per gli altri, un valore intramontabile e perenne. + Domenico D’Ambrosio

primopiano

ecclsìa

Lecce: nella città delle tensioni

Festa giò A Lecce nel Palazzetto per i diritti di Carmiano dell’infanzia 2

zoom

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obiettivo

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LA FESTA DEL CIAO A CAVALLINO

Acr diocesana in piazza

Siamo in onda: la carica dei mille

Al polo oncologico “Giovanni Paolo II”

Medici in festa per Giuseppe Moscati 3

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L’Ora del Salento 2

Lecce, 21 novembre 2009

primopiano EDITORIALE - La città delle tensioni

Ora basta con le polemiche Il discredito delle opposizioni c’è un futuro intenso da progettare lo sport preferito da chi governa L’un contro l’altro armato. Lo scontro si fa duro ed i più duri e puri sferrano fendenti alla cieca, si pugna ormai. La battaglia trasloca tra le polverose aule di un tribunale e continua a colpi di querele e carte bollate. L’un contro l’altro, appunto. Materia del contendere: il tristemente noto contratto di leasing stipulato dall’amministrazione comunale del capoluogo salentino per la locazione degli immobili destinati ad ospitare gli uffici giudiziari. E non solo, c’è dell’altro. L’attenzione si allarga ai peccati, i più vari: veri o presunti, commessi dai politici municipali. Diciamolo forte e chiaro: bene ha fatto il sindaco Perrore a interrompere il pagamento degli esosi canoni, tanto più che il profilo truffaldino del contratto sembra emergere prepotentemente dalle carte degli investigatori; è innegabile, infatti, il nocumento procurato al Comune leccese da tale investimento. Si legge di illeciti edilizi, furbeschi raggiri, dichiarazioni mendaci, carte false, affari sporchi. Si scopre una realtà meschina che allontana i cittadini dalla politica e la politica dai cittadini. Lo show è ridicolo, oltreché superfluo. Mentre le schiere armate temporeggiano nell’arena civica, i leccesi non stanno a guardare. Francamente se ne infischiano

L’Ora del Salento SETTIMANALE CATTOLICO Iscritto al n. 517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce

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Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

delle diatribe di palazzo e delle congiure di potere. Vorrebbero una classe dirigente seria, retta. Insomma: all’altezza delle aspettative, e spiace che spesso non sia così. Spiace aver (defintivamente?) archiviato la dimensione alta di politica cui ci si dovrebbe ispirare, spiace aver aderito ad una deleteria forma di narcisismo, ponendo l’orizzonte al di qua del nostro imbarazzante naso. È evidente: non si tratta di una critica demagogica, questo non è populismo spicciolo che pure sarebbe la moda più trendy dei giorni nostri. Se qualcosa dev’essere, sia: autocritica. Punto. Eravamo tutti innamorati di qualcos’altro. Adoravamo quell’autentica arte del fare che ci insegnavano in famiglia, dello spendersi volentieri e senza compromessi, della lotta senza quartiere al malcostume ed all’illegalità. Avevamo in mente una missione diversa, un progetto ad ampio spettro che ponesse al centro il cittadino. Coi suoi bisogni, le sue potenzialità uniti alla nostra tenacia ed alla nostra credibilità. Tocca assistere, purtroppo, al desolante spettacolo dei pupi. “Perché ogni pupo, signori miei, vuole portato il suo rispetto, non soltanto per quello che dentro di sé si crede, quanto per la parte che deve rappresentare fuori”, direbbe il lungimirante Pirandello fosse tra noi, oggi, in città.

Non abbiamo poco tempo a nostra disposizione per risalire la china, ma molto ne abbiamo già sprecato, correndo appresso all’opposizione di palazzo Carafa, rispondendo alle insinuazioni, smentendo le falsità o ingiuriando la minoranza. Uno commedia, si diceva, degna del più sfortunato teatrino di provincia. La politica che ci piace è quella che fa i conti col futuro, che non s’arrovella attorno al destino d’un immobile, restituendo all’intera comunità un presente d’immobilità. Ci piace progettare, rimboccarci le maniche e stare nelle piazze. Per strada, non nel chiuso dei palazzi donde la realtà appare un miraggio lontano. Preferiamo sudare per le cose serie e non nei salotti televisivi o, peggio, in quelli cosiddetti bene. E, dunque, ci auguriamo che la compagine amministrativa leccese superi la fase di stallo, dovuta ai processi incombenti ed alla querelle infinita, per rimettersi in moto e ristabilire l’efficienza e la laboriosità che la contraddistinguono. Ci piace, semmai, dare il buon esempio: non attardiamoci nelle polemiche che sanno di muffa e tuffiamoci in un futuro che ci vuole dinamici, là fuori ci attende una modernità non ideologica, sobria e meritocratica, onesta e non bacchettona. A noi piace esserci e puntare in alto. Aldo Aloisi

“DA QUANTO TEMPO...”

In una democrazia normale, la maggioranza esercita il proprio diritto di amministrare secondo il programma presentato agli elettori, mentre all’opposizione spetta il diritto legittimo di controllare l’operato della maggioranza, nonché di avanzare proposte. La nostra opposizione si è fondata sin dall’inizio su una cultura di Governo che ha posto al centro della propria azione il bene della comunità e l’uso oculato delle risorse pubbliche. In questa direzione sono sempre andate le iniziative da noi intraprese nei confronti dell’Amministrazione di Palazzo Carafa, iniziative che ci hanno portati a sollevare critiche, nelle sedi istituzionali proprie, sulle operazioni Iskenia, via Brenta, Boc, Pug ed altre. Ora, come ognuno può vedere, su tutte queste questioni i fatti si sono incaricati di darci ragione. Ma dalla maggioranza abbiamo ricevuto solo insulti a ripetizione con l’obiettivo di delegittimare il ruolo e la funzione stessa dell’opposizione, giungendo ad insinuare allusioni e sospetti persino sulla correttezza dell’acquisto della sede del Partito Democratico. A fronte della nostra proposta di revocare l’incarico del Pug, solo per fare un esempio, perché dato senza gara o procedura di evidenza pubblica si è risposto non con argomenti ma con la logica dello scontro e della rissa.

La verità è che il centrodestra cittadino è stato sempre allergico alle critiche (“il buco ce l’avete in testa voi”, gridavano quando venivano denunciati i buchi di bilancio) ed il Sindaco è persona incapace di ascoltare perché non abituato al confronto delle idee. La verità è che con la rottura tra Perrone e la Poli si è chiuso un ciclo della vita politica cittadina. Si sarebbe dovuto andare - correttamente - al voto, invece Perrone ha scelto di assemblare una maggioranza arlecchino con consiglieri provenienti dall’opposizione pur di non sottoporsi al giudizio degli elettori, tradendo in questo modo il mandato elettorale dei leccesi. Da qui ha preso le mosse un’operazione trasformistica senza precedenti. Si è passati dallo slogan della campagna elettorale “il futuro si vede dal passato” alla politica di “opposizione” e di “discontinuità” ai governi Poli, con la pretesa di chiamarsi fuori dalle scelte che lui stesso ha determinato come se in quegli anni non fosse stato Assessore al Bilancio prima e Vicesindaco poi e fosse stato sulla luna. Un atteggiamento irresponsabile perché quando si è in una coalizione di Governo la responsabilità politica per ogni iniziativa è comune a tutte le componenti della maggioranza. La sua posizione può non essere rilevante ai fini penali,

ma politicamente Perrone è responsabile quanto la Poli di ogni scelta a cominciare dal leasing per gli immobili di via Brenta. Insomma, se in questi anni chi ha governato e governa la Città invece di fare del discredito dell’opposizione il proprio sport preferito, se gli amministratori di Palazzo Carafa avessero avuto meno arroganza ed un po’ più di umiltà prestando ascolto ai rilievi provenienti dai nostri banchi, oggi il nostro Comune non sarebbe sull’orlo del dissesto e molto probabilmente tante scelte sciagurate, a cominciare da via Brenta, sarebbero state evitate. Si è preferito, al contrario, girare la testa dall’altra parte ed in questo modo si sono sottratte risorse preziose ai tanti problemi della Città, rimasti irrisolti, per bruciarle in scelte disastrose che sono stati veri attentati finanziari al Bilancio Comunale che i contribuenti leccesi stanno pagando con l’aumento delle tasse. Intanto la città è allo sbando, priva di un governo degno di questo nome, alle prese con una crisi economica e sociale gravissima con la disoccupazione alle stelle e le aziende in difficoltà. per questo rivolgiamo un appello al Sindaco: basta veleni, Perrone pensi a governare la città se è in grado di farlo. Quello che sta accadendo ci dice, purtroppo, che la lezione non è servita. Antonio Rotundo

APPROFONDIMENTI

Occupazione: tempi bui ma la ripresa è vicina. La magia non piega il volere di Dio I segnali positivi cominciano a farsi vivi La televisione non riesco a guardarla spesso per i molti impegni pastorali, ma anche se avessi più tempo a disposizione non credo che ne farei molto uso. Tuttavia, proprio negli ultimi giorni, mi è capitato di guardarla più a lungo del solito e ciò mi ha dato l’occasione di fare qualche riflessione. Ho notato come la vita privata delle persone venga continuamente messa sulla piazza mediatica senza nessun freno inibitorio. Un tempo solo nei piccoli paesi si sapeva tutto di tutti attraverso la raffinata commedia del passaparola e del pettegolezzo, ma i massmedia è come ha profetizzato McLuhan hanno creato un villaggio globale che riproduce le stesse dinamiche dei piccoli agglomerati urbani. Nella sregolata rincorsa alla pubblicità della vita intima delle persone, della quale si cercano di mostrare i vizi piuttosto che le virtù, non è più possibile separare le vittime dai carnefici. Infatti, non è solo il mondo mediatico a cercare di indagare la vita privata delle persone alla ricerca dello scoop e del fatto sensazionale. La vita privata, propria e altrui, viene continuamente sbandierata attraverso gli svariati mezzi di comunicazione per fini politici, pubblicitari ed economici. Oggi sembra che la moda più ricorrente sia quella di mostrare, di raccontare, di far vedere quanto di più basso ci sia nella vita di ogni persona. Possiamo essere certi, inoltre, che quella privacy che crea enormi difficoltà burocratiche di firme e moduli, sia una parola ormai da cancellare dal nostro vocabolario. Tutto questo non per colpa di qualcuno in particolare, non per colpa dei media, ma perché la privacy è qualcosa che chi non l’ha la vorrebbe avere, e chi può averla la svende per mettersi in mostra. A questo punto io mi chiedo se non era meglio quando i segreti più intimi del cuore umano venivano messi ai piedi di Cristo nella confessione e là venivano custoditi nella cassaforte inaccessibile del segreto confessionale. Mi domando anche com’è possibile che alcune persone abbiano tanta vergogna e discutibile senso del pudore nel confessare certi peccati in modo sacramentale, e poi siano disposte a spiattellare in pubblico i vizi più reconditi della loro vita. Credo che sia tempo per noi cristiani, senza cadere in falsi moralismi, di rimettere le cose nel giusto ordine. Da un lato dovremmo tenere conto dell’invito di san Paolo: di certe cose neppure se ne parli tra voi, come si addice ai santi (Ef 5,3). Dall’altro, invece, dovremmo tornare a sentire giusta contrizione per i peccati e non avere timore di confessarli al sacerdote. Il vostro affezionatissimo fra Ruggiero Doronzo fraruggiero@loradelsalento.it

La nostra era è diversa da quella dei nostri padri. Prima si lavorava in campagna, nelle fattorie, ci si accontentava di lavori umili, discreti, che dessero la possibilità di mantenere una famiglia di modeste pretese. Erano famiglie allargate con all’interno i nonni e almeno più di due figli. Oggi il livello di vita è migliorato, ma vista la crisi, molte famiglie hanno iniziato a ridurre le spese, magari rinunciando ad un prodotto di marca o comprando direttamente dal produttore. Intanto i disoccupati, acquistano assiduamente giornali sul lavoro, quotidiani, gazzette e tutto quello riguardi il mondo dell’occupazione. Allora leggono di un concorso, seguono le istruzioni: fotocopia della carta d’identità, copia dei titoli di studio conseguiti, dichiarazione in carta semplice dei propri dati anagrafici, dichiarazione di aver lavorato nella pubblica amministrazione o no, dichiarazione di non aver o meno conseguito condanne penali, ecc... Fino al punto in cui da qualche parte iniziano a richiedere requisiti particolari, come “Comprovate esperienze lavorative attinenti al titolo richiesto”. E lì che un neolaureato, si trova in difficoltà. Come farà ad acqui-

sire quelle competenze che tutti gli richiedono se nessuno gli dà fiducia per iniziare? I datori di lavoro si giustificano dicendo che non conviene assumere apprendisti, poiché percepiscono lo stesso stipendio di un operaio con esperienza. Una persona che parte da zero ha bisogno di essere seguita costantemente durante il periodo iniziale e quindi necessita dell’attenzione di un altro lavoratore esperto, si aggiunge anche il fatto che una volta messo piede in azienda, firmato il contratto, l’apprendista se con busta paga inferiore, fa subito ricorso legale per far valere il suo diritto ad essere tutelato, richiedendo l’adeguata remunerazione dovuta alla sua posizione e questo i responsabili del personale lo sanno. Per tagliare le spese i datori di lavoro richiedono l’apertura della partita Iva, con un risparmio del 33% dei costi sul dipendente. E mentre sono tempi bui per l’occupazione in Italia, l’America risponde alla disoccupazione estendendo ad altre 20 settimane il sussidio di disoccupazione corrisposto a chi è rimasto senza lavoro, proroga fino al giugno 2010 l’incentivo di 8.000 dollari alle famiglie che acquistano la pri-

ma casa e aumenta gli sgravi fiscali a favore delle piccole imprese, portando l’assistenza ai disoccupati a quasi due anni. Intanto in Italia si diventa imprenditori di se stessi. Ma a volte ad essere agevolati sono coloro che svolgono attività poco lecite, si pensi allo scudo fiscale che è uno scudo protettivo per coloro che hanno capitali all’estero, magari ricavati da attività illecite. Mettendo tali capitali in banche italiane pagherebbero solo il 2,5% e avrebbero il denaro ripulito. Ciò può avere effetti negativi sugli incentivi dei contribuenti a pagare le imposte future. Può avere effetti positivi ai fini della ripresa economica solo se una parte dei fondi rimpatriati viene investito nelle impresa produttiva o destinata alla ricapitalizzazione. Nonostante tutto bisogna farsi forza, bisogna pensare positivo sul futuro, credere in se stessi e insistere, perché un buon risultato sofferto e sudato, da maggiore soddisfazione di un traguardo raggiunto facilmente. Non abbattetevi non ne vale la pena, abbiate invece costanza e metodo. Puntare sempre all’eccellenza e qualche porta prima o poi si aprirà, qualcuno si accorgerà delle vostre qualità e virtù. Vincenza Sava


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ac

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Ti racconto una gioia, era il tema dell’Acr di qualche anno a fa ed oggi voglio fare mio questo slogan e provo a raccontarvi la grande gioia che abbiamo avuto ieri nel vivere a Cavallino la nostra tanto attesa Festa del Ciao. L’attesa, in realtà, è iniziata già da un po’ di mesi quando, con l’equipe dell’Acr, ci siamo messi subito al lavoro per cercare di organizzare questo evento che di anno in anno vede una partecipazione sempre più numerosa degli accierrini della nostra Diocesi. Quest’anno, a dire il vero, le difficoltà erano tante, a cominciare dalla mancanza di luoghi al chiuso in caso di pioggia, dal picco dell’influenza A che vede a letto tanti nostri ragazzi, dalle molteplici esigenze che una festa così grande comporta. Ma come equipe ci siamo sempre detti che non vogliamo legarci ai risultati o a delle glorie puramente terrene, il nostro servizio, totalmente gratuito, è solo un atto d’amore verso tutti quei ragazzi e quelle famiglie che credono e amano l’Acr. Così, nonostante il cinguettare di qualche uccellaccio della cattiva sorte, ci siamo ritrovati ieri mattina per finire di “preparare la piazza” a un evento che l’intero paese di Cavallino difficilmente dimenticherà. L’attesa di questo momento passava attraverso i volti di Antonella e Angelo che con i loro educatori di Cavallino finivano di sistemare gli striscioni sul palco e i palloncini che già a primo mattino preannunciavano un arcobaleno di colori e di cuori. Tenace come non mai c’era poi il lavoro silenzioso di Francesco che cercava di sistemare l’amplificazione e Massimiliano che con la sua instancabile pazienza correva da una parte all’altra per sistemare bene ogni cosa. Sul palco intanto Chiara, Serena e Stefania iniziavano a provare i gesti dell’inno e sotto il gazebo della segreteria Maria Domenica, Virginia e Gianni erano pronti per accogliere i primi gruppi che già alle 9.00 iniziavano a confluire in piazza. Francesco, Andrea e Stefano erano sparsi nella piazza pronti a dare una mano a chiunque ne avesse bisogno. Lungo le strade, poi, ancora sonnecchianti dal riposo domenicale, i volontari della protezione civile iniziavano a chiudere le strade e a prepararsi a far fronte alla marea di ragazzi e genitori che da lì a poco avrebbe invaso la piazza. È bello pensare che il volto della festa passa prima di tutto attraverso i volti di tante persone che dietro le quinte hanno sognato, costruito, progettato, lavorato, faticato gratis! La gratuità è l’anima del servizio in Azione Cattolica e chi ama gratuitamente è capace di donare con gioia e di fare le cose ancora meglio rispetto a chi riceve un compenso. E quando la musica ha iniziato a diffondere nella piazza le note della gioia e della festa, ecco arrivare puntuali come non mai il primo gruppo Acr con i loro genitori (per la cronaca, i primi ad arrivare in piazza sono stati gli accierrini del Sacro Cuore di Monteroni) e per un’ora è stato un fiume in piena di striscioni, cartelloni, sorrisi e ragazzi che erano pronti a far esplodere la loro incontenibile gioia. Ogni ragazzo poi aveva indossato delle cuffie “molto artigianali” costruite nel loro gruppo Acr insieme con delle Radio fatte di cartone o di compensato che richiamavano il tema della festa di quest’anno, “Siamo in Onda”. Dopo una carrellata di inni e di bans, alle 10.00 la Festa si è aperta ufficialmente con il saluto di Massimo Vergari, presidente diocesano di AC, del sindaco di Cavallino e del parroco don Gaetano, ai quali va tutto

primopiano Iniziamo dalla conclusione, perchè i passaggi per arrivarci sono stati molteplici. Quando ho comunicato in parrocchia che la Festa del Ciao diocesana sarebbe stata ospitata dalla nostra comunità, subito i consensi sono stati unanimi, si sono intersecate domande, idee, progetti, i cellulari erano bollenti. Ognuno aveva delle idee, le comunicava agli altri e poi si discutevano,si modificavano sino a giungere all’attuazione. Il tema di quasto anno è Siamo in onda, e credetemi, tutta la no-

Cattedrale

15 novembre 2009

La festa diocesana del Ciao

stra comunità nessuno escluso, si è lanciata nell’etere mettendoci tutto il suo amore. In alcuni momenti si sono verificati atti quasi di isteria generale, quando un lavoro non veniva come ci si era proposti di fare, ma bastava che ci si confrontasse un momento e la soluzione era servita, e si lavorava per realizzarla. Vedere tutta la comunità lavorare alacremente , mi ha fatto venire in mente un alveare dove si lavora operosamente, ma nel nostro alveare non vi

Regalate anche all’arcivescovo le cuffie segno di amicizia e fraternità

In piazza a Cavallino lo sbarco dei mille

Il cammino formativo, in questo che per l’Acr è l’anno della novità, vuole essere l’aiuto per i nostri bambini e ragazzi affinché possano vivere l’incontro unico ed irripetibile con Gesù, maturando quegli atteggiamenti che permettano loro di costruire un rapporto di relazione vera e profonda che li porti a prendere consapevolezze del loro essere cristiani. Solo accogliendo Gesù nella propria vita ci si può mettere in relazione con Lui, e solo vivendo coerentemente quello che lui ci ha comunicato possiamo vivere le nostre relazioni in maniera diversa, completamente nuova! I nostri bambini e ragazzi devono impegnarsi, proprio partendo dalla relazione con Gesù, a ricono-

Siamo in onda

scere il modo migliore per comunicare con gli altri e a capire quanto siano di qualità le relazioni che hanno. Essere accolti, ascoltati li fa sentire unici ed amati per quello che sono, portandoli cosi a svolgere anche un servizio per tutta la comunità cristiana della quale fanno parte, a cominciare dalla loro famiglia. Ma le relazioni che loro chiedono, non vogliono essere relazioni istantanee, ma vere, profonde, di quelle che ti cambiano dentro come quella che ha vissuto Zaccheo incontrando Gesù, dal quale si è sentito amato da subito. Incontrare Gesù, fa capire quanto Dio padre tiene a cia-

scuno di noi ed è proprio attraverso il Figlio che manifesta il suo amore travolgente e trasformante. Ecco che nulla diviene più scontato, nulla più dovuto, ma maturando la capacità di accogliere la Parola si diventa protagonisti del quotidiano e consapevoli dei doni ricevuti. Allora qual è lo strumento che viene in mente quando si parla di entrare in sintonia? Indubbiamente la radio, che può essere ascoltata in qualsiasi posto, facendo anche altre cose. Ti permette di andare alla ricercare, sintonizzarsi su quello che si vuole e non sempre riesce al primo colpo,

erano regine solo tante persone che avevano in mente un unico obiettivo: essere in onda insieme, ed insieme a tutta l’ACR diocesana. E poi è stata mattina; quella del 15 novembre appunto. Ci siamo ritrovati in piazza pronti ad affrontare con gioia la giornata e alzando gli occhi al cielo abbiamo pensato: “Grazie, per ciò che siamo ,grazie Gesù per quello che ci hai donato, come un’onda l’amore ci circonda sintonizza il cuore sulla felicità ...Siamo in onda”.

il nostro ringraziamento per la disponibilità e la premura con le quali hanno seguito l’organizzazione della nostra festa. Sul palco sono stati presentati man mano i vari gruppi Acr con le loro radio e le loro cuffie, ed è sorprendente la varietà dei colori e delle forme più strane che i ragazzi sono riusciti ad elaborare. Alle 11.00 i genitori dei ragazzi si sono radunati nella Chiesa Madre per un incontro con l’equipe degli adulti di Azione Cattolica mentre i ragazzi, divisi per fasce, hanno iniziato i tanto attesi giochi di gruppo. Momento centrale della giornata, subito dopo mezzogiorno, è stata la Celebrazione Eucaristica all’interno della quale, durante lo scambio di pace, i ragazzi si sono scambiate le “cuffie” in segno di amicizia e di fraternità con gli altri gruppi Acr. Subito dopo la Messa i ragazzi, sempre in piazza, hanno consumato il pranzo al sacco mentre dal palco il DJ Mattia Verde ha diretto Radio Acr che ha coinvolto i ragazzi in messaggi, canti e dediche tra di loro e i rispettivi educatori. Subito dopo pranzo il gruppo degli ex alunni delle Suore Discepole di Gesù Eucaristico insieme con alcuni ragazzi del piccolo coro della Parrocchia Matrice di San Pietro Vernotico ha presentato il musical “L’isola della felicità”, diretto e guidato dalla nostra cara Letizia che, nonostante la febbre, non ha voluto venire meno ai suoi impegni. E intorno alle 15.30 la Piazza si è nuovamente riscaldata per accogliere in un caloroso abbraccio il nostro Vescovo Domenico che, salito sul palco e intervistato da Pamela, una piccola accierrina, si è lasciato coinvolgere dalle domande raccontando qualche frammento di vita e qualche sua esperienza da bambino. Prima di concludere un’altra accierrina, Elisa, ha voluto regalare al vescovo delle cuffie che, tra la simpatia e l’entusiasmo di tutti, ha voluto indossare concludendo con una battuta: “Anche il Vescovo è in Onda!”. Conclusa la festa, in un tripudio di canti, inni, sorrisi e abbracci, la piazza si è lentamente svuotata per riprendersi il volto di tanti volontari che, nuovamente nel silenzio e senza riflettori, dovevano risistemare il tutto e ripulire ogni cosa. Nella piazza riecheggiavano ancora le voci e i canti dei 1000 cuori che da poco l’avevano affollata e tra le tante voci ecco distinguersi la voce di un vecchietto che commentava: “Mai, Cavallino, ha visto tanta festa e tanti ragazzi”. Sì, cari amici, lo possiamo ben dire…siamo in onda! E quando siamo sintonizzati sulla stessa frequenza, è tutta un’altra musica. Alessandro Scevola Assistente Spirituale Acr

allora occorre un pò di pazienza ma alla fine riesce e ci si può fermare ad ascoltare. Un ascolto che non è passivo, perché in radio c’è chi trasmette e chi riceve e lo stesso ascoltatore può diventare protagonista con la sua parola. La parola che permette di entrare in sintonia con gli altri perché diventa la Parola giusta, quella di Gesù, che tocca ciascuno nel profondo ed apre nuovi orizzonti. Ed allora?... prova ad ascoltare un po’ nel silenzio scoprirai la Sua voce parla proprio a te! Trova la frequenza giusta che fa battere il tuo cuore, all’ACR il cuore batte già! Buona ACR a tutti. Massimiliano Calò


L’Ora del Salento 4

Lecce, 21 novembre 2009

ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

di Mauro Carlino

La regalità di Cristo servizio alla Verità

La solennità di Cristo Re dell’Universo chiude l’intero ciclo dell’anno liturgico che ci ha dato l’opportunità di ripercorrere i misteri della salvezza e ci fa contemplare qual è la condizione dell’intero popolo di Dio e del suo capo, Cristo Signore, che è il “primogenito dei morti e il principe dei re della terra” (Ap 1,5). Molto opportunamente l’apostolo Giovanni, autore dell’Apocalisse, ricorda che è proprio il mistero della risurrezione a fondare la regalità di Cristo, ma tale mistero non si può comprendere senza il mistero della morte del Signore. Pertanto, il libro dell’Apocalisse prosegue dicendo: “A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue”. Proprio per questo, il Santo Evangelo di Giovanni ci ricorda il dialogo tra Gesù e Pilato, in cui il Signore si proclama re. La sua regalità, però, non consiste in apparenze e onori, ma piuttosto esprime la signoria di Dio. Sappiamo dai Vangeli che Gesù rifiutò il titolo di re quando esso era inteso in senso politico, alla stregua dei “capi delle nazioni” (cfr Mt 20,24). Invece, durante la sua passione, egli rivendicò una singolare regalità davanti a Pilato, il quale lo interrogò esplicitamente: “Tu sei re?”, e Gesù rispose: “Tu lo dici, io sono re” (Gv 18,37); poco prima però aveva dichiarato: “il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18,36). La regalità di Cristo, infatti, è rivelazione e attuazione di quella di Dio Padre, il quale governa tutte le cose con amore e con giustizia. Il Padre ha affidato al Figlio la missione di dare agli uomini la vita eterna amandoli fino al supremo sacrificio, e nello stesso tempo gli ha conferito il potere di giudicarli, dal momento che si è fatto Figlio dell’uomo, in tutto simile a noi (cfr Gv 5,21-22.26-27). La vera natura della regalità di Cristo consiste nella sottomissione e nella docilità dell’uomo alla sua Rivelazione, alla testimonianza che Egli rende alla Verità. Il fondamento della sua regalità è il fatto che in Gesù Cristo, nella sua persona-vita-opere, Dio si è pienamente rivelato: Dio ha detto nell’uomo l’intera e definitiva Verità su Se stesso e sull’uomo. “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità”. Ci troviamo nel cuore del cristianesimo: tutto il potere di Gesù, tutta la sua dignità regale consiste semplicemente nel fatto che l’intera verità su Dio e sull’uomo ci è rivelata nel Cristo. E’ quindi la Verità lo strumento del suo potere regale e l’unica forza del suo regno. E pertanto la sua regalità può concretamente realizzarsi solo attraverso l’ascolto della sua voce da parte di chi è dalla verità. La proclamazione della regalità di Cristo e la sua effettiva realizzazione accade sempre dentro ad un’opposizione fra luce e tenebre, dal momento che “la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1,5). Cristo viene processato perché l’uomo rifiuta di vedere se stesso, di capire se stesso secondo la verità rivelata da Cristo. Misura se stesso secondo altri criteri. Alla radice della tragedia dell’uomo sta la menzogna come radicale rifiuto della rivelazione che è Cristo. Si costruisce così una cultura della menzogna che genera la schiavitù dell’uomo e la sua morte: la cultura della morte deriva sempre dalla cultura della menzogna. Non si è forse chiamato l’aborto una scelta di civiltà? Non si è forse creata e realizzata una società di mera coesistenza di opposti egoismi, generata dalla menzogna che l’altro è sempre un antagonista che ci priva di una parte di vita, una minaccia per il nostro io e per il nostro libero sviluppo? Ed è proprio in questo la suprema menzogna che possa essere detta all’uomo, perché quando gli viene sconsigliato di amare, gli viene sconsigliato di essere uomo. Si sta continuamente celebrando il processo nel quale si cerca di condannare Cristo, perché la sua regalità è puramente e semplicemente il dominio della verità.

PASTORALE DELLA FAMIGLIA di Domenico Pulimeno

Riconciliazione della famiglia con la comunità parrocchiale Non è raro il caso di allontanamento o di separazione della coppia dalla propria Comunità parrocchiale per motivi più o meno plausibili. Forse perché infastidita da atteggiamenti scortesi o maldestri da parte del parroco, forse perché non sufficientemente valorizzata all’interno della Comunità, forse perché irritata da una girandola di pettegolezzi che non accennano a diminuire, forse perché stanca della inerzia e stagnazione pastorale che gira su se stessa senza alcun dinamismo. Forse perché la vita della parrocchia è diventata asfittica, paga di una miriade di parole che non decollano mai in iniziative concrete e tanto meno in un progetto pastorale chiaro ed essenziale. In situazioni del genere più che mai si richiede la riconciliazione, cioè capacità di rimanere là dove è necessario essere “fermento”, “sale della terra”. La fuga non serve a nessuno e può generare nell’animo di chi la consuma un disagio interiore e sterile scontentezza. Forse non è superfluo ricordare che il cammino, i pensieri dei cristiani, limitati e condizionati, sono segnati dal peccato. Realtà questa che ci rende umani tra gli umani, senza l’ombra schiacciante e isolante di credersi perfetti. Francesco d’Assisi insegna. Dinanzi ad una Chiesa amante del potere, non volle fare dei suoi frati una delle tante sette che pullulavano nel secolo XIII, ma rimanere nella Chiesa, senza inutili impazienze di chi vuole subito l’albero e, forse, anche i frutti. E la storia gli ha dato ragione. La riconciliazione della coppia con la parrocchia deve trascinare anche i figli, i quali devono ritenere che la Chiesa, anche nella minuscola realtà della Parrocchia, è “immaculata ex maculatis”, cioè essa nella sua intima essenza è santa, ma quando emerge in superficie può presentare elementi di peccato. La riconciliazione è possibile se della Chiesa si ha una visione serena e reale. Altrimenti si rischia di trasformare la religione in religiosità individuale, di “barattare la speranza con la soluzione rapida, talora magica, delle difficoltà”. I laici che avranno la pazienza di leggere questo articolo disadorno potranno forse obiettare: ma la riconciliazione è uno sforzo, un tentativo che devono fare solo loro? E i preti? E il parroco? A loro le dovute esortazioni le farà il Vescovo. Ai laici il dovere di circondare i Pastori di affetto, di calore umano e tentare con ostinata audacia il dialogo. E per ultimo (non in ordine di importanza) “perseguire lealmente, in tanto baccanale dell’esteriore, l’assoluto primato dell’interiorità” (D. Barsotti).

Meic di Lecce, l’anno sociale 2009/2010

Il progetto Camaldoli Idee per la città futura Il Gruppo Meic di Lecce, nell’anno sociale 2009-2010, oltre agli incontri mensili di formazione riservati ai soci e simpatizzanti, si propone di far conoscere, a tutto il popolo di Dio della nostra Diocesi, le proposte che sono state avanzate dal Meic Nazionale sui problemi dell’uomo e della nostra società; proposte che sono il frutto del contributo di tutti i Gruppi Meic d’Italia e che sono confluite ora nel volume che ha per titolo: Progetto Camaldoli. Idee per la Città futura. Gli argomenti spaziano dall’antropologia ai vincoli etici, dalla crisi economica ai problemi del lavoro, dalla crisi ambientale alla salvaguardia del creato, dalla crisi della politica alla partecipazione democratica. Il Gruppo Meic s’impegna di offrire, a livello diocesano, vicariale e parrocchiale, in collaborazione con gli Uffici diocesani e delle altre Associazioni e Movimenti ecclesiali, un contributo di idee e proposte per aiutare il popolo di Dio che è in Lecce, ad agire quotidianamente, in tutti gli ambiti del sociale, secondo i dettami evangelici. Programma degli incontri mensili Novembre 2009: Illustrazione del volume Progetto Camaldoli. Idee per la Città futura; Dicembre 2010: Presentazione alla cittadinanza dell’enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate; Gennaio 2010: Partecipazione alla “Settimana per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso” (in collaborazione con l’Ufficio Diocesano e le Comunità delle Benedettine di Lecce);

Febbraio 2010: Incontro sul tema: “Il lavoro nella prospettiva cristiana”; Marzo 2010: Incontro sul tema: “Etica del lavoro scientifico” Aprile 2010: Settimana di Pasqua: Celebrazione eucaristica presieduta dal nostro Pastore; Maggio 2010: Incontro sul tema: “Ambiente e salute”; Giugno 2010: Giornata di spiritualità in un monastero; Settembre 2010: “Giornata della salvaguardia del creato”, da organizzare in collaborazione con l’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e la Comunità delle Benedettine di Lecce. Due giornate di spiritualità in Avvento e Quaresima. Questi gli argomenti che i Soci Meic sono disponibili a trattare presso le Parrocchie o Vicarie: 1. La crisi della modernità e le sue cause; 2. Per un umanesimo integrale; 3. Il modello economico imperante e i suoi limiti; 4. Scienza, ecologia, economia; 5. Riconsiderare il rapporto tra capitale e lavoro; 6. L’ideologia dello sviluppo e la sua insostenibilità; 7. Lavoro e persona; 8. La crisi ambientale e le sue cause; 9. Dall’ideologia dello sviluppo alla decrescita; 10. Il problema energetico; 11. La sobrietà come stile di vita; 12. Ambiente e salute; 13. Problemi di bioetica; 14. La crisi della politica; 15. Proposte per una cittadinanza attiva e una democrazia partecipata; 16. Politica e religione in Italia; 17. La riscoperta della persona e del bene comune; 18. Emergenze educative: proposte per una comunità educante. Nicola Rocca

AZIONE CATTOLICA DIOCESANA - IL 28 NOVEMBRE A CARMIANO

Festa giò. In-con-tra con gioia Non una festa come tante è un invito che si fa tema, “Incon-tra! Con Gioia!”, per vivere un momento di aggregazione giovanile e di divertimento condito di impegno e ricco di contenuti formativi. Ritorna la Festa dei Giovani dell’Azione Cattolica di Lecce, un appuntamento atteso e partecipato non solo dai giovani di Ac, ma offerto a tutta la diocesi come momento di incontro, scambio e comunione. Sabato 28 novembre prossimo, presso il Palazzetto dello Sport di Carmiano, (che nell’occasione sarà intitolato a Giovanni Paolo II), dalle 17 alle 23, si parlerà di bellezza delle relazioni, di prossimità e di amicizia, di Incontro con Gesù e con i fratelli. Nell’anno della comunione e della riconciliazione, poi, la “Festa Giò” assume un’ impronta missionaria, con le testimonianze di coloro che all’interno dell’Associazione e non solo hanno contribuito, attraverso esperienze di volontariato e missione, a condividere un messaggio di speranza e di gioia con coloro che sono nel bisogno. Sarà presente il Padre Vescovo, S. E. mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, che guiderà la preghiera e parteciperà alla festa, come al solito condita di musica e spettacolo. Animerà la serata Tyna Maria Casalini, della JustForJesus, autrice dell’inno diocesano di Ac “Grida il tuo Sì”, che attraverso la musica condividerà la sua esperienza di fede. Ci aiuteranno in questo percorso anche le esperienze di Marco Iasevoli, vice-presidente nazionale dell’Azione

cattolica e responsabile nazionale del settore giovani, Angela Del Mastro, incaricata giovani della Delegazione regionale di Ac per la Puglia e don Rocco Coppolella, assistente regionale dei giovani di Ac. Saranno presenti anche responsabili e appartenenti ai movimenti e associazioni giovanili diocesane. In conclusione, lo spettacolo di cabaret del trio salentino “Scemi Freddi”. Dopo il successo dello scorso anno, sarà allestita un’area

“Le vie della luce”, con la presenza di sacerdoti, educatori ed esperti per accogliere i giovani che liberamente vorranno accostarsi per parlare, confrontarsi, anche confessarsi, per stabilire un rapporto che aiuti il percorso spirituale personale. Ritorna anche la mostra, con le creazioni delle parrocchie sul tema. A fine serata sarà premiato l’oggetto più originale. Sperimentazione di quest’anno, poi, un cammino specifico di preparazione alla festa,

offerto ai vicepresidenti, educatori ed animatori parrocchiali attraverso alcuni incontri diocesani da replicare poi in parrocchia. Lo scopo, continuare a riflettere sul tema associativo annuale, ed aiutare a far comprendere appieno motivazioni e significati che spingono i giovani di Lecce ad incontrarsi intorno a scelte forti ed autentiche. Tutte le informazioni su www.azionecattolicalecce.it e sui canali telematici collegati. Salvatore Scolozzi

Un cammino comunitario con la passione per le altezze Giovani di Ac? Si, grazie! Sognare ed osare, in parrocchia si può. E poi pensare alla propria formazione ed operare perché sia piena, dinamica e gioiosa. Di associazioni per i giovani, in giro, ce ne sono tante: sportive, ricreative, culturali…e chi più ne ha più ne metta. Ma noi crediamo che stare in Ac, e starci con il cuore e con la testa, sia un’esperienza con un valore aggiunto molto più grande. Quella tessera, ancora una volta, risuona come un rinnovato “Si”, per un impegno nella Chiesa e nel mondo ricco di significato, capace di scelte importanti. “Giovani santi, lieti e coraggiosi”: è questo il sogno che l’Ac ha per i suoi giovanissimi e i suoi giovani, e crediamo sia difficile per un giovane non immaginarsi così! La proposta formativa dell’Azione Cattolica è una proposta a 360° che aiuta i giovani a confrontarsi con l’ideale alto della vita cristiana e a realizzarlo nella propria esistenza per vivere in pienezza il tempo della scuola e quello dello studio universitario come momenti di crescita che aprono gli orizzonti sul mondo e avvicinano a Dio; per affrontare con consapevolezza il mondo del lavoro, capaci di leggere i segni dei

tempi anche nella difficile situazione attuale; per aprirsi con fiducia ad una vita affettiva piena; per servire con passione la propria città, il proprio quartiere e gli uomini che lo abitano, scorgendo in essi il volto di Dio; per formarsi e informarsi sui grandi temi dell’economia e della società mondiale; per crescere nella fede e ricondurre a Dio ogni aspetto della propria vita. Una proposta del genere, che non fa sconti sul Vangelo, ma che aiuta a vivere in pienezza, non può oggi non affascinare i tanti che stanno sulla soglia, ma che non vedono l’ora di entrare. Il punto di forza dell’Ac è che questo cammino bello, anche se a volte difficile, non si fa da soli, ma in gruppo. È il gruppo, infatti, il luogo privilegiato di questa crescita umana e cristiana che viene dal pregare insieme, dal sostenersi a vicenda, dal confronto sulle questioni che ci stanno a cuore e, soprattutto, dalla capacità di saper aspettare chi è rimasto indietro, pronti poi a ripartire insieme. Giovani, insomma, “fino in cima”, perché “è immensamente triste una giovinezza senza la passione per le altezze”. L’Equipe diocesana dei Giovani di AC


L’Ora del Salento 5

Lecce, 21 novembre 2009

catholica SQUINZANO/La scuola dell’infanzia parrocchiale “De Simone” in festa FRANCAMENTE

L’educazione d’ispirazione cristiana e le sfide della post-modernità

Il 2009 è un anno importante per la Fism (Federazione Italiana Scuole Materne) perché compie 35 anni dalla sua nascita. Nonostante già a settembre sia stata svolta a Lecce una giornata ricca di iniziative proprio in onore di questa associazione, Mons. Nicola Macculi ha pensato di rinnovarne il ricordo a Squinzano profittando del fatto che anche qui si è alla vigilia di un anniversario che dà lustro al paese; l’anno prossimo infatti si festeggeranno i 70 anni dalla nascita della scuola materna “Maria De Simone”. Nel pomeriggio di domenica, proprio nei locali della scuola, con l’ausilio di tutte le insegnanti, vecchie e nuove, che tanto tempo e impegno hanno dedicato e dedicano all’educazione e alla cura dei bambini, si è voluto fare un viaggio a ritroso fino al 1940, anno di nascita della scuola. Non poteva certo mancare in un’occasione così particolare don Antonio Caricato, che ha trascorso a Squinzano 42 anni della sua vita sacerdotale, collaborando con la signorina De Simone e con la signorina Rosina Renna all’evoluzione della scuola. I suoi ricordi infatti ci portano lontano e spiegano alle generazioni più giovani, che di questo non hanno memoria, che da principio la scuola era situata sopra i locali della fabbrica del signor Filippi. Solo con l’aiuto di mons. Nicola Leone fu possibile aprire l’attuale sede sotto la direzione del prof. Perrone. Con orgoglio e un pizzico di nostalgia, don Antonio ricorda che in alcuni periodi la scuola ebbe un

così alto numero di bambini che fu necessario creare ben sette sezioni per accoglierli tutti. La storia della scuola nel 1974 si intreccia con quella della Fism, come spiega il prof. Vincenzo Paticchio, presidente provinciale della federazione. La Fism nacque sotto la spinta delle scuole materne di Brescia con l’intenzione di raggruppare tante realtà per perseguire obiettivi cattolici. Don Antonio fu incaricato dall’allora Vescovo della nostra città, Francesco Minerva, di fare in modo che anche le scuole cattoliche della nostra provincia potessero far parte di questa federazione. Il progetto venne realizzato grazie anche alla collaborazione del senatore Emilio Pulli che ne divenne primo presidente provinciale. Nel marzo 2000, con l’entrata in vigore della legge n. 62, le scuole materne non statali, quindi anche quelle aderenti alla Fism, sono diventate paritarie. Questo significa che, anche istituzionalmente, sono stati loro riconosciuti i requisiti di qualità ed efficacia, accertati dall’Amministrazione scolastica. Al termine della serata è stato proiettato un cortometraggio in cui si è mostrato tutto quello che i bambini fanno all’interno della scuola, dai giochi ai disegni, all’attività fisica. Le maestre li seguono con profonda dedizione nelle loro svariate attività, ma sicuramente l’insegnamento più importante che viene dato loro è quanto sia fondamentale riuscire a trascorrere le proprie giornate insieme agli altri nel rispetto di ognuno. Valentina Polimeno

SALENTO MARIANO

Incontro ecumenico il 24 novembre a Lecce Martedì 24 Novembre alle ore 19,00 presso il monastero delle Benedettine San Giovanni Evangelista in Lecce a cura del Gruppo per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso coordinato dalla dott. Mariarita Ciccarese, il Rabbino Michael Ascoli, assistente del rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni, offrirà il suo contributo per la Lettura della lettera ai Romani con esplicito riferimento ai capitoli 9-11. Una voce ebraica ci guiderà a cogliere la profondità e l’attualità del mistero d’Israele che non cessa di interpellare la Chiesa. Il Gruppo ecumenico, nato in seguito ad una serie di incontri di studio, di riflessione e di preghiera vissuti con la Comunità monastica benedettina e con fratelli appartenenti a diverse comunità e chiese cristiane e a diverse fedi, intende proseguire su un cammino di fraternità, di conoscenza e di comunione, nel costante impegno di dialogo e di docilità al soffio dello Spirito. Vi partecipano il Delegato diocesano per l’ecumenismo ed il dialogo, don Damiano Madaro, Papas Nik Pace della Chiesa cattolica di rito bizantino, fratel Enrico Gonzales dei Padri Comboniani, la Comunità monastica benedettina, la prof. Isabelle Bernardini e p. Gianni Giannoccolo per la Chiesa ortodossa greca, il pastore Gioacchino Caruso per la Chiesa Avventista del Settimo Giorno, il pastore Pino Neglia per la Chiesa di Cristo, il pastore Winfrid Pfannunke per la Chiesa evangelica valdese. Per la voce ebraica il prof. Furio Bigini e per l’Islam il prof. Chefi Triki. È una piccola realtà, un seme affidato anche alle nostre cure, alla nostra sensibilità, alla forza di una Speranza che non delude. Luigi Buccarello

di Valerio Terragno

Matrimonio e le nuove sfide “Il matrimonio e la famiglia sono insostituibili e non ammettono alternative”. Sono parole pronunciate da Benedetto XVI nel maggio del 2005. Il matrimonio non è un’invenzione degli uomini, unità, indissolubilità e fecondità non sono impicci e legami imposti dall’uomo all’uomo, ma qualità intrinseche del matrimonio, come il sapido lo è del sale o il dolce dello zucchero. Escluderne qualcuna significa snaturarne l’istituzione. Purtroppo l’attuale dibattito sulla pluralizzazione del concetto stesso di famiglia sembra andare in tutt’altra direzione. Esso sta assumendo dei contorni sempre più stravaganti che portano a ritenere che tutte le forme possibili dello “stare insieme”, con o senza matrimonio, fra sessi diversi o uguali, con uno o due genitori (a volte provenienti da differenti e precedenti esperienze di coppia), siano lecite o, quanto meno, possibili ed abbiano la stessa valenza etica, sociale e giuridica purché vi siano delle condizioni minime che le tengano in vita: è sufficiente un qualche barlume di rapporti affettivi, più o meno intensi, prescindendo dalla durata e dalle modalità di tali relazioni. Una falsa ed ideologica concezione della libertà, una estensione assolutamente impropria dell’idea di pluralismo anche nel campo della morale, stanno portando a considerare il sacramento del matrimonio come un vincolo ed un legame troppo costrittivo e oneroso, la sessualità totalmente staccata dalla fecondità, l’avere figli un “optional” da valutare eccezionalmente. La mentalità edonistica porta a considerare sempre negativamente la fatica e l’impegno, quasi fossero mali assoluti da allontanare per quanto possibile, ignorandone l’aspetto positivo. Ed in nome di questi pseduoprincìpi proliferano un po’ ovunque nei Paesi del mondo occidentale le leggi, o almeno i tentativi di legiferare, per la regolamentazione giuridica di tutto ciò che pur assomigliando al matrimonio è una cosa completamente diversa da esso. Da un lato ci si comporta come se il rapporto con il “compagno/a” o con il “partner” (novità lessicali che sono ormai entrate nel linguaggio corrente e che pretendono di contenere in sé una più pronunciata connotazione di autonomia ed “emancipazione”) sia un fatto che afferisce esclusivamente alla sfera privata e soggettiva di ognuno, dall’altro, in maniera anche un po’ schizofrenica, si chiede di “relazionarsi” con la società attraverso una qualche forma di istituzionalizzazione; pur escludendo il matrimonio tradizionale, insomma, vorrebbero usufruire di alcuni diritti, in genere di carattere economico, che non sono attualmente riconosciuti se non alle coppie sposate. Ma la ragione per la quale tali diritti non sono loro riconosciuti è che esse non hanno l’intenzione di assumere quei doveri che sono parte essenziale dell’istituto matrimoniale. Salvatore Palma - palma@loradelsalento.it

MAGISTERO VIVO

di Carmelo Simmini

La chiesa di Santa Maria delle Grazie a Maglie La Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus La chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Maglie, è un importante edificio sacro che sorge nel cuore del centro storico cittadino. Il tempio, iniziato nel 1602, venne completato nel 1618 e soltanto qualche anno più tardi, nel 1624, vi si insediò la Confraternita delle Grazie. Il sobrio prospetto è ingentilito da un artistico ed elegante portale, costituito da due colonne a spirale, con capitelli corinzi, che sorreggono un architrave con l’epigrafe latina “Nativitas tua Dei Genitrix Virgo Gaudium Annuntiavit Universo Mundo”, nella quale si fa chiaro riferimento alla Vergine, ritenuta come la Madre di Cristo, Salvatore della terra. Il timpano, del 1658, fu eseguito probabilmente dal copertinese Ambrogio Martinelli, il quale scolpì la statua in pietra della Madonna col Bambino che sovrasta la trabeazione. Al di sopra del portale si apre una finestra dalla cornice squadrata, mentre la facciata termina con una cuspide di forma triangolare, occupata al centro da una testa di cherubino, affiancata da due festoni. L’interno è ad una sola navata, con volte a stella, adornate da pitture settecentesche. Sulla volta centrale compare un ottagono che racchiude scene dipinte con putti danzanti, attorniato da medaglioni con inserite le figure affrescate dei quattro Evangelisti. Nelle altre parti del soffitto sono raffigurate sia la “Cacciata di Adamo ed Eva

dal paradiso terrestre” che le “Invocazioni delle genti per la venuta del Messia”, con angeli musicanti; quest’ultima pittura è considerata un significativo esempio di iconografia tardo-barocca salentina. Al 600, risalgono le tele, poste sulle pareti laterali, raffiguranti i dodici Apostoli, tra i quali si notano San Pietro, San Matteo, San Giovanni e Sant’Andrea. Gli Apostoli, di grande bellezza, colpiscono per la cromacità dei colori delle vesti che, come mosse da un alito di vento, si stagliano su sfondi dalla raffinata e suggestiva ambientazione paesaggistica. In fondo alla navata è collocato lo sfarzoso altare maggiore, in stile barocco, realizzato nel 1645 dallo scultore Giovanni Donato Chiarello. L’altare, arricchito da colonne tortili, alternate a nicchie vuote, è sormontato da una lapidea Incoronazione della Madonna tra angeli. Al centro, racchiusa da una cornice, si trova la tela raffigurante la Madonna col Bambino tra Sant’Antonio Abate, Sant’Antonio di Padova e San Basilio, voluta dal committente Salvatore Droso, dipinto in basso a destra, il cui nome è ricordato in un nastro sorretto da cherubini, nella stessa pala. In questa tela, simile ad altre custodite in alcune chiese di Lecce, come quella del Gesù, la dolcissima Vergine col Bambino è raffigurata tra un insieme di nuvole e di angioletti. Ai piedi della Madonna, compare invece una veduta della città di Maglie, aggiunta in seguito ai restauri dell’800. Sul portale d’ingresso, al di sopra di una cantoria si può

ammirare l’antico organo, opera dell’artista Nicola Mancini da Napoli. In un armadio, risalente al 1908, è conservata la statua della Madonna delle Grazie, con la preziosa veste in seta, ricamata in oro zecchino dalle Clarisse di Soleto, paese facente parte della Grecìa Salentina ossia un’area linguistica ellenofona salentina, situato poco lontano da Maglie e famoso per la lavorazione artigianale dei tessuti e del legno. Nella piazza, quasi di fronte alla chiesa, si innalza la colonna votiva mariana, di gusto zimbalesco ed eretta nel XVII secolo. La colonna, molto simile nella struttura a quella leccese di Sant’Oronzo, poggia su un basamento quadrato, delimitato agli angoli dalle statue dei quattro santi patroni principali di Maglie San Nicola di Bari, Sant’Antonio da Padova, San Basilio e San Francesco d’Assisi. In cima ad essa, su un capitello corinzio, si erge la statua lapidea della Vergine “Regina”delle Grazie, col Bambin Gesù. La statua attuale, opera dell’artista Luigi De Pascalis, venne posta negli anni venti del 900, in sostituzione di un’altra più antica, danneggiata da un fulmine. La chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Maglie, costituisce un vero e proprio gioiello dell’achitettura locale, edificato in piena età barocca, epoca in cui si innalzarono grandi ed importanti monumenti intitolati alla Madonna, il cui culto è sempre molto sentito in ogni angolo della penisola salentina.

La Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus del 4 novembre 2009, offre una normativa essenziale che regola l’istituzione e la vita di Ordinariati Personali per quei fedeli anglicani che desiderino entrare corporativamente o singolarmente in piena comunione con la Chiesa Cattolica. Il Proemio ci dà la ratio legis, mettendo in risalto alcuni elementi che conviene richiamare: la Chiesa, nella sua unità e diversità, ha come modello la Santissima Trinità , ed è stata istituita come “il sacramento, ossia il segno e lo strumento, dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1) per cui ogni divisione fra i battezzati è una ferita a ciò che la Chiesa è e a ciò per cui la Chiesa esiste ed è quindi uno scandalo, perché contraddice la preghiera di Gesù prima della Sua passione e morte (cfr. Gv 17, 20-21); la comunione ecclesiale, costituita dallo Spirito Santo, che è il principio di unità della Chiesa, per analogia al mistero del Verbo incarnato è allo stesso tempo spirituale, invisibile e visibile, gerarchicamente organizzata; quindi la comunione fra i battezzati per essere piena non può che manifestarsi “visibilmente nei vincoli della professione dell’integrità della fede, della celebrazione di tutti i sacramenti istituiti da Cristo e del governo del Collegio dei Vescovi uniti con il proprio capo, il Romano Pontefice”; sebbene l’unica Chiesa di Cristo sussista nella Chiesa Cattolica governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui, tuttavia fuori

del suo organismo visibile, quindi nelle Chiese e nelle Comunità cristiane separate, si trovano parecchi elementi di santificazione e di verità che, per il fatto di essere doni propri della Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica. Quei fedeli anglicani che hanno chiesto di entrare in piena comunione con la Chiesa Cattolica, sotto l’azione dello Spirito Santo, sono stati spinti verso la ricostituzione dell’unità dagli elementi propri della Chiesa di Cristo che sono stati sempre presenti nella loro vita cristiana personale e comunitaria. Per questo la promulgazione della Costituzione Anglicanorum coetibus da parte del Santo Padre e ciò che ne seguirà segnano un tempo di azione dello Spirito. Il mezzo giuridico che il Santo Padre ha preordinato per ricevere nella piena comunione cattolica dei fedeli anglicani è quello dell’erezione di Ordinariati Personali. La competenza dell’erezione è data alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per il fatto che quest’ultima lungo tutto l’iter che ha portato alla Costituzione Apostolica ha dovuto affrontare questioni di carattere dottrinale e questioni dello stesso carattere si presenteranno anche al momento dell’erezione dei singoli Ordinariati e della piena incorporazione di gruppi di fedeli anglicani nella piena comunione cattolica, attraverso gli Ordinariati che verranno eretti. Tuttavia, per singoli atti, ogni Ordinariato è soggetto non solo alla Congregazione per la Dottrina della Fede, ma anche agli altri Dicasteri della Curia Romana secondo le A

p o s t o l i c a

loro competenze (Cost. Ap. II), per esempio: per le associazioni di fedeli, al Pontificio Consiglio per i Laici; per la formazione dei chierici e la loro vita, alla Congregazione per il Clero; per le varie forme di vita consacrata, alla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, ecc. Solo per quello che riguarda la visita ad limina Apostolorum, a cui l’Ordinario è tenuto ogni cinque anni, oltre la Congregazione per la Dottrina della Fede, la Costituzione Apostolica menziona espressamente la Congregazione per i Vescovi e la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Cost. Ap. XI). Con la previsione dell’erezione di Ordinariati Personali per Anglicani che entrano nella piena comunione con la Chiesa Cattolica, la Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus non viene a creare una nuova figura nell’ordinamento canonico vigente, ma applica la figura dell’Ordinariato Personale, già prevista per la cura pastorale dei militari dalla Costituzione Apostolica Spirituali militum cura, data da Giovanni Paolo II il 21 aprile 1986. è evidente che essendo diversa la finalità degli Ordinariati Militari e quella degli Ordinariati Personali per i fedeli provenienti dall’Anglicanesimo, pur essendovi delle analogie tra i due tipi di Ordinariati Personali, tuttavia vi sono anche differenze significative. La Chiesa così si arricchisce di nuovi fratelli nella diversità delle forme canoniche oltre che dei linguaggi.


L’Ora del Salento 6

Lecce, 21 novembre 2009

welfare i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri

di Fabio Scrimitore

Le sentenze e le leggi Da metà settembre ad oggi (in meno di due mesi) sono stati venduti in tutta Italia circa un milione di buoni lavoro (i dati sono riferiti alla somma dei buoni lavoro da 10, 20 e 50 euro, resi equivalenti a quelli da 10 euro). È stata quindi superata la soglia dei tre milioni di voucher in poco più di un anno, cioè da quando, il primo agosto 2008, è stato introdotto il nuovo prodotto. In valore assoluto si tratta di 30 milioni di euro emersi dal mercato del lavoro nero. Il buono lavoro costituisce una forma di pagamento comprensiva del contributo previdenziale e dell’assicurazione contro gli infortuni: serve a pagare in modo regolare e trasparente quelli che una volta si definivano “lavoretti”, dall’occasionale intervento in agricoltura al baby sittering, dalla sistemazione occasionale di parchi e giardini alle ripetizioni scolastiche. I lavoratori interessati sono ormai più di 45mila, con una netta prevalenza maschile (73,2%) rispetto a quella femminile (26,8%). Al primo posto, nella classifica delle regioni che maggiormente utilizzano questo strumento, troviamo il Veneto e altre regioni del nord Italia. Riguardo alla tipologia dei buoni utilizzati, quelli cartacei rappresentano la maggior parte, essendone stati venduti circa 2,5 milioni. “Per favorire un’ulteriore diffusione del prodotto - sostiene il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua - è in programma una sperimentazione con i tabaccai associati alla Fit, che garantiscono oltre 5000 punti vendita

Venduti oltre tre milioni di buoni lavoro

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo Pneumologo

Le proprietà benefiche del cetriolo

Il cetriolo è il frutto della pianta che porta lo stesso nome, formata da fusti piuttosto alti e foglie che si alternano lungo tutto il tronco: il frutto quindi si presenta con una forma allungata (misura dai 20 ai 30 cm), ricoperto di piccole protuberanze, con la buccia verde scuro e la polpa interna verde chiaro con i semi bianchi piuttosto acquosa e di sapore amaro. Le prime coltivazioni di questo ortaggio, risalgono a 5000 anni fa ed erano situate ai piedi dell’Himalaya. La pianta, appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, fu probabilmente introdotta nel bacino mediterraneo dagli Egiziani. Il cetriolo non è solo un semplice ortaggio ma si è rivelato un ottimo alleato per la salute generale dell’organismo. Esso infatti contiene una importantissima sostanza predominante: l’acido tartarico. Perché è tanto importante questo acido? Perché impedisce ai carboidrati dei prodotti alimentari, immessi nel nostro organismo, di trasformarsi in grassi, ecco perché i dietologi consigliano il consumo del cetriolo nelle diete e a tutti coloro che vogliono mantenere il peso sotto controllo. Gli specialisti suggeriscono addirittura di mangiarlo abbinato al pane integrale per esaltarne totalmente la sua efficacia come prodotto altamente dietetico. Inoltre ha pochissime calorie, è un buon diuretico e un valido disintossicante. In Italia, la produzione del

cetriolo si attesta sulle 120.000 tonnellate. Le regioni in cui viene maggiormente coltivato sono: il Lazio (dove si ottiene circa il 20% del raccolto nazionale), seguito dal Veneto (17%), dalla Puglia (16%), Campania (14%), Sicilia (11%), Calabria (5%) ed Emilia-Romagna (3%). I cetrioli più piccoli sono generalmente utilizzati per la conservazione sott’aceto. Quando si deciderà di acquistare alcuni cetrioli, sarà bene sceglierli non troppo grandi né troppo piccoli e verificare bene che non siano ammaccati o avvizziti perché in quel caso la polpa sarà meno soda e più acquosa e quindi il gusto sarà particolarmente insipido. Se non amate particolarmente i semi in essi contenuti, ricordatevi di scegliere quelli di dimensioni più piccole poiché ne posseggono minore quantità. Come conservare i cetrioli? In frigorifero nello scomparto delle verdure per 10 giorni e non oltre anche se, una volta acquistati, si consiglia di consumarli subito per godere pienamente delle loro qualità. Ma è possibile anche conservali sotto sale, dopo averli tagliati a fette. Solitamente il cetriolo viene consumato crudo, tagliato a fette sottili, ma può anche essere mangiato cotto. Quando è ancora di piccole dimensioni e, quindi, particolarmente tenero, può essere utilizzato per la conservazione sottolio, sottaceto o sottosale.

nel Paese. L’obiettivo è quello di rendere possibile l’acquisto e l’incasso dei buoni lavoro attraverso un nuovo canale distributivo, sempre più vicino agli italiani”. Il datore di lavoro può acquistare i buoni lavoro nei tagli da 10, 20 e 50 euro. È possibile effettuare l’acquisto dei buoni telematici utilizzando l’apposita procedura sul sito internet www.inps.it oppure attraverso il numero gratuito Inps-Inail 803164. Quelli cartacei invece, in attesa del perfezionamento del canale distributivo delle tabaccherie, sono disponibili presso gli uffici provinciali Inps, dopo aver provveduto al pagamento del controvalore presso gli uffici postali. Ogni buono sarà rimborsato al lavoratore per 7,50 euro netti presso qualunque ufficio postale. La quota di 2,50 euro costituisce il contributo previdenziale e l’assicurazione Inail. In caso di voucher telematici, essi saranno accreditati al lavoratore su una carta magnetica, che il lavoratore potrà utilizzare per riscuotere il corrispettivo presso gli uffici postali o attraverso gli sportelli bancomat. Prima dell’inizio delle attività di lavoro occasionale di tipo accessorio, i committenti devono comunicare all’Inail (contact center telefonico gratuito 803.164 oppure fax gratuito 800.657657) alcuni importanti dati relativi a lavoratori e periodo delle prestazioni lavorative coperte con i buoni lavoro. Eventuali variazioni sopravvenute del periodo di lavoro vanno comunicate all’Inail, con le stesse modalità, sempre preventivamente.

I COLORI DELLA VITA

Finita la lettura dell’ultimo paragrafo del capitolo XI de “Lo spirito delle leggi” di Charles-Louis, barone de Montesquieu, l’insegnante di storia lasciò la sala dei professori ed entrò nell’aula della IV “A”. Doveva riprendervi la lezione del giorno precedente, nel corso della quale il professore, parlando della Costituzione Italiana, aveva spiegato quali siano le differenze più evidenti fra le funzioni del Parlamento e quelle dei Giudici. I parlamentari fanno le leggi - riprese il professore di storia, avviando la lezione - tenendo conto che per legge si deve intendere, in via di principio, un comando, oppure un divieto, che si rivolga ad una generalità di persone. Lo si può verificare non soltanto leggendo i nostri Codici, civile, penale o quelli di procedura, ma spulciando anche qualche articolo dei rari resti del Codice di Hammurabi, qualche versetto dei precetti generali del Levitico, oppure uno o due degli articoli Pandette di Giustiniano. I giudici, dal loro canto, sono chiamati dai cittadini, per verificare se la legge sia stata applicata correttamente ad un caso specifico. Ne consegue - questa fu la conclusione della lezione di “Cittadinanza e Costituzione” che le due funzioni, quella legislativa e la giurisdizionale, non possono collidere, proprio perché agiscono in sfere completamente separate, come aveva previsto il dottissimo filosofo, barone di Montesquieu. Mia madre non ne è convinta! L’interruzione proveniva dalla terza fila di banchi. La mamma del giovanetto - spiegò il giovane - era tutt’altro che convinta che non possano nascere contrasti, o sovrapposizioni, fra la funzione legislativa e quella della giurisdizione. In verità, la madre dello studente fa parte di quella schiera di poche migliaia di insegnanti che dal Tar hanno ottenuto decisioni favorevoli ad una loro pretesa. Ma tali decisioni sembra stiano per essere cancellate da un’imminente legge. Ci si riferisce agli insegnanti che sono stati inseriti in coda nelle graduatorie provinciali ad esaurimento, mentre essi avevano chiesto d’esservi inclusi secondo l’ordine dettato dal loro punteggio, come il senso comune suggerirebbe. I Tribunali Amministrativi hanno dato loro ragione agli insegnanti, ma gli uffici provinciali non hanno eseguito le decisioni dei Giudici, perché il Ministro ha inserito un emendamento nel testo di un decreto legge del 25 settembre scorso, che dovrà essere approvato entro il 24 novembre prossimo, pena la sua decadenza. L’emendamento proposto nega ai citati insegnanti il diritto d’occupare nelle graduatorie provinciale del biennio 2009/ 10, 2010/2011, il posto corrispondente al loro punteggio; vuole che vi restino inclusi in coda. Nel 2011/2012, però, saranno inclusi in ordine di punteggio. Non è forse, questo, un esempio nel quale il potere legislativo si è sovrapposto alla sfera funzionale propria dalla giurisdizione?- direbbe lo studente? È vero che quelle decisioni dei giudici amministrativi non hanno acquisito ancora l’efficacia del giudicato, ma questo non sembra un argomento sufficiente alla signora. La quale sa bene che le decisioni dei giudici possono essere annullate soltanto da altri giudici, quelli d’appello. Non pensava mai che potessero essere annullate da una legge.

ILFISCO ED I CITTADINI di Vinicio Russo

I francescani per otto secoli custodi dei luoghi sacri

Lo statuto dei diritti del contribuente

Non potevano ignorare la Terra Santa, luogo segnato dalla presenza di san Francesco, le celebrazioni per l’Ottavo centenario della fondazione dell’Ordine dei Frati minori che ricorre in questo anno 2009. Interessanti iniziative si sono tenute nei giorni scorsi in Palestina, nel villaggio di Nevé Shalom/Wahat as-Salam. Il seminario intitolato “Una voce da Assisi: otto secoli dal messaggio francescano”, e gli altri appuntamenti, sono stati promossi dal Comune di Assisi, dall’Ambasciata d’Italia in Israele e la Custodia Francescana di Terra Santa, con il patrocinio della Regione Umbria e dell’Agenzia di Promozione turistica dell’Umbria. Particolarmente significativo il luogo prescelto per questa manifestazione: Nevé Shalom/ Wahat as-Salam (“oasi di pace”, in ebraico e in arabo) è infatti il villaggio dove arabi ed ebrei vivono insieme in condizione di parità. A volerlo, all’inizio degli anni Settanta, fu il domenicano padre Bruno Hussar e da allora ogni anno ospita migliaia di studenti ebrei e arabi. Un’esperienza che si riallaccia idealmente alla presenza di san Francesco, che tra il 1219 e il 1220 in questa terra incontrò da messaggero di pace il sultano Melek el Kamel, gettando attraverso il dialogo il seme fiorito poi con la presenza dei frati minori. Durante gli incontri per l’ottavo centenario i rappresentanti delle tre fedi monoteiste hanno dialogato insieme sul significato comune della presenza in questa regione del mondo. E’ stata inoltre, commemorata la figura di fra Michele Piccirillo, il francescano archeologo scomparso l’anno scorso e che è stato una testimonianza vivente della poliedricità del carisma dei figli di Francesco. Sono stati visitati i santuari francescani sul Lago di Tiberiade in Galilea significativa è stata la visita, dopo una marcia a piedi da Nevé Shalom/ Wahat asSalam, a Ein Karem, la località alle porte di Gerusalemme dove si trova il santuario di san Giovanni Battista. Un percorso a piedi di circa venti chilometri, in stile francescano; a Ein Karem si sono tenuti i discorsi del custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa, dell’ambasciatore d’Italia in Israele e del sindaco di Assisi. Accanto a queste iniziative c’è stato anche un segno significativo dell’amicizia delle popolazioni locali verso l’ordine dei frati minori: la municipalità di Ramleh ha ufficialmente intitolato una strada della città all’Ordine Francescano. Ramleh è una città di circa 70 mila abitanti, dove accanto a circa 53 mila ebrei abitano anche 4.500 cristiani e 15 mila musulmani. L’intitolazione della strada vuole riconoscere un dato storico: essendo stata in epoca araba una città importante dal punto di vista amministrativo, Ramleh è sede di un’antichissima presenza francescana. Qui i frati sono infatti presenti fin dal 1296, cioè poche decine di anni dopo rispetto alla fondazione dell’Ordine. E ancora oggi è un francescano, padre Abdel Masih Fahim, a guidare la locale parrocchia di San Nicodemo. I Luoghi Santi rappresentano per noi cristiani le radici terrene della nostra fede; tutto parla di Cristo e ogni pietra ci ricorda i passi della Sacra Scrittura come se li stessimo vivendo insieme ai patriarchi, ai profeti, a Maria e a Cristo stesso.

L’Amministrazione finanziaria può esercitare potestà investigative molto penetranti. Il Legislatore da una parte conferisce tali potestà agli organi dell’investigazione tributaria, dall’altra ne circoscrive l’esercizio a garanzia dei diritti del contribuente. È ciò che accade con l’accesso ai fini fiscali, quel potere, cioè, che si concretizza nell’ingresso e nella permanenza d’autorità in un determinato luogo, al fine dello svolgimento di attività di controllo - normalmente ispezioni e verifiche - anche contro la volontà di chi, diversamente, avrebbe il potere di impedirlo. Affinchè l’accesso possa essere legittimamente esercitato, gli impiegati civili o militari devono essere muniti di apposita autorizzazione. L’autorizzazione è rilasciata dal capo dell’ufficio da cui dipendono gli impiegati (art. 52, d.pr 633/1972 - Disciplina dell’Imposta sul valore aggiunto - e art. 33, d.pr. 600/ 1973 - Accertamento delle imposte sui redditi) e se riguardante l’accesso da eseguirsi nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole e artistiche, deve riportare i casi di “effettive esigenze di indagine e controllo sul luogo”. Prima dell’entrata in vigore dello Statuto il Fisco poteva operare con ampissima discrezionalità, non essendo tenuto a documentare le esigenze della scelta del penetrante potere. Spesso l’accesso era privilegiato rispetto ad altre modalità di indagini meno invasive della sfera giuridica del contribuente, ancorché ugualmente efficaci. Lo Statuto, intervenendo attraverso l’art. 12, comma 1, lancia un chiaro messaggio: gli organi dell’investigazione tributaria nella scelta del potere da esercitare non sono liberi sempre e comunque in quanto, “a parità di risultati ottenibili”, sono obbligati ad esercitare la potestà meno invadente. L’accesso, dunque, è giustificato “solo” se l’attività ispettiva non possa essere diversamente realizzata per motivi indipendenti dalla volontà dell’organo procedente, tra i quali annoveriamo: il rischio che l’oggetto dell’indagine possa venire modificato, alterato o addirittura distrutto, con grave pregiudizio per l’attività del controllo; l’impossibilità o estrema difficoltà di rimuovere l’oggetto dell’indagine dal luogo di esercizio dell’attività. E’ il caso, ad esempio, del rilevamento delle giacenze di magazzino, o della verifica che debba riguardare l’intero impianto contabile; la necessità di reperire documentazione di particolare rilievo probatorio. Tuttavia, per accedere in locali che siano adibiti “anche” ad abitazione - oltre che, nel contempo, all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole e artistiche - è necessaria, “altresì”, l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica - che si aggiunge a quella del capo dell’ufficio. Se i locali sono adibiti “esclusivamente” ad abitazione l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica deve, in particolare, indicare gravi indizi di violazioni delle norme tributarie. Giangaspare Donato Toma


L’Ora del Salento 7

Lecce, 21 novembre 2009

obiettivo Un giorno speciale al Polo oncologico “Giovanni Paolo II”

Sulla via della santità alla scuola del malato con Giuseppe Moscati Il 16 novembre 2009 non è stato un giorno come tutti gli altri all’Ospedale Vito Fazzi di Lecce… c’è un’aria strana, serena ma frizzante e lo si nota fin dalle prime ore del mattino. È la festa di San Giuseppe Moscati, un santo molto amato dai medici, perché medico come loro, e dagli ammalati per la dedizione da lui sempre dimostrata nei loro riguardi. Motivo per cui la cappella del Polo Oncologico Giovanni Paolo II è stata dedicata a questo santo medico napoletano. Così il cappellano padre Vincenzo Caretto e l’Associazione Medici Cattolici di Lecce, per mesi hanno lavorato fianco a fianco per organizzare questo giorno, per lanciare a due voci il messaggio di santità trasmesso da Giuseppe Moscati. Perchè esistono medici che sanno fermarsi a riflettere, che vogliono interrogarsi sul modo migliore per essere accanto al paziente, che cercano di fare del lavoro di ogni giorno la propria palestra di santità. San Giuseppe Moscati è l’ideale compagno di viaggio di ciascun medico. Lui che è stato “un laico, che ha fatto della sua vita una missione percorsa con autenticità evangelica... un Medico, che ha fatto della professione una palestra di apostolato, una missione di carità... un Professore d’Università, che ha lasciato tra i suoi alunni una scia di profonda ammirazione... uno Scienziato d’alta scuola, noto per i suoi contributi scientifici di livello internazionale... La sua esistenza è tutta qui...” (Paolo IV durante la cerimonia di beatificazione il 16/11/25). Moscati costituisce un’attuazione concreta dell’ideale del cristiano laico che si è santificato nelle virtù umane. Egli era un professore, uno scienziato ma soprattutto un medico, un medico povero. Sembra un controsenso parlare di povertà nella vita di un uomo che per capacità, ingegno, fama e posizione sociale avrebbe potuto avere tutti i beni materiali che poteva desiderare. Eppure è così: Moscati era povero. Non solo non era attaccato al denaro, ma dava ai poveri ciò che aveva. Vestiva modestamente ed era la sorella Nina a interessarsi del suo vestiario. Parco nel cibo, rifuggiva ogni ricercatezza. Non aveva carrozze, cavalli, né automobili, come i suoi colleghi. Spendeva tutto se stesso per gli ammalati soprattutto per quelli poveri materialmente e spiritualmente. A chi si domandava da dove attingesse tanta vitalità spirituale nell’esercizio della sua professione, egli risponde con le parole di San Paolo: “Io posso tutto in Colui che mi conforta” (Filistei, 4,13). Fin dal mattino si congiungeva con Dio, guardando dalla sua stanzetta l’abside della chiesa del Gesù, l’Eucarestia giornaliera era il suo pane quotidiano. Come spesso ai nostri giorni, anche ai tempi di Moscati una concezione pseudoscientifica allontanava molti da Dio e dalla Chiesa, quasi che la vera scienza fosse inconciliabile col soprannaturale, e la tecnica potesse appagare le vere aspirazioni del cuore umano. Eppure Giuseppe Moscati seppe attuare un equilibrio tra scienza e fede. Giunto ai vertici della carriera era ammirato e seguito per la scienza, ma non meno per la visione soprannaturale con cui curava le malattie. Ed era proprio questa visione che gli dava la giusta valutazione del sapere umano e l’umiltà di sapere riconoscere i limiti. “E poi noi altri medici che Cosa possiamo?- scri-

veva l’8 febbraio 1923 al suo ex allievo Giuseppe Napolitano - Ben poco! E perciò non potendo soccorrere il corpo, soccorriamo l’anima, e di fronte ai casi disgraziati, ricordiamo i doveri dello spirito che ci provengono dalla fede dei nostri padri”. L’associazione Medici Cattolici della sezione di Lecce ha lo scopo di provvedere alla formazione morale, scientifica e professionale dei medici; promuovere gli studi medico-morali, ispirandosi ai principi della Dottrina Cattolica e nel fedele rispetto del Magistero della Chiesa; animare e difendere lo spirito di autentico servizio umano e cristiano dei medici nel rap-

porto con l’ammalato. Stimolata da padre Vincenzo Caretto, l’Associazione ha voluto organizzare questa giornata che ha visto radunarsi sin dalle 7.00 tanti medici, con i loro bei camici bianchi, presso la cappella San Giuseppe Moscati, pronti a partecipare al rosario animato dai “volontari ospedalieri Giovanni Paolo II” ed alla solenne celebrazione presieduta dall’Arcivescovo di Lecce mons. Domenico D’Ambrosio. Sono i medici gli animatori liturgici della messa insieme al “Coro Sacro Cuore” di Lecce diretto da Maria Cristina Calvani. Alle ore 17.00 tutti gli ammalati con i loro parenti insieme al personale sanita-

I due cappellani ospedalieri, Padre Caretto e don Mattia

rio hanno partecipato alla S.Messa presieduta da don Antonio Mergola, Cappellano del Presidio Ospedaliero di Castrano, dove esiste un’altra cappella dedicata a San Giuseppe Moscati. L’Eucarestia viene animata dal coro liturgico di Lecce diretto da Ines Gravili. È seguita una tavola rotonda che ha visto partecipare il Direttore Generale dell’Asl di Lecce, dott. Guido Scoditti, il presidente dell’Associazione medici cattolici di Lecce, dott. Silvio Colonna, il Vicario Generale dell’Arcivesco di Lecce, mons. Fernando Filograna, i responsabili delle associazioni di volontariato a favore degli ammalati, e primari, medici, infermieri, sacerdoti delle diverse cap-

pellanie, parenti di ammalati e pazienti per riflettere insieme sul tema “Il Medico alla scuola del Malato sull’esempio di Giuseppe Moscati”. Ha avuto subito dopo luogo la prima edizione della “Onorificenza dott. Giuseppe Moscati” che ha voluto segnalare il dott. Salvatore Coluccia, un medico di Gallipoli, scomparso da 11 anni, che ha operato con generosità e spirito di accoglienza nei confronti dei malati e dei poveri. Anche lui, come il dott. Moscati, ha svolto la sua opera infaticabile entrando nelle case delle persone più umili senza chiedere nulla in cambio. Angela Valiani

Un incontro organizzato dai medici cattolici di Lecce

L’omelia dell’arcivescovo D’Ambrosio

Non la scienza ma la carità ha trasformato il mondo

Donare a chi soffre schegge d’amore vero

Lunedì 16 novembre, presso la sala convegni del Polo Oncologico Giovanni Paolo II di Lecce, si è tenuto un incontro in occasione della ricorrenza liturgica di San Giuseppe Moscati. Medico primario ospedaliero, insigne ricercatore, docente universitario, egli ha insegnato la vera identità del medico. All’incontro, organizzato dai Medici Cattolici di Lecce (dott. Silvio Colonna, dott.ssa Assunta Tornesello, dott. Claudio Cristofalo, dott.ssa Angela Valiani, dott.ssa Cristina d’Amelio ed altri ancora), in collaborazione con il Cappellano dell’Ospedale Padre Vincenzo Caretto, hanno partecipato il dott. Guido Scoditti, Direttore Generale dell’Asl di Lecce e mons. Fernando Filograna, Vicario Episcopale dell’Arcidiocesi di Lecce. Medici, Infermieri, Volontari e rappresentanti delle Associazioni degli ammalati hanno offerto spunti di riflessione sull’interpretazione che il dr. Giuseppe Moscati ha dato alla professione medica e sulla straordinaria attualità del Suo messaggio. Quest’uomo che, con il suo elevato magistero scientifico e spirituale e la sua esemplare testimonianza di vita, ha dato lustro autentico alla professionalità medica, nel rispetto del giuramento di Ippocrate. Un impegno che ogni medico assume ufficialmente prima di iniziare la sua attività, proponendosi di agire secondo “scienza e coscienza”. Nella sua opera di medico cattolico si rispecchiano la bellezza e la grandezza dell’ars medica, vissuta all’insegna di un forte impegno morale con il malato. Era fondamentale per Lui raggiungere un’alleanza terapeutica con il paziente e con la famiglia dando la corretta risposta alle esigenze del malato oltre al giusto sostegno morale ed anche spirituale. Egli aveva un concetto altissimo della scienza. Per lui il bisogno della conoscen-

za iniziava dal letto dell’ammalato e se necessario lo concludeva con la pratica dell’autopsia. Ed ai suoi allievi diceva: “Coltivate e rivedete ogni giorno le vostre conoscenze. Il progresso sta in una continua critica di quanto apprendemmo”. Ma, nello stesso tempo, evidenziava il limite della scienza di fronte a quella che lui chiamava “scienza dell’al di là”. Infatti per Lui “Non la scienza ma la carità ha trasformato il mondo”, ed ancora “una sola scienza è incrollabile ed incrollata, quella rivelata da Dio”. Nel dottore Giuseppe Moscati si realizzava di fatto una straordinaria fusione tra l’uomo, lo scienziato ed il cristiano, concretizzando una perfetta e mirabile sintesi tra scienza e fede. Nella pratica clinica quotidiana, egli non faceva distinzione tra cura del corpo e cura dello spirito, perché per lui la malattia era un disordine di entrambe le dimensioni. Affermava parlando ai suoi allievi: “Il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare ma come il grido di un’anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore, la carità”. Ed ancora: “Quanti dolori voi lenirete più facilmente con il consiglio e scendendo allo spirito, piuttosto che con le fredde prescrizioni tecniche”. L’incontro si è concluso con la consegna di una targa di “Onorificenza dottor Giuseppe Moscati” ai familiari del dott. Salvatore Coluccia. Infatti in occasione dell’evento, la Cappellania dell’ Ospedale e l’Associazione Medici Cattolici di Lecce hanno istituito tale Onorificenza allo scopo di ricordare e proporre alle giovani generazioni figure di Medici particolarmente distintisi per dedizione, generosità ed umanità. Tale riconoscimento, per il 2009, è stata attribuito al dott. Salvatore Coluccia di Gallipoli (1916-1998) il cui ricordo, ad undici anni dalla sua morte, è ancora vivo nella popolazione che ha servito. Silvio Colonna

La festa in onore di un Santo della carità si è avvalsa della forza inesauribile del messaggio trasmesso dalla liturgia della Parola: il Vangelo della Carità (Paolo ai Corinzi, 13, 4-13, Matteo, 25, 31-40). Mons. Domenico D’Ambrosio, Arcivescovo di Lecce, ricordando l’esperienza vissuta per sei anni tra gli ammalati e gli operatori della “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, ha esortato i medici ad “esaminare la qualità della nostra carità e del nostro impegno quotidiano nel farci ascoltatori attenti e buoni samaritani per tutti i sofferenti, nel corpo e nello spirito”. La carità è infatti il primo dei comandamenti di Gesù agli Apostoli. Una carità paziente e benigna, non invidiosa, rispettosa, silenziosa, discreta, disinteressata. Un cardine dell’essenza cristiana, senza cui ogni talento, ogni capacità umana e professionale risulterebbe priva di valore, “un bronzo che risuona, un cembalo che tintinna…”. Persino la stessa Fede non accompagnata dalle opere di carità perderebbe parte della sua forza. “Alla sera della vita saremo giudicati sull’Amore”, come san Giovanni della Croce ci ricorda. Per compiere tale missione è necessario un grande dono: “Avere occhi per scorgere nella sofferenza dei nostri simili il volto di Dio”. Ero povero, ero ammalato, ero carcerato, ero emarginato… Un Dio che si nasconde negli ultimi, nei piccoli, negli indesiderati, in paziente attesa del nostro aiuto, del nostro sorriso, della nostra solidarietà, del nostro conforto. È dunque questa l’identità del vero cristiano: “Un testimone dell’amore, colui che si fa carico della sofferenza dell’altro in cui scorge, con occhi liberati dagli ostacoli, il volto di Cristo, un’immagine che appare dai contorni tanto più definiti quanto più grande è la sofferenza che patisce”. Saper donare a chi soffre una scheggia d’amore: questo l’invito di mons. D’Ambrosio, ricordando in particolare gli ammalati soli ed emarginati, coloro che vivono la fatica della sofferenza senza assistenza e conforto. M. Cristina D’Amelio


L’Ora del Salento 11

Lecce, 21 novembre 2009

zoom LECCE/Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia

LECCE/D’ora in poi i cittadini leccesi potranno pedalare a pieno ritmo

Emergenza educativa e famiglie fragili Parte il progetto Bicincittà Venerdì 20 novembre, in occasione del 20° anniversario della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, si tiene a Lecce, presso il Convitto Palmieri, il dibattito sul tema: “Amori smarriti... figli sereni? Emergenza educativa nelle famiglie fragili”, organizzato dall’Associazione delle Famiglie per i Diritti della Famiglia, in collaborazione con il Forum pugliese delle Associazioni Familiari. La Convenzione Internazionale, infatti, introduce un cambiamento radicale, poiché impegna gli stati che l’hanno sottoscritta ad adoperarsi non soltanto a favore della protezione dell’infanzia, ma anche e soprattutto alla promozione dei diritti dei bambini e degli adolescenti, in quanto soggetti con diritti pari a quelli degli adulti, in grado dunque di prendere decisioni e di esprimere le proprie opinioni. Impegnarsi in tutto ciò significa adoperare, all’interno dello stato, politiche che mirino alla attuazione reale di questi diritti ed alla loro effettuale applicazione. Per discutere su tali temi, l’incontro vede la partecipazio-

ne di autorità civili ed ecclesiali, quali: l’arcivescovo di Lecce mons. Domenico D’Ambrosio, il sindaco Paolo Perrone, il presidente della provincia Antonio Gabellone e l’assessore provinciali alle politiche sociali Filomena D’Antini Solero; ad intervenire in merito agli argomenti esposti: la presidente del forum regionale Associazioni Familiari, Ludovica Carli; la docente di Sociologia dell’Educazione dell’università di Bari, Angela Mongelli; il Magistrato del tribunale minorile di Lecce, Cinzia Vergine; e la presidente dall’Associazione delle Famiglie per i Diritti della Famiglia, Carmen Tessitore, che introduce e coordina l’incontro. Nello stesso giorno, ha luogo, inoltre, la convocazione del Comitato Provinciale del Forum delle Associazioni Familiari di Lecce, per l’elezione del nuovo presidente provinciale. Di fatti, dopo le dimissioni del presidente precedente, il dott. Onofrio Zotti, non avevano avuto luogo nuove elezioni, ma era stata provvisoriamente individuata, nella persona della dott.ssa Amelia Cucci Tafuri, la figura di un referente provinciale temporaneo, in attesa di una nuo-

va nomina. In occasione, dunque, dell’incontro per l’adesione di 5 nuove associazioni familiari leccesi e della predetta conferenza sul ventennale della Convenzione Internazionale, si è ritenuto di presentare le candidature a presidente e, quindi, procedere alla votazione, per poi dare luogo al dibattito. Ilaria Lorenzo

LECCE/Presentate al Siciliani di Lecce le attività culturali

Lecce in bici. Potrebbe essere questa, forse, la nuova immagine che dalla scorsa settimana è stata trasmessa a centinaia di cittadini. Un’iniziativa che ha in sé, non solo dell’innovativo, ma soprattutto fa dell’ecologia la sua punta di diamante. A gestire e a promuovere l’intera operazione è Cicloamici, gruppo di ciclo ecologisti che auspicano a rendere le città decisamente più vivibili, più sicure e meno inquinate. Avendo subito avviato il Salento Ciclo Forum, insieme di associazioni ambientaliste e non, atto alla cura dei problemi inerenti alla mobilità sostenibile nel Salento, nel 2007 hanno istituito l’associazione Cicloamici Lecce, facente peraltro parte della Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta). Quest’ultima ha assunto la forma di Onlus e promuove dal suo nascere, 1998, la diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico e salutare. Riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente come associazione di protezione ambientale e dal Ministero delle Infrastrutture come associazione di comprovata esperienza nel set-

tore della prevenzione e della sicurezza stradale, trova conformazione ed essenza nella Consulta Nazionale stradale e nel Gruppo di Lavoro Nazionale Mobilità Sostenibile. In altri termini un curriculum di degno rispetto che rende la Fiab, unica candidata al progetto di cui sotto. In una giornata di fine autunno, accompagnata da una luminosa mattinata di sole, questo gruppo ha dato il via, in Lecce, a Bicincittà. Nato come servizio destinato ai cittadini, ai lavoratori pendolari e ai turisti maggiorenni che per diversi motivi ed obblighi sono costretti ad effettuare brevi spostamenti in città, esso altro è se non un innovativo sistema di noleggio biciclette automatico. All’inaugurazione sono stati presenti il Sindaco Paolo Perrone e gli assessori che, in testa alla fila di bici, per primi hanno dato il buon esempio ai cittadini. Sette le stazioni di parcheggio presenti e dislocate nei punti nevralgici della città: Foro Boario, Parcheggio ex Carlo Pranzo, Parcheggio ex Arena Aurora, Piazza S. Oronzo, Piazza Mazzini, Palazzo Alleanza ed infine la Stazione Centrale per un totale

di 120 biciclette. Non pochi numeri, considerato che l’iniziativa è appena uscita dalla fase “embrionale di sviluppo”. Per poter usufruire di tale servizio basta una semplice e comoda tessera munita di apposito microchip, dal quale al momento della riconsegna del velocipede verrà detratto il costo di noleggio. Un evento tutt’altro che ordinario. Promuovere questo tipo di cultura vuol dire molto in una società dove si è costretti a correre e dove la velocità occupa il primo posto. è bene ricordare come la bicicletta sia, non solo uno strumento ma un mezzo di trasporto che tutela l’ambiente. Abituarsi ad esso, vuol dire, inoltre, ricordare con fermezza il corretto uso del codice della strada e formarsi alla sicurezza stradale. Bisogna pertanto dare fiducia a tali associazioni, proprio perché sensibili alle tematiche sopra citate. I cittadini, venendone quindi a contatto, stimolano il prossimo a fare altrettanto, allargando la schiera di sostenitori. Basta aver voglia i ispirarsi a questi ideali. Marco Marangio

SQUINZANO/Due incontri promossi dalla parrocchia

Vediamoci in biblioteca Educare alla legalità Si è svolto lunedì 16 novembre scorso, presso la Biblioteca del Liceo “Pietro Siciliani” di Lecce, il meeting intitolato “Thé e poesia…”, dedicato alla presentazione delle attività culturali d’Istituto, previste per l’anno scolastico 2009/2010. In presenza di alunni, genitori, docenti e giornalisti, dopo il saluto del prof. Carlo Nestola - Dirigente Scolastico dell’Istituto ospitante - è seguita una tavola rotonda, orientata a cogliere l’importanza educativa della lettura, partendo dal reading di significativi testi poetici del poeta cileno Pablo Neruda. Nel prosieguo dei lavori, sono seguiti gli interventi di importanti esponenti del parterre culturale ed istituzionale salentino: Maurizio Nocera, docente di Antropologia Culturale (Università del Salento); Alessandro La Porta - Direttore della Biblioteca Provinciale “N. Bernardini”; Gennaro Colacicco, mediatecario (Università del Salento). L’iniziativa, coordinata dalla professoressa Francesca Schifa (Funzione Strumentale), rientra nelle azioni di partenariato realizzate tra la comunità educante di Via Leuca e l’Associazione “Libera Mente”, comprendente Ilenia Corciulo (referente), Marzia Casilli e Ilenia Greco. Quest’ultima, peraltro, è riuscita ad aggiudicarsi i finanziamenti del Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili, derivanti dal 2° Atto Integrativo dell’Accordo di Programma Quadro 4 aprile 2008. Il riferimento attiene al Concorso “Principi Attivi - Giovani idee per una Puglia migliore”, bandito dalla Regione Puglia. Per individuare i fondamenti tecnico-scientifici del programma, abbiamo intervistato la

prof.ssa Francesca Schifa e la dr.ssa Ilenia Corciulo.

con successo negli anni precedenti.

Profess oressa Schifa, quali sono gli obiettivi che intendete perseguire con la valorizzazione della biblioteca scolastica di Via Leuca? La biblioteca del nostro Istituto è una struttura di grande pregio, visti i locali ampi, accoglienti, ben illuminati, senza barriere architettoniche e visto anche il patrimonio di grande prestigio presente. Possedere un simile bene rende ‘obbligatorio’ permetterne la fruizione all’utenza. L’obiettivo primario è quello di far divenire la biblioteca scolastica una “via di accesso alla conoscenza, alla cultura, senza distinzione di età, sesso, razza, religione, condizione sociale e fisica”, così come proclamato nel Manifesto Unesco per le biblioteche pubbliche. Stiamo lavorando in sinergia con lo staff di ‘Principi Attivi’ e tutte le componenti dell’istituto, per realizzare uno spazio culturale di aggregazione, discussione e confronto.

Dott. ssa Corciulo, ci descriva le azioni di partenariato previste dal Progetto denominato “Vediamoci in biblioteca”. Il progetto “Vediamoci in biblioteca” prevede la collaborazione con l’Istituto Statale “P. Siciliani”, da sempre impegnato nell’abbattimento delle barriere psicologiche e reali presenti sul nostro territorio, grazie alla sensibilità del suo dirigente scolastico, attento alle tematiche riguardanti gli ipo/non vedenti. Inoltre, l’idea innovativa che ha suscitato l’interesse dell’istituto e dei suoi docenti è stata la visione della scuola, quale centro di aggregazione anche al di fuori dell’orario scolastico, con apertura all’utenza esterna.

Come si coniuga la proposta in parola con il Pof dell’istituzione scolastica? (Francesca Schifa) - Le attività programmate sono di supporto allo sviluppo culturale dei nostri alunni; il cineforum, ad esempio, supporta e approfondisce temi facenti parte del curricolo. Nel programma di quest’anno intendiamo valorizzare e condividere con l’esterno le nostre ‘preziosità’. A partire da venerdì prossimo, inoltre, si avvierà un corso di “aiutanti bibliotecari”, che è già stato sperimentato

Quali sono gli strumenti di sostenibilità che animano le vostre opzioni di biblioteconomia? (Ilenia Corciulo) - Il nostro obiettivo è quello di progettare una biblioteca dove possano accedere anche i disabili motori o dove i disabili sensoriali possano trovare materiale da “ascoltare” o da “leggere” in caratteri adatti. Si vuole creare un servizio unico, utile ed efficace, sia dal punto di vista socio-ambientale che dello sviluppo economico, per mettere in moto un processo di modernizzazione delle strutture pubbliche, avendo come risultato finale la possibilità di un sostentamento, grazie ad iniziative di vario genere, tra cui i corsi di formazione per ipo/non vedenti e per assistenti agli stessi. Paolo Palomba

Nei giorni scorsi presso i locali della polifonica S. Cecilia di Squinzano, si sono svolti due incontri dal titolo “Educare alla legalità” organizzati da mons. Nicola Macculi. L’introduzione del primo incontro è stata affidata al dott. Paolo Polimeno che ha ricordato come tema della giustizia, nel corso dei secoli, abbia sempre polarizzato l’attenzione degli uomini. Da un punto di vista religioso la ritroviamo nelle beatitudini, nelle virtù teologali nella più recente enciclica “Caritas in veritate” di Papa Benedetto XVI. Ospite della serata è stato il giudice Vincenzo Scardia che, entrando nel merito della materia, ha ringraziato per l’opportunità offertagli di parlare di legalità proprio a ridosso di un periodo contraddistinto da numerosi attacchi alle istituzioni. Ha sottolineato anche come sarebbe aupicabile che la costituzione venisse insegnata nelle scuole in modo che i ragazzi possano conoscere non solo a nostra storia, ma anche il percorso che ci ha permesso di realizzare e vivere una repubblica democratica. Scardia ha concluso il suo intervento dibattito citando Giovanni Falcone, il magistrato ucciso dalla mafia il 23 maggio 1992, il quale ricordava: “la mafia è un fenomeno umano e come tutti i

OSSERVATORIO GEO-POLITICO

fenomeni umani ha un inizio, una vita e una fine”. Il secondo incontro stato introdotto da mons. Nicola Macculi il quale ha ritenuto doveroso leggere uno stralcio della Nota pastorale della Cei da cui i dibattiti hanno preso spunto. Ospiti della serata il senatore Rosario Giorgio Costa esponente del Pdl, la vice presidente regionale Loredana Capone esponente del Pd. Il sen. Costa, nel suo intervento, ha posto l’accerto su quanto sia stata importante per lui la formazione cattolica ricevuta sin dalla prima infanzia, e come questa poi gli abbia permesso di riportare quei valori da lui acquisiti nei circoli cattolici all’interno della politica. Loredana Capone ricollegandosi al discorso del sen. Costa, ha spiegato che la Regione Puglia ha siglato un protocollo d’intesa per il trattamento dei beni confiscati alle mafie. Un traguardo molto importante perché se i beni confiscati non vengono utilizzati la gente potrebbe pensare che “era meglio prima, quando quei luoghi venivan comunque utilizzati e non eranno abbandonati sé stessi”. In questo contesto quindi meritevole di lode l’associazione Libera che produce vini di qualità lavorando proprio su terreni confiscati. V.P.

di Roberto Cavallo*

L’Islam e il dibattito sui diritti dell’uomo La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo fu approvata il 10 dicembre 1948 dall’assemblea dell’Onu con il voto favorevole di cinquanta su cinquantotto Stati membri. Gli otto astenuti furono i sei Stati del blocco sovietico, il Sudafrica e l’Arabia Saudita. Come a dire che i diritti umani si coniugano sia pure a fatica - con i sistemi rappresentativi delle democrazie occidentali, ma davvero poco hanno a che spartire con le autocrazie religiose o con le dittature proletarie. Tuttavia neppure i Paesi islamici e le loro legislazioni furono immuni dall’influsso esercitato dalle concezioni veicolate dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalle successive convenzioni internazionali relative ai diritti economici, sociali, culturali, civili e politici: alcuni iniziarono a giustificarle e a diffonderle, altri invece finirono per considerarle, in tutto o in parte, contrarie alla legge islamica. La sharia - si sostiene - fornirebbe sia i principi basilari sia le norme derivate per il governo della società. I giuristi di alcuni Paesi musulmani si dedicarono allo studio comparato, cercando di individuare una possibile compatibilità tra i criteri islamici e le concezioni umaniste, evidenziando talora la superiorità dei modelli islamici. Così furono elaborate delle proprie dichia-

razioni sul modello delle dichiarazioni dei diritti dell’uomo, delle quali portavano lo stesso titolo, sebbene avessero una connotazione decisamente islamica. Si giunse quindi alla Dichiarazione del Cairo dei diritti dell’uomo nell’Islam, approvata dai Ministri degli Esteri degli Stati membri dell’Organizzazione della Conferenza islamica (OCI) il 5 agosto 1990, che può essere considerato il più importante fra i documenti islamici in tale materia, perché riveste valore istituzionale. Tale Dichiarazione, dopo aver enunciato i vari diritti di libertà e di uguaglianza, sicuramente molto simili alle carte occidentali, testualmente conclude con due articoli, che per la loro valenza danno il senso di tutto il documento: art. 24: Tutti i diritti e le libertà enunciate in questo documento sono subordinati alle disposizioni contenute nella legge islamica; art. 25: La legge islamica è il solo riferimento valido al fine di interpretare o chiarire qualunque articolo contenuto nella presente dichiarazione. È evidente come tali articoli di chiusura abbiano il potere di svilire l’intero impianto libertario del documento, subordinando di fatto alla sharia (la legge islamica) ogni diritto individuale e sociale. * www.recensioni-storia.it


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le nostre città SAN PIETRO IN L./Dello scultore Martinelli la statua di S. Nicola

LECCE/Tante le iniziative del Consultorio diocesano La Famiglia

L’opera risale agli anni cinquanta A sostegno della coppie in difficoltà È dello scultore copertinese Ambrogio Martinelli (16161684) la statua di San Nicola che era a San Pietro in Lama vicino Lecce ed esattamente nella oggi distrutta chiesa intitolata proprio al Santo di Myra. Questo è quanto emerge da una ricerca resa possibile dalla collaborazione dell’Arcivescovo di Lecce mons. Domenico D’Ambrosio, don Giancarlo Polito e don Domenico Fiore. L’opera scultorea risalirebbe agli anni cinquanta del Seicento. San Nicola è ritratto con i paramenti vescovili e le mani inguantate. Il Santo-Vescovo benedicente nella mano sinistra ha il pastorale ed il Libro. Al suo fianco, vestito da paggio, un bambino, Adeodato, mantiene una coppa. Tale inusuale rappresentazione del Santo è relativa ad un suo miracolo. Un uomo pregò San Nicola

perché gli facesse avere un figlio; in cambio egli si sarebbe recato poi in pellegrinaggio con il bambino offrendo al Santo una coppa d’oro. Avuto il figlio l’uomo decise di sciogliere il voto facendo fare la coppa. Essa fu realizzata però così bene che egli ne ordinò un’altra dello stesso valore. L’uomo partì quindi con il figlio per rag-

giungere la chiesa di San Nicola. Durante il viaggio per mare il padre chiese al ragazzo di raccogliere dell’acqua marina con la coppa destinata all’altare. Il figlio però cadde in mare e scomparve. Il padre giunto alla chiesa del Santo tentò tre volte di offrire l’altra coppa appoggiandola sull’altare ma questa era respinta inspiegabilmente, finché, per miracolo apparve il figlio scomparso in mare con la coppa in mano. Dopo il prodigio l’uomo decise di donare ambedue le brocche. Ambrogio Martinelli utilizzò la stessa rappresentazione del Santo di Myra per una delle statue che è nel portale della Chiesa Matrice di Campi Salentina. Tale portale fu realizzato e firmato dallo scultore copertinese nel 1658. Fabio Grasso

FOR LIFE Laboratorio di umanità per un mondo migliore Dagli interventi sul palco e soprattutto dalla calorosa accoglienza della proposta dei presenti sono emerse le componenti più belle e significative della civiltà salentina: il consolidato atteggiamento di fratellanza, l’immediata apertura verso chi ha bisogno, il concreto sostegno offerto al di là di ogni distinzione nazionale e di religiosa. Gli appassionati del rock, a loro volta, hanno vissuto certamente un’esperienza ammaliante per la presenza del noto autore musicale Mogol, la splendida serie di canzoni di Lucio Battisti e l’avvincente interpretazione dei Rock Opera. La manifestazione, realizzata per la terza volta a Lecce, è stata essenzialmente un inno alla vita: da rispettare, promuovere, migliorare sempre ed in chiunque, come ha appunto sostenuto ricordando il valore della persona il presidente prof. Alessandro Carriero, medico cattedratico noto a livello internazionale nell’ambito scientifico ed, a motivo della fervida attività filantropica, pure in molti ambienti benefici. Tutto il folto pubblico, con l’arcivescovo mons. D’Ambrosio e diverse altre autorità, ha vissuto soprattutto una serata di grande partecipazione umana per la solidarietà proposta verso i ragazzi della Nigeria e per la chiara ammirazione nei confronti dell’associazione For life, che ormai ha esteso a diverse nazioni il proprio intervento umanitario. Si può affermare che una particolare abilità della benemerita Onlus è stata quella di far diventare un efficiente e vasto laboratorio di umanità il grande movimento d’aiuto realizzato in questi anni in diverse nazioni europee ed africane, oltre che negli Stati Uniti d’America, responsabilizzando nello spirito di fratellanza medici, benefattori, semplici cittadini disponibili a farsi carico dei problemi della mondialità. La perspicacia dimostrata è stata quella di far emergere nel modo più autentico, dinanzi al pericolo della stessa vita, i valori essenziali e quindi la vera identità della naturale vocazione umana di avere cura della vita: con lo sviluppo sempre maggiore dell’amore vero e con l’aiuto prestato in spirito di generosa condivisione. Una menzione particolare merita poi l’esperienza di coniugare solidarietà e spettacolo musicale. L’animazione scenica, aprendo ai grandi orizzonti della vita e della verità sull’uomo, diventa, infatti, teatro sociale, anzi sperimentazione educante e terapeutica nei confronti degli angoli bui dell’animo in cui si annidano egoismo, superficialità, esasperato attaccamento alla materia. Le immagini delle opere realizzate da For life avvolgono lo spettacolo musicale, valorizzando le semplici emozioni sonore con stimoli che toccano il profondo del cuore.. Le sequenze animative risultano così un intreccio di generoso e qualificato volontariato, di sensibilità coinvolta mediante la diretta esperienza degli operatori, d’efficace comunicazione teatrale e valida proposta musicale. Al servizio di un mondo davvero migliore. Adolfo Putignano

Il Consultorio diocesano La Famiglia (Lecce, via Libertini n. 40 tel. 0832 249574; email:cons.lafamiglia@libero.it), avendo come obiettivo il sostegno alla persona in situazioni di disagio, di fronte all’aumento del numero delle separazioni e dei divorzi, già da alcuni anni ha istituito uno sportello di consulenza gratuita per persone separate o per coppie in fase di separazione e organizza incontri di gruppo. L’anno 2009 è stato proficuo in questo senso. Sono stati numerosi coloro che si sono rivolti al Consultorio e sollecitano la ripresa degli incontri di gruppo dopo la pausa estiva. Noi operatori del Consultorio accogliamo, pertanto, con molto interesse la proposta contenuta nella program-

mazione del nuovo Anno Pastorale della Chiesa di Lecce, di istituire un Centro Diocesano “che sensibilizzi circa il problema dei coniugi in situazioni difficili o irregolari”. Ci sentiamo, in questo modo, sostenuti in un’attività che svolgiamo già da alcuni anni. I nostri professionisti (in particolare mediatori familiari, legali, insieme a consulenti coniugali, assistenti sociali, psicologi) con preparazione specifica sui problemi connessi alla separazione, offrono a separati e divorziati, che vivono la dolorosa esperienza della frattura di una famiglia, uno spazio per essere ascoltati o per un confronto con altri che nella stessa situazione, affrontano difficoltà simili (educazione dei figli, persistenti contrasti con

l’ex coniuge, solitudine affettiva, problemi economici…). Il Consultorio, pertanto, dà la sua disponibilità a collaborare con la Diocesi per dare il maggior aiuto possibile a coloro che vivono in una situazione di forte disagio psicologico e spesso si sentono esclusi dalla Comunità Ecclesiale. Ricordiamo che i separati o le coppie in fase di separazione possono ottenere consulenze il lunedì dalle 17.00 alle 18.30 e il mercoledì dalle 10.30 alle 12.00. Negli altri giorni per appuntamento. Gli incontri di gruppo avranno inizio nella seconda metà di novembre. Il servizio è gratuito. Per maggiori informazioni telefonare nei giorni sopra indicati. Grazia Pia Licheri

Il Concerto per la vita al politeama Greco di Lecce, occasione per presentare le ultime iniziative della Onlus

Teatro, musica e solidarietà Nella splendida cornice del Politeama Greco di Lecce, con tanta buona musica proposta dai Rockopera, nei giorni scorsi, si è svolto il terzo appuntamento annuale “concerto per la vita” organizzato da forLife Onlus. Durante la serata si è potuto prendere atto delle diverse iniziative portate a termine dalla forLife in questo 2009 ed essere testimoni del nuovo accordo tra la Onlus ed il Vescovo Nigeriano mons. Paulinus Bpezeokafor. ForLife costruirà una nuova scuola, nella Diocesi di Akwa, con classi pre-primarie e primarie, dotata di acqua potabile grazie alla realizzazione di un pozzo, e arredata con banchi, sedie e lavagne nuovi ed un centro di profilassi antimalarica. Le opere saranno inaugurate nel settembre del 2010. Testimonial di forLife per l’evento leccese il maestro Mogol. Alla manifestazione è intervenuto l’ Arcivescovo mons. D’Ambrosio, premiato dal Presidente dell’Associazione con una statuina di un soldato Masai, popolazione che rischia l’estinzione: a lui va un particolare ringraziamento da parte degli organizzatori per aver acCompositori cettato l’invito; presenti anche il Vescovo nigeriano mons. e marce Paulinus Bpezeokafor, mons. Fernando Filograna, oltre alle cariche istituzionali della città. Importanti i messaggi passati durante la serata dal Presidente della Onlus prof. Alessandro Carriero, riguardo l’assoluta necessità di far nostro il concetto di solidarietà. Non siamo soli al mondo: accanto a noi abbiamo moltissime persone, come i familiari, i compagni, i professori… ma anche chi non conosciamo, che comunque esiste e di cui dobbiamo tenere conto. Ognuno di noi risponde in modo diverso alle sofferenze, alle richieste di aiuto, ai destini degli altri esseri umani. Ci uniscono, spesso, i sentimenti di pietà o di simpatia. Sono sentimenti naturali, capaci di smuovere risorse personali, ma anche di nascondersi nelle nostre vite, allontanandoci dall’umanità.

QUANDO LA BANDA PASSÒ

di Antonio Martino

Ci sono spesso diritti da riconoscere: alla libertà, ad una vita dignitosa, che dovrebbero generare azioni concrete da parte nostra. Il significato pieno della nostra vita risiede quindi nell’aiuto concreto che si offre a chi è nel bisogno. Per chi desidera approfondire l’attività dell’Associazione, è disponibile il sito www.forlifeonlus.com e diventare eventualmente sostenitore, anche con una “vacanza della solidarietà” in Kenja: le strutture, infatti, possono essere raggiunte da chiunque voglia conoscere

i meravigliosi bambini, con il loro mondo, assistiti dalla forLife, che sta già preparando la vendita di gustosi regali natalizi per sostenere le diverse iniziative (info 335/310618). Naturalmente, la solidarietà non è sinonimo di “dare”, ma dal punto di vista morale, deve riferirsi alla gioia che può dare la generosità compiuta con il cuore. Ogni tipo di solidarietà pura e trasparente è comunque un atto di grazia verso il Signore; è un atto di generosità e bontà per tutta l’umanità. Titti Martina

Diapason d’argento di Goggi Nel 1987 Gesuldo Coggi ottenne un prestigioso riconoscimento: risultò primo nel concorso di composizione “Diapason d’argento” tenuto a Gonzaga (Mn). Una sua marcia gli permise di ottenere un successo veramente meritato: si trattava di “Dolci ricordi”, un brano dal sapore particolare che racchiude un’intensa ricerca dei suoni attraverso la conoscenza approfondita della tavolozza bandistica. Una curiosa particolarità si può evidenziare anche dalle indicazioni, quasi inusuali, presenti in partitura; infatti all’inizio della gran marcia sinfonica si legge “come da lontano”. Il compositore cura le minime sfumature per ottenere un effetto più completo e consapevole. Il brano “Dolci ricordi” apre con un tappeto armonico sincopato realizzato dal sassofono baritono, dai due flicorni baritoni, dal flicorno basso grave in fa e dal flicorno contrabbasso in sib. Una prima idea tematica giunge attraverso l’intervento del clarinetto piccolo in mib. e dei primi clarinetti in sib. (A e B), il salto d’ottava e le successive semicrome con una scala discendente sinusoidale creano un’atmosfera d’attesa, come se gli elementi melodici man mano si concatenassero tra loro per muoversi verso l’ascoltatore e catturarlo definitivamente. Gli stessi strumenti, evidenziati precedentemente, si snodano per un secondo intervento, uguale al primo, per una migliore identificazione. Risponde il flauto, seguito immediatamente dai sassofoni contralti e dal sassofono soprano; i soli primi clarinetti in sib. intervengono per una terza semifrase, appoggiati, con crome ribattute, dai secondi clarinetti in sib.

(A e B), dai flicorni soprani, flicorni contralti e dalle punte dei piatti. L’elemento sincopato, rilevato in precedenza, è terminato mentre emerge con forza l’assolo del sassofono tenore, il quale si muove per controbilanciare l’intervento dei primi clarinetti e tutti ben evidenziano l’immancabile salto di ottava. In quest’ultima fase d’apertura compaiono i suoni lunghi dei tre tromboni tenori e dei corni in fa, affinché possa prendere forma questo tessuto melodico che volutamente stenta ad animarsi. Sul finire della terza semifrase dei primi clarinetti, s’innesta il sassofono soprano e i sassofoni contralti, mentre il sassofono tenore conclude il suo intervento solistico. Un notevole contributo volumetrico si ottiene attraverso l’intervento delle due cornette in sib., che si muovono sullo stesso passo dei sassofoni contralti e fungono da collegamento con il quarto segmento melodico. Ne sono protagonisti il flauto e il clarinetto piccolo in mib., mentre il sassofono tenore continua ad intarsiare un secondo assolo ricco di tensione per controbilanciare gli strumenti prima intervenuti. Una nuova indicazione compare sulla partitura “lugubre”, proprio nella riproposta degli interventi affidati al sassofono soprano, ai sassofoni contralti, sostenuti anche dai secondi clarinetti in sib. Il carico volumetrico viene sempre affidato alle cornette e ai corni per poi ripartire con le stesse modalità d’apertura. Infatti ritornano i primi clarinetti e il solito tappeto armonico sincopato. I successivi sviluppi della composizione saranno analizzati nel prossimo numero.


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le nostre città

GALATINA/Quartiere fieristico fino al 30 novembre CAMPI SAL.NA/Dal 26 al 29 novembre la XV edizione della Città del Libro

Da Gutenberg a Google

Antiquari nel Salento

Andrà in scena presso il quartiere fieristico di Galatina, da sabato 21 fino al 29 novembre, la quarta edizione di “Antiquari nel Salento - Mostra mercato dell’antiquariato e arte”, manifestazione ormai consolidata e patrocinata, anche in questa edizione, dal Comune di Galatina, dalla Provincia di Lecce e dalla Camera di Commercio del capoluogo salentino. L’evento si colloca ormai in pianta stabile tra gli appuntamenti di prestigio del mondo dell’antiquariato, grazie anche all’organizzazione dello studio Valbruna che, da circa quindici anni, opera con successo e serietà nel mondo delle manifestazioni d’antiquariato. Dopo una decennale esperienza nella gestione di negozi e showroom dell’antico tra la Romagna e il Friuli, la sede dello studio è a Cattolica, e alle numerose relazioni maturate in questo settore, Valbruna ha cominciato a metà degli anni novanta ad organizzare eventi, manifestazioni e mostre-mercato dell’antiquariato che in pochi anni si sono affermate a livello nazionale. “La filosofia del successo di queste mostre”, dichiara Domenico Onofri, titolare dello Studio ed organizzatore degli eventi, “va cercata nell’approfondito lavoro di selezione e ricerca di antiquari, sui quali l’organizzazione ha sempre puntato al fine di soddisfare prima di tutto il cliente. La selezione degli espositori da garanzia di serietà e professionalità e permette alla clientela di sentirsi sempre a proprio agio e trattare gli acquisti delle rarità dell’antico in una atmosfera di fiducia, serenità e privacy. Anche gli allestimenti, sempre molto eleganti e curati nei particolari, puntano sull’obiettivo di ricreare nelle mostre il clima delle vecchie botteghe dell’antiquariato, sempre più in estinzione”. Tra le rarità della collezione che sarà presentata ai visitatori salentini, figureranno alcuni bellissimi mobili intarsiati del lombardo-veneto, una collezione di zuccheriere in porcellana del XVIII e XIX secolo, argenti dell’ epoca fascista, oltre ad un soffitto to-

scano del ‘600 riambientato, ad un set di alzate, vasi, candelabri, cioccolatiere che risalgono al periodo 1920 1938 e a due spille in platino a forma di stella con incastonati 7 carati di carati e brillanti. Un oggetto che potrà richiamare gli appassionati di antiquariato, ma soprattutto i curiosi e i neofiti, è il baule da viaggio Louis Vuitton del 1892 che pare sia apparso nei film del commissario Magreit, icona dei gialli e polizieschi degli anni ‘30. Molto interessante anche un crocifisso ligneo del ‘300 con perizoma cartaceo, trovato nella cappelletta adiacente alla Porziuncola di San Francesco di Assisi, oggetto di venerazione dei frati francescani, e un bellissimo dipinto impressionista di Joseph Israel, maestro del grande Vincent Van Gogh. Tanti i pezzi autentici di grande valore storico-artistico-culturale. La mostra, inoltre, sarà arricchita da una collaterale di icone-lacche e dipinti russi dal 1700 al 1930: “L’anima della Russia nella sua arte”. Prosegue dunque l’azione di promozione e rilancio dell’economia salentina da parte dell’Ente Fiera Salento che punta a fare del quartiere fieristico una vetrina dell’eccellenza del nostro territorio, in collaborazione con le organizzazione di categoria. Quest’anno saranno tanti gli espositori, salentini e non, che animeranno gli oltre 11.000 mq al coperto della struttura con le loro esposizioni di maioliche, tappeti, mobili, gioielli e molto altro ancora. L’antiquariato riveste una particolare importanza nel panorama produttivo della Provincia di Lecce, grazie alla professionalità degli artigiani e degli espositori ed alla qualità dei prodotti di un comparto che vanta solide radici. La mostra sarà visitabile nei giorni feriali dalle ore 16 alle 21, nei festivi e prefestivi dalle 10 alle 21. Per informazioni, ci si può rivolgere ai numeri di telefono: 0541/968312 338/5772119 o al sito internet: www.valbrunastudio.it. Samuele Vincenti

Mercoledì 18 novembre, alle ore 11.45, presso la sala conferenze di Palazzo Adorno a Lecce, ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione della XV edizione della “Città del Libro”, rassegna degli autori e degli editori del Mediterraneo in programma a Campi Salentina (Le) dal 26 al 29 novembre 2009 sul tema “Da Herr Gutenberg a Mr.Google. Dove va il Libro”. Alla conferenza stampa sono intervenuti Raffaele Sirsi, Presidente della fondazione “Città del Libro”; Domenico Laforgia, Rettore dell’Università del Salento; Antonio Gabellone, Presidente della Provincia di Lecce; Simona Manca, Assessore alla Cultura della Provincia di Lecce; Dario Stefano, Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia; Roberto Palasciano, Sindaco di Campi Salentina; Alfredo Prete, Presidente della Camera di Commercio di Lecce. Il filo conduttore della rassegna di quest’anno è un “viaggio” che parte da Gutenberg, colui che ha contribuito alla diffusione del libro stampato, per giungere idealmente a Google. Questo bizzarro nome rimanda non solo al motore di ricerca più famoso al mondo, ma dal 2004 in poi, rappresenta la biblioteca di testi digitali potenzialmente più grande del mondo. E se Gutenberg ha consolidato il vincolo tra il testo scritto e la carta, Google raccoglie migliaia di libri digitali. Una rivoluzione. C’è chi parla della morte del libro di carta che avanza, mentre per l’anima digitale è un’opportunità per lettori ed editori.

Da anni si discute su come sarebbe cambiato il libro dopo l’introduzione mass-media. Tuttavia è ancora impensabile per molti di noi rinunciare all’idea di entrare in libreria e acquistare il libro di cui si è letta la recensione sul giornale oppure fare a meno di prendere parte a eventi che hanno lo scopo di promuovere il libro e la lettura. È pur vero però che accanto a questo mondo che ci è tanto familiare, se ne apre uno piccolo in cui è possibile fruire dei libri scaricandoli da Internet su dispositivi mobili e magari ascoltarli oltre che leggerli come si fa con la musica nell’ipod. Nella sua veste digitale il libro può raggiungere il vastissimo numero di utenti della rete che lo rendono accessibile alle comunità di lettori on-line, in continuo incremento. Internet facilitala fruizione del libro, la consultazione e l’acquisto, offrendo come servizio quello di essere la vetrina virtuale più grande al mondo. Resta ai lettori e agli editori scoprire le opportunità che il web può offrire. Il programma della “Città del Libro 2009” prevede una variegata presenza di ospiti illustri. Tito Stagno e Sergio Benoni presenteranno “Mister

IN GALLERIA

GLI ABBRACCI SPEZZATI Presentato allo scorso Festiva di Cannes, è appena uscito sul grande schermo l’ultima grande e bella opera firmata Pedro Almodòvar “Gli abbracci spezzati”. Protagonista della storia è un famoso regista, Mateo Blanco, che durante un incidente perde la vista. Da quel giorno ormai sono passati quattordici anni, il suo nome è cambiato in Harry Caine, nome con il quale inizia a firmare romanzi, soggetti e sceneggiature. Accudito dalla produttrice Judit e da suo figlio Diego, Harry ha deciso di prendere dalla vita quello che gli può ancora dare e essendo un uomo ancora di gran fascino riesce anche a godersi al meglio la sua esistenza. Tutto procede normalmente, fin quando un giorno bussa alla porta un ragazzo che chiede il suo aiuto per scrivere il soggetto del film. Quest’incontro lo porterà a confrontarsi

UNA BORSA DI STUDIO PER SCOPRIRE L’EUROPA Anche a Lecce sono sempre di più gli adolescenti che

ORIENTARSI scelgono questa strada per sperimentare un’esperienza nell’Università del Salento umana e di formazione indispensabili nel curriculum dei

giovani del XXI secolo. Intercultura, l’Associazione No a cura di Giovanna Miglietta Profit che dal 1955 opera nel campo degli scambi internazionali di giovani, comunica che sono aperte le iscrizioni al bando di concorso con centinaia di borse di studio per partecipare ai programmi con inizio nel 2010: un’opportunità unica per frequentare un periodo di scuola all’estero e vivere con una famiglia di un altro Paese. Dal 2005 a oggi sono circa 20 gli adolescenti partiti da Lecce e provincia per andare a vivere e studiare per un anno o un periodo più breve all’estero. Le destinazioni sono state molto varie: dagli Stati Uniti al Nord Europa, dalla Finlandia al Giappone, dall’Australia alla Francia. Gli istituti scolastici di provenienza di questi studenti coraggiosi sono le più varie: dal Banzi al De Giorgi di Lecce, dal Capece di Maglie al Redi di Squinzano, dal Vallone di Galatina al Deledda di Lecce ecc. Il bando 2009-10 è aperto agli studenti di tutta Italia nati tra il 1 luglio 1992 e il 31 agosto 1995 e prevede 445 borse di studio totali o parziali messe a disposizione direttamente da Intercultura. Altre centinaia di borse e contributi sono disponibili grazie alla presenza di diverse aziende, banche, fondazioni ed enti locali. Il bando è disponibile all’indirizzo http://www.intercultura.it/Bando-di-concorso-2009-10/. In più, una borsa di studio speciale per studenti residenti nel Comune di Lecce. In aggiunta al bando di concorso ordinario, quest’anno per gli studenti residenti nel Comune di Lecce c’è una possibilità in più: infatti il Comune di Lecce finanzia una borsa di studio per un programma trimestrale di Cittadinanza Europea. Per ulteriori informazioni su Intercultura a Lecce: Ralf Gebelmann tel. 329.6215616.

con il passato, nel quale molti sono gli interrogativi rimasti ancora irrisolti. Fatalità, gelosia, abuso di potere, tradimento, sensi di colpa queste le componenti primarie e il punto di forza di un dramma raccontato con un filo di ironia. Inoltre, la pellicola appare come un omaggio al cinema. “Gli abbracci spezzati” si presenta come un inno all’amore per la settima arte e al mestiere di regista. Almodòvar nella sua ultima fatica mette tutto se stesso e il risultato è gratificante, in quanto è solo un ulteriore conferma della sua bravura. La sua abilità sta anche nel trovare il meglio nei suoi collaboratori. Nello scegliere un’altra volta Penèlope Cruz, come sua Musa, gioca la mossa vincente. Nei soggetti del cineasta connazionale, la bella attrice spagnola è bravissima, interpreta i personaggi con

Moonlight, confessioni di un telecronista lunatico”. Giampiero Mughini proporrà un excursus sui più bei libri italiani del Novecento, mentre Gianni Mura si racconterà al pubblico. Interverranno anche politici come Walter Veltroni, Francesco Rutelli, Rocco Buttiglione, Bobo Craxi, Marco Pannella, Raffaele Fitto, Nicky Vendola. Personaggi dello s p e t t a c ol o quali Roberto Ve c c hioni , Serena Autieri, Teresa De Sio, Enrica Bonaccorti, Tinto Brass. E ancora giornalisti del calibro di Sergio Rizzo, Filippo Facci, Luca Telese. E naturalmente molti scrittori professionisti. Un ampio spazio sarà dedicato ai laboratori per i ragazzi e agli spettacoli. La cerimonia inaugurale, con il taglio del nastro da parte del Sindaco di Campi, si terrà giovedì 26 novembre, alle ore 10.00, presso l’Auditorium del Centro Fieristico, nella Zona Industriale della cittadina salentina. Sara Foti Sciavaliere

di Alessandra De Matteis un espressione unica, e qui è accompagnata da un cast perfetto, con degli attori che sembra vivono la parte da loro recitata. Tutto è perfetto, calcolato e fatto con attenzione, forse è questa la pecca maggiore del film. Le troppe perfette citazioni, fanno pensare che tutto sia studiato a tavolino che manca la dovuta sincerità. Il coraggio trapelato negli altri film, cioè l’elemento che ha reso famoso il regista spagnolo è assente in quest’opera. Nonostante ciò, “Gli abbracci spezzati” è un film complicato, bello, potente e avvolgente insomma è un vero e proprio film.

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Lecce, 21 novembre 2009

appunti

Alessandro Baricco. Emmaus “Siamo molto normali, non è previsto un altro piano che essere normali, è un’inclinazione che abbiamo ereditato nel sangue. Per generazioni le nostre famiglie hanno lavorato a limare la vita fino a toglierle ogni evidenza - qualsiasi asperità che potesse segnalarci all’occhio umano”. Si presenta così il protagonista e voce narrante del nuovo libro di Alessandro Baricco, che torna in libreria dopo quattro anni dal suo ultimo romanzo. “Emmaus”, questo il titolo, è un romanzo fulmineo, che condensa in centoquaranta pagine di eleganza narrativa, la storia di quattro ragazzi di oggi. Infatti il romanzo mi ha piacevolmente sorpresa sia per la facilità della lettura e sia per l’agile svilupparsi della vicenda. E difatti, ho letto il libro in due se-

rate. Il titolo del romanzo richiama l’episodio dei discepoli di Emmaus, il brano del Vangelo di Luca preferito dai protagonisti, in cui la natura del Messia si rivela quando lui è ormai svanito; due discepoli incontrano Gesù Risorto, senza riconoscerlo, sulla strada che va da Gerusalemme a Emmaus. I protagonisti del romanzo sono appunto quattro “bravi” ragazzi cattolici, diciottenni, aggrappati a una normalità soffocante e sconfortante, che si affacciano all’età adulta divisi tra incrollabili certezze e indecisioni paralizzanti, slanci coraggiosi e paure recondite. Si incontrano e scontrano con i loro coetanei liberi da sensi di colpa e altri problemi religiosi, spesso combattuti tra certezze e indecisioni, coraggio e paure. Il tutto si svolge nella Torino degli anni Settanta anche se

tempo e luogo restano piuttosto indefiniti. I ragazzi sono: Luca, Bobby, il Santo e l’anonimo narratore. Ricordano i “quattro amici al bar” della nota canzone di Gino Paoli ma declinati in versione religiosa. Difatti al bar preferiscono la parrocchia e il volontariato, all’anarchia e alla libertà contrappongono un mondo dai “confini fisici molto immediati, e confini mentali fissi come una liturgia”. Nel corredo della loro normalità la fede è un lato irrinunciabile (“siamo cattolici - credenti e cattolici”), ma proprio in questo terreno di ordine, tranquillo e apparente, germoglia il seme di una qualche follia, sconosciuta a tutti, persino a loro stessi. Una follia che rischia di farli sconfinare in un mondo diverso, parallelo al loro ma completamente alieno: è la dimensione popolata da “que-

gli altri”, quelli per cui la “chimica della vita non produce formule esatte ma spettacolari arabeschi”. Non sono morali, né prudenti, non hanno vergogna, sono naturalmente ricchi e, cosa che li rende davvero diversi, dispongono di destini tragici. Anche Andrea, il personaggio femminile, appartiene a questa dimensione. È una ragazza bellissima, senza ostentazione, disinibita, è di tutti e di nessuno, irraggiungibile, segnata irrimediabilmente dalla vita. Una figura attorno alla quale ruotano tutti gli snodi fondamentali delle vite che entrano nella sua orbita. È un personaggio chiaramente ambiguo, quasi magico, quasi reale, una femme fatale indifferente e distaccata, una radical chic senza mezze misure. Come un ciclone si insinuerà tra i componenti del gruppo,

c@ttolici in rete

Un cattolico rilegge la storia

argo

IL POLLICE

ALLE CINQUE DELLA SERA Quel fatidico orario che si identifica con le cinque della sera, ci rimanda ovviamente ai versi di Federico Garcia Lorca e ad una sequenza di immagini (reali o virtuali che siano) che vanno da Hernest Hemingway a Louis Dominguin, o ancora a pittori e fotografi internazionali di chiara fama. Non possiamo, quindi, non andare in crisi nel momento in cui ci imbattiamo, proprio in quella ben definita ora pomeridiana, nelle trasmissioni che il piccolo schermo, ben oltre il suo essere veicolo di trasmissioni che provengono da reti pubbliche o da reti private, manda in onda per tutto il pubblico possibile: anche quello dei ragazzi che stanno per finire i compiti a casa. Come in realtà è accaduto, ancora una volta in questi ultimi giorni con “Pomeriggio cinque” (Canale 5, ore 16,55), nel susseguirsi di ospiti - sovente sempre gli stessi, a ben guardare - intenti tutti a parlare di quanto ci offre il gossip nostrano, tra molte grida e pochi sussurri. E, alla fine, dopo aver fatto zapping, anzi molto zapping, decidiamo di spegnere la tv.

tommaso dimitri

marialucia andreassi

Tre citazioni per introdurre il sito: “Chi sbaglia storia, sbaglia politica” (Giovanni Cantoni), “Chi controlla il passato, controlla il presente” (George Orwell), “La storia è politica sperimentale” (Joseph de Maistre), e un indirizzo programmatico: www.storialibera.it. Tutto nasce nella parrocchia di Santa Maria dell’Arco di Castellammare di Stabia, nel quartiere di Ponte Persica, nel 2002 per opera del parroco don Beniamino De Martino. Fu subito un successo: più di 10.000 visite nei primi tre mesi. I numeri di oggi sono: a fine 2009, i documenti presenti nel portale sono 3.588 così ripartiti: Storiografia: 32 documenti (in 2 capitoli); Epoca Antica: 347 documenti (in 39 capitoli); Epoca Medioevale: 343 documenti (in 32 capitoli); Epoca Moderna: 221 documenti (in 21 capitoli); Epoca Contemporanea: 1200 documenti (in 124 capitoli); Attualità: 1018 documenti (in 86 capitoli); Editoriali de Il Sabato: 344 documenti (in 1 capitoli); Gallerie e Mostre online: 43 documenti; ControEvoluzione.it: 40 documenti (in 8 capitoli). È un “magazine” storico, amatoriale ma serissimo (e documentato) che unisce divulgazione intelligente e controinformazione. L’idea di fondo è quella di contrastare il principio secondo cui “la storia - lo dicevano i sovietici all’indomani della Rivoluzione d’ottobre - è propaganda rivolta al passato”. Molti i dossier: Rivoluzione francese, Risorgimento, genocidio armeno, comunismo, nazionalsocialismo, fascismo, Resistenza, sessantotto, guerre mondiali, ecc. Una sorta di forum storico per reinterpretare i fatti salienti del passato e del presente sulla scia della revisione storica. Il materiale, ricchissimo, è diviso in argomenti di attualità, storiografia, indice di temi e indice di autori con la possibilità di consultare i documenti per voci epocali, che vanno dall’epoca antica a quella moderna. Importanti gli autori citati: Sergio Romano, Rino Camilleri, Vittorio Messori. In particolare sono “originali e utili i musei virtuali: una mostra on-line con immagini importanti e commenti sapidi (Vandea, Carlo d’Asburgo, Foibe) e la galleria dei grandi della storia (da Simon Pietro a Ronald W Reagan). Poi ogni anno un sondaggio interessante, il “Premio ideologia”: quale la frase più contraria alla realtà ed al buon senso in materia di storia. La navigazione è veloce e tutti i documenti sono immediatamente leggibili. Importante le news di informazioni ed eventi di discussione storica. Buona navigazione.

dapprima nelle lor o menti, poi nei loro cuori e nei loro corpi. È un Baricco maturo quello che troviamo in questo romanzo e quindi capace di raccontare l’adolescenza. Un romanzo di formazione che segue il percorso di quattro giovani uomini alla scoperta del mondo e di loro stessi delle loro potenzialità positive e negative, dei labili confini tra perdizione e salvezza. Mettetevi comodi allora, perché “Emmaus” è un gran bel libro. ALESSANDRO BARICCO, Emmaus, Feltrinelli, 13.00, pag. 139

M U S I CALM E NTE

anna rita favale

Sabina Guzzanti al Politeama Il Politeama Greco farà da sfondo allo spettacolo graffiante ed ironico di Sabina Guzzanti, la pasionaria dello spettacolo italiano e della satira con cui fotografa politici, personaggi, giornalisti. Il suo Vilipendio Tour (scritto dopo un intervento in Piazza Navona con cui si è aggiudicata un rinvio a giudizio per vilipendio, appunto) approda a Lecce e offre uno spettacolo che farà emozionare e ridere di gusto, ma che non mancherà di far riflettere su temi scottanti e attuali. Un veritiero ed ironico ritratto della nostra Italia, condito con musica, intelligenza e umorismo. “Vilipendio” è un travolgente sguardo comico satirico sull’Italia di oggi che riesce ad essere esilarante e spaventoso allo stesso tempo. Tutto quello che avete pensato e non avete mai avuto il coraggio di verbalizzare, per sentire il cuore più leggero se non altro per la durata dello spettacolo che comunque dura. Tra un rap comico e una chiacchiera col pubblico appaiono una infinita lista di personaggi noti e non. Ci sono Finocchiaro, D’Alema, Annunziata, Carlucci, Sgarbi, Di Pietro, commercialisti, giovani candidati PD, avvocati, Bertinotti, gente della strada, parlamentari e giornalisti. insegnanti di religione, una poesia di Bondi e molto altro. Si parla di giustizia, di rivoluzioni, dei partiti cattolici e della Carfagna, di storie turpi e di danze bolliwoodiane e soprattutto di come restare liberi qualunque cosa accada” (Sabina Guzzanti). Biglietti: poltronissima: 28 euro, poltrone: 22 euro, palchi I settore: 18 euro, palchi II settore: 15 euro, loggione: 12 euro. I prezzi indicati non includono i diritti di prevendita. Teatro Politeama Greco viale XXV Luglio - Lecce, telefono: 0832.241468. Infoline: Live Music Sas 0836.564844.

@loradelavoro@ valentina polimeno 3 LAVORATORI Ditta di Galatina operante nel settore grafica pubblicitaria cerca: 2 operai generici dai 18 ai 26 anni residenti a Galatina e paesi limitrofi; 1 impiegato amministrativo dai 18 ai 26 anni reidiente a Galatina e paesi limitrofi con titolo di studio di ragioniere o perito aziendale, con ottima conoscenza pacchetto Office. Tempo determinato pieno. Prenotarsi entro il 27 novembre 2009 al numero 0836.566904 dalle ore 8.30 alle ore 12.30. Selezione il 30 novembre 2009 ore 9,30 presso i locali del Centro Impiego di Galatina. Per la figura dell’impiegato amministrativo portare curriculum vitae.

1 LAVORATORE Azienda vinicola sita in Aradeo cerca: 1 Ragioniere tra i 19 e i 25 anni con ottima conoscenza del P.C. Tempo Indeterminato Pieno Ccnl. Gli interessati possono prenotarsi entro il 24 novembre 2009 al numero 0836.566904 dalle ore 8.30 alle ore 12.30. Selezioni il 25 novembre 2009 ore 10.00 presso i locali del Centro Impiego di Galatina, portare curriculum vitae. 1 OPERATORE SOCIO SANITARIO Casa protetta per anziani di Gallipoli, con inizio attività in gennaio 2010, ricerca n. 1 Operatore Socio Sanitario (OSS) e n. 1 Assistente Sociale. Requisiti richiesti: formazione speci-

fica con relativo titolo di studio, preferibile esperienza lavorativa. L’offerta è rivolta a candidati/e con età compresa tra 22 e 35 anni con residenza in Gallipoli o Comuni limitrofi. Contratto a tempo determinato di 6 mesi full time per l’O.S.S. e part-time per l’Assistente Sociale, con possibilità di trasformazione a tempo indeterminato. Gli interessati si possono candidare entro martedì 24 novembre 2009, presentando o inviando il curriculum vitae, con l’indicazione dell’offerta al Centro per l’Impiego di Gallipoli Servizio domanda/offerta via G. Galilei, fax 0833.261766. Infotel 0833.261766.

OPERATORI TELEFONICI Call center con sede in San Cassiano cerca operatori telefonici requisiti richiesti: diploma; conoscenze informatiche; preferibilmente esperienza lavorativa; età dai 18 ai 50 anni; residenza nei paesi limitrofi. Contratto a progetto. Gli interessati possono dare la propria disponibilità telefonando entro il 24 novembre 2009, allo 0836.488200, interno 21 dalle ore 9.00 alle ore 12 di tutti i giorni escluso il sabato. Il colloquio di selezione si terrà il 26 novembre 2009 alle ore 9.30 presso i locali del Centro per l’Impiego di Maglie, in Via Gallipoli, 63. I candidati dovranno presentarsi muniti di curriculum vitae.

PERITO INDUSTRIALE Azienda operante nel settore delle revisioni auto e moto è alla ricerca di 1 Perito Industriale Meccanico avente le seguenti caratteristiche: Diploma di Perito Industriale Meccanico; Conoscenza ed utilizzo del pacchetto office, outlook express; Esperienza. Ccnl di Categoria a Tempo Indeterminato full-time. Orario di lavoro: 8.0013.00 - 15.00-19.00. Sede di lavoro: Calimera. Per candidarsi ci si presenti col proprio curriculum viate, presso: CPI Martano oppure utilizzare il fax n. 0836.575750. I candidati possono presentare la propria candidatura entro il 23 novembre 2009.

20 FIGURE COMMERCIALI Grossa agenzia generale di assicurazione con sede in Maglie, cerca 20 figure commerciali da distribuire come: consulente previdenziale assicurativo junior; consulente previdenziale assicurativo senior; team manager; promotore finanziario assicurativo. L’offerta è riservata a persone intraprendenti, dinamiche, ambiziose, laureate o diplomate di età compresa tra i 25 ei 45 anni. Si offre contratto flessibile con retribuzione fissa più provvigioni. Gli interessati possono candidarsi telefonando allo 0836 90449 sig. Carlo Quaranta. I candidati interessati devono presentarsi muniti di curriculum.


L’Ora del Salento 15

Lecce, 21 novembre 2009

lo sport L’ASSIST

di Paolo Lojodice

Dopo la vittoria contro il Padova in casa giallorossa non si fa alcun mistero sull’obiettivo del campionato: la A sembra alla portata sia per il gioco che per i risultati

Lecce, giù la maschera La vittoria interna contro il Padova conferma per il Lecce, oltre al primato in classifica, soprattutto la crescita costante del collettivo, secondo i disegni del suo allenatore. Quello che è evidente è che il Lecce, attualmente, è la squadra più “performante” del lotto grazie ad una serie di fattori che trovano contemporanea esaltazione nell’undici di De Canio, secondo sapiente dosaggio ed equilibrio. L’impressione che la metamorfosi sia compiuta la si è percepita, in maniera concreta già contro il Torino, poi al Via del Mare il successo sul Padova ha evidenziato, con chiarezza, il raggiungimento del nuovo stadio evolutivo per la squadra lupiense. Consapevolezza della propria forza - “siamo il Lecce” ha urlato con orgoglio e rabbia il capitano Giacomazzi all’Olimpico d Torino, dopo aver raggiunto il pareggio poco primo del fischio finale - raggiungimento di una buona condizione psicofisica, duttilità tattica e varietà di soluzioni in funzione delle qualità dei singoli, ritrovata empatia con l’ambiente, conoscenza dei propri limiti e dei margini di miglioramento, sono le caratteristiche che delineano un Lecce primo in classifica con merito e autorevolezza. Il conseguimento di tale risultato non è affatto casuale, e tuttavia sarebbe riduttivo non inquadrare le condizioni di fondo che hanno con-

sentito l’emersione delle qualità della squadra e a questa di esprimersi con un senso così compiuto e felice. Del resto l’intelaiatura della squadra è sostanzialmente quella dello scorso anno: gli uomini che caratterizzano i reparti sono in gran parte gli stessi: Rosati, Schiavi, Fabiano, Angelo, Giuliatto, Edinho, Giacomazzi, sono i medesimi undicesimi che hanno vissuto l’irreversibile discesa in B. Invertire la rotta e annullare gli effetti dell’annichilimento dello scorso campionato non era cosa scontata, semmai sarebbe stato più facile il contrario e di conseguenza un definitivo repulisti e una totale rifondazione la cosa più logica e giusta da fare. Però bisogna dare atto al Presidente Semeraro, di aver saputo operare - per scelta consapevole e di programma o perché il male minore poco importa adesso - le scelte giuste, riconquistando alla causa leccese De Canio, e offrirgli la responsabilità di un ruolo manageriale oltre che tecnico. Probabilmente è stata questa la prima mossa di maggior peso che ha portato ad una regolarità e trasparenza di rapporti all’interno della squadra e della società, condizione essenziale per riaprirsi al dialogo con il pubblico e la tifoseria. Ancor più merito a De Canio che ha saputo gestire nei momenti topici le frizioni cui il nuovo ruo-

lo lo esponeva: il tecnico materano di sicuro si sarà sentito “friggere” quando è stato sottoposto, piuttosto di frequente nelle prime partite, al fuoco di fila di una stampa e di tifosi che reputavano la sua squadra non adatta ad un campionato di vertice. Non che le critiche non fossero del tutto immotivate, però il beneficio della prudenza e della pazienza deve essere requisito di base per esprimere giudizi sereni e corrispondenti al vero piuttosto che sentenze molto spesso strumentali. È evidente che il nuovo ciclo di De Canio ha portato serenità nell’ambiente, quella serenità persa a causa protagonismi e sospetti che con il rettangolo di gioco hanno poco in comu-

ne. È proprio la linearità nella gestione del gruppo che ha consentito alla squadra di operare l’inversione di tendenza rispetto alle vicende e alle situazioni che invece ne avevano causato il declino. Sabato tocca al Brescia al Rigamonti, formazione molto più accreditata dei salentini ad inizio stagione ma costretta da una prima parte di campionato piuttosto contraddittoria, a navigare nelle acque difficili del centro classifica. Per i lombardi la partita contro il Lecce può dare slancio alle ambizioni, a ragione, affatto sopite, per il Lecce un test aperto ad ogni risultato. Una partita da affrontare come le altre, perché così, comunque vada sarà un successo.

MONDO Il Csi lancia una campagna in difesa del Crocifisso La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo, che ha accolto l’istanza di un genitore italiano che chiedeva di rimuovere il Crocifisso dalle scuole pubbliche, deve farci riflettere sulla forza di una cultura secolarizzante, che tollera i simboli di tutte le religioni e vuole oscurare uno dei simboli della vita e della civiltà europea che fa parte integrante del nostro patrimonio culturale. Questa situazione è forse frutto anche di un’incapacità di noi cristiani di difendere le nostre origini e la nostra ricchezza. Credo che chi chiede di rimuovere il Crocifisso dalle scuole pubbliche, non conosce bene il significato che questo segno vuole trasmettere, ossia l’idea del dono di se stesso agli altri, quindi un segno di amore e di tolleranza estrema. Oggi il cristiano è chiamato ad un impegno di testimonianza concreto, reale e difficile. Il Csi vuole dire la sua su questo argomento ed è per questo che si sta cercando di trovare una strada per sensibilizzare tutti sull’importanza di sapere chi siamo e, quali siano i nostri valori di riferimento, che devono essere difesi dal tentativo di oscurare la forza del Cristianesimo e del suo messaggio al mondo. Credo che sia bella l’iniziativa di un consigliere nazionale, il quale con coraggio, scrivendo su un quotidiano di Ravenna, invitava tutte le società a mettere il Crocifisso all’interno delle proprie sedi, degli spogliatoi, quindi se il Crocifisso viene tolto dalle aule scolastiche, noi lo facciamo entrare in tutti gli altri contesti della vita civile. Riporto un passaggio dell’articolo sopra menzionato: “E allora il cristiano esca dal suo guscio ombreggiato di indifferenza (spero non sia di paura) e raccolga quel Crocifisso smontato dall’aula e lo appenda altrove. Al muro della casa, al tronco di un albero, o meglio ancora allo spogliatoio di un campo da calcio. Ecco cosa faremo: al prossimo Meeting di Assisi (5-7 dicembre) i Comitati Csi di tutta Italia, prelevino tanti Crocefissi e li portino a casa. Li regalino alle proprie società sportive, perché li appendano all’interno degli spogliatoi dei propri campi di calcio e delle palestre. E per ogni Crocifisso rimosso se ne appendano due. E per ogni due rimossi, se ne appendano quattro. Questo è ciò che vuole essere il Csi: un ente che testimonia la propria fede nei fatti”. Credo che questa sia una provocazione e un invito che tutti noi cristiani dobbiamo accogliere per cercare di difendere la nostra cultura dagli attacchi imperanti di un processo di secolarizzazione che impoverisce l’uomo attuale e che mette in pericolo le generazioni future. Andrea Iurlaro


3909 - L'Ora del Salento