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Lecce, 7 novembre 2009

UN EURO

L’Ora del Salento

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Nuova serie, Anno XIX, n. 37

SETTIMANALE CATTOLICO

catholica

primo piano

di preghiera Giunge Luogo e di fraternità l’inverno Riaperta di Nicola Paparella Tornano le grigie giornate dell’inverno. E con esse il freddo, gli acciacchi, i raffreddori, questa brutta influenza di cui tutti parlano, ma che nessuno sa come fronteggiare … E poi c’è la crisi che colpisce in profondità, soprattutto là dove nessuno guarda, dove non giungono gli ammortizzatori sociali, dove si vive con pochi euro, dove si fa fatica a giungere alla fine del mese. Crescono i poveri attorno a noi. E in alcune aree del Paese rischiano di diventare una vera e propria emergenza. Non possiamo lasciarci abbagliare dalle luci scintillanti del lusso e dello sfarzo, né possiamo abbandonarci ai sogni delle lotterie. La vita vera non è quella della Tv, ma quella che incontriamo ogni giorno all’angolo della strada. C’è molta gente che ha bisogno di un aiuto, che fa fatica a mettere insieme il pane e il companatico. I poveri stanno aumentando. Non vogliamo fare analisi politiche. Le faremo in altro momento. Né vogliamo gridare allo scandalo. Ma non possiamo chiudere gli occhi dinanzi a chi soffre. Forse dobbiamo rintracciare nuove forme di solidarietà, per raggiungere tutti coloro restano in silenzio, quasi escludendosi dal benessere che pure è presente nelle nostre città. Siamo stati corrotti dai “Bingo” e dalla Tv. Siamo rimasti incantati dai grandi fratelli e non vediamo il fratello che soffre accanto a noi. Siamo stati imbavagliati dalle false promesse e dagli specchietti ingannevoli della pubblicità, ci siamo lasciati travolgere dal gusto del consumismo, ed ora, nel momento della difficoltà, pensiamo persino di accrescere i consumi, giocando d’azzardo e puntando sulla carta perdente dei pagamenti a rate mensili, o sulle lotterie che promettono una pensione e intanto ti tolgono gli ultimi spiccioli. È necessario rivedere i comportamenti e gli stili di vita, sia quelli individuali che quelli sociali, dei gruppi e delle famiglie; è necessario riconsiderare le mode, i costumi, i messaggi della pubblicità, i tanti richiami del mercato. Dobbiamo trovare un senso che dia gusto e significato ai nostri giorni. Fra poche settimane giungerà il Natale e non sarà male prepararci sin da ora, per contenere qualche spinta eccessiva e per tornare a gustare il calore della solidarietà e la gioia dell’amicizia, che sono tesori autentici e non miraggi ingannevoli. Impariamo dai bambini. Essi si accontentano di poco; un pupazzo di stoffa vale molto più di un qualsiasi giocattolo di lusso, e la possibilità di giocare con il papà è un regalo insuperabile. Non giudichiamo le cose dal loro prezzo, ma valutiamo le nostre quotidiane esperienze dalla gioia che sappiamo portare a chi ci sta vicino. Senza dimenticare chi soffre e chi guarda al futuro con profonda incertezza. Accanto a noi c’è qualcuno che ha bisogno del nostro aiuto e attende un gesto che gli restituisca la speranza.

la cappella dell’episcopio

Lecce, 7 novembre 2009

ecclesìa

L’Issr di Lecce Chisinau, incontra prima festa il nuovo Pastore al Regina Pacis CHIESA DI LECCE

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Uffici e servizi diocesani: il nuovo anno pastorale

Camminare insieme nella vita nuova. La riconciliazione, via per la comunione 4

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IL XVI CONGRESSO DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI CURE PALLIATIVE

L’ARCIVESCOVO D’AMBROSIO AGLI OPERATORI SANITARI RIUNITI A LECCE

Più che le medicine possono amore e umanità


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Lecce, 7 novembre 2009

primopiano

IL PASTORE “L’Issr rappresenta un valore aggiunto: restituire una parola, un sapere ai laici. Approfondisce una dimensione, che in tanti modi, era lasciata ai margini” I 148 allievi dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce hanno incontrato mons. Domenico D’Ambrosio

La prima volta dell’Arcivescovo con gli studenti In un clima di grande cordialità si è svolto mercoledì scorso l’incontro tra l’Arcivescovo di Lecce, mons. Domenico D’Ambrosio e gli studenti dell’ISSR. Il contesto istituzionale non ha sottratto calore e vicinanza umana al dialogo, poiché il desiderio da una parte e una grande disponibilità dall’altra, hanno trasformato un saluto di rito in un incontro denso e fecondo e in un’accoglienza reciproca scandita da grande stima e fiducia. è stata colta l’occasione per sottolineare che l’ISSR è una grande opportunità. Dal numero e dalla tipologia degli iscritti si deduce, infatti, che la proposta culturale che l’Istituto offre è di qualità e rappresenta una scelta alquanto ambita, in modo particolare tra i laici. Tuttavia, quasi a dimostrazione che noblesse oblige, il saluto rivolto al nostro Vescovo da alcuni dei presenti è stato anche il modo per evidenziare particolari aspetti di cui si vorrebbe arricchito il percorso proposto. In particolare, tra gli altri temi, è stata segnalata l’esigenza che all’offerta strettamente culturale ne sia correlata una spirituale. Lo studio delle discipline teolo-

L’Ora del Salento SETTIMANALE CATTOLICO Iscritto al n. 517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce

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giche, ad esempio, indubbiamente offre una consapevolezza della Rivelazione cristiana sotto un profilo scientifico. Attraverso lo studio, il dato rivelato e la fede si attestano su un piano di reciproca comprensione. Inoltre, non si contano le pubblicazioni che hanno ad oggetto temi teologici o l’ultima interpretazione storico-critica della figura di Gesù, le tesi e le esegesi più suggestive accompagnate dagli apparati logici più intransigenti. In nome di una teologia sempre più strutturata scientificamente si svolge attività di divulgazione che a volte compiace più ad un dato schema, personale o collettivo, e sempre meno ha in conto una necessaria reductio ad unum della fede e della dottrina cristiana. Tuttavia l’approfondimento razionale del Mistero di Dio, l’impegno per l’analisi e la ricerca del sostegno sempre più forte e costante della ragione, stanno dischiudendo la necessità di potenziare lo studio delle discipline teologiche con un’attenzione particolare rivolta ad una formazione spirituale. Sarebbe importante eccedere, cioè, ad uno spazio che aiuti a mettersi in

ascolto della Parola di Dio, un ascolto non fisico ma interiore. è auspicabile favorire momenti di esperienza spirituale di persone che partono da un sapere teologico condiviso, ma che attende di completarsi con il risvolto spirituale, più ampio e profondo. Lo specifico di questa formazione è innanzitutto nel non riprodurre esperienze aggregative come quelle già in atto, ma di essere un terreno su cui si gioca l’incontro tra il vissuto personale di fede e il patrimonio di conoscenze teologiche acquisite all’interno dell’Istituto. è possibile che con questa ulteriore prospettiva, l’itinerario formativo dell’ISSR riceva un quid pluris proprio perché il momento culturale non rimarrebbe isolato, ma verrebbe ampliato dall’orizzonte spirituale. Scopo di tale formazione spirituale non sarebbe solo di potenziare l’aspetto scientifico, ma anche quello di raggiungere un grado maggiore di pienezza e spendibilità nella professione di fede cristiana, soprattutto per quanti tra i laici sono impegnati nella politica, nell’economia, nel lavoro, nella solidarietà, nella cultura e nella famiglia. Anna Maria Fiammata

La bella promessa di un ritiro spirituale Mercoledì 28 ottobre, Cappella dell’antico seminario. Il Vescovo è appena arrivato per incontrare noi studenti dell’Issr. Ha la voce un po’ roca per colpa del raffreddore, ma dimostra tutta la sua gioia di trovarsi tra noi che, un po’ per amore e un po’ per avventura, condividiamo la passione e l’im-

PARLANO I NUOVI ISCRITTI

Cresce nel Salento la cultura teologica L’università dello spirito di Lecce cresce e conquista sempre di più lo smarrito gregge, il popolo di Dio che non trova punti di riferimento in una società allo sbando. L’Istituto di scienze religiose è l’ancora a cui i 33 nuovi studenti dell’anno accademico 2009/2010 si sono affidati per superare le difficoltà del vivere in una società sempre più presa dal nichilismo e dalla totale assenza di Dio. Fra le matricole vi sono uomini e donne, sposati e non, laici e religiosi, fratelli e sorelle che mirano alla consacrazione. Sono di ogni età, dai 20 ai 65 anni, e non guardano agli impegni che hanno ma guardano soprattutto ad avvicinarsi a Gesù Cristo per riempirsi del suo insegnamento e poi trasmetterlo agli altri, anche attraverso l’insegnamento. Vi sono in più, oltre a questi motivi di base, anche altre motivazioni quali “accrescere maggiormente la mia fede e conoscere meglio me stesso”, come dice Egidio Astro. Oppure “che sia l’inizio di un cammino che porti all’arricchimento del mio bagaglio culturale, oltre che alla fede”, come sottolinea Giovanna Zacheo. Valeria Orlando, mamma di 31 anni, ci dice che attraverso Gesù Cristo “è necessario dare concretamente un contributo alle nuove generazioni così gravide del nulla più pauroso”. Ma oltre a questi motivi vi è un genuino stimolo allo studio e all’approfondimento della teologia. “Fin da piccolo dichiara Andrea Coppola - mi sono sentito attirato dai temi religiosi ed è stata per me una gioia vivere da vicino la vita parrocchiale” e ora presso l’Istituto ha l’occasione di approfondire la teologia. Stesso discorso vale anche per Teresa Colaci per cui “l’Istituto rappresenta un’importante occasione per rendere completa la mia fede cristiana attraverso l’utilizzo degli strumenti scientifici della conoscenza e di uno studio serio e costante”. All’Istituto ci si arriva per molte vie. Un contributo lo danno i parroci che indirizzano i loro fedeli a Lecce, oppure perché un conoscente gliene ha parlato. Ognuno vi giunge con una motivazione personale, ma tutti sicuramente sono stati chiamati da Dio per cominciare un cammino di fede e per formare quel famoso popolo di Dio che si affianchi all’esistente e che aiuti la società a intraprendere la giusta via verso Gesù e verso il Padre, tutti guidati dallo Spirito Santo. L’occasione che ci ha permesso di sondare le motivazioni che hanno portato questi “studenti” a frequentare l’Istituto

è venuta mercoledì 28 ottobre durante la presentazione dei nuovi iscritti al neo arcivescovo di Lecce, padre Domenico D’Ambrosio, come lui stesso ci tiene ad essere chiamato. Padre Domenico ha voluto presentarsi così, in modo semplice, pieno d’amore per i suoi figli, come “solo un padre fa”, ha precisato. Tutti erano un po’ ansiosi e curiosi di conoscere il neo arcivescovo, come sarà? Si chiedevano in molti. Sarà umile? Sarà vicino al suo gregge? Vorrà ascoltare? La risposta data da padre Domenico ha superato tutte le aspettative perché si è presentato come il buon pastore, con l’amore e l’umiltà, ma anche con la forza e la determinazione dei grandi e di chi sa cosa vuole. Inoltre si è messo a disposizione degli iscritti all’Istituto sia per ascoltare che per elaborare delle idee e realizzare qualche nuovo progetto spirituale. Il clima di fraternità, amicizia e altruismo che si respira all’Istituto di scienze religiose è sottolineato da quasi tutti i partecipanti, dice Valeria Orlando: “sono rimasta piacevolmente stupita del clima di sorprendente amicizia e affetto che ho trovato nella mia nuova università. Anche durante l’incontro con il vescovo, che mi è sembrato di conoscere da sempre, si è respirata un’aria familiare, di calore umano e fratellanza, in perfetta sintonia con il motivo fondamentale che ci ha riuniti tutti lì e cioè Gesù Cristo. Le confesso che mi sono sentita molto “piccola”, sicuramente non a causa della mia età, ma per la presenza del folto numero di professionisti, giudici, giornalisti, eruditi e sapienti di ogni tipo. Ma probabilmente questo non è un male visto che Gesù si lascia conoscere soprattutto dai più piccoli e a loro si è rivelato”. L’incontro con padre Domenico D’Ambrosio è stato un conoscersi in una gioia crescente. “È difficile per me esprimere la mia gioia, le mie emozioni scaturite dal primo incontro con S.E. Domenico D’Ambrosio - aggiunge Andrea Coppola - ma sento il dovere di rivolgere il mio grazie per la sua gradita presenza e il mio personale augurio per una fruttuosa azione pastorale durante il suo mandato. D’altronde, non può che essere così, dal momento che si coglie in lui una personalità ricca, capace di donare affetto e di essere vicina a tutti”. Ecco, il popolo di Dio è in marcia e studia anche all’università dello spirito di Lecce, sta adesso a tutti cogliere appieno il suo significato e guardare ad una nuova evangelizzazione, così come Gesù Cristo ci chiede. Niccolò Marras

pegno dello studio di Scienze Religiose. Il Direttore dell’Istituto, mons. Luigi Manca, fa da padrone di casa. È il più emozionato di tutti! Forse dipende dal fatto che vive il suo ruolo con entusiasmo oltre che con grande competenza professionale. Il Vescovo sostituisce la sedia dorata e dalla rossa tappezzeria a lui destinata con una sedia uguale alle nostre. “Si sta più comodi” afferma con la sua schietta semplicità, ma al di là delle parole, il messaggio è forte e chiaro: “Sono uno di voi”. Dopo la preghiera iniziale, ci alterniamo con interventi che sono delle vere e proprie testimonianze. Il Vescovo ascolta con grande attenzione e prende appunti. Gli proponiamo di istituire un Ritiro Spirituale periodico. L’Istituto, con la formazione che fornisce, sicuramente sollecita ad un impegno nell’apostolato, per “dare ragione della nostra speranza”. In altre parole, studiare Scienze Religiose invoglia ad essere “Marta”, ma non dobbiamo dimenticare mai che è stata” Maria” a scegliersi la parte migliore. Sicuramente il riferimento alle sorelle di Lazzaro ci sembra quello più adeguato per esprimere la necessità di una crescita spirituale oltre che intellettuale. C’è una grande urgenza di essere cristiani autentici e credibili. Cristiani che vivono l’unità di vita, testimoniando nella quotidianità, il grande amore che nutrono per Cristo Gesù. Tutto questo non può prescindere da una formazione spirituale. Ma torniamo alla cronaca dell’incontro: “Eccellenza, e se fosse Lei a guidare un Ritiro?”. È una richiesta formulata con grande emozione, che viene accolta con ferma determinazione dal Pastore della Chiesa leccese. L’entusiasmo è alle stelle e chi ha posto la domanda ripete a se stessa: “È proprio vero, il Vescovo è uno di noi”. Silvia Quarta Serafino


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primopiano Sono grato ai responsabili e agli organizzatori di questo Congresso Nazionale della Società italiana di cure palliative per avermi invitato, come credente che vive una particolare responsabilità di guida e di testimonianza nella Chiesa, per offrire una riflessione a un consesso che ogni anno - penso - vi vede insieme ad affrontare uno dei grandi drammi dell’uomo: il dolore. Solo da quattro mesi sono vescovo in questa meravigliosa e affascinante città che continua a catturarmi con la sua bellezza ricamata e resa arte nella pietra o nella cartapesta. Il mistero del dolore, come per ogni uomo, non mi è estraneo. L’ho vissuto, e con momenti altamente critici, nella mia carne. L’ho visto con i miei occhi e toccato con le mie mani nel mio lungo ministero di sacerdote e vescovo, soprattutto negli ultimi sei anni della mia vita quando, per volontà della Chiesa, ho portato sulle spalle la responsabilità, anche legale, come Presidente della grande opera di carità di un grande Santo, Padre Pio da Pietrelcina: la Casa Sollievo della Sofferenza di S. Giovanni Rotondo.

Il vero problema non è il chiedersi perché, ma piuttosto capire come assumere questa realtà vissuta spesso con angoscia, sentita come negatività e dalla quale si reclama salvezza. Un verità filosofica sul dolore non serve, non c’è! Filosofare su questo dramma umano è una sorta di scappatoia di chi vuole evitare un coinvolgimento più profondo.

DOCUMENTI L’intervento dell’Arcivescovo di Lecce, mons. Domenico D’Ambrosio al XVI Congresso Nazionale della Società Italiana di cure palliative

Per un’etica della misericordia e della solidarietà

Il dolore Sul perché del dolore, in una ricerca scientifica e razionale, la risposta è evidente. Ogni forma di dolore è riconducibile al limite che riguarda la struttura umana. Anzi, a tutti livelli, il dolore è nella struttura ed è una funzione positiva della struttura stessa. In un bellissimo documento sul ‘senso cristiano della sofferenza umana’ dal titolo Salvifici doloris, Giovanni Paolo II che ha avuto una grande e personale dimestichezza con il dolore, scriveva: “Il tema della sofferenza è universale... e accompagna l’uomo ad ogni grado della longitudine e della latitudine geografica: esso, in un certo senso, coesiste con lui nel mondo, e perciò esige di essere costantemente ripreso” (n.2). Possiamo non porci la questione sull’origine e sulla qualità del dolore, ma di sicuro la domanda: perché? Perché proprio a me?, almeno una volta si è posta. Con questa domanda l’uomo, rivolgendosi ad un interlocutore che può essere Dio, il destino, il fato, o paradossalmente nessuno, mette in luce quella insolubile contraddizione che è nella sua natura: essere mortale e, nello stesso tempo, bramare l’immortalità. Blaise Pascal, in una celebre frase: “L’uomo è una canna che pensa”, dice l’indigenza, la fragilità e precarietà della condizione umana che convive con possibilità immense. J. P. Sartre nel suo nichilismo definisce l’uomo una “passione inutile” e dunque vede la sua sorte, il suo destino, segnati irrimediabilmente da un dolore insensato. Per G. Marcel l’uomo porta in sé come una sete vitale d’infinito e una sorgente di speranza e dunque, anche nell’esperienza di una rovina totale che talvolta si sperimenta nei drammi di condanne definitive, c’è una speranza metafisica di essere presente sempre e comunque. Il moribondo che spera finché ha coscienza e respiro, attinge a qualcosa che lo riscatta, che gli promette l’integrità al di là del fatto obiettivo se ci sarà o no la guarigione. Ma tale speranza è già una risposta all’essere e una vittoria sulla morte. Se la morte che, emblematicamente, è il simbolo di ogni dolore avvertito come perdita di essere, ha un significato, l’intera vita dell’uomo e dell’universo può essere pensata come progetto pervaso da una intrinseca finalità e vissuta nella speranza. Nell’ipotesi contraria “l’uomo è solo nell’immensità indifferente dell’universo da cui è emerso per caso” come ha detto J. Monod, “ed ogni cosa, ogni decisione possibile porta le stigmate del non-senso. Nella vertigine

Dio mio, Dio mio... Cari amici, sono un credente e vi parlo da credente non avulso o assente dalla vicenda umana in cui mi sento immerso con una convinzione profonda che è quella di ascoltare e condividere nella solidarietà che si fa vicinanza attenta e amorevole ai tanti crocifissi che ogni giorno incontro e per i quali, ove occorra, devo farmi cireneo, meglio ancora buon samaritano. La fede che vivo mi conferma che Dio non è assente come a volte il dolore potrebbe farci credere, anzi è a tal punto presente da incarnarsi nella nostra stessa fragilità e precarietà, dinamiche profondamente umane che aprono alla sofferenza. Per il mistero della morte e risurrezione di Cristo, su ogni umana sofferenza c’è la garanzia divina di un significato. Un Dio che soffre ed è il Cristo sulla Croce è la scoperta di una vicinanza amorosa insostituibile. Dio diventa la possibilità estrema della speranza proprio nell’esperienza della più profonda disperazione. Il grido di abbandono di Cristo sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt27,46), è il punto culminante dell’autocomunicazione di Dio nella storia, quando ci si manifesta come l’amore stesso”. In fondo Gesù di Nazaret ci ha indicato una via: quella della solidarietà per l’uomo, quella del chinare o volgere il proprio cuore ai miseri, ai provati dal dolore che molto spesso emargina e isola. Dunque solidarietà e misericordia. Penso che molti tra noi, il sottoscritto di sicuro, conoscano una delle più belle parabole di Gesù, quella del Buon Samaritano, colui che sulla strada si ferma a prestare soccorso al nemico dichiarato: un giudeo. È ancora una citazione del documento di Giovanni Paolo II citato poc’anzi: “ Buon Samaritano è ogni uomo che si ferma accanto alla sofferenza di un altro uomo, qualunque essa sia. Quel fermarsi non significa curiosità, ma disponibilità. Buon Samaritano è ogni uomo sensibile alla sofferenza altrui” (n.28). Il vostro impegno accanto alla sofferenza dell’uomo non può fermarsi e di fatto non si ferma alla compassione, va oltre, porta aiuto nella sofferenza, qualunque essa sia.

Le conclusioni

di queste possibilità si situa tutto il dolore del mondo”. L’esperienza universale del dolore e il tentativo di darne una spiegazione hanno originato “le teorie del dolore” che non possono nulla sulla realtà di chi soffre. Il dolore trasferito dal piano esistenziale a quello concettuale perde la concretezza di chi soffre, di chi vive nella propria carne la forza, a volte devastante, e voi, cari amici, lo testimoniate della sofferenza. Discettare o disputare sul dolore è tutt’altra cosa che soffrire.

Le risposte della Bibbia La Bibbia è una lunga cronistoria del dolore dell’uomo e dei tanti tentativi di trovare delle risposte, a volte

La fede mi conferma che Dio non è assente come a volte il dolore potrebbe farci credere, anzi è a tal punto presente da incarnarsi nella nostra stessa fragilità e precarietà, dinamiche profondamente umane che aprono alla sofferenza

comprensibili e accettate, molto spesso misteriose, talvolta rifiutate. Emblematica al riguardo è la vicenda del giusto Giobbe, lacerato tra la sua fede e il dolore che lo distrugge, quasi annientandolo e da cui Dio non lo salva. Giobbe vuole capire perché Dio castiga chi lo ama mentre “i malvagi continuano a vivere, e invecchiando diventano più forti e più ricchi” (Gb21,7). La mancata risposta di Dio ha una funzionalità pratica e spirituale, serve a ridimensionare l’uomo. Quando il Signore rimette Giobbe a una giusta distanza da lui, dà una risposta: la richiesta di Giobbe, togliere il dolore, è una richiesta impossibile: il dolore non può essere tolto.

“Il mondo dell’umana sofferenza invoca senza sosta un altro mondo: quello dell’amore umano; e quell’amore disinteressato, che si desta nel suo cuore e nelle sue opere, l’uomo lo deve in un certo senso alla sofferenza. Non può l’uomo prossimo passare con indifferenza davanti alla sofferenza altrui… Egli deve fermarsi, commuoversi” (Salvifici doloris, 29). Voi siete in prima linea in questo essere con, accanto all’uomo sofferente e bisognoso di aiuto. Vi lascio con un invito pressante e accorato di un’ammalata di cancro che nella recente visita di Benedetto XVI alla Casa Sollievo della Sofferenza, lo scorso 21 giugno, lanciava questo appello: “Un pensiero particolare va a tutti coloro che hanno cura di noi malati, perché imparino che più che le medicine, possono l’amore e l’umanità. Non ci lasciate soli con i nostri pensieri, le nostre paure e quando non avete nulla da dire non vi preoccupate, basta che ci prendiate solo per mano e poi sapremo e sentiremo che ci siete”. + Domenico D’Ambrosio


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ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

di Mauro Carlino

La povera vedova donò tutto

Il Vangelo odierno ci pone dinanzi la forte contrapposizione tra gli scribi, i quali amano farsi notare dalla gente per essere applauditi, ricevere gli onori terreni ed essere riconosciuti quali capi religiosi di un intera nazione e una povera vedova, la quale si reca al Tempio senza squilli di tromba né umane pomposità, con l’unica intenzione di offrire al Signore del Tempio tutt’intera la sua esistenza. La scena si svolge nella sala del tesoro del Tempio, un luogo dove erano situate ben 13 cassette delle offerte, aventi forma di imbuto. Un sacerdote controllava il valore delle monete e dichiarava, ad alta voce l’entità e l’intenzione dell’offerta, che era data per il mantenimento del Tempio, per il sostentamento del clero o per fare l’elemosina ai poveri. Nella tredicesima ed ultima cassetta si gettavano le offerte spontanee e di poco conto, prive di intenzioni particolari. Mentre allora i ricchi facevano riecheggiare le loro intenzioni che erano accompagnate dal rumore delle monete, questa povera vedova si avvicina all’ultima cassetta e, senza nessuna pretesa, vi getta “due spiccioli, pari a un quattrino”. Il gesto della vedova, evidentemente non colto dai discepoli, piuttosto protesi a vedere le ben più ingenti offerte dei ricchi signori, viene subito lodato da Cristo, il quale si commuove per il gesto compiuto dalla vedova. È la commozione di Colui che legge i cuori, di Colui che si innamorano di coloro che donano con gioia e offrono completamente la loro esistenza al Padre che è nei cieli. È la gioia di un Dio che guarda all’umile sua serva e che è l’unico sostegno degli orfani, dei poveri e delle vedove. Quanto è grande la differenza tra gli scribi che “divorano le case delle vedove” e questa vedova che è divorata dall’amore di Dio! Il povero gesto della vedova non risuona nel Tempio, ma nel cuore e sulle labbra del Signore del Tempio, non è visibile agli occhi del sacerdote umano, ma è scrutato dagli occhi attenti di Dio. Pertanto, in questa vedova sono raffigurati tutti i discepoli che hanno smesso di appoggiarsi sulle ricchezze delle terra e hanno deciso di confidare unicamente in Dio. Tali discepoli sono, in certo senso, vedovi, perché hanno abbandonato le lusinghe e le attrazioni della terra, eppure non si sentono soli, in quanto hanno accolto il Creatore del cielo e della terra. Ma c’è di più. In questa vedova, non solo sono raffigurati i discepoli, ma è presagito lo stesso Dio. Egli, infatti, è quel vedovo che ha perso il suo sposo, la creatura umana e che si offre completamente per ritrovarlo. Nei due spiccioli, che sono un solo quattrino è possibile pertanto intravedere la natura divina del Verbo che assume la natura umana costituendo l’unico Cristo. Il Signore ha gettato nel Tempio, luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo, tutto ciò che aveva al fine di ritrovare la sua creatura perduta. La sua offerta di sé non è però roboante, né eclatante, in quanto si manifesta in una umile creatura che nasce povera a Betlemme. Come i discepoli di un tempo, anche gli uomini di oggi non riescono a riconoscere l’altezza straordinaria di questa offerta. Dio offre se stesso, ma il mondo non lo accoglie. Dio si offre nel pane e nel vino eucaristici, ma molti cristiani sembra si siano dimenticati di Lui. Dio ha offerto all’uomo “tutto ciò che aveva”, persino la sua stessa vita e, dunque, anche noi, come suoi discepoli siamo chiamati a dare la nostra vita. Il Signore Gesù si avvicina all’ora della sua morte, vera e preziosa offerta fatta per il mondo. Egli offre gli ultimi scampoli della sua vita ed il suo cuore è colmo di gioia per la generosità di questa vedova. Probabilmente, quando vedrà come altri uomini hanno tirato il dado per conquistare la sua tunica e si sono divisi le sue vesti, penserà ancora a questa povera vedova e a come sia necessario spogliarsi di tutto per salvare tutti. Ecco allora che i discepoli sono chiamati a contemplare e a meravigliarsi per la presenza nel mondo di tanti uomini e donne che sono disposti a “lasciare tutto, per seguirlo”. A quale genere di persone appartiene la tua vita?

PASTORALE DELLA FAMIGLIA

Il Santo Padre: coniugare le nuove tecnologie con la rievangelizzazione e l’impegno etico

New media e responsabilità educativa Un inconsueto termine è destinato ad entrare nel linguaggio di pedagogisti, educatori ed operatori pastorali, per descrivere e puntualizzare l’impegno di sviluppare e condividere la cultura del rispetto della verità: l’infoetica. I contatti realizzati tramite Internet e Web 2,0 con l’incremento di interazioni tra i diversi comunicatori uniti dal gradevole interesse intellettivo ed emotivo di sviluppare legami, sta trasformando i comportamenti quotidiani e coinvolge i processi morali, sociali e educativi. Nell’odierno “continente digitale”, famiglia, scuola, comunità ecclesiale devono confrontarsi con le nuove agenzie di socializzazione costituite dal Web 2,0, capace di creare una comunicazione che, oltre ai concetti, partecipa emozioni ed impulsi della sfera intima e soprattutto affettiva. Aprendo così il varco alla presentazione di valori etici con la conseguente responsabilità di individuare e proporre i conseguenti codici di comportamento morale: ne emerge un compito straordinario nel presentare legge naturale, valori civili e messaggio cristiano con adeguata preparazione, rigorosa correttezza e forte consapevolezza del compito formativo. È una forma di nuova “diaconia della cultura”, secondo l’espressione usata da Papa Benedetto XVI lo scorso 29 ottobre nel discorso all’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. “La grande sfida che la Chiesa deve affrontare oggi non è quella di acquisire mezzi più potenti di trasmissione, ma quella capace di dialogare con questa nuova cultura”, sottolinea a tale proposito il presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni

sociali l’arcivescovo Claudio Maria Celli. Famiglia, scuola e comunità ecclesiale, pertanto, devono assolvere in modo innovativo alla missione di interpretare il loro compito formativo, ponendo sempre al centro il valore della persona umana, con le sue vive esigenze di ricerca della verità e quindi di trascendenza e di socializzazione, poiché il mondo digitale, pur con la rigidità già insita all’interno dell’impianto precostituito di internet, si rivela fondamentale nell’attuale emergenza educativa, in cui una corretta affermazione della libertà ed un’ordinata integrazione sociale costituiscono mete basilari. In particolare, nell’ambito dell’evangelizzazione le nuove tecnologie creano un ambiente in cui l’annuncio e la trasmissione dei principi morali e del messaggio cristiano usufruiscono di condizioni favorevoli, tanto che Benedetto XVI ha affermato: “Al Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali tocca esercitare un servizio di orientamento e di guida per aiutare le Chiese particolari a cogliere l’importanza della comunicazione, che rappresenta ormai un punto fermo e irrinunciabile di ogni piano pastorale”. È interessante, a questo proposito, considerare il rilevante successo ottenuto dal sito web “pope2you”. Il contatto semplicemente informativo con il messaggio cristiano, il cosiddetto primo annuncio, e la vera e propria evangelizzazione, sostenuta da positive relazioni interpersonali, possono aiutare a condividere esperienze, stimolare confronti e riflessioni per far emergere, secondo un’espressione di Giovanni Paolo II, il volto di Cristo e la sua voce. Adolfo Putignano

REGINA PACIS

La riconciliazione nella coppia “Ogni famiglia è sempre chiamata dal Dio della pace a fare l’esperienza gioiosa e rinnovatrice della “riconciliazione”, cioè della comunione ricostruita, dell’unità ritrovata” (FC.21). La riconciliazione si ottiene mediante un processo di purificazione, di catarsi. Per essere concreti la coppia deve elevarsi unita, tendere continuamente a Dio: in Lui, fuoco sempre vivo, si stemperano e si bruciano le nostre passioni, origine e causa di ogni conflitto e frattura. I diversi punti di vista, le opinioni personali che possono creare situazioni di stallo trovano in Dio il loro punto di convergenza. Più si sale verso Dio, più ci si libera da cascami inutili, da zavorre che rendono faticosa la navigazione, cioè il cammino di perfezione, più leggera l’esistenza. In Dio si creano complicità gratificanti, una comunione gioiosa, ci si inserisce in un orizzonte di intimità, di dialogo. La riconciliazione non è solo passaggio da una situazione conflittuale ad una situazione di pacificazione, ma è anche approdo ad una zona di silenzio, inteso come esigenza fondamentale dello spirito, contro il pericolo dei flussi continui di parole, di suoni, di immagini affascinanti e spietate, che non ci permettono di gustare la nostra intimità e il mistero che la coppia esprime. Certamente non un silenzio vuoto, banale, paralizzante, ma denso, colmo di rivelazione, pieno di sfumature. Riconciliarsi, quindi, tra marito e moglie significa non solo “fare pace”, forse dopo una lite, ma tentare di raggiungere un’armonia superiore, sostare uniti in una vigorosa meditazione sul mistero del proprio matrimonio. Questo approdo può sembrare faticoso: perciò mi permetto di rimandare il lettore al mio articolo nel precedente numero di questo giornale. Una cosa è certa: il matrimonio o si cerca di viverlo uniti come tensione gioiosa verso il Dio dell’Alleanza o si rischia di banalizzarlo in una stereotipata addizione di persone. Che tutto ciò sia possibile non lo dimostrano i mille giri di parole, ma l’esempio dei santi, specialmente contemporanei. Un esempio per tutti. Mi riferisco alla coppia Luigi Beltrame Quattrocchi (1880-1951) e Maria Corsini (1884-1965). “Attingendo alla Parola di Dio e alla testimonianza dei santi, i beati sposi hanno vissuto una vita ordinaria in modo straordinario. Tra le gioie e le preoccupazioni di una famiglia normale, hanno saputo realizzare un’esistenza straordinariamente ricca di spiritualità. Al centro l’Eucarestia quotidiana, a cui si aggiungevano la devozione filiale alla Vergine Maria, invocata con il Rosario recitato ogni sera, ed il riferimento a saggi consiglieri spirituali”. A conclusione di queste scarne riflessioni dico a me stesso e a chi legge: tutto quanto sopra è possibile se i coniugi sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda spirituale. Essi devono essere consapevoli che le loro divisioni sono indicatrici della loro distanza dal Signore e che la loro testimonianza è monca se non include il bisogno di mettere al centro il Dio della pace e della comunione.

La prima festa del Cenacolo di Chisinau È stata celebrata sabato 31 ottobre la prima festa religiosa del Cenacolo Regina Pacis a Chisinau, con la liturgia presieduta dal Vescovo Mons. Anton Cosa e la presenza del clero diocesano e delle religiose, oltre ad un numeroso gruppo di laici. Il Cenacolo, ormai in attività da oltre un anno, è il cuore della devozione alla Vergine Maria Regina della Pace, oltre a rappresentare il centro pastorale della Comunità italiana, che si ritrova tutte le set-

timane per la liturgia Eucaristica e la catechesi, oltre all’assemblea generale e la discussione sulle temati che di maggiore interesse. Il Vescovo di Chisinau al momento della erezione del Cenacolo volle anche istituire la festa di Maria Regina Pacis, stabilendo la celebrazione per l’ultimo sabato di ottobre. Nell’occasione si è anche deciso di radunare i sacerdoti impegnati in Moldova, oltre alle religiose ed ai fedeli laici, tra cui

gli stessi collaboratori della Fondazione Regina Pacis. Il Vescovo nella omelia ha ricordato oltre alla devozione alla Vergine Maria, anche il lavoro che la Fondazione svolge in Moldova a servizio dei poveri e di tutti coloro che in diverso modo si affidano alla cura caritativa. Al termine della liturgia è stato fatto dono ai tutti i sacerdoti delle prime ostie prodotte dalla Fondazione in collaborazione con le Suore Salesiane dei Sacri Cuori, infatti da pochi giorni è stato avviato questo ulteriore servizio per la Chiesa locale, cioè la produzione di ostie e particole per la Santa Messa, tenendo conto che fino ad ora bisognava approviggionarsi dall’Italia o dalla Polonia. Infatti è stato don Cesare a spiegare il significato del dono, indicando oltre al valore del nuovo servizio che viene reso alla Chiesa moldava, anche il legame tra la “men-

sa Eucaristica e la mensa dei poveri”, quella mensa itinerante che vede ogni giorno tanti poveri attinegere il pasto caldo dalla Fondazione Regina Pacis. Don Cesare ha parlato anche ai sacerdoti e religiosi presenti di Sua Ecc.za mons. Domenico D’Ambrosio, nuovo Arcivescovo Metropolita di Lecce, ricordando lo stretto legame tra la Chiesa di Lecce e la Chiesa di Moldova. La liturgia si è conclusa con la preghiera di affidamento alla Vergine Maria Regina della Pace. Dopo la liturgia c’è stato un momento conviviale nella parte sottostante il Cenacolo Regina Pacis, che ha permesso a tutti di gustare con grande entusiasmo la bontà della cucina italiana e dei diversi prodotti che i benefattori hanno fatto giungere per poter allietare la giornata di festa. Nicola Rocca


L’Ora del Salento 5

Lecce, 7 novembre 2009

catholica IL CENACOLO

LA NOTA

L’integrazione e l’ora di religione

Riaperta dopo tanti anni la cappella dell’episcopio di Lecce

Nel cuore della diocesi

Ore 12: ora media. Mons. Arcivescovo ha manifestato interesse e piacere (ce ne siamo accorti!) per la cappella interna sul primo piano dell’Episcopio. Con evidente entusiasmo l’ha voluta più bella, più accogliente e funzionale per qualsiasi incontro di preghiera e... di solitudine. Sabato, 31 ottobre ha dato inizio ad un incontro per i confratelli della Curia per il “Mezzogiorno dell’Angelus”. Ha presieduto una celebrazione sottolineando il bisogno di una sosta orante nel cuore della Diocesi. Ci ha fatto pensare (e tornare!) a quel vento di Pentecoste che, nel primo cenacolo della Chiesa, ha riunito gli apostoli “cum Maria”... in attesa dello Spirito. Rivedersi, Vescovo e presbiteri, nel silenzio che adorna il Tabernacolo dove “Lui”, il Risorto, ripete “venite... requiescite... orate”. Apre nel nostro cuore una

SALENTO MARIANO

di Valerio Terragno

La Basilica della Madonna del Rosario a Lecce Lecce, indiscussa capitale dell’arte barocca in Puglia, possiede delle meravigliose chiese, situate all’interno del suo suggestivo centro storico. La Basilica di San Giovanni Battista, conosciuta anche come la chiesa del Rosario, è sita via Giuseppe Libertini, a breve distanza dalla settecentesca Porta Rudiae. La chiesa attuale, ritenuta l’ultima opera di Giuseppe Zimbalo, il più grande architetto leccese del XVII secolo, venne costruita tra il 1690 ed il 1728, al tempo del priore fra’ Carlo Bibba, sull’area in cui sorgeva una precedente chiesa, edificata in stile gotico, nel 1388, per volontà di Giovanni d’Aymo. Secondo la tradizione, Giovanni d’Aymo fu un uomo di dubbia moralità, il quale dopo aver ucciso un pellegrino fiammingo, per appropriarsi di un tesoro, pentitosi, si convertì al Cristianesimo, facendo così costruire questa chiesa, affiancata da un convento, affidato all’ordine domenicano. A codesta chiesa, elevata al rango di parrocchia, nel 1914, fu conferito anche il titolo di Basilica-minore, nel 1948, da parte del Pontefice Pio XII. L’intitolazione principale della chiesa è quella in onore di San Giovanni Battista, più tardi, quando, nel 1821, la direzione del tempio passò ufficialmente nelle mani dei membri della confraternita del Rosario, questo tempio fu intitolato anche alla Vergine. Il ricco e slanciato prospetto, suddiviso in due ordini, termina con un monumentale fastigio. Il primo ordine, scandito da lesene, con capitelli corinzi, è occupato, al centro,

da un fastoso portale, sormontato dalla statua in pietra di San Domenico di Cuzman, fondatore dell’ordine dei Domenicani. Il portale centrale, è a sua volta affiancato da due colonne scalanate, a spirale, munite di capitelli corinzi con cavalli alati; in due nicchie laterali sono collocate le statue di San Giovanni Battista e San Sebastiano. Un’elegante balconata, sovrastata dalla statua della Madonna e da alcuni angioletti, poggianti su delle sfere, con le insegne del potere spirituale e temporale, separa i due ordini della facciata. Il secondo ordine, contiene al centro uno stilizzato finestrone, inserito fra due grandi vasi, contenenti delle enormi pigne lapidee e delle nicchie con statue di santi. Il fastigio conclusivo della facciata è costituito da due volute, intervallate a statue e a guglie. Lo spazioso interno è a pianta a croce greca, circoscritta in un ottagono. Entrando, ai lati della porta d’ingresso, sovrastata da una cantoria con un grande organo a cassa, si trovano due altari rococò, realizzati, nel 700, da Mauro Manieri e consacrati rispettivamente a Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia ed al Battesimo di Cristo; quest’ultimo possiede un’interessante tela dipinta da Domenico Passignano. Molti altari della chiesa del Rosario, furono realizzati su committenza di importanti famiglie nobili leccesi come i Della Ratta, i Guarini ed i Castriota Scandeberg. Sull’altare maggiore, si nota una secentesca tela, raffigurante la Predica di San Giovanni Battista, attribuita ad Oronzo Letizia di Alessano; la moderna mensa,

con l’Ultima Cena, è stata realizzata dallo scultore Antonio Mazzei, nel 1972. Nel braccio destro della basilica si notano gli altari del Crocefisso, di Santa Rosa da Lima, con tela di Serafino Elmo e quello dell’Assunta. Nel braccio sinistro, si trovano invece l’altare della Natività della Vergine, del Presepe e della Madonna del Rosario. L’altare del Rosario, arricchito da putti, fregi e colonne tortili indorati, ospita il quadro della Vergine del Rosario, opera del pittore Giuseppe Cretì, il quale riprodusse fedelmente il quadro mariano del Santuario di Pompei. Il culto della Madonna del Rosario, si diffuse, in seguito alla Battaglia di Lepanto che vide la schiacciante vittoria delle flotte cristiane, che si erano affidate nelle mani della Madre di Dio, su quelle turche di fede mussulmana. La statua, in cartapesta, della Vergine del Rosario, molto venerata nei mesi di ottobre e maggio, indossa una tunica, ricamata in filograna d’oro, mentre è avvolta da un manto turchino. Sul bellissimo pulpito, scolpito in pietra, uno dei più belli del Salento, sono raffigurate scene tratte dall’Apocalisse. Accanto la chiesa, oltre al poderoso campanile, è situato il settecentesco convento dei Domenicani, ricostruito nel 700 da Emanuele Manieri ed oggi sede dell’Accademia delle Belle Arti di Lecce. La Basilica del Rosario simboleggia uno dei monumenti barocchi leccesi, più famosi nel mondo, nonché un importante centro d’irradiazione della spiritualità mariana.

lama di luce più sfolgorante del sole allo zenit. Ci induce a pensare ai tanti momenti in cui Gesù ha sentito il bisogno (umano e divino) di incontrarsi con i suoi cari e le intenzioni del Padre. Grazie, Eccellenza! Sentiamo il bisogno di ascolto. Telefono, avvisi, udienze, domande! Ritmi del nostro amore umano, apostolico, sacerdotale. Ma “ascoltare” Lui nel silenzio certosino di una cappella che costituisce il cuore del cuore della Diocesi è per noi gioia riscoperta di una particolare intimità con quel Dio che preti ci volle fin dal seno della Madre. Mezzogiorno con Gesù, con Maria, con i fratelli è, per noi, una sosta che diventa offertorio di un mattino di lavoro e desiderio di proseguire una giornata all’insegna dell’amore e della gioia. Franco Lupo

Il processo di integrazione sociale e culturale ha bisogno di continuo nutrimento, ma l’integrazione è da intendersi soprattutto come graduale processo di adattamento alla società e alla cultura del Paese o dello Stato in cui ci si trova a vivere. Pensare che la presenza più o meno numerosa di nuclei di cittadini provenienti da altre nazioni, anche lontane, debba condizionare o pretendere di trasformare le usanze e i modi di sentire dell’insegnamento del nostro popolo, mi sembra sbagliato e difficile da condividere. Parificare l’insegnamento dell’ora di religione a tutte le confessioni e a tutte le religioni, contravviene a quei principi di identità nazionale a cui ci sentiamo legati da sempre e a cui tendiamo nella nostra quotidiana azione politica. L’ora di religione islamica nulla ha a che vedere con la cultura dell’Europa e del Popolo Italiano, nulla ha a che vedere con le nostre radici, nulla ha a che vedere con la nostra storia, con quel patrimonio valoriale che il Cristianesimo ci ha lasciato e nel quale ci siamo formati come credenti e come uomini. Perché il fatto religioso non va mai disgiunto da quello culturale. Cosa sarebbe infatti la nostra Italia senza Dante Alighieri, Michelangelo, Giotto, l’architettura barocca quella gotica la religiosità bizantina le chiese i palazzi e tutto ciò che il Cristianesimo e il Cattolicesimo ci hanno regalato? Al più potremmo pensare ad un approfondimento delle altre culture in un età più matura per comprendere e verificare le differenze, a nostro avviso sostanziali, presenti tra le diverse religioni. È una questione politica importante. Immaginate, infatti, cosa accadrebbe a parti invertite se qualcuno dovesse proporre, all’insegna della libertà culturale e religiosa, l’insegnamento dell’ora di religione cattolica nel Medio Oriente di religione e cultura islamica? Essa sarebbe una bestemmia. Non sarebbe integrazione. Ugo Lisi

MAGISTERO VIVO

di Carmelo Simmini

La Congregazione del clero: preti più missionari “L’Anno sacerdotale è stata una felice intuizione di papa Benedetto XVI, a cui il nostro dicastero si è prontamente associato mettendosi a completa disposizione perché sia un periodo forte per il rinnovamento spirituale di tutto il clero e dell’intera Chiesa”. Il Cardinale brasiliano Claudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero 74 anni, francescano, già arcivescovo di San Paolo, è particolarmente soddisfatto per la buona ricezione che l’iniziativa pontificia ha riscontrato nel mondo ecclesiale e anche nei mezzi di comunicazione sociale cattolici. Ma perché celebrare un Anno sacerdotale? Il motivo occasionale è stato il 150° anniversario della morte di san Giovanni Maria Vianney, figura esemplare di sacerdote, che da molto tempo è patrono dei parroci e che probabilmente il Papa proclamerà patrono di tutti i sacerdoti. Ma c’è anche un motivo più profondo: l’esigenza di stimolare ulteriormente la spiritualità dei sacerdoti nel mondo d’oggi. Un mondo determinato da una cultura postmoderna, secolarizzata, relativista, laicista, che non ama la religione e che, anzi, vorrebbe relegarla nella sfera privata. E i sacerdoti di oggi devono vivere questa nuova situazione che forse è meno facile di quella di un tempo. E in questo quadro il sacerdote deve riscoprire il proprio ruolo missionario. Anche questa nostra cultura deve essere evangelizzata. È questo il

tempo che ci è dato. Il motivo dell’Anno sacerdotale è quindi quello di aiutare i sacerdoti ad affrontare le sfide che questo mondo pone. Ma c’è anche un altro motivo per cui è stato indetto. L’anno sacerdotale serve anche a questo: rincuorare i sacerdoti e spronarli a continuare nel loro servizio per la Chiesa e per tutta l’umanità. È sempre necessario che ogni sacerdote possa continuamente vivere l’incontro personale con Gesù Cristo, nella Parola di Dio e nell’Eucaristia. Solo così può affrontare le sfide del mondo e proporsi come testimone credibile del Vangelo. Per ottenere questa grazia, è sempre necessario pregare per i sacerdoti e con i sacerdoti. Altrettanto necessario è poi approfondire l’identità sacerdotale, che non è quella dei laici. Secondo Hummes “i laici sono importantissimi, ma non possono sostituirsi ai sacerdoti”. Al Cardinale Hummes è stato chiesto come concretamente lavorerà la Congregazione per questo Anno sacerdotale: Sul nostro sito www.clerus.org metteremo a disposizione numerosi testi che possono essere di aiuto. È uno strumento davvero prezioso. I sacerdoti potranno trovarvi i tesori liturgici e patristici della Chiesa e anche contributi di esperti del mondo di oggi. Ma è importante che anche le Conferenze episcopali, le diocesi e le parrocchie non aspettino dall’alto documenti o indicazione, ma che localmente celebrino e sentano come proprio questo Anno sacerdotale.

Un momento particolarmente solenne si avrà con la celebrazione di chiusura, nella solennità del Sacro Cuore del 2010. In quella occasione si celebrerà a Roma un incontro mondiale dei sacerdoti. Il Cardinale ha fatto anche notare recentemente la grave la carenza di clero che si registra in non poche zone della cattolicità e la difficoltà che i sacerdoti a volte incontrano nel vivere il ministero. I numeri sono importantissimi. Ci sono zone in cui si assiste a un drammatico calo del numero dei sacerdoti, come in Europa e nel mondo occidentale. Speriamo e preghiamo che il Signore non faccia mancare operai in queste parti della sua Vigna. Ma più importante ancora è il modo in cui il sacerdote vive la propria condizione. Tutte le diocesi del mondo si sono attivate per organizzare e dare risalto a questo anno particolare secondo gli orientamenti della Congregazione del Clero.


L’Ora del Salento 6

Lecce, 7 novembre 2009

welfare i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri

di Fabio Scrimitore

I genitori eleggono i rappresentanti di classe È online una nuova versione del sito internet dell’Inps, che ha sinora collezionato ogni giorno oltre 5 milioni di pagine viste e più di 200mila “visite”. Ma che ha costituito, soprattutto, l’interfaccia per 3,2 milioni di utenti abilitati a servizi web. Il sito www.inps.it sta ora cambiando: in questi giorni è stata rilasciata la nuova veste grafica dell’Home Page. L’obiettivo è quello di offrire anche sul web un modo più semplice ed efficace di presentare l’Istituto e i suoi servizi, per dare risposte a chi ha necessità di informazioni e servizi sul sistema dell’assistenza e della previdenza italiana. Il cambiamento grafico e dei contenuti sarà graduale, per evitare problemi a chi già è utente del sito: con l’attuale livello di traffico, l’Inps prevede che a fine anno saranno oltre 20 milioni i visitatori (+30% rispetto al 2008) e 3,2 milioni gli utenti registrati e abilitati a svolgere servizi online, tramite Pin (codice di identificazione personale). Le abitudini devono avere il tempo di cambiare. Per questo, nella fase iniziale, nel sito saranno aggiornate soltanto le modalità di accesso alle informazioni, mentre l’uso dei servizi dell’Inps rimarrà invariato, per impedire che si verifichino difficoltà nello svolgimento di operazioni essenziali. Anche il cambiamento di uno dei canali di comunicazione fondamentali dell’Inps con i cittadini si prefigge lo scopo di rendere sempre più vicino l’Istituto ai suoi clienti/utenti. Nel corso di quest’anno si è fortemente incrementato il volume degli utilizzatori del

Su Internet il nuovo sito dell’Inps

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo Pneumologo

Un centro benessere dedicato al cuore

Una clinica per i sani, ossia un centro dedicato al benessere cardiaco, dove ogni cittadino possa tr ovar e esperti pronti a fornire informazioni, prodotti salutari, la possibilità di calcolare il proprio rischio individuale, una palestra, e così via. È questo l’obiettivo più ambizioso del Progetto “Cuore al centro”, promosso per la città di Ferrara dalla “Fondazione Anna Maria Sechi per il cuore”, presieduta da Roberto Ferrari, presidente della Società europea di cardiologia e basato su un percorso integrato tra Istituzioni, strutture sanitarie e Fondazioni per ottimizzare la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Un esempio della collaborazione tra l’Università di Ferrara e i privati è la messa a punto di un prodotto di eccellenza come il “pane della salute”, con meno carboidrati, più fibre, arricchito di omega-3 e completamente privo di sale, appositamente studiato per ridurre al minimo il rischio cardiovascolare. È solo uno dei modi con i quali si intende rimediare alla scarsa attenzione che le persone mediamente rivolgono alla salute del proprio cuore, come è emerso anche da una recente indagine svolte dall’Università di Ferrara tra i visitatori del Museo Estense. “È paradossale che a un paziente, dopo un infarto o sofferente di angina, venga offerta la più sofisticata tecnica, come la coronarografia

o l’angioplastica on-line, ma non si sia in grado di attuare una strategia utile per smettere di fumare, che dà risultati prognostici ben superiori alla cardiologia interventistica” commenta Ferrari. “Del resto, in Italia non si insegna ai medici come rapportarsi con i malati, con i familiari, e neppure con i loro colleghi o con i media, essenziali per sviluppare strategie di prevenzione davvero efficaci. Per colmare questa lacuna abbiamo attivato “Comunicare con il cuore”, una serie di corsi di alta formazione e di materiali di approfondimento rivolti alla comunità scientifica”. Un’iniziativa, quest’ultima, supportata da Boehringer Ingelheim. Per i cittadini e pazienti la Fasc ha inoltre attivato il “numero ver de del cuore” 800.216.662, servizio gratuito di ascolto e counselling attivo tutti i giorni feriali dalle 15 alle 17 e reso possibile da un educational grant di Medtronic, che fornisce informazioni su fattori di rischio e prevenzione, offre orientamento e supporto nella prenotazione della visita e indirizza il paziente alle strutture di cura e assistenza. “Voglio esportare questo modello su scala nazionale e poi europea” conclude Ferrari “perché sono convinto che la prevenzione cardiovascolare sia compito dell’intera comunità”.

sito Inps. Ogni giorno sono ormai più di 200mila gli italiani che visitano il sito, con punte che superano i 320mila contatti, pari ad un incremento di oltre il 40% rispetto al 2008; per un totale di 5 milioni di pagine viste ogni giorno, con punte di oltre 7 milioni. Un altro indicatore del volume di traffico che supporta il sito dell’Inps riguarda la quantità di oggetti disponibili sulle pagine web: si tratta di una media di 20 milioni di componenti web (frame, bottoni, moduli, etc) scaricabili ogni giorno. Il cambiamento della Home Page vuole offrire subito la percezione che il cambiamento è in corso. La nuova veste grafica si propone di essere di facile comprensione e più intuitiva; innovativa nel dialogo con gli utenti, ma forte di quegli elementi che, nel tempo, hanno conferito all’Istituto, anche sul web, riconoscibilità, efficienza, qualità e trasparenza. Tra i nuovi strumenti a disposizione c’è il nuovo motore di ricerca. L’obiettivo dei progettisti è stato quello di fornire un aiuto speciale per tradurre e semplificare il linguaggio giuridico e amministrativo, cui spesso si fa riferimento nell’attività di servizio dell’Inps. Il motore interviene in aiuto dell’utente, suggerendo le parole corrette, nel caso in cui la chiave di ricerca sia imprecisa. In questo modo fornisce alternative ai risultati con argomenti correlati a quelli ricercati, permettendo anche a chi non ha competenze giuridiche o amministrative di sfruttare al meglio le potenzialità dei servizi web dell’Inps.

Neppure Menenio il paziente Menenio Agrippa si sarà dovuto impegnare tanto, per convincere la plebe romana a scendere dall’Aventino, quanto non si sia dovuto prodigare il Preside del Ginnasio-Liceo a convincere uno dei papà, ed una delle mamme presenti in assemblea, perché accettassero d’essere nominati rappresentanti dei genitori in uno dei consigli di classe del ginnasio-liceo. Davanti a tanta iniziale inanità di sforzi, si sarà rigirato nella sua tomba gentilizia il buon Ministro Franco Maria Malfatti, l’autore del decreto delegato n. 416 del 1974, che, ricomponendo gli Organi collegiali della Scuola, ha tentato di tener vicine le famiglie agli insegnanti dei figli, per farne condividere gli indirizzi educativi. Neppure gli occhi increduli, ed un po’ delusi, degli studenti della classe, che erano intervenuti all’assemblea come accompagnatori dei genitori, avevano permesso agli imbarazzati papà e mamma di vincere quella sorta di sensazione di inadeguatezza al ruolo, che prova ogni persona di buon senso, quando sia chiamata a svolgere funzioni per le quali non si senta ben preparata. Era del tutto evidente che i padri e le madri presenti in assemblea si sentivano tremar le vene ed i polsi, all’idea di doversi impegnare in riunioni serali, per sentir parlar di pi greco, di ablativi assoluti, e di sillogismi, oltre che di orbitali e di Iperuranio, accanto agli austeri professori di matematica e fisica, di italiano, latino e greco, e le quasi sorridenti professoresse di storia e filosofia e di biologia dei licei. Per me non vi è stato alcun motivo di imbarazzo - si era giustificata la mamma d’uno studente - quando ho accettato d’esser rappresentante di classe, nel tempo in cui mio figlio frequentava la scuola media. Non mi sono sentita in imbarazzo - ha continuato la madre - perchè, pur essendo io insegnante di scuola primaria, credo d’avere ancora le basi culturali che mi consentono di stare con un po’ di dignità nel consiglio d’una classe delle medie. So bene, infatti, nella scuola di I grado, gli insegnamenti non possono raggiungere livelli di approfondimento disciplinare particolarmente difficili per un insegnante elementare. Meno male che, quando ormai stava per concludersi, nella generale delusione, il tempo canonico assegnato all’assemblea, due genitori ritardatari hanno risolto il problema, accettando, senza esitazione alcuna, d’essere acclamati rappresentanti dei papà e delle mamme nel Consiglio di classe. Hanno accettato l’incarico - ed i due genitori hanno voluto sottolinearlo con contenuta enfasi - per dimostrare la loro vicinanza agli insegnanti della classe della figliola, giovanetta di timida sensibilità, dalla cui bocca essi ascoltano quasi soltanto espressioni di compiacimento per lo stile che si respira in aula, e grazie al quale lei dice di sentirsi, forse per la prima volta nella sua lunga esperienza di vita fra i banchi, libera di esprimere i diversi stati d’animo che avverte nella giornata scolastica. Non parteciperemo certo nelle operazioni di scrutinio dei nostri figlioli ha concluso la madre neo-eletta - perché nessuno di noi sarebbe imparziale nel dare voti di profitto o di comportamento ai nostri figli. Non diremo nulla sul valore della costante di Archimede, né sulla sopravvivenza del genitivo sassone, ma potremo sempre provare ad aiutare gli insegnanti a far sì che i nostri ragazzi si trovino a loro agio a scuola, per apprendere quel che serve loro per la vita.

ILFISCO ED I CITTADINI

I COLORI DELLA VITA

di Vinicio Russo

Povere famiglie italiane: c’è la dieta degli affamati

Lo statuto dei diritti del contribuente

Il 4,4% delle famiglie residenti in Italia, ovvero 3 milioni di persone, vive sotto la soglia di povertà alimentare, secondo una ricerca della Fondazione per la sussidiarietà e le università Cattolica e Milano - Bicocca. L’indagine anticipa la realizzazione di un osservatorio permanente sul fenomeno. Se la spesa per cibo e bevande è inferiore a 222,29 euro al mese scatta l’allarme indigenza, è questo il limite individuato a livello nazionale dallo studio, che ha messo a punto anche indici regionali per tenere conto del differente costo della vita. Così le soglie di povertà oscillano a Nord tra i 233-252 euro, al centro tra i 207-233 euro e nel Mezzogiorno tra i 196-207 euro. Un milione e mezzo di famiglie si trova, quindi, in grave difficoltà ad acquistare quelli che sono prodotti necessari per vivere, come pane, pasta, carne. L’analisi, che si basa sui dati della Rete della Fondazione Banco Alimentare, una onlus che offre assistenza alimentare su tutto il territorio nazionale, traccia anche il profilo dei poveri d’Italia: meridionali, disoccupati, con un titolo di studio basso e una famiglia numerosa. Per la prima volta, si è cercato di leggere un fenomeno che riguarda soprattutto le famiglie del Sud e quelle che vivono ai margini delle grandi città. Il primo dato che viene evidenziaPoveri perché soli”) è appunto la solitudine, analizzata da un duplice punto di vista: quella delle organizzazioni sociali che si occupano di povertà e quella delle stesse famiglie indigenti. Le organizzazioni lamentano uno scarso, se non nullo coordinamento sul territorio, che ne limita fortemente la capacità di essere soggetti propositivi. La famiglia, che è sempre più ridotta e quindi meno forte, si trova a sua volta in difficoltà quando deve svolgere un ruolo di supplenza, che le viene richiesto da una società incapace di far fronte alle necessità dei suoi componenti più deboli. La perdita del lavoro è la causa principale (60% dei casi) di un portafoglio troppo leggero per far fronte alla spesa, anche se avere un’occupazione non è più automaticamente garanzia di sicurezza per il futuro: l’incidenza della povertà alimentare è particolarmente alta tra i disoccupati (12,4%) e assai minore tra chi un posto ce l’ha (3,4%). Dallo studio emerge, inoltre, un dato contrario all’idea comune di persona sola in difficoltà economiche, più spesso a impoverire gli italiani è proprio la famiglia, che più è numerosa e più si ritrova a fare economia a tavola: il 10,3% delle coppie con tre o più figli vivono sotto la soglia di povertà alimentare. E sta nella media nazionale (4,5%) l’anziano che vive solo. L’analisi conferma il divario tra Nord e Sud: nelle Isole oltre il 10% della popolazione fa fatica a trovare i soldi per mangiare e bere mentre in Toscana, Liguria, Veneto e Trentino Alto Adige “soffre la fame” una percentuale molto più bassa di persone, meno del 3%. Altro fattore influente, è il titolo di studio: il 6,7 delle famiglie che ne sono prive. Il rapporto, infine, stila quella che si può definire la dieta dei poveri: lo scontrino mensile non prevede più di 28 euro di pane e cereali, 35 di carne e salumi, 14 di frutta, 10 di pesce e 9 di bevande.

Le opinioni sono espresse a titolo personale e non implicano prese di posizione dell’Amministrazione di appartenenza. L’art. 1 della legge 212/2000 stabilisce, tra l’altro, che le disposizioni dello Statuto dei diritti del contribuente, in attuazione degli articoli 3, 23, 53 e 97 della Costituzione, costituiscono principi generali dell’ordinamento tributario. Il riferimento ai postulati costituzionali evidenzia sin da subito l’importanza dello Statuto che rappresenta il nucleo di tutto il diritto tributario. È noto che l’art. 3 della Costituzione disciplina il principio di uguaglianza dei cittadini, il quale si realizza anche attraverso un’equa “redistribuzione” della ricchezza nel rispetto della capacità contributiva. Quest’ultimo principio è sancito dall’art. 53 della Carta costituzionale, secondo cui i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione, appunto, della loro capacità contributiva, ossia della loro capacità economica. Importante, altresì, il riferimento che lo Statuto fa all’art. 23, a mente del quale 2nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”, significando che l’Amministrazione finanziaria non può stabilire autonomamente gli aspetti sostanziali del carico tributario - ad esempio aliquota fiscale, categorie di soggetti meritevoli di agevolazioni fiscali - che, invece, sono deputati all’esclusiva competenza del Legislatore, espressione di garanzia per tutti (non sarebbe tollerabile che al singolo funzionario del Fisco fosse data la possibilità di decidere autonomamente, in assenza del vincolo di legge, della meritevolezza di un cittadino ad avvalersi, o meno, di un trattamento fiscale di vantaggio). Inoltre, affinché l’Amministrazione finanziaria eserciti il proprio potere impositivo è necessario che operi imparzialmente e che si attenga, nell’interesse pubblico, a principi di economicità ed efficienza (art. 97). Lo Statuto, dunque, costituisce un modello comportamentale tanto per il Legislatore, che nel creare la legge tributaria deve tenere in debita considerazione le esigenze del “quisque de populo” - sia pur contribuente- sul quale gravano certamente doveri ma anche diritti, quanto per l’Amministrazione finanziaria che è tenuta, attraverso il vincolo normativo, a far fattivamente partecipare il cittadino al procedimento impositivo che lo riguardi attraverso il recupero delle garanzie irrinunciabili alle quali l’ordinamento non può abdicare ma, al contrario, deve valorizzarne il connotato sociale (in questa chiave di lettura lo Statuto costituisce un vero e proprio codice di comportamento per l’Amministrazione finanziaria). Esso, dunque, attraverso il puntuale rispetto dei vincoli costituzionali, rappresenta uno strumento finalizzato a realizzare una disciplina tributaria affidabile e trasparente, che garantisca al contribuente una piena conoscenza delle disposizioni fiscali, certezza del diritto, affidamento ed una chiara consapevolezza delle conseguenze dei propri comportamenti. Giangaspare Donato Toma

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Lecce, 7 novembre 2009

obiettivo Mons. Nicola Bux è docente presso la Facoltà Teologica Pugliese, Consultore delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e le Cause dei Santi, nonché Consultore dell’ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Autore di un libro profondamente innovativo “La riforma di Benedetto XVI”, il prossimo 14 novembre terrà a Lecce un incontro sul tema “La liturgia tra innovazione e tradizione”, secondo il pensiero del Santo Padre. In attesa di poterlo ascoltare direttamente, gli abbiamo posto alcune domande sull’argomento. Lei scrive che “la liturgia è diventato un campo di battaglia” e nel suo libro spiega come e perché siamo arrivati oggi alla perdita del significato stesso della liturgia. Dobbiamo capire che lo sviluppo della liturgia si verifica in modo organico e quasi impercettibile. Per uscire dall’attuale impasse, dobbiamo studiare la Sacrosanctum Concilium e rivedere criticamente la sua applicazione post-conciliare. Ma è principalmente la “pace” che Benedetto XVI ha proposto attraverso il motu proprio Summorum Pontificum, pace che può contribuire a risolvere la controversia liturgica: egli invita a studiare la storia, la dottrina e la disciplina della liturgia e ad offrire a tutte le generazioni una nuova consapevolezza della liturgia. Perché l’ignoranza è sempre madre del pregiudizio. Nel suo libro si legge “Questo cambio di orientamento nella liturgia ha provocato una deriva dalla fede stessa”. Potrebbe spiegare e dirci perché il ritorno ad una celebrazione “versus Deum” sarebbe destinato a cambiare lo spirito attuale della liturgia? Il culto divino, vale a dire la sacra e divina liturgia, è l’incontro di Dio con l’uomo. Dio prende sempre l’iniziativa, lui, il Signore della storia e dell’universo, ci precede sempre: con la sua catàbasi (discesa), ci parla e ci salva. Non è forse lo spirito della liturgia di Oriente e Occidente, che la liturgia terrena imiti quella del cielo? Dalle origini fino ad oggi, il sacerdote, in Oriente, celebra rivolto ad Dominum e i fedeli non hanno mai pensato che stesse dando loro le spalle! Come possiamo avere i cuori in alto, sursum corda, vale a dire ad Dominum, se il sacerdote si trova al centro, di fronte a noi e inevitabilmente catalizza la nostra attenzione?

LA CONFERENZA

A Lecce la presentazione del libro “La riforma di Benedetto XVI” L’Associazione Mater Ecclesiae di Lecce, in collaborazione con Alleanza Cattolica e Comunione e Liberazione, organizza un incontro sul tema La Liturgia tra Innovazione e Tradizione per la presentazione del libro di Nicola Bux La riforma di Benedetto XVI. Dopo l’introduzione del dott. Giuseppe Capoccia, presidente dell’associazione “Mater Ecclesiae”, i giornalisti Enzo Quarto e Raffaele Gorgoni intervisteranno l’autore mons. Nicola Bux, docente presso la Facoltà Teologica Pugliese, nonché Consultore delle Congregazioni per la dottrina della Fede e per le cause dei Santi e Consultore dell’Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Sabato 14 novembre 2009 - ore 18,00 presso l’Istituto Marcelline, viale Otranto, 67 - Lecce. mons. Nicola Bux

Intervista a mons. Nicola Bux, docente di teologia liturgica a Molfetta

Liturgia e tradizione, la pace grazie al Papa GIOVANNI DAMASCENO

Perché pregare verso Oriente Il Padre della Chiesa Giovanni Damasceno (650-750), richiamandosi ad una tradizione che egli collega direttamente agli Apostoli, prega verso Oriente, in direzione della luce nascente. Pregare verso Oriente, per il santo, significa coinvolgere il cosmo e rinvenire in esso un valore simbolico macrocosmo e microcosmo, corpo e anima, individuo e comunità vengono concepiti “uno” nell’evento redentivo di Cristo. Noi non prestiamo venerazione volgendoci verso Oriente superficialmente o a caso. Ma poiché siamo composti di natura visibile e invisibile, ossia intellettuale e sensibile, presentiamo al Creatore anche una duplice venerazione: così come cantiamo con la mente e con le labbra, siamo battezzati con l’acqua e con lo Spirito e siamo uniti al Cristo in modo duplice partecipando ai sacramenti e alla grazia dello Spirito. Quindi, poiché “Dio è luce” intellettuale e poiché Cristo è chiamato nelle Scritture “sole di giustizia” e “Oriente”, occorre dedicargli l’Oriente per la venerazione. Infatti bisogna dedicare ogni cosa bella a Dio, dal quale ogni cosa è resa buona. Anche il divino Davide dice: “Cieli della terra, cantate a Dio, cantate inni al Signore, che cavalca sul cielo dei cieli, ad Oriente”. E ancora la Scrittura dice: “Dio piantò un

giardino in Eden, ad Oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato”; ma poi lo scacciò dopo che aveva trasgredito, e “lo fece abitare di fronte al giardino delle delizie”, cioè ad Occidente. Perciò noi veneriamo Dio desiderando l’antica patria e volgendo gli occhi ad essa. E la tenda di Mosè aveva il velo e il propiziatorio ad Oriente. La tribù di Giuda, come più onorevole, si accampava ad Oriente. Nel famoso tempio di Salomone la porta del Signore era posta ad Oriente. Invece il Signore, quando era in croce, guardava verso Occidente e così noi prestiamo venerazione volgendo lo sguardo verso di lui. Mentre era assunto in alto fu portato verso Oriente, e così gli apostoli lo venerarono: e così egli verrà nel modo con cui fu visto andare in cielo, come il Signore stesso disse: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino ad occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo”. E quindi noi aspettandolo prestiamo venerazione verso Oriente. Questa è la tradizione non scritta degli apostoli: infatti molte cose essi ci hanno tramandato senza scriverle. San Giovanni Damasceno Esatta esposizione della fede ortodossa

Questo è molto difficile dal punto di vista psicologico. Siamo d’accordo con il Papa che la fede e la preghiera ritroveranno il senso di orientamento se la Croce sarà di nuovo al centro, attirando lo sguardo del sacerdote e dei fedeli. E possiamo aggiungere che l’orientamento del celebrante ad Dominum rappresenta un gesto ecumenico verso la Chiesa ortodossa! Quali sono a suo avviso le alterazioni più gravi prodotte dalla riforma liturgica conciliare? In primo luogo, direi la trasformazione della liturgia, fatta di preghiera e di dialogo con Dio, in esibizione di attori e profluvio di parole. E questa deformazione è certamente favorita dalla posizione del sacerdote versus populum. V’è poi la sostituzione del concetto di sacrificio con quello di banchetto, rafforzata dalla recita dell’anafora (la preghiera eucaristica) versus populum, quasi che la Messa sia un banchetto fraterno. Non va sottaciuta neanche la totale scomparsa del latino. Ed infine, l’altare, il tabernacolo ed il Crocifisso erano, un tempo, un unicum, centro focale della chiesa; con la riforma l’unità (anche e soprattutto in senso teologico) è stata infranta: l’altare è divenuto una tavola; il tabernacolo è stato decentrato, spesso nascosto, ed il suo posto è stato preso dalla sede del sacerdote, mentre il Crocifisso viene accantonato, posto ad un lato e in tal modo non lo guarda più nessuno. Dopo due anni di esperienza come valuta l’applicazione concreta di questo Motu Proprio e cosa si aspetta in futuro? Tutti sanno che all’inizio il gesto del Santo Padre è stato accolto in modi diversi. Si è soprattutto aperto un dibattito “pro” o “contro”, ma allo stesso tempo, molti sacerdoti e vescovi hanno iniziato a celebrare la messa in forma straordinaria. Pertanto, l’effettiva attuazione del motu proprio si basa sulla forza dell’esempio. Possiamo tuttavia sperare che la forma straordinaria si svilupperà con le nuove generazioni di sacerdoti che dovranno riprendere lo studio del latino e della Messa di “San Gregorio Magno”. Abbiamo bisogno di molta pazienza, quella dell’amore, come aveva già detto il Santo Padre, ancora cardinale, nella sua famosa Intervista sulla fede del 1985. Vincenzo Pitotti

CONFERENZA INTERNAZIONALE Si è conclusa lo scorso venerdì la Conferenza Internazionale “Tourism, Religion & Culture”, organizzata dall’Università del Salento in collaborazione con le Università di Bologna, Israele, Monaco, Nuova Zelanda, l’Istituto di Tecnologia di Dublino, l’associazione Atlas e Sphera, lo Spin-off dell’ Università del Salento. Tenutosi tra Lecce e Poggiardo, a partire da martedì 27 ottobre, il convegno si proponeva di esaminare le occasioni di sviluppo delle regioni definite “periferiche” del nostro territorio, oltre che consentite l’accrescimento dell’interesse per un turismo culturale, accanto alla frequentazione di siti religiosi. Mantenere vivo il turismo in un periodo di destagionalizzazione si può, puntando ad esempio sull’offerta delle molteplici strutture religiose di cui la città di Lecce e la sua provincia sono ricche. “Non vi è ombra di dubbio - ha dichiarato nei giorni scorsi l’assessore Massimo Alfarano - che l’appeal e l’attrattività turistica di Lecce sono legate a doppio filo alla fruizione dei tanti bellissimi monumenti religiosi di cui la città tracima, monumenti che vanno inseriti in un contesto di fruizione al quale devono collaborare le istituzioni pubbliche, la Curia, l’Università del Salento con i suoi tanti validi laureati e laureandi in Beni Culturali, l’Accademia di Belle Arti e i privati che devono contribuire, magari non solo con il sostegno economico, a tante iniziative di recupero e restauro di beni scultorei e pittorici presenti all’interno delle nostre chiese. Non possiamo negare che i monumenti religiosi, sotto tanti punti di vista, siano il biglietto da visita della città di Lecce, che poi accanto ad essi, così come, a dire il vero, sta già accadendo, deve provvedere ad offrire a completamento tutte le altre bellezze (architet-

A Lecce gli stati generali del turismo religioso

toniche, ambientali, artigianali ed enogastronomiche) che sono presenti in città e sul suo territorio di competenza amministrativa, marine comprese”. L’iniziativa, che in questa conferenza leccese è stata sovraintesa dall’università salentina, si è presentata nei mesi scorsi come uno dei più importanti appuntamenti nel panorama internazionale, principalmente nei riguardi del tema del turismo religioso, soprattutto per l’altissimo profilo scientifico annoverato; certamente le aspettative dei numerosi partecipanti non sono state deluse; hanno avuto modo di intervenire, infatti, alcuni

dei migliori esperti al mondo del settore, tra i quali possiamo ricordare: Alison McIntosh, Università di Waikato in Nuova Zelanda; Yoel Mansfeld, Università di Haifa in Israele, Kevin Griffin, Istituto Tecnologico di Dublino in Irlanda, Jürgen Schmude, Università di Monaco in Germania, Fiorella Dallari, Università di Bologna e Anna Trono, docente dell’Università del Salento nonché referente per la manifestazione leccese. Assodato, dunque, che il concetto di turismo è il punto di partenza e l’occasione per promuovere lo sviluppo locale, la conferenza ha posto particolare attenzione alle suggestive esperienze

turistiche quali appunto quelle culturali e religiose; l’interesse che, infatti, viene rivolto al nostro territorio non può essere scisso dall’attrattiva del panorama architettonico delle nostre Chiese, altresì dei nostri luoghi di culto; Analizzare il turismo verso luoghi della fede e dello spirito era ciò di cui il nostro Salento necessitava, in considerazione dell’influenza che esercita sulla nostra società, un tema, questo, fino ad ora scarsamente studiato. Se ad oggi, infatti, il turismo religioso e spirituale è stato discusso prevalentemente dal punto di vista del pellegrinaggio, il Congresso ha cercato di stimare gli aspetti alternativi altrettanto, se non più rilevanti, come ad esempio quanto le qualità culturali e spirituali possano influenzare lo sviluppo turistico di un’area, considerando le dinamiche della domanda e della offerta di un sito religioso e valutando eventuali situazioni di rischio generate dal turismo di tipo culturale e religioso, in un ambiente fragile dal punto di vista sociale ed ambientale. Lo scopo, inoltre, era indirizzato alla comprensione di quanto questo tipo di turismo possa, semmai, influenzare anche negativamente la comunità ospitante. La quattro-giorni salentina, che ha visto anche la visita di Poggiardo, luogo del terzo convegno, precisamente nella Chiesa della Trasfigurazione e nel nuovo Palazzo della Cultura di Piazza Umberto I, è stata l’occasione di organizzare, nel centro storico, una mostra a cielo aperto, con una serie di mosaici di ispirazione sacra appartenenti all’istituto d’arte “Nino della Notte”. Il venerdì, giorno di chiusura della manifestazione, tutti i congressisti hanno avuto modo di visitare i musei e i centri d’arte sacra del capoluogo salentino. Ilaria Lorenzo


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zoom

DON PAOLO RICCIARDI

Grazia Pia Licheri

I martiri d’Otranto tra leggende e documentazioni storiche Camminando su quei sassi dal sapore del sacrificio, osservando mura e bastioni che manifestano la robustezza dell’antichità sui nostri giorni, ripenso a quell’evento che gli otrantini hanno impresso nel cuore e nella mente: il martirio del 13 agosto 1480, la forza di 800 uomini che, saldi nella loro fede, hanno sfidato sciabole e pali, riponendo la propria fiducia in un Padre che non li avrebbe mai abbandonati e che essi stessi non accennavano a voler rinnegare. Una storia raccontata con straordinaria maestria e scorrevolezza da don Paolo Ricciardi nel libro “Gli Eroi della Patria e i Martiri della Fede: Otranto 1480-1481”. L’opera è corredata da un consistente materiale storiografico proveniente da più fonti differenti, tradotto e analizzato nelle varie ipotesi proposte dagli studiosi. Questo primo poderoso volume, di oltre 900 pagine, comprende tutta la documentazione religiosa, mentre il successivo tratterà materiale laico. Come ci dice Alessandro Laporta, che ha curato la presentazione iniziale del libro, l’ossatura è in maniera evidente costituita dalle fonti che, tra

le varie sezioni in cui il volume è stato suddiviso, si snodano in base al secolo di appartenenza, dalle più antiche alle più recenti. Nonostante siano tanto numerose e consistenti, è stata fatta una selezione molto rigida, scartando numerosissime altre testimonianze della storia dei martiri di Otranto, citati anche in opere poetiche e preghiere, componimenti che per ragioni evidenti non erano fondamentali al fine della ricostruzione certa e accurata degli avvenimenti. Alcuni miti da sfatare, alcune leggende da ridimensionare, alcuni dati di fatto accertati dopo un confronto tra le testimonianze delle varie controparti, notizie gettate nell’oblio e altre su cui aleggia ancora un alone di mistero e di dubbio: questo è tutto quello che si respira e si percepisce tra le pagine colorate dal desiderio di fare chiarezza su un evento storico di rilevante portata religiosa che non è mai stato preso in considerazione al di fuori del suo luogo di nascita. Don Paolo ci racconta come nel corso dei secoli vi siano stati diversi processi che non hanno in realtà portato ad un riconoscimento del titolo di santi né di beati per queste

persone, per mancanza di miracoli, ma l’ultima conquista in questo senso è stato il permesso, concesso nel 2007 da Benedetto XVI al card. Josè Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, di riconoscere il “martirio dei Beati Antonio Primaldo e Compagni Laici, uccisi in odio alla fede il 13 agosto 1480 a Otranto”, chiamati beati non perché siano realmente mai stati avviati processi di beatificazione, ma solo per il riconoscimento del culto che a Otranto ne è derivato “ab immemorabili tempore”. Antonio Primaldo pare sia stato il primo martire ucciso, il cui corpo sarebbe rimasto in piedi dopo la decapitazione, sino all’uccisione dell’800esimo e ultimo cristiano, e questo evento sconvolgente avrebbe determinato la conversione del suo carnefice, di nome Berlabei, del quale però non abbiamo notizie certe, per carenza di buona documentazione. Nessun libro di storia cita l’assedio alla città di Otranto compiuto dai Turchi, sebbene si parli di altre città che non hanno visto la stessa carneficina: occorre riscoprire l’importanza di un evento tale, e

questo libro ha lo scopo di conferire autorevolezza al fatto storico, con il supporto di tutta la documentazione originale che lo riguarda, nonché di restituirgli la brillantezza originaria dopo l’opacità derivatagli dalla mancanza di conoscenza delle persone. Occorre a questo punto fare una precisazione, per non rischiare di cadere in luoghi comuni che a lungo ci hanno attanagliati: da alcune documentazioni del tempo, come lettere papali inviate a re e imperatori, si evince la paura del nemico turco (compendiata nel popolare detto “Mamma li Turchi” che ne deriva), ma questo non deve farci pensare che ci fosse da parte dei pirati dell’impero ottomano la volontà di estirpare dall’Europa la fede cristiana, e che siano giunti sulle coste salentine con questo scopo. In realtà la loro presenza lungo il Mediterraneo era stata dettata da un’alleanza stretta nel ‘400 con la Francia, che voleva molestare i possedimenti spagnoli su più fronti, mantenendo i tanto temuti turchi ad oriente, ed occupandosi direttamente della Spagna sul fronte atlantico. Per questo motivo il re aragonese fu accusato di negligen-

za nella difesa della costa salentina da un pericolo che era facilmente prevedibile. Fatto sta che, nonostante tutto, lo sbarco ad Otranto fu l’inizio di un assedio isolato ma pianificato e ben organizzato, all’interno di questo progetto più politico che religioso, che co munq ue comportò il martirio di 800 innocenti che vollero strenuamente difendere le loro scelte e la loro città. Don Paolo Ricciardi con il suo testo ci aiuta a comprendere e a ricordare tutto questo, affinché quando calpesteremo di nuovo quelle pietre risalendo lungo le strade di Otranto, possiamo fermarci un istante coltivando il rispet-

to e la devozione per chi quel 13 agosto ha toccato le stesse pietre per l’ultima volta. “Un tempo le mamme otrantine nel percorrere alcune vie e luoghi della città mormoravano religiosamente ai propri figli: Ferma, figlio mio, ferma il piede, perché dove passi c’è polvere di Santi”.

SCIPIONE SANGIOVANNI

Pianista salentino tra i vincitori di Roma 2009

Secondo premio per Scipione Sangiovanni al Concorso pianistico internazionale “Roma 2009”, promosso dall’Associazione culturale Fryderyk Chopin di Roma, diretta dalla celebre Marcella Crudeli. La competizione, che ha visto partecipare concorrenti provenienti da Armenia, Corea del Sud, Giappone, Russia, Spagna, Ucraina, si è conclusa nei giorni scorsi presso l’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma. Il giovane pianista salentino è riuscito a superare le prove eliminatorie del Concorso e ad esibirsi nella prova finale dimostrando un pianismo di grande personalità. Il suo repertorio spazia da autori più propriamente clavicembalistici quali Handel, Scarlatti e Bach, ad autori del XX secolo, come Ginastera, Busoni e Prokofiev, abbracciando naturalmente i

grandi esponenti del periodo classico e di quello romantico. Nella finale del Concorso, Scipione Sangiovanni si è esibito con l’orchestra Nova Amadeus, diretta dal maestro Nicola Samale, eseguendo il Concerto K 271 di Mozart. Scipione Sangiovanni è reduce da una serie di successi internazionali riscossi in occasione di importanti concorsi pianistici. Solo negli ultimi due anni è salito sul podio numerose volte, vincendo il 2° Premio al 19° Concorso “Camillo Togni” di Brescia; il 3° Premio al 18° Concorso per Pianoforte e Orchestra “Città di Cantù”; il 1° Premio al 23° Concorso “Città di Marsala”; il 2° Premio al 2° Concorso “Ciudad de Campillos” di Malaga; il 3° Premio al 55° Concorso “Maria Canals” di Barcellona; il 2° Premio al 47° Concorso “A. Speranza” di Ta-

ranto; il 2° Premio al 15° Concorso “R. Vines” di Lleida (Spagna) e il 5° Premio al 4° Tbilisi International Piano Competition (Georgia). Scipione Sangiovanni si è diplomato in pianoforte all’età di 18 anni con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale sotto la guida di Mariagrazia Lioy presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce. Frequenta ora il 3° Anno di Master Triennale presso l’Accademia di Alto Perfezionamento Pianistico “Mendelssohn” di Taurisano (Le) sotto la guida del maestro Ippazio Ponzetta. Ha seguito numerosi Corsi e MasterClass di alto perfezionamento pianistico con Emilia Fadini, Franco Scala, Marcello Abbado, Vincenzo Balzani, Natalia Trull, Sergio Perticaroli ed Aldo Ciccolini. Nonostante la giovane età, si è esibito in prestigiose sale da concerto come il Palau della Musica di Barcellona, la Steinway Hall di Miami, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Orfeo di Taranto, il Teatro Paisiello di Lecce, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, l’Auditorium San Barnaba di Brescia, la Sala Carducci di Como, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Salone d’Oro della Socie-

tà del Giardino di Milano. Prossimi imminenti impegni lo vedranno esibirsi in Spagna (Barcellona, Lleida e Madrid), a Zagabria, a Como, a Milano e in Turchia. A chi gli chiede che funzio-

ne abbia la musica, Scipione Sangiovanni risponde: “Secondo me la musica, in virtù della sua complessità, ha il grande vantaggio di rendere quelli che la praticano un po’ più intelligenti e sensibili di quanto lo

OSSERVATORIO GEO-POLITICO

sarebbero se non la praticassero. Essa dovrebbe essere oggetto di uno studio più approfondito in tutte le scuole, per tornare a rivestire il ruolo che ricopriva nell’Antica Grecia”. Anna Rita Favale

di Roberto Cavallo*

Bipolare, unipolare, multipolare: il mondo che cambia Il 9 novembre ricorre il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, eretto il 13 agosto del 1961 - in piena guerra fredda per impedire ai berlinesi di fuggire in massa nella parte occidentale della città, sottratta in base agli accordi internazionali al pugno di ferro sovietico. Dal 1961 al 1989 Berlino fu così attraversata da un enorme muro di cemento armato, sormontato da filo spinato e da torrette munite di mitragliatrici, dove i “vopos” (le guardie del Popolo) sparavano a vista su chiunque tentasse di fuggire dal “paradiso” comunista della Germania orientale - fedele al blocco sovietico - alla “capitalista” Berlino Ovest. In quegli anni morirono circa 260 persone nel disperato tentativo di oltrepassare il muro e di riconquistare la libertà. Il suo abbattimento costituì il segnale concreto dell’implosione del socialismo scientifico: di lì a poco, infatti, anche la Russia si apriva a nuovi orizzonti politici. A quello sfaldamento contribuì tanto la fermezza del Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan che la costante denuncia di Giovanni Paolo II, da sempre consapevole dell’intrinseca violenza del sistema socialista. Sembrava che la profezia di Fatima sulla Russia si fosse finalmente avverata… Dal punto di vista geopolitico quella data il 9 novembre 1989 - segna anche la fine del mondo bipolare segnato dal confronto plane-

tario fra Stati Uniti e Unione Sovietica e l’inizio dell’unipolarismo, caratterizzato dalla presenza del “gendarme” americano. Questo sistema internazionale - ampiamente messo in discussione da politici e opinion makers specie europei - con alterne fortune è andato avanti fino ad un anno fa, quando con l’elezione di Barak Obama alla presidenza degli Stati Uniti lo scenario internazionale cambiava nuovamente i propri protagonisti. Dal mondo unipolare si passava così al mondo multipolare, caratterizzato dall’emergere di nuovi attori internazionali: la Cina innanzitutto, che ormai detiene stabilmente nelle proprie banche il debito pubblico degli Stati Uniti; la Russia, che dopo la rinuncia di Barak Obama ad ogni progetto di scudo spaziale europeo procede liberamente nella sua rinnovata politica di potenza; gli “ex Paesi canaglia” come Iran e Corea del Nord che nell’incertezza internazionale continuano a guadagnare tempo prezioso per condurre a termine la propria strategia nucleare. Ci muoviamo dunque verso un mondo più pacifico, come pensa la commissione che ha deciso di assegnare al Presidente Barak Obama il Nobel per la pace? Lo auspichiamo. Dobbiamo però essere tutti consapevoli che senza il “gendarme americano” - che oggi non c’è più! - alla nostra sicurezza dovremo pensarci da soli. * www.recensioni-storia.it


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le nostre città CAMPI SAL.NA/Al via la XV edizione della “Città del Libro”

SAN PIETRO V.CO/Libera Terra richiama alla lotta contro la mafia

L’elemento grafico della lettura Il difficile lavoro nei terreni confiscati Dal 26 al 29 novembre, a Campi Salentina, avrà luogo la XV Rassegna Nazionale degli Autori e degli Editori “Città del Libro 2009” che avrà come tema “Da Herr Gutenberg a Mister Google”. La manifestazione che ha raccolto consensi sempre più vasti di anno in anno fino ad aggiudicarsi il premio di 31.131,00 euro destinato alla migliore manifestazione di promozione del libro e della lettura realizzata in Italia nel corso dell’anno 2007, conferito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Questa manifestazione però non si occupa esclusivamente di parole stampate, ma alla cultura a un più ampio raggio, soffermandosi anche sulla valorizzazione delle immagini e della grafica. Così come ogni anno è stato bandito il concorso per la progettazione del logotipo dell’evento ed è, inoltre previsto un concorso di fumetto. Vincitori per il concorso di ideazione del logo sono stati Emanuele Gnani di Ferrara e Elisa Vita, coautrice di Voghera. L’opera si intitola “Typewriter” ed è visibile sul sito della Fondazione “Città del Libro” (www.cittadellibro.net) insieme alle altre proposte candidate. “Il nostro progetto nasce da sulle note di “Typewriter” di Leroy Anderson - spiegano gli autori - la macchina da scrivere, un’Olivetti di inizio Novecento, diventa simbolo della carta stampata, da cui nascono le lettere che si scompongono e si ricompongono, non più sul foglio ma fluttuanti nell’etere, viaggiano”. Viene così descritto graficamente il processo di evoluzione che ha subito l’informazione dai libri trascritti a mano, alla carta stampata, alla biblioteca

multimediale e multilinguistica di internet. La tecnica di realizzazione del logo è una combinazione di tecniche digitali piuttosto semplici ma d’impatto e di buona sintesi grafica, riuscendo a trasmettere senza troppi fronzoli e ostentazioni tecniche l’essenzialità del messaggio di questa quindicesima edizione della Città del Libro. La macchina da scrivere - oggetto del logo - è stata fotografata con una fotocamera digitale ad alta risoluzione e trasformata con Adobe Photoshop in un’immagine in bianco e nero, per essere successivamente scontornata in modo da poterla utilizzare pulita su uno sfondo bianco. A questa, utilizzando Adobe Flash, sono stati aggiunti una serie di simboli, ramificazioni, lettere ed elementi vettoriali posizionati in modo che sembrino nascere dalla macchina da scrivere e svilupparsi nello spazio. Dopodiché sono ritornati in ambiente Photoshop per assemblare i vari elementi ed ottenere la composizione finale in alta definizione. Rimanendo nell’ambito della grafica, nell’evidenziazione dell’importanza dell’immagine nella comunicazione, la Città del Libro in collaborazione con Lupiae Comix Scuola di Fumetto, hanno organizzato un Concorso di fumetto, valido per l’assegnazione di due borse di studio, aperto a tutti gli studenti della scuola media superiore di

età non inferiore a 16 anni, dal “Travel Book”. Ogni autore può partecipare con storie autoconclusive, con un massimo di due opere di una sola tavola ciascuna, inedite e a tema “il Viaggio”. L’iscrizione è gratuita e il termine ultimo per la consegna è il 31 dicembre 2009. Lupiae Comix si riserva il diritto di pubblicare le tre opere più meritevoli sulla rivista nazionale di letteratur a e fumetto “Talkink” edita da Cagliostro EPress. Per il primo classificato sarà assegnata una borsa di studio in forma di un contributo del 60% sugli oneri per la frequenza del primo anno presso la scuola di fumetto Lupiae Comix e pubblicazione su “Talkink”. Al secondo classificato un contributo del 30 % sugli oneri per la frequenza del primo anno presso la scuola di fumetto Lupiae Comix e pubblicazione. Il terzo premio consisterà nella pubblicazione sulla rivista di letteratura e fumetto Talkink”. Per ulteriore informazioni sul concorso, il programma e le altre iniziative legate alla manifestazione basta visitare il sito della Fondazione. Sara Foti Sciavaliere t i t o l o

QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

I paesi rurali delle zone interne, pur non concorrenziali sul piano numerico in una prospettiva puramente economica, sono invece fondamentali sul piano qualitativo e dell’equilibrio territoriale complessivo, perché custodiscono vastissime zone, la cui sicurezza permette ad altre zone, più popolose, di vivere in dignità, ricchezza e bellezza. La conservazione del territorio, affidata alle talvolta povere comunità rurali della montagna e della collina, ha un ruolo vitale per la sicurezza dell’agricoltura di pianura e per le città, attraverso il delicato equilibrio dei complessi sistemi idrogeologici ed ecologici che caratterizzano il nostro Paese (n. 23). Nicola Macculi

Trepuzzi e Squinzano. Mentre su San Pietro contiamo 40 ettari.” Queste le prime rivelazioni fatte da un socio che, ha sì sofferto, ma al tempo stesso è andato avanti “per la voglia di vivere e per portare il pane in famiglia”. è bene sottolineare in proposito che “Libera” ha promosso di recente i materiali ed i beni legati ai territori infiltrati dalle mafie legate, nel paese di San Pietro, alla Sacra Corona Unita e che lo stesso don Ciotti ha voluto supervisionare di persona. “Nostro sovventore è la Coop”, continua il socio “alla quale possiamo vendere i nostri prodotti (olio, vino) per pagare il personale che collabora con noi. Purtroppo non sempre la gente comprende appieno il nostro operato. Diverse volte, infatti, ha chiesto se stessimo lavorando per i terreni mafiosi e per i loro secolari proprietari, non calcolando che prima di tutto lavoriamo per noi stessi ma, cosa ancora più importante, collaboriamo con Libera”. Il limite di confine concettuale, tra gli ettari appar-

tenuti un tempo al crimine organizzato e la cooperativa di lotta a quest’ultimo, c’è ed è marcato. Purtroppo non sempre è ben recepito dal popolo, il quale “ha bisogno di essere educato alla legalità ed essere informato di più in questo senso. Anche i giovani,” continua il sig. Leone, “hanno paura di far parte di Libera. Riceviamo sempre meno domande di collaborazione”. “In fin dei conti siamo soltanto tutori di questi terreni. A parte la giornata di lavoro non percepiamo null’altro. L’unico progetto in atto è quello di poter formare una cantina per poter acquisire il vino che viene prodotto su San Pietro portando benessere alla nostra cittadina, come ad esempio l’uva di trattamento biologico che produciamo. Purtroppo c’è molta strada da fare” conclude il socio “anche se, personalmente, la percorro con passione nonostante i sacrifici. Portare avanti un terreno, lavorarlo, ha il suo prezzo”. Queste le sentite dichiarazioni di un uomo che, non solo porta avanti con Libera gli ideali di giustizia e legalità, ma soprattutto offre il suo lavoro al raggiungimento di tale obiettivo. Non sempre tutti i cuori dei cittadini sono sensibili ad un richiamo di questo calibro, ma bisogna formare ed informare tutti ad un particolare senso di libertà. è fondamentale affermare l’idea di una cooperazione sociale che vince grazie alla legalità restituendo di cittadini ciò che è stato tolto con arrogante violenza, affinchè sia possibile un riscatto dell’intera comunità. Marco Marangio

Trionfo di Gesualdo Coggi

La Giornata del ringraziamento La Giornata nazionale del Ringraziamento si celebra l’8 novembre. Tu prepari il frumento per gli uomini. (Sal 65,10) è il titolo del Messaggio per la Giornata del Ringraziamento che sarà celebrata l’8 novembre 2009. La Parola del Signore ci accompagna in questa riflessione annuale e guida il discernimento che come comunità ecclesiale siamo chiamati a fare per identificare percorsi e mezzi affinché la terra torni a essere il luogo in cui l’uomo vive la sua relazione con Dio, si legge nel messaggio della Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace, secondo lo stile auspicato dal salmista: Tu visiti la terra e la disseti, la ricolmi di ricchezze. Tu prepari il frumento per gli uomini. Così prepari la terra: ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle, la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. Coroni l’anno con i tuoi benefici, i tuoi solchi stillano abbondanza (Sal 65,10-12). Già nella nota pastorale. Frutto della terra e del lavoro dell’uomo si mettevano in evidenza la situazione del mondo rurale e la sua importanza.

Non sempre alcune realtà brillano come dovrebbero. Troppo spesso rimangono sottaciute; altre volte si coprono e difendono con un sicuro anonimato. è quello che potrebbe capitare, o capita spesso, in diversi paesi. Uno di questi è San Pietro Vernotico, dove coraggiosi ed onesti cittadini lavorano nell’ombra, in silenzio, con l’umile volontà di adempiere il proprio dovere. Questi sono i soci dell’associazione “Libera” che, ormai da anni, continuano con determinazione la loro lotta contro le mafie ed il crimine organizzato. “Libera Terra”, questo il nome della cooperativa sociale legata all’omonima associazione, è nata nella realtà sampietrana nel 31 gennaio del 2008, tramite un bando di concorso indetto dalla prefettura, ed al quale hanno avuto accesso soltanto nove persone. Da allora, la lotta ma soprattutto i lavori attuati sui beni confiscati alla mafia sono proseguiti non senza timori e paure, costringendo alcuni soci ad allontanarsi da questa realtà. Chi si racconta, è un socio che sin dal momento della sua adesione, ha avuto il coraggio di andare avanti noncurante delle minacce. Il suo nome è Vincenzo Leone. “Far parte di Libera vuol dire avere coraggio. Siamo rimasti in pochi da quando è nata la cooperativa ma, nonostante tutto, abbiamo creduto nel nostro intento e siamo andati avanti”. Dobbiamo molto a don Ciotti che, come presidente nazionale, si muove in prima linea per far conoscere il problema della mafia in tuta Italia ma soprattutto in Puglia dove contiamo diversi appartamenti su

di Antonio Martino

Un’altra marcia d’entrata di Gesualdo Coggi è “Trionfo”. Breve ma colorata, in cui si evidenzia l’estro compositivo del maestro di Supino (Fr). Un brano così deve avere una forte attrattiva melodica, un‘intensa fragranza armonica e principalmente deve essere capace di destare l’immediato interesse della gente, un po’ distratta, assiepata in piazza. Queste caratteristiche sono presenti in “Trionfo”: il movimento in levare, con cui ha inizio la marcia, l’introduzione affidata agli squilli di tutti i flicorni e cornette, il sostegno di riverbero degli strumenti ad ancia catturano l’interesse dell’ascoltatore. Anche il tempo composto, scelto per l’occasione, genera un’energia capace di sviluppare un flusso decisamente forte da smuovere i più assopiti. Un elemento compositivo, da evidenziare come scelta consapevole del Coggi, è l’utilizzo sistematico dell’intervallo di terza, con un conseguente risultato melodico a tratti arpeggiato, ma controbilanciato da una mirata cura dell’armonia. Dopo il segmento introduttivo, compare la prima idea tematica ben collocata nell’organico bandistico con un’attenzione particolare alla dinamicità. È da considerare come un’eco alla prima linea melodica l’intervento dei sassofoni con i flicorni scuri. È qui che si può constatare lo spessore del compositore. Si assiste ad un vero e ricercato gioco di equilibrio tra ance e ottoni, si avverte un amalgama melodico e strutturale che solo pochi riescono a realizzare, si è in presenza di una chiara iden-

tificazione e soprattutto di una inequivocabile personalizzazione del linguaggio musicale e in questo caso di un uso individualizzato della tavolozza dei colori della banda. Una conferma di tutto ciò avviene nella parte centrale della composizione. Il ponte tra la prima idea e la seconda (trio) è realizzato mediante un dialogo tra ottoni ed ance. Allo squillo dei primi, con una scala discendente affidata ai flicorni scuri, segue una risposta melodica per gradi congiunti intarsiata di micro-interventi affidati agli ottoni per ottenere un nuovo colore ed una spinta maggiore verso l’imminente cambio tonale. Il trio compare con quattro misure di tappeto armonico su cui s’inerpica immediatamente un suggestivo canto di sassofoni e flicorni scuri con un salto di sesta d’apertura ed alcuni passaggi cromatici sempre presenti nelle misure pari. Una scientificità compositiva su cui si sviluppa un’ulteriore linea melodica affidata ai clarinetti in sib.: essi realizzano una cornice più alta, rispetto alla melodia principale, per offrire al fruitore un quadro più completo dal punto di vista sonoro. Come consuetudine, l’idea tematica viene riproposta dai clarinetti in sib. e, all’ottava sotto, dai flicorni chiari, mentre le cornette sono impegnate con squilli nelle misure dispari. Non può sfuggire, su quest’ultima parte della melodia, l’intervento dei sassofoni e dei flicorni scuri; essi ricalcano il loro intervento già analizzato nella prima idea, riproponendo l’eco e completando così l’intreccio armonico.


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Lecce, 7 novembre 2009

le nostre città Alda Merini, incontro con l’indicibile

Presentato alla SDA Bocconi il libro di Paride De Masi

Nella sua “follia” la ricerca dell’Altro

Critica della ragion fossile

In una intervista di non molto tempo fa, Alda Merini confidò che per lei il manicomio (“dove non si stava poi male, lì ho trovato anime povere ma non disperate”) era stato in realtà un esilio, aggiungendo poi che lì non si era sentita sola, perché aveva avvertito “la presenza di Dio e della sua misericordia”. Cortese, asciutta, senza concessioni alla teatralità che pure il mito letterario della follia poteva favorire, una delle più grandi poetesse italiane del Novecento (scomparsa il primo novembre all’età di 78 anni) raccontava ciò che abitualmente si ritiene indicibile, l’esperienza della follia. Perché il fondo la follia è stata la cifra portante della sua fama, il che la apparenta ad un’altra grande figura del nostro Novecento poetico, il grande Dino Campana, il quale, tra l’altro, rispondeva con simile dignità e asciuttezza allo psichiatra che lo interrogava, dichiarando di aver scritto un tempo qualche verso (i Canti Orfici sono tra i capolavori assoluti della poesia non solo italiana) ma di non saperne fare più. Un destino comune reso ancora più sorprendente dal fatto che sia Campana che Ada Merini (nata a Milano il 21 marzo del 1931) sono morti in luoghi di cura della follia, il primo a Castel Pulci, presso Firenze, nel 1932, la poetessa nel nosocomio San Paolo di Milano. Somiglianza impressionante tra i due destini, se non si dimentica però che molte altre rilevanti figure poetiche del nostro Novecento sono state sfiorate o condannate dal soffio di quella che noi chiamiamo follia ed hanno fatto salati conti con nosocomi e case di cura. Segno tangibile della contiguità tra sensibilità, sofferenza ed arte. Impossibile citare tutte le raccolte poetiche della Merini, ma la data della prima, La presenza di Orfeo (si noti ancora una contiguità con Campana, attraverso il riferimento ad Orfeo) uscita nel 1953, parla già di una precoce consegna alla voce interiore: nel 1950 Giacinto Spagnoletti aveva compreso due sue liriche nell’Antologia della poesia italiana 1909-1949 e l’anno dopo il nome della Merini era già presente nella antologia Poetesse del Novecento. Questo vuol dire che la scrittrice a diciotto anni era già consacrata ufficialmente all’altare della poesia, senza dimenticare che due anni prima un’altra iniziazione si era compiuta nel suo destino, con il suo internamento nella clinica di Villa Turro. In realtà la voce della poesia nella Merini si nutre dell’incontro con l’indicibile, con la notte e con l’assenza. L’incombere del nulla e della negazione diviene qualche volta possibilità di recuperare brandelli di visione in cui riaggalla qualche segno d’altro: “le più belle poesie si scrivono/ davanti a un

altare vuoto,/ accerchiati da argenti/ della divina follia” (da La Terra Santa, edita nel 1983). La possibilità di tornare a comunicare gli urti dell’incubo, che la accomunano ad altri altissimi tentativi (come quello del Lazzaro di Eliot nel Canto d’amore di Prufrock che grida “Vengo dal regno dei morti,/ torno per dirvi tutto, vi dirò tutto”) è una costante della sua poesia: “Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,/ il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola/ come una trappola da sacrificio” (La Terra Santa”). La sua lirica però non è rimasta fissa sulla contemplazione della propria lacerazione, perché ha continuato a tenere gli occhi aperti sul mondo, sulla violenza degli uomini, sulla contaminazione della natura, sull’amore, sui rapporti familiari, sulla divinità, che se da una parte consegna il segno di Giona (“e sei fratello a Giona”), dall’altra dona vita vera: “in mezzo a tanto orrore c’è una certezza, credo io, molto felice; la scelta di Dio” (Maria, 2001). Con un linguaggio semplice, talvolta spezzato da una colloquialità nervosa molte sue poesie sono state dettate talvolta addirittura al telefono- con un modo di costruire il verso o la frase sospeso tra il luogo comune e l’improvvisa illuminazione, Alda Merini conduceva una sua personale ricerca del Numinoso attraverso la molteplicità, come se in essa confluissero il pensiero zen e l’essenzialità francescana, tesi allo svelamento nell’uno divino: “ma non piangerà certo un poeta per il ripudio di un uomo, perché gli uomini sono tanti, mentre Dio è uno solo” (Maria). Marco Testi

“Nei prossimi dieci anni investirò 150 miliardi di dollari nelle fonti rinnovabili: energia eolica, energia solare e biocombustibili di nuova generazione. Un investimento che porterà nuove industrie e cinque milioni di nuovi posti di lavoro ben retribuiti e non delocalizzabili. Riapriremo le vecchie fabbriche e i vecchi stabilimenti per costruire pannelli solari e turbine eoliche. E così che, in dieci anni, elimineremo le importazioni di petrolio dal Medio Oriente e, allo stesso tempo, contribuiremo a salvare il pianeta. è così che l’America potrà ancora guidare il mondo”, con questa dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama si apre “Critica della ragion fossile. Aforismi sulla sostenibilità dell’ottimismo”, il libro di Paride De Masi, Coordinatore Nazionale di Confindustria per le Energie Rinnovabili e Presidente del Distretto Regionale delle Energie Rinnovabili della Puglia, presentato solo alcuni giorni fa presso l’Università Bocconi di Milano in occasione dei risultati dello studio “Prospettive di sviluppo delle tecnologie rinnovabili per la produzione di energia elettrica. Opportunità per il sistema industriale nazionale” realizzato dall’Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente (IEFE)

della Bocconi in collaborazione con il Gestore dei Servizi Elettrici (GSE). Richiamando l’attenzione di tutti sul fatto che, secondo lo studio succitato, nei prossimi dodici anni il settore italiano delle energie rinnovabili genererà investimenti per cento miliardi e determinerà la creazione di ben duecentocinquantamila nuovi posti di lavoro. Attento a tali problematiche, vuoi per compiti istituzionali che per operatività personale e scelta convinta, Paride De Masi ha voluto, allora, costruire questo agile e tascabile volume, edito da “il Prato” di Padova, dalla grafica particolare ed efficace (l’alternarsi di pagine nere e pagine verdi, nella visualizzazione cromatica dell’ottimismo e del pessimismo) che, come afferma egli stesso, “Più che un libro (anzi, libretto) vero e proprio, è un florilegio di ‘pensieri, parole, opere e omissioni’ sulle energie rinnovabili e, più in generale, sulla sostenibilità”, e che, a nostro avviso, vuole svolgere una sorta di funzione catalitica nei confronti del pensiero di molti, se non di tutti. Come, quindi, non riflettere sul messaggio che il libro propone, pagina dopo pagina e argomento dopo argomento, ripensando a quanto affermato, dapprima dalla parte del pessimista, e subito dopo dalla par-

IN GALLERIA

OGGI SPOSI DI LUCA LUCINI Una bella e divertente commedia italiana, ecco il film di Luca Lucini “Oggi sposi”. Quattro coppie, in qualche modo collegate fra loro, con in comune il matrimonio. Nicola, poliziotto pugliese con un passato da Don Giovanni, ha deciso di sposare la figlia dell’ambasciatore indiano. Salvatore e Chiara, due giovani precari con un figlio in arrivo, progettano un sistema per avere un matrimonio a costo zero: imbucare i loro invitati alle nozze del secolo della soubrette Sabrina e di Attilio Panecci, pezzo grosso della finanza. Il pm Fabio Di Caio ha disposto un blitz allo stesso matrimonio, e cerca allo stesso tempo di dissuadere il suo anziano padre dallo sposare una giovane massaggiatrice. Finalmente una pellicola che ricorda la commedia

UNA BORSA DI STUDIO PER SCOPRIRE L’EUROPA Anche a Lecce sono sempre di più gli adolescenti che

ORIENTARSI scelgono questa strada per sperimentare un’esperienza nell’Università del Salento umana e di formazione indispensabili nel curriculum dei

giovani del XXI secolo. Intercultura, l’Associazione No a cura di Giovanna Miglietta Profit che dal 1955 opera nel campo degli scambi internazionali di giovani, comunica che sono aperte le iscrizioni al bando di concorso con centinaia di borse di studio per partecipare ai programmi con inizio nel 2010: un’opportunità unica per frequentare un periodo di scuola all’estero e vivere con una famiglia di un altro Paese. Dal 2005 a oggi sono circa 20 gli adolescenti partiti da Lecce e provincia per andare a vivere e studiare per un anno o un periodo più breve all’estero. Le destinazioni sono state molto varie: dagli Stati Uniti al Nord Europa, dalla Finlandia al Giappone, dall’Australia alla Francia. Gli istituti scolastici di provenienza di questi studenti coraggiosi sono le più varie: dal Banzi al De Giorgi di Lecce, dal Capece di Maglie al Redi di Squinzano, dal Vallone di Galatina al Deledda di Lecce ecc. Il bando 2009-10 è aperto agli studenti di tutta Italia nati tra il 1 luglio 1992 e il 31 agosto 1995 e prevede 445 borse di studio totali o parziali messe a disposizione direttamente da Intercultura. Altre centinaia di borse e contributi sono disponibili grazie alla presenza di diverse aziende, banche, fondazioni ed enti locali. Il bando è disponibile all’indirizzo http://www.intercultura.it/Bando-di-concorso-2009-10/. In più, una borsa di studio speciale per studenti residenti nel Comune di Lecce. In aggiunta al bando di concorso ordinario, quest’anno per gli studenti residenti nel Comune di Lecce c’è una possibilità in più: infatti il Comune di Lecce finanzia una borsa di studio per un programma trimestrale di Cittadinanza Europea. Per ulteriori informazioni su Intercultura a Lecce: Ralf Gebelmann tel. 329.6215616.

italiana, rievocando anche il tema del matrimonio, soggetto caro alla commedia negli anni 60’-70’. Gli ingredienti per rappresentare il bel Paese ci sono tutti: crisi economica, caro vita, pregiudizi, coppie nate per interesse e sfarzo di un lusso estremo pur di apparire. “Oggi sposi”, provoca le stesse risate di un cine-panettone, a differenza però, che non si serve delle soubrette e del personaggio del momento utilizzando solo due o tre bravi attori, qui il cast è notevole e le gag create sono tutte esilaranti. Luca Argentero, Filippo Nigro, Gabriella Pession, Moran Atias, Michele Placido, Renato Pozzetto sono solo alcuni dei nomi che arricchiscono questo film. Lode di merito va data sicuramente alla coppia che rappresenta padre e figlio, formata da Michele Placido e

te dell’ottimista, e sollecitando quindi attenzioni sul rapporto tra ambiente, energia, etica ed economia. Non dimenticando, altresì, quanto connesso al global warming e ai tanti ed infiniti problemi che ci assillano, ma leggendoli in chiave assolutamente positiva. Accade, allora, che per il pessimista l’ultimo barile sia un incubo, mentre per l’ottimista sia un sogno. Il che vuol dire, alla fine e in linea con quanto affermato più volte dallo stesso De Masi, “trasformare i problemi in opportunità”. Toti Carpentieri

di Alessandra De Matteis Luca Argentero, i due dopo aver collaborato in “Il grande Sogno”, vestono i panni di un tradizionalista con ta di n o pugliese con un figlio Commissario della Polizia a Roma, che sta per sposare una ragazza indiana. Tutto nel film funziona, sembra che sia stato tutto studiato nei minimi dettagli e curato nei particolari. Belle e ideali anche scenografie e musiche. Se si ha voglia di vedere un film non impegnato ma allo stesso tempo lineare e piacevole “Oggi Sposi” è l’ideale.

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Lecce, 7 novembre 2009

appunti

Baarìa, il film della mia vita. Tornatore - Calabrese È quasi un obbligo dedicare lo spazio di questa settimana a Giuseppe Tornatore ed al suo Baarìa, film meraviglioso e adesso anche libro scritto a quattro mani con il giornalista Pietro Calabrese. Il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) ha scelto “Baarìa, il film della mia vita” come miglior libro di cinema dell’anno. Il SNGCI ha annunciato l’evento con particolare orgoglio anche vista la selezione del film di Tornatore come rappresentante italiano ai prossimi Oscar. “Baarìa, il film della mia vita” è, si legge nelle motivazioni dell’assegnazione del premio, “un libro a due voci che diventa, insieme, il romanzo di una vita e il racconto emozionante di un luogo che rivive nel cinema come in un grande affresco corale. Cinema, cultura e ricordi personali in un libro-

intervista avvincente come un film”. In questo libro, insieme con Pietro Calabrese, Tornatore ricostruisce la genesi della sua ultima opera cinematografica e va a scavare nella memoria: ne nasce un racconto che ha la magia e i colori vividi del suo cinema. L’esperienza personale è sempre stata la scintilla da cui scaturiscono le storie e i grandi affreschi di Giuseppe Tornatore. Questo vale a maggior ragione per Baarìa che è l’antico nome di Bagheria, cittadina in provincia di Palermo ricca di storia e di ville settecentesche, che ha dato i natali a più di un personaggio di spicco, infatti oltre allo stesso Tornatore sono nati a Bagheria anche il pittore Renato Guttuso, la scrittrice Dacia Maraini, il fotografo Ferdinando Scianna ed il poeta Ignazio Buttitta. Attraverso le vicende di tre

generazioni di una famiglia di Bagheria, quella di Giuseppe e Mennina, e dei loro padri, e dei loro figli, il libro racconta un secolo di storia italiana, le guerre mondiali e l’avvicendarsi di fascismo e comunismo, democrazia cristiana e socialisti. I luoghi che maggiormente hanno segnato la vita di Tornatore sono il cinema del paese e la casa dei nonni. Lo stesso Tornatore racconta: “Al tempo del fascismo la sala di Bagheria si chiamava ‘Cinematografo Littorio’. Dopo la guerra si dovette cambiarne il nome. Ma era scolpito a caratteri cubitali sul frontespizio dell’edificio. Costava un occhio della testa. Così, il proprietario, per risparmiare, aguzzò l’ingegno e modificò solo la prima e l’ultima lettera: Littorio diventò Vittoria”. Il regista fa risplendere le figure mitiche che lo hanno ispi-

rato, soprattutto il nonno contadino che sapeva a stento leggere ma conosceva “La Divina Commedia” a memoria, il padre che gli ha trasmesso il mito positivo della politica e la madre, ideale di una bellezza antica. Inoltre rammenta i primi passi nel mondo del cinema, infatti, dopo ventisette anni di vita a Bagheria lascia la cittadina siciliana perché troppo forte il desiderio di dedicarsi al cinema. Di questo aveva parlato anche in “Nuovo Cinema Paradiso” dove Salvatore detto Totò apprende l’amore per la settima arte grazie all’amicizia con il proiezionista Alfredo, interpretato magistralmente da Philippe Noiret. Anche Totò parte per il continente e Alfredo, nella scena dell’addio alla stazione gli intima di non tornare più, di non guardarsi indietro. Tornatore invece ha pro-

c@ttolici in rete

marialucia andreassi dotto le sue opere più belle proprio parlando della sua terra. In Baarìa propone il tema dell’importanza fondamentale della memoria collettiva, di un passato anche recente, fatto di sconfitte, gioie, lutti di tutto un popolo che i più sembrano aver dimenticato. “Qualcuno dirà che Baarìa è una storia di ricordi. A me sembra il ricordo di una storia” dove ci si commuove e si ride nello stesso tempo riflettendo sul nostro passato, quando in Italia la miseria e la fame erano “nere”. Meraviglioso. Baarìa, il film della mia vita, Giuseppe Tornatore e Pietro Calabrese, Rizzoli, € 17.00, pag. 189

M U S I CALM E NTE

Sul web la pastorale della famiglia Strade Maestre 2009 - 2010 samuele vincenti

argo

IL POLLICE luigi buccarello

PINOCCHIO E rieccoci ad una nuova trasposizione filmica di Pinocchio, o meglio televisiva a ben guardare, almeno in questo caso, rammentando altresì - e muovendosi a trecentosessanta gradi - quanto accaduto in un passato più o meno recente, passando da Comencini a Walt Disney. Ovviamente la storia è sempre la stessa, quella scritta da Carlo Lorenzini detto Collodi che la nostra generazione ha letto e riletto più volte e che i nostri ragazzi conoscono appena, con mastro Geppetto e il suo burattino di legno destinato alla fine della storia e di un complesso percorso personale a divenire “umano”. E bisogna dire che questo nuovo lavoro in onda sulla prima rete RaiI, “Pinocchio” (Rai Uno, ore 21,10) diretto da Alberto Sironi, ci ha soddisfatto sin dal suo primo impatto, vuoi per la modalità stessa con cui la storia è stata narrata, che per i suoi interpreti, tutti di grande qualità. Da Alessandro Gassman a Robbie Kay, a Bob Hoskins, a Margherita Buy, a Violante Placido, a Luciana Littizzetto splendido ed inascoltato e quanto mai veritiero grillo parlante.

Così apre un portale cattolico per la pastorale della famiglia: www.pastoralefamiliare.it. L’attenzione alla famiglia è sempre stata una caratteristica specifica della pastorale della Chiesa Cattolica anche in periodi più tranquilli e non sospetti come, invece, accade oggi in una tensione disfattista di alcune frange politiche. Ma andiamo con ordine, anche perché i siti che parlano sulla famiglia sono centinaia. Il sito ufficiale della Cei, Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia, lo troviamo all’interno del portale della Conferenza Episcopale Italiana: www.chiesacattolica.it. Un click su “Famiglia e Vita”, a tergo della home e poi selezionare in alto “Uffici e Servizi Pastorali di Riferimento”. È un sito ufficiale e come tale ci fa raggiungere altri siti importanti sia per la vita che per la pastorale della Famiglia: Il “Forum delle Associazioni Familiari”: www.forumfamiglie.org, al quale appartengono più di 35 associazioni nazionali e 20 comitati regionali al servizio della famiglia. La “Fondazione Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi”, coppia di sposi della Chiesa di Roma beatificati il 21 ottobre 2001: www.fondazionebq.it, nata per promuovere, aiutare e sostenere le famiglie nel settore socio-culturale, preparando operatori per la famiglia. Il ”Direttorio Pastorale Familiare”, troviamo l’icona in basso nel portale della Cei, che consegna on-line il documento in formato doc (cioè visibile con Word della Microsoft). Un documento da scaricare assolutamente! Una pastorale particolare, ma attenta e aperta alle necessità spirituali per i separati, divorziati, risposati e conviventi: www.tuttifiglidellostessopadre.it, un indirizzo Url lungo, ma quanto mai importante. Uno sguardo veloce ma fortemente incisivo nel “Centro per la Pastorale Familiare” della Diocesi di Roma: www.roma.chiesacattolica.it/famiglia, centro storico per la ricerca e la pastorale familiare annesso alla Pontificia Università Lateranense di Roma. E per concludere il giovanissimo (2002) portale “Family for Family”: www.familyforfamily.org, iniziativa del Forum delle Associazioni Familiari per affrontare, attraverso un sostegno diretto, il problema della disgregazione familiare nei paesi dell’Europa dell’Est. Ogni sito o portale citato, inoltre, ci apre ad una serie di links per approfondire l’argomento e recuperare la ricchezza sempre nuova della famiglia nel piano della salvezza dell’uomo proposto da Dio. Buona navigazione.

Il teatro come catalizzatore di emozioni e di incontri tra persone: è questa la filosofia che sottende alla rassegna “Strade Maestre 2009-2010”, che non è solo un cartellone di spettacoli, ma un progetto artistico che riconosce ai Cantieri Teatrali Koreja la vocazione di farsi portavoce a livello nazionale e internazionale delle eccellenze artistiche del teatro e dell’arte contemporanea. È stata presentata nei giorni scorsi presso la sede di via Guido Dorso, a Lecce, la stagione teatrale promossa, congiuntamente, da Cantieri Koreja, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Puglia, dalla Provincia e dal Comune di Lecce. Sono molte le novità di quest’anno: in primis, “Strade Maestre”, nell’ambito degli accordi siglati nel Programma Quadro “Sensi Contemporanei” dell’Unione Europea, incrocia sul proprio percorso il Teatro Valdoca di Cesena, che ripropone, dopo il successo degli anni ’80, lo spettacolo “Lo Spazio della Quiete” il 13 e il 14 novembre. Alla regia Cesare Ronconi, che propone uno spettacolo in cui danza, teatro, performance, meditazione, paesaggio d’anima, natura, geometria, arte e preghiera sono sapientemente messi in scena per un’alchimia ben congegnata. Dopo ogni spettacolo sono previste tavole rotonde, conversazioni con registi e attori, ma anche incontri con critici, esperti, scrittori come Giancarlo De Cataldo, Fabio Acca, Valentina Valentini. Da dicembre a maggio, saranno sei, uno per ogni mese, gli appuntamenti con gli autori e gli interpreti della scena musicale pugliese. Tra i protagonisti, si avvicenderanno sul palcoscenico di Koreja, Caparezza, Giuliano Sangiorgi, vocalist dei Negramaro, e Nando Popu dei Sud Sound System per un progetto artistico scritto e realizzato da Cesko degli Après la Classe e Giuseppe Cristaldi. Per il quindicesimo anno consecutivo, prosegue il consolidato doppio appuntamento domenicale con le famiglie e i bambini con la rassegna per l’infanzia “Teatro in Tasca”. Da novembre a marzo, saranno otto gli spettacoli del cartellone dedicato al pubblico dei più giovani. Degna di nota è la convenzione siglata quest’anno tra Cantieri Teatrali Koreja e il Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità: con l’obiettivo di rendere il teatro una forma d’arte fruibile nella pluralità dei suoi linguaggi, saranno organizzati eventi culturali, teatrali e progetti di intervento socio-culturale che coinvolgeranno i diversamente abili. Il cartellone prevede un prezzo di ingresso ai singoli eventi di 12 euro (8 euro per under 25 e over 60), più un ventaglio di abbonamenti e miniabbonamenti. Per informazioni e prenotazioni: 0832.242000.

@loradelavoro@ valentina polimeno PROCACCIATORE DI AFFARI Azienda operante nell’ambito dell’informatica cerca: 1 Procacciatore di affari preferibilmente esperienza per assistenza tecnica siti web. Si richiede: Diploma di Scuola Media di II° grado o Laurea; essere dinamici, buone capacità nelle relazioni interpersonali, buona conoscenza del mercato dell’informatica; conoscenza ed utilizzo dei principali supporti informatici; conoscenza della Lingua Inglese a livello scolastico; età 25-40 anni. CCNL come Procacciatore di Affari a full-time o part-time (20 ore settimanali) con 250 euro mensili (rimborso spese);

incentivi; 2% di provvigioni per ogni contratto stipulato. Possibilità di trasformazione del rapporto di lavoro a Tempo Indeterminato. Sede del lavoro: Lecce e provincia. Se sei interessato/a all’offerta presenta il tuo curriculum vitae entro e non oltre le ore 12,30 del 16 novembre 2009, recandoti presso: Centro per l’Impiego v.le Giovanni Paolo II, 3, Lecce. I colloqui si terranno presso il Centro per l’Impiego di Lecce il 18 novembre 2009 a partire dalle ore 10,00. Infotel: 0832.393118. SEGRETARIA AZIENDALE Azienda operante nel set-

tore metalmeccanica offre lavoro a tempo indeterminato a 1 segretaria aziendale con esperienza. Titolo preferenziale: residenza paesi limitrofi a Tricase. Contratto di lavoro secondo normativa vigente. Gli interessati possono presentare la propria candidatura entro 10 giorni dalla data di pubblicazione, presentandosi o presso il Centro Impiego di Tricase, oppure trasmettendo il proprio curriculum a mezzo fax allo 0833.542547. Per eventuali altre comunicazioni telefonare allo 0833.770800. Alla scadenza dell’offerta sarà fissato il giorno della pre-

selezione con i candidati scelti dal datore di lavoro. ASSEMBLATORE SERRAMENTI Si cercano candidati anche senza esperienza lavorativa età max 20 anni. Contratto apprendistato part-time, sede aziendale Nardò. Gli/Le interessati/e alla selezione dovranno presentarsi il giorno 12 novembre 2009 alle ore 16.00, muniti del proprio curriculum vitae, nei locali del Centro per l’Impiego di Nardò, Ufficio Preselezione, via Sanpietroburgo, Nardò per sostenere il colloquio di selezione con il responsabile della ditta.

MACCHINE LAVAPAVIMENTI

Si cercano candidati con esperienza nel settore pulizie ed utilizzo delle macchine lavapavimenti, patente B automuniti. Contratto a tempo indeterminato; sede aziendale Galatone. Gli/Le interessati/e alla selezione dovranno presentarsi il giorno 10 novembre 2009 alle ore 9.30, muniti del proprio curriculum vitae, nei locali del Centro per l’Impiego di Nardò, Ufficio Preselezione, via Sanpietroburgo, Nardò per sostenere il colloquio di selezione con il responsabile della ditta. Infotel 0833.871108.

CARROZZIERE VERNICIATORE Azienda operante nel settore autocarrozzeria è alla ricerca di operaio speccializato nella verniciatura con esperienza di almeno 3 anni. Si offre: CCNL di categoria a Tempo Indeterminato. Orario dilavoro, 8.00-15.00. Sede di lavoro Melendugno. Per candidarsi ci si presenti col proprio curriculum vitae presso CPI Martano mediante fax llo 0836.575750. Per ultriori chiarimenti tel. 0836.571016. I candidati possono presentare la propria canditatura entro il 25 novembre 2009.


L’Ora del Salento 15

Lecce, 7 novembre 2009

lo sport L’ASSIST

di Paolo Lojodice

Conquistata la prima posizione in classifica, il Lecce, nel posticipo di lunedì è chiamato a dare continuità di risultati anche lontano dal Via del Mare

A Torino prove di tenuta Ci vuole un po’ di tutto per raggiungere la vetta, soprattutto la fortuna che in alcuni casi, come per il Lecce, è un merito. Un Lecce che non è bello, non incanta con il gioco e non convince fino in fondo se si vuole intendere la formazione salentina come squadra pronta per il salto in serie A. Ma nonostante tutto, e a dispetto degli estimatori della tanto ricercata equazione “bel gioco uguale buoni risultati”, inanella una serie di successi che la fiondano in quattro turni da una posizione di indefinita medietà a compagine da vetta, sia pur in comproprietà. Dalla sua il riscontro dei numeri che poggiano sulla terribile efficienza nei turni interni. Probabilmente è questo quello che ci vuole per emergere in un campionato che non ha ancora indicato un leadership indiscussa. I quattro turni interni, i tre da calendario con Salernitana, Reggina ed Empoli, più il derby contro il Gallipoli nell’insolita veste di “ospite sul proprio terreno”, hanno suggerito una possibile, ma non esaustiva, strategia per le ambizioni leccesi. Vincere in casa può rivelarsi determinante ai fini della classifica e, proprio per il livello di calcio espresso nella cadetteria, la ricerca di un gioco brioso e divertente può essere tranquillamente sacrificata sull’altare della concretezza e del risultato prima di tutto.

Gli ultimi quattro turni hanno consegnato alle cronache un Lecce non esaltante nella manovra di gioco ma decisamente in crescita per continuità ed equilibrio: vincere pur senza esprimere un dominio assoluto e, magari ringraziare lo stellone per aver incassato la posta piena anche grazie ad alcuni marchiani errori degli avversari, non ingigantisce oltremodo la reale caratura della squadra ma semmai ne delinea proficuamente caratteristiche e potenzialità sulle quali mister De Canio ha deciso di scommettere. L’undici leccese mette in campo, ad ogni turno, il risultato di un lavoro paziente, programmato, tagliato e cucito dall’allenatore su misura per il proprio organico. In questa prima fase di campionato, anche per sopperire alle assenze per infortunio di alcuni elementi sul cui apporto il tecnico materano ha contato senza riserve nella organizzazione del gruppo, e nell’attesa della maturazione dell’affiatamento tra nuovi innesti e vecchia guardia, il gioco del Lecce spesso si è affidato a lanci lunghi per le punte e a colpire di rimessa, facendo storcere il naso in qualche occasione. Ma tant’è che le ultime quattro gare avrebbero indicato nell’attacco leccese il primo reparto ad avere acquisito una propria dimensione e continuità: 8 reti realizzate con

una media di due goal ogni 90 minuti a fronte di solo tre reti subite, aggiungono peso alla squadra e consegnano alle statistiche l’attacco salentino come il più prolifico insieme a quello del Sassuolo. Conforta che a segnare siano stati soprattutto gli attaccanti, Corvia, Marilungo e Baclet, rassicura trovare nello score dei realizzatori anche i centrocampisti come Lepore, Giacomazzi, defendi ed in ultimo Vives, invita ad un pensiero oltremodo ambito e ottimistico se poi a spingere la palla in rete sia un difensore come Fabiano. Quindi il Lecce sembra crescere in modo organico, lineare, con il giusto equilibrio fra i reparti che, se ad oggi non consente ancora di raccontare meraviglie in quanto gioco e schemi, fissa chiari gli obiettivi per

un concretezza di risultati. Mister de Canio sa che adesso, una volta trovata la strada per cementare il gruppo, deve continuare il lavoro per migliorare la fase del possesso di palla e del momento difensivo, passando, in entrambi i casi per l’organizzazione dei movimenti senza la sfera. La trasferta per il posticipo di lunedì sul campo del Torino, formazione considerata tuttora la più accreditata per la promozione diretta, nonostante il ritardo di tre punti sulla vetta della classifica, può essere il banco di prova per aggiungere un altro tassello alla composizione del disegno che De Canio ha in mente e, soprattutto, in potrà valere in casa giallorossa la regola della concretezza prima di tutto, che si scrive, a lettere dorate, anche con un pareggio.

MONDO Dal 5 al 7 dicembre ad Assisi il Meeting dei soci Csi “Lo sport di oggi per l’Italia di domani. Il contributo del Csi alla costruzione del bene comune” è il tema che ispirerà quest’anno l’ormai tradizionale meeting dei soci e dei quadri dirigenti organizzato ad Assisi, dal 5 al 7 dicembre presso la Domus Pacis in Santa Maria degli Angeli, a ridosso della festa dell’Immacolata. È chiaro l’intento di approfondire il modo in cui l’associazione può contribuire, attraverso la sua proposta di promozione umana e sociale attraverso lo sport, e attraverso la sua stessa azione progettuale e “politica”, a realizzare quel concetto di bene comune che rappresenta un punto fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa. L’appuntamento ad Assisi è per la mattina di sabato 5 dicembre. Nel pomeriggio terranno banco tre relazioni, rispettivamente su: “Il ruolo dello sport nella società civile”, “L’impegno dei cattolici nella sfida alla costruzione del bene comune”, “Sport e vita: oltre uno slogan c’è di più”, con dibattito ed interventi finali. Domenica 6 i lavori inizieranno con un intervento del presidente nazionale, Massimo Achini, su “Lo sport può cambiare il mondo”, centrato anch’esso sulle possibilità che lo sport ha di radicare valori - come la coesione, la solidarietà, la pace - che contribuiscano a guarire l’attuale crisi di civiltà. Quindi un intervento strettamente legato al tema generale: “Il bene comune oggi: ricordo o pietra d’angolo per il futuro?”. Tra interventi e testimonianze si approfondirà cosa voglia dire oggi “bene comune”, e se e quanto tale concetto debba essere considerato superato o attuale. Nel pomeriggio approfondimento sui programmi 2009/2010. In serata il consueto pellegrinaggio. Si chiude la mattina di domenica 6 dicembre, con un intervento su “Sport di oggi per l’Italia di domani”, con testimonianze e conclusioni. Ogni anno Assisi ha rappresentato un momento importante per la grande famiglia del Csi non solo perché è l’occasione per approfondire tematiche che stanno a cuore a tutta l’associazione, ma anche perché è il momento in cui si possono condividere esperienze ed intrecciare rapporti anche tra realtà associative geograficamente distanti. Le quote di iscrizione (comprensive di vitto ed alloggio) sono: 120,00 per i componenti dei comitati e per i dirigenti di società sportive; 150,00 per tutti gli altri partecipanti. Ci si può iscrivere entro e non oltre il 20 novembre, attraverso la compilazione dell’apposito modulo che è stato predisposto, facendo pervenire le proprie adesioni presso il comitato provinciale di Lecce (via Siracusa, 50) nei giorni di lunedì, mercoledì e Venerdì negli orari di apertura della segreteria (dalle ore 17.30 alle ore 21.00). Per informazioni rivolgersi alla segreteria del comitato, nei giorni di apertura, telefonando al numero 0832392809 oppure inviando una mail all’indirizzo lecce@csi-net.it. Andrea Iurlaro

3709 - L'Ora del Salento  

Settimanale Cattolico dell'Arcidiocesi di Lecce