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Lecce, 19 giugno 2010

UN EURO

L’Ora del Salento

Spedizione in abbonamento postale comma 27 art.2 L. 549/95 - Filiale Poste Lecce

Nuova serie, Anno XX, n. 22

Chi è senza peccato...

SETTI MANALE CATTOLICO

Lecce, 19 giugno 2010

Mons. D’Ambrosio alla festa di fine anno dell’Azione Cattolica Diocesana

di Nicola Paparella Nel buio della notte cerchiamo la luce d’una lampada; ma nello splendore meridiano del sole ci piace l’ombra oscura del bosco. Tutta la vita della persona è un continuo confronto fra poli contrapposti. Spesso inconciliabili. Il cielo e la terra; la luce e l’oscurità; il vicino e il lontano; e poi anche il bene e il male; lucifero e l’angelo del Signore. E’ sempre così. Chi pensa di vivere nel candore della grazia è già fuori, nella polvere; e chi si batte il petto sull’uscio del tempio è già vicino al Signore. La ricchezza dell’uomo è nella sua fragilità: creatura straordinaria, l’uomo riesce a sollevarsi al di sopra d’ogni creatura proprio quando avverte e accetta i suoi limiti e tutta quanta la sua precarietà. E’ chiamato alla santità, ma non riesce a liberarsi dal peccato, con cui invece deve ogni giorno misurarsi. Per sconfiggerlo, deve subire le lusinghe di Satana, che del resto osò tentare persino il Signore. Il peccato, certamente, segnala una sconfitta, alla quale però si deve reagire con le risorse e le energie della persona, con l’aiuto della comunità, con il sostegno della Chiesa. Chi reagisce al peccato si ciba della verità e guadagna la comprensione dei fratelli. Il vero scandalo è la fuga dalle responsabilità, negare il male compiuto, escludere il ravvedimento operoso. Oggi la comunità resta frastornata da quel che sente: politici che rubano, giudici collusi, burocrati corrotti, medici truffaldini, imprenditori lestofanti, giornalisti calunniatori … ed ora, persino, preti che abusano. Lo sconcerto è comprensibile; ma non giova. Occorre chiedersi se abbiamo fatto e se stiamo facendo tutto ciò che si deve fare perché il peccato non abbia a vincere. L’errore si può estinguere soltanto se facciamo luce. Lucifero si muove nelle tenebre; gli speculatori agiscono nelle segrete stanze del potere; gli appalti vengono truccati nel segreto; i ricatti si consumano nell’ombra. Nessun peccato cerca i riflettori. La comunità cristiana deve allora cercare i prati luminosi della conversione. Il modo migliore per reagire alle notizie che frastornano è promuovere un lungo periodo penitenziale, perché sia possibile combattere i silenzi con le parole di verità, il male con le opere di bene, il disimpegno con il coinvolgimento, il distacco con l’accoglienza, il disinteresse con la vigilanza, l’assenza con la partecipazione. Tenendo sempre presente che il vizio, l’errore, il peccato, il furto, l’abuso, la prepotenza ed ogni altra vergogna della persona sono come un macigno che cade nello stagno: raggiungono l’intera comunità e coinvolgono tutti. Talvolta, però, basta anche soltanto un piccolo gesto per ridare forza e credibilità ad una intera comunità. Coraggio.

L’Arcivescovo all’Ac: siate protagonisti della testimonianza più autentica

Il 29 giugno 2010

Mons. Ruppi torna a Lecce per celebrare i suoi 30 anni di Episcopato

ESCLUSIVO/Parla il maestro che ha realizzato il monumento per l’ingresso di Lecce

Germinazione, l’opera di Pignatelli darà il benvenuto a chi arriva in città L’artista: un dono personale alla terra che mi ha generato ecclesìa

Trepuzzi celebra San Filippo 4 catholica

Separati. Con la speranza di riconciliarsi 5

info: www.fismlecce.org


L’Ora del Salento 2

Lecce, 19 giugno 2010

primopiano

EDITORIALI ALLA FINE DI UN ANNO SCOLASTICO

Il vento del rinnovamento e delle riforme La valutazione e la difficile congiuntura economica non è una punizione Se il testo de “l’anno che verrà” di Dalla potesse essere utilizzato diremmo che “l’anno che sta arrivando tra un anno passerà” e, applicando il tutto alla scuola, avremmo già un anno di riforma alle spalle. “È questa la novità”! Canzonette a parte quello che sta per concludersi e quello che prenderà il via al primo settembre vedono il mondo della scuola ampiamente in fermento, al di là di tutte le valutazioni personali. Molti i cambiamenti, ma non solo da un punto di vista squisitamente didattico e curriculare. Anche i rapporti all’interno della Istituzione scolastica sono in fase di cambiamento. La Legge 150/09, noto come “Riforma Brunetta” ha avviato, come Norma imperativa, una ridefinizione anche dei rapporti tra dirigente scolastico, personale ATA e personale docente. Si tratta di una Legge che è applicabile a tutti i dipendenti pubblici e dunque trova spazio anche all’interno del mondo scolastico. Non si vuol annoiare con dettagli che possono essere approfonditi là dove servano, ma semplicemente offrire uno spunto di riflessione: l’orientamento è che la scuola sempre più sia in qualche modo raccordabile, anche concettualmente, al vasto mondo del pubblico impiego, dove al servizio reso

L’Ora del Salento SETTIMANALE CATTOLICO Iscritto al n. 517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce

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si deve accompagnare l’efficienza. Accanto a questa novità ancora da registrare la “messa a regime” del meccanismo delle ammissioni agli esami di stato con sole sufficienze in tutte le discipline, compresa la condotta. Mentre sino allo scorso anno era la media del 6 a consentire l’accesso all’ultimo step prima di uscire dal percorso , da quest’anno è indispensabile che si abbia la sufficienza in tutte le materie. Questo, nell’intento del legislatore, dovrebbe essere garanzia di migliore serietà. Fatto salvo, parole del Ministro Gelmini, il buon senso che dovrebbe guidare i Consigli di classe in presenza di qualche lieve insufficienza. Infine, anche la votazione del 100 e lode sarà riservata solo a chi presenta una media storica personale che non vada al di sotto dell’otto. Il 2009-10, dunque, è stato un anno di cambiamenti, portati a termine o avviati, che dovrebbero delineare una scuola nuova, efficiente, funzionale. Ci si chiede però come si possa portare bene a termine un progetto di questa portata laddove non sempre ci siano disponibilità finanziare adeguate. Che ci fosse la necessità di una razionalizzazione dei percorsi e dei curricula non si discute. Troppa confusione e lecito era

dire che “autonomia” rischiava di essere stato frainteso con “possibilità di anarchia”. Ma la Riforma, a nostro parere, non ha raccolto tutto il patrimonio di esperienza fatto da noi tutti operatori della scuola. Il percorso del Classico, ad esempio, appare appesantito nelle aree di indirizzo e meno “soddisfatto” e supportato in quelle che invece sono le discipline che dovrebbero fornire competenze fondamentali per chi sceglierà poi, a seguire, percorsi coerenti con la scelta iniziale: ad esempio il Diritto, scomparso dal percorso, pur presente in quasi tutte le sperimentazioni con ottimi risultati. Certo, esiste la quota di autonomia,ma utilizzabile sempre che “..non creino condizioni di sovrannumerarietà”. Si può, cioè, in teoria ma, in pratica, sarà molto meno semplice. E qui si tocca il tema dei tagli: siamo innegabilmente ad un punto di snodo economico. Il vecchio sistema non può andare ma il nuovo non propone ancora soluzioni pienamente condivise. Un caso: donne in pensione a 65 anni. Maestre elementari che hanno da educare ragazzini di 60 anni – 59 anni in meno. Il concetto di gap generazionale lo vogliamo completamente ignorare? Fermo restando il patrimonio umano, profes-

PENSANDOCI BENE...

sionale che ciascuna di queste persone porta con sé, riteniamo innegabile che bambini che saranno portatori di nuovi linguaggi, che già peraltro in gran parte usano, potrebbero non essere adeguatamente guidati n questo loro percorso. Qualcuno potrebbe, a giusto titolo, sostenere che moltissimi si sono aggiornati, ma la realtà quotidiana dice anche altro, sempre fatta salva la disponibilità professionale e umana di tutti, sempre pronti a rimettersi in discussione e a ripartire. La verità bisogna sempre guardarla in faccia. La scuola è un mondo a sé. Ha i suoi tempi, i suoi ritmi, le sue necessità. Non è una fabbrica. Non si producono macchine fotografiche ma uomini in grado di pensare e , per tutto questo, c’è bisogno di tempo, di riflessione, di azione condivisa, di energia, di stanziamenti. Chiudiamo con una sola nota: in Germania, dove pure hanno dovuto riorganizzare certi percorsi economici, due sole aree non hanno sofferto ridimensionamenti: scuola e ricerca. Se guardiamo al modello tedesco, speriamo di poterlo fare in toto. Buona fine anno scolastico e, soprattutto, miglior principio. Loredana Di Cuonzo

di Giuseppina Capozzi

L’anno scolastico volge al termine e, come tradizione vuole, è tempo di bilanci, che la scuola italiana non riesce più a far quadrare: né sul piano delle competenze, né sul piano delle consistenze economiche. Perché le competenze, la nostra scuola, non solo non riesce a raggiungerle, ma non riesce neanche a definirle, e le ‘consistenze’… non ci sono più. C’è solo una scuola, fluida e sgangherata, colpita da tagli agli organici ed ai finanziamenti, da legislazioni, indicazioni e regolamenti che sollecitano dirigenti e docenti a sempre nuovi modelli organizzativi ed a nuove pratiche valutative, rafforzando il disorientamento e la stanchezza di tutte le componenti. Rinuncio, ormai, ad argomentare su tutto il resto; mi soffermo, invece, a riflettere su quella che considero la dimensione più problematica della scuola italiana, e di quest’anno in particolare: la valutazione. Gli ultimi provvedimenti normativi evocano e veicolano l’idea di una valutazione come strumento punitivo, consegnando ad una ‘media aritmentica’ l’oggettività della stessa, e alla funzione sansonatoria la ritrovata severità ed il nostalgico rigore di antiche stagioni scolastiche. Ma la valutazione non potrà mai essere oggettiva, in

quanto processo soggettivo basato sulla rappresentazione della realtà di chi valuta, sia nel momento in cui osserva, rileva e verifica, sulla base delle proprie coordinate pedagogiche, didattiche e disciplinari, sia nel momento in cui ‘giudica’, attraverso il proprio sistema di valori. E non può essere usata come arma contro il bullismo, l’aggressività, il disinteresse, il disimpegno: ciò servirebbe solo a rendere più clandestino il comportamento dell’alunno, perché non si può ‘costringere’ qualcuno a non sbagliare. Sono l’autorevolezza e la fermezza del docente, la responsabilità e la virtuosa collaborazione delle famiglie, ma soprattutto il coinvolgimento e la corresponsabilità degli studenti nella costruzione di regole condivise e dei propri percorsi formativi, progettati e pensati ‘con’ loro, e non ‘per’ loro, che li aiutano a crescere persone consapevoli e responsabili. Ciò significa recuperare il carattere di ermeneuticità della valutazione, come momento di lettura e interpretazione del percorso formativo, riconoscendone l’ineludibile soggettività dell’atto, ma, al contempo, la legittimità di un giudizio basato su una ricca e trasparente documentazione, e non su una media aritmetica di decimali. Carmen Indirli

A MARGINE DI...

Il significato della sessualità Mortalità infantile: nessun miglioramento Una delle dimensioni intrinsecamente e costitutivamente proprie dell’essere umano è la sessualità. Ma la vocazione originaria dell’uomo è l’amore: quindi anche la sessualità, come sua componente fondamentale, è chiamata all’amore. La cultura sessuale dominante sta riducendo la sessualità ad un bene di consumo; ne derivano relazioni sessuali non impegnative, sia sul piano affettivo che temporale. Al riduzionismo si affianca il diffondersi dell’atteggiamento meccanicistico, conseguenza della nostra civiltà tecnologica: l’uomo sembra solo una macchina e l’amore un mero procedimento tecnico. Il modello per antonomasia appare quello del rapporto freddo e distaccato. La sessualità viene, così, svuotata del suo intimo significato e alimenta l’alienazione, il senso di solitudine, la spersonalizzazione, la disgregazione dell’io. Ma la sessualità è innanzitutto comunicazione e oggi siamo nel “mondo schizoide” di Rollo May, in cui la comunicazione interpersonale è sempre più difficile e rara. La vera comunicazione è quella che crea qualcosa di nuovo e diverso rispetto al prima della comunicazione. E nei rapporti occasionali e fini a se stessi non si aggiunge nulla di nuovo al precedente. Il vero significato della sessualità è, invece, nella logica del dono incondizionato di sé: è quella forza che consente all’uomo e alla donna di uscire da se stessi per incontrare l’altro, diverso e complementare, per realizzare un’autentica comunione. Ogni essere umano è sessuato non solo nel corpo, ma anche nella mente e nello

spirito: la crescita personale avviene, dunque, quando tutte le parti della persona si sviluppano nel confronto con l’altro sesso, sperimentando i propri limiti e le specificità dell’altro. La persona cresce, allora, in conoscenza di se stesso e in capacità di amore nell’accettazione del diverso da sé. La relazione profonda che arricchisce il rapporto di coppia è quella che supera la semplice ed immediata sensazione (la quale si consuma velocemente per lasciare spazio ad un’altra sensazione) per innestarsi nella volontà. Quando l’atto si radica nella volontà, diventa scelta, promessa, impegno e trasforma un atto superficiale in consapevole e veramente umano; cioè rispondente alla dignità della persona umana, elevandosi dai pericoli dell’aggressività, egoismo, sopraffazione, strumentalizzazione. Ora, la differenza fra la persona umana e l’animale è nella consapevolezza delle proprie azioni, nel controllo della propria istintività, nella crescita continua della singolare realizzazione. E la realizzazione di sé è nella bellezza e nella gioia di una evoluzione nel bene, nello sviluppo integrale della persona che sappia guardare non solamente le componenti materiali e corporali, ma soprattutto quelle spirituali. La vera armonia personale si raggiunge, di conseguenza, quando tutte le dimensioni della persona sono coinvolte in un progetto unitario. Solamente nell’ottica del dono sponsale, perciò, la sessualità orienta la persona nella direzione del vero senso di umanizzazione e valorizzazione di se stessa. info@giuseppinacapozzi.it

Mancano solo cinque anni alla scadenza degli obiettivi di sviluppo del millennio che si è dato l’Onu sulla riduzione di due terzi della mortalità nei bambini sotto i cinque anni e la diminuzione della mortalità materna di tre quarti tra il 1990 e il 2015. Secondo un documento pubblicato su un numero speciale della rivista Lance: “solo tre quarti dei 68 paesi, in cui si concentra il 90% delle morti di bambini sotto i cinque anni, stanno mostrando segni di progresso, mentre la mortalità materna rimane ancora molto elevata e senza variazioni degne di nota”. È un dato davvero allarmante, soprattutto se si considera che la maggior parte degli oltre dieci milioni di decessi infantili, che avvengono ogni anno nel mondo, è dovuta a infezioni respiratorie acute, dissenteria, morbillo e malaria. Tutte malattie, che possono essere prevenute tramite vaccini, zanzariere, misure igieniche e altre semplici forme di profilassi. Almeno due milioni di bambini, ogni anno, muoiono a causa di malattie come morbillo o la tubercolosi, per le quali esistono vaccini dal costo irrisorio, facilmente accessibili per qualsiasi cittadino occidentale, ma inarrivabili per quei tre miliardi di abitanti del pianeta che vivono con meno di due dollari al giorno. Inoltre, alla carenza di servizi sanitari di base, si aggiunge quell’assenza di informazioni dovuta all’analfabetismo che complica ancor di più il quadro della disperazione. Le famiglie ignorano l’importanza vitale delle vaccinazioni; non sanno riconoscere i sintomi delle malattie e neppure leggere le istruzioni di un operatore sanitario o dosare un farmaco. A questo, si aggiunge la mancanza d’acqua pota-

bile per un sesto della popolazione mondiale; l’inadeguatezza dei servizi igienici, delle fognature e delle infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti, che toccano oltre 2 miliardi e mezzo di abitanti del pianeta. Il 6 aprile, è stato fatto un accordo con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per un progetto di riduzione della mortalità materna e infantile. Il progetto prevede l’istituzione di scuole per infermieri con corsi di ostetricia. In tali scuole l’Oms e il Dipartimento dei Ministeri della Salute della Chiesa si impegneranno per far laureare degli assistenti al parto specializzati. Un aumento di ostetriche specializzate aiuterà a diminuire il numero di morti delle partorienti in molti paesi africani e asiatici, dove la media è di 600 morti ogni 100.000 parti. L’Unicef, da anni impegnata in una campagna di sensibilizzazione e aiuto ai bambini bisognosi di tutto il mondo, ha creato un “pacchetto” di interventi applicati ai paesi con i tassi di mortalità infantile più alti al mondo, raggiungendo capillarmente tute le aree e i villaggi, anche i più sperduti. Tali interventi comprendono: vaccinazioni contro le sei principali malattie killer (morbillo, polio, difterite, pertosse, tetano, TBC); somministrazione di vitamina A, antibiotici e sali reidratanti; distribuzione di zanzariere trattate con insetticida; assistenza alla gravidanza e al parto e la formazione specializzata di personale sanitario. Molto si può e si deve fare, perché questo è un problema che riguarda tutti: i bambini sono il futuro della terra, e la nostra unica speranza e lavorare per essi vuol dire assicurare il futuro dell’umanità. Francesco Giacovazzo


L’Ora del Salento 3

Lecce, 19 giugno 2010

primopiano

COSMO FRANCESCO RUPPI

Disagi per i giornali in abbonamento

In difficoltà senza agevolazioni postali

LECCE IN FESTA PER I TRENT’ANNI DI EPISCOPATO UN VENTENNIO NEL SALENTO

Il suo ministero, espressione del costante impegno per il rinnovamento della vita cristiana e la trasmissione della fede alle nuove generazioni

Preghiera e riconoscenza per un Pastore sempre nel cuore della Chiesa di Lecce Il 29 giugno prossimo, Solennità dei SS. Pietro e Paolo, ricorre il XXX anniversario dell’Ordinazione Episcopale di mons. Cosmo Francesco Ruppi. La Chiesa di Lecce, radunata dal suo Pastore mons. Domenico d’Ambrosio, si unisce con il cuore e la preghiera alle tante attestazioni di affetto e di riconoscenza che nei prossimi giorni da ogni parte della Regione raggiungeranno mons. Ruppi nella sua natia Alberobello, e desidera ricordare con gioia tale ricorrenza, ringraziando il Signore per il bene da Lui seminato nella comunità diocesana in questo lungo arco di tempo, specialmente nei venti anni in cui è stato suo Pastore e sua guida spirituale. Da appena un anno ha lasciato il governo della Diocesi e in questo periodo, che è coinciso con la celebrazione dell’Anno Sacerdotale, voluto da Benedetto XVI in occasione del 150 anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney, molte sono state le circo-

stanze che ci hanno visto riflettere, pregare e ringraziare il Signore per il dono del sacerdozio ministeriale. È stato spontaneo portare alla memoria l’intenso ministero di mons. Ruppi, in particolare la sua speciale dedizione alla cura pastorale dei sacerdoti e delle vocazioni al sacerdozio, la pastorale familiare, la partecipazione dei laici alla vita e alla missione della Chiesa secondo le direttive del Concilio Vaticano II, le numerose Visite Pastorali, le Lettere Pastorali… tutto è espressione del suo costante impegno per il rinnovamento della vita cristiana e la trasmissione della fede alle nuove generazioni. È stato vivo anche il suo interessamento per la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, culturale della Città di Lecce, la costruzione del nuovo seminario, la ristrutturazione della Curia col museo diocesano, accanto al generoso e intenso interesse per le fasce deboli della società, in partico-

L’INVITO DELL’ARCIVESCOVO D’AMBROSIO

lare gli immigrati che, nel corso del suo Episcopato a Lecce, ha permesso di scrivere pagine dense di storia, di sofferenza e di fedeltà al Signore. E poi la visita di Giovanni Paolo II a Lecce, il Sinodo Diocesano, la Canonizzazione di San Filippo Smaldone e le tante iniziative pastorali di mons. Ruppi ci spingono ancora oggi a celebrare con gratitudine questo anniversario con una solenne Concelebrazione Eucaristica da Lui presieduta il prossimo 29 giugno in Cattedrale alle ore 19.00 e ci sprona ad andare avanti con fiducia perché mons. Ruppi ci ha insegnato che la fede sarà la nostra vittoria. L’augurio che in questi giorni vogliamo a lui esprimere è che il ricordo della giornata dell’Ordinazione Episcopale, tanto cara ad ogni Vescovo, ravvivi la freschezza dei sentimenti, la gioia della donazione, l’amore verso la nostra diocesi, che con Lui ha scritto una bella pagina della storia della nostra salvezza. Fernando Filograna

Non si può far finta di niente. Non si può tacere. Da due mesi e mezzo, ormai, è stato emanato il decreto che, da un giorno all’altro, senza preavviso, ha eliminato le agevolazioni postali per i giornali, i periodici e i libri, comportando per L’Ora del Salento costi di spedizione più che raddoppiati. Da quel 1° aprile in cui è entrato in vigore il decreto si sono svolti alcuni incontri a Roma tra Poste Italiane, Editori e Governo. Incontri che però non hanno prodotto il frutto sperato e nessun accordo è stato raggiunto. Per la verità, il 27 aprile i rappresentanti delle Poste e di alcuni gruppi di periodici (tra cui i settimanali diocesani) avevano delineato i tratti di una possibile intesa che, rispetto alla situazione precedente, prevedeva un aumento delle tariffe di circa il 60 per cento in tre anni, a partire dal 2011. Accordo che però non si è perfezionato perché le Poste hanno fatto presente di voler prima concludere la trattativa con la Fieg (la Federazione italiana editori e giornali) che rappresenta le testate alle quali va l’80 per cento di tutte le agevolazioni postali. Inoltre è mancata anche la disponibilità del Governo a garantire almeno una parte dei fondi che finora hanno consentito di attivare le agevolazioni (rispetto ai quasi 300 milioni garantiti nel 2009, l’ipotesi di accordo prevedeva che lo Stato mettesse sul piatto 50 milioni per il 2011, 38 nel 2012 e 28 nel 2013). Ma il Governo ha fatto sapere di non voler stanziare neppure un euro e la trattativa è saltata. Da allora il tavolo non è più stato convocato e, salvo il recupero di 30 milioni per le agevolazioni destinate a sostenere la spedizione di pubblicazioni degli enti non profit, nulla si è più mosso. Anzi, l’apertura del dibattito sulla manovra correttiva dei conti pubblici ha portato l’attenzione generale a concentrarsi su altre questioni. Di qui la necessità di riproporre con forza e chiarezza il problema, che certamente non può essere lenito o “digerito” col semplice trascorrere del tempo. Anzi! Le tariffe che sono ora in vigore stanno creando gravi difficoltà a molti giornali, mettendo anche a rischio il loro futuro. La lievitazione dei costi è di grande rilievo e il suo peso si è rivelato ancora più schiacciante perché giunto improvviso e inaspettato, quando le campagne abbonamenti erano già concluse, quando i bilanci di previsione erano già approntati, senza che ci fosse modo per le aziende editoriali di mettere in atto alcuna strategia per assorbire il colpo. Un colpo che, se non interverrà un accordo, farà sentire la sua forza d’urto anche sulle tasche degli abbonati che così vedranno penalizzato il loro

desiderio di essere informati e di accedere a un prezzo contenuto a un mezzo di comunicazione di cui hanno fiducia. E’ necessario che la trattativa riparta subito, prima che l’aumento dei costi produca le sue gravi conseguenze, non solo sull’operatività dei giornali e sulla loro possibilità di giungere a destinazione, ma anche su tutto il mondo produttivo che a loro fa riferimento, dai giornalisti alle tipografie. Bisogna fare attenzione, infatti, che il risparmio sulle agevolazioni postali non si traduca poi in un costo sociale ed economico ben maggiore, oltre che nell’impoverimento di un servizio fondamentale come è quello dell’informazione. Ciò non significa che non ci si renda conto della necessità di collaborare al risanamento del bilancio pubblico anche tramite una razionalizzazione del sostegno garantito al settore dell’editoria. Ma razionalizzazione, non un colpo di spugna indifferenziato, che grava su tutti allo stesso modo, senza riconoscere la diversità esistente tra tante aziende editrici e tra tanti giornali. Non è lo stesso, infatti, che un giornale sia principalmente un veicolo pubblicitario o che invece sia voce di un territorio, specchio della sua realtà, occasione di dialogo e confronto. Non è lo stesso che un giornale venga spedito in modo anonimo e indifferenziato nelle case, magari occasionalmente per sostenere qualche campagna promozionale, o che invece raggiunga fedelmente i suoi abbonati, persone che lo apprezzano, che lo aspettano, che si fanno anche sentire in redazione se non arriva puntuale. Tagli indifferenziati che non tengono conto delle diversità delle varie realtà editoriali non hanno senso. Tanto meno se questi tagli sono totali, come è ora. La trattativa deve riprendere e se ci sarà qualcuno che commenterà: “anche i settimanali diocesani, come tutti, non cercano altro che difendere i loro interessi”, non sarà difficile rispondere che i settimanali diocesani non sono aziende a fini di lucro e che la loro vera natura, la ragione più autentica che li ha fatti nascere e continua ad animarli, è di sostenere il loro territorio e i suoi abitanti e, perciò, penalizzare i settimanali è penalizzare tutti i loro lettori. Anche per questo e soprattutto per questo la trattativa va ripresa subito e va portata avanti con la disponibilità di tutte le parti a fare qualche passo per raggiungere un punto d’equilibrio che possa essere davvero sostenibile. E’ anche una questione di rispetto della libertà di informazione e del suo pluralismo, valori irrinunciabili e fondamentali per la società.


L’Ora del Salento 4

Lecce, 19 giugno 2010

ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

di don Angelo Sceppacerca

E voi chi dite che io sia

Domande e risposte sulla realtà che resta quella che è: la vita finisce con la morte. Gesù rompe questa legge inesorabile, inserendo il seme della resurrezione. A due condizioni: crederlo figlio di Dio e fare la sua stessa strada, mettendo da parte noi stessi e accettando la croce. È la questione seria, per questo Gesù ha un atteggiamento severo verso i discepoli, ai quali ordina di non dirlo a nessuno. Prima devono essere consapevoli che, prima, viene il soffrire e il morire. Per questa necessità della croce e del molto patire prima della resurrezione, l’evangelista Luca quasi anticipa il momento in cui Gesù “prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme”. La croce fa parte del “chi è Gesù”, della sua identità. Se non si accetta la passione, vuol dire che non si conosce il Cristo di Dio, nemmeno si comprende la nostra condizione di discepoli. La preghiera del Signore è in solitudine, eppure i discepoli “erano con lui”; Gesù li mette a parte della sua unione con Dio. Ora viene la domanda sulla fede: “Le folle, chi dicono che io sia?”. Le tre risposte hanno tutte a che fare con la resurrezione; non ci si potrebbe riferire al Battista se non fosse risorto ed Elia è l’unico profeta “assunto in cielo in un carro di fuoco”; infine Gesù sarebbe uno degli antichi profeti risorto. Anche le folle sono sulla pista dell’unica risposta soddisfacente alla domanda se tutto finisce con la morte. Che vuol dire rinnega te stesso?. ”Non credere che, perché il mondo t’entra in casa attraverso certe radio, la televisione, e i giornali tu sia autorizzato ad ascoltare ogni programma o a vedere ogni trasmissione ed ogni manifesto. Non credere che, perché sei nel mondo, ogni maniera di vivere del mondo possa essere tua: le facili esperienze, l’immoralità, l’aborto, il divorzio, l’odio, la violenza, il furto. No, no. Tu sei nel mondo. E chi non lo vede? Ma tu non sei del mondo. La voce di Dio dentro di te ti fa entrare, se l’ascolti, in un regno dove si vivono l’amore vero, la giustizia, la purezza, la mansuetudine, la povertà, dove vige il dominio di sé. Il mondo t’investe come un fiume in piena e tu devi camminare contro corrente. Dove mettere i piedi? In quelle orme che Cristo stesso ti ha segnato: sono le sue parole. Rinnega te stesso. La vita della tua anima comincerà a crescere e fuori il mondo ti parrà di cartone” (Chiara Lubich).

L’occasione per visitare il cantiere della nuova chiesa

Mons. D’Ambrosio a Trepuzzi per la festa di San Filippo Smaldone Dal 17 al 20 giugno 2010, festeggiamenti religiosi e civili per la comunità parrocchiale di “San Filippo Smaldone”, in “Votano Specchia” Trepuzzi, in onore del Santo Patrono dell’“Effata”, parola pronunciata da Gesù per dare udito e loquela al sordomuto. Il concetto di “Effata” ci porta a riflettere su quella grazia di cui tutti abbiamo bisogno, soprattutto, a livello spirituale per metterci all’ascolto della Parola di Dio e per elevare lodi alla sua infinita Santità. Nei giorni 17, 18 e 19 giugno 2010, il programma religioso prevede il Triduo di preparazione alla festa presso il salone polivalente in via Surbo. Dopo il Santo Rosario, alle 18:30, segue la celebrazione eucaristica con il pensiero spirituale del Reverendo Padre Giuseppe Pane passionista. Domenica 20 giugno Salve mattutina, e alle ore 10:00 sua Eccellenza Reverendissima mons. Domenico D’Ambrosio, nostro Arcivescovo, presiederà la Santa Messa. In serata, alle 19.00, ci sarà la processione per le seguenti vie del paese: Surbo, Toscana, 1° Maggio Foggia, Palermo,

Potenza, I° Maggio Sardegna, Lucania, Calabria, Puglia, Centro polivalente, al termine del percorso, il rito religioso, si concluderà con la celebrazione della Liturgia Eucaristica. L’evento musicale della serata vedrà protagonista GiovanNei giorni scorsi, la comunità cattolica parrocchiale di rito bizantino di Lecce ha ricevuto la visita di mons. Domenico Umberto D’Ambrosio. Alle ore 18.30, accompagnato da don Oronzo De Simone, don Carlo Santoro e don Piero Quarta, l’Arcivescovo è stato accolto da papas Nik Pace. “È con immensa gioia per la nostra comunità averLa questa sera tra noi per la preghiera del Vespro alla vigilia della festa del Padre e dottore della Chiesa S. Cirillo, vescovo di Alessandria - ha esordito papas Nik - Nei tropari che canteremo in onore del santo si ricorderà l’impegno da lui profuso perché le comunità cristiane vivessero fraternamente unite e concordi nella retta fede nell’omusia divina

ni Cananà che dirigerà il complesso bandistico di Trepuzzi. Per i festeggiamenti civili, invece, dal 24 maggio al 31 maggio ci saranno momenti di divertimento con il I° Torneo di calcio balilla a coppia. Dal 3 giugno le squadre di

L’AGENDA DELL’ARCIVESCOVO

Domenica 20 giugno 2010 Ore 10 - Celebra la S. Messa in onore di San Filippo Smaldone a Trepuzzi Ore 19.30 - Celebra la S. Messa in onore della Madonna del Pozzo nella Parrocchia S. Maria delle Grazie a Squinzano Lunedì 21 giugno 2010 Mattina - Udienze Pomeriggio - Celebra la Santa Messa in onore di S. Luigi prima nella Rettoria di Lecce e poi alle 19.30 nella Matrice di Novoli Martedì 22 giugno 2010 Ore 11 - Festeggia il 25° Anniversario di ordinazione di don Damiano Trisolino a S. Foca Ore 19.30 - Celebra la S. Messa in memoria di S. J. M. Escrivà de Balaguer nella Basilica del Rosario

Mercoledì 23 giugno 2010 Ore 8.30 - Santa Messa con la Guardia di Finanza Ore 19 - Amministra la cresima nella Cappella della Comunità Emmanuel Giovedì 24 giugno 2010 Ore 17 - Incontra i cresimandi di Acaja, Acquatica e Vanze Ore 19 - Celebra la Solennità di S. Giovanni Battista nella parrocchia di Lecce Venerdì 25 giugno 2010 Ore 19.30 - Icontra la Famiglia Salesiana Sabato 26 giugno 2010 Ore 10 - Partecipa alla Consegna del Premio Cittadinanzattiva presso l’Oncologico di Lecce Ore 19 - Conferisce la cresima a Vanze

SALENTO FRANCESCANO di frà Paolo Quaranta

Chi sei Tu e chi sono io? Da un po’ di numeri de “L’ora del Salento” che in questa rubrica insistiamo sulla necessità di dire chi sia per noi “il Figlio dell’uomo”. Domenica questa domanda sarà proprio Gesù a porla a ciascuno di noi nella Liturgia della Parola. Ricordo che da bambino pensavo che la domanda che ci rivolgeva la catechista: “Chi è Gesù per te?” fosse la più difficile. Ancora lo penso… Molti di noi si nascondono dietro lo stereotipato: “Gesù per me è tutto!”. Secondo me, è la risposta di chi non sa cosa vuole da se stesso, dagli altri e da Dio. Sì, perché quando qualcuno è veramente mosso da un desiderio sa anche dare un nome a ciò che può soddisfare il suo bisogno. E ne va in cerca, tenta di conquistarselo. Francesco d’Assisi aveva tutto, ma veramente tutto. Ma forse in termini di cose non di soddisfazioni; la scoperta che non era più qualcosa ma un Qualcuno a riempire la sua vita lo apre alla ricerca profonda e continua di questo Qualcuno, lo apre alla possibilità di far entrare il Qualcuno nella sua vita, lo apre alla relazione. Non solo: Francesco sperimenta anche che la soddisfazione di quel bisogno è gratuita, che una volta tanto suo padre non sarà costretto ad andare ai mercati francesi per acquistargliela, perché le relazioni personali non si vendono su nessun bancone del mercato, tanto meno quella con Dio! È quindi la relazione personale del dono gratuito che affascina Francesco. L’esperienza fatta di Dio da Francesco fu così ricca e profonda da traboccare quasi necessariamente in una serie di esclamazioni rivolte al Tu affascinante di Dio. calcio a cinque hanno già iniziato le loro gare, e ci sarà, anche, il I° Torneo di Bocce a coppia la cui premiazione avverrà nel corso della serata del 20 giugno. Seguiranno altri momenti di intrattenimento come quelli di sabato 19 giugno, alle ore 20:30,

Per un po’ consentitemi di continuare a proporre la preghiera delle Lodi di Dio Altissimo come solenne proclamazione dell’amore di Francesco per il suo Dio. Sembrerebbe che lo stimmatizzato della Verna non riesca a trovare parole adeguate e sufficienti per ridire, inquadrare, narrare agli altri l’esperienza viva che lui ha fatto di quel totalmente Altro, del Trascendente, del significato della sua vita. Di quel Gesù Cristo Francesco non ne ha sentito parlare per caso o al catechismo! L’ha incontrato, ha fissato i suoi occhi nei Suoi. È un po’ come quando nell’impossibilità di far capire a pieno ad un altro l’esperienza forte di innamoramento che si è vissuto, si cercano disperatamente simbologie od espressioni che possano tradurre in figurazione ciò che si avverte ad un livello troppo intimo, con scarsi risultati. Di qui l’alternarsi di espressioni anche apparentemente contraddittorie come “fortezza” e “mansuetudine”, o “Onnipotente” ed “Umile”. Tutte caratteristiche che insieme organicamente danno l’unitarietà dell’esperienza. Di qui, necessariamente, anche per il Santo l’indicibilità dell’esperienza di Dio che pur avendolo sperimentato fino alla stimmatizzazione è e rimane pur sempre quel Mistero insvelabile del tutto. Nell’alternanza di questi attributi trovati per l’amato si nota la volontà di Francesco di non volersi perdere nella scontatezza, ma voler riservare al suo Signore la novità, l’originalità dei suoi sentimenti; per giunta si avverte la decisione di elevare un’incalzante lode senza fine. Ma di questo parleremo… nella prossima puntata!

quando avrà inizio lo spettacolo della scuola di ballo Associazione Ada Dance, TrepuzziSurbo, dei maestri Ada Spinetta e Claudio Primiceri. Per domenica 20 giugno, alle 20.30, è prevista una serata musicale in compagnia degli “Amici del-

Il Pastore in visita alla chiesa greca di Lecce del Padre e del Figlio”. A nome della comunità parrocchiale ha poi donato all’Arcivescovo un medaglione raffigurante la Vergine Panaghia, detto Encolpion, perché il vescovo la porta sul petto e sul cuore. A conclusione dell’Ufficio Vespertino in rito bizantino, a nome dei laici, ha preso la parola Massimo Vergari che, nel ringraziare per la visita, ha ricordato i particolari e diversificati impegni pastorali della particolarissima parrocchia rilevando il ruolo della chiesa bizantina di Lecce come culla di accoglienza di culture diverse che si riconoscono nell’unica chie-

sa di Cristo. Ciò nel contesto del Salento che è ponte naturale tra Oriente e Occidente. La storia della Chiesa Greca

di Lecce è antica; l’attuale edificio poggia su una cripta bizantina medioevale e alcune delle sue cinquecentesche icone che

la musica”, si potrà ascoltare musica dal vivo, fare balli di liscio, di gruppo, latino americani. E nelle due ultime serate, 19 e 20, si potranno fare delle degustazioni, mentre chiuderà la festa una ricca bengalata. Vincenza Sava abbelliscono l’iconostasio provengono da Cipro. L’ininterrotta attività nei secoli, suggerisce oggi nuove sfide e nuovi percorsi alla Parrocchia, ha sottolineato papas Nik soprattutto per la cospicua presenza di stranieri fratelli di tradizione bizantina ortodossa provenienti dalla Romania, Ungheria, Albania che qui da noi ritrovano a causa del rito e della lingua, per gli albanesi, una parte del loro mondo spirituale. Ha ricordato inoltre che in parrocchia, da diversi anni, si è dato vita ad un centro culturale e caritativo chiamato Vellazerimi, nome albanese che significa fratellanza, che accoglie e indirizza amici emigranti aiutandoli in un cammino di inclusione partendo proprio da ciò che ci accomuna. Ottorino Forcignanò


L’Ora del Salento 5

Lecce, 19 giugno 2010

catholica

PASTORALE FAMILIARE

La comunità parrocchiale può diventare una preziosa risorsa per uscire dalla solitudine e dallo sconforto

Separati. Con la speranza della riconciliazione familiare Anche questa è una situazione sempre più presente, in crescita. È la prima reazione, quando la coppia va in crisi e non si riesce o non si vuole superarla. A volte c’è il tentativo di coprirla, continuando a vivere sotto lo stesso tetto “separati in casa”, non avendo il coraggio di una rottura definitiva. Ma, poi, se non sopravviene una reale conversione, se uno dei due è già “fuori” con la testa e col cuore, allora la coabitazione diventa praticamente impossibile, anzi rischiosa. La separazione, anche legale, diventa non solo consigliabile, ma anche necessaria, per liberarsi da paure, ricatti, umiliazioni, per garantirsi una sufficiente sicurezza economica e patrimoniale, un valido rapporto con i figli. Spesso la separazione è solo il primo passo perché uno dei coniugi possa accedere a nuova unione, prima nella convivenza e poi, ottenuto a termini di legge il divorzio, nel matrimonio civile. C’è chi fa la scelta di restare “separato”, senza porsi altre prospettive, anzi decisamente rifiutandole: può essere uno dei due coniugi o ambedue. Le motivazioni possono essere diverse: la volontà di non distaccarsi dai figli, il desiderio di dedicarsi alla loro educazione, la paura di affrontare una seconda esperienza matrimoniale dopo il fallimento della prima, l’impossibilità di accedere a una nuova unione a motivo dell’età, delle condizione di salute, di una palese insicurezza psicologica. Alcuni, in coerenza con la propria fede, scelgono di restare “separati” per essere fedeli al primo e unico vincolo matrimoniale, celebrato nel sacramento davanti all’altare. Una separazione può essere una scelta pacificamente condivisa, ma quasi sempre c’è una diversa responsabilità. C’è il coniuge che l’ha provocata con un comporta-

LA LETTERA

Riconoscenti all’Arcivescovo Gentile redazione, voglio esprimere la mia gioia per la lettera che il nostro amato arcivescovo ha rivolto a noi, si proprio a noi divorziati. I nostri amici ci hanno fatto sentire sempre additati, ai margini e non accolti nella chiesa. Eppure siamo donne e uomini che hanno fatto un cammino di fede, hanno partecipato alle catechesi, ai gruppi di volontariato e si sono sforzati di vivere sempre secondo la parola di Dio. Abbiamo tanto sofferto per la separazione e il successivo divorzio, anzi proprio in quei momenti di estremo dolore avremmo avuto tanto bisogno di aiuto e, invece, ci siamo sentiti soli, abbandonati e “non degni” di far parte della famiglia della Chiesa. Ora che il capo della nostra Chiesa diocesana ci porge la mano mi aggrappo con tutta la forza perché mi faccia sentire amata da Dio e dalla Chiesa. Grazie mons. D’Ambrosio! Piera mento irresponsabile, non rispettoso dei vincoli e dei doveri verso l’altro coniuge e i figli, anche se anch’egli in seguito sceglie di restare “separato”. C’è il coniuge che vi è stato costretto dal modo di agire dell’altro, da un suo definitivo allontanamento. Comunque il coniuge cristiano può ricorrere o accettare la separazione come risultato estremo, per cui ha il dovere di tentare qualsiasi mezzo per evitarlo, salva sempre la propria dignità e il benessere dei figli. La condizione di “separato” non può essere considerata “irregolare”, perché il vincolo sacramentale non è infranto: viene rispettata la sua indissolubilità, avendo escluso qualsiasi nuova unione. Di conseguenza, se il separato conduce una vita cristiana, rispettosa dei valori cristiani, fa parte in senso pieno della comunità. Nessun ostacolo si frappone alla celebrazione del sacramento della riconciliazione e dell’Eucarestia, ad assumere qualsiasi incarico nella comunità: catechista, animatore liturgico,

SALENTO MARIANO

operatore caritas, responsabile di attività e iniziative socio-culturali. Ma la sua situazione è da considerarsi difficile, e solo una notevole forza d’animo e una fede rocciosa può aiutare a sostenerla. Egli, infatti, si trova all’improvviso in una profonda solitudine, spesso isolato persino dai parenti e amici e costretto ad affrontare da solo ogni aspetto della vita personale e familiare, dall’educazione dei figli, alle risorse economiche, quasi sempre molto esigue. Il clima culturale di oggi, poi, non è favorevole e non mancano forti pressioni dell’ambiente (parenti, amici, colleghi) per orientarsi verso il divorzio e nuove forme di convivenza. Ci si può chiudere, allora, in un cupo isolamento, nella sensazione di un fallimento di tutta un’esistenza, nel radicarsi di profondi sensi di colpa per non aver fatto il possibile per salvare il precedente matrimonio. Il rischio di cadere in gravi forme depressive può essere facile se non si cercano adeguati sostegni. La comunità cristiana,

di Valerio Terragno

La chiesa di Santa Maria Assunta, a Martano A Martano, paese facente parte del territorio dell’area linguistica ellenofona della Grecìa Salentina, si trova la chiesa Matrice di Santa Maria Assunta. Situata nel cuore del borgo antico del paese, denominato “Terra”, la Parrocchiale fu costruita da alcuni architetti, provenienti da Nardò, allievi di Giovanni Maria Tarantino, attivi verso la fine del XVI secolo. Sull’epigrafe, incisa sul portale principale, si legge la frase latina Hoc cives posuere dei matrique dicarunt 1596, nella quale è ricordato l’anno di inizio di erezione dell’attuale edificio. La costruzione della chiesa si protrasse per oltre un secolo, venendo ultimata soltanto alla fine del 700. Il prospetto, caratterizzato dall’ armoniosa fusione di forme architettoniche rinascimentali con altre barocche, è suddiviso in due ordini, scanditi da lesene. Al centro dell’ordine inferiore, si ammira lo scenografio portale costituito da colonne, dal fusto scolpito a fogliame, munite di capitelli compositi, poggianti su una coppia di leoni stilofori. In una nicchia, al di sopra della trabeazione, scolpita in pietra, è collocata una statua lapidea dell’Assunta, un tempo conservata all’interno della chiesa. Il secondo ordine, racchiuso da due vele laterali, si presenta con un finestrone centrale, affiancato da due nicchie rettangolari. La snella facciata si conclude con un frontone spezzato. L’interno è a pianta a croce latina, a tre

navate, suddivise da una fuga di archi a tutto sesto, disposti per lato, sorretti da colonne con capitelli e pulvini di tipo rinascimentale. Sulla navata destra, si affacciano gli altari intitolati all’Immacolata Concezione, risalente al 1618, ed al Santissimo Sacramento, quest’ultimo è sovrastato da un dipinto raffigurante San Gaetano della Provvidenza. Proseguendo, si incontrano il grande stipo, in legno, la statua lignea dell’Assunta, l’altare dell’Annunciazione con l’omonima tela tardo-barocca del pittore leccese Oronzo Tiso. La parte destra del transetto, ospita l’altare della Madonna dell’Assunta, protettrice di Martano. La Madonna, attorniata dagli Apostoli, esce dal sepolcro, per salire in cielo, avvolta da raggi luminosi. Nella Parrocchiale di Martano, si conservano altre pregevoli tele e statue come quelle raffiguranti San Domenico e San Pietro d’Alcantara. Tra gli altari laterali di sinistra, spiccano quello intitolato alla Madonna del Carmine, l’altare del Crocefisso, di Sant’Oronzo e quelli della Natività, della Ressurrezione di Cristo e di Sant’Antonio Abate. L’attuale altare maggiore, risalente alla seconda metà del 700, è opera di Vito Carluccio da Muro leccese, lo stesso artista che realizzò l’Obelisco di Lecce e la statua della Vergine Immacolata collocata sul portale dell’omonimo tempio murese. Sempre, all’interno della Matrice di Martano, degno di nota è il soffitto ligneo della navata principale, risalente al

1789. Esso, ripartito in 75 formelle ottagonali dipinte, è occupato, al centro, da un grande ovale con il simbolo dell’Eucarestia. Rilevanti testimonianze dell’antica arte degli intagliatori locali sono il settecentesco pulpito in legno d’abete e l’organo a trentattre canne, entrambi risalenti alla fine del XVIII secolo. A Martano è molto diffuso anche il culto dell’Immacolata, quello della Madonna di Costantinopoli, di Santa Maria della Candelora, della Madonna del Rosario e della Beata Vergine delle Grazie; molto interessante è la cappella settecentesca detta “della Madonnedda”. Per le strade di questo centro, ricco di storia e fede, sia il 15 agosto che il 19 novembre, sfila in processione la statua dell’Assunta. In quest’ultima data, si ricorda quando la Madonna, con la sua protezione, salvò Martano, da un terribile uragano scatenatosi nel lontano 1787. Si racconta che alla furia devastatrice del ciclone, scampò una donna gravida di nome Giovanna Madaro, la quale rimase, miracolosamente, illesa, sotto le macerie della propria casa, riuscendo così a dare alla luce il proprio bambino. La statua della Vergine è cinta da una corona di 12 stelle. Patrono di Martano è anche San Domenico di Cuzman. Le varie immagini della Vergine, poste nelle numerose edicole, situate negli angoli del centro storico di Martano, testimoniano la profonda devozione degli abitanti.

la parrocchia, attenta alla sua situazione, può diventare una preziosa risorsa per uscire dalla solitudine, per trovare aiuto nelle difficoltà personali e sull’educazione dei figli, per dare un giusto senso alla propria vita attraverso il volontariato nell’esercizio della carità nei confronti dei poveri e dei bisognosi, per un nuovo rapporto con Dio e i fratelli nella fede. Se, infatti, per alcuni l’essere separati porta ad allontanarsi dalla comunità e persino dalla fede, per altri può essere l’inizio di una autentica conversione a Cristo, cui affidare la propria esistenza nella nuova situazione di vita. Determinante può risultare la decisione di percorrere degli specifici cammini di fede, che possono attivarsi nella stessa comunità parrocchiale con la presenza di operatori familiari sufficientemente preparati, o in altre realtà presenti in Diocesi o in qualche associazione o movimento. Sarà così possibile ritrovare un valido equilibrio interiore, una adeguata forza d’animo, una nuova vocazione e spiritualità. In questo contesto si potranno valutare con serenità le cause dell’avvenuta separazione, che difficilmente sono tutte da una parte, superare sentimenti di odio e di rancore verso l’altro coniuge, scoprire la forza del perdono cristiano e la sorprendente sicurezza che proviene dalla confermata volontà di restare fedeli al matrimonio celebrato in Cristo e nella Chiesa. In una riacquistata serenità e capacità di superare antichi ostacoli e risentimenti, con l’aiuto della preghiera e la forza della grazia dei sacramenti, può anche accadere il “miracolo” di una riconciliazione con l’altro coniuge; che rimane sempre l’obiettivo primario di ogni credente e della stessa azione pastorale della comunità. Salvatore Carriero

Il vocabolario dei

MOSTRA

Le uniformi dei cavalieri Si terrà dal 21 giugno al 14 luglio 2010, la mostra storica sull’Ordo Equestris Sancti Sepulcri Hierosolymitani o Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, luogotenenza per l’Italia Meridionale Adriatica, sezione “Salento”. L’inaugurazione si svolgerà il 20 giugno 2010, alle ore 17.30, presso la Galleria della biblioteca provinciale “N. Bernardini”, piazzetta G. Carducci, a Lecce. La mostra sulle “Uniformi, decorazioni e cimeli dei cavalieri dell’ordine equestre del santo sepolcro di Gerusalemme” sarà inaugurata da Sua Eccellenza il Cavaliere di Collare Conte Professore Agostino Borromeo, Governatore Generale dell’O.E.S.S.H. (Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme) e da Sua Eccellenza dottor Mordechay Lewy, ambasciatore di Israele presso la Santa Sede che presenterà “La croce di Gerusalemme e la sua genesi”. Presenzierà la serata Sua Eccellenza Grand’Ufficiale dottor Rocco Saltino, luogotenente per l’Italia Meridionale Adriatica dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

di Adolfo Putignano

L’identità tra locale e globale * Formare educatori digitali Educare è un’attività relazionale, con positivo inserimento in un determinato ambiente e valido uso dei mezzi formativi disponibili. Nell’epoca della comunicazione virtuale, anzi della cultura digitale, l’educatore è chiamato a discernere le opportunità vantaggiose e le insidie della Rete, progettando itinerari che abbiano come obiettivo quello di aiutare a far introdurre le persone all’interno delle nuove relazioni antropologiche. La nuova figura dell’educatore deve saper coniugare la proposta dei moderni linguaggi con la capacità d’ascolto, l’offerta di cammini in cui si percorre la via della riflessione e dell’emozione, l’attenzione alla quotidianità e alla realtà virtuale, la distinzione chiara tra i valori immarcescibili e la relativa validità delle attività digitali. In un contesto di confronto formativo e all’insegna di un fiducioso rapporto liberà e responsabilità.

* Tra identità e omologazione Un passato ricco di una produzione artistica unica, uno Stato con molteplici riferimenti civili e religiosi, una serie di valori comuni alla popolazione nazionale; dall’altra parte, l’omologazione mondiale alla quale Internet tenta di sottomettere gli utenti digitali e l’attenzione concentrata sul presente della generazione web: un’importante partita sull’identità dell’Italia si sta giocando nel nuovo ambiente multimediale. La plurisecolare acquisizione di cognizioni e di dottrine, l’antico e comune vissuto dei costumi, l’unità realizzata con elaborata armonia dalla lingua, dall’arte e dalla musica con confronti e conflitti tra i differenti patrimoni locali, il ruolo del cattolicesimo costituiscono le matrici di una comunità nazionale chiamata a non disperdere la ricca esperienza culturale acquisita. Il rapporto tra locale e globale richiede nuove aperture, per allargare ad orizzonti più vasti

la ricchezza dell’eredità civile e sviluppare l’incrementare tra le diverse sensibilità e all’interno di un progetto di sviluppo attento al rispetto dei valori locali.

* Chiesa on line Inserirsi nella modernità comporta la scelta di una missionarietà che riesce a dialogare con la società digitale. Con una conversione che prima di essere pastorale è culturale. Con una mentalità che favorisce atteggiamenti aperti alle potenzialità relazionali virtuali. Con uno stile che utilizza efficacemente linguaggi, tecniche e strumenti di comunicazione. Il notevole impegno per la comunicazione sociale costituisce un responsabile atto di obbedienza al comando evangelico di annunciare a tutti il Vangelo nei confronti dell’uomo immerso nella moderna tecnologia.

* Blog di testimonianza Come trascurare la straordinaria possibilità di dialogare con tanti, offrire una cronaca aggiornata, registrare eventi, ottenere suggerimenti dalle persone più diverse, comunicare riflessioni, stringere amicizie, offrire valutazioni illuminate alla Parola, mostrare alla gente di essere una Chiesa che si propone di incontrare tutti? Il blog, pur con i noti limiti, costituisce una preziosa occasione di testimonianza cristiana. * “La verità vi farà liberi” La libertà d’informazione si rapporta direttamente con la responsabilità di essere al servizio della Verità, che, a sua volta, non è necessariamente l’espressione di maggioranze democratiche. Da un lato l’informazione rischia di essere manipolata, esageratamente litigiosa e prepotente, dall’altra il potere è tentato di non accettare la disapprovazione, il rendiconto della propria attività, il controllo del giornalista.


L’Ora del Salento 6

Lecce, 19 giugno 2010

welfare i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri Mercoledì 30 giugno è l’ultimo giorno utile, fissato dalla legge, per versare i contributi volontari relativi al primo trimestre del 2010 (periodo gennaio - marzo). Attenzione, la scadenza è importante per chi sia stato ammesso alla prosecuzione volontaria: non conviene, infatti aspettare il termine ultimo per il pagamento. Basta infatti un solo giorno di ritardo per rendere nullo il versamento, senza alcuna possibilità di recuperare il trimestre ormai trascorso: in questo malaugurato caso l’Inps provvede a rimborsare quanto versato, senza l’aggiunta di interessi. La conseguenza è che quel trimestre resta scoperto dal punto di vista contributivo: nessuna possibilità di rimediare successivamente. Meglio pensarci per tempo, quindi, per evitare svantaggi previdenziali dovuti a dimenticanze o a eventi imprevedibili. I pagamenti dei contributi volontari devono essere effettuati secondo gli importi prestampati sui bollettini, che vengono inviati dall’Inps direttamente a casa degli interessati. Eventuali versamenti di importo inferiore a quello indicato dall’Ente comportano la riduzione proporzionale dei periodi accreditati e, conseguentemente, dell’importo della pensione da percepire. Una ulteriore rilevante possibilità è quella del pagamento online. L’Inps infatti consente, dal proprio sito Internet, il pagamento dei contributi per i versamenti volontari in forma telematica, tramite Posteitaliane. Per effettuare questa operazione, pubblicata tra i servizi online del sito www.inps.it, è

Entro fine mese i contributi volontari: si paga anche online

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo

necessario essersi precedentemente registrati con Posteitaliane al fine di poter usufruire dei servizi online. La registrazione al sito www.poste.it è gratuita. Gli strumenti di pagamento abilitati sono l’addebito in conto corrente BancoPosta, la carta prepagata PostePay emessa da Posteitaliane, tutte le carte di credito abilitate al circuito internazionale Visa, Visa Electron e MasterCard. Per il servizio è dovuto a Posteitaliane un importo, a titolo di “costo dell’operazione”, variabile a seconda della modalità di pagamento. I versamenti volontari, lo ricordiamo, hanno lo scopo di consentire - ai lavoratori che hanno cessato o interrotto l’attività lavorativa - di raggiungere il diritto alla pensione o di incrementare il numero dei contributi versati e quindi l’importo della pensione stessa. Servono, in sostanza, per coprire periodi durante i quali il lavoratore non svolge alcun tipo di attività lavorativa. Ma è un’opportunità che può essere utilizzata anche nel caso di brevi periodi di aspettativa non retribuita o di contratti part-time. I contributi volontari sono onerosi e vanno pagati proprio nel periodo in cui la persona è senza lavoro. Occorre quindi grande attenzione nel valutare se il versamento è opportuno o, a volte, indispensabile. Sulla convenienza della prosecuzione volontaria non bisogna dimenticare di considerare l’opportunità del risparmio fiscale. I versamenti volontari rientrano infatti tra gli oneri deducibili dal reddito complessivo per l’intero importo, anche se sostenuti per familiari a carico.

I COLORI DELLA VITA

di Fabio Scrimitore

Sul rigore scolastico Nel momento in cui ha bocciato il mio Marcello, Lei ha perduto il padre d’un suo studente! Mio figlio, a settembre, se lo vorrà, potrà anche continuare a frequentare quest’ Istituto, ripetendo la seconda classe, ma Lei, signor Preside, non vedrà più il padre di Marcello in questa scuola. Mio figlio doveva essere bocciato, perché non ha studiato come avrebbe dovuto. Ma con lui sarebbero dovuti cadere altri studenti, che invece avete promosso. Così ha parlato, vibrante come la corda d’uno Stradivari, il papà d’un giovanetto, che aveva attraversato i lunghi nove mesi dell’anno scolastico, con la vaga leggerezza e l’inconscia spensieratezza, proprie del tempo della fanciullezza, più che con la riflessività della stagione della piena adolescenza. Il volto del giovanetto Marcello ricordava quello di Giano. A tratti i suoi occhi supplicavano il papà, affinché affievolisse la fluente durezza delle parole di disappunto per l’insuccesso scolastico del figlio; a tratti, gli occhi del giovanetto cercavano, fiduciosi, quelli del preside; gli chiedevano furtivamente comprensione per l’irruenza del risentimento del papà; erano occhi d’uno studente distratto in aula ed a casa, ma che parlavano con la voce della coscienza. Qualche attimo dopo, nella medesima presidenza, un altro volto, quello d’una piccola ed accorata mamma, che, per l’intero anno scolastico, aveva accompagnato in auto il figlio davanti al cancello dell’Istituto, espresse allo stesso preside ben altri sentimenti: Voi della scuola - è riuscita a dire, fra i freni della commozione, la madre del compagno di Marcello, - promuovendo mio figlio, nonostante qualche suo limite, avete salvato Marco; gli avete fatto riconquistare fiducia nelle sue possibilità e gli avete fatto verificare come gli insegnanti sanno premiare l’impegno, oltre alla genialità. Il corridoio dell’Istituto componeva la tradizionale armonia delle voci degli studenti, assiepati davanti al tabellone con gli esiti degli scrutini finali. Prevalevano scambi di espressioni di congratulazioni fra genitori e compagni di classe, sulle parole di disappunto per i risultati degli scrutini, anche perché le famiglie degli studenti, che non avevano ricevuto giudizi positivi, erano state avvertite, doverosamente, dal preside 24 ore prima della pubblicazione dei tabelloni. In bocca al lupo - ripetevano, sorridenti, gli insegnanti ai giovani diciannovenni, ammessi agli esami di Stato. Se non ci fosse stato il Ministro Gentile - disse il professore di filosofia al giovane maturando, ammesso con la media del 9 - tu saresti stato esonerato dagli esami di Stato. Sino al 1923, infatti, agli esami di licenza liceale partecipavano soltanto gli studenti che non raggiungevano la media degli 8 decimi. Oggi si fa l’inverso: si ammettono agli esami soltanto gli alunni che la scuola ha già giudicato degni della sufficienza. La scuola secondaria del primo decennio del XXI secolo sembra che abbia fatto suo il modello universitario: nessuno è ammesso all’esame di laurea, se non avrà riportato almeno 18/30 in tutti gli esami del suo corso.

ILFISCO ED I CITTADINI di Vinicio Russo

Giangaspare Donato Toma

Pneumologo

L’Italia meta ambita di bambini colpiti da tumore Non sono più i baby pazienti italiani a ‘emigrare’ in cerca di cure avanzate Oltreoceano o nel resto d’Europa. Le rotte dei viaggi della speranza sono cambiate. E l’Italia diventa meta ambita dalle famiglie di bambini colpiti da tumore: il 10% dei piccoli pazienti oncologici in cura negli ospedali italiani arriva dall’estero. è il dato che emerge dal 36esimo Congresso dell’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica che ha radunato oltre 300 specialisti del Belpaese nel Palazzo dei Congressi di Pisa. “Ogni anno in Italia si registrano in tutto circa 1.300 nuovi casi di tumori pediatrici. Il 75% dei piccoli può essere curato con successo e condurre una vita assolutamente normale da adulto”, spiega Giorgio Dini, presidente dell’Aieop. E oggi una persona su 450 al di sotto dei 35 anni è un ‘sopravvissuto’ a un tumore sviluppato in età pediatrica. “Da adulti questi pazienti possono sviluppar e con maggiore facilità problemi endocrini legati alla chemioterapia, ma sono persone più motivate dei ‘non malati’ e hanno maggiori capacità di comunicare e di adattarsi ai disagi della vita rispetto agli altri”. Nelle 50 strutture di oncoematologia pediatrica italiane, continua Dini, “abbiamo individuato i cosiddetti centri ad elevata specialità

per il trattamento di specifiche patologie. Dini - anche il ruolo del mediatore culturale. Vogliamo cr eare un network perché tutti i centri italiani che hanno in corso un programma di scambio con l’estero lo condividano con le altre strutture comprese nella rete”. L’obiettivo finale, puntualizza, “è però quello di dar vita a programmi istituzionali di formazione nei centri stranieri, perché i malati possano essere curati al meglio nel Paese di provenienza”. Durante il Congresso si è discusso di questo aspetto, ma anche di altri temi come l’alleanza terapeutica fra medici, infermieri, genitori e associazioni, per migliorare la qualità delle cure e offrire una buona qualità di vita ai malati. Senza dimenticare il fund raising a favore di questi pazienti. A Pisa sarà presentata la Fondazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica, che avrà proprio il compito di occuparsi della raccolta fondi. Socio onorario della Fondazione è il cantante Andrea Bocelli. E a testimoniare la grinta degli ex pazienti e la possibilità di condurre una vita normale, al campo di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, si è svolta la partita di calcio benefica tra ‘Mitica’ (la squadra di calcio nazionale dei guariti da leucemia) e la Nazionale italiana cantanti.

Il Salento sostiene i cristiani libanesi I cristiani in Libano si stanno preparando al grande Sinodo di ottobre. Abbiamo visto come tutte le comunità si stanno adoperando per far conoscere i “Lineamenta” e discuterli in preparazione alla grande assemblea ecclesiale del Medio Oriente, che si terrà nel prossimo autunno. La situazione attuale nel Medio Oriente è per non pochi versi simile a quella vissuta dalla primitiva comunità cristiana in Terra Santa, in mezzo a difficoltà e persecuzioni. In Libano, invece, libertà di religione vuol dire sia libertà di culto che libertà di coscienza, cioè libertà di credere o non credere, di praticare una religione da soli o in pubblico senza alcun impedimento, e dunque la libertà di cambiare religione. In molti paesi orientali ciò è molto difficile o addirittura impossibile. è un cammino di pace e di riconciliazione lento e faticoso, quello che il Libano ha intrapreso dopo la lunga e sanguinosa guerra iniziata nel 1975 e conclusasi nel 1990. Il Paese dei Cedri continua ad essere martoriato dagli scontri armati anche se l’ultimo risale all’estate di quattro anni fa. Il Salento si muove da anni cercando, tramite la realizzazione di progetti di solidarietà internazionale, di sostenere il processo di ricostruzione e di pace. Nel 1990 era appena finita la guerra e l’intero paese era un cantiere aperto: i libanesi avevano una grande voglia di tornare alla normalità. è in questo contesto che si avvia una collaborazione, o meglio, una cooperazione tra le popolazioni del Salento e le comunità libanesi. Grazie al temerario intervento, con un gemellaggio tra il Comune di Martignano e il Comune di Kfarmatta, si portano i primi aiuti per avviare la ricostruzione. Il sostegno è stato fondamentale sia dal punto di vista civile che morale; non solo i cittadini di Kfarmatta, ma tutti gli abitanti del Distretto di Aley si sono sentiti incoraggiati e sostenuti dagli “amici stranieri” che sfidando le difficoltà e i rigori degli scampoli di una guerra quindicennale hanno portato un messaggio concreto di solidarietà e di pace. Così i rapporti sono continuati e oggi sono ancora più forti: una delegazione di salentini ha visitato nei giorni scorsi le comunità libanesi di Kafarmatta e Taalabaya. La delegazione (composta da : Luigino Sergio, sindaco di Martignano, Luigi Nicolardi, sindaco di Alessano, Vinicio Russo, responsabile progetti di cooperazione internazionale, Paolo Arrighi, fotoreporter, Peppino Ciraci, cameraman - giornalista, Antonio Tommasi, assessore del comune di Martignano e Talal Khrais, giornalista della Stampa Estera), ha portato a compimento i seguenti obiettivi e programmi : Inaugurazione del Centro sportivo nel Comune di Taalabaya, intitolato a don Tonino Bello, Inaugurazione del Centro sportivo nel Comune di Kafarmatta, gemellato con Martignano, firma del protocollo di intesa tra il Comune di Taalabaya e il Comune Alessano per l’avvio dell’iter di gemellaggio e presentazione del volume “Venti di pace” (autori Vinicio Russo, Luigino Sergio e Marika Carriero). I progetti, oramai conclusi, sono stati realizzati dal Comune di Martignano con il cofinanziamento dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia.

Riciclaggio e obblighi di registrazione Sono obbligati ad effettuare la registrazione nell’archivio unico informatico: - i professionisti legali (ragionieri e dottori commercialisti, consulenti del lavoro iscritti nei relativi albi, notai, avvocati, ecc.); - i soggetti iscritti nel registro dei revisori contabili; - altri soggetti che svolgono i servizi forniti da periti, consulenti e coloro che svolgono in maniera professionale attività in materia di contabilità e di tributi; - i prestatori dei servizi relativi a società e trust diversi da quelli indicati nei precedenti punti; - altre persone fisiche individuate con Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze. Per quanto rileva in questa sede non ha rilevanza l’eventuale esercizio della professione in forma societaria o associata tenendo presente che gli obblighi previsti dalla normativa fanno capo al soggetto che esegue l’incarico, purché l’attività svolta sia inquadrabile tra le attività in materia di contabilità e tributi. Per i professionisti che sono preposti alla tenuta di buste paga l’obbligo sussiste ancorché sia considerato cliente il datore di lavoro. È esclusa dall’obbligo di registrazione l’attività svolta dal professionista a seguito del conferimento di incarico da parte dell’autorità giudiziaria tra cui, ad esempio, l’incarico di curatore fallimentare e di consulente tecnico d’ufficio. Gli ordini professionali hanno cercato di escludere dall’obbligo in esame i professionisti esercenti attività di revisione contabile, tenuta della contabilità, paghe e contributi nonché gli adempimenti nel campo del lavoro, della previdenza e dell’assistenza, data la particolare natura di tali attività che, fatta esclusione per la revisione contabile, sarebbero di tipo meramente esecutivo. Le disposizioni antiriciclaggio, in genere, quindi anche l’obbligo di registrazione, si applicano ai liberi professionisti abilitati ad operare in Italia, ancorché l’attività sia svolta all’estero. In tal caso, è necessario che l’attività sia soggettivamente ed oggettivamente collegabile al territorio dell’Italia; vengono quindi esclusi i professionisti operanti in Italia in regime di libera prestazione di servizi.


L’Ora del Salento 7

Lecce, 19 giugno 2010

obiettivo

ERCOLE PIGNATELLI

Un artista tra nord e sud

Un dono personale alla terra che mi ha generato Maestro, perché ha scelto il nome Germinazioni per la sua donazione? Ho ritenuto opportuno questo nome per una serie di elementi che tratto nel mio lavoro da tanto tempo. Questi elementi hanno riferimenti ben precisi con il Salento, in cui ho vissuto 18 anni, per cui non posso certo rinunciare alle mie matrici e a ciò che la natura mi ha posto davanti agli occhi sin da quando ero bambino. Avendo assorbito per tanti anni anche e soprattutto la lezione barocca, mi sono inconsciamente avvicinato alla parte culturale più densa e significativa che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo come una terra ricca di grandi concetti e opere d’arte. Quali sono le caratteristiche dell’opera? La scultura, se comprendiamo la base su cui poggerà, sarà alta circa 10 metri. Per questo motivo l’ho costruita in tre parti. La prima è un addensarsi di simboli, e man mano che si sale l’opera si libera di queste tensioni. È fatta con una resina speciale, la stessa utilizzata per le barche americane che sono molto resistenti: ho ovviato con questo materiale perché è più malleabile e questo mi ha permesso di realizzarlo personalmente sino alla fine senza commissionare il lavoro ad artigiani, ma ha soli tre aiuti, artisti della Kubo effetti speciali di Milano. Cosa è per lei l’arte? Che definizione ne darebbe? L’arte è emozione. È qualcosa di importante, di ineluttabile e di molto serio, nonostante attualmente la moda stia prediligendo tendenze che ne annullano i veri valori. Personalmente sono contento di essere stato allievo di professori come Lino Suppressa, Luigi Gabrieli, Aldo Calò, Raffaele Giurgola, che all’Istituto d’Arte mi diedero gli strumenti per accostarmi alla vera arte. E quale è stata la sua prima sensazione al pensiero di realizzare un’opera pubblica così importante per la sua terra natìa? Ho già effettuato nel 2005, insieme alla mia compagna, una donazione al Castello di Carlo V di 52 opere, grazie all’appoggio di Adriana Poli Bortone, che è stata la chiave di collegamento tra me e Lecce per molti anni, non solo per la mostra al Carlo V, ma anche per la decisione di realizzare una scultura per la città. Circa sette anni fa espressi il desiderio di donare un’opera, e lei accolse questa mia proposta con molto entusiasmo; preparai il bozzetto, ma in quel momento nel Comune mancavano i fondi per realizzarlo, e nel frattempo ho modificato l’idea originaria, perché mi piace rinnovarmi nella

mia arte. Intanto la Poli Bortone è stata sostituita da Paolo Perrone, al quale è piaciuto il mio nuovo bozzetto e ha deciso di realizzarlo; devo ringraziare anche il dott. Claudio Quarta, imprenditore, collezionista e grande amico che si è offerto di sponsorizzare la scultura, che altrimenti sarebbe rimasta solo un’idea. La donazione di Germinazioni è un’ulteriore prova di quanto sia io sia Claudio Quarta siamo legati alle nostre radici.

Ha mai pensato di tornare stabilmente a Lecce? Ho una casa al mare nel Salento, a Porto Selvaggio, dove spero di trascorrere le vacanze estive con tutta la mia famiglia. Sinceramente non ho mai pensato di rientrare a Lecce, perché oramai la mia base di lavoro è al nord, per cui preferisco tornare in qualità di “turista”, anche per periodi lunghi, per ritrovare tutti i miei affetti e i miei amici.

L’ARTISTA

Storia del ragazzo-rondine Ercole Pignatelli nasce a Lecce il 28 aprile del 1935, in una famiglia di liberi professionisti. I parenti di parte paterna sono medici o lavorano presso l’ospedale, i parenti materni hanno invece una spiccata attitudine per l’arte: la nonna ricama, lo zio dipinge, i bambini imparano a suonare e a sviluppare la manualità. La famiglia Pignatelli abita in una casa nobiliare del ‘600, con i soffitti altissimi e un terrazzo da cui si possono vedere la campagna, le chiese barocche, il mare, i ruderi. Tutte queste sono le prime immagini che Ercole decide di immortalare nel suo cuore, prima che nei suoi quadri. Proprio in questa casa ha iniziato a dipingere, e soprattutto a disegnare. Le sue prime ispirazioni sono legate alla scoperta dell’architettura, della natura e delle cromie che si stagliano nei luoghi in cui trascorre la sua infanzia. A 12 anni scopre l’arte di Picasso, ed inizia ad adorarla. Frequenta l’istituto d’arte ed è sempre attento agli sviluppi e allo studio dell’arte contemporanea. Dopo la sua prima mostra personale, tenuta al Circolo Cittadino, decide di non tornare più a scuola e di uscire la provincia. Arriva a Milano un pomeriggio di novembre. Ha quasi 19 anni, e sette mila lire in tasca. Da allora, inizia con pazienza e gradualmente la sua scalata verso il successo, che lo porta a diventare il famoso pittore che è adesso, con numerose monografie su di lui, diffuse in tutto il mondo dalle più importanti case editrici, e collezioni pubbliche in Spagna, negli Usa, in Giappone, in Germania, in Argentina, oltre che in diverse città d’Italia. È da quasi sessanta anni lontano dalla sua terra, ma le sue radici salentine tornano sempre, attraverso i suoi colori, le forme, i paesaggi di cui i suoi quadri sono ricchi.

L’OPERA

Germinazioni L’opera di Ercole Pignatelli sarà collocata a Lecce, nel primo rondò venendo da Brindisi, sul quale è già stato posto il piedistallo in calcestruzzo che fuoriesce dal terreno per circa un metro e mezzo; l’ingegnere ai lavori pubblici provvederà ad aggiungervi l’anima in acciaio della colonna, di 30 cm di diametro per 9 metri circa di altezza. L’inaugurazione sarà intorno alle 19 di lunedì 28 giugno. Dopo l’evento, al quale saranno presenti tutte le autorità comunali, vi sarà alle 20.30 la presentazione di una mostra dell’artista presso il Convento dei Teatini.

Secondo lei, per farsi apprezzare come artisti, è necessario emigrare dal Salento? Purtroppo a Lecce non succede nulla, come ho scoperto già dall’età di 17 anni, perché si deve ancora radicare la mentalità di promuovere scambi commerciali, artistici e culturali almeno a livello nazionale, se non internazionale. Vedo una mancanza di reale interesse nella promozione e valorizzazione di tutto ciò che il territorio offre. Anche quando si vuole far decollare un prodotto di qualunque tipo, lo si fa sempre in ambito locale, senza pensare ad una diffusione a livello nazionale e mondiale. Questo accade a Milano, ma a Lecce no, perché i circuiti sono ancora troppo diversi. Comunque credo che la città abbia avuto da poco una svolta importante, anche architettonicamente, per un interesse maggiore anche da parte della cittadinanza verso contenuti interessanti, come l’apertura dei giardini e dei palazzi antichi della città. Sono questi gli eventi e le iniziative che danno un bell’apporto ad essa. Grazia Pia Licheri

A sinistra il bozzetto di Germinazioni. A destra, Pignatelli al lavoro


L’Ora del Salento 11

Lecce, 19 giugno 2010

zoom

L’architetto e scultore leccese è uno degli artisti più significativi nella storia dell’Arte di Terra d’Otranto

Mauro Manieri e gli Agostiniani L’architetto e scultore leccese Mauro Manieri (16851744) è uno degli artisti più significativi nella Storia dell’Arte di Terra d’Otranto. Poco è noto dei suoi inizi professionali certo è però che molto, almeno nel disegno, egli fu debitore dello scultore ed architetto leccese Giuseppe Cino (1635-1722) con il quale un rapporto potrebbe essersi strutturato almeno a partire dal cantiere della chiesa del Carmine a Lecce. In questa città il Manieri abitava di fronte alla chiesa di Sant’Angelo retta dagli Agostiniani con i quali egli sembrerebbe avere avuto un rapporto significativo. In tale chiesa il grande altare dominato in alto dalla statua della Madonna della Cintura rivelerebbe infatti la sua mano e molto probabilmente egli restaurò pure il primo altare entrando a sinistra - riferibile alla seconda metà del Seicento ed intitolato a San Tommaso da Villanova - dove suo potrebbe essere il volto d’angelo al di sotto della statua del Titolare la quale è invece degli inizi del Seicento. Difficile in tali casi è usare il termine - restauro - nell’accezione moderna, sarebbe infatti più corretto parlare di un intervento ricostruttivo alla luce di un gusto collezzionistico in cui vi è la fusione di elementi diversi cronologicamente. Ciò è quanto è accaduto per esempio nella chiesa agostiniana di Sogliano di cui si conclude l’analisi (cnf. L’ora del Salento del 5 giugno 2010). È molto probabile che il Manieri ebbe un

ruolo determinante nella riprogettazione di questo edificio. Proviamo ad identificare la consistenza dell’intervento ricostruttivo. A separare la navata dal coro vi è un arco trionfale sulla cui ghiera si ha una decorazione ad ovoli e frecce che appare non solo uguale a quella degli archi delle cappelle, ma richiama da vicino in più gli intagli presenti sulle cornici laterali da cui nascono questi stessi archi. Tali decori scolpiti, riferibili alla prima metà circa del Seicento, indicherebbero come le due pareti laterali della chiesa e lo stesso arco trionfale, almeno nei loro elementi essenziali, furono reimpiegati in questa ricostruzione. La copertura della navata è scandita dalle tre chiavi di volta scolpite invece con un gusto tipicamente settecentesco. Questa logica compositiva incentrata sull’uso di tali chiavi viene però meno in corrispondenza del coro sopraelevato. Si può ipotizzare, pertanto, sulla base di questa variazione progettuale che l’attuale copertura del coro non sia relativa agli interventi settecenteschi, ma appartenga invece alla chiesa seicentesca. Nella prima metà del Settecento quindi si coprì il vano della navata con una volta e si fecero in più: le grandi cornici - le due nel coro e forse anche quella posta sulla controfacciata - all’interno delle quali sono collocati tre dipinti; l’ordine corinzio da cui nascono gli elementi della volta; le mensole sulle pareti laterali del coro e la decorazio-

ne sull’intradosso dell’arco di trionfo. In quegli stessi anni, ma per gli Agostiniani di Cursi, il Manieri avrebbe fornito poi quantomeno i disegni per l’altare di San Nicola da Tolentino (datato 1735) e per un altro, forse intitolato a Sant’Antonio Abate, i cui frammenti (due parti di colonne tortili e

due piedistalli) sono stati reimpiegati nella stessa chiesa per sostenere la mensa dell’altare di Santa Maria di Costantinopoli. Una statua di Sant’Antonio Abate - ricollegabile a quelle mobili dell’altare di San Nicola da Tolentino - oggi è collocata nel seicentesco altare immediatamente a destra

del maggiore. Sul portale principale della chiesa è infine una statua che, seppure parzialmente degradata e quindi non perfettamente leggibile, potrebbe essere riferibile sempre al Manieri. L’altare di San Nicola da Tolentino ha tre statue mobili: quella grande del Titolare posta nella nicchia centrale e due piccole laterali; il basamento della statua centrale è un frammento su cui è scolpita la testa di un angelo riferibile esecutivamente a Placido Buffelli (1635-1694). Questi avrebbe rifatto anche la testa in chiave dell’arco superiore posto a sinistra dell’altare maggiore il quale, come noto, è sua opera autografa del 1663. Esecutivamente riferibili al Manieri appaiono i volti dei frammenti che sostengono, come detto, la mensa dell’altare di Santa Maria di Costantinopoli e così pure la maggiore parte dell’altare intitolato a San Nicola da Tolentino. Le due grandi statue di San Nicola da Tolentino e Sant’Antonio Abate per disegno sono riferibili a Mauro Manieri. Da quanto rilevabile, però, non si può escludere a priori nella realizzazione di tutte queste 4 statue mobili la presenza di un aiuto che avrebbe lavorato in ogni caso a stretto contatto con il Manieri il cui intervento diretto sembrerebbe più probabile invece nella statua di Sant’Antonio Abate. Potrebbe, in realtà, appa-

rire una contraddizione il fatto che le sculture principali dei due altari siano state realizzate da un collaboratore piuttosto che non dal Manieri stesso ma non è l’unico caso nella sua vita artistica. A Galatina, infatti, nella chiesa del Carmine, un presepe in pietra attribuitogli integralmente, di fatto, lo è solo in parte perché la Sacra Famiglia è di altro autore; l’altare maggiore della leccese chiesa del Carmine attribuitogli integralmente sempre dalla stessa storiografia rivela , invece, per esempio altra mano nella fattura della mensa la quale in ogni caso non appare come parte aggiuntavi successivamente. Chiudiamo infine ricordando altre opere assegnabili esecutivamente allo stesso artista. Ad Ortelle, in provincia di Lecce, del Manieri sarebbe l’intero altare maggiore della chiesa Matrice e così pure, a Poggiardo, l’altare di San Francesco d’Assisi (esclusa la statua centrale) che realizzato nel 1731 (quest’ultima cifra non è perfettamente leggibile a causa della tinteggiatura) è collocato nella chiesa conventuale di Santa Maria degli Angeli. Nella Cattedrale di Ostuni, invece, l’epigrafe funebre del vescovo Bisanzio Antonio Filo gli sarebbe attribuibile, almeno, solo per il disegno come rivelerebbero gli angeli reggiscudo e quelli a figura intera che sostengono la tiara ed il pastorale del prelato. Fabio Grasso

RADIO E DINTORNI di Alberto Marangio

APOLOGETICA di Roberto Cavallo*

Sorpresa: la Gialappa’s torna con Mai DeeJay gol

Cristianesimo: la (ritrovata) dignità della donna

Anche quest’anno, nonostante tutto, sarà possibile seguire l’oramai classico, esilarante programma sui mondiali di calcio realizzato per la radio dalla Gialappa’s Band. Per comprendere il motivo di quel “nonostante tutto”, bisogna tuttavia ripercorrere le vicissitudini degli ultimi tempi. Fino a poche settimane fa, infatti, la rodata presenza del trio su Radio Rai nei mesi di giugno e luglio sembrava fuori discussione; recenti divergenze con la nuova direzione di Radio2 (già preannunciate, in qualche modo, dalla rottura avvenuta in occasione del Festival di San Remo) hanno invece determinato un annullamento all’ultim’ora di Rai dire gol, tra le tante proteste degli estimatori del programma e degli stessi addetti ai lavori. Infine, a partire dalla scorsa settimana, il lieto fine della vicenda: a Carlo Taranto, Marco Santin e Giorgio Gherarducci è stata nuovamente offerta la possibilità di tornare “on air”, all’interno questa volta del palinsesto di Radio DJ (a Lecce, 104.2 MHz). Ecco dunque come si è arrivati all’ideazione di Mai DeeJay gol, il nuovo, imperdibile appuntamento per gli appassionati dei “Gialappi” e dei tanti comici reclutati per la trasmissione (tutti naturalmente provenienti dalla scuola dei vari Mai dire). Rispetto al precedente Rai dire gol, il format di quest’anno non racchiude tuttavia le consuete, stravaganti radiocronache (vuoi perché non sono previsti per tutto il campionato incontri in contemporanea con la diretta, vuoi probabilmente anche per una questione di diritti). Di conseguenza, all’interno del programma si è deciso di giocare una carta inattesa: rendere “sopportabile” il calcio d’estate a tutti coloro rassegnati, invece, a subire l’esaltazione di amici e parenti per il mondiale sudafricano. Naturalmente, anche agli ascoltatori è attribuito un ruolo fondamentale nel corso di Mai DeeJay gol (in onda tutti i giorni alle 13), essendo chiamati a partecipare telefonicamente alla diretta e a fare occasionalmente da “spalla” alle trovate dei comici in studio. Apprezzata per una originalità che negli anni ha permesso di rendere a pieno titolo televisivo un linguaggio prettamente radiofonico, la Gialappa’s saprà sicuramente accontentare anche in quest’occasione i propri fan. Punto di forza della formazione, una formula che, nella sua semplicità, si rivela infallibile praticamente sin dalla prima trasmissione proposta in radio dal trio, curiosamente realizzata tra l’altro proprio in occasione dei mondiali di calcio messicani del 1986.

Nel suo recentissimo libro “Indagine sul cristianesimo” (Ed. Piemme, Milano, 2010) lo storico Francesco Agnoli individua almeno tre grandi conseguenze nel modo di concepire la donna a seguito della diffusione del cristianesimo. Innanzitutto il rito di iniziazione e quindi di ammissione alla comunità, e cioè il battesimo, è uguale per uomini e donne: caso piuttosto unico fra le grandi religioni. Seconda conseguenza fu la drastica condanna dell’esposizione dei bambini e dell’infanticidio che riguardava soprattutto le bambine, limitando così una pratica molto diffusa in tutto il mondo, dall’antica Roma alla Cina e all’India di oggi. La terza: il matrimonio cristiano è imprescindibilmente monogamico e indissolubile. Dunque all’uomo non è lecito avere più mogli o ripudiarle a suo piacimento, mentre il consenso della donna al matrimonio acquistò un’importanza che prima non aveva mai avuto. Ancora oggi presso molte società (quelle islamiche ma anche induiste) il consenso della giovane al matrimonio passa piuttosto in secondo piano (quando non è del tutto ignorato) rispetto alla decisione dei genitori e segnatamente del capo famiglia maschio. Certo, anche presso le società cristiane spesso la volontà paterna non si è dimostrata rispettosa delle scelte femminili, specie quando si trattava di famiglie nobili e importanti…ma contrariamente a quanto si pensa l’influenza della Chiesa ridusse la pressione della famiglia patriarcale. Dimostrazione di ciò, ci racconta Agnoli nel suo libro, è che con la diffusione del

cristianesimo cambiò l’età in cui le giovani giungevano al matrimonio: mentre le donne pagane erano spesso costrette a sposarsi e a consumare il matrimonio in età prepuberale (11 o 12 anni), le donne cristiane, invece, si sposavano più tardi e cioè verso i 18 anni. Esse avevano, inoltre, più scelta su chi sposare e anche “se” sposarsi, considerando la nuova grande prospettiva che il cristianesimo apriva alle donne: quella della verginità consacrata a Dio. Tornando al matrimonio, Agnoli ricorda come il quarto concilio lateranense del 1215 formalizzò la necessità del duplice consenso, maschile e femminile, tanto che il sacramento diventa impossibile senza l’accordo dello sposo e della sposa: la donna non può essere data in matrimonio senza il suo consenso: deve dire “sì”. Non solo: la Chiesa farà tutto il possibile per controllare che quel “sì” non sia imposto da altri. A questo, infatti, servono le cosiddette pubblicazioni, il ricorso ai testimoni, l’interrogatorio preventivo e quello poi in chiesa al momento del consenso definitivo. Se talora tutto questo non è bastato a tutelare la libertà e la dignità della donna non dunque alla Chiesa può essere imputato ma alla durezza del cuore dell’uomo. * www.recensioni-storia.it


Lecce, 19 giugno 2010

le nostre città

L’Ora del Salento 12

MONTERONI/Dal 14 al 28 giugno in piazza Adamantino

SQUINZANO/Un concerto a conclusione del mese mariano

Al via l’ottava edizione dei giochi

Ospite il tenore Antonio Corianò

Anche quest’anno la parrocchia Sacro Cuore di Gesù, a Monteroni di Lecce, ha onorato il santo patrono con tre giornate di festeggiamenti e di intensa partecipazione liturgica. Da venerdì 11 a domenica 13, infatti, hanno avuto luogo i solenni riti e le solennità in onore Sacro Cuore di Gesù. Intensa è stata la partecipazione dei numerosi fedeli che hanno preso parte al triduo ed hanno accompagnato la processione del venerdì sera, che ha abbracciato le diverse vie del rione e che si è conclusa con uno spettacolo di fuochi pirotecnici, nella piazza antistante la chiesa. Nelle sera del sabato, poi, i festeggiamenti sono continuati con il concerto, nello spiazzo della villa Edmondo Adamantino, di fronte alla chiesa, dei “Palasport”, gruppo conosciuto in tutta Italia come band ufficiale di tributo dei Pooh, che ha riproposto tantissimi pezzi memorabili, che hanno fatto la storia della canzone italiana, una perfomance entusiasmante che ha richiamato una folla numerosa all’ascolto dei brani indimenticabili della musica leggera e pop. Ed infine domenica, si è svolta la consueta fiera mercato al mattino per le vie del rione, che nella serata ha lasciato posto a nuovi concerti, balli in piazza e l’esibizione del gruppo “I Scianari”, che hanno dato vita ad uno spettacolo coinvolgente che ha portato in pista il pubblico presente con i tradizionali balli della pizzica. Tutto ciò, naturalmente,

non sarebbe stato possibile senza il lavoro intenso del comitato feste e del parroco, don Luigi Lezzi. Al triduo per i festeggiamenti, poi, hanno preso parte anche i parroci che si sono succeduti negli anni passati nella parrocchia Sacro Cuore, don Arcangelo Giordano e don Luciano Forcignanò. Ma le iniziative della parrocchia non si concludono con la fine dei festeggiamenti. Dal 14 a 28 giugno, infatti, si svolge l’ottava edizione dei “Giochi Sacro Cuore”, la manifestazione, patrocinata dalla provincia di Lecce e della Città di Monteroni, che vede la partecipazione di centinaia di bambini e ragazzi che si affrontano in squadre su decine di giochi di gruppo. Quest’anno sono 120 i partecipanti ai giochi, 100 appartenenti alla parrocchia Sacro Cuore, 10 alla Chiesa Maria SS. Ausiliatrice e 10 provenienti dalla parrocchia matrice; tutti sono divisi in 10 squadre da 12 ed ogni squadra ha l’accompagnamento di 2 assistenti.

In due pomeriggi, poi, è prevista la partecipazione di due delegazioni ospiti: i dirigenti del Monteroni calcio e del Mini Basket Monteroni. Di fondamentale importanza, nella gestione e nella preparazione dei giochi, è l’aiuto del gruppo Scout e dei tanti volontari, quali i genitori dei ragazzi e i catechisti parrocchiali, che giornalmente seguono i ragazzi e preparano le attività con entusiasmo e dedizione, al fine di attrarre e divertire tutti i partecipanti e gli spettatori. L’iniziativa, che è giunta ormai all’ottavo anno consecutivo, è un modo per coinvolgere, in questo periodo estivo, i bambini e i ragazzi che, terminato l’anno scolastico, hanno voglia di svagarsi insieme ai coetanei; un modo come un altro per far sentire viva la presenza della comunità parrocchiale tra i giovani, che come mai prima d’ora necessitano di un punto di riferimento solido, capace di farli divertire in modo sano e nello spirito di Cristo. Ilaria Lorenzo

Sabato 5 giugno, presso il Santuario “Maria SS.ma Annunziata” di Squinzano si è tenuto un concerto a cura della Polifonica di Santa Cecilia sotto la direzione della prof.ssa Rosaria Scalcione. L’evento è stato fortemente voluto da mons. Nicola Macculli a conclusione del mese mariano e si è rivelato un’ottima occasione per poter ascoltare l’organo antico a canne recentemente restaurato dal dott. Riccardo Lorenzini che ha utilizzato dei registri dai suoni limpidi e genuini, molto vicini a quelli naturali degli strumenti creati artigianalmente. La data del concerto si è decisa tenendo conto degli impegni del tenore Antonio Corianò nostro concittadino che, avendo iniziato la sua carriera artistica proprio nel coro di Santa Cecilia, nonostante i suoi ormai numerosi impegni appena può vi torna a collaborare. Corianò, già vincitore del concorso internazionale Solhomia Krushivsia, sta continuando i suoi studi a Parma sotto la guida del giapponese Isako Tanaka. Leggendo il programma del concerto vi si possono notare alcune particolarità che lo rendono unico non solo da un punto di vista musicale e religioso, ma anche umano. Come ha spiegato la prof.ssa Scalcione infatti: “Abbiamo volutamente inserito dei brani di autori di diversa nazionalità perché, in un mondo globalizzato, è giusto apprezzare e dare spazio anche ad autori stranieri. Un modo per far entrare un senso di fratellanza anche nella musica”. I brani eseguiti, accompagnati dall’organo suonato dal maestro Luigi Mazzotta, hanno un’estensione storica che va dal ’500 ai giorni nostri. L’apertura è stata affidata alla “Vergine Madre” di mons. Marco Frisina, autore fra l’altro delle colonne sonore di molti film a tema storico e religioso realizzati per Rai e Mediaset, e direttore di un coro diocesano di circa 200 persone, le cui parole del brano rispecchiano quelle dell’Inno alla Vergine presente nel 33° canto del Paradiso. Dell’autore sono stati eseguiti anche “O Santissima” e “Regina Coeli”. L’“Ave Maria” dello spagnolo Da Vittoria è stata eseguita a cappella; il “Bogoroditsye Dyevo” del russo Rachmaninov è un’Ave Maria dai toni molto acuti di solito eseguito a quattro voci (bassi, tenori, soprani e contralti), ma per l’occasione ne sono state usate sei; solo nella sua conclusione le voci sono tornate ad essere quattro in un pianissimo. La serata è continuata con l’“Ave Maria” del francese Gounod che ha messo il canto su un preludio di Bach e con la “Salve Regina” di Businaro, consigliata quest’ultima da Antonio. La parte conclusiva del concerto ha visto l’esibizione da solista di Corianò che ha magistralmente interpretato l’“Agnus Dei” del francese Bizet. Autore particolarmente sfortunato quest’ultimo; la sua attività infatti fu breve perché morì giovane, e incomprensibilmente poco apprezzata. Le sue opere, fra cui ricordiamo oltre al già citato “Agnus Dei” la “Carmen”, oggi considerate dei capolavori, non ebbero invece fortuna al momento della loro pubblicazione. Corianò ha inoltre interpretato tutte le parti da solista del concerto o ha unito la sua voce a quella degli altri tenori del coro. Il brano finale è stato l’“Alleluia” di Haendel, un vero e proprio inno a Dio; tedesco con la cittadinanza inglese l’autore è nato lo stesso anno di Bach e avendo vissuto a corte ha una musicalità più ricca del suo contemporaneo. L’intera serata è stata presentata da Achille Re. Valentina Polimeno

a cura di Elena Palladino

FISCOSENZAVELI

Avv ocato Spe ciali zzata in Diri tto Amministrativo e Tri butario

Lorenzo Pusceddu, Erice

Equitalia e Ministero del Lavoro Sulla base dell’accordo siglato in data 26.05.2010, tra Equitalia S.p.A e il Ministero del Lavoro è stata prevista una riduzione dei tempi (30 giorni) per l’espropriazione forzata relativamente ai contributi Inps. Nello specifico, tardare i versamenti periodici comporterà l’emissione di un nuovo “avviso di addebito”- bonario da parte dell’Ente impositore, cui potrà seguire, in caso di mancato pagamento, ed a partire dal 31° giorno, una legittima azione esecutiva da parte della società di riscossione. Tempi più lunghi per contestare il pignoramento presso terzi A seguito della applicazione della direttiva sopra indicata, i contribuenti avranno più tempo per contestare il pignoramento presso terzi effettuato dall’Agente della riscossione:il termine passa da 15 a 60 giorni con l’obiettivo di permettere al debitore di esercitare adeguatamente il proprio diritto di difesa. Novità dal mondo bancario Microcredito a Costo Zero È imminente la modifica al Testo Unico Bancario che consentirà di chiudere conti correnti, nonché recedere da contratti a tempo indeterminato a costo zero e senza penali. Il rescritto articolo 118 del T.U.B. si occupa poi della facoltà degli istituti di credito di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali; stabilendo esclusivamente per i contratti a tempo indeterminato la possibilità di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali, previa sottoscrizione di idonea clausola. Infine, viene modificato il termine di preavviso delle condizioni contrattuali che sarà di 60 giorni e escluso l’addebito di spese per corrispondenza e comunicazioni alla clientela, ad esclusione di quelle inerenti ad un’esplicita richiesta del cliente.. Come già preannunciato in precedenza lo studio Palladino intende presentare, per il tramite di un’associazione di consumatori, una Class Action volta ad ottenere un vaglio di merito circa la legittimità della procedura esecutiva così come azionata dalla Riscossione. In settimana verrà notificata alla società di riscossione competente e successivamente saranno resi noti, sempre nello spazio dedicato alla Rubrica “Il fisco senza veli” i dettagli relativi alla raccolta di eventuali adesioni alla suddetta class action. Per ogni ulteriore informazione lo studio Palladino sarà disponibile al seguente recapito: palladino@loradelsalento.it

QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

di Antonio Martino

In occasione della mostra “Un’altra musica. Le bande a Lecce e in Terra d’Otranto nel secolo XIX”, realizzata dall’Archivio di Stato di Lecce, dal Conservatorio musicale “Tito Schipa” e dall’Accademia di Belle Arti del capoluogo salentino, è stato tenuto un concerto di apertura dall’Orchestra di Fiati “Tito Schipa” diretta da Giovanni Pellegrini. Il brano iniziale è stato un’interessante composizione di Lorenzo Pusceddu (Dolianova, provincia di Cagliari, 1964) che merita di essere approfondita nelle sue articolate linee timbriche. Si tratta di “Erice”, una concert march con un organico diverso dalla tradizione pugliese, ma molto simile alla composizione, presentata nei numeri precedenti, di Cornelis (Kees) Vlak. Il brano apre con una breve introduzione affidata all’intero organico bandistico con un ritmo sincopato che successivamente si dipana attraverso un diminuendo affidato agli squilli delle trombe in sib. e ad un intervento discendente di strumenti dal colore scuro; il compositore prepara l’entrata della prima idea tematica. Il levare del corno inglese, del primo fagotto, dei primi clarinetti soprani, dei sassofoni contralti e degli euphonium è il segnale iniziale per l’avvio del primo tema. Il carattere di quest’ultimo è carico di una forte energia che possiede una considerevole quantità di attrazione nei confronti dell’ascoltatore, il quale viene catturato dall’enfasi crescente della melodia. Le distanze tra i vari suoni appaiono come un progetto evolutivo attraverso una successione intervallare sempre in via di espansione; prima compare un salto di quarta, poi di quinta

e nella semifrase di risposta, che sarà in seguito analizzata, giunge l’intervallo di sesta. Insieme a questo articolato percorso intervallare, non manca l’attenzione rivolta verso la strumentazione; la marcia racchiude spunti importanti per comprendere timbri ed effetti dinamici. Questa prima semifrase di proposta viene sostenuta da un semplice ma efficace tappeto armonico realizzato dal secondo fagotto, dai secondi clarinetti soprani, dai terzi clarinetti soprani, dai clarinetti contralti, dal clarinetto basso, dai sassofoni tenori, dal sassofono baritono, dai tre corni, dai tre tromboni, dalla tuba (nei numeri precedenti si è sempre indicata con il termine flicorno basso), dal contrabbasso (sempre utilizzato nelle formazioni dell’Europa centrale) e dai timpani. Il rullante completa il sostegno ritmico. Nella semifrase di risposta compaiono anche gli interventi sul tema del flauto, dell’oboe (in questo caso il corno inglese ha passato il testimone a questi due strumenti), del clarinetto in mib., delle trombe in sib. e del glockenspiel. Completano le percussioni bandistiche. È interessante osservare la dinamicità in cui Pusceddu ha inglobato le due semifrasi: non compare alcuna lievitazione dinamica. Quest’ultima si muove per mezzo dei vari innesti progettati all’interno della struttura timbrica. È il colore il principale fattore che emerge in questa primissima parte della marcia “Erice”, un avvincente percorso che si espande su tutto l’organico bandistico etichettato con l’indicazione di Concert Band.


Lecce, 19 giugno 2010

le nostre città di Giovanni Napolitano

VITE MIGRANTI

Regia Corvetta Caracciolo: il diario del nonno Lasciata la località di Baja Parda, la Caracciolo naviga impavida attraverso il Canal Smith (Patagonia occidentale), considerato, per le sue eterne raffiche di vento, le continue piogge ed il freddo intenso che vi regna, una vera “Via Crucis” per i marinai. “Così navigando lungo il canale lasciammo a dritta il Canale della Conception per ancorare in una spaziosa baia, luogo ben riparato. In quelle acque calme si posano numerosi uccelli acquatici, come pinguini, oche, gabbiani, e persino steamer boats, uccelli che prendono questo nome dalla maniera con cui muovono le ali per camminare sull’acqua più velocemente. Dopo otto giorni di ancoraggio in quel luogo si decise di ripartire, ma durante la navigazione un forte vento spinse la nave verso terra fin quasi a toccarla, creando sgomento e confusione tra l’equipaggio. Il co-

mandate in seconda, a quel punto, ci ordina di prendere delle aste e, per consentirci di scostare il bastimento dalla sponda, ci fece disporre lungo il bordo. Solo dopo una lunga fatica riuscimmo nell’intento”. Ma l’avventura non era ancora finita; “usciti dal Lecky Inlet, un abbassamento della temperatura ci avvisa dell’approssimarsi dei ghiacci che costeggiano l’isola di Wellington: essi sono massi di ghiaccio grossissimi, vaganti sul mare e difficili da evitare, che costringono la Caracciolo a compiere difficili evoluzioni quasi rasentando la costa”. Durante la crociera, l’imbarcazione italiana sfiora le isole di Cavour e La Marmora, ove, per prima, la Corvetta Magenta, comandata da Arminson, percorse i canali occidentali nell’anno 1867, tempo in cui quelle regioni erano inesplorate. “Il giorno 8 Luglio entriamo in Porto Otway ed ancoriamo; scesi a terra

IN GALLERIA

di Alessandra De Matteis

Bright star di Campion

Jane Campion, unica donna regista ad aver vinto una Palma d’oro, nel 1992, con “Lezioni di piano” torna al cinema che predilige e con il suo ultimo prodotto “Bright Star” realizza: una sofisticata storia d’amore in costume. La regista neozelandese, in questa sua ultima fatica si è ispirata a una storia vera, svoltasi nell’800’ e terminata senza il lieto fine. Londra 1918, il poeta John Keats accetta di dare lezioni di letteratura e poesia all’effervescente Fanny che, guarda con sufficienza e distacco al giovane poeta. Quando la ragazza scopre che John accudisce il fratello malato, si offre di aiutarlo, tutto cambia. I due cominciano a frequentarsi e l’amore puro invade le loro vite. John e Fanny si fidanzano. La loro

lasciamo inchiodato ad un albero una tavoletta col nome della Regia Corvetta Caracciolo, quale testimonianza del nostro passaggio. Dopo pochi giorni ripartiamo, ma il clima non è ancora clemente con noi; la pioggia scende perenne e l’umidità penetra ovunque: un raggio di sole è l’unico desiderio di ognuno, ma il mare ingrossa man mano che si entra in pieno Oceano ed il vento rinforza da Nord. Il giorno 11 Luglio, poi, il temporale raggiunge le proporzioni di una vera tempesta e la nave imbarca colpi di mare enormi che impediscono addirittura l’accensione del fuoco. Cosi si resta anche a digiuno. Solo a sera, quando l’oscurità ormai profonda, cala la calma; finalmente siamo usciti vivi dalla quella tempesta. Dirigemmo a Nord verso il porto di Ancud, lasciando alle spalle quella brutta avventura”…. continua…

storia non può essere facile per vari motivi, uno dei principali le pessime condizioni economiche del ragazzo: come può una ragazza benestante stare con un povero poeta? Jane Campion anche qui, come in tutto il suo cinema, racconta di una donna in lotta con le convenzioni sociali, in “Bright Star” però ci aggiunge una verve poetica caratteristica proprio del film. La regista è veramente attenta a tutto e, come lei stessa afferma il film ha lo stile di una ballata alla Keats, attraverso una regia minimalista (con pochi movimenti di macchina), lasciando il campo ai due protagonisti e alla stessa poesia di Keats, ci descrive un amore senza confini, capace di superare ogni ostacolo. Le immagini che ci regala sono meravigliose, sceglie del-

le bellissime location mostrandoci esterni meravigliosi, come i fantastici campi fioriti e interni di bellissime case. Inoltre, ottima l’idea di intrecciare le scene iniziali, dove si connettono sartoria, passione di Fanny, e poesia, ambizione di John. I giovanissimi attori Ben Whishaw e Abbie Cornish sono veramente perfetti per interpretare i protagonisti di questa incantevole storia, mostrano senza nessuna difficoltà il loro talento. Una pecca forse sta nelle scene, sono troppo lunghe e forse fin troppo prevedibili. Ciò nonostante, “Bright Star” è un film elegante e raffinato, che se guardato con l’occhio giusto, cosa non tanto semplice, intriga a tal punto che può anche essere memorabile.

L’Ora del Salento 13 SAN P. V.CO/ Il 24 giugno la presentazione del libro

Otranto, l’alba del 1480 Il mondo culturale, inteso in tutte le sue divergenti forme ed essenze, viene spesso e volentieri lasciato in disparte e difeso soltanto da una strettissima cerchia di appassionati e cultori dei vari generi. La collaborazione, che vede come protagonisti l’associazione Culturale “Domenico Modugno” di San Pietro Vernotico e la Cantina Sampietrana, ha infatti come obiettivo quello di tutelare e meglio diffondere questo valore con la presentazione del libro di Giuseppe Mariano “Otranto, l’alba del 1480” edito da Besa Edizioni alla quale verrà affiancata un’estemporanea pittorica del prof. Sergio Mandurino, curatore della copertina del libro. Lo scrittore, già autore nel 2003 de “La sconfitta della Scu e il pericolo Albania”, ha questa volta affrontato un tema eclettico e particolareggiato in ogni sua parte. Racconta la storia di un padre e di un figlio le cui vite sono indissolubilmente legate alla vicenda ottantina dell’invasione turca. A Otranto nel 1480 ha luogo l’incontro e la pacifica convivenza delle religioni più importanti dell’epoca : la greco-ortodossa, la latino-cristiana, l’ebrea, sino a giungere all’armata islamica che distrugge quella terra di convivenza annientando la costruzione di una cultura di pace. Tutti questi elementi fanno sì che il libro possa annoverarsi nel genere di romanzo storico con venature filosofiche. Nonostante la divergenza dei temi, unico filo conduttore delle vicende è l’amore espresso in tutte le sue forme: quello per una donna perduta, quello per un figlio cresciuto senza un genitore ed infine quello per Dio. “Eros”, “philia” e “agape” si intrecciano in un tessuto narrativo sostanzialmente compatto pur seguendo piste diverse. È bene sottolineare, ai fini di una più completa lettura interpretativa, come l’autore abbia infuso molto della sua autobiografia nella stesura del romanzo e, pertanto, vi è una sinergica identificazione con il protagonista. Questa rassegna, che avrà luogo giorno 24 giugno ore 19.00 presso il cortile della cantina sampietrana, si inserisce in una cornice ben studiata alla rivalutazione sì della lettura, ma anche del vino che è anch’esso cultura che ha avuto la sua crescita migliore proprio nel ‘400 con le esplorazioni continentali e la delineazione delle nuove rotte commerciali. È bene sottolineare come la lettura serva soprattutto per vivere: leggere attentamente e con passione, rende noi lettori più liberi d’esprimerci perfezionando noi stessi e portando lontano gli affanni della solitudine. I libri ci offrono un movimento immaginifico tra lo spazio ed il tempo, rendendo uniche le nostre esistenze intellettuali. È importante quindi valorizzare eventi di tale portata, per non dimenticare che curare la mente rende più forti le coscienze di noi uomini precludendo i pregiudizi e avvalorando l’essenza dei pensieri. Marco Marangio


L’Ora del Salento 14

Lecce, 19 giugno 2010

appunti

Paolo Sorrentino. Hanno tutti ragione Paolo Sorrentino, regista e sceneggiatore, ha avuto una carriera folgorante coronata dal recente successo del film “Il divo”, uscito nel 2008, ispirato alla vita di Giulio Andreotti e interpretato da Tony Servillo. Il regista partenopeo partecipa con questo film alla selezione del Festival di Cannes, aggiudicandosi il Premio della Giuria e incassando recensioni molto positive dalla critica italiana ed internazionale, e riscuotendo un buon successo di pubblico. La splendida carriera di Paolo Sorrentino, dopo alcuni cortometraggi alla fine degli anni Novanta, inizia con una pellicola del 2001 che è già diventata un fenomeno di culto, “Un uomo in più”. Presentata felicemente al Festival di Venezia, ha vinto diversi premi, tra cui il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente, oltre a tre candida-

ture per il David di Donatello del 2002. Da questo film è stato tratto il romanzo di cui voglio parlarvi questa settimana, “Hanno tutti ragione”, edito da Feltrinelli. È il suo primo romanzo. Tony Pagoda è il protagonista del romanzo, già protagonista del film con il nome Tony Prisapia, magistralmente interpretato da Tony Servillo. Si tratta di un cantante di night club dell’estrema periferia partenopea, che nella sua lunga carriera ha calcato le scene dei teatri più importanti del mondo, compreso quello di New York al cospetto di Frank Sinatra. Ha accolto nei suoi camerini centinaia di casalinghe estasiate ed ha cenato nei peggiori ristoranti della periferia italiana divorando chili di tortelli e cosciotti d’agnello. Tony Pagoda è un cantante di strada. Nato a vico Speranzella, in

una Napoli sgradita ai suoi stessi abitanti, e cresciuto tra le banchine del porto e le viuzze della splendida Capri. La sua è stata la scena di un’Italia florida e sgangheratamente felice, fra Napoli, Capri ed il mondo. La storia inizia a cavallo tra il 1979 ed il 1980. È stato tutto molto facile ed all’insegna del successo. Tony ha avuto il talento, il denaro, le donne. È un personaggio particolare. Non sopporta nulla e nessuno. Detesta le persone che vanno in giro in tuta da ginnastica e le cittadine del centro Italia, costretto a conoscere e frequentare per via delle tournee che fanno parte del suo lavoro. Cittadine che hanno apparentemente un aspetto lindo che lo infastidisce, e allora si ritrova a pensare a Napoli, alla quale regala delle parole bellissime: “Solo la mia città ha ancora un minimo senso con quell’aper-

tura alata al mare, sterminata. Ti dà la sensazione che se vuoi puoi fuggire. Poi non fuggi mai”. Credo che siano parole che solo chi è nato a Napoli può comprendere sul serio. Quel senso di soffocamento e libertà allo stesso tempo, che da sempre appartiene alla città. Vi regalo un altro piccolo assaggio di questo personaggio che è già una star: “Tre conati di vomito e queste pallette piccoline di sudore freddo e giallognolo che mi accarezzano la fronte bassa, la mia fronte bassa, la fronte bassa di me, di Tony Pagoda, alias Tony P, con questi quarantaquattro anni carichi e feroci, che me li porto dietro e che non li conto, che se li conto, soffro assai”. Tutta la decadenza e la miseria del nostro Bel Paese dagli anni Settanta ad oggi, trasuda-

c@ttolici in rete

Effata.org, l’annuario dei siti cattolici

argo

IL POLLICE

D EBUTTO

tommaso dimitri

Ovviamente avevamo predisposto tutto, secondo le più normali ed ovvie regole scaramantiche (stesso luogo, stessi compagni di visione e perfino stesso menù per la cena), per “Mondiali 2010: ItaliaParaguay” (Rai Uno, ore 20,10), la telecronaca in diretta per il nostro debutto nella Coppa del Mondo 2010, quella che si gioca per la prima volta nel continente africano, e improntata tutta sul rispetto del diritti civili, della tolleranza e della pace. Attesa spasmodica, quindi, vuoi per le solite polemiche italiane, vuoi per il fatto che siamo ancora noi i campioni del mondo. A dire il vero, la compagine di Lippi parte a spron battuto, anche se ci pare che pochi, anzi pochissimi, siano i tiri verso la porta di Villar. Ma, il ritmo c’è. E le belle riprese: da vicino e dall’alto, contribuiscono in maniera a calarci nello spirito della “sfida”. La delusione del goal paraguayano e il mancato rientro di Buffon, ci creano non poche preoccupazioni, ma un rapace De Rossi rimette le cose per il meglio. Il nostro assalto continua, e gli operatori di ripresa e la regia lo testimoniano al meglio. Ma finisce lì, con l’amaro in bocca.

lor@delavoro di Samuele Vincenti Con una media annua di 6.000 unità, sono sempre più le persone che si impegnano nell’ambito della cooperazione internazionale. Un piccolo esercito composto da volontari ed operatori retribuiti che, all’interno delle organizzazione non governative (Ong), realizzano progetti in Italia e nel mondo, per uno sviluppo sostenibile e per un mondo più solidale. Le risorse umane sono il patrimonio più importante delle organizzazioni no profit e di quelle non governative che lavorano nella cooperazione internazionale. Decidere di diventare un operatore della cooperazione internazionale non governativa non è mai una scelta

Prima cosa importante è l’indirizzo del sito “Effatà”: www.effata.org, si scrive “effata” tutto minuscolo e l’ultima “a” senza accento. Di solito tutte le vocali accentate vengono sostituite negli indirizzi dei siti. Nella home page, l’autore del sito, Marco Volpe si presenta e ci comunica dove è nato questo portale: il Punto Giovane di Riccione (www.puntogiovane.org) che costituisce il polo della pastorale giovanile delle 6 parrocchie di Diramare (e che invito a visitare). “Il Punto Giovane è un luogo e un modo di aggregare, valorizzare, educare ed evangelizzare i giovani” (dal sito puntogiovane.it). Poi l’autore specifica che per la costruzione di questo portale, si è ispirato al portale di Francesco Diani (www.siticattolici.it). Da notare che la collaborazione on-line è molto diffusa soprattutto per rendere velocemente disponibili notizie ed esperienze. A questo riguardo il sito www.lachiesa.it è un esempio lodevole di questa collaborazione virtuale. In questo sito troviamo un vero e proprio calendario liturgico on-line, con tanto di supporto alla liturgia del giorno corrente e la proposta di alcune omelie per la prossima domenica. Tra gli autori troviamo anche don Giovanni Benvenuto. Tornando al nostro sito “Effatà”, dobbiamo necessariamente apprezzare la semplicità di navigazione, perché organizza i siti in categorie o canali tematici immediatamente recuperabili grazie ad una veloce ricerca per nome organizzata alfabeticamente che si aggiorna quotidianamente. Uno stile immediato e veloce anche per chi non possiede una connessione veloce o la realizza con un apparato mobile come il cellulare, dove il display non è sufficientemente ampio. Da apprezzare una sorte di statistica dei siti più visitati e il numero dei siti presenti in una collezione tematica. Per esempio, nel momento in cui scrivo questo articolo, troviamo tra i siti più visitati: per le associazioni, quello ufficiale dell’Azione Cattolica (www.azionecattolica.it); per i movimenti, quello del Rinnovamento nello Spirito (www.rns-italia.it) e del cammino Neocatecumenale (www.camminoneocatecumenale.it) e per le banche dati Qumran Net (www.qumran2.net) e quello per scaricare musiche in mp3 o testi e spartiti musicali per tutte le occasioni (www.cybermidi.net). Il portale permette il collegamento ragionato in sezioni con 13.406 siti cattolici (aggiornato al 15 giugno 2010). Buona navigazione.

M U S I CALM E NTE Anna Rita Favale

Ramazzotti in concerto a Foggia Fa tappa a Foggia il concerto di Eros Ramazzotti, unico spettacolo pugliese del grande Tour mondiale del cantante romano. Il 22 luglio, allo stadio Zaccheria, a partire dalle 21.30, il cantante dal timbro inconfondibile che lo ha reso famoso in tutto il mondo, si esibirà per i suoi fans che da tutta la Puglia - e non solo - si ritroveranno nel capoluogo dauno. Tra i cantanti di maggior successo, a livello mondiale, nella musica leggera italiana e nel pop latino, il ragazzo della Terra promessa ha venduto, dal 1981 ad oggi, oltre 50 milioni di dischi. In 25 anni di musica ha pubblicato 15 album e duettato con alcune delle più grandi voci della musica italiana e mondiale, tra le quali Pavarotti, Bocelli, Pino Daniele, Jovanotti, Raf, Ornella Vanoni, Patsy Kensit, Tina Turner, Cher, Anastasia, Ricky Martin e tanti altri. Primo artista italiano ad esibirsi, nel 1990, al Radio City Music Hall di New York, vanta molteplici riconoscimenti: due vittorie al Festival di Sanremo; la partecipazione al “Pavarotti and Friends”; il premio Echo Award, l’Oscar della musica tedesca; il premio Ambrogino d’oro per un concerto gratuito al quale hanno preso parte 12mila bambini delle scuole medie ed elementari di Milano, il prestigioso Niaf Award a Hollywood per aver promosso e valorizzato l’immagine della musica italiana nel mondo. Dai “bordi” della periferia romana ai più grandi palcoscenici di tutto il mondo, ha sempre cantato l’amore, soprattutto per la musica, ed affrontato, sin dagli esordi, temi sociali di grande rilevanza, arrivando dritto al cuore dei fan che continuano a seguirlo da più di due decenni, cullati da quella dolcezza malinconica che pervade testi e musica dei suoi brani. Ramazzotti, che con il tour 2009/2010 è stato sui palcoscenici di tutto il globo, a luglio tornerà in Italia con sei concerti esclusivi e in Puglia, a Foggia, dopo ben quattro anni di assenza. I biglietti sono facilmente reperibili in tutti i centri commerciali, “Ipercoop” e “Mongolfiera”, presso i Media World e Auchan, e sono disponibili sui siti internet www.bookingshow.com e su www.ticketone.it. Infoline: 0883.886916 e 335.6735482.

Lavorare nel mondo

banale e richiede un impegno costante, sia in termini di continuo aggiornamento, sia per ciò che riguarda la capacità di adeguare le proprie scelte di vita alle opportunità professionali. Per rendere più facile l’incontro tra coloro che intendono operare nella cooperazione internazionale e le Ong che cercano personale da impiegare nei loro progetti, Siscos, l’associazione che da oltre trent’anni gestisce le assicurazioni di chi parte nei progetti delle Ong italiane ha deciso di realizzare un progetto specifico: “Lavorare nel mondo”, il primo portale italiano per la ricerca-offerta di lavoro nelle cooperative internazionali. Il mondo delle Ong si

apre così a professionisti e neolaureati, in una maniera innovativa e diretta. Oltre alla bacheca annunci, con occasioni di lavoro e collaborazioni, il portale pubblica anche avvisi concernenti corsi, master o stage per i giovani che vogliono crescere professionalmente in questo settore. Inoltre, ogni organizzazione non governativa avrà l’opportunità di gestire uno spazio proprio, con vacancy aggiornate in tempo reale e profili per i candidati. Dagli aiuti umanitari per le grandi emergenze a luoghi dove l’emergenza è purtroppo perenne, le Ong offrono il loro contributo per migliorare le situazioni di grave povertà e disagio, e

marialucia andreassi no attraverso la pelle butterata e i capelli tinti di questo indimenticabile personaggio. Ad un certo punto della storia la moglie chiede il divorzio, spiazzandolo completamente. Decide quindi di lasciare l’Italia e di trasferirsi in Brasile. Una sferzata netta alla sua vita. Lascia tutto, decide di andarsene, di sparire. Il libro è raccontato in prima persona, e Tony snocciola continuamente una serie di verità che il lettore non può non apprezzare. Candidato al Premio Strega 2010, “Hanno tutti ragione” si appresta a diventare il libro dell’anno. Buona lettura. Paolo Sorrentino, Hanno tutti ragione, Feltrinelli, 18.00, pag. 319

www.lavorarenelmondo.it rappresenta una grande opportunità per chiunque voglia donare il proprio contributo per la cooperazione internazionale. Chi fa cooperazione, quali che siano le sue motivazioni, condivide una visione del mondo per cui questo lavoro deve essere fatto. Ma è anche consapevole di doversi confrontare con standard internazionali sempre più elevati. Alle Ong servono persone in grado di gestire progetti complessi, che sappiano coordinare, motivare, supervisionare, indirizzare il lavoro di team internazionali, e gestire le complesse relazioni tra i differenti attori della cooperazione.


L’Ora del Salento 15

Lecce, 19 giugno 2010

lo sport L’ASSIST

di Paolo Lojodice

La società molto attiva: diverse le trattative avviate. Si pensa anche alla campagna abbonamenti. Occhio di riguardo per famiglie e vecchi abbonati

Lecce, mercato in fermento

Nonostante l’attenzione calcistica nazionale e locale sia focalizzata sugli eventi del mondiale e in particolare della italica formazione di Lippi, le manovre dei club continuano “sottotraccia” in previsione di quello che dovrebbe essere la nuova ripresa del campionato, con un occhio anzi due - ai bilanci e alle trattative di mercato. La priorità, in queste primissime settimane del post campionato è ancora legata ad una fase di ristrutturazione degli organici dirigenziali delle squadre, con ruoli e scrivanie che via via trovano assegnatari, anche l’organico dello staff tecnico delle panchine muta secondo nuove prospettive e legittime ambizioni; non è esente a queste dinamiche anche il Lecce che vede la partenza del preparatore dei portieri Graziano Vinti accasatosi alla corte di Campedelli, per dedicarsi ai portieri clivensi. Lo stesso vinti è stato fortemente voluto dal neo allenatore del Chievo, Stefano Pioli, subentrato a Mimmo Di Carlo, approdato sulla riviera doriana. Per il Lecce sono ipotizzabili altri cambiamenti all’interno dello staff, per continuare secondo una logica equilibrata di rinnovamento e adeguamento alle nuove esigenze gestionali e tecniche. Sotteso l’interesse per gli

arrivi e le partenze nella rosa della prima squadra - il mondiale appena agli inizi rappresenta sempre una formidabile vetrina in grado di dettare i tempi del calciomercato - l’attenzione delle società calcistiche si rivolge alle strategie di attrazione per l’evento calcistico, da destinare non solo ai network televisivi ma soprattutto al pubblico “pagante”, sempre più raro in quanto tale, di rispettabile presenza, invece, se allettato con ingressi omaggio. E da Lecce riaffiora una ipotesi che non ha mai abbandonato il management della società di Via Templari, ipotesi volta a coniugare la fruizione dei luoghi dello sport con e oltre l’evento stesso, in una logica già ampiamente collaudata nel calcio britannico. In una recente dichiarazione riportata dal sito web della Gazzetta del Mezzogiorno, l’AD dell’US Lecce, Claudio Fenucci, ribadisce: “Tenderemo a privilegiare i vecchi abbonati e ad incentivare i ragazzi delle scuole calcio a venire allo stadio, ma in realtà, un’inversione di tendenza sarebbe possibile soltanto ripensando gli stadi. Per riavvicinare i tifosi occorre contrastare l’offerta televisiva sul piano del comfort, con stadi più comodi e su quello di uno spettacolo integrato, in sostanza una maggiore visi-

bilità, per esempio attraverso telecamere che facciano vedere al pubblico quello che può vedere in televisione o anche di più, per esempio le squadre dietro le quinte, all’uscita dagli spogliatoi e quant’altro. Le esigenze del tifoso di oggi non sono più quelle di trent’anni fa e quindi le strutture andrebbero adeguate per soddisfare la domanda che è cambiata”. Ma le strategie che le società potrebbero attuare si scontrano con un ritardo normativo. Attualmente la legge sui nuovi stadi è ferma alla Camera dei Deputati. Se dovesse essere varata si supererebbe l’handicap della mancanza di risorse degli enti locali: le società di calcio potrebbero realizzare direttamente gli stadi attraverso imprese alle quali andrebbe un ristoro attraverso superfici commerciali compensative. Mentre, alle società di calcio andrebbe l’intera gestione dei servizi interni allo stadio; un volume d’affari che aprirebbe lo scenario su nuovi introiti per le società di calcio e tutto a costo zero, sia per le stesse società, che per gli enti locali. “La società del Lecce sarebbe pronta ad articolarsi per una eventuale ipotesi di questo genere” - prosegue l’amministratore delegato rilevando che questa legge sarebbe una svolta epocale.

“La possibilità di realizzare nuovi impianti sarebbe un fattore determinante per la competitività futura - prosegue Fenucci - anzi, si creerebbe un gap fra chi potrà realizzare questi progetti e chi invece non avrà questa possibilità”. Ma, a conti fatti, attualmente lo stadio di Via del Mare sarebbe difficilmente ristrutturabile - prosegue la pagina della gazzetta del mezzogiorno on line - sia perchè il “Crescent” della tribuna Est realizzato successivamente crea una discontinuità strutturale dell’impianto, sia perchè i costi di demolizione sarebbero elevatissimi. Più fattibile sarebbe quindi, la possibilità di realizzare una struttura ex novo in un altro sito. Una struttura, capace di convogliare l’interesse di un nuovo tipo di consumatore del prodotto calcio, quindi anche esercizi commerciali, di ristorazione e di intrattenimento al suo interno.

MONDO Il campione Lollo Bernardi al Training Camp di Trevi Ancora qualche settimana e il Csi potrà inserire nei suoi ranghi un bel gruppo di… esperti. Quella di esperto è una qualifica nuova di zecca - la massima che si può ottenere nel Csi a livello nazionale - che il rinnovato sistema formativo dell’associazione ha pensato di attribuire a particolari figure di operatori. Nel bagaglio dell’esperto, oltre a conoscenze tecniche e metodologiche, si prevede ci siano qualità e sensibilità umane, culturali, spirituali, affinate attraverso una specifica esperienza formativa . Agli esperti, infatti, si richiedono doti come la capacità di testimonianza, la disponibilità all’orientamento e la sensibilità alla speranza. Un insieme di cose necessarie per svolgere al meglio funzioni delicate e impegnative, del tutto nuove, rispondenti alla rinnovata esigenza di perfezionare la qualità educativa delle attività Csi. I primi esperti saranno diplomati al termine del Training camp, appuntamento di punta del calendario di formazione estiva residenziale del Csi, che avrà sede a Trevi (PG), alla fine del mese prossimo, e sarà riservato agli allenatori ed animatori. Tra i grandi esperti chiamati al ruolo di “teacher” ci sarà anche Lorenzo Bernardi, allenatore della Nazionale juniores un anno fa oro ai Giochi del Mediterraneo e grande campione della leggendaria Italvolley azzurra, guidata da Velasco. Il miglior pallavolista del XX secolo, sarà presente come docente e relatore nel corso della settimana formativa del Training Camp umbro. Il campus aprirà il 23 luglio con un Master formatori, che si concluderà il 25 luglio. Il Master è rivolto ai formatori già impegnati a livello territoriale, che potranno approfittare dell’opportunità per aggiornarsi e ricevere nuove motivazioni. Saranno le regioni Csi a individuare i propri rappresentanti al Master, i quali, al termine del corso, saranno iscritti alle sezioni regionali dell’albo formatori Csi per animatori, dirigenti ed allenatori Si proseguirà, dal 25 al 30 luglio, con un’articolata proposta rivolta agli aspiranti formatori di allenatori (calcio, pallavolo e pallacanestro) e dirigenti, agli osservatori e ai dirigenti arbitrali, e infine, appunto, agli esperti allenatori e animatori. Per gli animatori sono previsti due profili: quello dello specialista, che approfondirà il linguaggio dell’animazione, e quello del promotore, che approfondirà il tema della progettazione e del coordinamento rispetto ad alcuni servizi (dal Grest al centro estivo, dalle ludoteche alla disabilità e terza età, ecc.). Iscrizioni aperte fino al 15 giugno, da richiedere attraverso il Csi Lecce, via Siracusa n. 50, cell. 347.1762819 - lecce@csi-net.it

2210 - L'Ora del Salento  

Settimanale Cattolico dell'Arcidiocesi di Lecce

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