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Lecce, 5 giugno 2010

UN EURO

L’Ora del Salento

Spedizione in abbonamento postale comma 27 art.2 L. 549/95 - Filiale Poste Lecce

Nuova serie, Anno XX, n. 20

SETTI MANALE CATTOLICO

ecclesìa di Nicola Paparella

Era palpabile la soddisfazione e la gioia del celebrante che nel giorno di Pentecoste annunciava, a Londra, la visita del Papa per il prossimo settembre. Dopo l’offertorio, a chiusura della celebrazione, ciascuno dei presenti è tornato ad offrire un proprio contributo, nella condivisa consapevolezza che l’evento avrebbe anche comportato delle spese. Nel canto finale si coglieva il senso di un’attesa carica di speranza e di festa. Guardando scorrere quella comunità si vedeva anche la sua etoregeneità. Il colore della pelle e qualche volta lo stile comportamentale facevano pensare a Paesi lontani, all’Africa, all’India, al Sudamerica… Una sola comunità tante distinte eredità culturali. Poco lontano, in un ristorante spagnolo, veniva servito un piatto portoghese, da un cameriere indiano, aiutato da un giovane italiano. Londra appare al visitatore italiano come un grande e meraviglioso esempio di accoglienza multietnica ed interculturale. Attraversandola nei vagoncini delle sue tredici linee di metropolitana, si incontra di tutto, il distinto cittadino che corre verso la city, dove hanno sede i mercati della finanza mondiale, i chiassosi ragazzi che vanno ad una festa, l’operaio che torna dal suo faticoso lavoro, la massaia con la sporta carica di verdura. E ciascuno ha un suo volto, una sua etnia, una sua connotazione culturale. Come quel ragazzo che, non ostante gli scossoni della vettura, continua a legge il suo romanzo, o la ragazza che stringe fra le braccia una viola da gamba, quasi a difenderla da urti che potrebbero rovinarla. Quante diversità… E quanta capacità di vivere insieme. Ma è proprio questa l’intercultura? Se si guarda più in profondità si colgono impalpabili gerarchie. Non si tratta della distinzione basata sul colore della pelle, né di una distinzione legata agli studi o al potere economico. Forse anche questi aspetti sono presenti, Ma c’è qualcosa d’altro. C’è nei bianchi e nei neri, negli asiatici e nei sudamericani, negli isolani e negli europei: c’è un insieme di connotazioni che messe tutte assieme forniscono quel profilo complesso e inafferrabile che solitamente associamo a chi si dice inglese. È un misto di tono aristocratico, di distinzione signorile, di distacco dalle pulsioni, di gestione composta delle emozioni, di speciali relazioni interpersonali che fanno essere unico colui che sente la propria identità come identità inglese. E questo aspetto è presente soltanto in alcuni; bianchi o non bianchi, ma soltanto alcuni. E gli altri? Gli altri restano come confusi, indistinti, non caratterizzati: semplici consumatori per i gestori dei supermercati, null’altro che utenti di una serie di servizi attivati in una città ordinata e complessa. La vera ed efficace intercultura comporta la valorizzazione delle differenze. Negarle non avrebbe senso. Il mercato spinge verso l’anonimato, i rituali sociali generano mode, l’efficienza dei servizi ben si accompagna all’appiattimento delle differenze. In un mondo di eguali, c’è il rischio dell’indifferenza, dell’isolamento, dell’appiattimento. Se potessimo coltivare l’uguaglianza e, insieme, la distinzione? L’accoglienza e, insieme, l’appartenenza? Forse scopriremmo che lo splendore dei prati è dato dal pari splendore di tanti fiori diversi.

IN LUTTO

L’ORDINAZIONE

Tante culture La processione

del Corpus da Fulgenzio

Lecce, 5 giugno 2010

Mons. Oronzo Marzo è tornato alla Casa del Padre

Vi affido a Dio e alla parola della sua grazia

4 obiettivo

A colloquio con Massimo Cacciari 7

A voi fratelli divorziati

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La cellula artificiale Non si parte dal nulla

Soltanto Dio crea, l’uomo produce DON LUIGI RENNA Questo traguardo della scienza apre nuovi scenari che sono nella mani dell’uomo, artefice del bene e del male, commisurati alla sua scelta di usare l’individuo come fine o come semplice mezzo

Fin

A

lmente

PROF. COSIMO QUARTA Solo l’orizzonte sapienziale, permette alla verità scientifica di collegarsi alla giustizia e alla bontà. Senza tale legame ogni scoperta è destinata a produrre solo danni per l’uomo, la natura e la società


L’Ora del Salento 2

Lecce, 5 giugno 2010

primopiano

EDITORIALI LA MANOVRA FINANZIARIA. SACRIFICI E VANTAGGI

L’equità, strada maestra Più etica nell’economia e nella politica per tutelare i più deboli per superare insieme la crisi globale Una manovra finanziaria tanto articolata e che interagisce in tanti settori, economico/finanziari /sociali e di spesa pubblica, non può che generare un giudizio articolato e, se vogliamo, ancora “sospeso” visti i passaggi formali ed istituzionali, con possibili “aggiustamenti” ancora da compiere. Soddisfazione si può certamente esprimere per le misure sul fisco e sulla lotta all’evasione con importanti pilastri quali la fatturazione elettronica e la tracciabilità sul contante sui quali cominciare a costruire una vera riforma fiscale, pretesa dal sindacato da molti anni, e con la quale riforma riaffermare che tutti, indistintamente, paghino le tasse e i sacrifici non li facciano sempre i lavoratori dipendenti. Bene i tagli sui livelli Amministrativi ed Istituzionali a partire dai privilegi della classe politica fino ad aggredire, veramente, gli sprechi nelle Amministrazioni e nelle Istituzioni. Necessaria la moralizzazione in tutta l’area “pensioni di invalidità” dove, forse, necessiterebbe ancor prima un effettivo ed efficace controllo sui falsi invalidi che una elevazione della soglia dal 74% al 80%. Forse ormai non rinviabile una seria decisioni sull’utile esistenza delle Provincie (la manovra ne abolisce alcune sotto i 220mila abitanti, escluse quelle confinanti con stati Esteri) ma anche (speriamo) si avvii una discussione sull’utilità ( e lo spreco di risorse) di Comuni, comunità montane, consigli di quartiere, vari Enti inutili, che l’Italia non può più permettersi. Ridicola la scelta di tagliare i redditi pubblici sopra i 90mila del 5%, ma solo sulla quota eccedente, quindi

L’Ora del Salento SETTIMANALE CATTOLICO Iscritto al n. 517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce

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Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

poco o nulla. Da capire bene (leggendo i testi) la sanatoria edilizia, sperando in un segnale moralizzatore e non di alimentazione dell’illegalità, smentendo un noto stile… “condonistico”. Piatto forte il blocco degli stipendi agli statali per quattro anni e lo slittamento delle “finestre” per andare in pensione: se gli innegabili sacrifici richiesti ai lavoratori della Pubblica Amministrazione e ai lavoratori che, dopo impegno e sacrificio lavorativo, vedono allontanarsi, seppur di poco, la possibilità di andare in pensione non seguiranno le scelte moralizzatrici promesse, lasciando una manovra a metà, i lavoratori, e gli Italiani, non capirebbero le vere volontà del Governo. Inoltre, parallelamente alla manovra, il Sindacato (la Cisl in particolare) ha chiesto efficaci risposte ai lavoratori precari del pubblico impiego e della scuola, coprendo i vuoti di organico, oltre che una fiscalità di vantaggio e zone franche per il rafforzamento dei Premi di Produttività, utile strumento per accrescere il salario dei lavoratori. La strada della riduzione della spesa pubblica è inevitabile (lo afferma anche il Presidente G. Napolitano), lo dice l’Europa, lo rammentano le vicende della Grecia. Un futuro di sacrifici e di ulteriore crisi può essere sopportato e accettato da tutti, a mio parere, solo se i sacrifici stessi saranno equi facendo pagare di più a chi ha di più e tutelando efficacemente i lavoratori oggi in difficoltà (cassa integrazione, precariato, disoccupazione, inoccupazione) e le famiglie (sostegno al reddito, quoziente familiare, aiuti sociali, funzionamento del welfare). Sergio Calò

PENSANDOCI BENE...

Pochi articoli e centinaia di commi che racchiudono la presentazione di un film già visto, d’altronde, non ci possono essere azioni diverse se non quelle basate sui freddi numeri, che ci ricordano il nostro debito pubblico in linea ma non troppo, gli sprechi ed i costi della pubblica amministrazione, dell’incidenza dell’evasione fiscale e, della famosa congiuntura internazionale, termine criptico che ci riporta alla crisi economica internazionale che in soldoni significa, stringiamo la cinghia per non essere la futura cenerentola greca. Come ogni Governo che si rispetti, la manovra inizia la dove i soldi ci sono, quindi mano alle finestre pensionistiche, portando i lavoratori pronti ad andare in pensione ad aspettare ulteriori sei mesi. Sembrerebbe fuori il bonus famiglia a fronte di una mancata applicazione di una addizionale sui redditi superiori a 150.000 mila euro, che avrebbero garantito un gettito a favore delle fasce più deboli, anche se la socialcard sembrerebbe riconfermata. Novità nel settore del lavoro privato a partire dal 2011 con il “contratto alla tedesca”, sconti ai “premi” dati ai dipendenti che hanno contributo a far guadagnare la propria impresa o a renderla più competitiva. Gli sconti previdenziali e fiscali si applicheranno su importi fino a 6mila euro per redditi non superiori a 40.000 euro, ma non si troveranno, come sarebbe stato meglio, direttamente in busta paga. Insomma una carotina per far lavorare di più, di Giuseppina Capozzi

La donna contemporanea Il percorso al femminile, nel corso dei secoli, è stato scandito da tappe ben definite. Per millenni la donna ha collaborato generalmente con l’uomo nel lavoro, anche all’esterno del nucleo familiare, essenzialmente per procurarsi i mezzi di sostentamento. Dopo una progressiva involuzione con la rivoluzione industriale e una successiva evoluzione nella conquista dei diritti, negli anni ’60 si verifica un cambiamento epocale: i movimenti femministi, spesso scomposti e veementi, conducono alla denaturalizzazione dei ruoli tradizionali. L’intento del movimento femminista era di affermare sulla scena del mondo lo spirito, il genio, l’essenza della donna come soggetto di pari rispetto e spazio nei confronti dell’uomo. Come conseguenza, però, la cultura contemporanea esprime un protagonismo femminile che, vedendo la donna alla ricerca di se stessa, si è trasformato in mero antagonismo con l’altro sesso. Questo processo di rivalità ed auto-affermazione al femminile ha manifestato una tendenza molto pericolosa: cancellare le differenze. È la cultura della omologazione e del relativismo che ha portato alla crisi di identità dei due sessi. Per evitare ogni supremazia dell’uno o dell’altro sesso, si tende a cancellare le differenze, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale. In questo livellamento la differenza corporea, chiamata sesso, viene minimizzata,

mentre la dimensione strettamente culturale, chiamata genere, è sottolineata al massimo e ritenuta primaria. Si è giunti così, oggi, alla falsa teoria del genere. Questa antropologia, che intende favorire le prospettive egualitarie per la donna, liberandola da ogni determinismo biologico, conduce ad una riformulazione antropologica che, lungi dal produrre uguaglianza, crea uniformità, e si traduce in un indebolimento delle appartenenze e delle identità. Nonostante entrambi i sessi escano sconfitti da questa dirompente forza distruttiva manifestatasi a tutti i livelli, in senso positivo, però, si è maturata la consapevolezza della eguale dignità delle persone che si realizza nella complementarità fisica, psicologica ed ontologica, dando luogo ad un’armonica “unidualità”. Oggi la donna è giunta ad una maggiore consapevolezza delle proprie capacità e cerca di concretizzare le sue propensioni e passioni in armonia con il contesto di appartenenza. È importante sottolineare che l’uguaglianza dell’uomo e della donna, consistente nella pari dignità e responsabilità, acquista in valore e spessore dall’apporto delle specificità, e l’uguaglianza non sopprime le differenze, al contrario le nobilita. Ciò che differenzia, quindi, l’universo femminile sono le sfumature che la sua natura di donna saprà dare alle soluzioni dei problemi, che si troverà ad affrontare, ed alle attività che intraprenderà.

guadagnando soldi che vedremo solo circolare tra i numeri della nostra dichiarazione dei redditi. La pressione fiscale ed il costo del lavoro influisce negativamente sulle imprese e sui lavoratori, 700.000 posti di lavoro persi ed il 25% in meno della produzione industriale ne da una cruda idea, e non si può pensare che il blocco dei contratti nazionali sia la strada principale all’uscita della crisi. Il rigore sui conti pubblici non può non essere condiviso, i tagli alle competenze della classe politica, il tetto ad i manager pubblici, l’accorpamento di alcuni enti è di certo mirabile, è un inizio, ma sarebbe stato più opportuno aggiungere una maggiore incisività agli sprechi delle pubbliche amministrazioni. La lotta all’evasione fiscale è un percorso obbligato, tanto per il presunto gettito che si potrà recuperare, quanto per poter rimettere in linea una giusta concorrenza tra le imprese. Non c’è ancora l’attuazione di un vero e proprio federalismo fiscale, solo la Puglia, se usufruisse direttamente dei gettiti fiscali delle holding finanziarie ed industriali presenti, non avrebbe nulla da invidiare in termini di autonomia economica a nessuna regione europea. I grandi passi, mancano quelli, le decisioni paventate ma non ancora prese, come l’abolizione delle province metropolitane oltre a quelle al di sotto dei 220.000 abitanti. In verità, nessuna manovra economica può avere un grande plau-

so, viviamo ancora una forte difficoltà nella difesa del posto di lavoro e delle leggi che ancora resistono per poterlo fare, rivendicandichiamo maggiori sforzi a tutela delle famiglie e dei lavoratori che ancora una volta loro, dovranno dare il supporto maggiore a questa ennesima manovra, senza sconti in termini di spesa sanitaria, di costi d’affitto, di energia e di acqua che perlomeno ancora si riesce a bere sino a quando non verrà anch’essa privatizzata. Per carità nell’insieme è una manovra comprensibile ma non si può definire equa, almeno per due ordini di motivi: il primo perché i lavoratori ancora soffrono l’incombenza della precarietà e del lavoro nero contro il quale non vi è una presa di posizione ferma, come ferma dovrebbe essere una misura sanzionatoria per la sicurezza sul lavoro che inoltre, premierebbe le casse dello stato e le aziende che sono in regola. La seconda è che al di là delle dichiarazioni Istat che sanciscono un aumento delle contribuzioni salariali del 2%, (e qui bisognerebbe chiedere all’Istat l’incidenza delle spese che hanno i comuni mortali per sbarcare il lunario), i lavoratori lasciano ancora il 40% della busta paga in tasse. La crisi economica c’è ma affrontarla non significa non tutelare i più deboli, ci vuole più etica, nella politica e nell’economia. Antonio Verardi segretario generale Ugl Lecce

“DA QUANTO TEMPO...”

Verso Santiago di Compostela Sono passati due anni dal giorno in cui ho scritto il primo articolo di questa rubrica. L’idea di dedicare uno spazio de L’Ora del Salento alle problematiche relative al sacramento della confessione nacque da un confronto che ebbi con i responsabili della redazione del nostro settimanale diocesano. Nella Chiesa si avvertiva, e si avverte sempre di più, la necessità di riflettere sulle modalità per stimolare i fedeli alla pratica della confessione. In questi due anni ho cercato di dare spunti di riflessione, di riportare esperienze personali, di fornire letture non scontate dell’argomento. Ovviamente per due anni non si poteva parlare solo di confessione, allora ho arricchito la rubrica riportando anche alcuni episodi della mia vita personale, del mio lavoro pastorale e alcune risposte alle lettere che i lettori mi hanno fatto pervenire. Proprio quest’ultimo, però, è stato il punto debole. Mi sarei aspettato una maggiore partecipazione dei lettori alla discussione sul tema, e la mia aspettativa non era infondata. Infatti, da un lato moltissime persone hanno letto i miei articoli e li hanno trovati interessanti, perché loro stesse me lo hanno confermato facendomi anche notare che la piccola fotografia posta in alto a sinistra non mi assomiglia molto. Dall’altro lato, credevo che la facilità di scrivere le e-mail avrebbe agevolato l’interazione. Nonostante questo credo che l’esperienza sia stata positiva e se qualche bene ha prodotto è per la gloria di Dio.

Da qualche settimana ho preso la decisione di fare un’esperienza che lascerà sicuramente un segno nella mia vita: il cammino di Santiago di Compostela. Se il Signore lo permette inizierò a camminare il 23 giugno per arrivare a Compostela il 25 luglio. Vorrei rendervi partecipi, cari amici lettori di questa mia esperienza, pertanto ho pensato di sospendere la rubrica “da quanto tempo” per dedicarmi al reportage del cammino. Inizierò a tenervi informati tra qualche settimana di come procede la preparazione e, tappa per tappa, di come si svolge il cammino. A presto. Fra’ Ruggiero


L’Ora del Salento 3

Lecce, 5 giugno 2010

primopiano

L’ARCIVESCOVO “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (2 Cor 5,17). Questa sera celebrando la Solennità della SS. Trinità, noi viviamo e quasi tocchiamo con mano la conferma di questa parola che ci è stata proclamata nel brano della 2 lettera dell’Apostolo Paolo ai cristiani di Corinto, aiutati dal grande dono ed evento che è l’ordinazione presbiterale del fratello e amico di tutti noi Luca Pagano. Conosco qualcosa della storia e del mistero della vocazione di questo nostro fratello così come lui mi ha saputo raccontato ma forse lui stesso non è in grado e non sa spiegarsi la ricchezza del mistero che il Signore ha voluto per la sua vita invitandolo a seguirlo sulla strada del vangelo che annunzia il dono grande dell’amore di Dio per ogni uomo, quell’amore che vuole tutti gli uomini salvi affidando ad alcuni tra noi, questa sera anche al nostro Luca il ministero della riconciliazione. Di fronte alla scelta e alla chiamata alla sequela del Cristo povero e casto, dono e mistero, credo necessario e Non potrai portare la Parola se preliminare accogliere l’invito dell’Apo- non ti farai portare dalla Parola. stolo Paolo nelle let- Ogni mattina perciò, parafrasantera agli Efesini: “Io do la parola del Profeta, farai piego le ginocchia davanti al Padre per attento il tuo orecchio per ascoltacomprendere con re come ogni buon discepolo; che tutti i santi quale sia il Signore ti apra l’orecchio. Tu l’ampiezza, la lunghezza e la profon- però, non opporre resistenza, non dità e di conoscere tirarti indietro l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza” (Ef 3,14.18-19). Davanti al mistero a cui veniamo ammessi per grazia, non abbiamo che da adorare, benedire, lodare, invocare, stupirci e sorprenderci per l’immensità del Dio buono e santo che non disdegna di ammettere alla sua presenza e per il suo servizio, uomini deboli, fragili, bisognosi di misericordia e di perdono. Questo stesso atteggiamento ancor più oggi, nella solennità della SS. Trinità, viene chiesto a noi creature, impronte e tracce del mistero grande che invita a fissare il nostro sguardo sulla vita interna di Dio, sulla sua più vera e più profonda interiorità. Impresa non facile se pensiamo che è già arduo e complicato capire cosa si nasconde e annida nel cuore umano. Entrare nell’intimo di Dio! Ci ha provato il grande Agostino, smascherato e ricondotto al suo limite, dal bimbetto che tentava di far entrare tutta l’acqua del mare nella buca scavata nella sabbia. Non possiamo rimanere fuori della comunione in lui e con lui. Verrebbe a mancare quel surplus di intimità di amore che tra persone che si amano è importante per non assuefarsi allo scontato del quotidiano. Entrare e gustare la tenerezza del Padre, guidati da Gesù e introdotti dalla potenza avrai letto, per insegnare ciò che la dello Spirito, è dare novità e gusto a potenza dello Spirito ti farà conouna fede spesso incapace di dare ri- scere e apprendere nella fede, vivenposte a quel bisogno di assoluto che dola con esemplare limpidità sì che agita la nostra vita e che spesso taci- l’annuncio diventi ascolto, l’ascoltiamo, incapaci e timorosi nell’inol- to conoscenza e impegno, la conotrarci nei sentieri del divino a cui ci scenza testimonianza sicura di feporta il quotidiano ascolto della pa- deltà e obbedienza al mistero che da rola che il Dio Santo, Uno e Trino, oggi trasforma la tua vita rendennon cessa di far giungere al cuore dola epifania dell’amore che ti ha della nostra esistenza. afferrato. Questa Parola, carissimo fratelImponendo le mani sul tuo capo lo e figlio che oggi ti viene conse- per il dono dello Spirito che ti rengnata nel dono e nella consacrazio- derà partecipe dell’unico sacerdone del sacramento, dovrai dispen- zio di Cristo Gesù, nella preghiera sare a tutti coloro che nell’esercizio di ordinazione chiederò al Padre del ministero il Signore porrà sui tuoi Santo, Onnipotente ed Eterno, che passi. Dovrai leggerla e meditarla la parola del Vangelo mediante la tua assiduamente per credere in ciò che predicazione, con la grazia dello

L’Omelia per l’Ordinazione Sacerdotale di frà Luca Pagano dell’Ordine dei Frati Minori celebrata a Squinzano lo scorso 29 maggio in S. Maria delle Grazie

Vi affido a Dio e alla parola della sua grazia

coinvolge tutti noi annunziatori del Vangelo è quello di presentare una parola fiacca, depotenziata, accomodante, asservita anche se in forme striscianti e ipocrite alle mode, al linguaggio degli uomini, non coraggiosa e profetica, per quella sorte di paura che ci prende di non essere ascoltati, di essere lasciati soli o di sentirci ripetere come Paolo nell’areopago di Atene: “su questo ti sentiremo un’altra volta” (At 17,32). “Essere affidati alla Parola non è un augurio, ma un impegno di assiduità con la Parola, un’assiduità fatta di ascolto della Parola, nella lettura delle Scritture che la contengono, fatta di meditazione e di esperienza quotidiana vissuta, fatta di preghiera che permette al predicatore di assumere e fare proprio il pensiero di Cristo. Solo così la parola annunciata dal presbitero, quale eco fedele della Parola di Dio, compie la sua corsa e si diffonde, fino ad essere accolta non come parola umana, ma come Parola di Dio colma di energia spirituale ed efficace nella vita dei credenti”. A conferma di questa parole una osservazione della PaPercorrerai le strade del mondo e stores dabo vobis di Paolo II: “Il incontrerai i bisognosi dell’amo- Giovanni sacerdote deve essere di Dio che elemosineranno re il primo ’credente alla Parola nella piedalla tua vita la presenza di Cona consapevolezza lui che apre per noi la via santa che… di questa Pada percorrere fino alla fine non rola egli non è padrone: è servo… Eleda soli ma con coloro a cui ci mento essenziale delmanda per l’annunzio della la formazione al migioia e della speranza vera nistero presbiterale è la lettura meditata e orante della Parola di Dio (lectio divina), è l’ascolto umile e pieno di amore di Colui che parla”. Accanto alla Parola di cui sei ministro e servo, hai da aggiungere il carisma che ti appartiene come figlio di San Francesco, il padre e modello alla cui scuola ti sei posto rispondendo alla chiamata per una vita di consacrazione che nell’amore indiviso e gratuito, sa di dover rimanere fedele per un ideale di perfezione che si manifesta come testimonianza di povertà non esibita ma vissuta fino in fondo con la libertà di quelli che nulla possiedono ma tutto ricevono in quello scambio che ad esempio e imitazione del Cristo nullatenente, rifiuta anche il possesso della pietra su cui poggiare il capo, sicuro che il Padre che provvede ai gigli del campo e agli uccelli del cielo, saprà coma garantire la serenità del pane quotidiano agli operai della vigna del Figlio che sono i suoi figli. Su questo versante della scelta di una vita povera e casta, garanzia di libertà e testimonianza di credibilità, percorrerai le strade del mondo e incontrerai i bisognosi dell’amore di Dio che elemosineranno dalla tua vita di servizio generoso al vangelo nella gioia dei figli che sentono forte e rasserenante la presenza di CoQuante tentazioni troverai in ag- lui che, chiamandoci alla sequela, guato nel ministero dell’annuncio, apre per noi la via santa da percortentazioni esterne ed interne a te. Mi rere fino alla fine non da soli ma con piace ricordartene qualcuna, di quelle coloro a cui ci manda per l’annunche più facilmente potrai incontrare zio del vangelo della gioia e della nel ministero. Talvolta potrai corre- speranza vera. Ti accompagni la sicura intercesre il rischio di non annunziare la parola che avrai ascoltata. Preferirai sione del tuo patrono, San Luca forse per tue visioni e tue paure, non evangelista, del tuo santo padre e dire la Parola di Dio ma quella degli fondatore San Francesco d’Assisi uomini più accomodante, più facil- e Santa Chiara, di San Pio da Piemente addomesticabile. Forse non trelcina e di San Giovanni Maria ho da metterti in guardia dalla poca Vianney. Il Signore ti custodisca e ti propreparazione e improvvisazione. Sono convinto che darai molto tem- tegga, faccia splendere ogni giorno po nella preghiera e nella riflessione su di te il suo volto e ti doni pace. sulla Parola che dovrai annunciare Amen. + Domenico U. D’Ambrosio ai fratelli. Arcivescovo Il rischio che potrai correre e che

Spirito Santo, fruttifichi nel cuore degli uomini e giunga ai confini della terra. Voglio ripetere a te le parole che l’Apostolo Paolo rivolge agli anziani di Efeso: “Vi affido a Dio e alla parola della sua grazia” (At 20,32). Non ti affido la Parola, ma ti affido alla Parola. Prima di portare la parola, tu sarai portato dalla Parola. È qui la forza del ministero dell’annunzio. Non potrai portare la Parola se non ti farai portare dalla Parola. Ogni mattina perciò, parafrasando la parola del Profeta, farai attento il tuo orecchio per ascoltare come ogni buon discepolo; che il Signore ti apra l’orecchio. Tu però, non opporre resistenza, non tirarti indietro (Cf Is 50,4.5).


L’Ora del Salento 4

Lecce, 5 giugno 2010

ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

Invitati al banchetto eucaristico

Alla fine non c’è nessuno che, venuto al banchetto del Messia, sia costretto a tornarsene digiuno. Il particolare sul molto avanzato sembra dire che anche quelli che non hanno fatto in tempo a partecipare e a sedersi con Gesù, comunque hanno ancora una possibilità per saziarsi. È avanzato molto pane, riservato a chi è rimasto fuori dalla mensa. A noi che oggi siamo a messa, vengono in mente coloro che non sono seduti con noi e che non possono partecipare al banchetto. Sono molti. Sono, anche oggi, i fratelli cristiani perseguitati in varie zone del mondo che non possono celebrare l’Eucaristia perché è loro proibito. Sono i fratelli e le sorelle che non sono riusciti a mantenere integro il vincolo del matrimonio e non possono nutrirsi del pane eucaristico. Sono le comunità, in terra di missione, che non hanno un sacerdote e non possono celebrare ogni domenica l’Eucaristia della resurrezione. Sono, ancora di più, coloro che non conoscono la bellezza e il senso dell’Eucaristia, oppure si sono allontanati dalla Chiesa, forse anche a causa del nostro comportamento. Sono, infine, tutti quelli che non hanno mai incontrato il messaggio buono di Gesù e perciò non conoscono nemmeno la gioia del suo banchetto. Ovunque arriva lo sguardo, l’Eucaristia resta il cuore di tutto il mondo, anche al di là della Chiesa visibile. Le dodici ceste avanzate sono colme della speranza che attorno al tavolo di Gesù c’è posto per tutti, c’è pane per ognuno. Resta la domanda se il segno dell’Ostia consacrata, quel piccolo pane bianco, sia abbastanza eloquente, comunicativo. Si è sempre lodato e adorato Gesù “nascosto nei suoi veli” che coprono la divinità e nascondono anche l’umanità. Una cosa è certa. Quel pane provoca la nostalgia di Dio. Pur “velato” nei segni, quel pane inerme e offerto alla fame di ognuno, apre uno squarcio nell’anima alla nostalgia di Dio. La processione del Corpus Domini varca le porte delle chiese. L’Eucaristia non può esaurirsi entro le mura del tempio ma tende necessariamente a varcarle per diventare impegno di testimonianza e servizio di carità. Ognuno che ha compreso il senso di ciò cui ha partecipato, si sente debitore verso ogni fratello di ciò che ha ricevuto. Va a cercare quelli che non c’erano.

AZIONE CATTOLICA

L’Ac pugliese incontra la politica Riflettere sul significato sociale e politico dell’impegno dei cattolici, sempre più da radicare nella “quotidianità delle scelte”, per arrivare ad una “cittadinanza matura, terrena e celeste”. Questo il tema di fondo affrontato durante l’ultimo Consiglio regionale dell’Azione Cattolica di Puglia, che si è tenuto domenica 30 maggio, nella parrocchia Immacolata di Modugno, a Bari. Ospite della giornata Ernesto Preziosi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha offerto ai componenti delle presidenze diocesane - tra cui una delegazione leccese - un contributo sul tema: “L’AC pugliese incontra la politica”. Da autore di saggi di storia contemporanea, direttore dell’Istituto Paolo VI per la storia dell’Azione Cattolica e del Movimento Cattolico in Italia, Preziosi ha parlato dell’attuale scenario politico italiano, spiegando che i cattolici devono sempre sforzarsi di raggiungere un equilibrio che tenda al “bene comune possibile”. Parlando del lungo cammino di preparazione verso la Settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà a Reggio Calabria nel prossimo ottobre, Preziosi ha ringraziato i Vescovi italiani per l’ultimo documento preparatorio, verso un “Agenda” ricca di spunti e di punti concreti di impegno. Ha poi esortato i laici a cedere dalla lusinga di “portare

in politica i valori” che di per sé non sono negoziabili. Ha invece chiesto di farsi paladini “di una mediazione alla luce di quello che è il bene comune possibile in questo momento”, che parta dai valori di riferimento. “C’è una grande crisi di progetto e di orizzonte”, ha ammonito. Per cui non serve arroccarsi, ma “convincere utilizzando argomenti credibili”, partendo da una sempre più radicata “competenza del laicato”. Sempre più, ha detto, nella Chiesa “formiamo figure generiche”, mentre “deve aumentare la consapevolezza delle scelte”, perché “il piano della fede è assoluto, quello della politica è relativo”. La formazione deve partire dal Consiglio Pastorale, che “deve saper leggere la realtà da credenti” ed essere “un luogo di discernimento comunitario”. Perché interessarsi del proprio mondo nella vita di ogni giorno significa annunciare il vangelo, e “fare politica rimane la forma alta della carità”. Tante le esperienze messe in campo nella giornata, che hanno alimentato ricchi dibattiti e laboratori. Presenti anche numerosi ex responsabili delle AC diocesane e parrocchiali, oggi amministratori o dirigenti politici, che hanno scelto un impegno pubblico e di servizio. Salvatore Scolozzi

L’AGENDA DELL’ARCIVESCOVO

Domenica 6 giugno 2010 Ore 10.30 - Amministra le Cresime nella Parrocchia S. Francesco d’Assisi di Lecce Ore 12.00 - Benedice il Nuovo Oratorio della Parrocchia S. Maria della Porta Ore 18.00 - Presiede la S. Messa del Corpus Domini nella Chiesa di Fulgenzio e, al termine, partecipa alla Solenne Processione Eucaristica

Martedì 8 giugno 2010 Mattina - Udienze Ore 18.30 - Presiede i Vespri nella Chiesa Greca

Lunedì 7 giugno 2010 Partecipa a una giornata di fraternità con un gruppo di Sacerdoti della Diocesi

Sabato 12 giugno 2010 Mattina - Udienze Ore 19.00 - Amministra le cresime nella Parrocchia Matrice di Campi

Dal 9 all’11 giugno 2010 Prende parte al Convegno Mondiale dei Sacerdoti a Roma a conclusione dell’Anno Sacerdotale

SALENTO FRANCESCANO di frà Paolo Quaranta

Diamo un nome al nostro Dio Una delle urgenze della così chiamata “nuova evangelizzazione” appare essere la necessità di ridare significato e portata spirituale ad una azione liturgica e di pietà popolare che ancora ci rende Chiesa numerosa ed attiva, soprattutto nel nostro Sud, ma che rischia di inaridirsi nei rivoli della mera tradizione ed espressione coreografica. A Lecce è molto sentita e partecipata - ed è giusto che sia così - la processione del Corpus Domini. E allora proviamo a dare una lettura francescana anche a questo che vuole essere un atto di fede e di annuncio. Francesco d’Assisi vive con il suo Signore un rapporto anche “fisico”. Passa la sua lingua sulle labbra quando pronuncia il nome di Gesù quasi a volerne assaporare la fragranza, fissa i suoi occhi in quell’Eucaristia incarnazione quotidiana del Verbo… entra in relazione con la Sua Maestà. Spesso si sente dire che “l’uomo è in relazione…”; questo concetto appare monco o poco approfondito. L’uomo, affermano altri, già di per sé è relazione, è una caratteristica insita al suo stesso essere. Lo possiamo applicare

IL PRIMO CONGRESSO EUCARISTICO

anche e soprattutto all’uomo Francesco d’Assisi il quale è stato da sempre un essere relazionale, che è andato stabilendo contatti con gli altri; il suo essere inserito nella borghesia assisiate, l’essere nominato “re delle feste”, il suo ideale cavalleresco, l’idea della Chiesa-Fraternità, il suo non scegliere un ordine monastico (monade, uno), la vita con i poveri, il far parte di una creazione… sono tutti esempi di ricerca, a vari livelli, di un rapporto personale con gli altri. Se lo sguardo di Francesco si è sempre aperto sugli altri, necessariamente anche la sua ricerca del senso del religioso non poteva che esprimere un tentativo di relazionalità con l’Altro (al quale magari ancora non sapeva dare un nome) ma che da sempre percepiva non come un’astrazione o un’essenza, ma come un TU personale, Qualcuno e non qualcosa con il quale intessere rapporti personali dei quali essere anche geloso, unico custode, unici luoghi nei quali non farci entrare gli altri (vedi la tutela delle sue stimmate, il ricercare luoghi solitari per l’ascolto…). Oggi la gelosia ha assunto connotati “maniacali”, estremizzati, tanto da portare a nuovi fenomeni come lo

“stalking” o addirittura ad omicidi cui spesso fanno seguito anche suicidi… Potrebbe, invece, essere un sentimento bello se mosso in funzione di un sano amore. Francesco è “geloso” del suo Dio non per sfiducia nei Suoi confronti, certo, ma per “custodia” della bellezza di un rapporto personale intrapreso, da condividere con gli altri ma nel quale conservare spazi personalissimi. Probabilmente ciò che caratterizza di tanto in tanto l’assopimento della nostra fede è il non saper approfittare di spazi di intimità con il Signore. O forse il non saper dare un nome al nostro Dio perché ancora non ce ne siamo fa tta un’immagine precisa o non coincide con quella del Dio di Gesù Cristo. O forse il non capire quali sentimenti si nutrano nei Suoi confronti… Francesco ci invita a riappropriarci del nostro rapporto personale con il Signore. E quando un rapporto è così fondamentale per la tua vita non puoi non urlarlo nelle strade della tua città. Con questi sentimenti portiamo Gesù nelle nostre strade, soprattutto in quelle dove langue ferito e maltrattato nel corpo di chi soffre nella carne e nello spirito.

PARROCCHIA SAN FILIPPO SMALDONE

Una lettera latina con la firma del Santo Padre La carità dopo la prima comunione Nel numero del 25 ottobre 2005, scrivevamo su queste colonne - durante il recente ultimo anno Eucaristico diocesano - quanto si riferiva al primo Congresso del ’25, e precisamente intorno all’arrivo a Lecce del Card. Vicario di Roma Basilio Pompili: “il Porporato, dopo un lungo corteo, giunse nella futura Basilica del Rosario, ove fu letto il testo latino della lettera pontificia, in forma di Breve, personalmente firmata dal Papa Pio XI”. E così proseguivamo: “Questa lettera doveva sostituire un auspicato invio di un Legato Pontificio richiesto dal nostro Pastore, ma che per ovvie ragioni non era giunto tra noi. Mediò il Cardinale Gasparri, segretario di Sato, e la lettera sostituì la presenza del Legato, riservata ai Congressi Eucaristici nazionali o di più ampio raggio”; così come in questi giorni di trepida vigilia avviene per il

Congresso Eucaristico nazionale di Spagna che si celebra a Toledo sotto la presidenza del Cardinale decano Angelo Sodano. Ma si trattava proprio di un Breve, così com’era consuetudine, fin da quel tempo, a firma del Segretario di Stato? Ovvero era una Epistola Apostolica che firma personalmente il Santo Padre? Purtroppo pur avendo più volte consultato gli Acta Apostolicae Sedis di quell’anno, non lo abbiamo trovato né nell’uno, né nell’altro elenco. A dire il vero per il Congresso Eucaristico della diocesi suburbicaria prenestina il Santo Padre inviò in quello stesso anno una lettera personale latina da lui firmata l’11 agosto ’25, e indirizzata al Presule di quella diocesi, il Cardinale Vincenzo Vannutelli, Decano del Sacro Collegio (cfr. A. A. S., n.XVII, p.459).

Però in essa veniva dato maggiore rilievo al 25° di Ordinazione episcopale di Lui anziché al coincidente Congresso Eucaristico diocesano. Concludendo questa modesta ricerca possiamo a buon diritto ritenere che la nostra lettera pur essendo veramente autografa, non avesse una veste ufficiale piuttosto ufficiosa; attese le frequenti relazioni personali del Nostro con l’Illustre Promotore della codificazione piano-benedettina. E notando anche la profonda perizia del Trama, già docente di diritto alla facoltà teologica di Napoli, perizia che determinò certamente l’affidamento a Lui già Vescovo della nostra Chiesa locale, della visita apostolica alla Prelatura personale di S. Nicola in Bari, e della Amministrazione delle vacanti Sedi di Taranto e Brindisi: semel ac iterum. Oronzo De Simone

Sabato 29 maggio presso la casa di riposo “Filippo Smaldone” delle suore smaldoniane dei Sacri Cuori i bambini del 3° corso della Parrocchia di San Filippo Smaldone hanno gridato il loro “sì” nell’amore verso il prossimo, accogliendo con entusiasmo la proposta di incontrare più di trenta signore anziane, portando loro dei piccoli doni, e soprattutto un sorriso. Questi fanciulli, che quest’anno hanno ricevuto la loro prima Comunione, hanno voluto portare la gioia dell’incontro con Cristo anche fuori dai comuni ambienti in cui trascorrono le loro giornate. Hanno preparato una serie di canti festosi, di poesie da declamare, aventi come tema la pace, l’amore, l’amicizia, e si sono diligentemente preparati a questo incontro, realizzando anche dei fiorellini di carta colorati, con sopra i loro nomi, ognuno dei quali è stato donato ad una delle ospiti dell’Istituto. Le signore sono state subito felici di ricevere questa inaspettata visita, manifestando la necessità di parlare e di raccontare qualcosa del proprio passato. Maria Cesarea ha voluto mostrare dei centrini fatti da lei, dicendo di saper cucire e ricamare, Maria Rosa invece ha imparato il ricamo e la pittura nell’ora di economia domestica, nell’istituto professionale che ha frequentato; e così molte altre hanno detto di essere state sarte, artiste, professoresse, e di essere legate indissolubilmente ai propri ricordi. Esse hanno raccontato il giorno della loro Prima Comunione, che alcune ricordano molto chiaramente per l’emozione forte con cui l’hanno vissuto. Molto emozionante il momento in cui una delle donne, ascoltando una poesia, ha affermato “Quel tramonto di cui parla la poesia, bambini, siamo noi, mentre voi siete la vita, l’alba del futuro”. Enza Sava


L’Ora del Salento 5

Lecce, 5 giugno 2010

catholica

È tornato alla Casa del Padre a 82 anni e mezzo. Nel suo ministero 14 anni trascorsi nelle favelas brasiliane

Mons. Oronzo Marzo: chiesa, missione e cuore sacerdotale Nel tardo pomeriggio della prima domenica dopo il tempo pasquale che ci ripropone ogni anno il mistero della Trinità SS., dopo una non lunga malattia si è addormentato nel bacio del Signore mons. Oronzo Marzo, cappellano di Sua Santità, canonico della cattedrale di Passofundo in Brasile e poi dopo non molto del capitolo metropolitano di Lecce. Appena dopo soli 4 anni di vicecura al Sacro Cuore di viale Gallipoli, ha lasciato la natia terra salentina per oltrepassare l’oceano in cerca di anime da salvare nell’emisfero meridionale del nuovo mondo. Dopo esserci conosciuti al Regionale di Molfetta, durante i corsi filosofico-teologici, i nostri incontri si sono infittiti nella primavera del ’54. Quando ci si trovava a Roma tra i due palazzi dell’Apollinare, anche se per corsi di formazione diversi: l’uno per la formazione canonistica, l’altro per l’introduzione al problema dell’emigrazione mediante l’opera dei Padri Scalabriniani guidati allora dal celebre padre Sofia. Che è quanto dire in due distinte ma contigue strutture tra il Senato della Repubblica e Piazza Navona; celebri ancora per la sottrazione all’alto dominio dello Stato sancita nel Concordato del ’29. Modesto, operoso, prudente - come sempre lo è stato - tornato in patria risalendo l’oceano dopo 14 anni di missione brasiliana ricoprì molti incarichi nella nostra Chiesa diocesana, così come ha rimarcato il nostro eccellentissimo Presule nel sepolcrale elogio in S. Guido nel primo pomeriggio di lunedì 31 maggio, alla presenza di circa 40 sacerdoti-confratelli e di numerosissimi fedeli che stipavano il moderno tempio parrocchiale voluto ed eretto dall’indimenticabile mons. don Antonio Giancane e sempre più abbellito dai successori in quella parrocchiale di non lontana periferia. Dalla Curia dove ha operato per circa 40 anni tra incarichi squisitamente amministrativi (tesoreria e poi economato) e della collaborazione alla potestà esecutiva (vice e poi procancelliere), all’apostolato parrocchiale condotto in posizione direzionale così come oltreoceano. Due volte parroco urbano e poi amministratore parrocchiale dei SS. Angeli in Torre dell’Orso fin quasi alla vigilia della morte. In varie cappellanie di suore e istituzioni caritative annesse: Compassioniste della Bea-

Il vocabolario dei

di Adolfo Putignano

Nuovi linguaggi, nuova evangelizzazione * Nativi digitali

*Apprendimento superficiale

Le nuove generazioni, abituate permanentemente all’interattività digitale, sono interessate a conquistarsi una positiva reputazione in ogni nuovo rapporto nella Rete, poiché si inseriscono in un ambiente che non fa riferimento al passato e ad un determinato riferimento topografico. Una ricerca realizzata per l’Università Cattolica di Milano da Claudia Giaccardi e comunicata al Convegno Cei “Testimoni digitali” dell’aprile scorso, cataloga i nativi digitali della fascia d’età 14-29 anni in: “conviviali”, se orientati ad ottenere soprattutto contatti; “riservati”, se inclini ad un dialogo limitato; “ipersocievoli”, se predisposti a un continuo uso delle diverse possibilità di connessione; “collezionisti”, se impegnati ad agganciare innumerevoli conoscenze ed amicizie. È facile rilevare che essi incorrono nel rischio di assumere un atteggiamento in qualche modo disimpegnato e giocoso; possono però avvantaggiarsi di nuove abilità comunicative e di vaste esperienze sociali, culturali e relazionali.

ta Starace in una con l’assitenza agli inabili al lavoro e quindi nell’apostolato tra i sordi nel nuovo complesso smaldoniano di via Frigole. Ma il più bel fiore all’occhiello resta sempre la costruzione del piccolo tempio in via Leuca in ricordo della Venerabile Luigia Mazzotta: sorto per suo desiderio e unicamente condotto a perfezione da lui. A coronamento della sua luminosa e calda giornata terrena resta il quindicennale ministero di spirituale assistenza cimiteriale; quando lo scrivente spesso lo aiutava nei suoi estivi mesi di assenza per la marina e le cure. Tanto gli meritò il secondo canonicato nella natia terra leccese; così come nei suoi anni giovanili a lunga distanza la nomina nella famiglia pontificia. La sua memoria rimane in benedizione. O. D. S.

SALENTO MARIANO

*Isolamento informatico La possibilità di incontrare immediatamente gli altri senza mediazioni di educatori e limiti territoriali sviluppa agevolmente sensibilità, incontri e confronti incrementando contatti e socializzazione. Può succedere, allora, che si superi più facilmente la solitudine, ma pure che il rapporto virtuale, verboso ed eccessivamente esteso nel tempo, disancorato dalla corporeità, libero da interventi dei formatori, provochi forme di isolamento informatico, senza un’interfaccia con la concreta vita quotidiana. Non è neppure escluso che si creino subculture negative. La connessione telematica favorisce, d’altra parte, non solo acquisizioni di informazioni e sviluppo culturale, ma tante amicizie impossibili senza Internet.

di Valerio Terragno

È possibile che gli internauti allarghino in modo estesissimo il loro sapere analitico, ma poi siano poco profondi nella riflessione, a motivo di conoscenze sbrigative e sommarie. Dipende dallo studio personale, poiché la ricerca e l’informazione diventano preziose se l’apprendimento si arricchisce con l’indagine, l’osservazione, l’analisi e la valutazione.

* I troll, i provocatori della Rete Il loro obiettivo è creare artificiosamente una sfida alle community usando, quasi sempre con calcolata cattiveria, una comunicazione che genera disagio. Si possono utilizzare tutti i sinonimi del verbo provocare per spiegare l’irritazione che essi si propongono quando intendono confondere idee, disorientare un dibattito, scompigliare gruppi di amici, inducendo ad abboccare gli internauti sconvolgendoli con proposte sconcertanti e con l’unico scopo di urtare suscettibilità e fare notizia. Certo, qualcuno diventa troll, pescatore a strascico, anche per scopi buoni, creando astutamente indignazione riguardo a problemi che meritano maggiore attenzione e partecipazione sociale: ma non è corretto far sdegnare gli altri a comando, poiché i problemi richiedono innanzi tutto personale sensibilità civica e sociale. Nei confronti dei troll risulta comunque importante, anzi decisiva la reazione dei media, chiamati a verificare e non diventare complici.

* Web e relativismo Il rapporto della Chiesa con la comunicazione e relativi strumenti è innanzi tutto teologico, in quanto si annuncia Cristo e la sua Parola: un servizio alla Verità da svolgere pienamente consapevoli che la cultura tecnologica può addirittura incrementare il relativismo. Si richiedono contenuti documentati, precisi e certi, dialogo autentico e forme di linguaggio avvincenti e coinvolgenti.

MAGISTERO VIVO

di Carmelo Simmini

Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie a Soleto Sindone, 44 giorni di record Soleto, luogo pieno di fascino, è un centro salentino di antichissime tradizioni e cultura greca. La città fu sede dell’omonima contea, governata nel tardo Medioevo dalla potente famiglia dei Del Balzo. Tra le sue chiese, spicca quella intitolata alla Beata Vergine delle Grazie, simbolo della secolare presenza dei Frati Minori, propagatori del culto mariano. Il tempio fu costruito tra il 1561 ed il 1614, al posto di una precedente edicola contenente un’immagine della Madonna, collegata ad una nota leggenda popolare. Alcuni storici, come Padre Bonaventura da Lama, raccontano che la sera dell’anno 1568, Giacomo Lisandri, uomo cattivo e dissoluto, avendo perso al gioco tutto il denaro guadagnato in una giornata, colto da un attimo d’ira, scagliò un’accetta contro la sacra immagine della Madre di Dio. Il Lisandri gridò così questa frase: non credo che tu sia la madre di Dio se non mi farai uccidere questa sera. Arrivato nelle vicinanze della Porta di Sant’Antonio, l’uomo ebbe la sfortuna di imbattersi in un tal Luigi Rullo, con il quale, a causa di un debito, ingaggiò una rissa che termi-

nò con la sua uccisione. Dallo sfregiato volto della Vergine, iniziò a sgorgare miracolosamente del sangue, la cui macchia si può ancora notare sul volto della Madonna posta sull’altare maggiore del sacro edificio. Da quel giorno, questa pittura divenne oggetto di grande venerazione, da parte di tutti i fedeli del posto. L’attuale chiesa, elevata nel 1953, alla dignità di Santuario Mariano, dall’Arcivescovo di Otranto mons. Raffaele Calabria, possiede una facciata, in cui elementi architettonici rinascimentali si fondono, in modo calibrato, con altri in stile barocco. La struttura del Santuario fu ideata dall’architetto Giovanni Maria Tarantino da Nardò, famoso artista salentino, il quale diede un importante contributo al panorama artistico salentino, a cavallo dei secoli XVI e XVII. Il prospetto, privo di cuspide, presenta, nella parte inferiore, il portale sostenuto da esili colonne con capitelli corinzi, nell’ordine superiore si ammira invece il finestrone centrale, posto in asse con la porta di ingresso. La finestra, provvista di un arco a tutto sesto è affiancata da due nicchie, contenenti le statue in pietra dei Santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova. Ai rispet-

tivi lati della facciata, si ammirano due paraste, unite da ghirlande lapidee. L’interno, ad un’unica navata, è a pianta a croce latina, con volta a botte lunettata che sgrava il proprio peso su costoloni laterali. Sulla navata, si affacciano due serie di pseudo - cappelle laterali con arcate a pieno centro. In esse sono contenute significative opere d’arte come un Crocefisso del XVII, ricavato da un unico pezzo di legno e la tela secentesca raffigurante la Vergine del Rosario, incoronata da due angeli, opera del pittore neretino Antonio D’Orlando. Questi fu un eccellente artista del 600 il quale dipinse molte pale di altare, su commissione di diversi nobili e religiosi. Questa pittura che riprende, in chiave barocca, lo schema dell’icona agiografica bizantina, è occupata, al centro dall’immagine della Madonna col Bambino che consegnano la corona del Rosario a Santa Caterina da Siena e a San Domenico di Cuzman. Ai lati, in alcuni riquadri, sono raffigurate scene relative alla vita di Cristo e della Vergine; in basso, personaggi dagli abiti tipici del periodo spagnolo, osservano la Madonna. La luminosa navata è separata dall’area presbiteriale attraverso un arco trionfale, sormon-

tato da moderne pitture, raffiguranti l’episodio legato all’origine della fondazione della chiesa, attribuiti al pittore M. Gabrieli che li eseguì nel lontano 1953. Il lapideo altare maggiore di stile rinascimentale, suddiviso in tre scomparti, da colonne, è occupato, al centro, da un affresco della Vergine delle Grazie, dalle chiare riminescenze bizantine, mentre nelle nicchie laterali sono collocate le statue del Santo Poverello di Assisi e di Sant’Antonio da Padova. Alle spalle di codesto altare, si trova il Coro ligneo, dagli stalli intarsiati a motivi floreali, opera del Maestro Francesco da Lequile, risalente al 1727. Accanto al Santuario, meta continua di pellegrinaggi, sorge il Convento dei Francescani, dove si conservano dipinti del XVIII secolo, raffiguranti il Martirio di alcuni Frati. A Soleto, la Madonna delle Grazie si festeggia il 5 agosto, con lo svolgimento di una processione, durante la quale viene trasportata la statua mariana, in legno, posta su un baldacchino adornato da fiori ed avvolta da un preziosa veste ricamata dalla soletana Eva Di Matteo.

Il bilancio finale: oltre 2 milioni di pellegrini, 1.588 giornalisti accreditati, servizi sulle principali tv mondiali. Ma ha vinto soprattutto la dimensione spirituale dell’evento. Il cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino e custode pontificio della Sindone, durante la conferenza stampa di chiusura dell’ostensione 2010 ha tracciato un resoconto dell’evento. Tra gli ultimi a vederla, molti gruppi provenienti dall’Austria, dalla Svizzera e dagli Stati Uniti d’America. Più, ancora, qualche autorità ecclesiastica giunta da lontano, come mons. Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, capitale dello Sri Lanka, pellegrino insieme con decine di suoi connazionali. Senza trascurare personalità di rilievo come Cherie Blair, moglie dell’ex primo ministro britannico Tony Blair, convertitosi al Cattolicesimo. Domenica 23 maggio è terminata l’ostensione della Sindone, cominciata sabato 10 aprile 2010. I dati sono da record. Lunga 44 giorni, ha complessivamente visto passare 2.113.128 pellegrini, di cui circa 501.000 entrati dalla porta centrale del Duomo. Tra le regioni italiane più rappresentate, al primo posto s’è collocato il Piemonte seguito da Lombardia, Lazio,Veneto. Tra gli stra-

nieri il primato è andato ai francesi seguiti dai tedeschi e dai polacchi. Giornalisti accreditati sono stati 1.588, 1.313 italiani e 275 stranieri. Cifre importanti, segno del grande impatto sociale, pastorale e mediatico di un evento unico come l’ostensione. Ma che non ne hanno scalfito la natura più intima, più genuina, tutta spirituale, legata alla possibilità di pregare, in silenzio, di fronte a “quella” immagine che ci mostra un uomo flagellato, incoronato di spine, crocifisso e ferito al costato, in tutto coincidente - in quanto a dolore - al Gesù Cristo, torturato e ucciso, descritto dai Vangeli. “Sono contento in primo luogo per gli oltre due milioni di pellegrini giunti in questa città”, ha dichiarato il cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino e custode pontificio della Sindone nella conferenza stampa di chiusura. Tutti gli operatori hanno avuto in questi giorni la percezione chiara che il Signore parlava al cuore della gente, sia alle persone di fede sia ai pellegrini giunti dinanzi alla Sindone in cerca di risposte. “Chi è venuto ha trovato accoglienza e disponibilità”, ha proseguito il cardinale Poletto, “e spero che possano ritornare a casa “avvolti” dalla Sindone, simbolo dell’amore di Dio”.


L’Ora del Salento 6

Lecce, 5 giugno 2010

welfare i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri Nel 2009 sono stati duecentomila in tutta Italia gli accertamenti di verifica (sanitaria e reddituale) nei confronti dei titolari di benefici economici di invalidità civile, cecità civile e sordità civile, effettuati dall’Inps in applicazione dell’art. 80 della legge 133/2008. Il piano straordinario ha interessato 6.852 titolari in provincia di Lecce e poco più di ventimila in tutta la Puglia. Per il 2010 sono in corso centomila accertamenti, che torneranno ad essere duecentomila nel 2011 ed altrettanti ne sono previsti per il 2012. I controlli sono finalizzati a verificare la permanenza dello stato invalidante nonché dei requisiti reddituali previsti dalla legge per poter continuare a fruire delle provvidenze economiche erogate dall’Inps. Nel tenere conto del dettato normativo e nell’applicazione dello stesso, l’Inps attua un pacchetto di iniziative muovendosi in una logica, da un lato, di regole e dall’altro - di doverosa attenzione nei confronti di una categoria di percettori di prestazioni assistenziali per definizione “deboli” e meritevoli della massima attenzione e sensibilità. Già dal 2007 l’attività di verifica ordinaria e straordinaria relativa alla permanenza dei requisiti che hanno dato luogo alla concessione di pensioni, assegni e indennità, è entrata nelle competenze dell’Inps. L’accertamento in merito alla permanenza dei requisiti sanitari viene effettuato dalla Commissione Medica Superiore (Cms) o attraverso le Commissioni Mediche di Verifica Provinciali (Cmvp) da essa delegate. Nel pia-

Verifica straordinaria delle invalidità civili

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo

no straordinario di verifiche previsto per l’anno 2009 dall’ art. 80 della legge 133 del 2008 è stato stabilito che la fase accertativa sanitaria è di competenza della Cms che, a tal fine, si è quindi articolata sul territorio nazionale in Sottocommissioni decentrate. Dal punto di vista reddituale, gli accertamenti di verifica, relativi alla permanenza dei requisiti ai fini del diritto alla percezione delle provvidenze economiche, vengono invece effettuati attraverso controlli incrociati tra le informazioni contenute nel Casellario centrale dei pensionati e quelle delle banche dati dell’Agenzia delle Entrate. Il campionamento dei beneficiari di prestazioni di invalidità civile, da sottoporre ad accertamento, ha riguardato nel 2009 soggetti di età compresa tra i 18 ed i 78 anni, tratti dal casellario delle pensioni. Il campionamento ha fatto riferimento all’incidenza territoriale dei beneficiari di prestazioni rispetto alla popolazione residente nelle varie province italiane e alla dinamica territoriale delle nuove liquidazioni di trattamenti decorrenti dagli anni più recenti. Il numero di posizioni estratte è in genere superiore a quello degli accertamenti da effettuare, principalmente per la necessità di tenere conto di quelle situazioni che non possono essere oggetto di verifica, come ad esempio i soggetti affetti dalle patologie di cui al Decreto Ministeriale 2 agosto 2007. Il decreto stabilisce infatti una serie di malattie a carattere “ingravescente”, che non sono sottoponibili a visite di revisione.

I COLORI DELLA VITA

di Fabio Scrimitore

L’omogeneità degli scrutini finali Da tempo immemorabile, i consigli di classe affrontano le delicate operazioni di scrutinio finale dopo l’ultima interrogazione degli studenti che intendono riparare le conseguenze di qualche votaccio. Non era raro che lo studente della terza classe di istituto professionale supplicasse il professore di matematica perché lo interrogasse anche l’ultimo giorno di lezione, magari anche nella solitudine della sala dei professori, pur di non vedersi condannato a studiar d’estate, per saldare il temuto debito formativo. Secondo tradizione, i tabelloni che riportano i risultati dello scrutinio finale vengono esposti nell’atrio della scuola il primo giorno feriale successivo a quello che il calendario scolastico indica come ultimo giorno di lezione. Perché questo rito possa continuare a rispettare la tradizione, è indispensabile che i Presidi programmino il calendario degli scrutini finali in modo che le relative operazioni si possano concludere l’ultimo giorno di lezione. Nessun problema può nascere, evidentemente, per i Presidi dei Licei e degli altri Istituti che funzionano con uno, o con due corsi soltanto; lo scrutinio di cinque o di dieci classi poteva essere condotto dal Preside anche dalle 14 del pomeriggio dell’ultimo giorno di lezione, magari lavorando sino a notte inoltrata. Ma i Dirigenti Scolastici degli Istituti con 1000, 1300 alunni potranno raggiungere lo stesso scopo soltanto se riusciranno a dare inizio alle operazioni di scrutinio un po’ di giorni prima rispetto al 9 giugno 2010, data di conclusione delle lezioni. Una tacitiana circolare, però, vieta ai Capi di istituto di iniziare gli scrutini se prima che si siano concluse le lezioni. Leggendola, un giovane preside di Istituto Tecnico si è chiesto quale valore potrà avere una vecchia ordinanza, risalente al 2 maggio 2000, la quale dispone che il calendario degli scrutini dovrà stabilito direttamente dai Capi di istituto, sentito il collegio dei docenti. Se l’ editto del Direttore Generale impone l’obbligo di iniziare gli scrutini il 10 giugno, ne consegue che il potere di fissare autonomamente le date degli scrutini, assegnato dalla citata Ordinanza del 2000 ai Presidi, null’altro apparirà se non un irrilevante flatus vocis. Certo, i Presidi degli istituti molto grandi potrebbero ben risolvere il problema, alla maniera di Ponzio Pilato: potrebbero servirsi della loro naturale facoltà di delegare ad un docente d’ogni classe la funzione di presiedere gli scrutini della sua classe. Ma quanti Presidi fanno uso di questa generosa facoltà? - chiese, un giorno d’un anno ormai lontano, un canuto preside di Liceo Scientifico, rivolto all’ispettore che gli suggeriva l’uso della predetta facoltà di delega.Si potrà anche pensare che un tal suggerimento potrebbe essere gradito al Preside non più di quanto verrebbe apprezzato dal Sindaco l’invito a delegare un consigliere comunale ad indossare solennemente la fascia tricolore, per avanzare coram populo dietro la statua del Santo protettore, nell’annuale processione. Se la legge consentisse che la delega del Preside si potesse dare ai due collaboratori del Preside, forse la soluzione del problema della speditezza degli scrutini sarebbe stata facilitata. Ma l’aver circoscritto tale facoltà di delega soltanto ad uno dei componenti della singola classe, certamente ha svuotato d’efficacia l’istituto della delega.

ILFISCO ED I CITTADINI di Vinicio Russo

Giangaspare Donato Toma

Pneumologo

La Tandem Mass per le malattie metaboliche Bastano poche gocce di sangue su una speciale carta assorbente per ‘stanare’ in un paio di minuti più di 40 malattie metaboliche rare. Poche gocce di sangue e uno strumento ultra sofisticato che vale 160 mila euro. Si chiama Tandem Mass ed è la nuova arrivata nel ‘parco macchine’ dell’ospedale dei bambini Vittore Buzzi di Milano. Uno strumento salvavita per i neonati colpiti da queste patologie. Perché solo una diagnosi precoce può aiutare i medici a intervenire in tempo, limitando o prevenendo i danni con diete speciali o terapie a base di farmaci orfani. La nuova apparecchiatura, presentata oggi nel capoluogo lombardo, è già al lavoro nel laboratorio di riferimento regionale per lo screening neonatale. Tecnologia di ultima generazione, amica dei bebè. è approdata al Buzzi, una delle culle di Milano, già da quasi un anno e adesso è pronta per il grande salto dalla fase sperimentale al pieno regime. In una regione che ogni anno registra più di 90 mila nascite. La Tandem Mass potenzia l’attività diagnostica del laboratorio milanese. Il Buzzi ha potuto acquistarla grazie a una massiccia campagna di raccolta fondi lanciata dalla onlus Obm (Ospedale dei bambini di Milano), con l’aiuto di una neomamma della tv che ha pre-

stato il suo volto alla causa: la giornalista Ilaria D’Amico. I cittadini hanno risposto numerosi, partecipando alla donazione via sms solidale. La Tandem Mass è l’evoluzione hi-tech della classica spettrometria. Prevede appunto l’uso in tandem di due spettrometri di massa che permettono di indagare su gruppi di malattie rare diverse, a esordio neonatale e infantile, con un solo prelievo. In Lombardia, con la Tandem mass, presto l’indagine si allargherà a 40 patologie. “Si tratta di malattie rare che contano meno di 5 casi ogni 10 mila abitanti e spesso, proprio per questo motivo, non vengono riconosciute - spiega Carlo Corbetta. “Ogni anno l’ospedale prosegue - esegue su tutti i neonati lombardi lo screening obbligatorio e contribuisce con altre strutture sanitarie ai progetti di diagnosi e cura delle malattie rare. La Tandem Mass consentirà di ottimizzare le capacità diagnostiche per alcuni errori congeniti del metabolismo, causa importante di patologia nei neonati e nei bambini”. La formazione del personale che dovrà usare questa complessa macchina, dotata di software moderni, “si è già conclusa - annuncia Corbetta - ed è a buon punto anche la definizione preliminare dei molti parametri biochimici necessari per l’interpretazione corretta dei risultati”.

Modello francescano di fraternità

Riciclaggio e obblighi di registrazione

Si è appena conclusa a Padova una tre giorni nazionale con oltre duemila francescani secolari (conosciuti anche come Terz’Ordine Francescano). Obiettivo: confermare la propria fraternità e verificare la possibilità di trovare in questo modello cristiano prima, francescano poi, ma soprattutto umano, la formula possibile per nuovi percorsi della società. L’incontro si è aperto con la lettura del messaggio di incoraggiamento e la benedizione apostolica di Benedetto XVI. A focalizzare il tema della fraternità nelle radici evangeliche e nel risvolto sociale sono stati il priore della comunità monastica di Bose, Enzo Bianchi e il sociologo presidente del Censis, Giuseppe De Rita. La fraternità, secondo i relatori, ha in sé il germe della conflittualità e comprenderne il valore profondo significa uscire da semplicistiche e buoniste interpretazioni, per viverla nei termini veri della responsabilità verso l’altro. “La fraternità, a dire di Enzo Bianchi, è il primo luogo in cui si accende il conflitto”. Se essere fratelli e sorelle è una condizione di base, è proprio “in questo primo rapporto affettivo che nasce il conflitto, l’aggressività” e diventa più problematica la convivenza. “Nella Bibbia il primo peccato consumato dagli uomini tra di loro è stato un omicidio fra fratelli: presso un altare Caino uccide Abele”. Un conflitto che, continua Bianchi, “a livello mondiale diventa guerra tra i popoli, a livello di società guerra tra gruppi, fino ad arrivare in famiglia dove la guerra si fa tra consanguinei”. Cos’è allora il nocciolo della fraternità? Ce lo dice la domanda che Dio fa all’uomo e che è rivolta oggi a ciascuno di noi: dov’è tuo fratello? (Gn 4,9). Un quesito che ci chiede del rapporto che abbiamo con l’altro. Si tratta quindi di intendere la fraternità non come sostegno dovuto al legame fraterno (anche se spirituale), ma “come responsabilità dell’altro, evidenzia Bianchi. La fraternità chiede che la mia identità sia un’identità che sorge anche dall’altro che è davanti a me. Io sono innanzitutto un fratello. E solo se sento fratello l’uomo, sento Dio come padre”. Domande che il priore di Bose rilancia anche alla Chiesa: “Chiesa di Dio, sei davvero una fraternità? Uno spazio in cui siamo tutti fratelli, uno diverso dall’altro, ma tutti uguali in dignità, in forza della vocazione del Battesimo? Chiesa di Dio sei una fraternità in cui tutti sono riconosciuti senza che si alzino barriere per razza, cultura, situazione economica? La fraternità è l’essenza della Chiesa o prevalgono altre relazioni?”. Provocazioni forti quelle di Bianchi, che in san Francesco vede la concretizzazione dell’umanesimo di Gesù. Parole rilette in termini “più laici” da De Rita che evidenzia due considerazioni: “La prima è che i fratelli sono tendenzialmente conflittuali perché eredi di un’unica eredità e su questo si dividono e litigano; noi stessi come religione ci dividiamo l’eredità abramitica con gli ebrei e i musulmani e si vede quanto poco siamo fratelli!”. La seconda tesi è che “la parola fraternità va ancora più profondamente studiata secondo il parametro dell’altro, che è conflittuale anch’esso: l’altro è il vicino con cui si litiga, la moglie da cui ci si divide…”. Oggi rifuggiamo dall’altro e difficilmente vediamo in lui il volto di Dio.

La registrazione relativa a conti, depositi ed altri rapporti continuativi deve essere assicurata dall’intermediario al quale è ricondotto il rapporto, ancorché l’identificazione sia effettuata presso l’intermediario che viene in contatto con la clientela. Qualora gli ordini di pagamento o accreditamento provengano dall’estero, le poste italiane e gli istituti di moneta elettronica tenuti alla registrazione, oltre ad acquisire i dati identificativi del beneficiario, devono comunque indicare l’intermediario estero intervenuto per conto dell’ordinante e, ove noti, il paese e le generalità di quest’ultimo. Non sussiste alcun obbligo di registrazione: per le operazioni e i rapporti posti in essere tra intermediari abilitati quando operano in nome e per conto proprio (l’esenzione opera per ambedue gli intermediari abilitati); per entrambi, per le operazioni ed i rapporti posti in essere tra intermediari abilitati quando operano in nome proprio e per conto terzi e le operazioni e/o i rapporti non sono esplicitamente riconducibili ad un cliente; per le operazioni contabili di accredito e addebito relative ai titoli di Stato effettuate, presso lo stesso intermediario, tra rapporti recanti identica intestazione; per le operazioni e rapporti posti in essere con e da soggetti privi di insediamenti fisici in alcun Paese; per i conti, i depositi e gli altri rapporti continuativi intrattenuti dagli intermediari con le sezioni di tesoreria provinciale dello Stato, la Banca d’Italia e l’Uic; in caso di materiali movimentazioni di contante e di titoli al portatore tra intermediari abilitati italiani ed enti creditizi e finanziari e le imprese di assicurazione che esercitano l’attività di assicurazione diretta diversa dall’assicurazione sulla vita debitamente autorizzate. In tale ipotesi gli intermediari nazionali si limitano ad acquisire e registrare la data, la causale, il codice Paese estero e l’importo dell’operazione, distinguendo mediante apposito codice la parte in contante, il codice dell’anagrafe dei corrispondenti bancari esteri rilasciato dall’Uic ovvero, in mancanza, indicando la denominazione sociale di detti intermediari; per gli intermediari con funzioni di capogruppo, o esercenti l’attività nei confronti del gruppo, che provvedono a regolare rapporti di debito e credito tra le società dello stesso gruppo attraverso movimenti scritturali che non danno luogo ad una effettiva trasmissione o movimentazione di mezzi di pagamento.


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Lecce, 5 giugno 2010

obiettivo

MASSIMO CACCIARI Sabato scorso il filosofo Massimo Cacciari ha tenuto un seminario da titolo “Filosofia e poesia”, presso la Sala Teatrino del Convitto Palmieri (Piazzetta Giosuè Carducci) a Lecce. L’incontro si inserisce, a conclusione delle attività formative, nella più ampia cornice del tema “Allargare gli orizzonti della razionalità”, proposto per l’Anno Accademico 2009-2010 dal Dipartimento di Filosofia e Scienze sociali. I lavori sono stati introdotti e coordinati dal prof. Mario Signore, Ordinario di Filosofia Morale dell’Università del Salento. Abbiamo voluto incontrare il professore, per porgli alcune domande sull’universo filosofico e poetico. Fino a che punto la filosofia può farsi poesia? O in realtà è la poesia che diventa filosofia? Quale è il confine, se c’è, tra questi due mondi? Platone in queste due forme del linguaggio individuava già delle differenze, delle antiche diaphorà, una sorta di competizione tra i due mondi. La poesia, infatti, come affermano anche i filosofi contemporanei, espone il mondo nella sua immediata presenza, nell’aistesis, la percezione in un preciso istante di una sensazione, di un’emozione; la filosofia, invece, è in marcia verso la comprensione concettuale unitaria di ciò che viene espresso nella poesia. In altre parole, la prima è un insieme di intuizioni, coglie ed esprime ciò che il poeta prova, mentre la filosofia va oltre la poesia (intendiamo “oltre” con un puro significato cronologico), cercando di risolvere il problema dell’inesprimibilità con cui ognuno di noi ha a che fare quotidianamente; si parla perciò in questa caso

Il filosofo a Lecce per un seminario su filosofia e poesia

L’amore per il sapere e la creazione poetica di filosofia del linguaggio. Significativo a tal proposito ciò che lo scrittore e poeta del ‘900 Paul Valery affermò, quando scrisse che il momento dell’ispirazione poetica è dettato da un ritmo, una musicalità che si percepisce in un qualunque istante; a volte, ad esempio, prendeva spunto dal ritmo delle sue tranquille passeggiate, e cercava di realizzare una poesia che riproducesse e trasmettesse al lettore quello stesso ritmo. Il linguaggio poetico, dunque, non spiega, ma comunica qualcosa che deve suscitare in chi legge una emozione; il compito della filosofia è invece quello di spiegare, attraverso i concetti, ciò che si vive. Come si spiega questa differenza in poeti che nelle loro opere sembrano filosofici, o in quelli che formulano una vera e propria filosofia di pensiero? A tal proposito ci viene in aiuto ancora una volta Paul Valery, che è uno dei poeti più intellettuali del Novecento, e che in un saggio ha parlato anche di Leopardi, il quale senza dubbio viene spesso considerato per la filosofia che si costruisce

attorno al suo pensiero. Il problema è distinguere tra il momento poetico e il successivo momento filosofico. Fondamentalmente non è detto che poesia e filosofia siano antitetici: semplicemente, quando un autore si sofferma all’intuizione poetica, comunicando uno stato o un moto dell’anima, si limita alla poesia; quando va oltre, spiegando cosa c’è dentro e dietro quelle poesie, subentra la filosofia. I passi dello Zibaldone, ad esempio, sono la parte filosofica delle poesie leopardiane. Allora come potremmo, spostandoci in una prospettiva più ampia, distinguere i linguaggio e gli scritti filosofici da quelli scientifici, se entrambi spiegano qualcosa attraverso concetti? Il linguaggio filosofico, pur concettualizzando ciò che viene comunicato nella poesia, è aperto, non ha termine, perché suscita nel lettore emozioni, dubbi e domande, che faranno si che il fruitore svolga e rielabori a modo suo, in un processo all’infinito, ciò che ha ascoltato o letto. Le comunicazioni scientifiche o matematiche, al contrario, anche

quando devono modificare e correggere una precedente conoscenza, sono fini a se stesse perché, essendo scoperte categoriche, non danno la possibilità di essere metabolizzate, ma devono essere assimilate e apprese così come si presentano. Abbiamo parlato del rapporto tra filosofia e poesia. Estendiamo il raggio d’azione: quale è l’ulteriore collegamento tra queste due e la scrittura, che Platone definì farmakos, nell’ambigua accezione di cura o di veleno? Quando passi dal logos cin quanto voce alla scrittura, esso diventa un logos critico, quindi è chiaro che qui cambia la prospettiva culturale. Occorre però fare attenzione, quando un poeta pensante si esprime in termini puramente filosofici, per non dimenticarci mai che siamo prima di

tutto davanti ad un poeta. Come è stata considerata la poesia dai filosofi nel corso del tempo? La concezione della filosofia è cambiata continuamente nei secoli, anche nel giro di poco tempo. Basti pensare alla filosofia hegeliana, che nella prospettiva del sapere assoluto relega la poesia negli ultimi gradini a livello di importanza, e all’esaltazione poetica che subito dopo viene attuata dai romantici, che la rendono quasi l’unica e la più importante ragione di vita, su cui modellare il proprio eroismo letterario. Certo è che, andando verso la modernità, entrando in una dimensione sempre più puramente intellettuale, la poesia sembra quasi tendere ad un superamento di se stessa. Ma non lasciamoci ingannare dalle apparenze. g.p.l.

LA CHIESA DI LECCE E L’OTTOxMILLE

UNA CASA PER TUTTI È trascorso poco più di anno dalla cerimonia di Dedicazione della nuova parrocchia di San Filippo Smaldone, “Abbiamo festeggiato da poco il primo anno dalla Dedicazione della nostra chiesa parrocchiale. Ringraziamo il Signore per questo dono che ci ha fatto, e siamo riconoscenti a quanti ci hanno aiutato a realizzare un sogno, anche grazie ai fondi dell’8x1000, contributi importantissimi che non costano nulla a chi li dona, ma aiutano molto chi li riceve, investendoli per il bene della comunità o per donare un sorriso a chi non ha più nemmeno quello - ha dichiarato con gioia e serenità il parroco, don Giovanni Serio - È un anno di grazia stupendo, in cui abbiamo visto crescere l’identità di una porzione di popolo di Dio, in questo nuovo quartiere. La comunità parrocchiale è il luogo sicuro in cui i giovani possono trovare gli spazi e le persone che li stimolino e li aiutino a crescere in una vita sana, piena di valori e di Dio. Il mio augurio diventa una preghiera per tutti”.

LE OPINIONI DEI FEDELI Cosa dicono i fedeli sul primo anno di cammino nella loro nuova parrocchia. Varie e ricche di sfumature differenti, le opinioni che si possono evincere dall’incontro con alcuni parrocchiani che hanno espresso il proprio punto di vista, in occasione di quello che i bambini della parrocchia hanno gioiosamente appellato “il primo compleanno della loro chiesa”. Tutti però sono concordi nell’esprimere il senso di appartenenza ad una grande famiglia guidata dalla luce della stella cometa che porta a Cristo. “Il nostro è un quartiere periferico, dove la maggior parte dei residenti ritorna dopo il lavoro, la scuola o altre attività svolte altrove - spiega Angela De Maggio - La nostra Parrocchia si è dunque inserita in un territorio in cui non esistevano elementi di aggregazione per la gente che abita qui, che probabilmente faticava persino a sentirsi parte dello stesso tessuto sociale. Oggi invece è vi è un luogo dove ci si ritrova per poter vivere insieme nuovi e importanti momenti di spiritualità: siamo diventati vicini di un comune percorso di fede che riconduce le varie membra della Chiesa universale all’unico corpo, che è Cristo. Inoltre i bambini, attraverso il catechismo, non fanno altro che incentivare i genitori alla conoscenza degli altri adulti. Siamo una comunità che scopre pian piano un senso di identità cristiana comune”. Molto forte la gratitudine dei fedeli per la parrocchia, come spiega Rosario Greco. “Vorrei lodare e ringraziare il Signore per il dono che ci ha fatto: ci ha donato una chiesa, una parrocchia e un sacerdote che con tanto

La Parrocchia S.Filippo Smaldone un anno dopo

Con l’8x1000 una comunità riscopre la sua unità

zelo sta “costruendo” una comunità parrocchiale, sempre molto attento ai bisogni di tutti, ma soprattutto a quelli dei ragazzi.” Aggiunge che “nel quartiere mancavano, e mancano, diversi servizi, spazi attrezzati per i nostri figli: era un quartiere senza anima, in cui ognuno camminava per conto proprio. Da un anno a questa parte questo quartiere è più vivo, più umano. Giorno dopo giorno la nostra parrocchia sta diventando luogo di aggregazione, di preghiera, dove ci si conosce, ci si sostiene e si cresce insieme per diventare Comunità. La costruzione della chiesa di San Filippo Smaldone mi ha permesso di sentire l’appartenenza ad una parrocchia, la cui mancanza prima mi faceva sentire quasi senza “fissa dimora”, dal punto di vista spirituale. Ora finalmente abbiamo un luogo sacro in cui raccoglierci, stare in silenzio e in preghiera”. Domenica Giannotta evidenzia invece l’evoluzione della comunità verso l’unanime sentimento di appartenenza ad una grande famiglia guidata dalla mano del Padre. “Questa parrocchia ci sta sicuramente dando il senso di famiglia di Dio. Si è passati da un’esperienza di chiesa un po’ decentrata ad una vera comunità. I fedeli si sono avvicinati molto di più al Signore e ai fratelli anche grazie alle iniziative che la parrocchia ha offerto per una formazione spirituale, affinché il loro lavoro non si riduca a mero momento didattico ma diventi testimonianza viva dell’incontro con Cristo. C’è poi una serie di elementi grandi e piccoli, che ha permesso a tutti di identificarsi nella nuova parrocchia, come le sale utilizzate per il catechismo, che finalmente i ragazzi hanno potuto sentire proprie. Anche la nascita del coro polifonico parrocchiale, operativo sin dall’inizio, è stata accolta con gioia dai fedeli, che vi hanno visto un’ulteriore occasione di approfondimento interiore e di avvicinamento a Dio attraverso la letizia e la profondità offerte dalla musica, vissuta come forma di preghiera. Emergono tutto lo stupore per l’anno trascorso e la gioia di un futuro di speranza, negli occhi della giovane Francesca Betul De Razza. “Passa così velocemente il tempo che non sembra nemmeno trascorso un giorno dall’inaugurazione della nostra nuova Chiesa, ma non passerà mai il nostro legame con essa. Il grande merito della nuova parrocchia è stato proprio il riunire tanta gente in una sola grandissima famiglia, sempre pronta ad essere guidata dalla parola di Dio”. È grande la soddisfazione per una comunità che nutre i giovani adolescenti, nel periodo barcollante della loro età. “Proprio la Chiesa ha il grande compito di educare le giovani fiamme dei nostri animi. In una comunità come la nostra, formata da giovani, tutti operano affinché gli adulti del domani possano camminare senza paura, con Dio sempre nel cuore, in unione con tutto il mondo”. Grazia Pia Licheri


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Lecce, 5 giugno 2010

zoom Nella liturgia è come raccogliere con amore il soffio della creazione e trasmetterlo con umiltà

Se lo ami davvero, diglielo con i fiori

Direte al padrone di casa: “il Maestro ti dice: dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una sala grande e arredata, lì preparerete”. (Lc 22,11-12) Nella celebrazione liturgica e nei gesti che essa richiede, la Chiesa non fa nient’altro che attualizzare i gesti del Signore Gesù. I gesti della liturgia hanno, dunque, una loro bellezza ed estetica in sé, in quanto gesti di Cristo, prima ancora della bellezza secondaria che noi possiamo aggiungere. Gesù ci ha insegnato i gesti che noi dobbiamo compiere e la Chiesa nel ripeterli li trova belli perché vi riconosce l’amore del suo Signore; tali gesti hanno in sé una loro bellezza, fatta di semplicità e amore, che dev’essere sempre rispettata. Alla liturgia bisogna dedicare il tempo e lo spazio necessari. Dobbiamo permettere a Dio di parlarci e di raggiungerci attraverso la Parola, la preghiera, i gesti, la musica, l’incenso e il colore e il profumo dei fiori. I fiori nelle chiese sono sempre stati presenti, ma purtroppo spesso è una presenza floreale non adatta. Chi è solo preoccupato di “decorare” mette dei fiori davanti a qualcosa e che parlano solamente a chi sta davanti e guarda; chi invece concepisce l’arte floreale come inserita in uno spazio comunicativo sa che una disposizione oculata aiuta lo spazio a parlare. Bisogna comprendere che i fiori sono un supporto per la preghiera e la contemplazione; per la loro bellezza creano un’atmosfera di festa. Il fiore, secondo la Bibbia, è simbolo di bellezza e grazia terrena, è l’immagine della vita e simbolo di amore terreno e celeste. Nel linguaggio figurato della Bibbia, il fiore, per la sua delicatezza, è anche simbolo dell’incostanza e della caducità dell’uomo. La tradizione biblica intravede nel linguaggio dei fiori il rapporto dell’uomo con l’Assoluto che il fiore sa trasmettere. Nell’Antico Testamento il fiorire e l’essere uniti a Dio sono in stretta correlazione: “ascoltatemi, figli santi, e crescerete come una pianta di rose su un torren-

te. Come incenso spendete un buon profumo, fate fiorire fiori come il giglio” (Sir 39,13). Senza dubbio il fiore è la visualizzazione della bellezza donata all’uomo che non sempre riesce ad apprezzarla, ma Gesù ci dice che non dobbiamo lasciarci schiacciare dagli affanni e dalle preoccupazioni quotidiane, invitandoci ad osservare come crescono i gigli del campo: “non lavorano e non filano e pure io vi dico che neppure Salomone con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro” (Mt 6,21-30). Come tutte le opere del Signore, i fiori cantano la gloria di Dio e parlano del suo mistero e della sua bellezza. Essi esprimono anche le preghiere dell’uomo; i fiori raggiungono così il sentire del credente che entra nel luogo santo, aiutando il suo raccoglimento, fanno nascere la pace, il silenzio e l’ascolto della voce interiore: sono, a loro modo, l’annunzio della buona notizia. Per collaborare con la liturgia, l’arte floreale ha bisogno di essere evangelizzata dall’amore. Lo stile liturgico, come quello di Gesù, dev’essere semplice e austero. Nelle celebrazioni dobbiamo diventare, secondo i padri del concilio, maestri dell’arte della “nobile semplicità”. Il bello è semplice! È riflesso di Dio che è semplice. Il bello è aderente alla Parola che è verità cioè il Verbo fatto carne, la via, la verità e la vita. La bellezza, come la verità, mette gioia nel cuore degli uomini (Paolo VI), il bello se tale è sempre vero. In questo l’artista imita Dio. L’utilizzo dei fiori nella liturgia rientra in quelle realtà che di per sé sono del tutto inutili, ma proprio perché inutili economicamente o produttivamente, sono particolarmente essenziali per comunicare qualcosa di Dio e del suo mistero ineffabile. Non dimentichiamo che un fiore nella sua effimera bellezza è il simbolo della perfezione ed esprime il desiderio che la vita fiorisca in ogni sua forma. Grazie al contributo dei fiori lo spazio liturgico, già “altro” è in grado di fare incontrare l’Altro grazie al rito, si migliora come luogo della festa e fa

esclamare a chi entra in chiesa “oggi è proprio festa!” La bellezza dei fiori riesce a dire ciò che le parole spesso non sanno dire. I fiori non devono attirare a sé ma rimandare ad altro, devono aiutare a contemplare ciò che onorano. I fiori aiutano a “far vedere” il Mistero e ad entrare in esso. Occorre far vedere ciò che si dice, più che spiegarlo. Il bouquet liturgico contribuisce a far entrare attivamente i fedeli nella festa, dà gioia e gloria a colui che celebra. La sua presenza è indispensabile per cogliere lo spessore dell’evento che accade. Sappiamo che la liturgia è soprattutto opera di Dio, dobbiamo quindi, rispettare sempre i criteri fondamentali della bellezza della liturgia al di là dei gusti e delle mode. Sarebbe un grave errore applicare i gusti profani del bello. Chi è chiamato a fiorire la propria chiesa è chiamato ad un nuovo “ministero di bellezza”, dev’essere un mistagogo, ha la missione di esprimere la bellezza, la gioia, il rendimento di grazie e, con il suo bouquet liturgico, frutto della meditazione della Parola e di preghiera, deve trasmettere il senso del mistero e aiutare i fedeli a lodare Dio. Comporre fiori per la liturgia è sempre un raccogliere con amore il soffio della creazione e trasmetterlo con umiltà, restituire la creazione al suo creatore e ai suoi figli. “Comporre i fiori per la preghiera è una creazione d’arte! Richiede tempo senza calcoli e misura. L’arte più sublime dell’artista è forse prendere il tempo, tutto il tempo, e fare del tempo stesso un’opera d’arte, la più urgente e la più completa”. (Un monaco) Il nostro compito è quello di ricordare a ciascuno, con il linguaggio immediato dei fiori, che andare a Messa è fare esplicita professione di fede in Cristo crocifisso e risorto; dalla profondità di questa convinzione dipende la qualità delle nostre celebrazioni e anche della partecipazione di ognuno. Lasciamoci dunque inebriare dalla bellezza. Sarà come ricevere un tenero abbraccio da Dio. Teresa Starace

RADIO E DINTORNI di Alberto Marangio

APOLOGETICA di Roberto Cavallo*

Fru 2010, il Festival delle radio universitarie

Quegli intellettuali europei che si convertono

La scorsa settimana si è tenuta la quarta edizione del “Fru”, il Festival delle radio universitarie. A curare la realizzazione della manifestazione (ideata nel 2007 dall’Associazione nazionale degli operatori radiofonici universitari “RadUni”) ha provveduto quest’anno Radiophonica.com, il “media universitario” dell’Ateneo di Perugia (città dove per, l’appunto, la manifestazione ha avuto luogo). “Tante voci in un’unica città” è stato il leit-motiv del Festival, nel corso del quale circa 300 redattori (appartenenti non solo a 40 radio universitarie italiane, ma anche alle emittenti di prestigiosi atenei internazionali, come quelli di Seattle, Aix en Provence, Florianopolis), si sono resi protagonisti di una due giorni (27 e 28 maggio) di musica, spettacoli, incontri e workshop. A farla da padrone, naturalmente, è stato l’universo radiofonico, il più giovane e dinamico dei mezzi di comunicazione di massa, diventato con gli anni (anche per esigenze economiche) sempre più “web”, e rivelatosi in questa nuova veste ancora più valida fucina di idee rispetto al passato. Diversi gli ospiti che hanno potuto raccontare la propria esperienza ai giovani speaker, su tematiche quali lo stato delle web radio in Europa e nel mondo, la libertà di espressione radiofonica, il contributo delle nuove tecnologie a supporto del fenomeno comunicativo. Realizzato grazie al sostegno - tra gli altri - di media-partner del calibro di Radio Deejay e Wired, nonché con il patrocinio del Ministero della Gioventù e del Ministero dello Sviluppo Economico, il Fru ha dunque offerto ancora una volta l’occasione alle emittenti universitarie di “fare squadra”, dando vita ad un network capace di discutere, informare, intrattenere. L’esperienza è infatti stata capace anche quest’anno di dare concretezza alle motivazioni e allo spirito del mondo accademico, in grado (nonostante mille difficoltà) di sintetizzare tra loro la sperimentazione di nuove forme di comunicazione, la forza di un media sempre all’avanguardia come la radio, e le risorse offerte dal web, universo interattivo dove tutto è possibile. Confidando allora nel fatto che anche i rappresentanti dell’Università del Salento possano, per il prossimo anno, considerare l’idea di partecipare alla quinta edizione del Fru (se non quella di proporsi, magari, addirittura come organizzatori della stessa), questi i link ai quali fare riferimento per avere maggiori informazioni sull’evento: www.radiophonica.com e www.raduni.org/fru.

“La vitalità della fede ha sempre bisogno di nuovi convertiti, del loro sguardo nuovo e appassionato, della loro scoperta contagiosa dell’anima di una tradizione…”. Con queste parole Lucetta Scaraffia, docente di Storia contemporanea all’Università “La Sapienza” di Roma e soprattutto ex attivista del movimento femminista degli anni ‘70, commenta in retrocopertina l’opera che Lorenzo Fazzini, giovanissimo giornalista di Avvenire, ha pubblicato per le Edizioni Lindau: “Nuovi cristiani d’Europa. Dieci storie di conversione tra fede e ragione” (Torino, 2009, pagg. 212). L’idea è quella di intervistare dieci eminenti figure della nostra Europa: dieci neoconvertiti al cattolicesimo. Fra loro troviamo musicisti, scrittori, giornalisti, politici, che hanno scoperto - chi improvvisamente chi al termine di un profondo percorso intellettuale - il richiamo del Vangelo. Vite cambiate, vite trasformate proprio mentre le elites del vecchio continente in questi ultimi 40 anni sceglievano l’ateismo quale loro nuova ideologia. Si tratta, dunque, di svolte in controtendenza, che fanno pensare e riflettere. Il giornalista televisivo Paolo Brosio, l’attrice Claudia Koll sono forse gli ultimi arrivati e i volti più noti, almeno sul grande schermo… ma dietro di loro sussiste una significativa galleria di personaggi autorevoli. Già il secolo scorso si era chiuso con una sovrabbondanza di intellettuali convertiti. In Gran Bretagna, in particolare, spiccano le grandi figure di Chesterton, di Lewis, di Tolkien (l’au-

tore de “Il Signore degli anelli”); uomini che sono diventati giganti della letteratura contemporanea. Tra gli intervistati di Fazzini c’è dunque chi è stato sedotto da Nostro Signore Gesù Cristo con un incontro inaspettato come lo scrittore EricEmanuel Schmitt, il filosofo Fabrice Hadjadj o il critico Joseph Pearce - e chi invece è approdato (o ritornato) alla fede al termine di una lunga ricerca come il filosofo della scienza ed ex presidente del Senato Marcello Pera; il cantautore Giovanni Lindo Ferretti; la sociologa Gabriele Kuby; lo scrittore Jean Claude Guillebaud; la diplomatica norvegese Janne Haaland Matlary o i giornalisti John Waters e Marco Tosatti -. Ex atei, ex agnostici, ex sessantottini rotti a tutte le esperienze e che hanno riscoperto la speranza… Ma perché - spiega Fazzini nell’introduzione - ascoltare questi intellettuali convertiti? Ed ecco la risposta: “Testimoniare che Dio non è sparito dall’orizzonte europeo. Ovvero, indicare che il cristianesimo europeo è ancora vivo e affascina uomini e donne delle più diverse culture e provenienze”. (pag. 25). * www.recensioni-storia.it


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Lecce, 5 giugno 2010

le nostre città

SOGLIANO CAVOUR/La chiesa ed il convento degli Agostiniani SAN P. V.CO/ La bandiera a Tormaresca

Nello stemma la presenza dei Pugliesi La chiesa ed il convento degli Agostiniani di Sogliano sono un caso emblematico nella storia dell’architettura di Terra d’Otranto per la quantità e qualità di artisti che vi hanno operato. Si citano di essi quelli finora mai segnalati dalla storiografia: i leccesi Mauro Manieri (1685-1744) e Cesare Penna (1607-1653 circa), il coriglianese Orazio Carrone (1691 dopo il 1749), il copertinese Ambrogio Martinelli (1616-1684 circa). La vicenda edilizia del convento agostiniano prende avvio agli inizi del Seicento allorchè ne fu affidata la progettazione molto probabilmente ai Pugliese - come lascerebbe intendere la singolare soluzione polilobata dei pilastri nei due chiostri. La presenza dei - Pugliese in questa città è attestata anche dallo stemma di Palazzo Micheli la cui fattura è la stessa dell’apparato decorativo della chiesa galatinese di Santa Maria Novella - dove lavorò per certo Pietro Antonio Pugliese di Galatone - e di quella del grande stemma che domina l’arco trionfale nella chiesa domenicana in Cavallino; qui, come nell’annesso convento, compaiono tra l’altro pilastri per logica compositiva simili a quelli presenti nel complesso agostiniano di Sogliano. Per quanto riguarda invece l’origine della attuale edificio della chiesa agostiniana soglianese, sulla base di quanto ancora oggi è possibile leggere nella filigrana delle sue pareti, essa appare relativamente più recente. La costruzione sembrerebbe risalire infatti ad un periodo compreso fra la prima e seconda metà del Seicento ed avrebbe avuto poi un punto nodale e per certi versi conclusivo nella prima metà del Settecento. Un ruolo fondamentale in questo che può definirsi un ben

riuscito caso di ibridazione di forme cronologicamente diverse fu l’architetto e scultore Mauro Manieri. Questi, per cominciare, sarebbe l’autore di due altari ovvero entrando il primo a sinistra, dedicato a San Nicola da Tolentino (incisa è la data 1732) e l’altro, di fronte al precedente, intitolato al Crocifisso. Su tale ultimo altare al di sopra della trabeazione, in corrispondenza delle colonne, vi sono però due statue femminili attribuibili al Martinelli. Tale scultore sarebbe l’autore di tutto l’altare della Natività, il secondo del lato sinistro della chiesa, eccettuate però le parti al di sopra della trabeazione - tra cui due angeli reggiscudo riferibili al Manieri - e la mensa con i due plinti basamentali ai lati della stessa riferibili invece allo stesso autore dell’altare dell’Immacolata. Quest’ultimo, che nella chiesa è il secondo del lato de-

stro, nel 1729 sarebbe stato tutto realizzato da Orazio Carrone esclusi i due angeli reggicorona che, centralmente al disopra del dipinto, sono attribuibili ancora al Manieri. I due altari più vicini al maggiore, infine, intitolati, quello di sinistra a Sant’Agostino, l’altro sulla destra a Santa Monica sono entrambi datati 1727. Mauro Manieri e l’ignoto autore di tali due ultimi altari lavorarono assieme in questi stessi anni a San Pietro in Lama nella realizzazione dell’altare intitolato a Sant’Oronzo. E per finire l’altare maggiore ai cui lati si aprono 4 porte ovvero due per parte; quelle più vicine alla mensa conducono al sopraelevato coro, le altre, alla sottostante cripta per la quale il Martinelli avrebbe realizzato non solo queste ultime porte ma anche le balaustrate scale, la mensa dell’altare e, posta di fronte a quest’ultima, la balaustra con la singolare decorazio-

ne a coppie di leoni. Lo stesso scultore copertinese potrebbe avere fatto pure il portale della chiesa come lasciano intendere le decorazioni presenti sull’architrave che è una delle poche ma fondamentali parti originali di esso rimasteci. La statua della Vergine posta sulla sommità del portale sarebbe opera invece del Manieri come pure l’altare maggiore e le due porte - immediatamente a destra e sinistra della mensa - che, come detto, conducono al coro superiore. Su tali porte e su quelle della cripta vi sono sculture riferibili sempre allo stesso Manieri autore inoltre delle due acquasantiere collocate sulla controfacciata ai lati dell’ingresso. Va infine precisato un aspetto di carattere generale ma decisivo per focalizzare l’attenzione sull’ultimo artista che in questa chiesa avrebbe lavorato. Al centro di ciascuno dei sei archi delle cappelle a mo di chiave vi è una testa d’angelo. Strutturalmente continue con la decorazione della ghiera e stilisticamente incongruenti con la qualità degli intagli settecenteschi presenti in tutta chiesa tali teste sembrano ricollegarsi ad un modo figurativo tipico di metà Seicento. Di queste teste, in ogni caso simili tra loro almeno nel disegno, le due poste sugli altari a ridosso di quello maggiore sono stilisticamente riferibili a Cesare Penna come pure lo sono la decorazione sulle ghiere e cornici di imposta degli archi sulle cappelle e quella dell’arco trionfale. Per chiarezza si confronti la testa che è al di sopra dell’altare di Sant’Agostino con quella che nella chiesa leccese di Santa Irene è posta proprio sopra la mensa dell’altare della Titolare al centro. Fabio Grasso

La storia incontra la tradizione Cel ebra ta di recente l’asta della bandiera a San Pietr o Vernotico. Più che una celebrazione una vera propria tradizione che migliora nel tempo. Nata secoli e secoli fa e riportata in auge agli inizi degli anni ‘90, in ricordo dell’invasione dei Turchi nel territorio sanpietrano, si narra di quando il popolo del tempo avvistò l’arrivo dei guerrieri Turchi dalla sommità della famosa “Torre Quadrata” (1480 d.c.). Al tempo dell’assedio e della presa di Otranto, le orde musulmane compirono molti saccheggi e terribili stragi in molti centri del Salento. La tradizione popolare vuole che l’armata di Achmet Pascià avesse già assalito e saccheggiato Torchiarolo e si apprestasse a giungere anche a San Pietro Vernotico. Mossi da orgoglio per il proprio territorio, i sanpietrani si mobilitarono alla difesa per non lasciare che il loro paese subisse la stessa sorte degli altri territori salentini. I Turchi furono quindi sconfitti, lasciando sul campo di battaglia la loro bandiera che, raccolta dai sanpietrani, fu posta come vessillo sotto la statua del loro patrono: San Pietro Apostolo. Da questa storia nasce la tradizione, ricordata ogni anno con la celebrazione dell’asta nella quale non solo l’Amministrazione Comunale, ma tutto il popolo, si dirigono in Piazza del Popolo dove, sul sagrato della Parrocchia Matrice, viene proposta la prima offerta d’asta esposta dai concorrenti che continua mentre si percorrono le vie storiche del paese, sino a giungere sul sagrato della Chiesa di San Pietro Apostolo. Sull’ultimo gradino viene battuta l’ultima offerta. Quest’anno la bandiera è stata aggiudicata all’azienda vinicola Tormaresca per un’offerta di 5.500 , somma che verrà poi devoluta al Comitato della festa patronale che si terrà il 28 e 29 giugno. Dopo la proclamazione ufficiale del Vincitore da parte del Primo Cittadino, avv. Pasquale Rizzo, il corteo si è poi spostato in Piazza del Popolo per assistere all’esibizione degli sbandieratori campioni d’Italia del Rione Lama di Oria e alla lotta simulata in armi tra i Cavalieri Milites Fredericianii. “Un’occasione sempre nuova per riscoprire il valore di San Pietro” commenta il Sindaco. “Questo giorno è il simbolo di una San Pietro pronta a cambiare in meglio e che tutta la cittadinanza si adopererà in questo obiettivo” . È giusto, pertanto, non solo avere ricordo delle nostre origini, ma soprattutto renderlo vivo nelle nuove generazioni affinché si trasmetta un messaggio di appartenenza non solo territoriale ma anche di cultura fondata sulla storia delle nostre origini spesso e volentieri messe da parte. Marco Marangio

a cura di Elena Palladino

FISCOSENZAVELI

Avv ocato Spe ciali zzata in Diri tto Amministrativo e Tri butario

Il colosseo di Comelis Vlak

La manovra finanziaria in pillole Il titolo III del testo del decreto sulla manovra finanziaria Irap espressamente disciplina agli articoli 40 e 41 alcune misure di vantaggio in tema fiscale per il Sud Itali, nello specifico: Aliquota zero al sud. Alla articolo 40 del Decreto legge citato è stato disciplinato il regime di fiscalità agevolata per il sud Italia, consentendo alle regioni:Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia di disciplinare, con propria legge, l’imposta regionale sulle attività produttive, disponendo eventuali esenzioni, detrazioni, deduzioni, esenzioni, fino ad azzerarla. Eegime fiscale di attrazione europea L’articolo 41 della medesima disposiozne normativa ha poi stabilito che le imprese residenti in uno Stato membro dell’Unione Europea diverso dall’Italia che intraprendono in Italia nuove attività economiche, nonché ai loro dipendenti e collaboratori possano optare per l’applicazione della normativa fiscale italiana oppure per la normativa tributaria vigente in uno degli stati membri dell’U.E. Nella medesima disposizione normativa è stato previsto inoltre l’azzeramento della burocrazia per i procedimenti amministrativi, (ad esclusione di quelli di natura fiscale), intrapresi ad istanza di parte privata, che dovranno essere evasi dal prefetto entro 30 giorni. Novità dall’Abi L’associazione consumatori e l’Abi hanno siglato uno specifico esigenze di base dei consumatori che, attraverso il pagamento di un canone annuo fisso onnicomprensivo, consentirà di usufruire di un numero determinato di operazioni e di tipologie di servizi. L’obiettivo è mettere a disposizione di tutti i cittadini un efficace strumento per favorire l’inclusione finanziaria di circa 8 milioni di consumatori italiani e agevolare l’accesso ai servizi bancari, specialmente delle fasce di clientela più deboli, quali i protestati, gli immigrati, i soggetti senza storia creditizia. Il “Conto Corrente Semplice” prevede, in particolare: un canone annuo onnicomprensivo e un tasso di interesse creditore fissati dalla banca; due distinte offerte a seconda che le operazioni siano eseguite allo sportello o online; un’elevata comprensibilità del prodotto. Relativamente al numero di operazioni e alla tipologia dei servizi inclusi nel canone del “Conto Corrente Semplice”, non è prevista nessuna spesa, onere o commissione, all’infuori del canone stesso e degli oneri fiscali previsti per legge. Per ogni ulteriore informazione lo studio Palladino sarà disponibile al seguente recapito: palladino@loradelsalento.it

QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

di Antonio Martino

Si riparte dalla seconda semifrase (esattamente dall’indicazione con grazia) della marcia “Il colosseo” di Cornelis (Kees) Vlak. Si aggiungono, al gruppo degli strumenti già evidenziati nel numero precedente, i due oboi, i fagotti, i clarinetti contralti, il clarinetto basso e i quattro corni. Il secondo tema viene, in questo modo, riproposto in maniera diversa rispetto alla precedente fase espositiva e risulta illuminato da una maggiore intensità luminosa. Questo colore si ottiene attraverso gli interventi simultanei delle trombe in sib., dei sassofoni contralti, dei sassofoni tenori, dei flicorni tenori e degli euphonium; una ricchezza compositiva che influisce notevolmente sul risultato timbrico di questa sezione. Anche la frase di risposta adotta le medesime scelte strumentali e conferma tutti gli strumenti già evidenziati nella frase di proposta. Quando giunge la seconda fase di questa idea, caratterizzata dal salto di sesta, l’organico strumentale si assottiglia per dare spazio ad una sonorità più leggera e ricca di profondità volumetrica. Sono protagonisti i flauti, il clarinetto piccolo in mib., le trombe in sib., i flicorni tenori e gli euphonium. I tromboni e i flicorni bassi sono chiamati alla realizzazione del tappeto armonico. Un nuovo effetto giunge dai primi clarinetti soprani, dai secondi clarinetti soprani, dai terzi clarinetti soprani, dai clarinetti contralti e dai sassofoni contralti: tutti generano un movimento arpeggiato di semicrome che aggancia la seconda semifrase.

Quest’ultima riporta sulla partitura l’intervento degli oboi, dei fagotti, del clarinetto basso e dei corni: si aggiungono al precedente intervento e lo portano a compimento. Anche la frase successiva presenta le stesse dinamiche e conduce il discorso melodico verso una prima conclusione. Luigi di Ghisallo decide di inserire un episodio per staccare un momento dall’idea principale. Presentano questo nuovo ma breve itinerario melodico i fagotti, il clarinetto basso, il sassofono baritono, i corni, i flicorni tenori, gli euphonium e i flicorni bassi. Sono chiamati a rispondere sul tempo debole attraverso un semplice ritmo pausa di croma - croma (un richiamo alla prima parte della marcia) i primi clarinetti soprani, i secondi clarinetti soprani, i terzi clarinetti soprani, i clarinetti contralti, i sassofoni contralti, i sassofoni tenori, le trombe in sib., le cornette in sib. e le percussioni bandistiche. Completano il quadro degli interventi i trilli dei flauti, dell’ottavino e del clarinetto piccolo in mib. Il risultato che si ottiene è una parziale cesura con il resto del materiale utilizzato nel secondo tema. Si tratta di un artificio più ritmico che melodico, più utile a distendere l’attenzione dell’ascoltatore, ricaricarlo e prepararlo per la fase finale della composizione. L’entrata dei corni, delle trombe in sib., delle cornette e dei flicorni tenori, che ripercorrono la ritmicità precedentemente emersa, è il chiaro segnale dell’avvento dell’epilogo di questa marcia. continua


L’Ora del Salento 13

Lecce, 5 giugno 2010

le nostre città MARTIGNANO/La fotografia di un ponte tra Salento e Libano

LECCE/Conclusi a Fulgenzio gli incontri di Scuola di genitorialità

Venti di pace, un diario lungo vent’anni Genitori non si nasce ma si diventa “Venti di pace”: un libro, un diario di bordo, la fotografia di un ponte tra il Salento e il Libano lungo vent’anni. Decenni di impegno, di solidarietà e di concreta cooperazione, un fil rouge, nato col gemellaggio di solidarietà che lega la piccola Martignano con la città libanese di Kafar Matta, che azzera qualsiasi distanza geografica o culturale. Il volume, edito da Kurumuny, è scritto a sei mani: dalla 23enne Marika Carriero, di Monteroni, dottoressa in Cooperazione internazionale allo Sviluppo e Non Profit che ripropone alcuni capitoli della sua tesi di laurea; da Vinicio Russo, giornalista e professore di “Progettazione per la cooperazione” presso l’Università del Salento; da Luigino Sergio, sindaco di Martignano e presidente dell’Unione dei comuni della Grecìa salentina. Un mosaico di saggi che si servono delle parole e della grammatica per narrare una storia di fatti, di impegno, di solidarietà internazionale condensata e testimoniata nelle oltre 200 pagine del libro. “Venti di pace - Teoria e prassi della solidarietà internazionale” narra di un impegno continuo per dare fiato a quel soffio di pace che, anche grazie al “caso Martignano”, può aleggiare su un popolo, quello di Beirut e del Libano, ancora ferito dai bombardamenti, dilaniato dai conflitti e dagli scontri ideologici. “Venti di pace” e quello che racconta sono un’esplosione inversa, positiva, dirompente, di fraternità, giustizia. Racconta di fatti, di un frantoio oleario, di campi sportivi, di un’ambulanza, di una biblioteca, di una scuola: progetti-pilota per guidare l’integrazione e far assaporare il gusto giusto della tolleranza. Fatti e “cose” concrete realizzati sotto le insegne della cooperazione e della solidarietà internazionale. Lo raccontano i ritagli di giornale in appendice, le delibere di giunta, le lettere di sostegno di Napolitano, le foto. La prefazione è curata dal gior nalista e firma de “L’Espresso”, Gianni Perrelli, intervenuto giovedì 27 maggio alla presentazione del libro che si è tenuta a Martignano, a

Palazzo Palmieri. Presenti, oltre agli autori, anche Silvia Godelli, assessore regionale al Mediterraneo, e Sandro Calvani, direttore dell’Unicri dell’Onu. Un libro che insegna e che informa, didattico ma anche divulgativo. Che indica una strada, che si interroga, che stimo-

la riflessioni. Che traccia in sentesi un bilancio, ma che è anche un punto di partenza. La cooperazione e la solidarietà non possono conoscere soluzioni di continuità. In questi giorni, infatti, Vinicio Russo, che ha curato in prima persona i progetti di cooperazione, il sindaco di Martignano Luigino Sergio, l’assessore alla cooperazione decentrata Antonio Tommasi, Massimo Manera, per la Grecìa Salentina, sono volati nuovamente in Libano, per inaugurare due centri sportivi, uno a Kafar Matta e un altro a Taalabaya, quest’ultimo intitolato a don Tonino Bello. Per questo e non solo, con loro c’è anche il primo cittadino di Alessano, Luigi Nicolardi. Dopo il sodalizio tra Martignano e Kafar Matta, infatti, la missione di questi giorni servirà a gettare le basi per un gemellaggio tra Alessano e Taalabaya. In Libano, poi, verrà presentato anche il libro “Venti di Pace”, non a caso arricchito dagli abstract in arabo e in inglese. “Solidarietà e pace - commenta Vinicio Russo - sono i due obiettivi prioritari, le stelle polari che ci hanno guidato in questi decenni di impegno e che ci guideranno sempre, e che mi auguro stimolino nuovi gemellaggi non di facciata ma di sostanza.. Due termini che riassumo-

no la mission della vera cooperazione. Solidarietà anche in senso cristiano evangelico, guardando agli altri come amici, uomini e donne con cui condividere un percorso. L’amicizia, il dialogo, l’integrazione, insomma, quali ingredienti dell’antidoto di ogni guerra”. “L’idea di questo libro spiega Marika Carriero, che pubblica nel volume uno stralcio della sua tesi di laurea - nasce dalla necessità di avere a disposizione un libro-documento che racchiudesse l’esperienza oramai ventennale intrapresa dal Comune di Martignano nell’ambito della cooperazione decentrata con il Libano, un eccellente esempio che meritava e merita ulteriore approfondimento e maggiore divulgazione. Quando, in occasione della predisposizione della mia tesi, il professore Russo mi ha proposto di sviluppare un lavoro incentrato sulla cooperazione decentrata, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di approfondire ciò che il “caso Martignano” costituisce e di respirare a pieni polmoni l’atmosfera di cooperazione e solidarietà internazionale che quest’esperienza ha generato e che mi auguro ci accompagni in un futuro di pace”. Matteo Caione

Si sono conclusi gli incontri di Scuola di Genitorialità organizzati dalla Parrocchia di Fulgenzio. Genitori non si nasce ma si diventa. Questo motto sintetizza mirabilmente la ragione per cui la Parrocchia francescana ha voluto porre in essere tale iniziativa, in un momento in cui si parla incessantemente di Emergenza Educativa e di Disfunzione Genitoriale. Emergenza Educativa perché ci sono troppi ragazzi ribelli che vivono un’esistenza senza regole? O la causa del problema sono gli adulti che non sanno più insegnare il mestiere del vivere? La verità è che non è più di moda l’antico detto: si insegna con la parola ma si educa con l’esempio. Oggigiorno sempre più i nostri giovani usano, come criteri per far discernimento nella verità, slogan di grande effetto come: “Se mi conviene…se mi piace…se mi diverte…se me la sento…se tutti fanno così, lo faccio anch’io…”. La nostra società è diventata una società dai valori incerti. Libertà è sinonimo di comportamenti senza regole. I valori non si ricercano più in una scala di verità universali ma si attingono dalla sfe-

di Giovanni Napolitano

VITE MIGRANTI

Regia Corvetta Caracciolo: il diario del nonno Ferdinando Magellano, fu il primo a navigarlo nel 1520, da qui il nome stretto di Magellano. Percorrere lo Stretto, canale che separa l’America Latina dalla Terra del Fuoco, era estremamente difficile all’epoca della navigazione per la Caracciolo, per le sue correnti capricciose e le bufere inaspettate che creano intorno allo stesso una fama sinistra. All’alba del 25 maggio 1882, i nostri esploratori imboccarono lo Stretto e cominciarono ad esplorare ogni insenatura, facendo sosta a Pezzeica Bay, nell’Isola Elisabetta e il giorno 27 ancorarono a Punta Arenas, pittoresca città del Cile meridionale. Umberto scrive che la popolazione è composta da circa 1100 abitanti, costituita anche da italiani, tedeschi, svizzeri e qualche inglese. Gli abitanti sono spesso impegnati nella pesca dei Lobos (foche)

e famosi sono i Loberos (pescatori di Lobos) che vivono per lo più a bordo delle loro piccole barche, esposti ai disagi di un clima rigidissimo, e affrontano per mesi una dura pesca rischiando ogni giorno la vita fra i tortuosi canali della Patagonia. Essi durante la “caccia”, armati di coltelli e di un fucile Remington a ripetizione, ingaggiano una dura lotta di astuzia con i Lobos, che vivendo in gruppi di più famiglie, si servono di alcune sentinelle che astutamente sorvegliano la zona circostante e avvertono tempestivamente dei pericoli. Quindi la loro caccia risulta difficile pertanto se i cacciatori riescono a sorprenderli li uccidono a colpi di fucile o a bastonate sul capo; spesso però a soccombere è proprio l’uomo, specie quando la lotta avviene con una femmina, che pur di difendere i suoi cuccioli, si avventa contro i loro carnefici con la stessa ferocia.

Nel territorio magellanico si trovano i figli della Pampa che nascono, vivono e muoiono a cavallo; essi lavorano il rame e l’argento, facendo ornamenti per sé, per le loro donne e per i propri cavalli; vivono di commercio, e disprezzando l’oro che considerano il più meschino dei metalli, non accettano altra moneta che quella d’argento; il loro capo è un “Cacicco” che esercita su di essi un’influenza più morale che materiale. A Punta Arenas, Umberto incontra anche la spedizione antartica della nave “Capo de Moreno” guidata dal celebre ufficiale della Marina italiana Giacomo Bove, che nel 1878 partecipò alla spedizione Nordenskjold e percorse il passaggio a nordest dall’Artico al Pacifico lungo le coste siberiane. Così la Regia Corvetta, dopo aver stivato molto combustibile, si appronta per l’esplorazione dello Stretto. continua…

ra della emotività della persona. è più facile seguire la massa che perdere tempo a realizzare se stessi come persone autonome e responsabili. I mass-media, poi, contribuiscono a far apparire affascinanti e regolari situazioni familiari che non lo sono, insinuando il pericolo di “normalizzare la menzogna”. La Scuola di Genitorialità non ha mai avuto la pretesa di insegnare qualcosa a qualcuno come la parola Scuola, potrebbe far pensare. Non vi sono state, infatti, lezioni frontali ma conversazioni che hanno offerto spunti di riflessione e costituito la base per uno stimolante dibattito sul bistrattato tema dell’educazione. Per gli incontri è stata adottata la formula culturaspiritualità. Gli argomenti scelti sono stati trattati prima da un esperto e la volta successiva dal sacerdote. La Scuola ha aperto i battenti con la relazione della dott.ssa Maria Rita Verardo, giudice minorile, che ha entusiasmato i presenti per la sua competenza e per la sua amabilità, parlando dei doveri degli adulti e dei diritti dei bambini. Ha particolarmente incu-

IN GALLERIA

riosito l’incontro con la dott.ssa Rossella Grasso, psicologa, che ha sollecitato un grande interesse per l’argomento trattato: capricci dei bambini e stili educativi. Ottima interazione con i presenti si è avuta con la dott.ssa Anna Rita Chiari, bioeticista, che ha trattato l’argomento dell’educazione all’affettività e alla sessualità, avvalendosi dell’uso di slides. Coinvolgente, per i contenuti , l’incontro: Essere genitori oggi, tra dubbi e speranze tenuto dal prof. Salvatore Cipressa, docente di Teologia Morale. Su ciascuna di queste tematiche hanno fatto seguito le riflessioni di padre Luigi Aluisi, Vicario Parrocchiale. Suo merito è stato quello di esporre riflessioni teologiche di profondo spessore, con un linguaggio adatto a chi vive la quotidianità tra famiglia e lavoro. La Scuola di Genitorialità si è conclusa nel giorno di Pentecoste: lo Spirito Santo orienti il cammino di tutti coloro che si spendono generosamente per quel grande valore che è la famiglia, piccola Chiesa domestica. Silvia Quarta Serafino

di Alessandra De Matteis

Senza arte né parte di Albanese Sembra che ormai non passi settimana, senza un film girato nella nostra terra. La Puglia ormai pare essere diventata Cinecittà. Nei giorni scorsi, sono state girate a Otranto le scena del film di Giovanni Albanese “Senza arte né parte”. Il film girato fra il Salento e il capoluogo pugliese, vede come protagonista il partenopeo attore-regista Vincenzo Salemme. “Senza arte né parte” racconta del Premiato Pastificio Tammaro, che nel momento in cui viene modernizzato e completamente meccanizzato, non ha più bisogno di un elevato numero di impiegati, perciò tutta la squadra di operai addetti allo stoccaggio manuale, tra cui Enzo, Carmine e Bandula, si ritrova disoccupata. In quei giorni, la moglie di Tammaro eredita una bizzarra collezione d’arte contemporanea, che è sistemata proprio nel vecchio pastificio. Tammaro offre a Enzo un lavoro provvisorio in nero: guardiano del magazzino dove è custodita la collezione d’arte. Enzo e i suoi amici, scoprono sbalorditi l’arte contemporanea e si chiedono: perché uno scarpone con dentro una bottiglia di liquore, un serpentone ottenuto con spazzoloni da cucina, o un bicchiere sporco di colore giallo, valgono molto più di tutti i loro stipendi messi insieme,

centinaia di migliaia di euro. La r a b bi a aumenta: con q u el l o che costano le opere, Tammaro poteva riassumere l’intera squadra. Mentre discutono animatamente, Carmine involontariamente rompe l’Impronta d’artista di Manzoni, un’opera composta da un uovo sodo con sopra l’impronta di un dito, dal prezzo proibitivo. è un disastro, i tre si vedono già rovinati. All’improvviso hanno l’idea: fare un altro uovo con l’impronta e sostituirlo all’originale. L’operazione, tra imprevisti e difficoltà, riesce: nessuno si accorge di nulla. Ora, un perfido piano invade le menti di questi amici che si ritrovano senza soldi e lavoro: fare altri falsi e sostituirli nella collezione dell’ignaro Tammaro, per poi vendersi gli originali. Parte la truffa in grande stile. Ed ecco che la loro abilità manuale, ormai inutile nel mondo del lavoro, torna buona in quello dell’arte… Adesso non ci resta che aspettare, e potremo vedere nuovamente la nostra protagonista preferita sul grande schermo.


L’Ora del Salento 14

Lecce, 5 giugno 2010

appunti

Herta Muller. L’altalena del respiro Questa settimana voglio parlarvi dell’ultima emozionante prova narrativa di Herta Muller, “L’altalena del respiro” edita da Feltrinelli. Si tratta della scrittrice a cui è stato assegnato l’ultimo Nobel per la Letteratura per l’opera “Paese delle prugne verdi” con la seguente motivazione: “Con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa ha rappresentato il mondo dei diseredati”. Ma torniamo al romanzo appena uscito in libreria. Il lager, la deportazione, purtroppo sono simboli sostanziali del Novecento, se ne sono verificati diversi, ed Herta Muller ci racconta quelli che il regime comunista in Romania riservò alla minoranza tedesca del Paese (di cui la famiglia della scrittrice faceva parte), all’indomani della fine della grande Guerra, accusando solo questa

minoranza dei crimini del regime filonazista di Antonescu. La Muller ha scritto un romanzo, ma questo libro è anche una sorta di documento, fatto di testimonianze dei sopravvissuti a quell’esperienza, che per quanto abbiano cercato di elaborare, trasformare, tirare fuori per esorcizzare, devono, inevitabilmente, continuare a fare i conti con le ferite profonde lasciate dal Lager. Siamo nel gennaio del 1945, la guerra non è ancora finita. Protagonista della storia è Leo Auberg, un ragazzo diciassettenne deportato nei campi di lavori forzati in Ucraina. Leo parte per il campo con l’ingenua incoscienza del ragazzo ansioso di sfuggire all’angustia vita di provincia in cui è nato, quasi con un pizzico di entusiasmo, non immaginando che nei successivi cinque anni rischierà continuamente di mori-

re soffrendo fame, sete, freddo e fatica oltremisura. Fu proprio questo il destino che capitò anche alla madre della stessa Muller, che sopravvissuta all’esperienza, si rifiutò sempre di parlarne. Il Lager aveva lasciato ferite profonde e segnali evidenti anche nella vita quotidiana della donna che si manifestavano attraverso alcune espressioni diventati comuni modi di dire: “Una patata calda è un letto caldo”, “Il freddo è peggiore della fame”, “Il vento è più freddo della neve”. Ed è proprio da questi modi di dire materni che nasce la curiosità della scrittrice, che inizia a fare ricerche partendo dal suo paese d’origine, Nitzkydorf, vicino a Timosoara e continuando, cercando e parlando con altri deportati fino a quando il lavoro riuscì a trovare il suo fondamento nella memorie di Oskar Pastior, poeta rume-

no-tedesco, scomparso nel 2006 e con il quale avrebbe dovuto scrivere questo romanzo a quattro mani. Oskar capisce al volo il significato delle ‘metafore’ della madre di Herta e ne aggiunge delle sue. I suoi ricordi diventano nel libro i ricordi del giovane Leo. Attraverso i suoi occhi riusciamo a conoscere la vita dei deportati nei lager. “Di notte, da sessant’anni, cerco di ricordarmi gli oggetti del Lager. Sono la mia valigia notturna. Dal mio ritorno a casa la notte insonne è una valigia di pelle nera. E questa valigia è nella mia fronte”. Assieme a Leo viviamo ogni giorno di quella prigionia, la ricerca quotidiana del cibo, dello spazio, del calore. La paura costante di essere violati, paura di essere consumati dalla fatica e dagli stenti. Guardiamo continuamente la morte da

c@ttolici in rete

Pontifex Roma informazione cattolica

argo

IL POLLICE

PER

RIFLETTERE

tommaso dimitri

In una realtà, dove sempre più spesso ci si muove in maniera istintiva ed irrazionale, dove il concetto della pena appare sempre più latitante portando all’annullamento del delitto, dove ogni cosa si personalizza in maniera esasperata, amplificando l’io e ignorando il noi, accade che “Sanguepazzo” (Raduno, ore 21,30), il film di Marco Tullio Giordana, presentato a Cannes del 2008 e proposto in questi giorni sulla rete ammiraglia di mamma Rai in due puntate, ci spinga ad una importante riflessione alla quale invitiamo anche il nostro lettore. Ovviamente il film, ben costruito nel ritmo e nella sua stesura, ci propone un pezzo di storia italiana ancora troppo vicina, raccontandoci il cinema italiano dagli anni Trenta al dopoguerra, la nascita di Cinecittà, e la vita delle dive e dei divi dei telefoni bianchi. E sulla fisicità dell’attore, narra una storia con nomi e cognomi, dalla quale emerge tutta la sua vanità e la sua conseguente fragilità, il suo esibizionismo e quant’altro. Spingendoci poi ad una domanda: “ma, oggi, quanti sono gli attori nel mondo?”.

Con il proliferare dei volti nel network più trafficato di questi ultimi tempi, stiamo parlando di Facebook, stanno perdendo terreno sia i “Forum” che i “Blog”. In effetti; i Forum sono diventati la soluzione migliore per l’assistenza on-line ai problemi tecnici e informativi dei navigatori; e i Blog, sempre meno visitati, si sono specializzati ad essere uno sportello informativo di relazione con persone, notizie o eventi. Oggi visitiamo il Blog: www.pontifex.roma.it, Blog di libera informazione cattolica. Anche se non troviamo molte notizie sullo staff organizzatore e notizie specifiche sul “Chi Siamo” e sulla storia del progetto, scopriamo, invece, una rispettabile ricchezza di articoli pubblicati e migliaia di commenti Abbiamo intervistato il moderatore del sito, il sig. Bruno Volpe: “Il blog é nato due anni fa e originariamente si chiamava Pontifex. Lazio. La redazione la curo io, scegliendo temi di attualità, di concerto con don Marcello Stanzione (ndr. molto conosciuto sul Web per articoli sugli angeli) e altri collaboratori. Il nostro progetto é quello di creare un sito e renderlo giornale per fini apologetici e di chiarezza dottrinale visto che questa oggi latita, con un particolare riferimento alla liturgia”. Il Blog è costruito in Php ed è diviso in sezioni: Editoriale (Esteri, il Fatto, Spettacolo e Sport); le Interviste (politici, religiosi, sportivi, varie e vips); Libri, News, Opinioni (Consacrati e Laici). È possibile una ricerca per parola chiave, registrarsi per ricevere la newsletter e scaricare la Rss di aggiornamento in tempo reale e il sito è curato dal webmaster Carlo Maria Di Pietro. Il Blog è interattivo e chiunque può inviare un articolo per la pubblicazione. Forse una migliore organizzazione tematica a livello di “Mappa degli Argomenti” e una “par condicio” più sviluppata sulle tematiche più controverse, potranno costruire una migliore visione pluralista ad un Blog che si definisce “libera informazione cattolica”. “Il sogno nel cassetto? - continua Bruno Volpe - Che i cattolici la smettano di aver paura e di cercare il politicamente corretto. E ai vostri lettori dico solo grazie per l’interesse e la ricchezza del Salento in termini di fede. Non abbiate timore di testimoniare anche quando è scomodo e la gente vi ostacola Il cristianesimo richiede anche sacrificio, ma ne vale la pena…”. Buona navigazione

marialucia andreassi vicino, come un’abitudine, forzata come tutto il resto. È un romanzo di eccezionale presa emotiva che si rispecchia esemplarmente nella scrittura dura e poetica della Muller. L’intero libro è percorso da una sorta di ispirazione, da una straordinaria forza metaforica, che qualcuno ha definito ‘estetizzazione’ della sofferenza. Io sono rimasta molto colpita dal linguaggio usato dall’autrice per affrontare un simile tema, una carica di espressionismo e di liricità unita alla scarna ma dettagliata descrizione di cibi, lavori, oggetti. Credo che questa sia una grande qualità della Muller. Da leggere. HERTA MULLER, L’altalena del respiro, Feltrinelli, 18.00, pag. 251

M U S I CALM E NTE Anna Rita Favale

Koreja - La passione delle Troiane Una stanza. Un morto. La presenza di alcune donne in lacrime ne sancisce il ricordo; la memoria di una mancanza riecheggia nei loro lamenti, e solo in essi ha ragione d’esistere. La presenza del coro alimenta la possibilità di ricreare atmosfere sonore e rimandi a luoghi vicini e lontani dove confluiscono sentimenti, voci, parole che si manifestano insieme alle azioni e alle immagini. Le musiche eseguite dal vivo e composte dagli stessi interpreti, assumono un ruolo di primo piano sulla scena al pari dei testi e delle azioni. Così musicisti, cantanti e attori divengono protagonisti di una rappresentazione che si pone tra il teatro e la musica, tra il concerto e lo spettacolo. Ed è straordinariamente inevitabile, alla fine, ritrovarsi ad un ritorno, all’essenza: l’umano dolore di una madre e l’innocenza sacrificata del figlio amato, una tragedia. Lo spettacolo intende coniugare le Troiane di Euripide con il tema della Passione di Cristo, scegliendo di dialogare con la tradizione grika del Salento. “Passiuna tu Christu” è un canto dell’area grika salentina. L’idea nasce dalla volontà di accostare il lamento delle donne di Troia, alle moroloja, ovvero i pianti che un tempo le donne facevano a pagamento per un morto del quale appena a volte conoscevano il nome. Euripide porta, ne Le Troiane, molti elementi di innovazione soprattutto per effetto delle nuove soluzioni drammatiche attuate, orientate alla rottura con la tradizione, mediante l’inserimento di parti dialettiche che allentano la tensione drammatica e l’alternanza delle modalità narrative. La novità assoluta del teatro euripideo è comunque rappresentata dal realismo con il quale il drammaturgo tratteggia le dinamiche psicologiche dei suoi personaggi. Il teatro di Euripide funge da vero e proprio laboratorio politico, non chiuso a se stesso, ma al contrario, affine ai mutamenti. Idea e progetto Salvatore Tramacere, regia Antonio Pizzicato, Salvatore Tramacere con Maria Rosaria Ponzetta/Alessandra Crocco - Cassandra, Vito De Lorenzi - Percussioni, Fabrizio Saccomanno - Coro, Emanuela Gabrieli Coro, Ninfa Giannuzzi - Andromaca, Riccardo Marconi - Chitarra, Silvia Ricciardelli - Ecuba, Admir Shkurtaj - Fisarmonica, Fabio Tinella - Astianatte, elaborazione testi Angela De Gaetano, Antonio Pizzicato, Salvatore Tramacere. Musiche dal vivo di De Lorenzi, Gabrieli, Giannuzzi, Marconi, Pizzicato, Shkurtaj con il coordinamento musicale di Antonio Pizzicato, assistenza alla regia Laura Scorrano, scene, luci e visual: Luca Ruzza con Bruno Capezzuoli e Fabio Di Salvo. Consulenza/traduzione griko Gianni De Santis luci, fonica e tecnica Angelo Piccinni, Mario Daniele. Si ringraziano Eliana Forcignanò e prof.Gino Pisanò.

NOTIZIE FISM di Samuele Vincenti È stato pubblicato l’11 febbraio 2010 e firmato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il decreto del Ministro Maristella Gelmini ad integrazione delle Indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia. Si tratta di un documento fondamentale per stabilire i traguardi per lo sviluppo delle competenze e gli obiettivi di apprendimento dell’Irc nelle scuole dell’infanzia. Il documento dovrà essere sicuramente citato nel Progetto dell’Offerta Formativa delle Scuole dell’Infanzia Paritarie aderenti alla Fism, che sarà approvato dal primo Collegio dei

docenti, con buona probabilità, andrà ad insediarsi il 1 settembre 2010 all’inizio dell’a.s. 2010/2011. Il principio che ispira il decreto risiede nel fatto che le attività in ordine all’insegnamento della religione cattolica, per coloro che se ne avvalgono, offrono occasioni per lo sviluppo integrale della personalità dei bambini, aprendo alla dimensione religiosa e valorizzandola, promuovendo la riflessione sul loro patrimonio di esperienze e contribuendo a rispondere al bisogno di significato di cui anch’essi sono portatori. Per favorire la loro maturazione personale, nella sua globalità, i traguardi relativi all’Irc

L’Irc nelle scuole dell’infanzia paritarie sono distribuiti nei vari campi di esperienza. Di conseguenza, ciascun campo di esperienza: Il sé e l’altro; Il corpo in movimento; Linguaggi, creatività, espressione; I discorsi e le parole; La conoscenza del mondo, sarà integrato da una serie di attività legate all’apprendimento e alla scoperta dei Vangeli. Nel campo “Il sé e l’altro”, il bambino sarà orientato dagli educatori alla scoperta, attraverso i racconti del Vangelo e l’insegnamento di Gesù, della persona, apprendendo che Dio

è Padre di tutti e che la Chiesa è la comunità di uomini e donne unita nel suo nome, per sviluppare un positivo senso di sé e sperimentare relazioni serene con gli altri, anche appartenenti a differenti tradizioni culturali e religiose. Nell’ambito “Il corpo in movimento”, il bambino riconoscerà nei segni del corpo l’esperienza religiosa propria e altrui per cominciare a manifestare anche in questo modo la propria interiorità, la propria immaginazione e le proprie

emozioni. Il campo “Linguaggi, creatività, espressione”, relativamente all’insegnamento della religione cattolica, sarà sviluppato offrendo percorsi di riconoscimento di alcuni linguaggi simbolici e figurativi caratteristici delle tradizioni e della vita dei cristiani (segni, feste, preghiere, canti, gestualità, spazi, arte), per poter esprimere con creatività il proprio vissuto religioso. Per “I discorsi e le parole”, il bambino apprenderà alcuni termini del linguaggio cristiano, ascoltando semplici racconti biblici, e sarà aiutato a rielaborare i contenuti utilizzando i linguaggi appresi, per sviluppare una comunicazione significati-

va anche in ambito religioso. “La conoscenza del mondo” sarà invece il luogo dell’osservazione dei doni di Dio Creatore, della Natura che sarà esplorata con meraviglia e con curiosità, per sviluppare nel bambino sentimenti di responsabilità nei confronti della realtà, abitandola con fiducia e speranza. Il Ministero, con questo decreto, intende rafforzare l’esperienza della religione cattolica sin dalla prima infanzia e rappresenta, per le scuole interessate e per i bambini che vorranno usufruirne, un’ottima occasione per lo sviluppo della persona e della comunità di appartenenza.


L’Ora del Salento 15

Lecce, 5 giugno 2010

lo sport L’ASSIST

di Paolo Lojodice

La festa continua ma la società è già al lavoro per programmare la prossima stagione con il tecnico De Canio, artefice della promozione

MONDO

Lecce, il futuro inizia per A

Grande festa a Lecce con il Csi: ragazzi provenienti da tutta la Puglia

Si è giunti infine alla meta. De Canio è riuscito nell’intento di organizzare un gruppo squadra costruito cammin facendo e, in parte, anche con cambi di direzione da un punto di vista organizzativo che, se mai ce ne fosse bisogno, hanno dato ulteriore prova di quanto sia abile nella gestione delle risorse umane. Un manager l’Unione Sportiva voleva in panchina e lo ha trovato! Bello il giro di campo fatto a fine gara dal tecnico, mai era accaduto. Un applauso meritato quello ricevuto da tutti gli ordini del Via del Mare, bello il suo gesto di ringraziamento. La sua capacità di gestire intelligentemente tutta una stagione con una posizione tenuta sin dall’inverno e conservata gelosamente sino alla fine, superando le normali difficoltà. Una coppa alzata al cielo in una bella cerimonia che ha significativamente emozionato. Si tratta sempre di un campionato vinto! E per di più un successo clamoroso giunto nell’anno in cui la promozione non era stata programmata sin dall’avvio. A questo tecnico manager ora bisognerà però dare gli strumenti per poter continuare su questa strada. Finiti i festeggiamenti, legittimi e quanto mai condivisi con tutta la cittadinanza che si è riversata in piazza a celebrare i suoi beniamini, adesso resta l’impegno per la Società di via

Finalmente è arrivato il 2 gugno, un giorno che gli sportivi pugliesi del Csi e soprattutto quelli leccesi stavano aspettando da tanto tempo. È arrivato il momento di godersi una giornata di festa e di gioia. Siamo all’interno del centro sportivo S. Massimiliano Kolbe di Lecce, ragazzi e famiglie decidono di vivere un giorno all’insegna del divertimento, nella giornata nazionale dello sport e nella ricorrenza della festa delle Repubblica. La prima tappa di una manifestazione tanto intensa è stato il momento della celebrazione della Santa Messa da parte di don Piero Quarta, un amico del Csi, che in questi anni si è fatto promotore di alcune attività colorate arancio e blu e ha voluto ospitare sia momenti formativi che sportivi, organizzati dal comitato provinciale di Lecce. Il momento è bello perché i ragazzi ascoltano e fremono, seduti in mezzo ai banchi, sembrano come corridori alla partenza, pronti per scappare. Il clima è quello delle grandi feste e contagia tutti coloro che partecipano. Non si può rimanere indifferenti dinanzi a tanto entusiasmo. Finita la Messa è il momento di dare il via ai giochi e la perfetta macchina organizzatrice, predisposta dal comitato provinciale di Lecce, inizia a lavorare per cercare di permettere ai ragazzi di giungere sui campi per giocare. Nel frattempo i genitori iniziano a tirare fuori dal loro amato “panierino” cose buone da sgranocchiare in compagnia, per vivere al meglio una giornata che sarà lunga, intensa, ma anche tanto bella e che lascerà qualcosa ai ragazzi ma anche a loro che si sanno lasciare trascinare dall’entusiasmo dei loro figli. Sono delle belle scene di vita familiare! Facendo una passeggiata per i numerosi campi, predisposti all’interno della struttura nuova, si nota la massiccia presenza di bambini che si divertono fra loro rincorrendo un palle, o facendo rimbalzare una palla per farla entrare nel canestro oppure giocano a pallavolo. La giornata prosegue all’insegna della polisportività tutti devono assaporare il gusto di cimentarsi in sport non sempre praticati, quasi a sottolineare che l’appetito vien mangiando ed i ragazzi devono essere invogliati quindi a praticare sport diversi. La fine delle attività coincide con il momento delle premiazioni. Il presidente provinciale del Csi di Lecce Marco Calogiuri richiama tutti al silenzio per ascoltare i saluti di rito e per consegnare a ciascun ragazzo un ricordo della bella giornata. Tutti ascoltano e applaudono. Ciascuno di coloro che ha partecipato a questa giornata meravigliosa porterà con sé la bellezza di condividere con gli altri la gioia della festa, aspettando un nuova occasione di sport e di divertimento. Andrea Iurlaro

Templari di dare seguito a quanto ripetutamente annunciato in corso d’opera. Raggiunta la serie A ora bisogna restarci il più a lungo possibile. Economicamente, a nostro parere, sembrerebbe più proficuo ormai tentare proprio la permanenza di cui si è detto. La serie B sempre più, alla luce delle evoluzioni nel mondo del calcio, resta un campionato destinato ad essere un purgatorio con ricadute negative da un punto di vista monetario. L’orientamento è chiaro: non è più una “A 2”. È “B”, punto e basta. Pochi soldi, poche attenzioni dai media, risorse scarsissime derivanti dal pubblico sempre più esiguo sugli spalti e attratto dai grandi nomi e dal grande palcoscenico. Insomma, la serie A offre

ben altre possibilità. Oltre alla visibilità, che ha una ricaduta importante anche sul Territorio - e questo le Istituzioni devono tenerlo da conto, sebbene si sia in una crisi congiunturale che a memoria delle generazioni presenti non ha precedenti - , possono arrivare i supporti di denaro necessari a tenersi a galla. All’allenatore, intervistato a caldo, a fine gara, qualcuno aveva chiesto quanto della squadra di quest’anno poteva essere considerata da confermarsi. Il tecnico lucano, con estrema correttezza, ha risposto “Al momento non è possibile fare nessuna affermazione. Sarebbe vuota di senso. Innanzitutto sarà indispensabile vedere quali saranno le direttive della Società, poi sulla base di

quelle ci si muoverà con giudizio”. Tutto da programmare, allora. Una programmazione che dovrà prevedere un campionato non facile - le corazzate restano quelle che ammazzano ogni storia - irto di complicazioni, dove chi sbaglia paga al primo errore. Ma abbiamo fiducia, una fiducia istintiva. In questa Società che quando ha promesso ha mantenuto, in quest’uomo, silenzioso, umile, pronto a mediare e stemperare atmosfere o bollenti o algide. Un continuo esercizio di equilibri che gli sono connaturati. E’ l’incarnazione aristotelica del tanto famoso “ in medio stat virtus” che a quanto pare non è vuota espressione ma concreta filosofia di vita che regala frutti importanti.

2010 - L'Ora del Salento  

Settimanale Cattolico dell'Arcidiocesi di Lecce

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