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Lecce, 24 aprile 2010

UN EURO

L’Ora del Salento

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Nuova serie, Anno XX, n. 14

La questione morale di Nicola Paparella Non possiamo più concedere ascolto a chi maschera il disordine morale con le belle parole e i sorrisi d’occasione. Né possiamo cedere alla tentazione di doverci rassegnare dinanzi al dilagare del vizio e del malcostume. Anzi, abbiamo la responsabilità di reagire e di protestare, soprattutto quando qualcuno crede di poterci intimidire e di poterci costringere al silenzio. Il peggiori nemici del Paese sono la corruzione e l’immoralità. Di questi dobbiamo aver paura e contro questo dobbiamo mobilitare le coscienze. Anche la crisi economica non riuscirebbe ad avere tutti gli effetti disastrosi che sono sotto gli occhi di tutti, se avessimo un Paese capace di reagire con competenza, con trasparenza, con onestà e senza furberie. Mentre le aziende chiudono e mandano i propri dipendenti in cassa integrazione, con la preoccupante prospettiva della perdita del posto di lavoro, mentre migliaia di giovani restano privi di speranza perché tenuti fuori dai circuiti produttivi, non serve venire a dire che il peggio è passato perché l’Italia ha retto meglio di altri Paesi. Non serve perché non dà nulla a chi è nel disagio. E poi non è vero, né può esser vero, considerato che il debito pubblico ormai sfiora i 1.800 miliardi di Euro e grava come un macigno sulle generazioni a venire. È vero piuttosto che la crisi sta arricchendo un piccolo gruppo di “fortunati”, per i quali, anzi, si creano gli scudi fiscali ed ogni sorta di facilitazione. In un Paese dove ancora molti restano del tutto sconosciuti al fisco, dove negli ospedali l’acquisto delle protesi viene gonfiato per arricchire gli speculatori, e i lavori pubblici si prolungano nel tempo, dilatando la spesa e ingrassando la corruzione, è evidente che l’interesse privato sta togliendo risorse preziose al bene comune. Il Paese impoverisce, le imprese chiudono e una ristretta cerchia di persone si arricchisce sempre di più. Dai dati OCSE ricaviamo che il divario fra ricchi e poveri, negli ultimi trent’anni, è peggiorato del 33%. Sicuramente ci sono anche gli effetti della crisi prodotta dei mercati finanziari, ma ciò che davvero strozza gli Italiani è la corruzione. Dobbiamo convincerci che la corruzione sottrae posti di lavoro, toglie speranza ai giovani, inquina i rapporti sociali, mortifica lo sviluppo e impedisce la crescita delle comunità. Se si chiedono voti in cambio di favori, se si assicurano posti di lavoro attraverso i ricatti e le minacce, se si governa il mercato con i soprusi e le violenze, è evidente che il Paese fa fatica a trovare la via della crescita e della emancipazione. Abbiamo bisogno di ridare senso alle parole e di parlare con molta franchezza. Se, ad esempio, parliamo di escort, sarebbe utile ricordarsi che la prostituzione è un male sociale (e per i cristiani è anche un peccato) e tale resta anche quando viene esercitata nei palazzi eleganti, indipendentemente dal colore della bandiera che sventola all’ingresso. Ed è un reato lo sfruttamento della prostituzione, anche quando a compierlo è l’amico di turno. Né perdono rilievo, queste cose, se dalle strade buie della periferia ci trasferiamo al centro della città o nelle stanze dove si esercita il potere. Se si fanno degli acquisti per la città e si lasciano lievitare i prezzi, siamo sicuramente in presenza di reati e di delitti contro la comunità, indipendentemente dal fatto che ad arricchirsi sia il principale o l’amico del principale. Il 7 marzo il nostro Arcivescovo ha raccomandato, in una lettera aperta, pubblicata dal nostro settimanale, di adoperarsi per annullare ogni legame fra politica ed affari. In questo numero il giornale riprende quel monito, perché principalmente nei periodi di crisi, è necessario assicurare la massima attenzione per il bene comune, per la legalità e per la moralità, nelle istituzioni e nell’intera comunità.

SETTIMANALE CATTOLICO

MAGGIO

Con l’Arcivescovo presso il Seminario

Festa diocesana 1 2010 delle famiglie

Lecce, 24 aprile 2010

Sabato 1 maggio 2010, presso il Seminario Arcivescovile “Giovanni Paolo II”, avrà luogo la “Festa Diocesana delle Famiglie”, organizzata dall’Ufficio di Pastorale per la Famiglia e la Vita dell’Arcidiocesi di Lecce. Il programma prevede l’accoglienza alle ore 9.00 e il saluto e la preghiera introduttiva di S.E. mons. Domenico D’Ambrosio, Arcivescovo di Lecce. Alle 10.00, una riflessione sul tema: “La gioia di essere Famiglia”, per lasciare poi spazio agli interventi dell’Assemblea. Alle 11.30 preparazione dell’Eucaristia e alle 12.00 sarà celebrata la S. Messa presieduta dall’Arcivescovo. Seguirà, alle 13.00, pic-nic nei Gruppi. Per poi radunarsi nuovamente alle 15.30 per un momento di testimonianze “Ancora… insieme”. La giornata si chiuderà con la preghiera conclusiva, alle 17.30. Per le 18.00 è previsto il ritorno a casa. Gli organizzatori informano che sarà assicurato un servizio baby-sitter.

primopiano

le nostre città

Da Lecce La Donna al Convegno di Vito Russo Testimoni digitali in mostra 2

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APRILE

25 2010 47a Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni

! a i z i t o n a l l e b a n u o H . . . o t a r t n o c n i o h ’ l o I Dario Stefàno: al Vinitaly la Puglia protagonista 7

Fusa a Squinzano la nuova campana per il campanile del Duomo di Lecce


L’Ora del Salento 2

Lecce, 24 aprile 2010

primopiano

LA RU 486 IN PUGLIA LA PILLOLA ABORTIVA Secondo Lejeune è un pesticida umano Rilanciare i consultori familiari per una seria campagna di prevenzione I giovani devono saperne di più Il grande scienziato francese Jérome Lejeune l’aveva definita, senza troppi giri di parole: un “pesticida umano”. La RU 486 - non può e non deve essere definita un farmaco, poiché non serve a curare una patologia, ma viene assunta dalla donna come una normale e semplice pastiglia per interrompere la gravidanza. Ci si domanda come può un individuo, un politico o un legislatore anteporre il “progresso” scientifico al valore della vita, come si può legittimare a cuor leggero l’interruzione di una gravidanza? Giovanni Paolo II ci insegnava che “Quando un parlamento autorizza l’interruzione della gravidanza, consentendo la soppressione del nascituro , commette un grave sopruso nei confronti di un essere umano innocente e privo, oltre tutto, di qualsiasi capacità di autodifesa. I parlamenti che approvano e promulgano simili leggi devono essere consapevoli che spingersi oltre le proprie competenze significa porsi in palese conflitto con la Legge di Dio e con la legge di natura”. Si avverte fortemente quanto sia difficile oggi, nel 2010, difendere il valore della vita; porsi a difesa dei più deboli e dei più piccoli che “ancora” non hanno la capacità di decidere della loro sopravvivenza; porsi a difesa della vita significa, spesso, andare contro corrente, scontrarsi con una società

L’Ora del Salento

che pensa di progredire tutelando la donna senza badare alle conseguenze, ma soprattutto una società che dà all’uomo il “potere” di determinare le sorti di una vita che, pur nelle mille difficoltà, rimane sempre e comunque meravigliosamente utile e bella! Da anni la questione morale sull’aborto ha diviso l’opinione pubblica e il mondo politico che appare sempre più combattuto dalla scelta di “difendere la vita” o “difendere l’aborto”. Alcuni politici hanno affermato che ostacolare l’utilizzo della pillola Ru significa incentivare una logica oscurantista bigotta e crudele… questa è la realtà in cui ci troviamo: Chi difende la vita appare bigotto e crudele, mentre chi ne legalizza la morte appare liberale! “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona. Nessuna creatura potrà essere sottoposta a tortura o a trattamenti o a punizioni crudeli inumane e degradanti...” eppure tutti conoscono una legge che “legalizza” la violazione di questi diritti elementari e fondamentali: la legge 194, la legge sull’aborto. Una legge che consente l’interruzione della gravidanza fino al terzo mese, oltre il quale tale “intervento” viene considerata illegale. Questo perché fino al terzo mese il sistema nervoso del feto non si è ancora formato, per cui non può percepire il dolore, ma il

suo cuore batte già dal secondo mese! Sicuramente alla donna che decide di abortire viene garantita un’assistenza medica di tipo materialistico, ma è sul piano dell’assistenza di tipo umano, sociale, personale e psicologico che si rilevano le maggiori carenze. Rendere facile l’aborto tramite l’assunzione di una semplice pillola potrà significare non dare il giusto risalto alla vita e fare prendere scelte non ponderate alle donne. Il compito principale di un politico, di un rappresentante del governo, non deve essere quello di scaricarsi la coscienza legittimando un gesto atroce come l’aborto, ma è quello di instituire dei centri appropriati e specializzati per garantire il tempo e l’attenzione necessaria per cercare di dissuadere la donna dalla sua decisione di interrompere la gravidanza. In queste strutture manca o è insufficiente l’ascolto, il conforto, l’incoraggiamento ad andare avanti. ed il sostegno. La conseguenza diretta è che si effettuano molti aborti che forse potrebbero essere evitati. Per non parlare poi di quelle donne che a seguito di un aborto cadono in uno stato di depressione, proprio perché solo dopo capiscono l’ errore commesso solo per non avere avuto accanto un sostegno. La donna và tutelata e aiutata nella prevenzione all’aborto e non renderla insensibile al fiorire di una nuova vita! Lorenzo Nicolini

“DA QUANTO TEMPO...”

SETTIMANALE CATTOLICO Iscritto al n. 517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce

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Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

La resurrezione della carne Approfitto sempre del periodo pasquale per fare un piccolo sondaggio tra i fedeli, cercando di capire quanto siano informati sul destino ultimo che attende ogni essere umano. A tal fine, la domanda che rivolgo è la seguente: cosa risorge l’anima o il corpo? La maggior parte risponde: l’anima. A questo punto cerco di spiegare che, come la morte incide sul corpo, così anche la resurrezione riguarda la carne. Questa potrebbe sembrare una nozione da catechismo, invece tocca un punto fondamentale dell’esistenza umana. Nel linguaggio ecclesiale usato per descrivere la condizione ultraterrena, spesso si è messo maggiormente l’accento sull’anima, trascurando la dimensione corporea. Infatti, di frequente si sente parlare di: salvezza dell’anima, anime del purgatorio, anime dannate, anima che vola in cielo. Allo stesso modo, però, non viene sufficientemente sottolineato che la dimensione corporale ci accompagnerà per tutta l’eternità. Il corpo è un dono immenso che il Signore ci ha fatto per poter essere non degli spiriti indistinti, ma delle persone individuabili. Il corpo dunque è parte integrante del nostro essere persone volute e amate da Dio. Tuttavia, il corpo fatto di terra subisce un processo di degrado e di deterioramento man mano che il tempo passa, fino al definitivo ritorno nella polvere dalla quale è stato tratto. San Paolo, però, ci illumina sul fatto che: “quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste” (2Cor 5,1-2). Nel cielo, dunque, si sta già formando, come un embrione nel seno della mamma, il corpo glorioso che ci accompagnerà per tutta l’eternità. I racconti evangelici della resurrezione ci dimostrano chiaramente che Gesù è risorto con un corpo che era il suo vero corpo, ma allo stesso tempo era un corpo glorioso e trasfigurato. Il corpo di Cristo risorto era di carne, era lo stesso di prima, ma aveva delle facoltà spirituali molto sviluppate. La questione della resurrezione del corpo è un elemento della nostra fede che occorre riscoprire perché oggi ci sono correnti spirituali che perseguono vie alternative a quella cristiana per ottenere la vita eterna. Infatti alcuni scienziati nel campo delle tecnologie digitali vorrebbero sostituire il corpo con computer e rete informatica permettendo, in tal modo, all’uomo di trasferire in essi con il download le sue facoltà spirituali (memoria, intelletto e volontà) per continuare a vivere in eterno. Non so fin dove arriveranno, ma di certo ci credono, forse più di quanto alcuni cristiani credono nella resurrezione della carne e nella vita eterna. Il vostro affezionatissimo fra Ruggiero Doronzo. fraruggiero@loradelsalento.it

Mentre una ragazza di 29 anni lascia l’ospedale di Bari rifiutando il ricovero dopo aver assunto la prima compressa Ru486, a Roma una donna di 39 anni muore dando alla luce due bambini. Certe coincidenze non possono passare inosservate: sembrano segnali che ci arrivano, per indurci a riflettere o quanto meno a ribadire i valori fondamentali dell’uomo. Parlare di aborto è molto difficile; si rischia di entrare in una discussione di tipo etico, dove filosofia, religione e morali si differenziano così profondamente, che sembra impossibile un punto di incontro. Anche se, secondo l’Istat, il numero di aborti diminuisce ogni anno, rimangono ancora in ombra una gran sacca di aborti clandestini. Le nuove misure forse, più efficaci e meno rischiose, diminuiranno l’aborto clandestino, ma rimane il rischio che la distribuzione della pillola abortiva, possa avvenire attraverso le farmacie, e dunque fuori dal controllo dei presidi ospedalieri, rischiando di creare nuove “mammane chimiche”. Molte donne, e specialmente le minorenni, pur di aggirare la burocrazia, i colloqui con lo psicologo, il giudizio dei medici obiettori, opteranno per il fai da te: la pillola si comprerà su internet con tanto di istruzioni per l’uso, e l’aborto sarà come curare un mal di pancia. Chi considera la Ru486 come un passo avanti nella lotta all’emancipazione femminile, rischierà di veder crollare questa convinzione. Questa è solo una delle tante sfaccettature, che le Regioni dovranno affrontare, perché al centro rimanga sempre la salute della donna. Il ricovero ospedaliero, con il diretto controllo medico, deve essere il percorso naturale, per fornire la massima sicurezza alla donna. Ma occorrerà soprattutto realizzare e favorire interventi volti a prevenire e rimuovere le difficoltà a tutela della maternità. E a tal proposito dovranno essere riqualificati i consultori, la cui missione è, l’assistenza alla famiglia, l’educazione a una maternità e paternità responsabili, arrivando così alla procrea-

zione libera e consapevole, all’assistenza alla maternità, all’infanzia e alla famiglia. In Italia ci sono tantissimi consultori pubblici (uno su ogni 28 mila abitanti) totalmente gratuiti e ne possono usufruire tutti i cittadini italiani e stranieri, anche se non iscritti al Servizio Sanitario Nazionale. Gli operatori sono legati al segreto professionale e, tra i servizi offerti, c’è anche la prescrizione e l’applicazione di contraccettivi e visite ostetrico ginecologiche. Purtroppo oggi sono ancora molte le reticenze sull’efficacia dei consultori che, pubblici o privati, dovrebbero essere gestiti da operatori specializzati. È necessario che sia chiaro a tutti i livelli che l’aborto è sempre un metodo di eliminazione di un essere umano. L’uso della pillola Ru486, non consente alla donna una riflessione adeguata nell’assumere il farmaco in modo così semplice e autonomo, ignorandone anche gli eventuali pericoli. Si corre così il forte rischio di banalizzare una problematica molto seria e di mortificare la donna, rendendola sola nella gestione dell’aborto. Anche per questo si dovrebbe obbligare il ricovero ospedaliero e sopratutto il rilancio dei consultori familiari, ove si potranno trovare efficaci metodi preventivi. Francesco Giacovazzo

Testimoni Digitali/Dalla documentazione religiosa alla guida spirituale on line

Internet e l’esperienza di fede Il linguaggio virtuale può realmente essere valido per promuovere e sviluppare non solo la conoscenza del Messaggio ma soprattutto rapporti concreti capaci di superare la realtà virtuale? Si può immettere nella Rete un “ambiente” ispirato ad una civiltà con valori che condizionino Internet, superando il semplice livellamento tecnologico con profonde relazioni rispettose della dignità della persona? La fede nasce dall’annuncio e, pertanto, la comunicazione tramite la Rete può risultare utile per accedere al Vangelo. La religiosità, pur nell’inadeguatezza di Internet ad esprimere elementi fondamentali del Mistero, può trovare nelle relazioni promosse dalla Rete possibilità di segnare positivamente sensibilità spirituali e culturali, di ripensare ed esprimere contenuti e di accompagnare efficacemente la vita della comunità cristiana. L’importante è che Internet, già di per sé così autoreferenziale da far definire massmediale l’attuale civiltà e tanto dominata dalle proprie norme di comunicazione, rimanga uno strumento che facilita l’interattività nella comunicazione, senza pretese di comprendere in modo totalitario l’esperienza religiosa. Si limiti, cioè, ad aiutare la conoscenza della realtà e della

lettura che l’uomo ne compie e ad ampliare le cognizioni mettendole al servizio degli altri. È fondamentale che, pur costituendo un ambiente diverso da tutti che altri, rimanga un’attività nel percorso di realizzazione della persona, senza far perdere l’equilibrio all’individuo. Non può far smarrire differenziazioni per quanto concerne le idee, le scelte e soprattutto i riferimenti fondamentali, etici e religiosi. La valutazione positiva riguardo alla Rete da parte delle istituzioni religiose e dei loro operatori concerne innanzi tutto la possibilità di presentare i contenuti dottrinali, offrendo opportunità d’approfondimento e scambi di opinioni nel dialogo on line dei fruitori, arricchiti da documentazione immediata e dall’enorme vastità del confronto. Si può fare pure riferimento ai portali che consentono ricerche tematiche attente non solo

alla dimensione culturale e spirituale ma anche a quella specificamente teologica. E, addirittura, nel nome dell’unitarietà delle diverse dimensioni dell’esistenza e dei vari momenti della vita, all’offerta di consiglio e guida spirituale on line, esaltando il valore del rapporto immediato proprio della Rete e quindi del dialogo aperto a tutti. L’annuncio del Vangelo, non di rado buona novella comunicata per la prima volta nel moderno mondo occidentale, può trovare prospettive e forme nuove per coloro che sono alla ricerca di Dio e per quanti hanno bisogno di approfondire il proprio vissuto religioso. L’esperienza cristiana può così alimentarsi sia dalle fonti bibliche, teologiche e magisteriali con la conoscenza dei testi di documentazione, spesso comunque con limitate capacità di attenzione dell’utente, sia dalla partecipazione interattiva di quanti navigano nella Rete, riuscendo a creare interesse e soprattutto a mettersi a disposizione di chi è in fase di ricerca. Nell’approccio autenticamente umano emerge così la dimensione spirituale e cristiana della persona, poiché, anche nell’utilizzo di Internet, l’Uomo costituisce sempre la via privilegiata dell’evangelizzazione. Adolfo Putignano


L’Ora del Salento 3

Lecce, 24 aprile 2010

primopiano

I rischi del federalismo

Politica ed affari Non aspettiamo sempre e soltanto la magistratura. Non si può lasciare che a fare pulizia siano soltanto i magistrati. Prima di loro deve poter intervenire il controllo sociale, esercitato dall’opinione pubblica, e il controllo democratico, affidato alle assemblee, che hanno la responsabilità del governo della città. Quando scoppiano gli scandali, i cristiani debbono interrogarsi sui tanti peccati di omissione che hanno reso possibile i comportamenti che la legge censura. Se la politica riesce ad interferire con gli affari è perché può contare su un vasto giro di collusioni, di compromessi, di omissioni, di sistematiche rinunce alla trasparenza e al rigore morale. È giunto il momento di rompere il muro di silenzio e di chiedere trasparenza a coloro che i cittadini hanno chiamato alla guida delle istituzioni.

L’efficacia della spesa Non basta esigere il rispetto formale delle regole, occorre anche capire quale sia l’efficacia della spesa. Se improvvisamente compaiono nuovi lampioni, da nessuno richiesti, occorrerà verificare che il loro costo risulti equo e in linea con le esigenze di bilancio; poi bisognerà anche chiedersi se quella spesa è davvero utile e quali siano i benefici che ne derivano. Se a Lecce il filobus è in ritardo da oltre 1000 giorni rispetto al previsto, e nessuno sa se e quando riusciremo a vederlo per le vie della città, è chiaro ed evidente che ci sono stati errori di progettazione e di pianificazione della spesa, con conseguenti danni per il bilancio. E questo chiama in causa la responsabilità di tutti gli amministratori, nessuno escluso. Anche su queste cose prospera la crisi delle istituzioni che, come dicono i Vescovi italiani, è una crisi che viene da lontano: è crisi di senso e di progetti, incapacità di dare prospettive, vuoto di cultura nel quale facilmente si inserisce il puro potere o addirittura il prepotere, comunque una burocrazia esasperante che paralizza i servizi sociali e che la gente non sopporta più. I costi della sanità, sotto questo riguardo, sono quelli che più irritano. Chi osserva con disincanto, capisce che il buco nero di bilancio, prodotto dalla sanità, in Puglia, è l’esito di un insieme perverso di fattori: la cupidigia della politica, l’insipienza organizzativa, la rinuncia alla managerialità, il colpevole spreco negli appalti e la totale assenza di responsabilità nell’esercizio della progettualità. Occorre fare chiarezza al più presto, e forse non può bastare il solo cambio dell’assessore regionale.

Forme distorte di pressione In questi mesi, complice il clima della campagna elettorale, abbiamo sperimentato forme nuove di ricerca del consenso. Non più soltanto l’informazione sui progetti in cantiere o sugli effetti delle realizzazioni compiute, ma anche un corteggiamento seduttivo, solitamente affidato agli ami-

“La prospettiva di riarticolare l’assetto del Paese in senso federale costituirebbe una sconfitta per tutti se il federalismo accentuasse la distanza tra le diverse parti d’Italia e acuisse le antiche debolezze del Mezzogiorno”. (Documento Cei) La sconfitta pare annunciata dal vento proveniente dal Nord. Dopo l’esito delle elezioni regionali, la Lega, a nome della “gente”, chiede il controllo del sistema bancario e della ricchezza delle sue Fondazioni, assume il timone delle riforme e avanza l’ipotesi di un premier leghista nel 2013. La regia dell’operazione federalista è, di fatto, affidata alla Lega, partito territoriale e non nazionale, radicato nella Padania delle piccole patrie conquistate con la gestione xenofoba del-

Quando giungerà il tempo in cui coloro che hanno responsabilità di governo impareranno ad ascoltare anche gli ultimi e tutti coloro che non hanno voce per farsi ascoltare?

la paura dell’immigrato e con la difesa, a spada tratta, del benessere e degli interessi del Nord. Il razzismo, non solo etnico, ma regionale di cui sono stati oggetto i meridionali emigrati al Nord, pur di vecchia data, è ancora attuale. Non mancano esempi significativi, come la reiterata richiesta che l’insegnamento nelle scuole pubbliche sia riservato agli insegnanti del Nord, perché capaci di trasmettere agli alunni i “valori” del Nord. Tra i quali pare che non ci sia quello della solidarietà come dimostra, tra l’altro, l’esclusione dalla mensa scolastica, nelle scuole di Montecchio Maggiore (Vicenza) ed Adro (Brescia), dei bambini i cui genitori non erano nelle condizioni di versare il contributo mensile. Un certo modo di attuare il federalismo, alla vigilia delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, sem-

bra incentivare la disunità, radicalizzando le differenze di sviluppo tra Nord e Sud. Il Presidente della Repubblica, infatti, ha saggiamente sottolineato che la legittima valorizzazione delle autonomie locali deve realizzarsi nel quadro unitario nazionale. I cattolici del Nord, a questo punto, non possono tranquillamente avallare col loro consenso la politica leghista, ma dovrebbero invece, con le comunità cristiane del Centro e del Sud, impegnarsi a pregare ed operare perché il vento dello Spirito, portatore di solidarietà fraterna, spiri sull’intero territorio nazionale. È questo il modo coerente di rispondere all’appello dei Vescovi a scongiurare la “sconfitta”, nella consapevolezza che “Il Paese non crescerà se non insieme”. Reno Sacquegna

Questione di morale PER I GIOVANI

FUORI GLI AFFARI

È compito della Chiesa non confondersi con la realtà politica ma è suo dovere richiamare i cristiani a un impegno coerente nel servizio alla città, alla polis. Non spetta alla comunità cristiana operare scelte politiche ma non le può essere estranea la formazione dei laici che, chiamati al servizio della comunità, sono impegnati alla coerenza con la fede e la morale cristiana.

Attenzione ai giovani che soffrono più di tutti la piaga della disoccupazione e del loro non inserimento nel mondo del lavoro. Domandano attenzioni nuove per il loro pieno inserimento nella vita sociale. Non possiamo illuderli o deluderli. Le loro speranze possono richiamare coloro che fanno politica alla correttezza, all’onestà, alla difesa della vita e alla promozione del futuro.

Il servizio e l’azione politica miranti al bene e alla crescita della collettività non possono essere ridotti a semplice gestione del potere. Non deve venir meno la forza e il coraggio di annullare ogni legame tra politica e affari.

ci degli amici, con messaggi che in taluni casi sono apparsi molto vicini alla intimidazione ricattatoria. Forse si è trattato di eccesso di zelo, dovuto a compiacenti galoppini. Ma occorre essere vigilanti. Nella lettera aperta del 3 marzo scorso, mons. D’Ambrosio, dice: Non ci si può attardare in scelte parziali che talvolta sembrano privilegiare chi sa pretendere, utilizzando forme distorte di pressione, lasciando ai margini e inevasi i problemi più gravi di molti, costretti a vivere nella povertà del silenzio non per scelta personale, ma per emarginazioni e imposizioni di chi ha modi, tempi e voce forte per farsi ascoltare. Quando giungerà il tempo in cui coloro che hanno responsabilità di governo impareranno ad ascoltare anche gli ultimi e tutti coloro che non hanno voce per farsi ascoltare?

no.

LA COMUNITÀ CRISTIANA

I prezzi accessori Da qualche tempo non abbiamo più dubbi, fra i costi della politica, insieme alle auto blu, insieme alle cene di lavoro e ai viaggi di studio, ci sono da aggiungere le compagnie femminili. Le chiamano escort e noi lasciamo dire, ma non siamo disposti a lasciar fare. Certo è che le spese accessorie stanno diventando esorbitanti. C’è chi va all’altro capo del mondo per vedere come funzionano i filobus e c’è chi va in cima alle montagne per capire come si allevano cani e gatti. Tutte le scuse sono buone per partire, a spese della comunità e quasi mai da soli, ovviamente, perché si va in compagnia dei familiari, o insieme ad esperti ed esperte che assistono e consiglia-

Quella dei consulenti è una pagina del tutto speciale. A volte vengono pagate con quattro soldi consulenze che procurano enormi vantaggi alle istituzioni; ed altre volte si concedono compensi da capogiro per prestazioni pressoché simboliche. Ma a parte questo, non sarà il caso di chiedersi come mai si vanno moltiplicando, contemporaneamente, i dirigenti e i consulenti? Se ci sono i dirigenti non ci sarebbe bisogno di esperti e se invece abbiamo bisogni di esperti, c’è da pensare che non si disponga di dirigenti. Qualcuno di questi è di troppo. È evidente che, se aumentano i costi della politica e quelli dell’amministrazione, non possono che diminuire le risorse da destinare agli investimenti e alla promozione dello sviluppo.

La città futura Abbiamo bisogno di disegnare il futuro della città (e quindi anche il futuro della Regione, della Provincia, del Paese tutto) per capire come dobbiamo indirizzare gli sforzi di tutti a vantaggio del bene comune. Alle istituzioni chiediamo parole chiare e impegni precisi, per consentire a tutti di poter esercitare i propri diritti di cittadinanza, in spirito di condivisione e di leale partecipazione. Anche questo è un modo per disaggregare la politica dagli affari, e per tenere lontano dal governo della città profittatori e intrallazzatori, procacciatori di servizi aggiuntivi ed artisti della tangente. Nipa

(I tre brani sono estratti dalla Lettera aperta del 3 marzo 2010, che S. E. Mons. Domenico D’Ambrosio, ha rivolto ai candidati alle elezioni regionali e alla comunità salentina chiamata al voto).


L’Ora del Salento 4

Lecce, 24 aprile 2010

ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

di donn Angelo Sceppacerca

Il buon Pastore che ama le sue pecore

Sullo sfondo delle parole di Gesù c’è il Tempio di Gerusalemme. Quello “nuovo” è il “corpo” di Gesù e il nuovo culto è l’adorazione al Padre “in Spirito e verità”. Nel tempio Gesù aveva guarito il paralitico e perdonato l’adultera. Gesù che “passeggia” nel tempio è immagine della comunione/unità del Padre e del Figlio, nella quale noi troviamo la guarigione del perdono perché siamo le sue “pecore”, che nessuno può strappare dalle sue mani. Ognuno di noi è unico, inconfondibile, perché prima ancora è unico il Pastore. Possiamo seguirlo, perché conosciamo la sua voce, diversa da quella di qualsiasi altro. Noi crediamo che uno solo è il volto di Dio. E perché questo secolo è povero di fede, la misericordia ha lasciato anche un segno consolante e strepitoso: la Sindone di Torino. Quel volto! Se non Lui, chi? In questa Domenica la Chiesa tutta prega per le vocazioni di speciale consacrazione, ognuna di esse nasce proprio da quel rapporto personale di conoscenza e di amore fra il pastore e le “sue pecore”, quelle che scelgono di mettersi sulle sue spalle, vivendo lo stesso rapporto di comunione e di unità che c’è fra il Padre e il Figlio. È questa vita che fa’, di ogni consacrato - sacerdote, religioso, suora - un discepolo gioioso, un “altro Gesù”. E Gesù resta il vero pastore, il vero pastore dà la vita per esse, non le domina, le serve, le conosce per nome, ciascuna è importante, unica ai suoi occhi. Se si vuole conoscere un altro segno evidente del buon pastore, si può salire a La Verna, sul monte dove Francesco ricevette il segno delle stimmate per divenire lui stesso una sindone vivente, uguale al crocifisso, al più bello tra i figli dell’uomo. E in croce Francesco compie l’opera del grande Sacerdote, il mediatore fra il cielo e la terra. Preti di ieri e di oggi, come don Andrea Santoro, ucciso in Turchia quattro anni fa e che ha lasciato tracce del suo essere discepolo di Cristo buon pastore, alla ricerca della pecora perduta, nelle donne svilite nella dignità, sottomesse al dispotismo del padrone di turno. “Ho visto lo spettacolo squallido ed amaro di una zona piena di prostitute e di hotel posticci trasformati in case di appuntamento”, scrisse in una lettera al rientro da un primo viaggio nell’antica Trebisonda. “Ci si prostituisce per un piatto di minestra. Le donne vendono la propria dignità, gli uomini comprano la propria vergogna”. Se qualcuno accetta di scendere nella spaccatura, vedrà tornare anche la colomba e le immagini dell’amore ineffabile. Torna lo Sposo-pastore. Ora, finalmente, non è più notte. La sposa lo riconosce e può dire: “La sua sinistra è sotto il mio capo, e la sua destra mi abbraccia”.

TEOLOGIA E CARISMI

Il giardino della spiritualità La riscoperta della Chiesa quale comunione di vocazioni alla santità e variegato universo di carismi e ministeri rappresenta la più autentica prospettiva in cui leggere il pensiero conciliare. Nessuna vocazione infatti può esaurire il mistero infinito di Cristo! Ma forse non si è ancora capito quanto ciò sia meraviglioso… È necessario allora schiudere finalmente gli occhi di fronte a tanta bellezza: la storia umana altro non era che una terra arida, desolatamente sterile, ma una volta inondata dal sangue e acqua sgorgati dal costato trafitto del Signore, di quel “Gesù Abbandonato” sulla croce, ecco che è divenuta fertile. È in questa storia che il Cristo ha voluto essere sepolto, per accarezzarla anzi coprirla tutta e per sempre con la luce calda e feconda del suo corpo risorto e glorioso. Quella terra arida è divenuta, in attesa dell’eternità, uno splendido giardino. Tutto suo, del Nazareno crocifisso, e tutto nostro, di noi battezzati nella sua Pasqua di vittoria sulla morte e per sempre uniti a Lui. Alla scoperta di questo bellissimo giardino della spiritualità cristiana ci conduce ora Anna Maria Fiammata, dottore in Scienze Religiose presso l’Issr di Lecce, nel suo piccolo ma intenso volume Una teologia al servizio della Chiesa. L’opera di Chiara Lubich (1920-2008). Il testo, accompagnato da una breve presentazione di mons. Piero Coda, presidente dell’Associazione teologica italiana, non è affatto frutto di un immediato sentimentalismo per l’ancora recen-

Anna Maria Fiammata in“Una teologia al servizio della Chiesa” conduce alla scoperta dell’ideale di Chiara Lubich te scomparsa di una figura carismatica del cattolicesimo contemporaneo, tutt’altro. Sotto la delicata penna dell’autrice si rivela uno sguardo limpido e profondo, capace di dare cuore e respiro a quella presa di coscienza teologica che nei nostri tempi coinvolge sempre più il Laicato e nell’ottica della quale l’avventura cristiana vissuta dalla fondatrice del Movimento dei Focolari rappresenta un’esperienza decisiva. Ecco allora che nella cupa e spettrale tragedia della seconda guerra mondiale, la figura della giovane Chiara è dipinta con tutti i tratti di una mulier virilis, una donna forte, nella cui persona la dolcezza tipica dell’animo femminile si fonde a quell’inaudita tenacia squisitamente evangelica che è data dalla fiducia in Dio. È importante comprendere tuttavia come l’opera della Lubich fiorisca in una tiepida atmosfera primaverile data da un particolarissimo fuoco, il cui calore ritempra, allieta, consola: è lo Spirito Santo! Afferma

infatti l’autrice: “I movimenti hanno un’origine carismatica e si pongono, concettualmente e storicamente, come primizie dello Spirito. Essi sono dotati di un dinamismo relazionale interno che in un certo qual modo riproduce il modello dell’unità trinitaria”. Non esiste però primavera senza profumi e, se in questo nostro giardino vi è una straordinaria varietà di colori poiché tanti sono i movimenti schiusisi dalla volontà di vivere il Vangelo, la fragranza comune a tutti e che più si diffonde è sempre quella del porsi al servizio della Chiesa universale con l’assoluta unione al Santo Padre. Nondimeno, il germoglio dei Focolari emana un altro intenso profumo che tipicamente ne costituisce l’essenza, è il profumo di “Gesù Abbandonato”, capace di attrarre in maniera irresistibile e di plasmare l’intera visione cristologica della fondatrice. Si tratta di un concetto sconvolgente perché si inserisce a pieno titolo in quell’ampio affresco della theologia

L’AGENDA DELL’ARCIVESCOVO

Domenica 25 aprile Ore 10,30 - Cresime nella parrocchia Ausiliatrice di Monteroni Ore 18,30 - Cresime nella parrocchia Matrice di S. Pietro V.co

Lunedì 26 aprile Mattina - Udienze Pomeriggio - Visita la parrocchia della S. Famiglia di Trepuzzi

Martedì 27 aprile Mattina - Udienze Ore 15,30 - Incontra i cresimandi di Torchiarolo Ore 17 - Visita la parrocchia S. Antonio di S. Cesario

Mercoledì 28 aprile Mattina - Udienze Ore 17,30 - Benedice la nuova struttura sportiva della parrocchia S. Rosa

ore 19 - S. Messa nella Chiesa del Buon Consiglio

Giovedì 29 aprile Mattina - Udienze Ore 16 - Incontra i cresimandi nella parrocchia di M. Regina Squinzano Ore 19 - Cresime nella parrocchia S. Vincenzo de’ Paoli a Lecce

Venerdì 30 aprile Mattina - Udienze Ore 16 - Incontra i cresimandi di Villa Convento Ore 18,30 - Cresime a Melendugno

Sabato 1 maggio Ore 9,30 - Partecipa alla Festa della Famiglia in Seminario 10,30 - Cresime nella Matrice di Surbo 12,15 - Celebra la S. Messa con le Famiglie. Poi trascorre con loro un momento di festa

SALENTO FRANCESCANO di frà Paolo Quaranta

Un investimento vantaggioso Solo dopo la risposta affermativa di Pietro alla domanda di Gesù: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?” ha fatto sì che il Maestro pronunciasse quel “Seguimi”. Il Tempo dopo Pasqua è il momento in cui sviluppare quel seguimi. Tale domanda sembra che Gesù l’abbia fatta a tutti i grandi Santi e tra di essi sicuramente al Giovane Francesco d’Assisi. E non una volta sola, a quanto pare… Francesco sa che chi mette mano all’aratro e poi si volge indietro non è degno del Regno… è per questo che, memore di una fondamentale interrogazione da parte del suo Dio, con tutte le forze non si lascia scoraggiare dagli eventi della vita anche quando non incontra l’approvazione nemmeno dei suoi compagni, anche quando la stessa vita sembra voltarglisi contro. Una volta che è sicuro che ciò che sta facendo è volontà di Dio investe tutto ciò che ha, forze e fisico, per il realizzarsi

della promessa. Sicuramente anche per Francesco sarà servita una buona dose di coraggio, di “pazzia” nel lanciarsi in un progetto totalmente nuovo ma che non è stato salto nel buio quanto invece immersione nella luce della croce e Resurrezione del Signore. San Francesco non sarebbe grande com’è se non avesse vissuto in termini di esperienza personale la Pasqua di Cristo, cioè il passaggio dalla morte alla vita, dall’uomo vecchio alla nuova creatura che emerge dal sangue dell’Agnello immolato. Per questo egli esce dal bagno delle sue dure penitenze, dalle sue sopportazioni quotidiane, fisiche e morali, con un aumento di energie vitali, con uno slancio gioioso verso il mondo che lo circonda che può guardare con un occhio puro e fraterno. E pensare che oggi ci vogliono bagni e massaggi al ginseng… Francesco è pronto per l’esperienza della perfetta letizia, della sopportazione gioio-

crucis tanto difficile da capire per la mentalità postmoderna, ma è proprio in esso che è possibile riconoscere tutta la bellezza di senso anche del mistero del dolore, dinanzi al quale l’umanità contemporanea non fa altro che piombare in una buia rimozione per poi fuggire via disorientata. Solo volgendo gli occhi a Colui che è stato trafitto e avendo nell’animo la certezza gioiosa dell’alba al sepolcro vuoto, ci si può incamminare per l’impegnativa ed incredibile via della rivoluzione del cuore. Sarà pure una via ardua, ma si snoda all’ombra fresca e refrigerante dell’insegnamento d’amore di quei venerati ulivi secolari della spiritualità che sono i Padri della Chiesa, e poi ha come definitiva e splendida meta l’Ideale dell’Unità. “Ti prego Padre, che tutti siano una sola cosa, come Tu sei in Me e Io in Te, siano anch’essi in Noi, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato”: è la commovente pagina giovannea del testamento di Gesù, dato ai di-

scepoli la sera dell’Ultima Cena, quasi come un sigillo posto al suo insegnamento prima della Passione. Questa stessa pagina avrebbero letto Chiara e le sue compagne durante una notte trascorsa sotto la furia dei bombardamenti aerei. Il valore dell’Unità, nato nell’Ora solenne dell’Eucarestia, è la fonte d’acqua purissima e cristallina posta dal Signore al centro del nostro giardino perché sia sempre rigoglioso! Ad essa aneliamo nella nostra profonda nostalgia del Padre, in essa siamo immersi nella nostra vocazione di battezzati alla comunione perché in fondo è la chiamata all’Unità a ricordare al credente di non fare del Cristianesimo un proprio rifugio intimistico ma di dilatare quel meraviglioso giardino in un abbraccio al mondo intero! Il testo Una teologia al servizio della Chiesa sarà presentato mercoledì 28 aprile alle ore 18.30, presso la Libreria Paoline di via S. Lazzaro, Lecce. Andrea Pino

sa per amore purché il disegno si compia; l’esperienza della pazienza donata, di chi sa che solo il seme marcito nella terra può produrre frutto, di chi sa aspettare i tempi della maturazione a suo tempo. Grande fiducia (leggi Fede) dà Francesco al Signore, come la fiducia che il Figlio ha riposto nel Padre nel gesto supremo di donazione sulla croce. Francesco non ne fa un calcolo di profitto; sa che troppo grande è la collaborazione alla quale Dio l’ha chiamato e non gli importa quanto debba lasciare o perdere di sé stesso, non gli importa la sofferenza del momento presente… la ricompensa sarà maggiore. Francesco è stato anche tentato nella sua vita, nel corpo e nello spirito; non è caduto però alla lusinga di una facile fuga, ma, più saldamente, ha optato per il Suo Signore e per ciò che gli è stato chiesto. La bilancia di sempre: su un piatto pazienza, sopportazione, fiducia; sull’altro tentazione, lusinga, fuga. Cosa pesa di più?

Messa per don Vito

Mons. Ruppi a Santa Rosa Venerdì 30 aprile alle ore 19,00, nella Parrocchia di Santa Rosa, mons. Cosmo Fracesco Ruppi, arcivescovo emerito di Lecce, presiederà una Celebrazione Eucaristica in suffragio di mons. Vito De Grisantis, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca e per 25 anni parroco di Santa Rosa, tornato nella Casa del Padre la mattina del Giovedì Santo.


L’Ora del Salento 5

Lecce, 24 aprile 2010

catholica

AZIONE CATTOLICA DI LECCE

Incontro con M.Rita Verardo

Dieci giovani studenti della nostra diocesi alla IV Scuola di Formazione per Studenti organizzata dal Movimento Studenti di Azione Cattolica

La scuola che lascia il segno Si è svolta dal 16 al 18 aprile scorso, nel centro fieristico di Rimini la IV Scuola di Formazione per Studenti organizzata dal Movimento Studenti di Azione Cattolica, che così ha festeggiato i suoi primi 100 anni di storia e di attività. All’evento hanno partecipato circa 2000 studenti di scuola superiore, provenienti da tutte le Diocesi d’Italia e, tra queste, una delegazione di 10 giovani studenti della nostra Diocesi. Il titolo del Convegno è stato “La scuola che lascia il segno” ed è stato un momento per riflettere, insieme alla segretaria nazionale del Msac Saretta Marotta, sulle prospettive e le problematiche della nostra amata scuola italiana, alla luce della nuova riforma Gelmini, che in positivo o in negativo, sta cambiando il volto al modo di fare e ricevere l’istruzione. Da questo punto di vista un momento significativo è stato il confronto con il dott. Bruschi (consigliere politico del Ministro Gelmini l’on. Vittorio Bachelet (Commissione parlamentare Cultura e Istruzione), ai quali gli studenti hanno potuto esprimere le loro impressione e le loro perplessità a tal riguardo. Molti gli interventi degli studenti che

chiedevano al mondo della politica un vero, rapido e costante interesse al mondo della scuola. Oggigiorno i ragazzi avvertono la necessità di poter contare su scuole all ’avanguardia, su nuovi incentivi e su docenti che abbiano la voglia e la passione di insegnare: una scuola, che sappia educare i suoi studenti al bene comune ed alla partecipazione alla vita sociale. A tal riguardo è stato anche l’intervento telefonico del Ministro della Gioventù on. Giorgia Meloni, che ha detto - Io conosco bene il vostro movimento e ho lavorato insieme a voi quando ero presidente di Azione Studentesca. La politica deve investire sui giovani e impegnarsi nell’associazionismo. Da parte vostra, significa credere nella democrazia e nella possibilità di influenzare la realtà. Ciascuno di noi può fare la differenza, vale sempre la pena di misurarsi con gli altri. Per esempio bisogna avere il coraggio di manifestare anche contro i politici e i ministri ‘amici’, perché i giovani devono ricordare loro in quale direzione devono andare”. Parlando della scuola, il ministro ha sottolineato che “se il 97% del budget se ne va per pagare gli stipendi agli

SALENTO MARIANO

di Valerio Terragno

La Madonna dell’Alto Mare a Felline Nel Salento sud-occidentale, a qualche chilometro dalla costa del Mare Jonio, si trova il pittoresco borgo di Felline. Il piccolo abitato, facente attualmente parte del comune di Alliste, vanta un piccolo centro storico, dominato dalla mole dell’antico castello baronale, appartenuto, in età normanna, alla famiglia dei Bonsecolo e dalla secentesca Parrocchiale di San Leucio. I fellinesi, popolo di profonda spiritualità, sono particolarmente devoti alla Madonna dell’Alto Mare, il cui piccolo Santuario è situato, in posizione panoramica, in cima ad un’altura posta tra Felline ed Alliste. La chiesa, con l’attiguo monastero, andato in rovina nel XVI secolo, fu costruita, intorno al 1000, dai Monaci Basiliani, probabilmente, al di sopra di un più antico vano rupestre. Questi monaci ottennero il consenso, da parte dell’Amministratore bizantino, delle terre di Puglia, Niceforo Foca, di poter uscire dalle loro chiese sotterranee e costruire sacri edifici, in muratura, in cui poter officiare liberamente, come nel caso del tempio mariano di Felline. Secondo un’antica e diffusa leggenda popolare, la chiesetta della Madonna dell’Alto sarebbe stata fondata, insieme alle altre chiese della Madonna della Campana a Casarano e della Vergine del Casale, presso Ugento, da un capitano, scampato miracolosamente ad una tempesta, nelle acque dello Jonio, grazie all’intercessione della Vergine. Il classicheggiante prospetto dell’edificio termina con una piccola cuspide; nella parte centrale, si apre

il portale, sormontato da una piccola rosa. L’interno è ad un’aula unica, con volta a botte, orientata in senso est-ovest, secondo la regola del culto italo-greco. Sulla parete di fondo, è collocato l’altare maggiore, con sopra dipinto un’affresco, cinquecentesco, dai colori delicati, il quale raffigura la SS.Trinità, simboleggiata da Dio Padre, il Crocefisso e la Colomba. Sul lato destro, entrando, si trova invece l’altare laterale contenente una pittura della Madonna col Bambino, datata il 1577. La Vergine, avvolta in un manto azzurro, siede su un trono dall’effetto prospettico, mentre sulle ginocchia sorregge il Bambin Gesù che benedice alla maniera latina. Entrambe le pitture furono eseguite al tempo della feudataria di Felline Porzia Tolomei, donna di grande raffinatezza e cultura, grazie al contributo della quale il tempio fu restaurato ed ingrandito. In seguito ad alcuni restauri, condotti negli anni 70 del XX secolo, sono stati rinvenuti, al di sotto dell’intonaco, sia un disegno a tempera, il quale ritrae Sant’Antonio da Padova che altri disegni a carboncino, come quello raffigurante uno sbarco, a carattere prettamente votivo. Gli abitanti di questo paesino, festeggiano la Vergine dell’Alto Mare o semplicemente “dell’Alto”, la Domenica in Albis, ossia la prima dopo Pasqua, nonchè giorno corrispondente a quello della Pasqua ortodossa. I festeggiamenti iniziano la sera della Vigilia, quando i fedeli incominciano a salire, sulla collina, per trascorrere la notte, in veglia, davanti alla statua

della Madonna, conservata nel Santuario. All’alba della domenica, si continua a salire presso la chiesetta; nel corso della mattinata, la statua della Madonna viene trasportata in processione, attraverso le strade campestri, dalla chiesa Matrice fin sulla cima dell’altura. Dopo la messa, i festeggiamenti proseguono sino all’imbrunire, quando i fellinesi, provvisti di fiaccole e candele, ridiscendono dalla collina, riportando in spalla la statua della Vergine, fino alle porte del paese. All’entrata di Felline, la statua della Madonna è accolta da quella del Patrono, Sant’Antonio da Padova. Tutte e due le immagini vengono portate nella chiesa di San Leucio, dove con un discorso ufficiale, hanno termine le celebrazioni in onore della Madre di Dio. È tradizione, per i fellinesi, raccogliere, nelle campagne, in occasione di questa festività mariana, la cosiddetta “Spinedda”, caratteristico stelo di pianta selvatica, simile al pungitopo. Sul sagrato della chiesa della Madonna dell’Alto Mare, avviene, anche lo svolgimento di una sagra paesana, durante la quale si possono degustare alcuni piatti tipici salentini. Situata sulle ultime propagini meridionali delle serre salentine, la chiesa della Madonna dell’Alto a Felline, rappresenta un punto di riferimento religioso anche per le popolazioni di Alliste, Taviano, Racale e Melissano, oltre a costituire un rilevante esempio di architettura, rurale e religiosa, di tutta la Puglia.

insegnanti e nonostante questo sono i peggio pagati d’Europa, c’è qualcosa che non va”. Di notevole importanza è stato anche il dibattito tra dott. Diego Motta (giornalista “Avvenire”), prof.ssa Beatrice Draghetti (Presidente Diocesana Ac - Diocesi di Bologna e già Presidente della Provincia di Bologna) e dott. Giovanni Maria Flicà (già Presidente della Corte Costituzionale e già Ministro di Grazia e Giustizia dal 1996 al 1998). I tre relatori hanno cercato di far capire ai ragazzi l’importanza della partecipazione politica intesa come servizio per il bene collettivo, informandosi su tutto quello che avviene intorno al noi, cercando di essere in grado di selezionare le notizie, sottolineando l’importanza della partecipazione hanno esortato i giovani a non omologarsi e a prendere le distanze dal partito dell’astensione, riflettendo sull’importanza di esprimere il voto senza scendere a compromessi con qualcuno. A fare da cornice a questa 3 giorni di lavoro, i Rise up Singing, gruppo folk irlandese, e Giovanni Scifoni, attore e regista, che hanno allietato le serate della SFS e lui, Vittorio Bachelet, presidente dell’AC e vicepresidente del Csm ucciso dalle Brigate Rosse, al quale era stata dedicata una mostra all’interno del Pala congressi, in occasione del 30 ° anniversario dalla sua tragica scomparsa. Il clima dei lavori è stato di allegria e festa per questi primi 100 anni del Movimento, che hanno segnato la formazione e la spiritualità di tanti giovani studenti italiani, come Fanfani e Bachelet, che hanno messo a disposizione la loro preparabene comune h del nostro Paese. Ed è per questo motivo che continuo a fare gli auguri di lunga e prosperosa vita al Movimento Studenti di Azione Cattolica. Salvatore Tarantini z i o n e

p e r

i l

La Puglia in cammino verso la legalità “Vivere la legalità e lavorare per la legalità: sono parole che per produrre senso devono essere veicolo di idee, ma soprattutto di dialogo e di impegno”. Ne è convinta Maria Rita Verardo, già Presidente del Tribunale dei Minori di Lecce e Presidente emerito dell’Azione Cattolica di Lecce, ospite dell’incontro promosso dalle Ac salentine verso la Settimana Sociale di Reggio Calabria. Sabato scorso, i soci Ac di Lecce, Otranto, Nardò-Gallipoli e Ugento-Santa Maria di Leuca si sono ritrovati a Morigino, nei pressi di Maglie, per continuare la discussione iniziata a Molfetta nel novembre scorso, quando tutta l’Azione Cattolica regionale si è confrontata sul tema “La Puglia in cammino verso la legalità”, in occasione del convegno pubblico promosso e patrocinato dalla Presidenza nazionale dell’Associazione. Tante le sollecitazioni emerse dalla discussione, che ha affrontato un tema sempre attuale per la nostra terra. Si è scelto di parlare di legalità come stile di vita, nel rifiuto a priori delle piccole e grandi scorciatoie che consentano di prevaricare sull’altro, colpendone opportunità e diritti. “Non si può sperare e rimanere fermi - ha spiegato Massimo Vergari, presidente diocesano dell’Ac di Lecce durante il suo intervento -. Bisogna educare al gusto ed al dovere della partecipazione attraverso lo strumento del dibattito e soprattutto nel rapporto attivo fra politica, istituzioni e cittadini. L’illegalità si alimenta di sfiducia, la legalità si rinforza alimentando la ricostruzione di legami di fiducia. Se riusciamo a esprimere e dimostrare la Fiducia di chi si fida l’uno dell’altro rigeneriamo il senso del futuro”. “Sono questi i contenuti che l’AC di Lecce cerca di diffondere attraverso l’Apostolato nelle parrocchie, - ha continuato - attraverso la scuola di formazione di base per gli educatori dei giovani di AC, attraverso i weekend formativi, attraverso un utilizzo dei consumi culturali dei giovani come lo sport (con l’AC Cup), la musica (Festa Giò), il cinema, il teatro, l’arte. Si è costruita una pista per l’educazione alla legalità anche attraverso una scelta di servizio caritativo presso il Supercarcere di Lecce, costruendo rapporti con i detenuti guardando alle loro necessità ma anche con l’attenzione alle loro famiglie e soprattutto ai minori e ai giovani di quelle famiglie. Un’altra pista è la formazione all’inclusione che ha offerto il nostro progetto di doposcuola multietnico”. Salvatore Scolozzi

MAGISTERO VIVO

di Carmelo Simmini

Nuove prove per la Sacra Sindone Dal 18 aprile al 14 giugno sarà esposto il telo che avvolse il corpo di Gesù morto, preziosa e controversa reliquia sulla cui autenticità sembra non esistano più dubbi, come conferma la sindonologa Maria Grazia Siliato. Il 28 maggio di cent’anni fa Secondo Pia, torinese, avvocato di professione e fotografo per passione, venne incaricato di fotografare - ed era in assoluto la prima volta che succedeva - la Sindone, un lungo telo gelosamente custodito in una teca dorata perché ritenuto il lenzuolo con il quale le pie donne avevano avvolto Gesù crocifisso prima di deporlo nel sepolcro. Operazione normalissima nella sua eccezionalità per un fotografo; la sorpresa venne quando Secondo Pia estrasse dai bagni di sviluppo il negativo delle foto: sulla lastra intravide, e per l’emozione quasi gli cadde dalle mani, i lineamenti di un volto, incorniciato da lunghi capelli, barba fluente e composta, gli occhi chiusi e le palpebre pesanti. L’uomo della Sindone rivelava il suo volto. Il fatto sorprese il mondo e ci fu chi gridò al miracolo, chi disse che

era un imbroglio e chi più semplicemente volle capirci di più. Iniziarono così gli studi per svelare il segreto di quel telo. Scienziati delle più diverse branche, utilizzando gli strumenti sempre più sofisticati che la tecnologia metteva loro a disposizione, hanno indagato offrendo i loro responsi. Clamorosa la radiodatazione del 1988 che la faceva risalire al Medioevo ridendolo a un autentico falso. Successivi studi hanno dimostrato l’inconsitenza di quelle analisi. Fa il punto sulla situazione, Maria Grazia Siliato, storico e archeologo, delegato per l’Italia del Centro internazionale di studi sulla Sindone (Cielt) di Parigi e autrice di molti libri sul tema, tra cui il recente Sindone (Edizioni Piemme) nel quale ripercorre con grande bravura le vicende storiche, ar cheologiche e scientifiche del sacro telo. L’ultima novità a riguardo è un piccolo particolare che permette alla studiosa di affermare senza dubbio, la Sindone che è a Torino è quella di Gerusalemme, di Edessa, di Costantinopoli: decine di documenti, iscrizioni, testimonianze venute alla luce in questi anni, anzi in questi mesi - oltre ai molti

pollini di piante orientali trovati nelle fibre del tessuto sindonico - lo confermano. Per esempio, sulla Sindone di Torino vi sono quattro piccole, ma nettissime, bruciature rotonde, a forma di ‘L’ maiuscola. Ebbene, mille anni or sono, a Costantinopoli, un miniaturista, su un codice, copiò la Sindone venerata e, con grande cura, riprodusse quelle quattro strane bruciature che noi vediamo a Torino. In questo senso la Sindone di Torino, diviene - all’alba del terzo millennio - un mirabile punto d’incontro tra Oriente e Occidente in cui riecheggiano preghiere antiche e pensieri nuovi. A Costantinopoli, intorno all’anno mille, il patriarca e innografo Germano compose il ‘Canone’ per la ‘Festa della Santa Sindone’. Dice: ‘O Salvatore, nel momento della tua passione la bellezza del tuo aspetto era scomparsa. Ma in verità anche allora tu illuminavi l’universo; attraverso gli strazi, s’intravedeva la tua figura. E tu ci hai regalato, come un tesoro, la sua forma, impressa sul telo...’. L’uomo della Sindone è il risorto della Pasqua.


L’Ora del Salento 6

Lecce, 24 aprile 2010

welfare i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri

Pensionati Inps: novità per il modello Red

Come ogni anno, anche nel 2010 l’Inps ha inviato ai propri pensionati il plico (qualcuno lo chiama bustone) contenente la documentazione necessaria per gli adempimenti fiscali. Quest’anno, per qualcuno non vi è stato spreco di carta: ai soggetti titolari di posta elettronica certificata (Pec), il bustone virtuale è stato infatti spedito direttamente all’indirizzo di posta elettronica. Con risparmio di denaro, risorse naturali e soprattutto più velocemente, perché non si dipende dai tempi di recapito postali. A tutti i pensionati è stato inviato il modello “Red” per la necessaria verifica della situazione reddituale, ma dovranno riconsegnare il modello soltanto coloro che non abbiano redditi dichiarati al Fisco, in quanto le dichiarazioni rese all’Agenzia delle Entrate saranno automaticamente acquisite dall’Inps in via telematica. Nel caso in cui la situazione reddituale del 2009 relativa alla persona interessata non sia variata rispetto all’anno precedente, sono previste modalità semplificate di dichiarazione. I pensionati in possesso del Pin potranno inviare la dichiarazione collegandosi direttamente via internet allo sportello virtuale “Servizi al cittadino”, all’interno del sito www.inps.it. La dichiarazione reddituale potrà comunque essere consegnata sia presso le sedi dell’Inps sia presso i Caf e gli altri soggetti abilitati. L’Inps specifica - con il Messaggio n. 10374 del 15 aprile scorso - quali siano i soggetti obbligati e quelli non obbligati a dichiarare all’Inps la pro-

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo Pneumologo

Gli uomini della penisola sempre più extralarge Italiani sempre più ‘extralarge’: negli uomini della Penisola aumentano infatti l’obesità (dal 19% nel 1998 al 25% nel 2008) e la sindrome metabolica (dal 24% al 28%), ma si riduce l’abitudine al fumo (dal 31% al 24%). Nelle donne, invece, l’obesità (24%), la sindrome metabolica (22%) e il diabete (8%) rimangono praticamente invariate, ma i livelli rilevati nel 1998 erano già alti. In più, il cuore dei cittadini appartenenti alle fasce più povere risulta maggiormente a rischio. È quanto emerge dai dati resi noti oggi in occasione della IV Conferenza nazionale sulla prevenzione cardiovascolare, organizzata dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri e la Fondazione ‘Per il tuo cuore’ Hcf. “Grazie a questi dati - ha detto Diego Vanuzzo dell’Anmco, presentando il quadro della situazione - è stata aggiornata la carta del rischio cardiovascolare includendo anche le persone alla soglia degli 80 anni, un quinquennio in più, dunque, rispetto all’ultima rilevazione del 2003. Questo ci consente di avere un panorama più ampio, anche in funzione dell’allungamento della vita media in Italia”. Le variazioni che saltano all’occhio riguardano però il livello socio-economico più basso della popolazione,

dove risultano raddoppiati i valori della prevalenza del diabete (16% nella fascia più bassa, 6% in quella più elevata), della sindrome metabolica (33% contro 17%), dell’obesità (32% contro 19%), di ipertesi non trattati (24% contro 18%). E il vizio del fumo rimane elevato (23%). “Qualche buona notizia c’è - ha evidenziato Simona Giampaoli, dell’Iss - ad esempio, fra i fattori di rischio, si è rilevato, sia negli uomini che nelle donne, un andamento in discesa della pressione arteriosa”, dovuto non solo all’aumentata proporzione di ipertesi trattati adeguatamente, ma soprattutto alla maggiore proporzione di persone con valori di pressione nella norma, grazie a strategie preventive. “Quello che studiamo con attenzione - ha aggiunto l’esperta - è oggi il concetto di genetica e di stili di vita: se una famiglia intera è obesa, potrebbe significare che sia una questione ereditaria. Ma potrebbe anche darsi che tutti i membri di quella famiglia adottino stili di vita sbagliati”. L’aggiornamento della carta del rischio è stato reso possibile grazie all’inclusione nel data-base del Progetto Cuore della ‘coorte’ dell’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare arruolata proprio nel 1998. Ciò ha permesso di studiare un nutrito gruppo di persone: 10.233 uomini e 15.895 donne fra i 35 e i 74 anni.

pria situazione reddituale. Nel caso in cui il soggetto dichiari comunque tutti i redditi propri e del nucleo familiare all’Agenzia delle Entrate, non è tenuto a presentare all’Inps la dichiarazione L’obbligo della dichiarazione all’Inps riguarda invece i soggetti che presentano la dichiarazione dei redditi al Fisco, ma possiedono anche tipologie di reddito per le quali non sussiste l’obbligo di dichiarazione. Oppure per quelli che, pur avendo redditi oltre la pensione, non presentano la dichiarazione dei redditi al Fisco, in quanto rientrano in una delle ipotesi di esonero previste dalla legge. L’obbligo esiste anche per coloro i quali non possiedono redditi, ad esclusione delle prestazioni pensionistiche e/o assistenziali, già conosciute dall’Istituto in quanto presenti nel Casellario centrale dei pensionati. In questo caso, però, come di consueto, i soggetti dichiarano di non possedere altri redditi oltre la pensione, con la “dichiarazione breve”, che consente una procedura estremamente facilitata. Ricordiamo che il cittadino, per presentare la dichiarazione reddituale telematicamente, deve essere munito di Pin (Personal Identification Number: è una “password”) che può essere richiesto direttamente sul sito dell’Inps, nella sezione dei Servizi on line; in alternativa è anche possibile telefonare al Contact Center Inps, utilizzando il numero 803164, senza prefisso da tutta Italia.

I COLORI DELLA VITA

di Fabio Scrimitore

Fra conoscenze e competenze Sotto gli armoniosi archi di pino di Svezia del salone del Tiziano, il dott. Giuseppe Cosentino, il più diretto collaboratore romano del Ministro Gelmini, ha illustrato la riforma dei licei, parlando anche di conoscenze e di competenze, e proponendo che non si dia eccessivo peso alle differenze che oggi si fanno fra queste due modalità di apprendimento scolastico. Ai dirigenti scolastici ed agli insegnanti convenuti il Capo del Dipartimento della Scuola ha ricordato che, negli anni in cui egli aveva frequentato il Liceo non si parlava mai di competenze, ma agli studenti non si chiedeva soltanto di conoscere regole e procedimenti, ma si pretendeva da loro che gli alunni sapessero applicare le prime ed eseguire i secondi. Del resto, anche allora faceva scuola il ben noto aforisma di Baruk Spinoza, secondo il quale: Ogni uomo dotto, che non sappia anche un mestiere, diventa un furfante. Ma anche oggi, i diplomati dai licei possono ancora dire di possedere non una semplice somma di conoscenze astratte, ma un buon patrimonio di capacità applicative, che, se hanno ben studiato, essi sapranno utilizzare anche in ambienti extrascolastici, risolvendo problemi. Allora! - ha parlato una vivace insegnante della seconda fila - Quando sarà cominciata la petulante richiesta che insiste nel suggerire ai professori dei licei di abbandonare la presunta tradizione didattica, secondo la quale nei licei si insegnerebbero soltanto conoscenze pure e non competenze d’alcun genere? Ma è possibile che si acquisiscano competenze immediatamente spendibili, senza che si siano prima apprese le conoscenze e le teorie necessarie per acquisire le professionalità operative? Per rispondere a questa domanda, il dottor Cosentuino ha richiamato le proposizioni con le quali l’ispiratore del regolamento sulla formazione degli insegnanti, il prof. Giorgio Israel, si è lanciato, a mo’ d’ariete, contro la rigida distinzione fra conoscenze e competenze. La distinzione è stata introdotta soprattutto per costruire dei meccanismi di certificazione degli esiti scolastici, capaci di consentire che i diversi Paesi dell’Unione Europea riconoscano reciprocamente i titoli di studio rilasciati dalle scuole dell fUnione. Senza questo mutuo riconoscimento di competenze non sarebbe facile incentivare la mobilità dei diplomati e dei laureati dei tanti Paesi che formano l’Unione Europea. La conciliazione fra le due tesi è raggiungibile con le Indicazioni nazionali per i licei, che rivaluteranno le conoscenze, insieme con le competenze. Nei licei gelminiani non si tornerà al detestato nozionismo, né si avrà la pretesa di dar delle competenze immediatamente professionalizzanti, ma si insegnerà alla luce del principio secondo il quale il fine dell’apprendimento consiste nella risoluzione di problemi specifici, propri delle discipline insegnate, partendo dall fassioma per il quale sui contenuti dei saperi non si scherza. è essenziale che si rinunci all’idea illusoria che si possa acquisire una qualsiasi competenza, senza aver prima appreso il sistema di conoscenze teoriche che sono alla base di quella competenza.

ILFISCO ED I CITTADINI Giangaspare Donato Toma di Vinicio Russo

Don Tonino Bello francescano e vescovo

Riciclaggio e obblighi di adeguata verifica

Il 20 aprile di quest’anno ricorre il 17° anniversario della scomparsa di don Tonino Bello, terziario francescano e Vescovo di Molfetta, Ruvo, Terlizzi. Sì, sulla grande lapide che ricopre il suo corpo, nel cimitero di Alessano, c’è scritto proprio così. L’epigrafe rappresenta una continuità con quella che è stata la scelta fondamentale della sua vita: stare affianco ai poveri, agli ultimi, ai diseredati, agli sfruttati, ai violentati dalle guerre e da ogni tipo di sopruso. Il suo breve ma intenso tragitto umano (nato il 18 marzo 1935 e scomparso il 20 aprile 1993 a soli 58 anni) è stato segnato dalla continua e costante testimonianza degli scritti evangelici. Don Tonino era un Vescovo che parlava dei poveri, dedicava le sue omelie ai poveri e nello stesso tempo usciva di notte per confondersi con quella parte di umanità confinata ai margini della vita. “Un Vescovo che puoi incontrare in uno spigolo buio dove c’è un’umanità perduta, è un Vescovo particolare”. La sua particolarità nasce dalla vita con; una comunione fraterna come insegnava Francesco, il poverello di Assisi. L’iscrizione Terziario francescano diventa di conseguenza un messaggio per tutti coloro che si recano a visitare e pregare sulla sua tomba. Ogni giorno si può osservare il mesto pellegrinaggio di chi è chiamato a mettere in gioco la propria vita per gli altri; di quanti lasciano un oggetto ricordo, la gran parte sono giovani, pieni di speranza e carichi di sogni. Tutti vanno via con un segno grande nel cuore e con una immensa carica di coraggio nell’affrontare le difficoltà della vita. Visitare la tomba di don Tonino nel cimitero di Alessano è il pellegrinaggio che porta al Cristo dei poveri e della Pace. “In piedi costruttori di Pace”: è l’altra grande frase riportata sulla “porta della pace” a lato del suo sepolcro; un altro pezzo di testamento per coloro che desiderano essere operatori di pace. La Pace sa sempre coniugarsi con il servizio e la solidarietà ai più poveri. È famosa la sua definizione della “Chiesa del grembiule”, di una comunità che sa chinarsi umilmente sui piedi degli uomini senza tralasciare di analizzare in profondità le cause della nuova povertà. Oggi in Italia e nel mondo ci sono centinaia di associazioni, gruppi, piazze, vie, centri culturali e biblioteche dedicati a colui che per la Chiesa è il vescovo della pace, ma da tutti è conosciuto come don Tonino. “Il suo bastone pastorale era in legno d’ulivo, dono della comunità di Alessano; e in legno era anche la croce che gli pendeva sul maglione girocollo nero. L’anello vescovile, che avrebbe indossato durante il suo ministero, era stato ricavato dalla fede nuziale della madre Maria e per don Tonino valeva più di un giro di brillanti” (don Tonino, fratello vescovo, di Claudio Ragaini, ed. Paoline). Fra pochi giorni prende il via il processo di canonizzazione, ma don Tonino non sarà il Santo che noi immaginiamo tra le nuvole, resterà il nostro compagno di viaggio, il nostro accompagnatore silenzioso ma anche il suggeritore attento, colui che ci solleverà nelle cadute e ci aiuterà, come il Cireneo, a portare la Croce, l’amico sempre sorridente e tenace nel tracciarci la via della Pace e del Servizio.

I destinatari delle disposizioni del decreto legislativo 231/ 2000 non sono soggetti agli obblighi di verifica della clientela di cui agli artt. 15 e seguenti in presenza di determinate caratteristiche del . Detti adempimenti non devono essere osservati se il soggetto che instaura rapporti di affari o compie operazioni con i destinatari degli obblighi si identifica in un ente creditizio finanziario comunitario soggetto alla III Direttiva, oppure in un ente creditizio o finanziario situato in uno Stato extracomunitario che imponga obblighi equivalenti a quelli previsti dalla direttiva e preveda il controllo del rispetto di tali obblighi. Un aspetto di tutto rilievo della Direttiva n. 2005/60/CE ha riguardato la semplificazione obblighi di identificazione, da un lato, ed il loro rafforzamento, ‘altro, quando le operazioni presentino un più elevato rischio di riciclaggio. Per tale ragione sono state escluse l’identificazione e la verifica qualora il cliente sia un ufficio della pubblica amministrazione. Comunque gli intermediari finanziari e gli altri soggetti interessati all’osservanza degli obblighi devono raccogliere informazioni sufficienti a stabilire se sussistono i presupposti per poter beneficiare delle esenzioni. Gli obblighi di verifica adeguata nello specifico, non vanno applicati al verificarsi di una delle seguenti ipotesi: contratti di assicurazione-vita, il cui premio annuale non ecceda i .000 Euro o il cui premio unico sia di importo non superiore a .500 Euro; particolari forme individuali di previdenza disciplinate dal d.lgs. 252/2005; regimi di pensione o sistemi simili che versino prestazioni di pensione ai dipendenti, per i quali i contributi siano versati tramite dedal salario e le cui regole non permettano ai beneficiari di i propri diritti; moneta elettronica riguardante l’avvio, ‘esercizio e vigilanza prudenziale dell’attività degli istituti di elettronica nel caso in cui, se il dispositivo non è ricaricabi, l’importo massimo memorizzato sul dispositivo medesimo non i 150 Euro, oppure nel caso in cui, se il dispositivo è ricaricabile, sia imposto un limite di 2.500 Euro sull’importo totale tratin un anno civile; qualunque altro prodotto o transazione caratterizzato da uno scarrischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo che sodi criteri tecnici stabiliti dalla Commissione Europea se autodal Ministro dell’economia e delle finanze. Giangaspare Donato Toma


Lecce, 24 aprile 2010

obiettivo

L’Ora del Salento 7

LA PUGLIA AL VINITALY

DARIO STEFÀNO I vini pugliesi: identità e tradizione. Fiore all’occhiello della nostra agricoltura può rappresentare un modello da replicare per le altre filiere produttive? Non c’è dubbio che sia un settore che dovremmo prendere come modello, perché è riuscito a risolvere alcune delle criticità del Sistema agroalimentare pugliese ed ha saputo realizzare una filiera produttiva i cui anelli sono nella quasi totalità localizzati in Puglia. E questo ha significato, nel contempo, recuperare motivazione e redditività anche alla produzione primaria.

Si è conclusa la quarantaquattresima edizione di Vinitaly che, come ogni anno, ha riempito i padiglioni e gli stand segnando un particolare incremento del 4,4% degli operatori esteri provenienti da oltre 110 Paesi. Nel Padiglione 10, l’area occupata dall’Assessorato alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia ha accolto leader, giornalisti, buyer, enoturisti, appassionati gourmet alla scoperta dei diversi territori vitivinicoli pugliesi - Daunia, Murge, Messapia e Valle d’Itria, Salento - e dei loro vitigni più rappresentativi, con oltre 140 aziende partecipanti e più di 1500 etichette. Affidiamo il resoconto e le riflessioni sull’evento alle parole dell’Assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia Dario Stefano. Assessore Stefaàno, con quale “risultato” torna a casa? Con la sensazione che quest’ultima edizione del Vinitaly abbia definitivamente consacrato la Puglia nel gotha della vitivinicoltura italiana. I produttori hanno saputo “raccontare”, attraverso l’offerta dei loro prodotti, quella Puglia della qualità che esiste grazie proprio al loro talento. Noi, abbiamo giocato la nostra parte valorizzando al meglio questo “racconto” riuscendo a registrare numeri record per la nostra regione: basti pensare agli oltre ottanta giornalisti di settore ospiti del nostro padiglione che hanno potuto toccare con mano le virtù del patrimonio enologico pugliese e confrontarsi con la innovativa esperienza del “Taste&Press”. O, ancora gli oltre cento buyers stranieri che hanno visitato gli stand dei nostri produttori. Inoltre, abbiamo voluto porre l’attenzione su alcuni temi strategici, come l’enoturismo o gli aspetti nutrizionistici, con momenti di dibattito di altissimo spessore, insieme ad esperti e opinion leader. Insomma, con soddisfazione per noi è stato davvero l’anno del boom. Quali sono le carte vincenti della filiera pugliese? Senza dubbio la capacità di fare sistema, riuscendo in questo modo a rispondere meglio alla sfida del cambiamento, perché la filiera è già tutta pugliese. Il percorso fatto sinora dal comparto vitivinicolo è inequivocabile: le eccellenze sono tali perché esprimono qualità: di prodotto, di processo e nell’organizzazione della filiera. Vero fiore all’occhiello del nostro comparto, il vitivinicolo ha saputo innovarsi senza mai perdere di vista identità e tradizione, riuscendo ad organizzare l’offerta valorizzando le nostre identità e vestendo l’obiettivo qualità anche in una logica commerciale. Ne sono prova i numerosi riconoscimenti alla qualità conferiti alle aziende pugliesi e al crescente apprezzamento sui mercati di mezzo mondo. In che modo tradizione ed innovazione possono convivere in un settore così all’avanguardia? Il produttore moderno di vino è, a tutti gli effetti, un imprenditore che ha il dovere di guardare con attenzione al mercato. Nel contempo, però, in questo settore il legame con il territorio e la tradizione è assolutamente prioritario ed imprescindibile. E quando si parla di legame si intende anche la conoscenza profonda della composizione del terreno, che non è uguale ovunque, del microclima, delle colture au-

Quali sono le sfide che attendono l’agricoltura pugliese nei prossimi 5 anni? I risultati degli ultimi bandi del Programma di sviluppo rurale, hanno dimostrato segnali di grande vivacità e vitalità del comparto agricolo pugliese, nonostante la difficile congiuntura, la complicata crisi che ha colpito tutta l´agricoltura italiana ed europea. Questo ci fa guardare con rinnovata fiducia al futuro che ci attende, ma non c’è dubbio

toctone, delle tecniche produttive, di tutti quegli elementi, insomma, che hanno scritto la storia di un territori vocato alla viticoltura, quale il nostro. Per farle un esempio, potrei ricordare la levata di scudi dei nostri produttori, lo scorso anno, all’ipotesi di un possibile ok da parte dell’UE al cosiddetto “rosato tagliato”. L’autorizzazione, cioè, alle miscele di vini bianchi e rossi da tavola per produrre il rosato, pratica che in Europa è vietata per il vino da tavola, che avrebbe rischiato di mettere in ginocchio la filiera vinicola pugliese e salentina in particolare. Il rosato prodotto oggi in Puglia, che grande apprezzamento ha riscosso anche all’ultimo Vinitaly, è il frutto di un lavoro decennale di recupero e perfezionamento delle tecniche tradizionali, che porta in tutto il mondo il Made in Puglia più conosciuto e apprezzato. Così convivono tradizione e innovazione. In campo enologico la Puglia rappresenta certamente un territorio di eccellenza. A chi i meriti di questo successo? I meriti spettano senza dubbio ai nostri produttori che, anche nei periodi più bui della storia della nostra enologia, hanno saputo compiere scelte di grande lungimiranza: una semina che ha richiesto anche lunghi tempi di attesa prima di raccoglierne i frutti. Quando si riesce a fare sistema, significa anche cercare altrove le competenze giuste, informarsi, studiare, analizzare le regole di un mercato che negli anni è diventato sempre più esigente, riuscire a capire come non disperdere il patrimonio di un territorio naturalmente vocato alla coltura viticola. Le Istituzioni, hanno il dovere di accompagnare il percorso delle aziende in questa continua scommessa tra capacità di innovare per reggere i flussi di un mercato globalizzato e quella di rimanere comunque legati ad una identità riconoscibile in tutto il mondo. Il successo del settore vitivinicolo in Puglia

che occorrerà rendere ancora più incisiva la attuazione del Programma di sviluppo rurale, ancorandola alla soluzione delle criticità del comparto agricolo. E quindi: ingresso di nuove generazioni, come già abbiamo iniziato a fare proprio con gli ultimi bandi, aggregazione delle imprese e realizzazione di filiere produttive in tutti i comparti, replicando ed ottimizzando quel modello del vitivinicolo di cui dicevamo prima. Occorrerà accelerare il progetto di cambiamento avviato, dando la spinta, ad esempio, al decollo definitivo dei distretti agroalimentari di qualità, connettendoli alla programmazione delle risorse comunitarie. Come pure si dovrà implementare definitivamente il percorso del Marchio Prodotti di Puglia, che già abbiamo ancorato alla certificazione di una tracciabilità di filiera pugliese che, rendendola inimitabile, protegge la nostra produzione dagli atti di pirateria e la rende esclusiva. Annalisa Nastrini

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L’Ora del Salento 11

Lecce, 24 aprile 2010

zoom

L’altare delle anime del Purgatorio nella Cattedrale di Nardò

L’arte scultorea di Martinelli

SQUINZANO/Presso la Fonderia “Paolo Antonio Pellegrino”

Fusa la nuova campana del Duomo La mattina di giovedì 15 aprile scorso, intorno alle 11.30, si è svolta la fusione delle campane del Duomo arcivescovile di Lecce, presso la Fonderia artistica di campane “Paolo Antonio Pellegrino” di Squinzano, in via Nanni 56. Mons. D’Ambrosio ha presieduto l’evento, alla presenza di quasi quaranta astanti. La campana è un do naturale da 71 centimetri, in circa 220 kg. Paolo Pellegrino stesso ha affermato che essa “è completamente fregiata; da un lato riporta una lunga epigrafe in latino, così come è stata impaginata e composta direttamente dall’Arcivescovo, mentre dall’altro lato presenta il suo emblema personale. La cerimonia di fusione è durata pressappoco un’ora e mezza”. La fonderia opera nel campo della fusione delle campane da secoli. Dopo aver percorso varie tappe in Italia, da circa venti anni si è stabilita in provincia di Lecce, a Squinzano, e ha lavorato per tantissime chiese d’Italia e dell’estero. “Quando l’Arcivescovo è arrivato in fonderia, ha benedetto anche tutte le altre campane presenti. In secoli di sto-

ria questa fonderia si sarà occupata di migliaia e migliaia di campane. Sua Eccellenza ha assistito direttamente alla colata del bronzo. La campana è stata in fase di raffreddamento per circa una settimana e in questi giorni è stata trasferita dalla fonderia alla cattedrale,

dove resterà esposta per un certo periodo di tempo, da una settimana a dieci giorni, a discrezione della curia, prima che avvenga la cerimonia di benedizione finale della campana in Chiesa, e prima che essa sia issata sul campanile”. Grazia Pia Licheri

RADIO E DINTORNI di Alberto Marangio

La radio per ricordare un insolito Vianello

Anche il mondo della radio non è potuto rimanere indifferente alla scomparsa del grande Raimondo Vianello, avvenuta la scorsa settimana. Numerose infatti le emittenti che, come Radio 24 e Radio DJ, hanno dedicato a quanto accaduto interi spezzoni delle loro abituali programmazioni, nonché appositi speciali, realizzati per l’occasione. Vianello, del resto, non è stato soltanto - per più di mezzo secolo - uno dei volti celebri della televisione italiana (dapprima della Rai, poi della tv commerciale); forse lo ricorderanno in pochi, ma ha anche rappresentato una delle voci classiche della radiofonia nostrana. Determinante, in particolare, il suo apporto al fortunato Gran Varietà, ovvero uno dei più importanti programmi d’intrattenimento della radio italiana degli anni Sessanta e Settanta. Trasmissione popolare della domenica mattina, Gran Varietà Spettacolo della Domenica è stato proposto su Radio2 dal 3 luglio 1966 all’8 luglio 1979, per un ragguardevole totale di oltre 600 puntate; parliamo, del resto, di una delle produzioni che hanno giocato un ruolo rilevante anche nei cambiamenti sociali avvenuti in quel periodo, avendo ad esempio contributo all’affermazione in Italia delle radio portatili a transistor. Presentato nella sua prima edizione da Johnny Dorelli, il Gran Varietà vide subentrare alla propria conduzione Raimondo Vianello nell’anno immediatamente successivo; alla presentazione dello stesso show, inoltre, hanno poi avuto modo di avvicendarsi numerosi altri personaggi, come Alberto Lupo, Walter Chiari, Raffaella Carrà, Domenico Modugno, Gino Bramieri. Basato sull’alternanza di numeri comici e canzoni, la trasmissione (realizzata nello storico “Studio A” di via Asiago) era solita superare abitualmente gli 8 milioni di ascoltatori a puntata, registrando degli “indici di gradimento” decisamente invidiabili. Il cast di attori che prendevano parte allo spettacolo era del resto notevole (tra gli altri, Monica Vitti, Enrico Montesano, Gigi Proietti, lo stesso Vittorio Gassman), così come celebri erano anche i cantanti dei quali la trasmissione poteva vantare la partecipazione (Mina, Ornella Vanoni, e così via). Il Gran Varietà ha dunque rappresentato una delle esperienze di Raimondo Vianello che, per tante ragioni, merita a pieno titolo di essere ricordata; tra tali motivazioni, ovviamente, anche il garbo e la discrezione che l’artista ha saputo infondere alla stessa, come del resto avvenuto in tutte le altre situazioni che, negli anni, lo hanno sempre visto indiscusso protagonista.

L’altare delle Anime del Purgatorio nella Cattedrale di Nardò (entrando, il secondo della navata di sinistra) è una composizione scultorea singolare per motivi dimensionali, esecutivi e soprattutto storiografici. L’opera, databile alla seconda metà del diciassettesimo secolo (1668 circa), è riferibile allo scultore copertinese Ambrogio Martinelli (1616-1684) che nella stessa chiesa neretina fu, come già noto, anche autore del secondo altare della navata destra. L’altare è stato ampiamente studiato dalla storiografia che però lo ha assegnato integralmente allo scultore alessanese Placido Buffelli (1635-1693). Ciò non è oggettivamente condivisibile perché non trova riscontro nell’analisi formale. L’attribuzione al Martinelli che qui si propone scaturisce invece constatando la vicinanza stilistica fra i singoli elementi presenti in questo altare neretino e le opere realizzate dal copertinese proprio negli stessi anni come ad esempio gli altari che a Maglie sono nella chiesa di Santa Maria della Scala. Qui infatti si osserva un modo di affrontare l’anatomia delle figure - quella degli angeli e dei singolari animali che popolano la superficie delle colonne in particolare - rilevabile proprio nell’altare delle Anime. La vicenda attributiva dell’altare neretino ha un risvolto davvero singolare e clamoroso per certi versi perché la storiografia ufficiale ha ipotizzato che il Buffelli abbia voluto qui imitare l’arte del Martinelli. Ovviamente, come detto, il confronto stilistico smentisce questa ipotesi tanto più che essa si infrange contro il muro di una domanda tanto logica quanto retorica: perché l’allora quasi trentacinquenne Buffelli, oramai formatosi come artista, avrebbe dovuto imitare - e

APOLOGETICA

con tanta inverosimile meticolosità rileviamo - il Martinelli? La questione attributiva dell’Altare delle Anime si chiarisce con una ulteriore analisi formale la quale rivela che solo alcune parti dell’opera - come il volto d’angelo posto al di sopra del dipinto con la rappresentazione della Vergine del Carmine - sono riferibili al Buffelli e collocabili cronologicamente alla stessa epoca in cui lo scultore alessanese intervenne nella stessa Cattedrale, nel Cappellone di San Gregorio Armeno realizzandone l’altare e le nicchie laterali. È probabile quindi che proprio in questa circostanza nell’altare delle Anime siano stati aggiunti quei

pochissimi elementi scultorei in particolare quelli relativi alla decorazione che è sulla parete di fondo al di sopra del quadro - ascrivibili proprio al Buffelli e che hanno tratto in inganno fino ad ora la storiografia ufficiale. Non sorprenda tutto questo perché spesso accadeva infatti che gli altari fossero smontati, spostati, modificati oppure arricchiti e ciò lo si è già rilevato, e sempre per un altare del Martinelli, nella chiesa copertinese di Santa Chiara dove, appunto, dopo una delle ultime ricostruzioni dell’edificio i pezzi dell’altare della Titolare furono rimontati in due altari diversi. Fabio Grasso

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ARREDO LITURGICO TUTTO PER IL CLERO E LE RELIGIOSE Ringraziamo la nostra clientela che, da oltre dieci anni dimostra stima e apprezzamento per il nostro lavoro. Informiamo che oltre ad una vasta gamma di abbigliamento per il clero e le religiose, disponiamo anche di tunichette per la prima comunione e realizziamo bomboniere personalizzate per tutte le occasioni. Tel. e Fax 0832304140 - Mob. 3346613332 Viale dell’Università, 63/A - 73100 LECCE

di Roberto Cavallo*

Dio oggi: con Lui o senza di Lui cambia tutto Dal 10 al 12 dicembre 2009 il Comitato per il Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana ha tenuto un convegno internazionale sul tema “Dio oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto”. All’evento sono intervenuti accademici e studiosi di fama mondiale per portare il proprio contributo di scienza a tale singolare ”indagine su Dio”. Ora le Edizioni Cantagalli di Siena propongono in un volume le principali relazioni tenute nelle quattro sessioni plenarie del convegno, dedicate rispettivamente al “Dio della fede e della filosofia”, al “Dio della cultura e della bellezza”, a “Dio e le religioni” e a “Dio e le scienze”. Ne è quindi scaturito un libro che porta il medesimo titolo del convegno (Dio oggi, con lui o senza di lui cambia tutto, Cantagalli, febbraio 2010, pagg. 236). Il volume è introdotto dal messaggio di apprezzamento rivolto da Benedetto XVI al Cardinale Angelo Bagnasco, nella sua qualità di Presidente della Cei. Il Papa, dopo aver constatato come oggi spesso si tenda a relegare Dio nella sfera privata, ricorda che “Le esperienze del passato, anche non lontano da noi, insegnano che quando Dio sparisce dall’orizzonte dell’uomo, l’umanità perde l’orientamento e rischia di compiere passi verso la distruzione di se stessa…”. Nel suo saluto ai convegnisti il Cardinale Bagnasco nota che la buona notizia cristiana, offrendo significato alla vita e soprattutto alla morte, non può essere liquidata con un’occhiata superficiale e distratta: l’esistenza o la non esistenza di Dio non è roba da lasciare indifferenti, per le dirette implicazioni nella vita di ciascuno. Ecco così che la questione di Dio, oggi più

che mai, interroga e affascina ogni uomo ragionevole che intenda dar senso, nella verità, alla propria esistenza su questa terra. Nella sua relazione il Cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato per il Progetto culturale della Cei, ha evidenziato come il Catechismo della Chiesa cattolica abbia ripreso il pensiero espresso da San Paolo nella Lettera ai Romani, secondo cui ogni vivente, a partire dalle meraviglie del creato e dalle sue perfezioni, può risalire alla conoscenza di Dio. Il pensiero moderno ha però messo in discussione in molteplici occasioni l’impiego trascendente di tale principio, noto come principio di causalità, che ricollega l’essere contingente delle creature all’Essere assoluto. L’affermarsi dello scetticismo filosofico rispetto, per esempio, alle famose cinque prove razionali con cui San Tommaso d’Aquino dimostra l’esistenza di Dio, sembra aver trovato fondamento nei risultati cui è giunta la meccanica quantistica: il principio d’indeterminazione da essa postulato condurrebbe al caos piuttosto che al disegno intelligente. Ma sul piano trascendente neanche questa può essere la risposta definitiva, perché la scienza oggi riconosce che perfino il caos ha le sue regole (pag. 49). E chi ne sarebbe l’Autore? * www.recensioni-storia.it


L’Ora del Salento 12

Lecce, 24 aprile 2010

le nostre città SAN PIETRO V.CO/ Celebrata la giornata nazionale della tiroide

LEQUILE/ Nella matrice un incontro tra l’Arcivescovo e la comunità

Un progetto per la iodoprofilassi Pastorale efficace ed incisiva Conclusasi da poco la Giornata Nazionale della Tiroide. Quest’evento, che ha visto una diffusione capillare su territorio nazionale in termini organizzativi e informativi, prende vita dal Gruppo Aiuto Tiroide. Su questa delicata problematica si è interessato anche il comune di San Pietro Vernotico che, grazie alla collaborazione del Laboratorio Analisi S.O “N. Melli” e alla Direzione Sanitaria Asl, è riuscita ad organizzare un importante incontro pubblico sulla presentazione del progetto “La iodoprofilassi nell’età evolutiva come promozione di salute” avutosi presso la scuola media “Don Minzoni”. Tra i tanti relatori intervenuti spiccano i nomi di Liborio Rainò, dipartimento di Promozione della Salute, che ha introdotto il tema; Piero de Matteis, direttore Medico Uoc, che esposto in modo analitico i disordini da carenza iodica nell’età pediatrico-evolutiva; Daniela Agrimi, Amb. Di Endocrinologia, che invece ha di-

scusso sullo iodio come elemento nutrititivo; Annunziata Bellavista, docente di scienze presso la scuola media Don Minzoni, ha presentato il progetto pilota “Analisi della iodocarenza nella Popolazione Scolastica” supportata dal prezioso ausilio della già citata dott.ssa Agrimi. Il tema portante del dibattito è stato, inutile dirlo, proprio lo iodo, microelemento essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei. È noto come i disordini da carenza di iodio possano determinare gozzo, ma anche ritardo di sviluppo fisico e mentale. Livelli normali di ormoni tiroidei sono necessari per la migrazione neuronale ed i processi di mielinizzazione del cervello fetale. I disordini da carenza di iodio sono, pertanto, particolarmente critici nella donna in stato di gravidanza e nei bambini in età prescolare. Un grave deficit iodico durante la gravidanza, infatti, aumenta il rischio di nati morti, di aborti spontanei e di anomalie congenite.

Un deficit iodico di grado moderato-grave nei bambini correla con una compromissione della funzione intellettuale e delle capacità motorie. Inoltre, in popolazioni con carenza iodica cronica, è dimostrata una riduzione del quoziente di intelligenza di 12,5 punti. È pertanto fondamentale, promuovere una supplementazione iodica finalizzata a stabilizzarne i depositi intratiroidei e corporei. In Puglia, secondo una stima effettuata alla fine degli anni ’90 sulla popolazione giovanile dal Comitato nazionale per la Prevenzione del Gozzo, la prevalenza del gozzo in tema di iodoprofilassi del 2005, è importante valutare i suoi effetti sullo stato di iodocarenza nell’età evolutiva. Per tale motivo, l’ospedale sanpietrano “N. Melli” ha indetto delle visite gratuite a tutta la cittadinanza per il controllo ed analisi della tiroide in modo da prevenire e meglio tutelare questo fenomeno spesso poco considerato. Marco Marangio

Proseguendo la sua “tournèe” diocesana, giovedì 15 aprile, il nostro Arcivescovo ha fatto tappa nella parrocchia Maria SS. Assunta in Lequile, dove si è trattenuto dal pomeriggio fino a tarda sera, per una ricognizione del territorio e una iniziale conoscenza della situazione pastorale di questa porzione di popolo di Dio a lui affidata. Il primo contatto è avvenuto con i fanciulli e i ragazzi del catechismo; sono seguiti la visita ad alcuni ammalati e l’incontro con un gruppo di giovani. Momento centrale della serata è stata la celebrazione eucaristica: lo ha sottolineato lo stesso Arcivescovo ad una nutrita folla di fedeli nell’omelia, durante la quale, commentando la Parola di Dio, ha parlato della necessità di modellarsi sulla prima comunità cristiana senza tentennamenti e senza paure, per vivere in modo autentico il messaggio evangelico. Dopo la Santa Messa il nostro Arcivescovo si è incontrato con i fedeli nel salone della

Chiesa per una assemblea parrocchiale. Facendo riferimento alla sua esperienza di parroco, ha illustrato ai rappresentanti delle Associazioni e agli altri partecipanti la natura del Consiglio pastorale e la sua importanza per un maggior coinvolgimento dei cristiani in una pastorale efficace e incisiva, sollecitando tutti ad un confronto franco e costruttivo. La gioia e l’emozione ci hanno condizionato, ma non impedito qualche breve scambio di opinioni. La serata si è conclusa in

allegria e con una piccola agape fraterna. Siamo grati al Pastore per la sua sollecitudine. La sua presenza tra noi non solo ci ha confermato nella fede, ma ci ha fatto conoscere la sua cordialità e il suo senso dell’umorismo e soprattutto la sua ansia pastorale e l’amore grande per la Chiesa. Le sue parole rassicuranti e incoraggianti sono servite a renderci più sicuri e determinati e daranno certamente slancio al nostro impegno e alla nostra opera. V.S.

A Lecce presso la Fondazione Palmieri personale di Vito Russo

Presso i Cantieri Teatrali Koreja la mostra di Carlo M. Schirinzi

Donna, Angelo, Madonna, Sirena

De Tour to Ararat, una video-mostra

È stata inaugurata giovedì 22 aprile e rimarrà aperta sino a domenica 2 maggio la personale dello scultore salentino Vito Russo. La mostra, patrocinata dal Comune di LecItinerario Rosa annualmente realizza per sviluppare il tema della donna. Sottolinea Luciana Palmieri: “Il titolo della mostra è esplicativo: “Donna Angelo, Madonna, Sirena”. Infatti, nelle morfologie che lo scultore presenta, la femminilità assume accezioni diverse che sottendono altrettante verità. Un mondo popolato di forme che hanno la magia di rivelare le molteplici sfaccettature che l’essere donna può assumere. Al concetto stilnovistico di donna sublimata l’artista oppone la donna ammaliatrice che distoglie gli eroi e li intrappola nella rete del sogno e del mistero. Un ritorno al mito classico e una visione moderna delle linee e dei materiali rendono c e ,

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FISCOSENZAVELI

molto interessante il percorso”. La mostra è stata inaugurata dal prof. Lucio Galante, ordinario di Storia dell’Arte dell’Università del Salento In concomitanza (dal 22 al 25 aprile) alcuni docenti del Conservatorio di Musica Statale “Tito Schipa” di Lecce terranno Master Classes e Seminari su Il traversiere nel XVIII secolo - dall’Europa a Napoli e viceversa… L’antica chiesa si aprirà alle suggestioni della musica barocca che renderà ancora più sorprendete il sito. La sera del 25 aprile si terrà un concerto dei maestri: Lucia Rizzello al flauto barocco; Corrado de Bernart al clavicembalo; Luigi Bisanti al flauto traverso.

“De-tour to Ararat” mostra installazione di Carlo Michele Schirinzi presso i Cantieri Teatrali Koreja. Apertura dal 16 aprile alle ore 18.30, e sarà visitabile fino a mercoledì 5 maggio (ingresso libero). Diverse le sue mostre personali, collettive e film festival. Ricordiamo nel 2010, il 10° Festival du nouveau cinéma italien, Tremblay en France; 16° Visioni italiane, Bologna; Senz’attacchi, (personale) Fondo Verri, Lecce; Corti d’Autore: Ernst Lubitsch - Carlo Michele Schirinzi, Torino. I suoi video hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e premi, nel 2009 ha vinto il Torino Film Festival - sezione cortometraggi - con “Notturno Stenopeico”. Ha realizzato i documentari per la collana Intramoenia Extrart curata da A. Bonito Oliva e G. Caroppo e attualmente sta lavorando al film “I resti di Bisanzio”. Salvatore Luperto parlando del videomaker scrive: “La proiezione di Schirinzi, comunica segrete sensazioni che per la loro complessità non

possono essere espresse dalla sola parola o dall’immagine o dal suono, ma da un insieme di percezioni sensoriali miste alle sensazioni angoscianti di un opprimente spazio claustrale. - E continua - nel video, l’immagine, il suono e l’oscurità sottolineano la condizione dell’esule sradicato dalla sua terra che vive l’esilio fisico e soprattutto l’esilio interiore”. Un esilio che tutti sperimentano prima o poi, anche rimanendo fermi nel proprio quartiere, anche rimanendo nel silenzio della propria stanza, o paradossalmente anche in mezzo alla gente. E conclude nella sua critica Luperto: “Protagonista della proiezione è il profugo in cerca del monte “Ararat”, ma lo è pure lo spettatore, che nel buio del box-container percepisce l’atmosfera tetra e oppressiva, il panico e la cupa desolazione vissuta da clandestino in balia delle onde nere, nel “ventre” di una nave, la cui rotta naviga verso un destino spesso infausto”. V.S.

a cura di Elena Palladino

Avv ocato Spe ciali zzata in Diri tto Amminis trativo e Tri butario

Sant’Agata di Vincenzo Napoli

Nasce l’impresa: comunicazione unica QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

di Antonio Martino

Continua La terza parte della marcia sinfonica “Sant’Agata” di Vincenzo Napoli è caratterizzata dalla riproposta della tonalità minore e utilizza parte del materiale ritmico - melodico già evidenziato nella parte introduttiva. Sono protagonisti della fase propositiva i sassofoni contralti, i corni, i tromboni tenori e i flicorni contralti; rispondono immediatamente dopo i clarinetti contralti, il clarinetto basso, i sassofoni tenori, il sassofono baritono, i flicorni tenori, gli euphonium e i flicorni bassi e contrabbassi. Un ulteriore intervento è stato affidato alle trombe in sib., al flicorno sopranino e ai flicorni soprani. In questo modo, l’ascoltatore può percepire tre punti di forza sonori con cui poter realizzare un possibile percorso tridimensionale utile ad ottenere una maggiore attenzione ed interesse. La stretta finale realizzata con il ritmo semiminima - punto - doppie semicrome, in cui tutto l’organico bandistico è partecipe, annuncia l’arrivo di un’idea tematica. Il compositore decide di riproporre il secondo motivo melodico, il più duttile e il più tradizionale, attraverso uno spontaneo e graduale percorso tonale. Tutte le sezioni della banda sono chiamate a contribuire al consolidamento dell’idea attraverso tre gruppi strumentali. Il primo composto dai flauti, dall’oboe, dal clarinetto piccolo in mib., dai primi clarinetti soprani, dai secondi clarinetti soprani, dal sassofono soprano, dai sassofoni contralti, dalle trombe in sib., dal flicorno sopranino e dai flicorni soprani si occupano della melodia principale.

Il secondo, formato dai clarinetti contralti, dai sassofoni tenori, dai flicorni tenori e dagli euphonium, alimentano un percorso melodico alternativo a quello principale per creare una contromelodia, al fine di ispessire la capacità volumetrica e dimostrare l’equilibrio contrappuntistico del Napoli. Nel terzo gruppo si trovano il clarinetto basso, il sassofono baritono, i corni, i tromboni tenori, i flicorni contralti, i flicorni bassi e contrabbassi: realizzano il tappeto armonico con un preponderante elemento sincopato. Anche le percussioni bandistiche seguono tale indicazione. Nella fase riespositiva diversi strumenti modificano il loro intervento melodico in un arpeggio terzinato. Ne sono protagonisti i clarinetti contralti, i sassofoni contralti, i sassofoni tenori, i flicorni tenori e gli euphonium. Anche il clarinetto basso, il sassofono baritono e i flicorni bassi e contrabbassi sono chiamati a sostenere il canto con una maggiore capacità propulsiva; le trombe in sib. contribuiscono, in maniera più evidente, attraverso l’uso di squilli con un ritmo di pausa di semicroma - doppie semicrome - semiminima. Il nuovo scenario strumentale conduce l’ascoltatore verso l’epilogo: il clarinetto basso, i sassofoni tenori, il sassofono basso, i flicorni tenori, gli euphonium, i flicorni bassi e contrabbassi alimentano una scala discendente che riporta il brano nella tonalità minore al fine di riascoltare gli elementi ritmico - melodici utilizzati nella fase introduttiva e allinearsi con la tradizione della marcia tanto cara al Napoli.


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Lecce, 24 aprile 2010

le nostre città I fondamenti teorici del progetto educativo in un libro di Tiziana Conte

Peter Pan vuole provare a crescere Numerosi e vari sono gli scritti che in questi mesi propongono la necessità di procedere ad una revisione del problema educativo. In questa prospettiva viene dato rilievo al ruolo del padre e della madre, della Scuola, richiamando l’opportunità di collaborare d’urgenza con gli insegnanti e gli operatori didattici. Queste ed altre istruzioni sono nel libro che le presenta con titolo simpatico e provocatorio. Il libro - come si dice - si legge tutto d’un fiato. La dott.ssa in lettere moderne e docente di scuola primaria Barbara Conte ha scritto: “Perché Peter Pan vuole crescere? Da che cosa deriva questa decisione? Una scuola che responsabilizza e guida l’alunno ad essere indipendente dovrebbe congiungersi con una famiglia dai definiti ruoli padre-madre per instaurare una lodevole capacità comunicativa ed una concreta ed armoniosa formazione. È questo il progetto che l’autrice sostiene per poter “educare ad essere”. Il testo condensa egregiamente un cammino pedagogico di riflessione mirata alle nuove generazioni affinché crescano e maturino in un sano ambiente etico, morale e che sia in grado di dare valore all’uomo, conducendolo in maniera autonoma e responsabile verso i veri principi della vita”. Il

libro è piccolo come mole ma è molto incisivo. Chi ha dimestichezza con gli scritti di don Milani, di don Giussani, con i documenti del Concilio Vaticano II, con le recenti affermazioni e suggerimenti di alcune Conferenze Episcopali nazionali, con la cultura cattolica italiana ed estera non può non condividere, non valutare positivamente l’opuscolo altamente nobile. Il libro comprende 2 parti: la prima tratta: “l’analisi del contesto e i fondamenti teorici del progetto educativo”, soffermandosi sul ruolo pa-

terno-materno nelle opere educative. A proposito del progetto educativo l’Autrice, nella seconda parte, propone “alcuni percorsi didattici realizzabili nelle scuole, nelle associazioni… per promuovere l’educazione ai valori e alla responsabilità”. I disegni proposti illustrano chiaramente il progetto e le motivazioni. L’interessante piccolo volume, fortemente incisivo e fecondo, si impone affinché “una utopia” sia possibile: Scuola e Famiglia insieme per educare alla responsabilità. Ivan d’Arco

Scrittrici di Puglia Nei giorni scorsi, presso il Centro Studi “Sigismondo Castromediano e Gino Rizzo” di Cavallino, all’interno di un programma di incontri culturali su tematiche e studi femminili, dal nome “Universo Donna”, è stato presentato il libro “Scrittrici di Puglia - Percorsi storiografici femminili dal XVI al XX secolo”, di Patrizia Guida, docente di letteratura italiana contemporanea dell’Università del Salento, edito da Mario Congedo. Il testo si presenta come il frutto di una lunga ricerca sulla scrittura femminile. Nella prima parte del libro viene ricostruita la storia della presenza delle donne nella letteratura pugliese a partire dall’epoca rinascimentale, mettendo anche a confronto la condizione delle scrittrici locali con quella delle scrittrici provenienti dalle altre regioni della penisola italiana. Il volume comprende anche una consistente parte antologica, che è costituita da testi editi ed inediti di tutte coloro che hanno contribuito alla creazione di una tradizione letteraria femminile, come Leonarda Vernaleone, galatinese del Seicento, o Maria Marcone, scrittrice foggiana. Hanno presenziato questo importante e singolare incontro culturale il Sindaco di Cavallino, l’avv. Michele Lombardi, il rettore dell’Università del Salento, Domenico Laforgia, e la professoressa Ma-

ria Teresa Ingrosso. L’autrice, la professoressa Guida, ha raccontato il contenuto del libro ripercorrendo velocemente l’excursus che la figura della scrittrice ha compiuto nel corso dei secoli, ponendo una lente di ingrandimento sul modo in cui le donne sono state viste e considerate durante le diverse epoche storiche. Patrizia Guida affer ma che “Scrittrici di Puglia nasce dal desiderio di ricostruire una tradizione letteraria delle autrici pugliesi che la storiografia letteraria ha ignorato o considerato un genere minore. In conseguenza di questa misoginia che ha permeato le indagini storiografiche, il patrimonio letterario delle donne non è mai stato adeguatamente riconosciuto e custodito. Le scrittrici pugliesi, in questo senso, sembrano subire un doppio processo di emarginazione: sono state infatti trascurate dalla storiografia ufficiale per essere meridionali, e al tempo stesso anche da quella locale per il fatto di essere donne”. È dunque importante recuperare quel pezzo di storia letteraria che ci appartiene e di cui l’oblio ci ha privati per tanto tempo, affinchè in primis noi, diretti interessati, possiamo renderci conto dei tesori dei quali la nostra regione è stata la culla, e delle nostre potenzialità anche in ambito culturale. Grazia Pia Licheri

di Giovanni Napolitano

VITE MIGRANTI

Regia Corvetta Caracciolo: diario del nonno Il viaggio del nostro Umberto riparte sulla rotta di Gibilterra, il 6 dicembre 1881, appena giunto, egli scrive: “…la città cinta da muri e ripari è di bel aspetto. C’erano numerosi bastimenti e depositi di carbone che indicavano movimento e commercio”. La permanenza dura poco ed il 22 dicembre, la nave ripartì dirigendosi a Madera, attraversando lo stretto di Gibilterra. Appare di particolare valore immaginare il fervore nell’animo del giovane al passaggio delle Colonne d’Ercole, considerate nella letteratura classica il confine del mondo, oltre le quali era vietato il passaggio a tutti i mortali: “...mare grosso, vento fresco da Nord Est, travagliarono non poco il bastimento, ...emozioni uniche trasmesse dall’ammaliante seduzione dell’immensità del mare”. Il giorno 25, i nostri viaggiatori giunsero a Madera. Umberto la descrive

Presentato a Cavallino il libro di Patrizia Guida

come un isola incantevole, un angolo di paradiso, che per la dolcezza del suo clima era prescritta dai medici per i malati di Tisi: “...in coperta restai meravigliato dal soave odore che la brezza portava a bordo. Il Paese appare come un gaio giardino ove si alternano le case; lungo le vie si può dire che si cammina sui fiori”. Il 27 dicembre, l’equipaggio parte da Madera alla volta delle Isole di Capo Verde e il 1 gennaio 1882, la Caracciolo attracca a S. Vincenzo di Capo Verde, possedimento portoghese, costituito da un arcipelago di dieci isole di origine vulcanica, situato a circa 500 km dalle coste senegalesi nell’oceano Atlantico settentrionale. L’ufficiale scrive che i costumi e le tradizioni sono tipici degli abitanti della Guinea e che le donne fumano accanitamente la pipa. In giro per l’isola, il nostro eroe rimane turbato da uno dei rituali afri-

cani più diffusi nella zona e cioè : “..il Bambala, più che ballo può chiamarsi ridda infernale; è proibito ballarlo in città per le turpi scene che presenta; …si accovacciano, i suonatori, con strumenti che mandano suoni barbari, fanno un inchino goffo. Le donne ferme nel mezzo ricevono omaggi dagli uomini, i quali con sconci salti, si sforzano di vincere la ritrosia delle figlie di eva. I ballerini si riscaldano e moltiplicano i salti, sembrano uno stuolo di demoni. La musica non cessa di suonare finché i ballerini e ballerine, ebbri dalle musiche cascano per terra sfiniti gettando bava dalla bocca come cavalli”. Cosi dopo pochi giorni, il 5 gennaio 1882, i nostri temerari viaggiatori lasciarono l’Isola facendo rotta a Sud, solcando impavidi l’oceano Atlantico. continua

IN GALLERIA

di Alessandra De Matteis

Il Festival del cinema europeo Dal 13 al 18 aprile si è svolto a Lecce presso il Cityplex Santalucia, il Festival del cinema europeo, giunto ormai alla sua undicesima edizione. La kermesse, organizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, quest’anno ha avuto una novità: l’istituzione del Premio Mario Verdone, padre di Carlo Verdone, protagonista principale di questa edizione. Insieme all’autore-attore-regista romano, sono stati scelti una serie dei suoi film che sono stati proiettati nel corso della programmazione, inoltre è stata allestita una mostra fotografica e un volume monografico a cura di Enrico Magrelli. Carlo, assieme ai fratelli Luca e Silvia, riferendosi al premio ha annunciato che a partire da quest’anno, sarà consegnato a un autore che si è contraddistinto nel panorama cinematografico italiano. La prima vincitrice del suddetto premio è Susanna Nicchiarelli con “Cosmonauta” (Italia, 2009), la giuria ha motivato la scelta esprimendosi così: “Per il tocco delicato con il quale, pur essendo molto giovane, ha realizzato un film, permeato di sublime poesia, dimostrando di saper già dirigere con sicurezza i suoi attori. Un talento, il suo, che lascia intravedere uno sviluppo interessante nella sua vena artistica. Un esordio importante da incoraggiare”. A concorrere per il premio più ambito, ossia “l’ulivo d’oro” dieci film europei in lingua originale, selezionati da Cristina Soldano e presentati in anteprima nazionale. Fra le pellicole, che provengono da paesi diversi come: Bulgaria, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Olanda, Regno Unito, Spagna e Slovenia ha trionfato: “Desperados on the Block di Tomasz Emil Rudzik” (Germania, 2009). Il film tedesco si è aggiudicato il primo premio per l’originalità e la freschezza con cui viene raffigurato un ambiente multietnico, mettendo in evidenza il disagio giovanile. Il Festival con questa sua undicesima edizione si è confermato una manifestazione contemporanea, dimostrandosi attento al dialogo interculturale, e dando fiducia in registi giovani e sconosciuti al grande pubblico, ma che possiedono un grande talento e sono pronti ad arrivare nel cinema con la “C” maiuscola.

LAUREA

Auguri a Giorgia e a Francesca per il loro 2° compleanno Siete la gioia della nostra vita

Si è laureata nei giorni scorsi presso l’Univeristà del Salento, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Lettere Classiche, Claudia Pitotti. Tesi di Laurea in Storia delle Religioni: “I Riti di iniziazione dei giovani a Sparta”. Relatore Prof.ssa Marinella Corsano Anno Accademico 2008/2009 Voto finale: 110 e lode


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Lecce, 24 aprile 2010

appunti

Paola Barbato. Il filo rosso Questa settimana voglio parlarvi del nuovo lavoro di Paola Barbato, sceneggiatrice del famoso ‘Indagatore dell’incubo’ Dylan Dog. “Il filo rosso”, è questo il titolo della sua terza fatica narrativa dopo “Bilico” e “A mani nude” con cui ha vinto il premio Scerbanenco nel 2008. Questo nuovo romanzo della Barbato ha tutti i numeri per competere ad altissimi livelli nel panorama editoriale italiano, sia per la scrittura, sobria e scorrevole e che riesce a farci cogliere le emozioni ed i pensieri più profondi dei personaggi della vicenda, e sia per la trama, ingegnosa ed avvolgente. Come in “A mani nude”, si tratta di perdite, di legami familiari che si distruggono, e, soprattutto del dolore e della sofferenza. A mio avviso questo ultimo romanzo è il migliore della

Barbato, non solo per l’alta qualità della storia che ci viene raccontata ma per il turbinio di emozioni forti, per le situazioni psicologiche davvero complesse e per le situazioni molto delicate che i personaggi si trovano ad affrontare. Protagonista della storia è l’ingegnere Antonio Lavezzi, la cui figlia è stata abusata ed uccisa da uno sconosciuto. Da quel momento la vita di Antonio è finita. Tramortito dall’assalitore della figlia, Antonio entra in coma perdendo anche la possibilità di piangere la ragazza. Immediata anche la separazione dalla moglie Lara senza una parola d’addio, perché la sofferenza di una perdita così inestimabile è quasi impossibile da condividere, pensi che sia soltanto tua. E adesso? Come si fa a sopravvivere? Si cerca di ricostruire pian piano le giornate e di tirare avanti. Antonio ‘scappa’ e si

rifugia in un paese dell’alto Veneto e nella sua professione di ingegnere edile. Metodico e preciso, si impegna per avere un’esistenza il più possibile anonima per evitare qualsiasi rischio di ulteriori traumi. Vi riporto un passaggio del libro proprio su questo punto: “Aveva creduto, da principio, che rifarsi una vita sarebbe stato difficile, invece si era rivelato di una semplicità imbarazzante. La gente del posto sapeva tutto di lui, ma quello che sapevano usciva dai canoni di un pettegolezzo di paese. Quello che Antonio Lavezzi rappresentava loro lo negavano con forza rabbiosa. Certe cose non succedevano, non esistevano, non si potevano nemmeno concepire, e lui non poteva permettersi di esserne la testimonianza vivente. Gli era accaduto qualcosa che era troppo, era inaccettabile. Sorprendente-

mente Antonio era d’accordo con loro, e il tacito accordo di negare quanto era stato lo fece accogliere e benvolere dalla comunità. Le regole in fondo erano poche e semplici: bastava sorridere e chiudere bene a chiave gli armadi. Gli scheletri non escono mai senza permesso”. Il mondo interiore di Antonio è schiacciato dal ricordo, dal passato. È una sensazione comune quella di pensare che delle cose così orribili non possono accadere proprio a noi, che si fermano un attimo primo di arrivare fino a casa nostra. Ma per Antonio non è stato così, a lui è capitata la più grande disgrazia che possa capitare ad un genitore: perdere la figlia. La Barbato però gli concede un’occasione per riscattarsi, in bilico tra il ruolo di sopravvissuto ed il carnefice. Un giorno il telefono squilla: La-

c@ttolici in rete

Piccole storie utili all’anima

argo

IL POLLICE

BLA, BLA, BLA...

tommaso dimitri

Ormai in televisione si fa solo un gran parlare. E pensare che il mezzo tecnico dovrebbe servire per veicolare immagini, e per giunta di qualità! Ma, così è se vi pare. E se non siete d’accordo non cambia nulla. Considerando che lo sperare che i protagonisti di quel parlarsi addosso generale e generalizzato possano essere persone di specifica competenza, rimane da tempo - tranne rare e debite eccezioni - un desiderio impossibile. Accade così, un po’ dovunque, saltando di rete in rete e passando da una precisa fascia oraria all’altra. E probabilmente non è colpa di nessuno, come suol dirsi, ed ancor meno del conduttore spesso costretto - speriamo che sia così - a colloquiare con gli ospiti che gli mandano. In gran parte tuttologi, naufraghi isolani e fratelli - grandi o piccoli che siano - televisivi. Come accade anche ne “La vita in diretta” (Rai Uno, ore 16,15), condotta da Lamberto Sposini, al tempo stesso contenitore multiplo con il suo avere all’interno Tg Parlamento e Tg1: che tempo fa. Per fortuna che c’è lo zapping.

Il sito che oggi visitiamo è dedicato alla raccolta di storie e racconti: www.piccolestorie.it. Il sito è nato venerdì 17 ottobre 2001, al di là di ogni scaramanzia (così si presenta l’autore: Carmine Pascarella di Cervino piccolo comune della provincia di Caserta), vuole raccogliere racconti e storie che fanno bene all’Anima. È partito con circa 300 storie e con l’ultima aggiunta, che risale al novembre del 2007, ha raggiunto quota 594. È passato un po’ di tempo ma i commenti sono molto recenti. Infatti il sito, costruito in Php, permette a chiunque di aggiungere non solo una storia che può essere caricata all’interno delle categorie predisposte, ma anche di aggiungere un commento per evidenziarla tra le altre. Tutto è in mano ai visitatori che possono rendere moderna e accattivante una storia anche se inserita già da molto tempo. Le categorie, forse andrebbero articolate con più dettagli, sono: Anima (106 storie), Consigli (128), Dio (101), Famiglia (37), Natale (27), Società (119) e Tenerezza (76). Accanto ad un menù di scelta rapida secondo le categorie, troviamo alcuni box di statistica e ricerca che possono influenzare la nostra ricerca: gli ultimi commenti (aggiornato al 05/07/2008), le storie meno lette (quota minima 130 volte), le più visitate (quota 3086 per la storia “L’Amicizia”), le più scaricate (“L’albero degli amici” 74 volte) e quelle mai scaricate: “Il cammello cieco e la pecora zoppa”, “Strategia dell’Asino”, “Va’ a giocare con tuo fratello”. Ogni storia è autonoma e si presenta con il titolo che sovrasta la pagina, un’immagine fotografica (alcune foto sono molto belle e graficamente ben curate), l’indicazione dell’autore e la fonte da cui è stata tratta, il click per inviare la foto ad un amico per email e il modulo per inserire un commento o inviare una nuova storia. L’aggiornamento è immediato e veloce. Si può ricercare una storia inserendo una sola parola e rapidamente sono elencate tutte quelle storie in cui è presente la parola scelta. La ricerca è rapidissima (grazie al formato Php del sito). Una curiosità: un lieve sottofondo musicale accompagna la visita (alcuni arpeggi con una chitarra ma solo nella home) e un pensiero per l’Anima che si aggiorna casualmente per ogni visita (per scorrere basta un click su F5 per ricaricare la pagina). Unico problema: se i commenti sono recenti l’inserimento delle storie, invece, si è fermato al novembre del 2007. L’invito a visitare il sito e ad inviare nuove storie può essere la soluzione al problema. Buona navigazione.

marialucia andreassi vezzi deve correre in cantiere, hanno scoperto il cadavere di un uomo. All’inizio sembra trattarsi di un drammatico incidente, ma poi si scopre che non è così e che addirittura questa morte rappresentava un messaggio per lui. Non vi svelo oltre. Consigliatissimo a tutti, non solo agli amanti del genere, perché l’autrice ha la rara capacità di entrare nell’anima dei personaggi e farci sentire le emozioni con intensità. Un libro all’altezza della situazione in ogni passaggio, un romanzo da leggere e godersi fino in fondo, dal primo all’ultimo rigo. Paola Barbato, Il filo rosso, Rizzoli Editore, 19.00

M U S I CALM E NTE Anna Rita Favale

Il grande concerto del 1 maggio Anche quest’anno a Piazza San Giovanni a Roma arriva il concerto del 1 maggio 2010: la ventunesima edizione del “concertone” del Primo Maggio. Quest’anno sarà l’attrice italiana Sabrina Impaccciatore a condurre e a presentare i cantanti e gli artisti che si esibiranno al concerto gratuito del 1 maggio 2010 a Roma. Sabrina Impaccciatore sarà affiancata da sue grandi artiste italiane: le cantanti Irene Grandi e Camen Consoli per un “concertone” del 1 maggio 2010 molto al femminile. Oltre alla presenza già annunciata e confermata di Irene Grandi e Carmen Consoli, al concerto del 1 maggio 2010 a Roma ci sarà anche Vinicio Capossela come “superospite” per un esclusivo spazio musicale di 40 minuti. Confermata anche la presenza di Paolo Nutini che va ad affiancare Vinicio Capossela. Oltre ai Big (Vinicio Capossela, Carmen Consoli, Irene Grandi e Paolo Nutini), tra i 20 artisti che saliranno sul palco di Piazza San Giovanni di Roma per il Concertone del 1 maggio 2010 è stata confermata anche la presenza di: Roy Paci & Aretuska, Simone Cristicchi, Nina Zilli e i Beautiful (band formata da Gianni Maroccolo, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz e dal produttore scozzese Howie B). L’organizzatore Marco Godano sta inoltre lavorando per avere sul palco del concerto del 1 maggio di Roma anche un’ orchestra sinfonica (con circa 60-70 componenti) che si esibirà intorno alle ore 20.00. Il tema artistico del concerto del 1 maggio 2010 a Roma quest’anno sarà “Il colore delle Parole”: tema ispirato ad una famosa poesia di Eduardo De Filippo (la poesia intitolata: “E pparole”). Il concerto del 1 maggio 2010 a Roma sarà aperto dai vincitori 2009 del concorso “Primo maggio tutto l’anno”. Saranno i Bud Spencer Blues Explosion ad esibirsi sul palco di Piazza San Giovanni dalle ore 14:50, dando il via all’Anteprima del Concerto del 1 maggio, con la presentazione di Paolo Belli. Per chi non riuscirà a partecipare al concerto del 1 maggio 2010 a Roma, l’evento sarà trasmesso in diretta Tv da Rai Tre a partire dalle ore 16.00, la diretta Tv proseguirà fino alle ore 23.10. Alle ore 23.35, in differita, riprenderà la trasmissione con Piazza San Giovanni fino alla conclusione del Concertone del 1 maggio 2010 prevista dopo la mezzanotte. Per ora le anticipazioni e gli artisti annunciati e confermati per il concerto del 1 maggio 2010 a Roma sono questi, ma la preparazione del Concertone del 1 maggio è ancora “work in progress” e non mancheranno di certo nuove sorprese!

lor@delavoro di Samuele Vincenti GUARDIEGIURATE Istituto privato di vigilanza cerca 10 Guardie particolari giurate in possesso dei seguenti requisiti: Diploma di Scuola Media Secondaria di II° grado; Conoscenza ed utilizzo del Pacchetto Office; età 30-40 anni; conoscenza scolastica della Lingua Inglese; disponibilità a lavorare su più turni; disoccupato da oltre 24 mesi o in mobilità; disponibilità alle trasferte (in Puglia); preferibilmente residenza a Lecce o paesi limitrofi; preferibilmente esperienza. Ccnl di Categoria a Tempo Indeterminato part-time (20 ore settimanali). Sede del lavoro: Lecce.

Se sei interessato/a all’offerta presenta il tuo Curriculum Vitae entro e non oltre le ore 12.30 del 4 maggio 2010, recandoti presso il Centro per l’Impiego in v.le Giovanni Paolo II, 3, Lecce. Infotel 0832.393118. MODELLISTA Si cerca con urgenza 1 Modellista per abiti da sposa in possesso dei seguenti requisiti: esperienza almeno di 2 anni; età minima 30 anni. Ccnl di Categoria a Tempo Indeterminato full-time. Sede del lavoro: Lecce.Se sei interessato/a all’offerta presenta il tuo Curriculum Vitae (citando obbligatoriamente il Codice dell’Offer-

ta, 31/737, e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali, d. lg.vo 196 del 30 giugno 2003 art. 23, con la firma), entro e non oltre le ore 12,30 del 04/05/2010, recandoti presso il Centro per l’Impiego, v.le Giovanni Paolo II, 3, Lecce. Infotel 0832.393118. La R EGIONE P UGLIA ha pubblicato su bollettino ufficiale n° 28 dell’11 febbraio 2010 l’avviso pubblico per la presentazione da parte delle imprese presenti sul territorio pugliese, di domande di incentivo all’assunzione di lavoratori/lavoratrici svantaggiati e della domanda di concessione di una dote formativa per azioni di adegua-

mento delle competenze. Il finanziamento complessivo è pari a 12 milioni di euro. Il plico contenente la candidatura per accedere al bando dovrà essere consegnato, pena l’esclusione, esclusivamente a mano presso l’archivio della Provincia di Lecce ed indirizzato a: Provincia di Lecce - Servizio Politiche del Lavoro e Formazione via Umberto I n. 13 - 73100 Lecce. Il plico, inoltre, dovrà contenere all’esterno la seguente dicitura: “Welfare to Work- Azione di sistema per le politiche di re-impiego” - “Avviso pubblico per le Imprese” : domande di incentivo all’assunzione di lavoratori/lavora-

trici svantaggiati e di concessione di una dote formativa per azioni di adeguamento delle competenze. L’addetto ricevente, poi, apporrà firma e timbro sull’istanza presentata e rilascerà contestualmente ricevuta di presentazione con l’indicazione del protocollo, data, ora e minuto. L’archivio è aperto tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 12 e il tutti i martedì e giovedì dalle ore 15.30 alle ore 17.30. I termini di consegna sono inderogabilmente fissati, alle ore 13 del 15 agosto 2010. AGENZIA DI SERVIZI TURISTICI ed affitto case-vacanza ricer-

ca n. 2 autisti in possesso della patente B K e n. 2 guide turistiche. La Ditta offre un contratto di lavoro a tempo determinato full-time per la stagione estiva da giugno a settembre. Gli interessati sono pregati di presentare il proprio curriculum o personalmente a questo Centro, sito in via S. Giuseppe 14, contenente il codice di riferimento dell’offerta (38/ 019) mezzo fax (0833/505771). Verranno contattati telefonicamente per la preselezione, solo i candidati in possesso dei suddetti requisiti, individuati dal referente aziendale. Offerta valida sino al 30 aprile 2010.


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Lecce, 24 aprile 2010

lo sport L’ASSIST

di Paolo Lojodice

Corvia: “Ci vorranno almeno 72 punti per andare in serie A, credo che il calendario delle ultime partite sia alla nostra portata”

Lecce, la serie è vicina

La 37-esima giornata prelude all’inizio del conto alla rovescia per il campionato del Lecce. L’insidia della settimana risponde al nome del Grosseto, una delle formazioni che più favorevolmente avevano impressionato la platea del Via del Mare, in occasione dello scontro del girone di andata. Vero è che la compagine biancorossa, che i giallorossi lupiensi affronteranno sabato pomeriggio allo “Zecchini”, è cambiata in alcuni suoi aspetti base, a cominciare dalla guida tecnica: a differenza dell’incontro di andata, la panchina è affidata a mister Sarri, subentrato, il 25 marzo, all’esonerato Gustinetti, accusato di “indebite ingerenze nelle scelte aziendali”. Quanto possa aver pagato la sostituzione di un tecnico bravo e capace come Elio Gustinetti, la società toscana lo potrà valutare a consuntivo di fine stagione; di fatto un cambio di panchina in corsa, sia pur con una altra stimata guida tecnica, negli assetti di una squadra che, sia pur con qualche passaggio a vuoto, nel complesso aveva raccolto ottimi risultati, sembra un azzardo dettato dalla “fibrillazione” emotiva cui, non di rado, i massimi dirigenti cedono. Comunque questi sono affari di marca toscana e poco importano alla squadra di De Canio che esprime piena consapevolezza in merito; una voce

su tutti, quella di Daniele Corvia, bomber della formazione giallorossa con 14 reti. Il centravanti giallorosso “legge” la partita di Grosseto, oltre che contro una formazione papapabile ai play off, soprattutto come evento per il confronto parallelo con le altre inseguitrici del Lecce capolista, Brescia, Cesena e Torino: “Ci vorranno almeno 72 punti per andare in serie A - dichiara la punta salentina - credo che il calendario delle ultime partite sia alla nostra portata ma, nonostante ciò, sono altrettanto convinto che nessuno ci farà regali”. Proprio lo scontro contro i biancorossi

tosani, per il numero 9 giallorosso, può rappresentare la partita della svolta in chiave promozione diretta:” La partita contro il Grosseto può essere determinante per noi: con una vittoria metteremmo una seria ipoteca sul passaggio in serie A e per questo motivo andiamo in Toscana con l’obiettivo di conquistare i tre punti e cercare di guadagnare terreno sulle inseguitrici”. Che le fortune del Lecce, a questo punto della stagione, debbano passare solo e soltanto attraverso i propri meriti, è cosa nota al tecnico De Canio e ai suoi giocatori, ma non è affatto sbagliato, alla luce di 5

punti di vantaggio sulle più vicine inseguitrici, dare una sbirciatina anche alla classifica e carta degli impegni degli avversari, per riconoscere che proprio lo scoglio che in questa fase del campionato è il più impegnativo da superare, è stato appena doppiato, vale a dire il Brescia incrociato al Via del Mare proprio lo scorso sabato. Dunque piena concentrazione per la trasferta di Grosseto, pronti ad approfittarne di quello che potrebbe essere un vantaggio di non poco conto, l’assenza del capocannoniere del campionato, il centravanti Pinilla costretto a dare forfait contro i leccesi.

F1, la pioggia protagonista

visto che delle Frecce d’argento ne è rimasta una sola. L’altra si è notata per lo più per la resistenza agli attacchi dello scatenato Hamilton, ha ricordato lo stile del ferrarista Schumacher. E la Ferrari? La ritrovata affidabilità della monoposto e la buona competitività in prova (bicchiere mezzo pieno) sono state sostianzialmente vanificate dalla falsa partenza di Alonso e dalle difficoltà in gara di Massa (bicchiere mezzo vuoto). Passi per i problemi di affidabilità, ma la pioggia no. Lasciamola stare. Appuntamento a Barcellona il prossimo 9 maggio per il GP di Spagna.

L’Ora Motori Come ormai consuetudine da alcuni anni, il GP della Cina ha offerto grande spettacolo ai volenterosi appassionati mattinieri. Protagonista (non più) d’eccezione la pioggia, la quale, in collaborazione con la safety car, ha più volte rimescolato le carte di un mazzo che sembrava assicurare una facile e scontata vittoria alla Red Bull di Vettel, autore della quarta pole stagionale. Se da una parte per il team austriaco il bottino è stato magro, dall’altra la lista dei beneficiari è piuttosto lunga. Innanzitutto, la McLaren. La prima doppietta del team anglo-tedesco è maturata grazie all’intelligenza tattica di But-

ton, ottimo interprete di una gara tanto difficile quanto imprevedibile, e al coraggio di Hamilton, autore ancora una volta di una gara a dir poco spettacolare. A parte gli episodi al limite del regolamento, forse criticati oltremodo, Lewis è uno dei pochi piloti in circolazione a dimostrare quanto il manico del pilota possa fare la differenza. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. In secondo luogo, la Mercedes, o meglio, Nico Rosberg,

MONDO Il Csi e le nuove discipline pallavolo e tennis da tavolo Nel 2010 il Csi di Lecce si presenta con buoni propositi e soprattutto importanti novità sotto l’aspetto dell’attività sportiva. Tra il 17 e il 19 aprile avranno inizio infatti due nuovi campionati, rispettivamente di tennis tavolo e pallavolo. Ed è proprio questa la bella novità, dato che nella realtà del Csi salentino, monopolizzata da sport ben più popolari come il calcio, si stanno facendo strada delle discipline che godono di una cornice di pubblico molto più limitata ma che per questo non devono essere discriminate. Si partirà perciò con dei mini tornei, dato il basso numero delle società partecipanti, che rappresentano, almeno per il momento un ottimo punto di partenza, dal quale si spera, in un immediato futuro, si possano ottenere brillanti risultati. Per quanto riguarda il tennis tavolo, il campionato avrà inizio il 17 aprile e vedrà coinvolte la società San Domenico Savio di Merine, l’oratorio Santa Maria ad Nives di Strudà, i comitati “La Civetta” e “De Simone”, rispettivamente di Galatina e Collepasso, organizzate nelle tre categorie seniores, juniores e allievi. Il campionato di pallavolo è rappresentato dalla sola categoria under 14 riservata al gentil sesso e ha preso il via il 19 aprile. A partecipare vi saranno quattro società: la Eos volley di Lecce, l’oratorio Sant’Antonio da Padova di Borgagne, “Le radici” di Vernole e Salignano con la polisportiva “De finibus Terrae”. Il basso numero di partecipanti non deve però far pensare a una realtà disorganizzata. Questi piccoli ma significativi eventi costituiscono infatti un primo piccolo passo verso quella che, in termini propri del marketing, si può definire una più diversificata offerta di attività, con lo scopo di attirare l’attenzione di coloro che praticando sport di “nicchia”, sono stati esclusi a priori dalle manifestazioni dell’organizzazione. Aprirsi verso nuovi orizzonti: è questa dunque la sfida che raccoglie il Comitato provinciale di Lecce nel 2010, che vuole tastare terreni ancora inesplorati, che meritano anch’essi un’attenta considerazione, dal momento che possono offrire un significativo contributo alla crescita di un Comitato che se pur piccolo, brulica di idee e iniziative. Un plauso va quindi al Presidente del Comitato provinciale Marco Calogiuri e ai collaboratori di tutti i comitati locali, che quotidianamente si prodigano affinché il Csi, con i suoi valori e le sue proposte, possa diventare una struttura sempre più ampia. Giampaolo Mercadante

1410 - L'Ora del Salento  

Settimanale Cattolico dell'Arcidiocesi di Lecce

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