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Lecce, 20 marzo 2010

L’Ora del Salento

UN EURO

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Nuova serie, Anno XX, n. 10

SETTIMANALE CATTOLICO

Lecce, 20 marzo 2010

IL QUARESIMALE DELL’ARCIVESCOVO E la Rai chiude Melevisione

I bambini al cinema di Nicola Paparella Pare che a Milano una bambina di tre anni abbia avuto vistosi problemi a danno degli occhi dopo aver visto un film tridimensionale per il quale aveva dovuto calzare degli occhiali. A causare l’infiammazione si sospetta possano essere state le condizioni igieniche degli occhiali. Pare anzi che il Codacons, l’organismo di coordinamento delle associazioni che agiscono in difesa dei consumatori, abbia riscontrato problemi analoghi in molte sale: “Gli occhiali non hanno marcatura CE (a garanzia di qualità) - hanno sostenuto - sono realizzati con materiali di ignota provenienza, non vengono sterilizzati dopo l’uso e cambiano almeno tre spettatori al giorno”. Al centro della notizia stanno dunque gli occhiali, non la bimba di tre anni che va a vedere un film tridimensionale, per il quale si ha quasi l’impressione che dei mostri ti debbano venire incontro con le loro forme terrificanti e con i loro grugniti disumani. Ci sarà mai un organismo di tutela dei bambini che interverrà per dire alle famiglie che non è proprio il caso di tenere dei bambini in certe sale, per così tanto tempo, a vedere dei film che sicuramente non giovano ai bambini? Non vogliamo, evidentemente, tacere sulle eventuali responsabilità connesse all’uso di occhiali inadatti; ma vogliamo richiamare le famiglie a considerare attentamente quel che vedono i loro bambini, sia al cinema sia alla televisione. Vogliamo che insieme alle infezioni degli occhi qualcuno tenga conto anche delle infezioni della coscienza. Ormai ai bambini non facciamo mancare nulla: scene di sangue, aggressioni furiose, figure mostruose che aggrediscono ed uccidono, animali ributtanti, rapporti sessuali, parolacce, insulti, e soprattutto storie che avvalorano comportamenti irregolari, stili di vita che contrastano con la nostra cultura e il nostro modo di interpretare la vita e i valori della persona. È proprio possibile rimanere inerti dinanzi a tutto questo, o dobbiamo farci complici di una industria che cerca soltanto il proprio utile e non si cura delle ragioni dei bambini? In Italia abbiamo soltanto una trasmissione televisiva, destinata ai bambini, che abbia fatto la scelta di non accettare interruzioni per messaggi pubblicitari. Il bambino, si sa, è portato ad associare la storia che sta seguendo in TV con il messaggio pubblicitario e confonde, più di quanto non sia dovuto all’età, il reale con il virtuale. Per questo la Melevisione non accetta interruzioni pubblicitarie. Proprio per questo i vertici della Rai hanno deciso di chiudere la Melevisione, che se proprio rimarrà, andrà a finire su un lontano canale satellitare. C’era una sola, piccola eccezione al dominante cattivo gusto; hanno deciso di chiuderla, come tutto ciò che in Rai non serve a far soldi e a farli fare ai soliti padroni del vapore. Dopo di che si può anche protestare per un paio di occhiali sporchi che procurano una infezione agli occhi. E alle infezioni della coscienza chi ci pensa?

Dio di bontà, che rinnovi in Cristo tutte le cose, davanti a te sta la nostra miseria: tu che hai mandato il tuo Figlio unigenito non per condannare ma per salvare il mondo, perdona ogni nostra colpa e fa’ che rifiorisca nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia Il volto della misericordia di Dio continua a scandire il bisogno del ritorno alla casa del Padre e del suo abbraccio che l’itinerario penitenziale della Quaresima ci fa avvertire come desiderato e urgente. Accanto al padre misericordioso e al ‘figliol prodigo, nella parabola della scorsa domenica, emergeva la durezza e il freddo moralismo del ‘fratello maggiore’. Anche la pagina evangelica odierna è affollata da ‘moralisti’, gli scribi e i farisei’, pronti a lapidare, in ossequio a Mosè che nella Legge impone una condanna che ha un solo appello: le pietre. Ma la condanna di Gesù ha un

La misera e la misericordia altro sapore, indica una nuova direzione. Chissà cosa Gesù ha scritto per terra come risposta alla domanda insistita degli scribi e dei farisei! In tanti hanno fantasticato nel leggere forse i peccati degli accusatori scritti col dito da Gesù per terra. È molto bello pensare che forse Gesù abbia ritrascritto le parole del Profeta Isaia: “Non ricordate più le cose passate… Ecco io faccio una cosa nuova…. non ve ne accorgete? Proprio ora germoglia”.-. Che cosa ? Paolo nella seconda lettura, il brano ai Filippesi, scrive: “dimenticando ciò che mi sta alle spalle”, il peccato, “corro verso la meta”, la vita nuova dove non c’è più posto per il peccato e la condanna, ma l’incontro pieno con Cristo Gesù che non mi ha mai lasciato solo anche quando erano pronte le pietre, è davanti a me, nella solitudine carica di amore. Sant’Agostino commentando i due protagonisti della pagina evan-

gelica, con una espressione lapidaria dice: ‘rimasero solo loro due: la misera e la misericordia. Sono forse diversi i momenti della nostra vita nei quali la miseria e la solitudine del peccato avvertono una sola presenza. Quella del Cristo: “Nessuno ti ha condannata”. Nell’incrocio di sguardi e di soavità di parole, tante volte nella povertà del nostro peccato, abbiamo avvertito la parola di salvezza: “Va e d’ora in poi non peccare più”. Questo incontro con la dolcezza dell’amore ci aiuta a guardare alla nostra vita, anche nel momento dell’errore, con gli occhi di Dio, occhi di grazia e di misericordia. Ma non possiamo dimenticare che molto spesso ci siamo trovati dall’altra parte con le pietre in mano, dimentichi del nostro peccato, e rigidi e inflessibili giudici pronti a far rispettare il codicillo delle umane debolezze che ci vedono ipocriti farisei. Gesù con le sue parole e con i suoi gesti, col mettersi tra i farisei

e la donna che attende l’inizio della sassaiola, invita gli scribi di ieri e i farisei di oggi a guardare allo specchio non della legge di cui sono garanti e interpreti. Siamo costretti a guardarci nella donna, la sua fragilità è la nostra, è quella di ciascuno di noi. In questo guardarci senza sconti ci renderemo conto, incrociando il Cristo che ci sta davanti che il giudizio non è della legge né degli uomini, ma appartiene a Dio. Non possiamo avere la pretesa o l’arroganza di usurpare ciò che è solo suo. E il giudizio di Dio non arriva mai alla lapidazione, dunque alla morte: c’è sempre una possibilità di appello, c’è la salvezza. Perché il nostro Dio è Dio della vita, non della morte. Sentiamo vera per noi la parola del Salmo 103: “Il Signore non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe… sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere”.

INTERVISTA ESCLUSIVA/Mons. D’Ambrosio presenta il recente documento dei vescovi italiani

Per un Paese solidale a sostegno del Mezzogiorno L’ARCIVESCOVO Il ruolo pastorale della Chiesa, consiste prima di tutto nell’ascolto. Siamo chiamati a farci ascoltatori attenti delle situazioni di disagio e di povertà. Il Vangelo non parla alla parte alta dell’uomo, il Vangelo è per tutto l’uomo. Per l’uomo che soffre, che vive il dramma della povertà, per questo uomo la Chiesa apre alla speranza richiamando la dimensione della condivisione e la dimensione della solidarietà

primopiano

il paginone

Il ritorno del Crocifisso: accolto il ricorso del Governo

Il 1° compleanno della parrocchia S. Filippo Smaldone con l’Arcivescovo

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Lecce, 20 marzo 2010

primopiano EDITORIALI - Verso le elezioni regionali Le politiche poste in essere dalle amministrazioni di centro-destra nel 2000-2005 e del centrosinistra nella legislatura si è appena conclusa hanno complessivamente deluso i pugliesi, così che non è azzardato dire che da dieci anni la Puglia non ha un’autentica strategia politica di lungo respiro in favore della famiglia. Il governo Fitto si è caratterizzato per un sostanziale disimpegno rispetto ai temi della riforma del sistema integrato dell’offerta dei servizi sociali e sociosanitari, essendo prevalsa l’attenzione sulla riforma sanitaria. Anche alcuni provvedimenti legislativi (la riforma dell’assistenza, quella delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza - Ipab e la legge sulla famiglia, il primo Piano regionale delle Politiche Sociali), pur condivisibili sul piano dei principi ispiratori, si sono rivelati inefficaci su quello della concreta attuazione, così da restare praticamente sulla carta. A sua volta, la Giunta di centro-sinistra, subentrata nel 2005 e guidata da Nichi Vendola, ha sì considerato le politiche sociali una priorità della sua politica, ma anche il terreno privilegiato per imporre una propria visione ideologica, in discontinuità culturale con l’impianto legislativo approvato solo alcuni mesi prima dalla Giunta di centro-destra. Di fatto, in entrambe i casi è venuta meno l’attuazione del principio di sussidiarietà

Le famiglie nella mia visione di Regione ed ha perso di specificità il ruolo della famiglia. Recuperare i principi della Costituzione nel rilancio della Regione Puglia: ecco quanto ci siamo prefisso con le liste che sostengono la mia candidatura alla Presidenza della Regione Puglia, e lo faremo rifiutando tanto i condizionamenti della destra quanto quelli della sinistra. Un nuovo inizio per porre la persona e la famiglia, nella accezione della cultura cristiana, al centro delle politiche di intervento, riconoscendo alla famiglia fondata sul matrimonio, secondo l’art. 29 della Costituzione Italiana, le tutele derivanti dal suo primario ruolo sociale e dagli oneri che i coniugi si assumono per esercitarlo, nonché la sua soggettività sociale. Le Politiche Familiari che persegue il nostro programma, in concreto, toccano tutti gli aspetti, da quelli economici a quelli sociali. In campo fiscale e tariffario, adotteremo il Quoziente familiare che terrà conto della reale composizione del nucleo, calibrando gli interventi sulle sue effettive esigenze; in ambito abitativo, si svilupperanno progetti legislativi mirati, a partire dalla fasce a reddito più basso (il rilancio dell’edilizia abita-

Scegliere il centrosinistra per sostenere un progetto politico che già funziona Votare per il centrosinistra il 28 e 29 marzo prossimi, significa votare per un progetto politico che ha iniziato a dare importanti risultati per la nostra regione. Significa non interrompere, ma anzi migliorare il cambiamento avviato nel 2005 con Nichi Vendola. Un cambiamento che ha visto la Puglia, ad esempio, secondo i dati Svimez e Banca d’Italia, da fanalino di coda delle regioni del Sud divenire la locomotiva di testa del Mezzogiorno d’Italia. Una crescita che trova riscontro negli indicatori economici: nel 2005 il Pil, ad esempio, era allo 0,1% sotto lo zero, mentre dopo

L’Ora del Salento SETTIMANALE CATTOLICO Iscritto al n. 517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce

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solo un anno, nel 2006, è salito al 2,6%. Così come è salita l’occupazione dal 44,4% del 2005 al 46,7% del 2008, mentre l’occupazione femminile è passata dal 26,8% al 30,2%. Un progetto che ha visto la Regione Puglia intervenire energicamente contro la crisi economica, ed investire sui giovani come vero motore dello sviluppo, guardando ai valori dell’accoglienza e della tutela dei più deboli con atti concreti, come la legge regionale 28/2006 per i lavoratori ridotti in condizioni di neoschiavismo. Inoltre, la Puglia è la prima Regione in Italia ad aver approvato una norma di contrasto al lavoro nero, grazie alla quale sono 50.000 i lavoratori emersi da una condizione di illegalità. Mentre sono 20.000 i lavoratori precari stabilizzati e 100 i milioni di euro destinati ai lavoratori disoccupati e cassaintegrati. Quella di oggi è una nuova Puglia sociale con riforme, servizi, diritti per tutti, che ha fatto dell’inclusione sociale il primo obiettivo, introducendo strumenti innovativi di intervento nelle situazioni di fragilità. Oggi sono più di 10.000 i cittadini, anziani e disabili, che in Puglia fruiscono dei servizi di assistenza domiciliare integrata e di assistenza domiciliare sociali e ben 242 le strutture, quali casa alloggio, casa di riposo, residenza socio sanitaria assistenziale per anziani o residenza protetta, residenza sociale assistenziale per anziani, a fronte delle 162 censite nel 2005. Ed anche sul fronte della sanità, vorrei sottolineare le 4 nuove Pet-Tac (ne sono previste altre 3) le 8 nuove Risonanze Magnetiche Nucleari, le 27 nuove Tac e l’abolizione del ticket farmaceutico per l’80% dei pugliesi, prima pagato anche dalle fasce medio-basse. Alcuni, pochi, esempi di interventi mirati a garantire il diritto alla salute a tutti, che in futuro non potrà che concretizzarsi con il potenziamento e la valorizzazione dei Distretti Socio Sanitari, dei Poliambulatori e dei Consultori. Un progetto che, personalmente, mi ha visto al lavoro, prima come Presidente delle Commissione Sviluppo Economico e, dal 6 luglio scorso, quale Assessore alle Risorse agroa-

limentari. Un compito, quest’ultimo, che ho svolto con l’attenzione e la serietà che merita il principale settore del nostro sistema economico. Molto c’è ancora da fare per superare la crisi economica che ha travolto il mondo intero, nella consapevolezza però che quanto fatto in questi mesi ha ridato dignità e protagonismo ad un settore che rappresenta l’identità stessa della nostra terra, la nostra tradizione, economica e culturale, le nostre stesse radici. Per chi come me, è sempre stato un moderato, il voto del 28 e 29 marzo diviene un atto di coerenza verso quei valori della cultura moderata e cattolica che trovano sintesi in un progetto di governo regionale che sa fare perno sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sull’accoglienza e sullo sviluppo. Dario Stefàno

tiva, inoltre, darà impulso all’industria delle costruzioni); la conciliazione fra tempi di vita e di lavoro, con particolare attenzione alle donne e madri, è un altro spicchio del poliedro-famiglia, a cui è connessa la tutela effettiva della libertà d’educazione dei figli, tramite l’adozione di sistemi come il buono scuola; la cultura della tutela della vita umana dal concepimento al termine naturale, la prevenzione delle interruzioni volontarie di gravidanza: ecco altri due argomenti che si collegano ad un’effettiva riforma sanitaria, in un’ottica di prevenzione e non soltanto di cura, iniziando dal rilancio dei consultori familiari a sostegno del welfare. Come accennato, tutte queste Politiche dovranno prevedere, in particolare, la tutela delle famiglie numerose e di quelle in particolari difficoltà come, specialmente nella regione Puglia, le famiglie vittime dell’usura, nonché favorire le giovani coppie che intendano sposarsi, facilitando, ad esempio, l’accesso alla casa. La famiglia deve svolgere il suo ruolo di sussidiarietà che finora, da entrambe le ultime Giunte regionali, è stato quasi sempre mortificato.

è questo il cardine sul quale ruota il mio modo di intendere la politica, da oltre 40 anni. Questo impegno lo ascrivo alla grande tematica della Questione Morale, poiché se la politica non soccorre le famiglie, che sono le cellule di cui è composto il tessuto sociale, commette un delitto contro la morale. Civile e cristiana. Noi riproponiamo la Programmazione quale metodo di governo, non solo, evidentemente, sul tema-famiglia, ed indichiamo il Mezzogiorno d’Italia quale priorità per lo sviluppo del Paese, rivendicando, al contempo, l’orgoglio di essere meridionali, coesi nei valori della famiglia, della tradizione, della cristianità. La Questione Morale, dunque, va ben oltre la cultura della legalità, che si limita al doveroso rispetto delle regole fino alla denuncia delle posizioni contrarie al vivere civile, per interessare la sfera personale dei cittadini, con i loro diritti uguali per tutti, con la loro presa di coscienza del ruolo di protagonisti della collettività. Anche nel momento della scelta. Concludendo, mi piace richiamare, pur con il dovuto senso delle proporzioni, il monito del presidente John F. Kennedy: “Non chiediamoci che cosa il Paese può fare per noi, ma cosa noi possiamo fare per il Paese”. Adriana Poli Bortone

In affanno le categorie produttive. Con Palese per tornare a correre Premesso che la mia principale occupazione è da sempre quella di difendere gli interessi della categoria artigiana e per questo ho fatto parte della Commissione regionale Attività produttive della quale sono stato vice presidente e che ho sempre cercato di evitare le inutili polemiche che, spesso, sono sterili, perché non fanno risolvere i problemi ma danno soltanto un momento di visibilità ai rappresentati politici che praticano questo sistema della polemica pretestuosa e del no preventivo, devo constatare che le cose in Puglia, in questi cinque anni di Giunta Vendola, non sono cambiate in meglio ma in peggio. Le categorie produttive sono in affanno, certamente per la crisi che a livello mondiale ha colpito il comparto, ma anche perché non hanno trovato delle giuste politiche, a livello locale,

di risposta alla terribile crisi del sistema che ci ha colpito. Prendiamo l’Artigiancassa: come mai non è stata rifinanziata per un lunghissimo periodo? L’assessore al ramo, Loredana Capone, è andata in giro in lungo e in largo per pubblicizzare il pacchetto di misure anti-crisi che altro non è se non la riedizione, in salsa caponiana, di quei bandi voluti dall’ex assessore Frisullo più di un anno e mezzo fa e che non hanno sortito nessun effetto, dal momento che la situazione delle piccole e medie imprese, nel frattempo, è andata peggiorando. La Capone mi dovrebbe spiegare perché, per due anni, non è stato dato il contributo a fondo perduto del 10% agli artigiani, nonostante le nostre reiterate proteste, e, a pochi mesi dalle elezioni regionali, è stato promesso un contributo addirittura del 20%? Una ma-

INTERNET

Microsoft nel mirino. La prima class action italiana Lo strumento della class action è attivo in Italia da poche settimane ed in attesa che i tribunali nostrani si adeguino alla nuova norma, devono ancora essere istituite le sezioni specifiche presso i tribunali con il compito di valutare se la class action è ammissibile, sembra sempre più chiaro che a finire sotto la tagliola dell’azione legale collettiva sarà Microsoft. Già da alcuni mesi, infatti, l’Aduc, l’Associazione per i diritti di utenti e consumatori, ha avviato l’iter per attivare una class action contro la multinazionale di Bill Gates; nel mirino, manco a dirlo, il sistema operativo Windows e la sua vendita, pre-installato, con la quasi totalità dei personal computer venduti nel mercato italiano. Quella dell’Aduc non è un’azione inedita: sono diverse le cause individuali già avviate proprio su questa materia e la stessa Aduc è già riuscita, qualche anno fa, a spuntarla davanti al giudice. L’azione legale fu promossa dall’Associazione nel 2005 presso il giudice di pace di Firenze, contro la Hewlett Packard, la quale aveva rifiutato il diritto al rimborso per un pc notebook con preinstallato Windows XP. Dopo un iter lungo due anni il giudice ha dato ragione all’Aduc, sta-

bilendo che il rimborso era dovuto. Dopo la sentenza dell’ottobre 2007, “alcune case - spiega Vincenzo Donvito, presidente dell’associazione - acconsentono al rimborso, ma con una procedura complessa (il pc viene inviato alla casa madre per la disinstallazione del software) e con cifre ridicole, al massimo 40-50 euro per un sistema che sul mercato ne costa 150-200". La Aduc, quindi, punta a raggiungere il maggior numero di adesioni possibile così da raggiungere la massa critica necessaria per ottenere un rimborso più significativo e

un cambio nella politica commerciale dei produttori di hardware. Per chi fosse interessato a partecipare alla class action c’è da considerare che l’azione legale collettiva può essere avviata, per legge, esclusivamente da acquirenti privati (ovvero che non abbiano fatto l’acquisto tramite partita Iva) e, nel caso di specie, che abbiano acquistato un computer con sistemi operativi preinstallati e che non abbiano accettato la licenza d’uso del software né l’abbiano mai utilizzato. Antonio Rita

24 aprile 2010

I Giornalisti incontrano il Papa Proseguono le iscrizioni per partecipare all’incontro di Benedetto XVI con gli operatori della comunicazione sociale e della cultura, promosso dalla Cei in Vaticano. I Giornalisti leccesi e gli operatori della comunicazioni sociali delle Parrocchie dell’Arcidiocesi potranno partecipare, a condizioni molto favorevoli, con un pullman che partirà da Lecce. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi all’Ufficio Diocesano delle comunicazioni sociali Piazza Duomo 12, Lecce. Tel 320-4191025.

novra, questa, che potrebbe puzzare di becera demagogia e di mero opportunismo elettorale. La nostra è la regione delle grandi contraddizioni e dei nodi irrisolti, dalla politica economica a quella ambientale, dalla gestione della sanità a quella dei trasporti pubblici. Tante risorse pubbliche, in questi anni di governo Vendola, sono state sprecate e tante continuano ad essere ancora sprecate. Pensiamo a come sono stati gestiti i Fondi strutturali 20002006, per i quali la Commissione europea ha concesso alla nostra regione una proroga di sei mesi per la rendicontazione, e pensiamo ai nuovi Fondi Por 2007-2013, che pure sono partiti in estremo ritardo. La Regione, inoltre, avrebbe dovuto migliorare anche i servizi a supporto delle aziende stesse. Pensiamo all’Acquedotto pugliese, un gioiello che tutta Europa c’invidia, e che non si riesce a far funzionare bene, fra sprechi continui, assenza di programmazione da parte dei suoi vertici ed ingiustificati aumenti nelle bollette degli utenti. Prendiamo la Sanità. È stato il cavallo di battaglia della campagna elettorale di Vendola nel 2005 e si è rivelato il più grande fallimento di questa maggioranza, come il ciclone delle inchieste giudiziarie conferma. La Sanità affoga nei debiti, con un disavanzo di ben 528 milioni di euro che porterà il sistema sanitario sicuramente ad essere commissariato La spesa è stata sempre fuori controllo e la conseguenza è che le tasse per i cittadini pugliesi sono sempre aumentate. La disoccupazione è aumentata in questi anni con tanti e tanti giovani costretti ad emigrare al Nord in cerca di migliori fortune. La formazione professionale è stata del tutto trascurata e solo ora con il decentramento delle competenze alle provincie si inizia forse a veder muoversi qualcosa. La nostra proposta è quella di fare uscire la politica dai palazzi del potere e dalle logiche di partito e dei veti incrociati e riportarla finalmente tra la gente e al servizio della gente. Per questo bisogna votare il centro destra e sostenere con forza la candidatura di Rocco Palese alle consultazioni regionali del 28 e 29 marzo prossimi. Mario Vadrucci


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Lecce, 20 marzo 2010

primopiano

IL RITORNO DEL CROCIFISSO ACCOLTO IL RICORSO DEL GOVERNO LA VICENDA

Una questione aperta dal 2002 Nel 2002 Soile Lautsi, una cittadina di origine finlandese, chiede alla Corte di deliberare in merito alla sua richiesta, rimasta inascoltata, presentata all’Istituto scolastico statale “Vittorino da Feltre” di Albano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli: vuole che sia tolto dalle pareti delle aule il crocifisso, affinché i suoi figli non ne siano influenzati. Risale al 2004 il primo verdetto della Corte Costituzionale italiana, che rigetta il ricorso presentato dal Tribunale amministrativo regionale del Veneto. Respinto ancora una volta nel 2005 - con la motivazione che il crocefisso rappresenta “il simbolo della storia e della cultura italiana, e di conseguenza l’identità del Paese” - il fascicolo arriva al Consiglio di Stato, che nel 2006 conferma la sentenza. Solo nel 2009, e precisamente il 3 novembre, la

questione torna a galla, ma questa volta nella Corte Europea, che ritiene giuste le richieste della signora Lautsi, sostenendole con una sentenza che stabilisce la rimozione dei crocifissi dalle scuole e indica la somma con cui risarcire i “danni morali” subiti dalla donna. La motivazione addotta dalla Corte di Strasburgo è che il crocefisso costituisce una “violazione dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni”, nonché una violazione “alla libertà di religione degli alunni”. Il 29 gennaio il Governo italiano presenta un ricorso per tale sentenza, il quale viene accolto il 2 marzo; ma la procedura è ancora lunga e non c’è nulla di certo, perché il ricorso deve essere sottoposto ad una plenaria dell’istituzione di Strasburgo. È ancora tutto da vedere, e non ci resta che attendere ulteriori sviluppi.

L’accoglimento del ricorso da parte della Corte Europea è un passo importante e fondamentale verso il riconoscimento di un simbolo che appartiene alla storia del popolo italiano

Segno di pace e di tolleranza tra tutti i popoli della terra Indagando sullo stato d’animo generale e sulle opinioni connesse a questa polemica riesplosa lo scorso novembre, il filo rosso che tiene uniti molti animi è la convinzione che il crocifisso sia, indipendentemente dall’ambito cristiano, un simbolo di unità e di condivisione da promuovere, e non una barriera che separa culture diverse. C’è però anche chi ritiene che si tratti di una polemica inutile, perché resta in superficie, e non si approfondisce nella questione centrale, che è quella della crescita spirituale dei cristiani, la quale deve proseguire con o senza simboli esterni. Mario Signore, professore Ordinario di filosofia morale dell’Università di Lecce, afferma che “La sentenza della Corte Europa esprime una valutazione giuridica che risulta riduttiva rispetto alla complessità dell’evento ‘valutato’. Le dimensioni di fede non possono essere ricondotte al semplice piano giuridico, però laddove la questione aperta diventa una questione giuridica, è evidente che la risposta non possa essere altro che giuridica: intendo dire che il pronunciamento è un atto dovuto, a fronte di una contestazione e denuncia di laici, i quali hanno inteso sottoporre al vaglio giuridico un’esperienza religiosa. Per questo motivo non dovrebbero essere demonizzati né i giudici della corte di Strasburgo, né coloro che hanno fatto ricorso, in quanto quest’ultimo è un altro atto giuridico e come tale giustificabile. È diverso il discorso se partiamo non dalla sentenza, che di per sé non determina radicali cambiamenti culturali né di fede, ma dal significato fondamentale del simbolo religioso. Va detto, innanzitutto, che ogni simbolo esprime la cultura che ha contribuito a originare e nella quale è incardinato. L’aspetto problematico della “questione” del Crocifisso sta nel fatto che, se questo è solo l’espressione di una cultura, dato che le realtà culturali di un Paese non sono immutabili, ma mutano nel tempo, sulla base di diversi fattori, ad esempio, dell’ibridazione con le altre culture, come sta succedendo anche a noi con l’immigrazione, che favorisce un rimescolamento nel canestro multietnico italiano ed europeo, anche il Crocifisso, come manifesto culturale, subisce il destino del cambiamento di senso. Dobbiamo accettare questa convivenza con serenità, mantenendo i nostri principi di fondo. La nostra fede cristiana, però, non è un mero fatto culturale, bensì una disposizione aperta alla Trascendenza oltre che alla storia, e per questo è immutabile e metastorica, sopravvivendo ai cambiamenti delle culture, e questo anche senza il riferimento a simboli, visto che la fede non si lascia determinare dalla situazione storica, ma è ancorata nel profondo, nella nostra interiorità. In questo senso il simbolo da solo ha un valore relativo, perché la fede ha “un cuore di carne”, come dice S. Paolo, in altro contesto. L’ostentazione del Crocifisso nei locali pubblici non determina la nostra fede e la solidità dei suoi principi, ma può solo influenzare il contesto culturale. Quindi il Cristo crocifisso, col suo signifi-

cato kenotico, dovrebbe essere radicato nelle nostre coscienze più che apparire distrattamente sulle pareti dei locali pubblici. Lasciamo che gli altri facciano le loro battaglie giuridiche: a noi credenti - conclude Signore - spetta il compito, certo più gravoso, di educare le persone alla fede, in una società che sta perdendo il senso del reale significato di quella Crocefissione, che per altro prelude alla Resurrezione. Per Giuseppe Capoccia, magistrato, la polemica che è sorta da novembre è certamente uno dei sintomi più gravi che abbiamo avuto finora, una manifestazione dell’attacco alla Chiesa da parte di un movimento, il quale è passato da una precedente indifferenza alla decisione di sferzare un colpo diretto al simbolo essenziale del Cristianesimo, cioè la croce. “È tristissimo verificare in quale vuoto di cultura, prima che di valori, si muova quella decisione della corte, - affermaperché ha trattato il Cristianesimo come una setta religiosa che nasce e muore nel giro di pochi mesi, come se fosse una delle tante sette che si diffondono temporaneamente in America. È triste anche che si voglia imporre una sorta di par condicio tra la religione cristiana e una qualunque fede che possa nascere ad opera di un gruppo di persone che si sono messe d’accordo. Fa rabbrividire soprattutto l’idea che tutti debbano essere trattati allo stesso modo, come se i simboli religiosi fossero una sorte di pubblicità ingannevole da cui tenere a riparo i poveri cittadini: la decisione presa a novembre dalla Corte Europea dice sostanzialmente questo, e cioè che il crocifisso è l’emblema di una fede che attraverso questo simbolo si fa propaganda, e la sentenza emessa serve per evitare appunto questa “campagna pubblicitaria”. Mi sarei aspettato più indignazione popolare, ma comunque è positivo che la Gran Camera riveda il giudizio, anche se il precedente rimane gravissimo, perché ormai è stata aperta una breccia contro il Cristianesimo, e gli attacchi alla Chiesa e alla sua fede prima o poi torneranno, dal momento che ciò che prima era ritenuto intoccabile ora è stato toccato e oltraggiato”. “L’accoglimento del ricorso del nostro Governo da parte della corte Europea, e quindi la possibilità di una riammissione del Crocifisso nei luoghi pubblici, è certamente un pronunciamento significativo ai fini della democrazia” aggiunge don Luigi Manca, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Lecce. “Ciò che più conta, a mio parere, è l’aver recepito attraverso tale pronunciamento una cultura della pace e dell’amore altruista di cui il Crocifisso è senz’altro il simbolo più alto e universale”. Egli rivolge poi un invito a noi cristiani che, in quanto tali, “dobbiamo essere consapevoli che l’alto valore che il Crocifisso esprime di per sé va continuamente manifestato attraverso una vita vissuta nella misericordia e nell’amore verso amici e nemici, perché è proprio quel Crocefisso a ricordarci che anche la parola “nemico”, mediante il sacrificio di Cristo, si svuota del

M. SIGNORE A noi credenti spetta il compito più gravoso, di educare le persone alla fede, in una società che sta perdendo il senso del reale significato di quella Crocefissione, che per altro prelude alla Resurrezione

L. MANCA Ciò che più conta è l’aver recepito una cultura della pace e dell’amore altruista di cui il Crocifisso è senz’altro il simbolo più alto e universale

suo significato. In altri termini- conclude- la testimonianza cristiana, nel nostro mondo pluralista e globalizzato, deve essere continuamente trasformata in cultura della tolleranza e dell’accettazione delle diversità”. L’ammissione del ricorso dell’Italia alla sentenza del 3 novembre è, per Reno Sacquegna, già Preside del Liceo Classico “Giovanni Paolo II”, “una notizia giunta nel ‘momento propizio’ della Quaresima ed accolta con soddisfazione non solo da noi cattolici, ma anche da molti non credenti capaci di interpretare laicamente il messaggio del Crocifisso nel suo profondo significato umano, storico, culturale ed educativo. L’ampio dibattito seguito alla sentenza di ‘bocciatura’ ha costituito un’occasione per riconoscere ed approfondire il valore della croce come simbolo dei valori di solidarietà, di rifiuto di ogni discriminazione, di rispetto della persona, impliciti nella crocifissione intesa come atto d’amore e di condivisione della sofferenza umana, aperta ad un orizzonte di salvezza”. Il prof. Sacquegna precisa quindi che “La Corte europea, nell’ammettere il ricorso dell’Italia, dimostra di voler recuperare almeno le ragioni della storia e della cultura italiana ed europea, cariche della positività propria della tradizione cristiana, che continua ad offrire agli uomini una speranza ricca di un futuro vissuto come promessa e non come minaccia”. Per la Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecce, Marcella Rucco, la sentenza del 3 novembre è stata “un passaggio piuttosto delicato, che ha avuto un grosso rimbalzo sul-

R. SACQUEGNA La Corte europea, dimostra di voler recuperare almeno le ragioni della cultura italiana ed europea

M. RUCCO Anche un non credente, scevro da pregiudizi, può cogliere nel Crocifisso il senso dell’amore e della condivisione con gli altri popoli

l’opinione pubblica”, ma aggiunge che “era giusto che fosse così, perché il Crocifisso appartiene alla nostra tradizione e cultura, e per questo era scontato che in Italia dovesse produrre un dibattito forte e dei risultati abbastanza laceranti. Non mi meraviglio del fatto che ci sia stata tanta polemica, in quanto questa conseguiva ad una decisione che non corrispondeva alla nostra cultura”. A suo parere l’accoglimento del ricorso corrisponde alle aspettative di buona parte delle famiglie italiane, non tanto perché la nostra cultura sia cristiana, ma perché oramai il Crocifisso ha assunto, anche per i non credenti, dei significati simbolici molto più forti. “Di per sé il Crocifisso rappresenta i valori di amore, di tolleranza e fratellanza, e perciò va al di là dell’ambito religioso. Non a caso è anche un soggetto artistico e un simbolo culturale molto forte che ci appartiene da secoli. Credo che nella percezione dell’opinione pubblica gli ultimi svolgimenti della questione e l’accettazione del ricorso possano essere ben accolti da tutti coloro che credono in valori di fratellanza universalmente condivisi. L’accoglimento del ricorso italiano può essere unanimemente riconosciuto come un atto di civiltà, a meno che non parliamo di frange estremiste che non si identificano in questa decisione. Anche un non credente, scevro da pregiudizi, può cogliere nel Crocifisso il senso dell’amore e della condivisione con gli altri popoli, piuttosto che vederlo come elemento di divisione e di tensione tra le genti”. Grazia Pia Licheri


L’Ora del Salento 4

Lecce, 20 marzo 2010

ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

di don Angelo Sceppacerca

Va e d’ora in poi non peccare più

Gesù non si scompone dinanzi all’adultera. Invece si mostra duro verso quelli che erano scandalizzati a causa del suo perdono. In questi due atteggiamenti è il cuore del Vangelo di una domenica che fa da vigilia alla Settimana Santa di passione e resurrezione. Due cose mostra Gesù: il perdono e il cambiamento di vita, chiesti a tutti, ma soprattutto a quelli che si ritengono giusti e migliori degli altri, i più difficili a convincersi di essere in errore. Verso la donna portata in piazza come spettacolo (ma dove sono gli uomini che erano con lei?) Gesù ha un supplemento di amicizia e di misericordia. La invita a non volgersi al passato per rinnegarlo e maledirlo, ma di aprirsi al futuro e di guardare avanti per una nuova possibilità di vita. Siamo nel mezzo della lotta tra la luce e le tenebre del male; la luce è portata da Gesù, l’accecamento invece è frutto del male dell’uomo ed è paragonato al buio della notte. La luce smaschera l’ipocrisia e rivela il volto del Padre ricco di compassione e grazia di perdono. Il tutto in due frasi potenti e fulminanti: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei” e “Va’, e d’ora in poi non peccare più”. L’evangelista prediletto lo dirà anche nella sua prima lettera: “Chi dice: ‘Non ho peccato!’ è bugiardo” e “Chi ha conosciuto Dio non pecca”. Tra le due, nessun dubbio: è più forte la seconda. Riconoscere la sciagura permanente nella vita dell’uomo è sotto gli occhi di tutti ed è l’esito di un percorso facile all’interno della propria coscienza. Sentirsi dire, dall’unico e vero Innocente, “Neanch’io ti condanno”, è assolutamente mai visto ed udito. Gesù non condanna, ma fa cominciare una vita nuova. Inutile chiedersi cosa significa il gesto di Gesù che scrive per terra. Conta il suo silenzio davanti alla requisitoria di scribi e farisei e, più ancora, le sue parole. Eppure ci piace pensare che, a somiglianza di quello di Dio dinanzi a Mosè sul Sinai, il dito di Gesù incideva le tavole della nuova legge nel cuore dell’uomo. Nel suo movimento di abbassarsi e rialzarsi Giovanni anticipa il gesto (morte e risurrezione) con cui Gesù sta per riconciliare l’umanità con Dio. Di fronte all’adulterio del popolo Gesù annuncia il perdono definitivo. Nei segni tracciati nella polvere dobbiamo leggere l’invito a guardare in avanti e a tirar fuori la speranza dal futuro, riaperto grazie al perdono ricevuto. Il perdono non è dimenticanza o cancellazione del passato, è però la possibilità di una vita diversa. Agostino lo dice molto meglio: “Dio non perdona i peccati, Dio perdona i peccatori. Se Dio perdonasse i peccati Gesù avrebbe detto a quella donna: va’ e fa’ come ti pare, fa’ quello che ti pare, e invece gli dice va’ e non peccare più. Quindi non perdona i peccati, perdona i peccatori, cioè ci dà la possibilità di iniziare qualcosa di nuovo”.

RISCOPRIRE LA RICONCILIAZIONE a cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano

L’animazione musicale della penitenza 1. La struttura del rito comunitario ricalca quella consueta delle liturgie sacramentali che non s’inseriscono nella celebrazione eucaristica: a) accoglienza, b) liturgia della Parola, c) liturgia del sacramento, d) conclusione. In ciascuna parte sono previsti uno o più interventi in canto, per i quali può valere quanto segue. Il canto da eseguire “quando i fedeli sono riuniti”, deve essere non solo adatto, ma anche opportuno. Il canto comune all’inizio di una celebrazione cristiana è, infatti, di norma la maniera più ovvia, più semplice e insieme più idonea a rinsaldare l’unità del gruppo, a orientare le attese e le disposizioni verso ciò che verrà appresso. È quindi sempre “opportuno”. Quanto all’altra nota “adatto”, converrà ricordare di tener conto del tempo liturgico entro cui la celebrazione penitenziale si situa e della circostanza relativa alla vita della comunità. Dal punto di vista della forma musicale, tutte le forme “introitali” possono fare al caso, dall’alternanza antifona/salmo alla forma-canzone a strofa e ritornello in assemblee numerose e ministerialmente articolate. La convenienza di ciascuna forma, naturalmente, si misurerà anche sulla base delle forze disponibili e dei ministeri “musicali” presenti. Suggerimenti per la scelta dei canti 2. La risposta alla parola di Dio può avvenire tramite un salmo. Il Lezionario del Rito della Penitenza prevede già un consistente assortimento di quindici salmi responsoriali. Il modello responsoriale a cui siamo abituati dalla Liturgia della Parola della Messa non è l’unico possibile. Potrebbero fare allo scopo, a seconda dell’assemblea e della conformazione complessiva della celebrazione, sia un’esecuzione del salmo priva di ritornello, sia un’esecuzione a cori alternai con o senza ritornello, come si usa anche nella liturgia delle Ore. Il ricorso a un salmo non esclude il silenzio. Più liberamente che nella Messa, anzi, un congruo spazio di meditazione silenziosa potrebbe precedere e/o seguire l’intonazione salmica, che verrebbe in tal modo ad essere immersa nel proprio ambiente vitale. Inopportuno sarebbe in questo momento rituale un intervento di ascolto affidato al solo coro, poiché non si risponde per procura alle parole che ci

vengono rivolte. La verità dell’azione liturgica esige che tutta l’assemblea prenda parte al canto almeno con un breve inciso; nulla vieta, però, che il coro amplifichi o prolunghi quel salmo nel quale tutti hanno già fatto convergere la propria voce. 3. L’acclamazione al Vangelo. In questo caso non è obbligatorio che ricalchi l’equivalente canto-rito della celebrazione eucaristica; può effondersi con maggiore ampiezza, utilizzando anche altri spunti acclamatori, o divenire tutt’uno con la precedente risposta salmica nella forma antichissima di salmo allelluiatico. 4. La confessione generale dei peccati. Inizia il rito della riconciliazione, secondo le indicazioni di RP 54, si snoda attraverso una preghiera rivolta al Padre o al Figlio - concretamente in una formula analoga all’atto penitenziale della messa, seguita da una preghiera litanica o da un canto adatto, cui si esprima la confessione dei peccati, la contrizione del cuore, l’implorazione di perdono e la fiducia nella misericordia di Dio - e si conclude con la recita comune della preghiera del Signore, che non deve mai mancare. 5. Durante la confessione individuale. È bene che durante la confessione individuale dei peccati si accompagni il penitente con il canto dell’assemblea alternato a momenti di raccoglimento. 6. Per il ringraziamento comunitario. Infine il Rituale elenca al n. 56 una nutrita serie di salmi e cantici, specificando come sempre che, oltre ad essi, possono fare allo scopo un inno o una preghiera litanica. Giunti a questo punto della liturgia il canto deve sgorgare copioso e spiegato, in modo da manifestare la gioia del perdono e della comunione ritrovata. 7. Le altre celebrazioni penitenziali. “Nel predisporre le celebrazioni penitenziali, specialmente se organizzate per gruppi o circostanze particolari, si tenga conto delle condizioni di vita, del modo di esprimersi e delle possibilità ricettive dell’assemblea che vi partecipa. Spetta quindi alle commissioni liturgiche e alle singole comunità cristiane curarne la debita preparazione, in modo che ogni gruppo e per le diverse circostanze sia prevista la scelta dei testi più adatti e fissato lo svolgimento più opportuno della celebrazione.

L’AGENDA DELL’ARCIVESCOVO

21 marzo 2010 Ore 10.30 - Conferisce le cresime nella parrocchia S. Lucia a Surbo Ore 18.00 - Conferisce le cresime nella parrocchia di Strudà. 22 marzo 2010 Ore 8.30 - celebra il precetto pasquale con la Guardia di Finanza di Lecce nella chiesa di S. Francesco di Paola. 23 marzo 2010 Ore 12.00 - Celebra il precetto pasquale con il Comune di Lecce ai Teatini. Ore 19.00 - Presiede la Liturgia penitenziale per la Vicaria di Lecce, in Cattedrale.

24 marzo 2010 Pomeriggio - Visita la Parrocchia visita la parrocchia matrice di Surbo. 25 marzo 2010 Ore 11.00 - Celebra il precetto pasquale con i Carabinieri nella Chiesa di Fulgenzio. 26 marzo 2010 Mattina - Partecipa alla Giornata di Formazione del Clero, in Seminario. Ore 16.00 - Incontra i cresimandi di Borgagne Ore 18.00 - Celebra la S. Messa in onore dell’Addolorata, nella Chiesa di S. Angelo. 20 marzo 2010 Ore 18 - Celebra la S. Messa nella chiesa di S. Lazzaro.

SALENTO FRANCESCANO di frà Paolo Quaranta

Con il coraggio della verità Diverso è parlare di ripiegamento su se stessi per puntare l’attenzione solo su se stessi, diverso è parlare di ritorno nel proprio io alla ricerca di un Altro e che per giunta sia per me un “Altro significante”. La seconda è sicuramente la strada percorsa da Francesco nel silenzio e nel deserto della sua vita, orientato com’era alla ricerca della sua verità. Oggi un’altra frase inflazionata, soprattutto sulla bocca dei giovani è: “io sono una persona vera!”. Ma “cos’è la verità?” è l’interrogativo che scaturirà dalle labbra di Cristo dinanzi alla provocazione di Pilato e che ascolteremo nel Vangelo tra qualche domenica. Francesco d’Assisi, giovane in ricerca, è assetato di verità, e questa verità pur di essere perseguita necessita di un atto di coraggio: decentrarsi da se stesso per porre al centro della propria esistenza il Cristo Signore della vita. Il rischio è alto: la sua libertà ora dovrà essere completamente immersa nell’accoglienza di una volontà più grande di lui, affascinante e misteriosa ma che sola può riempire di assoluto la sete di assoluto. Dall’incontro con Cristo e dall’espressione della Sua volontà il santo di Assisi assume la passione per la vita e, soprattutto, dello spendersi per la causa del Regno. La conoscenza di sé stesso, del suo futuro, dipenderà e sarà sempre veicolata da questo incontro fondante perché l’identità dell’uomo è nascosta in Dio. Sarà solo nell’immersione più totale nella ricerca del volto di Dio che Francesco motiverà la sua sto-

ria, darà un volto alle sue scelte. Quella di Francesco fu una rilettura della sua vita, un fare memoria dell’accaduto, un riprendere in mano in maniera responsabile la sua esistenza cercando di dargli una nuova dritta. Un lavoro paziente, capillare, di ricostruzione dei propri equilibri interni, di reidentificazione del proprio mondo interiore. Continua per noi il “momento favorevole” della Quaresima. Ma siamo quasi alla fine! Che non sia il caso di cominciare a fare un bilancio e vedere se questi quaranta giorni siano stati solo un susseguirsi di pratiche religiose e riti o se invece, veramente, quest’anno ne abbiamo approfittato per dirci la nostra verità? Certo una canzone diceva: “La verità mi fa male, lo so!”. E continuava: “Nessuno mi può giudicare…”. Già, forse la ricerca della nostra verità viene interrotta quando abbiamo timore di esprimere giudizi anche su di noi stessi che ci possano far male. Il ritrovarsi nudi ha sempre impaurito e spinto a nascondersi, fin dalla Creazione! È in questo silenzio che però sentiamo riecheggiare le parole del Maestro: “Dove sono? Nessuno ti ha condannato… neanche io ti condanno!”, il Vangelo di domenica prossima. Allora coraggio! Non possiamo continuare a vivere nella mediocrità dei compromessi. Che questa Quaresima, orientata allo sfolgorio della Pasqua, sia per noi passaggio verso la nostra Verità. E che Francesco ci prenda per mano in quest’esodo!

AZIONE CATTOLICA DIOCESANA

Due giorni dedicati alla fragilETÀ FragilETA’ non è solo il titolo che il Settore giovani di AC dell’Arcidiocesi di Lecce ha dato al suo week end formativo, che si è svolto a Novoli il 13 e il 14 marzo presso “le Sorgenti”(Comunità Emmanuel); è anche il motto di una cultura e di una realtà, quella giovanile, che agli occhi degli adulti risulta incapace di gestire le emozioni e di stabilizzare i sentimenti. Dal primo pomeriggio di sabato fino alla domenica, è stato un susseguirsi di testimoni del calibro di don Raffaele Bruno, padre Mario Marafioti e tanti altri esperti provenienti dalle realtà specializzate nel settore i quali con le loro esperienze hanno trattato l’argomento toccando diversi punti cardine del nostro essere associazione: fragilità, comunione, testimonianza, amore. Dando così un servizio alle nostre realtà parrocchiali e ai nostri gruppi giovanili con la sola finalità del servizio alla persona, soprattutto quella più debole e più fragile. Riprendendo la testimonianza di Angela Del Mastro, incaricata regionale dei giovani di Ac e di don Rocco Coppo-

lella, assistente regionale, ospiti al week end, “il potenziale che abbiamo nelle mani noi educatori è grande, chi vuole prendersi cura dell’educazione ha bisogno di sapere che l’altro ha bisogno di cura”. è proprio la cura che dobbiamo avere verso il prossimo ed è di quel “Maneggiare con cura” che ha bisogno l’uomo! “Nessun educatore può pretendere di risolvere un “caso” di fragilità da solo” ed è questo che Maria Grazia Felline, di “Salento Solidarietàondazione Semeraro” ribadisce nel suo dialogo con i giovani lì presenti: “passando da una considerazione di una fragilità ovvia si arriva a condizioni particolari che l’educatore che non lavora in gruppo potrebbe affrontare sbagliando”. Quindi ancora condivisone, accoglienza e speranza per toccare con mano che la nostra fragilità all’interno di un gruppo può diventare una risorsa, come dice Giovanni Rizzo, educatore della Comunità Emmanuel. Qui entra in gioco la comunicazione nel gruppo, la difficile decodificazione del messaggio, strumento importante contro l’iso-

lamento del ragazzo che molto spesso però parla attraverso un linguaggio diverso rispetto all’educatore. La chiusura del giovane, la sua scontrosità nel relazionarsi trova origine dalla responsabilità che l’adulto ha nei confronti del giovane: “più che colpa, per gli adulti si parla di responsabilità” ha detto Marzia Greco, testimone della vita associativa in AC ed in una società come questa “il giovane non si sente autoefficace, si sente inutile, e l’educatore ha il ruolo di rivalutare il giovane facendolo sentire parte del mondo” ha illustrato Laura Dell’Anna volontaria del consultorio diocesano “La Famiglia”. Poi le esperienze di Titti Marzo, coordinatrice del progetto doposcuola, di Maria Teresa Calvelli, della Cominità Speranza, con cui l’AC collabora in Carcere, di Silvia Pati, responsabile di una casa-famiglia della Comunità Giovanni XIII. Ad aprire il weekend la graditissima presenza di mons. Fernando Filograna, Vicario generale, che ha portato anche i saluti e gli auspici dell’Arcivescovo. Emanuela Tommasi


L’Ora del Salento 5

Lecce, 20 marzo 2010

catholica

TESTIMONI DIGITALI/Viva l’attenzione della Chiesa italiana per gli operatori della comunicazione sociale

Dare a Dio “il diritto di cittadinanza nel cyberspazio” Una memorabile esperienza sul futuro della comunicazione sociale attende i giornalisti nel prossimo aprile, otto anni dopo il noto convegno di “Parabole mediatiche”. L’appuntamento, attesa occasione di ritrovo e di studio per quanti si interessano di mass media, registrerà il momento più elevato con l’udienza riservata ai partecipanti da Benedetto XVI in Vaticano. I giornalisti si sono creati uno spazio specifico all’interno della società civile come colto gruppo sociale, a volte come casta, riuscendo ad interagire apertamente, da protagonisti, con produttori e consumatori, cioè con editori e lettori, e a dare un significativo apporto alla formazione dell’opinione pubblica. Rimane fondamentale, pur nelle normali mutazioni delle modalità di accesso alla professione, il loro apporto sociale ed etico, essendo considerati difensori della verità e della democrazia, saldamente garantite dalla libertà di stampa salvaguardata dall’articolo 21 della Carta costituzionale. Una professionalità, che, arricchita da attitudini, preparazione, spirito di sacrificio, perizia, qualificazione, deve confrontarsi in modo sempre più coinvolgente con le innovative tecnologie e quindi con i moderni modi di comunicazione e con le nuove prassi di relazioni interpersonali. All’interno di una cultura massmediale in cui si rischia di ritrovarsi come semplici fruitori e comunque di non offrire alla società contemporanea l’importante apporto della novità cristiana. Il “continente digitale” - sottolinea Benedetto XVI - costituisce un enor-

me potenziale di connessione, di comunicazione e di comprensione tra individui e comunità, nonché un’opportunità di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali. Internet è ormai il propulsore di nuove comunità in cui gli internauti non solo accedono a notizie e dati, ma interagiscono partecipando attivamente e condividendo la loro esperienza personale. Nel Convegno, promosso dalla Commissione cultura e comunicazioni sociali della Cei, ci sarà pertanto la

possibilità di riflettere non solo sugli ambiti multimediali delle informazioni, immagini, realizzazioni audio-video possibili tramite Internet, ma anche su vantaggi e inconvenienti, educativi e religiosi, dovuti alla diffusione dei social network. Il passaggio dai vecchi ai nuovi media presenta problematiche che riguardano il diritto all’informazione, la libertà di espressione, l’oggettivo rispetto del pluralismo, della privacy e della diritti di ogni persona. Le tematiche etiche, giuridiche e

do il pensiero del Pontefice, un “cortile dei gentili”, come quello del tempio di Gerusalemme, in “uno spazio del web anche per coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto”. Il panorama dell’informazione si estende così da coloro che affrontano le tematiche semplicemente professionali ai cybernauti che si pongono in stato di ascolto e di fraterno dialogo interpersonale sino a quanti si applicano all’apostolato nelle “parrocchie digitali”. Adolfo Putignano

LECTIO PATRUM LUPIENSIS - GREGORIO DI NISSA Di quest’opera del Padre-filosofo ha parlato nel III incontro sulla Gigi Manca, ideatore ed organizzatore, assieme al chiar.mo prof. Valerio Ugenti, del fortunato progetto, che tanto consenso continua ad avere e non solo tra gli addetti ai lavori. Due studiosi, Valerio e don Gigi, di finissima sensibilità, rigorosi nel metodo di ricerca e tanto amabili per il fervore con cui affrontano le problematiche, che contagia e prodigiosamente coinvolge, facendosi esempio di serietà e robustezza di principi presi a fondamento della visione del mondo: una lezione non marginale di vita, che è in sintonia con quella dei modelli, cui le lectiones sono riferite, e che, a ben guardare, è il segreto del successo, molto al di là di tanta propaganda tanto più fatua e inconsistente, quanto più urlata, tanto più ridicola quanto più vorrebbe essere seria adottando linguaggi che non le appartengono, la P a t r i s t i c a

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SALENTO MARIANO

De hominis opificio cui dialettica è il litigio e la rissa, anche nei luoghi delle “sacre Istituzioni”. Ecco allora che parlare di “Opificio hominis” di “fabbrica dell’uomo” acquista un senso profondamente pedagogico, apre a chiarimenti necessari circa le condizioni in cui l’umanità versa, punta a ridefinire l’ immagine dell’uomo, alla luce di una verità non edulcorata, restituendo dignità alla stessa figura, manipolata, contraffatta, strumentalizzata, vilipesa, offesa fin anche al punto di giocare sull’innocenza dei bambini e sulla venerabilità della vecchiaia. Ecco allora che parlare dell’uomo come “icona” (immagine di Dio), al di là del dato dottrinale, che parte dalla Genesi (1, 26 e seg.) , al di là ancora del dato filologico-filosofico

di Valerio Terragno

La chiesetta dell’Idri a Nociglia Nel centri storici di alcuni paesini del Salento, oltre a maestose chiese barocche, si possono trovare anche interessanti edifici, di origine medievale, come la cappella della Madonna dell’Idri o di San Nicola a Nociglia. Il complesso architettonico è costituito da due cappelle, addossate tra loro, delle quali, la più antica venne costruita intorno all’anno mille, mentre, quella moderna fu eretta nel 1921, grazie alle offerte dei devoti nocigliesi. La chiesetta nuova si presenta con una semplice facciata, realizzata in pietra di Cursi. Il prospetto, provvisto di un portale sovrastato da una bifora con arco a tutto sesto, è delimitato da un timpano, racchiuso tra due pinnacoli. L’interno è ad un’unica navata, in fondo alla quale è ubicato l’altare maggiore. Alle spalle di codesto altare, si trova una porticina, attraverso la quale si accede alla primitiva cappella, sotto elevata rispetto alla precedente. Questa chiesetta, in rozza muratura, è ad un’unica navata, ricoperta, internamente, da un tetto con travi lignee. Il tempio ha subito, nella seconda metà del XVIII, pesanti rimaneggiamenti che ne hanno completamente stravolto l’aspetto originario. Nel XIX secolo, gli affreschi parietali furono imbiancati; soltanto negli anni sessanta del 900, a seguito di radicali interventi di restauro, essi sono potuti ritornare alla luce. Il ciclo di affreschi della chiesa nocigliese della Vergine dell’Idri è costituito da pitture sovrapposte, disposte in senso orizzontale, risalenti a

tecniche coinvolgono in modo nuovo gli operatori massmediali, a cominciare dai giornalisti, mediatori. Da parte sua, Papa Benedetto XVI domanda “il diritto di cittadinanza di Dio nel cyberspazio”, nella convinzione che “Egli, attraverso le nuove forme di comunicazione possa avanzare nelle vie della città” e che anche oggi, nella varietà delle situazioni prodotte dall’attuale pluralismo, è possibile risvegliare sensibilità religiose e sostenere la fede. E addirittura è ipotizzabile, secon-

varie epoche. Gli affreschi più antichi, di matrice bizantina, risalgono ai secoli XI e XII, altri, ancora, sono stati eseguiti nei secoli XIV, XVI e XVIII. Varcata la porta di ingresso, sulla parete sinistra, si notano alcune pitture raffiguranti Santa Costantina e Santa Parasceve ed un affresco di Sant’Andrea Apostolo, munito di una scritta votiva, a caratteri greci. Piene di fascino e suggestionne sono anche le rappresentazioni della Madonna in trono col Bambino e di San Nicola, il quale, assiso su una cattedra, con una mano benedice alla maniera greca mentre con l’altra sorregge il Vangelo. Al XIV secolo, risale l’immagine di una santa con tunica e turbante “alla orientale” che sorregge un cofanetto. Nel 500, furono dipinti gli affreschi, di gusto rinascimentale, della Santissima Trinità, di Sant’Antonio Abate e di altri Santi Monaci. Infine, nel corso del XVIII secolo, vennero affrescati una Madonna Misericordiosa, Santa Lucia e i Santi Cosma e Damiano. Sempre nel 700, fu ridipinta l’immagine dell’Odegitria, posta sull’altare maggiore, il culto della quale venne introdotto da Costantinopoli, nel Medioevo, ad opera dei monaci basiliani. In fondo alla navata, è collocato il lapideo altare maggiore, barocco, adornato da fregi di tipo floreale. Nella parte inferiore, al centro, si trova un medaglione, il quale contiene un alto rilievo raffigurante l’Ultima Cena; al di sopra del Tabernacolo troneggia, invece, una statua in pietra della Vergine. Riguardo l’origine dell’inti-

tolazione alla Madonna dell’Idri sono state formulate diverse ipotesi. Secondo alcuni studiosi, essa deriverebbe dal culto della Madonna Odegitria, venerata in questa chiesetta, secondo altri, tale denominazione sarebbe collegata alla devozione del popolo di Nociglia nei confronti della Madonna dell’Acqua. In una leggenda, si narra che, nel 700, nel Salento si abbatté una tremenda siccità che rischiava di distruggere i raccolti. I nocigliesi, disperati, invocarono l’aiuto della Madonna, la quale, con il suo intervento, favorì la caduta di un abbondante pioggia, facendo ritornare, così il benessere. Al centro dell’antica cappella, si trova l’imboccatura di una botola, attraverso la quale si scende ad una sottostante cripta, che doveva svolgere la funzione di zona cimiteriale. A Nociglia, la Madonna dell’Idri viene festeggiata il giovedì dopo Pasqua, con lo svolgimento di una festa e di una gremita processione. Questa chiesa mariana, un tempo di proprietà della nobile famiglia dei Morisco, costituiva una tappa, per i fedeli i quali si recavano in pellegrinaggio, verso Santa Maria di Leuca. Nel paese, oltre al Patrono Sant’Antonio da Padova e a San Giuseppe, i cittadini festeggiano la Madre dei Signore anche il lunedì dopo Pasqua. In questa occasione, i devoti sono soliti recarsi, in pellegrinaggio, alla chiesetta rurale di Santa Maria degli Angeli, situata poco fuori Nociglia, in contrada Falnese.

presente nell’opera del Nisseno, assume carattere di urgenza, se si vuole intraprendere la via tracciata dalla chiesa di un nuovo umanesimo, un umanesimo integrale. L’itinerario è un lavoro di analisi e presa di coscienza della “caduta”: è un lavoro di riparazione, di ricostruzione, per il quale non basta avere a disposizione strumenti idonei, occorre innanzi tutto la volontà. La lezione di Gregorio invita ad una corretta impostazione ed utilizzazione dei dati di conoscenza: La somiglianza (icona) non è del corpo, ma dello spirito; L’essere simili a Dio non significa essere uguali, come i figli non sono uguali ai genitori; L’uomo è superiore alle altre creature, ma fragile; è teso ed orientato alla perfezio-

ne, ma è lungi dal pervenire all’“apàtheia” (assoluta assenza di passioni) di Dio. L’uomo non è un microcosmo in sé chiuso, ma partecipa del divino (realtà intelligibile) e della materia (realtà sensibile); Il male esiste, come deviazione della libertà dalla via dell’essere sulla via del non essere; Dio non è causa del male, in quanto creatore di ciò che è. Onde il male è conseguenza di voler vedere con gli occhi chiusi. La disposizione a cambiare strada è la dote eccelsa della libertà: qui punta la possibilità di riscatto, di restituzione e riappropriazione della dignità di quella stupenda creazione divina che è l’uomo. Onde angusto e limitato, circoscrivibile ed emarginabile è l’orizzonte del male; ampia, sconfinata, aperta, sebbene in salita la via che conduce al bene. Ennio Monastero

MAGISTERO VIVO

di Carmelo Simmini

La missione della Chiesa nel Mezzogiorno Nel recente documento i nostri Vescovi riconoscono che le comunità cristiane costituiscono un inestimabile patrimonio e un fattore di sviluppo e di coesione di cui si avvale l’intero tessuto sociale. Lo sono in quanto realtà ecclesiali, edificate dalla Parola di Dio, dall’Eucaristia e dalla comunione fraterna, dedite alla formazione delle coscienze e alla testimonianza della verità e dell’amore. Fedeli alla loro identità, costituiscono anche un prezioso tessuto connettivo nel territorio, un centro nevralgico di progettualità culturale, una scuola di passione e di dedizione civile. Nelle comunità cristiane si sperimentano relazioni significative e fraterne, caratterizzate dall’attenzione all’altro, da un impegno educativo condiviso, dall’ascolto della Parola e dalla frequenza ai sacramenti. Sono luoghi dove le giovani generazioni possono imparare la speranza, non come utopia, ma come fiducia tenace nella forza del bene. Il bene vince e, se a volte può apparire sconfitto dalla sopraffazione e dalla furbizia, in realtà continua ad operare nel silenzio e nella discrezione portando frutti nel lungo periodo. Questo è il rinnovamento sociale cristiano, basato sulla trasformazione delle coscienze, sulla formazione morale, sulla preghiera; sì, perché la preghiera dà la forza di credere e lottare per il bene anche quando umanamente si sarebbe tentati di scoraggiarsi e di tirarsi indietro. È questo il primo, insostituibile apporto che le Chiese

nel Sud hanno da offrire alla società civile: le risorse spirituali, morali e culturali che germogliano da un rinnovato annuncio del Vangelo e dall’esperienza cristiana, dalla presenza capillare nel territorio delle parrocchie, delle comunità religiose, delle aggregazioni laicali, delle istituzioni educative e di carità, fanno vedere e toccare l’amore di Dio e la maternità della Chiesa, popolo che cammina nella storia e punto di riferimento per la gente, di cui condivide giorno dopo giorno le fatiche e le speranze. Nell’esperienza delle popolazioni del Mezzogiorno un ruolo importante svolge la pietà popolare, di cui la Chiesa apprezza il valore, vigilando nel contempo per ricondurne a purezza di fede le molteplici manifestazioni, in particolare le feste religiose dei santi patroni. In essa bisogna riconoscere un patrimonio spirituale che non cessa di alimentare il senso del vivere di tanti fedeli, infondendo loro coraggio, pazienza, perseveranza, solidarietà, capacità di resistenza al male e speranza oltre ogni ostacolo e dif-

ficoltà. Già il documento del 1989 annoverava tra le caratteristiche dell’antropologia meridionale un’etica del lavoro, inteso come fatica, sacrificio, ricerca sofferta di un posto di lavoro anche all’estero, l’amore alla vita e il culto dell’amicizia, il gusto della pluriformità, il senso della famiglia come centro di affetti, di fecondità, espressione di solidarietà, infine una sentita religiosità popolare (cfr. Sviluppo nella solidarietà . Chiesa italiana e Mezzogiorno nn. 10-11). Le comunità ecclesiali devono avvertire l’urgenza di testimoniare questa attesa di novità per una speranza che guardi con fiducia al futuro. Il cristiano non si rassegna mai alle dinamiche negative della storia: nutrendo la virtù della speranza, da sempre coltiva la consapevolezza che il cambiamento è possibile e che, perciò, anche la storia può e deve convertirsi e progredire. Un bel messaggio di speranza non guasta in tempi così difficili.

CENTRO ITALIANO FEMMINILE LECCE “Se anche Dio non ci fosse, solo l’amore ha un senso, solo l’amore libera l’uomo da tutto ciò che lo rende schiavo, in particolare solo l’amore fa respirare, crescere, fiorire, solo l’amore fa sì che noi non abbiamo più paura di nulla, che noi porgiamo ancora la guancia non ferita allo scherno e alla battitura di chi ci colpisce perché non sa quello che fa, che noi rischiamo la vita per i nostri amici, che tutto crediamo, tutto sopportiamo, tutto speriamo…” (Annalena Tonelli). Incontro di riflessione e di preghiera guidato da don Flavio De Pascali Le donne per una società riconciliata 25 marzo 2010 ore 19,00 Lecce - Chiesa di San Luigi (Porta Napoli)


L’Ora del Salento 6

Lecce, 20 marzo 2010

welfare i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri

Contributi volontari on-line ma entro marzo

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo Pneumologo

Le malattie rare queste sconosciute Colpiscono meno di cinque persone ogni 10mila, eppure sono circa un milione e mezzo i pazienti che ne sono afflitti nel nostro Paese. É il paradosso delle malattie rare: rare perché singolarmente colpiscono solo pochi individui, ma che alla fine risultano assai comuni perché numerosissime. Un problema che sembra - e che, per molto tempo, è purtroppo stato - marginale, ma che in realtà rappresenta un problema sociale, economico, sanitario di prima grandezza. Per riportare alla giusta ribalta questo tema c’è la Giornata per le malattie rare, che unirà, in diversi eventi e iniziative, gli sforzi per diffondere la conoscenza e la sensibilizzazione verso questo tipo di patologie. “Il nostro obiettivo è far parlare di noi - spiega Renza Galluppi, presidente di Uniamo, l’associazione che riunisce 85 società di malati rari in tutta Italia, e che coordina la Giornata nel nostro Paese - In questi anni molto è stato fatto per far conoscere il problema delle malattie rare, ma non è ancora abbastanza. Occorre una legislazione precisa e certa, più formazione per i medici, più strumenti e finanziamenti per la ricerca… Culturalmente, come Paese siamo ancora un po’ in ritardo, e noi vorremmo che ci trovassimo pronti per il 2013, quando l’Unione europea comincerà a pretendere una regolamentazione di indirizzo chiara”.

necessario essersi precedentemente registrati con Posteitaliane al fine di poter usufruire dei servizi online. La registrazione al sito www.poste.it è gratuita. Gli strumenti di pagamento abilitati sono l’addebito in conto corrente BancoPosta, la carta prepagata PostePay emessa da Posteitaliane, tutte le carte di credito abilitate al circuito internazionale Visa, Visa Electron e MasterCard. Per il servizio è dovuto a Posteitaliane un importo, a titolo di “costo dell’operazione”, variabile a seconda della modalità di pagamento. I versamenti volontari, lo ricordiamo, hanno lo scopo di consentire - ai lavoratori che hanno cessato o interrotto l’attività lavorativa - di raggiungere il diritto alla pensione o di incrementare il numero dei contributi versati e quindi l’importo della pensione stessa. Servono, in sostanza, per coprire periodi durante i quali il lavoratore non svolge alcun tipo di attività lavorativa. Ma è un’opportunità che può essere utilizzata anche nel caso di brevi periodi di aspettativa non retribuita o di contratti part-time. I contributi volontari sono onerosi e vanno pagati proprio nel periodo in cui la persona è senza lavoro. Occorre quindi grande attenzione nel valutare se il versamento è opportuno o, a volte, indispensabile. Sulla convenienza della prosecuzione volontaria non bisogna dimenticare di considerare l’opportunità del risparmio fiscale. I versamenti volontari rientrano infatti tra gli oneri deducibili dal reddito complessivo per l’intero importo, anche se sostenuti per familiari a carico.

Mercoledì 31 marzo è l’ultimo giorno utile, fissato dalla legge, per versare i contributi volontari relativi al quarto e ultimo trimestre del 2009 (periodo ottobre - dicembre). Attenzione, la scadenza è importante per chi sia stato ammesso alla prosecuzione volontaria: non conviene, infatti aspettare il termine ultimo per il pagamento. Basta infatti un solo giorno di ritardo per rendere nullo il versamento, senza alcuna possibilità di recuperare il trimestre ormai trascorso: in questo malaugurato caso l’Inps provvede a rimborsare quanto versato, senza l’aggiunta di interessi. La conseguenza è che quel trimestre resta scoperto dal punto di vista contributivo: nessuna possibilità di rimediare successivamente. Meglio pensarci per tempo, quindi, per evitare svantaggi previdenziali dovuti a dimenticanze o a eventi imprevedibili. I pagamenti dei contributi volontari devono essere effettuati secondo gli importi prestampati sui bollettini, che vengono inviati dall’Inps direttamente a casa degli interessati. Eventuali versamenti di importo inferiore a quello indicato dall’Ente comportano la riduzione proporzionale dei periodi accreditati e, conseguentemente, dell’importo della pensione da percepire. Una ulteriore rilevante possibilità è quella del pagamento online. L’Inps infatti consente, dal proprio sito Internet, il pagamento dei contributi per i versamenti volontari in forma telematica, tramite Posteitaliane. Per effettuare questa operazione, pubblicata tra i servizi online del sito www.inps.it, è

Sono dieci anni che in Italia si parla di una legge adhoc per le malattie rare. Dopo un buono slancio nel 2008, quando una proposta di legge era stata esaminata dalla commissione Sanità del Senato e si erano concluse tutte le audizioni, oggi l’iter sembra essere impantanato tra la commissione Bilancio e il ministero dell’Economia. “Stiamo cer cando di sbloccare la cosa - avvisa Galluppi - ma il problema è che ancora oggi mancano precise indicazioni su ruoli e responsabilità: allo stato attuale rischia di rimanere una legge di buone intenzioni”. L’edizione di quest’anno mette però al centro un altro problema: quello del rapporto tra ricercatori e pazienti. “I fondi per la ricerca - spiega Galluppi - fanno sempre piacere, ma fortunatamente negli ultimi anni le industrie farmaceutiche hanno capito che fare ricerca sulle malattie rare conviene, perché porta sviluppi anche per malattie più “comuni”. Quindi i soldi servono, ma non sono più il primo problema. Oggi non raramente accade che i soldi ci sono, ma i ricercatori non lo sanno e non presentano domanda. Oppure mancano i pazienti su cui fare trial clinici, perché questi ultimi magari non sanno che ci sono degli studi vicini a casa loro in cui potrebbero inserirsi. Quel che manca è una vera cultura di scambio”.

I COLORI DELLA VITA

di Fabio Scrimitore

Il liceo delle scienze applicate trova casa Si è rimasti male fra le aule dei Licei Scientifici. Nell’atmosfera di grande incertezza, generata dall’assenza in gazzetta ufficiale dei Regolamenti Gelmini sulla riforma degli istituti del II ciclo, Presidi e professori degli scientifici si sarebbero attesi di tutto, ma non avrebbero mai pensato che l’Amministrazione scolastica avrebbe sottratto loro la nuova opzione in scienze applicate, che l’art. 8 del Regolamento sui Licei ha previsto come l’indirizzo collaterale del corso tradizionale dello scientifico. Nei licei scientifici - si legge nel Regolamento - può essere attivata l’opzione scienze applicate, che fornisce allo studente competenze particolarmente avanzate agli studi afferenti alla cultura scientifico-tecnologica, con particolare riferimento alle scienze matematiche, fisiche, chimiche, biologiche, della terra, dell’informatica ed alle loro applicazioni. L’attivazione del nuovo indirizzo avrebbe attratto nell’alveo della formazione scientifica la fascia degli studenti di terza media che, pur dotati di talenti per la matematica e le scienze ad essa vicine, si sentono intimiditi dallo studio del latino. Invece, scorrendo sul sito del Ministero della scuola le pagine dedicate alla riforma nella Provincia, si nota che l’Istituto Tecnico Industriale di Galatone, insieme con i suoi specifici indirizzi di elettronica e di informatica, dal 1° settembre avvierà anche il primo anno del liceo scientifico, opzione scienze applicate. La situazione è identica per gli Istituti Tecnici Industriali di Maglie e di Lecce: nei loro corsi, accanto agli indirizzi di meccanica, informatica e telecomunicazioni, funzioneranno prime classi di liceo scientifico, opzione scienze applicate. Singolarmente, poi, la predetta opzione di scienze applicate non comparirà in nessuno dei Licei Scientifici dell’ampio territorio provinciale. È difficile intuire perché mai la regolamentazione legislativa di tale opzione in scienze applicate sia stata affidata dalla ben determinata signora Gelmini alle pagine del Regolamento sui Licei, invece che a quelle che compongono il Regolamento degli Istituti Tecnici. Ma vi è di più! Il Regolamento degli Istituti Tecnici riformati dice che, dal prossimo 1° settembre, vi saranno soltanto due tipologie di istituti tecnici: la prima, appartenente al settore economico, la seconda al settore tecnologica. Non mancherà qualche lettore che si chiederà con quale coerenza l’opzione in scienze applicate potrà inserirsi nel settore economico, o in quello tecnologico. Potrà anche chiedersi se l’istituzione negli Istituti Tecnici industriali dell’opzione scienze applicate, nata per il Liceo Scientifico, rispetti la volontà dell’Autore dei Regolamenti Gelmini e, soprattutto, la volontà della legge-delega, in base alla quale sono stati emanati i Regolamenti stessi. Non c’è dubbio, però, che la trasmigrazione delle scienze applicate dal seno naturale del Liceo Scientifico a quello, improprio, degli Istituti Tecnici Industriali renderà il sorriso ai Presidi di questi ultimi istituti, e, soprattutto, ai professori di materie scientifico-tecniche degli Industriali, dai quali si allontanerà l’ombra intimidente della soprannumerarietà.

ILFISCO ED I CITTADINI di Vinicio Russo

Laici nella chiesa: quale itinerario?

Riciclaggio e obblighi di adeguata verifica

Il messaggio del Concilio Vaticano II sui cristiani laici e sulla loro particolare elezione e missione sembra ancora un incompiuto. E ciò non solo nella prassi di vita della comunità ecclesiale, ma nello stesso ambito degli studi: lo ha affermato Salvador Pié-Ninot, docente presso la Pontificia Università Gregoriana, inaugurando il ciclo di conferenze Uomini e donne che aiutano il Vangelo. Laici corresponsabili nella Chiesa, promosso dal Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac) e dal corso Laikos dell’Università Gregoriana, in collaborazione con Comunità di vita cristiana (Cvx) e con il patrocinio del Pontificio Consiglio per i laici. Il nuovo ciclo di conferenze continua la riflessione sui laici iniziata lo scorso anno con la Christifideles laici, a vent’anni dalla sua pubblicazione. Se si riprende il decreto Apostolicam actuositatem in correlazione con le quattro costituzioni conciliari, si capisce bene la missione dei christifideles e la peculiare caratteristica laicale nella sua presenza nel mondo e nell’edificazione della Chiesa. È quindi necessario sottolineare nuovamente alcuni passaggi. “La relazione laici - Chiesa, ha affermato Pié-Ninot, è prioritaria e insopprimibile. La stessa ecclesiologia di comunione rischia di diventare ambigua senza un solido riferimento all’unità e, nel contempo, all’ammirabile diversificazione del popolo di Dio”. I cristiani laici sono: “ christifideles e, a un tempo christifideles laici . Da qui nasce la loro responsabilità e la loro corresponsabilità”. Va sottolineata, allora, “la correlazione che passa tra la Chiesa e il Regno di Dio”. Infatti, l’apertura al Regno che connota la Chiesa e il suo agire incide sulla figura laicale più che su altre figure ecclesiali. Sono i cristiani laici che del Regno colgono in via immediata e prioritaria la realtà, le esigenze e attese. La coscienza di essere nella storia “come attori e non come spettatori, indica ai cristiani laici la via della fatica di stare dentro la città dell’uomo, la cultura, la politica. Va ribadito, infine, che “la Chiesa è missionaria nella sua origine; essa non ha una missione ma è in se stessa missione. Ai suoi membri “la Chiesa offre e chiede l’annuncio e testimonianza del Vangelo e ci saranno diverse vocazioni e carismi per adempiere questa missione, ma per i cristiani laici comuni basta la quotidiana esperienza dela comunità ecclesiale, casa di Dio in mezzo alle case degli uomini”. “Fra pochi o molti anni - secondo Pié-Ninot - i cristiani laici saranno nuovi e un po’ diversi da come alcuni sono oggi, timorosi, propensi alla delega alla gerarchia, ancora troppo isolati, forse poco persuasi del compito che Dio ha affidato loro ma, come ricorda la lettera A Diogneto, tanto è alto il posto che ad essi assegnò Dio che per questo non è loro lecito abbandonarlo”. Ma forse è già ora che i laici esprimano la loro carica profetica e il loro pieno carisma al servizio della Chiesa e della società umana. La Chiesa, tramite i laici, può vivere profondamente il suo essere incarnata nella vita delle persone, nella quotidianità fatta di sofferenze e di disagi, ma anche nell’impegno a costruire un percorso di liberazione e di crescita.

Il Capo I, Titolo II del d.lgs. n. 231/2007 disciplina gli obblighi di adeguata verifica della clientela. Tali obblighi risultano compendiati in quattro Sezioni, così suddivise: Sezione I, artt. 15-24: “disposizioni di carattere generale” - customer due diligence - ; Sezione II, artt. 25-27: “obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela” - simplified customer due diligence - ; Sezione III, art. 28: “obblighi rafforzati di adeguata verifica della clientela” - enhanced customer due diligence - ; Sezione IV, artt. 29-35: “esecuzione da parte di terzi “. Il d.lgs. n. 231/2007, nel disciplinare i suddetti obblighi, prende spunto dalla Direttiva 2005/60/ CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005. In particolare l’art. 8, par. 1 della citata Direttiva è recepito dall’art. 18 del d.lgs. 231/2007, secondo cui gli obblighi di adeguata verifica della clientela si applicano a tutti i clienti e possono classificarsi nelle seguenti attività: identificazione del cliente e verifica dell’identità sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente; identificazione dell’eventuale titolare effettivo e verifica dell’identità; ottenimento di informazioni sullo scopo e sulla natura prevista del rapporto continuativo o della prestazione professionale; svolgimento di un controllo costante nel corso del rapporto continuativo. I clienti devono fornire, sotto la loro responsabilità, tutte le informazioni necessarie e aggiornate per consentire ai soggetti destinatari di adempiere agli obblighi di adeguata verifica. Ai fini dell’identificazione del titolare effettivo, i clienti devono fornire per iscritto le informazioni necessarie e aggiornate delle quali siano a conoscenza. A tal scopo il cliente deve dare, all’atto dell’instaurazione del rapporto d’affari o dell’inizio della prestazione, ogni utile notizia. Le modalità dell’adempimento di tali obblighi sono riconducibili alla disciplina dettata dall’art. 19 del d.lgs. n. 231/2007 e possono sintetizzarsi come segue: l’identificazione e la verifica dell’identità del cliente e del titolare effettivo è svolta, in presenza del cliente, anche attraverso propri dipendenti o collaboratori, mediante un documento d’identità non scaduto, prima dell’instaurazione del rapporto continuativo o al momento in cui è conferito l’incarico di svolgere una prestazione professionale o dell’esecuzione dell’operazione. Qualora il cliente sia una società o un ente è verificata l’effettiva esistenza del potere di rappresentanza e sono acquisite le informazioni necessarie per individuare e verificare l’identità dei relativi rappresentanti delegati alla firma per l’operazione da svolgere; l’identificazione e la verifica dell’identità del titolare effettivo è effettuata contestualmente all’identificazione del cliente e impone, per le persone giuridiche, i trust e soggetti giuridici analoghi, l’adozione di misure adeguate e commisurate alla situazione di rischio per comprendere la struttura di proprietà e di controllo del cliente. Giangaspare Donato Toma

r i v i s i t a z i o n e

d e l l ’ e s o r t a z i o n e

a p o s t o l i c a


L’Ora del Salento 7

Lecce, 20 marzo 2010

obiettivo

SAN FILIPPO SMALDONE UN ANNO DI COMUNITÀ

Con il Pastore il compleanno della Parrocchia Nell’Anniversario della Dedicazione della chiesa, un pomeriggio intero con l’Arcivescovo D’Ambrosio

Il 15 marzo scorso, alle ore 16.30, iniziava il rito della Dedicazione della Parrocchia San Filippo Smaldone, che pochi giorni fa ha compiuto il suo primo anno di vita. In occasione di questo evento, il pomeriggio del 15 mons. Domenico D’Ambrosio ha incontrato i ragazzi del catechismo, insieme ai loro genitori, accolto festosamente, soprattutto dai bambini della quarta elementare, che a breve faranno la prima Comunione, i quali, con la loro spontaneità e curiosità, hanno rivolto domande e

dubbi all’Arcivescovo, per conoscerlo meglio. Subito dopo c’è stata la Celebrazione Eucaristica, e poi un momento di festa con tutti i parrocchiani. Questo è quanto ha dichiarato con gioia e serenità il parroco di San Filippo Smaldone, don Giovanni Serio. “Abbiamo festeggiato il primo anno dalla Dedicazione della nostra chiesa parrocchiale. È un anno di grazia stupendo, in cui abbiamo visto crescere l’identità di questa porzione di popolo di Dio, in questo nuovo quartiere.

Abbiamo celebrato i sacramenti, l’Eucaristia, siamo stati guidati dalla grazia del Signore, e in questo anniversario abbiamo reso lode a Lui, anche tramite il nostro Vescovo, che è venuto ad incontrarci e a celebrare la Messa. Vogliamo esprimere la nostra gratitudine, non solo con un sentimento, ma soprattutto con l’impegno operante di chi si sente chiamato figlio di Dio e vuole costruire una comunità, una Ecclesìa. Il nostro è un compito arduo, ma siamo convinti di essere solo stru-

menti nelle mani di quell’architetto che è Dio, il quale costruisce ogni realtà per quanti si lasciano plasmare e condurre dal suo Spirito. Mi sento di ringraziare quanti hanno collaborato durante quest’anno, quanti si sono identificati in questa parrocchia e continueranno a riempire il tempio di Dio, sentendosi famiglia riunita intorno all’Eucaristia e alla Parola. Alle famiglie spetta anche il compito più bello, quello di educare insieme alla parrocchia i propri figli alla fede, alla speranza, alla

vita di gioia che siamo chiamati a testimoniare alle nuove generazioni. La comunità parrocchiale è il luogo sicuro in cui i giovani possono trovare gli spazi e le persone che li stimolino e li aiutino a crescere in una vita sana, piena di valori e di Dio. Il mio augurio diventa una preghiera per tutti, affinché possiamo identificarci in questa comunità e invocare ogni giorno la grazia del Signore nella nostra vita”. Nicola Rocca

RICORDI

La casa di tutti, nessuno si sente estraneo 15 marzo 2009: Cristo volle fissare la sua dimora in mezzo a noi e a noi fu chiesto di essere impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo. 15 marzo 2010: Cristo “abita in mezzo a noi e noi siamo diventati tempio santo dove abita la Gloria di Dio”. È vero che Dio è sempre ovunque, che ascolta le preghiere di ogni uomo in ogni luogo, che non ha bisogno di templi costruiti dalle mani dell’uomo, poiché “tutta la terra, tutto il mondo visibile è già tempio di Dio”, ma siamo noi uomini, affaticati ed oppressi, ad aver bisogno di un luogo dove poter parlare con Lui nella preghiera, comunicare alla sua Grazia nei sacramenti, creare quel legame essenziale, celebrare assieme al sacerdote che Lui si è scelto, la liturgia nella quale Egli stesso dà a noi il suo Corpo e il suo Sangue. Quel sacerdote, il nostro sacerdote, sta trasformando questo edificio materiale in tempio santo, dove tutti noi siamo chiamati a dar gloria al Signore; sta trasformando questo non-popolo che eravamo, in popolo di Dio e attraverso la sua Parola, è stato capace di riunire tutti noi “figli di Dio ovunque dispersi” pronti a pregare lo stesso Padre, creando nuovi legami di fraternità, di amicizia e di pace. È così che questa Chiesa sta diventando sempre più

luogo di cura delle malattie dell’anima, luogo in cui basta oltrepassare la soglia con devozione e sentire profumo di Dio, profumo di casa; luogo in cui basta immergersi nell’atmosfera della preghiera per sentirsi trasportare in un mondo diverso, in un mondo in cui gli angeli lodano incessantemente Dio. In questa Chiesa nessuno si sente estraneo, proprio come nella nostra casa, anzi ci sentiamo illuminati dalla gloria di Dio che riempie questo tempio e siamo pronti a portare questa luce nella nostra casa, nei nostri giorni, nel nostro lavoro, risplendendo su chi ci sta accanto. Quando la Chiesa e le funzioni sacre saranno diventate il fulcro della nostra vita, quando avremo sentito che “lo zelo per la tua casa mi divora” (Sal 68,10) ,quando lontani, la nostalgia per essa ci avrà preso, quando il profumo dell’incenso che sale verso Te ci sarà mancato, quando il sapore dell’attesa del Natale e la gioia della Resurrezione saranno diventate parte essenziale della nostra vita, allora capiremo che è bello dar lode al Signore e sentiremo che Egli ci aiuta, ci preserva da ogni male, ci insegna ad evitare il peccato e fare il bene. E accompagnati dalla nostra Mamma celeste, percorreremo i sentieri che ci condurranno a Lui. Amelia Cucci Tafuro

A TU PER TU Varie e ricche di sfumature differenti, le opinioni che si possono evincere dall’incontro con alcuni parrocchiani che hanno espresso il proprio punto di vista, in occasione di quello che i bambini della parrocchia hanno gioiosamente appellato “il primo compleanno della loro chiesa”. Tutti però sono concordi nell’esprimere il senso di appartenenza ad una grande famiglia guidata dalla luce della stella cometa che porta a Cristo. “Il nostro è un quartiere periferico, dove la maggior parte dei residenti ritorna dopo il lavoro, la scuola o altre attività svolte altrove - spiega Angela De Maggio - La nostra Parrocchia si è dunque inserita in un territorio in cui non esistevano elementi di aggregazione per la gente che abita qui, che probabilmente faticava persino a sen-

tirsi parte dello stesso tessuto sociale. Oggi invece è vi è un luogo dove ci si ritrova per poter vivere insieme nuovi e importanti momenti di spiritualità, o anche solo per la partecipazione alla Messa domenicale, ma che comunque consente a tutti noi di guardarci in viso e riconoscerci anche al di fuori degli incontri parrocchiali, identificandoci, in qualunque luogo nel quale ci si possa incontrare, come “vicini”, non solo nel senso topografico del termine, ma anche in quello religioso, perché oltre a vivere e far vivere le stesse strade e la stessa zona della città, ora siamo diventati vicini di un comune percorso di fede che riconduce le varie membra della Chiesa universale all’unico corpo, che è Cristo. Inoltre i bambini, attraverso il catechismo, non

I fedeli: per noi provvidenza Per i giovani un rifugio sicuro

fanno altro che incentivare i genitori alla conoscenza degli altri adulti, che come loro attendono i figli il sabato pomeriggio, scambiando un commento o anche solo uno sguardo meno distratto. Siamo una comunità che scopre pian piano un senso di identità cristiana comune, che può non interessare tutti, ma sicuramente sembra gradito dai tanti che, fra quelle quattro mura della nostra chiesa, si uniscono ad una fetta di umanità che non può più definire estranea”. Molto forte la gratitudine dei fedeli per la parrocchia che Dio ha donato loro, come spiega Rosario Greco. “Vorrei lo-

dare e ringraziare il Signore per il dono che ci ha fatto: ci ha donato una chiesa, una parrocchia e un sacerdote che con tanto zelo sta “costruendo” una comunità parrocchiale, sempre molto attento ai bisogni di tutti, ma soprattutto a quelli dei ragazzi, e non c’è momento migliore del festeggiamento del primo anniversario della parrocchia per gioire di tutto ciò”. Aggiunge che “nel quartiere mancavano, e mancano, diversi servizi, spazi attrezzati per i nostri figli: era un quartiere senza anima, in cui ognuno camminava per conto proprio. Da un anno a questa parte questo quartiere è più vivo, più umano. Giorno dopo

giorno la nostra parrocchia sta diventando luogo di aggregazione, di preghiera, dove ci si conosce, ci si sostiene e si cresce insieme per diventare Comunità. La Chiesa è sicuramente un luogo sano per far crescere i propri figli secondo quei principi cristiani che ogni genitore dovrebbe trasmettere loro, anche se non è facile e c’è sempre molto lavoro da fare in questo senso. La costruzione della chiesa di S. Filippo Smaldone mi ha permesso di sentire l’appartenenza ad una parrocchia, la cui mancanza prima mi faceva sentire quasi senza “fissa dimora”, dal punto di vista spirituale. Ora finalmente abbiamo un luogo sacro in cui raccoglierci, stare in silenzio e in preghiera. Con la grazia del Signore iniziamo ad avere diversi momenti di preghiera, come le lodi mattutine o l’Adorazione

Eucaristica giornaliera, il primo giovedì del mese, e non solo la celebrazione della Messa quotidiana. Sono certo che la Provvidenza aiuterà il nostro parroco e noi fedeli nel nostro lavoro continuo per raggiungere i nostri obiettivi e colmare tutte le necessità della parrocchia”. Emergono tutto lo stupore per l’anno trascorso e la gioia di un futuro di speranza, negli occhi della giovane Francesca De Razza. “Passa così velocemente il tempo che non sembra nemmeno trascorso un giorno dall’inaugurazione della nostra nuova Chiesa, ma non passerà mai il nostro legame con essa. Il grande merito della nuova parrocchia è stato proprio il riunire tanta gente in una sola grandissima famiglia, sempre pronta ad essere guidata dalla parola di Dio”. Grazia Pia Licheri


L’Ora del Salento 11

Lecce, 20 marzo 2010

zoom In Terra d’Otranto un notevole numero di opere d’arte

Primo Concorso Musicale Internazionale Città di Ostuni

Lo scultore Stefano da Putignano Giovani talenti alla ribalta Stefano da Putignano, scultore ed architetto, è una delle figure più significative nella Storia artistica del Rinascimento dell’Italia Meridionale. Molte delle sue opere (prevalentemente in Terra di Bari ma una datata e firmata statua di Sant’Antonio di Padova è anche a Nardò sono autografe e la firma incisa, risolte le abbreviazioni, diviene - Stephanus Apulie Poteniani [...] -. Qui la parola - Apulie -, con la - e - finale, è linguisticamente la forma contratta del genitivo -Apuliae-.La storiografia ha associato tale termine con Pugliese- ritenendo poi quest’ultimo come il vero e proprio cognome dell’artista. Gli stessi storici hanno avanzato in più l’ipotesi di un legame di parentela con una molto attiva famiglia di mastri costruttori e scultori - la cui presenza in Terra d’Otranto è segnalata da documenti a partire almeno dalla seconda metà del Cinquecento - e con, in particolare, uno Stefano Pugliese da Putignano che il 5 marzo del 1558 è citato in un atto notarile rogato per Notaio Raimondo Scalfo di Galatina relativamente ad un intervento edilizio nel locale Convento Olivetano di Santa Caterina Novella. Esistono però ragionevoli dubbi che questa ipotesi di parentela non sia attendibile. L’atto notarile, prima di tutto, che in particolare riporta ... cum magistro Stephano Pugliese de Putignano et magistro Peregrino Pugliese de Nerito... - non dà adito a perplessità circa il cognome di questi mastri costruttori, - Pugliese - appunto. C’è da dire poi che nelle sue opere più tarde, almeno fra quelle oggi note, quando firma, l’artista putignanese usa

sempre -Stefanus Apulie Poteniani - e mai compare il termine - Pugliese - come hanno fatto invece i mastri citati nell’atto notarile. La firma tipo ovver o -Stepha nus Apulie Poteniani [...] - piuttosto che - Stefano Pugliese di Putignano - sarebbe più esplicativa se fosse tradotta in Stefano di Putignano di Puglia ovvero d’Apulia - quella che cioè, con buona approssimazione, era un tempo la Terra di Bari. Comunque pur apparendo plausibile che Pugliese - derivi da - Apulie - è bene dire in ogni caso che tale termine non può essere indicativo con assoluta certezza di un legame di parentela fra chi lo ha come cognome. La ragione di ciò va ricercata nell’uso che della parola Apulie - si faceva in un determinato periodo della storia. Consideriamo infatti a questo proposito quanto accade per altri artisti che furono attivi fra la seconda metà del Quattrocento e la prima del secolo successivo cioè gli stessi anni in cui - Stephanus Apulie Poteniani - lavorò. Si fa riferimento nella fattispecie al pittore - Tuccius de Andria de Apulia - (alcune sue opere sono segnalate a Savona) che può tradursi con -Tuccio di Andria di Puglia- e dello scultore Niccolò dell’Arca che nel suo - Compianto sul Cristo Morto - (Bologna, Chiesa di Santa Maria della Vita, 1485 circa) si firma con - Opus Nicolai de Apulia- adottando nell’iscrizione, tra le altre cose, un gio-

co compositivo dei caratteri simile a quello usato spesso dallo - Stephanus Apulie Poteniani - di cui ci occupiamo. Nel caso di Tuccio e Niccolò, rispetto a quello di - Stephanus -, si usò non il genitivo ma il - de - seguito dall’ablativo. La firma di - Tuccius -, strutturata in modo molto simile a quella di - Stephanus Apulie Poteniani -, lascia supporre anche per quest’ultimo caso che il termine - Apulie - in senso stretto sia relativo più plausibilmente a - Poteniani piuttosto che a - Stephanus ; d’altro canto quando si fosse voluto usare il cognome vero e proprio o altri titoli (si veda per esempio l’atto notarile citato) essi sarebbero stati linguisticamente accordati con il soggetto come accade tra l’altro nella statua (1514) di Sant’Antonio di Padova che è a Nardò dove la qualifica di Architectus - chiude l’iscrizione accordandosi all’iniziale Stephanus -. Fabio Grasso (fine parte prima)

RADIO E DINTORNI di Alberto Marangio Radio One-O-Five Live: dal Vaticano fino alla rete One-O-Five Live è, da ormai quasi dieci anni, il canale in Fm della Radio Vaticana. Trasmessa nella sola zona di Roma sui 105 MHz (frequenza dalla quale l’emittente prende il nome), One-O-Five Live trova allo stesso tempo una delle proprie particolarità nell’accorto utilizzo delle nuove tecnologie, che consentono invece di superare agevolmente i vincoli territoriali imposti dai canali di diffusione tradizionali. Grazie infatti alla tecnologia Dab (ovvero Digital audio broadcasting, l’equivalente radiofonico del digitale terrestre televisivo), l’emittente riesce al momento a coprire tranquillamente fino al 65% del territorio nazionale; inoltre, le infinite possibilità offerte da Internet la rendono allo stesso tempo ascoltabile praticamente in tutto il mondo: basta infatti collegarsi al sito www.radiovaticana.org/ 105live per seguire, in diretta oppure on-demand, le trasmissioni proposte quotidianamente. Assieme all’autorevolezza della informazione prodotta, anche l’innovazione tecnologica dunque rappresenta uno degli aspetti chiave di One-O-Five Live: caratteri, questi, che abbiamo avuto la possibilità di approfondire nel corso della piacevole conversazione intrattenuta con Luca Collodi, caporedattore nonché conduttore (assieme ad Emanuela Campanile, Fabio Colagrande, Federico Piana) di Al di là della notizia - dentro la cronaca. In onda dal lunedì al sabato a partire dalle ore 13.10, Al di là della notizia contribuisce a perseguire gli obiettivi dell’emittente avvalendosi di un formato dinamico ed interattivo. Gli argomenti trattati dai quattro conduttori - che, durante la settimana, si alternano ai microfoni della trasmissione - prendono infatti spunto dall’attualità, spaziando solitamente dalla politica alla cronaca, dai temi di pubblica utilità allo stesso sport; inoltre, ad impreziosire i dialoghi delle diverse puntate concorrono anche i contributi offerti dai vari ospiti interpellati nel corso di ogni diretta. Tanti, dunque, i motivi per essere quantomeno incuriositi da Al di là della notizia; tra questi, infine, la possibilità offerta agli ascoltatori di rapportarsi in maniera diretta con la redazione del programma, attraverso il numero verde 800.208802. Un’opzione, quest’ultima, alla cui base vi è uno degli obiettivi che One-O-Five Live ha del resto tenuto ben presente fin dalla nascita della stessa struttura, ossia la possibilità di avvalersi della radio come vera occasione di dialogo con i propri ascoltatori.

Si è concluso lo scorso 12 marzo, il “Primo Concorso Musicale Internazionale - Città di Ostuni”. Un evento che ha avuto una grande risonanza e che ha visto, nei quattro giorni dall’8 al 12, l’esibizione di giovani talenti italiani, ma anche provenienti da paesi lontani come la Russia. Una commissione internazionale d’eccezione quella che ha valutato le performance dei musicisti composta, tra i tanti nomi, dai maestri Pierluigi Camicia, dalla russa Natalia Stephina, dall’israeliana Maria Nikitin, e dall’americana Virginia-Eleanor Mc Intyre. Eccellente la performance dei due giovani fratellini Alessandro Saverio e Francesco Baldassarre, di sei anni quest’ultimo, già figli d’arte, in quanto il padre eccellente violinista è docente di violino presso il Conservatorio musicale Tito Schipa di Lecce. I due giovanissimi musicisti iscritti nella categoria B, per i nati tra il 1997 e il 2002, sono stati gli unici italiani ad essere saliti sul podio. Un terzo posto per entrambi che hanno otte-

nuto un punteggio di 86/100 per Alessandro e 85/100 per il piccolo Francesco. Buona anche la performance di Carla De Fabrizio, ormai prossima al diploma, che col suo 83/100 è riuscita a tenere testa a musicisti russi la cui tradizione musicale, soprattutto per gli strumenti ad arco - e non solo per la letteratura, dunque - è di indiscussa tangibilità. Anche Carla è allieva del maestro Marcello Baldassarre, il quale ha manifestato un certo entusiasmo per la prova superata in quanto “il teatro era piuttosto ostico - ha

dichiarato il maestro - e i concorrenti venuti da lontano erano particolarmente motivati. Però, ben vengano sempre queste prove perché danno al musicista la misura delle sue capacità e, pertanto, la consapevolezza di dover lavorare sempre meglio, non solo sulla tecnica, ma anche sull’emozione”. Una prova superata bene, dunque. E come ci ha rassicurato Baldassarre, adesso si pensa alla prossima manifestazione. Luca De Giorgi

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OSSERVATORIO GEO-POLITICO

di Roberto Cavallo*

Usa e Svezia riconoscono il genocidio armeno Giovedì 11 marzo 2010 il Parlamento svedese, grazie ad un voto di misura ma comunque bipartisan, ha approvato una mozione che riconosce come “genocidio” il massacro degli Armeni avvenuto nel 1915 ad opera del governo turco del tempo. La settimana precedente - il 4 marzo - a fare infuriare Ankara sull’argomento ci avevano pensato gli Stati Uniti, allorché la Commissione Esteri del Congresso - anche contro il parere del Presidente Barack Obama - aveva approvato la risoluzione n. 252 con cui si definisce genocidio “il massacro degli Armeni avvenuto ai tempi dell’Impero ottomano” (Avvenire, venerdì 12 marzo 2010, pag. 14). Per tutelare i rapporti diplomatici con il governo turco del premier Erdogan, sia il Presidente degli Stati Uniti che il Ministro degli Esteri svedese si sono affrettati a dissociarsi pubblicamente dalle decisioni prese dai rispettivi parlamenti. MAGHREB: RAPIMENTI E RISCATTI Il 10 marzo 2010 la spagnola Alicia Gamez è stata rilasciata dall’organizzazione al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi). La Gamez faceva parte del gruppo dei cooperatori internazionali rapiti in Mauritania il 29 novembre 2009. Parte della stampa iberica riferisce che per la liberazione sia stato pagato un riscatto, ma non si esclude che il rilascio sia avvenuto semplicemente perché la Gamez avrebbe accettato di convertirsi all’Islam, secondo

quanto affermato in un comunicato diffuso dalla cellula di “al-Qaeda nel Maghreb islamico” e recapitato alla tv satellitare “al-Arabiya”. La donna avrebbe assunto il nome musulmano di Aicha dopo aver seguito lezioni di Islam (durante i circa tre mesi di prigionia nel deserto) tenute dai suoi sequestratori. In effetti entrambe le ricostruzioni potrebbero risultare vere. Una pratica, quella dei rapimenti a scopo di riscatto, che nel Maghreb musulmano ha profonde radici storiche. Non a caso, a partire dall’alto medio evo, sorsero in Europa e specie in Spagna ordini monastici, come i Trinitari o i Mercedari, dediti esclusivamente alla raccolta delle elemosine necessarie a riscattare i prigionieri cristiani caduti nelle mani dei “barbareschi”, come allora si indicavano i pirati islamici nordafricani. Anche allora i prigionieri (“captives”) che rinnegavano la fede cattolica avevano buone possibilità di essere rimessi in libertà senza bisogno di riscatto. Alcuni rinnegati cristiani divennero poi famosi e temuti ammiragli musulmani. * www.recensioni-storia.it


L’Ora del Salento 12

Lecce, 20 marzo 2010

le nostre città

Carmelo Pellegrino nel suo volume “I ministri di Cristo nelle Lettere paoline” dipinge la bellezza della missione sacerdotale

L’icona del sacerdozio secondo Paolo Le celebrazioni dell’Anno Sacerdotale, vissute sulla scia del trascorso Anno Paolino, offrono a tutti i credenti una quanto mai opportuna occasione per riflettere sul meraviglioso sacramento dell’ordine, sul suo preziosissimo valore, sulla missione che esso illumina e sul mistero che racchiude in sé, proprio secondo il motto voluto dal Santo Padre: “Fedeltà di Cristo, Fedeltà del Sacerdote”. È stato così che Carmelo Pellegrino, giovane docente presso la Pontificia Università Gregoriana e la Libera Università Maria Santissima Assunta, ha preso metaforicamente tempera e pennelli e si è messo al lavoro dipingendo una bellissima icona del sacerdozio cattolico, utilizzando tutta la vivacità di colori e le sfumature dorate che sul tema riesce ad esprimere la teologia del grande Apostolo delle Genti. Ne è venuto fuori un affascinante volume: I ministri di Cristo nelle Lettere paoline. Fedeli alla verità nella carità. Un’opera tanto intensa e profonda nel contenuto, quanto lineare e cristallina nella struttura e nel modo d’esposizione, e che si presenta accompagnata da una breve prefazione dell’esimio biblista gesuita, il card. Albert Vanhoye. L’autore sa fin troppo bene che le Lettere paoline altro non sono che pennellate differenti stese insieme sulla medesima tela dell’origine apostolica per realizzare nell’Epistolario un unico affresco della Rivelazione Divina giunta alla pienezza, il cui vero artista è però sempre lo Spirito. Per questo, lascia volutamente da parte le lunghe e complicatissime questioni esegetiche circa l’analisi storica e l’effettiva paternità di questi scritti neotestamentari per mirare con più freschezza al cuore del pensiero sacerdotale di Paolo. Ma per giungere a ciò, è necessario considerare il dato di fatto odierno che purtroppo

FISCOSENZAVELI

registra un’innaturale scissione nella figura del presbitero! Il sacerdozio oggi è infatti visto secondo due prospettive: una sociologica e funzionale capace d’intenderlo solo nell’ottica del “servizio” alla comunità, e l’altra ontologica o meglio sacramentale che pur non negando il servizio, lo vede però ancorato esclusivamente a quell’essere del sacerdote che viene implicato solo da un “dono” concesso dal Signore attraverso la Chiesa. In una parola, dal sacramento. Servizio e dono sono però due facce inscindibili della stessa medaglia: magari il primo colora l’annuncio della Parola e il secondo apre al

mistero dell’Eucarestia… eppure oggi si tende con troppa facilità a privilegiare il servizio, dimenticandosi del dono. In un certo modo le due cose risultano divise, e questo non è un bene. Addirittura, sull’onda della funzionalità che ormai permea ogni cultura, si preferiscono i termini “incarico, ministero” e non “sacerdozio”! Questa è una visione fin troppo riduttiva perché, come afferma l’autore, “la predicazione cristiana non proclama parole ma la Parola, cioè la Persona di Cristo ontologicamente aperta alla relazione col Padre e obbediente alla sua volontà. Un autentico servizio alla Parola esige che

Quello che il film tv non ha rivelato

il sacerdote sia trasparenza in ogni suo gesto. Egli deve partecipare, anzi perdersi nel mi-

stero di morte e resurrezione con tutto il proprio io: intelligenza, libertà, volontà, corporeità. Soltanto la partecipazione al sacrificio di Cristo, alla sua kènosi rende autentico l’annuncio”. Posto questo, vengono passati in rassegna sei fondamentali interrogativi sulla figura del sacerdote: Cos’è la vocazione? Chi è il ministro del Signore? Qual’è il suo compito? Come realizza la missione per cui è stato chiamato? Quali sono i tempi in cui prende forma questo progetto divino sull’uomo? In che modo trasmettere il dato evangelico oggi? Attraverso la penna dell’autore, è come se lo stesso Paolo

SURBO/Incontro dell’Azione Cattolica

Sant’Agostino il pastore Genitori e figli, insieme Un libro di Luigi Manca per vivere l’affettività L’amore per Cristo, che i martiri hanno manifestato con il sacrificio della propria vita, trova l’equivalente nell’amore con cui i pastori d’anime esercitano il loro ministero a totale servizio delle comunità a loro affidate. L’esperienza di Agostino, che da contemplativo si ritrova prete e poi vescovo d’Ippona, rappresenta una testimonianza tanto più attuale quanto più, con il trascorrere dei secoli, acquista credibilità anche oltre la cerchia dei credenti. Dopo la conversione, pensava di dedicare tutto il suo tempo alla preghiera, allo studio e alla contemplazione, nel silenzio e nel nascondimento. Agostino si ritrova, invece, da un giorno all’altro, totalmente immerso nell’attività pastorale; situazione che gesti con intelligente audacia insieme a disarmante umiltà, soprattutto con incondizionato spirito di servizio nei confronti di quel popolo, per la cui crescita cristiana profuse tutte le sue energie fisiche e intellettuali. Luigi Manca insegna Patrologia presso la Facoltà Teologica Pugliese ed è Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce.

L’Azione Cattolica della parrocchia “Santa Maria del Popolo in Surbo”, da sempre, nel corso della sua lunga storia associativa, ha rivolto particolare attenzione alla famiglia e privilegiato iniziative con valenza sociale sul territorio. Nel salone parrocchiale si è tenuto così, l’incontro sul tema: “Ruolo dei genitori nell’educazione all’affettività e alla sessualità”, organizzato in collaborazione con il Consultorio “La Famiglia”. Ad affrontare l’argomento la dottoressa Giovanna Astore, direttrice del Consultorio, e il dottore Luca Arima, psicologo. Il messaggio che entrambi hanno voluto lasciare è stato chiaro: non esiste una risposta che risolva tutti i problemi, ed ogni genitore deve imparare, innanzitutto, a comunicare con i propri figli. I bambini già intorno ai 3-4 anni iniziano a porsi e a porre determinate domande, e il com-

portamento evasivo dei genitori li induce a pensare che la sessualità sia un tabù. È importante perciò iniziare a parlare con i figli sin dalla più tenera età, adeguando le risposte in base alla loro maturità, ricordando però di dire sempre la verità e, soprattutto, di associare sempre l’educazione sessuale all’affettività. Il messaggio tanto semplice quanto innovativo ha colpito i genitori intervenuti che, disorientati dalla molteplicità di informazioni diseducative che rendono sempre più difficile il loro compito, hanno accolto con entusiasmo la proposta di ulteriori incontri, suggerendo essi stessi gli argomenti da affrontare nei prossimi appuntamenti. Incisivo e molto apprezzato, infine, è stato il contributo offerto al dibattito dal parroco don Stefano Spedicato. Laura C.

rispondesse a tali domande, facendo progressivamente luce sulla propria, straordinaria esperienza di “chiamato”, rivelandone le gioie provate e illustrando le difficoltà che è possibile incontrare, ma tutte superabili in nome di quell’Amore Eterno per cui si vive! Ecco allora che un evento misterioso qual’è la vocazione venga inquadrata come un impatto sconvolgente con la Verità sulla propria persona e su Dio e al tempo stesso come la più splendida esperienza dell’amore gratuito del Padre per un uomo. Essa assume quasi i contorni di un vero combattimento tra il chiamato e lo Spirito: sulla via di Damasco, Paolo si è letteralmente scontrato con il Risorto… ed è stato subito sconfitto e messo al tappeto! Ha avuto inizio così per lui l’esperienza del buio, del disorientamento, della mancanza di quelle certezze avute fino a quel momento. Si tratta di una sfida personale tra l’io di Cristo e l’io dell’uomo, una vera lotta tra la persona chiamata e Dio che lo invita ad abbracciare il ministero. In questo scontro l’uomo vince quando accetta di perdere. Per Paolo significa accettare di far morire il proprio io, facendo vivere in sé l’io di Cristo. Sarà questo a spalancargli le porte della conversione, dopo la quale potrà conoscere il buon sapore della misericordia ricevuta e dell’abbondanza della grazia divina che plasmeranno poi la sua missione. Il sacerdote è dunque un’incarnazione perenne del Triduo Pasquale proprio perché chiamato ad essere trasfigurato, anzi transustanziato come l’Eucarestia che celebra… e, come il Risorto potrà mostrarsi ad ogni incredulo dicendo: “Guarda le mie mani consacrate nell’unzione, poni la tua mano nel mio costato spiritualmente trafitto: non sono più io che vivo ma ormai Cristo vive in me!”. Andrea Pino

a cura di Elena Palladino

Avv ocato Spe ciali zzata in Diri tto Amminis trativo e Tri butario

Mamma di Luigi Rizzola

Equitalia e lo statuto del contribuente Con sentenza n. 40/1/2010, avente data 11.02.2010, la Commissione Tributaria provinciale di Parma ha sancito che: “Tutti gli atti del concessionario:fermi amministrativi, iscrizioni ipotecarie ed avvisi di pagamento debbono contenere l’indicazione del responsabile del procedimento. All’intimazione di pagamento, poi, debbono necessariamente essere allegate le relative cartelle:la loro mancata allegazione comporta una violazione del primo comma dell’art. 7 della L. 212/00, con conseguente nullità”. Sostanzialmente il collegio parmense conclude sancendo che la mancata allegazione, all’atto di intimazione, della copia delle cartelle di pagamento genera un vizio insanabile. *** Agenzia delle entrate - chiarimenti sul regime delle pertinenze L’agenzia delle Entrate con una circolare interpretativa, avente data 12.03.2010, ha sostanzialmente sancito che “gli atti di compravendita immobiliari, soggetti ad imposta ipotecaria, catastale, nonché ad Iva, posti in essere tra le stesse parti contraenti ed aventi ad oggetto un fabbricato abitativo e più pertinenze (box, giardino, cantina etc), debbono trovare una sola imposizione rispetto ”. L’ente impositore ha così recepito, distinguendo i negozi giuridici collegati dai negozi giuridici complessi, 1 la necessità più volte manifestata dai contribuenti, specie in sede di contenzioso, di alleggerire il sistema impositivo, specie con riferimento alla attività negoziali poste in essere dalle imprese costruttrici. Ovviamente è necessario che nell’atto negoziale sia presente sia il requisito oggettivo (consistente nella destinazione durevole e funzionale di un bene al servizio o ornamento della cosa principale), e del requisito soggettivo (consistente nella volontà del proprietario della cosa principale a porre in essere un rapporto di strumentalità tra i due beni). Importante è che nel caso di contenzioso ancora non risolto in sede definitiva è possibile richiedere in autotutela l’annullamento del precedente regime impositivo e in tal sesno gli uffici sono stati sollecitati proprio dalla Direzione centrale Normativa che ha emanato la direttiva. *** La Corte di Cassazione con la sentenza dell’11.03.2010 n. 5913 ha sancito che è legittimo l’accertamento, svolto dalla Guardia di Finanzia o dall’Agenzia delle Entrate, sui conti correnti bancari del coniuge in caso di indagine penale per il reato di corruzione. “Il regime dei proventi illeciti è quello dell’imponibilità, anche retroattiva, in forza della retroattività della legge 537/93, che introduce una norma di interpretazione autentica”. avv.elenapalladino@libero.it; palladino@loradelsalento.it

QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

di Antonio Martino

Tra le tante marce eseguite durante la processione del venerdì santo spesso viene proposta “Mamma” di Luigi Rizzola (1877-1969). Si tratta di una composizione in cui l’ascoltatore viene immerso un’atmosfera tridimensionale profonda e densa, dai colori scuri ed indelebili; un’occasione di emotività tra la sacralità del momento e le afflizioni della vita quotidiana. La marcia apre con un piano arpeggiato affidato ai secondi clarinetti in sib., al clarinetto basso, ai sassofoni tenori (con il successivo intervento del sassofono baritono), ai flicorni tenori, ai flicorni bassi e contrabbassi. Nella risposta intervengono, oltre agli strumenti già evidenziati, i primi clarinetti in sib., i clarinetti contralti, il sassofono soprano, i corni, le cornette in sib., il flicorno sopranino, i flicorni soprani e i flicorni contralti. Tutti alimentano un percorso dinamico discendente che traccia una linea scura verso una profondità sconosciuta e senza luce. All’improvviso il suono lungo della campana tubolare (una novità in partitura) presenta una cellula melodica affidata alla prima e sola cornetta in sib. con l’ausilio del sassofono soprano e dei sassofoni contralti e una successiva eco attraverso i sassofoni tenori con la profondità tridimensionale dei flicorni tenori e dei flicorni baritoni. Ne emerge un momento particolarmente intenso, in cui l’energia accumulata vorrebbe riversarsi all’interno del brano: il respiro dell’ascoltatore si ferma per un istante; ma il compositore cambia intento e decide di chiudere.

Presenta, infatti, un tappeto armonico di semiminime affidato ai secondi clarinetti in sib., ai clarinetti contralti, al clarinetto basso, ai sassofoni contralti ai sassofoni tenori e ai corni in fa. Il primo tema giunge attraverso l’intervento del flauto, del piccolo clarinetto in mib., dei primi clarinetti in sib. e del sassofono soprano. La caratteristica principale dell’idea è da individuare nei suoni lunghi (minime): ad ogni battuta ne è presente uno sempre relativo all’arpeggio della tonalità d’impianto. Così si crea un movimento melodico univoco per accerchiare l’ascoltatore in un riconoscibile impasto sonoro con lo scandire delle battute affidato alla campana tubolare. L’insistenza di questa scelta compositiva è dovuta all’esigenza di caratterizzare questa prima parte con una martellante evocazione legata al dolore e al suo conseguente percorso di sofferenza. Non traspare alcuna minima luce sonora, anzi al termine di questo primo segmento compare una serie di scale affidate al clarinetto basso, al sassofono baritono, ai flicorni baritoni, ai flicorni bassi e contrabbassi che ulteriormente oscura la melodia sino in fondo. Neanche gli interventi moderati del flicorno sopranino, dei flicorni soprani e dei flicorni contralti riescono ad illuminare la parte conclusiva del primo tema. Quest’ultimo si chiude dopo una riproposta del materiale evidenziato nella fase introduttiva. La seconda idea verrà analizzata nel prossimo numero.


L’Ora del Salento 13

Lecce, 20 marzo 2010

le nostre città Presentato presso la Biblioteca Caracciolo il libro di Padre Reho

SQUINZANO

Scriba velocior, un apripista in controluce Restaurato l’organo del santuario Nei giorni scorsi, nella biblioteca Caracciolo del Convento dei Frati Minori a Fulgenzio, è stato presentato il libro di P. Cosimo Reho intitolato Scriba velocior, un apripista in controluce. All’interessante volume è allegata una breve, ma estremamente puntuale, presentazione fatta da mons. Cosmo Francesco Ruppi, che ben lo sintetizza mettendo a fuoco i caratteri fondamentali tanto dell’autore quanto dello scritto. Nella vita di un uomo arriva il momento in cui si sente il bisogno di fare un bilancio e, allo stesso tempo una sintesi, dei propri pensieri, delle esperienze, dei risultati ottenuti e di quelli mancati. Per padre Reho il momento propizio è arrivato con la coincidenza tra il suo 65° anno di vita, i quarant’anni di sacerdozio e i venticinque anni di attività pubblicistica. Docente di Teologia e giornalista, frate Cosimo ha sentito il bisogno di raccogliere in una pubblicazione alcune sue esperienze intime della grazia del ministero sacerdotale e alcune riflessioni teologiche. Tutto il lavoro è segnato da uno stile sobrio, fresco, elegante e comprensibilissimo. La sua profonda scienza è legata ad una bella capacità espositiva che unisce la lentezza della riflessione e della meditazione alla velocità della comunicazione.

Il volume affronta un ampio spettro di tematiche che spaziano dalla biografia alla teologia passando per la cronaca spirituale e culturale. Tuttavia, la vastità, e per alcuni versi la disomogeneità, dei contenuti non impediscono al libro di presentarsi come un’opera unitaria perché a guidare la mano dello scriba è stato l’intento pedagogico e la volontà di dare una semplice e incisiva testimonianza. In una società senza maestri e senza padri l’autore, confermato dalla stima dei suoi allievi e dei suoi confratelli, vuole fornire un vademecum per il cammi-

no esistenziale dei cercatori della sapienza. Di questo cammino egli, più che sentirsi una guida e un modello, si sente un apripista. Si potrebbe leggere questo libro come il racconto di un pioniere nel continente dello spirito e della cultura che, tornato dalla sua esplorazione, mette a parte i fratelli delle cose viste, delle esperienze fatte e delle sintesi che ha raggiunto. Padre Cosimo, riecheggiando il salmo 44, si sente uno scriba veloce al servizio della Chiesa e dell’evangelizzazione. Il suo intento è di favorire la comunicazione intergenerazionale, come ha sempre cercato di fare nel suo insegnamento ai frati delle nuove generazioni, e uno stile glocale, che rimanga saldo nelle radici meridionali e si apra alla globalizzazione. Da ogni pagina del libro traspare la matrice francescana attraverso i continui riferimenti a san Francesco e ai santi francescani (Bonaventura, Scoto, Padre Pio e altri), all’Ordine e alla Provincia religiosa. Anche gli articoli su Maria e sugli angeli sono riconducibili alla matrice francescana. Ma è soprattutto lo stile umile e dotto della pubblicazione di padre Cosimo a dare testimonianza di una fede vissuta nell’amore a Dio, alla Chiesa e al Poverello di Assisi. R.D.

VITE MIGRANTI

di Giovanni Napolitano

S. Francesca Cabrini: patrona degli emigranti “… se il Cuore SS. di Gesù mi concedesse i mezzi per costruire un bastimento, sul mare allora fonderei la “casa Cristoforo”, (portatrice di Cristo) girerei tutti i mari con una Comunità, piccola o grande, per andare a portare il nome di Gesù Cristo a tutti i popoli che ancora non lo conoscono o l’hanno dimenticato. ...” (S. F. Cabrini Viaggi). Vite Migranti questa settimana incontra l’esperienza di una grande Santa, madre Francesca Cabrini, leggenderaria madre degli emigranti, a cui è impossibile non riconoscere capacità organizzativa e carisma: doti che hanno favorito la divulgazione della propria opera e hanno reso la sua vita una vera epopea o un romanzo di altri tempi. Nasceva nel 1850 a Sant’Angelo Lodigiano (Lodi) e fin da piccola fu attratta dalla vita dei missionari, conosciuta attraverso i racconti che si leggevano la sera in famiglia. Dopo aver ricevuto l’abito religioso, nel 1880 fonda l’Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore.

Fortuitamente conobbe a Roma mons. Giovanni Battista Scalabrini che, come abbiamo già visto, si occupava dei gravi problemi dei nostri emigranti delle Americhe e dell’Europa. Cominciò cosi per Madre Francesca Cabrini la vita missionaria spesa in soccorso degli emigranti vinti, maltrattati, soprafatti dalla miseria e dall’analfabetismo che si aggiravano errabondi nei porti, nei ghetti o nei miseri tuguri, attraversando le Americhe con ogni mezzo di locomozione: dal New Jersey a Los Angeles, da New Orleans, Denver, Seattle, a Panama a Buenos Aires. Poi ancora a Barcellona, a Liverpool, Parigi. Scende in Nicaragua, in Honduras tra gli indiani Mosquitos, percorre il Perù e il Cile da dove raggiunge l’Argentina a dorso di mulo attraverso le Ande, giunge in Brasile, sfiora l’Alaska e il Canada. Fonda il primo orfanotrofio a New York, e ovunque lascia opere di beneficenza, provvedendo all’edificazione di orfanotrofi, asili, scuole, collegi, ospedali, laboratori, ricoveri, cen-

tri sociali, per gli italiani e i loro piccoli figli. Assiste i nostri connazionali detenuti nelle prigioni americane. A New York fonda il famoso ospedale Columbus Hospital, oggi ancora presente. Morì a 67 anni, il suo corpo venne portato trionfalmente a New York, nella chiesa annessa alla “Mother Cabrini High School”, perché fosse vicino agli emigrati. Lascia in eredità 67 Fondazioni tra l’Europa e l’America e circa 1300 suore missionarie. Il comitato per l’emigrazione di New York la dichiara “Più illustre emigrante del secolo”. Papa Giovanni Paolo II la definì “una vera pedagogia di pace”. Nel 1950, Papa Pio XII la proclamò “Celeste patrona di tutti gli emigranti”. I nostri connazionali minatori la ricordavano così: ” come un angelo consolatore a portare un raggio di luce fra le tante tenebre a quelle povere anime, oppresse da un lavoro faticoso….”.

IN GALLERIA

Mine vaganti di Ferzan Ozpetek Dopo il clamoroso successo ottenuto al Festival di Berlino “Mine vaganti” il nuovo film di Ferzan Ozpetek, che vede protagonista anche la nostra amata terra salentina, approda nelle sale cinematografiche. La famiglia Cantone, è da decenni proprietaria di uno dei pastifici più importanti del Salento. Il rientro a casa di Tommaso, il figlio minore, che viveva a Roma per motivi di studio diventa il momento ideale per passare le redini dell’azienda. Tommaso, però ha altre idee, vorrebbe vivere a Roma con il compagno e fare lo scrittore. Durante la cena ufficiale, per festeggiare il nuovo percorso dell’azienda, il fratello maggiore Antonio si dichiara omosessuale. Per tale motivo, quest’ultimo viene espulso sia dalla casa sia dalla direzione aziendale. Tommaso, per il bene del padre,

cambia i suoi progetti. Solamente la nonna, che ricorda il suo amore impossibile, consiglia al nipote “di non farsi mai dire dagli altri chi deve amare” e di sbagliare per conto proprio. Ozpetek, come già anticipato sceglie come cornice di questa sua ultima opera il fascino barocco di Lecce e la vivacità dei colori del Salento. Con “Mine vaganti”, torna a raccontare i temi a lui più cari. Il punto forte del film sono i tratti psicologici, le convenzioni sociali e il conflittuale rapporto padre e figlio (a tal proposito dedica la pellicola proprio al padre). Inoltre, questo film può essere considerata per Ozpetek un’opera di riscatto, confrontata al suo precedente lavoro “Un giorno perfetto”. Il film, infatti, sta riscuotendo un notevole successo anche in campo internazionale: può vantarsi di essere

di Alessandra De Matteis

l’unico film italiano che concorre nella principale sezione del Tribeca, il prestigioso festival fondato a New York da Robert De Niro. Gli ottimi risultati che il film sta ottenendo, sono anche dovuti alla buona prestazione del cast, in primis il protagonista Riccardo Scamarcio e via dicendo tutti: Alessandro Preziosi, Elena Sofia Ricci, Nicole Grimaudo, Ennio Fantastichini, in generale il cast al completo, senza tralasciare le molte comparse salentine. “Mine Vaganti” è un dramma famigliare, una commedia ricca di gag, uno stupendo film che ha anche il pregio di mostrare al mondo la splendida terra salentina.

Domenica 21 marzo 2010, ci sarà l’inaugurazione dell’organo antico restaurato, collocato nel santuario SS. Annunziata, a Squinzano (Arcidiocesi di Lecce), con conseguente utilizzo del prezioso strumento musicale a canne. Alle 18.30, ci saranno la celebrazione eucaristica e la benedizione presiedute da mons. Vito Antonio Caricato, promotore del progetto di restauro. La liturgia sarà animata dalla musica della Polifonica S. Cecilia. Successivamente, dopo la messa, il dott. Riccardo Lorenzini illustrerà con delle diapositive le fasi dell’avvenuto recupero dello strumento. Rivelando quelli che sono stati momenti più interessanti o anche esponendo le criticità che sono potute verificarsi durante il processo di restauro. Durante l’evento, il maestro Antonio Rizzato eseguirà alcuni brani organistici antichi, dando un tocco musicale di forte intensità all’evento. L’iniziativa è stata presa in collaborazione della Confraternita SS. Annunziata, con il priore Vincenzo De Filippo, e del padre spirituale don Nicola Macculi. Questo lavoro è stato portato a termine, perché consapevoli dell’importanza che ha l’organo antico. Esso deve essere conservato attraverso azioni di restauro, e provvedimenti per la salvaguardia e la tutela dell’arte organaria. Attraverso questo processo si ha l’opportunità unica e irripetibile di ottenere importanti informazioni sulla prassi costruttiva degli autori del passato. Per cui è necessaria un’alta specializzazione, in modo che le parti antiche, logorate dal tempo, dall’incuria, danneggiate dalla corrosione, dal vandalismo siano rese funzionanti, conservandone e proteggendone al massimo la loro unicità e originalità. L’organo antico restaurato può essere visto come un soggetto d’arte, un monumento storico, uno strumento d’uso per fare musica, e valorizzarlo è come far venire alla luce una parte importante di quello che è stato il nostro trascorso storico. Significa portare alla vita un bene prezioso della comunità, facendo rinascere un pezzo della nostra identità. Ilaria Lorenzo


L’Ora del Salento 14

Lecce, 20 marzo 2010

appunti

A. D’Avenia. Bianca come il latte rossa come il sangue “Bianca come il latte rossa come il sangue” è il romanzo d’esordio di Alessandro D’Avenia, trentadue anni, cresciuto a Palermo ora residente a Milano. È considerato il nuovo enfant prodige dotato di marchio di produzione Arnoldo Mondadori Editore. Ne hanno parlato tutti come il nuovo Paolo Giordano che nel 2009 aveva conquistato il mercato letterario italiano con il suo “La solitudine dei numeri primi”, non senza violente critiche. Alessandro D’Avenia è un giovane professore di italiano e latino in un liceo di Milano. Nel suo romanzo racconta una storia che ha come protagonista un ragazzo sedicenne, Leo, alle prese con la tipica rabbia adolescenziale nei confronti della scuola, della famiglia, del mondo che sta fuori dalla sua

stanza e dalla sua ristretta cerchia di amici. Con le sue storie, con la sua sensibilità “Bianca come il latte rossa come il sangue” rappresenta i due colori della vita di Leo. È difficile entrare nella mente e nelle parole di un ragazzo di poco più di sedici anni, difficile e pericoloso perché l’insidia di falsificare i pensieri e le emozioni è sempre dietro l’angolo. Leo, che oltre ad essere il protagonista del romanzo è anche il narratore, nelle prime pagine del libro è dominato dal bianco. Il colore bianco per Leo simboleggia l’assenza. Assenza di interessi, assenza di motivazioni, di capacità di riflessione, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. La sua unica forza crede che stia nella sua folta e selvaggia capigliatura. Fre-

c@ttolici in rete argo

quenta il primo liceo classico, ma non c’è materia o argomento che lo interessi, le uniche cose che riescono a suscitare in lui un barlume di interesse sono il gioco del calcio ed il suo motorino senza freni. Fortunatamente ha due amici, Niko e Silvia, sui quali può contare e con cui parla di scuola e di calcio. Ma c’è un piccolo fuoco che sta crescendo dentro di lui, finalmente qualcosa di rosso nel bianco desolato della sua vita. È la figura di Beatrice, i suoi capelli rossi, il piacere di guardarla, anche senza parlarle, senza che lei sappia neppure il suo nome ed il suo interesse. Ma un giorno qualcosa stravolge la sua vita: arriva in classe un supplente di filosofia molto speciale. Parla di sogni, ed una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere in-

tensamente, e, con il suo modo di essere, riesce anche ad ammorbidire pian piano le barriere che Leo ha frapposto tra sé ed il mondo. E il pensiero di Beatrice si fa ogni giorno più presente, più importante, diventa il suo sogno, la sua speranza. Ma Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. “Questa è un’altra cosa su cui devo riflettere. I sogni sono come le stelle: le vedi brillare tutte quando le luci artificiali si spengono, eppure stavano lì anche prima. Eri tu a non vederle, per il troppo chiasso delle altre luci”. Ad un certo punto, purtroppo, Leo scopre che Beatrice è malata, ed è ammalata di quella malattia che ha tanto a che fare con il bianco che tanto lo spa-

marialucia andreassi venta. Sarà proprio la presenza di Silvia ad aiutarlo a venirne fuori. Un romanzo coraggioso che racconta cosa succede quando nella vita di un adolescente fanno irruzione la sofferenza, la paura, la morte, e prova ad offrire, con forza ed intensità, qualche risposta non definitiva ma neppure scontata. Una storia d’amore e morte con al centro un ragazzino dei nostri tempi che si innamora di una ragazza gravemente malata e diventa adulto attraverso il dolore. ALESSANDRO D’AVENIA, Bianca come il latte rossa come il sangue, Mondadori, 19.00

La festa del papà M U S I C A L M E N T E su internet Da Squinzano in America: Congo Rock Anna Rita Favale

IL POLLICE

FICTION, MA NON TROPPO

tommaso dimitri

Nel momento in cui la televisione ci ripropone, sotto la denominazione di fiction, un pezzo di storia più o meno recente, o finanche del passato, non possiamo non chiederci fino a che punto quello che vediamo appartiene alla realtà o alla fantasia. Talvolta spiazzati dalla didascalia finale che appare sul piccolo schermo: “Ogni riferimento a fatti o persone esistenti è puramente casuale”. Ma questa volta, e ci riferiamo a “La mia casa è piena di specchi” (Rai Uno, ore 21,10), la miniserie dedicata alla vita di Sofia Loren, o meglio di sua madre Romilde Villani, il riferimento è stato del tutto voluto e manifesto. Bravissima la Loren, e con lei Enzo Decaro e Margareth Madè, ma ancor più brava, a nostro avviso, Rai Fiction che ci ha raccontato come la forza della volontà e la costanza, accanto allo studio e all’applicazione (qualità, queste, alquanto latitanti nell’era dei grandi e piccoli fratelli) e ad un pizzico di necessaria fortuna, possano essere le chiavi giuste per cambiare decisamente la propria vita.

Parlare o cercare informazioni sul web su San Giuseppe è molto complesso. Certamente troviamo moltissimo sulla “festa del papà”, sviluppata soprattutto come occasione per confezionare cartoline virtuali o regali speciali, ma non troviamo i portali per la grande Festa liturgica di san Giuseppe. Sembra strano, ma l’umiltà e il nascondimento di questo “uomo giusto” la notiamo anche nel web. Infatti non troviamo nella rete il sito su “San Giuseppe” ma la sua presenza è come disseminata un po’ dovunque. Cercando nei diversi motori di ricerca, come Virgilio o in quello più completo di Google, non troviamo nulla di specifico. Sì, è vero, di san Giuseppe tutti i portali cattolici ne parlano e inseriscono la biografia, per quello che la Tradizione ci può suggerire, con tanto di immagine o icona e relativa preghiera o supplica, ma non scrivete “www.sangiuseppe.it” perché entrate in una cooperativa di hotel! Se poi cambiate l’estensione (.org, .info o .com) vi perderete tra paesi che si chiamano San Marzano di San Giuseppe, in provincia di Taranto o San Giuseppe Jato, nel centro della Sicilia, o ville di cura e bellezza o società agricole che producono vino. È molto complicato districarsi. Possiamo recuperare le informazioni su personaggi che si chiamano come San Giuseppe, come per esempio San Giuseppe Moscati o il nostro conterraneo San Giuseppe da Copertino, o ci imbattiamo in qualche santuario dedicato a San Giuseppe, come quello di San Giuseppe Vesuviano. Cosa resta da fare? Cercare e spigolare tra i numerosissimi siti cattolici che il nome San Giuseppe ci fa incontrare. Se vogliamo ricercare qualche preghiera dedicata a San Giuseppe possiamo stazionare un po’ sul “portale della preghiera”: www.pregate.it. Certamente troverete quella giusta! Per quanto riguarda, invece, la “Festa di san Giuseppe”, con tutti gli accessori di cultura, folclore e tradizioni che incorniciano questo grande giorno possiamo ricercare su Google e troveremo più di 200.000 siti popolari e culturali in tutto il mondo. L’imbarazzo è solo nella scelta. Auguri a tutti coloro che festeggiano l’onomastico o il patrocinio spirituale e buona navigazione.

Parte da Squinzano, passa per Milano e si stabilisce a Los Angeles. Al secolo Rocco Rampino, in arte Congo Rock è emerso con convinzione negli ultimi mesi dalla nuova scena dance milanese che sta conquistando grande credibilità e visibilità internazionale grazie a nomi come i Crookers. Non appena le sue produzioni hanno cominciato a diffondersi attraverso il web, si sono guadagnate le attenzioni dei Bloody Beetroots, star internazionali della nuova electro che l’hanno coinvolto in una collaborazione per il loro prossimo EP e per l’album in uscita su Dim Mak Records, e della Fool’s Gold, l’etichetta newyorkese di A-Trak, il dj del celeberrimo rapper Kanye West. In men che non si dica, la Fool’s Gold ha scritturato Congorock per il suo singolo di debutto Exodus, pubblicato nell’estate 2008 (e prodotto da Bob Rifo dei Bloody Beetroots). E nel giro di pochi mesi, Congo è stato chiamato da Mtv per un dj set a Bari in occasione della recente Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo, mentre Exodus saliva al numero 3 nella dance chart di Radio Deejay, e MySpace Italia lo promuoveva come miglior nuovo talento nella sua homepage. La sua musica ha avuto degno riconoscimento anche nella sua regione d’origine. Da ottobre ad oggi si sono susseguiti ben 4 tour negli Stati Uniti, tra cui uno di supporto ai Mstrkrft per il Fist of God Tour. Nel frattempo hanno visto la luce una serie di remix ufficiali, per nomi del calibro di Romanthony, Rex The Dog, Djedjotronic e Nic Sarno. È da poco uscito il suo nuovo video ed è disponibile in rete.

lor@delavoro di Samuele Vincenti Nel clima di crisi nel quale giovani e adulti si districano nella ricerca di un impiego, diamo una panoramica degli annunci attualmente attivi presso i Cpi (Centri per l’Impiego) della provincia di Lecce, senza perdere di vista le opportunità offerte dal pubblico impiego sul territorio nazionale. Per diplomati o laureati alla ricerca di una prima esperienza, Alleanza Toro Assicurazioni ricerca, per la zona Lecce nord, 15 collaboratori assicurativi preferibilmente residenti nei comuni di Monteroni di Lecce, Copertino, Calimera, Veglie, Carmiano, Lequile, Leverano,

Porto Cesareo, Magliano, Novoli. Il trattamento economico consiste inizialmente in provvigioni con possibilità di stipendio-provvigione dopo il periodo formativo. Gli interessati dovranno presentare il proprio curriclum vitae entro il 22/ 03/2010 al Centro per l’Impiego di Campi Salentina per e-mail: cpi.campisal@provincia.le.it, tel. 0832/794094. Le selezioni si svolgeranno presso lo stesso Centro il giorno 23 marzo 2010. Opportunità di lavoro per donne inoccupate presso il CPI di Gallipoli: un’azienda del settore tessile seleziona operaie camiciaie addette alle macchi-

ne piane lineari e offre un contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato fulltime. Per questa figura è richiesta esperienza lavorativa nello stesso settore per il quale si presenta la candidatura e la residenza nella sede di lavoro o in provincia di Lecce. Le interessate possono presentare il proprio curriculum vitae, datato e firmato, al Centro per l’Impiego di Gallipoli, entro il 22 marzo 2010, al fax 0833.261766. Le candidate sono, inoltre, invitate al colloquio di preselezione, a cura del referente aziendale, che si terrà presso il Cpidi Gallipoli, il 23

marzo 2010 alle ore 10.00. Per l’inserimento o il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, tra i quali gli over 45 privi di un posto di lavoro, collaboratori a progetto in regime di mono committenza, giovani disoccupati, con determinazione del dirigente servizio lavoro e cooperazione del 10 febbraio 2010, Programma Welfare to work “Azione di Sistema per le politiche di ReImpiego”, la Regione Puglia ha approvato l’Avviso Pubblico per la presentazione di richieste di accesso agli incentivi per l’autoimpiego, a vantaggio dei lavoratori destinatari degli in-

terventi previsti dall’Azione di Sistema. A tal proposito, i Cpi della provincia di Lecce offrono assistenza a chi è interessato a presentare richiesta di accesso agli incentivi, che prevedono la concessione al singolo soggetto di un contributo pari a 25.000,00. Per il pubblico impiego, il Comune di Roma inaugura una nuova stagione di concorsi proponendo 22 bandi, che daranno avvio a 1.995 nuovi posti di lavoro, divisi in venti diverse figure professionali. I bandi sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale “IV Serie Speciale - Concorsi” del

23 febbraio 2010 e sono consultabili sul sito della Gazzetta Ufficiale: www.gazzettaufficiale.it. Per la prima volta nella storia del Comune di Roma saranno assunti “esperti” come informatici, telematici ed economisti. Ai concorsi che richiedono la laurea può partecipare sia chi ha il titolo triennale, sia i laureati di vecchio ordinamento. Nessun limite di età previsto, salva l’età pensionabile. Unica eccezione: un massimo di 36 anni per gli aspiranti istruttori di Polizia Municipale. La scadenza per tutti i concorsi è il 25 marzo 2010.


L’Ora del Salento 15

Lecce, 20 marzo 2010

lo sport L’ASSIST

di Paolo Lojodice

La sconfitta interna contro il Cittadella non dovrebbe aver lasciato segni negativi sul morale della squadra. Al Granillo per tornare a a correre verso la A

Lecce, l’ora del riscatto Come dall’inizio del campionato, soprattutto da quando il Lecce è in vetta alla classifica, le fortune per i lupiensi, oltre ad essere affidate ai propri meriti, talvolta non esaltanti, sono corroborate da ancora più evidenti incertezze e limiti delle dirette antagoniste. Se avesse i baffi sotto di essi, Di Canio, se la riderebbe, alla luce del mancato e temuto aggancio del Grosseto nel posticipo, dopo, immaginiamo a ragione, essersi compiaciuto della sconfitta del rinvenente Brescia, per poi passare alla quarta sconfitta di fila del Sassuolo, quindi alla decima bocciatura del Torino lontano otto lunghezze insieme all’Empoli, quest’ultimo fermato in casa dall’orgoglioso Gallipoli ridotto in dieci. Unica eccezione l’Ancona che non fa sconti a nessuno e vincendo proprio contro i granata, avrebbe raggiunto il secondo posto, a due punti dal Lecce, se se non fosse arrivata anche la penalizzazione per le negligenze societarie. Numeri che fanno la differenza e che, se da un lato non consolano il tecnico materano per le deludenti prestazioni, dall’altro sono comunque esplicativi di una più che felice combinazione di risultati a vantaggio del Lecce: cinque partite con quattro punti all’attivo hanno consentito ai lupiensi di guadagnare punti e comunque tenere botta in vetta, nonostante la “epica” sconfitta interna; in poche parole questo è proprio l’anno buono per i giallorossi leccesi.

Comunque i numeri restano agli annali e il calcio giocato riprende venerdì sera alle 21,00 con l’anticipo della 30-esima giornata al Granillo di Reggio Calabria contro la Reggina reduce dalla sconfitta interna contro il Modena. I leccesi giurano sulla voglia di riscatto alla pari degli avversari, retrocessi insieme al Lecce lo scorso campionato, ma che per i qualia differenza dei salentini, sembra andare tutto storto; contro i lupien-

si si presenteranno con il dente avvelenato proprio sulla scorta della sconfitta rimediata contro il Modena: quella che doveva essere la partita della verità e dare seguito ai due risultati positivi, si è rivelata invece drammatica. Difficile e pericoloso per il Lecce riproporre la stessa condotta degli emiliani al Granillo, troppe le differenze e poi, a dire il vero, la difesa giallorossa, in questo frangente di campionato, non sembra affatto, nel suo

L’Ora Motori

complesso, il reparto più in forma; c’è da puntualizzare comunque, che la compagine leccese è strutturata per proporre e fare gioco piuttosto che per un difensivismo tout court, ma venerdì sera, proprio dalla difesa, per arrivare al centrocampo e all’attacco, deve partire un segnale forte di ritrovata coesione e presenza in campo, magari sfruttando il possibile vantaggio psicologico sui calabresi, legato alle differenti fortune in campionato.

di Mauro Pizzi

Ferrari con piede giusto. Può essere la stagione giusta Il GP del Bahrein ha fotografato i risultati del lavoro di un intero inverno e la vittoria della Ferrari dà ragione alla scelta fatta lo scorso anno di applicarsi a metà campionato alla attuale vettura, non appena compreso i limiti strutturali della mezzo della passata stagione, e in funzione di quelle che sarebbero state le attuali accoppiate macchina-pilota. Ferrari: 10. Forse in pochi avrebbero scommesso addirittura ad una doppietta sin da subito. Ma non c’è dubbio che il risultato sia ampiamente meritato: è il premio delle scelte e degli sforzi dell’ultimo anno. Ora tocca proseguire il lavoro di sviluppo della monoposto e capitalizzare il vantaggio accumulato sugli avversari: spesso i primi GP risultano decisivi per l’assegnazione dei titoli. Vettel: 9. Che il tedeschino fosse maturo già si sapeva. Che potesse imporsi in maniera così autorevole già in Bahrein era un po’ meno pronosticabile. Solo la mancanza di affidabilità della sua Red Bull: 6 lo ha costretto al quarto posto, difeso, tra l’altro, a denti stretti. Darà sicuramente filo da torcere. Schumacher: 7. Voto di incoraggia-

mento. Con tutte le attenuanti del caso, non è andato così male, ma sicuramente può fare meglio. Per ora si registrano il muso lungo post GP e il rimpianto dei rifornimenti in gara, la cui abolizione, a suo modo di vedere, ridurrebbe le chance di sorpasso. Detto da chi ha costruito molti successi proprio in corsia box, anche grazie all’aiuto di un certo Ross Brawn, c’è da crederci. Mercedes GP: 5. Con tutto l’armamentario a disposizione, quaranta secondi dal vincitore sono tanti soprattutto per il team campione in carica. Per ora è una macchina più affidabile che prestazionale, arriveranno tempi migliori. Intanto, in attesa del recupero di Schumacher, Rosberg: 7 non delude. McLaren: 5. Affidabile, ma, alla luce dei test invernali, le aspettative sono state un po’ deluse. Hamilton: 7 resta il punto di riferimento, il campione del mondo Button: 5 si è mostrato assai poco incisivo. Vitantonio Liuzzi: 7. Buon debutto stagionale alla guida di una Force India: 7 che si conferma scuderia emergente. Ottiene i primi punti iridati, davanti al più quotato compagno di squadra Sutil. Jarno Trulli: S.V.

MONDO Csi San Domenico Savio esperienza fantastica a Merine L’Associazione Csi San Domenico Savio Asd nasce a Merine nel lontano 1989 per la volontà comune di alcune persone di “mettersi in gioco” a servizio dell’intera Comunità Territoriale. Viene comunque spesso in mente che quando il grande don Milani nelle sue lettere affermava ”Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio” pensava e scriveva l’essenza di come a Merine hanno da sempre inteso lo Sport proposto dal Csi. Negli anni i Dirigenti del Csi San Domenico Savio, non hanno fatto altro che proporre al territorio tutto questo, cercando in tutti i modi possibili di promuovere lo sport, come momento di crescita umana e sociale, soprattutto delle giovani generazioni. A tutto il mondo del Csi, ma in particolar modo ai Dirigenti del Csi Sds di Merine, non importa “creare” campioni di calcio o di altre discipline, importa sostenere con forza la bellezza della Vita, “creando” campioni della vita e nella vita. Nel 1989 la nascita del Csi Sds rappresentò a Merine, il primo, vero nucleo di associazionismo sportivo, con una grande partecipazione di fanciulli, ragazzi, giovani, che spinse il tesseramento fino alle 350 partecipazioni. Nei successivi 20 anni, la pratica sportiva di ispirazione cristiana si è consolidata, con corsi regolari di calcio a 5, pallavolo, tennis tavolo, attività ludico-motoria e didattica, raggiungendo anche lusinghieri risultati dal punto di vista agonistico. Il gruppo vive al proprio interno con regole democratiche, con guide dirigenziali che si succedono ed il primo vero obiettivo del gruppo dirigente in carica (2007-2010), guidato dal “grande e instancabile lavoratore” Luigi Cucurachi è innanzitutto un incremento della persona, dell’umanità dei ragazzi e degli educatori: infatti la sua pratica favorisce lo sviluppo della ragione (una presa di coscienza dei propri desideri e interessi), della volontà, della comunionalità (l’appartenenza a una squadra, l’incontro e lo scambio di esperienze con coetanei). n questi giorni, insieme alla Comunità Parrocchiale di Merine, si avvierà un progetto-programma di attività Oratoriali, per la riscoperta e valorizzazione di un modello di “comunione e di condivisione” del Bene Comune, attraverso la vita dell’Oratorio. Un grazie, comunque, va detto e ripetuto sempre, a tutti gli uomini e donne di buona volontà che instabilmente sognano, ridono, soffrono ed a volte piangono per costruire questo meraviglioso cammino. Marco Calogiuri


1010 - L'Ora del Salento