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Lecce, 19 febbraio 2011

UN EURO

L’Ora del Salento

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Nuova serie, Anno XXI, n. 6

SETTIMANALE CATTOLICO

Le maschere di Nicola Paparella Siamo in pieno carnevale e quest’anno sembra esplodere di nuovo il gusto delle feste mascherate. Sembravano esser passate di moda e invece eccole ritornare, un po’ di qua e un po’ di là, e non soltanto con la scusa dei bambini. Sono gli adulti che vogliono divertirsi, ammette il commesso di un negozio specializzato. Probabilmente non ci si accontenta più della solita maschera d’ogni giorno. Forse ci si è persino stancati di apparire come persona perbene quando, sotto sotto, si coltivano vizi sconvenienti ed abitudini inconfessabili. Viviamo in un mondo di maschere; ognuno recita la propria parte nella commedia della vita e tutti insieme tiriamo a campare in una società che pretende di apparire diversa da quella che è. Vogliamo sembrare accoglienti e poi ci organizziamo per respingere gli stranieri o per mandarli a raccogliere pomodori senza alcuna protezione sociale. Vogliamo apparire generosi e poi cerchiamo ogni possibile trucco che ci consenta di evadere le tasse. Ci piace far vedere che amiamo i bambini e poi continuiamo a fare aborti, sia legali che clandestini. Il governo è affezionato alla maschera dell’efficienza e ci ripete ogni giorno che questo è il governo del fare, poi però tardano a venire i provvedimenti che i cittadini aspettano da anni. Molti indossano la maschera delle persone informate, e però non leggono i giornali e non sanno che cosa vuol dire comperare un libro o coltivare il gusto della lettura. Recitiamo tutti. La polizia piazza gli autovelox e gli automobilisti montano il Tomtom che avverte quando si arriva vicino ad un controllo della velocità. Hanno inventato l’etilometro per verificare se si guida una macchina dopo aver bevuto dell’alcool e già si sente parlare di una caramella che dovrebbe rimettere tutto a posto. Almeno facessimo come un tempo accadeva per il carnevale: una grande festa, qualche trasgressione e poi si rientrava in sé e si accettava la cenere sul capo e la fatica della conversione. Niente affatto. Oggi non c’è limite. Ci si maschera e il giorno dopo si insiste, anzi, si rincara la dose. E se ti dicono che sotto la maschera del gentiluomo, nascondi l’arroganza del profittatore, niente paura, dopo qualche giorno ti trovano con le mani nella marmellata e poi nel sacco di farina e poi sugli scaffali del supermercato. Quanto a pentirsi, non se ne parla, non sembra un’operazione che va di moda. A meno che non cambi tutto in queste settimane. Chissà che questo nuovo entusiasmo per il carnevale non possa far venire in mente, almeno a qualcuno, che la festa è finita, che ogni ricreazione deve pur avere una conclusione e che dopo la festa, le maschere vanno tolte e rimesse nell’armadio. Chissà che a qualcuno non venga in mente che domani sarà quaresima e con la quaresima giunge il gesto di umiltà delle ceneri e subito dopo un lungo cammino di conversione. Chissà che qualcuno non ci pensi. Chissà che almeno chi scrive e chi legge queste note non possano ricordarsene per dar vita a gesti di perdono e di pace. Speriamolo.

Lecce, 19 febbraio 2011

EDITORIALI

STORIA

Laicato: in Puglia un nuovo impegno

Nel 1899 la prima volta dei Vescovi a Lecce 4

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A LECCE L’ASSEMBLEA DEI VESCOVI PUGLIESI

Incantati dal barocco leccese Pronti per il Convegno sui laici

Rinnovato l’incarico per altri tre anni

Si è concluso a Lecce il Convegno organizzato dall’Anspi e dall’Ufficio di Pastorale giovanile dell’Arcidiocesi

Massimo Vergari rinominato Presidente di Ac

La sfida educativa si gioca tra la chiesa e la strada

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L’Ora del Salento

Lecce, 19 febbraio 2011

primopiano

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EDITORIALI VERSO IL CONVEGNO REGIONALE SUL LAICATO

Il fedele laico cristiano: nuova figura e nuovi compiti Diciamo subito che dopo il ConcilioVaticano II, il laico cristiano non è più quello che era prima. Per molti secoli, fino all’ultimo Concilio, la Chiesa è stata, essenzialmente, una Chiesa clericale, ossia una Chiesa che si identificava col clero, con la gerarchia; era una Chiesa dove i laici avevano un ruolo secondario, marginale; in altri termini, i laici venivano considerati alla stregua di un gregge passivo e inerte. In tali condizioni era difficile che i laici potessero crescere, diventare maturi nella fede. Tranne rare eccezioni, quella dei laici, prima del Concilio, era una fede povera, immatura, incapace, quindi, di trasformarsi in comportamenti e stili di vita. Le cose cominciarono a cambiare col Concilio, ossia quando i Padri conciliari definirono la Chiesa come “popolo di Dio”. Questo cambiò radicalmente, almeno sul piano teorico, la posizione dei laici all’interno della Chiesa. Finalmente il laico veniva riconosciuto non più come soggetto passivo, ma come un membro attivo e responsabile del “popolo di Dio”. Per comprendere meglio il ruolo dei laici nella Chiesa, oggi, è necessario fare riferimento soprattutto a due documenti: l’Apostolicam actuositate (Decreto conciliare sull’Apostolato dei laici) e la Christifideles laici (esortazione apostolica postsinodale su Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo di Giovanni Paolo II). Sono questi i due documenti fondamentali, in cui vengono definiti, la nuova figura, i nuovi doveri e le nuove responsabi-

L’Ora del Salento SETTIMANALE CATTOLICO

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Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

lità dei laici nella Chiesa e nella società. Qui mi limito a riportare e commentare alcuni passi dell’Apostolicam actuositatem, da cui si evince chiaramente la nuova figura del laico cristiano. Intanto, già nel Proemio, i Padri conciliari sottolineano che l’apostolato dei laici non è qualcosa di marginale o secondario, ma è un’attività “assolutamente necessaria”. Attenzione! Tale attività è necessaria non solo e non tanto per motivi contingenti (come, ad esempio, il fatto che oggi, il crescere della complessità sociale, non permette più ai chierici di far fronte ai molteplici impegni che tale complessità richiede. E nemmeno per sopperire alla carenza di vocazioni sacerdotali e religiose, oggi piuttosto grave). Non è dunque per queste o altre ragioni storiche contingenti che i Padri conciliari hanno riconosciuto la necessità dell’apostolato dei laici, ma per una ragione fondamentale; e cioè per il fatto che i laici sono, a tutti gli effetti, “popolo di Dio”. In altri termini, la funzione apostolica dei laici deriva “dalla loro stessa vocazione cristiana”. E i Padri conciliari sottolineano come «la stessa sacra scrittura mostri abbondantemente quanto spontanea e fruttuosa sia stata tale attività ai primordi della Chiesa». Un’affermazione, quest’ultima, che tutti i laici cristiani dovrebbero imprimersi nella loto mente e nel loro cuore. Ciò vuol dire che, agli inizi del cristianesimo, i laici s’impegnavano in prima persona, senza sentire il bisogno di essere sollecitati, spronati dai Pastori. Accorrevano spontane-

PENSANDOCI BENE...

amente là dove le necessità dei fratelli li richiamavano. Occorre dire però che nonostante questo chiaro ed esplicito riconoscimento da parte del Concilio, gran parte dei laici cristiani si comporta come se tale riconoscimento non fosse mai avvenuto. Molti laici cristiani, distratti dalle cose di questo mondo, hanno finito col perdere la loro fede in Cristo e non se ne sono nemmeno accorti. La loro spiritualità si è come isterilita, la loro anima si è addormentata, la loro mente si è impigrita, il loro cuore si è indurito. È chiaro che permanendo tali condizioni, i laici non sono in grado di testimoniare Cristo nella nostra società, tanto più quando si pensi che essa si è secolarizzata e in parte scristianizzata, donde l’urgenza prima della nuova evangelizzazione e poi dell’emergenza educativa. Ma per adempiere a questi nuovi compiti, il laico cristiano deve anzitutto recuperare realmente la Fede in Cristo. Ma questo è possibile solo stabilendo in rapporto più intimo e intenso con Lui. E gli strumenti per raggiungere tale fine sono quelli che la Chiesa da sempre ci ha insegnato e cioè la preghiera, l’ascolto della Parola, la meditazione, la Formazione, e i Sacramenti, attraverso cui Dio dispensa la sua Grazia, ossia l’energia vitale per agire cristianamente in questo mondo. Solo in tal modo il laico cristiano può riuscire e rendere ragione della propria speranza e diventare un testimone credibile del Vangelo. Cosimo Quarta

di Giuseppina Capozzi

L’antropologia cristiana La conoscenza fondata su fede e ragione consente di utilizzare una ragione che non è fine a se stessa, ma che si apre alla contemplazione della verità integrale; l’uomo visto come persona è la “novità” antropologica del magistero di Giovanni Paolo II. La vita umana è proiettata continuamente verso ciò che oltre di sé: la visione soprannaturale permette, quindi, di ampliare la prospettiva della conoscenza, nella direzione del valore incomparabile della vita, comune a credenti e non. L’Evangelium vitae propone di partire dalla fede e dal soprannaturale, per poi giungere a comprendere. Prima l’annuncio del Bene e poi la denuncia del male. La vita umana è sempre un bene, dal concepimento alla morte naturale e questa considerazione, non scontata né sempre percepita, rappresenta il valore di riferimento di ogni dinamica della persona. La ragione umana, principio e misura della sfera morale, illumina sul primato della persona in relazione a tutte le creature viventi. “L’uomo in terra è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa” (Gaudium et spes, 24). Solo l’uomo è in grado di auto-consapevolezza, di “fare della propria vita oggetto di autoriflessione”. Ma sono le ragioni teologiche che consentono di completare quelle antropologiche per cogliere il senso dell’essere uomo: la vita nella sua inviolabilità nella prospettiva teocentrica. Guardando a Dio, Creatore e Signore della vita, si scongiura il pericolo di un antropocentrismo ignaro del mistero in Cristo. Il valore della vita è nella sua dignità, ma la dignità non si può comprendere se non nel suo significato di dono: la vita viene dal Padre e, attraverso Cristo, si sublima nel dono estremo di un “uomo” che vive perennemente, per mezzo dello Spirito, in ogni persona. Il concetto di “vita” racchiude inevitabilmente l’integralità dell’uomo fisicopsichico-spirituale; nella concezione biblica la visione è dinamica in quanto riferita all’azione di Dio verso la creazione, perché partecipi alla pienezza della sua vita. Ma è l’incarnazione che permette all’uomo di penetrare il significato di dignità assoluta della vita umana. Come afferma sant’Ireneo: “Cristo è divenuto ciò che noi siamo per farci divenire ciò che egli è”. La vita, nel magistero recente, è ben definita nella sua dimensione ultraterrena: Giovanni Paolo II richiama l’unità indissolubile tra vita biologica-fisica-corporale, spirituale-personale e divina-eterna. Ecco allora che dal riconoscimento della sua integrità e totalità ne scaturiscono la promozione e il rispetto secondo giustizia e verità. Nel passato la teologia del doppio ordine, naturale e soprannaturale, creava una frattura fra cristiani e non cristiani: si riteneva che tutto ciò che era relativo all’ordine naturale fosse di tutti gli uomini, a differenza del soprannaturale, peculiarità dei cristiani. Questo errore antropologico è stato superato dalla Gaudium et spes, la quale chiarisce la criticità della persona. Dal Vangelo, che svela il valore sublime della vita umana e la sua inviolabilità, alla ragione, che coglie, illuminata dalla Parola, la realtà concreta e personale dell’antropologia cristiana. info@giuseppinacapozzi.it

In Puglia un nuovo impegno nella Chiesa e nella società Il percorso di affermazione della soggettività dei fedeli laici, avviato dal Vaticano II, non attraversa ancora le strade di ogni comunità ecclesiale in Puglia. Ma una Chiesa senza laici, riconosciuti nella loro dignità, rischia di rinchiudersi in un recinto ridotto e riservato a pochi eletti devoti e docili, ha un dialogo povero con la realtà umana e sociale del territorio, non riesce a porsi in ascolto del mondo per intercettarne domande e bisogni. La valorizzazione dei laici, l’impegno ad accoglierli e a favorirne la maturazione della coscienza ecclesiale hanno una ricaduta positiva sulla qualità e sulla fecondità della vita e della missione della Chiesa. I Vescovi di Puglia, nel promuovere il Convegno regionale sul tema “I laici nella Chiesa e nella società pugliese, oggi”, attendono appunto che “maturi un’ecclesiologia di comunione e si rinvigorisca la corresponsabilità ecclesiale dei laici”. Sono obiettivi di un cammino formativo che possono essere perseguiti con una riflessione personale e comunitaria, per la quale è stato fornito uno strumento di lavoro per favorire ricerca e approfondimento. Ma questo non basta, se non si accompagna con esperienze reali di partecipazione e di corresponsabilità. Le convinzioni devono diventare vissuti. Il luogo in cui vivere queste esperienze è, soprattutto, la comunità parrocchiale continuamente tesa verso una più profonda comunione tra gruppi ecclesiali e fedeli, da coinvolgere in un dinamismo in cui non siano separate dimensione religiosa e secolare dell’esistenza, realtà festiva e feriale. La Parrocchia vissuta come luogo di

incontro, di fraternità, di relazioni interpersonali, di solidarietà e di condivisione, ma anche di dialogo e di confronto nella franchezza e nella libertà, senza la maschera dei “cristiani della domenica”, dietro la quale si nascondono spesso dubbi, diffidenza, domande inespresse. Certo i laici che maturano una coscienza ecclesiale possono risultare anche “scomodi”. È da mettere in conto anche questa eventualità, anzi è da augurarsi che si verifichi perché la comunione si realizza anche attraverso la dialettica d’amore, non sui principi, ma sui metodi, sulle strategie. Laici maturi, che obbediscono in piedi, sono certamente una risorsa per la vita della Chiesa, perché capaci di assumere compiti di corresponsabilità nella pastorale della carità, della cultura, dell’educazione, in quella sociale. Sono i campi nei quali i laici, che vivono nel mondo, sono chiamati ad essere testimoni di speranza, fondata sull’attesa di “cieli e terre nuove”, ma storica, che si manifesti in chiare e coerenti scelte di campo e di servizio nell’ambito della società civile. Questo nuovo impegno dei laici nella responsabile e diretta partecipazione alla missione della Chiesa si colloca nell’oggi della storia e nel cuore della società umana. Sono appunto le coordinate del Convegno: “qui” in Puglia, “ora”, non domani, al termine del cammino formativo (quando?), ma nel tempo presente, vissuto con la passione e l’intensità di credenti laici impegnati a coniugare fede e vita nella quotidianità del loro servizio nel mondo. Reno Sacquegna

SOVVENIRE-FISC

Racconti di opere e volti “Far conoscere le opere che le Chiese locali realizzano con i fondi provenienti dai cittadini italiani” e “informare sul grande ruolo sociale e spirituale che i sacerdoti svolgono nel Paese a beneficio di tutti, spesso dei più deboli”. Questo il duplice “obiettivo” del premio giornalistico che la Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), alla quale aderiscono 188 testate locali, ha promosso nel 2010, in collaborazione con il Servizio Cei per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica (Spse). I vincitori dell’iniziativa verranno premiati il 16 febbraio, durante il XIV convegno nazionale degli incaricati diocesani del “Sovvenire”, che si svolgerà a Roma, sul tema “Educare al Sovvenire: corresponsabilità e trasparenza nella Chiesa di oggi” (15-18 febbraio). Il concorso, spiega la Fisc, è stato caratterizzato da due fasi durante le quali le singole redazioni dovevano pubblicare, “a ridosso della di sensibilizzazione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica (2 mag-

gio 2010), un articolo in cui si ‘racconta’ un’opera realizzata nella propria diocesi con i fondi dell’otto per mille”, e “a ridosso della di sensibilizzazione per il sostentamento del clero (21 novembre 2010), un secondo articolo in cui si racconta una seconda iniziativa realizzata in diocesi con i fondi dell’otto per mille e il cui protagonista sia un sacerdote diocesano”. Per concorrere al premio, informa ancora la Fisc, “era richiesta la pubblicazione di ambedue gli articoli di cui si è data indicazione. Ai servizi esaminati è stato assegnato un punteggio (da 1 a 10) secondo tre livelli di giudizio: grafica, testo e contenuto. La somma del punteggio dei tre livelli di ciascuno dei due servizi, ha dato il punteggio complessivo finale, determinando i vincitori. Una giuria istituita all’interno del Spse ha scelto, infine, i vincitori fra gli articoli pervenuti: uno per il Nord, uno per il Centro e uno per il Sud”. A ciascun vincitore delle tre aree geografiche il Servizio Cei assegnerà “un premio che verrà pagato merce avente valenza tecnica, educativa o formativa”.

ANNIVERSARIO DI NOZZE

Carlo e Marcella 65 anni insieme La vostra splendida unione desta infinita ammirazione ed è esempio per tutti coloro che iniziano a vivere insieme… Complimenti e auguri di cuore da parte di tutti quelli che vi vogliono bene.


L’Ora del Salento

Lecce, 19 febbraio 2011

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A LECCE I VESCOVI DI PUGLIA LA PASSEGGIATA NOTTURNA NEL CENTRO STORICO La Conferenza Episcopale Pugliese si è riunita dall’8 al 10 febbraio presso la Casa Pastor Bonus di Lecce per una riflessione su diversi temi di grande significatività per le Chiese e per la società pugliese. Erano presenti i Vescovi titolari delle 19 Diocesi di Puglia e due emeriti. Il nostro giornale ha ascoltato la loro voce a conclusione dei lavori, in occasione della visita “by night” tra le meraviglie della città. La Conferenza Episcopale, non è da considerarsi un evento speciale ma, come dirà mons. Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Segretario Generale della Cep, “sono tre giorni in cui noi vescovi pugliesi ci incontriamo per discutere le principali questioni che riguardano la nostra vita pastorale”. L’evento, che si tiene nel periodo invernale, non ha sede fissa ma alterna gli itinerari tra la zona di Bari, Foggia e Lecce; quest’anno, su invito dell’arcivescovo, è stata scelta proprio la città di Lecce. L’argomento principe è stato il Convegno regionale sui laici che si terrà a San Giovanni Rotondo dal 27 al 30 aprile, per dare la possibilità a tutti coloro che vorranno recarsi a Roma di partecipare alla beatificazione di Papa Giovanni Paolo II il 1° maggio. Il tema sarà “I laici nella chiesa e nella società pugliese, oggi”. È molto forte l’attenzione ai laici che, vivendo nel secolo, devono testimoniare la fede cristiana “a mo’ di fermento come lievito”, secondo l’espressione del Concilio; è un impegno che deve rinnovarsi continuamente all’interno tutte le realtà temporali a cominciare dalla famiglia, dalla cultura, dall’economia fino alla politica e all’arte. L’impegno è di tutta la chiesa, dei vescovi, dei sacerdoti, delle religiose, dei consacrati, ma i laici sono la stragrande maggioranza del popolo di Dio e devono impegnarsi a testimoniare la fede cristiana nel mondo di oggi al di fuori delle mura delle chiese. Il Presidente della Cep, mons. Francesco Cacucci, arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto, concorda in parte con quanti affermano che i laici si sono un po’ clericalizzati. In effetti, il tentativo di essere al servizio della chiesa talvolta ha condotto a ritenere che un laico è impegnato soltanto se ha un ministero istituito, quindi un ministro straordinario della Santa Comunione, un accolito, un lettore; un laico può anche esercitare questi ministeri, ma il suo campo d’azione è il mondo inteso come comunità degli uomini e teatro della storia. Dal momento che le scuole di formazione all’impegno politico e sociale, sviluppatesi negli anni ’90, non sempre hanno sortito effetti soddisfacenti, oggi si tenta non solo di istituire queste scuole secondo la vecchia formula, ma anche di affrontare i temi politicoeconomici all’interno delle comunità cristiane. Paolo VI, a 80 anni dalla Rerum Novarum, in “Octogesima adveniens” al numero 4 dice che le comunità cristiane devono essere capaci di interpretare i segni dei tempi alla luce del Vangelo nella storia e quindi anche di dire una parola nel campo economico come nel campo politico. Da qui possono sorgere - e forse si stanno già sviluppando - nuove vocazioni alla politica. La Caritas in Veritate, ci aiuta a comprendere che non si tratta di prendere solo un aspetto della vita, perché la Chiesa fa un discorso sull’uomo e l’uomo vive in tanti campi. Negli anni 60-70 vi era una sorta di slogan “politica è tutto”: la politica è un’altissima forma di carità, ma è anche insidiosa perché deve fare i conti con gli impegni nella storia che sono sempre legati alle tentazioni del potere e del denaro. È proprio in risposta a questo che oggi siamo tentati a demonizzare la politica ritenendola sporca ma, come ha affermato mons. Francesco Cacucci, “niente è impuro davanti a Dio”, siamo noi che dobbiamo rendere pure le cose con il nostro impegno e il nostro cuore. La Conferenza Episcopale Pugliese ha, inoltre, discusso questioni riguardanti il Seminario regionale di Molfetta, un’istituzione molto attiva: quest’anno ci sono 190 alunni di teologia, più 35 dell’anno propedeutico (sono coloro che non provengono dal seminario minore, ma da altre esperienze di movimenti o di gruppi, associazioni oppure dalle parrocchie che chiedono di entrare in seminario o al

I presuli della regione col naso all’insù per ammirare storia e bellezze della città salentina

Incantati dal barocco, concentrati sul ruolo dei laici nella Chiesa e nella società pugliese IL PRESIDENTE DELLA CEP ALLE SCALZE Sono le comunità che devono essere capaci di interpretare i segni dei tempi alla luce del Vangelo nella storia e quindi anche di dire una parola nel campo economico come nel campo politico. Da qui possono sorgere nuove vocazioni alla politica, senza demonizzare il passato, ma sapendo che la politica, che pure è un’altissima forma di carità, è anche insidiosa perché deve fare i conti con gli impegni nella storia che sono sempre legati alle tentazioni del potere

termine delle scuole superiore o dopo un’esperienza lavorativa, devono fare un anno propedeutico e quindi hanno la possibilità di andare a Molfetta per un primo discernimento sulla loro vocazione); in totale sono 225 giovani. Si è poi riflettuto sul rapporto tra i vesco-

Mons. Cacucci: educare amando, come San Filippo Nella città ancora assonata, in un’atmosfera surreale, resa tale ancor più dai rumori ovattati dalla nebbia e dallo sfondo velato dei ricami barocchi, nel primo mattino di mercoledì, 9 febbraio, gli Ecc.mi Vescovi pugliesi si sono incontrati nel Santuario di San Filippo Smaldone in Lecce in occasione dell’Assemblea Ordinaria della Conferenza Episcopale Pugliese. Prima di iniziare i lavori programmati per la giornata S. E. mons. Domenico D’Ambrosio ha rivolto il suo saluto ai confratelli vescovi, a tutti i presenti e alle suore smaldoniane ringraziandole sentitamente, oltre che per il loro lavoro a favore di tanti audiolesi, per l’azione caritativa che esse svolgono aiutando tanti bisognosi che, come egli stesso afferma, nelle diverse ore del giorno bussano alla loro porta e vengono da loro accolti e rifocillati. Subito dopo, intorno all’altare, ai cui piedi riposano le spoglie di San Filippo, i vescovi pugliesi hanno concelebrato la Liturgia Eucaristica presieduta da mons. Carucci, Arcivescovo di Bari e Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese. Durante l’omelia, ha messo in risalto l’azione caritativa, educativa e sociale di San Filippo, azione come egli stesso ha rilevato, oggi brillantemente perpetuata dalle Suore dei SS. Cuori nell’Italia e nel mondo. Inoltre, ripetendo il pensiero del Santo, ha aggiunto che nella carità ha un’importanza particolare la pedagogia dell’amore, cioè “non si può educare senza l’amore perchè l’amore è la molla di ogni educazione”. Tutta la celebrazione è stata animata con canti liturgici dal Coro Polifonico Laurentianum di Lizzanello, diretto dal maestro Raffaele Lattante. Dorina Martina

vi, le diocesi e i religiosi. Sono state trattate questioni comuni (parrocchie tenute da religiosi, la formazione, ecc). La filigrana di tutti gli incontri e gli argomenti trattati è stato il documento degli orientamenti dei Vescovi italiani sull’educazione “Educare alla vita buona del Vangelo”.

Un sincero grazie ha, infine, rivolto mons. Michele Castoro alla città di Lecce, di cui ha apprezzato non solo l’accoglienza, ma anche i bellissimi monumenti e chiese, in particolar modo la struttura della Pastor Bonus, che si è avuto modo di ammirare. Vinicio Russo


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Lecce, 19 febbraio 2011

ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

di Mauro Carlino

Il pieno compimento della Legge dell’amore

Nel suo libro Gesù di Nazaret, il papa Benedetto XVI dedica ampio spazio all’intero discorso della montagna di Gesù e non manca di commentare anche i versetti che la liturgia ci propone in questa VII domenica del tempo ordinario. Il Papa parte da un libro, scritto da un erudito ebreo Jacob Neusner, intitolato: Un rabbino parla con Gesù. In questo testo, l’autore si confronta con l’insegnamento del Signore e si rende conto di trovarsi di fronte a Colui che non è semplicemente un esegeta, un rabbino, un maestro della Legge, bensì il nuovo Legislatore, che, avendo potestà divina, promulga una nuova Legge. Gesù è il nuovo Mosè, anzi è più grande di Mosè, perché trasmette quell’annuncio di salvezza che coincide con la sua divina Persona. In questo senso, Gesù è un vero Legislatore e può porsi sullo stesso livello della Legge, in quanto Egli ne è l’autore. Questo atteggiamento del Signore non può che scandalizzare il rabbino Neusner, il quale, cogliendone la novità, non intende accettare un’altra autorità all’infuori di quella mosaica. Al contrario, per noi cristiani, quando il Signore parla con “autorità”, significa che Egli ci rivela se stesso, la sua divinità, il suo essere Figlio del Padre, che ci svela la signoria di Dio sul mondo e sulla storia. Nel Vangelo odierno, il Signore porta a compimento i comandamenti dell’Antica Alleanza, dandone una forma ed un contenuto straordinariamente nuovo. Tale novità non consiste nel rifiutare la Legge antica, quanto piuttosto nel rilanciarne lo spirito e darne nuova linfa vitale, ricordandone gli eterni principi divini che l’hanno ispirata. Così il Signore sostituisce alla legge del taglione, la legge del perdono e della sopportazione, che Egli ha vissuto in prima persona morendo, da innocente, sulla croce. Ancora, alla legge della giustizia retributiva egli risponde con la legge della generosità ed invece dell’amore di amicizia, Egli predica l’amore tipico della carità. Importantissimo è il finale della pericope evangelica, che ci offre la vera chiave di lettura di tutto l’insegnamento del Signore: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. La giustizia cristiana, infatti, si radica a partire dall’atteggiamento giusto e misericordioso di quel Dio che è infinitamente Padre e che ci ha offerto il suo Figlio, come modello e sostanza del suo sconfinato amore. Gesù non intende dare ai suoi discepoli una serie di norme concrete a cui attenersi. Paolo ricorda infatti chiaramente che chi segue Gesù non è più soggetto alla “legge della carne”, ma alla “nuova legge dello Spirito Santo”. Tale legge è quella della vera libertà, che proietta nel circuito stupendo del “bene”. In tal modo, il Signore inaugura per i suoi discepoli la nuova civiltà dell’amore, in cui la mera giustizia umana non è abbandonata, quanto piuttosto racchiusa e superata dalla legge dell’amore che, intrisa di misericordia, si offre come spazio di salvezza per tutti coloro che la ricercano e la vivono nella propria esistenza. Proviamo a vivere anche noi tale legge dell’amore nella nostra vita ordinaria.

LEQUILE

Comunità in festa nella dedicazione della parrocchiale Maria. SS. Assunta “Ringrazio Dio per il dono di questo tempio, simbolo delle pietre vive, che siamo Noi”. Si è aperta con queste parole dell’Arcivescovo di Lecce mons. Domenico D’Ambrosio, la celebrazione per l’anniversario della Dedicazione della Chiesa di Maria SS. Assunta di Lequile, tenutasi nella serata di domenica 13 febbraio. Il Parroco don Luciano Forcignanò ha esordito presentando all’Arcivescovo alcuni gruppi di giovani, in rappresentanza della intera comunità lequilese, che nel corso dell’anno si avvicineranno, a vario titolo, ad uno dei Sacramenti, tra i quali il gruppo dei bambini che stanno proseguendo il cammino verso la Comunione, i ragazzi che riceveranno la Cresima, i nubendi che si apprestano a unirsi in Matrimonio. A tutta la comunità presente nella gremitissima chiesa, il Parroco ha poi presentato l’evento, citando alcuni momenti fondamentali per la storia della chiesa: nel 1747 cominciarono, sui resti di una struttura precedente, i lavori di ristrutturazione, che proseguirono, con modifiche e aggiustamenti vari, per circa novant’anni. Risale, invece, al finire dell’800 il completamento del campanile e degli altari. Il 13 febbraio del 1985 si celebrò formalmente la dedicazione della Chiesa, alla presenza di mons. Michele Mincuzzi, arcivescovo dell’epoca. “Celebrare oggi l’anniversario della dedicazione in compagnia del nostro Arcivescovo - ha confessato don Luciano - è come ritornare a quel giorno, con l’assemblea che esulta, e he, come accadde all’epoca, per sempre custodirà nel cuore questo momento”. Parole di gioia e di riconoscenza al Signore anche da parte di mons. D’Ambrosio: “Ringrazio Dio per il dono di questo tempio: è bello, ripercorrendolo attraverso le parole del Parroco, pensare alla lunga storia di questa chiesa, che è la storia di generazioni che hanno sentito il bisogno di innalzare un tempio al Signore”. Ricordando le parole San Paolo “Santo è il tempio di Dio, che siete Voi”, l’Arcivescovo ha poi auspicato che la Grazia del Signore possa far aumentare le pietre di questo tempio, pietre vive, che siano modello di morale, dalla condotta integra

ed esemplare per le nuove generazioni. “Celebrare la dedicazione oggi - ha continuato mons. D’Ambrosio - significa rinnovare la nostra dedicazione al Signore e renderci disponibili a intraprendere, con Lui, la strada della Santità. La Santità non è frutto del nostro impegno, ma è un dono che abbiamo ricevuto e riceviamo ogni giorno da Dio. Noi dobbiamo solo fare in modo che non venga offuscato. Il nostro impegno è accogliere il Suo dono, riconsegnandoci al Signore e chiedendoGli quotidianamente la forza di essere fedeli alla Sua proposta Divina”. La cerimonia si è conclusa con un lungo canto di saluto e ringraziamento. Nicola Rocca

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L’AGENDA DELL’ARCIVESCOVO

Martedì 22 febbraio 2011

Venerdì 25 febbraio 2011

Mattina - Udienze

Ore 9.30 - Partecipa all’Assemblea del Clero presso l’Aula Mincuzzi del Seminario. Ore 16 - Conferenza Stampa di presentazione della Casa della Carità presso le Benedettine.

Mercoledì 23 febbraio 2011 Mattina - Udienze Ore 17.30 - Celebra la S. Messa a Borgagne

Giovedì 24 febbraio 2011

Sabato 26 febbraio 2011 Mattina - Udienze

Ore 19 - Celebra la S. Messa nell Seminario. La Segreteria dell’Arcivescovo rende noto che l’agenda settimanale delle udienze, previo appuntamento, seguirà quest’ordine: lunedì - laici; martedì - clero; mercoledì - laici e associazioni; venerdì - clero; sabato - associazioni.

PAGINE DI STORIA

Nel 1899 all’Idria per discutere nel nuovo seminario regionale

I Vescovi pugliesi in Conferenza a Lecce da fine ‘800 ai giorni nostri Sotto la presidenza dell’Arcivescovo decano di Otranto, mons. Cornelio Cuccarollo, 67 anni or sono, dal 27 al 28 aprile 1944 si riuniva la Conferenza Episcopale Pugliese nella nostra città; contrariamente al solito di allora che la vedeva riunita nel seminario Regionale Pugliese di Molfetta. Eravamo in quell’anno nella seconda parte del grande conflitto mondiale: ’39-45. E da poco gli alleati angloamericani avevano requisito e occupato la sede citata. Non ricordo da chi si pensò a Lecce ma, se anche con un po’ di sacrificio, la nostra diocesi collaborò a far celebrare degnamente la conferenza del ’44. Per circa un decennio nella sala del trono del nostro episcopio sì è letto un distico dettato dall’indimenticabile mons. Alberto Costa, nostro amato pastore ed insigne latinista, che cosi suona: “Sacrum pastores Apuliae regionis agentes heic coetum, gregibus consulere suis (i vescovi della regione pugliese qui convenuti hanno operato per il bene spirituale dei loro fedeli)”. Dal primo giorno del memorando incontro di casa nostra ho qualche personale ricordo. Erano circa le 9.30 del mattino quando giunse l’autopersonale dell’arcivescovo di Bari mons. Marcello Mimmi, uno dei pochi presuli che in tempo di guerra poteva prendersi il lusso di viaggiare con macchina propria. Sceso dall’auto nella sua ieratica figura, si diresse verso la nostra cattedrale dicendo al suo segretario: “Facciamo prima una visita a S. Oronzo e poi saliamo in episcopo”. Poco dopo giunse in un’auto militare mons. Gregorio Falconieri, vescovo di Conversano, che vidi da vicino così come la sera innanzi avevo visto mons. Giuseppe Della Cioppa, prelato di Altamura e Acuqviva, ormai molto anziano; qualche anno dopo sarebbe tornato nella Casa del Padre. Da fonte sicura appresi poi qualche altra notizia di quel memorabile incontro. La sera del 27 nella stessa piazza, al circolo giovanile di A.C. “Giosuè Borsi”, ci fu una simpatica cerimonia d’incontro con la nostra chiesa locale; nella stessa sala pochi mesi prima c’era stata analoga manifestazione d’affetto per il nostro concittadino mons. Francesco Petronelli, che nel mese d’ottobre, nella sua residenza di Trani, aveva ricevuto, dalle mani del Sovrano del tempo, la medaglia d’argento al valor militare per aver salvato la vita a 40 cittadini che stavano per essere fucilati. Il mattino del 28, invece, il nostro pastore che celebrava in quel giorno i 32 anni di consacrazione episcopale, attraversò la sala dell’incontro rivestito delle seriche insegne degli “assistenti al soglio pontificio”, e si recò in cattedrale per officiare il rito di ringraziamento al Signore. I suoi confratelli vescovi levatisi in piedi lo applaudirono fragorosamente. *** A dire il vero non era la prima volta che si svolgeva in Lecce la Conferenza Episcopale Pugliese. La più antica che ci è dato ricordare è quella tenutasi nella casa religiosa dei Vincenziani di S. Maria dell’Idria dal 9 al 15 aprile 1899 (esercizi spirituali compresi) per discutere sulla istituzione del futuro Seminario Regionale Pugliese: il primo d’Italia.

Mons. Cornelio Sebastiano Cuccarollo

Così come ci informa il nostro defunto fratello don Raffaele nella sua pubblicazione “Il cinquantesimo del Pontificio Seminario Regionale Pugliese”, Mezzina, Molfetta 1961. Conferenza seguita quasi a ruota dal 15 al 20 aprile ‘901 sempre nella casa dei padri Vincenziani, unico edificio religioso atto ad ospitare in Lecce i circa 20 presuli. Terzo incontro episcopale: 20-25 aprile ‘903, quando ad esercizi ultimati si trattò ancora in Lecce dell’erigendo seminario delle Puglie. Il quarto incontro che ricordiamo è quello del 25 aprile - 2 maggio 1907 in una col quinto successivo svoltasi prima dell’inaugurazione del Seminario (avvenuta nella nostra Cattedrale il 7 novembre del ‘908) che porta la data 1 - 3 settembre dello stesso anno. Unico altro incontro che qui ricordiamo è quello degli inizi del ‘911 svoltosi unicamente per chiedere la concessione del conferimento dei gradi accademici in sacra teologia: ottenuti poi di fatto nel maggio successivo e comunicati ai vescovi pugliesi dal cardinale della Congregazione Concistoriale, Gaetano De Lai. Rammentiamo soltanto i nomi dei due presidenti delle Conferenze Episcopali di questo periodo: fino al ‘908 l’arcivescovo di Taranto Pietro Jorio e da quella data in poi l’arcivescovo di Bari mons. Giulio Vaccaro; sempre a motivo della loro decananza. Quasi in tutti i citati incontri episcopali si nota la presenza dell’arcivescovo metropolita di Manfredonia eletto il 19 aprile 1897, mons. Pasquale Gagliardi (Confer Heubel, Hierarchia Catholica, vol. IX, p. 345). Concludendo queste storiche ricerche ricordiamo che la stessa sede di Manfredonia è stata metropolitana dal 1074 fino al 30 aprile 1979: quando in sua sostituzione fu eretta la metropolia di Foggia, 18 mesi circa prima della nostra. E a questo punto ci domandiamo: perché questo eccellentissimo presule interveniva alle conferenze episcopali della Regione Conciliare Pugliese se la sua metropolìa faceva parte della Conferenza Episcopale Beneventana? La risposta la potrebbe dare il nostro venerato Pastore, che - come tutti ben sanno - è doppiamente legato all’arcidiocesi di Manfredonia. Oronzo De Simone


L’Ora del Salento

Lecce, 19 febbraio 2011

catholica PASTORALE VOCAZIONALE

CHIESA DI LECCE

Centro Diocesano Vocazioni Lecce Gruppo Miriam - www.vocazionilecce.it Adolescenti, un viaggio, un’avventura…

Le attività di febbraio Giovedì 24 Scuola di Pastorale - Parr. “S. Giovanni Battista”, h. 17.00 / 20.00

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Venerdì 25 “PrayerLab” Laboratori della fede per ragazzi e ragazze delle Scuole superiori Seminario Arcivescovile, h. 19.45 / 21.30 Aggiornamento del Clero - Seminario, Aula Mincuzzi, h. 9.30

19 marzo 2011 - Innamorarsi: “Quando dico che ti amo” 16 aprile 2011 - Gesù: un amico speciale 10 maggio 2011 - La preghiera: “Ma perchè pregare?” 3-5 giugno 2011 - Libertà di... libertà per... Giornate di fraternità e condivisione Dove?: Presso la casa delle Suore Carmelitane di Arnesano, Via Materdomini n. 30 A che ora?: Dalle 17.00 alle 19.00 … sei pronta a partire.

BIOETICA LE NUOVE FRONTIERE Madre Teresa di Calcutta nel suo Inno alla vita: “La vita è una lotta, vivila”. Come si può umanizzare il morire

Curare sul confine della vita: aspetti bioetici La bioetica è una disciplina recente che è nata nella seconda metà del Novecento in seguito alle nuove scoperte in campo biologico. Il termine bioetica è stato coniato Van Rensselaer Potter, nel 1971, con la pubblicazione del volume “Bioethics. A bridge to the future” (Bioetica: Un ponte verso il futuro). Nello stesso anno, sempre in America nasce il Kennedy Institute, il primo istituto di ricerca bioetica. Questo istituto nel 1978 ha pubblicato un’ “Enciclopedia di Bioetica”, nella quale la bioetica è così definita: “lo studio della condotta umana nell’ambito delle scienze della vita e della cura della salute, in quanto questa condotta venga esaminata alla luce di valori e di principi morali”. La bioetica quindi si occupa dei problemi morali connessi alle pratiche biologiche e mediche: questioni legate alla vita umana dalla nascita e dalla cura fino alla morte degli esseri umani. La bioetica è caratterizzata da una forte interdisciplinarità, in essa confluiscono una pluralità di saperi diversi che fanno parte delle culture “umanistica” e “scientifica”: psicologia, diritto, filosofia, teologia, biologia, medicina. La vita umana è un concetto cardine della bioetica. In questo senso, la domanda su che cos’è la vita umana è la domanda prima ed ultima della bioetica. La vita è “misura” di ogni dimensione e di ogni percorso bioetico; la bioetica è scienza della vita, sulla vita e per la vita. Le discussioni sulla bioetica sono molte e molto variegate ed in questa pluralità di posizioni diverse e talvolta contrapposte, emergono due atteggiamenti di fondo: “l’etica della sacralità della vita” che considera la vita umana un bene assoluto, inviolabile e intoccabile, che va difeso incondizionatamente; l’etica della qualità della vita” che non si richiama a un valore assoluto (come la sacralità della vita), ma che si fonda sulla ragione umana. Queste due visioni portano spesso a soluzioni contrapposte di problemi di bioetica e arrivano ad influenzare anche le scelte dei governi dei singoli stati sulla promulgazione di leggi che riguardano la ricerca scientifica. L’etica della “sacralità della vita” è professata per lo più dagli studiosi cattolici, o di altre religioni. Per la religione cristiana, l’uomo è persona e riceve l’esistenza come “dono” da Dio. La vita quindi non può essere violata perché questo vorrebbe dire andare contro il dono più grande che Dio stesso ci ha fatto. Secondo questo tipo di etica non sono permessi:l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione artificiale,la clonazione. Le etiche della qualità della vita hanno molte più sfaccettature rispetto a quelle della sacralità della vita. Esse non partono da nessun dogma morale ,i valori morali possono ammettere tutti un’eccezione (pluralismo etico), non esistono quindi valori assoluti. Pertanto le norme etiche sono valide ed efficaci solo se assicurano un livello ottimale di qualità della vita. Una volta le decisioni sulle terapie da intraprendere erano prese del medico che, come un genitore fa con il figlio, sceglieva “in scienza e coscien-

d a l l ’ o n c o l o g o

s ta tu n i te n s e

za” ciò che riteneva bene per il paziente. Oggi invece il rapporto medico-paziente è molto cambiato. Il paziente è sempre più coinvolto in tutti gli aspetti che riguardano la sua malattia e le possibili cure, in quanto unico ad avere il diritto di decidere in autonomia della qualità della sua vita. In una prospettiva laica in bioetica: “ognuno su se stesso, sul suo corpo e sulla sua mente, è sovrano” (J. S. Mill.). La responsabilità morale è personale, della persona direttamente coinvolta, ed è legata al propria visione del mondo, al proprio modo di concepire la vita e la morte. I progressi della Medicina, hanno reso più lungo il processo del morire e la qualità della vita del morente acquista maggiore importanza. Curare sul confine della vita? Vi sono casi in cui il morire non è vissuto dal malato; ciò si verifica nella morte improvvisa; altre volte la fase terminale si protrae a lungo, ma il malato è in stato vegetativo o in coma. In altri casi invece, l’ammalato è coscien-

te e la fase terminale si prolunga anche per mesi. Il concetto di “umanizzare” il morire significa migliorare la qualità di vita di chi sta per lasciarci, assicurandogli il morir in serenità e in pace. Proprio allo scopo di assicurare ai malati in fase terminale un morire sereno ed umano fu creato in Inghilterra nel 1959 il cosiddetto “Movimento degli ospizi”, per opera di Dame Cecily Saunders, una dottoressa anglicana. Un “Hospice” è una istituzione ospedaliera organizzata esclusivamente per assistere i malati in fase terminale, dove il cardine della terapia è costituito dalla continua e attiva presenza di un’équipe medica ed infermieristica, .adeguatamente formata per poter affrontare i problemi che pone la persona vicina alla propria fine . All’assistenza medica ed infermieristica si aggiunge quella dei familiari, le cui visite vengono incoraggiate. Il cappellano fa parte a pieno titolo dell’équipe sanitaria. È in questi luoghi dove più con-

COMUNICAZIONI SOCIALI

di Adolfo Putignano

cretamente si mette in pratica, attraverso il personale sanitario ed i volontari, il pensiero: “l’amore per i sofferenti è segno e misura del grado di civiltà e di progresso di un popolo” (Giovanni Paolo II, Messaggio pontificio per la I Giornata mondiale del Malato, 1992) Accanto agli Hospice ;a volte in un processo di simbiosi, vi è l’assistenza domiciliare ed emerge il valore etico della Eubiosia, concetto su cui basa il proprio lavoro, la fondazione Ant. L’Ant, Associazione Nazionale Tumori, è stata fondata nel 1978 e si è trasformata in Fondazione nel 2002. Dal 1985 (anno di inizio dell’assistenza a domicilio) ad oggi, ha assistito gratuitamente 70.000 sofferenti di tumore. Attualmente circa 3.000 persone in tutta Italia sono assistite dal personale dell’Ant. Quello dell’Eubiosia è un valore molto simile all’idea della sacralità della vita per il cristianesimo. È una parola coniata dal suo fondatore-Dr.Pannutie significa “le qualità che conferiscono

dignità alla vita”, ovvero, il riconoscimento e l’affermazione dei propri diritti e di quelli altrui con amore. è assurdo per Fondazione Ant parlare di eutanasia intesa come morte anticipata. Gli operatori Ant riconoscono i bisogni del sofferente e se ne fanno carico fino alla conclusione naturale della vita. Tutto questo, chiaramente, allo scopo di ribadire che la vita deve continuare ad essere vissuta fino alla fine con dignità, pertanto l ‘Ant è totalmente contraria all’accanimento terapeutico, utilizzando i presidi della medicina palliativa per alleviare le sofferenze fisiche (es. dolore, dispnea ecc,) e psicologiche (depressione, ansia, panico ecc.) La persona in fase avanzata che è sul confine della vita, non emette altro che un grido di dolore e sicuramente la solitudine lo amplifica e lo rende insopportabile. Dovere etico e morale è di aiutare il sofferente stando vicino a lui e alla famiglia. G. Antonio Nestola

SEGNALI DI LAICALITÀ/15

di Tonio Rollo

Giornalisti, una difficile mediazione Laico, dimmi con chi ti formi... La sfida di un servizio offerto con professionalità e autenticità coinvolge sempre più ogni operatore massmediale. E oggi è difficile valutare il grado di libertà di un giornalista rispetto al Potere che gli consente di esercitare l’attività e nello stesso tempo di mostrare quella baldanza, segno d’ardimento o spavalderia o impudenza, per cui egli è fermamente consapevole di esercitare un potere, tanto che soprattutto chi ha un ruolo dirigenziale all’interno di un giornale è fermamente convinto di essere nel cuore di un centro di valutazione dell’intera società situata sotto la propria lente di osservazione. Anche perché l’accresciuta disponibilità di notizie offre ulteriori possibilità di scelte e quindi di esercizio della discrezionalità. Con il continuo pericolo di separare il giudizio sulla realtà dalle persone e dalle situazioni. D’altra parte, nel tempo della comunicazione globale, la trasmissione televisiva satellitare, il videotelefonino, i collegamenti con Internet modificano sempre più una professione chiamata a riorganizzare l’immensa mole d’informazioni, per rendere chiara e comprensibile la comunicazione. Ne consegue che è difficile mettere esattamente a fuoco l’opera massmediale e il suo potere virtuale: ormai alcuni giornalisti non scrivono articoli in quanto si limitano ad essere conduttori televisivi in dibattiti e talk show o compiono solo importanti scelte redazionali o esercitano attività sul campo con nuovi canali informativi costituiti da minuscoli strumenti digitali. L’evoluzione delle nuove tecnologie facilita efficacemente le conoscenze e la comunicazione: basta ricordare l’acquisizione di straordinarie informazioni nell’ambito della ricerca e delle

nuove scoperte da parte della comunità scientifica o l’interattività nei rapporti interpersonali. Un giornalista deve saper coniugare, comunque, l’onesta ed esigente ricerca della Verità con il rispetto di ogni persona e con la sincera ricerca del dialogo, dimostrando un comportamento professionale irreprensibile che esprime la correttezza della propria ricerca. Certo, libertà e potere sono spesso in rapporto dialettico, poiché un singolo interesse può entrare in conflitto con l’affermazione della democrazia e la concorrenza può addirittura indebolire il valore del pluralismo, se il giornalista non può o non riesce a esercitare poi il proprio libero arbitrio nel gravoso ruolo di offrire una valida lettura delle situazioni. Ecco, allora, che si afferma il cosiddetto potere diffuso causato dai mezzi virtuali, possibili strumenti di nuove e minacciose situazioni, addirittura difficili da controllare da parte di chi detiene le leve dei comandi. Si può parlare, invece, di nuova forma d’impegno civile e di pregnante presenza degli operatori della comunicazione sociale nella partecipazione democratica, per cui i protagonisti dell’informazione, superando “l’indulgenza all’autocompiacimento”, come afferma Benedetto XVI nel Messaggio per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, devono saper fare chiaro riferimento a Verità, annuncio e autenticità della vita. Si accresce così la capacità di competere facilmente con chi esercita il potere politico, economico e massmediale e l’impegno della testimonianza risulta maggiormente fondamentale nell’attuale dimensione massmediale della società. Adolfo Putignano

Il nostro cammino lungo la strada che porta fino al San Giovanni Rotondo per il terzo convegno ecclesiale pugliese. Dopo aver ripreso, in formato bonsai, i temi legati all’identità del laico nel suo essere “hic et nunc”- oggi in Puglia (L’Ora del Salento, n.5/ 2011), passiamo ad un altro tema fondamentale: quello della formazione che scaturisce dalla comunione. Essere laici: ma come? Con chi? Visto chi è il laico, ci si chiede: con chi cresce; con chi si forma; grazie a chi diventa maturo? Gli spunti suggeriti dalla commissione della Conferenza episcopale pugliese attraverso il sussidio di lavoro alla riflessione del Popolo di Dio pugliese, nella sua triplice componente, spaziano dai rapporti di sacerdoti e laici e tra gli stessi laici organizzati, ai rapporti tra le chiese locali e la Chiesa universale e al legame tra la città dell’uomo e la Gerusalemme celeste. La seconda parte del sussidio si apre con una interessante citazione di Giuseppe Lazzati in cui si ricorda che “il problema principe della Chiesa è il laicato e, di conseguenza, la sua formazione”. Come darti torto, allora come anche adesso. Non è cambiato molto negli ultimi anni, nonostante la formazione dei laici sia cresciuta, nonostante siano tanti i laici che hanno fatto della scelta dell’approfondimento biblico e teologico la loro scelta di vita e la base del loro impegno pastorale e sociale. Come ci sono anche, bisogna dirlo, quelli che proprio in virtù della loro solita formazione ecclesiale hanno fatto scelte aventiniane. Certamente oggi c’è più formazione, comunque ancora qualcosa non va (giusto per continuare il gioco del fàmose male!). Spesso non vanno informatori perché si confonde ancora la disponibilità con la capacità. Ma

forse è la direzione della formazione stessa che non va. Se, e sottolineo se, per rimanere fedeli alla vocazione laicale, si fosse puntato ad una formazione più sociale accanto alla necessaria base biblicodogmatica, forse si sarebbero sfornati più animatori delle realtà temporali e nemmeno truppe paraclericali caricate salve; più convertitori culturali in senso cristiano che avrebbero potuto dare un indirizzo più chiaro e un coinvolgimento più capillare al grande progetto culturale. Se la direzione della formazione fosse stata quella che dall’altare andava verso la strada ci sarebbe stato qualche sant’uomo in più e tanti poveri cristi in meno. Certamente un disegno più legato alla vocazione e alla necessaria missione dei laici avrebbe potuto evitare lo spreco di risorse e di energie che con il tempo sembra non abbiano portato molti frutti. Tra i tanti basta vedere l’esempio del fallimento delle tante occasioni di corresponsabilità che il Concilio aveva auspicato e che il tempo ha cancellato. La mancanza di una formazione che puntava alla concretizzazione della comunione tra le diverse vocazioni non sempre ha portato a cenacoli di incontro, di condivisione delle responsabilità, di impegno nella quotidianità. Si è arrivati a creare delle separazioni nette tra le ovvie responsabilità dei sacerdoti e il possibile sostegno e consiglio dei laici; delle divisioni profonde tra ciò che è sacro e ciò che è di fronte al sacro. Tutto questo perché chi doveva formare ha formato a sua immagine, solo a metà; ma anche chi si doveva formare si è fermato a metà. La metà mancante sembra essere proprio quella che doveva portare a diventare santi nei luoghi in cui si opera ogni giorno.


L’Ora del Salento

Lecce, 19 febbraio 2011

welfare

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i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri

Malattia e invalidità da incidenti: convenzione Inps-Ania

Nei casi di infortunio prodotto da fatti dolosi o colposi di terzi, in particolare se derivanti da incidenti stradali, l’Inps è obbligato a corrispondere l’indennità di malattia, se il danneggiato è temporaneamente incapace di lavorare. Ma anche, se la capacità di lavoro è soppressa o ridotta a meno di un terzo, la pensione di inabilità o l’assegno ordinario di invalidità. In tutti i casi l’istituto previdenziale può però rivalersi sul terzo responsabile e sulla sua compagnia di assicurazione, per recuperare le somme erogate. L’obbligo dell’Inps prevede infatti la possibilità surrogatoria, cioè la facoltà di recuperare dal responsabile dell’incidente - o dalla sua assicurazione - l’equivalente del danno pagato alla vittima dell’incidente stesso. Il recupero delle somme liquidate è però reso spesso difficoltoso da comportamenti fraudolenti e da un laborioso sistema di comunicazione fra le strutture interessate. Grazie ad una convenzione recentemente siglata tra Inps e Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), per Inps sarà ora più facile rivalersi sui responsabili di incidenti stradali o fatti dolosi e colposi che portano all’erogazione dell’indennità di malattia o addirittura della pensione di inabilità del lavoratore assicurato vittima dell’incidente. Tra gli obiettivi dell’Inps, nella ricerca di livelli sempre maggiori di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, vi è quello di arrivare ad ottenere il completo recupero delle somme erogate.

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo

Con la convenzione recentemente sottoscritta - e resa pienamente operativa attraverso la circolare Inps n. 15 del 31 gennaio scorso, reperibile nel sito www.inps.it - Inps e Ania si propongono di svolgere sinergicamente, anche attraverso la creazione di un apposito Osservatorio, una funzione di coordinamento volta a definire indirizzi operativi, monitorare qualitativamente e quantitativamente le azioni surrogatorie sul territorio, proporre interventi per l’attuazione della Convenzione, con particolare riguardo alle iniziative rivolte alla risoluzione di problemi di natura tecnico-amministrativa. “Nel 2010 sono stati recuperati quasi 56 milioni di euro, con un incremento del 12,56% rispetto al 2009” ha commentato il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua; proprio questi confortanti risultati hanno indotto l’Inps a ricorrere ad ogni strumento utile alla piena conoscenza del fenomeno e al contrasto dei comportamenti fraudolenti. Con la Convenzione firmata in dicembre tra Inps e Ania si dovrebbe rendere più efficiente ed efficace il sistema di comunicazione tra le sedi territoriali dell’Istituto e le imprese di assicurazione, al fine non solo di contrastare eventuali comportamenti colposi o dolosi dell’assicurato che potrebbero pregiudicare il diritto di surroga dell’Inps, ma anche per velocizzare l’iter di definizione delle azioni surrogatorie e, conseguentemente, la liquidazione dei sinistri da parte delle imprese assicuratrici.

I COLORI DELLA VITA

di Fabio Scrimitore

Lo studente può cambiar indirizzo di studi Aveva atteso la scadenza del 28 febbraio 2009, prima di far la scelta del Liceo da frequentare. Ma quel giorno aveva dovuto far quel che Cesare fece al Rubicone. Aveva scelto il Liceo scientifico, la neo-diplomata di scuola media, anche se era convinta di subire più il fascino delle materie letterarie, che l’avvenenza della matematica. Ma il Greco la intimidiva non poco, con la preoccupante novità del suo ostico alfabeto. Il primo anno di frequenza dello scientifico non le aveva generato problemi. Era stata promossa senza debiti. Però, già nei primi mesi di frequenza della seconda classe, la studentessa sentiva che il corso di studi del liceo classico avrebbe potuto corrispondere meglio alle sue naturali inclinazioni per le lettere. Tanto crebbe il disagio della studentessa fra i banchi dello Scientifico, che la madre le venne in natural soccorso. Pregò il preside del liceo classico della città jonica, in cui vive la famiglia, di accogliere la figliola in una delle sue quinte ginnasiali. Un preparatore privato avrebbe provveduto a dar alla giovinetta le prima basi della grammatica greca, sperando che, nei mesi successivi, la studentessa si sarebbe potuta allineare con i nuovi compagni di classe. La madre aveva proposto con fiducia il trasferimento della figliola al Preside del classico, perché una collega d’ufficio, lo scorso anno, aveva ottenuto un analogo trasferimento; la figlia della collega, infatti, nel novembre del 2009, era stata accolta bella 3^ classe di un tecnico commerciale, provenendo dalla 3^ di istituto professionale. La fiducia della madre si affievolì al primo soffio di voce del Dirigente del Liceo Classico: “Cara signora - disse il Preside - non porti il caso della figlia della sua collega come esempio al quale noi ci dovremmo ispirare, perché le leggi della scuola considerano trasferimento soltanto il passaggio che avvenga fra istituti dello stesso tipo ed indirizzo. In altri termini, ci si può trasferire, senza esami, ed anche in corso d’anno, dalla 4^ classe dell’istituto tecnico commerciale alla stessa classe d’un altro istituto tecnico commerciale, ma non ad una classe di istituto professionale o d’un liceo, o viceversa”. La sapienza del Dirigente scolastico appare d’ indole giustinianea. Lo studente d’una classe intermedia di un istituto superiore, il quale voglia cambiar indirizzo di studi, dovrà rivolgersi al Dirigente della nuova scuola, chiedendo d’essere ammesso ad uno specifico esame integrativo, che verrà fissato in giorni successivi alla conclusione delle lezioni, preferibilmente nei primi giorni del settembre successive. L’attuale ordinamento scolastico, poi, ammette che soltanto gli studenti che frequentino il primo, o, al massimo, il secondo anno d’un corso di studi secondario superiore, possano cambiar tipo di scuola, senza sottoporsi ad esami. Ed è questo il caso della giovanetta del 2^ Liceo scientifico, che vuol passare al Liceo classico. Costei, ai sensi del decreto ministeriale n. 323, del 9 agosto 1999, potrà chiedere al Preside del Liceo scientifico, d’essere ammessa ad una sorta di corso di recupero - del genere di quelli che, appena si conclude lo scrutinio del primo quadrimestre, le scuole superiori organizzano per gli studenti che debbano recuperare debiti scolastici.

di Vinicio Russo

ILFISCO ED I CITTADINI

Pneumologo

Ballerine? No, grazie: camminare rasoterra fa male Le scarpe senza tacco provocano danni ad anche, ginocchia, schiena. E aumentano il rischio di alluce valgo e altri disturbi del piede Saranno anche pratiche, informali, spiritose. Ma le “ballerine”, le scarpe da donna rasoterra, quasi del tutto prive di tacco, che richiamano le calzature da danza classica, fanno male alla salute. Del piede, ma non soltanto di quello Diciamolo subito: se indossate per brevi periodi, non c’è alcun problema. Il corpo può tollerare la situazione di squilibrio, provocata dalla quasi assoluta mancanza di tacco e dall’assenza dei lacci, tipica delle “ballerine”. Ma se indossare scarpe rasoterra diventa invece un’abitudine, i pericoli ci sono eccome. Ortopedici, podologi e specialisti in genere del benessere del piede lo ripetono da sempre: la calzatura sbagliata può fare molti danni al nostro corpo. Quelli causati dalle “ballerine” sono un aggravio eccessivo sulle ginocchia, sulle anche e sulla schiena. La postura dettata da questo tipo di scarpe è totalmente sbagliata: “I ballerini professionisti le indossano senza troppo curarsi del fatto che non ammortizzino affatto l’impatto con il terreno dopo i balzi che compiono ripetutamente”, spiega Lorraine Jones della Society of Chiropodists and Podiatrists britannica. “Ma il loro è un lavoro e spesso le conseguenze nega-

tive per il corpo se le portano dietro per tutta la vita. Senza contare che comunque la gran parte di loro usa distanziatori in punta, piccoli cuscinetti in gel e altri trucchi protettivi. Ma se non si è costretti a indossarle per professione, perché farsi del male?”. Non sembra, ma passeggiare a lungo con scarpe prive di tacco impone ai piedi sollecitazioni forti, microtraumi continui che si ripercuotono un po’ ovunque. Non solo: “Scarpe come queste favoriscono fastidi come unghie dei piedi spezzate o incarnite e problemi più seri come l’ alluce valgo”, dice ancora Lorraine Jones.E ancora: l’assenza di una fibbia o dei lacci comporta una maggiore facilità del piede a fuoriuscire dalla scarpa. Con la conseguenza che, per non “perderla”, si tende a far assumere al piede una posizione scorretta e dannosa, con le dita ad artiglio. La prima soluzione, se proprio non sapete resistere alla tentazione, è indossare le “ballerine” per poco: 2-3 ore al massimo. Se prevedete di doverle portare a lungo, mettete in borsa un paio più “corretto”: prima di sera, potrete sostituirle e far riposare il piede (con tutto il resto del corpo). Altrimenti, sarebbe decisamente preferibile scegliere calzature con un minimo di tacco (bastano pochi centimetri) e soprattutto i bordi un po’ alti, in modo che il piede venga sostenuto correttamente.

Sud Sudan: nasce un nuovo Stato

La giustizia tributaria e i cittadini

È ufficiale: è nato un nuovo Stato, il 54esimo del continente africano. Il Sud Sudan ha votato quasi all’unanimità per la secessione dal Nord, con il 98,83% dei votanti a favore, durante il referendum tenutosi del 9 al 15 gennaio scorso e previsto dal “Comprehensive Peace Agreement” , l’accordo di pace siglato nel 2005 fra Nord e Sud Sudan dopo un ventennio di guerra civile. Il capo dello stato sudanese, Omar al-Bashir, in un discorso pronunciato alla tv di Stato ha comunicato di accettare il risultato del voto: “Il risultato del referendum è ben noto. Il Sud del Sudan ha scelto la secessione ma noi siamo impegnati a mantenere i collegamenti tra nord e sud, a mantenere le buone relazioni basate sulla collaborazione”. Come al-Bashir, anche Salva Kiir, il leader del Sud, ha assunto toni concilianti, sottolineando che “Nord e Sud devono costruire rapporti saldi”. Inoltre, ha promesso di sostenere la campagna di Karthoum per la cancellazione dei debiti del Paese e di impegnarsi per favorire un alleggerimento delle sanzioni internazionali. Nel frattempo sono arrivate le prime reazioni internazionali. L’Onu e l’Unione europea hanno accolto con soddisfazione la notizia. Il presidente americano Barack Obama ha annunciato che gli Stati Uniti riconosceranno formalmente il Sud Sudan come stato sovrano e indipendente il 9 luglio, quando entrerà in vigore la secessione decisa dal referendum. In contemporanea il segretario di Stato Hillary Clinton ha dichiarato che “gli Usa hanno avviato l’iter per rimuovere il Sudan dalla ‘lista nera’ degli sponsor del terrorismo, anche per ricompensare la piena accettazione dell’esito della consultazione da parte delle autorità di Khartoum. La Clinton ha precisato tuttavia che l’eliminazione del Sudan dall’elenco avverrà “se e quando soddisferà tutti i requisiti prescritti dalle leggi americane: non aver appoggiato il terrorismo internazionale negli ultimi sei mesi, garantire di non sostenerlo in avvenire, applicare pienamente l’accordo di pace del 2005, ivi compresi il raggiungimento di una soluzione politica per l’area contesa di Abyei e le principali intese post-referendarie”. Contrario alla nascita del Sud Sudan si è dichiarato invece l’Iran, il cui governo ha dichiarato di prendere atto della secessione e della quasi totale vittoria del “si” al referendum. Le dichiarazioni di Pechino segnano una svolta rispetto all’usuale politica di “non interferenza”. Non solo il governo ha detto di “rispettare” l’esito del referendum, ma anche che “la Cina si aspetta il pieno adempimento del ‘Comprehensive Peace Agreement ’ così come un lungo periodo di pace e stabilità in Sudan”. Dunque il referendum ha posto fine al oltre vent’anni di guerra tra il nord musulmano e arabo, e il sud cristiano. Noi ci auguriamo che la nascita di un nuovo Stato possa portare alla crescita e allo sviluppo dei popoli sudanesi. In Africa i confini sono stati disegnati su carta dai Paesi colonialisti e le conseguenze sono quelle che vediamo ogni giorno di divisioni e scontri tra gruppi, separati con la forza. Nel Sud Sudan opera da anni nel nome della pace suor Maria Luisa Miccoli, missionaria comboniana di Cavallino, responsabile della gestione di un ospedale.

Il controllo del Fisco può concludersi in assenza del riscontro di violazioni, in tal caso il procedimento di verifica finisce nel nulla, oppure attraverso la constatazione di infrazioni alla normativa tributaria. In questa seconda ipotesi l’Erario emette un provvedimento che ha lo scopo: di illustrare all’interessato l’irregolarità che avrebbe compiuto; di rettificare la dichiarazione e chiedergli il versamento del maggior tributo dovuto; di applicare la sanzione prescritta dalla legge per l’illecito contestato; di offrire al cittadino la possibilità di far valere le proprie ragioni dinanzi al giudice. Queste funzioni sono assolte dall’iscrizione a ruolo in caso di controllo cartolare e documentale delle dichiarazioni. A seguito dello svolgimento di verifiche successive, il provvedimento adottato è invece denominato avviso di accertamento. Se dall’illecito tributario non consegue un debito d’imposta, dovendosi comminare la sola sanzione, viene emesso un atto di contestazione della violazione tributaria. Quando invece è preteso anche il tributo, con l’avviso di accertamento è inflitta anche la sanzione. L’avviso di accertamento è un atto amministrativo ed i suoi presupposti sono stabiliti dalla legge: l’Amministrazione finanziaria non è libera, a propria discrezione, di determinarne il contenuto ed i consequenziali effetti giuridici. Tali aspetti sono devoluti alla legge a mente del c.d. principio di legalità. È la volontà politica, ad esempio, che stabilisce quali siano le categorie di cittadini più meritevoli di agevolazioni fiscali nel rispetto dei principi dei equità solennizzati nella Carta costituzionale, quali sia l’aliquota da applicare per ogni scaglione di reddito; non certo il singolo funzionario del Fisco. L’assenza della suddetta discrezionalità per l’Amministrazione finanziaria si traduce, anche, nell’obbligo di emissione dell’avviso di accertamento qualora il controllo abbia avuto un esito positivo e l’Erario sia a conoscenza della commissione di un illecito tributario. Nel rispetto della legalità, ma anche dei principi di collaborazione, cooperazione ed affidamento tra contribuente e Fisco, stabiliti dalla Legge n. 212/2000, se l’Ufficio legittimato ad emettere l’avviso di accertamento non condivide il risultato di un controllo e crede che l’illecito non sia stato commesso, deve astenersi dall’esternare la contestazione: deve rinunciare ad una pretesa impositiva o sanzionatoria illegittima. L’Ufficio, di fatto, in questo modo esercita la c.d. autotutela, istituto tipico del diritto amministrativo che, ultimamente, sta trovando ampio spazio anche nel contesto tributario. La legge, dunque, individua: il contenuto dell’avviso di accertamento, l’organo competente ad adottarlo, come deve essere portato a conoscenza del contribuente, entro quale termine occorre farlo. La violazione di queste regole, per così dire, formali, implica comunque un vizio dell’avviso di accertamento che può determinarne il suo annullamento innanzi al giudice tributario, ancorché nella sostanza sia espressione di una sostanziale violazione tributaria. L’aspetto formale, dunque, costituisce l’involucro della sostanza, la cui irritualità si riverbera, necessariamente, sulla bontà complessiva dell’atto impositivo.


L’Ora del Salento

Lecce, 19 febbraio 2011

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DOPO L’ ASSEMBLEA DIOCESANA DI AC RICONFERMATO IL PRESIDENTE VERGARI All’indomani del risultato elettorale mons. D’Ambrosio da una terna di nomi da cui ha designato il responsabile diocesano

Il decreto dell’Arcivescovo per il triennio 2011-2014 Il neo nominato: l’Ac deve continuare a dimostrare testimonianza, esempio e credibilità Massimo Vergari è stato nominato presidente dell’Azione Cattolica dell’Arcidiocesi di Lecce per il triennio 2011-2014. Con il decreto, mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, Arcivescovo metropolita di Lecce, ha voluto riconfermare nell’incarico il presidente che ha servito l’Associazione diocesana nello scorso triennio, seguendo le indicazioni giunte dalla XIV Assemblea diocesana, che si è celebrata lo scorso 5 e 6 febbraio 2011 presso la basilica del Rosario sul tema “Vivere la fede, amare la vita. Sulle orme di don Ugo de Blasi”. “Per intercessione della Beata Vergine Maria di Lourdes - nella cui solennità è stato dato il decreto arcivescovile - invoco sul carissimo presidente e sull’intera Associazione la benedizione del Signore”, ha voluto scrivere D’Ambrosio nel suo provvedimento, dimostrando ancora una volta stima e attenzione alla più antica Associazione laicale cattolica. Mercoledì scorso c’era stato l’inCon grande gioia ho appreso che grande rilievo e spazio nella XIV Assemblea diocesana di Azione CattoliUgo De Blasi. Tutto ciò ha veramente ha veramente toccato il mio cuore, avendo avuto io il privilegio di essergli amico e di collaborare con lui negli anni ’60 e ’70 nell’Azione Cattolica della Diocesi di Lecce, ai tempi dell’indimenticabile Arcivescovo, mons. Francesco Minerva. In occasione dell’Assemblea, si è dunque celebrato anche il trentennale della morte del Servo di Dio, mons. Ugo De Blasi. Padre Vincenzo Criscuolo, dell’ordine dei Frati Minori Cappuccini, è stato recentemente nominato dal Santo Padre Relatore della causa di canonizzazione di don Ugo. L’eredità di don Ugo è una testimonianza viva e un patrimonio prezioso per tutta la Chiesa leccese, che egli ha amato con intensità e servito con generosità, ma, lo è, in particolare, per tutta l’Azione Cattolica Diocesana, della quale egli fu grandissimo Assistente Generale e alla quale donò il meglio delle sue energie sacerdotali, animandola con paterno fervore e illuminandola con grande saggezza, amore per la verità e instancabile pazienza, in un momento esaltante, ma assai difficile come fu la fase del post Concilio Vaticano II, che tante novità e tanti fermenti introdusse nella Chiesa Cattolica, a cominciare dalla valorizzazione del ruolo del laicato. Egli fu punto di riferimento per sacerdoti e laici e fulgido esempio di amore per il Signore e di donazione agli altri. c a

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sediamento del nuovo Consiglio diocesano, che ha provveduto alla votazione della terna di nomi da sottoporre all’Arcivescovo per la nomina del presidente diocesano, secondo le norme del regolamento nazionale dell’Azione Cattolica Italiana. Nella stessa occasione si è proceduto alla elezione dei responsabili di settore. Carmen Rampino ed Egidio Mello sono stati designati vice-presidenti diocesani per il Settore Adulti; Ilaria Quarta e Salvatore Scolozzi, vice-presidenti diocesani per

il Settore Giovani. Massimiliano Calò è stato eletto responsabile dell’Azione Cattolica dei Ragazzi, Virginia Toraldo, vice-responsabile Acr. “Esprimo il miei più sinceri sentimenti di gratitudine, obbedienza e filiale devozione al nostro vescovo Domenico, che mi ha voluto nominare, per un altro triennio, servitore della nostra Azione Cattolica diocesana di Lecce - ha commentato Massimo Vergari - Grazie ancora al nostro Pastore per il suo incoraggiamento e le sue

Nella foto, in primo piano, l’autore dell’articolo accanto a don Ugo. Sullo sfondo il presidente della Giunta diocesana di A.C., prof. Reno Sacquegna, l’indimenticabile arcivescovo, Mons. Minerva, il Cardinale Vignozzi, e il leccese, vescovo di Trani, Mons. Carata. Si celebrava al teatro Apollo, era il 1968, il centenario dell’Azione Cattolica Italiana.

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In occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’ Unità d’Italia, l’Azione Cattolica, nel XXXI Convegno Bachelet, celebrato l’11 e 12 febbraio scorsi a Roma, ha promosso una riflessione su alcune tematiche educative e culturali attinenti all’attualità della vita politica del Paese attraverso il tema: “L’unità della Repubblica oggi. Tra solidarietà nazionale, autonomie e dinamiche internazionali”. La ricorrenza dei 150 anni, spiegano dalla presidenza nazionale dell’Azione Cattolica, induce “qualche riflessione: anzitutto per sottolineare come il processo unitario sia stato certo frutto in origine di forze risorgimentali in grado di crea-

parole di stima e di affetto, ripetute ancora una volta durante l’ultima Assemblea diocesana. Un grazie anche al nuovo Consiglio diocesano, a tutti i presidenti e responsabili parrocchiali, che sicuramente si spenderanno con gioia per l’educazione e la formazione umana dei laici di Ac, in collaborazione con la gerarchia e con tutte le espressioni del mondo laico e cattolico. Grazie anche agli oltre 4mila soci della nostra Associazione diocesana, pronti a spendersi ancora di più per una vita gioiosa, nell’amore per la fede, in conformità al Vangelo. Il mio augurio è che continuino a costruirsi buone sinergie perché l’Ac non deve mai abbassare la guardia nell’educare alla moralità, alla legalità e alla giustizia. Dobbiamo seminare ovunque i germi buoni della solidarietà e della gratuità approfondendo e divulgando i concetti di dignità della persona e del lavoro. L’Ac deve dimostrare testimonianza, esempio e credibilità”. Luigi Buccarello

Mons. Ugo De Blasi, il ricordo di un amico Quando don Ugo era Delegato Vescovile di Azione Cattolica, io era presidente diocesano della mitica G.I.A.C. (Gioventù Italiana di Azione Cattolica). “Qual falange di Cristo Redentore, la Gioventù Cattolica è in cammino, la sua forza è lo spirito divino, origine di sempre nuovo ardore” attaccava il nostro inno. Egli, apparentemente severo e austero, era, particolarmente con noi giovani, mite,sorridente e paternamente affettuoso, riuscendo a infondere in noi viva gioia per la nostra militanza in A.C. e, sebbene, ci invitasse sempre alla prudenza e a saper attendere i tempi di Dio, era per la piena attuazione dei documenti conciliari. Nel corso di una riflessione propostaci nel giovedì santo del 1971, egli disse: “Uno sforzo di vera unione con la gerarchia aiuterà a superare l’attuale fase di collaborazione, talvolta solo formale, per giungere alla corresponsabilità nello studio e nell’esercizio

re le condizioni per l’unificazione istituzionale del paese, superando la frammentazione dei vari statarelli o domini locali” ma osservando anche “come questo processo sia stato facilitato dall’esistenza di un substrato nazionale, compresa l’anima cristiana degli italiani che, pur con differenze, anche forti, di culture e assetti economici e sociali tra le varie parti della penisola, aveva radici risalenti nei secoli”. La riflessione, ha spiegato lo storico ed ex presidente dell’Azione Cattolica, Alberto Monticone, cade soprattutto sul modo dei cattolici “di essere stati cittadini lungo il faticoso, travagliato eppure fortemente sentito percorso di rico-

della pastorale”.Amava spesso approfondire con noi il decreto del Concilio Vaticano II “Apostolicam Actuositatem” sul ruolo dei laici nella Chiesa e nella società, che è poi proprio il tema che approfondiranno i Vescovi di Puglia, che si riuniscono a Lecce, presso la Casa Pastor Bonus dall’8 al 10 febbraio. Ci spiegava che l’Azione Cattolica doveva essere lievito, fermento, incisiva nell’impegno sociale. Doveva animare cristianamente i luoghi e i momenti della vita. Ci esortava sempre ad essere partecipi della missione di Gesù, ad essere “il sale della terra”, “la luce del mondo”, che è poi proprio il Vangelo secondo Matteo di oggi (5, 13 - 16), domenica 6 febbraio, giorno in cui scrivo questo breve ricordo con filiale affetto e viva gratitudine per il carissimo don Ugo, con l’auspicio che presto venga annoverato nella schiera dei beati. Wojtek Pankiewicz

150 ANNI UNITÀ D’ITALIA

Continua la serie di conferenze nell’aula magna delle Marcelline Sarà Ernesto Galli della Loggia, ordinario di Storia Contemporanea presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane ed editorialista del Corriere della Sera, l’illustre ospite del secondo incontro sul tema “Il Mezzogiorno nell’Italia Unita”. Il professore parlerà di “Laici e Cattolici nel Risorgimento” sabato 19 febbraio alle ore 17.30 presso l’Aula Magna delle Suore Marcelline a Lecce nell’ambito delle manifestazioni sui 150 anni dell’Unità d’Italia organizzate dal Comune di Lecce, dall’Università del Salento, dal Corriere della SeraCorriere del Mezzogiorno e dall’Azione Cattolica dell’Arcidiocesi di Lecce. Grande successo per il primo incontro di sabato scorso, al quale ha partecipato Giuseppe Galasso, ordinario di Storia Moderna presso le Università “Federico II” e “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. All’incontro hanno partecipato anche Paolo Perrone, sindaco di Lecce, Gianni Donno, professore dell’Università del Salento e curatore scientifico dell’iniziativa e Massimo Vergari, presidente diocesano dell’Ac di Lecce. Il ciclo di incontri proseguirà nei sabati successivi, sempre alle 17.30 presso le Marcelline di Lecce. Il 26 febbraio sul tema “Nord e Sud nel Risorgimento”, interverrà Piero Craveri, ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Il 5 marzo, sarà Paolo Macry, ordinario di Storia presso l’Università “Federico II” di Napoli ed editorialista del Corriere della Sera a riflettere su “Napoli 1860. Le ragioni di un collasso politico”. Il 17 marzo, sul tema “La letteratura del Risorgimento” interverrà Paolo Mieli, presidente di RCS Libri. Concluderà il ciclo di incontri la tavola rotonda “Sud (e Nord) Oggi” di sabato 23 marzo, cui parteciperanno mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, Domenico Laforgia, Cataldo Motta, e Paolo Perrone.

ROMA

Convegno Bachelet sull’Unità d’Italia

noscersi dentro una comunità di spirito, di valori, di storia e di umanità, prima ancora che in uno Stato”. “L’unità degli italiani, - ha concluso Monticone - come quella di ogni altro popolo, non è mai raggiunta stabilmente ed in forma definitiva, come mostra la storia di questi 150 anni; è piuttosto una meta, una sfida che va ben oltre confini geografici, territoriali, politici, ideologici o culturali. Essa richiede l’esercizio di una piena, responsabile e solidale cittadinanza, che per i cattolici non può che essere l’espressione di una carità civile, cioè amore a questo Paese e alla sua gente”. L’Azione cattolica non ritiene che celebrare i 150 anni del-

l’Unità d’Italia sia una forma di “nostalgia” e, anzi, ritiene che sia importante partecipare: “Bisogna cogliere l’essenziale, ossia che c’è una memoria da condividere che deve servire alla memoria del paese” ha spieFranco Miano a margine del convegno. “Come ha detto il presidente della Cei Bagnasco - ha aggiunto - la Chiesa pensa che ogni riforma, anche quella del federalismo, ha senso sulla base dell’Italia unita. Come testimonia anche l’Azione cattolica, che ha una presenza capillare dal nord al sud del Paese, c’è ancora oggi un ethos condiviso su cui bisogna costruire il futuro”. Salvatore Scolozzi g a t o

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zoom LECCE/Ezio Mauro al Carlo V per una lezione su “I giornali al tempo della crisi”

LECCE/ Il sindaco in Via Vecchia S. Pietro in Lama

Il cittadino ideale? Il lettore di giornali Vi verrò incontro Venerdì 11 febbraio la sala Maria d’Enghien del Castello Carlo V di Lecce è stata il magico scenario che ha incorniciato il dibattito tra l’avvocato Gianluigi Pellegrino ed Ezio Mauro, organizzato dall’associazione culturale “Leccelegge”, in collaborazione con il corso di Laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università del Salento e la Libreria Liberrima. La lezione a 360° del direttore di Repubblica ha visto anche gli interventi del Sindaco di Lecce, Paolo Perrone e di quello di Bari, Michele Emiliano. L’incontro si è aperto con un lungo applauso alla notizia della caduta del governo di Mubarak in Egitto, evento che ha dato modo al giornalista di esordire con un discorso sulle democrazie e il diritto dei popoli di acquisire naturalmente una coscienza nazionale, prendendo in mano le redini del proprio destino. Altre tematiche importanti sono state la questione Fiat, il conflitto d’interessi, l’analisi della figura politica di Berlusconi e dell’influenza che esercita sull’opinione pubblica, l’ipotesi della creazione di una leadership di centrosinistra, il confronto tra la presa di posizione dei giornali nazionali sul caso Marrazzo, su Fini e sul più recente scandalo Ruby. A tal proposito, alla domanda posta da Paolo Perrone sulla presunta violazione della privacy e sul peso dato nei giornali alle vicende private del Presidente del Consiglio, che forse denota una crisi del mondo giornalistico stesso, il direttore ha ribattuto “Pensi alla qualità del cittadino informato, il quale padroneggia i processi e gli av-

Venerdì 11 febbraio in via Vecchia S. Pietro in Lama, il Sindaco Paolo Perrone ha incontrato i residenti del quartiere, per comprendere i problemi e le esigenze di questa parte del Comune in continua espansione, considerata periferica ma che ora si sta avvicinando sempre più all’orbita della città vera e propria. Insieme a lui c’erano l’Assessore ai Lavori Pubblici Gaetano Messuti, Mariangela De Carlo, Presidente della III Circoscrizione. Il primo cittadino si è mostrato attento e pronto ad ascoltare tutti i residenti che hanno voluto prendere la parola, contattando le autorità di competenza per iniziare a risolvere i problemi più imminenti. Ci siamo rivolti allo stesso Perrone, per tratteggiare un bilancio della riunione.

venimenti su cui deve dare un giudizio: quel cittadino illuminato, come dice Robert Dahl, è la base della democrazia nel senso migliore del termine. Noi dobbiamo dare le informazioni ai cittadini. Se uno scandalo del genere avesse coinvolto il Capo del Governo di qualche altro Paese, i giornali nazionali avrebbero dedicato molte più pagine di quelle che abbiamo utilizzato noi per spiegare questa vicenda”. Il suo quotidiano non vuole però sostituirsi ai processi in corso o trasmettere alcuna informazione che non sia stata già accertata e ufficializzata dagli organi competenti. Per evitare il puro voyeurismo e la diffusione di notizie private non rilevanti ai fini delle indagini, il giornalista

RADIO E DINTORNI

aveva infatti proposto che si decidesse, insieme ad avvocati e giudici, quali parti delle intercettazioni potessero essere esposte all’opinione pubblica e quali fossero intime e personali. Mauro ha scandagliato tutti i retroscena e le cause dei contrasti tra il suo giornale e il Presidente, il quale tra l’altro lo ha denunciato poco mesi fa per la pubblicazione delle dieci domande sul caso Noemi Letizia, quando in realtà era stato preavvertito e gli era stato dato il tempo di unire a quei dieci punti contraddittori le proprie spiegazioni. Le argomentazioni del Direttore, definito da Emiliano un uomo nelle cui parole traspare l’amore per il suo Paese, hanno spaziato in tutto lo

di Alberto Marangio

scibile giornalistico, toccando i punti caldi delle controversie nazionali ed internazionali. Tutto ciò che un buon cittadino oggi dovrebbe conoscere, lo ha spiegato con semplicità e partecipazione, pur con una invidiabile oggettività espositiva. Fondamentale la responsabilità dei mezzi di informazione nei confronti del lettore. Citando il sociologo Neil Postman, ha ricordato che “la democrazia è tipografica”, o meglio il lettore di giornali è il soggetto ideale di una democrazia, perché si diviene cittadini veri e consapevoli solo quando ci si informa, ed è quello che “la Repubblica” si è sempre prefissato di fare nel modo migliore possibile. Grazia Pia Licheri

Signor Sindaco, cosa è emerso dall’incontro? Quali sono i problemi e le necessità più urgenti della zona? “È un quartiere che si è sviluppato molto negli ultimi anni, e ovviamente ci sono criticità che vanno affrontate. Non sono disagi irrisolvibili, perché rientrano nella sfera di quelli comuni, purtroppo, a gran parte delle periferie. Si tratta fondamentalmente di richieste riguardanti l’illuminazione, la manutenzione e la pulizia delle strade. Mi hanno anche segnalato un problema di sicurezza, che è una questione abbastanza delicata, per la quale chiederemo la collaborazione delle altre forze dell’ordine”. Quali sono gli interventi più urgenti e i tempi previsti? I primi sono già partiti all’inizio di questa settimana, ad esempio la potatura degli al-

beri e la possibilità di ripristinare la segnaletica orizzontale sulle strade. Le operazioni più complesse da svolgere, quali il rifacimento del manto stradale, della fognatura e della pubblica illuminazione, necessitano tempi più lunghi, perché devono essere attivate attraverso progetti che provvederemo a realizzare. Qual è la situazione di Piazza San Giacomo, che da molto tempo versa in una situazione di abbandono e di degrado? Stiamo ultimando i lavori sulla piazzetta, che una volta terminata può diventare un polo di aggregazione del quartiere, cosa che purtroppo non è accaduta finora. L’Amministrazione si impegna insieme alla Circoscrizione, secondo le indicazioni del Presidente Mariangela De Carlo, a fornire una serie di iniziative volte a vitalizzare la zona. Mi auguro di dare a questo rione delle risposte nel periodo più breve possibile, compatibilmente con le procedure previste dal tipo di intervento considerato. G.P.L.

APOLOGETICA di Roberto Cavallo*

Su Radio One O Five, web e furti d’identità

La Madonna del Divino Amore

In Italia è sempre più alto l’allarme per i furti di identità ai danni degli utenti di internet. Secondo infatti una ricerca di Unicri (l’agenzia dell’Onu per la prevenzione del crimine), un italiano su quattro rischia di vedere clonati i propri dati personali, correndo così il rischio di incappare in reati di varia natura come, ad esempio, le frodi creditizie. Lo studio evidenzia inoltre che solo il cinque per cento degli intervistati conosca tale pericolo e sappia difendersi in maniera opportuna. Ma quali sono gli strumenti che effettivamente vanno adoperati per evitare simili disagi? Su One O Five live (emittente in fm di Radio Vaticana, ascoltabile in tutta Italia anche al sito www.radiovaticana.org/105live), nei giorni scorsi l’argomento è stato affrontato grazie all’intervento dell’avv. Luca Bolognini, esperto in materia di protezione dei dati personali e di diritto delle nuove tecnologie; sede dell’incontro, la trasmissione Stop! precedenza a chi pensa di Federico Piana, in onda ogni sabato alle ore 15. Punto di partenza della discussione, ovviamente, la consapevolezza che il problema non può di certo essere risolto con la scelta di non utilizzare affatto i nuovi canali di comunicazione. Proprio per tale ragione, nel corso del programma sono state innanzitutto rammentate le soluzioni a disposizione dell’utenza per tutelare la propria persona, che possono essere di natura sia pubblica (come polizia postale o garante della privacy) che privata (numerose le società che si offrono di monitorare il trattamento sul web dei dati del richiedente). Prima di ricorrere a tali strumenti, tuttavia, l’ospite di Federico Piana ha soprattutto ricordato come un accorto uso di internet richieda, in primo luogo, la consapevolezza di non dover esagerare con la pubblicazione di informazioni personali (proprie o altrui) su social network, blog e forum: questo perché il rischio di essere vittima di un reato (azione che potrebbe richiedere anche solo di nome, data e luogo di nascita del malcapitato) ovviamente tende ad aumentare quanto più numerosi sono gli elementi resi pubblici. Fondamentale, inoltre, circondarsi anche sul web del maggior numero di persone realmente conosciute, adottando per il resto le stesse cautele che vengono solitamente adottate nella vita di tutti i giorni: un atteggiamento, questo, ritenuto dallo stesso avv. Bolognini essenziale per l’incolumità di ciascuno, a conferma del fatto che, da un punto di vista pratico ed al contrario di quanto invece spesso si pensi, non c’è mai una frattura netta e insuperabile tra mondo reale e mondo virtuale.

Presso il santuario della Madonna del Divino Amore, sulla via Ardeatina a Roma, è conservato un oggetto che è un “ex voto per grazia ricevuta”, uno dei tanti che affollano le pareti del sacro edificio. Perché allora fra tante storie personali di guarigioni o di interventi miracolosi concentrare l’attenzione proprio su questo ex voto? Perché esso rimanda ad una storia che, oltre ad essere personale - come tutte -, riguarda anche la storia con la esse maiuscola. L’ex voto in questione, infatti, è la cuffia della radio usata al Polo Nord da un certo signor Biagi, marconista del dirigibile “Italia”, quello che nel 1928, dopo la traversata sui ghiacci, precipitò al suolo al rientro da una missione esplorativa. La didascalia posta sotto il sostegno che regge la cuffia recita: “Cuffia prodigiosa del radiotelegrafista Biagi che per grazia della Madonna del Divino Amore salvò da terribile morte i naufraghi caduti sui ghiacci del polo dal dirigibile della disgraziata spedizione Nobile”. Che significa? Significa che, dopo il naufragio, quando tutto induceva alla disperazione, quel marconista si era raccomandato alla Madonna del Divino Amore… Fu così che, dopo 18 giorni di inutili tentativi, quando Biagi con gli altri superstiti erano ormai prossimi alla morte per il freddo e la fame, la radio ritrovò una frequenza e riuscì ad inviare un segnale al soccorso aereo, che fino ad allora non era stato in grado di individuare il luogo del sinistro. Biagi non ebbe alcun dubbio ad attribuire all’intervento materno di Maria il ritrovato funzionamento della radio, che prima della sua disperata invocazione non aveva dato alcun segno di vita.

Così, al ritorno in Italia, si recò al Divino Amore e depose nel santuario, a futura memoria di quanto accaduto, la cuffia “prodigiosa”. Come dicevamo, il santuario è pieno di oggetti e fotografie attestanti grazie ricevute e interventi miracolosi. Tutto trae origine nel 1740, quando un viandante sostenne di essersi salvato dall’improvviso attacco di un branco di cani rabbiosi grazie all’immagine della Madonna col Bambino affrescata sul muro di un’antica torre (una delle tanti che segnano questa parte della campagna romana). Aveva rivolto lo sguardo implorante a quell’immagine e subito i cani si erano dileguati. In seguito, nel 1745, l’immagine mariana fu trasferita nella chiesa eretta per ricordare quel primo miracolo. Da allora il Divino Amore è diventato meta di continui pellegrinaggi del popolo romano e oggi è sede dell’omonima congregazione (maschile e femminile) con case missionarie presenti in varie parti del mondo. Del tutto suggestivo è pellegrinaggio notturno a piedi che si tiene ogni sabato - dal primo dopo Pasqua all’ultimo di ottobre - con partenza a mezza notte da Roma, da Piazza di Porta Capena, e arrivo alle ore 5 della domenica al Santuario. * www.recensioni-storia.it


L’Ora del Salento 12

Lecce, 19 febbraio 2011

le nostre città Un libro di V. Russo sulla figura del laico cattolico

LECCE/ Con la replica del Trovatore si chiude la Stagione Lirica 2011

La nuova città dell’uomo Verdi chiude il sipario al Politeama La nuova città dell’uomo: è il titolo del nuovo libro di Vinicio Russo, in fase di pubblicazione con la casa editrice “Lupo” e sarà in distribuzione nei prossimi giorni. Progettare, da laici cristiani, la nuova città dell’uomo a misura d’uomo. Il sottotitolo spiega meglio l’argomento, di grande attualità, riferito all’impegno dei cattolici in politica. La prefazione e di Fulvio De Giorgi. I Vescovi pugliesi, riunitisi a Lecce in questi giorni, hanno rilanciato la riflessione sulla figura del laico, in vista del terzo convegno ecclesiale regionale “i laici nella Chiesa e nella società, oggi” in programma a San Giovanni Rotondo dal 28 aprile al primo maggio. “Abbiamo bisogno di laici mossi dal desiderio di comunicare il dono dell’incontro con Cristo e la certezza della dignità umana”, hanno scritto i Vescovi nell’indire il convegno. Il libro di Vinicio Russo è una riflessione approfondita in modo particolare sull’aspetto che riguarda l’impegno del laico cristiano in politica e nella società. “Il testo nasce da un interrogativo, insistente e doveroso per un fedele laico: ‘Se un giorno fossi chiamato ad amministrare la mia città, come tradurrei in impegno concreto i princìpi del Cristianesimo che da sempre caratterizzano la mia vita di credente?’. Lo scritto vuole essere uno strumento per la riflessione, la formazione ed il confronto ed è rivolto nello specifico ai laici cattolici che vogliono impegnarsi nel mondo e in politica, ma anche a tutti i Christifideles e a coloro che guardano con attenzione alla amministrazione della propria comunità cittadina. I diversi riferimenti ai documenti del Magistero ecclesiale rappresentano il presupposto per comprendere il ruolo che la Chiesa stessa ha avuto nel tempo, con una particolare attenzione a partire dal Concilio Vaticano II, fino alle recenti prese di posizione di Papa Benedetto XVI e della Conferenza Episcopale Italiana. La Dottrina sociale trova il suo fondamento essenziale nella Rivelazione biblica e nella

VITE MIGRANTI

Tradizione della Chiesa. Il principale punto di partenza che ispira ogni azione del cristiano, è la Parola, il Verbo che diventa vita in Cristo incarnato, natura ed origine di tutto ciò che il credente compie nella vita quotidiana. Dalla Scrittura e dal Magistero discendono, quindi, i princìpi e i valori cardine su cui progettare la nuova città dell’uomo”. (Dall’introduzione di Vinicio Russo). “La modernizzazione a scapito della giustizia sociale è solo uno dei tanti idoli, falsi e bugiardi, nemici della persona e dell’umanità, che il neoliberalismo, con il suo materialismo pratico, con il suo sfrenato individualismo, con il suo conseguente relativismo morale, vuole farci adorare. Le macerie sociali e politiche, che i venti-trent’anni di neoliberalismo stanno lasciando in giro per il mondo e anche in Italia, richiamano un severo impegno di ricostruzione. I cattolici italiani non si possono sottrarre a questi nuovi bisogni storici. E, in questo senso, il libro di Vinicio Russo non può fare che bene”. (Dalla prefazione di F.De Giorgi)

Si avvia alla chiusura, con le ultime rappresentazioni in replica, dopo la prima di Trovatore del 18 febbraio, la 42^ stagione lirica organizzata dalla Provincia di Lecce. Il bilancio, che si preannuncia più che positivo, sarà da tracciarsi dopo le rappresentazioni in replica dell’opera di Verdi che andranno in scena sabato 19 febbraio, in serale alle 20.45, e martedì 22 con l’intermezzo della rappresentazione domenicale pomeridiana il 20 alle 18.00. Quella dell’opera del Maestro di Busseto è stata una produzione tutta nuova. Il direttore artistico Filippo Zigante - in questa occasione anche sul podio per dirigere l’Orchestra Sinfonica “Tito Schipa” - ha voluto concludere la “trilogia romantica” verdiana, dopo Rigoletto del 2009 e “La traviata” del 2010. “Il trovatore”, ambientato in Spagna al principio del secolo XV, racconta passioni contrastate fatte d’amore, di gelosia, di vendetta, d’odio e di lussuria. Manrico e il Conte di Luna sono innamorati della stessa donna, Leonora, e si fronteggiano fino alla morte come nemici, senza sapere che sono fratelli, visto che Manrico, creduto figlio della zingara Azucena, è in realtà stato rapito da questa quand’era ancora in fasce. Uno spettacolo godibile non solo da un punto di vista musicale ma anche più semplicemente teatrale per la sua capacità di rappresentare passioni divoranti. Regia e scenografia sono state affidate al veronese Paolo Panizza, allievo di Pier Luigi Pizzi, oggi regista d’opera affermato e membro dell’Ufficio Regia dell’Anfiteatro scaligero. In scena un doppio cast, in cui spicca, nel ruolo di Leonora, il soprano greco Dimitra Theodossiou, una delle migliori interpreti verdiane che ci siano attualmente sul panorama internazionale: nel gennaio 2002, fra l’altro, è stata premiata a Milano come migliore soprano per le produzioni legate ai Festeggiamenti Verdiani ed è reduce dal grandissimo successo riscosso a Parma, interpretando ne La forza del destino il personaggio di Donna Leonora. La Theodossiou è in scena, dopo la prima del 18, il 20, mentre Leonora, nelle recite di sabato e martedì, è inter-

pretata da Chiara Angella, di recente, Tosca nelle celebrazioni di Capodanno a Rimini. I panni di Manrico, in occasione della prima rappresentazione e il 20 febbraio, sono indossati dal tenore Piero Giuliacci, interprete fra i più apprezzati del repertorio verdiano e pucciniano. Nelle altre due recite, Manrico avrà la voce e il volto di Antonio Corianò. Il forte personaggio di Azucena sarà Anna Rita Gemmabella dopo il 18 anche il 20 e 22 febbraio. Al suo attivo l’artista ha avuto ruoli da protagonista in importanti teatri d’opera sia in Italia sia all’estero.

Sabato 19, la zingara sarà interpretata da Renata Lamanda, vincitrice, giovanissima, del Concorso Internazionale per cantanti lirici di Roma. Il Conte di Luna, nelle recite del 18, 20 e 22 febbraio, sarà Marco Di Felice, che ha di recente debuttato al Metropolitan di New York con Un ballo in maschera, mentre, in quella del 19 febbraio, l’interprete sarà Giuseppe Altomare, che ha già al suo attivo più di quaranta ruoli da protagonista. Di grande rilevanza la presenza del Coro Lirico di Lecce, diretto da Francesco Pareti. P.L.

di Giovanni Napolitano

Lo scherzo marciabile di Abbate

La colonia di Assab

La nave Caracciolo riprese la traversata rapidamente ed impavida varcò le onde del mar rosso alla volta di Assab, ove giunse il 28 luglio. All’epoca della navigazione, la nostra colonia era costituita semplicemente da poche case, seppure abbellita da una vegetazione assai ricca di palmizii, tamarindi e acacie. Umberto racconta: “Le terre di Assab furono comperate nel 1879 dal nostro Governo ed in quell’epoca il nostro comandante Carlo de Amezaga con una nave dello Stato venne ad innalzarvi il nostro vessillo. La presenza dei nostri concittadini segnò l’inizio un periodo felice per la popolazione indigena che recepì le prime forme di civilizzazione con estremo vigore, anche se non mancarono mai vili attacchi ai nostri connazionali. Racconta il giovane marinaio: “Circa il carattere degli indigeni, è feroce e vile. è onore per un Dankalo sorprendere ed uccidere nel sonno un bianco; egli portando al suo capo la prova dell’omicidio viene ricompensato con qualche incarico elevato in una delle loro tribù. Da ciò deriva la necessità di girare armati.” Gli italiani che vivevano ad Assab, al momento dell’arrivo della Caracciolo, erano circa 24. Tale esigua popolazione era costituita da un maresciallo, tre carabinieri, ed altri membri della forza pubblica: essi effettuavano puntuali servizi di ronda. La nostra lingua era puntualmente parlata dagli indigeni, specie dalla classe aristocratica. Dopo una breve permanenza, i nostri marinai ripresero il cammino verso la meta, dirigendosi alla volta di Suez. Purtroppo, però, la navigazione verso Suez non fu molto piacevole in quanto, scrive Umberto: “dopo circa sei ore di cammino, a circa due miglia dalla costa africana nei pressi di Beilul, una scossa di bastimento avvertì di un alto fondo ed un’altra più forte conferma l’arenamento della nave. Si prendono all’istante le misure arrestando e facendo agire la macchina all’indietro a tutta forza ma il bastimento non si muove, ed anzi in proporzioni maggiori si sentono successive scosse tali da fare emergere forti avarie.” Le manovre furono difficoltose, seppure l’equipaggio fosse composto da esperti marinai e solo a tarda ora si riuscì a disincagliare la nave dal bassofondo. Così dopo avere rapidamente superato la baia di Beilul (Egitto), ove la Caracciolo lasciò un drappello d’onore, la nave dei nostri impavidi eroi riprese la navigazione alla volta di Suez.

QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

di Antonio Martino

... continua Il nuovo segmento dello scherzo marciabile “Fa, re, do, si” di Ernesto Paolo Abbate srotola il tappeto ritmico-armonico attraverso un intenso intervento da parte di quasi tutto l’organico strumentale; ne sono protagonisti il clarinetto piccolo in mib., i primi clarinetti soprani, i secondi clarinetti soprani, i clarinetti contralti, il sassofono soprano, i sassofoni contralti, i sassofoni tenori, il sassofono baritono, i corni, le trombe in mib., le trombe basse, i tromboni tenori, il trombone basso, i flicorni contralti divisi, i flicorni tenori divisi, i flicorni baritoni, i flicorni bassi, i flicorni contrabbassi e le percussioni eccetto i piatti. L’incisivo e originale ritmo, realizzato con un fortissimo, rivela, nei confronti dell’ascoltatore, un’incessante azione propositiva dalla quale egli non potrà sottrarsi, né rifugiarsi in scontati schemi melodici. Infatti, appena l’organico assume un nuovo ed improvviso livello dinamico (pianissimo), s’incastona la linea melodica adagiata sul “tappeto” prima descritto. Conducono il tema principale il sassofono soprano, i sassofoni contralti, le cornette in sib., le trombe in mib., il flicorno sopranino e i flicorni soprani divisi; si tratta di una nuova idea incentrata su una scala ascendente che culmina con l’intervento leggero del clarinetto piccolo in mib. e dei primi clarinetti soprani, riconducibile al materiale già utilizzato nella prima parte della marcia. Lo schema ritmico - melodico viene affidato ai clarinetti contralti, ai tromboni tenori, al trombone basso, ai flicorni baritoni, ai flicorni

bassi e contrabbassi. Un ulteriore sostegno viene fornito, attraverso suoni lunghi, dai secondi clarinetti soprani, dai sassofoni tenori e dal sassofono baritono. Il fruitore è immerso in un soffice movimento di suoni con un movimento dinamico deciso ma sommesso. La frase di risposta giunge immediatamente con un intervento (mezzoforte) attribuito a tutto l’organico bandistico: una scala discendente di semicrome si contrappone al materiale precedentemente analizzato, velocizza e ravviva la marcia. Il flauto, il clarinetto piccolo in mib., i primi clarinetti soprani, i secondi clarinetti soprani, il sassofono soprano, i sassofoni contralti, le cornette in sib., il flicorno sopranino e i flicorni soprani divisi intessono questo disegno per concluderlo attraverso una direzione discendente alimentata da un diminuendo efficacemente attribuito a tutti gli strumenti. La riproposta del primo segmento melodico avviene con una nuova modalità perché il “tappeto” ha lasciato il posto ad un accompagnamento prettamente bandistico che funge da azione di consolidamento e ne sottolinea la bontà della scelta compositiva. Anche la frase di risposta viene modificata attraverso una scelta armonica ma anch’essa conserva la linea intervallare e i vari interventi strumentali identificati prima; la conclusione che l’ascoltatore percepisce non è certamente definitiva poiché il ritmo finale agevolerà una ripartenza più decisa ed efficace. Nel prossimo numero si evidenzierà tale scelta compositiva.


L’Ora del Salento 13

Lecce, 19 febbraio 2011

le nostre città

LECCE/Le “Sfide culturali e politiche” del Sottosegretario Mantovano all’Hilton Hotel. Il 19 febbraio il primo incontro Da sabato 19 febbraio dalle ore 18:00, prenderà il via, presso all’Hotel Hilton Garden Inn di Lecce, la quinta edizione di Sfide culturali e politiche, il tradizionale ciclo di incontri organizzato dal Progetto Osservatorio in partnership con Alleanza Cattolica, Fondazione Magna Carta, Compagnia delle Opere, Fondazione Nuova Italia e al patrocinio di Confindustria di Puglia. La sfida di quest’anno, particolarmente attuale e interessante, ha come titolo A Sud di 150 con un programma, animato da incontri di informazione, di confronto e di riflessione, che si collega alle manifestazioni per il 150° dell’Unità d’Italia. Si prefigge, infatti, l’obiettivo, come precisa Alfredo Mantovano, Presidente Progetto Osservatorio, “di conoscere cosa è stato il Sud prima del 1861 e perché i problemi dei meridionali da una certa data sono cresciuti a dismisura”. “Si tratta di identificare le ragioni per le quali, in modo più o meno consapevole, e non solo al Sud, l’Unità d’ Italia non è ancora pienamente entrata nella memoria collettiva degli italiani”. Ed è proprio sul “rispetto della memoria” e sulle risposte da dare oggi al

Sud sono incentrati gli incontri che si svolgeranno in cinque sessioni, tutti i sabato, fino al 19 marzo. Il primo appuntamento “Quale Unità? La sfida di una storia oggettiva”, si snoderà attraverso una rassegna ragionata di libri e delle realizzazioni che hanno fornito una lettura “ oggettiva” dell’evento unitario. Marina Valenise, saggista e giornalista, dialogherà con Gigi Di Fiore autore de “ Gli ultimi giorni di Gaeta”, Rizzoli 2010, con Francesco Pappalardo, autore de “Il mito di Garibaldi”, Sugargo 2010 e con Giampiero Perri, ideatore del Parco della Basilicata “La Grancia”. Il 26 febbraio, l’incontro avrà come tema “Federalismo, una sfida per il sud”, ospite Roberto Calderoli, Ministro per la semplificazione normativa, che discuterà con Sergio Blasi, segretario regionale PD Puglia, Antonio Gabellone, Presidente della Provincia di Lecce, Gianluigi Pellegrino, avvocato editorialista e con Pierluigi Portaluri, avvocato e ordinario di diritto amministrativo all’Università del Salento. La rappresentazione scenica “La sfida di Maria Sofia, L’ultima regina”, in programma per

Gianni e le donne un film di Gianni Gregorio

A Sud di 150

Gianni Di Gregorio ritorna sul grande schermo con una nuova commedia dal titolo “Gianni e le donne”. Gianni è un sessantenne in pensione. Trascorre le sue giornate a soddisfare le richieste delle donne della sua vita: una moglie che fra lavoro e mille impegni è poco presente, una madre egoista che vive al di sopra delle sue possibilità, una figlia che adora e che è impegnata tra fidanzati ed esami di maturità. Nonostante ciò la sua vita trascorre in modo monotono fra commissioni, passeggiate con il cane e faccende domestiche. Un giorno però, il suo amico Alfonso gli fa aprire gli occhi. “è un altro film nato di getto, molto istintivo - dice Di Gregorio - proprio come il primo. Mentre promuovevo in tutto il mondo Pranzo di Ferragosto, mi sono accorto di avere

il 5 marzo, coinvolgerà i partecipanti sul processo dell’ultima regina del Regno delle due Sicilie. Tra gli interpreti Alessandra Crocco, Francesco Paolo Sisto, Giovanni Formicola, Alfredo Mantovano e lo stesso pubblico presente che avrà la funzione di Giuria Popolare! Il 12 marzo, Carlo Bollino, Direttore de “La gazzetta del Mezzogiorno” dialogherà con Nicola Rossi, economista e senatore PD e Gaetano Quagliarello, presidente vicario gruppo PDL-senato, sul tema “Sud, La Sfida dello sviluppo”. L’ultimo incontro previsto per il 19 marzo dal titolo “A lu suono della granascia” ha come

incontrato tante bellissime donne e che nessuna mi guardava più. Sono entrato in crisi e ho detto facciamo un film, ridiamoci su. Anche se non so quanto ci sia da ridere. È un film anche sul passaggio del tempo, ma cercando di mantenere sempre una chiave comica e universale”. Dopo aver riscosso un ottimo successo, con il suo precedente film “Pranzo di Ferragosto” ci riprova con questa commedia che sarà presentata in questi giorni al Festival di Berlino, fuori concorso, nella sezione Speciale. Il regista romano con “Gianni e le donne”, ci riporta nuovamente nelle strade della capitale, affrontando il rapporto tra un uomo di mezza età con le donne. Attraverso questo cinema verità si fa un elogio alla quotidianità, facendoci persino prendere coscienza di come il tempo passi velocemente fino a portarci alla vecchiaia.

oggetto la sfida della memoria suonata e cantata attraverso i principali passaggi dell’epoca: prima, durante e subito dopo il 1861. Allieterà la serata un concerto di “Napolicanto” con Giovanni Avversano, Nando Piscopo, Domenico De Luca. La manifestazione intende dunque trattare il tema dell’Unità d’Italia mantenendo le distanze sia da un’“acritica” apologia sia dal “vittimismo” e dal “ rivendicazionismo”. Mira, invece, ad un dibattito costruttivo che valorizzi le risorse del Sud nel più ampio quadro alle sfide che si pongono al Paese. Lucia Buttazzo

Quella del regista continua ad essere una comicità spontanea, che fa leva anche sulla naturale simpatia dei suoi interpreti (come quella di Valeria de Franciscis Bendoni), che suscitano più di qualche risata, però lascia anche spazio alla commozione. Così come in “Pranzo di Ferragosto” anche in “Gianni e le donne” si può notare lo stile personale del regista e se non riuscirà a bissare il successo della sua precedente opera, certamente questa pellicola, nonostante presenti dei limiti, può essere considerata un bel film soprattutto se paragonato ad alcuni prodotti cinematografici.


L’Ora del Salento 14

Lecce, 19 febbraio 2011

appunti

Donatella Di Pietrantonio. Mia madre è un fiume Questa settimana voglio presentarvi il romanzo d’esordio di Donatella Di Pietrantonio, “Mia madre è un fiume”, uscito da pochi giorni in libreria, è stato davvero una piacevole sorpresa. Si tratta di una rievocazione del passato della storia tra madre e figlia a tratti nostalgica ed a tratti velata di ironia. Donatella Di Pietrantonio è un’esordiente quarantottenne, nella vita fa la dentista a Penne, in provincia di Pescara, ma da quando aveva nove anni scrive racconti, fiabe e poesie. Dimostra essere un’autrice di talento e di ottime prospettive future con questo romanzo che ci racconta di un’Italia che non c’è più ma di cui tanti sentono la nostalgia. Questo esordio sorprendente fa venire alla luce una scrittrice da uno stile poetico difficile da dimenticare ed una

trama piena di vita che attraversa la storia di un’Italia contadina ritratta dagli anni di guerra fino ai nostri giorni. La storia è ambientata in Abruzzo, nella zona del Gran Sasso, e si dipana tra la madre e la figlia, tra una famiglia allargata di contadini ed il loro rapporto con la contemporaneità, tra una cultura tradizionalista, retrograda e l’avvento di una società avanzata sotto ogni punto di vista. Ma soprattutto “Mia madre è un fiume” è una storia che si sbroglia nel difficile rapporto tra la narratrice, che è ormai una professionista affermata e madre a sua volta, e la madre di questa colpita da una forma precoce di senilità che la rende inconsapevole, lontana, in un mondo a parte. È una malattia che toglie i ricordi, l’identità, il senso stesso dell’esistenza. Ed in questo tempo è la figlia che

deve prendersi cura della madre, e aiutarla a ricostruire la sua storia, la loro storia. Inizia così il racconto quotidiano di tanti episodi della loro vita, a cominciare proprio dalla nascita della mamma Esperia e delle sue cinque sorelle, nate da un reduce della Grande Guerra, Fioravante, e da una contadina dritta ed elegante, Serafina, nonostante il lavoro duro in campagna di tutti i giorni. Esperia era la prima figlia, frutto della prima licenza di Fioravante, poi, più o meno ad ogni licenza corrispondeva la nascita di un’altra figlia alle quali Fioravante aveva dato tutti nomi insoliti: dopo Esperia, Valchiria, Diamante, Clarice e Clotilde. Il racconto che la figlia fa alla madre non è lineare, ogni tanto racconta di episodi dell’adolescenza per poi evocarne altri dell’infanzia materna e ancora, ogni tanto scava nei

suoi ricordi infantili, di quando soffriva per l’incapacità della madre di mostrare il suo affetto per lei. Vi riporto un passo del testo: “Le pecore si facevano beffe di me i primi tempi che le accompagnavo al pascolo da sola, non sapevo guidarle. Se sconfinavano mi avvicinavo in modo troppo diretto e le fetenti invece di retrocedere si addentravano nell’erba proibita. Quel giorno dovevo ricondurle all’ovile per una stradina che tagliava i campi di un vicino piuttosto irascibile. Si fermarono a brucare il trifoglio novello, le spingevo di qua e di là senza riuscire a riportarle sul sentiero. Disperata, ti ho visto poi da lontano, viene a salvarmi, ho creduto. Invece eri furiosa per il ritardo e mi hai colpita con uno schiaffo dietro la testa”. E poi ci sono le storie degli animali, della casa, giorno dopo

c@ttolici in rete

“Nella rete” anche i giovani di Lecce

argo

IL POLLICE

PACCHI E RI... PACCHI Reperita adiuvant, dicevano i nostri antenati latini. E, nel segno di quel ripetersi della storia e degli eventi tutta italiana (ma non solo, forse), anche l’odierna Tv si adegua e ripropone spesso quanto già visto: questioni di magazzino e di diritti, ma mette in programma tutta una serie di serial, nella costanza del titolo e con la semplice aggiunta di un numero in sequenza, mantenendo per giunta gli stessi conduttori e protagonisti. Anche se, forse, in linea con il mondo del calcio bisognerebbe convenire - ma, non è sempre così - che “squadra che vince non si cambia”. Nel pieno rispetto di quanto sopra esposto, l’attenzione settimanale va al ritorno dei pacchi, ovvero ad “Affari tuoi” (Rai Uno, ore 20, 30) che si ripropone - in una nuova ambientazione di studio - con confermando Max Giusti, un professionista serio e rassicurante che, nella costanza del sorriso e della serenità, regola e conduce la divertente sfida tra regioni, facendo da cuscinetto tra le notizie non sempre “dolci” del telegiornale e i programmi della prima serata. Una pausa, quindi. E ben gradita, per giunta.

lor@delavoro di Samuele Vincenti Il 2011 sarà ancora un anno chiave per i progetti europei finanziati dal VII programma quadro: fino al 2013, una nuova generazione di misure della Comunità Europea permetterà una fonte di finanziamento importante in diversi settori oggi in crisi, come cultura, ricerca, istruzione, formazione, sviluppo regionale, e coinvolgerà le organizzazioni e gli operatori economici che le potranno inserire nella propria pianificazione a medio termine. Grazie alle opportunità offerte dai Fondi europei, infatti, la Regione Puglia potrà realizzare molteplici iniziative per lo sviluppo dell’economia locale, e sostenere progetti di enti locali, organizzazioni, imprese e cittadini, per la crescita costan-

Tommaso Dimitri

Sito moderno, essenziale che punta ad una informazione rapida e interattiva con il mondo giovanile dell’Arcidiocesi di Lecce: www.upglecce.it. Siamo “nella rete” della Pastorale Giovanile di Lecce non per essere catturati ma per “fare rete” fra le varie realtà giovanili della nostra arcidiocesi. Il servizio per la Pastorale giovanile, coordinato del Direttore don Simone Renna, vuole accompagnare e sostenere le parrocchie, le Unità Pastorali e le Vicarie nel cammino che percorrono insieme ai giovani dopo il periodo dell’iniziazione cristiana e “ha come finalità principale, in collaborazione con gli altri uffici e servizi diocesani, la realizzazione del programma pastorale in riferimento al mondo giovanile”. Ecco alcuni esempi (dal sito): organizza gli appuntamenti diocesani rivolti ai giovani; organizza le Giornate Mondiali della Gioventù; accompagna e sostiene le parrocchie, le Unità Pastorali e le Vicarie nel loro impegno con i giovani, in particolare attraverso la promozione di contatti sul territorio; favorisce la comunicazione delle proposte e delle esperienze delle varie realtà giovanili; crea spazi di incontro e confronto tra parrocchie, associazioni e movimenti; sensibilizza tutte le realtà pastorali sui nodi problematici della realtà giovanile. E per fare questo utilizza anche lo strumento di un Sito Web, un CMS di WordPress, idoneo per creare non solo informazione delle news ma interattività con i diversi giovani internauti che possono dialogare in chat e ritrovarsi su una piattaforma veloce e immediata come il forum. Tre le sezioni del menù centrale: Chi siamo; Calendario eventi e Giovani in Missione. Se le prime due sono immediatamente comprensibili, con “Giovani in Missione” si è voluto dare uno “spazio del nostro sito - scrive lo staff operativo - in cui vogliamo raccontare tutte le esperienze che i giovani della diocesi hanno fatto, fanno e faranno, andando incontro alle difficoltà dei fratelli in qualsiasi luogo essi si trovino. La bellezza dell’esperienza non è data dai chilometri percorsi ma da quanto siamo stati capaci d’uscire da noi stessi, dalle nostre comodità per “correre” incontro ai nostri fratelli nella lontana africa o nel vicino quartiere degradato del nostro paese. “Andate in tutto il mondo”. È questo il compito che Cristo ha dato alla sua Chiesa, e noi giovani cristiani affascinati da radicalismo evangelico sentiamo forte che non possiamo restare perennemente in “stazione” a guardare e a salutare chi “parte”. Buon lavoro, ai nostri giovani e buona navigazione ai lettori.

marialucia andreassi

giorno sfilano i personaggi della famiglia, gli a bi t a n t i del villaggio, tutto per ricostruire una memoria storica. “Mia madre è un fiume” è come un fiume di parole che si susseguono impetuose e che di tanto in tanto si fermano per prendere respiro, è come se l’autrice avesse una gran fretta di liberarsi dai sensi di colpa per non aver amato sua madre prima. Molto intenso. Donatella Di Pietrantonio, Mia madre è un fiume, Elliot Editore, 16.00

M U S I CALM E NTE Anna Rita Favale

Al Paisiello Mi chiamo Omar Una memoria delicata è più forte di qualsiasi denuncia politica o filosofica. E “Mi chiamo Omar”, spettacolo teatrale tratto dal un racconto di Omar Suleiman, per la regia di Luisa Guarro, dopo il grande successo dell’esordio presso la Galleria Toledo a Napoli sarà messo in scena al Paisiello di Lecce il 28 febbraio p.v. Protagonisti saranno Omar Suleiman, Dalal Suleiman e Sara Schiavo i quali daranno voce ad un racconto che si dispiega attraverso memorie, episodi, quadri e suggestioni. Parla di un casa in un remoto villaggio della Palestina, terra di battaglie, soprusi e violenze, di cui quasi nel racconto non c’è traccia, se non come melanconico sottofondo nella consapevolezza di chi ascolta. Nelle trame del raccontare si staglia il ricordo di una vita quotidiana lontana, altra, da osservare e ascoltare per uscire dalla convenzione che il proprio sia l’unico plausibile. Gli spettatori invitati a cena sono ospiti, vengono accolti sul palco e immersi nella scena resa accogliente dalle musiche arabe, dagli odori dei cibi, dai vapori e dall’ombra lunga del narratore che cucina per loro e li guida nel viaggio. E il narratore in tutto questo quasi interagisce con gli spettatori dando luogo ad un vero e proprio viaggio sentimentale nella memoria. L’appuntamento rientra in Teatri Abitati ed è organizzato da Astragali con Osservatorio Palestina. Sipario ore 21. Biglietti 5 euro, sono previste riduzioni del 50% sul prezzo del biglietto, per studenti universitari, da ritirare presso gli uffici Adisu. Info 0832.306194, 3209168440.

Eurogiovani 2.0: master in Europrogettazione a Lecce e a Bari

te del territorio. In questa cornice, le competenze di progettazione e la conoscenza delle tecniche del project management rappresenteranno un know how fondamentale per i progettisti e le organizzazioni pubbliche e private che intenderanno accedere ai programmi di finanziamento a livello europeo. Sensibile da anni a queste tematiche e promotrice di numerose iniziative a sostegno dei giovani in cerca di nuova occupazione, “Eurogiovani, Centro Studi Europei Onlus”, associazione tarantina, organizzerà nel mese di marzo, a Bari e a Lecce, due nuove edizioni del Master in “Europrogettazione 2007/2013 - Europroject Manager”, un’iniziativa formativa di

successo che ha già ottenuto nel 2010 il patrocinio della Presidenza del Consiglio - Dipartimento Politiche Comunitarie e che intende formare nuove figure professionali da inserire nell’europroject management. Il Corso avrà l’obiettivo di migliorare la capacità di partecipazione e di successo ai bandi di finanziamento europei, fornendo ai propri allievi competenze per analizzare e realizzare progetti di sviluppo ed innovazione nei contesti locali e regionali, a livello transnazionale. Il Master adotterà un approccio molto pratico grazie alla presenza di consulenti e progettisti comunitari, valutatori di progetti con esperienza pluriennale, con i quali si impareranno le tecniche di redazione di un pro-

getto europeo sia dal punto di vista descrittivo che finanziario. Il Corso, inoltre, si pone come mission di rispondere alle esigenze di formazione rilevate nelle Imprese Private, nell’Amministrazione Pubblica e nelle Organizzazioni non profit. Le iscrizioni sono aperte ed il termine per inviare la scheda di adesione per l’edizione di Lecce è fissato al 3 marzo 2011. Il corso è intensivo, della durata di 5 giorni e sono disponibili solo 50 posti per ogni edizione. La frequenza di questo Master è compatibile con l’iscrizione a corsi di laurea universitari e con le attività accademiche e, anzi, permetterà agli studenti che lo frequenteranno di conseguire 5 CFU.

Il costo, “assolutamente promozionale” dichiarano gli organizzatori, è di euro 380,00 per l’edizione di Bari e 360,00 per l’edizione di Lecce. Le date di svolgimento saranno a Bari dal 15 al 19 febbraio 2001, e a Lecce dall’8 al 12 marzo. Il Master è aperto, rivolto non solo a studenti universitari e laureati, ma anche a soggetti del settore privato che gestiscono o intendono gestire iniziative, a operatori di organizzazioni no-profit e di agenzie di consulenza ed imprese, a dirigenti e funzionari della P.A., e a ricercatori. In generale a tutti quegli attori dello sviluppo locale coinvolti in attività di europrogettazione e gestione di progetti con respiro internazionale. Si addice sia a destinatari

con esperienza, sia a destinatari poco esperti di progettazione comunitaria. Il Master è organizzato dall’associazione “Eurogiovani Centro Studi Europei, Onlus”, in collaborazione con il portale Pugliaimpiego.it. L’iscrizione può essere effettuata on line sul sito: www.eurogiovani.it. Ulteriori informazioni possono essere richieste telefonicamente alla tutor, dott.ssa Giuliana Resta, al numero 320.8256783, o per mail: info@eurogiovani.it. Una borsa di studio per ogni Master è riservata agli utenti iscritti al portale www.pugliaimpiego.it. L’assegno andrà allo studente universitario iscritto con la migliore media voti.


L’Ora del Salento 15

Lecce, 19 febbraio 2011

lo sport Dopo la beffa di Catania, i Giallorossi all’ora di pranzo sfidano una Juventus euforica dopo la vittoria di domenica scorsa contro l’Inter di Leonardo

L’ASSIST di Paolo Lojodice

Lecce, scherzo alla Signora

Il dato critico ricorrente delle ultime cinque giornate è rappresentato dalla rimonta che il Lecce subisce ad opera dell’avversario di turno. Ad eccezione della partita vinta a Parma sui gialloblu - la ventitre-esima, celebrata anche per il ritorno al gol di Chevanton - lo score dei lupiensi non solo non esalta per la brillantezza di risultati conseguiti (due pareggi e due sconfitte, divisi in egual misura in casa e fuori) ma soprattutto desta qualche preoccupazione in più, per le difficoltà che la squadra di De Canio incontra quando deve gestire il vantaggio acquisito in campo. Che vi sia stato un netto e costante miglioramento della prestazione del collettivo e dell’ integrazione tra i reparti è cosa ormai ampiamente riconosciuta, piuttosto l’attenzione, adesso, deve essere spostata su come mai il Lecce non riesca a capitalizzare il vantaggio che riesce ad acquisire. Nella prima fase del campionato le criticità erano date da una squadra che perdeva, e in alcuni casi anche male, perché non aveva ancora trovato una propria fisionomia; ma la lenta e faticosa evoluzione accelerata d’un tratto a ridosso della pausa natalizia, consegnava al torneo dal terreno del San Paolo una squadra viva e consapevole delle proprie risorse, ancora con potenzialità da esprimere ma anche con evidenti limiti. Il tutto comunque provava che i det-

S

L’ALTRO

tami del tecnico erano stati recepiti dal gruppo. In quell’occasione, nonostante la sconfitta cagionata dal solito Cavani, il giudizio sui giallorossi leccesi fu decisamente positivo e, con senso di piacevole sorpresa, si poté finalmente rilevare la capacità del Lecce di avere senso pratico e presenza adeguate a sapere cosa fare nelle fasi di una partita così impegnativa. In seguito, dopo l’atipica sconfitta casalinga nel derby con il Bari, l’ottimo successo sulla Lazio all’Olimpico di Roma, riabilitava anche sotto il profilo caratteriale il binomio squadra - allenatore. Il pareggio interno contro il Milan fu quindi il viatico per l’ottima pro-

va sul campo della Fiorentina, con un pareggio esterno troppo stretto per i giallorossi, in una partita che, se fosse esistito il giudizio di merito, la squadra di De Canio avrebbe meritato di vincere ai punti. Forse all’indomani di quell’incontro si sarebbe dovuto porre attenzione anche ad un altro “registro”: oltre a quello riguardante la capacità di produrre gioco e concretizzare occasioni da gol, imprescindibile per una squadra in lotta per la salvezza, quella relativa alla tenuta del potenziale vantaggio fino al fischio finale poteva e doveva essere una attenzione da coltivare con maggior convinzione. È certo che Mister De

Canio abbia individuato la nuova necessità, molto probabile che abbia anche dovuto condizionare in tal senso la squadra secondo ma con modalità tali da non snaturare l’equilibrio e le prestazioni fino ad allora raggiunte. Se poi si aggiunge che la “sorte” delle decisioni arbitrali non ha certo favorito le capacità di serena riflessione dell’intero gruppo squadra per attuare con serenità le dinamiche del caso, diventa comprensibile il deficit di maturazione nella capacità a gestire il vantaggio o addirittura il risultato. Certo, se il Lecce avesse la concretezza di realizzare con successo e in tempi rapidi su quale fronte applicare le proprie risorse senza andare a detrimento di altri risultati conseguiti, non staremmo a dialogar sul Lecce in quanto tale, ossia squadra in lotta per la salvezza. Intanto domenica al Via del Mare la Juventus ritrovata nei goal del neo acquisto Matri, con i giallorossi falcidiati dalle squalifiche conseguenti le personali decisioni arbitrali adottate dal sig. Romeo, in occasione della capitolazione lupiense sul campo del Catania, domenica scorsa. L’accanimento della “sorte” arbitrale anche in questo caso è quanto mai sospetta, di certo non per agevolare la Juventus che non ha bisogno di tale soccorso, forse la sensibilità delle giacchette nere ha maggior attitudine a realtà di altre latitudini.

PORT di Paolo Conte

VOLLEY SERIE B2

Non c’è un attimo di tregua. Sotto rete Squinzano e Ugento proseguono la loro corsa al sogno B1 senza mollare di un centimetro, o per meglio dire, evitando di concedere quello che fino a qualche anno fa era definito come un semplice “cambio palla”. Nel roboante campionato a parte disputato dalle due compagini, attualmente è la Parsec 3.26 a impugnare lo scettro del torneo con ben 40 punti in classifica. I sonanti 3 a 0 consecutivi rifilati in ordine a Fasano e Galatone, permettono alla banda De Vitis di affrontare l’agevole trasfarta di Agnone con la giusta serenità. Prevedibile obiettivo dei gialloblu è concedere il tris di vittorie e tentare di staccare i Falchi di Ugento, distanziati in graduatoria da una sola lunghezza. Caseificio di Nucci, per quanto dimostrato in queste prime quindici giornate, è una delle squadre materasso della categoria; un boccone appetitoso per gli squinzanesi, che dovranno mantenere alta la concentrazione per essere promossi ad un altro esame,

Squinzano e Ugento, testa a testa senza fine. Il Galatina ad Altamura quello dell’umiltà. A undici giornate dalla fine del campionato regolare, lo strapotere offensivo dei ragazzi di coach De Vitis inizia a dir qualcosa su chi sia la reale regina della categoria; il miglior attacco che dovrà far i conti contro la compattezza difensiva dell’Ugento, unica formazione capace di subire meno di mille punti in quindici partite. Tanta roba si direbbe da queste parti; ma il corposo dato statistico stona a dir poco con gli inquietanti numeri dell’attacco, che con 1243 punti è solo il nono del campionato. Per usare un eufemismo in po’ pochini per una squadra che lotta al salto diretto di categoria. A poche ore dalla complicata trasferta di Oria, la Minniebet punta alla seconda vittoria di fila dopo il successo pieno conquistato tra le mura amiche ai scapito della Materdomini. Lo scivolone di due settimane or sono in quel di Paglieta è un livido ancora doloroso da smaltire per i Falchi di coach Cavalera, che hanno permesso alla rivale squinzano di salire solitaria al comando della

classifica. In prospettiva futura, anche il calendario non aiuta gli ugentini, chiamati a un trittico di partite dall’alto coefficiente di difficoltà come Galatina, Altamura e l’imminente gara di Oria; formazione che con 11 punti in graduatoria mira ad uscire quanto prima dal vortice della zona rossa. Nervi meno scoperti in casa Alessano; il sestetto di coach Medico ha ben metabolizzato la sconfitta al tie-break contro il Fasano e si appresta ad affrontare lo scoglio Galatone nell’ennesimo derby della stagione. L’Aurispa, grazie anche al rotondo 3 a 0 ottenuto sul Casarano alla quattordicesima giornata, con 32 punti siede in pianta stabile al terzo posto in piena zona play-off. Il considerevole vantaggio sulle inseguitrici Altamura e Galatina consentono all’Alessano di affrontare un impegno alla volta, senza particolari pressioni che attanagliano invece altri team. Chi procede a corrente alternata è il Galatina di coach Montinaro. L’ultimo successo casalingo sul Caseificio di Nucci ha in parte rinvigorito la piazza salentina dopo il black-out di Martina

Franca. Il vicino “pronti via” atteso in quel di Castellana è l’ennesimo banco di prova per il Galatina, chiamata a dare continuità ad un campionato, fino a questo momento, fatto da luci e ombre. A Galatone lo tsunami Squinzano abbattutosi in tempi non sospetti non ha demoralizzato il Galatea Volley, pronto ad accogliere in casa il temibile Alessano. Memore dell’ultima spumeggiante vittoria casalinga ai danni della Domar Altamura, l’“ammazza-grandi” Galatone ha in serbo un altro scherzetto ai ragazzi di coach Medico. Altra sfida e altro derby infuocato si appresta essere quello tra Casarano e Fasano. La Filanto Volley reduce dal 3 a 0 inflitto al Francavilla, cerca il bis tra le mura del Tensostatico con l’obiettivo di continuare a muovere la classifica. La truppa Licchelli con 20 punti occupa il nono posto a braccetto col Paglieta e una vittoria convincente consentirebbe ai casaranesi di pensare a qualcosa in più di una tranquilla salvezza.

MONDO Apriamo una finestra sul mondo Da più di un anno, è attiva nel Csi la Commissione per le attività internazionali, che ha scelto come slogan “Il Csi per il mondo”. E nel mondo il Csi va ampliando la sua presenza. è infatti notizia di questi giorni la promozione di tre progetti: Ishalaya, un progetto di attività internazionale realizzato dal Csi Venezia in Nepal, un progetto realizzato in Congo da una parrocchia di Lecco che intende realizzare nel comune di Kimbanseke città di Kinshasa, un campo di basket e volley, un protocollo d’intesa siglato dal Csi Napoli con il Gruppo Jambo, associazione di volontariato con finalità di solidarietà sociale a favore di comunità svantaggiate e di raccolta fondi per il finanziamento di progetti di sviluppo nei Paesi del “Sud del mondo”. Ed è il referente nazionale Davide Iacchetti a spiegare le tre aree di lavoro individuate per l’ulteriore sviluppo. “Innanzitutto vogliamo lanciare il progetto “Apri una finestra su…”. Ogni comitato territoriale, ma anche ogni società sportiva, sarà invitata ad “adottare” un progetto. Chi già ha un proprio progetto adotterà quello, mentre chi non ha progetti propri potrà aderire ad uno dei progetti sostenuti dalla commissione. Adottare un progetto non significa semplicemente finalizzare l’impegno economico di solidarietà. Veniamo alla seconda. “Essendo inoltre anche l’anno del volontariato vogliamo promuovere, sostenere, coordinare ed organizzare soggiorni all’estero per animatori, allenatori e formatori. Il periodo di permanenza può variare da alcune settimane fino a esperienze di servizio civile internazionale. Per questo facciamo appello a tutti coloro che fossero interessati perché prendano contatto con la commissione. “Infine vogliamo aprire lo sguardo anche al di fuori della commissione e iniziare un dialogo di conoscenza reciproca e di ascolto con chi ha un’esperienza storica di intervento nei paesi in via di sviluppo. Per questo intendiamo promuovere un incontro con alcune Organizzazioni Non Governative per conoscersi e confrontarci sul possibile ruolo dello sport nella promozione sociale nei territori in via di sviluppo”. Le idee possono essere tantissime: Scegliere un progetto riferito ad un paese straniero. Scegliere un referente, di stimolo e sostegno ed mantenga i contatti con la commissione nazionale. Inserire il progetto nel programma annuale del Comitato. Far conoscere i problemi e le necessità del territorio scelto per sensibilizzare le Società sportive. Collegarsi con altre organizzazioni (Caritas, Ong, Missionari) che possano aiutare nella sensibilizzazione. Stanziare contributi a favore del progetto. Finalizzare raccolte di fondi in varie occasioni (manifestazioni sportive, S. Messe, ecc.) per finanziare le iniziative. Stimolare animatori, allenatori, formatori a rendersi disponibili per soggiorni negli altri paesi a scopo di svolgere un servizio formativo o di supporto ad iniziative locali.

0611 - L'Ora del Salento  

Settimanale Cattolico dell'Arcidiocesi di Lecce

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