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Lecce, 13 febbraio 2010

L’Ora del Salento

UN EURO

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Nuova serie, Anno XX, n. 5

SETTIMANALE CATTOLICO

QUARESIMA 2010

L’esodo impegnativo

La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo

di Nicola Paparella Un cammino verso il superamento della propria autosufficienza. Così potrebbe essere inteso il cammino quaresimale indicato quest’anno da Benedetto XVI. Un cammino per scuotere un po’ le proprie convinzioni; quella di sentirsi a posto con la propria coscienza, perché si riconosce a ciascuno il suo; quella di pensare che sia sufficiente compiere delle buone opere per meritare la vita eterna; quella di credere di poter da soli guarire sé stessi. In realtà, bisogna riconoscere di essere stati preceduti da Dio. Si tratta di realizzare una sorta di esodo spirituale, definito dal Papa, ben più profondo di quello che Dio ha operato con Mosè, un’autentica liberazione del cuore. Ciascuno è chiamato a rigettare la presunta sufficienza per vivere serenamente la propria indigenza. Ne va della verità di sé e del senso del proprio impegno nel mondo. Avere fede significa accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del mio, per darmi gratuitamente il suo. Non è forse questa la Redenzione? Il passo della Lettera ai Romani, proposto da Benedetto XVI nel suo messaggio per la Quaresima, conduce a contemplare il paradosso della salvezza cristiana. L’uomo è stato reso giusto da Cristo, Egli ha preso ciò che era proprio dell’uomo - il peccato - e gli ha donato ciò che era suo: la vita intima di Dio. La giustizia di Dio resta sempre sopra quella umana. Essa è benevolenza, misericordia, amore, vita nuova. La logica umana è quella di dare a ciascuno il “suo” nel bene e nel male; una logica, però, scardinata dalla redenzione di Cristo, che appare a noi come un mistero. Perché il Padre non ha abbandonato gli uomini, ma li ha salvati nel proprio Figlio? Ecco il Mistero della Redenzione, un mistero di amore. Sì, la giustizia divina è profondamente diversa da quella umana: Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, “un prezzo davvero esorbitante”. Davanti all’immenso amore di Dio, che non schiaccia la sua creatura, ma che, al contrario, la rinnova in profondità, non c’è più posto per l’autosufficienza. L’uomo senza Cristo non capirebbe se stesso. Egli è tutto. Se la Quaresima è un cammino di conversione, “convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza - indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia”. Grazie all’opera di Cristo, l’uomo può entrare nella giustizia “più grande”, che è quella dell’amore, “la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare”. Altro che autosufficienza o sicurezza di sé. Se si accetta la logica di Dio, si cambia il mondo. Forte dell’esperienza di Cristo, l’uomo realizza una società giusta, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore. Una società dove quello che si riconosce al prossimo non è solo il pane materiale, ma il nutrimento spirituale secondo una logica di gratuità.

Lecce, 13 febbraio 2010

IL MESSAGGIO DI BENEDETTO XVI

“Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza, indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia”. primo piano

ecclesìa

Verso nuove frontiere di bioetica

L’Ac di Lecce apre la scuola degli educatori 2

catholica

LA GIORNATA DEL MALATO

4 obiettivo

Dedicato ai Ministri degli infermi il Messaggio del Santo Padre

Gruppi famiglia I servizi del Consultorio Abbi cura di lui, ciò che spenderai e pastorale te lo pagherò al mio ritorno diocesano familiare 5

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L’Ora del Salento 2

Lecce, 13 febbraio 2010

primopiano EDITORIALI - Verso le elezioni regionali

La Puglia ha bisogno di Rocco Palese Riconfermare Vendola per continuare per tornare a crescere e a svilupparsi l’opera di rinnovamento già avviata Al risultato della consultazione elettorale regionale in Puglia guardano con interesse e curiositá tutti gli osservatori ed i commentatori politici nazionali perché l’esito di queste elezioni avrá un’influenza notevole sul quadro politico nazionale. La vittoria del centro-destra vanificherebbe il tentativo di Casini ed altre forze minori di rilievo regionale e ispirazione qualunquista di danneggiare elettoralmente e quindi di condizionare questa coalizione; la vittoria del centro-sinistra darebbe respiro a chi nel nostro Paese continua a credere che sia possibile vincere e governare da sinistra e con al vertice esponenti di sinistra, anche estrema, senza necessitá di compromesso di centro. Insomma vi saranno elementi di riflessione politica anche originali, così come é avvenuto nella fase appena conclusa di designazione dei candidati che ha visto da una parte e dall’altra prevalere i candidati voluti dal territorio: Rocco Palese e Vendola, a scapito delle decisioni e delle volontà dei vertici nazionali. Ma, aldilà degli importanti riflessi politici appena tratteggiati che certamente travalicheranno, i confini regionali, sarà anche interessante capire quale modello di sviluppo, quale Regione vorranno i pugliesi. La differenza tra i due schieramenti é netta e ben interpretata dai due candidati presentati: molte parole, molto movimento, molta suggestione ed alcuni risultati simbolo caratterizzano l’esperienza Vendola; buo-

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na amministrazione, serenità, concretezza, fatti, poche parole, tanto lavoro e risultati è il messaggio di Rocco Palese. Spero sia quest’ultima la scelta che faranno i pugliesi! Lo scrivo certo da amico e sodale politico di Rocco Palese, ma anche e soprattutto da Pugliese. Oltre un miliardo di Euro di deficit derivante dalla gestione della sanità; un piano Sanitario ed Ospedaliero mai applicato, inefficienza e sprechi diffusi, personale deluso ed insoddisfatto, totale controllo ed invasione della politica sono il lascito di cinque anni di gestione del settore che assorbe oltre l’80% del bilancio della Regione Puglia. Ma vi é di più! L’inadeguatezza della risposta regionale alla crisi economica che ha capovolto in pochi mesi l’indice dell’occupazione, la ricchezza, il reddito dei cittadini di Puglia; il ritardo e l’inefficacia, nonostante le risorse dell’Unione Europea, delle politiche agricole regionali a fronte di un’ acuta difficoltà del comparto in tutti i suoi settori: dall’olio, alle patate, all’uva da tavola; l’incapacità acclarata di utilizzare a pieno i fondi strutturali europei; ad oggi, 2010, é stato appena impiegato il 10% degli oltre sei miliardi e mezzo di Euro di risorse comunitarie del cinquennio 2007 - 2013, con il grave rischio o la probabile certezza di disimpegno automatico sono queste alcune delle gravi drammatiche questioni che la Puglia deve affrontare. Può farlo un Presidente che guida un partito

nazionale, che coltiva sogni di gloria, che trascorre sempre meno tempo in Puglia, che delega l’amministrazione ai suoi collaboratori, salvo scaricarli in caso di difficoltà per salvare la sua immagine? Io penso davvero di no; penso che non bastino le belle parole; penso che sia necessaria alla Puglia una guida competente, attenta, capace di trasporre esempio e direttive, presente sul territorio, vicino ai problemi della gente, capace di rapportarsi in una collaborazione fattiva con il governo nazionale. La Puglia ha bisogno di una guida, non del cantore dei suoi malanni e dei suoi pregi, la Puglia ha bisogno di Rocco Palese! Raffaele Baldassarre

RINGRAZIAMENTI Il Centro di Aiuto alla Vita di Lecce ringrazia i Reverendi Parroci e i loro Collaboratori che, unitamente alle Comunità Parrocchiali, hanno offerto il prezioso servizio in favore della vita nascente, in occasione della 32^ Giornata per la Vita celebrata domenica scorsa. La promozione della vita continua. Il Cav di Lecce è a disposizione per ogni servizio pastorale perrocchiale.

“DA QUANTO TEMPO...”

DIRETTORE RESPONSABILE Nicola Paparella AMMINISTRATORE Giuseppe De Vergori EDITORIALE Ente opere di culto e religione AMMINISTRAZIONE, REDAZIONE E PUBBLICITÀ Piazza Duomo, 8 - Lecce Tel. 0832308849 Fax 0832246525

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Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

parte della spesa regionale. In sintesi, prevarrà un giudizio positivo sui cambiamenti organizzativi e di erogazione dei servizi socio-sanitari che la Giunta Vendola ha saputo introdurre o prevarrà il senso di disagio per le note vicende giudiziarie che pure hanno toccato la sanità pugliese? Mancano pochi giorni alla data fissata per le elezioni e presto i cittadini sceglieranno. Mi auguro che gli elettori riconfermino il presidente Vendola ed il centro sinistra alla guida della Regione, ma l’auspicio è quello che tra i candidati ci sia un confronto civile e approfondito sui temi che interessano la qualità della vita dei cittadini pugliesi. Ma soprattutto, l’augurio che come abitanti di questa straordinaria Regione dobbiamo farci è che il presidente eletto e la maggioranza di governo che lo sorreggerà sappiano dare il meglio di sé, in un civile confronto con l’opposizione, per rispondere alle speranze di crescita sociale ed economia della nostra Regione Cosimo Casilli

FRONTIERE DI BIOETICA Continua la collaborazione tra l’Issr di Lecce e l’Università del Salento

SETTIMANALE CATTOLICO

Iscritto al n. 517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce

Siamo giunti alla definizione delle candidature per le prossime elezioni regionali, nelle quali il centro sinistra riproporrà alla carica di presidente Nichi Vendola. È utile sottolineare che nel centro sinistra la scelta è avvenuta attraverso il metodo delle primarie, cioè attraverso l’indicazione diretta degli elettori. Si confrontavano non due persone, Vendola e Boccia, ma due linee politiche diverse. Si è trattato, quindi, di una scelta che veniva fatta non sul passato, ma su una prospettiva politica futura. Da un lato Vendola, forte della sua esperienza di governo e della sua personalità, riproponeva sostanzialmente la coalizione che lo aveva eletto presidente cinque anni prima; e dall’altro lato Boccia, che proponeva la costruzione di una nuova coalizione di centro sinistra allargata anche all’Udc, che tra l’altro aveva consentito di vincere nelle passate elezioni in realtà importanti, come Casarano, la provincia di Brindisi o quella di Taranto, che, ad oggi, stanno dando interessanti segnali di buon governo. L’esito è noto: con una larga maggioranza ha prevalso il presidente uscente, la cui candidatura è uscita da questa prova fortemente rafforzata, anche grazie ad una partecipazione alle primarie davvero sorprendente per la grande partecipazione popolare. È segno evidente che il popolo di centro sinistra non ha votato solo sulle prospettive della coalizione, ma ha voluto mostrare anche un gradimento ed un giudizio ampiamente positivo sull’esperienza di governo dei cinque anni precedenti, riconoscendosi nella forza e nella leadership politica e personale di Nichi Vendola. L’attività di governo che è stata messa in campo in molti settori dell’attività regionale ha saputo rispondere positivamente a larghi settori della società pugliese ed ha saputo produrre e trasmettere la percezione di un cambiamento positivo nella politica regionale. Naturalmente, molto di questa campagna elettorale si giocherà sul convincimento che i cittadini pugliesi si saranno formati sul tema della sanità, che rappresenta, tra l’altro, gran

Fuoco di vita e di morte Sfide educative e bisogni della modernità Laudato si’, mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Il secondo dei quattro elementi di cui è composto tutto l’universo, secondo le più antiche convinzioni filosoficoreligiose, è il fuoco. Anche nella simbologia cristiana il fuoco è molto presente: Gesù viene a portare il fuoco sulla terra, deve battezzare col fuoco, purificherà con il fuoco e manderà lo Spirito come un fuoco. Diversamente dal mito greco di Promèteo, il quale ruba il fuoco agli dei per portarlo agli uomini, in Gesù è Dio stesso che scende per portare il fuoco sulla terra, un fuoco nuovo, il fuoco dello Spirito. Tornando al fuoco materiale, occorre dire che si tratta di un elemento largamente presente in natura, e per molto tempo l’uomo lo ha subito, ma quando ha imparato a dominarlo ha fatto un grande salto nel suo processo evolutivo. Il fuoco è indispensabile all’uomo per varie ragioni: dalla cottura dei cibi al riscaldamento nei mesi invernali, dall’illuminazione al trasporto, tutto è reso possibile dal fuoco. San Francesco, ormai diventato cieco, lodava il creatore attraverso il fuoco che illumina la notte. Purtroppo, lontano dalla visione poetico-mistica di san Francesco, l’essere umano è impegnato in una corsa all’accaparramento di questa risorsa, o meglio di quelle risorse che servono a produrlo. Molti dei conflitti che si fanno col fuoco delle armi servono a conquistare il fuoco del petrolio e del gas. Quali ragioni si celano dietro le guerre che spaziano dall’Iraq alla Cecenia? Le ragioni del fuoco, ovviamente. Ma, per produrre il fuoco, oltre al materiale combustibile occorre anche bruciare l’aria producendo anidride carbonica. La massiccia immissione di questo gas nell’atmosfera, insieme agli altri gas inquinanti prodotti dalla combustione, è la causa di molti disastri ambientali. Occorre, dunque, che ognuno faccia la sua parte bruciando meno benzina, gas, e altri combustibili per salvaguardare il creato nella bellezza e armonia con il quale il Creatore l’ha fatto. Il vostro affezionatissimo fra Ruggiero Doronzo. fraruggiero@loradelsalento.it ruggierodoronzo.myblog.it

È ormai giunta alla settima edizione la serie di incontri titolata “Verso nuove frontiere di Bioetica”. L’iniziativa è frutto della collaborazione tra l’Istituto Superiore di Scienze Religiose e il Centro Interuniversitario di Bioetica e Diritti Umani dell’Università del Salento, attualmente diretto dal prof. Hervé A. Cavallera. Gli incontri si svolgono anche in collaborazione con l’Atism (Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Morale) e sono preparativi al Congresso Nazionale che quest’anno si svolgerà presso il Santuario di Pietralba (Bz) dal 22 al 24 luglio 2010. Gli incontri, saranno guidati da eminenti professionalità, avranno cadenza mensile e si terranno nella Sala M. L. Ferrari dell’Ateneo. A partire da quest’anno il Centro Interuniversitario di Bioetica dell’Università del Salento prende a cuore la questione educativa per coniugare il binomio “Educazione e Bioetica”. Siamo in piena emergenza educativa. In Italia, come in molti altri Paesi, sembrano venir meno i valori che danno senso e gusto alla vita ed è diventato sempre più difficile proporre in maniera con-

PROGRAMMA Giovedì 18 febbraio 2010 - ore 17.00 Educare oggi: un’emergenza possibile? Ch.mo prof. Hervé A. Cavallera Direttore del Centro Interuniversitario di Bioetica e Diritti Umani Università del Salento Giovedì 25 marzo 2010 - ore 17.00 La disfunzione genitoriale Ch.mo prof. Oronzo Greco Università del Salento Giovedì 29 aprile 2010 - ore 17.00 Venire al mondo nell’epoca della tecnologia Ch.mo prof. Adriano Pessina Direttore del Centro di Bioetica - Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Giovedì 20 maggio 2010 - ore 17.00 Identità di genere e relazioni interpersonali Ch.mo Prof. Salvatore Cipressa Istituto Superiore di Scienze Religiose - Lecce vincente alle nuove generazioni solide certezze e criteri su cui costruire il proprio futuro. Inoltre, si diffonde facilmente, tra gli adulti, la tentazione di rinunciare al proprio compito e ruolo educativo.

Tutto questo dice la necessità di investire in formazione ed educazione e di un’azione decisa e congiunta per realizzare un bene più grande che è quello di tutti. Salvatore Cipressa


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Lecce, 13 febbraio 2010

primopiano

QUARESIMA 2010 Il Messaggio del Santo Padre

La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo

Cari fratelli e sorelle, ogni anno, in occasione della Quaresima, la Chiesa ci invita a una sincera revisione della nostra vita alla luce degli insegnamenti evangelici. Quest’anno vorrei proporvi alcune riflessioni sul vasto tema della giustizia, partendo dall’affermazione paolina: La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo (cfr Rm 3,21-22).

Giustizia: “dare cuique suum” Mi soffermo in primo luogo sul significato del termine “giustizia”, che nel linguaggio comune implica “dare a ciascuno il suo - dare cuique suum”, secondo la nota espressione di Ulpiano, giurista romano del III secolo. In realtà, però, tale classica definizione non precisa in che cosa consista quel “suo” da assicurare a ciascuno. Ciò di cui l’uomo ha più bisogno non può essergli garantito per legge. Per godere di un’esistenza in pienezza, gli è necessario qualcosa di più intimo che può essergli accordato solo gratuitamente: potremmo dire che l’uomo vive di quell’amore che solo Dio può comunicargli avendolo creato a sua immagine e somiglianza. Sono certamente utili e necessari i beni materiali - del resto Gesù stesso si è preoccupato di guarire i malati, di sfamare le folle che lo seguivano e di certo condanna l’indifferenza che anche oggi costringe centinaia di milioni di essere umani alla morte per mancanza di cibo, di acqua e di medicine -, ma la giustizia “distributiva” non rende all’essere umano tutto il “suo” che gli è dovuto. Come

QUARESIMA DI CARITÀ La Quaresima, che contempla i quaranta giorni più intensi dell’Anno liturgico, ci offre una provvidenziale occasione per approfondire il senso e il valore del nostro essere cristiani e ci stimola a riscoprire l’amore infinito di Gesù, capace di giungere fino a dare se stesso sulla Croce e a sprigionarsi nella gloria della Risurrezione per riscattare tutta l’umanità e salvare ciascuno di noi. Quest’anno la Chiesa universale, in occasione dell’“Anno sacerdotale”, ci assegna come maestro e guida il Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney, mentre la Chiesa locale ci invita ad accostarci con assiduità al Sacramento della Riconciliazione, così da visualizzare e concretizzare l’essenza del mistero della vita di Dio, essenza stessa del cristianesimo: “Dio è amore!” (1Gv 4, 8.16); “Dio ci ama!” (cfr

Ritornare a Dio nella verità e in profondità di cuore La Quaresima di carità 2010 per la Casa delle Sorelle Povere di Santa Chiara a Lecce Caritas Diocesana - Lecce tel. 0832.244767 c/c postale n. 10617736

1Gv 4, 10 - 11.16.19). Approfittiamo di questo tempo di grazia per incominciare a progredire nella carità fraterna, soprattutto con il prossimo più bisognoso che abbiamo al nostro fianco. Aiutare i poveri è un dono di Dio, un dono che bisogna chiedere allo Spirito Santo perché i nostri cuori siano veramente sensibili di fronte a quelli a cui mancano la Parola di Dio, l’Eucaristia e anche l’indispensabile per vivere degnamente come persone umane. L’attesa di Gesù risorto, vincitore del peccato e della morte, ci induca a condurre una vita improntata alla vigilanza, alla sobrietà, alla purificazione interiore e alla rigenerazione spirituale, con l’intercessione di Maria, Madre della Chiesa e Regina degli Apostoli. Attilio Mesagne

Da dove viene l’ingiustizia? L’evangelista Marco riporta le seguenti parole di Gesù, che si inseriscono nel dibattito di allora circa ciò che è puro e ciò che è impuro: “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro... Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male” (Mc 7,14-15.20-21). Al di là della questione immediata relativa al cibo, possiamo scorgere nella reazione dei farisei una tentazione permanente dell’uomo: quella di individuare l’origine del male in una causa esteriore. Molte delle moderne ideologie hanno, a ben vedere, questo presupposto: poiché l’ingiustizia viene “da fuori”, affinché regni la giustizia è sufficiente rimuovere le cause esteriori che ne impediscono l’attuazione. Questo modo di pensare - ammonisce Gesù - è ingenuo e miope. L’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male. Lo riconosce amaramente il Salmista: “Ecco, nella colpa io sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre” (Sal 51,7). Sì, l’uomo è reso fragile da una spinta profonda, che lo mortifica nella capacità di entrare in comunione con l’altro. Aperto per natura al libero flusso della condivisione, avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale. Adamo ed Eva, sedotti dalla menzogna di Satana, afferrando il misterioso frutto contro il comando divino, hanno sostituito alla logica del confidare nell’Amore quella del sospetto e della competizione; alla logica del ricevere, dell’attendere fiducioso dall’Altro, quella ansiosa dell’afferrare e del fare da sé (cfr Gen 3,1-6), sperimentando come risultato un senso di inquietudine e di incertezza. Come può l’uomo liberarsi da questa spinta egoistica e aprirsi all’amore?

Giustizia e Sedaqah

L’AQUILA VERSO LA PASQUA

In punta di piedi per vedere meglio e più lontano La Quaresima è sempre per il cristiano un tempo privilegiato in cui la preghiera, il digiuno e la carità diventano strumenti di grazia per riscoprire l’essenzialità di una fede talvolta distratta ed approssimativa. Quest’anno per il popolo aquilano la Quaresima è qualcosa in più: è la memoria della Settimana Santa del 2009, una Settimana di passione, così straordinariamente coincidente con la passione di Cristo. Il ritiro nel “nostro deserto” non può non riportare alla memoria quei giorni di lutto, di disperazione, di smarrimento, di paura, di freddo in cui però la vita doveva andare avanti, nonostante tutto. A questi stati d’animo fa da contrappeso l’abbraccio ricevuto da tutta l’Italia e dal mondo intero, venuto a portare con la propria presenza e con aiuti materiali il sostegno indispensabile in quei momenti. I volti dei volontari che abbiamo conosciuto, dal Trentino alla Sicilia, erano i volti di Cristo presente nei loro sguardi, nelle mani che aiutavano, nei sorrisi che sostenevano. Il 6 aprile si avvicina rapidamente, i consuntivi saranno inevitabili, la questione “tante morti potevano essere evitate?” è ancora una ferita dolorosamente aperta che inchioda alla ricerca di una domanda di senso per la nostra vita quando il desiderio di felicità sembra svanito per sempre. Chi ha attraversato un’esperienza così definitiva come quella vissuta dalla gente della conca aquilana probabilmente avrà la vita scandita da una linea di demarcazione: prima del terremoto e dopo il terremoto, ma questa separazione non dà ragione di ciò che il nostro cuore desidera. Un desiderio di pienezza da vive-

e più del pane, egli ha infatti bisogno di Dio. Nota sant’Agostino: se “la giustizia è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo... non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo al vero Dio” (De civitate Dei, XIX, 21).

re in ogni momento, nella letizia e nel dolore, perché la vita non ci appartiene, appartiene a un Altro. E se così non fosse la morte significherebbe la fine di tutto, la tragedia. L’affidamento nelle mani di un Altro consegna il nostro destino ad un disegno buono su di noi. Nella maggior parte dei casi questo progetto divino è incomprensibile perché la fede ancora immatura non permette di capire tutto, e non possiamo fare altro che sollevarci in punta di piedi per vedere meglio, o salire sull’albero come Zaccheo. Questa appartenenza all’Altro è la nostra speranza, è la certezza della comunione futura con chi ha già vissuto la sua pasqua, il suo passaggio dalla morte alla vita. La nostra preghiera nel tempo di Quaresima ci aiuti a superare il dramma del distacco, dramma e non tragedia. Il nostro digiuno sia soprattutto digiuno dalle distrazioni che ci fanno dimenticare e consumare tutto in fretta senza chiederci il perché dei nostri gesti e la carità possa esprimersi nelle forme più utili per chi la esercita e per chi la riceve. È questo il senso del concerto di beneficenza che si terrà domenica 7 aprile 2010 al Ridotto del Teatro Comunale dell’Aquila, nel centro storico della città, a favore dei fratelli di Haiti. Chi come noi ha conosciuto la misericordia di Dio attraverso l’abbraccio dei fratelli, non può lasciare cadere nel vuoto il grido di chi ha bisogno, la nostra umanità strappata all’anestesia dell’indifferenza diventa la voce di chi non ha voce. Angela Alfonsi

Nel cuore della saggezza di Israele troviamo un legame profondo tra fede nel Dio che “solleva dalla polvere il debole” (Sal 113,7) e giustizia verso il prossimo. La parola stessa con cui in ebraico si indica la virtù della giustizia, sedaqah, ben lo esprime. Sedaqah infatti significa, da una parte, accettazione piena della volontà del Dio di Israele; dall’altra, equità nei confronti del prossimo (cfr Es 20,12-17), in modo speciale del povero, del forestiero, dell’orfano e della vedova (cfr Dt 10,1819). Ma i due significati sono legati, perché il dare al povero, per l’israelita, non è altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà della miseria del suo popolo. Non a caso il dono delle tavole della Legge a Mosè, sul monte Sinai, avviene dopo il passaggio del Mar Rosso. L’ascolto della Legge, cioè, presuppone la fede nel Dio che per primo ha ‘ascoltato il lamento’ del suo popolo ed è “sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto” (cfr Es 3,8). Dio è attento al grido del misero e in risposta chiede di essere ascoltato: chiede giustizia verso il povero (cfr Sir 4,4-5.8-9), il forestiero (cfr Es 22,20), lo schiavo (cfr Dt 15,12-

18). Per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l’origine stessa dell’ingiustizia. Occorre, in altre parole, un “esodo” più profondo di quello che Dio ha operato con Mosè, una liberazione del cuore, che la sola parola della Legge è impotente a realizzare. C’è dunque per l’uomo speranza di giustizia?

Cristo, giustizia di Dio L’annuncio cristiano risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, come afferma l’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani: “Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si è manifestata la giustizia di Dio... per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non c’è differenza, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. È lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue” (3,21-25). Quale è dunque la giustizia di Cristo? è anzitutto la giustizia che viene dalla grazia, dove non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri. Il fatto che l’“espiazione” avvenga nel “sangue” di Gesù significa che non sono i sacrifici dell’uomo a liberarlo dal peso delle colpe, ma il gesto dell’amore di Dio che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé “la maledizione” che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la “benedizione” che spetta a Dio (cfr Gal 3,13-14). Ma ciò solleva subito un’obiezione: quale giustizia vi è là dove il giusto muore per il colpevole e il colpevole riceve in cambio la benedizione che spetta al giusto? Ciascuno non viene così a ricevere il contrario del “suo”? In realtà, qui si dischiude la giustizia divina, profondamente diversa da quella umana. Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante. Di fronte alla giustizia della Croce l’uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza - indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia. Si capisce allora come la fede sia tutt’altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia “più grande”, che è quella dell’amore (cfr Rm 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare. Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore. Cari fratelli e sorelle, la Quaresima culmina nel Triduo Pasquale, nel quale anche quest’anno celebreremo la giustizia divina, che è pienezza di carità, di dono, di salvezza. Che questo tempo penitenziale sia per ogni cristiano tempo di autentica conversione e d’intensa conoscenza del mistero di Cristo, venuto a compiere ogni giustizia. Con tali sentimenti, imparto di cuore a tutti l’Apostolica Benedizione. Benedictus PP. XVI


L’Ora del Salento 4

Lecce, 13 febbraio 2010

ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

di Mauro Carlino

La beatitudine del cielo si raggiunge vivendo la realtà sulla terra

Il brano di questa domenica del tempo ordinario ci propone il discorso delle beatitudini che Gesù pronunziò all’inizio del suo ministero pubblico. Molti esegeti fanno notare le differenze tra il testo di Matteo e il testo di Luca e affermano che, sebbene il contenuto essenziale sia il medesimo, persino dal punto di vista geografico l’ambientazione del discorso è differente. Mentre, in effetti, l’evangelista Matteo ricorda che Gesù proclamò le beatitudine sulla montagna, il Vangelo di Luca riferisce che il Signore si trovava in un luogo pianeggiante. In realtà le due diverse ambientazioni non sono in conflitto tra di loro, giacché, come già ricordava Agostino, è possibile che Gesù abbia ripetuto due volte il medesimo insegnamento, così come, per chi conosce le montagne (o meglio dire colline) della Galilea, è facile ricordare come spesso le medesime colline tengano delle spianate pianeggianti, poiché le loro vette non hanno quasi mai forma appuntita e, prima di scendere al livello del lago di Tiberiade, si incontrano spesso questi “luoghi pianeggianti”. Al di là delle possibili interpretazioni, quello che potrebbe essere utile sottolineare è invece l’insegnamento spirituale che si cela dietro la proclamazione delle beatitudini. Matteo si sofferma sulla dimensione verticale (ossia della montagna), sottolineando la bellezza spirituale di quel discepolo che è dotato di povertà di spirito, purezza del cuore e misericordia, mentre Luca si sofferma sulla dimensione orizzontale (pianeggiante) della beatitudine, sottolineando la necessità di abbracciare la povertà, sperimentare la fame, il dolore, il pianto. Certamente, allora, il discorso delle beatitudini abbraccia entrambe le dimensioni. Da un lato è impossibile essere beati senza sperimentare la profondità della vita spirituale che ci unisce a Dio e ci rende simili a lui. Dall’altro lato, però, è sempre utile ricordare che la condizione fondamentale per entrare pienamente nella vita secondo lo spirito è quella di vivere l’amore verso il mio prossimo, condividendo la sorte dei più bisognosi. La chiave di lettura di tutto il discorso ce la offre la prima lettura odierna, tratta dal libro di Geremia. Il profeta, con una benedizione-maledizione di tono sapienziale dipinge l’atteggiamento fondamentale del credente e del miscredente. Il primo confida unicamente in Dio, mentre il secondo pone la sua fede semplicemente negli uomini. Pertanto il profeta esclama: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e benedetto l’uomo che confida in Dio”. Con tale espressione, Geremia non intende negare la bontà della fiducia reciproca che deve regnare tra gli uomini e che fonda certamente i legami dell’amicizia, dell’amore, del matrimonio, ma vuole semplicemente indicare il primato della fiducia in Dio.

RISCOPRIRE LA RICONCILIAZIONE a cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano

La Penitenza e il suo contesto liturgico Il nuovo Ordo Paenitentiae, formulato nel 1974, è uno dei documenti post conciliari più attesi e controversi, con il quale si è tentato di recuperare il meglio delle liturgie passate, conciliando le esigenze di una celebrazione comunitaria con quelle di una celebrazione più personale del sacramento per la riconciliazione dei peccatori. Pertanto, il nuovo Ordo ha articolato le celebrazione della Penitenza in tre forme o riti, che già nel titolo rivelano la relativa destinazione: Riconciliazione dei singoli penitenti Nella sua struttura è quasi identico al rito precedente, ma anche abbastanza differente, perché si riconosce spazio alla Parola di Dio si evidenzia il rito dell’imposizione delle mani e viene adottata una nuova e più ricca formula di assoluzione. Riconciliazione di più penitenti Il sacramento viene celebrato nel corso di una vera e propria liturgia della parola di Dio, con omelia ed esame di coscienza, confessione generale dei peccati, preghiera litanica, recita del Padre nostro e preghiera conclusiva del presidente. La confessione e l’assoluzione sono individuali, in una linea di ascolto e di preghiera comune. Infine i fratelli riconciliati ringraziano il Signore con una delle sette preghiere di lode e ricevono la benedizione di congedo. Riconciliazione di più penitenti È questa la vera grande novità del nuovo Ordo; una novità molto attesa e contrastata, non da tutti accolta e consentita. Dal punta di vista rituale, si svolge come nel secondo rito. Però, anziché confessarsi singolarmente al sacerdote, tutti insieme i penitenti recitano in ginocchio una formula di confessione generale e ricevono l’assoluzione generale, tuttavia impegnandosi esplicitamente a confessare quanto prima i propri peccati al sacerdote. Le celebrazioni penitenziali Il nuovo Rito della Penitenza presenta tre forme di celebrazione della riconciliazione, ma non offre, come il Rito dell’iniziazione degli adulti, un itinerario che ad esso conduce. Nel progetto iniziale erano previste delle celebrazioni penitenziali quali premessa alla celebrazione sacramentale. Per evitare degli equivoci queste celebrazioni penitenziali, che avreb-

bero potuto costituire la base di un itinerario, sono ora reperibili in Appendice. Nel Decreto di promulgazione del Rito si accenna alla necessità di compiere un cammino attraverso le celebrazioni penitenziali come preparazione al sacramento: “La Chiesa chiama con insistenza i fedeli a una continua conversione e a un rinnovamento costante. Nell’intento poi di portare i suoi figli, caduti in peccato dopo il battesimo, a riconoscere le loro colpe contro Dio e contro i fratelli, al fine di prepararli al sacramento della Penitenza, la Chiesa li esorta a partecipare qualche volta a celebrazioni penitenziali”. Leggendo la presentazione di queste celebrazioni possiamo capire che l’intenzione era ed è quella di offrire dei modelli per costruire un itinerario di riconciliazione adatto alle varie categorie e ai vari tempi liturgici. Viene innanzitutto esplicitato la natura e la struttura di queste celebrazioni: “Le celebrazioni penitenziali sono riunioni del popolo di Dio, allo scopo di ascoltare la proclamazione della parola di Dio, che invita alla conversione e al rinnovamento della vita, e annunzia la nostra liberazione dal peccato, per mezzo della morte e risurrezione di Cristo. La loro struttura è quella abitualmente in uso nelle celebrazioni della parola di Dio, come viene proposta nel Rito per la riconciliazione di più penitenti”. Dopo aver messo in guardia da possibili fraintendimenti, vengono elencate le motivazioni che rendono “utilissime” le celebrazioni penitenziali: “Si eviti che queste celebrazioni vengano confuse, nella opinione dei fedeli, con la celebrazione stessa del sacramento della Penitenza. Esse sono comunque utilissime per la conversione e la purificazione del cuore. Ed è bene farle specialmente: - per ravvivare nella comunità cristiana lo spirito di penitenza - per aiutare i fedeli al prepararsi alla confessione, che poi i singoli potranno fare a tempo opportuno; - per educare i fanciulli a formarsi a poco a poco una coscienza del peccato nella vita umana, e della liberazione dal peccato per mezzo di Cristo; - per aiutare i catecumeni nella loro conversione”.

L’AGENDA DELL’ARCIVESCOVO

14 febbraio 2010 Ore 10 - Conferisce la cresima nella Matrice di Lequile. Ore 18 - Celebra la Santa Messa a Monteroni, Parrocchia Sacro Cuore. 15 febbraio 2010 Mattino - Udienze in Episcopio Ore 16 - Incontra i cresimandi di Lizzanello Ore 18 - Concelebra nella Cattedrale di Brindisi alla Santa Messa nell’anniversario di Ordinazione Episcopale di Mons. Settimio Todisco. 16 febbraio 2010 Ore 18 - Presiede i Vespri ad Arnesano, a conclusione del Solenne Triduo Eucaristico

Ore 20 - Partecipa alla Lectio divina della Vicaria di Monteroni. 17 febbraio 2010 Alle 18 - Celebra la S. Messa delle Ceneri in Cattedrale. 18 febbraio 2010 Ore 20.30 - Tiene la 2^ Catechesi con i giovani nella cripta della Cattedrale. 19 febbraio 2010 Giornata di ritiro del Clero presso i Calasanziani di Campi. 20 febbraio 2010 Mattino - Udienze in Episcopio. Ore 17,30 - Celebra la S. Messa a Vanze.

AZIONE CATTOLICA

SALENTO FRANCESCANO

Formazione per gli educatori

di frà Paolo Quaranta

Al via FormACI Un altro colore Al via “FormACI”, la Scuola di formazione di base per educatori del Settore giovani dell’Azione cattolica di Lecce. Dal 3 marzo al 14 aprile 2010, una serie di incontri presso il Centro diocesano (mercoledì, ore 19:30), per un ricco percorso formativo che getti le basi verso una responsabilità piena. Già nel nome il senso della Formazione degli educatori, ma anche un auspicio missionario, quello di “Formare l’AC” laddove non c’è, per proporre un’esperienza formativa di alto valore. “L’Azione Cattolica Italiana dell’Arcidiocesi di Lecce intende offrire un percorso formativo di base per nuovi educatori del Settore Giovani, pronti a spendersi con generosità, impegno e competenza a favore della crescita spirituale, civile e sociale della variegata porzione di giovanissimi e giovani che intendono avvicinarsi ad un cammino di fede e di incontro con Gesù”, spiega l’Equipe diocesana nella comunicazione che in questi giorni sta giungendo nelle Parrocchie. Si parte il 3 marzo alle 19:30, con “Azione Cattolica: una ricca tradizione educativa nel mondo di oggi”, a cura di Massimo Vergari, Presidente diocesano di AC. Il 10 marzo, si parlerà de “Gli orizzonti e le sfide nel percorso formativo e associativo”, a cura di Salvatore Scolozzi, Vice presidente diocesano di AC e Responsabile del Settore Giovani. Il 17 marzo spazio a “La spiritualità e la regola di vita dell’educatore”, a cura di don Sandro Quarta, Assistente Diocesano per il Settore Giovani. Ultimo appuntamento prima della Pasqua il 24 marzo, con “I giovani e il gruppo: strategie comunicative”, a cura di Maria Rita Serio, Professore di Psicologia Generale presso l’Università del Salento. Si riprende il 7 aprile, con “’Questa è l’acqua’ (D. F. Wallace) I giovani, la vita”, a cura di Achille de Nitto, Professore di Diritto Pubblico Generale presso l’Università del Salento. Si conclude il 14 aprile, con “Gli strumenti per conoscere ed animare un gruppo”, a cura di Rita Cappello, Sociologa e Musicoterapeuta. Di questi giorni anche il lancio del nuovo weekend formativo, annunciato all’inizio dell’anno e proposto dal Settore giovani. Il 13 e 14 marzo 2010, presso il Centro “Le Sorgenti” (Comunità Emmanuel) sulla provinciale Lecce-Novoli, sarà “FragilETA’”, due giorni riservata a tutti gli educatori, vecchi e nuovi, e a quanti si affacciano al servizio in Associazione. “Affianco ad un percorso triennale, declinato in un cammino annuale fatto di weekend formativi, incontri di formazione e approfondimento a livello unitario, feste, campi scuola e proposte di tipo sportivo, sociale, culturale, verso gli studenti e gli universitari, verso il mondo del lavoro e della comunicazione, l’Ac di Lecce intende offrire un percorso specifico verso quanti si affacciano al servizio all’Associazione e alla nostra Chiesa - spiegano dall’Equipe dei Giovani ”. Per informazioni e iscrizioni www.azionecattolicalecce.it. S.S.

Spesso si sente la necessità di un ritorno alle origini, di una riqualificazione della propria appartenenza ad un gruppo, una famiglia, un’etnìa. Nel caso della Vita Consacrata ad un Ordine, una Famiglia Religiosa, un Istituto, etc. la peculiarità di ognuna di queste realtà è solitamente contraddistinta con l’espressione “carisma”. Ora, ricalibrare, ricapire, ridirsi il carisma della propria famiglia religiosa non è cosa facile, perché premetterebbe da parte di ogni consacrato il sedersi, il fare memoria della propria vocazione - intesa come storia personale con Dio - e quindi raccontarla nuovamente agli uomini nel tentativo di farne gustare la bellezza. Il carisma è in sostanza l’apporto peculiare che ogni consacrato riesce a donare al grande dono di Dio all’uomo che è la Sua Chiesa. È il particolare “colore” che ogni espressione di vita consacrata riesce, attraverso sfumature differenti, a far convergere nell’unico prisma di luce che riverbera l’immagine di Dio all’uomo. E noi francescani possiamo donare “un altro colore”, una sottolineatura particolare di come vivere il Vangelo, unico documento programmatico valido per ogni Cristiano. In Diocesi come Francescani siamo presenti come Frati Minori, Frati Minori Cappuccini, Suore Stimmatine. Ed al nostro carisma si rifanno numerose fraternità di Terz’Ordine e Gioventù Francescana. Ecco perché la decisione di voler seminare qualche granello di spiritualità francescana, settimanalmente, anche attraverso questo strumento di informazione e formazione religiosa diocesana che è L’Ora del Salento. L’idea è venuta innanzitutto dopo aver letto il messaggio di Benedetto XVI di gennaio per la Giornata della Vita Consacrata nel quale il Santo Padre chiede ai consacrati, sull’esempio del Santo Curato d’Ars, di continuare a nutrire la propria vita personale e il loro ministero con la ricerca di una pura e semplice essenzialità. La vita consacrata non è forse una chiamata a essere testimoni dell’essenziale? Ha quasi retoricamente domandato il Papa. Questo è un primo esempio di quell’“altro colore” con il quale noi consacrati dovremmo cominciare a dipingere esistenze spesso sbiadite dal tempo o che la mancanza di speranza ha costretto a tonalità del bianco e del nero. Conscio che non basterà un piccolo trafiletto a portare a casa il risultato, cominciamo, però, una serie di piccole trattazioni di spiritualità francescana che potranno aiutare il lettore a vivere la vita con un altro colore. Per la tridimensionalità… ci stiamo attrezzando ! Fra’ Paolo Quaranta


L’Ora del Salento 5

Lecce, 13 febbraio 2010

catholica

L’idea di organizzare in ogni parrocchia cinque o sei incontri l’anno alla scoperta della spiritualità coniugale

I gruppi famiglia, strumenti di pastorale familiare Certamente l’obbiettivo a cui ogni Parrocchia dovrebbe tendere è il “gruppo famiglia” con possibili varie impostazioni: gruppo giovani sposi, gruppo fidanzati, gruppo genitori, gruppo coniugi in situazioni difficili o irregolari. Il “gruppo” indica un’identità ben definita, stabile, solidale, impegnata in un’autentica esperienza di conversione, di testimonianza, di servizio. Maturando, diventa in Parrocchia l’anima della pastorale familiare e della vita, capace di affrontare l’intera complessità del problema. Ha un suo cammino sufficientemente programmato di scoperta di una reale spiritualità coniugale e parentale, per realizzare pienamente il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia. Ma è anche proteso a coinvolgere le altre famiglie della Parrocchia, perché ognuna risponda alla radicale vocazione battesimale e al Sacramento celebrato, sia “segno efficace” dell’unione di Cristo con la Chiesa. Ha bisogno di essere guidato insieme dal sacerdote (possibilmente il parroco) e da una coppia di coniugi, convinta, sufficientemente preparata nei contenuti e nei metodi. Grazie a Dio, il “gruppo famiglia” incomincia ad essere presente in diverse parrocchie, con varie impostazioni e vicende, ma si nota subito la difficoltà di essere accolto e mantenuto con impegno sistematico. Si direbbe che il “gruppo” fa paura, desta preoccupazione, scoraggia. Non si

vogliono minimizzare tali impressioni: il “gruppo” deve essere “gruppo”, il “cammino” comune, il servizio serio e costante. E si riconosce che non tutte le coppie sono nella possibilità di aderirvi, accentandone gli impegni. Il “gruppo” in realtà è già un punto di arrivo, una meta, frutto di una sufficiente sensibilizzazione e poi ha un raggio ristretto, con il rischio anche di chiudersi nel suo interno, di cadere in un appagante intimismo. È importante allora far precedere la costituzione del gruppo, o accompagnarla sempre da iniziative e attivi-

UFFICIO PASTORALE PER LA FAMIGLIA E LA VITA

Il calendario degli incontri Sabato 13 febbraio ore 19,00 Incontro dei fidanzati con l’Arcivescovo Parrocchia “San Giovanni Battista” - Lecce Sabato 20 febbraio ore 16,30 Gruppo divorziati risposati Parrocchia “San Pio X” Lecce

Lunedì 22 febbraio ore 19,30 Corso di formazione operatori della pastorale familiare Parrocchia “San Pio X” Lecce Martedì 23 febbraio ore 19,00 Incontro dei responsabili gruppi famiglia Parr. “San Pio X” - Lecce

Non fa cronaca: muore assiderato in un “mondo”del 3° millennio Torno dal camposanto e scrivo. La notizia, purtroppo, è dello scorso mese. Il mondo è quello che noi viviamo: selvatico e disumano ad un tempo. I mass media, al dire di tanti, non l’hanno nemmeno notato. Qualcuno parla di un flash a Telerama. Comunque molti lo conoscevano: girava per il centro cittadino “a prima mattina” inforcando una bici a malapena e stringendo una chitarra tra le mani. Non so da quando; certamente da oltre un trentennio. La cosa più nota che si sapeva di lui era la perdita di un figlio in giovane età: per una vendetta. Lavorava da aiuto in una bottega di falegname, dietro al Buon Consiglio, accanto alla carrozzeria di maestro “Ribelle”, forse fino a venti anni fa. Non ha avuto nemmeno il trasporto col carro dei poveri (se ancora esiste) passando da una panchina della nostra “villa” all’obitorio del cimitero, al sorgere del 15 gennaio. È morto col freddo a zero gradi: poco più, poco meno

SALENTO MARIANO

di Valerio Terragno

La cripta dell’Assunta a Sanarica Sanarica è un paesino del basso Salento, nel quale è particolarmente sentito il culto della Vergine. Le più importanti testimonianze storico-artistiche della profonda devozione dei sanaricesi, verso la Madonna, sono il settecentesco Santuario della Madonna delle Grazie ed una chiesa rupestre, bizantina, conosciuta con la denominazione di cripta dell’Assunta. Essa si trova, al di sotto dell’omonima chiesa parrocchiale, edificata nel 1606. L’origine del culto della Vergine, a Sanarica, è legata all’antica presenza di una comunità di monaci basiliani, i quali giunsero, nel Salento, a cavallo tra l’VIII e IX secolo, dopo esser fuggiti dalle loro terre di origine, facenti parte dell’Impero d’Oriente, sia a causa delle persecuzioni iconoclastiche, scatenate da alcuni Imperatori bizantini, i quali proibirono il culto delle immagini dei santi, che per le invasioni, avvenute da parte di popolazioni di religione mussulmana. A questi monaci, si deve l’introduzione, in terra salentina, dal punto di vista religioso, di svariate intitolazioni della Vergine, come quelle dell’Odegitria, ossia la Vergine del Buon Cammino, dell’Eleousa, o dell’Acheriosoritissa, le cui raffigurazioni si trovano sulle pareti di molte chiese, scavate nella roccia, come la cripta di Sanarica, considerata un gioiello dell’architettura rupestre dell’Italia meridionale. Questa cripta, risalente ai secoli XII-XIII, è a tre navate, a pianta a croce greca, inscritta in un rettangolo. Le navatelle sono suddivise da due file di quattro pilastri, disposti per lato, poggianti, singolarmente, su una base cubica. Il “Naos”, ossia la zona della cripta, esclusivamente, riservata ai fedeli, è separato dall’area presbiteriale, detta “Bema”, da una iconostasi, in pietra, denominata “Templon”. Nelle costruzioni bizantine, l’iconostasi è quella struttura, intervallata da piccole aperture, all’interno delle quali, venivano inserite preziose icone, immagini di santi, raffigurate su legno o lastre di pietra, come quelle della Vergine, di Cristo o degli Apostoli. Il Templon di Sanarica rappresenta l’unico esempio di iconostasi litoide, ad essere presente in questa parte della Puglia. L’angusta area presbiteriale è delimitata da tre piccole absidi, rivolte verso nord-est, un

tempo, completamente affrescate. Nella parte mediana, si trova la mensa dell’altare maggiore, costituita da un blocco lapideo. Nell’abside centrale è raffigurata una “Deesis”, affresco, costituito, da un Cristo in Trono, affiancato dalla Madonna e San Giovanni Battista. Gesù, dal volto solenne e severo, regge con una mano un Evangeliario, mentre, con l’altra, benedice alla maniera bizantina. Nell’abside di destra, è affrescato un trittico, costituito dalle figure di tre santi, dei quali, è solo identificabile quella di San Nicola. Nel Naos, sui pilastri e sulle pareti, si notano i resti di alcune pitture, a carattere votivo, come quelle della Vergine col Bambino, di Cristo col Rotolo della legge, da alcuni identificato con San Giovanni Battista e di San Nicola di Mira. Questa cripta, quasi sicuramente, ebbe la funzione di luogo di culto pubblico, al tempo della presenza dei monaci greci, a Sanarica. La chiesa ipogea, intorno al XVI secolo, fu trasformata in un ossario. Sanarica è inclusa in una zona, del territorio salentino, particolarmente ricca di insediamenti rupestri, risalenti all’ età medievale, come le cripte di Santa Maria a Poggiardo, dei Santi Stefani a Vaste e di San Giovanni a Giuggianello. Il paese si trova, anche, a poca distanza, da Otranto, splendida cittadina, famosa per la sua cattedrale, la quale, nel Medioevo, ebbe stretti contatti culturali con Costantinopoli. A Sanarica, centro in cui il rito greco rimase vivo, fino alle soglie del XIV, la Madonna viene festeggiata in due occasioni: l’8 settembre, si tiene la grande festa patronale della Madonna delle Grazie, mentre il 25 marzo è ricordata, con lo svolgimento di un mercatino, la Vergine Annunziata. Il pellegrino che scende nella cripta sanaricese dell’Assunta, ha l’impressione di trovarsi in un suggestivo e misterioso ambiente sotterraneo, del tutto simile, come atmosfera, a quello delle catacombe paleocristiane. Sanarica, con i suoi interessantissimi monumenti mariani, merita un’attenta visita da parte dei forestieri, i quali, giungendovi, potranno percepire il profondo senso di sacralità che questo luogo pittoresco e pieno di storia, offre.

non importa. Certo è che se ne andato da questo mondo in un gelido inverno meteorologico ed umano ad un tempo. Prima che si spegnessero le ultime luci dei pub e delle discoteche. In punta di piedi senza far chiasso. Ora il suo corpo giace in una fossa profonda accanto lussuose: senza una luce od un marmo. La sua anima la raccomandiamo al buon Dio, come nostro fratello, a dire della gente sfortunato in vita ed in morte. Non così alla luce della fede perché lo speriamo accolto dalle mani della Divina Misericordia. Nella certezza di vederlo anche noi un altro giorno nella vita che non muore. E mi sia lecito aggiungere nella non vana speranza che sulla sua tomba spunti quanto prima qualche altro fiore di campo, piantato da mani pietose. Così come ha già fatto Lucia, responsabile di quel settore cimiteriale. o. d. s. a

t a n t e

a l t r e

MAGISTERO VIVO

tà rivolte a tutte le famiglie con l’obbiettivo di avere insieme marito e moglie a riflettere, a pregare, a testimoniare. C’è la proposta di organizzare in Parrocchia “Incontri Familiari”, con una programmazione annuale che prevede degli incontri per tutte le famiglie della Parrocchia, indicando a tempo: contenuto, luogo - data - orario metodo. Sarebbero sufficienti 5/6 incontri l’anno (novembre-maggio), con un’impostazione vivace … familiare: momento di preghiera - proposta tematica - interventi liberi con il … dulcis in fundo. È fondamentale che il tema sia strettamente legato alle situazioni coniugali, familiari, parentali, senza mai cadere nel generico e nel superficiale. Bisogna sempre salvaguardare lo specifico. Per questo è conveniente che tali incontri non siano programmati in occasione di feste o altre ricorrenze: sembrerebbero dei riempitivi per occupare qualche serata e strumentalizzare le famiglie per raggiungere altri obbiettivi. È bene rivolgersi presso qualche esperto, a volte presente nelle stesse Parrocchie, certamente avvertendolo per tempo. Il tutto in una locandina esposta sin dall’inizio dell’anno pastorale, che serva come “memoria”, senza escludere altre modalità di comunicazione e di avviso. È un’esperienza questa che in qualche Parrocchia ha dato frutti buoni e dalla quale possono nascere “gruppi famiglia” più motivati e convinti. Salvatore Carriero

di Carmelo Simmini

La Sindone e l’Anno sacerdotale La prima metà dell’anno 2010 coincide ancora con l’Anno sacerdotale, che prevede una conclusione solenne con un grande pellegrinaggio a Roma dei sacerdoti che si stringeranno in preghiera attorno al Papa. In questa prima metà dell’anno ci sarà anche un evento straordinario, che avrà luogo a Torino con l’ostensione della Sindone (dal 10 aprile al 23 maggio). Per quanto le due iniziative abbiano differenti caratteristiche, le prospettive si armonizzano bene tra di loro: dal sacrificio della croce ha origine la partecipazione del nostro sacerdozio al sacerdozio di Cristo e del sacrificio della croce è testimonianza vivissima l’immagine sindonica: sulla vita e l’impegno del sacerdote essa ritorna in continuità. I Sommi Pontefici hanno dimostrato sempre molto interesse per la presenza di questo segno e l’hanno fatto oggetto di venerazione, proponendo motivi di meditazione e suggerimenti pastorali importanti; così ha scritto Benedetto XVI: Invito quanti si preparano a questo grande evento a fissare la loro attenzione su due messaggi che ci giungono con particolare forza dalla Sindone: quello del senso della sofferenza e quello del silenzio del Figlio di Dio. Il Cardinale Poletto di Torino ha proposto come linea di riflessione a questa complessa celebrazione il motto “Passio Christi, passio hominis”, proprio per invitare a concentrare la nostra attenzione sulla continuità che corre nell’unico mistero del dolore, partecipato dal Redentore e da tutti noi redenti. L’impegno spasmodico dell’uomo per l’eliminazione della sofferenza non avrà mai uno sbocco di speranza se non si affaccerà “consapevole e compassionevole” sulla realtà della sofferenza di Cristo. I segni della Sindone trovano un riscontro diretto nella testimonianza dei Vangeli circa l’esecuzione capitale di Gesù di Nazaret: crocifissione preceduta da flagellazione, battiture sul volto, incoronazione di spine, uso dei chiodi per la crocifissione stessa, e seguita dalla ferita inflitta con la lancia leggera da uno dei soldati mentre non sono spezzate le gambe, secondo la profezia riportata in Es. 12, 46 e citata in Gv. 19,36. Le stesse caratteristiche del liquido fuoruscito dalle ferite che viene identificato sulla Sindone lascia distinguere, sul lenzuolo sindoni-

co, il momento del versamento, prima o dopo il decesso. Sull’esempio di Gesù anche la nostra partecipazione alla sofferenza dei fratelli potrà diventare inventiva di iniziative di solidarietà. Tutte queste cose l’immagine sindonica ce le suggerisce a partire da una condizione di silenzio assoluto. È il momento nel quale il nostro Salvatore tocca il punto estremo dell’abbassamento: il Figlio di Dio ha cessato di essere uomo vivente. Non c’è invito più convincente a fare silenzio anche in noi, per lasciare spazio alle parole che giungono, come un sussurro, da quel corpo martoriato, da quel volto sfigurato, da quegli occhi chiusi e pur tanto penetranti.


L’Ora del Salento 6

Lecce, 13 febbraio 2010

welfare i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri

di Fabio Scrimitore

La saldatura dei debiti formativi

Aggiornate le retribuzioni minime per colf e badanti

Insieme a qualche centesimo di aumento dei contributi previdenziali per colf e badanti - di cui questa rubrica si è occupata la scorsa settimana il 2010 porta alla categoria dei lavoratori domestici anche un’altra ovvia novità. La Commissione Nazionale prevista dall’art. 43 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Domestico entrato in vigore il 1° marzo 2007 - ha determinato i nuovi minimi retributivi derivanti dalla variazione del costo della vita, a decorrere dal 1° gennaio 2010. Ricordiamo che i datori di lavoro domestico, con l’attuale formulazione dell’inquadramento dei lavoratori, possono scegliere la figura professionale che più si adatta alle proprie esigenze e - per esempio - assumere i collaboratori anche a tempo parziale (massimo trenta ore settimanali) o addirittura fruendo del lavoro ripartito (job sharing). Le classificazioni del Ccnl - entrato in vigore nel 2007 e che scadrà nel febbraio del 2011 - sono previste su otto livelli, dalla “A” alla “D super”; tali qualifiche recepiscono i mutamenti intervenuti sul mercato del lavoro. In particolare, nella redazione, è stata prestata attenzione ai bisogni di lavoro di cura, ad esempio per l’assistenza notturna degli anziani, che viene distinta dalle mansioni di lavoro domestico. E vediamo i minimali per il 2010. Proprio per l’assistenza notturna (dalle 20 alle 8) le tre fasce di retribuzione minima mensile sono le seguenti: la prima in fascia Bs di euro 898,12, per

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo Pneumologo

A far ingrassare durante lo stress è un ormone È un ormone a far ingrassare durante lo stress. La scoperta di un’equipe americana sul ruolo di un neurotrasmettitore già noto - Npy - è stata pubblicata dalla rivista Nature Medicine. La riprendono il Corriere della Sera e la Stampa. Secondo la ricerca della dottoressa Zofia Zukowska della Georgetown University di Washington, lo stress non solo può indurre a mangiare di più, ma fa assimilare di più quello che mangiamo. E l’ormone ‘neuropeptide Y’ (Npy), fa il resto, permettendo l’accumulo di maggiori quantità di grasso alle cellule del tessuto adiposo, in particolare proprio dove sono più pericolosi e cioè attorno alla vita, conferendo quella forma a mela (obesità centrale) che è legata a ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari. Lo studio mostra infatti che topolini ingrassano in condizioni di stress emotivo o fisico. “Studiando i meccanismi che inducono chi è sotto stress a ingrassare oltre il dovuto - scrive la Stampa - hanno osservato che un neurotrasmettitore già noto - l’Npy - gioca un ruolo strategico, e molto al di là di quanto già si sapeva. Sia l’Npy sia il suo recettore - chiamato Y2r - si attivano infatti in due tipi di cellule del tessuto adiposo, vale a dire in quelle endoteliali che producono i vasi sanguigni e in quelle del grasso vero e proprio.

Ecco il nocciolo di tutto”. “Abbiamo scoperto che Npy agisce anche a livello dei nervi periferici che innervano il tessuto adiposo - spiega Zukowska - Lo stress attiva questi nervi al rilascio di Npy che stimola l’accumulo di grasso”. “Per verificare se fosse possibile far ingrassare i topolini “a richiesta”, e quindi in punti determinati del corpo, il gruppo della celebre università di Washington D.C. - scrive la Stampa - ha cominciato a iniettare l’Npy negli animali. Indotte a vivere in uno stato di stress cronico, le piccole cavie sono rapidamente aumentate di peso, assumendo la tipica forma a mela degli umani, con il grasso che si accumula intorno alla vita, e allo stesso tempo ammalandosi di sindrome metabolica, un’insidiosa combinazione di patologie che va dall’ipertensione al diabete. Poi è seguita la fase numero 2: nel grasso addominale si è iniettato l’Y2r, che ha subito invertito il processo, bloccando sia la sindrome sia la crescita di dimensioni”. “Non pensavamo che fosse possibile rimodellare il grasso in questo modo - ha commentato Zofia Zukoska . Ma in quattro anni abbiamo eseguito numerosi test che hanno dimostrato che, almeno nei topi, e anche nelle scimmie, come sta dimostrando uno studio pilota, esiste questo meccanismo”.

autosufficienti; la seconda e la terza, rispettivamente in fascia Cs e Ds, sono di euro 1.017,87 e 1.257,37, ma riguardano i non autosufficienti. Per la sola presenza notturna (dalle 21,00 alle 8,00) è invece previsto un unico livello della retribuzione mensile, ammontante a 601,36 euro. Le retribuzioni orarie - di fatto quelle maggiormente utilizzate dei lavoratori non conviventi partono invece da un minimo di 4,16 euro per arrivare ai 7,39 euro della fascia massima. I livelli salariali aggiornati, che in linea di massima corrispondono alle paghe reali esistenti sul mercato, riconoscono alle collaboratrici familiari conviventi a tempo pieno una retribuzione mensile che può andare dai 572,71 euro della categoria A - quella di base - fino ai 1.247,34 euro della categoria massima, la Ds. Per la descrizione delle categorie utilizzate dal contratto è opportuno rinviare al testo integrale del Ccnl stesso, facilmente reperibile sul web oppure presso le associazioni ed i sindacati che si occupano della materia. Non va infine dimenticata l’importante opportunità di risparmio fiscale che il lavoro domestico offre alla famiglia che utilizza tali categorie di lavoratori. Chi si avvale delle prestazioni di una colf può dedurre dal reddito complessivo dichiarato ai fini dell’Irpef i contributi previdenziali obbligatori versati, fino all’importo massimo di 1.549,37 euro annui. Per la badante, poi, si può detrarre dall’imposta lorda il 19% delle spese, fino a un importo massimo di 2.100 euro l’anno.

I COLORI DELLA VITA

Appena i Consigli di classe avranno concluso le operazioni di scrutinio del primo quadrimestre, i Licei e gli altri istituti di istruzione secondaria superiore terranno aperte le porte anche nelle ore del pomeriggio. Accoglieranno in aula ed in laboratorio gli studenti che saranno stati giudicati debitori di qualche negligenza verso se stessi, in fatto di impegno nello studio delle diverse materie del loro curriculum. Lo ha voluto l’ex Ministro Fioroni, il quale nella prima fra le leggi del 2007, contrassegnata, non a caso, dal n. 1, ha fatto scrivere che non si potrà essere ammessi alla classe successiva, né agli esami di Stato, se non saranno stati saldati i debiti formativi, accumulati dagli studenti meno impegnati nel corso dell’anno. In verità, dell’idea della saldatura dei debiti formativi degli studenti non si è proprio debitori a Fioroni, perché essa affonda le radici nel lontano 1995, al tempo, cioè, in cui un altro indimenticato Ministro della Scuola, Francesco D’Onofrio, aveva fatto esultare di gioia studenti e famiglie, abolendo, con l’impeto d’un decreto-legge di fine agosto, gli esami di riparazione per gli studenti di tutte le Scuole superiori. Per rimediare, poi, alle conseguenze che questa geniale intuizione ministeriale avrebbe prodotto, come era facile immaginare, sul profitto degli adolescenti un po’ distratti, lo stesso Ministro aveva previsto che, nelle prime settimane dell’anno scolastico, cioè dal 1° settembre al giorno in cui sarebbero iniziate le lezioni, gli insegnanti si sarebbero dovuti dedicare, ma non a titolo gratuito, ad impartire insegnamenti supplementari agli studenti con debiti formativi, perché potessero migliorare, in qualche modo, la loro claudicante preparazione. Insegnanti e genitori sanno bene quale efficacia tali interventi di recupero di fine estate avranno avuto sugli apprendimenti degli studenti, debitori di conoscenze e di abilità. Sarà stata questa la ragione che avrà indotto il Ministro ad imporre alle scuole superiori l’obbligo di organizzare autentici corsi di recupero, articolati in vere lezioni ed in effettive, rigorose, prove finali, debitamente documentate, che, già a partire da febbraio, potranno consentire ai discenti meno impegnati nello studio di riscoprire il gratificante senso dell’impegno scolastico. Da allora, gli studenti scrutinati a fine gennaio con 4 o 5 decimi in qualche materia, devono frequentare lezioni supplementari per almeno 15 ore per ogni materia, generalmente nel pomeriggio. Lo faranno anche quest’anno, a meno che i genitori non riterranno più efficiente la tradizionale lezione privata, o l’aiuto di insegnanti di famiglia. In ogni caso, però, gli studenti in debito dovranno sottoporsi alle prove prescritte per la verifica degli effetti dei corsi di recupero. La puntuale informazione, che l’Istituto darà alle famiglie, permetterà ai genitori di prevenire gli insuccessi scolastici di fine d’anno, collaborando con gli insegnanti nel rigenerare gli interessi all’apprendimento dei figlioli.

ILFISCO ED I CITTADINI di Vinicio Russo

L’enciclica della fraternità di papa Bendetto XVI

I soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio

La Caritas in veritate si potrebbe definire l’enciclica della fraternità universale; papa Benedetto XVI parla per la prima volta, tramite un’enciclica, del principio di fraternità. Non si tratta dell’uso del termine, ma della categoria fraternità, che si inserisce a pieno titolo nella dottrina sociale della Chiesa e diventa un invito ad applicarla nella sfera economica.È una vera sfida, quella lanciata dal Papa, soprattutto al mondo economico. La fraternità è una categoria di pensiero tipicamente cristiana (è stato San Francesco ad introdurla come regola di vita) che va oltre la solidarietà, già definita virtù da Giovanni Paolo II nella Sollicitudo Rei Socialis (n.40). Il terzo capitolo della Caritas in veritate (nn. 34-42) s’intitola Fraternità, sviluppo economico e società civile e si può considerare la grande innovazione del testo papale. La fraternità cristiana non è riducibile a filantropia ma è espressione di “vero universalismo”, perché è posta “al servizio del tutto”, tramite l’agàpe (amore) e la diakonìa (servizio). Nella Caritas in veritate si afferma, infatti, che la vera fraternità, operante oltre ogni barriera e confine, nasce dal dono, la cui logica è introdotta nel tessuto economico, sociale e politico:“La comunità degli uomini può essere costituita da noi stessi, ma non potrà mai con le sole sue forze essere una comunità pienamente fraterna né essere spinta oltre ogni confine, ossia diventare una comunità veramente universale: l’unità del genere umano, una comunione fraterna oltre ogni divisione, nasce dalla con-vocazione della parola di Dioamore. Ma “la logica del dono non esclude la giustizia e non si giustappone a essa”, per cui “lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità” (n. 34). Secondo il Papa, nel tempo della globalizzazione in cui ormai l’umanità è entrata, e in cui essa diventa “sempre più interconnessa” (n. 42), gli esseri umani hanno bisogno come singoli e come comunità di un criterio etico fondamentale. Questo criterio è la categoria cristiana della fraternità universale, che ci fa considerare membri della stessa “famiglia umana”. “La globalizzazione è fenomeno multidimensionale o polivalente, che esige di essere colto nella diversità e nell’unità di tutte le sue dimensioni, compresa quella teologica. Ciò consentirà di vivere e orientare la globalizzazione dell’umanità in termini di relazionalità, di comunione e di condivisione” (n. 42). In questo passaggio sono evidenziate le indicazioni concrete di etica sociale ed economica contenute nell’enciclica, che insieme propone come chiave di lettura la visione della fraternità universale e la logica conseguente della relazionalità e della condivisione come criterio fondamentale e come orientamento “teologico”; per essere “capaci di produrre un nuovo pensiero e di esprimere nuove energie al servizio di un vero umanesimo integrale” (n. 78). “La vita economica deve essere compresa come una realtà a più dimensioni: in tutte, in diversa misura e con modalità specifiche, deve essere presente l’aspetto della reciprocità fraterna”. Senza la gratuità, quindi, non si può realizzare la giustizia e di conseguenza vincere la logica del profitto fine a se stesso.

L’art. 10 - Destinatari - secondo comma del d.lgs. n. 231/ 2007 indica i soggetti onerati ad adempiere ai soli obblighi di “segnalazione” di operazione sospetta di riciclaggio (artt. 41, ss.). Nello specifico la norma si riferisce: alle società di gestione accentrata di strumenti finanziari; alle società di gestione dei mercati regolamentati di strumenti finanziari e soggetti che gestiscono strutture per la negoziazione di strumenti finanziari e di fondi interbancari; alle società di gestione dei servizi di liquidazione delle operazioni su strumenti finanziari; alle società di gestione dei sistemi di compensazione e garanzia delle operazioni in strumenti finanziari; alle succursali italiane dei soggetti innanzi indicati aventi sede legale in uno Stato estero; agli uffici della pubblica amministrazione. Sono soggette agli obblighi di “segnalazione” anche le attività, il cui esercizio, tuttavia, resta subordinato al possesso di licenze, autorizzazioni, iscrizioni in albi o registri, ovvero alla preventiva dichiarazione di inizio di attività, come di seguito specificamente riportato: commercio, comprese l’esportazione e l’importazione, di oro per finalità industriali o di investimento; fabbricazione, mediazione e commercio, comprese l’esportazione e l’importazione di oggetti preziosi; fabbricazione di oggetti preziosi da parte di imprese artigiane, sottoposta all’iscrizione nel registro degli assegnatari dei marchi di identificazione tenuto dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura; commercio di cose antiche; esercizio di case d’asta o galleria d’arte per il quale è prescritta la licenza. L’art. 11 - Intermediari finanziari e altri soggetti esercenti attività finanziarie - pone in evidenza gli intermediari finanziari e gli altri soggetti esercenti attività finanziaria destinatari dei complessivi obblighi antiriciclaggio (ossia tanto di “adeguata verifica della clientela”, quanto di “registrazione” e di “segnalazione di operazioni sospette”). Sin dal 1991, nella vigenza della precedente Legge n. 197/ 1991, gli intermediari finanziari sono sottoposti a vincoli molto specifici allo scopo di prevenire il riciclaggio. Il d.lgs. n. 231/2007 raggruppa armonicamente l’intera categoria assieme ad altri soggetti che svolgono attività finanziaria, aggiungendovene di nuovi. Ulteriori novità sono state, poi, apportate dal recente d.lgs. 25 settembre 2009, n. 151. Nell’art. 11 è stata così creata una differenziazione tra intermediari di primo livello (cosiddetti “intermediari qualificati”) e intermediari di secondo livello, attraverso l’inserimento, in due distinti commi, di diversi soggetti. Giangaspare Donato Toma


L’Ora del Salento 7

Lecce, 13 febbraio 2010

obiettivo CONSULTORIO LA FAMIGLIA - LECCE

UN PÒ DI STORIA Il consultorio diocesano “La famiglia” fu istituito con decreto del Vescovo nel 1975. Nel 1983 a Lecce si costituì l’Esas, Ente Sociale Assistenziale Sanitario, un’associazione civile per gestire il Consultorio e promuovere gli studi interdisciplinari sulla Famiglia. Tre anni dopo il Consultorio fu riconosciuto dalla Regione Puglia per i meriti conseguiti e le attività svolte in favore della famiglia, seguendo le prescrizioni e le indicazioni della legge dello Stato Italiano e della Regione Puglia in materia di assistenza familiare. Recentemente la sede del Consultorio è stata trasferita da Piazzetta Duca D’Enghien, ubicazione originaria, in Via Libertini n 40.

I SERVIZI CHE OFFRE Il consultorio si occupa della promozione umana della persona, coppia o famiglia, della salvaguardia dei valori della vita, dell’amore, della sessualità e del matrimonio, in un’ottica coerente con la visione cristiana dell’uomo e della donna. Promuove inoltre servizi di assistenza sociale e socio-sanitaria. Gli interventi della sua equipe di specialisti si svolgono nell’ambito della vita di relazione, del dialogo, della regolazione della fertilità, dell’educazione degli adolescenti e dei giovani all’amore e alla sessualità, della preparazione dei fidanzati al matrimonio, offrendo contributi professionali alle parrocchie nell’ambito dell’itinerario di fede dei nubendi. In alcuni periodi si organizzano corsi di preparazione e psico-profilassi al parto, per permettere alle gestanti di vivere serenamente il momento della nascita dei loro figli, educandole anche alla genitorialità. Da qualche anno si è aggiunta anche l’attività della mediazione familiare.

Parla Giovanna Astore, direttrice della struttura diocesana a supporto della pastorale familiare: sul territorio per servire

Quando la famiglia è una scelta consapevole Il Consultorio Diocesano “La Famiglia”, sito in Via Libertini n 40 a Lecce, opera gratuitamente sul territorio diocesano al servizio del cittadino, o meglio dell’uomo, da più di 30 anni. Mi sembra una precisazione importante, perché non va mai dimenticato che l’essere umano, prima ancora di essere un soggetto che opera in una società civile attraverso un’armonia di diritti e doveri, è una creatura che vive la propria esperienza personale e privata, i propri affetti familiari, le problematiche che questi possono comportare. E i consultori ci ricordano appunto questo, aiutando le persone a partire dalle proprie debolezze, per trovare punti di forza su cui costruire, o ricostruire, nuclei familiari dispersi, e portare avanti con consapevolezza la maturazione del proprio ruolo genitoriale. Qualcuno afferma che non si nasce genitori, bensì figli, ed è vero. La genitorialità, benché insita nella natura umana, va educata e insegnata, come chi vuole intraprendere una vita matrimoniale deve essere preparato a questo nuovo impegno da specifici corsi che gli permettano di comprendere a quale grande dono vanno incontro. D’altronde qualunque progetto si voglia portare a termine con successo deve avere dalla sua parte sia una predisposizione dell’individuo che una sua preparazione: si tratta del connubio tra fusis (natura) e techne (sapere), tanto caro già agli antichi Greci. Per scoprire più da vicino tutte le sfaccettature del volontariato del consultorio “La Famiglia”, ci siamo rivolti alla Direttrice, Giovanna Astore. Dott.ssa Astore, prima di tutto una domanda di base: cosa è, concretamente, il consultorio? Il consultorio familiare è un’istituzione al servizio della famiglia, della coppia, del singolo, dei giovani e di tutti coloro che hanno appunto bisogno di essere consultati. Esso è sorto per la prevenzione, non per la cura, quindi non si tratta di uno strumento di emergenza a cui ricorrere solo quando sono già sorti i problemi gravi; al contrario è preferibile

farlo prima che questi si presentino, perché in tal modo è più facile rimuovere tutte le complicazioni nate nella famiglia. I servizi dei consultori sono abbastanza conosciuti sul territorio? Abbiamo cercato sempre di pubblicizzare al massimo la nostra attività, soprattutto nelle parrocchie e nelle scuole. Però d’altronde nessun consultorio è mai affollatissimo, perché le problematiche interiori difficilmente vengono confidate. Nonostante questo riusciamo a lavorare abbastanza bene e ad offrire i nostri servizi; devo constatare che ultimamente alcune parrocchie si stanno attivando più intensamente, chiedendo percorsi di formazione per adolescenti e per i giovani, anche se non è ancora diffusa la mentalità della prevenzione dei pro-

blemi, o dell’intervento immediato nel momento in cui sorgono. Nel corso del vostro lavoro trentennale, in base al numero di richieste che ricevete e ai tipi di problemi che vi vengono sottoposti, quali considerazioni potreste trarne? In questi ultimi tempi nelle famiglie c’è stata una involuzione, perché non ci sono più i valori di prima. Sta venendo meno la capacità di gestire i figli e di organizzare il nucleo familiare; i genitori non sono più punti di riferimento e non sono in grado di dare regole precise alla prole, che viene viziata e lasciata troppo libera. Diciamo che i confini della famiglia stanno sfumando, perché sono sempre più numerosi i divorzi, e quindi si moltiplicano le immagini delle famiglie aperte, per cui da un nucleo origina-

LA MEDIAZIONE FAMILIARE

La dott. Nardella: lavoriamo per l’unità Di mediazione familiare, parliamo con la dott.ssa Tina Nardella, consulente coniugale e mediatrice familiare. La mediazione familiare è strumento recente di supporto alle coppie in crisi. Dott.ssa Nardella, qual è la funzione della mediatrice? Noi lavoriamo soprattutto per l’unità della famiglia e della coppia, che viene seguita da consulenti coniugali. Purtroppo molte volte la coppia arriva qui quando le difficoltà diventano insormontabili e si sono create incomprensioni difficilmente colmabili, che portano poi alla separazione. Ma anche e soprattutto in questo caso non abbandoniamo i coniugi, anzi li seguiamo nel loro percorso di separazione, in qualità di mediatori, sostenuti sempre da tutti gli altri membri dell’equipe (il legale, la psicologa, la consulente coniugale, l’ assistente sociale). Il mediatore cerca di attenuare il conflitto forte e doloroso che una separazione comporta, e ha un’attenzione particolare per i figli, che possono diventare vittime di questa situazione. Sensibilizziamo dunque i coniugi spiegando loro che, anche dopo la separazione, restano sempre “genitori”, e come tali non devono creare situazioni di disagio e anzi continuare a vivere nel rispetto dell’ex partner. Da un paio di anni abbiamo iniziato degli incontri di gruppo, di mutuo aiuto, per permettere alle persone separate di confrontarsi e sostenersi a vicenda, e abbiamo ottenuto buoni risul-

tati, tanto che ci è stato richiesto di estendere l’iniziativa ai figli dei divorziati e separati. Inoltre abbiamo uno sportello per consulenze anche legali, il mercoledì mattina. Purtroppo, però, il servizio di mediazione familiare è ancora poco conosciuto. Quali sono i problemi più frequenti che si possono riscontrare nelle famiglie? La mancanza di dialogo,di una comunicazione vera, e la mancanza dell’accettazione della diversità dell’altro: non ci si rende conto che siamo tutti necessariamente diversi, perché ognuno ha il proprio vissuto che è unico nel suo genere. Quali sono i campanelli d’allarme nei comportamenti dei figli? Nei casi di separazione possono essere aggressività, depressione, scarsa attenzione a scuola, calo del profitto e dell’appetito nel bambino. Troppo spesso i genitori credono che sia meglio non parlare della situazione familiare ai figli, invece è bene, specialmente se sono piccoli, spiegare loro serenamente la decisione che si sta prendendo o il problema che si sta vivendo. Nicola Rocca

rio dopo una separazione se ne formano due, con il conseguente dramma vissuto dai figli. Prima bastavano pochi incontri di chiarificazione e di sostegno per salvare i matrimoni, perché c’erano buoni punti di partenza: questo oggi non basta più, anche se ci sono esempi di coppie di giovani desiderose di ascoltare e costruire qualcosa di saldo. Il problema è che è venuto meno il senso del sacrificio, sia nei genitori che nei figli, quindi alla minima difficoltà iniziano le crisi nel rapporto di coppia, che non sa più instaurare un dialogo sereno. Molte volte i genitori vengono per lamentarsi di una mancanza di educazione nei figli e poi, risalendo alle motivazioni profonde delle reazioni dei bambini, si scopre che il problema è nella coppia stessa. I fatti di cronaca ci mettono di fronte a casi sempre più frequenti di bullismo o di violenze all’interno delle mura domestiche. Tutto questo c’è sempre stato e in passato non emergeva, o sta cambiando qualcosa nella società? La violenza sessuale sui minori, soprattutto nella famiglia, c’è sempre stata, però prima non si poteva parlare, perché i figli si sentivano in colpa per la sopraffazione che subivano; e questo è successo anche in famiglie per bene. Nel caso dei bambini è molto importante il supporto delle maestre di scuola, che riescono a cogliere i segnali di cambiamento nei loro alunni. Il bullismo invece è in aumento, sta dilagando e sta moltiplicando le sue forme. Questo ci fa capire che si tratta di ragazzi vuoti dentro che, pur non avendo spesso problemi economici o di salute, sono costantemente alla ricerca di qualcosa che non trovano. Anche la violenza sulle donne è molto frequente, e troppo spesso la vittima non denuncia il marito per paura di ritorsioni o di rovinare la sua reputazione, se è un uomo che occupa un posto importante nella società, o ancora per la speranza che con il tempo le cose migliorino, mentre di fatto vanno peggiorando. Grazia Pia Licheri


Lecce, 13 febbraio 2010

FRANCAMENTE

Differenza tra uomini e donne “Poiché ignoriamo le differenze esistenti tra uomini e donne siamo condannati a vivere in stato di guerra. Di solito ci sentiamo arrabbiati o frustrati nei confronti dell’altro sesso perché abbiamo dimenticato questa importante verità. Ci aspettiamo che i rappresentanti del sesso opposto siano simili a noi. Ci piacerebbe che ‘volessero ciò che noi vogliamo’ e ‘sentissero come sentiamo noi”. È quanto sostiene lo psicologo americano John Gray in un suo interessante e piacevole libro di successo che ha avuto molti fautori ma anche qualche detrattore, “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere”. Ma quali sono “le differenze esistenti tra loro”? Esistono davvero delle differenze? Si tratta di una campo interessante della psicologia e della medicina che per molti aspetti è ancora inesplorato e sconosciuto, anche se qualche punto fermo può essere facilmente stabilito. Le diversità anatomico-fisiologiche dell’apparato uro-genitale sono sotto gli occhi di tutti e investono profondamente, in modo assai più pregnante di quanto non pensiamo, il tema della paternità nell’uomo e della maternità nella donna. Quest’ultima penetra e attraversa la psicologia femminile coinvolgendola molto più di quanto non possa accadere nell’uomo, la maternità realizza il prodigio della vita è difficile da racchiudere in ragionamenti e forse irraggiungibile nel nucleo più profondo del suo significato. Si tratta di un’affermazione fondata sulla semplice esperienza di ogni madre, che percepisce con chiarezza la vastità di questo rapporto così ‘suo’, senza peraltro riuscire a delinearne un profilo esaustivo. Quella della maternità è certamente la differenza principe su cui si fonda tutto il resto. Dal punto di vista fisico ve ne sono altre che pur non avendo la stessa importanza, hanno un certo peso nel modo di essere tra l’uomo e la donna: il diverso timbro della voce, la diversa struttura corporea (più muscolosa e massiccia quella dell’uomo, più rotonda e minuta quella della donna), il diverso sviluppo delle ghiandole mammarie, la diversa quantità e distribuzione dei peli sul corpo, la maggiore o minore incidenza di alcune “patologie” (per esempio calvizie negli uomini, cellulite nelle donne). Gli uomini e le donne quindi sono anatomicamente e fisiologicamente diversi. Purtroppo però anziché vivere la diversità come una grande opportunità per integrarsi reciprocamente, la si vive come una ‘diminutio’ che toglie qualcosa al proprio essere e che talvolta induce a scagliarsi contro ogni differenza solo perché non sappiamo distinguere tra questa e l’uguale dignità. Il concetto classico di giustizia ‘dare a ciascuno il suo’ non toglie l’uguale dignità di ogni essere umano, ma rispetta le differenze e l’arricchimento reciproco. Tardiamo a comprendere che l’ideale di unità nella diversità è la convergenza suprema di realtà a sé stanti e originali”. salvatorepalma@loradelsalento.it

zoom di Alberto Marangio RADIO E DINTORNI Rtl 102.5: prima tra le private Con una media di 5.534.000 ascoltatori giornalieri, RTL 102.5 (a Lecce, 105.3 MHz) si conferma la radio privata più seguita in Italia. I dati, diffusi nei giorni scorsi da Audiradio e relativi al bimestre novembre - dicembre dello scorso anno, vedono infatti l’emittente milanese seconda solo a Radio 1 (forte invece dei suoi 6.200.000 contatti quotidiani). Per conoscere meglio la stazione che, nella classifica degli ascolti, precede rispettivamente Radio Deejay (5.216.000 utenti) e Rds (4.934.000), abbiamo dedicato la rubrica Radio e dintorni di questa settimana ad uno dei programmi di punta di Rtl: W l’Italia, in onda dal lunedì al giovedì nella fascia oraria 11 - 13. Già nel titolo, W l’Italia rivela tutto il suo carattere: si tratta infatti di una trasmissione realizzata per rivolgersi ad un pubblico ampio e trasversale, impostata in modo da poter semplicemente accompagnare, con la sua leggerezza e con tanta musica, le abituali attività della giornata. I contenuti del programma, del resto, non hanno di certo ambizioni particolari, se non quelle di permettere giusto qualche battuta ai due - comunque bravi - conduttori, e di coinvolgere (per lo più via sms) il pubblico da casa. L’obiettivo principale della trasmissione, dun-

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que, resta prevalentemente quello di far sorridere l’ascoltatore: partendo magari dall’evento di cronaca o di costume presentato come il “tema della puntata”; oppure ironizzando sui segreti della cucina svelati nel siparietto Mangia come parli; o ancora, interrogandosi sul significato di un vocabolo della nostra lingua oramai in disuso (come avviene nella rubrica W l’Italiano, momento più “alto” delle due ore proposte). Possa piacere o meno, W l’Italia (in onda anche sul canale 750 di Sky, come del resto tutta l’offerta di RTL) risulta pertanto un programma al quale non si può comunque contestare nulla: condotto con professionalità da Angelo Baiguini e Valeria Benatti, porta infatti tranquillamente a termine il proprio compito, riuscendo ad aggregare ogni giorno una quantità notevole di fedelissimi. Parlando invece più in generale, stupisce semmai che una radio con un pubblico così ampio tuttora impedisca di seguire le proprie trasmissioni anche sul web, in streaming o in podcasting (non potendosi al giorno d’oggi ritenere l’offerta on-line di una emittente come qualcosa di slegato da quanto proposto invece in radio); ma chissà, forse più che una mancanza, anche tale singolarità rappresenta uno dei “segreti” che hanno permesso a RTL di confermarsi la stazione privata italiana maggiormente ascoltata.

Dal 1965 il folklore carnescialesco nella grafica del maestro Nicola Andreace. L’esposizione si chiude il 20 febbraio

In mostra i manifesti del Carnevale di Massafra Anche quest’anno, continuando una tradizione ormai plurisecolare, le strade di Massafra, antico comune situato nella provincia di Taranto, saranno animate dal “57° Carnevale massafrese”, una sfilata di maschere e di carri allegorici che, con il coinvolgimento diretto degli spettatori, darà vita a uno dei carnevali più importanti e festosi della Puglia. Alla festa di quest’anno è abbinata una singolare iniziativa, quella della del Liceo Statale “De Ruggieri” di Massafra, che propone una mostra dei manifesti storici del Carnevale di Massafra, realizzati dal 1965 dal maestro Nicola Andreace. Il prof. Stefano Milda, Dirigente Scolastico del Liceo, nel catalogo della Rassegna “Linguaggio Grafico e Comunicazione visiva” scrive: “il Carnevale di Massafra è considerato un evento di primo piano nella nostra regione e le relative tradizioni sono molteplici ed estese in tutti i campi della vita pubblica e privata. È così importante per i massafresi, che abbiamo voluto ripercorrerne i momenti più importanti, attraverso lo strumento del linguaggio grafico e della comunicazione visiva”. “Ci è sembrato doveroso”, continua il dirigente, “rendere omaggio al maestro Andreace, esponendo nella nostra scuola i manifesti storici d’arte di cui egli è autore di indiscusso valore e nei quali l’artista rinnova il contatto con la realtà, rendendoli così documenti, emblemi istituzionalizzati della cultura jonica, dai quali non è possibile prescindere”. La presentazione di questa Rassegna di manifesti avrà, come testimonial d’eccezione, il prof. mons. Cosimo Damiano Fonseca, Accademico dei Lincei, e come ospiti d’onore i Di-

rigenti scolastici, Docenti e alunni di sette Istituti scolastici europei: la Vyturio Secondary School di Panevežys (Lituania), il Gimnazjum nr. 18 di Katowice (Polonia), l’Agrupamento vertical de escolas de Pico de Regalandos di Vila Verde Braga (Portogallo), il Grup Scolar Industrial “I.L. Caragiale” di Moreni (Romania), la Ieso Belerma c/ Principe de Asturia di Ossa de Montiel Castilla-La Mancha (Spagna), il Sukromne Sportive Gymnazium di Elba Smetanova (Slovacchia), ed il Mareþal Çakmak Anadalu Öðretmen Lisesi di Inönü Mahallesi (Turchia), co-partner del Liceo nel progetto multilaterale Comenius: “Diversity in our Common European Home”, che offre alla comunità massafrese l’opportunità di conoscere le diverse culture dell’Europa e di far conoscere all’Europa le tradizioni gastronomiche, musicali e folkloristiche della terra pugliese. La Rassegna dei Manifesti del maestro Andreace rappresenta in maniera perfetta la documentazione che sarà consegnata all’attenzione dei visitatori, perché sappiano apprezzare il folklore carnascialesco massafrese, che, come quello di tutti i popoli indo-europei, segna il lungo passaggio “invernale” verso il rinnovamento del cosmo simboleggiato dalla primavera. È stata messa a disposizione dall’artista l’intera collezione dei suoi Manifesti inventariati e conservati presso “Segmenti d’arte”, Galleria, Centro studi, ricerche e documentazione di Massafra Per l’occasione, il maestro ha realizzato un poster, che oltre ai dati divulgativi dell’evento, sistemati in maniera armonica nella composizione grafica, contiene, in tre riquadri, altrettante sue creazioni grafiche: il

manifesto per il 21° Carnevale Massafrese del 1973, dove una maschera stupita e rinfrancata, s’inchina a salutare l’arrivo della Manifestazione, messa in forse dai cambiamenti e dalle discordanti situazioni politiche, mentre le linee orizzontali e parallele metaforicamente sollecitano a superare i personalismi e a ricordare che le operazioni culturali dal passato devono procedere verso il futuro per il generale progresso civile; il manifesto del 53° Carnevale massafrese del 2006, così da Andreace spiegato: “Le Maschere, ballando al vorticoso ritmo della pizzica, cantano il piccolo grande universo del centro storico con le sue tradizioni, sapori e saperi, e ci invitano ad operare con umiltà e rispetto degli altri, perché gli uomini tornano nel nulla e le opere continuano a raccontare”; l’immagine di “Lu Pagghiùse”, una delle due maschere ufficiali del Carnevale di Massafra, magia dello Jonio, creata dall’artista dopo aver constatato che le diverse Città italiane hanno come simbolo del Carnevale un’immagine, consolidata nel tempo, la quale, rispecchiando la peculiarità caratteriale della propria gente nella loro zona, è facilmente decifrata dovunque. Sul loro esempio, Andreace progettò un logo per la Maschera del Carnevale di Massafra che sintetizzasse storia, folclore e cultura, ironia e amore per la propria terra e che, trascendendo la cronaca, potesse essere facilmente individuata e riconosciuta da tutti. “Lu pagghiùse”, soprannome scherzoso della maschera, sottolinea l’estrosità caratteriale del massafrese, indicandone anche la sua elasticità, la sua capacità di accondiscendenza, e, soprattutto, di acco-

glienza, dopo la sua iniziale inflessibilità. La maschera, somigliante a un menestrello, un po’giullare, un po’ contadino, con il suo copricapo azzurro di lana, la banda di cuoio, il fascione rosso in vita, il mantello marrone, i braccialetti con campanellini alle caviglie e la collana al collo, si presenta come incarnazione della tradizione con gli elementi delle radici ancestrali della civiltà contadina (bisaccia e cupa-cupa), come manife-

stazione della trasformazione (cavigliere e collana), come identità della Città con la sua voglia di travestimento, di allegria, di condivisione, di miglioramento. “Lu Pagghiuse”, con il suo carattere aperto ed ospitale, accoglie tutti a braccia aperte e li invita alla baldoria corale. La maschera diventa emblema della condizione umana, espressione della sua evoluzione e delle sue attese per una rinno-

OSSERVATORIO GEO-POLITICO

vata migliore realtà, specchio del Carnevale che cresce. Il calendario dei festeggiamenti per il “57° Carnevale di Massafra” è disponibile sul sitowww.carnevalemassafrese.it. La rassegna di manifesti storici, gratuita, sarà aperta al pubblico tutti i gorni, dal 12 al 20 febbraio 2010, presso l’Aula Magna del Liceo Statale “De Ruggieri”, dalle ore 18:30 alle 21:00. Samuele Vincenti

di Roberto Cavallo*

La mezzaluna e la svatica Dalle fatiche di due professori universitari statunitensi, David G. Dalin e John F. Rothmann, esce in Italia per le Edizioni Lindau (Torino, 2009, pagg. 264) un volume inquietante, molto ma molto “politicamente scorretto”: La mezzaluna e la svastica. Che cosa raccontano i due illustri storici americani? Narrano la vita e le gesta di Hag Amin Al-Husayni, gran muftì di Gerusalemme dal 1921. Dopo la caduta dell’Impero ottomano e nell’imminenza della scomparsa del califfato ad opera di Kemal Ataturk, per la prima volta dopo sette secoli la Palestina sotto il mandato britannico non era più “Dar al Islam”, terra dell’Islam. Fu questo il contesto storico che spinse il leader spirituale palestinese fra le braccia di Hitler, in una crescente ostilità contro Gran Bretagna e Stati Uniti. I primi progetti di costituzione di uno Stato ebraico nella Terra promessa terrorizzavano Al-Husayni, che al momento opportuno - il secondo conflitto mondiale - compì il grande salto collaborando direttamente con il regime nazista. Sostenitore della “soluzione finale”, si adoperò affinché circa centomila volontari musulmani, bosniaci ma non solo, si arruolassero sotto le bandiere brune di Adolf Hitler. Dalin e Rothmann in questo volume ricostruiscono gli scenari di tale collaborazione, fondata sul comune nemico ebraico, che durò sino al crollo della Germania nazista. Dopo la guerra, scampato a Norimberga, Al-

Husayni si divise tra l’Egitto, dove rinsaldò i rapporti con Sayyid Qutb e Hasan al-Bannah (rispettivamente teorico e fondatore dei Fratelli Musulmani), e Beirut, dove pose sotto la sua ala protettiva un giovane che negli anni successivi diventerà un protagonista della politica mediorientale: Yasser Arafat. Il 30 settembre 1948 Al-Husayni venne eletto all’unanimità Presidente del Governo per la Palestina dall’Assemblea nazionale palestinese. Nel 1951 il muftì presiede il Congresso islamico mondiale di Karachi, nel Pakistan occidentale. Nel 1955 in rappresentanza della Palestina partecipa alla Conferenza afro-asiatica di Bandung, in Indonesia, con i leader degli altri Paesi non allineati, come l’egiziano Nasser, l’indiano Nehru, lo iugoslavo Tito e il cinese Chou En-lai. Nel corso della sua esistenza, terminata a Beirut il 4 luglio 1974, ha considerato l’Olocausto quale macchinazione ebraica finalizzata ad attirare le simpatie occidentali a favore del neonato Stato israeliano. Numerosi leader musulmani hanno seguito tale approccio al tema dell’Olocausto. In tal senso, ultimo in ordine di tempo, si pone il Presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad, organizzatore di convegni pseudostorici dove viene puntualmente negato lo sterminio dei sei milioni di Ebrei da parte di Adolf Hitler. * www.recensioni-storia.it


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le nostre città SAN PIETRO V./Viabilità più ordinata e funzionale

MONTERONI/Una settimana di cultura e spiritualità

Un nuovo tratto viario Don Bosco e l’odierna sfida e ducativa È giunta a compimento l’ampia opera di gestione della viabilità tesa a creare un collegamento efficiente in un punto nevralgico della cittadina sampietrana. La conclusione dell’ultimo tratto stradale che collegherà piazza Falcone con via Pisacane (il tratto inverso, e cioè Via Pisacane - Piazza Falcone è già operativo da diversi mesi) è stata inaugurata alla presenza dei rappresentanti dell’amministrazione, non solo comunale, e dei dirigenti delle Ferrovie dello Stato, il cui contributo è stato fondamentale per la realizzazione dell’opera. Presentato di recente nella Sala Consiliare di San Pietro Vernotico, il risultato dell’opera con successivo rituale taglio del nastro. Oltre al sindaco, Gianpiero Rollo, ed al consigliere regionale, Giuseppe Romano, presenti il direttore produzione territoriale Puglia Rsi - gruppo Ffss, Roberto Pagone, l’assessore alla viabilità della Provincia di Brindisi, Donato Baccaro, l’assessore ai lavori pubblici della Provincia di Brindisi, Maurizio Bruno e l’assessore ai trasporti e vie di comunicazione della Regione Puglia, Mario Loizzo. In tale sede, si sono ricordati i recenti lavori che hanno visto come protagonisti l’amministrazione comunale e le Ferrovie dello Stato. Queste ultime, infatti, nell’ambito della eliminazione dei n. 4 passaggi a livello esistenti, hanno realizzato due sottopassi e hanno ceduto al Comune, a prezzi economicamente vantaggiosi per l’Ente, le aree necessarie per la predisposizione di un progetto di viabilità sostitutiva che è in via di realizzazione e che sta cambiando l’intero assetto del sistema viario di tutta la città. Il progetto che prevede il collegamento del centro con le zone periferiche, che in parte è già stato realizzato ed in parte è in via di completamento in questo anno 2010, sta migliorando le condizioni di accessibilità e di viabilità di San Pietro e, cosa ancor più importante. È stato finanziato nell’ambito dell’Accordo di Programma Quadro del settore Trasporti della Regione Puglia. Inoltre, le Ferrovie dello stato hanno provveduto a ristrutturare tutti gli esterni, con la sostituzione degli infissi della sede della stazione ferroviaria, bonificando la zona dei servizi igienici. In particolar modo, la realizzazione del suddetto tratto che collega piazza Falcone alla via Pisacane, con relativa opera d’allargamento della stessa con costruzione di un adeguato marciapiede, è stata finanziata con economie rivenienti da mutui già contratti in precedenza dall’Ente e con fondi regionali, nell’ambito del secondo accordo di programma quadro del settore trasporti. “Rendere sicura e scorrevole la circolazione” afferma il primo cittadino,”alleggerire il traf-

FISCOSENZAVELI

fico del centro urbano e creare nuovi assi viari di collegamento è stato l’impegno al quale l’amministrazione ha dedicato buona parte delle risorse per investimenti spese nel corso del mandato amministrativo”. Realizzare e migliorare la rete stradale cittadina, lunga 113 km tra strade comunali e strade vicinali, è costato 2.300.000,00 di cui solo 710.00,00 a carico del bilancio comunale. Per sistemare, tra l’altro, ammodernare e bitumare le vie dell’abitato di San Pietro, l’Amministrazione ha già speso 240.000,00 euro, finanziati per 200.000,00 euro con fondi di bilancio ed altri con un apposito mutuo. Inoltre, lo scorso mese di dicembre 2009, sono stati appaltati lavori di bitumazione finanziati con fondi del bilancio comunale e sono in previsione lavori di sistemazione dei marciapiedi di alcune vie del territorio comunale, con basoli di coronamento e scivoli per disabili finanziati con i proventi degli oneri di urbanizzazione. In particolare, si è discusso di altri inerenti lavori già eseguiti, come l’eliminazione dell’impianto semaforico esistente in via brindisi con le intersezioni di via Ancora e la variante esterna, realizzata con una rotatoria, piantumata a verde, che consente di incanalare il traffico in tutte e quattro le direzioni. Eppure, nonostante tali progressi, e qui si tocca un altro tema fondante circa la nuova viabilità, esiste un’altra San Pietro che i cittadini ancora non vedono, ma che esiste già negli atti di pianificazione e programmazione dell’amministrazione. È la San Pietro che vogliamo, moderna, vivibile, accessibile, accogliente e solidale, dotata di opere di infrastrutture da realizzarsi utilizzando al meglio i contributi pubblici accessibili e sviluppando opportunità di collaborazione pubblico-privato.Il progetto è stato finanziato nell’ambito del Programma Integrato Periferie promosso dalla Regione Puglia ed è finalizzato alla definitiva integrazione della zona interessata al tessuto urbano e prevede la realizzazione di servizi di quartiere, negozi, box artigianali. Saranno inoltre portati a termine tutti i lavori necessari per completare il progetto di viabilità sostitutiva, relativo alla eliminazione dei passaggi a livello che risultano già finanziati. Inutile dire, alla luce di tali dichiarazioni, che se si ha la volontà di cambiare un territorio, in chiave nettamente positiva, l’uomo è pronto a cambiarne le sorti tenendo conto, fra le altre cose, di come le ferrovie abbiano avuto da sempre spazi immensi nelle città. Il momento per cambiare pare essere giunto: un futuro non più remoto è tra noi. L’uomo è pronto ad avanzare verso di esso. Marco Marangio

Santo. La settimana dedicata a Don Bosco si è conclusa sabato con la Celebrazione Eucaristica presieduta da mons. Adolfo Putignano, direttore e guida spirituale dell’Oratorio. Alla Santa Messa hanno partecipato, con vivo entusiasmo e collaborazione, tutti i bambini della Scuola Primaria, i loro genitori e il personale scolastico e ancora tanta gente della comunità monteronese. Ospite gradito è stato il prof. Marcello Tempesta, docente di Pedagogia Generale presso l’Università del Salento che, alla fine della celebrazione, ha tenuto un incontro-dibattito sul tema “La sfida educativa: un impegno di sempre”. Il relatore, parlando di educazione, è partito dalla consapevolezza della fortuna che noi monteronesi abbiamo nell’aver ereditato, dal compianto don Antonio Giancane, un’istituzione educativa tanto importante quale è l’Oratorio come realtà viva che forma intelligenze, come scuola in realtà non privata ma pubblica, la cui opera educativa e formativa è finalizzata al bene della comunità. Partendo dal presupposto che si cresce non con le parole ma attraverso l’esperienza concreta, entrando in contatto diretto con quanto ci plasma e ci trasforma, ecco che per noi Don Bosco è l’esempio carismatico a cui guardare, modello da imitare, nostro punto di riferimento educativo e formativo. Analizzando la situazione attuale della nostra società, caratterizzata da una profonda crisi educativa, da una povertà di carattere spirituale e morale, da una “emergenza educativa” di tipo qualitativo a tutti i livelli, è normale e alquanto necessario chiedersi in che termini bisogna parlare di educazione, come dobbiamo guardare all’educazione. Il prof Tempesta ha illustrato in modo esemplare e con assoluta chiarezza il problema educativo che rende “malata”

la nostra società, ormai incapace di fornire educazione e rendere l’uomo capace di diventare uomo. Egli ha evidenziato come il problema educativo è sempre un problema che parte dagli adulti. Dunque, di fronte a tale crisi, è necessario che i grandi ritornino a passare il testimone ai più piccoli, tramandando quello che di più importante abbiamo a livello educativo: gli adulti devono imparare di nuovo ad educare e per essere all’altezza di questo compito, devono continuamente lasciarsi educare a loro volta, devono tornare discepoli. Quella dell’educazione è una grande responsabilità e oggigiorno, come il relatore ha affermato, “urge riprendere l’aratro dell’educazione che purtroppo da tanti è stato abbandonato”. Si è erroneamente pensato di poter fare a meno dell’educazione e di poter lasciare l’uomo crescere da solo, libero, quasi come fosse una violenza educare. Niente di più sbagliato! Oggi stiamo pagando le conseguenze di questo vuoto educativo in termine di decadenza ed immoralità sociale. Ai ragazzi non servono le “cose” ma le “persone”, genitori, insegnanti , catechisti, ecc…, che si occupino con passione dell’educazione e della crescita spirituale e morale dell’uomo. Educare significa amare l’uomo e imbattersi nella sua libertà. Ed ecco che l’educazione non ci dà garanzie perché l’atto educativo ci lascia sospesi dinanzi alla libertà dell’altro. Nonostante ciò non bisogna mai arrendersi dinanzi all’impegno educativo, ma attuarlo a tutti i costi, anche quando ci sembra difficile o impossibile. Oggi l’educazione appare una sfida la cui vittoria può essere raggiunta prendendo atto del fatto che “educare è possibile ed è bello anche se faticoso”. Irene Manca

a cura di Elena Palladino

Avv ocato Spe ciali zzata in Diri tto Amministrativo e Tri butario

Gioia la marcia brillante di Coggi

Misure a sostegno di famiglie e imprese Questa rubrica si prefigge lo scopo di divulgare, con immediatezza, informazioni di carattere fiscale, ritenute utili alle famiglie e alle imprese, nonchè di fornire un ausilio all’attivazione delle stesse. In questa prima puntata si è pensato di dare rilevanza alle misure a sostegno delle famiglie e delle piccole e medie imprese così come predisposte rispettivamente dall’Abi e dall’Agenzia delle Entrate. Nello specifico: Accordo abi del 21.10.2009-operativo dal gennaio 2010 Il Comitato esecutivo dell’ABI ha approvato, in data 21.10.2009, il “Piano Famiglie” che prevede la sospensione delle operazioni di mutuo per un tempo di dodici mesi nei confronti delle famiglie disagiate quali: 1) famiglie che hanno perso il posto di lavoro dipendente a tempo indeterminato o per il termine del contratto di lavoro dipendente a tempo determinato, parasubordinato o assimilato; 2) famiglie che hanno cessato l’attività di lavoro autonomo; 3) famiglie che hanno perso per morte il componente, unico percettore di reddito; 4) famiglie che percepiscono interventi di sostegno al reddito. Tale accordo è operativo dal mese di gennaio 2010. Nello stesso documento l’Abi

Sabato 6 febbraio, presso l’Oratorio Don Bosco di Monteroni, si è conclusa la “Settimana in onore di San Giovanni Bosco”, grande santo dei giovani, fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Egli dedicò tutta la vita alla sua missione: quella di essere apostolo dei giovani, loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché reprimere. La festa dedicata al Santo è particolarmente sentita e vissuta in modo profondo e religioso dalla comunità scolastica operante nell’Oratorio. è qui, infatti, che i bambini frequentanti la Scuola Primaria e dell’Infanzia “San Domenico Savio” hanno la possibilità di apprendere l’operato di Don Bosco e i principi su cui esso si fonda. Gli alunni sono venuti a conoscenza, dal punto di vista didattico e culturale, della vita del Santo, del suo amore per i giovani e per i fanciulli in disagio che egli amorevolmente accoglieva tra le sue braccia e guidava verso una vita virtuosa e ispirata agli insegnamenti di Cristo. Hanno appreso, inoltre, il metodo pedagogico ed educativo attuato dal Santo nel corso della sua missione, quel “Sistema Preventivo” racchiuso nel celebre motto “State allegri, ma non fate peccati” e fondato sulla ragione, la religione e l’amorevolezza. Per rendere quanto più diretta l’offerta formativa relativa a Don Bosco i bambini hanno partecipato al cineforum sulla vita del Santo avendo così la possibilità di toccare con mano ed esperire direttamente i suoi insegnamenti e il suo impegno volto a salvare le anime della gioventù. Il tema di Don Bosco è stato affrontato anche in ambito musicale attraverso un progetto canoro durante il quale i bambini di tutte le classi hanno partecipato cantando inni dedicati al

s’impegna a coinvolgere interlocutori istituzionali e della società civile (Banche, Enti pubblici e privati), al fine di sostenere le famiglie sia mediante l’accesso al credito che mediante misure di sostegno anche mediante l’avvio di micro attività imprenditoriali. Comunicato stampa dell’agenzia delle entrate. Nell’ambito delle misure a sostegno delle piccole e medie imprese, nonché delle famiglie si segnala che l’Agenzia delle Entrate ha provveduto a disporre 800 mila rimborsi per un ammontare complessivo di 940 milioni di euro. Nello specifico 390 milioni di euro sono stati disposti alla fine del 2009 per provvedere al rimborso di crediti relativi alle imposte dirette e IVA a favore delle imprese. Le ulteriori somme (relative a crediti d’imposta Irpef), saranno disposte a favore dei contribuenti (persone fisiche) che hanno presentato la dichiarazione dei redditi fino all’anno 2007. Di entrambe le misure verranno fornite dalla scrivente le istruzioni operative. Per ogni ulteriore informazione il lettore potrà rivolgere, direttamente alla scrivente, le proprie domande attraverso la posta elettronica. palladino@loradelsalento.it

QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

di Antonio Martino

Una marcia che sprigiona entusiasmo e tanta positività è la composizione brillante “Gioia” di Gesualdo Coggi. Si tratta di uno spassoso bozzetto dal quale emerge una forza propulsiva ricca di tanti colori: i suoni della banda. Il compositore ha evidenziato sul frontespizio una particolare dedica “alla felice memoria del prof. Giambattista Gioia”, un chiaro riferimento al duplice significato del titolo di questa marcia brillante. Apre con squilli terzinati affidati a tutte le sezioni della banda. Sui successivi suoni lunghi dei flicorni chiari e scuri, i clarinetti imbastiscono un ispessimento volumetrico attraverso l’uso del trillo. La prima idea tematica viene introdotta dalle cornette in sib., dai flicorni tenori e dai flicorni baritono, mentre le sezioni delle ance si muovono sul suono lungo degli ottoni per realizzare un effetto eco. Le due sezioni si ritrovano subito dopo insieme nella semifrase di risposta per irrobustire maggiormente il ritmo, attraverso dei suoni ribattuti come croma-semicroma-semicroma. In questo primo periodo i corni e flicorni contrabbassi, amplificati dall’intervento omogeneo delle percussioni, sviluppano un ritmo incisivo che ulteriormente rinvigorisce l’idea musicale al fine di offrire all’ascoltatore un evidente segnale di inflessibilità ritmica. Il secondo periodo di questo primo tema viene affidato ai primi clarinetti in sib. con l’ausilio delle cornette in sib.; i flicorni scuri, a loro volta, ripropongono quegli elementi evidenziati precedentemente come una realizzazione del-

l’eco e modificano in maniera chiara il ritmo che da terzinato diventa croma-punto-semicroma. I corni e i flicorni contrabbassi modificano il loro tappeto armonico attraverso sempre questa variante ritmica per esaltare volutamente lo slancio della melodia e renderla più fluida. La conclusione di questa fase non coincide con l’ormai consolidato grado della tonica; il Coggi completa questa parte della composizione sul grado della dominante e così rimane ancora irrisolto l’epilogo dell’idea. L’aspettato ritornello non modifica nulla del precedente percorso e si lega spontaneamente ad un breve episodio che, a sua volta, anticipa il trio. La fase transitoria elabora brevi elementi ritmico-melodici apparsi nel primo tema con l’intervento in levare della melodia. L’incedere solistico del rullante con la grancassa rappresenta la cesura tra la prima e la seconda parte della composizione. Il colore povero di luce del secondo tema, affidato ai clarinetti in sib, nel registro grave, e ai flicorni scuri, con evidenti appoggiature (inferiori e superiori), crea un clima di attesa maggiormente sospinto in avanti dall’intervento misurato degli squilli delle cornette. Il tema viene illuminato, dopo un crescendo delle cornette, dalla poliedrica duttilità dei primi clarinetti in sib. e dal resto della banda che sprigionano tutta quella solida energia affinché il tema s’imbeva di positività, presente sin dall’inizio della composizione. Il compositore è riuscito a modificare l’ampiezza della melodia attraverso la sapiente conoscenza dell’amalgama bandistico.


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Lecce, 13 febbraio 2010

le nostre città LECCE/Tavola rotonda organizzata dall’Ac alle Officine Cantelmo

LECCE/300 anni dalla nascita di S.Pompilio

Azione pubblica in verità Il Giubileo pompiliano Dell’Enciclica Caritas in Veritate del Sommo Pontefice Benedetto XVI sono già state dette e scritte molte cose, e molti sono i convegni e le tavole rotonde organizzate per approfondire il messaggio in essa contenuto, e cioè che la carità vissuta nella verità “è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera” (n. 1). Anche l’Azione Cattolica di Lecce ha voluto organizzare lo scorso sabato 6 febbraio una tavola rotonda “Azione Pubblica ‘in Verità’”, presso le ex Officine Cantelmo, “il santuario della cultura” - come lo ha definito il moderatore Marco Renna, direttore della sede di Lecce di Studio 100. è stato non solo un momento formativo per gli educatori e i soci dell’Azione Cattolica, ma anche una bella occasione di incontro e di dialogo con amministratori pubblici e politici locali, rappresentanti di tutti gli schieramenti, presenti all’iniziativa. Don Nicola Macculi, Direttore dell’Ufficio di pastorale sociale e del lavoro, ospite principale della tavola rotonda, ha ben sintetizzato e commentato l’Enciclica, ripercorrendola ed evidenziandone i temi principali. La carità è la via principale della dottrina sociale della Chiesa, e “un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali” ( n.4). Lo sviluppo ha bisogno della verità e si basa su due criteri fondamentali e orientativi dell’azione morale: la giustizia e il bene comune. “Ogni cristiano

è chiamato alla carità anche attraverso una ‘via istituzionale’ che incida nella vita della ‘polis’, del vivere sociale”( n.6). Punto di partenza di questa lettura del Pontefice, ha sottolineato don Nicola, è sicuramente la questione antropologica: la centralità dell’uomo posto come fine dell’intera organizzazione culturale, sociale e politica. Gli aspetti della singola persona non sono scindibili: la persona è un tutto in sé completo, come in sé completa è la comunità umana, con cui è costantemente in relazione. Una corretta visione antropologica, pertanto, introduce poi l’idea della economia sociale di mercato: un’economia in equilibrio fra libertà e giustizia; un ordine economico e sociale in grado di garantire, nello stesso tempo, un buon funzionamento dell’attività economica e condizioni di vita umana decenti. La religione cristiana e le altre religioni, ha sottolineato ancora don Nicola, “possono dare il loro apporto allo sviluppo solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica”(cfr. CV n.56). “La Chiesa - afferma Benedetto XVI nella Deus Caritas est - non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la battaglia più giusta... deve inserirsi in essa per la via dell’argomentazione razionale e deve risvegliare le forze spirituali, senza le quali la giustizia, non può affermarsi a prosperare”(n. 28). Giustizia e bene comune, quindi, sono stati i punti salienti sui quali si è

intessuto il confronto tra don Nicola e gli altri ospiti presenti, istituzioni e rappresentanti del mondo politico: il Sindaco della Città di Lecce Paolo Perrone, il Presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone, la vice-presidente della Regione Puglia, Loredana Capone, il consigliere regionale Saverio Congedo, il presidente di “Salento Europa”, Fabrizio Camilli ed il sindaco di Casarano, Ivan De Masi. Il tutto, in una logica assolutamente bypartisan e non schierata, tipica dell’AC. Le scelte delle Istituzioni, ha affermato il Sindaco di Lecce, devono essere improntate sul bene comune al di là degli “steccati” politici, ed è per questo motivo che tutte le iniziative dovrebbero essere finalizzate alla crescita umana, civile e sociale della singola persona. Pienamente concorde e sulla stessa linea il Presidente della Provincia, che dopo aver fortemente ringraziato l’Azione Cattolica per l’iniziativa, ha affermato che ogni giorno gli uomini politici sono chiamati a fare un esame di coscienza per verificare che il loro operato sia “visibilmente” rivolto al bene comune. E sicuramente sul bene comune può costruirsi un sano e sereno dialogo e confronto politico. Fiduciosa di questo impegno, l’Azione Cattolica si augura, prendendo in prestito le parole di don Nicola, che la luce della fede che illumina e purifica la ragione, possa aprire spazi per progetti di giustizia nella carità all’uomo di buona volontà. Marina Romano

MERINE/L’attività dell’associazione che opera pa la cultura e la musica

Book Day per l’Arte Merinarum

L’Associazione per lo Sviluppo della Cultura e dell’Arte Merinarum con sede in Merine (Le) è nata per il volere di cinque soci fondatori, con la passione di sviluppare la cultura in ogni suo aspetto nel mondo, con particolare attenzione alle Regioni dell’Italia e soprattutto del Meridione centro nevralgico dell’Italia. Lo scopo che ci si è prefissi è stato quello di promuovere il canto, la musica, la danza, il teatro, la pittura, la storia, la scultura, e tutto ciò che è considerato elemento importante per il raggiungimento di un alto livello artistico e culturale. Il pensiero trainante è stato cercare la crescita culturale di un popolo attraverso manifestazioni che risultassero divertenti e istruttive allo stesso modo partendo dall’educazione artistica dei bambini. Per tali ragioni il primo spettacolo in assoluto, risalente al giugno 2008, è stato interamente dedicato ai bambini con la lettura di fiabe inedite; si è continuato su questa linea fino alla manifestazione del 7 febbraio scorso intitolata Book Day e svolta a Lizzanello presso la Sala Polifunzionale C. De Giorgi dove, nonostante l’elevata e raffinata manifestazione si è dato spazio ai bambini ideando uno spettacolo di danza, curato in ogni sua forma di Lorena Scardia, che ha introdotto il libro di narrativa di Luca De Giorgi dedicato proprio ai ragazzi. Gli altri interventi di Antonio Martino e di Antonia

Occhilupo non si sono discostati dall’idea che ha sviluppato il presidente dell’associazione, Cristian Starace, ossia far avvicinare grandi e piccini alle materie principali per l’accrescimento della società e quindi l’addentrarsi nel campo musicale con il recupero di un brano di importanza storica per gli abitanti di Monteroni quale l’Inno a San Luigi Gonzaga e della poesia governata dalla passione per la vita, senza trascurare l’aspetto storico e scientifico sulla teoria dell’evoluzione curato da Salvatore Epifani. Angela Altavilla vicepresidente dell’associazione e anch’ella ideatrice della manifestazione, ha trattato in maniera poetica alcuni aspetti tragici della nostra società quale la guerra cercando di far comprendere ai genitori che non solo le bombe danneggiano i bambini ma anche la guerra che giornalmente si vive in casa fra litigi e strafottenza che annientano la parte creativa di ogni ragazzo. è proprio in tal senso che l’Ascam intende la cultura e l’arte ossia come una educazione, a partire dalla classe più giovane, trattando e cercando di far sviluppare a coloro i quali ne possiedono le capacità, argomenti delicati in modo semplice e divertente, attirando in tal modo l´attenzione del pubblico adulto e dei bambini e inducendo quindi ad un percorso meditativo e di miglioramento sociale. Ilaria Lorenzo

presenza del cardinale Salvatore De Giorgi, presbitero titolare di Santa Maria in Ara Coeli a Roma, che ha anche presieduto la concelebrazione eucaristica alla presenza del rettore del Santuario, padre Giovanni De Matteis, del superiore della Casa calasanziana di Campi, padre Vincenzo Romano, del superiore provinciale delle Scuole Pie Italiane, padre Dante Sarti, del postulatore generale delle Scuole Pie, padre József Ruppert e di tutto il clero campiense. “La figura di san Pompilio è un punto di riferimento importante per la nostra Chiesa - ha affermato padre Giovanni De Matteis - e credo che sia giusto, in quest’anno nel quale festeggiamo il trecentesimo anniversario della sua nascita, riscoprire e fare apprezzare maggiormente la sua portata umana e sociale, nonché le sue virtù religiose e sacerdotali, espletate sempre al sevizio dei poveri e dei più deboli. Questo è stato il filo conduttore della sua missione sacerdotale e di tutta la sua esistenza. Da sempre tutto il Salento guarda a san Pompilio con rispetto, ma anche con grande benevolenza e affetto, tanto che il Santuario è costantemente meta di fedeli ferventi nella preghiera e nell’intercessione”. Venerdì 19 febbraio, presso il Santuario, avrà luogo una giornata di spiritualità sacerdotale per il clero della diocesi accompagnato dalla guida dell’arcivescovo di Lecce, mons. Domenico D’Ambrosio. Molte inoltre sono le iniziative in programma per tutti i fedeli per i prossimi mesi. Sara Foti Sciavaliere

CONSULTORIO LA FAMIGLIA

Incontrarsi, condividere, aiutarsi Il consultorio “La famiglia” Lecce organizza incontri di gruppo per separati, divorziati e coppie in fase di separazione con l’intervento di una mediatrice familiare, di una psicologa e di un’assistente sociale. Sono previsti incontri settimanali (ogni venerdì) presso la sede del consultorio in via Libertini, 40 alle 19,00. Sarà attivo un servizio di consulenza individuale, anche di carattere legale, se richiesto. Per informazioni telefonare al n.0832-249574 oppure al 3406798155 il lunedì e il giovedì dalle 17,00 alle 18,00. E-mail cons.lafamiglia@libero.it. Il servizio è gratuito.

LEQUILE/La Parrocchia e il Centro Sociale

IN GALLERIA

BACIAMI ANCORA DI MUCCINO Dopo l’esperienza americana Gabriele Muccino torna in Italia con il film “Baciami ancora”, sequel de “L’ultimo bacio”. Sono passati dieci anni, ritroviamo gli stessi protagonisti, all’epoca trentenni, ormai più maturi, almeno in età. Carlo e Giulia si sono sposati, hanno avuto una splendida bambina che amano, Sveva. Dopo vari tradimenti reciproci si sono separati e vivono con i rispettivi compagni. Marco e la moglie, soffrono la mancanza di un figlio tanto voluto, ma che proprio non arriva. Adriano torna dal lungo viaggio, dopo aver scontato anche due anni di carcere a Cuba per aver tentato di portare in Italia della cocaina, adesso vuole recuperare il rapporto con il figlio Matteo, cresciuto soltanto da Livia, impegnata da un anno con Paolo che soffre di depressione. Solo

Dopo dodici mesi di preparazione, il primo gennaio scorso, a Campi Salentina, si è aperto il Giubileo Pompiliano. Sono di fatto trascorsi trecento anni dalla nascita di san Pompilio Maria Pirrotti, il padre scolopio le cui spoglie sono custodite nel Santuario a lui dedicato a Campi, dove ha vissuto l’ultimo anno della sua vita. Il santo che ha avuto i suoi natali in Campania, a Montecalvo Irpino, da una famiglia prestigiosa, aveva sedici anni quando maturò la decisione di lasciare la casa paterna per diventare religioso dell’Ordine degli Scolopi. Giovanissimo, non ancora sacerdote, fu insegnante ed educatore della gioventù, secondo il carisma calasanziano. Ordinato sacerdote a ventiquattro anni incominciò a predicare e confessare in molte regioni d’Italia. Accusato più volte ingiustamente per la sua condotta, fu allontanato prima da Lanciano e poi addirittura espulso dal Regno di Napoli, peregrinando da una casa all’altra dell’Ordine. In questo susseguirsi di vicende avverse, padre Pompilio sopportò con pazienza. Non proferì mai una parola di risentimento e nelle sue lettere esprimeva solo il desiderio di fare la volontà di Dio e di ottenere la grazia di soffrire con gioia. Nuovamente denunciato al Sant’Uffizio e sospeso dalle sue funzioni sacerdotali, ricevette l’ordine di trasferirsi a Campi Salentina, dove lo stesso Fondatore, san Giuseppe Calasanzio, nel 1628 aveva aperto una casa scolopica e una scuola per i fanciulli poveri. Nonostante il suo precario stato di salute, padre Pompilio, nell’unico anno trascorso a Campi, si dedicò con tutte le sue energie per rianimare la Comunità, riorganizzare il noviziato e le scuole, e intensificò la vita religiosa e spirituale degli abitanti. Ad appena un anno dal suo arrivo nella cittadina salentina, fu colto da un malore improvviso e 15 luglio morì. E di fatto il 15 di ogni mese, nel Santuario di Campi, si celebra la giornata pompiliana per i devoti. Devozione ancora più viva in occasione del Giubileo Pompiliano, che ha visto il 15 gennaio l’apertura della porta dell’accoglienza per i pellegrini. Il 1° gennaio è stato celebrato il solenne rito di apertura del Giubileo alla

Alberto sembra essere rimasto lo stesso. Quando gli amici si rincontrano, vanno di nuovo alla fontana dei desideri, ma questa volta non c’è più acqua. Muccino in “Baciami ancora” racconta un certo genere dei quarantenni d’oggi, ma non rispecchia la maggior parte, cioè quelli senza lavoro e senza soldi che non riescono a portare avanti la famiglia. I personaggi mostrati però sono ben descritti, gran parte del merito va certo agli attori. Il cast artistico è lo stesso de “L’ultimo bacio”, a differenza di Vittoria Puccini che sostituisce Giovanna Mezzogiorno. Gli interpreti, che nel precedente film erano quasi sconosciuti, oggi sono fra i migliori che il cinema italiano vanta. Se nella prima pellicola facevano leva sulla loro ingenuità e il loro entusiasmo, qui si nota la loro esperienza;

di Alessandra De Matteis

unico neo, restano un po’ troppo relegati nei loro personaggi. Comunque, danno tutti prova della loro bravura, ma i migliori che si distinguono sono Sabrina Impacciatore sempre più brava e Pierfrancesco Favino, versatile in tutti i ruoli. “Baciami ancora” è girato bene, ha delle ottime inquadrature e può contare su musiche perfette, come l’omonima colonna sonora scritta appositamente da Jovanotti. La pecca maggiore del film è una trama troppo impostata e costruita. “Baciami ancora”, non è certo il miglior film di Muccino, non sarà neanche un capolavoro, ma è sicuramente godibile e apprezzabile.

Una mostra fotografica sulla Sacra Sindone La Quaresima è il tempo che impegna in modo tutto particolare alla riscoperta dei fondamenti della nostra fede e all’esercizio del comportamento più coerente con questa fede. Chi guarda al mistero della Sindone e ne accoglie il messaggio si sente spinto a impegnarsi proprio in questo cammino perché viene interpellato sia il cuore che la mente. La Sindone, infatti, propone in modo intensissimo il dramma della Passione e Morte di Gesù. Chi la guarda è rimandato a quella sofferenza e difficilmente si sottrae all’appello di quel mistero d’amore. Durante l’esposizione della mostra fotografica, dal 17 febbraio al 26 febbraio, la comunità si riunirà per condividere insieme momenti di approfondi-

m e n t o, ascolto, riflessione e preghiera. Un appuntamento importante sarà sabato 20 febbraio alle ore 19,00 con l’intervento del prof. Maurizio Marinelli, esperto in sindonologia, gia membro del Centro Romano di Sindonologia. La mostra , allestita nel salone parrocchiale, si può visitare tutti i giorni dalle ore 18,00 alle ore 20,00. Luigi Buccarello


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Lecce, 13 febbraio 2010

appunti

Gianrico Carofiglio. Le perfezioni provvisorie “Le perfezioni provvisorie” è il nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio, edito da Sellerio. Carofiglio, già in vetta alle classifiche, è nato a Bari nel 1961. è scrittore e magistrato, ed ha esordito nella narrativa dopo parecchie pubblicazioni tecniche e di settore. Il primo romanzo è stato “Testimone inconsapevole”, opera che ha aperto il filone del thriller legale italiano. “Testimone inconsapevole” è il romanzo che per la prima volta vede come protagonista l’avvocato Guido Guerrieri. E lo stesso personaggio è stato protagonista negli ultimi anni anche di altri due romanzi: “Ad occhi chiusi” e “Ragionevoli dubbi”. Anche ne “Le perfezioni provvisorie” il protagonista è Guido Guerrieri. La storia è ambientata a Bari. È un pomeriggio di marzo e Guido sta preparando un ri-

corso che dovrà discutere il giorno dopo in Cassazione. Quello stesso pomeriggio riceve una telefonata dall’amico e avvocato civilista Sabino Fornelli per un caso “molto urgente e delicato”. I clienti di Sabino sono marito e moglie, Tonino e Rosaria Ferraro. Una coppia di Bari che ha due figli: la maggiore, Manuela, ventidue anni e studentessa della Luiss di Roma, e, un ragazzo, Nicola di sedici anni. Il caso riguarda Manuela, scomparsa da ormai sei mesi dopo una vacanza ai Trulli con gli amici ad Ostuni. Dopo una serata in discoteca, l’indomani gli amici hanno accompagnato Manuela alla stazione per prendere un treno che l’avrebbe riportata a Roma, ma da quel momento se ne perdono le tracce. I genitori sono disperati. Si sono rivolti sia alla Polizia che ai Carabinieri, ed hanno persi-

no partecipato alla trasmissione “Chi l’ha visto?” senza ottenere risultati. Sabino chiede a Guido di dare un’occhiata alle carte del caso, chissà che riesca a trovare qualcosa. I genitori della ragazza hanno bisogno di qualcuno che li aiuti, e vogliono affidarsi al nostro protagonista. Guido Guerrieri infatti, in questo romanzo è alle prese con un altro tipo di ruolo, diciamo che veste di più i panni di investigatore privato alle prese con un enigma difficile da sciogliere. L’avvocato infatti è inizialmente scettico ma, dopo molte perplessità, decide di accettare il caso e si getta nella mischia. Guerrieri fa partire le sue indagini dai verbali di Polizia e Carabinieri, dalle amicizie, dalle telefonate e dagli ultimi sms partiti dal telefono della ragazza prima della sua scomparsa. Gli indizi sono pochi, gli accer-

tamenti sul bancomat non avevano fornito alcun elemento utile e le poche deposizioni a disposizione dell’avvocato, erano solo il frutto di mitomani professionisti. Allora Guerrieri interroga nuovamente tutte le amiche, prova a contattare l’ex fidanzato, si confronta con Carabinieri e Polizia, ma continua a brancolare nel buio cercando di mettere insieme i frammenti di una storia effettivamente complicata. Da queste indagini vengono comunque fuori vicende piene di ombre, legate alla cocaina, a episodi di violenza, ma soprattutto viene fuori un ritratto dell’ex fidanzato di Manuela da vero stolker, persecutore della ragazza. Ma a Guido risulta che al momento della sparizione della ragazza l’ex fidanzato si trovava all’estero. La casualità che domina tutto il romanzo sembra, ad un

c@ttolici in rete

Anche sul web la giornata del malato

argo

IL POLLICE tommaso dimitri

LA CITTÀ DEI MATTI Ci piace questa televisione che non solo parla dei problemi reali della gente (non di tutti, ovviamente, ma di molti, anzi moltissimi), e racconta fatti e storie che solo alcuni hanno vissuto, talvolta condividendo le idee di pochissimi, talaltra contestandole fino all’estremo. Facendo tornare alla nostra mente episodi e momenti legati ad un passato ancora recente. Queste le impressioni e le emozioni dopo aver visto “C’era una volta la città dei matti” (Rai Uno, ore 21,10), la fiction in due puntate (i soliti appuntamenti della domenica e del lunedì) sull’avventura medica ed umana di Franco Basaglia e di quella legge che porta il suo nome e che ha ridato dignità umana ai malati di mente. Muovendosi tra entusiasmi e delusioni, felicità e dolore, e guardando all’affetto e alla creatività quali importanti terapie. Le splendide le interpretazioni di Fabrizio Gifuni e di Vittoria Puccini, ma anche quelle di Michela Cescon e Branko Djuric, hanno dato ampia credibilità ai personaggi, ripresentandoceli in una vivibilità che ci fa tornare indietro negli anni.

Si è celebrata giovedì 11 febbraio, ricorrenza liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, la XVIII Giornata Mondiale del Malato il cui tema è: “La Chiesa a servizio dell’amore per i sofferenti”. L’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Sanità della Cei ha preparato un sussidio per la riflessione, che può essere richiesto, insieme al manifesto e alla locandina, ai responsabili diocesani per la pastorale della sanità. Il sito di riferimento è www.chiesacattolica.it/sanita in cui possiamo trovare insieme alla cartolina con la preghiera di quest’anno, il manifesto e anche il Messaggio per la Giornata di Benedetto XVI. Il sito è stato completamente rifatto con la nuova grafica, molto accattivante e veloce, che è stata da poco lanciata nel sito della Chiesa Cattolica. La home è divisa in tre colonne: il menù di navigazione sulla sinistra in cui troviamo i Convegni e Incontri, le Giornate mondiali del malato, i Notiziari, le Note Pastorali e Link Utili. Tra i link utili possiamo trovare tutte le Associazioni che a vario titolo lavorano nel mondo della pastorale della Sanità. La Preghiera della XVIII Giornata Mondiale del Malato chiude la colonna. Al centro troviamo tutte le novità delle notizie che sono messe in primo piano e sulla destra una bacheca delle news.La pastorale sanitaria in Italia è molto variegata e ricca di associazioni, movimenti e attività di sostegno. Amci (Ass. Medici Cattolici Italiani) www.amci.org; Ufci (Unione italiana farmacisti cattolici) gestita in forma regionale; Acos (Ass. Cattolica Operatori Sanitari) che viene gestita in forma regionale (es. http://digilander.libero.it/acoslazio/); Cvs (Centro Volontari della Sofferenza) fondato da mons. Luigi Novarese nel 1947: www.sodcvs.org; Mac (Movimento Apostolico Ciechi) è una associazione di laici, ciechi e vedenti, fondata nel 1928, per iniziativa di Maria Motta, e riconosciuta dallo Stato Italiano e dalla Conferenza Episcopale Italiana: www.macnazionale.it; Mas Movimento Apostolico Sordi) che viene gestita in forma regionale; Oari (Opera assistenza religiosa infermi) che a sua volta ha promosso l’Avulss (Ass. di Associazioni per il volontariato socio sanitario) e voluta da Don Giacomo Luzietti: www.avulss.org; Oftal (Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes) fondata da mons. Alessandro Rastelli nel 1911 entusiasmato dal suo primo pellegrinaggio a Lourdes: www.oftal.org; Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati Lourdes e santuari d’Italia) che è d’obbligo in questo giorno mariano dell’11 febbraio: www.unitalsi.it.

marialucia andreassi

tratto, subire una forte accelerazione, e l’enigma si scioglie nella sol uz ion e più imprevedibile. Carofiglio è davvero molto bravo a raccontare questo genere di storie, regala ai suoi lettori personaggi indimenticabili, e un’avventura dalla quale è impossibile separarsi dopo aver iniziato a leggerla. Per gli appassionati del genere, un romanzo assolutamente da non perdere. Le perfezioni provvisorie, Gianrico Carofiglio, Sellerio, 14.00, pag. 352

M U S I CALM E NTE

Il Campanello di Donizetti Per la 41^ stagione lirica della Provincia di Lecce è appena giunta a conclusione la serie di rappresentazioni del dittico “Il Campanello” di Gaetano Donizetti con, a seguire, il balletto in un atto Sheherazade di Korsakov, su coreografie di Fredy Franzutti. Una commedia napoletana e il magico profumo dell’Oriente per un accostamento non facile ma premitato dalla buona qualità esecutiva di entrambi. L’allestimento dell’atto unico di Donizetti era di Tito Schipa Jr. fluida e scorrevole la sua regia che ha valorizzato l’intero cast. Ottimo il livello anche dello spettacolo di grande effetto del balletto. I danzatori hanno dato prova di grande bravura e, ovviamente, una menzione a parte va alla star Luciana Savignano che ha saputo regalare grandi emozioni con la sua straordinaria espressività. Ora è il turno di Traviata, una delle opere più popolari in assouto di Giuseppe Verdi. La prima è in programma il 20 di febbraio con repliche, a seguire, il 21, 23 e 24. Dell’opera della grande tradizione del bel canto italiano non c’è molto da raccontare. è nota la trama, le battute di molti dei suoi passaggi musicali più “facili”, tutti hanno nelle orecchie le interpretazioni più famose. Grande attesa dunque per questa rappresentazione in cartellone, si è certi che anche le prove avranno pubblico. Il ruolo di Violetta è affidata per la prima a Carmen Giannattasio. La Giannattasio ha interpretato con successo questo ruolo in molti teatri all’estero. In particolare in Scozia e Inghilterra dove i maggiori quotidiani l’hanno definita “più commovente e coinvolgente di nomi come la Gheorghiu e la Netrebko, considerate fino a oggi tra le migliori interpreti del personaggio femminile così caro al pubblico”. Il Telegraph l’ha etichettata come la “più brillante tra i giovani soprani italiani” e la BBc si è interessata a lei con una intervista di ben 45 minuti sulla sua recente incisione, l’ Ermione” di Rossini, uscito proprio di recente, a gennaio. Alfredo sarà Roberto De Biasio, giovane tenore di origine siciliana, torna al Politeama Greco dopo altre importanti rappresentazioni: è stato Edgardo in Lucia di Lammermoor e Cavaradossi in Tosca. Germont padre, Giuseppe Altomare. La regia sarà curata da Petar Selem, l’Orchestra Sinfonica “Tito Schipa” di Lecce sarà diretta dal maestro Filippo Zigante. Il Coro lirico di Lecce dal maestro Pareti. Non resta che attendere “sipario” per lasciarsi trasportare dalla intramontabile armonia verdiana. P. L.

@loradelavoro@ vincenza sava COLLABORATORI ASSICURATIVI Alleanza Toro Assicurazioni cerca, per la zona Lecce nord 15 collaboratori assicurativi. Preferibilmente residenti nei comuni di: Monteroni di Lecce, Copertino, Calimera, Veglie, Carmiano, Lequile, Leverano, Porto Cesareo, Magliano, Novoli. Titolo di studio: Diploma superiore e/o Laurea. Contratto offerto: Collaborazione con possibilità di assunzione. Trattamento economico: inizialmente provvigione con possibilità di stipendio + provvigione dopo il periodo formativo. Gli interessati dovranno presentare il proprio curriculum vitae entro il 22 febbraio 2010

al Centro per l’Impiego di Campi Sal.na via Piemonte 46, tel 0832.794094 fax 0832.791127. Le selezioni si svolgeranno il giorno 23 febbraio 2010 alle ore 9,30 presso il Centro per l’Impiego di Campi Sal.na. VARIE FIGURE Ristorante di Gallipoli ricerca le seguenti figure professionali 1 cuoco/a e 1 cameriere/a. Requisiti richiesti: esperienza lavorativa attinente; età compresa tra 25 - 45 anni; conoscenze linguistiche (inglese o tedesco) per la figura di cameriere/a; residenza nella sede lavorativa o, in alternativa, nei Comuni limitrofi. Contratto a tempo determi-

nato full time, dalla fine di marzo al 30 settembre 2010, con possibilità di trasformazione a tempo indeterminato. Gli interessati si possono candidare entro giovedì 25 febbraio 2010, presentando o inviando il proprio curriculum vitae, con l’indicazione dell’offerta n. 37/03 e con l’autorizzazione al trattamento dei dati personali, secondo il D.lgs. n. 196/ 2003, a Centro per l’Impiego di Gallipoli Servizio domanda/offerta, via G.Galilei. I candidati sono invitati al colloquio di preselezione che si terrà, a cura del referente aziendale, nei locali di questo Centro, venerdì 26 febbraio 2010 alle ore 10.00. Fax 0833.262821.

JUNIOR SALES PROFESSIONAL Alleanza Assicurazioni di Gallipoli ricerca n. 10 Collaboratori tra Junior Sales Professional e Client Assistant. Si richiede la residenza nei Comuni di Gallipoli, Alezio, Sannicola, Taviano, Tuglie. Si cercano persone dotate di buona capacità relazionale, con spiccata sensibilità commerciale e buona cultura, disponibili a lavorare in una Società in grado di offrire un portafoglio clienti ed il supporto dei propri professionisti. Alleanza investirà nella formazione e crescita professionale dei suoi collaboratori, infatti, è previsto, dopo il 12° mese, per i Junior Sales Professional

il corso per la preparazione all’esame Consob per l’iscrizione all’Albo del Promotori Finanziari. Trattamento economico: provvigioni incentivi, trasformabili a fisso variabile incentivi con assunzione a tempo indeterminato dopo 24/36 mesi. Gli interessati si possono candidare entro il 10 marzo 2010, inviando il proprio curriculum vitae al seguente indirizzo di posta elettronica: gallipoli.job@alleanza.it Per maggiori informazioni, visitare il sito www.alleanza.it nella sezione “lavoro” o rivolgersi a: Agenzia Generale di Gallipoli Via Lecce n. 5 tel.0833.266759; fax 02.62367188.

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L’Ora del Salento 15

Lecce, 13 febbraio 2010

lo sport L’ASSIST

di Paolo Lojodice

Le dimissioni di gianni e le plateali contestazioni dei giocatori gettano il calcio jonico nella disperazione. I conti non tornano specie nel portafogli

Gallipoli, la fiaba in frantumi? Non è stato un fulmine a ciel sereno la rottura del sodalizio consumata in settimana tra l’allenatore del Gallipoli, Giuseppe Giannini, il Principe di storica e gloriosa memoria, e il presidente della Società jonica Daniele D’Odorico. Una unione che non ha mai entusiasmato le parti, troppo diverse per stile, intraprendenza e, soprattutto contenuti di merito. I fatti dell’ultima di campionato hanno solo reso evidente quello che covava sotto la cenere. Da una parte il tecnico romano e il suo staff che ha dato senso e dignità ad una squadra rimediata in dieci giorni, dall’altra un presidente che sembra prestato al mondo del calcio e che ha dimostrato di non avere una diretta percezione di che cosa significhi e comporti ricoprire la massima carica di una società di calcio professionistico, soprattutto al Sud e ancor più nel Salento dove, per di più, a soli 35 chilometri, brilla la stella del Lecce del presidente Giovanni Semeraro. A corto di argomentazioni che contano per agire sulla piazza della serie B, per la precisione “l’argent che serve per andare a la guerre”, per richiamare la forma del concetto più volte espresso con vezzosa e non impeccabile pronuncia francese dall’ex presidente gallipolino, Vincenzo Barba quello delle cinque promozioni in sette anni, per intendersi -

D’Odorico annaspa nell’aria umida di scirocco, che a febbraio soffia carico dalle parti della Città Bella. Poco disposti a lasciarsi incantare da dichiarazioni ben oltre il limite della decenza - il marketing locale improntato sul “non giocatore” Bettarini ha rappresentato l’apice dell’incompetenza e irresponsabilità calcistica di D’Odorico - allenatore, squadra e tifoseria hanno detto basta, sia pur con modalità e forme differenti. Subito a dire che la tifoseria appoggia in maniera incondizionata il tecnico ro-

mano, poi le ragioni del tecnico che tiene con fermezza le sue posizioni “Non torno indietro ha ribadito in settimana - al Gallipoli la situazione non è chiara. Mi avevano assicurato che entro il 30 gennaio avrebbero pagato gli stipendi di ottobre, ma non tutti i giocatori sono stati accontentati”. All’ormai ex allenatore risponde il presidente che accusa il tecnico di essere “una primadonna. Io ho sempre chiesto a tutti di avere un po’ di pazienza, in parte abbiamo pagato, nel tempo avremmo regolarizzato tutti”. E intan-

to la vicenda, originata dalla singolare contestazione della squadra gallipolina verso il suo presidente nei i primi, sterili, 40 secondi dà il via alla apertura di un fascicolo da parte della Procura Federale per appurare la liceità dei comportamenti in relazione al risultato e alle scommesse: secondo i ’risk manager’ dei bookmaker italiani, le giocate sono andate ben oltre un normale flusso, anche se il giro di danaro non è stato tale da costringere gli allibratori a chiudere le scommesse sulla partita.

L’Ora Motori

Formula 1 al via con l’occhio alla spesa In attesa del prossimo via ufficiale, in Bahrein, del nuovo mondiale di Formula 1 e alla luce delle numerose novità introdotte dalla Fia, è lecito porsi l’interrogativo sul tipo di campionato cui assisteremo. Il ritiro dalle competizioni dei colossi Bmw e Toyota - la Honda già lo scorso anno aveva dato forfait cedendo l’intera struttura alla sorprendente Brawn GP che ha vinto il Mondiale - ha in parte svuotato il panorama di contenuti tecnici ma anche di rilevanti flussi economici; tutto questo, comunque, potrebbe incidere a favore dello spettacolo e della ricerca di soluzioni originali e vincenti, così come è accaduto lo scorso anno proprio per la stessa Brawn GP e per la Red Bull, team partiti con la “qualifica di secondo livello” ma che poi hanno duellato per il Titolo. Dunque si potrebbe prospettare un ritorno alla fantasia e all’inventiva degli “artigiani” della F1, i piccoli costruttori in procinto di affacciarsi al mondiale,

ma non solo: lo scenario che va delineandosi sembrerebbe offrire l’occasione giusta anche per rinverdire i fasti degli storici “capitani coraggiosi” - su tutti Frank Williams - che per anni, con passione e determinazione, sono riusciti a restare a galla e a navigare controcorrente, nei marosi finanziari generati dai colossi dell’automobile ora in difficoltà. Dopo anni di investimenti faraonici, la F1 è costretta a fare i conti con risorse limitate a causa non solo dai budget imposti dalla Fia, ma soprattutto dalla crisi finanziaria globale che ha colpito anche il settore delle competizioni automobilistiche. In questo scenario torna e acquista rilievo una figura i cui contorni, negli ultimi anni, erano diventati più sfocati: quella del “pilota con la valigia”, ingaggiato, più che per meriti sportivi e talento sopratutto per i ricchi sponsor che lo sostengono e ne finanziano l’attività. Mauro Pizzi

MONDO Master della comunicazione nuova occasione di crescita Il Csi continua a stupire tutti cercando di offrire sempre nuove occasioni per formare operatori di qualità che sappiano agire con grande entusiasmo e competenza. Quest’anno a Coverciano, sede storica della Nazionale Italiana di calcio, il Centro Sportivo Italiano ha deciso di realizzare un momento di lavoro e di approfondimento per tutti coloro che, nelle diverse associazioni locali, sono impegnati nell’ambito della comunicazione. Il Master vuole offrire ai dirigenti Csi territoriali la possibilità di confrontarsi con esperienze di più ampio respiro, dalle quali ricavare indicazioni e strumenti utili per migliorare e potenziare le iniziative legate alla comunicazione. Il Master che sarà coordinato dallo Studio Ghiretti, vedrà illustri relatori e giornalisti presenti nel noto centro tecnico federale nei pressi di Firenze. Venerdì in serata sarà il presidente Achini ad introdurre i lavori. Sabato 13 primo relatore sarà Roberto Ghiretti sul tema “Comunicare, ovvero l’arte di essere territorialmente percepiti e credibili, quindi sarà la volta di Leandro De Sanctis, redattore del Corriere dello Sport, e del suo intervento su “Un dialogo aperto: errori da evitare e buone pratiche da seguire”. Nel pomeriggio i lavori proseguiranno con Enrico Gelfi, coordinatore dell’Area Comunicazione dello Studio Ghiretti, che spiegherà “gli strumenti e le azioni del comunicatore”. La domenica dopo la Messa e la visita al Museo del Calcio nel Centro Tecnico Federale, sarà il conduttore di Dribbling Andrea Fusco a chiudere la tre giorni parlando de “lo sport in tv”. Il Csi leccese non poteva mancare a questo appuntamento così importante ed è per questo che un giovane ragazzo, laureato in scienze della comunicazione, prenderà parte al master di Coverciano. Tra le altre cose bisogna segnalare che in questa settimana verranno consegnati alle diverse associazioni sportive i calendari di Calcio A5 per le categorie Under 10, 12, 14, che si aggiungono ai campionati delle altre categorie, il cui campionato è già nel vivo. A breve partiranno anche i campionati dei più piccoli dell’associazione, ossia degli Under 8. La stagione sportiva vedrà partire anche i campionati di Pallavolo e il campionato provinciale di tennis tavolo, a testimonianza che il Csi leccese cresce e rende veramente ampia la proposta sportiva che desidera offrire a tutte le proprie realtà sportive affiliate. “CSIamo e si vede sempre meglio”. Andrea Iurlaro

0510 - L'Ora del Salento  

Settimanale Cattolico dell'Arcidiocesi di Lecce