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Lecce, 30 gennaio 2010

UN EURO

L’Ora del Salento

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Nuova serie, Anno XX, n. 3

SETTIMANALE CATTOLICO

Già il Cino gli attribuisce la paternità progettuale e il Paone nel 2002 segnala la presenza del maestro Trevisi tra gli esecutori della torre

Memoria e verità

Il campanile allo Zimbalo

di Nicola Paparella La memoria è una risorsa a doppio taglio. Ci restituisce i pensieri che avevamo perduto e però ci interroga sul perché li abbiamo lasciati andare verso l’oblio. Siamo giunti al punto di aver bisogno di una legge, perché ci si ricordi dei cancelli di Auschwitz, che il 27 gennaio 1945 venivano aperti dalle truppe di liberazione, portando nel mondo le immagini sconvolgenti dei campi di sterminio nazisti. Tanti avevano visto, ma nessuno si era accorto. Così come ancora oggi molti chiudono gli occhi, per non vedere i luoghi in cui si fa ancora scempio della persona. Ci lasciamo prendere dalle emozioni, ma lasciamo in silenzio la coscienza. Qualche volta conserviamo le immagini, ma spezziamo i fili del ricordo. Recentemente qualcuno ha divelto i cancelli di Auschwitz; sembra che dovessero servire come souvenir. Ma i souvenir, come le foto, aiutano i pensieri nostalgici, non la memoria, che è sempre ricerca, inquietudine, domanda che esige risposta. La memoria è lo strumento con il quale la persona si fa complice del futuro, è la strada attraverso la quale il passato interroga il presente per scoprire dove sta il futuro. Per questo la memoria è verità. L’uomo d’oggi ha mille paure; ma molto spesso queste paure servono soltanto a mascherare la sola cosa di cui dovrebbe davvero aver paura: il mostro che alberga fra le folle esaltate, la tragedia che si nasconde sotto i facili consensi, il sopruso che si esercita attraverso gli applausi strappati alle genti festanti. Nel ricordare quel che è accaduto nei campi di stermino, dobbiamo trovare la forza di dire tutta la verità sul nazismo e sul fascismo, su come siano nati e come abbiano potuto dilagare in Europa. Dobbiamo dire tutta la verità su ciò che seduce, oggi, migliaia di giovani che vengono nuovamente attratti dai simboli e dalle ideologie naziste. Certi striscioni allo stadio non sono soltanto questioni di ordine pubblico, sono interrogativi che esigono risposte puntuali ed urgenti. Chi alimenta quei giovani? Dove stanno le fabbriche del consenso che bruciano la ragione e rinforzano il delirio delle genti? Si può celebrare la giornata della memoria e guardare in Tv uno dei tanti reality show? Sembrano, queste, due operazioni fra loro compatibili? E possono bastare quattro film - anche ben fatti - per celebrare davvero la memoria? Le immagini restano in superficie. Dobbiamo andare oltre, perché il racconto possa diventare interrogativo, e le domande possano spingere lo sguardo verso il futuro. Le immagini, da sole, servono soltanto a scuotere le menti, possono generare passioni, possono alimentare pulsioni, ma poi debbono poter avviare un processo di verità sull’uomo e sull’oggi, debbono sollecitare l’impegno sociale e generare regole di comportamento. Per questo la memoria non è compatibile con il disordine etico, né con l’ambiguità, né con la menzogna, che invece si associano facilmente alla passione, all’emozione, alla nostalgia, al ricordo. La memoria è verità. Ed è spinta alla conversione.

Lecce, 30 gennaio 2010

La storia del Campanile della Cattedrale di Lecce ha assunto fin dai suoi esordi una connotazione storica singolare. L’ inizio dei lavori fu il 1661 quando Vescovo di Lecce era quello stesso Luigi Pappacoda che aveva dato a Giuseppe Zimbalo l’incarico di progettare e seguire i lavori della Cattedrale cominciati nel 1659 e terminati poco più di un decennio dopo. Il campanile da un punto di vista

compositivo e cronologico è parte integrante del progetto della cattedrale ed è evidente in più che i due cantieri nati quasi contemporaneamente proseguirono in parallelo almeno per un certo periodo. Questa doppia concomitanza è fondamentale per avvalorare l’ipotesi che il più probabile progettista dell’opera sia lo stesso Zimbalo (e d’altro canto è un architetto di quei tempi,

A 28 anni dalla sua morte, il 6 febbraio l’Arcivescovo D’Ambrosio celebra l’Eucaristia nella Basilica del Rosario

Con don Ugo De Blasi sulla via della santità Palese, Poli Bortone e Vendola in corsa per Lungomare Nazario Sauro

Regione Puglia, una poltrona per tre

Giuseppe Cino, a ricordarne il nome come autore) senza escludere l’intervento “simbolico” dello stesso Pappacoda come pure quello di maestranze specificatamente esperte nell’affrontare il problema strutturale di un edificio che avrebbe dovuto raggiungere una altezza pari a circa 73 metri. A tali elementi, documentati storicamente, sufficienti a riconoscere la paternità progettuale del campanile è doveroso però aggiungere il contributo di uno studioso, Michele Paone, che segnalò già nel 2002 la presenza proprio nel cantiere del Campanile di un mastro Trevisi, Oronzo in particolare. Per quanto concerne le firme, si precisa, per cautela, si prende in considerazione soltanto solo quella effettivamente leggibile. Il Paone, considerando quanto fino ad allora documentato, completa la questione attributiva del Campanile con molta cautela limitando cioè la presenza di quel Trevisi al solo piano superiore (dove appunto il mastro costruttore appose la firma letta evidentemente dallo stesso Paone) ed in ogni caso sempre in merito alla sola esecuzione dell’opera. È necessario dire, d’altro canto, che la firma incisa “M. Trevisi”, per la posizione (non il lato verso la piazza del Duomo, dove sarebbe stata anche più visibile, ma quello, con buona approssimazione, esposto verso Sud-Est) e le modalità molto rozze con cui fu realizzata, avvalorerebbe l’ipotesi del Paone. Procedendo per analogia può aiutare in tal senso considerare il caso di un altro campanile leccese, quello di San Francesco della Scarpa, comunemente assegnato allo Zimbalo ma di fatto realizzato, invece, da mastro Francesco Antonio Funiati il quale in questo caso nell’incidere il suo nome l’iscrizione si trova sulla fascia del gocciolatoio che è nella cornice superiore sul lato più in vista del campanile- significativamente usò caratteri precisi e ben inseriti nel generale contesto epigrafico di questo campanile. Tornando a quello della Cattedrale, invece, c’è da dire in più che esso non fu pensato solo come - l’occhio del mondo sul mondo, punto privilegiato di osservazione a difesa dell’intero territorio e di Lecce in particolare - ma fu strutturato anche come simbolo, come elemento di connessione fra terra e cielo - umano e divino -. Il suo incedere in altezza, attraverso lo spazio sacro del cielo, è scandito e sancito da epigrafi ed una in particolare evoca nel suono delle parole di chi legge i nuovi santi protettori della città, Giusto, Oronzo e Fortunato che a Santa Irene si sostituirono proprio in quegli anni del Seicento. Fabio Grasso CONTINUAA PAG 2

ecclesìa

catholica

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Verso la Giornata della vita

Un popolo di testimoni digitali

Il 2 febbraio Salesiani vita consacrata a Lecce in festa da 60 anni

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primopiano EDITORIALI - La riforma della scuola superiore

Rinnovare ma con gradualità e condivisione Che ci fosse bisogno di una riforma non è cosa intelligente negarlo. Che ci fosse la necessità di un riordino generale nella superfetazione creatasi negli ultimi anni, con le fioriture a catena di sperimentazioni autonome, mini-sperimentazioni, sperimentazioni assistite o che altro dir si voglia, le quali hanno condotto alla costituzione di un numero esorbitante di “indirizzi” nell’ambito della scuola superiore - con la ricaduta di dover costruire un puzzle di ben oltre 900 pezzi (questo il numero delle sole sperimentazioni) per realizzare le commissioni per gli esami di Stato - non si può non dire fosse una esigenza da più parti avvertita. Ma una “riforma”, a nostro modo di vedere, richiede tempo e, cosa non secondaria, si attua nel tempo. Alla prima affermazione qualcuno potrebbe obiettare che ci si sta lavorando da quando il governo Berlusconi si è insediato, dunque dal giugno 2008. Alla seconda non può bastare, da parte del nostro ideale interlocutore, la contrapposizione di un palliativo come il rinvio delle iscrizioni, poiché questo comporterà lo slittamento di tutta la tempistica della scuola. Comunicazione dell’organici da parte delle Istituzioni, eventuali trasferimenti di docenti, nomine di nuovi insegnanti (perché ci sono nel frattempo anche i pensionamenti “coatti”), assegnazioni provvisorie e gestione delle sovrannumerarietà. Insomma anche in questo caso, chi più ne ha più ne metta. Saranno, vale a dire, tutte le componenti del “mondo-scuola” a dover trovare il passo, di corsa, perché al 1° settembre si possa essere tutti pronti. Da aggiungere: ci saranno anche gli insegnanti di discipline che non avranno più spazio da riconvertire o altri da specializzare per quella che sarà “materia veicolare”, una disciplina, cioè, tra le tante che sarà da insegnare

L’Ora del Salento

in lingua straniera. Sulla carta tutto si può fare, ma come sempre è lo scontro con la realtà che fa la differenza. Riprogettare i curricula dei diversi Licei ha comportato una serie di tagli (era questo l’intento?) su alcune materie che rischiano di vedersi ridotte al solo biennio. Un esempio: la geografia. In un mondo globalizzato è accaduto di dover ascoltare le lagnanze di chi questo mondo definito, a giusto titolo, di “vasi comunicanti”, insegnava a conoscere. L’episodio che segue è riportato dall’Associazione italiana insegnati di geografia, preoccupata per gli effetti che potrebbe avere la riforma Gelmini della scuola superiore con il ridimensionamento dello studio di questa materia. E proprio per cercare di frenare questo processo, l’associazione ha presentato documenti alle Commissioni Cultura di Camera e Senato e ha lanciato una raccolta firme via internet che ha raccolto 4.000 adesioni in tre giorni, con firme davvero autorevoli, ad esempio quella del Rettore della Sapienza Luigi Frati. “Meno geografia rende tutti più poveri” ha commmentato Gino De Vecchis, docente, geografo e presidente dell’Aigg. “La formazione di un cittadino - aggiunge - passa anche dalla geografia, ossia la scienza dell’umanizzazione del pianeta terra e dei processi attivati dalle collettività nelle loro relazioni con la natura e nel corso della storia”. Con la riforma Gelmini, invece, spiega De Vecchis “si penalizza una materia già tanto mortificata negli anni, privando gli studenti di conoscenze indispensabili, relativi ai grandi problemi mondiali”. Con la riforma, infatti, l’insegnamento della geografia scompare in tutti gli istituti professionali e in quasi tutti i tecnici, con l’eliminazione di difficile interpretazione, per esempio, nell’indirizzo `logistica e trasporti´. Drastica, inoltre la

riduzione nei licei, dove già si fanno solo due ore settimanali e solo nel primo biennio”. A sostegno della veridicità delle tesi di De Vecchis ha fatto eco Daniela Pasquinelli, segretaria nazionale della Associazione, che ha raccontato di come sull’autobus, dopo il disastro di Haiti ad alcuni studenti che discutevano dell’accaduto, abbia chiesto loro se sapessero dove fosse Haiti. “Ho scatenato un dibattito tra i ragazzi - racconta la Pasquinelli - Erano convinti che Haiti fosse l’isola delle ragazze con le corone di fiori al collo e i gonnellini di pagliai. Insomma, avevano confuso l’isola caraibica di Haiti con Thaiti!”. Ma ciò che è peggio, lo sanno molti docenti che insegnano

“DA QUANTO TEMPO...”

non geografia ma storia, molti studenti dimostrano difficoltà anche nella localizzazione delle regioni italiane, per non parlare di quelle europee. È accaduto proprio a chi scrive: il Portogallo lo si è visto collocare con un vago gesto della mano sulle coste dell’Africa nord-Occidentale. Beh, almeno ad Occidente c’eravamo! È bene specificare che conoscere la geografia non significa memorizzare nomi. La geografia dei mari, dei monti non esiste più, è un retaggio ottocentesco. Oggi è importante perché questa materia tocca temi cruciali: dai fenomeni migratori ai cambiamenti geopolitici, ai confini mutevoli, non solo politici, ma anche culturali, sociali, economici, fino allo sviluppo so-

stenibile e alle diversità culturali. Si è parlato della geografia solo a titolo d’esempio e considerazione sulla fretta che porta a fare scelte meno ponderate. Né si può obiettare a tale osservazione che altre materie verranno da questa riforma rafforzate, o che in Europa si fa meno e molto meglio. Quest’ultima affermazione corrisponde al vero, ma un percorso di studi va costruito anche con un solo anno in più di riflessione, perché aver fretta può creare danni da riparare, poi, con l’esito negativo generalizzato della azione pur buona nelle intenzioni. Non si può aver fretta. Va bene la riforma, va bene il riodino, ma valutato e agito nei tempi opportuni e, possibilmente, condivisi. È ovvio che non c’è solo il lato negativo: ogni medaglia ha il suo rovescio. Di positivo, bisogna darne atto, non c’è stato da parte del Legislatore l’intento distruttivo di negare quanto fatto da chi ha preceduto. Una certa continuità con quanto operato in questa direzione dal ministro Fioroni è riscontrabile, e non perché quello fosse l’optimum, ma perché non si può pensare che ad ogni passaggio di governo si butti giù quanto realizzato per rifare dalle fondamenta. Resta però il problema, che ci appare oggettivo, della mancanza di una maggiore gradualità che, forse, poteva tornare utile a tutti. Anche ad avvertire questa riforma come una esigenza condivisa, su un percorso fatto insieme, con una preparazione attenta del terreno. Se è vero, come è vero, che è dal 1923 che non si mette sistematicamente mano alla struttura della Scuola, tra 2010 e 2011 non ci sembra che l’attesa tra 87 o 88 anni sarebbe stata poi così tanto più breve. Loredana Di Cuonzo

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SETTIMANALE CATTOLICO Iscritto al n. 517 del Registro stampa del Tribunale di Lecce

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I peccati contro l’ambiente Laudato si mi Signore per sora Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. L’antica tradizione filosofica greca individuò quattro elementi fondamentali che sarebbero all’origine di ogni cosa: aria, acqua, fuoco e terra. Mentre gli scienziati stanno ancora indagando sull’origine dell’universo, l’intuizione filosofico-religiosa di molte culture conferma tale visione. Anche san Francesco ha individuato i quattro elementi naturali come i più importanti per la vita dell’Universo e li ha fatti diventare, nel famoso Cantico delle Creature, strumenti di lode al Creatore. Contrariamente alla visione di san Francesco, la corsa all’accaparramento di queste quattro risorse primarie è la chiave per decifrare i conflitti odierni e quelli del futuro. Iniziamo questa settimana, cari amici lettori, una riflessione sul fatto che le risorse a disposizione dell’umanità, in particolare le quattro sopradette, sono scarse e tutti cercano di appropriarsene a scapito del prossimo. E proviamo anche a considerare come un peccato verso Dio e i fratelli il nostro atteggiamento di spreco e di inquinamento verso quei doni che il Signore ci ha fatto. L’acqua è l’elemento naturale più abbondante sul nostro pianeta, eppure l’acqua potabile scarseggia. I motivi di questa contraddizione sono molteplici. Innanzitutto ci sono zone del pianeta dove il clima molto caldo non consente di avere acqua in superficie, si pensi ad alcune regioni dell’Africa, ma la povertà degli abitanti di quelle zone non permette neanche la costruzione dei pozzi per attingere l’acqua dal sottosuolo. Sul nostro pianeta c’è abbondanza di acqua marina, ma i cambiamenti climatici stanno determinando la riduzione delle riserve idriche costituite dai ghiacciai. Inoltre, sempre a causa dei cambiamenti climatici le precipitazioni si fanno sempre più irregolari, con inondazioni che creano tanti danni e pochissimi benefici. Spesso, anche là dove ci sono grandi quantitativi di acqua dolce, il forte inquinamento la rende non potabile con grave danno alle popolazioni limitrofe. Emblema di ciò è il grande fiume Gange, la Madre per la religione Induista, che è il fiume più inquinato al mondo. La conseguenza di un tale stato di cose è che l’acqua diventa sempre più il motivo di contesa tra le persone e tra i popoli. Non a caso alcuni individuano tra le motivazioni del conflitto tra Cina e Tibet la presenza in quella regione dell’Himalaya quale immensa riserva idrica per i ghiacciai che contiene. Ma, senza andare molto lontano, basta guardare la lotta politica che c’è stata in Italia poche settimane fa sulla privatizzazione degli acquedotti. L’acqua, dunque, sarà al centro delle tensioni locali e mondiali dei decenni futuri. Il vostro affezionatissimo fra Ruggiero

Giuseppe Zimbalo, progettista del campanile di Piazza Duomo Santa Irene appunto, fino ad allora protettrice della città, sarebbe invece citata nell’epigrafe del terzo piano - di fatto il nome però non è più oggi chiaramente leggibile - dove in particolare si auspica la protezione dai fulmini prerogativa proprio di questa Santa. Nella centenaria storia del Campanile, curiosamente, sarà proprio un fulmine, caduto sul suo lato meridionale il 4 aprile del 1731, ad essere l’evento più drammatico della storia di questo monumento. A questo proposito vi è la Conclusione Capitolare del 9 aprile 1731 in cui si scrive “… il danno cagionato dalli fulmini caduti giorni sono sopra il campanile della nostra Chiesa Cattedrale, le ruine del quale hanno apportato gran danno alla sagrestia ed altre stanze di essa che secondo il giudizio de periti si stima essere di più migliaia di docati e secondo il giudizio de medesimi tiene pronto bisogno di riparo altrimenti potrebbe colla sua ruina cagionare danni irreparabili…”; poi ancora continua il documento “… anche potrà risarcirsi facilmente il detto campanile…”. L’operazione di restauro sarà finanziata con l’imposizione di “… due grana a tumulo sopra il macinato della farina per soli due anni…”. Considerando che, come riferiscono le cronache dell’epoca, fu proprio il lato meridionale del campanile ad essere colpito dal fulmine e che la firma “M. Trevisi” si trova proprio su questo stesso lato non può a priori escludersi, tra le altre cose, che essa possa essere relativa proprio a questi interventi settecenteschi. Fabio Grasso


L’Ora del Salento 3

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primopiano

Di corsa verso le regionali

Rocco Palese

La campagna elettorale per le prossime elezioni regionali ha avuto il suo incipit proprio in questa settimana, quando sono stati ufficialmente nominati i candidati alla presidenza di Pdl e Pd. Fervida è stata l’attesa delle nomination per le coalizioni, che si è conclusa con le primarie per il centrosinistra, che hanno incoronato ancora una volta Nichi Vendola, presidente uscente, e con la scelta di Rocco Palese, capogruppo dell’opposizione alla Regione, per il centrodestra. Da tempo si dibatteva sulle possibili candidature, anche in considerazione delle possibili alleanze in vista del voto. L’incognita, infatti, restava nei confronti dell’Udc, con la quale il centrosinistra auspicava un sodalizio nel caso in cui avesse prevalso Francesco Boccia. Ma le porte dell’unione centrista si sono chiuse anche nei confronti del Pdl. Con sorpresa, infatti, è stata scelta come candidata Adriana Poli Bortone, che fino alla scorsa settimana era in lista per la candidatura alla guida della coalizione di centrodestra. (I.L.)

Nichi Vendola

Adriana Poli Bortone

Regione Puglia, una poltrona per tre Saverio Congedo

Aldo Aloisi

Mario Vadrucci

IL CENTRODESTRA

Antonio Maniglio

Giuseppe Taurino

Loredana Capone

IL CENTROSINISTRA

Palese per tornare a governare Il Pd con Vendola in cerca di unità Dopo l’intensa diatriba che ha pervaso le scorse settimane, la scelta del candidato presidente alle elezioni regionali pugliesi per il Pdl sarà Rocco Palese. La designazione dell’esponente del centrodestra è stata resa nota nella sera della scorsa domenica, mettendo fine ai dibattiti che vedevano in gioco, come possibili candidati, sei personalità di spicco del panorama politico pugliese, uno dei quali proposto ed escluso in poco più di ventiquattr’ore, ovvero Attilio Romita, giornalista Rai di origini baresi, dichiarato come favorito fino allo scorso venerdì. Papabili erano, notoriamente, Adriana Poli Bortone, Stefano Dambruoso, Antonio Distaso e Alfredo Mantovano. All’indomani della nomina di Palese, grande soddisfazione è stata espressa dai colleghi del centrodestra, che ne hanno esaltato le doti, la professionalità e l’incessante lavoro profuso negli anni dal politico leccese, definendo questa scelta come il premio per l’impegno e l’amore per il proprio territorio da sempre dimostrati. Mario Vadrucci, consigliere regionale e segretario provinciale di Confartigianato, ha così commentato: “Credo che Rocco Palese sia la persona più adatta a gestire questa fase del ‘dopo-Vendola’, perché nessuno meglio di lui ha potuto toccare con mano quali sono le problematiche e le necessità della regione Puglia per i prossimi cinque anni, stanti le difficoltà economiche e finanziarie che il governo Vendola lascerà. Intanto credo che, nonostante i gossip di questi giorni, il buon senso abbia prevalso e che la candidatura di Palese sia una scelta per il territorio, per l’impegno, per la presenza e la consapevolezza dei problemi. Si può essere d’accordo o meno, ma certamente non si può dire che Palese non sia stato sulle problematiche o di non essere stato artefice dell’opposizione,

in questi cinque anni, al governo Vendola”; un’opinione alla quale aderisce anche il vice coordinatore provinciale del Pdl, nonché consigliere regionale, Saverio Congedo: “L’ottima designazione di Rocco Palese come candidato-Presidente del Centro-destra alla Regione è un’occasione di rilancio per la Puglia, i cui problemi Rocco conosce alla perfezione ed ha già dimostrato di sapere affrontare sia al Governo che all’opposizione con rigore assoluto ed ineguagliabile competenza. Nei cinque anni trascorsi, dalla guida del più forte gruppo di minoranza, la sua voce documentata ed appassionata si è levata ogni giorno a segnalare necessità, a formulare proposte, a denunciare misfatti, senza mai sbagliare una cifra o un riferimento legislativo, con la forza di una inconfutabile verità, sistematicamente confermata dai fatti”. Del medesimo parere Aldo Aloisi, consigliere regionale dal giugno 2009, quando è subentrato a Raffaele Baldassarre dopo la sua elezione al parlamento europeo, è altresì fondatore del movimento ‘Azzurro Popolare’ nato da una costola di Forza Italia ed oggi aderente al Pdl: “Siamo entusiasti. - afferma Aloisi sulla candidatura di Palese - Da sempre abbiamo caldeggiato ed auspicato questa nomina ed ora l’appoggeremo con forza”. Ora il nodo cruciale saranno i contenuti della campagna elettorale, che saranno i temi verso i quali poggerà la contrapposizione al governo uscente di centrosinistra: “Partiremo - asserisce Vadrucci - sicuramente dal fallimento di tutto quello che è stato il ‘libro dei sogni’ del centrosinistra, dalla sanità ai consorzi di bonifica, all’agricoltura e tutto il mondo di ‘bengodi’, che doveva nascere con l’ascesa di Vendola e della sua amministrazione, sarà la base di partenza per dimostrare che i pugliesi sono stati turlupinati. Noi abbiamo una

nostra ricetta, fatta con toni meno enfatici, con termini più terra terra, rispetto all’allegoria vendoliana, ma che sono progetti fattibili e concreti. Senza nulla togliere a Vendola come politico, come amministratore credo che abbia fallito; la colpa è stata, poi, data alla sua giunta, tuttavia non bisogna pensare che lui sia stato solo uno spettatore, quando un capitano si assume delle responsabilità per cinque anni si deve accorgere se la squadra che ha creato non va bene, ma non certo negli ultimi quattro mesi”, sulla stessa lunghezza d’onda Cangedo: “Dopo un quinquennio in cui la Regione è stata più che mai Bari-centrica, la candidatura di Palese costituisce una straordinaria opportunità per recuperare, nel rispetto assoluto dei diritti di tutta la Regione, il tempo e le chances perdute in una legislatura in cui era stato oggettivamente emarginato nelle politiche regionali. Ilaria Lorenzo

In parte diversi, ma accomunati dallo stesso stupore, i commenti di tre consiglieri del centro-sinistra, Giuseppe Taurino, Antonio Maniglio e Loredana Capone, per i recenti risultati delle elezioni primarie. “Si prende atto del fatto che le primarie sono lo strumento di massima partecipazione democratica - afferma Taurino - e forse averle celebrate così in fretta ha portato ad un risultato largo in favore di Nichi Vendola. Notoriamente ho sostenuto Francesco Boccia, e mi conforta il risultato nella mia città anche se in generale la situazione non è positiva per il Pd. Al di là della popolarità di Vendola, il fatto che abbiano votato 200.000 persone, e che il popolo del Pd e quello delle primarie abbiano optato per lui, ci dimostra quanto fosse forte l’attaccamento del nostro elettorato al presidente uscente. Quello che a mio giudizio è mancato in questi anni è un’autonomia del partito democrati-

IL TERZO POLO

Ruggeri: con la Poli contro il bipolarismo On Ruggeri, come giudica il risultato delle primarie e la sconfitta di Boccia? Perché l’Udc corre da sola? Prendiamo atto che il processo politico di un riformismo evocato da D’Alema e Casini è fallito. Dobbiamo considerare il grandissimo e inaspettato risultato di Vendola, quindi gli porgiamo i nostri auguri. Per quanto riguarda l’Udc avevamo sempre affermato che in alternativa al governo Vendola si poteva anche pensare ad un accordo con il Pdl, che però ci ha dimostrato in queste ultime ore che può portare avanti la battaglia da solo e fare a meno di tutti, avendo subito fornito il nome di Palese come candidato alla Regione Puglia. Per questo pensiamo ad un valido discorso alternativo e candidiamo la Poli Bortone, perché i cittadini oggi vogliono la novità e un buon governo che si liberi dal bipolarismo destra-sinistra, che non ha accontentato nessuno. Come si sta avviando la vostra campagna elettorale? Abbiamo già dato le prime indicazioni, e nei prossimi giorni ci riuniremo con tutta la direzione regionale per decidere il programma della campagna elettorale, ancora non ben definito. Al momento non mi resta che augurarmi la vittoria dell’Unione di Centro. G.P.L

co, e su questo dovremmo lavorare. - suggerisce il consigliere - Intanto auguriamo al Presidente di allargare la coalizione, cosa che non è riuscito a fare con l’Udc”. Soddisfatto della forte partecipazione degli elettori, Antonio Maniglio. “Innanzitutto sottolineo la straordinaria partecipazione, che è un segno che ci fa ben sperare anche per le elezioni vere, quelle di fine marzo - esordisce - È confermato il fatto che Vendola sia un leader popolare, cosa di cui non avevo dubbi. Abbiamo semplicemente cercato di fare un’altra proposta politica, di allargamento della coalizione, che purtroppo attorno a Vendola non si è realizzata. Questa proposta il popolo delle primarie e tanti democratici non l’hanno condivisa, e non solo prendiamo atto di questo, ma probabilmente una discussione più trasparente nelle settimane passate, all’interno del Pd della Puglia, avrebbe evitato qualche errore di troppo”. Entusiasmo senza riserve e titubanze sui risultati ottenuti per Loredana Capone - “È stata davvero una grande giornata. Il PD con le primarie ha potuto riconquistare la sintonia con la Puglia. Grazie per questo a Francesco Boccia che ha combattuto e forse avrebbe meritato più tempo per spiegare il progetto politico ed evitare che apparisse calato dall’alto. Grazie a Nichi che mai ha rinunciato a fare della Puglia un vero laboratorio di speranza e di rinnovamento. Grazie anche all’impegno del partito. È un popolo variegato ad aver scelto spontaneamente il nostro candidato presidente. Chi pensava che il centrosinistra avrebbe potuto spaccarsi si sbagliava. Chi pensava che il popolo del PD non amasse Nichi si sbagliava. I cittadini hanno votato col cuore e con la mente”. Con una predisposizione più o meno ottimistica, tutti sono ora impegnati nell’orga-

nizzazione della campagna elettorale. “Il malessere e la sfiducia che molti avevano maturato anche nei confronti del nostro partito - spiega Loredana Capone - sono stati messi da parte dal momento in cui sono stati chiamati a decidere personalmente e con il proprio voto, e hanno ormai lasciato il posto alla grinta e all’entusiasmo. È questo lo stato d’animo con cui in tanti di noi vogliono affrontare le Regionali, convinti che la voglia di partecipazione che hanno dimostrato i cittadini pugliesi meriti davvero un grande sforzo corale di impegno e di concretezza da parte della politica. Ora uniti siamo davvero tutti più forti per battere la destra”. Giuseppe Taurino dichiara che partirà da questa settimana con la sua attività: “Non è una campagna elettorale facile, perché il centro-sinistra non attraversa un momento di massimo splendore a livello nazionale, e la scossa delle elezioni regionali può portarci ad un risultato positivo che ci permetta di tentare di strappare il governo del Paese al centro-destra nel 2013. Quindi io mi batterò con tutte le mie forze e le energie disponibili affinché in provincia di Lecce ci sia, come spero, un’affermazione del partito. Aggiunge in conclusione Maniglio, “Noi punteremo sul duro lavoro fatto in questi anni, in modo particolare in settori importanti, come le politiche giovanili e l’urbanistica, i trasporti, gli incentivi e i servizi sociali, e naturalmente parleremo anche di qualche limite e ritardo che abbiamo incontrato. Però è evidente che il bilancio che noi presenteremo è assolutamente innovativo e questo tra l’altro ha già inciso nel voto delle primarie. La forza e il prestigio del precedente Vendola mi sembrano di per sé punti di forza dello schieramento di centro-sinistra”. Grazia Pia Licheri


L’Ora del Salento 4

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ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

di Mauro Carlino

Il rifiuto di Nazaret

Il Vangelo odierno rappresenta una delle pagine tristi della vita di Gesù, perché ne raffigura l’insuccesso: la sua predicazione non è accolta e la sua parola non è accettata. Il dolore si accentua se si pensa che a rifiutare il messaggio del Signore siano proprio i suoi concittadini. Potremo poi arguire che tutto ciò probabilmente accadde sotto gli occhi della Madonna, la quale sicuramente in presenza di suo Figlio si sarà recata proprio in quella Sinagoga per ascoltare la sua parola. Come dovettero risuonare dure quelle parole che gli abitanti di Nazaret rivolsero a Gesù: “Non è forse il figlio di Giuseppe, il carpentiere?”. Nonostante ciò, il Signore non si scoraggia, accetta il rifiuto e invita i suoi concittadini a rileggere la storia del passato e, in modo particolare, fa intendere come non ci sia sconfitta, nell’ambito della storia della salvezza, che non si tramuti poi in vittoria. L’insegnamento è alquanto chiaro ed eloquente: come il profeta ha operato miracoli che hanno oltrepassato i confini territoriali di Israele, ugualmente il Signore compie i prodigi laddove incontra la fede, la quale non si acquista per diritto di nascita, ma si conquista rispondendo quotidianamente alla chiamata del Signore. Un altro aspetto molto interessante del Vangelo odierno è l’incredibile trasformazione del cuore dei nazaretani. Questo fatto ci fa molto riflettere: non basta apprezzare le parole che il Maestro ci rivolge e non è nemmeno sufficiente comprendere che tali parole sono vera manna per la nostra vita. In realtà, è assolutamente fondamentale mettere in pratica tale parola e soprattutto accettarla nella sua globalità. Quanti cristiani ritengono straordinari alcuni discorsi del Signore, ma poi ne rifiutano altre esigenze, che pure sono fondamentali, sebbene, a prima vista, possano apparire alquanto dure. Il messaggio di Gesù va recepito nella sua interezza, senza tagliarne le esigenze più radicali, oppure quelle parti che stridono con la mentalità contemporanea. Anche oggi, come a Nazaret, si incontrano uomini i quali si mostrano “pieni di sdegno” per le parole del Vangelo e gli insegnamenti della Chiesa. Dobbiamo però sempre ricordare che quando saremo applauditi da tutti gli uomini dovremo sempre rivedere la qualità della nostra predicazione e l’adesione alla verità delle nostre parole. Se la parola di Gesù non fu accolta, anche le nostre parole, quando riecheggiano la viva ed eterna parola di Dio, non possono essere accettate da tutti, ma saranno sottoposte a disprezzo. Eppure non dobbiamo aver timore di essere respinti, perchè proprio questa condizione caratterizza il vero profeta e, lungi dall’essere una sconfitta, diventa, per opera di Dio, la più grande vittoria. D’altra parte, se il seme della parola di Dio, caduto in terra, non muore, resta solo e non produce frutto; invece, se muore produce molto frutto.

RISCOPRIRE LA RICONCILIAZIONE a cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano

Penitenza e battesimo Tra il sacramento della penitenza e quello del battesimo c’è un rapporto di somiglianza, di distinzione e di mutua relazione. La somiglianza deriva dal fatto che tutti e due sono “sacramenti di penitenza”, una celebrazione della “metànoia”, cioè sacramenti della conversione e riconciliazione dell’uomo peccatore con Dio mediante il gesto della Chiesa. La loro distinzione e differenza fondamentale proviene dalla struttura e dal significato efficace del segno. Anzitutto c’è la differenza negli attori della celebrazione, cioè in coloro che pongono il segno. Nel battesimo il soggetto passivo del sacramento è colui che non è ancora cristiano, mentre nella penitenza sacramentale il soggetto è il peccatore già battezzato. Mentre nel battesimo il ministro può anche non essere un sacerdote, nel sacramento della penitenza l’unico ministro è il vescovo o il sacerdote. Differisce anche la stessa struttura del segno. Il battesimo è costituito dal lavacro e dalla parola di fede detta dalla Chiesa. Per questo lo sforzo di conversione dell’adulto è richiesto come condizione necessaria, ma non fa parte della struttura del rito stesso. Nel sacramento della penitenza invece il segno esterno è formato dagli atti del penitente, che manifestano ecclesialmente la sincerità del suo sforzo di conversione, e dalla parola efficace del perdono pronunciata dal ministro, in rapporto al di dentro della riconciliazione che gli concede tutta la comunità. Così la conversione del cristiano, palesata esternamente in modo ecclesiale, fa parte dello stesso rito sacramentale, perché i suoi atti sono posti in virtù del carattere battesimale. Questi due sacramenti sono conseguentemente differenti nella loro efficacia salvifica. Nel battesimo avviene il primo incontro sa-

cramentale dell’uomo con il Mistero pasquale di Cristo. Questo primo incontro ha un duplice effetto: da una parte la rigenerazione o nuovo modo di esistere, che comporta la filiazione adottiva e la comunione della vita trinitaria, e che include il perdono di tutta la pena temporale dovuta ai peccati passati; dall’altra l’essere membro della chiesa e la partecipazione in modo definitivo al suo sacerdozio. Nel sacramento della penitenza avviene invece un nuovo incontro sacramentale con l’evento pasquale di Cristo. Esso ha come effetto la riconciliazione con Dio attraverso la riconciliazione con la chiesa e inoltre l’accettazione dello sforzo laborioso di conversione e di lotta contro il peccato e la liberazione da esso, come accettazione della Croce di Cristo, come segno di amore verso Dio e verso i fratelli che ripara e supera il peccato. Da questo diverso significato fondamentale deriva un’altra differenza tra questi due sacramenti. Il battesimo è irripetibile, perché produce un effetto permanente - il carattere - che è sorgente e apertura a tutta la vita di grazia nel corso della sua vita terrena. Il sacramento della penitenza invece è reiterabile tutte le volte che il cristiano risponde alla chiamata di Dio e vuole manifestare ed incarnare ecclesialmente il suo sforzo di conversione, iniziato sacramentalmente nel battesimo. Quanto ai rapporti esistenti tra questi due sacramenti si può ancora dire: Nel sacramento della penitenza ha luogo un esercizio del carattere battesimale. E ciò, in modo ricettivo, in quanto il carattere battesimale comporta un partecipazione più diretta alla preghiera penitenziale e alla lotta della Chiesa contro il peccato. Piero Quarta

L’AGENDA DELL’ARCIVESCOVO

31 gennaio 2010 Ore 11 - Festeggia San Giovanni Bosco nella Basilica dei Salesiani a Lecce Ore 18 - Celebra nella omonima parrocchia di S. Pietro V.co. 1 febbraio 2010 Udienze in Episcopio. Ore 16 - Incontra i cresimandi di Vernole. Ore 19 - Tiene una conferenza su “Chiesa, evento di riconciliazione” presso l’aula magna della Parrocchia San Lazzaro. 2 febbraio 2010 Udienze in episcopio. Ore 17 - Presiede la Stazione Liturgica con

la Celebrazione Solenne dei Vespri nella Chiesa di S. Irene e poi, in processione, si avvia verso la Cattedrale dove presiede la S. Messa. Ore 20 - Partecipa alla Lectio divina in episcopio. 3-5 febbraio 2010 Partecipa ai lavori della Cep a Castellaneta. 6 febbraio 2010 Ore 18 - S. Messa nell’anniversario della morte di don Ugo De Blasi, presso la Basilica del Rosario. Ore 19.30 - Presiede la Veglia di preghiera per la Vita nella Chiesa di San Pio X.

XXXII GIORNATA PER LA VITA

Le primule fiorite per sostenere il Cav Il Messaggio che il Consiglio Permanente della Cei ha elaborato per Giornata per la vita, in programma domenica 7 febbraio 2010 p.v., si intitola “La forza della vita: una sfida nella povertà”. È il dramma di questo momento storico in cui molte famiglie subiscono gli effetti “disumanizzanti” della crisi economica: disoccupazione in forte aumento, genitori umiliati dall’impossibilità di provvedere, a volte, ai bisogni primari dei loro figli, giovani costretti a fidanzamenti lunghi e impossibilitati a iniziare la vita matrimoniale. Per svolgere la sua parte il Centro di Aiuto alla Vita di Lecce, insieme a tutte le Altre Associazioni locali sparse sul territorio nazionale e

federate con il Movimento per la Vita italiano, svilupperà, per il suo specifico servizio in favore della vita nascente, una molteplicità di iniziative. Sabato 6 febbraio si terrà, alle ore 19,00 presso la Chiesa di San Pio X in Lecce, una veglia di preghiera, guidata dall’Arcivescovo della Diocesi, S. E. Domenico Umberto D’Ambrosio; mentre domenica 7 in tutte le Parrocchie della Diocesi di Lecce sarà offerta la tradizionale primula fiorita, simbolo della vita che nasce. Il ricavato delle offerte sarà interamente devoluto al Cav che lo utilizzerà per le tante urgenze del Centro in favore di tutte le mamme in attesa e non che sono in difficoltà economiche. Antonio Rizzo Presidente Cav Lecce

LA SANTA DI LISIEUX A LECCE

Santa Teresina alle Marcelline Scrivo con lo sguardo rivolto ad una immagine della Santa di Lisieux pubblicata qui accanto e leggo nei suoi occhi innocenti quanto scritto da Dio nel cuore di Lei. È un’immagine che don Raffaele, mio fratello defunto, aveva di fronte al suo letto; dono di una sorella di mamma per arredare a fine luglio ’51 la sua stanzetta di neosacerdote. Immagine inviatale nel lontano ‘912 da Suor Celina, sorella carmelitana della Santa, con cui da tempo era in corrispondenza epistolare. In quell’anno era già aperto il processo cognizionale e stava per chiudersi la prima fase, quella della raccolta degli scritti. Sotto l’immagine c’erano queste parole: “La Servante de Dieu Therese de l’enfant Jesus” firmata Celine 1912. In mano ha le rose, che scendono anche a petali dall’alto: quella pioggia da Lei promessa poco prima della morte. Ma tra le rose c’è il Crocefisso, croce e delizia della Sua breve vita terrena che contava 25 anni non ancora compiuti. Quasi sintesi di quanto si legge in Giovanni 19,17: “Baiulans sibi crucem”. Una vita cosparsa di rose e di spine che le cagionavano dolori indicibili insieme a mistiche gioie, epifania di un amore forte e straziante, che si esprime nel voto di voler patire quanto più possibile, scritto in un capitolo della sua celebre storia. *** Tanto ricordavo meditando a mane e a sera, nell’accogliente cappella cittadina delle suore Marcelline, ai piedi dei suoi resti mortali giunti tra noi in un frenetico tripudio di applausi e di fiori, a cento anni dal miracolo di Gallipoli, uno dei due nel ‘23 approvati dalla S. Sede per la sua beatificazione. C’era nella folla in attesa, venuta da Milano per la straordinaria circostanza la Madre Generale a capo del Consiglio Superiore delle suore Marcelline.

Poiché una di loro, suor Maria Ravizza, nel lontano 1908, aveva donato alla Priora del monastero carmelitano di Gallipoli una traduzione italiana della “Storia di un’anima”, l’universalmente conosciuta autobiografia Teresiana, perché la leggesse con le claustrali e implorasse da lei aiuto e protezione. Da tempo quella piccola comunità di clausura versava nel più cupo sconforto per la mancanza di mezzi di sussistenza, che a stento le consentiva di mangiare un sol piatto con un tozzo di pane. Negli ultimi mesi la situazione era estremamente peggiorata per il fortissimo debito che il fornaio reclamava da loro, l’allora ingente somma di L.300, minacciando la sospensione della fornitura. La Serva di Dio nella notte sul 16 luglio del ‘10 miracolosamente appariva in sogno a madre Carmela Piccinno e le indicava la via che conduceva al sottostante parlatorio, ove c’era la solita ruota con un solo cassettino, vuoto di soldi. Dolcemente allontanatasi la nostra Teresa il sogno scompariva. Allora Madre Carmela, anche se scossa dall’accaduto, imboccò la via indicatale in sogno. Giunta al parlatorio andava dritta al cassettino della ruota dove, inaspettatamente, trovava dieci tagli del Banco di Napoli, che è quanto dire 200 in più delle 300 occorrenti. Cinquant’anni or sono il futuro cardinale Corrado Ursi, allora Vescovo di Nardò, nella dirimpettaia Cattedrale di S. Agata, cercò di trovare, in una ispirata “lectio magistralis”, la

spiegazione soprannaturale del fatto incredibilmente vero. *** In fondo al quadro, nel piccolo spazio scoperto, sempre in francese, è scritta una breve frase estrapolata dall’undecimo capitolo del libro autobiografico, che traduco per comodità di qualche lettore: “è l’amore per le sue creature che reclama il creatore dell’universo… la sete dell’amore”. Tanto oggi imploriamo per la conversione di questo mondo, complesso e inquieto. È per l’ideale autocollocazione di lei nel cuore della Chiesa, chiediamo di soffrire sempre più per l’amore di Dio. Un voto che il mio citato fratello faceva a soli 15 anni leggendolo nella storia di Lei e da Lei ben presto impetrato. Oronzo De Simone


L’Ora del Salento 5

Lecce, 30 gennaio 2010

catholica

COMUNICAZIONI/Convegno regionale sui cambiamenti linguistici e le influeze sociali delle civiltà multimediali

Verso un popolo di testimoni digitali La trasmissione del messaggio cristiano può ricevere un importante sostegno dall’attuale sviluppo informatico, che tramite Internet sta determinando significativi mutamenti nelle persone, mutando le semplici connessioni tecniche in nuove modalità di relazione: su questi tre dati, rilevanti a livello culturale e sociale, la Chiesa italiana sta approfondendo con impegno crescente la sua valutazione. “Testimoni digitali”, come recita il titolo del convegno svoltosi sabato 23 gennaio a Bari” e come ricorda mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale delle comunicazioni sociali, è così l’ammaliante espressione che indica l’impegno di chi offre una valida risposta tecnologica a quanti pongono le grandi domande di senso. Si può parlare di “nuovi stili” che si affermano nell’informazione, nella riflessione sulla verità, nel rapporto interpersonale, per cui le attuali forme di comunicazione offrono inconsuete opportunità nell’elaborazione di risposte agli interrogativi esistenziali, secondo quanto specificamente sottolinea il vescovo Domenico Padovano. Nella logica dell’Incarnazione, occorre entrare nell’attuale società della comunicazione che tiene conto del contesto in cui si vive con libertà e responsabilità, con fiducia e realismo, propone il vescovo Pietro Maria Fragnelli. Egli sostiene che nell’attuale epoca, assetata di bellezza e di novità e nello stesso tempo bisognosa di accogliere la Parola, bisogna “abitare la Rete” da cristiani, in quanto il ricco capitale di valori civili e religiosi pro-

pri del Vangelo e della splendida esperienza di tanti battezzati può essere molto utile a chiunque vive nella civiltà informatica da protagonista, e quindi particolarmente ai giovani. Si pensi alle comunità virtuali che, non avendo più come fondamentali riferimenti i noti opinion leaders, realizzano nuovi modelli professionali di attività informativa con il loro forte potere aggregativo e popolare e l’innovativa attività giornalistica Anche se con tutti i connessi rischi dell’eventuale inattendibilità delle fonti, a motivo dello scarso controllo possibile per quanto concerne la verifica della loro serietà e provenienza. Si può fare pure riferimento allo stimolante fenomeno della controinformazione, che, se realizzata con serietà deontologica e adeguata competenza, può aprire squarci sconosciuti sulla realtà: l’apprezzata agenzia missionaria Misna, specializzata nel fornire notizie di prima mano raccolte dai

SALENTO MARIANO

missionari nel sud del mondo, ne è una prova molto chiara. Il lettore, in questo modo, non solo è più documentato ed aggiornato, ma soprattutto più libero nel formarsi la propria idea e lo stesso giornalista può continuare a svolgere in modo sempre più vivace il suo ruolo di mediazione tra eventi, strumenti ed utenti. Lo sviluppo ed i cambiamenti delle tecnologie hanno proposto e realizzato una sorprendente rivoluzione digitale, con conseguenti mutamenti linguistici, stili comunicativi, mode ed influenze sociali. Le nuove forme di comunicazione, ben conosciute dai cosiddetti “nativi ditali”, influiscono ormai sulla vita culturale e sociale: ne è prova la lettura realizzata con simultaneità ipertestuale, che a sua volta si coniuga con la plurisensorialità. Lo stesso dialogo diventa così realmente interattivo, nel segno della partecipazione e della condivisione. Adolfo Putignano

di Valerio Terragno

La Marcia della pace dell’Acr Ogni anno il mese di gennaio è il Mese dedicato alla Pace, proprio in riferimento a Paolo VI che proclamò per il primo giorno dell’anno la Giornata Mondiale della Pace. Da un po’ di anni, allora, l’Acr si impegna attraverso la catechesi, l’annuncio e la celebrazione, a vivere e riflettere su questo dono e valore grande per tutta l’umanità. La Marcia della Pace che svolgeremo a Lecce il prossimo 30 gennaio vede protagonisti i ragazzi dell’Azione Cattolica Ragazzi di tutta la Diocesi, insieme con la loro famiglie e i loro educatori. Quest’anno la Marcia partirà alle ore 16.30 dalla Parrocchia di San Giovanni Maria Vianney e si concluderà in Piazza S. Oronzo. La scelta di questa parrocchia è dettata dal fatto che quest’anno il Papa ha indetto un anno sacerdotale per ricordare il 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney. Durante la marcia ogni ragazzo avrà in mano un microfono portatile, costruito da loro artigianalmente, per ricordare a tutti che vogliamo essere speaker di pace. Anche gli stendardi dei singoli gruppi, a forma di Cd giganti, vogliono ricordare che la pace è l’unica musica che ci piace! I diversi gruppi si stanno anche impegnando per una raccolta di fondi per sostenere il Cab (Catholic Action di Betlemme) per la costruzione di un centro polivalente per i bambini della Città Palestinese. Programma della Manifestazione ore 16.00 Accoglienza presso la Parrocchia San Giovanni Maria Vianney (questa parrocchia è stata scelta per l’inizio della Marcia per ricordare l’anno Sacerdotale nel 150° anniversario della morte del Curato d’ Ars). ore 16.45 Marcia della Pace lungo le vie del Centro di Lecce ore 17.30 Arrivo in Piazza S. Oronzo e conclusione della Marcia con un momento di preghiera e testimonianza e l’intervento del Sindaco e del nostro Vescovo. Alessandro Scevola

VITA CONSACRATA

Il 2 febbraio festa ai Teatini Si festeggerà il 2 febbraio la Giornata della Vita Consacrata. Il programma di quest’anno prevede alle ore 16.45 presso la Chiesa dei Teatini la celebrazione solenne dei Vespri prsieduta da S. E. mons. Domenico D’Ambrosio; ore 17.15 riflessione

LECTIO PATRUM

dell’Arcivescovo sulla vita Consacrata; ore 18.00 Benedizione delle candele con tutto il popolo di Dio e partenza in processione verso la Cattedrale. Qui l’Arcivescovo presiederà la celebrazione eucaristica.

di Ennio Monastero

La Madonna dell’Attarico ad Andrano S. Gregorio di Nissa, tra ascesi e doveri pastorali Nelle vicinanze di Andrano, centro situato nel Salento meridionale, a metà strada tra Otranto e Santa Maria di Leuca, si trovano sia una cripta basiliana che una chiesetta, entrambe intitolate alla Vergine dell’Attarico o dell’Artico. La chiesa rupestre sorge sulla cosiddetta serra del Mito, piccolo promontorio roccioso, dal quale si può godere un suggestivo panorama che spazia sulla costa del Canale d’Otranto. La denominazione “Mito” è collegata all’antica presenza, in questo luogo, di un cenobio italo-greco, monastero basiliano fiorito tra l’VIII ed il X secolo, oggi diruto e inglobato in un complesso masserizio. Riguardo all’origine del culto della Madonna dell’Attarico, si tramanda una vecchia leggenda, molto diffusa tra la popolazione di Andrano. Si racconta che una povera madre, dopo aver dato alla luce un bambino, era disperata, perchè nonostante tenesse al seno il piccolo, lo stesso era sempre più denutrito. Una notte, alla sfortunata contadina, apparve in sogno la Madonna, che le svelò la presenza di un serpente, nascosto nella sua umile capanna, così avvertendola che, durante il sonno, l’animale, le suggeva il latte, privando così il neonato, del suo alimento indispensabile. La madre, risvegliatasi, si mise alla ricerca del serpente ed una volta trovatolo, lo

uccise, facendo scampare alla morte il figlio. La cripta della Vergine dell’Attarico, ricavata all’interno di una cavità naturale, fu frequentata, nel Medioevo, dai monaci basiliani, i quali, secondo la loro usanza, ne affrescarono le pareti, con ieratiche immagini di santi. Dell’originario corredo pittorico, resta soltanto uno sbiadito affresco, raffigurante una Madonna in trono, col Bambino, tra due santi anonimi, risalente probabilmente al secolo XIV. La rappresentazione della Vergine in trono col Bambino sulle ginocchia, molto diffusa nel Salento bizantino, è presente, dal punto di vista iconografico in altre chiese come Santa Maria della Croce di Casaranello e la Cripta di Santa Marina e Cristina, a Carpignano Salentino. Sulla mensa dell’altare e sulle pareti rocciose di questa cripta, sono dipinte ed incise alcune croci, tra le quali spicca quella dell’Ordine dei Templari. Probabilmente, il significato di questa Croce, attesta, nel Medioevo, la presenza, ad Andrano, di questi cavalieri che davano assistenza ai pellegrini che da Otranto si dirigevano al Santuario di Leuca. Sulla volta, sostenuta da due pilastri, compaiono i resti di due cupoline, scavate nella roccia calcarea. Poco distante dalla cripta, in contrada “Tarichi”, si erge la moderna cappella della Beata Vergine dell’Attarico, costruita nel 1966, su proget-

to dell’ingegnere Salvatore Accogli, con il finanziamento della devota andranese Anna Marzo. L’edificio, in muratura, si presenta, esternamente, con l’aspetto simile a quello di una nave. Il soffitto possiede, infatti, una caratteristica forma di vela. Al suo interno, illuminato da originali vetrate colorate, si conservano una tela votiva mariana, proveniente dalla Svizzera e la riproduzione fotografica di un quadro della Vergine, custodito, nel Palazzo Arcivescovile di Otranto. Oltre alla Madonna dell’Attarico, gli abitanti di Andrano sono molto devoti alla Madonna delle Grazie, la quale, secondo la tradizione avrebbe protetto il paese, dal feroce assalto dei Turchi, scagliando alcuni dardi infuocati, contro i nemici. Sul piazzale della chiesa, il 3 agosto di ogni anno, si svolge la tipica sagra detta della “Pitta te la ulia cazzata”, durante la quale si degustano prelibate frittelle salate e focaccine caserecce, impastate con olive. Circondate da muretti a secco, innalzati da contadini e dalla pittoresca macchia mediterranea, sia la cripta che la cappella della Madonna dell’Attarico costituiscono una vera e propria oasi di pace, dove ognuno di noi, avrebbe la possibilità di entrare in contatto, in maniera personalissima, con la spiritualità mariana.

Alla presenza di S. E. mons. Domenico D’Ambrosio, si è aperta la X Lectio Patrum presso l’Aula Magna dell’Istituto delle Suore Marcelline. L’Arcivescovo ha introdotto l’incontro sottolineando l’importanza e l’attualità dei padri della Chiesa sotto il profilo spirituale e culturale, complimentandosi con l’iniziativa il cui scopo è proprio quello di diffondere la cultura patristica Con Gregorio di Nissa, che con Basilio suo fratello e Gregorio di Nazianzo costituisce la triade di Dottori della Chiesa, nota con l’appellativo di Padri Cappadoci, si ripropone la vessata questio degli influssi che sul pensiero cristiano esercitarono la retorica e la filosofia classiche: per lui, in particolare, a quanto sembra, si pone anche il problema della dipendenza da singole personalità della teologia cristiana il cui pensiero si era già attestato e costituiva un retroterra culturale denso di studi e di acquisti sul piano filosofico-teologico, oltre che filologico in ragione della complessa articolazione della dottrina della fede. Influssi o formazione? Più vasto è il panorama di acquisizioni offerto dall’elaborazione intellettuale nel tempo, maggiore è lo stimolo ad attingervi, appropriandosi di contenuti e fin anche di concetti e di parole, che ne rappresentano le idee, le quali, alla loro volta, in tanto circolano e si affermano, in quanto sono oggetto di letture e riflessioni da parte di chi le fa sue in un processo di elaborazione e personalizzazione non dissimile da quello, sul piano fisiologico, dell’ assimilazione dei cibi all’atto della digestione. Di Gregorio, vescovo di Nissa, il meno conosciuto della triade e immeritatamente ritenuto di minore statura rispetto al fratello Basilio e all’amico omonimo, vescovo di Nazianzo, è sorprendete, intanto, come del resto di tutti gli intellettuali cristiani, che la Chiesa riconosce come Padri, la mole di letture, parallele alla mole di interessi, afferenti alla complessa articolazione della dottrina cristiana, sempre più impegnata sulla definizione dell’antropologia ragionando sul modello cristiano dell’uomo. Esegesi biblica, predicazione, trattatistica sono il campo in cui bisognava cimentarsi e per cui bisognava munirsi di strumenti ben affilati di conoscenza e di linguaggi adatti ad esprimerli e sostenerli, sul piano teoretico, sul piano apologetico e, non ultimo, quello omiletico, tenuto

conto della missione pastorale orientata alla formazione cristiana del popolo di Dio, con destinatari quasi sempre incolti, che si offrivano ad essere catechizzati dopo una giornata di lavoro duro, faticoso e spesso ingrato. Il proselitismo implicito esigeva spirito apologetico e dinamismo pratico, ancor prima che intellettuale, tali da far fronte agli attacchi degli avversari, non più esterni, ma all’interno stesso della Chiesa; ma per Gregorio, nominato vescovo dal fratello Basilio contro la sua volontà, la religiosità era di tutt’altro tipo, con inclinazione alla contemplazione mistica, all’ascesi e alla speculazione filosofica finalizzate all’esegesi biblica. Se di influssi si tratta, quindi, sono da vedersi in chiave formativa e non di pedissequa imitazione. La teologia cristiana e le filosofie coeve e antecedenti, che avevano elaborato pensieri sull’antropologia, offrivano un vasto campo di applicazioni, in un ambiente, la Cappadocia, regione dell’ attuale Turchia, allora centro di fermenti dottrinali che davano occasione ad un dibattito sull’ortodossia destinato ad assumere contrapposizioni inconciliabili sulla dottrina della fede con un contorno di scomuniche e la prospettiva degli scismi. I Concili di Nicea, di Antiochia e di Costantinopoli avevano affermato con forza e determinazione intanto i punti qualificanti del “Credo” tutt’ora in uso, che Gregorio contribuì a sostenere. Origene, Clemente, Filone sono per lui punti di riferimento fondamentali, che egli cita senza parsimonia, testualmente in riferimento alla dottrina del peccato, al problema ontologico, alla rappresentazione di Dio nella sua ineccepibile perfezione, all’anelito dell’uomo alla perfezione: tematiche assunte con piglio filosofico, ma che si rivelano subito nel loro aspetto e significato teologico: non è la teologia “altera philosophia”? Se nella formazione intellettuale di Gregorio ebbe un posto rilevante la speculazione attenta e scrupolosa, allora è giusto che egli si sia ritenuto un filosofo con la peculiarità di un linguaggio settoriale ben mutuato; e, per questo stesso fatto, è giusto anche che si consideri uno dei primi grandi fondatori della teologia cristiana, pietra miliare della storia della Chiesa, laddove “filosofo” sta per finissimo “teologo”.


L’Ora del Salento 6

Lecce, 30 gennaio 2010

welfare i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri

di Fabio Scrimitore

Assenze brevi e docenti supplenti Dal 1° gennaio 2010 il processo di accertamento sanitario di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, è radicalmente cambiato. La certificazione sanitaria va compilata on line dal medico certificatore ed attiva la possibilità da parte dell’interessato - autonomamente o tramite un intermediario autorizzato di avanzare una nuova istanza di riconoscimento dello stato invalidante. Anche la domanda deve però essere compilata on line; alla stessa verrà abbinato il certificato precedentemente acquisito dal medico. Completata la connessione tra i due moduli (certificato e domanda), il sistema telematico inoltra la pratica all’Inps, rilasciandone ricevuta al richiedente. Al fine di agevolare i cittadini, soprattutto in considerazione del fatto che non tutti i medici di famiglia sono ancora provvisti del Pinche consente la trasmissione telematica del certificato, l’Assessorato alle politiche della salute della Regione Puglia e la Direzione regionale Inpsper la Puglia hanno sottoscritto un protocollo operativo che istituisce una “fase transitoria” relativamente all’entrata in vigore della norma innovativa. Tra gli aspetti più rilevanti del protocollo, la possibilità di presentare sino al 31 marzo prossimo le domande di invalidità civile - corredate dal certificato medico -attraverso differenti canali. Il primo e più ovvio è quello della presentazione all’Inps in via telematica, ma la domanda - per questa breve fase transitoria - potrà essere

Invalidi civili: una fase transitoria in Puglia

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo Pneumologo

Informare i cittadini sulla vendita on-line

Informare il cittadino sull’entità e diffusione dei farmaci contraffatti e sui rischi per la salute, scoraggiarlo dall’acquistare farmaci tramite le farmacie online o da altri canali non autorizzati e coinvolgerlo in azioni di contrasto: questi gli obiettivi del sito www.impactitalia.gov.it realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito della campagna di comunicazione “Farmaci Contraffatti: evitarli è facile”, promossa da Impact Italia e lanciata nei giorni scorsi dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Agenzia Italiana del Farmaco ed il Comando Carabinieri per la tutela della Salute. Sono stati appositamente ideati, infatti, due sportelli online aperti al pubblico: uno per segnalare a Impact Italia casi, anche solo sospetti, di farmaci contraffatti con i quali il cittadino possa essere entrato in contatto (sportello “Segnalazioni”), l’altro per porre quesiti specifici sul problema della contraffazione farmaceutica (sportello “L’esperto risponde”). Le segnalazioni relative al rinvenimento di un farmaco contraffatto e le domande dei cittadini sul tema della contraffazione farmaceutica sono gestite attraverso un network collaborativo sviluppato dall’Unità Informatica del Dipartimento del Farmaco (Uidf). Questa piattaforma collaborativa consente l’interconnessione delle istituzioni governative che

partecipano alle attività di Impact Italia e la loro cooperazione online attraverso lo scambio in tempo reale di comunicazioni, informazioni e documenti. L’Italia è stato il primo Paese in Europa e uno dei pochissimi a livello mondiale a costituire una struttura trasversale fra le diverse Amministrazioni interessate al fenomeno della contraffazione dei medicinali: Impact Italia. La task-force nazionale, istituita nel 2007 al fine di contrastare il fenomeno della contraffazione farmaceutica, ha ufficialmente assunto tale nome nel 2008, in riferimento alla task-force anticontraffazione Impact (International Medical Products Anti-Counterfeiting Taskforce) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, di cui l’Italia è stato membro fondatore. Impact Italia rappresenta il punto di riferimento unico per le attività in questo settore. Vi fanno parte tutte le principali istituzioni interessate al problema, ovvero Aifa, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità e Carabinieri Nas che, insieme a Ministero dello Sviluppo Economico, Agenzia delle Dogane e Ministero dell’Interno (Direzione Centrale Polizia Criminale), sviluppano attività e indagini congiunte che permettono di coinvolgere anche le altre amministrazioni interessate a singoli progetti mirati.

presentata anche in forma cartacea, agli stessi uffici Inps oppure all’Asl di competenza. La domanda in forma cartacea, oltre che presentata personalmente, potrà anche essere inviata per posta raccomandata. Sul sito internet www.inps.it è disponibile la modulistica necessaria, compreso il modulo del certificato medico, che va utilizzata per la presentazione delle domande cartacee all’Inps o alle Asl. Ma anche in questo caso il protocollo - siglato da Regione Puglia ed Inps - prevede una deroga: per la fase transitoria, quindi fino al 31 marzo 2010, saranno comunque accettate domande e certificati redatti sulla modulistica in uso fino al dicembre 2009. Gli interessati possono anche rivolgersi alle strutture degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge, presenti sul territorio - che assistono gratuitamente i cittadini nei rapporti con gli istituti previdenziali - oppure alle associazioni di categoria dei disabili (Anmic, Ens, Uic, Anffas). I medici di famiglia che intendano diventare certificatori in materia di invalidità civile possono recarsi presso un qualsiasi ufficio Inps - portando con sé un documento di identità valido - e presentare il modulo di richiesta del Pin (disponibile sia sul sito internet www.inps.it che presso gli uffici) compilato e sottoscritto. Ricordiamo, infine, che dal gennaio 2010 la potestà concessiva dei trattamenti di invalidità civile viene esercitata dall’Inps e non più dai Comuni.

I COLORI DELLA VITA

Una tristissima fatalità ha reciso sull’asfalto d’una superstrada la generosa vita d’una maestra di scuola elementare. Alla tristezza dell’addio, il personale di segreteria della Scuola “De Amicis” ha dovuto aggiungere l’ansia per la corretta applicazione delle disposizioni legislative e ministeriali sulle supplenze, che quest’anno sono non meno intricate di quanto potevano esserlo gli aspri sterpi che componevano l’anima dannata di Pier delle Vigne, gemente nel girone infernale dei violenti contro se stessi. A chi dovremo dare l’incarico di sostituire la povera nostra maestra sino alla fine delle lezioni? - si chiedeva il Direttore amministrativo della Scuola, gli occhi rivolto al Dirigente Scolastico, che, nel frattempo, cercava di assicurare la mamma d’un ragazzo diversamente abile, che la Scuola avrebbe continuato ad insistere nelle ermetiche stanze della sezione territoriale dell’Ufficio Scolastico Regionale, affinché l’orario settimanale dell’insegnante di sostegno venisse elevato da 11 a 22 ore. Due assistenti amministrativi pensavano che la supplenza dovesse essere assegnata ad uno degli aspiranti maestri, incluso nella prima fascia della tradizionale graduatoria di quella Direzione Didattica. Lo pensavano perché il decesso della maestra titolare aveva generato una supplenza tutt’altro che breve, dal momento che il vuoto determinatosi dalla disgrazia sarebbe rimasto tale sino alla fine dell’anno scolastico. L’unica assistente amministrativa presente in segreteria, pensava, invece, che il vuoto lasciato dalla povera maestra dovesse essere colmato con la nomina d’uno degli aspiranti che beneficiano del famoso decreto-legge n. 134. Si riferiva al decreto che ha voluto dare diritto assoluto di precedenza nelle supplenze temporanee agli insegnanti che, dopo aver ottenuto un incarico annuale lo scorso anno scolastico, corrono il rischio di restar senza lavoro nel 2009/10, per effetto diretto delle riduzione delle cattedre, causata dalle restrizioni introdotte dal duo Gelmini-Tremonti. In ogni scuola, così, sono state formate le così dette graduatorie prioritarie di supplenza. Singolarissime graduatorie, dalle quali i Dirigenti Scolastici devono attingere i supplenti, con precedenza assoluta rispetto alle ordinarie graduatorie per le supplenze temporane. Il busillis, in realtà, rientra nel novero degli pseudo.problemi, perché la legge ed i decreti ministeriali della materia non fanno alcuna differenza fra le supplenze da dare per sostituire insegnanti che si assentino per pochi giorni, e le supplenze necessarie per coprire posti lasciati liberi dai titolari che si assentino sino al 31 agosto, sempre che queste ultime supplenze siano nate dopo il 31 dicembre dello stesso anno scolastico. Ma vi è qualche ulteriore elemento che riduce la complessità del problema. Prima del decesso, la povera insegnante era stata assente per qualche settimana ed al suo posto la Scuola aveva già incaricato della sostituzione un docente. Il regolamento delle supplenze vuole che, nei casi in cui l’insegnante assente prolunghi la sua assenza, per decisione sua o per forza maggiore, non si debba nominare un altro supplente. Il Dirigente dovrà limitarsi a prorogare il primo incarico, anche se il nuovo continuerà sino alla fine dell’anno.

ILFISCO ED I CITTADINI di Vinicio Russo

La vita donata per annunciare il Vangelo

Scambio di informazioni tra autorità e polizia

Il primo è un missionario italiano in Kenya - padre Giuseppe Bertaina, ucciso il 16 gennaio a Nairobi - l’ultimo un prete colombiano - don Emiro Jamarillo Cardenas, assassinato appena il 20 dicembre scorso a meno di cento chilometri da Medellín. Nel mezzo, cronologicamente parlando, una schiera di operatori pastorali, soprattutto preti, ma ovviamente non solo, che in tutto il mondo nel corso del 2009 hanno versato il proprio sangue per la diffusione del Vangelo. Una lista lunga e impressionante di trentasette vittime. Quasi il doppio rispetto ai dodici mesi precedenti, quando i morti furono venti. Addirittura la cifra più alta dell’ultimo decennio. A diffondere i dati, come ogni anno, l’agenzia Fides, che nel presentare il rapporto ricorda le parole del recente messaggio natalizio urbi et orbi di Benedetto XVI: “La Chiesa annuncia ovunque il Vangelo di Cristo nonostante le persecuzioni, le discriminazioni, gli attacchi e l’indifferenza, talvolta ostile, che - anzi - le consentono di condividere la sorte del suo Maestro e Signore”. L’agenzia di Propaganda Fide, tuttavia, di proposito non usa per queste vittime il termine martiri, se non nel suo significato etimologico di testimone, per “non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro”, e anche per la “scarsità di notizie che, nella maggior parte dei casi, si riescono a raccogliere sulla loro vita e perfino sulle circostanze della loro morte”. Trentasette, dunque, le vittime nel corso dell’ultimo anno. Di questi trenta sacerdoti, due religiose, altrettanti seminaristi e tre volontari laici. Il conteggio non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutti gli operatori pastorali morti in modo violento. A questo elenco deve comunque essere sempre aggiunta la lunga lista dei tanti di cui forse non si avrà mai notizia, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano, anche con la vita, la loro fede in Cristo. Si tratta di quella “nube di militi ignoti della grande causa di Dio” - secondo l’espressione di Papa Giovanni Paolo II - a cui la Chiesa guarda con gratitudine pur senza conoscerne i volti e senza i quali la stessa comunità cristiana e il mondo intero risulterebbero enormemente più poveri. Il continente più insanguinato non è comunque quello asiatico, segnato dai vari fondamentalismi e talvolta dalla negazione esplicita della libertà religiosa, bensì la cristiana America - soprattutto l’America Latina - dove hanno pagato con la vita ventitré operatori pastorali (diciotto sacerdoti, due seminaristi, una suora e due laici). A seguire, l’Africa, dove hanno versato il proprio sangue nove sacerdoti, un religioso e un laico; l’Asia, con due sacerdoti uccisi e l’Europa, con un prete assassinato. Esistenze spese per offrire la speranza di un domani migliore e cercare di strappare tante vite, soprattutto giovani, al degrado e alla spirale della malvivenza, accogliendo quanti la società rifiuta e mette ai margini. Disponibilità ad andare in soccorso degli altri mettendo in secondo piano la propria sicurezza.

Le amministrazioni interessate e gli ordini professionali forniscono all’Unità di informazione finanziaria - Uif - le informazioni e le altre forme di collaborazione richieste. Le autorità di vigilanza di settore, le amministrazioni interessate e gli ordini professionali informano la Uif delle ipotesi di omissione delle segnalazioni di operazioni sospette e di ogni fatto che potrebbe essere correlato a riciclaggio o finanziamento del terrorismo, rilevate nei confronti dei soggetti destinatari degli obblighi ex d.lgs. n. 231/2007. L’autorità giudiziaria, quando ha fondato motivo di ritenere che il riciclaggio o l’impiego di denaro, beni o altre utilità di provenienza illecita siano avvenuti attraverso operazioni effettuate presso gli intermediari sottoposti a vigilanza, ne dà comunicazione all’Autorità di vigilanza competente e alla Uif, per gli atti di loro spettanza. Le notizie comunicate sono coperte dal segreto d’ufficio; la citata comunicazione può essere ritardata allorché possa derivarne pregiudizio alle indagini. L’Autorità di vigilanza e la Uif comunicano all’autorità giudiziaria le iniziative assunte e i provvedimenti adottati. Le medesime iniziativa devono essere adottate anche nell’ipotesi in cui vi sia fondato motivo di ritenere che operazioni effettuate presso gli intermediari sottoposti a vigilanza siano preordinate al compimento di uno o più delitti con finalità di terrorismo previsti dal codice penale o da altre disposizioni di legge. La Uif fornisce i risultati di carattere generale degli studi effettuati alle forze di polizia, alle autorità di vigilanza di settore, al Ministero dell’economia e delle finanze, al Ministero della giustizia ed al Procuratore nazionale antimafia Pna -. La Uif, inoltre, deve fornire alla Direzione investigativa antimafia - Dia - e al Nucleo speciale di polizia valutaria - Nspv - della Guardia di finanza gli esiti delle analisi e degli studi effettuati su specifiche anomalie da cui emergono fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. La Uif e gli organi delle indagini, dunque, collaborano per agevolare l’individuazione di ogni circostanza in cui emergono fatti e situazioni la cui conoscenza può essere comunque utilizzata per prevenire l’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. A tal fine, gli organi delle indagini possono fornire informazioni alla Uif. Giangaspare Toma


L’Ora del Salento 7

Lecce, 30 gennaio 2010

obiettivo

SALESIANI A LECCE sessant’anni per i giovani

Con i ragazzi nel segno di don Bosco Una mostra per ricordare Gli ex allievi Salesiani di Lecce, in occasione del 60° anniversario della presenza Salesiana a Lecce hanno organizzato la mostra storico-fotografica Gocce di memoria 1949 - 2009, che si chiude il 30 Gennaio 2010 c/o ex Conservatorio S. Anna (via Libertini, Lecce), tutti i giorni dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 17.00 alle ore 20.00. Ha inaugurato l’esposizione mons. Domenico D’Ambrosio, Ar-

civescovo di Lecce, Paolo Perrone, Sindaco di Lecce e don Emidio Laterza, Direttore - Parroco, Opera Salesiana di Lecce. È il 14 novembre 1949. “Don Ciro Santoro, con altri due confratelli salesiani, fu mandato come Direttore ad iniziare il suo apostolato a Lecce”. Un nucleo di Cooperatori salesiani, animati da mons. Agrimi, sacerdote diocesano, e con loro, si può dire, tutta la città di Lecce, concor-

sero generosamente per l’avvio dell’Opera e la costruzione dell’edificio. Il primo oratorio sorse nei pressi della stazione ferroviaria (oggi via D. Bosco), dal 1949 al 1963. A partire dal 1970 l’oratorio si trasferisce nell’attuale sede, dove accanto al maestoso tempio dedicato a S. Domenico Savio, sorgono adeguate strutture (parrocchia, oratorio, teatro, palestra) e moderni impianti sportivi.

Con il passare del tempo, l’Opera Salesiana in Lecce ha visto varie trasformazioni; si sono alternati diversi confratelli salesiani, ma la missione educatrice - pastorale resta sempre identica: “come discepoli autentici e apostoli appassionati portare il Vangelo ai giovani, a imitazione di don Rua (1° successore di D. Bosco)”. Nota: oggi la Parrocchia dei Salesiani di Lecce conta poco più di 12.000 abitanti, con circa 600 ra-

gazzi iscritti alla catechesi e circa 150 giovani iscritti all’oratorio-centro giovanile. Essa è affidata alla Comunità dei Salesiani costituita da 7 confratelli di cui 5 sacerdoti e 2 coadiutori. Per il consueto e famoso evento estivo denominato “Estate ragazzi”, che mira a continuare un percorso di impegno sociale/religioso in presenza del periodo “vacanziero”, gli iscritti alle attività oratoriane sono circa 400.

L’INTERVISTA

Parla don Emidio Laterza da pochi mesi parroco e direttore nella comunità leccese

Sogno un oratorio più vicino ai giovani e alle loro famiglie Hanno appena terminato di festeggiare, in dicembre, il 150º anniversario della fondazione della loro Congregazione, che arriva un’altra importante ricorrenza. Sono i Salesiani, celebrano l’annuale festa di San Giovanni Bosco. È una presenza rilevante, a Lecce, quella della Comunità Salesiana, che da qualche mese conta su un nuovo direttore-parroco, don Emidio Laterza. È arrivato nella nostra città il 5 settembre del 2009 anche se in effetti - ci spiega - si tratta di un ritorno, perché proprio a Lecce ho cominciato la mia attività sacerdotale, nel lontano 1978-’79. Considero la mia venuta qui un dono, in quanto dopo 43 anni di vita salesiana, di cui 32 di sacerdozio, mi viene offerta la possibilità, per la prima volta, di assumere quell’importantissimo ruolo di parroco che io non ho sinora mai ricoperto. Non che mi sia mancato il da fare - aggiunge don Emidio, sorridendo - sia negli anni in cui sono stato Ispettore Salesiano per l’Italia meridionale (che comprende Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Albania e Kosovo) o nei nove anni trascorsi come Direttore a Caserta. Ed ora, dopo le note vicende di crisi che hanno coinvolto la formazione professionale, facendo perdere ai Salesiani questo importante ambito di esercizio dell’attività pastorale, mi ritrovo a fare il parroco, un’esperienza che mi mancava e che considero il coronamento della mia vita sacerdotale. Diventare parroco a Lecce e vivere giorno per giorno questo

nuovo ruolo è per me un’esperienza forte, arricchente e responsabilizzante. Ho trovato una comunità coesa e numerosa, siamo cinque sacerdoti e due laici, ma vi è anche una vasta partecipazione di altre persone alle varie forme che fanno parte della Famiglia Salesiana: i cooperatori, gli exallievi, le famiglie don Bosco e i Testimoni del Risorto. Così come ai movimenti, come il Rinnovamento nello Spirito o le Équipe Notre Dame. Non che io non conoscessi - prosegue don Emidio - la forte esperienza Salesiana a Lecce. Negli anni tra il ’93 ed il ’99, in cui ho avuto la responsabilità dell’Ispettoria, almeno un paio di volte l’anno, in media, sono stato qui per le consuete visite periodiche, oltre ai profondi ricordi che conservo di quel mio primo anno di sacerdozio a Lecce, con l’incarico di animatore del Centro Polivalente e coordinatore del settore elettrico, quest’ultimo legato alle competenze che mi derivano dalla laurea in ingegneria. Parliamo dei tempi in cui direttoreparroco era don Salvatore Barbetta e l’impegno nella formazione professionale era quello principale dei Salesiani leccesi. Don Emidio, i Salesiani sono da 60 anni a Lecce. Con una mostra fotografica, fino al 30 gennaio presso il Conservatorio di Sant’Anna, ne state celebrando la presenza. Ma quale impressione ha della situazione attuale? Sarà forse perché conservo il ricordo di anni molto densi di persone e di avvenimenti, sarà perché sono stato in altre case salesiane popolate da migliaia di ragazzi, ma

mi pare che qui a Lecce vi sia un certo calo nella frequentazione dell’oratorio e anche, purtroppo, delle funzioni religiose. Rispetto alle undicimila persone residenti nel territorio che fa capo alla parrocchia, riusciamo a raggiungerne e coinvolgere ben poche. In questo momento, poi, un’altra problematica è quella della sottoutilizzazione degli impianti sportivi, a causa del trasferimento in altre strutture delle società che prima li gestivano. Ora sarà l’oratorio salesiano, direttamente, a gestirli, ma ovviamente occorre tempo per ricostruire ed occorrono tante braccia per farlo bene. Don Emidio, in che misura le Sue precedenti esperienze pastorali influiscono sulle valutazioni e sul lavoro attuale? Prima di essere destinato a Lecce ho fatto una sorta di ‘anno sabbatico’ a Foggia, immerso nella realtà di un quartiere povero e con tantissimi fenomeni di devianza giovanile, il Candelaro. Lì, da viceparroco mi sono in qualche modo formato per il mio successivo incarico, che tutto lasciava presagire sarebbe stato nella nostra grande casa di Napoli Vomero. Poi, invece, le cose sono andate diversamente e ora sono molto contento di essere qui. Ma l’impressione che ho è che in qualche misura si stia passando dal pieno al vuoto (forse per la mia memoria delle affollatissime strutture di Caserta); però anche i numeri che riscontro ogni giorno sulla scarsa frequentazione di oratorio e basilica, la constatazione che circa il 70 per cento dei giovani dopo

la cresima va via, tutto questo mi fa capire che dobbiamo cambiare strategia. Quale può essere la nuova strategia, don Emidio? Dobbiamo rendere la nostra comunità più attenta ai giovani, ai bisogni dei giovani. La parrocchia deve essere ‘segno’ della nostra attenzione ai giovani. In altre parole, dobbiamo essere più Salesiani, rendere la nostra azione più aderente all’insegnamento di don Bosco. Senza dimenticare di essere sempre vicini alle famiglie, che oggi vivono, per tanti motivi, un particolare momento di crisi. La strada maestra non può che essere quella di far sempre riferimento al carisma di don Bosco e al suo ‘sistema preventivo’: essere ancor più casa che accoglie, chiesa che evangelizza, scuola che forma alla vita, cortile per incontrarsi e vivere in allegria. Sogno e desidero realizzare a Lecce un oratorio capace di entrare in dialogo con i giovani ed una parrocchia che vada incontro alle famiglie. A. Si.

CHI È Don Emidio Laterza, direttore-parroco dei Salesiani a Lecce, è nato a Taranto il 18 giugno 1945 ed è Salesiano dal 19 settembre 1967. Ordinato il 29 giugno 1978, ha trascorso il suo primo anno di sacerdozio a Lecce, per poi assumere l’incarico di Responsabile della pastorale vocazionale e Rettore della “Comunità Proposta” (Aspirantato - Seminario minore Salesiano), che ha conservato fino al 1985. Dopo essere stato brevemente Direttore della Casa Salesiana di Cisternino, per cinque anni ha svolto invece la medesima funzione presso la Casa complessa di Bari; è quindi diventato Direttore dell’Istituto Salesiano di Taranto, dal 1990 al 1993. Eletto Ispettore dell’Ispettoria Meridionale Salesiana nel 1993, dal 1999 torna a fare il Direttore, nella Casa Salesiana di Caserta. Quindi un “anno sabbatico” in parrocchia a Foggia - tra il 2008 ed il 2009 - fino a giungere tra noi a Lecce, nel settembre scorso.


L’Ora del Salento 11

Lecce, 30 gennaio 2010

Il quarto volume di Historia Franciscana

Memorabilia minoritica È di questi giorni (edizioni del Grifo) il quarto volume della collana “Historia Franciscana Sallentina”, collana fondata e diretta dallo studioso P. Luigi De Santis e dai tre cattedratici Giancarlo Ardenna, Benedetto Vetere e Hubert Huben. L’opera recensita ha come titolo Memorabilia minoritica, redatta a suo tempo dal Padre Bonaventura da Fasano, già ministro provinciale, il quale la definisce “un’ opera tirata fuori dalle tenebre e messa in luce”, ed ora tradotta da P. Gregorio D’Ostuni e curata dal De Santis. Questa riedizione consta di oltre 400 pagine, che ben rendono la bellezza, il fascino, e la nobiltà storica rifulgente di uomini di cultura e di zelo religioso. La trattazione è divisa in due parti: la prima contiene il sito e l’origine, le fondazioni e il numero dei conventi e dei frati; la seconda parte contiene la rimembranza di persone particolari che fiorirono per gli uffici, le dignità ecclesiastiche, la dottrina e la santità. Nel volume il curatore inquadra magistralmente il Movimento dell’Osservanza, colloca l’opera nel contesto culturale dell’epoca e della legislazione storiografica dell’ordine francescano, e presenta la cronaca secentesca dal titolo, appunto “Memorabilia minoritica”. È da sottolineare la presenza di

25 fitte pagine a 2 colonne di un prezioso “indice” di nomi e di luoghi, e un’esauriente bibliografia utile per allargare conoscenze di autori e di notizie. Questa riedizione intende essere, come afferma P. Luigi, un invito a leggere l’opera di Padre Bonaventura da Fasano, che con grande competenza storica ha tracciato in modo rapido ed essenziale la fondazione e l’evolversi di 42 conventi della Regolare Osservanza in Puglia, animati da 340 frati. Ivan D’Arco

zoom RADIO E DINTORNI

di Alberto Marangio

Radio 3, un Cantiere da 110 e lode

Da più di 100 anni accompagna, instancabile, ogni momento della nostre giornate: parliamo naturalmente della radio, relegata ormai da mezzo secolo al ruolo di “sorella minore” - dapprima della sola televisione, successivamente anche di internet e dei nuovi media - ma non per Marino Sanibaldi questo motivo meno affascinante di reality e talk show. E tra l’altro, decisamente più attenta, rispetto a stampa e tv, alle novità ed alle intuizioni che vivacizzano il nostro Paese. Essere in linea con la freschezza e la sensibilità appartenenti all’universo giovanile, ad esempio, è l’obiettivo che si propone la nuova trasmissione Il Cantiere, programma che lo scorso 16 gennaio ha debuttato sulle frequenze di Radio 3 (a Lecce, 98.3 e 97.5 MHz), aprendo di fatto le porte di quest’ultima agli universitari di qualsiasi provenienza; un progetto orientato a svelare l’Italia di tutti i giorni, valorizzando allo stesso tempo i nuovi linguaggi che la caratterizzano ed avvalendosi delle giovani idee che, quotidianamente, cercano di scuoterla. Fortemente voluto da Marino Sinibaldi, neo-direttore dell’emittente, prende così forma un progetto che rivela, tra l’altro, un aspetto non abituale della Rai, disponibile dunque ad offrire la possibilità di maturare nuove esperienze radiofoniche non solo ad esponenti di scuole di giornalismo e di emittenti universi-

tarie, ma a tutti coloro capaci di dimostrare - indipendentemente dalle facoltà di provenienza - una passione per la radio autentica quanto creativa; la stessa puntata d’apertura del 16 gennaio ha infatti visto intervenire ai microfoni di Radio 3 sia gli studenti del Master in giornalismo dell’Università di Bari (autori della rubrica intitolata “Racconti di Puglia”), come anche la ricercatrice Elisabetta Ranieri, proveniente invece dal Politecnico di Torino (suo il reportage “Vite di strada”). Il Cantiere (in onda ogni sabato alle 19) viene dunque ad rappresentare una possibilità offerta non soltanto a studenti e radio universitarie, ma più in generale rivolta anche allo stesso mondo dell’informazione italiano: un’occasione in più perché quest’ultimo possa comprendere quanta attenzione meriti una realtà, quella accademica, solitamente non tenuta invece dai media nella considerazione opportuna. Perché così come è oggi impossibile immaginare un mondo privo di mezzi di comunicazione di massa, risulta ormai altrettanto insensato impedire a questi ultimi di rinnovarsi con le intuizioni che il mondo giovanile ha da tempo già fatto proprie.

L’opera di Giuseppe Serio nel recupero edilizio della cittadina dopo il terremoto in Terra d’Otranto

Storia di un architetto leccese a Francavilla Fontana Il terremoto del 20 febbraio 1743 ha segnato in maniera indelebile la storia religiosa ed architettonica di Terra d’Otranto. Molte furono le città come Nardò, Brindisi, Francavilla Fontana più o meno pesantemente distrutte o danneggiate. Lecce, rispetto ad altre città, fu risparmiata dal flagello per intercessione di Sant’Oronzo, dicono le cronache, e le perizie dei mastri costruttori chiamati all’epoca per verificare la stabilità degli edifici sembrano dimostrare questa vulgata popolare. Se a Lecce quindi il tragico evento ha una ricaduta cruciale prevalentemente per la storia del culto di Sant’Oronzo - lasciò infatti in eredità il Patronato del Santo nonché poi il commemorare l’evento miracoloso del 20 febbraio di ogni anno non solo con la sostituzione delle bandiere che un tempo erano ai quattro lati della statua del Santo nella principale pubblica piazza leccese ma anche forse con l’apposizione di quello che nei documenti è ricordato come il Fiore del Santo - nelle altre città fra cui Francavilla Fontana le conseguenze furono invece essenzialmente edilizie ed esse furono infatti impegnate in una intensa attività ricostruttiva dei loro edifici danneggiati o distrutti. Per quei curiosi giochi che il destino spesso riserva fu proprio un architetto leccese, Giuseppe Serio, ad intervenire nel rifacimento di quelli che fra chiese e palazzi sono ritenuti i più significativi della città di Francavilla. Questo “... mastro fabricatore peritissimo e scoltor di pietra, compassatore e misuratore di fabriche e pratico di fare piante di edifici, palazzi, conventi...”, nonchè “ingegnero”, - così era noto all’epoca - fu incaricato dai Padri del locale convento di San

Biagio - appartenenti all’Ordine di San Giovanni di Dio - di ricostruire la loro chiesa e l’annesso convento distrutti in parte proprio da quel terremoto. La vicenda è però storiograficamente articolata e va precisata (cfr. Regina Poso e Fulgenzio Clavica, a cura di, Francavilla Fontana - Architettura e Immagine -, Galatina, Congedo, 1990, pagg. 91, 165-166) anche perché nelle più recenti pubblicazioni sulla storia architettonica della città nulla si è trovato in merito. Il 26 settembre 1746 fu stipulato, presso il notaio G. D. Michetti di Francavilla, un atto fra il Sacro Monte di Pietà della città di Francavilla e mastro Giuseppe “Saverio” di Lecce relativamente alla costruzione della Chiesa e Convento di San Biagio. La trascrizione di questo atto (riportata in op.cit. pagg. 165166) è corretta ma di fatto una ulteriore e più approfondita ricerca rivela - attraverso un secondo ma cronologicamente precedente atto notarile questa volta del 1744 - che in fase di redazione, probabilmente perchè sotto dettatura, il notaio del 1746 sbagliò nello scrivere il nome del mastro costruttore che più correttamente è Giuseppe Serio, appunto, e non Giuseppe Saverio. Detto ciò la vicenda diventa più chiara perché non si tratta quindi di due persone diverse non si poteva infatti fino ad ora escludere che l’appalto per la realizzazione dell’edificio non potesse essere stato assegnato in tempi diversi a più mastri costruttori- ma sempre dello stesso Giuseppe Serio cui fa riferimento l’altro atto notarile (evidentemente mai considerato fino ad ora) che da inizio effettivamente alla vicenda costruttiva della Chiesa e Convento di San

Biagio e che fu rogato il 2 aprile 1744 per notaio G.T. Dell’Aglio di Francavilla. A confermare ulteriormente la paternità della chiesa, in particolare, al Serio - questi tra le altre cose nell’atto del 1744 ed in quello del 1746 non risulta residente (come invece si sostiene interpretando l’atto del 1746 in op.cit. pag. 91) ma solo “presente in questa Terra di Francavilla” - è anche l’analisi stilistica. Lo stesso Giuseppe Serio, infatti, lo troviamo coinvolto proprio in quegli anni (A.S.Le, Notaio F.D. Liberato, atto del 16 settembre 1740), in una vicenda ricostruttiva del leccese convento di San Giovanni di Dio su disegno fornito da Mauro Manieri (1687-1744) cui il Buccarelli (cfr. Michele Paone, Fabriche del Settecento Salentino, in “La Zagaglia”, XV 1973, nn.57 e 58, pag .5) ha assegnato anche la chiesa del convento. Quindi la costruzione di un altra chiesa dello stesso Ordine religioso ma questa volta a Francavilla non appare casuale ma anzi è probabilmente - anche sulla base delle condizioni di retribuzione richieste dal Serio ai Frati di San Biagio - indicativa di quello che si potrebbe considerare come un rapporto consolidato fra le parti in quanto soprattutto alle aspettative dei Frati rispetto alla qualità esecutiva dell’opera architettonica e scultorea. Non meno importante inoltre è il chiarirsi del rapporto che l’artista leccese ebbe con lo stesso Mauro Manieri, richiesto dal Serio quale verificatore della qualità del progetto eseguito per i Frati di Francavilla. Egli non fu solo mero esecutore dei disegni del noto architetto leccese ma anche, dimostratamente, possiamo dire ora, dotato di una propria autono-

mia progettuale motivo per il quale è più legittimo parlare di una vera e propria collaborazione fra i due artisti. Questo rapporto singolare fra i Frati di San Giovanni di Dio, Serio e Manieri sarà probabilmente il presupposto che consentirà al Serio appunto di realizzare i tre altari (quello maggiore ed i due immediatamente a destra e sinistra del primo) che sono dentro la leccese chiesa di San Giovanni di Dio finora attri-

buiti al Manieri. Sono infine da assegnarsi sempre al Serio e sempre a Francavilla il palazzo che i fratelli Marrucci vollero restaurare dopo che nel 1743 esso fu fortemente danneggiato dal terremoto di quello stesso anno nonchè quello monumentale dei Carissimo posto sulla via che dalla porta urbica detta del Carmine conduce al centro della città. In quest’ultimo caso, quello

OSSERVATORIO GEO-POLITICO

cioè di Palazzo Carissimo, riferibile alla mano del Serio è tutta la balaustrata che caratterizza e domina il prospetto principale dell’edificio non ultimo il portale sottostante con le cariatidi laterali. Non si può escludere a priori, anche in questo caso, che il contributo dell’architetto leccese si sia spinto ben oltre la semplice esecuzione delle sculture di questa loggia. F.G.

di Roberto Cavallo*

Anno nuovo, intolleranza antica In Italia si ha un gran parlare - talora a ragione - di intolleranza. Ma si fa finta di non vedere - in pieno 2010 - le persecuzioni cruente che colpiscono tanti nostri fratelli nella fede nei Paesi in cui essi sono minoranza religiosa. Parafrasando il titolo del recente libro della scrittrice Bat Ye’or (“Il declino della cristianità sotto l’Islam. Dal Jihad alla dhimmitudine”, Lindau, 2009, Torino), possiamo dire che anche nell’anno nuovo continua il declino della cristianità sotto l’Islam. Per il medio lettore cattolico italiano non ci vuole molto ad accorgersene: basta sfogliare - anche di tanto in tanto - il quotidiano “Avvenire”. Il giornale dei vescovi italiani è molto attento nel riportare le notizie di cristiani oggetto di persecuzione nei Paesi a maggioranza musulmana. C’eravamo lasciati alle spalle un 2009 caratterizzato dal sangue cristiano versato in Pakistan e in Iraq, per non parlare dei venti sudanesi cristiani crocefissi nello scorso mese di agosto; ed ecco che nemmeno è iniziato il 2010 che già è giunta l’eco - triste - delle violenze in Malaysia e in Egitto. Eppure si tratta di Paesi normalmente considerati “moderati”. In Egitto a fare le spese del fondamentalismo musulmano sono stati, come al solito, i Copti, che così non hanno potuto celebrare in pace il loro Natale. La notte del 7 gennaio scorso nella località di Nag Hamadi, nell’Alto Egitto, al termine della messa di mezzanotte, otto ortodossi copti sono stati uccisi in un agguato effettuato nei pressi della chiesa della Vergine

Maria. Altri sono rimasti gravemente feriti. Il vescovo cattolico di Luxor-Tebe dei Copti, Youhannes Zakaria, ha riferito all’agenzia Fides che: “…questo attacco nel giorno del Natale ortodosso non è venuto a caso: vi è un disegno evidente di trasformare i giorni di festa cristiani in giorni del dolore.” (L’Osservatore Romano, sabato 9 gennaio 2010, pag. 7). In Malaysia una sentenza del 31 dicembre 2009 della Corte costituzionale ha dato il via ad una serie di attacchi contro le chiese. La sentenza contestata aveva accolto il ricorso del settimanale cattolico “The Herald”, che lamentava il divieto imposto ai non musulmani di utilizzare il termine “Allah” per indicare Dio. Ben tredici organizzazioni non governative islamiche si sono sollevate contro la sentenza e lo stesso governo di Kuala Lumpur ha chiesto la sospensione della sua esecutività in attesa dell’appello. Nel frattempo in un’escalation di violenza undici chiese malesi (cfr.: Avvenire, 17.01.2010, pag. 25) sono state prese di mira da gruppi di estremisti musulmani, anche con lancio di bombe molotov. Il problema è che nella lingua malese non c’è altro termine per indicare Dio e del resto la parola “Allah” è antecedente alla nascita dell’Islam, perché il suo uso è attestato nella poesia pre-islamica anche da autori cristiani. Insomma: perché precludere tale diritto ai cristiani malesi? 2010: niente di nuovo, dunque, sotto l’Islam… * www.recensioni-storia.it


L’Ora del Salento 12

Lecce, 30 gennaio 2010

le nostre città CAMPI SAL.NA./Conferenza sulla normativa europea e politica regionale

SAN PIETRO V.CO/La nuova sede del Giudice di pace

L’Europa sbarca nel Salento Risarcita la giustizia del paese Venerdì 22 gennaio, presso l’Aula Consiliare del Palazzo Comunale di Campi Salentina, ha avuto luogo la conferenza “L’Europa nel Salento”, un progetto divulgativo per l’Unione dei Comuni del Nord Salento - Guagnano, Novoli, Squinzano, Surbo, Trepuzzi e Campi Salentina. All’incontro sono intervenuti Roberto Palasciano, presidente dell’Unione dei Comuni del Nord Salento e sindaco di Campi Salentina; Matteo Fornara, funzionario delle Commissione europea responsabile delle relazioni con la stampa e con i media; Massimiliano Valcada, avvocato dello Studio prof. Capelli di Milano; Angela Rizzo, avvocato a Parma; Valeria Gualandi, già consulente della rappresentanza in Italia della Commissione europea per le campagne di informazione. Tre sono state le tematiche intorno alle quale si sono snodati gli interventi dei relatori: Conoscere l’Europa, le Istituzioni comunitarie, il loro funzionamento e i rapporti con gli Stati membri; partecipare alla formazione della normativa comunitaria; conoscere la politica regionale e i finanziamenti comunitari. L’iniziativa ha avuto più specificamente l’obiettivo di incentivare la curiosità e una più approfondita conoscenza . Tale approfondimento si articolato, da un lato, nei tracciare i tratti fondamentali del quadro istituzionale nell’ambito del quale si svolge quotidianamente la missione comunitaria, dall’altro lato, il rapporto che incorre tra gli ordinamenti nazionali e quello comunitario. Di fatto, una corretta conoscenza di queste tematiche può permettere anche di cogliere le numerose opportunità che l’Europa offre ai cittadini e agli Stati membri. L’Unione europea è una delle aree più ricche del mon-

do, tuttavia al suo interno permangono regioni con forti disparità di reddito e di opportunità. La politica regionale è un importante strumento finanziario che ha l’obiettivo di realizzare uno sviluppo economico e sociale armonioso che coinvolga egualmente tutte le Regione. L’Unione europea eroga finanziamenti e sovvenzioni per realizzare progetti o attività in diversi settori d’intervento comunitario. I beneficiari delle sovvenzioni sono principalmente organizzazioni, pubbliche o private, scelte per la loro capacità di realizzare dei progetti mirati. I fondi, riprogrammati ogni sette anni e approvati dalla Commissione Europea, sono distribuiti grazie alla mediazione di autorità nazionali, regionali e/o locali. Il progetto, r ivolto all’Unione dei Comuni del Nord Salento, vuole coinvolgere attivamente gli amministratori e gli operatori degli enti pubblici - e non solo - in un percorso di sensibilizzazione, formazione e comunicazione, diffon-

dendo la cultura e lo spirito europeo a livello locale allo scopo di rendere gli amministratori dei Comuni tra i principali attori della dimensione europea. “È questa l’occasione per riflettere su cosa ci aspetta nel prossimo futuro e cosa comporta l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, dell’1 dicembre 2009 - ha dichiarato il sindaco Palasciano, nei suoi saluti introduttivi - Il trattato di fatto permette ai cittadini di avere una voce più forte, grazie alla cosiddetta ‘iniziativa popolare’, un gruppo di almeno un milione di cittadini di un certo numero di Stati membri può invitare la Commissione a presentare nuove proposte. È quindi questo un momento per sentirci, per un giorno, non periferia ma centro dell’Europa. Ai giovani di oggi (alcuni presenti in quest’aula) affidiamo il compito non di diventare, bensì di essere, cittadini d’Europa, per costruire un’Europa fondata sull’uguaglianza e la tolleranza”. Sara Foti Sciavaliere

La rivista bimistrale della Casa Circondariale di Lecce

giustizia, così esordisce il dott. Giardino che riconosce nel Giudice di Pace come primo punto nel quale il cittadino trova risposte in ambito penale. Nel seguire, si è poi puntualizzata l’importanza funzionale del giudice di pace, in quanto figura sì che amministra la giustizia ma che al contempo riveste il ruolo di un giudice di prossimità di diffusione capillare sul territorio. Quando la figura di tale giudice è entrata in vigore diversi anni fa, ricorda il dott. Di Napoli vi sono state non poche difficoltà, sia a livello strutturale che nel trovare il giusto modus operandi che ben si confacesse a tale figura giuridica. Il miglioramento si è verificato, quindi, nel corso degli anni perfezionando sempre più tutti gli aspetti inerenti allo svolgimento di questo compito. La durata media dei pro-

cessi portati innanzi al giudice di pace, infatti, è nettamente più breve di quella di un giudice ordinario, cosa che non può non giovare alla popolazione tutta. Ed è proprio di tutta la collettività, la prerogativa di vedersi tutelata non solo i propositi ma anche i diritti, ha dichiarato il dott. Conte. Il Giudice di Pace è vicino al cittadino più di ogni altro, partecipando in modo diretto alla vita comunitaria. Tirando le somme, la nuova struttura, pur essendo nata tra tante polemiche e con tanta fatica può da oggi dichiararsi pronta. Si è passati da una fase di decentramento iniziale, ad un epilogo di accorpamento che ha dato nuove garanzie alla giustizia d’ogni giorno. Il Giudice di Pace, si è riconfermato come presenza conciliativa in ambito sia civile che penale. Marco Marangio

Coggi e il linguaggio bandistico

Piano di Fuga compie 10 anni Piano di Fuga: evoca immagini di tunnel sotterranei, scavati pazientemente e tenacemente per uscire ‘fuori’. Nell’immaginario, è un progetto architettato nei minimi particolari per non lasciare nulla all’improvvisazione: la fantasia di scrittori e registi cinematografici, da sempre, si è sbizzarrita sul tema. Il ‘nostro’ Piano di Fuga è un giornale, una rivista bimestrale, realizzata interamente nella Casa Circondariale di Lecce da un gruppo di persone detenute insieme all’associazione Comunità Speranza. Un giornale, che non è destinato solo a chi fa l’esperienza della detenzione, che ha la pretesa di essere un mezzo di comunicazione tra il ‘dentro’ e il ‘fuori’ per promuovere le cultura del dialogo per superare la separatezza tra carcere e territorio, del tutto estranea al dovere costituzionale della solidarietà (Costituzione, Principi Fondamentali, II). Piano di Fuga è un’opportunità per creare le condizioni per il rientro nel territorio, dove poter trovare le stesse possibilità di ogni cittadino; il carcere è un luogo di transito, non è definitivo o conclusivo: da qui parte una forte istanza di ascolto, di attenzione, una richiesta pressante di non essere abbandonati al proprio destino, di rompere la barriera del male e del negativo, di superare l’isolamento di chi ha sbagliato, contrapponendo all’indifferenza e all’emarginazione la partecipazione e la solidarietà. È vero che la decisione di cambiare vita è una scelta che non tutti fanno ma tutti dovrebbero avere la possibilità di realizzarla, trovando occasioni di responsabilizzazione. Piano di Fuga, per dieci anni, ha inteso realizzare tutto questo, con l’impegno e la tenacia di tutti e di ciascuno. Sono dunque meritati e dovuti gli auguri più belli. Luigi Buccarello

Nel mondo d’oggi, dove la giustizia viene sempre più minata dal crimine organizzato, e non solo, a volte vi sono episodi che manifestano l’aperta speranza di una sicura longevità di questo fondamentale servizio. Testimonianza ne è stata l’inaugurazione della nuova sede del Giudice di Pace a San Pietro Vernotico. Autorità civili e religiose presenti al taglio del nastro: S. E. mons. Domenico D’Ambrosio, arcivescovo della diocesi di Lecce, ha infatti avuto l’onere di accompagnare il Primo cittadino. L’evento, organizzato dall’amministrazione comunale e coordinato dal Giudice di Pace Carmelo Rango, ha visto una rosa di relatori di tutto rispetto: la dott. ssa Minerva sostituta del dott. Domenico Cuttaia, il presidente del tribunale il dott. Francesco Giardino, il procuratore della repubblica il dott. Marco di Napoli, il presidente dell’ordine degli avvocati di Brindisi avv. Augusto Conte ed il sindaco di San Pietro Gianpietro Rollo. Uno sforzo fatto soprattutto dall’amministrazione comunale, pertanto, che ha manifestato, in favore della giustizia, la sua risposta alla precedente soppressione delle preture avvenuta nel non più recente 1998. San Pietro, non abilita soltanto questa nuova sede, ma riabilita persino se stessa. Un progetto iniziato circa 30 anni fa, ha affermato l’avv. Rango e che ha visto come primo fautore il dott. Giliberti. Finalmente tale opera è stata completata ed è perfettamente funzionale. Un momento di prova per questo servizio dedito alla

QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

di Antonio Martino

Nello scorrere della marcia “Giuliana”, già presentata nello scorso numero, giunge un interessante episodio di collegamento tra la prima e la seconda idea tematica. Si snoda un marziale nucleo melodico in stile fugato nella tonalità minore. Nel presentare il breve soggetto, sono chiamati ad intervenire, in levare, i flicorni bassi, i flicorni contrabbassi e i flicorni baritoni. Il salto di quarta iniziale, che può apparire un percorso sistematico al precedente tema, costruito prevalentemente con un intervallo di terza, ben si presta ad alimentare un disegno dalle sembianze bachiane, che genera tensione per arricchire ulteriormente l’ascoltatore, mediante le sue iniziative armoniche. La risposta giunge immediata ed incisiva, nel rispetto dei canoni contrappuntistici, attraverso l’intervento dei sassofoni e dei corni. Di seguito giunge la terza entrata (sempre nello stesso modo) per mezzo dei primi clarinetti in sib. e dei flicorni chiari, mentre gli altri strumenti concludono il loro percorso melodico. Un ulteriore segmento in stile fugato, a completamento del precedente, riparte dai corni e dai sassofoni, ai quali rispondono i flicorni bassi, i flicorni contrabbassi e i flicorni baritoni; questa volta l’itinerario armonico è stato modificato affinché la marcia ritorni nella tonalità d’impianto. Infatti, l’ultima entrata, affidata ai primi clarinetti in sib. e ai flicorni chiari, evidenzia tale constatazione e tutta la banda è chiamata a sorreggere la conclusione di questa insolita, ma avvincente, situazione: gli squilli terzinati

delle cornette in sib e dei corni (in contrapposizione alle prime), il ritmo ostinato e cadenzato dei flicorni bassi e contrabbassi, l’intervento volumetrico delle percussioni bandistiche delineano la conclusione di questa prima parte della composizione. L’atipico utilizzo dello stile fugato permette una riflessione sull’aspetto funzionale della tecnica presa in considerazione dal Coggi il quale è riuscito a far emergere in superficie, senza alcun ausilio, i veri colori della banda. L’ascoltatore ha potuto esplorare le diverse tessiture delle singole sezioni e appropriarsi delle fragranze scaturite dall’insieme di tutti i suoni. Ben attento è stato il compositore ad escludere, in modo molto preciso, l’intervento delle percussioni affinché il risultato potesse realizzarsi nelle condizioni possibili progettate. La seconda idea tematica (di cui si tratterà nel prossimo numero) tarda a giungere all’ascoltatore perché, nonostante la scelta del nuovo impianto tonale (alla sottodominante) viene preceduta da un guizzo melodico affidato ai primi e ai secondi clarinetti in sib. con un leggero sostegno armonico dei sassofoni e dei corni. Questa soluzione compositiva è un inequivocabile richiamo per fruitore, il quale viene immerso nel nuovo campo tonale prima del giungere della melodia. Coggi non esita mai a trovare nuovi espedienti utili alla ricchezza del linguaggio bandistico, colmo di innumerevoli percorsi, in cui si evince la pragmatica duttilità dello stesso.


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le nostre città

L’Ora del Salento 13

LECCE/Il 6 febbraio tavola rotonda dell’Azione cattolica di Lecce LECCE/Corso di formazione per famiglie affidatarie

Azione pubblica in Verità L’Anfaa per i bambini “Azione Pubblica ‘in Verità’” è il tema della tavola rotonda organizzata dall’Azione Cattolica di Lecce sabato 6 febbraio prossimo, alle ore 16 presso le “Ex Officine Cantelmo” di Lecce. Ospite dell’incontro formativo don Nicola Macculi, che commenterà la Lettera Enciclica di Benedetto XVI “Caritas in Veritate” e offrirà degli spunti di approfondimento e riflessione che saranno alla base del confronto con amministratori pubblici e politici locali. L’Azione Cattolica di Lecce, attraverso la propria vita associativa, intende proporre un’occasione di dialogo nella comunità cristiana e nella società civile, offerta a tutta la diocesi, partendo proprio dall’approfondimento del magistero del papa. “Lo sviluppo ha bisogno della verità”, scrive Benedetto XVI, e si sofferma su due “criteri orientativi dell’azione morale”: la giustizia e il bene comune. “Ogni cristiano è chiamato alla carità anche attraverso una ‘via istituzionale’ che incida nella vita della ‘polis’, del vivere sociale”. Crediamo che sia doveroso e possibile educarci reciprocamente alla responsabilità, in un cammino personale e comunitario di formazione umana e cristiana. Vogliamo essere attenti, come singoli e come comunità, alla crescita delle persone che incontriamo. È “fondamentale”, per il Papa, che “quanti hanno ricevuto dalla fiducia dei cittadini l’alta responsabilità di

governare le istituzioni avvertano come prioritaria l’esigenza di perseguire costantemente il bene comune”, che “non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene”. “Affinché ciò avvenga - ha aggiunto il Pontefice nel recente incontro con gli Amministratori pubblici del Lazio - è opportuno che nelle sedi istituzionali si cerchi di favorire una sana dialettica perché quanto più le decisioni e i provvedimenti saranno condivisi tanto più essi permetteranno un efficace sviluppo per gli abitanti dei territori amministrati”. La vita associativa dell’Azione Cattolica pone al centro la persona, che vuole servire nel suo concreto itinerario di formazione cristiana; è rivolta alla crescita della comunità cristiana nella comunione e nella testimonianza evangelica; è animata dalla tensione all’unità da costruire attraverso la valorizzazione dei doni che le provengono dalle diverse condizioni ed esperienze di quanti partecipano alla sua vita. “L’economia - scrive il Pontefice nella Caritas in Veritate - ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento; non di un’etica qualsiasi bensì di un’etica amica della persona”. La stessa centralità della persona, afferma, deve essere il principio

IN GALLERIA

L’ELEGANZA DEL RICCIO “L’eleganza del riccio” è un romanzo francese di Muriel Burbery, diventato un famoso bestseller, raccogliendo successo sia di pubblico che di critica, prima in Francia e poi negli altri paesi, vantando numerose ristampe e vari premi letterari. L’esordiente regista Mona Achache ha deciso di portare “Il riccio” sul grande schermo. Paloma è un intelligentissima ragazzina dodicenne che vive in un elegante palazzo parigino, popolato solo da persone agiate. La portinaia del palazzo è Renée, che a suo dire, incarna perfettamente il prototipo della portinaia: bassa, brutta, introversa e scontrosa. In realtà, Renèe è una persona molto colta, amante della letteratura e dei classici. Soltanto Paloma e monsier Ozu, un ricco giapponese dal cuore nobile, riescono a vedere cosa si

nasconde dietro la dura corazza della donna e, si accorgono che sotto le spine possono trovare “l’eleganza del riccio”. Nonostante l’autrice del libro ha tenuto a precisare che il film non è “tratto”, ma è “liberamente ispirato” al suo libro, la pellicola che ne esce non è male. Risulta una delle poche eccezioni in cui si ottiene un buon film da un opera letteraria. Mona Achache resta in parte fedele al romanzo, allo stesso tempo però apporta le giuste variazioni: prima fra tutte la riduzione delle citazioni letterarie, che rischiano di appesantire il film. In evidenza vengono messi i temi principali: l’ipocrisia dei borghesi e la bellezza nascosta delle persone. Lo spettatore vede con gli occhi di Paloma e si identifica perfettamente in lei, la ragazzina si sente così lontana dal mondo dei suoi famigliari e ci

guida “negli interventi per lo sviluppo”. Benedetto XVI indica la “necessità di un sistema a tre soggetti”: mercato, Stato e società civile e incoraggia una “civilizzazione dell’economia”. Servono “forme economiche solidali”. Mercato e politica necessitano “di persone aperte al dono reciproco”. L’Azione Cattolica di Lecce, vuole cogliere i “segni del nostro tempo” e dare il proprio contributo, condividendo il quotidiano impegno della evangelizzazione a cui tutta la Chiesa è chiamata, intende operare affinché la comunità cristiana, attraverso la condivisione e il dialogo, sia sempre più aperta alla missione, all’annuncio, all’incontro, facilitando la lettura della “Caritas in veritate” dove testualmente (n.34) si rileva che che “la carità nella verità pone l’uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono”, anche se al contempo aggiunge (n.34) che “la gratuità è presente in molteplici forme, spesso non riconosciute”. Ma che interpretazione possiamo dare del dono? Perché è stato occultato nella società e nell’economia contemporanee? Con quali conseguenze? Che implicazioni può avere la sua riscoperta sulla “rinascita del bene comune”? Interrogativi, tra i tanti, su cui rifletterà nel prossimo appuntamento formativo. Vincenza Sava

di Alessandra De Matteis tiene a non finire la sua vita chiusa in un circolo vizioso, come un pesce rosso in un’ampolla. Il cast artistico contribuisce a rendere il film raffinato, il tocco in più viene dato da Josiane Balasko è bravissima nel ruolo di Renèe. “Il riccio”è un buon esordio per la regista. Achache ci racconta e mostra una favola; con grazia, eleganza e raffinatezza ci parla di un mondo superficiale fatto di gente che non riesce a vedere più in là del proprio naso. La pellicola è più adatta ad un pubblico femminile, non per questo però deve piacere solo a loro.

ASSEGNI DI RICERCA È indetta una procedura di selezione pubblica, per titoli e colloquio, a n. 1 Assegno per la collaborazione ed attività di ricerca presso l’Università del Salento. Possono partecipare alla presente selezione dottori di ricerca o laureati in possesso di scientifico-professionale idoneo per lo svolginell’Università del Salento curriculum mento di attività di ricerca di cui al progetto per il quale si a cura di Giovanna Miglietta concorre, con esclusione del personale di ruolo presso le Università e gli osservatori astronomici, astrofisici e vesuviano; nei casi in cui il diploma di laurea sia stato conseguito all’estero, deve essere dichiarata l’equipollenza, ai soli fini della selezione, da parte della Commissione giudicatrice. I requisiti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di ammissione. Le domande di partecipazione alla selezione, da presentarsi distinte, pena esclusione, per ciascun assegno di ricerca, redatte in carta libera, dovranno essere indirizzate al Rettore dell’Università del Salento e dovranno essere presentate o fatte pervenire a mezzo raccomandata postale con avviso di ricevimento al Dipartimento cui l’assegno afferisce, entro e non oltre trenta giorni dalla data di affissione del presente bando di selezione all’Albo Ufficiale dell’Università del Salento (Edificio ex Principe Umberto, viale Gallipoli 49, Lecce). Alla domanda dovrà essere allegata la seguente documentazione: certificato di laurea con l’indicazione delle votazioni riportate nei singoli esami di profitto e nell’esame di laurea; certificato comprovante l’acquisizione del titolo di dottore di ricerca o l’avvenuto superamento dell’esame finale per il conseguimento del titolo di dottore di ricerca; un elenco dei titoli, dei diplomi di specializzazione e degli attestati di frequenza di corsi di perfezionamento post laurea, conseguiti in Italia o all’estero; borse di studio o incarichi di ricerca sia in Italia che all’estero; tesi di laurea; ecc.) che il candidato richiede siano valutati ai fini del concorso. I titoli allegati dal candidato alla domanda di partecipazione al concorso dovranno essere in originale. Data scadenza prov-

ORIENTARSI

Nei giorni che seguono il terribile terremoto ad Haiti, evento catastrofico che ha lasciato migliaia di bambini senza famiglia e senza tetto e che ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale, l’Anfaa Lecce, Associazione Nazionale delle Famiglie Adottive e Affidatarie, organizza un “Corso di Formazione per aspiranti famiglie adottive” dal 6 febbraio al 13 marzo, ogni sabato, presso la biblioteca provinciale di Lecce. L’Anfaa, associazione da sempre attenta alla tutela dei minori rimasti privi temporaneamente o definitivamente delle indispensabili cure materiali o morali da parte dei genitori biologici, ha come scopo principale la promozione, in primo luogo, di interventi diretti ad assicurare alle famiglie d’origine i necessari servizi sociali e assistenziali, e, in seconda istanza, l’assistenza alle coppie che desiderano essere affidatarie di bambini abbandonati. Per il diffondersi nella società di una nuova cultura incentrata sul concetto che i minori sono soggetti autonomi portatori di diritti che lo Stato deve tutelare, l’Anfaa ha promosso, nel corso degli anni, la realizzazione di decine e decine di seminari e convegni, a livello internazionale, nazionale e locale, sia organizzandoli in prima persona, sia operando perché altri organismi ne divenissero promotori o patrocinatori. Ed è con questa finalità che organizza nel capoluogo salentino una serie di incontri formativi e informativi rivolti alle coppie sposate che desiderano adottare o prendersi cura di un bambino in difficoltà. Il programma, scaricabile dal sito dell’associazione, www.anfaalecce.it, prevede quattro giornate di approfondimento durante le quali interverranno professionisti e genitori adottivi, e che saranno corredate da testimonianze dei soci dell’Anfaa con lo scopo di animare un dibattito che permetta ai presenti di dirimere tutti i pregiudizi, le difficoltà, i dubbi, legati all’adozione o all’affido di un minore. Il primo incontro, previsto per sabato 6 febbraio, prevederà l’apertura dei lavori da parte di Grazia Manni, impegnata da anni nell’associazione leccese, che presenterà i relatori, Maria Rita Verardo e Frida Tonizzo, cui verrà affidato il compito di presentare la normativa nazionale in materia di adozione di minori italiani e stranieri e il ruolo dei servizi socio-assistenzili e sanitari, della magistratura minorile e degli organi giuridici preposti alla mediazione tra il minore e le famiglie che desiderano adottarlo. Nel secondo incontro, il 13 febbraio, Marcella Marino e Rosanna Mongelli interverranno sulla procreazione e sulla filiazione, sull’importanza delle motivazioni che sottendono il desiderio delle coppie che desiderano diventare genitori affidatari e sul ruolo dei nonni e degli zii adottivi per favorire una maggiore accoglienza dei bambini privati della famiglia biologica. Il terzo incontro, in programma per il 6 marzo, sarà coordinato da Claudia Roffino e Gianfranco Antonucci che illustreranno gli effetti dell’adozione sui minori affidati e il loro imprescindibile diritto alla conoscenza dei luoghi e della cultura di origine. L’ultima giornata di approfondimento, prevista per il 13 marzo, sarà dedicata da Erlene Galasso e Salvatore Nuzzo al tema dell’adozione di un minore di etnia e nazionalità straniera, al superamento delle diversità culturali e al ruolo dei mediatori culturali. La proposta dell’Anfaa è un percorso fitto e molto denso di contenuti, con il quale l’associazione intende perseguire gli scopi che animano le proprie attività e per affermare che il fine essenziale dell’adozione è quello di dare una famiglia moralmente e materialmente uguale a quella naturale ai bambini che ne sono privi. Il modulo di iscrizione al corso è scaricabile dal sito www.anfaalecce.it. Il corso si terrà ogni sabato dal 6 febbraio al 13 marzo dalle 15:30 alle 18:30 presso la Biblioteca Provinciale di Lecce. Per ulteriori informazioni, ci si può rivolgere al numero dell’associazione leccese: 0832.682491. Samuele Vincenti


L’Ora del Salento 14

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appunti

Andrea Vitali. Pianoforte vendesi La nuova storia di Andrea Vitali ci propone una Bellano inedita, che non conoscevamo, notturna e magica. Chi conosce Vitali sa che questo scrittore ama ambientare i suoi romanzi nell’atmosfera semplice e genuina di questo paesino sul Lago di Como, il suo paese d’origine dove svolge l’attività di medico condotto. “Pianoforte in vendita” è il titolo di quest’ultimo romanzo di Andrea Vitali, edito da Garzanti. Una piccola grande storia che si svolge nella notte dell’Epifania. Ogni anno a Bellano infatti, la notte tra il cinque ed il sei gennaio si tiene la Festa dei Re Magi. Una notte particolare con una grande processione dove i tre Re lanciano caramelle; grosse quantità di vin-brulè ed il “pigia-pigia”. Protagonista della storia un

piccolo ladruncolo di paese, che decide di approfittare della complicità della notte di festa per svaligiare le case degli abitanti di Bellano. Lo chiamano il Pianista per via delle lunghe dita affusolate che somigliano alle mani di un musicista, ma il nostro ladro, a parte il soprannome, non ha nulla a che vedere con l’universo artistico e tantomeno con la musica. Eppure sarà proprio la musica a cambiare il suo destino in quella fredda notte a Bellano. Continua a piovere. Perlustrando le strade del paese nell’attesa che la popolazione assista alla processione dei Re Magi, il Pianista incappa in un cartello affisso su un vecchio portone: “Pianoforte vendesi”. Preso dalla curiosità, sapendo che l’appartamento è disabitato, e visto che il tempo non mi-

gliora rovinando così la festa, ma soprattutto costringendo i cittadini nelle loro abitazioni, decide di salire a dare un’occhiata a questo pianoforte e magari riuscire a rubarlo. “Pianoforte vendesi, pensa. Sorride. A lui lo chiamano il Pianista”. Una volta entrato nulla sarà più come prima. Nell’appartamento di Viale Manzoni il Pianista si imbatte in Gioietta Ribaldi, un’anziana signora che Vitali così descrive: “Di vecchie così lui ne aveva viste tante alla Filodrammatica del suo paese. Vecchie che compaiono nel mezzo del secondo atto, truccate di cipria, in vestaglia, sorridenti, i capelli bianchi. Nonnine che spacciano sempre buoni consigli, risolvono situazioni, profumate di dolciastro come se avessero fatto il bagno nel rosolio”. Gioietta Ribal-

di era figlia di un macellaio, innamorata solo della musica e per colpa di quel pianoforte non si era mai sposata. Il valzer degli equivoci inizierà a diffondere le sue note, le vie del paese, all’apparenza normali, si riveleranno una ricca sorgente di vite parallele e situazioni surreali. Sarà facile sentirsi catapultati in quei luoghi riuscendo ad assaporarne il freddo, gli odori, la suggestività. Persino il Pianista subirà gli effetti di quella strana notte, quando inizierà la magia ed il cammino verso la strada della redenzione. “Pianoforte vendesi” è la storia di un ladro che deve scegliere tra il bene ed il male, tra buone e cattive azioni, tra il bianco ed il nero come nei tasti di un pianoforte. I gesti che si troverà a compiere rivelano un gran desiderio di riscattare la

c@ttolici in rete

Il sito dell’Unità dei Cristiani

argo

IL POLLICE tommaso dimitri

MAGAZINE Nella conferma di una verità ormai consolidata, che data da tempo immemore e che negli ultimi anni si è andata pericolosamente accentuando toccando livelli assurdi, e cioè che la televisione si occupa di cultura e di approfondimenti solo in tarda, anzi in tardissima serata, se non in piena notte, ecco “Magazine sul 2” (Rai Due, ore 0,40) un’interessante puntata di un bel programma d’attualità, articolato tutto nell’incontro di Antonello Aglioti con Mario Monicelli nella sua casa romana.. Con molta semplicità, il regista toscano, quanto mai loquace, vivace ed ironico al tempo stesso, parla a ruota libera di sé, dei suoi films: da “La grande guerra” a “I soliti ignoti” spiegandoli e svelando particolari interessanti, ma anche dei protagonisti delle sue opere (Alberto Sordi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Ugo Tognazzi, Vittorio Gasmann ed altri ancora), calandoci così all’interno della storia cinematografica del nostro paese, ma guardando altresì verso quella realtà internazionale che si identifica con Hollywood e con gli Oscar.

“Che tutti siano uno” (Gv 17,21) è il desiderio di Gesù che Giovanni esprime nel suo vangelo nella lunga preghiera del capitolo 17. Se il “Mistero cristiano è un mistero di comunione” l’impegno di tutta la cristianità è quello di favorire, pregare e realizzare la comunione nell’unico Spirito di Gesù. Siamo ormai alla conclusione di questa settimana di preghiera per “L’Unità dei Cristiani” (18 - 25 gennaio) ma la visita al sito www.prounione.urbe.it permette di conoscere qualcosa sulla sua storia e soprattutto perché attraverso il sito è possibile intraprendere un Corso di Ecumenismo per corrispondenza. Questo sito, infatti, è nato proprio per far conoscere come è nato questo impegno di preghiera per l’unità e possiamo trovare tutti i sussidi per impostare incontri e interventi per il 2010. La matrice dell’impegno per l’Unità dei Cristiani è quella dei due fondatori, P. Paolo Wattson e Sr. Lurana White, passati nella Chiesa Cattolica, iniziatori del Centro Pro Unione dei Frati Francescani dell’Atonement, situato nel cuore di Roma, nell’antico e bellissimo Collegio Innocenziano in Piazza Navona, appartenente alla famiglia Doria Pamphilj. Consta di tre vasti locali adibiti a biblioteca, di una stanza per riunioni e di un’ampia sala ove si svolgono le conferenze sull’ecumenismo. Nel sito possiamo trovare il materiale per organizzare alcuni giorni di preghiera con un sussidio che è interamente scaricabile dal sito. Il discorso sull’ecumenismo è molto complesso e ha bisogno di una corretta e salda formazione teologica proprio perché il dialogo sia un confronto costruttivo e non solo parole di cortesia vicendevole, che certamente non può necessariamente mancare. Un piccolo esempio? Entriamo in un portale che per l’ecumenismo diventa quasi ufficiale: il Monastero di Bose. L’indirizzo è www.monasterodibose.it. Il sito è “ecumenico” anche per la tipologia di sistema di programmazione. Infatti possiamo navigare con tutte le tecnologie e sistemi operativi oggi disponibili. La Home page è immediata, intuitiva e permette di entrare in tutte le sezioni (notizie, immagini , ospitalità, convegni e lavoro) con rapidità e semplicità. Forse ci vuole insegnare che l’unità, che si vede sempre come qualcosa di molto complicato da raggiungere, poi alla fine sarà una cosa semplice (ma non semplicistica e banale), come è semplice amare. Buona preghiera e comunione a tutti.

marialucia andreassi sua umanità. Sullo sfondo c’è un’intera collettività, un paese sospeso, per una notte, tra legalità ed illegalità, tra lecito ed illecito, fra comandamento etico ed abitudine. Di capitolo in capitolo Andrea Vitali ha creato una meravigliosa commedia umana. Il consueto stile semplice e genuino dell’autore, in questa occasione si avvolge di noir e di stupore, con una spruzzata di stelline miracolose, che trasformano il tutto quasi in una magica fiaba. ANDREA VITALI, Pianoforte vendesi, Garzanti Editore, 13.60

M U S I CALM E NTE

anna rita favale

A Sanremo solo un salentino Riparte il 16 febbraio il festival della canzone italiana “Sanremo 2010”, che quest’anno celebra il suo 60° anniversario. Per festeggiare, la direzione artistica ha introdotto alcune novità, mettendo in piedi una sorta di “open party”. C’è stata, infatti, una totale apertura verso gli autori e gli interpreti stranieri, un posto anche per la canzone in dialetto e una più libera interpretazione dell’articolo 3 del regolamento che prevede la possibilità di partecipare alla kermess anche agli artisti che non hanno una casa discografica e che non passano per SanremoLab. Altra novità è Sanremo Nuova Generazione (quella che una volta si chiamava “Nuove proposte”) che permetterà l’ammissione alla gara canora di otto concorrenti: sei sono stati selezionati da un’apposita commissione nella competizione online aperta sul sito ufficiale mentre altri due, tra cui il salentino Carmine Tundo sono risultati vincitori di SanremoLab. Il galatinese Tundo, in arte Romeus, ha straconvinto la commissione Sanremo Accademy presieduta dal Dircttore Artistico Gianmarco Mazzi e composta dagli autori Andrea Lo Vecchio e Massimo Cotto e dagli esperti di musica Mariolina Simone e Gigio D’Ambrosio. Si presenterà sul palco dell’Ariston con l’inedito ‘Come l’autunno”, una ballata pop-rock particolarmente impreziosita dall’arrangiamento di Corrado Rustici. Un pezzo coinvolgente, pulito e bello, con cui il cantante salentino spera di piacere alla gente e di poter inaugurare una fortunata carriera musicale magari imitando Arisa che, come lui, lo scorso anno ha vinto prima Sanremolab poi la categoria riservata alle “nuove proposte, riuscendo a imporsi nel panorama musicale italiano. Romeus è l’unico salentino che parteciperà al festival della canzone italiana condono da Antonella Clerici: nel cast non compaiono i nomi di Dolcenera, Al Bano, Tricarico e altri artisti nostrani che nelle ultime edizioni hanno sempre confermato la loro presenza. Incerta fino all’ultimo è definitivamente tramontata, anche, la partecipazione di Alessandra Amoroso. La cantante leecese, però, si consola con la marca di apprezzamenti giunti dopo il concerto live trasmesso da Italia Uno, il programrna tv di “mamma” Rai che l’ha vista al fianco di Gianni Morandi e con un doppio disco di platino. E, infine, come a dire nulla, con il suo Senza Nuvole Live che la terrà impegnata in tutto lo Stivale fino alla fine di marzo.

@loradelavoro@ valentina polimeno COLLABORATORI ASSICURATIVI Alleanza Toro Assicurazioni cerca, per la zona Lecce nord - 15 collaboratori assicurativi. Preferibilmente residenti nei comuni di: Monteroni di Lecce, Copertino, Calimera, Veglie, Carmiano, Lequile, Leverano, Porto Cesareo, Magliano, Novoli. Titolo di studio: Diploma superiore e/o Laurea. Collaborazione con possibilità di assunzione. Trattamento economico: inizialmente provvigione con possibilità di stipendio + provvigione dopo il periodo formativo. Gli interessati dovranno presentare il proprio curriculum vitae al Centro per l’Impiego di

Campi Sal.na, via Piemonte 46, tel. 0832.794094 fax. 0832.791127. RAGIONIERE Il Centro per l’impiego di Casarano è alla ricerca, per conto di una associazione onlus operante nel settore socio-assistenziale, di un/a ragioniere con esperienza, disponibile a lavorare a tempo indeterminato parziale, con il seguente orario lavorativo giornaliero dalle ore 9.00 alle ore 13.00. Secondo una precisa esigenza dell’azienda, coloro che risponderanno a questo annuncio dovranno essere in possesso dei seguenti requisiti: esperienza già maturata nel

settore; buona conoscenza del computer e dei principali software; residenza nel circondario di Casarano. Gli interessati sono invitati a presentare il proprio curriculum vitae o personalmente a questo Centro, via S.Giuseppe, 14, o mezzo fax. 0833.505771 entro il 2 febbraio 2010. Verranno presi in considerazione solo i curricula dei candidati in possesso dei requisiti richiesti, individuati dall’azienda, che verranno contattati telefonicamente per la preselezione. ADDETTO PRODUZIONE Azienda di produzione pasta con sede in Corigliano d’Otranto cerca un operaio ad-

detto alla produzione. Requisiti richiesti: iscrizione nelle categorie protette degli Orfani/ Vedove legge 68/99; preferibilmente anzianità di iscrizione da oltre 24 mesi presso il Centro Impiego; patente di guida B; residenza nei paesi limitrofi. Si offre contratto a tempo indeterminato. Gli interessati possono dare la propria disponibilità telefonando entro il 4 febbraio 2010 allo 0836.488200 interno 21 dalle ore 9.00 alle 12.00 di tutti i giorni escluso il sabato. Il colloquio di selezione si terrà il 5 febbraio alle ore 9.30 presso i locali del Centro per l’Impiego di Maglie in Via Gallipoli, 63. Presentarsi muniti di currriculum vitae.

OFFERTE EURES Disneyland Paris torna nel sud Italia e precisamente a Napoli dal 18 al 20 febbraio 2010. 100 i contratti disponibili! L’ufficio casting di Disneyland è sbarcato anche su Facebook a www.facebook.com/disneylandpariscasting. Altre informazioni sul web a www.disneylandpariscasting.com L’Eures Palermo ha organizzato, sempre a febbraio, un reclutamento per Infermieri professionali - Ostetriche Dentisti e Farmacisti da impiegare nel Regno Unito ma anche in Australia e Canada. Maggiori informazioni nel bando allegato; l’Eures Toscana

cerca urgentemente personale per il Golf Club Argentario. Il sito dell’azienda è il seguente: doosanbabcock.com/live la scadenza è il 13 febbraio. SALUMIERE Il Centro per l’impiego di Casarano è alla ricerca di un salumiere qualificato, disponibile a lavorare in un piccolo supermercato situato nelle immediate vicinanze di Casarano. Il rapporto di lavoro proposto è da intendersi a tempo indeterminato pieno, con il seguente orario giornaliero:dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Info allo 833.505771, entro il 6 febbraio 2010.


L’Ora del Salento 15

Lecce, 30 gennaio 2010

lo sport L’ASSIST

di Paolo Lojodice

La vittoria contro il Piacenza di Ficcadenti ha restituito ai Giallorossi la testa della classifica in solitaria con tre punti di vantaggio sulle inseguitrici

Lecce, avanti tutta verso la A In un solo turno il Lecce si scrolla di dosso la pressante presenza dell’Ancona sempre pronta, nelle ultime settimane, ad insidiare il primato dei salentini in classifica per sentire il fiato sul collo del Cesena e del Sassuolo, a soli tre punti. La disfatta per 3 a 0 dei dorici, sul campo della Salernitana, ultima in classifica, è stato il segnale di un probabile e, dopo tutto, normale cedimento della compagine marchigiana che, ribattendo colpo su colpo, ha insidiato da vicino la formazione leccese, mettendone in discussione la leadership del campionato. Il ruolo di inseguitrici è stato raccolto dal Sassuolo e dal Cesena, sempre pronte a ribadire le proprie pretese nella lotta di vertice e pronte, alla pari dei dorici, ad approfittare dei due mezzi passo falsi che i lupiensi hanno fatto registrare proprio con i pareggi contro il Sassuolo e l’Ancona, nelle due giornate che hanno preceduto la sofferta vittoria intorna contro il Piacenza, nell’ultimo turno. Tutto sommato un piccolo passo avanti per le fortune giallorosse visto che la formazione di De Canio guadagna un punto sulle inseguitrici e si mette al riparo da un eventuale sorpasso. Sebbene possa sembrare una speculazione di economia spicciola e poco adatta all’autorevole prestigio che una candidata alla promozione dovrebbe esprimere, quello del punticino guadagnato sugli insegui-

tori rappresenta comunque una evidenza che assume valori ben più ampi del semplice dato numerico, per i salentini. Nelle ultime settimane, la formazione leccese, ha ripetuto qualche volta di troppo errori e svarioni soprattutto in fase difensiva, con il concorso di un centrocampo non sempre impeccabile, forse condizionato dal lento e graduale reinserimento di pedine importanti, Munari soprattutto, ma anche ingannato da un pizzico di presunzione in più: morale della favola poca lucidità ed incisività di gioco che ha evidenziato limiti nella fluidità di gioco e nel possesso della palla, sia in fase di proposta che di conte-

nimento. Nonostante tutto il Lecce è primo in classifica, con merito e con quel pizzico di fortuna il cui effetto positivo è di molto amplificato dalla qualità dell’organico e dall’impianto della formazione di De Canio. Sia ben chiaro, i meriti pedatori sono di gran lunga superiori al contributo benevolo della sorte - nei fatti sportivi, i valori emergono sempre - ma di fatto lo “stellone”, sul Via del Mare, brilla. Di questo avviso è stato anche il presidente Giovanni Semeraro che a caldo ha commentato la vittoria contro il Piacenza rimarcando che il meritato gol iniziale ha un po’ annebbiato le idee alla sua squadra che poi ha arrestato la spinta

offensiva e anzi, i qualche occasione è stata ostaggio delle proprie incertezze e titubanze, permettendo agli avversari di arrivare a tu per tu con il portiere Rosati in almeno quattro occasioni. In quelle circostanze l’estremo difensore leccese è stato provvidenziale e ha sventato il pericolo meritando applausi a scena aperta, ma è evidente che la sicurezza del Lecce debba passare più dalla capacità di gioco dei reparti che dalla bravura del proprio portiere. Alla partita contro il Piacenza, il Lecce era comunque chiamato a ribadire la sua leadership in classifica dimostrandosi forte anche sotto il profilo caratteriale: necessario far vedere agli avversari impegnati sul campo, e in modo indiretto in classifica, quanto il Lecce potesse tenere a distanza e gestire, dinamiche insidiose e possibili pericoli indotti, soprattutto, dalle proprie titubanze in un periodo che è difficile definire brillante; una dimostrazione anche per se stesso davanti al proprio pubblico. I tre punti hanno dimostrano che la squadra di De Canio ha superato la prova, lo stesso allenatore potrà sfruttare la pausa di campionato per portare i correttivi richiesti dalle criticità che ha ben individuato, certo è sempre auspicabile la dea del caso e del destino continui a dare una sbirciatina, da sotto la sua benda, ai colori giallorossi.

MONDO Sportivamente formati... col Csi Da numerose settimane si sta sottolineando la cura che il Centro Sportivo Italiano di Lecce sta ponendo alla formazione dei suoi dirigenti, allenatori/animatori e arbitri, e soprattutto si sta mettendo in risalto il grande impatto che tale tensione ha prodotto nel panorama sportivo. L’associazione leccese crede fortemente che la crescita della propria realtà passi proprio dalla crescita della qualità della proposta formativa e sportiva,che le diverse società e oratori, che gravitano all’interno del mondo sportivo del Csi, riescono ad offrire ai propri territori. Il Centro sportivo Italiano, a livello nazionale, ha deciso di realizzare un albo per dirigenti ed allenatori che serva da un lato come strumento di accreditamento per i diversi operatori sportivi dall’altro solleciti tutte le associazione a formare i propri dirigenti in modo tale che siano preparati per confrontarsi adeguatamente con i ragazzi. Il bacino di utenza che le associazioni affiliate riescono a raggiungere impone una riflessione seria sull’importanza di riuscire ad offrire a tutti gi operatori sportivi una formazione che li consenta di saper leggere le dinamiche giovanili, che molto spesso si innescano all’interno delle strutture sportive, e li permetta di saper intervenire in maniera pedagogicamente corretta. Il Csi di Lecce può contare su una macchina organizzativa veramente vivace, infatti riesce ormai a dare risposta, in modo quasi “professionistico” per usare un termine diffuso nel mondo calcistico, alle esigenze sportive, ma ha soprattutto realizzato un gruppo che si occupa della formazione, con il coordinamento della dott.ssa Simona Tondo che ha monitorato le esigenze del territorio ed è riuscito ad offrire risposte esaustive alle sollecitazioni delle associazioni. A breve, infatti mancano appena due incontri, si concluderà il corso di formazione per allenatori i n cui sono stati coinvolti come formatori il dott. Ivan Rossetto e Pierluigi Perruccio, i quali per capacità personali e per competenze professionali sono stati dei punti di riferimento non indifferente. “Sportivamente Preparati” significa che il Csi leccese ormai ha le credenziali per offrire a tutti gli operatori sportivi una proposta valida, che può contare su una rete di esperti e di persone capaci che mettono le proprie competenze a servizio del comitato, che a sua volta è diventato il centro della vita dell’associazione riuscendo a dare risposte alle esigenze delle associazioni. Il Csi è diventato un marchio di qualità che certifica un sport valido e fatto a misura di ragazzo. Andrea Iurlaro

0310 - L'Ora del Salento  

Settimanale Cattolico dell'Arcidiocesi di Lecce

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