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Opposizione Comunista

luglio2010 "L'internazionale comunista è il partito dell'insurrezione del proletariato mondiale rivoluzionario. Essa rigetta tutte le organizzazioni e i partiti che, in forma aperta o velata, addormentano, demoralizzano, snervano il proletariato esortandolo a chinarsi di fronte ai feticci di cui si veste la dittatura della borghesia: la legalità, la democrazia, la difesa nazionale".

Bollettino del Partito Comunista dei Lavoratori-CRQI a cura della sez. provinciale di Forlì-Cesena

luglio 2010

Editoriale Marchionne

e il governo volevano celebrare a Pomigliano il funerale della lotta di classe, si sono invece trovati di fronte alla dignità degli operai: che, nonostante il ricatto, hanno tracciato un confine insuperabile tra le proprie ragioni sociali e l’intero arco della politica dominante ( governo, PD, grande stampa) tutta schierata con la Fiat. Si è trattato di un limpido spartiacque di classe. Ora è necessario il salto di qualità, serve una controffensiva radicale del movimento operaio. Col varo di una piattaforma unificante e l’avvio di una lotta prolungata. Più in generale tutte le sinistre sindacali e politiche hanno il dovere di raccogliere il segnale di Pomigliano, rilanciando la mobilitazione in tutti gli stabilimenti Fiat e nell’insieme del mondo del lavoro: solo una mobilitazione generale, radicale, prolungata, può sbarrare la strada al padronato.

Chi Siamo? Intransigenti sui principi,

ci rivolgiamo a tutti coloro che vogliono ridare una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria alla classe operaia e ai movimenti di lotta di questo paese. A tutti diciamo una cosa molto semplice: il Partito Comunista dei Lavoratori è al servizio di questa prospettiva. Lotta con noi!

Il Partito Comunista dei Lavoratori si è costituito per recuperare e attualizzare il patrimonio programmatico del marxismo rivoluzionario riscattandolo dalla lunga rimozione teorica e pratica di cui è stato oggetto da parte della socialdemocrazia e dello stalinismo. 1. L’opposizione alle classi dominanti e ai loro governi, siano essi di centrodestra o di centrosinistra; 2. La prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici che abolisca il modo di produzione capitalistico e riorganizzi la società su basi socialiste; 3. Il collegamento costante tra gli obbiettivi di lotta immediati e la prospettiva di fondo dell’alternativa anticapitalistica; 4. La prospettiva di un’alternativa socialista internazionale, e quindi di un’organizzazione rivoluzionaria internazionale dei lavoratori.

E' l'ora di una ribellione sociale! Quasi un giovane su tre in Italia è senza lavoro. Il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni continua a salire e a inanellare nuovi record: a maggio è arrivato a toccare il 29,2% (dal 29,1% di aprile). (fonte ISTAT 2010)

SCALA MOBILE DEI SALARI E SCALA MOBILE DELLE ORE DI LAVORO

Nelle condizioni del capitalismo in decomposizione le masse continuano a vivere la grigia vita quotidiana degli oppressi che, ora più che mai, sono minacciati dal pericolo di precipitare nell'abisso della miseria. Sono costrette a difendere il loro pezzo di pane, quando non possono accrescerlo o migliorarlo. Non è possibile né necessario elencare qui le varie rivendicazioni parziali che sorgono ogni volta dalle condizioni concrete, nazionali o locali o settoriali. Ma due mali economici fondamentali, che sono l'espressione sintetica dell'assurdità crescente del sistema capitalista, cioè la disoccupazione e il carovita, esigono parole d'ordine e metodi di lotta generalizzati. La IV Internazionale dichiara implacabilmente guerra alla politica dei capitalisti - in misura considerevole la stessa dei loro agenti riformisti - tendente a far ricadere sulle spalle dei lavoratori tutto il fardello del militarismo, della crisi, del disordine dei sistemi monetari e di altri mali dell'agonia del capitalismo. Rivendica lavoro e condizioni di vita decenti per tutti. Né l'inflazione monetaria né la stabilizzazione possono servire da parola d'ordine per il proletariato: sono le due estremità dello stesso bastone. Contro il carovita, che con l'approssimarsi della guerra assumerà un carattere sempre più incontrollato, si può lottare solo con la parola d'ordine della scala mobile dei salari.

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luglio2010

I contratti collettivi devono assicurare l'aumento automatico dei salari in correlazione agli aumenti dei prezzi degli articoli di consumo. Se vuole evitare la propria disgregazione, il proletariato non può tollerare la trasformazione di una parte crescente degli operai in disoccupati cronici, in miserabili nutriti dalle briciole di una società in decomposizione. Il diritto al lavoro è il solo diritto serio che rimanga all'operaio in una società basata sullo sfruttamento. Ma questo diritto gli è strappato ad ogni istante. Contro la disoccupazione sia strutturale sia congiunturale, è tempo di lanciare la parola d'ordine della scala mobile delle ore di lavoro. I sindacati e le altre organizzazioni di massa devono unire coloro che hanno lavoro e coloro che non lo hanno in un impegno di reciproca solidarietà. Il lavoro che c'è deve essere suddiviso tra tutti gli operai e su questa base sarà definita la durata della settimana lavorativa. Il salario di ogni operaio deve restare lo stesso della vecchia settimana lavorativa. I salari, con un minimo rigorosamente garantito, dovranno seguire il movimento dei prezzi. Nessun altro programma può essere accettato per l'attuale periodo di catastrofi. I proprietari e i loro avvocati dimostreranno che queste rivendicazioni sono "irrealizzabili". I capitalisti minori, soprattutto coloro che stanno andando alla rovina, invocheranno i loro bilanci. Gli operai dovranno respingere categoricamente questi argomenti e questi riferimenti. Non si tratta di uno scontro "normale" tra opposti interessi materiali. Si tratta di difendere il proletariato dalla decadenza, dalla demoralizzazione e dalla rovina. Si tratta di una questione di vita o di morte per la sola classe progressiva e quindi dello stesso avvenire dell'umanità. Se il capitalismo è incapace di soddisfare le rivendicazioni che derivano inevitabilmente dai mali che esso stesso ha generato, non gli resta che perire. La "possibilità" o l' "impossibilità" di soddisfare queste rivendicazioni è, nel caso concreto, una questione di rapporti di forza che può essere risolta solo con la lotta. Sulla base di questa lotta, quali che siano i successi pratici immediati, gli operai comprenderanno nel modo migliore la necessità di liquidare la schiavitù capitalista. (L.Trotsky - L'agonia del capitalismo e i compiti della IV Internazionale)

Per una via rivoluzionaria al problema ambientale

Nell’antico divinatorio libro dei Cing, la combinazione di segni che rappresenta il lago in fiamme è sinonimo di rivoluzione; la coesistenza di questi due elementi opposti, rappresenta l’esplosione del conflitto causato dal fallimento del potere imperiale che, per incarnazione divina, nell’antica cultura cinese era il garante dell’armonia universale. Se cercassimo un archetipo valido per i nostri tempi: della crisi delle società industriali, del degrado della natura, della decadenza delle classi dirigenti, della guerra "infinita", fatte le dovute distinzioni, dovremo scegliere l’immagine dei rifiuti in fiamme. La contraddizione, la rottura dell’equilibrio, sta nella pretesa di voler continuare a consumare indefinitivamente materia ed energia, anzi assumere come valore fondante il consumo e lo sviluppo delle forze produttive, quando è proprio il degrado naturale prodotto dalle industrie che rende problematico l’accesso ai generi indispensabili per la vita ad oltre la metà della popolazione mondiale. I cittadini dei paesi capitalistici (secondo l’ideologia liberista: democrazie) non vogliono gli inceneritori e le montagne di rifiuti sotto casa, ma si guardano bene di considerare, o non ne sono coscienti, che i rifiuti solidi, non altro sono che il risultato di una sommatoria di tecnologie, dove ogni passaggio da una forma di energia all’altra, genera rifiuto sotto forma di calore o materia degradata. In sostanza i rifiuti solidi, siccome occupano spazio, sono solo la parte visibile di un problema che preso separatamente è irrisolvibile, ma nessuna delle forze economiche e sociali che contano, ( la classi dirigenti ) si sogna di mettere in discussione il fondamento economico e industriale che soprassiede alla loro produzione. Purtroppo anche la maggioranza di quelle forze politiche che si ritengono alternative al sistema non sono ancora in grado di formulare proposte diverse, se non parziali e contraddittorie. Questa situazione è allarmante, per due ragioni, una è che non sappiamo quanto tempo ancora ci sarà concesso dal pianeta, prima che la situazione diventi irrecuperabile; l’altra è che il salto di qualità necessario dovrebbe riguardare un sommovimento, sociale e politico di dimensioni tali, da mettere in discussione la natura stessa della civiltà che in questo momento domina il pianeta e che ha identificato l’occidente, così come lo abbiamo conosciuto, negli gli ultimi due secoli e in forme diverse dal tardo medio evo. Si tratta di ridurre drasticamente i consumi, la produzione di merci e la produzione e circolazione dei capitali a vantaggio della durevolezza e qualità sociale dei beni d’uso in un sistema produttivo ecocompatibile. E’ un passaggio epocale e perciò problematico: rimettere in discussione l’economia industriale, non ridistribuendone socialmente i benefici sotto forma di consumo, ma abbandonando l’idea che lo stesso sviluppo industriale nei tempi lunghi produca benefici. E' sotto gli occhi di tutti l'inefficenza di un sistema produttivo basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione che rende disponibile ciò che può essere venduto con profitto distruggendo le condizioni per produrre ciò che serve per il progresso sociale. Tuttavia questo non basta a mettere in crisi il sistema politico borghese perchè, come lo stesso Marx sosteneva in polemica con i naturalisti russi, l'ambiente naturale non possiede una sua soggettività e perciò la percezione sociale del fenomeno difficilemente, nel senso comune, viene associata ad un limite del sistema ma, addirittura il degrado ambientale diventa nuova opportunità di profitto per alcuni settori ecologisti della borghesia. Un esempio: il prof. Paul Connet, docente di chimica ambientale alla Saint Lowrence University della California, ha assicurato che il consiglio comunale di St. Francisco ha programmato che, entro il duemila-venti, si raggiunga la

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condizioni di rifiuti zero. Come? Con la raccolta differenziata e nuovi metodi di imballaggio, raccolta a porta a porta ecc.. Proviamo però ad immaginarceli i cittadini californiani, che girano con macchine che bevono più di carri armati e consumano merci più dell’intera popolazione africana senza produrre rifiuti. Queste proposte sono spendibili politicamente, se non altro per promuovere il dibattito, ( localmente appaiono nelle pagine dei giornali come un tormentone infinito in ogni campagna elettorale ) ma è del tutto illusorio che, una volta attuate siano risolutive; primo perché inapplicabili globalmente, secondo perché incompatibili con la natura di un sistema che si basa su principi opposti. Del resto l’ininfluenza dell’ambientalismo politico sul sistema economicoproduttivo è ormai un dato di fatto, le politiche di riduzione del danno nella prospettiva di un riformismo ecologico interno al sistema, si sono rivelate fallimentari e dannose. Un ecosistema non è una macchina che una volta riparata va come prima, i danni prodotti si sommano nel tempo con ricadute imprevedibili e progressive, se venti anni fa consumavamo cento è probabile che oggi, non ci possiamo permettete di consumare dieci volte meno, in termini di sottrazione di energia dal pianeta. Per questo lo sviluppo compatibile come bandiera dai partiti ambientalisti ( e dei opportunisti di sinistra ) è diventato l’ideologia dell’ecoprofitto del sistema industriale, rivelandosi soltanto un mezzo adatto per spacciare merce adulterata come nuova e procurare poltrone e facili riciclaggi a molti politicanti in carriera. Insomma la gestione dell'ambiente "naturale" è un problema legato alla rivoluzione, al controllo della produzione da parte della maggioranza dei cittadini, in sostanza alla presa del potere politico ma se è così; se si condivide che l'ambiente dipende dal controllo sociale dei mezzi di produzione, si apre un abisso fra i livelli attuali di coscienza delle classi subalterne e la necessità di una rivendicazione di massa centrata sul problema ambientale. La domanda che sorge è la seguente: è utile per le forze comuniste una politica programmatica eco-socialista, visto che la maggioranza delle sensibilità ambientaliste non risiedono di certo, (se non in forma di generiche e confuse preoccupazioni ), nelle classi subalterne ma piuttosto in settori sociali piccolo borghesi ? Ovvero la rivoluzione ambientale potrà venire soltanto dopo quella sociale ? Per il momento le risposte risiedono nel futuro ma vale la pena cercarle perchè molti conflitti futuri riguarderanno certamente la questione ambientale. Una cosa è certa però: la via al socialismo risultera vincente soltanto se si potrà realizzare, di nuovo, una grande alleanza politica della classe lavoratrice arricchita e resa più forte dalla coscienza di un comunismo armonico fra uomo e natura.

Obama e BP: in regime capitalista tutto si compra e tutto si distrugge

All’interno della società capitalistica, in cui, per parafrasare Einstein, "tutto si compra e tutto si distrugge", il capitalista acquista la nostra forza-lavoro in cambio di un salario, tenuto scientemente più basso del profitto che al capitalista il nostro sudore crea, ciò che Marx chiamava plusvalore, il quale resta così nelle tasche del capitalista che via via si arricchisce sempre più mentre il suo dipendente resta al palo. Anche i governi borghesi (di centro-destra o centro-sinistra, progressisti, fascisti o conservatori che siano) funzionano grosso modo così: vengono lautamente unti dal denaro delle classi dominanti perchè ancora più grande e vantaggioso è il servizio che questi rendono alla grande borghesia, garantendole la proprietà privata dei mezzi di produzione, la repressione dell’avanguardia di classe, sgravi fiscali, la possibilità di evadere nei paradisi fiscali o di delocalizzare nei paesi a basso costo di manodopera, leggi ultra-permissive in materia di contratti di lavoro, insomma tutti gli ingredienti indispensabili all’accumulazione del capitale. Noi marxisti chiamiamo questi governi i "comitati d’affare della grande borghesia", non crediamo nella possibilità di una vera alternativa di società attraverso un normale processo elettorale dentro le regole di questo sistema e per questo riteniamo che un vero progresso sociale possa essere partorito solo dallo stravolgimento violento dello stato capitalistico, cioè tramite la rivoluzione. Ecco spiegato anche perchè non ci siamo mai fatti ingannare dal volto "democratico" dei vari Bertinotti, Lula, Chavez.... Tanti altri a sinistra hanno vissuto veri e propri spasmi amorosi per questi tristi figuri durante le loro campagne elettorali, salvo poi deludersi subito dopo e rassegnarsi all’idea del "divorzio", facendo ogni volta arretrare sempre più la coscienza di classe di ampi strati popolari e mortificando la loro determinazione ad auto-organizzarsi e a lottare in prima persona senza attendere dal "cielo" delle elezioni borghesi un moderno "messia". L’ultimo uomo nuovo (in apparenza..) che ha fatto palpitare il cuore di tanti riformisti e/o sinistroidi vari è stato Obama, presentatoci da tutti come l’icona del cambiamento sociale, dei diritti umani, della pace e della green economy; entrando nel dettaglio della sua politica, la realtà ha però un sapore molto più amaro: 1) centinaia di miliardi di dollari dati in pasto a banchieri, industriali e speculatori, gli stessi che hanno generato la crisi, tutti soldi ovviamente sottratti alle spese per i servizi sociali; per cercare di controbilanciare la cosa, approvazione di una timidissima riforma sanitaria, talmente innocua che ha ottenuto l’appoggio, in ultima istanza, anche delle principali compagnie assicurative private del paese, visto che, per farla passare, si è eliminata la cosiddetta public option (cioè l’assicurazione sanitaria di stato per tutte le fasce indigenti) sostituita dalle stesse assicurazioni private finanziate dalla spesa pubblica, così che queste ultime hanno trovato nella riforma obamiana nuovi margini di profitto, tant’è che appunto l’hanno benedetta! (che cambiamento sociale!) 2) Guantanamo è ancora in piena attività anche se è prevista la sua chiusura (Obama dichiarò in campagna elettorale che sarebbe stato il suo primo impegno da presidente...); in ogni caso, Guantanamo è soltanto l’emblema più scintillante e per questo scomodo della nuova guerra al terrore lanciata dall’impero americano, quindi anche se questo lager verrà cancellato, tanti altri identici resteranno sparsi per il mondo, con la possibilità di torturare i potenziali indiziati nelle galere dei paesi amici a scopo di interrogatorio (extraordinary renditions). (Quanti diritti umani!) Inoltre la presenza militare a stelle e striscie nel pantano afghano non è mai stata così asfissiante: proprio così, il record di truppe occupanti spedite in Afghanistan spetta all’amministrazione del Premio Nobel per la Pace Obama (questa paradossale situazione avrebbe faticato a concepirla pure Orwell nel suo "1984"). Che promozione della pace! 3) Infine, alla faccia dell’ambientalismo, il presidente Obama, dopo aver autorizzato tutte le trivellazioni al largo

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luglio2010

(senza obbligare le multinazionali del petrolio ad installare quei dispositivi di sicurezza comandati a distanza che avrebbero evitato il disastro del Golfo del Messico), ha riattivato la costruzione di centrali nucleari nel paese, bloccata da più di trent’anni! Concludo con una chicca: I dati del Center for responsive politics, una ONG impegnata a tenere d’occhio il lavoro delle lobby, dimostrano che la British Petroleum (responsabile del massacro ecologico attuale), solo nel 2008, ha versato nelle tasche di almeno 80 tra legislatori e candidati un totale di 500 mila dollari, compreso Barack Obama (77 mila dollari). Ci spieghino i vari opportunisti alla Vendola o alla Sansonetti (nella corte dei fan di Obama) se questo denaro è stato distribuito ai politicanti americani per pietoso filantropismo oppure perchè, come sosteniamo noi, i governanti sono burattini nelle mani dei capitalisti e le elezioni "democratiche" la maschera necessaria a coprire i reali rapporti di forza tra le classi, con l’alternanza tra i due poli borghesi al potere come oppio da far masticare alle classi oppresse in attesa di una vera alternativa di vita e di società! Nessuna fiducia nelle istituzioni borghesi! Rivoluzione!

Violenza e terrore per chi ci vuole in catene!

A fine giugno una lavoratrice della "Pollo del Campo" di Santa Sofia è stata aggredita da un responsabile aziendale della ditta. L'operaia senegalese protagonista della vicenda, sarebbe stata poi successivamente soccorsa da un'ambulanza e portata al Pronto Soccorso del Morgagni-Pierantoni. La vicenda è stata raccontata dagli amici e dai parenti della donna. Sconcertante la risposta data da un altro responsabile

dell'azienda ai familiari accorsi alla Pollo del Campo per avere chiarimenti. "Sua madre è stata fortunata perché non l'abbiamo licenziata", come a dire ringraziateci se è finita all'ospedale perché poteva finire peggio o essere licenziata" prosegue la nota(...) Rispondere al terrorismo padronale con l'organizzazione e la lotta operaia. Classe contro classe!

Aquila e aquilani: prove di dittatura Alle 3.32 del 6 Aprile 2009, la storia del capoluogo abruzzese e con esso di un'intera regione è cambiata per sempre. Gli effetti del sisma amplificati enormemente da anni d'incuria del territorio, da scelte urbanistiche criminali, da tecniche di costruzione edilizia improntate al massimo profitto e al minimo di sicurezza (tanta sabbia e poco cemento), hanno prodotto in tutta la provincia dell'Aquila più di trecento morti, danni giganteschi e messo in forse il futuro stesso del capoluogo di regione. Le immani devastazioni prodotte dal terremoto, la sofferenza ma anche la dignità della popolazione colpita, hanno determinato un moto di solidarietà popolare genuino e spontaneo che gli abruzzesi non dimenticheranno mai. Migliaia di lavoratori, organizzati all'interno delle associazioni più varie, sono giunti in Abruzzo per aiutare la nostra gente dimostrando una volta di più le immense potenzialità della solidarietà sociale. Ma in quelle tragiche ore com'è noto, c'era anche chi rideva. A ridere erano le iene del capitale, gli imprenditori amici di Bertolaso che pregustavano i lauti guadagni che dalla tragedia potevano ricavare. Del resto, anche i tanti ipocriti che fingono di scandalizzarsi, sanno benissimo che guerre, carestie e catastrofi sono da sempre manna per i capitalisti che spesso ne sono anche la causa.

Ma non si sono limitati all’italico magna-magna delle catastrofi o degli eventi sportivi, hanno militarizzato i campi dove erano ospitate le persone terremotate, hanno chiuso il centro storico dell’Aquila impedendo ai suoi stessi abitanti di accedervi, anche solo per recuperare qualche oggetto, men che meno per verificare se la propria casa era sanabile e restaurarla a proprie spese: il centro dell’Aquila è blindato. Le persone nei campi sono trattate come prigionieri/e o malati/e di mente: non si può uscire, un buco nella rete che delimita il campo è un problema di polizia, i/le terremotati/e non possono accedere a generi alimentari quali il caffè o una birra. Molte di queste persone sono poi state costrette, sotto minaccia, a trasferirsi negli alberghi della costa, sono state inoltre “sospese” le libertà democratiche, come mostrare uno striscione. Diritti negati anche il 7 luglio 2010 a Roma, dove i pacifici manifestanti sono stati manganellati… Le case modello con cui Ber-lusconi-tolaso hanno preso in giro le persone che hanno perso tutto sono sufficienti a una minima parte dei/lle senzatetto, il centro dell’Aquila è rimasto esattamente come il 7 aprile 2009, le attività economiche non hanno potuto riprendere, Tremonti abroga gli sgravi fiscali ecc. ecc. Ma agli aquilani è negata pure la libertà di manifestare il loro dissenso verso il Governo, così come agli italiani è negato il diritto di sapere la verità.

Come mai manganellate solo gli operai? Gli operai della Mangiarotti Nuclear di Milano, sostenuti da delegazioni di lavoratori di altre aziende metalmeccaniche, l'8 luglio hanno manifestato per chiedere, per l'ennesima volta, l'apertura di una seria trattativa sul mantenimento della produzione e dell'occupazione a Milano. Ma le “forze dell'ordine” hanno caricato i lavoratori della Mangiarotti. Mentre l'impresa è libera di muoversi incurante della legge e gli operai si trovano di fronte blindati, scudi e manganelli. E' questa la loro democrazia. ...E pensare che la retorica ricorrente sostiene che lo Stato sia al di sopra delle classi (sic!)... L'ennesia dimostrazione plastica di quanto affermato da Lenin:Le classi sfruttatrici hanno bisogno del dominio politico per il mantenimento dello sfruttamento, vale a dire nell'interesse egoistico di un'infima minoranza contro l'immensa maggioranza... E' questo lo scopo dello Stato e dei suoi servi in regime capitalista.

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La lotta continua in Grecia Il sesto sciopero generale in sei mesi si è svolto in Grecia, contestando le misure durissime imposte contro il popolo greco da parte dell'Unione europea, il FMI e il governo Papandreou "socialista. La ragione immediata per il nuovo sciopero è stato il nuovo disegno di legge che vuole distruggere i diritti pensionistici e rapporti di lavoro che esistono da decenni. Papandreou teme che i deputati del PASOK non votino il disegno di legge in parlamento e minaccia di indire le elezioni anticipate. Lo sciopero generale è stato indetto dal GSEE (Confederazione del lavoro del settore) e ADEDY (Federazione Nazionale dei dipendenti pubblici), seguiti anche da GSVE, la Federazione dei piccoli commercianti e artigiani. Pame, l'organizzazione sindacale del Partito comunista di Grecia, che aveva già organizzato uno sciopero il 23 giugno, si è unito allo sciopero generale, ma ha organizzato, come sempre, una manifestazione separata a piazza Syntagma. GSEE ha indetto una manifestazione di fronte alla sua sede di Pedion tou Areos ( Campo di Marte )con i suoi militanti mentre i sindacati di classe, e le organizzazioni di sinistra erano riuniti vicino di fronte al Museo Nazionale. Tra questi, i movimenti sociali hanno preso parte, come il movimento popolare "Noi non paghiamo il pedaggio! Non paghiamo il FMI!" nonché un forte concentramento di persone in trattamento medico delle tossicodipendenze nel dipartimento dell 'Ospedale Psichiatrico di Attica che lottano per i loro diritti e contro la repressione e l’ internamento da parte dello Stato ed ex-tossicodipendenti che hanno completato con successo il loro trattamento. Circa 30.000 persone hanno partecipato alla marcia ad Atene. Cortei simili sono state organizzati nelle principali città del paese. La partecipazione allo sciopero stesso è stata molto alta (90-100 per cento.). Ma la frustrazione è molto forte tra la classe operaia quando la burocrazia sindacale tenta di disinnescare la rabbia sociale con sole 24 ore articolate di lotta, ovviamente inefficaci di fronte alla sfida poste dalla UE / FMI / troika BCE e il loro governo di Atene. La richiesta di uno sciopero ad oltranza, inizialmente lanciata dal EEK,è diventata sempre più popolare, e gridata da molti spezzoni del corteo. Quando la marcia ad Atene era nella sua fase conclusiva,lo spezzone del corteo dell’ EEK e quello del movimento contro i pedaggi nelle autostrade privatizzate sono stati attaccati dai reparti anti-sommossa della polizia e 14 giovani sono stati arrestati. Quando un medico ha protestato verso gli agenti per un ragazzo che è stato arrestato senza alcuna ragione, i poliziotti hanno risposto con questa motivazione: "era un membro del servizio d 'ordine del EEK"!

luglio2010 Domani questi compagni saranno giudicati. Nessuna repressione ci può intimidire! Nessuna burocrazia può fermare la rabbia della classe operaia! La lotta continua: Per cacciare il FMI e l'UE ! Per cancellare tutto il debito degli usurai internazionali ! Per la nazionalizzazione delle banche, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori per il potere ai lavoratori ' ! Per la sconfitta della UE imperialista e l'unificazione socialista d'Europa. Articolo di Michael Savas portavoce EEK Partito Rivoluzionario dei Lavoratori

(sezione del Coord. per la Rifondazione della IV Internazionale)

Diritti degli animali e liberare gli innocenti? Recentemente siamo stati intasati da mail che trattano L'incontro internazionale per la liberazione animale 2010 quest'anno verrà organizzato da un collettivo di attivisti italiani. Pubblichiamo per tanto un estratto liberamente tratto da ClassWar n°67 che affronta questo tema in modo classista e nel quale ci riconosciamo. C’è gente che spiega che l’industria moderna è causa di crudeltà verso gli animali, che sono visti come "vittime innocenti" e tutta questa gente, senza distinzione di classe, sente un dovere morale di "aiutare i senza aiuto" e di "parlare per quelli che non possono parlare". Noi diciamo che queste sono stronzate. Alla domanda cos’è "immorale" nel processo di produzione, prima di aver affrontato la questione della presa delle leve del controllo della produzione da parte della classe lavoratrice, significa mettere il carro dell’etica davanti ai buoi del potere. Dare la priorità alle sofferenze "delle vittime senza aiuto" senza considerare le sofferenze della classe lavoratrice, che ha il potere di distruggere il sistema capitalista che continuamente ci nega il controllo sulle nostre stesse vite, è un errore. Peggio, questo mostra come tanta gente ha acquisito gli input del capitalismo per una vita di pietà e sacrifici. Con tutto questo comico stile di riparazione e rinascita. Dicendo che i "senza aiuto" sono innocenti, i media insinuano che chi non è "senza aiuto" è in qualche modo colpevole. Questo potere dei media di giudicare chi è innocente e chi è colpevole e chi è innocente è sempre nascosto dietro la frase "l’opinione pubblica", nello stesso tempo le soluzioni non vanno oltre un offerta caritatevole. Chiunque abbia un po’ di cervello sa che cos'è questa "pubblica opinione". In Inghilterra nel 1984 i minatori non erano vittime "senza aiuto", così i media hanno formato una sola squadra insieme alla polizia per batterli e bastonarli... tutto in nome della "pubblica" opinione. (...) Quando quasi dieci anni dopo Heseltine ha annunciato la chiusura di altre miniere, i media senza timore hanno presentato i pochi minatori rimasti come "vittime senza aiuto" e, sorpresa sorpresa, c’è stata un’ondata di simpatia per i minatori da parte di quei bastardi che li avevano attaccati nel 84/85. La società capitalista prova a farci accettare cose del tipo che solo il denaro è un valore e che noi, come individui, siamo inutili e senza valore se non abbiamo denaro, proprietà, abilità, una bella apparenza etc. Di sicuro come gente della classe lavoratrice escludiamo che nella nostra vita di ogni giorno possiamo sfidare le guardie ed i padroni attraverso la solidarietà religiosa e, facciamoci una risata, l’autoconvincimento. Comunque molta gente della middle-class non ragiona così e prova a dare significato alla propria vita combattendo per altre ragioni che non sono quelle dell’aspirazione all’autoliberazione della classe lavoratrice perchè ovviamente non possono identificarsi con essa. Dal loro punto di vista, il meno capace, gli oppressi sono quelli che non possono parlare per loro stessi. Gli animali sono la vittima preferita perchè sono incapaci di parlare o agire per proprio conto. I proletari possono sempre dirgli di andarsene ’affanculo, gli animali non possono.

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luglio2010

Libertà per Dimitri P. Angelis-Dimaki Il Partito Rivoluzionario dei Lavoratori e con esso tutto il CRQI condanna l'attacco premeditato da parte della polizia antisommossa nei confronti dei manifestanti e rivendica la liberazione immediata del nostro compagno Dimitris Angelis-Dimaki, arrestato a seguito dello sciopero generale ad Atene Il compagno Dimitri è stato arrestato, picchiato e insultato dalla polizia e incarcerato in attesa di giudizio. Ci opponiamo all'oppressione di Stato e al governo del PASOK (alleati del PD italiano ndr) che cerca d'imporre brutalmente al proletariato le misure impopolari del Fondo monetario internazionale e dell'UE. Vogliono far pagare il fallimento del capitalismo ai lavoratori, ma i loro progetti non passeranno! Rivendichiamo l'immediato rilascio di Dimitri P. Angelis-Dimaki e quello di tutti i combattenti anticapitalisti arrestati!

In questo numero E' l'ora di una ribellione sociale

pag.1

Per una via rivoluzionaria al problema...

pag.2

Obama e Bp: in regime capitalista...

pag.3

In breve: attualità... Aquila e aquilani...

pag.4

La lotta continua in Grecia Diritti degli animali e liberare gli innocenti?

pag.5

Libertà per Dimitri P.Angelis-Dimaki

pag.6

Occupiamo le fabbriche che chiudono! Imponiamo la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario nelle fabbriche che licenziano! Se il presente è di lotta... ...il futuro ci appartiene. Lavoratori , disoccupati , studenti

aderite ai Comitati di lotta! www.pcl-fc.blogspot.com


Opposizione Comunista luglio 2010