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Opposizione Comunista

dicembre 2010 "L'internazionale comunista è il partito dell'insurrezione del proletariato mondiale rivoluzionario. Essa rigetta tutte le organizzazioni e i partiti che, in forma aperta o velata, addormentano, demoralizzano, snervano il proletariato esortandolo a chinarsi di fronte ai feticci di cui si veste la dittatura della borghesia: la legalità, la democrazia, la difesa nazionale".

Bollettino del Partito Comunista dei Lavoratori-CRQI a cura della sez. provinciale di Forlì-Cesena dicembre 2010 Supplemento a “Il Giornale Comunista dei Lavoratori” registrazione del tribunale di Milano n. 87 del 06/02/2008 direttore responsabile: Francesco Moisio redazione: Via Marco Aurelio, 7—20127 Milano.

Editoriale Tra

Costruire il polo autonomo di classe

per fermare l'attacco padronale

il teatrino di palazzo e le non-notizie tutt'altro che sconvolgenti di WikiLeaks . Tra le narrazioni prive di senso dell'Obama bianco de “nojaltri” e le notti bollenti del bunga-bunga. Ciò che non ci dicono è l'essenziale. Il 18 ottobre scorso è stato approvato in via definitiva dalla Camera il nuovo “Collegato Lavoro”, un insieme di 50 articoli che rappresentano l’ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori. Tra cui il licenziamento a voce... Il ministro Sacconi, dopo aver espresso tutta la sua soddisfazione per l’approvazione del Collegato, ha dichiarato: «Ora il Governo proporrà all'esame del Parlamento il disegno di legge delega sullo Statuto dei Lavori, per realizzare un diritto del lavoro moderno e a misura della persona». Il tutto sta avvenendo tra il silenzio assordante dell'opposizione parlamentare, impegnata in maneggi e alchimie politiche di alleanza da Ferrero a Fini, da Vendola a Casini e da una totale mancanza della risposta sindacale. Non è più tempo di attendismi, prepariamo la risposta di classe, costruiamo il Polo autonomo di classe e unifichiamo le lotte. Prepariamo lo sciopero generale e prolungato!

Chi Siamo? Intransigenti sui principi,

ci rivolgiamo a tutti coloro che vogliono ridare una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria alla classe operaia e ai movimenti di lotta di questo paese. A tutti diciamo una cosa molto semplice: il Partito Comunista dei Lavoratori è al servizio di questa prospettiva. Lotta con noi!

Il Partito Comunista dei Lavoratori si è costituito per recuperare e attualizzare il patrimonio programmatico del marxismo rivoluzionario riscattandolo dalla lunga rimozione teorica e pratica di cui è stato oggetto da parte della socialdemocrazia e dello stalinismo. 1. L’opposizione alle classi dominanti e ai loro governi, siano essi di centrodestra o di centrosinistra; 2. La prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici che abolisca il modo di produzione capitalistico e riorganizzi la società su basi socialiste; 3. Il collegamento costante tra gli obbiettivi di lotta immediati e la prospettiva di fondo dell’alternativa anticapitalistica; 4. La prospettiva di un’alternativa socialista internazionale, e quindi di un’organizzazione rivoluzionaria internazionale dei lavoratori.

...Il boia arma il generatore, avvia il contatto, il condannato inizia il suo supplizio, trasale tra disperate convulsioni, gemiti e un puzzo infernale di carne bruciata. Dopo l'agonia sopraggiunge la morte... E' così che la classe dominate si avvia a scaricare un altro attacco ai lavoratori. In maniera fulminea e senza pietà. Il boia è la classe dominante, i condannati sono i proletari: dalla distruzione della scuola pubblica alla distruzione dello Statuto dei lavoratori, dalla repressione dei movimenti studenteschi alla repressione dei lavoratori in lotta, ci vogliono privare del futuro. Ci resta solo una scelta da compiere, è de quella tra la lotta o la resa. Noi, abbiamo scelto di lottare. Solo i lavoratori e gli studenti possono dare alla crisi una soluzione vera, ma ora dobbiamo organizzarci!

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Sul ponte S-VENDO-LA bandiera rossa! di M.R. Il presidente di Confindustria non fa mistero delle sue preferenze in fatto di governatori: in cima alla classifica c’è il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Perché? Sui media locali, impazzano le critiche per le autorizzazioni addirittura “illegittime” di discariche e “termovalorizzatori”, tutte a favore di Emma. Eravamo nel giugno scorso: Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, intervenendo da Vicenza, si era sprecata in elogi a favore di Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia. “È senza dubbio il miglior governatore del Mezzogiorno, la Puglia è una regione ben gestita, io ho delle aziende e conosco bene quella situazione”, sostenne, esplicita, la Marcegaglia; “In Puglia si sono fatte cose buone, quello di Vendola è l’esempio”

APPREZZAMENTI IMPORTANTI – Parole, come detto, magniloquenti ed esplicite. “Io ho delle aziende”, dice la Marcegaglia, e intende: che lavorano al sud. Parecchie aziende. Attive, soprattutto, nel settore dei rifiuti. Ma non di striscio, non alla lontana: pare, infatti, che il Marcegaglia group abbia saldamente in mano la gestione del ciclo della spazzatura nel tacco d’Italia, governato dal popolarissimo esponente di Sinistra Ecologia e Libertà. In molti sono i media, locali e nazionali, che hanno dato, nel corso degli ultimi tempi, approfondita copertura ai movimenti delle aziende Marcegaglia nel sistema rifiuti pugliese. E, a leggere le storie che saltano fuori, è impossibile non notare un coinvolgimento diretto del governatore Vendola a favore del ciclo rifiuti targato Emma. A volte, si è arrivati anche davanti al giudice. “L’azienda di proprietà della famiglia del presidente della Confindustria”, scriveva tempo fa, in un esauriente dossier, Panorama, “Emma Marcegaglia, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo dei rifiuti. Per esempio gestisce tre dei quattro “termovalorizzatori”, realizzati sotto diverse insegne, sempre insieme con la Cisa. A Massafra (Taranto) brucia ecoballe (il cdr, combustibile derivato dai rifiuti) e produce energia, 12 megawatt l’ora, da quasi quattro anni l’impianto della Appia energy (presidente Albanese, amministratore delegato Roberto Garavaglia, 55 anni, manager del gruppo Marcegaglia). A Manfredonia

(Foggia) è stato autorizzato lo stabilimento dell’Eta Energie tecnologie ambiente (presieduta da Garavaglia). A Modugno la Eco energia(sempre guidata dal tandem AlbaneseGaravaglia, nel cda Antonio Marcegaglia,presente anche nell’Appia energy) ha costruito un termovalorizzatore che nell’ottobre 2008 è stato sequestrato dalla procura di Bari per la mancanza di alcune autorizzazioni”.(…) Le ragioni del consenso attorno a Vendola. Vendola è oggi tra i pochi in Italia capace di sedurre fatalmente sfruttati e convincere gli sfruttatori della propria affidabilità. Se da un lato si accredita agli occhi dei lavoratori, privi da anni di un "trascinatore", attraverso le armi della retorica, dall’altro lato l’esperienza della presidenza della regione Puglia può far dormire sonni tranquilli alla grande borghesia italiana. Oggi Nichi ha tra i suoi supporter non più i ragazzetti no-global ma i padroni entusiasti, come Don Verzè, magnate della sanità privata italiana, ed Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, solo per citarne alcuni. E non perde occasione per coccolarli e rassicurarli, senza timori, direttamente dalle colonne dei giornali padronali principali: “Imprese fidatevi di me”!. Infine c’è da considerare la disperazione di tutta quella classe politica della sinistra governista, pensionata dal voto del 2008, che si aggrappa all’unico messia capace di riportarla in parlamento. Non a caso al congresso di Sel di Firenze “in prima fila c’erano Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Oliviero Diliberto, Fabio Mussi, Cesare Salvi. Consapevoli del fatto che solo Vendola può riportarli in Parlamento.” La regia di Bertinotti al congresso di Sel. Se a qualcuno le cose dette fin qui potrebbero sembrare un processo alle intenzioni, crediamo sia utile a questo punto un’analisi del congresso e dei documenti da esso approvati. A leggerli - ci vuole coraggio, ma non è questo il punto - risulterà subito evidente, specie per chi ha dei trascorsi in Rifondazione Comunista, qual è il vero ideologo che li ha partoriti: Fausto Bertinotti, che non a caso a Firenze era in prima fila a dettare i tempi dell’intervento a Vendola. Per chi giustamente non voglia sottoporsi al supplizio della lettura del “Manifesto per Sel”, il “documento politico”, è sufficiente leggersi le quattro righe dell’articolo 1 del Regolamento congressuale per capire tutto il senso del congresso: “Il 1° Congresso di Sinistra Ecologia Libertà si svolgerà su un documento politico – “Manifesto Fondativo” emendabile, senza che ciò determini alcuna forma di rappresentanza negli organismi dirigenti. Non è prevista la presentazione di documenti alternativi o di emendamenti che si configurino come tali.” Il senso è chiaro e questa volta Nichi lo esprime in prosa: discutete pure di tutto ciò che volete ma qui comando io! Una simile costruzione antidemocratica farebbe impallidire finanche il Pdl di Berlusconi. Ma per Nichi “non ci vuole un partito ma un partire” e soprattutto, povero bistrattato Gaber, “La libertà, è partecipazione” Una scelta di campo: il riformismo borghese. Il documento politico, infine, mostra tutti i segni del revisionismo bertinottiano. L’orizzonte politico è il riformismo, la crisi si risolve dando i soldi ai padroni giusti e facendo gli investimenti oculati, sostanzialmente la crisi è un fatto occasionale dovuto ai cattivi maestri del liberismo yankee, bisogna rilanciare l’Europa e l’Onu e ridistribuire attraverso un nuovo, indefinito e però più giusto Welfare State. E poi la pace che si otterrebbe attraverso “un sistema di difesa su scala europea”,sostanzialmente una nuova armata al servizio della

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Opposizione Comunista borghesia europea. Quale la novità programmatica? Soprattutto, dov’è il programma che dovrebbe interpretare le istanze dei lavoratori? Congresso o lancio di un comitato elettorale? Nulla di nuovo dunque, nessuna nuova ricetta, manca pure la democrazia interna come in ogni partito borghese che si rispetti. Da Firenze la classe lavoratrice italiana deve aspettarsi solo nuovi e più pesanti tradimenti. Del resto l’esperienza pugliese parla chiarissimo: in Puglia non c’è il socialismo e nemmeno una sua vaga ombra, ma solo attacchi pesantissimi alla sanità, il ridimensionamento dell’Acquedotto Pugliese che mai è stato ripubblicizzato, non c’è alcun reddito sociale nè tanto meno alcuna "riforma strutturale" che segni qualche conquista per i lavoratori. Nichi non si è fatto mancare nemmeno gli scandali di corte mentre ha distribuito ingenti finanziamenti alle imprese che, in Puglia come nel resto d’Italia, delocalizzano. Il vero scopo dell’incontro di Firenze non era quello di far nascere un partito. È piuttosto il lancio del comitato promotore per Vendola premier e per un governo apertamente borghese, che si ponga a salvaguardia degli interessi di Confindustria e banche e di questi sia l’interlocutore privilegiato per la capacità di spegnere le lotte e illudere i lavoratori. Nichi Vendola riassume in sé il peggio di molti tipi umani che detesto anche quando danno il meglio di sé (cosa che accade molto raramente). Del politico ha il peggio di ciò che sta in un populista . Ma il peggio del peggio Nichi Vendola lo dà come ex-comunista, perennemente in

dicembre 2010 assetto tattico, sempre a traino di una retorica da difficile ma indispensabile compromesso, sempre dolente in ogni sorriso, sempre un po’ falso in ogni invettiva. Dell’oratore nato, che è un tipo umano fra quelli che più detesto, ha l’inclinazione al lessico affabulatore con l’uso del climax a triplette. Fateci caso: Nichi Vendola usa sempre tre perifrasi per ogni immagine, sempre tre sinonimi per ogni sostantivo, per ogni aggettivo, per ogni verbo, per ogni avverbio, e parla come se pigliasse da un intimo universo di sensazioni che somiglia a un dizionario dei sinonimi. Del narcisista ha il vittimismo trionfante. L'identità "ideologica" non è quella "gay", ma quella ostentatrice. Insomma, Nichi Vendola non mi piace, non mi piace proprio. Uno che ha sponsorizzato Di Gennaro come questore di Bari appena dopo il massacro della scuola Diaz, ha sponsorizzato il nome di Karol Józef Wojtyła per l’aeroporto di Bari, ha affidato l’assessorato alla sanità in Puglia a Tedesco pur sapendo che ha una azienda che produce prodotti sanitari, ha affidato alla Godelli , sionista dichiarata ,l’assessorato alle politiche mediterranee (infatti la regione Puglia finanza un sacco di progetti con le università sioniste). Introna il suo assessore ha firmato degli accordi sull’acqua sia con i sionisti sia con i turchi (l’acqua è dei palestinesi e dei curdi). Ha licenziato 168 dipendenti del policlinico di Bari, fa suonare gruppi musicali solo se hanno suonato per la sua campagna elettorale (infatti sempre i soliti gruppi suonano in Puglia). Se questa carogna, così subdola che nonostante le nefandezze si fa passare per il nuovo leader della sinistra, riesce a gestire in questo modo una regione,immaginatelo nella gestione di un intero paese!

Piazza della loggia... la legge è uguale per tutti M.R. - Ogni volta che si ritorna a parlare di stragi, da Piazza Fontana a quelle successive, nella migliore delle ipotesi risorge la formula di comodo del mistero, della pagina oscura nella storia della repubblica. Lo stesso succede per i tentativi di golpe, che hanno infestato la nostra storia. Come a dire che la presenza di una destra eversiva e di servizi deviati nel cuore dello stato borghese, sia qualcosa di anomalo, uno scostamento dalla norma. Altrettanto anomalo, come fosse un'eccezione della storia italiana, ci viene presentato il fatto che in sede processuale la verità non sia mai raggiunta e che tutte le sentenze si risolvano con una formula assolutoria (quando non arrivano al grottesco, come nel caso di Piazza Fontana, ove le famiglie delle vittime sono state costrette al pagamento delle spese processuali!) Inutile dirlo, non è assolutamente così e ancora una volta la cronaca quotidianamente ce lo dimostra. In realtà questa è la “regola” di funzionamento dello stato borghese. Ogni qual volta lo stato opera nei fatti in un modo che è diverso da quelle che sono le regole costituzionali “dichiarate”, la verità processuale non deve necessariamente essere realizzata. E che è così lo dimostrano i fatti di Genova nel 2001, l’assassinio di Carlo Giuliani di Aldrovandi e tutti i morti assassinati in carcere. Il polverone e le “nebbie” che si alzano in questi casi sono strumentali, servono solo a proteggere i “veri” meccanismi di funzionamento dello stato dal rischio che si faccia largo l’idea che “la legge possa davvero essere uguale per tutti” Perché la legge NON è uguale per tutti, il principio di uguaglianza per lo stato non vale: e lo abbiamo visto nei fatti, ce lo hanno sparato in faccia che “la divisa non si processa” e che “il cuore dello stato è al di sopra della legge”. Dice Orwell: “C'è da qualche parte un luogo, un mondo di oggetti solidi, dove il passato sta ancora avvenendo? La risposta sempre di Orwell è: "Nei documenti. Vi è registrato". "Nei documenti. E... nella mente. Nella memoria degli uomini". Noi i documenti li abbiamo ... e la memoria pure! Sappiamo bene che dietro le stragi non c’è nulla di oscuro e misterioso. Piazza della Loggia fu uno degli anelli (Piazza Fontana fu il primo) di una catena di stragi e tentati golpe accompagnati da montature poliziesche e provocazioni contro la sinistra antagonista. Chi mise la bomba lo sappiamo bene: furono i fascisti. Anzi, per la precisione “l’apparato militare poliziesco della Nato, con la manovalanza estremista di segno fascista, coperta dalla burocrazia italiana militare poliziesca e giudiziaria legata alla Cia”. Si trattò della guerra di sempre, la guerra contro i movimenti e le avanguardie che rifiutano la collaborazione di classe; quella stessa guerra che, le forze al potere continuano a combattere con armi diverse, adattate al contesto storico immediato: la repressione poliziesca o giudiziaria, la strategia della tensione, la demonizzazione del dissenso, dell’opposizione di classe nei luoghi di lavoro e nel sindacato, la revisione storica, la falsificazione, l’oblio.

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ABBIAMO PERSO? CREDO DI SI' (continua da pagina 4) In quegli anni l'ascesa rivoluzionaria fu interrotta e dopo un'effimera stagione, in cui sembrò che il compromesso storico fosse sul punto di concretizzarsi, il potere borghese si stabilizzò su basi moderate. Oggi dopo la crisi della prima repubblica (1992-93), con l'ascesa di Berlusconi, con le varie riforme elettorali (e anche grazie alla politica delle direzioni maggioritarie del movimento operaio nel corso degli anni settanta e ottanta, che collaborarono a disperdere una grande forza sociale e a preservare l'intangibilità dello stato borghese), si è ormai quasi compiuto il “programma di rinascita nazionale” che la strategia della tensione aveva previsto: esecutivo forte, maggioritario, controllo dell'esecutivo sulla Tv e sulla magistratura, scuola privata, emarginazione del dissenso politico. Diceva una vecchia canzone: "E allora cosa vuoi di più compagno, per capire..." SI E' CHIUSA UNA STAGIONE DI LOTTE. MA SE NE STA APRENDO UNA NUOVA ALL'INSEGNA DELLA LOTTA DI CLASSE INTERNAZIONALE! CHE SE NE VADANO TUTTI, GOVERNINO I LAVORATORI.

Il nuovo «Collegato Lavoro» Di Stefano Giusti – ripreso da PCL-Roma Nel silenzio più assoluto della quasi totalità di giornali e TV impegnati a riferire le pru-riginose avventure del Cavaliere, il 18 ottobre scorso è stato approvato in via definitiva dalla Camera il nuovo “Collegato Lavoro” , un insieme di 50 articoli che rappresentano l’ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori. Le innovazioni introdotte dal testo sono devastanti per il mondo del lavoro e segnano l’ennesimo attacco alla già precaria condizione di tante per-sone, siano essi giovani che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro, che lavoratori già inseriti. Tra le varie norme introdotte resta in piedi soprattutto quella che prevede l’introduzione dell’arbitrato nei contenzio-si di lavoro, con alcune regole specifiche quali: • la possibilità (o l’obbligo a seconda di quanto si deciderà in via definitiva) di una rinuncia preventiva, cioè effettuata in sede di stipula del contratto di lavoro, a rivolgersi al giudice nelle controversie col datore di lavoro e l’impegno ad accettare la decisione di arbitri privati; • la possibilità per gli arbitri di decidere non applicando le norme di legge ed i contratti collettivi di lavoro; • l’obbligo del lavoratore di pagare un compenso anticipato agli arbitri, mentre oggi il processo del lavoro dinanzi al giudice è gratuito. Se pensiamo un attimo alla strutturazione odierna del mercato del lavoro e alla debolezza di chi, tra mille difficoltà riesce a trovare un lavoro spesso sottopagato e senza garanzie, si capisce benissimo l’entità dello squilibrio introdotta da questa norma e a danno di chi. Quale lavoratore giovane o maturo che sia, potrà rifiutare in sede di stipula del contratto la condizione “o accetti questa clausola o non avrai il lavoro”? Ma anche altre sono le storture contenute in questo testo tra cui: 1. Possibilità per i “contratti individuali certificati” (anche da consulenti del lavoro) di derogare dai contratti collettivi. 2. Impossibilità per i lavoratori precari di rivalersi contro un ingiusto licenziamento oltre i due mesi dall’evento. Insieme a questo si introduce anche il termine di due mesi per impugnare il licenziamento orale. Questa norma è particolarmente significativa, in quanto nella pratica “certifica”, anche se non ufficialmente, l’introduzione di questa nuova forma di licenziamento. Infatti ad oggi non esiste un termine temporale proprio perché è impossibile al lavoratore provare quando è stato licenziato “a voce”. 3. Introduzione del termine di sei mesi per iniziare la causa del lavoro, mentre fino ad oggi non esisteva alcun termine e riduzione del risarcimento per i contratti illegittimi limitata al pagamento di un indennizzo che andrà da un minimo di due a un massimo di dodici mensilità. (fino ad oggi non c’era alcun limite al risarcimento danni a favore del lavoratore). Il ministro Sacconi, dopo aver espresso tutta la sua soddisfazione per l’approvazione del Collegato, ha dichiarato: «Ora il Governo proporrà all'esame del Parlamento il disegno di legge delega sullo Statuto dei Lavori, per realizzare un diritto del lavoro moderno e a misura della persona». Magari ci dovrebbe anche spiegare a quale persona si riferisse, forse pensa a misura dell’a.d. della Fiat, colui che non manca giorno per auspicare un ritorno alle fabbriche modello ‘800 dove la forza lavoro aveva gli stessi diritti del pezzo di metallo su cui lavorava. Da alcuni anni ormai il grande capitale è partito all’assalto del castello dei diritti sociali faticosamente costruito in tanti anni di lotte. Adesso vogliono minarne le fondamenta tramite l’abolizione dello Statuto dei Lavoratori e l’azzeramento dei più elementari diritti sociali. Le opposizioni parlamentari sono impegnate solo a costruire fumose alleanze per sostituire la facciata di quello che resta sempre un impianto di borghesia capitalista e guerrafondaia impersonato dalla destra, con uno più presentabile dalla facciata democratica e progressista ma sempre referente e asservita a forze borghesi e reazionarie. C’è bisogno di una risposta forte a questi attacchi alla classe operaia, una risposta che apra una nuova stagione di lotte il cui obiettivo deve essere il mantenimento e l’estensione di questi diritti, anche a coloro, soprattutto i più giovani, che oggi vivono costantemente in una situazione di insicurezza e povertà lavorativa. La manifestazione del 16 ottobre e in questo senso è stato un segnale forte e chiaro.

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Omsa: il caso di una sconfitta evitabile Effettivamente, al mondo non c'è nulla di più convincente del successo, e niente di più ripugnante, soprattutto per le larghe masse, di una sconfitta. Perché dunque analizziamo una (probabile) sconfitta? Per trarre un bilancio per le lotte che ci attendono. Il “caso Omsa”, dopo aver raccolto l'attenzione mediatica, si appresta a finire dimenticato nella galassia delle meteore del passato.Media, che hanno sapientemente orientato l'opinione pubblica alla compassione caritatevole, vomitando la loro ipocrisia in doppiopetto. Per le operaie Omsa, al contrario, questa vicenda resterà impressa nel tempo. Così come non si scorderanno, ci auguriamo, del fetore lasciato dagli sciacalli che si sono avvicinati al loro dramma per girargli le spalle e tradire le loro aspettative. Qualcuno potrebbe storcere il naso e tacciarci di pessimismo, qualcun altro potrebbe ricordarci che il 18 novembre ci sarà un incontro tra la regione Emilia Romagna e Romani, il neo-Ministro dello Sviluppo economico. Ma siamo certi che non cambierà niente, continuerà la commedia che si è trascinata in questi mesi: schernire chi lavora e concedere ciò che vuole a chi sfrutta e punta ad aumentare i suoi profitti delocalizzando. La sconfitta ormai era nell'aria da tempo. Sin da quando si ventilava l'ipotesi della riconversione. Sin da quando i sindacati hanno iniziato a trattare separatamente con il padrone facendo a gara tra chi calava più in basso le braghe. Si respirava aria di sconfitta, quando le votazioni avvenivano in piazzali ed erano una farsa in cui a votare vinceva chi portava più parenti. Si respirava aria di sconfitta, ogni volta che si sentiva qualche dirigente aziendale (del presente o del passato) parlare di fronte al picchetto operaio e invece che esser respinto a pedate, lo si accoglieva come interlocutore credibile. Noi, che abbiamo partecipato alle manifestazioni delle lavoratrici Omsa e abbiamo portato la nostra solidarietà ai picchetti, respiravamo l'aria della sconfitta quando vedevamo i politici locali e nazionali dei partiti borghesi sfilare di fronte alle operaie sullo sfondo delle elezioni regionali ed amministrative. Per parte nostra, che alle regionali e alle amministrative invitammo all'astensione, prendemmo il caso Omsa di petto nel tentativo di dare un'alternativa nel mezzo di smarrimento e confusionismo. Nel tentativo di dare un'indicazione d'indipendenza di classe e di radicalità di fronte all'attacco radicale del padronato. Lo dicemmo chiaramente: siamo di fronte ad una scelta! Evitare la lotta e lasciarci massacrare, evitando quindi la battaglia frontale, per essere poi sconfitti quotidianamente da un’IMPLACABILE guerra di classe strisciante e non dichiarata, condotta contro di noi lavoratori dal padronato. OPPURE, possiamo affrontare il nemico, col rischio, sia pure, di essere sconfitti, ma anche con la probabilità, con MOLTE PROBABILITA’, di riuscire vittoriosi, ponendoci così nella condizione di arrestare la decomposizione dell’economia nazionale, costruendo un esempio vittorioso per migliaia di altri lavoratori e iniziando quindi a porre all’ordine del giorno la necessità di un’altra economia e di un altro potere! Lo dicemmo chiaramente: la soluzione passa dall’occupazione degli stabilimenti Perché questo era il miglior mezzo per evitare i licenziamenti. Se le lavoratrici Omsa avessero occupato e bloccato il trasferimento dei macchinari oggi saremmo di fronte ad un altro epilogo. Sollecitammo la sinistra politica e sindacale a farsi carico dell’istituzione di un fondo di sciopero, una cassa di resistenza operaia, gestito direttamente dalle lavoratrici dell’OMSA. Sollecitammo l’intera città e tutte le realtà di movimento a costruire una rete di solidarietà attraverso l’indizione di assemblee permanenti di quartiere, sia per rafforzare i picchetti operai che per raccogliere i fondi necessari per supportare una lunga battaglia contro Grassi e la sua cricca. Non fummo ascoltati, se non da alcune operaie esasperate. Non fummo ascoltati, nonostante l’impegno militante e l’empatia umana oltre che politica che investimmo in questa vertenza. La battaglia delle operaie Omsa, per alcuni mesi fu la nostra bandiera. Ne siamo usciti sconfitti al pari delle operaie Omsa, ed è normale che sia così: un partito dei lavoratori segue i destini della sua classe. Ma ciò che rimane è una lezione imperitura. Certo, non si pagano le bollette o l'affitto con la teoria, ma dalle sconfitte bisogna apprendere per evitare che domani siano altri lavoratori a non aver di che pagar l'affitto! L’esperienza dell’Omsa insegna alla classe operaia nel suo complesso, che è bene innanzitutto NON farsi ammaliare dalle parole vuote dei politicanti di governo, dei parlamentari della finta opposizione (rosso sbiadita, tricolore, viola, o cinque stelle) né tanto meno dagli amministratori locali o dai sindacalisti concertativi. E’ bene diffidare dai manager aziendali! Nè credere alle loro rassicurazioni su improbabili riconversioni o altre “panzanate” del genere. Il padronato, detto semplicemente, è nostro nemico! Ciò che conta, PER DIFENDERE in maniera INTRANSIGENTE i posti di lavoro è la forza dei lavoratori stessi; e la capacità di costruire solidarietà di classe. E' questa indipendenza di classe che è mancata alla vertenza Omsa spesso controllata da burocrazie sindacali e politiche in combutta col padronato. Si doveva costruire un fronte combattivo composto da lavoratori salariati, cassintegrati, disoccupati e precari. Si doveva far capire con i blocchi stradali, che quando chiude una fabbrica, MUORE un pezzo di città. Si doveva far capire che sono i padroni che non possono vivere senza operai, ed è per questo che quando licenziano è solo per aumentare i loro profitti. Oggi lo sviluppo degli avvenimenti ha fatto sì che anche il più arretrato tra gli operai (PERSINO UN CRUMIRIO) può capire che ci è rimasta solo la lotta. Perché sono proprio vent’anni di compromessi e concertazione che ci hanno ridotti alla canna del gas! Coloro che parlano di compromessi e di concertazione. Coloro che ci hanno detto, e ci dicono, che: “se va bene l’azienda, tutto sommato vanno bene anche i lavoratori”… si sono rivelati per quello che sono: la quinta colonna di Nerino Grassi (padrone della Omsa n.d.r). Noi sappiamo, sulla nostra pelle, che queste sono solo menzogne, balle colossali, dette al solo scopo di tenerci buoni, ma sappiamo anche, che è possibile scegliere tra la linea politica sindacale di chi ci ha ridotti alla rovina, oppure possiamo intraprendere un’altra strada. Per quanto ci riguarda, sappiamo che senza una lotta implacabile contro la classe dominante, le conseguenze per noi proletari sono disastrose. Per questo è necessaria una svolta.

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Che fare da ora rispetto alla questione Omsa? E' ora di accelerare la costruzione di un coordinamento nazionale dei lavoratori delle fabbriche in crisi, per unificare la lotta e generalizzare la controffensiva operaia. Sia noi che le operaie più combattive possiamo dire che siamo stati sconfitti in una battaglia ma non abbiamo perso la guerra contro il capitalismo! - Boicottiamo le merci di Grassi: Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa. - Espropriamo senza indennizzo i terreni e capannoni dell’Omsa in modo da scongiurare una speculazione ulteriore. - Rivendichiamo che amministrazioni locali, Regione e governo si facciano carico della emergenza Omsa avviando la nazionalizzazione e attraverso l’intervento pubblico si avvii alla ripresa della produzione. Se Grassi se ne è andato, chi sa produrre calze è rimasto! - Rivendichiamo che amministrazioni locali, Regione e governo impongano al padrone di Omsa il pagamento del danno economico arrecato all’intera comunità faentina. *

News in breve

Con gli studenti contro il governo Il movimento studentesco irrompe nello scenario della crisi politica. Per la prima volta il Ministro Gelmini parla dell’eventuale ritiro del proprio progetto sotto la spinta della crisi della maggioranza e della contestazione di piazza. Il PCL si sta battendo in ogni ateneo per la generalizzazione delle occupazioni e la formazione di un coordinamento nazionale di delegati eletti dalle assemblee, nella prospettiva di una mobilitazione ad oltranza. La chiave di volta non sono i parlamentari che salgono sui tetti a caccia di voti, ma gli studenti che invadono le strade e assediano il parlamento. E’ necessario che il movimento operaio e tutte le sinistre politiche e sindacali si mobilitino al fianco degli studenti e dei ricercatori, promuovendo un vero sciopero generale. Il PCL propone che il 14 Dicembre veda una grande manifestazione nazionale di massa di lavoratori e studenti che assedi Montecitorio, imponga la caduta del governo, rivendichi una vera alternativa. La soluzione della crisi politica non va affidata a Fini, Casini, Bersani, ma alla forza di massa di una giovane generazione. London Calling. L'auto di Carlo e Camilla è stata assaltata... e ad alcune sedi dei partiti di destra sono state divelte le vetrate. E' questo il solo “dramma” che i borghesi ci raccontano, ma il vero dramma è che migliaia di ragazzi proletari non potranno più permettersi un'istruzione universitaria a favore, pare, di un miglioramento della qualità. Le solite cazzate per mascherare una selezione di classe ottocentesca. Contro la dittatura del capitale riteniamo che ogni mezzo è giustificato e per dirla con il drammaturgo inglese Shakespeare: "Oh gentiluomini, il tempo della vita è breve! Trascorrere questa brevità nella bassezza sarebbe cosa troppo lunga. Se viviamo è per marciare sulla testa dei Re. Se moriamo, o che bella morte, quando i Principi muoiono con noi. Ora per le nostre coscienze le armi sono giuste. Quando l'intenzione nel portarle è ragionevole." Grecia: un'altra brutale aggressione contro l'EEK sezione greca del CRQI Il 15 novembre 2010, nel 37° anniversario della rivolta del Politecnico contro la dittatura militare del 1973, c'è stato un brutale attacco da parte di unità motorizzate della polizia antisommossa greca contro il contingente dell'EEK. La manifestazione era stata organizzata da sindacati indipendenti, organizzazioni studentesche di sinistra impegnate oggi a contrastare le misure draconiane imposte dal governo del PASOK, dal FMI, dall'Unione europea e la BCE. La nostra sezione greca è un bersaglio costante della polizia nelle manifestazioni: il 6 dicembre 2009, un attacco simile aveva rischiato di uccidere la nostra compagna Angeliki Koutsoumbou e aveva ferito altri militanti. Il 17 novembre, giorno della rivolta del 1973, è avvenuta un'altra grande mobilitazione popolare ad Atene contro il FMI / UE / BCE e il suo governo, ovviamente, lo Stato capitalista il 15 novembre ha deciso di assestare un colpo di terrore preventivo, contro il settore d'avanguardia più combattivo della classe lavoratrice. Questo tipo di repressione da parte del governo greco continuerà a crescere a causa della crisi del capitalismo e della ribellione dei lavoratori.

Il Partibo Obrero (SezioneArgentina del CRQI) a sua volta si trova nel mezzo della rivolta e ha visto l'assassinio del compagno Mariano Ferreyra, per mano del governo con i suoi complici: la burocrazia sindacale, la polizia e i gruppi capitalisti interessati. Sia il PO che l'EEK non cessano di promuovere le lotte nei rispettivi paesi per smantellare lo Stato capitalista e il suo apparato di repressione. Per quanto ci riguarda cercheremo di essere all'altezza dei nostri compagni greci e argentini, nonché dei nostri compiti politici: la resa dei conti con il capitalismo non tarderà ad arrivare, non facciamoci trovare impreparati! Costruiamo il partito internazionale dei lavoratori per rispondere ai colpi di coda della reazione. Rafforziamo il Coordinamento per la Rifondazione della IV Internazionale. Rafforziamo il PCL. Dopo Ibrahimovic acquistati Razzi e Scipoliti. Come a dire l'inefficacia dell'opposizione borghese e la necessità dell'alternativa di classe! Razzi (IdV) e Scipoliti (Idv) voteranno la fiducia a Berlusconi il14 dicembre, con questi due l'IdV di Di Pietro, ne ha persi sette di parlamentari in questa legislatura. Jean Leonard Touadi si è spostato al Pd. Americo Porfidia è finito nel gruppo Noi Sud e quindi con Berlusconi. Beppe Giulietti, è passato al gruppo Misto. Pino Pisicchio ha lasciato il gruppo per andare con Rutelli. Aurelio Misiti invece è passato al Mpa di Lombardo. Sette perdite in un gruppo parlamentare di 27 componenti, oggi ridotto a 22, equivale al 25% Nel partito di Di Pietro c'è inoltre un altro problema... quello del nepotismo: Tra gli eletti dell'IdV risulta Gabriele Cimadoro, cognato di Di Pietro, dal passato tormentato: prima Ccd, poi Udc, Udr, Democratici (l'asinello di Prodi), Idv, ancora Udc e, infine, nel 2007 ritorno all'Idv. Gaetano Porcino, ex Margherita e eletto nell'IdV, voleva già lasciare l'Idv a gennaio, dopo le difficoltà a candidare il figlio di 21 anni alle regionali del Piemonte. Candidatura poi ottenuta (il ragazzo è risultato il primo dei non eletti) e dissenso rientrato. Ma non è solo l'IdV ad essere travolta dal trasformismo I Radicali di Pannella e Bonino eletti nelle liste del PD hanno annunciato che decideranno all'ultimo momento il da farsi aspettando quindi una buona offerta. Altri eletti nel PD vacillano e son pronti a fare il salato della quaglia come ha già fatto Calearo. Per non parlare poi della UdC di Casini... Il malaffare borghese dimostra plasticamente quanto affermammo alle elezioni politiche del 2008 in cui ci presentammo contro i due poli speculari dell'immondezaio borghese. Il voto utile contro le destre è quello che non viene tradito. Che se ne vadano tutti, governino i lavoratori! Oliviero Diliberto leader della FdS (PRC-PdCI) alla Convention nazionale del popolo viola ha dichiarato: secondo voi potrei mai chiedere seriamente a Bersani di abolire i finanziamenti pubblici alla scuola privata come Ferrando (PCL) propone?L’interrogativo retorico si attendeva una risposta scontata. Invece l’incauto oratore è stato sommerso dal coro assordante “Siiii…”,seguito da una buona dose di fischi quando lo stesso indispettito ha rovinosamente replicato alla platea:“Ma allora vince Berlusconi” Un solo appunto.Il PCL a Bersani e al Pd non propone nulla perché ne auspica la sua dissoluzione politica.

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Opposizione Comunista dicembre 2010  

Bollettino a cura del PCL di Forlì Cesena.